GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  del POPOLO DELLA LIBERTÁ

Ufficio di Roma

 

  

                                                                                                                                

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

28 Marzo 2008

n° 158

 

Lettera informativa della Delegazione del POPOLO DELLA LIBERTÁ del Gruppo PPE/DE

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GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana del POPOLO DELLA LIBERTÁ

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

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Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l'Eurosportello di Unioncamere del Veneto.

 


 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

PACCHETTO DI MISURE CONTRO I CAMBIAMENTI CLIMATICI

 

La Commissione europea ha presentato le nuove proposte per rendere concreto l’impegno a diminuire le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020 La Commissione europea ha adottato un importante pacchetto di proposte che darà attuazione agli impegni assunti dal Consiglio europeo in materia di lotta ai cambiamenti climatici e promozione delle energie rinnovabili. Le proposte dimostrano che gli obiettivi fissati nel 2007 sono realizzabili sia dal punto di vista tecnologico che economico e offrono opportunità commerciali senza precedenti a migliaia di imprese europee. Le misure previste accresceranno significativamente il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili in tutti i Paesi e imporranno ai governi obiettivi giuridicamente vincolanti. Grazie a una profonda riforma del sistema di scambio delle quote di emissione, che imporrà un tetto massimo alle emissioni a livello comunitario, tutti i principali responsabili delle emissioni di CO2 saranno incoraggiati a sviluppare tecnologie produttive pulite. Il pacchetto legislativo intende consentire all’Unione europea di ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas serra e porta al 20% la quota di rinnovabili nel consumo energetico entro il 2020, secondo quanto deciso dai capi di Stato e di governo europei nel marzo 2007. La riduzione delle emissioni sarà portata al 30% entro il 2020 quando sarà stato concluso un nuovo accordo internazionale sui cambiamenti climatici.

Maggiori informazioni: http://ec.europa.eu/commission_barroso/president/index_en.htm

http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=1631 

 

 

 

PRIMO BILANCIO PER IL VII PQ

 

Un anno dopo il lancio del VII PQ, il Commissario europeo per la scienza e la ricerca, Janez Potocnik, traccia un bilancio positivo e ritiene che non sia necessario adottare alcun cambiamento strategico.

Tra le novità sottolineate dal Commissario, si ricorda la gestione dei progetti di ricerca affidata ad organismi esterni alla Commissione, che verrà potenziata anche nell’VIII PQ.

Il Consiglio Europeo della Ricerca (CER), istituito nel 2007 e che finanzia la ricerca di «frontiera» basandosi sull'eccellenza come unico criterio di finanziamento, è la principale rivoluzione del VII PQ. «Se il CER funziona bene, datemi una buona ragione per non raddoppiare il bilancio» ha affermato Potocnik.

Le Iniziative Tecnologiche Congiunte (ITC) sono state un'altra importante innovazione, ideata per affrontare alcune delle principali sfide cui l'Europa deve rispondere: celle a combustibile e tecnologia dell'idrogeno, nanoelettronica, trasporto aereo rispettoso dell'ambiente, informatica integrata e medicine innovative. Queste iniziative a lungo termine sono solo all'inizio, ma il Commissario afferma di avere già ottenuto un riscontro molto positivo dagli esponenti del mondo imprenditoriale.

Sembra che il problema della partecipazione delle piccole e medie imprese (PMI), un'altra area che destava preoccupazione in passato, sia stato risolto nel VII PQ. Nonostante l'opposizione del Commissario a questa misura, per le PMI è stato fissato un obiettivo di iniziale partecipazione del 15%.

Dai dati iniziali emerge che la partecipazione è stata superiore alle aspettative e ha raggiunto il 20% anche se, prima di confermare queste cifre, la Commissione dovrà verificare se tutte le imprese che si sono definite PMI rispondono effettivamente ai criteri stabiliti dalla definizione ufficiale. L'introduzione di un fondo di garanzia e gli sforzi volti a semplificare il programma hanno probabilmente agevolato la partecipazione delle PMI.

Per maggiori informazioni: http://cordis.europa.eu/fp7/home_it.html

 

 

 

 

 

CODICE DI COMPORTAMENTO PER NANOSCIENZE E NANOTECNOLOGIE

 

La Commissione ha raccomandato agli Stati membri di adottare un codice di comportamento sulla ricerca nel settore delle nanoscienze e delle nanotecnologie (N&N).

Il codice di comportamento è fondato su sette principi fondamentali:

a) il significato: le attività di ricerca in questo settore devono essere comprensibili per il pubblico e rispettare i diritti fondamentali. La loro concezione, la loro attuazione, la loro diffusione e il loro sfruttamento devono essere al servizio delle persone e della società;

b) la sostenibilità: le attività di ricerca nelle N&N devono essere sicure, rispettare determinati principi etici e contribuire allo sviluppo sostenibile. Non devono nuocere né alle persone, né agli animali, né ai vegetali, né all'ambiente e non devono costituire una minaccia nei loro confronti;

c) il principio di cautela: le attività di ricerca nelle nanoscienze e nanotecnologie devono essere effettuate rispettando il principio di cautela, prevedendo eventuali incidenze dei loro risultati sull'ambiente, la salute e la sicurezza e prendendo tutte le precauzioni del caso in funzione del livello di protezione, stimolando comunque il progresso a vantaggio della società e dell'ambiente;

d) l'inclusione: la gestione delle attività di ricerca nelle N&N deve rispondere ai principi di apertura a tutte le parti in causa, di trasparenza e di rispetto del diritto di accesso all'informazione. Deve permettere a tutte le parti coinvolte nelle attività di ricerca di partecipare al processo di decisione;

e) l'eccellenza: le attività di ricerca nelle N&N devono rispondere alle migliori norme scientifiche, comprese l’integrità della ricerca e le buone pratiche di laboratorio;

f) l'innovazione: la gestione delle attività di ricerca nelle N&N deve incoraggiare al massimo la creatività, la flessibilità e l'attitudine a prevedere, in favore dell'innovazione e della crescita;

g) la responsabilità: ricercatori e organismi di ricerca rimangono responsabili dell'impatto del loro lavoro sulla società, l'ambiente e la salute umana.

Per maggiori informazioni: http://ec.europa.eu/research/index.cfm?lg=en

 

 

 

PROGRAMMI NEI SETTORI DELL'INFORMATICA E DELLA NANOELETTRONICA

 

La Commissione europea ha lanciato due importanti programmi di ricerca. Artemis, dotato di un bilancio di 2,5 miliardi di euro, che verte sui sistemi informatici imbarcati, e Eniac, la cui dotazione di 3 miliardi di euro sarà investita nel settore della nano elettronica. I comitati direttivi di Artemis e di Eniac, all’interno dei quali i partner pubblici e privati prendono insieme le decisioni, si sono riuniti a Bruxelles per la prima volta il 22 febbraio u.s.. Queste iniziative tecnologiche comuni sono state approvate dal Consiglio dell’UE e dal Parlamento alla fine del 2007.

Artemis mira ad incoraggiare le economie di scala, la riduzione dei costi e la commercializzazione più rapida dei prodotti fondati sulle tecnologie applicate ai sistemi informatici imbarcati. Oggi una varietà di apparecchiature comuni sono munite di dispositivi informatici, tra cui i telefoni cellulari, carte bancarie, autoveicoli, aerei e persino abitazioni, uffici, stabilimenti, al punto che attualmente il 98% degli elaboratori è integrato in altri dispositivi. Stando alle previsioni, nel 2010 vi saranno nel mondo più di 16 miliardi di elaboratori integrati e questi saranno più di 40 miliardi nel 2020. I 2,5 miliardi di euro investiti nella ricerca nei prossimi 10 anni in questo settore devono permettere di operare su questo mercato. Intanto i sistemi integrati dovrebbero costituire una parte sempre maggiore del valore dei prodotti finiti nei settori più importanti dell’industria. Ad esempio, entro il 2010, l’elettronica imbarcata rappresenterà più del 35% del valore di un’auto, indica la Commissione in un comunicato. Contemporaneamente la Commissione europea ha annunciato un investimento di 3 miliardi di euro nei prossimi dieci anni nella nano elettronica, tramite il lancio della piattaforma tecnologica Eniac. Le tecnologie nano elettroniche e informatiche incoraggiano l’innovazione in parecchi settori industriali e socioeconomici, in particolare, nelle telecomunicazioni, i trasporti, i beni di consumo, l’industria manifatturiera, le cure sanitarie e l’energia. Eniac dovrebbe stimolare l’innovazione a lungo termine fondata sulla nano elettronica che sostituirà progressivamente gran parte dei dispositivi microelettronici della generazione attuale, sempre secondo la Commissione.

 

 

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  10 - 13 MARZO 2008

 

 

ISTITUZIONI

 

 

IL PARLAMENTO EUROPEO SPEGNE 50 CANDELINE, GUARDANDO AL FUTURO

 

Seduta solenne - Celebrazione del cinquantesimo anniversario del Parlamento europeo

12.3.2008

 

Per celebrare il cinquantesimo anniversario del Parlamento europeo si è svolta in Aula una seduta solenne cui hanno partecipato i presidenti del Consiglio e della Commissione e numerosi ospiti. Hans-Gert Pöttering ha voluto sottolineare il crescente ruolo, legislativo e politico, conquistato dal Parlamento che il Trattato di Lisbona rafforzerà ulteriormente. Un Parlamento, vicino ai cittadini, che difende i valori dell'Unione europea: democrazia, solidarietà, diritti umani e tolleranza.

 

Dopo un breve interludio musicale eseguito dall'Orchestra giovanile europea, HANS-GERT PÖTTERING ha dato inizio alla celebrazione salutando tutti gli invitati, dagli ex Presidenti del Parlamento europeo (tra cui Emilio Colombo) ai presidenti dei parlamenti nazionali (tra i quali Fausto Bertinotti), passando dai presidenti del Consiglio UE, della Commissione e del Consiglio d'Europa e dai rappresentanti delle altre istituzioni UE.

Il Presidente ha quindi sottolineato che l'attuale Parlamento europeo si iscrive nella continuità dell'Assemblea parlamentare che, composta di 142 deputati, ha tenuto la sua prima riunione il 19 marzo 1958. Ha poi ricordato che «il grande Robert Schuman», primo Presidente dell'Assemblea parlamentare europea, aveva affermato che questa doveva svolgere un ruolo essenziale nello sviluppo dello spirito europeo e avrebbe permesso di restare uniti. Tuttavia, ha ricordato, si è dovuto aspettare il 1979 prima che il Parlamento fosse direttamente eletto dai cittadini.

 

Dal 1958 ad oggi, ha poi sottolineato, il Parlamento ha acquisito sempre maggiori diritti, diventando autorità di bilancio e legislatore alla stessa stregua del Consiglio dei Ministri. Controlla la Commissione europea e ne elegge il Presidente, oltre ad approvare l'intera compagine. Oggi, ha insistito, «noi rappresentiamo circa 500 milioni di cittadini» e «siamo il Parlamento dell'Unione europea». Un Parlamento composto di 785 deputati direttamente eletti, provenienti da 27 Stati membri, riuniti in sette gruppi politici che rappresentano più di 150 partiti politici.

Il Trattato di Lisbona, ha poi aggiunto Pöttering, rafforzerà ulteriormente i poteri del Parlamento e, in futuro, le decisioni su importanti questioni che interessano i cittadini potranno essere prese solo con il suo assenso. Il trattato e la Carta dei diritti fondamentali, inoltre, contribuiranno in modo decisivo a far diventare realtà la democrazia e il parlamentarismo nell'Unione europea. Dopo aver sottolineato l'importanza della collaborazione tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, il Presidente ha rivolto un invito ai mezzi di comunicazione affinché ricordino la complessità dell'UE, che non deve essere il «capro espiatorio dei fallimenti nazionali».

 

Fra i grandi successi della visione europea, il Presidente ha voluto sottolineare la democrazia e la libertà in tutta l'UE, soprattutto per i paesi orientali. Ha quindi ribadito quanto affermato nella Dichiarazione di Berlino: "oggi, per nostra fortuna, siamo uniti". Tuttavia, per il Presidente vi è ancora un margine per migliorare la situazione e, in proposito, ha sottolineato l'impossibilità per il Parlamento di decidere in merito alle risorse proprie dell'UE e di partecipare più attivamente alla politica estera e di difesa dell'UE. Ha anche deplorato che non si disponga di una legge elettorale comune a tutti gli Stati membri che consenta a veri partiti europei di presentarsi alle elezioni.

Il Parlamento europeo, ha però aggiunto, rappresenta i popoli europei ma è anche un esempio per il resto del mondo. L'Unione europea è anzitutto una «comunità di valori» e le istituzioni UE «sono al servizio di questi valori»: diritti umani, democrazia, solidarietà e rispetto della diversità e della dignità di ogni Stato membro, grande o piccolo che sia. Il Presidente ha insistito in modo particolare sui principi del rispetto e della tolleranza, pur conservando i propri convincimenti, e sulla disponibilità al compromesso, «che rappresenta un modello per la pace nel mondo».

Il Parlamento «è responsabile e vicino ai cittadini» ed è capace anche di assumere la leadership politica. «Rallegriamoci quindi per la libertà, la pace e l'unità del nostro continente: a questo vogliamo servire», ha concluso il Presidente.

 

In nome del Consiglio, Janez Janša ha sottoscritto le parole pronunciate da Robert Schuman nella sua allocuzione inaugurale dell'Assemblea parlamentare europea il 19 marzo 1958: «non è senza emozione che prendo la parola». Ha però sottolineato che, a differenza del primo Presidente dell'Assemblea, non si rivolge a 142 parlamentari nazionali, bensì a 785 deputati europei eletti direttamente dai cittadini. Nel rendere omaggio ai "padri fondatori" dell'idea europea, ha sottolineato che oggi si ha il dovere di contribuire, nel miglior modo possibile, al proseguimento della storia europea «di pace, cooperazione e prosperità».

Dopo aver descritto gli avvenimenti significativi del dopo guerra, con una parte dell'Europa sottoposta al «totalitarismo comunista», il Presidente del Consiglio UE ha sottolineato che la situazione attuale è completamente diversa: un mondo multipolare che, sempre di più, coopera per cercare risposte alle sfide attuali e l'eliminazione delle frontiere che una volta dividevano l'Europa, dal muro di Berlino alla cortina di ferro. Oggi, ha affermato, esiste un'Europa più ampia che vive in libertà e in democrazia, e ciò deve essere celebrato.

 

Jansa ha poi sottolineato il progressivo aumento dei poteri del Parlamento europeo che, da un ruolo prettamente consultivo, è ora un attore importante del processo legislativo e nella nomina delle più importanti cariche europee. Cinquanta anni dopo il Trattato di Roma, il nuovo Trattato di Lisbona rappresenta una delle più importanti tappe per il Parlamento: la codecisione sarà estesa a quasi tutte le politiche e la supervisione democratica sarà ulteriormente migliorata. Ha quindi salutato con favore la schiacciante maggioranza con la quale il Parlamento ha approvato il Trattato di Lisbona ed ha auspicato che gli Stati membri che debbono ancora farlo completino al più presto le procedure di ratifica.

 

Il Presidente ha poi lodato il Parlamento per il ruolo attivo svolto nell'attirare l'attenzione sulle violazioni dei diritti umani, nel monitorare le elezioni (come di recente in Kenia e Pakistan), nell'inviare delegazioni nelle istituzioni internazionali, come il Consiglio ONU dei diritti umani. Ha inoltre salutato il ruolo importante svolto dalle Assemblee parlamentari congiunte con gli eletti di paesi e regioni non comunitari, nonché le attività realizzate nell'ambito dell'Anno europeo del dialogo interculturale, che hanno promosso uno dei fondamentali messaggi europei: «il rispetto e la comprensione reciproci come fondamenta della coesistenza».

Il ventaglio delle attività europee sta aumentando, ha proseguito, ma si applica una sola regola: «il successo è direttamente proporzionale all'unità», tra gli Stati membri, i settori, i gruppi di interesse, le generazioni e tra i dirigenti locali, nazionali e europei. Ed è importante che le istituzioni europee «diano l'esempio». Per capire e apprezzare la libertà, la pace, la diversità, l'eliminazione delle frontiere e i benefici derivanti da un'Europa unita, ha ammonito il Presidente, «dobbiamo essere coscienti, una volta per tutte, che vi sono anche altre alternative meno favorevoli». Il nostro compito comune, ha aggiunto, è di promuovere l'esperienza collettiva europea da cui trarre la forza per affrontare le attuali sfide. E' anche essenziale, ha sottolineato, che i risultati delle decisioni e delle attività europee «siano sufficientemente tangibili per i cittadini affinché possano capire il ruolo dell'UE nel tutelare e migliorare la loro qualità di vita».

 

Per JOSÉ MANUEL BARROSO si tratta di un anniversario «con un forte valore simbolico e politico per l'Europa». Dal 1958, quando fu creata la «prima matrice di una democrazia rappresentativa europea», ha sottolineato il Presidente della Commissione, «questa scelta politica fondamentale non ha mai cessato di essere riaffermata a ogni tappa della costruzione europea». I padri fondatori avevano intuito che all'Europa erano necessarie istituzioni «perenni e forti, per suggellare legami sempre più stretti» tra i sei paesi membri.

