
EUROINFORMAZIONI
Lettera informativa che
STEFANO ZAPPALA’
Deputato al Parlamento Europeo
Le invia per tenerLa informata sulle opportunità offerte dall'Unione
Europea nei vari settori.
"Euroinformazioni"
vuole infatti contribuire a colmare la carenza
d'informazione in
materia con particolare riferimento a
Piccola e Media Impresa, Industria, Commercio, Artigianato, Servizi ed Enti
Locali.
Via
Tucci, 4 - 04100 LATINA
Tel.
0773/ 489367 - Fax 0773/ 417779
è a disposizione
di chiunque chieda informazioni per dare alla propria attività una
dimensione realmente europea.

EUROINFORMAZIONI
PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI
LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
28 Febbraio 2008
n° 157
Lettera informativa della
Delegazione del POPOLO DELLA LIBERTÁ
del Gruppo PPE/DE
____________________________________________________________________________
BREVI
DALL'EUROPA
LA TRADUZIONE
ASSISTITA AL COMPUTER
Per
ottenere maggiori informazioni sui dati di traduzione si veda il sito: http://langtech.jrc.it/DGT-TM.html
Lo
European Media Monitor è disponibile al seguente indirizzo web: http://emm.jrc.it/overview.html
DUE NUOVE AGENZIE PER LA
RICERCA EUROPEA
La
Commissione europea ha deciso di recente di istituire l’"Agenzia Esecutiva
per il Consiglio Europeo della Ricerca" (European Research Council
Executive Agency) e l’"Agenzia Esecutiva per
Per
ulteriori informazioni, consultare: http://ec.europa.eu/research/rea e http://erc.europa.eu.
LA NUOVA RETE DI
SOSTEGNO ALLE IMPRESE
Nel
quadro della politica integrata della Commissione per promuovere lo spirito
imprenditoriale e la crescita aziendale europea, il commissario dell’industria
Verheugen il 7 febbraio in presenza del commissario alla ricerca Potocnik, del
primo ministro sloveno Vizjak, del nuovo presidente del Comitato delle regioni
Van Den Brade e del presidente del gruppo datori di lavoro del CES, Malosse, ha
lanciato la nuova rete di sostegno UE alle imprese, Enterprise Europe Network.
Tutte la
maggiori organizzazioni europee di sostegno alle imprese si uniscono per dare
un servizio di sportello unico per aiutare le PMI a gestire il potenziale
sviluppando le capacità innovanti. Si tratta di una rete di istituti di
ricerca, di università, centri di tecnologia, agenzia di sviluppo e innovazione
e camere di commercio che con oltre 500 punti di contatto nell’UE e al di
fuori, forniscono servizi di sostegno per le PMI.
Unisce i
vantaggi delle vecchie reti Euro Info Centre, che davano informazioni generali
sulla politica UE per le PMI con i vantaggi della rete Innovation Relais
Centre, per l’aiuto alle PMI per l’innovazione. Tutte le PMI avranno
informazioni e un servizio personalizzato in base ai bisogni, che farà il
miglior uso delle tecnologie moderne e degli organi della nuova rete.
Per
maggiori informazioni: http://www.enterprise-europe-network.ec.europa.eu/index_en.htm
UNO "SMALL BUSINESS
ACT" PER LE PMI
L’importanza
delle PMI per l’economia dell’Europa è ormai ampiamente riconosciuta. E’ stata
infatti attuata una politica a loro favore già a partire dal 2005, seguendo le
linee guida dell’agenda di Lisbona per lo sviluppo e l’occupazione. In base ad
una valutazione dei risultati per il periodo 2005-2007, è dimostrato che ci
sono stati importanti progressi applicando la logica del “pensare alle PMI
innanzitutto”.
La
Commissione ha tenuto conto degli interessi delle imprese nei principali
programmi di sostegno comunitari 2007-2013 e gli Stati membri hanno attivato
sportelli unici “one-stop-shop” per la registrazione delle imprese riducendo
tempi e costi di attesa. Nonostante questi miglioramenti
Il 6
febbraio scorso, a Bruxelles, si è svolta una prima riunione per discutere di
queste tematiche, intitolata "Come
partecipare attivamente?"
SCAMBI TRA IMPRESE E
UNIVERSITÀ
Entro il
2013 erogherà 400 milioni di euro per progetti di scambio di personale tra
imprese e università. Alla conferenza sono stati presentati i successi dei
precedenti “partenariati industria e ricerca” e sono stati esaminati gli
ostacoli attuali alla mobilità tra settore pubblico e privato. L’iniziativa in
questione, si compone di gruppi di studio che aiutano i partecipanti ad
elaborare partnership di ricerca di gran qualità e ad approfittare di un
eventuale contratto nel quadro dell’azione. “L’IAPP è uno degli strumenti più
efficaci del VII° PQ di RST”, ha detto il commissario alla ricerca Potocnik,
nel discorso di apertura, “spero di vedere molti matrimoni riusciti nel quadro
di tale azione”. Il programma IAPP è aperto a tutti gli organismi attivi nel
settore della ricerca. Le partnership devono riunire almeno un organismo di
ricerca privato e uno pubblico di almeno due paesi che partecipano al programma
quadro. Il sostegno offerto è destinato a scambi di know how e esperienza sotto
forma di scambio di ricercatori, per attività di ricerca e immissione in rete,
per reclutare ricercatori esterni alla partnership, per organizzare gruppi di
studio e conferenze e per acquisire attrezzature di ricerca per le PMI. Il
finanziamento dura quattro anni e copre fino al 100% del costo, non sono
richiesti altri finanziamenti. Il secondo appello a presentare proposte è
aperto fino al 25 marzo 2008. La quota del bilancio disponibile per il primo
appello è di 45 milioni di euro.
