GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

  

                                                                                                                                

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

30 Aprile 2007

n° 148

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

            ____________________________________________________________________________


GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commmercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

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Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.

 

 

 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

RIFORMA DEGLI STRUMENTI DI POLITICA COMMERCIALE NELL'UE

 

Il Parlamento europeo si è espresso in merito alla pubblicazione del Libro Verde ed alla consultazione pubblica in materia di riforma degli strumenti di difesa commerciale. Ha sollevato perplessità relative alla tempistica della consultazione alla luce della mancata conclusione del processo di revisione degli strumenti di difesa del commercio in seno all’OMC. Inoltre, critiche sono state avanzate alle presunte nuove “pratiche” che la DG Commercio starebbe mettendo in atto in relazione a quanto descritto nel Libro Verde, prima che la pubblica consultazione si sia conclusa. Tali pratiche tuttavia non sono state precisate. Il Commissario per il commercio Peter Mandelson, in risposta alle critiche rivoltegli, ha ribadito la necessità di riformare gli strumenti di difesa del commercio la cui inadeguatezza è divenuta sempre più evidente in un contesto economico globale. Ha precisato altresì che lo scopo del Libro Verde è quello di raccogliere tutte le opinioni degli stakeholders al fine di giungere a delle misure di riforma che siano il più possibile condivise.

In seno all’OMC, l’UE farà in modo che vengano stabiliti degli standard simili a quelli europei.

La DG Commercio attenderà il termine delle consultazioni per proporre delle misure di riforma. Mandelson ha infine negato che i servizi della propria DG stiano già applicando delle pratiche “innovative” in materia di strumenti di difesa del commercio.

 

 

 

CAMBIAMENTO CLIMATICO: L'UE CHIEDE PIÙ RESPONSABILITÀ AI CITTADINI

 

Il Commissario europeo per l’Ambiente, Stavros Dimas, ha rivolto un appello ai cittadini dell’Unione europea affinché dimostrino maggiore responsabilità personale per quanto riguarda la tutela del clima e affinché cambino i loro comportamenti.

“Ognuno di noi contribuisce all’emissione di gas serra“, ha detto Stavros Dimas ad un giornale tedesco, tutti pertanto dovrebbero contribuire a trovare una soluzione del problema. “Se utilizzassimo lampadine a risparmio energetico o evitassimo di lasciare il televisore sempre in posizione stand-by, potremmo non solo diminuire le emissioni di gas serra, ma anche risparmiare denaro”, ha detto il Commissario.

Egli si è voluto appellare anche ad altri Stati e regioni del mondo affinché concretizzino, al più presto possibile, le loro idee in merito alla tutela del clima. E, riferendosi a Stati Uniti, Giappone, Cina e Australia, ha detto “E’ ora che si sbrighino a mettere le loro carte sul tavolo”. Dimas ha anche lasciato intendere di volere che le trattative su una convenzione dopo il 2012, in sostituzione del Protocollo di Kyoto, comincino già entro quest’anno. “Il vertice dei G8, previsto per il prossimo giugno e presieduto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, potrebbe essere un’ottima occasione per fare un decisivo passo avanti”.

In occasione del vertice europeo a Bruxelles, tenutosi all’inizio di marzo, è stato concordato di portare, entro il 2020, le emissioni di CO2 del 20 percento sotto il livello del 1990 e di triplicare la quota delle energie rinnovabili.

Gordon Brown, probabile successore di Tony Blair, mira ad un “nuovo ordine mondiale” per quanto riguarda la lotta contro il cambiamento climatico. Stando al suo parere, le Nazioni Unite dovrebbero fare delle misure contro il riscaldamento globale un “pilastro” della loro politica. Nelle agende delle organizzazioni internazionali, la politica ambientale dovrebbe essere al primo posto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AGGIORNAMENTO POLITICA DI COESIONE 2007-2013

 

Gli Stati membri hanno presentato i Quadri di riferimento strategici nazionali. I futuri programmi saranno focalizzati nelle seguenti priorità: crescita, occupazione e sviluppo sostenibile. Inoltre saranno allocate diverse risorse finanziare a favore di progetti per le energie rinnovabili ed efficienza energetica. Indicativamente si prevede di destinare ai programmi circa 200 miliardi di euro per realizzare gli obiettivi previsti nell’agenda di Lisbona, di cui 50 miliardi nel campo della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione e 70 miliardi per il capitale umano.

Dei complessivi 441 programmi operativi che la Commissione si attendeva, ne ha ricevuti finora 311, 206 per il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e 105 per il Fondo sociale europeo (FSE).

La commissaria Hübner ha annunciato l'introduzione di un "programming scoreboard" (quadro di programmazione) sul sito Internet dedicato alla politica regionale, che indicherà l'evoluzione dei lavori di ultimazione dei quadri di riferimento strategici nazionali e del processo di adozione dei programmi operativi.

Per il periodo 2007-2013 la politica di coesione dispone di una dotazione pari a 347,4 miliardi di euro, cifra che rappresenta il 35% del bilancio comunitario. Si tratta del più grosso investimento di questo genere mai realizzato nella storia dell'Unione. La Commissione ha collaborato attivamente con le autorità nazionali al completamento dei quadri di riferimento strategici nazionali, che si riallacciano ai programmi generali di riforma degli Stati membri in cui sono presentate misure volte specificamente a modernizzare le rispettive economie nel contesto della cosiddetta strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione.

http://ec.europa.eu/regional_policy/index_en.htm

http://ec.europa.eu/esf

 

 

 

FONDO EUROPEO PER LA PESCA

 

La Commissione europea ha adottato le modalità di applicazione relative al Fondo europeo per la pesca (FEP). Il regolamento prevede come gli Stati membri devono applicare il FEP in linea con le priorità definite nel regolamento di base, adottato dal Consiglio nel giugno 2006. Con queste norme viene completato il quadro giuridico del FEP e gli Stati membri potranno ora ultimare i loro programmi operativi e presentarli alla Commissione per l'approvazione. Il FEP è il Fondo principale tramite il quale l'Unione europea fornirà sostegno finanziario al settore della pesca nel periodo 2007-2013.

