GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA-P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI
LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
26 Giugno 2008
n° 161
Lettera informativa della
Delegazione FORZA ITALIA-P del Gruppo PPE/DE
____________________________________________________________________________
GRUPPO
PPE/DE - Delegazione Italiana FORZA ITALIA-P
Ufficio
di Roma
“EUROINFORMAZIONI”
per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commercio
- Artigianato
Servizi - Enti Territoriali Locali
Con informazioni
ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee
*****************************************
Con questa "lettera" si
intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in
particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle
Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei
Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta
essere di vitale importanza.
Viste le gravi carenze esistenti
in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore
diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea”
è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni
attività sociale ed imprenditoriale.
EUROINFORMAZIONI
E’ ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org
*****************************************
Si ringraziano tutti coloro che
direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa
lettera informativa ed in particolare l'Eurosportello di Unioncamere del Veneto.
BREVI
DALL'EUROPA
NUOVE REGOLE SULLE
GARANZIE STATALI ALLE PMI
La
Commissione europea ha adottato una nuova comunicazione sugli aiuti di Stato
sotto forma di garanzie. Stabilendo metodi chiari per calcolare l'elemento di
una garanzia che costituisce un aiuto, la Commissione mira a contribuire alla
semplificazione globale delle sue norme relative agli aiuti di Stato. "La
nuova comunicazione ( ... ) permette un utilizzo più trasparente delle
garanzie, in particolare per facilitare il finanziamento delle PMI",
dichiara il Commissario alla Concorrenza,
Le garanzie di Stato sono uno strumento efficace,
poiché non si tratta di somme versate alle imprese dallo Stato, bensì piuttosto
di un impegno dello Stato di assumersi ad esempio le responsabilità di
un'impresa verso i suoi creditori o fornitori in caso di problemi. Questo aiuta
lo sviluppo delle PMI, in particolare agevolando loro l'accesso al
finanziamento, e in modo nettamente meno oneroso che con sovvenzioni, spiega
Gerhard Huemer, direttore di politica economica e fiscale all'Unione europea
dell' artigianato e delle Piccole e Medie Imprese (UEAPME). "Se un
progetto sostenuto da una garanzia va bene, non costa nulla allo Stato", spiega,
ma riconosce la difficoltà amministrativa rispetto alla regolamentazione
europea sugli aiuti di Stato: "Non si può dire in anticipo l'ammontare
della sovvenzione implicata", che può andare dallo 0% della garanzia se
tutto va bene, al 100% nel caso del fallimento totale di un progetto, aggiunge
Huemer. Per risolvere questo problema, il nuovo testo della Commissione porta
molti chiarimenti. Ricorda a titolo preliminare che una garanzia proposta in
condizioni "accettabili per un investitore in economia di mercato" non
costituisce un aiuto e de facto è dunque autorizzata. Si tratta di determinare
se il premio versato dall'impresa in cambio della garanzia corrisponde al
rischio incorso, e corrisponde dunque a un premio "normale". La
comunicazione della Commissione comporta una tabella a tale scopo, che prevede
alcuni livelli di premi per alcune notazioni (le valutazioni del rischio). Le
garanzie proposte contro premi conformi a questa tabella non sono considerate
come aiuti. La comunicazione prevede altresì la possibilità di applicare un
premio unico per una categoria di imprese quando l'importo garantito non eccede
2,5 milioni di euro per società, cosa che permette un effetto di affiliazione a
favore delle garanzie di scarso importo per le PMI. "Credo che alla fine
abbiano raggiunto un buon equilibrio tra una valutazione utilizzabile e la
realtà del mercato" aggiunge rallegrato Huemer. Di contro, sostiene che le
PMI approfitterebbero maggiormente delle garanzie se queste fossero comprese
nella regolamentazione di esenzione per categoria, la cui entrata in vigore è
prevista a luglio.
AUMENTO DEL 53% DEGLI
INVESTIMENTI EUROPEI ALL'ESTERO
Secondo Eurostat, gli investimenti diretti
all'estero (IDE) dell'UE nei paesi terzi sono aumentati del 53% tra il 2006 e
il 2007, passando da
IL VII PROGRAMMA
QUADRO 2007/2013 - LA PARTECIPAZIONE ITALIANA
Sono stati analizzati
da parte dell’ Ing. Vittorio De Crescenzo della Rappresentanza Permanente
d'Italia presso l'Unione europea, i risultati relativi alla partecipazione
italiana a 54 bandi chiusi al Settimo Programma Quadro, con un budget assegnato
di 5.115.003.184 euro pari al 10% complessivo ed un numero di proposte
finanziate di 2.769 su 12.659 presentate.
L’Italia ha ricevuto
un contributo complessivo di 466.306.580 piazzandosi al 4° posto di una
graduatoria che vede in testa la Germania con 901.221.507 seguita dalla Gran
Bretagna con 660.872.108.
Nel Belpaese la
distribuzione dei finanziamenti vede un peso maggiore dei programmi Capacities
(10,25) e Cooperation (9,047).
All’interno di questo
ultimo i temi di maggior successo per distribuzione di budget sono Salute ed
ICT con il 28% seguiti da NMP che si attesta al 13%.
Per il programma
Capacities, invece, molto buona risulta la partecipazione italiana a Regions of
Knowledge (10,8), Science & Society (12,1) e Misure specifiche per le PMI
(11,2). Appare, invece, da migliorare la partecipazione ai bandi di
International Cooperation (3,3).
Anche per il 7°
Programma Quadro risulta di maggioranza la partecipazione ai bandi di
Università (34,2%) seguite dagli enti profit (28,4%), enti di ricerca (22,37%)
ed enti pubblici (5,79).
Per quanto riguarda
la partecipazione delle PMI al 7 PQ, in Italia esse rappresentano il 26,10%
degli enti partecipanti. Tale dato è preceduto solo da quello spagnolo (32,70%)
e quello tedesco (26,10%).
Passando ad
analizzare il tasso di successo sulle proposte presentate si nota come l’Italia
si attesti sul 18,3% piazzandosi 5° dietro Germania, Francia, Gran Bretagna,
Spagna e Olanda. Quest’ultima al primo posto con un tasso del 26,1% di proposte
finanziate su proposte presentate.
Per quanto riguarda,
poi, la presenza di altri Paesi membri nei consorzi in cui sono presenti
partner italiani si nota una forte predominanza della presenza di enti tedeschi
(610) seguiti da quelli inglesi (548) e quelli francesi (383).
Relativamente ai dati
sui progetti a coordinamento italiano sul totale dei progetti finanziati la
percentuale è del 13,9%, dunque molto al di sotto dei dati relativi ad Olanda
(27,9%), Gran Bretagna (25,9%) e Francia (25,5%).
Per quanto concerne
il programma specifico “Idee”, l’Italia è stato il paese che ha partecipato di
più al bando. Più di 1600 proposte prevedevano infatti l’istituto ospitante in
Italia, che si è trovata al quinto posto tra i Paesi che hanno avuto accesso
alla seconda fase di selezione e quindi dietro a Gran Bretagna, Germania,
Francia e Olanda.
In numeri percentuali
possiamo affermare che in Italia, su un totale di più di 1600 proposte
presentate, il 3% ha superato positivamente la prima valutazione, contro una
media europea del 6%. Considerando tutti i paesi europei/associati, i progetti
che hanno ricevuto una valutazione positiva da parte dell’ERC al termine delle
due fasi di valutazione sono 430. Di questi 35 sono stati presentati da un
“Principal Investigator” facente capo ad un istituto italiano. Di questi 22
rimarranno in Italia e 13 svolgeranno la propria ricerca in un altro paese
europeo. Dall’estero, invece, arriveranno in Italia solo due ricercatori, uno
dalla Polonia e l’altro dalla Norvegia.
Passiamo ora ad
analizzare i dati italiani per aree geografiche: nel Nord Ovest del paese sono
state presentate 356 progetti finanziabili per un budget complessivo di 163.084.348
di cui il 90% afferente al programma Cooperation per un valore pari al 36% del
dato nazionale. Il Nord Est ha presentato 236 progetti finanziabili di cui
l’89,90% in Cooperation per un budget di 91.323.174.
Il Centro fa la parte
del leone con 430 proposte finanziabili di cui l’80,23% in Cooperation per un
budget 169.038.842. Tale dato rappresenta il 37% del panorama nazionale.
Fanalino di coda di questa speciale classifica risultano essere Sud e Isole che
hanno presentato 134 proposte per un budget complessivo di 35.569.815 euro. Per
quello che concerne la partecipazione regionale il Lazio risulta essere la
regione che ha presentato più proposte (307) seguita dalla Lombardia (243) e
dalla Toscana (133). Il Lazio risulta anche la regione con più progetti a
coordinamento (57) seguito da Lombardia (52) e Toscana (30).
Infine interessante
appare analizzare i dati relativi agli enti più partecipativi. Per le
università il primato è detenuto dall’Università di Bologna, con il Politecnico
di Milano al secondo posto ed il Politecnico di Torino al terzo. L’Università
di Roma “La Sapienza” e l’Università di Napoli “Federico II” si piazzano
rispettivamente al 5° ed al 9° posto.
Tra gli enti di
ricerca al primo posto vediamo il CNR, seguito dall’ISS e dall’ENEA.
Ragguardevole il risultato ottenuto da APRE che risulta essere il 5° ente di
ricerca italiano più presente.
Infine per gli enti profit il primo posto è d’appannaggio di Finmeccanica.
LANCIATA L'INIZIATIVA
"CIELO UNICO EUROPEO II"
La
Commissione europea ha adottato il secondo pacchetto legislativo per un
"Cielo unico europeo", che contiene proposte volte a migliorare la
qualità, ridurre i costi e contenere i ritardi. Le iniziative previste
consentiranno anche di tagliare i consumi di carburante, con un risparmio per
le compagnie aeree fino a 16 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 e di 2-3
miliardi di euro l’anno in termini di costi. Questa grande riforma del sistema
di gestione del traffico aereo europeo consentirà di affrontare il previsto
raddoppiamento del traffico da qui al 2020. Ne trarranno vantaggio non soltanto
i passeggeri, ma anche gli spedizionieri e tutto il settore dell’aviazione
militare e civile. Il pacchetto creerà nuovi posti di lavoro nel settore e nel
frattempo i costruttori europei beneficeranno di una posizione di avanguardia
nel settore delle tecnologie per la gestione del traffico aereo (i sistemi
satellitari come Galileo, datalink ecc.) ricavandone maggiore competitività sui
mercati mondiali.
REFERENDUM IRLANDESE:
I MOTIVI DEL "NO" SECONDO EUROBAROMETRO
A
seguito dell’esito negativo del referendum irlandese sul Trattato di Lisbona la
rappresentanza in Irlanda della Commissione europea ha promosso un sondaggio
Eurobarometro, che è stato condotto tra il 13 e 15 giugno scorsi per
comprendere le ragioni del “si” e del “no” o della non partecipazione al voto.
Sono state intervistate complessivamente 2000 persone di età superiore ai 18
anni con i seguenti risultati: l’appartenenza dell’Irlanda all’Unione europea è
sostenuta ad ampia maggioranza sia tra quanti hanno votato “sì” con un 98%, sia
tra coloro che si sono espressi negativamente con un 80%. Coloro che hanno votato
“sì” al referendum si sono espressi in tal modo ritenendo fosse nell’interesse
dell’Irlanda (32%) e che l’Irlanda beneficia dell’appartenenza all’UE (19%). Il
9% ha ritenuto che potesse aiutare l’economia irlandese, un altro 9% si è
espresso favorevolmente per altre ragioni. Coloro che hanno votato “no”
principalmente (il 22%) lo hanno fatto per la scarsa conoscenza del Trattato di
Lisbona, il 12% per un discorso di protezione dell’identità nazionale, per la
mancanza di fiducia nei politici, per la perdita al diritto di un commissario
permanente e la protezione del sistema fiscale. Tra coloro che hanno
appoggiato il no il 76% ha ritenuto che ciò potesse dare
all’Irlanda una più forte posizione nel rinegoziare il Trattato. Dalla parte
del no molti giovani, donne e persone senza occupazione; il sì prevale invece
nelle categorie di professionisti, manager e pensionati. Oltre la metà dei non
partecipanti al referendum ha dichiarato di non aver votato per il fatto di non
comprendere bene la questione.
Il sondaggio
è disponibile al website: http://ec.europa.eu/public_opinion
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES -
MINISESSIONE 04 - 05 GIUGNO 2008
ISTITUZIONI
Nel dare inizio ai lavori e ricordando la ricorrenza della Settimana Verde,
il Presidente Hans-Gert Pöttering ha sottolineato l'intenzione del Parlamento
di ridurre le proprie emissioni di CO2 del 30% entro il 2020. Ha poi reso
omaggio al movimento di liberazione lituano che ha celebrato il 20°
anniversario, salutato i rappresentanti dei progetti vincitori del "Premio
Carlo Magno per i giovani" e annunciato la sostituzione di due
eurodeputati italiani.
Aprendo la seduta, il Presidente HANS-GERT
PÖTTERING si è congratulato con la Lituania per il 20° anniversario del
movimento di liberazione Sąjūdis che ha segnato l'inizio della caduta
«dell'impero sovietico».
Ha in seguito ricordato che il Parlamento, in tutte
le sue sedi, sta celebrando la "Settimana Verde" e, in proposito, ha
sottolineato che l'istituzione intende ridurre del 30% le proprie emissioni di
CO2 entro il 2020.
Pöttering ha
poi accolto calorosamente l'Arcivescovo Galaktion di Bulgaria e rivolto un
saluto ai rappresentanti dei progetti vincitori del "Premio Carlo Magno
per i giovani" presenti in tribuna: la fondazione ungherese "Ferenc
Rákóczi II" con il progetto "studenti senza frontiere", il
progetto britannico "London Festival of Europe" e la scuola media
greca di Byronas. Li ha anche ringraziati per il loro contributo
all'integrazione dei giovani europei.
SICUREZZA E DIFESA
UNA POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA PIÙ EFFICACE PER L'UE
-
Doc. A6-0186/2008 Relazione sull'attuazione della strategia
europea in materia di sicurezza e la PESD
-
Doc. A6-0189/2008 - Relazione sulla relazione annuale del
Consiglio al Parlamento europeo sugli aspetti principali e le scelte di base
della politica estera e di sicurezza comune (PESC), presentata al Parlamento
europeo in applicazione della sezione G, punto 43, dell'accordo
interistituzionale del 17 maggio 2006
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 4.6.2008 - Votazione: 5.6.2008
Il Parlamento sollecita
riforme per rafforzare l'efficacia, la coerenza e la responsabilità della
politica estera europea e, a tal fine, la PESC deve definire obiettivi comuni e
dotarsi di strumenti adeguati. Terrorismo, immigrazione, energia e armi di
distruzione di massa, figurano tra le priorità tematiche, mentre tra quelle
geografiche vi sono Balcani, Serbia, Mediterraneo, Iran, Cina, USA e Russia. I
deputati chiedono anche di creare un Corpo civile di pace e di potenziare i
Gruppi tattici.
Approvando la relazione con 520 voti favorevoli e 107
contrari, il Parlamento sottolinea il contributo della PESC - che comprende la
politica europea di sicurezza e di difesa (PESD) - nel rafforzamento
dell'identità europea e del ruolo dell'UE come attore globale. Osserva tuttavia
come il ruolo dell'UE nel mondo «non sia commisurato al suo potenziale e alle
aspettative dell'opinione pubblica europea» a causa della riluttanza degli
Stati membri a adottare le riforme «necessarie e indispensabili» per rafforzare
l'efficacia, la coerenza e la responsabilità della loro politica estera.
Il Parlamento esprime poi la convinzione che l'UE possa
esercitare un impatto e portare avanti una vera PESC «efficace e credibile»
solo se definisce chiaramente i suoi obiettivi comuni e se si dota degli
opportuni strumenti. Sottolinea inoltre che «il rispetto del diritto
internazionale, un effettivo multilateralismo, la sicurezza umana e il diritto
dei cittadini ad essere protetti in tutto il mondo, la prevenzione dei
conflitti, il disarmo e il ruolo delle istituzioni internazionali» dovrebbero
diventare principi guida per quanto concerne l'azione esterna dell'UE. D'altro
canto, sarebbe anche necessario uno sforzo aggiuntivo per «snellire» il
processo legislativo in materia di politica estera tramite «il superamento del
potere di veto e l'introduzione del voto a maggioranza qualificata».
I deputati insistono affinché tutte le azioni esterne
dell'Unione - «comprese quelle nell'ambito della futura PSDC (politica di
sicurezza e di difesa comune, ndr), ma ad esclusione di qualsiasi spesa
militare» - siano finanziate in
futuro a partire dal bilancio comune dell'UE e ritengono che l'importo totale di 1.740 milioni di euro
assegnato alla PESC per il periodo compreso tra il 2007 e il 2013 «sia
insufficiente per conseguire gli ambiziosi e specifici obiettivi dell'UE in
quanto attore globale».
Priorità
orizzontali per il 2008
Prendendo atto della relazione annuale 2006 del Consiglio
sulla PESC, il Parlamento propone che nel 2008 venga data priorità ad un numero
limitato di argomenti per quanto concerne il ruolo dell'UE nelle questioni
internazionali. Sollecita quindi ad
affrontare con maggiore urgenza le questioni di interesse comune per l'Europa
quali il terrorismo, la criminalità organizzata, il miglioramento della
sicurezza attraverso la cooperazione e lo sviluppo nonché la sicurezza
energetica, il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile. Andrebbe poi
data priorità al miglioramento della stabilità nelle regioni confinanti, alla
gestione delle crisi e alla prevenzione e risoluzione dei conflitti nonché alla
non diffusione delle armi di distruzione di massa (WMD), la gestione della migrazione e la promozione dei diritti
umani e delle libertà civili.