GLI INVESTIMENTI NELLA
R& S SONO CRUCIALI PER LA PRODUTTIVITÀ
Secondo
l’ultima relazione della Commissione europea sulla concorrenzialità, gli
investimenti nella R & S contribuiscono in misura significativa agli
incrementi in termini di produttività.
L’European
Competitiveness Report 2007 rivela che nel 2006 il PIL comunitario è salito del
3%, l’incremento più consistente dal 2000. Tale miglioramento è riconducibile
ad un aumento della produttività (aumento del PIL per occupato) e alla crescita
dell’occupazione. Inoltre, gran parte dei nuovi Stati membri dell’UE, nonché i
paesi con un PIL pro capite relativamente basso, stanno recuperando terreno
rispetto ai loro vicini con risultati migliori.
Da una
prospettiva settoriale, la crescita più marcata ha interessato settori con un
forte componente di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC),
quali apparecchiature per le telecomunicazioni, macchinari per ufficio e
computer. “Sono risultati molto incoraggianti, che indicano che le riforme
intraprese in linea con la rinnovata strategia di Lisbona per la crescita e
l’occupazione stanno iniziando a dare frutti” ha dichiarato il vice presidente
della Commissione europea Gϋnter Verheugen. “le industrie
europee sono riuscite a mantenere le loro posizioni sui mercati globali, a
differenza dei produttori am
La
relazione identifica i motori fondamentali che contribuiscono maggiormente alla
produttività. “Maggiori investimenti in R & S possono incrementare
sensibilmente la crescita della produttività, soprattutto se gli elementi del
triangolo della conoscenza, R & S, innovazione, istruzione/formazione, sono
ben integrati, anche per quanto riguarda la disponibilità di personale
scientifico”, si legge nella relazione.
Secondo
Tra gli
altri fattori determinanti per la produttività individuati dalla Commissione
figurano: stimolare l’imprenditorialità agevolando l’avvio di imprese,
migliorare le condizioni per le PMI, rafforzare le migliori pratiche in campo
normativo e ridurre
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES -
MINISESSIONE 30 - 31 GENNAIO 2008
ISTITUZIONI
Dando inizio ai lavori, il Presidente si è congratulato con i parlamenti
sloveno e maltese che hanno recentemente ratificato il trattato di Lisbona. Ha
poi informato l'Aula che la commissione giuridica ha deciso di respingere il
ricorso di Beniamino Donnici e confermare il mandato di Giulietto Chiesa. Il
Parlamento ha inserito all'ordine del giorno un dibattito, in presenza di
Javier Solana, sulla situazione a Gaza.
Dopo quello ungherese, ha esordito il Presidente HANS-GERT Pöttering,
anche i parlamenti sloveno (a stragrande maggioranza) e maltese (all'unanimità)
hanno ratificato il trattato di Lisbona. A suo avviso, si tratta di un
importante segnale politico che dimostra la volontà di portare avanti il
trattato affinché sia applicabile nel 2009. Si è quindi complimentato con i
deputati per la loro decisione «lungimirante». D'altro canto ha rivolto un
appello al parlamento slovacco - che ha rinviato sine die la ratifica - ad
assumersi le proprie responsabilità.
LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI
POSTE: FINE DEI MONOPOLI, MA NON DEL
SERVIZIO UNIVERSALE
Doc. A6-0505/2007
Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del
Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del
Consiglio che modifica la direttiva 97/67/CE relativa al pieno completamento
del mercato interno dei servizi postali comunitari
Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito:
30.1.2008 - Votazione: 31.1.2008
Il Parlamento ha approvato la direttiva che completa la liberalizzazione
dei servizi postali a partire dal 1° gennaio 2011, aprendo alla concorrenza gli
invii di plichi di peso inferiore a 50 grammi. Intende poi garantire un
servizio universale a prezzi ragionevoli, per cinque giorni la settimana e
norme di qualità ben definite, anche nei tempi di consegna. Esige inoltre
un'adeguata gestione dei reclami per smarrimento o perdita e stabilisce norme
dettagliate per l'assegnazione dei servizi.
