GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                       

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

22 Febbraio 2007

n° 146

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

_____________________________________________________________________________


GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commmercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

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Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.

 


 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

IVA UE, VECCHIE NORME IN PENSIONE

 

Dal 1° gennaio 2007 è entrata in vigore il nuovo codice dell’Iva nei paesi della Comunità europea.

Si tratta della direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006 pubblicata nella Guue n. 347 dell’11 dicembre 2006. Con questo nuovo Testo Unico si pone in opera una ripartizione molto più dettagliata delle varie disposizioni precedentemente accorpate in articoli estremamente lunghi e complessi.

Non mancano, comunque, le innovazioni che il Consiglio europeo ha ritenuto indispensabili per il miglioramento del sistema e che dovranno essere recepite dagli Stati membri entro il 1° gennaio 2008.

Particolare interesse riveste la disciplina della territorialità di determinate prestazioni di servizi di intermediazione, fra cui quelle relative alla compravendita di beni mobili, sulle quali vi è stata finora incertezza in merito al corretto criterio di individuazione del luogo dell’operazione. Nell’art. 44 della nuova direttiva viene al riguardo stabilito che le prestazioni rese dagli intermediari si considerano localizzate nel luogo in cui è effettuata l’operazione intermediata per cui l’intermediazione che si riferisce a una transazione avvenuta al di fuori della Comunità è extraterritoriale; tuttavia, le prestazioni rese in ambito comunitario si considerano effettuate nel paese membro nel quale è identificato il committente.

Da segnalare, inoltre, la disposizione del paragrafo 3 dell’articolo 2, secondo cui sono considerati prodotti soggetti ad accisa i prodotti energetici, l’alcol e le bevande alcoliche e i tabacchi lavorati, come definiti dalle disposizioni comunitarie, ma non il gas fornito dal sistema di distribuzione del gas naturale e l’energia elettrica.

 

 

 

LA COMMISSIONE PROSEGUE L'INFORMAZIONE SUL 7° PROGRAMMA QUADRO DI RICERCA E SVILUPPO

 

Prosegue l'attività di informazione della Commissione sul 7° Programma quadro di Ricerca e Sviluppo per spiegare il funzionamento di questo programma di 54 miliardi di euro centrato principalmente sulla ricerca e sviluppo industriale. La Commissione ha lanciato prima di Natale un primo pacchetto di inviti a presentare proposte per dare il colpo d’avvio al programma  e per dare un segnale forte all’Europa della ricerca avanzata.

I tre quinti della dotazione finanziaria del 7° PQRS saranno dedicati ad attività di ricerca e sviluppo in cooperazione con i centri di ricerca, le imprese e le università. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) riceveranno 9,1 miliardi di euro. Al secondo posto la salute con 6 miliardi di euro per le biotecnologia, la ricerca traslativa e l’ottimizzazione delle cure. Seguono i trasporti con 4,1 mil. di euro per l’aeronautica, trasporti di superficie sostenibili e sostegno a Galileo e EGNOS. Le nano-scienze riceveranno una dotazione di 3,5 mil di euro per la pila a combustibile, le energie rinnovabili, la cattura del Co2, le tecnologie di stoccaggio, carbone pulito e risparmi energetici. Alimentazione, agricoltura e biotecnologie beneficiano di 1,9 mil. di euro per la gestione durevole delle risorse, la sicurezza alimentare e il miglioramento delle colture. Un importo equivalente andrà all’ambiente per il cambiamento climatico, la gestione sostenibile delle risorse, le eco-tecnologie e l’osservazione della terra. Le scienze socio economiche e umane riceveranno 610 milioni di euro. Una dotazione di 4,7 mil. di euro permetterà di sostenere la mobilità dei ricercatori e lo sviluppo delle carriere scientifiche nell’UE. Il resto dei fondi è diviso tra le infrastrutture di ricerca (1,8 miliardi), le piccole e medie imprese (1,3 miliardi), le regioni della conoscenza (126 miliardi), lo sviluppo del potenziale di ricerca nelle regioni di convergenza e lo sviluppo coerente delle politiche di ricerca (70 miliardi) e la cooperazione internazionale (185 miliardi).

 

 

 

LA COMMISSIONE INCORAGGIA GLI INCENTIVI FISCALI A FAVORE DELLA RICERCA

 

La Commissione europea ha adottato una comunicazione sull’uso più efficace degli incentivi fiscali in favore della ricerca e dello sviluppo per incentivare gli investimenti in questo settore, rafforzare la crescita occupazionale e la crescita economica in Europa.

Gli incentivi fiscali in materia di R&S che interessano un gruppo o un settore particolare sono suscettibili di essere un aiuto di Stato e devono essere compatibili con le regole comunitarie applicabili agli aiuti di Stato. La Commissione fornisce ugualmente dei principi direttivi secondo i quali gli incentivi fiscali devono essere facilmente accessibili a un ampio cerchio di imprese, comportare delle regole semplici e degli oneri amministrativi e di conformità ridotti, prevedere delle regole di valutazione, essere messe in opera in tempo debito in modo efficace e prevedibile.

 

 

 

SITUAZIONE DELLA RICERCA NELL'UE PER IL 2005

 

L’ufficio statistico Eurostat ha raccolto i dati relativi alle spese per la ricerca nell’Unione europea.

Nel 2005, l’UE-27 ha speso poco più di 200 milioni di € ai sensi della ricerca e dello sviluppo (R&S). L’intensità di R&S (misurata in percentuale sul PIL) è stata del 1,84%, invariata rispetto al 2004. L’intensità di R&S è rimasta inferiore nell’UE-27 a quella delle altre grandi economie, aggiunge Eurostat. Nel 2004, le spese di R&S rappresentavano il 2,68% del PIL negli Stati Uniti e il 3,18% in Giappone, mentre raggiungevano l’1,34% in Cina nel 2005. In termini reali, le spese di R&S nell’UE-27 sono aumentate in media di 1,5% l’anno tra il 2001 e il 2005, contro l’1,7% negli Stati Uniti e il 2% in Giappone tra il 2001 e il 2004. Nel 2004, il settore delle imprese ha finanziato il 55% delle spese globali di R&S dell’UE-27, mentre ha contribuito per il 64% negli Stati Uniti, il 75% in Giappone e il 66% in Cina.

Nel 2005, gli investimenti in ricerca più elevati degli Stati membri sono stati riscontrati in Svezia (3,86% del PIL) e in Finlandia (3,48%), seguite da Germania (2,51%), Danimarca (2,44%), Austria (2,36%) e Francia (2,13%). Gli investimenti più deboli riguardano la Romania (0,39% nel 2004), Cipro (0,40%), la Bulgaria (0,50%) e la Slovacchia (0,51).

Nel corso del periodo 2001-2005, i tassi di crescita annuali medi delle spese in R&S in termini reali hanno subito una variazione tra +18% in Lettonia, +17% in Estonia, +15% a Cipro, +11% in Lituania, e -2% in Belgio e  Slovenia e -1% in Slovacchia.

Nell’EU-27, è il settore delle imprese che finanzia la quota più elevata di spese di R&S (55%), seguito dall’amministrazione pubblica (35%) e da fonti di finanziamento provenienti dall’estero (8%).

Tra gli Stati membri, la parte delle spese di R&S finanziate dalle imprese è stata più elevata in Lussemburgo (80%), seguito da Finlandia (69%), Germania (67%), Svezia (65%), Belgio e Danimarca (60% ognuno). In tre Stati membri, il contributo delle imprese è stata solo del 20% o meno: Malta e Cipro (19% ognuno) e la Lituania (20%), precisa infine Eurostat.

 

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  31 GENNAIO - 01 FEBBRAIO 2007

 

 

DIRITTI UMANI

 

 

MORATORIA UNIVERSALE SULLA PENA DI MORTE, SUBITO

Docc. B6-0032, 0033, 0034, 0035, 0036/2007

 

Risoluzione comune sull'iniziativa a favore della moratoria universale in materia di pena di morte

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 31.1.2007 - Votazione: 1.2.2007

 

Nel sostenere l'iniziativa italiana, il Parlamento sollecita una risoluzione ONU a favore di un'immediata e incondizionata moratoria universale sulle esecuzioni capitali. Reputando che l'abolizione della pena di morte contribuisca a rafforzare la dignità dell'uomo, chiede quindi agli Stati membri e alle istituzioni dell'UE di fare il possibile per promuovere tale proposta all'Assemblea generale. Condanna poi l'esecuzione di Saddam Hussein e «lo sfruttamento mediatico della sua impiccagione».

 

Con 591 voti favorevoli, 45 contrari e 31 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune (sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE e GUE/NGL) con la quale ribadisce la sua posizione contro la pena di morte «in tutti i casi e in tutte le circostanze» ed esprime nuovamente il proprio convincimento secondo il quale «l'abolizione della pena di morte contribuisce a rafforzare la dignità dell'uomo e al progressivo sviluppo dei diritti dell'uomo».

Il Parlamento, pertanto, chiede che sia applicata «immediatamente e senza condizioni» una moratoria universale sulle esecuzioni, per giungere all'abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Sollecita quindi una risoluzione in questo senso dell'attuale Assemblea generale delle Nazioni Unite, che il Segretario generale delle Nazioni Unite dovrebbe poter controllare nella sua applicazione effettiva. In tale contesto, sostiene «fermamente» l'iniziativa della Camera dei deputati e del governo italiani, appoggiata dal Consiglio e dalla Commissione UE nonché dal Consiglio d'Europa e invita la Presidenza UE ad adottare con urgenza un'opportuna azione per garantire che tale risoluzione sia presentata in tempi brevi all'attuale Assemblea generale ONU.

Inoltre, i deputati sollecitano le istituzioni e gli Stati membri UE a fare quanto possibile, politicamente e diplomaticamente, per garantire il successo di questa risoluzione in seno all'attuale Assemblea generale delle Nazioni Unite. Esortano poi vivamente tutti gli Stati membri UE a ratificare senza indugio il secondo protocollo opzionale alla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, volto alla completa abolizione della pena di morte. Al riguardo, ricordano anche che l'abolizione della pena di morte «è un valore fondamentale dell'Unione europea e un requisito per i paesi che chiedono di aderire all'UE».

Il Parlamento, pur osservando che prosegue la tendenza verso l'abolizione della pena di morte a livello mondiale, si dice vivamente preoccupato del fatto che esistono tuttora, o sono state reintrodotte, legislazioni nazionali in decine di paesi del mondo che prevedono la pena capitale e comportano ogni anno l'esecuzione di migliaia di esseri umani. In proposito, i deputati condannano l'esecuzione di Saddam Hussein e «lo sfruttamento mediatico della sua impiccagione» e deplorano il metodo con cui è stata effettuata.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. B6-0021/2007 - Risoluzione del Parlamento sulla situazione dei diritti umani dei Dalit in India

 

 

 

SANITÀ PUBBLICA

 

 

OBESITÀ: PIÙ FRUTTA, VERDURA E SPORT, NO ALLA "FAT TAX"

Doc. A6-0450/2006

 

Relazione su "Promuovere le diete sane e l'attività fisica: una dimensione europea nella prevenzione di sovrappeso, obesità e malattie croniche"

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 31.1.2007 - Votazione: 1.2.2007

 

Campagne di informazione, etichette chiare sugli alimenti, rilancio del consumo di frutta e verdura, progetti di ricerca, educativi e sportivi. Ma anche cibi biologici nelle mense scolastiche e modifica o adozione di norme che incidono sulla salute, come quelle in materia di pubblicità sugli alimenti destinati ai bambini. E’ questa la ricetta del Parlamento per affrontare il problema dell'obesità nell’UE, ammonendo però contro lo «zelo eccessivo» e sottolineando il ruolo dei nutrizionisti.

 

Adottando con 620 voti favorevoli, 24 contrari e 14 astensioni la relazione, il Parlamento chiede che la lotta all'obesità «venga ormai considerata una priorità politica dell'Unione europea e dei suoi Stati membri», e ne sottolinea il carattere multifattoriale «che richiede un approccio globale ai diversi settori d'intervento». Compiacendosi poi dell'impegno della Commissione a favore di un'alimentazione sana, dell'attività fisica e della lotta all'obesità e alle principali patologie collegate all'alimentazione, i deputati si rammaricano «profondamente» del fatto che l'obesità colpisca un numero sempre crescente di persone e che, se questa tendenza dovesse persistere, le conseguenze in termini di salute pubblica, evitabili con misure adeguate, «saranno incalcolabili».

Nota infatti che, nell'Unione europea, il numero di persone affette da obesità è drasticamente aumentato nel corso degli ultimi 30 anni e circa il 27% degli uomini e il 38% delle donne sono oggi considerati persone obese o in sovrappeso. L’obesità colpisce anche più di cinque milioni di bambini, mentre il suo tasso di crescita, con circa 300.000 nuovi casi ogni anno, «è allarmante». Il costo delle malattie legate ai problemi di sovrappeso, è stimato fra il 4 e il 7% della spesa complessiva degli Stati membri in materia di sanità.

Il Parlamento appoggia senza riserve l'avvio, nel marzo 2005, della Piattaforma d'azione europea sulla dieta, l'attività fisica e la salute e accoglie con soddisfazione il dialogo permanente avviato con i diversi settori industriali, le autorità degli Stati membri e le ONG da parte dei servizi della Commissione. E, compiacendosi degli impegni volontari già proposti dai soggetti che partecipano alla Piattaforma, chiede alla Commissione di presentare quanto prima in un Libro bianco misure concrete volte a ridurre il numero di persone in sovrappeso e obese al più tardi dal 2015.

Raccomanda poi agli Stati membri di riconoscere ufficialmente l'obesità come malattia cronica, «in modo da evitare qualsiasi forma di stigmatizzazione e discriminazione delle persone obese, e di garantire che esse possano ricevere cure adeguate nell'ambito dei rispettivi servizi sanitari nazionali».

INDUSTRIA

 

 

VERSO UNO STATUTO EUROPEO DELLE PMI

Doc. A6-0434/2006

 

Relazione recante raccomandazioni alla Commissione sullo statuto della società privata europea

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 1.2.2007 - Votazione: 1.2.2007

 

Il Parlamento sollecita la definizione di uno statuto della società privata europea (SPE) al fine, soprattutto, di agevolare le piccole e medie imprese europee nelle loro attività transfrontaliere. Al riguardo formula una serie di raccomandazioni che riguardano, tra le altre cose, la strutturazione della forma societaria, il capitale iniziale, l'organizzazione e le responsabilità degli amministratori. Per i deputati, alle SPE dovrebbe applicarsi in via esclusiva la normativa UE.

 

L’esigenza di uno statuto della società privata europea è stata di recente espressa in occasione di un’audizione della commissione giuridica del Parlamento, che ha avuto luogo il 22 giugno 2006. Secondo i deputati, questo statuto potrebbe infatti offrire alle piccole e medie imprese europee una forma giuridica societaria capace di agevolare le loro attività transfrontaliere. Adottando la relazione il Parlamento  chiede alla Commissione europea di sottoporre al Parlamento, nel corso del 2007, una proposta legislativa sullo statuto della SPE che sia in linea con una serie di raccomandazioni indicate dai deputati.

La relazione puntualizza che, mentre la società europea per azioni (SE) interessa il segmento delle grandi società di capitali, la SPE si rivolge alle piccole e medie imprese. Secondo i deputati la fase di elaborazione della statuto della SE si è rivelata lunga e complicata e il mercato non ha ancora adottato tale modello quale forma giuridica per le società per azioni. A loro parere, uno dei motivi di tale situazione è che la SE non rappresenta una forma giuridica unitaria a livello europeo, ma i molteplici rinvii al diritto nazionale l’hanno resa «un’opera incompiuta, aumentando l’incertezza giuridica e determinando ripercussioni negative sui costi». Lo statuto della SPE, secondo i deputati, dovrebbe evitare tali inconvenienti.

In merito alla strutturazione della forma societaria, il Parlamento ritiene che lo statuto della SPE dovrebbe «contenere il più possibile norme comunitarie, rinunciare a riferimenti alle legislazioni nazionali ed essere pertanto ideato come uno statuto uniforme ed organico». Raccomanda, quindi, che alla SPE siano applicate, «in via esclusiva», le disposizioni di diritto societario previste dal regolamento sullo statuto della SPE, sottraendo i settori di diritto societario disciplinati in tale regolamento dalla sfera normativa degli Stati membri. Ciò - è spiegato - vale in particolare per la natura giuridica, la capacità giuridica e la capacità d'agire, la costituzione, la trasformazione e lo scioglimento, la denominazione o la ragione sociale e per quanto riguarda la governance in generale.

Riguardo alle modalità di costituzione, il Parlamento ritiene che la SPE dovrebbe poter essere creata ex-novo, o a partire da una società esistente, o a seguito di una fusione tra società o ancora nell'ambito di una società sussidiaria comune. Inoltre, la società privata europea dovrebbe poter essere trasformata in società europea. Il capitale iniziale della SPE, suggerisce poi il Parlamento, dovrebbe essere ripartito in quote, con un determinato valore nominale, mentre il capitale minimo dovrebbe essere pari a 10.000 euro. E' anche precisato che tale capitale minimo, determinando l'entità della responsabilità dei soci, non deve essere necessariamente versato.

