
EUROINFORMAZIONI
Lettera informativa che
STEFANO ZAPPALA’
Deputato al Parlamento Europeo
Le invia per tenerLa informata sulle opportunità offerte dall'Unione
Europea nei vari settori.
"Euroinformazioni"
vuole infatti contribuire a colmare la carenza
d'informazione in
materia con particolare riferimento a
Piccola e Media Impresa, Industria, Commercio, Artigianato, Servizi ed Enti
Locali.
Via
Tucci, 4 - 04100 LATINA
Tel.
0773/ 489367 - Fax 0773/ 417779
è a disposizione
di chiunque chieda informazioni per dare alla propria attività una
dimensione realmente europea.

EUROINFORMAZIONI
PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI
LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
28 Febbraio 2008
n° 157
Lettera informativa della
Delegazione del POPOLO DELLA LIBERTÁ
del Gruppo PPE/DE
____________________________________________________________________________
BREVI
DALL'EUROPA
LA TRADUZIONE
ASSISTITA AL COMPUTER
Per
ottenere maggiori informazioni sui dati di traduzione si veda il sito: http://langtech.jrc.it/DGT-TM.html
Lo
European Media Monitor è disponibile al seguente indirizzo web: http://emm.jrc.it/overview.html
DUE NUOVE AGENZIE PER LA
RICERCA EUROPEA
La
Commissione europea ha deciso di recente di istituire l’"Agenzia Esecutiva
per il Consiglio Europeo della Ricerca" (European Research Council
Executive Agency) e l’"Agenzia Esecutiva per
Per
ulteriori informazioni, consultare: http://ec.europa.eu/research/rea e http://erc.europa.eu.
LA NUOVA RETE DI
SOSTEGNO ALLE IMPRESE
Nel
quadro della politica integrata della Commissione per promuovere lo spirito
imprenditoriale e la crescita aziendale europea, il commissario dell’industria
Verheugen il 7 febbraio in presenza del commissario alla ricerca Potocnik, del
primo ministro sloveno Vizjak, del nuovo presidente del Comitato delle regioni
Van Den Brade e del presidente del gruppo datori di lavoro del CES, Malosse, ha
lanciato la nuova rete di sostegno UE alle imprese, Enterprise Europe Network.
Tutte la
maggiori organizzazioni europee di sostegno alle imprese si uniscono per dare
un servizio di sportello unico per aiutare le PMI a gestire il potenziale
sviluppando le capacità innovanti. Si tratta di una rete di istituti di
ricerca, di università, centri di tecnologia, agenzia di sviluppo e innovazione
e camere di commercio che con oltre 500 punti di contatto nell’UE e al di
fuori, forniscono servizi di sostegno per le PMI.
Unisce i
vantaggi delle vecchie reti Euro Info Centre, che davano informazioni generali
sulla politica UE per le PMI con i vantaggi della rete Innovation Relais
Centre, per l’aiuto alle PMI per l’innovazione. Tutte le PMI avranno
informazioni e un servizio personalizzato in base ai bisogni, che farà il
miglior uso delle tecnologie moderne e degli organi della nuova rete.
Per
maggiori informazioni: http://www.enterprise-europe-network.ec.europa.eu/index_en.htm
UNO "SMALL BUSINESS
ACT" PER LE PMI
L’importanza
delle PMI per l’economia dell’Europa è ormai ampiamente riconosciuta. E’ stata
infatti attuata una politica a loro favore già a partire dal 2005, seguendo le
linee guida dell’agenda di Lisbona per lo sviluppo e l’occupazione. In base ad
una valutazione dei risultati per il periodo 2005-2007, è dimostrato che ci
sono stati importanti progressi applicando la logica del “pensare alle PMI
innanzitutto”.
La
Commissione ha tenuto conto degli interessi delle imprese nei principali
programmi di sostegno comunitari 2007-2013 e gli Stati membri hanno attivato
sportelli unici “one-stop-shop” per la registrazione delle imprese riducendo
tempi e costi di attesa. Nonostante questi miglioramenti
Il 6
febbraio scorso, a Bruxelles, si è svolta una prima riunione per discutere di
queste tematiche, intitolata "Come
partecipare attivamente?"
SCAMBI TRA IMPRESE E
UNIVERSITÀ
Entro il
2013 erogherà 400 milioni di euro per progetti di scambio di personale tra
imprese e università. Alla conferenza sono stati presentati i successi dei
precedenti “partenariati industria e ricerca” e sono stati esaminati gli
ostacoli attuali alla mobilità tra settore pubblico e privato. L’iniziativa in
questione, si compone di gruppi di studio che aiutano i partecipanti ad
elaborare partnership di ricerca di gran qualità e ad approfittare di un
eventuale contratto nel quadro dell’azione. “L’IAPP è uno degli strumenti più
efficaci del VII° PQ di RST”, ha detto il commissario alla ricerca Potocnik,
nel discorso di apertura, “spero di vedere molti matrimoni riusciti nel quadro
di tale azione”. Il programma IAPP è aperto a tutti gli organismi attivi nel
settore della ricerca. Le partnership devono riunire almeno un organismo di
ricerca privato e uno pubblico di almeno due paesi che partecipano al programma
quadro. Il sostegno offerto è destinato a scambi di know how e esperienza sotto
forma di scambio di ricercatori, per attività di ricerca e immissione in rete,
per reclutare ricercatori esterni alla partnership, per organizzare gruppi di
studio e conferenze e per acquisire attrezzature di ricerca per le PMI. Il
finanziamento dura quattro anni e copre fino al 100% del costo, non sono
richiesti altri finanziamenti. Il secondo appello a presentare proposte è
aperto fino al 25 marzo 2008. La quota del bilancio disponibile per il primo
appello è di 45 milioni di euro.
GLI INVESTIMENTI NELLA
R& S SONO CRUCIALI PER LA PRODUTTIVITÀ
Secondo
l’ultima relazione della Commissione europea sulla concorrenzialità, gli
investimenti nella R & S contribuiscono in misura significativa agli
incrementi in termini di produttività.
L’European
Competitiveness Report 2007 rivela che nel 2006 il PIL comunitario è salito del
3%, l’incremento più consistente dal 2000. Tale miglioramento è riconducibile
ad un aumento della produttività (aumento del PIL per occupato) e alla crescita
dell’occupazione. Inoltre, gran parte dei nuovi Stati membri dell’UE, nonché i
paesi con un PIL pro capite relativamente basso, stanno recuperando terreno
rispetto ai loro vicini con risultati migliori.
Da una
prospettiva settoriale, la crescita più marcata ha interessato settori con un
forte componente di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC),
quali apparecchiature per le telecomunicazioni, macchinari per ufficio e
computer. “Sono risultati molto incoraggianti, che indicano che le riforme
intraprese in linea con la rinnovata strategia di Lisbona per la crescita e
l’occupazione stanno iniziando a dare frutti” ha dichiarato il vice presidente
della Commissione europea Gϋnter Verheugen. “le industrie
europee sono riuscite a mantenere le loro posizioni sui mercati globali, a
differenza dei produttori am
La
relazione identifica i motori fondamentali che contribuiscono maggiormente alla
produttività. “Maggiori investimenti in R & S possono incrementare
sensibilmente la crescita della produttività, soprattutto se gli elementi del
triangolo della conoscenza, R & S, innovazione, istruzione/formazione, sono
ben integrati, anche per quanto riguarda la disponibilità di personale
scientifico”, si legge nella relazione.
Secondo
Tra gli
altri fattori determinanti per la produttività individuati dalla Commissione
figurano: stimolare l’imprenditorialità agevolando l’avvio di imprese,
migliorare le condizioni per le PMI, rafforzare le migliori pratiche in campo
normativo e ridurre
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES -
MINISESSIONE 30 - 31 GENNAIO 2008
ISTITUZIONI
Dando inizio ai lavori, il Presidente si è congratulato con i parlamenti
sloveno e maltese che hanno recentemente ratificato il trattato di Lisbona. Ha
poi informato l'Aula che la commissione giuridica ha deciso di respingere il
ricorso di Beniamino Donnici e confermare il mandato di Giulietto Chiesa. Il
Parlamento ha inserito all'ordine del giorno un dibattito, in presenza di
Javier Solana, sulla situazione a Gaza.
Dopo quello ungherese, ha esordito il Presidente HANS-GERT Pöttering,
anche i parlamenti sloveno (a stragrande maggioranza) e maltese (all'unanimità)
hanno ratificato il trattato di Lisbona. A suo avviso, si tratta di un
importante segnale politico che dimostra la volontà di portare avanti il
trattato affinché sia applicabile nel 2009. Si è quindi complimentato con i
deputati per la loro decisione «lungimirante». D'altro canto ha rivolto un
appello al parlamento slovacco - che ha rinviato sine die la ratifica - ad
assumersi le proprie responsabilità.
LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI
POSTE: FINE DEI MONOPOLI, MA NON DEL
SERVIZIO UNIVERSALE
Doc. A6-0505/2007
Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del
Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del
Consiglio che modifica la direttiva 97/67/CE relativa al pieno completamento
del mercato interno dei servizi postali comunitari
Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito:
30.1.2008 - Votazione: 31.1.2008
Il Parlamento ha approvato la direttiva che completa la liberalizzazione
dei servizi postali a partire dal 1° gennaio 2011, aprendo alla concorrenza gli
invii di plichi di peso inferiore a 50 grammi. Intende poi garantire un
servizio universale a prezzi ragionevoli, per cinque giorni la settimana e
norme di qualità ben definite, anche nei tempi di consegna. Esige inoltre
un'adeguata gestione dei reclami per smarrimento o perdita e stabilisce norme
dettagliate per l'assegnazione dei servizi.
Approvando la relazione, il Parlamento ha adottato
definitivamente la direttiva sui servizi postali. Ha infatti sottoscritto la
posizione comune definita dal Consiglio che riprende, in tutto o in parte, la
maggioranza degli emendamenti proposti dai deputati in prima lettura. La
direttiva - che segna l'ultima fase del graduale processo di apertura del
mercato postale avviato nel 1997 - potrà quindi essere pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale ed entrare presto in vigore. La proposta avanzata dalla
GUE/NGL di respingere in blocco la direttiva - ritenuta il risultato della
«volontà ideologica di procedere a tappe forzate verso la liberalizzazione
totale del settore» senza nessuna seria analisi d'impatto - è stata respinta
dall'Aula con 86 voti favorevoli, 549 contrari e 18 astensioni.
Liberalizzazione dal 1° gennaio 2011
Con la liberalizzazione degli invii di plichi di
peso inferiore a 50 grammi, gli Stati membri non potranno concedere né
mantenere in vigore «diritti esclusivi o speciali per l'instaurazione e la
fornitura di servizi postali» (raccolta, smistamento, trasporto e distribuzione
degli invii postali). Si tratta, in sostanza, del tramonto dei monopoli statali, sottolineato anche dal fatto che la
definizione di "rete postale pubblica" è stata sostituita da quella
di "rete postale", tout court.
L'apertura del mercato, come richiesto dal
Parlamento europeo, avrà luogo a partire dal 1° gennaio 2011, due anni più tardi di quanto proposto in origine
dalla Commissione. In ragione dell'adesione in fase avanzata al processo di
riforma dei servizi postali, i nuovi Stati membri (eccetto Bulgaria, Estonia e
Slovenia) avranno però la possibilità di prorogare tale data di ulteriori due
anni (1° gennaio 2013) se lo ritengono opportuno. Lo stesso vale per Grecia e
Lussemburgo, per tenere conto del fatto che si tratta di Stati «scarsamente
popolati e di limitata superficie geografica che hanno caratteristiche specifiche
tali da condizionare i servizi postali, o con una topografia particolarmente
difficile, con un elevato numero di isole».
D'altra parte, in considerazione della «natura
eccezionale» di tale deroga, la direttiva prevede la possibilità di ricorrere a
una clausola di reciprocità in forza
alla quale, per un periodo limitato di tempo e per un numero limitato di
servizi, sarà consentito agli Stati membri che hanno completato l'apertura dei
loro mercati «di non concedere ai monopoli che operano in un altro Stato membro
l'autorizzazione di operare sul loro territorio».
Servizio universale di qualità, con prezzi ragionevoli e
per cinque giorni la settimana
La direttiva impone agli Stati membri di garantire
la fornitura del servizio universale. Questo dovrà comprendere almeno la
raccolta, lo smistamento, il trasporto e la distribuzione degli invii postali
fino a 2 kg e dei pacchi postali fino a 10 kg (innalzabile fino a 20 kg),
nonché i servizi relativi agli invii raccomandati e agli invii con valore
dichiarato. Il servizio universale dovrà essere garantito come minimo per cinque giorni lavorativi a settimana.
Fatte salve, tuttavia, le circostanze o le condizioni geografiche
«eccezionali».
D'altra parte gli Stati membri dovranno garantire
che le tariffe di ciascuno dei
servizi che fanno parte del servizio universale siano «ragionevoli» e, come
richiesto dal Parlamento, permettano di fornire servizi accessibili
«all'insieme degli utenti, a prescindere dalla situazione geografica e tenendo
conto delle condizioni nazionali specifiche». Gli Stati membri potranno
mantenere o introdurre un servizio postale gratuito per gli utenti non vedenti
e ipovedenti. I prezzi, inoltre, dovranno «essere correlati ai costi», ma gli
Stati membri potranno decidere di fissare una tariffa unica per tutto il
territorio per motivi di interesse pubblico.
Ciò, tuttavia, non esclude il diritto del fornitore o dei fornitori del
servizio universale di concludere con gli utenti accordi individuali in materia
di prezzi. Le tariffe, comprese eventuali tariffe speciali, dovranno però
essere trasparenti e non discriminatorie.
In relazione al servizio universale, gli Stati
membri saranno tenuti a garantire la fissazione e la pubblicazione di obiettivi in materia di qualità, in
particolare per quanto riguarda «i tempi di instradamento, la regolarità e
l'affidabilità dei servizi». Tale compito spetta agli Stati membri per i
servizi nazionali ed al Parlamento e al Consiglio per quelli transfrontalieri
intracomunitari. Per questi ultimi, peraltro, la direttiva conferma gli attuali
obiettivi che prevedono la consegna dell'85% degli invii entro tre giorni
lavorativi dalla data di deposito ed entro cinque giorni per il 97% degli
invii. Ma «specifiche situazioni infrastrutturali e geografiche» consentono di
derogare a tale criteri. Il controllo delle prestazioni dovrà essere effettuato
«almeno una volta l'anno» in modo indipendente da organismi esterni ai
fornitori del servizio universale e alle condizioni normalizzate che saranno
fissate a livello europeo. I risultati di questa valutazione dovranno essere
resi pubblici.
Agli Stati membri è chiesto di assicurare che tutti
i fornitori di servizi postali stabiliscano procedure trasparenti, semplici e
poco onerose per la gestione dei reclami
degli utenti, «in particolare in caso di smarrimento, furto, danneggiamento
o mancato rispetto delle norme di qualità del servizio. Dovranno inoltre
garantire che le procedure di reclamo consentano di risolvere le controversie
«in maniera equa e celere», prevedendo, nei casi giustificati, «un sistema di
rimborso e/o compensazione». Gli Stati membri sono anche chiamati a
incoraggiare lo sviluppo di sistemi extragiudiziali indipendenti per la
soluzione delle controversie fra fornitori di servizi postali e utenti.
Dovranno poi garantire agli utenti, individualmente o collegialmente, di
presentare alle autorità competenti i casi in cui i ricorsi non abbiano
ottenuto risultati soddisfacenti.
In forza alla direttiva, gli Stati membri dovranno
provvedere affinché gli utenti e i fornitori di servizi postali ricevano
regolarmente dal fornitore o dai fornitori del servizio universale informazioni sufficientemente precise e
aggiornate sulle caratteristiche del servizio universale offerto, in
particolare per quanto riguarda le condizioni generali di accesso ai servizi, i
prezzi e il livello di qualità. Le informazioni dovranno essere pubblicate nel
modo appropriato.
Al fine di assicurare il servizio universale, gli
Stati membri potranno designare una o
più imprese che coprano tutto il territorio nazionale. Potranno anche
designare più imprese per fornire i diversi elementi del servizio universale
e/o coprire differenti parti del loro territorio. Ma dovranno garantire che le
condizioni a cui viene affidato il servizio universale «si basino su principi
di trasparenza, non discriminazione e proporzionalità, garantendo in tal modo
la continuità della fornitura del servizio universale e tenendo conto del ruolo
importante che questo svolge nella coesione sociale e territoriale».
In merito al finanziamento
del servizio universale la direttiva fissa le condizioni cui devono
soggiacere gli Stati membri. Questi ultimi potranno anzitutto appaltare tali
servizi in conformità alle norme e ai regolamenti applicabili in materia di
appalti pubblici. Se però stabiliscono che gli obblighi del servizio universale
comportano un costo netto (calcolato in base alla direttiva) e che
«rappresentano un onere finanziario eccessivo per il fornitore o i fornitori»,
potranno introdurre un meccanismo volto a compensare l'impresa interessata a
partire da fondi pubblici oppure volto a ripartire il costo netto degli
obblighi del servizio universale fra i fornitori di servizi e/o gli utenti. In
quest'ultimo caso, potranno anche istituire un fondo di compensazione che può
essere finanziato mediante diritti a carico dei fornitori dei servizi e/o degli
utenti e amministrato da un organismo indipendente dal beneficiario o dai
beneficiari. Le autorizzazioni, peraltro, potranno essere vincolate all'obbligo
per i fornitori di servizi postali non universali di contribuire
finanziariamente al fondo o di adempiere gli obblighi del servizio universale.
