GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
08 dicembre 2006
n° 144
Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma
“EUROINFORMAZIONI”
per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commmercio - Artigianato
Servizi - Enti Territoriali Locali
Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee
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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.
Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.
EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org
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Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.
BREVI DALL'EUROPA
INTESA SULLA RIPARTIZIONE REGIONALE DEI FONDI PER LO SVILUPPO 2007/2013
Il 31 ottobre 2006 le Regioni e le Province autonome hanno raggiunto un'intesa sulla ripartizione delle risorse FEASR destinate all'Italia per i Programmi regionali di sviluppo rurale che saranno operativi nel periodo di programmazione 2007/2013.
Nella ripartizione si è altresì tenuto conto delle quote trasferite a seguito della riforma dell'Organizzazione Comune di Mercato del tabacco e delle quote relative ai pagamenti non eseguiti alla data del 15/10/2006 a valere sui Piani di Sviluppo Rurale 2000/2006; le risorse FEASR tra i 21 Programmi Regionali di Sviluppo Rurale saranno quindi così ripartite:
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Ripartizione base |
Tabacco |
Debiti Feoga-G |
Assegnazione |
|
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Meuro |
% |
Meuro |
Meuro |
Meuro |
|
|
|
1 |
1a |
2 |
3 |
4 |
|
1 |
Abruzzo |
147,095 |
1,97% |
13,900 |
7,916 |
168,911 |
|
2 |
Bolzano |
123,905 |
1,66% |
|
13,670 |
137,575 |
|
3 |
Emilia Romagna |
388,468 |
5,21% |
|
22,783 |
411,251 |
|
4 |
Friuli V. Giulia |
103,259 |
1,39% |
|
5,514 |
108,773 |
|
5 |
Lazio |
263,153 |
3,53% |
17,250 |
7,981 |
288,384 |
|
6 |
Liguria |
99,647 |
1,34% |
|
6,400 |
106,047 |
|
7 |
Lombardia |
370,850 |
4,98% |
|
25,099 |
395,949 |
|
8 |
Marche |
189,699 |
2,55% |
|
12,621 |
202,320 |
|
9 |
Piemonte |
367,166 |
4,93% |
|
27,334 |
394,500 |
|
10 |
Toscana |
335,591 |
4,50% |
21,930 |
11,689 |
369,210 |
|
11 |
Trento |
92,017 |
1,23% |
|
8,635 |
100,652 |
|
12 |
Umbria |
183,828 |
2,47% |
130,950 |
19,652 |
334,430 |
|
13 |
Valle d'Aosta |
45,431 |
0,61% |
|
6,790 |
52,221 |
|
14 |
Veneto |
304,817 |
4,09% |
83,060 |
14,580 |
402,457 |
|
15 |
Molise |
83,087 |
1,12% |
|
2,703 |
85,790 |
|
16 |
Sardegna |
542,407 |
7,28% |
|
8,843 |
551,250 |
|
Totale Competitività |
3.640,420 |
48,86% |
267,090 |
202,210 |
4.109,720 |
|
|
17 |
Basilicata |
355,548 |
4,77% |
|
17,102 |
372,650 |
|
18 |
Calabria |
606,764 |
8,14% |
|
16,577 |
623,341 |
|
19 |
Campania |
848,438 |
11,39% |
215,220 |
18,691 |
1.082,349 |
|
20 |
Puglia |
818,027 |
10,98% |
19,190 |
14,110 |
851,327 |
|
21 |
Sicilia |
1.182,260 |
15,87% |
|
28,903 |
1.211,163 |
|
Totale Convergenza |
3.811,037 |
51,14% |
234,410 |
95,383 |
4.140,830 |
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Totale PSR |
|
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|
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8.250,550 |
|
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Rete Rurale Naz. (*) |
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|
41,459 |
|
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Totale ITALIA |
7.451,457 |
100,0% |
501,500 |
297,593 |
8.292,009 |
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ELENCO DELLE REGIONI E DELLE ZONE AMMISSIBILI AL FINANZIAMENTO DEL FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE
La Commissione europea ha approvato l’elenco delle regioni e delle zone ammesse al finanziamento del Fondo europeo di sviluppo regionale per le misure transfrontaliere e transnazionali dell’obiettivo “Cooperazione territoriale”. L’elenco è disponibile nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea: Decisione 2006/769/CE, GU L 312/ 312/p.47 dell’11 novembre 2006.
STRUMENTO FINANZIARIO FEMIP
La Commissione propone ai paesi UE e ai paesi partners mediterranei tre prospettive per garantire il futuro del finanziamento del privato nel Mediterraneo tra cui la creazione di una banca di sviluppo euromed come la BERS, anche se pensa che costerà cara. Le tre proposte sono fatte dopo una valutazione del funzionamento della FEMIP l’agevolazione euromed di investimento e partnership richieste dal Consiglio UE a Bruxelles nel dicembre 2003 e ultimata il 17 ottobre 2006. Lo strumento creato nel 2002 e ampliato nel campo di azione in novembre 2003 dalla conferenza ministeriale euromed a Napoli è gestito dalla BEI. Nuovi strumenti sono aggiunti come i fondi fiduciari il cui ruolo è stato utile per dare una assistenza ai progetti finanziati su altre risorse UE.
La FEMIP ha avuto un ruolo essenziale per canalizzare i fondi verso la regione dove i flussi di investimento restano esitanti. In causa la debolezza relativa della crescita e un ambiente negativo per le imprese, PMI in particolare. Esse hanno più difficilmente accesso al credito rispetto al privato. Il loro contributo al rilancio economico è essenziale afferma la Commissione che ritiene che le PMI in Mediterraneo rappresentano il 70% dell’occupazione e il 95% di tutte le imprese.
L’intervento della FEMIP è basato sul finanziamento di infrastrutture di qualità, di strutture produttive, e di investimenti nel privato, afferma la Commissione. 77 operazioni per un totale di 7,2 miliardi di euro di interventi diretti con un volume di progetti di 25 miliardi di euro sono registrati dopo tale valutazione da cui si evince che la BEI è oggi il maggior fornitore di prestiti della regione. La messa in opera laboriosa della politica di vicinato non permette di chiarire l’orizzonte ma in attesa la Commissione attua un gioco di opzioni suggerendo o di mantenere la FEMIP immutata o di mantenerla ma rafforzando e diversificando gli strumenti se necessario, o trasformandola in banca, filiale della BEI. Tale istituzione bancaria, richiesta dai paesi partner e dai deputati euromed, potrebbe avere forme varie. I vantaggi sarebbero bilanciati da inconvenienti sia per i costi (comportati dalla perdita di garanzia del fondo che non potranno provenire dal bilancio UE) e per il ricorso a meccanismi di gestione più pesanti. Senza contare per la Commissione che si dovrà riunire una conferenza intergovernativa per modificare gli statuti della BEI. La terza opzione pare più teorica che attuabile.
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono disponibili
per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO - SESSIONE 13 - 16 NOVEMBRE 2006
LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI
IL PARLAMENTO DÀ IL VIA LIBERA ALLA DIRETTIVA SERVIZI
Doc. A6-0375/2006
Raccomandazione per la seconda lettura sulla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno
Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito: 15.11.2006 - Votazione: 15.11.2006
L'Aula ha adottato la posizione comune del Consiglio in merito alla direttiva servizi che, in gran parte, riflette quanto suggerito dal Parlamento in prima lettura. Come chiesto a suo tempo dai deputati, il testo della direttiva risulta ora profondamente riformulato rispetto alla proposta originaria e, più in particolare, è stato soppresso il molto controverso principio del paese d'origine. La Commissione, con una dichiarazione, ha rassicurato i deputati su una serie di temi sensibili.
Un lungo applauso ha salutato l'adozione della relazione che sottoscrive la posizione comune del Consiglio, permettendo così alla direttiva servizi di diventare realtà. La stessa posizione comune era stata largamente ispirata dai suggerimenti avanzati dal Parlamento europeo che, in prima lettura, aveva praticamente riscritto il testo della direttiva combinando l'accordo raggiunto dai due maggiori gruppi parlamentari con alcuni emendamenti proposti dalla commissione per il mercato interno.
Numerosi emendamenti del Parlamento, infatti, sono stati ripresi integralmente o parzialmente nella posizione comune, tra i quali figura anche la soppressione del contestatissimo "principio del paese d'origine" che è stato sostituito dal più blando concetto di "libertà di prestazione dei servizi". La posizione comune contiene inoltre alcune nuove disposizioni che il Consiglio ha voluto introdurre per assicurare un'efficace attuazione della direttiva e contribuire al corretto funzionamento del mercato interno.
Come richiesto dai deputati, nel corso del dibattito, il commissario Charlie McCreevy ha formulato una dichiarazione che chiarisce la portata legale e la natura degli orientamenti che la Commissione presenterà agli Stati membri, l'eventualità di un'armonizzazione futura della legislazione relativa alla prestazione dei servizi, la neutralità della direttiva in relazione al diritto del lavoro, nonché l'influenza della stessa sulla prestazione dei servizi sociali. La dichiarazione, inoltre, comprende una menzione in merito all'impatto della direttiva sul diritto penale.
La proposta avanzata dalla GUE/NGL e dai Verdi/ALE di respingere la posizione comune non è stata accolta dall'Aula con 105 voti favorevoli, 405 contrari e 12 astensioni. Gli Stati membri hanno ora tre anni per attuare le disposizioni della direttiva. Nel corso della conferenza stampa che ha seguito il voto, il Presidente del Parlamento, JOSEP BORRELL, ha salutato tale risultato come «un grande successo per il Parlamento nel suo ruolo di legislatore». Ha inoltre sottolineato l'importanza della decisione presa dal Parlamento, che è stato in grado di presentare «una normativa ampiamente consensuale ed equilibrata».
OGGETTO DELLA DIRETTIVA
La direttiva stabilisce le disposizioni generali che permettono di agevolare l’esercizio della libertà di stabilimento dei prestatori nonché la libera circolazione dei servizi, «assicurando nel contempo un elevato livello di qualità dei servizi stessi». Il testo, peraltro, precisa che la direttiva «non riguarda la liberalizzazione dei servizi d’interesse economico generale riservati a enti pubblici o privati, né la privatizzazione di enti pubblici che forniscono servizi». Non riguarda neppure l’abolizione di monopoli che forniscono servizi né gli aiuti concessi dagli Stati membri cui si applicano le regole comunitarie di concorrenza.
E' anche puntualizzato che la direttiva lascia impregiudicata la libertà, per gli Stati membri, di definire, in conformità del diritto comunitario, quali essi ritengano essere servizi d’interesse economico generale, in che modo tali servizi debbano essere organizzati e finanziati, in conformità delle regole sugli aiuti concessi dagli Stati, e a quali obblighi specifici essi debbano essere soggetti.
La direttiva, inoltre, non pregiudica le misure adottate a livello comunitario o nazionale, in conformità del diritto comunitario, volte a tutelare o a promuovere la diversità culturale o linguistica o il pluralismo dei media. Non incide neppure sulla normativa degli Stati membri in materia di diritto penale. Tuttavia, è precisato, gli Stati membri non possono limitare la libertà di fornire servizi applicando disposizioni di diritto penale che disciplinano specificamente o influenzano l’accesso ad un’attività di servizi o l’esercizio della stessa, aggirando le norme stabilite nella presente direttiva.
La direttiva non pregiudica nemmeno la legislazione del lavoro, segnatamente le disposizioni giuridiche o contrattuali che disciplinano le condizioni di occupazione, le condizioni di lavoro, compresa la salute e la sicurezza sul posto di lavoro, e il rapporto tra datori di lavoro e lavoratori, che gli Stati membri applicano in conformità del diritto nazionale che rispetta il diritto comunitario. Parimenti, la presente direttiva non incide sulla normativa degli Stati membri in materia di sicurezza sociale. Non pregiudica nemmeno l’esercizio dei diritti fondamentali quali riconosciuti dagli Stati membri e dal diritto comunitario, né il diritto di negoziare, concludere ed eseguire accordi collettivi e di intraprendere azioni sindacali in conformità del diritto e delle prassi nazionali che rispettano il diritto comunitario.
CAMPO D'APPLICAZIONE
Un "considerando" introdotto dal Consiglio precisa che, tra i servizi oggetto della direttiva, rientrano numerose attività in costante evoluzione. Fra queste sono citati, i servizi alle imprese, quali i servizi di consulenza manageriale e gestionale, i servizi di certificazione e di collaudo, i servizi di gestione delle strutture, compresi i servizi di manutenzione degli uffici, i servizi di pubblicità o i servizi connessi alle assunzioni e i servizi degli agenti commerciali. Sono inoltre oggetto della direttiva i servizi prestati sia alle imprese sia ai consumatori, quali i servizi di consulenza legale o fiscale, i servizi collegati con il settore immobiliare, come le agenzie immobiliari, l’edilizia, compresi i servizi degli architetti, la distribuzione, l’organizzazione di fiere, il noleggio di auto, le agenzie di viaggi.
Nell’ambito di applicazione della direttiva rientrano anche i servizi ai consumatori, quali i servizi nel settore del turismo, compresi i servizi delle guide turistiche, i servizi ricreativi, i centri sportivi, i parchi di divertimento e, nella misura in cui non sono esclusi dall’ambito di applicazione della direttiva, i servizi a domicilio, come l’assistenza agli anziani. Queste attività, è poi precisato, possono riguardare servizi che richiedono la vicinanza del prestatore e del destinatario della prestazione, servizi che comportano lo spostamento del destinatario o del prestatore e servizi che possono essere prestati a distanza, anche via Internet.
La direttiva si applica quindi soltanto ai servizi che sono prestati dietro corrispettivo economico ed è spiegato che i servizi non economici d’interesse generale sono pertanto esclusi dal suo ambito di applicazione. Viceversa, i servizi d’interesse economico generale sono servizi che, essendo prestati dietro corrispettivo economico, rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva. Questa, inoltre, non si applica nemmeno ai servizi finanziari quali l’attività bancaria, il credito, l’assicurazione e la riassicurazione, le pensioni professionali o individuali, i titoli, gli investimenti, i fondi, ai servizi di pagamento e quelli di consulenza nel settore degli investimenti. Così come sono esclusi i servizi e le reti di comunicazione elettronica.
Parimenti, non rientrano nel campo d'applicazione i servizi nel settore dei trasporti, ivi compresi i servizi portuali, e i servizi delle agenzie di lavoro interinale. Sono anche esclusi i servizi sanitari, «indipendentemente dal fatto che vengano prestati o meno nel quadro di una struttura sanitaria e a prescindere dalle loro modalità di organizzazione e di finanziamento sul piano nazionale e dalla loro natura pubblica o privata», i servizi audiovisivi, ivi compresi i servizi cinematografici, a prescindere dal modo di produzione, distribuzione e trasmissione, e i servizi radiofonici.
Anche le attività di azzardo che implicano una posta di valore pecuniario in giochi di fortuna, comprese le lotterie, i giochi d’azzardo nei casinò e le scommesse sono esclusi, assieme alle attività connesse con l’esercizio di pubblici poteri e ai servizi forniti da notai e ufficiali giudiziari nominati con atto ufficiale della pubblica amministrazione. Ma anche i servizi sociali riguardanti gli alloggi popolari, l’assistenza all'infanzia e il sostegno alle famiglie ed alle persone temporaneamente o permanentemente in stato di bisogno, forniti dallo Stato, da prestatori incaricati dallo Stato o da associazioni caritative riconosciute come tali dallo Stato, nonché i servizi privati di sicurezza.
LIBERTA' DI PRESTAZIONE DI SERVIZI E DEROGHE
Come richiesto dal Parlamento, il principio del paese d'origine è stato sostituito con quello della libera prestazione di servizi (articolo 16 della direttiva). In base a tale principio, agli Stati membri è imposto l'obbligo di rispettare «il diritto dei prestatori di fornire un servizio in uno Stato membro diverso da quello in cui sono stabiliti». Lo Stato membro in cui il servizio viene prestato, quindi, deve assicurare il libero accesso a un’attività di servizi e il libero esercizio della medesima sul proprio territorio.
