GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

  

                                                                                                                                

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

6 Dicembre 2007

n° 155

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commmercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

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Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l'Eurosportello di Unioncamere del Veneto.

 


 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

DIRETTIVA "TELEVISIONE SENZA FRONTIERE"

 

Il Consiglio Affari generali ha adottato una posizione comune che modifica alcune disposizioni del progetto di direttiva “Televisione senza frontiere”. Il Consiglio è d’accordo sui principi di base stabiliti dalla Commissione, ma vuole definire meglio alcune clausole. Oltre ad alcune modifiche strutturali introdotte nella normativa prevista per i servizi lineari e non lineari, gli emendamenti riguardano:

·        il paese d’origine: il principio del paese d’origine è riconosciuto, ma il Consiglio ha aggiunto un meccanismo speciale inteso a trattare i casi in cui un programma televisivo riguarda direttamente o completamente uno Stato membro diverso da quello in cui la società di diffusione è insediata;

·        diffusione di pubblicità: la diffusione di pubblicità diretta o indiretta deve essere vietata per tutti i programmi elaborati dopo la data limite di ricezione della direttiva; tuttavia, possono essere autorizzate alcune eccezioni, ad alcune condizioni;

·        protezione dei bambini e dei minorenni: devono essere sviluppati codici di comportamento per la pubblicità per gli alimenti grassi e zuccherati rivolti ai bambini, nonché regole quantitative più severe sull’interruzione dei programmi per bambini. La protezione dei minorenni deve essere rafforzata nei servizi su richiesta, introducendo un codice di accesso per i programmi che potrebbero recare pregiudizio allo sviluppo fisico, mentale o morale degli adolescenti;

·        la diffusione di brevi estratti: il Consiglio vuole ampliare il diritto per le reti televisive di ricorrere ai “brevi estratti”, creando un diritto da applicare nell’insieme dell’Unione europea, le cui modalità di applicazione sarebbero di competenza degli Stati membri;

·        la promozione delle opere europee: anche i fornitori di servizi su richiesta devono promuovere esplicitamente la produzione e l’accesso alle opere europee. La posizione comune è stata comunicata al Parlamento europeo per una seconda lettura, nel quadro della codecisione.

 

 

 

LO SVILUPPO DEL MICROCREDITO IN EUROPA

 

La Commissione intende migliorare l’accesso al finanziamento delle piccole imprese e di chi non può avere prestiti bancari.

Per questa ragione propone di creare una entità europea finanziata dai fondi strutturali incaricata dell’assistenza tecnica per sviluppare microcrediti nell’UE.

La signora Hubner, commissario alla politica regionale, ha presentato l’iniziativa il 19 novembre 2007.

E’ stata presentata una proposta per creare un nesso tra il potenziale del microcredito e l’insufficiente offerta nell’UE. Nell’UE il microcredito comporta importi inferiori a 25.000 euro.

Per Eurostat la domanda potrebbe arrivare a 700.00 prestiti pari a 6,1 miliardi di euro a breve termine.

I finanziamenti sono previsti per le microimprese con meno di 10 lavoratori, disoccupati e inattivi che vogliono mettersi in proprio ma che non possono accedere alle banche. Il 55% degli interrogati preferisce essere autonomo e non lavoratore dipendente. Tale iniziativa si sviluppa nei vecchi e nuovi paesi UE dove le microimprese rappresentano il 91% delle imprese UE.

Il finanziamento dell’iniziativa sarà a valere sul bilancio di assistenza tecnica del FERS gestito dalla Commissione e partirà con una dotazione di 10/15 milioni di euro, per finanziare istituti non bancari.

L’iniziativa sarà gestita dal Fondo di investimento UE che è partner della Commissione tramite l’iniziativa JEREMIE del 2005.

La signora Hubner ha affermato che si escluderanno gli istituti non affidabili; inoltre non esclude il settore bancario, ma in Europa le banche non intervengono nel microcredito.

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  12 - 15 NOVEMBRE 2007

 

 

 

ISTITUZIONI

 

 

 

APERTURA DELLA SESSIONE

 

 

Dando inizio ai lavori parlamentari, il Presidente HANS-GERT PÔETTERING ha espresso le condoglianze al popolo finlandese per l'uccisione di otto persone, studenti e docenti, in un liceo presso Helsinki. Si è poi pronunciato sulla Convenzione sulle mine antipersona sostenendo che l'obiettivo finale deve essere "un mondo senza mine" e, a tal fine, è assolutamente necessaria una politica europea in materia. All'ordine del giorno è stato aggiunto un dibattito sulla situazione in Georgia.

 

Il Presidente, ricordando i «tragici eventi» del 7 novembre scorso in cui sono state uccise 8 persone in un liceo della città di Tuusula, a circa 60 km da Helsinki, ha espresso le condoglianze del Parlamento al popolo finlandese.

 

Il Presidente ha salutato con favore la prossima riunione della Conferenza delle parti aderenti alla Convenzione di Ottawa sul divieto delle mine antipersona (che si terrà ad Amman dal 18 al 22 novembre). Sottolineando che tali armi «non distinguono tra civili e militari», ha affermato che la Convezione «è una vittoria per l'umanità» e ha ricordato, infatti, che la campagna a favore della sua ratifica ha ottenuto il Premio Nobel nel 1997. 

