GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

  

                                                                                                                                

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

22 Marzo 2007

n° 147

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

            ____________________________________________________________________________


GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commmercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

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Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.

 


 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

50° ANNIVERSARIO DELLA FIRMA DEI TRATTATI DI ROMA

 

I maggiori successi dell'Europa: un nuovo sito web

 

Nell’ambito delle iniziative e manifestazioni in occasione del 50° anniversario della firma dei trattati di Roma, la Commissione europea ha lanciato  un sito Web e un opuscolo di accompagnamento, “50 Ways Forward – Europe’s Best Successes” - 50 esempi di progresso - I maggiori successi dell’Europa, per mettere in evidenza l’importanza che l’Unione europea ha assunto per tutti i cittadini ed i benefici che questi possono trarne. Il sito è presentato come una galleria virtuale in cui è possibile spaziare nella piantina di un museo virtuale dei successi europei. I visitatori scelgono un esempio da una serie di “quadri”appesi ad una parete, come in un’autentica galleria d’arte. Alcuni di essi contengono dei link verso un breve video che illustra ulteriormente il messaggio. Tutti contengono almeno un link Web per coloro che vogliono saperne di più. Al sito si accompagna un opuscolo 50 Ways Forward, che contiene lo stesso testo del sito Web e ne adotta il concetto di galleria, in un formato più pratico.

Sito web: http://europa.eu/sucess50

 

 

 

La biblioteca del Senato invita i giovani a conoscere l'Europa

 

In occasione del 50° anniversario dei Trattati di Roma, l’Ufficio comunicazione istituzionale in collaborazione con la Biblioteca del Senato, organizzerà presso la Biblioteca del Senato a Roma, una serie di iniziative per ricostruire il dibattito che ha accompagnato in Italia la nascita e l’allargamento dell’Unione europea. Grazie alla collezione dei quotidiani italiani conservata presso la Biblioteca Giovanni Spadolini saranno realizzati pannelli fotografici che illustreranno le varie tappe della storia dell’Unione europea, concentrando l’attenzione anche sui dibattiti in Senato relativi all’approvazione dei disegni di legge di autorizzazione alla ratifica dei Trattati comunitari. Per tutta la durata dell’iniziativa, che chiuderà il 31 luglio, le scolaresche che visiteranno la Biblioteca saranno coinvolte in attività didattiche incentrate sulla conoscenza dell’Europa e sull’approfondimento del ruolo dei Parlamenti nazionali in ambito comunitario. I visitatori potranno avvalersi della collaborazione del personale per la consultazione del materiale multimediale e riceveranno opuscoli informativi in distribuzione gratuita.

Biblioteca del Senato: Via della Maddalena 27, Roma. Info: 06/67062912

 

 

 

LA COMMISSIONE PRESENTA IL SUO PROGRAMMA DI LAVORO PER IL 2007

 

La Commissione europea ha presentato il suo programma legislativo e di lavoro per il 2007. Il programma ruota intorno ai quattro obiettivi strategici stabiliti dalla Commissione Barroso all’inizio del mandato: prosperità, solidarietà, sicurezza e responsabilità esterna ed illustra le misure concrete su cui è incentrata l’azione politica della Commissione nel 2007, le cosiddette “iniziative strategiche”. La Commissione si impegna inoltre a mettere a punto una serie di “iniziative prioritarie” da adottare nell’arco di 12-18 mesi, a seconda della preparazione necessaria per rispettare le norme di qualità imposte dal processo di miglioramento del quadro normativo. Ogni iniziativa sarà accompagnata da una valutazione complessiva dei probabili impatti. Il programma di lavoro per il 2007 contiene anche un elenco di iniziative di semplificazione, nonché una serie di proposte risalenti al 2004 che la Commissione intende ritirare.

 

 

 

LA COMMISSIONE PROPONE DI APPLICARE SANZIONI PENALI PER I DELITTI AMBIENTALI

 

La Commissione dovrebbe adottare una proposta di direttiva che imporrebbe agli Stati membri l’obbligo di prevedere sanzioni penali per i delitti ambientali. La Commissione ritiene che la definizione dei delitti ambientali vari enormemente da uno stato membro all’altro e che in molti Stati il livello delle sanzioni sia insufficiente. La proposta mira quindi ad assicurare che sia istituito un livello minimo di garanzie penali in materia di protezione dell’ambiente nell’Unione.

Gli Stati membri dovranno quindi assicurarsi che una serie di attività (come trasporto illegale di rifiuti, il commercio illegale di specie in pericolo e di sostanze che impoveriscono l’ozono) che sono già vietate dalla legislazione europea o da quella nazionale siano considerati delitti sottoposti al diritto penale quando sono commessi intenzionalmente o per grave negligenza. Gli Stati membri dovranno badare a far si che il loro diritto penale preveda una sanzione effettiva, proporzionata e dissuasiva per i delitti gravi contro l’ambiente. Le pene di carcere massime varieranno da uno a dieci anni e le multe saranno comprese al massimo tra 300.000 e 1,5 milioni di euro. La direttiva prevede infatti l’applicazione di circostanze aggravanti. Le pene e le multe massime potranno, ad esempio, essere applicate a industrie che abbiano commesso intenzionalmente delitti ambientali particolarmente gravi e che questi delitti abbiano provocato morti o feriti gravi, o abbiano provocato gravi danni al suolo, all’acqua, alla fauna o alla flora o che siano commessi nell’ambito di un’organizzazione criminale.

Nel settembre 2005, la Corte di giustizia europea ha confermato il fatto che la Comunità è competente per  adottare disposizioni di diritto penale attinenti alla protezione dell’ambiente, se si rivelasse necessario garantire la ricezione efficace della sua politica ambientale nelle legislazioni nazionali. La Corte ha quindi annullato la decisione quadro sui delitti ambientali adottata nel 2003 dal Consiglio sulla base del titolo IV (terzo pilastro). La Corte ha dato quindi ragione alla Commissione, spiegando che quest’ultima può adottare disposizioni in relazione con il diritto penale degli Stati membri, quando l’applicazione di sanzioni penali costituisce una misura indispensabile per lottare contro danni gravi all’ambiente. La proposta di direttiva della Commissione ha quindi lo scopo di sostituire tanto questa decisione quadro del 2003, quanto una proposta di direttiva che era stata presentata  dalla stessa e che non era stata ripresa dal Consiglio.

 

 

 

VARATO IL CONSIGLIO EUROPEO DELLA RICERCA

 

La Commissione europea ha formalmente adottato il documento di costituzione del Consiglio Europeo della Ricerca (ERC). Si tratta della prima organizzazione di finanziamento pan-europea che supporterà le attività di ricerca di frontiera in tutti i campi scientifici. Il budget totale a disposizione dell’organismo per i prossimi sette anni è di 7,5 miliardi di euro.