E' anche precisato che non può subordinare l’accesso a un’attività di servizi o l’esercizio della medesima sul proprio territorio a requisiti che non rispettino una serie di principi. Pertanto i requisiti non possono essere direttamente o indirettamente discriminatori sulla base della nazionalità o, nel caso di persone giuridiche, della sede («non discriminazione») e devono essere giustificati da ragioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di sanità pubblica o di tutela dell’ambiente («necessità»). Inoltre, i requisiti devono essere tali da garantire il raggiungimento dell’obiettivo perseguito e non devono andare al di là di quanto è necessario per raggiungere tale obiettivo («proporzionalità»).
Più in particolare, è precisato che gli Stati membri non possono restringere la libera circolazione dei servizi forniti da un prestatore stabilito in un altro Stato membro imponendo l’obbligo per il prestatore di essere stabilito sul loro territorio o di ottenere un’autorizzazione dalle autorità competenti, compresa l’iscrizione in un registro o a un ordine professionale sul loro territorio, salvo i casi previsti dalla presente direttiva o da altri strumenti di diritto comunitario. Non è consentito imporre il divieto al prestatore di dotarsi sul loro territorio di una determinata forma o tipo di infrastruttura, inclusi uffici o uno studio, necessaria all’esecuzione delle prestazioni in questione.
Inoltre, a eccezione di quelli in materia di salute e di sicurezza sul posto di lavoro, non è possibile richiedere il rispetto di requisiti all’uso di attrezzature e di materiali che costituiscono parte integrante della prestazione del servizio. Parimenti non può imporsi l’applicazione di un regime contrattuale particolare tra il prestatore e il destinatario che impedisca o limiti la prestazione di servizi a titolo indipendente, o l’obbligo per il prestatore di essere in possesso di un documento di identità specifico per l’esercizio di un’attività di servizi rilasciato dalle loro autorità competenti.
Allo Stato membro in cui il prestatore si reca, d'altra parte, non può essere impedito di imporre requisiti relativi alla prestazione di un’attività di servizi qualora siano giustificati da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di sanità pubblica o tutela dell’ambiente. Allo stesso modo, a quello Stato membro non può essere impedito di applicare, conformemente al diritto comunitario, le proprie norme in materia di condizioni di occupazione, comprese le norme che figurano negli accordi collettivi.
Entro cinque anni dall'entrata in vigore della direttiva, e previa consultazione degli Stati membri e delle parti sociali a livello comunitario, la Commissione dovrà trasmettere al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’applicazione di tali disposizioni, in cui dovrà esaminare la necessità di proporre misure di armonizzazione per le attività di servizi che rientrano nel campo d’applicazione della direttiva.
Ulteriori deroghe alla libera prestazione di servizi
Come proposto dal Parlamento in prima lettura, anche il testo della posizione comune prevede che le disposizioni sulla libera prestazione di servizi non si applica ai servizi di interesse economico generale forniti in un altro Stato membro, fra cui i servizi nel settore postale contemplati dalla direttiva 97/67/CE, a quelli nel settore dell’energia elettrica contemplati dalla direttiva 2003/54/CE, ai servizi nel settore del gas contemplati dalla direttiva 2003/55/CE, a quelli di distribuzione e fornitura idriche e ai servizi di gestione delle acque reflue, nonché ai servizi legati al trattamento dei rifiuti.
L'articolo 16, inoltre, non si applica alle materie disciplinate dalla direttiva relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi (96/71/CE), a quelle disciplinate dalla direttiva sulla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e sulla libera circolazione di tali dati (95/46/CE). Sono anche escluse le materie disciplinate dalla direttiva intesa a facilitare l’esercizio effettivo della libera prestazione di servizi da parte degli avvocati, le attività di recupero giudiziario dei crediti e le materie sulla libera prestazione di servizi disciplinate dalla direttiva relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, «compresi i requisiti negli Stati membri dove il servizio è prestato che riservano un’attività ad una particolare professione».
Anche gli atti per i quali la legge richiede l'intervento di un notaio non sono sottoposti al principio di libera prestazione dei servizi, così come le materie disciplinate dalla direttiva sulla revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati. Inoltre, beneficiano della deroga l'immatricolazione dei veicoli presi in leasing in un altro Stato membro e le disposizioni relative agli obblighi contrattuali e non contrattuali, compresa la forma dei contratti, determinate in virtù delle norme di diritto internazionale. Sono, infine, esenti i diritti d’autore e diritti connessi.
Relazioni con altre disposizioni del diritto ue
Se le disposizioni della direttiva sono in conflitto con disposizioni di altri atti comunitari che disciplinano aspetti specifici dell’accesso ad un’attività di servizi o del suo esercizio in settori specifici o per professioni specifiche, è precisato che le disposizioni di questi altri atti comunitari «prevalgono e si applicano a tali settori o professioni specifiche». Tra tali atti comunitari, sono citati la direttiva relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi (96/71/CE), il regolamento relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità (1408/71), la direttiva relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive (89/552/CEE) e la direttiva relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali (2005/36/CE).
LIBERTA' DI STABILIMENTO
Gli Stati membri possono subordinare l’accesso ad un’attività di servizio e il suo esercizio ad un regime di autorizzazione soltanto se questo non risulta discriminatorio nei confronti del prestatore, se è giustificato da un motivo imperativo di interesse generale o se l’obiettivo perseguito non può essere conseguito tramite una misura meno restrittiva, in particolare in quanto un controllo a posteriori interverrebbe troppo tardi per avere reale efficacia.
Tra i motivi imperativi di interesse generale figurano l’ordine pubblico, la sicurezza, l’incolumità e la sanità pubblica, il mantenimento dell’equilibrio finanziario del sistema di sicurezza sociale, la tutela dei consumatori, dei destinatari di servizi e dei lavoratori, l’equità delle transazioni commerciali, la lotta alla frode, la tutela dell’ambiente, la salute degli animali, la proprietà intellettuale, la conservazione del patrimonio nazionale storico ed artistico, gli obiettivi di politica sociale e di politica culturale.
I regimi di autorizzazione devono basarsi su criteri che inquadrino l’esercizio del potere di valutazione da parte delle autorità competenti «affinché tale potere non sia utilizzato in modo arbitrario». Tali criteri, è precisato, devono essere non discriminatori, giustificati da un motivo imperativo di interesse generale, commisurati all’obiettivo di interesse generale, chiari e inequivocabili, oggettivi, resi pubblici preventivamente, nonché trasparenti e accessibili.
L’autorizzazione - che in principio ha una durata limitata - dovrà permettere al prestatore di accedere all’attività di servizi o di esercitarla su tutto il territorio nazionale, anche mediante l’apertura di rappresentanze, succursali, filiali o uffici, tranne nei casi in cui la necessità di un’autorizzazione specifica o di una limitazione dell’autorizzazione ad una determinata parte del territorio per ogni stabilimento sia giustificata da un motivo imperativo di interesse generale.
SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA
Per agevolare l’accesso alle attività di servizi e il loro esercizio nel mercato interno, la direttiva stabilisce l’obiettivo, comune a tutti gli Stati membri, di una semplificazione amministrativa. Prevede quindi disposizioni riguardanti, in particolare, gli sportelli unici, il diritto all’informazione, le procedure per via elettronica e la definizione di un quadro per i regimi di autorizzazione. Altre misure adottate a livello nazionale per raggiungere quest’obiettivo potrebbero consistere nel ridurre il numero delle procedure e formalità applicabili alle attività di servizi, limitandole a quelle indispensabili per conseguire un obiettivo di interesse generale e che non rappresentano, per contenuto o finalità, dei doppioni.
CONTROLLI
La direttiva impone agli Stati membri di cooperare strettamente affinché le sue disposizioni siano rispettate. Per quanto riguarda i prestatori che forniscono servizi in un altro Stato membro, lo Stato membro di stabilimento deve fornire le informazioni sui prestatori stabiliti sul suo territorio richieste da un altro Stato membro, in particolare la conferma del loro stabilimento sul suo territorio e del fatto che, a quanto gli risulta, essi non vi esercitano attività in modo illegale.
Lo Stato membro di stabilimento, inoltre deve procedere alle verifiche, ispezioni e indagini richieste da un altro Stato membro e informa quest’ultimo dei risultati e, se del caso, dei provvedimenti presi. Qualora venga a conoscenza di comportamenti o atti precisi di un prestatore stabilito sul suo territorio che presta servizi in altri Stati membri che, a sua conoscenza, possano causare grave pregiudizio alla salute o alla sicurezza delle persone o all’ambiente, lo Stato membro di stabilimento deve informarne al più presto gli altri Stati membri e la Commissione.
RESTRIZIONI AI DESTINATARI VIETATE
In forza alla direttiva, gli Stati membri non possono imporre al destinatario requisiti che limitano l’utilizzazione di un servizio fornito da un prestatore stabilito in un altro Stato membro. In particolare non potrà essere imposto l’obbligo di ottenere un’autorizzazione dalle loro autorità competenti o quello di presentare una dichiarazione presso di esse né stabilire limiti discriminatori alla concessione di aiuti finanziari a causa del fatto che il prestatore è stabilito in un altro Stato membro o in ragione del luogo in cui il servizio è prestato. Gli Stati membri, inoltre, dovranno provvedere affinché al destinatario non vengano imposti requisiti discriminatori fondati sulla sua nazionalità o sul suo luogo di residenza.
Nel dibattito è intervenuto STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Libertà pubbliche, giustizia ed Affari interni:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, già
durante la scorsa legislatura e in parte della presente, mi sono occupato di
altre direttive e iniziative che riguardano l'attuazione del mercato interno,
insieme agli onn. Gebhardt e Harbour. Stamani non posso che complimentarmi,
doverosamente e concretamente, con la collega Gebhardt, perché, oltre che della
direttiva "Forniture e servizi", durante la scorsa legislatura ci
siamo occupati insieme anche della direttiva "Qualifiche
professionali".
La direttiva in esame, che, così com'è stato evidenziato, è una parte fondamentale dell'attuazione prevista dai trattati del mercato interno, è anche, tutto sommato, il seguito di altre attività legislative che abbiamo portato avanti con i colleghi Gebhardt e Harbour. Detta direttiva, che riveste un'importanza fondamentale, porterà certamente il nome della collega Gebhardt, con la quale desidero congratularmi per la capacità con cui è riuscita, non oggi bensì già in prima lettura, a portare a felice conclusione la direttiva in esame in un settore così importante.
Non so se a tutti risulta chiaro che la legislazione che stiamo approvando è intesa ad armonizzare i sistemi nazionali e non a imporsi su di essi: si tratta di un concetto che, a mio avviso, deve essere chiaro a tutti. Mentre ci accingiamo a compiere un altro atto sulla via del completamento del mercato interno, va riconosciuto ed evidenziato chiaramente ancora una volta - avendo udito aleggiare ancora un nome in quest'Aula, che non esiste più - che il Parlamento europeo, rispetto agli egoismi nazionali rappresentati dal Consiglio e rispetto agli egoismi di altro tipo rappresentati dalla Commissione, è l'istituzione che riesce a risolvere problemi di rilevante valore."
COOPERAZIONE GIUDIZIARIA
SEMPLIFICARE LA VITA AGLI EREDI
Doc. A6-0359/2006
Relatore GIUSEPPE GARGANI (PPE/DE, IT)
Relazione recante raccomandazioni alla Commissione sulle successioni e testamenti
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 15.11.2006 - Votazione: 16.11.2006
Il Parlamento chiede l'adozione di un quadro legislativo armonizzato in materia di successioni e testamenti a carattere transfrontaliero. In tale ambito, avanza una serie di raccomandazioni concrete volte ad agevolare l'entrata in possesso delle eredità, riducendo le difficoltà e i costi. Lo strumento UE dovrà quindi istituire un "certificato successorio europeo" e lasciare spazio alla libertà di scelta dei testatori quanto alla legislazione applicabile.
Secondo uno studio del 2002 realizzato dal Deutsches Notarinstitut su incarico della Commissione europea, ogni anno si aprono nel territorio dell'Unione europea tra le 50.000 e le 100.000 successioni a causa di morte caratterizzate da elementi di internazionalità. Questo numero, inoltre, è destinato a essere rivisto in aumento, a seguito della recente adesione all'Unione europea di dieci nuovi Stati membri e in vista dei prossimi allargamenti. D'altra parte, attualmente sussistono profonde divergenze tra i sistemi di diritto internazionale privato e di diritto sostanziale degli Stati membri in materia di successioni a causa di morte e testamenti.
Osservando che tali divergenze determinano, a carico degli aventi diritto, difficoltà e costi per entrare in possesso dell'eredità, il Parlamento, adottando la relazione di GIUSEPPE GARGANI (PPE/DE, IT) con 457 voti favorevoli, 51 contrari e 22 astensioni, chiede alla Commissione di presentargli, nel corso del 2007, una proposta legislativa in materia di successioni a causa di morte e testamenti. A tal fine, suggerisce alla Commissione delle raccomandazioni particolareggiate sui contenuti e la struttura del provvedimento legislativo che, è precisato, dovrà essere elaborato nell’ambito di un dibattito interistituzionale e adottato con la procedura di codecisione.
I deputati ritengono che lo strumento legislativo da adottare dovrà contenere una disciplina «tendenzialmente esaustiva» del diritto internazionale privato delle successioni a causa di morte. Contestualmente, tale strumento, dovrà procedere all'istituzione di un "certificato successorio europeo" e all'armonizzazione delle norme concernenti la competenza giurisdizionale, la legge applicabile (cosiddette norme di conflitto), il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze e degli atti pubblici stranieri. E' fatta eccezione per le norme sostanziali e procedurali che disciplinano la materia negli Stati membri.
Allo stesso tempo, il Parlamento invita la Commissione, nel quadro delle consultazioni sul programma di finanziamento nel settore della giustizia civile per il periodo 2007 2013, a pubblicare un invito a presentare proposte per una campagna d'informazione sulle successioni e i testamenti transfrontalieri destinata ai legali che operano nel settore. Ma anche a indicare come priorità la creazione di una rete di legali civilisti, «al fine di sviluppare la fiducia e la comprensione reciproche tra i professionisti del settore, di favorire lo scambio di informazioni e di mettere a punto prassi eccellenti».
Giurisdizione e criteri di collegamento: riconoscere l'autonomia privata
I deputati ritengono che lo strumento legislativo da adottare dovrà ridurre le difficoltà di applicazione della legge straniera. A tale scopo, preferiscono, sia quale titolo di giurisdizione principale sia quale criterio di collegamento oggettivo, il luogo di residenza abituale del defunto. Ossia il suo luogo di residenza al momento del decesso, sempreché sia stata la sua residenza abituale per almeno due anni prima della morte o, nel caso non lo sia stata, il luogo in cui aveva il centro dei propri interessi al momento del decesso. Tuttavia, ritengono anche che lo strumento legislativo «dovrà attribuire un certo spazio all'autonomia della volontà».
Più in particolare, dovrà consentire alle parti in causa di scegliere, a determinate condizioni, il giudice competente e, quindi, la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. Al testatore, inoltre, dovrebbe essere riconosciuta la facoltà di scegliere, quale legge regolatrice dell'intera successione, tra la propria legge nazionale e la legge dello Stato in cui ha la residenza abituale al momento della scelta. Tale scelta, è anche precisato, «dovrà essere espressa in una dichiarazione avente la forma di una disposizione testamentaria».
Lo strumento legislativo, d'altra parte, dovrà evitare che tramite la facoltà di scelta della legge applicabile «siano frodati i principi fondamentali di assegnazione della legittima in favore dei congiunti più stretti stabiliti dalla legge applicabile alla successione a titolo oggettivo». Dovrà inoltre assicurare il coordinamento della legge applicabile alla successione con le norme della legge del luogo dove si trovano i beni ereditari al fine di rendere queste ultime applicabili.
La legge applicabile alla successione, poi, non potrà influire sull'applicazione di altre disposizioni dello Stato nel quale sono ubicati determinati beni immobili, imprese o altre speciali categorie di beni, e le cui norme istituiscono un regime ereditario speciale per quanto concerne tali beni in ragione di considerazioni economiche, familiari o sociali.
