EUROINFORMAZIONI

Lettera informativa che

STEFANO ZAPPALA’

Deputato al Parlamento Europeo

Le invia per tenerLa informata sulle opportunità offerte dall'Unione Europea nei vari settori.

"Euroinformazioni" vuole infatti contribuire a colmare la carenza

d'informazione in materia con particolare riferimento a

Piccola e Media Impresa, Industria, Commercio, Artigianato, Servizi ed Enti Locali.

La Segreteria dell'Onorevole Stefano Zappala’

Via Tucci, 4 - 04100 LATINA

Tel. 0773/ 489367 - Fax 0773/ 417779

è a disposizione di chiunque chieda informazioni per dare alla propria attività una dimensione realmente europea.

 

                                                                                                                               

 

 

 

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

28 Febbraio 2008

n° 157

 

Lettera informativa della Delegazione del POPOLO DELLA LIBERTÁ del Gruppo PPE/DE

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BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

LA TRADUZIONE ASSISTITA AL COMPUTER

 

La Commissione europea ha compiuto un altro passo nella promozione del multilinguismo come parte essenziale dell'unità dell'Europa nella diversità. Una raccolta di circa 1 milione di frasi, associate ad una traduzione di qualità delle stesse in 22 delle 23 lingue ufficiali dell'UE, incluse quelle dei nuovi Stati membri, la più grande mai realizzata in un numero così elevato di lingue è ora disponibile gratuitamente. Questo tipo di dati è estremamente ricercato da quanti si dedicano all'elaborazione di sistemi di traduzione automatica in cui il programma di traduzione "impara" a tradurre correttamente e nel loro contesto parole e frasi a partire da testi tradotti da professionisti. I dati possono inoltre contribuire allo sviluppo di altri strumenti linguistici informatizzati come i controllori grammaticali e ortografici, i dizionari on-line e i sistemi di classificazione di testi multilingue. La Commissione possiede una vasta esperienza nello sviluppo di strumenti di trattamento di testi multilingue e figura all'avanguardia del multilinguismo, offrendo siti web di ricerca di notizie accessibili al pubblico che arrivano a coprire fino a 35 lingue tramite lo strumento European Media Monitoring. Il capitolo "Tecnologie dell'informazione e della comunicazione" del Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo sostiene la ricerca nel campo della traduzione automatica e di altre tecnologie legate al linguaggio.

Per ottenere maggiori informazioni sui dati di traduzione si veda il sito: http://langtech.jrc.it/DGT-TM.html

Lo European Media Monitor è disponibile al seguente indirizzo web: http://emm.jrc.it/overview.html

 

 

 

DUE NUOVE AGENZIE PER LA RICERCA EUROPEA

 

La Commissione europea ha deciso di recente di istituire l’"Agenzia Esecutiva per il Consiglio Europeo della Ricerca" (European Research Council Executive Agency) e l’"Agenzia Esecutiva per la Ricerca" (Research Executive Agency). L'Agenzia Esecutiva per il Consiglio Europeo della Ricerca avrà la responsabilità dell'attuazione del Programma specifico "Idee" e si occuperà della gestione di un fondo di 7 miliardi di euro. L’Agenzia Esecutiva per la Ricerca si occuperà della gestione delle borse Marie Curie, delle azioni di ricerca specifiche per le PMI e dei temi di ricerca relativi a Spazio e Sicurezza. Sarà responsabile della gestione di 6,5 miliardi di euro. Entrambe le Agenzie avranno sede a Bruxelles. Le due agenzie sono state proposte nel documento giuridico che istituisce il 7°PQ e sono state approvate a novembre dagli Stati membri e dal Parlamento europeo.

Per ulteriori informazioni, consultare: http://ec.europa.eu/research/rea e http://erc.europa.eu.

 

 

 

LA NUOVA RETE DI SOSTEGNO ALLE IMPRESE

 

Nel quadro della politica integrata della Commissione per promuovere lo spirito imprenditoriale e la crescita aziendale europea, il commissario dell’industria Verheugen il 7 febbraio in presenza del commissario alla ricerca Potocnik, del primo ministro sloveno Vizjak, del nuovo presidente del Comitato delle regioni Van Den Brade e del presidente del gruppo datori di lavoro del CES, Malosse, ha lanciato la nuova rete di sostegno UE alle imprese, Enterprise Europe Network.

Tutte la maggiori organizzazioni europee di sostegno alle imprese si uniscono per dare un servizio di sportello unico per aiutare le PMI a gestire il potenziale sviluppando le capacità innovanti. Si tratta di una rete di istituti di ricerca, di università, centri di tecnologia, agenzia di sviluppo e innovazione e camere di commercio che con oltre 500 punti di contatto nell’UE e al di fuori, forniscono servizi di sostegno per le PMI.

Unisce i vantaggi delle vecchie reti Euro Info Centre, che davano informazioni generali sulla politica UE per le PMI con i vantaggi della rete Innovation Relais Centre, per l’aiuto alle PMI per l’innovazione. Tutte le PMI avranno informazioni e un servizio personalizzato in base ai bisogni, che farà il miglior uso delle tecnologie moderne e degli organi della nuova rete.

