GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER
PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO
ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
22
Febbraio 2007
n° 146
Lettera informativa della Delegazione Italiana
Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
GRUPPO PPE/DE - Delegazione
Italiana di FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma
“EUROINFORMAZIONI”
per la Piccola e Media Impresa- Industria -
Commmercio - Artigianato
Servizi - Enti Territoriali Locali
Con informazioni ricavate da
pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee
*****************************************
Con questa "lettera" si
intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in
particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle
Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei
Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta
essere di vitale importanza.
Viste le gravi carenze esistenti
in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore
diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea”
è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni
attività sociale ed imprenditoriale.
EUROINFORMAZIONI E’
ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org
*****************************************
Si ringraziano tutti coloro che
direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa
lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero
delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.
BREVI DALL'EUROPA
IVA UE, VECCHIE NORME IN PENSIONE
Dal 1° gennaio 2007 è
entrata in vigore il nuovo codice dell’Iva nei paesi della Comunità europea.
Si tratta della direttiva
2006/112/CE del 28 novembre 2006 pubblicata nella Guue n. 347 dell’11 dicembre
2006. Con questo nuovo Testo Unico si pone in opera una ripartizione molto più
dettagliata delle varie disposizioni precedentemente accorpate in articoli
estremamente lunghi e complessi.
Non mancano, comunque, le
innovazioni che il Consiglio europeo ha ritenuto indispensabili per il
miglioramento del sistema e che dovranno essere recepite dagli Stati membri
entro il 1° gennaio 2008.
Particolare interesse
riveste la disciplina della territorialità di determinate prestazioni di
servizi di intermediazione, fra cui quelle relative alla compravendita di beni
mobili, sulle quali vi è stata finora incertezza in merito al corretto criterio
di individuazione del luogo dell’operazione. Nell’art. 44 della nuova direttiva
viene al riguardo stabilito che le prestazioni rese dagli intermediari si
considerano localizzate nel luogo in cui è effettuata l’operazione intermediata
per cui l’intermediazione che si riferisce a una transazione avvenuta al di fuori
della Comunità è extraterritoriale; tuttavia, le prestazioni rese in ambito
comunitario si considerano effettuate nel paese membro nel quale è identificato
il committente.
Da segnalare, inoltre, la
disposizione del paragrafo 3 dell’articolo 2, secondo cui sono considerati
prodotti soggetti ad accisa i prodotti energetici, l’alcol e le bevande
alcoliche e i tabacchi lavorati, come definiti dalle disposizioni comunitarie,
ma non il gas fornito dal sistema di distribuzione del gas naturale e l’energia
elettrica.
LA COMMISSIONE PROSEGUE
L'INFORMAZIONE SUL 7° PROGRAMMA QUADRO DI RICERCA E SVILUPPO
Prosegue l'attività di
informazione della Commissione sul 7° Programma quadro di Ricerca e Sviluppo
per spiegare il funzionamento di questo programma di 54 miliardi di euro
centrato principalmente sulla ricerca e sviluppo industriale.
I tre quinti della
dotazione finanziaria del 7° PQRS saranno dedicati ad attività di ricerca e
sviluppo in cooperazione con i centri di ricerca, le imprese e le università.
Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) riceveranno 9,1
miliardi di euro. Al secondo posto la salute con 6 miliardi di euro per le
biotecnologia, la ricerca traslativa e l’ottimizzazione delle cure. Seguono i
trasporti con 4,1 mil. di euro per l’aeronautica, trasporti di superficie
sostenibili e sostegno a Galileo e EGNOS. Le nano-scienze riceveranno una
dotazione di 3,5 mil di euro per la pila a combustibile, le energie
rinnovabili, la cattura del Co2, le tecnologie di stoccaggio, carbone pulito e
risparmi energetici. Alimentazione, agricoltura e biotecnologie beneficiano di
1,9 mil. di euro per la gestione durevole delle risorse, la sicurezza
alimentare e il miglioramento delle colture. Un importo equivalente andrà
all’ambiente per il cambiamento climatico, la gestione sostenibile delle
risorse, le eco-tecnologie e l’osservazione della terra. Le scienze socio
economiche e umane riceveranno 610 milioni di euro. Una dotazione di 4,7 mil.
di euro permetterà di sostenere la mobilità dei ricercatori e lo sviluppo delle
carriere scientifiche nell’UE. Il resto dei fondi è diviso tra le
infrastrutture di ricerca (1,8 miliardi), le piccole e medie imprese (1,3
miliardi), le regioni della conoscenza (126 miliardi), lo sviluppo del
potenziale di ricerca nelle regioni di convergenza e lo sviluppo coerente delle
politiche di ricerca (70 miliardi) e la cooperazione internazionale (185
miliardi).
LA
COMMISSIONE INCORAGGIA GLI INCENTIVI FISCALI A FAVORE DELLA RICERCA
Gli incentivi fiscali in
materia di R&S che interessano un gruppo o un settore particolare sono
suscettibili di essere un aiuto di Stato e devono essere compatibili con le
regole comunitarie applicabili agli aiuti di Stato.
SITUAZIONE DELLA RICERCA NELL'UE PER
IL 2005
L’ufficio statistico
Eurostat ha raccolto i dati relativi alle spese per la ricerca nell’Unione
europea.
