GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana FORZA ITALIA-P

Ufficio di Roma

 

  

                                                                                                                                

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

26 Giugno 2008

n° 161

 

Lettera informativa della Delegazione FORZA ITALIA-P del Gruppo PPE/DE

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GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana FORZA ITALIA-P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

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Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l'Eurosportello di Unioncamere del Veneto.

 


 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

NUOVE REGOLE SULLE GARANZIE STATALI ALLE PMI

 

La Commissione europea ha adottato una nuova comunicazione sugli aiuti di Stato sotto forma di garanzie. Stabilendo metodi chiari per calcolare l'elemento di una garanzia che costituisce un aiuto, la Commissione mira a contribuire alla semplificazione globale delle sue norme relative agli aiuti di Stato. "La nuova comunicazione ( ... ) permette un utilizzo più trasparente delle garanzie, in particolare per facilitare il finanziamento delle PMI", dichiara il Commissario alla Concorrenza, la signora Neelie Kroes, in un comunicato. Le PMI si rallegrano per la misura, ma alcuni ritengono che la Commissione dovrebbe andare più lontano e includere le garanzie di Stato nel regolamento di esenzione per categoria.

Le garanzie di Stato sono uno strumento efficace, poiché non si tratta di somme versate alle imprese dallo Stato, bensì piuttosto di un impegno dello Stato di assumersi ad esempio le responsabilità di un'impresa verso i suoi creditori o fornitori in caso di problemi. Questo aiuta lo sviluppo delle PMI, in particolare agevolando loro l'accesso al finanziamento, e in modo nettamente meno oneroso che con sovvenzioni, spiega Gerhard Huemer, direttore di politica economica e fiscale all'Unione europea dell' artigianato e delle Piccole e Medie Imprese (UEAPME). "Se un progetto sostenuto da una garanzia va bene, non costa nulla allo Stato", spiega, ma riconosce la difficoltà amministrativa rispetto alla regolamentazione europea sugli aiuti di Stato: "Non si può dire in anticipo l'ammontare della sovvenzione implicata", che può andare dallo 0% della garanzia se tutto va bene, al 100% nel caso del fallimento totale di un progetto, aggiunge Huemer. Per risolvere questo problema, il nuovo testo della Commissione porta molti chiarimenti. Ricorda a titolo preliminare che una garanzia proposta in condizioni "accettabili per un investitore in economia di mercato" non costituisce un aiuto e de facto è dunque autorizzata. Si tratta di determinare se il premio versato dall'impresa in cambio della garanzia corrisponde al rischio incorso, e corrisponde dunque a un premio "normale". La comunicazione della Commissione comporta una tabella a tale scopo, che prevede alcuni livelli di premi per alcune notazioni (le valutazioni del rischio). Le garanzie proposte contro premi conformi a questa tabella non sono considerate come aiuti. La comunicazione prevede altresì la possibilità di applicare un premio unico per una categoria di imprese quando l'importo garantito non eccede 2,5 milioni di euro per società, cosa che permette un effetto di affiliazione a favore delle garanzie di scarso importo per le PMI. "Credo che alla fine abbiano raggiunto un buon equilibrio tra una valutazione utilizzabile e la realtà del mercato" aggiunge rallegrato Huemer. Di contro, sostiene che le PMI approfitterebbero maggiormente delle garanzie se queste fossero comprese nella regolamentazione di esenzione per categoria, la cui entrata in vigore è prevista a luglio.

 

 

 

AUMENTO DEL 53% DEGLI INVESTIMENTI EUROPEI ALL'ESTERO

 

Secondo Eurostat, gli investimenti diretti all'estero (IDE) dell'UE nei paesi terzi sono aumentati del 53% tra il 2006 e il 2007, passando da 275 a 420 miliardi di euro, mentre gli IDS verso l'UE provenienti dai paesi terzi sono aumentati dell' 89%, da 169 a 319 miliardi. Sul periodo considerato, gli IDE dell'UE sono passati da 79 a 113 miliardi di euro negli Stati Uniti, da 30 a 58 miliardi in Canada, da 23 a 34 miliardi in Svizzera, da 11 a 17 miliardi in Russia, da 3 ad 11 miliardi in India, da 50 a 84 miliardi nei centri finanziari offshore. Se si considerano i flussi di IDE diretti verso l'UE, gli Stati Uniti hanno investito 145 miliardi nel 2007 contro 74 nel 2006; anche gli investimenti dei centri finanziari offshore nell'UE sono aumentati, passando da 30 a 98 miliardi, come pure quelli della Svizzera (da 18 a 29 miliardi), del Giappone (da 14 a 18 miliardi) e dell'India (di 1 a 10 miliardi), mentre gli investimenti del Canada sono rimasti stabili a 9 miliardi. I flussi di IDS dell'UE con la Cina (esclusa Hong-Kong) sono rimasti poco rilevanti nel 2007, dato che l'UE ha investito 2 miliardi di euro in Cina, rispetto ad 1 miliardo investito dalla Cina sul mercato comunitario. Con un totale di 121 miliardi investiti nel 2007 (29% del totale degli IDE dell'UE), il Regno Unito rimane il principale investitore nei paesi terzi, seguito dal Lussemburgo (78 miliardi, 19%) e dalla Germania (52 miliardi, 12%). Con un totale di 87 miliardi di IDS provenienti dal resto del mondo nel 2007 (27% del totale dell'UE), il Regno Unito è stato il principale beneficiario di IDS, dinanzi al Lussemburgo (50 miliardi, 16%) e alla Francia (23 miliardi, 7%). Nel 2007, l'UE è stata un investitore netto nei paesi terzi, dato che i flussi uscenti hanno superato gli entranti di 101 miliardi di euro (cioè lo 0,8% del PIL). Il maggiore investitore netto è stato la Germania (saldo di 50 miliardi), il maggiore beneficiario netto, l'Irlanda (saldo di 15 miliardi). Rileviamo infine che, nel periodo considerato, i flussi di IDE intracomunitari sono aumentati del 13%, la Francia è stato il maggiore investitore (125 miliardi), dinanzi alla Germania (71 miliardi) e all'Italia (64 miliardi). I principali beneficiari di IDS provenienti da altri Stati membri sono stati la Francia (86 miliardi), i Paesi Bassi (67 miliardi) e il Regno Unito (49 miliardi).

 

 

 

IL VII PROGRAMMA QUADRO 2007/2013 - LA PARTECIPAZIONE ITALIANA

 

Sono stati analizzati da parte dell’ Ing. Vittorio De Crescenzo della Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione europea, i risultati relativi alla partecipazione italiana a 54 bandi chiusi al Settimo Programma Quadro, con un budget assegnato di 5.115.003.184 euro pari al 10% complessivo ed un numero di proposte finanziate di 2.769 su 12.659 presentate.

L’Italia ha ricevuto un contributo complessivo di 466.306.580 piazzandosi al 4° posto di una graduatoria che vede in testa la Germania con 901.221.507 seguita dalla Gran Bretagna con 660.872.108.

Nel Belpaese la distribuzione dei finanziamenti vede un peso maggiore dei programmi Capacities (10,25) e Cooperation (9,047).

All’interno di questo ultimo i temi di maggior successo per distribuzione di budget sono Salute ed ICT con il 28% seguiti da NMP che si attesta al 13%.

Per il programma Capacities, invece, molto buona risulta la partecipazione italiana a Regions of Knowledge (10,8), Science & Society (12,1) e Misure specifiche per le PMI (11,2). Appare, invece, da migliorare la partecipazione ai bandi di International Cooperation (3,3).

Anche per il 7° Programma Quadro risulta di maggioranza la partecipazione ai bandi di Università (34,2%) seguite dagli enti profit (28,4%), enti di ricerca (22,37%) ed enti pubblici (5,79).

Per quanto riguarda la partecipazione delle PMI al 7 PQ, in Italia esse rappresentano il 26,10% degli enti partecipanti. Tale dato è preceduto solo da quello spagnolo (32,70%) e quello tedesco (26,10%).

Passando ad analizzare il tasso di successo sulle proposte presentate si nota come l’Italia si attesti sul 18,3% piazzandosi 5° dietro Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Olanda. Quest’ultima al primo posto con un tasso del 26,1% di proposte finanziate su proposte presentate.

Per quanto riguarda, poi, la presenza di altri Paesi membri nei consorzi in cui sono presenti partner italiani si nota una forte predominanza della presenza di enti tedeschi (610) seguiti da quelli inglesi (548) e quelli francesi (383).

Relativamente ai dati sui progetti a coordinamento italiano sul totale dei progetti finanziati la percentuale è del 13,9%, dunque molto al di sotto dei dati relativi ad Olanda (27,9%), Gran Bretagna (25,9%) e Francia (25,5%).

Per quanto concerne il programma specifico “Idee”, l’Italia è stato il paese che ha partecipato di più al bando. Più di 1600 proposte prevedevano infatti l’istituto ospitante in Italia, che si è trovata al quinto posto tra i Paesi che hanno avuto accesso alla seconda fase di selezione e quindi dietro a Gran Bretagna, Germania, Francia e Olanda.

In numeri percentuali possiamo affermare che in Italia, su un totale di più di 1600 proposte presentate, il 3% ha superato positivamente la prima valutazione, contro una media europea del 6%. Considerando tutti i paesi europei/associati, i progetti che hanno ricevuto una valutazione positiva da parte dell’ERC al termine delle due fasi di valutazione sono 430. Di questi 35 sono stati presentati da un “Principal Investigator” facente capo ad un istituto italiano. Di questi 22 rimarranno in Italia e 13 svolgeranno la propria ricerca in un altro paese europeo. Dall’estero, invece, arriveranno in Italia solo due ricercatori, uno dalla Polonia e l’altro dalla Norvegia.

Passiamo ora ad analizzare i dati italiani per aree geografiche: nel Nord Ovest del paese sono state presentate 356 progetti finanziabili per un budget complessivo di 163.084.348 di cui il 90% afferente al programma Cooperation per un valore pari al 36% del dato nazionale. Il Nord Est ha presentato 236 progetti finanziabili di cui l’89,90% in Cooperation per un budget di 91.323.174.

Il Centro fa la parte del leone con 430 proposte finanziabili di cui l’80,23% in Cooperation per un budget 169.038.842. Tale dato rappresenta il 37% del panorama nazionale. Fanalino di coda di questa speciale classifica risultano essere Sud e Isole che hanno presentato 134 proposte per un budget complessivo di 35.569.815 euro. Per quello che concerne la partecipazione regionale il Lazio risulta essere la regione che ha presentato più proposte (307) seguita dalla Lombardia (243) e dalla Toscana (133). Il Lazio risulta anche la regione con più progetti a coordinamento (57) seguito da Lombardia (52) e Toscana (30).

Infine interessante appare analizzare i dati relativi agli enti più partecipativi. Per le università il primato è detenuto dall’Università di Bologna, con il Politecnico di Milano al secondo posto ed il Politecnico di Torino al terzo. L’Università di Roma “La Sapienza” e l’Università di Napoli “Federico II” si piazzano rispettivamente al 5° ed al 9° posto.

Tra gli enti di ricerca al primo posto vediamo il CNR, seguito dall’ISS e dall’ENEA. Ragguardevole il risultato ottenuto da APRE che risulta essere il 5° ente di ricerca italiano più presente.

Infine per gli enti profit il primo posto è d’appannaggio di Finmeccanica.

 

 

 

LANCIATA L'INIZIATIVA "CIELO UNICO EUROPEO II"

 

La Commissione europea ha adottato il secondo pacchetto legislativo per un "Cielo unico europeo", che contiene proposte volte a migliorare la qualità, ridurre i costi e contenere i ritardi. Le iniziative previste consentiranno anche di tagliare i consumi di carburante, con un risparmio per le compagnie aeree fino a 16 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 e di 2-3 miliardi di euro l’anno in termini di costi. Questa grande riforma del sistema di gestione del traffico aereo europeo consentirà di affrontare il previsto raddoppiamento del traffico da qui al 2020. Ne trarranno vantaggio non soltanto i passeggeri, ma anche gli spedizionieri e tutto il settore dell’aviazione militare e civile. Il pacchetto creerà nuovi posti di lavoro nel settore e nel frattempo i costruttori europei beneficeranno di una posizione di avanguardia nel settore delle tecnologie per la gestione del traffico aereo (i sistemi satellitari come Galileo, datalink ecc.) ricavandone maggiore competitività sui mercati mondiali.

 

 

 

REFERENDUM IRLANDESE: I MOTIVI DEL "NO" SECONDO EUROBAROMETRO

 

A seguito dell’esito negativo del referendum irlandese sul Trattato di Lisbona la rappresentanza in Irlanda della Commissione europea ha promosso un sondaggio Eurobarometro, che è stato condotto tra il 13 e 15 giugno scorsi  per comprendere le ragioni del “si” e del “no” o della non partecipazione al voto. Sono state intervistate complessivamente 2000 persone di età superiore ai 18 anni con i seguenti risultati: l’appartenenza dell’Irlanda all’Unione europea è sostenuta ad ampia maggioranza sia tra quanti hanno votato “sì” con un 98%, sia tra coloro che si sono espressi negativamente con un 80%. Coloro che hanno votato “sì” al referendum si sono espressi in tal modo ritenendo fosse nell’interesse dell’Irlanda (32%) e che l’Irlanda beneficia dell’appartenenza all’UE (19%). Il 9% ha ritenuto che potesse aiutare l’economia irlandese, un altro 9% si è espresso favorevolmente per altre ragioni. Coloro che hanno votato “no” principalmente (il 22%) lo hanno fatto per la scarsa conoscenza del Trattato di Lisbona, il 12% per un discorso di protezione dell’identità nazionale, per la mancanza di fiducia nei politici, per la perdita al diritto di un commissario permanente e la protezione del sistema fiscale. Tra coloro che hanno  appoggiato il no il 76% ha ritenuto che ciò potesse dare all’Irlanda una più forte posizione nel rinegoziare il Trattato. Dalla parte del no molti giovani, donne e persone senza occupazione; il sì prevale invece nelle categorie di professionisti, manager e pensionati. Oltre la metà dei non partecipanti al referendum ha dichiarato di non aver votato per il fatto di non comprendere bene la questione.

Il sondaggio è disponibile al website: http://ec.europa.eu/public_opinion

 

 

 

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  04 - 05 GIUGNO 2008

 

 

ISTITUZIONI

 

 

APERTURA DELLA SESSIONE

 

Nel dare inizio ai lavori e ricordando la ricorrenza della Settimana Verde, il Presidente Hans-Gert Pöttering ha sottolineato l'intenzione del Parlamento di ridurre le proprie emissioni di CO2 del 30% entro il 2020. Ha poi reso omaggio al movimento di liberazione lituano che ha celebrato il 20° anniversario, salutato i rappresentanti dei progetti vincitori del "Premio Carlo Magno per i giovani" e annunciato la sostituzione di due eurodeputati italiani.

 

Aprendo la seduta, il Presidente HANS-GERT PÖTTERING si è congratulato con la Lituania per il 20° anniversario del movimento di liberazione Sąjūdis che ha segnato l'inizio della caduta «dell'impero sovietico».

Ha in seguito ricordato che il Parlamento, in tutte le sue sedi, sta celebrando la "Settimana Verde" e, in proposito, ha sottolineato che l'istituzione intende ridurre del 30% le proprie emissioni di CO2 entro il 2020.

 Pöttering ha poi accolto calorosamente l'Arcivescovo Galaktion di Bulgaria e rivolto un saluto ai rappresentanti dei progetti vincitori del "Premio Carlo Magno per i giovani" presenti in tribuna: la fondazione ungherese "Ferenc Rákóczi II" con il progetto "studenti senza frontiere", il progetto britannico "London Festival of Europe" e la scuola media greca di Byronas. Li ha anche ringraziati per il loro contributo all'integrazione dei giovani europei.

 

 

 

SICUREZZA E DIFESA

 

 

UNA POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA PIÙ EFFICACE PER L'UE

 

-        Doc. A6-0186/2008 Relazione sull'attuazione della strategia europea in materia di sicurezza e la PESD

-        Doc. A6-0189/2008 - Relazione sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sugli aspetti principali e le scelte di base della politica estera e di sicurezza comune (PESC), presentata al Parlamento europeo in applicazione della sezione G, punto 43, dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 4.6.2008 - Votazione: 5.6.2008

 

Il Parlamento sollecita riforme per rafforzare l'efficacia, la coerenza e la responsabilità della politica estera europea e, a tal fine, la PESC deve definire obiettivi comuni e dotarsi di strumenti adeguati. Terrorismo, immigrazione, energia e armi di distruzione di massa, figurano tra le priorità tematiche, mentre tra quelle geografiche vi sono Balcani, Serbia, Mediterraneo, Iran, Cina, USA e Russia. I deputati chiedono anche di creare un Corpo civile di pace e di potenziare i Gruppi tattici.