 

Il triangolo istituzionale che ci hanno tramandato, ha aggiunto, «è un modello unico al mondo» che ha ampiamente dimostrato «la sua vitalità e la sua solidità». Si è adattato a un formidabile ampliamento delle missioni affidate all'Unione e dei paesi ad essa aderenti. Questo successo, ha sottolineato, è dovuto «all'ingegnosità e all'equilibrio della costruzione istituzionale», come anche al metodo comunitario che rispetta la sussidiarietà. Ma le istituzioni non sono un fine a sé, ha ammonito, sono al servizio di un ideale e di obiettivi. E «più sono forti le istituzioni, meglio servono questo ideale e questi obiettivi».

 

I padri fondatori, ha poi ricordato, volevano un'Europa in pace e hanno scelto l'economia come motore della loro visione politica. Cinquanta anni dopo l'Europa è in pace e per rilevare la sfida della mondializzazione ha bisogno di istituzioni forti, poiché i singoli Stati, da soli, non ce la possono fare, mentre l'Europa possiede le dimensioni e gli strumenti necessari. L'Europa, «potente senza arroganza», deve occupare il posto che merita sulla scena mondiale, ha proseguito. E questo sarà possibile solo grazie al partenariato tra le sue istituzioni. In proposito, ha sottolineato il ruolo svolto dal Parlamento nella costruzione europea grazie anche ai sempre maggiori poteri acquisiti.

Poteri legittimi che traggono origine dalle urne e poteri formali in materia legislativa, di bilancio e di controllo democratico sulle istanze europee. Ma anche «influenza politica». Il potere crescente del Parlamento europeo, ha insistito, ha rafforzato l'Europa nel suo insieme e ne ha fatto un partner essenziale per le altre istituzioni, in particolare per la Commissione. Quando sarà ratificato, ha aggiunto, il Trattato di Lisbona rafforzerà ulteriormente le istituzioni comunitarie nel loro insieme e amplierà i poteri del Parlamento. Rafforzando la legittimità e l'efficacia del triangolo istituzionale, inoltre, il trattato è un grande passo avanti per l'Europa.

Il Presidente della Commissione ha quindi concluso citando una scrittrice portoghese, Augustina Bessa Luis: «a 15 anni si ha un futuro, a 25 un problema, a 40 l'esperienza ma prima dei 50 no si ha una storia». E' quindi a un Parlamento «pieno di storia, nel suo passato e nel suo futuro» che ha voluto rivolgere le sue congratulazioni.

La cerimonia si è chiusa con un breve concerto dell'Orchestra giovanile europea, composta di 22 elementi di 18 nazionalità, con brani di Jeremiah Clarke, Nielsen, Mozart, Wolf e Strauss. Si è concluso con l'Inno alla gioia di Beethoven, che i presenti in Aula hanno ascoltato in piedi.

 

 

 

 

 

GIORNATA EUROPEA DELLE VITTIME DEL TERRORISMO

 

In occasione della quarta giornata europea delle vittime del terrorismo, il Presidente ha espresso il cordoglio e la solidarietà del Parlamento europeo a tutte le famiglie colpite dalla "follia degli attacchi". Il terrorismo non ha giustificazioni e l'Europa deve combatterlo nel rispetto della legge. L'Aula ha osservato un minuto di silenzio in omaggio a tutte le vittime del terrorismo.

 

Prima di dare inizio ai lavori, il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha sottolineato che questo 11 marzo si celebra per la quarta volta la giornata europea delle vittime del terrorismo istituita a seguito degli attentati di Madrid nel 2004 e di Londra del luglio 2005. Ha poi ricordato che l'ETA, nei giorni scorsi, ha ucciso nel Paese Basco un consigliere comunale socialista e, in proposito, ha espresso il cordoglio del Parlamento alla vedova e alla famiglia. Alle vittime della «follia degli attacchi», ha aggiunto, dovunque esse siano cadute, va «il nostro rispetto e cordoglio», e la solidarietà alle famiglie «è un dovere».

Il Parlamento europeo, ha quindi osservato, partecipa alla lotta contro il terrorismo e sostiene le vittime. Il Presidente ha in seguito ribadito che «non vi è nessuna giustificazione al terrorismo» e che in questa lotta l'Unione europea deve agire in base al diritto e procedere unita.

In omaggio alle vittime, i deputati - in piedi - hanno osservato un minuto di silenzio.

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

PIÙ IMPEGNO DELL'UE A FAVORE DELL'IRAQ

Doc. A6-0052/2008

 

Relazione recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sul ruolo dell'Unione europea in Iraq

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2008 - Votazione: 13.3.2008

 

Il Parlamento raccomanda al Consiglio di adottare una nuova strategia per l'Iraq che accresca, anche qualitativamente, il sostegno dell'UE. L'aiuto dovrebbe concentrarsi sull'assistenza tecnica a favore dello Stato di diritto e della giustizia, del buon governo e della gestione finanziaria. Occorre poi ridurre l'afflusso di armi nel paese, garantire il reinvestimento in Iraq degli introiti petroliferi, sostenere le ONG e garantire ai profughi maggiori possibilità di accesso all'UE.

 

Approvando la relazione con 506 voti favorevoli, 25 contrari e 26 astensioni, il Parlamento sottolinea anzitutto che, in Iraq, gli anni di regime del partito Ba'ath e i decenni di conflitti «hanno lasciato una società traumatizzata dalla guerra, dalle repressioni, dalla pulizia etnica ... e dalla noncuranza a livello internazionale verso tali crimini». Per i deputati, pertanto, la comunità internazionale e in particolare «gli Stati che hanno appoggiato l'invasione» hanno «il dovere giuridico e morale ... di sostenere il popolo iracheno». L'Unione europea, coordinandosi con altri donatori internazionali, deve inoltre «mobilitare in modo rapido e creativo tutti gli strumenti pertinenti a sua disposizione per svolgere il proprio ruolo».

Il Parlamento raccomanda quindi al Consiglio di adottare una nuova strategia che accresca quantitativamente e qualitativamente il sostegno dell'Unione europea agli sforzi delle Nazioni Unite volti a creare «un Iraq sicuro, stabile, unificato, prospero, federale e democratico». Un Iraq «che sostenga i diritti umani, protegga le sue minoranze e promuova la tolleranza interetnica, così da preparare la strada verso la stabilità e la sicurezza regionale». La nuova strategia europea, peraltro, dovrebbe assicurare la visibilità dell'UE/CE a Erbil, Nassirya, Bassora e altre zone dell’Iraq «ove la situazione della sicurezza lo permetta».

Il Consiglio, inoltre, dovrebbe sfruttare la natura specifica dello strumento di stabilità per fornire un'assistenza sostanziale volta a «sostenere lo sviluppo di istituzioni statali democratiche, non settarie, pluralistiche, federali, regionali e locali» e promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, della democrazia e dello Stato di diritto. Occorre anche sostenere misure atte a rafforzare lo sviluppo e l'organizzazione della società civile e la sua partecipazione al processo politico e a promuovere mezzi di comunicazione indipendenti, pluralisti e professionali. Così come sostenere le attività di sminamento e fornire consulenza e sostegno agli sforzi volti a contrastare il traffico di stupefacenti.

La strategia UE dovrebbe inoltre rafforzare la capacità delle autorità irachene di effettuare controlli efficaci alle frontiere, per «ridurre l’afflusso di armi e armamenti nel paese». Più in particolare, per contribuire a mettere fine al flusso di armi leggere e di piccolo calibro verso l'Iraq, i deputati suggeriscono di rendere giuridicamente vincolante il codice di condotta dell'UE sulle esportazioni di armi e di aiutare le autorità irachene a “rastrellare” le eccedenze di armi leggere e di piccolo calibro mediante un programma su larga scala di disarmo, smobilitazione e reinserimento.

Il Consiglio, dovrebbe anche rivelare informazioni sull'identità delle società militari private e sulle società di sicurezza private «che provvedono alla sicurezza del personale dell'UE in Iraq». Al riguardo, dovrebbe anche «stabilire orientamenti chiari per il ricorso a tali imprese da parte delle istituzioni dell'UE». La forza multinazionale Iraq MNF-I dovrebbe impegnarsi con il governo dell'Iraq e rendere conto della situazione degli oltre 24.000 detenuti in custodia per garantire il rispetto del giusto processo e dei loro diritti umani fondamentali. L'Aula ha respinto un emendamento proposto dalla GUE/NGL che invitava «al ritiro immediato di tutte le truppe di occupazione straniere».

Il Parlamento chiede poi al Consiglio di impegnarsi in un dialogo con gli Stati Uniti e adoperarsi per rendere più multilaterale il ruolo svolto dalla comunità internazionale nel paese, «sotto l'egida delle Nazioni Unite». Dovrebbe anche sollecitare la Turchia a rispettare l'integrità territoriale dell'Iraq e a non reagire alle azioni terroristiche con azioni militari sul territorio iracheno. D'altra parte, non si deve consentire che il territorio iracheno sia utilizzato come base per azioni terroristiche contro la Turchia.

Sul fronte economico, il Parlamento chiede al Consiglio di incoraggiare le imprese europee a investire nella ricostruzione dell'Iraq e di condurre i negoziati sull'accordo di commercio e cooperazione fra l'UE e l'Iraq in maniera da avvicinare il sistema commerciale iracheno alle norme e regolamentazioni dei sistemi multilaterali. Il governo iracheno andrebbe incoraggiato a utilizzare gli introiti della vendita del petrolio in maniera da garantire che siano reinvestiti in Iraq e siano gestiti da enti per gli appalti pubblici posti sotto l'autorità suprema del governo iracheno. Per i deputati, peraltro, tale approccio è un requisito essenziale per il sostegno dell'UE alla ricostruzione e lo sviluppo dell'economia irachena.

Il Consiglio, per il Parlamento, dovrebbe esortare la Commissione ad alleviare «la drammatica» situazione dei profughi in Giordania e Siria e in altri paesi della regione, comprese le 4.000 famiglie assire che hanno cercato rifugio nelle pianure di Ninive, e degli sfollati all'interno dell'Iraq, nonché accrescere significativamente la trasparenza e l'efficienza dell'assistenza dell'UE. Si dovrebbe poi offrire ai profughi iracheni «maggiori possibilità di trovare rifugio negli Stati membri dell'Unione europea» attraverso i programmi concordati con l'UNHCR o le domande di asilo individuali. E occorre anche porre fine agli attuali criteri arbitrari di concessione della protezione e prevenire ogni rimpatrio forzato in qualsiasi parte dell'Iraq».

Il Parlamento ritiene poi necessario incoraggiare le ONG europee a cooperare con le controparti irachene e utilizzare pienamente lo strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (EIDHR). Ciò al fine di affrontare le questioni legate alla parità uomo-donna e alla violenza nei confronti delle donne (matrimoni forzati, i crimini d'"onore", tratta di esseri umani e mutilazioni genitali). Senza dimenticare i diritti dei bambini, specialmente la lotta contro il lavoro minorile, la prostituzione minorile e la tratta, e i diritti delle popolazioni indigene e delle minoranze (inclusi gli assiri - caldei, siriaci e altre comunità cristiane - gli yazidi e i turcomanni). E anche per affrontare la lotta contro la detenzione arbitraria e la tortura, e l'abolizione della pena di morte.

Il Parlamento suggerisce poi di aumentare la dotazione finanziaria del programma Erasmus Mundus per l’Iraq, sostenere le attività finalizzate alla creazione di reti fra istituzioni accademiche irachene e straniere, fra il personale accademico e gli intellettuali a titolo individuale e fra le organizzazioni studentesche. Il Consiglio, infine, dovrebbe chiedere al governo iracheno e alle autorità internazionali di recuperare gli oggetti antichi trafugati dal Museo nazionale iracheno di Baghdad e da altre zone dell'Iraq in seguito all'intervento del 2003, «così da preservare il retaggio storico e culturale iracheno per le generazioni future».

 

 

GAZA: RIPRENDERE IL DIALOGO E ISOLARE GLI ESTREMISTI

 

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo - Situazione a Gaza

Dibattito: 10.3.2008

 

Una dichiarazione del Presidente sulla situazione a Gaza ha aperto un breve dibattito in Aula con i rappresentanti dei gruppi. I deputati sono tutti concordi nel condannare la violenza, di entrambe le parti, e nel chiedere di riallacciare il dialogo per porre fine alla guerra. E' stato anche evocato l'intervento finanziario e, più generalmente, il ruolo dell'UE.

 

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo

 

HANS-GERT PÖTTERING ha esordito affermando che l'unica risposta all'escalation della violenza in Medio Oriente è «l'accelerazione dei colloqui di pace» e che il processo avviato da Annapolis «non deve soccombere ai terroristi». Esprimendo poi compassione per le vittime dei raid a Gaza e dell'attentato alla scuola israeliana, ha sottolineato l'importanza della tutela della vita umana sancita dal diritto internazionale. Ha quindi condannato Hamas per l'attentato e invitato Israele ad ascoltare «le voci dei palestinesi che chiedono la pace». Dietro il muro, ha aggiunto, «vivono esseri umani che hanno diritto alla dignità». Ha anche esortato la cessazione dei lanci di razzi su Israele.

 

Nel ricordare poi l'importanza della fornitura di aiuti umanitari d'emergenza e il contributo dell'UE in tale ambito, ha invitato Israele ad appoggiare questi sforzi. Ma il sostegno europeo, ha ammonito, «non deve finire nel vuoto». Il Presidente ha poi affermato che il Parlamento europeo - anche in quanto autorità di Bilancio - si è offerto quale intermediario «onesto». Nelle prossime settimane, ha aggiunto, vi sarà una riunione per analizzare la situazione con il rappresentante del Quartetto Tony Blair, i ministri degli esteri norvegese e francese, e la commissaria Ferrero-Waldner.

 

La sicurezza, ha insistito, è possibile solo se israeliani e palestinesi provano il rispetto reciproco e tentano la via della riconciliazione. Nel chiedere a Israele di interrompere la costruzione degli insediamenti e di garantire la libertà di circolazione dei palestinesi, ha affermato che Hamas deve cambiare la propria posizione e collaborare per la pace. Occorre anche trovare una rapida soluzione per i valichi in cui l'UE ha assunto importanti responsabilità. Il Presidente ha quindi concluso che bisogna «fare il possibile per accompagnare con coerenza politica il nostro impegno finanziario».

 

 

 

 

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito affermando che ad Annapolis, israeliani e palestinesi «avevano un sogno» e, a Parigi, la comunità internazionale ha deciso di sostenerli anche finanziariamente. Dopo aver ricordato il ruolo dell'UE, ha sottolineato che occorre spezzare il «circolo vizioso della violenza», che si tratti dell'uso sproporzionato della forza da parte israeliana o dell'attentato nella scuola rabbinica. L'intolleranza, ha spiegato, rende più difficile il dialogo e l'UE non deve ergersi a giudice ma portare le due parti al tavolo del negoziato. Ha poi affermato di aver tratto tre insegnamenti da un recente viaggio in Medio Oriente: l'UE deve essere politicamente più attiva nella regione, occorre incoraggiare con tutte le forze i partiti moderati israeliani e palestinesi, è necessario smettere la costruzione del muro e il lancio di razzi per potere iniziare un ciclo virtuoso.

 

 

 

TRASPORTI

 

 

AEROPORTI E VOLI PIÙ SICURI CON NUOVE NORME UE

Doc. A6-0049/2008

 

Relazione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce norme comuni per la sicurezza dell'aviazione civile e che abroga il regolamento (CE) n. 2320/2002

Procedura: Codecisione, terza lettura - Dibattito: 10.3.2008 - Votazione: 11.3.2008

 

Il Parlamento ha adottato un regolamento che stabilisce delle norme comuni volte a garantire la sicurezza di aeroporti, velivoli e passeggeri tramite una serie di controlli e misure, inclusa la possibile presenza a bordo di "sceriffi del cielo". Il gettito delle eventuali tasse richieste per finanziare tali misure dovrà coprire i relativi costi di sicurezza. Dovranno poi essere fissate sanzioni per gli operatori inadempienti, accertabili anche da ispezioni a sorpresa della Commissione.

 

Approvando la relazione con 583 voti favorevoli, 21 contrari e 35 astensioni, il Parlamento ha fatto proprio l'accordo raggiunto con il Consiglio in sede di comitato di conciliazione riguardo a un nuovo regolamento che istituisce norme comuni «per proteggere l'aviazione civile da atti di interferenza illecita che ne mettano in pericolo la sicurezza». Il regolamento - che andrà a sostituire l'attuale normativa adottata in risposta agli avvenimenti dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti - potrà entrare pienamente in vigore tra due anni, anche se alcune disposizioni si applicheranno già dopo 20 giorni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Durante il dibattito in Aula, il relatore ha sottolineato che lo scopo del regolamento è «di consentire una risposta più flessibile ai cambiamenti tecnologici, psicologici e comportamentali nella lotta contro il terrorismo». Se i controlli «devono essere stretti ed efficienti», ha osservato, essi «non devono produrre inconvenienti eccessivi sui passeggeri e costi non necessari per la loro applicazione».

