GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI
LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
22 Marzo 2007
n° 147
Lettera informativa della
Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
____________________________________________________________________________
GRUPPO
PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P
Ufficio
di Roma
“EUROINFORMAZIONI”
per la Piccola e Media Impresa- Industria -
Commmercio - Artigianato
Servizi - Enti Territoriali Locali
Con informazioni
ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee
*****************************************
Con questa "lettera" si
intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in
particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle
Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei
Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta
essere di vitale importanza.
Viste le gravi carenze esistenti
in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore
diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea”
è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni
attività sociale ed imprenditoriale.
EUROINFORMAZIONI
E’ ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org
*****************************************
Si ringraziano tutti coloro che
direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa
lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero
delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.
BREVI
DALL'EUROPA
50° ANNIVERSARIO DELLA
FIRMA DEI TRATTATI DI ROMA
I maggiori
successi dell'Europa: un nuovo sito web
Nell’ambito
delle iniziative e manifestazioni in occasione del 50° anniversario della firma
dei trattati di Roma, la Commissione europea ha lanciato un sito Web e un
opuscolo di accompagnamento, “50 Ways Forward – Europe’s Best Successes” - 50
esempi di progresso - I maggiori successi dell’Europa, per mettere in evidenza
l’importanza che l’Unione europea ha assunto per tutti i cittadini ed i
benefici che questi possono trarne. Il sito è presentato come una galleria
virtuale in cui è possibile spaziare nella piantina di un museo virtuale dei
successi europei. I visitatori scelgono un esempio da una serie di
“quadri”appesi ad una parete, come in un’autentica galleria d’arte. Alcuni di
essi contengono dei link verso un breve video che illustra ulteriormente il
messaggio. Tutti contengono almeno un link Web per coloro che vogliono saperne
di più. Al sito si accompagna un opuscolo 50 Ways Forward, che contiene lo
stesso testo del sito Web e ne adotta il concetto di galleria, in un formato
più pratico.
Sito
web: http://europa.eu/sucess50
La
biblioteca del Senato invita i giovani a conoscere l'Europa
In
occasione del 50° anniversario dei Trattati di Roma, l’Ufficio comunicazione
istituzionale in collaborazione con la Biblioteca del Senato, organizzerà
presso la Biblioteca del Senato a Roma, una serie di iniziative per ricostruire
il dibattito che ha accompagnato in Italia la nascita e l’allargamento
dell’Unione europea. Grazie alla collezione dei quotidiani italiani conservata
presso la Biblioteca Giovanni Spadolini saranno realizzati pannelli fotografici
che illustreranno le varie tappe della storia dell’Unione europea, concentrando
l’attenzione anche sui dibattiti in Senato relativi all’approvazione dei
disegni di legge di autorizzazione alla ratifica dei Trattati comunitari. Per
tutta la durata dell’iniziativa, che chiuderà il 31 luglio, le scolaresche che
visiteranno la Biblioteca saranno coinvolte in attività didattiche incentrate
sulla conoscenza dell’Europa e sull’approfondimento del ruolo dei Parlamenti
nazionali in ambito comunitario. I visitatori potranno avvalersi della
collaborazione del personale per la consultazione del materiale multimediale e
riceveranno opuscoli informativi in distribuzione gratuita.
Biblioteca
del Senato: Via della Maddalena 27, Roma. Info: 06/67062912
LA COMMISSIONE
PRESENTA IL SUO PROGRAMMA DI LAVORO PER IL 2007
La
Commissione europea ha presentato il suo programma legislativo e di lavoro per
il 2007. Il programma ruota intorno ai quattro obiettivi strategici stabiliti
dalla Commissione Barroso all’inizio del mandato: prosperità, solidarietà,
sicurezza e responsabilità esterna ed illustra le misure concrete su cui è
incentrata l’azione politica della Commissione nel 2007, le cosiddette
“iniziative strategiche”. La Commissione si impegna inoltre a mettere a punto
una serie di “iniziative prioritarie” da adottare nell’arco di 12-18 mesi, a
seconda della preparazione necessaria per rispettare le norme di qualità imposte
dal processo di miglioramento del quadro normativo. Ogni iniziativa sarà
accompagnata da una valutazione complessiva dei probabili impatti. Il programma
di lavoro per il 2007 contiene anche un elenco di iniziative di
semplificazione, nonché una serie di proposte risalenti al 2004 che la
Commissione intende ritirare.
LA COMMISSIONE PROPONE
DI APPLICARE SANZIONI PENALI PER I DELITTI AMBIENTALI
Gli
Stati membri dovranno quindi assicurarsi che una serie di attività (come
trasporto illegale di rifiuti, il commercio illegale di specie in pericolo e di
sostanze che impoveriscono l’ozono) che sono già vietate dalla legislazione
europea o da quella nazionale siano considerati delitti sottoposti al diritto
penale quando sono commessi intenzionalmente o per grave negligenza. Gli Stati
membri dovranno badare a far si che il loro diritto penale preveda una sanzione
effettiva, proporzionata e dissuasiva per i delitti gravi contro l’ambiente. Le
pene di carcere massime varieranno da uno a dieci anni e le multe saranno
comprese al massimo tra 300.000 e 1,5 milioni di euro. La direttiva prevede
infatti l’applicazione di circostanze aggravanti. Le pene e le multe massime
potranno, ad esempio, essere applicate a industrie che abbiano commesso
intenzionalmente delitti ambientali particolarmente gravi e che questi delitti
abbiano provocato morti o feriti gravi, o abbiano provocato gravi danni al
suolo, all’acqua, alla fauna o alla flora o che siano commessi nell’ambito di
un’organizzazione criminale.
Nel
settembre 2005,
VARATO IL CONSIGLIO
EUROPEO DELLA RICERCA
La
Commissione europea ha formalmente adottato il documento di costituzione del
Consiglio Europeo della Ricerca (ERC). Si tratta della prima organizzazione di
finanziamento pan-europea che supporterà le attività di ricerca di frontiera in
tutti i campi scientifici. Il budget totale a disposizione dell’organismo per i
prossimi sette anni è di 7,5 miliardi di euro.
L'ERC è
stato istituito per gestire il programma "Idee" del VII Programma
Quadro. Sarà un'istituzione autonoma dalla Commissione con un Consiglio
Scientifico, composto da 22 scienziati europei. Il compito principale dell'ERC
è offrire finanziamenti per attività di ricerca di frontiera.
Il primo
invito a presentare proposte, lanciato il 22 dicembre 2006, permetterà di
accordare una sovvenzione di due milioni di euro in cinque anni a giovani
ricercatori.
Il
sistema delle sovvenzioni per giovani ricercatori (Starting Independent
Researcher Grant) continuerà anche nei prossimi anni e sarà completato dal
sistema di finanziamento denominato “Advanced Investigator Grant Scheme”,
aperto a ricercatori di tutti i livelli di carriera.