Approvando la relazione, il Parlamento ha adottato
definitivamente la direttiva sui servizi postali. Ha infatti sottoscritto la
posizione comune definita dal Consiglio che riprende, in tutto o in parte, la
maggioranza degli emendamenti proposti dai deputati in prima lettura. La
direttiva - che segna l'ultima fase del graduale processo di apertura del
mercato postale avviato nel 1997 - potrà quindi essere pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale ed entrare presto in vigore. La proposta avanzata dalla
GUE/NGL di respingere in blocco la direttiva - ritenuta il risultato della
«volontà ideologica di procedere a tappe forzate verso la liberalizzazione
totale del settore» senza nessuna seria analisi d'impatto - è stata respinta
dall'Aula con 86 voti favorevoli, 549 contrari e 18 astensioni.
Liberalizzazione dal 1° gennaio 2011
Con la liberalizzazione degli invii di plichi di
peso inferiore a 50 grammi, gli Stati membri non potranno concedere né
mantenere in vigore «diritti esclusivi o speciali per l'instaurazione e la
fornitura di servizi postali» (raccolta, smistamento, trasporto e distribuzione
degli invii postali). Si tratta, in sostanza, del tramonto dei monopoli statali, sottolineato anche dal fatto che la
definizione di "rete postale pubblica" è stata sostituita da quella
di "rete postale", tout court.
L'apertura del mercato, come richiesto dal
Parlamento europeo, avrà luogo a partire dal 1° gennaio 2011, due anni più tardi di quanto proposto in origine
dalla Commissione. In ragione dell'adesione in fase avanzata al processo di
riforma dei servizi postali, i nuovi Stati membri (eccetto Bulgaria, Estonia e
Slovenia) avranno però la possibilità di prorogare tale data di ulteriori due
anni (1° gennaio 2013) se lo ritengono opportuno. Lo stesso vale per Grecia e
Lussemburgo, per tenere conto del fatto che si tratta di Stati «scarsamente
popolati e di limitata superficie geografica che hanno caratteristiche specifiche
tali da condizionare i servizi postali, o con una topografia particolarmente
difficile, con un elevato numero di isole».
D'altra parte, in considerazione della «natura
eccezionale» di tale deroga, la direttiva prevede la possibilità di ricorrere a
una clausola di reciprocità in forza
alla quale, per un periodo limitato di tempo e per un numero limitato di
servizi, sarà consentito agli Stati membri che hanno completato l'apertura dei
loro mercati «di non concedere ai monopoli che operano in un altro Stato membro
l'autorizzazione di operare sul loro territorio».
Servizio universale di qualità, con prezzi ragionevoli e
per cinque giorni la settimana
La direttiva impone agli Stati membri di garantire
la fornitura del servizio universale. Questo dovrà comprendere almeno la
raccolta, lo smistamento, il trasporto e la distribuzione degli invii postali
fino a 2 kg e dei pacchi postali fino a 10 kg (innalzabile fino a 20 kg),
nonché i servizi relativi agli invii raccomandati e agli invii con valore
dichiarato. Il servizio universale dovrà essere garantito come minimo per cinque giorni lavorativi a settimana.
Fatte salve, tuttavia, le circostanze o le condizioni geografiche
«eccezionali».
D'altra parte gli Stati membri dovranno garantire
che le tariffe di ciascuno dei
servizi che fanno parte del servizio universale siano «ragionevoli» e, come
richiesto dal Parlamento, permettano di fornire servizi accessibili
«all'insieme degli utenti, a prescindere dalla situazione geografica e tenendo
conto delle condizioni nazionali specifiche». Gli Stati membri potranno
mantenere o introdurre un servizio postale gratuito per gli utenti non vedenti
e ipovedenti. I prezzi, inoltre, dovranno «essere correlati ai costi», ma gli
Stati membri potranno decidere di fissare una tariffa unica per tutto il
territorio per motivi di interesse pubblico.
Ciò, tuttavia, non esclude il diritto del fornitore o dei fornitori del
servizio universale di concludere con gli utenti accordi individuali in materia
di prezzi. Le tariffe, comprese eventuali tariffe speciali, dovranno però
essere trasparenti e non discriminatorie.
In relazione al servizio universale, gli Stati
membri saranno tenuti a garantire la fissazione e la pubblicazione di obiettivi in materia di qualità, in
particolare per quanto riguarda «i tempi di instradamento, la regolarità e
l'affidabilità dei servizi». Tale compito spetta agli Stati membri per i
servizi nazionali ed al Parlamento e al Consiglio per quelli transfrontalieri
intracomunitari. Per questi ultimi, peraltro, la direttiva conferma gli attuali
obiettivi che prevedono la consegna dell'85% degli invii entro tre giorni
lavorativi dalla data di deposito ed entro cinque giorni per il 97% degli
invii. Ma «specifiche situazioni infrastrutturali e geografiche» consentono di
derogare a tale criteri. Il controllo delle prestazioni dovrà essere effettuato
«almeno una volta l'anno» in modo indipendente da organismi esterni ai
fornitori del servizio universale e alle condizioni normalizzate che saranno
fissate a livello europeo. I risultati di questa valutazione dovranno essere
resi pubblici.