Legge applicabile alla forma dei testamenti e ai patti successori
Il Parlamento ritiene inoltre che lo strumento legislativo da adottare dovrà prevedere un'apposita disciplina in materia di legge applicabile alla forma delle disposizioni testamentarie. Queste, più in particolare, dovranno reputarsi valide, quanto alla forma, ove siano considerate tali dalla legge dello Stato in cui il testatore ha disposto, dalla legge dello Stato in cui il testatore aveva la sua residenza abituale nel momento in cui ha disposto o al momento della morte, o dalla legge di uno degli Stati di cui il testatore aveva la nazionalità nel momento in cui ha disposto o al momento della morte.
Per quanto riguarda i patti successori, il provvedimento dovrà prevedere che, nel caso in cui riguardino la successione di una sola persona, questi dovranno essere regolati dalla legge dello Stato in cui tale persona ha la sua residenza abituale al momento della conclusione del patto. Se, invece, riguardano la successione di più persone, dovranno essere regolati da ognuna delle leggi degli Stati nei quali ognuna di tali persone ha la propria residenza abituale al momento della conclusione del patto. Anche in questo caso, tuttavia, i deputati chiedono che si attribuisca un certo spazio all'autonomia della volontà, consentendo alle parti di convenire a quale legge devono essere sottoposti tali patti.
Lo strumento legislativo da adottare dovrà disciplinare anche le questioni di carattere generale in materia di legge applicabile. A tale proposito, il Parlamento ritiene che la legge designata dallo strumento legislativo dovrà essere competente a disciplinare, «a prescindere dalla natura e dall'ubicazione dei beni», l'intera successione, dall'apertura fino alla trasmissione dell'eredità agli aventi diritto. Lo strumento legislativo, inoltre, dovrà avere carattere erga omnes, «cioè essere applicabile anche nel caso in cui la legge dal medesimo designata sia la legge di uno Stato terzo» e indicare i modi e i mezzi con cui le autorità chiamate ad applicare una legge straniera dovranno accertarne il contenuto, nonché i rimedi in caso di mancato accertamento.
Certificato successorio europeo per semplificare le procedure
Per il Parlamento, lo strumento legislativo da adottare dovrà perseguire l'obiettivo di semplificare le procedure che eredi e legatari devono seguire per entrare in possesso dei beni ereditari. Dovrà quindi prevedere le regole di diritto internazionale privato volte all'efficace coordinamento degli ordinamenti giuridici in materia di amministrazione, liquidazione e trasmissione dell'eredità, nonché di identificazione degli eredi.
Occorre inoltre istituire un "certificato successorio europeo" che indichi, in maniera vincolante, la legge applicabile alla successione, i beneficiari dell'eredità, i soggetti incaricati della sua amministrazione e i relativi poteri, nonché i beni ereditari, affidandone il rilascio ad un soggetto che nei singoli ordinamenti nazionali sia abilitato ad attribuirgli pubblica fede. Tale certificato dovrà essere redatto secondo un modello standard e costituirà titolo idoneo per la trascrizione dell'acquisto ereditario nei pubblici registri dello Stato membro di ubicazione dei beni.
I trust
I deputati chiedono che i trust non rientrino nel campo di applicazione dello strumento legislativo da adottare. Tuttavia, quest'ultimo dovrà prevedere che, nel caso dei trust facenti parte di una successione, l'applicazione alla successione della legge indicata dallo strumento stesso «non possa ostacolare l'applicazione di un'altra legge per l'amministrazione del trust». Viceversa, l'applicazione al trust della legge per la sua amministrazione non dovrà ostacolare l'applicazione alla successione della legge applicabile in conformità dello strumento legislativo da adottare.
Atti pubblici e rete europea dei testamenti
Il Parlamento ritiene opportuno disciplinare gli stessi effetti per gli atti pubblici in materia successoria, che in particolare dovranno essere riconosciuti in tutti gli Stati membri per la prova dei fatti e delle dichiarazioni che l’autorità che li ha formati attesta essere avvenuti in sua presenza, qualora la legge dello Stato membro d’origine lo preveda.
Quando un atto pubblico è destinato a essere trascritto in pubblici registri dovrà anche essere previsto che l'atto stesso sia accompagnato da un "certificato di conformità" all’ordine pubblico ed alle norme imperative dello Stato membro richiesto. Tale certificato dovrà essere rilasciato - secondo un formulario standard - dall’autorità che sarebbe stata competente a formare l'atto in quest’ultimo Stato. A tale proposito, infine, il Parlamento auspica la creazione di una rete europea dei registri dei testamenti attraverso la messa in rete dei registri nazionali, al fine di semplificare la ricerca e l’accertamento delle disposizioni di ultima volontà del defunto.
Data l'importanza del tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato dal relatore GIUSEPPE GARGANI (PPE/DE-I) Presidente della Commissione Giuridica:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, dico
subito che nell'Unione europea, rispetto al provvedimento che abbiamo in esame,
vi sono tra le cinquanta e le centomila successioni per causa di morte e si
tratta di un provvedimento destinato a diventare il riferimento ai problemi di
diritto internazionale.
Quello delle successioni transfrontaliere è un fenomeno molto vasto, che si imbatte in difficoltà sempre crescenti e che è all'origine di profonde divergenze fra i sistemi di diritto internazionale privato e di diritto sostanziale degli Stati membri. Tutto questo si traduce spesso in ostacoli alla libertà di circolazione e al godimento dei diritti di proprietà. Per questo la commissione giuridica, che ho l'onore di presiedere, ha deciso di prendere l'iniziativa per rendere più semplice le successioni ereditarie in Europa, avvalendosi di un potere attribuitole dall'articolo 192, e chiedere alla Commissione di adottare una proposta legislativa.
Poiché noi, onorevoli deputati - è una considerazione che io faccio sempre - purtroppo non disponiamo ancora di un potere di iniziativa legislativa, come tutti i colleghi dei parlamenti nazionali, mi rivolgo proprio a lei, onorevole Commissario, caro Frattini, chiedendole, con la forza che il voto di maggioranza qualificata darà - ne sono certo - il suo impegno per una nostra richiesta incisiva nell'interesse dei cittadini dell'Europa.
Lei sa bene che oggi per entrare in possesso dei beni ereditari, gli aventi diritto devono iniziare procedimenti in ogni paese nei quali sono collocati i beni. E' un processo non solo costoso e impegnativo: la trasmissione dei beni per via ereditaria, essendo un modo speciale di trasferire la società, è legata ad aspetti affettivi e personali, a rapporti interpersonali che sono molto complessi e che trascendono anche le ragioni del diritto. Mi permetto di evocare un ricordo molto personale della mia gioventù, quando ero all'università: avendo fatto la tesi sul diritto ereditario, il professore Cariota-Ferrara diceva che il diritto ereditario era un diritto affettivo, un diritto molte volte sofferto. Per cui, cari colleghi e caro Presidente, sono convinto che la nostra proposta rappresenti davvero un contributo reale alla costruzione dell'Europa dei cittadini.
Io ringrazio la commissione che ha discusso a lungo di questo problema, che abbiamo approfondito in tutti gli aspetti. Credo veramente di offrire al Parlamento una proposta assolutamente valida, che comporta un avanzamento dell'Europa politica e dell'Europa dei cittadini. Vi invito pertanto a sostenere questa relazione, chiedendo anche al Commissario Frattini di farlo proprio in nome dei cittadini europei.
La relazione da noi proposta predispone gli strumenti tesi a garantire che ci sia una legge applicabile e un solo giudice. Legge applicabile e giudice competente devono, in linea generale, coincidere e il criterio per stabilirlo è anch'esso oggettivo: il luogo di residenza abituale del defunto al momento della morte. Tuttavia, non viene esclusa l'autonomia privata: chi fa testamento può scegliere quale legge regolatrice applicare all'intera successione: la propria legge nazionale ovvero la legge dello Stato in cui ha la residenza abituale al momento della scelta. Le parti in causa, qualora sorga una controversia, potranno a loro volta scegliere la legge applicabile e il foro competente.
Ma la cosa più importante per la quale vorrei spendere qualche parola e che ritengo il pilastro della nostra proposta, è il fatto che la relazione preveda l'istituzione di un certificato successorio europeo, che indichi in maniera vincolante la legge applicabile alla successione, i beneficiari dell'eredità, i soggetti incaricati della sua amministrazione e i relativi poteri, nonché i beni ereditari. Il certificato sarà redatto secondo un modello standard e consentirà la trascrizione dell'acquisto ereditario nei pubblici registri dello Stato membro di ubicazione dei beni.
A tale proposito, avendo la collega Berger condotto uno studio approfondito più degli altri proprio rispetto a questa proposta e presentando cinque emendamenti, vorrei dire che tengo particolarmente al fatto che il certificato abbia una sua obbligatorietà, una sua consistenza, una sua certezza. Infatti, se non si stabilisce questo, credo che venga meno un po' tutta l'impalcatura del provvedimento, che perde efficacia e diventa un po' meno un riferimento, e che non tutti i paesi dell'Europa, della Comunità possono tenere in considerazione, per cui finirà per essere un provvedimento consultivo e non obbligatorio, il che probabilmente attenua, in qualche modo, una forza che invece consiste proprio nella certezza del diritto e nella capacità di raggiungere tutti i cittadini, perché abbiano una possibilità concreta di acquisire l'eredità attraverso questi strumenti.
Gli altri emendamenti, a mio avviso, sono da respingere e al riguardo desidero rivolgere un appello particolare alla collega, affinché rifletta e possa conferire alla proposta, magari attraverso un ritiro o una soluzione diversa dello stesso emendamento, una maggiore incisività."
ISTITUZIONI
DIBATTITO SUL PROGRAMMA DI LAVORO DELLA COMMISSIONE
Programma legislativo e di lavoro della Commissione 2007
Dibattito: 14.11.2006
L'Aula ha tenuto un ampio dibattito in merito al programma di lavoro della Commissione per il 2007. Energia, cambiamenti climatici, immigrazione, sicurezza, competitività e innovazione, sono stati i principali temi affrontati. Senza dimenticare le tematiche sociali. Il Parlamento adotterà una risoluzione su tale questione in occasione della sessione di dicembre.
Dichiarazione della Commissione
JOSÉ MANUEL BARROSO ha esordito sostenendo che il recente black out elettrico è stato «illuminante» quanto alla necessità di più Europa. Non ci sono più dubbi, ha aggiunto, che siamo confrontati oggi a più sfide comuni che in passato, dovute in gran parte alla globalizzazione. E, ha insistito, le sfide comuni necessitano di soluzioni comuni che riguardano la crescita e l'occupazione in un mondo sempre più competitivo, il cambiamento climatico, la sicurezza energetica e il terrorismo internazionale. L'Unione, ha quindi proseguito, ha risposto a queste sfide con la Strategia di Lisbona rinnovata e il Patto di stabilità, liberando il potenziale del mercato unico e preservando la solidarietà sociale, senza dimenticare la promozione dell'innovazione.
Riguardo all'ampliamento, ricordando che la Commissione ha proposto i due candidati commissari (con i portafogli della politica dei consumatori e del multilinguismo), il Presidente si è detto fiero di questo nuovo progresso nell'unificazione europea ed ha affermato che «nei prossimi secoli, gli specialisti di storia europea diranno che l'allargamento sarà stato il più importante strumento di pace, di prosperità e di stabilità della nostra generazione». Ha poi sottolineato che «è giunto il momento che non si parli più di nuovi e vecchi Stati membri» poiché, più che mai, «formiamo una sola Europa, unita in tutta la sua diversità».
Dopo aver citato alcuni dei risultati già ottenuti dal suo Collegio, il Presidente ha affermato che il 2007, cinquantenario della firma dei trattati di Roma, segnerà una svolta poiché sfrutterà tutta la potenza comunitaria per rispondere alle attese dei cittadini e potrà beneficiare di un nuovo quadro finanziario. Il Programma di lavoro, ha spiegato Barroso, integrando numerose preoccupazioni espresse dal Parlamento, è suddiviso in 21 iniziative strategiche e prevede un secondo elenco d'iniziative prioritarie in altri campi importanti. Ha poi sottolineato che grande importanza è stata attribuita a un insieme di misure volte alla semplificazione nell'ambito dell'iniziativa "Legiferare meglio".
Il Presidente ha quindi accennato ai principali elementi del Programma di lavoro, sottolineandone gli elementi essenziali per quanto riguarda la politica energetica comune, i cambiamenti climatici, la necessità di attirare migranti economici altamente qualificati e la riduzione dell'immigrazione clandestina, la modernizzazione del mercato unico (in particolare nel campo della difesa) e la lotta al terrorismo. Ma il 2007 è anche l'anno in cui dovrà essere risolta la questione istituzionale. In proposito, il Presidente ha evidenziato che la dichiarazione di Berlino per celebrare il 50° anniversario dovrà essere chiara e sintetica e dovrà affermare ciò che ci unisce, ma soprattutto dove vogliamo andare e cosa auspichiamo fare dell'Europa nei prossimi 50 anni».
Si è poi detto convinto che tutte le condizioni sono riunite affinché si possano realizzare progressi importanti su tale questione. Progressi che sono «capitali», poiché l'assenza di un trattato costituzionale ha costi non indifferenti. Vi è la necessità di questo trattato, ha spiegato, «se vogliamo essere più efficaci nel prendere le decisioni, più coerenti nell'azione esterna e più trasparenti e democratici nel funzionamento interno».
Nel dibattito è intervenuta AMALIA SARTORI (PPE/DE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io vorrei rivolgermi alla Commissione con alcune riflessioni ed alcuni suggerimenti. Poiché in Europa c'è voglia di Europa, credo che le risposte che ci si attendono sono quelle di un'Europa forte, capace di dare, di indirizzare e di proporre. Questo è il primo motivo per il quale credo che dovremmo riuscire a sintetizzare maggiormente le offerte veramente significative di un programma. Credo inoltre che la Commissione, il Parlamento, il Consiglio stiano procedendo abbastanza bene, essendo riusciti in questi anni a emanare una serie di direttive e di regolamenti che rispondono alle domande di qualità dell'ambiente, di qualità della vita e di maggiore integrazione.
Ci sono tuttavia degli importanti ambiti di politica europea e internazionale sui quali dobbiamo essere più coraggiosi. Tali ambiti ci sono stati indicati in molti degli interventi che mi hanno preceduta: ambiente, energia, lavoro, sicurezza, immigrazione e all'interno di questi temi si ravvisa un filo conduttore, che è quello delle pari opportunità per tutti: per i ragazzi che affrontano il mondo del lavoro e che hanno, nei diversi Stati membri, un livello di formazione troppo differenziato; e pari opportunità per le donne, che in questa vecchia Europa non sono ancora riuscite a raggiungere, neppure nel mondo del lavoro, quella parità che loro spetta."
RELAZIONI ESTERNE
GAZA: CONVOCARE UNA CONFERENZA INTERNAZIONALE PER LA PACE
Docc. B6-0588, 0589, 0590, 0591, 0592/2006
Risoluzione comune sulla situazione nella Striscia di Gaza
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 15.11.2006 - Votazione: 16.11.2006
Cessazione degli attacchi indiscriminati israeliani e del lancio di missili da parte palestinese, spiegamento di una forza internazionale a Gaza e in Cisgiordania e rafforzamento degli aiuti umanitari alla Palestina. E' quanto chiede una risoluzione comune adottata dal Parlamento che, condannando le operazioni militari sproporzionate e indiscriminate da parte israeliana a Beit Hanun, chiede la convocazione di una conferenza di pace e invita gli USA a riconsiderare il loro ruolo nel conflitto.
Il Parlamento ha adottato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (salvo IND/DEM) che, ricordando come dal giugno 2006 le operazioni militari di Israele a Gaza abbiano provocato oltre 350 morti, esprime anzitutto le sue più sentite condoglianze e la sua solidarietà alle famiglie delle vittime del recente bombardamento a Beit Hanun e «a tutte le altre vittime innocenti». Si dichiara quindi «profondamente indignato» per le operazioni militari israeliane a Beit Hanun e a Gaza e condanna «l'uso di misure sproporzionate da parte dell'esercito di Israele». Per i deputati, infatti, il diritto di uno Stato all'autodifesa «non può giustificare l'uso sproporzionato e indiscriminato della forza» e, al riguardo, sottolineano che gli attacchi aventi come bersaglio diretto beni civili e gli attacchi sproporzionati o indiscriminati contro la popolazione civile «costituiscono una violazione flagrante dei diritti fondamentali» sanciti a livello internazionale.