Servizi postali non universali
Per i servizi che esulano dall'ambito di
applicazione del servizio universale, gli Stati membri potranno introdurre autorizzazioni
generali «nella misura necessaria per garantire la conformità alle esigenze
essenziali». Queste ultime, riprendendo la proposta del Parlamento in prima
lettura, sono definite come «i motivi di interesse generale e di natura non
economica che possono portare uno Stato membro ad imporre condizioni in materia
di fornitura di servizi postali». Tali motivi, è precisato, «sono la
riservatezza della corrispondenza, la sicurezza del funzionamento della rete in
materia di trasporto di sostanze pericolose, il rispetto delle condizioni di
lavoro e dei sistemi di sicurezza sociale ... e, nei casi in cui sia
giustificato, la protezione dei dati, la tutela dell'ambiente e l'assetto
territoriale».
Più in particolare, la concessione di
autorizzazioni può, se necessario e giustificato, prevedere l'imposizione di
obblighi in merito alla qualità, alla disponibilità e all'esecuzione dei
servizi in questione. Può anche essere subordinata all'obbligo di contribuire
finanziariamente ai meccanismi di condivisione dei costi o ai costi operativi
delle autorità nazionali di regolamentazione e ad un obbligo di rispettare le
condizioni di lavoro previste dalla legislazione nazionale.
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
UNA
STRATEGIA UE PER I ROM E STOP ALLE DISCRIMINAZIONI
Doc. B6-0050, 0051,
0052, 0053, 0055/2008
Risoluzione comune su una strategia europea per i rom
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
16.1.2008 - Votazione: 31.1.2008
Viste le discriminazioni subite dai circa dieci milioni di rom nell'UE, il
Parlamento chiede una strategia europea e finanziamenti per promuovere la loro
inclusione sociale. Occorre porre fine alla loro segregazione nell'istruzione,
sostenerne l'integrazione nel mercato del lavoro e, con microcrediti, aiutarli
ad avviare attività imprenditoriali. E' anche necessario migliorare le loro
condizioni nelle baraccopoli e garantire loro l'assistenza sanitaria. Va poi
riconosciuto l'Olocausto dei rom.
Con 510 voti favorevoli, 36 contrari e 67
astensioni, il Parlamento ha approvato una risoluzione sostenuta da PPE/DE,
PSE, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL che sottolinea anzitutto come i circa 10 milioni
di rom che vivono nell'Unione europea siano vittime di discriminazioni
razziali, nonostante gran parte di essi siano diventati cittadini dell'UE a
seguito degli ampliamenti del 2004 e del 2007, «beneficiando del diritto ... di
circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri».
Osserva inoltre che "l'antizingarismo" o fobia dei rom «è ancora
diffuso in Europa», ma anche «promosso e utilizzato dagli estremisti»,
culminando talvolta «in attacchi razzisti, discorsi improntati all'odio,
attacchi fisici, espulsioni illegali e vessazioni da parte della polizia».
Nel condannare «senza eccezioni e senza ambiguità
possibili» tutte le forme di razzismo e di discriminazione cui sono soggetti i
rom e altre comunità considerate "zingari", il Parlamento considera
che la situazione dei rom europei sia «diversa» da quella delle altre minoranze
e, pertanto, è giustificata «l'adozione di misure specifiche a livello
europeo». Sollecita quindi la Commissione a sviluppare una strategia quadro europea per l'inserimento dei rom, che miri a
dare coerenza alle politiche dell'UE a favore della loro inclusione sociale e
ad elaborare un piano d'azione comunitario dettagliato che fornisca un sostegno
finanziario per la realizzazione di questo obiettivo. A un commissario dovrebbe
essere attribuita la competenze di coordinare la politica per i rom.
Osservando che la
segregazione nell'istruzione «continua ad essere tollerata negli Stati
membri dell'Unione europea», condizionando in modo permanente «la capacità dei
bambini rom di sviluppare e di sfruttare il loro diritto ad uno sviluppo
educativo», il Parlamento sollecita la Commissione a rafforzare, in via
prioritaria, la legislazione antidiscriminazione in questo campo. A suo parere,
inoltre, occorre intensificare gli sforzi per finanziare e sostenere, negli
Stati membri, azioni intese ad integrare i bambini rom, sin dalla più tenera
età, nei sistemi di istruzione ordinari. Le comunità rom, per i deputati,
«presentano in media livelli inammissibilmente elevati di disoccupazione». La Commissione dovrebbe pertanto
sostenere l'integrazione dei rom nel mercato
del lavoro mediante un sostegno finanziario alla formazione e alla riconversione
professionale, azioni positive, un'applicazione rigorosa delle leggi
antidiscriminazione nel settore dell'occupazione e misure atte a promuovere
presso i rom il lavoro autonomo e le piccole imprese. A quest'ultimo proposito,
invitano la Commissione a considerare la possibilità di un sistema di
microcredito per promuovere l'avvio di piccole imprese e «sostituire la prassi
dell'usura». Sottolineano poi l'importanza di promuovere la presenza dei rom a
tutti i livelli dell'amministrazione pubblica, comprese le istituzioni europee.
Il Parlamento sottolinea poi che «condizioni di vita deplorevoli e insalubri
e una ghettizzazione evidente» sono fenomeni ampiamente diffusi tra i rom, i
quali sono regolarmente «vittime di espulsioni forzate o viene loro impedito di
abbandonare tali aree». Sollecita quindi la Commissione a sostenere programmi
volti a porre fine al fenomeno delle baraccopoli rom - «che generano gravi
rischi sociali, ambientali e sanitari» - e a sostenere altri programmi che
offrano modelli positivi e riusciti di alloggio per i rom. Facendo proprio un
altro emendamento, il Parlamento sollecita inoltre gli Stati membri a risolvere
il problema dei campi, «dove manca ogni norma igienica e di sicurezza e nei
quali un gran numero di bambini rom muoiono in incidenti domestici, in
particolare incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate».
Consiglio, Commissione e Stati membri sono poi
invitati a sostenere programmi nazionali volti a migliorare la situazione sanitaria delle comunità rom, in
particolare introducendo un adeguato programma di vaccinazioni per i bambini.
In proposito, il Parlamento sollecita la fine dell'esclusione sistematica di
talune comunità rom dall'assistenza sanitaria, come anche delle «violazioni
estreme dei diritti dell'uomo» nell'ambito del sistema sanitario, «comprese la
segregazione razziale nelle strutture sanitarie e la sterilizzazione forzata
delle donne rom». La maggior parte di queste ultime, osservano peraltro i
deputati, subisce una doppia discriminazione, «in quanto rom e in quanto
donne». Se i deputati sono d'accordo nell'invitare gli Stati membri a
combattere i maltrattamenti delle donne rom, hanno però respinto un altro
emendamento, che chiedeva agli stessi rom di rispettare i diritti umani, in
particolare per quanto riguarda donne e bambini, «evitando matrimoni forzati».
Il Parlamento esorta la Commissione a creare una
mappa paneuropea delle crisi, sulla cui base sono individuate e monitorate
quelle aree dell'UE le cui comunità rom «risultano essere le più minacciate
dalla povertà e dall'esclusione sociale». D'altro canto, riconosce che le
competenze fondamentali e il principale investimento in termini di volontà
politica, tempo e risorse «devono essere a carico degli Stati membri».
Sottolinea poi l'importanza che riveste il fatto di coinvolgere le autorità locali per garantire
un'esplicazione efficace degli sforzi volti a promuovere l'inserimento dei rom
e a combattere la discriminazione.
Secondo i deputati infine, l'Olocausto dei rom (Porajmos) «merita un pieno riconoscimento
commisurato alla gravità dei crimini nazisti volti ad eliminare fisicamente i
rom d'Europa, così come gli ebrei e altri gruppi mirati». A tale proposito,
invitano la Commissione e le autorità competenti a compiere i passi necessari
«per porre termine alle attività di ingrasso dei suini sul sito dell'ex campo
di concentramento di Lety (Repubblica Ceca), lasciando spazio ad un monumento
commemorativo che onori le vittime delle persecuzioni».
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti
relazioni:
- Doc. A6-0507/2008 - Risoluzione sull'iniziativa della
Repubblica d'Austria in vista dell'adozione di una decisione del Consiglio
relativa al miglioramento della cooperazione tra le unità speciali d'intervento
degli Stati membri dell'Unione europea in situazioni di crisi
- Doc. A6-0509/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della decisione n.
896/2006/CE che introduce un regime semplificato per il controllo delle persone
alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento unilaterale da parte degli
Stati membri, ai fini del transito nel loro territorio, di determinati
documenti di soggiorno rilasciati dalla Svizzera e dal Liechtenstein
- Doc. A6-0511/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Parlamento europeo e del Consiglio che introduce un regime semplificato per il
controllo delle persone alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento
unilaterale di determinati documenti, da parte di Bulgaria, Repubblica ceca,
Cipro, Lettonia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia, come
equipollenti ai loro visti nazionali ai fini del transito nel loro territorio
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
RELAZIONI ESTERNE
- Doc. B6-0046, 0048, 0057/2008 - Risoluzione
comune sull'Iran
L'Iran deve sospendere l'arricchimento di uranio e
riprendere i negoziati per una soluzione a lungo termine della questione
nucleare. E' quanto sostiene il Parlamento che, escludendo qualsiasi opzione
militare, lancia un appello affinché l'Iran fornisca risposte complete, chiare e credibili all'AIEA.
Sui diritti umani, condanna le esecuzioni, le repressioni e le discriminazioni
etniche e religiose. Senza progressi in questi campi, ammonisce il Parlamento,
niente accordo di cooperazione con l'UE.
AMBIENTE
- Doc. B6-0059/2008 - Risoluzione
sull'esito della Conferenza di Bali sul cambiamento climatico (COP 13 e COP/MOP
3)
Il Parlamento sostiene l'avvio di negoziati in materia di
lotta al cambiamento climatico e, sottolineando le responsabilità dei paesi
industrializzati, chiede all'UE di ridurre le emissioni di almeno il 30% entro
il 2020. Sollecita anche più fondi per la ricerca, l'inclusione dei settori
aereo e marittimo negli impegni di riduzione e la revisione della politica UE
sui biocarburanti. Occorre poi aiutare i PVS, incoraggiare un'attività forestale sostenibile e
sensibilizzare i cittadini.
INDUSTRIA, RICERCA E INNOVAZIONE
- Doc. A6-0005/2008 - Relazione su
nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca
Il Parlamento esorta gli Stati membri a spendere il 3%
del PIL a favore della ricerca, anche per impedire un’ulteriore fuga di
cervelli dall’UE. Occorre poi promuovere, anche finanziariamente, una maggiore
mobilità dei ricercatori, il miglioramento delle infrastrutture e il
coordinamento tra le varie iniziative a livello europeo. Se è importante
favorire la condivisione della conoscenza, va però istituito un brevetto
comunitario che stimoli la ricerca nel settore privato.
- Doc. A6-0003/2008 - Risoluzione su un Piano d'azione per
l'efficienza energetica: concretizzare le potenzialità
PESCA
- Doc. A6-0495/2008 - Risoluzione su una politica per
ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti nella pesca europea
- Doc. A6-0001/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento
del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla trasmissione di
statistiche sull'acquacoltura da parte degli Stati membri
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO -
SESSIONE 18 - 21 FEBBRAIO 2008
TRATTATI
525 SÌ AL TRATTATO DI LISBONA, PER
UN'UE PIÙ DEMOCRATICA E EFFICIENTE
Doc. A6-0013/2008
Relazione sul trattato di Lisbona
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 20.2.2008 - Votazione:
20.2.2008
Il Parlamento approva il trattato di Lisbona esortando gli Stati membri a
ratificarlo entro fine anno ed a informare i cittadini in vista delle elezioni
europee del 2009. L'UE sarà così più democratica, efficiente e capace di
decidere, rafforzando i poteri del Parlamento e i diritti dei cittadini, senza
diventare un Superstato. Resta il rammarico per la rinuncia all'approccio costituzionale
e ai simboli, le deroghe alla Carta dei diritti fondamentali e il seggio
aggiuntivo concesso all'Italia.
Adottando la relazione con 525 voti favorevoli, 115 contrari e 29
astensioni, il Parlamento approva il trattato di Lisbona. Una standing ovation
ha salutato l'esito della votazione e il Presidente HANS-GERT PÖTTERING si è
compiaciuto della vasta maggioranza raggiunta e si è quindi congratulato con i
deputati che «esprimono la libera volontà dei popoli che rappresentano». Il
trattato, ha aggiunto, fornisce all'UE maggiore democrazia e capacità di
agire».
Per il Parlamento, nel complesso, il trattato
rappresenta «un miglioramento sostanziale rispetto ai trattati vigenti». Esso,
infatti, aumenterà la responsabilità democratica e la capacità decisionale
dell'Unione (mediante un rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo e di
quello dei parlamenti nazionali), rafforzerà i diritti dei cittadini europei
nei confronti dell'Unione e migliorerà l’efficacia del funzionamento delle sue
istituzioni. Il trattato di Lisbona, d'altra parte, «fornirà una struttura
stabile che permetterà ulteriori sviluppi dell'Unione in futuro».
I deputati sottolineano inoltre la necessità che
tutti gli Stati membri dell'Unione procedano alla ratifica del trattato in tempo utile affinché possa entrare in
vigore il 1° gennaio 2009. In questo modo, infatti, i cittadini potranno
effettuare le proprie scelte politiche con piena conoscenza del nuovo quadro
istituzionale dell'Unione in occasione delle elezioni europee del 2009. Al
riguardo, il Parlamento ribadisce la sua richiesta di realizzare «tutti gli
sforzi possibili» - da parte delle istituzioni dell'UE e delle autorità
nazionali - «per informare i cittadini europei in modo chiaro e obiettivo sul
contenuto del trattato». Chiede inoltre l'immediata pubblicazione dei trattati
consolidati riveduti dal trattato di Lisbona, per fornire ai cittadini «un
testo comunitario di base più chiaro».
La relazione approvata illustra nel dettaglio tutti
gli aspetti positivi del nuovo trattato, soprattutto riguardo alle accresciute
competenze del Parlamento europeo, ma il Parlamento non rinuncia a formulare qualche preoccupazione. A quest'ultimo
riguardo, si dice consapevole «del diffuso rammarico» imputabile al fatto che,
per garantire un nuovo accordo fra i 27 Stati membri, è stato necessario
abbandonare l'approccio costituzionale e l'inclusione nel trattato della
bandiera e dell'inno europeo, nonché posporre l'entrata in vigore di un nuovo
sistema di votazione in seno al Consiglio e aggiungere "freni
d'emergenza" alla procedura legislativa ordinaria in taluni settori. Ma
anche introdurre nel trattato un protocollo che limita gli effetti della Carta
sul diritto interno di due Stati membri (Regno Unito e Polonia, ndr) e «il seggio parlamentare supplementare
attribuito a uno Stato membro (Italia, ndr),
in deroga al principio della proporzionalità degressiva».
Maggiore responsabilità democratica
Il Parlamento si compiace del fatto che il
controllo democratico e la capacità decisionale saranno rafforzati, «per cui i
cittadini saranno in grado di controllare meglio l'operato dell'Unione
europea». Ciò sarà possibile grazie al fatto che tutta la legislazione europea
sarà soggetta, con poche eccezioni, alla duplice approvazione del Consiglio e
del Parlamento europeo. Questa procedura
legislativa "ordinaria" (che ricalca l'attuale codecisione) si
applicherà a 50 nuove basi giuridiche, per giungere a un totale di 86. Tra i
settori che vi rientreranno figurano lo spazio di libertà, sicurezza e
giustizia, l'agricoltura e la pesca.
Saranno inoltre rafforzati la verifica preliminare dei parlamenti nazionali su tutta la
legislazione dell’Unione e, mediante un nuovo sistema di supervisione, il
controllo democratico sulle competenze legislative delegate alla Commissione.
Verrà poi istituita una nuova procedura
di bilancio «più semplice e più democratica» che, con l'abolizione della
distinzione tra "spese obbligatorie" e "spese non
obbligatorie", assicurerà «la completa parità tra Parlamento e Consiglio»
nell'approvazione dell’intero bilancio annuale. Al Parlamento sarà inoltre
garantito il diritto di approvazione del quadro finanziario pluriennale
giuridicamente vincolante.
Il Presidente
della Commissione verrà eletto dal Parlamento europeo, su proposta dei Capi
di Stato e di governo e tenendo conto dei risultati delle elezioni, mentre l'Alto Rappresentante dell'Unione per
gli affari esteri e la politica di sicurezza, in qualità di membro della
Commissione, dovrà essere sottoposto alla procedura di investitura parlamentare
prevista per tutti i commissari. Sarà poi necessario il parere conforme del
Parlamento europeo per l’approvazione di un’ampia serie di accordi internazionali firmati dall’Unione. Anche la procedura di revisione dei trattati sarà, in futuro,
più aperta e democratica, e vedrà un ampio coinvolgimento del Parlamento
europeo.