Agli Stati membri è chiesto di assicurare che tutti
i fornitori di servizi postali stabiliscano procedure trasparenti, semplici e
poco onerose per la gestione dei reclami
degli utenti, «in particolare in caso di smarrimento, furto, danneggiamento
o mancato rispetto delle norme di qualità del servizio. Dovranno inoltre
garantire che le procedure di reclamo consentano di risolvere le controversie
«in maniera equa e celere», prevedendo, nei casi giustificati, «un sistema di
rimborso e/o compensazione». Gli Stati membri sono anche chiamati a
incoraggiare lo sviluppo di sistemi extragiudiziali indipendenti per la
soluzione delle controversie fra fornitori di servizi postali e utenti.
Dovranno poi garantire agli utenti, individualmente o collegialmente, di
presentare alle autorità competenti i casi in cui i ricorsi non abbiano
ottenuto risultati soddisfacenti.
In forza alla direttiva, gli Stati membri dovranno
provvedere affinché gli utenti e i fornitori di servizi postali ricevano
regolarmente dal fornitore o dai fornitori del servizio universale informazioni sufficientemente precise e
aggiornate sulle caratteristiche del servizio universale offerto, in
particolare per quanto riguarda le condizioni generali di accesso ai servizi, i
prezzi e il livello di qualità. Le informazioni dovranno essere pubblicate nel
modo appropriato.
Al fine di assicurare il servizio universale, gli
Stati membri potranno designare una o
più imprese che coprano tutto il territorio nazionale. Potranno anche
designare più imprese per fornire i diversi elementi del servizio universale
e/o coprire differenti parti del loro territorio. Ma dovranno garantire che le
condizioni a cui viene affidato il servizio universale «si basino su principi
di trasparenza, non discriminazione e proporzionalità, garantendo in tal modo
la continuità della fornitura del servizio universale e tenendo conto del ruolo
importante che questo svolge nella coesione sociale e territoriale».
In merito al finanziamento
del servizio universale la direttiva fissa le condizioni cui devono
soggiacere gli Stati membri. Questi ultimi potranno anzitutto appaltare tali
servizi in conformità alle norme e ai regolamenti applicabili in materia di
appalti pubblici. Se però stabiliscono che gli obblighi del servizio universale
comportano un costo netto (calcolato in base alla direttiva) e che
«rappresentano un onere finanziario eccessivo per il fornitore o i fornitori»,
potranno introdurre un meccanismo volto a compensare l'impresa interessata a
partire da fondi pubblici oppure volto a ripartire il costo netto degli
obblighi del servizio universale fra i fornitori di servizi e/o gli utenti. In
quest'ultimo caso, potranno anche istituire un fondo di compensazione che può
essere finanziato mediante diritti a carico dei fornitori dei servizi e/o degli
utenti e amministrato da un organismo indipendente dal beneficiario o dai
beneficiari. Le autorizzazioni, peraltro, potranno essere vincolate all'obbligo
per i fornitori di servizi postali non universali di contribuire
finanziariamente al fondo o di adempiere gli obblighi del servizio universale.
Servizi postali non universali
Per i servizi che esulano dall'ambito di
applicazione del servizio universale, gli Stati membri potranno introdurre autorizzazioni
generali «nella misura necessaria per garantire la conformità alle esigenze
essenziali». Queste ultime, riprendendo la proposta del Parlamento in prima
lettura, sono definite come «i motivi di interesse generale e di natura non
economica che possono portare uno Stato membro ad imporre condizioni in materia
di fornitura di servizi postali». Tali motivi, è precisato, «sono la
riservatezza della corrispondenza, la sicurezza del funzionamento della rete in
materia di trasporto di sostanze pericolose, il rispetto delle condizioni di
lavoro e dei sistemi di sicurezza sociale ... e, nei casi in cui sia
giustificato, la protezione dei dati, la tutela dell'ambiente e l'assetto
territoriale».
Più in particolare, la concessione di
autorizzazioni può, se necessario e giustificato, prevedere l'imposizione di
obblighi in merito alla qualità, alla disponibilità e all'esecuzione dei
servizi in questione. Può anche essere subordinata all'obbligo di contribuire
finanziariamente ai meccanismi di condivisione dei costi o ai costi operativi
delle autorità nazionali di regolamentazione e ad un obbligo di rispettare le
condizioni di lavoro previste dalla legislazione nazionale.
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
UNA
STRATEGIA UE PER I ROM E STOP ALLE DISCRIMINAZIONI
Doc. B6-0050, 0051,
0052, 0053, 0055/2008
Risoluzione comune su una strategia europea per i rom
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
16.1.2008 - Votazione: 31.1.2008
Viste le discriminazioni subite dai circa dieci milioni di rom nell'UE, il
Parlamento chiede una strategia europea e finanziamenti per promuovere la loro
inclusione sociale. Occorre porre fine alla loro segregazione nell'istruzione,
sostenerne l'integrazione nel mercato del lavoro e, con microcrediti, aiutarli
ad avviare attività imprenditoriali. E' anche necessario migliorare le loro
condizioni nelle baraccopoli e garantire loro l'assistenza sanitaria. Va poi
riconosciuto l'Olocausto dei rom.