Il regolamento di applicazione stabilisce nei dettagli le procedure che gli Stati membri devono applicare per l'elaborazione e l'attuazione dei programmi operativi. Esso contiene inoltre disposizioni riguardanti:

·         l'attuazione delle misure ammissibili nell'ambito del FEP;

·         la struttura e il contenuto dei programmi operativi;

·         la gestione, la sorveglianza e il controllo dei programmi operativi;

·         gli obblighi in materia di pubblicità e di informazione;

·         gli obblighi degli Stati membri con riguardo alle irregolarità;

La dotazione finanziaria del FEP è di circa 3,8 miliardi di euro in prezzi 2004 (4,3 miliardi in prezzi attuali adeguati all'inflazione); dell'aiuto potranno beneficiare tutti i rami del settore: le attività di pesca marittime e continentali, le imprese di acquacultura, le organizzazioni di produttori, i settori della trasformazione e della commercializzazione come pure le zone dipendenti dalla pesca.

Il Fondo prevede  cinque priorità di finanziamento fondamentali: aiutare la flotta ad adattare la capacità e lo sforzo di pesca alla risorse disponibili; sostenere i vari rami del settore (acquacoltura, trasformazione, commercializzazione); fornire un aiuto alle iniziative che rappresentano l'interesse collettivo del settore; favorire lo sviluppo sostenibile delle zone dipendenti dalla pesca e prestare assistenza tecnica agli Stati membri per facilitare la fornitura di aiuto.

Gli Stati membri propongono la ripartizione dei fondi fra le varie priorità all'atto dell'elaborazione dei programmi operativi nazionali. Spetta poi alla Commissione decidere in merito all'approvazione dei programmi, dopo essersi accertata che siano conformi agli obiettivi della politica comune della pesca.

Si prevede che la maggior parte dei programmi sarà approvata dalla Commissione nel secondo semestre del 2007.

 

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  28 - 29 MARZO 2007

 

 

ISTITUZIONI

 

 

UN NUOVO TRATTATO ENTRO IL 2009

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Seguito della dichiarazione di Berlino

Dibattito: 28.3.2007

 

Il dibattito svoltosi in Aula ha evidenziato il sostegno del Parlamento e della Commissione all'azione della Presidenza tedesca per trovare una soluzione all'impasse istituzionale. Verrà ora stabilita una tabella di marcia precisa che consenta la redazione di uno testo di riforme da adottare prima delle prossime elezioni europee. La Presidenza tedesca ha proposto al Parlamento di organizzare un'audizione con la società civile per contribuire ai lavori del prossimo Consiglio europeo.

 

Dichiarazione del Consiglio

 

«La Dichiarazione di Berlino ha espresso quanto l'Unione europea è una storia di successo e quali compiti importanti sono ancora davanti a noi», ha dichiarato in apertura del suo intervento la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ringraziando il Parlamento e la Commissione per il contributo essenziale alla riuscita del vertice dello scorso fine settimana, ha aggiunto che l'aver ottenuto un testo firmato da tutte e tre le istituzioni «è già un passo in avanti di per sé, perché rappresenta una promessa di adoperarci insieme per il futuro dell'Europa». La Dichiarazione, ha continuato la Presidente in carica del Consiglio, esprime «un ideale di società comune», fondato sui valori di libertà, solidarietà e giustizia.

Ha poi evidenziato le sfide che attendono l'Unione nel prossimo futuro, indicando, fra le altre, la priorità di trovare un accordo sulle riforme prima delle elezioni del Parlamento europeo del 2009. Senza un nuovo assetto istituzionale, ha proseguito la cancelliera, la campagna elettorale del 2009 «sarebbe una campagna dove la distanza coi cittadini europei non farebbe altro che aumentare». Il prossimo passo è dunque quello di stabilire una tabella di marcia precisa e, per far ciò, ha chiesto l'aiuto del Parlamento. «È possibile agire in modo incisivo per difendere i nostri valori, solo se abbiamo una forte capacità a livello interno», ha affermato.

La cancelliera ha anche parlato delle prossime scadenze internazionali fondamentali per il futuro dell'UE, appuntamenti importanti «affinché si possa fare della visione Europa una visione mondiale». Fra queste, il prossimo vertice transatlantico del 30 aprile, per discutere di partenariato economico, ma anche di politica energetica e cambiamento climatico. «C'è bisogno di molta sinergia tra Europa e Stati Uniti», ha dichiarato. Il G8 del giugno prossimo, sempre sotto Presidenza tedesca, sarà invece un'occasione per discutere coi rappresentati di mercati emergenti come Messico, Cina e Brasile. Infine, il vertice Italia-Russia, «appuntamento di enorme importanza», con il problema della sicurezza energetica in primo piano.

Angela Merkel ha anche menzionato la gravosa situazione umanitaria nel Darfur, sottolineando che essa «non può lasciarci insensibili» e promettendo che la Presidenza non lascerà nulla di intentato presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per trovare una soluzione alla grave crisi in corso nel paese africano. Infine, ha ricordato che il 25 marzo, oltre al cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma, si è celebrato anche quello dell'indipendenza della Bielorussia, sottolineando che «anche loro hanno diritto alla realizzazione dell'ideale europeo».

 

 

Dichiarazione della Commissione

 

Il Presidente JOSÉ MANUEL BARROSO ha innanzitutto espresso il suo sostegno alla dichiarazione di apertura del Presidente Pöttering sullo Zimbawe e sul Darfour. Ha poi definito Berlino il «simbolo dell'Europa divisa e ora simbolo dell'Europa unita», con quasi 500.000 europei animati da uno spirito comune.

Ha quindi affermato il successo della cosiddetta "twin track strategy", proposta dalla Commissione per trovare una soluzione alla crisi istituzionale: garantire il raggiungimento di risultati concreti e contemporaneamente avanzare con le riforme. Secondo il Presidente dell'esecutivo europeo, i risultati ottenuti in materia di energia e clima, hanno aiutato, infatti, il successo della Dichiarazione di Berlino, il cui testo dimostra «la possibilità di trovare una soluzione istituzionale prima delle prossime elezioni» europee. Tali riforme sono necessarie per affrontare problemi transfrontalieri quali immigrazione, cambiamenti climatici e competizione globale. Ma raggiungere tale traguardo è importante anche per ridare credibilità delle istituzioni europee.

