GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

  

                                                                                                                                

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

30 Maggio 2007

n° 149

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

            ____________________________________________________________________________


GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commmercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

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Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.

 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

NUOVE REGOLE DI UTILIZZO DEI FONDI UE

 

Nell’ambito del quadro finanziario 2007-2013 l’Unione europea dispone di nuove regole finanziarie che hanno l’obiettivo di favorire un uso più efficiente ed efficace dei fondi europei. Uno dei punti centrali del regolamento e delle modalità di esecuzione è la semplificazione delle procedure.

Ecco alcune delle semplificazioni introdotte:

·         Per le sovvenzioni fino a 25 mila euro sono necessari meno documenti giustificativi.

·         In caso di sovvenzioni, il co-finanziamento in denaro potrà essere sostituito dal lavoro svolto dal personale.

·         Per sovvenzioni di importo inferiore a 60 mila euro, le garanzie finanziarie richieste nell’ambito del pre-finanziamento potranno essere eliminate, previa valutazione del rischio finanziario.

·         Acquisti di importo non superiore a 60 mila euro potranno essere effettuati utilizzando le sovvenzioni e rispettando soltanto un minimo indispensabile di regole, quali il principio di buona gestione finanziaria e l’assenza di conflitti d’interessi.

·         E’ prevista una soglia più alta (60 mila anziché 50 mila euro) per l’aggiudicazione di appalti pubblici con procedure semplificate.

·         E’ prevista una soglia più alta per le gare di appalto di valore limitato, che permette agli enti partecipanti di produrre semplicemente una dichiarazione sull’onore al posto di complesse certificazioni attestanti l’assenza di condanne per illeciti professionali.

·         Semplificazioni nell’aggiudicazione di appalti pubblici nell’ambito degli aiuti esterni con soglie molto più elevate (fino a 5 milioni di euro per lavori).

A partire dal 2008 gli Stati membri dovranno rendere noti i nomi dei beneficiari dei fondi strutturali e degli aiuti esterni, mentre per quanto riguarda i sussidi agricoli ciò avverrà a partire dal 2009. Nel frattempo, la Commissione ha l’intenzione di rafforzare ulteriormente gli strumenti di lotta alle frodi e alla corruzione in suo possesso: la banca dati centrale degli enti e delle organizzazioni esclusi da finanziamenti europei sarà condivisa tra le stesse istituzioni dell’UE e le competenti autorità dei paesi membri. Nuove regole sono previste anche per migliorare la rendicontazione dei 27 per quanto riguarda l’uso dei fondi del bilancio comunitario da loro gestiti (circa ¾ del totale).

Sarà a tal proposito introdotto l’obbligo di presentazione alla Commissione di sintesi dei rapporti di audit che vengono elaborati annualmente.

 

 

 

IL SISTEMA DI ALLARME RAPIDO PER I PRODOTTI PERICOLOSI NON ALIMENTARI FUNZIONA

 

Caschi moto con capacità limitata di assorbimento urto, mattoncini che somigliano a giochi, anatra in plastica con prodotti chimici pericolosi, yo yo con rischio di strangolamento per i bambini, apparecchi elettrici non conformi alla sicurezza. I prodotti pericolosi per la sicurezza identificati sul mercato non mancano. Sono sempre più numerosi ad essere ritirati dal mercato nell’Unione europea grazie a RAPEX, sistema UE di allarme rapido per i prodotti di consumo pericolosi non alimentari. Creato in base alla direttiva 2001/95/CE sulla sicurezza dei prodotti, permette alle autorità nazionali di segnalare alla Commissione i prodotti di consumo identificati come pericolosi, informazioni che la Commissione diffonde preso le autorità di sorveglianza di 30 Paesi UE per proibire o limitare la vendita o l’uso di prodotti con seri rischi per la salute e sicurezza dei consumatori.

La relazione annuale sui prodotti di consumo pericolosi pubblicata il 19 aprile dalla Commissione per il terzo anno consecutivo rivela che lo scorso anno le notifiche dei Paesi UE sono aumentate di oltre il 32% rispetto all’anno prima (1000 notifiche per 924 prodotti pericolosi contro 701 nel 2005) e quasi raddoppiate rispetto al 2004. Il miglioramento della cooperazione tra autorità di dogana dei Paesi UE è alla base del ritiro di un numero crescente di tali prodotti dal mercato. I giochi sono al primo posto (24%) dopo gli apparecchi elettrici (19%)  e poi i veicoli a motore (14%) , le luci (11%) e i cosmetici (5%).

Tra le maggiori preoccupazioni la metà delle notifiche riguardano prodotti cinesi con 440 notifiche pari al 48% del totale. Ma il 40% delle notifiche riguardano misure volontarie prese dalle imprese, in forte aumento che prova la sensibilizzazione maggiore degli operatori economici europei agli aspetti legati al consumo afferma la Commissione.

Ma la partecipazione dei Paesi UE è disuguale e il 60% del totale delle notifiche sono di 5 paesi, Germania con il 16%, Ungheria con il 15%, Grecia con l’11%, Regno Unito con il 10% e Spagna con il 9%. La Commissione chiede ai Paesi UE di partecipare attivamente, di attuare azioni congiunte e cooperare con i paesi terzi per aumentare l’efficacia di RAPEX.

Con un campione dei prodotti pericolosi presentati, la signora Kuneva, Commissario alla politica dei consumatori ha accolto i dati della relazione come positivi.

Più notifiche non vuol dire più rischi. L’aumento costante del numero di notifiche è positivo e vuol dire vigilanza dei Paesi UE maggiore. La relazione annuale dimostra che nel 2006 il sistema ha funzionato al meglio.