Rafforzamento dei diritti dei cittadini
Il Parlamento si compiace che i diritti dei
cittadini saranno rafforzati, grazie al fatto che la Carta dei diritti fondamentali dell'UE diventerà giuridicamente
vincolante. Nuove disposizioni agevoleranno la partecipazione di cittadini e
associazioni alle deliberazioni dell'Unione e sarà incoraggiato il dialogo con
le parti sociali, le comunità religiose e le organizzazioni non confessionali. L'introduzione
nel trattato di un'iniziativa dei
cittadini europei consentirà a questi ultimi di formulare proposte su
questioni per le quali ritengono che un atto giuridico a livello dell’Unione
sia necessario. Sarà poi rafforzata la tutela giudiziaria dei cittadini, grazie
all'estensione della giurisdizione della
Corte di giustizia dell’UE ai settori libertà, sicurezza e giustizia, e
alle maggiori possibilità per le persone
fisiche e giuridiche di avere accesso ai procedimenti della Corte.
Maggiore chiarezza, l'UE non è un "superstato"
I deputati accolgono con favore il fatto che il
trattato stabilisca in modo più chiaro e più visibile i valori sui quali si
fonda l'Unione, nonché i suoi obiettivi e i principi che ne governano l'azione
e le relazioni con gli Stati membri. Più in particolare, il trattato fornisce
una chiara definizione delle competenze
dell'Unione nei confronti degli Stati membri e finirà la confusione tra
"Comunità europea" e "Unione europea" poiché l'Unione
europea diventerà un'unica struttura ed entità giuridica.
Allo stesso tempo, il trattato fornisce «garanzie
sufficienti che l'Unione non diventerà un "superstato" onnipotente e
centralizzato». Prevede infatti l'obbligo di rispettare l’identità nazionale degli Stati membri e include i principi
delle competenze conferite (in base ai quali l'Unione dispone solo delle
competenze che le sono conferite dagli Stati membri), della sussidiarietà e
della proporzionalità. Contempla poi la partecipazione degli Stati membri al
sistema decisionale dell'Unione e alle decisioni in merito a eventuali sue
modifiche, nonché il riconoscimento a ciascuno Stato membro del diritto di
uscire dall'Unione.
Una maggiore efficacia
Il Parlamento plaude al fatto che il nuovo trattato
«rafforzerà la capacità delle istituzioni dell'Unione di svolgere i propri
compiti in modo più efficace». Infatti, aumenteranno notevolmente gli ambiti in
cui il Consiglio decide a maggioranza
qualificata, anziché all'unanimità, «consentendo all'Unione di 27 Stati
membri di funzionare senza essere bloccata da veti». Un nuovo sistema di doppia
maggioranza, inoltre, «faciliterà il processo decisionale in seno al
Consiglio». Mentre la distinzione fra strumenti legislativi ed esecutivi sarà
chiarita e una nuova definizione di atti delegati consentirà di semplificare e
di razionalizzare la legislazione dell'Unione.
La struttura a pilastri sarà abbandonata,
«consentendo unità d'azione nei vari campi di attività dell'Unione, con
meccanismi e strumenti semplificati». Verranno inoltre definiti con maggiore
chiarezza gli obiettivi e le competenze
dell'Unione in diversi settori: cambiamento climatico, diritti dei minori,
politica europea di vicinato, aiuti umanitari, energia, spazio, ricerca,
turismo, sport, salute pubblica e protezione civile. Se la politica commerciale
comune è riconosciuta di competenza esclusiva dell’Unione, per una serie di
altre questioni sarà possibile applicare metodi decisionali più efficaci.
Il Consiglio
europeo, poi, diverrà un'istituzione dell'UE a tutti gli effetti e la sua
Presidenza di turno semestrale sarà sostituita da un Presidente eletto per un
periodo di due anni e mezzo, «consentendo una maggiore coerenza nella
preparazione e nella continuità dei suoi lavori». Dal 2014, inoltre, il numero dei membri della Commissione
sarà ridotto a 2/3 del numero di Stati membri, «il che migliorerà la capacità
d'azione» e «indicherà ancora più chiaramente che i Commissari rappresentano
gli interessi europei e non quelli dei loro paesi d'origine».
Per i deputati, infine, il trattato accrescerà
anche la visibilità e la capacità
dell'Unione in qualità di attore globale. Grazie, in particolare, alla
fusione delle cariche di Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione
europea e di Commissario per le relazioni esterne, e alla istituzione di un
unico servizio di azione esterna composto di funzionari della Commissione, del
Consiglio e dei servizi diplomatici nazionali.
Con 67 voti favorevoli, 441 contrari e 30
astensioni, l'Aula ha bocciato un emendamento della GUE/NGL volto a respingere
il trattato di Lisbona «soprattutto perché non propone progressi verso l'Europa
sociale e la democrazia, accelera la liberalizzazione dei servizi pubblici e
dell'occupazione e rafforza la militarizzazione dell'Unione europea». E' stata
anche respinta a larghissima maggioranza una lunga serie di emendamenti
presentati dall'IND/DEM che contenevano centinaia di domande di chiarimenti sul
testo del trattato rivolte ai governi, alla Commissione e al Consiglio per
permettere ai deputati «di sapere su cosa si vota».
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha ribadito nel dibattito
che, per il suo gruppo, il trattato è importantissimo per rilanciare la
dinamica europea. Il trattato, infatti, rende l'UE più democratica, efficace,
trasparente e visibile e, pertanto, ne aumenta l'influenza nel mondo. Insomma,
il trattato «marca il ritorno della politica in Europa». Ha quindi sottolineato
i maggiori poteri conferiti al Parlamento europeo e l'importante rafforzamento
della sussidiarietà grazie al maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali.
Il leader dei popolari ha giudicato con favore il
fatto che il trattato conferisce il diritto d'iniziativa ai cittadini e la
protezione dei loro diritti grazie alla Carta europea, permette inoltre all'UE
di svolgere un maggiore ruolo internazionale e fornisce una base giuridica per
una politica energetica a livello europeo.
Ha quindi invitato i governi a seguire l'esempio dei cinque Stati membri
che hanno già ratificato il trattato, auspicando che questo entri in vigore nel
2009.
FUTURO DELL'EUROPA/INTEGRAZIONE EUROPEA
FUTURO
DELL'EUROPA: IL PRIMO MINISTRO SVEDESE DIFENDE ULTERIORI AMPLIAMENTI DELL'UE
Discussione sull'avvenire dell'Europa con la partecipazione del Primo
ministro svedese, membro del Consiglio europeo
Dibattito: 19.2.2008
Trattato di Lisbona, cambiamenti climatici e energia, spazio di libertà
sicurezza e giustizia, crescita economica e creazione di posti di lavoro, ruolo
dell'Unione europea a livello mondiale e allargamento. Sono questi i principali
temi affrontati dal Primo Ministro svedese Fredrik Reinfeldt in Aula in un
dibattito con i deputati sul futuro dell'Europa.
Intervento del Primo ministro svedese
Per il Primo ministro svedese il trattato di
Lisbona - che sarà ratificato dalla Svezia in autunno - permetterà una
cooperazione europea più efficace, proprio quando il suo paese sarà alla
presidenza dell'Unione, nella seconda metà del 2009. Fra i temi che la Svezia
affronterà ci saranno i cambiamenti climatici e l'energia, il programma dell'Aia
(su libertà sicurezza e giustizia), la crescita economica e la creazione di
posti di lavoro, la dimensione baltica e il ruolo dell'Unione europea a livello
mondiale.
Il Primo Ministro ha anche sottolineato
l'importanza dell'allargamento dell'UE che, a suo parere, rappresenta «una
sfida e un'opportunità». Si è quindi rammaricato delle voci critiche verso un
ulteriore ampliamento. Senza gli allargamenti, ha proseguito, l'Europa non
sarebbe quello che è diventata oggi. Senza altri ampliamenti, inoltre, si correrebbe
il rischio di portare instabilità sul continente. L'allargamento, ha insistito,
è il più importante strumento strategico per diffondere i valori sui quali si
basa l'Europa. Abbiamo già demolito un muro in Europa, «non dovremmo costruirne
un altro contro la Turchia o altri paesi europei».
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito
chiedendo la ratifica del trattato di Lisbona per poter procedere a passo
sostenuto. Ha quindi ribadito che «dobbiamo dire "sì" al nuovo
strumento che ci offre il trattato per far diventare realtà le speranze dei
nostri cittadini» e ha quindi sottolineato che, risolvendo la questione
istituzionale, l'Europa potrà concentrarsi maggiormente sul contenuto delle sue
politiche comuni.
Ha poi richiamato i valori condivisi dell'Europa:
prosperità, solidarietà e speranza. Un'Europa che dovrebbe essere in grado di
creare nuovi posti di lavoro, crescita e sviluppo sociale, in modo sostenibile
e allo stesso tempo combattere i cambiamenti climatici. Infatti, «la crescita
europea del 2007 è stata maggiore di quella americana e ciò dimostra che gli
obiettivi della strategia di Lisbona devono essere perseguiti fermamente». E
un'Europa che segue il rigore della politica di bilancio non dovrebbe colpire
il principio di solidarietà fra gli Stati membri.
Passando quindi ai temi della libertà e della
sicurezza ha sottolineato che «la difesa della libertà significa determinazione
e coordinate misure forti che rispettino le libertà individuali». Infine, ha
chiesto un sostegno europeo coerente nel processo di pace in Medio Oriente.
Descrivendo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo come l'apertura di «un
periodo delicato» ha auspicato che tutte le reazioni siano misurate e che si
eviti ogni provocazione». «E' giunto il momento di dimostrare la nostra abilità
nella stabilizzazione dei Balcani» ha concluso, ed il Kosovo dovrebbe avere un
futuro europeo stabile, così come la Serbia.
RELAZIONI ESTERNE
KOSOVO:
DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE PÖTTERING
Prendendo nota della dichiarazione d'indipendenza del Kosovo, il Presidente
ha sottolineato che non si tratta di un precedente, visto il particolare
statuto della regione, e ha auspicato istituzioni politiche democratiche nel
quadro di un Kosovo multietnico e in pace con i paesi vicini. I Balcani
occidentali, ha ribadito, hanno una prospettiva europea e l'UE deve aiutarli su
questa strada.
Aprendo la seduta, il Presidente HANS-GERT
PÖTTERING ha osservato che il parlamento kosovaro ha proceduto ieri
all'annunciata dichiarazione di indipendenza «che traduce la volontà dei
cittadini del Kosovo di prendere nelle proprie mani pacificamente e con fiducia
il loro destino politico e istituzionale». Ha quindi ricordato che il
Parlamento europeo, lo scorso anno, si era pronunciato a favore di una
«sovranità sotto sorveglianza» della provincia del Kosovo. I negoziati
difficili, ha proseguito, non hanno purtroppo permesso di raggiungere una
soluzione politica soddisfacente per ambo le parti. Ha tuttavia sottolineato
che il caso del Kosovo «non costituisce assolutamente un precedente a causa del
suo statuto di territorio sotto tutela ONU», e non può quindi essere paragonato
a nessun'altra circostanza.
Il Presidente si è poi detto convinto che il
desiderio di tutti, serbi e kosovari, «è di attivarsi a favore della stabilità
e la prosperità della regione» e, questo, «è anche l'obiettivo primario
dell'Unione europea e del Parlamento europeo». E' quindi nostro dovere, ha
proseguito, «incoraggiare i dirigenti del Kosovo ad assumersi le loro responsabilità
e accompagnarli nell'attuazione di istituzioni politiche democratiche ed
efficaci, garanti del rispetto delle libertà di tutti, nel quadro di un Kosovo
multietnico e che viva in pace con i paesi vicini». Il Presidente ha quindi
accolto con favore l'ambiziosa missione Eulex-Kosovo e la nomina di Pieter
Feith quale rappresentante speciale dell'UE. Ciò, ha spiegato, dimostra
l'impegno chiaro e unanime dell'UE e la sua volontà di agire concretamente a
favore della stabilità nei Balcani.
I paesi dei Balcani occidentali, ha aggiunto,
«hanno la vocazione di aderire all'UE». Non dobbiamo quindi perdere di vista
questa prospettiva europea e offrire a Serbia e Kosovo delle proposte concrete
in questa direzione, «permettendo loro di superare le loro divergenze
attraverso l'integrazione europea, come è già accaduto in altri parti
d'Europa».
KOSOVO: IL FUTURO DEI BALCANI OCCIDENTALI È NELL'UE
Dichiarazioni di Consiglio e Commissione - Kosovo
Dibattito: 20.2.2008
In presenza della Presidenza e del Commissario all'allargamento, si è
tenuto in Aula un ampio dibattito sulla situazione in Kosovo e nei Balcani
occidentali. Prendendo atto della dichiarazione di indipendenza, molti hanno
sottolineato il caso particolare del Kosovo e sostenuto che il futuro della regione
è nell'Unione europea. Ma alcuni deputati non hanno nascosto preoccupazione.
Dichiarazione del Consiglio
Il Primo ministro sloveno Dimitrij Rupel ha
ricordato all'Aula che, secondo l'Agenda di Salonicco del 2003, i paesi dei
Balcani occidentali potranno diventare membri dell'UE. Ha quindi proseguito che
«ora è giunto il momento di onorare i nostri impegni» e fare qualcosa per i
paesi della regione.
Per quanto riguarda poi il Kosovo, il ministro ha
ricordato che l'UE aveva già annunciato la missione PESD, ma ha sottolineato
che la questione delle relazioni con il Kosovo sono di competenza dei singoli
Stati membri. In merito alle relazioni con la Serbia, ha aggiunto, «l'UE ha
bisogno della Serbia e la Serbia ha bisogno dell'UE». D'altra parte, «se i negoziati
sono esauriti, non lo sono le opportunità di dialogo». E' infatti giunta l'ora
di un vero dialogo tra i serbi e gli albanesi in Kosovo, tra Serbia e Kosovo,
tra Serbia e UE»
Ha quindi sottolineato che «il caso del Kosovo è
veramente unico», e l'integrità territoriale della Serbia non è messa in
discussione. Rilevando che la dichiarazione di indipendenza impegna il Kosovo a
rispettare la minorità serba e la sua eredità culturale, ha affermato che il
popolo serbo, l'eredità e la cultura in Kosovo «formano un prezioso elemento
del mosaico culturale europeo». L'UE, ha concluso, lascia aperte le sue porte
alla Serbia e anche al Kosovo.
Dichiarazione della Commissione
Per Olli
Rehn, Commissario per l'ampliamento, «domenica scorsa l'Assemblea del
Kosovo ha dichiarato l'indipendenza in un clima di dignità. Nella sua
dichiarazione il Kosovo si è impegnato a rispettare pienamente i diritti dei
serbi in Kosovo». I festeggiamenti in Kosovo si sono svolti «in maniera gioiosa
ma responsabile». Tuttavia, si sono registrati atti di violenza a Belgrado e
nel Nord del Kosovo e noi «condanniamo l'uso della violenza e chiediamo a tutti
i leader e al popolo della regione di restare calmi e mantenere la pace e la
stabilità».
Ha quindi ricordato che i ministri degli affari esteri
dell'UE lo scorso lunedì hanno risposto con una posizione comune, che era
essenziale «per permettere all'UE di guidare la stabilizzazione in atto nei
Balcani occidentali e per portare a termine il processo dello status del
Kosovo». La Commissione, ha proseguito, era pronta a giocare il suo ruolo e il
5 di marzo dovrebbe proporre misure concrete per l'intera regione «per dare
seguito alle sue aspirazioni europee». Nello stesso Kosovo, inoltre, molte aree
avevano bisogno di essere sviluppate. E' quindi importante «aiutare il Kosovo a
rimettersi in piedi il più velocemente possibile». La Commissione sta infatti
lavorando ad una Conferenza di donatori - da organizzare prima dell'estate -
per aiutare ad alleviare i più pressanti problemi finanziari.
Capendo che si tratta di «un momento difficile per
la Serbia,» ha aggiunto Rehn, è giunto il momento di voltare pagina e guardare
al futuro. E il futuro della Serbia è in Europa, la Serbia e l'intera regione
sono candidate ad entrare nell'Unione europea. Concludendo, si è detto sicuro
dell'aiuto del Parlamento europeo per assicurarsi che «i cittadini della
regione possano realizzare le loro aspirazioni e diventare, un giorno, parte
dell'Unione europea».
GAZA:
ELIMINARE IL BLOCCO E CESSARE LE VIOLENZE, DA AMBO LE PARTI
Doc. B6-0066, 0067, 0065, 0069, 0071, 0072/2008
Risoluzione comune sulla situazione nella striscia di Gaza
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
30.1.2008 - Votazione: 21.2.2008
La situazione a Gaza minaccia la pace. E' quanto sostiene il Parlamento
evidenziando il fallimento della politica di isolamento e chiedendo di levare
l'embargo. Nel sollecitare la ripresa della missione UE e più forze
internazionali alle frontiere, chiede di garantire la fornitura di aiuti e il
sostegno per la costruzione dello Stato palestinese. Chiedendo di cessare il
lancio di razzi e le relative rappresaglie, rileva l'importanza di
un collegamento permanente tra Gaza e la Cisgiordania.
Approvando ad amplissima maggioranza una
risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici eccetto l'IND/DEM, il
Parlamento osserva che a seguito dell'embargo sulla circolazione delle persone
e delle merci, del parziale rifiuto di accesso all'acqua potabile, al cibo e
all'elettricità e della mancanza di beni e servizi essenziali, «la situazione
umanitaria nella Striscia di Gaza si è ulteriormente deteriorata» e l'economia
è stata ulteriormente paralizzata.