Nel 2005, l’UE-
Nel 2005, gli
investimenti in ricerca più elevati degli Stati membri sono stati riscontrati
in Svezia (3,86% del PIL) e in Finlandia (3,48%), seguite da Germania (2,51%),
Danimarca (2,44%), Austria (2,36%) e Francia (2,13%). Gli investimenti più
deboli riguardano
Nel corso del periodo
2001-2005, i tassi di crescita annuali medi delle spese in R&S in termini
reali hanno subito una variazione tra +18% in Lettonia, +17% in Estonia, +15% a
Cipro, +11% in Lituania, e -2% in Belgio e
Slovenia e -1% in Slovacchia.
Nell’EU-27, è il settore
delle imprese che finanzia la quota più elevata di spese di R&S (55%),
seguito dall’amministrazione pubblica (35%) e da fonti di finanziamento
provenienti dall’estero (8%).
Tra gli Stati membri, la
parte delle spese di R&S finanziate dalle imprese è stata più elevata in
Lussemburgo (80%), seguito da Finlandia (69%), Germania (67%), Svezia (65%),
Belgio e Danimarca (60% ognuno). In tre Stati membri, il contributo delle
imprese è stata solo del 20% o meno: Malta e Cipro (19% ognuno) e
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES - MINISESSIONE
31 GENNAIO - 01 FEBBRAIO 2007
DIRITTI UMANI
MORATORIA UNIVERSALE SULLA PENA DI MORTE, SUBITO
Docc. B6-0032,
0033, 0034, 0035, 0036/2007
Risoluzione comune sull'iniziativa a favore della moratoria universale in
materia di pena di morte
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
31.1.2007 - Votazione: 1.2.2007
Nel sostenere l'iniziativa italiana, il Parlamento sollecita una
risoluzione ONU a favore di un'immediata e incondizionata moratoria universale
sulle esecuzioni capitali. Reputando che l'abolizione della pena di morte
contribuisca a rafforzare la dignità dell'uomo, chiede quindi agli Stati membri
e alle istituzioni dell'UE di fare il possibile per promuovere tale proposta
all'Assemblea generale. Condanna poi l'esecuzione di Saddam Hussein e «lo
sfruttamento mediatico della sua impiccagione».
Con 591 voti favorevoli, 45 contrari e 31
astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune (sostenuta da
PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE e GUE/NGL) con la quale ribadisce la sua
posizione contro la pena di morte «in tutti i casi e in tutte le circostanze»
ed esprime nuovamente il proprio convincimento secondo il quale «l'abolizione
della pena di morte contribuisce a rafforzare la dignità dell'uomo e al
progressivo sviluppo dei diritti dell'uomo».
Il Parlamento, pertanto, chiede che sia applicata
«immediatamente e senza condizioni» una moratoria universale sulle esecuzioni, per
giungere all'abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Sollecita quindi
una risoluzione in questo senso dell'attuale Assemblea generale delle Nazioni
Unite, che il Segretario generale delle Nazioni Unite dovrebbe poter
controllare nella sua applicazione effettiva. In tale contesto, sostiene
«fermamente» l'iniziativa della Camera dei deputati e del governo italiani,
appoggiata dal Consiglio e dalla Commissione UE nonché dal Consiglio d'Europa e
invita
Inoltre, i deputati sollecitano le istituzioni e
gli Stati membri UE a fare quanto possibile, politicamente e diplomaticamente,
per garantire il successo di questa risoluzione in seno all'attuale Assemblea
generale delle Nazioni Unite. Esortano poi vivamente tutti gli Stati membri UE
a ratificare senza indugio il secondo protocollo opzionale alla Convenzione
internazionale sui diritti civili e politici, volto alla completa abolizione
della pena di morte. Al riguardo, ricordano anche che l'abolizione della pena
di morte «è un valore fondamentale dell'Unione europea e un requisito per i
paesi che chiedono di aderire all'UE».
Il Parlamento, pur osservando che prosegue la
tendenza verso l'abolizione della pena di morte a livello mondiale, si dice
vivamente preoccupato del fatto che esistono tuttora, o sono state reintrodotte,
legislazioni nazionali in decine di paesi del mondo che prevedono la pena
capitale e comportano ogni anno l'esecuzione di migliaia di esseri umani. In
proposito, i deputati condannano l'esecuzione di Saddam Hussein e «lo
sfruttamento mediatico della sua impiccagione» e deplorano il metodo con cui è
stata effettuata.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
-
Doc. B6-0021/2007 - Risoluzione del Parlamento sulla situazione dei diritti
umani dei Dalit in India
SANITÀ PUBBLICA
OBESITÀ: PIÙ FRUTTA, VERDURA E SPORT, NO ALLA
"FAT TAX"
Doc.
A6-0450/2006
Relazione su "Promuovere le diete sane e l'attività fisica: una
dimensione europea nella prevenzione di sovrappeso, obesità e malattie
croniche"
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 31.1.2007 - Votazione:
1.2.2007
Campagne di informazione,
etichette chiare sugli alimenti, rilancio del consumo di frutta e verdura,
progetti di ricerca, educativi e sportivi. Ma anche cibi biologici nelle mense
scolastiche e modifica o adozione di norme che incidono sulla salute, come
quelle in materia di pubblicità sugli alimenti destinati ai bambini. E’ questa
la ricetta del Parlamento per affrontare il problema dell'obesità nell’UE,
ammonendo però contro lo «zelo eccessivo» e sottolineando il ruolo dei nutrizionisti.
