GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI
LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
22 Marzo 2007
n° 147
Lettera informativa della
Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
____________________________________________________________________________
GRUPPO
PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P
Ufficio
di Roma
“EUROINFORMAZIONI”
per la Piccola e Media Impresa- Industria -
Commmercio - Artigianato
Servizi - Enti Territoriali Locali
Con informazioni
ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee
*****************************************
Con questa "lettera" si
intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in
particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle
Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei
Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta
essere di vitale importanza.
Viste le gravi carenze esistenti
in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore
diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea”
è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni
attività sociale ed imprenditoriale.
EUROINFORMAZIONI
E’ ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org
*****************************************
Si ringraziano tutti coloro che
direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa
lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero
delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.
BREVI
DALL'EUROPA
50° ANNIVERSARIO DELLA
FIRMA DEI TRATTATI DI ROMA
I maggiori
successi dell'Europa: un nuovo sito web
Nell’ambito
delle iniziative e manifestazioni in occasione del 50° anniversario della firma
dei trattati di Roma, la Commissione europea ha lanciato un sito Web e un
opuscolo di accompagnamento, “50 Ways Forward – Europe’s Best Successes” - 50
esempi di progresso - I maggiori successi dell’Europa, per mettere in evidenza
l’importanza che l’Unione europea ha assunto per tutti i cittadini ed i
benefici che questi possono trarne. Il sito è presentato come una galleria
virtuale in cui è possibile spaziare nella piantina di un museo virtuale dei
successi europei. I visitatori scelgono un esempio da una serie di
“quadri”appesi ad una parete, come in un’autentica galleria d’arte. Alcuni di
essi contengono dei link verso un breve video che illustra ulteriormente il
messaggio. Tutti contengono almeno un link Web per coloro che vogliono saperne
di più. Al sito si accompagna un opuscolo 50 Ways Forward, che contiene lo
stesso testo del sito Web e ne adotta il concetto di galleria, in un formato
più pratico.
Sito
web: http://europa.eu/sucess50
La
biblioteca del Senato invita i giovani a conoscere l'Europa
In
occasione del 50° anniversario dei Trattati di Roma, l’Ufficio comunicazione
istituzionale in collaborazione con la Biblioteca del Senato, organizzerà
presso la Biblioteca del Senato a Roma, una serie di iniziative per ricostruire
il dibattito che ha accompagnato in Italia la nascita e l’allargamento
dell’Unione europea. Grazie alla collezione dei quotidiani italiani conservata
presso la Biblioteca Giovanni Spadolini saranno realizzati pannelli fotografici
che illustreranno le varie tappe della storia dell’Unione europea, concentrando
l’attenzione anche sui dibattiti in Senato relativi all’approvazione dei
disegni di legge di autorizzazione alla ratifica dei Trattati comunitari. Per
tutta la durata dell’iniziativa, che chiuderà il 31 luglio, le scolaresche che
visiteranno la Biblioteca saranno coinvolte in attività didattiche incentrate
sulla conoscenza dell’Europa e sull’approfondimento del ruolo dei Parlamenti
nazionali in ambito comunitario. I visitatori potranno avvalersi della
collaborazione del personale per la consultazione del materiale multimediale e
riceveranno opuscoli informativi in distribuzione gratuita.
Biblioteca
del Senato: Via della Maddalena 27, Roma. Info: 06/67062912
LA COMMISSIONE
PRESENTA IL SUO PROGRAMMA DI LAVORO PER IL 2007
La
Commissione europea ha presentato il suo programma legislativo e di lavoro per
il 2007. Il programma ruota intorno ai quattro obiettivi strategici stabiliti
dalla Commissione Barroso all’inizio del mandato: prosperità, solidarietà,
sicurezza e responsabilità esterna ed illustra le misure concrete su cui è
incentrata l’azione politica della Commissione nel 2007, le cosiddette
“iniziative strategiche”. La Commissione si impegna inoltre a mettere a punto
una serie di “iniziative prioritarie” da adottare nell’arco di 12-18 mesi, a
seconda della preparazione necessaria per rispettare le norme di qualità imposte
dal processo di miglioramento del quadro normativo. Ogni iniziativa sarà
accompagnata da una valutazione complessiva dei probabili impatti. Il programma
di lavoro per il 2007 contiene anche un elenco di iniziative di
semplificazione, nonché una serie di proposte risalenti al 2004 che la
Commissione intende ritirare.
LA COMMISSIONE PROPONE
DI APPLICARE SANZIONI PENALI PER I DELITTI AMBIENTALI
Gli
Stati membri dovranno quindi assicurarsi che una serie di attività (come
trasporto illegale di rifiuti, il commercio illegale di specie in pericolo e di
sostanze che impoveriscono l’ozono) che sono già vietate dalla legislazione
europea o da quella nazionale siano considerati delitti sottoposti al diritto
penale quando sono commessi intenzionalmente o per grave negligenza. Gli Stati
membri dovranno badare a far si che il loro diritto penale preveda una sanzione
effettiva, proporzionata e dissuasiva per i delitti gravi contro l’ambiente. Le
pene di carcere massime varieranno da uno a dieci anni e le multe saranno
comprese al massimo tra 300.000 e 1,5 milioni di euro. La direttiva prevede
infatti l’applicazione di circostanze aggravanti. Le pene e le multe massime
potranno, ad esempio, essere applicate a industrie che abbiano commesso
intenzionalmente delitti ambientali particolarmente gravi e che questi delitti
abbiano provocato morti o feriti gravi, o abbiano provocato gravi danni al
suolo, all’acqua, alla fauna o alla flora o che siano commessi nell’ambito di
un’organizzazione criminale.
Nel
settembre 2005,
VARATO IL CONSIGLIO
EUROPEO DELLA RICERCA
La
Commissione europea ha formalmente adottato il documento di costituzione del
Consiglio Europeo della Ricerca (ERC). Si tratta della prima organizzazione di
finanziamento pan-europea che supporterà le attività di ricerca di frontiera in
tutti i campi scientifici. Il budget totale a disposizione dell’organismo per i
prossimi sette anni è di 7,5 miliardi di euro.
L'ERC è
stato istituito per gestire il programma "Idee" del VII Programma
Quadro. Sarà un'istituzione autonoma dalla Commissione con un Consiglio
Scientifico, composto da 22 scienziati europei. Il compito principale dell'ERC
è offrire finanziamenti per attività di ricerca di frontiera.
Il primo
invito a presentare proposte, lanciato il 22 dicembre 2006, permetterà di
accordare una sovvenzione di due milioni di euro in cinque anni a giovani
ricercatori.
Il
sistema delle sovvenzioni per giovani ricercatori (Starting Independent
Researcher Grant) continuerà anche nei prossimi anni e sarà completato dal
sistema di finanziamento denominato “Advanced Investigator Grant Scheme”,
aperto a ricercatori di tutti i livelli di carriera.
Per
maggiori informazioni consultare il sito: http://erc.europa.eu/
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO -
SESSIONE 12 - 15 MARZO 2007
ISTITUZIONI
DICHIARAZIONE DI BERLINO: UN OMAGGIO AL PASSATO
GUARDANDO AL FUTURO
Dichiarazione del Consiglio - Dichiarazione di Berlino
Dibattito: 14.3.2007
Il contenuto della Dichiarazione che dovrà essere adottata a Berlino per
celebrare il cinquantenario della firma dei Trattati di Roma è stato oggetto di
un ampio dibattito in Aula. Oltre ai rappresentanti della Presidenza e della
Commissione, sono intervenuti il Presidente del Parlamento, il Presidente della
commissione costituzionale e i capigruppo.
Il Presidente HANS GERT PÖttering, che parteciperà ai lavoratori
preparatori e rappresenterà il Parlamento a Berlino, ha introdotto il dibattito
affermando che la Dichiarazione che deve essere adottata il 25 marzo «potrebbe
costituire una pietra miliare sulla via di un'Europa più forte che guarda al
futuro». Ha quindi ricordato che il progetto di dichiarazione conta quattro
capitoli. Il primo, è dedicato al bilancio di quanto realizzato dal 1957 e
dovrà contenere una menzione particolare alla pace, alla prosperità e alla
stabilità, così come al consolidamento della democrazia e dello Stato di
diritto. Il secondo, tratterà degli aspetti principali dell'unificazione e
della cooperazione europea: parità di diritti e obblighi fra gli Stati membri,
trasparenza e sussidiarietà, «come elementi fondamentali del metodo comunitario».
Il terzo capitolo, ha proseguito, riveste
un'importanza determinante visto che riguarda i valori sui quali posa
l'unificazione europea. Sarà sottolineato, ancora una volta, che «l'essere
umano, la cui dignità è intangibile, si trova al centro di ogni azione
politica». E', ha infatti spiegato il Presidente, «il punto di partenza e, allo
stesso, tempo, il suo obiettivo». Anche il principio della solidarietà dovrà
essere trattato come elemento indispensabile dell'unificazione europea», anche
in campo energetico. Il Presidente ha poi affermato che il quarto capitolo
dovrà evocare gli sforzi profusi dall'UE sul piano interno ed esterno,
attribuendo una particolare attenzione alla politica energetica e alla
protezione del clima, alla politica estera e di sicurezza comune, alla
sicurezza interna e ai diritti civili e, infine, alla salvaguardia del modello
sociale «grazie al successo economico».
Il Presidente ha inoltre voluto sottolineare che,
tenuto conto del dibattito che seguirà alla Dichiarazione, il Parlamento ha il
dover di dissipare ogni dubbio in merito alla sua adesione al trattato
costituzionale. E' necessario, ha precisato, «che la sostanza del trattato
costituzionale, compreso il capitolo sui valori, diventi realtà giuridica e
politica». Ha poi evidenziato che il Vertice di Berlino non è più un evento
intergovernativo, poiché parteciperanno tutte e tre le istituzioni che
firmeranno assieme la Dichiarazione. Quanto ottenuto in cinquant'anni, ha
concluso, «è notevole» ed occorre «mobilitare il coraggio e la volontà
necessari per raccogliere le sfide del XXI secolo».
Dichiarazione del Consiglio
Frank-Walter Steinmeier
ha sottolineato che il 25 marzo sarà «un giorno particolare» in cui si dovrà
«tenere conto di quanto realizzato guardando al futuro». Molti dei successi
ottenuti sono stati possibili grazie all'impulso dei deputati europei, ha
spiegato affermando di continuare a contare sulla cooperazione e sul sostegno
del Parlamento europeo. Ha quindi evidenziato che per conquistare la fiducia dei
cittadini «occorre dimostrare che l'Unione europea ha un senso per loro». In
proposito il Ministro ha citato il successo dell'ultimo Vertice che ha mostrato
che l'Unione agisce in campi che interessano i cittadini, come i cambiamenti
climatici e l'energia.
Riguardo alla dichiarazione di Berlino, il Ministro
ha sottolineato che dovrà trattarsi di un testo conciso e che trasmetta un
messaggio chiaro ai cittadini. Dovrà rendere omaggio a quanto realizzato (la
pace, il benessere, la riunificazione del Continente) ma anche come vi si è
pervenuti: la democrazia, lo Stato di diritto e la sussidiarietà. Sarà poi
necessario porre in luce i valori come la dignità umana, la libertà e la
responsabilità, la solidarietà, la diversità e la tolleranza, visto che
l'Unione non è solo uno spazio economico ma anche una comunità di valori.
Il capitolo sulle sfide future per le quali occorre
trovare delle soluzioni comuni, riguarderà i cambiamenti climatici, l'energia,
la politica di sicurezza e difesa, la lotta al terrorismo e alla criminalità
organizzata e soluzioni comuni all'immigrazione clandestina. Il Ministro ha
voluto poi sottolineare che una menzione particolare dovrà essere accordata al
modello sociale, mostrando che la competizione economica può essere conciliata
con la responsabilità sociale e ambientale.
Ha quindi affermato che le riforme e il processo di
rinnovamento dovranno essere portati avanti per consentire agli elettori, nel
2009, di sapere per cosa andranno a votare. Occorre quindi un impegno comune
per creare i presupposti ideali al funzionamento dell'UE. Le celebrazioni del
cinquantesimo anniversario, ha quindi concluso, dovranno essere sfruttate come
simbolo dell'unità europea, ponendo in luce che l'UE è capace di agire
nell'interesse dei cittadini.
Dichiarazione della Commissione
Per Margot
Wallström le celebrazioni di Berlino
non saranno solo importanti per evidenziare ciò che ci unisce ed enfatizzare i
valori comuni, ma anche per definire gli obiettivi e le ambizioni per un'Unione
più forte che porta benefici ai cittadini. Ha poi affermato che la Presidenza
tedesca sta lavorando molto al fine di definire una dichiarazione breve, di
facile lettura e con una "durata di vita" superiore a qualche
settimana. Nel definire la Dichiarazione, ha proseguito, «non dovremo essere
timidi, bensì ambiziosi e credibili», e si dovranno trattare questioni concrete
senza entrare troppo nei dettagli.
Dovrà riflettere la "genialità" dell'UE
che è «capace di conciliare il particolare con il generale, l'individuale con
il collettivo, promuovendo la crescita economica nell'ambito di un forte quadro
sociale». E' anche importante, ha spiegato la Vicepresidente della Commissione,
mostrare che l'Unione lavora nel rispetto della democrazia, della trasparenza e
della sussidiarietà. La Dichiarazione, inoltre, rappresenta anche un punto di
partenza per il rilancio della revisione dei Trattati, in quanto è necessario
che l'Unione sia in grado di funzionare bene, per servire i cittadini nel modo
migliore.
Interventi in nome dei gruppi
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito
ricordando che il suo gruppo
fin dalle origine ha sempre desiderato un'Europa più integrata e più unita, ha
sottolineato che «ciò che da sempre ci unisce è le difesa dei valori, la promozione
delle libertà e, in particolare, quella di intraprendere, di lavorare, di
beneficiare dei frutti del lavoro, ma anche la garanzia di sicurezza». Il
Trattato di Roma, ha proseguito, costituisce la prima pietra dell'avventura
europea che non solo ha reso impossibile «farci la guerra», ma ha anche reso
questa eventualità «impensabile». Rivolgendosi ai giovani, ha tuttavia ammonito
che «nulla è acquisito per sempre».
Il leader dei popolari ha poi voluto rendere
omaggio a tutti i cittadini dei paesi dell'Europa Orientale che sono stati
oppressi per cinquant'anni dalla dittatura comunista. Senza le rivolte del 1956
e del 1968, ha spiegato, «non sarebbero state possibili le rivoluzioni di
velluto della fine degli anni ottanta e il muro di Berlino sarebbe ancora la
vergogna del nostro Continente». Al contempo, ha voluto sottolineare che nel
2007 ricorre anche il sessantesimo anniversario del Piano Marshall. Senza
l'aiuto degli americani, ha precisato, «la dichiarazione Schuman e il Trattato
di Roma avrebbero incontrato maggiori ostacoli».
L'Unione europea, ha proseguito il deputato, «non
si riduce all'esportazione di beni e servizi», trasmette anche i nostri valori
e agisce come forza di stabilizzazione». Di fronte alle sfide future, ha poi
affermato, «non si parte da zero». La prima condizione per il successo, ha però
spiegato, è quella di «avere fiducia nelle nostre risorse». La seconda è di
essere realisti e di adattarsi, «senza però rinunciare a quello che si è». Il
deputato ha quindi elencato che cinque principali sfide: la demografia, la
mondializzazione, la multipolarità, l'energia e il riscaldamento climatico,
senza dimenticare la lotta al terrorismo.
In tale contesto, l'Europa «deve trarre profitto
dalla sua storia e valorizzare il suo modello di società», nei confronti del
terrorismo, invece, deve «dare prova di fermezza e determinazione». Ha quindi
concluso sostenendo che, in questo periodo di transizione, occorre «evitare le
impasse e costruire assieme delle fondamenta solide, con lucidità e coraggio politico».
CONSIGLIO
EUROPEO DI PRIMAVERA
Dichiarazione del
Consiglio europeo e dichiarazione della Commissione - Riunione del Consiglio
europeo (8 e 9 marzo 2007)
Dibatitto: 13.3.2007
Le dichiarazioni del
Consiglio e della Commissione hanno aperto un dibattito in Aula in merito ai
risultati del Vertice europeo di Bruxelles dell'8 e del 9 marzo. Misure per
fronteggiare i cambiamenti climatici, politica energetica, sviluppi della
Strategia di Lisbona e dimensione sociale, nonché relazioni transatlantiche e
situazione in Iraq, sono i principali punti discussi tra i Capi di Stato e di
governo.
Sulla base delle recenti proposte della Commissione, al Vertice è stata
messa a punto la strategia europea per garantire l'approvvigionamento
energetico, assicurando al contempo la protezione dell'ambiente e fronteggiando
i cambiamenti climatici. La cancelleria Merkel ha fissato obbiettivi ambiziosi
e un calendario d'attuazione.
I Capi di Stato e di governo hanno affrontato anche il tema della rinnovata
Strategia di Lisbona. Si tratterà, più in particolare, di approfittare dei
recenti sviluppi positivi per proseguire le riforme tese ad ammodernare
l'Europa e le sue imprese, rendendole capaci di affrontare le sfide che le
aspettano. Al contempo dovranno essere decise delle misure per favorire
l'occupazione e rafforzare la dimensione sociale. Sarà anche affrontata la
questione del miglioramento della legislazione.
All'inizio della cena, la Cancelliera ha illustrato ai Capi di Stato e di
governo le sue idee in merito alla struttura e ai contenuti della dichiarazione
che dovrà essere adottata a Berlino in occasione delle celebrazioni per la
firma dei Trattati di Roma. Il Presidente del Parlamento è stato invitato dalla
Cancelliera a contribuire al dibattito.