Il Parlamento propone poi che la SPE abbia almeno un amministratore e che gli amministratori vengano nominati con decisione dei soci o nell'Atto costitutivo. Su di essi, inoltre, non deve gravare alcuna interdizione emessa da un tribunale o da un'autorità amministrativa di uno Stato membro all'assunzione di questa funzione. L'amministratore o gli amministratori, è anche raccomandato, devono essere responsabili singolarmente o come debitori solidali nei confronti della società, di tutti gli atti contrari alle disposizioni di diritto civile o penale applicabili alla società. E' poi precisato che gli organi societari dovrebbero essere responsabili come debitori solidali per il danno che viene causato alla SPE in caso di riduzione del capitale.

In materia di rendicontazione, il Parlamento ritiene che la SPE dovrebbe sottostare alle norme armonizzate di rendiconti annuali contenute in due direttive comunitarie. Sulla possibilità di trasformazione, raccomanda che a una SPE sia consentito di procedere a fusioni, trasferimento di sede, scissione e cambiamento di forma in una società anonima europea, sempre nell'ambito di una legislazione comunitaria già armonizzata. Dovrebbe inoltre essere consentita la trasformazione di società nazionali in SPE, «mantenendo i vigenti diritti dei lavoratori».

Infine, l'ultima raccomandazione riguarda gli amministratori delle SPE, i quali dovrebbero essere tenuti, in presenza di uno stato di insolvenza, a sollecitare «senza colpevoli esitazioni» (entro e non oltre tre settimane) l'avvio di una procedura fallimentare. In caso di inadempimento a tale obbligo, secondo i deputati, dovrebbero rispondere direttamente ed in solido ai creditori che abbiano subito un danno.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0470/2006 - Risoluzione del Parlamento sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica di Corea

 

 

 

COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE

 

 

RINEGOZIAZIONE DELL'ACCORDO SUGLI APPALTI PUBBLICI INTERNAZIONALI

 

Interrogazione orale sulla rinegoziazione dell'Accordo sugli appalti pubblici

Procedura: Interrogazione orale - Dibattito: 1.2.2007

 

Un'interrogazione orale alla Commissione ha aperto un dibattito in Aula in merito ai negoziati per la definizione di un nuovo accordo plurilaterale sugli appalti pubblici. La commissione per il commercio internazionale sollecita informazioni sull'offerta presentata dall'UE in questo ambito nonché una valutazione dell'impatto dell'Accordo per le imprese europee. I deputati chiedono anche di essere informati quando, e a quali condizioni, la Cina ne diventerà parte contraente.

 

L'Accordo plurilaterale sugli appalti pubblici (Government Procurement Agreement, GPA), stipulato nell'ambito dell'OMC, è entrato in vigore il 1° gennaio 1996. Secondo i deputati della commissione per il commercio internazionale, benché limitato nei suoi scopi e nel numero di contraenti (36), tale accordo ha un ruolo essenziale nell'aprire, quanto più possibile, il mercato degli appalti pubblici (beni, servizi e contratti di costruzione) alla concorrenza straniera e assicurare condizioni trasparenti, giuste e non discriminatorie ai privati che partecipano alle gare d'appalto.

Il GPA è stato oggetto di revisione per anni, con l'intento di migliorarne le disposizioni ed estenderlo il più possibile a tutte le parti sulla base della mutua reciprocità. In questo contesto, vengono attualmente esaminati alcuni emendamenti all'accordo e a Ginevra è in corso un procedimento di domanda e offerta in previsione di una conclusione nei primi mesi del 2007.

Nell'interrogazione orale, i deputati chiedono alla Commissione di spiegare quali siano state le priorità dell'UE in questa rinegoziazione e se pensa che questi obiettivi saranno raggiunti, ma anche di indicare le offerte e quali domande ha presentato ai partner negoziali a nome dell'UE e di illustrare in che misura avrà luogo un'ulteriore apertura dei mercati degli appalti pubblici UE alla concorrenza straniera come risultato di questa rinegoziazione.

La Commissione è poi invitata a chiarire se ritiene che il GPA sia un accordo equilibrato e se, nei mercati stranieri degli appalti pubblici, in particolare in quelli dei nostri maggiori partner commerciali, le aziende comunitarie beneficino di un livello di accesso proporzionato all'apertura del mercato degli appalti pubblici UE alla competizione straniera. E' poi sollecitata a indicare se, nell'ambito della rinegoziazione del GPA in corso, sono state intraprese azioni specifiche per garantire un migliore accesso ai mercati degli appalti pubblici per le piccole e medie imprese europee.

Inoltre, i deputati chiedono alla Commissione di indicare come i recenti orientamenti stabiliti nella comunicazione "Europa globale" condizioneranno i negoziati in corso ed a comunicare quando, e a quali condizioni, la Cina diventerà parte contraente del GPA e, più in generale, quali sono le prospettive di un allargamento geografico di tale accordo ad altri paesi. Infine, la Commissione è invitata a indicare le misure che intende adottare per garantire che la rinegoziazione del GPA rispetti pienamente gli interessi dei paesi in via di sviluppo qualora desiderino partecipare a tale accordo.

 

Nel dibattito è intervenuto STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I):

 

Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi congratulo con il collega Varela Suanzes-Carpegna e lo ringrazio per aver presentato la sua interrogazione, che ci ha dato modo di affrontare il tema in questione. Io sono stato relatore in questo Parlamento sulla riforma degli appalti, forniture e servizi, nella fattispecie le direttive 17 e 18.

Anche se il tempo è brevissimo, credo sia opportuno ricordare i termini del problema. Nella direttiva 18, ossia la direttiva generale sugli appalti, come ho sentito da alcuni interventi stamattina, il Parlamento ha tenuto in grande considerazione i problemi ambientali, il sistema ammodernato degli appalti per via elettronica, il mondo del sociale, la questione delle soglie e credo quindi che disponiamo di una normativa che è certamente eccezionale, ma che in ogni caso non riguarda l'argomento di questa mattina.

Il problema sollevato è completamente diverso: è in corso la revisione di un negoziato internazionale che vede i paesi dell'Unione europea - e quindi le imprese dell'Unione europea - svantaggiati rispetto ad altri. Qual è il problema? Nel 1994 e negli anni successivi, in campo internazionale, mediante accordi plurilaterali, furono previsti ben altri tipi di attività. Gli Stati Uniti, la Cina e altri paesi godono in realtà di privilegi di cui non godono le imprese dell'Unione europea. Oggi questo sistema è oggetto di una revisione ma occorre stabilirne le modalità di revisione, perché i soli Stati Uniti d'America - lo rammento a me stesso ma anche ai colleghi - svolgono un'attività produttiva che sfiora i 200 miliardi di dollari l'anno, una somma che però resta all'interno degli Stati Uniti.

Il punto è che, mentre tutti possono venire a lavorare in Europa, le nostre piccole e medie imprese non possono andare a lavorare nel resto del mondo. Gli accordi del GPA (Government Procurement Agreement ) sono, tra gli altri, accordi che prevedono l'esclusione dell'accesso delle imprese europee all'interno del sistema internazionale.

Quale scelta è dunque possibile oggi? Per quanto mi risulta, la Commissione ritiene che, abolendo i privilegi degli altri, si possa competere nuovamente in un sistema di parità. Non è così. Io credo che sia invece necessario proteggere le piccole e medie imprese europee, assicurando loro all'interno dell'Unione europea, e quindi nei confronti dell'Unione europea, gli stessi privilegi di cui oggi godono le piccole e medie imprese degli Stati Uniti e di altri paesi del mondo.

Pertanto, non solo ringrazio il collega Varela Suanzes-Carpegna, ma sono dell'avviso che la tesi sostenuta dalla Francia in questo momento in seno al Consiglio sia sicuramente da favorire e da agevolare rispetto alla posizione della Commissione europea.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0472/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento sulla proposta di decisione del Consiglio sulla posizione della Comunità riguardo al progetto di regolamento della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite concernente l'omologazione dei veicoli a motore in riferimento al campo al campo di visibilità anteriore del conducente

-       Doc. A6-0473/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento sulla proposta di decisione del Consiglio sulla posizione della Comunità riguardo al progetto di regolamento della commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite concernente l'omologazione dei dispositivi di separazione destinati a proteggere i passeggeri dallo spostamento dei bagagli, forniti al di fuori della dotazione d'origine dei veicoli

 

 

 

ISTITUZIONI

 

 

RINNOVO DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI E ELEZIONE DEGLI UFFICI DI PRESIDENZA

 

Proposte della Conferenza dei presidenti - Nomine nelle commissioni parlamentari

Votazione: 31.1.2007

 

Nell'ambito del consueto turn over che si realizza ogni metà legislatura, il Parlamento ha adottato una decisione sulla composizione delle commissioni parlamentari e delle sottocommissioni. A margine della Plenaria, ogni commissione ha poi eletto il proprio Presidente e i quattro vicepresidenti. Due sono i deputati italiani che hanno ottenuto la presidenza e nove quelli che sono stati eletti vicepresidenti.

 

Sulla base di una proposta della Conferenza dei Presidenti dei gruppi politici, il Parlamento ha approvato la composizione nominativa delle venti commissioni permanenti e delle due sottocommissioni. Le riunioni costitutive di questi organi parlamentari, ossia l'elezione del Presidente e dei quattro vicepresidenti di ogni commissione, hanno avuto luogo a margine della seduta il 31 gennaio e il 1° febbraio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÁ

-        Doc. A6-0416/2006 - Relazione sulla discriminazione nei confronti di giovani donne e ragazze nel settore dell'istruzione

Il Parlamento chiede maggiore impegno per promuovere le pari opportunità delle donne nella società, anche grazie all'istruzione. Sono quindi sollecitate misure per incentivare le madri a proseguire gli studi, per eliminare ogni discriminazione - anche salariale - nelle carriere e per conciliare meglio vita familiare e professionale. Va poi  garantita un'adeguata istruzione alle immigrate, rifiutando ogni relativismo culturale e religioso che possa violare i loro diritti fondamentali.

 

SVILUPPO

-        Doc. A6-0325/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sulle relazioni dell'UE con le isole del Pacifico - Una strategia per un partenariato rafforzato

-        Doc. A6-0474/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sull'integrazione della sostenibilità nelle politiche di cooperazione allo sviluppo

 

GIURIDICA

-        Doc. A6-0405/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo recante raccomandazioni alla Commissione sui termini di prescrizione nelle controversie transfrontaliere concernenti lesioni personali e incidenti mortali

 

PESCA

-       Doc. A6-0477/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un Accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Gabon

 

BILANCIO

-       Doc. A6-0010/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento sul progetto di bilancio rettificato n. 1/2007 dell'Unione europea per l'esercizio 2007: accordo risultante dal trilogo del 28 novembre 2006 - Fondi strutturali, Fondo europeo per la pesca, Fondo europeo per gli investimenti e Centro comune di ricerca, sezione III - Commissione

 

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  12 - 15 FEBBRAIO 2007

 

 

ISTITUZIONI

 

 

IL PRESIDENTE NAPOLITANO AL PARLAMENTO:

"E' TEMPO PER L'EUROPA DI USCIRE DALL'IMPASSE"

 

Seduta solenne Italia - Allocuzione di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica italiana - 14.2.2007

 

Nel rivolgersi all'Aula, il Presidente Napolitano ha sottolineato il ruolo propulsivo del Parlamento a favore di una sempre più intensa integrazione dell'Europa, a partire dal progetto di Altiero Spinelli. Ammonendo sui rischi di una riapertura del negoziato sul Trattato costituzionale, ha espresso l'auspicio che alle elezioni del 2009 esso sia già in vigore. Nell'assicurare che l'Italia "farà la sua parte", ha evidenziato l'esigenza di spiegare meglio ai cittadini i vantaggi della Costituzione.

 

Il Presidente POETTERING, in italiano, ha introdotto il Capo dello Stato sottolineando l'immenso piacere nell'accoglierlo al Parlamento europeo «che lei conosce così bene per esserne stato membro attivo e rispettato». Lei, ha proseguito, «ha guidato con saggezza ed efficacia, la commissione affari costituzionali del nostro Parlamento, mostrando una convinta fede europeista che mantiene intatta nella Sua attuale funzione di Capo dello Stato italiano». Dopo aver rivolto un saluto alla consorte del Presidente presenta in tribuna, ha anche salutato tutti coloro che, dall'Italia, seguono l'evento in diretta televisiva nonché gli studenti e i docenti che in molte Università italiane sono collegati con il Parlamento europeo via satellite nell'ambito del progetto "Verso la Costituzione europea".

Passando al tedesco, il Presidente ha affermato che, a 50 anni dalla firma dei Trattati di Roma, il Capo dello Stato italiano «rappresenta il ruolo importante dell'Italia nel processo di unificazione», portando avanti le tradizioni di Alcide De Gasperi. «Da Roma si va verso Roma», ha aggiunto sottolineando che anche altre città italiane sono state al centro della costruzione europea. La Conferenza di Messina del 1955, ha infatti ricordato, ha portato due anni dopo alla firma dei Trattati di Roma. «L'Italia è stata e rimane uno dei pilastri fondamentali del processo d'integrazione europea», ha concluso parlando nuovamente in italiano, e dicendosi fiducioso nell'impegno personale del Presidente e del suo Paese «per consentire a questo processo di riprendere ad avanzare con passo spedito».

 

Intervento del Presidente Giorgio Napolitano - La Costituzione non è morta

 

Signor Presidente,

la ringrazio vivamente per le cortesi e amichevoli espressioni che ha rivolto a me e all'Italia. Esse rispecchiano il nostro comune sentire e operare nel periodo della più stretta collaborazione tra noi. Collaborammo, nei rispettivi ruoli, soprattutto per far nascere quel Trattato costituzionale a cui lei ora rinnova un convinto sostegno. Le ricambio dunque sentimenti di sincera stima e di fervido augurio all’inizio del suo importante mandato.

 

Signor Presidente Pöttering,

Signor Vice-Presidente della Commissione,

Signor Rappresentante del Consiglio,

Signore e Signori deputati,

 

Ritorno in questo emiciclo con lo stesso sentimento di appartenenza che mi ha animato negli anni del mio impegno in Parlamento europeo. Appartenenza all’istituzione parlamentare e appartenenza all’Europa. Sono stato per più decenni membro del Parlamento nazionale del mio paese, ma mi sono subito sentito a mio agio nell’assolvere il mandato di eletto in questa assemblea quando sono stato chiamato a farne parte. Nessun disagio, perché il Parlamento europeo, almeno dal 1979, ha la stessa dignità, autorità e legittimità democratica di qualsiasi Parlamento liberamente eletto. Nessuna contraddizione, perché ho sempre creduto e credo che tra Parlamenti nazionali e Parlamento europeo non debba esservi incomprensione e antagonismo, ma solo rispetto reciproco e feconda cooperazione.

E, soprattutto, sono sempre stato convinto che si possano ben rappresentare le ragioni e gli interessi del proprio paese nel Parlamento europeo come nel Parlamento nazionale: qui, nelle aule di Strasburgo e di Bruxelles, secondo una visione più ampia di problemi e di scelte che anche nell’interesse delle nostre comunità nazionali debbono concepirsi in una dimensione europea. Quel che unisce noi tutti è appunto il senso dell’appartenenza all’Europa come patrimonio comune di valori e di idee, di tradizioni e di speranze, e come progetto di costruzione di un nuovo soggetto politico e istituzionale che possa far fronte alle sfide dell’epoca in cui viviamo e del prevedibile futuro.

Così si spiega il dato peculiare dell’esperienza che si compie nel Parlamento europeo: dove agiscono rappresentanze politiche che non obbediscono a logiche nazionali ristrette e divergenti, e che possono certo dividersi su questioni anche importanti, in votazioni certamente significative, ma convergono in assai larga misura nella visione dei fondamentali obbiettivi da perseguire al fine di rafforzare la costruzione dell’Europa unita.

Quando - com’è accaduto tante volte nel corso dei decenni - si è trattato di scegliere tra l’andare più avanti, il rendere più ampia e forte l’unità europea, o il segnare il passo e addirittura il tornare indietro, il Parlamento europeo ha sempre svolto un ruolo propulsivo, si è pronunciato nettamente, con maggioranze larghissime, per far progredire la costruzione comune, per allargarne l’orizzonte e le ambizioni.

In effetti, già a partire dal grande fatto nuovo dell’elezione, nel 1979, del Parlamento europeo a suffragio universale, la strada della parlamentarizzazione e della costituzionalizzazione dell’Unione era apparsa una prospettiva obbligata, al fine di rafforzare le basi democratiche del processo d’integrazione, di garantire i diritti e le possibilità di partecipazione dei cittadini. In quel senso si mosse il Parlamento europeo approvando il 14 febbraio 1984 - precisamente 23 anni fa - il Progetto di Trattato che istituiva l’Unione europea. Quel Progetto elaborato e discusso per impulso di Altiero Spinelli purtroppo non divenne Trattato; e nonostante il lungo e non infecondo cammino successivo, spesso ispirato alle proposte dello stesso progetto Spinelli, rimasero aperte molte questioni, e ne sorsero di nuove.

Così, quando al momento della firma del deludente Trattato di Nizza, i governi convennero sulla necessità di affrontare i grandi temi dell’avvenire dell’Europa e di aprire un vero e proprio processo costituente, il Parlamento si impegnò fino in fondo a dare il suo contributo, collaborando alla ricerca di soluzioni soddisfacenti di fronte agli interrogativi indicati nella Dichiarazione di Laeken del dicembre 2001.