Con 510 voti favorevoli, 36 contrari e 67
astensioni, il Parlamento ha approvato una risoluzione sostenuta da PPE/DE,
PSE, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL che sottolinea anzitutto come i circa 10 milioni
di rom che vivono nell'Unione europea siano vittime di discriminazioni
razziali, nonostante gran parte di essi siano diventati cittadini dell'UE a
seguito degli ampliamenti del 2004 e del 2007, «beneficiando del diritto ... di
circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri».
Osserva inoltre che "l'antizingarismo" o fobia dei rom «è ancora
diffuso in Europa», ma anche «promosso e utilizzato dagli estremisti»,
culminando talvolta «in attacchi razzisti, discorsi improntati all'odio,
attacchi fisici, espulsioni illegali e vessazioni da parte della polizia».
Nel condannare «senza eccezioni e senza ambiguità
possibili» tutte le forme di razzismo e di discriminazione cui sono soggetti i
rom e altre comunità considerate "zingari", il Parlamento considera
che la situazione dei rom europei sia «diversa» da quella delle altre minoranze
e, pertanto, è giustificata «l'adozione di misure specifiche a livello
europeo». Sollecita quindi la Commissione a sviluppare una strategia quadro europea per l'inserimento dei rom, che miri a
dare coerenza alle politiche dell'UE a favore della loro inclusione sociale e
ad elaborare un piano d'azione comunitario dettagliato che fornisca un sostegno
finanziario per la realizzazione di questo obiettivo. A un commissario dovrebbe
essere attribuita la competenze di coordinare la politica per i rom.
Osservando che la
segregazione nell'istruzione «continua ad essere tollerata negli Stati
membri dell'Unione europea», condizionando in modo permanente «la capacità dei
bambini rom di sviluppare e di sfruttare il loro diritto ad uno sviluppo
educativo», il Parlamento sollecita la Commissione a rafforzare, in via
prioritaria, la legislazione antidiscriminazione in questo campo. A suo parere,
inoltre, occorre intensificare gli sforzi per finanziare e sostenere, negli
Stati membri, azioni intese ad integrare i bambini rom, sin dalla più tenera
età, nei sistemi di istruzione ordinari. Le comunità rom, per i deputati,
«presentano in media livelli inammissibilmente elevati di disoccupazione». La Commissione dovrebbe pertanto
sostenere l'integrazione dei rom nel mercato
del lavoro mediante un sostegno finanziario alla formazione e alla riconversione
professionale, azioni positive, un'applicazione rigorosa delle leggi
antidiscriminazione nel settore dell'occupazione e misure atte a promuovere
presso i rom il lavoro autonomo e le piccole imprese. A quest'ultimo proposito,
invitano la Commissione a considerare la possibilità di un sistema di
microcredito per promuovere l'avvio di piccole imprese e «sostituire la prassi
dell'usura». Sottolineano poi l'importanza di promuovere la presenza dei rom a
tutti i livelli dell'amministrazione pubblica, comprese le istituzioni europee.
Il Parlamento sottolinea poi che «condizioni di vita deplorevoli e insalubri
e una ghettizzazione evidente» sono fenomeni ampiamente diffusi tra i rom, i
quali sono regolarmente «vittime di espulsioni forzate o viene loro impedito di
abbandonare tali aree». Sollecita quindi la Commissione a sostenere programmi
volti a porre fine al fenomeno delle baraccopoli rom - «che generano gravi
rischi sociali, ambientali e sanitari» - e a sostenere altri programmi che
offrano modelli positivi e riusciti di alloggio per i rom. Facendo proprio un
altro emendamento, il Parlamento sollecita inoltre gli Stati membri a risolvere
il problema dei campi, «dove manca ogni norma igienica e di sicurezza e nei
quali un gran numero di bambini rom muoiono in incidenti domestici, in
particolare incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate».
Consiglio, Commissione e Stati membri sono poi
invitati a sostenere programmi nazionali volti a migliorare la situazione sanitaria delle comunità rom, in
particolare introducendo un adeguato programma di vaccinazioni per i bambini.
In proposito, il Parlamento sollecita la fine dell'esclusione sistematica di
talune comunità rom dall'assistenza sanitaria, come anche delle «violazioni
estreme dei diritti dell'uomo» nell'ambito del sistema sanitario, «comprese la
segregazione razziale nelle strutture sanitarie e la sterilizzazione forzata
delle donne rom». La maggior parte di queste ultime, osservano peraltro i
deputati, subisce una doppia discriminazione, «in quanto rom e in quanto
donne». Se i deputati sono d'accordo nell'invitare gli Stati membri a
combattere i maltrattamenti delle donne rom, hanno però respinto un altro
emendamento, che chiedeva agli stessi rom di rispettare i diritti umani, in
particolare per quanto riguarda donne e bambini, «evitando matrimoni forzati».
