GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI
LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
30 Maggio 2007
n° 149
Lettera informativa della
Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
____________________________________________________________________________
GRUPPO
PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P
Ufficio
di Roma
“EUROINFORMAZIONI”
per la Piccola e Media Impresa- Industria -
Commmercio - Artigianato
Servizi - Enti Territoriali Locali
Con informazioni
ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee
*****************************************
Con questa "lettera" si
intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in
particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle
Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei
Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta
essere di vitale importanza.
Viste le gravi carenze esistenti
in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore
diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea”
è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni
attività sociale ed imprenditoriale.
EUROINFORMAZIONI
E’ ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org
*****************************************
Si ringraziano tutti coloro che
direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa
lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero
delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.
BREVI
DALL'EUROPA
NUOVE REGOLE DI
UTILIZZO DEI FONDI UE
Nell’ambito
del quadro finanziario 2007-2013 l’
Ecco
alcune delle semplificazioni introdotte:
·
Per le sovvenzioni fino a 25 mila euro sono necessari meno documenti
giustificativi.
·
In caso di sovvenzioni, il co-finanziamento in denaro potrà essere
sostituito dal lavoro svolto dal personale.
·
Per sovvenzioni di importo inferiore a 60 mila euro, le garanzie
finanziarie richieste nell’ambito del pre-finanziamento potranno essere
eliminate, previa valutazione del rischio finanziario.
·
Acquisti di importo non superiore a 60 mila euro potranno essere effettuati
utilizzando le sovvenzioni e rispettando soltanto un minimo indispensabile di
regole, quali il principio di buona gestione finanziaria e l’assenza di
conflitti d’interessi.
·
E’ prevista una soglia più alta (60 mila anziché 50 mila euro) per
l’aggiudicazione di appalti pubblici con procedure semplificate.
·
E’ prevista una soglia più alta per le gare di appalto di valore limitato,
che permette agli enti partecipanti di produrre semplicemente una dichiarazione
sull’onore al posto di complesse certificazioni attestanti l’assenza di
condanne per illeciti professionali.
·
Semplificazioni nell’aggiudicazione di appalti pubblici nell’ambito degli
aiuti esterni con soglie molto più elevate (fino a 5 milioni di euro per
lavori).
A partire
dal 2008 gli Stati membri dovranno rendere noti i nomi dei beneficiari dei
fondi strutturali e degli aiuti esterni, mentre per quanto riguarda i sussidi
agricoli ciò avverrà a partire dal 2009. Nel frattempo,
Sarà a
tal proposito introdotto l’obbligo di presentazione alla Commissione di sintesi
dei rapporti di audit che vengono elaborati annualmente.
IL SISTEMA DI ALLARME
RAPIDO PER I PRODOTTI PERICOLOSI NON ALIMENTARI FUNZIONA
Caschi
moto con capacità limitata di assorbimento urto, mattoncini che somigliano a
giochi, anatra in plastica con prodotti chimici pericolosi, yo yo con rischio
di strangolamento per i bambini, apparecchi elettrici non conformi alla
sicurezza. I prodotti pericolosi per la sicurezza identificati sul mercato non
mancano. Sono sempre più numerosi ad essere ritirati dal mercato nell’Unione europea
grazie a RAPEX, sistema UE di allarme rapido per i prodotti di consumo
pericolosi non alimentari. Creato in base alla direttiva 2001/95/CE sulla
sicurezza dei prodotti, permette alle autorità nazionali di segnalare alla
Commissione i prodotti di consumo identificati come pericolosi, informazioni
che
La
relazione annuale sui prodotti di consumo pericolosi pubblicata il 19 aprile
dalla Commissione per il terzo anno consecutivo rivela che lo scorso anno le
notifiche dei Paesi UE sono aumentate di oltre il 32% rispetto all’anno prima
(1000 notifiche per 924 prodotti pericolosi contro 701 nel 2005) e quasi
raddoppiate rispetto al 2004. Il miglioramento della cooperazione tra autorità
di dogana dei Paesi UE è alla base del ritiro di un numero crescente di tali
prodotti dal mercato. I giochi sono al primo posto (24%) dopo gli apparecchi
elettrici (19%) e poi i veicoli a motore
(14%) , le luci (11%) e i cosmetici (5%).
Tra le
maggiori preoccupazioni la metà delle notifiche riguardano prodotti cinesi con
440 notifiche pari al 48% del totale. Ma il 40% delle notifiche riguardano
misure volontarie prese dalle imprese, in forte aumento che prova la
sensibilizzazione maggiore degli operatori economici europei agli aspetti
legati al consumo afferma
Ma la
partecipazione dei Paesi UE è disuguale e il 60% del totale delle notifiche
sono di 5 paesi, Germania con il 16%, Ungheria con il 15%, Grecia con l’11%,
Regno Unito con il 10% e Spagna con il 9%.
Con un
campione dei prodotti pericolosi presentati, la signora Kuneva, Commissario
alla politica dei consumatori ha accolto i dati della relazione come positivi.
Più
notifiche non vuol dire più rischi. L’aumento costante del numero di notifiche
è positivo e vuol dire vigilanza dei Paesi UE maggiore. La relazione annuale
dimostra che nel 2006 il sistema ha funzionato al meglio.
RAPEX
non è solo un problema di prodotti ma di solidarietà. Il sistema si basa sui
diritti civili e i valori europei ha detto rallegrandosi per il ruolo attivo
della società civile e per l’efficace immissione in rete delle amministrazioni
dei 30 paesi del sistema. Ha detto che lo strumento, prova dell’Europa che
funziona e fa risultati, è vicino a una politica orientata alla responsabilità
di produttori e distributori, invitati ad operare in via preventiva senza
aspettare una ingiunzione.