Il Parlamento europeo può essere fiero del ruolo propulsivo svolto più che mai in quella fase e in special modo nella Convenzione di Bruxelles, nei suoi gruppi di lavoro, nelle sue sedute plenarie e nel suo Presidium.

 

Signori deputati, 2001, 2002, 2003: in quegli anni non ci fu pausa, ci fu sul serio riflessione, autentica e profonda riflessione. E quel che quindi si consegnò alla Conferenza Intergovernativa per le decisioni finali fu un materiale molto ricco di analisi, un testo lungamente meditato e discusso. Il risultato fu certamente un compromesso, ma non di basso livello: si trovò un terreno d’incontro tra punti di vista diversi, ciascuna parte - anche il Parlamento europeo - sacrificò in qualche misura le sue richieste e proposte, pur di giungere a un’intesa che facesse comunque avanzare la causa dell’unità e dell’integrazione europea.

Ebbene, signori deputati, si può forse oggi dichiarare con leggerezza che quel Trattato - non a caso chiamato “costituzionale” - è morto? Che quello straordinario e prolungato sforzo politico e culturale è destinato a finire nel nulla? Che le firme di 27 Capi di Stato o di governo in calce a quel testo non hanno più valore?

Naturalmente, sappiamo benissimo quale trauma abbia rappresentato il voto contrario alla ratifica del Trattato costituzionale nei referendum indetti in due dei sei paesi fondatori della Comunità europea. E sappiamo egualmente quali questioni ci ponga il diffondersi, anche in altri paesi, di dubbi e scetticismi sulla strada da seguire in Europa, sullo stato attuale e sulle prospettive dell’Unione europea.

In realtà, si stanno pagando le conseguenze di uno scarso sforzo per associare i cittadini alle grandi scelte dell’integrazione e unificazione europea, per diffondere nelle opinioni pubbliche di tutti i paesi la consapevolezza degli straordinari risultati e progressi conseguiti in cinquant’anni e delle nuove, sempre più pressanti esigenze di rafforzamento dell’Unione europea, della sua coesione e della sua capacità d’azione.

Tutto questo peraltro non può condurre a una sottovalutazione delle ragioni del Trattato costituzionale sottoscritto a Roma nell’ottobre 2004, e nemmeno delle soluzioni in esso contenute. Queste hanno già costituito delle concrete anche se parziali risposte - che bisogna far meglio conoscere e apprezzare - alle sollecitazioni dei cittadini, compresa quella per una maggiore trasparenza e democrazia nell’Unione.

Se nel complesso il Trattato costituzionale ha costituito un felice punto d’incontro, va ricordato che in un buon compromesso si tengono insieme sia l’accoglimento di certi punti di vista sia la rinuncia ad altri. Non lo si dimentichi nel momento in cui si parla di rimettere le mani sul testo del 2004: nessuno può pensare di spostare a vantaggio delle proprie tesi l’equilibrio del compromesso raggiunto. Aprire un nuovo negoziato può significare aprire un vaso di Pandora, correre il rischio di ripartire da zero, avviare un confronto dai risultati e dai tempi imprevedibili.

Diciotto dei ventisette Stati membri hanno ratificato il Trattato, in rappresentanza di 275 milioni di cittadini europei: essi meritano rispetto per aver mantenuto l’impegno sottoscritto a Roma. E’ ben chiaro, s’intende, che vanno considerate con rispetto anche le maggioranze espressesi in senso contrario nei referendum francese e olandese, e che vanno perciò perseguiti tutti i chiarimenti possibili in ordine alle preoccupazioni da cui sono scaturiti quei pronunciamenti contrari.

Ma è tempo per l’Europa di uscire dall’impasse. E non si può seriamente sostenere che l’Unione non abbia bisogno - dopo il grande allargamento - di una ridefinizione del quadro d’insieme dei suoi valori e  dei suoi obbiettivi e di una riforma dei suoi assetti istituzionali. Lavorare a un progetto di Costituzione per l’Europa non ha rappresentato un esercizio formalistico, non ha rappresentato un capriccio o un lusso: ha corrisposto a una profonda necessità dell’Europa nell’attuale momento storico.

 

Né si può proporre oggi come visione e strategia alternativa quella dell’Europa dei progetti o dei risultati. Certo, è ben vero che negli ultimi due anni l’Unione non è rimasta ferma. Essa ha dato la maggior prova di quel che potrebbe rappresentare sulla scena internazionale quando è riuscita a esprimersi con una sola voce sulla guerra in Libano, promuovendo una nuova e impegnativa missione per la pace in quella regione e in tutto il Medio Oriente. Accanto a questa rinnovata iniziativa politica, si può iscrivere all’attivo del bilancio di questo periodo la definizione, con il sostanziale contributo dato dal Parlamento europeo grazie ai poteri della procedura di codecisione, di alcune importanti direttive e dell’accordo per un sia pur limitato rafforzamento delle magre prospettive finanziarie 2007-2013.

Ma sulla strada dei risultati, signori deputati, con l’attuale quadro istituzionale non si può andare molto lontano. E’ certamente importante elaborare e prospettare le linee di nuove politiche comuni: come ha di recente fatto la Commissione per i problemi dell’ambiente e dell’energia, esplosi ormai in tutta la loro acutezza col cambiamento climatico e con le tensioni per l’approvvigionamento di petrolio e di gas. Sappiamo tuttavia per lunga esperienza che documenti, comunicazioni e anche proposte legislative della Commissione possono sfociare in scarsi risultati o in solo lentissimi progressi: ce lo dice ad esempio il così stentato cammino di molti anni verso una politica europea dell’immigrazione.

Sappiamo egualmente come alla nascita della moneta unica non sia seguita la governance economica che sarebbe stata necessaria anche per assicurare l’effettivo conseguimento degli obbiettivi formulati nel grande progetto della strategia di Lisbona.

E allora, che cosa è decisivo per rendere vitali i progetti e per far crescere sul serio un’Europa dei risultati? E’ decisiva la forza delle istituzioni e dell’impegno politico. E’ decisivo per l’Unione dotarsi di istituzioni più forti delle resistenze opposte da quegli Stati membri che restano più chiusi nella difesa di anacronistiche prerogative e di velleitarie presunzioni nazionali.

Il Trattato costituzionale ha sgombrato il campo da ogni timore o sospetto di svolta verso un superStato centralizzato: ha sancito più nettamente la ripartizione delle competenze e garantito il rispetto del principio di sussidiarietà. Si può piuttosto sostenere che abbia innovato troppo poco per adeguare regole di funzionamento e procedure di decisione alla sfida dell’Unione allargata, e troppo poco per avviare le nuove politiche comuni di cui c’è bisogno.

 

Con il Trattato costituzionale, i più decisi passi avanti si sono compiuti in direzione di una politica estera e di sicurezza comune, di un effettivo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, di una cooperazione strutturata nel campo della difesa e di una cooperazione rafforzata in altri campi. Ma se si aprisse un nuovo negoziato e da qualche parte si rimettessero in questione tali innovazioni, a cominciare dall’istituzione di un ministro degli affari esteri europeo e di un servizio europeo per l’azione esterna, si può esser certi che da altre parti verrebbe richiesto piuttosto il completamento o l’integrazione del Trattato del 2004 con nuove, più coraggiose e coerenti scelte per lo sviluppo del processo di integrazione. Verrebbe ad esempio comprensibilmente riproposta l’esigenza di una maggiore estensione dell’area delle decisioni a maggioranza in seno al Consiglio: anche perché il superamento della regola dell’unanimità e del diritto di veto non esclude, e anzi favorisce la ricerca di larghe intese, il raggiungimento in tempi rapidi di accordi accettabili.

Ed egualmente sarebbe di nuovo avanzata - riaprendosi il negoziato - la proposta di superamento del vincolo dell’unanimità per le future riforme dei Trattati e per la loro entrata in vigore.

Occorre dunque grande realismo da tutte le parti. Realismo e insieme determinazione per non far prevalere la tendenza, che ancora una volta si manifesta, a indebolire e annacquare la scelta che più di cinquant’anni orsono venne compiuta. Si scelse allora la prospettiva di un’Europa capace di integrarsi, una e plurale, ricca nelle sue diversità, consapevole del suo comune retaggio di civiltà, forte nel combinare la cooperazione tra governi nazionali con una nuova dimensione sovranazionale.

Stiamo per celebrare il cinquantenario dei Trattati di Roma, ed è importante cogliere l’occasione per confermare quella prospettiva e quella scelta, rendendone chiare le nuove ragioni e le nuove ambizioni.

 

Ma è a Parigi che già nel 1950 nacque “l’invenzione comunitaria”, con la quale si giunse a delineare l’orizzonte più lontano della Federazione europea, degli Stati Uniti d’Europa. Ed è da Parigi che oggi attendiamo con fiducia un responsabile apporto al superamento della crisi che si è aperta con la mancata ratifica del Trattato del 2004. L’amica Francia ha un senso così alto del suo ruolo nell’Europa e nel mondo, che non ci farà mancare questo suo ormai decisivo apporto.

Signor Presidente, Signori deputati, ho richiamato la vostra attenzione su alcuni elementi essenziali del quadro in cui si collocano le decisioni da prendere nel prossimo futuro, senza entrare nel merito delle molteplici ipotesi che si sono di recente affacciate sul piano giuridico, tecnico e politico, nella ricerca di una via d’uscita dall’impasse istituzionale. L’Italia guarda con piena fiducia all’impegno della Presidenza tedesca, per i principi e i valori cui il Cancelliere, Signora Merkel, si è richiamata nel suo discorso in quest’aula e per la riaffermazione dell’obbiettivo di giungere all’adozione del Trattato costituzionale.

Comunque possa definirsi la roadmap di cui oggi si parla, è importante che già si convenga sulla necessità che alle elezioni del 2009 si possa presentare ai cittadini il Trattato costituzionale entrato in vigore, con il suo messaggio e il suo programma.

Il mio vuol essere, partendo da ciò, un appello al senso di responsabilità e alla volontà politica di tutti coloro che hanno ruoli di guida nei nostri paesi. Nessuno ignora la portata delle nuove minacce, sfide e opportunità che sono dinanzi a noi. L’Europa potrà incidere sulle relazioni internazionali e sullo sviluppo globale, potrà ritrovare slancio e dinamismo e potrà contare nel mondo, solo se rafforzerà la propria coesione e unità, dotandosi rapidamente - come Unione - delle istituzioni e delle risorse necessarie. L’alternativa - dovremmo saperlo - è un drammatico declino del ruolo di tutti i nostri paesi, del ruolo storico del nostro continente. Lasciatemi ripetere le parole con cui Jean Monnet concluse le sue memorie nel 1976: “Non possiamo fermarci quando attorno a noi il mondo intero è in movimento”. Trent’anni dopo, quelle parole sono ancora più vere, suonano come un assillo a cui non si può più sfuggire.

Si mostrino dunque all’altezza di questa consapevolezza e di questa responsabilità le forze che guidano tutti i nostri paesi, sappiano sprigionare una nuova volontà politica europea. E si levi più che mai alta la voce del Parlamento europeo, la sua sollecitazione, come nel passato, alla coerenza e al coraggio.

L’Italia farà la sua parte, Signor Presidente Pöttering, darà come ha dato fin dall’inizio del processo di integrazione il suo contributo. Un contributo che è simboleggiato dalle figure di uno statista lungimirante, Alcide De Gasperi, e di un appassionato profeta e combattente dell’idea europea, Altiero Spinelli, di cui celebriamo quest’anno il centenario della nascita. E nel richiamarmi al loro esempio, nel ribadire l’impegno europeo dell’Italia, so di poter rappresentare il mio paese nell’insieme delle sue forze politiche e nel sentire profondo dei suoi cittadini.

Nello stesso tempo, ho inteso rivolgermi a voi, signori deputati, con accenti più strettamente personali, dettati dall’emozione di chi, sedendo in questi banchi, operando in questo Parlamento, ha sempre meglio imparato che la causa dei nostri popoli, delle nostre nazioni, del nostro comune futuro si serve solo lavorando per un’Europa unita.

Grazie

 

I deputati, in piedi, hanno tributato un lungo applauso al Presidente Napolitano.

 

 

POETTERING: OCCORRE UN'EUROPA CHE CREDA IN SE STESSA

 

Allocuzione inaugurale del Presidente del Parlamento europeo 13.2.2007

 

Alla presenza degli ex presidenti del Parlamento europeo, il Presidente Poettering ha illustrato all'Aula il suo programma per i prossimi due anni e mezzo. Difesa dei valori dell'Europa, in primo luogo la dignità dell'uomo, attenzione alle richieste dei cittadini, rilancio del processo costituzionale e dialogo tra culture e religioni, sono i principali temi affrontati. Sono intervenuti anche la cancelliera Merkel e il Presidente della Commissione, nonché i leader dei gruppi politici.

 

Allocuzione del Presidente del Parlamento europeo

 

Il Presidente HANS-GERT POETTERING ha anzitutto sottolineato la «responsabilità» che incombe sul Parlamento europeo «proprio nel momento in cui l'opera di unificazione dell'Europa è assai avanzata ma non ancora compiuta» e, anzi, «è tuttora a rischio a causa del temporaneo fallimento del trattato costituzionale in Francia e nei Paesi Bassi». Il Parlamento europeo, ha aggiunto, è consapevole di questa responsabilità e «non può cedere il passo a nessuno quando si tratta di realizzare l'unità del nostro continente!».

Dopo aver ringraziato sentitamente il suo precedessore, Josep Borrell Fontelles, e tutti gli ex Presidenti del Parlamento presenti in Aula (Emilio Colombo, Simone Veil, Lord Plumb, Enrique Barón Crespo, Egon Klepsch, Klaus Hänsch, José-María Gil-Robles, Nicole Fontane e Pat Cox), ha ricordato che dal 1979 l'Europa ha vissuto alti e bassi e «il suo maggior successo è stato il superamento della divisione dell'Europa». La riunificazione tedesca e i due ultimi ampliamenti dell'UE, ha detto, «rimangono ... il miracolo della nostra generazione». Tuttavia, ha aggiunto, «rimane nostro comune dovere apprendere l'uno dall'altro a rafforzare il rispetto e la comprensione reciproci». Occorre quindi «smettere di parlare di "vecchi" e "nuovi" Stati  membri».

L'esperienza insegna, ha proseguito, che «possiamo avere successo per il nostro Continente quando noi stessi lo vogliamo, quando da parte nostra rimane una ferma e decisa volontà di realizzare l'unità del nostro Continente, salvaguardandone allo stesso tempo la diversità». Ciò è possibile, ha spiegato, solo se i cittadini dell'UE «sentiranno anche di essere europei e saranno consapevoli di ciò che li unisce», perché «l'unificazione europea è anche un affare di cuore», e farlo capire chiaramente alle persone «è forse il più grande impegno che dobbiamo realizzare in comune». Gli europei dovrebbero quindi essere orgogliosi di ciò che hanno conquistato nel corso dei decenni, in termini di valori, libertà, diritto e democrazia. Per riscoprire «le nostre affinità» ha quindi esortato a ricordare che le radici europee «sono la filosofia greca, il diritto romano, l'eredità giudaico-cristiana, l'illuminismo e quindi la nostra comune cultura europea». Ne fanno parte però anche le «tragiche guerre civili europee» e, durante il XX secolo, le ideologie totalitaristiche «fondate sul disprezzo dell'uomo». Ma anche, dopo il 1945, «il coraggio dei padri fondatori di intraprendere la via del perdono e della fratellanza, di costruire una nuova, migliore, pacifica e comune Europa».

I valori europei, ha poi sottolineato, «poggiano sostanzialmente sulla dignità dell'uomo» e ciò ha conseguenze molto concrete per la nostra politica. Pertanto, si è detto favorevole a un partenariato «con una Russia democratica e capace di agire», attendendosi però dalle autorità russe sforzi tangibili per punire gli assassini di Ana Politkovskaya. Senza gli Stati Uniti d'America, ha aggiunto, «non si sarebbero potuti piegare né il nazionalsocialismo né il comunismo sovietico», ma con i principi dell'ordinamento giuridico europeo una Guantanamo «non è compatibile». Occorre anche affrontare con fermezza chi nega l'Olocausto, «il peggiore di tutti i crimini». Le persone in Israele e Palestina sono «accomunate dalla stessa dignità», ha quindi affermato, dicendosi favorevole sia al diritto all'esistenza di Israele sia al diritto del popolo palestinese a vivere in un proprio Stato. Ha poi espresso il sostegno del Parlamento a coloro i quali combattono pacificamente per la libertà e la democrazia e, in proposito, ha ricordato taluni vincitori del premio Sacharov, come Alexander Milinkievich, "Las Damas de Blanco" e Aung San Suu Kyi. Ribadendo l'impegno nella difesa dei valori, ha riaffermato la contrarietà del Parlamento alla pena di morte, chiedendo all'UE di operare a favore dell'abolizione della pena di morte nel quadro delle Nazioni Unite.

