EUROINFORMAZIONI

Lettera informativa che

STEFANO ZAPPALA’

Deputato al Parlamento Europeo

Le invia per tenerLa informata sulle opportunità offerte dall'Unione Europea nei vari settori.

"Euroinformazioni" vuole infatti contribuire a colmare la carenza

d'informazione in materia con particolare riferimento a

Piccola e Media Impresa, Industria, Commercio, Artigianato, Servizi ed Enti Locali.

La Segreteria dell'Onorevole Stefano Zappala’

Via Tucci, 4 - 04100 LATINA

Tel. 0773/ 489367 - Fax 0773/ 417779

è a disposizione di chiunque chieda informazioni per dare alla propria attività una dimensione realmente europea.

 

                                                                                                                               

 

 

 

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

28 Febbraio 2008

n° 157

 

Lettera informativa della Delegazione del POPOLO DELLA LIBERTÁ del Gruppo PPE/DE

            ____________________________________________________________________________

 

 

 

 

 

 

 

 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

LA TRADUZIONE ASSISTITA AL COMPUTER

 

La Commissione europea ha compiuto un altro passo nella promozione del multilinguismo come parte essenziale dell'unità dell'Europa nella diversità. Una raccolta di circa 1 milione di frasi, associate ad una traduzione di qualità delle stesse in 22 delle 23 lingue ufficiali dell'UE, incluse quelle dei nuovi Stati membri, la più grande mai realizzata in un numero così elevato di lingue è ora disponibile gratuitamente. Questo tipo di dati è estremamente ricercato da quanti si dedicano all'elaborazione di sistemi di traduzione automatica in cui il programma di traduzione "impara" a tradurre correttamente e nel loro contesto parole e frasi a partire da testi tradotti da professionisti. I dati possono inoltre contribuire allo sviluppo di altri strumenti linguistici informatizzati come i controllori grammaticali e ortografici, i dizionari on-line e i sistemi di classificazione di testi multilingue. La Commissione possiede una vasta esperienza nello sviluppo di strumenti di trattamento di testi multilingue e figura all'avanguardia del multilinguismo, offrendo siti web di ricerca di notizie accessibili al pubblico che arrivano a coprire fino a 35 lingue tramite lo strumento European Media Monitoring. Il capitolo "Tecnologie dell'informazione e della comunicazione" del Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo sostiene la ricerca nel campo della traduzione automatica e di altre tecnologie legate al linguaggio.

Per ottenere maggiori informazioni sui dati di traduzione si veda il sito: http://langtech.jrc.it/DGT-TM.html

Lo European Media Monitor è disponibile al seguente indirizzo web: http://emm.jrc.it/overview.html

 

 

 

DUE NUOVE AGENZIE PER LA RICERCA EUROPEA

 

La Commissione europea ha deciso di recente di istituire l’"Agenzia Esecutiva per il Consiglio Europeo della Ricerca" (European Research Council Executive Agency) e l’"Agenzia Esecutiva per la Ricerca" (Research Executive Agency). L'Agenzia Esecutiva per il Consiglio Europeo della Ricerca avrà la responsabilità dell'attuazione del Programma specifico "Idee" e si occuperà della gestione di un fondo di 7 miliardi di euro. L’Agenzia Esecutiva per la Ricerca si occuperà della gestione delle borse Marie Curie, delle azioni di ricerca specifiche per le PMI e dei temi di ricerca relativi a Spazio e Sicurezza. Sarà responsabile della gestione di 6,5 miliardi di euro. Entrambe le Agenzie avranno sede a Bruxelles. Le due agenzie sono state proposte nel documento giuridico che istituisce il 7°PQ e sono state approvate a novembre dagli Stati membri e dal Parlamento europeo.

Per ulteriori informazioni, consultare: http://ec.europa.eu/research/rea e http://erc.europa.eu.

 

 

 

LA NUOVA RETE DI SOSTEGNO ALLE IMPRESE

 

Nel quadro della politica integrata della Commissione per promuovere lo spirito imprenditoriale e la crescita aziendale europea, il commissario dell’industria Verheugen il 7 febbraio in presenza del commissario alla ricerca Potocnik, del primo ministro sloveno Vizjak, del nuovo presidente del Comitato delle regioni Van Den Brade e del presidente del gruppo datori di lavoro del CES, Malosse, ha lanciato la nuova rete di sostegno UE alle imprese, Enterprise Europe Network.

Tutte la maggiori organizzazioni europee di sostegno alle imprese si uniscono per dare un servizio di sportello unico per aiutare le PMI a gestire il potenziale sviluppando le capacità innovanti. Si tratta di una rete di istituti di ricerca, di università, centri di tecnologia, agenzia di sviluppo e innovazione e camere di commercio che con oltre 500 punti di contatto nell’UE e al di fuori, forniscono servizi di sostegno per le PMI.

Unisce i vantaggi delle vecchie reti Euro Info Centre, che davano informazioni generali sulla politica UE per le PMI con i vantaggi della rete Innovation Relais Centre, per l’aiuto alle PMI per l’innovazione. Tutte le PMI avranno informazioni e un servizio personalizzato in base ai bisogni, che farà il miglior uso delle tecnologie moderne e degli organi della nuova rete.

La rete Enterprise Europe Network ha tre obiettivi: agevolare l’internazionalizzazione delle imprese, per la Commissione la rete permetterà a un milione di PMI di partecipare a investimenti esteri, e svilupperà scambi tra imprese, sosterrà partnership internazionali incoraggiando le PMI a svilupparsi; avviare partnership tecnologiche tra le PMI in base al trasferimento di innovazione per un ritorno da investimento per la R&S; assistere le PMI per identificare partners per accordi contrattuali; stimolare innovazione e creazione di nuovi prodotti mettendo a profitto le opportunità del mercato unico. La rete aiuterà le PMI a gestire problemi tecnici come diritti di proprietà intellettuale e norme adattandosi alla legislazione UE. Agevolerà la promozione dell’innovazione incoraggiando le PMI ad essere innovative tramite la R&S. La rete stimolerà la cooperazione con gruppi che riuniscono varie attività di innovazione garantendo alle PMI l’accesso a tecnologie innovative e a progetti e finanziamenti UE. La rete vuol limitare altresì limitare la mancanza di conoscenze delle fonti di finanziamento UE e garantire un ritorno di informazione alla Commissione lavorando in due sensi e garantendo il dialogo tra imprenditori e Commissione, in modo da mediare fra i due punti di vista per garantire che politiche e iniziative della Commissione siano utili alle PMI senza ulteriori oneri amministrativi.

Per maggiori informazioni: http://www.enterprise-europe-network.ec.europa.eu/index_en.htm

 

 

 

UNO "SMALL BUSINESS ACT" PER LE PMI

 

L’importanza delle PMI per l’economia dell’Europa è ormai ampiamente riconosciuta. E’ stata infatti attuata una politica a loro favore già a partire dal 2005, seguendo le linee guida dell’agenda di Lisbona per lo sviluppo e l’occupazione. In base ad una valutazione dei risultati per il periodo 2005-2007, è dimostrato che ci sono stati importanti progressi applicando la logica del “pensare alle PMI innanzitutto”.

La Commissione ha tenuto conto degli interessi delle imprese nei principali programmi di sostegno comunitari 2007-2013 e gli Stati membri hanno attivato sportelli unici “one-stop-shop” per la registrazione delle imprese riducendo tempi e costi di attesa. Nonostante questi miglioramenti la Commissione sottolinea la necessità di aumentare il potenziale di crescita e di opportunità lavorative per le PMI. E’ stato quindi  proposto uno “Small Business Act” per l’Europa, il cui obiettivo principale è la definizione di principi e misure concrete per migliorare il contesto in cui si collocano le PMI europee, tenendo presente le peculiarità di ciascuna. Si deve arrivare ad un dibattito tra tutte le parti interessate sul modo di intendere questo “Small Business Act” per garantire che tutti gli ostacoli allo sviluppo delle PMI siano identificati e superati.

Il 6 febbraio scorso, a Bruxelles, si è svolta una prima riunione per discutere di queste tematiche, intitolata "Come partecipare attivamente?"

La Commissione invita le aziende e le loro associazioni a proporre suggerimenti e a esprimersi, attraverso il seguente questionario on-line: http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=SBAeurope&lang=en oppure si può spedire una mail al seguente indirizzo: entr-sba@ec.europa.eu (entro il 31/03/08). I contributi serviranno alla stesura dello “Small Business Act”.

 

 

 

SCAMBI TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

 

La Commissione ha riunito vari ricercatori UE per informarli circa una iniziativa delle azioni Marie Curie, previste da VII PQ di ricerca, per incoraggiare scambi università-impresa (IAPP), coinvolgendo soprattutto le PMI.

Entro il 2013 erogherà 400 milioni di euro per progetti di scambio di personale tra imprese e università. Alla conferenza sono stati presentati i successi dei precedenti “partenariati industria e ricerca” e sono stati esaminati gli ostacoli attuali alla mobilità tra settore pubblico e privato. L’iniziativa in questione, si compone di gruppi di studio che aiutano i partecipanti ad elaborare partnership di ricerca di gran qualità e ad approfittare di un eventuale contratto nel quadro dell’azione. “L’IAPP è uno degli strumenti più efficaci del VII° PQ di RST”, ha detto il commissario alla ricerca Potocnik, nel discorso di apertura, “spero di vedere molti matrimoni riusciti nel quadro di tale azione”. Il programma IAPP è aperto a tutti gli organismi attivi nel settore della ricerca. Le partnership devono riunire almeno un organismo di ricerca privato e uno pubblico di almeno due paesi che partecipano al programma quadro. Il sostegno offerto è destinato a scambi di know how e esperienza sotto forma di scambio di ricercatori, per attività di ricerca e immissione in rete, per reclutare ricercatori esterni alla partnership, per organizzare gruppi di studio e conferenze e per acquisire attrezzature di ricerca per le PMI. Il finanziamento dura quattro anni e copre fino al 100% del costo, non sono richiesti altri finanziamenti. Il secondo appello a presentare proposte è aperto fino al 25 marzo 2008. La quota del bilancio disponibile per il primo appello è di 45 milioni di euro.

 

 

 

GLI INVESTIMENTI NELLA R& S SONO CRUCIALI PER LA PRODUTTIVITÀ

 

Secondo l’ultima relazione della Commissione europea sulla concorrenzialità, gli investimenti nella R & S contribuiscono in misura significativa agli incrementi in termini di produttività.

L’European Competitiveness Report 2007 rivela che nel 2006 il PIL comunitario è salito del 3%, l’incremento più consistente dal 2000. Tale miglioramento è riconducibile ad un aumento della produttività (aumento del PIL per occupato) e alla crescita dell’occupazione. Inoltre, gran parte dei nuovi Stati membri dell’UE, nonché i paesi con un PIL pro capite relativamente basso, stanno recuperando terreno rispetto ai loro vicini con risultati migliori.

Da una prospettiva settoriale, la crescita più marcata ha interessato settori con un forte componente di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), quali apparecchiature per le telecomunicazioni, macchinari per ufficio e computer. “Sono risultati molto incoraggianti, che indicano che le riforme intraprese in linea con la rinnovata strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione stanno iniziando a dare frutti” ha dichiarato il vice presidente della Commissione europea Gϋnter Verheugen. “le industrie europee sono riuscite a mantenere le loro posizioni sui mercati globali, a differenza dei produttori americani e giapponesi. Ora la sfida consiste nel proseguire con la nostra agenda delle riforme”.

La relazione identifica i motori fondamentali che contribuiscono maggiormente alla produttività. “Maggiori investimenti in R & S possono incrementare sensibilmente la crescita della produttività, soprattutto se gli elementi del triangolo della conoscenza, R & S, innovazione, istruzione/formazione, sono ben integrati, anche per quanto riguarda la disponibilità di personale scientifico”, si legge nella relazione.

Secondo la Commissione, la realizzazione dell’obbiettivo di investire il 3% del PIL nelle R & S porterebbe a incrementi sia di produttività che di reddito. Finora solo due Stati membri dell’UE (Svezia e Finlandia) hanno conseguito tali obiettivi e altri otto dovranno raggiungerlo entro il 2010. “La spesa per la R & S, in particolare nel settore privato, continua a preoccuparmi. Vi è la chiara esigenza di aumentarla”, ha commentato il commissario Verheugen. La relazione sottolinea inoltre l’importanza degli investimenti nelle TIC, che generano “rendimenti elevati in termini di guadagni di produttività se accompagnati da cambiamenti organizzativi adeguati e da investimenti nelle competenze”.

Tra gli altri fattori determinanti per la produttività individuati dalla Commissione figurano: stimolare l’imprenditorialità agevolando l’avvio di imprese, migliorare le condizioni per le PMI, rafforzare le migliori pratiche in campo normativo e ridurre la burocrazia. Rivolgendo lo sguardo al futuro, la relazione prende in esame il ruolo che le tecnologie nuove ed emergenti potrebbero svolgere nel rilanciare l’economia. “Non è chiaro in quale misura le tecnologie emergenti (sistemi elettromeccanici, materiali avanzati, bio e nanotecnologie) realizzeranno le potenzialità loro attribuite, ma deve essere chiaro che si tratta di potenzialità significative, in grado di contribuire in modo determinante alla crescita della produttività e all’innovazione nei prossimi decenni”, si legge nella relazione “E’ tuttavia probabile che la gestione della conoscenza diventi più importante e che i modelli imprenditoriali di successo nel futuro saranno in grado di ottenere migliori risultati in questo ambito”.

 

 

 

 

 

 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  30 - 31 GENNAIO 2008

 

 

ISTITUZIONI

 

 

APERTURA DELLA SESSIONE

 

Dando inizio ai lavori, il Presidente si è congratulato con i parlamenti sloveno e maltese che hanno recentemente ratificato il trattato di Lisbona. Ha poi informato l'Aula che la commissione giuridica ha deciso di respingere il ricorso di Beniamino Donnici e confermare il mandato di Giulietto Chiesa. Il Parlamento ha inserito all'ordine del giorno un dibattito, in presenza di Javier Solana, sulla situazione a Gaza.

 

Dopo quello ungherese, ha esordito il Presidente HANS-GERT Pöttering, anche i parlamenti sloveno (a stragrande maggioranza) e maltese (all'unanimità) hanno ratificato il trattato di Lisbona. A suo avviso, si tratta di un importante segnale politico che dimostra la volontà di portare avanti il trattato affinché sia applicabile nel 2009. Si è quindi complimentato con i deputati per la loro decisione «lungimirante». D'altro canto ha rivolto un appello al parlamento slovacco - che ha rinviato sine die la ratifica - ad assumersi le proprie                                                        responsabilità.

 

 

 

LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI

 

 

POSTE: FINE DEI MONOPOLI, MA NON DEL SERVIZIO UNIVERSALE

Doc. A6-0505/2007

 

Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 97/67/CE relativa al pieno completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari

Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito: 30.1.2008 - Votazione: 31.1.2008

 

Il Parlamento ha approvato la direttiva che completa la liberalizzazione dei servizi postali a partire dal 1° gennaio 2011, aprendo alla concorrenza gli invii di plichi di peso inferiore a 50 grammi. Intende poi garantire un servizio universale a prezzi ragionevoli, per cinque giorni la settimana e norme di qualità ben definite, anche nei tempi di consegna. Esige inoltre un'adeguata gestione dei reclami per smarrimento o perdita e stabilisce norme dettagliate per l'assegnazione dei servizi. 

Approvando la relazione, il Parlamento ha adottato definitivamente la direttiva sui servizi postali. Ha infatti sottoscritto la posizione comune definita dal Consiglio che riprende, in tutto o in parte, la maggioranza degli emendamenti proposti dai deputati in prima lettura. La direttiva - che segna l'ultima fase del graduale processo di apertura del mercato postale avviato nel 1997 - potrà quindi essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed entrare presto in vigore. La proposta avanzata dalla GUE/NGL di respingere in blocco la direttiva - ritenuta il risultato della «volontà ideologica di procedere a tappe forzate verso la liberalizzazione totale del settore» senza nessuna seria analisi d'impatto - è stata respinta dall'Aula con 86 voti favorevoli, 549 contrari e 18 astensioni.

 

Liberalizzazione dal 1° gennaio 2011

Con la liberalizzazione degli invii di plichi di peso inferiore a 50 grammi, gli Stati membri non potranno concedere né mantenere in vigore «diritti esclusivi o speciali per l'instaurazione e la fornitura di servizi postali» (raccolta, smistamento, trasporto e distribuzione degli invii postali). Si tratta, in sostanza, del tramonto dei monopoli statali, sottolineato anche dal fatto che la definizione di "rete postale pubblica" è stata sostituita da quella di "rete postale", tout court.

L'apertura del mercato, come richiesto dal Parlamento europeo, avrà luogo a partire dal 1° gennaio 2011, due anni più tardi di quanto proposto in origine dalla Commissione. In ragione dell'adesione in fase avanzata al processo di riforma dei servizi postali, i nuovi Stati membri (eccetto Bulgaria, Estonia e Slovenia) avranno però la possibilità di prorogare tale data di ulteriori due anni (1° gennaio 2013) se lo ritengono opportuno. Lo stesso vale per Grecia e Lussemburgo, per tenere conto del fatto che si tratta di Stati «scarsamente popolati e di limitata superficie geografica che hanno caratteristiche specifiche tali da condizionare i servizi postali, o con una topografia particolarmente difficile, con un elevato numero di isole».