 

Approvando la relazione con 520 voti favorevoli e 107 contrari, il Parlamento sottolinea il contributo della PESC - che comprende la politica europea di sicurezza e di difesa (PESD) - nel rafforzamento dell'identità europea e del ruolo dell'UE come attore globale. Osserva tuttavia come il ruolo dell'UE nel mondo «non sia commisurato al suo potenziale e alle aspettative dell'opinione pubblica europea» a causa della riluttanza degli Stati membri a adottare le riforme «necessarie e indispensabili» per rafforzare l'efficacia, la coerenza e la responsabilità della loro politica estera.

Il Parlamento esprime poi la convinzione che l'UE possa esercitare un impatto e portare avanti una vera PESC «efficace e credibile» solo se definisce chiaramente i suoi obiettivi comuni e se si dota degli opportuni strumenti. Sottolinea inoltre che «il rispetto del diritto internazionale, un effettivo multilateralismo, la sicurezza umana e il diritto dei cittadini ad essere protetti in tutto il mondo, la prevenzione dei conflitti, il disarmo e il ruolo delle istituzioni internazionali» dovrebbero diventare principi guida per quanto concerne l'azione esterna dell'UE. D'altro canto, sarebbe anche necessario uno sforzo aggiuntivo per «snellire» il processo legislativo in materia di politica estera tramite «il superamento del potere di veto e l'introduzione del voto a maggioranza qualificata».

I deputati insistono affinché tutte le azioni esterne dell'Unione - «comprese quelle nell'ambito della futura PSDC (politica di sicurezza e di difesa comune, ndr), ma ad esclusione di qualsiasi spesa militare» - siano finanziate in futuro a partire dal bilancio comune dell'UE e ritengono che l'importo totale di 1.740 milioni di euro assegnato alla PESC per il periodo compreso tra il 2007 e il 2013 «sia insufficiente per conseguire gli ambiziosi e specifici obiettivi dell'UE in quanto attore globale».

 

Priorità orizzontali per il 2008

Prendendo atto della relazione annuale 2006 del Consiglio sulla PESC, il Parlamento propone che nel 2008 venga data priorità ad un numero limitato di argomenti per quanto concerne il ruolo dell'UE nelle questioni internazionali. Sollecita quindi ad affrontare con maggiore urgenza le questioni di interesse comune per l'Europa quali il terrorismo, la criminalità organizzata, il miglioramento della sicurezza attraverso la cooperazione e lo sviluppo nonché la sicurezza energetica, il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile. Andrebbe poi data priorità al miglioramento della stabilità nelle regioni confinanti, alla gestione delle crisi e alla prevenzione e risoluzione dei conflitti nonché alla non diffusione delle armi di distruzione di massa (WMD), la gestione della migrazione e la promozione dei diritti umani e delle libertà civili.

Il Parlamento chiede altresì di rivedere la strategia europea in materia di sicurezza (SES) in modo da includere un'analisi approfondita della missione della futura direzione della NATO e delle relazioni UE-NATO a livello operativo e strategico, nonché un'analisi delle ramificazioni di sicurezza di un ulteriore allargamento della NATO. Invita poi il Consiglio europeo a formulare, per la prima volta, una «posizione coerente» sulla politica UE-NATO che non solo servirà a dare nuovo slancio alle relazioni transatlantiche ma anche a fornire sostegno ad uno sviluppo tempestivo della politica di sicurezza e di difesa dell'UE.

I deputati deplorano la mancanza di progressi verso una politica estera europea comune sull'energia e la forte dipendenza energetica dell'UE da paesi non democratici, nonché il bilateralismo delle azioni intraprese da taluni Stati membri dell'UE. Ribadiscono poi che il terrorismo costituisce una delle principali minacce alla sicurezza dell'UE e rilevano che la lotta al terrorismo debba essere condotta in stretta cooperazione con i partner internazionali e in linea con la strategia stabilita dalle Nazioni Unite. Riaffermano anche l'importanza di una gestione ordinata dei flussi migratori e ritengono pertanto fondamentale approfondire la cooperazione dei paesi sia di origine sia di transito e incentivarla tramite una politica di condizionalità positiva, sottolineando la necessità di evitare l'immigrazione illegale e di lottare contro i gruppi che lucrano su di essa.

 

Priorità geografiche per il 2008

Il Parlamento ritiene che la stabilità nei Balcani occidentali debba costituire la massima priorità nel 2008 ed attribuiscono pertanto estrema importanza al potenziamento degli sforzi per avvicinarli all'UE con l'introduzione di un regime di esenzione dall'obbligo di visto, il rafforzamento della cooperazione regionale in settori come gli scambi, i trasporti e l'energia. Una maggiore enfasi sulle questioni economiche e sociali agevolerebbe e sosterrebbe poi i preparativi di tali paesi all'adesione all'Unione. Il dialogo con la Serbia andrebbe intensificato e la firma dell'accordo di stabilizzazione e associazione sarebbe un'azione concreta verso la sua futura adesione.

Secondo il Parlamento, la missione EULEX in Kosovo dovrebbe tutelare gli interessi delle minoranze nazionali, creare fiducia tra le comunità etniche, consolidare lo Stato di diritto e promuovere lo sviluppo economico. I deputati, tuttavia, esprimono preoccupazione per lo stallo che si registra nei negoziati sul trasferimento delle responsabilità dall'UNMIK a EULEX ed invitano gli Stati membri ad avviare un'azione concertata a livello di Nazioni Unite per garantire il riconoscimento della missione EULEX quale parte della presenza civile internazionale in Kosovo.

Un altro degli obiettivi principali per il 2008 dovrebbe essere il rafforzamento della politica europea di vicinato (PEV). I deputati ribadiscono anche l'importanza di ottenere risultati tangibili nella regione euromediterranea dove il rispetto dei diritti umani e lo sviluppo economico e sociale nei paesi della sponda Sud andrebbero promossi, accordando altresì più attenzione alle sfide dell'energia e dell'ambiente.

Il Parlamento invita il Consiglio e la Commissione a proseguire gli sforzi, sia nell'ambito del Quartetto per il Medio Oriente sia in loco, intesi a favorire i negoziati fra israeliani e palestinesi per «una soluzione di pace globale, duratura e giusta» sulla base di due Stati sicuri e vitali, conformemente agli impegni definiti nell'Agenda di Annapolis. L'Unione, infatti, deve «massimizzare la propria influenza in termini finanziari, commerciali e politici» sulle due parti per giungere a tale soluzione di pace e «deve svolgere, nelle pertinenti sedi, un ruolo corrispondente al suo contributo finanziario e politico».

Andrebbe anche rafforzata l'alleanza transatlantica e intensificati i contatti con gli Stati Uniti attraverso un Accordo di partenariato più avanzato e esaustivo che dovrebbe includere la consultazione su interessi reciproci, nonché la prevenzione dei conflitti civili, l'ordine legale internazionale, la pace e il disarmo, lo sviluppo sostenibile e la lotta contro la povertà. Per il Parlamento, sarebbe inoltre estremamente importante la revisione delle relazioni con la Russia che dovrebbero basarsi su un partenariato equilibrato e affrontare sfide globali come la non proliferazione di WMD, la sicurezza regionale e la sicurezza dell'energia, promuovendo «il consolidamento della democrazia, la protezione dei diritti umani, la libertà di circolazione e, soprattutto, il rispetto dello Stato di diritto».

Secondo i deputati, il regime di non proliferazione nucleare nel quadro del trattato di non proliferazione (NPT) si trova in grave pericolo, vista anche l'impossibilità di separare chiaramente l'uso della tecnologia nucleare a fini energetici dal suo uso per la produzione di armi. A tal riguardo rilevano le incertezze in merito agli obiettivi del programma nucleare dell'Iran. La promozione della stabilità, della pace e dello sviluppo economico, umano e democratico, lo Stato di diritto e la lotta agli stupefacenti devono restare tra le priorità della politica dell'UE nei confronti dell'Afghanistan nel 2008. Ma i deputati sottolineano che il ripristino della sicurezza nel paese non possa essere conseguito con i soli mezzi militari e rilevano, con inquietudine, la progressiva intensificazione della produzione di droga nel paese.

Il Parlamento infine raccomanda che le relazioni politiche ed economiche con la Cina vengano approfondite «a condizione che il paese realizzi progressi sostanziali nel settore della democrazia e dei diritti umani» e tenga conto delle «gravi preoccupazioni dell'UE in merito al suo comportamento in Tibet», portando avanti un dialogo costruttivo con le autorità su tale argomento nella prospettiva dei Giochi olimpici di Pechino. Deplora, peraltro, la mancanza di risultati sostanziali per quanto concerne il dialogo sui diritti umani UE-Cina.

Approvando la relazione con 500 voti favorevoli, 106 contrari e 36 astenuti, il Parlamento accoglie con favore la firma del Trattato di Lisbona, che apporterà profonde innovazioni nel settore della PESD, in particolare attraverso il rafforzamento della figura dell'Alto rappresentante, la creazione di un Servizio europeo per l'azione esterna e l'introduzione di un articolo in materia di mutua difesa e di una clausola di solidarietà.

Invita poi gli Stati membri interessati ad esaminare la possibilità e l’eventuale impatto di un regime di cooperazione strutturata permanente per le attuali forze multinazionali europee, tra cui Eurocorps, Eurofor, Euromarfor, la forza di gendarmeria europea e la forza anfibia italo-spagnola, nonché il gruppo aereo europeo, la cellula europea di coordinamento del trasporto aereo di Eindhoven e il centro multinazionale di coordinamento del trasporto strategico marittimo di Atene e tutte le forze e le strutture che possono essere impiegate per le operazioni PESD. Sollecita inoltre la pubblicazione di un Libro bianco che valuti i progressi compiuti e le carenze emerse nell'attuazione della SES (Strategia europea in materia di sicurezza) dopo il 2003.

Il Parlamento tratta poi della gestione delle crisi civili e della protezione civile e giudica importante rafforzare la capacità civile di risoluzione dei conflitti. Invita pertanto il Consiglio e la Commissione ad istituire un «Corpo civile di pace dell'UE» per la gestione delle crisi e la prevenzione dei conflitti ed è favorevole all'istituzione di un meccanismo comunitario di protezione civile.

Seguendo il suggerimento di PPE/DE, UEN e GUE/NGL, l'Aula ha peraltro soppresso il paragrafo che invitava il Consiglio ad esaminare le opzioni circa la costituzione di una Forza di intervento integrata e a carattere civile-militare per la “sicurezza delle persone”, incaricata di condurre operazioni per la sicurezza degli individui e composta di circa 15.000 effettivi, di cui almeno un terzo specialisti civili (agenti di polizia, operatori specializzati nel monitoraggio dei diritti umani, nelle questioni umanitarie e di sviluppo, amministratori).

I deputati, d'altra parte, ritengono che i Gruppi tattici (Battle Groups) siano strumenti adatti a rafforzare l'interoperabilità e ad instaurare «una cultura strategica comune in materia di difesa» ma rilevano che finora non sono stati impiegati a causa di norme di dislocamento eccessivamente vincolanti. Riguardo ai trasporti, le comunicazioni e l'intelligence, deplorano «il ritardo nella consegna e i crescenti costi del velivolo di trasporto a lungo raggio A400M e la mancanza di elicotteri operativi per il trasporto a corto raggio».

Sottolineando che la NATO rappresenta il forum transatlantico dove la maggior parte degli Stati membri dell'UE, gli USA e il Canada affrontano i problemi della sicurezza, i deputati  propongono che tale dialogo si concentri su questioni concrete come «aumentare la credibilità dei valori occidentali nella lotta al terrorismo, la stabilizzazione e la ricostruzione». Inoltre, ritengono che l'UE e la NATO si rafforzino vicendevolmente ed auspicano una stretta collaborazione tra le due entità. Deplorano poi le obiezioni della Turchia all'attuazione della cooperazione strategica fra l'UE e la NATO nell'ambito e oltre l'accordo di Berlino Plus e sono preoccupati per le conseguenze negative di tali obiezioni per la protezione del personale dell'UE impiegato sul posto, in particolare nel quadro della missione EUPOL in Afghanistan e della missione EULEX in Kosovo, e chiedono alla Turchia di ritirare tali obiezioni quanto prima.

Il Parlamento sottolinea che il progetto USA di dislocare in Europa un sistema anti-missili potrebbe ostacolare gli sforzi internazionali di disarmo e si dice preoccupato per la sospensione dell'esecuzione, da parte della Russia, dei suoi obblighi a norma del Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa. Il Consiglio e la NATO dovrebbero inoltre valutare le possibili future minacce provenienti da taluni paesi e il pericolo di una nuova corsa agli armamenti in Europa, proponendo un'adeguata risposta multilaterale. Ma l'Aula ha respinto la proposta di integrare nella NATO il sistema anti-missili USA.

I deputati invitano poi gli Stati membri a proseguire nell’introduzione di una messa al bando internazionale delle munizioni a grappolo, a continuare a sviluppare metodi per localizzare e distruggere gli ordigni inesplosi e a fornire assistenza finanziaria e tecnica ai paesi interessati. Si dovrebbe proseguire nella conclusione delle attuali trattative riguardanti il rafforzamento della messa al bando internazionale delle mine terrestri e delle armi all’uranio e nel controllo globale dei trasferimenti di armi convenzionali. Si rammaricano infine per il fatto che il codice di condotta UE sulle esportazioni di armi non sia ancora legalmente vincolante e le esportazioni incontrollate di armi dagli Stati membri dell'UE sembrino continuare indisturbate.

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

UN NUOVO IMPULSO AL PARTENARIATO EUROMEDITERRANEO

Doc. B6-0281,0285,0288,0291,0295/2008

 

Risoluzione comune sul processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo

Procedura: Risoluzione comune

Dibattito: 5.6.2008 - Votazione: 5.6.2008

 

In vista del Vertice del 13 luglio, il Parlamento sollecita un nuovo impulso al partenariato con i paesi del Mediterraneo, che promuova anche i diritti umani e la democrazia ed elevi la condizione giuridica delle donne. Ricorda poi la propria proposta di creare una Banca euromediterranea per gli investimenti e, sottolineando il ruolo dell'Assemblea parlamentare congiunta, accoglie con favore la proposta di una co-presidenza e di un Comitato permanente comune con sede a Bruxelles.

 

La regione mediterranea e il Medio Oriente sono per l'UE d'importanza strategica ed è quindi necessaria una politica mediterranea «basata sulla solidarietà, il dialogo, la cooperazione e lo scambio». Adottando con 562 voti favorevoli, 50 voti contrari e 30 astenuti una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici (tranne GUE/NGL e IND/DEM), il Parlamento accoglie favorevolmente la comunicazione della Commissione europea sul processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo. Ne condivide infatti l'obiettivo di dare nuovo slancio politico e pratico alle relazioni multilaterali dell'UE con i suoi partner mediterranei attraverso «l'innalzamento del livello politico delle relazioni, una maggiore cotitolarità del processo e una maggiore condivisione delle responsabilità, nonché sviluppando progetti regionali che rispondano ai bisogni dei cittadini della regione».

Ricordando che al vertice costitutivo del processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo, in programma a Parigi il 13 luglio 2008, dovranno essere stabiliti orientamenti chiari per l'intensificazione delle relazioni multilaterali dell'UE con i suoi partner mediterranei, il Parlamento ritiene opportuno imprimere un nuovo impulso al processo di Barcellona che dovrebbe confermarsi lo «strumento fondamentale» della cooperazione comunitaria con la regione. Sottolinea peraltro che la dichiarazione di Barcellona, i suoi obiettivi e aree di cooperazione dovrebbero essere una pietra miliare di tali relazioni.

Il Parlamento sottolinea poi che il partenariato UE-Mediterraneo non può concentrarsi esclusivamente sulle questioni economiche e commerciali, ma dovrebbe anche contribuire alla «pace, stabilità e prosperità». Pur rilevando che uno dei principali obiettivi della politica euromediterranea consista appunto nella promozione dello Stato di diritto, della democrazia e del rispetto dei diritti umani, nonché del pluralismo politico, ritiene tuttavia che il partenariato «non abbia finora raggiunto i risultati attesi». Pertanto il Consiglio e la Commissione dovrebbero iscrivere chiaramente tali temi negli obiettivi della nuova iniziativa, potenziando l'attuazione dei meccanismi esistenti, quali la clausola dei diritti umani negli accordi di associazione e la creazione di un meccanismo per attuarla. Sarebbe poi necessario elevare la condizione giuridica delle donne nella regione mediterranea mediante politiche che attribuiscano loro un ruolo di maggior rilievo nelle società e promuovendo l'uguaglianza di genere. Il rispetto delle tradizioni e delle usanze, ricordano i deputati, «non dovrebbe andare a detrimento dei loro diritti fondamentali».

