GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI
LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
17 Ottobre 2007
n° 153
Lettera informativa della
Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
____________________________________________________________________________
GRUPPO
PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P
Ufficio
di Roma
“EUROINFORMAZIONI”
per la Piccola e Media Impresa- Industria -
Commmercio - Artigianato
Servizi - Enti Territoriali Locali
Con informazioni
ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee
*****************************************
Con questa "lettera" si
intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in
particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle
Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei
Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta
essere di vitale importanza.
Viste le gravi carenze esistenti
in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore
diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea”
è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni
attività sociale ed imprenditoriale.
EUROINFORMAZIONI
E’ ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org
*****************************************
Si ringraziano tutti coloro che
direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa
lettera informativa ed in particolare l'Eurosportello di Unioncamere del Veneto.
BREVI
DALL'EUROPA
100 MILIONI DI EURO
PER LE PMI OPERANTI NEL SETTORE DELLA RICERCA
A breve sarà
pubblicata la prima call del programma, che si chiuderà l’8 febbraio 2008.
L'ENERGIA FRA LE
PRIORITÀ D'INVESTIMENTO BEI PER IL 2007-2009
L’energia è diventata
un elemento centrale dell’agenda politica dell’Unione europea e, di
conseguenza, anche per
Il nuovo obiettivo
prioritario è stato battezzato “Energia sostenibile, competitiva e sicura”, una
denominazione in cui tutti e tre gli elementi hanno pari importanza. I
traguardi quantitativi minimi sono fissati alla cifra annua complessiva di 4
miliardi di euro in contratti firmati, con il sottotraguardo di 600-800 milioni
di euro per progetti di energie rinnovabili.
Gli investimenti in
energia rappresentano uno dei settori d’intervento prioritari della BEI
nell’Unione europea; gli altri sono: coesione economica e sociale, sostegno
all’innovazione, sviluppo delle reti transeuropee, sostenibilità ambientali e
sostegno alle piccole medie imprese.
Le priorità al di
fuori dell’UE
Nei prossimi anni, la
BEI opererà nei Paesi terzi a titolo di una serie di nuovi mandati, le cui
relative dotazioni sono state aumentate. Con i nuovi mandati, la BEI potrà
infatti accordare prestiti a concorrenza di 27,8 miliardi di euro nel periodo
2007-
Per i Paesi in via di
adesione, per quelli candidati e potenziali candidati è previsto uno
stanziamento a concorrenza di 8,7 miliardi di euro.
A titolo della
politica europea di vicinato, che dà impulso ai prestiti accordati dalla BEI ai
Paesi del confine europeo meridionale e orientale, lo stanziamento previsto è
di 12,4 miliardi di euro, ossia il mandato in assoluto di maggior dimensione
per interventi fuori dell’Unione. La Banca potrà così soddisfare le forti
aspettative dei Paesi partner mediterranei e contemporaneamente, cominciare a
operare nell’area orientale (Russia, Ucraina, Moldavia nonché Armenia, Azerbaigian
e Georgia).
Anche l’attività
nell’area ALA (America latina e Asia) e in Sudafrica è regolata da nuovi
mandati. Gli interventi a favore dei Paesi dell’Africa, Carabi e Pacifico (ACP)
rientrano nell’Accordo di partenariato di Cotonou, stipulato nel 2000 per una
durata ventennale.
La cooperazione con
la Commissione
Vi sono ulteriori
notizie su tale fronte. Il Piano di attività della Banca per il periodo
2007-2009 illustra anche nuovi strumenti di collaborazione con la Commissione
europea, ossia: JASPERS, finalizzato a fornire assistenza tecnica nei dodici
più recenti Stati membri; JEREMIE, che intende agevolare l’accesso al credito
da parte delle piccole imprese, ivi comprese le microimprese e quelle di nuova
costituzione; JESSICA, che promuove il rinnovamento urbano sostenibile nel
contesto della politica regionale dell’UE. Nuovi strumenti in regime di
condivisione del rischio supporteranno inoltre i progetti innovativi e le reti
transeuropee di trasporto.
IL TUO PRIMO LAVORO? IN EUROPA
In occasione del 50° anniversario
della firma del trattato di Roma, che ha istituito le Comunità europee, la
Commissione europea aiuterà 50 cittadini dell’UE a trovare il primo lavoro in
un paese dell’Unione diverso da quello da cui provengono. L’iniziativa viene
lanciata attraverso EURES, la rete europea per l’impiego. Per partecipare è
necessario registrarsi compilando un modulo e poi inviare una breve descrizione
delle ragioni per cui si intende lavorare all’estero e quale esperienza si
spera di acquisire. I partecipanti devono essere cittadini di uno Stato membro
dell’Unione europea oppure di un paese appartenete all’Associazione europea di
libero scambio (EFTA - Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein). Al
concorso possono partecipare solo coloro che non hanno mai beneficiato di
un’esperienza di lavoro, di studi o di apprendistato all’estero e per potersi
registrare bisogna essere disponibili ad accettare un lavoro in un altro paese
europeo per un minimo di quattro mesi. L’età minima per partecipare è 18 anni,
mentre non è previsto un limite per l’età massima. Il premio più importante è
costituito dal lavoro trovato e dallo stipendio regolare che lo retribuisce. I
50 vincitori si avvarranno dell’attivo sostegno della rete EURES per trovare un
lavoro all’estero che risponda alle loro preferenze e capacità. Il lavoratore
sarà invitato a descrivere le sue impressioni sulla mobilità riportandole su un
blog o su un diario elettronico. Tutti i vincitori e le organizzazioni
ospitanti saranno invitati a una manifestazione a Bruxelles o in un’altra
località per festeggiare insieme l’iniziativa. La cerimonia sarà ospitata dalla
Commissione europea che offrirà ai vincitori il viaggio (in treno o in aereo) e
il soggiorno in albergo.
LA COMMISSIONE CHIEDE AGLI STATI
MEMBRI IL RIMBORSO DI 145,2 MILIONI DI SPESE DELLA PAC
In virtù di una decisione
adottata dalla Commissione europea, gli Stati membri dovranno rimborsare un
totale di 145,2 milioni di euro, corrispondente ad importi indebitamente
versati a carico del bilancio agricolo dell’UE. Il reintegro di questo importo
nel bilancio comunitario è dovuto a procedure di controllo inadeguate o al
mancato rispetto delle norme comunitarie in materia di spese agricole. Gli
Stati membri sono responsabili del pagamento e della verifica delle spese
effettuate nell’ambito della politica agricola comune (PAC), mentre la
Commissione deve garantire che essi abbiano fatto un uso corretto dei fondi.
Questa decisione, la venticinquesima a datare dalla riforma del 1995 relativa
al sistema di recupero degli importi indebitamente versati nell’ambito della
PAC, prevede il recupero di fondi presso il Belgio, la Germania, la Danimarca,
la Spagna, la Francia, l’Irlanda, l’Italia, i Paesi Bassi, il Portogallo, la
Svezia e il Regno Unito. Le principali rettifiche comprendono in particolare:
- 76,4 milioni EUR a carico
dell’Italia per controlli quantitativamente e qualitativamente carenti nel
settore dell’olio d’oliva;
- 49,7 milioni EUR a carico della
Francia per inosservanza dei criteri di riconoscimento delle organizzazioni di
produttori;
- 6,2 milioni EUR a carico
dell’Italia per carenze nei controlli della produzione di foraggi essiccati e
dei documenti finanziari giustificativi delle domande di pagamento;
- 3,7 milioni EUR a carico della
Svezia per controlli in loco quantitativamente e qualitativamente carenti e
controlli per telerilevamento di qualità scadente nell’ambito del regime di
aiuti alle superfici.
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO -
SESSIONE 24 - 27 SETTEMBRE 2007
ISTITUZIONI
Il Presidente ha reso omaggio all'ex deputato europeo Lord Bethel ed ha
espresso la solidarietà del Parlamento nei confronti di Aung San Suu Kyi. Su
richiesta di diversi gruppi, l'Aula affronterà un dibattito sulla situazione in
Birmania al seguito del quale adotterà una risoluzione. Il Presidente ha anche
confermato che saranno scelti i tre finalisti del Premio Sacharov per la
libertà di pensiero.
Aprendo i lavori, il Presidente ha reso omaggio a Lord Bethel, eurodeputato britannico dal
1975 al 1994 e dal 1999 al 2003, deceduto l'otto settembre scorso a 69 anni
dopo un a lunga malattia. Al riguardo, HANS-GERT
PÖTTERING ha ricordato che, da
vicepresidente della commissione politica del Parlamento europeo, Lord Bethel
si è molto impegnato nella difesa della libertà e della giustizia. Ha, ad
esempio, promosso l'istituzione del Premio Sacharov a sostegno di chi lotta
contro l'oppressione, ha incontrato diverse volte dissidenti in Unione
Sovietica, come Sacharov e Solzenicyn. Di quest'ultimo, l'ex deputato, ha anche
curato la traduzione in inglese di due opere.
Dopo aver reso omaggio anche ai due soldati
spagnoli uccisi in Afghanistan, ha quindi chiesto all'Aula di osservare un
minuto di silenzio per commemorare Lord Bethel e tutte le vittime del
terrorismo.
Il Presidente ha poi voluto esprimere la
solidarietà del Parlamento a Aung San Suu Kyi - già vincitrice del Premio
Sacharov - auspicando di poterla ricevere al più presto. In proposito ha anche
rivolto un appello alle autorità birmane affinché liberino tutti i prigionieri
politici e concedano il diritto di manifestare.
EMIGRAZIONE
APRIRE CANALI DI IMMIGRAZIONE LEGALE
PER LOTTARE CONTRO QUELLA CLANDESTINA
Doc.
A6-0322/2007
Relazione sul piano d'azione sull'immigrazione legale
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 26.9.2007 -
Votazione: 26.9.2007
Il Parlamento sollecita una direttiva che fissi un quadro comune di diritti
e obblighi dei lavoratori immigrati. Sostiene poi ogni misura per attirare
lavoratori qualificati, nei limiti stabiliti dai singoli Stati, inclusa la
creazione di un permesso di lavoro UE (Carta blu). Ma esprime perplessità sul
rilevamento dei dati biometrici. Chiede anche attenzione per i lavoratori
stagionali e, rilevando la responsabilità di media e politici, misure per
agevolare l'integrazione.
Adottando la relazione con 557 voti favorevoli, 101
contrari e 22 astensioni, il Parlamento osserva anzitutto che, secondo
Eurostat, il numero di cittadini di paesi terzi soggiornanti legalmente nei 27
Stati membri dell'Unione europea ammonta a circa 18,5 milioni (mentre circa 9
milioni di cittadini dell'Unione risiedono in Stati membri diversi dal
proprio). E' quindi necessario un approccio globale e coerente in materia
d'immigrazione a livello europeo, «poiché una modifica della politica
d'immigrazione in uno Stato membro influenza i flussi migratori e l'evoluzione
in altri Stati membri».
A tale proposito, i deputati si compiacciono del
piano d'azione sull'immigrazione legale presentato dalla Commissione. Anche
perché, a loro parere, «l'apertura di canali
di immigrazione legale contribuirà alla lotta a quella illegale e al
traffico di esseri umani», dal momento che i due fenomeni sono strettamente
legati. Notano peraltro che i controlli cui è soggetta l'immigrazione legale
«sono sempre più severi», e che è quindi «sbagliato far credere che
l'immigrazione non sia controllata».
Favorevoli alla definizione di condizioni di
ingresso e di soggiorno per altre categorie di immigrati economici, compresi i
lavoratori non o scarsamente qualificati, i deputati chiedono alla Commissione
di procedere ad una previsione a breve e a medio termine del fabbisogno di manodopera supplementare
nei vari Stati membri. Tali stime dovrebbero anche tener conto degli immigrati
non economici, dei profughi e delle persone che necessitano di un regime di
protezione sussidiaria, nonché delle persone che beneficiano del
ricongiungimento familiare.
Il Parlamento giudica poi «indispensabile»
l'adozione di una direttiva quadro
generale volta a garantire, ai cittadini di paesi terzi impiegati
legalmente in uno Stato membro, «un quadro comune di diritti corredato da un
certo numero di obblighi da rispettare». In proposito, ricorda tuttavia la
necessità di evitare una gerarchia dei diritti tra le diverse categorie di
lavoratori e di proteggere in particolare i lavoratori stagionali e i
tirocinanti retribuiti. Approvando inoltre l'idea di un'unica richiesta per un permesso combinato soggiorno/lavoro, i
deputati ritengono che la direttiva debba includere proposte che consentano ai
migranti di cambiare status o lavoro, pur restando nell'UE.
D'altra parte, si interrogano sul riferimento, nel
piano d'azione, al rilevamento dei dati
biometrici "più avanzati" e, al riguardo, giudicano
indispensabile che, in ogni caso, siano «rispettati i principi di
proporzionalità e di finalità». Nel concordare, inoltre, sulla necessità di un
riconoscimento reciproco dei titoli di
studio, ritengono che debbano essere individuate misure volte ad appurare
se esiste la possibilità per gli immigrati, al momento del ritorno nel paese
d'origine, di trasferire i propri diritti
pensionistici e i diritti sociali connessi al lavoro svolto e per i quali è
stati chiesto loro di versare contributi.
Accogliendo favorevolmente la comunicazione della
Commissione sulla migrazione circolare e i partenariati per la mobilità tra
l'Unione europea e i paesi terzi, i deputati concordano sulla necessità di
evitare gli effetti dannosi della "fuga di cervelli", stimolando
invece la "circolazione dei
cervelli". Nel sottolineare inoltre l'importanza di istituire
relazioni di lavoro stabili e basate sul diritto tra imprese e lavoratori,
appoggiano l'idea di prevedere visti di
lunga durata per ingressi multipli, nonché la possibilità per gli ex
immigrati di ottenere prioritariamente un nuovo permesso di soggiorno in vista
di un'ulteriore occupazione temporanea.
Il Parlamento appoggia ogni misura volta ad aumentare l'attrattiva dell'Unione agli
occhi dei lavoratori maggiormente qualificati, al fine di soddisfare le
esigenze del mercato del lavoro europeo. Suggerisce, a tal fine, alla
Commissione e agli Stati membri di individuare modalità volte ad accordare
immediatamente a tali lavoratori il diritto di circolare liberamente nell'UE e
a consentire loro di restare nell'Unione per un periodo di tempo limitato dopo
la scadenza del loro contratto di lavoro o dopo un licenziamento, al fine di
cercare un'altra occupazione.
Sostiene, quindi, ogni misura di semplificazione
che agevoli l'entrata di questi lavoratori, «pur lasciando che la definizione
delle esigenze specifiche e delle quote
in materia di immigrazione economica sia di competenza dello Stato membro».
Si dice inoltre favorevole alla creazione di un permesso di lavoro UE (la
cosiddetta "Carta blu")
«per facilitare la libera circolazione dei "cervelli" in Europa
nonché i trasferimenti di personale in seno alle multinazionali». Per chi è in
ricerca di un lavoro, invece, chiede alla Commissione di presentare uno studio
completo sulla possibile attuazione di un sistema di carta blu.
Nel rilevare poi che i lavoratori stagionali di paesi terzi «apportano un contributo
essenziale a settori come l'agricoltura, l'edilizia e il turismo», il
Parlamento sottolinea la crescente importanza che l'occupazione irregolare in
questi settori riveste in diversi Stati membri e si compiace quindi per la
proposta di direttiva che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che
impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE. Nel
contempo, evidenzia «l'importanza cruciale che, nel settore del lavoro
stagionale, rivestono la flessibilità e la rapidità delle procedure di
assunzione». I lavoratori stagionali che rispettano le norme stabilite per
questo tipo di migrazione debbono quindi beneficiare di un accesso prioritario
alle altre forme d'immigrazione legale.
D'altro lato, i deputati giudicano necessaria una
definizione precisa della categoria dei tirocinanti
retribuiti (limite d'età, competenza linguistica, periodo massimo di
tirocinio, possibilità di conversione di tale status in un permesso di
soggiorno di altro tipo, ecc.) nonché l'istituzione di controlli volti ad
evitare eventuali abusi di tale status. Propongono poi che ai tirocinanti
retribuiti sia rilasciato un permesso di soggiorno europeo da 6 a 12 mesi.
In materia di integrazione, il Parlamento ritiene
opportuno elaborare un vademecum dei
diritti e dei doveri dei lavoratori migranti «per agevolarne la
partecipazione alla vita economica, sociale e politica». In proposito,
sottolinea come la scuola sia «un luogo fondamentale per il dialogo
interculturale». Sollecita poi la Commissione a promuovere il lavoro delle
organizzazioni della società civile «a favore della coesistenza multiculturale,
del rispetto reciproco e dell'educazione alla pace e alla non-violenza».
Ritiene inoltre indispensabile informare gli
interessati, prima della loro partenza, in merito alle condizioni e alle
possibilità di immigrazione legale nell'Unione e, a tal fine, appoggia la
creazione a breve termine di un portale europeo dell'immigrazione su Internet.
Sostiene poi i progetti volti a istituire corsi
di formazione e di lingue nei paesi di origine per aiutare i migranti a
specializzarsi e a meglio rispondere alle necessità di lavoro nell'Unione.
Considerando che in qualche decennio l'immigrazione
è diventata «un tema di estrema delicatezza politica, che può facilmente essere
sfruttato a fini demagogici e populisti», il Parlamento sottolinea infine che
gli esponenti politici, a tutti i
livelli, «dovrebbero essere consapevoli della loro responsabilità quanto
all'utilizzo di un linguaggio corretto in tale ambito». Ed evidenzia la
particolare responsabilità dei media,
soprattutto dei servizi pubblici europei di radio e televisione, «ai fini della
diffusione di un'immagine corretta dell'immigrazione e della lotta contro gli
stereotipi».
Con 317 voti favorevoli, 357 contrari e 8
astensioni, il Parlamento ha respinto un emendamento suggerito da PPE/DE e UEN
che ricordava come gli stessi cittadini dell'UE che intendano soggiornare per
più di tre mesi in uno Stato membro diverso da quello di origine debbano, in
forza alla normativa comunitaria, «disporre
di adeguate risorse economiche» per il sostentamento proprio e della
famiglia, «pena l'allontanamento». Un cittadino UE, era anche precisato, può
essere allontanato da uno Stato membro «per ragioni di salute pubblica,
sicurezza pubblica e condanne penali».
IMMIGRAZIONE ILLEGALE: PIÙ CONTROLLI
E RISPETTO DEI DIRITTI UMANI
Doc.
A6-0323/2007
Relazione sulle priorità politiche nella lotta contro l'immigrazione
clandestina di cittadini di paesi terzi
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 26.9.2007 -
Votazione: 26.9.2007
Un approccio di medio/lungo termine sui flussi migratori, centri di
accoglienza temporanei più umani e cooperazione con i paesi terzi. E' quanto
chiede il Parlamento europeo invocando più controlli alle frontiere, anche con
pattuglie comuni di vigilanza nel Mediterraneo, e la registrazione
automatizzata di ingressi e partenze. Occorre poi lottare contro la tratta
degli esseri umani e il lavoro clandestino, attuare una politica di
riammissione efficace ed evitare regolarizzazioni di massa.