La rete Enterprise Europe Network ha tre obiettivi: agevolare l’internazionalizzazione delle imprese, per la Commissione la rete permetterà a un milione di PMI di partecipare a investimenti esteri, e svilupperà scambi tra imprese, sosterrà partnership internazionali incoraggiando le PMI a svilupparsi; avviare partnership tecnologiche tra le PMI in base al trasferimento di innovazione per un ritorno da investimento per la R&S; assistere le PMI per identificare partners per accordi contrattuali; stimolare innovazione e creazione di nuovi prodotti mettendo a profitto le opportunità del mercato unico. La rete aiuterà le PMI a gestire problemi tecnici come diritti di proprietà intellettuale e norme adattandosi alla legislazione UE. Agevolerà la promozione dell’innovazione incoraggiando le PMI ad essere innovative tramite la R&S. La rete stimolerà la cooperazione con gruppi che riuniscono varie attività di innovazione garantendo alle PMI l’accesso a tecnologie innovative e a progetti e finanziamenti UE. La rete vuol limitare altresì limitare la mancanza di conoscenze delle fonti di finanziamento UE e garantire un ritorno di informazione alla Commissione lavorando in due sensi e garantendo il dialogo tra imprenditori e Commissione, in modo da mediare fra i due punti di vista per garantire che politiche e iniziative della Commissione siano utili alle PMI senza ulteriori oneri amministrativi.

Per maggiori informazioni: http://www.enterprise-europe-network.ec.europa.eu/index_en.htm

 

 

 

UNO "SMALL BUSINESS ACT" PER LE PMI

 

L’importanza delle PMI per l’economia dell’Europa è ormai ampiamente riconosciuta. E’ stata infatti attuata una politica a loro favore già a partire dal 2005, seguendo le linee guida dell’agenda di Lisbona per lo sviluppo e l’occupazione. In base ad una valutazione dei risultati per il periodo 2005-2007, è dimostrato che ci sono stati importanti progressi applicando la logica del “pensare alle PMI innanzitutto”.

La Commissione ha tenuto conto degli interessi delle imprese nei principali programmi di sostegno comunitari 2007-2013 e gli Stati membri hanno attivato sportelli unici “one-stop-shop” per la registrazione delle imprese riducendo tempi e costi di attesa. Nonostante questi miglioramenti la Commissione sottolinea la necessità di aumentare il potenziale di crescita e di opportunità lavorative per le PMI. E’ stato quindi  proposto uno “Small Business Act” per l’Europa, il cui obiettivo principale è la definizione di principi e misure concrete per migliorare il contesto in cui si collocano le PMI europee, tenendo presente le peculiarità di ciascuna. Si deve arrivare ad un dibattito tra tutte le parti interessate sul modo di intendere questo “Small Business Act” per garantire che tutti gli ostacoli allo sviluppo delle PMI siano identificati e superati.

Il 6 febbraio scorso, a Bruxelles, si è svolta una prima riunione per discutere di queste tematiche, intitolata "Come partecipare attivamente?"

La Commissione invita le aziende e le loro associazioni a proporre suggerimenti e a esprimersi, attraverso il seguente questionario on-line: http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=SBAeurope&lang=en oppure si può spedire una mail al seguente indirizzo: entr-sba@ec.europa.eu (entro il 31/03/08). I contributi serviranno alla stesura dello “Small Business Act”.

 

 

 

SCAMBI TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

 

La Commissione ha riunito vari ricercatori UE per informarli circa una iniziativa delle azioni Marie Curie, previste da VII PQ di ricerca, per incoraggiare scambi università-impresa (IAPP), coinvolgendo soprattutto le PMI.

Entro il 2013 erogherà 400 milioni di euro per progetti di scambio di personale tra imprese e università. Alla conferenza sono stati presentati i successi dei precedenti “partenariati industria e ricerca” e sono stati esaminati gli ostacoli attuali alla mobilità tra settore pubblico e privato. L’iniziativa in questione, si compone di gruppi di studio che aiutano i partecipanti ad elaborare partnership di ricerca di gran qualità e ad approfittare di un eventuale contratto nel quadro dell’azione. “L’IAPP è uno degli strumenti più efficaci del VII° PQ di RST”, ha detto il commissario alla ricerca Potocnik, nel discorso di apertura, “spero di vedere molti matrimoni riusciti nel quadro di tale azione”. Il programma IAPP è aperto a tutti gli organismi attivi nel settore della ricerca. Le partnership devono riunire almeno un organismo di ricerca privato e uno pubblico di almeno due paesi che partecipano al programma quadro. Il sostegno offerto è destinato a scambi di know how e esperienza sotto forma di scambio di ricercatori, per attività di ricerca e immissione in rete, per reclutare ricercatori esterni alla partnership, per organizzare gruppi di studio e conferenze e per acquisire attrezzature di ricerca per le PMI. Il finanziamento dura quattro anni e copre fino al 100% del costo, non sono richiesti altri finanziamenti. Il secondo appello a presentare proposte è aperto fino al 25 marzo 2008. La quota del bilancio disponibile per il primo appello è di 45 milioni di euro.

 

 

 

GLI INVESTIMENTI NELLA R& S SONO CRUCIALI PER LA PRODUTTIVITÀ

 

Secondo l’ultima relazione della Commissione europea sulla concorrenzialità, gli investimenti nella R & S contribuiscono in misura significativa agli incrementi in termini di produttività.

L’European Competitiveness Report 2007 rivela che nel 2006 il PIL comunitario è salito del 3%, l’incremento più consistente dal 2000. Tale miglioramento è riconducibile ad un aumento della produttività (aumento del PIL per occupato) e alla crescita dell’occupazione. Inoltre, gran parte dei nuovi Stati membri dell’UE, nonché i paesi con un PIL pro capite relativamente basso, stanno recuperando terreno rispetto ai loro vicini con risultati migliori.