Per
maggiori informazioni consultare il sito: http://erc.europa.eu/
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO -
SESSIONE 12 - 15 MARZO 2007
ISTITUZIONI
DICHIARAZIONE DI BERLINO: UN OMAGGIO AL PASSATO
GUARDANDO AL FUTURO
Dichiarazione del Consiglio - Dichiarazione di Berlino
Dibattito: 14.3.2007
Il contenuto della Dichiarazione che dovrà essere adottata a Berlino per
celebrare il cinquantenario della firma dei Trattati di Roma è stato oggetto di
un ampio dibattito in Aula. Oltre ai rappresentanti della Presidenza e della
Commissione, sono intervenuti il Presidente del Parlamento, il Presidente della
commissione costituzionale e i capigruppo.
Il Presidente HANS GERT PÖttering, che parteciperà ai lavoratori
preparatori e rappresenterà il Parlamento a Berlino, ha introdotto il dibattito
affermando che la Dichiarazione che deve essere adottata il 25 marzo «potrebbe
costituire una pietra miliare sulla via di un'Europa più forte che guarda al
futuro». Ha quindi ricordato che il progetto di dichiarazione conta quattro
capitoli. Il primo, è dedicato al bilancio di quanto realizzato dal 1957 e
dovrà contenere una menzione particolare alla pace, alla prosperità e alla
stabilità, così come al consolidamento della democrazia e dello Stato di
diritto. Il secondo, tratterà degli aspetti principali dell'unificazione e
della cooperazione europea: parità di diritti e obblighi fra gli Stati membri,
trasparenza e sussidiarietà, «come elementi fondamentali del metodo comunitario».
Il terzo capitolo, ha proseguito, riveste
un'importanza determinante visto che riguarda i valori sui quali posa
l'unificazione europea. Sarà sottolineato, ancora una volta, che «l'essere
umano, la cui dignità è intangibile, si trova al centro di ogni azione
politica». E', ha infatti spiegato il Presidente, «il punto di partenza e, allo
stesso, tempo, il suo obiettivo». Anche il principio della solidarietà dovrà
essere trattato come elemento indispensabile dell'unificazione europea», anche
in campo energetico. Il Presidente ha poi affermato che il quarto capitolo
dovrà evocare gli sforzi profusi dall'UE sul piano interno ed esterno,
attribuendo una particolare attenzione alla politica energetica e alla
protezione del clima, alla politica estera e di sicurezza comune, alla
sicurezza interna e ai diritti civili e, infine, alla salvaguardia del modello
sociale «grazie al successo economico».
Il Presidente ha inoltre voluto sottolineare che,
tenuto conto del dibattito che seguirà alla Dichiarazione, il Parlamento ha il
dover di dissipare ogni dubbio in merito alla sua adesione al trattato
costituzionale. E' necessario, ha precisato, «che la sostanza del trattato
costituzionale, compreso il capitolo sui valori, diventi realtà giuridica e
politica». Ha poi evidenziato che il Vertice di Berlino non è più un evento
intergovernativo, poiché parteciperanno tutte e tre le istituzioni che
firmeranno assieme la Dichiarazione. Quanto ottenuto in cinquant'anni, ha
concluso, «è notevole» ed occorre «mobilitare il coraggio e la volontà
necessari per raccogliere le sfide del XXI secolo».
Dichiarazione del Consiglio
Frank-Walter Steinmeier
ha sottolineato che il 25 marzo sarà «un giorno particolare» in cui si dovrà
«tenere conto di quanto realizzato guardando al futuro». Molti dei successi
ottenuti sono stati possibili grazie all'impulso dei deputati europei, ha
spiegato affermando di continuare a contare sulla cooperazione e sul sostegno
del Parlamento europeo. Ha quindi evidenziato che per conquistare la fiducia dei
cittadini «occorre dimostrare che l'Unione europea ha un senso per loro». In
proposito il Ministro ha citato il successo dell'ultimo Vertice che ha mostrato
che l'Unione agisce in campi che interessano i cittadini, come i cambiamenti
climatici e l'energia.
Riguardo alla dichiarazione di Berlino, il Ministro
ha sottolineato che dovrà trattarsi di un testo conciso e che trasmetta un
messaggio chiaro ai cittadini. Dovrà rendere omaggio a quanto realizzato (la
pace, il benessere, la riunificazione del Continente) ma anche come vi si è
pervenuti: la democrazia, lo Stato di diritto e la sussidiarietà. Sarà poi
necessario porre in luce i valori come la dignità umana, la libertà e la
responsabilità, la solidarietà, la diversità e la tolleranza, visto che
l'Unione non è solo uno spazio economico ma anche una comunità di valori.
Il capitolo sulle sfide future per le quali occorre
trovare delle soluzioni comuni, riguarderà i cambiamenti climatici, l'energia,
la politica di sicurezza e difesa, la lotta al terrorismo e alla criminalità
organizzata e soluzioni comuni all'immigrazione clandestina. Il Ministro ha
voluto poi sottolineare che una menzione particolare dovrà essere accordata al
modello sociale, mostrando che la competizione economica può essere conciliata
con la responsabilità sociale e ambientale.
Ha quindi affermato che le riforme e il processo di
rinnovamento dovranno essere portati avanti per consentire agli elettori, nel
2009, di sapere per cosa andranno a votare. Occorre quindi un impegno comune
per creare i presupposti ideali al funzionamento dell'UE. Le celebrazioni del
cinquantesimo anniversario, ha quindi concluso, dovranno essere sfruttate come
simbolo dell'unità europea, ponendo in luce che l'UE è capace di agire
nell'interesse dei cittadini.
Dichiarazione della Commissione
Per Margot
Wallström le celebrazioni di Berlino
non saranno solo importanti per evidenziare ciò che ci unisce ed enfatizzare i
valori comuni, ma anche per definire gli obiettivi e le ambizioni per un'Unione
più forte che porta benefici ai cittadini. Ha poi affermato che la Presidenza
tedesca sta lavorando molto al fine di definire una dichiarazione breve, di
facile lettura e con una "durata di vita" superiore a qualche
settimana. Nel definire la Dichiarazione, ha proseguito, «non dovremo essere
timidi, bensì ambiziosi e credibili», e si dovranno trattare questioni concrete
senza entrare troppo nei dettagli.
Dovrà riflettere la "genialità" dell'UE
che è «capace di conciliare il particolare con il generale, l'individuale con
il collettivo, promuovendo la crescita economica nell'ambito di un forte quadro
sociale». E' anche importante, ha spiegato la Vicepresidente della Commissione,
mostrare che l'Unione lavora nel rispetto della democrazia, della trasparenza e
della sussidiarietà. La Dichiarazione, inoltre, rappresenta anche un punto di
partenza per il rilancio della revisione dei Trattati, in quanto è necessario
che l'Unione sia in grado di funzionare bene, per servire i cittadini nel modo
migliore.