L'ERC è stato istituito per gestire il programma "Idee" del VII Programma Quadro. Sarà un'istituzione autonoma dalla Commissione con un Consiglio Scientifico, composto da 22 scienziati europei. Il compito principale dell'ERC è offrire finanziamenti per attività di ricerca di frontiera.

Il primo invito a presentare proposte, lanciato il 22 dicembre 2006, permetterà di accordare una sovvenzione di due milioni di euro in cinque anni a giovani ricercatori.

Il sistema delle sovvenzioni per giovani ricercatori (Starting Independent Researcher Grant) continuerà anche nei prossimi anni e sarà completato dal sistema di finanziamento denominato “Advanced Investigator Grant Scheme”, aperto a ricercatori di tutti i livelli di carriera.

Per maggiori informazioni consultare il sito: http://erc.europa.eu/

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  12 - 15 MARZO 2007

 

 

ISTITUZIONI

 

 

DICHIARAZIONE DI BERLINO: UN OMAGGIO AL PASSATO GUARDANDO AL FUTURO

 

Dichiarazione del Consiglio - Dichiarazione di Berlino

Dibattito: 14.3.2007

 

Il contenuto della Dichiarazione che dovrà essere adottata a Berlino per celebrare il cinquantenario della firma dei Trattati di Roma è stato oggetto di un ampio dibattito in Aula. Oltre ai rappresentanti della Presidenza e della Commissione, sono intervenuti il Presidente del Parlamento, il Presidente della commissione costituzionale e i capigruppo.

 

Il Presidente HANS GERT PÖttering, che parteciperà ai lavoratori preparatori e rappresenterà il Parlamento a Berlino, ha introdotto il dibattito affermando che la Dichiarazione che deve essere adottata il 25 marzo «potrebbe costituire una pietra miliare sulla via di un'Europa più forte che guarda al futuro». Ha quindi ricordato che il progetto di dichiarazione conta quattro capitoli. Il primo, è dedicato al bilancio di quanto realizzato dal 1957 e dovrà contenere una menzione particolare alla pace, alla prosperità e alla stabilità, così come al consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto. Il secondo, tratterà degli aspetti principali dell'unificazione e della cooperazione europea: parità di diritti e obblighi fra gli Stati membri, trasparenza e sussidiarietà, «come elementi fondamentali del metodo comunitario».

Il terzo capitolo, ha proseguito, riveste un'importanza determinante visto che riguarda i valori sui quali posa l'unificazione europea. Sarà sottolineato, ancora una volta, che «l'essere umano, la cui dignità è intangibile, si trova al centro di ogni azione politica». E', ha infatti spiegato il Presidente, «il punto di partenza e, allo stesso, tempo, il suo obiettivo». Anche il principio della solidarietà dovrà essere trattato come elemento indispensabile dell'unificazione europea», anche in campo energetico. Il Presidente ha poi affermato che il quarto capitolo dovrà evocare gli sforzi profusi dall'UE sul piano interno ed esterno, attribuendo una particolare attenzione alla politica energetica e alla protezione del clima, alla politica estera e di sicurezza comune, alla sicurezza interna e ai diritti civili e, infine, alla salvaguardia del modello sociale «grazie al successo economico».

Il Presidente ha inoltre voluto sottolineare che, tenuto conto del dibattito che seguirà alla Dichiarazione, il Parlamento ha il dover di dissipare ogni dubbio in merito alla sua adesione al trattato costituzionale. E' necessario, ha precisato, «che la sostanza del trattato costituzionale, compreso il capitolo sui valori, diventi realtà giuridica e politica». Ha poi evidenziato che il Vertice di Berlino non è più un evento intergovernativo, poiché parteciperanno tutte e tre le istituzioni che firmeranno assieme la Dichiarazione. Quanto ottenuto in cinquant'anni, ha concluso, «è notevole» ed occorre «mobilitare il coraggio e la volontà necessari per raccogliere le sfide del XXI secolo».

 

 

Dichiarazione del Consiglio

 

Frank-Walter Steinmeier ha sottolineato che il 25 marzo sarà «un giorno particolare» in cui si dovrà «tenere conto di quanto realizzato guardando al futuro». Molti dei successi ottenuti sono stati possibili grazie all'impulso dei deputati europei, ha spiegato affermando di continuare a contare sulla cooperazione e sul sostegno del Parlamento europeo. Ha quindi evidenziato che per conquistare la fiducia dei cittadini «occorre dimostrare che l'Unione europea ha un senso per loro». In proposito il Ministro ha citato il successo dell'ultimo Vertice che ha mostrato che l'Unione agisce in campi che interessano i cittadini, come i cambiamenti climatici e l'energia.

Riguardo alla dichiarazione di Berlino, il Ministro ha sottolineato che dovrà trattarsi di un testo conciso e che trasmetta un messaggio chiaro ai cittadini. Dovrà rendere omaggio a quanto realizzato (la pace, il benessere, la riunificazione del Continente) ma anche come vi si è pervenuti: la democrazia, lo Stato di diritto e la sussidiarietà. Sarà poi necessario porre in luce i valori come la dignità umana, la libertà e la responsabilità, la solidarietà, la diversità e la tolleranza, visto che l'Unione non è solo uno spazio economico ma anche una comunità di valori.

Il capitolo sulle sfide future per le quali occorre trovare delle soluzioni comuni, riguarderà i cambiamenti climatici, l'energia, la politica di sicurezza e difesa, la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata e soluzioni comuni all'immigrazione clandestina. Il Ministro ha voluto poi sottolineare che una menzione particolare dovrà essere accordata al modello sociale, mostrando che la competizione economica può essere conciliata con la responsabilità sociale e ambientale.

Ha quindi affermato che le riforme e il processo di rinnovamento dovranno essere portati avanti per consentire agli elettori, nel 2009, di sapere per cosa andranno a votare. Occorre quindi un impegno comune per creare i presupposti ideali al funzionamento dell'UE. Le celebrazioni del cinquantesimo anniversario, ha quindi concluso, dovranno essere sfruttate come simbolo dell'unità europea, ponendo in luce che l'UE è capace di agire nell'interesse dei cittadini.

 

 

Dichiarazione della Commissione

 

Per Margot Wallström le celebrazioni di Berlino non saranno solo importanti per evidenziare ciò che ci unisce ed enfatizzare i valori comuni, ma anche per definire gli obiettivi e le ambizioni per un'Unione più forte che porta benefici ai cittadini. Ha poi affermato che la Presidenza tedesca sta lavorando molto al fine di definire una dichiarazione breve, di facile lettura e con una "durata di vita" superiore a qualche settimana. Nel definire la Dichiarazione, ha proseguito, «non dovremo essere timidi, bensì ambiziosi e credibili», e si dovranno trattare questioni concrete senza entrare troppo nei dettagli.