 

Ha quindi ricordato che il Parlamento ha sempre sostenuto la campagna e promosso l'attuazione della Convenzione. Ha quindi osservato che ¾ degli Stati l'ha ratificata e che sono anche diminuiti i paesi in cui sono prodotte tali armi, tuttavia in 69 paesi le mine antipersona non sono del tutto eliminate. Il Presidente ha evidenziato il ruolo importante, anche finanziario, dell'UE nell'attuazione della Convenzione e ha poi ricordato che, al Consiglio, è in fase di elaborazione una nuova azione comune in materia.

 

L'obiettivo finale, ha detto il Presidente, «è un mondo senza mine» e, a tal fine, «è assolutamente necessaria una politica europea».

 

 

 

 

SARKOZY AL PARLAMENTO: L'EUROPA SI DIFENDA DALLA GLOBALIZZAZIONE

 

Seduta solenne - Allocuzione di Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica francese

13.11.2007

 

Il Presidente Sarkozy ha illustrato all'Aula la sua visione dell'Europa. Un'Europa che tenga conto delle aspettative dei suoi popoli, democratica e pluralista che, ormai dotata dei mezzi per agire, non abbia paura di ripensare i suoi obiettivi. Un'Europa che difenda le diverse identità e culture e che tuteli i diritti umani nel mondo. Ma che si difenda anche dalla concorrenza sleale e moralizzi il capitalismo finanziario, e che abbia politiche comuni in materia di difesa e d'immigrazione.

 

Il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha introdotto l'intervento di Nicolas Sarkozy dicendosi onorato dalla sua presenza al Parlamento europeo e sottolineando che vi era molta attesa per il suo intervento in Aula. Ha poi evidenziato come il Capo di Stato francese, anche durante la campagna presidenziale, abbia regolarmente e fermamente sostenuto la priorità della costruzione europea. Dopo aver ricordato che, già nel 1849, Victor Hugo ipotizzava l'unione degli Stati europei, il Presidente ha ricordato i due grandi protagonisti francesi dell'integrazione europea: Robert Schumann e Jean Monnet.

Ha poi evidenziato che il Presidente Sarkozy, già prima della sua elezione, aveva dichiarato l'intenzione di porre la Francia al centro della politica europea e la sua influenza si è infatti sentita nella definizione del nuovo trattato, dimostrando «decisione e coraggio». Si è poi rallegrato di essere stato il primo invitato non francese all'Eliseo, notando che ciò denota la convinzione europea del Presidente, che condivide gli stessi valori difesi dal Parlamento europeo. Ha infine ricordato che, nel corso di un discorso di Sarkozy a Strasburgo, il Presidente francese aveva dichiarato che la Francia e tutti gli europei avrebbero dovuto assumersi le proprie responsabilità e che avrebbe avviato un ampio dibattito affrontando tutte le questioni.

Il Presidente Nicolas Sarkozy, dopo aver ringraziato per l'invito al Parlamento - «dove batte il cuore democratico europeo» - ha subito voluto rinnovare di fronte ai deputati «l'impegno europeo della Francia» e ha precisato che il "no" alla Costituzione non è stata, per il popolo francese, l'espressione di un rifiuto dell'Europa bensì «di una più grande esigenza nei suoi riguardi».

 

L'Europa sia all'altezza delle aspettative dei suoi popoli

Sin dall'inizio, ha aggiunto, la costruzione europea è stata sostenuta da una speranza di pace, fratellanza e progresso nata a seguito dei grandi conflitti del XX secolo, e i popoli si aspettano ora che l'Europa sia all'altezza di questa speranza. La costruzione europea, ha poi spiegato, deve essere presa per quello che è: un'esigenza spirituale, morale e politica. E' l'espressione di una volontà comune dei popoli «che si riconoscono nei valori e in una civilizzazione che vogliono mantenere vivi». L'Europa, ha insistito, non è una macchina amministrativa o legislativa, e «non può essere tenuta lontana dai sentimenti e dalle passioni umane», «o sarà un grande ideale oppure finirà».

Tutti coloro che amano l'Europa, ha proseguito, devono prendere sul serio i "no" dei cittadini francesi e olandesi. In questi "no" vi era l'angoscia e la delusione condivisa da milioni di persone che avevano la sensazione che l'Europa non li proteggesse più a sufficienza e che era diventata indifferente alle difficoltà delle loro vite. Per il Presidente, questi "no" sono stati «disastrosi» e hanno condotto l'Europa alla sua più grave crisi della storia. Una crisi, tuttavia, che poteva diventare «salutare» se avesse portato a una riflessione sulle sue motivazioni.

 

La necessità del dialogo, no al pensiero unico

Nella costruzione europea, ha proseguito, le assemblee parlamentari che si sono susseguite hanno avuto un «ruolo decisivo». Coloro che vi hanno preso parte, cui va reso omaggio, sono stati i rappresentanti dei cittadini d'Europa, in tutta la loro diversità. Diversità che non dev'essere temuta, ma rispettata come la più grande ricchezza. La democrazia vuol dire dibattito, ha sottolineato il Presidente, «è la pluralità dei punti di vista» e «si farà morire l'Europa se ci si riunisce tutti intorno a un pensiero unico, dove colui che la pensa in modo diverso è una cattivo europeo».

E' per tale ragione che il Presidente ha «sempre preferito la regola della maggioranza rispetto a quella dell'unanimità». Con quest'ultima, ha osservato, «non si deciderà mai niente di grandioso, d'audace e non si correrà mai nessun rischio, poiché con l'unanimità ci si allea con coloro che vogliono meno Europa». L'unanimità è «impotenza». Il Presidente ha quindi spiegato che è per tale ragione che ha sostenuto l'estensione delle decisioni a maggioranza nel trattato di riforma.