Interventi in nome dei gruppi
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito
ricordando che il suo gruppo
fin dalle origine ha sempre desiderato un'Europa più integrata e più unita, ha
sottolineato che «ciò che da sempre ci unisce è le difesa dei valori, la promozione
delle libertà e, in particolare, quella di intraprendere, di lavorare, di
beneficiare dei frutti del lavoro, ma anche la garanzia di sicurezza». Il
Trattato di Roma, ha proseguito, costituisce la prima pietra dell'avventura
europea che non solo ha reso impossibile «farci la guerra», ma ha anche reso
questa eventualità «impensabile». Rivolgendosi ai giovani, ha tuttavia ammonito
che «nulla è acquisito per sempre».
Il leader dei popolari ha poi voluto rendere
omaggio a tutti i cittadini dei paesi dell'Europa Orientale che sono stati
oppressi per cinquant'anni dalla dittatura comunista. Senza le rivolte del 1956
e del 1968, ha spiegato, «non sarebbero state possibili le rivoluzioni di
velluto della fine degli anni ottanta e il muro di Berlino sarebbe ancora la
vergogna del nostro Continente». Al contempo, ha voluto sottolineare che nel
2007 ricorre anche il sessantesimo anniversario del Piano Marshall. Senza
l'aiuto degli americani, ha precisato, «la dichiarazione Schuman e il Trattato
di Roma avrebbero incontrato maggiori ostacoli».
L'Unione europea, ha proseguito il deputato, «non
si riduce all'esportazione di beni e servizi», trasmette anche i nostri valori
e agisce come forza di stabilizzazione». Di fronte alle sfide future, ha poi
affermato, «non si parte da zero». La prima condizione per il successo, ha però
spiegato, è quella di «avere fiducia nelle nostre risorse». La seconda è di
essere realisti e di adattarsi, «senza però rinunciare a quello che si è». Il
deputato ha quindi elencato che cinque principali sfide: la demografia, la
mondializzazione, la multipolarità, l'energia e il riscaldamento climatico,
senza dimenticare la lotta al terrorismo.
In tale contesto, l'Europa «deve trarre profitto
dalla sua storia e valorizzare il suo modello di società», nei confronti del
terrorismo, invece, deve «dare prova di fermezza e determinazione». Ha quindi
concluso sostenendo che, in questo periodo di transizione, occorre «evitare le
impasse e costruire assieme delle fondamenta solide, con lucidità e coraggio politico».
CONSIGLIO
EUROPEO DI PRIMAVERA
Dichiarazione del
Consiglio europeo e dichiarazione della Commissione - Riunione del Consiglio
europeo (8 e 9 marzo 2007)
Dibatitto: 13.3.2007
Le dichiarazioni del
Consiglio e della Commissione hanno aperto un dibattito in Aula in merito ai
risultati del Vertice europeo di Bruxelles dell'8 e del 9 marzo. Misure per
fronteggiare i cambiamenti climatici, politica energetica, sviluppi della
Strategia di Lisbona e dimensione sociale, nonché relazioni transatlantiche e
situazione in Iraq, sono i principali punti discussi tra i Capi di Stato e di
governo.
Sulla base delle recenti proposte della Commissione, al Vertice è stata
messa a punto la strategia europea per garantire l'approvvigionamento
energetico, assicurando al contempo la protezione dell'ambiente e fronteggiando
i cambiamenti climatici. La cancelleria Merkel ha fissato obbiettivi ambiziosi
e un calendario d'attuazione.
I Capi di Stato e di governo hanno affrontato anche il tema della rinnovata
Strategia di Lisbona. Si tratterà, più in particolare, di approfittare dei
recenti sviluppi positivi per proseguire le riforme tese ad ammodernare
l'Europa e le sue imprese, rendendole capaci di affrontare le sfide che le
aspettano. Al contempo dovranno essere decise delle misure per favorire
l'occupazione e rafforzare la dimensione sociale. Sarà anche affrontata la
questione del miglioramento della legislazione.
All'inizio della cena, la Cancelliera ha illustrato ai Capi di Stato e di
governo le sue idee in merito alla struttura e ai contenuti della dichiarazione
che dovrà essere adottata a Berlino in occasione delle celebrazioni per la
firma dei Trattati di Roma. Il Presidente del Parlamento è stato invitato dalla
Cancelliera a contribuire al dibattito.
I leader europei hanno tenuto poi una discussione approfondita sulle
relazioni transatlantiche in vista del prossimo Vertice UE/USA del 30 aprile.
La Cancelliera ne ha approfittato per illustrare e spiegare ai colleghi la sua
iniziativa riguardo alla partnership transatlantica.
Parallelamente i Ministri degli Esteri hanno discusso della situazione in
Iraq, in Somalia e in Libano. Mentre quelli delle Finanze hanno trattato le
questioni finanziarie legate alla politica energetica e alla ricerca.
Nel dibattito è
intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, si è trattato di un Consiglio europeo positivo,
perché è entrato nel vivo dei problemi che interessano i cittadini. Nell'era
della globalizzazione i popoli hanno sempre più bisogno di un'Europa che dia
soddisfazione alle domande alle quali gli Stati nazionali non sono più in grado
di rispondere.
Solo l'Unione infatti può affrontare i grandi temi
del cambiamento climatico, della lotta al terrorismo e alla criminalità
organizzata, dell'immigrazione, della libertà energetica, compreso il rilancio
del nucleare, della disoccupazione, del confronto con le nuove grandi potenze
economiche e commerciali dell'Asia orientale, per non parlare della pace
nell'area del Mediterraneo e nel Medio Oriente. Ecco perché abbiamo bisogno di
un nuovo Trattato costituzionale che stabilisca competenze e capacità di
azione.
Condivido perciò, signor Presidente, la proposta
di dar vita ad un testo che conservi la sostanza e recepisca i valori di quello
firmato a Roma e poi bocciato in Francia e in Olanda. Un testo che faccia
riferimento alle radici giudaico-cristiane dalle quali attinge nutrimento
l'azione dell'Unione a favore della centralità dei diritti della persona e del
cittadino.
Signor Presidente del Consiglio, desidero
formulare una proposta concreta alla Presidenza tedesca, appellandomi ad essa
con convinzione, affinché gli Stati membri, insieme al Parlamento e alla
Commissione, diano vita nei prossimi mesi ad una grande campagna di
comunicazione mediatica tesa a far conoscere ai cittadini cos'è veramente
l'Unione europea, per far capire che l'Unione non è la costosa ed opprimente
burocrazia di Bruxelles bensì, com'è emerso durante il vertice dell'8-9 marzo,
un'istituzione che rappresenta la certezza di un futuro migliore per mezzo
miliardo di persone."
DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE SULLA GIORNATA EUROPEA
DELLE VITTIME DEL TERRORISMO
Sottolineando che l'11
marzo scorso ha segnato il terzo anniversario degli attentati che hanno
provocato 192 morti a Madrid, il Presidente HANS GERT PÖTTERING ha
voluto ricordare tutte le vittime del terrorismo ed esprimere la solidarietà,
personale e di tutto il Parlamento, ai loro familiari. Nel citare anche gli attentati
di Londra del luglio 2005, il Presidente ha quindi evidenziato che sono ancora
troppe le vittime del fanatismo, che costituisce anche un attacco alla
democrazia e ai valori fondamentali dell'UE.
Nel definire il terrorismo un «crimine che non è tollerabile
in nessuna circostanza», il Presidente ha chiesto che l'UE e la Comunità
internazionale agiscano con determinazione contro tali atti che non hanno
«nessuna giustificazione». Occorre quindi, ha aggiunto, che l'Europa resti
unita in questa lotta e adotti una politica coerente, anche perché le
cooperazioni rafforzate non bastano più. Sottolineando che Guantanamo non è
compatibile con l'ordinamento dell'UE, ha pertanto affermato che la lotta al
terrorismo deve essere condotta nel rispetto dei valori europei.
Il Presidente ha infine ricordato che, il 5 marzo scorso,
è stato rapito il giornalista italiano di Repubblica
Daniele Mastrogiacomo che, inviato in Afghanistan, «non faceva altro che
esercitare la sua professione». Esprimendo la solidarietà del Parlamento alla
famiglia del giornalista e al giornale, ha quindi chiesto il suo immediato
rilascio, così come quello della cittadina tedesca rapita in Iraq in febbraio.
L'Aula ha quindi osservato un minuto di silenzio in
memoria di tutte le vittime del terrorismo.
AMMONITO IL DEPUTATO GIERTYCH PER IL SUO OPUSCOLO
Il Presidente del Parlamento europeo ha informato l'Aula che il deputato
polacco "non iscritto" Maciej Giertych sarà ammonito a seguito della
pubblicazione di un opuscolo "Civiltà in guerra in Europa".
«In questa occasione sono profondamente dispiaciuto
nel constatare che, obiettivamente, si è avuta una seria violazione dei diritti
fondamentali, in particolare della dignità degli esseri umani, cui la nostra
istituzione aderisce pienamente» ha dichiarato HANS-GERT PÖTTERING aprendo
la seduta. Rivolgendosi a Maciej Giertych
(NI, PL), lo ha quindi informato che, sulla base dell'articolo 147 del
Regolamento del Parlamento europeo, gli sarà inflitta un'ammonizione. L'Aula e
gli organi politici pertinenti saranno debitamente informati non appena tale
sanzione verrà notificata.
Il Presidente ha quindi ricordato che, nel corso
della sua presidenza intende salvaguardare sia la libertà di espressione e lo
standard di condotta dei deputati, sia l'onore dell'Istituzione. Rammentando
poi la sua dichiarazione del 13 febbraio scorso durante il suo discorso
inaugurale, ha ribadito che «la tolleranza ed il rispetto degli altri sono un
valore europeo importante, al centro delle mie priorità politiche e al quale il
Parlamento europeo è fortemente ancorato». In conclusione il Presidente ha
auspicato che il deputato comprenderà come il Parlamento europeo - che prospera
su un dibattito politico vivace - condanni ogni forma di xenofobia e, in nessun
caso, possa essere associato con le opinioni contenute nella sua pubblicazione.
DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÁ
PARITÀ UOMO-DONNA: LOTTA ALLA VIOLENZA E SALARI UGUALI
Doc. A6-0033/2007
Relatrice AMALIA SARTORI (PPE-DE/IT)
Relazione su una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini
2006-2010
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2007 - Votazione:
13.3.2007
Il Parlamento chiede più impegno nel garantire l'uguaglianza di genere e
tolleranza zero nei confronti della violenza contro le donne, incluse le
mutilazioni genitali, la poligamia e l'imposizione del burqa. Sollecita anche
misure per favorire l'accesso al lavoro, colmare il divario retributivo
rispetto agli uomini e promuovere l'imprenditoria femminile. Per conciliare
vita privata e professionale suggerisce l'istituzione del congedo di paternità,
ponendone il costo a carico della collettività.
L'uguaglianza tra donne e uomini «è un diritto e un
principio fondamentale dell'UE» ma, nonostante i significativi progressi
realizzati, «continuano a sussistere molte disuguaglianze fra donne e uomini».
E' quanto afferma il Parlamento con la relazione di AMALIA SARTORI (PPE/DE, IT) sulla comunicazione della Commissione
in merito alla tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010.
Inoltre, riconosce il doppio approccio per la promozione della parità tra i
generi, basato sull’integrazione della dimensione di genere in tutte le
politiche e sulla contemporanea applicazione di specifici provvedimenti in tal
senso.
Tolleranza zero contro la violenza sulle donne
La violenza contro le donne «è la più diffusa
violazione dei diritti dell'uomo, senza limiti geografici, economici o
sociali». Inoltre, nonostante gli sforzi messi in opera a livello nazionale,
comunitario ed internazionale, «il numero di donne vittime di violenze è
allarmante». Il Parlamento chiede pertanto alla Commissione di presentare una proposta di direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne
e sollecita un miglior coordinamento
e un rafforzamento delle misure europee e nazionali per la protezione giuridica
della donna e dei bambini.
Più in particolare, chiedono una «tolleranza zero»
in caso di riduzione in schiavitù delle donne o nei casi di crimini commessi in
nome dell’onore o della tradizione, di violenza, di traffico degli essere umani,
di mutilazioni genitali femminili, di matrimoni forzati, di poligamia nonché di
atti di privazione dell'identità (ad esempio l'imposizione del burqa, del niqab
o di maschere). Gli Stati membri, d'altra parte, sono invitati a introdurre la
registrazione obbligatoria degli atti di mutilazione
genitale femminile effettuati da personale sanitario e a ritirare la
licenza dei medici che li praticano. Rilevando poi la necessità di raccogliere
al più presto dati confrontabili e affidabili sul traffico di esseri umani,
ritengono utile effettuare uno studio sulla correlazione causale tra la legislazione sulla prostituzione ed il
traffico ai fini dello sfruttamento sessuale e la diffusione delle migliori
prassi, «comprese le azioni adottate in materia di domanda».