I leader europei hanno tenuto poi una discussione approfondita sulle
relazioni transatlantiche in vista del prossimo Vertice UE/USA del 30 aprile.
La Cancelliera ne ha approfittato per illustrare e spiegare ai colleghi la sua
iniziativa riguardo alla partnership transatlantica.
Parallelamente i Ministri degli Esteri hanno discusso della situazione in
Iraq, in Somalia e in Libano. Mentre quelli delle Finanze hanno trattato le
questioni finanziarie legate alla politica energetica e alla ricerca.
Nel dibattito è
intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, si è trattato di un Consiglio europeo positivo,
perché è entrato nel vivo dei problemi che interessano i cittadini. Nell'era
della globalizzazione i popoli hanno sempre più bisogno di un'Europa che dia
soddisfazione alle domande alle quali gli Stati nazionali non sono più in grado
di rispondere.
Solo l'Unione infatti può affrontare i grandi temi
del cambiamento climatico, della lotta al terrorismo e alla criminalità
organizzata, dell'immigrazione, della libertà energetica, compreso il rilancio
del nucleare, della disoccupazione, del confronto con le nuove grandi potenze
economiche e commerciali dell'Asia orientale, per non parlare della pace
nell'area del Mediterraneo e nel Medio Oriente. Ecco perché abbiamo bisogno di
un nuovo Trattato costituzionale che stabilisca competenze e capacità di
azione.
Condivido perciò, signor Presidente, la proposta
di dar vita ad un testo che conservi la sostanza e recepisca i valori di quello
firmato a Roma e poi bocciato in Francia e in Olanda. Un testo che faccia
riferimento alle radici giudaico-cristiane dalle quali attinge nutrimento
l'azione dell'Unione a favore della centralità dei diritti della persona e del
cittadino.
Signor Presidente del Consiglio, desidero
formulare una proposta concreta alla Presidenza tedesca, appellandomi ad essa
con convinzione, affinché gli Stati membri, insieme al Parlamento e alla
Commissione, diano vita nei prossimi mesi ad una grande campagna di
comunicazione mediatica tesa a far conoscere ai cittadini cos'è veramente
l'Unione europea, per far capire che l'Unione non è la costosa ed opprimente
burocrazia di Bruxelles bensì, com'è emerso durante il vertice dell'8-9 marzo,
un'istituzione che rappresenta la certezza di un futuro migliore per mezzo
miliardo di persone."
DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE SULLA GIORNATA EUROPEA
DELLE VITTIME DEL TERRORISMO
Sottolineando che l'11
marzo scorso ha segnato il terzo anniversario degli attentati che hanno
provocato 192 morti a Madrid, il Presidente HANS GERT PÖTTERING ha
voluto ricordare tutte le vittime del terrorismo ed esprimere la solidarietà,
personale e di tutto il Parlamento, ai loro familiari. Nel citare anche gli attentati
di Londra del luglio 2005, il Presidente ha quindi evidenziato che sono ancora
troppe le vittime del fanatismo, che costituisce anche un attacco alla
democrazia e ai valori fondamentali dell'UE.
Nel definire il terrorismo un «crimine che non è tollerabile
in nessuna circostanza», il Presidente ha chiesto che l'UE e la Comunità
internazionale agiscano con determinazione contro tali atti che non hanno
«nessuna giustificazione». Occorre quindi, ha aggiunto, che l'Europa resti
unita in questa lotta e adotti una politica coerente, anche perché le
cooperazioni rafforzate non bastano più. Sottolineando che Guantanamo non è
compatibile con l'ordinamento dell'UE, ha pertanto affermato che la lotta al
terrorismo deve essere condotta nel rispetto dei valori europei.
Il Presidente ha infine ricordato che, il 5 marzo scorso,
è stato rapito il giornalista italiano di Repubblica
Daniele Mastrogiacomo che, inviato in Afghanistan, «non faceva altro che
esercitare la sua professione». Esprimendo la solidarietà del Parlamento alla
famiglia del giornalista e al giornale, ha quindi chiesto il suo immediato
rilascio, così come quello della cittadina tedesca rapita in Iraq in febbraio.
L'Aula ha quindi osservato un minuto di silenzio in
memoria di tutte le vittime del terrorismo.
AMMONITO IL DEPUTATO GIERTYCH PER IL SUO OPUSCOLO
Il Presidente del Parlamento europeo ha informato l'Aula che il deputato
polacco "non iscritto" Maciej Giertych sarà ammonito a seguito della
pubblicazione di un opuscolo "Civiltà in guerra in Europa".
«In questa occasione sono profondamente dispiaciuto
nel constatare che, obiettivamente, si è avuta una seria violazione dei diritti
fondamentali, in particolare della dignità degli esseri umani, cui la nostra
istituzione aderisce pienamente» ha dichiarato HANS-GERT PÖTTERING aprendo
la seduta. Rivolgendosi a Maciej Giertych
(NI, PL), lo ha quindi informato che, sulla base dell'articolo 147 del
Regolamento del Parlamento europeo, gli sarà inflitta un'ammonizione. L'Aula e
gli organi politici pertinenti saranno debitamente informati non appena tale
sanzione verrà notificata.
Il Presidente ha quindi ricordato che, nel corso
della sua presidenza intende salvaguardare sia la libertà di espressione e lo
standard di condotta dei deputati, sia l'onore dell'Istituzione. Rammentando
poi la sua dichiarazione del 13 febbraio scorso durante il suo discorso
inaugurale, ha ribadito che «la tolleranza ed il rispetto degli altri sono un
valore europeo importante, al centro delle mie priorità politiche e al quale il
Parlamento europeo è fortemente ancorato». In conclusione il Presidente ha
auspicato che il deputato comprenderà come il Parlamento europeo - che prospera
su un dibattito politico vivace - condanni ogni forma di xenofobia e, in nessun
caso, possa essere associato con le opinioni contenute nella sua pubblicazione.
DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÁ
PARITÀ UOMO-DONNA: LOTTA ALLA VIOLENZA E SALARI UGUALI
Doc. A6-0033/2007
Relatrice AMALIA SARTORI (PPE-DE/IT)
Relazione su una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini
2006-2010
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2007 - Votazione:
13.3.2007
Il Parlamento chiede più impegno nel garantire l'uguaglianza di genere e
tolleranza zero nei confronti della violenza contro le donne, incluse le
mutilazioni genitali, la poligamia e l'imposizione del burqa. Sollecita anche
misure per favorire l'accesso al lavoro, colmare il divario retributivo
rispetto agli uomini e promuovere l'imprenditoria femminile. Per conciliare
vita privata e professionale suggerisce l'istituzione del congedo di paternità,
ponendone il costo a carico della collettività.
L'uguaglianza tra donne e uomini «è un diritto e un
principio fondamentale dell'UE» ma, nonostante i significativi progressi
realizzati, «continuano a sussistere molte disuguaglianze fra donne e uomini».
E' quanto afferma il Parlamento con la relazione di AMALIA SARTORI (PPE/DE, IT) sulla comunicazione della Commissione
in merito alla tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010.
Inoltre, riconosce il doppio approccio per la promozione della parità tra i
generi, basato sull’integrazione della dimensione di genere in tutte le
politiche e sulla contemporanea applicazione di specifici provvedimenti in tal
senso.
Tolleranza zero contro la violenza sulle donne
La violenza contro le donne «è la più diffusa
violazione dei diritti dell'uomo, senza limiti geografici, economici o
sociali». Inoltre, nonostante gli sforzi messi in opera a livello nazionale,
comunitario ed internazionale, «il numero di donne vittime di violenze è
allarmante». Il Parlamento chiede pertanto alla Commissione di presentare una proposta di direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne
e sollecita un miglior coordinamento
e un rafforzamento delle misure europee e nazionali per la protezione giuridica
della donna e dei bambini.
Più in particolare, chiedono una «tolleranza zero»
in caso di riduzione in schiavitù delle donne o nei casi di crimini commessi in
nome dell’onore o della tradizione, di violenza, di traffico degli essere umani,
di mutilazioni genitali femminili, di matrimoni forzati, di poligamia nonché di
atti di privazione dell'identità (ad esempio l'imposizione del burqa, del niqab
o di maschere). Gli Stati membri, d'altra parte, sono invitati a introdurre la
registrazione obbligatoria degli atti di mutilazione
genitale femminile effettuati da personale sanitario e a ritirare la
licenza dei medici che li praticano. Rilevando poi la necessità di raccogliere
al più presto dati confrontabili e affidabili sul traffico di esseri umani,
ritengono utile effettuare uno studio sulla correlazione causale tra la legislazione sulla prostituzione ed il
traffico ai fini dello sfruttamento sessuale e la diffusione delle migliori
prassi, «comprese le azioni adottate in materia di domanda».
Pari salario per pari lavoro
Il Parlamento chiede agli Stati membri di integrare
o rafforzare i propri piani nazionali per l'occupazione e l'integrazione
sociale al fine di inserirvi misure volte a favorire l'accesso delle donne al mercato del lavoro «in situazione
di pari dignità e di pari retribuzione per pari lavoro». I deputati, infatti,
deplorano che il divario retributivo
tra i sessi ammonti tuttora al 15%, a vantaggio degli uomini. Sollecitano
pertanto la Commissione a rivedere in via prioritaria la direttiva (75/117/CEE)
che tratta questo aspetto e, in particolare, gli elementi attinenti agli
ispettorati del lavoro e ai mezzi di ricorso disponibili in caso di
discriminazioni. La invitano inoltre a garantire che tale direttiva «non
comporti discriminazioni per le donne che si sono dedicate ai figli e hanno
quindi una scarsa esperienza lavorativa».
Occorre, inoltre, promuovere l'imprenditoria femminile e, a tal fine, gli Stati membri sono
invitati ad applicare strategie concrete e misure di agevolazione dell'accesso
delle imprenditrici al credito e ai servizi bancari, soprattutto per quanto
riguarda i microfinanziamenti e le misure a sostegno delle reti di
imprenditrici. Dovrebbero poi nominare un responsabile nazionale per
l'uguaglianza di genere nell'ambito dell'attuazione della Strategia di Lisbona,
con il compito di partecipare all'elaborazione e alla revisione dei rispettivi
piani nazionali nonché al monitoraggio della loro attuazione, al fine di
favorire l'integrazione della dimensione di genere, segnatamente nel bilancio.
Il Parlamento, inoltre, chiede che a livello UE siano avviati progetti pilota
sull'integrazione della dimensione di genere nel bilancio generale e dei
programmi comunitari, in particolare nei Fondi Strutturali, e nei programmi relativi
alla ricerca, ai consumatori e alla sanità pubblica.
Politiche per conciliare vita familiare e professionale
Il Parlamento chiede alla Commissione, in
collaborazione con gli Stati membri e le sue parti sociali, di incoraggiare la
creazione di politiche di conciliazione fra vita familiare e vita
professionale. Tra le misure ipotizzabili, i deputati chiedono che il costo della maternità e della paternità
sia a carico della collettività, «al fine di sradicare comportamenti
discriminatori in seno alle imprese e di contribuire al rilancio demografico»,
nonché di agevolare l’occupazione femminile. Ma ritengono anche necessario
rendere più accessibili e flessibili i servizi
di assistenza destinati a persone non autosufficienti (bambini, persone con
disabilità o malattie croniche e anziani), tra cui strutture aperte anche di
notte.
Per incoraggiare attivamente i padri e i conviventi
maschi ad avvalersi delle opzioni di orario flessibile e ad assumere la
responsabilità dei compiti domestici e di quelli connessi alla famiglia, i
deputati suggeriscono di istituire una prima forma di congedo di paternità e di avviare «l'attesa revisione» della
direttiva (96/34/CE) sul congedo parentale. Sollecitano inoltre la definizione
di sistemi alternativi per assicurare la copertura
pensionistica delle donne.
Posti di responsabilità alle donne e lotta agli
stereotipi
Il Parlamento chiede alla Commissione di promuovere
la diffusione e l'adozione di buone prassi tese a favorire la partecipazione delle donne ai processi
decisionali. Gli Stati membri dovrebbero inoltre individuare e perseguire
obiettivi e termini chiari per l'aumento della partecipazione delle donne a
tutte le forme di presa di decisioni e il potenziamento della loro
rappresentanza nella vita politica. Per i deputati, poi, è importante
promuovere la partecipazione delle donne nelle carriere scientifiche e nella ricerca, anche attraverso la
previsione di soluzioni contrattuali, come borse di studio o lavoro part-time,
per favorire la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa.
D'altra parte, il Parlamento sottolinea che
dovrebbe essere promossa la diffusione di esempi positivi sia del ruolo delle donne nella società sia dei successi da esse
ottenuti in tutti i settori. Ritenendo che ciò rappresenti uno strumento
efficace per la lotta agli stereotipi
negativi che devono affrontare le donne, i deputati chiedono alla Commissione
di incoraggiare iniziative mirate a sensibilizzare i media attraverso, ad
esempio, l'istituzione di tavoli di consultazione permanenti con gli operatori
del settore.
Anche gli Stati membri sono incoraggiati a adottare
misure per eliminare gli stereotipi di genere, in particolare sul mercato del
lavoro, e a promuovere la presenza degli uomini in settori e posizioni occupate
prevalentemente da donne. La Commissione, invece, è esortata a inserire nella
tabella di marcia i diritti dei
transessuali e i problemi da questi affrontati, in linea con le recenti
sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee.
Sostegno all'integrazione delle immigrate
Il Parlamento chiede agli Stati membri e alla
Commissione di adottare iniziative concrete per l'emancipazione e l'integrazione socioeconomica delle donne immigrate.
Si tratta, più in particolare, di fornire un sostegno alla conoscenza della lingua,
dei diritti e doveri che discendono dall'acquis comunitario, dagli accordi
internazionali, dai principi e dalle leggi vigenti nel paese d'accoglienza (tra
cui il divieto di poligamia nell'ambito del ricongiungimento familiare) e dei
valori fondamentali dell'Unione. Occorrerebbe poi mettere a punto dei programmi
di lotta contro la discriminazione nell’accesso al lavoro e sul luogo di
lavoro, sostenere progetti imprenditoriali di donne immigrate «volti a
mantenere e diffondere la ricchezza culturale dei loro paesi d'origine», nonché
creare e favorire «spazi pubblici di partecipazione per le donne immigrate in
cui esse siano rappresentate attivamente».
I diritti delle donne nella politica esterna dell'UE
La relazione considera che il rispetto dei diritti delle
donne è un requisito fondamentale, al pari degli altri diritti umani,
nell'ambito dei negoziati di adesione con i paesi candidati e sottolinea che
deve essere una condizione essenziale delle politiche di vicinato, estera e di sviluppo dell'UE. In tale
contesto invita la Commissione e gli Stati membri, nel quadro dei loro
programmi di sviluppo, ad esaminare metodi preventivi per la lotta contro la
violenza sessuale e la tratta di esseri umani in vista del loro sfruttamento
sessuale, per scoraggiare la violenza nei confronti delle donne e per garantire
assistenza medica, sociale, legale e psicologica sia alle donne sfollate a
seguito di conflitti che alle altre migranti.
I deputati, inoltre, chiedono alla Commissione di
prendere misure per garantire alle donne i diritti alla salute, compresa la
salute sessuale e riproduttiva e ribadiscono che è essenziale, in particolare
per la lotta contro l'HIV/AIDS,
«ampliare l'accesso alle informazioni relative alla salute sessuale e
riproduttiva e ai servizi sanitari». Sollecitano poi «sforzi più incisivi» per
proteggere le giovani donne da ogni forma di violenza (compresi lo stupro, lo
sfruttamento sessuale e l'arruolamento forzato nelle forze armate), nonché per
incoraggiare politiche e programmi intesi a promuovere la tutela dei diritti delle ragazze nelle situazioni di conflitto e
post-conflitto. Nelle politiche a favore dell'Africa e nelle strategie di
sviluppo nazionali dei paesi africani, infine, dovrebbe essere promossa la
ratifica e l'attuazione del Protocollo di Maputo che prevede la condanna e la
proibizione di tutte le forme di mutilazioni genitali.
Data l'importanza del
tema e la qualità della relazione si riporta l'intervento di presentazione
della stessa pronunciato dalla relatrice
AMALIA SARTORI (PPE/DE-I) Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza
Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
particolarmente soddisfatta che questa sera possiamo affrontare il dibattito
conclusivo sulla tabella di marcia per l'uguaglianza di genere, che ha visto la
commissione per i diritti della donna impegnata, in questi ultimi mesi, ad
analizzare un documento di grande interesse consegnatoci dalla Commissione. E'
stato rilevante il fatto che il lavoro legato alla tabella di marcia sia stato
portato avanti anche dal Commissario Šplida, anche perché questo è uno di quei
temi che non sono mai superati una volta per tutte.
Nell'approfondire ancora una volta e
nell'analizzare tutte le tematiche che ci sono state sottoposte, abbiamo avuto
la possibilità di portare la nostra attenzione soprattutto su alcune questioni
fondamentali. Siamo partiti dal principio alla base di tutto il nostro
comportamento, secondo cui la promozione dei diritti della persona deve essere
privilegiata in tutte le politiche e quindi, per naturale conseguenza, deve
esserci una tolleranza zero a livello europeo.
In questa tabella di marcia, noi siamo partiti
stabilendo soprattutto che la promozione dei diritti della persona sta alla
base…
(L'oratrice è
interrotta dalla Presidente)
Riprendo. Il nostro punto di partenza è stato
quello della promozione dei diritti della persona e, come naturale conseguenza,
arriviamo alla conclusione che, mettendo al centro la promozione dei diritti,
dobbiamo anche stabilire una tolleranza zero nei confronti del mancato rispetto
di tali diritti.