Ma
l’efficacia del sistema frutto di un miglioramento del coordinamento tra Paesi
UE non deve occultare le disparità nelle prestazioni disuguali tra Paesi UE.
Alcuni
sono campioni e altri no, ha detto, e auspica che RAPEX possa svilupparsi
pienamente. L’alto numero di prodotti cinesi pericolosi nell’UE ha bisogno di
un aumento della cooperazione con
Andrà in
Cina in autunno per aumentare il dialogo in base all’accordo e alla tabella di
marcia del settembre 2006 tra Commissione e Cina per migliorare la sicurezza
dei prodotti cinesi, dei giochi in particolare, per il mercato UE.
L'IMPORTANZA DELLA
RICERCA NELL'AGENDA POLITICA COMUNITARIA
Nel
trattato che istituiva
La
ricerca europea ha assunto, nel tempo, un’importanza sempre maggiore, tanto che
tutte le presidenze che si susseguono all'Unione la stanno ora inserendo tra le
loro priorità. Anche i discorsi pronunciati dai capi di Stato e di governo
sulle sfide globali che attendono l'Europa fanno spesso riferimento alla
necessità di competere grazie a ricerca, innovazione e conoscenza.
Nonostante
il CCR sia stato inaugurato nel 1958, bisogna aspettare il 1967 perché venga
istituita
In
seguito, Étienne Davignon, ex vicepresidente della Commissione europea, fece
pressione affinché si introducesse un Programma strategico europeo di ricerca e
sviluppo nelle tecnologie dell'informazione (ESPRIT). Il programma, approvato
nel 1983, riuniva i principali produttori, piccole imprese, università e
istituti di ricerca attorno a progetti di ricerca “pre-competitivi”.
Oltre al
programma ESPRIT, sono state attuate altre iniziative di ricerca, come RACE
(tecnologie delle comunicazioni avanzate), BRITE/EURAM (tecnologie industriali
e materiali avanzati) e BAP (biotecnologia).
Nel 1985
Nell’
Atto unico europeo (AUE) del 1986, viene indicato per la prima volta un chiaro
riferimento ad una politica europea per
Nel
contempo, il bilancio destinato ai programmi quadro aumenta esponenzialmente,
passando da 13 Mrd EUR nel Quarto programma quadro (4PQ) a 14 Mrd EUR (5PQ) e
poi a 19 Mrd EUR (6PQ). Nel corso del 6PQ si è tenuto un dibattito
sull'importanza della ricerca per la competitività europea, che ha determinato
un incremento dei finanziamenti a oltre 53 Mrd EUR per il Settimo programma
quadro (7PQ).
Il nuovo
slancio volto a mantenere l'Europa in una posizione di avanguardia è iniziato
con l'avvio della strategia di Lisbona nel 2000, che si proponeva di rendere
l'Europa l'economia più competitiva del mondo entro il 2010. La strategia era
tesa a preparare il terreno per il passaggio dell'economia europea a una più
competitiva, dinamica e basata sulla conoscenza. Altre disposizioni contenute
nella strategia erano volte a evitare che il progresso economico avvenisse a
spese del modello sociale europeo o dell'ambiente.
In una
successiva riunione del Consiglio nel 2002 i capi di Stato e di governo
dell'Unione si sono impegnati ad aumentare la spesa per la ricerca europea
portandola al 3% del PIL entro il
In
occasione dell'avvio del 6PQ nel 2002, un gruppo di paesi candidati
all'adesione all'UE ha partecipato al programma alle medesime condizioni
garantite ai paesi membri dell'Unione, vale a dire che nel campo della ricerca
l'allargamento dell'UE è avvenuto con due anni di anticipo rispetto alle altre
aree della politica.
A
seguito della sua adozione, il 7PQ ha introdotto nuovi strumenti, che vanno dal
Consiglio europeo della ricerca (CER), che finanzierà per la prima volta la
ricerca di frontiera valutando le proposte esclusivamente sulla base
dell'eccellenza, alle iniziative tecnologiche congiunte (ITC), nuovi
partenariati pubblico-privati con status di entità giuridica.
Una
volta avviato il 7PQ, il commissario Potocnik ha rivolto nuovamente la sua
attenzione al SER. In aprile ha pubblicato un Libro verde che ambisce a rendere
la conoscenza la quinta libertà comunitaria insieme a merci, servizi, capitale
e manodopera.
PRESENTATA LA QUARTA
RELAZIONE SULLA COESIONE
Per la
prima volta, la Quarta relazione sulla coesione presentata dalla Commissione
europea descrive la situazione economica, sociale e territoriale dell’Unione
allargata e delle sue 268 regioni. Il documento contiene un'analisi
approfondita della posizione delle regioni in termini di prodotto interno lordo
(PIL), produttività e posti di lavoro ed individua una serie di sfide che gli
Stati membri e le regioni saranno chiamati ad affrontare nei prossimi anni.La
Quarta relazione sulla coesione fornisce inoltre una prima valutazione dell'incidenza
della politica di coesione comunitaria nel periodo di programmazione 2000-2006
e dei lavori preparatori in vista del nuovo periodo 2007-2013. La relazione
comprende 10 domande per avviare il dibattito all'interno e all'esterno delle
istituzioni europee sul futuro di questa grande area di intervento.
Per
ulteriori informazioni: http://ec.europa.eu/regional_policy/newsroom/index_it.htm
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES -
MINISESSIONE 09 - 10 MAGGIO 2007
ISTITUZIONI
I PREMI
NOBEL CHIEDONO PIÙ EUROPA
Cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma con la
partecipazione dei Premi Nobel europei
9.5.2007
Per festeggiare il Cinquantenario della firma dei Trattati di Roma,
numerosi Premi Nobel europei - tra cui Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia -
sono stati invitati prendere la parola in una seduta solenne speciale. I premi
Nobel hanno tutti riconosciuto i successi dell'integrazione europea,
soprattutto per la pace del Continente, ma non hanno esitato a chiedere all'UE
maggiore impegno a favore delle sfide future.