D'altra parte, in considerazione della «natura eccezionale» di tale deroga, la direttiva prevede la possibilità di ricorrere a una clausola di reciprocità in forza alla quale, per un periodo limitato di tempo e per un numero limitato di servizi, sarà consentito agli Stati membri che hanno completato l'apertura dei loro mercati «di non concedere ai monopoli che operano in un altro Stato membro l'autorizzazione di operare sul loro territorio».

 

Servizio universale di qualità, con prezzi ragionevoli e per cinque giorni la settimana

La direttiva impone agli Stati membri di garantire la fornitura del servizio universale. Questo dovrà comprendere almeno la raccolta, lo smistamento, il trasporto e la distribuzione degli invii postali fino a 2 kg e dei pacchi postali fino a 10 kg (innalzabile fino a 20 kg), nonché i servizi relativi agli invii raccomandati e agli invii con valore dichiarato. Il servizio universale dovrà essere garantito come minimo per cinque giorni lavorativi a settimana. Fatte salve, tuttavia, le circostanze o le condizioni geografiche «eccezionali».

D'altra parte gli Stati membri dovranno garantire che le tariffe di ciascuno dei servizi che fanno parte del servizio universale siano «ragionevoli» e, come richiesto dal Parlamento, permettano di fornire servizi accessibili «all'insieme degli utenti, a prescindere dalla situazione geografica e tenendo conto delle condizioni nazionali specifiche». Gli Stati membri potranno mantenere o introdurre un servizio postale gratuito per gli utenti non vedenti e ipovedenti. I prezzi, inoltre, dovranno «essere correlati ai costi», ma gli Stati membri potranno decidere di fissare una tariffa unica per tutto il territorio per motivi di interesse pubblico.  Ciò, tuttavia, non esclude il diritto del fornitore o dei fornitori del servizio universale di concludere con gli utenti accordi individuali in materia di prezzi. Le tariffe, comprese eventuali tariffe speciali, dovranno però essere trasparenti e non discriminatorie.

In relazione al servizio universale, gli Stati membri saranno tenuti a garantire la fissazione e la pubblicazione di obiettivi in materia di qualità, in particolare per quanto riguarda «i tempi di instradamento, la regolarità e l'affidabilità dei servizi». Tale compito spetta agli Stati membri per i servizi nazionali ed al Parlamento e al Consiglio per quelli transfrontalieri intracomunitari. Per questi ultimi, peraltro, la direttiva conferma gli attuali obiettivi che prevedono la consegna dell'85% degli invii entro tre giorni lavorativi dalla data di deposito ed entro cinque giorni per il 97% degli invii. Ma «specifiche situazioni infrastrutturali e geografiche» consentono di derogare a tale criteri. Il controllo delle prestazioni dovrà essere effettuato «almeno una volta l'anno» in modo indipendente da organismi esterni ai fornitori del servizio universale e alle condizioni normalizzate che saranno fissate a livello europeo. I risultati di questa valutazione dovranno essere resi pubblici.

Agli Stati membri è chiesto di assicurare che tutti i fornitori di servizi postali stabiliscano procedure trasparenti, semplici e poco onerose per la gestione dei reclami degli utenti, «in particolare in caso di smarrimento, furto, danneggiamento o mancato rispetto delle norme di qualità del servizio. Dovranno inoltre garantire che le procedure di reclamo consentano di risolvere le controversie «in maniera equa e celere», prevedendo, nei casi giustificati, «un sistema di rimborso e/o compensazione». Gli Stati membri sono anche chiamati a incoraggiare lo sviluppo di sistemi extragiudiziali indipendenti per la soluzione delle controversie fra fornitori di servizi postali e utenti. Dovranno poi garantire agli utenti, individualmente o collegialmente, di presentare alle autorità competenti i casi in cui i ricorsi non abbiano ottenuto risultati soddisfacenti.

In forza alla direttiva, gli Stati membri dovranno provvedere affinché gli utenti e i fornitori di servizi postali ricevano regolarmente dal fornitore o dai fornitori del servizio universale informazioni sufficientemente precise e aggiornate sulle caratteristiche del servizio universale offerto, in particolare per quanto riguarda le condizioni generali di accesso ai servizi, i prezzi e il livello di qualità. Le informazioni dovranno essere pubblicate nel modo appropriato.

Al fine di assicurare il servizio universale, gli Stati membri potranno designare una o più imprese che coprano tutto il territorio nazionale. Potranno anche designare più imprese per fornire i diversi elementi del servizio universale e/o coprire differenti parti del loro territorio. Ma dovranno garantire che le condizioni a cui viene affidato il servizio universale «si basino su principi di trasparenza, non discriminazione e proporzionalità, garantendo in tal modo la continuità della fornitura del servizio universale e tenendo conto del ruolo importante che questo svolge nella coesione sociale e territoriale».

In merito al finanziamento del servizio universale la direttiva fissa le condizioni cui devono soggiacere gli Stati membri. Questi ultimi potranno anzitutto appaltare tali servizi in conformità alle norme e ai regolamenti applicabili in materia di appalti pubblici. Se però stabiliscono che gli obblighi del servizio universale comportano un costo netto (calcolato in base alla direttiva) e che «rappresentano un onere finanziario eccessivo per il fornitore o i fornitori», potranno introdurre un meccanismo volto a compensare l'impresa interessata a partire da fondi pubblici oppure volto a ripartire il costo netto degli obblighi del servizio universale fra i fornitori di servizi e/o gli utenti. In quest'ultimo caso, potranno anche istituire un fondo di compensazione che può essere finanziato mediante diritti a carico dei fornitori dei servizi e/o degli utenti e amministrato da un organismo indipendente dal beneficiario o dai beneficiari. Le autorizzazioni, peraltro, potranno essere vincolate all'obbligo per i fornitori di servizi postali non universali di contribuire finanziariamente al fondo o di adempiere gli obblighi del servizio universale.

 

Servizi postali non universali

Per i servizi che esulano dall'ambito di applicazione del servizio universale, gli Stati membri potranno introdurre autorizzazioni generali «nella misura necessaria per garantire la conformità alle esigenze essenziali». Queste ultime, riprendendo la proposta del Parlamento in prima lettura, sono definite come «i motivi di interesse generale e di natura non economica che possono portare uno Stato membro ad imporre condizioni in materia di fornitura di servizi postali». Tali motivi, è precisato, «sono la riservatezza della corrispondenza, la sicurezza del funzionamento della rete in materia di trasporto di sostanze pericolose, il rispetto delle condizioni di lavoro e dei sistemi di sicurezza sociale ... e, nei casi in cui sia giustificato, la protezione dei dati, la tutela dell'ambiente e l'assetto territoriale».

Più in particolare, la concessione di autorizzazioni può, se necessario e giustificato, prevedere l'imposizione di obblighi in merito alla qualità, alla disponibilità e all'esecuzione dei servizi in questione. Può anche essere subordinata all'obbligo di contribuire finanziariamente ai meccanismi di condivisione dei costi o ai costi operativi delle autorità nazionali di regolamentazione e ad un obbligo di rispettare le condizioni di lavoro previste dalla legislazione nazionale.

 

 

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

 

UNA STRATEGIA UE PER I ROM E STOP ALLE DISCRIMINAZIONI

Doc. B6-0050, 0051, 0052, 0053, 0055/2008

 

Risoluzione comune su una strategia europea per i rom

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 16.1.2008  - Votazione: 31.1.2008

 

Viste le discriminazioni subite dai circa dieci milioni di rom nell'UE, il Parlamento chiede una strategia europea e finanziamenti per promuovere la loro inclusione sociale. Occorre porre fine alla loro segregazione nell'istruzione, sostenerne l'integrazione nel mercato del lavoro e, con microcrediti, aiutarli ad avviare attività imprenditoriali. E' anche necessario migliorare le loro condizioni nelle baraccopoli e garantire loro l'assistenza sanitaria. Va poi riconosciuto l'Olocausto dei rom.

 

Con 510 voti favorevoli, 36 contrari e 67 astensioni, il Parlamento ha approvato una risoluzione sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL che sottolinea anzitutto come i circa 10 milioni di rom che vivono nell'Unione europea siano vittime di discriminazioni razziali, nonostante gran parte di essi siano diventati cittadini dell'UE a seguito degli ampliamenti del 2004 e del 2007, «beneficiando del diritto ... di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri». Osserva inoltre che "l'antizingarismo" o fobia dei rom «è ancora diffuso in Europa», ma anche «promosso e utilizzato dagli estremisti», culminando talvolta «in attacchi razzisti, discorsi improntati all'odio, attacchi fisici, espulsioni illegali e vessazioni da parte della polizia».

Nel condannare «senza eccezioni e senza ambiguità possibili» tutte le forme di razzismo e di discriminazione cui sono soggetti i rom e altre comunità considerate "zingari", il Parlamento considera che la situazione dei rom europei sia «diversa» da quella delle altre minoranze e, pertanto, è giustificata «l'adozione di misure specifiche a livello europeo». Sollecita quindi la Commissione a sviluppare una strategia quadro europea per l'inserimento dei rom, che miri a dare coerenza alle politiche dell'UE a favore della loro inclusione sociale e ad elaborare un piano d'azione comunitario dettagliato che fornisca un sostegno finanziario per la realizzazione di questo obiettivo. A un commissario dovrebbe essere attribuita la competenze di coordinare la politica per i rom.

Osservando che la segregazione nell'istruzione «continua ad essere tollerata negli Stati membri dell'Unione europea», condizionando in modo permanente «la capacità dei bambini rom di sviluppare e di sfruttare il loro diritto ad uno sviluppo educativo», il Parlamento sollecita la Commissione a rafforzare, in via prioritaria, la legislazione antidiscriminazione in questo campo. A suo parere, inoltre, occorre intensificare gli sforzi per finanziare e sostenere, negli Stati membri, azioni intese ad integrare i bambini rom, sin dalla più tenera età, nei sistemi di istruzione ordinari. Le comunità rom, per i deputati, «presentano in media livelli inammissibilmente elevati di disoccupazione». La Commissione dovrebbe pertanto sostenere l'integrazione dei rom nel mercato del lavoro mediante un sostegno finanziario alla formazione e alla riconversione professionale, azioni positive, un'applicazione rigorosa delle leggi antidiscriminazione nel settore dell'occupazione e misure atte a promuovere presso i rom il lavoro autonomo e le piccole imprese. A quest'ultimo proposito, invitano la Commissione a considerare la possibilità di un sistema di microcredito per promuovere l'avvio di piccole imprese e «sostituire la prassi dell'usura». Sottolineano poi l'importanza di promuovere la presenza dei rom a tutti i livelli dell'amministrazione pubblica, comprese le istituzioni europee.

Il Parlamento sottolinea poi che «condizioni di vita deplorevoli e insalubri e una ghettizzazione evidente» sono fenomeni ampiamente diffusi tra i rom, i quali sono regolarmente «vittime di espulsioni forzate o viene loro impedito di abbandonare tali aree». Sollecita quindi la Commissione a sostenere programmi volti a porre fine al fenomeno delle baraccopoli rom - «che generano gravi rischi sociali, ambientali e sanitari» - e a sostenere altri programmi che offrano modelli positivi e riusciti di alloggio per i rom. Facendo proprio un altro emendamento, il Parlamento sollecita inoltre gli Stati membri a risolvere il problema dei campi, «dove manca ogni norma igienica e di sicurezza e nei quali un gran numero di bambini rom muoiono in incidenti domestici, in particolare incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate».

Consiglio, Commissione e Stati membri sono poi invitati a sostenere programmi nazionali volti a migliorare la situazione sanitaria delle comunità rom, in particolare introducendo un adeguato programma di vaccinazioni per i bambini. In proposito, il Parlamento sollecita la fine dell'esclusione sistematica di talune comunità rom dall'assistenza sanitaria, come anche delle «violazioni estreme dei diritti dell'uomo» nell'ambito del sistema sanitario, «comprese la segregazione razziale nelle strutture sanitarie e la sterilizzazione forzata delle donne rom». La maggior parte di queste ultime, osservano peraltro i deputati, subisce una doppia discriminazione, «in quanto rom e in quanto donne». Se i deputati sono d'accordo nell'invitare gli Stati membri a combattere i maltrattamenti delle donne rom, hanno però respinto un altro emendamento, che chiedeva agli stessi rom di rispettare i diritti umani, in particolare per quanto riguarda donne e bambini, «evitando matrimoni forzati».

Il Parlamento esorta la Commissione a creare una mappa paneuropea delle crisi, sulla cui base sono individuate e monitorate quelle aree dell'UE le cui comunità rom «risultano essere le più minacciate dalla povertà e dall'esclusione sociale». D'altro canto, riconosce che le competenze fondamentali e il principale investimento in termini di volontà politica, tempo e risorse «devono essere a carico degli Stati membri». Sottolinea poi l'importanza che riveste il fatto di coinvolgere le autorità locali per garantire un'esplicazione efficace degli sforzi volti a promuovere l'inserimento dei rom e a combattere la discriminazione.

Secondo i deputati infine, l'Olocausto dei rom (Porajmos) «merita un pieno riconoscimento commisurato alla gravità dei crimini nazisti volti ad eliminare fisicamente i rom d'Europa, così come gli ebrei e altri gruppi mirati». A tale proposito, invitano la Commissione e le autorità competenti a compiere i passi necessari «per porre termine alle attività di ingrasso dei suini sul sito dell'ex campo di concentramento di Lety (Repubblica Ceca), lasciando spazio ad un monumento commemorativo che onori le vittime delle persecuzioni».

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0507/2008 - Risoluzione sull'iniziativa della Repubblica d'Austria in vista dell'adozione di una decisione del Consiglio relativa al miglioramento della cooperazione tra le unità speciali d'intervento degli Stati membri dell'Unione europea in situazioni di crisi

-       Doc. A6-0509/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della decisione n. 896/2006/CE che introduce un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento unilaterale da parte degli Stati membri, ai fini del transito nel loro territorio, di determinati documenti di soggiorno rilasciati dalla Svizzera e dal Liechtenstein

-       Doc. A6-0511/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che introduce un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento unilaterale di determinati documenti, da parte di Bulgaria, Repubblica ceca, Cipro, Lettonia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia, come equipollenti ai loro visti nazionali ai fini del transito nel loro territorio

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

RELAZIONI ESTERNE

-       Doc. B6-0046, 0048, 0057/2008 - Risoluzione comune sull'Iran

L'Iran deve sospendere l'arricchimento di uranio e riprendere i negoziati per una soluzione a lungo termine della questione nucleare. E' quanto sostiene il Parlamento che, escludendo qualsiasi opzione militare, lancia un appello affinché l'Iran fornisca risposte complete, chiare e credibili all'AIEA. Sui diritti umani, condanna le esecuzioni, le repressioni e le discriminazioni etniche e religiose. Senza progressi in questi campi, ammonisce il Parlamento, niente accordo di cooperazione con l'UE.

 

AMBIENTE

-       Doc. B6-0059/2008 - Risoluzione sull'esito della Conferenza di Bali sul cambiamento climatico (COP 13 e COP/MOP 3)

Il Parlamento sostiene l'avvio di negoziati in materia di lotta al cambiamento climatico e, sottolineando le responsabilità dei paesi industrializzati, chiede all'UE di ridurre le emissioni di almeno il 30% entro il 2020. Sollecita anche più fondi per la ricerca, l'inclusione dei settori aereo e marittimo negli impegni di riduzione e la revisione della politica UE sui biocarburanti. Occorre poi aiutare i PVS, incoraggiare un'attività forestale sostenibile e sensibilizzare i cittadini.

 

INDUSTRIA, RICERCA E INNOVAZIONE

-       Doc. A6-0005/2008 - Relazione su nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca

Il Parlamento esorta gli Stati membri a spendere il 3% del PIL a favore della ricerca, anche per impedire un’ulteriore fuga di cervelli dall’UE. Occorre poi promuovere, anche finanziariamente, una maggiore mobilità dei ricercatori, il miglioramento delle infrastrutture e il coordinamento tra le varie iniziative a livello europeo. Se è importante favorire la condivisione della conoscenza, va però istituito un brevetto comunitario che stimoli la ricerca nel settore privato.

-       Doc. A6-0003/2008 - Risoluzione su un Piano d'azione per l'efficienza energetica: concretizzare le potenzialità

 

PESCA

-       Doc. A6-0495/2008 - Risoluzione su una politica per ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti nella pesca europea

-       Doc. A6-0001/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla trasmissione di statistiche sull'acquacoltura da parte degli Stati membri

 

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  18 - 21 FEBBRAIO 2008

 

 

TRATTATI

 

 

525 SÌ AL TRATTATO DI LISBONA, PER UN'UE PIÙ DEMOCRATICA E EFFICIENTE

Doc. A6-0013/2008

 

Relazione sul trattato di Lisbona

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 20.2.2008 - Votazione: 20.2.2008

 

Il Parlamento approva il trattato di Lisbona esortando gli Stati membri a ratificarlo entro fine anno ed a informare i cittadini in vista delle elezioni europee del 2009. L'UE sarà così più democratica, efficiente e capace di decidere, rafforzando i poteri del Parlamento e i diritti dei cittadini, senza diventare un Superstato. Resta il rammarico per la rinuncia all'approccio costituzionale e ai simboli, le deroghe alla Carta dei diritti fondamentali e il seggio aggiuntivo concesso all'Italia.

 

Adottando la relazione con 525 voti favorevoli, 115 contrari e 29 astensioni, il Parlamento approva il trattato di Lisbona. Una standing ovation ha salutato l'esito della votazione e il Presidente HANS-GERT PÖTTERING si è compiaciuto della vasta maggioranza raggiunta e si è quindi congratulato con i deputati che «esprimono la libera volontà dei popoli che rappresentano». Il trattato, ha aggiunto, fornisce all'UE maggiore democrazia e capacità di agire».

