GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

  

                                                                                                                                

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

24 Gennaio 2008

n° 156

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE ____________________________________________________________________________


GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commmercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

*****************************************

 

 

 

Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l'Eurosportello di Unioncamere del Veneto.

 


 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

CPV: UN VOCABOLARIO COMUNE UE PER GLI APPALTI PUBBLICI

 

Il CPV è un sistema di classificazione per standardizzare i riferimenti usati per descrivere l’oggetto dell’appalto nelle lingue ufficiali dell’UE. Le direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE sulle procedure di svolgimento di appalti dovranno essere modificate. La Commissione spera che il CPV si attui 6 mesi dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La proposta di regolamento tiene conto delle evoluzioni tecnologiche e dei bisogni degli utenti. Introduce nuovi prodotti e servizi le cui acquisizioni sono in concorrenza. Tra i settori che copre: programmi e applicazioni informatiche, apparecchi medici, apparecchi per aeroporti e per il controllo aereo, articoli sportivi, strumenti musicali, servizi per l’ambiente, legati a internet e telecom senza filo. Per informazioni: http://ec.europa.eu/internal_market/publicprocurement/e-procurement_fr.htm#cpv

 

 

 

LA CARTA ITALIANA DEGLI AIUTI DI STATO A FINALITÀ REGIONALE 2007-2013

 

Con decisione del 28 novembre 2007 la Commissione europea ha approvato la carta italiana degli aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo 2007-2013.

Il provvedimento, atteso da tempo, definisce le aree del Paese ammissibili alle deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c) del Trattato CE, nelle quali sono ammissibili gli aiuti concessi alle grandi imprese e sono consentite intensità di agevolazione maggiori per gli investimenti delle piccole e medie imprese. La definizione di tali aree consente altresì di applicare le maggiorazioni regionali previste, ad esempio, in strumenti agevolativi che fanno riferimento alla disciplina degli aiuti alle piccole e medie imprese.

La carta degli aiuti risulta così articolata:

Aree ammesse alla deroga 87,3,a:

Risultano ammissibili a tale deroga gli interi territori delle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Le intensità di aiuto previste sono le seguenti:

 

 

Grandi imprese

Medie imprese

Piccole imprese

Calabria

(fino al 31/12/2010)

40%

50%

60%

dal 01/01/2011 al 31/12/2013

30%

40%

50%

Campania, Puglia, Sicilia

tutto il periodo

30%

40%

50%

Basilicata

(fino al 31/12/2010)

30%

40%

50%

dal 01/01/2011 al 31/12/2013 (deroga 87,3,c)

20%

30%

40%

 

Per quanto riguarda la Basilicata, lo status della Regione sarà oggetto di revisione nel 2010; le intensità sopra indicate per il periodo 2011-2013 (ed il passaggio ad area 87,3,c) saranno applicate laddove si riscontri un PIL pro-capite superiore al 75% della media UE-25 (in caso contrario saranno mantenute le intensità indicate per il periodo 2007-2010).

Aree ammesse alla deroga 87,3,c:

Per quanto riguarda la mappa delle aree 87,3,c) l'articolazione si presenta particolarmente complessa, dovendo considerare la situazione della Sardegna, uscita dalla deroga 87,3,a) e il drastico taglio di popolazione ammissibile alla deroga rispetto al precedente periodo 2000-2006 (per le aree del centro-nord - senza considerare la Sardegna - la popolazione coperta dalla deroga passa da 5,746 milioni di abitanti del periodo precedente a 630 mila abitanti).

Sono ammissibili alcuni Comuni (o parte di essi) della Sardegna e delle Regioni del centro-nord, con le seguenti intensità di aiuto:

 

 

 

Grandi imprese

Medie imprese

Piccole imprese

Sardegna

(fino al 31/12/2010)

25%

35%

45%

dal 01/01/2011 al 31/12/2013

15%

25%

35%

Abruzzo

15%

25%

35%

Emilia-Romagna

10%

20%

30%

Friuli-Venezia Giulia

15%

25%

35%

Lazio

(alcune zone)

15%

25%

35%

(alcune zone)

-

25%

35%

(alcune zone)

10%

20%

30%

(alcune zone)

-

20%

30%

Liguria

10%

20%

30%

Marche

-

20%

30%

Molise

15%

25%

35%

Piemonte

10%

20%

30%

Toscana

-

20%

30%

Umbria

-

20%

30%

Valle d'Aosta

10%

20%

30%

Veneto

10%

20%

30%

 

Sono inoltre inserite nella mappa alcune zone del centro-nord che erano ammesse alla deroga nel periodo precedente e che non sono confermate nel periodo attuale; tali zone possono beneficiare della deroga a titolo transitorio fino al 31/12/2008, con una intensità di aiuto pari al 10% per le grandi imprese, al 20% per le medie e al 30% per le piccole.

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  10 - 13 DICEMBRE 2007

 

 

CONSIGLIO EUROPEO

 

 

DIBATTITO IN VISTA DEL VERTICE DI DICEMBRE

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Preparazione del Consiglio europeo (Bruxelles, 13 e 14 dicembre 2007)

Dibattito: 12.12.2007

 

Si è tenuto in Aula un ampio dibattito in vista dell'ultimo Vertice dei Capi di Stato e di governo sotto presidenza portoghese. Firma del nuovo trattato, Carta dei diritti fondamentali, agenda di Lisbona, globalizzazione, immigrazione, Kosovo, area Schengen e confini dell'Europa, sono stati i temi più "gettonati" dai deputati.

 

 

Dichiarazione del Consiglio

Aprendo il dibattito Manuel Lobo Antunes ha sottolineato che durante il Vertice verrà firmato il nuovo Trattato dell'Unione. Si è quindi augurato che il trattato, che fornirà all'Unione un quadro stabile che le permetterà di affrontare le sfide future quali i cambiamenti climatici e la globalizzazione, sia presto ratificato in modo da entrare in forza entro l'11 gennaio 2009.

Il Vertice vedrà anche l'adozione di una dichiarazione sulla globalizzazione che, a suo parere, dovrebbe essere vista come una «fonte di opportunità, non una minaccia». Inoltre, verrà costituito un gruppo di riflessione per esaminare come l'Unione possa far fronte nel miglior modo ai problemi dei prossimi trent'anni. Altri temi all'ordine del giorno includeranno una revisione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, la lotta al terrorismo, i controlli alle frontiere dei nuovi Stati membri e la politica di immigrazione, che richiede un approccio comune.

Sul fronte economico, il ministro per gli affari europei portoghese ha ricordato che sarà discussa la prossima fase della strategia di Lisbona, inclusi i principi comuni di flessicurezza. La politica energetica, come concordato nel vertice di primavera, sarà un altro tema all'ordine del giorno, in quanto costituisce una strategia rinnovata per uno sviluppo sostenibile. Per quanto riguarda invece le relazioni esterne, ha proseguito, verrà trattato il ruolo cruciale dell'Unione nei negoziati con il Kosovo.

Passando in rassegna il semestre di Presidenza del suo paese, egli ha fatto riferimenti ai vari vertici svoltisi, inclusi quelli con il Brasile e l'Africa, ed ha concluso affermando che il Consiglio europeo rifletterà il fatto che i principali obiettivi della Presidenza portoghese degli ultimi sei mesi sono stati raggiunti.

 

 

Dichiarazione della Commissione

JOSÉ MANUEL BARROSO ha innanzitutto rilevato che la firma del Trattato di Lisbona rappresenta la fine delle difficoltà incontrate dall'Unione dal 2005. L'Europa doveva rispondere alla globalizzazione e la Commissione fornirà la sua strategia per il 2008-2010. Ha poi sottolineato che «attualmente si registrano i migliori risultati dal 1980 per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro». La strategia di Lisbona è un ausilio per l'Europa e per i suoi cittadini per riuscire nell'era della globalizzazione e ha fornito all''Europa un'agenda comune, pragmatica ed economica, che rispetta le tesi nazionali.

Visto che il mondo sta cambiando, il Presidente dell'Esecutivo si è detto convinto della necessità di adattare il progetto europeo alle nuove sfide, oggi più chiare. Sussistono quindi le condizioni per accettare la dichiarazione sulla globalizzazione che i leader europei approveranno. Infatti, non vi è ombra di dubbio che anche le più grandi potenze europee non possono affrontare da sole le sfide della globalizzazione. E' quindi evidente che, come non mai, oggi abbiamo bisogno di un'Unione europea forte. A suo parere il Consiglio europeo avrà un significato molto pregnante e di grande valore. Alcuni anni fa, infatti, sarebbe stato impossibile per i leader europei accettare la dichiarazione sulla globalizzazione. Ora è del tutto chiaro che gli obiettivi dell'Unione non sono solo interni ma anche globali e «bisogna promuovere i nostri interessi e i nostri valori nel nuovo ordine globale che sta emergendo».

Ha quindi sottolineato che non si deve dimenticare che l'Europa ha enormi abilità umane, grandi tradizioni di conoscenza e conoscenza critica, la capacità di adattamento e una sofisticata conoscenza scientifica e tecnologica. Ma, ancora più importante è che «viviamo in una società libera». Si deve conservare e migliorare lo stile di vita europeo in quanto rappresenta il nostro migliore investimento per far fronte alla globalizzazione con fiducia.

La globalizzazione, ha osservato, pone anche sfide specifiche quali l'immigrazione che, per certi versi, rappresenta un nuovo fenomeno in Europa, almeno per quanto riguarda le attuali dimensioni raggiunte. Il Consiglio europeo discuterà una nuova comunicazione sull'immigrazione che sottolinea la necessità di vedere la questione nella sua dimensione complessiva. Non è solo importante per i nostri controlli alle frontiere e per la sicurezza, ha sottolineato, ma ha anche un'enorme implicazione economica e sociale e deve essere un tema centrale nelle nostre relazioni con i partner mondiali. E' del tutto inconcepibile che in un'Unione europea a 27 Stati, ove vige la libertà di circolazione delle persone, vi siano 27 politiche per l'immigrazione, ha notato il Presidente.

L'Unione, ha concluso, continua nel suo approccio basato su risultati concreti per l'Europa e per i suoi cittadini e questa è la giusta via per proseguire.

 

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito dichiarando che il trattato di Lisbona segnerà «il ritorno di un'Europa dei risultati» che «porrà fine a due anni di incertezza» fornendo all'Unione un nuovo metodo di lavoro dal gennaio 2009. A suo giudizio la Carta dei diritti fondamentali costituisce «la principale innovazione», in quanto copre due temi: «chi siamo» e «cosa faremo insieme», i cui concetti chiave erano «valori condivisi» e «uniti nella diversità». Ha quindi ribadito che il trattato è cruciale per la democrazia, in quanto dà «maggiori poteri al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali, un sistema di voto migliore in sede di Consiglio e il diritto di iniziativa legislativa al cittadino».

Il Parlamento europeo deve ora «adottare un profilo più alto» ed il suo gruppo sarà felice di dare nuove idee per la legislazione. Ma un altro importante tema sarà deciso nel corso del Vertice: «l'ampliamento dell'area Schengen per includere gli Stati membri che hanno aderito all'Unione europea nel 2004». Infine, ha salutato l'estensione della politica di cooperazione giudiziaria, ritenendola un modo per «combattere e sconfiggere l'immigrazione illegale e il traffico di esseri umani».

 

DIRITTI FONDAMENTALI

 

 

PROCLAMATA LA CARTA UE DEI DIRITTI FONDAMENTALI: L'ESSENZA DELL'IDENTITÀ EUROPEA

 

Proclamazione e firma della Carta dei diritti fondamentali

12.12.2007

 

Alla vigilia della firma del Trattato di Lisbona, i presidenti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio UE hanno firmato solennemente la Carta dei diritti fondamentali che lo stesso trattato rende vincolante. Il Presidente Pöttering ha sottolineato che, affermando la centralità della dignità umana, essa rappresenta l'essenza dell'unificazione europea e indica la via per un futuro comune di pace. Ha anche ammonito che, nella comunità di valori che è l'UE, non ci sono diritti senza doveri.

 

«Per i cittadini oggi è un giorno di gioia» è quanto ha affermato il Presidente del Parlamento HANS-GERT PÖTTERING aprendo la seduta solenne dedicata alla firma della Carta dei diritti fondamentali. Cinquant'anni dopo la creazione della Comunità europea, fondata sulle rovine della seconda guerra mondiale, ha sottolineato il Presidente, «celebriamo oggi i valori comuni che sono l'essenza stessa dell'identità europea».

La Carta dei diritti fondamentali, ha proseguito, «è il simbolo del cammino che ci ha portato a un'Unione dei cittadini». Essa dimostra «cha abbiano tratto la principale lezione dalla storia europea: il rispetto della dignità dell'individuo, la salvaguardia della libertà che abbiamo conquistato, della pace e della democrazia e lo Stato di diritto, sono ancora oggi il motore dell'unificazione europea».

La libertà non può nascere senza il rispetto dei diritti degli altri, ha aggiunto il Presidente, e la pace non può sbocciare senza un equilibrio nella convivenza, «libertà, pace, diritto e benessere sociale, non sono possibili che assieme e non l'uno contro l'altro». Nell'Unione europea, ha aggiunto, «non è la forza che ha diritto, ma è il diritto ad avere la forza». E' questo, ha spiegato, «che conferisce alla nostra comunità di valori il suo volto moderno».

Ha quindi esclamato che «solo il diritto garantisce a tutti la pace!». La caduta della cortina di ferro e l'adesione di dodici paesi all'Unione europea, ha affermato il Presidente, sono state possibili perché «il grido della libertà e della democrazia, la forza dell'esigenza di parità di diritti per tutti gli uomini, hanno vinto contro un'ideologia che disprezzava la persona umana».

La Dichiarazione di Berlino, ha poi ricordato, proclama una cosa molto importante: «Noi cittadini dell'Unione europea siamo, per nostra felicità, uniti». E' infatti «per la nostra felicità», ha spiegato, «che libertà, democrazia e diritti umani per noi tutti, nell'Unione europea, sono diventati realtà». Nel proclamare solennemente la Carta, «abbiamo d'ora in avanti il grande dovere e la grande fortuna di fare capire ai 500 milioni di cittadini dell'UE e alle generazioni future, ciò che è l'essenza dell'unificazione europea». Ha quindi sottolineato che l'UE non è solamente «calcoli economici dei costi e dei benefici», ma anche una «comunità di valori», la cui chiave di volta «è il rispetto inalienabile della dignità della persona» consacrato dall'articolo 1 della Carta, e che sono alla base dell'integrazione dell'Europa.

E' per questa ragione, ha sottolineato il Presidente, che il riconoscimento, con forza vincolante, della Carta dei diritti fondamentali, «era per il Parlamento un elemento indispensabile di qualsiasi accordo sulla riforma dei trattati». E il Parlamento è riuscito a far valere la sua posizione: il riferimento alla Carta, iscritto all'articolo 6 del trattato, «le conferisce un carattere giuridicamente vincolante pari a quello del trattato stesso». L'uomo e la sua dignità, ha proseguito, «sono al centro della nostra politica» e l'UE «offre un quadro che ci permetterà di seguire la via pacifica di un futuro comune». 

Senza questa base chiaramente definita di valori, ha proseguito il Presidente, «l'Unione europea non ha futuro». E non avremmo «il diritto di esigere il rispetto dei diritti umani nel mondo se non riuscissimo a tradurre i nostri propri valori in diritto positivo nell'Unione europea». Come europei, ha invece insistito, «dobbiamo agire per difendere la dignità dell'uomo e il dialogo tra le culture, lo possiamo fare con la consapevolezza di ciò che siamo, ma dobbiamo farlo con una volontà indefessa: nessuno ci potrà ostacolare!».

Dopo aver ricordato l'influenza svolta dal Parlamento nella definizione della Carta sin dai tempi della Convenzione, il Presidente ha sottolineato che essa consacra i diritti economici e sociali, ma anche quelli politici. Tutela inoltre i diritti fondamentali nei campi d'attività dell'UE e nell'applicazione del diritto comunitario. Grazie alla Carta, tutti i cittadini dell'Unione potranno appellarsi alla Corte di giustizia. Ha quindi auspicato che essa sarà presto applicabile in tutti gli Stati membri. A questo proposito ha lanciato un appello: «i diritti umani e i diritti fondamentali sono indivisibili, nell'interesse di tutti i cittadini dell'UE, tutti gli Stati membri dovrebbero aderire alla Carta».

Il Presidente ha poi sottolineato che se, da un lato, la proclamazione della Carta conferisce ai cittadini il potere di far valere i propri diritti, dall'altro è anche l'occasione di prendere coscienza che hanno anche dei doveri nei confronti della comunità degli europei, del mondo e delle generazioni future». «Non ci sono diritti senza doveri, poiché è la solidarietà che ci unisce». Stiamo costruendo un'Unione di cittadini, ha concluso il Presidente, e la proclamazione della carta apporta all'UE fondamenta solide. Dimostra inoltre che la nostra comunità di valori «è viva e prospera». «E' una grande vittoria per i cittadini europei!».

«Oggi 12 dicembre sarà d'ora in poi una data fondamentale della storia europea», ha esordito il Presidente del Consiglio José Sócrates, affermando che questa è la cerimonia più importante alla quale abbia partecipato in tutta la sua carriera politica. Come europeo e portoghese, si è detto quindi particolarmente onorato di firmare la Carta dei diritti fondamentali, sottolineando che è proprio sotto presidenza portoghese, nel 2000, che erano iniziati i lavori per la sua stesura. La Carta, ha proseguito, è «un impegno che contiene i valori di base della civiltà europea», facendo leva sulla dignità dell'uomo.

Dopo aver ricordato che il trattato prevede l'adesione dell'UE alla Convenzione sui diritti umani del Consiglio d'Europa, il Primo ministro ha sottolineato che, a partire da oggi, i diritti fondamentali «diventano in modo irreversibile patrimonio comune della civiltà europea». Si tratta anche di un importante strumento che orienterà l'azione politica e legislativa delle istituzioni europee e dimostra ai cittadini che l'UE è al loro servizio. Prevede diritti sociali, nel campo professionale e della previdenza, è la Carta dell'uguaglianza contro ogni discriminazione, pone particolare attenzione ai bambini, agli anziani e alla parità di genere, comprende norme sui dati personali e contempla le libertà economiche. E' inoltre «fedele alla nostre tradizioni» e, in proposito, ha salutato con favore l'accordo cui è giunto il Consiglio UE sulla proclamazione di una giornata europea contro la pena di morte.