Dopo aver salutato uno per uno i Premi Nobel presenti in Aula e descritto
le motivazioni del riconoscimento ottenuto, il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha
affermato che il loro lavoro e i loro successi sono fondati su «una visione
lungimirante». Pertanto, anche il Cinquantenario della firma dei Trattati di
Roma deve essere l'occasione per guardare al futuro del progetto d'integrazione
europea. L'Unione, ha aggiunto, ha di fronte a sé delle sfide che richiedono
uno sforzo comune e «idee creative», con il contributo di tutti. Il Presidente,
facendo riferimento alle categorie dei Nobel presenti, ha poi sottolineato
l'importanza dell'istruzione e della formazione e la necessità di promuovere
un'area di ricerca europea e di tutelare i brevetti per far fronte alla
concorrenza mondiale.
Ha quindi sottolineato la sfida posta dai
cambiamenti climatici e dalla globalizzazione - «un'opportunità, non una
minaccia». Ma soprattutto il ruolo che deve avere l'Unione europea nel
promuovere la pace e la democrazia nel mondo, tutelando i diritti umani e la
dignità delle persone. Al riguardo ha posto in luce l'esigenza di promuovere la
tolleranza e il dialogo tra le culture e le religioni in tutto il mondo. Sfide
che, ha insistito, possono essere affrontate solo da un'Unione forte e unita. Il
Presidente ha poi ribadito che il Parlamento appoggia la Presidenza tedesca
nella ricerca di un consenso «sulla sostanza del Trattato costituzionale» da
applicare prima delle elezioni del 2009. Ha quindi affermato che la Francia,
vista l'affluenza alle urne per le elezioni presidenziali, ha dato prova di
«forza democratica» e ha colto l'occasione per rivolgere i suoi auguri a
Nicolas Sarchozy ed esprimere il suo rispetto a Segolène Royal. Ha quindi
concluso esortando a ispirarsi ai padri fondatori per imprimere nuovo slancio
alla costruzione europea.
Il Presidente PÖTTERING ha
garantito il sostegno e la solidarietà del Parlamento europeo al popolo estone
in merito all'atteggiamento assunto dalle autorità russe nei confronti
dell'Estonia. Ha poi ricordato che una risoluzione del Parlamento afferma che
la fine della seconda guerra mondiale ha significato per alcuni Stati membri
l'inizio di una nuova tirannia sotto l'occupazione sovietica. Nel condannare la
violenza e sottolineare la necessità di tutelare le minoranze, ha affermato che
«non è normale richiedere le dimissioni di un governo democraticamente eletto»
di un altro paese e l'UE è chiamata a reagire di fronte alle pressioni
esercitate su uno dei suoi Stati membri.
A seguito della dichiarazione, sono intervenuti diversi
deputati in nome di tutti i gruppi politici del Parlamento.
RELAZIONI ESTERNE
UN NUOVO SLANCIO ALLE RELAZIONI CON
IL MONDO ARABO
Doc. A6-
0127/2007
Relazione sulle riforme nel mondo arabo: quale strategia
per l'Unione europea?
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 9.5.2007 - Votazione:
10.5.2007
Il Parlamento chiede un rafforzamento del partenariato con i paesi arabi,
nel rispetto delle tradizioni e delle culture, ma anche dei diritti umani e
dello Stato di diritto. Se all'UE è chiesto maggiore impegno nel favorire le
riforme politiche, i paesi arabi devono garantire libertà di culto e di
espressione e riconoscere i diritti delle donne. Auspicando il rilancio del
dialogo interculturale, sollecita il sostegno ai settori moderati della società
civile araba, escludendo i fondamentalisti.
L'identità araba non è affatto
incompatibile «né con il concetto di modernità né con l'impegno per riforme
serie». E' quanto sostiene il Parlamento con la relazione sottolineando come
l'impotenza - «che è il fondamento stesso del sentimento di "malessere
arabo"» - possa essere sormontata nell'ambito di un partenariato rinnovato
«basato sulla comprensione, la fiducia reciproca e il rispetto delle prassi
sociali e culturali e la credibilità dell'altro». In proposito, i deputati
ricordano che «l'occidentalizzazione delle società arabe non è la via più
idonea a condurre a tale risultato», mentre i concetti di democrazia, diritti
umani e Stato di diritto «sono valori universali che innumerevoli autorità e
governi musulmani hanno dichiarato compatibili con l'Islam».
A loro parere, pertanto,
occorre ridare nuovo slancio al partenariato dell'UE e degli Stati membri con
il mondo arabo nella sua globalità, avendo cura di individuare settori di
cooperazione ben specifici e agendo di concerto con le strutture politiche
esistenti. In proposito, sebbene sia sottolineata l'estrema importanza che le
relazioni euro-arabe includano la necessità «vitale» di combattere il
terrorismo, i deputati ritengono fondamentale che ciò non oscuri o freni «tutta
una serie di altre tematiche di interesse comune», al fine di pervenire alla
creazione di un'autentica zona di pace e di prosperità condivisa. Tra queste
tematiche citano, in particolare, lo sviluppo economico e sociale, la buona
gestione degli affari pubblici e la lotta alla corruzione, nonché lo sviluppo e
il consolidamento di una società civile «forte e autentica».