Da una prospettiva settoriale, la crescita più marcata ha interessato settori con un forte componente di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), quali apparecchiature per le telecomunicazioni, macchinari per ufficio e computer. “Sono risultati molto incoraggianti, che indicano che le riforme intraprese in linea con la rinnovata strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione stanno iniziando a dare frutti” ha dichiarato il vice presidente della Commissione europea Gϋnter Verheugen. “le industrie europee sono riuscite a mantenere le loro posizioni sui mercati globali, a differenza dei produttori americani e giapponesi. Ora la sfida consiste nel proseguire con la nostra agenda delle riforme”.

La relazione identifica i motori fondamentali che contribuiscono maggiormente alla produttività. “Maggiori investimenti in R & S possono incrementare sensibilmente la crescita della produttività, soprattutto se gli elementi del triangolo della conoscenza, R & S, innovazione, istruzione/formazione, sono ben integrati, anche per quanto riguarda la disponibilità di personale scientifico”, si legge nella relazione.

Secondo la Commissione, la realizzazione dell’obbiettivo di investire il 3% del PIL nelle R & S porterebbe a incrementi sia di produttività che di reddito. Finora solo due Stati membri dell’UE (Svezia e Finlandia) hanno conseguito tali obiettivi e altri otto dovranno raggiungerlo entro il 2010. “La spesa per la R & S, in particolare nel settore privato, continua a preoccuparmi. Vi è la chiara esigenza di aumentarla”, ha commentato il commissario Verheugen. La relazione sottolinea inoltre l’importanza degli investimenti nelle TIC, che generano “rendimenti elevati in termini di guadagni di produttività se accompagnati da cambiamenti organizzativi adeguati e da investimenti nelle competenze”.

Tra gli altri fattori determinanti per la produttività individuati dalla Commissione figurano: stimolare l’imprenditorialità agevolando l’avvio di imprese, migliorare le condizioni per le PMI, rafforzare le migliori pratiche in campo normativo e ridurre la burocrazia. Rivolgendo lo sguardo al futuro, la relazione prende in esame il ruolo che le tecnologie nuove ed emergenti potrebbero svolgere nel rilanciare l’economia. “Non è chiaro in quale misura le tecnologie emergenti (sistemi elettromeccanici, materiali avanzati, bio e nanotecnologie) realizzeranno le potenzialità loro attribuite, ma deve essere chiaro che si tratta di potenzialità significative, in grado di contribuire in modo determinante alla crescita della produttività e all’innovazione nei prossimi decenni”, si legge nella relazione “E’ tuttavia probabile che la gestione della conoscenza diventi più importante e che i modelli imprenditoriali di successo nel futuro saranno in grado di ottenere migliori risultati in questo ambito”.

 

 

 

 

 

 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  30 - 31 GENNAIO 2008

 

 

ISTITUZIONI

 

 

APERTURA DELLA SESSIONE

 

Dando inizio ai lavori, il Presidente si è congratulato con i parlamenti sloveno e maltese che hanno recentemente ratificato il trattato di Lisbona. Ha poi informato l'Aula che la commissione giuridica ha deciso di respingere il ricorso di Beniamino Donnici e confermare il mandato di Giulietto Chiesa. Il Parlamento ha inserito all'ordine del giorno un dibattito, in presenza di Javier Solana, sulla situazione a Gaza.

 

Dopo quello ungherese, ha esordito il Presidente HANS-GERT Pöttering, anche i parlamenti sloveno (a stragrande maggioranza) e maltese (all'unanimità) hanno ratificato il trattato di Lisbona. A suo avviso, si tratta di un importante segnale politico che dimostra la volontà di portare avanti il trattato affinché sia applicabile nel 2009. Si è quindi complimentato con i deputati per la loro decisione «lungimirante». D'altro canto ha rivolto un appello al parlamento slovacco - che ha rinviato sine die la ratifica - ad assumersi le proprie                                                        responsabilità.

 

 

 

LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI

 

 

POSTE: FINE DEI MONOPOLI, MA NON DEL SERVIZIO UNIVERSALE

Doc. A6-0505/2007

 

Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 97/67/CE relativa al pieno completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari

Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito: 30.1.2008 - Votazione: 31.1.2008

 

Il Parlamento ha approvato la direttiva che completa la liberalizzazione dei servizi postali a partire dal 1° gennaio 2011, aprendo alla concorrenza gli invii di plichi di peso inferiore a 50 grammi. Intende poi garantire un servizio universale a prezzi ragionevoli, per cinque giorni la settimana e norme di qualità ben definite, anche nei tempi di consegna. Esige inoltre un'adeguata gestione dei reclami per smarrimento o perdita e stabilisce norme dettagliate per l'assegnazione dei servizi. 

Approvando la relazione, il Parlamento ha adottato definitivamente la direttiva sui servizi postali. Ha infatti sottoscritto la posizione comune definita dal Consiglio che riprende, in tutto o in parte, la maggioranza degli emendamenti proposti dai deputati in prima lettura. La direttiva - che segna l'ultima fase del graduale processo di apertura del mercato postale avviato nel 1997 - potrà quindi essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed entrare presto in vigore. La proposta avanzata dalla GUE/NGL di respingere in blocco la direttiva - ritenuta il risultato della «volontà ideologica di procedere a tappe forzate verso la liberalizzazione totale del settore» senza nessuna seria analisi d'impatto - è stata respinta dall'Aula con 86 voti favorevoli, 549 contrari e 18 astensioni.