 

Il ruolo della politica, pensare al futuro dell'Europa

L'Europa, ha proseguito deve avere più dibattiti, più democrazia e, in fondo, «più politica». E' grazie alla politica, ha infatti spiegato il Presidente, che si è potuti uscire dall'impasse istituzionale al Vertice di giugno, prendendo atto del fallimento della Costituzione. La politica significava proporre ai francesi che avevano votato "no" di negoziare un trattato semplificato per sbloccare l'Europa e di farlo ratificare dal Parlamento, «come ero stato autorizzato dal popolo francese». La politica significava anche, per i sostenitori della Costituzione, «accettare di riaprire i negoziati su un altro progetto meno ambizioso».

Il Presidente ha però ammonito a non commettere l'errore di credere che, con il nuovo trattato, «l'Europa abbia risolto tutto». Il trattato, ha infatti spiegato, «risolve la crisi istituzionale ma non la crisi politica e morale dell'Europa», permette di decidere e di agire «ma non spiega quali sono gli obiettivi» e non dice cosa sarà l'Europa di domani e come «contribuirà a migliorare la vita dei cittadini», «non fornisce motivi per ridare fiducia a coloro che avevano smesso di credere nell'Europa». A suo parere, quindi, occorre discutere di tutte le politiche: di bilancio, commerciale, monetaria e industriale, fiscale. Nell'Europa democratica, inoltre, «nessuna indipendenza può essere confusa con una totale irresponsabilità» e l'indipendenza garantita da uno statuto «non può dispensare dal dover rendere conto». Poiché, in democrazia, «la responsabilità politica è un principio imprescindibile». E' per tale motivo, ha spiegato il Presidente, che ha proposto l'istituzione di un comitato di saggi per riflettere sul futuro dell'Europa.

 

Difendere identità e la cultura e tutelare i diritti dell'uomo

In una democrazia, ha proseguito il Presidente, bisogna poter discutere - senza paura - di come l'Europa costruisce e difende la propria identità ma anche quelle nazionali che rappresentano «una ricchezza» dell'Europa. A suo parere infatti gli europei stanno vivendo una crisi d'identità «legata alla globalizzazione e alla mercificazione del mondo».

La politica, ha aggiunto, ha preso troppo ritardo rispetto all'economia e, ancora più ritardo ha preso la cultura. In un mondo minacciato dall'omologazione, ha insistito, l'Europa deve difendere i valori di civiltà e spirituali nonché la diversità culturale. Deve pertanto difendere le identità.

Anche i diritti dell'uomo fanno parte dell'identità europea: «dappertutto nel mondo, ogni volta che un essere umano è oppresso, che un uomo è perseguitato, che un bambino è martirizzato e che un popolo è sottomesso, l'Europa deve essere al suo fianco». L'Europa deve portare la questione dei diritti umani in tutte le regioni del mondo e coloro che hanno rinunciato a questo per ottenere dei contratti, ha aggiunto, «non hanno avuto i contratti e sono stati sconfitti sul piano dei valori».

 

Proteggere i popoli dalla concorrenza sleale

Per il Presidente, se si vuole evitare che i popoli chiedano il protezionismo e la chiusura, occorre «avere il coraggio di discutere di cosa deve essere una vera preferenza comunitaria». Occorre inoltre dotarsi dei mezzi di cui dispongono gli altri: «se altre regioni del mondo hanno il diritto di difendersi contro il dumping, perché l'Europa deve subirlo? Se tutti i paesi hanno una politica dei cambi, perché non dovrebbe averla anche l'Europa? Se altre nazioni possono riservare parte degli appalti pubblici alle loro PMI, perché non dovrebbe farlo l'Europa? Se altri paesi attuano una politica industriale, perché non dovrebbe farlo l'Europa? Infine, se altre nazioni difendono i loro agricoltori, perché l'Europa dovrebbe rinunciare a difendere i suoi?».

L'Europa, ha proseguito, non vuole il protezionismo, «ma deve reclamare la reciprocità» e garantire la sua indipendenza energetica e alimentare. Vuole essere esemplare nella lotta contro i cambiamenti climatici, «ma non può accettare la concorrenza sleale di paesi che non impongono nessun vincolo ecologico». E' legata alla concorrenza, «ma non può essere la sola a farne un dogma», ed è per questo motivo che il Vertice di Bruxelles ha deciso che la concorrenza «è un mezzo, non una finalità».

 

Un capitalismo che produce, controllare gli speculatori

L'Europa, ha proseguito, ha scelto l'economia di mercato e il capitalismo. Ma ciò non implica un "laissez faire" assoluto e la deriva di un capitalismo finanziario «che avvantaggia gli speculatori e chi vive di rendita, invece degli imprenditori e dei lavoratori». Quello europeo, ha insistito, «è sempre stato un capitalismo di imprenditori, di produzione, e non di speculazione e di rendite». L'Europa, ha quindi affermato il Presidente, «ha un ruolo da svolgere nella necessaria moralizzazione del capitalismo finanziario», e non può accettare che alcuni speculatori, come nel caso dei subprime, rimettano in causa la concorrenza mondiale.