A loro parere, peraltro, ciò «compromette qualsiasi tentativo di avviare il processo di pace» e, invitando pertanto il governo israeliano a cessare senza indugi le sue operazioni militari a Gaza, ribadiscono che «non vi è soluzione militare al conflitto israelo-palestinese». Il Parlamento, inoltre, sollecita il governo israeliano a porre fine «a tutte le attività provocatorie nei territori palestinesi, incluse la costruzione di colonie e del muro di separazione nei territori palestinesi, le operazioni militari indiscriminate e la demolizione di abitazioni palestinesi». Invita inoltre il Consiglio a convocare con urgenza il Consiglio di associazione UE-Israele per esprimere la posizione dell'Unione europea dopo le operazioni militari israeliane a Gaza, con particolare riguardo al pieno rispetto dell'articolo 2 dell'Accordo di associazione ("Le relazioni tra le parti, così come tutte le disposizioni del presente accordo, si fondano sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, cui si ispira la loro politica interna e internazionale e che costituisce elemento essenziale dell'accordo", ndr).
D'altra parte, i deputati esortano le milizie palestinesi «a porre fine al lancio indiscriminato di razzi sul territorio israeliano», sottolineando che «hanno quale obiettivo deliberato la popolazione civile», e condannano il recente attacco di Sderot che ha provocato l'uccisione di civili israeliani innocenti. Le milizie sono quindi invitate «a rispettare la tregua e ad astenersi da un'ulteriore escalation del conflitto». Il Parlamento chiede quindi al Consiglio di rivolgersi al nuovo governo palestinese di unità nazionale, nel quadro dell'Accordo di associazione UE-Palestina, per affrontare la questione della violenza e della sicurezza.
Processo di pace e invio di una forza multinazionale
Il Parlamento, osservando che, dal punto di vista politico e diplomatico, il processo di pace in Medio Oriente «si trova in una situazione di stallo», esprime profonda preoccupazione per le possibili gravi conseguenze dell'attuale crisi, «compresi ulteriori attacchi militari e terroristici suscettibili di compromettere la fragile situazione politica dell'intera regione». Invita quindi il Consiglio a compiere ogni sforzo possibile per convocare una conferenza di pace internazionale al fine di pervenire «a una soluzione globale, duratura e sostenibile» dei problemi della regione, sulla base delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Al riguardo, nel sostenere che un approccio unilaterale di una o dell'altra parte interessata debba essere respinto, i deputati ritengono essenziale il coinvolgimento della Lega Araba.
Il Parlamento chiede quindi al Consiglio e agli Stati membri dell'UE di adottare una posizione comune al fine di farsi promotori di un serio tentativo volto ad arrestare la violenza e a portare le parti interessate al tavolo dei negoziati. Prendendo inoltre atto del fatto che il veto degli USA ha bloccato un progetto di risoluzione sulla Striscia di Gaza in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, deplora l'assenza di una posizione chiara e forte della comunità internazionale sulla crisi in atto. Invita poi l'Amministrazione statunitense a riconsiderare il suo ruolo in seno al Quartetto e nel conflitto israelo-palestinese per appoggiare la fine delle violenze e l'avvio di un nuovo ed autentico dialogo tra le parti.
Al Quartetto (Nazioni Unite, Unione europea, USA e Russia) è chiesto di intervenire con urgenza per la ripresa dei negoziati con e tra le parti interessate e per la piena attuazione di tutti gli elementi della Roadmap. In proposito, il Parlamento ribadisce che sarà possibile trovare una soluzione al conflitto in Medio Oriente solo negoziando un accordo di pace «fermo e definitivo», senza condizioni preliminari, «basato sull'esistenza di due Stati democratici, sovrani e funzionanti, che vivano pacificamente l'uno accanto all'altro, entro confini sicuri e internazionalmente riconosciuti». Suggerisce, inoltre, di considerare l'opportunità di inviare una forza multinazionale a Gaza e in Cisgiordania - sul modello di quella presente in Libano - «per proteggere la popolazione civile di entrambe le parti». Il Consiglio è invitato a inviare osservatori militari internazionali a Gaza.
Rafforzare gli aiuti umanitari
Il Parlamento, inoltre, esprimendo profonda preoccupazione dinanzi «alle dimensioni catastrofiche ormai raggiunte dalla crisi umanitaria», invita il Consiglio e la Commissione a continuare a garantire, unitamente alla comunità internazionale, l'assistenza umanitaria fondamentale al popolo palestinese e chiede che il MIT sia potenziato ed esteso in termini di durata e di risorse. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero poi fornire assistenza medica supplementare agli ospedali palestinesi, in particolare a Gaza. I deputati, peraltro, ritengono che l'accordo raggiunto dal Presidente dell'Autorità palestinese per promuovere un dialogo nazionale tra i partiti palestinesi e la nomina di un nuovo Primo ministro palestinese incaricato di formare un nuovo governo, «potrebbe portare alla ripresa dell'aiuto economico all'Autorità palestinese».
Il governo israeliano, d'altra parte, dovrebbe riprendere con urgenza il trasferimento delle entrate tributarie e doganali palestinesi trattenute nonché revocare il blocco economico a Gaza, agevolare gli scambi commerciali tra i territori palestinesi, Israele e il mondo intero, promuovere lo sviluppo economico e consentire la circolazione delle persone. Il Parlamento, infine, ribadisce l'appello per l'immediata liberazione dei ministri e dei membri degli organi legislativi palestinesi sotto custodia israeliana nonché del soldato israeliano rapito.
Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, Gaza è il
cuore del cuore del problema: è il cuore della crisi tra israeliani e
palestinesi e della crisi mediorientale; da lì nasce la grande offensiva del
terrorismo; dalla mancata soluzione dei problemi israelo-palestinesi nasce l'11
settembre, il rafforzamento di Al Qaida e la crisi mediorientale. Ecco perché
l'Europa deve svolgere un ruolo importante e coinvolgere paesi come la Siria,
distinguendo il ruolo della Siria da quello dell'Iran.
Ovviamente, nessuno di noi intende giustificare Israele per quanto è accaduto nei giorni scorsi a Gaza - ci sono delle responsabilità da parte delle Forze armate israeliane - ma sarebbe un grave errore puntare l'indice per la crisi generale soltanto su Israele. Dobbiamo ricordarci di ciò che succede, dei missili lanciati dal territorio palestinese, con il consenso anche di organizzazioni terroristiche ed estremiste, perché c'è chi non vuole osteggiare il processo di pace.
L'Europa deve svolgere un ruolo costruttivo e determinante per fare progredire tale processo di pace, disinnescare ogni azione che possa rappresentare una provocazione, da una parte e dall'altra. Il ruolo dell'Europa deve essere equilibrato: guai se l'Europa si scatenasse contro Israele e se lo considerasse responsabile di tutto ciò che accade, perché così non risolveremmo la situazione.
Noi dobbiamo impegnarci per la nascita di uno Stato palestinese, adoperarci perché Israele possa sentirsi sicuro nel proprio territorio, evitando che ogni famiglia israeliana sia costretta, di mattina, a mandare un figlio a scuola su un autobus e un altro figlio su un altro autobus, perché non sa quali dei due tornerà a casa. Su questo noi dobbiamo essere molto determinati, facendo comprendere ad Hamas che non c'è spazio per iniziative militari e terroristiche e agli Hezbollah che non c'è spazio per un loro ruolo politico nel processo di pace.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
- Doc. A6-0367/2006 - Risoluzione su una strategia per la Dimensione settentrionale incentrata sull'area del Baltico
AMBIENTE
UNA STRATEGIA PER TUTELARE I MARI EUROPEI
- Doc. A6-0373/2006 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino (direttiva sulla strategia per l’ambiente marino)
- Doc. A6-0364/2006 - Relazione sulla strategia tematica per la protezione e la conservazione dell'ambiente marino
Procedura: Codecisione, prima lettura e iniziativa - Dibattito: 13.11.2006 - Votazione: 14.11.2006
L'Aula ha adottato una relazione in merito alla proposta di direttiva sulla strategia per l'ambiente marino. I deputati avanzano diversi emendamenti volti soprattutto a ridurre i tempi d'attuazione e a garantire il "buono stato ecologico" dei mari, nonché a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri e con i paesi terzi. Una particolare attenzione dev'essere posta alle riserve naturali, mentre le sovvenzioni PAC vanno condizionate al rispetto delle acque. Il Parlamento ha anche adottato una risoluzione non legislativa.
L’ambiente marino è sottoposto a gravi minacce quali la perdita o il degrado della biodiversità e alterazioni della sua struttura, la distruzione degli habitat, la contaminazione da sostanze pericolose e nutrienti ed effetti del cambiamento climatico. L’obiettivo generale della direttiva - proposta nell'ambito della strategia tematica per l'ambiente marino - consiste nel raggiungimento di un buono stato ecologico dell’ambiente marino europeo. Il provvedimento stabilisce obiettivi e principi comuni a livello dell’UE e definisce una serie di regioni marine europee. Gli Stati membri dovranno elaborare, per le loro acque territoriali all’interno di ciascuna regione marina, strategie per la protezione dell’ambiente marino articolate in diverse fasi.
Adottando la relazione, il Parlamento sottolinea anzitutto come sia «evidente» che la domanda che preme sulle risorse naturali marine e i servizi ecologici marini, quali l'assorbimento di rifiuti, «è troppo elevata» e, pertanto, l'UE «deve ridurre la sua pressione sulle acque marine dentro e fuori» il proprio territorio. Precisa inoltre che la strategia tematica per l'ambiente marino dovrà includere, se del caso, obiettivi qualitativi e quantitativi e calendari volti a valutare e controllare le misure previste. Le azioni della strategia dovranno poi rispettare il principio di sussidiarietà, mentre dovranno anche essere considerati un maggior coinvolgimento delle parti interessate e una migliore utilizzazione dei diversi strumenti di finanziamento UE che riguardano direttamente o indirettamente la protezione dell'ambiente marino.
Una serie di emendamenti riformulano e precisano dettagliatamente l'oggetto della direttiva, introducendo anche una serie di definizioni e anticipando i tempi d'attuazione. Inoltre, rafforzano gli obblighi e le responsabilità degli Stati membri. Più in particolare se la proposta della Commissione affidava ai governi il compito di elaborare una strategia per la protezione dell'ambiente volto a conseguire un buono stato ecologico, i deputati precisano che, in base al quadro stabilito dalla direttiva, gli Stati membri «devono conseguire un buono stato ecologico dell’ambiente marino». Inoltre anticipano il raggiungimento di questo obiettivo dal 2021 al 2017.
A tal fine, i governi dovranno adottare delle misure volte garantire la protezione e la conservazione dell'ambiente marino o permetterne il risanamento o, qualora ciò sia possibile, «ristabilire il funzionamento, i processi e la struttura della biodiversità marina e degli ecosistemi marini». Dovranno inoltre, prevenire ed eliminare progressivamente l'inquinamento nell'ambiente marino per garantire che non vi sia un impatto o un rischio significativo per la biodiversità marina, gli ecosistemi marini, la salute umana o gli usi legittimi del mare. Tali misure, poi, dovrebbero anche contenere l'utilizzazione dei servizi e dei beni marini e le altre attività esplicate nell'ambiente marino «a livelli che siano sostenibili e non compromettano gli utilizzi e le attività delle generazioni future, né la capacità degli ecosistemi marini a reagire ai cambiamenti indotti dalla natura e dagli uomini».
Oltre a definire le nozioni di "acque marine europee", "inquinamento", "zone marine protette" e ad ampliare il concetto di "stato ecologico", i deputati introducono sin da ora una definizione molto dettagliata di "buono stato ecologico" e precisano in un nuovo allegato le condizioni per adempiervi. Con tale nozione, pertanto, si intende lo stato dell'ambiente allorché la struttura, la funzione e i processi degli ecosistemi che compongono l'ambiente marino «permettono a detti ecosistemi di funzionare interamente nel modo autoregolante che è naturalmente presente».
Gli ecosistemi marini, devono inoltre mantenere «la loro resistenza naturale ad un cambiamento ambientale più ampio». Tutte le attività umane dentro e fuori il settore interessato, poi, devono essere gestite in modo da rendere la loro pressione collettiva sugli ecosistemi marini compatibile con il buono stato ecologico.
Le attività umane esercitate nell'ambiente marino non devono quindi superare livelli che sono sostenibili su scala geografica appropriata per la valutazione, mentre il potenziale per gli utilizzi e le attività delle generazioni future nell'ambiente marino dev'essere mantenuto. Per garantire questo status, inoltre, la biodiversità e gli ecosistemi marini devono risultare protetti e il loro deterioramento evitato e, nella misura del possibile, deve essere conseguibile il loro risanamento. L'inquinamento e l'energia, compresi i rumori, nell'ambiente marino devono essere costantemente ridotti al fine di garantire che l'impatto o il rischio per la biodiversità marina, gli ecosistemi marini, la salute umana o gli usi legittimi del mare siano minimizzati.
Per ciascuna regione marina, gli Stati membri interessati dovranno pervenire quindi ad un buono stato ecologico (nelle acque marine europee) mediante la definizione e l'attuazione di una strategia marina regionale. Gli Stati membri dovranno poi definire idonee unità di gestione per le loro zone marine europee relativamente a ogni regione o sottoregione marina. I deputati precisano inoltre che gli Stati membri che hanno in comune una regione marina dovranno assicurare che sia elaborata un'unica strategia comune per la protezione dell'ambiente marino per regione o sottoregione concernente le acque soggette alla loro sovranità o giurisdizione all'interno della regione in questione.
Degli emendamenti, poi, riducono drasticamente i tempi entro i quali i governi dovranno dare seguito al piano d’azione teso ad avviare la strategia attraverso una serie di incombenze relative alla preparazione e alla programmazione di misure. Il programma delle misure finalizzato al conseguimento di un buono stato ecologico dovrà quindi essere elaborato entro il 2012 (al posto del 2016 proposto dalla Commissione) e avviato nel 2014 (al posto del 2018). Nel frattempo gli Stati dovranno procedere a una valutazione dello stato ecologico attuale delle acque marine (entro 2 anni dall'entrata in vigore della direttiva), definire una serie di obiettivi ambientali ed elaborare un programma di monitoraggio per la valutazione di questi obiettivi (entrambi entro 3 anni).
Un altro emendamento chiede agli Stati membri di definire nelle loro strategie delle "zone di protezione marina" e, se del caso, prendere anche delle misure volte a creare riserve naturali marine chiuse con l'obiettivo di proteggere e preservare gli ecosistemi marini più fragili e la diversità biologica. Queste zone dovrebbero poi contribuire a una rete coerente e rappresentativa. A tale proposito, i deputati chiedono alla Commissione di presentare, entro due anni dall'entrata in vigore della direttiva, una relazione sui progressi realizzati nella messa a punto di una rete globale di zone protette e fermi biologici/chiusure di zona al fine di tutelare le aree e i periodi di allevamento della prole. Su tale base, la Commissione potrà, entro il 2012, proporre eventuali misure addizionali.
Più in generale, i deputati ritengono che la Comunità dovrebbe creare le condizioni necessarie affinché gli Stati membri possano beneficiare della qualità della ricerca e della massa delle conoscenze prodotte nelle università che si dedicano alla ricerca marina e chiedono che anche il Settimo programma quadro di ricerca preveda un sostegno alla ricerca sull'ambiente marino.
Per i deputati, inoltre, la futura riforma della politica comune della pesca dovrebbe tenere conto dell'impatto ambientale della pesca e degli obiettivi della direttiva in discussione. Introducono poi un emendamento che limita l’assistenza dell’UE, ad esempio nel quadro della politica agricola, «soltanto gli attori in grado di dimostrare che la loro attività non altera l’equilibrio ambientale a livello di sostanze nutritive, ossia che non comporta la dispersione di ingenti quantità di fertilizzanti nei bacini idrici». Infine, i deputati chiedono che la Commissione, entro dieci anni dalla sua entrata in vigore, riesamini la direttiva e proponga le modifiche necessarie per agevolare il conseguimento di un buono stato ecologico e la preservazione di un buono stato ecologico nelle acque marine europee, ove tale stato non sia conseguito entro il 2017.
