GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

  

                                                                                                                                

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

17 Ottobre 2007

n° 153

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commmercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

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Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l'Eurosportello di Unioncamere del Veneto.

 


 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

100 MILIONI DI EURO PER LE PMI OPERANTI NEL SETTORE DELLA RICERCA

 

La Commissione ha adottato “Eurostars”, un nuovo programma comune con 27 paesi partecipanti al programma europeo per la ricerca industriale EUREKA, inteso a finanziare partenariati in materia di Ricerca/Sviluppo con PMI operanti nel settore della ricerca. Per rispondere ai bisogni specifici delle PMI - che costituiscono il 99% delle imprese europee - il contributo della Commissione raggiunge i 100 milioni di euro. Inoltre, 22 Stati membri dell’UE e 5 paesi associati al VII° programma-quadro forniranno insieme 300 milioni di euro supplementari, il che porterà l’investimento totale a 400 milioni di euro. “Eurostars realizza un livello superiore di cooperazione e di integrazione tra programmi di ricerca comunitari e nazionali. E’ una manifestazione concreta dello Spazio europeo della ricerca”, ha dichiarato il commissario alla ricerca, Janez Potočnik, in un comunicato. “Eurostars” dovrebbe andare al di là del semplice coordinamento dei programmi di ricerca. Questo programma comprende, in particolare: l’integrazione scientifica, attraverso la definizione in comune delle priorità, nonché la valutazione e la selezione comune dei progetti; l’integrazione amministrativa, attraverso la creazione di una struttura propria di gestione, allo scopo di accelerare la presa di decisioni e l’integrazione finanziaria, che implica di stabilire un piano di finanziamento pluriennale, mettendo in comune i fondi europei e quelli degli Stati membri. “Eurostars” sarà gestito dal segretario EUREKA a Bruxelles, sotto l’autorità del gruppo ad alto livello Eurostars, in cui sono presenti rappresentanti dei paesi partecipanti. Il segretario, che servirà da “sportello unico” per le PMI, pubblicherà i bandi, riceverà le proposte di progetti, organizzerà la valutazione da parte di esperti indipendenti, gestirà i contributi finanziari al programma comune e controllerà lo svolgimento dei progetti.

A breve sarà pubblicata la prima call del programma, che si chiuderà l’8 febbraio 2008.

 

 

 

L'ENERGIA FRA LE PRIORITÀ D'INVESTIMENTO BEI PER IL 2007-2009

 

L’energia è diventata un elemento centrale dell’agenda politica dell’Unione europea e, di conseguenza, anche per la Banca Europea per gli investimenti, che l’ha inserita tra gli obiettivi prioritari nel suo piano di attività per il periodo 2007-2009. Non è da oggi che la Banca accorda finanziamenti nel settore energetico, ma elevarlo al rango di priorità comporta una maggiore allocazione di risorse finanziarie e di personale di alto livello.

Il nuovo obiettivo prioritario è stato battezzato “Energia sostenibile, competitiva e sicura”, una denominazione in cui tutti e tre gli elementi hanno pari importanza. I traguardi quantitativi minimi sono fissati alla cifra annua complessiva di 4 miliardi di euro in contratti firmati, con il sottotraguardo di 600-800 milioni di euro per progetti di energie rinnovabili.

Gli investimenti in energia rappresentano uno dei settori d’intervento prioritari della BEI nell’Unione europea; gli altri sono: coesione economica e sociale, sostegno all’innovazione, sviluppo delle reti transeuropee, sostenibilità ambientali e sostegno alle piccole medie imprese.

Le priorità al di fuori dell’UE

Nei prossimi anni, la BEI opererà nei Paesi terzi a titolo di una serie di nuovi mandati, le cui relative dotazioni sono state aumentate. Con i nuovi mandati, la BEI potrà infatti accordare prestiti a concorrenza di 27,8 miliardi di euro nel periodo 2007-2013, a fronte dei 20,7 miliardi in dotazione con i mandati del periodo 2000-2006.

Per i Paesi in via di adesione, per quelli candidati e potenziali candidati è previsto uno stanziamento a concorrenza di 8,7 miliardi di euro.

A titolo della politica europea di vicinato, che dà impulso ai prestiti accordati dalla BEI ai Paesi del confine europeo meridionale e orientale, lo stanziamento previsto è di 12,4 miliardi di euro, ossia il mandato in assoluto di maggior dimensione per interventi fuori dell’Unione. La Banca potrà così soddisfare le forti aspettative dei Paesi partner mediterranei e contemporaneamente, cominciare a operare nell’area orientale (Russia, Ucraina, Moldavia nonché Armenia, Azerbaigian e Georgia).

Anche l’attività nell’area ALA (America latina e Asia) e in Sudafrica è regolata da nuovi mandati. Gli interventi a favore dei Paesi dell’Africa, Carabi e Pacifico (ACP) rientrano nell’Accordo di partenariato di Cotonou, stipulato nel 2000 per una durata ventennale.

La cooperazione con la Commissione

Vi sono ulteriori notizie su tale fronte. Il Piano di attività della Banca per il periodo 2007-2009 illustra anche nuovi strumenti di collaborazione con la Commissione europea, ossia: JASPERS, finalizzato a fornire assistenza tecnica nei dodici più recenti Stati membri; JEREMIE, che intende agevolare l’accesso al credito da parte delle piccole imprese, ivi comprese le microimprese e quelle di nuova costituzione; JESSICA, che promuove il rinnovamento urbano sostenibile nel contesto della politica regionale dell’UE. Nuovi strumenti in regime di condivisione del rischio supporteranno inoltre i progetti innovativi e le reti transeuropee di trasporto.

 

 

 

IL TUO PRIMO LAVORO? IN EUROPA

 

In occasione del 50° anniversario della firma del trattato di Roma, che ha istituito le Comunità europee, la Commissione europea aiuterà 50 cittadini dell’UE a trovare il primo lavoro in un paese dell’Unione diverso da quello da cui provengono. L’iniziativa viene lanciata attraverso EURES, la rete europea per l’impiego. Per partecipare è necessario registrarsi compilando un modulo e poi inviare una breve descrizione delle ragioni per cui si intende lavorare all’estero e quale esperienza si spera di acquisire. I partecipanti devono essere cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea oppure di un paese appartenete all’Associazione europea di libero scambio (EFTA - Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein). Al concorso possono partecipare solo coloro che non hanno mai beneficiato di un’esperienza di lavoro, di studi o di apprendistato all’estero e per potersi registrare bisogna essere disponibili ad accettare un lavoro in un altro paese europeo per un minimo di quattro mesi. L’età minima per partecipare è 18 anni, mentre non è previsto un limite per l’età massima. Il premio più importante è costituito dal lavoro trovato e dallo stipendio regolare che lo retribuisce. I 50 vincitori si avvarranno dell’attivo sostegno della rete EURES per trovare un lavoro all’estero che risponda alle loro preferenze e capacità. Il lavoratore sarà invitato a descrivere le sue impressioni sulla mobilità riportandole su un blog o su un diario elettronico. Tutti i vincitori e le organizzazioni ospitanti saranno invitati a una manifestazione a Bruxelles o in un’altra località per festeggiare insieme l’iniziativa. La cerimonia sarà ospitata dalla Commissione europea che offrirà ai vincitori il viaggio (in treno o in aereo) e il soggiorno in albergo.

 

 

 

LA COMMISSIONE CHIEDE AGLI STATI MEMBRI IL RIMBORSO DI 145,2 MILIONI DI SPESE DELLA PAC

 

In virtù di una decisione adottata dalla Commissione europea, gli Stati membri dovranno rimborsare un totale di 145,2 milioni di euro, corrispondente ad importi indebitamente versati a carico del bilancio agricolo dell’UE. Il reintegro di questo importo nel bilancio comunitario è dovuto a procedure di controllo inadeguate o al mancato rispetto delle norme comunitarie in materia di spese agricole. Gli Stati membri sono responsabili del pagamento e della verifica delle spese effettuate nell’ambito della politica agricola comune (PAC), mentre la Commissione deve garantire che essi abbiano fatto un uso corretto dei fondi. Questa decisione, la venticinquesima a datare dalla riforma del 1995 relativa al sistema di recupero degli importi indebitamente versati nell’ambito della PAC, prevede il recupero di fondi presso il Belgio, la Germania, la Danimarca, la Spagna, la Francia, l’Irlanda, l’Italia, i Paesi Bassi, il Portogallo, la Svezia e il Regno Unito. Le principali rettifiche comprendono in particolare:

- 76,4 milioni EUR a carico dell’Italia per controlli quantitativamente e qualitativamente carenti nel settore dell’olio d’oliva;

- 49,7 milioni EUR a carico della Francia per inosservanza dei criteri di riconoscimento delle organizzazioni di produttori;

- 6,2 milioni EUR a carico dell’Italia per carenze nei controlli della produzione di foraggi essiccati e dei documenti finanziari giustificativi delle domande di pagamento;

- 3,7 milioni EUR a carico della Svezia per controlli in loco quantitativamente e qualitativamente carenti e controlli per telerilevamento di qualità scadente nell’ambito del regime di aiuti alle superfici.


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  24 - 27 SETTEMBRE 2007

 

 

ISTITUZIONI

 

 

APERTURA DELLA SESSIONE

 

Il Presidente ha reso omaggio all'ex deputato europeo Lord Bethel ed ha espresso la solidarietà del Parlamento nei confronti di Aung San Suu Kyi. Su richiesta di diversi gruppi, l'Aula affronterà un dibattito sulla situazione in Birmania al seguito del quale adotterà una risoluzione. Il Presidente ha anche confermato che saranno scelti i tre finalisti del Premio Sacharov per la libertà di pensiero.

 

 

Aprendo i lavori, il Presidente ha reso omaggio a Lord Bethel, eurodeputato britannico dal 1975 al 1994 e dal 1999 al 2003, deceduto l'otto settembre scorso a 69 anni dopo un a lunga malattia. Al riguardo, HANS-GERT PÖTTERING ha ricordato che, da vicepresidente della commissione politica del Parlamento europeo, Lord Bethel si è molto impegnato nella difesa della libertà e della giustizia. Ha, ad esempio, promosso l'istituzione del Premio Sacharov a sostegno di chi lotta contro l'oppressione, ha incontrato diverse volte dissidenti in Unione Sovietica, come Sacharov e Solzenicyn. Di quest'ultimo, l'ex deputato, ha anche curato la traduzione in inglese di due opere.

 

Dopo aver reso omaggio anche ai due soldati spagnoli uccisi in Afghanistan, ha quindi chiesto all'Aula di osservare un minuto di silenzio per commemorare Lord Bethel e tutte le vittime del terrorismo.

 

Il Presidente ha poi voluto esprimere la solidarietà del Parlamento a Aung San Suu Kyi - già vincitrice del Premio Sacharov - auspicando di poterla ricevere al più presto. In proposito ha anche rivolto un appello alle autorità birmane affinché liberino tutti i prigionieri politici e concedano il diritto di manifestare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EMIGRAZIONE

 

 

APRIRE CANALI DI IMMIGRAZIONE LEGALE PER LOTTARE CONTRO QUELLA CLANDESTINA

Doc. A6-0322/2007

 

Relazione sul piano d'azione sull'immigrazione legale

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 26.9.2007 - Votazione: 26.9.2007

 

Il Parlamento sollecita una direttiva che fissi un quadro comune di diritti e obblighi dei lavoratori immigrati. Sostiene poi ogni misura per attirare lavoratori qualificati, nei limiti stabiliti dai singoli Stati, inclusa la creazione di un permesso di lavoro UE (Carta blu). Ma esprime perplessità sul rilevamento dei dati biometrici. Chiede anche attenzione per i lavoratori stagionali e, rilevando la responsabilità di media e politici, misure per agevolare l'integrazione.

 

Adottando la relazione con 557 voti favorevoli, 101 contrari e 22 astensioni, il Parlamento osserva anzitutto che, secondo Eurostat, il numero di cittadini di paesi terzi soggiornanti legalmente nei 27 Stati membri dell'Unione europea ammonta a circa 18,5 milioni (mentre circa 9 milioni di cittadini dell'Unione risiedono in Stati membri diversi dal proprio). E' quindi necessario un approccio globale e coerente in materia d'immigrazione a livello europeo, «poiché una modifica della politica d'immigrazione in uno Stato membro influenza i flussi migratori e l'evoluzione in altri Stati membri».

A tale proposito, i deputati si compiacciono del piano d'azione sull'immigrazione legale presentato dalla Commissione. Anche perché, a loro parere, «l'apertura di canali di immigrazione legale contribuirà alla lotta a quella illegale e al traffico di esseri umani», dal momento che i due fenomeni sono strettamente legati. Notano peraltro che i controlli cui è soggetta l'immigrazione legale «sono sempre più severi», e che è quindi «sbagliato far credere che l'immigrazione non sia controllata».

Favorevoli alla definizione di condizioni di ingresso e di soggiorno per altre categorie di immigrati economici, compresi i lavoratori non o scarsamente qualificati, i deputati chiedono alla Commissione di procedere ad una previsione a breve e a medio termine del fabbisogno di manodopera supplementare nei vari Stati membri. Tali stime dovrebbero anche tener conto degli immigrati non economici, dei profughi e delle persone che necessitano di un regime di protezione sussidiaria, nonché delle persone che beneficiano del ricongiungimento familiare.

Il Parlamento giudica poi «indispensabile» l'adozione di una direttiva quadro generale volta a garantire, ai cittadini di paesi terzi impiegati legalmente in uno Stato membro, «un quadro comune di diritti corredato da un certo numero di obblighi da rispettare». In proposito, ricorda tuttavia la necessità di evitare una gerarchia dei diritti tra le diverse categorie di lavoratori e di proteggere in particolare i lavoratori stagionali e i tirocinanti retribuiti. Approvando inoltre l'idea di un'unica richiesta per un permesso combinato soggiorno/lavoro, i deputati ritengono che la direttiva debba includere proposte che consentano ai migranti di cambiare status o lavoro, pur restando nell'UE.

D'altra parte, si interrogano sul riferimento, nel piano d'azione, al rilevamento dei dati biometrici "più avanzati" e, al riguardo, giudicano indispensabile che, in ogni caso, siano «rispettati i principi di proporzionalità e di finalità». Nel concordare, inoltre, sulla necessità di un riconoscimento reciproco dei titoli di studio, ritengono che debbano essere individuate misure volte ad appurare se esiste la possibilità per gli immigrati, al momento del ritorno nel paese d'origine, di trasferire i propri diritti pensionistici e i diritti sociali connessi al lavoro svolto e per i quali è stati chiesto loro di versare contributi.

Accogliendo favorevolmente la comunicazione della Commissione sulla migrazione circolare e i partenariati per la mobilità tra l'Unione europea e i paesi terzi, i deputati concordano sulla necessità di evitare gli effetti dannosi della "fuga di cervelli", stimolando invece la "circolazione dei cervelli". Nel sottolineare inoltre l'importanza di istituire relazioni di lavoro stabili e basate sul diritto tra imprese e lavoratori, appoggiano l'idea di prevedere visti di lunga durata per ingressi multipli, nonché la possibilità per gli ex immigrati di ottenere prioritariamente un nuovo permesso di soggiorno in vista di un'ulteriore occupazione temporanea.

Il Parlamento appoggia ogni misura volta ad aumentare l'attrattiva dell'Unione agli occhi dei lavoratori maggiormente qualificati, al fine di soddisfare le esigenze del mercato del lavoro europeo. Suggerisce, a tal fine, alla Commissione e agli Stati membri di individuare modalità volte ad accordare immediatamente a tali lavoratori il diritto di circolare liberamente nell'UE e a consentire loro di restare nell'Unione per un periodo di tempo limitato dopo la scadenza del loro contratto di lavoro o dopo un licenziamento, al fine di cercare un'altra occupazione.

Sostiene, quindi, ogni misura di semplificazione che agevoli l'entrata di questi lavoratori, «pur lasciando che la definizione delle esigenze specifiche e delle quote in materia di immigrazione economica sia di competenza dello Stato membro». Si dice inoltre favorevole alla creazione di un permesso di lavoro UE (la cosiddetta "Carta blu") «per facilitare la libera circolazione dei "cervelli" in Europa nonché i trasferimenti di personale in seno alle multinazionali». Per chi è in ricerca di un lavoro, invece, chiede alla Commissione di presentare uno studio completo sulla possibile attuazione di un sistema di carta blu.

Nel rilevare poi che i lavoratori stagionali di paesi terzi «apportano un contributo essenziale a settori come l'agricoltura, l'edilizia e il turismo», il Parlamento sottolinea la crescente importanza che l'occupazione irregolare in questi settori riveste in diversi Stati membri e si compiace quindi per la proposta di direttiva che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE. Nel contempo, evidenzia «l'importanza cruciale che, nel settore del lavoro stagionale, rivestono la flessibilità e la rapidità delle procedure di assunzione». I lavoratori stagionali che rispettano le norme stabilite per questo tipo di migrazione debbono quindi beneficiare di un accesso prioritario alle altre forme d'immigrazione legale.

D'altro lato, i deputati giudicano necessaria una definizione precisa della categoria dei tirocinanti retribuiti (limite d'età, competenza linguistica, periodo massimo di tirocinio, possibilità di conversione di tale status in un permesso di soggiorno di altro tipo, ecc.) nonché l'istituzione di controlli volti ad evitare eventuali abusi di tale status. Propongono poi che ai tirocinanti retribuiti sia rilasciato un permesso di soggiorno europeo da 6 a 12 mesi.

In materia di integrazione, il Parlamento ritiene opportuno elaborare un vademecum dei diritti e dei doveri dei lavoratori migranti «per agevolarne la partecipazione alla vita economica, sociale e politica». In proposito, sottolinea come la scuola sia «un luogo fondamentale per il dialogo interculturale». Sollecita poi la Commissione a promuovere il lavoro delle organizzazioni della società civile «a favore della coesistenza multiculturale, del rispetto reciproco e dell'educazione alla pace e alla non-violenza».

Ritiene inoltre indispensabile informare gli interessati, prima della loro partenza, in merito alle condizioni e alle possibilità di immigrazione legale nell'Unione e, a tal fine, appoggia la creazione a breve termine di un portale europeo dell'immigrazione su Internet. Sostiene poi i progetti volti a istituire corsi di formazione e di lingue nei paesi di origine per aiutare i migranti a specializzarsi e a meglio rispondere alle necessità di lavoro nell'Unione.

Considerando che in qualche decennio l'immigrazione è diventata «un tema di estrema delicatezza politica, che può facilmente essere sfruttato a fini demagogici e populisti», il Parlamento sottolinea infine che gli esponenti politici, a tutti i livelli, «dovrebbero essere consapevoli della loro responsabilità quanto all'utilizzo di un linguaggio corretto in tale ambito». Ed evidenzia la particolare responsabilità dei media, soprattutto dei servizi pubblici europei di radio e televisione, «ai fini della diffusione di un'immagine corretta dell'immigrazione e della lotta contro gli stereotipi».