Il Parlamento ricorda la propria proposta di creare una Banca euromediterranea per gli investimenti e lo sviluppo, capace di attrarre investimenti diretti esteri, di cui la regione mediterranea è carente e rileva che la partecipazione degli Stati del Golfo, primi investitori nella regione, «potrebbe contribuire alla realizzazione di questo obiettivo». Ricorda poi gli esempi di iniziative proposte dalla Commissione, come le autostrade del mare, l'interconnessione dell'autostrada del Maghreb arabo (AMA), il disinquinamento del Mediterraneo, la protezione civile e il Piano solare mediterraneo. Sottolinea inoltre le opportunità offerte da un generatore di elettricità a energia solare termica nel deserto dell'Africa settentrionale e sostiene anche altre iniziative, quali la dissalazione dell'acqua marina per facilitare l'accesso all'acqua potabile.

 

Aspetti istituzionali

 

I deputati accolgono con favore la proposta di creare una copresidenza per il processo di Barcellona: un'Unione per il Mediterraneo a livello di capi di Stato e di ministri degli Esteri, riconoscendo che ciò «rafforzerà la titolarità comune della cooperazione euromediterranea» e approvano l'idea di attribuire la copresidenza dell'UE alle istituzioni comunitarie. Sottoscrivono inoltre la proposta della Commissione di istituire un Comitato permanente comune, con sede a Bruxelles, di rappresentanti nominati da tutti i partecipanti, che «potrebbe avere un ruolo importante nel migliorare la governance istituzionale».

Sono poi favorevoli all'organizzazione, ogni due anni, di riunioni di vertice aventi come finalità l'adozione di dichiarazioni politiche e di decisioni sui principali programmi e progetti da sviluppare a livello regionale. In tale ambito, sostengono inoltre la proposta della Commissione riguardo al ruolo dell'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM) che dovrebbe diventare parte integrante del quadro istituzionale del processo di Barcellona, quale dimensione parlamentare dello stesso. L'APEM, infatti, quale organo consultivo, dovrebbe avere la facoltà di formulare proposte e valutazioni.

Infine, il Parlamento sottolinea che l'ambito della cooperazione dovrebbe estendersi «anche agli altri Stati costieri del Mediterraneo» e sarebbe necessario potenziare i programmi di cooperazione culturale attraverso una maggiore utilizzazione di ERASMUS MUNDUS, ENPI e di Euromed Audiovisual II (2006-2008).

 

Background - Il processo di Barcellona

 

Il processo di Barcellona, varato nel 1995, è uno strumento centrale delle relazioni euromediterranee. Il Partenariato comprende gli Stati membri e 10 partner mediterranei (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Autorità Palestinese, Siria, Tunisia e Turchia). La Libia ha lo status di osservatore dal 1999. Il Partenariato fornisce un vasto quadro per lo sviluppo delle relazioni politiche, economiche e sociali tra Stati membri e partner mediterranei. I tre principali obiettivi, enunciati nella Dichiarazione di Barcellona, prevedono la definizione di un'area comune di pace e stabilità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e di sicurezza, la creazione di una zona di prosperità comune mediante un partenariato economico e finanziario e la graduale istituzione di un'area di libero scambio nonché il riavvicinamento tra le popolazioni attraverso un partenariato sociale e culturale.

Il programma MEDA (sostituito dall'ENPI a partire dal 1° gennaio 2007) è stato il principale strumento finanziario del Partenariato euro-mediterraneo. Dal 1995 al 2003, infatti, MEDA ha erogato 5.458 milioni di euro per programmi e progetti di cooperazione e per altre attività di supporto. Un'altra fonte di finanziamento è la Banca europea degli investimenti che ha prestato 14 miliardi di euro per sviluppare le attività del Partenariato.

 

Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo PPE-DE, VITO BONSIGNORE (PPE/DE-I) Vicepresidente del Gruppo PPE/DE:

 

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, il mio gruppo ha atteso con grande interesse la dichiarazione odierna del Commissario Ferrero-Waldner, che ringrazio ancora, e abbiamo letto con grande interesse la comunicazione della Commissione adottata il 20 maggio scorso.

Al Presidente Sarkozy va il nostro plauso per aver mosso le acque, per avere coagulato un nuovo interesse da parte del Consiglio europeo e per avere innescato un processo di rinnovamento della nostra politica nel Mediterraneo, che il mio gruppo appoggia e si augura che sia concreta e veloce.

Sappiamo quanto sia difficile perseguire gli obiettivi ambiziosi del processo di Barcellona. Da una parte abbiamo l'irrisolto conflitto in Medio Oriente e le tensioni nel Sahara Occidentale. Abbiamo anche il gap che talvolta ci separa dai modelli democratici, economici e sociali dei nostri paesi partner, che frena la realizzazione degli obiettivi che ci siamo dati. Tutto ciò è grave, rende la situazione difficile, ma non deve tuttavia costituire un alibi per giustificare ritardi o ripensamenti. Noi riteniamo che l'iniziativa politica del Presidente Sarkozy e il supporto fornito dalla Commissione europea vadano nella giusta direzione, ovvero quella di dare concretezza e segnale tangibile della nostra volontà politica.

A questo fine la Commissione ha identificato quattro progetti, che la nostra Commissaria ha qui stamattina ricordato, che si aggiungono alle attività già programmate: le autostrade del mare, il disinquinamento del Mediterraneo, il governo dell'ambiente, la cooperazione in materia di protezione civile per far fronte alle catastrofi naturali e, infine, un piano dell'energia solare nel Mediterraneo. Ciascuno di questi progetti è importante. Quindi non mi soffermo su di loro, lo faremo quando la Commissione ci darà più dettagli.

Questi sono tuttavia progetti che, se realizzati, innescheranno un volano incredibilmente importante, sia per dare slancio al processo di Barcellona, sia per completare le azioni già cominciate e ancora non concluse. Ricordo l'area di libero scambio programmata per il 2010 di cui, signora Commissario, vorremmo sapere di più, così come lo stato di realizzazione degli obiettivi individuati negli accordi di associazione e altri progetti in corso.

Per concludere, sulle azioni concrete da realizzare in tempi ragionevoli, vorrei anche ricordare che all'infrastruttura del mare e alla relazione Nord-Sud, va aggiunto anche e dato impulso a un corridoio autostradale Sud-Sud che interconnetta i paesi del sud del Mediterraneo, e che questo sistema venga interconnesso all'Europa. Infine, un sistema di credito, un aiuto per la questione dell'acqua e delle infrastrutture nel Medio Oriente.

Due, infine, i temi su cui voglio richiamare l'attenzione del Consiglio e della Commissione. Il primo riguarda il commissariato e la funzionalità dell'Assemblea mediterranea. L'Unione europea ha preso importanti impegni anche in Medio Oriente. Ci attendiamo che a questi impegni faccia seguito anche un impegno politico. Può dirci il Consiglio quali sono le concrete e reali prospettive in questa direzione?"

 

Nel dibattito è inoltre intervenuto CARLO FATUZZO (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ha ragione l'on. Matsakis, sono d'accordo con molto di quanto ha detto. Ci sono delle difficoltà e dei problemi da sempre per gli Stati che si affacciano sul Mare Nostrum, come si diceva 2.000 anni fa.

Ma è anche vero che è giusto, secondo me, quello che ha detto il Presidente del gruppo liberale, on. Watson, che se non diamo non avremo. E allora io invito il nuovo governo italiano del Presidente Berlusconi ad ascoltare le suppliche e le preghiere di Gheddafi che, da noi molto ricercato all'epoca del problema delle infermiere bulgare, trascurando quello che c'è dietro a tutto, però ha chiesto ripetutamente all'Italia di costruire un'autostrada sul suo territorio. Non è che servirà solamente al Presidente Gheddafi, servirà anche a tutti i cittadini del Nord Africa, e quindi diamo prova di buona volontà e avremo un risultato buono per tutti nel Mediterraneo."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-        Doc. B6-0277, 0279, 0280, 0283, 0284/2008 - Risoluzione comune sul prossimo vertice UE-Stati Uniti del 10 giugno 2008

In vista del prossimo vertice, il Parlamento sollecita il rafforzamento del partenariato con gli USA, in ambito NATO e nella lotta alla proliferazione nucleare, ma rileva anche le divergenze esistenti, come sui metodi anti-terrorismo (Guantanamo e prigioni segrete). Auspicando una collaborazione con il futuro Presidente, plaude all'impegno forte in Afghanistan e chiede agli USA la ratifica dello statuto del TPI. Occorrono sforzi comuni per la politica di sviluppo e sul cambiamento climatico.

 

 

 

COMMERCIO INTERNAZIONALE

 

 

COMMERCIO: UN PIANO UE PER LA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE

Doc. A6-0205/2008

 

Relazione su norme e procedure efficaci in tema d'importazione e esportazione al servizio della politica commerciale

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 4.6.2008 - Votazione: 5.6.20058

 

Il Parlamento rileva l'importanza di assicurare il rispetto delle misure di difesa commerciale e di preferenze tariffarie per garantire l'efficacia della politica commerciale. Occorre inoltre predisporre un piano UE di lotta alla contraffazione e alla pirateria e trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e di facilitazione degli scambi. Sollecita poi una semplificazione e una maggiore trasparenza delle norme d'origine, nonché l'unificazione dei servizi doganali UE.

 

Approvando con 610 voti favorevoli, 31 contrari e 8 astensioni la relazione il Parlamento sottolinea l'importanza dell'efficacia delle norme e delle procedure in materia di importazione ed esportazione ai fini dell'attuazione della politica commerciale. Rileva tuttavia che l'efficacia di qualsiasi misura di politica commerciale dipende, in gran parte, dalla capacità dell'UE di «assicurarne la corretta applicazione», in particolare per quanto riguarda le misure di difesa commerciale e le preferenze tariffarie di ogni tipo accordate dall'Unione ai vari partner.

I deputati, infatti, ribadiscono che una misura inapplicabile o difficilmente applicabile sul piano doganale «è un provvedimento inoperante sul piano commerciale e può determinare gravi distorsioni di concorrenza e innumerevoli danni economici, sociali e/o ambientali collaterali». Sottolineano anche che la "fattibilità doganale" di talune iniziative di politica commerciale non è sempre stata correttamente valutata e considerata e ricordano, ad esempio, i problemi incontrati nel 2005 nell'attuazione del memorandum d'intesa con la Cina sulle importazioni di prodotti tessili.

 

Lotta alla contraffazione e sicurezza delle merci

 

Il Parlamento ricorda la necessità di predisporre, a livello di UE, un piano di lotta alla contraffazione e alla pirateria e insiste sulla necessità di rafforzare la cooperazione tra i servizi responsabili delle norme sulla proprietà intellettuale, della politica commerciale e della politica doganale, come pure con e tra le amministrazioni doganali degli Stati membri. Si compiace peraltro del compromesso raggiunto tra gli Stati membri e la Commissione su un mandato negoziale per l'accordo commerciale anticontraffazione (Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA)) poiché «si tratta di un tassello importante della strategia commerciale globale dell'Unione» e permetterà di disporre di un quadro internazionale di alto livello per «rafforzare l'attuazione dei diritti di proprietà intellettuale e tutelare i produttori dalla pirateria industriale e i consumatori dai rischi sanitari e di sicurezza legati alle numerose contraffazioni».

A quest'ultimo proposito, i deputati riconoscono la legittimità delle preoccupazioni connesse con la sicurezza delle persone e dei beni, ma insistono sull'esigenza di trovare «un giusto equilibrio tra controllo e facilitazione per non ostacolare inutilmente o eccessivamente gli scambi internazionali». Al riguardo, tuttavia, rilevano che le dogane svolgono un ruolo prioritario ai fini della completa e piena attuazione delle misure comunitarie in materia di salute, ambiente e tutela dei consumatori e che tale ruolo non deve essere pregiudicato dalle misure di facilitazione. Invitano pertanto la Commissione e gli Stati membri a adottare le misure necessarie a garantire che le merci importate rispondano alle norme europee di protezione dei consumatori, soprattutto in materia di salute e sicurezza.

 

Norme di origine più semplici ed efficaci

 

I deputati ricordano la particolare importanza delle norme riguardanti la classificazione tariffaria, il valore e l'origine - preferenziale e non preferenziale - delle merci e incoraggiano la Commissione a promuovere una maggiore trasparenza, prevedibilità, semplificazione ed efficacia di tali norme, a livello UE e internazionale. Deplorano, peraltro, il blocco persistente dell'esercizio di armonizzazione delle norme di origine non preferenziale a livello multilaterale avviato nel 1995 sulla base dell'accordo sulle norme di origine (ARO) concluso nel quadro dell'Uruguay Round. Ritengono infatti che tale armonizzazione consentirebbe un'applicazione più efficace ed equa delle norme di difesa commerciale e un migliore inquadramento delle pratiche in materia di indicazione dell'origine.

Il Parlamento ricorda poi l'importanza di verificare scrupolosamente che le preferenze concesse ai paesi beneficiari dei regimi preferenziali in taluni settori sensibili non siano troppo facilmente utilizzate a vantaggio di paesi terzi assai competitivi, in ragione di norme in materia di origine che sarebbero «eccessivamente flessibili». Rilevando peraltro le forti contestazioni provenienti da taluni settori dell'industria comunitaria come quello tessile e dell'abbigliamento e quello agro-alimentare nei confronti di un'applicazione uniforme del criterio del valore aggiunto, chiede alla Commissione e agli Stati membri di tener conto di tali «critiche giustificate».

 

Unificare i servizi doganali UE

 

I deputati rilevano che sia i partner commerciali dell'UE sia gli stessi operatori economici europei reclamano una maggiore armonizzazione tra le amministrazioni nazionali nell'attuazione della legislazione doganale comunitaria. Deplorano quindi la reticenza della Commissione e degli Stati membri nel prevedere nuove strutture per garantire l'applicazione uniforme della legislazione doganale comunitaria. Osservano infatti che esistono talvolta «pericolose divergenze» tra gli Stati membri per quanto riguarda, ad esempio, la riscossione dell'IVA all'importazione, le condizioni di ottenimento di talune procedure semplificate e la frequenza dei controlli fisici delle merci e le sanzioni.

Il Parlamento appoggia quindi tutte le iniziative miranti a aumentare la coesione tra le amministrazioni nazionali, favorire le sinergie, istituire nuovi sistemi di comunicazione e di condivisione dell'informazione, nonché sviluppare migliori pratiche e effettuare scambi di personale e di esperienze. Chiede inoltre di prendere in seria considerazione la possibilità di unificare i servizi doganali dell'UE per andare verso un'amministrazione comunitaria che applichi le medesime norme e procedure doganali sull'intero territorio doganale dell'UE.

Infine, i deputati invitano la Commissione a porre particolare attenzione ai problemi incontrati dalle PMI, facilitando, in particolare, l'adeguamento dei loro sistemi informatici a quelli utilizzati dalle amministrazioni doganali al minor costo possibile e semplificando le modalità d'accesso allo status di operatore economico accreditato.

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-        Doc. A6-0200/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate per il periodo dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2011 e che modifica i regolamenti (CE) nn. 552/97 e 1933/2006 e i regolamenti (CE) nn. 964/2007 e 1100/2006 della Commissione

-        Doc. A6-0184/2008 - Risoluzione su norme e procedure efficaci in tema d'importazione ed esportazione al servizio della politica commerciale

 

 

 

PESCA

 

SISTEMA COMUNITARIO CONTRO LA PESCA ILLEGALE

Doc.A6-0193/2008

 

Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

Dibattito: 21.05.08 - Votazione: 22.05.08

 

Il Parlamento approvando la risoluzione con 624 voti a favore, 12 contrari e 8 astenuti stabilisce per mezzo di un regolamento un sistema comunitario destinato a prevenire e sradicare la pesca illecita, non dichiarata e non regolamentata.

 

A tale riguardo, ogni Stato membro dovrà emanare, conformemente alla normativa comunitaria, i provvedimenti idonei per garantire l'efficacia del sistema. I tre aspetti principali oggetto di discussione sono stati:

1. Il campo d'applicazione del regolamento: la questione è sapere se il regolamento deve applicarsi alle navi battenti bandiera dell'UE o soltanto alle navi dei paesi terzi.

2. Certificato di cattura: il certificato di cattura permetterebbe di migliorare in gran parte la tracciabilità dei prodotti di pesca e costituirebbe di conseguenza uno strumento principale del regolamento, ma è stato descritto come troppo complesso.

3. Sanzioni da imporre: attualmente, le sanzioni applicate dai vari Stati membri presentano differenze considerevoli. A tal riguardo la Commissione e la Corte di conti hanno osservato che le ammende non sono dissuasive.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-        Doc. A6-0138/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla protezione degli ecosistemi marini vulnerabili d'alto mare dagli effetti negativi degli attrezzi da pesca di fondo

 

 

 

 

 

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

AFFARI ECONOMICI E MONETARI

-        Doc. A6-0185/2008 - Relazione sulla concorrenza: indagine settoriale riguardante l'attività bancaria al dettaglio

Il Parlamento chiede di agevolare il trasferimento dei conti bancari con procedure più rapide e commissioni solo pienamente giustificate nonché fornendo ai clienti una sintesi, comparabile a livello UE, di tutti i costi bancari. Occorre anche garantire la concorrenza tra i sistemi di pagamento, chiarire i metodi di calcolo delle commissioni interbancarie per le operazioni via bancomat e le responsabilità degli intermediari. Rileva anche il ruolo delle cooperative bancarie nello sviluppo locale.