Approvando con 573 voti favorevoli, 8 contrari e 13 astensioni la relazione d'iniziativa, il Parlamento accoglie con favore la strategia tematica della Commissione per la protezione e la conservazione dell'ambiente marino e chiede una politica europea «forte» in materia di protezione del mare, «scongiurando ulteriori perdite di biodiversità e il deterioramento dell'ambiente marino nonché accelerando il ripristino della biodiversità marina». I deputati, in proposito, rilevano che un buono stato ambientale dei mari regionali europei «può essere ottenuto solo tramite un'azione forte e coordinata a livello regionale piuttosto che da Stati membri che agiscono a livello individuale» e ritengono pertanto che la strategia debba sfociare «in obblighi sovranazionali vincolanti che comportino anche impegni comuni in paesi terzi».
D'altra parte, esprimono preoccupazione per la mancanza di mezzi finanziari destinati all'attuazione delle strategie per l'ambiente marino. Pertanto chiedono l'individuazione di misure che potrebbero essere cofinanziate da Life+. Inoltre, osservando che vi sono notevoli differenze tra le diverse regioni marine dell'UE, ritengono che certe regioni possano aver bisogno di interventi finanziari più ampi da parte dell'UE per conseguire un buono stato ecologico sostenibile.
Il Parlamento, nel ritenere essenziale l'adozione di misure e programmi in materia di tracciabilità e riconoscibilità tesi a identificare l'inquinamento e localizzare le sue fonti, sostiene che le norme internazionali in vigore vadano riviste affinché le acque internazionali (oltre le 12 miglia dalla costa) «non possano più essere utilizzate come luogo di scarico di latrine». Per i deputati, inoltre, la protezione del Mar Mediterraneo «risente dell'assenza della necessaria normativa ambientale» oppure «dell'assenza della volontà politica di farla rispettare». Ritengono poi che gli obiettivi della Convenzione di Barcellona, volti a promuovere la gestione integrata delle zone costiere, «siano confrontati a uno sviluppo a due velocità delle regioni», segnatamente i paesi del Mar Mediterraneo meridionale e orientale, da un lato, e i paesi del Mediterraneo settentrionale, dall'altro.
Nel dibattito è intervenuto FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-I):
"L’Europa è circondata da quattro mari e due
oceani che comprendono diversi tipi di ecosistemi e diverse regioni
bio-geografiche. La costa europea si estende su 100.000 km, ove vive il 16% dei
cittadini europei, molti dei quali profondamente legati al mare per lavoro,
svago, sport o perché fonte di risorse naturali ed energetiche. Nel caso dei
mari chiusi o parzialmente chiusi, quali il Mar Nero, il Baltico e il
Mediterraneo, il rischio di inquinamento è particolarmente elevato.
La proposta di direttiva sulla strategia per l’ambiente marino, che appare opportuna e attesa, deve consentire di integrare e rafforzare l’attuale quadro politico per la protezione dell’ambiente marino in Europa. La sua efficacia determinerà il futuro stato di salute dei mari europei, ed essa dispone del potenziale necessario per garantire la base ambientale necessaria a un uso sostenibile delle risorse e delle funzioni del mare, sia in Europa sia al di fuori di essa."
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:
- Doc. A6-0287/2006 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 76/769/CEE per quanto riguarda le restrizioni alla commercializzazione di alcune apparecchiature di misura contenenti mercurio
Al fine di tutelare l'ambiente e la salute umana, il Parlamento condivide l'esigenza di eliminare il mercurio dagli strumenti di misurazione contenenti mercurio destinati al grande pubblico, come termometri e manometri. Chiede però che possa continuare la vendita dei barometri e delle apparecchiature con più di 50 anni. Entro due anni andrà poi valutata la fattibilità tecnica ed economica di sostituire anche le altre apparecchiature mediche o ad uso professionale e industriale.
- Doc. A6-0336/2006 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, di un emendamento alla convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
EURO
- Doc. A6-0381/2006 - Relazione sulla relazione annuale 2006 sull'area dell'euro
Il Parlamento chiede un’interpretazione rigorosa del Patto di stabilità e la realizzazione di riforme economiche. Nel condannare il nazionalismo economico, i deputati ritengono che i mercati del lavoro debbano diventare più flessibili e chiedono che maggiori risorse siano destinate a formazione e ricerca. Sono anche sollecitati una rappresentanza esterna coordinata della zona euro e un effettivo dialogo interistituzionale.
AFFARI ECONOMICI E MONETARI
- Doc. A6-0370/2006 - Relazione sul credito ipotecario nell'Unione europea
Il Parlamento perora una maggiore armonizzazione del mercato del credito ipotecario per agevolare l'offerta transfrontaliera di mutui e consentire ai consumatori di beneficiare delle migliori offerte. I deputati sostengono la portabilità dei crediti e sollecitano un'informazione adeguata riguardo ai costi dei mutui. Chiedono anche di esplorare le potenzialità della Euroipoteca e, appoggiando le fusioni transfrontaliere di enti creditizi, vedono con favore l'apertura del mercato a altri soggetti.
- Doc. A6-0361/2006 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio sull'esenzione dall'imposta sul valore aggiunto e dalle accise delle merci importate da viaggiatori provenienti da paesi terzi
SICUREZZA E DIFESA
- Doc. A6-0366/2006 - Relazione sull'attuazione della strategia europea in materia di sicurezza nell'ambito della PESD
- Docc. B6-0585, 0586, 0587, 0593, 0594, 0611/2006 - Risoluzione comune sulla Convenzione sull'interdizione delle armi biologiche e tossiniche (BTWC), le munizioni a frammentazione e le armi convenzionali
Alla vigilia della Sesta conferenza di revisione, che si svolgerà a Ginevra dal 20 novembre all'8 dicembre, il Parlamento riconosce che tale evento offrirà agli Stati che hanno aderito alle Convenzioni BTWC e CCW, l'opportunità di ribadire il loro impegno a favore del divieto totale delle armi biologiche. In una risoluzione, chiede anche all'UE di impegnarsi a livello internazionale affinché vengano bandite anche le munizioni a grappolo, le granate al fosforo bianco e le testate all'uranio impoverito.
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
- Doc. A6-0368/2006 - Relazione recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sulla lotta contro la tratta degli esseri umani - un approccio integrato e proposte per un piano d'azione
Il Parlamento propone un quadro giuridico per la lotta al traffico degli esseri umani, sostenendo che il modo migliore per ridurre tale fenomeno è garantire l'accesso alle informazioni sulle opportunità di una migrazione sicura. Sollecita un miglior coordinamento degli Stati UE, pene severe per i datori di lavoro che sfruttano la tratta nonché un'adeguata assistenza e protezione delle vittime. Particolare attenzione va attribuita alla prevenzione della tratta di bambini e alla loro tutela.
- Doc. A6-0380/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, per conto della Comunità europea, della convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione
Il Parlamento ha approvato la proposta di concludere la Convenzione ONU contro la corruzione e sottolinea l'importanza che tutti gli Stati membri che non lo abbiano ancora fatto la firmino e la ratifichino senza ulteriori ritardi. La convenzione è il primo strumento globale di prevenzione e lotta contro la corruzione. Entrata in vigore il 14 dicembre 2005, fornisce un quadro complessivo e introduce una serie di norme minime valide per tutti gli Stati aderenti.
CULTURA
- Doc. A6-0372/2006 - Relazione su una nuova strategia quadro per il multilinguismo
- Doc. A6-0339/2006 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e gli Stati Uniti d'America che rinnova il programma di cooperazione nel settore dell'istruzione terziaria e dell'istruzione e formazione professionali
- Doc. A6-0338/2006 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e il governo del Canada che istituisce un quadro per la cooperazione nei settori dell'istruzione superiore, della formazione e della gioventù
INFORMAZIONE
- Doc. A6-0365/2006 - Relazione sul Libro bianco su una politica europea di comunicazione
Creazione di una sfera pubblica europea, sviluppo di un'amministrazione europea di prossimità e collaborazione proficua con i Media, anche regionali. E' quanto suggerisce il Parlamento per riallacciare il legame tra l'UE e i cittadini, chiedendo una politica di comunicazione che, con un linguaggio chiaro e privo di espressioni gergali, spieghi l’importanza e le ripercussioni delle decisioni UE per la vita quotidiana dei cittadini. Vanno anche coinvolti i parlamenti nazionali e gli enti locali.
DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÀ
- Doc. A6-0362/2006 - Relazione sulle donne nella politica internazionale
Una bilanciata partecipazione di donne e uomini nella vita politica europea e nazionale è condizione essenziale e necessaria per la democrazia. E' quanto afferma il Parlamento, sottolineando come le donne con incarichi politici nella politica internazionale siano ancora troppo poche. I deputati guardano con interesse a misure di discriminazione positiva per garantire la presenza di donne nei parlamenti.
IMMUNITÀ E STATUTO DEI DEPUTATI
- Doc. A6-0383/2006 - Relazione sulla richiesta di difesa dei privilegi e dell’immunità di Gabriele Albertini
- Doc. A6-0378/2006 - Relazione sulla richiesta di difesa dei privilegi e dell’immunità di Gabriele Albertini
Il Parlamento ha deciso di difendere la richiesta di difesa dell'immunità di Gabriele Albertini che, in un'intervista, evidenziava un intreccio tra la Provincia di Milano, Gavio e la scalata Unipol di BNL. D'altra parte, pur rammaricandosi di non poter adottare provvedimenti vincolanti per tutelarlo, ha deciso di non difendere la sua immunità in un procedimento penale relativo all'accusa di partecipazione, come Sindaco di Milano, ai reati di falso in atti pubblici e abuso d’ufficio.
- Doc. A6-0386/2006 - Relazione sulla richiesta di difesa dei privilegi e dell’immunità di Gérard Onesta
DIRITTI UMANI
- Docc. B6-0597, 0602, 0604, 0607, 0609, 0614/2006 - Risoluzione sulla situazione in Iran
- Docc. B6-0595, 0599, 0601, 0605, 0608, 0612/2006 - Risoluzione sul Bangladesh
- Docc. B6-0596, 0598, 0600, 0603, 0606, 0613/2006 - Risoluzione sull'Etiopia
PESCA
- Doc. C6-0334/2006 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica islamica di Mauritania
- Doc. A6-0311/2006 - Risoluzione sulla proposta di regolamento (CE) n 104/2000 del Consiglio relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura
- Doc. A6-0331/2006 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'impiego in acquacoltura di specie esotiche e di specie localmente assenti
TRASPORTI
- Doc. A6-0382/2006 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla costituzione di un'impresa comune per la realizzazione del sistema europeo di nuova generazione per la gestione del traffico aereo
AGRICOLTURA
- Doc. A6-0319/2006 - Risoluzione europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)
- Doc. A6-0377/2006 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica e rettifica del regolamento (CE) n. 1782/2003, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori, e recante modifica del regolamento (CE) n. 1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)
VARIE
- Doc. A6-0309/2006 - Risoluzione sulla relazione 2005 in merito alle attività del Mediatore europeo
- Docc. B6-0578, 0579, 0580, 0581, 0582, 0583/2006 - Risoluzione sul sistema di preferenze generalizzate dell'Unione europea
- Doc. A6-0374/2006 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla prima quota del terzo contributo comunitario alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo a favore del Fondo "Struttura di protezione di Cernobyl"
- Doc. A6-0346/2006 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità e il regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1408/71
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono disponibili
per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES - MINISESSIONE 29 - 30 NOVEMBRE 2006
FUTURO DELL'EUROPA/INTEGRAZIONE EUROPEA
Discussione sul futuro dell'Europa con la partecipazione del Primo Ministro irlandese, membro del Consiglio europeo
Dibattito: 29.11.2006
Con un discorso del Primo Ministro irlandese, Bertie Ahern, si è aperto un ampio dibattito in Aula sul futuro dell'Europa. L'attenzione, come prevedibile, si è concentrata sul Trattato Costituzionale. Se da parte di molti deputati sono giunti incitamenti ad andare avanti con determinazione, altri hanno posto l'accento sull'assenza di risultati concreti nonostante il lungo periodo di riflessione.
Dichiarazione del Primo Ministro Bertie Ahern
Il Taoiseach (Primo Ministro), dopo aver evidenziato il ruolo determinante dell'Europa nella crescita e nello sviluppo dell'Irlanda, ha voluto sottolineare che il «vero significato» dei termini "Futuro dell'Europa", nell'approssimarsi del 50° anniversario della firma del Trattato di Roma, è il consolidamento e lo sviluppo «della nostra straordinaria Unione». Un'Unione, ha precisato, che ha avuto un tale successo che, per molte persone, è scontato. In un mondo che conosce così tanta incertezza, oppressione, privazioni e violenza, ha spiegato, «l'Unione è un bastione di prosperità, stabilità e democrazia profondamente radicata». Citando Robert Schuman ha quindi osservato che l'Europa non può essere edificata in una volta sola e, sostenendo che l'Unione non può essere ripiegata su se stessa, ha salutato con favore l'adesione di Bulgaria e Romania all'UE il 1° gennaio 2007, precisando che l'Unione resterà aperta ad altri ampliamenti, «in linea con i nostri impegni, le nostre responsabilità e i nostri principi».
Dopo aver accennato alle crescenti responsabilità dell'UE in relazione alla comunità internazionale, il Primo Ministro ha sottolineato che il mondo guarda con sempre maggiore interesse alla leadership europea, per il sostegno e la promozione dei suoi valori. I Padri fondatori, ha aggiunto, «sarebbero fieri di vedere l'Europa di oggi, cos'è e cosa porta al mondo. Ma, ha subito precisato, come essi insisterebbero sul fatto che il punto di riferimento dovrebbe essere «quanto deve ancora essere realizzato». L'Europa di oggi, ha aggiunto, deve fare fronte più che mai a una serie di sfide - come la globalizzazione, lo sviluppo tecnologico, le migrazioni, la sicurezza energetica e il terrorismo. E queste sfide devono essere affrontate in modo tale da rassicurare i cittadini e rispondere alle loro preoccupazioni e aspirazioni. L'Unione, ha quindi spiegato, sta giustamente facendo fronte a tali questioni seguendo due strade parallele, in cui il ruolo del Parlamento «sarà cruciale». Da un lato sta proseguendo la riflessione sul Trattato Costituzionale, dall'altro vi è il tentativo di dare seguito ai timori dei cittadini in maniera pragmatica e sulla base dei trattati esistenti. Ambedue le strade, ha preicsato, sono essenziali.
Riguardo al Trattato Costituzionale, il Taoiseach ha voluto anzitutto sottolineare che l'accordo cui si era giunti «era necessario» per garantire una politica estera più coerente, per dotarsi di norme equilibrate nel campo della giustizia e degli affari interni nonché per assicurare delle procedure più aperte, comprensibili, democratiche ed efficaci, incluso un ruolo rafforzato per il Parlamento europeo. Ha poi voluto ricordare come il processo che - a partire dalla Convenzione fino alla Conferenza intergovernativa - ha portato all'accordo sul Trattato Costituzionale sia stato lungo, complesso e difficile ed abbia tenuto conto delle posizioni del Parlamento, dei parlamenti nazionali, dei governi e della Commissione. Al termine di questo processo, ha aggiunto, i partecipanti sono stati in grado di accettarne i risultati poiché li ritenevano equilibrati. Il Primo Ministro ha quindi riaffermato la sua convinzione che l'opzione giusta e realistica è di ritornare alla sostanza e all'equilibrio del Trattato Costituzionale.
Per Bertie Ahern occorre continuare a lavorare «per cambiare il contesto» entro il quale si dovrà tornare a prendere in considerazione il Trattato Costituzionale, continuando ad affrontare le preoccupazioni dei cittadini. Inoltre, nel contesto del 50° anniversario della firma dei trattati - che offre un'importante opportunità per evidenziare ai cittadini quanto realizzato dall'Unione e il suo potenziale - occorrerà elaborare una dichiarazione succinta ed eloquente che sia condivisa da Consiglio, Commissione e Parlamento. Potrebbe poi essere considerata la possibilità di introdurre nuovi elementi che affrontino i timori sopraggiunti e dei miglioramenti potrebbero essere apportati alla sua presentazione. Il governo irlandese, ha quindi precisato, rimane risoluto nel voler organizzare un referendum sulla sostanza del Trattato Costituzionale.