Il Parlamento chiede altresì di rivedere la strategia
europea in materia di sicurezza (SES) in modo da includere un'analisi
approfondita della missione della futura direzione della NATO e delle relazioni
UE-NATO a livello operativo e
strategico, nonché un'analisi delle ramificazioni di sicurezza di un ulteriore
allargamento della NATO. Invita poi il Consiglio europeo a formulare, per la
prima volta, una «posizione coerente» sulla politica UE-NATO che non solo
servirà a dare nuovo slancio alle relazioni transatlantiche ma anche a fornire
sostegno ad uno sviluppo tempestivo della politica di sicurezza e di difesa
dell'UE.
I deputati deplorano la mancanza di progressi verso una
politica estera europea comune sull'energia
e la forte dipendenza energetica dell'UE da paesi non democratici, nonché
il bilateralismo delle azioni intraprese da taluni Stati membri dell'UE. Ribadiscono poi che il terrorismo costituisce una delle
principali minacce alla sicurezza dell'UE e rilevano che la lotta al terrorismo
debba essere condotta in stretta cooperazione con i partner internazionali e in
linea con la strategia stabilita dalle Nazioni Unite. Riaffermano anche
l'importanza di una gestione ordinata dei flussi
migratori e ritengono pertanto fondamentale approfondire la cooperazione
dei paesi sia di origine sia di transito e incentivarla tramite una politica di
condizionalità positiva, sottolineando la necessità di evitare l'immigrazione
illegale e di lottare contro i gruppi che lucrano su di essa.
Priorità
geografiche per il 2008
Il Parlamento ritiene che la stabilità nei Balcani occidentali debba costituire la
massima priorità nel 2008 ed attribuiscono pertanto estrema importanza al
potenziamento degli sforzi per avvicinarli all'UE con l'introduzione di un
regime di esenzione dall'obbligo di visto, il rafforzamento della cooperazione
regionale in settori come gli scambi, i trasporti e l'energia. Una maggiore
enfasi sulle questioni economiche e sociali agevolerebbe e sosterrebbe poi i
preparativi di tali paesi all'adesione all'Unione. Il dialogo con la Serbia
andrebbe intensificato e la firma dell'accordo di stabilizzazione e
associazione sarebbe un'azione concreta verso la sua futura adesione.
Secondo il Parlamento, la missione EULEX in Kosovo dovrebbe tutelare gli interessi delle minoranze
nazionali, creare fiducia tra le comunità etniche, consolidare lo Stato di
diritto e promuovere lo sviluppo economico. I deputati, tuttavia, esprimono
preoccupazione per lo stallo che si registra nei negoziati sul trasferimento
delle responsabilità dall'UNMIK a EULEX ed invitano gli Stati membri ad avviare
un'azione concertata a livello di Nazioni Unite per garantire il riconoscimento
della missione EULEX quale parte della presenza civile internazionale in
Kosovo.
Un altro degli obiettivi principali per il 2008 dovrebbe
essere il rafforzamento della politica europea di vicinato (PEV). I deputati ribadiscono anche
l'importanza di ottenere risultati tangibili nella regione euromediterranea dove il rispetto dei diritti umani e lo
sviluppo economico e sociale nei paesi della sponda Sud andrebbero promossi,
accordando altresì più attenzione alle sfide dell'energia e dell'ambiente.
Il Parlamento invita il Consiglio e la Commissione a
proseguire gli sforzi, sia nell'ambito del Quartetto per il Medio Oriente sia
in loco, intesi a favorire i negoziati
fra israeliani e palestinesi per «una soluzione di pace globale, duratura e
giusta» sulla base di due Stati sicuri e vitali, conformemente agli impegni
definiti nell'Agenda di Annapolis. L'Unione, infatti, deve «massimizzare la
propria influenza in termini finanziari, commerciali e politici» sulle due
parti per giungere a tale soluzione di pace e «deve svolgere, nelle pertinenti
sedi, un ruolo corrispondente al suo contributo finanziario e politico».
Andrebbe anche rafforzata l'alleanza transatlantica e
intensificati i contatti con gli Stati
Uniti attraverso un Accordo di partenariato più avanzato e esaustivo che
dovrebbe includere la consultazione su interessi reciproci, nonché la
prevenzione dei conflitti civili, l'ordine legale internazionale, la pace e il
disarmo, lo sviluppo sostenibile e la lotta contro la povertà. Per il
Parlamento, sarebbe inoltre estremamente importante la revisione delle relazioni
con la Russia che dovrebbero basarsi
su un partenariato equilibrato e affrontare sfide globali come la non
proliferazione di WMD, la sicurezza regionale e la sicurezza dell'energia,
promuovendo «il consolidamento della democrazia, la protezione dei diritti
umani, la libertà di circolazione e, soprattutto, il rispetto dello Stato di
diritto».
Secondo i deputati, il regime di non proliferazione
nucleare nel quadro del trattato di non proliferazione (NPT) si trova in grave
pericolo, vista anche l'impossibilità di separare chiaramente l'uso della
tecnologia nucleare a fini energetici dal suo uso per la produzione di armi. A
tal riguardo rilevano le incertezze in merito agli obiettivi del programma
nucleare dell'Iran. La promozione
della stabilità, della pace e dello sviluppo economico, umano e democratico, lo
Stato di diritto e la lotta agli stupefacenti devono restare tra le priorità
della politica dell'UE nei confronti dell'Afghanistan
nel 2008. Ma i deputati sottolineano che il ripristino della sicurezza nel
paese non possa essere conseguito con i soli mezzi militari e rilevano, con
inquietudine, la progressiva intensificazione della produzione di droga nel
paese.
Il Parlamento infine raccomanda che le relazioni
politiche ed economiche con la Cina
vengano approfondite «a condizione che il paese realizzi progressi sostanziali
nel settore della democrazia e dei diritti umani» e tenga conto delle «gravi
preoccupazioni dell'UE in merito al suo comportamento in Tibet», portando
avanti un dialogo costruttivo con le autorità su tale argomento nella
prospettiva dei Giochi olimpici di Pechino. Deplora, peraltro, la mancanza di
risultati sostanziali per quanto concerne il dialogo sui diritti umani UE-Cina.
Approvando la relazione con 500 voti favorevoli, 106 contrari
e 36 astenuti, il Parlamento accoglie con favore la firma del Trattato di
Lisbona, che apporterà profonde innovazioni nel settore della PESD, in
particolare attraverso il rafforzamento della figura dell'Alto rappresentante,
la creazione di un Servizio europeo per l'azione esterna e l'introduzione di un
articolo in materia di mutua difesa e di una clausola di solidarietà.
Invita poi gli Stati membri interessati ad esaminare la
possibilità e l’eventuale impatto di un regime di cooperazione strutturata permanente
per le attuali forze multinazionali europee, tra cui Eurocorps, Eurofor,
Euromarfor, la forza di gendarmeria europea e la forza anfibia italo-spagnola, nonché il gruppo aereo
europeo, la cellula europea di coordinamento del trasporto aereo di Eindhoven e
il centro multinazionale di coordinamento del trasporto strategico marittimo di
Atene e tutte le forze e le strutture che possono essere impiegate per le
operazioni PESD. Sollecita inoltre
la pubblicazione di un Libro bianco
che valuti i progressi compiuti e le carenze emerse nell'attuazione della SES
(Strategia europea in materia di sicurezza) dopo il 2003.
Il Parlamento tratta poi della gestione delle crisi
civili e della protezione civile e giudica importante rafforzare la capacità
civile di risoluzione dei conflitti. Invita pertanto il Consiglio e la
Commissione ad istituire un «Corpo
civile di pace dell'UE» per la gestione delle crisi e la prevenzione dei
conflitti ed è favorevole all'istituzione di un meccanismo comunitario di
protezione civile.
Seguendo il suggerimento di PPE/DE, UEN e GUE/NGL, l'Aula
ha peraltro soppresso il paragrafo che invitava il Consiglio ad esaminare le
opzioni circa la costituzione di una Forza
di intervento integrata e a carattere civile-militare per la “sicurezza
delle persone”, incaricata di condurre operazioni per la sicurezza degli
individui e composta di circa 15.000 effettivi, di cui almeno un terzo
specialisti civili (agenti di polizia, operatori specializzati nel monitoraggio
dei diritti umani, nelle questioni umanitarie e di sviluppo, amministratori).
I deputati, d'altra parte, ritengono che i Gruppi tattici (Battle Groups) siano
strumenti adatti a rafforzare l'interoperabilità e ad instaurare «una cultura
strategica comune in materia di difesa» ma rilevano che finora non sono stati
impiegati a causa di norme di dislocamento eccessivamente vincolanti. Riguardo ai trasporti, le comunicazioni e
l'intelligence, deplorano «il ritardo nella consegna e i crescenti costi del velivolo di trasporto a lungo raggio A400M
e la mancanza di elicotteri operativi per il trasporto a corto raggio».
Sottolineando che la NATO
rappresenta il forum transatlantico dove la maggior parte degli Stati membri
dell'UE, gli USA e il Canada affrontano i problemi della sicurezza, i
deputati propongono che tale dialogo si
concentri su questioni concrete come «aumentare la credibilità dei valori
occidentali nella lotta al terrorismo, la stabilizzazione e la ricostruzione». Inoltre, ritengono che l'UE e la NATO
si rafforzino vicendevolmente ed auspicano una stretta collaborazione tra le
due entità. Deplorano poi le
obiezioni della Turchia
all'attuazione della cooperazione strategica fra l'UE e la NATO nell'ambito e
oltre l'accordo di Berlino Plus e sono preoccupati per le conseguenze negative
di tali obiezioni per la protezione del personale dell'UE impiegato sul posto,
in particolare nel quadro della missione EUPOL in Afghanistan e della missione
EULEX in Kosovo, e chiedono alla Turchia di ritirare tali obiezioni quanto
prima.
Il Parlamento sottolinea che il progetto USA di dislocare
in Europa un sistema anti-missili
potrebbe ostacolare gli sforzi internazionali di disarmo e si dice preoccupato
per la sospensione dell'esecuzione, da parte della Russia, dei suoi obblighi a
norma del Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa. Il Consiglio e
la NATO dovrebbero inoltre valutare le possibili future minacce provenienti da
taluni paesi e il pericolo di una nuova corsa agli armamenti in Europa,
proponendo un'adeguata risposta multilaterale. Ma l'Aula ha respinto la
proposta di integrare nella NATO il sistema anti-missili USA.
I deputati invitano poi gli Stati membri a proseguire
nell’introduzione di una messa al bando internazionale delle munizioni a grappolo, a continuare a
sviluppare metodi per localizzare e distruggere gli ordigni inesplosi e a
fornire assistenza finanziaria e tecnica ai paesi interessati. Si dovrebbe
proseguire nella conclusione delle attuali trattative riguardanti il
rafforzamento della messa al bando internazionale delle mine terrestri e delle armi all’uranio e nel controllo globale
dei trasferimenti di armi convenzionali. Si rammaricano infine per il fatto che
il codice di condotta UE sulle esportazioni di armi non sia ancora legalmente
vincolante e le esportazioni incontrollate di armi dagli Stati membri dell'UE
sembrino continuare indisturbate.
RELAZIONI ESTERNE
UN NUOVO
IMPULSO AL PARTENARIATO EUROMEDITERRANEO
Doc. B6-0281,0285,0288,0291,0295/2008
Risoluzione comune sul processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo
Procedura: Risoluzione
comune
Dibattito: 5.6.2008 - Votazione: 5.6.2008
In vista del Vertice del 13 luglio, il Parlamento sollecita un nuovo
impulso al partenariato con i paesi del Mediterraneo, che promuova anche i
diritti umani e la democrazia ed elevi la condizione giuridica delle donne. Ricorda poi la propria
proposta di creare una Banca euromediterranea per gli investimenti e,
sottolineando il ruolo dell'Assemblea parlamentare congiunta, accoglie con
favore la proposta di una co-presidenza e di un Comitato permanente comune con sede a Bruxelles.
La regione mediterranea e il Medio Oriente sono per l'UE d'importanza
strategica ed è quindi necessaria una politica mediterranea «basata sulla
solidarietà, il dialogo, la cooperazione e lo scambio». Adottando con 562 voti
favorevoli, 50 voti contrari e 30 astenuti una risoluzione sostenuta da tutti i
gruppi politici (tranne GUE/NGL e IND/DEM), il Parlamento accoglie
favorevolmente la comunicazione della Commissione europea sul processo di
Barcellona: Unione per il Mediterraneo. Ne condivide infatti l'obiettivo di
dare nuovo slancio politico e pratico
alle relazioni multilaterali dell'UE con i suoi partner mediterranei attraverso
«l'innalzamento del livello politico delle relazioni, una maggiore cotitolarità
del processo e una maggiore condivisione delle responsabilità, nonché
sviluppando progetti regionali che rispondano ai bisogni dei cittadini della
regione».
Ricordando che al vertice costitutivo del processo
di Barcellona: Unione per il Mediterraneo, in programma a Parigi il 13 luglio
2008, dovranno essere stabiliti orientamenti chiari per l'intensificazione
delle relazioni multilaterali dell'UE con i suoi partner mediterranei, il
Parlamento ritiene opportuno imprimere un nuovo impulso al processo di Barcellona
che dovrebbe confermarsi lo «strumento
fondamentale» della cooperazione comunitaria con la regione. Sottolinea
peraltro che la dichiarazione di Barcellona, i suoi obiettivi e aree di
cooperazione dovrebbero essere una pietra miliare di tali relazioni.
Il Parlamento sottolinea poi che il partenariato
UE-Mediterraneo non può concentrarsi esclusivamente sulle questioni economiche
e commerciali, ma dovrebbe anche contribuire alla «pace, stabilità e
prosperità». Pur rilevando che uno dei principali obiettivi della
politica euromediterranea consista appunto nella promozione dello Stato di
diritto, della democrazia e del rispetto dei diritti umani, nonché del pluralismo politico, ritiene tuttavia che
il partenariato «non abbia finora raggiunto i risultati attesi». Pertanto il
Consiglio e la Commissione dovrebbero iscrivere chiaramente tali temi negli
obiettivi della nuova iniziativa, potenziando l'attuazione dei meccanismi
esistenti, quali la clausola dei diritti umani negli accordi di associazione e
la creazione di un meccanismo per attuarla.
Sarebbe poi necessario elevare la condizione
giuridica delle donne nella
regione mediterranea mediante politiche che attribuiscano loro un ruolo di
maggior rilievo nelle società e promuovendo l'uguaglianza di genere. Il rispetto
delle tradizioni e delle usanze, ricordano i deputati, «non dovrebbe andare a
detrimento dei loro diritti fondamentali».
Il Parlamento ricorda la propria proposta di creare
una Banca euromediterranea per gli
investimenti e lo sviluppo, capace di attrarre investimenti diretti esteri, di
cui la regione mediterranea è carente e rileva che la partecipazione degli
Stati del Golfo, primi investitori nella regione, «potrebbe contribuire alla
realizzazione di questo obiettivo». Ricorda poi gli esempi di iniziative
proposte dalla Commissione, come le autostrade del mare, l'interconnessione
dell'autostrada del Maghreb arabo (AMA), il disinquinamento del Mediterraneo,
la protezione civile e il Piano solare mediterraneo. Sottolinea inoltre le
opportunità offerte da un generatore di elettricità a energia solare termica
nel deserto dell'Africa settentrionale e sostiene anche altre iniziative, quali
la dissalazione dell'acqua marina per facilitare l'accesso all'acqua potabile.
Aspetti istituzionali
I deputati accolgono
con favore la proposta di creare una copresidenza
per il processo di Barcellona: un'Unione per il Mediterraneo a livello di capi
di Stato e di ministri degli Esteri, riconoscendo che ciò «rafforzerà la
titolarità comune della cooperazione euromediterranea» e approvano l'idea di
attribuire la copresidenza dell'UE alle istituzioni comunitarie. Sottoscrivono
inoltre la proposta della Commissione di istituire un Comitato permanente comune, con sede a Bruxelles, di rappresentanti
nominati da tutti i partecipanti, che «potrebbe avere un ruolo importante nel
migliorare la governance istituzionale».
Sono poi favorevoli all'organizzazione, ogni due
anni, di riunioni di vertice aventi
come finalità l'adozione di dichiarazioni politiche e di decisioni sui principali
programmi e progetti da sviluppare a livello regionale. In tale ambito,
sostengono inoltre la proposta della Commissione riguardo al ruolo dell'Assemblea parlamentare euromediterranea
(APEM) che dovrebbe diventare parte integrante del quadro istituzionale del
processo di Barcellona, quale dimensione parlamentare dello stesso. L'APEM,
infatti, quale organo consultivo, dovrebbe avere la facoltà di formulare
proposte e valutazioni.
Infine, il Parlamento sottolinea che l'ambito della
cooperazione dovrebbe estendersi «anche agli altri Stati costieri del
Mediterraneo» e sarebbe necessario
potenziare i programmi di cooperazione culturale attraverso una maggiore
utilizzazione di ERASMUS MUNDUS, ENPI e di Euromed Audiovisual II (2006-2008).