Adottando con 620 voti favorevoli, 24 contrari e 14
astensioni la relazione, il Parlamento chiede che la lotta all'obesità «venga
ormai considerata una priorità politica dell'Unione europea e dei suoi Stati
membri», e ne sottolinea il carattere multifattoriale «che richiede un
approccio globale ai diversi settori d'intervento». Compiacendosi poi
dell'impegno della Commissione a favore di un'alimentazione sana, dell'attività
fisica e della lotta all'obesità e alle principali patologie collegate all'alimentazione,
i deputati si rammaricano «profondamente» del fatto che l'obesità colpisca un
numero sempre crescente di persone e che, se questa tendenza dovesse
persistere, le conseguenze in termini di salute pubblica, evitabili con misure
adeguate, «saranno incalcolabili».
Nota infatti che, nell'Unione europea, il numero di
persone affette da obesità è drasticamente aumentato nel corso degli ultimi 30
anni e circa il 27% degli uomini e il 38% delle donne sono oggi considerati
persone obese o in sovrappeso. L’obesità colpisce anche più di cinque milioni
di bambini, mentre il suo tasso di crescita, con circa 300.000 nuovi casi ogni
anno, «è allarmante». Il costo delle malattie legate ai problemi di sovrappeso,
è stimato fra il 4 e il 7% della spesa complessiva degli Stati membri in
materia di sanità.
Il Parlamento appoggia senza riserve l'avvio, nel
marzo 2005, della Piattaforma d'azione europea sulla dieta, l'attività fisica e
la salute e accoglie con soddisfazione il dialogo permanente avviato con i diversi
settori industriali, le autorità degli Stati membri e le ONG da parte dei
servizi della Commissione. E, compiacendosi degli impegni volontari già
proposti dai soggetti che partecipano alla Piattaforma, chiede alla Commissione
di presentare quanto prima in un Libro bianco misure concrete volte a ridurre
il numero di persone in sovrappeso e obese al più tardi dal 2015.
Raccomanda poi agli Stati membri di riconoscere
ufficialmente l'obesità come malattia cronica, «in modo da evitare qualsiasi
forma di stigmatizzazione e discriminazione delle persone obese, e di garantire
che esse possano ricevere cure adeguate nell'ambito dei rispettivi servizi
sanitari nazionali».
INDUSTRIA
VERSO UNO STATUTO EUROPEO DELLE PMI
Doc. A6-0434/2006
Relazione recante raccomandazioni alla Commissione sullo
statuto della società privata europea
Procedura: Iniziativa -
Dibattito: 1.2.2007 - Votazione: 1.2.2007
Il Parlamento sollecita la definizione di uno statuto della società privata
europea (SPE) al fine, soprattutto, di agevolare le piccole e medie imprese
europee nelle loro attività transfrontaliere. Al riguardo formula una serie di
raccomandazioni che riguardano, tra le altre cose, la strutturazione della
forma societaria, il capitale iniziale, l'organizzazione e le responsabilità
degli amministratori. Per i deputati, alle SPE dovrebbe applicarsi in via
esclusiva la normativa UE.
L’esigenza di uno statuto della società privata
europea è stata di recente espressa in occasione di un’audizione della
commissione giuridica del Parlamento, che ha avuto luogo il 22 giugno 2006.
Secondo i deputati, questo statuto potrebbe infatti offrire alle piccole e
medie imprese europee una forma giuridica societaria capace di agevolare le
loro attività transfrontaliere. Adottando la relazione il Parlamento chiede alla Commissione europea di sottoporre
al Parlamento, nel corso del 2007, una proposta legislativa sullo statuto della
SPE che sia in linea con una serie di raccomandazioni indicate dai deputati.
La relazione puntualizza che, mentre la società
europea per azioni (SE) interessa il segmento delle grandi società di capitali,
In merito alla strutturazione
della forma societaria, il Parlamento ritiene che lo statuto della SPE
dovrebbe «contenere il più possibile norme comunitarie, rinunciare a
riferimenti alle legislazioni nazionali ed essere pertanto ideato come uno
statuto uniforme ed organico». Raccomanda, quindi, che alla SPE siano applicate,
«in via esclusiva», le disposizioni di diritto societario previste dal
regolamento sullo statuto della SPE, sottraendo i settori di diritto societario
disciplinati in tale regolamento dalla sfera normativa degli Stati membri. Ciò
- è spiegato - vale in particolare per la natura giuridica, la capacità
giuridica e la capacità d'agire, la costituzione, la trasformazione e lo
scioglimento, la denominazione o la ragione sociale e per quanto riguarda la governance in generale.
Riguardo alle modalità
di costituzione, il Parlamento ritiene che
Il Parlamento propone poi che
In materia di rendicontazione,
il Parlamento ritiene che
Infine, l'ultima raccomandazione riguarda gli amministratori delle SPE, i
quali dovrebbero essere tenuti, in presenza di uno stato di insolvenza, a sollecitare «senza colpevoli esitazioni»
(entro e non oltre tre settimane) l'avvio di una procedura fallimentare. In
caso di inadempimento a tale obbligo, secondo i deputati, dovrebbero rispondere
direttamente ed in solido ai creditori che abbiano subito un danno.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
-
Doc. A6-0470/2006 - Risoluzione del Parlamento sulla proposta di decisione
del Consiglio relativa alla firma dell'accordo di cooperazione scientifica e
tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica di Corea
COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE
RINEGOZIAZIONE
DELL'ACCORDO SUGLI APPALTI PUBBLICI INTERNAZIONALI
Interrogazione orale sulla rinegoziazione dell'Accordo sugli appalti
pubblici
Procedura: Interrogazione orale - Dibattito:
1.2.2007
Un'interrogazione orale alla Commissione ha aperto un dibattito in Aula in
merito ai negoziati per la definizione di un nuovo accordo plurilaterale sugli
appalti pubblici. La commissione per il commercio internazionale sollecita
informazioni sull'offerta presentata dall'UE in questo ambito nonché una
valutazione dell'impatto dell'Accordo per le imprese europee. I deputati
chiedono anche di essere informati quando, e a quali condizioni, la Cina ne
diventerà parte contraente.
