GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI
LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
24 Gennaio 2008
n° 156
Lettera informativa della
Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE ____________________________________________________________________________
GRUPPO
PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P
Ufficio
di Roma
“EUROINFORMAZIONI”
per la Piccola e Media Impresa- Industria -
Commmercio - Artigianato
Servizi - Enti Territoriali Locali
Con informazioni
ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee
*****************************************
Con questa "lettera" si
intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in
particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle
Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei
Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta
essere di vitale importanza.
Viste le gravi carenze esistenti
in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore
diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea”
è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni
attività sociale ed imprenditoriale.
EUROINFORMAZIONI
E’ ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org
*****************************************
Si ringraziano tutti coloro che
direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa
lettera informativa ed in particolare l'Eurosportello di Unioncamere del Veneto.
BREVI
DALL'EUROPA
CPV: UN VOCABOLARIO
COMUNE UE PER GLI APPALTI PUBBLICI
Il CPV è
un sistema di classificazione per standardizzare i riferimenti usati per
descrivere l’oggetto dell’appalto nelle lingue ufficiali dell’UE. Le direttive
2004/17/CE e 2004/18/CE sulle procedure di svolgimento di appalti dovranno
essere modificate. La Commissione spera che il CPV si attui 6 mesi dopo la
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La
proposta di regolamento tiene conto delle evoluzioni tecnologiche e dei bisogni
degli utenti. Introduce nuovi prodotti e servizi le cui acquisizioni sono in
concorrenza. Tra i settori che copre: programmi e applicazioni informatiche,
apparecchi medici, apparecchi per aeroporti e per il controllo aereo, articoli
sportivi, strumenti musicali, servizi per l’ambiente, legati a internet e
telecom senza filo. Per informazioni: http://ec.europa.eu/internal_market/publicprocurement/e-procurement_fr.htm#cpv
LA CARTA ITALIANA
DEGLI AIUTI DI STATO A FINALITÀ REGIONALE 2007-2013
Con decisione del 28 novembre 2007 la Commissione
europea ha approvato la carta italiana degli aiuti di Stato a finalità
regionale per il periodo 2007-2013.
Il provvedimento, atteso da tempo, definisce le aree
del Paese ammissibili alle deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettere
a) e c) del Trattato CE, nelle quali sono ammissibili gli aiuti concessi alle
grandi imprese e sono consentite intensità di agevolazione maggiori per gli
investimenti delle piccole e medie imprese. La definizione di tali aree
consente altresì di applicare le maggiorazioni regionali previste, ad esempio,
in strumenti agevolativi che fanno riferimento alla disciplina degli aiuti alle
piccole e medie imprese.
La carta degli aiuti risulta così articolata:
Aree ammesse alla deroga
87,3,a:
Risultano ammissibili a tale deroga gli interi
territori delle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.
Le intensità di aiuto previste sono le seguenti:
|
|
Grandi
imprese |
Medie
imprese |
Piccole
imprese |
|
|
Calabria |
(fino
al 31/12/2010) |
40% |
50% |
60% |
|
dal
01/01/2011 al 31/12/2013 |
30% |
40% |
50% |
|
|
Campania, Puglia, Sicilia |
tutto
il periodo |
30% |
40% |
50% |
|
Basilicata |
(fino
al 31/12/2010) |
30% |
40% |
50% |
|
dal
01/01/2011 al 31/12/2013 (deroga 87,3,c) |
20% |
30% |
40% |
|
Per
quanto riguarda la Basilicata, lo status della Regione sarà oggetto di
revisione nel 2010; le intensità sopra indicate per il periodo 2011-2013 (ed il
passaggio ad area 87,3,c) saranno applicate laddove si riscontri un PIL
pro-capite superiore al 75% della media UE-25 (in caso contrario saranno
mantenute le intensità indicate per il periodo 2007-2010).
Aree
ammesse alla deroga 87,3,c:
Per quanto riguarda la mappa delle
aree 87,3,c) l'articolazione si presenta particolarmente complessa, dovendo
considerare la situazione della Sardegna, uscita dalla deroga 87,3,a) e il
drastico taglio di popolazione ammissibile alla deroga rispetto al precedente
periodo 2000-2006 (per le aree del centro-nord - senza considerare la Sardegna
- la popolazione coperta dalla deroga passa da 5,746 milioni di abitanti del
periodo precedente a 630 mila abitanti).
Sono ammissibili alcuni Comuni (o
parte di essi) della Sardegna e delle Regioni del centro-nord, con le seguenti
intensità di aiuto:
|
|
Grandi
imprese |
Medie
imprese |
Piccole
imprese |
|
|
Sardegna |
(fino
al 31/12/2010) |
25% |
35% |
45% |
|
dal
01/01/2011 al 31/12/2013 |
15% |
25% |
35% |
|
|
Abruzzo |
15% |
25% |
35% |
|
|
Emilia-Romagna |
10% |
20% |
30% |
|
|
Friuli-Venezia Giulia |
15% |
25% |
35% |
|
|
Lazio |
(alcune
zone) |
15% |
25% |
35% |
|
(alcune
zone) |
- |
25% |
35% |
|
|
(alcune
zone) |
10% |
20% |
30% |
|
|
(alcune
zone) |
- |
20% |
30% |
|
|
Liguria |
10% |
20% |
30% |
|
|
Marche |
- |
20% |
30% |
|
|
Molise |
15% |
25% |
35% |
|
|
Piemonte |
10% |
20% |
30% |
|
|
Toscana |
- |
20% |
30% |
|
|
Umbria |
- |
20% |
30% |
|
|
Valle d'Aosta |
10% |
20% |
30% |
|
|
Veneto |
10% |
20% |
30% |
|
Sono
inoltre inserite nella mappa alcune zone del centro-nord che erano ammesse alla
deroga nel periodo precedente e che non sono confermate nel periodo attuale;
tali zone possono beneficiare della deroga a titolo transitorio fino al
31/12/2008, con una intensità di aiuto pari al 10% per le grandi imprese, al
20% per le medie e al 30% per le piccole.
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO
-
SESSIONE 10 - 13 DICEMBRE 2007
CONSIGLIO EUROPEO
DIBATTITO
IN VISTA DEL VERTICE DI DICEMBRE
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Preparazione del
Consiglio europeo (Bruxelles, 13 e 14 dicembre 2007)
Dibattito: 12.12.2007
Si è tenuto in Aula un ampio dibattito in vista dell'ultimo Vertice dei
Capi di Stato e di governo sotto presidenza portoghese. Firma del nuovo
trattato, Carta dei diritti fondamentali, agenda di Lisbona, globalizzazione,
immigrazione, Kosovo, area Schengen e confini dell'Europa, sono stati i temi
più "gettonati" dai deputati.
Dichiarazione del Consiglio
Aprendo il dibattito Manuel Lobo Antunes ha sottolineato che durante il Vertice verrà
firmato il nuovo Trattato dell'Unione. Si è quindi augurato che il trattato,
che fornirà all'Unione un quadro stabile che le permetterà di affrontare le
sfide future quali i cambiamenti climatici e la globalizzazione, sia presto
ratificato in modo da entrare in forza entro l'11 gennaio 2009.
Il Vertice vedrà anche l'adozione di una
dichiarazione sulla globalizzazione che, a suo parere, dovrebbe essere vista
come una «fonte di opportunità, non una minaccia». Inoltre, verrà costituito un
gruppo di riflessione per esaminare come l'Unione possa far fronte nel miglior
modo ai problemi dei prossimi trent'anni. Altri temi all'ordine del giorno
includeranno una revisione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, la
lotta al terrorismo, i controlli alle frontiere dei nuovi Stati membri e la
politica di immigrazione, che richiede un approccio comune.
Sul fronte economico, il ministro per gli affari
europei portoghese ha ricordato che sarà discussa la prossima fase della
strategia di Lisbona, inclusi i principi comuni di flessicurezza. La politica
energetica, come concordato nel vertice di primavera, sarà un altro tema
all'ordine del giorno, in quanto costituisce una strategia rinnovata per uno
sviluppo sostenibile. Per quanto riguarda invece le relazioni esterne, ha
proseguito, verrà trattato il ruolo cruciale dell'Unione nei negoziati con il
Kosovo.
Passando in rassegna il semestre di Presidenza del
suo paese, egli ha fatto riferimenti ai vari vertici svoltisi, inclusi quelli
con il Brasile e l'Africa, ed ha concluso affermando che il Consiglio europeo
rifletterà il fatto che i principali obiettivi della Presidenza portoghese
degli ultimi sei mesi sono stati raggiunti.
Dichiarazione della Commissione
JOSÉ MANUEL BARROSO ha innanzitutto rilevato che la
firma del Trattato di Lisbona rappresenta la fine delle difficoltà incontrate
dall'Unione dal
Visto che il mondo sta cambiando, il Presidente
dell'Esecutivo si è detto convinto della necessità di adattare il progetto
europeo alle nuove sfide, oggi più chiare. Sussistono quindi le condizioni per
accettare la dichiarazione sulla globalizzazione che i leader europei
approveranno. Infatti, non vi è ombra di dubbio che anche le più grandi potenze
europee non possono affrontare da sole le sfide della globalizzazione. E'
quindi evidente che, come non mai, oggi abbiamo bisogno di un'Unione europea
forte. A suo parere il Consiglio europeo avrà un significato molto pregnante e
di grande valore. Alcuni anni fa, infatti, sarebbe stato impossibile per i
leader europei accettare la dichiarazione sulla globalizzazione. Ora è del
tutto chiaro che gli obiettivi dell'Unione non sono solo interni ma anche
globali e «bisogna promuovere i nostri interessi e i nostri valori nel nuovo
ordine globale che sta emergendo».
Ha quindi sottolineato che non si deve dimenticare
che l'Europa ha enormi abilità umane, grandi tradizioni di conoscenza e
conoscenza critica, la capacità di adattamento e una sofisticata conoscenza
scientifica e tecnologica. Ma, ancora più importante è che «viviamo in una
società libera». Si deve conservare e migliorare lo stile di vita europeo in
quanto rappresenta il nostro migliore investimento per far fronte alla
globalizzazione con fiducia.
La globalizzazione, ha osservato, pone anche sfide
specifiche quali l'immigrazione che, per certi versi, rappresenta un nuovo
fenomeno in Europa, almeno per quanto riguarda le attuali dimensioni raggiunte.
Il Consiglio europeo discuterà una nuova comunicazione sull'immigrazione che
sottolinea la necessità di vedere la questione nella sua dimensione
complessiva. Non è solo importante per i nostri controlli alle frontiere e per
la sicurezza, ha sottolineato, ma ha anche un'enorme implicazione economica e
sociale e deve essere un tema centrale nelle nostre relazioni con i partner
mondiali. E' del tutto inconcepibile che in un'Unione europea a 27 Stati, ove
vige la libertà di circolazione delle persone, vi siano 27 politiche per
l'immigrazione, ha notato il Presidente.
L'Unione, ha concluso, continua nel suo approccio
basato su risultati concreti per l'Europa e per i suoi cittadini e questa è la
giusta via per proseguire.
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito dichiarando che il trattato di Lisbona segnerà «il ritorno di un'Europa dei
risultati» che «porrà fine a due anni di incertezza» fornendo all'Unione un
nuovo metodo di lavoro dal gennaio
Il Parlamento europeo deve ora «adottare un profilo
più alto» ed il suo gruppo sarà felice di dare nuove idee per la legislazione.
Ma un altro importante tema sarà deciso nel corso del Vertice: «l'ampliamento
dell'area Schengen per includere gli Stati membri che hanno aderito all'Unione
europea nel 2004». Infine, ha salutato l'estensione della politica di
cooperazione giudiziaria, ritenendola un modo per «combattere e sconfiggere
l'immigrazione illegale e il traffico di esseri umani».
DIRITTI FONDAMENTALI
PROCLAMATA
LA CARTA UE DEI DIRITTI FONDAMENTALI:
L'ESSENZA DELL'IDENTITÀ EUROPEA
Proclamazione e firma della Carta dei diritti fondamentali
12.12.2007
Alla vigilia della firma del Trattato di Lisbona, i presidenti del
Parlamento, della Commissione e del Consiglio UE hanno firmato solennemente
«Per i cittadini oggi è un giorno di gioia» è quanto ha affermato il
Presidente del Parlamento HANS-GERT PÖTTERING aprendo la seduta solenne
dedicata alla firma della Carta dei diritti fondamentali. Cinquant'anni dopo la
creazione della Comunità europea, fondata sulle rovine della seconda guerra
mondiale, ha sottolineato il Presidente, «celebriamo oggi i valori comuni che
sono l'essenza stessa dell'identità europea».
La Carta dei diritti fondamentali, ha proseguito,
«è il simbolo del cammino che ci ha portato a un'Unione dei cittadini». Essa
dimostra «cha abbiano tratto la principale lezione dalla storia europea: il
rispetto della dignità dell'individuo, la salvaguardia della libertà che
abbiamo conquistato, della pace e della democrazia e lo Stato di diritto, sono
ancora oggi il motore dell'unificazione europea».
La libertà non può nascere senza il rispetto dei
diritti degli altri, ha aggiunto il Presidente, e la pace non può sbocciare
senza un equilibrio nella convivenza, «libertà, pace, diritto e benessere
sociale, non sono possibili che assieme e non l'uno contro l'altro».
Nell'Unione europea, ha aggiunto, «non è la forza che ha diritto, ma è il
diritto ad avere la forza». E' questo, ha spiegato, «che conferisce alla nostra
comunità di valori il suo volto moderno».
Ha quindi esclamato che «solo il diritto garantisce
a tutti la pace!». La caduta della cortina di ferro e l'adesione di dodici
paesi all'Unione europea, ha affermato il Presidente, sono state possibili
perché «il grido della libertà e della democrazia, la forza dell'esigenza di
parità di diritti per tutti gli uomini, hanno vinto contro un'ideologia che
disprezzava la persona umana».
La Dichiarazione di Berlino, ha poi ricordato,
proclama una cosa molto importante: «Noi cittadini dell'Unione europea siamo,
per nostra felicità, uniti». E' infatti «per la nostra felicità», ha spiegato,
«che libertà, democrazia e diritti umani per noi tutti, nell'Unione europea,
sono diventati realtà». Nel proclamare solennemente
E' per questa ragione, ha sottolineato il
Presidente, che il riconoscimento, con forza vincolante, della Carta dei
diritti fondamentali, «era per il Parlamento un elemento indispensabile di
qualsiasi accordo sulla riforma dei trattati». E il Parlamento è riuscito a far
valere la sua posizione: il riferimento alla Carta, iscritto all'articolo 6 del
trattato, «le conferisce un carattere giuridicamente vincolante pari a quello
del trattato stesso». L'uomo e la sua dignità, ha proseguito, «sono al centro
della nostra politica» e l'UE «offre un quadro che ci permetterà di seguire la
via pacifica di un futuro comune».
Senza questa base chiaramente definita di valori,
ha proseguito il Presidente, «l'Unione europea non ha futuro». E non avremmo
«il diritto di esigere il rispetto dei diritti umani nel mondo se non
riuscissimo a tradurre i nostri propri valori in diritto positivo nell'Unione
europea». Come europei, ha invece insistito, «dobbiamo agire per difendere la
dignità dell'uomo e il dialogo tra le culture, lo possiamo fare con la
consapevolezza di ciò che siamo, ma dobbiamo farlo con una volontà indefessa:
nessuno ci potrà ostacolare!».
Dopo aver ricordato l'influenza svolta dal
Parlamento nella definizione della Carta sin dai tempi della Convenzione, il
Presidente ha sottolineato che essa consacra i diritti economici e sociali, ma
anche quelli politici. Tutela inoltre i diritti fondamentali nei campi
d'attività dell'UE e nell'applicazione del diritto comunitario. Grazie alla
Carta, tutti i cittadini dell'Unione potranno appellarsi alla Corte di
giustizia. Ha quindi auspicato che essa sarà presto applicabile in tutti gli
Stati membri. A questo proposito ha lanciato un appello: «i diritti umani e i
diritti fondamentali sono indivisibili, nell'interesse di tutti i cittadini
dell'UE, tutti gli Stati membri dovrebbero aderire alla Carta».
Il Presidente ha poi sottolineato che se, da un
lato, la proclamazione della Carta conferisce ai cittadini il potere di far
valere i propri diritti, dall'altro è anche l'occasione di prendere coscienza
che hanno anche dei doveri nei confronti della comunità degli europei, del
mondo e delle generazioni future». «Non ci sono diritti senza doveri, poiché è
la solidarietà che ci unisce». Stiamo costruendo un'Unione di cittadini, ha
concluso il Presidente, e la proclamazione della carta apporta all'UE
fondamenta solide. Dimostra inoltre che la nostra comunità di valori «è viva e
prospera». «E' una grande vittoria per i cittadini europei!».
«Oggi 12 dicembre sarà d'ora in poi una data
fondamentale della storia europea», ha esordito il Presidente del Consiglio José Sócrates, affermando che questa è
la cerimonia più importante alla quale abbia partecipato in tutta la sua
carriera politica. Come europeo e portoghese, si è detto quindi particolarmente
onorato di firmare
Dopo aver ricordato che il trattato prevede
l'adesione dell'UE alla Convenzione sui diritti umani del Consiglio d'Europa,
il Primo ministro ha sottolineato che, a partire da oggi, i diritti fondamentali
«diventano in modo irreversibile patrimonio comune della civiltà europea». Si
tratta anche di un importante strumento che orienterà l'azione politica e
legislativa delle istituzioni europee e dimostra ai cittadini che l'UE è al
loro servizio. Prevede diritti sociali, nel campo professionale e della
previdenza, è
La Carta, inoltre, concilia i diritti dei cittadini
con quello dei singoli, toccando anche i cittadini non europei. Il Primo
Ministro, sottolineando che un mondo migliore è quello dove sono rispettati
questi diritti, ha poi sostenuto che
Vincolando gli Stati membri e le istituzioni UE al
suo rispetto,
JOSÉ MANUEL BARROSO,
Presidente della Commissione europea, ha sottolineato anzitutto l'elevato
significato della proclamazione, «che consacra la cultura dei diritti
dell'Unione europea». Con la firma della Carta dei diritti fondamentali, ha
aggiunto, le tre Istituzioni europee ribadiscono il loro impegno e permettono
di realizzare un importante passo avanti rendendola vincolante e dandole lo
stesso valore giuridico dei trattati.