Il Parlamento esorta la Commissione a creare una
mappa paneuropea delle crisi, sulla cui base sono individuate e monitorate
quelle aree dell'UE le cui comunità rom «risultano essere le più minacciate
dalla povertà e dall'esclusione sociale». D'altro canto, riconosce che le
competenze fondamentali e il principale investimento in termini di volontà
politica, tempo e risorse «devono essere a carico degli Stati membri».
Sottolinea poi l'importanza che riveste il fatto di coinvolgere le autorità locali per garantire
un'esplicazione efficace degli sforzi volti a promuovere l'inserimento dei rom
e a combattere la discriminazione.
Secondo i deputati infine, l'Olocausto dei rom (Porajmos) «merita un pieno riconoscimento
commisurato alla gravità dei crimini nazisti volti ad eliminare fisicamente i
rom d'Europa, così come gli ebrei e altri gruppi mirati». A tale proposito,
invitano la Commissione e le autorità competenti a compiere i passi necessari
«per porre termine alle attività di ingrasso dei suini sul sito dell'ex campo
di concentramento di Lety (Repubblica Ceca), lasciando spazio ad un monumento
commemorativo che onori le vittime delle persecuzioni».
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti
relazioni:
- Doc. A6-0507/2008 - Risoluzione sull'iniziativa della
Repubblica d'Austria in vista dell'adozione di una decisione del Consiglio
relativa al miglioramento della cooperazione tra le unità speciali d'intervento
degli Stati membri dell'Unione europea in situazioni di crisi
- Doc. A6-0509/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della decisione n.
896/2006/CE che introduce un regime semplificato per il controllo delle persone
alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento unilaterale da parte degli
Stati membri, ai fini del transito nel loro territorio, di determinati
documenti di soggiorno rilasciati dalla Svizzera e dal Liechtenstein
- Doc. A6-0511/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Parlamento europeo e del Consiglio che introduce un regime semplificato per il
controllo delle persone alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento
unilaterale di determinati documenti, da parte di Bulgaria, Repubblica ceca,
Cipro, Lettonia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia, come
equipollenti ai loro visti nazionali ai fini del transito nel loro territorio
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
RELAZIONI ESTERNE
- Doc. B6-0046, 0048, 0057/2008 - Risoluzione
comune sull'Iran
L'Iran deve sospendere l'arricchimento di uranio e
riprendere i negoziati per una soluzione a lungo termine della questione
nucleare. E' quanto sostiene il Parlamento che, escludendo qualsiasi opzione
militare, lancia un appello affinché l'Iran fornisca risposte complete, chiare e credibili all'AIEA.
Sui diritti umani, condanna le esecuzioni, le repressioni e le discriminazioni
etniche e religiose. Senza progressi in questi campi, ammonisce il Parlamento,
niente accordo di cooperazione con l'UE.
AMBIENTE
- Doc. B6-0059/2008 - Risoluzione
sull'esito della Conferenza di Bali sul cambiamento climatico (COP 13 e COP/MOP
3)
Il Parlamento sostiene l'avvio di negoziati in materia di
lotta al cambiamento climatico e, sottolineando le responsabilità dei paesi
industrializzati, chiede all'UE di ridurre le emissioni di almeno il 30% entro
il 2020. Sollecita anche più fondi per la ricerca, l'inclusione dei settori
aereo e marittimo negli impegni di riduzione e la revisione della politica UE
sui biocarburanti. Occorre poi aiutare i PVS, incoraggiare un'attività forestale sostenibile e
sensibilizzare i cittadini.
INDUSTRIA, RICERCA E INNOVAZIONE
- Doc. A6-0005/2008 - Relazione su
nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca
Il Parlamento esorta gli Stati membri a spendere il 3%
del PIL a favore della ricerca, anche per impedire un’ulteriore fuga di
cervelli dall’UE. Occorre poi promuovere, anche finanziariamente, una maggiore
mobilità dei ricercatori, il miglioramento delle infrastrutture e il
coordinamento tra le varie iniziative a livello europeo. Se è importante
favorire la condivisione della conoscenza, va però istituito un brevetto
comunitario che stimoli la ricerca nel settore privato.
- Doc. A6-0003/2008 - Risoluzione su un Piano d'azione per
l'efficienza energetica: concretizzare le potenzialità
PESCA
- Doc. A6-0495/2008 - Risoluzione su una politica per
ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti nella pesca europea
- Doc. A6-0001/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento
del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla trasmissione di
statistiche sull'acquacoltura da parte degli Stati membri
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO -
SESSIONE 18 - 21 FEBBRAIO 2008
TRATTATI
525 SÌ AL TRATTATO DI LISBONA, PER
UN'UE PIÙ DEMOCRATICA E EFFICIENTE
Doc. A6-0013/2008
Relazione sul trattato di Lisbona
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 20.2.2008 - Votazione:
20.2.2008
Il Parlamento approva il trattato di Lisbona esortando gli Stati membri a
ratificarlo entro fine anno ed a informare i cittadini in vista delle elezioni
europee del 2009. L'UE sarà così più democratica, efficiente e capace di
decidere, rafforzando i poteri del Parlamento e i diritti dei cittadini, senza
diventare un Superstato. Resta il rammarico per la rinuncia all'approccio costituzionale
e ai simboli, le deroghe alla Carta dei diritti fondamentali e il seggio
aggiuntivo concesso all'Italia.