Purtroppo sappiamo che il tema della violenza si
applica a tutt'oggi all'Europa, in modo importante e significativo: dai dati a
nostra disposizione si evince infatti che una donna su tre subisce violenza
nell'arco della sua vita. Sappiamo anche che il 52 per cento della popolazione
europea è composto da donne, il che ci porta a ritenere che ancora oggi, nella
nostra Europa, ci sia una percentuale elevatissima di persone che subiscono
violenza nell'arco della loro vita. Su questo aspetto si chiede un'attenzione
particolare da parte dell'Unione.
L'altro punto che abbiamo preso in considerazione
è stato il tema della povertà. Anche in questo caso, moltissime relazioni,
anche precedenti, mettono in evidenza come il rischio povertà colpisca
soprattutto le donne, tenendo conto che l'85 per cento delle famiglie
monoparentali hanno come capofamiglia una donna e che questa mediamente è
considerata come la condizione nella quale è più facile avvicinarsi al livello
di povertà. Anche rispetto a ciò, si è ritenuto che una delle azioni principali
che possiamo portare avanti a livello di Unione europea consista nel potenziare
tutte quelle politiche in grado di garantire alle donne un'indipendenza
economica, vale a dire le politiche che facilitano l'accesso al mondo del
lavoro.
Resta a tutt'oggi importante - certamente con
situazioni variabili da paese a paese - la differenza di occupazione fra uomini
e donne. Quando le donne sono occupate, si è rilevato che mediamente le donne
percepiscono, a parità di lavoro, una retribuzione inferiore del 15 per cento
rispetto agli uomini. Pertanto, anche rispetto a questa realtà, si chiedono
delle politiche e una vigilanza perché tutto ciò non accada più.
La terza questione, anch'essa consequenziale, che è
stata presa in considerazione è stata l'esigenza di conciliare la vita
familiare con la vita lavorativa. Quindi, per rendere possibile la
conciliazione tra la vita familiare e la vita lavorativa, è stata evidenziata
una serie di politiche che potrebbero - da un lato a livello europeo, ma anche
con indirizzi da dare agli Stati membri - apportare un enorme contributo in
questo campo, toccando il tema dei costi della maternità e della paternità, che
debbono essere a carico dell'intera collettività, in un'Europa dove nascono
sempre meno bambini, per arrivare al tema storico, ma ancora irrisolto, della
necessità di avere maggiori servizi, più accessibili, più flessibili e
destinati non soltanto alla custodia dei bambini, ma anche dei disabili, degli
ammalati gravi e degli anziani.
Per fare questo riteniamo indispensabile integrare
la politica di genere nel bilancio dell'Unione e nei programmi comunitari, come
i Fondi strutturali, il Settimo programma quadro e quant'altro, portando avanti
anche delle politiche rivolte verso l'esterno, ritenendo che tutte le politiche
di adesione ma anche la politica di vicinato, la politica estera e di sviluppo
non possano prescindere da quelle per il rispetto dei diritti della donna, e
affrontando da ultimo, ma non perché meno importanti, tutti i problemi legati
all'immigrazione, rispetto ai quali - dai casi di riduzione in schiavitù, a
quelli della poligamia e delle mutilazioni dei genitali - ci deve essere, da
parte dell'Unione, un rigore che, come dicevo all'inizio, deve arrivare alla
tolleranza zero."
POLITICA SOCIALE
I SERVIZI SOCIALI
D'INTERESSE GENERALE NON SONO UN ONERE
Doc.
A6-0057/2007
Relazione sui servizi sociali di interesse generale nell'Unione europea
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2007 -
Votazione: 14.3.2007
Nell'evidenziare il ruolo fondamentale dei servizi sociali d'interesse
generale, il Parlamento chiede di chiarire il quadro giuridico ad essi
applicabile e una loro migliore definizione. Le norme su concorrenza e aiuti pubblici
devono poi essere compatibili con gli obblighi di servizio pubblico.
Sollecitando partenariati pubblico-privati, i deputati chiedono ai governi di
garantire la copertura finanziaria in caso di trasferimento di competenze a
favore dei poteri locali.
Adottando la relazione, il Parlamento afferma
anzitutto che i servizi sociali di interesse generale (SSIG) «costituiscono uno
dei pilastri fondamentali su cui si basa il modello sociale europeo, uno degli
elementi essenziali per realizzare la pace sociale e la coesione economica,
sociale e territoriale dell'Unione europea, nonché uno degli strumenti per
conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona». Per i deputati, inoltre,
i SSIG «non possono essere ritenuti un onere per i poteri pubblici», perché sono
invece all'origine «di esternalizzazioni positive in termini di crescita
economica, prosperità, occupazione e coesione sociale».
Una definizione chiara di servizio sociale di interesse generale
Ciò premesso, i deputati accolgono con favore la
comunicazione della Commissione sui SSIG, ma ritengono che essa non fornisca i
chiarimenti necessari sulla classificazione e sulla definizione dei SSIG e
procrastini la decisione sul quadro giuridico da applicare loro. Il Parlamento
nota infatti che, attualmente, vi è una certa «ambiguità concettuale» in merito
a determinate definizioni, per esempio "servizio pubblico",
"servizio di interesse generale", "servizio di interesse
economico generale", "servizio sociale di interesse generale", e
che tale ambiguità «persiste anche in recenti atti comunitari e ciò concorre
all'incertezza giuridica rilevata nel settore». Inoltre, rileva che la mancanza
di regolamentazione in materia ha dato luogo a una vasta interpretazione
giurisprudenziale, «non sempre coerente».
I deputati ritengono quindi urgente e
indispensabile disporre di un chiarimento dei concetti in causa e del contesto
giuridico in cui operano i SSIG, in particolare un chiarimento del principio di
interesse generale e delle norme in materia di concorrenza e di aiuti pubblici.
Anche perché, tutti i settori interessati chiedono un quadro operativo chiaro
che limiti al minimo l'esigenza di un'interpretazione giurisprudenziale al fine
di conseguire la massima certezza giuridica.
Riconoscere il carattere specifico dei SSIG
Il Parlamento riafferma il proprio impegno per SSIG
«moderni e di qualità, incentrati sui valori di parità, di solidarietà, di
legalità e di rispetto della dignità umana, nonché sui principi di
accessibilità, di servizio universale, di efficacia, di gestione parsimoniosa
delle risorse, di continuità, di prossimità all'utente e di trasparenza».
Compiacendosi poi del riconoscimento da parte della
Commissione del carattere specifico dei principali elementi che definiscono i
SSIG, ritiene tuttavia sbagliato un approccio sui SSIG che contrapponga tra
loro da un lato le norme attinenti alla concorrenza, agli aiuti pubblici e al
mercato e, dall'altro, i concetti di servizio pubblico di interesse generale e
di coesione sociale. A suo parere occorre invece conciliare tali aspetti
«promuovendo una sinergia positiva tra gli elementi economici e sociali».
Afferma però che, nel caso dei SSIG, le norme in materia di concorrenza, di
aiuti pubblici e di mercato interno devono essere compatibili con gli obblighi
di servizio pubblico e non il contrario.
D'altra parte, il Parlamento osserva «con
preoccupazione» i recenti tentativi di applicare a taluni SSIG una
regolamentazione e principi propri dei servizi e dei servizi di interesse
economico generale, senza tenere in conto di elementi e principi che
distinguono i SSIG dagli altri servizi. Accoglie quindi con favore l'intenzione
della Commissione di proseguire in modo più approfondito il processo di
consultazione nonché di precisare l'applicazione di talune norme comunitarie ai
servizi sociali, ritenendo che tale processo vada completato entro la metà
2007. Allora la Commissione dovrà deliberare una decisione sul seguito da dare
al processo e individuare l'approccio più proficuo, «compreso l'esame
dell'opportunità e della legittimità di una proposta legislativa specifica per
il settore».
Formazione adeguata e partenariati pubblico-privati
Nell'invitare la Commissione e gli Stati membri a
proteggere e promuovere le molteplici modalità occupazionali esistenti nel
settore dei SSIG, la flessibilità dell'articolazione dell'orario di lavoro, il
lavoro a orario ridotto e il ricorso al volontariato, il Parlamento chiede
anche lo sviluppo di azioni di formazione professionale. Queste dovrebbero
essere orientate all'adattamento alle circostanze e alla capacità di superarle,
per conseguire come effetto una migliore qualità della prestazione e migliori
condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori del settore
Esortando poi la Commissione e gli Stati membri a
rispettare la diversità sia delle modalità di organizzazione e di gestione dei
SSIG sia delle risorse e dei metodi di finanziamento di detti servizi,
sollecita anche la creazione di partenariati pubblico-privati per la loro
fornitura, allo scopo di provvedere all'interesse generale e a prestazioni
efficaci e di qualità. In proposito, pur ritenendo che le diverse autorità
pubbliche competenti degli Stati membri siano libere di decidere come erogare
le prestazioni dei SSIG (mutue, organizzazioni sociali o imprese private),
precisa che l'autorità pubblica «deve poter verificare in ogni momento se il
prestatore dei servizi rispetta i principi e i valori propri dei SSIG e se la
prestazione avviene in conformità delle norme prestabilite dalle pubbliche
autorità».
Il Parlamento plaude inoltre al fatto che, nel
quadro della loro responsabilità sociale, le imprese partecipino al
finanziamento, al sostegno e alla prestazione di SSIG e, al riguardo, invita la
Commissione e gli Stati membri a coinvolgere maggiormente le parti sociali
nell'elaborazione di tali strategie, in conformità delle consuetudini dei
singoli Stati membri.
Decentramento agli enti locali
I deputati osservano infine che, in taluni Stati
membri, il decentramento dei poteri a favore delle autorità regionali o locali
per la prestazione di SSIG «non è stato accompagnato da una dotazione di
bilancio sufficiente per consentire un livello quantitativo e qualitativo
ottimale della prestazione di detti servizi». Per tale ragione sollecitano gli
Stati membri a fare in modo che ogni trasferimento di competenze a favore dei
poteri regionali o locali per la prestazione di SSIG «sia integrato da
un'adeguata dotazione finanziaria».
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
-
Doc.
B6-0098/2007- Risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2007 sull'azione della
Comunità relativa alla prestazione transfrontaliera di servizi di assistenza
sanitaria
Il Parlamento ritiene necessario creare
un quadro giuridico per la prestazione transfrontaliera di servizi di
assistenza sanitaria. Chiede inoltre di garantire la certezza giuridica in
merito al rimborso delle spese mediche sostenute all'estero e reputa necessario
creare un meccanismo di ricorso per i casi di malasanità transfrontaliera.
Sottolinea infine che occorre definire una Carta comune dei diritti dei
pazienti e assicurare a questi ultimi l'informazione circa i loro diritti ed obblighi.
POLITICA DELL'OCCUPAZIONE
PROMUOVERE LA
RESPONSABILITÀ SOCIALE DELLE IMPRESE
Doc. A6-0471/2006
Relazione sulla responsabilità sociale delle imprese: un nuovo partenariato
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2007 - Votazione:
13.3.2007
Il Parlamento sollecita maggiore impegno nel campo della responsabilità
sociale delle imprese (RSI). Pur non chiedendo una normativa vincolante, i
deputati sottolineano i limiti di un approccio esclusivamente volontario e
chiedono di promuovere la partecipazione delle piccole e medie imprese alla
RSI. Nel chiedere un meccanismo di difesa per le vittime di illeciti da parte
delle imprese, raccomandano anche di rafforzare le responsabilità dei dirigenti
delle aziende con più di 1.000 dipendenti.
Adottando la relazione, il Parlamento si dice
convinto che il potenziamento delle responsabilità sociale e ambientale delle
imprese, collegato al principio della responsabilità imprenditoriale,
«rappresenta un elemento essenziale del modello sociale europeo e della
strategia europea per lo sviluppo sostenibile» ed è «la risposta alle sfide
sociali della globalizzazione economica». Apprezza quindi la comunicazione della
Commissione che imprime nuovo slancio al dibattito sulla responsabilità sociale
delle imprese, anche se esprime qualche perplessità quanto alla trasparenza e
all'equilibrio della consultazione svolta prima della pubblicazione.
Il Parlamento, inoltre, riconosce anzitutto la definizione formulata dalla
Commissione secondo cui la “responsabilità sociale delle imprese” (RSI)
consiste nell'integrazione volontaria di considerazioni ambientali e sociali
nelle operazioni di impresa, al di là delle prescrizioni legali e degli
obblighi contrattuali. D'altra parte, osservando che tra i diversi gruppi
interessati rimane aperto il dibattito su una definizione appropriata della
RSI, ritiene che attualmente è possibile che talune imprese pretendano di
sostenere la responsabilità sociale, mentre nel contempo «violano leggi locali
o internazionali».
Ma i deputati precisano comunque che le politiche
in materia di RSI dovrebbero essere portate avanti valutando i pro e i contro,
«non in sostituzione di una regolamentazione appropriata in altri campi, né
come un approccio subdolo all'introduzione di tale legislazione». Nel riconoscere peraltro che molte imprese
effettuano già un intenso e crescente sforzo per ottemperare alla propria
responsabilità sociale, il Parlamento rileva infatti che un metodo universale
che cerchi di imporre alle imprese un unico modello di comportamento «sia
inopportuno e non porterà ad una loro adesione significativa alla RSI».
D'altra parte, il Parlamento osserva che la varietà
di iniziative volontarie in materia
«rappresenti un ostacolo per molte imprese che adottano politiche sulla RSI,
nonché «un disincentivo per le imprese a perseguire azioni più credibili o
politiche più ambiziose». Anche se riconosce che tale varietà fornisce alle
imprese «ulteriore ispirazione». La credibilità delle iniziative volontarie in
materia di RSI, per il Parlamento, continua inoltre a dipendere «dall'impegno a
incorporare le norme e i principi vigenti e concordati a livello internazionale
e da un approccio pluralistico», nonché dall'attuazione di un monitoraggio e di
una verifica indipendenti. La Commissione è quindi invitata a divulgare le
buone prassi, risultato di iniziative volontarie in materia di RSI, prendendo
in considerazione la creazione di una
lista di criteri che le imprese devono rispettare se attuano responsabilità
sociale.
Secondo i deputati, peraltro, è giunta l'ora in cui
l'accento sia spostato dai "processi" ai "risultati", «con
un conseguente contributo misurabile e trasparente da parte delle imprese alla lotta
contro l'esclusione sociale e il degrado ambientale in Europa e nel mondo».
Occorre poi porre l'accento sullo sviluppo della società civile, e in
particolare sulla consapevolezza dei
consumatori circa una produzione responsabile, in modo da promuovere la
responsabilità sociale. La RSI deve inoltre affrontare nuovi ambiti come l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita,
l'organizzazione del lavoro, le pari opportunità, l'inclusione sociale, lo
sviluppo sostenibile e l'etica, così da fungere da strumento supplementare per
la gestione del cambiamento industriale e delle ristrutturazioni.
Per i deputati un approccio «serio» alle RSI da
parte delle imprese può contribuire ad aumentare l’occupazione, a migliorare le
condizioni di lavoro, a garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e a
promuovere la ricerca e lo sviluppo di innovazioni tecnologiche. Per tale
ragione apprezzano l'obiettivo della Comunicazione di legare la RSI agli
obiettivi economici, sociali e ambientali dell'agenda di Lisbona. Sostengono,
inoltre, il principio della "competitività
responsabile" quale parte integrante del programma della Commissione a
favore dell'innovazione e della competitività.
Riconoscono poi che la RSI «è un motore importante
per le imprese» e chiedono l'integrazione di politiche sociali (come il
rispetto per i diritti dei lavoratori, una politica salariale equa, il rifiuto
della discriminazione, la formazione permanente, ecc.) e questioni ambientali
incentrate sulla promozione dello sviluppo sostenibile. Lo scopo dovrebbe
essere di sostenere sia nuovi prodotti e
processi attraverso le politiche dell'UE in materia di innovazione e scambi
commerciali sia l'elaborazione di strategie settoriali, subregionali e urbane
per la competitività.
Il Parlamento, d'altra parte, rileva la
contraddizione tra le strategie competitive per l'approvvigionamento delle
imprese che mirano a migliorare costantemente flessibilità e costi e gli
impegni volontari a livello di RSI, volti ad evitare lo sfruttamento nei
rapporti di lavoro e a promuovere relazioni stabili con i fornitori. Suggerisce
poi che le valutazioni e il controllo delle imprese europee riconosciute
responsabili «si estendano anche alle loro attività e a quelle dei loro
sub-contraenti al di fuori dell’Unione europea». La Commissione è anche
sollecitata a far sì che le imprese
transnazionali con sede nell'UE e dotate di impianti di produzione in paesi
terzi rispettino e promuovano attivamente i patti sociali e ambientali nonché
gli accordi internazionali.
Nel riconoscere poi gli attuali limiti del settore
della RSI in relazione alla misurazione del comportamento imprenditoriale e
della revisione e certificazione sociale delle imprese, i deputati raccomandano
alla Commissione di rafforzare le responsabilità dei dirigenti delle aziende
con più di 1.000 dipendenti, al fine di includere l'impegno per i dirigenti
stessi di minimizzare l'eventuale impatto dannoso, dal punto di vista sociale
ed ambientale, delle attività d'impresa. Ribadiscono inoltre il sostegno al
programma di ecogestione e audit dell'UE, in particolare il relativo obbligo di verifica esterna nonché
l'obbligo per gli Stati membri di promuovere il programma e ritengono che vi
siano spazi per sviluppare programmi analoghi in materia di tutela dei diritti
del lavoro, sociali e umani.