Riforme politiche e rispetto dei diritti umani
Il Parlamento constata
anzitutto che nelle varie regioni del mondo arabo esistono realtà molto diverse
per quanto riguarda le riforme politiche e l'affermarsi della democrazia, per
cui «non è opportuno imporre un modello unico». Anzi, qualsiasi tentativo di
allineamento sui canoni europei «può rivelarsi controproducente». Al fine di esercitare
un’influenza concreta, inoltre, l’UE «non dovrebbe manifestare alcun senso di
superiorità o dare l’impressione di impartire lezioni, bensì fare del dialogo
euro-arabo un vero e proprio dialogo tra eguali». Occorre poi accompagnare le
evoluzioni della regione «rispettando la volontà dei popoli e tenendo conto
delle differenze culturali, storiche e politiche». Per poter essere legittimi,
spiegano infatti i deputati, i cambiamenti devono essere adottati ed espressi
dai popoli interessati.
Il Parlamento ricorda però che
il rafforzamento della democrazia e dello Stato di diritto nonché il rispetto dei diritti umani e delle libertà
fondamentali «è uno degli obiettivi propri della politica estera
dell'Unione». A tale titolo è quindi «giusto e coerente» voler condurre una
politica dei diritti umani ambiziosa, basata anche su un dialogo politico
strutturato e approfondito in tale settore, oltre che sulla clausola sui
diritti umani contenuta negli accordi. Il sostegno allo sviluppo della società
civile e al rispetto dei diritti fondamentali, in particolare la libertà di
espressione e di religione, avvertono peraltro i deputati, «non può confondersi
con la scelta dei regimi né con le modalità di selezione dei dirigenti».
Allo stesso tempo, sostengono
che «le vie contemporanee dell'Islam politico non sembrano fornire risposte
adeguate ai problemi della riforma politica». Pertanto, preoccupati del fatto
che lo stallo della riforma politica
«alimenti l'islamismo radicale e il suo discorso di odio verso gli ebrei»,
sottolineano che la moderazione dell'islamismo «dipende sia dalla solidità del
quadro istituzionale in cui tali forze operano sia dalle opportunità da esso
offerte da quest’ultimo di influenzare il processo decisionale».
I paesi arabi dovrebbero
quindi «combattere ogni impunità» e rendere giustizia alle vittime di gravi
violazioni dei diritti umani nonché giudicare i responsabili di tali crimini.
Nello stesso spirito, la relazione chiede ai paesi arabi di ratificare lo
Statuto di Roma istitutivo del Tribunale
penale internazionale e di firmare la Convenzione internazionale contro le
scomparse forzate.
La Commissione dovrebbe invece
favorire maggiormente nel mondo arabo il rispetto del principio dello Stato di
diritto nonché il movimento per la riforma del diritto che dovrebbe portare a legalizzare l'azione dell'opposizione.
I deputati, esprimono poi l'auspicio che i paesi arabi che non l'hanno ancora
fatto diano prova di un maggiore impegno a favore della libertà di culto o del diritto delle persone e delle comunità a
professare liberamente il loro credo e la loro fede, «anche garantendo
l'indipendenza e la separazione delle istituzioni e del potere politico dalle
autorità religiose». E, a tale riguardo, ritengono che le testimonianze di
milioni di musulmani che vivono in Europa dovrebbero aiutare i paesi arabi a
dare attuazione a tale principio costante delle relazioni internazionali che è
la reciprocità. I deputati auspicano poi che cresca la consapevolezza del ruolo della donna e della sua
emancipazione nella società civile e politica.
In merito al conflitto israelo-arabo, il Parlamento
sottolinea che qualsiasi approfondimento della relazione euro-araba dipende
«dall'energia e dal talento con cui l'Europa riuscirà a conciliare il proprio
dovere e la propria responsabilità storica nei confronti dello Stato d'Israele
e del popolo ebreo con la propria responsabilità di svolgere un ruolo più
attivo ed efficace». Ruolo che dovrà svolgere garantendo maggiormente il
rispetto del diritto internazionale e umanitario in modo da pervenire a una
soluzione durevole del conflitto, in particolare attraverso la creazione di uno
Stato democratico palestinese che coesista fianco a fianco con lo Stato
d'Israele, nella pace e nella sicurezza. In proposito, compiacendosi dell'iniziativa
di pace saudita, che i deputati ritengono un importante contributo del mondo
arabo, il Consiglio è invitato a compiere ogni sforzo necessario per esaminare
tale proposta alla prossima riunione del Quartetto e per individuare le
modalità per coinvolgere maggiormente la Lega araba.
Un dialogo rafforzato e sostegno ai moderati
Nel sottolineare il ruolo
svolto dall'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM) in quanto organismo
democratico che riunisce parlamentari delle due sponde del Mediterraneo, il
Parlamento considera necessario promuovere ulteriormente la cooperazione
umanitaria e sociale, al fine di «superare
gli stereotipi e i malintesi» che «impediscono un ravvicinamento franco e
profondo tra i popoli delle due sponde del Mediterraneo». I governi dovrebbero
quindi sostenere il lavoro della Fondazione euromediterranea Anna Lindh per il
dialogo tra le culture, dotandola di «congrue risorse» per consentire il
consolidamento della sua rete che raggruppa oltre 1.200 organismi ed
associazioni operanti a favore del dialogo in seno alle rispettive società.
I deputati, peraltro,
ritengono che il rilancio del dialogo
interculturale «passi attraverso l'affermazione di un denominatore
umanistico comune e universale che trascende dai dogmi e dai comunitarismi».