Per il Parlamento, nel complesso, il trattato rappresenta «un miglioramento sostanziale rispetto ai trattati vigenti». Esso, infatti, aumenterà la responsabilità democratica e la capacità decisionale dell'Unione (mediante un rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo e di quello dei parlamenti nazionali), rafforzerà i diritti dei cittadini europei nei confronti dell'Unione e migliorerà l’efficacia del funzionamento delle sue istituzioni. Il trattato di Lisbona, d'altra parte, «fornirà una struttura stabile che permetterà ulteriori sviluppi dell'Unione in futuro».

I deputati sottolineano inoltre la necessità che tutti gli Stati membri dell'Unione procedano alla ratifica del trattato in tempo utile affinché possa entrare in vigore il 1° gennaio 2009. In questo modo, infatti, i cittadini potranno effettuare le proprie scelte politiche con piena conoscenza del nuovo quadro istituzionale dell'Unione in occasione delle elezioni europee del 2009. Al riguardo, il Parlamento ribadisce la sua richiesta di realizzare «tutti gli sforzi possibili» - da parte delle istituzioni dell'UE e delle autorità nazionali - «per informare i cittadini europei in modo chiaro e obiettivo sul contenuto del trattato». Chiede inoltre l'immediata pubblicazione dei trattati consolidati riveduti dal trattato di Lisbona, per fornire ai cittadini «un testo comunitario di base più chiaro».

La relazione approvata illustra nel dettaglio tutti gli aspetti positivi del nuovo trattato, soprattutto riguardo alle accresciute competenze del Parlamento europeo, ma il Parlamento non rinuncia a formulare qualche preoccupazione. A quest'ultimo riguardo, si dice consapevole «del diffuso rammarico» imputabile al fatto che, per garantire un nuovo accordo fra i 27 Stati membri, è stato necessario abbandonare l'approccio costituzionale e l'inclusione nel trattato della bandiera e dell'inno europeo, nonché posporre l'entrata in vigore di un nuovo sistema di votazione in seno al Consiglio e aggiungere "freni d'emergenza" alla procedura legislativa ordinaria in taluni settori. Ma anche introdurre nel trattato un protocollo che limita gli effetti della Carta sul diritto interno di due Stati membri (Regno Unito e Polonia, ndr) e «il seggio parlamentare supplementare attribuito a uno Stato membro (Italia, ndr), in deroga al principio della proporzionalità degressiva».

 

Maggiore responsabilità democratica

Il Parlamento si compiace del fatto che il controllo democratico e la capacità decisionale saranno rafforzati, «per cui i cittadini saranno in grado di controllare meglio l'operato dell'Unione europea». Ciò sarà possibile grazie al fatto che tutta la legislazione europea sarà soggetta, con poche eccezioni, alla duplice approvazione del Consiglio e del Parlamento europeo. Questa procedura legislativa "ordinaria" (che ricalca l'attuale codecisione) si applicherà a 50 nuove basi giuridiche, per giungere a un totale di 86. Tra i settori che vi rientreranno figurano lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, l'agricoltura e la pesca.

Saranno inoltre rafforzati la verifica preliminare dei parlamenti nazionali su tutta la legislazione dell’Unione e, mediante un nuovo sistema di supervisione, il controllo democratico sulle competenze legislative delegate alla Commissione. Verrà poi istituita una nuova procedura di bilancio «più semplice e più democratica» che, con l'abolizione della distinzione tra "spese obbligatorie" e "spese non obbligatorie", assicurerà «la completa parità tra Parlamento e Consiglio» nell'approvazione dell’intero bilancio annuale. Al Parlamento sarà inoltre garantito il diritto di approvazione del quadro finanziario pluriennale giuridicamente vincolante.

Il Presidente della Commissione verrà eletto dal Parlamento europeo, su proposta dei Capi di Stato e di governo e tenendo conto dei risultati delle elezioni, mentre l'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in qualità di membro della Commissione, dovrà essere sottoposto alla procedura di investitura parlamentare prevista per tutti i commissari. Sarà poi necessario il parere conforme del Parlamento europeo per l’approvazione di un’ampia serie di accordi internazionali firmati dall’Unione. Anche la procedura di revisione dei trattati sarà, in futuro, più aperta e democratica, e vedrà un ampio coinvolgimento del Parlamento europeo.

 

Rafforzamento dei diritti dei cittadini

Il Parlamento si compiace che i diritti dei cittadini saranno rafforzati, grazie al fatto che la Carta dei diritti fondamentali dell'UE diventerà giuridicamente vincolante. Nuove disposizioni agevoleranno la partecipazione di cittadini e associazioni alle deliberazioni dell'Unione e sarà incoraggiato il dialogo con le parti sociali, le comunità religiose e le organizzazioni non confessionali. L'introduzione nel trattato di un'iniziativa dei cittadini europei consentirà a questi ultimi di formulare proposte su questioni per le quali ritengono che un atto giuridico a livello dell’Unione sia necessario. Sarà poi rafforzata la tutela giudiziaria dei cittadini, grazie all'estensione della giurisdizione della Corte di giustizia dell’UE ai settori libertà, sicurezza e giustizia, e alle  maggiori possibilità per le persone fisiche e giuridiche di avere accesso ai procedimenti della Corte.

 

Maggiore chiarezza, l'UE non è un "superstato"

I deputati accolgono con favore il fatto che il trattato stabilisca in modo più chiaro e più visibile i valori sui quali si fonda l'Unione, nonché i suoi obiettivi e i principi che ne governano l'azione e le relazioni con gli Stati membri. Più in particolare, il trattato fornisce una chiara definizione delle competenze dell'Unione nei confronti degli Stati membri e finirà la confusione tra "Comunità europea" e "Unione europea" poiché l'Unione europea diventerà un'unica struttura ed entità giuridica.

Allo stesso tempo, il trattato fornisce «garanzie sufficienti che l'Unione non diventerà un "superstato" onnipotente e centralizzato». Prevede infatti l'obbligo di rispettare l’identità nazionale degli Stati membri e include i principi delle competenze conferite (in base ai quali l'Unione dispone solo delle competenze che le sono conferite dagli Stati membri), della sussidiarietà e della proporzionalità. Contempla poi la partecipazione degli Stati membri al sistema decisionale dell'Unione e alle decisioni in merito a eventuali sue modifiche, nonché il riconoscimento a ciascuno Stato membro del diritto di uscire dall'Unione.

 

Una maggiore efficacia

Il Parlamento plaude al fatto che il nuovo trattato «rafforzerà la capacità delle istituzioni dell'Unione di svolgere i propri compiti in modo più efficace». Infatti, aumenteranno notevolmente gli ambiti in cui il Consiglio decide a maggioranza qualificata, anziché all'unanimità, «consentendo all'Unione di 27 Stati membri di funzionare senza essere bloccata da veti». Un nuovo sistema di doppia maggioranza, inoltre, «faciliterà il processo decisionale in seno al Consiglio». Mentre la distinzione fra strumenti legislativi ed esecutivi sarà chiarita e una nuova definizione di atti delegati consentirà di semplificare e di razionalizzare la legislazione dell'Unione.

La struttura a pilastri sarà abbandonata, «consentendo unità d'azione nei vari campi di attività dell'Unione, con meccanismi e strumenti semplificati». Verranno inoltre definiti con maggiore chiarezza gli obiettivi e le competenze dell'Unione in diversi settori: cambiamento climatico, diritti dei minori, politica europea di vicinato, aiuti umanitari, energia, spazio, ricerca, turismo, sport, salute pubblica e protezione civile. Se la politica commerciale comune è riconosciuta di competenza esclusiva dell’Unione, per una serie di altre questioni sarà possibile applicare metodi decisionali più efficaci.

Il Consiglio europeo, poi, diverrà un'istituzione dell'UE a tutti gli effetti e la sua Presidenza di turno semestrale sarà sostituita da un Presidente eletto per un periodo di due anni e mezzo, «consentendo una maggiore coerenza nella preparazione e nella continuità dei suoi lavori». Dal 2014, inoltre, il numero dei membri della Commissione sarà ridotto a 2/3 del numero di Stati membri, «il che migliorerà la capacità d'azione» e «indicherà ancora più chiaramente che i Commissari rappresentano gli interessi europei e non quelli dei loro paesi d'origine».

Per i deputati, infine, il trattato accrescerà anche la visibilità e la capacità dell'Unione in qualità di attore globale. Grazie, in particolare, alla fusione delle cariche di Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione europea e di Commissario per le relazioni esterne, e alla istituzione di un unico servizio di azione esterna composto di funzionari della Commissione, del Consiglio e dei servizi diplomatici nazionali.

Con 67 voti favorevoli, 441 contrari e 30 astensioni, l'Aula ha bocciato un emendamento della GUE/NGL volto a respingere il trattato di Lisbona «soprattutto perché non propone progressi verso l'Europa sociale e la democrazia, accelera la liberalizzazione dei servizi pubblici e dell'occupazione e rafforza la militarizzazione dell'Unione europea». E' stata anche respinta a larghissima maggioranza una lunga serie di emendamenti presentati dall'IND/DEM che contenevano centinaia di domande di chiarimenti sul testo del trattato rivolte ai governi, alla Commissione e al Consiglio per permettere ai deputati «di sapere su cosa si vota».

 

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha ribadito nel dibattito che, per il suo gruppo, il trattato è importantissimo per rilanciare la dinamica europea. Il trattato, infatti, rende l'UE più democratica, efficace, trasparente e visibile e, pertanto, ne aumenta l'influenza nel mondo. Insomma, il trattato «marca il ritorno della politica in Europa». Ha quindi sottolineato i maggiori poteri conferiti al Parlamento europeo e l'importante rafforzamento della sussidiarietà grazie al maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali.

Il leader dei popolari ha giudicato con favore il fatto che il trattato conferisce il diritto d'iniziativa ai cittadini e la protezione dei loro diritti grazie alla Carta europea, permette inoltre all'UE di svolgere un maggiore ruolo internazionale e fornisce una base giuridica per una politica energetica a livello europeo.  Ha quindi invitato i governi a seguire l'esempio dei cinque Stati membri che hanno già ratificato il trattato, auspicando che questo entri in vigore nel 2009.

 

 

 

FUTURO DELL'EUROPA/INTEGRAZIONE EUROPEA

 

 

FUTURO DELL'EUROPA: IL PRIMO MINISTRO SVEDESE DIFENDE ULTERIORI AMPLIAMENTI DELL'UE

 

Discussione sull'avvenire dell'Europa con la partecipazione del Primo ministro svedese, membro del Consiglio europeo

Dibattito: 19.2.2008

 

Trattato di Lisbona, cambiamenti climatici e energia, spazio di libertà sicurezza e giustizia, crescita economica e creazione di posti di lavoro, ruolo dell'Unione europea a livello mondiale e allargamento. Sono questi i principali temi affrontati dal Primo Ministro svedese Fredrik Reinfeldt in Aula in un dibattito con i deputati sul futuro dell'Europa. 

 

Intervento del Primo ministro svedese

Per il Primo ministro svedese il trattato di Lisbona - che sarà ratificato dalla Svezia in autunno - permetterà una cooperazione europea più efficace, proprio quando il suo paese sarà alla presidenza dell'Unione, nella seconda metà del 2009. Fra i temi che la Svezia affronterà ci saranno i cambiamenti climatici e l'energia, il programma dell'Aia (su libertà sicurezza e giustizia), la crescita economica e la creazione di posti di lavoro, la dimensione baltica e il ruolo dell'Unione europea a livello mondiale.

Il Primo Ministro ha anche sottolineato l'importanza dell'allargamento dell'UE che, a suo parere, rappresenta «una sfida e un'opportunità». Si è quindi rammaricato delle voci critiche verso un ulteriore ampliamento. Senza gli allargamenti, ha proseguito, l'Europa non sarebbe quello che è diventata oggi. Senza altri ampliamenti, inoltre, si correrebbe il rischio di portare instabilità sul continente. L'allargamento, ha insistito, è il più importante strumento strategico per diffondere i valori sui quali si basa l'Europa. Abbiamo già demolito un muro in Europa, «non dovremmo costruirne un altro contro la Turchia o altri paesi europei».

 

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito chiedendo la ratifica del trattato di Lisbona per poter procedere a passo sostenuto. Ha quindi ribadito che «dobbiamo dire "sì" al nuovo strumento che ci offre il trattato per far diventare realtà le speranze dei nostri cittadini» e ha quindi sottolineato che, risolvendo la questione istituzionale, l'Europa potrà concentrarsi maggiormente sul contenuto delle sue politiche comuni.

Ha poi richiamato i valori condivisi dell'Europa: prosperità, solidarietà e speranza. Un'Europa che dovrebbe essere in grado di creare nuovi posti di lavoro, crescita e sviluppo sociale, in modo sostenibile e allo stesso tempo combattere i cambiamenti climatici. Infatti, «la crescita europea del 2007 è stata maggiore di quella americana e ciò dimostra che gli obiettivi della strategia di Lisbona devono essere perseguiti fermamente». E un'Europa che segue il rigore della politica di bilancio non dovrebbe colpire il principio di solidarietà fra gli Stati membri.

Passando quindi ai temi della libertà e della sicurezza ha sottolineato che «la difesa della libertà significa determinazione e coordinate misure forti che rispettino le libertà individuali». Infine, ha chiesto un sostegno europeo coerente nel processo di pace in Medio Oriente. Descrivendo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo come l'apertura di «un periodo delicato» ha auspicato che tutte le reazioni siano misurate e che si eviti ogni provocazione». «E' giunto il momento di dimostrare la nostra abilità nella stabilizzazione dei Balcani» ha concluso, ed il Kosovo dovrebbe avere un futuro europeo stabile, così come la Serbia.

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

KOSOVO: DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE PÖTTERING

 

Prendendo nota della dichiarazione d'indipendenza del Kosovo, il Presidente ha sottolineato che non si tratta di un precedente, visto il particolare statuto della regione, e ha auspicato istituzioni politiche democratiche nel quadro di un Kosovo multietnico e in pace con i paesi vicini. I Balcani occidentali, ha ribadito, hanno una prospettiva europea e l'UE deve aiutarli su questa strada.

 

Aprendo la seduta, il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha osservato che il parlamento kosovaro ha proceduto ieri all'annunciata dichiarazione di indipendenza «che traduce la volontà dei cittadini del Kosovo di prendere nelle proprie mani pacificamente e con fiducia il loro destino politico e istituzionale». Ha quindi ricordato che il Parlamento europeo, lo scorso anno, si era pronunciato a favore di una «sovranità sotto sorveglianza» della provincia del Kosovo. I negoziati difficili, ha proseguito, non hanno purtroppo permesso di raggiungere una soluzione politica soddisfacente per ambo le parti. Ha tuttavia sottolineato che il caso del Kosovo «non costituisce assolutamente un precedente a causa del suo statuto di territorio sotto tutela ONU», e non può quindi essere paragonato a nessun'altra circostanza.

Il Presidente si è poi detto convinto che il desiderio di tutti, serbi e kosovari, «è di attivarsi a favore della stabilità e la prosperità della regione» e, questo, «è anche l'obiettivo primario dell'Unione europea e del Parlamento europeo». E' quindi nostro dovere, ha proseguito, «incoraggiare i dirigenti del Kosovo ad assumersi le loro responsabilità e accompagnarli nell'attuazione di istituzioni politiche democratiche ed efficaci, garanti del rispetto delle libertà di tutti, nel quadro di un Kosovo multietnico e che viva in pace con i paesi vicini». Il Presidente ha quindi accolto con favore l'ambiziosa missione Eulex-Kosovo e la nomina di Pieter Feith quale rappresentante speciale dell'UE. Ciò, ha spiegato, dimostra l'impegno chiaro e unanime dell'UE e la sua volontà di agire concretamente a favore della stabilità nei Balcani.

I paesi dei Balcani occidentali, ha aggiunto, «hanno la vocazione di aderire all'UE». Non dobbiamo quindi perdere di vista questa prospettiva europea e offrire a Serbia e Kosovo delle proposte concrete in questa direzione, «permettendo loro di superare le loro divergenze attraverso l'integrazione europea, come è già accaduto in altri parti d'Europa».

 

 

KOSOVO: IL FUTURO DEI BALCANI OCCIDENTALI È NELL'UE

 

Dichiarazioni di Consiglio e Commissione - Kosovo

Dibattito: 20.2.2008

 

In presenza della Presidenza e del Commissario all'allargamento, si è tenuto in Aula un ampio dibattito sulla situazione in Kosovo e nei Balcani occidentali. Prendendo atto della dichiarazione di indipendenza, molti hanno sottolineato il caso particolare del Kosovo e sostenuto che il futuro della regione è nell'Unione europea. Ma alcuni deputati non hanno nascosto preoccupazione.

 

Dichiarazione del Consiglio

Il Primo ministro sloveno Dimitrij Rupel ha ricordato all'Aula che, secondo l'Agenda di Salonicco del 2003, i paesi dei Balcani occidentali potranno diventare membri dell'UE. Ha quindi proseguito che «ora è giunto il momento di onorare i nostri impegni» e fare qualcosa per i paesi della regione.