Più in particolare, il provvedimento è volto a semplificare, armonizzare e chiarire le norme vigenti, nonché a migliorare i livelli di sicurezza. Esso definisce unicamente le regole e le norme fondamentali comuni sulla sicurezza aerea e istituisce dei meccanismi volti a monitorarne il rispetto, mentre i dettagli tecnici e procedurali relativi alla loro concreta attuazione saranno stabiliti dalla Commissione e dai governi con la procedura del comitato di regolamentazione.

Il regolamento si applica a tutti gli aeroporti o parti di aeroporti situati nel territorio di uno Stato membro «che non siano utilizzati esclusivamente per scopi militari», a tutti gli operatori, compresi i vettori aerei, che forniscono servizi negli aeroporti e a tutti i soggetti che applicano norme per la sicurezza aerea operanti in locali situati all'interno o all'esterno dell'aeroporto, che forniscono beni e/o prestano servizi nell'ambito degli aeroporti o tramite essi.

I principi comuni fondamentali riguardano, in particolare, i requisiti di sicurezza degli aeroporti (progettazione, controlli d'accesso, ispezione dei veicoli, sorveglianza e pattugliamento) e degli aeromobili (ispezioni prima della partenza), il controllo e la protezione dei passeggeri e del bagaglio a mano (metal detector e raggi X), nonché il controllo e la protezione dei bagagli da stiva, delle merci, della posta e delle forniture di bordo (catering). Il regolamento precisa inoltre che le persone che effettuano lo screening, i controlli di accesso o altri controlli di sicurezza devono essere selezionate, addestrate e, se del caso, dichiarate idonee all'attività in questione e riconosciute competenti a adempiere alle funzioni assegnate.

 

I principi comuni contemplano anche delle misure per la sicurezza in volo. A tale proposito, il regolamento sancisce che durante il volo «deve essere impedito l’ingresso nella cabina di pilotaggio alle persone non autorizzate». Inoltre, «i passeggeri potenzialmente pericolosi devono essere sottoposti a adeguate misure di sicurezza». E' considerato pericoloso «un passeggero che sia stato espulso, o che non si reputa possa essere ammesso per ragioni connesse alla politica dell'immigrazione o che sia sottoposto a provvedimenti restrittivi della libertà personale».

Per impedire atti di interferenza illecita durante il volo, devono poi «essere adottate misure di sicurezza appropriate, quali l'addestramento del personale di condotta e del personale di cabina». E' anche vietato il trasporto di armi, eccezion fatta per quelle trasportate in stiva «a meno che non siano state soddisfatte le condizioni di sicurezza in conformità alle legislazioni nazionali e che gli Stati interessati non abbiano rilasciato un'autorizzazione».

 

Le disposizioni sul trasporto di armi si applicano anche agli eventuali agenti responsabili della sicurezza in volo (i cosiddetti "sceriffi del cielo") presenti a bordo. Un agente è definito dal regolamento come «la persona assunta da uno Stato per viaggiare su un aeromobile di un vettore aereo titolare di licenza rilasciata dallo stesso Stato allo scopo di proteggere l'aeromobile e i suoi occupanti da atti di interferenza illecita che mettano a rischio la sicurezza del volo». Ogni Stato membro può riservarsi di decidere se impiegare agenti di sicurezza sugli aerei, nonché di garantire che essi «siano funzionari statali appositamente selezionati e addestrati».

 

Per quanto riguarda i passeggeri e i bagagli a mano, il provvedimento prevede che questi debbano «essere sottoposti a controllo (screening) allo scopo di impedire l'introduzione di articoli proibiti nelle aree sterili ed a bordo degli aeromobili». Tuttavia, i passeggeri "in transito indiretto" e il loro bagaglio a mano possono essere esentati dal controllo qualora arrivino da uno Stato membro, a meno che si ritenga che quest'ultimo realizzi dei controlli di livello inferiore rispetto alle norme fondamentali comuni. Lo stesso vale per i passeggeri che arrivino da un paese terzo le cui norme di sicurezza sono riconosciute equivalenti alle norme fondamentali comuni. Queste disposizioni si applicano anche ai passeggeri "in transito" ed ai loro bagagli a mano, i quali possono inoltre beneficiare dell'esenzione dal controllo qualora rimangano a bordo dell'aeromobile, o non siano entrati in contatto con passeggeri in partenza. Tali esenzioni si applicano, mutatis mutandis, ai bagagli da stiva.

 

Il regolamento consente agli Stati membri di adottare misure più severe rispetto alle norme fondamentali comuni. Ma ciò può essere fatto solo sulla base di una valutazione dei rischi e nel rispetto del diritto comunitario. Tali misure, inoltre, «devono essere pertinenti, obiettive, non discriminatorie e proporzionate al rischio preso in considerazione», e vanno comunicate alla Commissione e agli Stati membri, specificando se si applicano «ad uno specifico volo in una determinata data».

Ciascuno Stato membro dovrà redigere, attuare e mantenere aggiornato un programma nazionale per la sicurezza dell'aviazione civile che definisce le responsabilità per l'attuazione delle norme fondamentali comuni e precisa gli adempimenti prescritti a tal fine agli operatori e agli altri soggetti. Dovrà inoltre predisporre un programma nazionale per il controllo della qualità che lo metta in condizione di verificare il livello di sicurezza dell'aviazione civile così da monitorare il rispetto delle disposizioni del regolamento e del programma nazionale per la sicurezza dell'aviazione civile. Il programma dovrà consentire «la pronta individuazione e la correzione delle carenze riscontrate» e prevedere che tutti gli aeroporti, gli operatori e i soggetti responsabili dell'attuazione delle norme di sicurezza siano sottoposti a regolare monitoraggio. Le specifiche di questo programma saranno adottate aggiungendo un allegato al regolamento.

Il regolamento chiede poi a ogni operatore aeroportuale di redigere, attuare e mantenere aggiornato un programma per la sicurezza dell'aeroporto, che descriva i metodi e le procedure da seguire per rispettare le disposizioni UE e il programma nazionale per la sicurezza. Esso deve comprendere, inoltre, le disposizioni relative al controllo della qualità interna che descrivono le modalità con le quali l'operatore aeroportuale deve vigilare sul rispetto di tali metodi e procedure. Allo stesso modo, ogni compagnia aerea dovrà redigere, attuare e mantenere aggiornato un programma per la sicurezza del vettore aereo.

Gli Stati membri dovranno stabilire le sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni del regolamento e adottare «tutte le misure necessarie per assicurarne il rispetto». Le sanzioni previste dovranno essere «effettive, proporzionate e dissuasive». D'altra parte, la Commissione potrà effettuare ispezioni, incluse quelle degli aeroporti, degli operatori e dei soggetti che applicano norme per la sicurezza aerea, «per controllare l'applicazione» del regolamento da parte degli Stati membri e formulare, se del caso, raccomandazioni tendenti a migliorare la sicurezza aerea. Queste ispezioni, è anche precisato, dovranno essere effettuate «senza preavviso» e i loro risultati dovranno essere comunicati agli altri Stati membri.

 

Per quanto riguarda i costi inerenti alla sicurezza, fatte salve le pertinenti norme di diritto comunitario, ciascuno Stato membro potrà stabilire in quali circostanze e in che misura i costi delle misure di sicurezza adottate debbano essere a carico dello Stato, delle autorità aeroportuali, dei vettori aerei, di altri organi responsabili o degli utenti. E' anche precisato che «gli Stati membri possono contribuire, con gli utenti, ai costi delle misure di sicurezza più severe adottate a norma del presente regolamento». Inoltre, è specificato che, nei limiti del possibile, «qualsiasi tassa o trasferimento di costi inerenti alla sicurezza è direttamente collegato ai costi di fornitura dei servizi in questione ed è inteso ad assicurare esclusivamente il recupero dei pertinenti costi».

Le disposizioni particolareggiate per l'attuazione delle norme fondamentali comuni saranno stabilite dalla Commissione (con la "procedura di regolamentazione"). Queste dovranno comprendere, ad esempio, i requisiti e le procedure per rilevare la presenza di articoli proibiti e un elenco di tali articoli, i requisiti e le procedure per il controllo d'accesso, l'ispezione dei veicoli e il controllo di sicurezza, le procedure per l'approvazione o la designazione dei fornitori del catering e gli obblighi su di essi incombenti, la selezione del personale e i requisiti di addestramento, nonché i requisiti e le procedure per i passeggeri potenzialmente pericolosi. Alcune di queste disposizioni potranno rimanere «riservate».

 

Per l'attuazione del regolamento la Commissione avrà il potere di adottare misure di portata generale che modificano elementi non essenziali delle norme fondamentali comuni, integrandole, di individuare criteri che permettano agli Stati membri di derogare da suddette norme e di adottare misure di sicurezza alternative e di definire le specifiche dei programmi nazionali di controllo della qualità. Tali misure dovranno essere adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo parlamentare.

 

 

 

 

 

 

ARIA PULITA E MENO TRAFFICO IN CITTÀ CON LA "CONGESTION CHARGE"

Doc. A6-0014/2008

Relatore: GABRIELE ALBERTINI (PPE/DE, IT)

 

Relazione sulla politica europea del trasporto sostenibile tenendo conto delle politiche europee dell'energia e dell'ambiente

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 10.3.2008 - Votazione: 11.3.2008

 

Nuove tecnologie, esenzioni fiscali, tassazione in funzione delle emissioni o dei consumi, incentivi alla rottamazione e pedaggi per ridurre la congestione urbana e incentivare mezzi alternativi. E' questa la ricetta del Parlamento per un trasporto urbano più sostenibile. Ma l'inquinamento da trasporti va anche affrontato con più investimenti nelle infrastrutture e nella R&S, la revisione dell'Eurobollo, la promozione delle ferrovie e quote di emissione per gli aerei e, se del caso, per le navi.

 

Approvando con 542 voti favorevoli, 79 contrari e 26 astensioni la relazione di GABRIELE ALBERTINI (PPE/DE, IT), il Parlamento osserva anzitutto che circa 1/3 del consumo totale di energia nella UE-25 è legato al settore dei trasporti (escluso quello marittimo e le pipelines), mentre il trasporto su strada, con l'83%, è la modalità che assorbe la maggior quantità di energia. Il settore, inoltre, è responsabile per il 70% della domanda di petrolio nella UE-25 e dipende per il 97% da combustibili fossili, mentre solo il restante 2% proviene da energia elettrica («di cui buona parte generata da centrali nucleari») e l'1% da biocombustibili.

Nel sottolineare l'importanza del settore dei trasporti per l'occupazione, la crescita e l'innovazione, il Parlamento sostiene che una mobilità garantita, sicura ed abbordabile «costituisca un requisito fondamentale del nostro stile di vita». Considerando prioritarie le esigenze di una mobilità sostenibile da un punto di vista ambientale, ritiene quindi che ci si possa aspettare l'adesione dei cittadini a «misure che garantiscano tale mobilità a lungo termine». Si dice quindi convinto che «solo un'adeguata combinazione di diverse misure possa mitigare gli effetti negativi dei singoli interventi contribuendo nel contempo a favorirne l'accettabilità da parte dei cittadini».

Questo policy mix dovrebbe contemplare gli sviluppi tecnologici (misure per l'efficienza energetica, nuovi standard per motori e combustibili, nuove tecnologie e combustibili alternativi), strumenti di mercato (tasse/tariffazione basate sull'impatto ambientale o sulla congestione, incentivi fiscali, sistema di scambio di emissioni calibrati sui diversi modi di trasporto), come anche misure di accompagnamento per ottimizzare l'utilizzo dei mezzi di trasporto e delle infrastrutture e per promuovere un cambiamento nelle abitudini delle imprese e dei cittadini.

 

L'azione dell'UE e degli Stati membri, inoltre, andrebbe concentrata sui settori del sistema più determinanti: aree metropolitane e urbane congestionate, i principali corridoi commerciali interurbani europei e le zone sensibili dal punto di vista ambientale (la regione alpina, il Mar Baltico, ecc.). A quest'ultimo proposito, accogliendo un emendamento dei Verdi, il Parlamento sottolinea che devono essere adottate tempestivamente concrete misure per la promozione del trasporto sostenibile nelle regioni montane sensibili e in zone densamente popolate tramite la ratifica del protocollo sui trasporti della Convenzione delle Alpi.

 

La Commissione e gli Stati membri sono inoltre invitati a investire di più nella ricerca nel settore dei trasporti per permettere lo sviluppo di tecnologie più efficienti dal punto di vista energetico e che favoriscano la riduzione delle emissioni di CO2. Al riguardo, il Parlamento chiede che, nell'ambito della revisione 2009 del quadro finanziario pluriennale, la Commissione aumenti «in modo significativo» lo sforzo finanziario complessivo a favore della R&S nei settori dell'ambiente, dell'energia e dei trasporti.

 

 

Misure fiscali per promuovere auto meno inquinanti

I deputati ritengono che, per promuovere veicoli con bassi livelli di consumi e emissioni, è anche importante ricorrere a strumenti di mercato. Tra questi citano: esenzioni fiscali, riforma delle tasse automobilistiche in base alle emissioni inquinanti e all'efficienza dal punto di vista del consumo di carburante nonché incentivi per la rottamazione dei veicoli più inquinanti e per l'acquisto di nuove auto a basse emissioni.

Queste «importanti misure», a loro parere, «contribuirebbero, nel contempo, ad ammortizzare l'onere, per i costruttori automobilistici, di rispettare gli obblighi imposti dal nuovo quadro legislativo». Esortano quindi il Consiglio e gli Stati membri a procedere in tal senso.

D'altra parte - con 103 voti favorevoli, 517 contrari e 26 astensioni - il Parlamento ha respinto un emendamento dei Verdi che esortava la Commissione a proporre una riduzione della velocità a 130 km/h su tutte le autostrade UE, con la possibilità per gli Stati membri di fissare limiti di velocità più bassi, per favorire il risparmio energetico e la tutela del clima.

 

Congestion charge contro il traffico in città

Il Parlamento sottolinea che il traffico urbano genera il 40% delle emissioni di CO2 e il 70% delle altre emissioni inquinanti prodotte dagli autoveicoli, mentre la congestione stradale, soprattutto nelle aree metropolitane, «costa all’UE circa l’1% del PIL». Il problema della congestione urbana deve quindi essere affrontato «in modo più ambizioso», nel rispetto della sussidiarietà, attraverso una strategia di coordinamento a livello europeo. Sottolinea, peraltro, che occorre migliorare l'informazione dei consumatori e intensificare le campagne di educazione e di promozione di nuovi comportamenti in favore dei mezzi o modelli di trasporto più sostenibili.

Persuasi che le aree urbane offrano potenziali economicamente ragionevoli per ulteriori politiche volte a incentivare il trasporto pubblico, gli spostamenti a piedi e in bicicletta, i deputati invitano la Commissione e gli Stati membri ad analizzare il modo in cui le infrastrutture di trasporto e le relative tariffe incidono sullo sviluppo urbano e sulla futura domanda di servizi di trasporto. In tale contesto, ritengono fondamentale investire sull'innovazione tecnologica (maggiore impiego dei sistemi di trasporto intelligenti) e su un migliore sfruttamento delle infrastrutture esistenti con misure di gestione della domanda quali la tariffazione - congestion charge (tassa per l'ingombro della strada, ndr) e road pricing (pedaggi per l'ingresso nei centri urbani, ndr). Vanno poi promosse soluzioni innovative per ottimizzare l'integrazione del flusso urbano di merci e misure come il car sharing (condivisione dell'auto) o il car pooling (uso comune). Ma sono anche necessarie disposizioni per consentire il lavoro a domicilio.

Il Parlamento chiede al Consiglio e agli Stati membri di intensificare gli investimenti nelle infrastrutture e nei sistemi di trasporto intelligenti (STI). Insiste poi affinché la Commissione presenti, al più tardi entro il giugno 2008, «un modello generalmente applicabile, trasparente e comprensibile» per la valutazione dei costi esterni di tutti i modi di trasporto, «destinato a servire come base per il futuro calcolo degli oneri corrisposti per l'uso delle infrastrutture». Questa iniziativa, inoltre, deve essere accompagnata da proposte legislative, «a cominciare dalla revisione della direttiva sull'Eurobollo». D'altra parte, esorta la Commissione a sviluppare quanto prima un piano di azione per la logistica del trasporto merci in Europa.

 

Promuovere il trasporto ferroviario, per merci e persone

Il Parlamento ritiene che il trasporto ferroviario è quello a più basso consumo di energia o emissioni di CO2 ed ha un potenziale importante da sviluppare sia nella logistica del trasporto merci sia per il trasporto passeggeri nelle tratte di media-corta distanza. L'Aula, peraltro, ha soppresso la parte che individuava nell'uso del nucleare come fonte d'energia elettrica il basso livello di emissioni di questo mezzo di trasporto. Per i deputati, occorre inoltre realizzare quanto prima il completamento di uno “spazio unico” ferroviario europeo, procedere verso la realizzazione di un sistema europeo unico di gestione del traffico ferroviario (ERTMS) e verso soluzioni interoperabili, nonché migliorare le prestazioni e la qualità del servizio.