Sostengono pertanto con decisione la necessità che l'Unione europea conduca un
ampio dialogo culturale promuovendo presso i suoi interlocutori arabi i valori
di riferimento dell'Unione (Stato di diritto, diritti dell'uomo, democrazia,
ecc.) e tenendo conto delle differenti percezioni culturali e politiche. Gli
Stati membri, inoltre, sono incoraggiati a istituire dei Centri di studio
finalizzati allo scambio e al confronto culturale tra i paesi arabi e europei.
I deputati sottolineano che
l’impegno con le organizzazioni della
società civile e i movimenti di riforma dovrebbe formare parte degli sforzi
intrapresi a livello regionale, e che andrebbe sviluppata una cooperazione
specifica in particolare con le organizzazioni politiche che promuovono la
democrazia della non violenza. La società civile, è precisato, dovrebbe farsi
promotrice dei valori democratici e della tolleranza, del rifiuto
dell'intolleranza e del fondamentalismo e, quindi, della libertà di coscienza
(comprese la libertà religiosa, di espressione e associazione), della parità
tra donne e uomini, del pieno rispetto e non discriminazione dei diversi
orientamenti sessuali, della messa al bando della tortura e dell’abolizione
della pena di morte.
Nella ricerca di nuovi interlocutori nel mondo arabo,
ammoniscono inoltre i deputati, si dovrebbero escludere le persone, le
organizzazioni e gli Stati che approvano le azioni terroristiche e non
riconoscono l'esistenza legittima dello Stato di Israele. La relazione chiede
pertanto che l'Europa accordi un sostegno politico visibile agli attori civili,
associativi e religiosi, in particolare alle organizzazioni politiche che
promuovono la democrazia attraverso la non violenza, «escludendo le forze
settarie, fondamentaliste e di estremismo nazionalista» e includendo, se del
caso, i laici e gli islamisti moderati, compresi i laici islamisti.
Integrazione economica interaraba
Insistendo sul fatto che la
debolezza del processo di riforma nel mondo arabo è anche dovuta alle
difficoltà e alle controversie esistenti tra alcuni dei paesi arabi, i deputati
ritengono che l’UE «dovrebbe adoperarsi al massimo per agevolare l'integrazione
politica ed economica dei paesi arabi». In proposito, nel constatare, i
limitati progressi realizzati in termini di liberalizzazione degli scambi commerciali interarabi, chiedono
alla Commissione e al Consiglio di raddoppiare gli sforzi per incoraggiare lo
sviluppo equo e sostenibile dei paesi arabi.
L'integrazione economica dei
paesi arabi, dovrebbe riguardare soprattutto i mercati dell'energia e delle
telecomunicazioni, allo scopo di generare una dinamica di sviluppo favorevole
ad altri settori. Al riguardo, peraltro, la relazione sottolinea gli sforzi
compiuti per creare uno spazio di libero scambio euromediterraneo e l’accordo
di Agadir, che incoraggia il commercio intraregionale. I deputati, inoltre,
attendono la conclusione dell’accordo di libero scambio UE-Consiglio di
cooperazione del Golfo.
Nel
dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI
Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, i rapporti tra l'Europa e il
mondo arabo rappresentano la chiave per costruire la pace nell'area del
Mediterraneo e in Medio Oriente. Il dialogo interculturale e interreligioso
dovrà vederci tutti impegnati nei prossimi anni, nella convinzione che i
rapporti di amicizia si basano sulla sincerità, sulla lealtà e sul tentativo di
comprendere gli altri, senza tuttavia rinunciare alla propria identità. Nel
ribadire la fondamentale importanza di dare una strategia all'Unione europea di
fronte alla riforma del mondo arabo, la relazione Rocard fissa alcuni principi
irrinunciabili che dovranno caratterizzare i rapporti futuri.
Sarà impegno del Parlamento europeo
incoraggiare tutte le scelte che rafforzeranno la democrazia, il rispetto dei
diritti umani e del ruolo della donna, la creazione di una zona di libero
scambio, la presenza di un'informazione libera, gli aiuti finanziari e il
rispetto della libertà religiosa.
La relazione Rocard - e annuncio il
voto favorevole del Gruppo del Partito popolare europeo e dei Democratici
europei - fissa un principio fondamentale che è quello della reciprocità: così
come è diritto di ogni persona in Europa professare la propria religione lo
stesso deve essere in ogni paese arabo. E su tale aspetto la relazione Rocard
chiama a testimoniare proprio gli arabi che vivono nell'Unione europea. Su
questo tema però, come su altri, si è ancora lontani dal raggiungere gli
obiettivi che si pone l'Unione europea.
Sostenendo tali principi e aiutando i
paesi arabi nelle riforme, sia pure nel rispetto della loro autonomia, daremo
un contributo per impedire che il fondamentalismo raccolga nuovi consensi. La
minaccia del fanatismo non riguarda infatti solo l'Europa ma tutto il mondo
arabo. Il terrorismo è figlio del fondamentalismo, ragion per cui è
indispensabile che Europa e Paesi arabi lavorino insieme per sconfiggere questa
piaga del XX secolo. I recenti attentati dimostrano che l'attuale priorità di
Al-Qaeda è quella di colpire i Paesi arabi moderati, che cercano il dialogo e
agevolano le riforme. L'Europa non può rimanere in silenzio, non può restare
ferma."
L'Assemblea
ha inoltre approvato la seguente relazione:
-
Doc. B6-0190,
0191, 0194, 0195, 0196/2007 - Risoluzione comune sul vertice UE-Russia che si terrà a Samara il 18
maggio 2007
La Russia è e sarà un partner
strategico dell'Unione europea, sul piano bilaterale e nello scacchiere
internazionale. Il Parlamento tuttavia esprime profonda preoccupazione per quanto
riguarda il rispetto dei diritti umani, della democrazia, della libertà di
espressione e del diritto di contestare le autorità e sollecita quindi la
Russia a porre rimedio a tale situazione. I deputati chiedono anche di
rafforzare l'integrazione economica e la cooperazione in campo energetico e
sull'immigrazione.