Pari salario per pari lavoro
Il Parlamento chiede agli Stati membri di integrare
o rafforzare i propri piani nazionali per l'occupazione e l'integrazione
sociale al fine di inserirvi misure volte a favorire l'accesso delle donne al mercato del lavoro «in situazione
di pari dignità e di pari retribuzione per pari lavoro». I deputati, infatti,
deplorano che il divario retributivo
tra i sessi ammonti tuttora al 15%, a vantaggio degli uomini. Sollecitano
pertanto la Commissione a rivedere in via prioritaria la direttiva (75/117/CEE)
che tratta questo aspetto e, in particolare, gli elementi attinenti agli
ispettorati del lavoro e ai mezzi di ricorso disponibili in caso di
discriminazioni. La invitano inoltre a garantire che tale direttiva «non
comporti discriminazioni per le donne che si sono dedicate ai figli e hanno
quindi una scarsa esperienza lavorativa».
Occorre, inoltre, promuovere l'imprenditoria femminile e, a tal fine, gli Stati membri sono
invitati ad applicare strategie concrete e misure di agevolazione dell'accesso
delle imprenditrici al credito e ai servizi bancari, soprattutto per quanto
riguarda i microfinanziamenti e le misure a sostegno delle reti di
imprenditrici. Dovrebbero poi nominare un responsabile nazionale per
l'uguaglianza di genere nell'ambito dell'attuazione della Strategia di Lisbona,
con il compito di partecipare all'elaborazione e alla revisione dei rispettivi
piani nazionali nonché al monitoraggio della loro attuazione, al fine di
favorire l'integrazione della dimensione di genere, segnatamente nel bilancio.
Il Parlamento, inoltre, chiede che a livello UE siano avviati progetti pilota
sull'integrazione della dimensione di genere nel bilancio generale e dei
programmi comunitari, in particolare nei Fondi Strutturali, e nei programmi relativi
alla ricerca, ai consumatori e alla sanità pubblica.
Politiche per conciliare vita familiare e professionale
Il Parlamento chiede alla Commissione, in
collaborazione con gli Stati membri e le sue parti sociali, di incoraggiare la
creazione di politiche di conciliazione fra vita familiare e vita
professionale. Tra le misure ipotizzabili, i deputati chiedono che il costo della maternità e della paternità
sia a carico della collettività, «al fine di sradicare comportamenti
discriminatori in seno alle imprese e di contribuire al rilancio demografico»,
nonché di agevolare l’occupazione femminile. Ma ritengono anche necessario
rendere più accessibili e flessibili i servizi
di assistenza destinati a persone non autosufficienti (bambini, persone con
disabilità o malattie croniche e anziani), tra cui strutture aperte anche di
notte.
Per incoraggiare attivamente i padri e i conviventi
maschi ad avvalersi delle opzioni di orario flessibile e ad assumere la
responsabilità dei compiti domestici e di quelli connessi alla famiglia, i
deputati suggeriscono di istituire una prima forma di congedo di paternità e di avviare «l'attesa revisione» della
direttiva (96/34/CE) sul congedo parentale. Sollecitano inoltre la definizione
di sistemi alternativi per assicurare la copertura
pensionistica delle donne.
Posti di responsabilità alle donne e lotta agli
stereotipi
Il Parlamento chiede alla Commissione di promuovere
la diffusione e l'adozione di buone prassi tese a favorire la partecipazione delle donne ai processi
decisionali. Gli Stati membri dovrebbero inoltre individuare e perseguire
obiettivi e termini chiari per l'aumento della partecipazione delle donne a
tutte le forme di presa di decisioni e il potenziamento della loro
rappresentanza nella vita politica. Per i deputati, poi, è importante
promuovere la partecipazione delle donne nelle carriere scientifiche e nella ricerca, anche attraverso la
previsione di soluzioni contrattuali, come borse di studio o lavoro part-time,
per favorire la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa.
D'altra parte, il Parlamento sottolinea che
dovrebbe essere promossa la diffusione di esempi positivi sia del ruolo delle donne nella società sia dei successi da esse
ottenuti in tutti i settori. Ritenendo che ciò rappresenti uno strumento
efficace per la lotta agli stereotipi
negativi che devono affrontare le donne, i deputati chiedono alla Commissione
di incoraggiare iniziative mirate a sensibilizzare i media attraverso, ad
esempio, l'istituzione di tavoli di consultazione permanenti con gli operatori
del settore.
Anche gli Stati membri sono incoraggiati a adottare
misure per eliminare gli stereotipi di genere, in particolare sul mercato del
lavoro, e a promuovere la presenza degli uomini in settori e posizioni occupate
prevalentemente da donne. La Commissione, invece, è esortata a inserire nella
tabella di marcia i diritti dei
transessuali e i problemi da questi affrontati, in linea con le recenti
sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee.
Sostegno all'integrazione delle immigrate
Il Parlamento chiede agli Stati membri e alla
Commissione di adottare iniziative concrete per l'emancipazione e l'integrazione socioeconomica delle donne immigrate.
Si tratta, più in particolare, di fornire un sostegno alla conoscenza della lingua,
dei diritti e doveri che discendono dall'acquis comunitario, dagli accordi
internazionali, dai principi e dalle leggi vigenti nel paese d'accoglienza (tra
cui il divieto di poligamia nell'ambito del ricongiungimento familiare) e dei
valori fondamentali dell'Unione. Occorrerebbe poi mettere a punto dei programmi
di lotta contro la discriminazione nell’accesso al lavoro e sul luogo di
lavoro, sostenere progetti imprenditoriali di donne immigrate «volti a
mantenere e diffondere la ricchezza culturale dei loro paesi d'origine», nonché
creare e favorire «spazi pubblici di partecipazione per le donne immigrate in
cui esse siano rappresentate attivamente».
I diritti delle donne nella politica esterna dell'UE
La relazione considera che il rispetto dei diritti delle
donne è un requisito fondamentale, al pari degli altri diritti umani,
nell'ambito dei negoziati di adesione con i paesi candidati e sottolinea che
deve essere una condizione essenziale delle politiche di vicinato, estera e di sviluppo dell'UE. In tale
contesto invita la Commissione e gli Stati membri, nel quadro dei loro
programmi di sviluppo, ad esaminare metodi preventivi per la lotta contro la
violenza sessuale e la tratta di esseri umani in vista del loro sfruttamento
sessuale, per scoraggiare la violenza nei confronti delle donne e per garantire
assistenza medica, sociale, legale e psicologica sia alle donne sfollate a
seguito di conflitti che alle altre migranti.