La Carta, ha proseguito, promuove l'ancoraggio
dell'UE a una vera cultura dei diritti fondamentali che dovranno essere
rispettati dalle Istituzioni in tutte le loro azioni. «Può sembrare facile», ha
spiegato, «ma si tratta in realtà di una sfida quotidiana al fine di assicurare
al meglio il rispetto delle libertà civili in tutte le politiche dell'Unione»,
legiferando sul mercato interno, nella gestione dell'immigrazione o negli
sforzi per lottare contro il terrorismo.
E' particolarmente significativo, ha poi
sottolineato, che ciò sia possibile in questa nuova Europa ampliata che fu
divisa da regimi totalitari e autoritari che non rispettavano i diritti umani.
Un'Europa che oggi «è unita intorno ai valori della libertà e della solidarietà».
Se uniamo i nostri sforzi per stimolare questa cultura dei diritti umani,
«apporteremo un contributo essenziale a una vera Europa dei valori, tangibili e
credibili agli occhi dei cittadini». Ha quindi concluso che, a partire da oggi,
«l'Europa è ancora meglio attrezzata per vincere con successo la lotta per
libertà, la pace e la democrazia».
I tre presidenti hanno quindi firmato
DIRITTI UMANI
PREMIO
SACHAROV 2007: PER OSMAN NON C'È PACE SENZA GIUSTIZIA
Consegna del
Premio Sacharov 2007
11.12.2007
Insignito del Premio Sacharov 2007, Salih Osman ha descritto all'Aula la
situazione nel suo paese, in particolare nel Darfur, rivolgendo un appello
all'UE affinché si adoperi per proteggere la popolazione dalle violenze
quotidiane e sostenga l'invio nella regione di un contingente internazionale
ONU/Unione africana per garantire la pace. Ha inoltre insistito affinché i
criminali di guerra siano processati, poiché non vi può essere una pace
duratura senza giustizia.
Il Presidente HANS-GERT PÖTTERING
ha ricordato che da circa due decenni il Parlamento europeo assegna il Premio
Sacharov per la libertà di pensiero a uomini e donne del mondo intero che
lottano per il rispetto dei diritti dell'uomo e della libertà di espressione e
di pensiero. Esprimendo «grande gioia» nell'accogliere in Aula il vincitore del
premio Sacharov 2007 Salih Mahmoud Osman e sua moglie, ha sottolineato che la
nomina è frutto di «una scelta unanime» della Conferenza dei Presidenti a
seguito di una proposta sostenuta da un ampio numero di deputati provenienti da
diversi gruppi politici. Il Parlamento conferma così la sua solidarietà con il
popolo del Darfur e reitera la sua convinzione che «l'unica soluzione durevole
per questa regione passa dalla giustizia, la democrazia e i diritti dell'uomo».
Il conflitto che imperversa nel Darfur dal
Come il Parlamento europeo, ha sottolineato il
Presidente, anche il vincitore del Premio Sacharov 2007 «non accetta
l'ingiustizia di questa situazione e si batte contro l'impunità che la
caratterizza». Da molti anni, ha spiegato, «difende i diritti delle vittime del
conflitto nel Darfur: migliaia di persone detenute arbitrariamente, vittime di
torture, condannate a morte, sfollate in maniera coatta, rifugiate o vittime di
violenze sessuali conoscono il nome di Salih Mahmoud Osman».
Nel sottolineare il notevole impegno di Osman, il
Presidente ha osservato che in un paese dove la violenza non smette di
aumentare, egli «mette in pericolo la sua vita ogni giorno in nome della
dignità umana e della giustizia». Dignità, ha spiegato il Presidente, poiché
Osman «dà a questi uomini e a queste donne indifesi, vulnerabili, intimiditi e
ignorati, il riconoscimento della loro sofferenza, l'assicurazione che questa
non sarà dimenticata e la speranza di un ritorno ad una vita normale». Dal
2004, infatti, è impegnato nella creazione e nella gestione del centro Amal
(che significa "speranza") di riabilitazione per le vittime di
violenze e abusi sessuali a Nyala. In un paese a maggioranza musulmana, ha
aggiunto il Presidente, «è uno dei rari uomini impegnati in maniera così attiva
nella difesa dei diritti delle donne e, in particolare, nel riconoscimento del
diritto a un risarcimento per le vittime di violenze sessuali».
Giustizia, poiché Osman «si batte ogni giorno
affinché i colpevoli dei crimini di guerra si assumano le loro responsabilità,
a livello nazionale e internazionale». In effetti, ha spiegato il Presidente,
«mentre il sistema giudiziario sudanese è ancora troppo lacunoso, la giustizia
internazionale appare come un'alternativa». Tuttavia, si è rammaricato il
Presidente, «il fatto che le autorità sudanesi rifiutino di consegnare i
presunti criminali di guerra alla Corte penale internazionale dimostra i limiti
della giustizia internazionale e che sono necessari ulteriori progressi a
livello istituzionale affinché sia ristabilito lo Stato di diritto in Darfur e
in più in generale nel Sudan».
Ecco perché, ha detto il Presidente, il lavoro di
Osman non si limita all'assistenza legale che assicura alle vittime. Membro
dell'opposizione al parlamento sudanese dal 2005, egli non esita infatti a
raffermare le sue convinzioni sulla scena politica del suo paese ed a
promuovere una vera riforma giudiziaria.
Dopo aver sottolineato la forte personalità e il
coraggioso impegno dimostrati da Osman, nonostante le angherie,
l'imprigionamento e le torture che ha patito assieme alla sua famiglia, il
Presidente ha evidenziato che il Parlamento europeo è particolarmente sensibile
alle sofferenze dei popoli africani. Ciò è anche dimostrato dal fatto che Osman
si aggiunge alle numerose personalità africane che sono state insignite del
Premio Sacharov, tra le quali Nelson Mandela.
Si è quindi congratulato con il vincitore 2007 per il suo lavoro
indefesso e si è augurato che il riconoscimento gli conferisca «forza e
protezione, anno dopo anno, finché durerà la sua battaglia». Ha quindi concluso
affermando: «siamo al suo fianco».
Salih Osman si è detto anzitutto molto onorato di
ricevere il Premio, anche perchè gli dà la possibilità di rivolgersi
direttamente al Parlamento europeo. Ha
quindi ricordato che, a causa del suo lavoro di avvocato, è stato imprigionato
e torturato, e anche membri della sua famiglia sono stati torturati e cacciati
dalle proprie case da parte delle milizie. In tanti anni di lavoro, ha
spiegato, «ho rappresentato migliaia di persone che avevano bisogno del mio
aiuto in tribunale; ho visto migliaia di persone che sono state torturate e
centinaia di donne e ragazze vittime di abusi sessuali; ho visto quattro
milioni di persone obbligate a lasciare le proprie case e 2,5 milioni di
persone confinate in campi profughi».
Osman ha quindi voluto cogliere l'opportunità per
rivolgersi ai leader europei: «la popolazione del Darfur ha bisogno di
un'Unione europea forte e con una posizione unica sulla protezione dei civili
innocenti». La popolazione «vi chiede di proteggerla dalla violenza quotidiana,
dagli eccidi e dagli abusi che sono costretti a subire .... chiede di
proteggere i suoi figli e le sue donne vittime di violenze sessuali, che sono
usate come "armi di guerra"». Questa protezione, ha spiegato, «è
possibile solo attraverso lo spiegamento di forze ibride ONU/Unione Africana».
Il coinvolgimento di forze internazionali e, in particolare, europee è quindi
«imperativo», anche se il governo sudanese potrebbe essere riluttante ad
accettarlo. L'Europa, ha proseguito, ha un ruolo importante da svolgere per
convincere il governo sudanese ad accettare lo spiegamento di queste truppe: «in
Darfur non ci sarà pace se non vi è protezione». La pace, ha aggiunto, può
essere agevolata dall'Europa e l'Unione europea ha una grande responsabilità
per promuoverla a livello internazionale. Anche perché i leader europei «hanno
la capacità di guidare il processo di pace in Sudan». Osman ha quindi chiesto
loro di aumentare gli sforzi affinché i gruppi ribelli e il governo siedano al
tavolo della pace con urgenza.
Anche se è possibile garantire la pace e provvedere
alla protezione, ha ammonito, «la giustizia e la responsabilità non devono
essere compromesse da accordi politici». Attualmente, ha infatti spiegato,
nessuna delle vittime può tornare nella propria casa a causa di una mancanza
assoluta di sicurezza, non solo per gli attacchi delle milizie ma anche per i
bombardamenti effettuati dal governo. Nonostante queste serie violazioni dei
diritti umani e della legge umanitaria internazionale, ha aggiunto, «nessuno
dei responsabili è stato portato di fronte alla giustizia» perché il sistema
giudiziario sudanese è «incapace, incompetente e riluttante». Questo conflitto,
ha sottolineato, «è caratterizzato da una cultura della totale impunità». A suo
parere, invece, nella regione «non potrà mai aversi una pace duratura senza
giustizia».
Osman ha poi osservato che il Darfur non è la sola
regione sudanese in cui sono violati i diritti umani: in tutto il paese vi sono
restrizioni alla libertà di espressione e di associazione e di altri diritti
fondamentali «che i popoli europei danno per acquisiti». Ha quindi rivolto un
appello all'Europa affinché promuova lo Stato di diritto in Sudan e ha auspicato
che le elezioni del giugno 2009 si svolgano liberamente e in modo equo.
Infine, Osman ha voluto ringraziare i deputati che
si sono recati in Sudan nel giugno scorso per osservare di persona la
situazione e ha rivolto un particolare ringraziamento alla Commissione europea
per il sostegno che gli ha dato nel suo lavoro. Il riconoscimento europeo del
lavoro dei difensori dei diritti dell'uomo, ha detto, «ci dà il coraggio e la
determinazione di continuare a parlare in nome delle vittime e alleviare in
parte le loro sofferenze». Si è poi detto orgoglioso di accettare il Premio,
anche in nome degli altri candidati in lizza e «dei tanti sudanesi che credono
nella dignità umana e nella ricerca della giustizia».
I deputati, in piedi, hanno tributato un lungo applauso
al vincitore del Premio Sacharov 2007. Dopo aver consegnato il Premio, il
Presidente ha chiesto ai deputati di rimanere in piedi per ascoltare l'Inno
europeo.
DIRITTI
UMANI IN CINA: LIBERTÀ DI CULTO E STOP ALLE PRESSIONI SUGLI STATI AMICI DEL
DALAI LAMA
Docc. B6-0453, 0544, 0545, 0546, 0547/2007
Risoluzione comune sulle relazioni UE-Cina
Procedura risoluzione comune - Dibattito 12.12.2007 - Votazione:
13.12.2007
L'UE deve affrontare con
Il Parlamento ha approvato una risoluzione comune
sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto l'IND/DEM) in cui sottolinea che
la situazione dei diritti umani in Cina rimane fonte di «gravi preoccupazioni»
e ribadisce la necessità di rafforzare e migliorare sensibilmente il dialogo
UE-Cina in materia di diritti dell'uomo. Pur notando che è difficile
determinare con accuratezza la portata delle violazioni in materia di diritti
dell'uomo, i deputati osservano che giungono continuamente notizie preoccupanti
di repressione politica, di presunte torture, di un diffuso ricorso al lavoro
forzato, di un frequente uso della pena di morte e di una sistematica
repressione della libertà di religione, di parola e dei media, compreso
Internet. Ma anche riguardo a rigorosi controlli esercitati dal governo cinese
sull'informazione riguardante le zone tibetane della Cina e sul relativo
accesso.
Per il Parlamento, tutti questi temi, assieme a
quelli della riforma del sistema giudiziario penale, della liberazione dei
detenuti a seguito dei fatti di Piazza Tienanmen e dei diritti dei lavoratori,
devono continuare ad essere trattati nel contesto del dialogo UE/Cina, in particolare per quanto riguarda l'applicazione
delle raccomandazioni formulate dalle riunioni precedenti. Chiede inoltre al
Consiglio e alla Commissione di dedicare una particolare attenzione al rispetto
delle convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) per
quanto riguarda in particolare i sindacati indipendenti e il lavoro minorile.
Accoglie peraltro con favore la dichiarazione congiunta del decimo vertice
UE-Cina, in cui entrambe le parti hanno ribadito il loro impegno a sviluppare
un partenariato strategico di ampia portata per far fronte alle sfide globali.
Tuttavia, deplora che il Consiglio e
Deplora inoltre che l'UE «non abbia colto
l'opportunità dell'imminenza dei giochi
olimpici per affrontare i casi scottanti dei diritti umani in Cina». I
deputati ritengono infatti che le Olimpiadi di Pechino del 2008 «dovrebbero
costituire un'importante occasione per focalizzare l'attenzione del mondo sulla
situazione dei diritti dell'uomo in Cina». Si dicono poi profondamente
preoccupati per il recente aumento delle persecuzioni politiche nel contesto
dei giochi olimpici ed esortano il governo cinese a rilasciare immediatamente
attivisti e giornalisti incarcerati, a porre fine a queste violazioni dei
diritti umani nonché alla demolizione di innumerevoli abitazioni senza una compensazione
per fare posto alle infrastrutture dei giochi olimpici. Ribadiscono poi la
richiesta alle autorità cinesi di istituire una moratoria sulle esecuzioni
durante le Olimpiadi e di revocare la lista nera di 42 categorie di persone.
Il Parlamento richiama poi l'attenzione
sull'esigenza di una legge globale in
materia religiosa «che risponda a criteri internazionali e garantisca
un'autentica libertà religiosa». In proposito, deplora la contraddizione tra la
libertà costituzionale di opinione e «la continua interferenza dello Stato
negli affari delle comunità religiose, soprattutto per quanto riguarda la
formazione, la scelta, la nomina e l'indottrinamento politico dei ministri del
culto».
Per quanto riguarda il Tibet, il Parlamento deplora che il sesto ciclo di colloqui
cino-tibetani non abbia conseguito risultati. Chiede quindi al governo cinese
di avviare autentici negoziati «tenendo in debita considerazione le richieste
di autonomia per il Tibet da parte del Dalai Lama» e di «astenersi
dall'esercitare pressioni su Stati che hanno relazioni amichevoli con il Dalai
Lama».
Inoltre ribadisce la sua preoccupazione per le
notizie di continue violazioni dei diritti umani in Tibet e in altre province
abitate da tibetani «che riguardano torture, arresti arbitrari e detenzioni,
repressione della libertà religiosa, limitazioni arbitrarie del libero
movimento e riabilitazione attraverso i lavori forzati». Deplora
l'intensificazione della cosiddetta campagna "di educazione
patriottica" in atto dal 2005 nei monasteri e nei conventi tibetani,
«obbligando i tibetani a sottoscrivere dichiarazioni di denuncia del Dalai Lama
come pericoloso separatista».
Il Parlamento si dice altrettanto preoccupato per
il controllo e la censura
dell'informazione via Internet, e invita le autorità cinesi «a porre fine
al blocco di migliaia di siti web, tra cui quelli di mezzi d'informazione
europei», nonché a rimettere in libertà lo scrittore Yang Maodong e gli altri
50 cyber-dissidenti e utenti del web detenuti in Cina. Più in generale, chiede
alla Cina di compiere concreti passi avanti per garantire la libertà di parola
e il rispetto della libertà di stampa, sia per i giornalisti cinesi che per
quelli stranieri.
Il Parlamento sollecita l'UE a garantire che
migliori relazioni commerciali con
Nell'esortare
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
- Docc. B6-0525, 0528, 0538, 0542/2007 - Risoluzione sulle donne di conforto
- Docc. B6- 0526, 0534, 0537,
0539, 0540/2007 - Risoluzione sui diritti delle donne in Arabia Saudita
- Docc. B6-0527, 0529, 0533, 0535, 0536, 0541/2007 -
Risoluzione sul Ciad orientale
- Doc. A6-0443/2007 - Risoluzione sulla proposta
di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo tra la
Comunità europea e il Consiglio d'Europa sulla cooperazione tra l'Agenzia
dell'Unione europea per i diritti fondamentali e il Consiglio d'Europa
SICUREZZA E DIFESA
Docc. B6-0518, 0520, 0521, 0522, 0523, 0524/2007
Risoluzione comune sul decimo anniversario della Convenzione di Ottawa del
1997 per la messa al bando dell'uso, dello stoccaggio, della produzione e del trasferimento
di mine antipersona e per la loro distruzione
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito
10.12.2007 - Votazione: 13.12.2007
Sono ancora troppe nel mondo le vittime delle mine antipersona. Il
Parlamento chiede quindi il pieno rispetto della Convenzione sulla messa al
bando di questi ordigni e di iniziare subito i preparativi per la sua
revisione. Sollecita poi l'UE a finanziare lo sminamento e l'assistenza alle
vittime e a vietare per legge ogni sostegno da parte di istituzioni finanziarie
a favore di imprese attive nella produzione, nello stoccaggio o nel
trasferimento di mine terrestri antipersona.
Il Parlamento ha approvato una risoluzione comune
sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto IND/DEM) che invita tutti gli
Stati a firmare e a ratificare
In proposito, sottolinea l'importanza che gli Stati
Uniti,
Il Consiglio, gli Stati membri dell'Unione europea
e i paesi candidati sono poi invitati ad avviare «immediatamente» i preparativi per
Tra il 1999 e il 2004, si è proceduto allo
sminamento di 4 milioni di mine antipersona (APM) e di 1 milione di mine
anticarro (AVM) e sono stati bonificati 2.000 km2 (pari alla superficie del
Lussemburgo) di aree contaminate. Tuttavia si stima che più di 200.000 km2 a
livello mondiale (pari alla superficie del Senegal) sono ancora contaminati da
mine e ordigni inesplosi. Ciò significa che in più di 90 paesi si trovano
ancora mine e ordigni inesplosi. Il Parlamento invita quindi
Sottolineando che nel 2007
Il numero di vittime
segnalate è passato da 11.700 nel
Il Parlamento ricorda poi che ogni paese firmatario
della Convenzione di Ottawa si impegna ad astenersi «sempre e in qualsiasi
circostanza» dall'assistere, incoraggiare o indurre, in qualunque modo,
chiunque ad impegnarsi in attività proibite in virtù della Convenzione. Invita
gli Stati contraenti a garantire che le istituzioni finanziarie presenti sul
loro territorio e/o che rientrano nella loro giurisdizione effettuino
investimenti in imprese coinvolte nella produzione, nello stoccaggio o nel
trasferimento di mine terrestri antipersona. Di più, ritiene che nelle
legislazioni europea e nazionale debba essere inserito il divieto di ogni tipo di sostegno finanziario diretto e indiretto da
parte di istituzioni finanziarie pubbliche o private a favore di imprese
coinvolte nella produzione, nello stoccaggio o nel trasferimento di mine
terrestri antipersona».