 

Liberalizzazione dal 1° gennaio 2011

Con la liberalizzazione degli invii di plichi di peso inferiore a 50 grammi, gli Stati membri non potranno concedere né mantenere in vigore «diritti esclusivi o speciali per l'instaurazione e la fornitura di servizi postali» (raccolta, smistamento, trasporto e distribuzione degli invii postali). Si tratta, in sostanza, del tramonto dei monopoli statali, sottolineato anche dal fatto che la definizione di "rete postale pubblica" è stata sostituita da quella di "rete postale", tout court.

L'apertura del mercato, come richiesto dal Parlamento europeo, avrà luogo a partire dal 1° gennaio 2011, due anni più tardi di quanto proposto in origine dalla Commissione. In ragione dell'adesione in fase avanzata al processo di riforma dei servizi postali, i nuovi Stati membri (eccetto Bulgaria, Estonia e Slovenia) avranno però la possibilità di prorogare tale data di ulteriori due anni (1° gennaio 2013) se lo ritengono opportuno. Lo stesso vale per Grecia e Lussemburgo, per tenere conto del fatto che si tratta di Stati «scarsamente popolati e di limitata superficie geografica che hanno caratteristiche specifiche tali da condizionare i servizi postali, o con una topografia particolarmente difficile, con un elevato numero di isole».

D'altra parte, in considerazione della «natura eccezionale» di tale deroga, la direttiva prevede la possibilità di ricorrere a una clausola di reciprocità in forza alla quale, per un periodo limitato di tempo e per un numero limitato di servizi, sarà consentito agli Stati membri che hanno completato l'apertura dei loro mercati «di non concedere ai monopoli che operano in un altro Stato membro l'autorizzazione di operare sul loro territorio».

 

Servizio universale di qualità, con prezzi ragionevoli e per cinque giorni la settimana

La direttiva impone agli Stati membri di garantire la fornitura del servizio universale. Questo dovrà comprendere almeno la raccolta, lo smistamento, il trasporto e la distribuzione degli invii postali fino a 2 kg e dei pacchi postali fino a 10 kg (innalzabile fino a 20 kg), nonché i servizi relativi agli invii raccomandati e agli invii con valore dichiarato. Il servizio universale dovrà essere garantito come minimo per cinque giorni lavorativi a settimana. Fatte salve, tuttavia, le circostanze o le condizioni geografiche «eccezionali».

D'altra parte gli Stati membri dovranno garantire che le tariffe di ciascuno dei servizi che fanno parte del servizio universale siano «ragionevoli» e, come richiesto dal Parlamento, permettano di fornire servizi accessibili «all'insieme degli utenti, a prescindere dalla situazione geografica e tenendo conto delle condizioni nazionali specifiche». Gli Stati membri potranno mantenere o introdurre un servizio postale gratuito per gli utenti non vedenti e ipovedenti. I prezzi, inoltre, dovranno «essere correlati ai costi», ma gli Stati membri potranno decidere di fissare una tariffa unica per tutto il territorio per motivi di interesse pubblico.  Ciò, tuttavia, non esclude il diritto del fornitore o dei fornitori del servizio universale di concludere con gli utenti accordi individuali in materia di prezzi. Le tariffe, comprese eventuali tariffe speciali, dovranno però essere trasparenti e non discriminatorie.

In relazione al servizio universale, gli Stati membri saranno tenuti a garantire la fissazione e la pubblicazione di obiettivi in materia di qualità, in particolare per quanto riguarda «i tempi di instradamento, la regolarità e l'affidabilità dei servizi». Tale compito spetta agli Stati membri per i servizi nazionali ed al Parlamento e al Consiglio per quelli transfrontalieri intracomunitari. Per questi ultimi, peraltro, la direttiva conferma gli attuali obiettivi che prevedono la consegna dell'85% degli invii entro tre giorni lavorativi dalla data di deposito ed entro cinque giorni per il 97% degli invii. Ma «specifiche situazioni infrastrutturali e geografiche» consentono di derogare a tale criteri. Il controllo delle prestazioni dovrà essere effettuato «almeno una volta l'anno» in modo indipendente da organismi esterni ai fornitori del servizio universale e alle condizioni normalizzate che saranno fissate a livello europeo. I risultati di questa valutazione dovranno essere resi pubblici.

Agli Stati membri è chiesto di assicurare che tutti i fornitori di servizi postali stabiliscano procedure trasparenti, semplici e poco onerose per la gestione dei reclami degli utenti, «in particolare in caso di smarrimento, furto, danneggiamento o mancato rispetto delle norme di qualità del servizio. Dovranno inoltre garantire che le procedure di reclamo consentano di risolvere le controversie «in maniera equa e celere», prevedendo, nei casi giustificati, «un sistema di rimborso e/o compensazione». Gli Stati membri sono anche chiamati a incoraggiare lo sviluppo di sistemi extragiudiziali indipendenti per la soluzione delle controversie fra fornitori di servizi postali e utenti. Dovranno poi garantire agli utenti, individualmente o collegialmente, di presentare alle autorità competenti i casi in cui i ricorsi non abbiano ottenuto risultati soddisfacenti.

In forza alla direttiva, gli Stati membri dovranno provvedere affinché gli utenti e i fornitori di servizi postali ricevano regolarmente dal fornitore o dai fornitori del servizio universale informazioni sufficientemente precise e aggiornate sulle caratteristiche del servizio universale offerto, in particolare per quanto riguarda le condizioni generali di accesso ai servizi, i prezzi e il livello di qualità. Le informazioni dovranno essere pubblicate nel modo appropriato.