Adottando la relazione con 525 voti favorevoli, 115 contrari e 29
astensioni, il Parlamento approva il trattato di Lisbona. Una standing ovation
ha salutato l'esito della votazione e il Presidente HANS-GERT PÖTTERING si è
compiaciuto della vasta maggioranza raggiunta e si è quindi congratulato con i
deputati che «esprimono la libera volontà dei popoli che rappresentano». Il
trattato, ha aggiunto, fornisce all'UE maggiore democrazia e capacità di
agire».
Per il Parlamento, nel complesso, il trattato
rappresenta «un miglioramento sostanziale rispetto ai trattati vigenti». Esso,
infatti, aumenterà la responsabilità democratica e la capacità decisionale
dell'Unione (mediante un rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo e di
quello dei parlamenti nazionali), rafforzerà i diritti dei cittadini europei
nei confronti dell'Unione e migliorerà l’efficacia del funzionamento delle sue
istituzioni. Il trattato di Lisbona, d'altra parte, «fornirà una struttura
stabile che permetterà ulteriori sviluppi dell'Unione in futuro».
I deputati sottolineano inoltre la necessità che
tutti gli Stati membri dell'Unione procedano alla ratifica del trattato in tempo utile affinché possa entrare in
vigore il 1° gennaio 2009. In questo modo, infatti, i cittadini potranno
effettuare le proprie scelte politiche con piena conoscenza del nuovo quadro
istituzionale dell'Unione in occasione delle elezioni europee del 2009. Al
riguardo, il Parlamento ribadisce la sua richiesta di realizzare «tutti gli
sforzi possibili» - da parte delle istituzioni dell'UE e delle autorità
nazionali - «per informare i cittadini europei in modo chiaro e obiettivo sul
contenuto del trattato». Chiede inoltre l'immediata pubblicazione dei trattati
consolidati riveduti dal trattato di Lisbona, per fornire ai cittadini «un
testo comunitario di base più chiaro».
La relazione approvata illustra nel dettaglio tutti
gli aspetti positivi del nuovo trattato, soprattutto riguardo alle accresciute
competenze del Parlamento europeo, ma il Parlamento non rinuncia a formulare qualche preoccupazione. A quest'ultimo
riguardo, si dice consapevole «del diffuso rammarico» imputabile al fatto che,
per garantire un nuovo accordo fra i 27 Stati membri, è stato necessario
abbandonare l'approccio costituzionale e l'inclusione nel trattato della
bandiera e dell'inno europeo, nonché posporre l'entrata in vigore di un nuovo
sistema di votazione in seno al Consiglio e aggiungere "freni
d'emergenza" alla procedura legislativa ordinaria in taluni settori. Ma
anche introdurre nel trattato un protocollo che limita gli effetti della Carta
sul diritto interno di due Stati membri (Regno Unito e Polonia, ndr) e «il seggio parlamentare supplementare
attribuito a uno Stato membro (Italia, ndr),
in deroga al principio della proporzionalità degressiva».
Maggiore responsabilità democratica
Il Parlamento si compiace del fatto che il
controllo democratico e la capacità decisionale saranno rafforzati, «per cui i
cittadini saranno in grado di controllare meglio l'operato dell'Unione
europea». Ciò sarà possibile grazie al fatto che tutta la legislazione europea
sarà soggetta, con poche eccezioni, alla duplice approvazione del Consiglio e
del Parlamento europeo. Questa procedura
legislativa "ordinaria" (che ricalca l'attuale codecisione) si
applicherà a 50 nuove basi giuridiche, per giungere a un totale di 86. Tra i
settori che vi rientreranno figurano lo spazio di libertà, sicurezza e
giustizia, l'agricoltura e la pesca.
Saranno inoltre rafforzati la verifica preliminare dei parlamenti nazionali su tutta la
legislazione dell’Unione e, mediante un nuovo sistema di supervisione, il
controllo democratico sulle competenze legislative delegate alla Commissione.
Verrà poi istituita una nuova procedura
di bilancio «più semplice e più democratica» che, con l'abolizione della
distinzione tra "spese obbligatorie" e "spese non
obbligatorie", assicurerà «la completa parità tra Parlamento e Consiglio»
nell'approvazione dell’intero bilancio annuale. Al Parlamento sarà inoltre
garantito il diritto di approvazione del quadro finanziario pluriennale
giuridicamente vincolante.