Dovrà riflettere la "genialità" dell'UE che è «capace di conciliare il particolare con il generale, l'individuale con il collettivo, promuovendo la crescita economica nell'ambito di un forte quadro sociale». E' anche importante, ha spiegato la Vicepresidente della Commissione, mostrare che l'Unione lavora nel rispetto della democrazia, della trasparenza e della sussidiarietà. La Dichiarazione, inoltre, rappresenta anche un punto di partenza per il rilancio della revisione dei Trattati, in quanto è necessario che l'Unione sia in grado di funzionare bene, per servire i cittadini nel modo migliore.

 

 

 

 

 

Interventi in nome dei gruppi

 

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito ricordando che il suo gruppo fin dalle origine ha sempre desiderato un'Europa più integrata e più unita, ha sottolineato che «ciò che da sempre ci unisce è le difesa dei valori, la promozione delle libertà e, in particolare, quella di intraprendere, di lavorare, di beneficiare dei frutti del lavoro, ma anche la garanzia di sicurezza». Il Trattato di Roma, ha proseguito, costituisce la prima pietra dell'avventura europea che non solo ha reso impossibile «farci la guerra», ma ha anche reso questa eventualità «impensabile». Rivolgendosi ai giovani, ha tuttavia ammonito che «nulla è acquisito per sempre».

Il leader dei popolari ha poi voluto rendere omaggio a tutti i cittadini dei paesi dell'Europa Orientale che sono stati oppressi per cinquant'anni dalla dittatura comunista. Senza le rivolte del 1956 e del 1968, ha spiegato, «non sarebbero state possibili le rivoluzioni di velluto della fine degli anni ottanta e il muro di Berlino sarebbe ancora la vergogna del nostro Continente». Al contempo, ha voluto sottolineare che nel 2007 ricorre anche il sessantesimo anniversario del Piano Marshall. Senza l'aiuto degli americani, ha precisato, «la dichiarazione Schuman e il Trattato di Roma avrebbero incontrato maggiori ostacoli».

L'Unione europea, ha proseguito il deputato, «non si riduce all'esportazione di beni e servizi», trasmette anche i nostri valori e agisce come forza di stabilizzazione». Di fronte alle sfide future, ha poi affermato, «non si parte da zero». La prima condizione per il successo, ha però spiegato, è quella di «avere fiducia nelle nostre risorse». La seconda è di essere realisti e di adattarsi, «senza però rinunciare a quello che si è». Il deputato ha quindi elencato che cinque principali sfide: la demografia, la mondializzazione, la multipolarità, l'energia e il riscaldamento climatico, senza dimenticare la lotta al terrorismo.

In tale contesto, l'Europa «deve trarre profitto dalla sua storia e valorizzare il suo modello di società», nei confronti del terrorismo, invece, deve «dare prova di fermezza e determinazione». Ha quindi concluso sostenendo che, in questo periodo di transizione, occorre «evitare le impasse e costruire assieme delle fondamenta solide, con lucidità e coraggio politico».

 

 

CONSIGLIO EUROPEO DI PRIMAVERA

 

Dichiarazione del Consiglio europeo e dichiarazione della Commissione - Riunione del Consiglio europeo (8 e 9 marzo 2007)

Dibatitto: 13.3.2007

 

Le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione hanno aperto un dibattito in Aula in merito ai risultati del Vertice europeo di Bruxelles dell'8 e del 9 marzo. Misure per fronteggiare i cambiamenti climatici, politica energetica, sviluppi della Strategia di Lisbona e dimensione sociale, nonché relazioni transatlantiche e situazione in Iraq, sono i principali punti discussi tra i Capi di Stato e di governo.

 

Sulla base delle recenti proposte della Commissione, al Vertice è stata messa a punto la strategia europea per garantire l'approvvigionamento energetico, assicurando al contempo la protezione dell'ambiente e fronteggiando i cambiamenti climatici. La cancelleria Merkel ha fissato obbiettivi ambiziosi e un calendario d'attuazione.

I Capi di Stato e di governo hanno affrontato anche il tema della rinnovata Strategia di Lisbona. Si tratterà, più in particolare, di approfittare dei recenti sviluppi positivi per proseguire le riforme tese ad ammodernare l'Europa e le sue imprese, rendendole capaci di affrontare le sfide che le aspettano. Al contempo dovranno essere decise delle misure per favorire l'occupazione e rafforzare la dimensione sociale. Sarà anche affrontata la questione del miglioramento della legislazione.

All'inizio della cena, la Cancelliera ha illustrato ai Capi di Stato e di governo le sue idee in merito alla struttura e ai contenuti della dichiarazione che dovrà essere adottata a Berlino in occasione delle celebrazioni per la firma dei Trattati di Roma. Il Presidente del Parlamento è stato invitato dalla Cancelliera a contribuire al dibattito.

I leader europei hanno tenuto poi una discussione approfondita sulle relazioni transatlantiche in vista del prossimo Vertice UE/USA del 30 aprile. La Cancelliera ne ha approfittato per illustrare e spiegare ai colleghi la sua iniziativa riguardo alla partnership transatlantica.

Parallelamente i Ministri degli Esteri hanno discusso della situazione in Iraq, in Somalia e in Libano. Mentre quelli delle Finanze hanno trattato le questioni finanziarie legate alla politica energetica e alla ricerca.

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, si è trattato di un Consiglio europeo positivo, perché è entrato nel vivo dei problemi che interessano i cittadini. Nell'era della globalizzazione i popoli hanno sempre più bisogno di un'Europa che dia soddisfazione alle domande alle quali gli Stati nazionali non sono più in grado di rispondere.

Solo l'Unione infatti può affrontare i grandi temi del cambiamento climatico, della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, dell'immigrazione, della libertà energetica, compreso il rilancio del nucleare, della disoccupazione, del confronto con le nuove grandi potenze economiche e commerciali dell'Asia orientale, per non parlare della pace nell'area del Mediterraneo e nel Medio Oriente. Ecco perché abbiamo bisogno di un nuovo Trattato costituzionale che stabilisca competenze e capacità di azione.

Condivido perciò, signor Presidente, la proposta di dar vita ad un testo che conservi la sostanza e recepisca i valori di quello firmato a Roma e poi bocciato in Francia e in Olanda. Un testo che faccia riferimento alle radici giudaico-cristiane dalle quali attinge nutrimento l'azione dell'Unione a favore della centralità dei diritti della persona e del cittadino.