Il blocco di Gaza è fallito
Il Parlamento ribadisce quindi la sua profonda preoccupazione per la crisi
umanitaria e politica nella Striscia di Gaza e per le sue ulteriori possibili
gravi conseguenze. Per i deputati, infatti, la situazione e i recenti sviluppi
nella Striscia di Gaza «minacciano di pregiudicare i negoziati in corso fra
israeliani e palestinesi nonché gli sforzi per concludere un accordo entro la
fine del 2008». Ritengono, peraltro, che
i recenti sviluppi a Rafah, siano essi eventi pacifici o atti di violenza,
«costituiscano il risultato di tale crisi nella Striscia di Gaza».
Nel ritenere che la politica di isolamento della
Striscia di Gaza «sia fallita a livello sia politico che umanitario», il
Parlamento ribadisce il suo appello per una cessazione del blocco e una riapertura controllata dei valichi da e
verso Gaza. Invita inoltre Israele a garantire la circolazione delle persone e
delle merci a Rafah, Karni e agli altri valichi.
In tale ambito, il Parlamento chiede la ripresa
della missione UE di assistenza
frontaliera a Rafah e, al riguardo, ritiene opportuno esaminare un nuovo
mandato del Consiglio per la missione. Allo stesso tempo sollecita un
incremento della presenza e del ruolo delle forze internazionali nella regione
all'interno di questo quadro.
Nell'invitare il Consiglio e la Commissione a
continuare a garantire, insieme alla comunità internazionale, l'aiuto umanitario essenziale per i
palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza, il Parlamento sottolinea
l'importanza del nuovo meccanismo di finanziamento PEGASE. Ma esprime profonda
preoccupazione per la distruzione di impianti finanziati nel quadro degli aiuti
umanitari o del finanziamento dei progetti ad opera dell'Unione europea.
D'altra parte, si compiace dei risultati della
Conferenza internazionale dei donatori per lo Stato palestinese e, in
particolare, per il finanziamento di oltre 7,4 miliardi di dollari USA. Invita
quindi tutti i donatori a onorare i propri impegni «a sostegno degli sforzi per costruire il futuro Stato palestinese
conformemente al piano di sviluppo e riforma presentato dal Primo ministro
Fayyad».
Stop alle violenze e collegare Gaza alla Cisgiordania
Il Parlamento esprime «la sua profonda simpatia
alla popolazione civile colpita dalla violenza a Gaza e nel sud di Israele» e
ribadisce quindi il suo invito a cessare immediatamente ogni atto di violenza,
poiché la popolazione civile «dovrebbe essere al riparo da ogni azione militare
e da ogni repressione collettiva.
Più in particolare, esorta Israele a porre fine alle azioni militari «che uccidono e mettono
in pericolo i civili nonché alle uccisioni mirate stragiudiziali» e lo invita a
soddisfare i propri obblighi internazionali, «come potenza occupante», nella
Striscia di Gaza. Dovrebbe quindi garantire un costante e sufficiente flusso di
aiuti umanitari, assistenza umanitaria nonché di merci e servizi essenziali,
fra cui carburante e forniture energetiche, alla Striscia di Gaza.
D'altra parte, il Parlamento chiede ad Hamas, «a seguito dell'occupazione
illegale della Striscia di Gaza», di impedire il lancio di razzi ad opera delle
milizie palestinesi dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano. Nel
ribadire la sua richiesta d'immediato rilascio del caporale israeliano Gilad
Shalit, «che sarebbe percepito come un gesto di buona volontà da parte di
Hamas», invita Hamas a rivedere la sua posizione, in linea con i principi del
Quartetto e gli impegni internazionali concordati in precedenza ed a sostenere
il processo di pace e i negoziati in corso.
Il Parlamento, infine, sottolinea la grande
importanza di un collegamento geografico
e commerciale permanente tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania nonché
di una loro pacifica e duratura riunificazione politica.
MERCATO INTERNO/CONSUMATORI
INDUSTRIA:
PRODOTTI SICURI SE C'È IL MARCHIO CE
- Doc. A6-0490/2007 - Relazione sulla
proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un
quadro comune per la commercializzazione dei prodotti
- Doc. A6-0491/2007 - Relazione sulla
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che pone norme
in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione
dei prodotti
- Doc. A6-0489/2007 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento
europeo e del Consiglio che stabilisce procedure relative all'applicazione di
determinate norme tecniche nazionali a prodotti legalmente commercializzati in
un altro Stato membro e che abroga la decisione n. 3052/95/CE
Procedura: Codecisione, prima lettura- Dibattito:
19.2.2008 - Votazione: 21.2.2008
Il Parlamento ha adottato un pacchetto legislativo volto ad agevolare la
libera circolazione dei prodotti nell'UE attraverso un rafforzamento del mutuo
riconoscimento delle norme tecniche nazionali e della vigilanza del mercato e
con la definizione delle responsabilità degli operatori economici, soprattutto
degli importatori. Sono poi definite le norme sul marchio CE di conformità,
comprese le sanzioni, anche penali, per un suo uso scorretto. Ma è prevista una certa flessibilità per le
PMI.
Approvando i maxi emendamenti di compromesso
negoziati dai relatori con il Consiglio, il Parlamento ha dato il via libera
definitivo a un pacchetto di misure che ambiscono ad essere applicate - in modo
coerente, trasparente e armonizzato, e con strumenti standardizzati - ai
prodotti venduti nell'UE.
Il pacchetto intende agevolare la libera
circolazione delle merci nell'UE attraverso un rafforzamento del principio del
mutuo riconoscimento delle norme tecniche nazionali e stabilire norme per la
sorveglianza del mercato e l'accreditamento dei prodotti. Stabilisce inoltre le
norme relative al marchio CE. Comprende anche l'istituzione di un quadro
generale di natura orizzontale da applicare alla futura normativa
sull'armonizzazione delle condizioni di commercializzazione dei prodotti (come
quella sulla sicurezza dei giocattoli). Definisce inoltre gli obblighi generali
per gli operatori economici e una serie di procedure di valutazione della
conformità.
Un quadro comune per la commercializzazione dei prodotti
La Commissione proponeva di escludere dal campo
d'applicazione della decisione sul quadro generale taluni settori già trattati
dettagliatamente dalla normativa UE, come quella su alimenti, mangimi, tabacco,
medicinali umani e veterinari. Come richiesto dai deputati, il compromesso
respinge un'esclusione "a priori", prevedendo unicamente la
possibilità di discostarsi dai principi comuni di riferimento in virtù delle
specificità di taluni settori, «fermo restando che tale opzione dovrà essere
giustificata».
Conformità dei prodotti e marchio CE
Accogliendo una richiesta dei deputati, il
compromesso precisa che i prodotti immessi sul mercato comunitario «devono
essere conformi a tutta la normativa applicabile». Parimenti, introduce una definizione di "marchio CE" molto
simile a quella suggerita dai deputati, ossia «un marchio che attesta la
dichiarazione del fabbricante secondo cui il prodotto è conforme a tutte le
prescrizioni applicabili stabilite nella normativa comunitaria di
armonizzazione che ne prevede l'apposizione». La decisione dispone quanto
necessario per la "valutazione di conformità" e per la "dichiarazione
CE di conformità". Quest'ultima «attesta che è stata dimostrata la
conformità» alle pertinenti prescrizioni e, con essa, «il fabbricante si assume
la responsabilità» per la conformità del prodotto.
Il regolamento sulla vigilanza del mercato, come
richiesto dai deputati, dispone che il marchio CE «è l'unico marchio che attesta la conformità del prodotto alle
prescrizioni applicabili della normativa comunitaria di armonizzazione che ne
disciplina l'uso» ed è «la conseguenza visibile di un intero processo che comprende
la valutazione di conformità in senso ampio». Il marchio può essere apposto
solo dal fabbricante che, così facendo, «accetta di assumersi la responsabilità
della conformità del prodotto».
Sanzioni per l'uso scorretto del marchio CE
Il regolamento, che è applicabile a partire dal 1°
gennaio 2010, vieta l'apposizione su un prodotto di marchi, segni o iscrizioni
suscettibili di indurre in errore i
terzi circa il significato e il simbolo grafico del marchio CE o entrambe le
cose. Può, tuttavia, essere apposto ogni altro marchio che non comprometta la
visibilità, la leggibilità ed il significato del marchio CE. Possono inoltre
essere utilizzati altri marchi ma solo «nella misura in cui contribuiscono a
migliorare la protezione dei consumatori e non rientrano nella normativa
comunitaria di armonizzazione».
Come proposto dai deputati, gli Stati membri
dovranno garantire la corretta applicazione delle norme che disciplinano il
marchio CE e procedere legalmente contro il suo uso improprio, prevedendo anche
sanzioni, incluse quelle di natura
penale, per le infrazioni gravi. Le sanzioni, è precisato, devono essere
proporzionate alla gravità dell'infrazione e costituire «un deterrente
efficace».
Il compromesso accoglie la richiesta dei deputati
che chiede alla Commissione di lanciare una campagna di informazione - rivolta soprattutto agli operatori
economici, alle organizzazioni dei consumatori e settoriali nonché agli addetti
alle vendite - per garantire una maggiore sensibilizzazione dei consumatori in
materia di marchio CE.
Maggiori responsabilità sugli importatori
La decisione, come suggerito dai deputati,
stabilisce che gli operatori economici (fabbricanti, importatori e
distributori), in funzione dei loro rispettivi ruoli nella catena di fornitura,
«sono responsabili della conformità dei
prodotti a tutta la normativa applicabile, in modo da garantire un elevato
livello di tutela degli interessi pubblici, quali la salute e la sicurezza, la
protezione dei consumatori e dell'ambiente e un'equa concorrenza sul mercato
comunitario. Essi hanno anche «la responsabilità giuridica di vigilare a che
tutte le informazioni che essi forniscono in relazione ai loro prodotti siano
accurate, complete e conformi alle norme comunitarie applicabili».
Per assicurare che i prodotti provenienti dai paesi
terzi siano conformi a tutti i requisiti comunitari, una particolare attenzione
è attribuita agli importatori. Il compromesso, seguendo le indicazioni dei
deputati, ne precisa pertanto responsabilità e obblighi. Gli importatori, ad esempio,
sono obbligati a immettere sul mercato «solo
prodotti conformi». Devono anche assicurare - e non solo verificare, come
proposto dalla Commissione - che il fabbricante abbia eseguito l'appropriata
procedura di valutazione di conformità dei prodotti e preparato la
documentazione tecnica. Spetta loro inoltre assicurare che sul prodotto siano
apposti i marchi di conformità prescritti.
Se un importatore ha motivo di credere che un prodotto non è conforme, è precisato
che egli non può immetterlo sul mercato fino a quando non sia stato reso
conforme. Se un prodotto presenta un rischio, inoltre, l'importatore deve
informarne il fabbricante e l'autorità di vigilanza del mercato. Qualora un
importatore ritenesse che un prodotto da lui immesso sul mercato non è
conforme, deve immediatamente prendere misure correttive e, se ciò fosse
impossibile, deve ritirarlo dal mercato. Gli importatori, come i fabbricanti,
che immettono sul mercato prodotti non conformi ai requisiti comunitari
armonizzati sono responsabili dei danni causati (in forza alla direttiva 85/374
sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi).
Come richiesto dai deputati, in tutti i casi in cui
risulti opportuno per la tutela della salute e per la sicurezza dei
consumatori, «gli importatori eseguono prove
a campione dei prodotti commercializzati, esaminano i reclami e, se del
caso, mantengono un registro dei reclami, dei prodotti non conformi e dei
richiami di prodotti e informano i distributori di un tale monitoraggio».
Devono inoltre assicurare che il prodotto sia accompagnato da istruzioni e
informazioni sulla sicurezza «fornite in una lingua ufficiale facilmente
comprensibile per i consumatori e gli altri utenti finali, come deciso dallo
Stato membro interessato». Un importatore o distributore che rende disponile
sul mercato un prodotto con il proprio nome o marchio commerciale, «è soggetto
agli obblighi del fabbricante».
Per garantire
la tracciabilità di un prodotto lungo la filiera, tutti gli operatori
economici devono essere in grado di notificare, su richiesta, alle autorità di
vigilanza da chi lo hanno ottenuto e a chi lo hanno fornito. Tale capacità deve
essere assicurata per un periodo di tempo «proporzionato al ciclo di vita del
prodotto».
No a deroghe generali, ma flessibilità per le PMI
La decisione, come richiesto dai deputati,
riconosce che la normativa comunitaria «deve tener conto della situazione
specifica delle piccole e medie imprese produttrici in relazione agli oneri
amministrativi». Tuttavia, esclude eccezioni e deroghe generali per tali
imprese, poiché ciò complicherebbe la situazione giuridica che le autorità di
vigilanza del mercato nazionali dovrebbero sorvegliare.
D'altra parte, precisa che la legislazione UE
dovrebbe far sì che la situazione delle PMI «venga considerata nell'ambito
delle norme per la scelta e l'attuazione delle procedure più idonee in materia
di valutazione della conformità e degli obblighi imposti agli organismi di
valutazione della conformità, affinché operino in modo proporzionato rispetto
alle dimensioni delle imprese e alla limitata natura seriale o non seriale
della produzione in questione». Puntualizza inoltre che la decisione lascia
libero il legislatore di usare la «necessaria flessibilità» per trattare tali
situazioni «senza dover creare inutili soluzioni speciali e improprie soluzioni
di ripiego per le PMI e senza compromettere l'interesse pubblico».
Agevolare la libera circolazione dei prodotti
L'obiettivo dell'ultimo regolamento, applicabile
dal prossimo autunno, è rafforzare il funzionamento del mercato interno,
«migliorando la libera circolazione dei prodotti». Stabilisce quindi le norme e
le procedure cui devono attenersi le autorità competenti di uno Stato membro
quando assumono o si propongono di assumere una decisione che ostacoli la
libera circolazione di un prodotto legalmente commercializzato in un altro
Stato membro. Prevede inoltre l'istituzione di punti di contatto per i prodotti
negli Stati membri per contribuire alla libera circolazione.
Il reciproco riconoscimento si applica ai prodotti
che non sono soggetti a misure di armonizzazione a livello comunitario e che
possono quindi scontrarsi a ostacoli di natura tecnica definiti a livello
nazionale, come ad esempio norme diverse riguardo ai sistemi di illuminazione
delle biciclette o relative a test obbligatori da effettuare sui vestiti per
bambini. Conformemente al principio del mutuo riconoscimento, invece, uno Stato
membro non può vietare la vendita sul suo territorio di prodotti che siano
legalmente commercializzati in un altro Stato membro, anche se sono stati
fabbricati secondo norme tecniche diverse da quelle cui devono ottemperare i
prodotti nazionali. Le uniche deroghe a tale principio sono costituite dalle
restrizioni giustificate dai motivi enunciati dal trattato (art. 30) o basate
su esigenze imperative di interesse generale e proporzionate all’obiettivo
perseguito. Il regolamento inverte l'onere della prova imponendo agli Stati
membri il compito di motivare gli ostacoli alla libera circolazione e prevede
una serie di garanzie per le imprese che intendono vendere i propri prodotti in
un altro Stato membro.
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti
relazioni:
- Doc. A6-0488/2007 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del
regolamento (CE) n. 515/97 del Consiglio, relativo alla mutua assistenza tra le
autorità amministrative degli Stati membri e alla collaborazione tra queste e
la Commissione per assicurare la corretta applicazione delle normative doganale
e agricola
- Doc. A6-0011/2008 - Risoluzione legislativa relativa alla
posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il codice doganale
comunitario
COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE
PROMUOVERE LE ESPORTAZIONI DELLE PMI
EUROPEE
Doc. A6-0002/2008
Relazione sulla strategia dell'Unione europea per assicurare alle imprese
europee l'accesso ai mercati
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 18.2.2008 -
Votazione: 19.2.2008
Il Parlamento sollecita un'ambiziosa strategia di accesso ai mercati
extra-UE capace di accrescere la competitività delle imprese europee, in
particolare delle PMI. A tal fine occorre rimuovere gli ostacoli tariffari e
non tariffari, garantire il rispetto delle norme internazionali, in particolare
sulla proprietà intellettuale, e promuovere un accordo multilaterale che
favorisca l'accesso ai mercati. E' anche necessario migliorare l'assistenza
alle imprese esportatrici.
Nel rispondere alla comunicazione della Commissione
"Europa globale: un partenariato rafforzato per assicurare l'accesso ai
mercati per gli esportatori europei", il Parlamento sottolinea anzitutto
la necessità di una strategia di accesso ai mercati «riveduta e più ambiziosa»,
tesa ad aprire nuovi mercati mondiali ai prodotti e ai servizi europei. Ciò,
per i deputati, dovrebbe «rafforzare il ruolo dell'Unione europea nel mondo»,
salvaguardare i posti di lavoro esistenti in Europa e crearne di nuovi, nonché
accrescere la competitività dell'Unione europea. Quest'ultima, pertanto,
«dovrebbe impegnarsi al massimo per ottenere concessioni dai suoi partner
commerciali che siano proporzionate al loro livello di sviluppo».
La relazione appoggia quindi la messa a punto di
iniziative specifiche per affrontare in particolare gli ostacoli commerciali
nel settore dei servizi, degli appalti pubblici, degli investimenti e dei
diritti di proprietà intellettuale, delle procedure doganali degli aiuti di
Stato e altri sussidi, come anche per stabilire regole in materia di
concorrenza e garantire la loro adeguata applicazione ai paesi terzi. Sollecita poi la Commissione e gli Stati
membri a fare in modo che le PMI «siano in grado di trarre sistematicamente
vantaggio dalle nuove iniziative in materia di accesso ai mercati», mettendo a
punto misure ad hoc volte a rafforzare la presenza dei prodotti delle PMI sui
mercati dei paesi terzi e a difendere i loro diritti legittimi contro pratiche
unilaterali di tali paesi.