Approvando la relazione con 418 voti favorevoli, 81
contrari e 8 astensioni, il Parlamento nota anzitutto che, secondo stime
piuttosto divergenti, il numero di cittadini di paesi terzi che soggiornano
irregolarmente nell'Unione europea oscilla tra i 4,5 e gli 8 milioni di
persone. Accoglie quindi con favore l’approccio della Commissione, in quanto
ritiene che l'immigrazione costituisca una sfida a livello europeo e globale
che esige una risposta della stessa dimensione. L'Unione, inoltre, deve dotarsi
degli strumenti atti a cogliere la triplice opportunità - economica,
demografica e sociale - che l'immigrazione potrebbe rappresentare per le nostre
società.
I deputati, d'altra parte ritengono «inappropriato»
un approccio emergenziale alla questione dei flussi migratori, dal momento che
questi rappresentano una realtà costante ormai da diversi anni «che richiede
quindi un approccio a medio e lungo
termine». L'Unione deve quindi condurre azioni coerenti sia all'interno sia
all'esterno delle sue frontiere. Ritengono poi che sia responsabilità dei
politici attuare una politica coerente ed efficace di lotta contro
l'immigrazione clandestina e che qualsiasi misura di lotta contro
l'immigrazione clandestina e di controllo delle frontiere esterne deve
rispettare le garanzie e i diritti fondamentali delle persone.
Il Parlamento, peraltro, sottolinea che gli
immigrati irregolari «non devono essere assimilati a delinquenti». E, in
proposito, si dice «sconvolto dalle condizioni inumane» di vari centri di detenzione per migranti e
richiedenti asilo visitati dalla commissione parlamentare per le libertà
pubbliche. Sottolinea pertanto che i centri di accoglienza temporanea per migranti
irregolari «devono essere gestiti in modo compatibile con la protezione dei
diritti fondamentali». Ribadisce poi la ferma opposizione all'ipotesi di creare
centri di questo tipo all'esterno delle frontiere dell'Unione e nelle regioni
d'origine dell'immigrazione.
Il carattere multidimensionale dell'immigrazione,
per i deputati, esige una stretta collaborazione
con tutti i paesi terzi interessati, in particolare con quelli del
Mediterraneo, dell'Africa sub-sahariana e asiatici, per quanto riguarda la gestione
dei flussi migratori e il sostegno alla lotta contro l'immigrazione illegale.
Il Parlamento sottolinea come esempio di buone pratiche la conclusione, da
parte di alcuni Stati membri, di accordi di cooperazione che individuano il
collegamento tra migrazione e sviluppo.
Valuta inoltre positivamente l'avvio di un
programma europeo sulla migrazione e lo sviluppo in Africa, avente uno
stanziamento iniziale di 40 milioni di euro che, tra l'altro, ha permesso
l'apertura del primo Centro di informazione e di gestione delle migrazioni nel
Mali. Allo stesso tempo rileva l'importanza della cooperazione allo sviluppo
quale mezzo per agire sulle cause profonde dei flussi migratori.
I deputati sottolineano poi l'importanza del controllo delle frontiere nella lotta
contro l'immigrazione clandestina, che dovrebbe realizzarsi «in uno spirito di
condivisione delle responsabilità e di solidarietà tra Stati membri»,
garantendo anche «condizioni di accoglienza dignitose per le persone e nel
pieno rispetto del diritto d'asilo e di protezione internazionale» (compreso il
principio di non respingimento). FRONTEX deve quindi disporre delle risorse
necessarie alle sue attività e dovrebbe stipulare accordi operativi con i paesi
vicini dell'Unione e altri paesi terzi.
Il Parlamento si compiace inoltre della creazione
di squadre di intervento rapido alle frontiere (SIRF), e ricorda che ogni Stato
membro è tenuto ad assicurare la presenza di una riserva di personale
qualificato. Gli Stati membri dovrebbero poi istituire pattuglie comuni di vigilanza permanenti per tutto l'anno,
coordinate da Frontex, in tutte le zone ad alto rischio e in particolare lungo
le frontiere marittime, soprattutto quelle meridionali. Nel mandato di Frontex
e delle squadre di intervento rapido alle frontiere marittime dell'UE, inoltre,
andrebbe aggiunto il salvataggio dei migranti e richiedenti asilo in difficoltà
e in pericolo di vita. In proposito, è ricordato l'obbligo di rispettare il
diritto internazionale e gli obblighi internazionali in materia di ricerca e
salvataggio delle persone in mare.
Il Parlamento raccomanda poi il ricorso regolare al
sistema d'informazione sui visti e l’applicazione, in futuro, di un sistema di registrazione automatizzata
degli ingressi e delle partenze. In proposito, sottolinea anche la
necessità di promuovere il rilascio di documenti d'identità sicuri nei paesi
d'origine che facilitino l'identificazione degli immigrati clandestini che
entrano nel territorio dell'Unione. Ricorda inoltre che lo sviluppo di
strumenti biometrici per rafforzare la sicurezza e l'autenticità dei documenti,
essenziale nella lotta contro la frode, l'immigrazione clandestina e il
traffico di esseri umani, «facilita l'attraversamento delle frontiere da parte
dei viaggiatori in buona fede e che esso deve avvenire nel rispetto della
protezione dei dati».
I deputati si dicono poi convinti che occorre
prestare un'attenzione particolare alla lotta
contro la tratta di esseri umani e alle vittime di tale traffico, in
particolare le persone vulnerabili, le donne e i minori, «facendo della lotta
contro i trafficanti una priorità dell'Unione». E' quindi giunta l'ora di
fissare obiettivi «chiari e concreti», come quello di dimezzare il numero delle
vittime nell'arco dei prossimi dieci anni. Ricordano inoltre che l'immigrazione
clandestina comporta il trasferimento di enormi quantità di denaro nelle mani
delle mafie implicate nella tratta di esseri umani - che si sono dimostrate più
efficaci dell'azione comune europea - e fomenta la corruzione, la frode e lo
sfruttamento dei lavoratori immigrati.
Riguardo alla lotta contro il lavoro clandestino, accogliendo con favore la proposta di
direttiva che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano
cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE, il Parlamento
invita l'Unione e gli Stati membri a introdurre una serie di sanzioni a carico
degli imprenditori ed a potenziare le ispezioni sui luoghi di lavoro con
risorse umane e materiali adeguati. Rileva poi l'utilità di campagne
d'informazione rivolte a datori di lavoro e lavoratori, che richiamino
l'attenzione sull'impatto negativo che il lavoro clandestino può avere sui
regimi nazionali di sicurezza sociale, sulle finanze pubbliche, sulla
concorrenza leale, sui risultati economici e sui lavoratori stessi.
Per i deputati, inoltre, la regolarizzazione in massa degli immigrati clandestini dovrebbe
costituire un evento isolato, «in quanto tale misura non risolve i reali
problemi di fondo» e, spesso, indica «la mancanza di applicazione di misure
adeguate atte ad affrontare un fenomeno che forma parte della società nella
maggioranza degli Stati membri». Visto che tali regolarizzazioni possono
ripercuotersi nel resto dell'Unione, i deputati auspicano una maggiore
collaborazione e solidarietà tra gli Stati membri.
Nel ricordare la responsabilità dei paesi d'origine
e dei paesi di transito in materia di riammissione, la relazione incoraggia una
politica europea di ritorno efficace
e rispettosa della dignità e dell'integrità fisica delle persone. Una politica
di rimpatrio efficace, infatti, costituisce uno dei fattori deterrenti nei
confronti dell'immigrazione clandestina. Chiede inoltre che la proposta di
direttiva in materia di rimpatrio sia adottata entro il 2007 e che le regole e
le condizioni siano disciplinanti a livello europeo. La Commissione è poi
chiamata a procedere ad una valutazione della politica di rimpatrio e a
sviluppare, insieme con il Consiglio, accordi europei in materia di
riammissione con i paesi terzi interessati.
Infine, il Parlamento accoglie con favore le
implicazioni istituzionali del progetto di riforma del trattato, in particolare
l’estensione della procedura di
codecisione e del voto a maggioranza qualificata a tutte le politiche di
immigrazione, le precisazioni circa le competenze dell’UE in materia di visti e
controlli alle frontiere, l’estensione delle competenze dell’UE in materia di
asilo nonché di immigrazione legale e clandestina. Invita poi la Commissione e
il Consiglio a partecipare ad una discussione annuale dinanzi al Parlamento
sulla politica d'immigrazione dell'Unione europea, sulla base di un rapporto
esaustivo sugli sviluppi dell’immigrazione in Europa, corredato di statistiche
complete.
DIBATTITO SULL'IMMIGRAZIONE LEGALE
ED ILLEGALE
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Immigrazione, in
particolare gli eventi dell'estate e il ruolo di Frontex
Dichiarazione della Presidenza
Manuel Lobo Antunes
ha esordito sostenendo che la comunicazione della Commissione del dicembre 2005
rappresenta il quadro essenziale per rispondere alla sfida dell'immigrazione
con un approccio globale, equilibrato e coerente. Un approccio globale, ha
aggiunto, giustificato anche dagli avvenimenti di questa estate alle frontiere
meridionali dell'UE. Occorre quindi lottare contro l'immigrazione clandestina e
cogliere le opportunità dell'immigrazione legale. Questi, ha insistito, sono
«due obiettivi inseparabili». Ha quindi accennato al rafforzamento del
controllo realizzato alle frontiere marittime meridionali, all'aiuto bilaterale
tra gli Stati membri e alla cooperazione con i paesi terzi vicini, di origine o
di transito, nonché alle operazioni di salvataggio.
Ha poi sostenuto la necessità di rafforzare
Frontex, che ha un ruolo sempre più importante nel controllo alle frontiere, e
che in soli due anni ha sviluppato le sue capacità operative. Sottolineando le
operazione congiunte realizzate, ha posto sull'accento sull'importanza della
rete di pattugliamento che integrerà i sistemi di controllo, nonché sui gruppi
di intervento rapido che hanno il compito di venire in aiuto degli Stati membri
che devono far fronte a situazioni urgenti e eccezionali. In seguito, ha citato
le iniziative legislative in corso, come la proposta di direttiva sulle
sanzioni a chi ricorre al lavoro nero, la direttiva sulle norme e sulle
procedure comuni per il ritorno negli paesi di origine e gli accordi di
riammissione con Russia, Ucraina e taluni paesi dei Balcani.
In merito all'immigrazione legale - che deve essere
favorita - il Ministro ha sottolineato che la direttiva sui lavoratori migranti
prevede un unico permesso di lavoro e di residenza, nonché un permesso di
lavoro per i lavoratori altamente qualificati. Sul fronte delle relazioni
esterne, ha sottolineato la necessità di prendere in considerazione tutti i
paesi vicini e migliorare immigrazione circolare di lunga durata. Questo tema,
ha peraltro concluso, sarà affrontato in occasione della conferenza
euromediterranea prevista per il prossimo novembre.
Dichiarazione della Commissione
Franco Frattini non
ha nascosto il suo ottimismo per i progressi realizzati «in così poco tempo»
sul tema dell'immigrazione, anche alla luce dei dubbi sollevati in passato
sulla possibilità che l'UE potesse avere una strategia comune in questa
materia. Ponendo in risalto che l'approccio globale implica legare strettamente
la dimensione esterna con le politiche interne dell'immigrazione, il
vicepresidente ha sottolineato che occorre occuparsi anche delle radici
profonde che conducono ad un'immigrazione «formata da gente disperata» che «deve
abbandonare la propria patria per sopravvivere». Pertanto non si tratta
unicamente di una questione di sicurezza, occorre anche «governare
l'immigrazione legale ... per contrastare l'immigrazione illegale».
Notando come l'Europa abbia bisogno di lavoratori
non comunitari, ha tuttavia giudicato pericoloso «dare illusioni facendo grandi
numeri che possono avere un effetto attrattivo pericoloso». Ha poi ammonito che
«l'immigrazione non può essere l'unica soluzione per far fronte al declino
demografico». Non dobbiamo dimenticare, ha sottolineato, «che mentre parliamo
di immigrazione da paesi non comunitari conserviamo ancora barriere alla libera
circolazione dei lavoratori comunitari». Ha inoltre sottolineato che non
bisogna arrendersi al declino demografico, pertanto «gli interventi per aiutare
la famiglia e la natalità di noi europei sono altrettanto importanti, in questo
quadro, quanto governare i fenomeni di immigrazione da fuori dell'Europa».
Il Vicepresidente ha poi annunciato che è stato
lanciato il bando di gara per il portale europeo sull'immigrazione. Inoltre, il
Fondo europeo per l'integrazione «è finalmente realtà» e la Commissione sta
finanziando dei corsi di formazione linguistica e professionale nei paesi di
origine. Infatti, se coloro che arrivano non hanno la formazione professionale
richiesta e non parlano le lingue dei paesi dove lavorano, sono destinati ad un
isolamento sociale».
La Commissione, ha poi ricordato, adotterà entro
breve due direttive «piuttosto innovative». Una riguarderà i lavoratori
altamente qualificati e, attraverso la "Carta blu", intende rendere
loro l'Europa più attrattiva, permettendo anche un'immigrazione circolare che
evita anche la fuga dei cervelli permanente dai paesi di origine. La seconda,
relativa agli altri tipi di lavoratori, prevede la definizione di un unico
documento che vale da permesso di lavoro e di soggiorno, aprendo anche
un'armonizzazione di diritti sociali, ma lasciando liberi i paesi membri di
applicare i regimi nazionali più favorevoli già esistenti. Nel 2008, ha poi
aggiunto, la Commissione formulerà proposte dedicate ai lavoratori stagionali e
ai periodi di formazione remunerati, anche per agevolare la mobilità di
dipendenti di un'azienda con diverse sedi in Europa. Poi, ha sottolineato,
«verrà il momento dei lavoratori non qualificati. La categoria più grande, per
la quale occorre un approfondimento importante». A questo proposito ha
specificato che non si tratterà di proposte legislative, ma piuttosto di
«opzioni».
In merito alla cooperazione con i paesi d'origine,
il vicepresidente ha ribadito l'idea di un'immigrazione circolare ed ha
sottolineato che intende mantenere un dialogo aperto con essi. In proposito ha
ricordato il prossimo vertice euromediterraneo e il vertice dei capi di governo
Europa-Africa. L'Unione offrirà inoltre opportunità di partenariato -
cooperation platform - che intendono promuovere la lotta contro il traffico di
esseri umani, sradicare la corruzione e governare le opportunità di
lavoro.
Frattini ha poi sottolineato che l'integrazione «è
una parte essenziale delle politiche migratorie» ed ha precisato che occorre
contrastare il lavoro nero «che è un motivo di attrazione per l'immigrazione
illegale». Bisogna quindi sanzionare gli imprenditori che approfittano degli
immigrati clandestini e garantire una politica di rimpatrio rispettosa dei
diritti fondamentali delle persone. L'Agenzia europea Frontex, ha proseguito,
«ha aiutato a bloccare migliaia di immigrati illegali». Solo quest'estate ha
salvato oltre 1.200 persone che sarebbero morte, ma ha anche determinato una
riduzione del flusso di immigrati illegali nelle aree dei pattugliamenti.
Quindi, ha concluso, «Frontex è stata, è e sarà uno strumento essenziale di
questo approccio globale».
Nel dibattito è intervenuto JOSEPH
DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE che ha sottolineato
come spesso l'immigrazione sia confusa con i drammi umani delle centinaia
di persone che «hanno sacrificato la loro vita perché sognavano l'Europa». E,
in proposito, ha affermato che il rispetto della vita rimane la nostra priorità
quando progettiamo la nostra politica d'immigrazione. Sono, infatti, in gioco
la coesione della nostra società, la nostra capacità di accoglienza, la nostra
determinazione nella lotta al razzismo, all'intolleranza e alla xenofobia.
Bisogna però distinguere fra i richiedenti asilo, i rifugiati temporanei e gli
immigranti economici, di gran lunga, i più numerosi. In quest'ultima categoria,
ha precisato, si deve inoltre distinguere l'immigrazione illegale, di
competenza dell'Unione europea, da quella legale, che spetta agli Stati membri.
Ha quindi ricordato che il suo gruppo è favorevole
a misure rigide contro l'immigrazione illegale - 10-15 milioni di persone
risiedono illegalmente sul nostro territorio - perché «l'Europa deve assumersi
le proprie responsabilità» e lottare contro chi approfitta della miseria umana.
Ma Frontex, il fondo europeo per le frontiere esterne o la creazione di squadre
di intervento rapido alle frontiere non sono sufficienti, occorrono più risorse
umane e finanziarie. Ricordando che non tutti gli Stati membri sono confrontati
ai flussi migratori in ugual misura, ha auspicato che la solidarietà giochi un
ruolo importante nell'aiutare gli Stati membri «in prima linea», fornendo mezzi
tecnici, logistici e finanziari. Per quanto riguarda invece l'immigrazione
legale, Daul ha auspicato un miglior coordinamento fra tutti gli Stati membri.
La proposta di una "carta blu" europea ed il progetto d'immigrazione
circolare per i lavoratori non qualificati meritano un approfondimento.
Nel dibattito è inoltre
intervenuto ALFREDO ANTONIOZZI (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, non posso non dare atto al vicepresidente
Frattini - e ringraziarlo per questo - di aver presentato un piano d'azione che
rappresenta finalmente un solco importante sul quale dibattere e lavorare per
il futuro sull'immigrazione legale.
Per quanto riguarda il rapporto ritengo che sia un
testo equilibrato, frutto di utili negoziazioni e di importanti emendamenti di
compromesso tra i vari gruppi politici, che ci consentono di poter puntare a un
sostegno diffuso a questo testo e quindi di sostenere come Parlamento anche il
lavoro futuro che la Commissione europea dovrà fare su questo tema. La
posizione del gruppo PPE ha rappresentato - ci tengo a sottolinearlo - un
importante elemento di equilibrio e di concretezza nella definizione di questo
rapporto.
I punti chiave della posizione che il nostro
gruppo ha sempre espresso sul fenomeno dell'immigrazione sono stati confermati.
Tra questi punti fermi vorrei ricordare l'impegno a un deciso e fermo contrasto
all'immigrazione illegale, il supporto dato ad un maggiore legame tra
immigrazione legale e illegale e alla ricerca di maggiori strumenti di dialogo
e di integrazione per gli immigrati.
Il rapporto è senza dubbio un rapporto, che - non
per retorica - possiamo definire europeo. Proprio perché guarda al fenomeno
dell'immigrazione come un qualcosa che debba essere affrontato congiuntamente,
sia nei suoi aspetti positivi che negativi, da tutti i partner europei che
devono essere solidali tra loro e quindi affrontare con lo stesso grado di
attenzione e di decisione anche problemi che colpiscono maggiormente
determinati paesi. Il naufragio di una barca di clandestini che si verifichi
alle porte della Sicilia o delle Isole Canarie, o di un altro luogo deve
rappresentare un problema comune.
Una politica di coordinamento del fenomeno
immigrazione a livello europeo è a dir poco necessaria. Con questo rapporto si
va nella direzione di confermare questa convinzione, pur ribadendo in maniera
netta il pieno rispetto delle competenze nazionali in materia di gestione degli
aspetti quantitativi e dei flussi di immigrazione."
DIRITTI UMANI
PROMUOVERE
LA MORATORIA UNIVERSALE SULLA PENA DI MORTE
Docc. B6-0357,
0358, 0359, 0360, 0361/2007
Risoluzione comune sulla moratoria universale in materia di pena di morte
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
25.9.2007 - Votazione: 27.9.2007
Il Parlamento esorta la Presidenza e gli Stati membri UE a presentare una
risoluzione sulla moratoria in materia di pena di morte all'Assemblea generale
delle Nazioni Unite, affinché sia adottata entro la fine dell'anno. Reitera
inoltre il proprio appello a coinvolgere quanti più paesi possibile nella
sponsorizzazione della risoluzione. Sostiene poi la proclamazione della
Giornata europea contro la pena di morte e invita il futuro governo polacco a
sostenere pienamente questa iniziativa.