RAPEX non è solo un problema di prodotti ma di solidarietà. Il sistema si basa sui diritti civili e i valori europei ha detto rallegrandosi per il ruolo attivo della società civile e per l’efficace immissione in rete delle amministrazioni dei 30 paesi del sistema. Ha detto che lo strumento, prova dell’Europa che funziona e fa risultati, è vicino a una politica orientata alla responsabilità di produttori e distributori, invitati ad operare in via preventiva senza aspettare una ingiunzione.

Ma l’efficacia del sistema frutto di un miglioramento del coordinamento tra Paesi UE non deve occultare le disparità nelle prestazioni disuguali tra Paesi UE.

Alcuni sono campioni e altri no, ha detto, e auspica che RAPEX possa svilupparsi pienamente. L’alto numero di prodotti cinesi pericolosi nell’UE ha bisogno di un aumento della cooperazione con la Cina.

Andrà in Cina in autunno per aumentare il dialogo in base all’accordo e alla tabella di marcia del settembre 2006 tra Commissione e Cina per migliorare la sicurezza dei prodotti cinesi, dei giochi in particolare, per il mercato UE.

 

 

 

L'IMPORTANZA DELLA RICERCA NELL'AGENDA POLITICA COMUNITARIA

 

Nel trattato che istituiva la Comunità europea dell'energia atomica, si faceva già menzione del termine “ricerca europea” e già si prevedeva l'istituzione del Centro Comune di Ricerca (CCR): in questo senso, l'UE ha sempre sostenuto la ricerca scientifica.

La ricerca europea ha assunto, nel tempo, un’importanza sempre maggiore, tanto che tutte le presidenze che si susseguono all'Unione la stanno ora inserendo tra le loro priorità. Anche i discorsi pronunciati dai capi di Stato e di governo sulle sfide globali che attendono l'Europa fanno spesso riferimento alla necessità di competere grazie a ricerca, innovazione e conoscenza.

Nonostante il CCR sia stato inaugurato nel 1958, bisogna aspettare il 1967 perché venga istituita la Direzione generale per la Scienza, la ricerca e lo sviluppo. I primi programmi di ricerca e i primi inviti a presentare proposte sono stati ideati e pubblicati proprio a partire da quella data.

In seguito, Étienne Davignon, ex vicepresidente della Commissione europea, fece pressione affinché si introducesse un Programma strategico europeo di ricerca e sviluppo nelle tecnologie dell'informazione (ESPRIT). Il programma, approvato nel 1983, riuniva i principali produttori, piccole imprese, università e istituti di ricerca attorno a progetti di ricerca “pre-competitivi”.

Oltre al programma ESPRIT, sono state attuate altre iniziative di ricerca, come RACE (tecnologie delle comunicazioni avanzate), BRITE/EURAM (tecnologie industriali e materiali avanzati) e BAP (biotecnologia).

Nel 1985 la CE diveniva membro fondatore di EUREKA, una rete per la ricerca e sviluppo industriale europea orientata al mercato. Sono attualmente in corso discussioni sul rafforzamento dei legami tra i programmi quadro comunitari per la ricerca ed EUREKA.

Nell’ Atto unico europeo (AUE) del 1986, viene indicato per la prima volta un chiaro riferimento ad una politica europea per la R&S e sono menzionati i programmi quadro pluriennali. Il Parlamento europeo aumenta contestualmente i suoi poteri, ottenendo la procedura di co-decisione sui programmi in materia di ricerca. Nel 1997, con il trattato di Amsterdam, arriva l'obbligo di ricorrere all'unanimità del Consiglio per le decisioni concernenti i programmi quadro.

Nel contempo, il bilancio destinato ai programmi quadro aumenta esponenzialmente, passando da 13 Mrd EUR nel Quarto programma quadro (4PQ) a 14 Mrd EUR (5PQ) e poi a 19 Mrd EUR (6PQ). Nel corso del 6PQ si è tenuto un dibattito sull'importanza della ricerca per la competitività europea, che ha determinato un incremento dei finanziamenti a oltre 53 Mrd EUR per il Settimo programma quadro (7PQ).

Il nuovo slancio volto a mantenere l'Europa in una posizione di avanguardia è iniziato con l'avvio della strategia di Lisbona nel 2000, che si proponeva di rendere l'Europa l'economia più competitiva del mondo entro il 2010. La strategia era tesa a preparare il terreno per il passaggio dell'economia europea a una più competitiva, dinamica e basata sulla conoscenza. Altre disposizioni contenute nella strategia erano volte a evitare che il progresso economico avvenisse a spese del modello sociale europeo o dell'ambiente.

In una successiva riunione del Consiglio nel 2002 i capi di Stato e di governo dell'Unione si sono impegnati ad aumentare la spesa per la ricerca europea portandola al 3% del PIL entro il 2010. L'obiettivo è ancora molto lontano (il dato attuale è dell'1,93%, a fronte del 2,6% degli USA e del 3,2% del Giappone), ma ha richiamato l'attenzione sugli investimenti. Con l'adesione di Romania e Bulgaria, la spesa si è attestata all'1,84% del PIL del 2005.

In occasione dell'avvio del 6PQ nel 2002, un gruppo di paesi candidati all'adesione all'UE ha partecipato al programma alle medesime condizioni garantite ai paesi membri dell'Unione, vale a dire che nel campo della ricerca l'allargamento dell'UE è avvenuto con due anni di anticipo rispetto alle altre aree della politica.

A seguito della sua adozione, il 7PQ ha introdotto nuovi strumenti, che vanno dal Consiglio europeo della ricerca (CER), che finanzierà per la prima volta la ricerca di frontiera valutando le proposte esclusivamente sulla base dell'eccellenza, alle iniziative tecnologiche congiunte (ITC), nuovi partenariati pubblico-privati con status di entità giuridica.