D'altra parte, la Commissione dovrebbe promuovere
la partecipazione delle piccole e medie
imprese alla RSI, in collaborazione con organismi intermediari, che offrono
un sostegno specifico alla partecipazione di cooperative/imprese dell'economia
sociale, attraverso le loro associazioni specifiche. Dovrebbe inoltre condurre
un approfondito studio a livello europeo sulle varie modalità con cui le PMI
possono partecipare alla RSI e sugli incentivi esistenti ai fini dell’adozione
di principi RSI su base volontaria individuale.
Il Parlamento chiede inoltre alla Commissione di
attuare un meccanismo che consenta alle vittime, compresi i cittadini di paesi
terzi, di ottenere giustizia contro
imprese europee dinanzi ai tribunali nazionali degli Stati membri. In
proposito, apprezza il sostegno finanziario diretto della Commissione alle
iniziative in materia di RSI, in particolare per assistere le vittime
potenziali in caso di presunti illeciti, «compresi gli omicidi colposi
provocati da imprese». Incoraggia inoltre la Commissione a sviluppare, in
particolare, meccanismi atti a garantire che le comunità danneggiate dalle
imprese europee abbiano diritto a un processo equo e accessibile. Raccomanda
poi che sia presa in considerazione la nomina di un ombudsman dell'UE per la RSI che svolga indagini indipendenti su
questioni relative alla RSI su richiesta di imprese o di qualsiasi gruppo di
soggetti interessati.
Il Parlamento, inoltre, sostiene il codice di buona
pratica dell'Alleanza internazionale per l'accreditamento e l'etichettatura
sociale e ambientale «quale esempio saliente della promozione tra le attuali
iniziative di etichettatura, in
alternativa alla creazione di nuove etichette sociali a livello nazionale ed
europeo». Tuttavia, accogliendo un emendamento del PSE e del PPE/DE, ha
soppresso il paragrafo che invitava l'UE a adottare uno standard europeo per
l'etichettatura dei prodotti in merito all'osservanza dei diritti umani e dei
diritti fondamentali dei lavoratori. Attira infatti l'attenzione sui costi
considerevoli registrati dalle imprese per adeguarsi ai diversi e numerosi
requisiti e disposizioni nazionali e sottolinea che la definizione di
meccanismi di controllo volti alla supervisione dell'etichettatura sociale è
onerosa, segnatamente per i piccoli paesi.
Nel compiacersi della tendenza emersa negli ultimi
anni che vede grandi imprese pubblicare volontariamente relazioni sugli aspetti sociali e ambientali, i deputati rilevano
tuttavia che il numero di tali relazioni «è ormai statico», mentre «solo una
minoranza applica standard e principi accettati a livello internazionale e
riferisce in merito all'intera catena di approvvigionamento dell'impresa o
ricorre a monitoraggi e verifiche indipendenti». Ricordano quindi alla
Commissione l'invito del Parlamento a presentare una proposta volta a
introdurre requisiti in materia di informazioni sociali e ambientali nella
direttiva sui conti annuali di taluni tipi di società. Reputano inoltre
importante sensibilizzare maggiormente circa le disposizioni al riguardo nel
quadro della raccomandazione della Commissione del 2001 sulla divulgazione
ambientale, della direttiva del 2003 sulla modernizzazione contabile e della
direttiva del 2003 sui prospetti finanziari. Auspicano quindi una loro
trasposizione «tempestiva» in tutti gli Stati membri e chiedono che vengano
effettuati studi sulla loro effettiva attuazione.
Per i deputati, inoltre, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero compiere maggiori
sforzi a livello nazionale, regionale e locale per avvalersi delle opportunità
offerte dalla revisione delle direttive sugli appalti pubblici del 2004 per sostenere la RSI. Andrebbero quindi
promosse clausole sociali e ambientali tra i potenziali fornitori, riconoscendo
al contempo la necessità di evitare di gravare le piccole e medie imprese di
oneri amministrativi aggiuntivi che potrebbero dissuaderle dal partecipare a
gare d'appalto e per escludere, se necessario, le imprese, anche in caso di
corruzione. La Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la
ricostruzione e lo sviluppo dovrebbero poi applicare severi criteri sociali ed
ambientali a tutti i prestiti e finanziamenti erogati a imprese private.
Ricordano poi che qualsiasi garanzia di credito all'esportazione deve essere
conforme ai criteri ambientali e sociali più rigorosi e non essere utilizzata
per progetti contrari agli obiettivi politici concordati dall'UE.
Nel prendere atto della decisione della Commissione
di istituire un'alleanza europea in
materia di responsabilità sociale delle imprese, la relazione incoraggia
tutte le imprese europee e quelle operanti in Europa ad aderire a tale
iniziativa e a contribuire al rafforzamento dell'alleanza. Infine, il
Parlamento invita gli Stati membri e
la Commissione a sostenere e a promuovere il rispetto delle norme fondamentali
dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) in quanto componente della
responsabilità sociale delle imprese, ovunque esse esercitino le loro attività.
Ritiene poi che la dimensione internazionale della RSI dovrebbe stimolare
l'elaborazione di linee guida atte a promuovere lo sviluppo di politiche
analoghe in tutto il mondo. Incoraggia quindi l'ulteriore sviluppo di iniziative internazionali per la completa trasparenza
delle entrate da parte delle imprese europee in merito alle loro attività nei
paesi terzi, «affinché esse rispettino integralmente i diritti umani nelle loro
operazioni in zone di conflitto e al fine di respingere le attività di lobby,
compresi gli accordi con i paesi ospiti elaborati dalle imprese per compromettere
o evadere gli obblighi regolamentari vigenti in tali paesi».
TRASPORTI
SICUREZZA AEREA
GARANTITA DALL'AGENZIA EUROPEA
Doc.
A6-0023/2007
Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del
Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1592/2002, del 15 luglio 2002,
recante regole comuni nel settore dell'aviazione civile e che istituisce
l'Agenzia europea per la sicurezza aerea
Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito:
13.3.2007 - Votazione: 14.3.2007
Il Parlamento accoglie con favore la proposta di estendere le
responsabilità dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea, ma intende
rafforzarne ulteriormente i poteri conferendole la facoltà di infliggere multe
e sanzioni in caso di non rispetto della normativa UE. Tale idea non è ben
vista dal Consiglio e si annuncia quindi un braccio di ferro tra le due
Istituzioni. I deputati chiedono anche un'adeguata protezione degli informatori
per incoraggiare la comunicazione degli incidenti.
La proposta della Commissione intende estendere
all'Agenzia europea della sicurezza aerea (AESA) la competenza comunitaria in
merito a vari ambiti finora coordinati dalle Autorità aeronautiche comuni (JAA)
in modo non vincolante e spesso non uniforme. Tali ambiti riguardano, in
particolare, le licenze e la certificazione dei piloti, compresi i dispositivi
di addestramento, la regolamentazione delle operazioni di volo e la
certificazione degli operatori - commerciali o no - di potervi ottemperare,
nonché la verifica del rispetto delle norme di sicurezza anche per gli
aeromobili non comunitari. E' anche proposto di conferire maggiori risorse
all'Agenzia europea.
Adottando la relazione in prima lettura della
procedura di codecisione, il Parlamento propone una serie di emendamenti alla
proposta della Commissione volti soprattutto a conferire all'Agenzia un potere
concreto, e non solo teorico, nell'esecuzione dei suoi compiti.
In tale ottica, propone di attribuire all'Agenzia
la facoltà di infliggere multe e
sanzioni finanziarie periodiche qualora le norme di sicurezza non fossero
applicate correttamente. Tali sanzioni, è precisato, non hanno carattere
penale, devono essere dissuasive e proporzionate sia alla gravità del caso sia
alla capacità economica del titolare del certificato, tenendo conto in particolare
della gravità del rischio incorso in termini di sicurezza.
Più in particolare, un emendamento prevede di
conferire all'Agenzia le possibilità di infliggere ammende alle persone fisiche
e imprese alle quali ha rilasciato un certificato e che abbiano violato
deliberatamente o per negligenza le disposizioni del regolamento e le relative
regole di attuazione. L'Agenzia dovrebbe anche poter infliggere penalità di
mora alle persone fisiche e alle imprese alle quali ha rilasciato un
certificato, al fine di obbligarle a rispettare le disposizioni del regolamento
o le relative regole di attuazione.
Un altro emendamento chiede un'adeguata protezione delle fonti di informazioni,
compresi i delatori o gli informatori, al fine di incoraggiare la comunicazione
di incidenti e ridurne il numero. Infine i deputati non accettano la creazione
di un nuovo comitato esecutivo in seno all'Agenzia. A loro parere, infatti,
questo organo non aggiungerebbe nulla all'attuale sistema e non apporterebbe
nessun miglioramento alle procedure.
In attesa del parere del Parlamento, il Consiglio aveva già raggiunto un
accordo di impostazione generale sulla proposta di regolamento, proponendo una
serie di modifiche alla proposta della Commissione che riguardano, in
particolare, i requisiti essenziali per la certificazione degli equipaggi
(piloti) e la sorveglianza degli aeromobili di paesi terzi.
Inoltre, la disposizione che concede privilegi agli
organismi di valutazione per il rilascio di varie approvazioni riconosciute
dalla Comunità, in particolare nel settore della concessione di licenze, è
stata cancellata dalla proposta. Il numero di nuovi compiti di certificazione
assegnati all'Agenzia è stato poi ridotto, limitandoli alla certificazione
degli operatori dei paesi terzi che effettuano operazioni di volo da o per la
Comunità ed alle approvazioni di organismi stabiliti fuori del territorio degli
Stati membri.
Da un primo esame realizzato dal Consiglio in
merito agli emendamenti approvati dalla commissione parlamentare (e ora
confermati dalla Plenaria), risulta che la maggioranza delle delegazioni sono
contrarie alla possibilità per l'Agenzia di infliggere sanzioni e penalità di
mora. Contrarietà era stata espressa anche in merito alla modifica delle
definizioni di "aeromobile complesso" e all'introduzione di una nuova
definizione di "aeromobile leggero" e ad altri emendamenti. Si
annuncia quindi un braccio di ferro tra le due istituzioni nelle prossime tappe
della procedura decisionale.
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
-
Doc.
B6-0077/2007 - Risoluzione sulla conclusione dell'Accordo sui trasporti aerei tra la
Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e gli Stati Uniti
d'America, dall'altro.
Il Parlamento si pronuncia a favore del progetto di
accordo con gli USA in materia di aviazione civile e chiede al Consiglio di
sottoscriverlo. Si rammarica tuttavia che non sia prevista la possibilità per i
vettori europei di effettuare il cabotaggio negli USA e i persistenti limiti
sul controllo di compagnie aeree statunitensi. Sollecita poi il rispetto della
privacy dei passeggeri nello scambio di dati e l'adozione di misure efficaci
per ridurre l'impatto ambientale dell'aviazione.
COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE
DARE NUOVO SLANCIO ALLE
RELAZIONI EUROMEDITERRANEE
Doc. B6-0080, 0084, 0090, 0092, 0094, 0096/2007
Risoluzione comune sulle relazioni euromediterranee
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
14.3.2006 - Votazione: 15.3.2007
Il Parlamento chiede di imprimere un nuovo impulso al partenariato con i
paesi del Mediterraneo e sollecita il rilancio dei negoziati di pace in Medio
Oriente. Auspicando una politica comune sull'immigrazione e il potenziamento di
Frontex, ammonisce contro la stigmatizzazione di culture e religioni nella
lotta al terrorismo. Chiede poi la promozione degli investimenti nella sponda
Sud, anche con la creazione di una Banca euromediterranea di sviluppo, e
l'integrazione dei mercati energetici.
In vista della riunione dell'Assemblea parlamentare
euromediterranea (APEM) che si terrà a Tunisi il 16 e il 17 marzo, il
Parlamento europeo ha adottato una risoluzione comune sulle relazioni tra l'UE
e la sponda Sud del Mediterraneo, sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, UEN,
Verdi/ALE e GUE/NGL. Per i deputati è infatti opportuno rafforzare la dimensione
politica del vicinato verso quell'area e imprimere un nuovo slancio al processo
di partenariato, constatando «che si è ancora lungi dall'aver raggiunto gli
obiettivi con i quali questa politica era stata lanciata». Invitano quindi
tutti i partner a rilanciare e aggiornare gli obiettivi strategici e politici
del processo di Barcellona, comprese la creazione di reti di cooperazione e la
promozione dell'integrazione regionale Nord-Sud e Sud-Sud.
In proposito, il Parlamento sottolinea la necessità
di rilanciare l'Assemblea parlamentare euromediterranea «quale contesto
democratico dell'azione parlamentare». Ritiene quindi che l'APEM «debba essere
dotata dei mezzi e delle strutture amministrative necessari per garantirne la
visibilità e assicurarne il buon funzionamento» e chiede al Consiglio di
riservare all'APEM «un ruolo attivo tra gli invitati alle riunioni e alle
conferenze ministeriali EUROMED».
Processo di pace in Medio Oriente
Nel ribadire la necessità di rilanciare il processo
di pace in Medio Oriente tenendo conto della gravità della situazione sul piano
politico ed umanitario, il Parlamento considera che il rilancio dei negoziati
basati sulla tabella di marcia «non sarà sufficiente se non si tiene conto di
altre proposte». Appoggia quindi l'idea di una conferenza internazionale che
consenta «un regolamento regionale e definitivo del conflitto».
I deputati, inoltre, affermano nuovamente che, a
loro parere, il conflitto in Medio Oriente si potrà risolvere soltanto
attraverso la negoziazione di un accordo di pace stabile e definitivo, quale
previsto dalla tabella di marcia. Vale a dire un accordo senza condizioni
preliminari e basato sull'esistenza di due Stati democratici, sovrani e vitali,
che vivono in pace fianco a fianco, all'interno di frontiere internazionali
sicure e riconosciute. Il Parlamento, peraltro, segue con interesse l'annuncio
cui dovrebbe seguire la formazione di un nuovo governo di coalizione
palestinese e si compiace dell'iniziativa saudita che ha portato all'accordo
firmato alla Mecca l'8 febbraio.
Protezione dei migranti e rafforzamento di Frontex
I deputati, nel sottolineare la necessità di una
politica comune europea in materia di immigrazione e asilo nonché di un
potenziamento della gestione dei flussi migratori in modo globale ed
equilibrato, sottolineano l'importanza «di aprire effettivamente dei canali di
immigrazione legale pur combattendo l'immigrazione clandestina», e di
proteggere i diritti fondamentali dei migranti e dei richiedenti asilo.
Rivolgono poi un appello a lottare contro lo sfruttamento e la tratta degli
esseri umani e invitano gli Stati del processo di Barcellona a ratificare
quanto prima la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei lavoratori
migranti.
Il Parlamento, inoltre, sollecita un aumento della
dotazione finanziaria destinata a FRONTEX e ai progetti legati alla politica in
materia di immigrazione nel Mediterraneo nonché un rafforzamento delle sue
capacità di fare rispettare i diritti umani. D'altra parte, rammenta che,
secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, gli Stati
europei «non possono in alcun caso, in assenza di assicurazioni diplomatiche da
parte dei paesi d'origine, espellere una persona, rimandandola in un paese in
cui rischia di essere sottoposta ad atti di tortura o a trattamenti crudeli,
degradanti o disumani, compresa la pena di morte».
Dialogo tra culture e religioni e lotta al terrorismo
Il Parlamento insiste sull'importanza del dialogo
tra le culture e le religioni, riaffermando la necessità di rispettare i valori
comuni e lo sviluppo dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti
umani. Al riguardo, ricorda a tutti i governi euromediterranei gli impegni
assunti con la Dichiarazione di Barcellona del 1995 in materia di rispetto
della diversità, delle culture e dei credi diversi, di promozione della
tolleranza e di rispetto delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di
espressione. I deputati, inoltre, ritengono che gli atti terroristici «non
siano mai giustificabili, quali che siano le circostanze, neppure per il
perseguimento di obiettivi politici o religiosi», e che la lotta contro il
terrorismo «non possa giustificare la stigmatizzazione di nessuna cultura,
civiltà o religione in particolare». Chiedono quindi a tutti i paesi di conformarsi
all'obbligo giuridico di rispettare i diritti umani e il diritto umanitario
internazionale nella lotta contro il terrorismo.
Rispetto dei diritti dell'uomo e delle donne
Il Parlamento ribadisce l'invito a tutte le parti
contraenti degli accordi di associazione euromediterranei a tradurre la
clausola relativa ai diritti umani in un programma d'azione volto a potenziare
e promuovere il rispetto dei diritti umani, e a predisporre un meccanismo per
la valutazione sistematica dell'accordo di associazione, «per renderlo più
efficace e più vincolante». Insiste inoltre sulla necessità di affrontare la
questione dei diritti delle donne nell'ambito del dialogo euromediterraneo e
sottolinea l'importanza delle riforme legislative per promuovere la parità tra
uomini e donne.
Favorire gli investimenti europei nel Mediterraneo
Il Parlamento chiede che la strategia europea nella
regione «sviluppi investimenti di grande entità» sul piano delle politiche e
delle risorse finanziarie nella dimensione regionale e intraregionale del
partenariato e invita la Commissione a mantenere sugli attuali livelli le
risorse globali destinate alle azioni regionali e multilaterali. Allo stesso
tempo, chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere il rispetto
dei diritti sociali e sindacali nell'esecuzione del suo aiuto finanziario e
tecnico ai paesi partner. Gli Stati membri dell'UE e i loro partner
mediterranei, d'altro canto, sono esortati a svolgere gli studi necessari per
la trasformazione del Fondo euromediterraneo di investimenti e partenariato
(FEMIP) in una Banca euromediterranea di sviluppo, «tenuto conto
dell'importanza di tale banca per incoraggiare il settore privato e sviluppare
gli investimenti nella regione».