E' anche essenziale, per il Primo Ministro, proseguire anche sull'altra via dove, ha spiegato, appare la sfida della competitività, che comprende anche una migliore regolamentazione, un'adeguata e forte politica di concorrenza, la ricerca e lo sviluppo, nonché la rimozione delle barriere nel mercato interno. Occorre poi far sì che l'Europa diventi più attraente per gli investimenti. Il secondo obiettivo strategico sarebbe di migliorare la competitività senza inficiare il modello sociale europeo, garantendo anche che la competitività e l'inclusione sociale «siano partner e non rivali». Soprattutto, ha proseguito, occorre assicurare che la solidarietà e l'opportunità «siano al centro dell'Unione e guidino il suo futuro». Il «test di credibilità dell'Europa», ha aggiunto, è quello di essere in grado di realizzare politiche che accrescono la solidarietà e le opportunità all'interno dell'Unione. E' anche necessario dotare di maggiore sostanza il dialogo sociale.
Secondo il Primo Ministro, la terza sfida strategica è affrontare i risvolti negativi della globalizzazione, come il crimine transfrontaliero, il traffico di esseri umani, l'immigrazione illegale, il traffico di droga e l'inquinamento, che richiedono un'adeguata azione a livello europeo. Occorre poi che l'Europa giochi appieno il suo ruolo nell'ambito delle sue competenze esterne. La quinta, e forse maggiore, sfida strategica è di collegare meglio l'Europa ai cittadini. In proposito, ha precisato che «si può comunicare un messaggio positivo solamente se si ha effettivamente un messaggio positivo da comunicare». Ma si deve anche dimostrare chiaramente che l'Europa «è parte della soluzione, non parte del problema», nonché porre in evidenza che il modello sociale europeo rimane al centro della crescente competitività. Non è solo necessario che i cittadini siano al sicuro, ha poi aggiunto, ma anche che si sentano al sicuro. Occorre quindi agire, spiegando al contempo cosa sta facendo e cosa può fare l'Europa per garantire la sicurezza ai cittadini.
Infine, il Taoiseach ha sottolineato che non bisogna perdere di vista il fatto che, al centro delle preoccupazioni dell'Unione, mezzo secolo fa, vi era la determinazione a portare la pace tra popoli che sono stati a lungo divisi da conflitti sanguinosi. E, in proposito, ha voluto accentuare il successo ottenuto dall'Europa all'interno delle sue frontiere. Nella seconda metà del XXI secolo, ha concluso, «un'altra generazione di europei vivrà le conseguenze delle decisioni che prendiamo» e l'auspicio è che «quando guarderanno indietro alla nostra generazione di europei, saranno in grado di concludere che abbiamo avuto l'immaginazione, il coraggio e l'intelligenza di consolidare la nostra straordinaria Unione e di porre una base solida e consensuale per portare avanti i suoi obiettivi».
HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha
esordito nel dibattito
sottolineando anzitutto che il Primo Ministro ha portato
al Parlamento la voce europea dell'Irlanda. Riguardo al 50° anniversario della
firma del Trattato di Roma, il leader dei popolari ha ribadito l'esigenza che,
a Berlino, sia adottata una dichiarazione congiunta di Parlamento, Commissione
e Consiglio per dimostrare ai cittadini che le tre istituzioni sono legate
dalla «volontà indefessa» di creare un futuro positivo per l'Unione.
ALLARGAMENTO
BULGARIA E ROMANIA SONO PRONTE ALL'ADESIONE
- Doc. A6-0420/2006 - Relazione sull'adesione della Bulgaria all'Unione europea
- Doc. A6-0421/2006 - Relazione sull'adesione della Romania all'Unione europea
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 29.11.2006 - Votazione: 30.11.2006
Il Parlamento ha approvato due relazioni in merito alla domanda di adesione di Bulgaria e Romania. I deputati vedono con favore l'ingresso di questi due paesi nell'UE il prossimo 1° gennaio, tuttavia sottolineano che sono necessari ancora progressi in taluni campi. Insistono inoltre affinché il Parlamento europeo resti associato, dopo l'adesione, al processo di monitoraggio di questi due Paesi. Chiedono poi la chiusura nei tempi previsti della centrale nucleare di Kozloduy in Bulgaria.
Bulgaria
Adottando con 505 favorevoli, 65 contrari e 36 astensioni la relazione, il Parlamento si congratula per l'adesione della Bulgaria all'Unione europea il 1° gennaio 2007, ma nota la necessità urgente e continuata di risultati tangibili, di varie garanzie e di altre misure di accompagnamento per porre rimedio, ove necessario, alle carenze persistenti nel rispetto dei criteri di adesione. I deputati, in proposito, insistono affinché il Parlamento sia pienamente associato all'eventuale decisione di applicare delle clausole di salvaguardia.
Il Parlamento sottolinea quindi la necessità di garantire la massima trasparenza in tutti i settori, in particolare per quanto riguarda privatizzazioni e appalti pubblici e di rafforzare il ruolo del mediatore bulgaro. Pur compiacendosi dei progressi realizzati nell'ambito della giustizia e degli affari interni, chiede tuttavia di applicare più rigorosamente le misure tese a migliorare la formazione degli ispettori di polizia e di rafforzare il coordinamento delle politiche di lotta contro la corruzione e di consolidare i controlli nella lotta contro il crimine organizzato. Chiede, inoltre, che le unità delle polizia specializzate nella lotta contro il crimine organizzato, la corruzione, il traffico di droga e la tratta degli esseri umani siano rafforzate.
I deputati si dicono poi preoccupati dalle condizioni esistenti negli istituti di accoglienza dei bambini e in altre strutture sanitarie così come dalla protezione delle minoranze. D'altra parte, salutano con favore i progressi realizzati nel campo del commercio degli animali vivi, del benessere degli animali (trasporto e macellazione, in particolare) e del trattamento dei sottoprodotti animali. Sulle questioni di natura economica, la relazione rileva preoccupazione riguardo alla «persistenza di barriere invisibili per gli investimenti stranieri» e invita il governo bulgaro a prendere delle misure volte a garantire «un clima d'investimento positivo».
Facendo proprio un emendamento proposto dai Verdi, il Parlamento, infine, ribadisce le sue richieste al Consiglio e alla Commissione di garantire che la Bulgaria ottemperi ai suoi impegni per quanto concerne la data di chiusura delle unità 3 e 4 della centrale di Kozloduy. In proposito, peraltro, invita le istituzioni dell'UE a mantenere le loro promesse per quanto concerne il finanziamento di 210 milioni di euro a favore della Bulgaria in relazione al periodo 2007-2008 ai fini della chiusura della centrale di Kozloduy.
Romania
Adottando con 542 favorevoli, 41 contrari e 27 astensioni la relazione, il Parlamento si rallegra anche per l'adesione della Romania il prossimo 1° gennaio e si congratula con le autorità rumene per i notevoli progressi compiuti in poco tempo, ma ricorda la necessità di mantenere il ritmo delle riforme anche dopo l'adesione. D'altra parte, chiede agli Stati membri di aprire le loro frontiere ai lavoratori rumeni sin dal 1° gennaio 2007.
Nel rilevare i progressi realizzati nella protezione delle minoranze, i deputati reputano tuttavia che il progetto di legge in questo settore dovrà essere approvato il prima possibile. Inoltre, considerano, più in generale, che gli sforzi profusi nel campo della protezione delle minoranze, dei bambini e dei disabili mentali debbano essere intensificati. Riguardo ai Rom, le autorità rumene sono invitate a consolidare le riforme compiute e a garantire un finanziamento adeguato. Sulle minoranze ungheresi, invece, i deputati chiedono risorse finanziarie sufficienti per il miglioramento delle norme in materia di istruzione.
Il Parlamento prende anche atto che la Commissione ha rilevato la necessità di compiere ulteriori progressi nella lotta alla corruzione, nell'utilizzazione dei fondi agricoli e nell'applicazione della legislazione comunitaria in materia di sicurezza alimentare. La Romania, inoltre, dovrebbe accelerare il trattamento delle denunce relative alla restituzione delle proprietà confiscate dal regime comunista nonché proseguire i suoi sforzi nel campo della protezione ambientale, in particolare per quanto riguarda le imprese minerarie di Rosa Montana.
Infine, il Parlamento segnala con preoccupazione che la violenza contro le donne permane grave, con considerevoli ripercussioni sulla tratta e sullo sfruttamento sessuale delle donne (800.000 casi all'anno) all'interno e all'esterno del paese nonché sulla violenza domestica, ed invita il governo ad adottare iniziative decisive di prevenzione, informazione e lotta contro tale fenomeno, in cooperazione con la società, le ONG competenti nonché le autorità giudiziarie e di polizia, a livello regionale, nazionale e internazionale.
A seguito delle audizioni tenutesi il 27 novembre scorso, il Parlamento sarà chiamato a confermare la nomina dei due nuovi commissari bulgaro e rumeno in occasione delle sessione di dicembre.
RICERCA E INNOVAZIONE
UN NUOVO PROGRAMMA DI RICERCA PER LA CRESCITA DELL'UE
- Doc. A6-0392/2006 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il Settimo programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013)
Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito: 29.11.2006 - Votazione: 30.11.2006
- Doc. A6-0304/2006 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell'ambito del Settimo programma quadro e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2013)
Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 29.11.2006 - Votazione: 30.11.2006
- Doc. A6-0305/2006 - Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio (Euratom) che stabilisce le regole per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell’ambito del Settimo programma quadro della Comunità europea dell’energia atomica e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2011)
- Doc. A6-0360/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico “Persone” recante attuazione del Settimo Programma Quadro (2007-2013) della Comunità europea per le attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione
- Doc. A6-0369/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico "Idee" recante attuazione del Settimo programma quadro (2007-2013) di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione
- Doc. A6-0371/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico "Capacità" recante attuazione del Settimo programma quadro (2007-2013) di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione
- Doc. A6-0379/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico "Cooperazione" recante attuazione del Settimo programma quadro (2007-2013) di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione
- Doc. A6-0335/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico da attuare mediante azioni dirette dal Centro comune di ricerca nell'ambito del Settimo programma quadro della Comunità europea di attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione
- Doc. A6-0357/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico da attuare mediante azioni dirette dal Centro comune di ricerca nell’ambito del Settimo programma quadro (2007-2011) della Comunità europea dell'energia atomica (Euratom) di attività di ricerca e formazione nel settore nucleare
- Doc. A6-0333/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il programma specifico recante attuazione del Settimo programma quadro della Comunità europea dell’energia atomica (Euratom) per le attività di ricerca e formazione nel settore nucleare (2007-2011)
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 29.11.2006 - Votazione: 30.11.2006
Il Parlamento ha approvato il nuovo Programma quadro di ricerca che, per i prossimi sette anni a partire dal 2007, disporrà di 54 miliardi di euro per promuovere l'innovazione e consentire all'UE una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. Sui principi etici - in particolare clonazione e cellule staminali - è stato confermato il compromesso raggiunto dal Parlamento in prima lettura e ripreso poi dal Consiglio dei Ministri.
Approvando la prima relazione i deputati hanno introdotto una serie di emendamenti di compromesso (concordati con la Presidenza) alla posizione comune del Consiglio che, a sua volta, era già largamente ispirata alla posizione espressa dal Parlamento in prima lettura. Il Settimo Progamma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico potrà quindi essere avviato sin dal prossimo anno e durerà fino al 2013. I deputati, inoltre, hanno adottato un'altra relazione che, introducendo delle modifiche negoziate con la Presidenza, approva in prima lettura il regolamento sulle regole di partecipazione al Programma stesso nonché altre otto relazioni - in consultazione - sui programmi specifici.
Tramite il sostegno del Programma alla ricerca alle frontiere della conoscenza, alla ricerca applicata e all'innovazione, la Comunità intende favorire le sinergie nella ricerca europea e consolidare quindi le basi dello Spazio europeo della ricerca. Il Programma dovrà soprattutto contribuire a far diventare l’UE l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. A tal fine, potrà contare su 50,521 miliardi di euro per sette anni, cui occorre sommare poco più 2,7 miliardi per le attività svolte in ambito Euratom fino al 2011 (per il periodo fino al 2013 è previsto, a titolo indicativo, un ulteriore stanziamento di 1,3 miliardi).
Struttura del 7° Programma Quadro: quattro programmi specifici
Il programma Cooperazione promuoverà la collaborazione tra l’industria e la ricerca accademica in tutta Europa per conseguire la leadership nei settori chiave della tecnologia. E' suddiviso in dieci temi prioritari: Salute; Prodotti alimentari, agricoltura e pesca, biotecnologie; Tecnologie dell'informazione e della comunicazione; Nanoscienze e nanotecnologie; Energia; Ambiente; Trasporti; Scienze socioeconomiche; Sicurezza; Spazio. Per ciascun tema sono state individuate una serie di attività che corrispondono alle grandi linee del sostegno comunitario.
Il programma Idee, da realizzare sotto la guida del Consiglio europeo per la ricerca (CER), è inteso «a incentivare il dinamismo, la creatività e l'eccellenza della ricerca europea alle frontiere della conoscenza». I progetti saranno finanziati sulla base di proposte presentate dai ricercatori, sia del settore privato che di quello pubblico, su temi di loro scelta e valutati in base all'unico criterio della qualità scientifica di eccellenza accertata da valutazioni inter pares. Un emendamento precisa che le spese amministrative e per il personale del CER (consiglio scientifico e struttura esecutiva) non potranno essere superiori al 5% dello stanziamento totale per il CER.
Il programma Persone offrirà un sostegno significativo alla mobilità e allo sviluppo di carriera dei ricercatori, sia in Europa sia su scala mondiale. Più in generale si tratta di rafforzare, quantitativamente e qualitativamente, il potenziale umano della ricerca e della tecnologia in Europa, promuovendo l’ingresso nella professione di ricercatore, incoraggiando i ricercatori europei a rimanere in Europa e attirandovi ricercatori provenienti dal mondo intero, «rendendo l’Europa più attraente per i migliori ricercatori».
Il programma Capacità si pone l'obiettivo di ottimizzare l'uso e lo sviluppo delle migliori infrastrutture di ricerca esistenti in Europa e anche di contribuire alla creazione di nuove infrastrutture di ricerca di interesse paneuropeo, necessarie alla comunità scientifica europea per rimanere all'avanguardia nella ricerca e tali da aiutare le imprese a rafforzare la loro base di conoscenze e il loro know-how tecnologico. E' così suddiviso: Infrastrutture di ricerca; Ricerca a favore delle PMI, Regioni della conoscenza; Potenziale di ricerca, Scienza nella società; Sostenere lo sviluppo coerente delle politiche in materia di Ricerca; Attività di cooperazione internazionale.
Il Settimo Programma Quadro sosterrà anche le azioni dirette scientifiche e tecnologiche non nucleari svolte dal Centro comune di ricerca ("CCR").
POLITICA SOCIALE
GARANTIRE I DIRITTI DEI DISABILI
Doc. A6-0351/2006
Relazione sulla situazione delle persone con disabilità nell'Unione europea allargata: il Piano d'azione europeo 2006-2007
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 30.11.2006 - Votazione: 30.11.2006
«Il principio di non discriminazione nell'accesso ai beni e ai servizi deve essere un diritto garantito a ogni cittadino UE». E' quanto afferma una relazione adottata dal Parlamento sul Piano d'azione europeo 2006-2007 sui disabili, sollecitando l'adozione di una direttiva specifica sulla disabilità e misure per favorire l'occupazione dei disabili. Sono anche chieste ulteriori iniziative per combattere la discriminazione, la stigmatizzazione e tutte le forme di violenza di cui sono vittime.