Una volta avviato il 7PQ, il commissario Potocnik ha rivolto nuovamente la sua attenzione al SER. In aprile ha pubblicato un Libro verde che ambisce a rendere la conoscenza la quinta libertà comunitaria insieme a merci, servizi, capitale e manodopera.

 

 

 

PRESENTATA LA QUARTA RELAZIONE SULLA COESIONE

 

Per la prima volta, la Quarta relazione sulla coesione presentata dalla Commissione europea descrive la situazione economica, sociale e territoriale dell’Unione allargata e delle sue 268 regioni. Il documento contiene un'analisi approfondita della posizione delle regioni in termini di prodotto interno lordo (PIL), produttività e posti di lavoro ed individua una serie di sfide che gli Stati membri e le regioni saranno chiamati ad affrontare nei prossimi anni.La Quarta relazione sulla coesione fornisce inoltre una prima valutazione dell'incidenza della politica di coesione comunitaria nel periodo di programmazione 2000-2006 e dei lavori preparatori in vista del nuovo periodo 2007-2013. La relazione comprende 10 domande per avviare il dibattito all'interno e all'esterno delle istituzioni europee sul futuro di questa grande area di intervento.

Per ulteriori informazioni: http://ec.europa.eu/regional_policy/newsroom/index_it.htm

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  09 - 10 MAGGIO 2007

 

 

ISTITUZIONI

 

 

I PREMI NOBEL CHIEDONO PIÙ EUROPA

 

Cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma con la partecipazione dei Premi Nobel europei 

9.5.2007

 

Per festeggiare il Cinquantenario della firma dei Trattati di Roma, numerosi Premi Nobel europei - tra cui Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia - sono stati invitati prendere la parola in una seduta solenne speciale. I premi Nobel hanno tutti riconosciuto i successi dell'integrazione europea, soprattutto per la pace del Continente, ma non hanno esitato a chiedere all'UE maggiore impegno a favore delle sfide future.

 

Dopo aver salutato uno per uno i Premi Nobel presenti in Aula e descritto le motivazioni del riconoscimento ottenuto, il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha affermato che il loro lavoro e i loro successi sono fondati su «una visione lungimirante». Pertanto, anche il Cinquantenario della firma dei Trattati di Roma deve essere l'occasione per guardare al futuro del progetto d'integrazione europea. L'Unione, ha aggiunto, ha di fronte a sé delle sfide che richiedono uno sforzo comune e «idee creative», con il contributo di tutti. Il Presidente, facendo riferimento alle categorie dei Nobel presenti, ha poi sottolineato l'importanza dell'istruzione e della formazione e la necessità di promuovere un'area di ricerca europea e di tutelare i brevetti per far fronte alla concorrenza mondiale.

Ha quindi sottolineato la sfida posta dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione - «un'opportunità, non una minaccia». Ma soprattutto il ruolo che deve avere l'Unione europea nel promuovere la pace e la democrazia nel mondo, tutelando i diritti umani e la dignità delle persone. Al riguardo ha posto in luce l'esigenza di promuovere la tolleranza e il dialogo tra le culture e le religioni in tutto il mondo. Sfide che, ha insistito, possono essere affrontate solo da un'Unione forte e unita. Il Presidente ha poi ribadito che il Parlamento appoggia la Presidenza tedesca nella ricerca di un consenso «sulla sostanza del Trattato costituzionale» da applicare prima delle elezioni del 2009. Ha quindi affermato che la Francia, vista l'affluenza alle urne per le elezioni presidenziali, ha dato prova di «forza democratica» e ha colto l'occasione per rivolgere i suoi auguri a Nicolas Sarchozy ed esprimere il suo rispetto a Segolène Royal. Ha quindi concluso esortando a ispirarsi ai padri fondatori per imprimere nuovo slancio alla costruzione europea.

 

 

 

RELAZIONI ESTONIA- RUSSIA

 

Il Presidente PÖTTERING ha garantito il sostegno e la solidarietà del Parlamento europeo al popolo estone in merito all'atteggiamento assunto dalle autorità russe nei confronti dell'Estonia. Ha poi ricordato che una risoluzione del Parlamento afferma che la fine della seconda guerra mondiale ha significato per alcuni Stati membri l'inizio di una nuova tirannia sotto l'occupazione sovietica. Nel condannare la violenza e sottolineare la necessità di tutelare le minoranze, ha affermato che «non è normale richiedere le dimissioni di un governo democraticamente eletto» di un altro paese e l'UE è chiamata a reagire di fronte alle pressioni esercitate su uno dei suoi Stati membri.

A seguito della dichiarazione, sono intervenuti diversi deputati in nome di tutti i gruppi politici del Parlamento.

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

UN NUOVO SLANCIO ALLE RELAZIONI CON IL MONDO ARABO

Doc. A6- 0127/2007

 

Relazione sulle riforme nel mondo arabo: quale strategia per l'Unione europea?

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 9.5.2007 - Votazione: 10.5.2007

 

 

Il Parlamento chiede un rafforzamento del partenariato con i paesi arabi, nel rispetto delle tradizioni e delle culture, ma anche dei diritti umani e dello Stato di diritto. Se all'UE è chiesto maggiore impegno nel favorire le riforme politiche, i paesi arabi devono garantire libertà di culto e di espressione e riconoscere i diritti delle donne. Auspicando il rilancio del dialogo interculturale, sollecita il sostegno ai settori moderati della società civile araba, escludendo i fondamentalisti.