Integrazione dei mercati energetici
Il Consiglio, la Commissione e i paesi partner sono
invitati a continuare a adoperarsi per un'integrazione graduale dei mercati
dell'energia euromediterranei, per la realizzazione di programmi energetici di
interesse comune e per lo sviluppo di fonti energetiche sostenibili, in accordo
con i piani e i programmi nazionali e con le comunità locali. Il Parlamento
sottolinea inoltre la necessità di rafforzare la cooperazione per la sicurezza
dell'approvvigionamento energetico nella attraverso misure concernenti la
diversificazione delle risorse energetiche interne, la promozione
dell'efficienza energetica, lo sviluppo di nuove tecnologie che non comportano
rischi per le popolazioni e l'ambiente, attività di ricerca e sviluppo nonché
attraverso il rafforzamento delle possibilità finanziarie per i progetti di
energia sostenibile.
VERSO UNA VERA AREA DI
LIBERO SCAMBIO NEL MEDITERRANEO
Doc. A6-0468/2006
Relazione sulla creazione della zona di libero scambio euromediterranea
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 14.3.2006 - Votazione:
15.3.2007
Evidenziando i potenziali vantaggi di una zona di libero scambio, il
Parlamento sollecita lo sviluppo di una politica agricola, di una rete dei
trasporti, di un mercato dell'energia e di uno spazio di produzione del tessile
euromediterranei. Tale zona andrebbe integrata con la «graduale e condizionata»
concessione della libera circolazione dei lavoratori. Nel chiedere garanzie sul
fronte sociale, i deputati esortano l'aumento dell'assistenza tecnica e
finanziaria dell'UE, in particolare al Libano.
Adottando la relazione, il Parlamento deplora
anzitutto che gli obiettivi principali del processo di Barcellona «siano ancora
lungi dall'essere conseguiti». Lamenta inoltre che l'assistenza tecnica e
finanziaria concessa dall'Unione europea, pur non essendo trascurabile, «non
sia stata all'altezza degli obiettivi e delle ambizioni», in particolare per
quanto riguarda i capitoli socioculturali e il sostegno alle economie locali.
Nel ribadire poi la preoccupazione «per la mancanza di una chiara definizione
della politica mediterranea dell'Unione europea», i deputati sottolineano la
necessità che il processo di integrazione euromediterraneo divenga nuovamente
una priorità politica dell'UE.
Il Parlamento ritiene che l'istituzione di una zona di libero scambio (ZLS) potrà rappresentare
una reale opportunità di crescita per i PSEM «soltanto se sarà pianificata in
modo concertato e graduale, nell'ambito di un partenariato razionale e
prevedibile». D'altra parte, sostiene che la data del 2010 per la creazione
della ZLS «dovrà probabilmente essere rivista» per tener conto dei molti
cambiamenti strutturali nell'economia mondiale verificatisi dal 1995 e della
necessità di un «approccio più cauto al libero scambio tra partner disuguali».
La Commissione, gli Stati membri dell'Unione
europea e i PSEM sono quindi invitati a rilanciare il processo di Barcellona,
accordando priorità alla costituzione di un vero e proprio spazio socioeconomico euromediterraneo «che integri maggiormente
gli aspetti sociali e ambientali nella componente economica del partenariato».
Il Parlamento, peraltro, insiste sulla necessità di riconoscere ai PSEM «il
diritto di controllare il ritmo della loro apertura commerciale e le loro
strategie nazionali di sviluppo economico e sociale». Sottolinea inoltre
l'importanza che rivestono l'integrazione regionale dei PSEM e il potenziamento
degli scambi commerciali Sud-Sud, ritenendoli un «passo indispensabile» per la
creazione di una vera a propria ZLS.
I deputati ricordano comunque che la creazione di
una zona di libero scambio economico e commerciale nel Mediterraneo «è
indissociabile» da un impegno politico volto a garantire la pace, la
democratizzazione, il rispetto dei
diritti umani, la parità di genere e la promozione del dialogo
interculturale e interreligioso. Le regole del commercio, inoltre, non devono
violare la legislazione sociale
internazionale e, in proposito, i deputati osservano che la lotta contro ogni
forma di sfruttamento sul lavoro e il rispetto delle libertà sindacali sono
essenziali ai fini dell'organizzazione di scambi equi.
Nell'augurarsi poi che la ZLS preveda un'agenda per
il lavoro accettabile specialmente ideata per i PSEM, il Parlamento sottolinea la necessità di promuovere codici di condotta negoziati
all'interno delle multinazionali, integrandovi gli obiettivi del lavoro
dignitoso. Raccomanda inoltre che le imprese con sede in Europa verifichino
regolarmente il rispetto di tali codici di condotta da parte delle loro filiali
nei PSEM.
I deputati, d'altra parte, ritengono che, «sebbene
non esistano ancora le condizioni», la ZLS dovrebbe essere integrata con la
«graduale e condizionata» concessione della libera circolazione dei lavoratori, «tenendo conto della situazione
del mercato del lavoro europeo e delle attuali riflessioni della comunità
internazionale sui legami intercorrenti fra migrazione e sviluppo». Reputano
inoltre urgente dar vita a modalità giuridiche e amministrative atte ad
agevolare la concessione dei visti, specie per gli operatori del partenariato
euromediterraneo, gli studenti, gli universitari e gli operatori
socioeconomici.
Agricoltura
Il Parlamento sottolinea che l'apertura dei mercati
agricoli deve essere definita congiuntamente e realizzata in maniera graduale e asimmetrica, e che si deve
prevedere la possibilità di concedere un determinato numero di deroghe e di
scadenzari, tenendo in conto le strutture agricole, le politiche agricole e le
riforme attuate su una sponda e sull'altra del Mediterraneo. Insiste inoltre
sul fatto che la negoziazione sull'accesso ai mercati non può in nessun caso
essere realizzata in modo globale, bensì caso per caso, prodotto per prodotto,
e tenendo presente la necessità di proteggere i prodotti "sensibili",
«che dovrebbero restare esclusi da una liberalizzazione totale per evitare
danni irreparabili ai produttori locali». I deputati, d'altra parte, ritengono
che il mantenimento di un sistema preferenziale e asimmetrico, come chiesto da
numerosi paesi mediterranei, sia «incompatibile con una liberalizzazione
generalizzata del settore agricolo».
Sottolineando poi l'interesse reciproco di
conservare taluni strumenti di gestione dell'offerta sui loro rispettivi
mercati, invitano tutti gli operatori socioprofessionali del settore agricolo
euromediterraneo a favorire la cooperazione tra i settori complementari,
promuovendo la complementarietà dei
prodotti sia tra le sponde Nord e Sud del Mediterraneo sia, se possibile,
tra le sponde Sud-Sud dei PSEM. Al riguardo, citano gli esempi del settore
vitivinicolo e di quello ortofrutticolo, in cui le produzioni «possono
partecipare alla costruzione di un'offerta commerciale più completa e attraente
per i consumatori».
In tale ottica, insistono sull'interesse di
sviluppare congiuntamente una politica
comune di etichettatura
euromediterranea sulla base di denominazioni di origine controllata, nonché
di assicurare la tracciabilità e la trasparenza dei metodi di produzione.
Inoltre, sollecitano una riflessione sul varo di una vera e propria politica agricola integrata su entrambe le sponde del
Mediterraneo, dando priorità a una maggiore sicurezza alimentare nei PSEM,
rispetto a considerazioni di ordine commerciale.
Trasporti e energia
Il Parlamento ritiene che lo sviluppo di una rete euromediterranea dei trasporti
basata su interconnessioni moderne e l'elaborazione di una strategia comune per
migliorare la cooperazione, il coordinamento e lo sviluppo, «rappresentino una
condizione essenziale per la riuscita della ZLS». E' quindi «tassativo» che i
PSEM godano di una maggiore interoperabilità con le reti di trasporto
transeuropee e possano partecipare alla definizione e all'attuazione dei futuri
progetti prioritari. La Commissione e i PSEM, inoltre, dovrebbero mettere a
disposizione risorse finanziarie sufficienti per la modernizzazione delle infrastrutture
e procedere alle riforme necessarie per rendere il settore più competitivo e
dinamico.
Osservando poi la continua crescita della
dipendenza energetica da fonti esterne della maggior parte dei paesi del
Processo di Barcellona, in particolare per petrolio e gas, i deputati
sollecitano un'efficace cooperazione nel settore dell'approvvigionamento
energetico che porti a «un vero e proprio mercato
euromediterraneo dell'energia». Occorre inoltre imprimere nuovi impulsi al
dialogo con i paesi produttori di energia, agendo in modo coordinato ed
«evitando il più possibile di ricorrere ad accordi bilaterali penalizzanti per
l'Unione europea e i paesi PSEM». E' anche essenziale la promozione della
produzione di energie rinnovabili su vasta scala.
Industria
Il Parlamento rileva con preoccupazione che i PSEM
hanno sviluppato industrie specializzate in prodotti a basso contenuto
tecnologico e con scarso valore aggiunto «che li rendono più fragili di fronte
alla concorrenza esterna». In proposito, reputa necessario, per il successo
della ZLS, l'incremento della
competitività dell'industria dei PSEM. Invita pertanto questi paesi ad
adottare provvedimenti volti a aiutare le imprese e sollecitano l'adeguamento
del calendario per la liberalizzazione del settore industriale sulla base delle
condizioni economiche e sociali (incluso il livello di disoccupazione) in ogni
PSEM.
Settore tessile
Nel ribadire le preoccupazioni per le conseguenze
della soppressione delle quote sul settore del tessile e dell'abbigliamento nei
PSEM e nell'Unione europea, il Parlamento ricorda che tale settore «è vitale
per l'economia di molti PSEM e di alcuni paesi europei». Sottolineando quindi
che sarebbe utile attuare un programma inteso a rafforzare la competitività del
settore, i deputati ritengono che, nella definizione della nuova strategia commerciale e d'investimento dell'Unione europea nei
confronti della Cina e dell'Asia, «sia opportuno tener conto degli
eventuali impatti sui PSEM e sugli Stati membri dell'Unione europea».
Sostengono, inoltre, che le attuali difficoltà
potrebbero essere superate mediante una riorganizzazione
del settore affinché, approfittando della prossimità geografica con i
mercati europei, esso possa concentrarsi su una produzione di qualità media e
alta con tempi di consegna (e di ricostituzione degli stock) più rapidi e a
prezzi competitivi. Il Parlamento appoggia quindi la creazione di uno spazio euromediterraneo di produzione
«quale unico modo per ... far fronte
alla concorrenza di conglomerati regionali competitivi, e per assicurare la
salvaguardia della produzione industriale e dell'occupazione». Occorre poi
stanziare fondi europei specifici a sostegno dei programmi di ricerca,
innovazione o cooperazione nonché fornire un deciso sostegno alla formazione.
Servizi
Il Parlamento ritiene che il settore dei servizi
sia essenziale per la riuscita della ZLS euromediterranea. Osserva tuttavia che
qualsiasi liberalizzazione dei servizi potrà aver luogo soltanto su base
concertata con i PSEM, riconoscendo loro il diritto di graduare e controllare l'apertura dei settori sensibili e fragili
delle loro economie. I deputati, inoltre, considerano necessario operare una
distinzione fra i servizi commerciali e i servizi pubblici, sottolineando la
necessità che questi ultimi - come la sanità, l'istruzione, l'acqua potabile e
l'energia - restino al di fuori dei negoziati.
Politica commerciale e doganale
Nel sottolineare che i dazi doganali continuano a rappresentare una quota rilevante del
gettito fiscale dei PSEM, il Parlamento reputa necessario che lo scadenzario
per qualsiasi ulteriore riduzione tenga conto dei progressi economici compiuti
dai PSEM. Ritiene, inoltre che occorrerà affrontare con efficacia il problema
degli ostacoli non tariffari al commercio. Chiede poi alla Commissione di
predisporre una procedura di
compensazione al fine di ridurre l'impatto negativo che potrebbe avere
l'erosione delle preferenze tariffarie sui PSEM e sulla creazione della ZLS.
D'altra parte, invitando i PSEM a riformare
l'ambiente amministrativo e imprenditoriale, è sottolineata la necessità di
intensificare e rendere più rigorosi i
controlli doganali, «al fine di reprimere i fenomeni del contrabbando,
della contraffazione e della pirateria delle merci».
Norme di origine e cumulo di origine
Plaudendo all'estensione del sistema paneuropeo di
cumulo di origine a tutti i PSEM, i deputati chiedono che sia pienamente
rispettata la richiesta dell'Autorità
palestinese che le merci prodotte nei territori occupati siano
identificabili nel quadro nelle norme di origine. Invitano inoltre i PSEM ad
adottare quanto prima i protocolli paneuromediterranei sulle norme di origine
al fine di sfruttare pienamente l'effetto del cumulo paneuropeo, «applicandolo
all'intera regione». La Commissione è invece sollecitata a esaminare con
attenzione la riforma (semplificazione e maggiore flessibilità) di tali norme,
nonché a esercitare un controllo più efficace sulla loro applicazione, «al fine
di evitare abusi per quanto riguarda le preferenze».
Assistenza finanziaria e tecnica
Il Parlamento deplora «l'incapacità» dell'Unione
europea di stanziare fondi proporzionati
agli obiettivi del processo di Barcellona, «che è una delle cause dei
ritardi accumulati in sede di creazione della ZLS». D'altra parte, accoglie con
interesse la creazione dello strumento europeo di vicinato e partenariato, destinato a coprire gli
aspetti finanziari della politica europea di prossimità, e la proposta della
Commissione di aumentare il finanziamento. A patto, però, «che diventi un vero
e proprio strumento di convergenza e comprenda aiuti per compensare la perdita
di entrate doganali dei paesi partner mediterranei e altri costi associati alla
liberalizzazione dei mercati».
Peraltro, i deputati ritengono «insufficiente» lo
stanziamento di 11,181 miliardi di euro deciso dal Consiglio nel 2006 e
chiedono che, in sede di revisione intermedia delle prospettive finanziarie,
«siano stanziati importi più cospicui onde consentire al processo di
integrazione di conseguire i suoi obiettivi». Invitano inoltre l'UE a mantenere
un sostegno finanziario adeguato per aiutare
i libanesi a far fronte alle sfide della ricostruzione economica e sociale
del loro paese a seguito del conflitto con Israele del luglio 2006 che ha
portato alla «sistematica distruzione del sistema economico e delle
infrastrutture del Libano».
Nell'invitare poi i governi dei PSEM a porre in
atto tutte le azioni necessarie per un migliore utilizzo dei fondi comunitari,
chiedono alla Commissione e agli Stati membri di garantire l'equilibrio tra i vicini dell'Est e quelli del Sud. Il
Parlamento chiede poi il potenziamento del Fondo euromediterraneo di
investimento e partenariato (FEMIP) e auspica la sua trasformazione in una vera
e propria Banca euromediterranea per gli
investimenti e lo sviluppo.
Commercio e sviluppo
La relazione sottolinea che la politica commerciale
dell'Unione europea «non deve contrastare con gli obiettivi delle sue politiche
per lo sviluppo e la riduzione della povertà», ma deve invece integrare tali
obiettivi. Ricordando che oltre il 30% della popolazione dei PSEM vive con meno
di 2 dollari USA al giorno, invita quindi l'Unione europea a investire in un piano d'azione specifico di lotta alla
povertà assoluta e relativa nel Mediterraneo e a conseguire lo sviluppo
attraverso il commercio, parallelamente ai programmi per la riduzione della
povertà.
Nel dibattito è
intervenuto, in qualità di relatore del parere della commissione degli affari
esteri, ANTONIO TAJANI Presidente della
Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, la commissione per gli affari esteri ha
approvato a stragrande maggioranza un parere sulla relazione Arif, che si
concentra soprattutto sulle questioni politiche e quindi affronta anche il tema
più ampio della situazione mediterranea.
Sono soprattutto sei i punti affrontati dalla
commissione per gli affari esteri. Il primo riguarda l'impegno politico
nell'ambito della creazione di una zona di libero scambio, volto a garantire la
pace, la democratizzazione, il rispetto dei diritti umani, la parità tra donne
e uomini e la promozione del dialogo interculturale e interreligioso.
Il secondo punto riguarda la necessità urgente per
l'Unione europea di adoperarsi per la creazione di una zona di sicurezza e di
stabilità nell'intera regione, compresa la difesa della piena sovranità del
Libano nonché l'impegno per la coesistenza pacifica fra lo Stato israeliano e
un futuro Stato palestinese. Si ravvisa altresì, come terzo punto, la necessità
di accordare un sostegno finanziario per la ricostruzione di queste zone, che
hanno sofferto momenti veramente gravi di scontri violenti, anzi, di guerra
vera e propria. Noi chiediamo ovviamente che la creazione di una zona di libero
scambio possa trasformarsi in un primo passo per la cessazione delle guerre del
terrorismo nel Medio Oriente.
Il quarto punto, invece, insiste sulla necessità
di incoraggiare riforme politiche, democratiche e socioeconomiche nei paesi
partner dell'Unione europea, al fine di creare uno spazio di prosperità
condivisa, in vista anche di una sempre più forte presenza cinese soprattutto
nel continente africano.
Per quanto riguarda il quinto punto, la
commissione per gli affari esteri ha insistito perché possa finalmente nascere
una banca euromediterranea, autonoma rispetto alla BEI, in grado di dare
risposte alla continua e crescente richiesta di prestiti e finanziamenti dai
paesi partner.