Per quanto riguarda poi il Kosovo, il ministro ha ricordato che l'UE aveva già annunciato la missione PESD, ma ha sottolineato che la questione delle relazioni con il Kosovo sono di competenza dei singoli Stati membri. In merito alle relazioni con la Serbia, ha aggiunto, «l'UE ha bisogno della Serbia e la Serbia ha bisogno dell'UE». D'altra parte, «se i negoziati sono esauriti, non lo sono le opportunità di dialogo». E' infatti giunta l'ora di un vero dialogo tra i serbi e gli albanesi in Kosovo, tra Serbia e Kosovo, tra Serbia e UE»

Ha quindi sottolineato che «il caso del Kosovo è veramente unico», e l'integrità territoriale della Serbia non è messa in discussione. Rilevando che la dichiarazione di indipendenza impegna il Kosovo a rispettare la minorità serba e la sua eredità culturale, ha affermato che il popolo serbo, l'eredità e la cultura in Kosovo «formano un prezioso elemento del mosaico culturale europeo». L'UE, ha concluso, lascia aperte le sue porte alla Serbia e anche al Kosovo.

 

Dichiarazione della Commissione

Per Olli Rehn, Commissario per l'ampliamento, «domenica scorsa l'Assemblea del Kosovo ha dichiarato l'indipendenza in un clima di dignità. Nella sua dichiarazione il Kosovo si è impegnato a rispettare pienamente i diritti dei serbi in Kosovo». I festeggiamenti in Kosovo si sono svolti «in maniera gioiosa ma responsabile». Tuttavia, si sono registrati atti di violenza a Belgrado e nel Nord del Kosovo e noi «condanniamo l'uso della violenza e chiediamo a tutti i leader e al popolo della regione di restare calmi e mantenere la pace e la stabilità».

Ha quindi ricordato che i ministri degli affari esteri dell'UE lo scorso lunedì hanno risposto con una posizione comune, che era essenziale «per permettere all'UE di guidare la stabilizzazione in atto nei Balcani occidentali e per portare a termine il processo dello status del Kosovo». La Commissione, ha proseguito, era pronta a giocare il suo ruolo e il 5 di marzo dovrebbe proporre misure concrete per l'intera regione «per dare seguito alle sue aspirazioni europee». Nello stesso Kosovo, inoltre, molte aree avevano bisogno di essere sviluppate. E' quindi importante «aiutare il Kosovo a rimettersi in piedi il più velocemente possibile». La Commissione sta infatti lavorando ad una Conferenza di donatori - da organizzare prima dell'estate - per aiutare ad alleviare i più pressanti problemi finanziari.

Capendo che si tratta di «un momento difficile per la Serbia,» ha aggiunto Rehn, è giunto il momento di voltare pagina e guardare al futuro. E il futuro della Serbia è in Europa, la Serbia e l'intera regione sono candidate ad entrare nell'Unione europea. Concludendo, si è detto sicuro dell'aiuto del Parlamento europeo per assicurarsi che «i cittadini della regione possano realizzare le loro aspirazioni e diventare, un giorno, parte dell'Unione europea».

 

 

GAZA: ELIMINARE IL BLOCCO E CESSARE LE VIOLENZE, DA AMBO LE PARTI

Doc. B6-0066, 0067, 0065, 0069, 0071, 0072/2008

 

Risoluzione comune sulla situazione nella striscia di Gaza

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 30.1.2008 - Votazione: 21.2.2008

 

La situazione a Gaza minaccia la pace. E' quanto sostiene il Parlamento evidenziando il fallimento della politica di isolamento e chiedendo di levare l'embargo. Nel sollecitare la ripresa della missione UE e più forze internazionali alle frontiere, chiede di garantire la fornitura di aiuti e il sostegno per la costruzione dello Stato palestinese. Chiedendo di cessare il lancio di razzi e le relative rappresaglie, rileva l'importanza di un collegamento permanente tra Gaza e la Cisgiordania.

 

Approvando ad amplissima maggioranza una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici eccetto l'IND/DEM, il Parlamento osserva che a seguito dell'embargo sulla circolazione delle persone e delle merci, del parziale rifiuto di accesso all'acqua potabile, al cibo e all'elettricità e della mancanza di beni e servizi essenziali, «la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza si è ulteriormente deteriorata» e l'economia è stata ulteriormente paralizzata.

 

Il blocco di Gaza è fallito

Il Parlamento ribadisce quindi la sua profonda preoccupazione per la crisi umanitaria e politica nella Striscia di Gaza e per le sue ulteriori possibili gravi conseguenze. Per i deputati, infatti, la situazione e i recenti sviluppi nella Striscia di Gaza «minacciano di pregiudicare i negoziati in corso fra israeliani e palestinesi nonché gli sforzi per concludere un accordo entro la fine del 2008».  Ritengono, peraltro, che i recenti sviluppi a Rafah, siano essi eventi pacifici o atti di violenza, «costituiscano il risultato di tale crisi nella Striscia di Gaza».

Nel ritenere che la politica di isolamento della Striscia di Gaza «sia fallita a livello sia politico che umanitario», il Parlamento ribadisce il suo appello per una cessazione del blocco e una riapertura controllata dei valichi da e verso Gaza. Invita inoltre Israele a garantire la circolazione delle persone e delle merci a Rafah, Karni e agli altri valichi.

In tale ambito, il Parlamento chiede la ripresa della missione UE di assistenza frontaliera a Rafah e, al riguardo, ritiene opportuno esaminare un nuovo mandato del Consiglio per la missione. Allo stesso tempo sollecita un incremento della presenza e del ruolo delle forze internazionali nella regione all'interno di questo quadro.

Nell'invitare il Consiglio e la Commissione a continuare a garantire, insieme alla comunità internazionale, l'aiuto umanitario essenziale per i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza, il Parlamento sottolinea l'importanza del nuovo meccanismo di finanziamento PEGASE. Ma esprime profonda preoccupazione per la distruzione di impianti finanziati nel quadro degli aiuti umanitari o del finanziamento dei progetti ad opera dell'Unione europea.

D'altra parte, si compiace dei risultati della Conferenza internazionale dei donatori per lo Stato palestinese e, in particolare, per il finanziamento di oltre 7,4 miliardi di dollari USA. Invita quindi tutti i donatori a onorare i propri impegni «a sostegno degli sforzi per costruire il futuro Stato palestinese conformemente al piano di sviluppo e riforma presentato dal Primo ministro Fayyad».

 

Stop alle violenze e collegare Gaza alla Cisgiordania

Il Parlamento esprime «la sua profonda simpatia alla popolazione civile colpita dalla violenza a Gaza e nel sud di Israele» e ribadisce quindi il suo invito a cessare immediatamente ogni atto di violenza, poiché la popolazione civile «dovrebbe essere al riparo da ogni azione militare e da ogni repressione collettiva.

Più in particolare, esorta Israele a porre fine alle azioni militari «che uccidono e mettono in pericolo i civili nonché alle uccisioni mirate stragiudiziali» e lo invita a soddisfare i propri obblighi internazionali, «come potenza occupante», nella Striscia di Gaza. Dovrebbe quindi garantire un costante e sufficiente flusso di aiuti umanitari, assistenza umanitaria nonché di merci e servizi essenziali, fra cui carburante e forniture energetiche, alla Striscia di Gaza.

D'altra parte, il Parlamento chiede ad Hamas, «a seguito dell'occupazione illegale della Striscia di Gaza», di impedire il lancio di razzi ad opera delle milizie palestinesi dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano. Nel ribadire la sua richiesta d'immediato rilascio del caporale israeliano Gilad Shalit, «che sarebbe percepito come un gesto di buona volontà da parte di Hamas», invita Hamas a rivedere la sua posizione, in linea con i principi del Quartetto e gli impegni internazionali concordati in precedenza ed a sostenere il processo di pace e i negoziati in corso.

Il Parlamento, infine, sottolinea la grande importanza di un collegamento geografico e commerciale permanente tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania nonché di una loro pacifica e duratura riunificazione politica.

 

 

MERCATO INTERNO/CONSUMATORI

 

 

INDUSTRIA: PRODOTTI SICURI SE C'È IL MARCHIO CE

 

-       Doc. A6-0490/2007 - Relazione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un quadro comune per la commercializzazione dei prodotti

-       Doc. A6-0491/2007 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti

-       Doc. A6-0489/2007 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce procedure relative all'applicazione di determinate norme tecniche nazionali a prodotti legalmente commercializzati in un altro Stato membro e che abroga la decisione n. 3052/95/CE

Procedura: Codecisione, prima lettura- Dibattito: 19.2.2008 - Votazione: 21.2.2008

 

Il Parlamento ha adottato un pacchetto legislativo volto ad agevolare la libera circolazione dei prodotti nell'UE attraverso un rafforzamento del mutuo riconoscimento delle norme tecniche nazionali e della vigilanza del mercato e con la definizione delle responsabilità degli operatori economici, soprattutto degli importatori. Sono poi definite le norme sul marchio CE di conformità, comprese le sanzioni, anche penali, per un suo uso scorretto.  Ma è prevista una certa flessibilità per le PMI.

 

Approvando i maxi emendamenti di compromesso negoziati dai relatori con il Consiglio, il Parlamento ha dato il via libera definitivo a un pacchetto di misure che ambiscono ad essere applicate - in modo coerente, trasparente e armonizzato, e con strumenti standardizzati - ai prodotti venduti nell'UE.

Il pacchetto intende agevolare la libera circolazione delle merci nell'UE attraverso un rafforzamento del principio del mutuo riconoscimento delle norme tecniche nazionali e stabilire norme per la sorveglianza del mercato e l'accreditamento dei prodotti. Stabilisce inoltre le norme relative al marchio CE. Comprende anche l'istituzione di un quadro generale di natura orizzontale da applicare alla futura normativa sull'armonizzazione delle condizioni di commercializzazione dei prodotti (come quella sulla sicurezza dei giocattoli). Definisce inoltre gli obblighi generali per gli operatori economici e una serie di procedure di valutazione della conformità.

 

Un quadro comune per la commercializzazione dei prodotti

La Commissione proponeva di escludere dal campo d'applicazione della decisione sul quadro generale taluni settori già trattati dettagliatamente dalla normativa UE, come quella su alimenti, mangimi, tabacco, medicinali umani e veterinari. Come richiesto dai deputati, il compromesso respinge un'esclusione "a priori", prevedendo unicamente la possibilità di discostarsi dai principi comuni di riferimento in virtù delle specificità di taluni settori, «fermo restando che tale opzione dovrà essere giustificata».

 

Conformità dei prodotti e marchio CE

Accogliendo una richiesta dei deputati, il compromesso precisa che i prodotti immessi sul mercato comunitario «devono essere conformi a tutta la normativa applicabile». Parimenti, introduce una definizione di "marchio CE" molto simile a quella suggerita dai deputati, ossia «un marchio che attesta la dichiarazione del fabbricante secondo cui il prodotto è conforme a tutte le prescrizioni applicabili stabilite nella normativa comunitaria di armonizzazione che ne prevede l'apposizione». La decisione dispone quanto necessario per la "valutazione di conformità" e per la "dichiarazione CE di conformità". Quest'ultima «attesta che è stata dimostrata la conformità» alle pertinenti prescrizioni e, con essa, «il fabbricante si assume la responsabilità» per la conformità del prodotto.

Il regolamento sulla vigilanza del mercato, come richiesto dai deputati, dispone che il marchio CE «è l'unico marchio che attesta la conformità del prodotto alle prescrizioni applicabili della normativa comunitaria di armonizzazione che ne disciplina l'uso» ed è «la conseguenza visibile di un intero processo che comprende la valutazione di conformità in senso ampio». Il marchio può essere apposto solo dal fabbricante che, così facendo, «accetta di assumersi la responsabilità della conformità del prodotto».

 

Sanzioni per l'uso scorretto del marchio CE

Il regolamento, che è applicabile a partire dal 1° gennaio 2010, vieta l'apposizione su un prodotto di marchi, segni o iscrizioni suscettibili di indurre in errore i terzi circa il significato e il simbolo grafico del marchio CE o entrambe le cose. Può, tuttavia, essere apposto ogni altro marchio che non comprometta la visibilità, la leggibilità ed il significato del marchio CE. Possono inoltre essere utilizzati altri marchi ma solo «nella misura in cui contribuiscono a migliorare la protezione dei consumatori e non rientrano nella normativa comunitaria di armonizzazione».

Come proposto dai deputati, gli Stati membri dovranno garantire la corretta applicazione delle norme che disciplinano il marchio CE e procedere legalmente contro il suo uso improprio, prevedendo anche sanzioni, incluse quelle di natura penale, per le infrazioni gravi. Le sanzioni, è precisato, devono essere proporzionate alla gravità dell'infrazione e costituire «un deterrente efficace».

Il compromesso accoglie la richiesta dei deputati che chiede alla Commissione di lanciare una campagna di informazione - rivolta soprattutto agli operatori economici, alle organizzazioni dei consumatori e settoriali nonché agli addetti alle vendite - per garantire una maggiore sensibilizzazione dei consumatori in materia di marchio CE.

 

Maggiori responsabilità sugli importatori

La decisione, come suggerito dai deputati, stabilisce che gli operatori economici (fabbricanti, importatori e distributori), in funzione dei loro rispettivi ruoli nella catena di fornitura, «sono responsabili della conformità dei prodotti a tutta la normativa applicabile, in modo da garantire un elevato livello di tutela degli interessi pubblici, quali la salute e la sicurezza, la protezione dei consumatori e dell'ambiente e un'equa concorrenza sul mercato comunitario. Essi hanno anche «la responsabilità giuridica di vigilare a che tutte le informazioni che essi forniscono in relazione ai loro prodotti siano accurate, complete e conformi alle norme comunitarie applicabili».

Per assicurare che i prodotti provenienti dai paesi terzi siano conformi a tutti i requisiti comunitari, una particolare attenzione è attribuita agli importatori. Il compromesso, seguendo le indicazioni dei deputati, ne precisa pertanto responsabilità e obblighi. Gli importatori, ad esempio, sono obbligati a immettere sul mercato «solo prodotti conformi». Devono anche assicurare - e non solo verificare, come proposto dalla Commissione - che il fabbricante abbia eseguito l'appropriata procedura di valutazione di conformità dei prodotti e preparato la documentazione tecnica. Spetta loro inoltre assicurare che sul prodotto siano apposti i marchi di conformità prescritti.

Se un importatore ha motivo di credere che un prodotto non è conforme, è precisato che egli non può immetterlo sul mercato fino a quando non sia stato reso conforme. Se un prodotto presenta un rischio, inoltre, l'importatore deve informarne il fabbricante e l'autorità di vigilanza del mercato. Qualora un importatore ritenesse che un prodotto da lui immesso sul mercato non è conforme, deve immediatamente prendere misure correttive e, se ciò fosse impossibile, deve ritirarlo dal mercato. Gli importatori, come i fabbricanti, che immettono sul mercato prodotti non conformi ai requisiti comunitari armonizzati sono responsabili dei danni causati (in forza alla direttiva 85/374 sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi).

Come richiesto dai deputati, in tutti i casi in cui risulti opportuno per la tutela della salute e per la sicurezza dei consumatori, «gli importatori eseguono prove a campione dei prodotti commercializzati, esaminano i reclami e, se del caso, mantengono un registro dei reclami, dei prodotti non conformi e dei richiami di prodotti e informano i distributori di un tale monitoraggio». Devono inoltre assicurare che il prodotto sia accompagnato da istruzioni e informazioni sulla sicurezza «fornite in una lingua ufficiale facilmente comprensibile per i consumatori e gli altri utenti finali, come deciso dallo Stato membro interessato». Un importatore o distributore che rende disponile sul mercato un prodotto con il proprio nome o marchio commerciale, «è soggetto agli obblighi del fabbricante».

Per garantire la tracciabilità di un prodotto lungo la filiera, tutti gli operatori economici devono essere in grado di notificare, su richiesta, alle autorità di vigilanza da chi lo hanno ottenuto e a chi lo hanno fornito. Tale capacità deve essere assicurata per un periodo di tempo «proporzionato al ciclo di vita del prodotto».  

 

No a deroghe generali, ma flessibilità per le PMI

La decisione, come richiesto dai deputati, riconosce che la normativa comunitaria «deve tener conto della situazione specifica delle piccole e medie imprese produttrici in relazione agli oneri amministrativi». Tuttavia, esclude eccezioni e deroghe generali per tali imprese, poiché ciò complicherebbe la situazione giuridica che le autorità di vigilanza del mercato nazionali dovrebbero sorvegliare.

D'altra parte, precisa che la legislazione UE dovrebbe far sì che la situazione delle PMI «venga considerata nell'ambito delle norme per la scelta e l'attuazione delle procedure più idonee in materia di valutazione della conformità e degli obblighi imposti agli organismi di valutazione della conformità, affinché operino in modo proporzionato rispetto alle dimensioni delle imprese e alla limitata natura seriale o non seriale della produzione in questione». Puntualizza inoltre che la decisione lascia libero il legislatore di usare la «necessaria flessibilità» per trattare tali situazioni «senza dover creare inutili soluzioni speciali e improprie soluzioni di ripiego per le PMI e senza compromettere l'interesse pubblico».

 

Agevolare la libera circolazione dei prodotti

L'obiettivo dell'ultimo regolamento, applicabile dal prossimo autunno, è rafforzare il funzionamento del mercato interno, «migliorando la libera circolazione dei prodotti». Stabilisce quindi le norme e le procedure cui devono attenersi le autorità competenti di uno Stato membro quando assumono o si propongono di assumere una decisione che ostacoli la libera circolazione di un prodotto legalmente commercializzato in un altro Stato membro. Prevede inoltre l'istituzione di punti di contatto per i prodotti negli Stati membri per contribuire alla libera circolazione.