 

L'identità araba non è affatto incompatibile «né con il concetto di modernità né con l'impegno per riforme serie». E' quanto sostiene il Parlamento con la relazione sottolineando come l'impotenza - «che è il fondamento stesso del sentimento di "malessere arabo"» - possa essere sormontata nell'ambito di un partenariato rinnovato «basato sulla comprensione, la fiducia reciproca e il rispetto delle prassi sociali e culturali e la credibilità dell'altro». In proposito, i deputati ricordano che «l'occidentalizzazione delle società arabe non è la via più idonea a condurre a tale risultato», mentre i concetti di democrazia, diritti umani e Stato di diritto «sono valori universali che innumerevoli autorità e governi musulmani hanno dichiarato compatibili con l'Islam».

A loro parere, pertanto, occorre ridare nuovo slancio al partenariato dell'UE e degli Stati membri con il mondo arabo nella sua globalità, avendo cura di individuare settori di cooperazione ben specifici e agendo di concerto con le strutture politiche esistenti. In proposito, sebbene sia sottolineata l'estrema importanza che le relazioni euro-arabe includano la necessità «vitale» di combattere il terrorismo, i deputati ritengono fondamentale che ciò non oscuri o freni «tutta una serie di altre tematiche di interesse comune», al fine di pervenire alla creazione di un'autentica zona di pace e di prosperità condivisa. Tra queste tematiche citano, in particolare, lo sviluppo economico e sociale, la buona gestione degli affari pubblici e la lotta alla corruzione, nonché lo sviluppo e il consolidamento di una società civile «forte e autentica».

 

 

Riforme politiche e rispetto dei diritti umani

 

Il Parlamento constata anzitutto che nelle varie regioni del mondo arabo esistono realtà molto diverse per quanto riguarda le riforme politiche e l'affermarsi della democrazia, per cui «non è opportuno imporre un modello unico». Anzi, qualsiasi tentativo di allineamento sui canoni europei «può rivelarsi controproducente». Al fine di esercitare un’influenza concreta, inoltre, l’UE «non dovrebbe manifestare alcun senso di superiorità o dare l’impressione di impartire lezioni, bensì fare del dialogo euro-arabo un vero e proprio dialogo tra eguali». Occorre poi accompagnare le evoluzioni della regione «rispettando la volontà dei popoli e tenendo conto delle differenze culturali, storiche e politiche». Per poter essere legittimi, spiegano infatti i deputati, i cambiamenti devono essere adottati ed espressi dai popoli interessati.

Il Parlamento ricorda però che il rafforzamento della democrazia e dello Stato di diritto nonché il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali «è uno degli obiettivi propri della politica estera dell'Unione». A tale titolo è quindi «giusto e coerente» voler condurre una politica dei diritti umani ambiziosa, basata anche su un dialogo politico strutturato e approfondito in tale settore, oltre che sulla clausola sui diritti umani contenuta negli accordi. Il sostegno allo sviluppo della società civile e al rispetto dei diritti fondamentali, in particolare la libertà di espressione e di religione, avvertono peraltro i deputati, «non può confondersi con la scelta dei regimi né con le modalità di selezione dei dirigenti».

Allo stesso tempo, sostengono che «le vie contemporanee dell'Islam politico non sembrano fornire risposte adeguate ai problemi della riforma politica». Pertanto, preoccupati del fatto che lo stallo della riforma politica «alimenti l'islamismo radicale e il suo discorso di odio verso gli ebrei», sottolineano che la moderazione dell'islamismo «dipende sia dalla solidità del quadro istituzionale in cui tali forze operano sia dalle opportunità da esso offerte da quest’ultimo di influenzare il processo decisionale».

I paesi arabi dovrebbero quindi «combattere ogni impunità» e rendere giustizia alle vittime di gravi violazioni dei diritti umani nonché giudicare i responsabili di tali crimini. Nello stesso spirito, la relazione chiede ai paesi arabi di ratificare lo Statuto di Roma istitutivo del Tribunale penale internazionale e di firmare la Convenzione internazionale contro le scomparse forzate.

La Commissione dovrebbe invece favorire maggiormente nel mondo arabo il rispetto del principio dello Stato di diritto nonché il movimento per la riforma del diritto che dovrebbe portare a legalizzare l'azione dell'opposizione. I deputati, esprimono poi l'auspicio che i paesi arabi che non l'hanno ancora fatto diano prova di un maggiore impegno a favore della libertà di culto o del diritto delle persone e delle comunità a professare liberamente il loro credo e la loro fede, «anche garantendo l'indipendenza e la separazione delle istituzioni e del potere politico dalle autorità religiose». E, a tale riguardo, ritengono che le testimonianze di milioni di musulmani che vivono in Europa dovrebbero aiutare i paesi arabi a dare attuazione a tale principio costante delle relazioni internazionali che è la reciprocità. I deputati auspicano poi che cresca la consapevolezza del ruolo della donna e della sua emancipazione nella società civile e politica.

In merito al conflitto israelo-arabo, il Parlamento sottolinea che qualsiasi approfondimento della relazione euro-araba dipende «dall'energia e dal talento con cui l'Europa riuscirà a conciliare il proprio dovere e la propria responsabilità storica nei confronti dello Stato d'Israele e del popolo ebreo con la propria responsabilità di svolgere un ruolo più attivo ed efficace». Ruolo che dovrà svolgere garantendo maggiormente il rispetto del diritto internazionale e umanitario in modo da pervenire a una soluzione durevole del conflitto, in particolare attraverso la creazione di uno Stato democratico palestinese che coesista fianco a fianco con lo Stato d'Israele, nella pace e nella sicurezza. In proposito, compiacendosi dell'iniziativa di pace saudita, che i deputati ritengono un importante contributo del mondo arabo, il Consiglio è invitato a compiere ogni sforzo necessario per esaminare tale proposta alla prossima riunione del Quartetto e per individuare le modalità per coinvolgere maggiormente la Lega araba.