In caso contrario, «si creeranno divisioni che potrebbero mettere in pericolo i nostri valori comuni»", ha aggiunto. Concludendo, il Presidente Barroso ha ribadito che «la volontà politica esiste e ora dobbiamo raggiungere i risultati [...] Ho chiesto collaborazione attiva ai governi nazionali: l'impegno assunto vincola tutti a trovare una soluzione comune».

 

 

JOSEPH DAUL, Presidente del Gruppo PPE/DE ha iniziato il suo intervento cercando di calarsi nei panni di un giovane cittadino europeo per sottolineare i vantaggi acquisiti attraverso l'Unione europea. La facilità di apprendere lingue straniere, il programma Erasmus, la moneta unica i benefici della crescita economica, fare parte di Stati che cercano la pace rappresentano «il bilancio positivo» dell'Europa. Secondo il capogruppo dei popolari, i giovani d'oggi sbagliano a dare per scontati valori quali la prosperità e la stabilità. Gli attentati di Madrid e Londra, infatti, sono sufficienti a dimostrare quanto «pace, sicurezza e benessere non sia la sorte riservata a tutti» e che «pace e sicurezza si costruiscono ogni giorno».

Per il leader dei popolari, «non è sì la panacea per tutti i problemi, ma può, fare meglio di quanto possano fare da soli i nostri Stati: riorientare le priorità», per poter affrontare le sfide del futuro in modo efficace. Inoltre, «la globalizzazione comporta anche vantaggi quali la facilità di comunicazione e l'apertura ad altre culture», e l'Europa deve saper sfruttare questo potenziale. Ha quindi ricordato che «l'Europa ha un modello di società da promuovere». In conclusione, ha affermato che «la Dichiarazione di Berlino è un testo forte e leggibile che rimette in sella l'Europa con l'ipotesi di soluzione costituzionale prima di elezioni».

 

 

 

 

 

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signora Cancelliere, il vertice di Berlino ha fatto compiere all'Europa certamente un passo in avanti, rappresentando l'inizio di una nuova fase dopo un periodo contrassegnato da difficoltà e da qualche insuccesso.

Le celebrazioni del 50° anniversario dei trattati hanno segnato la ripresa di un'iniziativa europea, coordinata tra Consiglio, Commissione e Parlamento, per costruire il futuro dell'Europa. Ma se dobbiamo parlare di futuro, non possiamo non avere come obiettivo, da raggiungere prima del 2009, una legge fondamentale che regoli le competenze ed il ruolo di un'Unione che non sia soltanto un mercato ma che abbia anche la capacità di essere protagonista della politica internazionale, con interventi in grado di dare risposte concrete, anche alle domande dei cittadini.

Ecco perché ho apprezzato, Signora Cancelliere, l'iniziativa di aprire un grande dibattito su tre argomenti fondamentali: 1°) i cambiamenti climatici; 2°) la libertà energetica; 3°) la questione africana con i suoi drammi troppo spesso ignorati dall'Occidente. Ma l'Europa nella quale crediamo e nella quale credevano i padri fondatori non è fatta soltanto di politica e di economia. Mi preoccupa leggere che in Germania spariscono centinaia di chiese, come mi preoccupa constatare che in Italia nascono pochi bambini; mi indignano sentenze di giudici che assolvono uomini che picchiano selvaggiamente le loro mogli in nome della loro religione; mi spaventa la diffusione della droga fra i giovani europei. Non è questa l'Europa nella quale ci riconosciamo e per la quale siamo impegnati.

Sarebbe un errore dunque sottovalutare, o peggio dimenticare, i valori evidenziati nella Dichiarazione di Berlino: democrazia, pace, libertà, giustizia e, soprattutto, centralità e dignità della persona umana. Come non condividere dunque le parole di Jacques Delors, che ci rammenta di non dimenticare le nostre origini cristiane. Afferma oggi in un'intervista: "La memoria è il nostro futuro".

 

 

 

SPORT

 

 

IL PARLAMENTO TIFA PER UN CALCIO EUROPEO PIÙ FAIR PLAY

 

-        Doc. A6-0037/2007 - Relazione sul futuro del calcio professionistico in Europa

-        Doc. A6-0052/2007 - Relazione sull'iniziativa della Repubblica d'Austria in vista dell'adozione di una decisione del Consiglio che modifica la decisione 2002/348/GAI del Consiglio del 25 aprile 2002 concernente la sicurezza in occasione di partite di calcio internazionali

Procedura: Iniziativa e Consultazione legislativa - Dibattito: 28.3.2007 - Votazione: 29.3.2007

 

Evidenziando il ruolo sociale del calcio, il Parlamento ammonisce che i forti interessi economici mettono a repentaglio tale sport conferendo vantaggi, anche sul campo, ai club più ricchi. Suggerisce quindi degli spunti per un quadro normativo europeo sul controllo finanziario dei club, la vendita dei diritti di telediffusione e il sostegno ai vivai. Chiede poi di garantire il diritto alla privacy dei cittadini nelle attività di coordinamento delle polizie nella lotta alla violenza negli stadi.

 

Lo sport europeo, e il calcio in particolare, «costituisce una parte inalienabile della identità e della cittadinanza europea». E' quanto afferma il Parlamento che, adottando la prima relazione, sottolinea il proprio attaccamento al modello calcistico europeo, «con la sua relazione simbiotica tra calcio amatoriale e calcio professionistico».

Tuttavia, riconosce anche la necessità di uno sforzo comune - da parte degli organi di governo del calcio e delle autorità politiche - teso a contrastare taluni sviluppi negativi, tra cui l'eccessiva commercializzazione e la concorrenza sleale che ne deriva. A suo parere, infatti, il futuro del calcio professionistico in Europa «è minacciato dalla crescente concentrazione della ricchezza economica e del potere sportivo». Per tale motivo, chiede agli Stati membri, alle autorità calcistiche e alla Commissione di valutare la necessità di misure politiche, tenendo presenti le raccomandazioni contenute nella "Valutazione indipendente sullo sport europeo 2006".