 

Una difesa europea e una politica comune dell'immigrazione

Altri temi di cui si dovrà discutere e che saranno affrontati nel corso della presidenza francese, ha proseguito, sono la riforma della politica agricola comune, la questione della fiscalità ecologica, delle energie rinnovabili e della difesa. A quest'ultimo proposito, il Presidente ha chiesto come sarebbe possibile per l'Europa essere indipendente e influenzare la politica mondiale, essere un fattore di pace e di stabilità, «se non  è capace di garantire la propria sicurezza». Che senso avrebbe, ha insistito, dibattere dell'impegno europeo «se non siamo capaci di discutere della costruzione di una difesa europea e di un rinnovo dell'alleanza atlantica».

Sin dall'inizio delle origini, ha proseguito, l'Europa ha promosso la solidarietà. Questa si è concretizzata nella politica regionale e deve anche esprimersi nella difesa, così come in una politica europea dell'immigrazione. In un'Europa dove vige la libera circolazione tra gli Stati membri, ha aggiunto, «non è possibile appartenere allo spazio Schengen e procedere a delle regolarizzazioni senza chiedere il parere ai partner, visto che tali regolarizzazioni hanno un impatto su tutti gli altri paesi dell'area».

 

Non c'è più tempo da perdere

Il Presidente, ha infine sottoscritto le parole di Simone Veil, prima presidente del Parlamento europeo eletto a suffragio universale: «quali che siano le nostre differenze, condividiamo la stessa volontà di realizzare una comunità fondata su un patrimonio comune e un rispetto condiviso dei valori umani fondamentali; è con questo spirito che vi invito a abbordare fraternamente i lavori che ci attendono». Per Sarkozy sono queste le sfide che i cittadini si attendono che l'Europa colga e «non c'è più tempo da perdere per fare in modo che i popoli ritrovino fiducia nell'Europa».

 

 

 

SCIOLTO IL GRUPPO "IDENTITÀ, TRADIZIONE, SOVRANITÀ"

 

Al termine delle votazioni di mercoledì, il Presidente di seduta ha annunciato all'Aula che, a seguito della defezione di due deputati rumeni, che si aggiungono a quella dei giorni scorsi di altri tre colleghi, il gruppo "Identità, Tradizione, Sovranità" (ITS) non rispetta più le condizioni fissate dal regolamento per la costituzione di un gruppo politico ed è pertanto sciolto con effetto immediato.

Tutti i membri del gruppo disciolto raggiungono quindi i "Non Iscritti", l'equivalente del gruppo misto del Parlamento italiano.

 

 

SFRUTTARE LA GLOBALIZZAZIONE, AD ARMI PARI

Docc. B6-0435, 0441, 0442, 0447/2007

 

Risoluzione comune sull'interesse europeo: riuscire nell'epoca della globalizzazione

Procedura: Risoluzione comune

Dibattito: 14.11.2007 - Votazione: 15.11.2007

 

La globalizzazione crea nuove opportunità per le economie europee. E' quanto afferma il Parlamento chiedendo norme uguali per tutti a livello internazionale. Ma anche l'adeguamento degli orientamenti in materia di occupazione e principi comuni sulla flessicurezza. Occorrono poi politiche fiscali valide, mercati finanziari trasparenti e innovazione. Sostenendo l'indipendenza della BCE, chiede una politica antinflazionistica. Sollecita infine una politica comune per l'immigrazione.

 

Approvando con 435 voti favorevoli, 86 contrari e 32 astensioni una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici eccetto GUE/NGL e IND/DEM, il Parlamento rileva che la globalizzazione dell'economia «crea nuove opportunità per le economie dell'UE che sono destinate a svolgere un ruolo più importante nei prossimi decenni». Le economie europee potranno anche «godere di vantaggi aggiuntivi derivanti dallo sfruttamento di economie di scala, della capacità, dell’urbanizzazione, delle reti e di una reputazione positiva».

Il Parlamento sottolinea che l’UE può realizzare i suoi obiettivi di Lisbona a livello interno soltanto «se sarà attiva e unita sulla scena mondiale». Ritiene pertanto che un approccio globale di politica esterna, incentrato sulla cooperazione nel campo della regolamentazione, sulla convergenza dei criteri e sull'equivalenza delle norme, «debba promuovere sia la concorrenza leale che gli scambi». Come uno dei principali beneficiari dell'economia mondiale aperta, l'UE ha la grande responsabilità di affrontare problemi globali e di mettere a punto strumenti di politica estera economica comune in grado di gestire adeguatamente l’impatto esterno del mercato unico dell’UE.

Per quanto riguarda le politiche interne, il Parlamento accoglie il fatto che la Commissione abbia dichiarato che verrà prestata maggiore attenzione all'integrazione attiva e alle pari opportunità, che andrebbe promossa una protezione sociale adeguata e rafforzata la lotta contro la povertà. Così come che in tutta Europa sono necessari mezzi più efficaci per garantire ai cittadini gli esistenti diritti di accesso all'occupazione, all'istruzione, ai servizi sociali, all'assistenza sanitaria e ad altre forme di protezione sociale.

Sottolinea peraltro la necessità di assicurare e migliorare l'integrazione e la visibilità della dimensione sociale nel prossimo ciclo della strategia di Lisbona e in particolare negli orientamenti integrati. Invita quindi la Commissione a adeguarli per rimediare alle debolezze percepite negli orientamenti per l'occupazione. Ritiene infatti che questi non attribuiscono importanza a taluni obiettivi sociali basilari: ridurre il numero di lavoratori poveri e aumentare l'accesso a lavori di qualità, all'istruzione, all’assistenza sanitaria e ad altre forme di protezione sociale per tutti. 