I deputati, inoltre, chiedono alla Commissione di
prendere misure per garantire alle donne i diritti alla salute, compresa la
salute sessuale e riproduttiva e ribadiscono che è essenziale, in particolare
per la lotta contro l'HIV/AIDS,
«ampliare l'accesso alle informazioni relative alla salute sessuale e
riproduttiva e ai servizi sanitari». Sollecitano poi «sforzi più incisivi» per
proteggere le giovani donne da ogni forma di violenza (compresi lo stupro, lo
sfruttamento sessuale e l'arruolamento forzato nelle forze armate), nonché per
incoraggiare politiche e programmi intesi a promuovere la tutela dei diritti delle ragazze nelle situazioni di conflitto e
post-conflitto. Nelle politiche a favore dell'Africa e nelle strategie di
sviluppo nazionali dei paesi africani, infine, dovrebbe essere promossa la
ratifica e l'attuazione del Protocollo di Maputo che prevede la condanna e la
proibizione di tutte le forme di mutilazioni genitali.
Data l'importanza del
tema e la qualità della relazione si riporta l'intervento di presentazione
della stessa pronunciato dalla relatrice
AMALIA SARTORI (PPE/DE-I) Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza
Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
particolarmente soddisfatta che questa sera possiamo affrontare il dibattito
conclusivo sulla tabella di marcia per l'uguaglianza di genere, che ha visto la
commissione per i diritti della donna impegnata, in questi ultimi mesi, ad
analizzare un documento di grande interesse consegnatoci dalla Commissione. E'
stato rilevante il fatto che il lavoro legato alla tabella di marcia sia stato
portato avanti anche dal Commissario Šplida, anche perché questo è uno di quei
temi che non sono mai superati una volta per tutte.
Nell'approfondire ancora una volta e
nell'analizzare tutte le tematiche che ci sono state sottoposte, abbiamo avuto
la possibilità di portare la nostra attenzione soprattutto su alcune questioni
fondamentali. Siamo partiti dal principio alla base di tutto il nostro
comportamento, secondo cui la promozione dei diritti della persona deve essere
privilegiata in tutte le politiche e quindi, per naturale conseguenza, deve
esserci una tolleranza zero a livello europeo.
In questa tabella di marcia, noi siamo partiti
stabilendo soprattutto che la promozione dei diritti della persona sta alla
base…
(L'oratrice è
interrotta dalla Presidente)
Riprendo. Il nostro punto di partenza è stato
quello della promozione dei diritti della persona e, come naturale conseguenza,
arriviamo alla conclusione che, mettendo al centro la promozione dei diritti,
dobbiamo anche stabilire una tolleranza zero nei confronti del mancato rispetto
di tali diritti.
Purtroppo sappiamo che il tema della violenza si
applica a tutt'oggi all'Europa, in modo importante e significativo: dai dati a
nostra disposizione si evince infatti che una donna su tre subisce violenza
nell'arco della sua vita. Sappiamo anche che il 52 per cento della popolazione
europea è composto da donne, il che ci porta a ritenere che ancora oggi, nella
nostra Europa, ci sia una percentuale elevatissima di persone che subiscono
violenza nell'arco della loro vita. Su questo aspetto si chiede un'attenzione
particolare da parte dell'Unione.
L'altro punto che abbiamo preso in considerazione
è stato il tema della povertà. Anche in questo caso, moltissime relazioni,
anche precedenti, mettono in evidenza come il rischio povertà colpisca
soprattutto le donne, tenendo conto che l'85 per cento delle famiglie
monoparentali hanno come capofamiglia una donna e che questa mediamente è
considerata come la condizione nella quale è più facile avvicinarsi al livello
di povertà. Anche rispetto a ciò, si è ritenuto che una delle azioni principali
che possiamo portare avanti a livello di Unione europea consista nel potenziare
tutte quelle politiche in grado di garantire alle donne un'indipendenza
economica, vale a dire le politiche che facilitano l'accesso al mondo del
lavoro.
Resta a tutt'oggi importante - certamente con
situazioni variabili da paese a paese - la differenza di occupazione fra uomini
e donne. Quando le donne sono occupate, si è rilevato che mediamente le donne
percepiscono, a parità di lavoro, una retribuzione inferiore del 15 per cento
rispetto agli uomini. Pertanto, anche rispetto a questa realtà, si chiedono
delle politiche e una vigilanza perché tutto ciò non accada più.
La terza questione, anch'essa consequenziale, che è
stata presa in considerazione è stata l'esigenza di conciliare la vita
familiare con la vita lavorativa. Quindi, per rendere possibile la
conciliazione tra la vita familiare e la vita lavorativa, è stata evidenziata
una serie di politiche che potrebbero - da un lato a livello europeo, ma anche
con indirizzi da dare agli Stati membri - apportare un enorme contributo in
questo campo, toccando il tema dei costi della maternità e della paternità, che
debbono essere a carico dell'intera collettività, in un'Europa dove nascono
sempre meno bambini, per arrivare al tema storico, ma ancora irrisolto, della
necessità di avere maggiori servizi, più accessibili, più flessibili e
destinati non soltanto alla custodia dei bambini, ma anche dei disabili, degli
ammalati gravi e degli anziani.
Per fare questo riteniamo indispensabile integrare
la politica di genere nel bilancio dell'Unione e nei programmi comunitari, come
i Fondi strutturali, il Settimo programma quadro e quant'altro, portando avanti
anche delle politiche rivolte verso l'esterno, ritenendo che tutte le politiche
di adesione ma anche la politica di vicinato, la politica estera e di sviluppo
non possano prescindere da quelle per il rispetto dei diritti della donna, e
affrontando da ultimo, ma non perché meno importanti, tutti i problemi legati
all'immigrazione, rispetto ai quali - dai casi di riduzione in schiavitù, a
quelli della poligamia e delle mutilazioni dei genitali - ci deve essere, da
parte dell'Unione, un rigore che, come dicevo all'inizio, deve arrivare alla
tolleranza zero."
POLITICA SOCIALE
I SERVIZI SOCIALI
D'INTERESSE GENERALE NON SONO UN ONERE
Doc.
A6-0057/2007
Relazione sui servizi sociali di interesse generale nell'Unione europea
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2007 -
Votazione: 14.3.2007
Nell'evidenziare il ruolo fondamentale dei servizi sociali d'interesse
generale, il Parlamento chiede di chiarire il quadro giuridico ad essi
applicabile e una loro migliore definizione. Le norme su concorrenza e aiuti pubblici
devono poi essere compatibili con gli obblighi di servizio pubblico.
Sollecitando partenariati pubblico-privati, i deputati chiedono ai governi di
garantire la copertura finanziaria in caso di trasferimento di competenze a
favore dei poteri locali.
Adottando la relazione, il Parlamento afferma
anzitutto che i servizi sociali di interesse generale (SSIG) «costituiscono uno
dei pilastri fondamentali su cui si basa il modello sociale europeo, uno degli
elementi essenziali per realizzare la pace sociale e la coesione economica,
sociale e territoriale dell'Unione europea, nonché uno degli strumenti per
conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona». Per i deputati, inoltre,
i SSIG «non possono essere ritenuti un onere per i poteri pubblici», perché sono
invece all'origine «di esternalizzazioni positive in termini di crescita
economica, prosperità, occupazione e coesione sociale».