Al fine di assicurare il servizio universale, gli Stati membri potranno designare una o più imprese che coprano tutto il territorio nazionale. Potranno anche designare più imprese per fornire i diversi elementi del servizio universale e/o coprire differenti parti del loro territorio. Ma dovranno garantire che le condizioni a cui viene affidato il servizio universale «si basino su principi di trasparenza, non discriminazione e proporzionalità, garantendo in tal modo la continuità della fornitura del servizio universale e tenendo conto del ruolo importante che questo svolge nella coesione sociale e territoriale».

In merito al finanziamento del servizio universale la direttiva fissa le condizioni cui devono soggiacere gli Stati membri. Questi ultimi potranno anzitutto appaltare tali servizi in conformità alle norme e ai regolamenti applicabili in materia di appalti pubblici. Se però stabiliscono che gli obblighi del servizio universale comportano un costo netto (calcolato in base alla direttiva) e che «rappresentano un onere finanziario eccessivo per il fornitore o i fornitori», potranno introdurre un meccanismo volto a compensare l'impresa interessata a partire da fondi pubblici oppure volto a ripartire il costo netto degli obblighi del servizio universale fra i fornitori di servizi e/o gli utenti. In quest'ultimo caso, potranno anche istituire un fondo di compensazione che può essere finanziato mediante diritti a carico dei fornitori dei servizi e/o degli utenti e amministrato da un organismo indipendente dal beneficiario o dai beneficiari. Le autorizzazioni, peraltro, potranno essere vincolate all'obbligo per i fornitori di servizi postali non universali di contribuire finanziariamente al fondo o di adempiere gli obblighi del servizio universale.

 

Servizi postali non universali

Per i servizi che esulano dall'ambito di applicazione del servizio universale, gli Stati membri potranno introdurre autorizzazioni generali «nella misura necessaria per garantire la conformità alle esigenze essenziali». Queste ultime, riprendendo la proposta del Parlamento in prima lettura, sono definite come «i motivi di interesse generale e di natura non economica che possono portare uno Stato membro ad imporre condizioni in materia di fornitura di servizi postali». Tali motivi, è precisato, «sono la riservatezza della corrispondenza, la sicurezza del funzionamento della rete in materia di trasporto di sostanze pericolose, il rispetto delle condizioni di lavoro e dei sistemi di sicurezza sociale ... e, nei casi in cui sia giustificato, la protezione dei dati, la tutela dell'ambiente e l'assetto territoriale».

Più in particolare, la concessione di autorizzazioni può, se necessario e giustificato, prevedere l'imposizione di obblighi in merito alla qualità, alla disponibilità e all'esecuzione dei servizi in questione. Può anche essere subordinata all'obbligo di contribuire finanziariamente ai meccanismi di condivisione dei costi o ai costi operativi delle autorità nazionali di regolamentazione e ad un obbligo di rispettare le condizioni di lavoro previste dalla legislazione nazionale.

 

 

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

 

UNA STRATEGIA UE PER I ROM E STOP ALLE DISCRIMINAZIONI

Doc. B6-0050, 0051, 0052, 0053, 0055/2008

 

Risoluzione comune su una strategia europea per i rom

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 16.1.2008  - Votazione: 31.1.2008

 

Viste le discriminazioni subite dai circa dieci milioni di rom nell'UE, il Parlamento chiede una strategia europea e finanziamenti per promuovere la loro inclusione sociale. Occorre porre fine alla loro segregazione nell'istruzione, sostenerne l'integrazione nel mercato del lavoro e, con microcrediti, aiutarli ad avviare attività imprenditoriali. E' anche necessario migliorare le loro condizioni nelle baraccopoli e garantire loro l'assistenza sanitaria. Va poi riconosciuto l'Olocausto dei rom.

 

Con 510 voti favorevoli, 36 contrari e 67 astensioni, il Parlamento ha approvato una risoluzione sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL che sottolinea anzitutto come i circa 10 milioni di rom che vivono nell'Unione europea siano vittime di discriminazioni razziali, nonostante gran parte di essi siano diventati cittadini dell'UE a seguito degli ampliamenti del 2004 e del 2007, «beneficiando del diritto ... di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri». Osserva inoltre che "l'antizingarismo" o fobia dei rom «è ancora diffuso in Europa», ma anche «promosso e utilizzato dagli estremisti», culminando talvolta «in attacchi razzisti, discorsi improntati all'odio, attacchi fisici, espulsioni illegali e vessazioni da parte della polizia».

Nel condannare «senza eccezioni e senza ambiguità possibili» tutte le forme di razzismo e di discriminazione cui sono soggetti i rom e altre comunità considerate "zingari", il Parlamento considera che la situazione dei rom europei sia «diversa» da quella delle altre minoranze e, pertanto, è giustificata «l'adozione di misure specifiche a livello europeo». Sollecita quindi la Commissione a sviluppare una strategia quadro europea per l'inserimento dei rom, che miri a dare coerenza alle politiche dell'UE a favore della loro inclusione sociale e ad elaborare un piano d'azione comunitario dettagliato che fornisca un sostegno finanziario per la realizzazione di questo obiettivo. A un commissario dovrebbe essere attribuita la competenze di coordinare la politica per i rom.