Il Parlamento appoggia l’adozione di un insieme equilibrato di principi comuni riguardanti la flessicurezza, che combinino flessibilità e sicurezza per i lavoratori e i datori di lavoro nel mercato dell’occupazione. Incoraggia pertanto gli Stati membri a integrarli nella consultazione con le parti sociali sui programmi nazionali di riforma. Evidenzia peraltro «il ruolo centrale» che rivestono la formazione e la riqualificazione, politiche attive in materia di mercato del lavoro, un’adeguata protezione sociale e la riduzione della segmentazione del mercato del lavoro, garantendo diritti all'occupazione per tutti i lavoratori.

In materia di politica economica, facendo proprio un emendamento proposto dai Verdi, il Parlamento invita a sviluppare una "iniziativa intelligente di crescita verde dell'UE" che comprenda tutti i principali esistenti strumenti economici dell'UE. Stimola inoltre la Commissione a non separare le politiche ambientali dalla politica economica e dell'occupazione. Nel sottolineare poi che uno dei problemi fondamentali di alcuni Stati membri risiede nell’insufficienza della domanda interna, pone in luce l'importanza «capitale» di politiche fiscali valide e una sana gestione delle finanze pubbliche.

Per il Parlamento, inoltre, la trasparenza dei mercati finanziari, norme efficaci sulla concorrenza e una regolamentazione e una vigilanza adeguate «continueranno ad essere di importanza vitale», soprattutto alla luce della globalizzazione dei mercati finanziari e della necessità di garantire i diritti dei consumatori. Gli orientamenti di politica economica, d'altra parte, dovrebbero comprendere misure a sostegno dell'offerta per creare un ambiente propizio alle operazioni transfrontaliere delle imprese e accelerare la creazione di un mercato finanziario unico.

Il Parlamento riconosce poi che in Europa è necessario che l'innovazione si traduca più rapidamente in nuovi prodotti e servizi. Appoggia pertanto la richiesta della Commissione relativa a un "triangolo della conoscenza" costituito da ricerca, istruzione e innovazione e si attende investimenti più efficaci in nuove competenze, nella formazione continua e in sistemi di istruzione e formazione moderni. Occorre anche favorire l'innovazione dei processi e delle procedure di gestione nonché delle strutture organizzative. In proposito riconosce che l'accesso alle risorse per le imprese più piccole e i privati è fondamentale per accrescere i livelli di R&S e sviluppare nuove tecnologie e reputa quindi necessario promuovere sia i finanziamenti iniziali sia quelli che coprono un periodo sufficientemente lungo per consentire l'immissione dei prodotti sul mercato.

Il Parlamento difende l’indipendenza della BCE nella fissazione della politica monetaria e nella gestione dell’effetto della volatilità dei mercati finanziari globali. Sottolinea che l’apprezzamento del tasso di cambio dell’euro «è il risultato di squilibri crescenti in paesi terzi e della debolezza della domanda nella zona euro». Si chiede tuttavia con preoccupazione se la crescita europea sarà abbastanza forte da compensare la volatilità dei mercati finanziari mondiali e dei tassi di cambio.

D'altra parte ritiene che l’aumento della domanda di risorse naturali e di prodotti e servizi basilari spinto dalla crescita delle economie in via di sviluppo «possa esercitare sulle economie degli Stati membri dell’UE una pressione inflazionistica che finora è stata controbilanciata dal loro contributo all’aumento dell'offerta globale». Gli Stati membri dell'UE devono quindi predisporre strumenti di politica economica antinflazionistica unitamente a strategie di crescita tecnologica nonché a un contesto di possibile adeguamento macroeconomico e di coordinamento rafforzato.

Reputando necessario disporre di istituzioni sovranazionali per affrontare sfide sopranazionali, il Parlamento ritiene che la definizione di norme e standard globali «sia essenziale per realizzare la convergenza in campo normativo». Esorta la Commissione a partecipare attivamente al lavoro di tutte le agenzie e tutti gli organismi di normazione competenti a livello internazionale «al fine di raggiungere maggiore coerenza fra le regole e le prassi dell'UE e quelle dei suoi principali partner commerciali».

Il mercato transatlantico, per i deputati, potrebbe rappresentare «uno strumento appropriato» per assicurare all'UE la necessaria efficacia in materia di difesa commerciale, competitività sostenibile e innovazione. Ma invitano la Commissione ad assicurare che sia garantita la reciprocità delle condizioni di accesso ai mercati e rinnovano la richiesta di eliminare o ridurre in misura significativa tutte le barriere agli scambi e agli investimenti. D'altra parte, il Parlamento considera gli Strumenti di difesa commerciale «una componente indispensabile della strategia dell'UE».

Il Parlamento sottolinea infine che l’UE ha bisogno di disporre con urgenza di una politica comune in materia di frontiere e di immigrazione. Questa deve prevedere un sistema integrato di controlli alle frontiere ma anche strategie, criteri e procedure armonizzati per la migrazione economica, «lasciando ai singoli Stati membri la decisione sul numero di ammissioni». Sottolinea poi la necessità di adoperarsi maggiormente per trovare, mediante lo scambio di esperienze, «il modo di convertire l’immigrazione interna in un fattore di riuscita per tutte le parti, a livello sia sociale che economico».

 

Dichiarazione della Presidenza

Aprendo il dibattito, Manuel Lobo Atunes ha sottolineato che la globalizzazione è essenzialmente un fenomeno politico e non soltanto un fenomeno economico e tecnologico. Esso presenta due sfaccettature: da un lato i cittadini hanno perso posti di lavoro e si sono sentiti minacciati, dall'altro «sono stati creati nuovi posti, i livelli dei prezzi sono più bassi, il commercio è buono ed i servizi in crescita».