-        Doc. A6-0187/2008 - Relazione sul Libro verde sui servizi finanziari al dettaglio nel mercato unico

Più concorrenza transfrontaliera nei servizi finanziari al dettaglio darebbe vantaggi concreti a consumatori e PMI. E' quanto afferma il Parlamento chiedendo norme più uniformi a livello UE, anche con l'autoregolamentazione, e di agevolare il cambio di fornitore, l'accesso a meccanismi extragiudiziali e a forme di azioni collettive. Auspicando il rafforzamento del settore degli intermediari finanziari e il controllo dei gruppi transfrontalieri, rileva il ruolo delle assicurazioni mutualistiche.

 

AGRICOLTURA, SVILUPPO RURALE

-        Doc. A6-0182/2008 - Relazione sul futuro dei giovani agricoltori nel quadro dell'attuale riforma della PAC

Il Parlamento chiede di promuovere l'ingresso dei giovani nell'attività agricola, creando una "banca delle terre", fornendo prestiti agevolati e aumentando i massimali degli aiuti UE. Occorre poi preservare l'unità aziendale nelle successioni ereditarie e subordinare i prepensionamenti al subentro di giovani imprenditori, agevolare l'insediamento in isole e montagne, dotandole di servizi pubblici, nonché promuovere la formazione e la mobilità degli agricoltori.

-        Doc. A6-0170/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1405/2006 recante misure specifiche nel settore dell'agricoltura a favore delle isole minori del Mar Egeo e recante modifica del regolamento

 

TRASPORTI

-        Doc. A6-0037/2008 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che fissa norme comuni per l’accesso al mercato di servizi di trasporto effettuati con autobus (rifusione)

Pronunciandosi sul regolamento che fissa regole comuni di accesso al mercato dei servizi per i bus, il Parlamento propone di esonerare dall'autorizzazione i servizi transfrontalieri nel raggio di 50 km dai confini e di escludere l'orario di lavoro dalle disposizioni nazionali applicabili ai trasportatori che esercitano il cabotaggio. Chiede poi di infliggere sanzioni solo in caso di infrazioni gravi corredandole, se del caso, di pene pecuniarie, e di prevedere una deroga sui periodi di riposo.

 

AMBIENTE, SANITÁ PUBBLICA, SICUREZZA ALIMENTARE

-        Doc. A6-0143/2008 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento n. 11, riguardante l’abolizione di discriminazioni nel campo dei prezzi e delle condizioni di trasporto, emanato in applicazione dell’articolo 79, paragrafo 3, del trattato che istituisce la Comunità economica europea e il regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio sull’igiene dei prodotti alimentari

Il Parlamento accoglie con favore l'idea di esentare le microimprese alimentari da taluni oneri derivanti dal sistema di analisi dei pericoli e punti critici di controllo (HACCP). Tuttavia, chiede che tale esenzione non sia concessa automaticamente, bensì associando alla già prevista flessibilità un'analisi dei rischi realizzata dalle autorità competenti nazionali al fine di garantire la sicurezza dei consumatori.

-        Dichiarazione del Parlamento europeo sulle malattie reumatiche

-        Doc. A6-0067/2008 . Risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 96/22/CE del Consiglio concernente il divieto d'utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze ß-agoniste nelle produzioni animali

 

SVILUPPO

-        Doc. A6-0175/2008 - Risoluzione sui lavori dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE nel 2007

 

DIRITTI UMANI

-        Doc. B6-0278, 0287, 0289, 0290, 0293/2008 - Risoluzione sulla situazione in Georgia

 

GIUSTIZIA, AFFARI INTERNI

-        Doc. A6-0174/2008 - Risoluzione sull'iniziativa della Repubblica federale di Germania in vista dell'adozione di una decisione del Consiglio relativa a una rete di punti di contatto contro la corruzione

 

BILANCIO

-        Doc. A6-0203/2008 - Risoluzione sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2008 dell'Unione europea per l'esercizio 2008, Sezione III - Commissione

-        Doc. A6-0204/2008 - Risoluzione sul progetto di bilancio rettificativo n. 3/2008 dell'Unione europea per l'esercizio 2008, Sezione III - Commissione, Sezione VI - Comitato economico e sociale europeo

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  16 - 19 GIUGNO 2008

 

 

ISTITUZIONI

 

 

APERTURA DELLA SESSIONE

 

 

Dando inizio ai lavori, il Presidente Hans-Gert PÖTTERING ha illustrato all'Aula i contenuti della relazione stilata dalla delegazione parlamentare recatasi recentemente in Israele e Palestina, che chiede la revoca del blocco di Gaza e la sospensione degli insediamenti israeliani. Ha poi informato l'Aula di aver ricevuto una richiesta di revoca dell'immunità di Massimo D'Alema da parte del tribunale di Milano: tale questione è stata deferita alla commissione giuridica.

 

Il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha ricordato all'Aula che una delegazione di 14 deputati si è recata in Israele e Palestina dal 30 maggio al 2 giugno per discutere del grado di realizzazione degli obiettivi di Annapolis verso una soluzione a due Stati. A seguito di questa visita, ha aggiunto, è stata stilata una relazione - approvata all'unanimità dalla delegazione - che non lascia molto spazio all'ottimismo. La relazione, ha proseguito, chiede la revoca del blocco di Gaza e la libera circolazione delle persone, la sospensione degli insediamenti israeliani e sottolinea la grave situazione umanitaria dei palestinesi.

Il Presidente ha poi incoraggiato israeliani e palestinesi a proseguire i negoziati di pace ed ha assicurato il sostegno dell'UE in questo processo, sottolineando il potenziale contributo del partenariato euro-mediterraneo.

 

 

PÖTTERING: FARE TUTTI I PASSI NECESSARI AFFINCHÉ IL TRATTATO DI LISBONA DIVENTI REALTÀ

 

Aprendo la seduta, il Presidente PÖTTERING ha sottolineato che l'esito del referendum irlandese sul trattato di Lisbona pone all'UE una delle più difficili sfide della sua storia. Dopo aver rilevato che tale trattato consente all'UE di agire meglio, la rende più democratica e la avvicina i cittadini all'UE, ha chiesto al Vertice UE di intraprendere tutti i passi necessari affinché esso diventi realtà e possa entrare in vigore prima delle elezioni europee del giugno 2009.

 

Il risultato del referendum irlandese sul trattato di Lisbona «pone all'Unione europea una delle più difficili sfide della sua storia». Il trattato, ha sottolineato il Presidente, rende l'UE più democratica, le consente una maggiore capacità di agire e la dota di maggiore trasparenza, rafforza il Parlamento europeo, attribuisce maggiori responsabilità ai parlamenti nazionali, conferisce ai cittadini un potere di iniziativa nei confronti delle istituzioni UE e garantisce l'autogoverno locale.

Per il Presidente, insomma, il trattato di Lisbona «è la risposta» alle critiche dei cittadini sui deficit dell'UE. Il trattato, ha insistito, «avvicina l'Europa ai suoi cittadini» e la riforma è «di assoluta necessità» affinché l'Unione possa difendere i propri valori e interessi nel XXI secolo. Senza le riforme previste dal trattato di Lisbona, ha aggiunto, «è difficilmente concepibile un ulteriore ampliamento dell'UE».

Il Presidente ha quindi esortato i capi di Stato e di governo, che si riuniranno il 19 e il 20 giugno, a «intraprendere tutti i passi necessari affinché il trattato diventi realtà». Il processo di ratifica «deve quindi continuare senza riserve» e l'Irlanda dovrebbe presentare delle proposte «per uscire assieme da questa fase difficile».

Il Parlamento, ha proseguito, si impegnerà al massimo per far fronte a queste sfide e «ci aspettiamo che la Commissione e tutti i governi facciano lo stesso». L'obiettivo resta quello di far sì che il trattato «entri in vigore prima delle elezioni europee del giugno 2009».

 

 

APPROVATA LA NOMINA DI ANTONIO TAJANI A COMMISSARIO PER I TRASPORTI

 

-        Doc. B6-0307/2008 Approvazione della nomina di Antonio Tajani a membro della Commissione europea

-        Doc. B6-0306/2008 Approvazione della nuova attribuzione delle competenze del Vicepresidente della Commissione Jacques Barrot

Procedura: Decisione - Votazione: 18.6.2008

 

A seguito delle audizioni del 16/06/2008 dinnanzi alle commissioni competenti, il Parlamento ha approvato la nomina di Antonio Tajani quale Vicepresidente della Commissione europea responsabile dei trasporti. I deputati hanno anche sottoscritto il cambio di portafogli per Jacques Barrot che sarà ora incaricato di Giustizia, libertà e sicurezza. Queste nomine si sono rese necessarie dopo le dimissioni di Franco Frattini.

 

Con 507 voti favorevoli, 53 contrari e 64 astensioni, il Parlamento ha approvato la nomina di Antonio Tajani quale Vicepresidente della Commissione europea responsabile dei trasporti.

Per il commissario designato, «senza una politica dei trasporti forte non esiste un'Europa unita». Il rifiuto irlandese al trattato di Lisbona e le manifestazioni in tutta Europa contro l'aumento del prezzo del petrolio sono la dimostrazione che abbiamo bisogno di un'Europa «capace di rispondere ai bisogni immediati dei cittadini». Ha quindi aggiunto che i trasporti sono chiaramente un'area in cui vi è la necessità di «più Europa», in quanto la moderna infrastruttura dei trasporti e servizi a basso costo «sono un motore per lo sviluppo economico e sociale, per la crescita e per l'occupazione».

 

Con 489 voti favorevoli, 52 contrari e 19 astensioni, inoltre, ha approvato il cambio di portafoglio per Jacques Barrot.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONSIGLIO EUROPEO

 

 

DIBATTITO SUL PROSSIMO CONSIGLIO EUROPEO

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Preparazione del Consiglio europeo dopo il referendum irlandese (19 e 20 giugno 2008)

Dibattito: 18.6.2008 - Votazione: 19.6.2008

 

In vista del prossimo Consiglio europeo di Bruxelles del 19 e 20 giugno, i deputati hanno dato vita ad un ampio dibattito. Tutti i gruppi hanno accettato e rispettato il risultato del voto irlandese. In molti hanno sottolineato la necessità di continuare con il processo di ratifica e rispettare quegli Stati membri che hanno già ratificato il trattato di Lisbona. Alcuni gruppi minori, tuttavia, hanno richiesto di porre immediatamente fine al processo di ratifica.

 

Dichiarazione della Presidenza

Janez Lenarcic, Ministro sloveno degli affari europei, ha dichiarato che il primo punto all'ordine del giorno per il Consiglio europeo sarà il risultato del referendum irlandese sul trattato di Lisbona. La Presidenza slovena è «delusa» del risultato del referendum, tuttavia «rispetta» la volontà dell'elettorato irlandese. Ciononostante ha avuto contatti con vari Capi di Stato e di governo che si sono detti decisi a portare avanti la ratifica. In linea generale, per il ministro, si può trovare una soluzione ma, prima di tutto, il Consiglio europeo ascolterà il punto di vista del Primo ministro irlandese.

Passando poi alle altre tematiche che saranno in discussione durante il Vertice, ha sottolineato i prezzi alle stelle degli alimenti e del petrolio, indicando alcune misure che potrebbero essere prese - a corto e medio termine - per mitigare il problema. Queste spaziano da misure nell'ambito della politica agricola allo sviluppo sostenibile dei biocarburanti. Ma anche i Balcani occidentali, l'attuazione degli obiettivi di sviluppo del millennio, i cambiamenti climatici, il pacchetto energetico e la politica europea di vicinato. In conclusione, si è congratulato con la Slovacchia che entrerà nella zona euro il 1° gennaio 2009.

 

Dichiarazione della Commissione

JOSÉ MANUEL BARROSO, ha a sua volta riconosciuto che, mentre il Consiglio europeo discuterà vari temi, «nella testa di tutti ci sarà il no dell'Irlanda». Anche per il Presidente della Commissione il voto è stato «una delusione» per tutti quelli in favore di un'Unione europea più forte, più efficiente e responsabile. Ha quindi sottolineato che «il no non ha risolto i problemi che il trattato cerca di risolvere». Nel pieno rispetto del risultato del referendum irlandese, ha sottolineato che «dobbiamo dimostrare lo stesso rispetto per tutte le ratifiche nazionali». Fino ad ora si è proceduto a 19 decisioni democratiche e, di queste, 18 erano in favore del trattato di Lisbona ed una contraria ed ancora 8 Stati membri devono presentare la loro posizione.

Il Presidente ha poi rivolto un accorato appello: «non c'è dubbio che i governi abbiano una responsabilità particolare». «Per anni le istituzioni europee sono state considerate il capro espiatorio e sono diventate un terreno fertile per campagne populiste», ha proseguito, «alla fine sono solo serviti per agevolare la vita agli euroscettici». Non si può colpire violentemente Bruxelles dal lunedì al sabato e aspettarsi poi che i cittadini votino a favore dell'Europa la domenica», ha esclamato.

Per quanto riguarda gli altri temi all'ordine del giorno, ha citato l'aumento dei prezzi alimentari e del petrolio e descritto le misure sostenute dalla Commissione per farvi fronte anche se, nell'immediato, esse costituiscono sono un parte della risposta. Più in generale, «la pressione cui devono far fronte oggi gli europei dimostra come gli obiettivi dell'Unione europea nel campo della sicurezza e dell'efficacia energetica nonché dei cambiamenti climatici siano così cruciali». Infine, «la risposta strutturale a sfide strutturali che stiamo fronteggiando consiste nel risparmio e nella diversificazione». Alla luce di ciò, «l'adozione del pacchetto sui cambiamenti climatici e sulla sicurezza energetica costituisce la nostra priorità».

In conclusione ha ricordato che il compito principale del Consiglio europeo di questa settimana sarà di «dimostrare che contrattempi come il no non significano la paralisi dell'Europa», in quanto «un'Unione europea più efficace è più forte che mai».

 

Joseph DAUL (PPE/DE, FR) ha esordito nel dibattito sottolineando che il suo gruppo rispetta la decisione degli irlandesi nella stessa misura in cui rispetta i 18 Stati membri che hanno ratificato il trattato di Lisbona. Ha poi ricordato che l'Unione europea è fondata sulla libertà di espressione e sulla democrazia e che il risultato negativo di uno Stato membro non può vietare ad un altro di esprimersi. Spetta ora al Consiglio europeo, ha proseguito, analizzare il messaggio del popolo irlandese che si preoccupa del commercio, dell'agricoltura e della politica fiscale europei.

Le giovani generazioni non si riconoscono più nell'obiettivo dell'Unione europea di garantire la pace in Europa. Il Parlamento europeo - che spesso approva testi molto elaborati - deve prendersi le proprie responsabilità. Si è quindi augurato che il Consiglio europeo sappia farsi carico delle preoccupazioni dei cittadini sul prezzo dei prodotto alimentari e del petrolio. A suo parere il trattato di Lisbona rende possibile il progresso e permette all'Unione europea di funzionare meglio e fa sì che la sua voce sia sentita in tutto il mondo». Ha quindi concluso ricordando che il periodo di introspezione dovrebbe concludersi velocemente.

 

Nel dibattito è intervenuto STEFANO ZAPPALÁ Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, per la verità mi pare che il Consiglio che si riunisce domani, il Consiglio europeo - l'ha detto prima il Presidente in carica, l'ha detto il Presidente Barroso - ha una serie di argomenti all'ordine del giorno e non soltanto il risultato del referendum in Irlanda.

Però è ovvio che questo argomento ha occupato quasi tutto il dibattito di questa mattina. È un fatto rilevante. Sono state dette e analizzate varie motivazioni per le quali i cittadini irlandesi hanno dato questa risposta, per la verità con un piccolo scarto rispetto ai sì.

Io credo che, tra le tante cose che sono state dette, bisogna in maniera concreta affrontare il tema sul perché di alcune risposte, queste irlandesi appunto, e poi su come procedere. Un esame concreto - ripeto sono state dette tante cose – credo che vada visto nel fatto che i cittadini europei non hanno informazioni. È colpa un po' di tutti, è colpa un po' nostra, colpa dei governi. In generale è stato detto - io concordo – che quando ci sono effetti positivi i meriti sono dei governi, quando ci sono effetti negativi o effetti criticabili la colpa è sempre dell'Europa. In effetti è proprio così.