Rimuovere gli ostacoli all'export UE
Nel ricordare che la strategia dell'UE per
assicurare l'accesso ai mercati «riguarda specificamente le economie sviluppate
ed emergenti», il Parlamento sottolinea che le esportazioni europee verso
questi paesi «sono spesso ostacolate dalla mancanza di reciprocità per quanto riguarda
le condizioni di accesso ai mercati, dallo scarso grado di osservanza delle
regole del commercio internazionale e dalla proliferazione di pratiche
commerciali sleali». Osserva, peraltro, che
i diritti di proprietà intellettuale e industriale, comprese le indicazioni
geografiche e le denominazioni di origine, «non sono tutelati efficacemente dai
partner commerciali dell'UE a livello mondiale».
Sollecita quindi la Commissione a «reagire
rapidamente e con fermezza» di fronte a queste pratiche e a garantire che
l'applicazione delle norme stabilite a livello internazionale «non sia
subordinata a considerazioni di ordine politico o economico». Invita quindi i
partner commerciali dell'Unione europea a ridurre e progressivamente
smantellare tutti gli ostacoli che limitano l'accesso al mercato di beni e
servizi, nonché ad abrogare le restrizioni alla proprietà estera nei confronti
delle imprese europee e a sopprimere le norme discriminatorie. Accogliendo una
proposta dell'ALDE, l'Aula invita inoltre la Commissione a occuparsi delle
restrizioni imposte alle forniture dei servizi internet e di considerarle come
barriere al commercio.
Se condotta con successo, spiegano i deputati, la
lotta contro gli ostacoli commerciali «stimolerà gli investimenti, la
produzione e il commercio nell'Unione europea e a livello mondiale», tra
l'altro rendendo le condizioni di accesso ai mercati «più trasparenti,
prevedibili e concorrenziali».
Un accordo multilaterale sull'accesso ai mercati
Il Parlamento chiede anche una maggiore coerenza
tra le norme e prassi dell'Unione europea e quelle dei suoi principali partner
commerciali. Ma sottolinea che l'armonizzazione di norme e regolamentazioni
«non dovrebbe indebolire la legislazione europea nel campo della salute, della
sicurezza, dell'ambiente e in materia sociale», bensì «favorire l'adozione di
norme più rigorose da parte dei principali partner commerciali dell'UE».
Evidenzia, peraltro, la necessità di creare sinergie con i principali partner
commerciali dell'Unione europea (come gli Stati Uniti d'America, il Canada e il
Giappone) per definire una strategia comune di accesso ai mercati e «spianare
la strada alla conclusione di un accordo multilaterale sull'accesso ai
mercati».
Sollecita poi la Commissione a promuovere
meccanismi specifici - a livello di Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC)
- che consentano un esame e una risposta più rapidi rispetto all'emergere di
nuovi ostacoli non tariffari. Occorre inoltre continuare a porre chiaramente
l'accento sull'applicazione delle norme e garantire che i paesi terzi
ottemperino ai propri obblighi, «ricorrendo al meccanismo per la composizione
delle controversie dell'OMC per far valere tale diritto». Anche perché gli
accordi di libero scambio con i paesi partner dell'UE «non avranno alcun senso»
se questi non assicurano «un significativo accesso al mercato» e progressi
reali nella riduzione e nella soppressione delle barriere non tariffarie, «che
spesso distorcono la concorrenza più di quanto non facciano le barriere
tariffarie».
Una migliore assistenza alle PMI
Nel sottolineare la necessità di un'ulteriore
cooperazione tra la Commissione e gli Stati membri al fine di condividere
informazioni e prassi di eccellenza, il Parlamento chiede la creazione di
servizi di assistenza (helpdesk) nazionali o regionali «per centralizzare
informazioni e segnalazioni, prestando particolare attenzione agli interessi e
alle esigenze delle PMI». L'efficacia di tali reti, è precisato, «aumenterebbe
notevolmente se le associazioni industriali nazionali e locali, le camere di
commercio, le associazioni di PMI e gli enti di promozione del commercio
partecipassero alla loro creazione».
La Commissione, nell'attuare la sua strategia di
accesso ai mercati, dovrebbe poi prevedere la creazione di un vero e proprio registro
delle denunce e di un servizio assistenza agli Stati membri e alle imprese (con
una sezione riservata alle PMI), nonché mettere a punto degli orientamenti
strutturati per le priorità, precisando quali sono i mercati, i settori e gli
ostacoli sui quali è opportuno focalizzare l'attenzione.
Dovrebbe inoltre rivedere e potenziare la politica
di comunicazione sui servizi in materia di accesso ai mercati, con
un'attenzione particolare per le PMI, e migliorare la banca dati sull'accesso
ai mercati «per renderla di più facile uso e più rispondente alle esigenze
delle aziende». I deputati invitano poi la Commissione a rafforzare la sua
posizione negli organismi internazionali di normalizzazione, come l'ISO.
Il Parlamento sollecita infine la Commissione e gli
Stati membri ad accrescere la cooperazione con le camere di commercio europee,
con le associazioni commerciali e con gli enti di promozione del commercio
degli Stati membri situati in paesi terzi, nonché a garantire un adeguato
scambio di informazioni tra le delegazioni, le ambasciate degli Stati membri,
gli altri enti governativi di promozione del commercio estero e le associazioni
industriali europee interessate. Ribadisce, peraltro, che la strategia di
accesso ai mercati «avrà successo soltanto se gli Stati membri saranno disposti
a contribuire con le proprie risorse, tanto umane quanto finanziarie».
POLITICA SOCIALE
FAVORIRE
NATALITÀ E IMMIGRAZIONE PER COGLIERE LA SFIDA DEMOGRAFICA
Doc. A6-0024/2008
Relazione sul futuro
demografico dell'Europa
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 20.2.2008 - Votazione: 21.2.2008
I cambiamenti demografici
nell'UE sono preoccupanti, ma non irreversibili. Il Parlamento chiede di
promuovere la natalità con servizi alle famiglie e misure a favore della
genitorialità e delle lavoratrici, incluse misure contro le discriminazioni
delle madri. Occorre poi agevolare le carriere dei cinquantenni e il lavoro
dopo l'età della pensione, ammodernando i regimi pensionistici, garantendo la
solidarietà generazionale e pensioni decenti. E' poi necessaria una politica UE
dell'immigrazione.
L'età media della popolazione europea potrebbe passare da 39 anni nel 2004
a 49 anni nel 2050. A quella data, infatti, il numero dei giovani di età
compresa fra 0 e 14 anni passerà da 100 milioni (indice 1975) a 66 milioni,
mentre il numero degli anziani di oltre 80 anni passerà dal 4,1% nel 2005
all'11,4%. La popolazione in età lavorativa scenderebbe a 268 milioni e la
media europea del tasso di dipendenza anziani (il numero di persone con più di
65 anni diviso per il numero di persone fra i 14 e i 65 anni) passerebbe dal
25% del 2004 al 53% nel 2050. Nel frattempo l'importanza relativa della
popolazione europea a livello mondiale passerebbe dal 15% del secolo scorso al
5% nel 2050.
Approvando la relazione, il Parlamento prende nota «con preoccupazione» di
queste proiezioni demografiche, ma sottolinea che queste «non sono previsioni
irreversibili», bensì costituiscono dei «seri segnali d'allarme». Segnali di
cui tener conto «per preparare, sin d'ora, le risposte di domani, mantenere la
competitività, un'economia sostenibile, la coesione sociale, la solidarietà tra
le generazioni e il modello sociale europeo». I deputati, peraltro, ricordano
che le due principali cause dei cambiamenti demografici, ovvero il calo del
tasso di natalità e l'invecchiamento della popolazione, «sono frutto del
progresso».
Più sostegni
alle famiglie per aumentare la natalità
Il Parlamento sottolinea che il controllo
della fertilità da parte della donna «è il risultato della sua emancipazione
e va di pari passo con l'aumento del livello d'istruzione delle giovani donne e
con la partecipazione delle donne alla vita attiva e alle responsabilità
pubbliche». E questo deve essere considerato come «una conquista irreversibile
per l'umanità». Ma il tasso medio di natalità (1,5%) «anormalmente basso»
nell'Unione «non è imputabile alla sola volontà delle donne, né riflette le
aspirazioni dei cittadini europei a fondare una famiglia».
Il calo allarmante di natalità, per i deputati, è infatti legato alla difficoltà di conciliare vita professionale
e vita familiare a causa della mancanza di strutture di custodia per i
bambini in tenera età e di sostegni socioeconomici alle famiglie e
all'occupazione delle donne. Riconoscendo che una società che pone i minori al
centro delle sue politiche «è il presupposto fondamentale per un aumento del
tasso di natalità», ritengono possibile modificare le curve di natalità con
politiche pubbliche concertate.
Gli Stati membri sono pertanto sollecitati a adottare misure volte alla creazione di strutture di custodia dei
bambini, di buona qualità e a prezzi accessibili. Tali strutture, precisano
i deputati, devono essere considerate «servizi universali, a disposizione di
tutti quanti ne necessitino». Di conseguenza, raccomandano di conciliare gli
investimenti pubblici e privati nel settore dell'assistenza all'infanzia e nel
sistema di istruzione prescolare.
Il Parlamento invita poi gli Stati membri a esaminare la possibilità di
riconoscere la durata del servizio, la sicurezza sociale e i diritti
pensionistici ai familiari che svolgono il lavoro informale di assistenza
all'infanzia. Occorre inoltre adottare azioni
positive a favore della genitorialità, come diritti supplementari alla
pensione e sgravi fiscali per la creazione di asili nido aziendali e concedere
un aiuto mirato ai giovani genitori che proseguono la loro formazione e i loro
studi.
Il Parlamento invita poi gli Stati membri ad ispirarsi alle migliori
pratiche per quanto riguarda la durata dei congedi
di maternità, nonché per quanto riguarda i congedi parentali, le cure e
l'accompagnamento prenatale, la garanzia di reddito durante la gravidanza e la
reintegrazione nello stesso posto di lavoro. Gli Stati membri dovrebbero
inoltre trasporre la direttiva UE sulla promozione della sicurezza e della
salute sul lavoro delle lavoratrici
gestanti, puerpere o in periodo di allettamento e adottare, nell'ambito
della stessa direttiva, misure contro i datori di lavoro che discriminano
direttamente o indirettamente le lavoratrici che desiderano la maternità. Ma
occorre anche prendere in considerazione misure che, dopo il parto, offrano una
protezione e un sostegno specifici, in particolare alle giovani madri sole.
Inoltre, evidenziando «l'enorme disparità» tra uomini e donne per quanto
riguarda l'importo medio della pensione,
i deputati chiedono agli Stati membri di adottare misure affinché
l'interruzione dell'attività professionale per maternità e congedi parentali
«cessi di rappresentare una penalizzazione nel calcolo dei diritti
pensionistici». Incoraggiano poi gli Stati membri a prevedere bonifici nelle
pensioni in funzione del numero di bambini allevati e a riconoscere il ruolo
dell'assistenza alla persona nella società.
Nel sottolineare che «i modelli familiari stanno cambiando», il Parlamento
chiede alla Commissione e agli Stati membri di «tenere seriamente conto di tale
realtà» all'atto di elaborare e attuare le loro politiche. Inoltre, nel porre
in luce l'esigenza di migliorare la legislazione europea a favore della protezione della paternità, sollecita misure specifiche per agevolare una
maggiore partecipazione dei padri nella vita familiare sviluppando il diritto
ai congedi di paternità e la promozione dei diritti dei padri per quanto
concerne l'educazione e l'affidamento dei figli, in particolare in caso di
separazione e di divorzio.
La Commissione è anche invitata a prendere in considerazione il delicato problema della sterilità «che riguarda
le donne, coniugate o meno, o le coppie». Ma, accogliendo un emendamento del
PPE/DE, il Parlamento ha soppresso un paragrafo che chiedeva a tutti gli Stati
membri di riconoscere la sterilità e di rimborsarne il trattamento medico e
psicologico. Nel rilevare poi che l'infertilità è una patologia riconosciuta
dall'OMS, i deputati chiedono che sia garantito il diritto delle coppie
«all'accesso universale a trattamenti contro l'infertilità». Ma l'Aula ha
soppresso, come richiesto dal PPE/DE, l'analoga richiesta per «la procreazione
medicalmente assistita» da garantire adottando misure volte a ridurre gli
ostacoli finanziari e di altro tipo.
Sempre su suggerimento del PPE/DE, è stato soppresso il paragrafo che
sottolineava la necessità di trattare la questione
dell'adozione, proponendo alle coppie questa soluzione in ogni momento del
trattamento contro la sterilità, come alternativa al trattamento stesso, e che
invitava gli Stati membri ad aumentare l'età per l'adozione legale. I deputati
invitano, tuttavia, gli Stati membri a facilitare l'affidamento a famiglie di
accoglienza dei bambini vittime di maltrattamenti, orfani o allevati da
istituzioni specializzate. E sostengono la necessità di riflettere a livello
europeo sulle procedure di adozione dei bambini originari di Stati membri o di
paesi terzi.
Promuovere la
carriera degli ultracinquantenni e il lavoro dopo l'età della pensione
Il Parlamento chiede un approccio globale e qualitativo delle risorse umane
e propone di definire un "ciclo della vita attiva" coniugando la
formazione, l'apprendimento permanente e la valorizzazione delle conoscenze e
delle qualifiche formali ed informali, come anche delle carriere, dall'inizio
alla fine della vita lavorativa.
Sollecita quindi una riforma della gestione attuale delle risorse umane in
Europa e, in particolare, una riforma
radicale della gestione delle carriere dei salariati anziani. Questi sono infatti penalizzati dopo i 50 anni, mediante
discriminazioni all'assunzione o un accesso limitato alla formazione, il non
riconoscimento dell'esperienza acquisita e la rarità delle promozioni professionali.
Invita anche gli Stati membri a lanciare un maggior numero di programmi
governativi miranti a promuovere l'occupazione degli anziani e misure per
favorire il prolungamento dell'attività lavorativa di coloro che lo desiderano.
Pur ricordando che il principio dell'età legale per il pensionamento
«costituisce una conquista dei modelli sociali europei», il Parlamento ritiene
che, d'intesa con le parti sociali, gli Stati membri dovrebbero promuovere nel
rispetto delle tradizioni nazionali, e non impedire, la fissazione di norme ed
accordi che consentano di prolungare la
vita attiva, su base volontaria, al di là dell'età legale per la pensione
stabilita a livello nazionale. Occorre anche esplorare le possibilità di tempo
parziale, orario di lavoro modificato, telelavoro e lavoro condiviso e creare
una forma innovativa di pensionamento progressivo. Sulla base della
contrattazione collettiva autonoma o in consultazione con i comitati aziendali,
va diminuito quanto prima il ricorso delle imprese ai prepensionamenti.
I deputati incoraggiano poi gli investimenti
nell'istruzione e nella formazione per aumentare il livello di preparazione
di base di tutti e lo sviluppo di misure di sostegno all'inserimento
professionale iniziale dei giovani e al reinserimento professionale dei
lavoratori anziani. Sottolineano, peraltro che il lavoro a tempo parziale «rappresenta uno strumento intermedio
utile ai fini del reinserimento sul mercato del lavoro», soprattutto nelle
imprese più piccole. Chiedono poi alla Commissione e agli Stati membri di
affrontare con urgenza la questione degli aiuti
all'occupazione, «considerato l'aumento dell'età pensionabile previsto in
molti Stati membri».
Allo stesso tempo, approvando un emendamento proposto da Carlo Fatuzzo (PPE/DE, IT), il Parlamento afferma che è giunto il tempo
di affrontare il problema dello stress
dei pensionati, e cioè «le sensazioni di depressione, inutilità e nullità
sentite dai lavoratori pochi giorni dopo l'inizio della pensione, quando si
considerano inutili, abbandonati, soli e senza futuro».
Garantire la
solidarietà fra le generazioni
La maggiore speranza di vita è «un dato positivo». I deputati che gli Stati
membri si premuniscano contro il rischio di povertà dei pensionati «cui mancano
i mezzi per permettersi un alloggio, curarsi e giungere al termine della vita
in maniera dignitosa». Allo stesso tempo occorre ammodernare i regimi
pensionistici per assicurare la loro sostenibilità finanziaria e consentire
loro di assorbire gli effetti dell'invecchiamento della popolazione. Gli Stati
membri sono quindi invitati a riflettere in modo coordinato sulle possibili
riforme «che potrebbero garantire la
sostenibilità nel tempo dei sistemi pensionistici e di protezione sociale».
Il Parlamento, d'altra parte, ricorda che il principio di solidarietà fra le generazioni si fonda
sul fatto che la popolazione attiva si fa carico dei costi per la protezione e
la salute della popolazione non attiva (bambini, giovani, persone dipendenti e
anziani). Insiste quindi affinché tale principio «venga mantenuto nonostante il
prevedibile squilibrio demografico». In proposito, invita gli Stati membri ad
applicare misure più rigorose contro il mancato pagamento delle tasse e dei
contributi per l'assistenza sociale al fine di garantire la sostenibilità dei
sistemi pensionistici. Li incoraggia
inoltre a mantenere la parità di bilancio nei rispettivi sistemi pensionistici.