Con 504 voti
favorevoli, 45 contrari e 14 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato una
risoluzione con la quale ricorda che la Presidenza dell'UE ha ricevuto il
mandato dal Consiglio di elaborare e presentare, in cooperazione con l'Italia,
il testo su una moratoria internazionale in materia di pena di morte da
trasmettere all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel sottolineare che, a
tutt'oggi, non è stata presentata alcuna risoluzione, esorta la Presidenza e
gli Stati membri UE a presentarne una all'apertura della 62ª Assemblea generale
delle Nazioni Unite, «affinché essa sia adottata entro la fine di quest'anno».
Il Parlamento, inoltre,
ribadisce che «il principale contenuto politico della risoluzione» deve essere
l'adozione di una moratoria universale «quale passo cruciale verso l'abolizione
della pena di morte». Reitera quindi il proprio appello alla Presidenza UE a
coinvolgere quanti più paesi possibile nella sponsorizzazione della risoluzione
e invita il Consiglio e la Commissione a sostenere la formazione di coalizioni
regionali abolizioniste e favorevoli alla moratoria. Occorre inoltre
incoraggiare quei paesi che non lo hanno ancora fatto a firmare e ratificare il
Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e
politici e il Protocollo n. 13 alla Convenzione europea sui diritti dell'uomo
in materia di pena di morte.
Il Parlamento ribadisce
poi «il suo pieno sostegno» alle istituzioni e agli Stati membri UE per
dichiarare, insieme al Consiglio d'Europa, il 10 ottobre di ogni anno
"Giornata europea contro la pena di morte". In proposito, deplora la
mancanza di unanimità in seno al Consiglio al riguardo e «invita il futuro
governo polacco a sostenere pienamente questa iniziativa che rispecchia valori
fondamentali dell'Unione europea». D'altra parte, invita tutte le istituzioni e
gli Stati membri dell'UE, insieme al Consiglio d'Europa, a continuare a
sostenere tale azione ed incarica il suo Presidente di promuovere questa
iniziativa politica.
BIRMANIA:
LIBERARE AUNG SAN SUU KYI E I PRIGIONIERI POLITICI
Docc. B-0363, 0368,
0369, 0370, 0371, 0372/2007
Risoluzione comune sulla Birmania (Myanmar)
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
26.9.2007 - Votazione: 27.9.2007
Il Parlamento plaude alla coraggiosa azione dei monaci birmani, condanna la
repressione delle manifestazioni e chiede il rilascio del Premio Sacharov 1990
Aung San Suu Kyi e degli altri prigionieri politici. Esprimendo orrore per
l'uccisione di manifestanti pacifici, auspica la fine del regime repressivo e
il ripristino della democrazia sotto l'egida dell'ONU. Criticando il veto
cinese e russo all'ONU, sollecita l'UE a definire sanzioni economiche mirate e
a sostenere i movimenti democratici.
Con 563 voti favorevoli, 3 contrari e 4 astensioni,
il Parlamento ha adottato una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi (eccetto
IND/DEM e ITS) che plaude «alla coraggiosa azione dei monaci birmani e di
decine di migliaia di altri manifestanti pacifici contro il regime
antidemocratico e repressivo al potere nel Myanmar» e condanna fermamente «la
risposta brutale delle autorità birmane».
Ribadisce quindi la richiesta di rilasciare
immediatamente la signora Aung San Suu Kyi - già vincitrice del Premio Sacharov
per la libertà di pensiero attribuitole dal Parlamento nel 1990 - e di
accordarle la piena libertà di movimento e di espressione. Il Parlamento,
inoltre, «esprime orrore per l'uccisione di manifestanti pacifici», insiste
affinché le forze di sicurezza tornino in caserma e chiede di riconoscere la
legittimità delle richieste che vengono avanzate per l'assistenza medica
internazionale ai feriti nonché di rilasciare i manifestanti arrestati ed altri
prigionieri politici.
Sollecita poi la fine «dell'attuale processo
costituzionale illegittimo» e la sua sostituzione con una Convenzione nazionale
pienamente rappresentativa. In proposito, critica il veto cinese e russo su una
dichiarazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condanni l'uso
brutale della forza contro dimostranti pacifici da parte del regime «che
impedisce alla comunità internazionale di agire» e invita il Consiglio di
sicurezza a incaricare il Segretario Generale dell'ONU di avviare un'azione
volta ad agevolare la riconciliazione nazionale e una transizione alla
democrazia in tale paese. Invita inoltre il Consiglio di sicurezza a garantire
che l'Inviato speciale delle Nazioni Unite, Ibrahim Gambari, «possa svolgere al
più presto la sua prevista visita nel Myanmar e goda d'illimitata libertà di
movimento e di accesso».
I deputati invitano poi il Consiglio dell'Unione
europea a mettersi urgentemente in contatto con gli Stati Uniti, l'ASEAN e
altri membri della comunità internazionale al fine di preparare una serie
coordinata di misure addizionali, «comprese sanzioni economiche mirate», da
adottare contro il regime al potere nel Myanmar «qualora faccia ricorso alla
violenza e non reagisca alla richiesta di ripristinare la democrazia».
Alla Commissione europea è invece chiesto di
mettere a disposizione i mezzi opportuni nel quadro dello Strumento per la
democrazia e i diritti dell'uomo, al fine di sostenere attivamente il movimento
a favore della democrazia e le ONG che si adoperano per il ripristino del buon
governo nel Myanmar.
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
- Docc. B6-0362, 0364, 0366, 0367/2007 - Risoluzione
sull'operazione PESD in Ciad e nella Repubblica centrafricana
DIRITTI DELLA DONNA/PARI OPPORTUNITÁ
PIÙ IMPEGNO A FAVORE DELLE DONNE IN
CARRIERA
Doc.
A6-0290/2007
Relazione sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea - 2007
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 27.9.2007 -
Votazione: 27.9.2007
Appoggiare le carriere delle donne, colmare il divario salariale
uomo-donna, introdurre uno statuto specifico dei coniugi che partecipano ad
attività autonome e promuovere il lavoro a tempo pieno. E' quanto chiede il
Parlamento invitando a proteggere la maternità e a lottare contro gli
stereotipi. Sollecita poi attenzione per le immigrate, sottolineando
l'importanza di garantire che siano consapevoli dei valori e delle leggi
europee e delle convenzioni sociali in materia di parità di genere.
Approvando la relazione, il Parlamento accoglie con
favore gli sforzi della Commissione volti ad intensificare le sue azioni di
promozione della parità tra donne e uomini.
Ma sottolinea che sono necessari ulteriori sforzi e ulteriori misure
«per superare schemi decisionali e operativi obsoleti, specialmente in campo
amministrativo» e per migliorare l'integrazione della dimensione di genere in
tutti gli ambiti politici. Invita inoltre la Commissione ad effettuare uno
studio sull'applicazione negli Stati membri della legislazione comunitaria nel
campo delle pari opportunità e a prendere misure adeguate in caso di mancata
trasposizione o di infrazione.
I deputati insistono poi sulla necessità di «appoggiare le donne nella loro carriera
professionale». In proposito, rilevano l'importanza della conciliazione tra
vita lavorativa, vita privata e vita familiare, che «costituisce uno degli
elementi chiave ai fini dell’aumento occupazionale e della riduzione dell’onere
dell’invecchiamento demografico». E chiedono alla Commissione di concentrarsi
specificamente sulle barriere che dissuadono le donne dall’accedere a lavori di
alto livello, al fine di valutare la dimensione strutturale di tale fenomeno.
Occorre anche affrontare il «grave deficit democratico» connesso con gli
ostacoli alla partecipazione delle donne alla politica e alla loro presenza nei
quadri superiori della pubblica amministrazione.
Osservando che il divario salariale di genere registra una media del 15% nell'UE e
del 30% in alcuni paesi europei, il Parlamento esorta la Commissione e gli
Stati membri a «adottare misure rigorose intese a ridurre il divario
retributivo di genere». Ciò, a suo parere, dimostra che non vi è stato alcun
progresso reale nell'applicazione del principio della parità di retribuzione
per lavoro di pari valore, introdotto 30 anni fa dalla direttiva 75/117/CEE.
Ritiene inoltre che la Commissione dovrebbe sviluppare l'analisi e
l'integrazione della dimensione di genere in relazione all'impatto delle
riforme pensionistiche sulla vita delle donne nell'UE, «al fine di
individualizzare i diritti pensionistici, i regimi di sicurezza sociale nonché
i regimi fiscali».
Ribadisce inoltre la richiesta di definire uno
status giuridico specifico dei coniugi
partecipanti a un'attività autonoma, affinché non siano più lavoratori non
riconosciuti e vengano affiliati ai regimi di previdenza sociale che li copra
in caso di malattia, invalidità, infortuni e vecchiaia. E' anche essenziale
migliorare la qualità della vita delle donne che vivono nelle zone rurali,
garantendo loro servizi di formazione e istruzione e infrastrutture a sostegno
alla famiglia e all'infanzia.
I deputati, notano poi che il 32,3% delle donne
nell'UE lavora a tempo parziale rispetto ad appena il 7,4% degli uomini.
Esortano quindi gli Stati membri e le parti sociali a far sì che tutte le donne
che desiderano lavorare a tempo pieno
possano vedersi offrire impieghi corrispondenti invece che lavori a tempo
parziale «spesso precari e insicuri». D'altra parte, incoraggiano la
Commissione a presentare nel 2008 una comunicazione che proponga ulteriori
misure da adottare a tutti i livelli al fine di introdurre, entro il 2010,
un'assistenza all’infanzia per il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni
e l'età dell'obbligo scolastico e per almeno il 33% dei bambini di età
inferiore a tre anni.
Inoltre, il Parlamento chiede ai governi di
proporre misure specifiche atte a combattere le ineguaglianze tra donne e
uomini «causate da schemi occupazionali interrotti», dovuti in particolare a
congedi per maternità o per assistenza a persone a carico, e di ridurre i loro
effetti negativi sulla carriera, la retribuzione e i diritti
pensionistici. Sollecita quindi gli
Stati membri a mutualizzare i costi
delle indennità di maternità e di congedo parentale per assicurare che le donne
«non rappresentino più una fonte di manodopera più costosa rispetto agli
uomini».
Il Parlamento sottolinea anche la necessità di
prevedere azioni formative durante il congedo
parentale per poter far fronte all’evoluzione delle esigenze professionali ed
esorta la Commissione e gli Stati membri a adottare misure intese a promuovere
sia il congedo parentale per gli uomini che il congedo di paternità. I governi
dovrebbero inoltre lottare, insieme con le parti sociali, contro le
discriminazioni di cui sono vittime le donne incinte nel mercato del lavoro e
adottare tutte le misure necessarie al fine di assicurare un «livello elevato
di protezione della maternità».
Esortando l'adozione di misure volte a prevenire le
molestie sessuali e morali sul luogo
di lavoro e a intervenire qualora si verifichino, il Parlamento raccomanda la
definizione di misure di sensibilizzazione a livello europeo per una tolleranza
zero nei confronti di insulti sessisti e di rappresentazioni degradanti della
donna nei media e nelle comunicazioni commerciali. I deputati, insistendo
infatti sulla necessità di avviare politiche volte a lottare contro gli stereotipi di genere, chiedono alla Commissione
di incoraggiare i mezzi d'informazione a promuovere l'uguaglianza di genere e a
evitare di dare un'immagine stereotipata delle donne e degli uomini. Occorre
anche agire nel campo dell'istruzione fin dalla prima età, «eliminandoli dai
programmi scolastici e dai libri di testo, sensibilizzando insegnanti e
studenti e incoraggiando i ragazzi e le ragazze a seguire percorsi educativi
non tradizionali».
Il Parlamento chiede poi che venga prestata
attenzione specifica alla situazione delle donne
appartenenti a minoranze etniche e delle donne immigrate, «poiché la loro
emarginazione è rafforzata dalla discriminazione multipla al di fuori e
all’interno delle loro proprie comunità». Raccomanda quindi l'adozione di piani
d'azione integrati nazionali che consentano di affrontare in modo efficace la
discriminazione multipla e sottolinea l'importanza di assicurare che gli
immigrati in arrivo nell'Unione europea «siano consapevoli dei valori e delle
leggi vigenti, nonché delle convenzioni sociali» in materia di parità di genere
nel paese ospitante, per «evitare situazioni di discriminazione imputabili alla
mancanza di consapevolezza culturale».
Infine, i deputati sollecitano la Commissione a
concentrarsi su strumenti e meccanismi atti a prevenire lo sfruttamento dei lavoratori migranti, inclusi il riconoscimento e
il rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti irregolari, «invece di
basarsi sulla repressione». La esortano anche a cooperare con gli Stati membri
per la raccolta di dati pertinenti e per l'attuazione di misure che consentano
di prevenire il traffico di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale e di
lavoro forzato.
Nel dibattito è
intervenuta, a nome del Gruppo PPE-DE, AMALIA SARTORI (PPE/DE-I) Vicepresidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi
anch'io mi congratulo con la collega Kauppi per questa relazione, che fotografa
la situazione oggi esistente in Europa nel mondo del lavoro. Noi abbiamo avuto
varie occasioni all'interno della commissione per i diritti delle donne di
affrontare questa questione, ma oggi la collega Kauppi ha il merito di mettere
in evidenza un problema, di illuminarlo, che è quello che ci dice come ancora
una volta, in Europa, nel mondo delle donne esiste una diversità di salario,
una diversità di retribuzione insostenibile a parità di lavoro.
E questo pur riconoscendo che la scolarizzazione
femminile è una scolarizzazione alta, oggi le donne sono il 59% degli europei
laureati, la presenza nel mondo del lavoro delle donne è significativamente
aumentata, questa presenza vede dei riconoscimenti importanti per quanto
riguarda i risultati che essa riesce ad ottenere. Però, io credo che il merito
maggiore consista nell'avere evidenziato alcuni degli elementi che rendono la
presenza delle donne nel mondo del lavoro ancora difficile, tanto da far sì che
di fatto anche senza giustificazioni - anche di fronte a leggi europee e dei
singoli Stati membri che impediscono diversi salari nel mondo del lavoro -
questo avviene. Non avviene solo nel sud dell'Europa, come solitamente si suole
dire, ma avviene in tutta Europa, anche nei paesi nordici, anche in quelli dove
la tradizione ci porta a far riconoscere alla presenza delle donne del mondo
del lavoro e delle istituzioni una presenza ormai più consolidata e più
riconosciuta.
Allora io credo, io punto l'attenzione su una
questione di quelle sollevate dalla Kauppi, che è la scelta di generalizzare in
tutti gli Stati membri di mettere totalmente a carico della comunità i costi
delle indennità di maternità e di congedo parentale, perché questi costi,
finché sono in parte ancora a carico delle aziende, costituiscono dei motivi
che spingono a una minore assunzione di personale femminile e ne condizionano
poi anche la carriera."
FARE DI PIÙ CONTRO LA DISCRIMINAZIONE
RAZZIALE
Doc. A6-0278/2007
Relazione sull'applicazione della direttiva 2000/43/CE del 29 giugno 2000
che attua il principio della parità di trattamento fra le persone
indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 27.9.2007 - Votazione:
27.9.2007
Il Parlamento sollecita i governi ad applicare effettivamente e
correttamente la direttiva europea antidiscriminazione. Chiede quindi di
assicurare l'accesso delle minoranze etniche all'istruzione e ai servizi
sanitari di base, garantendo loro pari trattamento nelle politiche
occupazionali. Occorre inoltre sensibilizzare i cittadini, aiutare le ONG che
operano in questo campo e disporre di dati affidabili e comparabili. Ai rom va
garantita una protezione sociale particolare.
Approvando la relazione con 500 voti favorevoli, 46
contrari e 24 astensioni, il Parlamento reitera l'importanza della direttiva
2000/43/CE "che attua il principio della parità di trattamento fra le
persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica". Ricorda
infatti che essa «costituisce uno standard minimo» e deve quindi funzionare da
fondamento «su cui costruire una politica antidiscriminatoria completa».
Gli Stati membri applichino correttamente la direttiva
Tale direttiva, sottolineano i deputati, mira a
stabilire un quadro per la lotta alle discriminazioni fondate sulla razza o
l’origine etnica al fine di consolidare il principio dell'uguaglianza di fronte
alla legge, delle pari opportunità e della parità di trattamento negli Stati
membri, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà e conformemente alle
rispettive tradizioni e prassi nazionali. Nell'accogliere quindi con favore la
comunicazione della Commissione sull’applicazione, rilevano che sarebbe utile
disporre anche della descrizione dettagliata del recepimento delle disposizioni
della direttiva nel diritto nazionale.
In tale contesto, il Parlamento sollecita gli Stati
membri a trasporre quanto prima tutta la legislazione antidiscriminazione
comunitaria e «ad utilizzare tutte le disposizioni che comprendano azioni
positive per garantire l'uguaglianza nella pratica». Infatti, pur notando con
soddisfazione che la maggior parte degli Stati membri agisce al fine di attuare
la direttiva, si dice deluso «che soltanto alcuni abbiano adeguatamente
trasposto in pieno tutte le sue norme». Osserva, in particolare, che in molti
paesi numerose disposizioni della direttiva - come le definizioni di
discriminazione diretta e indiretta, le molestie e l'onere della prova - «non
sono state trasposte correttamente». Esprime poi preoccupazione per il fatto
che gli Stati membri «abbiano esentato dal campo di applicazione della
direttiva molte più aree di attività di quanto sia desiderabile o
giustificabile».
Il Parlamento chiede inoltre agli Stati membri di
sviluppare e attuare piani d'azione nazionali volti a combattere il razzismo e
la discriminazione, «che comprendano una parte concernente la raccolta e il
controllo dei dati in settori politici fondamentali quali la parità e la
non-discriminazione, l'inclusione sociale, la coesione comunitaria, l'integrazione,
il genere, l'istruzione e l'occupazione».
La Commissione è invece invitata a presentare un
piano d’azione specifico sui meccanismi e metodi di osservazione e descrizione
dell’impatto delle misure di attuazione nazionali. Al riguardo, sottolinea
l’importanza di sviluppare meccanismi per la raccolta di dati sulla
discriminazione nei rapporti di lavoro, «ponendo l'enfasi sul lavoro
clandestino, non dichiarato, scarsamente retribuito e non assicurato».
Istruzione, servizi sanitari e occupazione
Il Parlamento sollecita poi gli Stati membri a
adottare una serie di standard minimi per garantire l'accesso dei minori
appartenenti a minoranze etniche - soprattutto le ragazze - all'istruzione di
elevata qualità e a pari condizioni. Dovrebbero inoltre approvare una
legislazione positiva che renda obbligatorio porre fine alla segregazione nelle
scuole e redigere programmi dettagliati per porre fine all'istruzione separata
e di qualità inferiore impartita a ragazzi e ragazze appartenenti a minoranze
etniche.
Allo stesso tempo, gli Stati membri dovrebbero
garantire che tutte le persone appartenenti a minoranze etniche - in
particolare le donne - abbiano accesso ai servizi sanitari di base, preventivi
e d'urgenza. Andrebbero quindi organizzate e attuate politiche che garantiscano
il pieno accesso delle comunità più emarginate al sistema sanitario, anche
organizzando corsi di formazione e di sensibilizzazione per gli operatori
sanitari, «per porre fine ai pregiudizi esistenti».