Nessuno impone a nessuno però, signor Presidente, Presidente del Consiglio, Commissione, nessuno impone a nessuno di restare per forza in Europa. Bisogna rispettare, dal mio punto di vista, il risultato del referendum irlandese. Bisogna però rispettare anche la volontà di altri 26 Stati membri, a questo momento 18, fra non molto 26. Io credo che nessuno può essere costretto in un modo o in un altro a stare in una gabbia che non gli conviene. L'Europa deve andare avanti, l'Europa non si può fermare.

Domani, dal mio punto di vista - e concludo Presidente - il Consiglio europeo deve decidere in maniera netta una nuova strategia - e i capi di Stato e di governo possono farlo - una nuova strategia che chi ci vuole stare ci sta, ma l'Europa deve progredire nell'interesse generale."

 

 

 

IMMIGRAZIONE

 

 

IMMIGRAZIONE: APPROVATA LA DIRETTIVA RIMPATRI

Doc. A6-0339/2008

 

Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 17.6.2008 - Votazione: 18.6.2008

 

Il Parlamento ha approvato un compromesso con il Consiglio sulla direttiva che costituisce una prima tappa verso una politica europea dell'immigrazione. Promuovendo il ritorno volontario degli immigrati illegali, stabilisce norme minime sulla durata e sulle condizioni di detenzione temporanea e sul divieto di reingresso nonché una serie di garanzie giuridiche. Gli Stati membri restano liberi di applicare misure più favorevoli. L'esito del voto consente l'adozione definitiva della direttiva.

 

Approvando la relazione con 369 voti favorevoli, 197 contrari e 106 astensioni che accoglie il compromesso negoziato con il Consiglio, il Parlamento ha adottato definitivamente la direttiva che stabilisce norme e procedure comuni da applicarsi negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi in posizione irregolare, nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, compresi gli obblighi in materia di protezione dei rifugiati e di diritti umani. Con 114 voti favorevoli, 538 contrari e 11 astensioni, il Parlamento non ha accolto la proposta di Verdi e GUE/NGL di respingere in toto la proposta di direttiva. Ha inoltre respinto gli emendamenti di questi gruppi e del PSE, volti a rendere il testo più favorevole alle persone interessate da una decisione di rimpatrio.

La direttiva incoraggia il ritorno «volontario», stabilisce la durata massima di detenzione e definisce degli standard minimi da garantire per le condizioni di vita nei centri di accoglienza. Il testo prevede inoltre talune garanzie e la possibilità di ricorso a favore delle persone espulse. Queste, inoltre, potrebbero vedersi imporre un periodo di "divieto di reingresso" durante il quale non potranno accedere nuovamente nel territorio dell'UE. La direttiva impone agli Stati membri il divieto di introdurre norme meno favorevoli, lasciandoli liberi tuttavia di applicarne di più favorevoli e affida loro la responsabilità di regolarizzare o meno gli immigrati illegali. Sottolinea peraltro la necessità di accordi comunitari e bilaterali di riammissione con i paesi terzi. Gli Stati membri dovranno attuare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva entro 24 mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

 

Campo d'applicazione

La direttiva si applica ai cittadini di paesi terzi in posizione irregolare nel territorio di uno Stato membro, il quale può però decidere di escluderne i cittadini di paesi terzi sottoposti a respingimento alla frontiera, ovvero fermati o scoperti dalle competenti autorità in relazione all'attraversamento irregolare della frontiera esterna di uno Stato membro, e che non hanno successivamente ottenuto un'autorizzazione o un diritto di soggiorno. Come pure a quelli sottoposti a rimpatrio come sanzione penale o come conseguenza di una sanzione penale, in conformità con la legislazione nazionale, o sottoposti a procedure di estradizione. Non si applica, comunque, alle persone beneficiarie del diritto comunitario alla libera circolazione. Il testo precisa d'altra parte che, in conformità dei principi generali del diritto comunitario, le decisioni adottate in base alla direttiva «dovrebbero essere applicate caso per caso e tenendo conto di criteri obiettivi, non limitandosi quindi a prendere in considerazione il semplice fatto del soggiorno irregolare».

 

 

Disposizioni più favorevoli e principio di "non refoulement"

La direttiva, inoltre, lascia impregiudicate le disposizioni più favorevoli vigenti in forza di accordi bilaterali o multilaterali tra la Comunità, o la Comunità e i suoi Stati membri, e uno o più paesi terzi, nonché di accordi bilaterali o multilaterali tra uno o più Stati membri e uno o più paesi terzi. Non inficia, poi, le disposizioni più favorevoli ai cittadini di paesi terzi previste dall'acquis comunitario in materia di immigrazione e di asilo, né la facoltà degli Stati membri di introdurre o mantenere disposizioni nazionali più favorevoli, purché siano «compatibili con le norme» stabilite dalla direttiva.

Quando applicano la direttiva, è anche precisato, gli Stati membri devono tenere nella dovuta considerazione l'interesse superiore del minore, la vita familiare, le condizioni di salute del cittadino di un paese terzo interessato, e devono rispettare il principio di "non-refoulement".

 

Partenza volontaria

In base al compromesso, una decisione di rimpatrio deve anzitutto fissare «un periodo congruo» per la partenza volontaria che abbia una durata compresa tra sette giorni e trenta giorni e, se la legislazione nazionale prevede  che tale periodo sia concesso unicamente su richiesta, devono informare gli interessati di questa possibilità. Il periodo previsto, comunque, non esclude la possibilità di partire prima. E' inoltre possibile prorogare tale periodo per tenere conto delle circostanze specifiche del singolo caso, quali «la durata del soggiorno, l'esistenza di figli che frequentano la scuola e l'esistenza di altri legami familiari e sociali».

Per la durata del periodo in questione, possono essere imposti obblighi diretti a evitare il rischio di fuga, come l'obbligo di presentarsi periodicamente alle autorità, la costituzione di una garanzia finanziaria adeguata, la consegna dei documenti o l’obbligo di dimorare in un determinato luogo. D'altro canto, se sussiste il rischio di fuga o se una domanda di soggiorno regolare è stata respinta in quanto manifestamente infondata o fraudolenta o se l'interessato costituisce un pericolo per la sicurezza pubblica, l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale, gli Stati membri «possono astenersi dal concedere un periodo per la partenza volontaria o concederne uno inferiore a sette giorni».

 

Decisione di rimpatrio e allontanamento

Gli Stati membri dovranno adottare tutte le misure necessarie per eseguire una decisione di rimpatrio qualora non sia stato concesso un periodo per la partenza volontaria o per mancato adempimento dell’obbligo di rimpatrio entro il periodo per la partenza volontaria. La direttiva precisa che se gli Stati membri ricorrono - «in ultima istanza» - a misure coercitive per allontanare un cittadino di un paese terzo che oppone resistenza, tali misure dovranno essere «proporzionate», non potranno eccedere «un uso ragionevole della forza» e dovranno essere attuate, conformemente a quanto previsto dalla legislazione nazionale, «in ottemperanza ai diritti fondamentali e nel debito rispetto della dignità e dell'integrità fisica del cittadino».

L'allontanamento, d'altra parte, può essere rinviato per tenere conto delle condizioni fisiche o mentali della persona e delle ragioni tecniche, come l'assenza di mezzi di trasporto o l'assenza di identificazione. Inoltre, prima di adottare una decisione di rimpatrio nei confronti di un minore non accompagnato, dovrà essere fornita un'assistenza da parte di organismi appropriati tenendo nel debito conto l'interesse superiore del minore. E prima di allontanarlo dal loro territorio, le autorità dello Stato membro dovranno accertarsi che questi «sarà ricondotto ad un membro della sua famiglia, a un tutore designato o presso adeguate strutture di accoglienza nello Stato di ritorno».

 

Divieto di reingresso per un massimo di cinque anni

La direttiva prevede che provvedimenti di allontanamento comportino un divieto di reingresso per una durata che non può superare cinque anni se non è stato concesso il periodo di ritorno volontario o se l'obbligo di rimpatrio non è stato rispettato. D'altra parte, è prevista la possibilità di prolungare oltre i cinque anni tale divieto se il cittadino in questione «rappresenta una grave minaccia per l'ordine pubblico, per la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale». Gli Stati membri possono però astenersi dall'imporre un divieto di ingresso, revocarlo o sospenderlo in singoli casi, per motivi umanitari o per altri motivi.

 

Garanzie procedurali e mezzi di ricorso

La decisione di rimpatrio e - se prese - la decisione di divieto di ingresso e la decisione di allontanamento dovranno essere adottate in forma scritta, dovranno essere motivate e informare sulle modalità di impugnazione disponibili. Se richiesto, gli Stati membri sono anche tenuti a tradurre (per iscritto o oralmente) i principali elementi delle decisioni «in una lingua comprensibile per il cittadino» interessato. A determinate condizioni, sarebbe possibile non procedere di sorta nel caso di persone entrate illegalmente nel territorio di uno Stato membro e che non hanno successivamente ottenuto un'autorizzazione o un diritto di soggiorno in tale Stato.

Alla persona interessata, dovranno essere concessi «mezzi di ricorso effettivo» contro le decisioni connesse al rimpatrio, o per chiederne la revisione dinanzi ad un'autorità giudiziaria o amministrativa competente e indipendente che avrebbero la facoltà di rivedere decisioni, «compresa la possibilità di sospenderne temporaneamente l'esecuzione, a meno che la sospensione temporanea sia già applicabile ai sensi del diritto interno». Il cittadino deve inoltre avere la facoltà di farsi consigliare e rappresentare da un legale e può, se necessario, avvalersi di un’assistenza linguistica. Se non dispone di risorse sufficienti, gli Stati membri, su sua richiesta, devo garantire un'assistenza legale gratuita in base alla pertinente normativa nazionale in materia e alle condizioni fissate dalla direttiva europea sulle procedure in materia di asilo.

Prima del rimpatrio, gli Stati membri devono come regola generale provvedere affinché si tenga conto il più possibile di alcuni principi, quali il mantenimento dell'unità del nucleo familiare per quanto riguarda i membri della famiglia presenti nel territorio, le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale delle malattie, la garanzia di accesso al sistema educativo di base per i minori, «tenuto conto della durata del soggiorno», e la presa in considerazione delle esigenze particolari delle persone vulnerabili.

 

Permanenza per massimo sei mesi, prolungabile di altri dodici

Salvo se nel caso concreto possano essere efficacemente applicate altre misure sufficienti ma meno coercitive, la direttiva consente agli Stati membri di trattenere il cittadino di un paese terzo sottoposto a procedure di rimpatrio «soltanto per preparare il rimpatrio e/o effettuare l'allontanamento». In particolare quando sussiste un rischio di fuga o il cittadino del paese terzo evita o ostacola la preparazione del rimpatrio o dell'allontanamento. La direttiva prevede che il trattenimento avvenga di norma in appositi centri di permanenza temporanea ma, qualora ciò non sia possibile e non resta che ricorrere a un istituto penitenziario, «i cittadini di paesi terzi trattenuti sono tenuti separati dai detenuti ordinari».

Tale trattenimento, disposto dalle autorità amministrative o giudiziarie, deve avere una durata «quanto più breve possibile ... solo per il tempo necessario all'espletamento diligente delle modalità di rimpatrio». Spetta a ciascuno Stato membro stabilire un periodo limitato di trattenimento che, comunque, «non può superare i sei mesi». Il periodo fissato dalla legislazione nazionale, tuttavia, può essere prolungato per un periodo limitato «non superiore ad altri dodici mesi» nei casi in cui, nonostante siano stati compiuti tutti gli sforzi che è lecito aspettarsi, l'operazione di allontanamento rischia di durare più a lungo «a causa della mancata cooperazione da parte del cittadino di un paese terzo o dei ritardi nell'ottenimento della necessaria documentazione dai paesi terzi».

Anche per la decisione di trattenimento vi deve essere la possibilità di presentare ricorso e, in ogni caso, questa deve essere soggetta a riesame periodico. Il cittadino del paese terzo deve essere liberato immediatamente se non esiste più alcuna prospettiva ragionevole di allontanamento per motivi di ordine giuridico o per altri motivi e «se il trattenimento non è legittimo».

 

Condizioni di vita nei centri di permanenza temporanea

I cittadini trattenuti in un centro, su richiesta, devono avere la possibilità di entrare, a tempo debito, in contatto con rappresentanti legali, familiari e autorità consolari competenti. Inoltre, le pertinenti e competenti organizzazioni ed organismi nazionali, internazionali e non governativi devono avere la possibilità di accedere ai centri di permanenza temporanea, previa autorizzazione. Particolare attenzione deve essere prestata alla situazione delle persone vulnerabili e vanno assicurati le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale delle malattie.

I minori non accompagnati e le famiglie con minori devono essere trattenuti «solo in mancanza di altra soluzione e per un periodo il più possibile breve in funzione delle circostanze». Le famiglie trattenute devono poter usufruire di una sistemazione separata che assicuri loro «un adeguato rispetto della vita privata». Ai minori, inoltre, deve essere offerta la possibilità «di svolgere attività di tempo libero, compresi il gioco e le attività ricreative, consone alla loro età e, in funzione della durata della permanenza, l'accesso all'istruzione». A quelli non accompagnati, poi, deve essere fornita, per quanto possibile, una sistemazione in istituti dotati di personale e strutture «consoni a soddisfare le esigenze di persone della loro età». In generale, il prevalente interesse del minore «costituisce un criterio fondamentale per il trattenimento dei minori in attesa di allontanamento». L'Aula ha respinto un emendamento del PSE (404 no, 256 sì e 14 astensioni) che intendeva rafforzare ulteriormente le garanzie da assicurare ai minori per il rimpatrio.

 

Deroghe per le situazioni di emergenza

Come richiesto dal Consiglio, nei casi in cui un numero eccezionalmente elevato di cittadini di paesi terzi da rimpatriare comporta un notevole aggravio imprevisto per la capacità dei centri di permanenza temporanea di uno Stato membro o per il suo personale amministrativo o giudiziario, la direttiva consente, sino a quando persiste la situazione anomala, di accordare per il riesame giudiziario periodi di tempo superiori e prendere di misure urgenti quanto alle condizioni di trattenimento. E' peraltro precisato che ciò non autorizza gli Stati membri a derogare al loro obbligo generale di adottare «tutte le misure di carattere generale e particolare atte ad assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dalla presente direttiva».

 

Nel dibattito è intervenuto STEFANO ZAPPALÁ Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, con molti colleghi che stamattina in quest'Aula hanno partecipato e partecipano al dibattito abbiamo vissuto all'inizio di questa legislatura questo fenomeno, visitando molte parti dell'Europa, visitando molti centri di prima accoglienza.

Io capisco che il fenomeno è complesso, il fenomeno presenta varie sfaccettature. Ognuno di noi, per cultura, per carattere, per posizione politica è portato ad esaminarlo da un punto di vista particolare. Però non si può non tenere conto nel complesso, e credo non si debba non tenere conto, del fatto che qui non stiamo parlando di qualche emigrante, come succedeva cento anni fa. Non stiamo parlando dei fenomeni piccoli o isolati, ma stiamo parlando di immigrazione di popoli. Stiamo parlando di milioni e milioni di persone che si spostano, spinti da varie motivazioni, molto poco sul piano della richiesta di asilo, molto poco sul piano delle esigenze di tipo politico, e moltissimo alla ricerca di nuove condizioni di vita e di nuove condizioni di lavoro.

Io non posso, il tempo purtroppo è tiranno, non ringraziare il collega Weber. Non posso non ringraziare l'attuale presidente Deprez della commissione LIBE, il presidente Cavada, e tutti i colleghi con cui ci siamo interessati per tempo di questo fenomeno. Io sono dell'idea che una legislazione perfettibile è meglio di una non legislazione. Sono convinto che l'Europa bene fa a curare tutti ma soprattutto bene fa, in questo fenomeno complesso e grave che stiamo vivendo, a curare intanto i suoi cittadini."

 

 

 

 

ENERGIA

 

 

CARO PETROLIO: CAUSE STRUTTURALI, SPECULAZIONE E TASSE

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Misure contro l'aumento del prezzo del petrolio

Dibattito: 18.6.2008

 

L'aumento del prezzo del petrolio è il principale risultato dei cambiamenti economici mondiali a lungo termine o è da imputare alla speculazione? La fiscalità sull'energia va rivista per aiutare i consumatori e l'economia, oppure deve sostenere la popolazione più colpita? Sono questi alcuni dei temi affrontati nel corso del dibattito in Aula sull'impatto dei prezzi elevati di petrolio e energia. Si è anche parlato di efficienza energetica, fonti rinnovabili e energia nucleare.

 

Dichiarazione della Presidenza

Janez Lenarcic, Ministro sloveno per gli affari europei, ha auspicato una soluzione a lungo termine che comprenda «una migliore competitività, una maggiore trasparenza dei mercati finanziari, una diversificazione dell'approvvigionamento e una più grande efficienza energetica». Ha poi ricordato l'obiettivo del Consiglio di ridurre del 20% il consumo energetico dell'UE entro il 2020 e l'accordo di Manchester del settembre 2005 che precisa come gli interventi pubblici di natura fiscale debbano essere evitati, in quanto impediscono i necessari aggiustamenti per gli agenti economici. Ha quindi concluso ricordando che sono necessarie delle misure a livello internazionale.