Il Presidente
della Commissione verrà eletto dal Parlamento europeo, su proposta dei Capi
di Stato e di governo e tenendo conto dei risultati delle elezioni, mentre l'Alto Rappresentante dell'Unione per
gli affari esteri e la politica di sicurezza, in qualità di membro della
Commissione, dovrà essere sottoposto alla procedura di investitura parlamentare
prevista per tutti i commissari. Sarà poi necessario il parere conforme del
Parlamento europeo per l’approvazione di un’ampia serie di accordi internazionali firmati dall’Unione. Anche la procedura di revisione dei trattati sarà, in futuro,
più aperta e democratica, e vedrà un ampio coinvolgimento del Parlamento
europeo.
Rafforzamento dei diritti dei cittadini
Il Parlamento si compiace che i diritti dei
cittadini saranno rafforzati, grazie al fatto che la Carta dei diritti fondamentali dell'UE diventerà giuridicamente
vincolante. Nuove disposizioni agevoleranno la partecipazione di cittadini e
associazioni alle deliberazioni dell'Unione e sarà incoraggiato il dialogo con
le parti sociali, le comunità religiose e le organizzazioni non confessionali. L'introduzione
nel trattato di un'iniziativa dei
cittadini europei consentirà a questi ultimi di formulare proposte su
questioni per le quali ritengono che un atto giuridico a livello dell’Unione
sia necessario. Sarà poi rafforzata la tutela giudiziaria dei cittadini, grazie
all'estensione della giurisdizione della
Corte di giustizia dell’UE ai settori libertà, sicurezza e giustizia, e
alle maggiori possibilità per le persone
fisiche e giuridiche di avere accesso ai procedimenti della Corte.
Maggiore chiarezza, l'UE non è un "superstato"
I deputati accolgono con favore il fatto che il
trattato stabilisca in modo più chiaro e più visibile i valori sui quali si
fonda l'Unione, nonché i suoi obiettivi e i principi che ne governano l'azione
e le relazioni con gli Stati membri. Più in particolare, il trattato fornisce
una chiara definizione delle competenze
dell'Unione nei confronti degli Stati membri e finirà la confusione tra
"Comunità europea" e "Unione europea" poiché l'Unione
europea diventerà un'unica struttura ed entità giuridica.
Allo stesso tempo, il trattato fornisce «garanzie
sufficienti che l'Unione non diventerà un "superstato" onnipotente e
centralizzato». Prevede infatti l'obbligo di rispettare l’identità nazionale degli Stati membri e include i principi
delle competenze conferite (in base ai quali l'Unione dispone solo delle
competenze che le sono conferite dagli Stati membri), della sussidiarietà e
della proporzionalità. Contempla poi la partecipazione degli Stati membri al
sistema decisionale dell'Unione e alle decisioni in merito a eventuali sue
modifiche, nonché il riconoscimento a ciascuno Stato membro del diritto di
uscire dall'Unione.
Una maggiore efficacia
Il Parlamento plaude al fatto che il nuovo trattato
«rafforzerà la capacità delle istituzioni dell'Unione di svolgere i propri
compiti in modo più efficace». Infatti, aumenteranno notevolmente gli ambiti in
cui il Consiglio decide a maggioranza
qualificata, anziché all'unanimità, «consentendo all'Unione di 27 Stati
membri di funzionare senza essere bloccata da veti». Un nuovo sistema di doppia
maggioranza, inoltre, «faciliterà il processo decisionale in seno al
Consiglio». Mentre la distinzione fra strumenti legislativi ed esecutivi sarà
chiarita e una nuova definizione di atti delegati consentirà di semplificare e
di razionalizzare la legislazione dell'Unione.
La struttura a pilastri sarà abbandonata,
«consentendo unità d'azione nei vari campi di attività dell'Unione, con
meccanismi e strumenti semplificati». Verranno inoltre definiti con maggiore
chiarezza gli obiettivi e le competenze
dell'Unione in diversi settori: cambiamento climatico, diritti dei minori,
politica europea di vicinato, aiuti umanitari, energia, spazio, ricerca,
turismo, sport, salute pubblica e protezione civile. Se la politica commerciale
comune è riconosciuta di competenza esclusiva dell’Unione, per una serie di
altre questioni sarà possibile applicare metodi decisionali più efficaci.
Il Consiglio
europeo, poi, diverrà un'istituzione dell'UE a tutti gli effetti e la sua
Presidenza di turno semestrale sarà sostituita da un Presidente eletto per un
periodo di due anni e mezzo, «consentendo una maggiore coerenza nella
preparazione e nella continuità dei suoi lavori». Dal 2014, inoltre, il numero dei membri della Commissione
sarà ridotto a 2/3 del numero di Stati membri, «il che migliorerà la capacità
d'azione» e «indicherà ancora più chiaramente che i Commissari rappresentano
gli interessi europei e non quelli dei loro paesi d'origine».
Per i deputati, infine, il trattato accrescerà anche la visibilità e la capacità dell'Unione in qualità di attore globale. Grazie, in particolare, alla fusione delle cariche di Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione europea e di Commissario per le relazioni esterne, e alla istituzion