 

Quote di emissione per il trasporto aereo

Nonostante la riduzione dei consumi di carburante e delle emissioni sonore degli aerei, per i deputati l’impatto globale dell’aviazione civile sull’ambiente «è aumentato a causa della forte crescita del traffico». Sollecitano quindi l'inclusione del trasporto aereo nel sistema di scambio di emissioni, tasse aeroportuali in funzione delle emissioni, l'istituzione dell'iniziativa "Clean Sky" volta a ridurre le emissioni di CO2 e NOx e l'inquinamento acustico, nonché la rapida creazione di un vero Cielo unico europeo per porre fine alla frammentazione dello spazio aereo europeo. Allo stesso tempo, occorre prendere misure concrete per alleviare la congestione aeroportuale e agevolare gli accessi ferroviari negli aeroporti. La richiesta formulata dai Verdi di proporre una tassa sul cherosene e l'IVA per i biglietti dei voli intra-UE è stata respinta dall'Aula con 522 voti contrari.

 

Fonti rinnovabili per il trasporto marittimo

Osservando un aumento continuo delle emissioni del trasporto marittimo, la relazione raccomanda di ridurre le emissioni di sostanze quali il CO2, la SO2 e gli ossidi di azoto provenienti dalle navi, di introdurre e promuovere l'utilizzo di fonti rinnovabili, come l'energia eolica e solare e di approvvigionare da terra le navi. Vanno anche contenute le emissioni attraverso il sistema di scambio delle quote di emissione, ma «senza pregiudicare tale modo di trasporto che è il più rispettoso dell'ambiente, né favorire altri modi che sono più inquinanti». Occorre poi investire nell'ammodernamento delle infrastrutture portuali al fine di permettere il rapido trasferimento di merci e di passeggeri da un sistema di trasporto all'altro, «realizzando così una riduzione del consumo energetico nel settore dei trasporti».

 

Data l'importanza del tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato dal relatore GABRIELE ALBERTINI (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Trasporti e Turismo:

 

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, la relazione sulla politica europea del trasporto sostenibile arriva all'esame dell'Aula plenaria. Il testo è già stato accolto favorevolmente, senza destare ragioni di grandi controversie, in commissione trasporti nel mese di gennaio. Sono stati presentati solo una quarantina di emendamenti.

Mi ero posto come obiettivo principale di questa relazione d'iniziativa uno stile sintetico, sviluppando non più di una ventina di paragrafi, in modo che il Parlamento europeo potesse proporre le sue raccomandazioni alla Commissione e al Consiglio nella maniera più efficace possibile. Per vastità degli argomenti trattati - le politiche europee dei trasporti, dell'energia e dell'ambiente - uno sviluppo e un numero eccessivo di paragrafi avrebbero indebolito il testo e la risoluzione finale del Parlamento sarebbe risultata meno chiara e incisiva.

Per lo stesso motivo, alcuni argomenti sono stati lasciati fuori. Una relazione d'iniziativa non può affrontare ed esaurire tutte le questioni legate ai trasporti, all'energia e all'ambiente. Tuttavia, questo documento può essere utile alla Commissione per future proposte legislative e per evidenziare quello che i cittadini europei si aspettano dalle Istituzioni comunitarie.

Per questo passaggio finale in Aula plenaria ho ricevuto 8 emendamenti. Sostanzialmente non ci sono elementi nuovi rispetto alla discussione in commissione trasporti. Vorrei comunque ora esporre brevemente qualche considerazione su di essi.

Il gruppo dei Verdi ha presentato sei emendamenti e ha chiesto un voto per parti separate sul paragrafo 16. Quest'ultima richiesta elimina il riferimento all'utilizzo di energia elettrica di origine nucleare da parte del trasporto ferroviario e non posso essere d'accordo su questo punto. Il trasporto ferroviario è il modo di trasporto a più basso consumo di emissioni di CO2, grazie anche all'uso del nucleare come fonte di energia elettrica.

Il numero 6 chiede alla Commissione di intervenire per fissare un limite di velocità sulle autostrade europee unico per tutti i paesi. E' già stato dimostrato più volte dai nostri amici tedeschi che le autostrade in Germania sono più sicure e che il numero di incidenti è inferiore che in molti Stati dell'Unione europea dove c'è il limite. Il principio della sussidiarietà dovrebbe in questo caso continuare, senza dubbi, ad essere applicato.

Personalmente trovo più coerente invece l'emendamento 2, in particolare la prima parte riguardante la trasparenza dei costi nel trasporto aereo e nella tariffazione dei biglietti.

L'on. Blokland ha presentato l'emendamento 8, a nome del gruppo Indipendenza/Democrazia. Questo testo si riferisce al paragrafo 2 e analizza le misure da adottare da parte dei cittadini per migliorare la mobilità urbana ed extraurbana. In questo caso devo per forza chiedere un voto negativo, in quanto l'emendamento presenta una linea opposta a quanto sostenuto nel testo votato in commissione trasporti.

E' infine riproposto dal mio gruppo politico un emendamento - il n. 1 relativo al paragrafo 11 - presentato in commissione trasporti, concernente la revisione della direttiva Eurovignette. Personalmente non ero e non sono contrario alla possibilità di intervenire sull'argomento nelle sedi opportune nel mese di giugno. La Commissione europea ha già annunciato che uscirà con questa proposta di revisione in pari data. Tuttavia ritengo, coerentemente con quanto già proposto nell'ambito della commissione trasporti, di proporre la libertà di voto sugli emendamenti in questione.

Ringrazio tutti i colleghi per l'interesse che hanno dimostrato verso questa relazione e verso il mio lavoro e, siccome sono a conoscenza che molti altri hanno chiesto la parola, lascio a loro la facoltà di farlo."

 

A conclusione del dibattito il relatore GABRIELE ALBERTINI (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Trasporti e Turismo è intervenuto come segue:

 

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, veramente pochi secondi per ringraziare il costruttivo apporto che hanno dato i colleghi, sia quelli che hanno sostenuto la relazione, mettendone in evidenza alcuni aspetti, ma soprattutto quelli che l'hanno commentata e i pochi, ma con motivata opinione, che l'hanno criticata.

Un particolare ringraziamento al Commissario Barrot, non solo per quello che ha voluto così generosamente esprimere, ma soprattutto per l'azione così intensa che sta sviluppando sul tema oggetto di questa relazione e per la volontà di cui ha dato atto di entrare in una fase collaborativa tra Parlamento e Commissione, proprio per essere efficaci e dare il contributo che tutti desideriamo a cambiare - come ha giustamente sostenuto nella sua sintetica esposizione - la mobilità piuttosto che a ridurla.

La mobilità è il cammino della nostra civiltà, è la nostra modernità, è lo sviluppo e il progresso e certo non dobbiamo reprimerla. Dobbiamo semplicemente migliorarla e usarla quando è indispensabile.

Un'ultima osservazione, forse leggermente fuorviante rispetto al tema che stiamo discutendo, ma mi sento di farla anche se apre una prospettiva lontana da quella che stiamo trattando inerente ai trasporti.

Noi qui ci siamo occupati dell'inquinamento e di tutte le criticità che provengono dai mezzi di trasporto e dal loro uso. Dovremmo forse fare una considerazione più generale, soprattutto per quanto riguarda l'emissione di CO2, sulla generazione di CO2 che viene da altri settori della nostra civiltà industriale. Vi cito solo queste poche cifre e concludo con questa semplice osservazione: se è vero che i trasporti contribuiscono in tutta Europa all'emissione di CO2 per il 23% dell'insieme, il 43% deriva dalla produzione di energia elettrica, il 19% dall'industria, il 15% dal residenziale e commerciale. E se vogliamo, entro il 2020, ridurre del 20% l'emissione di questi effetti indesiderati della nostra civiltà, forse dovremmo agire con maggiore intensità e con maggiore cura anche su altri settori, come vedete primari, come emissioni di CO2, piuttosto che non nei trasporti. E qui il nome del nucleare non può non essere fatto."

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0043/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e gli Emirati Arabi Uniti su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei

 

 

 

FISCALITÁ

 

 

ACCISE UGUALI PER GASOLIO E BENZINA VERDE, NEL 2015

Doc. A6-0030/2008

 

Relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2003/96/CE per quanto riguarda l'adeguamento del regime fiscale specifico per il gasolio utilizzato come carburante per motori a fini commerciali e il coordinamento della tassazione della benzina senza piombo e del gasolio utilizzati come carburante per motori

Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito: 12.3.2008 - Votazione: 13.3.2008

 

Per scoraggiare il "turismo del pieno" e quindi proteggere l'ambiente, tutelare il gettito fiscale degli Stati membri e garantire una concorrenza equa nel settore dell'autotrasporto, il Parlamento accoglie con favore la proposta di aumentare le accise minime sul gasolio fino al livello di quelle imposte alla benzina senza piombo. Ma chiede che ciò avvenga tre anni più tardi, progressivamente, e si oppone a ogni ulteriore aumento delle accise.

 

Il differenziale delle accise applicate a carburanti può portare al "turismo del pieno" provocando ingenti costi ambientali, sottraendo gettito fiscale agli Stati membri con aliquote più alte e, soprattutto, distorcendo la concorrenza nel mercato dell'autotrasporto. Il carburante, infatti, rappresenta in media tra il 20 e il 30% dei costi correnti di un'impresa di autotrasporto e l'accisa - che incide tra il 30 e il 60% del prezzo del gasolio alla pompa (IVA esclusa) - costituisce tra il 6% e il 18% dei costi correnti dell'impresa.

I trasportatori operanti a livello internazionale o situati vicino al confine con un paese a bassa tassazione sono quindi incentivati a praticare questo speciale "turismo" che è invece negato a imprese che operano in diverse condizioni. Come spiega la Commissione, questa può essere una delle cause che, tra il 1997 e il 2001, ha portato a un aumento delle quote di mercato degli operatori lussemburghesi o austriaci rispetto alla maggior parte dei loro concorrenti, mentre il Regno Unito ha registrato una perdita su tutti i mercati.

In forza all'attuale direttiva, i livelli minimi di accisa per il gasolio sono pari a 302 euro/1.000 litri al 1° gennaio 2004 e 330 euro/1000 litri al 1° gennaio 2010, mentre per la benzina senza piombo è pari a 359 euro/1000 litri. La proposta della Commissione è intesa a modificare la direttiva sulla tassazione dell'energia per aumentare, a decorrere dal 2012, i livelli minimi di tassazione del gasolio fino a quelli fissati per la benzina senza piombo (359 euro/1000 l).

Approvando la relazione con 447 voti favorevoli, 64 contrari e 39 astensioni, il Parlamento approva questo principio, ma chiede che la parità di tassazione sia raggiunta, progressivamente, tre anni più tardi. Così, il livello minimo dell'accisa sul gasolio sarebbe portato in un primo tempo (nel 2012) a 340 euro/1.000 litri, per poi raggiungere i 359 euro/1.000 litri nel 2015.  Con 68 voti favorevoli, 336 contrari e 134 astensioni, l'Aula ha peraltro bocciato un emendamento dei Verdi che proponeva di portare le aliquote a 380 euro nel 2012 e a 400 euro nel 2015.

I deputati, d'altra parte, respingono la proposta di aumentare i livelli minimi di tassazione di gasolio e benzina verde fino a 380 euro/1000 litri a partire dal 2014. Chiedono poi agli Stati membri in cui le aliquote d'accisa per il gasolio e la benzina senza piombo hanno superato, rispettivamente, i 400 euro/1.000 litri e i 500 euro/1.000 litro il 1° gennaio 2008, di non aumentare ulteriormente l'imposizione del gasolio fino al 1° gennaio 2015. A quella data, l'accisa "normale" applicata in Italia per il gasolio ad uso carburante era pari a 423 euro/1.000 litri, mentre quella per la benzina verde era di 564 euro/1.000 litri.

In forza alla proposta della Commissione, gli Stati membri possono continuare a distinguere tra uso commerciale e non commerciale del gasolio utilizzato come propellente, «purché siano rispettati i livelli minimi comunitari» e l'aliquota per il gasolio commerciale non sia inferiore al livello nazionale di tassazione vigente al 1° gennaio 2003. Il Parlamento si oppone a quest'ultima condizione, chiedendo peraltro che la definizione di "uso commerciale" riguardi i trasporti di merci su strada realizzati da veicoli aventi un peso totale a pieno carico autorizzato non inferiore a 3,5 tonnellate, contro le attuali 7,5 tonnellate (confermate dalla proposta).

Il Parlamento, inoltre, sottolinea la necessità di consentire agli Stati membri di promuovere l'utilizzo di propellenti non fossili e a basse emissioni di carbonio, sia attraverso incentivi fiscali sia attraverso programmi intesi a garantire un determinato livello di consumo di tali propellenti.

Trattandosi di materia fiscale, il Parlamento è solo consultato sulla proposta legislativa e spetterà quindi ai governi nazionali trovare un accordo unanime al Consiglio per adottare la direttiva.

 

 

 

RICERCA E INNOVAZIONE

 

 

IET: FAVORIRE LA CRESCITA E LA COMPETITIVITÀ EUROPEA

Doc. A6-0065/2008

 

Relazione relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia

Procedura: Raccomandazione per la seconda lettura - Dibattito: 11.3.2008 - Votazione: 11.3.2008

 

Il Parlamento ha approvato il regolamento che istituisce l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Il suo obiettivo è di contribuire alla crescita economica e alla competitività sostenibili in Europa rafforzando la capacità d'innovazione. A tal fine, agevolerà le reti e la cooperazione e creerà sinergie tra le comunità dell'innovazione in Europa. Dando priorità al trasferimento delle sue attività a vantaggio delle imprese, incluse le PMI, e della loro applicazione commerciale.

 

Adottando la relazione, il Parlamento approva la posizione comune del Consiglio sul regolamento che istituisce l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (IET) che mira a diventare «un organismo di portata mondiale per l'eccellenza nei settori dell'istruzione superiore, della ricerca e dell'innovazione». La posizione comune infatti, a seguito di negoziati tra il relatore e il Consiglio, riprende in larga misura la posizione del Parlamento europeo approvata in prima lettura (26 settembre 2006). Il regolamento potrà entrare in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. La richiesta dei Verdi di respingere in toto la proposta di regolamento è stata bocciata dall'Aula con 127 voti favorevoli, 499 contrari e 15 astensioni.

L'obiettivo dell'IET è di contribuire alla crescita economica e alla competitività sostenibili in Europa «rafforzando la capacità d'innovazione degli Stati membri e della Comunità». L'IET persegue tale obiettivo «promuovendo e integrando l'istruzione superiore, la ricerca e l'innovazione ai massimi livelli» (il "triangolo della conoscenza"). In tale contesto, dovrebbe facilitare e rafforzare le reti e la cooperazione e creare sinergie tra le comunità dell'innovazione in Europa. L'IET dovrebbe dare la priorità al trasferimento delle sue attività di istruzione superiore, ricerca ed innovazione «a vantaggio delle imprese e della loro applicazione commerciale, nonché al sostegno agli avviamenti di imprese, alle scorporazioni e alle piccole e medie imprese (PMI)».

 

Compiti dell'IET

 

Al fine di raggiungere il suo obiettivo, l'IET dovrà individuare i suoi settori prioritari, svolgere un'attività di sensibilizzazione tra le organizzazioni partner potenziali ed incoraggiare la loro partecipazione alle sue attività. Potrà mobilitare i fondi provenienti da fonti pubbliche e private e utilizzare le sue risorse. In tale contesto, dovrà cercare di finanziare una proporzione significativa e crescente del suo bilancio facendo ricorso a fonti private e mediante entrate generate dalle proprie attività.

L'IET dovrà inoltre selezionare e designare le "Comunità della conoscenza e dell’innovazione" (CCI), ossia dei partenariati autonomi di eccellenza tra istituti di istruzione superiore, istituti di ricerca, imprese ed altri soggetti interessati «sotto forma di reti strategiche autosufficienti, sostenibili e di lungo periodo nell'ambito del processo innovativo». Offrirà loro un sostegno adeguato, applicherà misure adeguate di controllo della qualità, seguirà costantemente e valuterà periodicamente le loro attività e garantirà un livello appropriato di coordinamento tra di esse. Mediante accordi, dovrà definire diritti e obblighi delle CCI.

L'IET incoraggerà poi il riconoscimento negli Stati membri dei titoli e dei diplomi che sono rilasciati da istituti di istruzione superiore, che sono organizzazioni partner e che possono essere assimilati a titoli e diplomi dell'IET. Promuoverà la diffusione di buone prassi per l'integrazione del triangolo della conoscenza al fine di sviluppare una cultura comune dell'innovazione e del trasferimento di conoscenze e assicurerà la complementarietà e la sinergia tra le attività dell'IET ed altri programmi comunitari. Potrà anche istituire una fondazione avente l'obiettivo specifico di promuovere e sostenere le attività dell'IET.