 

Dichiarazione della Commissione

Per Andris Piebalgs, commissario per l'energia, mentre l'aumento delle importazioni accresce la dipendenza europea al petrolio, la Commissione si era impegnata su un piano di efficienza energetica e di utilizzo di fondi di energia rinnovabili. A suo parere bisogna raddoppiare gli sforzi per applicare appieno le misure già concordate a livello nazionale. Ha poi insistito sulla necessità di trovare soluzioni a lungo termine al problema. Spiegando che «l'aumento dei pezzi dei combustibili e dei carburanti ha innalzato il prezzo al consumo ed i prezzi dei trasporti», ha sottolineato la necessità di agire a tutti i livelli e, a breve termine, «addolcire l'effetto del rincaro del prezzo del petrolio sui gruppi vulnerabili».

Ricordando infine gli impegni presi dal Consiglio, si è detto sicuro che l'Unione europea è in grado di produrre biocarburanti senza intaccare il livello mondiale della produzione alimentare, utilizzando ad esempio, le terre messe a maggese nell'UE oppure lavorando con i paesi in via di sviluppo. I biocarburanti, per il commissario, devono essere complementari alla produzione alimentare e non rimpiazzarla.

 

 

PESCA: SUBITO MISURE CONTRO IL CARO-GASOLIO

Doc. B6-0305, 310, 311, 312/2008

 

Risoluzione comune sulla crisi del settore della pesca in seguito all'aumento del prezzo del gasolio

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 18.6.2008 - Votazione: 19.6.2008

 

A fronte della crisi del settore della pesca provocata dall'aumento del prezzo del gasolio, il Parlamento chiede l'aumento fino a 100.000 euro degli aiuti de minimis per peschereccio e l'introduzione di sgravi fiscali. Sollecita inoltre un rafforzamento dei controlli sulle importazioni a basso costo e una migliore informazione sull'origine dei prodotti. Occorre poi rivedere il regime di mercato, attuare piani di adeguamento della flotta e promuovere misure per ridurre i consumi di carburante.

 

Adottando con 454 voti favorevoli, 84 contrari e 24 astensioni una risoluzione sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE e UEN, il Parlamento esprime anzitutto la sua solidarietà ai pescatori dell'UE ed invita la Commissione e il Consiglio a prevedere misure per risolvere la crisi nel settore della pesca. Una crisi dovuta «al costante aumento del prezzo del carburante che, negli ultimi cinque anni, ha subito un incremento superiore al 300% e dal gennaio 2008, superiore al 40%», e che sta avendo ripercussioni dirette e indirette sui redditi degli equipaggi.

Il Parlamento invita quindi gli Stati membri ad accelerare le procedure per consentire il pagamento di aiuti previsti dal regolamento sugli aiuti de minimis per il settore della pesca (n. 875/2007). In tale contesto, ribadisce la sua richiesta alla Commissione di rivedere detto regolamento così da aumentare gli aiuti fino a 100.000 euro per peschereccio invece che per impresa, «in modo che il livello di aiuto si ravvicini a quello concesso ad altri settori economici». Rileva inoltre che i nuovi orientamenti comunitari sugli aiuti statali nel settore della pesca e dell'acquacoltura prevedono sgravi fiscali e riduzioni dei costi sociali per i pescherecci comunitari che operino al di fuori delle acque comunitarie e chiede che tali misure siano applicate ai pescherecci che ne facciano richiesta.

Oltre all'aumento del prezzo del petrolio, i deputati sottolineano il crollo dei prezzi dei prodotti della pesca a causa delle «massicce importazioni di prodotti ittici acquistati a basso prezzo provenienti dalla pesca illegale». Sollecitano quindi il Consiglio a adottare una direttiva volta a rafforzare e migliorare i controlli sulle importazioni provenienti dalla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Dovrebbe inoltre intensificare e migliorare i controlli per garantire il rispetto delle norme comunitarie, nonché migliorare e aumentare le informazioni sull'origine dei prodotti della pesca.

Il Parlamento ribadisce la richiesta alla Commissione di presentare «al più presto» una proposta per la revisione dell'Organizzazione comune dei mercati dei prodotti ittici, «al fine di consentire ai pescatori di partecipare maggiormente alla fissazione dei prezzi, garantendo così i redditi nel settore, assicurando la stabilità del mercato, migliorando la commercializzazione dei prodotti ittici ed aumentando il valore aggiunto generato».

Chiede inoltre che vengano messi in atto i piani di adeguamento della flotta di pesca in tutti gli Stati membri e che vengano messe a disposizione le necessarie risorse finanziarie per ristrutturare su base volontaria le flotte. A tal fine, la Commissione dovrebbe definire criteri prioritari per i segmenti della flotta che più hanno subito gli effetti di questa crisi e vanno riveduti i programmi operativi nazionali del Fondo europeo per la pesca «per prevedere una spesa più mirata». Occorre poi fornire assistenza per un cambiamento una tantum delle attrezzature di pesca per conseguire un metodo di pesca che preveda un minor uso di carburante e incoraggiare l'acquisto di attrezzature volte a migliorare l'efficienza del carburante.

Il Parlamento invita poi la Commissione a sottoporre proposte relative a un regime di compensazione settennale per la riduzione di CO2 nel settore della pesca, basato sull'attuale prezzo di 25 euro per tonnellata di CO2. La invita inoltre a sostenere la messa a punto di un fondo per la ricerca e lo sviluppo specificamente orientato sulla pesca, nel quadro dell'attuale Settimo programma quadro per la R&S, per contribuire a finanziare progetti intesi a studiare fonti alternative di energia e a migliorare l'efficienza energetica nel settore della pesca.

Il Parlamento chiede poi l'attuazione di un dialogo tripartito a livello europeo tra tutti gli attori (amministrazioni pubbliche, sindacati e pescatori) per trattare i problemi strutturali del settore, che non sono semplicemente un riflesso della crisi dei prezzi del petrolio, accordando priorità alle condizioni di lavoro dei pescatori. Infine, chiama il prossimo Consiglio dei ministri per la pesca che si terrà a giugno a discutere di tale questione «in via prioritaria» e a adottare le necessarie misure per risolvere la crisi.

 

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-        Doc. A6-0191/2008 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/54/CE relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica

-        Doc. A6-0228/2008 Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1228/2003 relativo alle condizioni di accesso alla rete per gli scambi transfrontalieri di energia elettrica

-        Doc. A6-0226/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un'Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia

Il Parlamento chiede di separare la proprietà delle attività di produzione e di trasmissione dell'energia elettrica, respingendo le alternative per consentire una separazione funzionale corredata di garanzie d'indipendenza di gestione. Propone poi di vietare il possesso della rete di trasmissione da parte di società non UE e insiste sull'integrazione dei mercati regionali e sull'efficienza energetica. Propone inoltre di rafforzare i diritti dei consumatori, specie di quelli più vulnerabili, anche attraverso una carta dei diritti e un mediatore indipendente.

-        Doc. A6-0202/2008 - Relazione sul tema "Verso una Carta europea dei diritti dei consumatori di energia"

Rilevando come spesso i diritti dei consumatori non siano rispettati, il Parlamento esorta la creazione di un mercato energetico unico e concorrenziale, nonché tariffe ragionevoli, trasparenti e facilmente comparabili. Chiede poi fatture tipo, sportelli unici d'informazione e per i reclami, e di agevolare la possibilità di cambiare fornitore senza spese. Sollecitando un'adeguata tutela degli utenti vulnerabili, auspica più poteri per le Authority nazionali, tra cui quello di imporre sanzioni.

 

 

 

AMBIENTE

 

 

RIFIUTI: RIDUZIONE, RACCOLTA DIFFERENZIATA, RIUTILIZZO, RICICLAGGIO E RECUPERO

Doc. A6-0162/2008

 

Relazione sulla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive

Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito: 16.6.2008 - Votazione: 17.6.2008

 

Il Parlamento ha adottato definitivamente una direttiva che, per proteggere l’ambiente e la salute umana, fissa misure per ridurre la produzione di rifiuti, anche incentivando l'eco-design, e impone il ricorso a regimi di raccolta differenziata entro il 2015 per aumentare di almeno il 50% il riutilizzo e il riciclaggio nel 2020. Prevede poi la definizione di programmi di gestione e prevenzione dei rifiuti e norme in materia di autorizzazioni, responsabilità, sanzioni e ispezione degli impianti.

 

Approvando una serie di emendamenti di compromesso negoziati dalla relatrice con il Consiglio, il Parlamento ha adottato definitivamente una direttiva «che stabilisce misure volte a proteggere l’ambiente e la salute umana prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti complessivi dell’uso delle risorse e migliorandone l’efficacia». La direttiva sottolinea inoltre che la politica in materia di rifiuti dovrebbe mirare anche a ridurre l'uso di risorse e, ricordando che la prevenzione dei rifiuti dovrebbe essere una priorità, rileva che «il riutilizzo e il riciclaggio dovrebbero preferirsi alla valorizzazione energetica dei rifiuti», in quanto rappresentano la migliore opzione ecologica. Gli Stati membri dovranno attuare le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore.

Nella misura in cui sono contemplati da altra normativa comunitaria, sono esclusi dall'ambito di applicazione una serie di rifiuti quali le acque di scarico, taluni sottoprodotti di origine animale e le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione nonché i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall’estrazione, dal trattamento e dall’ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave. Sono inoltre esclusi gli effluenti gassosi emessi in atmosfera, il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, i rifiuti radioattivi, i materiali esplosivi in disuso e la paglia e altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati nell’attività agricola.

 

Gerarchia dei rifiuti: prima di tutto la prevenzione e la riduzione

La direttiva stabilisce una "gerarchia dei rifiuti" che stabilisce in generale un «ordine di priorità» di ciò che costituisce «la migliore opzione ambientale nella normativa e nella politica dei rifiuti». In testa alla gerarchia figura la prevenzione, ossia misure - prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto - che riducono la quantità di rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l'estensione del loro ciclo di vita, gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull'ambiente e la salute umana oppure il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti. Segue poi la preparazione per il riutilizzo, ovvero le operazioni di controllo, pulizia e riparazione attraverso cui prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento.

Viene poi il riciclaggio, ossia qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i materiali di rifiuto sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Esso include il ritrattamento di materiale organico ma non il recupero di energia né il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di riempimento. Segue poi il recupero diverso dal riciclaggio, come il recupero di energia o altre operazioni il cui principale risultato sia di «permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile sostituendo altri materiali». A questo proposito, la direttiva precisa che gli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani possono essere intesi come attività di recupero unicamente se rispondono a determinati requisiti di "efficienza energetica" fissati dalla direttiva stessa.

Vi è, da ultimo, lo smaltimento che consiste in qualsiasi operazione diversa dal recupero anche quando l'operazione ha come conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia, come il deposito in discarica, la biodegradazione di rifiuti liquidi o fanghi nei suoli, l’iniezione dei rifiuti pompabili in pozzi, in cupole saline o in faglie geologiche naturali, l'incenerimento o il deposito permanente (ad es. sistemazione di contenitori in una miniera). Al riguardo, la direttiva sottolinea che gli Stati membri «non dovrebbero promuovere, laddove possibile, lo smaltimento in discarica o l'incenerimento di materiali riciclati». Nell'applicare questa gerarchia dei rifiuti, precisa la direttiva, gli Stati membri devono adottare misure volte a incoraggiare le opzioni «che danno il miglior risultato ambientale complessivo». Devono anche tenere conto dei principi generali di precauzione e sostenibilità in materia di protezione dell'ambiente, della fattibilità tecnica e praticabilità economica, della protezione delle risorse nonché degli impatti complessivi sociali, economici, sanitari e ambientali.

 

Raccolta differenziata per aumentare di almeno il 50% il riutilizzo e il riciclaggio

Accogliendo quanto richiesto dai deputati, il compromesso chiede agli Stati membri di adottare le misure necessarie per promuovere il riutilizzo dei prodotti e le attività di preparazione al riutilizzo. Si tratta, in particolare, di incoraggiare la costituzione e il sostegno di reti di riutilizzo e di riparazione, di ricorrere a strumenti economici e a criteri per l'aggiudicazione degli appalti e di fissare obiettivi quantitativi. Gli Stati membri sono chiamati inoltre a prendere misure per promuovere il riciclaggio di alta qualità e, a tal fine, dovranno predisporre regimi di raccolta differenziata dei rifiuti, praticabili dal punto di vista ambientale ed economico, volti a garantire il rispetto dei necessari criteri qualitativi per i pertinenti settori di riciclaggio.

Entro il 2015, come chiesto dai deputati, gli Stati membri dovranno quindi istituire regimi di raccolta differenziata «almeno» per la carta, il metallo, la plastica e il vetro. Dovranno pertanto adottare le misure necessarie affinché, entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti domestici di carta, metallo, plastica e vetro (e, possibilmente, di altra origine) sia aumentata complessivamente almeno del 50% in termini di peso. Entro lo stesso anno, inoltre, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di altri materiali di recupero, incluse le operazioni di colmatazione che utilizzano i rifiuti in sostituzione di altri materiali, di rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi, dovranno essere aumentati di almeno il 70% in termini di peso.

Spetterà alla Commissione stabilire le norme dettagliate di attuazione e di calcolo per verificare il raggiungimento di tali obiettivi e, entro il 2014, dovrà esaminare le misure e gli obiettivi per eventualmente proporne il rafforzamento e l'introduzione di obiettivi per altri flussi di rifiuti. Ogni tre anni, invece, gli Stati membri dovranno stilare una relazione in merito ai risultati ottenuti e, qualora gli obiettivi non fossero raggiunti, spiegarne le ragioni, illustrando le misure che intendono prendere per porvi rimedio.

 

Prevenzione, eco-design e responsabilità estesa dei produttori

A cinque anni dall'entrata in vigore della direttiva, gli Stati membri dovranno predisporre dei programmi di prevenzione dei rifiuti in cui sono tenuti a fissare «gli obiettivi di prevenzione», descrivere le misure di prevenzione esistenti e valutare l'utilità degli esempi di misure indicate dalla direttiva. Lo scopo di tali obiettivi e misure, è precisato, è «di dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti». La Commissione dovrà inoltre presentare una serie di relazioni accompagnate, se necessario, da proposte di misure a sostegno delle attività di prevenzione e di attuazione dei programmi.

Così, entro il 2014, dovrà fissare obiettivi di prevenzione e dissociazione dei rifiuti da raggiungere nel 2020, fondati sulle migliori prassi disponibili. Inoltre, entro il 2011, dovrà formulare un piano d'azione per ulteriori misure di sostegno a livello europeo volte, in particolare, «a modificare gli attuali modelli di consumo» e definire una politica di progettazione ecologica (eco-design) dei prodotti che riduca al contempo la produzione di rifiuti e la presenza in essi di sostanze nocive, favorendo tecnologie incentrate su prodotti sostenibili, riutilizzabili e riciclabili.

Più in particolare, per rafforzare la prevenzione, il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti, gli Stati membri potranno adottare misure legislative o non legislative volte ad assicurare che qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi e tratti, venda o importi prodotti (produttore del prodotto) sia soggetto ad una responsabilità estesa. Tali misure, è precisato, potranno includere l'accettazione dei prodotti restituiti e dei rifiuti che restano dopo l'utilizzo di tali prodotti, nonché la successiva gestione dei rifiuti e la responsabilità finanziaria per tali attività. Potranno anche contemplare, come richiesto dai deputati, l’obbligo di mettere a disposizione del pubblico informazioni relative alla misura in cui il prodotto è riutilizzabile e riciclabile.

Gli Stati membri, inoltre, potranno adottare misure appropriate per incoraggiare una progettazione dei prodotti «volta a ridurre i loro impatti ambientali e la produzione di rifiuti durante la produzione e il successivo utilizzo dei prodotti e ad assicurare che il recupero e lo smaltimento dei prodotti che sono diventati rifiuti avvengano in conformità alle disposizioni della direttiva. Tali misure possono incoraggiare, tra l'altro, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti adatti all'uso multiplo, tecnicamente durevoli e che, dopo essere diventati rifiuti, sono adatti a un recupero adeguato e sicuro e a uno smaltimento compatibile con l'ambiente. Nell'applicare la responsabilità estesa del produttore, d’altra parte, gli Stati membri dovranno tenere conto «della fattibilità tecnica e della praticabilità economica» nonché «degli impatti complessivi sociali, sanitari e ambientali», rispettando l'esigenza di assicurare il corretto funzionamento del mercato interno.