I governi sono poi esortati a garantire pari
trattamento e opportunità nel quadro delle politiche occupazionali e di
inclusione sociale «per diminuire i tassi estremamente elevati di
disoccupazione» che si registrano soprattutto tra le donne appartenenti a
minoranze etniche, «eliminando in particolare i gravi ostacoli posti dalla
discriminazione diretta nelle procedure di assunzione».
Sensibilizzare i cittadini e aiutare ONG e organi di
parità
I deputati esprimono preoccupazione per il basso
livello di sensibilizzazione sulla normativa antidiscriminazione tra i
cittadini e invitano quindi la Commissione e gli Stati membri a intensificare i
loro sforzi per migliorare la situazione. Ricordano inoltre agli Stati membri
il loro obbligo di divulgare tra i cittadini le informazioni pertinenti e di
incoraggiare e promuovere campagne di sensibilizzazione in merito alla
legislazione nazionale vigente e agli organismi attivi nella lotta contro la
discriminazione. In proposito, sottolineano che le norme sono efficaci
«soltanto quando i cittadini sono coscienti dei loro diritti ed hanno un
accesso facile ai tribunali», poiché il sistema di protezione fornito dalla
direttiva «dipende dall'iniziativa dei cittadini».
Il Parlamento chiede poi che gli Stati membri diano
risorse e poteri alle ONG che operano per informare i cittadini e fornire loro
assistenza legale in caso di discriminazione nonché agli organi di parità così
che possano adempiere in maniera efficace alle loro importanti funzioni. La
Commissione, peraltro, dovrebbe controllare con cura il funzionamento
indipendente degli organi di parità, i quali devono ricevere adeguate risorse
finanziarie per essere in grado di assicurare almeno l'esame gratuito dei
ricorsi nel caso in cui i ricorrenti non dispongano di risorse finanziarie.
Agli Stati membri è poi raccomandato di permettere agli organi di parità di
avviare procedimenti giurisdizionali o parteciparvi in veste di "amicus
curiae".
Disporre di dati affidabili e omogenei, garantendo la
privacy
Il Parlamento invita gli Stati membri a raccogliere
e fornire informazioni e dati pertinenti, affidabili e comparabili all'Agenzia
dell'Unione europea per i diritti fondamentali. La Commissione dovrebbe invece
studiare con attenzione le varie questioni giuridiche e i parametri sulla
questione della raccolta di dati e presentare proposte per migliorare la
registrazione dei casi di discriminazione. I deputati ritengono infatti
necessario che i 27 Stati membri mettano a disposizione serie comparabili di
dati, «essenziali per formare una piattaforma solida sulla quale articolare la
politica necessaria».
D'altra parte, nel ricordare l'applicabilità delle
direttive sulla protezione dei dati, sottolineano che garanzie addizionali
dovrebbero essere fornite per quelli sulla razza e sull'appartenenza etnica, in
quanto «potrebbero essere distolti e utilizzati per altri fini nel settore
della giustizia e degli affari interni, ad esempio per attività di profiling
etnico». Ribadiscono quindi la richiesta di approvare una decisione quadro
sulla protezione dei dati.
Il Parlamento, inoltre, invita gli Stati membri a
rendere disponibili al pubblico statistiche dettagliate su reati di stampo
razzista e ad elaborare indagini sulla criminalità e/o sulle vittime della
criminalità. La Commissione, invece, dovrebbe studiare e fornire dati
riguardanti le discriminazioni multiple, nonché controllare con attenzione la
discriminazione occulta basata su "criteri occupazionali genuini e
determinanti", sull'interazione fra le discriminazioni basate
sull'applicazione di questa esenzione per motivi religiosi nel quadro della
direttiva sull'occupazione e le sue conseguenze per la razza e l'appartenenza
etnica, prestando particolare attenzione alla discriminazione nel campo
dell'istruzione.
I rom e gli allargamenti dell'UE
Il Parlamento, infine, ritiene che la comunità rom,
insieme ad altre comunità etniche riconosciute, «necessiti una protezione
sociale particolare», soprattutto in seguito all'allargamento, «poiché si sono
riacutizzati i problemi di sfruttamento, discriminazione ed esclusione nei loro
confronti». Tutte le Istituzioni dell'Unione europea, d'altra parte, sono
invitate a continuare ad utilizzare, quale criterio fondamentale per valutare
la preparazione dei paesi candidati all'adesione all'Unione europea, la
situazione delle minoranze etniche - e in particolare delle donne - in tali
paesi.
L'Aula ha respinto tutti i 31 emendamenti alla
relazione presentati dal gruppo ITS, i quali non hanno mai raccolto più di 53
voti favorevoli.
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
ATTIVITÀ DELLA CIA IN EUROPA: QUALE SEGUITO
ALLE RICHIESTE DI CHIARIMENTI?
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Detenzioni segrete e
trasferimenti illegali di prigionieri da parte di Stati membri del Consiglio
d'Europa (relazioni Fava e Marty)
Dibattito: 26.9.2007
Le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione hanno
aperto un dibattito in Aula in merito alle detenzioni segrete e ai
trasferimenti illegali di detenuti in Europa. I deputati hanno chiesto quale
seguito è stato dato alle relazioni del Parlamento e del Consiglio d’Europa su
questo tema che chiedevano chiarimenti sulle responsabilità dei governi
nazionali.
Dopo aver tenuto 33 riunioni, inviato sette
delegazioni ufficiali in vari paesi, udito circa 200 testimoni, preso in esame
19 casi di extraordinary renditions e analizzato migliaia di pagine di
documenti, la commissione temporanea istituita nel gennaio 2006 ha presentato
la sua relazione - curata da Claudio Fava
- sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il
trasporto e la detenzione illegale di persone. Approvandola, il Parlamento
condannava con fermezza il rapimento e la detenzione di sospetti terroristi sul
suolo dell'UE e deplorava la mancanza di collaborazione da parte di taluni
governi e del Consiglio. Chiedeva poi a Javier
Solana di rendere noti tutti i fatti e le discussioni tenute su temi
rientranti fra le competenze della commissione temporanea.
Il Parlamento, inoltre, chiedeva al Consiglio di
esercitare pressioni su tutti i governi interessati affinché fornissero
informazioni complete e esaurienti nonché di aprire senza indugio, ove
necessario, un'indagine indipendente. Consiglio e Stati membri erano poi
invitati a introdurre in via prioritaria un sistema di sorveglianza e controllo
democratico delle attività comuni e coordinate di intelligence a livello
europeo, attribuendo «un ruolo importante» al Parlamento europeo.
Nel giugno successivo, Dick Marty ha presentato all’Assemblea del Consiglio d’Europa
una sua seconda relazione sullo stesso tema che rivelava nuove prove su attività
illegali della CIA in Europa. Nel mese di luglio le ha illustrate alle
commissioni del Parlamento europeo incaricate delle libertà pubbliche e delle
relazioni esterne, nonché alla sottocommissione per i diritti umani. In questa
occasione, il senatore svizzero ha evocato il «muro di silenzio» innalzato
dalla maggioranza dei governi coinvolti nelle attività della CIA che, ancora
oggi, «maschera seri ostacoli ai diritti dell’uomo». Ha poi sottolineato come
il generale Pollari abbia «mentito sfacciatamente» sul caso Abu Omar e ha
criticato l’allora e l’attuale governo italiano per essersi opposti alla
domanda di estradizione degli agenti della CIA richiesta dal Tribunale di
Milano.
Alcuni deputati europei hanno chiesto maggiori
informazioni circa le fonti d’informazione del senatore, ma questi si è
limitato a dire che ha condotto la sua inchiesta in maniera molto prudente e
che, nella sua relazione, nessuna informazione proviene da un’unica fonte. Ha
in seguito spiegato che la sua relazione ambisce a avvicinarsi alla verità e,
in proposito, il Presidente della commissione per le libertà pubbliche, ha
sottolineato che è necessario chiedere dei chiarimenti ai governi europei.
Dichiarazione della Commissione
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione:
"Signor Presidente, onorevoli parlamentari, ringrazio
anch'io il rappresentante del Consiglio. Onorevoli deputati la Commissione, io
stesso, sin dal primo momento ha accompagnato e sostenuto l'attività della
commissione temporanea di questo Parlamento europeo sulla ben nota questione e
sulle gravi accuse e sui gravi fatti che sono stati indicati.
E' chiaro che
la gravità di questi fatti in quanto tale, evidentemente il solo fatto di
ipotizzare che queste attività siano accadute, impone una collaborazione tra tutte
le Istituzioni, tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Ed è evidente che noi
ripetiamo ancora una volta - e lo faccio volentieri - che la lotta al
terrorismo deve essere condotta nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e
dello Stato di diritto che sono le due condizioni per cui una democrazia possa
funzionare.
Credo, che in
questo spirito i trasferimenti illegali di prigionieri, l'ipotesi che vi siano
stati luoghi di detenzione più o meno segreti, sono certamente fatti che ove
dimostrati nelle forme appropriate costituirebbero una violazione grave,
certamente, delle regole del diritto internazionale e dei diritti fondamentali
delle persone. Tutti sanno che i membri dell'Unione europea sono obbligati,
tutti quanti, al rispetto dei grandi principi della convenzione sui diritti
dell'uomo, l'articolo 5 e l'articolo 6, in particolare.
E' chiaro che
il nostro auspicio è quello che negli Stati membri vengano condotte delle
investigazioni approfondite su questi fatti ed è chiaro che queste
investigazioni debbono essere condotte dalle autorità giudiziarie competenti.
Un punto deve essere chiaro ma è stato messo in chiaro molte volte, sia
dall'on. Fava, sia dal rapporto del Consiglio d'Europa. Un rapporto
parlamentare può dare degli elementi, ma certamente il Parlamento non ha né
poteri né doveri d'inchiesta giudiziaria.
E quando poi,
ovviamente si citano, come elementi di prova delle fonti che restano
sconosciute, è ovvio che lo Stato di diritto, proprio quello Stato di diritto
che dobbiamo rispettare, impone delle investigazioni affidate a magistrati
liberi e indipendenti, che invece hanno il dovere di rivelare le fonti sulla
base delle quali un'accusa viene formulata. E' chiaro che accusare uno Stato
membro o accusare una persona senza rivelare le fonti di questa accusa è un
principio che può entrare in un rapporto di un Parlamento, ma che non può
entrare in un'investigazione giudiziaria. Ecco perché io mi auguro che le
investigazioni giudiziarie proseguano, così come in alcuni Stati membri,
incluso il mio paese, sta accadendo. Ma è evidente che il rapporto richiede un
seguito ed allora posso elencare le iniziative che io ritengo contribuiscano a
dare un seguito a questo rapporto.
Ho scritto il
23 luglio scorso ai governi di Polonia e Romania, ho chiesto loro - ricordando
l'obbligo di un'investigazione completa e approfondita - informazioni
dettagliate su come eventualmente le investigazioni fossero state avviate e
quale fosse l'esito delle investigazioni. Spero che entrambi i governi vogliano
rispondermi e ovviamente io vi informerò sulle risposte di entrambi i governi,
proprio perché ritengo che sia anzitutto nell'interesse trasparente della
verità che chi si sente rivolgere un'accusa abbia tutti gli strumenti
dell'ordinamento per spiegare che quell'accusa non è vera, per dimostrare che
non è vera, o per affidare a magistrati indipendenti l'investigazione. E'
l'interesse di chi viene accusato che richiede, a mio avviso, una risposta
molto chiara.
Il secondo
punto: ho predisposto un questionario per tutti gli Stati membri. Ne ho parlato
nella sessione plenaria scorsa, proprio dedicata al terrorismo. Ho predisposto
un questionario in cui a ciascuno degli Stati membri chiediamo quali sono le
misure adottate per contrastare il terrorismo, quali sono i risultati in
termini di efficacia delle leggi nazionali e in particolare quale livello di
protezione dei diritti fondamentali delle persone è nella legislazione
nazionale. La mia intenzione è analizzare le risposte e poi predisporre un
rapporto per il Consiglio e per il Parlamento sull'efficacia delle misure
antiterrorismo degli Stati membri e sulla loro idoneità e compatibilità con i
principi di rispetto dei diritti fondamentali.
Terzo punto
riguarda il traffico aereo. Io avevo preso un impegno con la commissione LIBE
ed era un impegno di esaminare un aspetto legale estremamente importante che
attualmente è carente: quali sono i confini tra la definizione di aeromobile
civile e aeromobile di Stato, quindi aeromobile sottratto a quei controlli
ordinari degli aeromobili civili? Ebbene, questo lavoro è in corso, come
promesso, noi formuleremo come Commissione europea una comunicazione
sull'aviazione generale. Questa comunicazione sarà adottata dal Collegio prima
della fine di quest'anno, quindi molto presto, e ovviamente formuleremo una
proposta per meglio definire questo concetto di aeroplano di Stato che spesso
si presta a delle interpretazioni che ovviamente sfuggono a dei controlli che
sono, al contrario, necessari.
Ma c'è
un'altra iniziativa che riguarda proprio il traffico aereo. Nel quadro di una
soluzione generale che introduca regole comuni per tutti gli Stati membri per
ogni tipo di aeroplano che entri nello Spazio comune europeo senza piani di
volo. Voi certamente sapete che dal 1° gennaio del 2009 regole di applicazione
del cosiddetto spazio unico europeo introdurranno dei requisiti comuni a tutti
gli Stati membri per i piani di volo e in questo quadro noi armonizzeremo,
quindi, la disciplina relativa al piano di volo di ogni aereo che comunque
attraversi o entri nello spazio aereo europeo. Questo porterà un enorme
vantaggio perché eliminerà quelle differenze di trattamento sul sorvolo e
sull'atterraggio negli Stati membri che adesso abbiamo, in qualche modo,
constatato.
L'altro tema è
la ratificazione dell'accordo di estradizione tra Europa e Stati Uniti. Se vi
fosse, come avrebbe dovuto esserci già, un accordo europeo che abbiamo firmato
ma che non è stato ancora ratificato, le regole sull'estradizione da e verso
gli Stati Uniti di prigionieri - e parliamo di prigionieri indagati o
sospettati di terrorismo - sarebbero assai più chiare. Questo accordo ancora
deve essere ratificato da qualche Stato membro, pochi per fortuna. Ho reiterato
un appello formale a tutti i ministri della giustizia affinché questo accordo
europeo di estradizione con gli Stati Uniti sia rapidamente ratificato.
Ancora il tema
del controllo dei servizi intelligence. Questo è un
tema sollevato in entrambi i rapporti, ma è un tema sensibile. Io credo che qui
sia la risposta nazionale a contare anzitutto, ma io credo che alcune esigenze
comuni possano essere messe in luce. La prima esigenza è quella di rafforzare
negli Stati membri il controllo parlamentare. Ci sono paesi membri che hanno
adottato o stanno adottando leggi nazionali che rafforzano di molto il potere
di controllo dei parlamenti nazionali sulle attività dei servizi di ciascun
paese. Quella, a mio avviso, è la strada da segnalare, perché come comprendete
bene, non immagino nel futuro una legge comune europea che disciplini i servizi
segreti, ma una discussione su questo tema è invece, a mio avviso,
particolarmente utile.
In
conclusione, Presidente, credo questo sia un tema su cui dobbiamo continuare a
discutere avendo davanti lo stato di diritto come principio, il rispetto dei
diritti fondamentali certamente, ma tra i diritti fondamentali c'è anche il
diritto di non sentirsi e di non essere accusato se non sulla base di prove
regolarmente e proceduralmente raccolte. "
Nel dibattito è
intervenuto, a nome del Gruppo PPE-DE, JAS GAWRONSKI (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, il mio gruppo ha criticato con validi argomenti
il rapporto Marty e ha votato nella sua stragrande maggioranza contro il
rapporto Fava. Ed è un peccato, perché almeno su temi come il terrorismo e i diritti
umani, quest'Aula dovrebbe riuscire a superare le sue divisioni interne e
produrre una posizione comune. Se non ci siamo riusciti è perché purtroppo il
rapporto Fava è partito con una tesi precostituita: gli Stati Uniti sono
colpevoli! Così abbiamo sprecato un anno non a ricercare la verità, ma le prove
di questa colpevolezza, omettendo e nascondendo anche qualsiasi elemento che
andasse contro questa tesi.
Faccio un solo esempio concreto e oso dire
scandaloso: siamo andati in Polonia anche per intervistare un giornalista che
un anno prima aveva denunciato fra i primi l'esistenza di prigioni della CIA in
Polonia. Quando l'abbiamo visto, purtroppo, - e purtroppo lo dico io unicamente
- aveva cambiato idea: non aveva più quelle certezze: ci ha detto che oggi
quell'articolo non l'avrebbe più scritto! Ebbene, non c'è traccia di questo suo
ripensamento nel rapporto, mentre il rapporto è pieno di testimonianze di
giornalisti che condividono la tesi del relatore. Abbiamo sprecato un anno
inutile, spendendo i soldi dei contribuenti senza trovare nulla di nuovo
rispetto a quanto già si sapeva dai giornali e dalle fonti ufficiali e
ufficiose americane. E se non ci fosse stato il Presidente Bush a rivelare
l'esistenza delle prigioni della CIA non avremmo avuto nemmeno questa certezza.
Lei, Commissario Frattini, ci dice di aver scritto
una lettera a Polonia e Romania per chiedere spiegazioni e di non avere avuto
risposta. E' sempre maleducato non rispondere, ma non mi sorprende, perché le
denunce non sono provate. Lei stesso, nella sua lettera parla di informazioni
probabili, non di fatti concreti. E i due paesi hanno già dichiarato ai più
alti livelli che hanno indagato e che secondo loro non esistono prigioni della
CIA. Sarà vero o no, ognuno può pensarla come vuole, ma non possiamo, lei
stesso lo ha detto Commissario Frattini, accusare finché non ci sono delle
prove.
Il fatto è che i rapporti Fava e Marty sono troppo
pieni di frasi come "è molto probabile", "non si può
escludere", da cui poi vengono tratte conclusioni certe. E non mi si venga
a dire per giustificare l'assenza di prove che noi non siamo un tribunale e che
il nostro è un documento politico. Ma poi non è più politico, quando si invita
a riflettere se ci siano o meno gli estremi per invocare l'articolo 7 del
trattato sull'Unione.
Ecco, siccome sento nell'aria di questo Parlamento
un desiderio di risuscitare un nuovo rapporto CIA, avrei una raccomandazione da
fare: smettiamola di produrre tendenziose interpretazioni del passato,
smettiamola di indagare su questo tema su cui non abbiamo scoperto nulla!
Lasciamolo fare ai magistrati - come ha detto il Commissario Frattini - e ai
giornalisti che hanno i mezzi adatti per farlo e lo possono fare meglio di noi.
Concentriamoci sul futuro, sulla politica, sulla parte propositiva che è
l'unica accettabile del rapporto Fava.
Gli Stati Uniti, certo hanno commesso errori, in
alcuni casi hanno violato i diritti dell'uomo, ma è molto facile non commettere
errori quando non si fa nulla per combattere il terrorismo. Il terrorismo è un
fenomeno nuovo, le nostre leggi non lo contemplavano, oggi il diritto si deve
adeguare. Cerchiamo di stabilire delle leggi di comportamento per evitare
ulteriori violazioni dei diritti dell'uomo, per evitare che si ripetano gli
errori del passato e per adeguare i nostri strumenti a un nuovo tipo di
minaccia globale.