TRASPORTI
NORME EUROPEE PER GARANTIRE I SERVIZI
DI TRASPORTO PUBBLICO
Doc.
A6 - 0131/2007
Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla
posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai servizi pubblici di trasporto
passeggeri su strada e per ferrovia e che abroga i regolamenti (CEE) del
Consiglio n. 1191/69 e n. 1107/70
Procedura: Codecisione,
seconda lettura - Dibattito: 9.5.2007 - Votazione: 10.5.2007
Il Parlamento si è pronunciato sul regolamento che definisce le modalità e
le condizioni cui devono attenersi le autorità pubbliche nell'aggiudicare
contratti di servizio volti a garantire il trasporto pubblico su strada e su
rotaia. I deputati hanno adottato una serie di emendamenti compromesso che
dovrebbero agevolare l'accordo del Consiglio.
Lo scopo della proposta di
regolamento è di definire con quali modalità le autorità competenti possono
intervenire nel settore dei trasporti pubblici di passeggeri per garantire la
fornitura di servizi di interesse generale che siano, tra l'altro, «più
numerosi, più sicuri, di migliore qualità o offerti a prezzi inferiori a quelli
che il semplice gioco delle forze del mercato consentirebbe di fornire». A tal
fine, stabilisce le condizioni alle quali le autorità competenti, allorché
impongono o stipulano obblighi di servizio pubblico, compensano gli operatori
di servizio pubblico per i costi sostenuti e/o conferiscono loro diritti di
esclusiva in cambio dell'assolvimento degli obblighi di servizio pubblico.
Il Parlamento, approvando la
relazione, propone una serie di emendamenti di compromesso sostenuti da PPE/DE,
PSE, UEN, Verdi/ALE e GUE/NGL, tesi a giungere a un accordo con il Consiglio
senza dover ricorrere alla procedura di conciliazione. Se così avvenisse,
l'aggiudicazione dei contratti di servizio pubblico dovranno essere conformi
alle disposizioni del regolamento dopo un periodo transitorio di 10 anni dalla
sua entrata in vigore (invece dei 12 chiesti dal Consiglio e degli 8 suggeriti
dai deputati), ossia due anni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale (al posto dei tre anni chiesti dal Consiglio e dell'anno e mezzo
voluto dai deputati).
Il provvedimento si applica
all'esercizio di servizi nazionali e internazionali di trasporto pubblico di
passeggeri per ferrovia ed altri modi di trasporto su rotaia e su strada, ad
eccezione dei servizi di trasporto prestati prevalentemente in ragione del loro
interesse storico o del loro valore turistico. Gli Stati membri, tuttavia,
possono applicarlo anche al trasporto pubblico di passeggeri per vie d'acqua
interne e, aggiungono i deputati, in acque marine nazionali «nella misura in
cui non sono disciplinati da una specifica legislazione comunitaria». Il
regolamento stabilisce che l’autorità competente che decide di concedere
all’operatore che ha scelto un diritto di esclusiva e/o una compensazione di
qualsivoglia natura a fronte dell’assolvimento di obblighi di servizio pubblico
deve farlo nell'ambito di un contratto
di servizio pubblico.
Sì a tariffe massime se compensate adeguatamente
Il provvedimento prevede una
deroga secondo cui gli obblighi di servizio pubblico finalizzati a stabilire
tariffe massime per tutti i passeggeri o per alcune categorie di passeggeri
possono anch'essi essere disciplinati da norme generali. In questi casi,
l’autorità competente dovrà compensare gli operatori per l'effetto finanziario
netto, positivo o negativo, sui costi sostenuti e sui ricavi originati
dall'assolvimento degli obblighi tariffari stabiliti da norme generali.
Ciò andrà peraltro realizzato
secondo modalità che impediscano una compensazione eccessiva. Resta fermo però
il diritto delle autorità competenti di integrare gli obblighi di servizio
pubblico stabilendo tariffe massime nei contratti di servizio pubblico. Gli
Stati membri possono tuttavia escludere dall'ambito di applicazione del
regolamento le norme generali relative alla compensazione finanziaria per gli
obblighi di servizio pubblico che fissano le tariffe massime per scolari,
studenti, apprendisti e persone a mobilità ridotta.
Contenuto dei contratti di servizio pubblico
I contratti di servizio
pubblico dovranno stabilire «con chiarezza» gli obblighi inerenti al servizio
pubblico che l'operatore deve assolvere e le zone geografiche interessate.
Inoltre, dovranno stabilire - «in anticipo e in modo obiettivo e trasparente» -
i parametri in base ai quali deve essere calcolata l'eventuale compensazione
nonché la natura e la portata degli eventuali diritti di esclusiva concessi,
«in modo da impedire una compensazione eccessiva».
Dovranno anche definire le
modalità di ripartizione dei costi connessi alla fornitura di servizi, come le
spese per il personale, per l’energia, gli oneri per le infrastrutture, la
manutenzione e la riparazione dei veicoli, del materiale rotabile e delle
installazioni necessarie per l'esercizio dei servizi di trasporto di
passeggeri, i costi fissi e un rendimento adeguato del capitale. I contratti di
servizio pubblico e le norme generali dovranno inoltre definire le modalità di
ripartizione dei ricavi derivanti dalla vendita dei titoli di viaggio che
possono essere trattenuti dall'operatore del servizio pubblico, riversati
all'autorità competente o ripartiti fra di loro.
Inoltre, i documenti di gara e
i contratti di servizio pubblico dovranno essere trasparenti quanto alla
possibilità e all'estensione del subappalto.