Nel dibattito è
intervenuto, a nome del Gruppo PPE/DE,
STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il Commissario per il completo ed
esaustivo intervento che ha fatto, dimostrando effettivamente quello che è già
avvenuto su questa materia. Tuttavia, questa è una materia che credo debba
ulteriormente impegnarci e impegnare - ma l'ha già detto il Commissario e
quindi ne prendo atto - perché i numeri sono terrificanti.
Noi prima abbiamo sentito parlare di numeri in
termini di sicurezza degli alberghi, o sicurezza di altro tipo - per carità,
ogni vita umana è importantissima - però erano numeri direi molto contenuti.
Qui stiamo parlando invece di realtà ben diverse: 10.000-20.000 persone l'anno
coinvolte. Probabilmente ci sono persone menomate che superano il mezzo milione
nell'ambito dei paesi terzi, e quindi questo è un argomento rilevantissimo e
non è un caso, infatti, che a distanza di dieci anni dalla Convenzione di
Ottawa si affronta questo argomento, ma in quest'Aula si riaffronta soltanto a
distanza di due anni. L'abbiamo affrontato con una risoluzione nel 2005 e ne
riparliamo adesso. E ne riparliamo adesso perché corriamo il rischio che si
fermi il discorso.
Il Commissario - ripeto, la ringrazio per quello
che ha detto - ha evidenziato alcuni canali di finanziamento con i quali si può
proseguire la lotta alle mine antiuomo, intendo chiarire: mine antiuomo.
Tuttavia, io credo che l'impegno debba essere molto più ampio. Troppi paesi sul
pianeta Terra ancora non hanno aderito alla Convenzione di Ottawa, troppi paesi
hanno ancora arsenali di questo materiale bellico, troppi paesi e troppi
territori hanno ancora presenza concreta e quindi bisogna procedere in maniera
molto seria allo sminamento.
Devo ricordare, integrando le cose che ha detto il
Commissario, che il 34% - i dati sono questi, poi le statistiche bisogna vedere
se sono realistiche o meno - comunque, in linea di principio il 34% di tutte le
vittime delle mine antiuomo abbandonate sui territori che sono stati scenari di
guerra sono bambini e quindi ancora più grave è questo fenomeno. Quindi per
questo io credo che non solo il programma debba proseguire, Commissario, ma il
programma deve essere ulteriormente e fortemente finanziato.
La Commissione ha già fatto tanto, l'Unione
europea ha già fatto tanto: 335 milioni in questi dieci anni, 33 milioni solo
nel 2007; però io credo che bisognerebbe che il Consiglio, la Commissione e gli
Stati membri provochino un incontro per rivedere la Convenzione di Ottawa e si
impegnino ancora di più affinché tutti gli Stati del mondo intervengano su
questa materia e affinché lo sminamento e l'abolizione totale delle mine
antiuomo sia veramente un futuro immediato, il più immediato possibile."
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
- Doc. B6-0514/2007 - Risoluzione
sulla lotta al terrorismo
Vietare l'apologia del terrorismo, sostenere i movimenti
e i media democratici e aumentare gli aiuti allo sviluppo. E' quanto chiede il Parlamento
per prevenire le cause del terrorismo. Occorre poi dotare Europol di competenze
investigative, razionalizzare le norme UE, migliorare lo scambio di
informazioni tra i servizi segreti e cooperare con gli USA. Ma garantendo il
rispetto dei diritti umani, la protezione dei dati e il controllo parlamentare,
e proteggendo le vittime del terrorismo.
AGRICOLTURA
UN VINO
EUROPEO COMPETITIVO E DI QUALITÀ
Doc. A6-0477/2007
Relatore GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE-DE/IT)
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo
all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo e recante modifica di alcuni
regolamenti
Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito:
11.12.2007 - Votazione: 12.12.2007
Una riforma dell'OCM vino orientata al mercato e più promozione. E' quanto
propone il Parlamento respingendo la liberalizzazione dei diritti d'impianto e
limitando la durata del programma di estirpazione. Propone poi di autorizzare lo
zuccheraggio a precise condizioni e purché sia anche mantenuto l'aiuto ai
mosti. Chiede di rafforzare la tutela delle indicazioni geografiche e l'obbligo
di indicare in etichetta l'origine delle uve. L'anno di produzione non deve
figurare sui vini da tavola.
Approvando con 494 voti favorevoli, 115 contrari e
84 astensioni la relazione di GIUSEPPE
CASTIGLIONE (PPE/DE, IT), il
Parlamento suggerisce numerose modifiche alla proposta della Commissione sulla
riforma dell'OCM vino. Sebbene questi emendamenti non siano vincolanti, possono
rappresentare un punto di riferimento per consentire ai Ministri
dell'agricoltura - che si riuniranno il 17 dicembre - di trovare un compromesso
sugli aspetti della proposta che vedono divergere maggiormente i 27 Stati
membri.
Il relatore, nel sottolineare la centralità e il
ruolo svolto dal Parlamento nella definizione della nuova normativa, ha
affermato che la viticoltura europea «ha bisogno di un nuovo slancio». Se vogliamo continuare ad essere i leader
mondiali del settore, «dobbiamo investire nel settore vitivinicolo e non si può
non guardare al mercato, non si può non produrre per il mercato, non si può non
penetrare il mercato con prodotti di eccellenza». Il testo proposto, ha poi
spiegato, «è in grado di dare risposte valide ad esigenze comuni, ma anche di
rispettare, esaltare e in alcuni casi di comporre le differenze tra le diverse
realtà nazionali». Con il presupposto, ha insistito, che «è necessario un
cambiamento radicale di mentalità, di strategia produttiva: bisogna abbandonare
la logica della quantità a favore delle produzioni di qualità, di eccellenza,
in grado di esaltare le peculiarità nazionali, regionali, locali della
viticoltura europea».
Prima di procedere al voto sui vari emendamenti,
con 87 voti favorevoli, 568 contrari e 18 astensioni, l'Aula ha bocciato la
proposta avanzata dalla GUE/NGL di respingere in toto la proposta della
Commissione.
Pratiche enologiche: sì condizionato allo zuccheraggio e
aiuti ai mosti
Il Parlamento non accoglie la proposta della
Commissione volta a vietare in futuro il ricorso di zuccheraggio e reintroduce
nel testo del regolamento una lista positiva delle pratiche enologiche ammesse
nell'Unione europea, tra cui lo zuccheraggio (456 voti favorevoli, 214 contrari
e 7 astensioni). Rifiuta inoltre il trasferimento di competenze dal Consiglio
verso
All'aggiunta di zucchero per aumentare la
gradazione alcolica del vino ricorrono attualmente 20 Stati membri su 27,
soprattutto nell'Europa del Nord. I deputati - con 544 voti favorevoli, 120
contrari e 14 astensioni - suggeriscono che tale aggiunta possa essere ammessa
unicamente «nelle regioni viticole nelle quali è tradizionalmente o
eccezionalmente praticata (...) qualora, a causa di condizioni climatiche
sfavorevoli, tale pratica sia necessaria per ottenere il titolo alcolometrico
volumico minimo».
Inoltre - con 569 voti favorevoli, 98 contrari e 13
astensioni - i deputati lasciano invariate le attuali percentuali di
arricchimento (3,5% nelle zone A, 2,5% nelle zone B e 2% nelle zone C), ma
propongono che, dopo lo studio d'impatto sulla riforma realizzato dalla Commissione,
potrebbero essere adottate misure per ridurre gradualmente i limiti di aumento
della gradazione alcolica fino al 2% nelle zone A e B e all'1% nelle zone C.
Visto il vantaggio competitivo che discende dallo
zuccheraggio, il Parlamento chiede di mantenere anche l'aiuto ai mosti di uve
concentrati e ai mosti di uve concentrati rettificati prodotti nella Comunità,
cui si ricorre per aumentare la gradazione alcolica e che la proposta della
Commissione intende abolire. A suo parere, infatti, tale aiuto tutelerebbe una
pratica enologica comune in molte regioni comunitarie, tenendo conto degli
investimenti dei produttori ed evitando la possibile interruzione di flussi
commerciali che determinerebbero una maggiore offerta del prodotto.
No alla liberalizzazione dei diritti di impianto
I deputati si oppongono alla proposta di liberalizzazione
dei diritti d'impianto a decorrere dal 1° gennaio 2014 per i vini protetti da
denominazioni d'origine e da indicazioni geografiche. Per gli altri vini,
invece, ritengono che la decisione di liberalizzare gli impianti debba essere
presa alla luce di una valutazione d'impatto da realizzare entro la fine del
2012.
Propongono peraltro che le autorità regionali
competenti in materia di potenziale viticolo - d'accordo con i rappresentanti
settoriali, le organizzazioni interprofessionali o gli organismi di gestione -
possano continuare a vietare gli impianti, anche in futuro e a prescindere
dall'eventuale liberalizzazione, «qualora una gran parte del loro territorio
sia vincolato ad una o più denominazioni di origine o indicazioni geografiche»
e «purché le regioni possano attestare che esiste già un equilibrio adeguato
tra domanda e offerta». L'autorizzazione a mantenere il divieto di impianto in
tali regioni spetterebbe alla Commissione.
Gli Stati membri possono concedere diritti di
reimpianto ai produttori che hanno estirpato una superficie vitata, ma non a
quelli che lo hanno realizzato attingendo a un premio di estirpazione. Il
Parlamento - con 341 voti favorevoli, 331 contrari e 16 astensioni - ha
rovesciato l'indicazione della commissione agricoltura che prevedeva la
possibilità di trasferire i diritti di reimpianto ad altre aziende situate in
tutta l'Unione. Accogliendo un emendamento del PSE, infatti, chiede che gli
Stati membri possano decidere di permettere tale trasferimento unicamente al
loro interno o nella stessa regione.
I deputati infine non accettano che la
regolarizzazione degli impianti non autorizzati sia resa obbligatoria, come
proposto dalla Commissione. Propongono invece di dare la possibilità agli Stati
membri di avviare una procedura di regolarizzazione per le superfici vitate
anteriormente al 31 dicembre 1998.
Estirpazione dei vigneti
Il Parlamento, a larghissima maggioranza, ha
accolto l'idea del relatore di ridurre da cinque a tre anni la durata del
programma di estirpazione volto a favorire coloro che intendono abbandonare il
mercato, mantenendo la stessa dotazione complessiva dei premi istituiti a tal
fine. Si tratterebbe di 510 milioni di
euro per la campagna 2009/2010, 337 milioni nel 2010/2011 e 223 milioni nel
2011/2012 (contro, nella proposta iniziale, 430 milioni nel 2008/2009, 287 nel
2009/2010, 184 nel 2010/2011, 110 nel 2011/2012 e 59 nel 2012/2013). D'altra
parte, sottolineano che le tabelle relative ai premi di estirpazione
«determinano, tra l’altro, i livelli minimi e massimi di premio che, in base al
rendimento, gli Stati membri possono concedere».
Gli Stati membri possono d'altra parte dichiarare
inammissibili al regime di estirpazione vigneti situati in zone di montagna e
in forte pendenza. Il Parlamento chiede di estendere tale possibilità anche
alle «zone esposte al rischio di erosione» e alle «regioni costiere e
insulari», in base a condizioni da determinare. In base alla proposta della
Commissione, gli Stati membri sarebbero autorizzati a dichiarare inammissibili
al regime di estirpazione le superfici (fino a un limite del 2%) in cui
l'applicazione di tale regime sarebbe incompatibile con la protezione
dell'ambiente.
Un emendamento precisa che tale esenzione deve
essere approvata dalla Commissione e aggiunge tra i motivi di inammissibilità
il rischio di minaccia al «tessuto socioeconomico della regione». Sopprime
inoltre il limite del 2%. I deputati accolgono d'altra parte la possibilità di
non accettare domande di estirpazioni una volta raggiunta la soglia del 10% della superficie vitata totale
nazionale. A larga maggioranza, hanno infatti respinto l'idea dell'UEN di
ridurre questa soglia all'8%.
Denominazioni d'origine e indicazioni geografiche.
La proposta di regolamento integra un nuovo regime
per la designazione dei vini che hanno una connotazione geografica ben
definita, ricalcando l'attuale normativa applicabile ai prodotti alimentari: le
denominazioni d'origine e le indicazioni geografiche. I deputati accolgono con
favore questa nuova impostazione, ma suggeriscono una serie di modifiche.
Anzitutto propongono che con "denominazione di
origine", si intenda il nome di una regione, di un luogo determinato o, in
casi eccezionali, di uno Stato membro di dimensioni geografiche ridotte, che
serve a designare un vino, un vino liquoroso, un vino spumante, un vino
spumante gassificato, un vino frizzante, un vino di uve seccate o un vino di
uve stramature, originario di questa regione, di questo luogo determinato o, in
casi eccezionali, di questo Stato membro. La qualità o le caratteristiche di
questi vini devono risultare «essenzialmente o esclusivamente» da un
particolare ambiente geografico e dai suoi fattori naturali e umani, mentre le uve
da cui sono ottenuti devono provenire esclusivamente da tale zona geografica.
Può invece fregiarsi di un'indicazione geografica un vino la cui qualità,
notorietà e caratteristiche «sono attribuibili essenzialmente alla sua origine
geografica» e le uve da cui è ottenuto devono provenire «per almeno l'85%
esclusivamente da tale zona geografica».
Sia per le denominazioni d'origine sia per le
indicazioni geografiche, insiste il Parlamento, la produzione, compresi la
trasformazione, l'elaborazione e, se del caso, l'affinamento e
l'imbottigliamento, deve aver luogo «nella zona geografica delimitata». In
deroga a questo principio, tuttavia, i deputati chiedono che un vino possa
anche essere ottenuto, elaborato o imbottigliato in una zona situata nelle
vicinanze della zona geografica delimitata, «purché lo Stato membro lo abbia
espressamente autorizzato a determinate condizioni».
Un emendamento, peraltro, autorizza gli Stati
membri produttori, tenuto conto degli usi leali e costanti, a «definire tutte
le caratteristiche o condizioni di produzione, di elaborazione e circolazione
complementari o più rigorose per i vini che beneficiano di una denominazione di
origine protetta e di un'indicazione geografica protetta».
La proposta di regolamento prevede un'articolata
procedura di domanda per ottenere il riconoscimento di una denominazione
d'origine o di un'indicazione geografica a livello comunitario, che prevede
l'elaborazione di un disciplinare di produzione, un esame della domanda a
livello nazionale, un ulteriore esame da parte della Commissione, la
pubblicazione della domanda e la possibilità di opporvisi e, infine, la
decisione da parte della Commissione di conferire la protezione comunitaria
alla denominazione. Sono anche trattati gli eventuali casi di omonimia e le
relazioni con i marchi commerciali.
Sulla falsariga di quanto previsto per i prodotti
alimentari, le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche protette
sono tutelate contro ogni uso commerciale diretto o indiretto del proprio nome
da parte di prodotti comparabili non conformi al disciplinare oppure nella
misura in cui tale uso, indica un emendamento, «è capace di pregiudicare o
ledere la notorietà». Sono inoltre protette da qualsiasi usurpazione,
imitazione o evocazione, anche se l'origine vera del prodotto è indicata o se
il nome protetto è una traduzione o è accompagnato da espressioni quali "genere",
"tipo", "metodo", "alla maniera",
"imitazione", "gusto", "come" o altre espressioni
in simili. Ma anche da qualsiasi altra indicazione falsa o ingannevole relativa
alla provenienza, all'origine, alla natura o alle qualità essenziali del
prodotto usata sulla confezione o sull'imballaggio, nella pubblicità nonché
dall'impiego, per il condizionamento, di recipienti che possono indurre in
errore sulla sua origine. Così come da qualsiasi altra prassi che possa indurre
in errore il consumatore sulla vera origine del prodotto.
Il Parlamento, peraltro, chiede che su richiesta
debitamente motivata di uno Stato membro, di un paese terzo o di una persona
fisica o giuridica avente un interesse legittimo,
Etichettatura: no all'indicazione dell'anno del raccolto
sui vini da tavola
Il Parlamento sottolinea che le regole di
etichettatura devono tener conto della tutela degli interessi legittimi dei
consumatori e dei produttori, del buon funzionamento del mercato interno e
dello sviluppo di produzioni di qualità. Si dice quindi contrario all'idea di
autorizzare l'indicazione, sull'etichetta dei vini da tavola, dell'annata del
raccolto, dei vitigni e di altre menzioni tradizionali complementari. Questa
possibilità, a suo parere, deve essere riservata ai vini di qualità per evitare
il rischio d'indurre in errore il consumatore. Di contro, ritiene che il nome
dell'imbottigliatore e la sua località dovrebbero obbligatoriamente figurare
sull'etichetta dei vini di denominazione o d'indicazione geografica.
I deputati propongono inoltre di sostituire
l'indicazione obbligatoria della «provenienza» del vino con l'indicazione «dell'origine
delle uve, dei mosti e del vino». Tra le indicazioni facoltative per le
etichette di tutti i vini - che un emendamento autorizza gli Stati membri a
rendere obbligatorie, a vietarle o a limitarne l'uso - figura anche il
contenuto di zucchero. Un emendamento proposto dall'UEN e un'altro simile del
PSE volti a rendere obbligatoria l'indicazione dei termini che indicano
l'aumento della gradazione alcolica mediante l'aggiunta di zucchero sono stati
respinti.