La relazione invita la Commissione a presentare una proposta di direttiva specifica sulla disabilità e a promuovere una Carta europea per la qualità dell'assistenza alla persona disabile al fine di assicurare un elevato livello di integrazione e di partecipazione indipendentemente dalle modalità (a domicilio, in istituto o secondo modalità miste). Nel sollecitare una definizione comune europea di disabilità, i deputati invitano il Consiglio e la Commissione ad attuare il Piano d'azione sulla situazione delle persone con disabilità e a riferire sul suo stato di avanzamento. Per i deputati, inoltre, gli Stati membri dovrebbero prendere debitamente in considerazione i problemi cui sono confrontati i genitori di bambini con disabilità, «che sono spesso costretti a restare fuori dal mercato del lavoro», e a promuovere politiche di sostegno e aiuto a tali genitori.
Sostenendo che «l'occupazione è una delle condizioni fondamentali dell'inclusione sociale», i deputati invitano gli Stati membri - in collaborazione con le imprese, le parti sociali e gli altri organismi competenti - a esaminare maggiormente le possibilità di offrire posti di lavoro alle persone con disabilità. Il Parlamento sottolinea anche l'importanza di promuovere campagne di informazione affinché i datori di lavoro considerino, «senza alcun pregiudizio», l'inserimento occupazionale di una persona con disabilità, «in particolare per quanto riguarda le concezioni erronee relative ai costi finanziari dell'assunzione di un disabile e alle capacità dei candidati». I deputati sostengono inoltre che una maggiore accessibilità alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, potrebbero contribuire in modo determinante alla riduzione dell'elevata disoccupazione tra i disabili.
Per le persone disabili è importante ottenere, mantenere e rinnovare costantemente le qualifiche al fine di realizzare il proprio potenziale sul mercato del lavoro. Per permettere questo, i deputati ritengono che occorra promuovere, nell'ambito delle rispettive competenze, la partecipazione attiva dei disabili all'istruzione, alla formazione professionale, all'apprendimento per via elettronica (e-Learning), all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, agli eventi culturali, allo sport, alle attività del tempo libero, alla società dell'informazione e ai mezzi di comunicazione di massa. Pur riconoscendo che in alcuni casi siano necessarie scuole speciali, invitano poi la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'integrazione delle persone con disabilità nel sistema educativo ordinario «sin dalla più tenera età», nonché «il diritto dei genitori di scegliere dove mandare a scuola i propri figli».
Sempre seguendo questo principio, i deputati chiedono maggiore severità a livello di infrastrutture per consentire l'accesso delle persone con disabilità all'ambiente edilizio e alle costruzioni di nuova progettazione. Al riguardo invitano anche gli Stati membri a migliorare l'accessibilità degli impianti sportivi, sempre più frequentati dai disabili.
Anche se si è fatto molto nell'eliminazione delle discriminazioni per i disabili sui mezzi pubblici (autobus e pullman), i deputati ritengono che la direttiva 2001/85/CE debba essere rafforzata, al fine di renderla conforme alla vigente legislazione comunitaria sui diritti dei passeggeri disabili delle linee aeree. Incoraggiano poi la Commissione ad estendere gli stessi diritti a tutti i mezzi di trasporto.
Il Parlamento, inoltre, sottolinea la necessità di promuovere iniziative volte a sviluppare una maggiore interazione fra popolazione e disabili mentali, e di eliminare la stigmatizzazione che pesa sulle persone con problemi di salute mentale e chiede di fornire il sostegno necessario alle famiglie con componenti affetti da grave disabilità.
Nel sottolineare quindi il ruolo fondamentale che svolgono i mezzi di comunicazione di massa nell'eliminare gli stereotipi e i pregiudizi riguardanti i disabili e nel formare una coscienza sociale in relazione ai problemi che essi affrontano nella loro vita quotidiana, i deputati chiedono alla Commissione e agli Stati membri di incoraggiare, soprattutto nell'ambito del programma MEDIA, la produzione e la promozione di opere cinematografiche e programmi televisivi capaci di offrire un'immagine più positiva delle persone disabili.
Gli Stati membri sono anche sollecitati a adottare «incisivi provvedimenti» contro tutte le forme di violenza perpetrate nei confronti delle persone con disabilità e, in particolare, delle donne, degli anziani e dei bambini che sono spesso vittime di violenza fisica e psicologica nonché di violenza sessuale. A tale riguardo, il Parlamento constata che circa l'80% delle donne con disabilità sono vittime di violenza e che il rischio di violenza sessuale è superiore al rischio cui sono esposte le altre donne.
D'altra parte, i deputati si compiacciono del fatto che si stia abbandonando la pratica di ricoverare in istituti le persone con disabilità. In proposito osservano peraltro che l'abbandono di tale pratica «richiede un livello sufficiente di servizi di qualità» e chiedono che venga prestata un'attenzione particolare agli eventuali ostacoli all'accesso a siffatti servizi causati dalle politiche tariffarie e al sostegno al principio dell'accesso universale.
D'altra parte, il Parlamento invita gli Stati membri ad utilizzare, promuovere e diffondere nella maggior misura possibile il linguaggio gestuale ed a sviluppare pienamente i servizi di sostegno che la televisione digitale offre per rispondere alle esigenze specifiche dei disabili, come ad esempio una migliore sottotitolazione, il commento sonoro e le spiegazioni mediante simboli, promuovendo al contempo, nell'ambito della televisione analogica, la generalizzazione dell'uso dei sottotitoli e del linguaggio gestuale.
Il Parlamento riconosce infine l'importante ruolo svolto dalle ONG, dalle Organizzazioni di utilità sociale e dalle associazioni delle persone disabili ai fini dello sviluppo e dell'applicazione dei diritti di tale categoria. E aggiunge che la Commissione dovrebbe ricorrere alla consulenza di tali organizzazioni, in modo che le politiche a favore dei disabili, possano fare affidamento su una più attiva partecipazione dei gruppi di persone che fanno parte di questo ambito.
L'Aula ha inoltre approvato la seguente relazione:
- Doc. A6-0324/2006 - Risoluzione sul sistema europeo di statistiche integrate della protezione sociale (SESPROS)
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
INDUSTRIA
- Doc. A6-0384/2006 - Relazione sul tema "È ora di cambiare marcia – Creare un'Europa dell'imprenditorialità e della crescita"
Il Parlamento sollecita maggiori investimenti nell'istruzione e nella ricerca per sviluppare l'innovazione e la crescita economica. Chiede poi una maggiore apertura dei mercati, più aiuti alle start ups, la creazione di un brevetto europeo, il potenziamento degli Eurosportelli e la riduzione degli oneri burocratici. Per i deputati, occorre anche aumentare l'età pensionabile e giungere a un mercato del lavoro più flessibile, senza però compromettere gli aspetti della sicurezza sociale.
CONSUMATORI
- Doc. A6-0289/2006 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’immissione sul mercato di articoli pirotecnici
SANITÀ PUBBLICA
- Docc. B6-0619, 0620, 0622, 0623, 0624/2006 - Risoluzione comune sull'AIDS
In vista della giornata mondiale della lotta contro l'AIDS, il Parlamento ha adottato una risoluzione che sollecita maggiori fondi per i programmi di prevenzione. Chiede poi di integrare l'informazione e l'assistenza su comportamenti sessuali responsabili e sull'efficace prevenzione delle malattie trasmissibili in tutti i servizi in materia di sanità riproduttiva e sessuale. Occorre poi rivedere l'accordo TRIPS e adottare altre misure per migliorare l'accesso ai farmaci nei paesi più poveri.
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
- Doc. B6-0625/2006 - Risoluzione sui progressi compiuti dall'UE nella creazione di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia (articoli 2 e 39 del trattato UE)
Una risoluzione adottata dal Parlamento sollecita una legislazione europea coerente nei settori legati allo spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia. I deputati chiedono il potere di codecisione su materie quali l'immigrazione legale e un rafforzamento delle misure atte a garantire il rispetto dei diritti fondamentali nell'UE. Insistendo sulla necessità di una normativa sulla protezione dei dati personali, esprimono preoccupazione sull'interpretazione data dagli USA all'accordo sui PNR.
- Doc. A6-0282/2006 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio che conferisce all'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali il potere di svolgere le proprie attività nelle materie indicate nel titolo VI del trattato sull'Unione europea
- Doc.A6-0306/2006 - Risoluzione sulla proposta di regolamento che istituisce l'Agenzia europea per i diritti fondamentali
PESCA
- Doc. A6-0395/2006 - Risoluzione sulla conclusione dell'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Capo Verde
TRASPORTI
- Doc. A6-0402/2006 - Risoluzione sui requisiti tecnici per le navi della navigazione interna
- Doc. A6-0401/2006 - Risoluzione sull'armonizzazione di regole tecniche e di procedure amministrative nel settore dell'aviazione civile
VARIE
- Doc. A6-0391/2006 - Decisione su una riformulazione dell'art. 139 del regolamento - Disposizione transitoria sul regime linguistico
- Doc. A6-0394/2006 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio che accorda alla Banca europea per gli investimenti una garanzia della Comunità in caso di perdite dovute a prestiti e garanzie a favore di progetti realizzati al di fuori della Comunità
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
· "Uno Stato membro può assoggettare i dividendi di azioni di società stabilite sul proprio territorio e quelli di società stabilite in un altro Stato membro ad un'aliquota impositiva uniforme"
Sentenza della Corte nella Causa C-513/2004
A tale proposito, non si deve prevedere la possibilità di imputazione dell'imposta prelevata mediante ritenuta alla fonte in tale altro Stato membro.
· "Unicamente i prodotti acquistati e trasportati personalmente dai privati sono esenti da accise nello Stato membro di importazione"
Sentenza della Corte nella Causa C-5/05
I prodotti non detenuti a fini personali devono essere necessariamente considerati, ai fini dell'applicazione della direttiva sulle accise, come prodotti detenuti a scopi commerciali.
· "Il divieto italiano assoluto di derogare ai minimi tariffari stabiliti per gli avvocati costituisce una restrizione della libera prestazione dei servizi"
Sentenza della Corte nelle Cause riunite C-94/044 e C-202/04
Esso può essere giustificato qualora sia motivato da ragioni imperative di interesse pubblico quali gli obiettivi di tutela dei consumatori e di buona amministrazione della giustizia, qualora le restrizioni non siano sproporzionate rispetto agli obiettivi.
· "Il diritto comunitario non osta al requisito di una previa autorizzazione per la concessione di crediti a titolo professionale da parte di una società stabilita in uno Stato terzo"
Sentenza della Corte nella Causa C-452/04
Un tale regime rientra nelle disposizioni sulla libera prestazione di servizi di cui non beneficiano le società stabilite in uno Stato terzo.
· "L'IRAP è compatibile con il diritto comunitario"
Sentenza della Corte nella Causa C-475/03
Essa presenta caratteristiche che la differenziano dall'IVA e non può essere ritenuta un'imposta sulla cifra d'affari.
· "La tassa di immatricolazione ungherese, nei limiti in cui grava più pesantemente sugli autoveicoli importati che sugli autoveicoli già registrati in Ungheria, è incompatibile con il diritto comunitario"
Sentenza della Corte nelle Cause riunite C-290/05 e C-333/05
Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
Decreto ministeriale del 7 agosto 2006: recepimento della direttiva 2006/5/CE della Commissione, del 17 gennaio 2006, che modifica la direttiva 91/414/CEE per iscrivere il warfarin come sostanza attiva.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 262 del 10 novembre 2006.
Decreto legislativo n. 193 del 6 aprile 2006: recepimento della direttiva 2004/28/CE del Parlamento e della Commissione, del 31 marzo 2004, recante un codice comunitario relativo ai medicinali veterinari.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 272 del 22 novembre 2006.
Decreto legislativo n. 274 del 18 settembre 2006: recepimento della direttiva 2003/85/CE del Consiglio, del 29 settembre 2003, relativa alle misure comunitarie di lotta contro l'afta epizootica.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 258 del 6 novembre 2006 SO n. 210.
Decreto ministeriale del 3 novembre 2006: recepimento della direttiva 1990/396/CEE del Consiglio, del 29 giugno 1990, relativa agli apparecchi a gas.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 274 dell'11 novembre 2006 SO n. 220.
Decreto legislativo n. 285 del 7 novembre 2006: recepimento della direttiva 2003/38/CE del Consiglio, del 15 maggio 2003, relativa ai conti annuali di taluni tipi di società per quanto concerne gli importi espressi in euro.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 276 del 27 novembre 2006.
Decreto ministeriale del 3 ottobre 2006: recepimento della direttiva 2005/7/CE della Commissione, del 29 gennaio 2005, relativa ai requisiti per la determinazione dei livelli di diossine e PCB diossina-simili nei mangimi.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 248 del 24 ottobre 2006.
Decreto ministeriale del 3 ottobre 2006: recepimento della direttiva 2005/8/CE della Commissione, del 29 gennaio 2005, relativa alle sostanze indesiderabili nell'alimentazione degli animali.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 248 del 24 ottobre 2006.
Decreto legislativo n. 264 del 5 ottobre 2006: recepimento della direttiva 2004/54/CE del Parlamento e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa ai requisiti minimi di sicurezza per le gallerie della Rete stradale transeuropea.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 235 del 9 ottobre 2006 SO n. 195.