Con 317 voti favorevoli, 357 contrari e 8 astensioni, il Parlamento ha respinto un emendamento suggerito da PPE/DE e UEN che ricordava come gli stessi cittadini dell'UE che intendano soggiornare per più di tre mesi in uno Stato membro diverso da quello di origine debbano, in forza alla normativa comunitaria, «disporre di adeguate risorse economiche» per il sostentamento proprio e della famiglia, «pena l'allontanamento». Un cittadino UE, era anche precisato, può essere allontanato da uno Stato membro «per ragioni di salute pubblica, sicurezza pubblica e condanne penali».

 

 

IMMIGRAZIONE ILLEGALE: PIÙ CONTROLLI E RISPETTO DEI DIRITTI UMANI

Doc. A6-0323/2007

 

Relazione sulle priorità politiche nella lotta contro l'immigrazione clandestina di cittadini di paesi terzi

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 26.9.2007 - Votazione: 26.9.2007

 

Un approccio di medio/lungo termine sui flussi migratori, centri di accoglienza temporanei più umani e cooperazione con i paesi terzi. E' quanto chiede il Parlamento europeo invocando più controlli alle frontiere, anche con pattuglie comuni di vigilanza nel Mediterraneo, e la registrazione automatizzata di ingressi e partenze. Occorre poi lottare contro la tratta degli esseri umani e il lavoro clandestino, attuare una politica di riammissione efficace ed evitare regolarizzazioni di massa.

 

Approvando la relazione con 418 voti favorevoli, 81 contrari e 8 astensioni, il Parlamento nota anzitutto che, secondo stime piuttosto divergenti, il numero di cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell'Unione europea oscilla tra i 4,5 e gli 8 milioni di persone. Accoglie quindi con favore l’approccio della Commissione, in quanto ritiene che l'immigrazione costituisca una sfida a livello europeo e globale che esige una risposta della stessa dimensione. L'Unione, inoltre, deve dotarsi degli strumenti atti a cogliere la triplice opportunità - economica, demografica e sociale - che l'immigrazione potrebbe rappresentare per le nostre società.

I deputati, d'altra parte ritengono «inappropriato» un approccio emergenziale alla questione dei flussi migratori, dal momento che questi rappresentano una realtà costante ormai da diversi anni «che richiede quindi un approccio a medio e lungo termine». L'Unione deve quindi condurre azioni coerenti sia all'interno sia all'esterno delle sue frontiere. Ritengono poi che sia responsabilità dei politici attuare una politica coerente ed efficace di lotta contro l'immigrazione clandestina e che qualsiasi misura di lotta contro l'immigrazione clandestina e di controllo delle frontiere esterne deve rispettare le garanzie e i diritti fondamentali delle persone.

Il Parlamento, peraltro, sottolinea che gli immigrati irregolari «non devono essere assimilati a delinquenti». E, in proposito, si dice «sconvolto dalle condizioni inumane» di vari centri di detenzione per migranti e richiedenti asilo visitati dalla commissione parlamentare per le libertà pubbliche. Sottolinea pertanto che i centri di accoglienza temporanea per migranti irregolari «devono essere gestiti in modo compatibile con la protezione dei diritti fondamentali». Ribadisce poi la ferma opposizione all'ipotesi di creare centri di questo tipo all'esterno delle frontiere dell'Unione e nelle regioni d'origine dell'immigrazione.

Il carattere multidimensionale dell'immigrazione, per i deputati, esige una stretta collaborazione con tutti i paesi terzi interessati, in particolare con quelli del Mediterraneo, dell'Africa sub-sahariana e asiatici, per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori e il sostegno alla lotta contro l'immigrazione illegale. Il Parlamento sottolinea come esempio di buone pratiche la conclusione, da parte di alcuni Stati membri, di accordi di cooperazione che individuano il collegamento tra migrazione e sviluppo.

Valuta inoltre positivamente l'avvio di un programma europeo sulla migrazione e lo sviluppo in Africa, avente uno stanziamento iniziale di 40 milioni di euro che, tra l'altro, ha permesso l'apertura del primo Centro di informazione e di gestione delle migrazioni nel Mali. Allo stesso tempo rileva l'importanza della cooperazione allo sviluppo quale mezzo per agire sulle cause profonde dei flussi migratori.

I deputati sottolineano poi l'importanza del controllo delle frontiere nella lotta contro l'immigrazione clandestina, che dovrebbe realizzarsi «in uno spirito di condivisione delle responsabilità e di solidarietà tra Stati membri», garantendo anche «condizioni di accoglienza dignitose per le persone e nel pieno rispetto del diritto d'asilo e di protezione internazionale» (compreso il principio di non respingimento). FRONTEX deve quindi disporre delle risorse necessarie alle sue attività e dovrebbe stipulare accordi operativi con i paesi vicini dell'Unione e altri paesi terzi.

Il Parlamento si compiace inoltre della creazione di squadre di intervento rapido alle frontiere (SIRF), e ricorda che ogni Stato membro è tenuto ad assicurare la presenza di una riserva di personale qualificato. Gli Stati membri dovrebbero poi istituire pattuglie comuni di vigilanza permanenti per tutto l'anno, coordinate da Frontex, in tutte le zone ad alto rischio e in particolare lungo le frontiere marittime, soprattutto quelle meridionali. Nel mandato di Frontex e delle squadre di intervento rapido alle frontiere marittime dell'UE, inoltre, andrebbe aggiunto il salvataggio dei migranti e richiedenti asilo in difficoltà e in pericolo di vita. In proposito, è ricordato l'obbligo di rispettare il diritto internazionale e gli obblighi internazionali in materia di ricerca e salvataggio delle persone in mare.

Il Parlamento raccomanda poi il ricorso regolare al sistema d'informazione sui visti e l’applicazione, in futuro, di un sistema di registrazione automatizzata degli ingressi e delle partenze. In proposito, sottolinea anche la necessità di promuovere il rilascio di documenti d'identità sicuri nei paesi d'origine che facilitino l'identificazione degli immigrati clandestini che entrano nel territorio dell'Unione. Ricorda inoltre che lo sviluppo di strumenti biometrici per rafforzare la sicurezza e l'autenticità dei documenti, essenziale nella lotta contro la frode, l'immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani, «facilita l'attraversamento delle frontiere da parte dei viaggiatori in buona fede e che esso deve avvenire nel rispetto della protezione dei dati».

I deputati si dicono poi convinti che occorre prestare un'attenzione particolare alla lotta contro la tratta di esseri umani e alle vittime di tale traffico, in particolare le persone vulnerabili, le donne e i minori, «facendo della lotta contro i trafficanti una priorità dell'Unione». E' quindi giunta l'ora di fissare obiettivi «chiari e concreti», come quello di dimezzare il numero delle vittime nell'arco dei prossimi dieci anni. Ricordano inoltre che l'immigrazione clandestina comporta il trasferimento di enormi quantità di denaro nelle mani delle mafie implicate nella tratta di esseri umani - che si sono dimostrate più efficaci dell'azione comune europea - e fomenta la corruzione, la frode e lo sfruttamento dei lavoratori immigrati.

Riguardo alla lotta contro il lavoro clandestino, accogliendo con favore la proposta di direttiva che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE, il Parlamento invita l'Unione e gli Stati membri a introdurre una serie di sanzioni a carico degli imprenditori ed a potenziare le ispezioni sui luoghi di lavoro con risorse umane e materiali adeguati. Rileva poi l'utilità di campagne d'informazione rivolte a datori di lavoro e lavoratori, che richiamino l'attenzione sull'impatto negativo che il lavoro clandestino può avere sui regimi nazionali di sicurezza sociale, sulle finanze pubbliche, sulla concorrenza leale, sui risultati economici e sui lavoratori stessi.

Per i deputati, inoltre, la regolarizzazione in massa degli immigrati clandestini dovrebbe costituire un evento isolato, «in quanto tale misura non risolve i reali problemi di fondo» e, spesso, indica «la mancanza di applicazione di misure adeguate atte ad affrontare un fenomeno che forma parte della società nella maggioranza degli Stati membri». Visto che tali regolarizzazioni possono ripercuotersi nel resto dell'Unione, i deputati auspicano una maggiore collaborazione e solidarietà tra gli Stati membri.

Nel ricordare la responsabilità dei paesi d'origine e dei paesi di transito in materia di riammissione, la relazione incoraggia una politica europea di ritorno efficace e rispettosa della dignità e dell'integrità fisica delle persone. Una politica di rimpatrio efficace, infatti, costituisce uno dei fattori deterrenti nei confronti dell'immigrazione clandestina. Chiede inoltre che la proposta di direttiva in materia di rimpatrio sia adottata entro il 2007 e che le regole e le condizioni siano disciplinanti a livello europeo. La Commissione è poi chiamata a procedere ad una valutazione della politica di rimpatrio e a sviluppare, insieme con il Consiglio, accordi europei in materia di riammissione con i paesi terzi interessati.

Infine, il Parlamento accoglie con favore le implicazioni istituzionali del progetto di riforma del trattato, in particolare l’estensione della procedura di codecisione e del voto a maggioranza qualificata a tutte le politiche di immigrazione, le precisazioni circa le competenze dell’UE in materia di visti e controlli alle frontiere, l’estensione delle competenze dell’UE in materia di asilo nonché di immigrazione legale e clandestina. Invita poi la Commissione e il Consiglio a partecipare ad una discussione annuale dinanzi al Parlamento sulla politica d'immigrazione dell'Unione europea, sulla base di un rapporto esaustivo sugli sviluppi dell’immigrazione in Europa, corredato di statistiche complete.

 

 

DIBATTITO SULL'IMMIGRAZIONE LEGALE ED ILLEGALE

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Immigrazione, in particolare gli eventi dell'estate e il ruolo di Frontex

 

Dichiarazione della Presidenza

Manuel Lobo Antunes ha esordito sostenendo che la comunicazione della Commissione del dicembre 2005 rappresenta il quadro essenziale per rispondere alla sfida dell'immigrazione con un approccio globale, equilibrato e coerente. Un approccio globale, ha aggiunto, giustificato anche dagli avvenimenti di questa estate alle frontiere meridionali dell'UE. Occorre quindi lottare contro l'immigrazione clandestina e cogliere le opportunità dell'immigrazione legale. Questi, ha insistito, sono «due obiettivi inseparabili». Ha quindi accennato al rafforzamento del controllo realizzato alle frontiere marittime meridionali, all'aiuto bilaterale tra gli Stati membri e alla cooperazione con i paesi terzi vicini, di origine o di transito, nonché alle operazioni di salvataggio.

Ha poi sostenuto la necessità di rafforzare Frontex, che ha un ruolo sempre più importante nel controllo alle frontiere, e che in soli due anni ha sviluppato le sue capacità operative. Sottolineando le operazione congiunte realizzate, ha posto sull'accento sull'importanza della rete di pattugliamento che integrerà i sistemi di controllo, nonché sui gruppi di intervento rapido che hanno il compito di venire in aiuto degli Stati membri che devono far fronte a situazioni urgenti e eccezionali. In seguito, ha citato le iniziative legislative in corso, come la proposta di direttiva sulle sanzioni a chi ricorre al lavoro nero, la direttiva sulle norme e sulle procedure comuni per il ritorno negli paesi di origine e gli accordi di riammissione con Russia, Ucraina e taluni paesi dei Balcani.

In merito all'immigrazione legale - che deve essere favorita - il Ministro ha sottolineato che la direttiva sui lavoratori migranti prevede un unico permesso di lavoro e di residenza, nonché un permesso di lavoro per i lavoratori altamente qualificati. Sul fronte delle relazioni esterne, ha sottolineato la necessità di prendere in considerazione tutti i paesi vicini e migliorare immigrazione circolare di lunga durata. Questo tema, ha peraltro concluso, sarà affrontato in occasione della conferenza euromediterranea prevista per il prossimo novembre.

 

Dichiarazione della Commissione

Franco Frattini non ha nascosto il suo ottimismo per i progressi realizzati «in così poco tempo» sul tema dell'immigrazione, anche alla luce dei dubbi sollevati in passato sulla possibilità che l'UE potesse avere una strategia comune in questa materia. Ponendo in risalto che l'approccio globale implica legare strettamente la dimensione esterna con le politiche interne dell'immigrazione, il vicepresidente ha sottolineato che occorre occuparsi anche delle radici profonde che conducono ad un'immigrazione «formata da gente disperata» che «deve abbandonare la propria patria per sopravvivere». Pertanto non si tratta unicamente di una questione di sicurezza, occorre anche «governare l'immigrazione legale ... per contrastare l'immigrazione illegale».

Notando come l'Europa abbia bisogno di lavoratori non comunitari, ha tuttavia giudicato pericoloso «dare illusioni facendo grandi numeri che possono avere un effetto attrattivo pericoloso». Ha poi ammonito che «l'immigrazione non può essere l'unica soluzione per far fronte al declino demografico». Non dobbiamo dimenticare, ha sottolineato, «che mentre parliamo di immigrazione da paesi non comunitari conserviamo ancora barriere alla libera circolazione dei lavoratori comunitari». Ha inoltre sottolineato che non bisogna arrendersi al declino demografico, pertanto «gli interventi per aiutare la famiglia e la natalità di noi europei sono altrettanto importanti, in questo quadro, quanto governare i fenomeni di immigrazione da fuori dell'Europa».

Il Vicepresidente ha poi annunciato che è stato lanciato il bando di gara per il portale europeo sull'immigrazione. Inoltre, il Fondo europeo per l'integrazione «è finalmente realtà» e la Commissione sta finanziando dei corsi di formazione linguistica e professionale nei paesi di origine. Infatti, se coloro che arrivano non hanno la formazione professionale richiesta e non parlano le lingue dei paesi dove lavorano, sono destinati ad un isolamento sociale».

La Commissione, ha poi ricordato, adotterà entro breve due direttive «piuttosto innovative». Una riguarderà i lavoratori altamente qualificati e, attraverso la "Carta blu", intende rendere loro l'Europa più attrattiva, permettendo anche un'immigrazione circolare che evita anche la fuga dei cervelli permanente dai paesi di origine. La seconda, relativa agli altri tipi di lavoratori, prevede la definizione di un unico documento che vale da permesso di lavoro e di soggiorno, aprendo anche un'armonizzazione di diritti sociali, ma lasciando liberi i paesi membri di applicare i regimi nazionali più favorevoli già esistenti. Nel 2008, ha poi aggiunto, la Commissione formulerà proposte dedicate ai lavoratori stagionali e ai periodi di formazione remunerati, anche per agevolare la mobilità di dipendenti di un'azienda con diverse sedi in Europa. Poi, ha sottolineato, «verrà il momento dei lavoratori non qualificati. La categoria più grande, per la quale occorre un approfondimento importante». A questo proposito ha specificato che non si tratterà di proposte legislative, ma piuttosto di «opzioni».

In merito alla cooperazione con i paesi d'origine, il vicepresidente ha ribadito l'idea di un'immigrazione circolare ed ha sottolineato che intende mantenere un dialogo aperto con essi. In proposito ha ricordato il prossimo vertice euromediterraneo e il vertice dei capi di governo Europa-Africa. L'Unione offrirà inoltre opportunità di partenariato - cooperation platform - che intendono promuovere la lotta contro il traffico di esseri umani, sradicare la corruzione e governare le opportunità di lavoro. 

Frattini ha poi sottolineato che l'integrazione «è una parte essenziale delle politiche migratorie» ed ha precisato che occorre contrastare il lavoro nero «che è un motivo di attrazione per l'immigrazione illegale». Bisogna quindi sanzionare gli imprenditori che approfittano degli immigrati clandestini e garantire una politica di rimpatrio rispettosa dei diritti fondamentali delle persone. L'Agenzia europea Frontex, ha proseguito, «ha aiutato a bloccare migliaia di immigrati illegali». Solo quest'estate ha salvato oltre 1.200 persone che sarebbero morte, ma ha anche determinato una riduzione del flusso di immigrati illegali nelle aree dei pattugliamenti. Quindi, ha concluso, «Frontex è stata, è e sarà uno strumento essenziale di questo approccio globale».

 

Nel dibattito è intervenuto JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE che ha sottolineato come spesso l'immigrazione sia confusa con i drammi umani delle centinaia di persone che «hanno sacrificato la loro vita perché sognavano l'Europa». E, in proposito, ha affermato che il rispetto della vita rimane la nostra priorità quando progettiamo la nostra politica d'immigrazione. Sono, infatti, in gioco la coesione della nostra società, la nostra capacità di accoglienza, la nostra determinazione nella lotta al razzismo, all'intolleranza e alla xenofobia. Bisogna però distinguere fra i richiedenti asilo, i rifugiati temporanei e gli immigranti economici, di gran lunga, i più numerosi. In quest'ultima categoria, ha precisato, si deve inoltre distinguere l'immigrazione illegale, di competenza dell'Unione europea, da quella legale, che spetta agli Stati membri.

Ha quindi ricordato che il suo gruppo è favorevole a misure rigide contro l'immigrazione illegale - 10-15 milioni di persone risiedono illegalmente sul nostro territorio - perché «l'Europa deve assumersi le proprie responsabilità» e lottare contro chi approfitta della miseria umana. Ma Frontex, il fondo europeo per le frontiere esterne o la creazione di squadre di intervento rapido alle frontiere non sono sufficienti, occorrono più risorse umane e finanziarie. Ricordando che non tutti gli Stati membri sono confrontati ai flussi migratori in ugual misura, ha auspicato che la solidarietà giochi un ruolo importante nell'aiutare gli Stati membri «in prima linea», fornendo mezzi tecnici, logistici e finanziari. Per quanto riguarda invece l'immigrazione legale, Daul ha auspicato un miglior coordinamento fra tutti gli Stati membri. La proposta di una "carta blu" europea ed il progetto d'immigrazione circolare per i lavoratori non qualificati meritano un approfondimento.

 

Nel dibattito è inoltre intervenuto ALFREDO ANTONIOZZI (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, non posso non dare atto al vicepresidente Frattini - e ringraziarlo per questo - di aver presentato un piano d'azione che rappresenta finalmente un solco importante sul quale dibattere e lavorare per il futuro sull'immigrazione legale.

Per quanto riguarda il rapporto ritengo che sia un testo equilibrato, frutto di utili negoziazioni e di importanti emendamenti di compromesso tra i vari gruppi politici, che ci consentono di poter puntare a un sostegno diffuso a questo testo e quindi di sostenere come Parlamento anche il lavoro futuro che la Commissione europea dovrà fare su questo tema. La posizione del gruppo PPE ha rappresentato - ci tengo a sottolinearlo - un importante elemento di equilibrio e di concretezza nella definizione di questo rapporto.