Qualora nella produzione di un vino venga
utilizzato un lievito geneticamente modificato, precisa un altro emendamento,
«il consumatore finale ne viene chiaramente informato mediante iscrizione
sull'imballaggio di vendita della dicitura "prodotto mediante organismi
geneticamente modificati"».
Il Parlamento ha poi respinto - con 241 voti
favorevoli, 431 contrari e 15 astensioni - un emendamento presentato dai
deputati italiani dell'UEN volto a reintrodurre nell'OCM la definizione di vini
spumanti di qualità di tipo aromatico. Infine - con 573 voti favorevoli, 98
contrari e 9 astensioni - i deputati reintroducono la possibilità, offerta
dalla normativa vigente e soppressa dalla proposta della Commissione, di far
seguire al termine "vino" un nome di frutta - sottoforma di
denominazione composta - per i prodotti ottenuti dalla fermentazione di frutta
diversa dall'uva (vino di mele o vino di ribes).
Programmi di sostegno nazionale: promuovere il vino
europeo e la qualità
Per «istituire misure di sostegno capaci di
rafforzare strutture competitive», la proposta della Commissione prevede
l'elaborazione di programmi nazionali di sostegno finanziate dal bilancio UE. I
deputati precisano che l'assegnazione dei fondi deve essere realizzata sulla
base di criteri di ripartizione storica, della superficie vitata e
dell'andamento storico della produzione. Ma i fondi assegnati a ogni Stato
membro, escluse le misure di promozione, non potranno essere inferiori al
totale di cui ha beneficiato nel
Spetta agli Stati membri definire la combinazione
di misure definite a livello comunitario, che contemplano attività
promozionali, ristrutturazione e riconversione dei vigneti, vendemmia verde,
fondi di mutualizzazione e assicurazione del raccolto. In proposito, il
Parlamento suggerisce di non limitare la promozione ai mercati esteri ma di
consentirla anche all'interno dell'Unione. E' inoltre precisato che la
promozione può consistere in azioni promozionali per un consumo responsabile e
l'informazione sul prodotto e le sue caratteristiche, in azioni di
miglioramento delle conoscenze del mercato oppure in azioni di promozione e di
pubblicità ai fini del riconoscimento delle denominazioni d'origine e delle
indicazioni geografiche, «sottolineando la qualità, la sicurezza ambientale e
la protezione dell'ambiente».
La promozione nei paesi terzi, possibile solo per i
vini a denominazione, può essere realizzata con azioni in materia di relazioni
pubbliche e pubblicità puntando sulla qualità e la sicurezza dei prodotti, con
la partecipazione a fiere internazionali, con campagne d'informazioni sui
regimi UE in materia di denominazioni d'origine, di produzione biologica e di
etichettatura, nonché in programmi di sostegno per la protezione delle
indicazioni geografiche a livello internazionale o studi relativi alla lotta
contro la contraffazione e contro gli ostacoli tecnici e fitosanitari.
Chiede inoltre che i programmi possano prevedere
misure riguardanti la ristrutturazione della filiera, la prevenzione delle
crisi, la ricerca e lo sviluppo, le pratiche colturali e le norme ambientali,
il miglioramento della qualità delle uve e del vino e il magazzinaggio privato
di vini, alcol e mosti. Ritiene poi che un produttore debba poter beneficiare
di più di una misura durante la stessa campagna.
Sempre in tema finanziario, i deputati si oppongono
al progressivo trasferimento verso lo sviluppo rurale di fondi dedicati finora
all'organizzazione del mercato viticolo.
Prevenzione delle crisi
Al posto degli attuali aiuti alla distillazione di
crisi che
Prestazioni viniche: i sottoprodotti in distilleria
Per motivi di qualità e di protezione
dell'ambiente, i deputati chiedono il mantenimento, nel nuovo regolamento, dell'obbligo
di raccogliere e poi trattare in distilleria tutti i sottoprodotti della
vinificazione. Un emendamento vieta quindi la sovrappressione delle uve, la
pressatura delle fecce di vino e la rifermentazione delle vinacce per scopi
diversi dalla distillazione. Sono però previste delle deroghe per talune
categorie di produttori e per regioni produttive. Chi ha proceduto alla
vinificazione dovrà consegnare alla distillazione tutti i sottoprodotti
ottenuti. E' poi introdotto un aiuto per i distillatori che raccolgono e
trattano questi sottoprodotti riducendo notevolmente l'intervento finanziario
comunitario, ed è precisato che in nessun caso l'alcol così ottenuto potrà
essere destinato al consumo umano.
D'altra parte, con 587 voti favorevoli, 76 contrari
e 14 astensioni, il Parlamento suggerisce la possibilità di istituire aiuti
alla trasformazione del vino per ottenere prodotti alimentari al fine di
sostenere il mercato vitivinicolo e, di conseguenza, il settore dell'alcol
destinato al consumo umano qualora questo «sia tradizionalmente utilizzato e
abbia uno sbocco di mercato». L'aiuto sarebbe assegnato secondo un sistema di
contratti in base ai quali i fabbricanti garantiscono un prezzo minimo ai
produttori di vino.
Applicazione della riforma
Il Parlamento ritiene irrealizzabile lo scadenzario
proposto dalla Commissione per l'entrata in vigore del regolamento - ossia il
1° agosto 2008, data di apertura della prossima campagna viticola. Propone
quindi di rinviare questa data di un anno, al 1° agosto 2009, anche per dare il
tempo necessario all'elaborazione dei programmi nazionali.
Data l'importanza del
tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione
della stessa pronunciato dal relatore GIUSEPPE
CASTIGLIONE (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio la Commissaria per la collaborazione
che ha offerto al Parlamento in questo lungo lavoro. La ringrazio anche per gli
apprezzamenti rispetto al lavoro del Parlamento europeo, un lavoro importante,
un lavoro interessante, un contributo notevole da parte della commissione
agricoltura, ma da parte di tutto il Parlamento europeo e da parte di tutti i
colleghi. Quindi, un grazie signora Commissaria per aver proposto una riforma
molto ambiziosa, una riforma i cui obiettivi non possiamo non condividere.
C'è un calo dei consumi, c'è un aumento delle
importazioni e quindi tutto questo impone una riforma radicale, una riforma
direi assolutamente necessaria. La nostra viticoltura ha bisogno di un nuovo
slancio, di una nuova linfa, di nuove energie, di nuove proposte e ha ragione
quando dice che se vogliamo continuare ad essere competitivi, se vogliamo
continuare ad essere i leader mondiali del settore, dobbiamo investire nel
settore vitivinicolo e non si può non guardare al mercato, non si può non
produrre per il mercato, non si può non penetrare il mercato con prodotti di
eccellenza.
Per questo, caro Commissario, insieme ai colleghi
della commissione agricoltura e al Parlamento europeo per la relazione
d'iniziativa, che vorrei ulteriormente ringraziare, nella relazione ho cercato
di immaginare un sistema di riforma completo, coerente, un sistema chiaro,
soprattutto. Un sistema che sia capace di rispondere alle esigenze dei nostri
produttori, di fornire tutti gli strumenti necessari per poter competere e per
poter essere vincenti.
Nel complesso abbiamo lavorato ad un testo che è
in grado di dare risposte valide ad esigenze comuni, ma anche di rispettare, di
esaltare e in alcuni casi di comporre le differenze tra le diverse realtà
nazionali. Come presupposto una sola considerazione: è necessario un
cambiamento radicale di mentalità, di strategia produttiva. Bisogna abbandonare
la logica della quantità a favore delle produzioni di qualità, di eccellenza,
in grado di esaltare le peculiarità nazionali, regionali, locali della
viticoltura europea.
Da qui, caro Commissario, il sì all'abolizione dei
meccanismi di mercato, che si sono rivelati inefficaci, che sono inefficienti e
hanno solo alimentato produzioni eccedentarie e di scarsa qualità. Un esempio
per tutti: la distillazione di crisi, che è diventata ormai una misura
strutturale e ordinaria, non più uno strumento di risposta di emergenze
congiunturali: 500 milioni di euro l'anno per la distillazione, non era una
misura più sopportabile. Da qui il sostegno ad un utilizzo più efficace delle
risorse economiche, ai programmi di sviluppo nazionale, all'implementazione di
quelle misure che rispondono meglio alle specifiche esigenze di ogni Stato
produttore.
Proprio per questo abbiamo ritenuto nella
relazione, caro Commissario, di allargare la lista delle misure attuabili,
abbiamo voluto includere la ristrutturazione della filiera, la ricerca,
l'innovazione, il miglioramento qualitativo. Tutte azioni che favoriranno
quella creatività imprenditoriale di cui i nostri vini hanno bisogno. Per lo
stesso motivo è fondamentale favorire la promozione, non solo nei mercati
internazionali, ma anche nei mercati interni. Lo abbiamo detto e lo abbiamo
avvertito tutti, nelle analisi che ci sono state fornite in commissione
agricoltura.
E' assurdo pensare di essere competitivi oltre i
confini se non riusciamo a primeggiare in casa nostra, se non siamo capaci di
comunicare ai nostri concittadini la qualità della nostra produzione
vitivinicola. Per questo la relazione promuove un sistema armonizzato di tutela
delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche, un'etichettatura
chiara, un'etichettatura trasparente, pratiche enologiche positivamente
individuate. Solo così il consumatore, che mettiamo al centro, potrà avere
fiducia in ciò che compra.
Diventa allora fondamentale, signor Commissario,
una tutela forte delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche
che rappresentano la qualità della viticoltura europea. Tutela che significa
l'obbligo di vinificare all'interno dell'area delimitata, ma che significa
anche limitare la menzione del vitigno dell'annata in etichetta solamente ai
vini a denominazione di origine e indicazione geografica. Sono gli unici ad
essere soggetti a controlli continui, e dunque gli unici per i quali è
possibile assicurare la veridicità delle informazioni riportate, altrimenti
pregiudichiamo proprio chi produce qualità e inganniamo i consumatori.
Nella stessa logica e con la stessa coerenza, la
relazione sostiene la proposta di un programma di estirpazione volontaria con
premialità, per permettere a coloro che lo desiderano di uscire dal mercato con
dignità. E non posso non esprimere la mia soddisfazione per il fatto che testé
la Commissaria ha già fatto propria la mia idea di ridurre da 5 a 3 anni, e
anzi pare che si sia diminuito da 200.000 a 175.000 ettari il numero di ettari
espiantabili.
A differenza della nostra proposta originaria la
relazione cerca anche di soddisfare l'esigenza di certezza nel futuro di cui
hanno bisogno i nostri produttori vitivinicoli. Quindi, per la stessa esigenza
di certezza, non si può decidere di liberalizzare da subito i diritti di
impianto, prima di vedere se il nuovo regime funziona e soprattutto come
funziona.
Per questo la relazione prevede il mantenimento
dei diritti almeno fino al 2013 e chiede alla Commissione di predisporre una
valutazione d'impatto dalla prima fase di riforma in modo da poter scegliere in
maniera consapevole il da farsi, sempre tenendo presente che nelle aree ad
indicazione geografica è necessario che le decisioni siano prese nel rispetto e
con il controllo di chi in quei progetti ha investito capitali e lavoro. Se poi
è vero che tale sistema frena lo sviluppo di chi è competitivo, allora possiamo
agevolare la circolazione comunitaria e assicurare l'utilizzo effettivo delle
riserve laddove esistono.
Un'ultima considerazione, signor Commissario: è
inutile negare che il dibattito si sia canalizzato sulla questione dello
zuccheraggio. Venendo da un paese come l'Italia dove l'uso del saccarosio è
vietato e ancor di più venendo dalla Sicilia, dove si produce mosto, nessuno
più di me può capire il disappunto della Commissaria su questo argomento.
Tuttavia, stiamo parlando della necessità di ridare slancio e competitività ai
vini europei, di metterli in condizione di competere sui mercati.
Questo è il nostro obiettivo e per raggiungere
questo obiettivo abbiamo lavorato cercando di guardare oltre le differenze
nazionali. La ringrazio, signora Commissaria, per il lavoro e soprattutto per
il contributo che ha voluto apprezzare il lavoro del Parlamento europeo."
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
- Doc. A6-0501/2007 - Risoluzione
sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n.
21/2004 per quanto riguarda la data d'introduzione dell'identificazione
elettronica degli animali delle specie ovina e caprina
- Doc. A6-0461/2007 - Risoluzione
sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo ad azioni di informazione
e di promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno e nei paesi terzi
- Doc.A6-0470/2007 - Risoluzione
sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento
(CE) n. 1782/2003 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno
diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi
di sostegno a favore degli agricoltori e del regolamento (CE) n. 1698/2005 sul
sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo
sviluppo rurale (FEASR)
RELAZIONI ESTERNE
IL
MONTENEGRO FA UN PRIMO PASSO VERSO L'ADESIONE ALL'UE
Relatore MARCELLO VERNOLA (PPE-DE/IT)
- Doc. A6-0495 - Raccomandazione sulla
proposta di decisione del Consiglio e della Commissione relativa alla
conclusione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità
europee e i loro Stati membri, da una parte, e
- Doc. B6-0494/2007 - Risoluzione
sulla conclusione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le
Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e
Procedura: Parere conforme e risoluzione - Dibattito:.12.12.2007
- Votazione: 13.12.2007
Approvando la conclusione dell'accordo di associazione, il Parlamento
afferma che si è compiuto così un primo importante passo verso l'adesione del
Montenegro all'UE. Ma restano ancora progressi da realizzare nei seguenti
campi: indipendenza della magistratura e dell'amministrazione, lotta alla
corruzione, alla criminalità organizzata, alla tratta di esseri umani, al
traffico di armi, di sigarette e di droga. Ma anche nel campo economico, della
libertà di stampa e della difesa dell'ambiente.
Approvando la relazione di MARCELLO VERNOLA (PPE/DE,
IT), il Parlamento ha approvato la conclusione dell'Accordo stabilizzazione e
di associazione con il Montenegro.
Contestualmente, ha anche adottato una risoluzione
con la quale afferma che l'accordo di stabilizzazione e di associazione
costituisce «un primo importante passo della Repubblica di Montenegro verso
l'adesione all'Unione europea». L'accordo rappresenta inoltre un ulteriore
esempio dei cambiamenti positivi che la prospettiva dell'adesione all'Unione
europea permette di realizzare nei Balcani occidentali.
Compiacendosi dell'adozione da parte del parlamento
montenegrino di un nuovo testo costituzionale, i deputati ritengono che la nuova Costituzione stabilisca una più
chiara separazione dei poteri tra il ramo legislativo, esecutivo e giudiziario
e offra garanzie sufficienti alle minoranze nazionali. Sono anche del parere
che essa «rappresenti un passo nella giusta direzione e fornisca un'ulteriore
prova della volontà del Montenegro di integrarsi pienamente nell'Unione
europea».
Il Parlamento prende atto con soddisfazione della
costante cooperazione del Montenegro con il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) e
sottolinea che ciò è strettamente collegato ai progressi compiuti dal
Montenegro verso l'adesione all'Unione europea. Esorta le autorità montenegrine
a portare a termine le loro indagini concernenti Sreten Glendza, comandante del
distretto di polizia di Ulcinj, e altri cinque ex funzionari di polizia
accusati di aver commesso crimini di guerra nel 1992. D'altra parte,
compiacendosi dell'arresto in Montenegro del latitante Vlastimir Djordjevic
accusato di crimini di guerra, invita le autorità montenegrine a cooperare
maggiormente con
Esorta quindi il governo e il parlamento
montenegrini a dare concreta attuazione agli obiettivi dell'accordo,
introducendo le disposizioni legislative e regolamentari necessarie al fine di
garantire la piena indipendenza e
responsabilità della magistratura. Dovrebbero inoltre cooperare pienamente
con le autorità giudiziarie italiane e prestare loro tutta l'assistenza
necessaria ai fini della conclusione delle indagini sulla criminalità
organizzata e sul contrabbando di sigarette, «che vedono coinvolte eminenti
personalità politiche montenegrine», cui potrebbe far seguito un mandato
d'arresto internazionale.
A tale proposito, le autorità montenegrine sono
esortate a adottare e ad attuare politiche proattive di lotta contro la corruzione, al fine di migliorare l'efficienza
della pubblica amministrazione, la lotta contro la criminalità organizzata e la
lotta contro la tratta di esseri umani, il traffico di armi, il contrabbando di
sigarette e il traffico di stupefacenti, «che sono condizioni preliminari per
il proseguimento dell'integrazione nell'Unione europea». I deputati, peraltro,
ricordano l'importanza di creare un clima di sicurezza per i cittadini, i
turisti e gli investitori stranieri in Montenegro e, in tale contesto, chiedono
di rafforzare gli organismi indipendenti incaricati di controllare la
corruzione.
Il Parlamento esprime preoccupazione per la
mancanza di trasparenza e per la cultura dei monopoli all'interno delle
strutture politiche ed economiche e constata che «ciò ostacola lo sviluppo del
Montenegro in una società basata sulla democrazia e sul libero mercato» E'
inoltre del parere che, per la corretta applicazione dell'accordo, siano
essenziali la formulazione e l'attuazione di un piano esaustivo di sviluppo economico a lungo termine nonché
il fatto di affrontare «l'estesa economia sommersa» in Montenegro. Invita poi
le autorità montenegrine ad assumere un fermo impegno a favore dell'occupazione
e a perseguire politiche economiche volte a creare un contesto imprenditoriale
apertamente competitivo e trasparente.
Il governo montenegrino è inoltre invitato ad
attuare la riforma della legislazione
sui mezzi di informazione, in particolare la legge sulla trasparenza e
sulla prevenzione della concentrazione dei mezzi di informazione, al fine di
«garantire una maggiore trasparenza e impedire i monopoli». Occorre poi
garantire l'indipendenza del Consiglio radiotelevisivo del Montenegro (RTCG) e
consolidare l'indipendenza dei mezzi di comunicazione «a garanzia di
un'informazione equilibrata». Il Parlamento esorta il governo montenegrino a
garantire la libertà di stampa e chiede che si apra un'indagine
sull'aggressione subita da Zeljko Ivanovic, direttore del quotidiano
indipendente "Vijesti", a Podgorica il 1° settembre 2007. Esprime poi
profondo rammarico per la mancata soluzione del caso dell'assassinio del
giornalista Dusko Jovanovic, il quale all'epoca dell'omicidio si apprestava a
pubblicare una serie di articoli sul contrabbando di sigarette e su altre forme
di criminalità organizzata in Montenegro.