La Carta, inoltre, concilia i diritti dei cittadini con quello dei singoli, toccando anche i cittadini non europei. Il Primo Ministro, sottolineando che un mondo migliore è quello dove sono rispettati questi diritti, ha poi sostenuto che la Carta è anche al servizio della politica estera europea e rappresenta «un faro per l'UE sulla scena internazionale». Con la Carta i cittadini possono riconoscersi in un'Unione che è un progetto di pace e democrazia, dove i diritti dei singoli sono rispettati. Ha quindi evidenziato che la proclamazione della Carta ha un valore giuridico preciso: con essa diventa «una legge fondamentale a vantaggio di tutti». In un mondo globalizzato «in cui molti sostengono che le regole economiche siano assolute», ha aggiunto il Primo Ministro, il riconoscimento della Carta UE è un contributo notevole alla regolamentazione della globalizzazione.

Vincolando gli Stati membri e le istituzioni UE al suo rispetto, la Carta ne limita i poteri a favore dei cittadini, nel rispetto della sussidiarietà e rafforzando la natura democratica dell'Unione europea. La difesa dei diritti fondamentali, che diventa parte del «codice genetico dell'UE», dovrà essere realizzata ogni giorno, da parte degli Stati, delle Istituzioni, della società civile, delle imprese, dei sindacati e dei singoli cittadini. Si tratta di un impegno a favore del rispetto e dell'applicazione di principi nell'azione quotidiana. «Solo così saremo infatti degni delle nostre tradizioni».

JOSÉ MANUEL BARROSO, Presidente della Commissione europea, ha sottolineato anzitutto l'elevato significato della proclamazione, «che consacra la cultura dei diritti dell'Unione europea». Con la firma della Carta dei diritti fondamentali, ha aggiunto, le tre Istituzioni europee ribadiscono il loro impegno e permettono di realizzare un importante passo avanti rendendola vincolante e dandole lo stesso valore giuridico dei trattati. La Carta ha aggiunto, porta concreti benefici per i cittadini, mette al centro la dignità umana e prevede le classiche libertà civili (di espressione, di religione, non discriminazione, ecc.), i diritti sociali e economici, dei lavoratori e delle parti sociali. Ma introduce anche nuovi diritti come quello alla tutela dei dati personali e quelli relativi alla bioetica.

La Carta, ha proseguito, promuove l'ancoraggio dell'UE a una vera cultura dei diritti fondamentali che dovranno essere rispettati dalle Istituzioni in tutte le loro azioni. «Può sembrare facile», ha spiegato, «ma si tratta in realtà di una sfida quotidiana al fine di assicurare al meglio il rispetto delle libertà civili in tutte le politiche dell'Unione», legiferando sul mercato interno, nella gestione dell'immigrazione o negli sforzi per lottare contro il terrorismo. La Carta, ha aggiunto, è il primo documento giuridicamente vincolante prodotto a livello internazionale che raggruppi, in un testo unico, diritti politici e civici ma anche diritti economici e sociali, sottoposti allo stesso meccanismo giudiziario.  Si tratta, senza dubbio, di «un successo importante di cui l'Unione deve essere orgogliosa».

E' particolarmente significativo, ha poi sottolineato, che ciò sia possibile in questa nuova Europa ampliata che fu divisa da regimi totalitari e autoritari che non rispettavano i diritti umani. Un'Europa che oggi «è unita intorno ai valori della libertà e della solidarietà». Se uniamo i nostri sforzi per stimolare questa cultura dei diritti umani, «apporteremo un contributo essenziale a una vera Europa dei valori, tangibili e credibili agli occhi dei cittadini». Ha quindi concluso che, a partire da oggi, «l'Europa è ancora meglio attrezzata per vincere con successo la lotta per libertà, la pace e la democrazia».

I tre presidenti hanno quindi firmato la Carta, nell'Aula è poi risuonato l'Inno europeo.

 

 

 

DIRITTI UMANI

 

 

PREMIO SACHAROV 2007: PER OSMAN NON C'È PACE SENZA GIUSTIZIA

 

 

Consegna del Premio Sacharov 2007

11.12.2007

 

Insignito del Premio Sacharov 2007, Salih Osman ha descritto all'Aula la situazione nel suo paese, in particolare nel Darfur, rivolgendo un appello all'UE affinché si adoperi per proteggere la popolazione dalle violenze quotidiane e sostenga l'invio nella regione di un contingente internazionale ONU/Unione africana per garantire la pace. Ha inoltre insistito affinché i criminali di guerra siano processati, poiché non vi può essere una pace duratura senza giustizia.

 

 

Il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha ricordato che da circa due decenni il Parlamento europeo assegna il Premio Sacharov per la libertà di pensiero a uomini e donne del mondo intero che lottano per il rispetto dei diritti dell'uomo e della libertà di espressione e di pensiero. Esprimendo «grande gioia» nell'accogliere in Aula il vincitore del premio Sacharov 2007 Salih Mahmoud Osman e sua moglie, ha sottolineato che la nomina è frutto di «una scelta unanime» della Conferenza dei Presidenti a seguito di una proposta sostenuta da un ampio numero di deputati provenienti da diversi gruppi politici. Il Parlamento conferma così la sua solidarietà con il popolo del Darfur e reitera la sua convinzione che «l'unica soluzione durevole per questa regione passa dalla giustizia, la democrazia e i diritti dell'uomo».

Il conflitto che imperversa nel Darfur dal 2003, ha aggiunto il Presidente, «non fa che aggravare la situazione di un paese devastato da più di vent'anni di guerra civile». E, come nella maggior parte dei conflitti, «è la popolazione civile che soffre, subendo gli attacchi delle milizie, la distruzione dei villaggi, la politica della "terra bruciata", gli sfollamenti coatti». Questo conflitto, ha proseguito, ha causato 400.000 morti e più di 2,5 milioni di sfollati interni e rifugiati, «nonostante la firma dell'accordo di pace in Darfur nel 2006».

Come il Parlamento europeo, ha sottolineato il Presidente, anche il vincitore del Premio Sacharov 2007 «non accetta l'ingiustizia di questa situazione e si batte contro l'impunità che la caratterizza». Da molti anni, ha spiegato, «difende i diritti delle vittime del conflitto nel Darfur: migliaia di persone detenute arbitrariamente, vittime di torture, condannate a morte, sfollate in maniera coatta, rifugiate o vittime di violenze sessuali conoscono il nome di Salih Mahmoud Osman».

Nel sottolineare il notevole impegno di Osman, il Presidente ha osservato che in un paese dove la violenza non smette di aumentare, egli «mette in pericolo la sua vita ogni giorno in nome della dignità umana e della giustizia». Dignità, ha spiegato il Presidente, poiché Osman «dà a questi uomini e a queste donne indifesi, vulnerabili, intimiditi e ignorati, il riconoscimento della loro sofferenza, l'assicurazione che questa non sarà dimenticata e la speranza di un ritorno ad una vita normale». Dal 2004, infatti, è impegnato nella creazione e nella gestione del centro Amal (che significa "speranza") di riabilitazione per le vittime di violenze e abusi sessuali a Nyala. In un paese a maggioranza musulmana, ha aggiunto il Presidente, «è uno dei rari uomini impegnati in maniera così attiva nella difesa dei diritti delle donne e, in particolare, nel riconoscimento del diritto a un risarcimento per le vittime di violenze sessuali».

Giustizia, poiché Osman «si batte ogni giorno affinché i colpevoli dei crimini di guerra si assumano le loro responsabilità, a livello nazionale e internazionale». In effetti, ha spiegato il Presidente, «mentre il sistema giudiziario sudanese è ancora troppo lacunoso, la giustizia internazionale appare come un'alternativa». Tuttavia, si è rammaricato il Presidente, «il fatto che le autorità sudanesi rifiutino di consegnare i presunti criminali di guerra alla Corte penale internazionale dimostra i limiti della giustizia internazionale e che sono necessari ulteriori progressi a livello istituzionale affinché sia ristabilito lo Stato di diritto in Darfur e in più in generale nel Sudan».

Ecco perché, ha detto il Presidente, il lavoro di Osman non si limita all'assistenza legale che assicura alle vittime. Membro dell'opposizione al parlamento sudanese dal 2005, egli non esita infatti a raffermare le sue convinzioni sulla scena politica del suo paese ed a promuovere una vera riforma giudiziaria.

Dopo aver sottolineato la forte personalità e il coraggioso impegno dimostrati da Osman, nonostante le angherie, l'imprigionamento e le torture che ha patito assieme alla sua famiglia, il Presidente ha evidenziato che il Parlamento europeo è particolarmente sensibile alle sofferenze dei popoli africani. Ciò è anche dimostrato dal fatto che Osman si aggiunge alle numerose personalità africane che sono state insignite del Premio Sacharov, tra le quali Nelson Mandela.  Si è quindi congratulato con il vincitore 2007 per il suo lavoro indefesso e si è augurato che il riconoscimento gli conferisca «forza e protezione, anno dopo anno, finché durerà la sua battaglia». Ha quindi concluso affermando: «siamo al suo fianco».

Salih Osman si è detto anzitutto molto onorato di ricevere il Premio, anche perchè gli dà la possibilità di rivolgersi direttamente al Parlamento europeo.  Ha quindi ricordato che, a causa del suo lavoro di avvocato, è stato imprigionato e torturato, e anche membri della sua famiglia sono stati torturati e cacciati dalle proprie case da parte delle milizie. In tanti anni di lavoro, ha spiegato, «ho rappresentato migliaia di persone che avevano bisogno del mio aiuto in tribunale; ho visto migliaia di persone che sono state torturate e centinaia di donne e ragazze vittime di abusi sessuali; ho visto quattro milioni di persone obbligate a lasciare le proprie case e 2,5 milioni di persone confinate in campi profughi».

Osman ha quindi voluto cogliere l'opportunità per rivolgersi ai leader europei: «la popolazione del Darfur ha bisogno di un'Unione europea forte e con una posizione unica sulla protezione dei civili innocenti». La popolazione «vi chiede di proteggerla dalla violenza quotidiana, dagli eccidi e dagli abusi che sono costretti a subire .... chiede di proteggere i suoi figli e le sue donne vittime di violenze sessuali, che sono usate come "armi di guerra"». Questa protezione, ha spiegato, «è possibile solo attraverso lo spiegamento di forze ibride ONU/Unione Africana». Il coinvolgimento di forze internazionali e, in particolare, europee è quindi «imperativo», anche se il governo sudanese potrebbe essere riluttante ad accettarlo. L'Europa, ha proseguito, ha un ruolo importante da svolgere per convincere il governo sudanese ad accettare lo spiegamento di queste truppe: «in Darfur non ci sarà pace se non vi è protezione». La pace, ha aggiunto, può essere agevolata dall'Europa e l'Unione europea ha una grande responsabilità per promuoverla a livello internazionale. Anche perché i leader europei «hanno la capacità di guidare il processo di pace in Sudan». Osman ha quindi chiesto loro di aumentare gli sforzi affinché i gruppi ribelli e il governo siedano al tavolo della pace con urgenza.

Anche se è possibile garantire la pace e provvedere alla protezione, ha ammonito, «la giustizia e la responsabilità non devono essere compromesse da accordi politici». Attualmente, ha infatti spiegato, nessuna delle vittime può tornare nella propria casa a causa di una mancanza assoluta di sicurezza, non solo per gli attacchi delle milizie ma anche per i bombardamenti effettuati dal governo. Nonostante queste serie violazioni dei diritti umani e della legge umanitaria internazionale, ha aggiunto, «nessuno dei responsabili è stato portato di fronte alla giustizia» perché il sistema giudiziario sudanese è «incapace, incompetente e riluttante». Questo conflitto, ha sottolineato, «è caratterizzato da una cultura della totale impunità». A suo parere, invece, nella regione «non potrà mai aversi una pace duratura senza giustizia». La Corte penale internazionale, ha quindi osservato, ha realizzato alcuni progressi nel promuovere la responsabilità ma «il ciclo dell'impunità non è ancora stato spezzato».

Osman ha poi osservato che il Darfur non è la sola regione sudanese in cui sono violati i diritti umani: in tutto il paese vi sono restrizioni alla libertà di espressione e di associazione e di altri diritti fondamentali «che i popoli europei danno per acquisiti». Ha quindi rivolto un appello all'Europa affinché promuova lo Stato di diritto in Sudan e ha auspicato che le elezioni del giugno 2009 si svolgano liberamente e in modo equo.

Infine, Osman ha voluto ringraziare i deputati che si sono recati in Sudan nel giugno scorso per osservare di persona la situazione e ha rivolto un particolare ringraziamento alla Commissione europea per il sostegno che gli ha dato nel suo lavoro. Il riconoscimento europeo del lavoro dei difensori dei diritti dell'uomo, ha detto, «ci dà il coraggio e la determinazione di continuare a parlare in nome delle vittime e alleviare in parte le loro sofferenze». Si è poi detto orgoglioso di accettare il Premio, anche in nome degli altri candidati in lizza e «dei tanti sudanesi che credono nella dignità umana e nella ricerca della giustizia».

I deputati, in piedi, hanno tributato un lungo applauso al vincitore del Premio Sacharov 2007. Dopo aver consegnato il Premio, il Presidente ha chiesto ai deputati di rimanere in piedi per ascoltare l'Inno europeo.

 

 

DIRITTI UMANI IN CINA: LIBERTÀ DI CULTO E STOP ALLE PRESSIONI SUGLI STATI AMICI DEL DALAI LAMA

Docc. B6-0453, 0544, 0545, 0546, 0547/2007

 

Risoluzione comune sulle relazioni UE-Cina

Procedura risoluzione comune - Dibattito 12.12.2007 - Votazione: 13.12.2007

 

L'UE deve affrontare con la Cina tutti i temi legati ai diritti umani e approfittare dei giochi olimpici per focalizzare l'attenzione del mondo sulla situazione nel paese. E' quanto afferma il Parlamento chiedendo alla Cina di cessare le persecuzioni politiche, garantire la libertà di religione, evitare pressioni sugli Stati che hanno relazioni amichevoli con il Dalai Lama e allentare la morsa sul Tibet. Deve inoltre garantire la libertà d'informazione e rimettere in libertà i cyber-dissidenti.

 

Il Parlamento ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto l'IND/DEM) in cui sottolinea che la situazione dei diritti umani in Cina rimane fonte di «gravi preoccupazioni» e ribadisce la necessità di rafforzare e migliorare sensibilmente il dialogo UE-Cina in materia di diritti dell'uomo. Pur notando che è difficile determinare con accuratezza la portata delle violazioni in materia di diritti dell'uomo, i deputati osservano che giungono continuamente notizie preoccupanti di repressione politica, di presunte torture, di un diffuso ricorso al lavoro forzato, di un frequente uso della pena di morte e di una sistematica repressione della libertà di religione, di parola e dei media, compreso Internet. Ma anche riguardo a rigorosi controlli esercitati dal governo cinese sull'informazione riguardante le zone tibetane della Cina e sul relativo accesso.

Per il Parlamento, tutti questi temi, assieme a quelli della riforma del sistema giudiziario penale, della liberazione dei detenuti a seguito dei fatti di Piazza Tienanmen e dei diritti dei lavoratori, devono continuare ad essere trattati nel contesto del dialogo UE/Cina, in particolare per quanto riguarda l'applicazione delle raccomandazioni formulate dalle riunioni precedenti. Chiede inoltre al Consiglio e alla Commissione di dedicare una particolare attenzione al rispetto delle convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) per quanto riguarda in particolare i sindacati indipendenti e il lavoro minorile. Accoglie peraltro con favore la dichiarazione congiunta del decimo vertice UE-Cina, in cui entrambe le parti hanno ribadito il loro impegno a sviluppare un partenariato strategico di ampia portata per far fronte alle sfide globali. Tuttavia, deplora che il Consiglio e la Commissione non abbiano sollevato «in modo fermo e adeguato» i problemi dei diritti umani al Vertice UE-Cina per dare più peso politico alle preoccupazioni in materia.

Deplora inoltre che l'UE «non abbia colto l'opportunità dell'imminenza dei giochi olimpici per affrontare i casi scottanti dei diritti umani in Cina». I deputati ritengono infatti che le Olimpiadi di Pechino del 2008 «dovrebbero costituire un'importante occasione per focalizzare l'attenzione del mondo sulla situazione dei diritti dell'uomo in Cina». Si dicono poi profondamente preoccupati per il recente aumento delle persecuzioni politiche nel contesto dei giochi olimpici ed esortano il governo cinese a rilasciare immediatamente attivisti e giornalisti incarcerati, a porre fine a queste violazioni dei diritti umani nonché alla demolizione di innumerevoli abitazioni senza una compensazione per fare posto alle infrastrutture dei giochi olimpici. Ribadiscono poi la richiesta alle autorità cinesi di istituire una moratoria sulle esecuzioni durante le Olimpiadi e di revocare la lista nera di 42 categorie di persone.

Il Parlamento richiama poi l'attenzione sull'esigenza di una legge globale in materia religiosa «che risponda a criteri internazionali e garantisca un'autentica libertà religiosa». In proposito, deplora la contraddizione tra la libertà costituzionale di opinione e «la continua interferenza dello Stato negli affari delle comunità religiose, soprattutto per quanto riguarda la formazione, la scelta, la nomina e l'indottrinamento politico dei ministri del culto».

Per quanto riguarda il Tibet, il Parlamento deplora che il sesto ciclo di colloqui cino-tibetani non abbia conseguito risultati. Chiede quindi al governo cinese di avviare autentici negoziati «tenendo in debita considerazione le richieste di autonomia per il Tibet da parte del Dalai Lama» e di «astenersi dall'esercitare pressioni su Stati che hanno relazioni amichevoli con il Dalai Lama».

Inoltre ribadisce la sua preoccupazione per le notizie di continue violazioni dei diritti umani in Tibet e in altre province abitate da tibetani «che riguardano torture, arresti arbitrari e detenzioni, repressione della libertà religiosa, limitazioni arbitrarie del libero movimento e riabilitazione attraverso i lavori forzati». Deplora l'intensificazione della cosiddetta campagna "di educazione patriottica" in atto dal 2005 nei monasteri e nei conventi tibetani, «obbligando i tibetani a sottoscrivere dichiarazioni di denuncia del Dalai Lama come pericoloso separatista».

Il Parlamento si dice altrettanto preoccupato per il controllo e la censura dell'informazione via Internet, e invita le autorità cinesi «a porre fine al blocco di migliaia di siti web, tra cui quelli di mezzi d'informazione europei», nonché a rimettere in libertà lo scrittore Yang Maodong e gli altri 50 cyber-dissidenti e utenti del web detenuti in Cina. Più in generale, chiede alla Cina di compiere concreti passi avanti per garantire la libertà di parola e il rispetto della libertà di stampa, sia per i giornalisti cinesi che per quelli stranieri.