Se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi, ha pertanto ammonito, «è essenziale continuare a costruire un'Unione europea in grado di agire». Oggi, ha aggiunto, l'Europa trova riconoscimento ed impulso nella ricerca di sicurezza dei suoi cittadini e, per tale motivo, occorrono soluzioni ai problemi che più stanno a cuore ai nostri cittadini. E' quindi necessario impegnarsi per creare lavoro e protezione sociale in un mondo in rapida mutazione, rafforzando la competitività e salvaguardando nel contempo il modello sociale europeo. In materia di cambiamento climatico, occorre adottare le necessarie misure ed applicarle con fermezza «prima che sia troppo tardi». E' necessario garantire un approvvigionamento energetico comune e dotarsi di una politica comune dell'immigrazione «che rispetti tanto i diritti dell'uomo quanto la necessità di integrazione nella nostra società» e impegnarsi come partner per la sicurezza nel mondo in tutti i suoi aspetti.

Per il Presidente «senza soluzioni da parte dell'Europa, non si potranno superare gran parte delle sfide di fronte alle quali si trovano il nostro continente e il nostro mondo». L'Unione europea ha quindi bisogno «di un nuovo slancio, di un rinnovamento», per una Europa migliore, per una Europa più forte rivolta al futuro. Ma abbiamo bisogno soprattutto di un'Europa «che creda in se stessa, attinga la sua forza dai propri valori e che voglia e possa essere un buon partner nel mondo». Sottolineando poi che dai politici si attende capacità di guida, ha affermato che occorre giustificare meglio i motivi per i quali l'Europa «è un bene per tutti», che tipo di valore aggiunto comporta l'unificazione europea e quali sono gli obiettivi, facendo in modo che sia superata l'impressione che la politica europea «abbia solo funzione tecnica, senza lungimiranza e nesso logico». Insomma, «dobbiamo convincere attraverso le nostre azioni, concentrandoci sull'essenziale».

Il Presidente ha quindi rivolto un appello ai media nazionali, soprattutto alle aziende televisive, affinché apportino il loro contributo all'opinione pubblica europea, invitandole ad  aprire i loro studi alle tematiche europee e ad ospitare i deputati al Parlamento europeo. Abbiamo bisogno di un nuovo patto tra le cittadine e i cittadini europei e le loro istituzioni politiche nell'Unione europea, ha proseguito. In proposito, ha sottolineato che il programma di lavoro "Legiferare meglio" potrà fornire un contributo «se apporterà un maggior controllo democratico, trasparenza in seno al Consiglio, una trasposizione certa nel diritto nazionale, una valutazione delle conseguenze sociali, ecologiche, economiche e amministrative e la semplificazione degli atti giuridici stessi».

Ha quindi proposto di istituire un'onorificenza del Parlamento europeo da attribuire a cittadini europei che, con il loro lavoro, aumentano il prestigio dell'Europa nel mondo nonché dei riconoscimenti ai giovani europei che si impegnano per l'Europa «in modo davvero esemplare». Ha inoltre proposto la costruzione di una "Casa della storia europea", come luogo che alimenti il nostro ricordo della storia europea e dell'opera di unificazione europea e, allo stesso tempo, sia aperto all'ulteriore formazione dell'identità dell'Europa.

Per il Presidente, l'Unione europea «non può più essere guidata con gli inadeguati strumenti dell'attuale sistema giuridico dei trattati». Se la nostra comunità di valori «vuole durare», ha spiegato, «dovremo sottoporla ad una fondamentale riforma». In proposito, ha sottolineato che il trattato costituzionale «rafforza sia il Parlamento europeo che i parlamenti nazionali, è un valore aggiunto di parlamentarismo e democrazia». Viene infatti riconosciuta, per la prima volta, l'autonomia amministrativa comunale quale fondamento del nostro ordinamento democratico europeo e sono definite le competenze europee. Ha quindi confessato di non capire coloro che da un lato criticano "Bruxelles" e, nel contempo, respingono il trattato costituzionale, che costituisce «proprio lo strumento in grado di contribuire a eliminare e correggere le carenze riconosciute».

«Non dobbiamo far nascere alcun dubbio», ha aggiunto, «il Parlamento europeo appoggia il trattato costituzionale», ed è necessario continuare a fare in modo che la sostanza del trattato costituzionale, insieme al capitolo sui valori, «diventi realtà giuridica e politica». La "Dichiarazione sul futuro dell'Europa" del 25 marzo 2007 a Berlino, ha quindi sottolineato, «può costituire un'ulteriore importante pietra miliare su questo cammino». Il suo nucleo dovrebbe essere il riconoscimento dei nostri valori e delle riforme necessarie, l'impegno a superare in comune le sfide del futuro, il riconoscimento della solidarietà tra i nostri popoli e il valore del diritto come fondamento della nostra azione. Ha quindi esclamato che «nessun paese, nessun popolo dell'Unione europea può essere lasciato solo con i propri problemi». Chi pensa solo agli interessi del proprio paese, ha spiegato, «alla fine non li servirà, perché distrugge la solidarietà che è necessaria a difendere i propri interessi».

Il Parlamento deve quindi contribuire a fare in modo che, sotto la Presidenza tedesca del Consiglio nel corso del Vertice del 21 e 22 giugno a Bruxelles, vengano concordati una tabella di marcia e un mandato al cui termine si realizzi integralmente il nucleo sostanziale della Costituzione europea prima delle prossime elezioni al Parlamento europeo del giugno 2009. In proposito ha ricordato che il trattato costituzionale è stato firmato da tutti i 27 governi e, pur sostenendo che occorre rispettare l'esito dei referendum, ha posto l'accento sulla necessità di rispettare gli accordi e gli impegni assunti in sede europea. La volontà di realizzare queste necessarie riforme deve quindi essere «ferma e decisa», «in modo che i popoli dell'Unione europea non vengano divisi, ma uniti». Ha poi annunciato che presenterà presto una riforma globale dei lavori del Parlamento europeo.

Il futuro dell'Europa, secondo il Presidente, «dipende in grande misura dal modo in cui riusciremo a far convivere le culture e le religioni nell'Unione europea e riusciremo a convivere con i nostri vicini, soprattutto del mondo arabo e islamico». E' quindi necessario cooperare affinché il dialogo tra culture e religioni «costituisca il segno distintivo dell'Europa». Il Parlamento europeo deve pertanto incoraggiare e appoggiare esempi di società civile europea che siano improntati al dialogo tra culture, sostenendo attivamente tutti gli esempi di convivenza europea fra cristiani, musulmani ed ebrei. Si tratta, ha spiegato, di un investimento decisivo nel nostro sviluppo intellettuale e, al tempo stesso, il migliore contributo che possiamo dare al dialogo tra culture al di là del Mediterraneo, in Medio Oriente e nel Nordafrica. «Noi non vogliamo lo scontro tra culture, ma desideriamo la pace in libertà e giustizia fra tutti i popoli e le fedi», per questo motivo occorre gettare «un ponte intellettuale e culturale sul Mediterraneo».

Questo dialogo, ha aggiunto, «deve fondarsi sulla tolleranza e la verità». Tolleranza, ha spiegato, non significa qualunquismo, ma «rispettare le convinzioni degli altri, salvaguardando le proprie, e quindi convivere senza violenza». In proposito, ha ricordato che, interrogato da un alto dignitario islamico, aveva risposto che, spesso, i musulmani in Europa non sono sufficientemente integrati, ma che possono praticare la propria fede e che dispongono di propri luoghi di culto e moschee. Ha poi definito «eloquente», il silenzio del suo interlocutore alla domanda se fosse vero che nel suo paese una musulmana o un musulmano potessero essere puniti con la morte nel caso intendessero convertirsi alla fede cristiana. Sottolineando poi l'importanza dell'Assemblea euromediterranea, ha annunciato che, non appena le circostanze lo consentiranno, visiterà Israele, Palestina e Libano.

Ricordando, infine, che al termine del suo mandato sarà eletto un nuovo Parlamento europeo, ha affermato che «se il nostro lavoro sarà convincente e se anche nelle capitali nazionali si parlerà dell'Europa in termini positivi, aumenterà nuovamente la partecipazione alle elezioni al Parlamento europeo». E la «nostra ambizione dovrebbe essere raggiungere questo obiettivo».

 

Dichiarazione della Presidenza

Ricordando la lunga esperienza di deputato europeo del Presidente, Angela Merkel ha sottolineato che egli, dal 1979, ha potuto constatare e partecipare allo «sviluppo straordinario» del Parlamento, senza il quale molto di quanto è stato realizzato a favore dei cittadini non sarebbe stato possibile. Nel 2009, ha proseguito, «ci presenteremo di fronte ai cittadini per rendere conto del perché e del come agiamo» per la pace e la solidarietà e per il benessere. La Costituzione, ha aggiunto, «è una questione fondamentale» per essere vicini ai cittadini e permettere all'UE a 27 di lavorare. Ha quindi affermato che occorre fare del nostro meglio per realizzare questo progetto e far sì che i cittadini sappiano per quale Europa voteranno.

La Cancelliera ha poi voluto rammentare che il Consiglio europeo di primavera tratterà del problema energetico e, in proposito, si è detta favorevole alla proposta di riduzione delle emissioni di CO2 da parte dei veicoli, sempre che l'obiettivo sia condiviso a livello internazionale, «visto che buona parte delle emissioni è prodotta al di fuori dell'UE». Le riduzioni che andranno decise, ha anche precisato, non dovranno essere «insopportabili». E' anche necessario sviluppare le fonti rinnovabili e definire una politica estera energetica. A quest'ultimo proposito, la Cancelliera ha espresso l'augurio che i negoziati con la Russia progrediscano entro il prossimo mese di maggio.

Dopo aver auspicato il contributo del Parlamento europeo nel miglioramento della legislazione e nella riduzione della burocrazia (tema all'ordine del giorno del Vertice di Primavera), la Cancelliera ha sottolineato che il 25 marzo sarà adottata la Dichiarazione sl futuro dell'Europa. Dicendosi d'accordo con il Presidente sull'accento che deve essere posto sulla difesa dei diritti umani e sul dialogo tra le culture, ha sottolineato che il mondo ha molte aspettative nei confronti dell'Europa e che questa ha quindi una grande responsabilità nel sostegno al processo di pace. La fine della guerra fredda, ha aggiunto, ha posto 27 paesi in un comune processo democratico che può influire sulla pace universale e il «miracolo» europeo può ripetersi anche in altri paesi, come in Israele e Palestina.

 

Dichiarazione della Commissione

Dopo aver elogiato il discorso del Presidente, JOSÉ MANUEL BARROSO ha affermato che i valori europei sottolineano l'importanza «dell'Europa che vogliamo». Solo con impegni comuni, ha aggiunto, è possibile dare le risposte che si attendono i cittadini. Ha quindi condiviso il risalto posto sul dialogo tra le culture e le religioni, affermando che la diversità arricchisce ed è fonte della forza europea. Occorre quindi coltivare questo dialogo in modo adeguato. Soffermandosi sulla Dichiarazione del 25 marzo, il Presidente della Commissione ha sostenuto che essa sarà l'occasione per celebrare i successi ottenuti e i valori dell'Europa. Dovrà costituire un punto di riferimento, una conferma di cosa è l'UE e un impegno su cosa si intende realizzare nel XXI secolo. 

Si è quindi detto convinto che se l'Unione dimostrerà ai cittadini che affronta la globalizzazione, promuove la crescita e l'occupazione, è solidale, lotta contro i cambiamenti climatici e garantisce la loro sicurezza, difendendo i suoi valori nel mondo, questi potranno avere fiducia nella riforma dell'UE volta ad affrontare le future sfide con successo. Per ottenere tali risultati, ha anche sottolineato, occorre un solido partenariato tra le istituzioni, fondato sulla separazione delle competenze ma anche sull'interdipendenza. Ha inoltre ribadito che «non è possibile costruire l'Europa di domani con gli strumenti del passato» e, pertanto, «Nizza non basta».

Il Presidente ha pertanto esortato gli Stati membri a trovare una soluzione al problema costituzionale e, anche se è impossibile riproporre lo stesso testo, ha ricordato che tutti loro lo hanno firmato. Ciò, a suo parere, implica un riconoscimento che l'Unione ha ancora bisogno di risolvere i problemi e le sfide comuni non ancora risolti ma anche una responsabilità nei confronti degli altri partner, delle istituzioni europee e dei cittadini. Ha quindi concluso auspicando una maggiore coerenza da parte degli Stati membri per poter garantire la credibilità.

 

Nel dibattito è intervenuto JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE:

 

Joseph DAUL, Presidente del Gruppo, ha anzitutto accolto con favore la «visione sul futuro dell'Unione» illustrata dal Presidente. Un'Europa unita e integrata, ma anche aperta al mondo e cosciente delle sue responsabilità internazionali, che resta però vicina ai cittadini.  La costruzione europea è stata un successo, ha aggiunto, e i benefici che ha apportato «sono onnipresenti». Occorre quindi valorizzarli meglio e bisogna avere fiducia nel nostro futuro in seno all'Unione europea. Ha quindi condiviso le priorità del Presidente, che rispondono sia alle grandi sfide del mondo attuali sia alle preoccupazioni dei cittadini. Questi, ha proseguito, vogliono più libertà e sicurezza e maggiore protezione dalle minacce, vogliono poter lavorare e beneficiare del frutto del loro lavoro, vogliono che l'Europa difenda i suoi valori e la sua cultura.

In merito al dialogo tra le culture e le religioni, il leader dei popolari ha affermato che si tratta del lato positivo della lotta contro il razzismo e l'intolleranza, contro l'esclusione e la xenofobia. Non basta denunciare questi mali, ha aggiunto, ma occorre «dimostrare i vantaggi della conoscenza reciproca, la nobiltà dell'ospitalità, la grandezza dell'intolleranza e il mutuo arricchimento del confronto tra le culture». D'altra parte, ha proseguito, è necessario che l'Unione si pronunci sui suoi limiti geografici, sulle sue frontiere e su una politica dell'immigrazione comune. Questa strategia, ha spiegato, non deve fondarsi sulla legge del più forte, bensì su un mix di competitività, alti livelli occupazionali e protezione sociale: insomma, «una mondializzazione controllata». La dichiarazione del 25 marzo, ha aggiunto, rappresenta l'occasione per proporre «una rinascita dell'ambizione politica dell'Europa» che passa necessariamente da un rilancio istituzionale.

 

 

 

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

 

ATTIVITÀ SEGRETE DELLA CIA IN EUROPA: ADOTTATA LA RELAZIONE FINALE

Doc. A6-0020/2007

 

Relazione sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 14.2.2007 - Votazione: 14.2.2007

 

Il Parlamento ha adottato la relazione conclusiva della sua commissione temporanea sulle presunte attività illegali della CIA in Europa. Condannando con fermezza il rapimento e la detenzione di sospetti terroristi sul suolo dell'UE, deplora la mancanza di collaborazione da parte di taluni governi e del Consiglio. Per i deputati, il terrorismo va combattuto nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Riguardo all'Italia la relazione si concentra essenzialmente sul caso Abu Omar.

 

Con 382 voti favorevoli, 256 contrari e 74 astensioni e dopo aver esaminato ben 270 emendamenti, il Parlamento ha adottato la relazione «sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri». Con "paesi europei" si intendono gli Stati membri, i paesi candidati e i paesi associati.

 

Lottare contro la minaccia terrorista nel rispetto dei diritti umani

 

Il Parlamento ricorda anzitutto che, nel novembre 1990, adottando una risoluzione sul caso Gladio, il Parlamento aveva già messo in evidenza «l'esistenza di attività clandestine che coinvolgevano i servizi segreti e organizzazioni militari sottratti a qualsiasi adeguato controllo democratico». Pur ribadendo che il terrorismo rappresenta una delle principali minacce alla sicurezza dell'Unione europea, i deputati sottolineano che esso «deve essere combattuto con iniziative legittime e coordinate da tutti i governi europei, in stretta collaborazione con partner internazionali e segnatamente con gli Stati Uniti, seguendo le linee della strategia definita a livello delle Nazioni Unite».

La lotta contro il terrorismo, in particolare, «va condotta sulla base dei nostri valori comuni di democrazia, Stato di diritto, diritti umani e libertà fondamentali e a tutela degli stessi». In proposito, il Parlamento ritiene che dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, la cosiddetta “guerra al terrore”, «con i suoi eccessi», abbia prodotto «una grave e pericolosa erosione dei diritti umani e delle libertà fondamentali». E' pertanto necessario che, nel contemperare l'esigenza di sicurezza con i diritti dei singoli individui, «siano sempre pienamente rispettati i diritti umani, garantendo quindi che i sospetti terroristi siano sottoposti a processo e condannati nel rispetto delle regole di diritto».

Nel prendere atto della dichiarazione del Presidente Bush e di altre testimonianze che hanno confermato le attività della CIA al di fuori degli USA, il Parlamento chiede al Consiglio e agli Stati membri di mettere a punto una dichiarazione per sollecitare il governo degli USA «in modo chiaro ed energico» a porre fine alla prassi delle detenzioni e consegne straordinarie. I deputati chiedono inoltre al Consiglio di esercitare pressioni su tutti i governi interessati affinché forniscano informazioni complete e esaurienti nonché di aprire senza indugio, ove necessario, un'indagine indipendente.

 

Poca collaborazione da Stati membri e Consiglio. Ringraziamenti a Frattini.

 

Il Parlamento denuncia la mancanza di cooperazione da parte di molti Stati membri, nonché del Consiglio UE, nei confronti della commissione temporanea, sottolineando che tale atteggiamento «si è dimostrato di gran lunga inferiore alle legittime aspettative del Parlamento». D'altra parte, sottolinea la serietà e il rigore del lavoro svolto dalle autorità giudiziarie di Italia, Germania, Spagna e Portogallo e incoraggia i parlamenti nazionali dei paesi europei a proseguire o ad avviare approfondite indagini, «anche attraverso l'istituzione di commissioni parlamentari d'inchiesta».