Il reciproco riconoscimento si applica ai prodotti che non sono soggetti a misure di armonizzazione a livello comunitario e che possono quindi scontrarsi a ostacoli di natura tecnica definiti a livello nazionale, come ad esempio norme diverse riguardo ai sistemi di illuminazione delle biciclette o relative a test obbligatori da effettuare sui vestiti per bambini. Conformemente al principio del mutuo riconoscimento, invece, uno Stato membro non può vietare la vendita sul suo territorio di prodotti che siano legalmente commercializzati in un altro Stato membro, anche se sono stati fabbricati secondo norme tecniche diverse da quelle cui devono ottemperare i prodotti nazionali. Le uniche deroghe a tale principio sono costituite dalle restrizioni giustificate dai motivi enunciati dal trattato (art. 30) o basate su esigenze imperative di interesse generale e proporzionate all’obiettivo perseguito. Il regolamento inverte l'onere della prova imponendo agli Stati membri il compito di motivare gli ostacoli alla libera circolazione e prevede una serie di garanzie per le imprese che intendono vendere i propri prodotti in un altro Stato membro.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0488/2007 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 515/97 del Consiglio, relativo alla mutua assistenza tra le autorità amministrative degli Stati membri e alla collaborazione tra queste e la Commissione per assicurare la corretta applicazione delle normative doganale e agricola

-       Doc. A6-0011/2008 - Risoluzione legislativa relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario

 

 

 

COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE

 

 

PROMUOVERE LE ESPORTAZIONI DELLE PMI EUROPEE

Doc. A6-0002/2008

 

Relazione sulla strategia dell'Unione europea per assicurare alle imprese europee l'accesso ai mercati

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 18.2.2008 - Votazione: 19.2.2008

 

Il Parlamento sollecita un'ambiziosa strategia di accesso ai mercati extra-UE capace di accrescere la competitività delle imprese europee, in particolare delle PMI. A tal fine occorre rimuovere gli ostacoli tariffari e non tariffari, garantire il rispetto delle norme internazionali, in particolare sulla proprietà intellettuale, e promuovere un accordo multilaterale che favorisca l'accesso ai mercati. E' anche necessario migliorare l'assistenza alle imprese esportatrici.

 

Nel rispondere alla comunicazione della Commissione "Europa globale: un partenariato rafforzato per assicurare l'accesso ai mercati per gli esportatori europei", il Parlamento sottolinea anzitutto la necessità di una strategia di accesso ai mercati «riveduta e più ambiziosa», tesa ad aprire nuovi mercati mondiali ai prodotti e ai servizi europei. Ciò, per i deputati, dovrebbe «rafforzare il ruolo dell'Unione europea nel mondo», salvaguardare i posti di lavoro esistenti in Europa e crearne di nuovi, nonché accrescere la competitività dell'Unione europea. Quest'ultima, pertanto, «dovrebbe impegnarsi al massimo per ottenere concessioni dai suoi partner commerciali che siano proporzionate al loro livello di sviluppo».

La relazione appoggia quindi la messa a punto di iniziative specifiche per affrontare in particolare gli ostacoli commerciali nel settore dei servizi, degli appalti pubblici, degli investimenti e dei diritti di proprietà intellettuale, delle procedure doganali degli aiuti di Stato e altri sussidi, come anche per stabilire regole in materia di concorrenza e garantire la loro adeguata applicazione ai paesi terzi.  Sollecita poi la Commissione e gli Stati membri a fare in modo che le PMI «siano in grado di trarre sistematicamente vantaggio dalle nuove iniziative in materia di accesso ai mercati», mettendo a punto misure ad hoc volte a rafforzare la presenza dei prodotti delle PMI sui mercati dei paesi terzi e a difendere i loro diritti legittimi contro pratiche unilaterali di tali paesi.

 

Rimuovere gli ostacoli all'export UE

Nel ricordare che la strategia dell'UE per assicurare l'accesso ai mercati «riguarda specificamente le economie sviluppate ed emergenti», il Parlamento sottolinea che le esportazioni europee verso questi paesi «sono spesso ostacolate dalla mancanza di reciprocità per quanto riguarda le condizioni di accesso ai mercati, dallo scarso grado di osservanza delle regole del commercio internazionale e dalla proliferazione di pratiche commerciali sleali». Osserva, peraltro, che i diritti di proprietà intellettuale e industriale, comprese le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine, «non sono tutelati efficacemente dai partner commerciali dell'UE a livello mondiale».

Sollecita quindi la Commissione a «reagire rapidamente e con fermezza» di fronte a queste pratiche e a garantire che l'applicazione delle norme stabilite a livello internazionale «non sia subordinata a considerazioni di ordine politico o economico». Invita quindi i partner commerciali dell'Unione europea a ridurre e progressivamente smantellare tutti gli ostacoli che limitano l'accesso al mercato di beni e servizi, nonché ad abrogare le restrizioni alla proprietà estera nei confronti delle imprese europee e a sopprimere le norme discriminatorie. Accogliendo una proposta dell'ALDE, l'Aula invita inoltre la Commissione a occuparsi delle restrizioni imposte alle forniture dei servizi internet e di considerarle come barriere al commercio.

Se condotta con successo, spiegano i deputati, la lotta contro gli ostacoli commerciali «stimolerà gli investimenti, la produzione e il commercio nell'Unione europea e a livello mondiale», tra l'altro rendendo le condizioni di accesso ai mercati «più trasparenti, prevedibili e concorrenziali».

 

Un accordo multilaterale sull'accesso ai mercati

Il Parlamento chiede anche una maggiore coerenza tra le norme e prassi dell'Unione europea e quelle dei suoi principali partner commerciali. Ma sottolinea che l'armonizzazione di norme e regolamentazioni «non dovrebbe indebolire la legislazione europea nel campo della salute, della sicurezza, dell'ambiente e in materia sociale», bensì «favorire l'adozione di norme più rigorose da parte dei principali partner commerciali dell'UE». Evidenzia, peraltro, la necessità di creare sinergie con i principali partner commerciali dell'Unione europea (come gli Stati Uniti d'America, il Canada e il Giappone) per definire una strategia comune di accesso ai mercati e «spianare la strada alla conclusione di un accordo multilaterale sull'accesso ai mercati».

Sollecita poi la Commissione a promuovere meccanismi specifici - a livello di Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) - che consentano un esame e una risposta più rapidi rispetto all'emergere di nuovi ostacoli non tariffari. Occorre inoltre continuare a porre chiaramente l'accento sull'applicazione delle norme e garantire che i paesi terzi ottemperino ai propri obblighi, «ricorrendo al meccanismo per la composizione delle controversie dell'OMC per far valere tale diritto». Anche perché gli accordi di libero scambio con i paesi partner dell'UE «non avranno alcun senso» se questi non assicurano «un significativo accesso al mercato» e progressi reali nella riduzione e nella soppressione delle barriere non tariffarie, «che spesso distorcono la concorrenza più di quanto non facciano le barriere tariffarie».

 

Una migliore assistenza alle PMI

Nel sottolineare la necessità di un'ulteriore cooperazione tra la Commissione e gli Stati membri al fine di condividere informazioni e prassi di eccellenza, il Parlamento chiede la creazione di servizi di assistenza (helpdesk) nazionali o regionali «per centralizzare informazioni e segnalazioni, prestando particolare attenzione agli interessi e alle esigenze delle PMI». L'efficacia di tali reti, è precisato, «aumenterebbe notevolmente se le associazioni industriali nazionali e locali, le camere di commercio, le associazioni di PMI e gli enti di promozione del commercio partecipassero alla loro creazione».

La Commissione, nell'attuare la sua strategia di accesso ai mercati, dovrebbe poi prevedere la creazione di un vero e proprio registro delle denunce e di un servizio assistenza agli Stati membri e alle imprese (con una sezione riservata alle PMI), nonché mettere a punto degli orientamenti strutturati per le priorità, precisando quali sono i mercati, i settori e gli ostacoli sui quali è opportuno focalizzare l'attenzione.

Dovrebbe inoltre rivedere e potenziare la politica di comunicazione sui servizi in materia di accesso ai mercati, con un'attenzione particolare per le PMI, e migliorare la banca dati sull'accesso ai mercati «per renderla di più facile uso e più rispondente alle esigenze delle aziende». I deputati invitano poi la Commissione a rafforzare la sua posizione negli organismi internazionali di normalizzazione, come l'ISO.

Il Parlamento sollecita infine la Commissione e gli Stati membri ad accrescere la cooperazione con le camere di commercio europee, con le associazioni commerciali e con gli enti di promozione del commercio degli Stati membri situati in paesi terzi, nonché a garantire un adeguato scambio di informazioni tra le delegazioni, le ambasciate degli Stati membri, gli altri enti governativi di promozione del commercio estero e le associazioni industriali europee interessate. Ribadisce, peraltro, che la strategia di accesso ai mercati «avrà successo soltanto se gli Stati membri saranno disposti a contribuire con le proprie risorse, tanto umane quanto finanziarie».

POLITICA SOCIALE

 

FAVORIRE NATALITÀ E IMMIGRAZIONE PER COGLIERE LA SFIDA DEMOGRAFICA

Doc. A6-0024/2008

 

Relazione sul futuro demografico dell'Europa

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 20.2.2008 - Votazione: 21.2.2008

 

I cambiamenti demografici nell'UE sono preoccupanti, ma non irreversibili. Il Parlamento chiede di promuovere la natalità con servizi alle famiglie e misure a favore della genitorialità e delle lavoratrici, incluse misure contro le discriminazioni delle madri. Occorre poi agevolare le carriere dei cinquantenni e il lavoro dopo l'età della pensione, ammodernando i regimi pensionistici, garantendo la solidarietà generazionale e pensioni decenti. E' poi necessaria una politica UE dell'immigrazione.

 

L'età media della popolazione europea potrebbe passare da 39 anni nel 2004 a 49 anni nel 2050. A quella data, infatti, il numero dei giovani di età compresa fra 0 e 14 anni passerà da 100 milioni (indice 1975) a 66 milioni, mentre il numero degli anziani di oltre 80 anni passerà dal 4,1% nel 2005 all'11,4%. La popolazione in età lavorativa scenderebbe a 268 milioni e la media europea del tasso di dipendenza anziani (il numero di persone con più di 65 anni diviso per il numero di persone fra i 14 e i 65 anni) passerebbe dal 25% del 2004 al 53% nel 2050. Nel frattempo l'importanza relativa della popolazione europea a livello mondiale passerebbe dal 15% del secolo scorso al 5% nel 2050.

Approvando la relazione, il Parlamento prende nota «con preoccupazione» di queste proiezioni demografiche, ma sottolinea che queste «non sono previsioni irreversibili», bensì costituiscono dei «seri segnali d'allarme». Segnali di cui tener conto «per preparare, sin d'ora, le risposte di domani, mantenere la competitività, un'economia sostenibile, la coesione sociale, la solidarietà tra le generazioni e il modello sociale europeo». I deputati, peraltro, ricordano che le due principali cause dei cambiamenti demografici, ovvero il calo del tasso di natalità e l'invecchiamento della popolazione, «sono frutto del progresso».

 

Più sostegni alle famiglie per aumentare la natalità

Il Parlamento sottolinea che il controllo della fertilità da parte della donna «è il risultato della sua emancipazione e va di pari passo con l'aumento del livello d'istruzione delle giovani donne e con la partecipazione delle donne alla vita attiva e alle responsabilità pubbliche». E questo deve essere considerato come «una conquista irreversibile per l'umanità». Ma il tasso medio di natalità (1,5%) «anormalmente basso» nell'Unione «non è imputabile alla sola volontà delle donne, né riflette le aspirazioni dei cittadini europei a fondare una famiglia».

Il calo allarmante di natalità, per i deputati, è infatti legato alla difficoltà di conciliare vita professionale e vita familiare a causa della mancanza di strutture di custodia per i bambini in tenera età e di sostegni socioeconomici alle famiglie e all'occupazione delle donne. Riconoscendo che una società che pone i minori al centro delle sue politiche «è il presupposto fondamentale per un aumento del tasso di natalità», ritengono possibile modificare le curve di natalità con politiche pubbliche concertate.

Gli Stati membri sono pertanto sollecitati a adottare misure volte alla creazione di strutture di custodia dei bambini, di buona qualità e a prezzi accessibili. Tali strutture, precisano i deputati, devono essere considerate «servizi universali, a disposizione di tutti quanti ne necessitino». Di conseguenza, raccomandano di conciliare gli investimenti pubblici e privati nel settore dell'assistenza all'infanzia e nel sistema di istruzione prescolare.

Il Parlamento invita poi gli Stati membri a esaminare la possibilità di riconoscere la durata del servizio, la sicurezza sociale e i diritti pensionistici ai familiari che svolgono il lavoro informale di assistenza all'infanzia. Occorre inoltre adottare azioni positive a favore della genitorialità, come diritti supplementari alla pensione e sgravi fiscali per la creazione di asili nido aziendali e concedere un aiuto mirato ai giovani genitori che proseguono la loro formazione e i loro studi.

Il Parlamento invita poi gli Stati membri ad ispirarsi alle migliori pratiche per quanto riguarda la durata dei congedi di maternità, nonché per quanto riguarda i congedi parentali, le cure e l'accompagnamento prenatale, la garanzia di reddito durante la gravidanza e la reintegrazione nello stesso posto di lavoro. Gli Stati membri dovrebbero inoltre trasporre la direttiva UE sulla promozione della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allettamento e adottare, nell'ambito della stessa direttiva, misure contro i datori di lavoro che discriminano direttamente o indirettamente le lavoratrici che desiderano la maternità. Ma occorre anche prendere in considerazione misure che, dopo il parto, offrano una protezione e un sostegno specifici, in particolare alle giovani madri sole.

Inoltre, evidenziando «l'enorme disparità» tra uomini e donne per quanto riguarda l'importo medio della pensione, i deputati chiedono agli Stati membri di adottare misure affinché l'interruzione dell'attività professionale per maternità e congedi parentali «cessi di rappresentare una penalizzazione nel calcolo dei diritti pensionistici». Incoraggiano poi gli Stati membri a prevedere bonifici nelle pensioni in funzione del numero di bambini allevati e a riconoscere il ruolo dell'assistenza alla persona nella società.

Nel sottolineare che «i modelli familiari stanno cambiando», il Parlamento chiede alla Commissione e agli Stati membri di «tenere seriamente conto di tale realtà» all'atto di elaborare e attuare le loro politiche. Inoltre, nel porre in luce l'esigenza di migliorare la legislazione europea a favore della protezione della paternità, sollecita misure specifiche per agevolare una maggiore partecipazione dei padri nella vita familiare sviluppando il diritto ai congedi di paternità e la promozione dei diritti dei padri per quanto concerne l'educazione e l'affidamento dei figli, in particolare in caso di separazione e di divorzio.

La Commissione è anche invitata a prendere in considerazione il delicato problema della sterilità «che riguarda le donne, coniugate o meno, o le coppie». Ma, accogliendo un emendamento del PPE/DE, il Parlamento ha soppresso un paragrafo che chiedeva a tutti gli Stati membri di riconoscere la sterilità e di rimborsarne il trattamento medico e psicologico. Nel rilevare poi che l'infertilità è una patologia riconosciuta dall'OMS, i deputati chiedono che sia garantito il diritto delle coppie «all'accesso universale a trattamenti contro l'infertilità». Ma l'Aula ha soppresso, come richiesto dal PPE/DE, l'analoga richiesta per «la procreazione medicalmente assistita» da garantire adottando misure volte a ridurre gli ostacoli finanziari e di altro tipo.

Sempre su suggerimento del PPE/DE, è stato soppresso il paragrafo che sottolineava la necessità di trattare la questione dell'adozione, proponendo alle coppie questa soluzione in ogni momento del trattamento contro la sterilità, come alternativa al trattamento stesso, e che invitava gli Stati membri ad aumentare l'età per l'adozione legale. I deputati invitano, tuttavia, gli Stati membri a facilitare l'affidamento a famiglie di accoglienza dei bambini vittime di maltrattamenti, orfani o allevati da istituzioni specializzate. E sostengono la necessità di riflettere a livello europeo sulle procedure di adozione dei bambini originari di Stati membri o di paesi terzi.

 

Promuovere la carriera degli ultracinquantenni e il lavoro dopo l'età della pensione

Il Parlamento chiede un approccio globale e qualitativo delle risorse umane e propone di definire un "ciclo della vita attiva" coniugando la formazione, l'apprendimento permanente e la valorizzazione delle conoscenze e delle qualifiche formali ed informali, come anche delle carriere, dall'inizio alla fine della vita lavorativa.

Sollecita quindi una riforma della gestione attuale delle risorse umane in Europa e, in particolare, una riforma radicale della gestione delle carriere dei salariati anziani. Questi sono infatti penalizzati dopo i 50 anni, mediante discriminazioni all'assunzione o un accesso limitato alla formazione, il non riconoscimento dell'esperienza acquisita e la rarità delle promozioni professionali. Invita anche gli Stati membri a lanciare un maggior numero di programmi governativi miranti a promuovere l'occupazione degli anziani e misure per favorire il prolungamento dell'attività lavorativa di coloro che lo desiderano.