Il Parlamento sollecita l'UE a garantire che migliori relazioni commerciali con la Cina «siano subordinate a riforme in materia di diritti dell'uomo». Al riguardo invita il Consiglio ad effettuare un'analisi globale della situazione dei diritti dell'uomo prima di finalizzare qualsiasi nuovo accordo quadro di partenariato e di cooperazione. Ribadisce inoltre che l'embargo UE sugli armamenti nei confronti della Cina, a seguito dei fatti di Piazza Tiennamen, «deve rimanere intatto finché non saranno compiuti consistenti passi avanti sulle questioni relative ai diritti umani».

Nell'esortare la Cina a cessare l'attuale sostegno ai regimi in Myanmar e in Darfur, il Parlamento le chiede infine di ottemperare alle raccomandazioni del relatore speciale dell'ONU sulla tortura.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Docc. B6-0525, 0528, 0538, 0542/2007 - Risoluzione sulle donne di conforto

-       Docc. B6- 0526, 0534, 0537, 0539, 0540/2007 - Risoluzione sui diritti delle donne in Arabia Saudita

-       Docc. B6-0527, 0529, 0533, 0535, 0536, 0541/2007 - Risoluzione sul Ciad orientale

-       Doc. A6-0443/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo tra la Comunità europea e il Consiglio d'Europa sulla cooperazione tra l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali e il Consiglio d'Europa

 

 

 

SICUREZZA E DIFESA

 

 

VERSO UN MONDO SENZA MINE

Docc. B6-0518, 0520, 0521, 0522, 0523, 0524/2007

 

Risoluzione comune sul decimo anniversario della Convenzione di Ottawa del 1997 per la messa al bando dell'uso, dello stoccaggio, della produzione e del trasferimento di mine antipersona e per la loro distruzione

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito 10.12.2007 - Votazione: 13.12.2007

 

Sono ancora troppe nel mondo le vittime delle mine antipersona. Il Parlamento chiede quindi il pieno rispetto della Convenzione sulla messa al bando di questi ordigni e di iniziare subito i preparativi per la sua revisione. Sollecita poi l'UE a finanziare lo sminamento e l'assistenza alle vittime e a vietare per legge ogni sostegno da parte di istituzioni finanziarie a favore di imprese attive nella produzione, nello stoccaggio o nel trasferimento di mine terrestri antipersona.

 

Il Parlamento ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto IND/DEM) che invita tutti gli Stati a firmare e a ratificare la Convenzione di Ottawa al fine di universalizzarla «per raggiungere l'obiettivo comune di un mondo senza mine». Nota infatti che sono 78 i paesi ancora in possesso di arsenali contenenti circa 250 milioni di mine terrestri, tre gli Stati non firmatari della convenzione producono ancora o mantengono il diritto di produrre mine antipersona e nove gli Stati firmatari che devono ancora distruggere i loro arsenali entro quattro anni dall'adesione alla Convenzione.

In proposito, sottolinea l'importanza che gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, il Pakistan e l'India aderiscano alla Convenzione di Ottawa. Invita inoltre i due Stati membri (Finlandia e Polonia, ndr) che non hanno ancora aderito alla Convenzione o terminato il processo di ratifica a procedere in tal senso prima della prossima Conferenza di revisione della Convenzione di Ottawa che si terrà nel 2009. Gli Stati firmatari dovrebbero poi attuare «integralmente e rapidamente» tutti gli obblighi previsti dalla Convenzione di Ottawa.

Il Consiglio, gli Stati membri dell'Unione europea e i paesi candidati sono poi invitati ad avviare «immediatamente» i preparativi per la Conferenza di revisione della Convenzione e a presentare, in tale contesto, una proposta relativa alla prevista "azione congiunta". In proposito, ricorda l'interpretazione della Croce rossa internazionale secondo cui fili di inciampo, fili a strappo, asticelle inclinate, spolette a bassa pressione, dispositivi antimanipolazione e congegni simili «sarebbero vietati nei paesi firmatari della Convenzione». Rivolge inoltre l'invito a adottare senza indugio misure per garantire che le mine anticarro che potrebbero essere fatte detonare dalla presenza, dalla prossimità o dal contatto di una persona vengano distrutte.

Tra il 1999 e il 2004, si è proceduto allo sminamento di 4 milioni di mine antipersona (APM) e di 1 milione di mine anticarro (AVM) e sono stati bonificati 2.000 km2 (pari alla superficie del Lussemburgo) di aree contaminate. Tuttavia si stima che più di 200.000 km2 a livello mondiale (pari alla superficie del Senegal) sono ancora contaminati da mine e ordigni inesplosi. Ciò significa che in più di 90 paesi si trovano ancora mine e ordigni inesplosi. Il Parlamento invita quindi la Commissione a garantire pienamente «la propria determinazione e continuità negli sforzi volti ad assistere finanziariamente le comunità e gli individui interessati dal problema delle mine antipersona con tutti gli strumenti disponibili», anche nei territori sotto il controllo o l'influenza di attori armati non governativi. In proposito, chiede il ripristino di una linea di bilancio specifica in materia di mine antipersona per il finanziamento delle azioni antimine, dell'assistenza alle vittime e della distruzione degli arsenali, e di garantire la disponibilità di risorse sufficienti dopo il 2007.

Sottolineando che nel 2007 la Commissione ha impegnato un totale di 33 milioni di euro per azioni antimine in 10 paesi (Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Cambogia, Cipro, Etiopia, Guinea-Bissau, Giordania, Libano, Senegal e Sudan), ricorda peraltro che dagli inizi degli anni Novanta, la comunità internazionale ha destinato più di 3,4 miliardi di dollari ai programmi di azione antimine (sminamento e aiuti alle vittime), e che l'Unione europea ha speso circa 335 milioni di euro. Invita poi gli Stati membri dell'Unione europea e i paesi candidati, a garantire che i finanziamenti da essi destinati alle operazioni di sminamento «contribuiscano allo sviluppo di una capacità nazionale in materia», per garantire che le operazioni proseguano fino alla «bonifica totale di tutte le aree minate, note o presunte».

Il numero di vittime segnalate è passato da 11.700 nel 2002 a 5.751 nel 2006, ma dati ufficiosi stimano a 15.000-20.000 l'anno il numero ufficioso di vittime di mine terrestri e ordigni inesplosi. Al mondo vi sono circa 450.000 - 500.000 sopravvissuti che necessitano di assistenza e riabilitazione e tre quarti delle vittime ufficiali sono civili di cui il 34% sono bambini. Il Parlamento invita quindi i paesi interessati dal problema delle mine e i donatori internazionali «a conferire maggiore priorità alla riabilitazione fisica ed economica dei sopravvissuti, poiché non si tiene adeguatamente conto delle loro esigenze».

Il Parlamento ricorda poi che ogni paese firmatario della Convenzione di Ottawa si impegna ad astenersi «sempre e in qualsiasi circostanza» dall'assistere, incoraggiare o indurre, in qualunque modo, chiunque ad impegnarsi in attività proibite in virtù della Convenzione. Invita gli Stati contraenti a garantire che le istituzioni finanziarie presenti sul loro territorio e/o che rientrano nella loro giurisdizione effettuino investimenti in imprese coinvolte nella produzione, nello stoccaggio o nel trasferimento di mine terrestri antipersona. Di più, ritiene che nelle legislazioni europea e nazionale debba essere inserito il divieto di ogni tipo di sostegno finanziario diretto e indiretto da parte di istituzioni finanziarie pubbliche o private a favore di imprese coinvolte nella produzione, nello stoccaggio o nel trasferimento di mine terrestri antipersona».

 

Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo PPE/DE, STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il Commissario per il completo ed esaustivo intervento che ha fatto, dimostrando effettivamente quello che è già avvenuto su questa materia. Tuttavia, questa è una materia che credo debba ulteriormente impegnarci e impegnare - ma l'ha già detto il Commissario e quindi ne prendo atto - perché i numeri sono terrificanti.

Noi prima abbiamo sentito parlare di numeri in termini di sicurezza degli alberghi, o sicurezza di altro tipo - per carità, ogni vita umana è importantissima - però erano numeri direi molto contenuti. Qui stiamo parlando invece di realtà ben diverse: 10.000-20.000 persone l'anno coinvolte. Probabilmente ci sono persone menomate che superano il mezzo milione nell'ambito dei paesi terzi, e quindi questo è un argomento rilevantissimo e non è un caso, infatti, che a distanza di dieci anni dalla Convenzione di Ottawa si affronta questo argomento, ma in quest'Aula si riaffronta soltanto a distanza di due anni. L'abbiamo affrontato con una risoluzione nel 2005 e ne riparliamo adesso. E ne riparliamo adesso perché corriamo il rischio che si fermi il discorso.

Il Commissario - ripeto, la ringrazio per quello che ha detto - ha evidenziato alcuni canali di finanziamento con i quali si può proseguire la lotta alle mine antiuomo, intendo chiarire: mine antiuomo. Tuttavia, io credo che l'impegno debba essere molto più ampio. Troppi paesi sul pianeta Terra ancora non hanno aderito alla Convenzione di Ottawa, troppi paesi hanno ancora arsenali di questo materiale bellico, troppi paesi e troppi territori hanno ancora presenza concreta e quindi bisogna procedere in maniera molto seria allo sminamento.

Devo ricordare, integrando le cose che ha detto il Commissario, che il 34% - i dati sono questi, poi le statistiche bisogna vedere se sono realistiche o meno - comunque, in linea di principio il 34% di tutte le vittime delle mine antiuomo abbandonate sui territori che sono stati scenari di guerra sono bambini e quindi ancora più grave è questo fenomeno. Quindi per questo io credo che non solo il programma debba proseguire, Commissario, ma il programma deve essere ulteriormente e fortemente finanziato.

La Commissione ha già fatto tanto, l'Unione europea ha già fatto tanto: 335 milioni in questi dieci anni, 33 milioni solo nel 2007; però io credo che bisognerebbe che il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri provochino un incontro per rivedere la Convenzione di Ottawa e si impegnino ancora di più affinché tutti gli Stati del mondo intervengano su questa materia e affinché lo sminamento e l'abolizione totale delle mine antiuomo sia veramente un futuro immediato, il più immediato possibile."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. B6-0514/2007 - Risoluzione sulla lotta al terrorismo

Vietare l'apologia del terrorismo, sostenere i movimenti e i media democratici e aumentare gli aiuti allo sviluppo. E' quanto chiede il Parlamento per prevenire le cause del terrorismo. Occorre poi dotare Europol di competenze investigative, razionalizzare le norme UE, migliorare lo scambio di informazioni tra i servizi segreti e cooperare con gli USA. Ma garantendo il rispetto dei diritti umani, la protezione dei dati e il controllo parlamentare, e proteggendo le vittime del terrorismo.

 

 

 

AGRICOLTURA

 

 

UN VINO EUROPEO COMPETITIVO E DI QUALITÀ

Doc. A6-0477/2007

Relatore GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE-DE/IT)

 

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo e recante modifica di alcuni regolamenti

Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito: 11.12.2007 - Votazione: 12.12.2007

 

Una riforma dell'OCM vino orientata al mercato e più promozione. E' quanto propone il Parlamento respingendo la liberalizzazione dei diritti d'impianto e limitando la durata del programma di estirpazione. Propone poi di autorizzare lo zuccheraggio a precise condizioni e purché sia anche mantenuto l'aiuto ai mosti. Chiede di rafforzare la tutela delle indicazioni geografiche e l'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle uve. L'anno di produzione non deve figurare sui vini da tavola.

 

Approvando con 494 voti favorevoli, 115 contrari e 84 astensioni la relazione di GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE/DE, IT), il Parlamento suggerisce numerose modifiche alla proposta della Commissione sulla riforma dell'OCM vino. Sebbene questi emendamenti non siano vincolanti, possono rappresentare un punto di riferimento per consentire ai Ministri dell'agricoltura - che si riuniranno il 17 dicembre - di trovare un compromesso sugli aspetti della proposta che vedono divergere maggiormente i 27 Stati membri.

Il relatore, nel sottolineare la centralità e il ruolo svolto dal Parlamento nella definizione della nuova normativa, ha affermato che la viticoltura europea «ha bisogno di un nuovo slancio».  Se vogliamo continuare ad essere i leader mondiali del settore, «dobbiamo investire nel settore vitivinicolo e non si può non guardare al mercato, non si può non produrre per il mercato, non si può non penetrare il mercato con prodotti di eccellenza». Il testo proposto, ha poi spiegato, «è in grado di dare risposte valide ad esigenze comuni, ma anche di rispettare, esaltare e in alcuni casi di comporre le differenze tra le diverse realtà nazionali». Con il presupposto, ha insistito, che «è necessario un cambiamento radicale di mentalità, di strategia produttiva: bisogna abbandonare la logica della quantità a favore delle produzioni di qualità, di eccellenza, in grado di esaltare le peculiarità nazionali, regionali, locali della viticoltura europea».

Prima di procedere al voto sui vari emendamenti, con 87 voti favorevoli, 568 contrari e 18 astensioni, l'Aula ha bocciato la proposta avanzata dalla GUE/NGL di respingere in toto la proposta della Commissione.

 

Pratiche enologiche: sì condizionato allo zuccheraggio e aiuti ai mosti

Il Parlamento non accoglie la proposta della Commissione volta a vietare in futuro il ricorso di zuccheraggio e reintroduce nel testo del regolamento una lista positiva delle pratiche enologiche ammesse nell'Unione europea, tra cui lo zuccheraggio (456 voti favorevoli, 214 contrari e 7 astensioni). Rifiuta inoltre il trasferimento di competenze dal Consiglio verso la Commissione per l'autorizzazione di nuove pratiche e si oppone al fatto che le pratiche enologiche dell'Organizzazione internazionale del vino - meno restrittive di quelle dell'UE - possano applicarsi ai vini europei destinati all'esportazione.

All'aggiunta di zucchero per aumentare la gradazione alcolica del vino ricorrono attualmente 20 Stati membri su 27, soprattutto nell'Europa del Nord. I deputati - con 544 voti favorevoli, 120 contrari e 14 astensioni - suggeriscono che tale aggiunta possa essere ammessa unicamente «nelle regioni viticole nelle quali è tradizionalmente o eccezionalmente praticata (...) qualora, a causa di condizioni climatiche sfavorevoli, tale pratica sia necessaria per ottenere il titolo alcolometrico volumico minimo».

Inoltre - con 569 voti favorevoli, 98 contrari e 13 astensioni - i deputati lasciano invariate le attuali percentuali di arricchimento (3,5% nelle zone A, 2,5% nelle zone B e 2% nelle zone C), ma propongono che, dopo lo studio d'impatto sulla riforma realizzato dalla Commissione, potrebbero essere adottate misure per ridurre gradualmente i limiti di aumento della gradazione alcolica fino al 2% nelle zone A e B e all'1% nelle zone C.

Visto il vantaggio competitivo che discende dallo zuccheraggio, il Parlamento chiede di mantenere anche l'aiuto ai mosti di uve concentrati e ai mosti di uve concentrati rettificati prodotti nella Comunità, cui si ricorre per aumentare la gradazione alcolica e che la proposta della Commissione intende abolire. A suo parere, infatti, tale aiuto tutelerebbe una pratica enologica comune in molte regioni comunitarie, tenendo conto degli investimenti dei produttori ed evitando la possibile interruzione di flussi commerciali che determinerebbero una maggiore offerta del prodotto.

 

No alla liberalizzazione dei diritti di impianto

I deputati si oppongono alla proposta di liberalizzazione dei diritti d'impianto a decorrere dal 1° gennaio 2014 per i vini protetti da denominazioni d'origine e da indicazioni geografiche. Per gli altri vini, invece, ritengono che la decisione di liberalizzare gli impianti debba essere presa alla luce di una valutazione d'impatto da realizzare entro la fine del 2012.

Propongono peraltro che le autorità regionali competenti in materia di potenziale viticolo - d'accordo con i rappresentanti settoriali, le organizzazioni interprofessionali o gli organismi di gestione - possano continuare a vietare gli impianti, anche in futuro e a prescindere dall'eventuale liberalizzazione, «qualora una gran parte del loro territorio sia vincolato ad una o più denominazioni di origine o indicazioni geografiche» e «purché le regioni possano attestare che esiste già un equilibrio adeguato tra domanda e offerta». L'autorizzazione a mantenere il divieto di impianto in tali regioni spetterebbe alla Commissione.

Gli Stati membri possono concedere diritti di reimpianto ai produttori che hanno estirpato una superficie vitata, ma non a quelli che lo hanno realizzato attingendo a un premio di estirpazione. Il Parlamento - con 341 voti favorevoli, 331 contrari e 16 astensioni - ha rovesciato l'indicazione della commissione agricoltura che prevedeva la possibilità di trasferire i diritti di reimpianto ad altre aziende situate in tutta l'Unione. Accogliendo un emendamento del PSE, infatti, chiede che gli Stati membri possano decidere di permettere tale trasferimento unicamente al loro interno o nella stessa regione.

I deputati infine non accettano che la regolarizzazione degli impianti non autorizzati sia resa obbligatoria, come proposto dalla Commissione. Propongono invece di dare la possibilità agli Stati membri di avviare una procedura di regolarizzazione per le superfici vitate anteriormente al 31 dicembre 1998.

 

Estirpazione dei vigneti

Il Parlamento, a larghissima maggioranza, ha accolto l'idea del relatore di ridurre da cinque a tre anni la durata del programma di estirpazione volto a favorire coloro che intendono abbandonare il mercato, mantenendo la stessa dotazione complessiva dei premi istituiti a tal fine. Si tratterebbe di  510 milioni di euro per la campagna 2009/2010, 337 milioni nel 2010/2011 e 223 milioni nel 2011/2012 (contro, nella proposta iniziale, 430 milioni nel 2008/2009, 287 nel 2009/2010, 184 nel 2010/2011, 110 nel 2011/2012 e 59 nel 2012/2013). D'altra parte, sottolineano che le tabelle relative ai premi di estirpazione «determinano, tra l’altro, i livelli minimi e massimi di premio che, in base al rendimento, gli Stati membri possono concedere».

Gli Stati membri possono d'altra parte dichiarare inammissibili al regime di estirpazione vigneti situati in zone di montagna e in forte pendenza. Il Parlamento chiede di estendere tale possibilità anche alle «zone esposte al rischio di erosione» e alle «regioni costiere e insulari», in base a condizioni da determinare. In base alla proposta della Commissione, gli Stati membri sarebbero autorizzati a dichiarare inammissibili al regime di estirpazione le superfici (fino a un limite del 2%) in cui l'applicazione di tale regime sarebbe incompatibile con la protezione dell'ambiente.