 

Le Comunità della conoscenza e dell’innovazione - CCI

 

Spetterà all'IET il compito di selezionare e designare un partenariato destinato a divenire una CCI secondo una procedura concorrenziale, aperta e trasparente. A tale fine, dovrà adottare e pubblicare i criteri dettagliati per la selezione delle CCI, in base ai principi di eccellenza e di pertinenza in termini di innovazione. Esperti esterni e indipendenti parteciperanno alla selezione che dovrà essere realizzata in base a una serie di criteri stabiliti dal regolamento, tra i quali la capacità d'innovazione esistente e potenziale nell'ambito del partenariato e la sua capacità di garantire un finanziamento autosufficiente.

Le CCI avranno «un'autonomia generale sostanziale» per definire la loro organizzazione interna e la composizione, nonché il loro programma preciso e metodi di lavoro, mentre le relazioni tra l'IET e ciascuna CCI sarà fondata su un accordo contrattuale. La condizione minima per la costituzione di una CCI è la partecipazione di almeno tre organizzazioni partner, stabilite in almeno due Stati membri diversi, che siano «indipendenti l'una dall'altra». Una CCI potrà includere organizzazioni partner di paesi terzi, ma la maggioranza dei partner deve essere stabilita negli Stati membri. Almeno un istituto di istruzione superiore ed una società privata devono prendere parte a ciascuna CCI.

Le CCI eserciteranno attività d'innovazione e investimenti con valore aggiunto europeo integrando pienamente le dimensioni dell'istruzione superiore e della ricerca «per raggiungere una massa critica e stimolando la diffusione e lo sfruttamento dei risultati». Realizzeranno poi ricerca di punta incentrata sull'innovazione «in settori che rivestono un interesse fondamentale per l'economia e la società», che si avvalga dei risultati della ricerca europea e nazionale e che presenti il potenziale per rafforzare la competitività dell'Europa a livello internazionale.

Condurranno anche attività di istruzione e di formazione a livello di master e di dottorato «in discipline aventi un potenziale per soddisfare i futuri bisogni socioeconomici europei» e che promuovano lo sviluppo delle competenze in materia d'innovazione, il miglioramento delle competenze manageriali e imprenditoriali e la mobilità dei ricercatori e degli studenti. Si occuperanno poi di diffondere le migliori prassi nel settore dell'innovazione incentrate sullo sviluppo di una cooperazione tra il settore dell'istruzione superiore, della ricerca e delle imprese, compresi i settori terziario e finanziario.

 

Prima fase: cambiamenti climatici, energia rinnovabile e TIC

 

Nell'arco di un periodo di diciotto mesi dalla sua creazione, l'IET dovrà selezionare due o tre CCI «in settori che aiutano l'Unione europea ad affrontare le sfide presenti e future». In proposito, viene ipotizzato che questi riguardino settori quali i cambiamenti climatici, l'energia rinnovabile e la prossima generazione di tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

La selezione e la designazione di ulteriori CCI dovrebbe essere consentita dopo l'adozione della prima "agenda strategica per l'innovazione" (ASI), ossia del documento programmatico che presenta i settori prioritari per le future iniziative dell'IET, compresa una panoramica sulle attività nell'ambito dell'istruzione superiore, della ricerca e dell'innovazione pianificate per un periodo di sette anni. Il primo progetto di ASI dovrà essere definito dall'IET entro il 30 giugno 2011 per essere poi adottato congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

 

Gli organi dell'IET

 

L'IET è dotato degli organi seguenti:

 

·     un comitato direttivo composto di membri ad alto livello con esperienza nei settori dell'istruzione superiore, della ricerca, dell'innovazione e delle imprese, incaricato della direzione delle attività dell'IET, della selezione, della designazione e della valutazione delle CCI, nonché dell'adozione di tutte le altre decisioni strategiche;

 

·     un comitato esecutivo che supervisiona la gestione dell'IET e adotta le decisioni necessarie tra una riunione e l'altra del comitato direttivo;

 

·     un direttore che rende conto al comitato direttivo della gestione amministrativa e finanziaria dell'IET e ne costituisce il rappresentante legale.

 

Fonti di finanziamento

 

L'IET è finanziato mediante un contributo del bilancio generale dell'Unione europea nell'ambito della dotazione finanziaria e di altre fonti private e pubbliche. La Commissione stima in 2,4 miliardi di euro il bilancio necessario per sei anni. Nel quadro della revisione del quadro finanziario pluriennale 2007-2013, il Parlamento e il Consiglio hanno convenuto di stanziare 308,7 milioni di euro "comunitari" a favore dell'IET per il periodo dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2013.

Le CCI saranno finanziate, in particolare, mediante contributi delle imprese o organizzazioni private («che costituiscono una fonte sostanziale di finanziamento»), contributi del bilancio generale dell'Unione europea, contributi statutari o volontari degli Stati partecipanti, di paesi terzi o delle loro autorità pubbliche, nonché lasciti, donazioni e contributi provenienti da individui, istituzioni, fondazioni o qualunque altro organismo nazionale. Così come da ricavi generati dalle attività delle CCI e canoni per diritti di proprietà intellettuale, ricavi generati da risultati o dotazioni in capitali delle attività dell'IET, contributi di istituzioni o organismi internazionali, nonché prestiti e contributi della Banca europea per gli investimenti.

 

 

 

 

INDUSTRIA

 

 

SVILUPPARE LE TECNOLOGIE PER I "BABY BOOMERS" IN PENSIONE

Doc. A6-0027/2008

 

Relazione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla partecipazione della Comunità a un programma di ricerca e sviluppo avviato da vari Stati membri per il miglioramento della qualità della vita degli anziani attraverso l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC)

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 12.3.2008 - Votazione: 13.3.2008

 

Il Parlamento ha approvato un programma di ricerca che, con l'uso delle nuove tecnologie dell'informazione, mira a migliorare la qualità della vita dei "baby boomers" che andranno in pensione tra il 2010 e il 2030. Si tratta, in particolare, di favorire l’avvento di prodotti, servizi e sistemi innovativi volti a migliorare l’autonomia, la partecipazione alla vita sociale, le competenze e l’occupabilità degli anziani, riducendo i costi sanitari e dell’assistenza sociale.

 

La popolazione europea sta invecchiando: la speranza media di vita è passata da 55 anni nel 1920 agli oltre 80 di oggi. Con il pensionamento della generazione del "baby boom", tra il 2010 e il 2030, il numero di persone di età compresa tra i 65 e gli 80 anni aumenterà quasi del 40%. Questo sviluppo demografico solleva una serie di problematiche per la società e l’economia europee che possono essere risolte grazie al ruolo decisivo svolto dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC).

 

L’obiettivo della proposta è l’adozione di una decisione relativa alla partecipazione della Comunità al programma comune di ricerca e sviluppo (“Domotica per categorie deboli”) avviato congiuntamente da vari Stati membri. Il programma è volto a migliorare la qualità della vita delle persone anziane e a rafforzare la base industriale in Europa attraverso l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Le TIC possono infatti aiutare gli anziani a rimanere in buona salute e ad essere indipendenti più a lungo e permettere loro di rimanere attivi sul lavoro o in comunità. Grazie a queste tecnologie è possibile anche fornire servizi assistenziali e sanitari più efficienti (che saranno sempre più richiesti con l’invecchiamento della popolazione), migliorare la gestione della salute pubblica e le opportunità di prestare cure e servizi innovativi alle comunità e alle persone.

 

Approvando con 431 voti favorevoli, 10 contrari e 8 astensioni il pacchetto di emendamenti di compromesso, il Parlamento ha adottato la decisione che consentirà la partecipazione della Comunità al programma avviato da 20 Stati membri (tra cui l'Italia) e da Israele, Norvegia e Svizzera. Per l'attuazione del programma comune la partecipazione finanziaria della Comunità sarà limitata a 150 milioni di euro per il periodo coperto dal settimo programma quadro (2008-2013).

La concessione della partecipazione comunitaria è subordinata all’impegno di risorse da parte degli Stati partecipanti e al pagamento effettivo della loro partecipazione finanziaria. Pertanto, si stima che il programma potrà beneficiare di un apporto globale aggiuntivo da parte nazionale di circa 150 milioni di euro per lo stesso periodo. Ogni Stato partecipante, peraltro, dovrà fornire un contributo finanziario minimo annuale pari a 0,2 milioni di euro. Al 1° gennaio 2008, gli Stati partecipanti si sono impegnati a contribuire per un totale annuale di 32,2 milioni di euro, di cui 2,5 sono "promessi" dall'Italia (Ministero della Ricerca e dell'Università).

 

Le principali attività del programma comune consisteranno in attività di ricerca, sviluppo e innovazione attuate nell’ambito di progetti transnazionali con condivisione dei costi che coinvolgono partner di almeno tre diversi Stati membri partecipanti, Israele, la Norvegia e la Svizzera o altri paesi partecipanti che svolgono attività connesse. Queste attività dovranno avere per oggetto la ricerca orientata al mercato, essere limitate al breve-medio termine e dimostrare che è possibile sfruttare i risultati del progetto entro termini realistici.

 

Il programma comune prevede inoltre attività di mediazione, di promozione del programma e di creazione di reti, che possono essere attuate attraverso l’organizzazione di specifici eventi o in combinazione con eventi esistenti. Può trattarsi dell’organizzazione di seminari e della presa di contatto con altri soggetti interessati all’interno della catena del valore.

Gli obiettivi specifici del programma comune sono i seguenti:

 

·     favorire l’avvento di prodotti, servizi e sistemi innovativi basati sulle TIC per invecchiare bene, a casa, in comunità e sul lavoro, migliorando la qualità della vita, l’autonomia, la partecipazione alla vita sociale, le competenze e l’occupabilità degli anziani e riducendo i costi sanitari e dell’assistenza sociale. A tal fine si possono ad esempio utilizzare le TIC in modo innovativo, trovare nuove modalità di interazione con gli utenti e nuovi tipi di catene del valore per servizi a favore di una vita autonoma. I risultati del programma comune potrebbero essere utilizzati anche da altri gruppi di persone, segnatamente disabili;

 

·     creare una massa critica per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione a livello UE nel campo delle tecnologie e dei servizi per invecchiare bene nella società dell’informazione, in particolare instaurando un ambiente propizio alla partecipazione delle piccole e medie imprese;

 

·     migliorare le condizioni per lo sfruttamento industriale dei risultati della ricerca, prevedendo un quadro europeo coerente che agevoli lo sviluppo di approcci comuni, incluse norme minime comuni, la localizzazione e l’adattamento di soluzioni comuni compatibili con le diverse preferenze sociali e gli aspetti regolamentari a livello nazionale o regionale in tutta Europa.

 

Un emendamento di compromesso precisa la necessità di evitare che l'uso di nuove tecnologie conduca all'esclusione e, pertanto, occorre promuovere lo sviluppo di soluzioni efficaci che contribuiscano a garantire un accesso equo e semplificato a prodotti e servizi basati sulle TIC.  Ciò comprende anche l'accesso ai servizi attraverso una scelta di canali diversi, «che rispettino la riservatezza e la dignità degli anziani in tutte le regioni europee».

 

Il programma comune, afferma un altro emendamento di compromesso, dovrebbe inoltre promuovere l'innovazione e il cofinanziamento, da parte del settore privato, in particolare le PMI, di progetti correlati al mercato, come anche lo sviluppo, nel quadro dei progetti, di tecnologie e soluzioni adeguate alle esigenze degli anziani, al fine di accrescere la partecipazione sociale di questi ultimi.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0006/2008 - Risoluzione sul Fondo globale per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili

-       Doc. A6-0487/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche dell'energia

 

 

 

 

 

 

 

 

AGRICOLTURA

 

 

IL FUTURO DELLA PAC È NEI PRODOTTI TRADIZIONALI DI QUALITÀ

Doc. A6-0048/2008

 

Relazione sulla "valutazione dello stato di salute" della PAC

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 11.3.2008 - Votazione: 12.3.2008

 

Tutela di DOP e IGP, marchio europeo di qualità, indicazione dell'origine in etichetta e misure contro le speculazioni. E' quanto sollecita il Parlamento chiedendo di fornire gli aiuti PAC solo ai veri agricoltori, abolire il set-aside e gli aiuti alle colture energetiche, senza estendere la condizionalità. Occorre poi procedere a un più rapido disaccoppiamento, mantenere l'intervento e promuovere assicurazioni multirischio. Al posto della degressività propone una modulazione progressiva.

 

Con 510 voti favorevoli, 88 contrari e 80 astensioni, il Parlamento ha adottato la relazione che accoglie con favore gli adeguamenti tecnici derivanti dalla comunicazione della Commissione sullo "stato di salute" della politica agricola comune (PAC). I deputati sottolineano anzitutto che l’agricoltura, insieme all'industria alimentare ad essa collegata, «rappresenta uno dei maggiori settori dell'economia dell'UE», determina la sua sicurezza alimentare e partecipa in grado sempre maggiore alla definizione della sicurezza energetica. Ritengono, inoltre, che una PAC basata su un modello agrario europeo economico, ecologico e sociale, capace di garantire la sostenibilità e la sicurezza alimentare, «sarà necessaria anche in futuro». Ma, ammoniscono, «occorre proseguire sulla via fruttuosa delle riforme, potenziando ulteriormente lo sviluppo rurale».

La riforma della PAC del 2003, a loro parere, è stata, nei suoi aspetti essenziali, «un notevole successo». Ha infatti permesso di accrescere considerevolmente la trasparenza e l'efficacia della PAC, rafforzando nel contempo la responsabilità degli agricoltori e il loro orientamento ai bisogni del mercato. Occorre quindi proseguire tale processo, a condizione che siano mantenuti intatti fino al 2013 i fondi agricoli del primo pilastro. D'altra parte, sottolineano la necessità di proseguire «una decisa semplificazione amministrativa» della PAC e delle molte direttive e regolamenti UE «al fine di alleviare l'onere per gli agricoltori». Ma tale semplificazione, avvertono, non deve dar luogo «a una rinazionalizzazione della PAC o a un'ulteriore riduzione degli aiuti».

Il Parlamento insiste poi sulla difesa del concetto di agricoltura «sostenibile, competitiva e multifunzionale», il cui obiettivo fondamentale sia l'approvvigionamento della popolazione con alimenti sani e sicuri, in quantità sufficienti e a prezzi ragionevoli. D'altra parte, appoggia «in linea di principio» l'integrazione degli obiettivi generali nella PAC, come la sicurezza alimentare, la coesione territoriale, la protezione dei consumatori, dell'ambiente, del clima e degli animali, le energie rinnovabili e la biodiversità. Ma sottolinea che ciò non deve mettere in questione la produzione nelle regioni montane, svantaggiate, periferiche e insulari dell'UE, che applicano metodi di produzione estensiva e producono in ampia misura per il mercato locale.

 

Tutelare le indicazioni geografiche e indicare l'origine dei prodotti in etichetta

 

Se l'UE impone requisiti rigorosi ai suoi agricoltori e produttori, afferma il Parlamento, essa deve anche assicurare che gli stessi requisiti siano soddisfatti da quanti esportano i loro prodotti agricoli in Europa. E insiste affinché gli obiettivi generali summenzionati siano inclusi nei negoziati OMC. La Commissione deve quindi mettere a punto con urgenza una strategia organica per difendere «i fattori europei di carattere non commerciale» in sede di negoziati mondiali sul commercio al fine di evitare la concorrenza sleale. Si tratta, in particolare delle questioni legate al benessere degli animali e dello stato sanitario dei prodotti animali e vegetali importati, così come al riconoscimento e alla protezione delle indicazioni geografiche. 

A quest'ultimo proposito, i deputati sottolineano che la condizione per qualsiasi accordo sull'agricoltura nel quadro dell'OMC consiste nel pervenire ad un accordo sulla proprietà intellettuale che copra le indicazioni geografiche. Anche perché «la forza e il futuro dell'agricoltura europea» risiedono nei prodotti regionali, tradizionali e in altre categorie di prodotti di riconosciuta alta qualità e di valore aggiunto.

A tale riguardo, il Parlamento invita la Commissione a istituire un "marchio europeo" per identificare la qualità della produzione agricola e alimentare dell’UE sul mercato europeo e sui mercati internazionali e per identificare le norme severe in materia di ambiente, benesssere degli animali e sicurezza alimentare in base alla quale si svolge la produzione. La invita inoltre a presentare un piano globale mirante a migliorare la commercializzazione, nell'UE e all'estero, dei prodotti europei di alta qualità. Occorre quindi aumentare gli stanziamenti destinati a campagne d'informazione e di promozione sui mercati interno ed esterno e sostenere le organizzazioni di produttori nella concezione e nell’intensificazione delle loro attività o altre forme di organizzazioni di filiera. Ma è anche necessario introdurre un'etichettatura adeguata, che preveda, in particolare, l'indicazione di origine delle materie prime agricole impiegate e che sia più chiara e trasparente per i consumatori.

Il Parlamento invita poi la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure necessarie «per evitare che imprese del settore svolgano attività speculative, acquisiscano posizioni dominanti nei mercati dei generi alimentari o formino oligopoli». E ciò «sfruttando l'attuale assenza di norme legislative o di controlli, le carenze organizzative dei produttori e dei consumatori e la mancanza di infrastrutture adatte» e «avendo come scopo esclusivo l'incremento dei profitti, la riduzione dei prezzi al produttore e l'imposizione di prezzi elevati per i consumatori».