Più in particolare, i deputati si dicono favorevoli a un controllo modulato dei costi, sollecitano una riflessione sull'introduzione di uno statuto giuridico europeo per le società economiche sportive e la promozione della partecipazione dei tifosi alla gestione dei club, nonché una lotta più efficace contro le attività criminali legate al calcio. Chiedono poi che sia esaminata la possibilità di estendere in tutta Europa un sistema di vendita collettiva dei diritti di telediffusione e auspicano un sistema di distribuzione dei biglietti non discriminatorio. Il Parlamento inoltre sottolinea la necessità di sostenere - anche finanziariamente - i vivai e i centri di formazione, e di dare maggiori possibilità di giocare ai giovani talenti. Nel chiedere poi il rispetto dei diritti sociali dei calciatori, sollecita una normativa europea che inquadri l'attività dei procuratori. Occorre infine promuovere una politica di prevenzione e di repressione del doping e per la lotta contro il razzismo e la xenofobia.

 

Più certezza giuridica nel mondo del calcio

Il Parlamento sottoscrive il principio essenziale secondo il quale gli aspetti economici dello sport professionistico ricadono tra le competenze comunitarie. Ritenendo peraltro che gli effetti restrittivi di una norma sportiva debbano essere conformi al diritto UE, invita la Commissione a definire degli orientamenti sull'applicazione di tale principio e ad avviare consultazioni al fine di negoziare un accordo quadro formale tra l'UE e gli organi direttivi del calcio, nazionali e europei. Alla Commissione è anche chiesto di istituire, nel suo prossimo Libro bianco, un piano d'azione per il calcio europeo che indichi le questioni suscettibili di essere trattate a livello comunitario nonché gli strumenti da utilizzare al fine di «promuovere certezza giuridica e condizioni omogenee per il calcio professionistico». I deputati ritengono infatti necessario evitare che il futuro del calcio professionistico in Europa «sia determinato unicamente caso per caso ».

 

Nuove norme per il controllo delle finanze dei club. Tifosi azionisti

Il Parlamento appoggia il sistema dell'UEFA di licenze per i club e ne chiede pertanto lo sviluppo ulteriore, in conformità al diritto comunitario, «per assicurare trasparenza finanziaria e una gestione corretta». Tuttavia, i deputati hanno soppresso il paragrafo che raccomandava la creazione di un ente indipendente di controllo avente il compito di verificare le attività finanziarie e commerciali dei club europei e di garantire il rispetto dei criteri di trasparenza finanziaria e di corretta gestione. Si dicono però convinti che l'introduzione di un sistema modulato di controllo dei costi potrebbe migliorare la stabilità finanziaria e l'equilibrio competitivo tra le squadre. Invitano poi la Commissione a riflettere sull'introduzione di uno statuto giuridico europeo per le società economiche sportive che consentirebbe «l'introduzione di norme per il controllo delle attività economiche e finanziarie di tali società, il coinvolgimento dei tifosi e la partecipazione della comunità».

In proposito, agli Stati membri e agli organi di governo del calcio, è chiesto di promuovere attivamente «il ruolo sociale e democratico dei tifosi di calcio sostenitori dei principi del fair play, favorendo la creazione e lo sviluppo di fondi fiduciari, in riconoscimento della loro responsabilità, gestiti dai tifosi stessi, che potrebbero partecipare alla proprietà e alla gestione delle società». Ma anche nominando un difensore civico per il calcio e, in modo specifico, estendendo a livello europeo il modello del movimento britannico di "Supporters Direct".     

I deputati chiedono inoltre a tutti gli organi di governo del calcio di definire e coordinare meglio le loro competenze, responsabilità, funzioni e procedure decisionali «al fine di aumentare la loro democraticità, trasparenza e legittimità nell'interesse dell'insieme del settore calcistico». La Commissione è anche invitata a fornire orientamenti sui quali si fondi una legittima e adeguata autoregolamentazione e un sostegno finanziario alle federazioni e alle associazioni finalizzato a promuovere e coltivare i giovani talenti e la squadra nazionale. Per i deputati, infatti, un'autoregolamentazione più concertata a livello nazionale ed europeo, ridurrà la tendenza a ricorrere alla Commissione e alla Corte di giustizia. D'altra parte, il Parlamento riconosce la competenza e la legittimità dei tribunali sportivi «nella misura in cui essi si richiamano al diritto ad un equo processo». Ma, ritenendo che il ricorso a tribunali civili non possa costituire un illecito disciplinare, condanna le decisioni arbitrarie della FIFA in proposito e chiede all'UEFA e alla FIFA di accettare il diritto di ricorso ai tribunali ordinari.

Occorre inoltre riflettere sulle conseguenze di una possibile liberalizzazione del mercato delle scommesse e sui meccanismi volti ad assicurare il finanziamento dello sport in generale e del calcio in particolare, nonché di esaminare misure atte a salvaguardare l'integrità delle competizioni calcistiche nazionali ed europee. La Commissione è invitata a mettere a punto orientamenti chiari sull'applicazione delle norme sugli aiuti di Stato, indicando quale tipo di partecipazione pubblica sia accettabile e legittima, come il sostegno finanziario o d'altro genere accordato da autorità pubbliche alla costruzione o all'ammodernamento di stadi o di altre strutture calcistiche.

Il Parlamento sostiene poi che molte attività criminali (partite truccate, corruzione, ecc.) «sono il risultato della spirale delle spese, dell'inflazione degli ingaggi e della conseguente crisi finanziaria che molte società devono fronteggiare». Sostiene quindi gli sforzi degli organi di governo del calcio europei e nazionali per introdurre «una maggiore trasparenza nella struttura societaria dei club». Al Consiglio è poi chiesto di adottare misure di lotta alle attività criminali «che minacciano il calcio professionistico», compreso il riciclaggio, le scommesse clandestine, il doping e le partite truccate nonché la prostituzione coatta a margine dei grandi eventi calcistici. Gli enti coinvolti nel settore del calcio devono inoltre rispettare pienamente la legislazione in materia di trasparenza e riciclaggio di denaro.