Favorire
l'immigrazione
Il Parlamento rileva che il ricorso
all'immigrazione «è, e continuerà ad essere», uno degli elementi della demografia
dell'Unione europea e potrebbe fornire un apporto positivo dal punto di vista
economico, sociale e culturale». Chiede pertanto alla Commissione, agli Stati
membri e alle parti sociali «di sviluppare un approccio sereno e ragionato»
dell'immigrazione in modo da contrastare le opinioni e gli atteggiamenti
xenofobi e razzisti e promuovere la completa ed effettiva integrazione dei
migranti nella società. Per i deputati, soprattutto nelle regioni a forte
emigrazione, l'integrazione dei migranti è «una misura politica strategicamente
importante» per frenare l'impatto negativo del cambiamento demografico.
Sottolineano inoltre la necessità di definire le politiche in materia di immigrazione e di coordinarle fra gli Stati
membri, garantendo agli immigrati parità di condizioni di vita e di lavoro. Nel
chiedere alla Commissione di presentare nei tempi più brevi una strategia e
misure specifiche per l'immigrazione economica, incoraggiano gli Stati membri a
espandere le loro misure di integrazione a favore degli immigranti e permettere
ai familiari di un lavoratore migrante di ottenere un permesso di soggiorno e,
se necessario, un permesso di lavoro. Occorre inoltre garantire la loro
sicurezza giuridica e sociale lottando risolutamente conto le organizzazioni clandestine
e sanzionando i datori di lavoro che si avvalgono del lavoro illegale.
Infine, i deputati chiedono di assistere le regioni europee interessate dall'emigrazione netta garantendo un
alto livello di servizi di interesse generale, di accessibilità e di tutelare
la partecipazione economica e le competenze, in particolare nelle isole, nelle
zone di frontiera, nelle regioni di montagna e nelle altre aree lontane dai
centri popolati.
Nel dibattito è
intervenuto, a nome del Gruppo del PPE/DE,
CARLO FATUZZO (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, sono molto lieto di prendere la parola in
questa occasione, innanzitutto per complimentarmi con il presidente della
commissione per l'occupazione e gli affari sociali, Jan Andersson, per aver
presentato questa documentazione di iniziativa della commissione, così
splendidamente e appassionatamente scritta dalla on. Castex in una serie di
consultazioni, di partecipazione di tutti i parlamentari della commissione -
alcuni in modo particolare - e che mi permette di dire, dopo nove anni che sono
parlamentare europeo: finalmente vedo una relazione in Parlamento in cui si
parla di pensionati e di anziani! E quanto se ne parla! Domani mattina dirò,
nella mia dichiarazione di voto, quante volte la parola pensionato e anziano è
contenuta in questa relazione.
Si parla anche di altro, naturalmente, anche di
nascite, di bambini, di educazione professionale, ma io voglio sottolineare
questo fatto, Presidente: perché si parla finalmente di anziani? Io sono
convinto, che questo è dovuto alla grande preoccupazione che tutti i governi
hanno, perché essendoci così tanti anziani rispetto a così pochi lavoratori
comporta un pagamento di pensioni, un pagamento di assistenza sanitaria molto
più elevato di quello che è stato in passato.
Ma guarda un po', venti anni fa, dieci anni fa,
trenta anni fa, cinquanta anni fa, nessuno si è mai degnato di pensare che gli
anziani debbono essere assistiti, che gli anziani debbono essere aiutati, che
coloro che hanno dei genitori anziani debbono avere dei congedi dal lavoro in
modo più deciso di quanto non sia mai stato fatto in passato. E si comincia a
discutere dei sistemi di pensionamento, e si comincia a discutere che i bambini
debbono essere di più, che le madri debbono essere aiutate di più. Ecco, c'era
proprio bisogno che succedesse questo cataclisma, che è stato paragonato al
cambiamento del clima da qualcuno che mi ha preceduto?
Da un male però, signor Presidente, mi pare di
capire che ne viene un bene, perché quello che vedo in questa relazione è
qualcosa che io approvo in tutte le sue parti. Finalmente l'Europa, nella
persona del Parlamento europeo, dà l'indicazione di come veramente deve essere
uno Stato. Che gli Stati seguano questa indicazione!"
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
- Doc. A6-0471/2007 - Relazione sulla
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai
censimenti della popolazione e delle abitazioni
Il Parlamento ha adottato il regolamento volto ad
armonizzare i dati dei censimenti sulla popolazione e sulle abitazioni nell'UE.
Il compromesso con il Consiglio accoglie l'idea dei deputati di stabilire dei
criteri per valutare la qualità dei dati raccolti che, peraltro, dovranno
risalire allo stesso anno di riferimento in tutta l'Unione. E' poi modificato
l'elenco degli argomenti da trattare nei censimenti, ma alcune integrazioni
suggerite a suo tempo dai deputati non sono state accolte.
- Doc. A6-0012/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta
di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della
direttiva 2004/40/CE sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute
relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici
(campi elettromagnetici) (diciottesima direttiva particolare ai sensi
dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE)
CONTROLLI DEI BILANCI
LOTTA ALLE FRODI: PIÙ CONTROLLI E
RECUPERARE L'INDEBITO
Doc.
A6-0009/2008
Relatore: FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE, IT)
Relazione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità - Lotta
contro la frode - Relazioni annuali 2005 e 2006
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 18.2.2008 - Votazione:
19.2.2008
Nel 2006 sono aumentate irregolarità e frodi al bilancio UE: contrabbando e
contraffazioni e, soprattutto, fondi strutturali, sono le principali voci.
Scendono, invece, le frodi agricole. L'Italia non è la sola protagonista.
Notando il ruolo svolto dalla criminalità organizzata, il Parlamento chiede di
rafforzare la vigilanza, aumentare gli sforzi per recuperare le somme pagate
indebitamente. Occorre anche rivedere il funzionamento dell'OLAF e tutelare i
diritti degli indagati.
Approvando la relazione di Francesco Musotto (PPE/DE, IT), il Parlamento si compiace del fatto
che le relazioni sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità «siano
divenute più analitiche», ma osserva che le statistiche si basano su strutture
nazionali molto eterogenee con sistemi amministrativi, giuridici, di controllo
e d'ispezione diversi. Chiede quindi alla Commissione di inserire nella
relazione annuale 2008 un'analisi delle strutture degli Stati membri che si
occupano della lotta alle irregolarità, «affinché il Parlamento possa avere
un'idea più chiara dell'applicazione del quadro normativo della lotta
antifrode».
Nei settori delle risorse proprie, delle spese
agricole e delle azioni strutturali degli Stati membri, le irregolarità
notificate hanno riguardato, nel 2006, un importo complessivo di circa 1.143
milioni di euro (contro 1.024 milioni nel 2005, 982,3 milioni nel 2004, 922 milioni
nel 2003 e 1.150 milioni di euro nel 2002). Per il 2006, l'importo è così
ripartito: 353 milioni di euro per le risorse proprie, 87 milioni di euro a
titolo del Fondo europeo di orientamento e di garanzia agricola (FEAOG) e 703
milioni di euro nell'ambito delle azioni strutturali. D'altra parte, i deputati
sottolineano che il numero elevato di irregolarità comunicate alla Commissione
«non significa necessariamente un elevato livello di frode, ma può essere anche
il risultato dell'efficacia dei dispositivi di controllo in atto e di una
stretta cooperazione fra lo Stato membro in questione e la Commissione».
Stop al contrabbando di sigarette, televisioni e prodotti
contraffatti
Per quanto concerne le risorse proprie, il
Parlamento rileva che l'importo viziato da irregolarità è aumentato (+7%) da
328 milioni di euro nel 2005 a 353 milioni di euro nel 2006 e, in tale ambito,
i prodotti più colpiti dalle irregolarità sono stati i televisori (69 milioni
nel 2005 e 62,3 nel 2006) e le sigarette (30,9 milioni nel 2005 e 27,6 milioni
nel 2006). Nota inoltre che il numero di casi verificatisi in Italia (+122%) e nei Paesi Bassi (+81%)
«è sensibilmente aumentato» e che, nel 2006, sono stati recuperati 113,4
milioni di euro (32%).
Il Parlamento chiede pertanto alla Commissione di
indicare, per quanto concerne il settore delle risorse proprie, quali ulteriori
azioni intende intraprendere per porre fine all'importazione fraudolenta di
televisori, sigarette e, più in generale, di prodotti contraffatti. A tale
proposito, nel rilevare con soddisfazione che l'OLAF ha potuto stabilire
un'antenna in Cina, incoraggia la Commissione ad intensificare la lotta alla
contraffazione.
Fondi agricoli: migliorare il recupero delle somme
indebite e la vigilanza
In merito alle spese agricole, l'importo viziato da
irregolarità è diminuito da 105 milioni di euro nel 2005 a 87 milioni di euro
nel 2006. Spagna, Francia e Italia
«sono responsabili del 57,2% delle irregolarità» e i settori più colpiti sono
quelli dello sviluppo rurale, il settore bovino e quello ortofrutticolo. Il
Parlamento, nell'accogliere con favore l'adozione del regolamento volto a
permettere un più efficace recupero dei pagamenti irregolari, si compiace anche
del buon funzionamento del sistema integrato di gestione e controllo (SIGC),
che ha consentito di individuare una parte considerevole delle irregolarità
accertate.
D'altra parte, notando con preoccupazione che il
livello di recupero delle somme pagate
ingiustamente resta basso e varia da uno Stato membro all'altro, i deputati
chiedono alla Commissione di incrementare i propri sforzi per migliorare il
livello di recupero delle somme indebitamente corrisposte. A loro parere,
peraltro, gli Stati membri dovrebbero esercitare una maggiore vigilanza per
evitare le irregolarità e recuperare i fondi, mentre occorre prevedere «un
aumento considerevole delle penali» per gli Stati membri che permangono
inadempienti in materia di recupero degli importi indebitamente versati.
Ritengono poi che la procedura sulla sospensione
dei pagamenti vada applicata anche ai finanziamenti della Politica agricola
comune (PAC) e chiedono alla Commissione di valutare l'efficienza e la
trasparenza dei sistemi di controllo relativi ai pagamenti agli agricoltori.
Anche perché, secondo loro, «il comportamento degli Stati membri denota una
scarsa vigilanza».
Per il Parlamento, d'altro canto, è «assolutamente
inaccettabile» che la Germania e la
Spagna non trasmettano da anni alla Commissione le informazioni relative
alle irregolarità nel settore delle spese agricole, anche perchè questi due paesi sono responsabili del
38% (33,2 milioni di euro) delle irregolarità. Sollecita quindi la Commissione
ad avviare procedure d'infrazione nei loro confronti e a trattenere il 10% dei
pagamenti agricoli in attesa della conclusione della procedura. Chiede poi alla
Commissione di dimostrarsi «intransigente» «se la Grecia non rispetterà il piano d'azione per l'introduzione del
sistema integrato di gestione e di controllo».
Azioni strutturali: semplificazione e lotta alla
criminalità
Il Parlamento osserva che l'importo viziato da
irregolarità a livello delle azioni strutturali è aumentato del 17% (da 601
milioni di euro nel 2005 a 703 milioni) e che le irregolarità riguardano
principalmente (75%) il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) e il
Fondo sociale europeo (FSE). Germania, Spagna, Italia, Portogallo e Regno Unito sono responsabili di circa l'85%
dell'importo viziato (438,1 milioni di euro). I deputati esprimono poi
rammarico per il fatto che dei 95 progetti finanziati con i fondi strutturali,
sottoposti a revisione, 60 presentavano errori materiali nella spesa dichiarata
del progetto.
Notano inoltre che, per il 2006, rimangono da
recuperare 266,5 milioni di euro, mentre per gli anni precedenti devono essere
recuperati ancora 762 milioni di euro. D'altra parte, ritengono che regole
troppo complicate e sistemi di controllo e di sorveglianza inefficaci
«contribuiscono alle irregolarità constatate» e osservano che i pagamenti sono
arrivati spesso in ritardo ai beneficiari.
Nell'auspicare un maggiore coinvolgimento delle
autorità regionali e locali nella programmazione ed esecuzione dei fondi, i
deputati ritengono che la Commissione dovrebbe prestare particolare attenzione
alle reti criminali specializzate
nella sottrazione di fondi dell'UE. In proposito, chiedono alla Commissione di
fornire un'analisi dettagliata dei sistemi utilizzati dalla criminalità
«organizzata in maniera mafiosa o meno» per violare gli interessi finanziari
delle Comunità. Allo stesso tempo invitano gli Stati membri a garantire la
qualità dei loro sistemi di controllo e di vigilanza adottando una
dichiarazione nazionale di gestione concernente tutti gli stanziamenti
comunitari a gestione condivisa.
Il Parlamento auspica l'avvio di procedure di infrazione verso quegli
Stati membri che non assistono i servizi della Commissione nell'esecuzione dei
controlli sul posto e chiede di valutare la possibilità di rendere gli Stati
membri garanti nei confronti delle Comunità per l'utilizzazione dei fondi europei
da parte dei destinatari. In proposito, ricorda che nell'ambito delle azioni
strutturali rimangono da recuperare più di 1.000 milioni di euro per il 2006 e
gli anni precedenti e sottolinea la responsabilità diretta degli Stati membri
nel recupero di finanziamenti il cui pagamento è viziato da irregolarità.
Ribadisce inoltre l'invito alla Commissione a sospendere i pagamenti in acconto
agli Stati membri in casi di serie irregolarità.
Chiedendo con insistenza l'introduzione
dell'obbligo vincolante per gli Stati membri di pubblicare informazioni sui
progetti e sui beneficiari dei finanziamenti erogati a titolo di tutti i fondi
comunitari a gestione condivisa, la relazione sollecita gli Stati membri a
comunicare annualmente alla Commissione la perdita finanziaria corrispondente
agli importi definitivamente perduti. Dovrebbero inoltre informare la
Commissione e l'OLAF in merito alle sentenze pronunciate dai tribunali
sull'utilizzazione fraudolenta dei fondi strutturali.
Rivedere il funzionamento dell'OLAF e tutelare i diritti
degli indagati
I deputati, nel ricordare di aver già caldeggiato
l'ipotesi di raggruppare in un unico regolamento le competenze dell'Ufficio
antifrode europeo, chiedono all'OLAF di presentare senza indugio un'analisi
sull'interoperabilità delle diverse basi giuridiche che gli conferiscono poteri
di indagini. Ritengono poi che la modifica del regolamento sul suo
funzionamento debba essere oggetto di una valutazione da parte del Parlamento.
Ricordando il caso "Tillack vs Belgio",
il Parlamento sottolinea che la perquisizione nei locali dei giornalisti è
stata giudicata come violazione dei diritti dell'uomo dalla Corte europea e, in
tale contesto, chiede l'adozione di tutte le misure opportune «per tutelare i
diritti delle persone indagate».
Data l'importanza del
tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione
della stessa pronunciato dal relatore FRANCESCO
MUSOTTO (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, io vorrei innanzitutto ringraziare
il Commissario Kallas per la sua preziosa collaborazione che ha offerto al
Parlamento durante i suoi lavori. Altresì vorrei ringraziare l'OLAF, nella
persona del suo direttore Franz-Hermann Brüner, per il costante sostegno e per
il fondamentale e non facile lavoro svolto, e infine tutti i colleghi per il
loro prezioso contributo, nonché le strutture, le istituzioni di tutti i paesi
che collaborano con noi in questo lavoro arduo e - mi sia consentito - in
particolare la nostra Guardia di finanza della Repubblica italiana, che si
distingue in questo impegno per la sua altissima professionalità.
Il problema della tutela degli interessi
finanziari della Comunità è un tema di primaria importanza che ci riguarda
direttamente come Stati e come cittadini, e pertanto deve essere affrontato con
la fermezza e la decisione che merita.
La risoluzione presentata qui oggi vuole dare una
risposta concreta all'allarmante fenomeno delle frodi comunitarie. I dati
raccolti sono preoccupanti: nel settore delle risorse proprie, delle spese
agricole e delle azioni strutturali, le irregolarità hanno riguardato nel 2006
un importo complessivo di 1.143 milioni di euro, rispetto ai 1.024 milioni di
euro dell'anno precedente. Le statistiche ci mostrano un numero di irregolarità
sempre crescente.
Tuttavia, ci preme sottolineare che un numero
elevato di irregolarità non corrisponde necessariamente ad un elevato livello
di frode. Esso può anche essere un indice dell'efficacia dei dispositivi di
controllo e di una stretta cooperazione fra gli Stati membri e la Commissione.
Quest'ultima, nella sua relazione annuale per il 2006, ha giustamente posto
l'accento sull'importanza di tale cooperazione, sia ai fini della prevenzione
che dell'attività di recupero. Ad oggi, i dati statistici si basano su
strutture nazionali eterogenee, con sistemi amministrativi giuridici e di
ispezione molto diversi tra loro.
In particolare, si ritiene inaccettabile che
Spagna e Germania non trasmettano alla Commissione le informazioni relative
alle irregolarità rilevate in formato elettronico come previsto per tutti gli
Stati membri. Le normative comunitarie e gli obblighi imposti dalla lotta alla
frode devono essere recepiti allo stesso modo dai diversi paesi. A tale scopo,
una più intensa collaborazione fra gli Stati e la Commissione è indispensabile
per la tutela degli interessi finanziari della Comunità, interessi che devono
essere percepiti come comuni, che superano cioè gli interessi dei singoli
Stati.