 

 

Una gestione dei rifiuti che non danneggi la salute e l'ambiente

Come principio generale, gli Stati membri devono pendere le misure necessarie per garantire che la gestione dei rifiuti sia effettuata senza danneggiare la salute umana, senza recare pregiudizio all'ambiente e, in particolare, «senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, la flora o la fauna, senza causare inconvenienti da rumori od odori e senza danneggiare il paesaggio o i siti di particolare interesse». Devono inoltre garantire che, all'interno del loro territorio, gli stabilimenti o le imprese che provvedono alla raccolta o al trasporto di rifiuti a titolo professionale «conferiscano i rifiuti raccolti e trasportati agli appositi impianti di trattamento».

In forza alla direttiva, secondo il principio "chi inquina paga", i costi della gestione dei rifiuti devono essere sostenuti dal produttore iniziale o dai detentori del momento o dai detentori precedenti dei rifiuti. Gli Stati membri, tuttavia, possono decidere che i costi della gestione dei rifiuti siano sostenuti parzialmente o interamente dal produttore del prodotto causa dei rifiuti e che i distributori di tale prodotto possano contribuire alla copertura di tali costi.

Gli Stati membri provvedono affinché le rispettive autorità competenti predispongano uno o più piani di gestione dei rifiuti che coprano, singolarmente o in combinazione tra loro, la totalità del loro territorio. Questi dovranno comprendere un’analisi della situazione della gestione dei rifiuti esistente nonché le misure da adottare per migliorare una preparazione per il riutilizzo, un riciclaggio, un recupero e uno smaltimento dei rifiuti corretti dal punto vista ambientale. Più in particolare, dovranno includere almeno il tipo, quantità e fonte dei rifiuti prodotti all'interno del territorio, i sistemi di raccolta dei rifiuti e grandi impianti di smaltimento e recupero esistenti, una valutazione della necessità di nuovi sistemi di raccolta, della chiusura degli impianti per i rifiuti esistenti, di ulteriori infrastrutture per gli impianti per i rifiuti e, se necessario, degli investimenti correlati, nonché le informazioni sufficienti sui criteri di riferimento per l’individuazione dei siti e la capacità dei futuri impianti di smaltimento o dei grandi impianti di recupero.

 

Autorizzazioni, responsabilità e sanzioni

La direttiva chiede agli Stati membri di imporre a qualsiasi ente o impresa che intende effettuare il trattamento dei rifiuti di ottenere l’autorizzazione dell'autorità competente. Tale autorizzazione, che può essere concessa per un periodo determinato ed essere rinnovata, dovrà precisare almeno i tipi e i quantitativi di rifiuti che possono essere trattati, i requisiti tecnici e di altro tipo applicabili al sito interessato, le misure precauzionali e di sicurezza da prendere, il metodo da utilizzare per ciascun tipo di operazione, le operazioni di monitoraggio e di controllo che si rivelano necessarie e, infine, le disposizioni relative alla chiusura e agli interventi ad essa successivi che si rivelano necessarie. L’autorizzazione dovrà essere negata qualora l'autorità competente ritenga che il metodo di trattamento previsto «sia inaccettabile dal punto di vista della protezione dell’ambiente». E' poi precisato che le autorizzazioni concernenti l'incenerimento o il coincenerimento con recupero di energia «sono subordinate alla condizione che il recupero avvenga con un livello elevato di efficienza energetica».

Gli enti o le imprese che effettuano operazioni di trattamento dei rifiuti, gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti a titolo professionale, gli intermediari e i commercianti nonché gli enti o le imprese che producono rifiuti pericolosi dovranno essere soggetti a adeguate ispezioni periodiche da parte delle autorità competenti. Le ispezioni relative alle operazioni di raccolta e di trasporto dei rifiuti dovranno riguardare «l’origine, la natura, la quantità e la destinazione dei rifiuti raccolti e trasportati».

Gli Stati membri potranno precisare le condizioni della responsabilità e decidere in quali casi il produttore originario conserva la responsabilità per l'intera catena di trattamento o in quali casi la responsabilità del produttore e del detentore può essere condivisa o delegata tra i diversi soggetti della catena di trattamento. Possono anche decidere che la responsabilità di provvedere alla gestione dei rifiuti sia sostenuta parzialmente o interamente dal produttore del prodotto causa dei rifiuti e che i distributori di tale prodotto possano condividere tale responsabilità. Gli Stati membri saranno inoltre tenuti a adottare le misure necessarie per vietare l'abbandono, lo scarico e la gestione incontrollata dei rifiuti e dovranno emanare le misure relative alle sanzioni da infliggere in caso di violazione delle disposizioni della direttiva e assicurarne l'applicazione. Le sanzioni dovranno essere «efficaci, proporzionate e dissuasive».

 

 

STANDARD DI QUALITÀ PER LE ACQUE DI SUPERFICIE EUROPEE

Doc. A6-0192/2008

 

Relazione relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque e recante modifica delle direttive 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE, 86/280/CEE e 2000/60/CE

Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito: 16.6.2008 - Votazione: 17.6.2008

 

Il Parlamento ha approvato definitivamente una direttiva che fissa standard di qualità ambientale per le acque di superficie dell'UE. Entro il 2018, gli Stati membri dovranno avvicinarsi ai limiti di concentrazione massima ammissibile nell'acqua per un elenco di 33 sostanze inquinanti, che possono anche essere pericolose, come il cadmio o il mercurio. Dovranno poi tenere un inventario delle emissioni, degli scarichi e delle perdite di tali inquinanti per ciascun bacino idrografico.

 

L’inquinamento chimico delle acque di superficie rappresenta una minaccia per l’ambiente acquatico, con effetti quali la tossicità acuta e cronica per gli organismi acquatici, l’accumulo negli ecosistemi e la perdita di habitat e di biodiversità, e una minaccia per la salute umana.

Approvando con 673 voti favorevoli, 10 contrari e 5 astensioni un pacchetto di emendamenti di compromesso negoziati con il Consiglio dalla relatrice, il Parlamento ha adottato definitivamente una direttiva volta a istituire, come previsto dalla "direttiva quadro sulle acque", standard di qualità ambientale (SQA) per gli inquinanti o gruppi di inquinanti che presentano un rischio significativo per l'ambiente acquatico, ossia le "sostanze prioritarie" e, all'interno di questa categoria, le sostanze "prioritarie pericolose". Gli Stati membri dovranno attuare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva entro 18 mesi dalla sua entrata in vigore.

Più in particolare, gli standard di qualità ambientale rappresentano «la concentrazione di un particolare inquinante o gruppo di inquinanti nelle acque, nei sedimenti e nel biota che non deve essere superata, per tutelare la salute umana e l'ambiente». Essi sono differenziati a seconda che si tratti di acque interne (fiumi e laghi) o di altra acque di superficie (di transizione, costiere e territoriali). Accogliendo la richiesta del Parlamento, la direttiva ricorda che la politica comunitaria in materia ambientale si basa sui principi di precauzione e d'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio "chi inquina paga". La Commissione dovrà verificare, entro il 2018, se gli Stati membri avranno fatto progressi verso l'osservanza degli obiettivi di riduzione graduale dell'inquinamento causato dalle "sostanze prioritarie" e di arresto o eliminazione graduale di emissioni, scarichi e perdite di "sostanze prioritarie pericolose". La data del 2018 rappresenta un compromesso tra la proposta del Consiglio di fissarla al 2025 e quella del Parlamento di anticiparla al 2015.

In totale sono 33 le sostanze considerate prioritarie e, tra queste, tredici sono identificate come pericolose, ad esempio il cadmio e il mercurio e gli idrocarburi policiclici aromatici. I deputati avrebbero auspicato introdurre altre 14 sostanze, tra le quali le diossine e i PCB, in un elenco di quelle da dover esaminare per valutare il loro inserimento tra le sostanze "prioritarie" o "pericolose prioritarie". Il compromesso raggiunto, fatto salvo per l'ETBE, prevede che la Commissione, entro due anni dall'entrata in vigore della direttiva, dovrà considerare questa possibilità e renderne conto al Parlamento europeo e al Consiglio, avanzando eventualmente proposte per identificare nuove sostanze prioritarie e nuove sostanze prioritarie pericolose, e fissare, degli Standard di qualità ambientale per le acque di superficie, i sedimenti o il biota, se necessario.

In una prima fase si è ritenuto opportuno, per la maggior parte delle sostanze, limitare la definizione di SQA a livello comunitario alle sole acque di superficie. Tuttavia, per garantire una protezione contro gli effetti indiretti e l’avvelenamento secondario provocato da esaclorobenzene, esaclorobutadiene e mercurio, gli Stati membri possono decidere di applicare gli SQA per i sedimenti e/o il biota (pesci, molluschi, crostacei e altro biota).

In prossimità degli scarichi da fonti puntuali le concentrazioni degli inquinanti sono di solito più elevate delle concentrazioni ambiente nelle acque. Pertanto, gli Stati membri dovrebbero poter avvalersi di "zone di mescolamento" adiacenti ai punti di scarico, in cui le concentrazioni di uno o più inquinanti possano superare gli SQA applicabili a condizione, però, che «tale superamento non abbia conseguenze sulla conformità del resto del corpo idrico superficiale ai suddetti standard». Gli Stati membri che ricorrono a questa possibilità, dovranno descrivere nei piani di gestione dei bacini idrografici elaborati a norma della direttiva quadro sulle acque gli approcci e le metodologie applicati per ottenere tali zone. Come richiesto dai deputati, dovranno anche descrivere le misure adottate al fine di ridurre in futuro le dimensioni delle zone di mescolamento.

Gli Stati membri dovranno inoltre assicurare che l'estensione di ciascuna di tali zone sia limitata alle vicinanze del punto di scarico e sia proporzionata, «conformemente all'applicazione delle migliori tecniche disponibili». Come richiesto dai deputati, la Commissione dovrà definire, secondo la procedura di regolamentazione, il metodo che gli Stati membri devono applicare per individuare le zone di mescolamento.

In base alle informazioni raccolte o ad altri dati disponibili, gli Stati membri dovranno istituire un inventario, corredato di eventuale mappatura, delle emissioni, degli scarichi, delle perdite di sostanze prioritarie e degli inquinanti indicati dalla direttiva per ciascun bacino idrografico o parte di esso all’interno del loro territorio specificandone, se necessario, le concentrazioni per i sedimenti e il biota. Spetterà alla Commissione stabilire le specifiche tecniche per le analisi nonché il metodo che gli Stati membri dovranno utilizzare per istituire gli inventari.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-        Doc. A6-0190/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce procedure comunitarie per la definizione di limiti di residui di sostanze farmacologicamente attive negli alimenti di origine animale e abroga il regolamento (CEE) n. 2377/90

 

 

 

CULTURA

 

 

DIALOGO INTERCULTURALE: ASMA JAHANGIR AL PARLAMENTO EUROPEO

 

Allocuzione di Asma Jahangir, relatrice speciale sulla libertà di credo e di religione, Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite

Seduta solenne - 2008, Anno europeo del dialogo interculturale - 18.6.2008

 

Nel quadro dei dibattiti organizzati per l'Anno europeo del dialogo interculturale, il Parlamento ha accolto in seduta solenne Asma Jahangir, relatrice dell'ONU sulla libertà di religione e di credo. Nel suo intervento ha insistito affinché il termine dialogo interculturale sia inteso in senso ampio, comprendendo le prospettive religiose e laiche e includendo un dialogo a tutti i livelli. Si è anche opposta a ogni incriminazione per "diffamazione delle religioni".

 

Nel presentare Asma Jahangir all'Aula, la Vicepresidente del Parlamento europeo Rodi Kratsa-Tsagaropoulou ha sottolineato che il suo intervento «contribuirà a diffondere il messaggio del Parlamento in vista di favorire il libero dialogo e la comprensione universale». Ha poi citato l'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che sottintende il lavoro dell'ospite: «Ciascuno ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; questo diritto comprende la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà, da solo o in comunità, in pubblico e in privato, di manifestare la propria religione o credo nell'insegnamento, le pratiche, il culto e il compimento dei riti».

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

TRASPORTI

-        Doc. A6-0081/2008 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla protezione dei pedoni e degli altri utenti della strada vulnerabili

Il Parlamento ha approvato definitivamente un regolamento volto a migliorare la sicurezza di pedoni e ciclisti in caso d'urto con veicoli a motore attraverso il rafforzamento di alcune norme per l'omologazione di auto, SUV e veicoli commerciali leggeri. Si tratta, in particolare, di introdurre un dispositivo omologato di assistenza alla frenata (che rafforza l'efficacia dell'ABS) e di garantire minori danni in caso d'urto frontale. Dovranno inoltre essere esaminati i sistemi anticollisione.

-        Doc. A6-0169/2008 - Relazione sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato per le regioni: Verso una mobilità più sicura, più pulita e più efficiente a livello europeo: prima relazione sull'iniziativa "automobile intelligente"

Il Parlamento sottolinea che i sistemi di automobili intelligenti possono contribuire a ridurre la congestione, l'inquinamento e il numero e la gravità degli incidenti stradali. Chiede poi di promuovere l'iniziativa eSafety nonché di introdurre incentivi a favore di strumentazioni ecologiche e di sicurezza nonché un sistema di chiamate di emergenza a bordo. Dispositivi di controllo elettronico di stabilità e "strade intelligenti" possono poi agevolare la sicurezza stradale e ridurre le vittime della strada.

-        Doc. A6-0050/2008 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali

Il Parlamento ha adottato definitivamente una direttiva che impone valutazioni d’impatto e audit sulla sicurezza stradale nonché misure per la gestione e le ispezioni della sicurezza. Suggerisce anche una serie di misure per rendere le infrastrutture più sicure, specie se ad alto tasso di incidenti, come il miglioramento della segnaletica e del manto stradale o la costruzione di corsie di emergenza e di aree di sosta. L'obiettivo è di contribuire alla riduzione delle vittime della strada.

-        Doc. A6-0227/2008 - Risoluzione sulla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al trasporto interno di merci pericolose

 

SANITÁ PUBBLICA

-        Doc. B6-0309/2008 - Risoluzione comune sull'autorizzazione del pollo al cloro

Il Parlamento disapprova la proposta della Commissione volta a autorizzare il ricorso a antimicrobici per il trattamento di pollame destinato al consumo umano e chiede al Consiglio di respingerla. Per i deputati, tale pratica minaccia gli elevati standard comunitari e porrebbe problemi di competitività dei produttori europei. Il trattamento, inoltre, rischia di minare la fiducia dei consumatori europei nei prodotti alimentari venduti nell'Unione europea.

-        Doc. A6-0196/2008 - Relazione sul futuro del settore ovicaprino in Europa

La produzione ovicaprina in Europa è in grave declino. Il Parlamento sollecita il rilancio del settore con una concreta riforma e un ulteriore sostegno finanziario, specie ai produttori tradizionali. Incoraggia poi la vendita diretta contro gli abusi di potere dei supermercati e l'indicazione in etichetta dell'origine dei prodotti. Suggerisce campagne promozionali per rilanciare i consumi di carni DOP e IGP, anche con l'aiuto di grandi chef, e chiede di migliorare la lotta alle epizoozie.

 

AFFARI ECONOMICI E MONETARI

-        Doc. A6-0231/2008 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio a norma dell’articolo 122, paragrafo 2, del trattato CE relativo all’adozione della moneta unica da parte della Slovacchia il 1° gennaio 2009

Il Parlamento è favorevole all'adozione dell'euro da parte della Slovacchia il prossimo anno, ma chiede di sorvegliare il tasso di inflazione e di attuare riforme strutturali in taluni settori. Auspica poi campagne d'informazione per spiegare i vantaggi della moneta unica e per ridurre gli aumenti dei prezzi durante il periodo di transizione.  Più in generale, ritiene necessario anteporre la conclusione di eventuali procedure di disavanzo al rispetto dei criteri di Maastricht. 

-        Doc. A6-0194/2008 - Risoluzione sulla raccomandazione di decisione del Consiglio concernente l'adesione della Bulgaria e della Romania alla convenzione del 23 luglio 1990 relativa all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate

 

PROTEZIONE CIVILE

-        Doc. B6-0303/2008 - Risoluzione comune sul potenziamento delle capacità di reazione dell'Unione europea alle catastrofi

Il Parlamento chiede una strategia e nuovi strumenti europei vincolanti per la prevenzione delle catastrofi naturali e lo sviluppo di una capacità UE di reazione. Sollecita una direttiva sulla prevenzione e la gestione degli incendi che preveda l'identificazione delle zone a rischio e la determinazione della responsabilità ambientale e delle relative sanzioni. Occorre poi riconoscere la specificità delle catastrofi naturali di tipo mediterraneo e rivedere il Fondo di solidarietà dell’UE.