Osservando che la segregazione nell'istruzione «continua ad essere tollerata negli Stati membri dell'Unione europea», condizionando in modo permanente «la capacità dei bambini rom di sviluppare e di sfruttare il loro diritto ad uno sviluppo educativo», il Parlamento sollecita la Commissione a rafforzare, in via prioritaria, la legislazione antidiscriminazione in questo campo. A suo parere, inoltre, occorre intensificare gli sforzi per finanziare e sostenere, negli Stati membri, azioni intese ad integrare i bambini rom, sin dalla più tenera età, nei sistemi di istruzione ordinari. Le comunità rom, per i deputati, «presentano in media livelli inammissibilmente elevati di disoccupazione». La Commissione dovrebbe pertanto sostenere l'integrazione dei rom nel mercato del lavoro mediante un sostegno finanziario alla formazione e alla riconversione professionale, azioni positive, un'applicazione rigorosa delle leggi antidiscriminazione nel settore dell'occupazione e misure atte a promuovere presso i rom il lavoro autonomo e le piccole imprese. A quest'ultimo proposito, invitano la Commissione a considerare la possibilità di un sistema di microcredito per promuovere l'avvio di piccole imprese e «sostituire la prassi dell'usura». Sottolineano poi l'importanza di promuovere la presenza dei rom a tutti i livelli dell'amministrazione pubblica, comprese le istituzioni europee.

Il Parlamento sottolinea poi che «condizioni di vita deplorevoli e insalubri e una ghettizzazione evidente» sono fenomeni ampiamente diffusi tra i rom, i quali sono regolarmente «vittime di espulsioni forzate o viene loro impedito di abbandonare tali aree». Sollecita quindi la Commissione a sostenere programmi volti a porre fine al fenomeno delle baraccopoli rom - «che generano gravi rischi sociali, ambientali e sanitari» - e a sostenere altri programmi che offrano modelli positivi e riusciti di alloggio per i rom. Facendo proprio un altro emendamento, il Parlamento sollecita inoltre gli Stati membri a risolvere il problema dei campi, «dove manca ogni norma igienica e di sicurezza e nei quali un gran numero di bambini rom muoiono in incidenti domestici, in particolare incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate».

Consiglio, Commissione e Stati membri sono poi invitati a sostenere programmi nazionali volti a migliorare la situazione sanitaria delle comunità rom, in particolare introducendo un adeguato programma di vaccinazioni per i bambini. In proposito, il Parlamento sollecita la fine dell'esclusione sistematica di talune comunità rom dall'assistenza sanitaria, come anche delle «violazioni estreme dei diritti dell'uomo» nell'ambito del sistema sanitario, «comprese la segregazione razziale nelle strutture sanitarie e la sterilizzazione forzata delle donne rom». La maggior parte di queste ultime, osservano peraltro i deputati, subisce una doppia discriminazione, «in quanto rom e in quanto donne». Se i deputati sono d'accordo nell'invitare gli Stati membri a combattere i maltrattamenti delle donne rom, hanno però respinto un altro emendamento, che chiedeva agli stessi rom di rispettare i diritti umani, in particolare per quanto riguarda donne e bambini, «evitando matrimoni forzati».

Il Parlamento esorta la Commissione a creare una mappa paneuropea delle crisi, sulla cui base sono individuate e monitorate quelle aree dell'UE le cui comunità rom «risultano essere le più minacciate dalla povertà e dall'esclusione sociale». D'altro canto, riconosce che le competenze fondamentali e il principale investimento in termini di volontà politica, tempo e risorse «devono essere a carico degli Stati membri». Sottolinea poi l'importanza che riveste il fatto di coinvolgere le autorità locali per garantire un'esplicazione efficace degli sforzi volti a promuovere l'inserimento dei rom e a combattere la discriminazione.

Secondo i deputati infine, l'Olocausto dei rom (Porajmos) «merita un pieno riconoscimento commisurato alla gravità dei crimini nazisti volti ad eliminare fisicamente i rom d'Europa, così come gli ebrei e altri gruppi mirati». A tale proposito, invitano la Commissione e le autorità competenti a compiere i passi necessari «per porre termine alle attività di ingrasso dei suini sul sito dell'ex campo di concentramento di Lety (Repubblica Ceca), lasciando spazio ad un monumento commemorativo che onori le vittime delle persecuzioni».

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0507/2008 - Risoluzione sull'iniziativa della Repubblica d'Austria in vista dell'adozione di una decisione del Consiglio relativa al miglioramento della cooperazione tra le unità speciali d'intervento degli Stati membri dell'Unione europea in situazioni di crisi

-       Doc. A6-0509/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della decisione n. 896/2006/CE che introduce un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento unilaterale da parte degli Stati membri, ai fini del transito nel loro territorio, di determinati documenti di soggiorno rilasciati dalla Svizzera e dal Liechtenstein

-       Doc. A6-0511/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che introduce un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento unilaterale di determinati documenti, da parte di Bulgaria, Repubblica ceca, Cipro, Lettonia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia, come equipollenti ai loro visti nazionali ai fini del transito nel loro territorio

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

RELAZIONI ESTERNE

-       Doc. B6-0046, 0048, 0057/2008 - Risoluzione comune sull'Iran

L'Iran deve sospendere l'arricchimento di uranio e riprendere i negoziati per una soluzione a lungo termine della questione nucleare. E' quanto sostiene il Parlamento che, escludendo qualsiasi opzione militare, lancia un appello affinché l'Iran fornisca risposte complete, chiare e credibili all'AIEA. Sui diritti umani, condanna le esecuzioni, le repressioni e le discriminazioni etniche e religiose. Senza progressi in questi campi, ammonisce il Parlamento, niente accordo di cooperazione con l'UE.

 

AMBIENTE

-       Doc. B6-0059/2008 - Risoluzione sull'esito della Conferenza di Bali sul cambiamento climatico (COP 13 e COP/MOP 3)

Il Parlamento sostiene l'avvio di negoziati in materia di lotta al cambiamento climatico e, sottolineando le responsabilità dei paesi industrializzati, chiede all'UE di ridurre le emissioni di almeno il 30% entro il 2020. Sollecita anche più fondi per la ricerca, l'inclusione dei settori aereo e marittimo negli impegni di riduzione e la revisione della politica UE sui biocarburanti. Occorre poi aiutare i PVS, incoraggiare un'attività forestale sostenibile e sensibilizzare i cittadini.