Signor Presidente del Consiglio, desidero formulare una proposta concreta alla Presidenza tedesca, appellandomi ad essa con convinzione, affinché gli Stati membri, insieme al Parlamento e alla Commissione, diano vita nei prossimi mesi ad una grande campagna di comunicazione mediatica tesa a far conoscere ai cittadini cos'è veramente l'Unione europea, per far capire che l'Unione non è la costosa ed opprimente burocrazia di Bruxelles bensì, com'è emerso durante il vertice dell'8-9 marzo, un'istituzione che rappresenta la certezza di un futuro migliore per mezzo miliardo di persone."

 

 

DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE SULLA GIORNATA EUROPEA

DELLE VITTIME DEL TERRORISMO

 

Sottolineando che l'11 marzo scorso ha segnato il terzo anniversario degli attentati che hanno provocato 192 morti a Madrid, il Presidente HANS GERT PÖTTERING ha voluto ricordare tutte le vittime del terrorismo ed esprimere la solidarietà, personale e di tutto il Parlamento, ai loro familiari. Nel citare anche gli attentati di Londra del luglio 2005, il Presidente ha quindi evidenziato che sono ancora troppe le vittime del fanatismo, che costituisce anche un attacco alla democrazia e ai valori fondamentali dell'UE.

Nel definire il terrorismo un «crimine che non è tollerabile in nessuna circostanza», il Presidente ha chiesto che l'UE e la Comunità internazionale agiscano con determinazione contro tali atti che non hanno «nessuna giustificazione». Occorre quindi, ha aggiunto, che l'Europa resti unita in questa lotta e adotti una politica coerente, anche perché le cooperazioni rafforzate non bastano più. Sottolineando che Guantanamo non è compatibile con l'ordinamento dell'UE, ha pertanto affermato che la lotta al terrorismo deve essere condotta nel rispetto dei valori europei.

Il Presidente ha infine ricordato che, il 5 marzo scorso, è stato rapito il giornalista italiano di Repubblica Daniele Mastrogiacomo che, inviato in Afghanistan, «non faceva altro che esercitare la sua professione». Esprimendo la solidarietà del Parlamento alla famiglia del giornalista e al giornale, ha quindi chiesto il suo immediato rilascio, così come quello della cittadina tedesca rapita in Iraq in febbraio.

L'Aula ha quindi osservato un minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime del terrorismo.

 

 

AMMONITO IL DEPUTATO GIERTYCH PER IL SUO OPUSCOLO

 

Il Presidente del Parlamento europeo ha informato l'Aula che il deputato polacco "non iscritto" Maciej Giertych sarà ammonito a seguito della pubblicazione di un opuscolo "Civiltà in guerra in Europa".

 

«In questa occasione sono profondamente dispiaciuto nel constatare che, obiettivamente, si è avuta una seria violazione dei diritti fondamentali, in particolare della dignità degli esseri umani, cui la nostra istituzione aderisce pienamente» ha dichiarato HANS-GERT PÖTTERING aprendo la seduta.  Rivolgendosi a Maciej Giertych (NI, PL), lo ha quindi informato che, sulla base dell'articolo 147 del Regolamento del Parlamento europeo, gli sarà inflitta un'ammonizione. L'Aula e gli organi politici pertinenti saranno debitamente informati non appena tale sanzione verrà notificata.

Il Presidente ha quindi ricordato che, nel corso della sua presidenza intende salvaguardare sia la libertà di espressione e lo standard di condotta dei deputati, sia l'onore dell'Istituzione. Rammentando poi la sua dichiarazione del 13 febbraio scorso durante il suo discorso inaugurale, ha ribadito che «la tolleranza ed il rispetto degli altri sono un valore europeo importante, al centro delle mie priorità politiche e al quale il Parlamento europeo è fortemente ancorato». In conclusione il Presidente ha auspicato che il deputato comprenderà come il Parlamento europeo - che prospera su un dibattito politico vivace - condanni ogni forma di xenofobia e, in nessun caso, possa essere associato con le opinioni contenute nella sua pubblicazione.

 

 

 

DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÁ

 

 

PARITÀ UOMO-DONNA: LOTTA ALLA VIOLENZA E SALARI UGUALI

Doc. A6-0033/2007

Relatrice AMALIA SARTORI (PPE-DE/IT)

 

Relazione su una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2007 - Votazione: 13.3.2007

 

Il Parlamento chiede più impegno nel garantire l'uguaglianza di genere e tolleranza zero nei confronti della violenza contro le donne, incluse le mutilazioni genitali, la poligamia e l'imposizione del burqa. Sollecita anche misure per favorire l'accesso al lavoro, colmare il divario retributivo rispetto agli uomini e promuovere l'imprenditoria femminile. Per conciliare vita privata e professionale suggerisce l'istituzione del congedo di paternità, ponendone il costo a carico della collettività.

 

L'uguaglianza tra donne e uomini «è un diritto e un principio fondamentale dell'UE» ma, nonostante i significativi progressi realizzati, «continuano a sussistere molte disuguaglianze fra donne e uomini». E' quanto afferma il Parlamento con la relazione di AMALIA SARTORI (PPE/DE, IT) sulla comunicazione della Commissione in merito alla tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010. Inoltre, riconosce il doppio approccio per la promozione della parità tra i generi, basato sull’integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche e sulla contemporanea applicazione di specifici provvedimenti in tal senso.

 

Tolleranza zero contro la violenza sulle donne

La violenza contro le donne «è la più diffusa violazione dei diritti dell'uomo, senza limiti geografici, economici o sociali». Inoltre, nonostante gli sforzi messi in opera a livello nazionale, comunitario ed internazionale, «il numero di donne vittime di violenze è allarmante». Il Parlamento chiede pertanto alla Commissione di presentare una proposta di direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e sollecita un miglior coordinamento e un rafforzamento delle misure europee e nazionali per la protezione giuridica della donna e dei bambini.

Più in particolare, chiedono una «tolleranza zero» in caso di riduzione in schiavitù delle donne o nei casi di crimini commessi in nome dell’onore o della tradizione, di violenza, di traffico degli essere umani, di mutilazioni genitali femminili, di matrimoni forzati, di poligamia nonché di atti di privazione dell'identità (ad esempio l'imposizione del burqa, del niqab o di maschere). Gli Stati membri, d'altra parte, sono invitati a introdurre la registrazione obbligatoria degli atti di mutilazione genitale femminile effettuati da personale sanitario e a ritirare la licenza dei medici che li praticano. Rilevando poi la necessità di raccogliere al più presto dati confrontabili e affidabili sul traffico di esseri umani, ritengono utile effettuare uno studio sulla correlazione causale tra la legislazione sulla prostituzione ed il traffico ai fini dello sfruttamento sessuale e la diffusione delle migliori prassi, «comprese le azioni adottate in materia di domanda».