 

DIRITTI UMANI

-        Doc. B6-0326, 0327, 0328, 0329, 0330, 0331/2008 - Risoluzione sull'Iran

-        Doc. B6-0316, 0318, 0319, 0323, 0325/2008 - Risoluzione sulle uccisioni sistematiche di civili in Somalia

-        Doc. B6-0314, 0315, 0317, 0320, 0321, 0324/2008 - Risoluzione sul protrarsi della detenzione di prigionieri politici in Birmania

-        Doc. B6-0235, 0298, 0299, 0300, 0301/2008 - Risoluzione sul Vertice UE/Russia del 26 e 27giugno 2008 a Khanty- Mansiysk

-       Doc. A6-0139/2008 - Risoluzione sulle persone scomparse a Cipro − seguito della risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2007

 

MERCATO INTERNO

-        Doc. B6-0297/2008 - Risoluzione sul quarantesimo anniversario dell'Unione doganale

 

GIURIDICA

-        Doc. A6-0076/2008 - Risoluzione che adotta la decisione del Parlamento europeo che modifica la decisione 94/262/CECA, CE, Euratom, del 9 marzo 1994, concernente lo statuto e le condizioni generali per l'esercizio delle funzioni del mediatore

-        Doc. A6-0086/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE, determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo – Terza parte

-        Doc. A6-0088/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE, determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo – Parte uno

-        Doc. A6-0211/2008 - Risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio recante modifica del regolamento di procedura della Corte di giustizia delle Comunità europee per quanto riguarda il regime linguistico applicabile al procedimento di riesame

 

SVILUPPO REGIONALE

-        Doc. A6-0213/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari comunitari autonomi sulle importazioni di alcuni prodotti della pesca nelle Isole Canarie

-        Doc. A6-0137/2008 - Risoluzione sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo e le ripercussioni sullo sviluppo dell'Africa occidentale dello sfruttamento da parte dell'Unione europea di alcune risorse biologiche naturali

-        Doc. A6-0212/2008 - Risoluzione sull'impatto della politica di coesione sull'integrazione delle comunità e dei gruppi vulnerabili

 

INDUSTRIA

-        Doc. A6-0245/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 460/2004 che istituisce l'Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione per quanto riguarda la durata dell'Agenzia

 

OCCUPAZIONE, AFFARI SOCIALI

-        Doc. A6-0173/2008 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010)

 

LIBERTÁ, GIUSTIZIA, AFFARI INTERNI

-        Doc. A6-0230/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1338/2001, che definisce talune misure necessarie alla protezione dell'euro contro la falsificazione

-        Doc. A6-0207/2008 - Risoluzione sulla proposta di decisione quadro del Consiglio relativa all'organizzazione e al contenuto degli scambi fra gli Stati membri di informazioni estratte dal casellario giudiziario

 

 


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

POLITICA SOCIALE

·         Efficacia delle spese sociali (http://consilium.europa.eu)

AMBIENTE

·         Lotta contro il disboscamento per la sostenibilità dei biocarburanti (http://consilium.europa.eu)

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Sistemi telematici di prenotazione (http://consilium.europa.eu)

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Credito al consumo (http://consilium.europa.eu)

TRASPORTI

·         Favorire il trasporto ferroviario (http://consilium.europa.eu)

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Meccanismo del dialogo economico e commerciale di alto livello tra UE e Cina (http://trade.ec.europ

e.eu/doclib/docs/2008/april/tradoc_138632.pdf)

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Previsioni economiche di primavera per il biennio 2008-2009 (http://ec.europa.eu/economy_finance/e

u_economic_situation/eu_economic_situation5857en.htm)

POLITICA SOCIALE

·         Lavoratori distaccati (http://ec.europa.eu/employment_social/news/2008/apr/postingworkers_en.pdf)

·         "Rispondere alle nuove realtà sociali" (http://ec.europa.eu/employment_social/emplweb/social_agend

a/ec_conference_en.html)

·         Priorità 2008/2009 (http://ec.europa.eu/employment_social)

RICERCA E SVILUPPO

·         Spazio europeo della ricerca: l'incoraggiamento dei ricercatori (http://ec.europa.eu)

MERCATO INTERNO

·         Legiferare meglio: proposte in materia di diritto delle società e di contabilità (http://ec.europa.eu)

·         Cresce del 75% il numero dei casi trattati nel 2007 dalla rete Solvit (http://ec.europa.eu/solvit/)

·         Progetto per la creazione di nuove carte di credito (http://ec.europa.eu)

·         Quadro comunitario per la protezione degli investitori al dettaglio (http://ec.europa.eu)

POLITICA REGIONALE

·         Open days 2008: "Regioni e città in un mondo di sfide" (www.opendays.europe.eu)

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Tax Forum: una base comune e consolidata dell'imposta sulle società "al servizio della crescita e della competitività" (http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/company_tax/common_tax_base/in

dex_en.htm)

·         "Strategia per l'evoluzione dell'Unione doganale" (COM 2008/169)

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Giornale web (http://ec.europa.eu/enterprise/e_i/index_en.htm)

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         RAPEX 2007 e sicurezza dei consumatori (http://ec.europa.eu/consumers/safety/rapex/index_en.htm)

TRASPORTI

·         Secondo pacchetto "Cielo unico" (http://ec.europa.eu)

VARIE

·         Diffusione sulle attività comunitarie (http://ec.europa.eu)


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·         "La direttiva relativa all'inquinamento provocato dalle navi, che prevede sanzioni, in particolare, in caso di scarichi accidentali, rimane valida"

Sentenza della Corte nella Causa C-308/06

 

La validità di talune disposizioni della direttiva che stabilisce un regime di responsabilità per gli scarichi accidentali non può essere valutata né alla luce della convenzione di Montego bay né alla luce della convenzione Marpol.

 

·         "La O2 non può invocare i suoi diritti di marchio per vietare l'uso di un segno simile in una pubblicità comparativa della Hutchison 3G"

Sentenza della Corte nella Causa C-533/06

 

Il diritto di marchio non consente di opporsi all'uso di un segno identico o simile ad un marchio in una pubblicità comparativa se non esiste per il pubblicop un rischio di confusione tra l'operatore pubblicitario e il titolare del marchio o tra i marchi, beni o servizi dell'operatore pubblicitario e quelli del titolare del marchio.

 

·         "Il principio «chi inquina paga» impone un'assunzione dell'onere finanziario costituito dal costo di smaltimento dei rifiuti causati dal naufragio di una petroliera"

Sentenza della Corte nella Causa C-188/07

 

L'esigenza di una trasposizione conforme dell'art. 15 della direttiva «rifiuti» può comportare che il fabbricante del prodotto che ha generato rifiuti sopporti il costo di smaltimento dei rifiuti causati dallo sversamento accidentale di idrocarburi in mare.

 

·         "Il Tribunale annulla parzialmente la decisione della Commissione che dichiara incompatibili con il mercato comune taluni aiuti versati alla Olympiaki Aeroporia Ypiresies per i danni conconseguenti agli avvenimenti dell'11 settembre"

Sentenza del Tribunale di primo grado nella Causa C-268/06

 

L'evento eccezionale e il danno generato possono essere direttamente connessi anche in assenza di simultaneità.

 

·         "La Germania, in linea di principio, deve riconoscere le patenti di guida ceche rilasciate ai suoi cittadini successivamente alla revoca della loro patente tedesca"

Sentenze della Corte nella Cause riunite C-329 e C-343/06 nonché nelle Cause riunite da C-334/06 a C-336/06

 

Tuttavia, la Germania può rifiutare di riconoscere le patenti qualora risulti dalla patente ceca o dalle informazioni provenienti dalla Repubblica ceca che i cittadini non risiedevano normalmente nella Repubblica ceca al momento del rilascio delle patenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Raccomandazione del Consiglio del 14 maggio 2008 relativa agli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità (2008-2010) (2008/390/CE) (GUUE L 137/2008)

 

POLITICA SOCIALE

·         Decisione del Consiglio del 29 aprile 2008 che modifica l’allegato 3, parte I dell’Istruzione consolare comune relativamente all’obbligo del visto aeroportuale per i cittadini di paesi terzi (2008/374/CE) (GUUE L 129/2008)

·         Decisione del Consiglio del 14 maggio 2008 che istituisce una rete europea sulle migrazioni (2008/381/CE) (GUUE L 131/2008)

 

AGRICOLTURA / PESCA

·         Regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio del 29 aprile 2008 relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, che modifica i regolamenti (CE) n. 1493/1999, (CE) n. 1782/2003, (CE) n. 1290/2005 e (CE) n. 3/2008 e abroga i regolamenti (CEE) n. 2392/86 e (CE) n. 1493/1999 (GUUE L 148/2008)

·         Regolamento (CE) n. 485/2008 del Consiglio del 26 maggio 2008 relativo ai controlli, da parte degli Stati membri, delle operazioni che rientrano nel sistema di finanziamento del Fondo europeo agricolo di garanzia (Versione codificata) (GUUE L 143/2008)

·         Decisione della Commissione del 30 aprile 2008 recante modalità di applicazione della direttiva 2006/88/CE del Consiglio per quanto riguarda una pagina informativa su Internet per la messa a disposizione per via elettronica delle informazioni relative alle imprese di acquacoltura e agli stabilimenti di trasformazione riconosciuti  (GUUE L 138/2008)

·         Regolamento (CE) n. 506/2008 della Commissione del 6 giugno 2008 che modifica l'allegato IV del regolamento (CE) n. 708/2007 del Consiglio relativo all'impiego in acquacoltura di specie esotiche e di specie localmente assenti (GUUE L 149/2008)

·         Raccomandazione della Commissione al Consiglio volta ad autorizzare la Commissione a condurre negoziati per l’elaborazione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante relativo alle misure di competenza dello Stato di approdo intese a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata COM(2008) 333 definitivo

 

AMBIENTE

·         Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa (GUUE L 151/2008)

 

POLITICA REGIONALE

·         Regolamento (CE) n. 447/2008 della Commissione del 22 maggio 2008 recante modifica del regolamento (CE) n. 883/2006, recante modalità d’applicazione del regolamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio, per quanto riguarda la tenuta dei conti degli organismi pagatori, le dichiarazioni delle spese e delle entrate e le condizioni di rimborso delle spese nell’ambito del FEAGA e del FEASR (GUUE L 134/2008)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Regolamento (CE) n. 487/2008 della Commissione del 2 giugno 2008 recante iscrizione di una denominazione nel registro delle denominazioni d'origine protette e delle indicazioni geografiche protette [Casatella Trevigiana (DOP)] (GUUE L 143/2008)

·         Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Affrontare la sfida dell’efficienza energetica con le tecnologie dell’informazione e della - comunicazione COM(2008) 241 definitivo


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.europa.eu

sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl

 

 

 

AUDIOVISIVI

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "AUMENTO DELLA CONSAPEVOLEZZA NEL CAMPO DELLO SVILUPPO - PROGETTI AUDIOVISIVI PER LA TELEVISIONE" TALE DA CONTRIBUIRE AD UNA MIGLIORE COMPRENSIONE DELLE REALTÀ DI UN MONDO IN SVILUPPO DA PARTE DEI GIOVANI.

http://ec.europa.eu/development/icenter/repository/A-GUIDELI

Scadenza: 6/10/2008

 

GIUSTIZIA, LIBERTÁ, SICUREZZA

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - AZIONE PREPARATORIA RELATIVA AD UNA CAPACITÀ DI RISPOSTA RAPIDA DELL'UE NEL CAMPO DELLA PROTEZIONE CIVILE, IN GUUE C 135/03 DEL 03/06/2008

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

Scadenza:22/8/2008

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA DI ORGANIZZAZIONE DI TAVOLE ROTONDE PER IL RAFFORZAMENTO DELLE ISTITUZIONI E DEL DIALOGO CON LA SOCIETÀ CIVILE IN UN'OTTICA DI POSSIBILE CRISI. http://ec.europa.eu/external_relations/grants/2008/cpc/guide

Scadenza:14/7/2008

 

IMPRESA, E INDUSTRIA

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA DI RAFFORZAMENTO E SVILUPPO DI RETI PER LA COMPETITIVITÀ E PER IL SOSTEGNO DEL TURISMO IN EUROPA. http://ec.europa.eu/enterprise/funding/files/themes_2008/doc

Scadenza:31/7/2008

 

ERASMUS - PROGETTO PILOTA PER FAVORIRE LA MOBILITÀ DEI GIOVANI IMPRENDITORI

Codice: eurlex C/146/26

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

Scadenza:31/7/2008

ISTRUZIONE, FORMAZIONE E CULTURA

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - EACEA/14/08 NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA D'ISTRUZIONE E FORMAZIONE NELL'ARCO DELLA VITA. CONCESSIONE DI SOVVENZIONI PER PROGETTI DI SPERIMENTAZIONE E DI SVILUPPO DEL SISTEMA DEI CREDITI D'APPRENDIMENTO NELL'INSEGNAMENTO E NELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE (EVCET), IN GUUE C 132/08 DEL 30/05/2008.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

Scadenza:13/8/2008

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - EACEA/16/08 NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA DI APPRENDIMENTO PERMANENTE. CONCESSIONE DI SOVVENZIONI PER AZIONI DESTINATE A SVILUPPARE E AD APPLICARE IL QUADRO EUROPEO DELLE QUALIFICHE (EQF), IVI COMPRESO IL QUADRO DELLE QUALIFICHE NAZIONALI E SETTORIALI, IN GUUE C 132/09 DEL 30/05/2008.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

Scadenza:13/8/2008

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - EACEA/17/08 NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA PER L'APPRENDIMENTO PERMANENTE. STRATEGIE DI APPRENDIMENTO PERMANENTE, IN GUUE C 132/10 DEL 30/05/2008.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

Scadenza:13/8/2008

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE 2008 - PROGRAMMA CULTURA (2007-2013) - PROGETTI DI COOPERAZIONE PLURIENNALI; MISURE DI COOPERAZIONE; AZIONI SPECIALI (PAESI TERZI); SOSTEGNO AGLI ORGANISMI ATTIVI A LIVELLO EUROPEO NEL CAMPO DELLA CULTURA

Codice: eurlex 2008/C 141/13

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

Scadenza:1/10/2008

OCCUPAZIONE E POLITICA SOCIALE

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA PROGRESS RELATIVAMENTE A PROGETTI CHE CONTRIBUISCANO ALLA REALIZZAZIONE DEI PRINCIPI COMUNI DI FLEXSICUREZZA NELLA STRUTTURA DEI PROGRAMMI NAZIONALI DI RIFORMA.

http://ec.europa.eu/employment_social/calls/2008/vp_2008_008

Scadenza:14/8/2008

 

PROGRESS - INVITO A PROMUOVERE LA LOTTA CONTRO LA POVERTÀ E L'ESCLUSIONE SOCIALE - BDG 4.9 MIL EURO - FINO ALL'80% COSTI ELEGGIBILI

Codice: VP/2008/015

http://ec.europa.eu/employment_social/calls/2008/vp_2008_015

Scadenza:14/8/2008

 

 

 


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

 

Azienda albanese sta cercando urgentemente di acquistare due macchinari per la trivellazione di tunnel. AL 678

 

Azienda israeliana specializzata nella produzione di una crema con una doppia protezione sia solare che contro le meduse sta cercando rappresentanti e distributori in Italia. IL 677

 

Azienda bulgara specializzata nella lavorazione delle vigne sta cercando partner commerciali per stabilire contratti di joint venture per la produzione di vino in Bulgaria. BG 675

 

Azienda portoghese produttrice di macchinari per la costruzione di pavimentazioni industriali sta cercando intermediari commerciali quali agenti, rappresentanti e distributori. PT 676

 

Azienda tedesca specializzata nella produzione di prodotti alimentari dietetici sta cercando distributori dei propri prodotti. DE 671

 

Azienda tedesca specializzata nella produzione di letti e sedie motorizzati per persone inferme sta cercando intermediari commerciali in tutta Europa. DE 674

 

Azienda siriana produttrice di biancheria per il letto, tovaglie e ricami sta cercando distributori ed agenti esclusivi per i propri prodotti in Italia. SY 672

 

Azienda siriana produttrice di pistacchi freschi o tostati sta cercando spedizionieri, ditte specializzate nella lavorazione e nell’imballaggio dei pistacchi e ditte specializzate nella fertilizzazione del pistacchio in tutta Europa. SY 673

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it

 

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana FORZA ITALIA-P

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: +32 2 284 2111 - www.europarl.europa.eu

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.europa.eu/roma/ 

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: +32 2 2991111 -  www.ec.europa.eu  

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - www.ec.europa.eu/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.ec.europa.eu/italia/

 

·        Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: +32 2 285 6111 - www.ue.eu.int

 

·        Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - www.curia.europa.eu/

 

·        Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: +32 2 546 9011 - www.eesc.europa.eu

 

·        Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: +32 2 282 2211 - www.cor.europa.eu/ 

 

·        Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.eur-lex.europa.eu/it/index.htm

serie S (Bandi): www.ted.europa.eu/

 

·        Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.ec.europa.eu/enterprise-europe-network

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue de Commerce, 10 - 1000 Bruxelles

Tel.: +32 2 285 4140 - www.epp-eu

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org