 

 

Un dialogo rafforzato e sostegno ai moderati

 

Nel sottolineare il ruolo svolto dall'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM) in quanto organismo democratico che riunisce parlamentari delle due sponde del Mediterraneo, il Parlamento considera necessario promuovere ulteriormente la cooperazione umanitaria e sociale, al fine di «superare gli stereotipi e i malintesi» che «impediscono un ravvicinamento franco e profondo tra i popoli delle due sponde del Mediterraneo». I governi dovrebbero quindi sostenere il lavoro della Fondazione euromediterranea Anna Lindh per il dialogo tra le culture, dotandola di «congrue risorse» per consentire il consolidamento della sua rete che raggruppa oltre 1.200 organismi ed associazioni operanti a favore del dialogo in seno alle rispettive società.

I deputati, peraltro, ritengono che il rilancio del dialogo interculturale «passi attraverso l'affermazione di un denominatore umanistico comune e universale che trascende dai dogmi e dai comunitarismi». Sostengono pertanto con decisione la necessità che l'Unione europea conduca un ampio dialogo culturale promuovendo presso i suoi interlocutori arabi i valori di riferimento dell'Unione (Stato di diritto, diritti dell'uomo, democrazia, ecc.) e tenendo conto delle differenti percezioni culturali e politiche. Gli Stati membri, inoltre, sono incoraggiati a istituire dei Centri di studio finalizzati allo scambio e al confronto culturale tra i paesi arabi e europei.

 

I deputati sottolineano che l’impegno con le organizzazioni della società civile e i movimenti di riforma dovrebbe formare parte degli sforzi intrapresi a livello regionale, e che andrebbe sviluppata una cooperazione specifica in particolare con le organizzazioni politiche che promuovono la democrazia della non violenza. La società civile, è precisato, dovrebbe farsi promotrice dei valori democratici e della tolleranza, del rifiuto dell'intolleranza e del fondamentalismo e, quindi, della libertà di coscienza (comprese la libertà religiosa, di espressione e associazione), della parità tra donne e uomini, del pieno rispetto e non discriminazione dei diversi orientamenti sessuali, della messa al bando della tortura e dell’abolizione della pena di morte.

Nella ricerca di nuovi interlocutori nel mondo arabo, ammoniscono inoltre i deputati, si dovrebbero escludere le persone, le organizzazioni e gli Stati che approvano le azioni terroristiche e non riconoscono l'esistenza legittima dello Stato di Israele. La relazione chiede pertanto che l'Europa accordi un sostegno politico visibile agli attori civili, associativi e religiosi, in particolare alle organizzazioni politiche che promuovono la democrazia attraverso la non violenza, «escludendo le forze settarie, fondamentaliste e di estremismo nazionalista» e includendo, se del caso, i laici e gli islamisti moderati, compresi i laici islamisti.

 

 

Integrazione economica interaraba

 

Insistendo sul fatto che la debolezza del processo di riforma nel mondo arabo è anche dovuta alle difficoltà e alle controversie esistenti tra alcuni dei paesi arabi, i deputati ritengono che l’UE «dovrebbe adoperarsi al massimo per agevolare l'integrazione politica ed economica dei paesi arabi». In proposito, nel constatare, i limitati progressi realizzati in termini di liberalizzazione degli scambi commerciali interarabi, chiedono alla Commissione e al Consiglio di raddoppiare gli sforzi per incoraggiare lo sviluppo equo e sostenibile dei paesi arabi.

L'integrazione economica dei paesi arabi, dovrebbe riguardare soprattutto i mercati dell'energia e delle telecomunicazioni, allo scopo di generare una dinamica di sviluppo favorevole ad altri settori. Al riguardo, peraltro, la relazione sottolinea gli sforzi compiuti per creare uno spazio di libero scambio euromediterraneo e l’accordo di Agadir, che incoraggia il commercio intraregionale. I deputati, inoltre, attendono la conclusione dell’accordo di libero scambio UE-Consiglio di cooperazione del Golfo.

 

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, i rapporti tra l'Europa e il mondo arabo rappresentano la chiave per costruire la pace nell'area del Mediterraneo e in Medio Oriente. Il dialogo interculturale e interreligioso dovrà vederci tutti impegnati nei prossimi anni, nella convinzione che i rapporti di amicizia si basano sulla sincerità, sulla lealtà e sul tentativo di comprendere gli altri, senza tuttavia rinunciare alla propria identità. Nel ribadire la fondamentale importanza di dare una strategia all'Unione europea di fronte alla riforma del mondo arabo, la relazione Rocard fissa alcuni principi irrinunciabili che dovranno caratterizzare i rapporti futuri.

Sarà impegno del Parlamento europeo incoraggiare tutte le scelte che rafforzeranno la democrazia, il rispetto dei diritti umani e del ruolo della donna, la creazione di una zona di libero scambio, la presenza di un'informazione libera, gli aiuti finanziari e il rispetto della libertà religiosa.

La relazione Rocard - e annuncio il voto favorevole del Gruppo del Partito popolare europeo e dei Democratici europei - fissa un principio fondamentale che è quello della reciprocità: così come è diritto di ogni persona in Europa professare la propria religione lo stesso deve essere in ogni paese arabo. E su tale aspetto la relazione Rocard chiama a testimoniare proprio gli arabi che vivono nell'Unione europea. Su questo tema però, come su altri, si è ancora lontani dal raggiungere gli obiettivi che si pone l'Unione europea.