I punti chiave della posizione che il nostro gruppo ha sempre espresso sul fenomeno dell'immigrazione sono stati confermati. Tra questi punti fermi vorrei ricordare l'impegno a un deciso e fermo contrasto all'immigrazione illegale, il supporto dato ad un maggiore legame tra immigrazione legale e illegale e alla ricerca di maggiori strumenti di dialogo e di integrazione per gli immigrati.

Il rapporto è senza dubbio un rapporto, che - non per retorica - possiamo definire europeo. Proprio perché guarda al fenomeno dell'immigrazione come un qualcosa che debba essere affrontato congiuntamente, sia nei suoi aspetti positivi che negativi, da tutti i partner europei che devono essere solidali tra loro e quindi affrontare con lo stesso grado di attenzione e di decisione anche problemi che colpiscono maggiormente determinati paesi. Il naufragio di una barca di clandestini che si verifichi alle porte della Sicilia o delle Isole Canarie, o di un altro luogo deve rappresentare un problema comune.

Una politica di coordinamento del fenomeno immigrazione a livello europeo è a dir poco necessaria. Con questo rapporto si va nella direzione di confermare questa convinzione, pur ribadendo in maniera netta il pieno rispetto delle competenze nazionali in materia di gestione degli aspetti quantitativi e dei flussi di immigrazione."

 

 

 

DIRITTI UMANI

 

 

PROMUOVERE LA MORATORIA UNIVERSALE SULLA PENA DI MORTE

Docc. B6-0357, 0358, 0359, 0360, 0361/2007

 

Risoluzione comune sulla moratoria universale in materia di pena di morte

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 25.9.2007 - Votazione: 27.9.2007

 

Il Parlamento esorta la Presidenza e gli Stati membri UE a presentare una risoluzione sulla moratoria in materia di pena di morte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, affinché sia adottata entro la fine dell'anno. Reitera inoltre il proprio appello a coinvolgere quanti più paesi possibile nella sponsorizzazione della risoluzione. Sostiene poi la proclamazione della Giornata europea contro la pena di morte e invita il futuro governo polacco a sostenere pienamente questa iniziativa.

 

Con 504 voti favorevoli, 45 contrari e 14 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione con la quale ricorda che la Presidenza dell'UE ha ricevuto il mandato dal Consiglio di elaborare e presentare, in cooperazione con l'Italia, il testo su una moratoria internazionale in materia di pena di morte da trasmettere all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel sottolineare che, a tutt'oggi, non è stata presentata alcuna risoluzione, esorta la Presidenza e gli Stati membri UE a presentarne una all'apertura della 62ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, «affinché essa sia adottata entro la fine di quest'anno».

Il Parlamento, inoltre, ribadisce che «il principale contenuto politico della risoluzione» deve essere l'adozione di una moratoria universale «quale passo cruciale verso l'abolizione della pena di morte». Reitera quindi il proprio appello alla Presidenza UE a coinvolgere quanti più paesi possibile nella sponsorizzazione della risoluzione e invita il Consiglio e la Commissione a sostenere la formazione di coalizioni regionali abolizioniste e favorevoli alla moratoria. Occorre inoltre incoraggiare quei paesi che non lo hanno ancora fatto a firmare e ratificare il Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici e il Protocollo n. 13 alla Convenzione europea sui diritti dell'uomo in materia di pena di morte.

Il Parlamento ribadisce poi «il suo pieno sostegno» alle istituzioni e agli Stati membri UE per dichiarare, insieme al Consiglio d'Europa, il 10 ottobre di ogni anno "Giornata europea contro la pena di morte". In proposito, deplora la mancanza di unanimità in seno al Consiglio al riguardo e «invita il futuro governo polacco a sostenere pienamente questa iniziativa che rispecchia valori fondamentali dell'Unione europea». D'altra parte, invita tutte le istituzioni e gli Stati membri dell'UE, insieme al Consiglio d'Europa, a continuare a sostenere tale azione ed incarica il suo Presidente di promuovere questa iniziativa politica.

 

 

BIRMANIA: LIBERARE AUNG SAN SUU KYI E I PRIGIONIERI POLITICI

Docc. B-0363, 0368, 0369, 0370, 0371, 0372/2007

 

Risoluzione comune sulla Birmania (Myanmar)

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 26.9.2007 - Votazione: 27.9.2007

 

Il Parlamento plaude alla coraggiosa azione dei monaci birmani, condanna la repressione delle manifestazioni e chiede il rilascio del Premio Sacharov 1990 Aung San Suu Kyi e degli altri prigionieri politici. Esprimendo orrore per l'uccisione di manifestanti pacifici, auspica la fine del regime repressivo e il ripristino della democrazia sotto l'egida dell'ONU. Criticando il veto cinese e russo all'ONU, sollecita l'UE a definire sanzioni economiche mirate e a sostenere i movimenti democratici.

 

Con 563 voti favorevoli, 3 contrari e 4 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi (eccetto IND/DEM e ITS) che plaude «alla coraggiosa azione dei monaci birmani e di decine di migliaia di altri manifestanti pacifici contro il regime antidemocratico e repressivo al potere nel Myanmar» e condanna fermamente «la risposta brutale delle autorità birmane».

Ribadisce quindi la richiesta di rilasciare immediatamente la signora Aung San Suu Kyi - già vincitrice del Premio Sacharov per la libertà di pensiero attribuitole dal Parlamento nel 1990 - e di accordarle la piena libertà di movimento e di espressione. Il Parlamento, inoltre, «esprime orrore per l'uccisione di manifestanti pacifici», insiste affinché le forze di sicurezza tornino in caserma e chiede di riconoscere la legittimità delle richieste che vengono avanzate per l'assistenza medica internazionale ai feriti nonché di rilasciare i manifestanti arrestati ed altri prigionieri politici.

Sollecita poi la fine «dell'attuale processo costituzionale illegittimo» e la sua sostituzione con una Convenzione nazionale pienamente rappresentativa. In proposito, critica il veto cinese e russo su una dichiarazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condanni l'uso brutale della forza contro dimostranti pacifici da parte del regime «che impedisce alla comunità internazionale di agire» e invita il Consiglio di sicurezza a incaricare il Segretario Generale dell'ONU di avviare un'azione volta ad agevolare la riconciliazione nazionale e una transizione alla democrazia in tale paese. Invita inoltre il Consiglio di sicurezza a garantire che l'Inviato speciale delle Nazioni Unite, Ibrahim Gambari, «possa svolgere al più presto la sua prevista visita nel Myanmar e goda d'illimitata libertà di movimento e di accesso».

I deputati invitano poi il Consiglio dell'Unione europea a mettersi urgentemente in contatto con gli Stati Uniti, l'ASEAN e altri membri della comunità internazionale al fine di preparare una serie coordinata di misure addizionali, «comprese sanzioni economiche mirate», da adottare contro il regime al potere nel Myanmar «qualora faccia ricorso alla violenza e non reagisca alla richiesta di ripristinare la democrazia».

Alla Commissione europea è invece chiesto di mettere a disposizione i mezzi opportuni nel quadro dello Strumento per la democrazia e i diritti dell'uomo, al fine di sostenere attivamente il movimento a favore della democrazia e le ONG che si adoperano per il ripristino del buon governo nel Myanmar.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Docc. B6-0362, 0364, 0366, 0367/2007 - Risoluzione sull'operazione PESD in Ciad e nella Repubblica centrafricana

 

 

 

DIRITTI DELLA DONNA/PARI OPPORTUNITÁ

 

 

PIÙ IMPEGNO A FAVORE DELLE DONNE IN CARRIERA

Doc. A6-0290/2007

 

Relazione sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea - 2007

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 27.9.2007 - Votazione: 27.9.2007

 

Appoggiare le carriere delle donne, colmare il divario salariale uomo-donna, introdurre uno statuto specifico dei coniugi che partecipano ad attività autonome e promuovere il lavoro a tempo pieno. E' quanto chiede il Parlamento invitando a proteggere la maternità e a lottare contro gli stereotipi. Sollecita poi attenzione per le immigrate, sottolineando l'importanza di garantire che siano consapevoli dei valori e delle leggi europee e delle convenzioni sociali in materia di parità di genere.

 

Approvando la relazione, il Parlamento accoglie con favore gli sforzi della Commissione volti ad intensificare le sue azioni di promozione della parità tra donne e uomini.  Ma sottolinea che sono necessari ulteriori sforzi e ulteriori misure «per superare schemi decisionali e operativi obsoleti, specialmente in campo amministrativo» e per migliorare l'integrazione della dimensione di genere in tutti gli ambiti politici. Invita inoltre la Commissione ad effettuare uno studio sull'applicazione negli Stati membri della legislazione comunitaria nel campo delle pari opportunità e a prendere misure adeguate in caso di mancata trasposizione o di infrazione.

I deputati insistono poi sulla necessità di «appoggiare le donne nella loro carriera professionale». In proposito, rilevano l'importanza della conciliazione tra vita lavorativa, vita privata e vita familiare, che «costituisce uno degli elementi chiave ai fini dell’aumento occupazionale e della riduzione dell’onere dell’invecchiamento demografico». E chiedono alla Commissione di concentrarsi specificamente sulle barriere che dissuadono le donne dall’accedere a lavori di alto livello, al fine di valutare la dimensione strutturale di tale fenomeno. Occorre anche affrontare il «grave deficit democratico» connesso con gli ostacoli alla partecipazione delle donne alla politica e alla loro presenza nei quadri superiori della pubblica amministrazione.

Osservando che il divario salariale di genere registra una media del 15% nell'UE e del 30% in alcuni paesi europei, il Parlamento esorta la Commissione e gli Stati membri a «adottare misure rigorose intese a ridurre il divario retributivo di genere». Ciò, a suo parere, dimostra che non vi è stato alcun progresso reale nell'applicazione del principio della parità di retribuzione per lavoro di pari valore, introdotto 30 anni fa dalla direttiva 75/117/CEE. Ritiene inoltre che la Commissione dovrebbe sviluppare l'analisi e l'integrazione della dimensione di genere in relazione all'impatto delle riforme pensionistiche sulla vita delle donne nell'UE, «al fine di individualizzare i diritti pensionistici, i regimi di sicurezza sociale nonché i regimi fiscali».

Ribadisce inoltre la richiesta di definire uno status giuridico specifico dei coniugi partecipanti a un'attività autonoma, affinché non siano più lavoratori non riconosciuti e vengano affiliati ai regimi di previdenza sociale che li copra in caso di malattia, invalidità, infortuni e vecchiaia. E' anche essenziale migliorare la qualità della vita delle donne che vivono nelle zone rurali, garantendo loro servizi di formazione e istruzione e infrastrutture a sostegno alla famiglia e all'infanzia.

I deputati, notano poi che il 32,3% delle donne nell'UE lavora a tempo parziale rispetto ad appena il 7,4% degli uomini. Esortano quindi gli Stati membri e le parti sociali a far sì che tutte le donne che desiderano lavorare a tempo pieno possano vedersi offrire impieghi corrispondenti invece che lavori a tempo parziale «spesso precari e insicuri». D'altra parte, incoraggiano la Commissione a presentare nel 2008 una comunicazione che proponga ulteriori misure da adottare a tutti i livelli al fine di introdurre, entro il 2010, un'assistenza all’infanzia per il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore a tre anni.

Inoltre, il Parlamento chiede ai governi di proporre misure specifiche atte a combattere le ineguaglianze tra donne e uomini «causate da schemi occupazionali interrotti», dovuti in particolare a congedi per maternità o per assistenza a persone a carico, e di ridurre i loro effetti negativi sulla carriera, la retribuzione e i diritti pensionistici.  Sollecita quindi gli Stati membri a mutualizzare i costi delle indennità di maternità e di congedo parentale per assicurare che le donne «non rappresentino più una fonte di manodopera più costosa rispetto agli uomini».

Il Parlamento sottolinea anche la necessità di prevedere azioni formative durante il congedo parentale per poter far fronte all’evoluzione delle esigenze professionali ed esorta la Commissione e gli Stati membri a adottare misure intese a promuovere sia il congedo parentale per gli uomini che il congedo di paternità. I governi dovrebbero inoltre lottare, insieme con le parti sociali, contro le discriminazioni di cui sono vittime le donne incinte nel mercato del lavoro e adottare tutte le misure necessarie al fine di assicurare un «livello elevato di protezione della maternità».

Esortando l'adozione di misure volte a prevenire le molestie sessuali e morali sul luogo di lavoro e a intervenire qualora si verifichino, il Parlamento raccomanda la definizione di misure di sensibilizzazione a livello europeo per una tolleranza zero nei confronti di insulti sessisti e di rappresentazioni degradanti della donna nei media e nelle comunicazioni commerciali. I deputati, insistendo infatti sulla necessità di avviare politiche volte a lottare contro gli stereotipi di genere, chiedono alla Commissione di incoraggiare i mezzi d'informazione a promuovere l'uguaglianza di genere e a evitare di dare un'immagine stereotipata delle donne e degli uomini. Occorre anche agire nel campo dell'istruzione fin dalla prima età, «eliminandoli dai programmi scolastici e dai libri di testo, sensibilizzando insegnanti e studenti e incoraggiando i ragazzi e le ragazze a seguire percorsi educativi non tradizionali».

Il Parlamento chiede poi che venga prestata attenzione specifica alla situazione delle donne appartenenti a minoranze etniche e delle donne immigrate, «poiché la loro emarginazione è rafforzata dalla discriminazione multipla al di fuori e all’interno delle loro proprie comunità». Raccomanda quindi l'adozione di piani d'azione integrati nazionali che consentano di affrontare in modo efficace la discriminazione multipla e sottolinea l'importanza di assicurare che gli immigrati in arrivo nell'Unione europea «siano consapevoli dei valori e delle leggi vigenti, nonché delle convenzioni sociali» in materia di parità di genere nel paese ospitante, per «evitare situazioni di discriminazione imputabili alla mancanza di consapevolezza culturale».

Infine, i deputati sollecitano la Commissione a concentrarsi su strumenti e meccanismi atti a prevenire lo sfruttamento dei lavoratori migranti, inclusi il riconoscimento e il rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti irregolari, «invece di basarsi sulla repressione». La esortano anche a cooperare con gli Stati membri per la raccolta di dati pertinenti e per l'attuazione di misure che consentano di prevenire il traffico di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale e di lavoro forzato.

 

Nel dibattito è intervenuta, a nome del  Gruppo PPE-DE, AMALIA SARTORI (PPE/DE-I) Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi anch'io mi congratulo con la collega Kauppi per questa relazione, che fotografa la situazione oggi esistente in Europa nel mondo del lavoro. Noi abbiamo avuto varie occasioni all'interno della commissione per i diritti delle donne di affrontare questa questione, ma oggi la collega Kauppi ha il merito di mettere in evidenza un problema, di illuminarlo, che è quello che ci dice come ancora una volta, in Europa, nel mondo delle donne esiste una diversità di salario, una diversità di retribuzione insostenibile a parità di lavoro.

E questo pur riconoscendo che la scolarizzazione femminile è una scolarizzazione alta, oggi le donne sono il 59% degli europei laureati, la presenza nel mondo del lavoro delle donne è significativamente aumentata, questa presenza vede dei riconoscimenti importanti per quanto riguarda i risultati che essa riesce ad ottenere. Però, io credo che il merito maggiore consista nell'avere evidenziato alcuni degli elementi che rendono la presenza delle donne nel mondo del lavoro ancora difficile, tanto da far sì che di fatto anche senza giustificazioni - anche di fronte a leggi europee e dei singoli Stati membri che impediscono diversi salari nel mondo del lavoro - questo avviene. Non avviene solo nel sud dell'Europa, come solitamente si suole dire, ma avviene in tutta Europa, anche nei paesi nordici, anche in quelli dove la tradizione ci porta a far riconoscere alla presenza delle donne del mondo del lavoro e delle istituzioni una presenza ormai più consolidata e più riconosciuta.

Allora io credo, io punto l'attenzione su una questione di quelle sollevate dalla Kauppi, che è la scelta di generalizzare in tutti gli Stati membri di mettere totalmente a carico della comunità i costi delle indennità di maternità e di congedo parentale, perché questi costi, finché sono in parte ancora a carico delle aziende, costituiscono dei motivi che spingono a una minore assunzione di personale femminile e ne condizionano poi anche la carriera."

 

 

FARE DI PIÙ CONTRO LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE

Doc. A6-0278/2007

 

Relazione sull'applicazione della direttiva 2000/43/CE del 29 giugno 2000 che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 27.9.2007 - Votazione: 27.9.2007

 

Il Parlamento sollecita i governi ad applicare effettivamente e correttamente la direttiva europea antidiscriminazione. Chiede quindi di assicurare l'accesso delle minoranze etniche all'istruzione e ai servizi sanitari di base, garantendo loro pari trattamento nelle politiche occupazionali. Occorre inoltre sensibilizzare i cittadini, aiutare le ONG che operano in questo campo e disporre di dati affidabili e comparabili. Ai rom va garantita una protezione sociale particolare.

Approvando la relazione con 500 voti favorevoli, 46 contrari e 24 astensioni, il Parlamento reitera l'importanza della direttiva 2000/43/CE "che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica". Ricorda infatti che essa «costituisce uno standard minimo» e deve quindi funzionare da fondamento «su cui costruire una politica antidiscriminatoria completa».

 

Gli Stati membri applichino correttamente la direttiva

 

Tale direttiva, sottolineano i deputati, mira a stabilire un quadro per la lotta alle discriminazioni fondate sulla razza o l’origine etnica al fine di consolidare il principio dell'uguaglianza di fronte alla legge, delle pari opportunità e della parità di trattamento negli Stati membri, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà e conformemente alle rispettive tradizioni e prassi nazionali. Nell'accogliere quindi con favore la comunicazione della Commissione sull’applicazione, rilevano che sarebbe utile disporre anche della descrizione dettagliata del recepimento delle disposizioni della direttiva nel diritto nazionale.

In tale contesto, il Parlamento sollecita gli Stati membri a trasporre quanto prima tutta la legislazione antidiscriminazione comunitaria e «ad utilizzare tutte le disposizioni che comprendano azioni positive per garantire l'uguaglianza nella pratica». Infatti, pur notando con soddisfazione che la maggior parte degli Stati membri agisce al fine di attuare la direttiva, si dice deluso «che soltanto alcuni abbiano adeguatamente trasposto in pieno tutte le sue norme». Osserva, in particolare, che in molti paesi numerose disposizioni della direttiva - come le definizioni di discriminazione diretta e indiretta, le molestie e l'onere della prova - «non sono state trasposte correttamente». Esprime poi preoccupazione per il fatto che gli Stati membri «abbiano esentato dal campo di applicazione della direttiva molte più aree di attività di quanto sia desiderabile o giustificabile».