Un emendamento precisa che tale esenzione deve essere approvata dalla Commissione e aggiunge tra i motivi di inammissibilità il rischio di minaccia al «tessuto socioeconomico della regione». Sopprime inoltre il limite del 2%. I deputati accolgono d'altra parte la possibilità di non accettare domande di estirpazioni una volta raggiunta la soglia del 10% della superficie vitata totale nazionale. A larga maggioranza, hanno infatti respinto l'idea dell'UEN di ridurre questa soglia all'8%.

 

Denominazioni d'origine e indicazioni geografiche.

La proposta di regolamento integra un nuovo regime per la designazione dei vini che hanno una connotazione geografica ben definita, ricalcando l'attuale normativa applicabile ai prodotti alimentari: le denominazioni d'origine e le indicazioni geografiche. I deputati accolgono con favore questa nuova impostazione, ma suggeriscono una serie di modifiche.

Anzitutto propongono che con "denominazione di origine", si intenda il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di uno Stato membro di dimensioni geografiche ridotte, che serve a designare un vino, un vino liquoroso, un vino spumante, un vino spumante gassificato, un vino frizzante, un vino di uve seccate o un vino di uve stramature, originario di questa regione, di questo luogo determinato o, in casi eccezionali, di questo Stato membro. La qualità o le caratteristiche di questi vini devono risultare «essenzialmente o esclusivamente» da un particolare ambiente geografico e dai suoi fattori naturali e umani, mentre le uve da cui sono ottenuti devono provenire esclusivamente da tale zona geografica. Può invece fregiarsi di un'indicazione geografica un vino la cui qualità, notorietà e caratteristiche «sono attribuibili essenzialmente alla sua origine geografica» e le uve da cui è ottenuto devono provenire «per almeno l'85% esclusivamente da tale zona geografica».

Sia per le denominazioni d'origine sia per le indicazioni geografiche, insiste il Parlamento, la produzione, compresi la trasformazione, l'elaborazione e, se del caso, l'affinamento e l'imbottigliamento, deve aver luogo «nella zona geografica delimitata». In deroga a questo principio, tuttavia, i deputati chiedono che un vino possa anche essere ottenuto, elaborato o imbottigliato in una zona situata nelle vicinanze della zona geografica delimitata, «purché lo Stato membro lo abbia espressamente autorizzato a determinate condizioni».

Un emendamento, peraltro, autorizza gli Stati membri produttori, tenuto conto degli usi leali e costanti, a «definire tutte le caratteristiche o condizioni di produzione, di elaborazione e circolazione complementari o più rigorose per i vini che beneficiano di una denominazione di origine protetta e di un'indicazione geografica protetta».

La proposta di regolamento prevede un'articolata procedura di domanda per ottenere il riconoscimento di una denominazione d'origine o di un'indicazione geografica a livello comunitario, che prevede l'elaborazione di un disciplinare di produzione, un esame della domanda a livello nazionale, un ulteriore esame da parte della Commissione, la pubblicazione della domanda e la possibilità di opporvisi e, infine, la decisione da parte della Commissione di conferire la protezione comunitaria alla denominazione. Sono anche trattati gli eventuali casi di omonimia e le relazioni con i marchi commerciali. La Commissione dovrà creare e tenere aggiornato un registro elettronico delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche protette dei vini, accessibile al pubblico. Le denominazioni già esistenti saranno automaticamente protette dal regolamento e iscritte nel registro. In proposito, i deputati sopprimono alcuni adempimenti che la Commissione proponeva di assegnare agli Stati membri.

Sulla falsariga di quanto previsto per i prodotti alimentari, le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche protette sono tutelate contro ogni uso commerciale diretto o indiretto del proprio nome da parte di prodotti comparabili non conformi al disciplinare oppure nella misura in cui tale uso, indica un emendamento, «è capace di pregiudicare o ledere la notorietà». Sono inoltre protette da qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, anche se l'origine vera del prodotto è indicata o se il nome protetto è una traduzione o è accompagnato da espressioni quali "genere", "tipo", "metodo", "alla maniera", "imitazione", "gusto", "come" o altre espressioni in simili. Ma anche da qualsiasi altra indicazione falsa o ingannevole relativa alla provenienza, all'origine, alla natura o alle qualità essenziali del prodotto usata sulla confezione o sull'imballaggio, nella pubblicità nonché dall'impiego, per il condizionamento, di recipienti che possono indurre in errore sulla sua origine. Così come da qualsiasi altra prassi che possa indurre in errore il consumatore sulla vera origine del prodotto.

Il Parlamento, peraltro, chiede che su richiesta debitamente motivata di uno Stato membro, di un paese terzo o di una persona fisica o giuridica avente un interesse legittimo, la Commissione intervenga per garantire «l’effettiva tutela della denominazione di origine protetta o dell'indicazione geografica protetta». Dovrebbe inoltre stabilire delle sanzioni in caso di inosservanza da parte degli Stati membri dell'obbligo di adottare le misure necessarie per far cessare l'uso illegittimo delle denominazioni. Un emendamento, inoltre, autorizzerebbe gli Stati membri a conservare o a adottare tutte le disposizioni legislative nazionali volte a garantire una protezione «ancora maggiore». I deputati sopprimono peraltro l'idea della Commissione di non consentire più la protezione a livello nazionale dei nomi geografici tutelati a livello UE.

 

Etichettatura: no all'indicazione dell'anno del raccolto sui vini da tavola

Il Parlamento sottolinea che le regole di etichettatura devono tener conto della tutela degli interessi legittimi dei consumatori e dei produttori, del buon funzionamento del mercato interno e dello sviluppo di produzioni di qualità. Si dice quindi contrario all'idea di autorizzare l'indicazione, sull'etichetta dei vini da tavola, dell'annata del raccolto, dei vitigni e di altre menzioni tradizionali complementari. Questa possibilità, a suo parere, deve essere riservata ai vini di qualità per evitare il rischio d'indurre in errore il consumatore. Di contro, ritiene che il nome dell'imbottigliatore e la sua località dovrebbero obbligatoriamente figurare sull'etichetta dei vini di denominazione o d'indicazione geografica.

I deputati propongono inoltre di sostituire l'indicazione obbligatoria della «provenienza» del vino con l'indicazione «dell'origine delle uve, dei mosti e del vino». Tra le indicazioni facoltative per le etichette di tutti i vini - che un emendamento autorizza gli Stati membri a rendere obbligatorie, a vietarle o a limitarne l'uso - figura anche il contenuto di zucchero. Un emendamento proposto dall'UEN e un'altro simile del PSE volti a rendere obbligatoria l'indicazione dei termini che indicano l'aumento della gradazione alcolica mediante l'aggiunta di zucchero sono stati respinti.

Qualora nella produzione di un vino venga utilizzato un lievito geneticamente modificato, precisa un altro emendamento, «il consumatore finale ne viene chiaramente informato mediante iscrizione sull'imballaggio di vendita della dicitura "prodotto mediante organismi geneticamente modificati"».

Il Parlamento ha poi respinto - con 241 voti favorevoli, 431 contrari e 15 astensioni - un emendamento presentato dai deputati italiani dell'UEN volto a reintrodurre nell'OCM la definizione di vini spumanti di qualità di tipo aromatico. Infine - con 573 voti favorevoli, 98 contrari e 9 astensioni - i deputati reintroducono la possibilità, offerta dalla normativa vigente e soppressa dalla proposta della Commissione, di far seguire al termine "vino" un nome di frutta - sottoforma di denominazione composta - per i prodotti ottenuti dalla fermentazione di frutta diversa dall'uva (vino di mele o vino di ribes).

 

Programmi di sostegno nazionale: promuovere il vino europeo e la qualità

Per «istituire misure di sostegno capaci di rafforzare strutture competitive», la proposta della Commissione prevede l'elaborazione di programmi nazionali di sostegno finanziate dal bilancio UE. I deputati precisano che l'assegnazione dei fondi deve essere realizzata sulla base di criteri di ripartizione storica, della superficie vitata e dell'andamento storico della produzione. Ma i fondi assegnati a ogni Stato membro, escluse le misure di promozione, non potranno essere inferiori al totale di cui ha beneficiato nel 2008 a fini di ristrutturazione.

Spetta agli Stati membri definire la combinazione di misure definite a livello comunitario, che contemplano attività promozionali, ristrutturazione e riconversione dei vigneti, vendemmia verde, fondi di mutualizzazione e assicurazione del raccolto. In proposito, il Parlamento suggerisce di non limitare la promozione ai mercati esteri ma di consentirla anche all'interno dell'Unione. E' inoltre precisato che la promozione può consistere in azioni promozionali per un consumo responsabile e l'informazione sul prodotto e le sue caratteristiche, in azioni di miglioramento delle conoscenze del mercato oppure in azioni di promozione e di pubblicità ai fini del riconoscimento delle denominazioni d'origine e delle indicazioni geografiche, «sottolineando la qualità, la sicurezza ambientale e la protezione dell'ambiente».

La promozione nei paesi terzi, possibile solo per i vini a denominazione, può essere realizzata con azioni in materia di relazioni pubbliche e pubblicità puntando sulla qualità e la sicurezza dei prodotti, con la partecipazione a fiere internazionali, con campagne d'informazioni sui regimi UE in materia di denominazioni d'origine, di produzione biologica e di etichettatura, nonché in programmi di sostegno per la protezione delle indicazioni geografiche a livello internazionale o studi relativi alla lotta contro la contraffazione e contro gli ostacoli tecnici e fitosanitari.

Chiede inoltre che i programmi possano prevedere misure riguardanti la ristrutturazione della filiera, la prevenzione delle crisi, la ricerca e lo sviluppo, le pratiche colturali e le norme ambientali, il miglioramento della qualità delle uve e del vino e il magazzinaggio privato di vini, alcol e mosti. Ritiene poi che un produttore debba poter beneficiare di più di una misura durante la stessa campagna.

Sempre in tema finanziario, i deputati si oppongono al progressivo trasferimento verso lo sviluppo rurale di fondi dedicati finora all'organizzazione del mercato viticolo.

 

Prevenzione delle crisi

Al posto degli attuali aiuti alla distillazione di crisi che la Commissione intende sopprimere, i deputati chiedono che sia istituito, come compensazione per misure volte ad evitare eccedenze di produzione, un aiuto che prenderebbe la forma di un pagamento proporzionale alla riduzione delle quantità di uva o di vino prodotte. Per prevenzione delle crisi, i deputati, intendono tutte quelle pratiche colturali, agronomiche ed enologiche tese a contenere i quantitativi di produzione delle uve o a ridurre le rese di trasformazione delle uve in vini. Ogni Stato membro, sulla base delle proprie specificità, dovrebbe scegliere le pratiche idonee al raggiungimento di tali fini.

 

Prestazioni viniche: i sottoprodotti in distilleria

Per motivi di qualità e di protezione dell'ambiente, i deputati chiedono il mantenimento, nel nuovo regolamento, dell'obbligo di raccogliere e poi trattare in distilleria tutti i sottoprodotti della vinificazione. Un emendamento vieta quindi la sovrappressione delle uve, la pressatura delle fecce di vino e la rifermentazione delle vinacce per scopi diversi dalla distillazione. Sono però previste delle deroghe per talune categorie di produttori e per regioni produttive. Chi ha proceduto alla vinificazione dovrà consegnare alla distillazione tutti i sottoprodotti ottenuti. E' poi introdotto un aiuto per i distillatori che raccolgono e trattano questi sottoprodotti riducendo notevolmente l'intervento finanziario comunitario, ed è precisato che in nessun caso l'alcol così ottenuto potrà essere destinato al consumo umano.

D'altra parte, con 587 voti favorevoli, 76 contrari e 14 astensioni, il Parlamento suggerisce la possibilità di istituire aiuti alla trasformazione del vino per ottenere prodotti alimentari al fine di sostenere il mercato vitivinicolo e, di conseguenza, il settore dell'alcol destinato al consumo umano qualora questo «sia tradizionalmente utilizzato e abbia uno sbocco di mercato». L'aiuto sarebbe assegnato secondo un sistema di contratti in base ai quali i fabbricanti garantiscono un prezzo minimo ai produttori di vino.

 

Applicazione della riforma

Il Parlamento ritiene irrealizzabile lo scadenzario proposto dalla Commissione per l'entrata in vigore del regolamento - ossia il 1° agosto 2008, data di apertura della prossima campagna viticola. Propone quindi di rinviare questa data di un anno, al 1° agosto 2009, anche per dare il tempo necessario all'elaborazione dei programmi nazionali.

 

Data l'importanza del tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato dal relatore GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio la Commissaria per la collaborazione che ha offerto al Parlamento in questo lungo lavoro. La ringrazio anche per gli apprezzamenti rispetto al lavoro del Parlamento europeo, un lavoro importante, un lavoro interessante, un contributo notevole da parte della commissione agricoltura, ma da parte di tutto il Parlamento europeo e da parte di tutti i colleghi. Quindi, un grazie signora Commissaria per aver proposto una riforma molto ambiziosa, una riforma i cui obiettivi non possiamo non condividere.

C'è un calo dei consumi, c'è un aumento delle importazioni e quindi tutto questo impone una riforma radicale, una riforma direi assolutamente necessaria. La nostra viticoltura ha bisogno di un nuovo slancio, di una nuova linfa, di nuove energie, di nuove proposte e ha ragione quando dice che se vogliamo continuare ad essere competitivi, se vogliamo continuare ad essere i leader mondiali del settore, dobbiamo investire nel settore vitivinicolo e non si può non guardare al mercato, non si può non produrre per il mercato, non si può non penetrare il mercato con prodotti di eccellenza.

Per questo, caro Commissario, insieme ai colleghi della commissione agricoltura e al Parlamento europeo per la relazione d'iniziativa, che vorrei ulteriormente ringraziare, nella relazione ho cercato di immaginare un sistema di riforma completo, coerente, un sistema chiaro, soprattutto. Un sistema che sia capace di rispondere alle esigenze dei nostri produttori, di fornire tutti gli strumenti necessari per poter competere e per poter essere vincenti.

Nel complesso abbiamo lavorato ad un testo che è in grado di dare risposte valide ad esigenze comuni, ma anche di rispettare, di esaltare e in alcuni casi di comporre le differenze tra le diverse realtà nazionali. Come presupposto una sola considerazione: è necessario un cambiamento radicale di mentalità, di strategia produttiva. Bisogna abbandonare la logica della quantità a favore delle produzioni di qualità, di eccellenza, in grado di esaltare le peculiarità nazionali, regionali, locali della viticoltura europea.

Da qui, caro Commissario, il sì all'abolizione dei meccanismi di mercato, che si sono rivelati inefficaci, che sono inefficienti e hanno solo alimentato produzioni eccedentarie e di scarsa qualità. Un esempio per tutti: la distillazione di crisi, che è diventata ormai una misura strutturale e ordinaria, non più uno strumento di risposta di emergenze congiunturali: 500 milioni di euro l'anno per la distillazione, non era una misura più sopportabile. Da qui il sostegno ad un utilizzo più efficace delle risorse economiche, ai programmi di sviluppo nazionale, all'implementazione di quelle misure che rispondono meglio alle specifiche esigenze di ogni Stato produttore.

Proprio per questo abbiamo ritenuto nella relazione, caro Commissario, di allargare la lista delle misure attuabili, abbiamo voluto includere la ristrutturazione della filiera, la ricerca, l'innovazione, il miglioramento qualitativo. Tutte azioni che favoriranno quella creatività imprenditoriale di cui i nostri vini hanno bisogno. Per lo stesso motivo è fondamentale favorire la promozione, non solo nei mercati internazionali, ma anche nei mercati interni. Lo abbiamo detto e lo abbiamo avvertito tutti, nelle analisi che ci sono state fornite in commissione agricoltura.

E' assurdo pensare di essere competitivi oltre i confini se non riusciamo a primeggiare in casa nostra, se non siamo capaci di comunicare ai nostri concittadini la qualità della nostra produzione vitivinicola. Per questo la relazione promuove un sistema armonizzato di tutela delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche, un'etichettatura chiara, un'etichettatura trasparente, pratiche enologiche positivamente individuate. Solo così il consumatore, che mettiamo al centro, potrà avere fiducia in ciò che compra.

Diventa allora fondamentale, signor Commissario, una tutela forte delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche che rappresentano la qualità della viticoltura europea. Tutela che significa l'obbligo di vinificare all'interno dell'area delimitata, ma che significa anche limitare la menzione del vitigno dell'annata in etichetta solamente ai vini a denominazione di origine e indicazione geografica. Sono gli unici ad essere soggetti a controlli continui, e dunque gli unici per i quali è possibile assicurare la veridicità delle informazioni riportate, altrimenti pregiudichiamo proprio chi produce qualità e inganniamo i consumatori.

Nella stessa logica e con la stessa coerenza, la relazione sostiene la proposta di un programma di estirpazione volontaria con premialità, per permettere a coloro che lo desiderano di uscire dal mercato con dignità. E non posso non esprimere la mia soddisfazione per il fatto che testé la Commissaria ha già fatto propria la mia idea di ridurre da 5 a 3 anni, e anzi pare che si sia diminuito da 200.000 a 175.000 ettari il numero di ettari espiantabili.

A differenza della nostra proposta originaria la relazione cerca anche di soddisfare l'esigenza di certezza nel futuro di cui hanno bisogno i nostri produttori vitivinicoli. Quindi, per la stessa esigenza di certezza, non si può decidere di liberalizzare da subito i diritti di impianto, prima di vedere se il nuovo regime funziona e soprattutto come funziona.

Per questo la relazione prevede il mantenimento dei diritti almeno fino al 2013 e chiede alla Commissione di predisporre una valutazione d'impatto dalla prima fase di riforma in modo da poter scegliere in maniera consapevole il da farsi, sempre tenendo presente che nelle aree ad indicazione geografica è necessario che le decisioni siano prese nel rispetto e con il controllo di chi in quei progetti ha investito capitali e lavoro. Se poi è vero che tale sistema frena lo sviluppo di chi è competitivo, allora possiamo agevolare la circolazione comunitaria e assicurare l'utilizzo effettivo delle riserve laddove esistono.

Un'ultima considerazione, signor Commissario: è inutile negare che il dibattito si sia canalizzato sulla questione dello zuccheraggio. Venendo da un paese come l'Italia dove l'uso del saccarosio è vietato e ancor di più venendo dalla Sicilia, dove si produce mosto, nessuno più di me può capire il disappunto della Commissaria su questo argomento. Tuttavia, stiamo parlando della necessità di ridare slancio e competitività ai vini europei, di metterli in condizione di competere sui mercati.