 

Aiutare solo i veri agricoltori e accelerare il disaccoppiamento

 

Il Parlamento respinge una riduzione del bilancio complessivo del primo pilastro per il periodo che va fino al 2013 e invita la Commissione a proporre misure idonee finalizzate a garantire che la totalità dei pagamenti diretti «vada solo a beneficio delle persone e delle imprese che lavorano effettivamente nell'agricoltura». Ritiene inoltre che tutti gli stanziamenti di bilancio destinati all'attuazione della PAC che sono stati risparmiati o non sono stati utilizzati debbano essere spesi nel quadro di quest'ultima.

Allo stesso tempo, i deputati si oppongono a «qualsiasi discriminazione basata sulle dimensioni dell'azienda e sulla forma giuridica in sede di pagamenti diretti». Questi ultimi, a loro parere, «continueranno ad essere necessari anche dopo il 2013», in quanto garanzia di reddito di base, ma anche come remunerazione per la fornitura di beni comuni e come compensazione per le norme in materia di ambiente, di approvvigionamento e sicurezza alimentare, di tracciabilità e di benessere animale nonché in campo sociale. Queste norme, infatti, sono «estremamente rigorose raffrontate su scala internazionale». Ma i pagamenti diretti, insistono, dovranno basarsi «su nuovi criteri oggettivi», come l’occupazione diretta generata dalle aziende agricole. Oppure, dovranno assumere maggiormente la forma di un premio destinato agli agricoltori per la gestione del suolo o di un indennizzo per taluni servizi effettivi di interesse generale. D'altro canto, rilevano che il livello dei pagamenti non sempre sembra essere commisurato agli sforzi compiuti dagli agricoltori in questo senso.

Il Parlamento accoglie con favore la proposta della Commissione di concedere agli Stati membri su base volontaria maggiore flessibilità nel passaggio verso una separazione dei pagamenti diretti dai valori di riferimento storici e verso un sistema più uniforme. La invita peraltro a chiarire se sia realizzabile entro il 2013 una transizione più rapida su base volontaria verso un premio unico regionale o nazionale per superficie per quanto riguarda i pagamenti disaccoppiati.

Nel ritenere che il disaccoppiamento dei pagamenti diretti abbia in generale condotto con successo a orientare l’agricoltura europea verso il mercato, invita quindi la Commissione ad applicare tale politica «a ritmo più sostenuto», a meno che ciò non risulti in svantaggi considerevoli sul piano socioeconomico e/o ambientale in determinate regioni. I deputati ritengono infatti che il disaccoppiamento completo dei premi per capo di bestiame possa comportare svantaggi di questo genere nelle regioni montane e con difficoltà specifiche (isole, zone secche e umide, regioni ultraperiferiche, ecc.) ove non esiste alcuna alternativa all'allevamento ad intensità di manodopera relativamente elevata. Per il momento è quindi «ragionevole» il mantenimento parziale dei premi accoppiati per animale. L'Aula ha anche respinto con 484 voti contrari un emendamento che chiedeva di non trasferire il 50% dei pagamenti diretti del settore del tabacco verso lo sviluppo rurale nel 2010, al fine di assicurare parità di trattamento dei tabacchicoltori rispetto agli altri agricoltori.

Il Parlamento accoglie con favore la preannunciata modifica della disposizione in base alla quale gli Stati membri possono trattenere fino al 10% dei massimali nazionali per incentivare attività agricole di particolare rilevanza ambientale o per migliorare la qualità e la commercializzazione dei prodotti agricoli (articolo 69). Ritiene tuttavia che questo strumento non debba essere utilizzato «per introdurre surrettiziamente una modulazione volontaria e un doppio rafforzamento del secondo pilastro», né condurre a una rinazionalizzazione della PAC e che occorra garantire, nei limiti del possibile, condizioni omogenee tra Stati membri. Gli stanziamenti erogati a questo titolo, pertanto, dovrebbero essere destinati in via prioritaria a favore di misure di rafforzamento dei singoli settori, e in particolare a favore di quelle intese a prevenire l'abbandono della produzione agricola nelle regioni sensibili. Ma anche a favore di misure miranti alla ristrutturazione e al rafforzamento dei settori agricoli chiave (settori lattiero-caseario e dell’allevamento bovino e ovino), nonché di misure ambientali (come l'agricoltura biologica) non contemplate finora nello sviluppo rurale, e della gestione dei rischi.

 

Abolire set aside e aiuti alle colture energetiche, no all'estensione della condizionalità 

 

Il Parlamento chiede l'immediata abolizione dell'obbligo di ritiro dei seminativi dalla produzione, poiché ritiene che tale strumento abbia «perso la sua ragione d'essere» in un sistema di aiuti diretti disaccoppiati e si rivela, oltretutto, «estremamente oneroso sul piano amministrativo». Preme quindi per una conversione dei diritti di ritiro in diritti normali.

Per i deputati, inoltre, occorre abolire gradualmente il regime di aiuti alle colture energetiche poiché anche queste «sono particolarmente onerose sotto il profilo amministrativo e presentano vantaggi scarsi o inesistenti in termini di politica energetica sul mercato attuale». Gli stanziamenti non utilizzati a seguito dell’abolizione del premio alle colture energetiche dovrebbero poi essere messi a disposizione di misure di accompagnamento nel quadro dell'organizzazione del mercato lattiero, in particolare nelle regioni di montagna e in altre regioni con difficoltà specifiche.

D'altra parte, il Parlamento ritiene che la produzione di energie rinnovabili di origine agricola non può avvenire «a scapito dell’allevamento e della sicurezza alimentare delle popolazioni in Europa e nel mondo, della sostenibilità e della biodiversità». Chiede pertanto alla Commissione di realizzare una valutazione dell’impatto della promozione di energie rinnovabili e che siano destinati fondi adeguati alla ricerca e all'introduzione di tecnologie energetiche recenti ed efficienti che sfruttino appieno la biomassa (ad esempio biocarburanti della seconda generazione).

A fronte del calo dei pagamenti diretti, il Parlamento respinge inoltre ogni ampliamento del campo di applicazione della condizionalità «fintantoché gli Stati membri e la Commissione non registreranno progressi significativi sulla via della semplificazione e dell'armonizzazione delle disposizioni di controllo». Chiede poi che si metta fine agli «oneri sproporzionati» che gravano sull'allevamento per effetto della condizionalità, sollecitando un esame critico di alcune norme igieniche e di marcatura (ad esempio marchi auricolari). Ritiene, d'altra parte, che la condizionalità debba limitarsi al controllo delle norme essenziali del modello produttivo europeo e delle norme che possono essere soggette a controlli sistematici e armonizzati nei vari Stati membri.

 

 

 

 

No alle degressività, sì alla modulazione progressiva

 

Il Parlamento respinge la proposta della Commissione relativa alla degressività (riduzione fino al 45%) nella sua forma attuale, «in quanto non stabilisce una chiara connessione tra le dimensioni e la ricchezza di un’azienda e non tiene conto nel calcolo della manodopera necessaria per gestire un’azienda agricola di grandi dimensioni». A suo parere, questa «discriminerebbe ingiustificatamente le aziende o associazioni agricole e condurrebbe a una perdita di posti di lavoro e alla frammentazione di strutture competitive mature». Con l'unica conseguenza di determinare scissioni aziendali «solamente per motivi legati alle sovvenzioni», provocando danni strutturali in alcune regioni d'Europa.

La degressività e/o la definizione di massimali, per i deputati, sono accettabili solo a condizione che si instauri un sistema che permetta di tenere conto del numero di lavoratori a tempo pieno coperti dalla previdenza sociale, di talune strutture aziendali (imprese condotte da più famiglie, organizzazioni cooperative, ecc.) o dei costi totali della manodopera, al fine di ridurre la degressività. La Commissione deve inoltre tenere presente che è opportuno «non svantaggiare le aziende più piccole riunite in un’unica persona giuridica al fine di creare economie di scala» e divenire più competitive. Gli eventuali fondi risultanti dalla degressività, d'altra parte, dovrebbero restare nelle regioni o Stati membri interessati.

Ritenendo inammissibile un'ulteriore riduzione dell'8% dei pagamenti diretti, a fronte delle numerose richieste di riduzione dei grandi pagamenti, il Parlamento suggerisce di prevedere una modulazione progressiva, tenendo conto della struttura dell’azienda agricola (associazioni, ecc.), dell’organizzazione del lavoro e/o del costo della manodopera e dei tipi specifici di produzione nei diversi sistemi di pagamento diretto. Propone quindi il sistema seguente:

 

·     Pagamenti diretti di 10.000 - 100.000 euro:             - 1% (per l'intero periodo 2009-2013)

·     Pagamenti diretti di 100.000 - 200.000 euro:           - 2% (per l'intero periodo 2009-2013)

·     Pagamenti diretti di 200.000 - 300.000 euro:           - 3% (per l'intero periodo 2009-2013)

·     Pagamenti diretti di oltre 300.000 euro:                   - 4% (per l'intero periodo 2009-2013).

 

La modulazione facoltativa dovrebbe inoltre essere sostituita dalla modulazione obbligatoria.

 

Mantenere l'intervento e promuovere le assicurazioni

 

In considerazione del previsto aumento di rischi ambientali, climatici ed epidemici nonché delle notevoli fluttuazioni dei prezzi sui mercati agricoli, i deputati ritengono che sia «di vitale importanza» adottare misure supplementari di prevenzione dei rischi che fungano da rete di sicurezza. Per ovviare alle lacune del mercato, è quindi opportuno mantenere il sistema di intervento, «trasformandolo in una vera e propria rete di sicurezza per le circostanze eccezionali e dotandolo di norme basate sull'evoluzione del mercato mondiale».

Il Parlamento chiede poi lo sviluppo urgente di sistemi di assicurazione privati o misti, quali le assicurazioni multirischio e invita la Commissione ad esaminare l'introduzione o la promozione in futuro di un regime comunitario di riassicurazione per far fronte ai problemi derivanti da catastrofi climatiche o ambientali. Ritiene peraltro che, in una prima fase, occorra creare fonti di finanziamento per sovvenzionare a livello nazionale o regionale sistemi di assicurazione contro i rischi a partire dal 2009, tenendo conto dei diversi potenziali di rischio in Europa. Ma le misure di gestione e prevenzione dei rischi non devono tradursi nella reintroduzione di misure di sostegno basate sulla produzione.

 

 

 

 

 

AUMENTARE DEL 2% LE QUOTE LATTE, MA SU BASE VOLONTARIA

Doc. A6-0046/2008

 

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1234/2007 recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) con riguardo alle quote nazionali per il latte

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 11.3.2008 - Votazione: 12.3.2008

 

Il Parlamento appoggia l'aumento del 2% delle quote a partire dal 1° aprile 2008. Tuttavia suggerisce di lasciare ai singoli Stati membri la facoltà di decidere se procedervi o meno. Chiede inoltre che i prelievi per il superamento delle quote 2008/2009 sia realizzato unicamente se la soglia globale UE venisse superata, dopo una compensazione tra gli Stati membri. Il Parlamento chiede anche un ulteriore aumento delle quote per gli Stati membri in cui sono tradizionalmente deficitarie.

 

Per rispondere alla crescente domanda europea e mondiale, la Commissione ha proposto di procedere all’aumento del 2% delle quote latte di tutti gli Stati membri a decorrere dal 1° aprile 2008, ossia 2,85 milioni di tonnellate supplementari di latte, da aggiungere agli attuali 145,7 milioni di tonnellate.

Approvando con 531 voti favorevoli, 104 contrari e 22 astensioni la relazione consultiva, il Parlamento accoglie con favore la proposta, tuttavia suggerisce di consentire agli Stati membri di aumentare del 2% rispetto alla loro attuale dotazione le proprie quote ma «su base facoltativa». Fermo restando, comunque, «che non tutti gli Stati membri attualmente utilizzano l'integralità delle quote loro assegnate e che alcuni Stati membri non si avvarranno dell'aumento in questione». La quota italiana passerebbe così da 10.530.060 a 10.740.661,2 tonnellate (nel 2006/2007, l'Italia aveva superato la propria quota di 617.623,252 tonnellate).

I deputati precisano inoltre che l'aumento delle quote lattiere a decorrere dal 1° aprile 2008 «non anticipa i risultati dell'analisi del mercato del latte e dei prodotti lattiero-caseari nel quadro della "valutazione dello stato di salute" della politica agricola comune». Chiedono poi alla Commissione di presentare, entro il 1° gennaio 2009, un'analisi delle ripercussioni economiche, sociali e ambientali dell'aumento delle quote, «con un'attenzione particolare per le regioni di montagna ed altre regioni in cui le condizioni di produzione sono altrettanto difficili».

Il Parlamento chiede che, per la campagna 2008/2009, sia realizzato un prelievo per superamento delle quote solo per il latte e i prodotti lattiero-caseari commercializzati in eccesso rispetto alla quota nazionale stabilita solo se, dopo aver proceduto a una compensazione tra i paesi che hanno superato le proprie quote e quelli che le hanno invece sotto-utilizzate, «sussiste un eccedenza complessiva a livello UE». I deputati osservano infatti che, per l'insieme dell'UE, si registra un sottoutilizzo delle quote pari a 1,9 milioni di tonnellate, con 18 Stati membri su 27 che producono quantitativi inferiori alle rispettive quote nazionali. Notano, inoltre, che la Commissione si attende per la campagna 2007/08 un sottoutilizzo di 3 milioni di tonnellate.

Consapevoli del fatto che l'attuale regime delle quote lattiere nella sua forma attuale «non verrà presumibilmente proseguito oltre il 2015», i deputati invitano la Commissione a presentare, per il periodo successivo al 2015, un piano convincente per il settore lattiero, che garantisca la continuazione della produzione di latte in Europa, «anche in zone montane, in zone periferiche e in zone con difficoltà specifiche». Nel frattempo occorre stabilizzare o rafforzare le posizioni di mercato e garantire un "atterraggio morbido" del comparto lattiero-caseario europeo, preferibilmente mediante aumenti strutturali delle quote.

In risposta alle variazioni della domanda sui mercati mondiali, le quote dovranno essere aumentate del 2% nella campagna lattiera 2008/2009 su base volontaria per ciascuno Stato membro, per essere riviste su base annuale. Va poi esaminata la possibilità di un aumento non lineare delle quote nazionali al fine di introdurre ulteriori incrementi «per gli Stati membri in cui le quote di produzione sono tradizionalmente deficitarie». Il Parlamento chiede, inoltre, una riduzione sostanziale del superprelievo per la campagna lattiera 2009/2010, alla quale dovranno seguire altre diminuzioni negli anni successivi. Sollecita infine particolari misure di accompagnamento al fine di prevenire l'abbandono della produzione lattiera nelle regioni montane e in altre regioni con particolari difficoltà, nei casi in cui non esistano alternative alla produzione lattiera tradizionale o in cui l'abbandono dell'attività agricola si tradurrebbe nella perdita di importanti ambienti naturali.

 

 

SFRUTTARE L'ENORME POTENZIALE DEL BIOGAS

Doc. A6-0034/2008

 

Relazione sull'agricoltura sostenibile e il biogas: la necessità di una revisione della legislazione dell'UE

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 11.3.2008 - Votazione: 12.3.2008

 

Il biogas può concorrere all'indipendenza e alla diversificazione energetica dell'UE, proteggendo l'ambiente e aprendo nuove prospettive agli agricoltori. Il Parlamento chiede quindi di sfruttare il potenziale del biogas aumentando i finanziamenti e intensificando la ricerca, garantendo però che ciò non metta a repentaglio l'approvvigionamento alimentare. I deputati chiedono poi di trattare il biogas nella futura direttiva sulle energie rinnovabili.

 

Approvando con 610 voti favorevoli, 23 contrari e 13 astensioni la relazione, il Parlamento riconosce anzitutto che il biogas «rappresenta una risorsa energetica essenziale che contribuisce allo sviluppo economico, agricolo e rurale sostenibile e alla protezione dell'ambiente» e ne sottolinea il contributo che può apportare alla riduzione della dipendenza energetica dell'Unione europea. Osserva inoltre che la produzione di biogas da letame, liquami e rifiuti urbani, animali e organici concorre alla diversificazione energetica e pertanto può fornire in misura crescente «un contributo alla sicurezza, alla competitività e alla sostenibilità dell'approvvigionamento energetico». Al contempo, può aprire nuove prospettive di reddito per gli agricoltori.

I deputati ritengono poi che l'impiego di biogas, in particolare per la produzione di calore ed elettricità potrebbe incrementare significativamente le possibilità di conseguire l'obiettivo di coprire con le fonti energetiche rinnovabili il 20% del fabbisogno energetico totale dell'UE entro il 2020. Se si compiono maggiori sforzi di ricerca, inoltre, le fonti energetiche rinnovabili come il biogas e i biocarburanti, in combinazione con l'energia solare ed eolica, «potranno consentire un più elevato livello di indipendenza dall'energia fossile e nucleare» .