Il Parlamento chiede inoltre agli Stati membri di sviluppare e attuare piani d'azione nazionali volti a combattere il razzismo e la discriminazione, «che comprendano una parte concernente la raccolta e il controllo dei dati in settori politici fondamentali quali la parità e la non-discriminazione, l'inclusione sociale, la coesione comunitaria, l'integrazione, il genere, l'istruzione e l'occupazione».

La Commissione è invece invitata a presentare un piano d’azione specifico sui meccanismi e metodi di osservazione e descrizione dell’impatto delle misure di attuazione nazionali. Al riguardo, sottolinea l’importanza di sviluppare meccanismi per la raccolta di dati sulla discriminazione nei rapporti di lavoro, «ponendo l'enfasi sul lavoro clandestino, non dichiarato, scarsamente retribuito e non assicurato».

 

Istruzione, servizi sanitari e occupazione

 

Il Parlamento sollecita poi gli Stati membri a adottare una serie di standard minimi per garantire l'accesso dei minori appartenenti a minoranze etniche - soprattutto le ragazze - all'istruzione di elevata qualità e a pari condizioni. Dovrebbero inoltre approvare una legislazione positiva che renda obbligatorio porre fine alla segregazione nelle scuole e redigere programmi dettagliati per porre fine all'istruzione separata e di qualità inferiore impartita a ragazzi e ragazze appartenenti a minoranze etniche.

Allo stesso tempo, gli Stati membri dovrebbero garantire che tutte le persone appartenenti a minoranze etniche - in particolare le donne - abbiano accesso ai servizi sanitari di base, preventivi e d'urgenza. Andrebbero quindi organizzate e attuate politiche che garantiscano il pieno accesso delle comunità più emarginate al sistema sanitario, anche organizzando corsi di formazione e di sensibilizzazione per gli operatori sanitari, «per porre fine ai pregiudizi esistenti».

I governi sono poi esortati a garantire pari trattamento e opportunità nel quadro delle politiche occupazionali e di inclusione sociale «per diminuire i tassi estremamente elevati di disoccupazione» che si registrano soprattutto tra le donne appartenenti a minoranze etniche, «eliminando in particolare i gravi ostacoli posti dalla discriminazione diretta nelle procedure di assunzione».

 

Sensibilizzare i cittadini e aiutare ONG e organi di parità

 

I deputati esprimono preoccupazione per il basso livello di sensibilizzazione sulla normativa antidiscriminazione tra i cittadini e invitano quindi la Commissione e gli Stati membri a intensificare i loro sforzi per migliorare la situazione. Ricordano inoltre agli Stati membri il loro obbligo di divulgare tra i cittadini le informazioni pertinenti e di incoraggiare e promuovere campagne di sensibilizzazione in merito alla legislazione nazionale vigente e agli organismi attivi nella lotta contro la discriminazione. In proposito, sottolineano che le norme sono efficaci «soltanto quando i cittadini sono coscienti dei loro diritti ed hanno un accesso facile ai tribunali», poiché il sistema di protezione fornito dalla direttiva «dipende dall'iniziativa dei cittadini».

Il Parlamento chiede poi che gli Stati membri diano risorse e poteri alle ONG che operano per informare i cittadini e fornire loro assistenza legale in caso di discriminazione nonché agli organi di parità così che possano adempiere in maniera efficace alle loro importanti funzioni. La Commissione, peraltro, dovrebbe controllare con cura il funzionamento indipendente degli organi di parità, i quali devono ricevere adeguate risorse finanziarie per essere in grado di assicurare almeno l'esame gratuito dei ricorsi nel caso in cui i ricorrenti non dispongano di risorse finanziarie. Agli Stati membri è poi raccomandato di permettere agli organi di parità di avviare procedimenti giurisdizionali o parteciparvi in veste di "amicus curiae".

 

Disporre di dati affidabili e omogenei, garantendo la privacy

 

Il Parlamento invita gli Stati membri a raccogliere e fornire informazioni e dati pertinenti, affidabili e comparabili all'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali. La Commissione dovrebbe invece studiare con attenzione le varie questioni giuridiche e i parametri sulla questione della raccolta di dati e presentare proposte per migliorare la registrazione dei casi di discriminazione. I deputati ritengono infatti necessario che i 27 Stati membri mettano a disposizione serie comparabili di dati, «essenziali per formare una piattaforma solida sulla quale articolare la politica necessaria».

D'altra parte, nel ricordare l'applicabilità delle direttive sulla protezione dei dati, sottolineano che garanzie addizionali dovrebbero essere fornite per quelli sulla razza e sull'appartenenza etnica, in quanto «potrebbero essere distolti e utilizzati per altri fini nel settore della giustizia e degli affari interni, ad esempio per attività di profiling etnico». Ribadiscono quindi la richiesta di approvare una decisione quadro sulla protezione dei dati.

Il Parlamento, inoltre, invita gli Stati membri a rendere disponibili al pubblico statistiche dettagliate su reati di stampo razzista e ad elaborare indagini sulla criminalità e/o sulle vittime della criminalità. La Commissione, invece, dovrebbe studiare e fornire dati riguardanti le discriminazioni multiple, nonché controllare con attenzione la discriminazione occulta basata su "criteri occupazionali genuini e determinanti", sull'interazione fra le discriminazioni basate sull'applicazione di questa esenzione per motivi religiosi nel quadro della direttiva sull'occupazione e le sue conseguenze per la razza e l'appartenenza etnica, prestando particolare attenzione alla discriminazione nel campo dell'istruzione.

 

I rom e gli allargamenti dell'UE

 

Il Parlamento, infine, ritiene che la comunità rom, insieme ad altre comunità etniche riconosciute, «necessiti una protezione sociale particolare», soprattutto in seguito all'allargamento, «poiché si sono riacutizzati i problemi di sfruttamento, discriminazione ed esclusione nei loro confronti». Tutte le Istituzioni dell'Unione europea, d'altra parte, sono invitate a continuare ad utilizzare, quale criterio fondamentale per valutare la preparazione dei paesi candidati all'adesione all'Unione europea, la situazione delle minoranze etniche - e in particolare delle donne - in tali paesi.

L'Aula ha respinto tutti i 31 emendamenti alla relazione presentati dal gruppo ITS, i quali non hanno mai raccolto più di 53 voti favorevoli.

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

 

ATTIVITÀ DELLA CIA IN EUROPA: QUALE SEGUITO ALLE RICHIESTE DI CHIARIMENTI?

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Detenzioni segrete e trasferimenti illegali di prigionieri da parte di Stati membri del Consiglio d'Europa (relazioni Fava e Marty)

Dibattito: 26.9.2007

 

Le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione hanno aperto un dibattito in Aula in merito alle detenzioni segrete e ai trasferimenti illegali di detenuti in Europa. I deputati hanno chiesto quale seguito è stato dato alle relazioni del Parlamento e del Consiglio d’Europa su questo tema che chiedevano chiarimenti sulle responsabilità dei governi nazionali.

 

Dopo aver tenuto 33 riunioni, inviato sette delegazioni ufficiali in vari paesi, udito circa 200 testimoni, preso in esame 19 casi di extraordinary renditions e analizzato migliaia di pagine di documenti, la commissione temporanea istituita nel gennaio 2006 ha presentato la sua relazione - curata da Claudio Fava - sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di persone. Approvandola, il Parlamento condannava con fermezza il rapimento e la detenzione di sospetti terroristi sul suolo dell'UE e deplorava la mancanza di collaborazione da parte di taluni governi e del Consiglio. Chiedeva poi a Javier Solana di rendere noti tutti i fatti e le discussioni tenute su temi rientranti fra le competenze della commissione temporanea.

Il Parlamento, inoltre, chiedeva al Consiglio di esercitare pressioni su tutti i governi interessati affinché fornissero informazioni complete e esaurienti nonché di aprire senza indugio, ove necessario, un'indagine indipendente. Consiglio e Stati membri erano poi invitati a introdurre in via prioritaria un sistema di sorveglianza e controllo democratico delle attività comuni e coordinate di intelligence a livello europeo, attribuendo «un ruolo importante» al Parlamento europeo.

Nel giugno successivo, Dick Marty ha presentato all’Assemblea del Consiglio d’Europa una sua seconda relazione sullo stesso tema che rivelava nuove prove su attività illegali della CIA in Europa. Nel mese di luglio le ha illustrate alle commissioni del Parlamento europeo incaricate delle libertà pubbliche e delle relazioni esterne, nonché alla sottocommissione per i diritti umani. In questa occasione, il senatore svizzero ha evocato il «muro di silenzio» innalzato dalla maggioranza dei governi coinvolti nelle attività della CIA che, ancora oggi, «maschera seri ostacoli ai diritti dell’uomo». Ha poi sottolineato come il generale Pollari abbia «mentito sfacciatamente» sul caso Abu Omar e ha criticato l’allora e l’attuale governo italiano per essersi opposti alla domanda di estradizione degli agenti della CIA richiesta dal Tribunale di Milano.

Alcuni deputati europei hanno chiesto maggiori informazioni circa le fonti d’informazione del senatore, ma questi si è limitato a dire che ha condotto la sua inchiesta in maniera molto prudente e che, nella sua relazione, nessuna informazione proviene da un’unica fonte. Ha in seguito spiegato che la sua relazione ambisce a avvicinarsi alla verità e, in proposito, il Presidente della commissione per le libertà pubbliche, ha sottolineato che è necessario chiedere dei chiarimenti ai governi europei.

 

Dichiarazione della Commissione

Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione: "Signor Presidente, onorevoli parlamentari, ringrazio anch'io il rappresentante del Consiglio. Onorevoli deputati la Commissione, io stesso, sin dal primo momento ha accompagnato e sostenuto l'attività della commissione temporanea di questo Parlamento europeo sulla ben nota questione e sulle gravi accuse e sui gravi fatti che sono stati indicati.

E' chiaro che la gravità di questi fatti in quanto tale, evidentemente il solo fatto di ipotizzare che queste attività siano accadute, impone una collaborazione tra tutte le Istituzioni, tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Ed è evidente che noi ripetiamo ancora una volta - e lo faccio volentieri - che la lotta al terrorismo deve essere condotta nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto che sono le due condizioni per cui una democrazia possa funzionare.

Credo, che in questo spirito i trasferimenti illegali di prigionieri, l'ipotesi che vi siano stati luoghi di detenzione più o meno segreti, sono certamente fatti che ove dimostrati nelle forme appropriate costituirebbero una violazione grave, certamente, delle regole del diritto internazionale e dei diritti fondamentali delle persone. Tutti sanno che i membri dell'Unione europea sono obbligati, tutti quanti, al rispetto dei grandi principi della convenzione sui diritti dell'uomo, l'articolo 5 e l'articolo 6, in particolare.

E' chiaro che il nostro auspicio è quello che negli Stati membri vengano condotte delle investigazioni approfondite su questi fatti ed è chiaro che queste investigazioni debbono essere condotte dalle autorità giudiziarie competenti. Un punto deve essere chiaro ma è stato messo in chiaro molte volte, sia dall'on. Fava, sia dal rapporto del Consiglio d'Europa. Un rapporto parlamentare può dare degli elementi, ma certamente il Parlamento non ha né poteri né doveri d'inchiesta giudiziaria.

E quando poi, ovviamente si citano, come elementi di prova delle fonti che restano sconosciute, è ovvio che lo Stato di diritto, proprio quello Stato di diritto che dobbiamo rispettare, impone delle investigazioni affidate a magistrati liberi e indipendenti, che invece hanno il dovere di rivelare le fonti sulla base delle quali un'accusa viene formulata. E' chiaro che accusare uno Stato membro o accusare una persona senza rivelare le fonti di questa accusa è un principio che può entrare in un rapporto di un Parlamento, ma che non può entrare in un'investigazione giudiziaria. Ecco perché io mi auguro che le investigazioni giudiziarie proseguano, così come in alcuni Stati membri, incluso il mio paese, sta accadendo. Ma è evidente che il rapporto richiede un seguito ed allora posso elencare le iniziative che io ritengo contribuiscano a dare un seguito a questo rapporto.

Ho scritto il 23 luglio scorso ai governi di Polonia e Romania, ho chiesto loro - ricordando l'obbligo di un'investigazione completa e approfondita - informazioni dettagliate su come eventualmente le investigazioni fossero state avviate e quale fosse l'esito delle investigazioni. Spero che entrambi i governi vogliano rispondermi e ovviamente io vi informerò sulle risposte di entrambi i governi, proprio perché ritengo che sia anzitutto nell'interesse trasparente della verità che chi si sente rivolgere un'accusa abbia tutti gli strumenti dell'ordinamento per spiegare che quell'accusa non è vera, per dimostrare che non è vera, o per affidare a magistrati indipendenti l'investigazione. E' l'interesse di chi viene accusato che richiede, a mio avviso, una risposta molto chiara.

Il secondo punto: ho predisposto un questionario per tutti gli Stati membri. Ne ho parlato nella sessione plenaria scorsa, proprio dedicata al terrorismo. Ho predisposto un questionario in cui a ciascuno degli Stati membri chiediamo quali sono le misure adottate per contrastare il terrorismo, quali sono i risultati in termini di efficacia delle leggi nazionali e in particolare quale livello di protezione dei diritti fondamentali delle persone è nella legislazione nazionale. La mia intenzione è analizzare le risposte e poi predisporre un rapporto per il Consiglio e per il Parlamento sull'efficacia delle misure antiterrorismo degli Stati membri e sulla loro idoneità e compatibilità con i principi di rispetto dei diritti fondamentali.

Terzo punto riguarda il traffico aereo. Io avevo preso un impegno con la commissione LIBE ed era un impegno di esaminare un aspetto legale estremamente importante che attualmente è carente: quali sono i confini tra la definizione di aeromobile civile e aeromobile di Stato, quindi aeromobile sottratto a quei controlli ordinari degli aeromobili civili? Ebbene, questo lavoro è in corso, come promesso, noi formuleremo come Commissione europea una comunicazione sull'aviazione generale. Questa comunicazione sarà adottata dal Collegio prima della fine di quest'anno, quindi molto presto, e ovviamente formuleremo una proposta per meglio definire questo concetto di aeroplano di Stato che spesso si presta a delle interpretazioni che ovviamente sfuggono a dei controlli che sono, al contrario, necessari.

Ma c'è un'altra iniziativa che riguarda proprio il traffico aereo. Nel quadro di una soluzione generale che introduca regole comuni per tutti gli Stati membri per ogni tipo di aeroplano che entri nello Spazio comune europeo senza piani di volo. Voi certamente sapete che dal 1° gennaio del 2009 regole di applicazione del cosiddetto spazio unico europeo introdurranno dei requisiti comuni a tutti gli Stati membri per i piani di volo e in questo quadro noi armonizzeremo, quindi, la disciplina relativa al piano di volo di ogni aereo che comunque attraversi o entri nello spazio aereo europeo. Questo porterà un enorme vantaggio perché eliminerà quelle differenze di trattamento sul sorvolo e sull'atterraggio negli Stati membri che adesso abbiamo, in qualche modo, constatato.

L'altro tema è la ratificazione dell'accordo di estradizione tra Europa e Stati Uniti. Se vi fosse, come avrebbe dovuto esserci già, un accordo europeo che abbiamo firmato ma che non è stato ancora ratificato, le regole sull'estradizione da e verso gli Stati Uniti di prigionieri - e parliamo di prigionieri indagati o sospettati di terrorismo - sarebbero assai più chiare. Questo accordo ancora deve essere ratificato da qualche Stato membro, pochi per fortuna. Ho reiterato un appello formale a tutti i ministri della giustizia affinché questo accordo europeo di estradizione con gli Stati Uniti sia rapidamente ratificato.

Ancora il tema del controllo dei servizi intelligence. Questo è un tema sollevato in entrambi i rapporti, ma è un tema sensibile. Io credo che qui sia la risposta nazionale a contare anzitutto, ma io credo che alcune esigenze comuni possano essere messe in luce. La prima esigenza è quella di rafforzare negli Stati membri il controllo parlamentare. Ci sono paesi membri che hanno adottato o stanno adottando leggi nazionali che rafforzano di molto il potere di controllo dei parlamenti nazionali sulle attività dei servizi di ciascun paese. Quella, a mio avviso, è la strada da segnalare, perché come comprendete bene, non immagino nel futuro una legge comune europea che disciplini i servizi segreti, ma una discussione su questo tema è invece, a mio avviso, particolarmente utile.

In conclusione, Presidente, credo questo sia un tema su cui dobbiamo continuare a discutere avendo davanti lo stato di diritto come principio, il rispetto dei diritti fondamentali certamente, ma tra i diritti fondamentali c'è anche il diritto di non sentirsi e di non essere accusato se non sulla base di prove regolarmente e proceduralmente raccolte. "

 

Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo PPE-DE,  JAS GAWRONSKI (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio gruppo ha criticato con validi argomenti il rapporto Marty e ha votato nella sua stragrande maggioranza contro il rapporto Fava. Ed è un peccato, perché almeno su temi come il terrorismo e i diritti umani, quest'Aula dovrebbe riuscire a superare le sue divisioni interne e produrre una posizione comune. Se non ci siamo riusciti è perché purtroppo il rapporto Fava è partito con una tesi precostituita: gli Stati Uniti sono colpevoli! Così abbiamo sprecato un anno non a ricercare la verità, ma le prove di questa colpevolezza, omettendo e nascondendo anche qualsiasi elemento che andasse contro questa tesi.

Faccio un solo esempio concreto e oso dire scandaloso: siamo andati in Polonia anche per intervistare un giornalista che un anno prima aveva denunciato fra i primi l'esistenza di prigioni della CIA in Polonia. Quando l'abbiamo visto, purtroppo, - e purtroppo lo dico io unicamente - aveva cambiato idea: non aveva più quelle certezze: ci ha detto che oggi quell'articolo non l'avrebbe più scritto! Ebbene, non c'è traccia di questo suo ripensamento nel rapporto, mentre il rapporto è pieno di testimonianze di giornalisti che condividono la tesi del relatore. Abbiamo sprecato un anno inutile, spendendo i soldi dei contribuenti senza trovare nulla di nuovo rispetto a quanto già si sapeva dai giornali e dalle fonti ufficiali e ufficiose americane. E se non ci fosse stato il Presidente Bush a rivelare l'esistenza delle prigioni della CIA non avremmo avuto nemmeno questa certezza.