Background - Il processo di Barcellona
Il processo di Barcellona, varato nel 1995, è uno
strumento centrale delle relazioni euromediterranee. Il Partenariato comprende
gli Stati membri e 10 partner mediterranei (Algeria, Egitto, Israele,
Giordania, Libano, Marocco, Autorità Palestinese, Siria, Tunisia e Turchia). La
Libia ha lo status di osservatore dal 1999. Il Partenariato fornisce un vasto
quadro per lo sviluppo delle relazioni politiche, economiche e sociali tra
Stati membri e partner mediterranei. I tre principali obiettivi, enunciati
nella Dichiarazione di Barcellona, prevedono la definizione di un'area comune
di pace e stabilità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e di
sicurezza, la creazione di una zona di prosperità comune mediante un
partenariato economico e finanziario e la graduale istituzione di un'area di
libero scambio nonché il riavvicinamento tra le popolazioni attraverso un
partenariato sociale e culturale.
Il programma MEDA (sostituito dall'ENPI a partire
dal 1° gennaio 2007) è stato il principale strumento finanziario del
Partenariato euro-mediterraneo. Dal 1995 al 2003, infatti, MEDA ha erogato
5.458 milioni di euro per programmi e progetti di cooperazione e per altre
attività di supporto. Un'altra fonte di finanziamento è la Banca europea degli
investimenti che ha prestato 14 miliardi di euro per sviluppare le attività del
Partenariato.
Nel dibattito è
intervenuto, a nome del Gruppo PPE-DE, VITO
BONSIGNORE (PPE/DE-I) Vicepresidente
del Gruppo PPE/DE:
"Signora
Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, il mio gruppo ha atteso
con grande interesse la dichiarazione odierna del Commissario Ferrero-Waldner,
che ringrazio ancora, e abbiamo letto con grande interesse la comunicazione
della Commissione adottata il 20 maggio scorso.
Al Presidente Sarkozy va il nostro plauso per aver
mosso le acque, per avere coagulato un nuovo interesse da parte del Consiglio
europeo e per avere innescato un processo di rinnovamento della nostra politica
nel Mediterraneo, che il mio gruppo appoggia e si augura che sia concreta e
veloce.
Sappiamo quanto sia difficile perseguire gli
obiettivi ambiziosi del processo di Barcellona. Da una parte abbiamo
l'irrisolto conflitto in Medio Oriente e le tensioni nel Sahara Occidentale.
Abbiamo anche il gap che
talvolta ci separa dai modelli democratici, economici e sociali dei nostri
paesi partner, che frena la realizzazione degli obiettivi che ci siamo dati.
Tutto ciò è grave, rende la situazione difficile, ma non deve tuttavia
costituire un alibi per giustificare ritardi o ripensamenti. Noi riteniamo che
l'iniziativa politica del Presidente Sarkozy e il supporto fornito dalla
Commissione europea vadano nella giusta direzione, ovvero quella di dare
concretezza e segnale tangibile della nostra volontà politica.
A questo fine la Commissione ha identificato
quattro progetti, che la nostra Commissaria ha qui stamattina ricordato, che si
aggiungono alle attività già programmate: le autostrade del mare, il
disinquinamento del Mediterraneo, il governo dell'ambiente, la cooperazione in
materia di protezione civile per far fronte alle catastrofi naturali e, infine,
un piano dell'energia solare nel Mediterraneo. Ciascuno di questi progetti è
importante. Quindi non mi soffermo su di loro, lo faremo quando la Commissione
ci darà più dettagli.
Questi sono tuttavia progetti che, se realizzati,
innescheranno un volano incredibilmente importante, sia per dare slancio al
processo di Barcellona, sia per completare le azioni già cominciate e ancora
non concluse. Ricordo l'area di libero scambio programmata per il 2010 di cui,
signora Commissario, vorremmo sapere di più, così come lo stato di
realizzazione degli obiettivi individuati negli accordi di associazione e altri
progetti in corso.
Per concludere, sulle azioni concrete da
realizzare in tempi ragionevoli, vorrei anche ricordare che all'infrastruttura
del mare e alla relazione Nord-Sud, va aggiunto anche e dato impulso a un
corridoio autostradale Sud-Sud che interconnetta i paesi del sud del
Mediterraneo, e che questo sistema venga interconnesso all'Europa. Infine, un
sistema di credito, un aiuto per la questione dell'acqua e delle infrastrutture
nel Medio Oriente.
Due, infine, i temi su cui voglio richiamare
l'attenzione del Consiglio e della Commissione. Il primo riguarda il
commissariato e la funzionalità dell'Assemblea mediterranea. L'Unione europea
ha preso importanti impegni anche in Medio Oriente. Ci attendiamo che a questi
impegni faccia seguito anche un impegno politico. Può dirci il Consiglio quali
sono le concrete e reali prospettive in questa direzione?"
Nel dibattito è inoltre
intervenuto CARLO FATUZZO (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, ha ragione l'on. Matsakis, sono d'accordo con
molto di quanto ha detto. Ci sono delle difficoltà e dei problemi da sempre per
gli Stati che si affacciano sul Mare Nostrum, come si diceva 2.000 anni fa.
Ma è anche vero che è giusto, secondo me, quello
che ha detto il Presidente del gruppo liberale, on. Watson, che se non diamo
non avremo. E allora io invito il nuovo governo italiano del Presidente
Berlusconi ad ascoltare le suppliche e le preghiere di Gheddafi che, da noi
molto ricercato all'epoca del problema delle infermiere bulgare, trascurando
quello che c'è dietro a tutto, però ha chiesto ripetutamente all'Italia di
costruire un'autostrada sul suo territorio. Non è che servirà solamente al
Presidente Gheddafi, servirà anche a tutti i cittadini del Nord Africa, e
quindi diamo prova di buona volontà e avremo un risultato buono per tutti nel
Mediterraneo."
L'Assemblea ha inoltre approvato
la seguente relazione:
-
Doc. B6-0277, 0279, 0280, 0283,
0284/2008 - Risoluzione comune sul
prossimo vertice UE-Stati Uniti del 10 giugno 2008
In vista del prossimo vertice, il Parlamento sollecita il
rafforzamento del partenariato con gli USA, in ambito NATO e nella lotta alla
proliferazione nucleare, ma rileva anche le divergenze esistenti, come sui
metodi anti-terrorismo (Guantanamo e prigioni segrete). Auspicando una
collaborazione con il futuro Presidente, plaude all'impegno forte in Afghanistan
e chiede agli USA la ratifica dello statuto del TPI. Occorrono sforzi comuni
per la politica di sviluppo e sul cambiamento climatico.
COMMERCIO INTERNAZIONALE
COMMERCIO: UN PIANO UE PER LA LOTTA
ALLA CONTRAFFAZIONE
Doc. A6-0205/2008
Relazione su norme e procedure efficaci in tema
d'importazione e esportazione al servizio della politica commerciale
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 4.6.2008 -
Votazione: 5.6.20058
Il Parlamento rileva l'importanza di assicurare il rispetto delle misure di
difesa commerciale e di preferenze tariffarie per garantire l'efficacia della
politica commerciale. Occorre inoltre predisporre un piano UE di lotta alla
contraffazione e alla pirateria e trovare un equilibrio tra le esigenze di
sicurezza e di facilitazione degli scambi. Sollecita poi una semplificazione e
una maggiore trasparenza delle norme d'origine, nonché l'unificazione dei
servizi doganali UE.
Approvando con 610 voti favorevoli, 31 contrari e 8
astensioni la relazione il Parlamento sottolinea l'importanza dell'efficacia
delle norme e delle procedure in materia di importazione ed esportazione ai
fini dell'attuazione della politica commerciale. Rileva tuttavia che
l'efficacia di qualsiasi misura di politica commerciale dipende, in gran parte,
dalla capacità dell'UE di «assicurarne la corretta applicazione», in
particolare per quanto riguarda le misure di difesa commerciale e le preferenze
tariffarie di ogni tipo accordate dall'Unione ai vari partner.
I deputati, infatti, ribadiscono che una misura inapplicabile o difficilmente
applicabile sul piano doganale «è un provvedimento inoperante sul piano
commerciale e può determinare gravi distorsioni di concorrenza e innumerevoli
danni economici, sociali e/o ambientali collaterali». Sottolineano anche che la
"fattibilità doganale" di talune iniziative di politica commerciale
non è sempre stata correttamente valutata e considerata e ricordano, ad
esempio, i problemi incontrati nel 2005 nell'attuazione del memorandum d'intesa
con la Cina sulle importazioni di prodotti tessili.
Lotta alla contraffazione e sicurezza delle merci
Il Parlamento ricorda la necessità di predisporre,
a livello di UE, un piano di lotta alla contraffazione
e alla pirateria e insiste sulla
necessità di rafforzare la cooperazione tra i servizi responsabili delle norme
sulla proprietà intellettuale, della politica commerciale e della politica
doganale, come pure con e tra le amministrazioni doganali degli Stati membri. Si compiace peraltro del compromesso
raggiunto tra gli Stati membri e la Commissione su un mandato negoziale per
l'accordo commerciale anticontraffazione (Anti-Counterfeiting Trade Agreement
(ACTA)) poiché «si tratta di un tassello importante della strategia commerciale
globale dell'Unione» e permetterà di disporre di un quadro internazionale di
alto livello per «rafforzare l'attuazione dei diritti di proprietà
intellettuale e tutelare i produttori dalla pirateria industriale e i
consumatori dai rischi sanitari e di sicurezza legati alle numerose
contraffazioni».
A quest'ultimo proposito, i deputati riconoscono la
legittimità delle preoccupazioni connesse con la sicurezza delle persone e dei beni, ma insistono sull'esigenza di
trovare «un giusto equilibrio tra controllo e facilitazione per non ostacolare
inutilmente o eccessivamente gli scambi internazionali». Al riguardo, tuttavia,
rilevano che le dogane svolgono un ruolo prioritario ai fini della completa e
piena attuazione delle misure comunitarie in materia di salute, ambiente e
tutela dei consumatori e che tale ruolo non deve essere pregiudicato dalle
misure di facilitazione. Invitano pertanto la Commissione e gli Stati membri a
adottare le misure necessarie a garantire che le merci importate rispondano
alle norme europee di protezione dei consumatori, soprattutto in materia di
salute e sicurezza.
Norme di origine più semplici ed efficaci
I deputati ricordano la particolare importanza
delle norme riguardanti la classificazione tariffaria, il valore e l'origine -
preferenziale e non preferenziale - delle merci e incoraggiano la
Commissione a promuovere una
maggiore trasparenza, prevedibilità, semplificazione ed efficacia di tali
norme, a livello UE e internazionale. Deplorano,
peraltro, il blocco persistente dell'esercizio di armonizzazione delle norme di origine non preferenziale a
livello multilaterale avviato nel 1995 sulla base dell'accordo sulle norme di
origine (ARO) concluso nel quadro dell'Uruguay Round. Ritengono infatti che
tale armonizzazione consentirebbe un'applicazione più efficace ed equa delle
norme di difesa commerciale e un migliore inquadramento delle pratiche in
materia di indicazione dell'origine.
Il Parlamento ricorda poi l'importanza di
verificare scrupolosamente che le preferenze concesse ai paesi beneficiari dei
regimi preferenziali in taluni settori sensibili non siano troppo facilmente
utilizzate a vantaggio di paesi terzi assai competitivi, in ragione di norme in
materia di origine che sarebbero «eccessivamente flessibili». Rilevando
peraltro le forti contestazioni provenienti da taluni settori dell'industria comunitaria
come quello tessile e dell'abbigliamento
e quello agro-alimentare nei confronti di un'applicazione uniforme del criterio
del valore aggiunto, chiede alla Commissione e agli Stati membri di tener conto
di tali «critiche giustificate».
Unificare i servizi doganali UE
I deputati rilevano che sia i partner commerciali
dell'UE sia gli stessi operatori economici europei reclamano una maggiore
armonizzazione tra le amministrazioni nazionali nell'attuazione della legislazione doganale comunitaria.
Deplorano quindi la reticenza della Commissione e degli Stati membri nel
prevedere nuove strutture per garantire l'applicazione uniforme della
legislazione doganale comunitaria. Osservano infatti che esistono talvolta
«pericolose divergenze» tra gli Stati membri per quanto riguarda, ad esempio,
la riscossione dell'IVA all'importazione, le condizioni di ottenimento di
talune procedure semplificate e la frequenza dei controlli fisici delle merci e
le sanzioni.
Il Parlamento appoggia quindi tutte le iniziative
miranti a aumentare la coesione tra le amministrazioni nazionali, favorire le
sinergie, istituire nuovi sistemi di comunicazione e di condivisione
dell'informazione, nonché sviluppare migliori pratiche e effettuare scambi di
personale e di esperienze. Chiede inoltre di prendere in seria considerazione
la possibilità di unificare i servizi
doganali dell'UE per andare verso un'amministrazione comunitaria che
applichi le medesime norme e procedure doganali sull'intero territorio doganale
dell'UE.
Infine, i deputati invitano la Commissione a porre
particolare attenzione ai problemi incontrati dalle PMI, facilitando, in particolare, l'adeguamento dei loro sistemi
informatici a quelli utilizzati dalle amministrazioni doganali al minor costo
possibile e semplificando le modalità d'accesso allo status di operatore
economico accreditato.
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
-
Doc. A6-0200/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo
all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate per il
periodo dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2011 e che modifica i regolamenti
(CE) nn. 552/97 e 1933/2006 e i regolamenti (CE) nn. 964/2007 e 1100/2006 della
Commissione
-
Doc.
A6-0184/2008 - Risoluzione su norme e
procedure efficaci in tema d'importazione ed esportazione al servizio della
politica commerciale
PESCA
SISTEMA COMUNITARIO
CONTRO LA PESCA ILLEGALE
Doc.A6-0193/2008
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo
sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un regime
comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non
dichiarata e non regolamentata.
Dibattito: 21.05.08 -
Votazione: 22.05.08
Il
Parlamento approvando la risoluzione con 624 voti a favore, 12 contrari e 8
astenuti stabilisce per mezzo di un regolamento un sistema comunitario
destinato a prevenire e sradicare la pesca illecita, non dichiarata e non
regolamentata.
A tale riguardo, ogni Stato membro dovrà emanare,
conformemente alla normativa comunitaria, i provvedimenti idonei per garantire
l'efficacia del sistema. I tre aspetti principali oggetto di discussione sono
stati:
1. Il campo d'applicazione del regolamento: la
questione è sapere se il regolamento deve applicarsi alle navi battenti
bandiera dell'UE o soltanto alle navi dei paesi terzi.
2. Certificato di cattura: il certificato di
cattura permetterebbe di migliorare in gran parte la tracciabilità dei prodotti
di pesca e costituirebbe di conseguenza uno strumento principale del
regolamento, ma è stato descritto come troppo complesso.
3. Sanzioni da imporre: attualmente, le sanzioni
applicate dai vari Stati membri presentano differenze considerevoli. A tal
riguardo la Commissione e la Corte di conti hanno osservato che le ammende non
sono dissuasive.
L'Assemblea
ha inoltre approvato la seguente relazione:
-
Doc. A6-0138/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla
protezione degli ecosistemi marini vulnerabili d'alto mare dagli effetti
negativi degli attrezzi da pesca di fondo
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
AFFARI ECONOMICI E MONETARI
-
Doc. A6-0185/2008 - Relazione sulla concorrenza: indagine
settoriale riguardante l'attività bancaria al dettaglio
Il Parlamento chiede di agevolare il trasferimento dei
conti bancari con procedure più rapide e commissioni solo pienamente
giustificate nonché fornendo ai clienti una sintesi, comparabile a livello UE,
di tutti i costi bancari. Occorre anche garantire la concorrenza tra i sistemi
di pagamento, chiarire i metodi di calcolo delle commissioni interbancarie per
le operazioni via bancomat e le responsabilità degli intermediari. Rileva anche
il ruolo delle cooperative bancarie nello sviluppo locale.
-
Doc. A6-0187/2008 - Relazione sul Libro verde sui servizi
finanziari al dettaglio nel mercato unico
Più concorrenza transfrontaliera nei servizi finanziari
al dettaglio darebbe vantaggi concreti a consumatori e PMI. E' quanto afferma
il Parlamento chiedendo norme più uniformi a livello UE, anche con
l'autoregolamentazione, e di agevolare il cambio di fornitore, l'accesso a
meccanismi extragiudiziali e a forme di azioni collettive. Auspicando il
rafforzamento del settore degli intermediari finanziari e il controllo dei
gruppi transfrontalieri, rileva il ruolo delle assicurazioni mutualistiche.
AGRICOLTURA, SVILUPPO
RURALE
-
Doc. A6-0182/2008 - Relazione sul futuro dei giovani
agricoltori nel quadro dell'attuale riforma della PAC
Il Parlamento chiede di promuovere l'ingresso dei giovani
nell'attività agricola, creando una "banca delle terre", fornendo prestiti
agevolati e aumentando i massimali degli aiuti UE. Occorre poi preservare
l'unità aziendale nelle successioni ereditarie e subordinare i prepensionamenti
al subentro di giovani imprenditori, agevolare l'insediamento in isole e
montagne, dotandole di servizi pubblici, nonché promuovere la formazione e la
mobilità degli agricoltori.