Si tratta quindi di vedere «come gestire la globalizzazione», mantenendo il controllo politico. Il Ministro, in proposito, ha sottolineato che l'Europa «è in grado di guidare e plasmare la globalizzazione». Il «nuovo assetto istituzionale» previsto dal trattato riformato e il nuovo ciclo della strategia di Lisbona sosterrebbero l'approccio europeo. Tuttavia, ha rilevato come «la riforma debba essere ora accelerata» e vi debba essere una coerente strategia per far fronte alla globalizzazione.

 

Secondo il Ministro, la migrazione è un tema principale in quanto «la crescita demografica dell'Unione è sempre più sostenuta dai flussi migratori», che contribuiscono a far fronte al basso livello di flessibilità del mercato all'interno della Comunità. Inoltre, la dimensione esterna della strategia di Lisbona è stata discussa di recente dal Consiglio, dando speciale rilievo all'instabilità del mercato finanziario e ai cambiamenti climatici.

«L'Europa è in grado ed ha il dovere di guidare il processo di globalizzazione», ha proseguito, e nel corso del Vertice di Lisbona del 13-14 dicembre prossimo verrà adottata una dichiarazione su questo tema per dimostrare ai cittadini europei che i loro leader sono determinati ed impegnati per «accrescere la capacità dell'Unione di influenzare l'agenda della globalizzazione». Concludendo ha affermato che la Presidenza portoghese crede sinceramente che «l'Europa debba giocare un ruolo costruttivo a livello mondiale che sia più giusto e più bilanciato».

 

Dichiarazione della Commissione

 

Per JOSÉ MANUEL BARROSO «la globalizzazione colpisce le nostre vite», ma dovrebbe essere anche vista come «un'opportunità per l'Unione di affermare i propri valori». Bisogna quindi identificare alcuni punti chiave e «abbiamo la responsabilità di proteggere i nostri cittadini senza però essere protezionisti». Occorre «essere aperti ma non naïf», in altre parole non ci deve essere «nessun passaggio gratuito per coloro che non rispettano alcuni principi». Inoltre, l'Europa ci guadagna «da un sistema basato sulle regole» e, ha osservato, l'esperienza dell'Unione «la pone in una posizione molto favorevole per fornire una buona base per una regolamentazione a livello globale».

 

Ha poi sottolineato che, a partire dal 2005, quando la Strategia di Lisbona è stata rilanciata, sono stati creati quasi 6,5 milioni in più di posti di lavoro nell'UE a 27 e 8 milioni di posti dovrebbero essere creati nel periodo 2007-2009. Quattro sono state le priorità cruciali: ricerca e innovazione, un contesto economico più propizio, maggior occupazione, nonché l'energia e il cambiamento climatico. Tali tematiche hanno fornito alla strategia «un punto focale più chiaro». Il Presidente ha poi posto l'accento sulla ricerca e l'innovazione, ricordando che la Commissione è favorevole all'aggiunta di una quinta libertà alle quattro già esistenti nel trattato, vale a dire «la libertà di circolazione della conoscenza all'interno dell'UE».

 

Prendendo atto che ci si deve concentrare maggiormente sulla «dimensione sociale» ha auspicato che il Consiglio approvi i principi della "flessicurezza" concordati tra le parti sociali prima dell'estate. Volgendo uno sguardo al futuro, ha quindi auspicato «una vigorosa attuazione delle riforme in sospeso, maggiore enfasi sulle capacità e sull'istruzione, concreti passi per portare l'Unione in un'economia a basso utilizzo di carbonio». Tuttavia, ha aggiunto, «abbiamo anche bisogno di fare di più per assicurarci che la strategia di Lisbona avanzi in modo uniforme in tutti gli Stati membri. Un ritmo più lento per la riforma in uno Stato membro ovviamente avrebbe ripercussioni sugli altri». In conclusione, ha sottolineato di credere che non sia solo nell'interesse europeo ma, nell'era della globalizzazione, «il mondo ha bisogno di un'Europa più impegnata».

 

 

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito sottolineando che «la globalizzazione non è un concetto astratto, ma qualcosa che riguarda la vita di tutti i giorni». Infatti, «i cittadini si rivolgono a noi per trovare soluzioni», per proteggerli dal terrorismo, dai capricci dei mercati finanziari, dal vertiginoso aumento del prezzi dei cereali nonché da prodotti importati a buon mercato ma potenzialmente pericolosi. D'altra parte, «la globalizzazione deve essere giusta, smussare le differenze tra i paesi e migliorare la protezione sociale dei più poveri», mentre lo sfruttamento dei bambini non può essere tollerato.

«L'apertura dell'Europa è un motore di investimento globale» e accettare gli standard europei «può aiutare a migliorare la qualità del controllo su scala mondiale». L'Unione deve però assicurarsi che «Brasile, Cina e India si prendano le loro responsabilità». A suo parere, per sfruttare le nuove opportunità, l'Unione deve fare un passo in avanti negli investimenti per la ricerca e aiutare le piccole e medie imprese nel loro ruolo di motore di crescita. Ma deve anche aiutare i suoi cittadini a adeguarsi al cambiamento, per esempio agevolando l'apprendimento per tutto l'arco della vita. Inoltre, con il petrolio a 100 dollari il barile, l'Unione ha chiaramente bisogno di una politica energetica comune per assicurare efficienti forniture di energia pulita e ciò deve includere l'opzione del nucleare civile. Ha quindi concluso affermando che «l'Unione deve proteggersi senza essere protezionista».