Bene, allora che la Commissione cerchi di
realizzare una valutazione complessiva delle misure adottate dagli Stati
membri; bene, per le altre iniziative annunciate e varate dal Commissario
Frattini. Molto resta ancora da fare per affrontare in maniera globale, forte e
coordinata il problema del terrorismo. Penso a internet o alle misure per la
prevenzione e il perseguimento dei crimini, per evitare una situazione
paradossale, per cui mentre i governi lavorano separatamente a livello
nazionale, i terroristi agiscono invece a livello globale tramite internet e le
loro cellule radicate un po' ovunque.
Il nostro futuro dipende dalla nostra capacità di
sconfiggere il terrorismo. Uniamoci per vincere anche questa
battaglia."
CONSUMATORI
GIOCATTOLI
CINESI: INDICAZIONE DELL'ORIGINE E MARCHIO DI SICUREZZA
Docc. B-0351, 0352,
0353, 0354, 0355, 0356/2007
Risoluzione comune sulla sicurezza dei prodotti e, in particolare, dei
giocattoli
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
25.9.2007 - Votazione: 26.9.2007
Il Parlamento sollecita la rapida indicazione del paese d'origine sui
prodotti importati, la revisione della direttiva sulla sicurezza dei giocattoli
e la creazione di un marchio europeo per la sicurezza dei consumatori. Occorre
poi rendere più credibile il marchio CE e chiarire le responsabilità di
produttori e importatori in caso di abusi, anche con sanzioni. E' poi
necessario aumentare l'efficacia del sistema RAPEX, rafforzare la cooperazione
con i paesi terzi, in particolare con la Cina.
Approvando con 660 voti favorevoli, 18 contrari e 7
astensioni una risoluzione comune sulla sicurezza dei giocattoli sostenuta da
tutti i gruppi politici (eccetto IND/DEM e ITS), il Parlamento europeo
sottolinea che la responsabilità di un elevato livello di protezione dei
consumatori «è una priorità politica e sociale che spetta al legislatore». Nota
poi che, nel 2006, il 48% dei prodotti non sicuri individuati provenivano dalla
Cina, il 21% dall'UE e il 17% non aveva un'origine precisa. Il 24% di tutti i
prodotti non sicuri individuati, inoltre, è costituito da giocattoli per
bambini, di cui una parte assai elevata proviene dalla Cina.
Nel ritenere che i consumatori «abbiano diritto a
conoscere l'origine dei prodotti importati nell'UE» e che le autorità di
sorveglianza debbano disporre di idonee informazioni con le quali rintracciare
l'origine dei prodotti, il Parlamento invita il Consiglio a adottare «senza
indugio» l'attuale proposta della Commissione relativa ad un regolamento del
Consiglio sull'indicazione del paese di
origine di taluni prodotti importati da paesi terzi. Esorta poi il
Consiglio e la Commissione ad incrementare gli scambi di informazione e la
cooperazione transfrontaliera al fine di controllare e distruggere le
importazioni di prodotti contraffatti.
Il Parlamento invita inoltre la Commissione a
presentare la prevista revisione della
direttiva sulla sicurezza dei giocattoli (88/378/CE) entro la fine di
quest'anno, garantendo che essa comprenda efficaci ed efficienti requisiti in
materia di sicurezza dei prodotti. In proposito, sottolinea la necessità di
disposizioni molto più dettagliate per garantire la sicurezza dei prodotti e
far sì che i consumatori «siano convinti che tali prodotti possano essere usati
in modo sicuro». In tale ambito chiede che sia posto un divieto incondizionato
di talune sostanze chimiche pericolose che siano cancerogene, mutagene e
tossiche. Invita poi la Commissione a migliorare le misure di applicazione della
direttiva, «comprese efficaci sanzioni per il mancato rispetto».
Per i deputati, la Commissione deve anche
assicurare che il marchio CE «sia garanzia di rispetto della normativa tecnica
UE» e, al riguardo, sottolineano che il marchio CE «non è mai stato concepito
come un marchio di sicurezza a livello UE». Pertanto, esortano la Commissione a
valutare il valore aggiunto connesso alla creazione di un Marchio europeo per la sicurezza del consumatore (a complemento del
marchio CE) per tutti gli operatori economici, al fine di aiutare il
consumatore «a compiere una scelta informata dei prodotti». Questo marchio, è
peraltro precisato, deve essere volontario e, quando adottato da un produttore,
dovrebbe sostituire tutti i marchi di sicurezza nazionali.
Il Parlamento sollecita inoltre la Commissione e
gli Stati membri a creare una forte credibilità
per il marchio CE attraverso la tempestiva adozione delle proposte
legislative presentate per un «controllo obbligatorio e una sorveglianza del
mercato più rigorosi» nonché mediante un adeguato controllo doganale e consoni
meccanismi di applicazione. Ma la Commissione deve anche intervenire
«fermamente», insieme agli Stati membri, «per tutelare i diritti dei
consumatori ogniqualvolta vi sia la prova di un comportamento e/o di un
utilizzo doloso di marchi di origine fraudolenti o fuorvianti da parte di
produttori e importatori stranieri». Occorre quindi chiarire la responsabilità dei produttori e importatori
in caso di uso improprio del marchio CE e infliggere «adeguate sanzioni» per
gli abusi e per l'uso improprio di altri marchi volontari.
I deputati invitano poi la Commissione ad aumentare l'efficacia del sistema RAPEX
per garantire che gli Stati membri individuino il maggior numero di prodotti
non sicuri, per farli ritirare o richiamare dal mercato. Dovrebbe inoltre
includere il monitoraggio e la notifica al sistema RAPEX, per consentire di
misurare l'efficacia delle azioni di richiamo dei prodotti. Occorre poi
chiarire, caso per caso, la procedura sui divieti di importazione, qualora gli
standard in materia di sicurezza siano regolarmente elusi, mentre la
Commissione dovrebbe poter bandire i beni di consumo dal mercato UE se questi
prodotti si rivelano non essere sicuri.
Il Parlamento sottolinea poi la necessità di rafforzare
la cooperazione con i paesi terzi
che sono grandi esportatori di beni di consumo verso l'UE e, in particolare,
con la Cina, fornendo assistenza tecnica per applicare le norme in materia di
salute e sicurezza lungo l'intera filiera nonché di migliorare la cooperazione
doganale». Chiede poi alla Commissione di chiarire la sua attuale politica commerciale contemplando i
prodotti potenzialmente pericolosi in generale, nonché tessili e giocattoli, in
particolare. La Commissione è anche invitata ad includere standard comuni in
materia di salute e sicurezza nei negoziati della prossima generazione di
accordi di partenariato e cooperazione e di accordi di libero scambio nonché ad
istituire meccanismi per monitorare le modalità in cui tali standard vengono rispettati.
Agli Stati membri, il Parlamento chiede di
garantire una rigorosa applicazione delle leggi sui prodotti, e in particolare
delle leggi sulla sicurezza dei giocattoli, e di incrementare gli sforzi per migliorare la sorveglianza dei mercati
e, soprattutto, le ispezioni a livello nazionale. Dovrebbero anche predisporre
risorse sufficienti per essere in grado di effettuare controlli completi ed
efficaci.
SANITÁ PUBBLICA
IL PARLAMENTO CHIEDE UNA STRATEGIA GLOBALE
CONTRO IL CANCRO
Prevenzione, individuazione precoce, diagnosi e cure palliative. Per il
Parlamento, sono questi i quattro fattori su cui deve imperniarsi la strategia
di lotta contro il cancro. Occorre inoltre incoraggiare e incentivare la
ricerca, nonché promuovere campagne d'informazione e la diffusione di buone
pratiche.
Se il cancro sarà affrontato
mediante una strategia globale, presto non costituirà più la principale causa
di morte in Europa. E' quanto sostiene una dichiarazione approvata dal
Parlamento dopo essere stata sottoscritta da almeno 419 deputati. Il Parlamento
invita il Consiglio e la Commissione a formulare una strategia di questo tipo
imperniata sui quattro fondamentali fattori di controllo: prevenzione,
individuazione precoce, diagnosi, cura e follow-up, e cure palliative.
I deputati invitano la
Commissione a rivedere la normativa e le misure comunitarie in materia, a
rivalutarle e modificarle alla luce dei nuovi progressi scientifici. Dovrebbe inoltre, incoraggiare la ricerca e
l'innovazione nei settori della prevenzione primaria e della individuazione
precoce del cancro e garantire che la normativa comunitaria preveda incentivi
per l'industria e la ricerca, al fine di assicurare il proseguimento delle
ricerche già in corso, nuove generazioni di farmaci e nuovi trattamenti per la
prevenzione e il controllo del cancro.
Occorre inoltre promuovere
campagne d'informazione per il grande pubblico e per tutto il personale
sanitario e assicurare, attraverso reti, la diffusione di buone pratiche per
garantire ai cittadini l'accesso alle migliori cure disponibili.
RELAZIONI ESTERNE
VERSO UNA POLITICA ESTERA DELL'ENERGIA
Doc. A6-0312/2007
Relazione su una politica estera comune dell'Europa in materia di energia
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 25.9.2007
- Votazione: 26.9.2007
Il Parlamento invoca la creazione di una politica estera comune in materia
di energia e, in tale ambito, la nomina di un Alto rappresentante. Sollecita
anche la diversificazione delle fonti e dei fornitori, nonché un maggiore
sviluppo delle energie rinnovabili. Chiedendo la creazione di nuovi mercati
regionali, caldeggia una cooperazione rafforzata con i principali paesi
produttori, di transito e consumatori, in particolare nel Mediterraneo e nel
Mar Caspio.
Approvando la relazione con 553 voti favorevoli,
103 contrari e 27 astensioni, il Parlamento sottolinea anzitutto che la
sicurezza energetica «deve essere vista come una componente essenziale della
sicurezza globale dell'Unione europea» nonché come un «elemento chiave per il
proseguimento dello sviluppo economico e sociale in Europa». Nota inoltre che,
a causa dell'attuale crescente dipendenza energetica da paesi fortemente
instabili e non democratici, «gli sforzi compiuti per garantire la sicurezza
degli approvvigionamenti a livello esclusivamente nazionale si sono rivelati
insufficienti».
Per i deputati è quindi necessario creare una
politica energetica comune che riguardi la regolamentazione del mercato interno
e gli aspetti esterni e che «tenga conto degli interessi politici ed economici
di tutti gli Stati membri». A loro parere, peraltro, una politica estera comune
in materia di energia - basata sulla solidarietà e la diversificazione nonché
sulla promozione della sostenibilità - «creerebbe sinergie atte a garantire la
sicurezza delle forniture all'Unione europea e accrescerebbe la forza, la
capacità di intervento in questioni di politica estera e la credibilità di
quest'ultima come attore mondiale».
E' pertanto necessario elaborare disposizioni
concrete, da inserire nei trattati, che portino alla creazione di una politica estera comune dell'Europa in materia di
energia che contempli la sicurezza degli approvvigionamenti, il transito e
gli investimenti connessi alla sicurezza energetica, la promozione
dell'efficienza e dei risparmi energetici nonché di fonti energetiche pulite e
rinnovabili. Il Parlamento sottolinea che una tale politica deve anche
contribuire alla promozione e all'attuazione dei valori e degli interessi
dell'Unione europea, nonché dei principali obiettivi della propria politica estera,
vale a dire la salvaguardia della pace, il primato dei diritti dell'uomo, della
democrazia e dello Stato di diritto.
Riconoscendo poi che la dipendenza dell'UE dalle
importazioni energetiche «può avere notevoli conseguenze sull'indipendenza del
proprio processo decisionale in altri settori strategici», i deputati invitano
il Consiglio e la Commissione a definire, entro la fine del 2007, «una precisa tabella di marcia che porti alla messa
a punto di una politica di questo tipo e che indichi gli obiettivi, i traguardi
e le azioni a breve, medio e lungo termine».
Con 403 voti favorevoli, 248 contrari e 26
astensioni, il Parlamento propone inoltre di nominare, non appena entrerà in
vigore il nuovo trattato di riforma, un Alto
rappresentante per la politica estera sull'energia «responsabile del
coordinamento di tutte le politiche rientranti nell'ambito della politica
estera comune dell'Europa in materia di energia». Questi, agendo sotto
l'autorità del «neoistituito e rafforzato» Alto Rappresentante dell'Unione per
gli affari esteri e la politica di sicurezza, contribuirebbe infatti alla
capacità dell'UE di tutelare i propri interessi di sicurezza energetica nei
negoziati con i partner esterni.
Per i deputati la sicurezza degli
approvvigionamenti a prezzi accessibili e prevedibili deve costituire uno degli
obiettivi principali dell'UE. Ritengono quindi essenziale sostenere le
iniziative prioritarie per diversificare
le fonti e i fornitori di energia. A quest'ultimo proposito, si dicono
favorevoli a dare la priorità a tutti i progetti volti a creare nuovi corridoi
di trasporto che diversifichino sia i fornitori che gli itinerari, come il
corridoio energetico UE/Mar Caspio/Mar Nero e, in particolare il gasdotto
Nabucco. La priorità deve inoltre essere attribuita alla infrastruttura di gas
naturale liquefatto, all'interconnessione delle reti elettriche e al
completamento dei raccordi euro-mediterranei dell'infrastruttura elettrica e
del gas nonché alla realizzazione di nuovi progetti di infrastruttura
petrolifera di interesse europeo, come i progetti Odessa-Danzica e
Costanza-Trieste.
D'altra parte, il Parlamento esorta la Commissione
a considerare l'opportunità di estendere ad altri paesi terzi la Comunità
europea dell'energia (che comprende l'UE e l'Europa sud-orientale) e di creare nuovi mercati energetici regionali sul
modello di questa Comunità, come una comunità energetica euromediterranea, «per
garantire la sicurezza degli approvvigionamenti». Allo stesso tempo, tuttavia,
sostiene l'intenzione della Commissione di adottare idonee misure per prevenire
gli investimenti incontrollati da parte di aziende estere nazionalizzate nel
settore energetico dell'UE (in particolare le reti di trasmissione del gas e
dell'elettricità).
Il Parlamento chiede poi una cooperazione rafforzata con i principali paesi produttori, di
transito e consumatori e, in particolare, con l'Algeria, l'Egitto e gli altri
paesi produttori della regione del Mashreq/Maghreb. Invita inoltre l'UE ad
intrattenere con i paesi in via di sviluppo un dialogo sulle questioni
energetiche al fine di promuovere la decentralizzazione delle energie
rinnovabili, l'accessibilità all'energia e la sostenibilità nonché
l'infrastruttura energetica d'interesse comune. Suggerisce anche la creazione
di un partenariato per la sicurezza energetica con gli USA e sottolinea
l'importanza della Turchia come snodo di transito per la diversificazione delle
forniture di gas all'Unione europea.
I deputati appoggiano poi le iniziative della
Commissione per sviluppare un dialogo più stretto in materia di energia con i
paesi del Caucaso meridionale, della regione del Caspio e dell'Asia centrale
nonché del Bacino Mediterraneo e del Medio Oriente. Chiedono inoltre che venga
intensificato il dialogo con la Cina, l'India, il Brasile e con altri paesi
emergenti e in via di sviluppo, al fine di costruire
un mercato globale dell'energia stabile e prevedibile, basato su regole
eque e trasparenti e che miri inoltre ad unire gli sforzi nella lotta contro il
riscaldamento globale e il mantenimento dello sviluppo sostenibile
Nel sottolineare l'importanza del partenariato energetico UE-Russia, il Parlamento richiama
l'attenzione sul fatto che questo «può basarsi soltanto sul principio di non
discriminazione ed equo trattamento e su condizioni di mercato paritarie». A
suo parere, inoltre, l'UE dovrebbe negoziare un documento quadro formale sulle
relazioni con la Russia in materia di energia nel contesto del nuovo accordo di
partenariato e cooperazione. Sottolinea poi che la ratifica russa del trattato
sulla Carta dell'energia «costituirebbe una dimostrazione visibile e tangibile
dell'impegno della Russia a fornire energia in modo affidabile e a cooperare
nel settore dell'energia in base a principi e valori comuni». Consiglio e
Commissione sono invitati anche a fare uso della loro influenza per convincere
la Russia ad impegnarsi a creare mercati aperti, equi e trasparenti per la
produzione e la fornitura di energia.
Secondo il Parlamento è infine necessario dare
priorità alle fonti energetiche
rinnovabili ed ecologicamente sicure. Ritiene infatti che la potenziale
dipendenza dai biocombustibili «sia altrettanto preoccupante della dipendenza
dalle forniture esterne di petrolio o di gas». Invita quindi la Commissione,
insieme con i partner dell'UE, a sviluppare un regime globale di certificazione
in grado di garantire la sostenibilità della produzione e dell'utilizzo di
biocombustibili. Gli incentivi all'uso di biocarburanti e di biomassa non
devono infatti rappresentare una minaccia per la sicurezza alimentare globale
né comportare ulteriori pressioni sulle foreste naturali, l'estensione delle
monocolture e l'aggravamento del cambiamento climatico con la distruzione delle
foreste tropicali.
ENERGIA
FONTI RINNOVABILI CONTRO
LA PETROLIO-DIPENDENZA E L'INQUINAMENTO
Doc. A6-0287/2007
Relazione sulla tabella di marcia per le energie rinnovabili in Europa
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 24.9.2007 - Votazione:
25.9.2007
L'Aula chiede il miglioramento dell'attuale quadro normativo per produrre
da fonti rinnovabili il 20% dell'energia consumata nell'UE, entro il 2020.
Occorre inoltre creare un ambiente di mercato favorevole, investire in
infrastrutture, incoraggiare la ricerca e incentivare - anche fiscalmente - i
biocarburanti e l'acquisto di auto a basse emissioni di CO2. Ma senza
penalizzare la gestione forestale sostenibile, la biodiversità e la produzione
alimentare. Escluso ogni riferimento al nucleare.
Approvando la relazione a larghissima maggioranza,
il Parlamento invita la Commissione a presentare, al più tardi entro la fine
del 2007, una proposta concernente un quadro
legislativo per le energie rinnovabili (da adottare in codecisione) che
rafforzi e migliori l'attuale normativa. La Commissione, è precisato, dovrebbe
proporre un approccio settoriale che stabilisca «obiettivi vincolanti, chiari e
realistici» per i settori dell'elettricità, dei trasporti e del riscaldamento e
raffreddamento. Anche perché i deputati ritengono che le fonti energetiche
rinnovabili costituiscono un elemento chiave di un mix energetico sostenibile,
contribuendo alla riduzione della dipendenza dalle importazioni e alla
diversificazione del mix di combustibili, alla riduzione delle emissioni di CO2
e di altro tipo, allo sviluppo di nuove tecnologie innovative ed alle
opportunità di occupazione e di sviluppo regionale.
Per promuovere le fonti rinnovabili, il Parlamento
sollecita l'istituzione e l'attuazione di piani
d'azione per le energie rinnovabili (PAR) a livello comunitario e
nazionale, che contemplino obiettivi settoriali per incoraggiare gli
investimenti, l'innovazione e la ricerca in tutti i settori. Questi PAR,
inoltre, dovrebbero essere sottoposti ad una valutazione strategica
approfondita dell'impatto ambientale e affrontare specificamente «la necessità
di riconciliare la produzione di energia rinnovabile con altre questioni
ambientali (gestione forestale sostenibile, biodiversità, prevenzione del
degrado del suolo, emissioni di gas ad effetto serra, ecc.)». E alla
Commissione è quindi chiesto di assicurare che la legislazione comunitaria
sull’energia rinnovabile e i PAR includano criteri e disposizioni volti a
prevenire i conflitti tra i diversi usi della biomassa.