 

Pari salario per pari lavoro

Il Parlamento chiede agli Stati membri di integrare o rafforzare i propri piani nazionali per l'occupazione e l'integrazione sociale al fine di inserirvi misure volte a favorire l'accesso delle donne al mercato del lavoro «in situazione di pari dignità e di pari retribuzione per pari lavoro». I deputati, infatti, deplorano che il divario retributivo tra i sessi ammonti tuttora al 15%, a vantaggio degli uomini. Sollecitano pertanto la Commissione a rivedere in via prioritaria la direttiva (75/117/CEE) che tratta questo aspetto e, in particolare, gli elementi attinenti agli ispettorati del lavoro e ai mezzi di ricorso disponibili in caso di discriminazioni. La invitano inoltre a garantire che tale direttiva «non comporti discriminazioni per le donne che si sono dedicate ai figli e hanno quindi una scarsa esperienza lavorativa».

Occorre, inoltre, promuovere l'imprenditoria femminile e, a tal fine, gli Stati membri sono invitati ad applicare strategie concrete e misure di agevolazione dell'accesso delle imprenditrici al credito e ai servizi bancari, soprattutto per quanto riguarda i microfinanziamenti e le misure a sostegno delle reti di imprenditrici. Dovrebbero poi nominare un responsabile nazionale per l'uguaglianza di genere nell'ambito dell'attuazione della Strategia di Lisbona, con il compito di partecipare all'elaborazione e alla revisione dei rispettivi piani nazionali nonché al monitoraggio della loro attuazione, al fine di favorire l'integrazione della dimensione di genere, segnatamente nel bilancio. Il Parlamento, inoltre, chiede che a livello UE siano avviati progetti pilota sull'integrazione della dimensione di genere nel bilancio generale e dei programmi comunitari, in particolare nei Fondi Strutturali, e nei programmi relativi alla ricerca, ai consumatori e alla sanità pubblica.

 

Politiche per conciliare vita familiare e professionale

Il Parlamento chiede alla Commissione, in collaborazione con gli Stati membri e le sue parti sociali, di incoraggiare la creazione di politiche di conciliazione fra vita familiare e vita professionale. Tra le misure ipotizzabili, i deputati chiedono che il costo della maternità e della paternità sia a carico della collettività, «al fine di sradicare comportamenti discriminatori in seno alle imprese e di contribuire al rilancio demografico», nonché di agevolare l’occupazione femminile. Ma ritengono anche necessario rendere più accessibili e flessibili i servizi di assistenza destinati a persone non autosufficienti (bambini, persone con disabilità o malattie croniche e anziani), tra cui strutture aperte anche di notte.

Per incoraggiare attivamente i padri e i conviventi maschi ad avvalersi delle opzioni di orario flessibile e ad assumere la responsabilità dei compiti domestici e di quelli connessi alla famiglia, i deputati suggeriscono di istituire una prima forma di congedo di paternità e di avviare «l'attesa revisione» della direttiva (96/34/CE) sul congedo parentale. Sollecitano inoltre la definizione di sistemi alternativi per assicurare la copertura pensionistica delle donne.

 

Posti di responsabilità alle donne e lotta agli stereotipi

Il Parlamento chiede alla Commissione di promuovere la diffusione e l'adozione di buone prassi tese a favorire la partecipazione delle donne ai processi decisionali. Gli Stati membri dovrebbero inoltre individuare e perseguire obiettivi e termini chiari per l'aumento della partecipazione delle donne a tutte le forme di presa di decisioni e il potenziamento della loro rappresentanza nella vita politica. Per i deputati, poi, è importante promuovere la partecipazione delle donne nelle carriere scientifiche e nella ricerca, anche attraverso la previsione di soluzioni contrattuali, come borse di studio o lavoro part-time, per favorire la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa.

D'altra parte, il Parlamento sottolinea che dovrebbe essere promossa la diffusione di esempi positivi sia del ruolo delle donne nella società sia dei successi da esse ottenuti in tutti i settori. Ritenendo che ciò rappresenti uno strumento efficace per la lotta agli stereotipi negativi che devono affrontare le donne, i deputati chiedono alla Commissione di incoraggiare iniziative mirate a sensibilizzare i media attraverso, ad esempio, l'istituzione di tavoli di consultazione permanenti con gli operatori del settore.

Anche gli Stati membri sono incoraggiati a adottare misure per eliminare gli stereotipi di genere, in particolare sul mercato del lavoro, e a promuovere la presenza degli uomini in settori e posizioni occupate prevalentemente da donne. La Commissione, invece, è esortata a inserire nella tabella di marcia i diritti dei transessuali e i problemi da questi affrontati, in linea con le recenti sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee.

 

Sostegno all'integrazione delle immigrate

Il Parlamento chiede agli Stati membri e alla Commissione di adottare iniziative concrete per l'emancipazione e l'integrazione socioeconomica delle donne immigrate. Si tratta, più in particolare, di fornire un sostegno alla conoscenza della lingua, dei diritti e doveri che discendono dall'acquis comunitario, dagli accordi internazionali, dai principi e dalle leggi vigenti nel paese d'accoglienza (tra cui il divieto di poligamia nell'ambito del ricongiungimento familiare) e dei valori fondamentali dell'Unione. Occorrerebbe poi mettere a punto dei programmi di lotta contro la discriminazione nell’accesso al lavoro e sul luogo di lavoro, sostenere progetti imprenditoriali di donne immigrate «volti a mantenere e diffondere la ricchezza culturale dei loro paesi d'origine», nonché creare e favorire «spazi pubblici di partecipazione per le donne immigrate in cui esse siano rappresentate attivamente».

 

I diritti delle donne nella politica esterna dell'UE

La relazione considera che il rispetto dei diritti delle donne è un requisito fondamentale, al pari degli altri diritti umani, nell'ambito dei negoziati di adesione con i paesi candidati e sottolinea che deve essere una condizione essenziale delle politiche di vicinato, estera e di sviluppo dell'UE. In tale contesto invita la Commissione e gli Stati membri, nel quadro dei loro programmi di sviluppo, ad esaminare metodi preventivi per la lotta contro la violenza sessuale e la tratta di esseri umani in vista del loro sfruttamento sessuale, per scoraggiare la violenza nei confronti delle donne e per garantire assistenza medica, sociale, legale e psicologica sia alle donne sfollate a seguito di conflitti che alle altre migranti.