 

INDUSTRIA, RICERCA E INNOVAZIONE

-       Doc. A6-0005/2008 - Relazione su nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca

Il Parlamento esorta gli Stati membri a spendere il 3% del PIL a favore della ricerca, anche per impedire un’ulteriore fuga di cervelli dall’UE. Occorre poi promuovere, anche finanziariamente, una maggiore mobilità dei ricercatori, il miglioramento delle infrastrutture e il coordinamento tra le varie iniziative a livello europeo. Se è importante favorire la condivisione della conoscenza, va però istituito un brevetto comunitario che stimoli la ricerca nel settore privato.

-       Doc. A6-0003/2008 - Risoluzione su un Piano d'azione per l'efficienza energetica: concretizzare le potenzialità

 

PESCA

-       Doc. A6-0495/2008 - Risoluzione su una politica per ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti nella pesca europea

-       Doc. A6-0001/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla trasmissione di statistiche sull'acquacoltura da parte degli Stati membri

 

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  18 - 21 FEBBRAIO 2008

 

 

TRATTATI

 

 

525 SÌ AL TRATTATO DI LISBONA, PER UN'UE PIÙ DEMOCRATICA E EFFICIENTE

Doc. A6-0013/2008

 

Relazione sul trattato di Lisbona

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 20.2.2008 - Votazione: 20.2.2008

 

Il Parlamento approva il trattato di Lisbona esortando gli Stati membri a ratificarlo entro fine anno ed a informare i cittadini in vista delle elezioni europee del 2009. L'UE sarà così più democratica, efficiente e capace di decidere, rafforzando i poteri del Parlamento e i diritti dei cittadini, senza diventare un Superstato. Resta il rammarico per la rinuncia all'approccio costituzionale e ai simboli, le deroghe alla Carta dei diritti fondamentali e il seggio aggiuntivo concesso all'Italia.

 

Adottando la relazione con 525 voti favorevoli, 115 contrari e 29 astensioni, il Parlamento approva il trattato di Lisbona. Una standing ovation ha salutato l'esito della votazione e il Presidente HANS-GERT PÖTTERING si è compiaciuto della vasta maggioranza raggiunta e si è quindi congratulato con i deputati che «esprimono la libera volontà dei popoli che rappresentano». Il trattato, ha aggiunto, fornisce all'UE maggiore democrazia e capacità di agire».

Per il Parlamento, nel complesso, il trattato rappresenta «un miglioramento sostanziale rispetto ai trattati vigenti». Esso, infatti, aumenterà la responsabilità democratica e la capacità decisionale dell'Unione (mediante un rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo e di quello dei parlamenti nazionali), rafforzerà i diritti dei cittadini europei nei confronti dell'Unione e migliorerà l’efficacia del funzionamento delle sue istituzioni. Il trattato di Lisbona, d'altra parte, «fornirà una struttura stabile che permetterà ulteriori sviluppi dell'Unione in futuro».

I deputati sottolineano inoltre la necessità che tutti gli Stati membri dell'Unione procedano alla ratifica del trattato in tempo utile affinché possa entrare in vigore il 1° gennaio 2009. In questo modo, infatti, i cittadini potranno effettuare le proprie scelte politiche con piena conoscenza del nuovo quadro istituzionale dell'Unione in occasione delle elezioni europee del 2009. Al riguardo, il Parlamento ribadisce la sua richiesta di realizzare «tutti gli sforzi possibili» - da parte delle istituzioni dell'UE e delle autorità nazionali - «per informare i cittadini europei in modo chiaro e obiettivo sul contenuto del trattato». Chiede inoltre l'immediata pubblicazione dei trattati consolidati riveduti dal trattato di Lisbona, per fornire ai cittadini «un testo comunitario di base più chiaro».

La relazione approvata illustra nel dettaglio tutti gli aspetti positivi del nuovo trattato, soprattutto riguardo alle accresciute competenze del Parlamento europeo, ma il Parlamento non rinuncia a formulare qualche preoccupazione. A quest'ultimo riguardo, si dice consapevole «del diffuso rammarico» imputabile al fatto che, per garantire un nuovo accordo fra i 27 Stati membri, è stato necessario abbandonare l'approccio costituzionale e l'inclusione nel trattato della bandiera e dell'inno europeo, nonché posporre l'entrata in vigore di un nuovo sistema di votazione in seno al Consiglio e aggiungere "freni d'emergenza" alla procedura legislativa ordinaria in taluni settori. Ma anche introdurre nel trattato un protocollo che limita gli effetti della Carta sul diritto interno di due Stati membri (Regno Unito e Polonia, ndr) e «il seggio parlamentare supplementare attribuito a uno Stato membro (Italia, ndr), in deroga al principio della proporzionalità degressiva».

 

Maggiore responsabilità democratica

Il Parlamento si compiace del fatto che il controllo democratico e la capacità decisionale saranno rafforzati, «per cui i cittadini saranno in grado di controllare meglio l'operato dell'Unione europea». Ciò sarà possibile grazie al fatto che tutta la legislazione europea sarà soggetta, con poche eccezioni, alla duplice approvazione del Consiglio e del Parlamento europeo. Questa procedura legislativa "ordinaria" (che ricalca l'attuale codecisione) si applicherà a 50 nuove basi giuridiche, per giungere a un totale di 86. Tra i settori che vi rientreranno figurano lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, l'agricoltura e la pesca.