E' necessario rafforzare le sinergie fra le autorità
preposte al controllo e le amministrazioni locali per quanto riguarda il
coordinamento e lo scambio di informazioni. Mantenere a livello centrale
l'organizzazione e l'erogazione finanziaria comporta meccanismi di attuazione
complessi ed aumenta le distanze tra i responsabili finanziari e i beneficiari
finali.
Un altro punto fondamentale toccato dalla
relazione è la semplificazione della normativa. Il periodo di programmazione
2000-2006 ha dimostrato infatti che regole troppo complicate favoriscono la commissione
di irregolarità.
Infine, per quanto riguarda l'attività e il
recupero è da segnalare un leggero miglioramento, ma il recupero continua a
costituire un problema che provoca ingenti danni al bilancio comunitario. In
particolare, si ritiene che il periodo di 39 mesi che intercorre tra il momento
della commissione delle irregolarità ed il momento della sua comunicazione sia
inaccettabile, poiché tale ritardo rende l'attività di recupero ancor più
difficoltosa, se non addirittura impossibile."
A conclusione del dibattito il relatore FRANCESCO
MUSOTTO (PPE/DE-IT) è intervenuto
come segue:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi,
vorrei innanzitutto ringraziare tutti i colleghi per le parole rivoltemi e in
particolar modo l'on. Bösch, il cui lavoro precedente ha costituito anche la
base per costruire questo mio rapporto.
Vorrei sottolineare alcuni elementi.
Fondamentalmente questa sintonia con il Commissario Kallas, in particolare per
quel che riguarda - che è un impegno che ha preso la Commissione - l'esemplificazione
dei meccanismi normativi che presiedono all'erogazione delle fonti finanziarie.
Ha sottolineato un aspetto importante: più difficoltà ci sono, più
complicazioni ci sono, più difficile lettura c'è di queste norme, più la
criminalità organizzata, soprattutto, e tutte le forme di illegalità si possono
insinuare in questi spazi bui. Quindi la semplificazione - e vorrei dire anche
in più - l'avvicinamento da chi eroga le somme finanziarie a chi poi sono i
beneficiari è un altro meccanismo di chiarezza, di trasparenza, di facilità di
comprensione di tutto questo.
Il problema del recupero è un problema reale. I
tempi sono troppo lunghi, la capacità di sanzionare chi froda la Comunità
europea deve essere garantita da forme di fideiussione, da forme di garanzie
come si possono applicare attraverso le banche. Si devono trovare indubbiamente
delle forme per poter fare in modo di garantire l'erogazione e garantire
soprattutto la possibilità di recuperare queste somme e quindi l'agevolare, il
migliorare e il facilitare quelli che sono i tempi.
Noi riteniamo di aver fatto un lavoro - con la
collaborazione di tutti e con la voglia e l'impegno politico di tutti i
colleghi - fondamentale. E' indubbio che la collaborazione, la disponibilità,
la voglia di frenare questo fenomeno estremamente dannoso per la Comunità
europea è un fatto estremamente e solamente politico.
Indubbiamente l'assenza del Consiglio non agevola
tutto questo perché la sua presenza sarebbe stata anche la possibilità di
sapere cosa ne pensa il Consiglio. Ma il Parlamento attorno a questi principi è
assolutamente solidale e unito, e quindi riteniamo di aver costruito un fatto
positivo che ben ci fa sperare per il futuro."
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
- Doc. A6-0010/2008 - Relazione sulla
trasparenza nelle questioni finanziarie
Una maggiore trasparenza delle istituzioni europee
consentirebbe ai cittadini di capire meglio come vengono utilizzati i fondi UE.
E' quanto sostiene il Parlamento chiedendo la pubblicazione dei beneficiari di
fondi comunitari, degli importi da recuperare, di una lista nera dei frodatori,
dei lobbisti che incontrano i commissari e di tutti gli esperti che assistono
la Commissione. Sollecita anche norme etiche per i titolari di cariche
pubbliche e un codice deontologico per l'Ufficio antifrode.
PER LA CRESCITA, INVESTIMENTI, CONCORRENZA
E RIDUZIONI FISCALI
Doc.
A6-0029/2008
Relazione sugli orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione
(parte "Indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati
membri e della Comunità"): lanciare il nuovo ciclo (2008-2010)
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 19.2.2008 - Votazione:
20.2.2008
Esprimendo preoccupazione per l'elevato livello del tasso di cambio
dell'euro, il Parlamento chiede una politica fiscale coordinata che agevoli la
crescita e la creazione di nuove imprese e di posti di lavoro. Occorre anche
integrare il mercato dei servizi, aprire le industrie di rete alla concorrenza
e valutare il ruolo delle multinazionali sui mercati finanziari. Ma vanno anche
garantiti una più equa distribuzione dei benefici della crescita e un
rafforzamento della coesione sociale.
Approvando la relazione con 519 voti favorevoli,
102 contrari e 3 astensioni, il Parlamento osserva che i crescenti squilibri,
la domanda aggregata e le pressioni inflazionistiche globali «potrebbero
diventare una sfida significativa per la politica monetaria, vista la protratta
incertezza sui mercati finanziari». Sottolinea inoltre i crescenti squilibri
finanziari e l'eccessiva volatilità dei tassi di cambio come pure la stretta
creditizia e, in proposito, esprime preoccupazione «per i livelli elevati del tasso di cambio dell’euro che danneggiano la
competitività dell’economia europea e riducono i margini di manovra della
politica monetaria», ma difende l'indipendenza della BCE.
I deputati sottolineano poi la necessità di una politica fiscale sana «quale condizione
preliminare per una crescita sostenuta e per la creazione di posti di lavoro».
Notano poi che è necessario un quadro fiscale coordinato favorevole alle
società e in particolare alle PMI e impostato in funzione di una ripresa della
crescita e dell'occupazione. A loro parere, inoltre, l'Unione europea deve
promuovere disposizioni fiscali volte a incoraggiare la creazione di nuove
imprese e l'innovazione tecnologica. Ciò, precisano, potrebbe anche comportare
una riduzione delle imposte «che erodono l'efficienza e la creazione di posti
di lavoro». Occorre poi «diminuire gli
oneri sul lavoro per creare più occupazione e combattere l'economia
sommersa» e trasferire il carico fiscale dal lavoro al degrado ambientale
«quale soluzione efficace per affrontare sia le questioni ambientali che quelle
occupazionali».
Sottolineando la grande importanza dell'efficienza della finanza pubblica, i
deputati osservano che, nella maggior parte dei paesi, il consolidamento delle
finanze pubbliche «potrebbe contribuire a mantenere intatta la sostenibilità
fiscale nel lungo periodo». Ritengono quindi importante «modernizzare
l'amministrazione pubblica in modo da migliorare l'efficienza e l'efficacia
delle finanze pubbliche». A loro parere, d'altra parte, «un ambiente
macroeconomico sano e stabile richiede finanze pubbliche di qualità con bilanci
più consolidati». Come pure «una politica intelligente in materia di
investimenti privati e pubblici che produca infrastrutture orientate al futuro
e apra oggi i mercati di domani».
Alla luce delle continue pressioni al rialzo dei
prezzi energetici e delle crescenti minacce per il clima, per i deputati è
importante puntare sul miglioramento dell'efficienza energetica quale
contributo sia alla crescita che allo sviluppo sostenibile. Sottolineano poi la
necessità di aprire le industrie di rete
alla concorrenza garantendo condizioni omogenee e un'effettiva concorrenza
nei mercati integrati a livello europeo. Anche perché ritengono «che la
proprietà pubblica sui mercati dell'elettricità e del gas rappresenti uno degli
elementi fondamentali all'origine delle distorsioni a livello europeo e che
l'incentivo alla competizione su questi stessi mercati debba essere
ulteriormente migliorato».
Allo stesso tempo, il Parlamento chiede l'adozione
di provvedimenti per combattere il
protezionismo sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea, poiché
questo «indebolisce e non protegge i diritti dei consumatori e dei cittadini».
Sollecita inoltre una rapida integrazione
del mercato dei servizi «applicando e facendo rispettare in modo coerente
le norme concordate ed eliminando gli ostacoli alla concorrenza e all'accesso
al mercato».
Nel sottolineare poi che un sistema finanziario
globale deregolamentato «si situa al di fuori della portata diretta delle
politiche dell'UE e può trasmettere rischi di instabilità finanziaria», ritiene
che sia necessario procedere a una nuova valutazione dell'impatto del modello
imprenditoriale e del ruolo dei gruppi
finanziari multinazionali sui mercati finanziari globali.
Il Parlamento accoglie poi con favore la proposta
della Commissione di realizzare una “quinta libertà” nel contesto della ricerca
e dell’innovazione - la libera
circolazione delle conoscenze - a completamento delle quattro libertà di
circolazione delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali. In un
contesto di prezzi alimentari in aumento,
«che sembra essere permanente piuttosto che ciclico», i deputati ritengono
opportuno sottoporre a revisione i meccanismi della politica agricola comune
(PAC) che limitano l’approvvigionamento. Anche perché la PAC può svolgere un
ruolo fondamentale nella stabilizzazione dei prezzi alimentari.
Per i deputati, infine, nel 2008 l'Europa deve
rafforzare il suo potenziale di crescita per poter generare posti di lavoro.
Nell'interesse della stabilità macroeconomica, inoltre, l'aumento di
produttività «deve accompagnarsi ad una più equa distribuzione dei benefici della crescita e ad un
rafforzamento della coesione sociale». L'aumento dei redditi deve quindi tenere
il passo con la crescita di produttività a medio termine.
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
- Doc. A6-0462/2007 - Relazione sulla
23a relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del
diritto comunitario (2005)
La Commissione deve dimostrare più impegno e fermezza nei
confronti degli Stati membri che violano il diritto comunitario. E' quanto
chiede il Parlamento sollecitando un più sistematico ricorso alla Corte di
giustizia e il rispetto delle sue sentenze. Evidenziando il ruolo svolto dai
cittadini nell'individuazione delle infrazioni, i deputati incoraggiano
missioni d'inchiesta negli Stati membri e la creazione di uno sportello unico
on-line per assistere i cittadini.
CONCORRENZA
GRANDE DISTRIBUZIONE: NORME UE CONTRO
GLI ABUSI CAUSATI DALLE CONCENTRAZIONI
Dichiarazione del Parlamento europeo su uno studio e
soluzioni all'abuso di potere dei grandi supermercati operanti nell'Unione
europea
Le piccole aziende, i fornitori e le imprese agricole sono minacciati dalla
concentrazione dei supermercati che, sempre di più, impongono prezzi
insostenibilmente bassi ai loro fornitori. I consumatori, inoltre, rischiano
una perdita di diversità dei prodotti, del patrimonio culturale e dei punti
vendita al dettaglio. Per tale ragione il Parlamento chiede di valutare gli
abusi di posizione dominante nel settore della grande distribuzione e di
armonizzare le norme UE per contrastarli.
All'apertura della seduta, il Presidente ha
annunciato all'Aula l'iscrizione al processo verbale di una dichiarazione
sottoscritta dalla maggioranza dei deputati - diventando così posizione
ufficiale del Parlamento europeo - che chiede alla Commissione di avviare uno
studio «sugli effetti che la concentrazione del settore dei supermercati
nell'UE sta avendo sulle piccole aziende, i fornitori, i lavoratori e i
consumatori».
Il Parlamento, più in particolare, sollecita di
valutare «le eventuali violazioni di potere d'acquisto che possono derivare da
tale concentrazione». Chiede inoltre di proporre «azioni adeguate, anche a
livello regolamentare, per tutelare i consumatori, i lavoratori e i produttori
da qualsiasi abuso di posizione dominante o dagli effetti negativi» rilevati
nel corso del suo studio. Osserva infatti che il settore della distribuzione
alimentare all'interno dell'UE «è sempre più dominato da un numero limitato di
catene di supermercati» che «stanno rapidamente divenendo "guardiani"
del mercato», controllando «l'unico vero accesso degli agricoltori e di altri
fornitori ai consumatori dell'UE».
Il Parlamento sottolinea poi che, stando a diverse
testimonianze, i grandi supermercati europei «stanno abusando del loro potere
d'acquisto per mantenere a livelli insostenibilmente bassi i prezzi corrisposti
ai fornitori (con sede nell'UE o meno), imponendo loro condizioni inique». A
suo parere, «tali restrizioni sui fornitori implicano effetti a catena negativi
sia sulla qualità dell'occupazione sia sulla protezione ambientale», mentre i
consumatori «potrebbero dover affrontare una perdita di diversità dei prodotti,
del patrimonio culturale e dei punti vendita al dettaglio». Osservando infine
che i grandi supermercati gestiscono attività che sono sempre più a carattere
transnazionale, sebbene alcuni Stati membri abbiano presentato una normativa
nazionale volta a limitare tale abuso, il Parlamento auspica «l'armonizzazione
della legislazione UE».
Background - la grande distribuzione organizzata in
Italia e in Europa
In Italia, tra il 1996 e il 2006, il numero di
punti vendita al dettaglio è aumentato sensibilmente sia per quanto riguarda i
negozi tradizionali sia per la distribuzione moderna. Per i primi questa tendenza
complessiva è dovuta esclusivamente agli esercizi che vendono prodotti non
alimentari (+19%) che hanno controbilanciato il declino dei negozi alimentari
(-14%). Per la distribuzione moderna sono aumentati i punti vendita di entrambe
le tipologie di prodotti, ma la crescita è nettamente più marcata per i non
alimentari (+60% contro +34%).
Il risultato è che, in Italia, la quota di mercato
della grande distribuzione organizzata (GDO) è passata, in dieci anni, dal 36
al 52%, mentre quella dei negozi tradizionali è scesa dal 53 al 35,6%. Un lieve
aumento si è registrato anche per altri tipi di canali di vendita, come il
porta a porta e gli ambulanti. Questo ribaltamento è ancora più evidente per
quanto riguarda i generi alimentari: la quota di mercato della GDO è passata
dal 50% al 69%, mentre quella dei negozi tradizionali è scesa dal 41% al 21%.
Stessa tendenza, si è registrata per i beni non alimentari: la quota di mercato
della GDP è infatti passata dal 20 al 35%, mentre quella dei negozi tradizionali
è scesa dal 67 al 50%.
Allo stesso tempo, nel comparto alimentare europeo si è verificato un importante fenomeno
di concentrazione nel settore della GDO, con il risultato che la quota di
mercato dei 5 principali operatori ha raggiunto, tra il 1993 e il 2002, più del
69%. Più precisamente, nell'ambito dei super e ipermercati, i primi cinque
distributori hanno una quota di mercato pari al 90% in Francia, al 76% in
Germania, al 70% nel Regno Unito, al 57% in Spagna e al 55% in Italia.
A livello internazionale, sempre per quanto
riguarda gli alimenti, il leader della grande distribuzione organizzata è Wal
Mart, con una cifra d'affari che, nel 2005, ha superato i 250 miliardi di euro.
Al secondo posto, ma molto più lontano, si trova il gruppo francese Carrefour che
ha fatturato "solo" 75 miliardi di euro. Seguono poi un altro
americano e un gruppo tedesco Metro (circa 56 miliardi di euro). Il primo
italiano - Coop Italia - si posiziona al 49° posto, con 11,5 miliardi di euro
di cifra d'affari. Per quanto riguarda il nostro Paese, al secondo posto si
posiziona Conad (circa 8 miliardi di euro), seguito da Carrefour Italia,
Interdis e Selex (tutti circa 7 miliardi), da Auchan/SMA (5,7 miliardi),
Esselunga (5,4), Sisa e Despar (4 miliardi) e C3 (3,5 miliardi).
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
DIRITTI UMANI
- Doc. B6-0052, 0056, 0099, 0100, 0101/2008 - Risoluzione comune sulla Settima sessione del Consiglio per i diritti
umani delle Nazioni Unite
Nel sottolineare il ruolo cruciale del Consiglio dei
diritti umani (CDU), il Parlamento esprime però preoccupazione per il suo
mancato intervento in molte situazioni urgenti. Rammaricandosi della presenza
nel CDU di paesi con situazioni problematiche, sollecita elezioni competitive
nel maggio 2008. Chiede poi che il riesame periodico che inizia ad aprile sia
all'altezza delle aspettative e ribadisce la necessità che l'UE parli con una
sola voce in materia di diritti umani.
- Doc. B6-0080, 0084, 0085, 0089, 0094, 0097/2008 - Risoluzione sul Nord Kivu
- Doc. B6-0081, 0087, 0088, 0091, 0098/2008 - Risoluzione sulla
Bielorussia
- Doc. B6-0079, 0086, 0089, 0090, 0093, 0095/2008
- Risoluzione sul Timor Est
GIURIDICA
-
Doc. A6-0007/2008 - Relazione sulla richiesta di
difesa dei privilegi e dell'immunità dell'on. Claudio Fava
Il Parlamento ha deciso di
difendere l'immunità di Claudio Fava nell'ambito di un procedimento presso il
Tribunale di Marsala in seguito a una querela depositata da David Costa per
talune dichiarazioni rese dal deputato nel corso del programma televisivo
Annozero. Nel descrivere e criticare quelle che, a suo giudizio, erano anomalie
della campagna elettorale in Sicilia, è spiegato, Fava stava semplicemente
facendo il proprio lavoro di deputato del Parlamento europeo.