Questo è il nostro obiettivo e per raggiungere questo obiettivo abbiamo lavorato cercando di guardare oltre le differenze nazionali. La ringrazio, signora Commissaria, per il lavoro e soprattutto per il contributo che ha voluto apprezzare il lavoro del Parlamento europeo."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0501/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 21/2004 per quanto riguarda la data d'introduzione dell'identificazione elettronica degli animali delle specie ovina e caprina

-       Doc. A6-0461/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo ad azioni di informazione e di promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno e nei paesi terzi

-       Doc.A6-0470/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1782/2003 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori e del regolamento (CE) n. 1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

IL MONTENEGRO FA UN PRIMO PASSO VERSO L'ADESIONE ALL'UE

 

Relatore MARCELLO VERNOLA (PPE-DE/IT)

 

-       Doc. A6-0495 - Raccomandazione sulla proposta di decisione del Consiglio e della Commissione relativa alla conclusione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Montenegro, dall'altra

-       Doc. B6-0494/2007 - Risoluzione sulla conclusione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Montenegro, dall'altra

Procedura: Parere conforme e risoluzione - Dibattito:.12.12.2007 - Votazione: 13.12.2007

 

Approvando la conclusione dell'accordo di associazione, il Parlamento afferma che si è compiuto così un primo importante passo verso l'adesione del Montenegro all'UE. Ma restano ancora progressi da realizzare nei seguenti campi: indipendenza della magistratura e dell'amministrazione, lotta alla corruzione, alla criminalità organizzata, alla tratta di esseri umani, al traffico di armi, di sigarette e di droga. Ma anche nel campo economico, della libertà di stampa e della difesa dell'ambiente. 

 

Approvando la relazione di MARCELLO VERNOLA (PPE/DE, IT), il Parlamento ha approvato la conclusione dell'Accordo stabilizzazione e di associazione con il Montenegro.

Contestualmente, ha anche adottato una risoluzione con la quale afferma che l'accordo di stabilizzazione e di associazione costituisce «un primo importante passo della Repubblica di Montenegro verso l'adesione all'Unione europea». L'accordo rappresenta inoltre un ulteriore esempio dei cambiamenti positivi che la prospettiva dell'adesione all'Unione europea permette di realizzare nei Balcani occidentali.

Compiacendosi dell'adozione da parte del parlamento montenegrino di un nuovo testo costituzionale, i deputati ritengono che la nuova Costituzione stabilisca una più chiara separazione dei poteri tra il ramo legislativo, esecutivo e giudiziario e offra garanzie sufficienti alle minoranze nazionali. Sono anche del parere che essa «rappresenti un passo nella giusta direzione e fornisca un'ulteriore prova della volontà del Montenegro di integrarsi pienamente nell'Unione europea».

Il Parlamento prende atto con soddisfazione della costante cooperazione del Montenegro con il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) e sottolinea che ciò è strettamente collegato ai progressi compiuti dal Montenegro verso l'adesione all'Unione europea. Esorta le autorità montenegrine a portare a termine le loro indagini concernenti Sreten Glendza, comandante del distretto di polizia di Ulcinj, e altri cinque ex funzionari di polizia accusati di aver commesso crimini di guerra nel 1992. D'altra parte, compiacendosi dell'arresto in Montenegro del latitante Vlastimir Djordjevic accusato di crimini di guerra, invita le autorità montenegrine a cooperare maggiormente con la Serbia e con i paesi vicini per localizzare e arrestare gli altri sospettati di crimini di guerra, in particolare Ratko Mladic e Radovan Karadzic.

Esorta quindi il governo e il parlamento montenegrini a dare concreta attuazione agli obiettivi dell'accordo, introducendo le disposizioni legislative e regolamentari necessarie al fine di garantire la piena indipendenza e responsabilità della magistratura. Dovrebbero inoltre cooperare pienamente con le autorità giudiziarie italiane e prestare loro tutta l'assistenza necessaria ai fini della conclusione delle indagini sulla criminalità organizzata e sul contrabbando di sigarette, «che vedono coinvolte eminenti personalità politiche montenegrine», cui potrebbe far seguito un mandato d'arresto internazionale.

A tale proposito, le autorità montenegrine sono esortate a adottare e ad attuare politiche proattive di lotta contro la corruzione, al fine di migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione, la lotta contro la criminalità organizzata e la lotta contro la tratta di esseri umani, il traffico di armi, il contrabbando di sigarette e il traffico di stupefacenti, «che sono condizioni preliminari per il proseguimento dell'integrazione nell'Unione europea». I deputati, peraltro, ricordano l'importanza di creare un clima di sicurezza per i cittadini, i turisti e gli investitori stranieri in Montenegro e, in tale contesto, chiedono di rafforzare gli organismi indipendenti incaricati di controllare la corruzione.

Il Parlamento esprime preoccupazione per la mancanza di trasparenza e per la cultura dei monopoli all'interno delle strutture politiche ed economiche e constata che «ciò ostacola lo sviluppo del Montenegro in una società basata sulla democrazia e sul libero mercato» E' inoltre del parere che, per la corretta applicazione dell'accordo, siano essenziali la formulazione e l'attuazione di un piano esaustivo di sviluppo economico a lungo termine nonché il fatto di affrontare «l'estesa economia sommersa» in Montenegro. Invita poi le autorità montenegrine ad assumere un fermo impegno a favore dell'occupazione e a perseguire politiche economiche volte a creare un contesto imprenditoriale apertamente competitivo e trasparente.

Il governo montenegrino è inoltre invitato ad attuare la riforma della legislazione sui mezzi di informazione, in particolare la legge sulla trasparenza e sulla prevenzione della concentrazione dei mezzi di informazione, al fine di «garantire una maggiore trasparenza e impedire i monopoli». Occorre poi garantire l'indipendenza del Consiglio radiotelevisivo del Montenegro (RTCG) e consolidare l'indipendenza dei mezzi di comunicazione «a garanzia di un'informazione equilibrata». Il Parlamento esorta il governo montenegrino a garantire la libertà di stampa e chiede che si apra un'indagine sull'aggressione subita da Zeljko Ivanovic, direttore del quotidiano indipendente "Vijesti", a Podgorica il 1° settembre 2007. Esprime poi profondo rammarico per la mancata soluzione del caso dell'assassinio del giornalista Dusko Jovanovic, il quale all'epoca dell'omicidio si apprestava a pubblicare una serie di articoli sul contrabbando di sigarette e su altre forme di criminalità organizzata in Montenegro.

In materia ambientale, il Parlamento insiste sulla necessità di adottare un quadro legislativo coerente in materia ambientale e un piano generale per la protezione costiera, si rammarica delle attuali speculazioni fondiarie e immobiliari e delle loro ripercussioni negative sullo sviluppo sostenibile del paese. Esorta quindi una legislazione nazionale relativa alla tutela del paesaggio e a dare attuazione ai piani generali per la gestione integrata dei rifiuti e il trattamento delle acque reflue, e richiama l'attenzione sull'urgente necessità di un'azione concertata per preservare il patrimonio naturale e architettonico. Raccomanda poi la costruzione di impianti che utilizzano fonti energetiche rinnovabili.

 

Data l'importanza del tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato dal relatore MARCELLO VERNOLA Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, la vocazione europea dei paesi balcanici è oramai un dato acquisito, lo ha affermato il Consiglio europeo di Salonicco nel 2003 e lo abbiamo ribadito, più volte in questo Parlamento, è un tema oramai non più in discussione.

Il Montenegro è certamente in pole position sulla strada verso l'adesione all'Unione europea, lo dimostrano i fatti: dopo l'indipendenza dall'unione con la Serbia nel 2006, dichiarata democraticamente con regolare referendum e concordemente stabilita con il governo serbo, sono stati riaperti i negoziati per l'accordo di stabilizzazione e associazione specifici per il paese, che si sono conclusi nel giro di poco più di due mesi. La sigla degli accordi è giunta lo scorso 15 marzo, in seguito si sono purtroppo verificati alcuni inconvenienti tecnici che hanno rallentato l'iter, ma ora siamo in dirittura d'arrivo. Il Commissario ha appena annunciato che hanno già aperto una sede a Podgorica - ci complimentiamo per questo - tutto è pronto ormai per la ratifica dell'accordo.

I progressi ottenuti dal paese nel corso dell'ultimo anno, gli impegni assunti nei confronti della Comunità europea, il lavoro di riforma incessante anche negli ultimi giorni, tutto ci induce ad approvare senza esitazione il parere favorevole alla conclusione dell'accordo. E' chiaro che questo non è il traguardo finale, al contrario, è solo un punto di partenza.

Il Montenegro deve ora applicarsi per porre in essere tutte le misure necessarie a completare il processo di riforma già avviato, al fine di adempiere agli impegni assunti con l'accordo di stabilizzazione e associazione. Da questo punto di vista registriamo il buon clima di collaborazione fra il Parlamento europeo e il Parlamento del Montenegro, che abbiamo già incontrato numerose volte e presso cui saremmo ospiti la prossima settimana a Podgorica. Il Montenegro ha tutti i numeri per portare a termine questo processo in tempi brevi, a cominciare dallo status di candidato all'adesione.

Il Montenegro attraversa da qualche anno una fase di costante crescita economica che ha portato a attrarre ingenti investimenti stranieri, anche grazie a politiche fiscali favorevoli alle imprese. Il risultato è un rapido calo della disoccupazione dal 33 al 12%.

Qualche mese fa è stata adottata la nuova Carta costituzionale, un chiaro segno di come il paese stia rafforzando le prerogative democratiche che lo caratterizzano all'interno dell'area balcanica. Le autorità montenegrine stanno lavorando alacremente per mettersi al passo con gli standard europei. Le più recenti novità ci hanno indotto a presentare cinque emendamenti per tener conto degli aggiornamenti.

Proprio in questi giorni è stato firmato un accordo di cooperazione con il tribunale penale dell'ex Iugoslavia per regolare l'assistenza tecnica con quest'ultimo. Ricordiamo che la collaborazione incondizionata con il tribunale ad hoc dell'Aia riveste un'importanza cruciale per tutti gli Stati che provengono dallo smembramento della Iugoslavia. Ricordiamo altresì che il Montenegro non si è mai sottratto ai suoi obblighi internazionali, anzi è sempre stato encomiato per la collaborazione efficace con le autorità giurisdizionali e straniere.

Al Montenegro si chiede un ulteriore sforzo per contrastare e reprimere la criminalità organizzata di traffici illeciti transfrontalieri. Un'altra esigenza sollevata dal Parlamento europeo riguardava la lotta contro la corruzione nella pubblica amministrazione e nella magistratura: il paese sta rispondendo positivamente alle istanze europee, segnali in tal senso sono contenuti nella nuova Costituzione che introduce dei meccanismi di tutela dell'autonomia e dell'indipendenza del potere giudiziario.

La capacità della classe dirigente risulterà poi sviluppata dalla partecipazione ai programmi comunitari di gemellaggio e scambi con gli Stati membri. Alcuni di questi programmi saranno favorevoli alla crescita di più giovani e agli studiosi. Favorire la libera circolazione delle persone, in particolare degli studenti e dei ricercatori, è un obiettivo perseguito anche tramite la semplificazione della procedura per il rilascio dei visti di breve durata, oggetto di specifici accordi con l'Unione europea firmati lo scorso settembre; l'obiettivo finale è quello della completa liberalizzazione dei visti in modo da rendere effettiva la libertà di circolazione, altro punto sensibile dell'accordo di stabilizzazione e associazione, e agevolare un confronto che sia occasione di crescita e di formazione. Riteniamo che debba essere dato ampio spazio alle istanze culturali, ad esempio tramite la promozione dell'associazionismo e la tutela dei rappresentanti della società civile. La libera manifestazione del pensiero deve essere garantita e così il diritto all'informazione.

Una menzione particolare va fatta alla questione ambientale: la costituzione precedente definiva il Montenegro una repubblica ecologica, la prima nel mondo a essersi data questa etichetta. Il paese è stato gratificato dalla natura, dal suggestivo paesaggio costiero alla baia naturale delle Bocche di Cattaro, al massiccio montuoso del Durmitor, iscritto nella lista Unesco del patrimonio dell'umanità. Queste ricchezze devono essere custodite attraverso una legislazione puntuale, legislazione che in molti casi è presente sulla carta, ma non rigorosamente applicata e ciò spesso per mancanza di risorse economiche.

Il paese riceve forti introiti dal turismo, ma purtroppo proprio il turismo rischia di ritorcersi contro l'ambiente, in quanto le strutture ricettive non sono dotate di sistemi idonei a gestire, dal punto di vista ecologico, il grande afflusso di turisti. Per questo abbiamo richiesto in un'altra sede al Commissario Rehn che l'attenzione della Commissione fosse indirizzata verso la promozione delle politiche ambientali, con particolare riguardo alle fonti di energia rinnovabile, alla gestione di rifiuti e delle acque e alla tutela delle coste. Il Montenegro non è indifferente al problema e sta continuando a lavorare nella corretta gestione delle risorse naturali. Recentemente è stato approvato il piano spaziale per regolamentare l'attività edilizia in modo da non deturpare il paesaggio costiero."

 

 

 

LIBERTÁ, GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

 

COMPETENZE E COOPERAZIONE IN MATERIA DI OBBLIGAZIONI ALIMETARI

Doc. A6-0468/2007

 

 

Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 dicembre 2007 sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni e alla cooperazione in materia di obbligazioni alimentari

Procedura: Consultazione e risoluzione - Dibattito:.12.12.2007 - Votazione: 13.12.2007

 

Il Parlamento ha adottato la relazione sulle competenze e cooperazione in materia di obbligazioni alimentari che tende a discriminare la giurisdizione, la legge applicabile, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia di obbligazioni alimentari. Lo scopo è quello di eliminare gli ostacoli giuridici che impediscono un'azione di recupero dei crediti alimentari nei confronti di debitori residenti in altri Stati membri dell'UE. Con tale strumento si agevolerà il corretto funzionamento del mercato interno, attraverso la rimozione delle difficoltà alla libera circolazione delle persone.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Docc. B6-0512, 0515, 0517, 0519/2007 - Risoluzione comune sulla lotta contro l'intensificarsi dell'estremismo in Europa

Preoccupato dalla crescita dell'estremismo in Europa, il Parlamento ritiene che la lotta a questo fenomeno sia una sfida di portata europea e, chiedendo alle personalità pubbliche di non incitare all'odio, esorta i partiti tradizionali a non allearsi con movimenti estremisti. Chiede poi di privare di finanziamenti pubblici i partiti che non rispettano i diritti dell'uomo, di prevenire l'intolleranza con l'educazione e l'informazione e garantire una piena applicazione della legislazione vigente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRASPORTI E TURISMO

 

 

INQUINAMENTO CAUSATO DALLA MAREA NERA NEL MAR NERO E NEL MAR D'AZOV IN SEGUITO AL NAUFRAGIO DI VARI NATANTI

Doc. B6-0503/2007

 

Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2007 sui naufragi nello stretto di Kerch nel Mar Nero e il conseguente inquinamento

Dibattito:.12.12.2007 - Votazione: 13.12.2007

 

Il Parlamento ha approvato la risoluzione sui naufragi nello stretto di Kerch nel Mar Nero ed il conseguente inquinamento, esprimendo la propria solidarietà ed il proprio sostegno per le vittime di questa catastrofe e la preoccupazione per i gravi danni ecologici. Invita il Consiglio e la Commissione ad adottare azioni concrete per contribuire e ridurre l'impatto ecologico della catastrofe ed invita altresì il Consiglio ad adottare quanto prima la proposta del Terzo pacchetto marittimo. Il Parlamento ha in particolare sottolineato l'importanza della cooperazione tra gli Stati rivieraschi e le organizzazioni regionali sia per la prevenzione delle catastrofi che per il risanamento ambientale.

 

Nel dibattito è intervenuto GABRIELE ALBERTINI (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Trasporti e Turismo:

 

"Signor Presidente, signor Commissario, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, a nome della commissione trasporti e turismo espongo i motivi per la presentazione della proposta di risoluzione sui naufragi nello stretto di Kerch, nel Mar Nero. La nostra solidarietà va alle vittime di questa catastrofe!

Invitiamo il Consiglio e la Commissione a seguire attentamente la situazione del Mar Nero e a adottare le azioni concrete per contribuire a ridurre l'impatto ecologico della catastrofe. L'Europa non è ancora pronta a contrastare il ripetersi di gravissimi incidenti come quello avvenuto nel Mar Nero, con la pienezza delle norme necessarie, che devono comprendere, tra l'altro, la responsabilità degli Stati per la sicurezza delle navi cui danno bandiera nel perseguire anche in sede civile i responsabili di questi disastri ambientali.

Il Parlamento europeo ha votato, in prima lettura ad aprile 2007, il terzo pacchetto sulla sicurezza marittima, ma non è stato ancora approvato per intero e giace inspiegabilmente fermo in Consiglio, nonostante l'impegno su questo tema da parte della Presidenza portoghese di fronte alla commissione trasporti e allo stesso Parlamento. Il pacchetto, costituito da sette rapporti, va in un'unica direzione: aumenta gli standard di sicurezza marittima, salvaguarda i passeggeri e riduce i danni ambientali in caso di incidenti, prevede obblighi e responsabilità per gli Stati, per i vettori, per gli armatori. Frammentando la discussione e privilegiando alcuni dossier piuttosto che altri, il Consiglio dimostra di non voler affrontare in modo serio la questione sicurezza e di mettere il freno all'intero pacchetto.

La sicurezza marittima è un tema troppo serio per essere oggetto di tatticismi, troppo serio per le esperienze che abbiamo già avuto: Erika, Prestige, più recentemente Segesta Jet nello stretto di Messina e Sea Diamond a Santorini! Per gli incidenti che abbiamo già sperimentato e perché con l'incremento dei traffici marittimi europei e mondiali potranno aumentare i rischi in futuro.

E' questo il motivo per il quale il Parlamento europeo ritiene che tutte e sette le proposte debbano essere portate avanti positivamente e il prima possibile, prima che si compia un altro disastro ambientale e con perdite umane: per armonizzare le forme di classificazione, per indurre gli Stati a controllare le navi cui danno bandiera, per effettuare nei porti ispezioni sulle navi e per seguirne gli spostamenti, per predisporre le modalità di intervento in casi di incidenti e per verificare e gestire le responsabilità sia nei confronti di terzi e sia nei confronti dei passeggeri. Chiediamo dunque con insistenza al Consiglio che non rimanga insensibile a questo tragico monito che viene dal Mar Nero."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0345/2007 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario comunitario

Il Parlamento ha adottato definitivamente la direttiva volta a migliorare e semplificare l'attuale quadro normativo sulle ferrovie UE per facilitare la libera circolazione dei treni e l'omologazione dei locomotori, promuovendo l'interoperabilità. La direttiva sancisce il principio generale secondo cui una sola autorizzazione di messa in servizio di un veicolo è sufficiente per l'intera rete ferroviaria comunitaria.