Il Parlamento incoraggia quindi l'UE e gli Stati membri a sfruttare l'enorme potenziale del biogas creando un ambiente favorevole nonché conservando e ampliando i regimi di aiuto per incentivare gli investimenti in impianti di produzione di biogas e il loro mantenimento. Ricorda peraltro che non è possibile sviluppare ulteriormente la produzione di biogas «senza finanziamenti supplementari», i quali vanno attribuiti alla ricerca e allo sviluppo, alla promozione dei risultati di progetti specifici, agli impianti e ad un maggiore sostegno della "elettricità verde" e del "gas verde".

I deputati chiedono poi l'intensificazione degli sforzi nella ricerca e nella promozione di nuove tecnologie per il biogas, in particolare per la valorizzazione della biomassa come biocarburante, e per aumentare la redditività degli impianti. Ma l'Aula ha soppresso il paragrafo che, sottolineando l'importanza dell'ingegneria genetica verde, chiedeva di intensificare gli sforzi nel settore della ricerca in materia di sementi e protezione fitosanitaria, affinché la produzione di biogas non entri in competizione con la produzione di alimenti di elevata qualità. Il Parlamento sottolinea però che incentivando la produzione di biogas «non si può mettere a repentaglio la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare della popolazione». Le future proposte di regolamentazione del settore del biogas dovranno quindi tenere presente questa esigenza.

Il Parlamento chiede alla Commissione e agli Stati membri di elaborare, entro dicembre 2008, una politica coerente in materia di biogas. Sollecita inoltre la Commissione a presentare una relazione specifica sul biogas e la sua promozione in Europa che illustri le necessarie modifiche da apportare alle normative comunitarie e nazionali per agevolarne ulteriormente l'espansione. La relazione dovrà anche rilevare i modi più efficienti per l''utilizzo dei fondi e dei programmi europei e presenti esempi delle migliori prassi.

In tale contesto, i deputati prediligono l'inclusione della produzione di biogas nella proposta di direttiva sulle energie rinnovabili. Questa dovrebbe peraltro comprendere misure per la costruzione e la promozione di impianti per la produzione di biogas e misure di diffusione e promozione dei risultati ottenuti da precedenti esperienze. Qualora le regolamentazioni sullo sviluppo regionale e locale non consentano di finanziare tali misure, sarà necessario modificarle. Gli Stati membri dell'UE dovrebbero inoltre adottare una pianificazione nazionale e regionale volta a limitare gli ostacoli giuridici e amministrativi.

Il Parlamento chiede alla Commissione di presentare proposte legislative sull'impiego dei residui provenienti dagli impianti per la produzione di biogas e di garantire che in tali impianti siano utilizzate solo le materie organiche «che permettono uno sfruttamento dei residui senza danni per l'ambiente». La Commissione dovrebbe inoltre presentare una strategia volta ad inserire gli impianti per la produzione di biogas nel meccanismo di Kyoto nonché promuovere l'alimentazione delle reti del gas naturale con biogas, attraverso raccomandazioni o una direttiva.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0056/2008 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa alla commercializzazione delle piantine di ortaggi e dei materiali di moltiplicazione di ortaggi, ad eccezione delle sementi

-       Doc. A6.0057/2008 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa all'identificazione e alla registrazione dei suini

-       Doc. A6-0045/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1234/2007 recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento "unico OCM")

-       Doc. A6-0044/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) 1234/2007 che reca organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo e disposizioni specifiche per quanto concerne taluni prodotti di questo settore (regolamento " unico OCM ")

 

 

 

DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÁ

 

 

PENE ALTERNATIVE AL CARCERE PER MADRI E DONNE INCINTE

Doc. A6-0033/2008

 

Relazione sulla particolare situazione delle donne detenute e l'impatto dell'incarcerazione dei genitori sulla vita sociale e familiare

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2008 - Votazione: 13.3.2008

 

Il Parlamento raccomanda di tenere maggiormente conto della specificità delle donne in prigione, soprattutto delle madri e delle donne incinte. Occorre privilegiare pene alternative e, in caso contrario, garantire assistenza e servizi adeguati. Ma anche agevolare l'accesso alla diagnosi precoce dei tumori e rispettare i diversi orientamenti sessuali. Vanno poi promossi i contatti familiari e con l'esterno, e programmi di istruzione e formazione per favorire il reinserimento professionale.

 

Nell'approvare con 492 voti favorevoli, 241 contrari e 37 astensioni la relazione, il Parlamento incoraggia gli Stati membri a investire risorse sufficienti a favore dell'ammodernamento e dell'adeguamento delle rispettive infrastrutture penitenziarie al fine di assicurare condizioni di detenzione rispettose della dignità umana e dei diritti fondamentali, in particolare in materia di alloggio, sanità, igiene, alimentazione, aerazione e luce. Chiede inoltre di adottare una decisione quadro dell'UE sulle norme minime di protezione dei diritti dei detenuti per giungere a una maggiore armonizzazione delle condizioni di detenzione in Europa, in particolare per quanto attiene al rispetto dei bisogni specifici delle donne.

In Europa, le donne costituiscono in media il 4,5-5% della popolazione carceraria complessiva. Se a Malta vi sono solo 11 donne imprigionate, in Spagna sono circa 5.000 (7,9% del totale nazionale) e nei Paesi Bassi circa 1.800 (8,8%). In Italia sono invece poco più di 2.600 (4,7%). Il Parlamento invita gli Stati membri a tenere maggiormente presenti le specificità femminili e «il passato spesso traumatizzante delle donne detenute». Insiste quindi sull'introduzione di strutture di sicurezza e di reinserimento concepite per le donne, in particolare quelle vittime di abusi, sfruttamento ed esclusione.

Inoltre, sollecita gli Stati membri a adottare le misure necessarie per garantire l'ordine nelle carceri nonché la sicurezza del personale e di tutti i detenuti, «mettendo fine alle situazioni di violenza e di abuso cui sono particolarmente esposte le donne» e le minoranze etniche e sociali. Facendo propria una proposta del PSE, il Parlamento chiede inoltre di agevolare l'accesso delle detenute alle campagne di prevenzione sulla diagnosi precoce dei tumori al seno e al collo dell'utero, nonché ai programmi nazionali di planning familiare. Ha invece respinto un emendamento della GUE/NGL che chiedeva di cessare la pratica di fare spogliare i detenuti o sottoporli a perquisizione personale, salvo fosse dimostrato un ragionevole sospetto.

 

Madri, puerpere e legami familiari

I deputati raccomandano che la detenzione delle donne incinte e delle madri che accudiscono figli in tenera età «sia prevista solo in ultima istanza» e che, in questo caso estremo, queste ultime possano ottenere una cella più spaziosa, possibilmente individuale, e si vedano accordata particolare attenzione soprattutto per quanto riguarda l'alimentazione e l'igiene. Considerano inoltre che le donne incinte debbano poter beneficiare di controlli prenatali e postnatali di qualità nonché di corsi di educazione parentale di qualità equivalente a quelli offerti fuori dall'ambiente penitenziario. D'altra parte, sottolineano che nei casi in cui il parto in prigione si è svolto normalmente «il bambino è generalmente sottratto alla madre entro le 24/72 ore successive alla nascita», e chiedono quindi di prevedere «altre soluzioni». E' poi necessario porre fine alla detenzione di minorenni in carceri per adulti.

Il Parlamento raccomanda poi che alle madri, soprattutto quando esse sono a capo di famiglie monoparentali o hanno figli in tenera età, siano inflitte maggiormente pene alternative alla detenzione allorché la sanzione prevista e il rischio per la sicurezza pubblica risultano scarsi e se la loro detenzione può determinare gravi perturbazioni nella vita familiare. Lo stesso, peraltro, dovrebbe valere per i detenuti uomini con a carico figli minori o che assolvono ad altre responsabilità familiari. Sottolinea inoltre la necessità, al momento di decidere in merito alla detenzione delle detenute incinte, di tenere in conto «molto seriamente» delle conseguenze nefaste o pericolose per il bambino che questo può comportare.

Gli Stati membri sono poi invitati ad aumentare il numero dei centri di detenzione femminili e a ripartirli meglio sul loro territorio in modo da facilitare il mantenimento dei legami familiari e di amicizia delle donne detenute, nonché a dar loro la possibilità di partecipare a cerimonie religiose. I deputati raccomandano inoltre agli Stati membri di incoraggiare le istituzioni penitenziarie a adottare norme elastiche per quanto concerne le modalità, la frequenza, la durata e gli orari delle visite. Ma anche di facilitare le relazioni dei genitori incarcerati con i loro figli, a meno che ciò sia in contrasto con l'interesse del bambino, «predisponendo strutture di accoglienza la cui atmosfera sia diversa da quella dell'universo carcerario e permettano attività comuni e un contatto affettivo adeguato».

Approvando un emendamento, l'Aula chiede poi agli Stati membri di rispettare pienamente «la diversità degli orientamenti sessuali nonché le diverse forme di vita familiare», se non infrangono la legge.

 

Reinserimento sociale e professionale

Il Parlamento raccomanda agli Stati membri di adottare le misure necessarie per offrire a tutti i detenuti, uomini e donne, possibilità di impiego adeguatamente retribuite e diversificate che permettano lo sviluppo personale. Dovrebbero quindi investire maggiori risorse per sviluppare in ambiente carcerario programmi di alfabetizzazione, di istruzione e di formazione professionale, compresi corsi di lingua, adeguati alle esigenze del mercato del lavoro e che possano dar luogo all'ottenimento di un diploma. Salvo in caso di rischi importanti per la sicurezza pubblica e di gravi pene, si dovrebbe ricorrere maggiormente a regimi di semilibertà per consentire ai detenuti di lavorare o di seguire una formazione professionale all'esterno dell'ambiente carcerario.

Nel sottolineare l'importanza di mantenere e promuovere i contatti tra i detenuti e il mondo esterno, in particolare mediante l'accesso alla stampa scritta e ai mezzi di informazione, i deputati ricordano che l'accesso regolare di tutti i detenuti ad attività sportive e ricreative nonché a possibilità di educazione artistica o culturale «è fondamentale per salvaguardare il loro equilibrio psicologico e favorisce le loro opportunità di reinserimento sociale».

Un'attenzione specifica deve essere accordata ai detenuti stranieri, in particolare per quanto riguarda le differenze linguistiche e culturali, agevolando loro il mantenimento dei contatti con i familiari e permettendogli di mettersi in contatto con i consolati e di accedere ad informazioni facilmente comprensibili. In tale contesto, il Parlamento raccomanda di tenere conto della specificità della situazione delle donne straniere e, pertanto, di formare gli agenti a lavorare in un quadro multiculturale.

Ricorda poi la necessità di attuare, durante e dopo il periodo della detenzione, misure di aiuto sociale volte a preparare e ad assistere la persona detenuta nei suoi tentativi di reinserimento, in particolare nella ricerca di un alloggio e di un'occupazione, per «evitare situazioni di esclusione sociale e di recidiva». Gli Stati membri sono infine invitati a adottare tutte le misure necessarie al fine di recepire nelle loro legislazioni nazionali le norme volte a favorire le assunzioni degli ex detenuti, in particolare delle madri che allevano da sole i propri figli e delle minorenni delinquenti.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0035/2008 - Risoluzione sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo

-       Doc. A6-0031/2008 - Risoluzione sulla situazione delle donne nelle zone rurali dell'Unione europea

 

 

 

CONSIGLIO EUROPEO

 

 

VERSO IL CONSIGLIO EUROPEO DI PRIMAVERA

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Preparazione del Consiglio europeo (Bruxelles, 13 e 14 marzo 2008)

Dibattito: 12.3.2008

 

In vista del Consiglio europeo di primavera che si terrà il 13 e il 14 marzo, si è svolto un dibattito in Aula incentrato sui temi economici e sull'attuazione della strategia di Lisbona.

 

 

Dichiarazione della Presidenza

Aprendo il dibattito, Janez Lenarčič, Segretario di Stato sloveno per gli affari europei, ha illustrato i tre temi principali del prossimo Consiglio: necessità di ulteriori progressi nell'Agenda di Lisbona, energia e cambiamenti climatici e instabilità dei mercati finanziari. Ha quindi fatto riferimento ai temi specifici che saranno trattati dai leader UE, in particolare il terzo pacchetto "mercato interno" per gas e elettricità e come trattare i fondi sovrani di investimento.

 

Dichiarazione della Commissione

JOSÉ MANUEL BARROSO ha innanzitutto sottolineato i successi economici dell'UE, che sono la dimostrazione che la strategia di Lisbona funziona. Ha quindi ammonito contro il pericolo del protezionismo, indicando la rinnovata strategia di Lisbona come l'unica via da seguire, ponendo l'accento sugli alti standard di istruzione e formazione, sulla maggiore ricerca e innovazione e sul completamento del mercato interno.

 

Non è questo il momento per cambiare, ha osservato JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE, bisogna portare avanti la stragia di Lisbona per la crescita e l'occupazione e raddoppiare gli sforzi perché funzioni nel periodo 2008-2010. E' infatti questo il modo migliore per far fronte alle sfide della globalizzazione, dell'invecchiamento della popolazione e dei cambiamenti climatici. Per permettere alle imprese europee, specialmente alle PMI, di avere un valore aggiunto, qualità ed innovazione, aumentare le quote di mercato e creare posti di lavoro, vi è la necessità di migliorare gli investimenti per la ricerca e lo sviluppo, fornire sostegno agli imprenditori e rendere più flessibile il mercato del lavoro. Infine, a suo parere, la formazione, l'istruzione e l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita sono i punti focali per incrementare la mobilità e la flessibilità dei lavoratori. Investire nella formazione e nell'adattamento, ha concluso, aiuterebbe ad alleviare la pressione economica che grava sugli anziani.

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

DIRITTI UMANI

-       Doc. B6-0111, 0117, 0122,0126/2008 - Risoluzione sul caso del cittadino iraniano Mehdi Kazami

-       Doc. B6-0112, 0115, 0116, 0118, 0123, 0125/2008 - Risoluzione sul caso del giornalista afghano Perwiz Kambakhsh

-       Doc. B6-0124, 0127, 0128, 0130/2008 - Risoluzione sulla Russia

-       Doc. B6-0110, 0113, 0114, 0119, 0120, 0121/2008 - Risoluzione sull'Armenia

 

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

-       Doc. A6-0036/2008 - Risoluzione sulla sfida che costituisce per i nuovi Stati membri la politica di cooperazione allo sviluppo dell'UE

 

SANITÁ PUBBLICA

-       Doc. A6-0004/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche dell'energia

 

GIURIDICA

-       Doc. A6-0071/2008 - Decisione sulla richiesta di revoca dell'immunità di Hans-Peter Martin

-       Doc. A6-0055/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla classificazione statistica delle attività economiche nelle Comunità europee (versione codificata)

 

PESCA

-       Doc. A6-0054/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione dell'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea, da un lato, e la Costa d'Avorio, dall'altro

-       Doc. A6-0053/2008 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione dell'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica di Guinea-Bissau

 

BILANCIO

-       Doc. A6-0058/2008 - Risoluzione sul progetto di bilancio rettificativo n. 1/2008 dell'Unione europea per l'esercizio 2008, Sezione III - Commissione

-       Doc. A6-0065/2008 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea, in conformità del punto 26 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria

-       Doc. A6-0062/2008 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio recante modifica della decisione 2003/77/CE del Consiglio che stabilisce gli orientamenti finanziari pluriennali per la gestione dei fondi della CECA in liquidazione e, dopo la chiusura della liquidazione, del patrimonio del Fondo di ricerca carbone e acciaio

 

VARIE

-       Doc. B6-0063, 0064, 0065, 0080, 0074, 0109/2008 - Risoluzione sul codice di condotta dell'Unione europea per le esportazioni di armi - mancata adozione da parte del Consiglio della posizione comune e quindi mancata trasformazione del Codice in uno strumento giuridicamente vincolante

-       Dichiarazione del Parlamento europeo sull'allarme rapido dei cittadini in caso di emergenze gravi

 

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  SESSIONE STRAORDINARIA - 26 MARZO 2008

 

 

DIRITTI UMANI

 

 

DIRITTI UMANI IN TIBET IN VISTA DEI GIOCHI OLIMPICI

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Situazione in Tibet

Dibattito: 26.3.2008

 

Nel corso del dibattito alcuni deputati hanno ventilato la possibilità di un boicottaggio dei Giochi olimpici di Pechino - almeno della cerimonia di apertura - mentre per altri il boicottaggio non servirà a niente. Una larga maggioranza ha poi sottolineato l'abuso dei diritti umani in Cina e chiesto la libertà per il Tibet.

 

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo

 

Aprendo il dibattito, HANS-GERT PÖTTERING ha informato l'Aula che «ciò che sta succedendo dal 10 marzo a Lhasa, la capitale del Tibet, e in altre città cinesi è molto inquietante».