Pur ricordando che il principio dell'età legale per il pensionamento «costituisce una conquista dei modelli sociali europei», il Parlamento ritiene che, d'intesa con le parti sociali, gli Stati membri dovrebbero promuovere nel rispetto delle tradizioni nazionali, e non impedire, la fissazione di norme ed accordi che consentano di prolungare la vita attiva, su base volontaria, al di là dell'età legale per la pensione stabilita a livello nazionale. Occorre anche esplorare le possibilità di tempo parziale, orario di lavoro modificato, telelavoro e lavoro condiviso e creare una forma innovativa di pensionamento progressivo. Sulla base della contrattazione collettiva autonoma o in consultazione con i comitati aziendali, va diminuito quanto prima il ricorso delle imprese ai prepensionamenti.

I deputati incoraggiano poi gli investimenti nell'istruzione e nella formazione per aumentare il livello di preparazione di base di tutti e lo sviluppo di misure di sostegno all'inserimento professionale iniziale dei giovani e al reinserimento professionale dei lavoratori anziani. Sottolineano, peraltro che il lavoro a tempo parziale «rappresenta uno strumento intermedio utile ai fini del reinserimento sul mercato del lavoro», soprattutto nelle imprese più piccole. Chiedono poi alla Commissione e agli Stati membri di affrontare con urgenza la questione degli aiuti all'occupazione, «considerato l'aumento dell'età pensionabile previsto in molti Stati membri».

Allo stesso tempo, approvando un emendamento proposto da Carlo Fatuzzo (PPE/DE, IT), il Parlamento afferma che è giunto il tempo di affrontare il problema dello stress dei pensionati, e cioè «le sensazioni di depressione, inutilità e nullità sentite dai lavoratori pochi giorni dopo l'inizio della pensione, quando si considerano inutili, abbandonati, soli e senza futuro».

 

Garantire la solidarietà fra le generazioni

La maggiore speranza di vita è «un dato positivo». I deputati che gli Stati membri si premuniscano contro il rischio di povertà dei pensionati «cui mancano i mezzi per permettersi un alloggio, curarsi e giungere al termine della vita in maniera dignitosa». Allo stesso tempo occorre ammodernare i regimi pensionistici per assicurare la loro sostenibilità finanziaria e consentire loro di assorbire gli effetti dell'invecchiamento della popolazione. Gli Stati membri sono quindi invitati a riflettere in modo coordinato sulle possibili riforme «che potrebbero garantire la sostenibilità nel tempo dei sistemi pensionistici e di protezione sociale».

Il Parlamento, d'altra parte, ricorda che il principio di solidarietà fra le generazioni si fonda sul fatto che la popolazione attiva si fa carico dei costi per la protezione e la salute della popolazione non attiva (bambini, giovani, persone dipendenti e anziani). Insiste quindi affinché tale principio «venga mantenuto nonostante il prevedibile squilibrio demografico». In proposito, invita gli Stati membri ad applicare misure più rigorose contro il mancato pagamento delle tasse e dei contributi per l'assistenza sociale al fine di garantire la sostenibilità dei sistemi pensionistici. Li incoraggia inoltre a mantenere la parità di bilancio nei rispettivi sistemi pensionistici.

 

Favorire l'immigrazione

Il Parlamento rileva che il ricorso all'immigrazione «è, e continuerà ad essere», uno degli elementi della demografia dell'Unione europea e potrebbe fornire un apporto positivo dal punto di vista economico, sociale e culturale». Chiede pertanto alla Commissione, agli Stati membri e alle parti sociali «di sviluppare un approccio sereno e ragionato» dell'immigrazione in modo da contrastare le opinioni e gli atteggiamenti xenofobi e razzisti e promuovere la completa ed effettiva integrazione dei migranti nella società. Per i deputati, soprattutto nelle regioni a forte emigrazione, l'integrazione dei migranti è «una misura politica strategicamente importante» per frenare l'impatto negativo del cambiamento demografico.

Sottolineano inoltre la necessità di definire le politiche in materia di immigrazione e di coordinarle fra gli Stati membri, garantendo agli immigrati parità di condizioni di vita e di lavoro. Nel chiedere alla Commissione di presentare nei tempi più brevi una strategia e misure specifiche per l'immigrazione economica, incoraggiano gli Stati membri a espandere le loro misure di integrazione a favore degli immigranti e permettere ai familiari di un lavoratore migrante di ottenere un permesso di soggiorno e, se necessario, un permesso di lavoro. Occorre inoltre garantire la loro sicurezza giuridica e sociale lottando risolutamente conto le organizzazioni clandestine e sanzionando i datori di lavoro che si avvalgono del lavoro illegale.

Infine, i deputati chiedono di assistere le regioni europee interessate dall'emigrazione netta garantendo un alto livello di servizi di interesse generale, di accessibilità e di tutelare la partecipazione economica e le competenze, in particolare nelle isole, nelle zone di frontiera, nelle regioni di montagna e nelle altre aree lontane dai centri popolati.

 

Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo del PPE/DE, CARLO FATUZZO (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono molto lieto di prendere la parola in questa occasione, innanzitutto per complimentarmi con il presidente della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, Jan Andersson, per aver presentato questa documentazione di iniziativa della commissione, così splendidamente e appassionatamente scritta dalla on. Castex in una serie di consultazioni, di partecipazione di tutti i parlamentari della commissione - alcuni in modo particolare - e che mi permette di dire, dopo nove anni che sono parlamentare europeo: finalmente vedo una relazione in Parlamento in cui si parla di pensionati e di anziani! E quanto se ne parla! Domani mattina dirò, nella mia dichiarazione di voto, quante volte la parola pensionato e anziano è contenuta in questa relazione.

Si parla anche di altro, naturalmente, anche di nascite, di bambini, di educazione professionale, ma io voglio sottolineare questo fatto, Presidente: perché si parla finalmente di anziani? Io sono convinto, che questo è dovuto alla grande preoccupazione che tutti i governi hanno, perché essendoci così tanti anziani rispetto a così pochi lavoratori comporta un pagamento di pensioni, un pagamento di assistenza sanitaria molto più elevato di quello che è stato in passato.

Ma guarda un po', venti anni fa, dieci anni fa, trenta anni fa, cinquanta anni fa, nessuno si è mai degnato di pensare che gli anziani debbono essere assistiti, che gli anziani debbono essere aiutati, che coloro che hanno dei genitori anziani debbono avere dei congedi dal lavoro in modo più deciso di quanto non sia mai stato fatto in passato. E si comincia a discutere dei sistemi di pensionamento, e si comincia a discutere che i bambini debbono essere di più, che le madri debbono essere aiutate di più. Ecco, c'era proprio bisogno che succedesse questo cataclisma, che è stato paragonato al cambiamento del clima da qualcuno che mi ha preceduto?

Da un male però, signor Presidente, mi pare di capire che ne viene un bene, perché quello che vedo in questa relazione è qualcosa che io approvo in tutte le sue parti. Finalmente l'Europa, nella persona del Parlamento europeo, dà l'indicazione di come veramente deve essere uno Stato. Che gli Stati seguano questa indicazione!"

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0471/2007 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai censimenti della popolazione e delle abitazioni

Il Parlamento ha adottato il regolamento volto ad armonizzare i dati dei censimenti sulla popolazione e sulle abitazioni nell'UE. Il compromesso con il Consiglio accoglie l'idea dei deputati di stabilire dei criteri per valutare la qualità dei dati raccolti che, peraltro, dovranno risalire allo stesso anno di riferimento in tutta l'Unione. E' poi modificato l'elenco degli argomenti da trattare nei censimenti, ma alcune integrazioni suggerite a suo tempo dai deputati non sono state accolte.

-       Doc. A6-0012/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2004/40/CE sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) (diciottesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE)

 

CONTROLLI DEI BILANCI

 

 

LOTTA ALLE FRODI: PIÙ CONTROLLI E RECUPERARE L'INDEBITO

Doc. A6-0009/2008

Relatore: FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE, IT)

 

Relazione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità - Lotta contro la frode - Relazioni annuali 2005 e 2006

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 18.2.2008 - Votazione: 19.2.2008

 

Nel 2006 sono aumentate irregolarità e frodi al bilancio UE: contrabbando e contraffazioni e, soprattutto, fondi strutturali, sono le principali voci. Scendono, invece, le frodi agricole. L'Italia non è la sola protagonista. Notando il ruolo svolto dalla criminalità organizzata, il Parlamento chiede di rafforzare la vigilanza, aumentare gli sforzi per recuperare le somme pagate indebitamente. Occorre anche rivedere il funzionamento dell'OLAF e tutelare i diritti degli indagati.

 

Approvando la relazione di Francesco Musotto (PPE/DE, IT), il Parlamento si compiace del fatto che le relazioni sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità «siano divenute più analitiche», ma osserva che le statistiche si basano su strutture nazionali molto eterogenee con sistemi amministrativi, giuridici, di controllo e d'ispezione diversi. Chiede quindi alla Commissione di inserire nella relazione annuale 2008 un'analisi delle strutture degli Stati membri che si occupano della lotta alle irregolarità, «affinché il Parlamento possa avere un'idea più chiara dell'applicazione del quadro normativo della lotta antifrode».

Nei settori delle risorse proprie, delle spese agricole e delle azioni strutturali degli Stati membri, le irregolarità notificate hanno riguardato, nel 2006, un importo complessivo di circa 1.143 milioni di euro (contro 1.024 milioni nel 2005, 982,3 milioni nel 2004, 922 milioni nel 2003 e 1.150 milioni di euro nel 2002). Per il 2006, l'importo è così ripartito: 353 milioni di euro per le risorse proprie, 87 milioni di euro a titolo del Fondo europeo di orientamento e di garanzia agricola (FEAOG) e 703 milioni di euro nell'ambito delle azioni strutturali. D'altra parte, i deputati sottolineano che il numero elevato di irregolarità comunicate alla Commissione «non significa necessariamente un elevato livello di frode, ma può essere anche il risultato dell'efficacia dei dispositivi di controllo in atto e di una stretta cooperazione fra lo Stato membro in questione e la Commissione».

 

Stop al contrabbando di sigarette, televisioni e prodotti contraffatti

Per quanto concerne le risorse proprie, il Parlamento rileva che l'importo viziato da irregolarità è aumentato (+7%) da 328 milioni di euro nel 2005 a 353 milioni di euro nel 2006 e, in tale ambito, i prodotti più colpiti dalle irregolarità sono stati i televisori (69 milioni nel 2005 e 62,3 nel 2006) e le sigarette (30,9 milioni nel 2005 e 27,6 milioni nel 2006). Nota inoltre che il numero di casi verificatisi in Italia (+122%) e nei Paesi Bassi (+81%) «è sensibilmente aumentato» e che, nel 2006, sono stati recuperati 113,4 milioni di euro (32%).

Il Parlamento chiede pertanto alla Commissione di indicare, per quanto concerne il settore delle risorse proprie, quali ulteriori azioni intende intraprendere per porre fine all'importazione fraudolenta di televisori, sigarette e, più in generale, di prodotti contraffatti. A tale proposito, nel rilevare con soddisfazione che l'OLAF ha potuto stabilire un'antenna in Cina, incoraggia la Commissione ad intensificare la lotta alla contraffazione.

 

Fondi agricoli: migliorare il recupero delle somme indebite e la vigilanza

In merito alle spese agricole, l'importo viziato da irregolarità è diminuito da 105 milioni di euro nel 2005 a 87 milioni di euro nel 2006. Spagna, Francia e Italia «sono responsabili del 57,2% delle irregolarità» e i settori più colpiti sono quelli dello sviluppo rurale, il settore bovino e quello ortofrutticolo. Il Parlamento, nell'accogliere con favore l'adozione del regolamento volto a permettere un più efficace recupero dei pagamenti irregolari, si compiace anche del buon funzionamento del sistema integrato di gestione e controllo (SIGC), che ha consentito di individuare una parte considerevole delle irregolarità accertate.

D'altra parte, notando con preoccupazione che il livello di recupero delle somme pagate ingiustamente resta basso e varia da uno Stato membro all'altro, i deputati chiedono alla Commissione di incrementare i propri sforzi per migliorare il livello di recupero delle somme indebitamente corrisposte. A loro parere, peraltro, gli Stati membri dovrebbero esercitare una maggiore vigilanza per evitare le irregolarità e recuperare i fondi, mentre occorre prevedere «un aumento considerevole delle penali» per gli Stati membri che permangono inadempienti in materia di recupero degli importi indebitamente versati.

Ritengono poi che la procedura sulla sospensione dei pagamenti vada applicata anche ai finanziamenti della Politica agricola comune (PAC) e chiedono alla Commissione di valutare l'efficienza e la trasparenza dei sistemi di controllo relativi ai pagamenti agli agricoltori. Anche perché, secondo loro, «il comportamento degli Stati membri denota una scarsa vigilanza».

Per il Parlamento, d'altro canto, è «assolutamente inaccettabile» che la Germania e la Spagna non trasmettano da anni alla Commissione le informazioni relative alle irregolarità nel settore delle spese agricole, anche perchè questi due paesi sono responsabili del 38% (33,2 milioni di euro) delle irregolarità. Sollecita quindi la Commissione ad avviare procedure d'infrazione nei loro confronti e a trattenere il 10% dei pagamenti agricoli in attesa della conclusione della procedura. Chiede poi alla Commissione di dimostrarsi «intransigente» «se la Grecia non rispetterà il piano d'azione per l'introduzione del sistema integrato di gestione e di controllo».

 

Azioni strutturali: semplificazione e lotta alla criminalità

Il Parlamento osserva che l'importo viziato da irregolarità a livello delle azioni strutturali è aumentato del 17% (da 601 milioni di euro nel 2005 a 703 milioni) e che le irregolarità riguardano principalmente (75%) il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo (FSE). Germania, Spagna, Italia, Portogallo e Regno Unito sono responsabili di circa l'85% dell'importo viziato (438,1 milioni di euro). I deputati esprimono poi rammarico per il fatto che dei 95 progetti finanziati con i fondi strutturali, sottoposti a revisione, 60 presentavano errori materiali nella spesa dichiarata del progetto.

Notano inoltre che, per il 2006, rimangono da recuperare 266,5 milioni di euro, mentre per gli anni precedenti devono essere recuperati ancora 762 milioni di euro. D'altra parte, ritengono che regole troppo complicate e sistemi di controllo e di sorveglianza inefficaci «contribuiscono alle irregolarità constatate» e osservano che i pagamenti sono arrivati spesso in ritardo ai beneficiari.

Nell'auspicare un maggiore coinvolgimento delle autorità regionali e locali nella programmazione ed esecuzione dei fondi, i deputati ritengono che la Commissione dovrebbe prestare particolare attenzione alle reti criminali specializzate nella sottrazione di fondi dell'UE. In proposito, chiedono alla Commissione di fornire un'analisi dettagliata dei sistemi utilizzati dalla criminalità «organizzata in maniera mafiosa o meno» per violare gli interessi finanziari delle Comunità. Allo stesso tempo invitano gli Stati membri a garantire la qualità dei loro sistemi di controllo e di vigilanza adottando una dichiarazione nazionale di gestione concernente tutti gli stanziamenti comunitari a gestione condivisa.

Il Parlamento auspica l'avvio di procedure di infrazione verso quegli Stati membri che non assistono i servizi della Commissione nell'esecuzione dei controlli sul posto e chiede di valutare la possibilità di rendere gli Stati membri garanti nei confronti delle Comunità per l'utilizzazione dei fondi europei da parte dei destinatari. In proposito, ricorda che nell'ambito delle azioni strutturali rimangono da recuperare più di 1.000 milioni di euro per il 2006 e gli anni precedenti e sottolinea la responsabilità diretta degli Stati membri nel recupero di finanziamenti il cui pagamento è viziato da irregolarità. Ribadisce inoltre l'invito alla Commissione a sospendere i pagamenti in acconto agli Stati membri in casi di serie irregolarità.

Chiedendo con insistenza l'introduzione dell'obbligo vincolante per gli Stati membri di pubblicare informazioni sui progetti e sui beneficiari dei finanziamenti erogati a titolo di tutti i fondi comunitari a gestione condivisa, la relazione sollecita gli Stati membri a comunicare annualmente alla Commissione la perdita finanziaria corrispondente agli importi definitivamente perduti. Dovrebbero inoltre informare la Commissione e l'OLAF in merito alle sentenze pronunciate dai tribunali sull'utilizzazione fraudolenta dei fondi strutturali.

 

Rivedere il funzionamento dell'OLAF e tutelare i diritti degli indagati

I deputati, nel ricordare di aver già caldeggiato l'ipotesi di raggruppare in un unico regolamento le competenze dell'Ufficio antifrode europeo, chiedono all'OLAF di presentare senza indugio un'analisi sull'interoperabilità delle diverse basi giuridiche che gli conferiscono poteri di indagini. Ritengono poi che la modifica del regolamento sul suo funzionamento debba essere oggetto di una valutazione da parte del Parlamento.

Ricordando il caso "Tillack vs Belgio", il Parlamento sottolinea che la perquisizione nei locali dei giornalisti è stata giudicata come violazione dei diritti dell'uomo dalla Corte europea e, in tale contesto, chiede l'adozione di tutte le misure opportune «per tutelare i diritti delle persone indagate».

 

Data l'importanza del tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato dal relatore FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, io vorrei innanzitutto ringraziare il Commissario Kallas per la sua preziosa collaborazione che ha offerto al Parlamento durante i suoi lavori. Altresì vorrei ringraziare l'OLAF, nella persona del suo direttore Franz-Hermann Brüner, per il costante sostegno e per il fondamentale e non facile lavoro svolto, e infine tutti i colleghi per il loro prezioso contributo, nonché le strutture, le istituzioni di tutti i paesi che collaborano con noi in questo lavoro arduo e - mi sia consentito - in particolare la nostra Guardia di finanza della Repubblica italiana, che si distingue in questo impegno per la sua altissima professionalità.