-       Doc. A6-0452/2007 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante regole comuni nel settore dell'aviazione civile e che istituisce un'Agenzia europea per la sicurezza aerea e che abroga la direttiva 91/670/CEE, il regolamento (CE) n. 1592/2002 e la direttiva 2004/36/CE

Sulla base di un compromesso con il Consiglio, il Parlamento ha adottato definitivamente un regolamento che stabilisce regole comuni nel settore dell'aviazione per garantire la sicurezza aerea. Fissa in particolare dei requisiti "essenziali" che devono essere rispettati da aeromobili, piloti e personale di bordo, anche sui tempi di volo, e le norme per la loro certificazione. Le norme sono estese ad aerei e personale extra-UE. I contravventori saranno passibili di multe e penalità finanziarie.

-       Doc.A6-0458/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo che modifica l'accordo euromediterraneo nel settore del trasporto aereo fra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e il Regno del Marocco, dall'altro, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Bulgaria e della Romania all'Unione europea

-       Doc.A6-0416/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri dell'Unione europea riuniti in sede di Consiglio relativa alla firma dell'accordo euromediterraneo nel settore del trasporto aereo fra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e il Regno del Marocco, dall'altro

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

COOPERAZIONE GIUDIZIARIA

-       Doc. A6-0453/2007 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 98/71/CE sulla protezione giuridica dei disegni e dei modelli

Il Parlamento sostiene l'idea di permettere a produttori indipendenti di fabbricare pannelli di carrozzeria, portiere, cofani, paraurti, vetri, fari e lampeggiatori delle automobili, identici agli originali. Ma chiede che tale possibilità sia limitata unicamente in caso di riparazione di parti visibili e che gli automobilisti siano correttamente informati sull'origine dei pezzi di ricambio. Propone inoltre di fissare un periodo transitorio di cinque anni prima di avviare la liberalizzazione. 

 

INDUSTRIA

-       Docc. B6-0495, 0496, 0505, 0507, 0509, 0510/2007 - Risoluzione comune sul futuro del settore tessile dopo il 2007

Allo scadere dell'accordo con la Cina, il Parlamento chiede una vigilanza efficace e un migliore accesso ai mercati esteri per i prodotti UE. Sollecita poi norme vincolanti sull'indicazione dell'origine dei tessili importati e la lotta alla contraffazione. L'UE dovrebbe anche ricorrere agli strumenti di difesa commerciale, garantire la sicurezza dei consumatori, creare un nuovo programma a favore dell'industria europea e promuovere la creazione di una zona di produzione euro-mediterranea.

 

AMBIENTE

-       Doc. A6-0398/2007 - Raccomandazione per la seconda lettura sulla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa

Il Parlamento europeo ha adottato definitivamente la direttiva volta a evitare, prevenire o ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici nocivi e a definire adeguati obiettivi per la qualità dell’aria ambiente. A tal fine prevede una valutazione e una gestione della qualità dell'aria sulla base di criteri e valori comuni per inquinanti quali il biossido di zolfo o di azoto, il monossido di carbonio e l'ozono. Ma anche il particolato PM10 e, per la prima volta, le polveri sottili (PM2,5). 

-       Doc. A6-0389/2007 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino)

Il Parlamento ha approvato definitivamente una direttiva che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino. Gli Stati membri dovranno adottare delle strategie volte a proteggere e preservare l'ambiente marino, prevenirne il degrado o, laddove possibile, ripristinare gli ecosistemi delle zone danneggiate. I programmi, sostenuti dal bilancio UE, dovranno promuovere reti rappresentative delle zone protette ed essere accessibili al pubblico.

-       Doc. A6-0466/2007 - Risoluzione relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente un ambiente privo di supporti cartacei per le dogane e il commercio

 

ISTITUZIONI

-       Docc. B6-0500, 0501, 0502, 0504, 0506, 0508/2007 - Risoluzione comune sul programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2008

Il Parlamento accoglie con favore il programma di lavoro della Commissione per il 2008, ma suggerisce maggiore ambizione, soprattutto per quanto riguarda il completamento del mercato interno. Chiede quindi la presentazione di una serie di proposte a favore delle imprese, tutelando al contempo i consumatori e l'ambiente. Suggerisce inoltre iniziative nel campo dei mercati finanziari, dell'energia, della sanità pubblica, dei trasporti, dell'agricoltura, dell'immigrazione e della politica estera.

 

BILANCIO

-       Doc. A6-0492/2007 - Relazione sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008 quale modificato dal Consiglio (tutte le sezioni) e le lettere rettificative nn. 1/2008 (13659/2007 – C6-0341/2007) e 2/2008 (15716/2007 – C6-0435/2007) al progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008

L'accordo raggiunto sul finanziamento di Galileo e dell'IET ha permesso al Parlamento di approvare il bilancio 2008 che fissa il livello totale dei pagamenti a 120,3 miliardi di euro. Aumentano gli stanziamenti per Frontex, Kosovo e Palestina, ed è creata una linea di bilancio per il Fondo mondiale per la lotta contro l'HIV/AIDS. I deputati chiedono il rispetto del regime linguistico e invitano gli Stati membri a comunicare le loro intenzioni sulla deroga prevista dallo Statuto dei deputati.

-       Doc. A6-0493/2007 - Risoluzione sul progetto di bilancio rettificativo n. 7/2007 dell'Unione europea per l'esercizio finanziario 2007, Sezione III - Commissione

-       Doc.A6-0506/2007 - Risoluzione sulla proposta modificata di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica dell'Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria con riguardo al quadro finanziario pluriennale

-       Doc. A6-0499/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla mobilizzazione dello strumento di flessibilità

-       Doc. A6-0485/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

 

COMMERCIO INTERNAZIONALE

-       Doc. A6-0463/2007 - Risoluzione sulle relazioni economiche e commerciali con la Corea

-       Docc. B6-0497, 0498, 0499, 0511/2007 - Risoluzione sugli accordi di partenariato economico

 

PROBLEMI ECONOMICI E MONETARI

-       Doc. A6-0460/2007 - Risoluzione sulla gestione patrimoniale II

-       Doc. A6-0448/2007 - Risoluzione sui sistemi di garanzia dei depositi

-       Doc. A6-0514/2007 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali

 

GIURIDICA

-       Doc. B6-0513/2007 - Risoluzione sul diritto contrattuale europeo

 

SICUREZZA ALIMENTARE

-       Doc. A6-0464/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari

 

PESCA

-       Doc. A6-0467/2007 - Risoluzione sull'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura

 

VARIE

-       Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d'origine

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  14 - 17 GENNAIO 2008

 

 

CONSIGLIO EUROPEO

 

 

PROGRAMMA DELLA PRESIDENZA SLOVENA

 

Dichiarazione del Consiglio - Presentazione del programma della Presidenza slovena

Dibattito: 16.1.2008

 

Il Primo Ministro Janez Jansa ha illustrato all'Aula i principali punti del programma della Presidenza slovena per il prossimo semestre. Come ha sottolineato il Presidente Pöttering, questa è la prima volta che la guida dell'Unione europea spetta a uno degli ex paesi comunisti che hanno aderito nel 2004. Ratifica del trattato di Lisbona, pacchetto energia, Kosovo e gli ulteriori ampliamenti dell'UE, sono stati i principali temi trattati.

 

Dichiarazione del Consiglio

Janez Janša ha esordito ricordando che nel 1988 fu arrestato per aver criticato il regime iugoslavo e che le proteste popolari che seguirono misero in moto il cambiamento. Ha poi sottolineato che vent'anni fa, in prigione, non avrebbe creduto a chi gli avesse detto che oggi si sarebbe rivolto al Parlamento europeo in qualità di Primo Ministro sloveno e Presidente  del Consiglio UE.

Passando poi alla priorità per il prossimo semestre, ha anzitutto sottolineato l'importanza della ratifica del trattato di Lisbona, auspicando che alla fine della Presidenza la maggioranza degli Stati membri avrà seguito l'esempio ungherese. Il parlamento sloveno si pronuncerà entro la fine del mese e l'obiettivo è di completare il processo di ratifica entro l'inizio del 2009.

Il Primo Ministro ha poi posto l'accento sulle riforme economiche enfatizzando il prossimo ciclo di tre anni per l'implementazione della strategia di Lisbona. In proposito, ha affermato che occorre investire sulle persone, modernizzare il mercato del lavoro, aumentare il potenziale imprenditoriale, assicurare un approvvigionamento energetico sicuro, mettendo la protezione ambientale al primo posto delle priorità. A suo parere occorre inoltre assicurare che «non vi siano ostacoli alla libera circolazione delle idee e della conoscenza» e, pertanto, ha auspicato che il Consiglio di Primavera aggiunga questa libertà alle quattro esistenti. E' inoltre necessario realizzare progressi nel mercato interno dei servizi e delle innovazioni, nonché in quello dell'energia.

Riguardo alla politica estera, la presidenza proseguirà i negoziati di adesione con Croazia e Turchia. Ma il Primo Ministro, ponendo l'accento sull'importanza dei Balcani Occidentali, ha affermato che l'attuale status quo «è insostenibile» e che la questione del Kosovo «richiede una soluzione speciale». Si è quindi impegnato a cercare soluzioni che riscuotano il più ampio consenso possibile in seno all'UE, garantendo al contempo una stabilità a lungo termine nella regione. Serbia, Macedonia, Albania, Montenegro e Bosnia-Erzegovina, ha sottolineato, devono contare su un'assistenza e un'attenzione speciale. Occorre inoltre intensificare la politica di vicinato e il processo di Barcellona con i paesi Euromed. La Presidenza, ha poi ricordato, organizzerà quattro vertici con Stati Uniti, Russia, Giappone e i paesi dell'America latina e dei Caraibi.

 

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito ricordando come la Slovenia sia «all'avanguardia nel far sentire alla gente che appartiene all'Europa»; ha poi ricordato l'impegno del suo gruppo nel sostenere la presidenza. Sin dal 2004, ha proseguito, la Slovenia ha registrato «successo dopo successo», riuscendo a portare a termine in dieci anni «ciò che noi non abbiamo fatto in cinquanta», come ad esempio la rapida transizione verso una forte economia di mercato e il tasso relativamente basso di disoccupazione che le ha permesso l'adozione dell'euro e, nel 2007, l'ingresso nella zona Schengen. A suo parere, essendo il primo nuovo Stato membro a detenere la presidenza, probabilmente sarà in testa ai paesi nella ratifica del Trattato di riforma di Lisbona, introducendo misure per la crescita e la competitività e promuovendo il dialogo interculturale.

Ha quindi ricordato che il gruppo PPE/DE sosterrà gli sforzi della presidenza volti ad una rapida ratifica del Trattato di Lisbona in modo da rendere operativa l'Europa prima delle elezioni europee del 2009, permetterle di prosperare proteggendo l'ambiente, promuovere la conoscenza e l'innovazione per essere competitiva su scala mondiale, soddisfare gli obiettivi di efficienza energetica, appoggiare la stabilità e la cooperazione nei Balcani e promuovere il dialogo interreligioso.

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

IL GRAN MUFTÌ AL PARLAMENTO: SIAMO UN'UNICA CIVILTÀ, NO ALLE GUERRE DI RELIGIONE

 

Seduta solenne - Allocuzione di Ahmad Badr Al Din Hassoun, Gran Muftì della Siria

15.1.2008

 

L'Aula ha accolto in seduta solenne il Gran Muftì di Siria che, accompagnato da un vescovo cattolico, ha sottolineato come tutti gli uomini facciano parte della medesima civiltà, che si esprime in diverse culture e religioni. Non credendo alla guerra Santa, ha evidenziato la sacralità della vita umana e la necessità di insegnarla nelle scuole e nei luoghi di culto. Rivolgendo un appello a difendere la pace, ha sostenuto che ebrei e musulmani vivrebbero in pace se frequentassero le stesse scuole.

 

Aprendo la seduta solenne, il Presidente HANS-GERT PÖTTERING si è detto onorato e felice di poter accogliere in Aula il Gran Muftì di Siria nell'ambito delle iniziative indette per l'Anno europeo del dialogo interculturale. Anno, ha sottolineato il Presidente, a cui il Parlamento europeo attribuisce «grande importanza». Si è infatti detto convinto che la convivenza pacifica di culture e religioni, nell'UE e nel resto del mondo, «è possibile e necessaria». A suo parere occorre creare un ponte con l'altra sponda del Mediterraneo attraverso un dialogo costante e aperto che aiuti la comprensione reciproca. Il nucleo di questo dialogo, ha spiegato il Presidente, «è la tolleranza». Questa consiste nel poter esprimere le proprie opinioni, rispettando quelle degli altri.

Nel sottolineare poi l'importanza dei valori comuni, come la dignità della persona e i diritti umani, il Presidente ha affermato che il Gran Muftì «è un sostenitore illustre dei diritti umani» e proviene da un paese, la Siria, in cui «diverse religioni vivono in pace». Prova ne è, ha concluso, che è venuto accompagnato dal Vescovo cattolico della Chiesa caldea Antoine Odo.

Prima di prendere la parola, il Gran Muftì Ahmad Badr Al-Din Hassoun ha stretto la mano al Vescovo e, alzando insieme le braccia, hanno salutato l'Aula. Il Gran Muftì ha esordito salutando i deputati «nel nome del nostro Creatore che col suo spirito ci consente di vivere», aggiungendo che «siamo tutti creature di Dio, fratelli su questa terra». Ha poi sottolineato di essere originario della Siria per «volontà del cielo» e che Siria, Palestina, Libano, Israele e Giordania sono una «terra benedetta» da dove provengono Abramo, Gesù - «sia con lui la pace di Dio» - e Maometto.

Il Gran Muftì si è detto particolarmente lieto di essere stato invitato a parlare di culture e non delle civiltà. Infatti, la civiltà umana è unica, costruita dall'uomo, ed è arricchita dalla molteplicità delle culture, per questo non si può parlare di «scontro di civiltà». La civiltà, ha proseguito, non si costruisce isolatamente «è una creazione collettiva»: coloro che hanno costruito le piramidi sono parte della nostra stessa civiltà, che poi si esprime in diverse culture e religioni. Queste, al contrario della civiltà, sono create da Dio.

«Siamo tutti fratelli», ha proseguito, a prescindere dalla religione o dalla lingua. Bisogna quindi evitare che i giovani pensino «che "l'altro" sia un animale». Abramo, Mosé e Maometto provengono da un'unica religione e se la sharia, la legge, evolve col tempo ed è possibile che siamo diversi, «abbiamo un unico Dio cui siamo sottomessi, un'unica religione». «Non ci sarà una guerra Santa, perchè non ci sono guerre sante; è la pace a essere Santa». Occorre quindi insegnare ai nostri figli, nelle scuole, nei templi, nelle chiese e nelle moschee, «che ciò che è veramente Santo è l'essere umano» e «i figli valgono tutti i luoghi santi del mondo». «Sia quindi maledetto colui che distrugge l'uomo, poiché mentre chiese e templi possono essere ricostruiti, non è possibile rendere la vita a chi è stato ucciso».

Il Gran Muftì ha quindi rivolto un appello affinché la civiltà «non poggi su basi religiose, ma umane». La Terra, ha proseguito, «ha bisogno di pace» e non è possibile obbligare chiunque a adottare la propria religione. Facendo riferimento alla situazione in Palestina e agli appelli per la pace nella regione rivolti dal Papa, ha poi affermato che «se musulmani ed ebrei andassero nelle stesse scuole, vivrebbero in pace». Nel sottolineare poi le parole pacifiste del Presidente siriano Assad, ha affermato che «il vero vincitore è colui che porta l'altro ad essere suo fratello». Ha quindi sostenuto che «tutti - ebrei, cristiani, musulmani e laici - viviamo come un'unica famiglia, in un'unica casa».

Nell'esortare gli eurodeputati - «rappresentanti il mondo intero» - a difendere la causa della pace e del diritto, ha aggiunto che «il mondo musulmano non può che aspirare alla pace». Nonostante «le ingiustizie che hanno creato tensione e estremismo ... la religione non permette di uccidere, poiché deve portare pace e felicità». Per il Gran Muftì, inoltre, «sono gli uomini ad opprimere e non le religioni». Ha poi sottolineato che Strasburgo «è simbolo della pace» e «il miracolo del XX secolo è l'Europa», che dopo aver conosciuto due guerre mondiali ed aver abbattuto il muro di Berlino senza versare una goccia di sangue, «si è riunificata».

Il Gran Muftì ha quindi concluso invitando i parlamentari a tenere una seduta a Damasco, che quest'anno è Capitale della cultura araba. Si è quindi congedato invocando «la pace di Dio» sui deputati.

L'Aula gli ha tributato un caloroso applauso.

 

L'assemblea ha approvato la seguente relazione:

-       Doc. B6-0024,0025,0026,0027,0028,0033/2008 - Risoluzione comune sul Kenya

Esprimendo dubbi sulla credibilità dei risultati elettorali in Kenya, il Parlamento chiede la verifica indipendente del voto presidenziale e, nel sollecitare le autorità keniote ad agevolare tale esercizio, esorta provvedimenti correttivi. Se ciò non fosse possibile, reclama la tenuta di nuove elezioni. Condanna poi la violenza politica e la conseguente crisi umanitaria e, chiedendo il rispetto dei diritti umani, invita governo keniota e Commissione a fornire rapidamente l'assistenza umanitaria.

AMBIENTE

 

 

EMERGENZA RIFIUTI IN CAMPANIA, IL DIBATTITO IN PLENARIA

 

Dichiarazione della Commissione - Situazione allarmante dei rifiuti nella regione Campania

Dibattito: 15.1.2008

 

Si è tenuto in Aula un dibattito, tutto italiano, sull'emergenza rifiuti in Campania. Il commissario Dimas ha denunciato l'inerzia di dieci anni e la mancanza di volontà politica di prendere misure radicali e ha esortato un piano pluriennale di gestione dei rifiuti. Il non rispetto delle norme UE, ha ammonito, potrebbe anche comportare multe all'Italia. Se non sono mancate le polemiche tra gli esponenti dei diversi schieramenti, tutti i deputati sono d'accordo che occorre agire al più presto.

 

Dichiarazione della Commissione

Stavros Dimas ha anzitutto sottolineato che i rifiuti che si accatastano a Napoli dal 21 dicembre avrebbero raggiunto oltre le 100.000 tonnellate e ciò comporta gravi preoccupazioni per la salute e l'ambiente. Al di là dei problemi di criminalità organizzata rilevati dalla stampa, ha insistito, occorre esaminare le cause di questa situazione. A tale proposito, ha denunciato le politiche poste in atto dall'Italia da più di dieci anni e per le quali è stata condannata a più riprese dalla Corte di giustizia. Ma ha anche sottolineato «l'inerzia e la mancanza di volontà politica» che hanno impedito di prendere «misure radicali».