-
Doc. A6-0170/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il
regolamento (CE) n. 1405/2006 recante misure specifiche nel settore dell'agricoltura
a favore delle isole minori del Mar Egeo e recante modifica del regolamento
TRASPORTI
-
Doc. A6-0037/2008 - Relazione sulla proposta di regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio che fissa norme comuni per l’accesso al
mercato di servizi di trasporto effettuati con autobus (rifusione)
Pronunciandosi sul regolamento che fissa regole comuni di
accesso al mercato dei servizi per i bus, il Parlamento propone di esonerare
dall'autorizzazione i servizi transfrontalieri nel raggio di 50 km dai confini
e di escludere l'orario di lavoro dalle disposizioni nazionali applicabili ai
trasportatori che esercitano il cabotaggio. Chiede poi di infliggere sanzioni
solo in caso di infrazioni gravi corredandole, se del caso, di pene pecuniarie,
e di prevedere una deroga sui periodi di riposo.
AMBIENTE, SANITÁ PUBBLICA, SICUREZZA
ALIMENTARE
-
Doc. A6-0143/2008 - Relazione sulla proposta di regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento n. 11,
riguardante l’abolizione di discriminazioni nel campo dei prezzi e delle
condizioni di trasporto, emanato in applicazione dell’articolo 79, paragrafo 3,
del trattato che istituisce la Comunità economica europea e il regolamento (CE)
n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio sull’igiene dei prodotti
alimentari
Il Parlamento accoglie con favore l'idea di esentare le
microimprese alimentari da taluni oneri derivanti dal sistema di analisi dei
pericoli e punti critici di controllo (HACCP). Tuttavia, chiede che tale
esenzione non sia concessa automaticamente, bensì associando alla già prevista
flessibilità un'analisi dei rischi realizzata dalle autorità competenti
nazionali al fine di garantire la sicurezza dei consumatori.
-
Dichiarazione del Parlamento europeo
sulle malattie reumatiche
-
Doc.
A6-0067/2008 . Risoluzione sulla
proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la
direttiva 96/22/CE del Consiglio concernente il divieto d'utilizzazione di
talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze ß-agoniste
nelle produzioni animali
SVILUPPO
-
Doc. A6-0175/2008 - Risoluzione
sui lavori dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE nel 2007
DIRITTI UMANI
-
Doc. B6-0278, 0287, 0289, 0290,
0293/2008 - Risoluzione sulla situazione in
Georgia
GIUSTIZIA, AFFARI INTERNI
-
Doc. A6-0174/2008 - Risoluzione sull'iniziativa della Repubblica federale di Germania in vista
dell'adozione di una decisione del Consiglio relativa a una rete di punti di
contatto contro la corruzione
BILANCIO
-
Doc. A6-0203/2008 - Risoluzione sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2008 dell'Unione
europea per l'esercizio 2008, Sezione III - Commissione
-
Doc.
A6-0204/2008 - Risoluzione sul progetto di
bilancio rettificativo n. 3/2008 dell'Unione europea per l'esercizio 2008,
Sezione III - Commissione, Sezione VI - Comitato economico e sociale europeo
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO -
SESSIONE 16 - 19 GIUGNO 2008
ISTITUZIONI
Dando inizio ai lavori, il Presidente Hans-Gert PÖTTERING ha illustrato
all'Aula i contenuti della relazione stilata dalla delegazione parlamentare
recatasi recentemente in Israele e Palestina, che chiede la revoca del blocco
di Gaza e la sospensione degli insediamenti israeliani. Ha poi informato l'Aula
di aver ricevuto una richiesta di revoca dell'immunità di Massimo D'Alema da
parte del tribunale di Milano: tale questione è stata deferita alla commissione
giuridica.
Il Presidente HANS-GERT PÖTTERING
ha ricordato all'Aula che una delegazione di 14 deputati si è recata in Israele
e Palestina dal 30 maggio al 2 giugno per discutere del grado di realizzazione
degli obiettivi di Annapolis verso una soluzione a due Stati. A seguito di
questa visita, ha aggiunto, è stata stilata una relazione - approvata
all'unanimità dalla delegazione - che non lascia molto spazio all'ottimismo. La
relazione, ha proseguito, chiede la revoca del blocco di Gaza e la libera
circolazione delle persone, la sospensione degli insediamenti israeliani e
sottolinea la grave situazione umanitaria dei palestinesi.
Il Presidente ha poi incoraggiato israeliani e
palestinesi a proseguire i negoziati di pace ed ha assicurato il sostegno
dell'UE in questo processo, sottolineando il potenziale contributo del
partenariato euro-mediterraneo.
PÖTTERING:
FARE TUTTI I PASSI NECESSARI AFFINCHÉ IL TRATTATO DI LISBONA DIVENTI REALTÀ
Aprendo la seduta, il Presidente PÖTTERING ha sottolineato che l'esito del
referendum irlandese sul trattato di Lisbona pone all'UE una delle più
difficili sfide della sua storia. Dopo aver rilevato che tale trattato consente
all'UE di agire meglio, la rende più democratica e la avvicina i cittadini
all'UE, ha chiesto al Vertice UE di intraprendere tutti i passi necessari
affinché esso diventi realtà e possa entrare in vigore prima delle elezioni europee
del giugno 2009.
Il risultato del referendum irlandese sul trattato
di Lisbona «pone all'Unione europea una delle più difficili sfide della sua
storia». Il trattato, ha sottolineato il Presidente, rende l'UE più
democratica, le consente una maggiore capacità di agire e la dota di maggiore
trasparenza, rafforza il Parlamento europeo, attribuisce maggiori
responsabilità ai parlamenti nazionali, conferisce ai cittadini un potere di
iniziativa nei confronti delle istituzioni UE e garantisce l'autogoverno locale.
Per il Presidente, insomma, il trattato di Lisbona
«è la risposta» alle critiche dei cittadini sui deficit dell'UE. Il trattato,
ha insistito, «avvicina l'Europa ai suoi cittadini» e la riforma è «di assoluta
necessità» affinché l'Unione possa difendere i propri valori e interessi nel
XXI secolo. Senza le riforme previste dal trattato di Lisbona, ha aggiunto, «è
difficilmente concepibile un ulteriore ampliamento dell'UE».
Il Presidente ha quindi esortato i capi di Stato e
di governo, che si riuniranno il 19 e il 20 giugno, a «intraprendere tutti i
passi necessari affinché il trattato diventi realtà». Il processo di ratifica
«deve quindi continuare senza riserve» e l'Irlanda dovrebbe presentare delle
proposte «per uscire assieme da questa fase difficile».
Il Parlamento, ha proseguito, si impegnerà al
massimo per far fronte a queste sfide e «ci aspettiamo che la Commissione e
tutti i governi facciano lo stesso». L'obiettivo resta quello di far sì che il
trattato «entri in vigore prima delle elezioni europee del giugno 2009».
APPROVATA
LA NOMINA DI ANTONIO TAJANI A COMMISSARIO PER I TRASPORTI
-
Doc. B6-0307/2008 Approvazione della nomina di Antonio Tajani
a membro della Commissione europea
-
Doc. B6-0306/2008 Approvazione della nuova attribuzione delle competenze del
Vicepresidente della Commissione Jacques Barrot
Procedura: Decisione - Votazione: 18.6.2008
A seguito delle audizioni del 16/06/2008 dinnanzi alle commissioni
competenti, il Parlamento ha approvato la nomina di Antonio Tajani quale
Vicepresidente della Commissione europea responsabile dei trasporti. I deputati
hanno anche sottoscritto il cambio di portafogli per Jacques Barrot che sarà
ora incaricato di Giustizia, libertà e sicurezza. Queste nomine si sono rese
necessarie dopo le dimissioni di Franco Frattini.
Con 507 voti favorevoli, 53 contrari e 64
astensioni, il Parlamento ha approvato la nomina di Antonio Tajani quale Vicepresidente della Commissione europea
responsabile dei trasporti.
Per il commissario designato, «senza una politica
dei trasporti forte non esiste un'Europa unita». Il rifiuto irlandese al
trattato di Lisbona e le manifestazioni in tutta Europa contro l'aumento del
prezzo del petrolio sono la dimostrazione che abbiamo bisogno di un'Europa
«capace di rispondere ai bisogni immediati dei cittadini». Ha quindi aggiunto
che i trasporti sono chiaramente un'area in cui vi è la necessità di «più
Europa», in quanto la moderna infrastruttura dei trasporti e servizi a basso
costo «sono un motore per lo sviluppo economico e sociale, per la crescita e
per l'occupazione».
Con 489 voti favorevoli, 52 contrari e 19
astensioni, inoltre, ha approvato il cambio di portafoglio per Jacques Barrot.
CONSIGLIO EUROPEO
DIBATTITO
SUL PROSSIMO CONSIGLIO EUROPEO
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione -
Preparazione del Consiglio europeo dopo il referendum irlandese (19 e 20 giugno
2008)
Dibattito:
18.6.2008 - Votazione: 19.6.2008
In vista del prossimo Consiglio europeo di Bruxelles del 19 e 20 giugno, i
deputati hanno dato vita ad un ampio dibattito. Tutti i gruppi hanno accettato
e rispettato il risultato del voto irlandese. In molti hanno sottolineato la
necessità di continuare con il processo di ratifica e rispettare quegli Stati
membri che hanno già ratificato il trattato di Lisbona. Alcuni gruppi minori,
tuttavia, hanno richiesto di porre immediatamente fine al processo di ratifica.
Dichiarazione della Presidenza
Janez Lenarcic,
Ministro sloveno degli affari europei, ha dichiarato che il primo punto
all'ordine del giorno per il Consiglio europeo sarà il risultato del referendum
irlandese sul trattato di Lisbona. La Presidenza slovena è «delusa» del
risultato del referendum, tuttavia «rispetta» la volontà dell'elettorato
irlandese. Ciononostante ha avuto contatti con vari Capi di Stato e di governo
che si sono detti decisi a portare avanti la ratifica. In linea generale, per
il ministro, si può trovare una soluzione ma, prima di tutto, il Consiglio
europeo ascolterà il punto di vista del Primo ministro irlandese.
Passando poi alle altre tematiche che saranno in
discussione durante il Vertice, ha sottolineato i prezzi alle stelle degli
alimenti e del petrolio, indicando alcune misure che potrebbero essere prese -
a corto e medio termine - per mitigare il problema. Queste spaziano da misure
nell'ambito della politica agricola allo sviluppo sostenibile dei
biocarburanti. Ma anche i Balcani occidentali, l'attuazione degli obiettivi di
sviluppo del millennio, i cambiamenti climatici, il pacchetto energetico e la
politica europea di vicinato. In conclusione, si è congratulato con la
Slovacchia che entrerà nella zona euro il 1° gennaio 2009.
Dichiarazione della Commissione
JOSÉ MANUEL BARROSO,
ha a sua volta riconosciuto che, mentre il Consiglio europeo discuterà vari
temi, «nella testa di tutti ci sarà il no dell'Irlanda». Anche per il
Presidente della Commissione il voto è stato «una delusione» per tutti quelli
in favore di un'Unione europea più forte, più efficiente e responsabile. Ha
quindi sottolineato che «il no non ha risolto i problemi che il trattato cerca
di risolvere». Nel pieno rispetto del risultato del referendum irlandese, ha
sottolineato che «dobbiamo dimostrare lo stesso rispetto per tutte le ratifiche
nazionali». Fino ad ora si è proceduto a 19 decisioni democratiche e, di queste,
18 erano in favore del trattato di Lisbona ed una contraria ed ancora 8 Stati
membri devono presentare la loro posizione.
Il Presidente ha poi rivolto un accorato appello:
«non c'è dubbio che i governi abbiano una responsabilità particolare». «Per anni
le istituzioni europee sono state considerate il capro espiatorio e sono
diventate un terreno fertile per campagne populiste», ha proseguito, «alla fine
sono solo serviti per agevolare la vita agli euroscettici». Non si può colpire
violentemente Bruxelles dal lunedì al sabato e aspettarsi poi che i cittadini
votino a favore dell'Europa la domenica», ha esclamato.
Per quanto riguarda gli altri temi all'ordine del
giorno, ha citato l'aumento dei prezzi alimentari e del petrolio e descritto le
misure sostenute dalla Commissione per farvi fronte anche se, nell'immediato,
esse costituiscono sono un parte della risposta. Più in generale, «la pressione
cui devono far fronte oggi gli europei dimostra come gli obiettivi dell'Unione
europea nel campo della sicurezza e dell'efficacia energetica nonché dei
cambiamenti climatici siano così cruciali». Infine, «la risposta strutturale a
sfide strutturali che stiamo fronteggiando consiste nel risparmio e nella
diversificazione». Alla luce di ciò, «l'adozione del pacchetto sui cambiamenti
climatici e sulla sicurezza energetica costituisce la nostra priorità».
In conclusione ha ricordato che il compito
principale del Consiglio europeo di questa settimana sarà di «dimostrare che
contrattempi come il no non significano la paralisi dell'Europa», in quanto
«un'Unione europea più efficace è più forte che mai».
Joseph DAUL (PPE/DE, FR) ha esordito
nel dibattito sottolineando che il suo gruppo rispetta la decisione degli
irlandesi nella stessa misura in cui rispetta i 18 Stati membri che hanno
ratificato il trattato di Lisbona. Ha poi ricordato che l'Unione europea è
fondata sulla libertà di espressione e sulla democrazia e che il risultato
negativo di uno Stato membro non può vietare ad un altro di esprimersi. Spetta
ora al Consiglio europeo, ha proseguito, analizzare il messaggio del popolo
irlandese che si preoccupa del commercio, dell'agricoltura e della politica
fiscale europei.
Le giovani generazioni non si riconoscono più
nell'obiettivo dell'Unione europea di garantire la pace in Europa. Il
Parlamento europeo - che spesso approva testi molto elaborati - deve prendersi
le proprie responsabilità. Si è quindi augurato che il Consiglio europeo sappia
farsi carico delle preoccupazioni dei cittadini sul prezzo dei prodotto alimentari
e del petrolio. A suo parere il trattato di Lisbona rende possibile il
progresso e permette all'Unione europea di funzionare meglio e fa sì che la sua
voce sia sentita in tutto il mondo». Ha quindi concluso ricordando che il
periodo di introspezione dovrebbe concludersi velocemente.
Nel dibattito è
intervenuto STEFANO ZAPPALÁ Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, per la verità mi pare che il Consiglio che si
riunisce domani, il Consiglio europeo - l'ha detto prima il Presidente in
carica, l'ha detto il Presidente Barroso - ha una serie di argomenti all'ordine
del giorno e non soltanto il risultato del referendum in Irlanda.
Però è ovvio che questo argomento ha occupato quasi
tutto il dibattito di questa mattina. È un fatto rilevante. Sono state dette e
analizzate varie motivazioni per le quali i cittadini irlandesi hanno dato
questa risposta, per la verità con un piccolo scarto rispetto ai sì.
Io credo che, tra le tante cose che sono state
dette, bisogna in maniera concreta affrontare il tema sul perché di alcune
risposte, queste irlandesi appunto, e poi su come procedere. Un esame concreto -
ripeto sono state dette tante cose – credo che vada visto nel fatto che i
cittadini europei non hanno informazioni. È colpa un po' di tutti, è colpa un
po' nostra, colpa dei governi. In generale è stato detto - io concordo – che
quando ci sono effetti positivi i meriti sono dei governi, quando ci sono
effetti negativi o effetti criticabili la colpa è sempre dell'Europa. In
effetti è proprio così.
Nessuno impone a nessuno però, signor Presidente,
Presidente del Consiglio, Commissione, nessuno impone a nessuno di restare per
forza in Europa. Bisogna rispettare, dal mio punto di vista, il risultato del
referendum irlandese. Bisogna però rispettare anche la volontà di altri 26
Stati membri, a questo momento 18, fra non molto 26. Io credo che nessuno può
essere costretto in un modo o in un altro a stare in una gabbia che non gli
conviene. L'Europa deve andare avanti, l'Europa non si può fermare.
Domani, dal mio punto di vista - e concludo
Presidente - il Consiglio europeo deve decidere in maniera netta una nuova
strategia - e i capi di Stato e di governo possono farlo - una nuova strategia
che chi ci vuole stare ci sta, ma l'Europa deve progredire nell'interesse
generale."
IMMIGRAZIONE
IMMIGRAZIONE:
APPROVATA LA DIRETTIVA RIMPATRI
Doc. A6-0339/2008
Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del
Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al
rimpatrio di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente
Procedura: Codecisione, prima
lettura - Dibattito: 17.6.2008 - Votazione: 18.6.2008
Il Parlamento ha approvato un compromesso con il Consiglio sulla direttiva
che costituisce una prima tappa verso una politica europea dell'immigrazione.
Promuovendo il ritorno volontario degli immigrati illegali, stabilisce norme
minime sulla durata e sulle condizioni di detenzione temporanea e sul divieto di
reingresso nonché una serie di garanzie giuridiche. Gli Stati membri restano
liberi di applicare misure più favorevoli. L'esito del voto consente l'adozione
definitiva della direttiva.
Approvando la relazione con
369 voti favorevoli, 197 contrari e 106 astensioni che accoglie il compromesso
negoziato con il Consiglio, il Parlamento ha adottato definitivamente la
direttiva che stabilisce norme e procedure comuni da applicarsi negli Stati
membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi in posizione irregolare, nel
rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, compresi gli
obblighi in materia di protezione dei rifugiati e di diritti umani. Con 114
voti favorevoli, 538 contrari e 11 astensioni, il Parlamento non ha accolto la
proposta di Verdi e GUE/NGL di respingere in toto la proposta di direttiva. Ha
inoltre respinto gli emendamenti di questi gruppi e del PSE, volti a rendere il
testo più favorevole alle persone interessate da una decisione di rimpatrio.