I deputati, inoltre, chiedono alla Commissione di prendere misure per garantire alle donne i diritti alla salute, compresa la salute sessuale e riproduttiva e ribadiscono che è essenziale, in particolare per la lotta contro l'HIV/AIDS, «ampliare l'accesso alle informazioni relative alla salute sessuale e riproduttiva e ai servizi sanitari». Sollecitano poi «sforzi più incisivi» per proteggere le giovani donne da ogni forma di violenza (compresi lo stupro, lo sfruttamento sessuale e l'arruolamento forzato nelle forze armate), nonché per incoraggiare politiche e programmi intesi a promuovere la tutela dei diritti delle ragazze nelle situazioni di conflitto e post-conflitto. Nelle politiche a favore dell'Africa e nelle strategie di sviluppo nazionali dei paesi africani, infine, dovrebbe essere promossa la ratifica e l'attuazione del Protocollo di Maputo che prevede la condanna e la proibizione di tutte le forme di mutilazioni genitali.

 

Data l'importanza del tema e la qualità della relazione si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato dalla relatrice AMALIA SARTORI (PPE/DE-I) Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono particolarmente soddisfatta che questa sera possiamo affrontare il dibattito conclusivo sulla tabella di marcia per l'uguaglianza di genere, che ha visto la commissione per i diritti della donna impegnata, in questi ultimi mesi, ad analizzare un documento di grande interesse consegnatoci dalla Commissione. E' stato rilevante il fatto che il lavoro legato alla tabella di marcia sia stato portato avanti anche dal Commissario Šplida, anche perché questo è uno di quei temi che non sono mai superati una volta per tutte.

Nell'approfondire ancora una volta e nell'analizzare tutte le tematiche che ci sono state sottoposte, abbiamo avuto la possibilità di portare la nostra attenzione soprattutto su alcune questioni fondamentali. Siamo partiti dal principio alla base di tutto il nostro comportamento, secondo cui la promozione dei diritti della persona deve essere privilegiata in tutte le politiche e quindi, per naturale conseguenza, deve esserci una tolleranza zero a livello europeo.

In questa tabella di marcia, noi siamo partiti stabilendo soprattutto che la promozione dei diritti della persona sta alla base…

(L'oratrice è interrotta dalla Presidente)

Riprendo. Il nostro punto di partenza è stato quello della promozione dei diritti della persona e, come naturale conseguenza, arriviamo alla conclusione che, mettendo al centro la promozione dei diritti, dobbiamo anche stabilire una tolleranza zero nei confronti del mancato rispetto di tali diritti.

Purtroppo sappiamo che il tema della violenza si applica a tutt'oggi all'Europa, in modo importante e significativo: dai dati a nostra disposizione si evince infatti che una donna su tre subisce violenza nell'arco della sua vita. Sappiamo anche che il 52 per cento della popolazione europea è composto da donne, il che ci porta a ritenere che ancora oggi, nella nostra Europa, ci sia una percentuale elevatissima di persone che subiscono violenza nell'arco della loro vita. Su questo aspetto si chiede un'attenzione particolare da parte dell'Unione.

L'altro punto che abbiamo preso in considerazione è stato il tema della povertà. Anche in questo caso, moltissime relazioni, anche precedenti, mettono in evidenza come il rischio povertà colpisca soprattutto le donne, tenendo conto che l'85 per cento delle famiglie monoparentali hanno come capofamiglia una donna e che questa mediamente è considerata come la condizione nella quale è più facile avvicinarsi al livello di povertà. Anche rispetto a ciò, si è ritenuto che una delle azioni principali che possiamo portare avanti a livello di Unione europea consista nel potenziare tutte quelle politiche in grado di garantire alle donne un'indipendenza economica, vale a dire le politiche che facilitano l'accesso al mondo del lavoro.

Resta a tutt'oggi importante - certamente con situazioni variabili da paese a paese - la differenza di occupazione fra uomini e donne. Quando le donne sono occupate, si è rilevato che mediamente le donne percepiscono, a parità di lavoro, una retribuzione inferiore del 15 per cento rispetto agli uomini. Pertanto, anche rispetto a questa realtà, si chiedono delle politiche e una vigilanza perché tutto ciò non accada più.

La terza questione, anch'essa consequenziale, che è stata presa in considerazione è stata l'esigenza di conciliare la vita familiare con la vita lavorativa. Quindi, per rendere possibile la conciliazione tra la vita familiare e la vita lavorativa, è stata evidenziata una serie di politiche che potrebbero - da un lato a livello europeo, ma anche con indirizzi da dare agli Stati membri - apportare un enorme contributo in questo campo, toccando il tema dei costi della maternità e della paternità, che debbono essere a carico dell'intera collettività, in un'Europa dove nascono sempre meno bambini, per arrivare al tema storico, ma ancora irrisolto, della necessità di avere maggiori servizi, più accessibili, più flessibili e destinati non soltanto alla custodia dei bambini, ma anche dei disabili, degli ammalati gravi e degli anziani.

Per fare questo riteniamo indispensabile integrare la politica di genere nel bilancio dell'Unione e nei programmi comunitari, come i Fondi strutturali, il Settimo programma quadro e quant'altro, portando avanti anche delle politiche rivolte verso l'esterno, ritenendo che tutte le politiche di adesione ma anche la politica di vicinato, la politica estera e di sviluppo non possano prescindere da quelle per il rispetto dei diritti della donna, e affrontando da ultimo, ma non perché meno importanti, tutti i problemi legati all'immigrazione, rispetto ai quali - dai casi di riduzione in schiavitù, a quelli della poligamia e delle mutilazioni dei genitali - ci deve essere, da parte dell'Unione, un rigore che, come dicevo all'inizio, deve arrivare alla tolleranza zero."

 

 

 

POLITICA SOCIALE

 

 

I SERVIZI SOCIALI D'INTERESSE GENERALE NON SONO UN ONERE

Doc. A6-0057/2007

 

Relazione sui servizi sociali di interesse generale nell'Unione europea

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2007 - Votazione: 14.3.2007

 

Nell'evidenziare il ruolo fondamentale dei servizi sociali d'interesse generale, il Parlamento chiede di chiarire il quadro giuridico ad essi applicabile e una loro migliore definizione. Le norme su concorrenza e aiuti pubblici devono poi essere compatibili con gli obblighi di servizio pubblico. Sollecitando partenariati pubblico-privati, i deputati chiedono ai governi di garantire la copertura finanziaria in caso di trasferimento di competenze a favore dei poteri locali.