Il commissario ha poi ricordato che la Commissione ha avviato una procedura d'infrazione per il non rispetto della normativa UE in materia di gestione dei rifiuti, ricordando che a fine mese vi sarà un incontro con le autorità italiane su tale questione. Per il commissario, l'Italia deve prendere «immediati provvedimenti per raccogliere i rifiuti». Ma ciò «non è sufficiente», occorre anche formulare una strategia per la loro gestione a lungo termine che comporti una rete di raccolta e smaltimento efficace e la promozione del riciclaggio e della raccolta differenziata.

Il decreto italiano del maggio 2007, ha sottolineato, «non ha realizzato gli obiettivi posti». D'altra parte, se le misure adottate più di recente dal governo Prodi appaiono ambiziose, ha insistito sulla necessità di adottare un «calendario serrato». La Commissione, ha aggiunto, continuerà a esercitare pressioni sul governo italiano affinché ponga fine a questa crisi e cessi la violazione delle norme comunitarie. Ha quindi concluso affermando che, anche se la situazione «è difficile», ci sono ottimi esempi cui ispirarsi per trovare una soluzione, in Italia e nel resto dell'Europa.

 

Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo PPE-DE, GIUSEPPE GARGANI (PPE/DE-I) Presidente della Commissione Giuridica:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, io dico subito al Commissario che pur condividendo la sua relazione, credo che la situazione non sia difficile ma drammatica.

Io potrei esaurire il mio intervento riportando un giudizio dell'Economist di qualche giorno fa: i rifiuti accumulati nelle strade della città non sono solo dannosi, ma rappresentano un azzardo politico e ricordano ai cittadini la fragilità della loro civiltà, il che li può indurre a ribellarsi ai propri rappresentanti politici. È questa la situazione.

Napoli è famosa per le Quattro giornate, come tutti sanno, quando il popolo si sollevò contro lo straniero. Qualche giornale ha scritto che oggi i nemici del territorio sono quelli che hanno compromesso il buon nome di Napoli nel mondo. Si consuma appunto una civiltà. La tragedia dei rifiuti a Napoli e in Campania non è scoppiata in una notte, ma si trascina da 14 anni; otto miliardi di euro sono stati spesi inutilmente e le immagini televisive hanno mostrato all'Europa e al mondo intero l'impraticabilità delle strade della città e la tragedia vera e propria, come il Commissario ha ricordato, è iniziata appunto il 21 dicembre, quando i camion della nettezza urbana si sono fermati perché le discariche sono strapiene, non vi sono inceneritori, il pericolo sanitario è incombente e di raccolta differenziata, signor Commissario, non se parla assolutamente.

La Campania, infatti, è priva di termovalorizzatori, le discariche sono in mano alla delinquenza organizzata, la camorra. La regione Campania non ha saputo affrontare un problema che tutto sommato è di ordinaria amministrazione, come quello della pulizia della città, perché non ha voluto farlo, perché l'amministrazione regionale e il suo presidente sono succubi della malavita organizzata che ha il controllo sull'intero business .

Alcune forze politiche che fanno parte del governo Prodi e tutti i partiti dell'opposizione hanno chiesto lo scioglimento del Consiglio regionale e la nomina di un commissario con pieni poteri per reagire contro l'irresponsabile presenza del ministro dell'Ambiente, onorevole Pecoraro Scanio. Il contributo del piano europeo 1994-1999 di 200 milioni è stato utilizzato soltanto per l'81% e manca un piano regionale e perciò c'è il commissario.

Onorevole Presidente, mi dia ancora qualche secondo. Il commissario può assegnare contratti senza rispettare le regole europee per gli appalti e così si crea un circolo perverso che determina illegalità e inefficienza. Il rischio concreto è quello di perdere i 330 milioni per i fondi strutturali. La Commissione ha avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia, era inevitabile purtroppo, e certamente la Campania è lontana anni luce dalle regole che le direttive europee impongono e che i vari commissari anche di governo non hanno tenuto in considerazione.

Chiediamo l'ispezione della Commissione e una presa di posizione forte per imporre la messa in opera dei termovalorizzatori. Questo l'Europa può farlo e chiediamo un'ispezione del Parlamento in modo che tutte le istituzioni concorrano ad alleviare le sofferenze di una popolazione costringendo il Governo ad operare.

L'Europa ha un compito istituzionale ma anche morale che può costringere a fare. Facciamo almeno in Europa un salto di qualità perchè, On Commissario, non credo che l'Italia da sola sia in grado di operare come Lei ha detto."

 

Nel dibattito è inoltre intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, la situazione a Napoli è drammatica soprattutto perché, invece di porre rimedio alla sentenza di condanna della Corte di giustizia e quindi assicurare una gestione dei rifiuti in linea con la legislazione europea, si è perso tempo e di questo ne siamo profondamente rammaricati. Se non si vuole però rischiare che la situazione di emergenza della Campania si estenda in altre regioni, bisogna intervenire applicando le norme europee, realizzando termovalorizzatori - nonostante l'incredibile resistenza di certi pseudoambientalisti come il ministro Pecoraro Scanio - favorendo la raccolta differenziata.

Ma l'Italia non è tutta come la Campania, fortunatamente in molte regioni come la Lombardia si sono compiuti passi in avanti determinanti che hanno prodotto un efficiente sistema di raccolta e di smaltimento dei rifiuti. Ma in altre regioni la situazione è molto preoccupante. C'è preoccupazione da parte dei cittadini ed è il caso di Roma e del Lazio. Alcuni dati: la quantità dei rifiuti è superiore a quella di Napoli e della Campania, 4.500 tonnellate di immondizia raccolte ogni giorno a Roma contro le 1.000 di Napoli e i 450 chilogrammi pro capite della Campania contro i 617 del Lazio, superiore addirittura alla media nazionale di 539 chilogrammi prodotti da un italiano. Tutto questo è contenuto in un'interrogazione che abbiamo appena presentato con gli altri parlamentari eletti a Roma.

Però il piano di rifiuti regionale non è mai partito e già ci sono due procedimenti di infrazione avviati. I cittadini allarmati guardano con fiducia alle istituzioni europee, al Parlamento e alla Commissione in modo particolare. Ecco perché, signor Commissario, le chiediamo con forza che in occasione dell'incontro del 28 di questo mese la Commissione acquisisca i dati e gli elementi sulla situazione di Roma e del Lazio preannunciando un'ispezione, ci auguriamo, da parte dello stesso Commissario Dimas e proponiamo anche l'ispezione di una delegazione di questo Parlamento, anche per valutare il grado di adeguatezza e, concludo, degli interventi per il 2008. Si intervenga, signor Commissario, prima che sia troppo tardi."

 

Nel dibattito è inoltre intervenuto MARIO MANTOVANI (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, sono stato eletto in un gruppo politico che quando era al governo in Italia, prima dell'attuale, ha dovuto schierare le forze di polizia per poter avviare la realizzazione di regolari impianti di smaltimento dei rifiuti in Campania, opere urgenti, allora ostacolate da oppositori, onorevole Frassoni, che oggi sono ministri nel governo di Romano Prodi.

Infatti le recenti dichiarazioni di Prodi, proprio sul tema dei rifiuti in Campania, sono la prova del totale fallimento del governo da lui presieduto. Napoli è la prova di uno Stato che non garantisce la legalità e tollera una situazione pericolosa per la salute dei cittadini, dannosa per il turismo e per l'immagine dell'Italia, quindi per la nostra economia e per le nostre esportazioni. Va però precisato che il grave problema che i cittadini della Campania stanno vivendo è circoscritto ad una sola delle venti regioni d'Italia ed è facile individuare le responsabilità politiche e amministrative in capo ad alcuni amministratori di cui chiediamo le dimissioni."

 

Nel dibattito è inoltre intervenuto RICCARDO VENTRE (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, compiacimento per questa nuova forma di democrazia. Innanzitutto compiacimenti per la lucida analisi del Commissario e speriamo che ad essa faccia seguito poi un'azione concreta, un'azione che veda coinvolto anche - e lo chiediamo anche al Presidente del Parlamento - il Parlamento, perché il problema dei rifiuti a Napoli travalica l'essenza stessa dello smaltimento, l'ambiente e quant'altro per diventare fenomeno nazionale ed europeo per quanto ci riguarda.

Brevissime notazioni: la quantità di rifiuti che viene oggi tolta dalla strada è di gran lunga inferiore a quella che viene immessa sulle strade, per cui le misure adottate dal governo sono assolutamente insufficienti. La massa dei rifiuti, la quantità globale dei rifiuti aumenta di ora in ora, per cui la situazione è sempre più drammatica.

In secondo luogo una notazione politica. Diceva l'onorevole Pittella che il Parlamento europeo non deve diventare cassa di risonanza di diatribe nazionali. Ebbene, sta avvenendo questa sera in questo dibattito esattamente il contrario da parte del centrosinistra. Ne prendiamo atto e ci comporteremo di conseguenza."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0406/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'esportazione ed importazione di prodotti chimici pericolosi

 

 

 

 

POLITICA SOCIALE

 

 

INFORTUNI SUL LAVORO: PIÙ FONDI PER LA SICUREZZA NEI SETTORI A RISCHIO

Doc. A6-0518/2007

 

Relazione sulla strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 15.1.2008 - Votazione: 15.1.2008

 

Il Parlamento sollecita una strategia europea per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro che attribuisca maggiore attenzione ai settori a rischio, come la siderurgia e l'edilizia, anche attraverso maggiori investimenti e il pieno ricorso ai fondi europei. Chiede anche una migliore applicazione del diritto UE, sanzioni più severe, il rafforzamento delle ispezioni e misure di prevenzione. Ai lavoratori temporanei e atipici vanno garantite pari condizioni di sicurezza.

 

Approvando la relazione con 598 voti favorevoli, 20 contrari e 23 astensioni sulla proposta della Commissione in merito a una strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, il Parlamento sottolinea anzitutto che «la tutela del lavoro e della salute non solo contribuisce alla produttività, al rendimento e al benessere dei lavoratori, ma comporta anche risparmi per l'economia e l'intera società».

Ricorda peraltro che, secondo le stime dell'OIL, nel 2006, nell'Unione europea, circa 167.000 persone sono morte a seguito di un infortunio sul lavoro o di malattie connesse all'attività lavorativa, mentre la Commissione stima che ogni anno 300.000 lavoratori subiscono un'invalidità permanente di gradi diversi. Il Parlamento si compiace quindi «dell'ambizioso obiettivo» della Commissione di ridurre in media del 25% il numero degli infortuni sul lavoro nell'UE, ma ritiene importante disporre di misure mirate e corredate di un calendario e di impegni finanziari che possano quindi essere misurati e valutati.

I deputati esortano poi la Commissione a prestare particolare attenzione, nell'ambito della sua strategia, «alle attività o ai settori particolarmente inclini al rischio (ad esempio, metallurgia, edilizia, elettricità, attività forestale, ecc.)». D'altra parte, ritengono che il forte accento posto sull'assistenza alle PMI affinché soddisfino i loro obblighi in materia di salute e sicurezza «sia estremamente positivo».

Visti gli elevati pericoli cui sono esposti i lavoratori dell'industria mineraria, dell'industria estrattiva, dell'industria siderurgica e della cantieristica, il Parlamento chiede agli Stati membri e alla Commissione di liberare risorse sufficienti per i necessari investimenti volti a garantire la salute e la sicurezza sul lavoro. Gli Stati membri sono inoltre invitati a prendere in considerazione l'adozione di incentivi finanziari per promuovere la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro: sgravi fiscali o preferenza accordata nell'ambito delle gare d'appalto ad imprese sicure e aziende certificate dal punto di vista della salute e della sicurezza, introduzione di un sistema "bonus-malus" nelle polizze di assicurazione e contributi per la sicurezza sociale, nonché incentivi finanziari per la sostituzione di attrezzature obsolete o non sicure.

Il Parlamento invita poi la Commissione ad avvalersi appieno dei fondi comunitari esistenti (segnatamente il Fondo sociale europeo) per le questioni relative alla salute e alla sicurezza: prevenzione e sviluppo di una cultura della prevenzione, sensibilizzazione, formazione professionale, apprendimento lungo tutto l'arco della vita, riadattamento e reinserimento dei lavoratori a seguito di una malattia professionale o di un incidente sul lavoro. Nel sottolineare poi la necessità di accordare un'attenzione particolare alle PMI, si dovrebbero destinare altri fondi comunitari (segnatamente quelli del 7° programma quadro di ricerca) e nazionali alla ricerca sulle malattie professionali. 

Per i deputati è della massima importanza garantire una migliore applicazione degli attuali strumenti legislativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. A loro parere, le misure da prendere in considerazione dovrebbero comprendere requisiti minimi per la qualità dei servizi di prevenzione e di ispezione sul lavoro, sanzioni più severe, una migliore valutazione dell'attuazione della normativa, lo scambio delle migliori prassi, il rafforzamento della cultura della prevenzione e dei sistemi di allarme preventivo, un maggiore coinvolgimento dei lavoratori sul luogo di lavoro e il rafforzamento del ricorso ad accordi di dialogo sociale. La Commissione dovrebbe inoltre ricorrere più diffusamente alle procedure di infrazione.

Il Parlamento reputa poi che le ispezioni sul lavoro «costituiscano un fattore essenziale per l'attuazione della normativa sulla salute e la sicurezza» e chiede quindi agli Stati membri di fornire ai loro ispettorati nazionali personale e mezzi finanziari adeguati. Occorre inoltre aumentare il numero degli ispettori del lavoro (almeno 1 ispettore ogni 10.000 lavoratori), migliorare la qualità del loro lavoro offrendo una formazione più multidisciplinare e concentrare le ispezioni su settori prioritari e su comparti e imprese ad alto rischio di incidenti e con elevati livelli di gruppi vulnerabili.

I deputati riconoscono inoltre che la prevenzione «riveste un'importanza fondamentale» e invita quindi la Commissione ad attuare, nell'ambito della strategia, misure volte a garantire che i datori di lavoro riconoscano e si assumano le loro responsabilità prevedendo adeguati servizi di prevenzione in tutti i luoghi di lavoro. Occorre poi assicurare che le attività di prevenzione siano svolte per quanto possibile all'interno dell'impresa, garantire che il monitoraggio della salute vada di pari passo con la prevenzione e adattare sistematicamente al progresso tecnologico la legislazione relativa alla salute e alla sicurezza sul posto di lavoro.

Il Parlamento esprime peraltro «grave preoccupazione» per l'incidenza «troppo elevata» di infortuni fra i lavoratori temporanei, a breve termine e scarsamente qualificati. Ricorda peraltro che una direttiva UE attribuisce ai lavoratori interinali gli stessi diritti degli altri lavoratori per quanto concerne la salute sul lavoro, ma non prevede meccanismi specifici per l'applicazione pratica di questo principio. Chiede quindi alla Commissione di colmare urgentemente questa lacuna. Nel rilevare poi il numero crescente di contratti di lavoro atipici, ribadisce che le condizioni in essi contenute «non devono comportare dei rischi per la salute e la sicurezza». D'altra parte - con 306 voti favorevoli, 375 contrari e 10 astensioni - l'Aula ha soppresso un paragrafo che sottolineava come un «posto permanente» rappresenti «un contributo importante ai fini della salute e della sicurezza sul lavoro».

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0515/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità

 

 

 

ISTRUZIONE

 

 

ISTRUZIONE E FORMAZIONE DEGLI ADULTI: NON È MAI TROPPO TARDI PER APPRENDERE

Doc. A6-0502/2007

 

Relazione sull'educazione degli adulti: non è mai troppo tardi per apprendere

Procedura: iniziativa - Dibattito: 15.1.2008 - Votazione: 16.1.2008

 

L'Aula ha approvato la relazione sottolineando l'importanza dell'istruzione e della formazione degli adulti per l'occupazione, l'inclusione sociale e la mobilità. In particolare il Parlamento accoglie con favore la proposta della Commissione relativa ad un Piano d'azione per l'educazione degli adulti; riconosce la necessità di adottare misure a vari livelli - alle quali, accanto agli Stati membri, deve partecipare anche l'Unione europea - per promuovere, rafforzare e far crescere una cultura dell'apprendimento, specialmente per gli adulti; esorta gli Stati membri ad introdurre una cultura dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita focalizzata principalmente sull'istruzione e la formazione degli adulti, attuando politiche ed azioni volte a facilitare l'acquisizione di conoscenze, a rendere tale processo più attraente e accessibile e ad aggiornare in modo permanente le qualifiche; sottolinea l'importanza della parità di genere nell'ambito dei programmi in materia di apprendimento permanente, affinché uomini e donne possano usufruire in ugual misura delle possibilità offerte da tale tipo di formazione, invita la Commissione ad utilizzare tutti gli strumenti disponibili per verificare il rispetto delle politiche sull'uguaglianza di genere nella preparazione delle misure di formazione destinate agli adulti, in cooperazione con l'istituto per la parità di genere.

 

Nel dibattito è intervenuto CARLO FATUZZO (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono veramente felice di prendere la parola questa sera in un'Aula che, debbo dire, è abbastanza frequentata.

Per questo documento sull'educazione degli adulti "non è mai troppo tardi per apprendere" che così intelligentemente e con grande capacità come tutti conosciamo, l'onorevole Doris Pack ci ha oggi presentato. Mi fa piacere di avere i rappresentanti della Commissione, il Commissario Figel', che è tra i più attivi e il più entusiasta nello svolgere la propria attività, perché c'è veramente bisogno di impegno, perché questo soggetto – cioè l'insegnamento e l'apprendimento delle persone non più giovani o lavoratori o anziani – è qualcosa che può veramente avvicinare i cittadini all'Europa.

Voglio dire qualcosa riguardo ad una categoria di persone adulte che possono beneficiare di questo apprendimento: è perché ci sono gli adulti di primo grado, gli adulti di secondo grado, gli adulti di terzo grado. Io intendo per adulti di terzo grado coloro che hanno terminato l'attività lavorativa, cominciano la pensione e possono finalmente dedicarsi a studiare quella materia che hanno sempre desiderato, ma non hanno mai potuto studiare e approfondire. Io, ad esempio, studierei l'astronomia, qualcun altro la fisica, qualcuno la geografia.

Ecco, io credo che è bello e importante che l'Europa agevoli il passaggio dall'attività e dall'età lavorativa all'età non più lavorativa, in cui però si ha egualmente il diritto di imparare, di apprendere e di formarsi. Per questo io sono molto contento di questa relazione e di questa attività del Parlamento europeo per l'apprendimento anche delle persone anziane."