La direttiva incoraggia il
ritorno «volontario», stabilisce la durata massima di detenzione e definisce
degli standard minimi da garantire per le condizioni di vita nei centri di
accoglienza. Il testo prevede inoltre talune garanzie e la possibilità di
ricorso a favore delle persone espulse. Queste, inoltre, potrebbero vedersi
imporre un periodo di "divieto di reingresso" durante il quale non
potranno accedere nuovamente nel territorio dell'UE. La direttiva impone agli
Stati membri il divieto di introdurre norme meno favorevoli, lasciandoli liberi
tuttavia di applicarne di più favorevoli e affida loro la responsabilità di
regolarizzare o meno gli immigrati illegali. Sottolinea peraltro la necessità
di accordi comunitari e bilaterali di riammissione con i paesi terzi. Gli Stati
membri dovranno attuare le disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva entro 24 mesi dalla
sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Campo d'applicazione
La direttiva si applica ai
cittadini di paesi terzi in posizione irregolare nel territorio di uno Stato
membro, il quale può però decidere di escluderne i cittadini di paesi terzi
sottoposti a respingimento alla frontiera, ovvero fermati o scoperti dalle
competenti autorità in relazione all'attraversamento irregolare della frontiera
esterna di uno Stato membro, e che non hanno successivamente ottenuto
un'autorizzazione o un diritto di soggiorno. Come pure a quelli sottoposti a
rimpatrio come sanzione penale o come conseguenza di una sanzione penale, in
conformità con la legislazione nazionale, o sottoposti a procedure di
estradizione. Non si applica, comunque, alle persone beneficiarie del diritto
comunitario alla libera circolazione. Il testo precisa d'altra parte che, in
conformità dei principi generali del diritto comunitario, le decisioni adottate
in base alla direttiva «dovrebbero essere applicate caso per caso e tenendo
conto di criteri obiettivi, non limitandosi quindi a prendere in considerazione
il semplice fatto del soggiorno irregolare».
Disposizioni più favorevoli e principio di "non
refoulement"
La direttiva, inoltre, lascia
impregiudicate le disposizioni più
favorevoli vigenti in forza di accordi bilaterali o multilaterali tra la
Comunità, o la Comunità e i suoi Stati membri, e uno o più paesi terzi, nonché
di accordi bilaterali o multilaterali tra uno o più Stati membri e uno o più
paesi terzi. Non inficia, poi, le disposizioni più favorevoli ai cittadini di
paesi terzi previste dall'acquis comunitario in materia di immigrazione e di
asilo, né la facoltà degli Stati membri di introdurre o mantenere disposizioni
nazionali più favorevoli, purché siano «compatibili con le norme» stabilite
dalla direttiva.
Quando applicano la direttiva,
è anche precisato, gli Stati membri devono tenere nella dovuta considerazione
l'interesse superiore del minore, la vita familiare, le condizioni di salute
del cittadino di un paese terzo interessato, e devono rispettare il principio
di "non-refoulement".
Partenza volontaria
In base al compromesso, una
decisione di rimpatrio deve anzitutto fissare «un periodo congruo» per la partenza volontaria che abbia una
durata compresa tra sette giorni e trenta giorni e, se la legislazione
nazionale prevede che tale periodo sia
concesso unicamente su richiesta, devono informare gli interessati di questa
possibilità. Il periodo previsto, comunque, non esclude la possibilità di
partire prima. E' inoltre possibile prorogare tale periodo per tenere conto
delle circostanze specifiche del singolo caso, quali «la durata del soggiorno,
l'esistenza di figli che frequentano la scuola e l'esistenza di altri legami
familiari e sociali».
Per la durata del periodo in
questione, possono essere imposti obblighi diretti a evitare il rischio di
fuga, come l'obbligo di presentarsi periodicamente alle autorità, la
costituzione di una garanzia finanziaria adeguata, la consegna dei documenti o
l’obbligo di dimorare in un determinato luogo. D'altro canto, se sussiste il
rischio di fuga o se una domanda di soggiorno regolare è stata respinta in
quanto manifestamente infondata o fraudolenta o se l'interessato costituisce un
pericolo per la sicurezza pubblica, l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale,
gli Stati membri «possono astenersi dal concedere un periodo per la partenza
volontaria o concederne uno inferiore a sette giorni».
Decisione di rimpatrio e allontanamento
Gli Stati membri dovranno
adottare tutte le misure necessarie per eseguire
una decisione di rimpatrio qualora non sia stato concesso un periodo per la
partenza volontaria o per mancato adempimento dell’obbligo di rimpatrio entro
il periodo per la partenza volontaria. La direttiva precisa che se gli Stati
membri ricorrono - «in ultima istanza» - a misure coercitive per allontanare un
cittadino di un paese terzo che oppone resistenza, tali misure dovranno essere
«proporzionate», non potranno eccedere «un uso ragionevole della forza» e
dovranno essere attuate, conformemente a quanto previsto dalla legislazione
nazionale, «in ottemperanza ai diritti fondamentali e nel debito rispetto della
dignità e dell'integrità fisica del cittadino».
L'allontanamento, d'altra
parte, può essere rinviato per tenere conto delle condizioni fisiche o mentali
della persona e delle ragioni tecniche, come l'assenza di mezzi di trasporto o
l'assenza di identificazione. Inoltre, prima di adottare una decisione di
rimpatrio nei confronti di un minore non
accompagnato, dovrà essere fornita un'assistenza da parte di organismi
appropriati tenendo nel debito conto l'interesse superiore del minore. E prima
di allontanarlo dal loro territorio, le autorità dello Stato membro dovranno
accertarsi che questi «sarà ricondotto ad un membro della sua famiglia, a un
tutore designato o presso adeguate strutture di accoglienza nello Stato di
ritorno».
Divieto di reingresso per un massimo di cinque anni
La direttiva prevede che
provvedimenti di allontanamento comportino un divieto di reingresso per una durata che non può superare cinque
anni se non è stato concesso il periodo di ritorno volontario o se l'obbligo di
rimpatrio non è stato rispettato. D'altra parte, è prevista la possibilità di
prolungare oltre i cinque anni tale divieto se il cittadino in questione
«rappresenta una grave minaccia per l'ordine pubblico, per la sicurezza
pubblica o per la sicurezza nazionale». Gli Stati membri possono però astenersi
dall'imporre un divieto di ingresso, revocarlo o sospenderlo in singoli casi,
per motivi umanitari o per altri motivi.
Garanzie procedurali e mezzi di ricorso
La decisione di rimpatrio e -
se prese - la decisione di divieto di ingresso e la decisione di allontanamento
dovranno essere adottate in forma scritta, dovranno essere motivate e informare
sulle modalità di impugnazione disponibili. Se richiesto, gli Stati membri sono
anche tenuti a tradurre (per
iscritto o oralmente) i principali elementi delle decisioni «in una lingua
comprensibile per il cittadino» interessato. A determinate condizioni, sarebbe
possibile non procedere di sorta nel caso di persone entrate illegalmente nel
territorio di uno Stato membro e che non hanno successivamente ottenuto
un'autorizzazione o un diritto di soggiorno in tale Stato.
Alla persona interessata,
dovranno essere concessi «mezzi di
ricorso effettivo» contro le decisioni connesse al rimpatrio, o per
chiederne la revisione dinanzi ad un'autorità giudiziaria o amministrativa
competente e indipendente che avrebbero la facoltà di rivedere decisioni,
«compresa la possibilità di sospenderne temporaneamente l'esecuzione, a meno
che la sospensione temporanea sia già applicabile ai sensi del diritto
interno». Il cittadino deve inoltre avere la facoltà di farsi consigliare e
rappresentare da un legale e può, se necessario, avvalersi di un’assistenza
linguistica. Se non dispone di risorse sufficienti, gli Stati membri, su sua
richiesta, devo garantire un'assistenza
legale gratuita in base alla pertinente normativa nazionale in materia e
alle condizioni fissate dalla direttiva europea sulle procedure in materia di
asilo.
Prima del rimpatrio, gli Stati
membri devono come regola generale provvedere affinché si tenga conto il più
possibile di alcuni principi, quali
il mantenimento dell'unità del nucleo familiare per quanto riguarda i membri
della famiglia presenti nel territorio, le prestazioni di pronto soccorso e il
trattamento essenziale delle malattie, la garanzia di accesso al sistema
educativo di base per i minori, «tenuto conto della durata del soggiorno», e la
presa in considerazione delle esigenze particolari delle persone vulnerabili.
Permanenza per massimo sei mesi, prolungabile di altri
dodici
Salvo se nel caso concreto
possano essere efficacemente applicate altre misure sufficienti ma meno
coercitive, la direttiva consente agli Stati membri di trattenere il cittadino
di un paese terzo sottoposto a procedure di rimpatrio «soltanto per preparare
il rimpatrio e/o effettuare l'allontanamento». In particolare quando sussiste
un rischio di fuga o il cittadino del paese terzo evita o ostacola la
preparazione del rimpatrio o dell'allontanamento. La direttiva prevede che il
trattenimento avvenga di norma in appositi centri di permanenza temporanea ma,
qualora ciò non sia possibile e non resta che ricorrere a un istituto
penitenziario, «i cittadini di paesi terzi trattenuti sono tenuti separati dai
detenuti ordinari».
Tale trattenimento, disposto
dalle autorità amministrative o giudiziarie, deve avere una durata «quanto più breve possibile ...
solo per il tempo necessario all'espletamento diligente delle modalità di
rimpatrio». Spetta a ciascuno Stato membro stabilire un periodo limitato di
trattenimento che, comunque, «non può superare i sei mesi». Il periodo fissato
dalla legislazione nazionale, tuttavia, può essere prolungato per un periodo
limitato «non superiore ad altri dodici mesi» nei casi in cui, nonostante siano
stati compiuti tutti gli sforzi che è lecito aspettarsi, l'operazione di
allontanamento rischia di durare più a lungo «a causa della mancata
cooperazione da parte del cittadino di un paese terzo o dei ritardi
nell'ottenimento della necessaria documentazione dai paesi terzi».
Anche per la decisione di
trattenimento vi deve essere la possibilità di presentare ricorso e, in ogni
caso, questa deve essere soggetta a riesame periodico. Il cittadino del paese
terzo deve essere liberato immediatamente se non esiste più alcuna prospettiva
ragionevole di allontanamento per motivi di ordine giuridico o per altri motivi
e «se il trattenimento non è legittimo».
Condizioni di vita nei centri di permanenza temporanea
I cittadini trattenuti in un
centro, su richiesta, devono avere la possibilità di entrare, a tempo debito,
in contatto con rappresentanti legali, familiari e autorità consolari
competenti. Inoltre, le pertinenti e competenti organizzazioni ed organismi
nazionali, internazionali e non governativi devono avere la possibilità di
accedere ai centri di permanenza temporanea, previa autorizzazione. Particolare
attenzione deve essere prestata alla situazione delle persone vulnerabili e
vanno assicurati le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale
delle malattie.
I minori non accompagnati e le famiglie con minori devono essere trattenuti «solo in mancanza di altra soluzione e per un
periodo il più possibile breve in funzione delle circostanze». Le famiglie
trattenute devono poter usufruire di una sistemazione separata che assicuri
loro «un adeguato rispetto della vita privata». Ai minori, inoltre, deve essere
offerta la possibilità «di svolgere attività di tempo libero, compresi il gioco
e le attività ricreative, consone alla loro età e, in funzione della durata
della permanenza, l'accesso all'istruzione». A quelli non accompagnati, poi,
deve essere fornita, per quanto possibile, una sistemazione in istituti dotati
di personale e strutture «consoni a soddisfare le esigenze di persone della
loro età». In generale, il prevalente interesse del minore «costituisce un
criterio fondamentale per il trattenimento dei minori in attesa di
allontanamento». L'Aula ha respinto un emendamento del PSE (404 no, 256 sì e 14
astensioni) che intendeva rafforzare ulteriormente le garanzie da assicurare ai
minori per il rimpatrio.
Deroghe per le situazioni di emergenza
Come richiesto dal Consiglio,
nei casi in cui un numero eccezionalmente elevato di cittadini di paesi terzi
da rimpatriare comporta un notevole aggravio imprevisto per la capacità dei
centri di permanenza temporanea di uno Stato membro o per il suo personale
amministrativo o giudiziario, la direttiva consente, sino a quando persiste la
situazione anomala, di accordare per il riesame giudiziario periodi di tempo
superiori e prendere di misure urgenti quanto alle condizioni di trattenimento.
E' peraltro precisato che ciò non autorizza gli Stati membri a derogare al loro
obbligo generale di adottare «tutte le misure di carattere generale e
particolare atte ad assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dalla presente
direttiva».
Nel dibattito è
intervenuto STEFANO ZAPPALÁ Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, con molti colleghi che stamattina in quest'Aula
hanno partecipato e partecipano al dibattito abbiamo vissuto all'inizio di
questa legislatura questo fenomeno, visitando molte parti dell'Europa,
visitando molti centri di prima accoglienza.
Io capisco che il fenomeno è complesso, il
fenomeno presenta varie sfaccettature. Ognuno di noi, per cultura, per
carattere, per posizione politica è portato ad esaminarlo da un punto di vista
particolare. Però non si può non tenere conto nel complesso, e credo non si
debba non tenere conto, del fatto che qui non stiamo parlando di qualche emigrante,
come succedeva cento anni fa. Non stiamo parlando dei fenomeni piccoli o
isolati, ma stiamo parlando di immigrazione di popoli. Stiamo parlando di
milioni e milioni di persone che si spostano, spinti da varie motivazioni,
molto poco sul piano della richiesta di asilo, molto poco sul piano delle
esigenze di tipo politico, e moltissimo alla ricerca di nuove condizioni di
vita e di nuove condizioni di lavoro.
Io non posso, il tempo purtroppo è tiranno, non
ringraziare il collega Weber. Non posso non ringraziare l'attuale presidente
Deprez della commissione LIBE, il presidente Cavada, e tutti i colleghi con cui
ci siamo interessati per tempo di questo fenomeno. Io sono dell'idea che una
legislazione perfettibile è meglio di una non legislazione. Sono convinto che
l'Europa bene fa a curare tutti ma soprattutto bene fa, in questo fenomeno
complesso e grave che stiamo vivendo, a curare intanto i suoi cittadini."
ENERGIA
CARO
PETROLIO: CAUSE STRUTTURALI, SPECULAZIONE E TASSE
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Misure contro l'aumento
del prezzo del petrolio
Dibattito: 18.6.2008
L'aumento del prezzo del petrolio è il principale risultato dei cambiamenti
economici mondiali a lungo termine o è da imputare alla speculazione? La
fiscalità sull'energia va rivista per aiutare i consumatori e l'economia,
oppure deve sostenere la popolazione più colpita? Sono questi alcuni dei temi
affrontati nel corso del dibattito in Aula sull'impatto dei prezzi elevati di
petrolio e energia. Si è anche parlato di efficienza energetica, fonti
rinnovabili e energia nucleare.
Dichiarazione della Presidenza
Janez Lenarcic,
Ministro sloveno per gli affari europei, ha auspicato una soluzione a lungo
termine che comprenda «una migliore competitività, una maggiore trasparenza dei
mercati finanziari, una diversificazione dell'approvvigionamento e una più
grande efficienza energetica». Ha poi ricordato l'obiettivo del Consiglio di
ridurre del 20% il consumo energetico dell'UE entro il 2020 e l'accordo di
Manchester del settembre 2005 che precisa come gli interventi pubblici di
natura fiscale debbano essere evitati, in quanto impediscono i necessari
aggiustamenti per gli agenti economici. Ha quindi concluso ricordando che sono
necessarie delle misure a livello internazionale.
Dichiarazione della Commissione
Per Andris
Piebalgs, commissario per l'energia,
mentre l'aumento delle importazioni accresce la dipendenza europea al petrolio,
la Commissione si era impegnata su un piano di efficienza energetica e di
utilizzo di fondi di energia rinnovabili. A suo parere bisogna raddoppiare gli
sforzi per applicare appieno le misure già concordate a livello nazionale. Ha
poi insistito sulla necessità di trovare soluzioni a lungo termine al problema.
Spiegando che «l'aumento dei pezzi dei combustibili e dei carburanti ha
innalzato il prezzo al consumo ed i prezzi dei trasporti», ha sottolineato la
necessità di agire a tutti i livelli e, a breve termine, «addolcire l'effetto
del rincaro del prezzo del petrolio sui gruppi vulnerabili».
Ricordando infine gli impegni presi dal Consiglio,
si è detto sicuro che l'Unione europea è in grado di produrre biocarburanti
senza intaccare il livello mondiale della produzione alimentare, utilizzando ad
esempio, le terre messe a maggese nell'UE oppure lavorando con i paesi in via
di sviluppo. I biocarburanti, per il commissario, devono essere complementari
alla produzione alimentare e non rimpiazzarla.
PESCA:
SUBITO MISURE CONTRO IL CARO-GASOLIO
Doc. B6-0305, 310, 311, 312/2008
Risoluzione comune sulla crisi del settore della pesca in seguito
all'aumento del prezzo del gasolio
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
18.6.2008 - Votazione: 19.6.2008
A fronte della crisi del settore della pesca provocata dall'aumento del
prezzo del gasolio, il Parlamento chiede l'aumento fino a 100.000 euro degli
aiuti de minimis per peschereccio e l'introduzione di sgravi fiscali. Sollecita
inoltre un rafforzamento dei controlli sulle importazioni a basso costo e una
migliore informazione sull'origine dei prodotti. Occorre poi rivedere il regime
di mercato, attuare piani di adeguamento della flotta e promuovere misure per
ridurre i consumi di carburante.