- Doc. A6-0008/2008 - Decisione sulla richiesta di difesa dei
privilegi e dell'immunità di Witold Tomczak
- Doc. A6-0021/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
direttiva del Consiglio relativa alla struttura e alle aliquote dell'accisa
applicata al tabacco lavorato (versione codificata)
- Doc. A6-0020/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'istituzione
dell'Agenzia europea dell'ambiente e della rete europea d'informazione e di
osservazione in materia ambientale (versione codificata)
- Doc. A6-0019/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al livello sonoro
all'orecchio dei conducenti dei trattori agricoli o forestali a ruote
- Doc. A6-0018/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla soppressione dei
disturbi radioelettrici (compatibilità elettromagnetica) provocati dai trattori
agricoli o forestali a ruote (versione codificata)
- Doc. A6-0017/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai dispositivi
d'illuminazione della targa d'immatricolazione posteriore dei veicoli a motore
e dei loro rimorchi (versione codificata)
- Doc. A6-0016/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio per le targhette e le
iscrizioni regolamentari nonché la loro posizione e modo di fissaggio per i
veicoli a motore e i loro rimorchi (versione codificata)
- Doc. A6-0022/2008 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'installazione dei dispositivi
di illuminazione e di segnalazione luminosa dei trattori agricoli o forestali a
ruote (versione codificata)
SVILUPPO REGIONALE
- Doc. A6-0028/2008 - Risoluzione sul seguito dell'Agenda
territoriale e della Carta di Lipsia - Verso un programma d'azione europeo per
lo sviluppo spaziale e la coesione territoriale
- Doc. A6-0023/2008 - Risoluzione sulla quarta relazione sulla
coesione economica e sociale
AFFARI ESTERI
- Doc. A6-0503/2008 - Risoluzione
su una strategia comunitaria per l'Asia centrale
- Doc. A6-0026/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo all'accordo
euromediterraneo tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e
la Repubblica araba d'Egitto, dall'altra, per tener conto dell'adesione della
Repubblica di Bulgaria e della Romania all'Unione europea
- Doc. A6-0025/2008 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo all'accordo
euromediterraneo tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e
lo Stato di Israele, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica
di Bulgaria e della Romania all'Unione europea
CULTURA E ISTRUZIONE
- Doc. A6-0512/2007 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo tra la Comunità
europea e la Confederazione svizzera nel settore audiovisivo che stabilisce le
modalità e le condizioni della partecipazione della Confederazione svizzera al
programma comunitario MEDIA 2007, nonché dell'atto finale
VARIE
- Doc. B6-0078/2008 - Risoluzione sull'importanza di sostenere
misure volte a migliorare la cooperazione scientifica con l'Africa
- Doc. B6-0086/2008 - Risoluzione sul contributo al Consiglio di
primavera 2008 in relazione alla strategia di Lisbona
DALLE
ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Servizi
mobili via satellite (http://consilium.europa.eu)
RICERCA E SVILUPPO
·
Programma
di ricerca sulla qualità di vita delle persone anziane (http://consilium.europa.eu)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
Pacchetto
IVA (http://consilium.europa.eu)
·
IVA:
luogo di tassazione dei servizi (http://consilium.europa.eu)
TRASPORTI
Galileo (http://consilium.europa.eu/ueDocs/cms_Data/docs/pressData/en/trans/97330.pdf)
DALLA COMMISSIONE EUROPEA
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Budget
UE 2008: una parte per rendere dinamica la crescita economica (http://ec.europa.eu/budget/l
ibrary/publications/budget_in_fig/dep_eu_budg_2008_en.pdf)
·
Strategia
di Lisbona (http://ec.europa.eu/growthandjobs/index_en.htm)
CONCORRENZA
·
Aiuti
di Stato: quadro di valutazione (http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/studies_reports/
studies_reports.html)
·
Aiuti
di Stato: nuovo metodo per stabilire i tassi di riferimento e di
attualizzazione (http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/legislation/reference.html)
·
Aiuti
di Stato: norme procedurali (http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/reform/reform.cfm
#ec_93)
POLITICA SOCIALE
·
2010:
Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (http://ec.europa.eu)
AMBIENTE
·
Limitare
le emissioni di CO2 delle auto (http://ec.europa.eu/environment/co2/co2_home.htm)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Due
nuove agenzie in seno al 7PQRS (http://ec.europa.eu)
MERCATO INTERNO
·
Nessuna
legislazione sul credito bancario (http://ec.europa.eu/internal_market/finservices-retail/home-loans/integration_fr.htm)
·
Equivalenza
delle norme contabili (http://ec.europa.eu)
POLITICA REGIONALE
·
Politica
regionale e Strategia di Lisbona (http://ec.europa.eu)
·
920
milioni di euro per i paesi candidati all'adesione (http://ec.europa.eu)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
Misure
antiabuso nel settore dell'impostazione diretta (COM 2007/785)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
Protezione
diplomatica dei cittadini comunitari (http://ec.europa.eu)
TRASPORTI
·
Controllo
dei trasporti su strada di merci pericolose (COM 2007/795)
·
Euro VI (http://ec.europa.eu/enterprise/automotive/pagesbackground/pollutant_emission/index.htm)
VARIE
·
Insieme
nella diversità: Anno europeo del dialogo interculturale 2008 (http://www.dialogue2008.eu)
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
·
"Il Regno Unito e l'Irlanda
possono partecipare all'adozione delle misure che sviluppano l'acquis di
Schengen a condizione che partecipino già alle nuove disposizioni sulle quali
si fonda la nuova misura"
Sentenza della Corte nella Cause C-77/05 e C-137/05
Correttamente il
Consiglio ha rifiutato di ammettere il Regno Unito a partecipare all'adozione
del regolamento FRONTEX e del regolamento che stabilisce le norme sulle
caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici nei passaporti.
·
"Il pagamento di una
pensione di vecchiaia a sfollati di nazionalità o di origine tedesca non può
essere rifiutato in ragione della loro residenza in un altro Stato membro"
Sentenza della Corte nelle Cause riunite C-396/05, C-419/05 e C-450/05
La Corte dichiara
incompatibile con la libera circolazione delle persone l'autorizzazione
concessa alla Germania di subordinare il computo di periodi contributivi
maturati al di fuori del territorio della Repubblica federale alla condizione
che il beneficiario vi risieda.
·
"La Corte si pronuncia sulla
compatibilità con il diritto comunitario di un'azione collettiva con la quale
un'organizzazione sindacale tenta di indurre un prestatore di servizi straniero
ad avviare trattative sulle retribuzioni e a sottoscrivere un contratto
collettivo"
Sentenza della Corte nella Causa C-341/05
Una simile azione
collettiva, nella forma di un blocco dei cantieri, costituisce una restrizione
alla libera prestazione dei serevizi che, nella fattispecie, non è giustificata
alla luce dell'obiettivo di interesse generale della protezione dei lavoratori.
·
"La Corte di giustizia
chiarisce l'applicazione del principio di libera circolazione dei capitali nei
rapporti tra gli Stati membri e i Paesi terzi"
Sentenza della Corte nella Causa C-101/05
Qualora un
vantaggio fiscale venga subordinato da uno Stato membro a condizioni la cui
osservanza può essere verificata soltanto ottenendo informazioni da parte di un
paese terzo, è in linea di principio legittimo che tale Stato membro rifiuti la
concessione di detto vantaggio se risulta impossibile ottenere dal paese tali
informazioni.
·
"La Corte si pronuncia sulla
tutela dei diritti di proprietà intellettuale nella società
dell'informazione"
Sentenza della Corte nella Causa C-275/06
Il diritto
comunitario non impone agli Stati membri, per garantire l'effettiva tutela del
diritto d'autore, l'obbligo di divulgare dati personali nel contesto di un
procedimento civile.
·
"Il regime italiano di
assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisiva è
contrario al diritto comunitario"
Sentenza della Corte nella Causa C-380/05
Tale regime non
rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri
di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.
Per ulteriori
informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 -
Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352)
43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm
DALLA
GAZZETTA UFFICIALE
POLITICA SOCIALE
·
Relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - La
parità tra le donne e gli uomini - 2008 COM(2008) 10 definitivo
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Proposta
di relazione congiunta per il 2008 sulla protezione e sull’inclusione sociale
{SEC(2008)91} COM(2008) 42 definitivo
·
Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la
decisione n. 1904/2006/CE che istituisce, per il periodo 2007-2013, il
programma "Europa per i cittadini" mirante a promuovere
la cittadinanza europea attiva COM(2008) 59 definitivo
AGRICOLTURA
·
Decisione della Commissione del 20 dicembre 2007 relativa
alla liquidazione dei conti di alcuni organismi pagatori della Germania, della
Spagna, della Francia, dell’Italia e del Lussemburgo per quanto riguarda le spese
finanziate dal Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia
(FEAOG), sezione garanzia, per l’esercizio finanziario 2004 [notificata con il
numero C(2007) 6532] (I testi in lingua tedesca, spagnola, francese e italiana
sono i soli facenti fede) (2008/54/CE) (GUUE L 14/2008)
CULTURA
·
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e al Consiglio relativa alla restituzione
dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato
membro COM(2007) 873 definitivo
AMBIENTE
·
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo relativa
a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque
e recante modifica delle direttive 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE,
84/491/CEE, 86/280/CEE e 2000/60/CE COM(2007) 871 definitivo
·
Decisione della Commissione del 20 dicembre 2007 recante
modifica delle decisioni 2002/231/CE, 2002/255/CE, 2002/272/CE, 2002/371/CE,
2003/200/CE e 2003/287/CE al fine di prorogare la validità dei criteri
ecologici per l’assegnazione del marchio comunitario di qualità
ecologica a taluni prodotti (GUUE L 16/2008)
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Verso
un Sistema comune di informazioni ambientali (SEIS) {SEC(2008) 111}{SEC(2008) 112} COM(2008) 46 definitivo
·
Raccomandazione della Commissione al Consiglio sulla
partecipazione della Comunità europea ai negoziati per l’adozione di uno strumento
giuridicamente vincolante sul mercurio a seguito della decisione 24/3
del Consiglio direttivo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) COM(2008) 70 definitivo
POLITICA DEI
CONSUMATORI
·
Regolamento (CE) n. 108/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 15 gennaio 2008 che modifica il regolamento (CE) n. 1925/2006
concernente l’aggiunta di vitamine e minerali nonché di alcune
altre sostanze agli alimenti (GUUE L 39/2008)
·
Regolamento (CE) n. 109/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 15 gennaio 2008 che modifica il regolamento (CE) n. 1924/2006
relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui
prodotti alimentari (GUUE L 39/2008)
BANDI
- INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni
bandi - inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono
consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.europa.eu
sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl
ESPERTI E
ASSUNZIONI
BANDO DI CONCORSO GENERALE INDETTO DALLA FONDAZIONE
EUROPEA PER IL MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO A DUBLINO,
PER POSTO DI DIRETTORE AGGIUNTO, IN GUUE C 33 A/01 DEL 07/02/2008
Codice: EF/TA/07/03
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2
Scadenza: 25/03/2008
ISTRUZIONE, FORMAZIONE E CULTURA
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA
"GIOVENTÙ IN AZIONE" PER AZIONI «GIOVENTÙ NEL MONDO»: COOPERAZIONE
CON PAESI DIVERSI DAI PAESI LIMITROFI ALL'UNIONE EUROPEA, IN GUUE C 38/06 DEL
12/02/2008
Codice: EACEA/31/07
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2
Scadenza: 15/04/2008
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA
" TEMPUS IV", RIFORMA DELL'ISTRUZIONE SUPERIORE MEDIANTE LA COOPERAZIONE UNIVERSITARIA
INTERNAZIONALE
Codice: EAC/04/08
http://ec.europa.eu/education/programmes/tempus/index_en.htm
Scadenza: 28/04/2008
OCCUPAZIONE E POLITICA SOCIALE
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER AZIONI DI
"INFORMAZIONE E FORMAZIONE RIVOLTE AD ASSOCIAZIONI DEI LAVORATORI"
Codice: VP/2008/002
http://ec.europa.eu/employment_social/emplweb/tenders/tender
Scadenza: 25/04/2008
INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE PER PROGETTI DI COOPERAZIONE TRASNAZIONALE PER "INFORMAZIONE, CONSULTAZIONE E
PARTECIPAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DELLE IMPRESE"
Codice: VP/2008/003
http://ec.europa.eu/employment_social/emplweb/tenders/tender
Scadenza: 31/03/2008
PAESI TERZI - EUROPEAID
BOLIVIA INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA
"EIDHR"
STRUMENTO EUROPEO PER LA DEMOCRAZIA E I DIRITTI UMANI
Codice: EuropeAid/126537/L/ACT/BO
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
Scadenza: 24/03/2008
NICARAGUA
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "ATTORI NON STATALI E AUTORITÀ LOCALI NELLO SVILUPPO", AZIONI
NEI PAESI PARTNER
Codice: EuropeAid/126557/L/ACT/NI
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
Scadenza: 25/03/2008
UGANDA
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA DEL FSE (FONDO SOCIALE EUROPEO) A SOSTEGNO DI MISURE
PER IL DECENTRAMENTO
Codice: EuropeAid/126522/M/ACT/UG
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
Scadenza: 25/03/2008
BOSNIA-HERZEGOVINA INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER
MISURE A SOSTEGNO DELLA REINTEGRAZIONE SOCIO-ECONOMICA DELLE VITTIME DA MINE
ANTIUOMO ATTRAVERSO LA CREAZIONE DI IMPIEGO
Codice: EuropeAid/126613/C/ACT/BA
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
Scadenza: 15/05/2008
SALUTE E CONSUMATORI
STUDI E CONFERENZE NEL QUADRO DI FISSARE PREZZI E
MODALITÀ DI RIMBORSO DEI PRODOTTI FARMACEUTICI NELLA UE - BIL TOT: 800.000 EURO
Codice: DG ENTR No ENT GWP 2008 1.2.7.4
http://ec.europa.eu/enterprise/funding/files/themes_2008/cal
Scadenza: 14/04/2008
TRASPORTI
INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA MARCO POLO II PER AZIONI DI TRASFERIMENTO FRA MODI, AZIONE
AUTOSTRADE DEL MARE, AZIONE DI RIDUZIONE DEL TRAFFICO, AZIONI
CATALIZZATRICI E AZIONI COMUNI DI APPRENDIMENTO.
http://ec.europa.eu/transport/marcopolo/guide_proposers/inde
Scadenza: 07/04/2008
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA
PARTNERS
Azienda bulgara sta cercando aziende italiane produttrici di tubi e
barre in acciaio. BG 649
Industria bulgara proprietaria di terreni sta cercando
investitori europei. BG 654
Azienda tedesca produttrice di miele biologico sta
cercando distributori in tutta Europa. DE 662
Industria tunisina produttrice di pomodori secchi sta
cercando partner europei per esportare i propri prodotti. TN 658
Azienda tunisina produttrice di mobili per la casa sta
cercando partner europei di questo settore di attività per ampliare la propria
produzione. TN
659
Azienda inglese sta cercando grossisti italiani di prodotti di
bigiotteria.
Azienda inglese produttrice di innovativi prodotti per bambini in età da asilo
sta cercando rappresentanti in tutta Europa. UK 660
Azienda russa specializzata nella vendita di fonti
alternative di energia sta cerando cooperazioni finanziarie,
accordi di joint venture e attività di ricerca e sviluppo in tutta Europa. RU 646
Azienda russa produttrice di prodotti farmaceutici sta
cercando servizi intermediari, cooperazione finanziaria e di ricerca e sviluppo
al fine di realizzare un progetto per la diffusione e la brevettazione di uno
spazzolino da denti di nuova concezione. RU 647
Azienda russa specializzata nel taglio e trattamento del legno
sta cercando sevizi intermediari per i propri prodotti in tutta Europa. RU 655
Azienda turca sta cercando produttori europei di statue per
stanze di ricevimento di centri di bellezza e scaffali a norma per uso medico.
TR 656
Azienda francese sta cercando urgentemente produttori di packaging in carta,
polietilene e carta cerata. FR 652
Azienda turistica svedese specializzata nell’organizzazione di viaggi
naturalistici su misura nel nord della Svezia sta cercando
agenzie italiane per instaurare collaborazioni. SE 661
Azienda svedese produttrice di pannelli in legno per la
costruzione di case prefabbricate sta cercando agenti e rappresentanti in
Italia. SE
663
Per ulteriori
informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto
tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
·
Eurodeputati
Delegazione italiana POPOLO DELLA LIBERTÁ
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma
- Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles -
Tel. +32 2 284.25.96 -
Fax +32 2 284.69.06
·
Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B - 1047 Bruxelles - Tel.: +32
2 284 2111 - www.europarl.europa.eu
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.europa.eu/roma/
·
Commissione delle Comunità Europee
Rue de
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - www.ec.europa.eu/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.ec.europa.eu/italia/
·
Consiglio
dell'Unione Europea - Rue de
Tel.: +32 2 285 6111 - www.ue.eu.int
·
Corte
di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - www.curia.europa.eu/
·
Comitato
economico e sociale - Rue
Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: +32 2 546 9011 - www.eesc.europa.eu
·
Comitato
delle regioni - Rue Montoyer,
92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: +32 2 282 2211 - www.cor.europa.eu/
·
Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.eur-lex.europa.eu/it/index.htm
serie S (Bandi): www.ted.europa.eu/
·
Euro
Info Centres (informano e
forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee:
normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza,
concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.ec.europa.eu/enterprise-europe-network
Partito Popolare Europeo - Rue de Commerce, 10 - 1000
Bruxelles
Tel.: +32 2
285 4140 - www.epp-eu
EUROINFORMAZIONI
E' ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org