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

DIRITTI UMANI

-       Doc. B6-0022, 0030, 0035, 0037, 0043, 0044/2008 - Risoluzione sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo e sullo stupro come crimine di guerra

-       Doc. B6- 0021, 0031, 0034, 0038, 0040/2008 - Risoluzione sull'arresto del dissidente cinese Hu Jia

Il Parlamento condanna l'arresto del dissidente cinese Hu Jia e ne chiede l'immediato rilascio, assieme agli altri oppositori. Nel sollecitare la Cina a non sfruttare i Giochi Olimpici come pretesto per limitare la libertà di espressione, chiede la modifica del codice penale per permettere ai giornalisti di trasmettere notizie al mondo su questo importante evento. Per il Parlamento, la Cina deve inoltre chiudere le "prigioni nere" create per isolare le persone scomode in vista delle Olimpiadi.

-       Doc. B6-0023, 0029, 0032, 0036, 0039, 0042/2008 - Risoluzione comune sull'Egitto

Sottolineando l'importanza delle relazioni UE/Egitto, il Parlamento chiede al governo egiziano un pieno rispetto dei diritti umani. Deve quindi rilasciare gli attivisti delle ONG e gli oppositori politici e cessare le molestie nei confronti dei giornalisti, garantendo la libertà d'informazione. Nel notare l'isolamento cui sono relegate le minoranze religiose, come i Copti, lo esorta a porre termine a ogni forma di tortura e a garantire l'indipendenza giudiziaria.

-       Doc. A6-0520/2007 - Relazione su una strategia dell’Unione europea sui diritti dei minori

Sostenendo l'idea di una strategia europea sui diritti dei minori, il Parlamento condanna tutte le forme di violenza contro i minori - dalle mutilazioni genitali a ogni tipo di sfruttamento sessuale - e norme comuni per punire i responsabili. Occorre poi un maggiore controllo sui media audiovisivi, vietare i videogiochi violenti e i siti Internet pedopornografici. Un'attenzione particolare deve essere attribuita ai bambini rom e immigrati vittime di discriminazioni e di pratiche tradizionali. Nel sottolineare il ruolo della famiglia, i deputati chiedono uno strumento UE in materia di adozioni e di affrontare il problema delle sottrazioni di minori. Sollecitando poi misure a favore dei bambini disabili, rammentano il diritto alla salute sessuale e riproduttiva degli adolescenti e chiedono di combattere il lavoro minorile, anche in Europa.

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

-       Doc. A6-0447/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio che istituisce l'Ufficio europeo di polizia (EUROPOL)

-       Doc. A6-0514/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio che applica il regolamento (CE) n. 168/2007 per quanto riguarda l'adozione di un quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2007-2012

 

CONSUMATORI

-       Doc. A6-0504/2007 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE

Il Parlamento ha approvato definitivamente la direttiva volta a promuovere il mercato unico del credito al consumo. E' così sancita una serie di obblighi per gli istituti di credito sull'informazione ai consumatori, nella pubblicità e nella fase precontrattuale, per agevolare la ricerca dell'offerta più conveniente. Chi ricorre al credito avrà il diritto di recedere dal contratto entro due settimane senza giustificazioni, e di rimborsare in anticipo gli importi dovuti versando un indennizzo.

 

INDUSTRIA

-       Doc. A6-0494/2007 - Relazione su CARS 21: Un quadro normativo competitivo nel settore automobilistico

Sottolineando il potenziale contributo del comparto auto europeo alla riduzione dell'inquinamento, il Parlamento chiede incentivi alla rottamazione, tassazione basata sulle emissioni, obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di CO2 (dal 2015), sensibilizzazione dei conducenti e migliori infrastrutture. Ma occorre anche promuovere un maggiore ricorso a biocarburanti e motori ibridi, pure in Formula 1, il miglioramento della qualità dei carburanti e l'aumento dei fondi per la ricerca. Il Parlamento chiede inoltre di completare il mercato interno delle auto, dalla vendita alla riparazione, ma anche delle multe. Bisogna poi ridurre e semplificare la normativa, ed eliminare gli oneri burocratici, migliorare la sicurezza stradale, nonché garantire una leale concorrenza internazionale e l'accesso ai mercati esteri.

 

TRASPORTI

-       Doc. A6-0497/2007 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente i diritti aeroportuali

Il Parlamento accoglie con favore la proposta di direttiva che istituisce norme comuni per la definizione e la riscossione delle tasse aeroportuali, ma suggerisce diverse modifiche al testo per restringere il numero di aeroporti interessati (solo cinque quelli italiani), garantire la non discriminazione delle compagnie aeree e permettere una modulazione delle tasse per motivi ambientali. Chiede poi che non sia consentito realizzare profitti con i diritti riscossi per garantire la sicurezza.

-       Doc. A6-0513/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento n. 11, riguardante l'abolizione di discriminazioni nel campo dei prezzi e delle condizioni di trasporto, emanato in applicazione dell'articolo 79, paragrafo 3, del trattato che istituisce la Comunità economica europea e il regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio sull'igiene dei prodotti alimentari - Aspetti relativi al trasporto

-       Doc.A6-0506/2007 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 95/50/CE per quanto riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione

 

DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÁ

-       Doc. A6-0519/2007 - Relazione sul ruolo delle donne nell'industria

Il Parlamento chiede all'UE e agli Stati membri di promuovere una presenza equilibrata di donne e uomini nei consigli d'amministrazione delle imprese ma, per due soli voti, non chiede l'imposizione di "quote rosa" come accade in Norvegia. Sollecita inoltre l'introduzione, su base obbligatoria, di programmi di parità nelle imprese e il rispetto dei criteri di responsabilità sociale. Occorre poi garantire servizi sociali affidabili, incoraggiare la formazione delle donne e prevedere tutele per il settore tessile.

 

AFFARI ESTERI

-       Doc. A6-0510/2007 - Risoluzione sull'approccio in materia di politica regionale per il Mar Nero

-       Doc. A6-0516/2007 - Risoluzione su una politica UE più efficace per il Caucaso meridionale: dalle promesse alle azioni

-       Doc.A6-0517/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 533/2004 relativo all'istituzione di partenariati europei nell'ambito del processo di stabilizzazione e di associazione

 

AGRICOLTURA

-       Doc. A6-0508/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alle azioni che la Commissione dovrà intraprendere per il periodo 2008-2013 mediante applicazioni di telerilevamento messe a punto nel quadro della politica agricola comune

 

PROBLEMI ECONOMICI E MONETARI

-       Doc.A6-0481/2007 - Risoluzione sul trattamento fiscale delle perdite in situazioni transfrontaliere

 

VARIE

-       Doc. B6-0041/2008 - Risoluzione sul secondo Forum sulla governance di Internet, svoltosi a Rio de Janeiro dal 12 al 15 novembre 2007

 


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Ampliamento della zona euro (http://consilium.europa.eu)

CULTURA

·         Agenda europea della cultura (http://consilium.europa.eu)

AMBIENTE

·         Gestione dei rischi di alluvioni (http://consilium.europa.eu)

MERCATO INTERNO

·         Protezione dei dati (http://consilium.europa.eu)

·         Legiferare meglio (http://consilium.europa.eu.ueDocs/cms_Data/docs/pressData/en/intm/97225.pdf)

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Programma "Fiscalis 2008-2013" (http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/07/st15/st155392.it07.pdf)

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Ampliamento Spazio Schengen (http://consilium.europa.eu)

VARIE

·         Nuovo trattato (http://consilium.europa.eu/uedocs/cmsUpload/cg00014.it07.pdf)

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Previsioni economiche di autunno per il 2007-2009 (http://ec.europa.eu)

POLITICA SOCIALE

·         "L'Occupazione in Europa" (http://ec.europa.eu/employment_social/employment_analysis/employ_20

07_en.htm)

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Nuovo quadro normativo per le telecomunicazioni (http://ec.europa.eu)

·         "Partecipare alla società dell'informazione" (http://ec.europa.eu/information_society/activities/einclus

ion/index_en.htm)

MERCATO INTERNO

·         I benefici del mercato unico (http://ec.europa.eu)

POLITICA REGIONALE

·         Aiuti di preadesione (COM 2007/689)

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Revisione tecnica della direttiva IVA (COM 2007/677)

·         Cooperazione amministrativa in materia di lotta contro la frode sull'IVA (COM 2007/758)

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Gruppo di alto livello per la riduzione degli oneri amministrativi (http://ec.europa.eu/enterprise/admi

n-burdens-reduction/admin_burdens_en.htm)

·         "Sviluppo del microcredito: iniziativa europea" (COM 2007/708)

·         Verso un Passenger Name Record (PNR) europeo (http://ec.europa.eu)

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Sicurezza dei prodotti (http://ec.europa.eu/consumers/overview/cons_policy/index_en.htm)

TRASPORTI

·         Rete transeuropea dei trasporti (http://ec.europa.eu/ten/transport/index_en.htm)


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·        "Il privilegio riservato agli enti pubblici di poter esercitare in una società per azioni un controllo sproporzionato rispetto alla loro partecipazione è contrario al diritto comunitario"

Sentenza della Corte nelle Cause riunite C-463/04 e C-464/04

 

La normativa italiana, che consente ad un ente pubblico di nominare direttamente dei membri del consiglio d'amministrazione, è idonea a dissuadere gli investitori di altri Stati membri.

 

·        "La retribuzione delle ore straordinarie secondo una tariffa inferiore a quella delle ore «normali» può costituire una discriminazione fondata sul sesso"

Sentenza della Corte nella Causa C-300/06

 

Una normativa nazionale che comporta che i lavoratori a tempo parziale siano retribuiti in misura inferiore rispetto ai lavoratori a tempo pieno per lo stesso numero di ore effettuate viola il principio della parità delle retribuzioni se danneggia una percentuale notevolmente più elevata di lavoratori di sesso femminile che di lavoratori di sesso maschile e se non è obiettivamente giustificata.

 

·        "Azioni collettive finalizzate a indurre un'impresa straniera a sottoscrivere con un sindacato un contratto collettivo di lavoro in grado di dissuaderla dall'avvalersi della sua libertà di stabilimento ostacolano tale libertà"

Sentenza della Corte nella Causa C-438/05

 

Dette restrizioni possono essere giustificate da ragioni di tutela dei lavoratori, purché sia dimostrato che sono idonee a garantire la realizzazione del legittimo obiettivo perseguito e non vanno al di là di quanto necessario per conseguirlo.

 

·        "La responsabilità in materia di violazione delle regole della concorrenza può trasmettersi da un'entità economica a quella che le succede, qualora entrambe dipendano dalla stessa autorità pubblica"

Sentenza della Corte nella Causa C-280/06

 

Il principio della responsabilità personale non si oppone a che la sanzione inflitta da un'autorità garante della concorrenza e del mercato si trasmetta integralmente all'entità che succede, anche se la prima esiste ancora.

 

·        "La vittima di un incidente stradale può esperire un'azione diretta nei confronti dell'assicuratore del responsabile dinanzi al tribunale del luogo in cui è domiciliata"

Sentenza della Corte nella Causa C-463/06

 

Il diritto comunitario assoggetta tale azione ai soli requisiti che l'assicuratore sia domiciliato in uno Stato membro dell'Unione europea e che il diritto nazionale preveda la possibilità di un'azione diretta.

 

·        "La concessione dello status «must curry» agli organismi di diffusione radiotelevisiva può essere giustificata da una ragione di politica culturale"

Sentenza della Corte nella Causa C-250/06

 

Questo status deve rientrare in un procedimento trasparente ed essere basato su criteri obiettivi non discriminatori.

 

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·        Decisione della Banca Centrale Europea del 22 novembre 2007 che modifica la decisione BCE/2001/16 relativa alla distribuzione del reddito monetario delle banche centrali nazionali degli Stati membri partecipanti a partire dallesercizio finanziario 2002 (BCE/2007/15) (2007/850/CE) (GUUE L 333/2007)

·        Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni “Eliminare gli ostacoli agli investimenti transfrontalieri dei fondi di capitali di rischio” {SEC(2007)1719} COM(2007) 853 definitivo

 

POLITICA SOCIALE

·        Decisione della Commissione del 19 dicembre 2007 recante modalità di applicazione della decisione n. 573/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2008-2013, nell'ambito del programma generale «Solidarietà e gestione dei flussi migratori», relativa ai sistemi di gestione e di controllo degli Stati membri, alle norme di gestione amministrativa e finanziaria e all'ammissibilità delle spese per i progetti cofinanziati dal Fondo [notificata con il numero C(2007) 6396] (GUUE L 7/2008)

 

AGRICOLTURA / PESCA

·        Relazione della Commissione al Consiglio - Prospettive di mercato per il settore lattiero-caseario COM(2007) 800 definitivo

·        Relazione annuale della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sugli sforzi compiuti dagli Stati membri nel 2006 per il raggiungimento di un equilibrio sostenibile tra la capacità e le possibilità di pesca {SEC(2007) 1703} {SEC(2007) 1704} COM(2007) 828 definitivo

 

AMBIENTE

·        Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, seconda relazione sull’utilizzo delle risorse finanziarie destinate alla disattivazione delle installazioni nucleari e alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi {SEC(2007) 1654} COM(2007) 794 definitivo

 

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·        Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ad un codice di comportamento in materia di sistemi telematici di prenotazione (presentata dalla Commissione) {SEC(2007)1496} {SEC(2007)1497} COM(2007) 709 definitivo

·        Direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2007 che modifica la direttiva 89/552/CEE del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive (GUUE L 332/2007)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·        Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente una procedura comunitaria sulla trasparenza dei prezzi al consumatore finale industriale di gas e di energia elettrica (rifusione) (presentata dalla Commissione) COM(2007) 735 definitivo

 

VARIE

·        Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Appalti pre-commerciali: promuovere l’innovazione per garantire servizi pubblici sostenibili e di elevata qualità in Europa {SEC(2007) 1668} COM(2007) 799 definitivo

 


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.europa.eu

sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl

 

 

AUDIOVISIVI

MEDIA 2007 - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - EACEA/28/07 - SOSTEGNO ALLA DISTRIBUZIONE TRANSNAZIONALE DEI FILM EUROPEI E ALLA MESSA IN RETE DEI DISTRIBUTORI EUROPEI - SISTEMA DI SOSTEGNO «SELETTIVO», IN GUUE C 311/14 DEL 21/12/2007.

Codice: EACEA 28/07

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_311/c_

Scadenza: 1/4/2008

ESPERTI, ASSUNZIONI

INVITO A MANIFESTARE INTERESSE A PARTECIPARE A DUE GRUPPI DI ESPERTI SCIENTIFICI DELL'AUTORITA' EUROPEA PER LA SICUREZZA ALIMENTARE (EFSA-PARMA, ITALIA): 1) GRUPPO DI ESPERTI SCIENTIFICI SUGLI ADDITIVI ALIMENTARI E SULLE FONTI ALIMENTARI AGGIUNTE AGLI ALIMENTI; 2) GRUPPO DI ESPERTI SCIENTIFICI SUI MATERIALI A CONTATTO CON GLI ALIMENTI, GLI ENZIMI, GLI AROMATIZZANTI E I COADIUVANTI TECNOLOGICO. IN GUUE C 5/09 DEL 10.01.2008

Codice: EFSA/E/2008/001

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

Scadenza: 15/2/2008

 

PAESI TERZI - EUROPEAID

TUTTI INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "ACCESS TO CULTURE, PROTECTION AND PROMOTION OF CULTURAL DIVERSITY" - "INVESTING IN PEOPLE" (ACCESSO ALLA CULTURA, ALLA PROTEZIONE E PROMOZIONE DELLA DIVERSITÀ CULTURALE - INVESTENDO NELLE PERSONE)

Codice: EuropeAid/126415/C/ACT/Multi

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

Scadenza: 12/2/2008

 

ALGERIA INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "EURO-MED JEUNESSE III" (EUROPA-AREA MEDITERRANEA GIOVENTÙ III) PER FAVORIRE LA COMPRENSIONE RECIPROCA TRA LE AREE, IL DIALOGO INTERCULTURALE, LA CITTADINANZA ATTIVA E CONTRIBUIRE ALLO SVILUPPO DI POLITICHE GIOVANILI)

Codice: EuropeAid/126419/C/ACT/DZ

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

Scadenza: 20/2/2008

 


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

 

Azienda israeliana specializzata nella produzione di parti e finiture di precisione per il settore medico, laser, fibre ottiche e telecomunicazioni sta cercando intermediari commerciali, joint venture e commesse di produzione in tutta Europa. IL 641

 

Azienda russa specializzata nello sviluppo di soluzioni software sta cercando servizi intermediari, cooperazioni finanziarie e contratti di joint venture in tutta Europa. Inoltre offre attività di ricerca e sviluppo tecnologico. RU 639

 

Azienda russa produttrice di materiale medico sta cercando servizi intermediari e cooperazione finanziaria a livello europeo. RU 640

 

Azienda russa specializzata nella vendita di fonti alternative di energia sta cerando cooperazioni finanziarie, accordi di joint venture e attività di ricerca e sviluppo in tutta Europa. RU 646

 

Azienda russa produttrice di prodotti farmaceutici sta cercando servizi intermediari, cooperazione finanziaria e di ricerca e sviluppo al fine di realizzare un progetto per la diffusione e la brevettazione di uno spazzolino da denti di nuova concezione. RU 647

 

Azienda svedese produttrice di autobus sta cercando produttori italiani di sedie e tappeti in plastica per autobus. SE 643

 

Azienda svedese specializzata nella vendita al dettaglio di abbigliamento per bambini sta cercando intermediari commerciali in tutta Europa. SE 648

 

Azienda bulgara produttrice di cosmetici è interessata al mercato europeo al fine di espandere la sua produzione. BG 642

 

Azienda estone produttrice di lastre in acciaio sta cercando partner commerciali in tutta Europa.

EE 644

 

Azienda lituana sta cercando produttori di abbigliamento per uomo e donna, produttori di borse e di calzature per acquistare i loro prodotti. LV 645

 

Azienda slovena produttrice di lana di pecora sta cercando di esportare coperte di lana e materiale isolante in lana in Europa. L’azienda sta inoltre cercando, negozi specializzati nella vendita di prodotti per equitazione, associazioni equestri e aziende produttrici di materiale per equitazione.

SI 619

 

Azienda slovena sta cercando contatti commerciali in Veneto con grossisti distributori per prodotti cosmetici e profumi delle marche più famose. SI 632

 

Azienda francese specializzata nel campo delle traduzioni in varie lingue sta cercando cooperazioni tecniche e sub-contratti con altre aziende europee. FR 617

 

 

 

Per ulteriori informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana FORZA ITALIA - P

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: 0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -  http://europa.eu.int/comm

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it

 

·         Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int

 

·         Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int

 

·         Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int

 

·         Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int

 

·         Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S (Bandi): http://ted.publications.eu.int

 

·         Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue de Commerce, 10  1000 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 4140 - http://www.epp-eu.org/

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org