Più in particolare, i deputati deplorano che il Consiglio e la sua Presidenza siano venuti meno al loro obbligo di tenere il Parlamento pienamente informato sui principali aspetti e sulle scelte fondamentali della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e sui lavori svolti nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. In tale contesto, inoltre, ritengono «totalmente inaccettabile» che il Consiglio abbia inizialmente nascosto e in seguito fornito soltanto informazioni frammentarie sulle discussioni svolte con alti funzionari del governo americano. Si dicono poi «indignati» per la proposta che sarebbe stata avanzata dall’allora Presidenza del Consiglio di istituire un “quadro” comune con gli USA sulle norme relative alla consegna di sospetti terroristi.

Prendendo nota del fatto che Javier Solana ha riaffermato che gli Stati membri devono garantire il rispetto del diritto internazionale nella lotta al terrorismo, i deputati si dichiarano preoccupati per le omissioni contenute nelle sue dichiarazioni e in quelle del Consiglio rese alla commissione temporanea in merito alle discussioni del Consiglio e alla consapevolezza dei metodi utilizzati dagli Stati Uniti nella lotta al terrorismo. Gli chiedono quindi di rendere noti tutti i fatti e le discussioni tenute su temi che rientrano fra le competenze della commissione temporanea e di promuovere una PESC e una strategia internazionale contro il terrorismo che rispetti i diritti umani e le libertà fondamentali.

Il Parlamento, peraltro, mette in dubbio «la concretezza effettiva» del posto di Coordinatore UE per la lotta al terrorismo, visto che «non è stato in grado di dare risposte soddisfacenti alle domande della commissione temporanea». Auspica quindi una revisione e un rafforzamento delle sue competenze e del suo mandato, nonché una maggiore trasparenza e controllo delle sue attività da parte del Parlamento. Inoltre, i deputati deplorano il rifiuto del Direttore dell'Ufficio europeo di polizia (Europol) di comparire di fronte alla commissione temporanea ed esprimono «profonda preoccupazione» per l'analogo rifiuto del precedente e dall'attuale Segretario generale della NATO.

D'altra parte, i deputati ringraziano il Vicepresidente della Commissione, Franco Frattini, per la cooperazione prestata ai lavori della commissione temporanea, apprezzando in modo particolare «l'impegno manifestato ... per rilanciare un quadro di cooperazione euro-atlantica nella lotta contro il terrorismo internazionale, con regole armonizzate sul piano della tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali».

Incoraggiano quindi la Commissione a intensificare la sua azione nel contesto del proseguimento della ricerca delle verità e dei mezzi miranti ad «impedire che si riproducano i fatti analizzati». La relazione ringrazia poi Eurocontrol per la sua eccellente cooperazione e si compiace della stretta collaborazione con il Consiglio d'Europa.

 

Consegne straordinarie: i governi sapevano

 

Il programma di consegne straordinarie, ricorda il Parlamento, è una prassi extragiudiziale che contrasta con le norme internazionali vigenti in materia di diritti umani, e secondo la quale un individuo sospetto di coinvolgimento in attività terroristiche viene illegalmente rapito, arrestato e/o posto sotto la custodia di funzionari statunitensi e/o trasportato in un altro paese per essere sottoposto a interrogatori, il che, nella maggior parte dei casi, comporta torture e detenzione in "incommunicado". Tra la fine del 2001 e la fine del 2005, i voli effettuati dalla CIA nello spazio aereo europeo o che hanno fatto scalo in aeroporti europei sono stati almeno 1.245. Ad essi va aggiunto un imprecisato numero di voli militari utilizzati per lo stesso scopo.

I deputati condannano le consegne straordinarie quale «strumento illegale» utilizzato dagli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, così come il fatto che, in diverse occasioni, «questa prassi sia stata accettata e tenuta nascosta dai servizi segreti e dalle autorità governative di taluni paesi europei». Nel condannare anche «chiunque abbia partecipato all'interrogatorio di individui che sono vittime di consegne straordinarie», il Parlamento ritiene che tale prassi abbia inoltre dimostrato «di esser controproducente nella lotta al terrorismo», visto che danneggia e indebolisce le normali procedure giudiziarie e di polizia contro i sospetti terroristi.

Condanna inoltre il fatto che paesi europei «abbiano rinunciato al controllo sul proprio spazio aereo e sui propri aeroporti chiudendo gli occhi nei confronti dei voli operati dalla CIA o autorizzando detti voli, che in talune occasioni sono stati usati per consegne straordinarie o per il trasporto illegale di detenuti». Nel sottolineare poi che la CIA ha utilizzato norme dell'aviazione civile per aggirare gli obblighi giuridici degli aeroplani di Stato, i deputati confermano che «non sembra possibile che taluni governi europei non fossero a conoscenza delle attività connesse con le consegne straordinarie che hanno avuto luogo sul loro territorio».

Il Parlamento peraltro invita gli Stati membri ad adottare adeguate misure per garantire che le autorizzazioni di sorvolo siano concesse ad aerei militari e/o della polizia «soltanto a condizione che siano accompagnate da garanzie in materia di rispetto e di controllo dei diritti umani». Nel prendere atto che, nella sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti in cui si chiede la chiusura della prigione di Guantanamo, si afferma che la maggioranza dei detenuti nella base cubana è proveniente dall'Afghanistan ed è pertanto certamente transitata negli spazi aerei europei, i deputati ritengono dunque «probabile» che «molti dei voli della CIA provenienti dall'Afghanistan che hanno fatto scalo in aeroporti europei avessero prigionieri a bordo».

 

Le consegne straordinarie in Italia: il caso Abu Omar e il ruolo del SISMI

 

In merito alle consegne straordinarie e ai voli segreti, il Parlamento commenta dettagliatamente i vari casi esaminati che riguardano ben 14 paesi: Italia, Regno Unito, Germania, Svezia, Austria, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Danimarca, Belgio, Turchia, Macedonia e Bosnia-Erzegovina. Sulle attività della CIA in Italia, i deputati deplorano anzitutto che i rappresentanti dell'attuale e del precedente governo italiano che sono, o sono stati, responsabili dei servizi segreti (Enrico Micheli, Enzo Bianco e Gianni Letta) abbiano declinato l'invito a comparire di fronte alla commissione temporanea. La relazione prende poi atto dei 46 scali effettuati negli aeroporti italiani da aerei della CIA ed esprime profonda preoccupazione quanto alla finalità di tali voli, che provenivano da paesi collegati con i circuiti delle consegne straordinarie e col trasferimento di prigionieri o che vi erano diretti.

In proposito, i deputati condannano la consegna straordinaria da parte della CIA del funzionario egiziano Abu Omar, rapito a Milano nel febbraio 2003 e trasportato in aereo verso l'Egitto, «dove da allora viene tenuto in "incommunicado" e torturato». Al riguardo, la relazione condanna «il ruolo attivo svolto da un maresciallo dei carabinieri e da taluni funzionari dei servizi segreti e di sicurezza militari italiani (SISMI) nel rapimento». Peraltro, i deputati ritengono «molto probabile», visto il coinvolgimento dei suoi servizi segreti, «che il governo italiano allora in carica fosse al corrente della consegna straordinaria di Abu Omar avvenuta sul suo territorio».

D'altra parte, ringraziano il Pubblico Ministero Spataro per la testimonianza resa davanti alla commissione temporanea e plaudono alle indagini «efficienti e indipendenti» svolte, sostenendo «pienamente» le sue conclusioni e «la decisione del GUP di rinviare a giudizio 26 cittadini statunitensi, agenti della CIA, 7 alti funzionari del SISMI, un carabiniere del ROS e il vicedirettore del quotidiano Libero». Invitano quindi il Ministro della giustizia italiano a procedere «quanto prima» alle richieste di estradizione dei 26 cittadini USA, «affinché possano essere processati in Italia».

Il Parlamento si rammarica poi che il rapimento di Abu Omar abbia messo in pericolo l'indagine del Pubblico Ministero Spataro sulla rete terroristica alla quale era collegato Abu Omar e ricorda che se questo non fosse stato illegalmente rapito e trasportato in un altro paese «sarebbe stato sottoposto ad un processo equo e regolare in Italia». Si rammarica inoltre profondamente del fatto che i dirigenti del SISMI abbiano «sistematicamente fuorviato» la procura di Milano «al fine di compromettere l'indagine». I deputati si dichiarano anche estremamente preoccupati per il fatto che i dirigenti del SISMI «pare perseguissero obiettivi paralleli», ma anche per la mancanza di adeguati controlli interni e governativi. Chiedono pertanto al governo italiano «di porre urgentemente rimedio alla situazione istituendo controlli parlamentari e governativi rafforzati».

Più precisamente, i deputati deplorano il fatto che il generale Nicolò Pollari, già direttore del SISMI, «abbia nascosto la verità» quando è comparso di fronte alla commissione temporanea». Egli, è spiegato, aveva infatti affermato che gli agenti italiani non avevano partecipato a nessun rapimento perpetrato dalla CIA e che i servizi segreti italiani non erano a conoscenza del piano per il rapimento di Abu Omar. Notano inoltre che la testimonianza fornita dal generale Pollari «non concorda con diversi documenti trovati nei locali del SISMI e confiscati dalla procura milanese» e che dimostrano come il SISMI venisse regolarmente informato dalla CIA sulla detenzione in Egitto di Abu Omar.

Il Parlamento critica poi il governo italiano «per la lentezza con cui ha deciso di destituire il generale Pollari dalla sua carica e di sostituirlo» e si rammarica che i documenti sulla cooperazione USA-Italia nella lotta al terrorismo, «che avrebbe favorito l'indagine», siano stati secretati dal precedente governo italiano e che l'attuale governo ne abbia confermato la secretazione. Condanna inoltre «i pedinamenti illegali» dei giornalisti italiani che indagavano sulla consegna straordinaria di Abu Omar, le intercettazioni delle loro conversazioni telefoniche e il sequestro dei loro personal computer, sottolineando che le testimonianze di questi giornalisti «sono state del massimo aiuto ai lavori della commissione temporanea».

I deputati, infine, condannano la consegna straordinaria del cittadino italiano Abou Elkassim Britel, sottolineando che le indagini penali in Italia contro di lui erano state chiuse senza che egli fosse incriminato e invitano il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere il suo immediato rilascio. Si rammaricano inoltre che l'allora Ministero degli Interni italiano «fosse in "costante cooperazione" con servizi segreti stranieri». Deplorano poi «profondamente» che il territorio italiano sia stato usato dalla CIA per uno scalo del volo utilizzato per effettuare la consegna straordinaria di Maher Arar, il quale ha testimoniato di fronte alla commissione.

 

Centri di detenzione segreta

 

Compiacendosi delle indagini svolte da Human Rights Watch, dal Washington Post e dall'ABC News sull'esistenza di centri di detenzione segreta in Europa, i deputati si dicono profondamente preoccupati per il fatto che, in alcuni casi, questi centri possano essere stati situati presso basi militari statunitensi. Al riguardo, sottolineano che, secondo la Commissione di Venezia, il regime giuridico delle basi militari straniere nel territorio degli Stati membri del Consiglio d'Europa deve consentire agli Stati di esercitare competenze sufficienti per adempiere ai propri obblighi in materia dei diritti umani. La relazione illustra poi il risultato delle indagini realizzate in Romania, Polonia e Kossovo.

 

Ritorno e risarcimento delle vittime e valutazione della legislazione antiterrorismo

 

Il Parlamento ritiene necessario che i paesi europei che hanno avviato inchieste e indagini a livello governativo, parlamentare e/o giudiziario su materie di competenza della commissione temporanea attuino i loro lavori il più celermente possibile e pubblichino i risultati di tali indagini. Nel sollecitare poi la chiusura di Guantanamo ed esortando i paesi europei ad attivarsi immediatamente per ottenere il ritorno dei rispettivi cittadini e residenti «detenuti illegalmente dalle autorità statunitensi», chiede ai paesi europei di «risarcire le proprie vittime innocenti delle consegne straordinarie e di assicurare che abbiano accesso a una compensazione effettiva e rapida».

Alla Commissione è poi chiesto di effettuare una valutazione di tutta la legislazione antiterrorismo negli Stati membri nonché degli accordi, formali o informali, tra questi e i servizi segreti di paesi terzi, «nella prospettiva dei diritti dell'uomo». Per i deputati, inoltre, occorre riesaminare le eccezioni derivanti dalla nozione di "segreto di Stato", limitandole e definendole in modo restrittivo. E' anche necessario che le istituzioni UE adottino dei principi comuni per il trattamento delle informazioni riservate, al fine di evitare abusi «sempre più inaccettabili nel contesto degli Stati democratici moderni».

Il Parlamento esorta poi i paesi europei, quando conducono operazioni militari in paesi terzi, a, garantire che qualunque centro detentivo istituito dalle loro forze militari sia soggetto al controllo politico e giudiziario, vietando la detenzione in incommunicado, e adottare misure positive volte ad impedire a qualunque altra autorità di gestire centri detentivi che non sono soggetti al controllo politico e giudiziario o in cui è consentita la detenzione in incommunicado.

 

Rafforzamento del controllo parlamentare e definizione comune di terrorismo

 

I deputati ritengono che i poteri della commissione temporanea di inchiesta del Parlamento debbano essere rafforzati e che il Parlamento debba essere adeguatamente associato ogni qualvolta la Comunità o l'Unione europea adottino misure vincolanti aventi un'influenza sui diritti e le libertà civili. Chiedono inoltre la creazione di un sistema di cooperazione adeguato e strutturato tra il Parlamento e gli organismi competenti delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa per le questioni attinenti alla sicurezza interna dell'UE ed esortano una cooperazione rafforzata con i parlamenti nazionali «al fine di condividere tutte le informazioni di dominio pubblico relative alla lotta contro il terrorismo internazionale». Sottolineano poi l'importanza di una definizione comune del concetto di "terrorismo" da realizzarsi a livello di Nazioni Unite e chiedono che vengano creati, nel diritto internazionale, strumenti giuridici efficienti per lottare contro di esso.

 

Servizi segreti più controllati e rispettosi dei diritti umani

 

Il Parlamento condivide pienamente le conclusioni del Segretario generale del Consiglio d'Europa sulla mancanza di meccanismi di controllo e di controllo giudiziario nei confronti dei servizi di sicurezza. Invita quindi gli Stati membri a esercitare un controllo parlamentare adeguato ed efficace (creando commissioni di controllo dotate di adeguati poteri di accesso ai documenti e a informazioni di bilancio) e di scrutinio giuridico sui rispettivi servizi segreti e di controspionaggio e le reti formali e informali di cui essi sono parte. Inoltre, tutti i paesi europei dovrebbero avere normative nazionali specifiche che disciplinino e controllino le attività dei servizi segreti di paesi terzi nel loro territorio nazionale, al fine di assicurare un miglior controllo e supervisione anche delle loro attività, nonché sanzionare gli atti o attività illegali, in particolare per quanto riguarda le violazioni di diritti dell'uomo.

E' poi auspicato un rafforzamento della cooperazione tra i servizi segreti e di sicurezza degli Stati membri, su base sia multilaterale - preferibilmente nel quadro dell'UE - sia bilaterale. A condizione, però, che sia creata a tal fine una base giuridica che garantisca il pieno controllo democratico parlamentare e giudiziario e che i diritti umani siano sempre rispettati e tutelati. Consiglio e Stati membri sono a loro volta invitati a introdurre in via prioritaria un sistema di sorveglianza e controllo democratico delle attività comuni e coordinate di intelligence a livello europeo, attribuendo «un ruolo importante» al Parlamento europeo. Il Parlamento, infine, si dice fermamente convinto che sia necessario promuovere, nel quadro delle Nazioni Unite, codici di condotta per tutti i servizi militari e di sicurezza, «che siano basati sul rispetto dei diritti umani, del diritto umanitario e del controllo politico democratico».

 

Dichiarazione del Consiglio

 

Günter Gloser, dopo aver ricordato che la commissione temporanea è stata istituita un anno fa, ha affermato che il Consiglio non può accettare nessun compromesso sui diritti umani e che, al riguardo, ha richiesto a più riprese la chiusura di Guantanamo Bay. Molti dei punti sollevati dalla relazione, ha proseguito, erano oggetto di indagini parlamentari e giudiziarie negli Stati membri, ed è importante che l'UE rispetti il principio della sussidiarietà in merito ad esse. Ha quindi concluso affermando che un uso più moderato delle parole sarebbe stato più appropriato, visto che il Consiglio e il Parlamento non sono così lontani su tali questioni.

 

Dichiarazione della Commissione

 

Per Franco Frattini, la sicurezza è diventata, dopo i tragici attentati terroristici nel mondo, «un diritto essenziale dei cittadini, perché tutti noi possiamo vivere in un mondo fatto di libertà e di diritti». Ma non bisogna mai dimenticare, ha aggiunto, «che la legalità è il presupposto per garantire il diritto alla sicurezza dei cittadini», ossia «la sicurezza non è e non può mai essere ad ogni costo».