 

 

 

LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE

 

 

LIBERA CIRCOLAZIONE NELL'UE: RISPETTO DELLE LEGGI E LIMITI PRECISI ALLE ESPULSIONI

Docc. B6-0462, 0463, 0464, 0465/2007

 

Risoluzione comune sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 12.11.2007 - Votazione: 15.11.2007

 

La libera circolazione nell'UE è un diritto fondamentale, ma occorre che tutti i cittadini rispettino le leggi. E' quanto afferma il Parlamento sottolineando che la direttiva europea in materia pone limiti ben precisi alla possibilità di espellere cittadini verso i loro paesi d'origine. Si compiace poi dell'iniziativa italo-rumena e chiede una strategia per l'inclusione sociale dei rom. Esprime critiche al commissario Frattini per talune sue dichiarazioni rilasciate alla stampa. 

 

Approvando con 306 voti favorevoli, 186 contrari e 37 astensioni una risoluzione sostenuta da PSE, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL, il Parlamento ribadisce il valore della libertà di circolazione delle persone quale principio fondamentale dell'Unione europea, «parte costitutiva della cittadinanza europea ed elemento fondamentale del mercato interno». Esprime poi dolore per l'assassinio della signora Reggiani e presenta sentite condoglianze ai suoi familiari.

Allo stesso tempo riafferma l'obiettivo di fare dell'Unione «uno spazio in cui ogni persona può vivere vedendosi garantito un elevato livello di sicurezza, libertà e giustizia». Il rispetto delle leggi di ogni paese membro, pertanto, «è una condizione essenziale per la coesistenza e l'inclusione sociale nell'Unione» e «ogni individuo ha l'obbligo di rispettare le leggi in vigore nello Stato membro in cui si trova» e il diritto dell'Unione europea. Il Parlamento, inoltre, invita gli Stati membri a procedere più rapidamente al rafforzamento degli strumenti di cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale per garantire una lotta efficace contro la criminalità organizzata e la tratta degli esseri umani, garantendo al contempo un quadro uniforme di garanzie procedurali.

D'altra parte, ricorda che la direttiva 2004/38/CE inquadra la possibilità di allontanare un cittadino dell'Unione «entro limiti molto precisi». La direttiva, precisano i deputati, prevede tale facoltà per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica, che non possono essere invocati per fini economici. I provvedimenti, inoltre, devono essere proporzionati e fondati esclusivamente sul comportamento personale dell'individuo, sulla base di una valutazione della situazione personale dell'interessato. Questo deve poi essere informato in modo circostanziato e completo sui motivi del provvedimento, riportando l'indicazione dell'organo dinnanzi a cui può opporre ricorso. D'altra parte, le sanzioni previste dagli Stati membri devono essere effettive e proporzionate. La possibilità di allontanamento se il cittadino diventa un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale è subordinata a un esame approfondito del caso individuale e, in nessun caso, quest'unica condizione può giustificare l'allontanamento automatico.

Il Parlamento ribadisce poi che «qualsiasi legislazione nazionale deve rispettare rigorosamente tali limiti e garanzie», mentre le espulsioni collettive «sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo». In proposito, insistendo sul fatto che «la responsabilità penale è sempre personale», respinge il principio della responsabilità collettiva e riafferma con forza la necessità di lottare contro qualsiasi forma di razzismo e xenofobia e qualsiasi forma di discriminazione e stigmatizzazione basate sulla nazionalità e sull'origine etnica, come previsto dalla Carta dei diritti fondamentali. Il Parlamento precisa, inoltre, di aspettarsi dalle personalità pubbliche che si astengano da dichiarazioni «che rischiano di essere intese come un incoraggiamento alla stigmatizzazione di determinati gruppi di popolazione».

Compiacendosi in seguito della visita effettuata dal Primo ministro rumeno in Italia e della dichiarazione congiunta di Romano Prodi e Cặlin Tặriceanu, il Parlamento manifesta il proprio appoggio all'appello dei due Primi ministri per l'impegno dell'Unione europea a favore dell'integrazione sociale delle popolazioni meno avvantaggiate e della cooperazione fra gli Stati membri sulla gestione dei movimenti della loro popolazione, in particolare mediante programmi di sviluppo e di aiuto sociale inclusi nei Fondi strutturali.

Nel ricordare poi alla Commissione l'urgenza di presentare un progetto di direttiva orizzontale contro tutte le discriminazioni, ritiene che la protezione dei diritti dei Rom e la loro integrazione «costituiscano una sfida per l'Unione europea nel suo complesso». Invita pertanto la Commissione ad elaborare «senza indugio» una strategia globale per l'inclusione sociale dei Rom, facendo ricorso ai fondi europei esistenti per sostenere le autorità nazionali, regionali e locali nei loro sforzi. Propone inoltre l'istituzione di una rete di organizzazioni che si occupino dell'inclusione sociale dei Rom nonché la promozione di strumenti volti ad aumentare la consapevolezza in materia di diritti e doveri dei Rom.

 

La Commissione è poi invitata a presentare senza ritardi una valutazione esauriente dell'attuazione a livello nazionale della direttiva 2004/38/CE e a presentare proposte. Il Parlamento, inoltre, incarica la propria commissione parlamentare competente di effettuare entro il 1° giugno 2008, in collaborazione con i parlamenti nazionali, una valutazione dei problemi di recepimento di tale direttiva «in modo da mettere in evidenza le migliori prassi nonché le misure che potrebbero portare a discriminazioni tra i cittadini europei».