L'Accordo plurilaterale sugli appalti pubblici (Government Procurement Agreement, GPA),
stipulato nell'ambito dell'OMC, è entrato in vigore il 1° gennaio 1996. Secondo
i deputati della commissione per il commercio internazionale, benché limitato
nei suoi scopi e nel numero di contraenti (36), tale accordo ha un ruolo
essenziale nell'aprire, quanto più possibile, il mercato degli appalti pubblici
(beni, servizi e contratti di costruzione) alla concorrenza straniera e
assicurare condizioni trasparenti, giuste e non discriminatorie ai privati che
partecipano alle gare d'appalto.
Il GPA è stato oggetto di revisione per anni, con
l'intento di migliorarne le disposizioni ed estenderlo il più possibile a tutte
le parti sulla base della mutua reciprocità. In questo contesto, vengono
attualmente esaminati alcuni emendamenti all'accordo e a Ginevra è in corso un
procedimento di domanda e offerta in previsione di una conclusione nei primi
mesi del 2007.
Nell'interrogazione orale, i deputati chiedono alla
Commissione di spiegare quali siano state le priorità dell'UE in questa
rinegoziazione e se pensa che questi obiettivi saranno raggiunti, ma anche di
indicare le offerte e quali domande ha presentato ai partner negoziali a nome
dell'UE e di illustrare in che misura avrà luogo un'ulteriore apertura dei
mercati degli appalti pubblici UE alla concorrenza straniera come risultato di
questa rinegoziazione.
La Commissione è poi invitata a chiarire se ritiene
che il GPA sia un accordo equilibrato e se, nei mercati stranieri degli appalti
pubblici, in particolare in quelli dei nostri maggiori partner commerciali, le
aziende comunitarie beneficino di un livello di accesso proporzionato
all'apertura del mercato degli appalti pubblici UE alla competizione straniera.
E' poi sollecitata a indicare se, nell'ambito della rinegoziazione del GPA in
corso, sono state intraprese azioni specifiche per garantire un migliore
accesso ai mercati degli appalti pubblici per le piccole e medie imprese
europee.
Inoltre, i deputati chiedono alla Commissione di
indicare come i recenti orientamenti stabiliti nella comunicazione "Europa
globale" condizioneranno i negoziati in corso ed a comunicare quando, e a
quali condizioni, la Cina diventerà parte contraente del GPA e, più in generale,
quali sono le prospettive di un allargamento geografico di tale accordo ad
altri paesi. Infine, la Commissione è invitata a indicare le misure che intende
adottare per garantire che la rinegoziazione del GPA rispetti pienamente gli
interessi dei paesi in via di sviluppo qualora desiderino partecipare a tale
accordo.
Nel dibattito è
intervenuto STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I):
Signor
Presidente, onorevoli colleghi, mi congratulo con il collega Varela
Suanzes-Carpegna e lo ringrazio per aver presentato la sua interrogazione, che
ci ha dato modo di affrontare il tema in questione. Io sono stato relatore in
questo Parlamento sulla riforma degli appalti, forniture e servizi, nella
fattispecie le direttive 17 e 18.
Anche se il tempo è brevissimo, credo sia opportuno
ricordare i termini del problema. Nella direttiva 18, ossia la direttiva
generale sugli appalti, come ho sentito da alcuni interventi stamattina, il
Parlamento ha tenuto in grande considerazione i problemi ambientali, il sistema
ammodernato degli appalti per via elettronica, il mondo del sociale, la
questione delle soglie e credo quindi che disponiamo di una normativa che è
certamente eccezionale, ma che in ogni caso non riguarda l'argomento di questa
mattina.
Il problema sollevato è completamente diverso: è
in corso la revisione di un negoziato internazionale che vede i paesi
dell'Unione europea - e quindi le imprese dell'Unione europea - svantaggiati
rispetto ad altri. Qual è il problema? Nel 1994 e negli anni successivi, in
campo internazionale, mediante accordi plurilaterali, furono previsti ben altri
tipi di attività. Gli Stati Uniti, la Cina e altri paesi godono in realtà di
privilegi di cui non godono le imprese dell'Unione europea. Oggi questo sistema
è oggetto di una revisione ma occorre stabilirne le modalità di revisione,
perché i soli Stati Uniti d'America - lo rammento a me stesso ma anche ai
colleghi - svolgono un'attività produttiva che sfiora i 200 miliardi di dollari
l'anno, una somma che però resta all'interno degli Stati Uniti.
Il punto è che, mentre tutti possono venire a
lavorare in Europa, le nostre piccole e medie imprese non possono andare a
lavorare nel resto del mondo. Gli accordi del GPA (Government Procurement Agreement ) sono, tra gli altri, accordi
che prevedono l'esclusione dell'accesso delle imprese europee all'interno del
sistema internazionale.
Quale scelta è dunque possibile oggi? Per quanto
mi risulta, la Commissione ritiene che, abolendo i privilegi degli altri, si
possa competere nuovamente in un sistema di parità. Non è così. Io credo che
sia invece necessario proteggere le piccole e medie imprese europee,
assicurando loro all'interno dell'Unione europea, e quindi nei confronti
dell'Unione europea, gli stessi privilegi di cui oggi godono le piccole e medie
imprese degli Stati Uniti e di altri paesi del mondo.