In materia
ambientale, il Parlamento insiste sulla necessità di adottare un quadro
legislativo coerente in materia ambientale e un piano generale per la
protezione costiera, si rammarica delle attuali speculazioni fondiarie e
immobiliari e delle loro ripercussioni negative sullo sviluppo sostenibile del
paese. Esorta quindi una legislazione nazionale relativa alla tutela del
paesaggio e a dare attuazione ai piani generali per la gestione integrata dei
rifiuti e il trattamento delle acque reflue, e richiama l'attenzione
sull'urgente necessità di un'azione concertata per preservare il patrimonio
naturale e architettonico. Raccomanda poi la costruzione di impianti che
utilizzano fonti energetiche rinnovabili.
Data l'importanza del
tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione
della stessa pronunciato dal relatore MARCELLO
VERNOLA Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo
del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, la vocazione europea dei paesi balcanici è
oramai un dato acquisito, lo ha affermato il Consiglio europeo di Salonicco nel
2003 e lo abbiamo ribadito, più volte in questo Parlamento, è un tema oramai
non più in discussione.
Il Montenegro è certamente in pole position sulla strada verso
l'adesione all'Unione europea, lo dimostrano i fatti: dopo l'indipendenza
dall'unione con la Serbia nel 2006, dichiarata democraticamente con regolare
referendum e concordemente stabilita con il governo serbo, sono stati riaperti
i negoziati per l'accordo di stabilizzazione e associazione specifici per il
paese, che si sono conclusi nel giro di poco più di due mesi. La sigla degli
accordi è giunta lo scorso 15 marzo, in seguito si sono purtroppo verificati
alcuni inconvenienti tecnici che hanno rallentato l'iter, ma ora siamo in
dirittura d'arrivo. Il Commissario ha appena annunciato che hanno già aperto
una sede a Podgorica - ci complimentiamo per questo - tutto è pronto ormai per
la ratifica dell'accordo.
I progressi ottenuti dal paese nel corso dell'ultimo
anno, gli impegni assunti nei confronti della Comunità europea, il lavoro di
riforma incessante anche negli ultimi giorni, tutto ci induce ad approvare
senza esitazione il parere favorevole alla conclusione dell'accordo. E' chiaro
che questo non è il traguardo finale, al contrario, è solo un punto di
partenza.
Il Montenegro deve ora applicarsi per porre in
essere tutte le misure necessarie a completare il processo di riforma già
avviato, al fine di adempiere agli impegni assunti con l'accordo di
stabilizzazione e associazione. Da questo punto di vista registriamo il buon
clima di collaborazione fra il Parlamento europeo e il Parlamento del
Montenegro, che abbiamo già incontrato numerose volte e presso cui saremmo
ospiti la prossima settimana a Podgorica. Il Montenegro ha tutti i numeri per
portare a termine questo processo in tempi brevi, a cominciare dallo status di
candidato all'adesione.
Il Montenegro attraversa da qualche anno una fase
di costante crescita economica che ha portato a attrarre ingenti investimenti
stranieri, anche grazie a politiche fiscali favorevoli alle imprese. Il
risultato è un rapido calo della disoccupazione dal 33 al 12%.
Qualche mese fa è stata adottata la nuova Carta
costituzionale, un chiaro segno di come il paese stia rafforzando le
prerogative democratiche che lo caratterizzano all'interno dell'area balcanica.
Le autorità montenegrine stanno lavorando alacremente per mettersi al passo con
gli standard europei. Le più recenti novità ci hanno indotto a presentare cinque
emendamenti per tener conto degli aggiornamenti.
Proprio in questi giorni è stato firmato un
accordo di cooperazione con il tribunale penale dell'ex Iugoslavia per regolare
l'assistenza tecnica con quest'ultimo. Ricordiamo che la collaborazione incondizionata
con il tribunale ad hoc dell'Aia riveste un'importanza cruciale per tutti gli
Stati che provengono dallo smembramento della Iugoslavia. Ricordiamo altresì
che il Montenegro non si è mai sottratto ai suoi obblighi internazionali, anzi
è sempre stato encomiato per la collaborazione efficace con le autorità
giurisdizionali e straniere.
Al Montenegro si chiede un ulteriore sforzo per
contrastare e reprimere la criminalità organizzata di traffici illeciti
transfrontalieri. Un'altra esigenza sollevata dal Parlamento europeo riguardava
la lotta contro la corruzione nella pubblica amministrazione e nella
magistratura: il paese sta rispondendo positivamente alle istanze europee,
segnali in tal senso sono contenuti nella nuova Costituzione che introduce dei meccanismi
di tutela dell'autonomia e dell'indipendenza del potere giudiziario.
La capacità della classe dirigente risulterà poi
sviluppata dalla partecipazione ai programmi comunitari di gemellaggio e scambi
con gli Stati membri. Alcuni di questi programmi saranno favorevoli alla
crescita di più giovani e agli studiosi. Favorire la libera circolazione delle
persone, in particolare degli studenti e dei ricercatori, è un obiettivo
perseguito anche tramite la semplificazione della procedura per il rilascio dei
visti di breve durata, oggetto di specifici accordi con l'Unione europea
firmati lo scorso settembre; l'obiettivo finale è quello della completa
liberalizzazione dei visti in modo da rendere effettiva la libertà di
circolazione, altro punto sensibile dell'accordo di stabilizzazione e
associazione, e agevolare un confronto che sia occasione di crescita e di
formazione. Riteniamo che debba essere dato ampio spazio alle istanze
culturali, ad esempio tramite la promozione dell'associazionismo e la tutela dei
rappresentanti della società civile. La libera manifestazione del pensiero deve
essere garantita e così il diritto all'informazione.
Una menzione particolare va fatta alla questione
ambientale: la costituzione precedente definiva il Montenegro una repubblica
ecologica, la prima nel mondo a essersi data questa etichetta. Il paese è stato
gratificato dalla natura, dal suggestivo paesaggio costiero alla baia naturale
delle Bocche di Cattaro, al massiccio montuoso del Durmitor, iscritto nella
lista Unesco del patrimonio dell'umanità. Queste ricchezze devono essere
custodite attraverso una legislazione puntuale, legislazione che in molti casi
è presente sulla carta, ma non rigorosamente applicata e ciò spesso per
mancanza di risorse economiche.
Il paese riceve forti introiti dal
turismo, ma purtroppo proprio il turismo rischia di ritorcersi contro
l'ambiente, in quanto le strutture ricettive non sono dotate di sistemi idonei
a gestire, dal punto di vista ecologico, il grande afflusso di turisti. Per
questo abbiamo richiesto in un'altra sede al Commissario Rehn che l'attenzione
della Commissione fosse indirizzata verso la promozione delle politiche
ambientali, con particolare riguardo alle fonti di energia rinnovabile, alla
gestione di rifiuti e delle acque e alla tutela delle coste. Il Montenegro non
è indifferente al problema e sta continuando a lavorare nella corretta gestione
delle risorse naturali. Recentemente è stato approvato il piano spaziale per
regolamentare l'attività edilizia in modo da non deturpare il paesaggio
costiero."
LIBERTÁ, GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
COMPETENZE E COOPERAZIONE
IN MATERIA DI OBBLIGAZIONI ALIMETARI
Doc. A6-0468/2007
Risoluzione legislativa del
Parlamento europeo del 13 dicembre 2007 sulla proposta di regolamento del
Consiglio relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e
all'esecuzione delle decisioni e alla cooperazione in materia di obbligazioni
alimentari
Procedura: Consultazione e risoluzione -
Dibattito:.12.12.2007 - Votazione: 13.12.2007
Il Parlamento ha adottato
la relazione sulle competenze e cooperazione in materia di obbligazioni
alimentari che tende a discriminare la giurisdizione, la legge
applicabile, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia di
obbligazioni alimentari. Lo scopo è quello di eliminare gli ostacoli giuridici
che impediscono un'azione di recupero dei crediti alimentari nei confronti di
debitori residenti in altri Stati membri dell'UE. Con tale strumento si
agevolerà il corretto funzionamento del mercato interno, attraverso la
rimozione delle difficoltà alla libera circolazione delle persone.
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
- Docc. B6-0512, 0515, 0517, 0519/2007 - Risoluzione
comune sulla lotta contro l'intensificarsi dell'estremismo in Europa
Preoccupato dalla crescita dell'estremismo in Europa, il
Parlamento ritiene che la lotta a questo fenomeno sia una sfida di portata
europea e, chiedendo alle personalità pubbliche di non incitare all'odio,
esorta i partiti tradizionali a non allearsi con movimenti estremisti. Chiede
poi di privare di finanziamenti pubblici i partiti che non rispettano i diritti
dell'uomo, di prevenire l'intolleranza con l'educazione e l'informazione e
garantire una piena applicazione della legislazione vigente.
TRASPORTI E TURISMO
INQUINAMENTO CAUSATO DALLA MAREA
NERA NEL MAR NERO E NEL MAR D'AZOV IN SEGUITO AL NAUFRAGIO DI VARI NATANTI
Doc. B6-0503/2007
Risoluzione del
Parlamento europeo del 13 dicembre 2007 sui naufragi nello stretto di Kerch nel
Mar Nero e il conseguente inquinamento
Dibattito:.12.12.2007 - Votazione: 13.12.2007
Il
Parlamento ha approvato la risoluzione sui naufragi nello stretto di Kerch nel
Mar Nero ed il conseguente inquinamento, esprimendo la propria solidarietà ed
il proprio sostegno per le vittime di questa catastrofe e la preoccupazione per
i gravi danni ecologici. Invita il Consiglio e la Commissione ad adottare
azioni concrete per contribuire e ridurre l'impatto ecologico della catastrofe
ed invita altresì il Consiglio ad adottare quanto prima la proposta del Terzo
pacchetto marittimo. Il Parlamento ha in particolare sottolineato l'importanza
della cooperazione tra gli Stati rivieraschi e le organizzazioni regionali sia
per la prevenzione delle catastrofi che per il risanamento ambientale.
Nel dibattito è
intervenuto GABRIELE ALBERTINI (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Trasporti e Turismo:
"Signor
Presidente, signor Commissario, signor Presidente del Consiglio, onorevoli
colleghi, a nome della commissione trasporti e turismo espongo i motivi per la
presentazione della proposta di risoluzione sui naufragi nello stretto di
Kerch, nel Mar Nero. La nostra solidarietà va alle vittime di questa
catastrofe!
Invitiamo il Consiglio e la Commissione a seguire
attentamente la situazione del Mar Nero e a adottare le azioni concrete per
contribuire a ridurre l'impatto ecologico della catastrofe. L'Europa non è
ancora pronta a contrastare il ripetersi di gravissimi incidenti come quello
avvenuto nel Mar Nero, con la pienezza delle norme necessarie, che devono
comprendere, tra l'altro, la responsabilità degli Stati per la sicurezza delle
navi cui danno bandiera nel perseguire anche in sede civile i responsabili di
questi disastri ambientali.
Il Parlamento europeo ha votato, in prima lettura
ad aprile 2007, il terzo pacchetto sulla sicurezza marittima, ma non è stato
ancora approvato per intero e giace inspiegabilmente fermo in Consiglio,
nonostante l'impegno su questo tema da parte della Presidenza portoghese di
fronte alla commissione trasporti e allo stesso Parlamento. Il pacchetto,
costituito da sette rapporti, va in un'unica direzione: aumenta gli standard di
sicurezza marittima, salvaguarda i passeggeri e riduce i danni ambientali in
caso di incidenti, prevede obblighi e responsabilità per gli Stati, per i
vettori, per gli armatori. Frammentando la discussione e privilegiando alcuni
dossier piuttosto che altri, il Consiglio dimostra di non voler affrontare in
modo serio la questione sicurezza e di mettere il freno all'intero pacchetto.
La sicurezza marittima è un tema troppo serio per
essere oggetto di tatticismi, troppo serio per le esperienze che abbiamo già
avuto: Erika, Prestige, più recentemente Segesta Jet nello stretto di Messina
e Sea Diamond a Santorini! Per
gli incidenti che abbiamo già sperimentato e perché con l'incremento dei
traffici marittimi europei e mondiali potranno aumentare i rischi in futuro.
E' questo il motivo per il quale il Parlamento
europeo ritiene che tutte e sette le proposte debbano essere portate avanti positivamente
e il prima possibile, prima che si compia un altro disastro ambientale e con
perdite umane: per armonizzare le forme di classificazione, per indurre gli
Stati a controllare le navi cui danno bandiera, per effettuare nei porti
ispezioni sulle navi e per seguirne gli spostamenti, per predisporre le
modalità di intervento in casi di incidenti e per verificare e gestire le
responsabilità sia nei confronti di terzi e sia nei confronti dei passeggeri.
Chiediamo dunque con insistenza al Consiglio che non rimanga insensibile a
questo tragico monito che viene dal Mar Nero."
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
- Doc. A6-0345/2007 - Relazione sulla
proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa
all'interoperabilità del sistema ferroviario comunitario
Il Parlamento ha adottato definitivamente la direttiva
volta a migliorare e semplificare l'attuale quadro normativo sulle ferrovie UE
per facilitare la libera circolazione dei treni e l'omologazione dei
locomotori, promuovendo l'interoperabilità. La direttiva sancisce il principio
generale secondo cui una sola autorizzazione di messa in servizio di un veicolo
è sufficiente per l'intera rete ferroviaria comunitaria.
- Doc. A6-0452/2007 - Raccomandazione
per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista
dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante
regole comuni nel settore dell'aviazione civile e che istituisce un'Agenzia
europea per la sicurezza aerea e che abroga la
direttiva 91/670/CEE, il regolamento (CE) n. 1592/2002 e la direttiva
2004/36/CE
Sulla base di un compromesso con il Consiglio, il
Parlamento ha adottato definitivamente un regolamento che stabilisce regole
comuni nel settore dell'aviazione per garantire la sicurezza aerea. Fissa in
particolare dei requisiti "essenziali" che devono essere rispettati
da aeromobili, piloti e personale di bordo, anche sui tempi di volo, e le norme
per la loro certificazione. Le norme sono estese ad aerei e personale extra-UE.
I contravventori
saranno passibili di multe e penalità finanziarie.
- Doc.A6-0458/2007 - Risoluzione sulla proposta
di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo che
modifica l'accordo euromediterraneo nel settore del trasporto aereo fra la
Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e il Regno del Marocco,
dall'altro, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Bulgaria e della
Romania all'Unione europea
- Doc.A6-0416/2007 - Risoluzione sulla proposta
di decisione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri
dell'Unione europea riuniti in sede di Consiglio relativa alla firma
dell'accordo euromediterraneo nel settore del trasporto aereo fra la Comunità
europea e i suoi Stati membri, da un lato, e il Regno del Marocco, dall'altro
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
COOPERAZIONE GIUDIZIARIA
- Doc. A6-0453/2007 - Relazione sulla
proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la
direttiva 98/71/CE sulla protezione giuridica dei disegni e dei modelli
Il Parlamento sostiene l'idea di permettere a produttori
indipendenti di fabbricare pannelli di carrozzeria, portiere, cofani, paraurti,
vetri, fari e lampeggiatori delle automobili, identici agli originali. Ma
chiede che tale possibilità sia limitata unicamente in caso di riparazione di
parti visibili e che gli automobilisti siano correttamente informati
sull'origine dei pezzi di ricambio. Propone inoltre di fissare un periodo
transitorio di cinque anni prima di avviare la liberalizzazione.
INDUSTRIA
- Docc. B6-0495, 0496, 0505, 0507, 0509, 0510/2007 - Risoluzione comune sul futuro del settore tessile dopo il 2007
Allo scadere dell'accordo con
AMBIENTE
- Doc. A6-0398/2007 - Raccomandazione
per la seconda lettura sulla posizione comune del Consiglio in vista
dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa
alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa
Il Parlamento europeo ha adottato definitivamente la
direttiva volta a evitare, prevenire o ridurre le emissioni di inquinanti
atmosferici nocivi e a definire adeguati obiettivi per la qualità dell’aria
ambiente. A tal fine prevede una valutazione e una gestione della qualità
dell'aria sulla base di criteri e valori comuni per inquinanti quali il
biossido di zolfo o di azoto, il monossido di carbonio e l'ozono. Ma anche il
particolato PM10 e, per la prima volta, le polveri sottili (PM2,5).
- Doc. A6-0389/2007 - Raccomandazione
per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista
dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che
istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per
l’ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino)
Il Parlamento ha approvato definitivamente una direttiva
che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per
l'ambiente marino. Gli Stati membri dovranno adottare delle strategie volte a
proteggere e preservare l'ambiente marino, prevenirne il degrado o, laddove
possibile, ripristinare gli ecosistemi delle zone danneggiate. I programmi,
sostenuti dal bilancio UE, dovranno promuovere reti rappresentative delle zone
protette ed essere accessibili al pubblico.
- Doc. A6-0466/2007 - Risoluzione relativa alla posizione comune del
Consiglio in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del
Consiglio concernente un ambiente privo di supporti cartacei per le dogane e il
commercio
ISTITUZIONI
- Docc. B6-0500, 0501, 0502, 0504, 0506, 0508/2007 - Risoluzione comune sul programma legislativo e di lavoro della
Commissione per il 2008
Il Parlamento accoglie con favore il programma di lavoro
della Commissione per il 2008, ma suggerisce maggiore ambizione, soprattutto
per quanto riguarda il completamento del mercato interno. Chiede quindi la
presentazione di una serie di proposte a favore delle imprese, tutelando al
contempo i consumatori e l'ambiente. Suggerisce inoltre iniziative nel campo
dei mercati finanziari, dell'energia, della sanità pubblica, dei trasporti,
dell'agricoltura, dell'immigrazione e della politica estera.