Sostenendo tali principi e aiutando i paesi arabi nelle riforme, sia pure nel rispetto della loro autonomia, daremo un contributo per impedire che il fondamentalismo raccolga nuovi consensi. La minaccia del fanatismo non riguarda infatti solo l'Europa ma tutto il mondo arabo. Il terrorismo è figlio del fondamentalismo, ragion per cui è indispensabile che Europa e Paesi arabi lavorino insieme per sconfiggere questa piaga del XX secolo. I recenti attentati dimostrano che l'attuale priorità di Al-Qaeda è quella di colpire i Paesi arabi moderati, che cercano il dialogo e agevolano le riforme. L'Europa non può rimanere in silenzio, non può restare ferma."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-        Doc. B6-0190, 0191, 0194, 0195, 0196/2007 - Risoluzione comune sul vertice UE-Russia che si terrà a Samara il 18 maggio 2007

La Russia è e sarà un partner strategico dell'Unione europea, sul piano bilaterale e nello scacchiere internazionale. Il Parlamento tuttavia esprime profonda preoccupazione per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, della democrazia, della libertà di espressione e del diritto di contestare le autorità e sollecita quindi la Russia a porre rimedio a tale situazione. I deputati chiedono anche di rafforzare l'integrazione economica e la cooperazione in campo energetico e sull'immigrazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRASPORTI

 

 

NORME EUROPEE PER GARANTIRE I SERVIZI DI TRASPORTO PUBBLICO

Doc. A6 - 0131/2007

 

Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai servizi pubblici di trasporto passeggeri su strada e per ferrovia e che abroga i regolamenti (CEE) del Consiglio n. 1191/69 e n. 1107/70

Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito: 9.5.2007 - Votazione: 10.5.2007

 

Il Parlamento si è pronunciato sul regolamento che definisce le modalità e le condizioni cui devono attenersi le autorità pubbliche nell'aggiudicare contratti di servizio volti a garantire il trasporto pubblico su strada e su rotaia. I deputati hanno adottato una serie di emendamenti compromesso che dovrebbero agevolare l'accordo del Consiglio.

 

Lo scopo della proposta di regolamento è di definire con quali modalità le autorità competenti possono intervenire nel settore dei trasporti pubblici di passeggeri per garantire la fornitura di servizi di interesse generale che siano, tra l'altro, «più numerosi, più sicuri, di migliore qualità o offerti a prezzi inferiori a quelli che il semplice gioco delle forze del mercato consentirebbe di fornire». A tal fine, stabilisce le condizioni alle quali le autorità competenti, allorché impongono o stipulano obblighi di servizio pubblico, compensano gli operatori di servizio pubblico per i costi sostenuti e/o conferiscono loro diritti di esclusiva in cambio dell'assolvimento degli obblighi di servizio pubblico.

Il Parlamento, approvando la relazione, propone una serie di emendamenti di compromesso sostenuti da PPE/DE, PSE, UEN, Verdi/ALE e GUE/NGL, tesi a giungere a un accordo con il Consiglio senza dover ricorrere alla procedura di conciliazione. Se così avvenisse, l'aggiudicazione dei contratti di servizio pubblico dovranno essere conformi alle disposizioni del regolamento dopo un periodo transitorio di 10 anni dalla sua entrata in vigore (invece dei 12 chiesti dal Consiglio e degli 8 suggeriti dai deputati), ossia due anni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (al posto dei tre anni chiesti dal Consiglio e dell'anno e mezzo voluto dai deputati).

Il provvedimento si applica all'esercizio di servizi nazionali e internazionali di trasporto pubblico di passeggeri per ferrovia ed altri modi di trasporto su rotaia e su strada, ad eccezione dei servizi di trasporto prestati prevalentemente in ragione del loro interesse storico o del loro valore turistico. Gli Stati membri, tuttavia, possono applicarlo anche al trasporto pubblico di passeggeri per vie d'acqua interne e, aggiungono i deputati, in acque marine nazionali «nella misura in cui non sono disciplinati da una specifica legislazione comunitaria». Il regolamento stabilisce che l’autorità competente che decide di concedere all’operatore che ha scelto un diritto di esclusiva e/o una compensazione di qualsivoglia natura a fronte dell’assolvimento di obblighi di servizio pubblico deve farlo nell'ambito di un contratto di servizio pubblico.

 

Sì a tariffe massime se compensate adeguatamente

Il provvedimento prevede una deroga secondo cui gli obblighi di servizio pubblico finalizzati a stabilire tariffe massime per tutti i passeggeri o per alcune categorie di passeggeri possono anch'essi essere disciplinati da norme generali. In questi casi, l’autorità competente dovrà compensare gli operatori per l'effetto finanziario netto, positivo o negativo, sui costi sostenuti e sui ricavi originati dall'assolvimento degli obblighi tariffari stabiliti da norme generali.

Ciò andrà peraltro realizzato secondo modalità che impediscano una compensazione eccessiva. Resta fermo però il diritto delle autorità competenti di integrare gli obblighi di servizio pubblico stabilendo tariffe massime nei contratti di servizio pubblico. Gli Stati membri possono tuttavia escludere dall'ambito di applicazione del regolamento le norme generali relative alla compensazione finanziaria per gli obblighi di servizio pubblico che fissano le tariffe massime per scolari, studenti, apprendisti e persone a mobilità ridotta.

 

Contenuto dei contratti di servizio pubblico

I contratti di servizio pubblico dovranno stabilire «con chiarezza» gli obblighi inerenti al servizio pubblico che l'operatore deve assolvere e le zone geografiche interessate. Inoltre, dovranno stabilire - «in anticipo e in modo obiettivo e trasparente» - i parametri in base ai quali deve essere calcolata l'eventuale compensazione nonché la natura e la portata degli eventuali diritti di esclusiva concessi, «in modo da impedire una compensazione eccessiva».

Dovranno anche definire le modalità di ripartizione dei costi connessi alla fornitura di servizi, come le spese per il personale, per l’energia, gli oneri per le infrastrutture, la manutenzione e la riparazione dei veicoli, del materiale rotabile e delle installazioni necessarie per l'esercizio dei servizi di trasporto di passeggeri, i costi fissi e un rendimento adeguato del capitale. I contratti di servizio pubblico e le norme generali dovranno inoltre definire le modalità di ripartizione dei ricavi derivanti dalla vendita dei titoli di viaggio che possono essere trattenuti dall'operatore del servizio pubblico, riversati all'autorità competente o ripartiti fra di loro.