Il Vicepresidente della Commissione ha poi affermato che non bisogna mai dimenticare «che la ricerca della verità nello Stato di diritto si fonda sull'individuazione di fatti precisi, sui quali sono chiamati a indagare giudici liberi e indipendenti». Sostenendo che di fronte a segnalazioni, denunce e fatti «è doveroso che le inchieste nazionali accertino la verità e ... assicurino la punizione dei responsabili», ha però sottolineato che, se è «innegabile» che vi siano stati dei responsabili, «non spetta alle istituzioni europee, a questo Parlamento o alla Commissione, emanare sentenze bensì chiedere l'accertamento della verità». E' perlatro evidente, ha precisato, che dalla verità che risulterà dallo svolgimento dei processi «potranno derivare delle conseguenze, tanto a livello istituzionale quanto a livello politico».

Plaudendo all'inchiesta del Parlamento che ha fornito degli elementi di fatto, utili alla prosecuzione delle indagini, ha quindi sostenuto che ora è «compito dei magistrati indagare ed è compito dei governi ... condurre inchieste amministrative e punire i funzionari infedeli». Ha poi aggiunto che è comunque dovere dei governi, una volta che i fatti saranno definitivamente chiariti, rivelare la verità, «anche se dovesse trattarsi di una verità scomoda e spiacevole». Il compito della Commissione europea, ha spiegato, è stato quello di contribuire ai lavori del Parlamento, fornendo elementi concreti, che si sono rivelati utili all'indagine del Parlamento. Ma il compito della Commissione consisterà anche, una volta che sarà emersa la verità certa e sicura, se emergerà, «nel trarre conclusioni dalle sentenze e, a quel punto, nel formulare delle proposte».

Ai parlamenti e alla politica, ha aggiunto, spetta «guardare al futuro e suggerire delle soluzioni affinché questi fatti non accadano mai più». Ha poi affermato che «la sicurezza non è un optional dopo l'11 settembre 2001», bensì «un diritto fondamentale», confidando nella volontà di tutti coloro che hanno lavorato su questo aspetto di continuare a farlo. Ecco perché, se «non vi può essere una legge europea sui servizi segreti», «si impongono delle riflessioni politiche sul ruolo di tali servizi che sono istituzioni essenziali per contrastare il terrorismo e che devono comunque operare sotto una responsabilità ed un mandato preciso e chiaro dei governi». Occorrono, ha quindi spiegato, delle regole a livello nazionale, tenendo presente che i servizi segreti dovrebbero essere soggetti a forme di controllo «più incisive dei parlamenti». Non già al fine di rivelare le attività segrete, che sono indispensabili per lottare contro il terrorismo, ma per rendere conto di quello che è stato fatto grazie alle informazioni raccolte.

Secondo il commissario, inoltre, è necessario anche riflettere sull'uso dello spazio aereo.  Come si classificano gli aeromobili di Stato, ovvero quelli adibiti a servizi di Stato? Come li distinguiamo dagli aeroplani civili? Questo, ha spiegato, «è un punto sul quale la Commissione europea può dare un contributo», perché «la nostra responsabilità sul traffico aereo può aiutare a definire criteri più sicuri, che permettano di accertare la possibilità di un uso legittimo e impediscano l'abuso della finalità di copertura di un aeroplano per servizi di Stato, quando non si tratta di servizi di Stato».

A suo avviso, d'altra parte, «sarebbe un errore politico dare l'impressione che siano gli Stati Uniti d'America sul banco degli imputati», precisando peraltro che questa non è l'intenzione dichiarata dal relatore. Anche perchè, in primo luogo, «sul banco degli imputati sono i terroristi, cioè coloro che hanno violato le leggi e che sono pronti ancora una volta a colpire le nostre istituzioni democratiche». In proposito ha poi ricordato che «questa vicenda oscura, certamente piena di violazioni», «è nata proprio grazie alla grande democrazia americana, grazie alla stampa libera che negli Stati Uniti ha permesso di cominciare a rivelare fatti su cui il Parlamento europeo ed altre istituzioni anche giudiziarie hanno indagato». Ha anche sottolineato che il Congresso degli Stati Uniti si sta ancora occupando della vicenda e che durante il semestre di Presidenza tedesca si dovrà procedere al rilancio della collaborazione euroatlantica fondata su due pilastri: sicurezza e diritti, che sono inscindibili l'uno dall'altro.

 

Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo PPE/DE, JAS GAWRONSKI (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi, fin dall'inizio dei lavori di questa commissione, un anno fa, abbiamo cercato di migliorare la relazione in esame e di renderla più equilibrata, più utile, più condivisa. Oggi dobbiamo ammettere di non esserci riusciti. Abbiamo cominciato subito con il piede sbagliato: nella nostra prima missione a Washington, ci siamo presentati al dipartimento di Stato come un tribunale accusatore - mi dispiace deluderla Commissario Frattini - rendendo sin dall'inizio arduo un dialogo, che sarebbe stato utile per raggiungere il nostro obiettivo.

Dopo il nostro passaggio a Londra, il ministro britannico per gli Affari europei ha inviato una lettera ai suoi colleghi europei, sconsigliandoli dall'incontrarci. Pur avendo perso la speranza di migliorare la relazione in oggetto, abbiamo fatto ancora un ultimo tentativo, ieri, nella nostra riunione, indicando alcuni punti chiave sui nostri emendamenti che, se non dovessero passare, si tradurrebbero nel nostro voto contrario, a livello di gruppo. Il relatore ha già indicato, a meno che voglia cambiare idea, che non approverà questi nostri "emendamenti chiave" e quindi tutto lascia prevedere il nostro voto contrario.

Ma, se mi è concesso di spogliarmi brevemente del mio ruolo di coordinatore e di parlare a titolo personale, devo ammettere che, anche se questi emendamenti fossero approvati, molti nel nostro gruppo voterebbero contro la relazione. Personalmente, potrei votarvi a favore soltanto se venissero approvati due emendamenti da me presentati, che mi sembrano molto semplici, lineari e accettabili. Il primo afferma che i servizi segreti si chiamano così perché sono segreti e devono avere la possibilità di agire in segreto, fintanto che non violano la legge. Il secondo afferma che la CIA può volare quando e come vuole, fintanto che non viola la legge. Se questi emendamenti fossero approvati, io sarei anche portato a votare a favore. Il relatore li ha respinti. Io credo che la mancata approvazione di questi emendamenti significa che con questa relazione non si vuole soltanto individuare, denunciare e punire i colpevoli, ma anche condannare all'inefficienza i servizi segreti in quanto tali, esponendoci poi a tutte le responsabilità e a tutte le possibili minacce esterne.

Ed è per questo che la relazione non ci piace. Non ci piace perché è inutile: il relatore Fava ha detto che io sostengo che non c'è nulla di nuovo nella relazione. È vero, lo sostengo e non sono il solo a sostenerlo. Lo sostiene anche il senatore Dick Marty, che è stato un suo grande alleato e fautore ed è stato ricevuto nella nostra commissione come un eroe e protagonista. Ebbene oggi, a elaborazione ultimata della sua relazione, on. Fava, Dick Marty afferma che il documento non contiene alcun elemento di novità e che abbiamo copiato quello che lui ha fatto prima di noi, sostenendo di essere deluso dalla relazione in oggetto, la cui unica differenza rispetto alla sua, è che il documento di cui lei è relatore, on. Fava, è stato elaborato da quarantasei deputati e tredici funzionari a tempo pieno, mentre Dick Marty ha raggiunto lo stesso risultato lavorando da solo.

Ciò detto, signor Presidente, desidero concludere ribadendo il mio accordo con il Commissario Frattini: bisogna certamente cercare di difendere i diritti umani anche nell'ambito della lotta al terrorismo ma non servono, in questo caso, documenti come questo, in cui si è già stabilito a priori che c'è un indiscusso violatore dei diritti dell'uomo, ossia gli Stati Uniti d'America, e si conducono indagini soltanto a sostegno di questa tesi"

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. B6-0042/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo su SWIFT, l'accordo PNR e il dialogo transatlantico su tali questioni

Stati Uniti ed Europa sono alleati fondamentali nella lotta al terrorismo, ma occorre un quadro legale ben preciso che garantisca la tutela della privacy dei cittadini europei. E' quanto afferma una risoluzione adottata dal Parlamento, suggerendo i principi cui dovranno attenersi i prossimi accordi sul trasferimento dei dati dei passeggeri e delle transazioni finanziarie. I deputati insistono inoltre sul loro coinvolgimento nei relativi negoziati e auspicano di collaborare con il Congresso USA.

 

 

 

AGRICOLTURA

 

 

VINO: PREPARARE IL SETTORE ALLA GLOBALIZZAZIONE

Doc.A6-0015/2007

Relazione sulla riforma dell'organizzazione comune del mercato del settore vitivinicolo

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 13.2.2007 - Votazione: 15.2.2007

 

Il Parlamento detta la linea per una riforma del settore vitivinicolo europeo che premi la qualità e permetta di far fronte alla crescente concorrenza internazionale. Contrario a una politica di espianti, propone una parziale liberalizzazione degli impianti e un nuovo meccanismo di crisi. Si dice favorevole allo zuccheraggio ma anche agli aiuti per il mosto concentrato. Chiede poi una migliore difesa delle indicazioni geografiche e un'incisiva politica di promozione all'estero.

 

Adottando la relazione con 484 voti favorevoli, 129 contrari e 24 astensioni, il Parlamento afferma anzitutto che la riforma dell'Organizzazione Comune di Mercato (OCM) del vino debba rafforzare il carattere coerente delle politiche, delle misure di equilibrio del mercato, degli interventi strutturali e delle regole di etichettatura e di classificazione dei vini, definendo gli obiettivi dell'OCM e le politiche che possono essere attuate per pervenirvi. Precisa peraltro che questa coerenza globale deve tuttavia basarsi sul principio di sussidiarietà, al fine di «rispettare le specificità esistenti a livello nazionale e regionale». Ma è contraria al trasferimento di stanziamenti dal primo al secondo pilastro della PAC, con un cofinanziamento, attraverso programmi di sviluppo rurale.

Più in particolare, per i deputati è indispensabile promuovere una riforma dell'OCM che si basi sulla semplificazione e l'armonizzazione delle misure legislative, riconoscendo le specificità del settore, sul rafforzamento e il miglioramento della competitività del settore vitivinicolo europeo, sul mantenimento del bilancio comunitario destinato all'OCM e sulla compatibilità del settore vitivinicolo con le politiche della PAC. Inoltre, la riforma dovrebbe assoggettare i viticoltori alle norme di condizionalità ambientale e prevedere un programma di sostegno strutturale per rafforzare la competitività e la sostenibilità del settore, garantendo la sussidiarietà grazie a programmi nazionali di sostegno e di sviluppo attraverso il primo pilastro della PAC.

Occorre poi che siano rafforzati il ruolo e la corresponsabilità delle organizzazioni di produttori e delle altre organizzazioni professionali del settore, e che sia adeguato lo schedario viticolo. Infine, sono necessarie campagne specifiche di promozione per il recupero dei vecchi e l'apertura di nuovi mercati dentro e fuori dall'Unione europea e campagne di informazione dei consumatori per un consumo responsabile e moderato del vino in Europa. La riforma, d'altra parte, dovrà prendere in considerazione il contesto internazionale sempre più competitivo, l'impatto degli accordi e dei negoziati commerciali dell'Unione europea e le prospettive della PAC, e in particolare il suo futuro finanziamento, sul quale prenderanno il via i negoziati nel 2009.

Per conseguire i suoi obiettivi, inoltre, la riforma deve essere attuata progressivamente in due fasi. Nella prima fase (2008-2011), l'obiettivo dovrà essere l'equilibrio, il risanamento e la trasparenza del mercato come pure il sostegno ai produttori e alle regioni viticole. Occorrerà quindi adottare progressivamente misure che abbiano soprattutto un carattere comunitario unitario e preparino il settore vitivinicolo europeo ad un'apertura più aggressiva dei mercati, spostando progressivamente le risorse recuperate dalla distillazione al sostegno, alla competitività e allo sviluppo.

 

Sì allo zuccheraggio e agli aiuti al mosto concentrato

Secondo i deputati, la questione del mantenimento o soppressione degli aiuti al mosto concentrato e al mosto concentrato rettificato «è strettamente e indissolubilmente collegata alla soppressione o mantenimento della capitalizzazione con saccarosio». Al riguardo, adottando con 466 voti favorevoli, 154 contrari e 6 astensioni un emendamento proposto dal PSE, il Parlamento evidenzia la necessità di fornire aiuti per il mosto e il mosto concentrato rettificato utilizzato per l'arricchimento, ritenendolo necessario «per preservare una pratica enologica tradizionale». Sottolinea anche la necessità di mantenere gli aiuti per il mosto destinato alla produzione di succo d'uva, per non far scomparire un prodotto «importante per il settore e che contribuisce a mantenere l'equilibrio del mercato».

Riguardo allo zuccheraggio, il Parlamento ritiene che esso debba essere autorizzato in tutte le regioni viticole dove è tradizionalmente praticato e in cui non esistono eccedenze strutturali. Sostiene infatti che un divieto di tale pratica porterebbe a una discriminazione nei confronti degli Stati membri «situati in regioni dell'UE in cui la coltivazione della vite è più difficile a causa di condizioni climatiche meno favorevoli». D'altra parte, l'ammissibilità dell'arricchimento potrebbe essere subordinata a determinate condizioni dagli Stati membri, come il controllo delle misure per il miglioramento della qualità (ad esempio il rispetto dei limiti massimi di resa) e alle circostanze climatiche. In caso di arricchimento mediante aggiunta di mosto concentrato, questo dovrebbe provenire dallo stesso bacino di produzione.

 

Espianto dei vigneti, anche temporaneo

Il Parlamento non concorda con l'approccio della Commissione in materia di espianto. Tale misura, infatti, sarebbe volta a ridurre la produzione e la manodopera utilizzata nel settore «anziché puntare sul controllo della produzione attraverso misure di regolamentazione dell'offerta e della domanda». Teme quindi che «impedirà il rafforzamento auspicato della competitività del settore vitivinicolo». La decisione di abbandonare definitivamente la produzione dovrebbe invece spettare al produttore, mentre ogni Stato membro o regione dovrebbe poter fissare un massimale autorizzato flessibile per l'espianto in ogni regione e scegliere le categorie di vino che avranno la priorità.

D'altra parte, ritiene necessari dei criteri comunitari obiettivi che limitino la possibilità di abbandono definitivo. Tra questi, il Parlamento cita i vigneti situati in zone montane, costiere ed insulari che producono principalmente vini ad indicazione geografica, oppure quelli situati in zone in cui occorre arginare l'erosione dei suoli e la scomparsa della biodiversità o in regioni tradizionali d'importanza storica. Ma anche quelli la cui riduzione eccessiva «pregiudicherebbe l'esistenza di un intero territorio viticolo o di una denominazione di origine controllata (DOC)».

I deputati raccomandano poi che, oltre al regime di abbandono definitivo, possa essere scelto l'espianto temporaneo, lasciando alla discrezionalità di ogni Stato membro la scelta delle modalità. A loro parere, infatti, ciò permetterebbe di assegnare un aiuto finanziario al viticoltore, in quanto il diritto di nuovi impianti viene congelato per diversi anni, al termine dei quali il viticoltore potrà procedere a nuovi impianti, cedere i suoi diritti di impianto o richiedere la trasformazione in abbandono definitivo, se il regime in questione è previsto dallo Stato membro.

 

Liberalizzazione progressiva dei nuovi impianti

Il Parlamento ritiene che si dovrà seguire una procedura prudente e trasparente di cessione graduale dei nuovi diritti di impianto, «in modo da evitare ripercussioni negative sul mercato derivanti da uno sviluppo incontrollato del potenziale vitivinicolo». I nuovi diritti, è anche precisato, dovrebbero essere destinati principalmente ai giovani agricoltori, alla produzione di vini di qualità e alle aziende che hanno avviato programmi di qualità e di commercializzazione. D'altra parte, prima di avviare la cessione di nuovi diritti di impianto, andrà valutata la situazione degli impianti non legalizzati e/o illegali.

Secondo i deputati, inoltre, per quanto riguarda le zone di produzione con indicazione geografica, può essere utile che le decisioni circa la liberalizzazione vengano prese dalle competenti autorità regionali. Sarebbe così possibile salvaguardare il valore degli investimenti realizzati dai viticoltori nella zona a indicazione geografica, evitare di sminuire il prestigio dell'indicazione geografica in questione e mantenere il controllo della qualità della produzione.

 

Etichettatura semplice e trasparente

I deputati ritengono essenziale l'etichettatura dei vini dell'Unione europea, sottolineando tuttavia che essa «non dovrebbe essere più complicata dell'etichettatura dei vini provenienti dai paesi terzi». Inoltre, sostengono che le pratiche enologiche non consentite nell'UE dovrebbero figurare chiaramente sull'etichetta delle bevande importate «al fine di proteggere l'immagine del vino».

 

Protezione delle indicazioni geografiche: promuovere un registro internazionale

Il Parlamento sostiene che l'Unione europea debba perseguire il consolidamento, il riconoscimento e la protezione su scala mondiale dei vini di una determinata provenienza geografica. A tale proposito, chiede alla Commissione di fare «tutto il possibile» per rafforzare la protezione delle indicazioni geografiche, in particolare nel contesto dell'OMC e degli accordi sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (ADPIC), in vista della creazione di un registro multilaterale per i vini e i superalcolici che consentirebbe una più efficace lotta contro la contraffazione e contro ogni forma di abuso delle indicazioni geografiche europee e delle denominazioni tradizionali nei paesi terzi. E' anche sottolineata la necessità di concludere accordi bilaterali con i paesi terzi riguardo al commercio del vino, sulla base del riconoscimento reciproco e della protezione delle indicazioni geografiche.