Una definizione chiara di servizio sociale di interesse generale
Ciò premesso, i deputati accolgono con favore la
comunicazione della Commissione sui SSIG, ma ritengono che essa non fornisca i
chiarimenti necessari sulla classificazione e sulla definizione dei SSIG e
procrastini la decisione sul quadro giuridico da applicare loro. Il Parlamento
nota infatti che, attualmente, vi è una certa «ambiguità concettuale» in merito
a determinate definizioni, per esempio "servizio pubblico",
"servizio di interesse generale", "servizio di interesse
economico generale", "servizio sociale di interesse generale", e
che tale ambiguità «persiste anche in recenti atti comunitari e ciò concorre
all'incertezza giuridica rilevata nel settore». Inoltre, rileva che la mancanza
di regolamentazione in materia ha dato luogo a una vasta interpretazione
giurisprudenziale, «non sempre coerente».
I deputati ritengono quindi urgente e
indispensabile disporre di un chiarimento dei concetti in causa e del contesto
giuridico in cui operano i SSIG, in particolare un chiarimento del principio di
interesse generale e delle norme in materia di concorrenza e di aiuti pubblici.
Anche perché, tutti i settori interessati chiedono un quadro operativo chiaro
che limiti al minimo l'esigenza di un'interpretazione giurisprudenziale al fine
di conseguire la massima certezza giuridica.
Riconoscere il carattere specifico dei SSIG
Il Parlamento riafferma il proprio impegno per SSIG
«moderni e di qualità, incentrati sui valori di parità, di solidarietà, di
legalità e di rispetto della dignità umana, nonché sui principi di
accessibilità, di servizio universale, di efficacia, di gestione parsimoniosa
delle risorse, di continuità, di prossimità all'utente e di trasparenza».
Compiacendosi poi del riconoscimento da parte della
Commissione del carattere specifico dei principali elementi che definiscono i
SSIG, ritiene tuttavia sbagliato un approccio sui SSIG che contrapponga tra
loro da un lato le norme attinenti alla concorrenza, agli aiuti pubblici e al
mercato e, dall'altro, i concetti di servizio pubblico di interesse generale e
di coesione sociale. A suo parere occorre invece conciliare tali aspetti
«promuovendo una sinergia positiva tra gli elementi economici e sociali».
Afferma però che, nel caso dei SSIG, le norme in materia di concorrenza, di
aiuti pubblici e di mercato interno devono essere compatibili con gli obblighi
di servizio pubblico e non il contrario.
D'altra parte, il Parlamento osserva «con
preoccupazione» i recenti tentativi di applicare a taluni SSIG una
regolamentazione e principi propri dei servizi e dei servizi di interesse
economico generale, senza tenere in conto di elementi e principi che
distinguono i SSIG dagli altri servizi. Accoglie quindi con favore l'intenzione
della Commissione di proseguire in modo più approfondito il processo di
consultazione nonché di precisare l'applicazione di talune norme comunitarie ai
servizi sociali, ritenendo che tale processo vada completato entro la metà
2007. Allora la Commissione dovrà deliberare una decisione sul seguito da dare
al processo e individuare l'approccio più proficuo, «compreso l'esame
dell'opportunità e della legittimità di una proposta legislativa specifica per
il settore».
Formazione adeguata e partenariati pubblico-privati
Nell'invitare la Commissione e gli Stati membri a
proteggere e promuovere le molteplici modalità occupazionali esistenti nel
settore dei SSIG, la flessibilità dell'articolazione dell'orario di lavoro, il
lavoro a orario ridotto e il ricorso al volontariato, il Parlamento chiede
anche lo sviluppo di azioni di formazione professionale. Queste dovrebbero
essere orientate all'adattamento alle circostanze e alla capacità di superarle,
per conseguire come effetto una migliore qualità della prestazione e migliori
condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori del settore
Esortando poi la Commissione e gli Stati membri a
rispettare la diversità sia delle modalità di organizzazione e di gestione dei
SSIG sia delle risorse e dei metodi di finanziamento di detti servizi,
sollecita anche la creazione di partenariati pubblico-privati per la loro
fornitura, allo scopo di provvedere all'interesse generale e a prestazioni
efficaci e di qualità. In proposito, pur ritenendo che le diverse autorità
pubbliche competenti degli Stati membri siano libere di decidere come erogare
le prestazioni dei SSIG (mutue, organizzazioni sociali o imprese private),
precisa che l'autorità pubblica «deve poter verificare in ogni momento se il
prestatore dei servizi rispetta i principi e i valori propri dei SSIG e se la
prestazione avviene in conformità delle norme prestabilite dalle pubbliche
autorità».
Il Parlamento plaude inoltre al fatto che, nel
quadro della loro responsabilità sociale, le imprese partecipino al
finanziamento, al sostegno e alla prestazione di SSIG e, al riguardo, invita la
Commissione e gli Stati membri a coinvolgere maggiormente le parti sociali
nell'elaborazione di tali strategie, in conformità delle consuetudini dei
singoli Stati membri.
Decentramento agli enti locali
I deputati osservano infine che, in taluni Stati
membri, il decentramento dei poteri a favore delle autorità regionali o locali
per la prestazione di SSIG «non è stato accompagnato da una dotazione di
bilancio sufficiente per consentire un livello quantitativo e qualitativo
ottimale della prestazione di detti servizi». Per tale ragione sollecitano gli
Stati membri a fare in modo che ogni trasferimento di competenze a favore dei
poteri regionali o locali per la prestazione di SSIG «sia integrato da
un'adeguata dotazione finanziaria».
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
-
Doc.
B6-0098/2007- Risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2007 sull'azione della
Comunità relativa alla prestazione transfrontaliera di servizi di assistenza
sanitaria
Il Parlamento ritiene necessario creare
un quadro giuridico per la prestazione transfrontaliera di servizi di
assistenza sanitaria. Chiede inoltre di garantire la certezza giuridica in
merito al rimborso delle spese mediche sostenute all'estero e reputa necessario
creare un meccanismo di ricorso per i casi di malasanità transfrontaliera.
Sottolinea infine che occorre definire una Carta comune dei diritti dei
pazienti e assicurare a questi ultimi l'informazione circa i loro diritti ed obblighi.