Saranno inoltre rafforzati la verifica preliminare dei parlamenti nazionali su tutta la legislazione dell’Unione e, mediante un nuovo sistema di supervisione, il controllo democratico sulle competenze legislative delegate alla Commissione. Verrà poi istituita una nuova procedura di bilancio «più semplice e più democratica» che, con l'abolizione della distinzione tra "spese obbligatorie" e "spese non obbligatorie", assicurerà «la completa parità tra Parlamento e Consiglio» nell'approvazione dell’intero bilancio annuale. Al Parlamento sarà inoltre garantito il diritto di approvazione del quadro finanziario pluriennale giuridicamente vincolante.

Il Presidente della Commissione verrà eletto dal Parlamento europeo, su proposta dei Capi di Stato e di governo e tenendo conto dei risultati delle elezioni, mentre l'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in qualità di membro della Commissione, dovrà essere sottoposto alla procedura di investitura parlamentare prevista per tutti i commissari. Sarà poi necessario il parere conforme del Parlamento europeo per l’approvazione di un’ampia serie di accordi internazionali firmati dall’Unione. Anche la procedura di revisione dei trattati sarà, in futuro, più aperta e democratica, e vedrà un ampio coinvolgimento del Parlamento europeo.

 

Rafforzamento dei diritti dei cittadini

Il Parlamento si compiace che i diritti dei cittadini saranno rafforzati, grazie al fatto che la Carta dei diritti fondamentali dell'UE diventerà giuridicamente vincolante. Nuove disposizioni agevoleranno la partecipazione di cittadini e associazioni alle deliberazioni dell'Unione e sarà incoraggiato il dialogo con le parti sociali, le comunità religiose e le organizzazioni non confessionali. L'introduzione nel trattato di un'iniziativa dei cittadini europei consentirà a questi ultimi di formulare proposte su questioni per le quali ritengono che un atto giuridico a livello dell’Unione sia necessario. Sarà poi rafforzata la tutela giudiziaria dei cittadini, grazie all'estensione della giurisdizione della Corte di giustizia dell’UE ai settori libertà, sicurezza e giustizia, e alle  maggiori possibilità per le persone fisiche e giuridiche di avere accesso ai procedimenti della Corte.

 

Maggiore chiarezza, l'UE non è un "superstato"

I deputati accolgono con favore il fatto che il trattato stabilisca in modo più chiaro e più visibile i valori sui quali si fonda l'Unione, nonché i suoi obiettivi e i principi che ne governano l'azione e le relazioni con gli Stati membri. Più in particolare, il trattato fornisce una chiara definizione delle competenze dell'Unione nei confronti degli Stati membri e finirà la confusione tra "Comunità europea" e "Unione europea" poiché l'Unione europea diventerà un'unica struttura ed entità giuridica.

Allo stesso tempo, il trattato fornisce «garanzie sufficienti che l'Unione non diventerà un "superstato" onnipotente e centralizzato». Prevede infatti l'obbligo di rispettare l’identità nazionale degli Stati membri e include i principi delle competenze conferite (in base ai quali l'Unione dispone solo delle competenze che le sono conferite dagli Stati membri), della sussidiarietà e della proporzionalità. Contempla poi la partecipazione degli Stati membri al sistema decisionale dell'Unione e alle decisioni in merito a eventuali sue modifiche, nonché il riconoscimento a ciascuno Stato membro del diritto di uscire dall'Unione.

 

Una maggiore efficacia

Il Parlamento plaude al fatto che il nuovo trattato «rafforzerà la capacità delle istituzioni dell'Unione di svolgere i propri compiti in modo più efficace». Infatti, aumenteranno notevolmente gli ambiti in cui il Consiglio decide a maggioranza qualificata, anziché all'unanimità, «consentendo all'Unione di 27 Stati membri di funzionare senza essere bloccata da veti». Un nuovo sistema di doppia maggioranza, inoltre, «faciliterà il processo decisionale in seno al Consiglio». Mentre la distinzione fra strumenti legislativi ed esecutivi sarà chiarita e una nuova definizione di atti delegati consentirà di semplificare e di razionalizzare la legislazione dell'Unione.

La struttura a pilastri sarà abbandonata, «consentendo unità d'azione nei vari campi di attività dell'Unione, con meccanismi e strumenti semplificati». Verranno inoltre definiti con maggiore chiarezza gli obiettivi e le competenze dell'Unione in diversi settori: cambiamento climatico, diritti dei minori, politica europea di vicinato, aiuti umanitari, energia, spazio, ricerca, turismo, sport, salute pubblica e protezione civile. Se la politica commerciale comune è riconosciuta di competenza esclusiva dell’Unione, per una serie di altre questioni sarà possibile applicare metodi decisionali più efficaci.

Il Consiglio europeo, poi, diverrà un'istituzione dell'UE a tutti gli effetti e la sua Presidenza di turno semestrale sarà sostituita da un Presidente eletto per un periodo di due anni e mezzo, «consentendo una maggiore coerenza nella preparazione e nella continuità dei suoi lavori». Dal 2014, inoltre, il numero dei membri della Commissione sarà ridotto a 2/3 del numero di Stati membri, «il che migliorerà la capacità d'azione» e «indicherà ancora più chiaramente che i Commissari rappresentano gli interessi europei e non quelli dei loro paesi d'origine».

Per i deputati, infine, il trattato accrescerà anche la visibilità e la capacità dell'Unione in qualità di attore globale. Grazie, in particolare, alla fusione delle cariche di Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione europea e di Commissario per le relazioni esterne, e alla istituzion