 

Con 290 voti favorevoli, 220 contrari e 21 astensioni, ha approvato un paragrafo in cui si afferma che le recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana da Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione, in occasione dei gravi episodi verificatisi a Roma, «siano contrarie allo spirito e alla lettera della direttiva 2004/38/CE». Direttiva, è precisato, «che gli si chiede di rispettare pienamente».

 

 

 

A tale proposito, prima di iniziare, la sessione di voto, JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha condannato «l'attacco personale» al Vicepresidente Frattini, denunciandone il carattere politico e «indegno» promosso dai socialisti italiani. Ha anche voluto precisare che il suo gruppo sostiene i rumeni e gli altri cittadini europei che rispettano le leggi e che la libera circolazione è una questione legata ai valori.

 

 

Ha poi chiesto la parola ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ai sensi degli articoli 151 e 19 del regolamento, le chiedo di valutare la ricevibilità del paragrafo 13, che contiene un immotivato ed infondato attacco personale al Vicepresidente della Commissione. Si tratta di un testo che se approvato, dopo le dichiarazioni del portavoce del Presidente della Commissione in difesa di Frattini, provocherebbe un disdicevole contrasto tra Parlamento e Commissione per motivi di politica interna. Le chiedo pertanto di mettere in votazione il testo della risoluzione senza il paragrafo 13 e contemporaneamente chiedo agli autori di ritirare il testo attraverso un emendamento orale."

 

Dichiarazione della Commissione

Franco Frattini ha anzitutto sostenuto che la Commissione segue con molta attenzione quanto avviene in Italia. Si è poi detto lieto per la cooperazione tra Italia e Romania e la Commissione farà sì che i diritti dei rumeni siano rispettati. Dopo aver ricordato i casi in cui la direttiva UE prevede l'espulsione, ha sottolineato che questa deve essere decisa caso per caso, rispettando le garanzie previste.

La Commissione, ha aggiunto, valuterà il decreto-legge adottato in Italia, una volta che sarà adottato definitivamente dal Parlamento. Il Vicepresidente della Commissione ha poi sostenuto che la direttiva UE è sufficientemente precisa per essere direttamente applicabile. Occorre quindi che il diritto di ricorso sia garantito ai cittadini cui si ingiunge l'espulsione.

Dicendosi poi preoccupato per le manifestazioni xenofobe e razziste che hanno accompagnato l'adozione del decreto, ha sottolineato come la comunità rom sia molto numerosa in Europa e che occorre quindi realizzare sforzi per favorire la sua integrazione. Sforzi, ha precisato, che deve attuare anche la stessa comunità rom. Ha quindi voluto evidenziare la doppia discriminazione patita dai bambini rom: subiscono il pregiudizio per la loro origine e, contemporaneamente, sono spesso sfruttati dalla loro stessa comunità, vivono in ambienti insalubri, sono costretti a delinquere e non hanno accesso all'istruzione. Nel tutelare gruppi interi, ha ammonito, «si rischia di non proteggere i diritti dei singoli».

A suo parere, occorre quindi aiutare Italia e Romania con tutti i mezzi esistenti. A livello comunitario, ha precisato, vi sono il Fondo sociale, i fondi per lo sviluppo regionale e gli stanziamenti a favore dell'istruzione. L'UE ha già concesso 270 milioni di euro a favore dei rom, altri 60 milioni sono stati resi disponibili a Romania e Bulgaria nel periodo 2004-2006, le quali potranno contare su ulteriori fondi per il periodo 2007-2013. Ha quindi ricordato che esiste una direttiva europea contro ogni forma di discriminazione che si applica anche ai rom. La Commissione, ha concluso, non tollererà nessuna forma di discriminazione nei confronti di cittadini europei e, allo stesso tempo, sosterrà gli Stati membri che intendono proteggere i propri cittadini dalla criminalità.

 

 

 

Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo del PPE-DE, ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi compiaccio con il Commissario Frattini per la relazione completa e per le proposte, le idee, i contenuti e i valori difesi nel suo intervento. Certamente la riunificazione dell'Europa ha portato ad un crescente movimento di cittadini all'interno dell'Unione che in alcun casi si è trasformato in vero evento migratorio. È il caso della presenza oggi in Italia di circa mezzo milione di cittadini rumeni.

L'Unione ha provveduto con la direttiva 2004/38/CE a garantire il contemporaneo rispetto dei diritti dei cittadini comunitari che emigrano da un paese all'altro e quello degli Stati membri ad espellere i cittadini comunitari che non rispettano certe regole: mi riferisco alla capacità di autonomo sostentamento e ai rischi per la sicurezza e l'ordine pubblico. Purtroppo in Italia la direttiva comunitaria è stata applicata in maniera lacunosa ed in ritardo. Risultato: la mancata espulsione di molti cittadini che forse, se espulsi, non avrebbero commesso delitti in Italia.

Ci sono stati, purtroppo, reati che hanno scosso l'opinione pubblica, commessi da persone che avevano passaporto di un paese europeo. Questo ha provocato reazioni di inaccettabile violenza xenofoba. Vanno condannati fermamente le violenze e gli omicidi commessi in Italia e la solidarietà va a tutte le famiglie delle vittime. Va anche condannata la reazione violenta e xenofoba, ma purtroppo, quando non vengono applicate le regole, quando non vengono applicate le leggi, i cittadini rischiano da farsi giustizia da soli e questo è francamente inaccettabile.