POLITICA DELL'OCCUPAZIONE
PROMUOVERE LA
RESPONSABILITÀ SOCIALE DELLE IMPRESE
Doc. A6-0471/2006
Relazione sulla responsabilità sociale delle imprese: un nuovo partenariato
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2007 - Votazione:
13.3.2007
Il Parlamento sollecita maggiore impegno nel campo della responsabilità
sociale delle imprese (RSI). Pur non chiedendo una normativa vincolante, i
deputati sottolineano i limiti di un approccio esclusivamente volontario e
chiedono di promuovere la partecipazione delle piccole e medie imprese alla
RSI. Nel chiedere un meccanismo di difesa per le vittime di illeciti da parte
delle imprese, raccomandano anche di rafforzare le responsabilità dei dirigenti
delle aziende con più di 1.000 dipendenti.
Adottando la relazione, il Parlamento si dice
convinto che il potenziamento delle responsabilità sociale e ambientale delle
imprese, collegato al principio della responsabilità imprenditoriale,
«rappresenta un elemento essenziale del modello sociale europeo e della
strategia europea per lo sviluppo sostenibile» ed è «la risposta alle sfide
sociali della globalizzazione economica». Apprezza quindi la comunicazione della
Commissione che imprime nuovo slancio al dibattito sulla responsabilità sociale
delle imprese, anche se esprime qualche perplessità quanto alla trasparenza e
all'equilibrio della consultazione svolta prima della pubblicazione.
Il Parlamento, inoltre, riconosce anzitutto la definizione formulata dalla
Commissione secondo cui la “responsabilità sociale delle imprese” (RSI)
consiste nell'integrazione volontaria di considerazioni ambientali e sociali
nelle operazioni di impresa, al di là delle prescrizioni legali e degli
obblighi contrattuali. D'altra parte, osservando che tra i diversi gruppi
interessati rimane aperto il dibattito su una definizione appropriata della
RSI, ritiene che attualmente è possibile che talune imprese pretendano di
sostenere la responsabilità sociale, mentre nel contempo «violano leggi locali
o internazionali».
Ma i deputati precisano comunque che le politiche
in materia di RSI dovrebbero essere portate avanti valutando i pro e i contro,
«non in sostituzione di una regolamentazione appropriata in altri campi, né
come un approccio subdolo all'introduzione di tale legislazione». Nel riconoscere peraltro che molte imprese
effettuano già un intenso e crescente sforzo per ottemperare alla propria
responsabilità sociale, il Parlamento rileva infatti che un metodo universale
che cerchi di imporre alle imprese un unico modello di comportamento «sia
inopportuno e non porterà ad una loro adesione significativa alla RSI».
D'altra parte, il Parlamento osserva che la varietà
di iniziative volontarie in materia
«rappresenti un ostacolo per molte imprese che adottano politiche sulla RSI,
nonché «un disincentivo per le imprese a perseguire azioni più credibili o
politiche più ambiziose». Anche se riconosce che tale varietà fornisce alle
imprese «ulteriore ispirazione». La credibilità delle iniziative volontarie in
materia di RSI, per il Parlamento, continua inoltre a dipendere «dall'impegno a
incorporare le norme e i principi vigenti e concordati a livello internazionale
e da un approccio pluralistico», nonché dall'attuazione di un monitoraggio e di
una verifica indipendenti. La Commissione è quindi invitata a divulgare le
buone prassi, risultato di iniziative volontarie in materia di RSI, prendendo
in considerazione la creazione di una
lista di criteri che le imprese devono rispettare se attuano responsabilità
sociale.
Secondo i deputati, peraltro, è giunta l'ora in cui
l'accento sia spostato dai "processi" ai "risultati", «con
un conseguente contributo misurabile e trasparente da parte delle imprese alla lotta
contro l'esclusione sociale e il degrado ambientale in Europa e nel mondo».
Occorre poi porre l'accento sullo sviluppo della società civile, e in
particolare sulla consapevolezza dei
consumatori circa una produzione responsabile, in modo da promuovere la
responsabilità sociale. La RSI deve inoltre affrontare nuovi ambiti come l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita,
l'organizzazione del lavoro, le pari opportunità, l'inclusione sociale, lo
sviluppo sostenibile e l'etica, così da fungere da strumento supplementare per
la gestione del cambiamento industriale e delle ristrutturazioni.
Per i deputati un approccio «serio» alle RSI da
parte delle imprese può contribuire ad aumentare l’occupazione, a migliorare le
condizioni di lavoro, a garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e a
promuovere la ricerca e lo sviluppo di innovazioni tecnologiche. Per tale
ragione apprezzano l'obiettivo della Comunicazione di legare la RSI agli
obiettivi economici, sociali e ambientali dell'agenda di Lisbona. Sostengono,
inoltre, il principio della "competitività
responsabile" quale parte integrante del programma della Commissione a
favore dell'innovazione e della competitività.
Riconoscono poi che la RSI «è un motore importante
per le imprese» e chiedono l'integrazione di politiche sociali (come il
rispetto per i diritti dei lavoratori, una politica salariale equa, il rifiuto
della discriminazione, la formazione permanente, ecc.) e questioni ambientali
incentrate sulla promozione dello sviluppo sostenibile. Lo scopo dovrebbe
essere di sostenere sia nuovi prodotti e
processi attraverso le politiche dell'UE in materia di innovazione e scambi
commerciali sia l'elaborazione di strategie settoriali, subregionali e urbane
per la competitività.
Il Parlamento, d'altra parte, rileva la
contraddizione tra le strategie competitive per l'approvvigionamento delle
imprese che mirano a migliorare costantemente flessibilità e costi e gli
impegni volontari a livello di RSI, volti ad evitare lo sfruttamento nei
rapporti di lavoro e a promuovere relazioni stabili con i fornitori. Suggerisce
poi che le valutazioni e il controllo delle imprese europee riconosciute
responsabili «si estendano anche alle loro attività e a quelle dei loro
sub-contraenti al di fuori dell’Unione europea». La Commissione è anche
sollecitata a far sì che le imprese
transnazionali con sede nell'UE e dotate di impianti di produzione in paesi
terzi rispettino e promuovano attivamente i patti sociali e ambientali nonché
gli accordi internazionali.
Nel riconoscere poi gli attuali limiti del settore
della RSI in relazione alla misurazione del comportamento imprenditoriale e
della revisione e certificazione sociale delle imprese, i deputati raccomandano
alla Commissione di rafforzare le responsabilità dei dirigenti delle aziende
con più di 1.000 dipendenti, al fine di includere l'impegno per i dirigenti
stessi di minimizzare l'eventuale impatto dannoso, dal punto di vista sociale
ed ambientale, delle attività d'impresa. Ribadiscono inoltre il sostegno al
programma di ecogestione e audit dell'UE, in particolare il relativo obbligo di verifica esterna nonché
l'obbligo per gli Stati membri di promuovere il programma e ritengono che vi
siano spazi per sviluppare programmi analoghi in materia di tutela dei diritti
del lavoro, sociali e umani.
D'altra parte, la Commissione dovrebbe promuovere la partecipazione delle