Adottando con 454 voti favorevoli, 84 contrari e 24
astensioni una risoluzione sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE e UEN, il Parlamento
esprime anzitutto la sua solidarietà ai pescatori dell'UE ed invita la
Commissione e il Consiglio a prevedere misure per risolvere la crisi nel
settore della pesca. Una crisi dovuta «al costante aumento del prezzo del
carburante che, negli ultimi cinque anni, ha subito un incremento superiore al
300% e dal gennaio 2008, superiore al 40%», e che sta avendo ripercussioni
dirette e indirette sui redditi degli equipaggi.
Il Parlamento invita quindi gli Stati membri ad
accelerare le procedure per consentire il pagamento di aiuti previsti dal
regolamento sugli aiuti de minimis per il settore della pesca (n. 875/2007). In
tale contesto, ribadisce la sua richiesta alla Commissione di rivedere detto
regolamento così da aumentare gli aiuti
fino a 100.000 euro per peschereccio invece che per impresa, «in modo che
il livello di aiuto si ravvicini a quello concesso ad altri settori economici».
Rileva inoltre che i nuovi orientamenti comunitari sugli aiuti statali nel
settore della pesca e dell'acquacoltura prevedono sgravi fiscali e riduzioni dei costi sociali per i pescherecci
comunitari che operino al di fuori delle acque comunitarie e chiede che tali
misure siano applicate ai pescherecci che ne facciano richiesta.
Oltre all'aumento del prezzo del petrolio, i
deputati sottolineano il crollo dei prezzi dei prodotti della pesca a causa
delle «massicce importazioni di prodotti ittici acquistati a basso prezzo
provenienti dalla pesca illegale». Sollecitano quindi il Consiglio a adottare
una direttiva volta a rafforzare e
migliorare i controlli sulle importazioni provenienti dalla pesca illegale,
non dichiarata e non regolamentata. Dovrebbe inoltre intensificare e migliorare
i controlli per garantire il rispetto delle norme comunitarie, nonché
migliorare e aumentare le informazioni sull'origine dei prodotti della pesca.
Il Parlamento ribadisce la richiesta alla
Commissione di presentare «al più presto» una proposta per la revisione dell'Organizzazione comune dei
mercati dei prodotti ittici, «al fine di consentire ai pescatori di
partecipare maggiormente alla fissazione dei prezzi, garantendo così i redditi
nel settore, assicurando la stabilità del mercato, migliorando la
commercializzazione dei prodotti ittici ed aumentando il valore aggiunto
generato».
Chiede inoltre che vengano messi in atto i piani di adeguamento della flotta di
pesca in tutti gli Stati membri e che vengano messe a disposizione le
necessarie risorse finanziarie per ristrutturare su base volontaria le flotte.
A tal fine, la Commissione dovrebbe definire criteri prioritari per i segmenti
della flotta che più hanno subito gli effetti di questa crisi e vanno riveduti
i programmi operativi nazionali del Fondo europeo per la pesca «per prevedere
una spesa più mirata». Occorre poi fornire assistenza per un cambiamento una
tantum delle attrezzature di pesca per conseguire un metodo di pesca che
preveda un minor uso di carburante e incoraggiare l'acquisto di attrezzature
volte a migliorare l'efficienza del carburante.
Il Parlamento invita poi la Commissione a
sottoporre proposte relative a un regime
di compensazione settennale per la riduzione di CO2 nel settore della
pesca, basato sull'attuale prezzo di 25 euro per tonnellata di CO2. La invita
inoltre a sostenere la messa a punto di un fondo
per la ricerca e lo sviluppo specificamente orientato sulla pesca, nel
quadro dell'attuale Settimo programma quadro per la R&S, per contribuire a
finanziare progetti intesi a studiare fonti alternative di energia e a
migliorare l'efficienza energetica nel settore della pesca.
Il Parlamento chiede poi l'attuazione di un dialogo tripartito a livello europeo
tra tutti gli attori (amministrazioni pubbliche, sindacati e pescatori) per
trattare i problemi strutturali del settore, che non sono semplicemente un
riflesso della crisi dei prezzi del petrolio, accordando priorità alle
condizioni di lavoro dei pescatori. Infine, chiama il prossimo Consiglio dei
ministri per la pesca che si terrà a giugno a discutere di tale questione «in
via prioritaria» e a adottare le necessarie misure per risolvere la crisi.
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
-
Doc. A6-0191/2008 - Relazione sulla proposta di direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/54/CE
relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica
-
Doc. A6-0228/2008 Relazione sulla proposta di regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n.
1228/2003 relativo alle condizioni di accesso alla rete per gli scambi
transfrontalieri di energia elettrica
-
Doc.
A6-0226/2008 - Risoluzione sulla
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce
un'Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia
Il Parlamento chiede di separare la proprietà delle attività di produzione
e di trasmissione dell'energia elettrica, respingendo le alternative per
consentire una separazione funzionale corredata di garanzie d'indipendenza di
gestione. Propone poi di vietare il possesso della rete di trasmissione da parte
di società non UE e insiste sull'integrazione dei mercati regionali e
sull'efficienza energetica. Propone inoltre di rafforzare i diritti dei
consumatori, specie di quelli più vulnerabili, anche attraverso una carta dei
diritti e un mediatore indipendente.
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Doc. A6-0202/2008 - Relazione sul tema "Verso una Carta
europea dei diritti dei consumatori di energia"
Rilevando come spesso i diritti dei consumatori non siano
rispettati, il Parlamento esorta la creazione di un mercato energetico unico e
concorrenziale, nonché tariffe ragionevoli, trasparenti e facilmente
comparabili. Chiede poi fatture tipo, sportelli unici d'informazione e per i
reclami, e di agevolare la possibilità di cambiare fornitore senza spese.
Sollecitando un'adeguata tutela degli utenti vulnerabili, auspica più poteri
per le Authority nazionali, tra cui quello di imporre sanzioni.
AMBIENTE
RIFIUTI: RIDUZIONE, RACCOLTA DIFFERENZIATA,
RIUTILIZZO, RICICLAGGIO E RECUPERO
Doc. A6-0162/2008
Relazione sulla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della
direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che
abroga alcune direttive
Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito:
16.6.2008 - Votazione: 17.6.2008
Il Parlamento ha adottato definitivamente una direttiva che, per proteggere
l’ambiente e la salute umana, fissa misure per ridurre la produzione di
rifiuti, anche incentivando l'eco-design, e impone il ricorso a regimi di
raccolta differenziata entro il 2015 per aumentare di almeno il 50% il riutilizzo
e il riciclaggio nel 2020. Prevede poi la definizione di programmi di gestione
e prevenzione dei rifiuti e norme in materia di autorizzazioni, responsabilità,
sanzioni e ispezione degli impianti.
Approvando una serie di emendamenti di compromesso
negoziati dalla relatrice con il Consiglio, il Parlamento ha adottato
definitivamente una direttiva «che stabilisce misure volte a proteggere
l’ambiente e la salute umana prevenendo o riducendo gli impatti negativi della
produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti complessivi
dell’uso delle risorse e migliorandone l’efficacia». La direttiva sottolinea
inoltre che la politica in materia di rifiuti dovrebbe mirare anche a ridurre
l'uso di risorse e, ricordando che la prevenzione dei rifiuti dovrebbe essere
una priorità, rileva che «il riutilizzo e il riciclaggio dovrebbero preferirsi
alla valorizzazione energetica dei rifiuti», in quanto rappresentano la
migliore opzione ecologica. Gli Stati membri dovranno attuare le disposizioni
legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla
direttiva entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore.
Nella misura in cui sono contemplati da altra
normativa comunitaria, sono esclusi
dall'ambito di applicazione una serie di rifiuti quali le acque di scarico,
taluni sottoprodotti di origine animale e le carcasse di animali morti per
cause diverse dalla macellazione nonché i rifiuti risultanti dalla prospezione,
dall’estrazione, dal trattamento e dall’ammasso di risorse minerali o dallo
sfruttamento delle cave. Sono inoltre esclusi gli effluenti gassosi emessi in
atmosfera, il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale
escavato nel corso di attività di costruzione, i rifiuti radioattivi, i
materiali esplosivi in disuso e la paglia e altro materiale agricolo o
forestale naturale non pericoloso utilizzati nell’attività agricola.
Gerarchia dei rifiuti: prima di tutto la prevenzione e la
riduzione
La direttiva stabilisce una "gerarchia dei
rifiuti" che stabilisce in generale un «ordine di priorità» di ciò che
costituisce «la migliore opzione ambientale nella normativa e nella politica
dei rifiuti». In testa alla gerarchia figura la prevenzione, ossia misure - prese prima che una sostanza, un
materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto - che riducono la quantità di
rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l'estensione del loro
ciclo di vita, gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull'ambiente e la
salute umana oppure il contenuto di sostanze pericolose in materiali e
prodotti. Segue poi la preparazione per
il riutilizzo, ovvero le
operazioni di controllo, pulizia e riparazione attraverso cui prodotti o
componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere
reimpiegati senza altro pretrattamento.
Viene poi il riciclaggio,
ossia qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i materiali di rifiuto
sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per
la loro funzione originaria o per altri fini. Esso include il ritrattamento di
materiale organico ma non il recupero di energia né il ritrattamento per
ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di
riempimento. Segue poi il recupero diverso
dal riciclaggio, come il recupero di energia o altre operazioni il cui
principale risultato sia di «permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile
sostituendo altri materiali». A questo proposito, la direttiva precisa che gli
impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani possono essere intesi come
attività di recupero unicamente se rispondono a determinati requisiti di
"efficienza energetica" fissati dalla direttiva stessa.
Vi è, da ultimo, lo smaltimento che consiste in
qualsiasi operazione diversa dal recupero anche quando l'operazione ha come
conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia, come il deposito
in discarica, la biodegradazione di rifiuti liquidi o fanghi nei suoli,
l’iniezione dei rifiuti pompabili in pozzi, in cupole saline o in faglie
geologiche naturali, l'incenerimento o il deposito permanente (ad es.
sistemazione di contenitori in una miniera). Al riguardo, la direttiva
sottolinea che gli Stati membri «non dovrebbero promuovere, laddove possibile,
lo smaltimento in discarica o l'incenerimento di materiali riciclati». Nell'applicare
questa gerarchia dei rifiuti, precisa la direttiva, gli Stati membri devono
adottare misure volte a incoraggiare le opzioni «che danno il miglior risultato
ambientale complessivo». Devono anche tenere conto dei principi generali di
precauzione e sostenibilità in materia di protezione dell'ambiente, della
fattibilità tecnica e praticabilità economica, della protezione delle risorse
nonché degli impatti complessivi sociali, economici, sanitari e ambientali.
Raccolta differenziata per aumentare di almeno il 50% il
riutilizzo e il riciclaggio
Accogliendo quanto richiesto dai deputati, il
compromesso chiede agli Stati membri di adottare le misure necessarie per promuovere il riutilizzo dei prodotti e
le attività di preparazione al riutilizzo. Si tratta, in particolare, di
incoraggiare la costituzione e il sostegno di reti di riutilizzo e di
riparazione, di ricorrere a strumenti economici e a criteri per
l'aggiudicazione degli appalti e di fissare obiettivi quantitativi. Gli Stati
membri sono chiamati inoltre a prendere misure per promuovere il riciclaggio di
alta qualità e, a tal fine, dovranno predisporre regimi di raccolta
differenziata dei rifiuti, praticabili dal punto di vista ambientale ed
economico, volti a garantire il rispetto dei necessari criteri qualitativi per
i pertinenti settori di riciclaggio.
Entro il 2015, come chiesto dai deputati, gli Stati
membri dovranno quindi istituire regimi
di raccolta differenziata «almeno» per la carta, il metallo, la plastica e
il vetro. Dovranno pertanto adottare le misure necessarie affinché, entro il
2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti domestici
di carta, metallo, plastica e vetro (e, possibilmente, di altra origine) sia
aumentata complessivamente almeno del 50% in termini di peso. Entro lo stesso
anno, inoltre, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di altri
materiali di recupero, incluse le operazioni di colmatazione che utilizzano i
rifiuti in sostituzione di altri materiali, di rifiuti da costruzione e demolizione
non pericolosi, dovranno essere aumentati di almeno il 70% in termini di peso.
Spetterà alla Commissione stabilire le norme
dettagliate di attuazione e di calcolo per verificare il raggiungimento di tali
obiettivi e, entro il 2014, dovrà esaminare le misure e gli obiettivi per
eventualmente proporne il rafforzamento e l'introduzione
di obiettivi per altri flussi di rifiuti. Ogni tre anni, invece, gli Stati
membri dovranno stilare una relazione in merito ai risultati ottenuti e,
qualora gli obiettivi non fossero raggiunti, spiegarne le ragioni, illustrando
le misure che intendono prendere per porvi rimedio.
Prevenzione, eco-design e responsabilità estesa dei
produttori
A cinque anni dall'entrata in vigore della
direttiva, gli Stati membri dovranno predisporre dei programmi di prevenzione dei rifiuti in cui sono tenuti a fissare
«gli obiettivi di prevenzione», descrivere le misure di prevenzione esistenti e
valutare l'utilità degli esempi di misure indicate dalla direttiva. Lo scopo di
tali obiettivi e misure, è precisato, è «di dissociare la crescita economica
dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti». La Commissione
dovrà inoltre presentare una serie di relazioni accompagnate, se necessario, da
proposte di misure a sostegno delle attività di prevenzione e di attuazione dei
programmi.
Così, entro il 2014, dovrà fissare obiettivi di prevenzione e
dissociazione dei rifiuti da raggiungere nel 2020, fondati sulle migliori
prassi disponibili. Inoltre, entro il 2011, dovrà formulare un piano d'azione
per ulteriori misure di sostegno a livello europeo volte, in particolare, «a modificare gli attuali modelli di consumo»
e definire una politica di progettazione ecologica (eco-design) dei prodotti che riduca al contempo la produzione
di rifiuti e la presenza in essi di sostanze nocive, favorendo tecnologie
incentrate su prodotti sostenibili, riutilizzabili e riciclabili.
Più in particolare, per rafforzare la prevenzione,
il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti, gli Stati membri potranno
adottare misure legislative o non legislative volte ad assicurare che qualsiasi
persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi
e tratti, venda o importi prodotti (produttore del prodotto) sia soggetto ad una responsabilità estesa. Tali misure,
è precisato, potranno includere l'accettazione dei prodotti restituiti e dei
rifiuti che restano dopo l'utilizzo di tali prodotti, nonché la successiva
gestione dei rifiuti e la responsabilità finanziaria per tali attività. Potranno
anche contemplare, come richiesto dai deputati, l’obbligo di mettere a
disposizione del pubblico informazioni relative alla misura in cui il prodotto
è riutilizzabile e riciclabile.
Gli Stati membri, inoltre, potranno adottare misure
appropriate per incoraggiare una progettazione
dei prodotti «volta a ridurre i loro impatti ambientali e la produzione di
rifiuti durante la produzione e il successivo utilizzo dei prodotti e ad
assicurare che il recupero e lo smaltimento dei prodotti che sono diventati rifiuti
avvengano in conformità alle disposizioni della direttiva. Tali misure possono
incoraggiare, tra l'altro, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione
di prodotti adatti all'uso multiplo, tecnicamente durevoli e che, dopo essere
diventati rifiuti, sono adatti a un recupero adeguato e sicuro e a uno
smaltimento compatibile con l'ambiente. Nell'applicare la responsabilità estesa
del produttore, d’altra parte, gli Stati membri dovranno tenere conto «della
fattibilità tecnica e della praticabilità economica» nonché «degli impatti
complessivi sociali, sanitari e ambientali», rispettando l'esigenza di
assicurare il corretto funzionamento del mercato interno.
Una gestione dei rifiuti che non danneggi la salute e
l'ambiente
Come principio generale, gli Stati membri devono
pendere le misure necessarie per garantire che la gestione dei rifiuti sia
effettuata senza danneggiare la salute umana, senza recare pregiudizio
all'ambiente e, in particolare, «senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il
suolo, la flora o la fauna, senza causare inconvenienti da rumori od odori e
senza danneggiare il paesaggio o i siti di particolare interesse». Devono
inoltre garantire che, all'interno del loro territorio, gli stabilimenti o le
imprese che provvedono alla raccolta o al trasporto di rifiuti a titolo
professionale «conferiscano i rifiuti raccolti e trasportati agli appositi
impianti di trattamento».
In forza alla direttiva, secondo il principio
"chi inquina paga", i costi
della gestione dei rifiuti devono essere sostenuti dal produttore iniziale
o dai detentori del momento o dai detentori precedenti dei rifiuti. Gli Stati
membri, tuttavia, possono decidere che i costi della gestione dei rifiuti siano
sostenuti parzialmente o interamente dal produttore del prodotto causa dei
rifiuti e che i distributori di tale prodotto possano contribuire alla
copertura di tali costi.