 

Una politica europea di promozione più incisiva

Il Parlamento invita la Commissione a dimostrare la volontà di riformare il settore vitivinicolo, soprattutto attraverso «un'incisiva e concreta politica comunitaria di promozione del vino europeo, tramite la previsione di congrui impegni finanziari». Ritiene quindi opportuna la costituzione di un apposito fondo destinato alla promozione dei vini europei attraverso le organizzazioni e organismi professionali e interprofessionali di settore, i consorzi di tutela o le agenzie di sviluppo territoriale pubbliche.

La Commissione inoltre, dovrebbe stabilire linee generali d'azione per la promozione dei vini europei, basate su un consumo moderato e responsabile dei vini. E' poi indispensabile sostenere e finanziare l'informazione dei consumatori in merito alle caratteristiche qualitative del vino prodotto in Europa secondo metodi tradizionali e controllati di produzione vinicola, «in modo da difenderli dai prodotti d'importazione di dubbia qualità e da promuovere il suddetto prodotto europeo sul mercato interno e internazionale».

 

Politica commerciale esterna ambiziosa per i vini europei

I deputati sottolineano che, per rafforzare la competitività di questo settore sui mercati internazionali, è necessario definire, in stretta concertazione con le organizzazioni rappresentative degli operatori europei, una politica commerciale esterna per i vini europei che sia proattiva e ambiziosa e a cui si coniughino una ridistribuzione delle risorse di bilancio e di strumenti appropriati. Chiedono inoltre alla Commissione di attenuare le conseguenze della riduzione delle sovvenzioni migliorando la disponibilità delle risorse per una diversificazione dei redditi dei produttori di vino e introducendo un accesso qualificato al mercato per i prodotti vinicoli. Il Parlamento auspica poi che il vino sia inserito nell'elenco dei prodotti sensibili dell'OMC e ritiene che la legislazione comunitaria non dovrebbe permettere la vinificazione di mosti importati né la loro miscela con mosti comunitari.

 

Pratiche enologiche: una lista comunitaria positiva decisa dal Consiglio

In un periodo di negoziati difficili nel quadro dell'OMC come pure degli accordi bilaterali dell'Unione europea sulla protezione dei prodotti alimentari europei, dei prodotti a indicazione geografica, dei prodotti biologici, ecc, i deputati ritengono che spetti al Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo, essere l'organo competente per l'approvazione delle nuove pratiche enologiche.

Sostengono infatti che se tale competenza venisse trasferita alla Commissione, «si metterebbe in pericolo la definizione e la classificazione dei vini di qualità nell'Unione europea». Tali pratiche enologiche, è anche precisato, dovrebbero essere iscritte in una lista positiva comunitaria.

Il Parlamento, d'altra parte, sottolinea che le pratiche vinicole non devono provocare confusione tra i consumatori, dar luogo a adulterazioni e creare situazioni di concorrenza sleale. Ritiene inoltre che il fatto di affidare tutte queste pratiche enologiche all'OIV vada nella giusta direzione, «a condizione che si proceda alla valutazione e all'adozione di tali pratiche sulla base di indagini scientifiche e tecniche», e fermo restando l'obbligo di garantire la sicurezza alimentare e la salute pubblica.

 

Distillazione e nuovo meccanismo di gestione delle crisi

Il Parlamento ritiene che le proposte della Commissione volte a mantenere la distillazione o a ritirare i sottoprodotti senza finanziamento «non sono pertinenti», mentre le misure proposte relative al ritiro sotto controllo dei sottoprodotti della vinificazione «creerà gravi problemi ambientali nelle grandi regioni produttrici di vino». D'altra parte, i programmi di distillazione dovrebbero essere progressivamente estinti nel corso di un periodo transitorio ragionevole «che consenta ai viticoltori di consolidare o adottare metodi di produzione sostenibile e una produzione vinicola di qualità».

A suo parere è necessario creare un nuovo meccanismo di gestione delle crisi, al quale ricorrere «a fronte di specifiche, serie e reali situazioni di emergenza, individuate secondo rigorosi criteri obiettivi predefiniti a livello comunitario». Andrebbe inoltre soppresso lo stoccaggio pubblico di alcol e sostituita la vendita di alcol proveniente da una distillazione di crisi con l'organizzazione immediata di vendite dirette mediante bandi di gara. D'altra parte, sottolineano l'opportunità di mantenere l'aiuto ai mosti destinati alla trasformazione in succo d'uva. 

 

Una politica vitivinicola uniforme in tutta l'UE

Il Parlamento sottolinea la necessità di mantenere il bilancio della Comunità e di non trasferire stanziamenti dal primo al secondo pilastro della PAC, «in quanto potrebbe avere come conseguenza la diluizione delle risorse a scapito del settore viticolo». Ciò sarebbe «contrario a qualsiasi logica» e va quindi respinto al fine di poter dotare i pacchetti finanziari nazionali di mezzi finanziari e garantire lo sviluppo sostenibile del settore tramite misure del quadro finanziario nazionale notificate dalla Commissione.

I deputati inoltre esigono che siano accuratamente specificate le misure ammissibili al finanziamento, al fine di garantire che i fondi siano effettivamente destinati al settore e raccomandano la fissazione di condizioni quadro comunitarie che possano essere applicate  a livello nazionale/regionale, anche per quanto riguarda il loro finanziamento attraverso il primo pilastro della PAC. Tali politiche, è precisato, possono consistere fra l'altro in misure per la ristrutturazione delle vigne, in norme ambientali nel quadro di una gestione della qualità, in un meccanismo di gestione delle crisi, nella ricerca sulla produzione e il miglioramento della commercializzazione dei prodotti. Ma anche nella lotta contro le catastrofi naturali, nella promozione e nell'informazione dei consumatori come pure nell'espianto e, in una fase transitoria, nello stoccaggio privato, nelle misure di distillazione e in altri meccanismi di mercato.

Il Parlamento sottolinea poi che la ripartizione delle risorse comunitarie tra i diversi programmi nazionali di sostegno e sviluppo del settore vitivinicolo debba avvenire sulla base di criteri comuni evitando che si creino disparità tra gli Stati membri e le regioni. Suggerisce in proposito di procedere a una ripartizione a priori del bilancio delle dotazioni nazionali sulla base di una relazione percentuale fra produzione e superficie occupata dalla viticoltura in ogni Stato membro, per esempio durante il periodo 2001-2005. Senza però escludere altri metodi quali la ripartizione fondata sugli importi utilizzati da ciascuno Stato membro durante l'attuale OCM del settore vitivinicolo, ovvero l'elaborazione di una formula e/o criterio misto, che tenga conto del dato storico, dell'estensione del vigneto, delle quantità prodotte e commercializzate per ciascuno Stato membro.

 

Nel dibattito è intervenuto GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE/DE-I):

 

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, desidero ringraziare la collega Batzeli per il lavoro svolto e anche il Commissario Fischer Boel, per la capacità di ascolto dimostrata dal momento della comunicazione. Ci auguriamo che la proposta legislativa che ci sarà sottoposta sia coerente con le tante indicazioni fornite sia dal Parlamento sia dai produttori europei. Si tratta di una scommessa molto importante, che mette la viticoltura europea in condizioni di ridare slancio al mercato, di riacquisire competitività e soprattutto di permettere ai nostri vini di concorrere con i paesi terzi, riguadagnando vecchi mercati ma anche conquistandone di nuovi.

Alcune soluzioni non ci convincono del tutto, signora Commissario e, soprattutto, il caposaldo della riforma non può essere quello dell'estirpazione definitiva. Tale misura si tradurrà in un abbandono massiccio e incontrollato della viticoltura difficile che, oltre ad avere una funzione produttiva, ha anche un ruolo di tutela ambientale e paesaggistica. Estirpare dunque nel momento in cui i nuovi Stati produttori impiantano, significa lasciare loro nuove e ampie fette di mercato. Si tratta di fare una scelta e di campo e la nostra scelta non può che essere quella di un vino di qualità, non al pari di una qualsiasi bevanda. Nel promuovere i nostri vini dobbiamo promuovere le nostre tradizioni, i nostri territori, la nostra cultura, il nostro valore aggiunto, espressione di un grande patrimonio storico e culturale.

Per tale ragione non mi convince neppure la proposta di consentire l'utilizzo dei mosti importati per arricchire i nostri vini o tagliarli con i vini di paesi terzi, né tanto meno l'idea di indicare nell'etichetta l'annata del vitigno nei vini senza indicazione geografica, consentendo di utilizzare varietà legate al territorio ma soprattutto con il grande rischio di confondere il consumatore.

In tema di liberalizzazione dobbiamo invece tutelare gli sforzi e gli investimenti fatti dai viticoltori, promuovere le nostre indicazioni geografiche sul piano internazionale ed evitarne lo svilimento economico. Due sono le parole che dovremmo ricordare: flessibilità e orientamento al mercato. Ma "flessibilità" non significa improvvisa e totale e indiscriminata abolizione di tutte le attuali misure di gestione. Inoltre, signora Commissario, ritengo che le risorse vadano ripartite in base al criterio storico, ossia seguendo lo stesso criterio utilizzato per tutte le altre riforme finora adottate."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0009/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio recante norme per la modulazione volontaria dei pagamenti diretti, di cui al regolamento (CE) n. 1782/2003 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori, e recante modifica del regolamento

Il Parlamento ha di nuovo respinto la proposta di regolamento sulla modulazione volontaria dei pagamenti diretti. I deputati temono infatti che questa possibilità comporti il rischio di una rinazionalizzazione della politica agricola e possa discriminare gli agricoltori dei diversi Stati membri.

 

 

 

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

RELAZIONI ESTERNE

-       Doc. A6-0441/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla dimensione esterna della lotta contro il terrorismo internazionale

Il Parlamento chiede una politica di prevenzione, protezione e repressione proattiva contro il terrorismo, nel rispetto dei diritti fondamentali. A tal fine occorre favorire il dialogo interculturale e eliminare i motivi del reclutamento, ma anche vietare l'incitamento a commettere atti terroristici. E' anche necessario migliorare il coordinamento tra gli Stati membri dell'UE e tra questa e i partner e le organizzazioni internazionali, nonché tra i servizi di intelligence.

 

AMBIENTE

-       Doc. A6-0438/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo su una strategia tematica per il riciclaggio dei rifiuti

-       Doc. A6-0466/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti

Nella gestione dei rifiuti l'accento deve essere posto maggiormente sulla prevenzione. E' quanto chiede il Parlamento sollecitando una modifica dei modelli di consumo e la progettazione ecologica dei prodotti. Lo scopo è di stabilizzare la produzione di rifiuti entro il 2012 sui livelli del 2008. Nel fissare anche un obiettivo di riciclaggio dei rifiuti urbani al 50% entro il 2020, auspica responsabilizzare maggiormente i produttori, imponendo loro la ripresa degli articoli usati.

-       Doc. A6-0438/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sui cambiamenti climatici

Per lottare contro i cambiamenti climatici occorre ridurre del 30% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2020. E' quanto afferma il Parlamento sollecitando la promozione dell'efficienza energetica, anche attraverso prelievi fiscali, il riesame del sistema dello scambio di quote e un ricorso crescente alle fonti rinnovabili, soprattutto nel settore dei trasporti. I deputati sollecitano poi un nuovo impegno per l'introduzione di imposte sul cherosene a livello UE e mondiale.

-       Doc. A6-0021/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un'Infrastruttura per l'Informazione Territoriale nella Comunità europea (INSPIRE)

 

AFFARI ECONOMICI E MONETARI

-       Doc. A6-0001/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sulle recenti ripercussioni economiche dell'aumento del prezzo del petrolio

L'aumento del prezzo del petrolio mina la crescita economica e riduce il potere d'acquisto delle famiglie. Il Parlamento chiede quindi maggiori sforzi sul fronte dell'efficienza, inclusa un'imposta armonizzata sui veicoli basato sul CO2, e l'aumento delle riserve minime di petrolio. Sollecita anche massicci investimenti nelle reti infrastrutturali e la loro separazione dai fornitori. Occorre poi promuovere fonti verdi e giungere all'eliminazione totale dei combustibili fossili nei trasporti.

-       Doc. A6-0011/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla relazione annuale 2005 della BEI

-       Doc. A6-0012/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione dell'economia europea: relazione preparatoria sugli indirizzi di massima per le politiche economiche per il 2007

 

 

 

INDUSTRIA

-       Doc. A6-0467/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo: Verso una politica europea in materia di spettro radio

 

DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÁ

-       Doc. A6-0003/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sul ruolo delle donne nella vita sociale, economica e politica della Turchia

Malgrado i progressi compiuti, alla Turchia resta ancora molto da fare per garantire i diritti delle donne. E' quanto sostiene il Parlamento, ricordando che il rispetto di tali diritti è condizione essenziale per l'adesione all'UE. I deputati chiedono punizioni severe contro i delitti d'onore, i matrimoni forzati e la poligamia e sollecitano misure volte a sanare i problemi delle donne legati all'analfabetismo, alla scarsa presenza in politica e alla discriminazione sul mercato del lavoro.

 

LIBERTÁ CIVILI

-       Doc. A6-0028/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell’accordo di facilitazione del rilascio dei visti per soggiorni di breve durata tra la Comunità europea e la Federazione russa

-       Doc. A6-0029/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell’accordo di riammissione fra la Comunità europea e la Federazione russa

 

GIURIDICA

-       Doc. A6-0024/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’esercizio dei diritti di voto da parte degli azionisti di società aventi la sede legale in uno Stato membro e le cui azioni sono ammesse alla negoziazione su un mercato regolamentato e recante modifica della direttiva

 

BILANCI

-       Doc. A6-0022/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla relazione speciale n. 6/2005 della Corte dei conti europea sulla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T)

-       Doc. A6-007/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento della Commissione (CE, Euratom) che modifica il regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002, recante modalità di esecuzione del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee

-       Doc. A6-0002/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica e proroga la decisione n. 804/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 che istituisce un programma d'azione comunitaria per la promozione di azioni nel settore della tutela degli interessi finanziari della Comunità

 

DIRITTI UMANI

-       Doc. B6-0049, 0050, 0055, 0062, 0063, 0064/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla Guinea

-       Doc. B6-0052, 0054, 0056, 0058, 0060, 0065/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sui profughi provenienti dall'Iraq

-       Doc. B6-0051, 0053, 0057, 0059, 0061, 0066/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sul dialogo fra il governo cinese e gli inviati del Dalai Lama

-       Doc. B6-0068, 0069, 0070, 0071, 0072/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione nel Darfur

 

OCCUPAZIONE

-       Doc. A6-0008/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa a orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione

 

SVILUPPO

-       Doc. B6-00067/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sui progetti di decisione della Commissione che stabiliscono i documenti strategici per paese e ai programmi indicativi per la Malaysia, il Brasile e il Pakistan

-       Doc. A6-0005/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sull'aiuto di bilancio a favore dei paesi in via di sviluppo

 

COMMERCIO

-       Doc. A6-0013/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macrofinanziaria comunitaria a favore della Moldova

 

MERCATO INTERNO

-       Doc. A6-0018/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macrofinanziaria comunitaria a favore della Moldova

-       Doc. A6-0018/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga la direttiva 71/304/CEE del Consiglio, del 26 luglio 1971, concernente la soppressione delle restrizioni alla libera prestazione dei servizi in materia di appalti di lavori pubblici ed all'aggiudicazione degli appalti di lavori pubblici tramite agenzie o succursali

-       Doc. A6-0017/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga la direttiva 68/89/CEE del Consiglio relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di classificazione del legname greggio

 

PESCA

-       Doc. A6-0015/2007 - Relazione sull'attuazione del piano d'azione dell'Unione europea contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata

La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata richiede una cooperazione a tutti i livelli per combattere il degrado ambientale ed il depauperamento delle risorse ittiche. E' quanto sostiene il Parlamento chiedendo una migliore attuazione delle norme comunitarie, il rafforzamento della dissuasione e la creazione di una lista nera UE delle navi "pirata". I deputati chiedono anche un sistema di etichettatura ecologica che migliori la tracciabilità del pesce "dalla rete al piatto".