Pertanto, non solo ringrazio il collega Varela
Suanzes-Carpegna, ma sono dell'avviso che la tesi sostenuta dalla Francia in
questo momento in seno al Consiglio sia sicuramente da favorire e da agevolare
rispetto alla posizione della Commissione europea.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
-
Doc. A6-0472/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento sulla proposta di
decisione del Consiglio sulla posizione della Comunità riguardo al progetto di
regolamento della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite
concernente l'omologazione dei veicoli a motore in riferimento al campo al
campo di visibilità anteriore del conducente
-
Doc. A6-0473/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento
sulla proposta di decisione del Consiglio sulla posizione della Comunità
riguardo al progetto di regolamento della commissione economica per l'Europa
delle Nazioni Unite concernente l'omologazione dei dispositivi di separazione
destinati a proteggere i passeggeri dallo spostamento dei bagagli, forniti al
di fuori della dotazione d'origine dei veicoli
ISTITUZIONI
RINNOVO DELLE
COMMISSIONI PARLAMENTARI E
ELEZIONE DEGLI UFFICI DI PRESIDENZA
Proposte della Conferenza dei presidenti - Nomine nelle commissioni parlamentari
Votazione: 31.1.2007
Nell'ambito del consueto turn over
che si realizza ogni metà legislatura, il Parlamento ha adottato una decisione
sulla composizione delle commissioni parlamentari e delle sottocommissioni. A
margine della Plenaria, ogni commissione ha poi eletto il proprio Presidente e
i quattro vicepresidenti. Due sono i deputati italiani che hanno ottenuto la
presidenza e nove quelli che sono stati eletti vicepresidenti.
Sulla base di una proposta della Conferenza dei
Presidenti dei gruppi politici, il Parlamento ha approvato la composizione
nominativa delle venti commissioni permanenti e delle due sottocommissioni. Le
riunioni costitutive di questi organi parlamentari, ossia l'elezione del
Presidente e dei quattro vicepresidenti di ogni commissione, hanno avuto luogo
a margine della seduta il 31 gennaio e il 1° febbraio.
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÁ
-
Doc. A6-0416/2006 - Relazione sulla discriminazione nei confronti di giovani
donne e ragazze nel settore dell'istruzione
Il Parlamento chiede maggiore impegno per promuovere le
pari opportunità delle donne nella società, anche grazie all'istruzione. Sono
quindi sollecitate misure per incentivare le madri a proseguire gli studi, per
eliminare ogni discriminazione - anche salariale - nelle carriere e per
conciliare meglio vita familiare e professionale. Va poi garantita un'adeguata istruzione alle
immigrate, rifiutando ogni relativismo culturale e religioso che possa violare
i loro diritti fondamentali.
SVILUPPO
-
Doc. A6-0325/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sulle relazioni
dell'UE con le isole del Pacifico - Una strategia per un partenariato rafforzato
-
Doc. A6-0474/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo
sull'integrazione della sostenibilità nelle politiche di cooperazione allo
sviluppo
GIURIDICA
-
Doc. A6-0405/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo recante
raccomandazioni alla Commissione sui termini di prescrizione nelle controversie
transfrontaliere concernenti lesioni personali e incidenti mortali
PESCA
-
Doc. A6-0477/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento sulla proposta di
regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un Accordo di
partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica
del Gabon
BILANCIO
-
Doc. A6-0010/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento sul progetto di
bilancio rettificato n. 1/2007 dell'Unione europea per l'esercizio 2007:
accordo risultante dal trilogo del 28 novembre 2006 - Fondi strutturali, Fondo
europeo per la pesca, Fondo europeo per gli investimenti e Centro comune di
ricerca, sezione III - Commissione
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO - SESSIONE
12 - 15 FEBBRAIO 2007
ISTITUZIONI
IL PRESIDENTE
NAPOLITANO AL PARLAMENTO:
"E'
TEMPO PER L'EUROPA DI USCIRE DALL'IMPASSE"
Seduta solenne Italia - Allocuzione di Giorgio Napolitano, Presidente della
Repubblica italiana - 14.2.2007
Nel rivolgersi all'Aula, il Presidente Napolitano ha sottolineato il ruolo
propulsivo del Parlamento a favore di una sempre più intensa integrazione
dell'Europa, a partire dal progetto di Altiero Spinelli. Ammonendo sui rischi
di una riapertura del negoziato sul Trattato costituzionale, ha espresso
l'auspicio che alle elezioni del 2009 esso sia già in vigore. Nell'assicurare
che l'Italia "farà la sua parte", ha evidenziato l'esigenza di
spiegare meglio ai cittadini i vantaggi della Costituzione.
Il Presidente POETTERING,
in italiano, ha introdotto il Capo dello Stato sottolineando l'immenso piacere
nell'accoglierlo al Parlamento europeo «che lei conosce così bene per esserne
stato membro attivo e rispettato». Lei, ha proseguito, «ha guidato con saggezza
ed efficacia, la commissione affari costituzionali del nostro Parlamento,
mostrando una convinta fede europeista che mantiene intatta nella Sua attuale
funzione di Capo dello Stato italiano». Dopo aver rivolto un saluto alla
consorte del Presidente presenta in tribuna, ha anche salutato tutti coloro
che, dall'Italia, seguono l'evento in diretta televisiva nonché gli studenti e
i docenti che in molte Università italiane sono collegati con il Parlamento
europeo via satellite nell'ambito del progetto "Verso la Costituzione
europea".