Gli Stati membri provvedono affinché le rispettive
autorità competenti predispongano uno o più piani di gestione dei rifiuti che coprano, singolarmente o in
combinazione tra loro, la totalità del loro territorio. Questi dovranno
comprendere un’analisi della situazione della gestione dei rifiuti esistente
nonché le misure da adottare per migliorare una preparazione per il riutilizzo,
un riciclaggio, un recupero e uno smaltimento dei rifiuti corretti dal punto
vista ambientale. Più in particolare, dovranno includere almeno il tipo,
quantità e fonte dei rifiuti prodotti all'interno del territorio, i sistemi di
raccolta dei rifiuti e grandi impianti di smaltimento e recupero esistenti, una
valutazione della necessità di nuovi sistemi di raccolta, della chiusura degli
impianti per i rifiuti esistenti, di ulteriori infrastrutture per gli impianti
per i rifiuti e, se necessario, degli investimenti correlati, nonché le
informazioni sufficienti sui criteri di riferimento per l’individuazione dei
siti e la capacità dei futuri impianti di smaltimento o dei grandi impianti di
recupero.
Autorizzazioni, responsabilità e sanzioni
La direttiva chiede agli Stati membri di imporre a
qualsiasi ente o impresa che intende effettuare il trattamento dei rifiuti di
ottenere l’autorizzazione
dell'autorità competente. Tale autorizzazione, che può essere concessa per un
periodo determinato ed essere rinnovata, dovrà precisare almeno i tipi e i
quantitativi di rifiuti che possono essere trattati, i requisiti tecnici e di
altro tipo applicabili al sito interessato, le misure precauzionali e di
sicurezza da prendere, il metodo da utilizzare per ciascun tipo di operazione,
le operazioni di monitoraggio e di controllo che si rivelano necessarie e,
infine, le disposizioni relative alla chiusura e agli interventi ad essa
successivi che si rivelano necessarie. L’autorizzazione dovrà essere negata
qualora l'autorità competente ritenga che il metodo di trattamento previsto
«sia inaccettabile dal punto di vista della protezione dell’ambiente». E' poi
precisato che le autorizzazioni concernenti l'incenerimento o il
coincenerimento con recupero di energia «sono subordinate alla condizione che
il recupero avvenga con un livello elevato di efficienza energetica».
Gli enti o le imprese che effettuano operazioni di
trattamento dei rifiuti, gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano
rifiuti a titolo professionale, gli intermediari e i commercianti nonché gli
enti o le imprese che producono rifiuti pericolosi dovranno essere soggetti a adeguate ispezioni periodiche da parte
delle autorità competenti. Le ispezioni relative alle operazioni di raccolta e
di trasporto dei rifiuti dovranno riguardare «l’origine, la natura, la quantità
e la destinazione dei rifiuti raccolti e trasportati».
Gli Stati membri potranno precisare le condizioni
della responsabilità e decidere in
quali casi il produttore originario conserva la responsabilità per l'intera
catena di trattamento o in quali casi la responsabilità del produttore e del
detentore può essere condivisa o delegata tra i diversi soggetti della catena
di trattamento. Possono anche decidere che la responsabilità di provvedere alla
gestione dei rifiuti sia sostenuta parzialmente o interamente dal produttore
del prodotto causa dei rifiuti e che i distributori di tale prodotto possano
condividere tale responsabilità. Gli Stati membri saranno inoltre tenuti a
adottare le misure necessarie per vietare l'abbandono, lo scarico e la gestione
incontrollata dei rifiuti e dovranno emanare le misure relative alle sanzioni da infliggere in caso di
violazione delle disposizioni della direttiva e assicurarne l'applicazione. Le
sanzioni dovranno essere «efficaci, proporzionate e dissuasive».
STANDARD DI QUALITÀ PER LE ACQUE DI
SUPERFICIE EUROPEE
Doc. A6-0192/2008
Relazione relativa alla posizione comune del Consiglio in vista
dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a
standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque e recante
modifica delle direttive 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE,
86/280/CEE e 2000/60/CE
Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito:
16.6.2008 - Votazione: 17.6.2008
Il Parlamento ha approvato definitivamente una direttiva che fissa standard
di qualità ambientale per le acque di superficie dell'UE. Entro il 2018, gli
Stati membri dovranno avvicinarsi ai limiti di concentrazione massima
ammissibile nell'acqua per un elenco di 33 sostanze inquinanti, che possono
anche essere pericolose, come il cadmio o il mercurio. Dovranno poi tenere un
inventario delle emissioni, degli scarichi e delle perdite di tali inquinanti
per ciascun bacino idrografico.
L’inquinamento chimico delle acque di superficie
rappresenta una minaccia per l’ambiente acquatico, con effetti quali la
tossicità acuta e cronica per gli organismi acquatici, l’accumulo negli
ecosistemi e la perdita di habitat e di biodiversità, e una minaccia per la
salute umana.
Approvando con 673 voti favorevoli, 10 contrari e 5
astensioni un pacchetto di emendamenti di compromesso negoziati con il
Consiglio dalla relatrice, il Parlamento ha adottato definitivamente una
direttiva volta a istituire, come previsto dalla "direttiva quadro sulle
acque", standard di qualità ambientale (SQA) per gli inquinanti o gruppi
di inquinanti che presentano un rischio significativo per l'ambiente acquatico,
ossia le "sostanze prioritarie" e, all'interno di questa categoria,
le sostanze "prioritarie pericolose". Gli Stati membri dovranno
attuare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie
per conformarsi alla direttiva entro 18 mesi dalla sua entrata in vigore.
Più in particolare, gli standard di qualità ambientale rappresentano «la concentrazione di
un particolare inquinante o gruppo di inquinanti nelle acque, nei sedimenti e
nel biota che non deve essere superata, per tutelare la salute umana e
l'ambiente». Essi sono differenziati a seconda che si tratti di acque interne
(fiumi e laghi) o di altra acque di superficie (di transizione, costiere e
territoriali). Accogliendo la richiesta del Parlamento, la direttiva ricorda
che la politica comunitaria in materia ambientale si basa sui principi di
precauzione e d'azione preventiva, sul principio della correzione, in via
prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio
"chi inquina paga". La Commissione dovrà verificare, entro il 2018, se gli Stati membri
avranno fatto progressi verso l'osservanza degli obiettivi di riduzione
graduale dell'inquinamento causato dalle "sostanze prioritarie" e di
arresto o eliminazione graduale di emissioni, scarichi e perdite di
"sostanze prioritarie pericolose". La data del 2018 rappresenta un
compromesso tra la proposta del Consiglio di fissarla al 2025 e quella del
Parlamento di anticiparla al 2015.
In totale sono 33 le sostanze considerate prioritarie e, tra queste, tredici sono
identificate come pericolose, ad esempio il cadmio e il mercurio e gli
idrocarburi policiclici aromatici. I deputati avrebbero auspicato introdurre
altre 14 sostanze, tra le quali le diossine e i PCB, in un elenco di quelle da
dover esaminare per valutare il loro inserimento tra le sostanze
"prioritarie" o "pericolose prioritarie". Il compromesso
raggiunto, fatto salvo per l'ETBE, prevede che la Commissione, entro due anni
dall'entrata in vigore della direttiva, dovrà considerare questa possibilità e
renderne conto al Parlamento europeo e al Consiglio, avanzando eventualmente
proposte per identificare nuove sostanze prioritarie e nuove sostanze
prioritarie pericolose, e fissare, degli Standard di qualità ambientale per le
acque di superficie, i sedimenti o il biota, se necessario.
In una prima fase si è ritenuto opportuno, per la
maggior parte delle sostanze, limitare la definizione di SQA a livello
comunitario alle sole acque di superficie. Tuttavia, per garantire una
protezione contro gli effetti indiretti e l’avvelenamento secondario provocato
da esaclorobenzene, esaclorobutadiene e mercurio, gli Stati membri possono
decidere di applicare gli SQA per i sedimenti e/o il biota (pesci, molluschi,
crostacei e altro biota).
In prossimità degli scarichi da fonti puntuali le
concentrazioni degli inquinanti sono di solito più elevate delle concentrazioni
ambiente nelle acque. Pertanto, gli Stati membri dovrebbero poter avvalersi di
"zone di mescolamento"
adiacenti ai punti di scarico, in cui le concentrazioni di uno o più inquinanti
possano superare gli SQA applicabili a condizione, però, che «tale superamento
non abbia conseguenze sulla conformità del resto del corpo idrico superficiale
ai suddetti standard». Gli Stati membri che ricorrono a questa possibilità,
dovranno descrivere nei piani di gestione dei bacini idrografici elaborati a
norma della direttiva quadro sulle acque gli approcci e le metodologie
applicati per ottenere tali zone. Come richiesto dai deputati, dovranno anche
descrivere le misure adottate al fine di ridurre in futuro le dimensioni delle
zone di mescolamento.
Gli Stati membri dovranno inoltre assicurare che
l'estensione di ciascuna di tali zone sia limitata alle vicinanze del punto di
scarico e sia proporzionata, «conformemente all'applicazione delle migliori
tecniche disponibili». Come richiesto dai deputati, la Commissione dovrà
definire, secondo la procedura di regolamentazione, il metodo che gli Stati
membri devono applicare per individuare le zone di mescolamento.
In base alle informazioni raccolte o ad altri dati
disponibili, gli Stati membri dovranno istituire un inventario, corredato di eventuale mappatura, delle emissioni,
degli scarichi, delle perdite di sostanze prioritarie e degli inquinanti
indicati dalla direttiva per ciascun bacino idrografico o parte di esso
all’interno del loro territorio specificandone, se necessario, le concentrazioni
per i sedimenti e il biota. Spetterà alla Commissione stabilire le specifiche
tecniche per le analisi nonché il metodo che gli Stati membri dovranno
utilizzare per istituire gli inventari.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente
relazione:
-
Doc. A6-0190/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del
Consiglio che istituisce procedure comunitarie per la definizione di limiti di
residui di sostanze farmacologicamente attive negli alimenti di origine animale
e abroga il regolamento (CEE) n. 2377/90
CULTURA
DIALOGO
INTERCULTURALE: ASMA JAHANGIR AL PARLAMENTO EUROPEO
Allocuzione di Asma Jahangir, relatrice speciale sulla
libertà di credo e di religione, Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni
Unite
Seduta solenne - 2008, Anno europeo del dialogo
interculturale - 18.6.2008
Nel quadro dei dibattiti organizzati per l'Anno europeo del dialogo
interculturale, il Parlamento ha accolto in seduta solenne Asma Jahangir,
relatrice dell'ONU sulla libertà di religione e di credo. Nel suo intervento ha
insistito affinché il termine dialogo interculturale sia inteso in senso ampio,
comprendendo le prospettive religiose e laiche e includendo un dialogo a tutti
i livelli. Si è anche opposta a ogni incriminazione per "diffamazione
delle religioni".
Nel presentare Asma Jahangir all'Aula, la
Vicepresidente del Parlamento europeo Rodi Kratsa-Tsagaropoulou ha sottolineato che il suo intervento
«contribuirà a diffondere il messaggio del Parlamento in vista di favorire il
libero dialogo e la comprensione universale». Ha poi citato l'articolo 18 della
Dichiarazione universale dei diritti umani, che sottintende il lavoro
dell'ospite: «Ciascuno ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e
di religione; questo diritto comprende la libertà di cambiare religione o
credo, e la libertà, da solo o in comunità, in pubblico e in privato, di
manifestare la propria religione o credo nell'insegnamento, le pratiche, il
culto e il compimento dei riti».
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
TRASPORTI
-
Doc. A6-0081/2008 - Relazione sulla proposta di regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla protezione dei pedoni e degli
altri utenti della strada vulnerabili
Il Parlamento ha approvato definitivamente un regolamento
volto a migliorare la sicurezza di pedoni e ciclisti in caso d'urto con veicoli
a motore attraverso il rafforzamento di alcune norme per l'omologazione di
auto, SUV e veicoli commerciali leggeri. Si tratta, in particolare, di
introdurre un dispositivo omologato di assistenza alla frenata (che rafforza
l'efficacia dell'ABS) e di garantire minori danni in caso d'urto frontale. Dovranno inoltre essere esaminati i sistemi
anticollisione.
-
Doc. A6-0169/2008 - Relazione sulla comunicazione della
Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e
sociale e al Comitato per le regioni: Verso una mobilità più sicura, più pulita
e più efficiente a livello europeo: prima relazione sull'iniziativa
"automobile intelligente"
Il Parlamento sottolinea che i sistemi di automobili
intelligenti possono contribuire a ridurre la congestione, l'inquinamento e il
numero e la gravità degli incidenti stradali. Chiede poi di promuovere
l'iniziativa eSafety nonché di introdurre incentivi a favore di strumentazioni
ecologiche e di sicurezza nonché un sistema di chiamate di emergenza a bordo.
Dispositivi di controllo elettronico di stabilità e "strade
intelligenti" possono poi agevolare la sicurezza stradale e ridurre le
vittime della strada.
-
Doc. A6-0050/2008 - Relazione sulla proposta di direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio concernente la gestione della sicurezza
delle infrastrutture stradali
Il Parlamento ha adottato definitivamente una direttiva
che impone valutazioni d’impatto e audit sulla sicurezza stradale nonché misure
per la gestione e le ispezioni della sicurezza. Suggerisce anche una serie di
misure per rendere le infrastrutture più sicure, specie se ad alto tasso di
incidenti, come il miglioramento della segnaletica e del manto stradale o la
costruzione di corsie di emergenza e di aree di sosta. L'obiettivo è di
contribuire alla riduzione delle vittime della strada.
-
Doc. A6-0227/2008 - Risoluzione sulla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione
della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al trasporto
interno di merci pericolose
SANITÁ PUBBLICA
-
Doc. B6-0309/2008 - Risoluzione
comune sull'autorizzazione del pollo al cloro
Il Parlamento disapprova la proposta della Commissione
volta a autorizzare il ricorso a antimicrobici per il trattamento di pollame
destinato al consumo umano e chiede al Consiglio di respingerla. Per i
deputati, tale pratica minaccia gli elevati standard comunitari e porrebbe
problemi di competitività dei produttori europei. Il trattamento, inoltre,
rischia di minare la fiducia dei consumatori europei nei prodotti alimentari
venduti nell'Unione europea.
-
Doc. A6-0196/2008 - Relazione sul futuro del settore ovicaprino
in Europa
AFFARI ECONOMICI E MONETARI
-
Doc. A6-0231/2008 - Relazione sulla proposta di decisione del
Consiglio a norma dell’articolo 122, paragrafo 2, del trattato CE relativo
all’adozione della moneta unica da parte della Slovacchia il 1° gennaio 2009
Il Parlamento è favorevole all'adozione dell'euro da
parte della Slovacchia il prossimo anno, ma chiede di sorvegliare il tasso di
inflazione e di attuare riforme strutturali in taluni settori. Auspica poi
campagne d'informazione per spiegare i vantaggi della moneta unica e per
ridurre gli aumenti dei prezzi durante il periodo di transizione. Più in generale, ritiene necessario anteporre
la conclusione di eventuali procedure di disavanzo al rispetto dei criteri di
Maastricht.
-
Doc. A6-0194/2008 - Risoluzione sulla raccomandazione di decisione del Consiglio concernente
l'adesione della Bulgaria e della Romania alla convenzione del 23 luglio 1990
relativa all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli
utili di imprese associate
PROTEZIONE CIVILE
-
Doc. B6-0303/2008 - Risoluzione comune sul potenziamento delle
capacità di reazione dell'Unione europea alle catastrofi
Il Parlamento chiede una strategia e nuovi strumenti
europei vincolanti per la prevenzione delle catastrofi naturali e lo sviluppo
di una capacità UE di reazione. Sollecita una direttiva sulla prevenzione e la
gestione degli incendi che preveda l'identificazione delle zone a rischio e la
determinazione della responsabilità ambientale e delle relative sanzioni.
Occorre poi riconoscere la specificità delle catastrofi naturali di tipo
mediterraneo e rivedere il Fondo di solidarietà dell’UE.
DIRITTI UMANI
-
Doc. B6-0326, 0327, 0328, 0329,
0330, 0331/2008 - Risoluzione sull'Iran
-
Doc.
B6-0316, 0318, 0319, 0323, 0325/2008 - Risoluzione
sulle uccisioni sistematiche di civili in Somalia
-
Doc.
B6-0314, 0315, 0317, 0320, 0321, 0324/2008 - Risoluzione sul protrarsi della detenzione di prigionieri politici in
Birmania
-
Doc.
B6-0235, 0298, 0299, 0300, 0301/2008 - Risoluzione
sul Vertice UE/Russia del 26 e 27giugno 2008 a Khanty- Mansiysk
- Doc. A6-0139/2008 - Risoluzione sulle persone scomparse a Cipro
− seguito della risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2007
MERCATO INTERNO
-
Doc.
B6-0297/2008 - Risoluzione sul
quarantesimo anniversario dell'Unione doganale
GIURIDICA
-
Doc.
A6-0076/2008 - Risoluzione che adotta la
decisione del Parlamento europeo che modifica la decisione 94/262/CECA, CE,
Euratom, del 9 marzo 1994, concernente lo statuto e le condizioni generali per
l'esercizio delle funzioni del mediatore
-
Doc.
A6-0086/2008 - Risoluzione sulla
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla
decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE,
determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del trattato,
per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo – Terza
parte
-
Doc.
A6-0088/2008 - Risoluzione sulla
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla
decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE,
determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del trattato,
per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo – Parte uno
-
Doc.
A6-0211/2008 - Risoluzione sul progetto
di decisione del Consiglio recante modifica del regolamento di procedura della
Corte di giustizia delle Comunità europee per quanto riguarda il regime
linguistico applicabile al procedimento di riesame
SVILUPPO REGIONALE
-
Doc.