 

Vendita collettiva dei diritti televisivi e ripartizione dei proventi

Sottolineando che la Commissione ha confermato la compatibilità della vendita collettiva dei diritti di telediffusione con le regole comunitarie della concorrenza, il Parlamento sostiene che, in tutte le competizioni, «la vendita collettiva è essenziale per tutelare il modello della solidarietà finanziaria del calcio europeo». Auspica quindi che la Commissione avvii un'ulteriore indagine sull'opportunità di adottare tale modello in tutta Europa per le competizioni paneuropee e nazionali. Per i deputati occorre poi che la Commissione fornisca una valutazione particolareggiata dell'impatto economico e sportivo delle sue decisioni in questo campo ed è necessario che la vendita dei diritti di telediffusione nelle leghe nazionali di calcio europee sia «negoziata e ultimata in modo trasparente».

Il Parlamento sottolinea poi che la crescente rilevanza dei proventi ricavati dalla vendita dei diritti di telediffusione «potrebbe scardinare l'equilibrio concorrenziale fra le società di vari paesi», poiché tali proventi dipendono in larga misura dalla dimensione dei mercati televisivi nazionali. Ritiene quindi essenziale che tali proventi siano ripartiti equamente secondo modalità «che garantiscano la solidarietà tra il gioco professionale e amatoriale e tra club concorrenti in tutte le competizioni».

Nel prendere atto che l'attuale distribuzione degli introiti derivanti dai diritti televisivi nella Champions League dell'UEFA «rispecchia in modo significativo la dimensione dei mercati televisivi dei club nazionali», osserva che ciò avvantaggia i grandi paesi, «diminuendo così il potere dei club di paesi più piccoli». L'UEFA, assieme alla Commissione, è quindi invitata a continuare a studiare meccanismi che instaurino un maggiore equilibrio competitivo in questo campo «attraverso una maggiore ridistribuzione».

 

Biglietti d'ingresso allo stadio meno cari

Il Parlamento osserva che la trasmissione televisiva delle gare sportive avviene sempre più su reti codificate e a pagamento e che tali gare diventano pertanto inaccessibili per molti consumatori.  D'altro lato, ritiene che le trasmissioni calcistiche debbano essere accessibili al più vasto pubblico possibile anche mediante i canali che trasmettono in chiaro.

Osserva che spesso si registra uno squilibrio tra l'offerta e la domanda di biglietti per i grandi incontri di calcio. Sottolinea quindi l'importanza di considerare appieno gli interessi dei consumatori - e non solo degli sponsor - in sede di distribuzione dei biglietti e di garantire che la loro vendita avvenga «in modo equo e non discriminatorio a tutti i livelli». D'altra parte, riconosce che la distribuzione dei biglietti può, se del caso, essere ristretta ai membri delle associazioni di tifosi e alle associazioni di viaggio, se ciò è realizzato su base non discriminatoria. Per garantire un futuro positivo per il calcio professionistico e un ampio accesso del pubblico alle partite, inoltre, suggerisce di fornire biglietti a prezzo ridotto per giovani e famiglie, in particolare per incontri internazionali di grande interesse.

 

Sostenere i vivai: giovani talenti in rosa

Il Parlamento sottolinea che il calcio rappresenta un efficiente strumento di inclusione sociale e dialogo multiculturale e deve svolgere un ruolo attivo nella lotta contro la discriminazione, l'intolleranza, il razzismo e la violenza, soprattutto alla luce degli incidenti che tuttora si verificano all'interno e attorno gli stadi. In proposito, pone anche in evidenza l'importanza dell'istruzione attraverso lo sport e le potenzialità insite nel calcio per aiutare i giovani socialmente vulnerabili «a rimettersi in carreggiata».

I deputati esprimono poi il loro sostegno alle misure dell'UEFA tese a incoraggiare la formazione dei giovani calciatori «esigendo la presenza di un numero minimo di calciatori del vivaio nella rosa di una squadra professionistica e ponendo un limite alle dimensioni della rosa». Ritenendo tali incentivi «proporzionati», chiedono quindi ai club professionistici «di applicare rigorosamente tale norma». D'altra parte, si dicono convinti della necessità di disposizioni aggiuntive per far sì che ciò «non porti al traffico di minori derivante dalla concessione di contratti da parte di alcune società a giocatori giovanissimi (di età inferiore ai 16 anni)». Insistono poi sul fatto che la normativa in materia di immigrazione «deve sempre essere rispettata in relazione all'ingaggio di giovani talenti stranieri. Al riguardo invitano gli organi di governo del calcio e i club a impegnarsi nella lotta contro la tratta degli esseri umani.

Nel sottolineare poi l'importanza sociale e educativa dei centri di formazione e la funzione essenziale da essi svolta per lo sviluppo dei talenti calcistici del futuro, il Parlamento sostiene le iniziative finanziarie destinate ai club dotati di un centro di formazione. In proposito, chiede alla Commissione di riconoscere questo ruolo essenziale in sede di definizione degli orientamenti per gli aiuti di Stato e la invita ad appoggiare i progetti di inserimento sociale promossi da società calcistiche. Ai giovani calciatori, inoltre, i club dovrebbero sempre offrire l'opportunità di ricevere parallelamente un'istruzione generale e una formazione professionale, «affinché non siano completamente dipendenti dai club».

 

Diritti sociali dei calciatori e nuova direttiva sull'attività dei procuratori

Per i deputati la sentenza Bosman del 1995 ha avuto un effetto positivo sui contratti e la mobilità dei calciatori. Tuttavia, ritengono che, nonostante i numerosi problemi occupazionali e sociali tuttora da risolvere, essa ha avuto anche varie conseguenze negative per lo sport. Tra queste, citano l'aumento delle possibilità, per i club più ricchi, di assicurarsi i giocatori migliori, il maggior legame tra capacità finanziaria e risultati sportivi, la spirale inflazionistica degli ingaggi dei giocatori, minori opportunità per i giocatori provenienti dal vivaio di esprimere il loro talento ai massimi livelli e una minore solidarietà tra sport professionistico e amatoriale.