Il sesto ed ultimo punto riguarda il tema assai
delicato dell'immigrazione. La commissione per gli affari esteri sollecita
accordi con i paesi partner affinché vi sia un controllo anche a monte dei
fenomeni dei flussi migratori, e ciò onde evitare che, tra i tanti lavoratori
che cercano occupazione in Europa e che possono rappresentare una risorsa per
il nostro continente, si nascondono elementi pericolosi per la stabilità
dell'Unione europea ma anche per l'immagine dei paesi dai quali provengono."
SICUREZZA E DIFESA
ARMI NUCLEARI: VIETARE GLI ESPERIMENTI E
CONTROLLARE LE FRONTIERE
Doc. B6-0078, 0085, 0087,
0088, 0093, 0095/2007
Risoluzione comune
sulla non proliferazione e il disarmo nucleari
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 13.3.2007 - Votazione: 14.3.2007
Il Parlamento chiede un contributo europeo coordinato, concreto e tangibile
alla prossima sessione del comitato preparatorio per la revisione del trattato
di non proliferazione delle armi nucleari. Si tratta in particolare di sancire
il divieto di produzione di materiali fissili e di accelerare la firma e la
ratifica del trattato sull'interdizione totale degli esperimenti nucleari.
Sollecita poi controlli sulle esportazioni e controlli alle frontiere per
ridurre il rischio del terrorismo nucleare.
In vista della terza sessione del comitato
preparatorio per la revisione del trattato di non proliferazione delle armi
nucleari (TNP) che si terrà a Vienna dal 30 aprile all'11 maggio 2007, il
Parlamento ha adottato una risoluzione comune - sostenuta da PPE/DE, PSE,
ALDE/ADLE, UEN, Verdi/ALE e GUE/NGL - con la quale ribadisce che il TNP «costituisce
la pietra angolare del regime globale di non proliferazione nucleare».
I deputati ritengono infatti che il Trattato «è la
base fondamentale per incoraggiare la cooperazione sugli usi pacifici
dell'energia nucleare e rappresenta uno strumento importante per promuovere
l'obiettivo del disarmo nucleare e del disarmo in generale». Invitano quindi
tutti gli Stati le cui attività violano il regime di non proliferazione a
«porre fine al loro comportamento sconsiderato e irresponsabile e ad
ottemperare pienamente agli obblighi che loro incombono in virtù del TNP» e
esorta nuovamente tutti i paesi che non sono Stati parte del TNP a rispettare
volontariamente il trattato. La comunità internazionale è quindi invitata a
promuovere iniziative volte a far sì che il processo di arricchimento
dell'uranio avvenga in modo internazionale e multilaterale, sotto il controllo
dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA).
Il Parlamento sollecita poi il Consiglio e la
Commissione a partecipare attivamente al dibattito che si terrà a Vienna in
occasione della riunione del comitato preparatorio per la revisione del TNP e a
fornire un contributo «coordinato, concreto e tangibile» per il successo della
conferenza di revisione del TNP in programma nel 2010.
Le due istituzioni sono inoltre invitate a chiarire
quali passi intendono compiere per rafforzare il trattato di non proliferazione
e perseguire un effettivo multilateralismo. Per essere efficaci, sottolinea il
Parlamento, gli sforzi multilaterali devono inserirsi in una prospettiva ben
definita, «che consenta di liberare quanto prima il mondo dagli armamenti
nucleari». I deputati, peraltro, chiedono alla Presidenza di includere nella
delegazione dell'UE al comitato preparatorio anche rappresentanti del
Parlamento.
Nell'ambito del comitato preparatorio, la
Presidenza è sollecitata a sbloccare la situazione di stallo per quanto attiene
all'adozione di un trattato verificabile sul divieto della produzione di
materiali fissili, ad accelerare la firma e la ratifica del trattato sull'interdizione
totale degli esperimenti nucleari (CTBT) da parte di tutti i paesi e a
sollecitare la messa al bando di tutti gli esperimenti nucleari in attesa che
il CTBT entri in vigore. Ma anche a dare priorità all'importanza di ridurre il
rischio del terrorismo nucleare, sviluppando e attuando controlli sulle
esportazioni e controlli alle frontiere efficaci per i materiali, le
attrezzature e/o le altre tecnologie sensibili legate alle armi di distruzione
di massa.
Il Parlamento, infine, ha respinto un emendamento
proposto dal PSE e dai Verdi/ALE che esprimeva profonda preoccupazione per la
natura strategica del progetto di scudo antimissili proposto dagli USA alla
Polonia e alla Repubblica ceca.
Nel dibattito è
intervenuto, a nome del Gruppo PPE/DE, STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, dal 1970, anno della sua entrata in vigore,
alla fine della Guerra fredda, il Trattato di non proliferazione nucleare ha
contribuito in modo determinate a limitare la diffusione delle armi nucleari
nonché alla sua riduzione. Tale trattato riveste storicamente un'importanza
fondamentale per la prevenzione della proliferazione e del disarmo nucleare ed
è per questo motivo che è stato prorogato a tempo indeterminato e senza
condizioni nel 1995.
Come affermava la Presidenza del Consiglio, il
trattato di basa su tre principi: disarmo, non proliferazione e uso pacifico
del nucleare. E' ripartendo da questi tre principi, rimodellati sulla
situazione internazionale di oggi, che va dato un nuovo impulso al trattato in
oggetto, e ciò nella considerazione che l'equilibrio raggiunto, con
l'applicazione da parte di più di 180 nazioni, si trova oggi in pericolo. Oggi
la Comunità internazionale si trova davanti a nuove minacce per la propria
sicurezza.
Va riaffermato con forza il principio secondo il
quale il trattato è lo strumento multilaterale, unico e imprescindibile, per
mantenere e rafforzare la pace, la sicurezza e la stabilità internazionale, in
quanto stabilisce il quadro giuridico per prevenire una crescente
proliferazione delle armi nucleari. La strategia di sicurezza europea e la
strategia europea sulle armi di distruzione di massa sottolineano l'importanza
della non proliferazione nucleare, del disarmo e del trattato stesso, che tutti
gli Stati membri hanno sottoscritto.
Fatto il punto sulla situazione, ritengo
fondamentale che il Parlamento europeo abbia idee chiare sulla posizione per il
futuro. L'Unione europea deve continuare ad impegnarsi per l'implementazione
del trattato, presentandosi unita all'appuntamento di Vienna che preparerà la
Conferenza di revisione del 2010. E' per questo che sarebbe fondamentale un
voto unitario da parte del Parlamento europeo, che dia un segnale forte al
Consiglio e alla Commissione, in modo che a Vienna essi possano disporre della
forza necessaria a svolgere un ruolo attivo nel rafforzare l'attuale regime di
non proliferazione.
Per conseguire gli obiettivi fissati nel trattato,
l'Unione europea deve contribuire ad una revisione strutturata ed equilibrata
del suo funzionamento in sede di Conferenza di revisione. Questo deve
comprendere l'attuazione degli impegni sottoscritti dagli Stati e
l'individuazione dei settori e dei mezzi attraverso i quali conseguire i
progressi futuri, nonché uno sviluppo maggiore del sistema di verifica che
garantisca l'impiego, a fini esclusivamente pacifici, dell'energia nucleare da
parte degli Stati non dotati di armi e riconosciuti tali.
Va riaffermato il principio secondo il quale è
sulla base del trattato che deve essere rafforzata ogni possibile cooperazione
in termini di sviluppo dell'energia nucleare per scopi pacifici ed è in questo
campo che l'Unione europea può contribuire in maniera determinante in quanto
all'avanguardia nella ricerca e nella produzione.
La situazione internazionale ci impone di unire
l'impegno per la non proliferazione, per il disarmo e per un uso pacifico
dell'energia atomica. Infine, auspico che l'Europa abbia una strategia unitaria
anche per la lotta contro le organizzazioni terroristiche che potrebbero accedere
a questo tipo di armamenti."
POLITICA REGIONALE
TENERE MAGGIORMENTE IN
CONTO LE ESIGENZE DELLE ISOLE
Doc. A6-0044/2007
Relatore FRANCESCO MUSOTTO
(PPE-DE/IT)
Relazione sulle isole e le limitazioni naturali ed economiche nel contesto
della politica regionale
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 15.3.2007 - Votazione:
15.3.2007
Il Parlamento sollecita politiche adeguate alle peculiarità delle regioni
insulari. Si tratta quindi di migliorare i collegamenti e le infrastrutture di
trasporto (porti e aeroporti) nonché di compensare i sovraccosti, soprattutto
energetici, dovuti alla loro posizione geografica. Occorre poi tutelare il
patrimonio culturale e naturale, sviluppare il turismo e favorire la
diversificazione economica. Sforzi aggiuntivi vanno realizzati nel contrasto
all'immigrazione illegale.
Adottando con 473 voti favorevoli, 26 contrari e 35
astensioni la relazione di FRANCESCO
MUSOTTO (PPE/DE, IT), il Parlamento
precisa anzitutto che l'insularità costituisce «una caratteristica geoculturale
che potrebbe eventualmente essere sfruttata mediante una strategia per lo
sviluppo», ma anche «un handicap permanente che rende la situazione ancora più
difficile per quanto riguarda la competitività di queste regioni».
I deputati invitano pertanto la Commissione ad
adottare un approccio più flessibile nei confronti delle isole nella
formulazione delle politiche e in materia di legislazione. Ritengono infatti
che le isole registrino costi pro capite più elevati della media in relazione
alle infrastrutture di trasporto e ambientali nonché alle loro esigenze
energetiche e che spesso incontrano maggiori difficoltà ad attuare alcune parti
dell'acquis «che può non aver tenuto pienamente conto delle loro specificità».
Auspicano inoltre che la Commissione si avvalga maggiormente della possibilità,
offerta dal trattato, di adeguare le politiche comunitarie che potrebbero avere
ripercussioni negative sullo sviluppo economico, sociale e territoriale di
queste regioni «al fine di porre rimedio, per quanto possibile, ai principali
problemi specifici che gravano su ogni regione o gruppo di regioni insulari».
Nel riconoscere che varie disposizioni concrete a
favore delle regioni strutturalmente svantaggiate sono state inserite nei
regolamenti sui Fondi strutturali 2007-2013, i deputati deplorano tuttavia che
il Consiglio non abbia accolto altre importanti proposte del Parlamento, come
la possibilità di aumentare il tasso di cofinanziamento per le zone che hanno
più di un handicap geografico o naturale. La Commissione è pertanto invitata a
esplorare, nell'ambito dei programmi operativi, ogni via che offra a tali
regioni la possibilità di attuare misure relative alle opere infrastrutturali «che sono così tanto necessarie».
In proposito, il Parlamento ritiene che, per
affrontare in modo più soddisfacente gli svantaggi permanenti di tali
territori, le politiche di aiuti di Stato esistenti e future dovrebbero essere
attuate con maggiore flessibilità, «in mancanza della quale si verificherebbero
inaccettabili distorsioni di mercato nell'UE». Invitano pertanto la Commissione
a tenere meglio conto del bisogno delle isole di usufruire dell'accesso al
mercato unico alle stesse condizioni delle regioni continentale e, a tale
riguardo, sottolineano che migliori
collegamenti di trasporto dovrebbero costituire una priorità in tale
settore, soprattutto nel caso di porti e aeroporti. Andrebbero poi riesaminate
le condizioni per i contratti pubblici in materia di trasporti al fine di
rimuovere eventuali ostacoli relativi agli obblighi di prestazione di servizi
pubblici in modo da facilitare i collegamenti di trasporto con le regioni
insulari.
Il Parlamento insiste inoltre affinché l'approccio
transettoriale all'attuazione delle politiche comunitarie venga applicato
soprattutto alle isole che costituiscono una parte fondamentale della dimensione marittima europea. Al
riguardo, richiama in particolare l'attenzione sulle isole lontane dai grandi
centri abitati che incontrano difficoltà in materia di accesso e di prestazione
di servizi e hanno costi più elevati, in particolare per quanto riguarda i
trasporti, e si trovano quindi in una situazione di svantaggio competitivo. I
deputati incoraggiano pertanto gli sforzi compiuti ai fini di una politica
marittima comunitaria in grado di stabilire forti relazioni commerciali,
economiche e politiche nonché una cooperazione tecnica con i paesi limitrofi.
La Commissione è inoltre esortata a studiare la
possibilità di consentire la concessione di aiuti di Stato alle regioni
insulari dove i costi per il combustibile
e l'energia «hanno chiaramente conseguenze negative sulla competitività
delle comunità locali». Le fluttuazioni significative del costo dei carburanti
possono infatti «rendere considerevolmente più oneroso il trasporto tra le
regioni insulari e l'Europa continentale». Pertanto, i deputati sostengono che,
nei prossimi orientamenti sugli aiuti di Stato a finalità regionale, un regime
che consente aiuti operativi dovrebbe essere esteso a tutte le regioni insulari
che non sono Stati insulari o isole interne.
Allo stesso tempo, il Parlamento invita la
Commissione a dare priorità alla sicurezza
energetica delle isole e ai finanziamenti destinati allo sviluppo e alla
realizzazione di progetti per la produzione di energia avvalendosi delle nuove
tecnologie e di fonti energetiche rinnovabili nonché a promuovere l'uso
efficiente dell'energia nel rispetto della tutela dell'ambiente e della
conservazione delle bellezze naturali.
Più in generale, ritiene che occorre prestare
particolare attenzione ai settori di attività economica maggiormente prevalenti
nelle isole, segnatamente l'agricoltura, la pesca, il turismo e l'artigianato.
Invita pertanto la Commissione ad assicurare che le sue iniziative tengano
sempre più conto delle esigenze specifiche delle isole in questi settori. In
proposito, ritiene che il turismo
rappresenti per la maggior parte delle isole «una risorsa primaria per la
creazione di ricchezza che ha un'influenza diretta sulla crescita di altri
settori». E' quindi «imperativo» realizzare una politica integrata atta ad
assicurare la sostenibilità del turismo insulare. Tale politica, inoltre,
dovrebbe essere accompagnata da una campagna di informazione europea che
preveda la creazione di un marchio di qualità e di origine insulare.
Agli Stati membri è poi chiesto di assicurare una
protezione efficace delle peculiarità ambientali, culturali e sociali delle
regioni insulari tramite misure quali l'elaborazione di adeguati piani di
sviluppo regionali e il controllo delle
costruzioni e dell'attività edilizia.
Dovrebbero anche adottare, in cooperazione con la Commissione, programmi
integrati di conservazione del patrimonio culturale e delle risorse ambientali.
Il Parlamento, d'altra parte, sollecita gli Stati
membri a tenere pienamente conto, in sede di preparazione dei loro quadri
strategici di riferimento nazionali e dei programmi operativi, della priorità
di sostenere la diversificazione
economica nelle zone con svantaggi naturali. Incoraggia poi le comunità
insulari a fare uso degli strumenti finanziari e di gestione JASPERS
(Assistenza congiunta ai progetti nelle regioni europee) e JEREMIE (Risorse
europee congiunte per le micro, le piccole e le medie imprese) al fine di
sfruttare le risorse disponibili per lo sviluppo regionale e di promuovere la
crescita delle micro, delle piccole e delle medie imprese, incoraggiando la
diversificazione delle economie insulari e promuovendo la crescita fondamentale
mediante lo sviluppo sostenibile.
La Commissione è poi invitata a esaminare le
conseguenze dei cambiamenti climatici sulle regioni insulari e soprattutto
l'aggravamento dei problemi esistenti, come la siccità, nonché a promuovere, di concerto con gli Stati membri, lo
sviluppo e l'applicazione di tecnologie adeguate o di altre misure per far
fronte a tali problemi. Dovrebbe poi prestare particolare attenzione allo
sviluppo della banda larga e a
promuovere misure per risolvere le difficoltà specifiche connesse con la
fornitura di servizi nelle regioni insulari, quali i servizi per la salute e di
telemedicina, di e government e di assistenza ai cittadini.
I deputati considerano che l'immigrazione illegale dal mare «è uno dei principali problemi cui
si trova confrontata l'UE» e che nel corso dello scorso anno la pressione
migratoria è stata particolarmente intensa in particolare nelle isole del
Mediterraneo, «che sono chiamate a sostenere un onere del tutto sproporzionato,
semplicemente a causa della loro situazione geografica».
Accogliendo quindi con favore la proposta di creare
squadre di intervento rapido alle frontiere, invitano la Commissione a
esaminare la necessità di creare un corpo
europeo di guardie costiere per assistere contestualmente tali regioni e
gli Stati membri nella sorveglianza delle frontiere esterne dell'UE.
Ribadiscono inoltre il sostegno alle iniziative e alle attività attuate da
Frontex e chiedono che tale agenzia controlli, su base continua, l'impatto
dell'immigrazione illegale sulle comunità insulari. Allo stesso tempo, esortano
la Commissione e Frontex a intervenire tempestivamente a sostegno delle isole
al fine di alleviare l'immediata pressione ad affrontare tale problema
assicurando nel contempo il debito rispetto dei diritti umani.
Il Parlamento, infine, propone alla Commissione e
alle altre istituzioni di designare il 2010 come Anno europeo delle isole.
Data l'importanza del
tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione
della stessa pronunciato dal relatore FRANCESCO
MUSOTTO (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare
sentitamente tutti i colleghi che hanno contribuito alla redazione di questa
relazione. Noi riteniamo che sia la prima volta che alle isole è dedicato uno
studio completo, che tiene conto delle specificità insulari per tutti i settori
di competenza comunitaria: anche se la politica di coesione 2007-2013 dedica
particolare attenzione alle aree strutturalmente svantaggiate, nessuna misura
specifica è prevista per le regioni insulari.