Inoltre, i documenti di gara e i contratti di servizio pubblico dovranno essere trasparenti quanto alla possibilità e all'estensione del subappalto. In tali casi, precisa un emendamento di compromesso, l'operatore al quale è affidata la gestione e la prestazione di un servizio è tenuto a fornire direttamente «la maggior parte» del servizio di trasporto pubblico. Tuttavia, un contratto di servizio pubblico comprendente allo stesso tempo progettazione, costruzione e gestione di un servizio pubblico di trasporto di passeggeri «può prevedere il subappalto integrale per la gestione di tali servizi».

Riguardo alla durata dei contratti, in prima lettura il Parlamento suggeriva che essi dovessero valere al massimo otto anni per i trasporti su strada e non più di 15 anni per quelli su rotaia. Nella posizione comune, il Consiglio è andato oltre stabilendo che i contratti di servizio pubblico dovranno essere conclusi per una durata non superiore a dieci anni per i servizi di trasporto con autobus e a quindici anni per i servizi di trasporto di passeggeri per ferrovia o altri modi di trasporto su rotaia.

La durata dei contratti relativi a più modi di trasporto, è poi precisato, dovrà essere al massimo di quindici anni se i trasporti per ferrovia o altri modi di trasporto su rotaia rappresentano oltre il 50% del valore dei servizi oggetto dei contratti. A determinate condizioni è prevista la possibilità di prorogare la durata del contratto di un massimo pari al 50%.

Qualora le autorità competenti imponessero a un operatore di servizio pubblico di conformarsi a taluni standard sociali, i documenti di gara e i contratti di servizio pubblico dovranno individuare il personale interessato e precisarne in modo trasparente i diritti contrattuali e le condizioni alle quali si ritiene che i dipendenti siano vincolati ai servizi. Tali standard, inoltre, dovranno essere inclusi nei documenti di gara e nei contratti. 

 

Aggiudicazione di contratti di servizio pubblico

Il regolamento stabilisce una serie di regole riguardo all'aggiudicazione dei contratti per servizi offerti tramite autobus o tram (salvo alcuni casi trattati da altre direttive), distinguendo i casi in cui si rivolga a prestatori terzi o a "operatori interni", ossia a soggetti giuridicamente distinti dall'autorità che domanda il servizio, sui quali però l'autorità esercita un controllo completo. Nel primo caso, l’autorità competente dovrà aggiudicare i contratti mediante una procedura di gara «equa, aperta a tutti gli operatori e che rispetta i principi di trasparenza e di non discriminazione». Dopo la presentazione delle offerte e un'eventuale preselezione, inoltre, il procedimento potrà dar luogo a negoziati allo scopo di determinare il modo migliore per soddisfare requisiti elementari o complessi.

Nella misura in cui la legislazione nazionale lo consenta, le autorità competenti avranno facoltà di aggiudicare direttamente i contratti di servizio pubblico il cui valore annuo medio stimato è inferiore a 1 milione di euro oppure che riguardano la fornitura di servizi di trasporto pubblico di passeggeri inferiore a 300.000 chilometri l’anno.

Qualora un contratto di servizio pubblico fosse aggiudicato direttamente a una piccola o media impresa che opera con non più di 23 veicoli, dette soglie potranno essere aumentate o a un valore annuo medio stimato inferiore a 2 milioni di euro (contro 1,7 milioni proposti dal Consiglio) oppure qualora il contratto riguardi la fornitura di servizi di trasporto pubblico di passeggeri inferiore a 600.000 di chilometri l'anno (contro i 500.000 chiesti dal Consiglio). A meno che non sia vietato dalla legislazione nazionale, le autorità competenti avranno la facoltà di aggiudicare direttamente i contratti di servizio pubblico di trasporto per ferrovia, fatta eccezione per altri modi di trasporto su rotaia quali metropolitana o tram. La durata di tali contratti non potrà però essere superiore a dieci anni.

 

Diritto di verifica e trasparenza

In base a un emendamento di compromesso, gli Stati membri dovranno prendere le misure necessarie per garantire che le decisioni adottate nell'ambito delle procedure di appalto «possano essere verificate con efficacia e rapidità», su richiesta di una persona interessata ad ottenere un contratto e che è stata danneggiata (o rischia di esserlo) da una presunta infrazione.

Ciascuna autorità competente dovrà rendere pubblica una volta all’anno una relazione esaustiva sugli obblighi di servizio pubblico di sua competenza, sugli operatori del servizio pubblico prescelti e sulle compensazioni e i diritti di esclusiva ad essi concessi a titolo di rimborso. La relazione - come richiesto dai deputati - dovrà distinguere i trasporti mediante autobus da quelli su rotaia. Essa consentirà il controllo e la valutazione delle prestazioni di servizi, della qualità e del finanziamento della rete dei trasporti pubblici e, ove opportuno, informerà in merito al tipo e alla portata dell'esclusiva concessa.

Ciascuna autorità competente dovrà infine prendere i provvedimenti necessari affinché, almeno un anno prima dell’inizio della procedura di gara o un anno prima dell’aggiudicazione diretta del contratto, siano pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea un elenco minimo di informazioni, quali il tipo di aggiudicazione previsto e i servizi e territori potenzialmente interessati dall’aggiudicazione. In caso di un'aggiudicazione diretta di contratti, come richiesto dai deputati, dovranno essere pubblicati anche gli obiettivi di qualità in relazione alla puntualità e affidabilità nonché i premi e le penalità applicabili.