Lei, Commissario Frattini, ci dice di aver scritto una lettera a Polonia e Romania per chiedere spiegazioni e di non avere avuto risposta. E' sempre maleducato non rispondere, ma non mi sorprende, perché le denunce non sono provate. Lei stesso, nella sua lettera parla di informazioni probabili, non di fatti concreti. E i due paesi hanno già dichiarato ai più alti livelli che hanno indagato e che secondo loro non esistono prigioni della CIA. Sarà vero o no, ognuno può pensarla come vuole, ma non possiamo, lei stesso lo ha detto Commissario Frattini, accusare finché non ci sono delle prove.

Il fatto è che i rapporti Fava e Marty sono troppo pieni di frasi come "è molto probabile", "non si può escludere", da cui poi vengono tratte conclusioni certe. E non mi si venga a dire per giustificare l'assenza di prove che noi non siamo un tribunale e che il nostro è un documento politico. Ma poi non è più politico, quando si invita a riflettere se ci siano o meno gli estremi per invocare l'articolo 7 del trattato sull'Unione.

Ecco, siccome sento nell'aria di questo Parlamento un desiderio di risuscitare un nuovo rapporto CIA, avrei una raccomandazione da fare: smettiamola di produrre tendenziose interpretazioni del passato, smettiamola di indagare su questo tema su cui non abbiamo scoperto nulla! Lasciamolo fare ai magistrati - come ha detto il Commissario Frattini - e ai giornalisti che hanno i mezzi adatti per farlo e lo possono fare meglio di noi. Concentriamoci sul futuro, sulla politica, sulla parte propositiva che è l'unica accettabile del rapporto Fava.

Gli Stati Uniti, certo hanno commesso errori, in alcuni casi hanno violato i diritti dell'uomo, ma è molto facile non commettere errori quando non si fa nulla per combattere il terrorismo. Il terrorismo è un fenomeno nuovo, le nostre leggi non lo contemplavano, oggi il diritto si deve adeguare. Cerchiamo di stabilire delle leggi di comportamento per evitare ulteriori violazioni dei diritti dell'uomo, per evitare che si ripetano gli errori del passato e per adeguare i nostri strumenti a un nuovo tipo di minaccia globale.

Bene, allora che la Commissione cerchi di realizzare una valutazione complessiva delle misure adottate dagli Stati membri; bene, per le altre iniziative annunciate e varate dal Commissario Frattini. Molto resta ancora da fare per affrontare in maniera globale, forte e coordinata il problema del terrorismo. Penso a internet o alle misure per la prevenzione e il perseguimento dei crimini, per evitare una situazione paradossale, per cui mentre i governi lavorano separatamente a livello nazionale, i terroristi agiscono invece a livello globale tramite internet e le loro cellule radicate un po' ovunque.

Il nostro futuro dipende dalla nostra capacità di sconfiggere il terrorismo. Uniamoci per vincere anche questa battaglia."

 

 

 

CONSUMATORI

 

 

GIOCATTOLI CINESI: INDICAZIONE DELL'ORIGINE E MARCHIO DI SICUREZZA

Docc. B-0351, 0352, 0353, 0354, 0355, 0356/2007

 

Risoluzione comune sulla sicurezza dei prodotti e, in particolare, dei giocattoli

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 25.9.2007 - Votazione: 26.9.2007

 

Il Parlamento sollecita la rapida indicazione del paese d'origine sui prodotti importati, la revisione della direttiva sulla sicurezza dei giocattoli e la creazione di un marchio europeo per la sicurezza dei consumatori. Occorre poi rendere più credibile il marchio CE e chiarire le responsabilità di produttori e importatori in caso di abusi, anche con sanzioni. E' poi necessario aumentare l'efficacia del sistema RAPEX, rafforzare la cooperazione con i paesi terzi, in particolare con la Cina.

 

Approvando con 660 voti favorevoli, 18 contrari e 7 astensioni una risoluzione comune sulla sicurezza dei giocattoli sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto IND/DEM e ITS), il Parlamento europeo sottolinea che la responsabilità di un elevato livello di protezione dei consumatori «è una priorità politica e sociale che spetta al legislatore». Nota poi che, nel 2006, il 48% dei prodotti non sicuri individuati provenivano dalla Cina, il 21% dall'UE e il 17% non aveva un'origine precisa. Il 24% di tutti i prodotti non sicuri individuati, inoltre, è costituito da giocattoli per bambini, di cui una parte assai elevata proviene dalla Cina.

Nel ritenere che i consumatori «abbiano diritto a conoscere l'origine dei prodotti importati nell'UE» e che le autorità di sorveglianza debbano disporre di idonee informazioni con le quali rintracciare l'origine dei prodotti, il Parlamento invita il Consiglio a adottare «senza indugio» l'attuale proposta della Commissione relativa ad un regolamento del Consiglio sull'indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi. Esorta poi il Consiglio e la Commissione ad incrementare gli scambi di informazione e la cooperazione transfrontaliera al fine di controllare e distruggere le importazioni di prodotti contraffatti.

Il Parlamento invita inoltre la Commissione a presentare la prevista revisione della direttiva sulla sicurezza dei giocattoli (88/378/CE) entro la fine di quest'anno, garantendo che essa comprenda efficaci ed efficienti requisiti in materia di sicurezza dei prodotti. In proposito, sottolinea la necessità di disposizioni molto più dettagliate per garantire la sicurezza dei prodotti e far sì che i consumatori «siano convinti che tali prodotti possano essere usati in modo sicuro». In tale ambito chiede che sia posto un divieto incondizionato di talune sostanze chimiche pericolose che siano cancerogene, mutagene e tossiche. Invita poi la Commissione a migliorare le misure di applicazione della direttiva, «comprese efficaci sanzioni per il mancato rispetto».

Per i deputati, la Commissione deve anche assicurare che il marchio CE «sia garanzia di rispetto della normativa tecnica UE» e, al riguardo, sottolineano che il marchio CE «non è mai stato concepito come un marchio di sicurezza a livello UE». Pertanto, esortano la Commissione a valutare il valore aggiunto connesso alla creazione di un Marchio europeo per la sicurezza del consumatore (a complemento del marchio CE) per tutti gli operatori economici, al fine di aiutare il consumatore «a compiere una scelta informata dei prodotti». Questo marchio, è peraltro precisato, deve essere volontario e, quando adottato da un produttore, dovrebbe sostituire tutti i marchi di sicurezza nazionali.

Il Parlamento sollecita inoltre la Commissione e gli Stati membri a creare una forte credibilità per il marchio CE attraverso la tempestiva adozione delle proposte legislative presentate per un «controllo obbligatorio e una sorveglianza del mercato più rigorosi» nonché mediante un adeguato controllo doganale e consoni meccanismi di applicazione. Ma la Commissione deve anche intervenire «fermamente», insieme agli Stati membri, «per tutelare i diritti dei consumatori ogniqualvolta vi sia la prova di un comportamento e/o di un utilizzo doloso di marchi di origine fraudolenti o fuorvianti da parte di produttori e importatori stranieri». Occorre quindi chiarire la responsabilità dei produttori e importatori in caso di uso improprio del marchio CE e infliggere «adeguate sanzioni» per gli abusi e per l'uso improprio di altri marchi volontari.

I deputati invitano poi la Commissione ad aumentare l'efficacia del sistema RAPEX per garantire che gli Stati membri individuino il maggior numero di prodotti non sicuri, per farli ritirare o richiamare dal mercato. Dovrebbe inoltre includere il monitoraggio e la notifica al sistema RAPEX, per consentire di misurare l'efficacia delle azioni di richiamo dei prodotti. Occorre poi chiarire, caso per caso, la procedura sui divieti di importazione, qualora gli standard in materia di sicurezza siano regolarmente elusi, mentre la Commissione dovrebbe poter bandire i beni di consumo dal mercato UE se questi prodotti si rivelano non essere sicuri.

Il Parlamento sottolinea poi la necessità di rafforzare la cooperazione con i paesi terzi che sono grandi esportatori di beni di consumo verso l'UE e, in particolare, con la Cina, fornendo assistenza tecnica per applicare le norme in materia di salute e sicurezza lungo l'intera filiera nonché di migliorare la cooperazione doganale». Chiede poi alla Commissione di chiarire la sua attuale politica commerciale contemplando i prodotti potenzialmente pericolosi in generale, nonché tessili e giocattoli, in particolare. La Commissione è anche invitata ad includere standard comuni in materia di salute e sicurezza nei negoziati della prossima generazione di accordi di partenariato e cooperazione e di accordi di libero scambio nonché ad istituire meccanismi per monitorare le modalità in cui tali standard vengono rispettati.

Agli Stati membri, il Parlamento chiede di garantire una rigorosa applicazione delle leggi sui prodotti, e in particolare delle leggi sulla sicurezza dei giocattoli, e di incrementare gli sforzi per migliorare la sorveglianza dei mercati e, soprattutto, le ispezioni a livello nazionale. Dovrebbero anche predisporre risorse sufficienti per essere in grado di effettuare controlli completi ed efficaci.

 

 

 

SANITÁ PUBBLICA

 

 

IL PARLAMENTO CHIEDE UNA STRATEGIA GLOBALE CONTRO IL CANCRO

 

Prevenzione, individuazione precoce, diagnosi e cure palliative. Per il Parlamento, sono questi i quattro fattori su cui deve imperniarsi la strategia di lotta contro il cancro. Occorre inoltre incoraggiare e incentivare la ricerca, nonché promuovere campagne d'informazione e la diffusione di buone pratiche.

 

Se il cancro sarà affrontato mediante una strategia globale, presto non costituirà più la principale causa di morte in Europa. E' quanto sostiene una dichiarazione approvata dal Parlamento dopo essere stata sottoscritta da almeno 419 deputati. Il Parlamento invita il Consiglio e la Commissione a formulare una strategia di questo tipo imperniata sui quattro fondamentali fattori di controllo: prevenzione, individuazione precoce, diagnosi, cura e follow-up, e cure palliative.

I deputati invitano la Commissione a rivedere la normativa e le misure comunitarie in materia, a rivalutarle e modificarle alla luce dei nuovi progressi scientifici. Dovrebbe inoltre, incoraggiare la ricerca e l'innovazione nei settori della prevenzione primaria e della individuazione precoce del cancro e garantire che la normativa comunitaria preveda incentivi per l'industria e la ricerca, al fine di assicurare il proseguimento delle ricerche già in corso, nuove generazioni di farmaci e nuovi trattamenti per la prevenzione e il controllo del cancro.

Occorre inoltre promuovere campagne d'informazione per il grande pubblico e per tutto il personale sanitario e assicurare, attraverso reti, la diffusione di buone pratiche per garantire ai cittadini l'accesso alle migliori cure disponibili.

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

VERSO UNA POLITICA ESTERA DELL'ENERGIA

Doc. A6-0312/2007

 

Relazione su una politica estera comune dell'Europa in materia di energia

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 25.9.2007 - Votazione: 26.9.2007

 

Il Parlamento invoca la creazione di una politica estera comune in materia di energia e, in tale ambito, la nomina di un Alto rappresentante. Sollecita anche la diversificazione delle fonti e dei fornitori, nonché un maggiore sviluppo delle energie rinnovabili. Chiedendo la creazione di nuovi mercati regionali, caldeggia una cooperazione rafforzata con i principali paesi produttori, di transito e consumatori, in particolare nel Mediterraneo e nel Mar Caspio.

 

Approvando la relazione con 553 voti favorevoli, 103 contrari e 27 astensioni, il Parlamento sottolinea anzitutto che la sicurezza energetica «deve essere vista come una componente essenziale della sicurezza globale dell'Unione europea» nonché come un «elemento chiave per il proseguimento dello sviluppo economico e sociale in Europa». Nota inoltre che, a causa dell'attuale crescente dipendenza energetica da paesi fortemente instabili e non democratici, «gli sforzi compiuti per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti a livello esclusivamente nazionale si sono rivelati insufficienti».

Per i deputati è quindi necessario creare una politica energetica comune che riguardi la regolamentazione del mercato interno e gli aspetti esterni e che «tenga conto degli interessi politici ed economici di tutti gli Stati membri». A loro parere, peraltro, una politica estera comune in materia di energia - basata sulla solidarietà e la diversificazione nonché sulla promozione della sostenibilità - «creerebbe sinergie atte a garantire la sicurezza delle forniture all'Unione europea e accrescerebbe la forza, la capacità di intervento in questioni di politica estera e la credibilità di quest'ultima come attore mondiale».

E' pertanto necessario elaborare disposizioni concrete, da inserire nei trattati, che portino alla creazione di una politica estera comune dell'Europa in materia di energia che contempli la sicurezza degli approvvigionamenti, il transito e gli investimenti connessi alla sicurezza energetica, la promozione dell'efficienza e dei risparmi energetici nonché di fonti energetiche pulite e rinnovabili. Il Parlamento sottolinea che una tale politica deve anche contribuire alla promozione e all'attuazione dei valori e degli interessi dell'Unione europea, nonché dei principali obiettivi della propria politica estera, vale a dire la salvaguardia della pace, il primato dei diritti dell'uomo, della democrazia e dello Stato di diritto.

Riconoscendo poi che la dipendenza dell'UE dalle importazioni energetiche «può avere notevoli conseguenze sull'indipendenza del proprio processo decisionale in altri settori strategici», i deputati invitano il Consiglio e la Commissione a definire, entro la fine del 2007, «una precisa tabella di marcia che porti alla messa a punto di una politica di questo tipo e che indichi gli obiettivi, i traguardi e le azioni a breve, medio e lungo termine».

Con 403 voti favorevoli, 248 contrari e 26 astensioni, il Parlamento propone inoltre di nominare, non appena entrerà in vigore il nuovo trattato di riforma, un Alto rappresentante per la politica estera sull'energia «responsabile del coordinamento di tutte le politiche rientranti nell'ambito della politica estera comune dell'Europa in materia di energia». Questi, agendo sotto l'autorità del «neoistituito e rafforzato» Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, contribuirebbe infatti alla capacità dell'UE di tutelare i propri interessi di sicurezza energetica nei negoziati con i partner esterni.

Per i deputati la sicurezza degli approvvigionamenti a prezzi accessibili e prevedibili deve costituire uno degli obiettivi principali dell'UE. Ritengono quindi essenziale sostenere le iniziative prioritarie per diversificare le fonti e i fornitori di energia. A quest'ultimo proposito, si dicono favorevoli a dare la priorità a tutti i progetti volti a creare nuovi corridoi di trasporto che diversifichino sia i fornitori che gli itinerari, come il corridoio energetico UE/Mar Caspio/Mar Nero e, in particolare il gasdotto Nabucco. La priorità deve inoltre essere attribuita alla infrastruttura di gas naturale liquefatto, all'interconnessione delle reti elettriche e al completamento dei raccordi euro-mediterranei dell'infrastruttura elettrica e del gas nonché alla realizzazione di nuovi progetti di infrastruttura petrolifera di interesse europeo, come i progetti Odessa-Danzica e Costanza-Trieste.

D'altra parte, il Parlamento esorta la Commissione a considerare l'opportunità di estendere ad altri paesi terzi la Comunità europea dell'energia (che comprende l'UE e l'Europa sud-orientale) e di creare nuovi mercati energetici regionali sul modello di questa Comunità, come una comunità energetica euromediterranea, «per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti». Allo stesso tempo, tuttavia, sostiene l'intenzione della Commissione di adottare idonee misure per prevenire gli investimenti incontrollati da parte di aziende estere nazionalizzate nel settore energetico dell'UE (in particolare le reti di trasmissione del gas e dell'elettricità).

Il Parlamento chiede poi una cooperazione rafforzata con i principali paesi produttori, di transito e consumatori e, in particolare, con l'Algeria, l'Egitto e gli altri paesi produttori della regione del Mashreq/Maghreb. Invita inoltre l'UE ad intrattenere con i paesi in via di sviluppo un dialogo sulle questioni energetiche al fine di promuovere la decentralizzazione delle energie rinnovabili, l'accessibilità all'energia e la sostenibilità nonché l'infrastruttura energetica d'interesse comune. Suggerisce anche la creazione di un partenariato per la sicurezza energetica con gli USA e sottolinea l'importanza della Turchia come snodo di transito per la diversificazione delle forniture di gas all'Unione europea.

I deputati appoggiano poi le iniziative della Commissione per sviluppare un dialogo più stretto in materia di energia con i paesi del Caucaso meridionale, della regione del Caspio e dell'Asia centrale nonché del Bacino Mediterraneo e del Medio Oriente. Chiedono inoltre che venga intensificato il dialogo con la Cina, l'India, il Brasile e con altri paesi emergenti e in via di sviluppo, al fine di costruire un mercato globale dell'energia stabile e prevedibile, basato su regole eque e trasparenti e che miri inoltre ad unire gli sforzi nella lotta contro il riscaldamento globale e il mantenimento dello sviluppo sostenibile

Nel sottolineare l'importanza del partenariato energetico UE-Russia, il Parlamento richiama l'attenzione sul fatto che questo «può basarsi soltanto sul principio di non discriminazione ed equo trattamento e su condizioni di mercato paritarie». A suo parere, inoltre, l'UE dovrebbe negoziare un documento quadro formale sulle relazioni con la Russia in materia di energia nel contesto del nuovo accordo di partenariato e cooperazione. Sottolinea poi che la ratifica russa del trattato sulla Carta dell'energia «costituirebbe una dimostrazione visibile e tangibile dell'impegno della Russia a fornire energia in modo affidabile e a cooperare nel settore dell'energia in base a principi e valori comuni». Consiglio e Commissione sono invitati anche a fare uso della loro influenza per convincere la Russia ad impegnarsi a creare mercati aperti, equi e trasparenti per la produzione e la fornitura di energia.

Secondo il Parlamento è infine necessario dare priorità alle fonti energetiche rinnovabili ed ecologicamente sicure. Ritiene infatti che la potenziale dipendenza dai biocombustibili «sia altrettanto preoccupante della dipendenza dalle forniture esterne di petrolio o di gas». Invita quindi la Commissione, insieme con i partner dell'UE, a sviluppare un regime globale di certificazione in grado di garantire la sostenibilità della produzione e dell'utilizzo di biocombustibili. Gli incentivi all'uso di biocarburanti e di biomassa non devono infatti rappresentare una minaccia per la sicurezza alimentare globale né comportare ulteriori pressioni sulle foreste naturali, l'estensione delle monocolture e l'aggravamento del cambiamento climatico con la distruzione delle foreste tropicali.

 

 

 

ENERGIA

 

 

FONTI RINNOVABILI CONTRO LA PETROLIO-DIPENDENZA E L'INQUINAMENTO

Doc. A6-0287/2007

 

Relazione sulla tabella di marcia per le energie rinnovabili in Europa

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 24.9.2007 - Votazione: 25.9.2007

 

L'Aula chiede il miglioramento dell'attuale quadro normativo per produrre da fonti rinnovabili il 20% dell'energia consumata nell'UE, entro il 2020. Occorre inoltre creare un ambiente di mercato favorevole, investire in infrastrutture, incoraggiare la ricerca e incentivare - anche fiscalmente - i biocarburanti e l'acquisto di auto a basse emissioni di CO2. Ma senza penalizzare la gestione forestale sostenibile, la biodiversità e la produzione alimentare. Escluso ogni riferimento al nucleare.