BILANCIO
- Doc. A6-0492/2007 - Relazione
sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008
quale modificato dal Consiglio (tutte le sezioni) e le lettere rettificative
nn. 1/2008 (13659/2007 – C6-0341/2007) e 2/2008 (15716/2007 – C6-0435/2007) al
progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008
- Doc. A6-0493/2007 - Risoluzione sul progetto di bilancio rettificativo
n. 7/2007 dell'Unione europea per l'esercizio finanziario 2007, Sezione III -
Commissione
- Doc.A6-0506/2007 - Risoluzione sulla proposta
modificata di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica
dell'Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio
e la sana gestione finanziaria con riguardo al quadro finanziario pluriennale
- Doc. A6-0499/2007 - Risoluzione sulla proposta
di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla mobilizzazione dello
strumento di flessibilità
-
Doc.
A6-0485/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento
europeo e del Consiglio sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento
alla globalizzazione
COMMERCIO
INTERNAZIONALE
- Doc. A6-0463/2007 - Risoluzione sulle relazioni
economiche e commerciali con la Corea
- Docc. B6-0497, 0498, 0499, 0511/2007 - Risoluzione
sugli accordi di partenariato economico
PROBLEMI ECONOMICI E
MONETARI
- Doc. A6-0460/2007 - Risoluzione
sulla gestione patrimoniale II
- Doc. A6-0448/2007 - Risoluzione sui sistemi di
garanzia dei depositi
- Doc. A6-0514/2007 - Risoluzione sulla proposta
di direttiva del Consiglio concernente le imposte indirette sulla raccolta di
capitali
GIURIDICA
- Doc. B6-0513/2007 - Risoluzione sul diritto
contrattuale europeo
SICUREZZA ALIMENTARE
- Doc. A6-0464/2007 - Risoluzione sulla proposta
di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il
regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla
salute fornite sui prodotti alimentari
PESCA
- Doc. A6-0467/2007 - Risoluzione
sull'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e
dell'acquacoltura
VARIE
- Dichiarazione
del Parlamento europeo sul marchio d'origine
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO -
SESSIONE 14 - 17 GENNAIO 2008
CONSIGLIO EUROPEO
PROGRAMMA
DELLA PRESIDENZA SLOVENA
Dichiarazione del Consiglio - Presentazione del programma della Presidenza
slovena
Dibattito: 16.1.2008
Il Primo Ministro Janez Jansa ha illustrato all'Aula i principali punti del
programma della Presidenza slovena per il prossimo semestre. Come ha
sottolineato il Presidente Pöttering, questa è la prima volta che la guida
dell'Unione europea spetta a uno degli ex paesi comunisti che hanno aderito nel
2004. Ratifica del trattato di Lisbona, pacchetto energia, Kosovo e gli
ulteriori ampliamenti dell'UE, sono stati i principali temi trattati.
Dichiarazione del Consiglio
Janez Janša ha esordito ricordando che nel 1988 fu arrestato
per aver criticato il regime iugoslavo e che le proteste popolari che seguirono
misero in moto il cambiamento. Ha poi sottolineato che vent'anni fa, in prigione,
non avrebbe creduto a chi gli avesse detto che oggi si sarebbe rivolto al
Parlamento europeo in qualità di Primo Ministro sloveno e Presidente del Consiglio UE.
Passando poi alla priorità per il prossimo
semestre, ha anzitutto sottolineato l'importanza della ratifica del trattato di
Lisbona, auspicando che alla fine della Presidenza la maggioranza degli Stati
membri avrà seguito l'esempio ungherese. Il parlamento sloveno si pronuncerà
entro la fine del mese e l'obiettivo è di completare il processo di ratifica
entro l'inizio del 2009.
Il Primo Ministro ha poi posto l'accento sulle
riforme economiche enfatizzando il prossimo ciclo di tre anni per
l'implementazione della strategia di Lisbona. In proposito, ha affermato che
occorre investire sulle persone, modernizzare il mercato del lavoro, aumentare
il potenziale imprenditoriale, assicurare un approvvigionamento energetico
sicuro, mettendo la protezione ambientale al primo posto delle priorità. A suo
parere occorre inoltre assicurare che «non vi siano ostacoli alla libera
circolazione delle idee e della conoscenza» e, pertanto, ha auspicato che il
Consiglio di Primavera aggiunga questa libertà alle quattro esistenti. E'
inoltre necessario realizzare progressi nel mercato interno dei servizi e delle
innovazioni, nonché in quello dell'energia.
Riguardo alla politica estera, la presidenza
proseguirà i negoziati di adesione con Croazia e Turchia. Ma il Primo Ministro,
ponendo l'accento sull'importanza dei Balcani Occidentali, ha affermato che
l'attuale status quo «è insostenibile» e che la questione del Kosovo «richiede
una soluzione speciale». Si è quindi impegnato a cercare soluzioni che
riscuotano il più ampio consenso possibile in seno all'UE, garantendo al
contempo una stabilità a lungo termine nella regione. Serbia, Macedonia,
Albania, Montenegro e Bosnia-Erzegovina, ha sottolineato, devono contare su
un'assistenza e un'attenzione speciale. Occorre inoltre intensificare la
politica di vicinato e il processo di Barcellona con i paesi Euromed. La Presidenza,
ha poi ricordato, organizzerà quattro vertici con Stati Uniti, Russia, Giappone
e i paesi dell'America latina e dei Caraibi.
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito
ricordando come la Slovenia sia «all'avanguardia nel far sentire alla gente
che appartiene all'Europa»; ha poi ricordato l'impegno del suo gruppo nel
sostenere la presidenza. Sin dal 2004, ha proseguito, la Slovenia ha registrato
«successo dopo successo», riuscendo a portare a termine in dieci anni «ciò che
noi non abbiamo fatto in cinquanta», come ad esempio la rapida transizione
verso una forte economia di mercato e il tasso relativamente basso di
disoccupazione che le ha permesso l'adozione dell'euro e, nel 2007, l'ingresso
nella zona Schengen. A suo parere, essendo il primo nuovo Stato membro a
detenere la presidenza, probabilmente sarà in testa ai paesi nella ratifica del
Trattato di riforma di Lisbona, introducendo misure per la crescita e la
competitività e promuovendo il dialogo interculturale.
Ha quindi ricordato che il gruppo PPE/DE sosterrà
gli sforzi della presidenza volti ad una rapida ratifica del Trattato di
Lisbona in modo da rendere operativa l'Europa prima delle elezioni europee del
2009, permetterle di prosperare proteggendo l'ambiente, promuovere la
conoscenza e l'innovazione per essere competitiva su scala mondiale, soddisfare
gli obiettivi di efficienza energetica, appoggiare la stabilità e la
cooperazione nei Balcani e promuovere il dialogo interreligioso.
RELAZIONI ESTERNE
IL GRAN
MUFTÌ AL PARLAMENTO: SIAMO UN'UNICA CIVILTÀ, NO ALLE GUERRE DI RELIGIONE
Seduta solenne - Allocuzione di Ahmad Badr Al Din Hassoun, Gran Muftì della
Siria
15.1.2008
L'Aula ha accolto in seduta solenne il Gran Muftì di Siria che,
accompagnato da un vescovo cattolico, ha sottolineato come tutti gli uomini
facciano parte della medesima civiltà, che si esprime in diverse culture e
religioni. Non credendo alla guerra Santa, ha evidenziato la sacralità della
vita umana e la necessità di insegnarla nelle scuole e nei luoghi di culto.
Rivolgendo un appello a difendere la pace, ha sostenuto che ebrei e musulmani
vivrebbero in pace se frequentassero le stesse scuole.
Aprendo la seduta solenne, il Presidente HANS-GERT PÖTTERING si è
detto onorato e felice di poter accogliere in Aula il Gran Muftì di Siria
nell'ambito delle iniziative indette per l'Anno europeo del dialogo
interculturale. Anno, ha sottolineato il Presidente, a cui il Parlamento
europeo attribuisce «grande importanza».
Si è infatti detto convinto che la convivenza pacifica di culture e
religioni, nell'UE e nel resto del mondo, «è possibile e necessaria». A suo
parere occorre creare un ponte con l'altra sponda del Mediterraneo attraverso
un dialogo costante e aperto che aiuti la comprensione reciproca. Il nucleo di
questo dialogo, ha spiegato il Presidente, «è la tolleranza». Questa consiste
nel poter esprimere le proprie opinioni, rispettando quelle degli altri.
Nel sottolineare poi l'importanza dei valori
comuni, come la dignità della persona e i diritti umani, il Presidente ha
affermato che il Gran Muftì «è un sostenitore illustre dei diritti umani» e
proviene da un paese, la Siria, in cui «diverse religioni vivono in pace».
Prova ne è, ha concluso, che è venuto accompagnato dal Vescovo cattolico della
Chiesa caldea Antoine Odo.
Prima di prendere la parola, il Gran Muftì Ahmad Badr Al-Din Hassoun ha stretto la mano al Vescovo e, alzando insieme le braccia,
hanno salutato l'Aula. Il Gran Muftì ha esordito salutando i deputati «nel nome
del nostro Creatore che col suo spirito ci consente di vivere», aggiungendo che
«siamo tutti creature di Dio, fratelli su questa terra». Ha poi sottolineato di
essere originario della Siria per «volontà del cielo» e che Siria, Palestina,
Libano, Israele e Giordania sono una «terra benedetta» da dove provengono
Abramo, Gesù - «sia con lui la pace di Dio» - e Maometto.
Il Gran Muftì si è detto particolarmente lieto di
essere stato invitato a parlare di culture e non delle civiltà. Infatti, la civiltà umana è unica, costruita dall'uomo,
ed è arricchita dalla molteplicità delle culture, per questo non si può parlare
di «scontro di civiltà». La civiltà, ha proseguito, non si costruisce
isolatamente «è una creazione collettiva»: coloro che hanno costruito le
piramidi sono parte della nostra stessa civiltà, che poi si esprime in diverse
culture e religioni. Queste, al contrario della civiltà, sono create da Dio.
«Siamo tutti fratelli», ha proseguito, a
prescindere dalla religione o dalla lingua. Bisogna quindi evitare che i
giovani pensino «che "l'altro" sia un animale». Abramo, Mosé e
Maometto provengono da un'unica religione e se la sharia, la legge, evolve col
tempo ed è possibile che siamo diversi, «abbiamo un unico Dio cui siamo
sottomessi, un'unica religione». «Non ci
sarà una guerra Santa, perchè non ci sono guerre sante; è la pace a essere
Santa». Occorre quindi insegnare ai nostri figli, nelle scuole, nei templi,
nelle chiese e nelle moschee, «che ciò che è veramente Santo è l'essere umano»
e «i figli valgono tutti i luoghi santi del mondo». «Sia quindi maledetto colui
che distrugge l'uomo, poiché mentre chiese e templi possono essere ricostruiti,
non è possibile rendere la vita a chi è stato ucciso».
Il Gran Muftì ha quindi rivolto un appello affinché
la civiltà «non poggi su basi religiose, ma umane». La Terra, ha proseguito,
«ha bisogno di pace» e non è
possibile obbligare chiunque a adottare la propria religione. Facendo
riferimento alla situazione in Palestina e agli appelli per la pace nella
regione rivolti dal Papa, ha poi affermato che «se musulmani ed ebrei andassero
nelle stesse scuole, vivrebbero in pace». Nel sottolineare poi le parole
pacifiste del Presidente siriano Assad, ha affermato che «il vero vincitore è
colui che porta l'altro ad essere suo fratello». Ha quindi sostenuto che «tutti
- ebrei, cristiani, musulmani e laici - viviamo come un'unica famiglia, in
un'unica casa».
Nell'esortare gli eurodeputati - «rappresentanti il
mondo intero» - a difendere la causa della pace e del diritto, ha aggiunto che
«il mondo musulmano non può che aspirare alla pace». Nonostante «le ingiustizie
che hanno creato tensione e estremismo ... la religione non permette di
uccidere, poiché deve portare pace e felicità». Per il Gran Muftì, inoltre,
«sono gli uomini ad opprimere e non le religioni». Ha poi sottolineato che
Strasburgo «è simbolo della pace» e «il miracolo del XX secolo è l'Europa», che
dopo aver conosciuto due guerre mondiali ed aver abbattuto il muro di Berlino
senza versare una goccia di sangue, «si è riunificata».
Il Gran Muftì ha quindi concluso invitando i
parlamentari a tenere una seduta a Damasco, che quest'anno è Capitale della
cultura araba. Si è quindi congedato invocando «la pace di Dio» sui deputati.
L'Aula gli ha tributato un caloroso applauso.
L'assemblea ha approvato
la seguente relazione:
- Doc. B6-0024,0025,0026,0027,0028,0033/2008 - Risoluzione comune sul Kenya
Esprimendo dubbi sulla credibilità dei risultati
elettorali in Kenya, il Parlamento chiede la verifica indipendente del voto
presidenziale e, nel sollecitare le autorità keniote ad agevolare tale
esercizio, esorta provvedimenti correttivi. Se ciò non fosse possibile, reclama
la tenuta di nuove elezioni. Condanna poi la violenza politica e la conseguente
crisi umanitaria e, chiedendo il rispetto dei diritti umani, invita governo
keniota e Commissione a fornire rapidamente l'assistenza umanitaria.
AMBIENTE
EMERGENZA
RIFIUTI IN CAMPANIA, IL DIBATTITO IN PLENARIA
Dichiarazione della Commissione - Situazione allarmante dei rifiuti nella
regione Campania
Dibattito: 15.1.2008
Si è tenuto in Aula un dibattito, tutto italiano, sull'emergenza rifiuti in
Campania. Il commissario Dimas ha denunciato l'inerzia di dieci anni e la
mancanza di volontà politica di prendere misure radicali e ha esortato un piano
pluriennale di gestione dei rifiuti. Il non rispetto delle norme UE, ha
ammonito, potrebbe anche comportare multe all'Italia. Se non sono mancate le
polemiche tra gli esponenti dei diversi schieramenti, tutti i deputati sono
d'accordo che occorre agire al più presto.
Dichiarazione della Commissione
Stavros Dimas ha anzitutto sottolineato che i rifiuti che si
accatastano a Napoli dal 21 dicembre avrebbero raggiunto oltre le 100.000
tonnellate e ciò comporta gravi preoccupazioni per la salute e l'ambiente. Al
di là dei problemi di criminalità organizzata rilevati dalla stampa, ha
insistito, occorre esaminare le cause di questa situazione. A tale proposito,
ha denunciato le politiche poste in atto dall'Italia da più di dieci anni e per
le quali è stata condannata a più riprese dalla Corte di giustizia. Ma ha anche
sottolineato «l'inerzia e la mancanza di volontà politica» che hanno impedito
di prendere «misure radicali».
Il commissario ha poi ricordato che la Commissione
ha avviato una procedura d'infrazione per il non rispetto della normativa UE in
materia di gestione dei rifiuti, ricordando che a fine mese vi sarà un incontro
con le autorità italiane su tale questione. Per il commissario, l'Italia deve
prendere «immediati provvedimenti per raccogliere i rifiuti». Ma ciò «non è
sufficiente», occorre anche formulare una strategia per la loro gestione a
lungo termine che comporti una rete di raccolta e smaltimento efficace e la
promozione del riciclaggio e della raccolta differenziata.
Il decreto italiano del maggio 2007, ha
sottolineato, «non ha realizzato gli obiettivi posti». D'altra parte, se le
misure adottate più di recente dal governo Prodi appaiono ambiziose, ha
insistito sulla necessità di adottare un «calendario serrato». La Commissione,
ha aggiunto, continuerà a esercitare pressioni sul governo italiano affinché
ponga fine a questa crisi e cessi la violazione delle norme comunitarie. Ha
quindi concluso affermando che, anche se la situazione «è difficile», ci sono
ottimi esempi cui ispirarsi per trovare una soluzione, in Italia e nel resto
dell'Europa.
Nel dibattito è
intervenuto, a nome del Gruppo PPE-DE, GIUSEPPE
GARGANI (PPE/DE-I) Presidente della Commissione Giuridica:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, io dico subito al Commissario che pur condividendo
la sua relazione, credo che la situazione non sia difficile ma drammatica.
Io potrei esaurire il mio intervento riportando un
giudizio dell'Economist di
qualche giorno fa: i rifiuti accumulati nelle strade della città non sono solo
dannosi, ma rappresentano un azzardo politico e ricordano ai cittadini la
fragilità della loro civiltà, il che li può indurre a ribellarsi ai propri
rappresentanti politici. È questa la situazione.
Napoli è famosa per le Quattro giornate, come
tutti sanno, quando il popolo si sollevò contro lo straniero. Qualche giornale
ha scritto che oggi i nemici del territorio sono quelli che hanno compromesso
il buon nome di Napoli nel mondo. Si consuma appunto una civiltà. La tragedia
dei rifiuti a Napoli e in Campania non è scoppiata in una notte, ma si trascina
da 14 anni; otto miliardi di euro sono stati spesi inutilmente e le immagini
televisive hanno mostrato all'Europa e al mondo intero l'impraticabilità delle
strade della città e la tragedia vera e propria, come il Commissario ha ricordato,
è iniziata appunto il 21 dicembre, quando i camion della nettezza urbana si
sono fermati perché le discariche sono strapiene, non vi sono inceneritori, il
pericolo sanitario è incombente e di raccolta differenziata, signor
Commissario, non se parla assolutamente.
La Campania, infatti, è priva di
termovalorizzatori, le discariche sono in mano alla delinquenza organizzata, la
camorra. La regione Campania non ha saputo affrontare un problema che tutto
sommato è di ordinaria amministrazione, come quello della pulizia della città,
perché non ha voluto farlo, perché l'amministrazione regionale e il suo
presidente sono succubi della malavita organizzata che ha il controllo
sull'intero business .
Alcune forze politiche che fanno parte del governo
Prodi e tutti i partiti dell'opposizione hanno chiesto lo scioglimento del
Consiglio regionale e la nomina di un commissario con pieni poteri per reagire
contro l'irresponsabile presenza del ministro dell'Ambiente, onorevole Pecoraro
Scanio. Il contributo del piano europeo 1994-1999 di 200 milioni è stato
utilizzato soltanto per l'81% e manca un piano regionale e perciò c'è il
commissario.