A6-0213/2008 - Risoluzione sulla
proposta di regolamento del Consiglio recante apertura e modalità di gestione
di contingenti tariffari comunitari autonomi sulle importazioni di alcuni
prodotti della pesca nelle Isole Canarie
-
Doc.
A6-0137/2008 - Risoluzione sulla
coerenza delle politiche per lo sviluppo e le ripercussioni sullo sviluppo
dell'Africa occidentale dello sfruttamento da parte dell'Unione europea di
alcune risorse biologiche naturali
-
Doc.
A6-0212/2008 - Risoluzione sull'impatto
della politica di coesione sull'integrazione delle comunità e dei gruppi
vulnerabili
INDUSTRIA
-
Doc.
A6-0245/2008 - Risoluzione sulla
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il
regolamento (CE) n. 460/2004 che istituisce l'Agenzia europea per la sicurezza
delle reti e dell'informazione per quanto riguarda la durata dell'Agenzia
OCCUPAZIONE, AFFARI SOCIALI
-
Doc.
A6-0173/2008 - Risoluzione sulla
proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno
europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010)
LIBERTÁ, GIUSTIZIA, AFFARI INTERNI
-
Doc.
A6-0230/2008 - Risoluzione sulla
proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1338/2001,
che definisce talune misure necessarie alla protezione dell'euro contro la
falsificazione
-
Doc.
A6-0207/2008 - Risoluzione sulla
proposta di decisione quadro del Consiglio relativa all'organizzazione e al
contenuto degli scambi fra gli Stati membri di informazioni estratte dal
casellario giudiziario
DALLE
ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE
POLITICA SOCIALE
·
Efficacia
delle spese sociali (http://consilium.europa.eu)
AMBIENTE
·
Lotta
contro il disboscamento per la sostenibilità dei biocarburanti (http://consilium.europa.eu)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
Sistemi
telematici di prenotazione (http://consilium.europa.eu)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Credito
al consumo (http://consilium.europa.eu)
TRASPORTI
·
Favorire
il trasporto ferroviario (http://consilium.europa.eu)
DALLA COMMISSIONE EUROPEA
RELAZIONI ESTERNE
·
Meccanismo
del dialogo economico e commerciale di alto livello tra UE e Cina (http://trade.ec.europ
e.eu/doclib/docs/2008/april/tradoc_138632.pdf)
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Previsioni
economiche di primavera per il biennio 2008-2009 (http://ec.europa.eu/economy_finance/e
u_economic_situation/eu_economic_situation5857en.htm)
POLITICA SOCIALE
·
Lavoratori
distaccati (http://ec.europa.eu/employment_social/news/2008/apr/postingworkers_en.pdf)
·
"Rispondere
alle nuove realtà sociali" (http://ec.europa.eu/employment_social/emplweb/social_agend
a/ec_conference_en.html)
·
Priorità
2008/2009 (http://ec.europa.eu/employment_social)
RICERCA E SVILUPPO
·
Spazio
europeo della ricerca: l'incoraggiamento dei ricercatori (http://ec.europa.eu)
MERCATO INTERNO
·
Legiferare
meglio: proposte in materia di diritto delle società e di contabilità (http://ec.europa.eu)
·
Cresce
del 75% il numero dei casi trattati nel 2007 dalla rete Solvit (http://ec.europa.eu/solvit/)
·
Progetto
per la creazione di nuove carte di credito (http://ec.europa.eu)
·
Quadro
comunitario per la protezione degli investitori al dettaglio (http://ec.europa.eu)
POLITICA REGIONALE
·
Open
days 2008: "Regioni e città in un mondo di sfide" (www.opendays.europe.eu)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
Tax
Forum: una base comune e consolidata dell'imposta sulle società "al
servizio della crescita e della competitività" (http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/company_tax/common_tax_base/in
dex_en.htm)
·
"Strategia
per l'evoluzione dell'Unione doganale" (COM 2008/169)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
Giornale
web (http://ec.europa.eu/enterprise/e_i/index_en.htm)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
RAPEX
2007 e sicurezza dei consumatori (http://ec.europa.eu/consumers/safety/rapex/index_en.htm)
TRASPORTI
·
Secondo
pacchetto "Cielo unico" (http://ec.europa.eu)
VARIE
·
Diffusione
sulle attività comunitarie (http://ec.europa.eu)
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
·
"La direttiva relativa
all'inquinamento provocato dalle navi, che prevede sanzioni, in particolare, in
caso di scarichi accidentali, rimane valida"
Sentenza della Corte nella Causa C-308/06
La validità di
talune disposizioni della direttiva che stabilisce un regime di responsabilità
per gli scarichi accidentali non può essere valutata né alla luce della
convenzione di Montego bay né alla luce della convenzione Marpol.
·
"La O2 non può invocare i
suoi diritti di marchio per vietare l'uso di un segno simile in una pubblicità
comparativa della Hutchison 3G"
Sentenza della Corte nella Causa C-533/06
Il diritto di
marchio non consente di opporsi all'uso di un segno identico o simile ad un
marchio in una pubblicità comparativa se non esiste per il pubblicop un rischio
di confusione tra l'operatore pubblicitario e il titolare del marchio o tra i
marchi, beni o servizi dell'operatore pubblicitario e quelli del titolare del
marchio.
·
"Il principio «chi inquina
paga» impone un'assunzione dell'onere finanziario costituito dal costo di
smaltimento dei rifiuti causati dal naufragio di una petroliera"
Sentenza della Corte nella Causa C-188/07
L'esigenza di una
trasposizione conforme dell'art. 15 della direttiva «rifiuti» può comportare
che il fabbricante del prodotto che ha generato rifiuti sopporti il costo di
smaltimento dei rifiuti causati dallo sversamento accidentale di idrocarburi in
mare.
·
"Il Tribunale annulla
parzialmente la decisione della Commissione che dichiara incompatibili con il
mercato comune taluni aiuti versati alla Olympiaki Aeroporia Ypiresies per i
danni conconseguenti agli avvenimenti dell'11 settembre"
Sentenza del Tribunale di primo grado nella Causa C-268/06
L'evento
eccezionale e il danno generato possono essere direttamente connessi anche in
assenza di simultaneità.
·
"La Germania, in linea di
principio, deve riconoscere le patenti di guida ceche rilasciate ai suoi
cittadini successivamente alla revoca della loro patente tedesca"
Sentenze della Corte nella Cause riunite C-329 e C-343/06 nonché nelle Cause riunite da C-334/06 a C-336/06
Tuttavia, la
Germania può rifiutare di riconoscere le patenti qualora risulti dalla patente
ceca o dalle informazioni provenienti dalla Repubblica ceca che i cittadini non
risiedevano normalmente nella Repubblica ceca al momento del rilascio delle
patenti.
Per ulteriori
informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 -
Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352)
43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm
DALLA
GAZZETTA UFFICIALE
AFFARI ECONOMICI E
FINANZIARI
·
Raccomandazione del Consiglio del 14 maggio 2008 relativa agli indirizzi
di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della
Comunità (2008-2010) (2008/390/CE) (GUUE L 137/2008)
POLITICA SOCIALE
·
Decisione del Consiglio del 29 aprile 2008 che modifica
l’allegato 3, parte I dell’Istruzione consolare comune relativamente all’obbligo
del visto aeroportuale per i cittadini di paesi terzi (2008/374/CE) (GUUE L 129/2008)
·
Decisione del Consiglio del 14 maggio 2008 che istituisce una
rete europea sulle migrazioni (2008/381/CE) (GUUE L 131/2008)
AGRICOLTURA / PESCA
·
Regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio del 29 aprile 2008
relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, che
modifica i regolamenti (CE) n. 1493/1999, (CE) n. 1782/2003, (CE) n. 1290/2005
e (CE) n. 3/2008 e abroga i regolamenti (CEE) n. 2392/86 e (CE) n. 1493/1999
(GUUE L 148/2008)
·
Regolamento (CE) n. 485/2008 del Consiglio del 26 maggio 2008
relativo ai controlli, da parte degli Stati membri, delle operazioni che
rientrano nel sistema di finanziamento del Fondo europeo agricolo di
garanzia (Versione codificata) (GUUE L 143/2008)
·
Decisione della Commissione del 30 aprile 2008 recante
modalità di applicazione della direttiva 2006/88/CE del Consiglio per quanto
riguarda una pagina informativa su Internet per la messa a disposizione per via
elettronica delle informazioni
relative alle imprese di acquacoltura e agli stabilimenti di trasformazione
riconosciuti (GUUE L 138/2008)
·
Regolamento (CE) n. 506/2008 della Commissione del 6 giugno
2008 che modifica l'allegato IV del regolamento (CE) n. 708/2007 del Consiglio
relativo all'impiego in acquacoltura di specie esotiche e di
specie localmente assenti (GUUE L 149/2008)
·
Raccomandazione della Commissione al Consiglio volta ad autorizzare la Commissione a
condurre negoziati per l’elaborazione di uno strumento internazionale
giuridicamente vincolante relativo alle misure di competenza dello Stato di
approdo intese a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale,
non dichiarata e non regolamentata COM(2008) 333 definitivo
AMBIENTE
·
Direttiva 2008/50/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 relativa alla qualità
dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa (GUUE L 151/2008)
POLITICA REGIONALE
·
Regolamento (CE) n. 447/2008 della Commissione del 22 maggio
2008 recante modifica del regolamento (CE) n. 883/2006, recante modalità
d’applicazione del regolamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio, per quanto
riguarda la tenuta dei conti degli organismi pagatori, le
dichiarazioni delle spese e delle entrate e le condizioni di rimborso delle
spese nell’ambito del FEAGA e del FEASR (GUUE L 134/2008)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Regolamento (CE) n. 487/2008 della Commissione del 2 giugno
2008 recante iscrizione di una denominazione nel registro delle
denominazioni d'origine protette e delle indicazioni geografiche protette
[Casatella Trevigiana (DOP)] (GUUE L 143/2008)
·
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al
Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni
- Affrontare la sfida dell’efficienza energetica con le tecnologie
dell’informazione e della - comunicazione COM(2008) 241 definitivo
BANDI
- INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni bandi
- inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono
consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.europa.eu
sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl
AUDIOVISIVI
INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "AUMENTO DELLA
CONSAPEVOLEZZA NEL CAMPO DELLO SVILUPPO - PROGETTI AUDIOVISIVI PER LA TELEVISIONE" TALE DA CONTRIBUIRE AD UNA MIGLIORE
COMPRENSIONE DELLE REALTÀ DI UN MONDO IN SVILUPPO DA PARTE DEI GIOVANI.
http://ec.europa.eu/development/icenter/repository/A-GUIDELI
Scadenza: 6/10/2008
GIUSTIZIA, LIBERTÁ,
SICUREZZA
INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE - AZIONE PREPARATORIA RELATIVA AD UNA CAPACITÀ DI RISPOSTA
RAPIDA DELL'UE NEL CAMPO DELLA PROTEZIONE CIVILE, IN GUUE C 135/03 DEL
03/06/2008
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2
Scadenza:22/8/2008
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL
PROGRAMMA DI ORGANIZZAZIONE DI TAVOLE
ROTONDE PER IL RAFFORZAMENTO DELLE ISTITUZIONI E DEL DIALOGO CON LA
SOCIETÀ CIVILE IN UN'OTTICA DI POSSIBILE CRISI. http://ec.europa.eu/external_relations/grants/2008/cpc/guide
Scadenza:14/7/2008
IMPRESA, E
INDUSTRIA
INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA DI RAFFORZAMENTO E SVILUPPO DI
RETI PER LA COMPETITIVITÀ E PER IL SOSTEGNO DEL TURISMO IN EUROPA. http://ec.europa.eu/enterprise/funding/files/themes_2008/doc
Scadenza:31/7/2008
ERASMUS - PROGETTO PILOTA PER FAVORIRE LA MOBILITÀ DEI
GIOVANI IMPRENDITORI
Codice:
eurlex C/146/26
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2
Scadenza:31/7/2008
ISTRUZIONE, FORMAZIONE E CULTURA
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - EACEA/14/08 NELL'AMBITO
DEL PROGRAMMA D'ISTRUZIONE
E FORMAZIONE NELL'ARCO DELLA VITA. CONCESSIONE DI SOVVENZIONI PER PROGETTI DI
SPERIMENTAZIONE E DI SVILUPPO DEL SISTEMA DEI CREDITI D'APPRENDIMENTO
NELL'INSEGNAMENTO E NELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE (EVCET), IN GUUE C 132/08
DEL 30/05/2008.
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2
Scadenza:13/8/2008
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - EACEA/16/08 NELL'AMBITO
DEL PROGRAMMA DI
APPRENDIMENTO PERMANENTE. CONCESSIONE DI SOVVENZIONI PER AZIONI DESTINATE A
SVILUPPARE E AD APPLICARE IL QUADRO EUROPEO DELLE QUALIFICHE (EQF), IVI
COMPRESO IL QUADRO DELLE QUALIFICHE NAZIONALI E SETTORIALI, IN GUUE C 132/09
DEL 30/05/2008.
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2
Scadenza:13/8/2008
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - EACEA/17/08 NELL'AMBITO
DEL PROGRAMMA PER L'APPRENDIMENTO PERMANENTE. STRATEGIE DI APPRENDIMENTO
PERMANENTE, IN GUUE
C 132/10 DEL 30/05/2008.
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2
Scadenza:13/8/2008
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE 2008 - PROGRAMMA CULTURA
(2007-2013) - PROGETTI
DI COOPERAZIONE PLURIENNALI; MISURE DI COOPERAZIONE; AZIONI SPECIALI (PAESI
TERZI); SOSTEGNO AGLI ORGANISMI ATTIVI A LIVELLO EUROPEO NEL CAMPO DELLA
CULTURA
Codice:
eurlex 2008/C 141/13
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2
Scadenza:1/10/2008
OCCUPAZIONE E POLITICA
SOCIALE
INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA PROGRESS RELATIVAMENTE A PROGETTI
CHE CONTRIBUISCANO ALLA REALIZZAZIONE DEI PRINCIPI COMUNI DI FLEXSICUREZZA NELLA STRUTTURA DEI PROGRAMMI NAZIONALI DI
RIFORMA.
http://ec.europa.eu/employment_social/calls/2008/vp_2008_008
Scadenza:14/8/2008
PROGRESS
- INVITO A PROMUOVERE LA LOTTA CONTRO LA POVERTÀ E L'ESCLUSIONE SOCIALE - BDG 4.9 MIL EURO - FINO ALL'80% COSTI ELEGGIBILI
Codice:
VP/2008/015
http://ec.europa.eu/employment_social/calls/2008/vp_2008_015
Scadenza:14/8/2008
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA
PARTNERS
Azienda albanese sta cercando urgentemente di acquistare due macchinari per la
trivellazione di tunnel.
Azienda israeliana specializzata nella produzione di una crema con
una doppia protezione sia solare che contro le meduse sta
cercando rappresentanti e distributori in Italia. IL 677
Azienda bulgara specializzata nella lavorazione delle vigne
sta cercando partner commerciali per stabilire contratti di joint venture per
la produzione di vino in Bulgaria. BG 675
Azienda portoghese produttrice di macchinari per la costruzione di
pavimentazioni industriali sta cercando intermediari commerciali
quali agenti, rappresentanti e distributori. PT 676
Azienda tedesca specializzata nella produzione di prodotti alimentari
dietetici sta cercando distributori dei propri prodotti. DE 671
Azienda tedesca specializzata nella produzione di letti e sedie motorizzati
per persone inferme sta cercando intermediari commerciali in tutta Europa. DE 674
Azienda siriana produttrice di biancheria per il letto, tovaglie e
ricami sta cercando distributori ed agenti esclusivi per i
propri prodotti in Italia. SY 672
Azienda siriana produttrice di pistacchi freschi o tostati
sta cercando spedizionieri, ditte specializzate nella lavorazione e
nell’imballaggio dei pistacchi e ditte specializzate nella fertilizzazione del
pistacchio in tutta Europa. SY 673
Per ulteriori
informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto
tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
·
Eurodeputati
Delegazione italiana FORZA ITALIA-P
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma
- Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles -
Tel. +32 2 284.25.96 -
Fax +32 2 284.69.06
·
Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B - 1047 Bruxelles - Tel.: +32
2 284 2111 - www.europarl.europa.eu
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.europa.eu/roma/
·
Commissione delle Comunità Europee
Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: +32 2 2991111 -
www.ec.europa.eu
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - www.ec.europa.eu/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.ec.europa.eu/italia/
·
Consiglio
dell'Unione Europea - Rue de la
Loi, 175 B - 1048 Bruxelles
Tel.: +32 2 285 6111 - www.ue.eu.int
·
Corte
di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - www.curia.europa.eu/
·
Comitato
economico e sociale - Rue
Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: +32 2 546 9011 - www.eesc.europa.eu
·
Comitato
delle regioni - Rue Montoyer,
92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: +32 2 282 2211 - www.cor.europa.eu/
·
Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.eur-lex.europa.eu/it/index.htm
serie S (Bandi): www.ted.europa.eu/
·
Euro
Info Centres (informano e
forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee:
normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza,
concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.ec.europa.eu/enterprise-europe-network
Partito Popolare Europeo - Rue de Commerce, 10 - 1000
Bruxelles
Tel.: +32 2 285
4140 - www.epp-eu
EUROINFORMAZIONI
E' ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org