 

Approvando la relazione a larghissima maggioranza, il Parlamento invita la Commissione a presentare, al più tardi entro la fine del 2007, una proposta concernente un quadro legislativo per le energie rinnovabili (da adottare in codecisione) che rafforzi e migliori l'attuale normativa. La Commissione, è precisato, dovrebbe proporre un approccio settoriale che stabilisca «obiettivi vincolanti, chiari e realistici» per i settori dell'elettricità, dei trasporti e del riscaldamento e raffreddamento. Anche perché i deputati ritengono che le fonti energetiche rinnovabili costituiscono un elemento chiave di un mix energetico sostenibile, contribuendo alla riduzione della dipendenza dalle importazioni e alla diversificazione del mix di combustibili, alla riduzione delle emissioni di CO2 e di altro tipo, allo sviluppo di nuove tecnologie innovative ed alle opportunità di occupazione e di sviluppo regionale.

Per promuovere le fonti rinnovabili, il Parlamento sollecita l'istituzione e l'attuazione di piani d'azione per le energie rinnovabili (PAR) a livello comunitario e nazionale, che contemplino obiettivi settoriali per incoraggiare gli investimenti, l'innovazione e la ricerca in tutti i settori. Questi PAR, inoltre, dovrebbero essere sottoposti ad una valutazione strategica approfondita dell'impatto ambientale e affrontare specificamente «la necessità di riconciliare la produzione di energia rinnovabile con altre questioni ambientali (gestione forestale sostenibile, biodiversità, prevenzione del degrado del suolo, emissioni di gas ad effetto serra, ecc.)». E alla Commissione è quindi chiesto di assicurare che la legislazione comunitaria sull’energia rinnovabile e i PAR includano criteri e disposizioni volti a prevenire i conflitti tra i diversi usi della biomassa.

Il Parlamento invita poi la Commissione e gli Stati membri a raggiungere quanto prima un accordo sulla distribuzione dell'obiettivo del 20% di energie rinnovabili e chiede di raddoppiare, entro il 2020, la quota di elettricità prodotta a partire dalle energie rinnovabili. In tale ambito, precisa che ogni Stato membro dovrebbe essere libero di scegliere le fonti energetiche rinnovabili più appropriate. Pertanto chiede la definizione di una serie di tappe per i PAR e la loro revisione ogni tre anni, affinché la Commissione possa adottare misure entro il 2020 se uno Stato membro non adempisse ai suoi obblighi. Allo stesso tempo, i deputati deplorano che le autorità regionali e locali nell'UE «continuino a mostrare insufficiente interesse a sfruttare e utilizzare fonti di energia rinnovabili», e che l'obiettivo UE di una quota del 12% di energie rinnovabili nel mix energetico comunitario entro il 2010 molto probabilmente non sarà raggiunto.

La Commissione e gli Stati membri sono poi invitati a contribuire alla creazione di un ambiente di mercato favorevole alle energie rinnovabili, che promuova attivamente la produzione decentralizzata e l’uso di questo tipo di energia. I deputati ritengono infatti indispensabile integrare rapidamente le energie rinnovabili nel mercato interno dell'energia. Un accesso trasparente, equo e prioritario alle reti è inoltre un requisito essenziale per una riuscita integrazione e un'espansione della produzione energetica da fonti rinnovabili. L'accesso alle reti e le procedure di pianificazione devono inoltre essere ulteriormente semplificati e armonizzati. Gli Stati membri devono poi compiere maggiori sforzi per ridurre gli oneri amministrativi.

Occorre inoltre investire in un'infrastruttura e in una gestione di rete aggiuntiva, flessibile e intelligente per migliorare il funzionamento del sistema, migliorare la sicurezza dell'approvvigionamento, ridurre i costi per i consumatori e migliorare l'accesso alle energie rinnovabili e la loro produzione. Per creare condizioni di mercato favorevoli alle energie rinnovabili, d'altra parte, i deputati chiedono di abolire «sovvenzioni irragionevoli» e incoraggiare l'uso dinamico degli appalti pubblici in seno all'Unione europea. Si contribuirebbe, così, a ridurre i costi delle tecnologie di efficienza energetica e di quelle relative alle energie rinnovabili. Ritengono inoltre che un regime di sostegno armonizzato, efficace ed efficiente, debba costituire l'obiettivo a lungo termine in Europa, pur riconoscendo che i regimi di sostegno nazionali siano necessari per mantenere la fiducia degli investitori.

Nell'auspicare l'elaborazione di una politica dei trasporti globale, rispettosa dell'ambiente e socialmente ed economicamente sostenibile, il Parlamento esorta gli Stati membri a fissare obiettivi ambiziosi in relazione all'utilizzo di fonti di energia rinnovabili nei trasporti pubblici e il graduale aumento degli standard relativi all'efficienza dei combustibili nel settore dei trasporti. Sottolineando poi che la produzione di automobili più efficienti dal punto di vista dei consumi continua ad essere il modo migliore per ridurre le emissioni di CO2 e il consumo di petrolio, plaude quindi alla proposta di riesame della direttiva sulla qualità dei carburanti.

I deputati si rallegrano inoltre della proposta della Commissione tesa a promuovere i biocarburanti e altre energie rinnovabili destinate ai trasporti imponendo un obiettivo vincolante del 10%, a condizione però «che si possa dimostrare che tali carburanti sono prodotti in modo sostenibile». La Commissione è peraltro invitata ad elaborare un sistema di certificazione dei biocarburanti (europei ed extracomunitari), completo e obbligatorio.

Tale sistema dovrebbe assicurare che la loro produzione non comporti, direttamente o indirettamente, una perdita di biodiversità e di risorse idriche, la diminuzione delle riserve di carbonio (a causa di cambiamenti nell'uso dei terreni) o problemi sociali come il rincaro dei prodotti alimentari. A quest'ultimo proposito, i deputati ritengono che occorra ricercare il giusto equilibrio tra la produzione alimentare e quella energetica.

Il Parlamento riconosce che gli incentivi fiscali sono un importante strumento per modificare le scelte dei consumatori e farli passare da combustibili fossili a biocombustibili. Incoraggia pertanto gli Stati membri a prendere in considerazione un incentivo fiscale che renda i biocarburanti una scelta economicamente razionale.

Attraverso incentivi fiscali, gli Stati membri dovrebbero anche sostenere l'acquisto di automobili a basse emissioni di CO2. E, in proposito, ritenendo che l'uso di automobili elettriche e a idrogeno svolgerà un ruolo importante in futuro, invitano la Commissione ad includere le automobili elettriche ibride nel piano strategico dell'UE in materia di energia e tecnologia.

La relazione ricorda poi che il 40% di tutta l'energia dell'UE è utilizzato negli edifici e che «esiste un enorme potenziale per ridurre questo consumo in modo che le energie rinnovabili possano coprire tutto il fabbisogno di energia in questo settore». Invita quindi la Commissione a definire entro la fine del 2007 un programma di attuazione per la diffusione su vasta scala di case e edifici ad energia passiva e ad energia positiva netta. Dovrebbe anche assicurare che qualsiasi proposta di direttiva quadro per le energie rinnovabili contenga efficaci misure di promozione del riscaldamento e del raffreddamento mediante energie rinnovabili, allo scopo di aumentare la quota di energie rinnovabili nell'UE dall'attuale livello di circa il 10% ad almeno il doppio entro il 2020.

Ma, a Commissione e Stati membri, il Parlamento chiede anche di garantire che venga data un'elevata priorità alle fonti rinnovabili nel quadro dei programmi dell'UE in materia di ricerca e sviluppo tecnologico. Occorre quindi aumentare il bilancio della ricerca in campo energetico in occasione della revisione del bilancio 2007-2013. Raccomanda, tra l'altro, di destinare il ricavato della vendita all'asta dei crediti di emissione alla ricerca su fonti energetiche rinnovabili, comprese quelle promettenti come l'energia da osmosi, mareomotrice, del moto ondoso, solare, eolica di altitudine, generata da movimento rotatorio e l'energia generata dalle alghe. Rilevano inoltre che sono necessarie ulteriori attività di ricerca e sviluppo sullo stoccaggio di energia prodotta da fonti rinnovabili, come è stato fatto nel caso della tecnologia dell'idrogeno.

Infine, accogliendo (con 322 voti favorevoli, 270 contrari e 14 astensioni) un emendamento proposto dai Verdi, l'Aula ha soppresso il paragrafo che, nell'ambito delle misure tese a limitare l'aumento della temperatura del pianeta, notava come l'energia nucleare rappresenti attualmente «una tecnologia "ponte" povera di emissioni, in grado di agevolare il passaggio ad una produzione energetica da fonti rinnovabili a basso livello di emissioni». Soppressa anche la parte che chiedeva di investire i proventi economici dell'energia nucleare nelle energie rinnovabili, in misure di efficienza energetica e nella ricerca energetica.

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

TRASPORTI

-       Doc. A6-0314/2007 - Relazione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 91/440/CEE del Consiglio relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie e la direttiva 2001/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria e all'imposizione dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria

-       Doc. A6-0313/2007 - Relazione su sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario

-       Doc. A6-0315/2007 - Relazione su sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla certificazione dei macchinisti addetti alla guida di locomotori e treni sul sistema ferroviario della Comunità

Nuova vitalità e maggiore competitività del mercato ferroviario. Sono questi gli obiettivi della direttiva approvata dal Parlamento che, a partire dal 2010, aprirà l'accesso alle infrastrutture ferroviarie a nuovi operatori, permettendo loro anche il cabotaggio. L'Aula ha poi approvato un regolamento che impone risarcimenti in caso di ritardo, obbligo d'informazione, garanzie ai passeggeri disabili e norme di qualità dei servizi. E' anche istituita una licenza UE per macchinisti.

-       Doc. A6-0333/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'applicazione di regole di concorrenza ai settori dei trasporti ferroviari, su strada e per vie navigabili ((versione codificata)

-       Doc. A6-0304/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e il Regno Hascemita di Giordania su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei

-       Doc. A6-0305/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e la Repubblica Kirghisa su taluni aspetti relativi ai servizi aerei

-       Doc. A6-0305/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e la Repubblica di Panama su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei

 

LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI

-       Doc. A6-0294/2007 - Relazione sugli obblighi dei prestatori di servizi transfrontalieri

Il Parlamento sollecita più chiarezza sugli obblighi dei prestatori di servizi che operano al di fuori delle loro frontiere. Chiede di accrescere la fiducia dei consumatori in tali servizi attraverso standard qualitativi europei e sollecita la Commissione a considerare l'introduzione di uno strumento teso a favorire le azioni collettive su base transfrontaliera. Va poi imposta un'informazione adeguata su prezzi, condizioni contrattuali e mezzi di ricorso in caso di lacune o ritardi nei servizi.

 

RICERCA E INNOVAZIONE

-       Doc. A6-0293/2007 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l’Istituto europeo di tecnologia

Il Parlamento accoglie con favore la proposta di creare un Istituto europeo di tecnologia ma, ritenendo che l'innovazione debba essere il suo principale obiettivo, chiede di modificarne il nome in conseguenza. Nell'invitare il Consiglio a negoziare sulle fonti di finanziamento dell'Istituto, suggeriscono di avviare una fase pilota che si concentri sui grandi temi prioritari come il cambiamento climatico, la mobilità sostenibile, l'efficienza energetica.

-       Doc. A6-0316/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnica tra la Comunità europea e lo Stato di Israele

 

AFFARI COSTITUZIONALI

-       Doc. A6-0267/2007 - Relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 93/109/CE del Consiglio, del 6 dicembre 1993, relativa alle modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini

Il Parlamento accoglie con favore la proposta di agevolare il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni europee nello Stato membro di residenza diverso da quello di origine. Chiede tuttavia di lasciare aperta la possibilità di candidarsi contemporaneamente in collegi situati in altri Stati. I deputati, inoltre, sollecitano i governi a informare i cittadini di questo diritto, anche per aumentare l'affluenza alle urne in occasione delle elezioni.

 

AGRICOLTURA

-       Doc. A6-0309/2007 - Relazione su sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 320/2006 relativo a un regime temporaneo per la ristrutturazione dell'industria dello zucchero nella Comunità

-       Doc. A6-0310/2007 - Relazione su sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 318/2006 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero

Per evitare una riduzione arbitraria delle quote che penalizzerebbe i diversi settori della filiera europea dello zucchero, occorre ottimizzare il funzionamento del regime di ristrutturazione. E' quanto sostengono due relazioni approvate dal Parlamento in merito alla proposta di adattamento della riforma del settore avvenuta nel 2006, chiedendo un miglioramento delle compensazioni a favore di produttori e delle regioni.

-       Doc. C6-0302/2007 - Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori per quanto riguarda il ritiro dei seminativi dalla produzione per il 2008

L'Aula ha accolto la proposta di fissare a zero il tasso di ritiro obbligatorio per il 2008, al fine di rispondere alle difficoltà di mercato dovute alla riduzione dei raccolti e all'aumento dei prezzi dei cereali. Chiede però che questo tasso sia applicato anche nel 2009 e sollecita uno studio volto a valutare gli effetti ambientali della rinuncia al set aside.

-       Doc. A6-0334/2007 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai dispositivi di protezione in caso di capovolgimento dei trattori agricoli o forestali a ruote (versione codificata)

-       Doc. A6-0330/2007 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai retrovisori dei trattori agricoli o forestali a ruote

-       Doc. A6-0311/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica al regolamento (CE) n. 1947/2005 per quanto riguarda gli aiuti nazionali concessi dalla Finlandia per sementi e sementi di cereali

 

CULTURA

-       Doc. A6-0326/2007 - Risoluzione sull'efficienza e l'equità nei sistemi europei d'istruzione e formazione (2007/2113(INI))

-       Doc. A6-0296/2007 - Risoluzione su "i2010: Biblioteche digitali"

-       Doc. A6-0307/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla produzione e allo sviluppo di statistiche sull'istruzione e sull'apprendimento permanente

 

GIURIDICA

-       Doc. A6-0329 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'alloggiamento per il montaggio della targa posteriore d'immatricolazione dei veicoli a motore a due o tre ruote

-       Doc. A6-0332/2007 - Risoluzione sulla proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai cavalletti dei veicoli a motore a due ruote

-        Doc. A6-0331/2007 - Risoluzione sulla proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al dispositivo di ritenuta per passeggeri dei veicoli a motore a due ruote

 

SVILUPPO REGIONALE

-       Doc. A6-0318/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio che autorizza la Francia ad applicare un'accisa di aliquota ridotta sul rum "tradizionale" prodotto nei suoi dipartimenti d'oltremare e abroga la decisione 2002/166/CE del Consiglio, del 18 febbraio 2002

 

COMMERCIO INTERNAZIONALE

-       Doc. A6-0324/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea e dei suoi Stati membri, di un protocollo all'accordo di cooperazione e unione doganale tra la Comunità economica europea e la Repubblica di San Marino, relativo alla partecipazione, in qualità di parti contraenti, della Repubblica di Bulgaria e della Romania, successivamente alla loro adesione all'Unione europea

 

VARIE

-       Dichiarazione del Parlamento europeo sul numero di emergenza europeo 112

-         Dichiarazione del Parlamento europeo sull'impiego di primati negli esperimenti scientifici

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  10 - 11 OTTOBRE 2007

 

 

ISTITUZIONI

 

 

APPELLO DI PÖTTERING PER L'ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE

 

«Seguite il nostro esempio, abrogate la pena di morte». E' questo l'appello rivolto dal Presidente nella giornata internazionale ed europea contro la pena di morte. Particolarmente lieto di accogliere in Aula le infermiere bulgare e il medico palestinese condannati in Libia alla pena capitale, Pöttering ha sostenuto la necessità di denunciare - in occasione dei giochi olimpici - il ricorso a tale pena in Cina. Ha poi esortato la Presidenza a proseguire l'iniziativa europea a livello ONU.

 

Il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha sottolineato che oggi non è solo la giornata internazionale contro la pena di morte, ma anche la "giornata europea", visto che così è stata proclamata dal Consiglio d'Europa, con il sostegno del Consiglio UE, della Commissione e del Parlamento europeo. In proposito si è detto particolarmente lieto di accogliere in Aula le infermiere bulgare e il medico palestinese che, condannati a morte in Libia sulla base di una calunnia, sono stati liberati dopo otto anni di carcere.

Il Presidente ha quindi aggiunto che la pena capitale è «una grande violazione dei diritti umani» e in particolare del diritto alla vita. Ribadendo l'opposizione del Parlamento a questo tipo di castigo, ha sottolineato che diversi paesi terzi - come il Ruanda - hanno abolito la pena di morte. Ha inoltre affermato che i prossimi giochi olimpici rappresentano un'occasione per rompere il muro di silenzio attorno alle sentenze capitali eseguite in Cina.

HANS-GERT PÖTTERING ha poi ricordato l'iniziativa europea a livello ONU come primo passo verso l'abolizione della pena capitale ed ha esortato la Presidenza portoghese a continuare a promuoverla. Sottolineando l'impegno profuso dal Parlamento nella lotta contro la pena di morte, il Presidente ha riaffermato: «rifiutiamo la pena di morte, per qualsiasi motivo e in ogni sua forma». Ha quindi ricordato che gli Stati membri UE, sulla base di valori comuni, sono riusciti a creare una Comunità senza pena di morte. Questo principio, ha aggiunto, è previsto dalla Carta europea dei diritti fondamentali e, in proposito, ha sottolineato che essa diventerà vincolante con la prossima modifica dei trattati.

Prima di chiedere un minuto di silenzio per tutte le vittime della pena di morte, il Presidente ha evidenziato che l'eliminazione di questa punizione deve essere parte integrante della politica dell'Unione europea in quanto attore globale. Ha quindi concluso rivolgendo un appello a quei paesi in cui è ancora praticata: «seguite il nostro esempio, abrogate la pena di morte».

 

 

 

STOP ALLA DISCRIMINAZIONE DEI BAMBINI DISLESSICI

 

 

Disfasia, disprassia, dislessia, discalcolia e disturbi da deficit dell'attenzione, devono essere riconosciuti come handicap. E' quanto afferma il Parlamento chiedendo la promozione delle migliori pratiche in materia di informazione, individuazione, diagnosi e presa a carico in strutture adeguate, in ambiente ordinario o specializzato. Per i deputati, infatti, solo così è possibile evitare la discriminazione dei bambini affetti da questi disturbi "che invalidano precocemente la comunicazione".