In tali casi, precisa un emendamento di compromesso, l'operatore al quale è
affidata la gestione e la prestazione di un servizio è tenuto a fornire
direttamente «la maggior parte» del servizio di trasporto pubblico. Tuttavia,
un contratto di servizio pubblico comprendente allo stesso tempo progettazione,
costruzione e gestione di un servizio pubblico di trasporto di passeggeri «può
prevedere il subappalto integrale per la gestione di tali servizi».
Riguardo alla durata dei contratti, in prima lettura
il Parlamento suggeriva che essi dovessero valere al massimo otto anni per i
trasporti su strada e non più di 15 anni per quelli su rotaia. Nella posizione
comune, il Consiglio è andato oltre stabilendo che i contratti di servizio
pubblico dovranno essere conclusi per una durata non superiore a dieci anni per
i servizi di trasporto con autobus e a quindici anni per i servizi di trasporto
di passeggeri per ferrovia o altri modi di trasporto su rotaia.
La durata dei contratti
relativi a più modi di trasporto, è poi precisato, dovrà essere al massimo di
quindici anni se i trasporti per ferrovia o altri modi di trasporto su rotaia
rappresentano oltre il 50% del valore dei servizi oggetto dei contratti. A
determinate condizioni è prevista la possibilità di prorogare la durata del
contratto di un massimo pari al 50%.
Qualora le autorità competenti
imponessero a un operatore di servizio pubblico di conformarsi a taluni standard sociali, i documenti di gara e
i contratti di servizio pubblico dovranno individuare il personale interessato
e precisarne in modo trasparente i diritti contrattuali e le condizioni alle
quali si ritiene che i dipendenti siano vincolati ai servizi. Tali standard,
inoltre, dovranno essere inclusi nei documenti di gara e nei contratti.
Aggiudicazione di contratti di servizio pubblico
Il regolamento stabilisce una
serie di regole riguardo all'aggiudicazione dei contratti per servizi offerti
tramite autobus o tram (salvo alcuni
casi trattati da altre direttive), distinguendo i casi in cui si rivolga a
prestatori terzi o a "operatori interni", ossia a soggetti
giuridicamente distinti dall'autorità che domanda il servizio, sui quali però
l'autorità esercita un controllo completo. Nel primo caso, l’autorità
competente dovrà aggiudicare i contratti mediante una procedura di gara «equa,
aperta a tutti gli operatori e che rispetta i principi di trasparenza e di non
discriminazione». Dopo la presentazione delle offerte e un'eventuale
preselezione, inoltre, il procedimento potrà dar luogo a negoziati allo scopo
di determinare il modo migliore per soddisfare requisiti elementari o complessi.
Nella misura in cui la
legislazione nazionale lo consenta, le autorità competenti avranno facoltà di aggiudicare direttamente i contratti di
servizio pubblico il cui valore annuo medio stimato è inferiore a 1 milione di
euro oppure che riguardano la fornitura di servizi di trasporto pubblico di
passeggeri inferiore a 300.000 chilometri l’anno.
Qualora un contratto di
servizio pubblico fosse aggiudicato direttamente a una piccola o media impresa che opera con non più di 23 veicoli, dette
soglie potranno essere aumentate o a un valore annuo medio stimato inferiore a
2 milioni di euro (contro 1,7 milioni proposti dal Consiglio) oppure qualora il
contratto riguardi la fornitura di servizi di trasporto pubblico di passeggeri
inferiore a 600.000 di chilometri l'anno (contro i 500.000 chiesti dal
Consiglio). A meno che non sia vietato dalla legislazione nazionale, le
autorità competenti avranno la facoltà di aggiudicare direttamente i contratti
di servizio pubblico di trasporto per
ferrovia, fatta eccezione per altri modi di trasporto su rotaia quali
metropolitana o tram. La durata di tali contratti non potrà però essere
superiore a dieci anni.
Diritto di verifica e trasparenza
In base a un emendamento di
compromesso, gli Stati membri dovranno prendere le misure necessarie per
garantire che le decisioni adottate nell'ambito delle procedure di appalto
«possano essere verificate con efficacia e rapidità», su richiesta di una
persona interessata ad ottenere un contratto e che è stata danneggiata (o
rischia di esserlo) da una presunta infrazione.
Ciascuna autorità competente
dovrà rendere pubblica una volta all’anno una relazione esaustiva sugli
obblighi di servizio pubblico di sua competenza, sugli operatori del servizio
pubblico prescelti e sulle compensazioni e i diritti di esclusiva ad essi
concessi a titolo di rimborso. La relazione - come richiesto dai deputati -
dovrà distinguere i trasporti mediante autobus da quelli su rotaia. Essa
consentirà il controllo e la valutazione delle prestazioni di servizi, della
qualità e del finanziamento della rete dei trasporti pubblici e, ove opportuno,
informerà in merito al tipo e alla portata dell'esclusiva concessa.
Ciascuna autorità competente
dovrà infine prendere i provvedimenti necessari affinché, almeno un anno prima
dell’inizio della procedura di gara o un anno prima dell’aggiudicazione diretta
del contratto, siano pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea un
elenco minimo di informazioni, quali il tipo di aggiudicazione previsto e i
servizi e territori potenzialmente interessati dall’aggiudicazione. In caso di
un'aggiudicazione diretta di contratti, come richiesto dai deputati, dovranno
essere pubblicati anche gli obiettivi di qualità in relazione alla puntualità e
affidabilità nonché i premi e le penalità applicabili.
Nel dibattito è
intervenuto GABRIELE ALBERTINI (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Trasporti e Turismo:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, il regolamento sui servizi
pubblici di trasporto su strada e per ferrovia, che ci accingiamo a votare,
interessa l'80% del trasporto ferroviario dei passeggeri e riveste un'estrema
importanza per lo sviluppo del trasporto ferroviario europeo, caratterizzato da
situazioni nazionali molto diversificate.