 

Adottando la relazione, il Parlamento afferma anzitutto che i servizi sociali di interesse generale (SSIG) «costituiscono uno dei pilastri fondamentali su cui si basa il modello sociale europeo, uno degli elementi essenziali per realizzare la pace sociale e la coesione economica, sociale e territoriale dell'Unione europea, nonché uno degli strumenti per conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona». Per i deputati, inoltre, i SSIG «non possono essere ritenuti un onere per i poteri pubblici», perché sono invece all'origine «di esternalizzazioni positive in termini di crescita economica, prosperità, occupazione e coesione sociale».

 

Una definizione chiara di servizio sociale di interesse generale

Ciò premesso, i deputati accolgono con favore la comunicazione della Commissione sui SSIG, ma ritengono che essa non fornisca i chiarimenti necessari sulla classificazione e sulla definizione dei SSIG e procrastini la decisione sul quadro giuridico da applicare loro. Il Parlamento nota infatti che, attualmente, vi è una certa «ambiguità concettuale» in merito a determinate definizioni, per esempio "servizio pubblico", "servizio di interesse generale", "servizio di interesse economico generale", "servizio sociale di interesse generale", e che tale ambiguità «persiste anche in recenti atti comunitari e ciò concorre all'incertezza giuridica rilevata nel settore». Inoltre, rileva che la mancanza di regolamentazione in materia ha dato luogo a una vasta interpretazione giurisprudenziale, «non sempre coerente».

I deputati ritengono quindi urgente e indispensabile disporre di un chiarimento dei concetti in causa e del contesto giuridico in cui operano i SSIG, in particolare un chiarimento del principio di interesse generale e delle norme in materia di concorrenza e di aiuti pubblici. Anche perché, tutti i settori interessati chiedono un quadro operativo chiaro che limiti al minimo l'esigenza di un'interpretazione giurisprudenziale al fine di conseguire la massima certezza giuridica.

 

Riconoscere il carattere specifico dei SSIG

Il Parlamento riafferma il proprio impegno per SSIG «moderni e di qualità, incentrati sui valori di parità, di solidarietà, di legalità e di rispetto della dignità umana, nonché sui principi di accessibilità, di servizio universale, di efficacia, di gestione parsimoniosa delle risorse, di continuità, di prossimità all'utente e di trasparenza».

Compiacendosi poi del riconoscimento da parte della Commissione del carattere specifico dei principali elementi che definiscono i SSIG, ritiene tuttavia sbagliato un approccio sui SSIG che contrapponga tra loro da un lato le norme attinenti alla concorrenza, agli aiuti pubblici e al mercato e, dall'altro, i concetti di servizio pubblico di interesse generale e di coesione sociale. A suo parere occorre invece conciliare tali aspetti «promuovendo una sinergia positiva tra gli elementi economici e sociali». Afferma però che, nel caso dei SSIG, le norme in materia di concorrenza, di aiuti pubblici e di mercato interno devono essere compatibili con gli obblighi di servizio pubblico e non il contrario.

D'altra parte, il Parlamento osserva «con preoccupazione» i recenti tentativi di applicare a taluni SSIG una regolamentazione e principi propri dei servizi e dei servizi di interesse economico generale, senza tenere in conto di elementi e principi che distinguono i SSIG dagli altri servizi. Accoglie quindi con favore l'intenzione della Commissione di proseguire in modo più approfondito il processo di consultazione nonché di precisare l'applicazione di talune norme comunitarie ai servizi sociali, ritenendo che tale processo vada completato entro la metà 2007. Allora la Commissione dovrà deliberare una decisione sul seguito da dare al processo e individuare l'approccio più proficuo, «compreso l'esame dell'opportunità e della legittimità di una proposta legislativa specifica per il settore».

 

Formazione adeguata e partenariati pubblico-privati

Nell'invitare la Commissione e gli Stati membri a proteggere e promuovere le molteplici modalità occupazionali esistenti nel settore dei SSIG, la flessibilità dell'articolazione dell'orario di lavoro, il lavoro a orario ridotto e il ricorso al volontariato, il Parlamento chiede anche lo sviluppo di azioni di formazione professionale. Queste dovrebbero essere orientate all'adattamento alle circostanze e alla capacità di superarle, per conseguire come effetto una migliore qualità della prestazione e migliori condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori del settore

Esortando poi la Commissione e gli Stati membri a rispettare la diversità sia delle modalità di organizzazione e di gestione dei SSIG sia delle risorse e dei metodi di finanziamento di detti servizi, sollecita anche la creazione di partenariati pubblico-privati per la loro fornitura, allo scopo di provvedere all'interesse generale e a prestazioni efficaci e di qualità. In proposito, pur ritenendo che le diverse autorità pubbliche competenti degli Stati membri siano libere di decidere come erogare le prestazioni dei SSIG (mutue, organizzazioni sociali o imprese private), precisa che l'autorità pubblica «deve poter verificare in ogni momento se il prestatore dei servizi rispetta i principi e i valori propri dei SSIG e se la prestazione avviene in conformità delle norme prestabilite dalle pubbliche autorità».

Il Parlamento plaude inoltre al fatto che, nel quadro della loro responsabilità sociale, le imprese partecipino al finanziamento, al sostegno e alla prestazione di SSIG e, al riguardo, invita la Commissione e gli Stati membri a coinvolgere maggiormente le parti sociali nell'elaborazione di tali strategie, in conformità delle consuetudini dei singoli Stati membri.

 

Decentramento agli enti locali

I deputati osservano infine che, in taluni Stati membri, il decentramento dei poteri a favore delle autorità regionali o locali per la prestazione di SSIG «non è stato accompagnato da una dotazione di bilancio sufficiente per consentire un livello quantitativo e qualitativo ottimale della prestazione di detti servizi». Per tale ragione sollecitano gli Stati membri a fare in modo che ogni trasferimento di competenze a favore dei poteri regionali o locali per la prestazione di SSIG «sia integrato da un'adeguata dotazione finanziaria».

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. B6-0098/2007- Risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2007 sull'azione della Comunità relativa alla prestazione transfrontaliera di servizi di assistenza sanitaria

      Il Parlamento ritiene necessario creare un quadro giuridico per la prestazione transfrontaliera di servizi di assistenza sanitaria. Chiede inoltre di garantire la certezza giuridica in merito al rimborso delle spese mediche sostenute all'estero e reputa necessario creare un meccanismo di ricorso per i casi di malasanità transfrontaliera. Sottolinea infine che occorre definire una Carta comune dei diritti dei pazienti e assicurare a questi ultimi l'informazione circa i loro diritti ed obblighi.