 

 

Aprendo la seduta, il Presidente ha annunciato all'Aula che, avendo raccolto più di quattrocento firme, una dichiarazione scritta promossa da diversi deputati sulla discriminazione e l'esclusione sociale dei bambini "dis", è diventata posizione ufficiale del Parlamento europeo.

Con la dichiarazione, i deputati ricordano anzitutto che, ogni anno, oltre il 10% dei bambini sono interessati da disturbi "dis" (disfasia, disprassia, dislessia, discalcolia nonché colpiti da disturbi da deficit d'attenzione, ecc.). Tuttavia, occorre affinare le statistiche su queste patologie «che invalidano precocemente la comunicazione», anche perché restano non identificate in numerosi Stati membri.

Il Parlamento chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di elaborare una carta dei bambini "dis" e favorire il riconoscimento di tali disturbi quali handicap. Ma occorre anche promuovere le migliori pratiche per quanto riguarda: l'accessibilità dell'informazione, la precocità dell'individuazione, del depistaggio, della diagnosi sistematica e della presa a carico, le strutture pedagogiche efficaci in ambiente ordinario specializzato per bambini, adolescenti e giovani adulti, nonché le strutture di inserimento professionale adeguate. A loro parere, infatti, «solo una presa a carico precoce, intensiva e interdisciplinare in strutture adeguate - in ambiente scolastico ordinario con l'accompagnamento adatto o in una struttura specializzata - permette di evitare la "dis"criminazione dei bambini».

Infine, il Parlamento chiede di rafforzare la ricerca su tali disturbi anche nel Settimo programma quadro di ricerca e di promuovere ed incoraggiare la creazione di una rete interdisciplinare europea per i disturbi specifici dell'apprendimento (learning specific difficulties), per «raccogliere e studiare le informazioni nonché favorire il coordinamento delle azioni transfrontaliere e il dialogo istituzionale».

 

 

 

VERTICE DI LISBONA: MAGGIORANZA A FAVORE DELLA RIFORMA, MA CON QUALCHE RAMMARICO

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Preparazione del Vertice informale dei capi di Stato e di governo (Lisbona, 18 e 19 ottobre 2007)

Dibattito: 10.10.2007

 

 

In vista del Consiglio europeo che, il 18 e il 19 ottobre, dovrebbe approvare la riforma dei trattati, si è tenuto un ampio dibattito in Aula in cui gran parte dei deputati ha difeso i miglioramenti previsti. Alcuni di essi, auspicando maggiori progressi, non hanno però nascosto una certa delusione, in particolare sulla "leggibilità" del nuovo testo e sulle deroghe previste.

 

 

 

 

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito ricordando il forte sostegno del suo gruppo al progetto di trattato, «per avere un'Europa capace di funzionare a 27». Il progetto di riforme, infatti, rappresenta un «buono strumento per rispondere alle attese dei cittadini».

 

 

 

Elmar Brok (PPE/DE) si è dichiarato ottimista circa una conclusione positiva del vertice di Lisbona, che dovrebbe segnare l'accordo di tutti i paesi membri sul nuovo trattato. Se approvato, ha aggiunto, il progetto di riforme dei trattati garantirà un'Unione più efficace e più democratica. Al riguardo ha evidenziato in particolare il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo nel processo decisionale.

 

 

NUOVA RIPARTIZIONE DEI SEGGI AL PARLAMENTO DAL 2009

Doc. A6-0351/2007

 

Relazione sulla composizione del Parlamento europeo

Procedura:  Iniziativa - Dibattito: 10.10.2007 - Votazione: 11.10.2007

 

Il Parlamento, in base della popolazione residente in ogni paese, assegna all'Italia 72 deputati su 750: quanti previsti dal Trattato di Nizza, ma abolendo la tradizionale parità di seggi con Francia e Regno Unito. L'Aula non ha accolto gli emendamenti "italiani" tesi a basare la ridistribuzione dei seggi sul numero dei cittadini ed a ristabilire l'equilibrio con Parigi e Londra. La proposta, se sottoscritta all'unanimità dal Consiglio europeo, si applicherà a partire dalle elezioni del 2009.

 

Approvando la relazione con 378 voti favorevoli, 154 contrari e 109 astensioni, il Parlamento propone ai Capi di Stato e di governo una ripartizione dei seggi in vista delle elezioni europee del 2009 che rispecchia quanto suggerito dalla sua commissione affari costituzionali. La Presidenza portoghese aveva peraltro indicato che, qualora un'ampia maggioranza dei deputati avesse approvato la formula proposta, il Consiglio europeo l'avrebbe fatta propria al margine del Vertice informale che dovrebbe concludersi il 19 ottobre.

La proposta adottata dal Parlamento tiene conto del mandato conferito dal Vertice di giugno alla Conferenza intergovernativa chiamata a modificare i trattati che, in questo campo, prevede l'innalzamento del numero dei seggi parlamentari da 736 (come previsto dal Trattato di Nizza, rivisto dopo le ultime adesioni) a 750 (come era proposto nel progetto di Costituzione europea). Il Vertice aveva anche limitato a 96 il numero massimo di deputati per Stato membro (in particolare la Germania) e alzato a 6 il numero minimo di parlamentari per gli Stati membri più piccoli.

Per la ripartizione dei 750 seggi, il Parlamento ha anche tenuto in considerazione il principio - stabilito dai Capi di Stato e di governo - della “proporzionalità degressiva”, in base al quale il rapporto tra la popolazione e il numero di seggi di ciascuno Stato membro deve variare in funzione della rispettiva popolazione, in modo che ciascun deputato di uno Stato membro più popolato rappresenti più cittadini rispetto al collega eletto in uno Stato membro meno popolato e viceversa. Inoltre, ciò implica che nessuno Stato membro meno popolato abbia più seggi di uno Stato più popolato.

Così come suggerita dal Parlamento, la ripartizione si fonda sulla "popolazione" residente in ogni Stato membro (compresi gli immigrati senza diritto di voto) e, di conseguenza, per la prima volta nella storia del Parlamento, assegna un numero diverso di deputati a Italia, Francia e Regno Unito (che attualmente ne contano 78 e che ne avrebbero avuti 72 in base al Trattato di Nizza).

Più in particolare, rispetto alla situazione prevista nel trattato di Nizza (736 seggi a decorrere dal 2009), il Parlamento sostiene quindi le seguenti modifiche per un emiciclo di 750 seggi: Germania: 96 seggi (-3 seggi rispetto al trattato di Nizza), Francia: 74 seggi (+ 2), Regno Unito: 73 seggi (+ 1), Italia: 72 seggi (nessuna modifica), Spagna: 54 seggi (+ 4), Polonia: 51 seggi (+ 1), Romania: 33 seggi (nessuna modifica), Paesi Bassi: 26 seggi (+ 1), Grecia, Portogallo, Belgio, Ungheria e Repubblica ceca: tutti 22 seggi (nessuna modifica), Svezia: 20 seggi (+ 2), Austria: 19 seggi (+ 2), Bulgaria: 18 seggi (+ 1), Danimarca, Slovacchia, Finlandia: tutti 13 seggi (nessuna modifica), Irlanda e Lituania: tutti 12 (nessuna modifica), Lettonia: 9 seggi (+1), Slovenia 8 seggi (+ 1), Estonia, Cipro, Lussemburgo: tutti 6 seggi (nessuna modifica), Malta: 6 seggi (+ 1). Si veda la tabella in calce.

Il Parlamento ha respinto gli emendamenti presentati da numerosi deputati italiani di tutti i gruppi volti, in sostanza, a rinviare la decisione sulla ripartizione per poterla realizzare in base al numero dei cittadini, al posto della popolazione. Bocciati anche gli emendamenti alternativi proposti dai deputati italiani che intendevano ristabilire la parità - con 73 deputati ciascuno - tra i seggi attribuiti a Italia, Regno Unito e Francia, sottraendone uno a quest'ultima per attribuirlo alla nostra delegazione.

Al riguardo, va notato che il Parlamento insiste affinché la revisione della ripartizione dei seggi prevista per la legislatura 2014-2019 «sia sfruttata per studiare la possibilità tecnica e politica di sostituire la presa in considerazione del numero degli abitanti, quale stabilito annualmente dall'Ufficio statistico dell'Unione europea (Eurostat), con quella del numero dei cittadini europei». Suggerisce pertanto un progetto di dichiarazione del Consiglio europeo da allegare ai nuovi trattati che invita il Parlamento a presentare una proposta volta a definire  «con maggiore precisione» il termine "cittadini". Tale proposta, è precisato, dovrebbe essere elaborata con sufficiente anticipo rispetto alle elezioni del 2014.

I deputati hanno poi deciso di non considerare i futuri Stati membri dell'UE (come la Croazia) nella ripartizione dei seggi per non pregiudicare i prossimi ampliamenti. Propongono, tuttavia, che le nuove adesioni siano accompagnate da un aumento temporaneo del numero di deputati al di là della soglia di 750, come è peraltro avvenuto con l'adesione di Romania e Bulgaria. Inoltre, per contribuire a conferire una «vera dimensione europea» al dibattito elettorale, il Parlamento «si ripropone di esaminare la possibilità di eleggere una parte dei deputati europei su liste transnazionali», affidando un ruolo centrale ai partiti politici europei.

 

Nel dibattito è intervenuto RICCARDO VENTRE (PPE/DE-I):

 

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'on. Stubb, che mi dispiace sia andato via, ha parlato di tristezza questa sera e anche altri colleghi si sono espressi nella stessa direzione. Ma io credo che sia triste il discriminare dei paesi e dei parlamentari soprattutto che cercano di far rispettare dei principi basilari, l'ha detto bene Voggenhuber e l'ha detto l'on. Muscardini.

Qui si tratta non di mettere in discussione la relazione Lamassoure-Severin, è una costruzione probabilmente buona, ma che si fonda su basi di sabbia. In effetti, c'è un principio giuridico che viene leso nella sua interezza e nella sua pregnanza, cioè il principio della cittadinanza. Ciò è detto anche da coloro che hanno sostenuto, lo si vede anche dalle proposte di compromesso di Lamassoure e Severin, l'ha detto Leinen, l'ha detto in maniera eccellente Duff: qui non abbiamo la certezza della base elettorale!

Ebbene, su questa incertezza assoluta della base elettorale vogliamo costruire un criterio, un castello che ha una sua coerenza - esclusa la base, escluso il fondamento - che ci porterà ad una composizione assolutamente non rispettosa delle preesistenze e dei cittadini, e che ci porterà come ulteriore conseguenza - badate bene, vorrei non essere un profeta di sventure - di fronte alla Corte di giustizia. Perché è naturale, è doveroso probabilmente, da parte di chi si vede leso, adire il giudice come extrema ratio, come momento di decisione suprema per un momento così importante.

Io faccio appello al mio governo, al governo del mio paese che ha mostrato grandissima debolezza fino ad oggi in questa vicenda, da Berlino in poi, affinché finalmente trovi un momento di orgoglio e possa esercitare il diritto di veto rispetto a questa proposta."

Ripartizione dei seggi tra gli Stati membri

 

Stato membro

Situazione attuale

Trattato di Nizza (dalle elezioni del 2009)

Proposta del Parlamento (Lamassoure / Severin)

Differenza Nizza/Parlamento

Germania

99

99

96

-3

Francia

78

72

74

+2

Regno Unito

78

72

73

+1

Italia

78

72

72

 =

Spagna

54

50

54

+4

Polonia

54

50

51

+1

Romania

35

33

33

Paesi Bassi

27

25

26

+1

Belgio

24

22

22

Grecia

24

22

22

 =

Ungheria

24

22

22

 =

Rep. Ceca

24

22

22

 =

Portogallo

24

22

22

 =

Svezia

19

18

20

+2

Bulgaria

18

17

18

+1

Austria

18

17

19

+2

Danimarca

14

13

13

 =

Slovacchia

14

13

13

 =

Finlandia

14

13

13

 =

Lituania

13

12

12

 =

Irlanda

13

12

12

 =

Lettonia

9

8

9

+1

Slovenia

7

7

8

+1

Estonia

6

6

6

 =

Cipro

6

6

6

 =

Lussemburgo

6

6

6

 =

Malta

5

5

6

+1

Totale

785

736

750

+14

 

 

 

TRASPORTI

 

 

NUOVI AEROPORTI CONTRO RITARDI E CANCELLAZIONI DEI VOLI

Doc. A6-0349/2007

 

Relazione su sulle capacità aeroportuali e i servizi di assistenza a terra: verso una politica più efficiente

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 11.10.2007 - Votazione: 11.10.2007

 

 

Il Parlamento chiede di potenziare il sistema aeroportuale europeo per far fronte alla crescita del traffico aereo ed evitare così ritardi e cancellazioni dovuti a deficit di capacità degli scali. Rilevando l'importanza degli aeroporti regionali, non esclude il prefinanziamento delle infrastrutture. Occorre poi chiarire le norme per l'assegnazione degli slot, basata sul mercato, e degli appalti dei servizi di assistenza a terra, prima di un'ulteriore liberalizzazione.

 

La globalizzazione e la rapida crescita economica si tradurranno, per l'Unione europea, in un aumento medio della domanda di voli (traffico senza vincoli aeroportuali) di almeno il 4,3% all'anno, e molto probabilmente del 5,2% l'anno. Entro il 2025, ciò comporterà una crescita della domanda di voli 2,5 volte superiore a quella del 2003 e, tenuto conto di tutti i nuovi investimenti, più di 60 aeroporti non saranno in grado di gestire la domanda oraria di traffico normale senza incorrere in ritardi o cancellazioni di voli per capacità insufficiente (rimarrebbe così insoddisfatta una domanda di 3,7 milioni di voli l'anno).

E' quanto nota il Parlamento che, approvando la relazione, chiede alla Commissione di riferirgli, prima del 2009, su un Piano generale per il potenziamento delle capacità aeroportuali in Europa. Tale piano, precisano i deputati, dovrebbe presentare un'impostazione coerente per gli Stati membri in modo da promuovere e coordinare tutte le iniziative per la creazione di nuove capacità aeroportuali destinate al traffico internazionale, utilizzare meglio le capacità esistenti e gestire le capacità degli aeroporti secondari.

Tutto ciò, però, «fatte salve le competenze degli Stati membri e della Comunità in materia di distribuzione delle capacità aeroportuali». Per i deputati, infatti, «solo la coesistenza di diversi modelli di aeroporto che riflettano le specificità nazionali consentirà all'Unione europea di soddisfare le sue esigenze in questo campo». Chiedono inoltre alla Commissione di monitorare l'attuale situazione e presentare al riguardo statistiche precise in modo da affrontare meglio il problema delle capacità. Anche perché capacità aeroportuali adeguate e un loro uso razionale, assieme ad efficienti servizi di assistenza a terra, «sono di importanza fondamentale per l'economia europea e devono essere garantiti».

Il Parlamento, d'altra parte, suggerisce la costruzione di aeroporti secondari - nelle vicinanze di quelli congestionati - al fine di gestire il gran numero di voli cancellati per capacità insufficiente, dal momento che quelli esistenti «non possono espandersi come sarebbe necessario». In proposito, propone di avviare uno studio sulla domanda reale di infrastrutture, «che potrebbe migliorare qualsiasi futuro piano globale di capacità degli aeroporti europei e diventare un meccanismo riconosciuto di previsione del trasporto aereo su scala comunitaria».

Ai fini dell'aumento delle capacità, i deputati ritengono che il prefinanziamento dello sviluppo infrastrutturale «sia un'opzione valida per gli aeroporti». Questo sistema di finanziamento, infatti, risulta vantaggioso sia per le compagnie aeree che per gli aeroporti: riduce il costo del finanziamento complessivo dell'infrastruttura, «assicurando un profilo dei prezzi più agevole per le compagnie aeree e diminuisce il rischio per gli aeroporti dal momento che le compagnie iniziano a rimborsare prima i loro investimenti».

 

Il ruolo degli aeroporti regionali

Il Parlamento invita poi gli Stati membri e le autorità regionali e locali ad assicurare che gli aeroporti figurino nei piani di riassetto territoriale delle regioni e siano tenuti in considerazione nelle strategie di sviluppo regionale. Ricordando inoltre che l'ampliamento e la costruzione di nuovi scali devono essere sottoposti ad una valutazione dell'impatto territoriale, sottolinea l'importanza economica degli aeroporti per la creazione di nuova occupazione, «in particolare a livello regionale». I gestori degli aeroporti europei, le compagnie di volo e i servizi di manutenzione e di ristorazione, infatti, «sono in grado di creare un numero considerevole di posti di lavoro».

I deputati ritengono che l'aumento delle capacità aeroportuali «non sarà possibile senza un'efficace e intensa collaborazione tra le autorità degli aeroporti e le competenti amministrazioni regionali e locali». Auspicano inoltre che gli aeroporti "di pianificazione del territorio" delle regioni intercluse, periferiche o ultraperiferiche «possano continuare a beneficiare di aiuti statali proporzionati alle loro missioni d'interesse generale». Mentre le compagnie aeree dovrebbero fornire garanzie adeguate sull'ammortamento delle attrezzature aeroportuali che esse esigono dai gestori aeroportuali per non metterli in difficoltà in caso di ritiro imprevisto.

Sistema di slot più chiaro e fondato sul mercato

L'aumento del traffico aereo, per i deputati, richiederà una più completa attuazione del quadro giuridico applicabile ai trasporti aerei. Chiedono quindi alla Commissione di verificare la piena attuazione del regolamento (n. 95/93) relativo a norme comuni per l'assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità, e di fornire maggiori orientamenti e chiarimenti sul testo. Insistono in particolare sull'esigenza di assicurare un migliore coordinamento e collegamento tra l'assegnazione delle bande orarie dei servizi di Gestione dei flussi del traffico aereo (ATFM) e le bande orarie degli aeroporti.

Il Parlamento ricorda poi l'esigenza di introdurre meccanismi basati sul mercato nella procedura per l'assegnazione delle bande orarie, «allo scopo di giungere ad un uso ottimale delle limitate capacità aeroportuali». Prende atto, tuttavia, che il ricorso a siffatti meccanismi «non contrasterebbe le carenze infrastrutturali», dato che non sarebbe creata una banda supplementare unica. Ritiene inoltre che la coerenza tra le bande orarie degli aeroporti e le bande ATFM comporti vantaggi molto limitati e «non risolverà il problema delle capacità, che esisterà sempre».

 

Chiarire le norme sugli appalti dei servizi di assistenza a terra

Il Parlamento invita la Commissione a pubblicare orientamenti dettagliati o, se del caso, a presentare nuove proposte per chiarire le regole per le gare d'appalto relative ai servizi di assistenza a terra. Dovrebbe però effettuare una nuova analisi sull'impatto dell'applicazione delle norme UE vigenti, sui benefici e/o svantaggi finali per gli utenti, i dipendenti e i passeggeri, prima di presentare qualsiasi proposta che porterebbe ad un'ulteriore liberalizzazione. D'altra parte, i deputati raccomandano che qualsiasi nuovo tentativo di modificare la direttiva si concentri innanzitutto sulla qualità dei servizi di assistenza a terra e sulla qualità occupazionale.