 

Nel dibattito è intervenuto GABRIELE ALBERTINI (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Trasporti e Turismo:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, il regolamento sui servizi pubblici di trasporto su strada e per ferrovia, che ci accingiamo a votare, interessa l'80% del trasporto ferroviario dei passeggeri e riveste un'estrema importanza per lo sviluppo del trasporto ferroviario europeo, caratterizzato da situazioni nazionali molto diversificate.

Dopo essere rimasto bloccato in Consiglio per quasi sette anni, capisco la volontà di molti colleghi di chiudere in seconda lettura, evitando la procedura di conciliazione e i negoziati informali con il Consiglio sviluppati con determinazione in questo senso.

Mi congratulo con il collega Grosch e con il nostro coordinatore Jarzembowski per i notevoli risultati ottenuti. Tuttavia, mi rammarico del fatto che il principio di reciprocità, che già il nostro gruppo aveva sostenuto con fermezza in occasione del terzo pacchetto ferroviario, non sia stato inserito tra i compromessi. Infatti, nel mio paese, in Italia, i servizi pubblici di trasporto per ferrovia sono liberalizzati e aggiudicati con procedura di gara d'appalto. In diversi paesi europei il trasporto nazionale e regionale opera invece in regime di monopolio legale, una situazione che potrà proseguire anche dopo l'approvazione dell'attuale regolamento.

Vi saranno pertanto asimmetrie di mercato e vantaggi indebiti per le imprese che operano in mercati chiusi alla concorrenza ma che potranno competere in quelli aperti. A tale riguardo ho presentato, con il collega de Grandes e altri colleghi spagnoli e italiani del nostro gruppo, due emendamenti, il 43 e il 45, che inseriscono clausole sulla reciprocità nei confronti delle imprese che operano in regime di monopolio nazionale. Vi sarà quindi impossibile non sostenere gli emendamenti che modificano la proposta in questo senso. Tuttavia, a prescindere dall'esito dei voti sui singoli emendamenti, non mancherò di garantire il mio sostegno a favore della relazione nella votazione finale."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-        Doc. A6 - 0124/2007 - Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'installazione a posteriori di specchi sui veicoli commerciali pesanti immatricolati nella Comunità

Il Parlamento ha approvato definitivamente la direttiva che impone a tutti i veicoli commerciali pesanti, esclusi quelli di interesse storico, di dotarsi entro la primavera 2009 di specchi grandangolari e di accostamento. Ciò, evitando numerosi incidenti, permetterà di risparmiare centinaia di vite umane, con un costo stimato di soli 100/150 euro per l'installazione. Sarà poi studiata l'opportunità di estendere tale obbligo ad altri automezzi.

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

SVILUPPO E COOPERAZIONE

-        Doc. A6-0146/2007 - Risoluzione legislativa sul Corno d'Africa: un partenariato politico regionale dell'UE per la pace, la sicurezza e lo sviluppo

L'UE deve impegnarsi di più a favore della pacificazione e dello sviluppo socio-economico del Corno d’Africa. E' quanto chiede il Parlamento, proponendo la convocazione di una conferenza globale per la sicurezza, la pace e lo sviluppo nella regione. I deputati sollecitano poi ogni sforzo possibile per tutelare la popolazione del Darfur dal disastro umanitario e condannano gli interventi stranieri in Somalia. Etiopia e Eritrea devono liberare i prigionieri politici.

 

MERCATO INTERNO E CONSUMATORI

-        Doc. A6-0144/2007 - Risoluzione legislativa relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che reca disposizioni sulle quantità nominali dei prodotti preconfezionati, abroga le direttive 75/106/CEE e 80/232/CEE del Consiglio e modifica la direttiva 76/211/CEE del Consiglio

Il Parlamento ha adottato definitivamente la direttiva volta a liberalizzare i formati degli imballaggi di numerosi prodotti di largo consumo preconfezionati. Per zucchero, latte, burro, caffè, pasta secca e riso sono previsti dei periodi transitori in cui sarà possibile mantenere i formati obbligatori imposti a livello nazionale. Come richiesto dai deputati, tali periodi potranno essere prolungati in caso di perturbazioni di mercato o destabilizzazione del comportamento di consumatori.

-         Doc. A6-0145/2007 - Risoluzione legislativa relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l'omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli ("Direttiva quadro")

 

POLITICA REGIONALE

-        Doc. A6-0090/2007 - Relazione sulla politica degli alloggi e la politica regionale

Il Parlamento chiede di rendere effettivo il diritto a un alloggio adeguato, di buona qualità e a prezzo abbordabile. Insiste quindi sulla necessità di rafforzare il diritto ai sussidi per gli alloggi e chiede aiuti per l'acquisto della prima casa. Invita poi gli Stati membri a utilizzare pienamente i fondi UE per gli alloggi al fine di aiutare le persone più svantaggiate e rinnovare le case popolari. Occorrono anche incentivi mirati a favore delle zone rurali e delle città minori.

-        Doc. A6-0096/2007 - Risoluzione sul contributo della futura politica regionale alla capacità di innovazione dell'Unione europea

 

ENERGIA

-        Doc. A6-0129/2007 - Risoluzione sulla valutazione dell'Euratom - 50 anni di politica europea in materia di energia nucleare

Nel rilevare l'importante ruolo del nucleare a favore dell'approvvigionamento energetico dell'UE e il suo basso impatto ambientale, il Parlamento chiede una riforma generalizzata del Trattato Euratom. Se la scelta nucleare spetta agli Stati membri, è necessario porre la sicurezza al centro delle attività Euratom e implicare il Parlamento nel processo decisionale. Occorre poi sviluppare la ricerca e la formazione, e aumentare gli investimenti per affrontare la concorrenza internazionale.