Il Parlamento ha evidenziato a più riprese tale
lacuna e, benché il contesto delle isole europee sia eterogeneo - ce ne sono
121, con una popolazione di circa 15 milioni di abitanti - esse condividono una
serie di difficoltà che costituiscono uno svantaggio competitivo: prezzi più
alti dovuti ai costi di trasporto supplementari e alla scarsa concorrenza;
difficoltà di accesso al mercato unico; necessità di importare le materie
prime; maggiori costi energetici; carenze infrastrutturali; immigrazione;
limitata diversificazione delle attività economiche e vulnerabilità ai rischi ambientali.
Non è un caso che il PIL medio pro
capite nelle isole costituisce il 72% della media dell'Unione europea.
E' pertanto necessario riconoscerne le specificità nell'attuazione delle
politiche comunitarie, a partire dagli aiuti di Stato. Riteniamo pertanto che
occorra maggiore flessibilità, al fine di bilanciare i costi supplementari e,
per quanto riguarda l'energia, compensare le fluttuazioni dei prezzi del
carburante.
Va prestata una particolare attenzione,
nell'ambito dei programmi operativi dei Fondi strutturali, alla realizzazione
delle opere infrastrutturali, specialmente nel quadro delle politica marittima
europea per integrare pienamente le isole al mercato interno e alla Strategia
di Lisbona. D'altro canto le isole godono di un vantaggio per la produzione di
energie: vento, sole, mare. Esse costituiscono un valore potenziale unico,
ragion per cui la Commissione deve privilegiare i progetti per le energie
rinnovabili e per la sicurezza energetica.
Anche il turismo rappresenta una risorsa da valorizzare.
Serve una politica comunitaria per la promozione del turismo insulare, un
marchio di qualità e di origine e un'analisi approfondita a favore del turismo
sostenibile. Proponiamo, tra l'altro, il 2010 come Anno europeo delle isole.
La relazione affronta anche il problema
dell'immigrazione clandestina, che noi riteniamo sia una tragedia umana oltre
che un onere insostenibile per le isole del Mediterraneo, di cui l'Unione
europea deve farsi carico. Accogliamo favorevolmente la creazione di squadre d'intervento
rapido alle frontiere e chiediamo di istituire un corpo europeo di guardie
costiere. È urgente che l'Unione europea stanzi le risorse necessarie a
garantire un intervento rapido e tempestivo in questo settore.
Ci sono altre proposte che meriterebbero un
approfondimento, come gli strumenti finanziari JASPERS (Assistenza congiunta ai
progetti nelle regioni europee) e JEREMIE (Risorse europee congiunte per le
microimprese e quelle di piccole e medie dimensioni), per agevolare il credito
alle piccole e medie imprese e promuovere la diversificazione delle economie
insulari o la diffusione della banda larga per colmare il gap tecnologico.
Infine, è indispensabile rivedere il quadro
normativo per prendere pienamente in considerazione le specificità delle isole
e di conseguenza aggiornare gli indicatori statistici: tenere in conto le isole
nel contesto della Rete europea di osservazione sulla pianificazione spaziale e
predisporre un'unità amministrativa per le isole all'interno della DG
"Politica regionale" della Commissione.
Ci auguriamo che questa relazione rappresenti
realmente, e una volta per tutte, una svolta per creare vero sviluppo e dare
concrete risposte alle nuove generazioni, che intendono continuare a vivere ed
operare nella realtà dove sono nati, integrati nel contesto europeo."
Nel dibattito è inoltre
intervenuto GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ringraziare il collega
Musotto per l'eccellente lavoro svolto, nell'avere dato rilevanza ai problemi
delle regioni insulari, problemi che ho vissuto personalmente e di cui avverto
tutta la complessità.
La politica di coesione economica e sociale è
essenziale per ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni
e in questo contesto particolare attenzione va prestata alla realtà delle isole
e ringrazio il Commissario per avervi fatto cenno.
Un migliore sviluppo delle nostre isole significa
potenziare le infrastrutture, migliorare i collegamenti, il trasporto integrato
e affrontare i problemi e i nodi critici dell'approvvigionamento idrico ed
energetico. Bisogna rendere competitive e più attraenti le nostre realtà
insulari, come l'agricoltura, la pesca, l'artigianato e il turismo. Bisogna
puntare a creare condizioni favorevoli per una piena occupazione, ad attirare
investimenti privati e, allo stesso tempo, assicurare uno standard di vita e
uno sviluppo sostenibile nettamente superiore a quello attuale, anche
attraverso la promozione e lo sviluppo delle energie alternativa e delle nuove
tecnologie.
Infine, non possiamo sottovalutare l'impatto che
l'immigrazione illegale esercita ogni giorno di più sulle comunità insulari,
soprattutto nel Mediterraneo. Si tratta di un onere sproporzionato, che le
isole non possono e non devono affrontare da sole. Deve essere nostra priorità
trovare una soluzione globale e responsabile, che includa mezzi per fare fronte
alle situazioni di emergenza legate all'arrivo in massa di immigrati - che
purtroppo non giungono soltanto in aereo - attraverso le frontiere marittime,
nel rispetto dei diritti fondamentali.
È urgente quindi ridurre il ritardo delle isole
attraverso una politica di vera e autentica solidarietà, che alimenti il
consenso delle popolazioni insulari verso la nuova Unione europea. Mi congratulo
ancora con il collega Musotto per l'ottimo lavoro svolto e per aver centrato i
tanti temi importanti per le nostre isole."
AFFARI ESTERI
ACCORDO DI ASSOCIAZIONE TRA L'UE E
LA COMUNITÁ ANDINA
Doc. A6-0025/2007
Raccomandazione del Parlamento europeo
del 15 marzo 2007 destinata al Consiglio sul mandato a negoziare un accordo di
associazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da un lato, e la
Comunità andina e i suoi paesi membri, dall'altro
Procedura:
Iniziativa - Dibattito: 14.3.2007 - Votazione: 15.3.2007
Il Parlamento
europeo ha approvato l'accordo di associazione
tra l'UE e la Comunità andina, comprensivo di aspetti politici, commerciali e
di sviluppo che imprimerá alla relazioni bilaterali nuovo slancio e nuova
vitalità per una regione in cerca di una maggiore democrazia e di un posto
rilevante nell'ambito economico-politico mondiale.
L'integrazione regionale
è una precondizione per migliorare la partecipazione al commercio
internazionale, oltre a permettere un migliore e graduale accesso ai mercati
europei.
Inoltre saranno
sviluppate relazioni bilaterali tecnico commerciali, base di quelle
"economie di conoscenza" necessaria allo sviluppo sostenibile della
regione dei Paesi della Comunità andina.
Nel dibattito è
intervenuto MARCELLO VERNOLA
Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del
PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto mi congratulo con il relatore Luis
Yañez-Barnuevo García per la relazione sull'accordo con la Comunità andina,
perché è basata sui tre pilastri, ha offerto un quadro non limitato agli
aspetti economici. Era infatti nelle aspirazioni di tutte le istituzioni di
includere nel futuro accordo di associazione le questioni come la
disoccupazione, la sicurezza, la migrazione, lo sviluppo sociale, l'ambiente,
lo sviluppo sostenibile, e quindi la stabilità politica.
È nostra preoccupazione affermare la tutela dei
diritti umani, civili e politici, economici e sociali e ancora, in linea con le
politiche dell'Unione europea, la biodiversità e la protezione degli
ecosistemi. Si pone l'esigenza di combattere il lavoro minorile e di garantire
investimenti nell'istruzione, nella ricerca, nella scienza e nella tecnologia.
Le grandi diversità, interne all'area della Comunità andina, impongono un
impegno sulla riduzione delle povertà. Abbiamo anche voluto tutti sottolineare
la necessità di sconfiggere la piaga del narcoterrorismo e fare il possibile
per sradicare la criminalità organizzata, la corruzione, l'impunità, il
terrorismo, il riciclaggio di capitali e il traffico delle armi. Attraverso
questo accordo occorre dunque promuovere l'occupazione e soprattutto le
coltivazioni alternative alla droga.
Auspichiamo inoltre che l'associazione dia nuovo
impulso alle liberalizzazioni del mercato e degli scambi commerciali con la
zona di libero scambio, alle tariffe doganali controllate, nonché alla
semplificazione e all'armonizzazione dei regimi doganali. E ancora, occorre
garantire sicurezza giuridica per gli investitori, ribadendo un secco no alle
nazionalizzazioni di imperio che abbiamo visto effettuare in questi ultimi
tempi."
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
-
Doc.
A6-0026/2007 - Raccomandazione del Parlamento europeo del 15
marzo 2007 destinata al Consiglio sul mandato a negoziare un accordo di
associazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da un lato, e i paesi
dell'America centrale, dall'altro
LIBERTÁ CIVILI
RISPETTO DELLA CARTA DEI DIRITTI
FONDAMENTALI
Doc. A6 - 0034/2007
Risoluzione del Parlamento europeo del
15 marzo 2007 sul rispetto della Carta dei diritti fondamentali nelle proposte
legislative della Commissione: metodologia per un controllo sistematico e
rigoroso
Procedura:
Iniziativa - Dibattito: 14.3.2007 - Votazione: 15.3.2007
Il Parlamento europeo ha approvato questa relazione di
iniziativa che fa seguito alla comunicazione con cui la
Commissione europea definisce la metodologia per l'applicazione della Carta dei
diritti fondamentali dell'UE nelle sue proposte legislative. Il metodo proposto
dalla Commissione persegue un triplice obiettivo: 1) verifica sistematica del rispetto
dei diritti fondamentali nelle proposte legislative; 2) promozione della
"cultura dei diritti fondamentali"; 3) maggiore trasparenza quanto ai
risultati del controllo sul loro rispetto.
La relazione sottolinea soprattutto la necessità che la
Carta acquisti quella efficacia vincolante di cui oggi è priva.
Nel dibattito è
intervenuto, in qualità di relatore per parere della commissione per gli affari
costituzionali, RICCARDO VENTRE (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, mi congratulo con la Commissione per questo
nuovo modo di porsi rispetto alla tutela dei diritti fondamentali. Ringrazio il
Commissario per averci informato questa sera che un parte sostanziale dell'idea
formulata dalla commissione AFCO sarà recepita dalla Commissione nel testo
modificato.
Noi auspichiamo un sempre maggiore coinvolgimento
del Parlamento europeo nell'ambito di questa tutela e ci piace soprattutto
condividere l'ipotesi di un continuo monitoraggio su tutte le attività
legislative che conducono a una siffatta tutela, che potrebbe concludersi, come
diceva il Commissario, con una relazione finale. Ciò però diventa poco
rilevante se il monitoraggio è penetrante, costante e continuo.
In secondo luogo, per quanto riguarda il
coinvolgimento dell'istituenda agenzia per i diritti fondamentali, credo -
com'è stato già detto in sede di commissione - che occorra anche diversificarne
le attività, onde evitare inutili sovrapposizioni e doppioni. Ritengo pertanto
che il pieno coinvolgimento dell'agenzia, nonché delle organizzazioni non
governative e delle associazioni, come diceva il relatore, debba divenire
sempre più pregnante e significativo, tenuto conto che vi sono importantissime
associazioni che si occupano della tutela dei diritti umani.
Infine, a nostro giudizio, è necessario un
controllo sistematico interno nella fase dell'elaborazione legislativa a tutti
i livelli. E' dunque auspicabile che questi suggerimenti contenuti nella nitida
e lucida relazione del relatore, così come l'ha illustrata questa sera,
diventino parte dell'attività della Commissione stessa."
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
-
Doc.
A6-0004/2007 - Risoluzione legislativa
del Parlamento europeo del 14 marzo 2007 sulla proposta di regolamento del
Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie in
materia di migrazioni e di protezione internazionale
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
AFFARI ECONOMICI E
MONETARI
-
Doc. A6-0027/2007
- Relazione sulla
proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la
direttiva 92/49/CEE e le direttive 2002/83/CE, 2004/39/CE, 2005/68/CE e
2006/48/CE per quanto riguarda le regole procedurali e i criteri per la
valutazione prudenziale di acquisizioni e incrementi di partecipazioni nel
settore finanziario
Sottoscrivendo un accordo negoziato con
il Consiglio, il Parlamento ha approvato la modifica di cinque direttive per
armonizzare a livello europeo le norme di valutazione dei progetti di fusione e
acquisizione transfrontalieri nel settore bancario e assicurativo. Lo scopo è
di rimuovere gli ostacoli dovuti a prassi di vigilanza diverse, introducendo
procedure e criteri più chiari e migliorandone la coerenza e la trasparenza. I
tempi concessi alle autorità per valutare le offerte sono allungati.
RELAZIONI ESTERNE
-
Doc.
A6-0030/2007 - Relazione recante una
proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sulla
Bosnia-Erzegovina
Il Parlamento chiede l'avvio di urgenti riforme in
Bosnia-Erzegovina al fine di soddisfare i criteri per la conclusione di un
accordo con l'UE e consentirne l'adesione. L'accento è posto sulla riforma del
sistema scolastico e delle forze di polizia nonché sul superamento delle barriere
etniche tuttora esistenti. Compiacendosi poi per la collaborazione del governo
bosniaco con il Tribunale penale internazionale, accoglie positivamente il
ruolo svolto dalle forze militari e di polizia europee.
INDUSTRIA
-
Doc.
A6-0053/2007 - Relazione sulla raccomandazione della Commissione del 18 ottobre 2005 sulla
gestione transfrontaliera collettiva dei diritti d'autore e dei diritti
connessi nel campo dei servizi musicali online autorizzati (2005/737/CE)
Il Parlamento ritiene inaccettabile la recente
raccomandazione della Commissione sulla gestione transfrontaliera dei diritti
d'autore nel campo dei servizi musicali on line. Lamentandosi di non essere
stato consultato, ne respinge l'approccio non vincolante e sollecita l'adozione
di una direttiva quadro flessibile in tale settore. Questa dovrà tenere conto
della specificità dell'era digitale e tutelare la diversità culturale europea,
gli interessati più piccoli e i repertori locali.
AGRICOLTURA
-
Doc. A6-0006/2007
- Relazione sulla
proposta di regolamento del Consiglio relativo alla commercializzazione della
carne ottenuta da bovini di età non superiore a dodici mesi
Il Parlamento accoglie con favore la proposta legislativa
che definisce le denominazioni di vendita delle carni di bovini con massimo
dodici mesi di età al fine di
distinguere meglio il "vitello" dal "vitellone" e di
impedire la concorrenza sleale. Propone però degli emendamenti volti a
rafforzare le sanzioni in caso di non rispetto del regolamento e a garantire ai
consumatori la migliore informazione possibile. Chiede poi che il regolamento
si applichi anche ai prodotti trasformati.
-
Doc.
A6-0051/2007 - Risoluzione
legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio
recante deroga al regolamento (CE) n. 2597/97 per quanto riguarda il latte
alimentare prodotto in Estonia
-
Doc.
A6-0038/2007 - Risoluzione
legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio
che modifica il regolamento (CEE) n. 1883/78 relativo alle norme generali per
il finanziamento degli interventi da parte del Fondo europeo agricolo di
orientamento e di garanzia, sezione "Garanzia"
DIRITTI UMANI
-
Doc. B6-0081,
0086, 0089/2007 - Risoluzione del
Parlamento europeo su Galina Klzlova
-
Doc.
B6-0105/2007 - Risoluzione del
Parlamento europeo sulla Nigeria
-
Doc. B6-0102,
0103, 0108, 0110, 0112, 0117/2007 - Risoluzione
del Parlamento europeo sulla Cambogia
-
Doc. B6-0101,
0104, 0106, 0101 ,0111, 0116/2007 - Risoluzione
del Parlamento europeo sulla Guatemala
-
Doc.
B6-0118/2007 - Risoluzione del
Parlamento europeo sulle persone scomparse a Cipro
SVILUPPO
-
Doc.
A6-0039/2007 - Risoluzione legislativa
del Parlamento europeo sui poteri locali e la cooperazione per lo sviluppo
BILANCIO
-
Doc.
A6-0056/2007 - Risoluzione
legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio
che abroga il regolamento (CE) n. 2040/2000 riguardante la disciplina di
bilancio
OCCUPAZIONE
-
Doc.
A6-0019/2007 - Risoluzione
legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio
che autorizza gli Stati membri a ratificare, nell'interesse della Comunità
europea, la Convenzione consolidata sul lavoro marittimo del 2006
dell'Organizzazione internazionale del lavoro
VARIE
-
Doc.
B6-0119/2007 - Risoluzione
del Parlamento europeo concernente la caccia all'avifauna e l'uccellagione
praticate in primavera a Malta
-
Doc.