Il Parlamento deplora poi le differenze tra le normative sociali e fiscali degli Stati membri «che causano disequilibri tra i club» nonché «la mancanza di volontà degli Stati membri nel risolvere questo aspetto a livello europeo». Chiede poi all'UEFA e alla Commissione di intensificare i loro sforzi tesi a rafforzare il dialogo sociale a livello europeo su questioni quali la durata del contratto, la definizione del periodo di trasferimento, le possibilità di rescissione anticipata del contratto e il rimborso ai club di formazione. Più in generale riconosce la necessità di attuare in modo più efficace, in tutti gli Stati membri, la legislazione in materia di lavoro al fine di assicurare che i giocatori professionisti si vedano riconosciuti i diritti loro spettanti e adempiano agli obblighi cui sono soggetti in quanto lavoratori dipendenti.

Facendo riferimento alla "causa Charleroi" attualmente all'esame della Corte di giustizia, i deputati ritengono che i club devono liberare i propri giocatori chiamati a giocare nella squadra nazionale «senza aver diritto a compensazioni». L'UEFA e la FIFA, assieme alle leghe e ai club europei, sono esortate a raggiungere un accordo sulle condizioni applicabili ai calciatori che subiscono infortuni mentre rappresentano i loro paesi e sulla messa a punto di un sistema di assicurazione collettiva.

Nel sottolineare l'importanza del reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute in un altro Stato membro per consentire la libera circolazione dei lavoratori, i deputati ritengono che la realtà economica in cui operano attualmente gli agenti dei calciatori richieda azioni da parte degli organismi di governo del calcio a tutti i livelli «al fine di migliorare le norme che disciplinano l'attività di tali agenti». La Commissione è quindi invitata ad appoggiare gli sforzi dell'UEFA volti a regolamentare i procuratori dei giocatori, se necessario presentando una proposta di direttiva.

Tale provvedimento, è precisato, dovrebbe prevedere norme e criteri d'esame rigorosi per autorizzare un soggetto a svolgere l'attività di agente di calciatori, trasparenza nelle transazioni degli agenti, norme minime armonizzate per i contratti degli agenti e un  sistema di controllo e disciplinare efficiente ad opera degli organismi europei di governo del calcio. Ma la direttiva dovrebbe anche introdurre un "regime di concessione delle licenze di agente" e un registro degli agenti, nonché prevedere la cessazione della "doppia rappresentanza" e del pagamento dell'agente da parte del giocatore.

 

Prevenzione e lotta al doping: istituire un'agenzia indipendente

Il Parlamento raccomanda che la prevenzione e la lotta contro il doping diventino un'importante preoccupazione per gli Stati membri. Sollecita quindi una politica di prevenzione e di repressione del doping e sottolinea la necessità di combattere le irregolarità attraverso controlli, la ricerca, test, un monitoraggio permanente effettuato da medici indipendenti e, parallelamente, mediante la prevenzione e la formazione.

I club professionisti sono poi esortati ad assumersi l'impegno di combattere il doping e a verificarne il rispetto attraverso controlli interni. La Commissione, invece, dovrebbe creare un organismo indipendente di controllo del doping corrispondente all'Agenzia mondiale antidoping (WADA), che riguardi esclusivamente il calcio e operi secondo le stesse condizioni e procedure di detta agenzia.

 

Inasprire le pene contro gli atti di razzismo

Tutti gli Stati membri, infine, sono invitati a introdurre meccanismi atti a promuovere la cooperazione tra club, forze di polizia e tifoserie organizzate, al fine di combattere la violenza e i fenomeni di teppismo nonché altre forme di comportamento delinquenziale prima, durante e dopo le partite di calcio. Alla Commissione, agli Stati membri e a tutti i soggetti operanti nel calcio professionistico è poi chiesto di intensificare la lotta al razzismo e alla xenofobia anche attraverso un inasprimento delle sanzioni contro qualsiasi atto discriminatorio nel calcio.

L'UEFA e le federazioni e le leghe nazionali dovrebbero inoltre applicare norme disciplinari in modo coerente, fermo e coordinato senza ignorare la situazione finanziaria dei club. Per i deputati, inoltre, occorre condurre una vasta campagna europea di sensibilizzazione dei tifosi, al fine di arginare la violenza all'interno e all'esterno degli stadi.

 

Sicurezza in occasione delle partite di calcio internazionali

Il 25 aprile 2002 il Consiglio ha adottato la decisione 2002/348/GAI che prevede la creazione, in ciascuno Stato membro, di un punto nazionale d'informazione sul calcio che funge da punto di contatto per lo scambio delle informazioni di polizia in relazione alle partite di calcio internazionali. Alla luce dell'esperienza acquisita negli ultimi anni e tenuto conto dell'aumento dei tifosi che si recano a vedere partite all'estero, il Consiglio ha scelto di rivedere ed aggiornare la decisione. Si tratta, in particolare, di rispondere alla necessità che gli organismi competenti rafforzino la loro cooperazione e professionalizzino lo scambio di informazioni al fine di prevenire turbative dell'ordine pubblico e di consentire a ogni Stato membro di effettuare un'efficace valutazione dei rischi.

Il Parlamento, consultato su questa proposta, ha quindi adottato la seconda relazione che propone alcuni emendamenti volti, soprattutto, a garantire il diritto alla privacy dei cittadini nelle attività di scambio di informazioni da parte delle antenne nazionali dei diversi Stati membri. I deputati, pur riconoscendo che tali antenne costituiscono uno strumento fondamentale, precisano che esse devono funzionare esclusivamente in applicazione delle legislazioni nazionali e in attuazione delle direttive europee e delle convenzioni internazionali a tutela dei dati personali.

Inoltre, chiedono che i dati di carattere personale sui tifosi a rischio siano trattati esclusivamente in occasione degli incontri di calcio e non possano essere utilizzati per eventuali altre attività. E' poi sottolineato che lo scambio di dati dev'essere inteso a preparare e adottare le misure appropriate per mantenere l'ordine pubblico in occasione di un evento calcistico. Si può trattare, in particolare, di informazioni riguardanti individui che presentano o possono presentare una minaccia per l'ordine e la sicurezza pubblici.

 

Nel dibattito è intervenuto GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, Signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero congratularmi e ringraziare l'onorevole Catania e l'onorevole Belet, per la relazione che hanno presentato a questo Parlamento.