Onorevole Presidente, mi dia ancora qualche
secondo. Il commissario può assegnare contratti senza rispettare le regole
europee per gli appalti e così si crea un circolo perverso che determina
illegalità e inefficienza. Il rischio concreto è quello di perdere i 330
milioni per i fondi strutturali. La Commissione ha avviato una procedura
d'infrazione contro l'Italia, era inevitabile purtroppo, e certamente la
Campania è lontana anni luce dalle regole che le direttive europee impongono e
che i vari commissari anche di governo non hanno tenuto in considerazione.
Chiediamo l'ispezione della Commissione e una
presa di posizione forte per imporre la messa in opera dei termovalorizzatori.
Questo l'Europa può farlo e chiediamo un'ispezione del Parlamento in modo che
tutte le istituzioni concorrano ad alleviare le sofferenze di una popolazione
costringendo il Governo ad operare.
L'Europa ha un compito istituzionale ma anche
morale che può costringere a fare. Facciamo almeno in Europa un salto di
qualità perchè, On Commissario, non credo che l'Italia da sola sia in grado di
operare come Lei ha detto."
Nel dibattito è inoltre
intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, la situazione a Napoli è
drammatica soprattutto perché, invece di porre rimedio alla sentenza di
condanna della Corte di giustizia e quindi assicurare una gestione dei rifiuti
in linea con la legislazione europea, si è perso tempo e di questo ne siamo
profondamente rammaricati. Se non si vuole però rischiare che la situazione di
emergenza della Campania si estenda in altre regioni, bisogna intervenire
applicando le norme europee, realizzando termovalorizzatori - nonostante
l'incredibile resistenza di certi pseudoambientalisti come il ministro Pecoraro
Scanio - favorendo la raccolta differenziata.
Ma l'Italia non
è tutta come la Campania, fortunatamente in molte regioni come la Lombardia si
sono compiuti passi in avanti determinanti che hanno prodotto un efficiente
sistema di raccolta e di smaltimento dei rifiuti. Ma in altre regioni la
situazione è molto preoccupante. C'è preoccupazione da parte dei cittadini ed è
il caso di Roma e del Lazio. Alcuni dati: la quantità dei rifiuti è superiore a
quella di Napoli e della Campania, 4.500 tonnellate di immondizia raccolte ogni
giorno a Roma contro le 1.000 di Napoli e i 450 chilogrammi pro capite della
Campania contro i 617 del Lazio, superiore addirittura alla media nazionale di
539 chilogrammi prodotti da un italiano. Tutto questo è contenuto in
un'interrogazione che abbiamo appena presentato con gli altri parlamentari
eletti a Roma.
Però il piano
di rifiuti regionale non è mai partito e già ci sono due procedimenti di
infrazione avviati. I cittadini allarmati guardano con fiducia alle istituzioni
europee, al Parlamento e alla Commissione in modo particolare. Ecco perché,
signor Commissario, le chiediamo con forza che in occasione dell'incontro del
28 di questo mese la Commissione acquisisca i dati e gli elementi sulla
situazione di Roma e del Lazio preannunciando un'ispezione, ci auguriamo, da
parte dello stesso Commissario Dimas e proponiamo anche l'ispezione di una
delegazione di questo Parlamento, anche per valutare il grado di adeguatezza e,
concludo, degli interventi per il 2008. Si intervenga, signor Commissario,
prima che sia troppo tardi."
Nel dibattito è inoltre
intervenuto MARIO MANTOVANI (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, sono stato eletto in un
gruppo politico che quando era al governo in Italia, prima dell'attuale, ha
dovuto schierare le forze di polizia per poter avviare la realizzazione di
regolari impianti di smaltimento dei rifiuti in Campania, opere urgenti, allora
ostacolate da oppositori, onorevole Frassoni, che oggi sono ministri nel
governo di Romano Prodi.
Infatti
le recenti dichiarazioni di Prodi, proprio sul tema dei rifiuti in Campania,
sono la prova del totale fallimento del governo da lui presieduto. Napoli è la
prova di uno Stato che non garantisce la legalità e tollera una situazione
pericolosa per la salute dei cittadini, dannosa per il turismo e per l'immagine
dell'Italia, quindi per la nostra economia e per le nostre esportazioni. Va
però precisato che il grave problema che i cittadini della Campania stanno
vivendo è circoscritto ad una sola delle venti regioni d'Italia ed è facile
individuare le responsabilità politiche e amministrative in capo ad alcuni
amministratori di cui chiediamo le dimissioni."
Nel dibattito è inoltre
intervenuto RICCARDO VENTRE (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, compiacimento per questa nuova forma di democrazia.
Innanzitutto compiacimenti per la lucida analisi del Commissario e speriamo che
ad essa faccia seguito poi un'azione concreta, un'azione che veda coinvolto
anche - e lo chiediamo anche al Presidente del Parlamento - il Parlamento,
perché il problema dei rifiuti a Napoli travalica l'essenza stessa dello
smaltimento, l'ambiente e quant'altro per diventare fenomeno nazionale ed
europeo per quanto ci riguarda.
Brevissime notazioni: la quantità di rifiuti che
viene oggi tolta dalla strada è di gran lunga inferiore a quella che viene
immessa sulle strade, per cui le misure adottate dal governo sono assolutamente
insufficienti. La massa dei rifiuti, la quantità globale dei rifiuti aumenta di
ora in ora, per cui la situazione è sempre più drammatica.
In secondo luogo una notazione politica. Diceva
l'onorevole Pittella che il Parlamento europeo non deve diventare cassa di
risonanza di diatribe nazionali. Ebbene, sta avvenendo questa sera in questo
dibattito esattamente il contrario da parte del centrosinistra. Ne prendiamo
atto e ci comporteremo di conseguenza."
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente
relazione:
- Doc. A6-0406/2007 - Risoluzione sulla proposta di
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'esportazione ed
importazione di prodotti chimici pericolosi
POLITICA SOCIALE
INFORTUNI SUL LAVORO: PIÙ FONDI PER
LA SICUREZZA NEI SETTORI A RISCHIO
Doc.
A6-0518/2007
Relazione sulla strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la
sicurezza sul luogo di lavoro
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 15.1.2008 - Votazione: 15.1.2008
Il Parlamento sollecita una strategia europea per la salute e la sicurezza
sul luogo di lavoro che attribuisca maggiore attenzione ai settori a rischio,
come la siderurgia e l'edilizia, anche attraverso maggiori investimenti e il
pieno ricorso ai fondi europei. Chiede anche una migliore applicazione del
diritto UE, sanzioni più severe, il rafforzamento delle ispezioni e misure di
prevenzione. Ai lavoratori temporanei e atipici vanno garantite pari condizioni
di sicurezza.
Approvando la relazione con 598 voti favorevoli, 20
contrari e 23 astensioni sulla proposta della Commissione in merito a una
strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di
lavoro, il Parlamento sottolinea anzitutto che «la tutela del lavoro e della
salute non solo contribuisce alla produttività, al rendimento e al benessere
dei lavoratori, ma comporta anche risparmi per l'economia e l'intera società».
Ricorda peraltro che, secondo le stime dell'OIL,
nel 2006, nell'Unione europea, circa 167.000 persone sono morte a seguito di un
infortunio sul lavoro o di malattie connesse all'attività lavorativa, mentre la
Commissione stima che ogni anno 300.000 lavoratori subiscono un'invalidità
permanente di gradi diversi. Il Parlamento si compiace quindi «dell'ambizioso
obiettivo» della Commissione di ridurre in media del 25% il numero degli
infortuni sul lavoro nell'UE, ma ritiene importante disporre di misure mirate e
corredate di un calendario e di impegni finanziari che possano quindi essere
misurati e valutati.
I deputati esortano poi la Commissione a prestare
particolare attenzione, nell'ambito della sua strategia, «alle attività o ai settori particolarmente inclini al rischio
(ad esempio, metallurgia, edilizia, elettricità, attività forestale, ecc.)».
D'altra parte, ritengono che il forte accento posto sull'assistenza alle PMI
affinché soddisfino i loro obblighi in materia di salute e sicurezza «sia
estremamente positivo».
Visti gli elevati pericoli cui sono esposti i
lavoratori dell'industria mineraria, dell'industria estrattiva, dell'industria
siderurgica e della cantieristica, il Parlamento chiede agli Stati membri e
alla Commissione di liberare risorse
sufficienti per i necessari investimenti volti a garantire la salute e la sicurezza
sul lavoro. Gli Stati membri sono inoltre invitati a prendere in considerazione
l'adozione di incentivi finanziari per promuovere la salute e la sicurezza sul
luogo di lavoro: sgravi fiscali o preferenza accordata nell'ambito delle gare
d'appalto ad imprese sicure e aziende certificate dal punto di vista della
salute e della sicurezza, introduzione di un sistema "bonus-malus"
nelle polizze di assicurazione e contributi per la sicurezza sociale, nonché
incentivi finanziari per la sostituzione di attrezzature obsolete o non sicure.
Il Parlamento invita poi la Commissione ad avvalersi appieno dei fondi comunitari esistenti
(segnatamente il Fondo sociale europeo) per le questioni relative alla salute e
alla sicurezza: prevenzione e sviluppo di una cultura della prevenzione,
sensibilizzazione, formazione professionale, apprendimento lungo tutto l'arco
della vita, riadattamento e reinserimento dei lavoratori a seguito di una
malattia professionale o di un incidente sul lavoro. Nel sottolineare poi la
necessità di accordare un'attenzione particolare alle PMI, si dovrebbero
destinare altri fondi comunitari (segnatamente quelli del 7° programma quadro
di ricerca) e nazionali alla ricerca sulle malattie professionali.
Per i deputati è della massima importanza garantire una migliore applicazione degli attuali strumenti legislativi in
materia di salute e sicurezza sul lavoro. A loro parere, le misure da prendere
in considerazione dovrebbero comprendere requisiti minimi per la qualità dei
servizi di prevenzione e di ispezione sul lavoro, sanzioni più severe, una
migliore valutazione dell'attuazione della normativa, lo scambio delle migliori
prassi, il rafforzamento della cultura della prevenzione e dei sistemi di
allarme preventivo, un maggiore coinvolgimento dei lavoratori sul luogo di
lavoro e il rafforzamento del ricorso ad accordi di dialogo sociale. La
Commissione dovrebbe inoltre ricorrere più diffusamente alle procedure di
infrazione.
Il Parlamento reputa poi che le ispezioni sul lavoro «costituiscano un
fattore essenziale per l'attuazione della normativa sulla salute e la
sicurezza» e chiede quindi agli Stati membri di fornire ai loro ispettorati
nazionali personale e mezzi finanziari adeguati. Occorre inoltre aumentare il
numero degli ispettori del lavoro (almeno 1 ispettore ogni 10.000 lavoratori),
migliorare la qualità del loro lavoro offrendo una formazione più
multidisciplinare e concentrare le ispezioni su settori prioritari e su
comparti e imprese ad alto rischio di incidenti e con elevati livelli di gruppi
vulnerabili.
I deputati riconoscono inoltre che la prevenzione «riveste un'importanza
fondamentale» e invita quindi la Commissione ad attuare, nell'ambito della
strategia, misure volte a garantire che i datori di lavoro riconoscano e si
assumano le loro responsabilità prevedendo adeguati servizi di prevenzione in
tutti i luoghi di lavoro. Occorre poi assicurare che le attività di prevenzione
siano svolte per quanto possibile all'interno dell'impresa, garantire che il
monitoraggio della salute vada di pari passo con la prevenzione e adattare
sistematicamente al progresso tecnologico la legislazione relativa alla salute
e alla sicurezza sul posto di lavoro.
Il Parlamento esprime peraltro «grave
preoccupazione» per l'incidenza «troppo elevata» di infortuni fra i lavoratori temporanei, a breve termine
e scarsamente qualificati. Ricorda peraltro che una direttiva UE attribuisce ai
lavoratori interinali gli stessi diritti degli altri lavoratori per quanto
concerne la salute sul lavoro, ma non prevede meccanismi specifici per
l'applicazione pratica di questo principio. Chiede quindi alla Commissione di
colmare urgentemente questa lacuna. Nel rilevare poi il numero crescente di contratti di lavoro atipici, ribadisce
che le condizioni in essi contenute «non devono comportare dei rischi per la
salute e la sicurezza». D'altra parte - con 306 voti favorevoli, 375 contrari e
10 astensioni - l'Aula ha soppresso un paragrafo che sottolineava come un
«posto permanente» rappresenti «un contributo importante ai fini della salute e
della sicurezza sul lavoro».
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente
relazione:
- Doc. A6-0515/2007 - Risoluzione sulla proposta di
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento
(CEE) n. 1408/71 del Consiglio relativo all'applicazione dei regimi di
sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro
familiari che si spostano all'interno della Comunità
ISTRUZIONE
ISTRUZIONE E
FORMAZIONE DEGLI ADULTI: NON È MAI TROPPO TARDI PER APPRENDERE
Doc. A6-0502/2007
Relazione sull'educazione degli adulti: non è mai
troppo tardi per apprendere
Procedura: iniziativa - Dibattito: 15.1.2008 - Votazione: 16.1.2008
L'Aula ha approvato la
relazione sottolineando l'importanza dell'istruzione e della formazione degli
adulti per l'occupazione, l'inclusione sociale e la mobilità. In particolare il
Parlamento accoglie con favore la proposta della Commissione relativa ad un
Piano d'azione per l'educazione degli adulti; riconosce la necessità di
adottare misure a vari livelli - alle quali, accanto agli Stati membri, deve
partecipare anche l'Unione europea - per promuovere, rafforzare e far crescere
una cultura dell'apprendimento, specialmente per gli adulti; esorta gli Stati
membri ad introdurre una cultura dell'apprendimento lungo tutto l'arco della
vita focalizzata principalmente sull'istruzione e la formazione degli adulti,
attuando politiche ed azioni volte a facilitare l'acquisizione di conoscenze, a
rendere tale processo più attraente e accessibile e ad aggiornare in modo
permanente le qualifiche; sottolinea l'importanza della parità di genere
nell'ambito dei programmi in materia di apprendimento permanente, affinché
uomini e donne possano usufruire in ugual misura delle possibilità offerte da
tale tipo di formazione, invita la Commissione ad utilizzare tutti gli
strumenti disponibili per verificare il rispetto delle politiche
sull'uguaglianza di genere nella preparazione delle misure di formazione
destinate agli adulti, in cooperazione con l'istituto per la parità di genere.
Nel dibattito è
intervenuto CARLO FATUZZO (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, sono veramente felice di prendere la parola
questa sera in un'Aula che, debbo dire, è abbastanza frequentata.
Per questo documento sull'educazione degli adulti
"non è mai troppo tardi per apprendere" che così intelligentemente e
con grande capacità come tutti conosciamo, l'onorevole Doris Pack ci ha oggi
presentato. Mi fa piacere di avere i rappresentanti della Commissione, il
Commissario Figel', che è tra i più attivi e il più entusiasta nello svolgere
la propria attività, perché c'è veramente bisogno di impegno, perché questo
soggetto – cioè l'insegnamento e l'apprendimento delle persone non più giovani
o lavoratori o anziani – è qualcosa che può veramente avvicinare i cittadini
all'Europa.
Voglio dire qualcosa riguardo ad una categoria di
persone adulte che possono beneficiare di questo apprendimento: è perché ci
sono gli adulti di primo grado, gli adulti di secondo grado, gli adulti di terzo
grado. Io intendo per adulti di terzo grado coloro che hanno terminato
l'attività lavorativa, cominciano la pensione e possono finalmente dedicarsi a
studiare quella materia che hanno sempre desiderato, ma non hanno mai potuto
studiare e approfondire. Io, ad esempio, studierei l'astronomia, qualcun altro
la fisica, qualcuno la geografia.
Ecco, io
credo che è bello e importante che l'Europa agevoli il passaggio dall'attività
e dall'età lavorativa all'età non più lavorativa, in cui però si ha egualmente
il diritto di imparare, di apprendere e di formarsi. Per questo io sono molto
contento di questa relazione e di questa attività del Parlamento europeo per
l'apprendimento anche delle persone anziane."
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
DIRITTI UMANI
- Doc. B6-0022, 0030, 0035, 0037, 0043, 0044/2008 - Risoluzione sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo e sullo
stupro come crimine di guerra
-
Doc. B6- 0021, 0031, 0034, 0038,
0040/2008 - Risoluzione sull'arresto del
dissidente cinese Hu Jia
Il Parlamento condanna l'arresto del dissidente cinese Hu
Jia e ne chiede l'immediato rilascio, assieme agli altri oppositori. Nel
sollecitare la Cina a non sfruttare i Giochi Olimpici come pretesto per
limitare la libertà di espressione, chiede la modifica del codice penale per
permettere ai giornalisti di trasmettere notizie al mondo su questo importante
evento. Per il Parlamento, la Cina deve inoltre chiudere le "prigioni
nere" create per isolare le persone scomode in vista delle Olimpiadi.
-
Doc. B6-0023, 0029, 0032, 0036,
0039, 0042/2008 - Risoluzione comune
sull'Egitto
Sottolineando l'importanza delle relazioni UE/Egitto, il
Parlamento chiede al governo egiziano un pieno rispetto dei diritti umani. Deve
quindi rilasciare gli attivisti delle ONG e gli oppositori politici e cessare
le molestie nei confronti dei giornalisti, garantendo la libertà
d'informazione. Nel notare l'isolamento cui sono relegate le minoranze
religiose, come i Copti, lo esorta a porre termine a ogni forma di tortura e a
garantire l'indipendenza giudiziaria.
- Doc. A6-0520/2007 - Relazione su una
strategia dell’Unione europea sui diritti dei minori
Sostenendo l'idea di una strategia europea sui diritti
dei minori, il Parlamento condanna tutte le forme di violenza contro i minori -
dalle mutilazioni genitali a ogni tipo di sfruttamento sessuale - e norme
comuni per punire i responsabili. Occorre poi un maggiore controllo sui media
audiovisivi, vietare i videogiochi violenti e i siti Internet pedopornografici.