Passando al tedesco, il Presidente ha affermato
che, a 50 anni dalla firma dei Trattati di Roma, il Capo dello Stato italiano
«rappresenta il ruolo importante dell'Italia nel processo di unificazione»,
portando avanti le tradizioni di Alcide De Gasperi. «Da Roma si va verso Roma»,
ha aggiunto sottolineando che anche altre città italiane sono state al centro
della costruzione europea. La Conferenza di Messina del 1955, ha infatti
ricordato, ha portato due anni dopo alla firma dei Trattati di Roma. «L'Italia
è stata e rimane uno dei pilastri fondamentali del processo d'integrazione
europea», ha concluso parlando nuovamente in italiano, e dicendosi fiducioso
nell'impegno personale del Presidente e del suo Paese «per consentire a questo
processo di riprendere ad avanzare con passo spedito».
Intervento del Presidente Giorgio Napolitano - La Costituzione non è morta
Signor Presidente,
la ringrazio vivamente per le cortesi e amichevoli
espressioni che ha rivolto a me e all'Italia. Esse rispecchiano il nostro
comune sentire e operare nel periodo della più stretta collaborazione tra noi.
Collaborammo, nei rispettivi ruoli, soprattutto per far nascere quel Trattato
costituzionale a cui lei ora rinnova un convinto sostegno. Le ricambio dunque
sentimenti di sincera stima e di fervido augurio all’inizio del suo importante
mandato.
Signor Presidente Pöttering,
Signor Vice-Presidente della Commissione,
Signor Rappresentante del Consiglio,
Signore e Signori deputati,
Ritorno in questo emiciclo con lo stesso sentimento
di appartenenza che mi ha animato negli anni del mio impegno in Parlamento
europeo. Appartenenza all’istituzione parlamentare e appartenenza all’Europa.
Sono stato per più decenni membro del Parlamento nazionale del mio paese, ma mi
sono subito sentito a mio agio nell’assolvere il mandato di eletto in questa
assemblea quando sono stato chiamato a farne parte. Nessun disagio, perché il
Parlamento europeo, almeno dal 1979, ha la stessa dignità, autorità e
legittimità democratica di qualsiasi Parlamento liberamente eletto. Nessuna
contraddizione, perché ho sempre creduto e credo che tra Parlamenti nazionali e
Parlamento europeo non debba esservi incomprensione e antagonismo, ma solo
rispetto reciproco e feconda cooperazione.
E, soprattutto, sono sempre stato convinto che si
possano ben rappresentare le ragioni e gli interessi del proprio paese nel
Parlamento europeo come nel Parlamento nazionale: qui, nelle aule di Strasburgo
e di Bruxelles, secondo una visione più ampia di problemi e di scelte che anche
nell’interesse delle nostre comunità nazionali debbono concepirsi in una
dimensione europea. Quel che unisce noi tutti è appunto il senso
dell’appartenenza all’Europa come patrimonio comune di valori e di idee, di
tradizioni e di speranze, e come progetto di costruzione di un nuovo soggetto
politico e istituzionale che possa far fronte alle sfide dell’epoca in cui
viviamo e del prevedibile futuro.
Così si spiega il dato peculiare dell’esperienza
che si compie nel Parlamento europeo: dove agiscono rappresentanze politiche
che non obbediscono a logiche nazionali ristrette e divergenti, e che possono
certo dividersi su questioni anche importanti, in votazioni certamente
significative, ma convergono in assai larga misura nella visione dei
fondamentali obbiettivi da perseguire al fine di rafforzare la costruzione
dell’Europa unita.
Quando - com’è accaduto tante volte nel corso dei
decenni - si è trattato di scegliere tra l’andare più avanti, il rendere più
ampia e forte l’unità europea, o il segnare il passo e addirittura il tornare
indietro, il Parlamento europeo ha sempre svolto un ruolo propulsivo, si è
pronunciato nettamente, con maggioranze larghissime, per far progredire la
costruzione comune, per allargarne l’orizzonte e le ambizioni.
In effetti, già a partire dal grande fatto nuovo
dell’elezione, nel 1979, del Parlamento europeo a suffragio universale, la
strada della parlamentarizzazione e della costituzionalizzazione dell’Unione
era apparsa una prospettiva obbligata, al fine di rafforzare le basi
democratiche del processo d’integrazione, di garantire i diritti e le
possibilità di partecipazione dei cittadini. In quel senso si mosse il
Parlamento europeo approvando il 14 febbraio 1984 - precisamente 23 anni fa -
il Progetto di Trattato che istituiva l’Unione europea. Quel Progetto elaborato
e discusso per impulso di Altiero Spinelli purtroppo non divenne Trattato; e
nonostante il lungo e non infecondo cammino successivo, spesso ispirato alle
proposte dello stesso progetto Spinelli, rimasero aperte molte questioni, e ne
sorsero di nuove.
Così, quando al momento della firma del deludente
Trattato di Nizza, i governi convennero sulla necessità di affrontare i grandi
temi dell’avvenire dell’Europa e di aprire un vero e proprio processo
costituente, il Parlamento si impegnò fino in fondo a dare il suo contributo,
collaborando alla ricerca di soluzioni soddisfacenti di fronte agli
interrogativi indicati nella Dichiarazione di Laeken del dicembre 2001.
Il Parlamento europeo può essere fiero del ruolo
propulsivo svolto più che mai in quella fase e in special modo nella
Convenzione di Bruxelles, nei suoi gruppi di lavoro, nelle sue sedute plenarie
e nel suo Presidium.