-       Doc. A6-0009/2007 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica i regolamenti (CE) n. 894/97, (CE) n. 812/2004 e (CE) n. 2187/2005 concernenti le reti da posta derivanti

-       Doc. A6-0476/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce misure tecniche di conservazione per taluni stock di grandi migratori

 

VARIE

-       Doc. B6-0048/2007 - Risoluzione del Parlamento europeo sul contributo al Consiglio europeo della primavera 2007 per quanto riguarda la strategia di Lisbona

 


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Anti-dumping, Anti-subsidy, Safeguards (COM 2006/1206)

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         La zona euro compie 5 anni ed accoglie un nuovo membro (http://ec.europa.eu/economy_finance/eur

o/slovenia/main_en.htm)

·         Codice doganale comunitario (http://ec.europa.eu)

CONCORRENZA

·         Regolamento sugli aiuti de minimis (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/l_379/l_37920

061228it00050010.pdf)

·         Aiuti di Stato all'innovazione (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/c_323/c_3232006123

0it00010026.pdf)

·         Quadro di valutazione degli Aiuti di stato (http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/scoreboar

d/2006/autumn_en.pdf)

POLITICA SOCIALE

·         Sicurezza sociale per i lavoratori mobili (http://ec.europa.eu/employment_social/social_security_sche

mes/eulisses/jetspeed/

AGRICOLTURA / PESCA

·         Regioni rurali d'Europa (http://ec.europa.eu)

CULTURA

·         Tre nuove lingue ufficiali (http://ec.europa.eu)

·         Convenzione Unesco sulla diversità culturale (http://ec.europa.eu/culture/portal/action/diversity/unesc

o_fr.htm)

AMBIENTE

·         EMAS: Sistema comunitario di ecogestione e Audit (http://ec.europa.eu)

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Dispositivi senza fili a corto raggio (http://ec.europa.eu/information_society/policy/radio_spectrum/ind

ex_en.htm)

MERCATO INTERNO

·         Direttiva servizi (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/l_376/l_37620061227it00360068.p

df)

POLITICA REGIONALE

·         Regole di attuazione della politica di coesione 2007-2013 (http://ec.europa.eu/regional_policy/newsroo

m/pdf/applreg1_1206_fr.pdf)

·         Fondi strutturali 2007-2013: orientamenti metodologici, realizzazione costi-benefici (http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docoffic/working/sf2000_it.htm)

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Fiscalità diretta (http://ec.europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/06/499&format=

HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=fr)

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Politica dei consumatori (2007-2013) (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/l_404/l_4042

0061230it00390045.pdf)

TRASPORTI

·         Galileo: Libro verde (http://ec.europa.eu/dgs/energy_transport/galileo/green-paper/doc/com_2006_gp_

galileo_it.pdf)

VARIE

·         "Cosa ha fatto l'UE per me nel 2006?" (http://ec.europa.eu/snapshot2006)


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·         "Una convenzione riguardante la risistemazione urbanistica di un quartiere di una città costituisce appalto pubblico di lavori"

Sentenza della Corte nella Causa C-220/05

 

Il valore dell'appalto deve essere determinato considerando il volume globale dell'operazione di risistemazione e, se esso supera la soglia applicabile, la convenzione è soggetta alle norme comunitarie di aggiudicazione degli appalti pubblici.

 

·         "Il Tribunale di primo grado deve riesaminare l'iscrizione del PKK in un elenco di organizzazioni terroristiche"

Sentenza della Corte nella Causa C-229/05 P

 

Nel procedimento di impugnazione, la Corte annulla parzialmente l'ordinanza di irricevibilità del Tribunale e dichiara parzialmente ricevibile il ricorso proposto per conto del PKK dinanzi al Tribunale.

 

·         "Il diritto comunitario osta all'accisa polacca nella misura in cui quest'ultima colpisce in modo più oneroso le autovetture usate con più di due anni di età importate da un altro Stato membro rispetto a quelle già immatricolate in loco"

Sentenza della Corte nella Causa C-313/05

 

·         "La Corte conferma la sentenza del Tribunale che sanziona un'intesa tra produttori di tubi in acciaio senza saldatura".

Sentenza della Corte nelle Cause C-403/04 P, C-405/04 P, C-407/04 P, C-411/04 P

 

I produttori non sono stati in grado di dimostrare che il Tribunale abbia commesso errori di diritto nella sua sentenza.

 

·         "L'apposizione da parte di un terzo del logo OPEL su modellini di veicoli OPEL non costituisce necessariamente un uso proibito.

Sentenza della Corte nella Causa C-48/05

 

L'apposizione non autorizzata di un marchio per veicoli registrato anche per i giocattoli può essere vietata, in particolare nel caso in cui sia idonea a pregiudicare le funzioni di tale marchio, in quanto marchio registrato per i giocattoli.

 

·         Gli Stati membri non sono obbligati a finanziare essi stessi le prestazioni di vecchiaia previste da regimi di previdenza complementare in caso di insolvenza del datore di lavoro"

Sentenza della Corte nella Causa C-278/05

 

Il livello di tutela di tali diritti fornito dal sistema britannico è peraltro insufficiente.

 

·         "Il Tribunale conferma la condanna di France Telecom per abuso di posizione dominante sul mercato francese dell'accesso ad internet"

Sentenza del Tribunale di primo grado nella Causa T-340/03

 

Una pratica di prezzi predatori che non ha permesso di coprire né i costi variabili, né quelli totali, nell'ambito di una strategia volta ad appropriarsi prioritariamente del mercato dell'accesso ad internet ad alta velocità, costituisce un abuso di posizione dominante.

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm


 

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

 

 

 

 

Decreto ministeriale del 10 novembre 2006: recepimento della direttiva 2006/27/CE della Commissione, del 3 marzo 2006, relativa alla frenatura dei veicoli a motore a due o a tre ruote.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 15 del 19 gennaio 2007.

 

Decreto ministeriale del 18 ottobre 2006: recepimento della direttiva 2005/69/CE del Parlamento e del Consiglio, del 16 novembre 2005, relativa alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 3 del 4 gennaio 2007.

 

Decreto ministeriale del 18 ottobre 2006: recepimento della direttiva 2005/59/CE del Parlamento e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 3 del 4 gennaio 2007.

 

Decreto ministeriale del 16 ottobre 2006: recepimento della direttiva 2004/103/CE della Commissione, del 7 ottobre 2004, relativa ai controlli di identità e fitosanitari su vegetali, prodotti vegetali e altre voci che possono essere svolti in un luogo diverso dal punto di entrata nella Comunità o in un luogo vicino e che specifica le condizioni relative a tali controlli.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 1 del 2 gennaio 2007.

 

Decreto legislativo n. 6 del 26 gennaio 2007: recepimento della direttiva 2004/17/CE del Parlamento e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di appalto degli enti erogatori di acque e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 25 del 31 gennaio 2007.

 

Decreto legislativo n. 6 del 26 gennaio 2007: recepimento della direttiva 2004/18/CE del Parlamento e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 25 del 31 gennaio 2007.

 

Decreto legislativo n. 3 dell'8 gennaio 2007: recepimento della direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 24 del 30 gennaio 2007.

 

Decreto legislativo n. 5 dell'8 gennaio 2007: recepimento della direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al ricongiungimento familiare.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 25 del 31 gennaio 2007.

 

Decreto ministeriale del 12 dicembe 2006: recepimento della direttiva 1999/26/CE della Commissione, del 20 aprile 1999, relativa all'alloggiamento per il montaggio della targa posteriore di immatricolazione dei veicoli a motore a due o tre ruote.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 3 del 4 gennaio 2007.

 

 

 


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Decisione del Consiglio, del 22 gennaio 2007, relativa ai principi, alle priorità e alle condizioni contenuti nel partenariato europeo con il Montenegro (GUCE L 20/2007)

 

POLITICA SOCIALE

·         Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle statistiche comunitarie della sanità pubblica e della salute e sicurezza sul luogo di lavoro (presentata dalla Commissione) COM(2007) 46 Definitivo

 

CULTURA

·         Rettifica della decisione n. 1718/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, relativa all’attuazione di un programma di sostegno al settore audiovisivo europeo (MEDIA 2007) (GUCE L 31/2007)

 

AMBIENTE

·         Decisione della Commissione, del 14 dicembre 2006, recante determinazione dei livelli di emissione rispettivamente assegnati alla Comunità e a ciascuno degli Stati membri nell'ambito del protocollo di Kyoto ai sensi della decisione 2002/358/CE del Consiglio (GUCE L 258/2006)

 

RICERCA E SVILUPPO

·         Regolamento (Euratom) n. 1908/2006 del Consiglio, del 19 dicembre 2006, che stabilisce le regole per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell'ambito del settimo programma quadro della Comunità europea dell’energia atomica e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2011) (GUCE L 400/2006)

·         Decisione del Consiglio, del 19 dicembre 2006, concernente il programma specifico Cooperazione che attua il settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (GUCE L 400/2006)

·         Decisione del Consiglio, del 19 dicembre 2006, concernente il programma specifico Idee che attua il settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (GUCE L 400/2006)

·         Decisione del Consiglio, del 19 dicembre 2006, concernente il programma specifico Persone che attua il settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (GUCE L 400/2006)

·         Decisione del Consiglio, del 19 dicembre 2006, concernente il programma specifico Capacità che attua il settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (GUCE L 400/2006)

·         Decisione del Consiglio, del 19 dicembre 2006, concernente il programma specifico da attuare mediante azioni dirette del Centro comune di ricerca nell'ambito del settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (GUCE L 400/2006)

·         Decisione n. 1982/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente il settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (GUCE L 412/2006)

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Decisione n. 1/2006 del comitato congiunto CE-EFTA sulla semplificazione delle formalità negli scambi di merci del 25 ottobre 2006 che modifica la convenzione relativa alla semplificazione delle formalità negli scambi di merci (GUCE L 357/2006)

 

 


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.europa.eu

sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl

 

 

AGRICOLTURA - SOSTEGNO A FAVORE DI AZIONI DI INFORMAZIONE NEL SETTORE DELLA POLITICA AGRICOLA COMUNE E ATTUAZIONE DI PROGRAMMI DI ATTIVITA' ANNUALI E DI AZIONI D'INFORMAZIONE SPECIFICA ISCRITTE NELLA LINEA DI BILANCIO 05 08 06 PER IL 2007.

Codice: GUUE 2006/C 236/07 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/c_236/c_

SCADENZA: 31/05/2008

 

 

AMBIENTE - INVITO A MANIFESTARE INTERESSE PER ENTRARE A FAR PARTE DELLE LISTE PER CONTRATTI I CUI IMPORTI SIANO INFERIORI ALLE SOGLIE PREVISTE DALLE DIRETTIVE EUROPEE SUGLI APPALTI PUBBLICI, NEL SETTORE DELL'AMBIENTE.

CODICE: 2005/S 230-226565 http://ted.europa.eu/exec?dataflow=showpage.dfl&template=ted

SCADENZA: 31/10/2008

 

 

AUDIOVISIVI - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI PROGETTO PER LO SVILUPPO, DISTRIBUZIONE, PROMOZIONE E FORMAZIONE. MEDIA 2007 GUUE 2006/C 320/12 CODICE: EACEA 18/06 http://eur lex.europa.eu/lexuriserv/site/it/oj/2006/c_320/c_

SCADENZA: 09/03/2007

 

ESPERTI, ASSUNZIONI - INVITO A PRESENTARE CANDIDATURE PER LA SELEZIONE DI ESPERTI INDIPENDENTI NELL'AMBITO DEI PROGRAMMI ECONTENTPLUS E SAFER INTERNET PLUS (2005 — 2008)

CODICE: GUUE 2005/C 156/11 DEL 28/06/05

http://europa.eu.int/eur-lex/lex/lexuriserv/site/it/oj/2005/

SCADENZA: 30/06/2009

 

 

GIUSTIZIA, LIBERTÁ E SICUREZZA - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "PREVENZIONE E LOTTA ALLA CRIMINALITÀ" http://ec.europa.eu/justice_home/funding/isec/funding_isec_e

SCADENZA: 27/03/2007

 

 

IMPRESA E INDUSTRIA - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI PROGETTO PER SERVIZI DI SOSTEGNO A FAVORE DELLE IMPRESE E DELL'INNOVAZIONE. (PROGRAMMA QUADRO PER LA COMPETITIVITÀ E L'INNOVAZIONE - CIP). GUUE 2006/C 306/07 http://ec.europa.eu/enterprise/funding/grants/themes_2006/ei

SCADENZA: 02/04/2007

 

 

ISTRUZIONE, FORMAZIONE E CULTURA - PROGRAMMA "EUROPA PER I CITTADINI"(1A AZIONE). CITTADINI ATTIVI PER L'EUROPA (2A FASE). http://eacea.ec.europa.eu/static/en/citizenship/2007info.htm

SCADENZA: 01/04/2007

 

PROGRAMMA "EUROPA PER CITTADINI"2007-2013 (AZIONE 4A) MEMORIA ATTIVA EUROPEA. http://eacea.ec.europa.eu/static/en/citizenship/2007info.htm

SCADENZA: 30/04/2007

 

PROGRAMMA "EUROPA PER I CITTADINI "(AZIONE 1A). CITTADINI ATTIVI PER L'EUROPA (FASE 3A) http://eacea.ec.europa.eu/static/en/citizenship/2007info.htm

SCADENZA: 1/06/2007

 

PROGRAMMA "EUROPA PER I CITTADINI"(AZIONE 1A). CITTADINI ATTIVI PER L'EUROPA (FASE 4A) http://eacea.ec.europa.eu/static/en/citizenship/2007info.htm

SCADENZA: 01/09/2007

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "GIOVENTU' IN AZIONE 2007-2013" AL FINE DI OFFRIRE AI GIOVANI OPPORTUNITÀ DI APPRENDIMENTO FORMALE E NON IN UN CONTESTO EUROPEO. ATTENZIONE:CI SONO DIVERSE SCADENZE A SECONDA DEL PERIODO DELL'ANNO DURANTE IL QUALE SI VUOLE REALIZZARE IL PROGETTO. http://ec.europa.eu/youth/yia/yia_programme_guide_it.doc

SCADENZA: 01/11/2013

 

 

OCCUPAZIONE E POLITICA SOCIALE - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE RELATIVE ALL'INFORMAZIONE, CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DELLE IMPRESE CODICE: VP/2007/003  http://ec.europa.eu/employment_social/emplweb/tenders/tender

SCADENZA: 12/03/2007

 

 

RICERCA E SVILUPPO TECNOLOGICO - INVITO APERTO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA COST, VOLTE A SOSTENERE LA COOPERAZIONE EUROPEA NEL SETTORE DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNICA. CODICE: 2006/C 93/01 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/c_093/c_

SCADENZA: 30/03/2007

 

 

PAESI TERZI - EUROPAID - AUTORITÀ PALESTINESE - INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI MICRO-PROGETTI PER IL SOSTEGNO DELLA DEMOCRAZIA E DEI DIRITTI UMANI. CODICE: EUROPEAID/124718/L/ACT/PS http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA: 13/03/2007

 

UCRAINA-ASSISTERE L'UFFICIO PRINCIPALE DEL CONTROLLO E DELLA REVISIONE NELL'IMPLEMENTAZIONE DEL NUOVO SISTEMA DI PUBBLICO CONTROLLO FINANZIARIO INTERNO. CODICE: EUROPEAID/125030/L/ACT/UA http://ec.europa.eu/europeaid/cgi/frame12.pl

SCADENZA: 19/03/2007

 

 

 

 

 

 


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

Distretto dell’automobile francese sta cercando di cooperare con altri distretti dell’automobile per condividere informazioni sull’organizzazione dei distretti, per comparare e incentivare le offerte alle aziende. (FR 467bis)

 

Azienda greca specializzata nel commercio di impianti di aria condizionata è interessata ad avviare cooperazioni commerciali. (GR 456)

 

Azienda dolciaria polacca cerca compratori e distributori dei propri prodotti. (PL 462)

 

Azienda romena specializzata nelle installazioni elettriche e nella galvanizzazione di strutture metalliche è interessata ad avviare accordi commerciali. (RO 463)

 

Azienda romena sta cercando produttori di farina di frumento per avviare rapporti commerciali.(RO 466)

 

Azienda spagnola importatrice di pannelli solari, sistemi di purificazione dell’acqua e sistemi per trattare la frutta e i vegetali sta cercando fornitori internazionali. (SP 468)

 

Azienda spagnola produttrice e distributrice di macchinari ed attrezzature per il settore delle costruzioni sta cercando accordi commerciali e tecnici. (SP 469)

 

Azienda spagnola specializzata nello sviluppo di televisioni digitali e nella commercializzazione di apparecchiature elettroniche è interessata ad avviare accordi commerciali. (SP 470)

 

Agente immobiliare spagnolo sta cercando investitori interessati ad investire in tutta la Spagna. (SP 472)

 

Azienda spagnola produttrice di fertilizzante organico è intenzionata ad avviare accordi tecnici e commerciali. (SP 476)

 

Azienda tedesca specializzata nella lavorazione del legno sta cercando cooperazioni di tipo tecnico e accordi di licenza. (DE 473)

 

Azienda tedesca di ceramiche fatte a mano sta cercando accordi con produttori di ceramica grezza. (DE 475)

 

Azienda scozzese produttrice di maglie di lusso sta cercando rappresentanti e distributori dei propri prodotti in tutta Europa. (UK 464)

 

Azienda scozzese produttrice di prodotti di selvaggina freschi e congelati cerca agenti e grossisti in Italia per i propri prodotti. (UK 471)

 

Azienda finlandese importatrice e venditrice di tubi fluorescenti e cartucce toner per stampanti sta cercando aziende produttrici di tali prodotti. (FI 457)

 

Azienda lituana specializzata nella lavorazione del legno è interessata ad avviare accordi commerciali con aziende italiane. (LT 465)

 

Azienda ceca sta cercando accordi commerciali nel settore dei manufatti in legno. (CZ 467)

 

Per ulteriori informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana FORZA ITALIA - P

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: 0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -  http://europa.eu.int/comm

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it

 

·        Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int

 

·        Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int

 

·        Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int

 

·        Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int

 

·        Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S (Bandi): http://ted.publications.eu.int

 

·        Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67  1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 4140 - http://www.epp-eu.org/

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org