Dopo essere rimasto bloccato in
Consiglio per quasi sette anni, capisco la volontà di molti colleghi di
chiudere in seconda lettura, evitando la procedura di conciliazione e i
negoziati informali con il Consiglio sviluppati con determinazione in questo
senso.
Mi congratulo con il collega Grosch e
con il nostro coordinatore Jarzembowski per i notevoli risultati ottenuti.
Tuttavia, mi rammarico del fatto che il principio di reciprocità, che già il
nostro gruppo aveva sostenuto con fermezza in occasione del terzo pacchetto
ferroviario, non sia stato inserito tra i compromessi. Infatti, nel mio paese,
in Italia, i servizi pubblici di trasporto per ferrovia sono liberalizzati e
aggiudicati con procedura di gara d'appalto. In diversi paesi europei il
trasporto nazionale e regionale opera invece in regime di monopolio legale, una
situazione che potrà proseguire anche dopo l'approvazione dell'attuale
regolamento.
Vi saranno pertanto
asimmetrie di mercato e vantaggi indebiti per le imprese che operano in mercati
chiusi alla concorrenza ma che potranno competere in quelli aperti. A tale
riguardo ho presentato, con il collega de Grandes e altri colleghi spagnoli e
italiani del nostro gruppo, due emendamenti, il 43 e il 45, che inseriscono
clausole sulla reciprocità nei confronti delle imprese che operano in regime di
monopolio nazionale. Vi sarà quindi impossibile non sostenere gli emendamenti
che modificano la proposta in questo senso. Tuttavia, a prescindere dall'esito
dei voti sui singoli emendamenti, non mancherò di garantire il mio sostegno a
favore della relazione nella votazione finale."
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
-
Doc. A6 -
0124/2007 - Risoluzione
legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
concernente l'installazione a posteriori di specchi sui veicoli commerciali
pesanti immatricolati nella Comunità
Il Parlamento ha approvato definitivamente la direttiva
che impone a tutti i veicoli commerciali pesanti, esclusi quelli di interesse
storico, di dotarsi entro la primavera 2009 di specchi grandangolari e di
accostamento. Ciò, evitando numerosi incidenti, permetterà di risparmiare
centinaia di vite umane, con un costo stimato di soli 100/150 euro per
l'installazione. Sarà poi studiata l'opportunità di estendere tale obbligo ad
altri automezzi.
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
SVILUPPO E COOPERAZIONE
-
Doc.
A6-0146/2007 - Risoluzione
legislativa sul Corno d'Africa: un partenariato politico regionale dell'UE per
la pace, la sicurezza e lo sviluppo
L'UE deve impegnarsi di più a favore
della pacificazione e dello sviluppo socio-economico del Corno d’Africa. E'
quanto chiede il Parlamento, proponendo la convocazione di una conferenza
globale per la sicurezza, la pace e lo sviluppo nella regione. I deputati
sollecitano poi ogni sforzo possibile per tutelare la popolazione del Darfur
dal disastro umanitario e condannano gli interventi stranieri in Somalia. Etiopia e
MERCATO
INTERNO
-
Doc. A6-0144/2007
- Risoluzione
legislativa relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione
della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che reca disposizioni
sulle quantità nominali dei prodotti preconfezionati, abroga le direttive
75/106/CEE e 80/232/CEE del Consiglio e modifica la direttiva 76/211/CEE del
Consiglio
Il Parlamento ha adottato
definitivamente la direttiva volta a liberalizzare i formati degli imballaggi
di numerosi prodotti di largo consumo preconfezionati. Per zucchero, latte,
burro, caffè, pasta secca e riso sono previsti dei periodi transitori in cui
sarà possibile mantenere i formati obbligatori imposti a livello nazionale.
Come richiesto dai deputati, tali periodi potranno essere prolungati in caso di
perturbazioni di mercato o destabilizzazione del comportamento di consumatori.
-
Doc. A6-0145/2007 - Risoluzione
legislativa relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione
della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro
per l'omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi nonché dei sistemi,
componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli ("Direttiva
quadro")
POLITICA REGIONALE
-
Doc.
A6-0090/2007 - Relazione sulla politica
degli alloggi e la politica regionale
Il Parlamento chiede di rendere effettivo il diritto a un
alloggio adeguato, di buona qualità e a prezzo abbordabile. Insiste quindi
sulla necessità di rafforzare il diritto ai sussidi per gli alloggi e chiede
aiuti per l'acquisto della prima casa. Invita poi gli Stati membri a utilizzare
pienamente i fondi UE per gli alloggi al fine di aiutare le persone più
svantaggiate e rinnovare le case popolari. Occorrono anche incentivi mirati a
favore delle zone rurali e delle città minori.
-
Doc.
A6-0096/2007 - Risoluzione sul
contributo della futura politica regionale alla capacità di innovazione
dell'Unione europea
ENERGIA
-
Doc. A6-0129/2007
- Risoluzione
sulla valutazione dell'Euratom - 50 anni di politica europea in materia di
energia nucleare
Nel rilevare l'importante ruolo
del nucleare a favore dell'approvvigionamento energetico dell'UE e il suo basso
impatto ambientale, il Parlamento chiede una riforma generalizzata del Trattato
Euratom. Se la scelta nucleare spetta agli Stati membri, è necessario porre la
sicurezza al centro delle attività Euratom e implicare il Parlamento nel
processo decisionale. Occorre poi sviluppare la ricerca e la formazione, e
aumentare gli investimenti per affrontare la concorrenza internazionale.