Il Parlamento invita poi la Commissione e gli Stati
membri a raggiungere quanto prima un accordo sulla distribuzione dell'obiettivo del 20% di energie
rinnovabili e chiede di raddoppiare, entro il 2020, la quota di elettricità
prodotta a partire dalle energie rinnovabili. In tale ambito, precisa che ogni
Stato membro dovrebbe essere libero di scegliere le fonti energetiche
rinnovabili più appropriate. Pertanto chiede la definizione di una serie di
tappe per i PAR e la loro revisione ogni tre anni, affinché la Commissione
possa adottare misure entro il 2020 se uno Stato membro non adempisse ai suoi
obblighi. Allo stesso tempo, i deputati deplorano che le autorità regionali e
locali nell'UE «continuino a mostrare insufficiente interesse a sfruttare e
utilizzare fonti di energia rinnovabili», e che l'obiettivo UE di una quota del
12% di energie rinnovabili nel mix energetico comunitario entro il 2010 molto
probabilmente non sarà raggiunto.
La Commissione e gli Stati membri sono poi invitati
a contribuire alla creazione di un ambiente
di mercato favorevole alle energie rinnovabili, che promuova attivamente la
produzione decentralizzata e l’uso di questo tipo di energia. I deputati
ritengono infatti indispensabile integrare rapidamente le energie rinnovabili
nel mercato interno dell'energia. Un accesso trasparente, equo e prioritario
alle reti è inoltre un requisito essenziale per una riuscita integrazione e
un'espansione della produzione energetica da fonti rinnovabili. L'accesso alle
reti e le procedure di pianificazione devono inoltre essere ulteriormente
semplificati e armonizzati. Gli Stati membri devono poi compiere maggiori
sforzi per ridurre gli oneri amministrativi.
Occorre inoltre investire in un'infrastruttura e in una gestione di rete aggiuntiva,
flessibile e intelligente per migliorare il funzionamento del sistema,
migliorare la sicurezza dell'approvvigionamento, ridurre i costi per i
consumatori e migliorare l'accesso alle energie rinnovabili e la loro
produzione. Per creare condizioni di mercato favorevoli alle energie
rinnovabili, d'altra parte, i deputati chiedono di abolire «sovvenzioni
irragionevoli» e incoraggiare l'uso dinamico degli appalti pubblici in seno
all'Unione europea. Si contribuirebbe, così, a ridurre i costi delle tecnologie
di efficienza energetica e di quelle relative alle energie rinnovabili.
Ritengono inoltre che un regime di sostegno armonizzato, efficace ed
efficiente, debba costituire l'obiettivo a lungo termine in Europa, pur
riconoscendo che i regimi di sostegno nazionali siano necessari per mantenere
la fiducia degli investitori.
Nell'auspicare l'elaborazione di una politica dei trasporti globale,
rispettosa dell'ambiente e socialmente ed economicamente sostenibile, il
Parlamento esorta gli Stati membri a fissare obiettivi ambiziosi in relazione
all'utilizzo di fonti di energia rinnovabili nei trasporti pubblici e il
graduale aumento degli standard relativi all'efficienza dei combustibili nel
settore dei trasporti. Sottolineando poi che la produzione di automobili più
efficienti dal punto di vista dei consumi continua ad essere il modo migliore
per ridurre le emissioni di CO2 e il consumo di petrolio, plaude quindi alla
proposta di riesame della direttiva sulla qualità dei carburanti.
I deputati si rallegrano inoltre della proposta
della Commissione tesa a promuovere i
biocarburanti e altre energie rinnovabili destinate ai trasporti imponendo
un obiettivo vincolante del 10%, a condizione però «che si possa dimostrare che
tali carburanti sono prodotti in modo sostenibile». La Commissione è peraltro
invitata ad elaborare un sistema di certificazione dei biocarburanti (europei
ed extracomunitari), completo e obbligatorio.
Tale sistema dovrebbe assicurare che la loro
produzione non comporti, direttamente o indirettamente, una perdita di
biodiversità e di risorse idriche, la diminuzione delle riserve di carbonio (a
causa di cambiamenti nell'uso dei terreni) o problemi sociali come il rincaro
dei prodotti alimentari. A quest'ultimo proposito, i deputati ritengono che
occorra ricercare il giusto equilibrio tra la produzione alimentare e quella
energetica.
Il Parlamento riconosce che gli incentivi fiscali sono un importante
strumento per modificare le scelte dei consumatori e farli passare da
combustibili fossili a biocombustibili. Incoraggia pertanto gli Stati membri a
prendere in considerazione un incentivo fiscale che renda i biocarburanti una scelta
economicamente razionale.
Attraverso incentivi fiscali, gli Stati membri
dovrebbero anche sostenere l'acquisto di automobili
a basse emissioni di CO2. E, in proposito, ritenendo che l'uso di
automobili elettriche e a idrogeno svolgerà un ruolo importante in futuro,
invitano la Commissione ad includere le automobili elettriche ibride nel piano
strategico dell'UE in materia di energia e tecnologia.
La relazione ricorda poi che il 40% di tutta
l'energia dell'UE è utilizzato negli edifici e che «esiste un enorme potenziale
per ridurre questo consumo in modo che le energie rinnovabili possano coprire
tutto il fabbisogno di energia in questo settore». Invita quindi la Commissione
a definire entro la fine del 2007 un programma di attuazione per la diffusione
su vasta scala di case e edifici ad energia passiva e ad energia positiva
netta. Dovrebbe anche assicurare che qualsiasi proposta di direttiva quadro per
le energie rinnovabili contenga efficaci misure di promozione del riscaldamento
e del raffreddamento mediante energie rinnovabili, allo scopo di aumentare
la quota di energie rinnovabili nell'UE dall'attuale livello di circa il 10% ad
almeno il doppio entro il 2020.
Ma, a Commissione e Stati membri, il Parlamento
chiede anche di garantire che venga data un'elevata priorità alle fonti
rinnovabili nel quadro dei programmi dell'UE in materia di ricerca e sviluppo tecnologico. Occorre quindi aumentare il
bilancio della ricerca in campo energetico in occasione della revisione del
bilancio 2007-2013. Raccomanda, tra l'altro, di destinare il ricavato della
vendita all'asta dei crediti di emissione alla ricerca su fonti energetiche
rinnovabili, comprese quelle promettenti come l'energia da osmosi,
mareomotrice, del moto ondoso, solare, eolica di altitudine, generata da
movimento rotatorio e l'energia generata dalle alghe. Rilevano inoltre che sono
necessarie ulteriori attività di ricerca e sviluppo sullo stoccaggio di energia
prodotta da fonti rinnovabili, come è stato fatto nel caso della tecnologia
dell'idrogeno.
Infine, accogliendo (con 322 voti favorevoli, 270
contrari e 14 astensioni) un emendamento proposto dai Verdi, l'Aula ha
soppresso il paragrafo che, nell'ambito delle misure tese a limitare l'aumento
della temperatura del pianeta, notava come l'energia
nucleare rappresenti attualmente «una tecnologia "ponte" povera
di emissioni, in grado di agevolare il passaggio ad una produzione energetica
da fonti rinnovabili a basso livello di emissioni». Soppressa anche la parte
che chiedeva di investire i proventi economici dell'energia nucleare nelle
energie rinnovabili, in misure di efficienza energetica e nella ricerca
energetica.
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
TRASPORTI
- Doc. A6-0314/2007 - Relazione sul
progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 91/440/CEE del
Consiglio relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie e la direttiva
2001/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla ripartizione
della capacità di infrastruttura ferroviaria e all'imposizione dei diritti per
l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria
- Doc. A6-0313/2007 - Relazione su sul
progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei
passeggeri nel trasporto ferroviario
- Doc. A6-0315/2007 - Relazione su sul
progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla certificazione dei macchinisti
addetti alla guida di locomotori e treni sul sistema ferroviario della Comunità
Nuova vitalità e maggiore competitività del
mercato ferroviario. Sono questi gli obiettivi della direttiva approvata dal
Parlamento che, a partire dal 2010, aprirà l'accesso alle infrastrutture
ferroviarie a nuovi operatori, permettendo loro anche il cabotaggio. L'Aula ha
poi approvato un regolamento che impone risarcimenti in caso di ritardo,
obbligo d'informazione, garanzie ai passeggeri disabili e norme di qualità dei
servizi. E' anche istituita una licenza UE per macchinisti.
- Doc. A6-0333/2007 - Risoluzione sulla proposta di
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'applicazione di
regole di concorrenza ai settori dei trasporti ferroviari, su strada e per vie
navigabili ((versione codificata)
- Doc. A6-0304/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e il
Regno Hascemita di Giordania su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei
- Doc. A6-0305/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e la
Repubblica Kirghisa su taluni aspetti relativi ai servizi aerei
- Doc. A6-0305/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e la
Repubblica di Panama su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei
LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI
- Doc. A6-0294/2007 - Relazione sugli
obblighi dei prestatori di servizi transfrontalieri
Il Parlamento sollecita più chiarezza sugli obblighi dei
prestatori di servizi che operano al di fuori delle loro frontiere. Chiede di
accrescere la fiducia dei consumatori in tali servizi attraverso standard
qualitativi europei e sollecita la Commissione a considerare l'introduzione di
uno strumento teso a favorire le azioni collettive su base transfrontaliera. Va
poi imposta un'informazione adeguata su prezzi, condizioni contrattuali e mezzi
di ricorso in caso di lacune o ritardi nei servizi.
RICERCA E INNOVAZIONE
- Doc. A6-0293/2007 - Relazione sulla
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce
l’Istituto europeo di tecnologia
Il Parlamento accoglie con favore la proposta di creare
un Istituto europeo di tecnologia ma, ritenendo che l'innovazione debba essere
il suo principale obiettivo, chiede di modificarne il nome in conseguenza.
Nell'invitare il Consiglio a negoziare sulle fonti di finanziamento
dell'Istituto, suggeriscono di avviare una fase pilota che si concentri sui
grandi temi prioritari come il cambiamento climatico, la mobilità sostenibile,
l'efficienza energetica.
- Doc. A6-0316/2007 - Risoluzione sulla proposta di
decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'accordo di cooperazione
scientifica e tecnica tra la Comunità europea e lo Stato di Israele
AFFARI COSTITUZIONALI
- Doc. A6-0267/2007 - Relazione sulla
proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 93/109/CE
del Consiglio, del 6 dicembre 1993, relativa alle modalità di esercizio del
diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i
cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono
cittadini
Il Parlamento accoglie con favore la proposta di agevolare
il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni europee nello Stato membro
di residenza diverso da quello di origine. Chiede tuttavia di lasciare aperta
la possibilità di candidarsi contemporaneamente in collegi situati in altri
Stati. I deputati, inoltre, sollecitano i governi a informare i cittadini di
questo diritto, anche per aumentare l'affluenza alle urne in occasione delle
elezioni.
AGRICOLTURA
- Doc. A6-0309/2007 - Relazione su
sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento
(CE) n. 320/2006 relativo a un regime temporaneo per la ristrutturazione
dell'industria dello zucchero nella Comunità
- Doc. A6-0310/2007 - Relazione su
sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento
(CE) n. 318/2006 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore
dello zucchero
Per evitare una riduzione arbitraria delle quote che penalizzerebbe i
diversi settori della filiera europea dello zucchero, occorre ottimizzare il
funzionamento del regime di ristrutturazione. E' quanto sostengono due
relazioni approvate dal Parlamento in merito alla proposta di adattamento della
riforma del settore avvenuta nel 2006, chiedendo un miglioramento delle
compensazioni a favore di produttori e delle regioni.
- Doc. C6-0302/2007 - Relazione sulla
proposta di regolamento del Consiglio che istituisce taluni regimi di sostegno
a favore degli agricoltori per quanto riguarda il ritiro dei seminativi dalla
produzione per il 2008
L'Aula ha accolto la proposta
di fissare a zero il tasso di ritiro obbligatorio per il 2008, al fine di
rispondere alle difficoltà di mercato dovute alla riduzione dei raccolti e
all'aumento dei prezzi dei cereali. Chiede però che questo tasso sia applicato
anche nel 2009 e sollecita uno studio volto a valutare gli effetti ambientali
della rinuncia al set aside.
-
Doc. A6-0334/2007 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del
Consiglio relativa ai dispositivi di protezione in caso di capovolgimento dei
trattori agricoli o forestali a ruote (versione codificata)
-
Doc.
A6-0330/2007 - Risoluzione sulla
proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai
retrovisori dei trattori agricoli o forestali a ruote
-
Doc.
A6-0311/2007 - Risoluzione sulla proposta di
regolamento del Consiglio recante modifica al regolamento (CE) n. 1947/2005 per
quanto riguarda gli aiuti nazionali concessi dalla Finlandia per sementi e
sementi di cereali
CULTURA
- Doc. A6-0326/2007 - Risoluzione sull'efficienza e l'equità
nei sistemi europei d'istruzione e formazione (2007/2113(INI))
- Doc. A6-0296/2007 - Risoluzione su "i2010: Biblioteche
digitali"
- Doc. A6-0307/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento
del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla produzione e allo sviluppo
di statistiche sull'istruzione e sull'apprendimento permanente
GIURIDICA
- Doc. A6-0329 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del
Consiglio relativa all'alloggiamento per il montaggio della targa posteriore
d'immatricolazione dei veicoli a motore a due o tre ruote
- Doc. A6-0332/2007 - Risoluzione sulla proposta modificata di
direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai cavalletti dei
veicoli a motore a due ruote
-
Doc.
A6-0331/2007 - Risoluzione sulla
proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
relativa al dispositivo di ritenuta per passeggeri dei veicoli a motore a due
ruote
SVILUPPO REGIONALE
- Doc. A6-0318/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Consiglio che autorizza la Francia ad applicare un'accisa di aliquota ridotta
sul rum "tradizionale" prodotto nei suoi dipartimenti d'oltremare e
abroga la decisione 2002/166/CE del Consiglio, del 18 febbraio 2002
COMMERCIO
INTERNAZIONALE
- Doc. A6-0324/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Consiglio relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea e dei suoi
Stati membri, di un protocollo all'accordo di cooperazione e unione doganale
tra la Comunità economica europea e la Repubblica di San Marino, relativo alla
partecipazione, in qualità di parti contraenti, della Repubblica di Bulgaria e
della Romania, successivamente alla loro adesione all'Unione europea
VARIE
- Dichiarazione del Parlamento europeo sul numero di emergenza europeo 112
-
Dichiarazione del Parlamento europeo
sull'impiego di primati negli esperimenti scientifici
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES -
MINISESSIONE 10 - 11 OTTOBRE 2007
ISTITUZIONI
APPELLO
DI PÖTTERING PER L'ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE
«Seguite il nostro esempio, abrogate la pena di morte». E' questo l'appello
rivolto dal Presidente nella giornata internazionale ed europea contro la pena
di morte. Particolarmente lieto di accogliere in Aula le infermiere bulgare e
il medico palestinese condannati in Libia alla pena capitale, Pöttering ha sostenuto
la necessità di denunciare - in occasione dei giochi olimpici - il ricorso a
tale pena in Cina. Ha poi esortato la Presidenza a proseguire l'iniziativa
europea a livello ONU.
Il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha sottolineato che oggi non
è solo la giornata internazionale contro la pena di morte, ma anche la
"giornata europea", visto che così è stata proclamata dal Consiglio
d'Europa, con il sostegno del Consiglio UE, della Commissione e del Parlamento
europeo. In proposito si è detto particolarmente lieto di accogliere in Aula le
infermiere bulgare e il medico palestinese che, condannati a morte in Libia
sulla base di una calunnia, sono stati liberati dopo otto anni di carcere.
Il Presidente ha quindi aggiunto che la pena
capitale è «una grande violazione dei diritti umani» e in particolare del
diritto alla vita. Ribadendo l'opposizione del Parlamento a questo tipo di
castigo, ha sottolineato che diversi paesi terzi - come il Ruanda - hanno
abolito la pena di morte. Ha inoltre affermato che i prossimi giochi olimpici
rappresentano un'occasione per rompere il muro di silenzio attorno alle
sentenze capitali eseguite in Cina.
HANS-GERT PÖTTERING ha
poi ricordato l'iniziativa europea a livello ONU come primo passo verso
l'abolizione della pena capitale ed ha esortato la Presidenza portoghese a
continuare a promuoverla. Sottolineando l'impegno profuso dal Parlamento nella
lotta contro la pena di morte, il Presidente ha riaffermato: «rifiutiamo la
pena di morte, per qualsiasi motivo e in ogni sua forma». Ha quindi ricordato
che gli Stati membri UE, sulla base di valori comuni, sono riusciti a creare
una Comunità senza pena di morte. Questo principio, ha aggiunto, è previsto
dalla Carta europea dei diritti fondamentali e, in proposito, ha sottolineato
che essa diventerà vincolante con la prossima modifica dei trattati.
Prima di chiedere un minuto di silenzio per tutte
le vittime della pena di morte, il Presidente ha evidenziato che l'eliminazione
di questa punizione deve essere parte integrante della politica dell'Unione
europea in quanto attore globale. Ha quindi concluso rivolgendo un appello a
quei paesi in cui è ancora praticata: «seguite il nostro esempio, abrogate la
pena di morte».
STOP ALLA
DISCRIMINAZIONE DEI BAMBINI DISLESSICI
Disfasia, disprassia, dislessia, discalcolia e disturbi da deficit
dell'attenzione, devono essere riconosciuti come handicap. E' quanto afferma il
Parlamento chiedendo la promozione delle migliori pratiche in materia di
informazione, individuazione, diagnosi e presa a carico in strutture adeguate,
in ambiente ordinario o specializzato. Per i deputati, infatti, solo così è
possibile evitare la discriminazione dei bambini affetti da questi disturbi
"che invalidano precocemente la comunicazione".
Aprendo la seduta, il Presidente ha annunciato
all'Aula che, avendo raccolto più di quattrocento firme, una dichiarazione
scritta promossa da diversi deputati sulla discriminazione e l'esclusione
sociale dei bambini "dis", è diventata posizione ufficiale del
Parlamento europeo.
Con la dichiarazione, i deputati ricordano
anzitutto che, ogni anno, oltre il 10% dei bambini sono interessati da disturbi
"dis" (disfasia, disprassia, dislessia, discalcolia nonché colpiti da
disturbi da deficit d'attenzione, ecc.). Tuttavia, occorre affinare le
statistiche su queste patologie «che invalidano precocemente la comunicazione»,
anche perché restano non identificate in numerosi Stati membri.
Il Parlamento chiede pertanto alla Commissione e al
Consiglio di elaborare una carta dei bambini "dis" e favorire il
riconoscimento di tali disturbi quali handicap. Ma occorre anche promuovere le
migliori pratiche per quanto riguarda: l'accessibilità dell'informazione, la
precocità dell'individuazione, del depistaggio, della diagnosi sistematica e
della presa a carico, le strutture pedagogiche efficaci in ambiente ordinario
specializzato per bambini, adolescenti e giovani adulti, nonché le strutture di
inserimento professionale adeguate. A loro parere, infatti, «solo una presa a
carico precoce, intensiva e interdisciplinare in strutture adeguate - in
ambiente scolastico ordinario con l'accompagnamento adatto o in una struttura
specializzata - permette di evitare la "dis"criminazione dei
bambini».