Il Presidente del Parlamento ha espresso la solidarietà al Dalai Lama e, a titolo personale, ha ricordato che nei suoi incontri con il Capo spirituale tibetano ha sempre avuto l'impressione che fosse una persona profondamente impegnata per la pace, la riconciliazione ed i diritti umani. Per tali motivi ha invitato le autorità di Pechino a «negoziare con il Dalai Lama - nel rispetto dell'integrità territoriale della Cina - per raggiungere un'intesa che rispetti e garantisca l'identità culturale e religiosa del popolo tibetano».

PÖTTERING ha ricordato che, nel quadro dell'anno del dialogo interculturale, il Dalai Lama ha accettato l'invito rivoltogli dal Parlamento europeo per il mese di dicembre. Vista la situazione attuale, ha proseguito, «egli è il benvenuto al Parlamento europeo in qualsiasi momento desideri farci visita».

«Il dialogo e la cooperazione tra l'Unione europea e la Cina sono nel nostro reciproco interesse» e «la Cina è una grande nazione, con la quale desideriamo avere una cooperativa collaborazione».

Sottolineando poi che tutti si auspicano che i Giochi olimpici siano un successo, ha ribadito  che ciò «richiederà il rispetto dell'identità culturale e religiosa del popolo tibetano nonché notizie libere e imparziali prima e dopo i Giochi». Ha quindi condannato il fatto che «i giornalisti ed i corrispondenti siano stati espulsi dal Tibet». A suo parere, ogni politico responsabile si deve chiedere se può partecipare alla cerimonia di apertura qualora i leader cinesi non cercheranno un dialogo e un compromesso.

Infine, è necessario assicurare agli sportivi che si confronteranno a Pechino competizioni leali e libere. Per il Presidente del Parlamento «i nostri valori ed il nostro rispetto ci portano a non tradire i nostri principi» e, in quanto Parlamento europeo, «noi abbiamo una responsabilità speciale».

CONSIGLIO EUROPEO

 

 

CONCLUSIONI DEL VERTICE DI PRIMAVERA

 

Relazione del Consiglio europeo e dichiarazione della Commissione - Risultati del Consiglio europeo (Bruxelles, 13-14 marzo 2008)

Dibattito: 26.3.2008

 

Si è tenuto in Aula un ampio dibattito a seguito del Vertice europeo dei Capi di Stato e di governo sotto presidenza slovena. I temi principali trattati sono stati il rilancio della strategia di Lisbona, la crisi dei mercati finanziari, il pacchetto "energia e cambiamento climatico" nonché un rinnovato  impegno per un'Europa della conoscenza e dell'innovazione.

 

Dichiarazione della Presidenza

Il primo ministro sloveno Janez Janša ha confermato il lancio, per i prossimi tre anni, di una strategia di Lisbona "rafforzata", con l'accento posto sulle preoccupazioni dei cittadini, l'ambiente e un'economia di mercato basata sulla conoscenza. Dopo aver ribadito la tabella di marcia per l'adozione del pacchetto "energia e cambiamenti climatici", ha ricordato la definizione di misure ulteriori per ripristinare la stabilità nei mercati finanziari.

Parlando di innovazione e conoscenza, il primo ministro sloveno si è soffermato sulla decisione del Consiglio europeo di lanciare una "quinta libertà", per rimuovere le barriere ancora esistenti alla libertà di movimento della conoscenza. Rispetto alla dimensione europea della sponda mediterranea, Janŝa ha infine sottolineato l'importanza dell'accordo per rafforzare il processo di Barcellona.

 

Dichiarazione della Commissione

Il Presidente della Commissione europea JOSÉ MANUEL BARROSO ha evocato l'importanza di una «stretta cooperazione fra le istituzioni europee», chiedendo una «visione comune» per raggiungere i propri ambiziosi obiettivi. Parlando della strategia di Lisbona "rinnovata" ha poi sottolineato il valore del suo «nuovo slancio», in particolare rispetto all'accordo «molto positivo» raggiunto dalle parti sociali e al ruolo della flexicurity.

Il Presidente della Commissione europea ha poi invitato l'UE ad agire con fiducia e cautela rispetto alla recessione americana e ai relativi contraccolpi sui mercati finanziari europei. Concludendo il suo intervento Barroso ha voluto ricordare le tre aree di lavoro che impegneranno la Commissione europea entro l'estate: un'agenda sociale rinnovata, la carta delle PMI e l'area della partnership mediterranea.

 

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito dichiarando che abbiamo attraversato un «periodo difficile a livello internazionale» ma le previsioni per il 2008 sono meno rosee di quanto si sperasse. I cittadini devono ancora capire pienamente la necessità delle riforme. Ha poi sottolineato l'importanza della libera circolazione dei ricercatori e del miglioramento del mutuo riconoscimento delle qualifiche. Infine, si è detto favorevole all'idea di un'Unione del Mediterraneo - idea lanciata dalla Francia - in quanto il processo di Barcellona non ha fornito i risultati sperati.

 

 

 

 

 


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Cipro e Malta hanno adottato l'euro (http://consilium.europa.eu)

MERCATO INTERNO

·         Lancio di SEPA (http://consilium.europa.eu)

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Proposta di un PNR europeo (http://consilium.europa.eu)

TRASPORTI

·         Priorità della presidenza slovena (http://consilium.europa.eu)

 

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

POLITICA SOCIALE

·         Lavoro decente per tutti (http://ec.europa.eu/employment_social/international_cooperation/decent_wor

k_en.htm)

·         Pari opportunità (http://ec.europa.eu/employment_social/gender_equality/news/index_fr.html)

·         Regime di pensione integrativa (http://ec.europa.eu/employment_social/spsi/portability_fr.htm)

·         UE/Cina: Affari sociali (http://ec.europa.eu/world/where/china/index_fr.htm)

CULTURA

·         Promuovere una "lingua personale d'adozione" (http://ec.europa.eu/education/policies/lang/language

s_en.htm)

·         Settore della musica (http://ec.europa.eu/culture/eac/index_en.html)

AMBIENTE

·         Aiuti di Stato per la protezione ambientale (http://ec.europa.eu)

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Contenuti creativi in linea nel mercato unico (COM 2007/836)

·         Trasposizione della direttiva sulla ritenzione dei dati (http://ec.europa.eu)

·         RFID e protezione dei dati personali (http://ec.europa.eu)

RICERCA E SVILUPPO

·         Direttiva per le enrgie rinnovabili (http://ec.europa.eu)

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Tassazione sulle società (http://ec.europa.eu)

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Better regulation (http://ec.europa.eu/enterprise/admin-burdens-reduction/admin_burdens_en.htm)

·         Investimenti transfrontalieri dei fondi di capitale di rischio (COM 2007/853)

·         Mercati guida: un'iniziativa per l'Europa (http://ec.europa.eu/enterprise/leadmarket/leadmarket.htm)

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Revisione della direttiva sui giocattoli (http://ec.europa.eu/enterprise/toys/index_en.htm)

·         Nuovi prodotti alimentari (COM 2007/872)

·         Informazione ai consumatori delle derrate alimentari (http://ec.europa.eu/food/food/labellingnutritio

n/foodlabelling/proposed_legislation_en.htm)

TRASPORTI

·         Internalizzazione dei costi esterni (http://ec.europa.eu/transport/costs/handbook/doc/2008_01_15_hand

book_external_cost_en.pdf)


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·         "La Corte di giustizia chiarisce l'applicazione del principio di libera circolazione dei capitali nei rapporti tra gli Stati membri e i Paesi terzi"

Sentenza della Corte nella Causa C-101/05

 

Qualora un vantaggio fiscale venga subordinato da uno Stato membro a condizioni la cui osservanza può essere verificata soltanto ottenendo informazioni da parte di un paese terzo, è in linea di principio legittimo che tale Stato membro rifiuti la concessione di detto vantaggio se risulta impossibile ottenere dal paese tali informazioni.

 

·         "La Corte si pronuncia sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale nella società dell'informazione"

Sentenza della Corte nella Causa C-275/06

 

Il diritto comunitario non impone agli Stati membri, per garantire l'effettiva tutela del diritto d'autore, l'obbligo di divulgare dati personali nel contesto di un procedimento civile.

 

·         "Il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisiva è contrario al diritto comunitario"

Sentenza della Corte nella Causa C-380/05

 

Tale regime non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.

 

·         "Un licenziamento fondato essenzialmente sul fatto che una lavoratrice si trovi in una fase avanzata di un trattamento di fecondazione in vitro è contrario al principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne"

Sentenza della Corte nella Causa C-506/06

 

Il giudice del rinvio deve verificare se il licenziamento sia in realtà basato essenzialmente sul fatto che la lavoratrice si sottopone a tale trattamento.

 

·         "Solo i formaggi recanti la denominazione d'origine protetta (DOP) «parmigiano reggiano» possono essere venduti con la denominazione «parmesan»

Sentenza della Corte nella Causa C-132/05

 

Poiché la Commissione non ha dimostrato che l'ordinamento tedesco non tutela a sufficienza la DOP «Parmigiano Reggiano», il ricorso per inadempimento contro la Germania è stato respinto.

 

·         "A parere dell'Avvocato generale Kokott, dal principio «chi inquina paga», sancito dalla normativa comunitaria in materia di rifiuti, può derivare la responsabilità per i danni da inquinamento causati dalla fuoriuscita di oli minerali pesanti"

Conclusioni dell'Avvocato generale nella Causa C-188/07

 

È inoltre compatibile con il principio "chi inquina paga" escludere dalla responsabilità per danni da inquinamento da idrocarburi coloro che non abbiano causato i danni medesimi né intenzionalmente né con negligenza.

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione COM(2008) 94 definitivo

·         Relazione della Commissione all’autorità di bilancio sulle garanzie che impegnano il bilancio generale Situazione al 30 giugno 2007{SEC(2008) 18} COM(2008) 2 definitivo

·         Libro Verde L’esecuzione effettiva delle decisioni giudiziarie nell’Unione europea: la trasparenza del patrimonio del debitore (presentato dalla Commissione) COM(2008) 128 definitivo

 

CONCORRENZA

·         Decisione dell’autorità di Vigilanza EFTA n. 329/05/COL del 20 dicembre 2005 recante  cinquantaquattresima modifica delle norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato, compresa una proposta di opportune misure (GUUE L 62/2008)

 

POLITICA SOCIALE

·         Decisione del Consiglio del 28 febbraio 2008 che applica il regolamento (CE) n. 168/2007 per quanto riguarda l’adozione di un quadro pluriennale per l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2007-2012 (2008/203/CE) (GUUE L 63/2008)

·         Proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l'uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori durante il lavoro (seconda direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE) (versione codificata) (presentata dalla Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE) COM(2008) 111 definitivo

 

AGRICOLTURA

·         Regolamento (CE) n. 146/2008 del Consiglio del 14 febbraio 2008 recante modifica del regolamento (CE) n. 1782/2003 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori e del regolamento (CE) n. 1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) (GUUE L 46/2008)

 

AMBIENTE

·         Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni (presentata dalla Commissione) COM(2008) 134 definitivo

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Proposta di regolamento del Consiglio relativo all'instaurazione di un regime comune applicabile alle esportazioni (versione codificata) (presentata dalla Commissione) COM(2008) 89 definitivo

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Direttiva 2008/39/CE della Commissione del 6 marzo 2008 che modifica la direttiva 2002/72/CE relativa ai materiali e agli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari (Testo rilevante ai fini del SEE) (GUUE L 63/2008)

 

 

 

 


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.europa.eu

sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl

 

ISTRUZIONE, FORMAZIONE E CULTURA

CEDEFOP INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGETTO REFERNET - RETE EUROPEA DI RIFERIMENTO ED ESPERIENZA NEL CAMPO DELL'ISTRUZIONE E DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE. BUDGET: EURO 4.000.000.

CODICE: 2008/C 57/12

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

SCADENZA : 21/4/2008

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "ERASMUS MUNDU" AZIONE 4, IN GUUE C 55/13 DEL 28/02/08.

http://eacea.ec.europa.eu/static/en/mundus/call2008/index.ht

SCADENZA : 15/5/2008

 

MEDIA 2007, INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA NEL SETTORE AUDIOVISIVO 2007-2013 PER SVILUPPO, DISTRIBUZIONE, PROMOZIONE E FORMAZIONE, IN GUUE C 68/07 DEL 13/03/08.

CODICE: EACEA/04/08

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

SCADENZA : 13/5/2008

 

AMBIENTE

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA 2008 - STRUMENTO FINANZIARIO PER LA PROTEZIONE CIVILE PER PROGETTI DI COOPERAZIONE IN MATERIA DI PREPARAZIONE E PREVENZIONE, IN GUUE C 65/06 DEL 11/03/08

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

SCADENZA : 30/04/2008

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA DI ESERCIZI DI SIMULAZIONE  DELLA PROTEZIONE CIVILE (2008/C 59/07)

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

SCADENZA : 15/5/2008

PAESI TERZI - EUROPEAID

CROAZIA - SUPPORTO PER INCREMENTARE LA COMPETITIVITÀ E LE ESPORTAZIONI DELLE P.M.I. CROATE

CODICE: EuropeAid/126731/M/ACT/HR

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA : 21/4/2008

 

CIPRO - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA NEL SETTORE DELLO SVILUPPO DELL'EDUCAZIONE

CODICE: EuropeAid/126742/C/ACT/CY

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA : 21/4/2008

 

PERÙ INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "ATTORI NON STATALI E AUTORITÀ LOCALI NELLO SVILUPPO

CODICE: EUROPEAID/126621/L/ACT/PE

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA : 14/4/2008

 

CONGO INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "ATTORI NON STATALI E AUTORITÀ LOCALI NELLO SVILUPPO

CODICE: EUROPEAID/126819/L/ACT/CG

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA : 15/4/2008

SALUTE E CONSUMATORI

INVITO A PRESENTARE CANDIDATURE 2008 - PROGRAMMA D'AZIONE COMUNITARIO IN MATERIA DI SANITÀ PUBBLICA (2008-2013), PROGETTO "SALUTE 2008", IN GUUE C 56/09 DEL 29/02/08.

http://ec.europa.eu/phea/calls/call_for_proposals_en.html

SCADENZA : 23/5/2008

STATISTICHE EUROPEE

PROGRAMMA UE ARMONIZZATO CONGIUNTO D'INCHIESTE PRESSO LE IMPRESE E I CONSUMATORI. DG AFFARI EC E FIN - BILANCIO 160.000 EURO

CODICE: eurlex 2008/C48/03

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2

SCADENZA : 17/3/2008

 

 

 


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

 

Azienda bulgara sta cercando aziende italiane produttrici di tubi e barre in acciaio. BG 649

 

Industria bulgara proprietaria di terreni sta cercando investitori europei. BG 654

 

Azienda tedesca produttrice di miele biologico sta cercando distributori in tutta Europa. DE 662

 

Industria tunisina produttrice di pomodori secchi sta cercando partner europei per esportare i propri prodotti. TN 658

 

Azienda tunisina produttrice di mobili per la casa sta cercando partner europei di questo settore di attività per ampliare la propria produzione. TN 659

 

Azienda inglese sta cercando grossisti italiani di prodotti di bigiotteria. UK 657

 

Azienda inglese produttrice di innovativi prodotti per bambini in età da asilo sta cercando rappresentanti in tutta Europa. UK 660

 

Azienda russa specializzata nella vendita di fonti alternative di energia sta cerando cooperazioni finanziarie, accordi di joint venture e attività di ricerca e sviluppo in tutta Europa. RU 646

 

Azienda russa produttrice di prodotti farmaceutici sta cercando servizi intermediari, cooperazione finanziaria e di ricerca e sviluppo al fine di realizzare un progetto per la diffusione e la brevettazione di uno spazzolino da denti di nuova concezione. RU 647

 

Azienda russa specializzata nel taglio e trattamento del legno sta cercando sevizi intermediari per i propri prodotti in tutta Europa. RU 655

 

Azienda turca sta cercando produttori europei di statue per stanze di ricevimento di centri di bellezza e scaffali a norma per uso medico. TR 656

 

Azienda francese sta cercando urgentemente produttori di packaging in carta, polietilene e carta cerata. FR 652

 

Azienda turistica svedese specializzata nell’organizzazione di viaggi naturalistici su misura nel nord della Svezia sta cercando agenzie italiane per instaurare collaborazioni. SE 661

 

Azienda svedese produttrice di pannelli in legno per la costruzione di case prefabbricate sta cercando agenti e rappresentanti in Italia. SE 663

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it

 

 

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana POPOLO DELLA LIBERTÁ

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: +32 2 284 2111 - www.europarl.europa.eu

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.europa.eu/roma/ 

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: +32 2 2991111 -  www.ec.europa.eu  

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - www.ec.europa.eu/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.ec.europa.eu/italia/

 

·        Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: +32 2 285 6111 - www.ue.eu.int

 

·        Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - www.curia.europa.eu/

 

·        Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: +32 2 546 9011 - www.eesc.europa.eu

 

·        Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: +32 2 282 2211 - www.cor.europa.eu/ 

 

·        Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.eur-lex.europa.eu/it/index.htm

serie S (Bandi): www.ted.europa.eu/

 

·        Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.ec.europa.eu/enterprise-europe-network

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue de Commerce, 10 - 1000 Bruxelles

Tel.: +32 2 285 4140 - www.epp-eu

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org