Occorre quindi esaminare la possibilità di stabilire standard minimi di qualità e sociali, disciplinare il ricorso al subappalto, stabilire chiaramente a quali condizioni un aeroporto può fornire servizi di assistenza a terra, considerare che il numero minimo di prestatori di servizi autorizzati negli aeroporti (attualmente 2) andrebbe rivisto, introdurre una procedura di licenze a livello di Stati membri, assicurare che i prestatori garantiscano un adeguato livello di formazione e protezione sociale dei loro dipendenti e garantire un adeguato livello di sicurezza a tutti gli utenti, passeggeri e cargo.

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

 

-       Doc. A6-0320/2007 -Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio e dei rappresentanti dei Governi degli Stati membri dell'Unione europea, riuniti in sede di Consiglio, concernente la firma e l'applicazione provvisoria dell'Accordo sui trasporti aerei tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e gli Stati Uniti d'America, dall'altro

Il Parlamento ha approvato un accordo con gli USA che, sostituendo gli attuali 20 accordi bilaterali, intende realizzare un mercato unico del trasporto aereo tra le due sponde dell'Atlantico. All'interno di tale mercato, gli investimenti potranno muoversi liberamente e le compagnie aeree europee e americane potranno fornire servizi aerei senza alcuna restrizione, anche nel mercato domestico di ciascuna regione. Il controllo delle compagnie aeree, per il momento, resterà limitato.

 

 

 

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

DIRITTI UMANI

-       Doc. B6-0375/2007 - Risoluzione sulla situazione umanitaria a Gaza

La crisi umanitaria a Gaza ha raggiunto dimensioni catastrofiche. E' quanto afferma il Parlamento chiedendo a Israele di garantire l'accesso degli aiuti umanitari, dell'assistenza umanitaria e dei servizi essenziali, nonché di riaprire la circolazione di beni e persone ai valichi di Rafah e Karni. L'autorità palestinese è invece sollecitata a agevolare il lavoro degli operatori umanitari. All'UE è poi chiesto di garantire il rispetto dei diritti umani.

-       Doc. B6-0338/2007 - Risoluzione sugli assassinii di donne (femminicidi) in Messico e America Centrale e sul ruolo dell'Unione europea nella lotta contro questo fenomeno

 

 

AGRICOLTURA

-       Doc. A6-0321/2007 - Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1290/2005 relativo al finanziamento della politica agricola comune

Opacità e mancanze nella gestione degli aiuti agricoli rimettono in questione la legittimità della politica agricola comune agli occhi dell'opinione pubblica europea. Il Parlamento accoglie quindi con favore la proposta della Commissione volta a migliorare la trasparenza e l'esecuzione del bilancio, ma propone di rafforzarla ulteriormente, garantendo al contempo il rispetto delle norme sulla protezione dei dati.

 

 

CONTROLLO DEI BILANCI

-       Doc. A6-0337/2007 - Relazione su sulle implicazioni dell'accordo tra la Comunità, gli Stati membri e Philip Morris per l'intensificazione della lotta contro la frode e il contrabbando di sigarette e sui progressi realizzati nell'applicazione delle raccomandazioni della commissione d'inchiesta del Parlamento sul regime di transito comunitario

A fronte del crescente volume di sigarette di contrabbando presente sul mercato UE, il Parlamento chiede una strategia comune di lotta alla frode fiscale, un miglior scambio di informazioni e il sostegno all'OLAF. Sollecitando l'introduzione di licenze per l'acquisto di attrezzature per la produzione di sigarette, esorta la conclusione di accordi - come quello con Philip Morris - con altri "tabacchieri" e con produttori di merci a rischio frode: alcol, tessili, oli minerali e prodotti agricoli

 

 

PESCA

-       Doc. A6-0317/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1543/2000 che istituisce un quadro comunitario per la raccolta e la gestione dei dati alieutici essenziali all'attuazione della politica comune della pesca

 

 

VARIE

-       Dichiarazione del Parlamento europeo sulla necessità di adottare misure di tutela della Cattedrale cattolica romana di San Giuseppe a Bucarest, Romania - monumento storico e archittetonicamente in pericolo

-       Doc. A6-0319/2007 - Risoluzione sulla raccomandazione di decisione del Consiglio relativa all'adesione della Bulgaria e della Romania alla convenzione sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali aperta alla firma a Roma il 19 giugno 1980

-       Doc. A6-0340/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio sulla conclusione degli accordi pertinenti ai sensi dell'articolo XXI del GATS con l'Argentina, l'Australia, il Brasile, il Canada, la Cina, il Territorio doganale separato di Taiwan, Penghu, Kinmen e Matsu (Taipei cinese), la Colombia, Cuba, l'Ecuador, Hong Kong Cina, l'India, il Giappone, la Corea, la Nuova Zelanda, le Filippine, la Svizzera e gli Stati Uniti, nonché sugli adeguamenti compensativi necessari in seguito all'adesione all'Unione europea della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica d'Austria, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia, della Repubblica slovacca, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia

 

 

 


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

POLITICA SOCIALE

·         Orientamenti per le politiche a favore dell'occupazione (http://consilium.europa.eu)

·         Conclusioni del Consiglio informale di Guimaraes (http://consilium.europa.eu)

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Le tre priorità della presidenza portoghese (http://consilium.europa.eu)

MERCATO INTERNO

·         Finanziamento dell'International Accounting Standards Board (IASB) (http://consilium.europa.eu)

POLITICA REGIONALE

·         Priorità della presidenza portoghese (http://consilium.europa.eu)

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Prodotti preconfezionati (http://consilium.europa.eu)

VARIE

Apertura della Conferenza Intergovernativa (CIG) sui trattati UE (http://consilium.europa.eu)

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

POLITICA SOCIALE

·         "Combattere lo scarto di remunerazione tra uomini e donne" (COM 2007/424)

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Lancio del sistema PEGI on-line (http://ec.europa.eu)

·         Roaming primo bilancio (http://ec.europa.eu)

MERCATO INTERNO

·         Nuove regole di solvibilità per le assicurazioni (http://ec.europa.eu)

·         Convergenza delle norme internazionali d'informazione finanziaria (IFRS) (http://ec.europa.eu/inter

nal_market/accounting/news/index_en.htm)

·         Solvit: relazione annuale (http://ec.europa.eu/youreurope)

POLITICA REGIONALE

·         Orientamenti della politica di coesione dell'UE dopo il 2013 (http://ec.europa.eu/commission_barroso

/hubner/speeches/pdf/speech_11072007.pdf)

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Nuove regole per l'etichettatura delle creme solari (http://ec.europa.eu/health-eu/news/sun_uv_it.htm)

TRASPORTI

·         Audit urbano europeo (http://ec.europa.eu/regional_policy/urban2/audit_it.htm)

·         Servizi aerei per le persone con mobilità ridotta (http://ec.europa.eu)

·         Politica marittima (http://ec.europa.eu)

ENERGIA

·         Verso una carta europea dei diritti dei consumatori (COM 2007/386)

VARIE

·         Libro verde sulla preparazione contro gli attacchi biologici (http://ec.europa.eu/justice_home/news/c

onsulting_public/news_consulting_public_en.htm)

·         Programma dell'Aja: secondo quadro di valutazione (COM 2007/373)

·         Roma II (GUUE L 199 del 31/07/2007)

·         Dati dei passeggeri: accordo UE - USA (http://ec.europa.eu)

·         Libro bianco sullo sport (COM 2007/391)

·         Riformare l'europa del 21° secolo (http://ec.europa.eu)


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·        "Il diritto comunitario osta all'applicazione del principio dell'autorità di cosa giudicata quando essa impedisce il recupero di un aiuto di Stato erogato in contrasto con il diritto comunitario"

Sentenza della Corte nella Causa C-119/05

 

I giudici nazionali devono garantire la piena efficacia delle norme comunitarie.

 

·        "Il Tribunale riduce le ammende inflitte alla Prym e alla Coats per la loro partecipazione ad un'intesa sul mercato degli aghi"

Sentenza del Tribunale di primo grado nelle Cause T-30/05 e T-36/05

 

Le ammende vengono ridotte da 30 milioni di euro per ciascun gruppo di società a 27 milioni di euro per la Prym e 20 milioni di euro per la Coats.

 

·        "Il termine «grana» è protetto a livello comunitario e non costituisce una denominazione generica"

Sentenza del Tribunale di primo grado nella causa T-291/03

 

Il Tribunale annulla la decisione della commissione di ricorso dell'Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (UAMI) dichiarando che la denominazione «grana» non è generica e che la denominazione d'origine «grana padano» osta alla registrazione del marchio «grana biraghi».

 

·        "Il Tribunale chiarisce le regole per l'accesso ai documenti delle istituzioni relativi alle cause dinanzi ai giudici comunitari"

Sentenza del Tribunale di primo grado nella causa T-36/04

 

·        "Una vendita immobiliare non deve essere eseguita se il diritto comunitario ha nel frattempo imposto il congelamento delle risoirse finanziarie dell'acquirente"

Sentenza della Corte nella Causa C-117/06

 

La trascrizione definitiva del trasferimento della proprietà nel registro fonfiario, condizione necessaria per l'acquisto della proprietà di un bene immobile in Germania, è vietata se l'acquirente figura nell'elenco delle persone legate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm

 


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

AGRICOLTURA

·        Regolamento (CE) n. 1107/2007 del Consiglio del 26 settembre 2007 recante deroga al regolamento (CE) n. 1782/2003 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori per quanto riguarda il ritiro dei seminativi dalla produzione per il 2008 (GUUE L 253/2007)

 

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·        Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Competenze informatiche (Eskills) per il XXI° Secolo: promozione della competitività, della crescita e dell'occupazione COM(2007) 496 definitivo

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·        Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo ai sensi dell'articolo 251, paragrafo 2, secondo comma, del trattato CE relativa alla posizione comune del Consiglio sull'adozione di una proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente un ambiente privo di supporti cartacei per le dogane e il commercio COM(2007) 516 definitivo

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·        Parere della Commissione a norma dell'articolo 251, paragrafo 2, terzo comma, lettera c), del trattato CE sugli emendamenti del Parlamento europeo alla posizione comune del Consiglio in merito alla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un secondo programma d'azione comunitaria in materia di salute (2007-2013) che modifica la proposta della Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2, del trattato CE COM(2007) 485 definitivo

·        Decisione della Commissione, del 5 settembre 2007, che istituisce il gruppo di dialogo delle parti interessate nei settori della salute pubblica e della tutela dei consumatori (GUUE L 234/2007)

·        Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo ai sensi dell'articolo 251, paragrafo 2, secondo comma del trattato CE concernente la posizione comune adottata dal Consiglio in vista dell'adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai contratti di credito ai consumatori COM(2007) 546 definitivo

 

VARIE

·        Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo in applicazione dell’articolo 251, paragrafo 2, secondo comma, del trattato CE relativa alla posizione comune definita dal Consiglio in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce per il periodo 2007-2013 il programma specifico  “Prevenzione e informazione in materia di droga” nell’ambito del programma generale “Diritti fondamentali e giustizia” per il periodo 2007-2013 COM(2007) 503 definitivo

·        Documento di lavoro della Commissione Relazione sull’attuazione del piano d’azione “Promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica” {SEC(2007)1222} COM(2007) 554 definitivo

·        Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Piano d'azione in materia di educazione degli adulti - È sempre il momento di imparare COM(2007) 558 definitivo

·        Relazione della Commissione sull'applicazione nel corso dell'anno 2005 del regolamento (CE) n. 1049/2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione COM(2007) 548 definitivo

 

 

 


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.europa.eu

sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl

 

 

IMPRESA E INDUSTRIA

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE: SERVIZI DI SOSTEGNO A FAVORE DELLE IMPRESE E DELL'INNOVAZIONE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA QUADRO PER LA COMPETITIVITÀ E L'INNOVAZIONE (CIP), ELABORATO PER RAFFORZARE LA COMPETITIVITÀ E LA CAPACITÀ DI INNOVAZIONE DELLA COMUNITÀ, ATTRIBUENDO UNA PARTICOLARE ATTENZIONE ALLE ESIGENZE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE (PMI).

Codice: GU UE C 227/04

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_227/c_

SCADENZA: 1/2/2008

 

PAESI TERZI - EUROPEAID

MAROCCO APPOGGIO AL RAFFORZAMENTO DELLE CAPACITÀ ISTITUZIONALI, ORGANIZZATIVE E TECNICHE DELL'ISTITUTO NAZIONALE D'IGIENE

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA: 16/11/2007

 

MAROCCO INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI GEMELLAGGIO ALL'INTERNO DEL PROGRAMMA D'APPOGGIO ALL'ACCORDO DI ASSOCIAZIONE MAROCCO-UE (P3A), PROGETTO DI RINFORZO DELLE CAPACITÀ D'INTERVENTO DELL"AGENCE DE L'ORIENTAL" Codice: EuropeAid/126113/D/ACT/MA

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA: 23/11/2007

 

MAROCCO INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI GEMELLAGGIO NELL'AMBITO DEL PROGETTO DI RINFORZO DELLE CAPACITÀ DEL "WILLAYA DE L'ORIENTAL" IN MATERIA DI SVILUPPO ECONOMICO INTEGRO E DURATURO DELLA REGIONE

Codice: EuropeAid/126114/D/ACT/MA

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA: 23/11/2007

 

UGANDA 9° FONDO EUROPEO PER LO SVILUPPO PROGRAMMA DI RIABILITAZIONE DEL NORD UGANDA LOTTO 1 - PROGRAMMA DI SUPPORTO PER IL SOSTENTAMENTO E L'EDUCAZIONE DELLE REGIONI DI TESO E KARAMOJA LOTTO 2 - SUPPORTO ALLA RISOLUZIONE DEI CONFLITTI E ALLE INIZIATIVE DI PEACE BUILDING NELLE REGIONI DI ACHOLI E LANGO

Codice: EuropeAid/126059/M/ACT/UG

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA: 26/11/2007

 

MAURITANIA AZIONI DI COMUNICAZIONE E D'INFORMAZIONE SULLE RICADUTE DELLA COSTRUZIONE DELLA STRADA KAEDI-GOURAYE

Codice: EuropeAid/126124/L/ACT/MR

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA: 3/12/2007

 

UCRAINA PROGETTO PER AUMENTARE LE CAPACITÀ DELLA MILIZIA UCRAINA E DELLE TRUPPE INTERNE PER PREVENIRE, INDIVIDUARE E COMBATTERE IL CRIMINE COME PURE PER MANETENERE L'ORDINE PUBBLICO, LA PACE E LA SICUREZZA IN ACCORDO COI PRINCIPI DI DEMOCRAZIA E IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI INTERNAZIONALMENTE RICONOSCIUTI

Codice: EuropeAid/126058/L/ACT/UA

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA: 10/12/2007

 

CINA PARTE RIGUARDANTE L'EFFICIENZA ENERGETICA DEL PROGRAMMA EU-CINA DI ENERGIA E AMBIENTE CHE HA LO SCOPO DI MIGLIORARE L'EFFICIENZA ENERGETICA DELL'INDUSTRIA CINESE E DI ACCRESCERE L'EFFICIENZA ENERGETICA TRA GLI UTENTI FINALI

Codice: EuropeAid/126074/M/ACT/CN

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA: 19/12/2007

 

REPUBBLICA CENTRAFRICANA MISURE DI ACCOMPAGNAMENTO ALL'INTERNO DEL QUADRO BOUAR - FAMBELE SETTORE STRADALE, APPOGGIO ISTITUZIONALE E APERTURA

Codice: EuropeAid/126067/M/ACT/CF

http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA: 9/1/2008

 

ALTRO

EACEA 30/07 SOSTEGNO STRUTTURALE AI CENTRI DI RICERCA E DI RIFLESSIONE SULLE POLITICHE EUROPEE E ALLE ORGANIZZAZIONI DELLA SOCIETÀ CIVILE A LIVELLO EUROPEO - 2008-2009

Codice: GUUE C 226/03

 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_226/c_

SCADENZA: 23/11/2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

Azienda ittica argentina sta cercando di stipulare contratti di joint-venture in Italia per la lavorazione e la distribuzione del prodotto finito. AR 598

 

Azienda bulgara produttrice di prugne secche sta cercando partner commerciali in Italia. BG 605

 

Azienda rumena sta cercando importatori e produttori di scarti di ferro. RO 606

 

Azienda svedese specializzata nella progettazione e produzione di gioielli sta cercando produttori e distributori di collane in argento di alta qualità in Italia. SE 607

 

Azienda israeliana specializzata nel trattamento biologico delle acque di scarico sta cercando partner commerciali. L’aziende possiede una tecnologia biologica proprietaria adatta alla depurazione delle acque sia per il settore civile che industriale. IL 604

 

Azienda israeliana specializzata nella gestione della firma elettronica e nella sicurezza dei dati sta cercando intermediari commerciali e offre contratti di franchising e sub-contratti. IL 609

 

Azienda israeliana specializzata nella produzione di materiale isolante per l’industria sta cercando distributori o di stipulare sub-contratti di produzione. IL 610

 

Azienda israeliana produttrice di materiale plastico sta cercando di stipulare contratti di joint-venture e di instaurare accordi di reciproca produzione. IL 611

 

Azienda moldava sta cercando partner europei per partecipare a un progetto di sviluppo di una pianta per la produzione di bio-carburante (bioetanolo, biodiesel). L’azienda sta cercando investimenti, equipaggiamento, tecnologia ed esperienza manageriale. L’azienda oltre ad avere un business plan ben elaborato possiede un’area coltivabile molto estesa, un manodopera molto qualificata e una materia prima di qualità. MD 612

 

Azienda estone produttrice di bibite sta cercando distributori in Italia. EE 614

 

Azienda portoghese produttrice di prodotti in pelle cerca importatori dei propri prodotti. PT 613

 

Azienda spagnola specializzata nella produzione di materiale per l’illuminazione sta cercando agenti e distributori. ES 608

 

Azienda spagnola specializzata nella produzione di parti meccaniche per gru e nella saldatura automatica sta cercando partner per diversificare la propria produzione nel campo dell’energia solare. ES 615

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it

 

 

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana FORZA ITALIA - P

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: 0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -  http://europa.eu.int/comm

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it

 

·         Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int

 

·         Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int

 

·         Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int

 

·         Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int

 

·         Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S (Bandi): http://ted.publications.eu.int

 

·         Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67  1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 4140 - http://www.epp-eu.org/

 

 

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