Infine, il Parlamento chiede di rafforzare la
ricerca su tali disturbi anche nel Settimo programma quadro di ricerca e di
promuovere ed incoraggiare la creazione di una rete interdisciplinare europea
per i disturbi specifici dell'apprendimento (learning specific difficulties), per «raccogliere e studiare le
informazioni nonché favorire il coordinamento delle azioni transfrontaliere e
il dialogo istituzionale».
VERTICE
DI LISBONA: MAGGIORANZA A FAVORE DELLA RIFORMA, MA CON QUALCHE RAMMARICO
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Preparazione del Vertice
informale dei capi di Stato e di governo (Lisbona, 18 e 19 ottobre 2007)
Dibattito: 10.10.2007
In vista del Consiglio europeo che, il 18 e il 19 ottobre, dovrebbe
approvare la riforma dei trattati, si è tenuto un ampio dibattito in Aula in
cui gran parte dei deputati ha difeso i miglioramenti previsti. Alcuni di essi,
auspicando maggiori progressi, non hanno però nascosto una certa delusione, in
particolare sulla "leggibilità" del nuovo testo e sulle deroghe
previste.
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito
ricordando il forte sostegno del suo gruppo al progetto di trattato, «per
avere un'Europa capace di funzionare a 27». Il progetto di riforme, infatti,
rappresenta un «buono strumento per rispondere alle attese dei cittadini».
Elmar Brok (PPE/DE)
si è dichiarato ottimista circa una conclusione positiva del vertice di
Lisbona, che dovrebbe segnare l'accordo di tutti i paesi membri sul nuovo
trattato. Se approvato, ha aggiunto, il progetto di riforme dei trattati
garantirà un'Unione più efficace e più democratica. Al riguardo ha evidenziato
in particolare il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo nel processo
decisionale.
NUOVA RIPARTIZIONE DEI SEGGI AL PARLAMENTO DAL 2009
Doc. A6-0351/2007
Relazione sulla composizione del Parlamento europeo
Procedura:
Iniziativa - Dibattito: 10.10.2007 - Votazione: 11.10.2007
Il Parlamento, in base della popolazione residente in ogni paese, assegna
all'Italia 72 deputati su 750: quanti previsti dal Trattato di Nizza, ma
abolendo la tradizionale parità di seggi con Francia e Regno Unito. L'Aula non
ha accolto gli emendamenti "italiani" tesi a basare la
ridistribuzione dei seggi sul numero dei cittadini ed a ristabilire
l'equilibrio con Parigi e Londra. La proposta, se sottoscritta all'unanimità
dal Consiglio europeo, si applicherà a partire dalle elezioni del 2009.
Approvando la relazione con
378 voti favorevoli, 154 contrari e 109 astensioni, il Parlamento propone ai
Capi di Stato e di governo una ripartizione dei seggi in vista delle elezioni
europee del 2009 che rispecchia quanto suggerito dalla sua commissione affari
costituzionali. La Presidenza portoghese aveva peraltro indicato che, qualora
un'ampia maggioranza dei deputati avesse approvato la formula proposta, il
Consiglio europeo l'avrebbe fatta propria al margine del Vertice informale che
dovrebbe concludersi il 19 ottobre.
La proposta adottata dal
Parlamento tiene conto del mandato conferito dal Vertice di giugno alla
Conferenza intergovernativa chiamata a modificare i trattati che, in questo
campo, prevede l'innalzamento del numero dei seggi parlamentari da 736 (come
previsto dal Trattato di Nizza, rivisto dopo le ultime adesioni) a 750 (come
era proposto nel progetto di Costituzione europea). Il Vertice aveva anche
limitato a 96 il numero massimo di deputati per Stato membro (in particolare la
Germania) e alzato a 6 il numero minimo di parlamentari per gli Stati membri
più piccoli.
Per la ripartizione dei 750
seggi, il Parlamento ha anche tenuto in considerazione il principio - stabilito
dai Capi di Stato e di governo - della “proporzionalità
degressiva”, in base al quale il rapporto tra la popolazione e il numero di
seggi di ciascuno Stato membro deve variare in funzione della rispettiva
popolazione, in modo che ciascun deputato di uno Stato membro più popolato
rappresenti più cittadini rispetto al collega eletto in uno Stato membro meno
popolato e viceversa. Inoltre, ciò implica che nessuno Stato membro meno
popolato abbia più seggi di uno Stato più popolato.
Così come suggerita dal
Parlamento, la ripartizione si fonda
sulla "popolazione"
residente in ogni Stato membro (compresi gli immigrati senza diritto di
voto) e, di conseguenza, per la prima volta nella storia del Parlamento,
assegna un numero diverso di deputati a Italia, Francia e Regno Unito (che
attualmente ne contano 78 e che ne avrebbero avuti 72 in base al Trattato di
Nizza).
Più in particolare, rispetto alla situazione prevista nel
trattato di Nizza (736 seggi a decorrere dal 2009), il Parlamento sostiene
quindi le seguenti modifiche per un emiciclo di 750 seggi: Germania: 96 seggi
(-3 seggi rispetto al trattato di Nizza), Francia: 74 seggi (+ 2), Regno Unito:
73 seggi (+ 1), Italia: 72 seggi (nessuna modifica), Spagna: 54 seggi (+ 4),
Polonia: 51 seggi (+ 1), Romania: 33 seggi (nessuna modifica), Paesi Bassi: 26
seggi (+ 1), Grecia, Portogallo, Belgio, Ungheria e Repubblica ceca: tutti 22
seggi (nessuna modifica), Svezia: 20 seggi (+ 2), Austria: 19 seggi (+ 2),
Bulgaria: 18 seggi (+ 1), Danimarca, Slovacchia, Finlandia: tutti 13 seggi
(nessuna modifica), Irlanda e Lituania: tutti 12 (nessuna modifica), Lettonia:
9 seggi (+1), Slovenia 8 seggi (+ 1), Estonia, Cipro, Lussemburgo: tutti 6
seggi (nessuna modifica), Malta: 6 seggi (+ 1). Si veda la tabella in calce.
Il Parlamento ha respinto gli emendamenti presentati da numerosi deputati
italiani di tutti i gruppi volti, in sostanza, a rinviare la decisione
sulla ripartizione per poterla realizzare in base al numero dei cittadini, al
posto della popolazione. Bocciati anche gli emendamenti alternativi proposti
dai deputati italiani che intendevano ristabilire la parità - con 73 deputati
ciascuno - tra i seggi attribuiti a Italia, Regno Unito e Francia, sottraendone
uno a quest'ultima per attribuirlo alla nostra delegazione.
Al riguardo, va notato che il
Parlamento insiste affinché la revisione della ripartizione dei seggi prevista
per la legislatura 2014-2019 «sia sfruttata per studiare la possibilità tecnica
e politica di sostituire la presa in considerazione del numero degli abitanti,
quale stabilito annualmente dall'Ufficio statistico dell'Unione europea
(Eurostat), con quella del numero dei cittadini europei». Suggerisce pertanto
un progetto di dichiarazione del Consiglio europeo da allegare ai nuovi
trattati che invita il Parlamento a presentare una proposta volta a
definire «con maggiore precisione» il
termine "cittadini". Tale proposta, è precisato, dovrebbe essere
elaborata con sufficiente anticipo rispetto alle elezioni del 2014.
I deputati hanno poi deciso di
non considerare i futuri Stati membri dell'UE (come la Croazia) nella
ripartizione dei seggi per non pregiudicare i prossimi ampliamenti. Propongono,
tuttavia, che le nuove adesioni siano accompagnate da un aumento temporaneo del
numero di deputati al di là della soglia di 750, come è peraltro avvenuto con
l'adesione di Romania e Bulgaria. Inoltre, per contribuire a conferire una
«vera dimensione europea» al dibattito elettorale, il Parlamento «si ripropone
di esaminare la possibilità di eleggere una parte dei deputati europei su liste
transnazionali», affidando un ruolo centrale ai partiti politici europei.
Nel
dibattito è intervenuto RICCARDO VENTRE (PPE/DE-I):
"Signora
Presidente, onorevoli colleghi, l'on. Stubb, che mi dispiace sia andato via, ha
parlato di tristezza questa sera e anche altri colleghi si sono espressi nella
stessa direzione. Ma io credo che sia triste il discriminare dei paesi e dei
parlamentari soprattutto che cercano di far rispettare dei principi basilari,
l'ha detto bene Voggenhuber e l'ha detto l'on. Muscardini.
Qui si tratta non di mettere in discussione la
relazione Lamassoure-Severin, è una costruzione probabilmente buona, ma che si
fonda su basi di sabbia. In effetti, c'è un principio giuridico che viene leso
nella sua interezza e nella sua pregnanza, cioè il principio della
cittadinanza. Ciò è detto anche da coloro che hanno sostenuto, lo si vede anche
dalle proposte di compromesso di Lamassoure e Severin, l'ha detto Leinen, l'ha
detto in maniera eccellente Duff: qui non abbiamo la certezza della base
elettorale!
Ebbene, su questa incertezza assoluta della base
elettorale vogliamo costruire un criterio, un castello che ha una sua coerenza -
esclusa la base, escluso il fondamento - che ci porterà ad una composizione
assolutamente non rispettosa delle preesistenze e dei cittadini, e che ci
porterà come ulteriore conseguenza - badate bene, vorrei non essere un profeta
di sventure - di fronte alla Corte di giustizia. Perché è naturale, è doveroso
probabilmente, da parte di chi si vede leso, adire il giudice come extrema ratio, come momento di
decisione suprema per un momento così importante.
Io faccio appello al mio governo, al governo del
mio paese che ha mostrato grandissima debolezza fino ad oggi in questa vicenda,
da Berlino in poi, affinché finalmente trovi un momento di orgoglio e possa
esercitare il diritto di veto rispetto a questa proposta."
Ripartizione dei seggi tra gli Stati membri
|
Stato membro |
Situazione attuale |
Trattato di Nizza (dalle elezioni del 2009) |
Proposta del Parlamento (Lamassoure / Severin) |
Differenza Nizza/Parlamento |
|
|
99 |
99 |
96 |
-3 |
|
Francia |
78 |
72 |
74 |
+2 |
|
Regno Unito |
78 |
72 |
73 |
+1 |
|
Italia |
78 |
72 |
72 |
= |
|
Spagna |
54 |
50 |
54 |
+4 |
|
Polonia |
54 |
50 |
51 |
+1 |
|
|
35 |
33 |
33 |
= |
|
Paesi Bassi |
27 |
25 |
26 |
+1 |
|
Belgio |
24 |
22 |
22 |
= |
|
Grecia |
24 |
22 |
22 |
= |
|
Ungheria |
24 |
22 |
22 |
= |
|
Rep. Ceca |
24 |
22 |
22 |
= |
|
Portogallo |
24 |
22 |
22 |
= |
|
Svezia |
19 |
18 |
20 |
+2 |
|
|
18 |
17 |
18 |
+1 |
|
|
18 |
17 |
19 |
+2 |
|
Danimarca |
14 |
13 |
13 |
= |
|
Slovacchia |
14 |
13 |
13 |
= |
|
Finlandia |
14 |
13 |
13 |
= |
|
Lituania |
13 |
12 |
12 |
= |
|
Irlanda |
13 |
12 |
12 |
= |
|
Lettonia |
9 |
8 |
9 |
+1 |
|
|
7 |
7 |
8 |
+1 |
|
|
6 |
6 |
6 |
= |
|
Cipro |
6 |
6 |
6 |
= |
|
Lussemburgo |
6 |
6 |
6 |
= |
|
|
5 |
5 |
6 |
+1 |
|
Totale |
785 |
736 |
750 |
+14 |
TRASPORTI
NUOVI AEROPORTI CONTRO RITARDI E CANCELLAZIONI DEI VOLI
Doc. A6-0349/2007
Relazione su sulle capacità aeroportuali e i servizi di
assistenza a terra: verso una politica più efficiente
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 11.10.2007 - Votazione:
11.10.2007
Il Parlamento chiede di potenziare il sistema aeroportuale europeo per far
fronte alla crescita del traffico aereo ed evitare così ritardi e cancellazioni
dovuti a deficit di capacità degli scali. Rilevando l'importanza degli
aeroporti regionali, non esclude il prefinanziamento delle infrastrutture.
Occorre poi chiarire le norme per l'assegnazione degli slot, basata sul
mercato, e degli appalti dei servizi di assistenza a terra, prima di
un'ulteriore liberalizzazione.
La globalizzazione e la rapida crescita economica
si tradurranno, per l'Unione europea, in un aumento medio della domanda di voli
(traffico senza vincoli aeroportuali) di almeno il 4,3% all'anno, e molto
probabilmente del 5,2% l'anno. Entro il 2025, ciò comporterà una crescita della
domanda di voli 2,5 volte superiore a quella del 2003 e, tenuto conto di tutti
i nuovi investimenti, più di 60 aeroporti non saranno in grado di gestire la
domanda oraria di traffico normale senza incorrere in ritardi o cancellazioni
di voli per capacità insufficiente (rimarrebbe così insoddisfatta una domanda
di 3,7 milioni di voli l'anno).
E' quanto nota il Parlamento che, approvando la
relazione, chiede alla Commissione di riferirgli, prima del 2009, su un Piano generale per il potenziamento delle
capacità aeroportuali in Europa. Tale piano, precisano i deputati, dovrebbe
presentare un'impostazione coerente per gli Stati membri in modo da promuovere
e coordinare tutte le iniziative per la creazione di nuove capacità
aeroportuali destinate al traffico internazionale, utilizzare meglio le
capacità esistenti e gestire le capacità degli aeroporti secondari.
Tutto ciò, però, «fatte salve le competenze degli Stati membri e della
Comunità in materia di distribuzione delle capacità aeroportuali». Per i
deputati, infatti, «solo la coesistenza di diversi modelli di aeroporto che
riflettano le specificità nazionali consentirà all'Unione europea di soddisfare
le sue esigenze in questo campo». Chiedono inoltre alla Commissione di monitorare l'attuale situazione e
presentare al riguardo statistiche precise in modo da affrontare meglio il
problema delle capacità. Anche perché capacità aeroportuali adeguate e un loro
uso razionale, assieme ad efficienti servizi di assistenza a terra, «sono di
importanza fondamentale per l'economia europea e devono essere garantiti».
Il Parlamento, d'altra parte, suggerisce la costruzione di aeroporti secondari -
nelle vicinanze di quelli congestionati - al fine di gestire il gran numero di
voli cancellati per capacità insufficiente, dal momento che quelli esistenti
«non possono espandersi come sarebbe necessario». In proposito, propone di avviare
uno studio sulla domanda reale di infrastrutture, «che potrebbe migliorare
qualsiasi futuro piano globale di capacità degli aeroporti europei e diventare
un meccanismo riconosciuto di previsione del trasporto aereo su scala
comunitaria».
Ai fini dell'aumento delle capacità, i deputati
ritengono che il prefinanziamento dello
sviluppo infrastrutturale «sia un'opzione valida per gli aeroporti». Questo
sistema di finanziamento, infatti, risulta vantaggioso sia per le compagnie
aeree che per gli aeroporti: riduce il costo del finanziamento complessivo
dell'infrastruttura, «assicurando un profilo dei prezzi più agevole per le
compagnie aeree e diminuisce il rischio per gli aeroporti dal momento che le
compagnie iniziano a rimborsare prima i loro investimenti».
Il ruolo degli aeroporti regionali
Il Parlamento invita poi gli Stati membri e le
autorità regionali e locali ad assicurare che gli aeroporti figurino nei piani
di riassetto territoriale delle regioni e siano tenuti in considerazione nelle
strategie di sviluppo regionale. Ricordando inoltre che l'ampliamento e la
costruzione di nuovi scali devono essere sottoposti ad una valutazione
dell'impatto territoriale, sottolinea l'importanza economica degli aeroporti
per la creazione di nuova occupazione,
«in particolare a livello regionale». I gestori degli aeroporti europei, le
compagnie di volo e i servizi di manutenzione e di ristorazione, infatti, «sono
in grado di creare un numero considerevole di posti di lavoro».
I deputati ritengono che l'aumento delle capacità
aeroportuali «non sarà possibile senza un'efficace e intensa collaborazione tra
le autorità degli aeroporti e le competenti amministrazioni regionali e
locali». Auspicano inoltre che gli aeroporti "di pianificazione del
territorio" delle regioni intercluse, periferiche o ultraperiferiche
«possano continuare a beneficiare di aiuti
statali proporzionati alle loro missioni d'interesse generale». Mentre le
compagnie aeree dovrebbero fornire garanzie adeguate sull'ammortamento delle
attrezzature aeroportuali che esse esigono dai gestori aeroportuali per non
metterli in difficoltà in caso di ritiro imprevisto.
Sistema di slot più chiaro e fondato sul mercato
L'aumento del traffico aereo, per i deputati,
richiederà una più completa attuazione del quadro giuridico applicabile ai
trasporti aerei. Chiedono quindi alla Commissione di verificare la piena
attuazione del regolamento (n. 95/93) relativo a norme comuni per
l'assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità, e di fornire
maggiori orientamenti e chiarimenti sul
testo. Insistono in particolare sull'esigenza di assicurare un migliore
coordinamento e collegamento tra l'assegnazione delle bande orarie dei servizi
di Gestione dei flussi del traffico aereo (ATFM) e le bande orarie degli
aeroporti.
Il Parlamento ricorda poi l'esigenza di introdurre meccanismi basati sul mercato nella
procedura per l'assegnazione delle bande orarie, «allo scopo di giungere ad un
uso ottimale delle limitate capacità aeroportuali». Prende atto, tuttavia, che
il ricorso a siffatti meccanismi «non contrasterebbe le carenze
infrastrutturali», dato che non sarebbe creata una banda supplementare unica.
Ritiene inoltre che la coerenza tra le bande orarie degli aeroporti e le bande
ATFM comporti vantaggi molto limitati e «non risolverà il problema delle
capacità, che esisterà sempre».
Chiarire le norme sugli appalti dei servizi di assistenza
a terra
Il Parlamento invita la Commissione a pubblicare
orientamenti dettagliati o, se del caso, a presentare nuove proposte per chiarire le regole per le gare d'appalto relative ai servizi di
assistenza a terra. Dovrebbe però effettuare una nuova analisi sull'impatto
dell'applicazione delle norme UE vigenti, sui benefici e/o svantaggi finali per
gli utenti, i dipendenti e i passeggeri, prima di presentare qualsiasi proposta
che porterebbe ad un'ulteriore
liberalizzazione. D'altra parte, i deputati raccomandano che qualsiasi
nuovo tentativo di modificare la direttiva si concentri innanzitutto sulla
qualità dei servizi di assistenza a terra e sulla qualità occupazionale.
Occorre quindi esaminare la possibilità di
stabilire standard minimi di qualità e sociali, disciplinare il ricorso al
subappalto, stabilire chiaramente a quali condizioni un aeroporto può fornire
servizi di assistenza a terra, considerare che il numero minimo di prestatori
di servizi autorizzati negli aeroporti (attualmente 2) andrebbe rivisto,
introdurre una procedura di licenze a livello di Stati membri, assicurare che i
prestatori garantiscano un adeguato livello di formazione e protezione sociale
dei loro dipendenti e garantire un adeguato livello di sicurezza a tutti gli
utenti, passeggeri e cargo.