Il problema della tutela degli interessi finanziari della Comunità è un tema di primaria importanza che ci riguarda direttamente come Stati e come cittadini, e pertanto deve essere affrontato con la fermezza e la decisione che merita.

La risoluzione presentata qui oggi vuole dare una risposta concreta all'allarmante fenomeno delle frodi comunitarie. I dati raccolti sono preoccupanti: nel settore delle risorse proprie, delle spese agricole e delle azioni strutturali, le irregolarità hanno riguardato nel 2006 un importo complessivo di 1.143 milioni di euro, rispetto ai 1.024 milioni di euro dell'anno precedente. Le statistiche ci mostrano un numero di irregolarità sempre crescente.

Tuttavia, ci preme sottolineare che un numero elevato di irregolarità non corrisponde necessariamente ad un elevato livello di frode. Esso può anche essere un indice dell'efficacia dei dispositivi di controllo e di una stretta cooperazione fra gli Stati membri e la Commissione. Quest'ultima, nella sua relazione annuale per il 2006, ha giustamente posto l'accento sull'importanza di tale cooperazione, sia ai fini della prevenzione che dell'attività di recupero. Ad oggi, i dati statistici si basano su strutture nazionali eterogenee, con sistemi amministrativi giuridici e di ispezione molto diversi tra loro.

In particolare, si ritiene inaccettabile che Spagna e Germania non trasmettano alla Commissione le informazioni relative alle irregolarità rilevate in formato elettronico come previsto per tutti gli Stati membri. Le normative comunitarie e gli obblighi imposti dalla lotta alla frode devono essere recepiti allo stesso modo dai diversi paesi. A tale scopo, una più intensa collaborazione fra gli Stati e la Commissione è indispensabile per la tutela degli interessi finanziari della Comunità, interessi che devono essere percepiti come comuni, che superano cioè gli interessi dei singoli Stati.

E' necessario rafforzare le sinergie fra le autorità preposte al controllo e le amministrazioni locali per quanto riguarda il coordinamento e lo scambio di informazioni. Mantenere a livello centrale l'organizzazione e l'erogazione finanziaria comporta meccanismi di attuazione complessi ed aumenta le distanze tra i responsabili finanziari e i beneficiari finali.

Un altro punto fondamentale toccato dalla relazione è la semplificazione della normativa. Il periodo di programmazione 2000-2006 ha dimostrato infatti che regole troppo complicate favoriscono la commissione di irregolarità.

Infine, per quanto riguarda l'attività e il recupero è da segnalare un leggero miglioramento, ma il recupero continua a costituire un problema che provoca ingenti danni al bilancio comunitario. In particolare, si ritiene che il periodo di 39 mesi che intercorre tra il momento della commissione delle irregolarità ed il momento della sua comunicazione sia inaccettabile, poiché tale ritardo rende l'attività di recupero ancor più difficoltosa, se non addirittura impossibile."

 

A conclusione del dibattito il relatore FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-IT) è intervenuto come segue:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ringraziare tutti i colleghi per le parole rivoltemi e in particolar modo l'on. Bösch, il cui lavoro precedente ha costituito anche la base per costruire questo mio rapporto.

Vorrei sottolineare alcuni elementi. Fondamentalmente questa sintonia con il Commissario Kallas, in particolare per quel che riguarda - che è un impegno che ha preso la Commissione - l'esemplificazione dei meccanismi normativi che presiedono all'erogazione delle fonti finanziarie. Ha sottolineato un aspetto importante: più difficoltà ci sono, più complicazioni ci sono, più difficile lettura c'è di queste norme, più la criminalità organizzata, soprattutto, e tutte le forme di illegalità si possono insinuare in questi spazi bui. Quindi la semplificazione - e vorrei dire anche in più - l'avvicinamento da chi eroga le somme finanziarie a chi poi sono i beneficiari è un altro meccanismo di chiarezza, di trasparenza, di facilità di comprensione di tutto questo.

Il problema del recupero è un problema reale. I tempi sono troppo lunghi, la capacità di sanzionare chi froda la Comunità europea deve essere garantita da forme di fideiussione, da forme di garanzie come si possono applicare attraverso le banche. Si devono trovare indubbiamente delle forme per poter fare in modo di garantire l'erogazione e garantire soprattutto la possibilità di recuperare queste somme e quindi l'agevolare, il migliorare e il facilitare quelli che sono i tempi.

Noi riteniamo di aver fatto un lavoro - con la collaborazione di tutti e con la voglia e l'impegno politico di tutti i colleghi - fondamentale. E' indubbio che la collaborazione, la disponibilità, la voglia di frenare questo fenomeno estremamente dannoso per la Comunità europea è un fatto estremamente e solamente politico.

Indubbiamente l'assenza del Consiglio non agevola tutto questo perché la sua presenza sarebbe stata anche la possibilità di sapere cosa ne pensa il Consiglio. Ma il Parlamento attorno a questi principi è assolutamente solidale e unito, e quindi riteniamo di aver costruito un fatto positivo che ben ci fa sperare per il futuro."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0010/2008 - Relazione sulla trasparenza nelle questioni finanziarie

Una maggiore trasparenza delle istituzioni europee consentirebbe ai cittadini di capire meglio come vengono utilizzati i fondi UE. E' quanto sostiene il Parlamento chiedendo la pubblicazione dei beneficiari di fondi comunitari, degli importi da recuperare, di una lista nera dei frodatori, dei lobbisti che incontrano i commissari e di tutti gli esperti che assistono la Commissione. Sollecita anche norme etiche per i titolari di cariche pubbliche e un codice deontologico per l'Ufficio antifrode.

 

 

 

 

 

PER LA CRESCITA, INVESTIMENTI, CONCORRENZA E RIDUZIONI FISCALI

Doc. A6-0029/2008

 

Relazione sugli orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione (parte "Indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità"): lanciare il nuovo ciclo (2008-2010)

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 19.2.2008 - Votazione: 20.2.2008

 

Esprimendo preoccupazione per l'elevato livello del tasso di cambio dell'euro, il Parlamento chiede una politica fiscale coordinata che agevoli la crescita e la creazione di nuove imprese e di posti di lavoro. Occorre anche integrare il mercato dei servizi, aprire le industrie di rete alla concorrenza e valutare il ruolo delle multinazionali sui mercati finanziari. Ma vanno anche garantiti una più equa distribuzione dei benefici della crescita e un rafforzamento della coesione sociale.

 

Approvando la relazione con 519 voti favorevoli, 102 contrari e 3 astensioni, il Parlamento osserva che i crescenti squilibri, la domanda aggregata e le pressioni inflazionistiche globali «potrebbero diventare una sfida significativa per la politica monetaria, vista la protratta incertezza sui mercati finanziari». Sottolinea inoltre i crescenti squilibri finanziari e l'eccessiva volatilità dei tassi di cambio come pure la stretta creditizia e, in proposito, esprime preoccupazione «per i livelli elevati del tasso di cambio dell’euro che danneggiano la competitività dell’economia europea e riducono i margini di manovra della politica monetaria», ma difende l'indipendenza della BCE.

I deputati sottolineano poi la necessità di una politica fiscale sana «quale condizione preliminare per una crescita sostenuta e per la creazione di posti di lavoro». Notano poi che è necessario un quadro fiscale coordinato favorevole alle società e in particolare alle PMI e impostato in funzione di una ripresa della crescita e dell'occupazione. A loro parere, inoltre, l'Unione europea deve promuovere disposizioni fiscali volte a incoraggiare la creazione di nuove imprese e l'innovazione tecnologica. Ciò, precisano, potrebbe anche comportare una riduzione delle imposte «che erodono l'efficienza e la creazione di posti di lavoro». Occorre poi «diminuire gli oneri sul lavoro per creare più occupazione e combattere l'economia sommersa» e trasferire il carico fiscale dal lavoro al degrado ambientale «quale soluzione efficace per affrontare sia le questioni ambientali che quelle occupazionali».

Sottolineando la grande importanza dell'efficienza della finanza pubblica, i deputati osservano che, nella maggior parte dei paesi, il consolidamento delle finanze pubbliche «potrebbe contribuire a mantenere intatta la sostenibilità fiscale nel lungo periodo». Ritengono quindi importante «modernizzare l'amministrazione pubblica in modo da migliorare l'efficienza e l'efficacia delle finanze pubbliche». A loro parere, d'altra parte, «un ambiente macroeconomico sano e stabile richiede finanze pubbliche di qualità con bilanci più consolidati». Come pure «una politica intelligente in materia di investimenti privati e pubblici che produca infrastrutture orientate al futuro e apra oggi i mercati di domani».

Alla luce delle continue pressioni al rialzo dei prezzi energetici e delle crescenti minacce per il clima, per i deputati è importante puntare sul miglioramento dell'efficienza energetica quale contributo sia alla crescita che allo sviluppo sostenibile. Sottolineano poi la necessità di aprire le industrie di rete alla concorrenza garantendo condizioni omogenee e un'effettiva concorrenza nei mercati integrati a livello europeo. Anche perché ritengono «che la proprietà pubblica sui mercati dell'elettricità e del gas rappresenti uno degli elementi fondamentali all'origine delle distorsioni a livello europeo e che l'incentivo alla competizione su questi stessi mercati debba essere ulteriormente migliorato».

Allo stesso tempo, il Parlamento chiede l'adozione di provvedimenti per combattere il protezionismo sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea, poiché questo «indebolisce e non protegge i diritti dei consumatori e dei cittadini». Sollecita inoltre una rapida integrazione del mercato dei servizi «applicando e facendo rispettare in modo coerente le norme concordate ed eliminando gli ostacoli alla concorrenza e all'accesso al mercato».

Nel sottolineare poi che un sistema finanziario globale deregolamentato «si situa al di fuori della portata diretta delle politiche dell'UE e può trasmettere rischi di instabilità finanziaria», ritiene che sia necessario procedere a una nuova valutazione dell'impatto del modello imprenditoriale e del ruolo dei gruppi finanziari multinazionali sui mercati finanziari globali.

Il Parlamento accoglie poi con favore la proposta della Commissione di realizzare una “quinta libertà” nel contesto della ricerca e dell’innovazione - la libera circolazione delle conoscenze - a completamento delle quattro libertà di circolazione delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali. In un contesto di prezzi alimentari in aumento, «che sembra essere permanente piuttosto che ciclico», i deputati ritengono opportuno sottoporre a revisione i meccanismi della politica agricola comune (PAC) che limitano l’approvvigionamento. Anche perché la PAC può svolgere un ruolo fondamentale nella stabilizzazione dei prezzi alimentari.

Per i deputati, infine, nel 2008 l'Europa deve rafforzare il suo potenziale di crescita per poter generare posti di lavoro. Nell'interesse della stabilità macroeconomica, inoltre, l'aumento di produttività «deve accompagnarsi ad una più equa distribuzione dei benefici della crescita e ad un rafforzamento della coesione sociale». L'aumento dei redditi deve quindi tenere il passo con la crescita di produttività a medio termine.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0462/2007 - Relazione sulla 23a relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario (2005)

La Commissione deve dimostrare più impegno e fermezza nei confronti degli Stati membri che violano il diritto comunitario. E' quanto chiede il Parlamento sollecitando un più sistematico ricorso alla Corte di giustizia e il rispetto delle sue sentenze. Evidenziando il ruolo svolto dai cittadini nell'individuazione delle infrazioni, i deputati incoraggiano missioni d'inchiesta negli Stati membri e la creazione di uno sportello unico on-line per assistere i cittadini.

 

 

 

CONCORRENZA

 

 

GRANDE DISTRIBUZIONE: NORME UE CONTRO GLI ABUSI CAUSATI DALLE CONCENTRAZIONI

 

Dichiarazione del Parlamento europeo su uno studio e soluzioni all'abuso di potere dei grandi supermercati operanti nell'Unione europea

 

Le piccole aziende, i fornitori e le imprese agricole sono minacciati dalla concentrazione dei supermercati che, sempre di più, impongono prezzi insostenibilmente bassi ai loro fornitori. I consumatori, inoltre, rischiano una perdita di diversità dei prodotti, del patrimonio culturale e dei punti vendita al dettaglio. Per tale ragione il Parlamento chiede di valutare gli abusi di posizione dominante nel settore della grande distribuzione e di armonizzare le norme UE per contrastarli.

 

All'apertura della seduta, il Presidente ha annunciato all'Aula l'iscrizione al processo verbale di una dichiarazione sottoscritta dalla maggioranza dei deputati - diventando così posizione ufficiale del Parlamento europeo - che chiede alla Commissione di avviare uno studio «sugli effetti che la concentrazione del settore dei supermercati nell'UE sta avendo sulle piccole aziende, i fornitori, i lavoratori e i consumatori».

Il Parlamento, più in particolare, sollecita di valutare «le eventuali violazioni di potere d'acquisto che possono derivare da tale concentrazione». Chiede inoltre di proporre «azioni adeguate, anche a livello regolamentare, per tutelare i consumatori, i lavoratori e i produttori da qualsiasi abuso di posizione dominante o dagli effetti negativi» rilevati nel corso del suo studio. Osserva infatti che il settore della distribuzione alimentare all'interno dell'UE «è sempre più dominato da un numero limitato di catene di supermercati» che «stanno rapidamente divenendo "guardiani" del mercato», controllando «l'unico vero accesso degli agricoltori e di altri fornitori ai consumatori dell'UE».

Il Parlamento sottolinea poi che, stando a diverse testimonianze, i grandi supermercati europei «stanno abusando del loro potere d'acquisto per mantenere a livelli insostenibilmente bassi i prezzi corrisposti ai fornitori (con sede nell'UE o meno), imponendo loro condizioni inique». A suo parere, «tali restrizioni sui fornitori implicano effetti a catena negativi sia sulla qualità dell'occupazione sia sulla protezione ambientale», mentre i consumatori «potrebbero dover affrontare una perdita di diversità dei prodotti, del patrimonio culturale e dei punti vendita al dettaglio». Osservando infine che i grandi supermercati gestiscono attività che sono sempre più a carattere transnazionale, sebbene alcuni Stati membri abbiano presentato una normativa nazionale volta a limitare tale abuso, il Parlamento auspica «l'armonizzazione della legislazione UE».

 

Background - la grande distribuzione organizzata in Italia e in Europa

In Italia, tra il 1996 e il 2006, il numero di punti vendita al dettaglio è aumentato sensibilmente sia per quanto riguarda i negozi tradizionali sia per la distribuzione moderna. Per i primi questa tendenza complessiva è dovuta esclusivamente agli esercizi che vendono prodotti non alimentari (+19%) che hanno controbilanciato il declino dei negozi alimentari (-14%). Per la distribuzione moderna sono aumentati i punti vendita di entrambe le tipologie di prodotti, ma la crescita è nettamente più marcata per i non alimentari (+60% contro +34%).

Il risultato è che, in Italia, la quota di mercato della grande distribuzione organizzata (GDO) è passata, in dieci anni, dal 36 al 52%, mentre quella dei negozi tradizionali è scesa dal 53 al 35,6%. Un lieve aumento si è registrato anche per altri tipi di canali di vendita, come il porta a porta e gli ambulanti. Questo ribaltamento è ancora più evidente per quanto riguarda i generi alimentari: la quota di mercato della GDO è passata dal 50% al 69%, mentre quella dei negozi tradizionali è scesa dal 41% al 21%. Stessa tendenza, si è registrata per i beni non alimentari: la quota di mercato della GDP è infatti passata dal 20 al 35%, mentre quella dei negozi tradizionali è scesa dal 67 al 50%.

Allo stesso tempo, nel comparto alimentare europeo si è verificato un importante fenomeno di concentrazione nel settore della GDO, con il risultato che la quota di mercato dei 5 principali operatori ha raggiunto, tra il 1993 e il 2002, più del 69%. Più precisamente, nell'ambito dei super e ipermercati, i primi cinque distributori hanno una quota di mercato pari al 90% in Francia, al 76% in Germania, al 70% nel Regno Unito, al 57% in Spagna e al 55% in Italia.

A livello internazionale, sempre per quanto riguarda gli alimenti, il leader della grande distribuzione organizzata è Wal Mart, con una cifra d'affari che, nel 2005, ha superato i 250 miliardi di euro. Al secondo posto, ma molto più lontano, si trova il gruppo francese Carrefour che ha fatturato "solo" 75 miliardi di euro. Seguono poi un altro americano e un gruppo tedesco Metro (circa 56 miliardi di euro). Il primo italiano - Coop Italia - si posiziona al 49° posto, con 11,5 miliardi di euro di cifra d'affari. Per quanto riguarda il nostro Paese, al secondo posto si posiziona Conad (circa 8 miliardi di euro), seguito da Carrefour Italia, Interdis e Selex (tutti circa 7 miliardi), da Auchan/SMA (5,7 miliardi), Esselunga (5,4), Sisa e Despar (4 miliardi) e C3 (3,5 miliardi).

 

 

 

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

DIRITTI UMANI

-       Doc. B6-0052, 0056, 0099, 0100, 0101/2008 - Risoluzione comune sulla Settima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite

Nel sottolineare il ruolo cruciale del Consiglio dei diritti umani (CDU), il Parlamento esprime però preoccupazione per il suo mancato intervento in molte situazioni urgenti. Rammaricandosi della presenza nel CDU di paesi con situazioni problematiche, sollecita elezioni competitive nel maggio 2008. Chiede poi che il riesame periodico che inizia ad aprile sia all'altezza delle aspettative e ribadisce la necessità che l'UE parli con una sola voce in materia di diritti umani.