 

 

 

POLITICA DELL'OCCUPAZIONE

 

 

PROMUOVERE LA RESPONSABILITÀ SOCIALE DELLE IMPRESE

Doc. A6-0471/2006

 

Relazione sulla responsabilità sociale delle imprese: un nuovo partenariato

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 12.3.2007 - Votazione: 13.3.2007

 

Il Parlamento sollecita maggiore impegno nel campo della responsabilità sociale delle imprese (RSI). Pur non chiedendo una normativa vincolante, i deputati sottolineano i limiti di un approccio esclusivamente volontario e chiedono di promuovere la partecipazione delle piccole e medie imprese alla RSI. Nel chiedere un meccanismo di difesa per le vittime di illeciti da parte delle imprese, raccomandano anche di rafforzare le responsabilità dei dirigenti delle aziende con più di 1.000 dipendenti.

 

Adottando la relazione, il Parlamento si dice convinto che il potenziamento delle responsabilità sociale e ambientale delle imprese, collegato al principio della responsabilità imprenditoriale, «rappresenta un elemento essenziale del modello sociale europeo e della strategia europea per lo sviluppo sostenibile» ed è «la risposta alle sfide sociali della globalizzazione economica». Apprezza quindi la comunicazione della Commissione che imprime nuovo slancio al dibattito sulla responsabilità sociale delle imprese, anche se esprime qualche perplessità quanto alla trasparenza e all'equilibrio della consultazione svolta prima della pubblicazione.

Il Parlamento, inoltre, riconosce anzitutto la definizione formulata dalla Commissione secondo cui la “responsabilità sociale delle imprese” (RSI) consiste nell'integrazione volontaria di considerazioni ambientali e sociali nelle operazioni di impresa, al di là delle prescrizioni legali e degli obblighi contrattuali. D'altra parte, osservando che tra i diversi gruppi interessati rimane aperto il dibattito su una definizione appropriata della RSI, ritiene che attualmente è possibile che talune imprese pretendano di sostenere la responsabilità sociale, mentre nel contempo «violano leggi locali o internazionali».

Ma i deputati precisano comunque che le politiche in materia di RSI dovrebbero essere portate avanti valutando i pro e i contro, «non in sostituzione di una regolamentazione appropriata in altri campi, né come un approccio subdolo all'introduzione di tale legislazione».  Nel riconoscere peraltro che molte imprese effettuano già un intenso e crescente sforzo per ottemperare alla propria responsabilità sociale, il Parlamento rileva infatti che un metodo universale che cerchi di imporre alle imprese un unico modello di comportamento «sia inopportuno e non porterà ad una loro adesione significativa alla RSI».

D'altra parte, il Parlamento osserva che la varietà di iniziative volontarie in materia «rappresenti un ostacolo per molte imprese che adottano politiche sulla RSI, nonché «un disincentivo per le imprese a perseguire azioni più credibili o politiche più ambiziose». Anche se riconosce che tale varietà fornisce alle imprese «ulteriore ispirazione». La credibilità delle iniziative volontarie in materia di RSI, per il Parlamento, continua inoltre a dipendere «dall'impegno a incorporare le norme e i principi vigenti e concordati a livello internazionale e da un approccio pluralistico», nonché dall'attuazione di un monitoraggio e di una verifica indipendenti. La Commissione è quindi invitata a divulgare le buone prassi, risultato di iniziative volontarie in materia di RSI, prendendo in considerazione la creazione di una lista di criteri che le imprese devono rispettare se attuano responsabilità sociale.

Secondo i deputati, peraltro, è giunta l'ora in cui l'accento sia spostato dai "processi" ai "risultati", «con un conseguente contributo misurabile e trasparente da parte delle imprese alla lotta contro l'esclusione sociale e il degrado ambientale in Europa e nel mondo». Occorre poi porre l'accento sullo sviluppo della società civile, e in particolare sulla consapevolezza dei consumatori circa una produzione responsabile, in modo da promuovere la responsabilità sociale. La RSI deve inoltre affrontare nuovi ambiti come l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, l'organizzazione del lavoro, le pari opportunità, l'inclusione sociale, lo sviluppo sostenibile e l'etica, così da fungere da strumento supplementare per la gestione del cambiamento industriale e delle ristrutturazioni.

Per i deputati un approccio «serio» alle RSI da parte delle imprese può contribuire ad aumentare l’occupazione, a migliorare le condizioni di lavoro, a garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e a promuovere la ricerca e lo sviluppo di innovazioni tecnologiche. Per tale ragione apprezzano l'obiettivo della Comunicazione di legare la RSI agli obiettivi economici, sociali e ambientali dell'agenda di Lisbona. Sostengono, inoltre, il principio della "competitività responsabile" quale parte integrante del programma della Commissione a favore dell'innovazione e della competitività.

Riconoscono poi che la RSI «è un motore importante per le imprese» e chiedono l'integrazione di politiche sociali (come il rispetto per i diritti dei lavoratori, una politica salariale equa, il rifiuto della discriminazione, la formazione permanente, ecc.) e questioni ambientali incentrate sulla promozione dello sviluppo sostenibile. Lo scopo dovrebbe essere di sostenere sia nuovi prodotti e processi attraverso le politiche dell'UE in materia di innovazione e scambi commerciali sia l'elaborazione di strategie settoriali, subregionali e urbane per la competitività.

Il Parlamento, d'altra parte, rileva la contraddizione tra le strategie competitive per l'approvvigionamento delle imprese che mirano a migliorare costantemente flessibilità e costi e gli impegni volontari a livello di RSI, volti ad evitare lo sfruttamento nei rapporti di lavoro e a promuovere relazioni stabili con i fornitori. Suggerisce poi che le valutazioni e il controllo delle imprese europee riconosciute responsabili «si estendano anche alle loro attività e a quelle dei loro sub-contraenti al di fuori dell’Unione europea». La Commissione è anche sollecitata a far sì che le imprese transnazionali con sede nell'UE e dotate di impianti di produzione in paesi terzi rispettino e promuovano attivamente i patti sociali e ambientali nonché gli accordi internazionali.

Nel riconoscere poi gli attuali limiti del settore della RSI in relazione alla misurazione del comportamento imprenditoriale e della revisione e certificazione sociale delle imprese, i deputati raccomandano alla Commissione di rafforzare le responsabilità dei dirigenti delle aziende con più di 1.000 dipendenti, al fine di includere l'impegno per i dirigenti stessi di minimizzare l'eventuale impatto dannoso, dal punto di vista sociale ed ambientale, delle attività d'impresa. Ribadiscono inoltre il sostegno al programma di ecogestione e audit dell'UE, in particolare il relativo obbligo di verifica esterna nonché l'obbligo per gli Stati membri di promuovere il programma e ritengono che vi siano spazi per sviluppare programmi analoghi in materia di tutela dei diritti del lavoro, sociali e umani.

D'altra parte, la Commissione dovrebbe promuovere la partecipazione delle