Un'attenzione particolare deve essere attribuita ai bambini rom e immigrati
vittime di discriminazioni e di pratiche tradizionali. Nel sottolineare il
ruolo della famiglia, i deputati chiedono uno strumento UE in materia di
adozioni e di affrontare il problema delle sottrazioni di minori. Sollecitando
poi misure a favore dei bambini disabili, rammentano il diritto alla salute
sessuale e riproduttiva degli adolescenti e chiedono di combattere il lavoro
minorile, anche in Europa.
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
- Doc. A6-0447/2007 - Risoluzione sulla proposta di
decisione del Consiglio che istituisce l'Ufficio europeo di polizia (EUROPOL)
- Doc. A6-0514/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Consiglio che applica il regolamento (CE) n. 168/2007 per quanto riguarda
l'adozione di un quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i
diritti fondamentali per il periodo 2007-2012
CONSUMATORI
- Doc. A6-0504/2007 - Raccomandazione
per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista
dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa
ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE
Il Parlamento ha approvato definitivamente la direttiva
volta a promuovere il mercato unico del credito al consumo. E' così sancita una
serie di obblighi per gli istituti di credito sull'informazione ai consumatori,
nella pubblicità e nella fase precontrattuale, per agevolare la ricerca
dell'offerta più conveniente. Chi ricorre al credito avrà il diritto di
recedere dal contratto entro due settimane senza giustificazioni, e di
rimborsare in anticipo gli importi dovuti versando un indennizzo.
INDUSTRIA
- Doc. A6-0494/2007 - Relazione su
CARS 21: Un quadro normativo competitivo nel settore automobilistico
Sottolineando il potenziale contributo del comparto auto
europeo alla riduzione dell'inquinamento, il Parlamento chiede incentivi alla
rottamazione, tassazione basata sulle emissioni, obiettivi vincolanti di
riduzione delle emissioni di CO2 (dal 2015), sensibilizzazione dei conducenti e
migliori infrastrutture. Ma occorre anche promuovere un maggiore ricorso a
biocarburanti e motori ibridi, pure in Formula 1, il miglioramento della
qualità dei carburanti e l'aumento dei fondi per la ricerca. Il Parlamento
chiede inoltre di completare il mercato interno delle auto, dalla vendita alla
riparazione, ma anche delle multe. Bisogna poi ridurre e semplificare la
normativa, ed eliminare gli oneri burocratici, migliorare la sicurezza
stradale, nonché garantire una leale concorrenza internazionale e l'accesso ai
mercati esteri.
TRASPORTI
- Doc. A6-0497/2007 - Relazione sulla
proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente i
diritti aeroportuali
Il Parlamento accoglie con favore la proposta di
direttiva che istituisce norme comuni per la definizione e la riscossione delle
tasse aeroportuali, ma suggerisce diverse modifiche al testo per restringere il
numero di aeroporti interessati (solo cinque quelli italiani), garantire la non
discriminazione delle compagnie aeree e permettere una modulazione delle tasse
per motivi ambientali. Chiede poi che non sia consentito realizzare profitti
con i diritti riscossi per garantire la sicurezza.
- Doc. A6-0513/2007 - Risoluzione sulla proposta di
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento
n. 11, riguardante l'abolizione di discriminazioni nel campo dei prezzi e delle
condizioni di trasporto, emanato in applicazione dell'articolo 79, paragrafo 3,
del trattato che istituisce la Comunità economica europea e il regolamento (CE)
n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio sull'igiene dei prodotti
alimentari - Aspetti relativi al trasporto
- Doc.A6-0506/2007 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 95/50/CE
per quanto riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione
DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÁ
- Doc. A6-0519/2007 - Relazione
sul ruolo delle donne nell'industria
Il Parlamento chiede all'UE e agli Stati membri di promuovere una presenza
equilibrata di donne e uomini nei consigli d'amministrazione delle imprese ma,
per due soli voti, non chiede l'imposizione di "quote rosa" come
accade in Norvegia. Sollecita inoltre l'introduzione, su base obbligatoria, di
programmi di parità nelle imprese e il rispetto dei criteri di responsabilità
sociale. Occorre poi garantire servizi sociali affidabili, incoraggiare la
formazione delle donne e prevedere tutele per il settore tessile.
AFFARI ESTERI
- Doc. A6-0510/2007 - Risoluzione sull'approccio in materia
di politica regionale per il Mar Nero
- Doc. A6-0516/2007 - Risoluzione su una politica UE più efficace
per il Caucaso meridionale: dalle promesse alle azioni
- Doc.A6-0517/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento
del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 533/2004 relativo
all'istituzione di partenariati europei nell'ambito del processo di
stabilizzazione e di associazione
AGRICOLTURA
- Doc. A6-0508/2007 - Risoluzione sulla proposta di
regolamento del Consiglio relativo alle azioni che la Commissione dovrà intraprendere
per il periodo 2008-2013 mediante applicazioni di telerilevamento messe a punto
nel quadro della politica agricola comune
PROBLEMI ECONOMICI E
MONETARI
- Doc.A6-0481/2007 - Risoluzione sul trattamento fiscale delle
perdite in situazioni transfrontaliere
VARIE
- Doc. B6-0041/2008 - Risoluzione sul secondo Forum sulla
governance di Internet, svoltosi a Rio de Janeiro dal 12 al 15 novembre 2007
DALLE
ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Ampliamento
della zona euro (http://consilium.europa.eu)
CULTURA
·
Agenda
europea della cultura (http://consilium.europa.eu)
AMBIENTE
·
Gestione
dei rischi di alluvioni (http://consilium.europa.eu)
MERCATO INTERNO
·
Protezione
dei dati (http://consilium.europa.eu)
·
Legiferare
meglio (http://consilium.europa.eu.ueDocs/cms_Data/docs/pressData/en/intm/97225.pdf)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
Programma
"Fiscalis 2008-2013" (http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/07/st15/st155392.it07.pdf)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
Ampliamento
Spazio Schengen (http://consilium.europa.eu)
VARIE
·
Nuovo
trattato (http://consilium.europa.eu/uedocs/cmsUpload/cg00014.it07.pdf)
DALLA COMMISSIONE EUROPEA
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Previsioni
economiche di autunno per il 2007-2009 (http://ec.europa.eu)
POLITICA SOCIALE
·
"L'Occupazione
in Europa" (http://ec.europa.eu/employment_social/employment_analysis/employ_20
07_en.htm)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Nuovo
quadro normativo per le telecomunicazioni (http://ec.europa.eu)
·
"Partecipare
alla società dell'informazione" (http://ec.europa.eu/information_society/activities/einclus
ion/index_en.htm)
MERCATO INTERNO
·
I
benefici del mercato unico (http://ec.europa.eu)
POLITICA REGIONALE
·
Aiuti di preadesione (COM
2007/689)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
Revisione
tecnica della direttiva IVA (COM 2007/677)
·
Cooperazione
amministrativa in materia di lotta contro la frode sull'IVA (COM 2007/758)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
Gruppo
di alto livello per la riduzione degli oneri amministrativi (http://ec.europa.eu/enterprise/admi
n-burdens-reduction/admin_burdens_en.htm)
·
"Sviluppo
del microcredito: iniziativa europea" (COM 2007/708)
·
Verso
un Passenger Name Record (PNR) europeo (http://ec.europa.eu)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Sicurezza
dei prodotti (http://ec.europa.eu/consumers/overview/cons_policy/index_en.htm)
TRASPORTI
·
Rete
transeuropea dei trasporti (http://ec.europa.eu/ten/transport/index_en.htm)
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
·
"Il privilegio riservato
agli enti pubblici di poter esercitare in una società per azioni un controllo
sproporzionato rispetto alla loro partecipazione è contrario al diritto
comunitario"
Sentenza della Corte nelle Cause riunite C-463/04 e C-464/04
La normativa
italiana, che consente ad un ente pubblico di nominare direttamente dei membri
del consiglio d'amministrazione, è idonea a dissuadere gli investitori di altri
Stati membri.
·
"La retribuzione delle ore
straordinarie secondo una tariffa inferiore a quella delle ore «normali» può
costituire una discriminazione fondata sul sesso"
Sentenza della Corte nella Causa C-300/06
Una normativa
nazionale che comporta che i lavoratori a tempo parziale siano retribuiti in
misura inferiore rispetto ai lavoratori a tempo pieno per lo stesso numero di
ore effettuate viola il principio della parità delle retribuzioni se danneggia
una percentuale notevolmente più elevata di lavoratori di sesso femminile che
di lavoratori di sesso maschile e se non è obiettivamente giustificata.
·
"Azioni collettive
finalizzate a indurre un'impresa straniera a sottoscrivere con un sindacato un
contratto collettivo di lavoro in grado di dissuaderla dall'avvalersi della sua
libertà di stabilimento ostacolano tale libertà"
Sentenza della Corte nella Causa C-438/05
Dette restrizioni
possono essere giustificate da ragioni di tutela dei lavoratori, purché sia
dimostrato che sono idonee a garantire la realizzazione del legittimo obiettivo
perseguito e non vanno al di là di quanto necessario per conseguirlo.
·
"La responsabilità in
materia di violazione delle regole della concorrenza può trasmettersi da
un'entità economica a quella che le succede, qualora entrambe dipendano dalla
stessa autorità pubblica"
Sentenza della Corte nella Causa C-280/06
Il principio della
responsabilità personale non si oppone a che la sanzione inflitta da
un'autorità garante della concorrenza e del mercato si trasmetta integralmente
all'entità che succede, anche se la prima esiste ancora.
·
"La vittima di un incidente
stradale può esperire un'azione diretta nei confronti dell'assicuratore del
responsabile dinanzi al tribunale del luogo in cui è domiciliata"
Sentenza della Corte nella Causa C-463/06
Il diritto
comunitario assoggetta tale azione ai soli requisiti che l'assicuratore sia
domiciliato in uno Stato membro dell'Unione europea e che il diritto nazionale
preveda la possibilità di un'azione diretta.
·
"La concessione dello status
«must curry» agli organismi di diffusione radiotelevisiva può essere
giustificata da una ragione di politica culturale"
Sentenza della Corte nella Causa C-250/06
Questo status deve
rientrare in un procedimento trasparente ed essere basato su criteri obiettivi
non discriminatori.
Per ulteriori
informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 -
Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352)
43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm
DALLA
GAZZETTA UFFICIALE
AFFARI ECONOMICI E
FINANZIARI
·
Decisione della Banca Centrale Europea del
22 novembre 2007 che modifica
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni “Eliminare
gli ostacoli agli investimenti transfrontalieri dei fondi di capitali di
rischio” {SEC(2007)1719} COM(2007) 853 definitivo
POLITICA SOCIALE
·
Decisione della Commissione del 19 dicembre 2007 recante
modalità di applicazione della decisione n. 573/2007/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati
per il periodo 2008-2013, nell'ambito del programma generale «Solidarietà e
gestione dei flussi migratori», relativa ai sistemi di gestione e di controllo
degli Stati membri, alle norme di gestione amministrativa e finanziaria e
all'ammissibilità delle spese per i progetti cofinanziati dal Fondo [notificata con il numero C(2007)
6396] (GUUE L 7/2008)
AGRICOLTURA
/ PESCA
·
Relazione della Commissione al Consiglio - Prospettive
di mercato per il settore lattiero-caseario COM(2007) 800 definitivo
·
Relazione annuale della Commissione al Parlamento europeo e
al Consiglio sugli sforzi compiuti dagli Stati membri nel 2006 per il raggiungimento
di un equilibrio sostenibile tra la capacità e le possibilità di pesca
{SEC(2007) 1703} {SEC(2007) 1704} COM(2007) 828 definitivo
AMBIENTE
·
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al
Consiglio, seconda relazione sull’utilizzo delle risorse finanziarie
destinate alla disattivazione delle installazioni nucleari e alla
gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi {SEC(2007) 1654} COM(2007) 794 definitivo
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ad un codice
di comportamento in materia di sistemi telematici di prenotazione
(presentata dalla Commissione) {SEC(2007)1496} {SEC(2007)1497} COM(2007) 709 definitivo
·
Direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
dell’11 dicembre 2007 che modifica la direttiva 89/552/CEE del Consiglio
relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio
delle attività televisive (GUUE L 332/2007)
POLITICA
DEI CONSUMATORI
·
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente una
procedura comunitaria sulla trasparenza dei prezzi al consumatore finale
industriale di gas e di energia elettrica (rifusione) (presentata
dalla Commissione) COM(2007) 735 definitivo
VARIE
·
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio,
al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Appalti
pre-commerciali: promuovere l’innovazione per garantire servizi pubblici
sostenibili e di elevata qualità in Europa {SEC(2007) 1668} COM(2007) 799 definitivo
BANDI
- INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni
bandi - inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono
consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.europa.eu
sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl
AUDIOVISIVI
MEDIA
2007 - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - EACEA/28/07 - SOSTEGNO ALLA DISTRIBUZIONE TRANSNAZIONALE DEI FILM EUROPEI E ALLA
MESSA IN RETE DEI DISTRIBUTORI EUROPEI - SISTEMA DI SOSTEGNO «SELETTIVO», IN
GUUE C 311/14 DEL 21/12/2007.
Codice: EACEA 28/07
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_311/c_
Scadenza: 1/4/2008
ESPERTI, ASSUNZIONI
INVITO
A MANIFESTARE INTERESSE A PARTECIPARE A DUE GRUPPI DI ESPERTI SCIENTIFICI DELL'AUTORITA' EUROPEA PER LA
SICUREZZA ALIMENTARE (EFSA-PARMA, ITALIA): 1) GRUPPO DI ESPERTI
SCIENTIFICI SUGLI ADDITIVI ALIMENTARI E SULLE FONTI ALIMENTARI AGGIUNTE AGLI
ALIMENTI; 2) GRUPPO DI ESPERTI SCIENTIFICI SUI MATERIALI A CONTATTO CON GLI
ALIMENTI, GLI ENZIMI, GLI AROMATIZZANTI E I COADIUVANTI TECNOLOGICO. IN GUUE C
5/09 DEL 10.01.2008
Codice: EFSA/E/2008/001
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2
Scadenza:
15/2/2008
PAESI TERZI - EUROPEAID
TUTTI
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "ACCESS TO CULTURE,
PROTECTION AND PROMOTION OF CULTURAL DIVERSITY" - "INVESTING IN
PEOPLE" (ACCESSO ALLA CULTURA, ALLA PROTEZIONE E PROMOZIONE DELLA
DIVERSITÀ CULTURALE - INVESTENDO NELLE PERSONE)
Codice:
EuropeAid/126415/C/ACT/Multi
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
Scadenza:
12/2/2008
ALGERIA
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "EURO-MED JEUNESSE
III" (EUROPA-AREA MEDITERRANEA GIOVENTÙ III) PER FAVORIRE LA COMPRENSIONE
RECIPROCA TRA LE AREE, IL DIALOGO INTERCULTURALE, LA CITTADINANZA ATTIVA E
CONTRIBUIRE ALLO SVILUPPO DI POLITICHE GIOVANILI)
Codice: EuropeAid/126419/C/ACT/DZ
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
Scadenza:
20/2/2008
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA
PARTNERS
Azienda israeliana specializzata nella produzione di parti e
finiture di precisione per il settore medico, laser, fibre ottiche e
telecomunicazioni sta cercando intermediari commerciali, joint
venture e commesse di produzione in tutta Europa. IL
641
Azienda russa specializzata nello sviluppo di soluzioni
software sta cercando servizi intermediari, cooperazioni
finanziarie e contratti di joint venture in tutta Europa. Inoltre offre attività di ricerca e sviluppo
tecnologico. RU 639
Azienda russa produttrice di materiale
medico sta cercando servizi intermediari e cooperazione
finanziaria a livello europeo. RU 640
Azienda russa specializzata nella vendita di fonti
alternative di energia sta cerando cooperazioni finanziarie,
accordi di joint venture e attività di ricerca e sviluppo in tutta Europa. RU 646
Azienda russa produttrice di prodotti
farmaceutici sta cercando servizi intermediari, cooperazione
finanziaria e di ricerca e sviluppo al fine di realizzare un progetto per la
diffusione e la brevettazione di uno spazzolino da denti di nuova concezione. RU 647
Azienda svedese produttrice di autobus
sta cercando produttori italiani di sedie e tappeti in plastica per autobus. SE 643
Azienda svedese specializzata nella vendita al
dettaglio di abbigliamento
per bambini sta cercando intermediari commerciali in tutta
Europa. SE 648
Azienda bulgara produttrice di cosmetici
è interessata al mercato europeo al fine di espandere la sua produzione. BG 642
Azienda estone produttrice di lastre in acciaio sta
cercando partner commerciali in tutta Europa.
EE 644
Azienda lituana sta cercando produttori di abbigliamento
per uomo e donna, produttori di borse e di calzature per
acquistare i loro prodotti. LV 645
Azienda slovena produttrice di lana di pecora sta
cercando di esportare coperte di lana e materiale isolante in lana in Europa.
L’azienda sta inoltre cercando, negozi specializzati nella vendita di prodotti
per equitazione, associazioni equestri e aziende produttrici di materiale per
equitazione.
SI 619
Azienda slovena sta cercando contatti
commerciali in Veneto con grossisti distributori per prodotti cosmetici e profumi
delle marche più famose. SI 632
Azienda francese specializzata nel campo delle traduzioni
in varie lingue sta cercando cooperazioni tecniche e
sub-contratti con altre aziende europee. FR 617
Per ulteriori
informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto
tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
·
Eurodeputati
Delegazione italiana FORZA ITALIA - P
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma
- Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles -
Tel. +32 2 284.25.96 -
Fax +32 2 284.69.06
·
Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B - 1047 Bruxelles - Tel.:
0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it
·
Commissione delle Comunità Europee
Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 - http://europa.eu.int/comm
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it
·
Consiglio
dell'Unione Europea - Rue de la
Loi, 175 B - 1048 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int
·
Corte
di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int
·
Comitato
economico e sociale - Rue
Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int
·
Comitato
delle regioni - Rue Montoyer,
92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int
·
Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S
(Bandi): http://ted.publications.eu.int
·
Euro
Info Centres (informano e
forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee:
normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza,
concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html
Partito Popolare Europeo - Rue de Commerce, 10 1000 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 4140
- http://www.epp-eu.org/
EUROINFORMAZIONI
E' ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org