Lo sport, e il calcio in particolare, costituisce una parte irrinunciabile dell'identità culturale europea, svolge un'indubbia funzione sociale e può essere uno strumento valido per la lotta alla discriminazione, al razzismo, all'intolleranza e alla violenza. Tuttavia, questa funzione e questo ruolo positivo è oggigiorno sempre più compromesso da quanti vogliono fare delle partite negli stadi un ennesimo luogo di violenza e di terrore. La sicurezza degli stadi deve essere quindi la nostra priorità e la parola chiave deve essere la prevenzione.

Per questo motivo condivido pienamente l'invito della relazione dell'onorevole Belet affinché gli Stati membri introducano meccanismi di cooperazione tra club, tifoserie organizzate e forze di polizia, per combattere la violenza e i fenomeni di teppismo e gli atti delinquenziali cui assistiamo sempre più e durante le partite. Così come concordo sulla necessità di inasprire le sanzioni contro qualsiasi manifestazione di razzismo e di xenofobia negli stadi e di applicare, da parte della UEFA e delle altre leghe, opportune norme disciplinari contro chiunque si renda responsabile di tali atti. Ma un'azione di prevenzione altrettanto fondamentale è rafforzare e professionalizzare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le antenne nazionali in occasione delle partite internazionali; monitorare la presenza negli stadi di tifosi che possono rappresentare una minaccia per l'ordine pubblico e acquisire dati sulla natura delle tifoserie organizzate, un elemento fondamentale per lo Stato ospite per poter effettuare un'efficace valutazione del rischio legato all'incontro sportivo e, per questa via, prevenire turbative all'opinione pubblica.

Bisogna certamente evitare gli abusi nel controllo di tutti i cittadini e rispettare la privacy e la segretezza dei dati personali: ma la tutela della privacy di alcuni non può avvenire a scapito della sicurezza di tutti. Né può diventare la copertura per garantire l'ingresso incontrollato di veri e propri delinquenti, con il pretesto di depenalizzare veri e propri reati solo perché commessi nel contesto di una manifestazione sportiva.

Bisogna creare il giusto equilibrio, contemperando le opposte esigenze: ma tale equilibrio non può che trovarsi nel rispetto della libertà individuale e nella protezione dei diritti di ognuno, primo fra tutti il diritto alla sicurezza, compreso quello di andare allo stadio e vivere lo sport in piena serenità."

 

Nel dibattito è intervenuto, inoltre, MARIO MANTOVANI (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il relatore Belet per il suo contributo alla relazione sul futuro del calcio professionistico in Europa. L'Europa, a mio avviso, sta attraversando un periodo di particolare incertezza e vive una fase di riflessione e ciò si evidenzia anche in una dimensione umana, così importante per i cittadini europei, rappresentata proprio dallo sport in generale e in particolare dal calcio, per la loro funzione educativa, il ruolo di integrazione sociale e culturale nonché per la lotta alla discriminazione.

Un processo di integrazione dovuto in parte anche agli effetti positivi conseguenti alla sentenza Bosman, che nel 1995 ha inteso realizzare, pur nel settore calcistico, la libertà di circolazione degli sportivi. In questo contesto va però anche puntualizzato come il calcio a livello professionistico costituisca un'attività economica riconosciuta dall'articolo 2 del trattato che istituisce la Comunità europea.

Sul piano finanziario infatti l'integrazione invocata non trova completa attuazione anche a causa delle distorsioni alla concorrenza del mercato calcistico, create proprio da una fiscalità differente tra i vari paesi dell'Unione. Una fiscalità vantaggiosa dunque per alcuni paesi, che permette ai loro club di erogare emolumenti ai calciatori assai più elevati di quelli che possono essere tollerati dai bilanci di altri club.

Non possiamo infine non evidenziare, sempre in tema calcistico, come non rappresenti una vera priorità la proposta di un'omogeneizzazione comunitaria della ripartizione dei diritti televisivi, alla luce di differenze storiche, culturali, e soprattutto di mercato, tra i vari paesi dell'Unione europea, nonché in contrasto col principio di sussidiarietà che ha un valore base da rispettare.

Presidente, cinque anni fa in quest'Aula ho proposto la necessità di un'agenzia europea dello sport. Credo che oggi sia più che mai necessaria."

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

PRIORITÀ DELLA POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA COMUNE PER IL 2007

 

Dichiarazione dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune - Prospettive della politica estera comune per l'Unione europea nel 2007, compreso lo spiegamento di sistemi di difesa antimissile in Europa da parte degli Stati Uniti

Dibattito: 29.3.2007

 

Le relazioni con Iran e la questione degli ostaggi britannici, il processo di pace in Medio Oriente e il progetto di scudo missilistico sono stati i principali temi affrontati dall'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione nel suo discorso programmatico al Parlamento. Gli eurodeputati hanno espresso la loro solidarietà all'azione di Solana nei vari conflitti nei quali l'UE gioca un ruolo. Divisioni invece sul progetto di scudo missilistico, criticato da alcuni gruppi e sostenuto da altri esponenti.

 

Dichiarazione dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune

 

Javier Solana, appena rientrato dal vertice della Lega Araba a Riad, ha presentato agli eurodeputati le principali questioni di politica internazionale che coinvolgono l'azione dell'Unione. Ricordando che «abbiamo bisogno di una politica estera comune coordinata e visibile», ha affermato che «nel resto del mondo c'è un grande desiderio per un ruolo maggiore dell'UE in politica estera [...] e ce lo chiedono anche nostri cittadini», citando un'analisi dell'Eurobarometro. Ha poi spiegato la necessità di fornire all'Unione i mezzi adeguati per rispondere alle nuove sfide aggiungendo che «il Parlamento europeo ha un ruolo importante da svolgere in questo senso».

Per quanto riguarda la situazione nel Medio Oriente, Solana ha spiegato che le relazioni con il nuovo governo palestinese di unità nazionale si baseranno su una valutazione delle azioni concrete promosse dall'Esecutivo. È importante, ha ricordato, passare ad una nuova fase di risoluzione del conflitto mediorientale dopo quella della gestione, aggiungendo che «l'UE non abbandonerà mai i palestinesi». Sulle relazioni con l'Iran, inasprite sulla duplice questione del nucleare e degli ostaggi britannici, ha esortato l'Iran a rispettare le risoluzioni ONU in materia di armamenti. Ha quindi definito «un'inaccettabile situazione» il sequestro dei marinai britannici.