-       Doc. B6-0080, 0084, 0085, 0089, 0094, 0097/2008 - Risoluzione sul Nord Kivu

-       Doc. B6-0081, 0087, 0088, 0091, 0098/2008 - Risoluzione sulla Bielorussia

-       Doc. B6-0079, 0086, 0089, 0090, 0093, 0095/2008 - Risoluzione sul Timor Est

 

GIURIDICA

-       Doc. A6-0007/2008 - Relazione sulla richiesta di difesa dei privilegi e dell'immunità dell'on. Claudio Fava

Il Parlamento ha deciso di difendere l'immunità di Claudio Fava nell'ambito di un procedimento presso il Tribunale di Marsala in seguito a una querela depositata da David Costa per talune dichiarazioni rese dal deputato nel corso del programma televisivo Annozero. Nel descrivere e criticare quelle che, a suo giudizio, erano anomalie della campagna elettorale in Sicilia, è spiegato, Fava stava semplicemente facendo il proprio lavoro di deputato del Parlamento europeo.

-       Doc. A6-0008/2008 - Decisione sulla richiesta di difesa dei privilegi e dell'immunità di Witold Tomczak

-       Doc. A6-0021/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa alla struttura e alle aliquote dell'accisa applicata al tabacco lavorato (versione codificata)

-       Doc. A6-0020/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'istituzione dell'Agenzia europea dell'ambiente e della rete europea d'informazione e di osservazione in materia ambientale (versione codificata)

-       Doc. A6-0019/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al livello sonoro all'orecchio dei conducenti dei trattori agricoli o forestali a ruote

-       Doc. A6-0018/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla soppressione dei disturbi radioelettrici (compatibilità elettromagnetica) provocati dai trattori agricoli o forestali a ruote (versione codificata)

-       Doc. A6-0017/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai dispositivi d'illuminazione della targa d'immatricolazione posteriore dei veicoli a motore e dei loro rimorchi (versione codificata)

-       Doc. A6-0016/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio per le targhette e le iscrizioni regolamentari nonché la loro posizione e modo di fissaggio per i veicoli a motore e i loro rimorchi (versione codificata)

-       Doc. A6-0022/2008 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'installazione dei dispositivi di illuminazione e di segnalazione luminosa dei trattori agricoli o forestali a ruote (versione codificata)

 

SVILUPPO REGIONALE

-       Doc. A6-0028/2008 - Risoluzione sul seguito dell'Agenda territoriale e della Carta di Lipsia - Verso un programma d'azione europeo per lo sviluppo spaziale e la coesione territoriale

-       Doc. A6-0023/2008 - Risoluzione sulla quarta relazione sulla coesione economica e sociale

 

AFFARI ESTERI

-       Doc. A6-0503/2008 - Risoluzione  su una strategia comunitaria per l'Asia centrale

-       Doc. A6-0026/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo all'accordo euromediterraneo tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica araba d'Egitto, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Bulgaria e della Romania all'Unione europea

-       Doc. A6-0025/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo all'accordo euromediterraneo tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e lo Stato di Israele, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Bulgaria e della Romania all'Unione europea

 

CULTURA E ISTRUZIONE

-       Doc. A6-0512/2007 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera nel settore audiovisivo che stabilisce le modalità e le condizioni della partecipazione della Confederazione svizzera al programma comunitario MEDIA 2007, nonché dell'atto finale

 

VARIE

-       Doc. B6-0078/2008 - Risoluzione sull'importanza di sostenere misure volte a migliorare la cooperazione scientifica con l'Africa

-       Doc. B6-0086/2008 - Risoluzione sul contributo al Consiglio di primavera 2008 in relazione alla strategia di Lisbona

 


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Servizi mobili via satellite (http://consilium.europa.eu)

RICERCA E SVILUPPO

·         Programma di ricerca sulla qualità di vita delle persone anziane (http://consilium.europa.eu)

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Pacchetto IVA (http://consilium.europa.eu)

·         IVA: luogo di tassazione dei servizi (http://consilium.europa.eu)

TRASPORTI

Galileo (http://consilium.europa.eu/ueDocs/cms_Data/docs/pressData/en/trans/97330.pdf)

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Budget UE 2008: una parte per rendere dinamica la crescita economica (http://ec.europa.eu/budget/l

ibrary/publications/budget_in_fig/dep_eu_budg_2008_en.pdf)

·         Strategia di Lisbona (http://ec.europa.eu/growthandjobs/index_en.htm)

CONCORRENZA

·         Aiuti di Stato: quadro di valutazione (http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/studies_reports/

studies_reports.html)

·         Aiuti di Stato: nuovo metodo per stabilire i tassi di riferimento e di attualizzazione (http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/legislation/reference.html)

·         Aiuti di Stato: norme procedurali (http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/reform/reform.cfm

#ec_93)

POLITICA SOCIALE

·         2010: Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (http://ec.europa.eu)

AMBIENTE

·         Limitare le emissioni di CO2 delle auto (http://ec.europa.eu/environment/co2/co2_home.htm)

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Due nuove agenzie in seno al 7PQRS (http://ec.europa.eu)

MERCATO INTERNO

·         Nessuna legislazione sul credito bancario (http://ec.europa.eu/internal_market/finservices-retail/home-loans/integration_fr.htm)

·         Equivalenza delle norme contabili (http://ec.europa.eu)

POLITICA REGIONALE

·         Politica regionale e Strategia di Lisbona (http://ec.europa.eu)

·         920 milioni di euro per i paesi candidati all'adesione (http://ec.europa.eu)

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Misure antiabuso nel settore dell'impostazione diretta (COM 2007/785)

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Protezione diplomatica dei cittadini comunitari (http://ec.europa.eu)

TRASPORTI

·         Controllo dei trasporti su strada di merci pericolose (COM 2007/795)

·         Euro VI (http://ec.europa.eu/enterprise/automotive/pagesbackground/pollutant_emission/index.htm)

VARIE

·        Insieme nella diversità: Anno europeo del dialogo interculturale 2008 (http://www.dialogue2008.eu)


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·        "Il Regno Unito e l'Irlanda possono partecipare all'adozione delle misure che sviluppano l'acquis di Schengen a condizione che partecipino già alle nuove disposizioni sulle quali si fonda la nuova misura"

Sentenza della Corte nella Cause C-77/05 e C-137/05

 

Correttamente il Consiglio ha rifiutato di ammettere il Regno Unito a partecipare all'adozione del regolamento FRONTEX e del regolamento che stabilisce le norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici nei passaporti.

 

·        "Il pagamento di una pensione di vecchiaia a sfollati di nazionalità o di origine tedesca non può essere rifiutato in ragione della loro residenza in un altro Stato membro"

Sentenza della Corte nelle Cause riunite C-396/05, C-419/05 e C-450/05

 

La Corte dichiara incompatibile con la libera circolazione delle persone l'autorizzazione concessa alla Germania di subordinare il computo di periodi contributivi maturati al di fuori del territorio della Repubblica federale alla condizione che il beneficiario vi risieda.

 

·        "La Corte si pronuncia sulla compatibilità con il diritto comunitario di un'azione collettiva con la quale un'organizzazione sindacale tenta di indurre un prestatore di servizi straniero ad avviare trattative sulle retribuzioni e a sottoscrivere un contratto collettivo"

Sentenza della Corte nella Causa C-341/05

 

Una simile azione collettiva, nella forma di un blocco dei cantieri, costituisce una restrizione alla libera prestazione dei serevizi che, nella fattispecie, non è giustificata alla luce dell'obiettivo di interesse generale della protezione dei lavoratori.

 

·        "La Corte di giustizia chiarisce l'applicazione del principio di libera circolazione dei capitali nei rapporti tra gli Stati membri e i Paesi terzi"

Sentenza della Corte nella Causa C-101/05

 

Qualora un vantaggio fiscale venga subordinato da uno Stato membro a condizioni la cui osservanza può essere verificata soltanto ottenendo informazioni da parte di un paese terzo, è in linea di principio legittimo che tale Stato membro rifiuti la concessione di detto vantaggio se risulta impossibile ottenere dal paese tali informazioni.

 

·        "La Corte si pronuncia sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale nella società dell'informazione"

Sentenza della Corte nella Causa C-275/06

 

Il diritto comunitario non impone agli Stati membri, per garantire l'effettiva tutela del diritto d'autore, l'obbligo di divulgare dati personali nel contesto di un procedimento civile.

 

·        "Il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisiva è contrario al diritto comunitario"

Sentenza della Corte nella Causa C-380/05

 

Tale regime non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

POLITICA SOCIALE

·        Relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - La parità tra le donne e gli uomini - 2008 COM(2008) 10 definitivo

·        Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Proposta di relazione congiunta per il 2008 sulla protezione e sull’inclusione sociale {SEC(2008)91} COM(2008) 42 definitivo

·        Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1904/2006/CE che istituisce, per il periodo 2007-2013, il programma "Europa per i cittadini" mirante a promuovere la cittadinanza europea attiva COM(2008) 59 definitivo

 

AGRICOLTURA

·        Decisione della Commissione del 20 dicembre 2007 relativa alla liquidazione dei conti di alcuni organismi pagatori della Germania, della Spagna, della Francia, dell’Italia e del Lussemburgo per quanto riguarda le spese finanziate dal Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG), sezione garanzia, per l’esercizio finanziario 2004 [notificata con il numero C(2007) 6532] (I testi in lingua tedesca, spagnola, francese e italiana sono i soli facenti fede) (2008/54/CE) (GUUE L 14/2008)

 

CULTURA

·        Proposta di direttiva del Parlamento europeo e al Consiglio relativa alla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro COM(2007) 873 definitivo

 

AMBIENTE

·        Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque e recante modifica delle direttive 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE, 86/280/CEE e 2000/60/CE COM(2007) 871 definitivo

·        Decisione della Commissione del 20 dicembre 2007 recante modifica delle decisioni 2002/231/CE, 2002/255/CE, 2002/272/CE, 2002/371/CE, 2003/200/CE e 2003/287/CE al fine di prorogare la validità dei criteri ecologici per lassegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica a taluni prodotti (GUUE L 16/2008)

·        Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Verso un Sistema comune di informazioni ambientali (SEIS) {SEC(2008) 111}{SEC(2008) 112} COM(2008) 46 definitivo

·        Raccomandazione della Commissione al Consiglio sulla partecipazione della Comunità europea ai negoziati per l’adozione di uno strumento giuridicamente vincolante sul mercurio a seguito della decisione 24/3 del Consiglio direttivo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) COM(2008) 70 definitivo

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·        Regolamento (CE) n. 108/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2008 che modifica il regolamento (CE) n. 1925/2006 concernente l’aggiunta di vitamine e minerali nonché di alcune altre sostanze agli alimenti (GUUE L 39/2008)

·        Regolamento (CE) n. 109/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2008 che modifica il regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari (GUUE L 39/2008)

 

 

 


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.europa.eu

sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl

 

 

 

ESPERTI E ASSUNZIONI

BANDO DI CONCORSO GENERALE INDETTO DALLA FONDAZIONE EUROPEA PER IL MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO A DUBLINO, PER POSTO DI DIRETTORE AGGIUNTO, IN GUUE C 33 A/01 DEL 07/02/2008

Codice: EF/TA/07/03

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

Scadenza: 25/03/2008

ISTRUZIONE, FORMAZIONE E CULTURA

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "GIOVENTÙ IN AZIONE" PER AZIONI «GIOVENTÙ NEL MONDO»: COOPERAZIONE CON PAESI DIVERSI DAI PAESI LIMITROFI ALL'UNIONE EUROPEA, IN GUUE C 38/06 DEL 12/02/2008

Codice: EACEA/31/07

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

Scadenza: 15/04/2008

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA " TEMPUS IV", RIFORMA DELL'ISTRUZIONE SUPERIORE MEDIANTE LA COOPERAZIONE UNIVERSITARIA INTERNAZIONALE

Codice: EAC/04/08

http://ec.europa.eu/education/programmes/tempus/index_en.htm

Scadenza: 28/04/2008

OCCUPAZIONE E POLITICA SOCIALE

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER AZIONI DI "INFORMAZIONE E FORMAZIONE RIVOLTE AD ASSOCIAZIONI DEI LAVORATORI"

Codice: VP/2008/002

http://ec.europa.eu/employment_social/emplweb/tenders/tender

Scadenza: 25/04/2008

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER PROGETTI DI COOPERAZIONE TRASNAZIONALE PER "INFORMAZIONE, CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DELLE IMPRESE"

Codice: VP/2008/003

http://ec.europa.eu/employment_social/emplweb/tenders/tender

Scadenza: 31/03/2008

 

 

 

 

PAESI TERZI - EUROPEAID

BOLIVIA INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "EIDHR" STRUMENTO EUROPEO PER LA DEMOCRAZIA E I DIRITTI UMANI

Codice: EuropeAid/126537/L/ACT/BO

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

Scadenza: 24/03/2008

 

NICARAGUA INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "ATTORI NON STATALI E AUTORITÀ LOCALI NELLO SVILUPPO", AZIONI NEI PAESI PARTNER

Codice: EuropeAid/126557/L/ACT/NI

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

Scadenza: 25/03/2008

 

UGANDA INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA DEL FSE (FONDO SOCIALE EUROPEO) A SOSTEGNO DI MISURE PER IL DECENTRAMENTO

Codice: EuropeAid/126522/M/ACT/UG

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

Scadenza: 25/03/2008

 

BOSNIA-HERZEGOVINA INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER MISURE A SOSTEGNO DELLA REINTEGRAZIONE SOCIO-ECONOMICA DELLE VITTIME DA MINE ANTIUOMO ATTRAVERSO LA CREAZIONE DI IMPIEGO

Codice: EuropeAid/126613/C/ACT/BA

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

Scadenza: 15/05/2008

 

SALUTE E CONSUMATORI

STUDI E CONFERENZE NEL QUADRO DI FISSARE PREZZI E MODALITÀ DI RIMBORSO DEI PRODOTTI FARMACEUTICI NELLA UE - BIL TOT: 800.000 EURO

Codice: DG ENTR No ENT GWP 2008 1.2.7.4

http://ec.europa.eu/enterprise/funding/files/themes_2008/cal

Scadenza: 14/04/2008

 

TRASPORTI

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA MARCO POLO II PER AZIONI DI TRASFERIMENTO FRA MODI, AZIONE AUTOSTRADE DEL MARE, AZIONE DI RIDUZIONE DEL TRAFFICO, AZIONI CATALIZZATRICI E AZIONI COMUNI DI APPRENDIMENTO.

http://ec.europa.eu/transport/marcopolo/guide_proposers/inde

Scadenza: 07/04/2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

 

Azienda bulgara sta cercando aziende italiane produttrici di tubi e barre in acciaio. BG 649

 

Industria bulgara proprietaria di terreni sta cercando investitori europei. BG 654

 

Azienda tedesca produttrice di miele biologico sta cercando distributori in tutta Europa. DE 662

 

Industria tunisina produttrice di pomodori secchi sta cercando partner europei per esportare i propri prodotti. TN 658

 

Azienda tunisina produttrice di mobili per la casa sta cercando partner europei di questo settore di attività per ampliare la propria produzione. TN 659

 

Azienda inglese sta cercando grossisti italiani di prodotti di bigiotteria. UK 657

 

Azienda inglese produttrice di innovativi prodotti per bambini in età da asilo sta cercando rappresentanti in tutta Europa. UK 660

 

Azienda russa specializzata nella vendita di fonti alternative di energia sta cerando cooperazioni finanziarie, accordi di joint venture e attività di ricerca e sviluppo in tutta Europa. RU 646

 

Azienda russa produttrice di prodotti farmaceutici sta cercando servizi intermediari, cooperazione finanziaria e di ricerca e sviluppo al fine di realizzare un progetto per la diffusione e la brevettazione di uno spazzolino da denti di nuova concezione. RU 647

 

Azienda russa specializzata nel taglio e trattamento del legno sta cercando sevizi intermediari per i propri prodotti in tutta Europa. RU 655

 

Azienda turca sta cercando produttori europei di statue per stanze di ricevimento di centri di bellezza e scaffali a norma per uso medico. TR 656

 

Azienda francese sta cercando urgentemente produttori di packaging in carta, polietilene e carta cerata. FR 652

 

Azienda turistica svedese specializzata nell’organizzazione di viaggi naturalistici su misura nel nord della Svezia sta cercando agenzie italiane per instaurare collaborazioni. SE 661

 

Azienda svedese produttrice di pannelli in legno per la costruzione di case prefabbricate sta cercando agenti e rappresentanti in Italia. SE 663

 

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it

 

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana POPOLO DELLA LIBERTÁ

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: +32 2 284 2111 - www.europarl.europa.eu

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.europa.eu/roma/ 

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: +32 2 2991111 -  www.ec.europa.eu  

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - www.ec.europa.eu/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.ec.europa.eu/italia/

 

·         Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: +32 2 285 6111 - www.ue.eu.int

 

·         Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - www.curia.europa.eu/

 

·         Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: +32 2 546 9011 - www.eesc.europa.eu

 

·         Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: +32 2 282 2211 - www.cor.europa.eu/ 

 

·         Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.eur-lex.europa.eu/it/index.htm

serie S (Bandi): www.ted.europa.eu/

 

·         Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.ec.europa.eu/enterprise-europe-network

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue de Commerce, 10 - 1000 Bruxelles

Tel.: +32 2 285 4140 - www.epp-eu

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org