Signori deputati, 2001, 2002, 2003: in quegli anni
non ci fu pausa, ci fu sul serio riflessione, autentica e profonda riflessione.
E quel che quindi si consegnò alla Conferenza Intergovernativa per le decisioni
finali fu un materiale molto ricco di analisi, un testo lungamente meditato e
discusso. Il risultato fu certamente un compromesso, ma non di basso livello:
si trovò un terreno d’incontro tra punti di vista diversi, ciascuna parte -
anche il Parlamento europeo - sacrificò in qualche misura le sue richieste e
proposte, pur di giungere a un’intesa che facesse comunque avanzare la causa
dell’unità e dell’integrazione europea.
Ebbene, signori deputati, si può forse oggi
dichiarare con leggerezza che quel Trattato - non a caso chiamato
“costituzionale” - è morto? Che quello straordinario e prolungato sforzo
politico e culturale è destinato a finire nel nulla? Che le firme di 27 Capi di
Stato o di governo in calce a quel testo non hanno più valore?
Naturalmente, sappiamo benissimo quale trauma abbia
rappresentato il voto contrario alla ratifica del Trattato costituzionale nei
referendum indetti in due dei sei paesi fondatori della Comunità europea. E
sappiamo egualmente quali questioni ci ponga il diffondersi, anche in altri
paesi, di dubbi e scetticismi sulla strada da seguire in Europa, sullo stato
attuale e sulle prospettive dell’Unione europea.
In realtà, si stanno pagando le conseguenze di uno
scarso sforzo per associare i cittadini alle grandi scelte dell’integrazione e
unificazione europea, per diffondere nelle opinioni pubbliche di tutti i paesi
la consapevolezza degli straordinari risultati e progressi conseguiti in
cinquant’anni e delle nuove, sempre più pressanti esigenze di rafforzamento
dell’Unione europea, della sua coesione e della sua capacità d’azione.
Tutto questo peraltro non può condurre a una
sottovalutazione delle ragioni del Trattato costituzionale sottoscritto a Roma
nell’ottobre 2004, e nemmeno delle soluzioni in esso contenute. Queste hanno
già costituito delle concrete anche se parziali risposte - che bisogna far
meglio conoscere e apprezzare - alle sollecitazioni dei cittadini, compresa
quella per una maggiore trasparenza e democrazia nell’Unione.
Se nel complesso il Trattato costituzionale ha
costituito un felice punto d’incontro, va ricordato che in un buon compromesso
si tengono insieme sia l’accoglimento di certi punti di vista sia la rinuncia
ad altri. Non lo si dimentichi nel momento in cui si parla di rimettere le mani
sul testo del 2004: nessuno può pensare di spostare a vantaggio delle proprie
tesi l’equilibrio del compromesso raggiunto. Aprire un nuovo negoziato può
significare aprire un vaso di Pandora, correre il rischio di ripartire da zero,
avviare un confronto dai risultati e dai tempi imprevedibili.
Diciotto dei ventisette Stati membri hanno
ratificato il Trattato, in rappresentanza di 275 milioni di cittadini europei:
essi meritano rispetto per aver mantenuto l’impegno sottoscritto a Roma. E’ ben
chiaro, s’intende, che vanno considerate con rispetto anche le maggioranze
espressesi in senso contrario nei referendum francese e olandese, e che vanno
perciò perseguiti tutti i chiarimenti possibili in ordine alle preoccupazioni
da cui sono scaturiti quei pronunciamenti contrari.
Ma è tempo per l’Europa di uscire dall’impasse. E
non si può seriamente sostenere che l’Unione non abbia bisogno - dopo il grande
allargamento - di una ridefinizione del quadro d’insieme dei suoi valori e dei suoi obbiettivi e di una riforma dei suoi
assetti istituzionali. Lavorare a un progetto di Costituzione per l’Europa non
ha rappresentato un esercizio formalistico, non ha rappresentato un capriccio o
un lusso: ha corrisposto a una profonda necessità dell’Europa nell’attuale
momento storico.
Né si può proporre oggi come visione e strategia
alternativa quella dell’Europa dei progetti o dei risultati. Certo, è ben vero
che negli ultimi due anni l’Unione non è rimasta ferma. Essa ha dato la maggior
prova di quel che potrebbe rappresentare sulla scena internazionale quando è
riuscita a esprimersi con una sola voce sulla guerra in Libano, promuovendo una
nuova e impegnativa missione per la pace in quella regione e in tutto il Medio
Oriente. Accanto a questa rinnovata iniziativa politica, si può iscrivere all’attivo
del bilancio di questo periodo la definizione, con il sostanziale contributo
dato dal Parlamento europeo grazie ai poteri della procedura di codecisione, di
alcune importanti direttive e dell’accordo per un sia pur limitato
rafforzamento delle magre prospettive finanziarie 2007-2013.
Ma sulla strada dei risultati, signori deputati,
con l’attuale quadro istituzionale non si può andare molto lontano. E’
certamente importante elaborare e prospettare le linee di nuove politiche
comuni: come ha di recente fatto la Commissione per i problemi dell’ambiente e
dell’energia, esplosi ormai in tutta la loro acutezza col cambiamento climatico
e con le tensioni per l’approvvigionamento di petrolio e di gas. Sappiamo
tuttavia per lunga esperienza che documenti, comunicazioni e anche proposte
legislative della Commissione possono sfociare in scarsi risultati o in solo
lentissimi progressi: ce lo dice ad esempio il così stentato cammino di molti
anni verso una politica europea dell’immigrazione.