In tema di scudo di difesa anti-missilistico voluto dagli USA, l'Alto Rappresentante ha chiarito che, pur non essendo l'Unione europea un'alleanza di difesa, è opportuno che gli Stati membri discutano della questione. «L'Unione non è la sede per prendere una decisione in materia di difesa» ma «sarebbe un errore non discutere fra noi di questi temi nel modo più chiaro e aperto». Ha anche spiegato che la questione dello scudo potrebbe avere effetti negativi sulle relazioni con la Russia, pur sottolineando i contatti positivi recenti fra i Presidenti Bush e Putin. Tuttavia, ha chiarito, la questione rientra nella sovranità dei paesi membri, ma «rendere compatibili gli interessi nazionali con gli interessi dell'Unione europea è fondamentale», ha concluso.

 

Dichiarazione della Commissione

Meglana Kuneva, ha sottolineato innanzitutto l'importanza di un'azione comune in politica estera per far fronte ai nuovi scenari di crisi presenti nel mondo. La commissaria ha poi espresso il suo accordo sul programma presentato da Solana per il 2007. Infine, ha ricordato la funzione essenziale dei partenariati economici e di sviluppo - come quelli coi paesi del mediterraneo - nella risoluzione delle crisi nel lungo termine.

 

 JOSEPH DAUL, Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito affermando che gli ampliamenti rappresentano i maggiori successi della politica estera dell'Unione europea. Ha quindi auspicato un veloce avvicinamento della Croazia all'UE ed una sua adesione prima delle elezioni europee del 2009, sottolineando che «la stabilità nei Balcani è un dovere». Il leader dei popolari europei ha quindi chiesto «un'Europa più forte per un mondo più sicuro» esortando tutti a «proseguire gli sforzi nei negoziati con l'Iran». Ha concluso il suo intervento definendo la cattura dei marinai britannici, «inquietante» e aggiungendo che «bisogna fare di tutto per liberare i prigionieri».

 

Nel dibattito è intervenuto STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare il signor Solana per le informazioni dateci questa mattina, tuttavia dalla nostra discussione emerge ancora una volta l'assenza di una politica estera e di conseguenza di una politica di sicurezza e di difesa comune dell'Unione europea.

Esprimo pertanto tutta la mia solidarietà alla Gran Bretagna per il problema dei marinai sequestrati in Iran, una solidarietà che va espressa anche ad altri paesi. Tuttavia rilevo che se noi disponessimo di una politica estera e di difesa comune avremmo certamente ben altro peso nella soluzione dei problemi internazionali. L'assenza di una politica estera comune comporta altresì che in alcuni Stati - il mio è uno di questi - a causa di posizioni individuali, anche i fatti di politica interna assumano una rilevanza alquanto grave. Se proseguiamo sulla via del trattato costituzionale, avviato dalla Cancelliera Merkel, faremo a mio avviso qualcosa di molto positivo.

Al signor Solana vorrei evidenziare un aspetto fondamentale. Questa mattina si è accennato più volte al problema dell'ipotetico scudo spaziale americano, da posizionare sul territorio della Repubblica polacca e su quello della Repubblica ceca. Mi risulterebbe tra l'altro - ma non so se ciò corrisponda a verità - che alcuni Stati dell'Unione non saranno probabilmente presi in considerazione nell'ambito di un siffatto scudo spaziale, ad esempio l'Italia e la Grecia. Ho sentito al riguardo posizioni diversificate ed è legittimo che sia così.  

Sebbene io sia personalmente favorevole a questo sistema, io credo signor Solana, che sia importante ottenere informazioni vere, non quelle che lei si è astenuto dal darci. La invito pertanto a fornire senza indugio alla nostra sottocommissione tutte le informazioni possibili."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-        Doc. A6-0067/2007 - Risoluzione sul futuro del Kosovo e il ruolo dell'Unione europea

 

 

 

IMMUNITÀ E STATUTO DEI DEPUTATI

 

 

IMMUNITÀ DI GIUSEPPE GARGANI

Doc. A6 - 0071/2007

 

Relazione sulla richiesta di difesa dei privilegi e dell'immunità di Giuseppe Gargani

Procedura: Immunità - Votazione: 29.3.2007

 

Il Parlamento ha deciso di difendere l'immunità di Giuseppe Gargani nella causa per risarcimento danni alla reputazione depositata dalla Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli. La denuncia deriva da un articolo in cui il deputato criticava la decisione del Tribunale di non concedere il deferimento della pena a Lino Iannuzzi. Il Parlamento, visti anche i precedenti, intravede nell'atteggiamento del Tribunale un indizio di "fumus persecutionis" nei confronti deputato.

 

Il caso riguarda un articolo redatto dall'eurodeputato Giuseppe Gargani sul settimanale 'Il Roma', nel quale discuteva il caso del giornalista e senatore italiano Lino Iannuzzi, condannato a oltre 2 anni di carcere proprio dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli. Nel suddetto testo, Gargani, condannando lo stato della giustizia in Italia e la politicizzazione di taluni magistrati, criticava l'operato del Tribunale ed in particolare la decisione di non accogliere la richiesta di deferimento della pena.

Di conseguenza, la dott.ssa Di Giovanni, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, ha denunciato l'autore dell'articolo e il direttore della testata giornalistica per il danno arrecato alla sua reputazione ed ha richiesto un risarcimento di 500.000 euro.

Approvando a larga maggioranza la relazione che concede l'immunità al deputato, il Parlamento sostiene che «pubblicando l'articolo in questione Giuseppe Gargani non ha fatto altro che esercitare le sue funzioni di membro del Parlamento e di presidente della commissione giuridica. Cercare di "imbavagliare" i membri del Parlamento con un'azione legale volta a impedir loro di esprimersi su legittime questioni e preoccupazioni che rivestono pubblico interesse, è una pratica inaccettabile in una società democratica». In altre parole, gli eurodeputati hanno giudicato l'articolo in questione come l'espressione legi