B6-00100/2007 - Decisione del Parlamento
europeo sul numero e sulla composizione numerica delle delegazioni
interparlamentari
DALLE
ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE
POLITICA SOCIALE
·
Riunione
informale dei ministri (http://consilium.europa.eu)
DAL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
POLITICA SOCIALE
·
Bilancio
della realtà della società europea (http://eesc.europa.eu)
DALLA COMMISSIONE EUROPEA
CONCORRENZA
·
Rapporto
finale dell'indagine di settore sulla concorrenza dei servizi bancari (http://ec.europa.eu/comm/competition/antitrust/others/sector_inquires/financial_services/retail.html)
·
Relazione
sui regolamenti d'esenzione per categoria
(http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/studies_reports/studies_reports.html)
POLITICA SOCIALE
·
Lavoratori
bulgari e rumeni nell'UE-25
(http://ec.europa.eu/employment_social/free_movement/enlargement_fr.htm)
AGRICOLTURA / PESCA
·
Riforma
PAC (http://ec.europa.eu/agriculture/capreform/fruitveg/index_en.htm)
CULTURA
·
L'economia
della cultura in Europa (http://ec.europa.eu/culture/eac/sources_info/studies/economy_fr.html)
·
Città
europee della cultura per il 2007 (http://ec.europa.eu)
AMBIENTE
·
Libro
Verde "Verso un'europa senza fumo: opzioni per un'iniziativa dell'UE" (COM
2007/27)
·
Tutela
e diritti dei consumatori (http://ec.europa.eu/news/environment/070115_1_it.htm)
·
Strategia
sulla salute (http://ec.europa.eu/health/ph_overview/Documents/strategy_discussion_fr.pdf)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Crescita
contenuti creativi in linea (http://ec.europa.eu/comm/avpolicy/other_actions/content_online/)
·
Giornata
della protezione dei dati (http://ec.europa.eu)
RICERCA E SVILUPPO
·
Ricerca
europa: sostegno finanziario nelle TIC (http://cordis.europa.eu/fp7/ict/)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
L'impatto
dei grandi eventi culturali e sportivi sulle PMI del turismo (http://ec.europa.eu/enterprise/services/tourism/doc/conferences/mcs_events_2007/mcs_events_invitation.pdf)
·
Legiferare
meglio (http://ec.europa.euenterprise/regulation/better_regulation/index_fr.htm)
TRASPORTI
·
"Pacchetto
aeroporti" (http://ec.europa.eu/transport/air_portal/airports/index_en.htm)
ENERGIA
·
Il
nuovo pacchetto energetico della Commissione (http://ec.europa.eu/energy_policy/index_en.htm)
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
·
"La
Corte precisa le norme di conversione in euro previste dal diritto
comunitario"
Sentenza della Corte nella
Causa C-359/05
Una normativa nazionale che, all'atto del passaggio all'Euro, abbia
proceduto simultaneamente alla conversione in Euro e all'aumento dell'importo
di una tassa deve rispettare le esigenze della certezza del diritto e di
trasparenza garantite dal diritto comunitario.
·
"La
Corte conferma la sentenza del Tribunale che sanziona un'intesa contraria al
diritto comunitario sul mercato belga della birra"
Sentenza della Corte nella
Causa C-3/06
L'ammenda di 42,4125 milioni di euro inflitta alla Danone resta quindi
invariata.
·
"L'Avvocato
generale Ruiz-Jarabo considera che la «legge volkswagen» restringe la libera
circolazione dei capitali"
Conclusioni dell'Avvocato
generale nella Causa C-112/05
A suo avviso, la normativa tedesca rafforza la posizione del governo
federale e del Land della Bassa Sassonia impedendo qualsiasi interferenza nella
gestione dell'impresa.
·
"La
Corte si pronuncia sul risarcimento delle vittime di azioni delle forze armate
nell'ambito di operazioni belliche"
Sentenza della Corte nella
Causa C-292/05
L'azione giudiziaria promossa a tale scopo non rientra nella «materia
civile» ai sensi della Convenzione di Bruxelles concernente la competenza
giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.
·
"Uno
Stato membro non deve riservare un credito fiscale ai soli dividendi
provenienti da una società di capitali stabilita in tale Stato"
Sentenza della Corte nella
Causa C-292/04
Poiché tale aspetto della libera circolazione dei capitali era stato
chiarito in precedenza dalla sentenza Verkooijen, di cui la Corte non aveva
limitato nel tempo gli effetti, essa non limita gli effetti della sua sentenza
odierna.
·
"La
Corte di giustizia giudica incompatibile con il diritto comunitario le sanzioni
penali italiane applicate alla raccolta di scommesse da parte di intermediare
che operano per conto di società straniere"
Sentenza della Corte nelle
Cause riunite C-338/04, C-359/04 e C-360/04
Uno Stato membro non può applicare una sanzione penale per il mancato
adempimento di una formalità amministrativa che esso rifiuta o rende
impossibile in violazione del diritto comunitario.
Per ulteriori
informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 -
Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352)
43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm
RECEPIMENTO
LEGISLAZIONE UE
Decreto ministeriale del 10 novembre 2006: recepimento della direttiva 2006/41/CE della
Commissione, del 7 luglio 2006, relativa all'iscrizione delle sostanze attive clothianidin e petoxamide.
Il decreto è pubblicato
nella GURI n. 32 dell'8 febbraio 2007.
Legge n. 15 del 23 febbraio 2007: recepimento della direttiva 2006/48/CE del
Parlamento e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativa all'accesso all'attività degli enti creditizi e
suo esercizio (rifusione).
Il decreto è pubblicato
nella GURI n. 46 del 24 febbraio 2007.
Legge n. 15 del 23 febbraio 2007: recepimento della direttiva 2006/49/CE del
Parlamento e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativa all'adeguatezza patrimoniale delle imprese di
investimento e degli enti creditizi (rifusione).
Il decreto è pubblicato
nella GURI n. 46 del 24 febbraio 2007.
Decreto ministeriale del 20 dicembre 2006: recepimento della direttiva 2005/6/CE della
Commissione, del 26 gennaio 2005, relativa alla presentazione e l'interpretazione dei risultati d'analisi richiesti a
norma della direttiva 2002/32/CE.
Il decreto è pubblicato
nella GURI n. 42 del 20 febbraio 2007.
Decreto ministeriale del 2 marzo 2006: recepimento della direttiva 2004/26/CE del Parlamento
e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa ai provvedimenti da adottare contro l'emissione di inquinanti gassosi e
particolato inquinante prodotto dai motori a combustione interna destinati
all'installazione su macchine mobili non stradali.
Il decreto è pubblicato
nella GURI n. 43 del 21 febbraio 2007 SO
n. 47.
Decreto legislativo n. 6 del 26 gennaio 2007: recepimento della direttiva 2004/17/CE, del
Parlamento e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di appalto degli enti erogatori di acqua
e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali.
Il decreto è pubblicato
nella GURI n. 25 del 31 gennaio 2007.
Decreto legislativo n. 6 del 26 gennaio 2007: recepimento della direttiva 2004/18/CE, del
Parlamento e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici
di lavori, di forniture e di servizi.
Il decreto è pubblicato
nella GURI n. 25 del 31 gennaio 2007.
DALLA
GAZZETTA UFFICIALE
POLITICA SOCIALE
·
Regolamento (CE) n.168/2007 del Consiglio, del 15 febbraio 2007, che istituisce l’Agenzia dell’Unione europea per i
diritti fondamentali (GUCE L 53/2007)
·
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al
Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni - Migliorare
la qualità e la produttività sul luogo di lavoro: strategia comunitaria
2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro {SEC(2007) 214} {SEC(2007) 215}
{SEC(2007) 216} COM(2007) 62 definitivo
AGRICOLTURA
·
Rettifica del
regolamento (CE) n. 1463/2006 del Consiglio, del 19 giugno 2006, recante
adattamento del regolamento (CE) n. 1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) in
seguito all’adesione della Repubblica di Bulgaria e della Romania all’Unione
europea (GUCE L 48/2007)
CULTURA
·
Decisione
della Commissione, dell’8 febbraio 2007, che modifica la decisione 2005/56/CE
che istituisce l'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la
cultura per la gestione dell'azione comunitaria nei settori dell'istruzione,
degli audiovisivi e della cultura, in applicazione del regolamento (CE) n.58/2003 del Consiglio (GUCE L 49/2007)
·
Rettifica della
decisione n.1903/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12
dicembre 2006, che istituisce il programma Cultura (2007-2013) (GUCE L 49/2007)
AMBIENTE
·
Progetto di comunicazione della Commissione al Consiglio e
al Parlamento europeo - Risultati del riesame della strategia comunitaria per ridurre
le emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri
{SEC(2007) 60}
{SEC(2007) 61} COM(2007) 19 definitivo
·
Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela
penale dell'ambiente (presentata dalla Commissione) {SEC(2007) 160} {SEC(2007) 161} COM(2007) 51 definitivo
POLITICA REGIONALE
·
Rettifica del
regolamento (CE) n.1828/2006 della Commissione, dell’8 dicembre 2006, che
stabilisce modalità di applicazione del regolamento (CE) n.1083/2006 del Consiglio
recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo
regionale, sul Fondo sociale europeo e
sul Fondo di coesione e del regolamento (CE) n.1080/2006 del Parlamento europeo
e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale (GUCE L 45/2007)
POLITICA
DOGANALE E FISCALITÀ
·
Regolamento del Consiglio che istituisce un dazio
antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva dei dazi
provvisori istituiti sulle importazioni di alcuni elettrodi di tungsteno
originari della Repubblica popolare cinese (presentata dalla Commissione) COM(2007)54 definitivo
·
Regolamento (CE) n. 129/2007 del Consiglio, del 12 febbraio 2007, che prevede l'esonero dai dazi doganali per alcuni
principi attivi ai quali è conferita una «denominazione comune internazionale»
(DCI) dell'Organizzazione mondiale della sanità e per alcuni prodotti intermedi
utilizzati per la fabbricazione di prodotti farmaceutici finiti e che modifica
l’allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87 (GUCE L 56/2007)
BANDI
- INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni
bandi - inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono
consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.europa.eu
sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl
AUDIOVISIVI - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE
NELL'AMBITO DEL PROGETTO" INDICATORI PER IL PLURALISMO MEDIATICO NEGLI
STATI MEMBRI-VERSO UN APPROCCIO BASATO SUL RISCHIO".
Codice:
SMART 007A 2007-0002
http://ec.europa.eu/comm/avpolicy/info_centre/tenders/index_
SCADENZA: 31/5/2007
CONCORRENZA - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI
PROGETTO PER UNO STUDIO LEGATO ALLA VALUTAZIONE
DELL'IMPATTO DEL LIBRO BIANCO SU AZIONI CHE DANNEGGIANO LE REGOLE CE
SULL'ANTITRUST.
Codice:
COMP/2006/A3/012
http://ec.europa.eu/comm/dgs/competition/proposals2/#call_20
SCADENZA: 30/6/2007
GIUSTIZIA, LIBERTÁ E SICUREZZA - INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL "PROGRAMMA EUROPEO PER LA PROTEZIONE DELLE INFRASTRUTTURE
CRITICHE". http://ec.europa.eu/justice_home/funding/epcip/funding_epcip
SCADENZA: 16/4/2007
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA
"GIUSTIZIA CRIMINALE
2007-2013".
http://ec.europa.eu/justice_home/funding/jpen/doc/call_2007_
SCADENZA: 19/4/2007
IMPRESA E INDUSTRIA - INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE PER IL RAFFORZAMENTO DELLE SINERGIE TRA LE POLITICHE PUBBLICHE IN SUPPORTO
DELL'E-BUSINESS PER LE PMI. CODICE: ACTION PP/4.1.2.
http://ec.europa.eu/enterprise/funding/grants/themes_2007/ca
SCADENZA: 15/5/2007
ISTRUZIONE - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE
NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA DI APPRENDIMENTO
PERMANENTE. PROGRAMMA TRASVERSALE E MISURE DI ACCOMPAGNAMENTO.
Codice:
DG EAC/61/06
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/c_313/c_
SCADENZA: 30/4/2007
INVITO A
PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "GIOVENTU' IN AZIONE
2007-2013" AL FINE DI OFFRIRE AI GIOVANI OPPORTUNITA' DI APPRENDIMENTO
FORMALE E NON IN UN CONTESTO EUROPEO. ATTENZIONE:CI SONO DIVERSE SCADENZE A SECONDA DEL PERIODO DELL'ANNO
DURANTE IL QUALE SI VUOLE REALIZZARE IL PROGETTO. http://ec.europa.eu/youth/yia/yia_programme_guide_it.doc
SCADENZA: 1/11/2007
OCCUPAZIONE E POLITICA SOCIALE - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE
NELL'AMBITO DI UN CONTRATTO QUADRO RIGUARDANTE
L'IMPLEMENTAZIONE DI UN PROGRAMMA DI PUBBLICAZIONE SU CARTA O SUPPORTO
ELETTRONICO, IN MATERIA DI POLITICA EUROPEA SULL'OCCUPAZIONE, AFFARI SOCIALI E
PARI OPPORTUNITA'.
Codice:
VT/2007/0016
http://ec.europa.eu/employment_social/calls/2007/vt_2007_016
SCADENZA: 23/4/2007
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE RELATIVE ALL'INFORMAZIONE,
CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE
DEI RAPPRESENTANTI DELLE IMPRESE
Codice:
VP/2007/003
http://ec.europa.eu/employment_social/emplweb/tenders/tender
SCADENZA: 5/9/2007
RICERCA E SVILUPPO TECNOLOGICO - INVITI A PRESENTARE PROPOSTE DI
PROGETTO NELL'AMBITO DEI PROGRAMMI DI LAVORO PROVVISORI DEL 7° PROGRAMMA QUADRO
CE DI AZIONI COMUNITARIE DI RICERCA,
SVILUPPO TECNOLOGICO E DIMOSTRAZIONE E DEL 7° PROGRAMMA QUADRO EURATOM
DI ATTIVITA' DI RICERCA E FORMAZIONE NEL SETTORE NUCLEARE. GUCE 2006/C 316/10
Codice:
FP7-HEALTH-2007-A
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/c_316/c_
SCADENZA: 19/4/2007
INVITI A
PRESENTARE PROPOSTE DI PROGETTO NELL'AMBITO DEI PROGRAMMI DI LAVORO PROVVISORI
DEL 7° PROGRAMMA QUADRO CE DI AZIONI COMUNITARIE DI RICERCA, SVILUPPO TECNOLOGICO E DIMOSTRAZIONE E DEL 7° PROGRAMMA QUADRO
EURATOM DI ATTIVITA' DI RICERCA E FORMAZIONE NEL SETTORE NUCLEARE. GUCE
2006/C 316/10
Codice:
FP7-REGIONS-2007-1
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/c_316/c_
SCADENZA: 19/4/2007
PAESI TERZI - EUROPAID - BULGARIA -
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER LO SVILUPPO DELLA SOCIETA' CIVILE.
Codice:
EuropeAid/124981/M/ACT/BG
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
SCADENZA: 26/3/2007
BULGARIA - ROMANIA 2005 - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE,
NEL QUADRO DEL PROGRAMMA DI COOPERAZIONE TRANSFRONTALIERA, PER LA PROMOZIONE
DELLO SVILUPPO
SOSTENIBILE E LA CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITA'.
Codice:
EuropeAid/124992/M/ACT/BG
http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl
SCADENZA: 28/3/2007
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA
PARTNERS
Azienda francese produttrice di macchinari per l’imballaggio cerca
distruttori in tutto il mondo. (FR 501)
Azienda greca specializzata nel campo dei trasporti internazionali è
interessata ad avviare accordi commerciali. (GR 458)
Azienda greca specializzata nella produzione
di sistemi di pile a combustione
e di tecnologia ad idrogeno cerca cooperazioni di tipo commerciale, finanziario
e tecnico in tutti i paesi europei.
(GR 481)
Azienda greca importatrice e grossista di macchine distributrici automatiche
e specializzata nella vendita al dettaglio tramite i distributori automatici
sta cercando esportatori e opportunità di joint venture in Europa. (GR 495)
Azienda greca importatrice e grossista di materiale per dentisti sta
cercando esportatori e trasferimento di know-how e tecnologie dall’Europa, Asia
e USA. (GR 497)
Azienda greca specializzata nella produzione
di miele, marmellate e nella conservazione di frutta sta
cercando intermediari in Europa. (GR 500)
Azienda romena sta cercando produttori di farina di frumento per avviare
rapporti commerciali.
(RO 466)
Azienda spagnola produttrice di fertilizzante organico è
intenzionata ad avviare accordi tecnici e commerciali. (SP 476)
Azienda tedesca produttrice di materiale elettrico per la
distruzione di energia sta cercando di sviluppare una rete distributiva dei
propri prodotti. (DE 502)
Azienda polacca specializzata nella
progettazione e produzione sistemi
idraulici e stemmi di controllo automatico sta cercando intermediari
commerciali. (PL 506)
Azienda lettone specializzata nella
progettazione e attuazione di trattamenti
elettromeccanici dei metalli sta cercando cooperazioni tecnologiche e
commerciali. (LV 504)
Azienda svedese produttrice di boiler per l’acqua calda e di
attrezzature per la produzione del vapore sta cercando partners con le
conoscenze per produrre pellets
per la combustione. (SE 480)
Azienda irlandese che progetta e produce arredamento per ufficio e negozi
sta cercando urgentemente fornitori di mobili di alta qualità per uffici. (IR
494)
Azienda estone produttrice di materiali non ferrosi e in lega,
tetti in rame e prodotti derivati dal petrolio sta cercando intermediari
commerciali per i propri prodotti. (EE 484)
Per ulteriori
informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto
tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
·
Eurodeputati
Delegazione italiana FORZA ITALIA - P
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma
- Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles -
Tel. +32 2 284.25.96 -
Fax +32 2 284.69.06
·
Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B - 1047 Bruxelles - Tel.:
0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it
·
Commissione delle Comunità Europee
Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -
http://europa.eu.int/comm
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it
·
Consiglio
dell'Unione Europea - Rue de la
Loi, 175 B - 1048 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int
·
Corte
di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int
·
Comitato
economico e sociale - Rue
Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int
·
Comitato
delle regioni - Rue Montoyer,
92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int
·
Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S
(Bandi): http://ted.publications.eu.int
·
Euro
Info Centres (informano e
forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee:
normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza,
concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html
Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67
1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 4140
- http://www.epp-eu.org/
EUROINFORMAZIONI
E' ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org