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
- Doc. A6-0320/2007 -Relazione sulla
proposta di decisione del Consiglio e dei rappresentanti dei Governi degli
Stati membri dell'Unione europea, riuniti in sede di Consiglio, concernente la
firma e l'applicazione provvisoria dell'Accordo sui trasporti aerei tra la
Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e gli Stati Uniti
d'America, dall'altro
Il Parlamento ha approvato un accordo con gli USA che,
sostituendo gli attuali 20 accordi bilaterali, intende realizzare un mercato
unico del trasporto aereo tra le due sponde dell'Atlantico. All'interno di tale
mercato, gli investimenti potranno muoversi liberamente e le compagnie aeree
europee e americane potranno fornire servizi aerei senza alcuna restrizione,
anche nel mercato domestico di ciascuna regione. Il controllo delle compagnie
aeree, per il momento, resterà limitato.
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
DIRITTI UMANI
- Doc. B6-0375/2007 - Risoluzione
sulla situazione umanitaria a Gaza
La crisi umanitaria a Gaza ha raggiunto dimensioni
catastrofiche. E' quanto afferma il Parlamento chiedendo a Israele di garantire
l'accesso degli aiuti umanitari, dell'assistenza umanitaria e dei servizi
essenziali, nonché di riaprire la circolazione di beni e persone ai valichi di
Rafah e Karni. L'autorità palestinese è invece sollecitata a agevolare il
lavoro degli operatori umanitari. All'UE è poi chiesto di garantire il rispetto
dei diritti umani.
- Doc. B6-0338/2007 - Risoluzione sugli assassinii di donne
(femminicidi) in Messico e America Centrale e sul ruolo dell'Unione europea
nella lotta contro questo fenomeno
AGRICOLTURA
-
Doc. A6-0321/2007 - Relazione sulla proposta di regolamento del
Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1290/2005 relativo al
finanziamento della politica agricola comune
Opacità e mancanze nella gestione degli aiuti agricoli
rimettono in questione la legittimità della politica agricola comune agli occhi
dell'opinione pubblica europea. Il Parlamento accoglie quindi con favore la
proposta della Commissione volta a migliorare la trasparenza e l'esecuzione del
bilancio, ma propone di rafforzarla ulteriormente, garantendo al contempo il
rispetto delle norme sulla protezione dei dati.
CONTROLLO DEI BILANCI
-
Doc. A6-0337/2007 - Relazione
su sulle implicazioni dell'accordo tra la Comunità, gli Stati membri e Philip
Morris per l'intensificazione della lotta contro la frode e il contrabbando di
sigarette e sui progressi realizzati nell'applicazione delle raccomandazioni
della commissione d'inchiesta del Parlamento sul regime di transito comunitario
A fronte del crescente volume di sigarette di
contrabbando presente sul mercato UE, il Parlamento chiede una strategia comune
di lotta alla frode fiscale, un miglior scambio di informazioni e il sostegno
all'OLAF. Sollecitando l'introduzione di licenze per l'acquisto di attrezzature
per la produzione di sigarette, esorta la conclusione di accordi - come quello
con Philip Morris - con altri "tabacchieri" e con produttori di merci
a rischio frode: alcol, tessili, oli minerali e prodotti agricoli
PESCA
- Doc. A6-0317/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica
del regolamento (CE) n. 1543/2000 che istituisce un quadro comunitario per la
raccolta e la gestione dei dati alieutici essenziali all'attuazione della
politica comune della pesca
VARIE
- Dichiarazione del Parlamento europeo sulla necessità di adottare misure di
tutela della Cattedrale cattolica romana di San Giuseppe a Bucarest, Romania -
monumento storico e archittetonicamente in pericolo
- Doc. A6-0319/2007 - Risoluzione sulla raccomandazione di
decisione del Consiglio relativa all'adesione della Bulgaria e della Romania
alla convenzione sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali aperta
alla firma a Roma il 19 giugno 1980
- Doc. A6-0340/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Consiglio sulla conclusione degli accordi pertinenti ai sensi dell'articolo XXI
del GATS con l'Argentina, l'Australia, il Brasile, il Canada, la Cina, il
Territorio doganale separato di Taiwan, Penghu, Kinmen e Matsu (Taipei cinese),
la Colombia, Cuba, l'Ecuador, Hong Kong Cina, l'India, il Giappone, la Corea,
la Nuova Zelanda, le Filippine, la Svizzera e gli Stati Uniti, nonché sugli
adeguamenti compensativi necessari in seguito all'adesione all'Unione europea
della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro,
della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di
Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica d'Austria, della
Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia, della Repubblica slovacca,
della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia
DALLE
ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE
POLITICA SOCIALE
·
Orientamenti
per le politiche a favore dell'occupazione (http://consilium.europa.eu)
·
Conclusioni
del Consiglio informale di Guimaraes (http://consilium.europa.eu)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Le tre
priorità della presidenza portoghese (http://consilium.europa.eu)
MERCATO INTERNO
·
Finanziamento
dell'International Accounting Standards Board (IASB) (http://consilium.europa.eu)
POLITICA REGIONALE
·
Priorità
della presidenza portoghese (http://consilium.europa.eu)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Prodotti
preconfezionati (http://consilium.europa.eu)
VARIE
Apertura
della Conferenza Intergovernativa (CIG) sui trattati UE (http://consilium.europa.eu)
DALLA COMMISSIONE EUROPEA
POLITICA SOCIALE
·
"Combattere
lo scarto di remunerazione tra uomini e donne" (COM 2007/424)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Lancio
del sistema PEGI on-line (http://ec.europa.eu)
·
Roaming
primo bilancio (http://ec.europa.eu)
MERCATO INTERNO
·
Nuove
regole di solvibilità per le assicurazioni (http://ec.europa.eu)
·
Convergenza
delle norme internazionali d'informazione finanziaria (IFRS) (http://ec.europa.eu/inter
nal_market/accounting/news/index_en.htm)
·
Solvit:
relazione annuale (http://ec.europa.eu/youreurope)
POLITICA REGIONALE
·
Orientamenti
della politica di coesione dell'UE dopo il 2013 (http://ec.europa.eu/commission_barroso
/hubner/speeches/pdf/speech_11072007.pdf)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
Nuove
regole per l'etichettatura delle creme solari (http://ec.europa.eu/health-eu/news/sun_uv_it.htm)
TRASPORTI
·
Audit urbano europeo (http://ec.europa.eu/regional_policy/urban2/audit_it.htm)
·
Servizi
aerei per le persone con mobilità ridotta (http://ec.europa.eu)
·
Politica
marittima (http://ec.europa.eu)
ENERGIA
·
Verso
una carta europea dei diritti dei consumatori (COM 2007/386)
VARIE
·
Libro
verde sulla preparazione contro gli attacchi biologici (http://ec.europa.eu/justice_home/news/c
onsulting_public/news_consulting_public_en.htm)
·
Programma
dell'Aja: secondo quadro di valutazione (COM
2007/373)
·
Roma II (GUUE L 199 del 31/07/2007)
·
Dati
dei passeggeri: accordo UE - USA (http://ec.europa.eu)
·
Libro
bianco sullo sport (COM 2007/391)
·
Riformare
l'europa del 21° secolo (http://ec.europa.eu)
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
·
"Il diritto comunitario osta
all'applicazione del principio dell'autorità di cosa giudicata quando essa
impedisce il recupero di un aiuto di Stato erogato in contrasto con il diritto
comunitario"
Sentenza della Corte nella Causa C-119/05
I giudici nazionali
devono garantire la piena efficacia delle norme comunitarie.
·
"Il
Tribunale riduce le ammende inflitte alla Prym e alla Coats per la loro
partecipazione ad un'intesa sul mercato degli aghi"
Sentenza del Tribunale di primo
grado nelle Cause T-30/05 e T-36/05
Le ammende vengono ridotte da 30 milioni di euro per ciascun gruppo di
società a 27 milioni di euro per la Prym e 20 milioni di euro per la Coats.
·
"Il
termine «grana» è protetto a livello comunitario e non costituisce una
denominazione generica"
Sentenza del Tribunale di primo
grado nella causa T-291/03
Il Tribunale annulla la decisione della commissione di ricorso dell'Ufficio
per l'armonizzazione nel mercato interno (UAMI) dichiarando che la
denominazione «grana» non è generica e che la denominazione d'origine «grana
padano» osta alla registrazione del marchio «grana biraghi».
·
"Il
Tribunale chiarisce le regole per l'accesso ai documenti delle istituzioni
relativi alle cause dinanzi ai giudici comunitari"
Sentenza del Tribunale di primo
grado nella causa T-36/04
·
"Una vendita immobiliare non
deve essere eseguita se il diritto comunitario ha nel frattempo imposto il
congelamento delle risoirse finanziarie dell'acquirente"
Sentenza della Corte nella Causa C-117/06
La trascrizione
definitiva del trasferimento della proprietà nel registro fonfiario, condizione
necessaria per l'acquisto della proprietà di un bene immobile in Germania, è
vietata se l'acquirente figura nell'elenco delle persone legate a Osama bin
Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani.
Per ulteriori
informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 -
Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352)
43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm
DALLA
GAZZETTA UFFICIALE
AGRICOLTURA
·
Regolamento (CE) n. 1107/2007 del Consiglio del 26 settembre
2007 recante deroga al regolamento (CE) n. 1782/2003 che stabilisce norme
comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica
agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli
agricoltori per quanto riguarda il ritiro dei seminativi dalla produzione per
il 2008 (GUUE
L 253/2007)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Competenze
informatiche (Eskills) per il XXI° Secolo: promozione della competitività,
della crescita e dell'occupazione COM(2007)
496 definitivo
POLITICA DOGANALE E
FISCALITÀ
·
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo ai sensi
dell'articolo 251, paragrafo 2, secondo comma, del trattato CE relativa alla
posizione comune del Consiglio sull'adozione di una proposta di decisione del
Parlamento europeo e del Consiglio concernente un ambiente privo di
supporti cartacei per le dogane e il commercio COM(2007)
516 definitivo
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Parere della Commissione a norma dell'articolo 251,
paragrafo 2, terzo comma, lettera c), del trattato CE sugli emendamenti del
Parlamento europeo alla posizione comune del Consiglio in merito alla proposta
di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un secondo
programma d'azione comunitaria in materia di salute (2007-2013) che modifica la proposta della
Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2, del trattato CE COM(2007)
485 definitivo
·
Decisione della
Commissione, del 5 settembre 2007, che istituisce il gruppo di dialogo delle parti
interessate nei settori della salute pubblica e della tutela
dei consumatori (GUUE L 234/2007)
·
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo ai sensi
dell'articolo 251, paragrafo 2, secondo comma del trattato CE concernente la
posizione comune adottata dal Consiglio in vista dell'adozione di una direttiva
del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai contratti di credito
ai consumatori COM(2007)
546 definitivo
VARIE
·
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo in
applicazione dell’articolo 251, paragrafo 2, secondo comma, del trattato CE relativa
alla posizione comune definita dal Consiglio in vista dell'adozione della
decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce per il periodo
2007-2013 il programma specifico “Prevenzione
e informazione in materia di droga” nell’ambito del programma generale
“Diritti fondamentali e giustizia” per il periodo 2007-2013 COM(2007)
503 definitivo
·
Documento di lavoro della Commissione Relazione sull’attuazione
del piano d’azione “Promuovere l’apprendimento delle lingue e la
diversità linguistica” {SEC(2007)1222} COM(2007)
554 definitivo
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo,
al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Piano
d'azione in materia di educazione degli adulti - È sempre il momento di
imparare COM(2007)
558 definitivo
·
Relazione della Commissione sull'applicazione nel corso
dell'anno 2005 del regolamento (CE) n. 1049/2001 relativo all'accesso del
pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione COM(2007)
548 definitivo
BANDI
- INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni
bandi - inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono
consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.europa.eu
sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl
IMPRESA E INDUSTRIA
INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE: SERVIZI DI SOSTEGNO A FAVORE DELLE IMPRESE E
DELL'INNOVAZIONE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA QUADRO PER LA COMPETITIVITÀ E
L'INNOVAZIONE (CIP), ELABORATO PER RAFFORZARE LA COMPETITIVITÀ E LA CAPACITÀ DI
INNOVAZIONE DELLA COMUNITÀ, ATTRIBUENDO UNA PARTICOLARE ATTENZIONE ALLE
ESIGENZE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE (PMI).
Codice:
GU UE C 227/04
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_227/c_
SCADENZA: 1/2/2008
PAESI TERZI - EUROPEAID
MAROCCO APPOGGIO AL RAFFORZAMENTO DELLE
CAPACITÀ ISTITUZIONALI, ORGANIZZATIVE E TECNICHE DELL'ISTITUTO NAZIONALE
D'IGIENE
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
SCADENZA: 16/11/2007
MAROCCO INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE DI GEMELLAGGIO ALL'INTERNO DEL PROGRAMMA D'APPOGGIO ALL'ACCORDO
DI ASSOCIAZIONE MAROCCO-UE (P3A), PROGETTO
DI RINFORZO DELLE CAPACITÀ
D'INTERVENTO DELL"AGENCE DE L'ORIENTAL" Codice:
EuropeAid/126113/D/ACT/MA
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
SCADENZA: 23/11/2007
MAROCCO INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI
GEMELLAGGIO NELL'AMBITO DEL PROGETTO DI RINFORZO DELLE CAPACITÀ DEL
"WILLAYA DE L'ORIENTAL" IN MATERIA DI SVILUPPO ECONOMICO INTEGRO E
DURATURO DELLA REGIONE
Codice:
EuropeAid/126114/D/ACT/MA
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
SCADENZA: 23/11/2007
UGANDA 9° FONDO
EUROPEO PER LO SVILUPPO PROGRAMMA DI RIABILITAZIONE DEL NORD UGANDA LOTTO 1 -
PROGRAMMA DI SUPPORTO PER IL SOSTENTAMENTO E L'EDUCAZIONE DELLE REGIONI DI TESO
E KARAMOJA LOTTO 2 - SUPPORTO ALLA RISOLUZIONE DEI CONFLITTI E ALLE INIZIATIVE
DI PEACE BUILDING NELLE REGIONI DI ACHOLI E LANGO
Codice:
EuropeAid/126059/M/ACT/UG
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
SCADENZA: 26/11/2007
MAURITANIA AZIONI DI COMUNICAZIONE E
D'INFORMAZIONE SULLE RICADUTE DELLA COSTRUZIONE DELLA STRADA KAEDI-GOURAYE
Codice:
EuropeAid/126124/L/ACT/MR
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
SCADENZA: 3/12/2007
UCRAINA PROGETTO PER AUMENTARE LE
CAPACITÀ DELLA MILIZIA UCRAINA E DELLE TRUPPE INTERNE PER PREVENIRE,
INDIVIDUARE E COMBATTERE IL CRIMINE COME PURE PER MANETENERE L'ORDINE PUBBLICO,
LA PACE E LA SICUREZZA IN ACCORDO COI PRINCIPI DI DEMOCRAZIA E IL RISPETTO DEI
DIRITTI UMANI INTERNAZIONALMENTE RICONOSCIUTI
Codice:
EuropeAid/126058/L/ACT/UA
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
SCADENZA: 10/12/2007
CINA PARTE
RIGUARDANTE L'EFFICIENZA ENERGETICA DEL PROGRAMMA EU-CINA DI ENERGIA E AMBIENTE CHE HA LO
SCOPO DI MIGLIORARE L'EFFICIENZA ENERGETICA DELL'INDUSTRIA CINESE E DI
ACCRESCERE L'EFFICIENZA ENERGETICA TRA GLI UTENTI FINALI
Codice:
EuropeAid/126074/M/ACT/CN
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
SCADENZA: 19/12/2007
REPUBBLICA CENTRAFRICANA MISURE DI ACCOMPAGNAMENTO
ALL'INTERNO DEL QUADRO BOUAR - FAMBELE SETTORE STRADALE, APPOGGIO ISTITUZIONALE
E APERTURA
Codice:
EuropeAid/126067/M/ACT/CF
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
SCADENZA: 9/1/2008
ALTRO
EACEA 30/07 SOSTEGNO STRUTTURALE AI CENTRI
DI RICERCA E DI RIFLESSIONE SULLE POLITICHE EUROPEE E ALLE ORGANIZZAZIONI DELLA
SOCIETÀ CIVILE A LIVELLO EUROPEO - 2008-2009
Codice:
GUUE C 226/03
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_226/c_
SCADENZA: 23/11/2007
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA
PARTNERS
Azienda ittica argentina sta cercando di stipulare contratti di joint-venture in Italia
per la lavorazione e la distribuzione del prodotto finito. AR 598
Azienda bulgara produttrice di prugne secche sta
cercando partner commerciali in Italia. BG 605
Azienda rumena sta cercando importatori e produttori di scarti di
ferro. RO 606
Azienda svedese specializzata nella progettazione e produzione di
gioielli
sta cercando produttori e distributori di collane in argento di alta qualità in
Italia. SE 607
Azienda israeliana specializzata nel trattamento biologico delle acque di
scarico sta cercando partner commerciali. L’aziende possiede una
tecnologia biologica proprietaria adatta alla depurazione delle acque sia per
il settore civile che industriale. IL 604
Azienda israeliana specializzata nella gestione della firma elettronica e nella
sicurezza dei dati sta cercando intermediari commerciali e offre
contratti di franchising e sub-contratti. IL 609
Azienda israeliana specializzata nella produzione di materiale
isolante per l’industria sta cercando distributori o di
stipulare sub-contratti di produzione. IL 610
Azienda israeliana produttrice di materiale plastico sta
cercando di stipulare contratti di joint-venture e di instaurare accordi di
reciproca produzione. IL 611
Azienda moldava sta cercando partner europei per partecipare a un
progetto di sviluppo di una pianta per la produzione di bio-carburante (bioetanolo, biodiesel).
L’azienda sta cercando investimenti, equipaggiamento, tecnologia ed esperienza
manageriale. L’azienda oltre ad avere un business plan ben elaborato possiede
un’area coltivabile molto estesa, un manodopera molto qualificata e una materia
prima di qualità. MD 612
Azienda estone produttrice di bibite sta cercando
distributori in Italia. EE 614
Azienda portoghese produttrice di prodotti in pelle cerca
importatori dei propri prodotti. PT
613
Azienda spagnola specializzata nella produzione di materiale
per l’illuminazione sta cercando agenti e distributori. ES 608
Azienda spagnola specializzata nella produzione di parti
meccaniche per gru e nella saldatura automatica sta cercando
partner per diversificare la propria produzione nel campo dell’energia solare. ES 615
Per ulteriori
informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto
tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
·
Eurodeputati
Delegazione italiana FORZA ITALIA - P
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma
- Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles -
Tel. +32 2 284.25.96 -
Fax +32 2 284.69.06
·
Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B - 1047 Bruxelles - Tel.:
0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it
·
Commissione delle Comunità Europee
Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -
http://europa.eu.int/comm
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it
·
Consiglio
dell'Unione Europea - Rue de la
Loi, 175 B - 1048 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int
·
Corte
di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int
·
Comitato
economico e sociale - Rue
Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int
·
Comitato
delle regioni - Rue Montoyer,
92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int
·
Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S
(Bandi): http://ted.publications.eu.int
·
Euro
Info Centres (informano e
forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee:
normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza,
concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html
Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67
1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 4140
- http://www.epp-eu.org/
EUROINFORMAZIONI
E' ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org