Sappiamo egualmente come alla nascita della moneta
unica non sia seguita la governance economica che sarebbe stata necessaria
anche per assicurare l’effettivo conseguimento degli obbiettivi formulati nel
grande progetto della strategia di Lisbona.
E allora, che cosa è decisivo per rendere vitali i
progetti e per far crescere sul serio un’Europa dei risultati? E’ decisiva la
forza delle istituzioni e dell’impegno politico. E’ decisivo per l’Unione
dotarsi di istituzioni più forti delle resistenze opposte da quegli Stati
membri che restano più chiusi nella difesa di anacronistiche prerogative e di
velleitarie presunzioni nazionali.
Il Trattato costituzionale ha sgombrato il campo da
ogni timore o sospetto di svolta verso un superStato centralizzato: ha sancito
più nettamente la ripartizione delle competenze e garantito il rispetto del
principio di sussidiarietà. Si può piuttosto sostenere che abbia innovato
troppo poco per adeguare regole di funzionamento e procedure di decisione alla
sfida dell’Unione allargata, e troppo poco per avviare le nuove politiche
comuni di cui c’è bisogno.
Con il Trattato costituzionale, i più decisi passi
avanti si sono compiuti in direzione di una politica estera e di sicurezza
comune, di un effettivo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, di
una cooperazione strutturata nel campo della difesa e di una cooperazione
rafforzata in altri campi. Ma se si aprisse un nuovo negoziato e da qualche
parte si rimettessero in questione tali innovazioni, a cominciare
dall’istituzione di un ministro degli affari esteri europeo e di un servizio
europeo per l’azione esterna, si può esser certi che da altre parti verrebbe
richiesto piuttosto il completamento o l’integrazione del Trattato del 2004 con
nuove, più coraggiose e coerenti scelte per lo sviluppo del processo di
integrazione. Verrebbe ad esempio comprensibilmente riproposta l’esigenza di
una maggiore estensione dell’area delle decisioni a maggioranza in seno al
Consiglio: anche perché il superamento della regola dell’unanimità e del
diritto di veto non esclude, e anzi favorisce la ricerca di larghe intese, il
raggiungimento in tempi rapidi di accordi accettabili.
Ed egualmente sarebbe di nuovo avanzata -
riaprendosi il negoziato - la proposta di superamento del vincolo
dell’unanimità per le future riforme dei Trattati e per la loro entrata in
vigore.
Occorre dunque grande realismo da tutte le parti.
Realismo e insieme determinazione per non far prevalere la tendenza, che ancora
una volta si manifesta, a indebolire e annacquare la scelta che più di cinquant’anni
orsono venne compiuta. Si scelse allora la prospettiva di un’Europa capace di
integrarsi, una e plurale, ricca nelle sue diversità, consapevole del suo
comune retaggio di civiltà, forte nel combinare la cooperazione tra governi
nazionali con una nuova dimensione sovranazionale.
Stiamo per celebrare il cinquantenario dei Trattati
di Roma, ed è importante cogliere l’occasione per confermare quella prospettiva
e quella scelta, rendendone chiare le nuove ragioni e le nuove ambizioni.
Ma è a Parigi che già nel 1950 nacque “l’invenzione
comunitaria”, con la quale si giunse a delineare l’orizzonte più lontano della
Federazione europea, degli Stati Uniti d’Europa. Ed è da Parigi che oggi
attendiamo con fiducia un responsabile apporto al superamento della crisi che
si è aperta con la mancata ratifica del Trattato del 2004. L’amica Francia ha
un senso così alto del suo ruolo nell’Europa e nel mondo, che non ci farà
mancare questo suo ormai decisivo apporto.
Signor Presidente, Signori deputati, ho richiamato
la vostra attenzione su alcuni elementi essenziali del quadro in cui si
collocano le decisioni da prendere nel prossimo futuro, senza entrare nel
merito delle molteplici ipotesi che si sono di recente affacciate sul piano
giuridico, tecnico e politico, nella ricerca di una via d’uscita dall’impasse
istituzionale. L’Italia guarda con piena fiducia all’impegno della Presidenza
tedesca, per i principi e i valori cui il Cancelliere, Signora Merkel, si è
richiamata nel suo discorso in quest’aula e per la riaffermazione
dell’obbiettivo di giungere all’adozione del Trattato costituzionale.
Comunque possa definirsi la roadmap di cui oggi si parla, è importante che già si convenga
sulla necessità che alle elezioni del 2009 si possa presentare ai cittadini il
Trattato costituzionale entrato in vigore, con il suo messaggio e il suo
programma.
Il mio vuol essere, partendo da ciò, un appello al
senso di responsabilità e alla volontà politica di tutti coloro che hanno ruoli
di guida nei nostri paesi. Nessuno ignora la portata delle nuove minacce, sfide
e opportunità che sono dinanzi a noi. L’Europa potrà incidere sulle relazioni
internazionali e sullo sviluppo globale, potrà ritrovare slancio e dinamismo e
potrà contare nel mondo, solo se rafforzerà la propria coesione e unità,
dotandosi rapidamente - come Unione - delle istituzioni e delle risorse
necessarie. L’alternativa - dovremmo saperlo - è un drammatico declino del
ruolo di tutti i nostri paesi, del ruolo storico del nostro continente.
Lasciatemi ripetere le parole con cui Jean Monnet concluse le sue memorie nel
1976: “Non possiamo fermarci quando attorno a noi il mondo intero è in
movimento”. Trent’anni dopo, quelle parole sono ancora più vere, suonano come
un assillo a cui non si può più sfuggire.