DALLA GAZZETTA UFFICIALE
RELAZIONI ESTERNE
· Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Strategia per l’Africa: un partenariato politico regionale per la pace, la sicurezza e lo sviluppo nel Corno d’Africa {SEC(2006)1307} COM(2006) 601 definitivo
· Informazione relativa alla data di entrata in vigore dell'accordo interinale sugli scambi e sulle questioni commerciali tra la Comunità europea, da una parte, e la Repubblica di Albania, dall'altra (GUCE L 318/2006)
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
· Regolamento (CE) n.1637/2006 della Banca centrale europea, del 2 novembre 2006, in merito alle disposizioni transitorie per l’applicazione delle riserve minime da parte della Banca centrale europea in seguito all’introduzione dell’euro in Slovenia (BCE/2006/15) (GUCE L 270/2006)
· Direttiva 2006/111/CE della Commissione, del 16 novembre 2006, relativa alla trasparenza delle relazioni finanziarie tra gli Stati membri e le loro imprese pubbliche e alla trasparenza finanziaria all'interno di talune imprese (Versione codificata) (GUCE L 318/2006)
CONCORRENZA
· Informazioni comunicate dagli Stati membri sugli aiuti di Stato concessi in virtù del regolamento (CE) n. 2204/2002 della Commissione, del 12 dicembre 2002, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell'occupazione (GUCE C 278/2006)
· Informazioni comunicate dagli Stati membri sugli aiuti di Stato concessi in virtù del regolamento (CE) n. 68/2001, del 12 gennaio 2001, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti destinati alla formazione (GUCE C 278/2006)
· Informazioni comunicate dagli Stati membri sugli aiuti di Stato concessi in virtù del regolamento (CE) n. 68/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti destinati alla formazione (GUCE C 272/2006)
· Informazioni comunicate dagli Stati membri sugli aiuti di Stato concessi in virtù del regolamento (CE) n. 70/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese (GUCE C 275/2006)
POLITICA SOCIALE
· Decisione n. 1672/2006/CE Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, che istituisce un programma comunitario per l'occupazione e la solidarietà sociale - Progress (GUCE L 315/2006)
AGRICOLTURA
· Decisione della Commissione, del 19 ottobre 2006, che fissa, per la campagna 2006/2007, le dotazioni finanziarie indicative assegnate agli Stati membri, per un determinato numero di ettari, ai fini della ristrutturazione e della riconversione dei vigneti ai sensi del regolamento (CE) n.1493/1999 del Consiglio [notificata con il numero C(2006) 4884] (GUCE L 290/2006)
CULTURA
· Decisione n.1622/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, che istituisce un'azione comunitaria a favore della manifestazione Capitale europea della cultura per gli anni dal 2007 al 2019 (GUCE L 304/2006)
AMBIENTE
· Decisione della Commissione, del 13 novembre 2006, finalizzata ad evitare la doppia contabilizzazione delle riduzioni delle emissioni di gas serra nell’ambito del sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni per le attività di progetto del protocollo di Kyoto in applicazione della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio [notificata con il numero C(2006) 5362] (GUCE L 316/2006)
· Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Adozione di una strategia ambientale per il Mediterraneo {SEC(2006)1082} COM(2006) 475 definitivo
MERCATO INTERNO
· Parere della Commissione a norma dell'articolo 251, paragrafo 2, terzo comma, lettera c), del trattato CE in merito agli emendamenti del Parlamento europeo alla posizione comune del Consiglio relativa alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno recante modifica della proposta della Commissione a norma dell'articolo 250, paragrafo 2, del trattato CE COM(2006) 718 definitivo
POLITICA REGIONALE
· Relazione della Commissione - Relazione tra la direttiva sulla valutazione ambientale strategica e i fondi comunitari {SEC(2006) 1375} COM(2006) 639 definitivo
· Relazione della Commissione 17ª relazione annuale sull’esecuzione dei fondi strutturali (2005) {SEC(2006) 1373} COM(2006) 638 definitivo
· Decisione della Commissione, del 31 ottobre 2006, che stabilisce l’elenco delle regioni e delle zone ammissibili ad un finanziamento del Fondo europeo di sviluppo regionale nel quadro degli aspetti transfrontalieri e transnazionali dell’obiettivo cooperazione territoriale europea per il periodo 2007-2013 [notificata con il numero C(2006) 5144] (GUCE L 312/2006)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
· Decisione della Commissione, del 20 ottobre 2006, recante chiusura del procedimento antidumping relativo alle importazioni di dischi digitali versatili registrabili (DVD+/-Rs) originari della Repubblica popolare cinese, di Hong Kong e di Taiwan (GUCE L 293/2006)
· Regolamento (CE) n.1532/2006 del Consiglio, del 12 ottobre 2006, relativo alla condizioni applicabili a taluni contingenti per l’importazione di carni bovine di alta qualità (GUCE L 283/2006)
· Decisione della Commissione, del 7 novembre 2006, concernente l’avvio di un procedimento di risoluzione delle controversie nei confronti dell’India nell’ambito dell’Intesa sulle norme e sulle procedure che disciplinano la risoluzione delle controversie e delle altre disposizioni pertinenti dell’OMC in relazione ad un ostacolo agli scambi costituito dal mantenimento da parte dell'India di un dazio addizionale sui vini e sugli alcolici importati e di un dazio addizionale straordinario sugli alcolici importati, nonché dal mantenimento da parte dello stato indiano del Tamil Nadu di un divieto di vendita di vini e alcolici importati (GUCE L 319/2006)
· Decisione del Consiglio, del 7 novembre 2006, che autorizza taluni Stati membri ad applicare un’aliquota IVA ridotta su taluni servizi ad alta intensità di lavoro conformemente alla procedura prevista all’articolo 28, paragrafo 6, della direttiva 77/388/CEE (GUCE L 314/2006)
POLITICA DEI CONSUMATORI
· Regolamento (CE) n. 1662/2006 della Commissione, del 6 novembre 2006, recante modifica del regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale (GUCE L 320/2006)
· Comunicazione della Commissione al Consiglio concernente la proroga e l'estensione provvisorie del mandato del Comitato di sicurezza sanitaria nella prospettiva di un futuro riesame generale delle strutture di gestione delle minacce sanitarie a livello dell'Unione europea COM(2006)699 definitivo
· Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Strategia comunitaria volta ad affiancare gli Stati membri nei loro sforzi per ridurre i danni derivanti dal consumo di alcol {SEC(2006) 1358} {SEC(2006) 1360} {SEC(2006) 1411} COM(2006) 625 definitivo
TRASPORTI
· Direttiva 2006/89/CE della Commissione, del 3 novembre 2006, che adatta per la sesta volta al progresso tecnico la direttiva 94/55/CE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose su strada (GUCE L 305/2006)
BANDI - INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.europa.eu
sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl
PROGRAMMA CULTURA (2007-2013) - PROMOZIONE DELLE AZIONI CULTURALI - PARTE 1.1 PROGETTI PLURIENNALI DI COOPERAZIONE - PARTE 1.2.1 AZIONI DI COOPERAZIONE - INVITO CONDIZIONATO A PRESENTARE PROPOSTE - EACEA N. 9/2006 (GUCE 2006/C 270/06)
CLAUSOLA PRECAUZIONALE
La proposta della Commissione relativa al programma Cultura (2007-2013) non è stata ancora ufficialmente adottata dal legislatore europeo. La Commissione ha tuttavia deciso di pubblicare questo invito a presentare proposte per consentire un'attuazione rapida del Programma dopo l'adozione, che dovrebbe avvenire in tempi brevi, della sua base giuridica da parte del legislatore europeo e permettere ai beneficiari potenziali dei finanziamenti comunitari di preparare al più presto le loro proposte.
Il presente invito a presentare proposte non costituisce un impegno dal punto di vista giuridico per la Commissione. Potrà infatti essere annullato e potranno essere pubblicati altri bandi di natura diversa e con scadenze di presentazione consone in caso di modifiche sostanziali apportate alla base giuridica dal legislatore europeo.
Il Programma contribuisce alla valorizzazione di uno spazio culturale comune per tutti i cittadini europei e fondato su un patrimonio culturale comune, favorendo lo sviluppo della cooperazione culturale tra i creatori, gli attori culturali e le istituzioni culturali degli Stati partecipanti al Programma, allo scopo di promuovere l'emergere di una cittadinanza europea attraverso la mobilità transnazionale di coloro che operano nel settore della cultura, la circolazione transnazionale delle opere d'arte e dei prodotti artistici e culturali, e il dialogo tra le culture.
Il nuovo Programma va oltre l'approccio puramente settoriale (attuato nel quadro delle precedenti generazioni di programmi culturali) per assumere una dimensione interdisciplinare. Questa apertura settoriale è finalizzata a promuovere una maggiore cooperazione tra gli operatori culturali, incoraggiando i progetti di cooperazione transettoriali. Il Programma è aperto alla partecipazione di tutti gli operatori e settori culturali non audiovisivi, comprese le imprese culturali quando agiscono senza scopo di lucro.
Il presente invito a presentare proposte ha come finalità la concessione di sovvenzioni comunitarie, previa selezione, a due tipi di azioni in tutti i settori artistici e culturali:
· Parte 1.1 Progetti pluriennali di cooperazione
· Parte 1.2.1 Azioni di cooperazione
L'obiettivo è di rafforzare la cooperazione culturale europea sostenendo circa 136 candidature (circa 16 progetti pluriennali di cooperazione e circa 120 azioni di cooperazione).
In generale si presterà particolare attenzione alle azioni che favoriscono il dialogo interculturale mediante l'attuazione di almeno una parte delle loro attività nel 2008, Anno europeo del dialogo interculturale.
(Parte 1.1) PROGETTI PLURIENNALI DI COOPERAZIONE
Si appoggeranno progetti di cooperazione culturale finalizzati ad una cooperazione duratura e strutturata tra gli operatori culturali dei paesi partecipanti al Programma. Detto appoggio intende sostenere i progetti nella fase di avvio e di strutturazione, oppure nella loro fase di ampliamento geografico, affinché si sviluppino nel tempo e raggiungano l'autonomia finanziaria.
I progetti dovranno coinvolgere almeno sei operatori culturali di almeno sei paesi partecipanti al Programma. La loro durata sarà compresa tra tre e cinque anni.
(Parte 1.2.1) AZIONI DI COOPERAZIONE
Si appoggeranno azioni di cooperazione culturale di natura settoriale o multisettoriale. Saranno privilegiate le azioni che promuovono la creatività e l'innovazione e che esplorano le possibilità di una cooperazione a lungo termine.
Le azioni dovranno coinvolgere almeno tre operatori culturali di almeno tre paesi partecipanti al Programma. La loro durata massima sarà di 24 mesi. Le azioni da finanziare nell'ambito delle due parti devono obbligatoriamente iniziare prima del 15 novembre 2007.
Solo le candidature rispondenti ai criteri sotto indicati saranno oggetto di una valutazione approfondita.
Saranno prese in esame le domande di sovvenzione presentate da richiedenti aventi le seguenti caratteristiche: essere un organismo pubblico o privato, dotato di personalità giuridica, la cui attività principale riguardi il settore culturale e la cui sede si trovi in uno dei paesi partecipanti al Programma; disporre della capacità finanziaria ed operativa per portare a termine l'azione proposta.
Termine ultimo per la presentazione delle candidature il 28 febbraio 2007.
Le Specifiche che completano il presente invito a presentare proposte, il dossier di candidatura e tutti i relativi moduli sono disponibili ai seguenti indirizzi:
http://eacea.ec.europa.eu/ http://ec.europa.eu/culture/eac/index_en.html.
PROGRAMMA CULTURA (2007-2013) - PROMOZIONE DELLE AZIONI CULTURALI - PARTE 1.2.2 TRADUZIONE LETTERARIA - INVITO CONDIZIONATO A PRESENTARE PROPOSTE EACEA N. 10/2006 - (GUCE 2006/C 270/07)
CLAUSOLA PRECAUZIONALE
La proposta della Commissione relativa al Programma Cultura (2007-2013) non è stata ancora ufficialmente adottata dal legislatore europeo. La Commissione ha tuttavia deciso di pubblicare questo invito a presentare proposte per consentire un'attuazione rapida del Programma dopo l'adozione, che dovrebbe avvenire in tempi brevi, della sua base giuridica da parte del legislatore europeo e permettere ai beneficiari potenziali dei finanziamenti comunitari di preparare al più presto le loro proposte.
Il presente invito a presentare proposte non costituisce un impegno dal punto di vista giuridico per la Commissione. Potrà infatti essere annullato e potranno essere pubblicati altri bandi di gara di natura diversa e con scadenze di presentazione consone in caso di modifiche sostanziali apportate alla base giuridica dal legislatore europeo.
Il presente invito a presentare proposte si basa sulla decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce un Programma pluriennale unico per le azioni comunitarie nel settore della cultura per il periodo 2007-2013 (qui di seguito denominato «il Programma»).
Il Programma si fonda sull'articolo 151 del trattato che istituisce la Comunità europea, il quale stabilisce che la Comunità contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali, evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune.
Il Programma contribuisce alla valorizzazione di uno spazio culturale comune per tutti i cittadini europei, favorendo lo sviluppo della cooperazione culturale tra i creatori, gli attori culturali e le istituzioni culturali degli Stati partecipanti al Programma, allo scopo di promuovere l'emergere di una cittadinanza europea attraverso la mobilità transnazionale di coloro che operano nel settore della cultura, la circolazione transnazionale delle opere d'arte e dei prodotti artistici e culturali, e il dialogo tra le culture.
Il nuovo Programma va oltre l'approccio puramente settoriale (attuato nel quadro delle precedenti generazioni di programmi culturali) per assumere una dimensione interdisciplinare. Questa apertura settoriale è finalizzata a promuovere una maggiore cooperazione tra gli operatori culturali, incoraggiando i progetti di cooperazione transettoriali. Il Programma è aperto alla partecipazione di tutti gli operatori e settori culturali non audiovisivi, comprese le imprese culturali quando agiscono senza scopo di lucro.
Al fine di rispondere agli obiettivi del Programma, il presente invito è finalizzato alla concessione di un sostegno finanziario a progetti di traduzione letteraria presentati da editori indipendenti o gruppi editoriali dei paesi partecipanti al Programma.
Saranno ammissibili nell'ambito del presente invito a presentare proposte le traduzioni di opere letterarie da una lingua europea ad un'altra lingua europea, come pure le traduzioni di testi antichi che fanno parte del patrimonio letterario (comprese le lingue antiche come il greco antico o il latino).
Le azioni da finanziare nell'ambito di questa parte devono obbligatoriamente iniziare prima del 15 novembre 2007.
Saranno prese in esame le domande di sovvenzione presentate da richiedenti aventi le seguenti caratteristiche: essere un organismo pubblico o privato, dotato di personalità giuridica, la cui attività principale riguardi il settore culturale e la cui sede si trovi in uno dei paesi partecipanti al Programma; disporre della capacità finanziaria ed operativa per portare a termine l'azione proposta.
Termine ultimo per la presentazione delle domande di candidatura entro e non oltre il 28 febbraio 2007.
Le Specifiche che completano il presente invito a presentare proposte, il dossier di candidatura e tutti i relativi moduli sono disponibili ai seguenti indirizzi:
http://eacea.ec.europa.eu/ , http://ec.europa.eu/culture/eac/index_en.html.
INVITO CONDIZIONATO A PRESENTARE PROPOSTE - DG EAC N. 55/06 - INVITO CONDIZIONATO A PRESENTARE PROPOSTE PER L'ORGANIZZAZIONE E L'ATTUAZIONE DI UN PREMIO ANNUALE - DELL'UNIONE EUROPEA NEL SETTORE DEL PATRIMONIO CULTURALE (GUCE 2006/C 270/08)
CLAUSOLA DI RISERVA
La proposta della Commissione relativa al programma Cultura (2007-2013) non è stato ancora approvato ufficialmente dal legislatore europeo. La Commissione ha deciso di pubblicare il presente invito ora onde consentire la realizzazione rapida del programma non appena la sua base giuridica sarà approvata dal legislatore europeo (ciò che dovrà avvenire quanto prima), e di permettere ai beneficiari potenziali di sovvenzioni comunitarie di cominciare a preparare le loro proposte sufficientemente in tempo.
Il presente invito a presentare proposte non impegna giuridicamente la Commissione. In caso di modifica sostanziale della base giuridica da parte del legislatore europeo, è possibile che l'invito sia annullato e che ne vengano indetti altri con contenuto diverso e termini di risposta adeguati.
In attesa dell'approvazione del programma Cultura (2007-2013), questo documento rappresenta un invito preliminare a presentare candidature per il sostegno comunitario relativo all'organizzazione e all'assegnazione di un premio dell'Unione europea nel campo della conservazione e del rafforzamento dell'eredità culturale, nel contesto del nuovo programma proposto Cultura.
Facendo riferimento alla parte 1.3 del programma, l'obiettivo del presente invito condizionato è quello di informare le organizzazioni candidate potenziali dell'intenzione della Commissione europea di continuare a rimettere questo premio nel contesto del programma Cultura proposto.
Il programma Cultura è un programma pluriannuale unico per le azioni comunitarie in materia di cultura, aperto a tutti i settori culturali e a tutte le categorie di operatori culturali.
L'articolo 151 del trattato CE dispone che la Comunità contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali, evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune.
Il ricco e variegato patrimonio culturale in Europa è senza dubbio uno dei settori attraverso i quali gli europei possono identificarsi a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. È quindi essenziale sensibilizzare la popolazione in tal senso affinché possa riconoscere il ruolo importante svolto da questo patrimonio nel miglioramento della conoscenza e della comprensione degli elementi comuni che uniscono gli europei.
A sua volta, ciò può aumentare il dialogo interculturale, la reciproca conoscenza, la comprensione e il rispetto reciproco, e quindi rafforzare la consapevolezza della cittadinanza europea.
La conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale europeo in tutte le sue forme (patrimonio architettonico/archeologico come gli edifici, l'insieme di edifici in ambiente rurale o urbano, i monumenti, i beni culturali mobili, i siti archeologici e i siti culturali) costituiscono uno dei settori culturali che sostengono il programma Cultura.
In questo contesto la Commissione europea desidera mantenere il premio annuale dell'Unione europea esistente, con l'obiettivo di dare un riconoscimento pubblico alle iniziative esemplari e alle migliori pratiche realizzate da singoli o da organizzazioni, che contribuiscono a livello europeo alla promozione e allo sviluppo dell'eredità culturale. Speciale considerazione sarà concessa alle iniziative e alle competenze che presentano un valore simbolico/esemplare e/o didattico o sociale.
L'obiettivo del presente invito è quello di scegliere un ente che sarà autorizzato ad organizzare, realizzare e assegnare questo premio UE.
Visto l'aspetto pluridimensionale della promozione del patrimonio culturale, il premio europeo consisterà in vari premi singoli e nelle seguenti categorie di azioni/progetti:
· Per un progetto riguardante la protezione/il restauro/la valorizzazione esemplari di un patrimonio architettonico (edificio unico o insieme di edifici situati in una piccola comunità rurale o insulare) che conserverà il suo impiego iniziale e diventerà un luogo di interesse culturale e didattico aperto ai visitatori. L'edificio o l'insieme degli edifici devono essere accessibili al pubblico generale.
· Per un progetto concernente la protezione/la conservazione/il rafforzamento esemplari di un paesaggio culturale, nel rispetto del suo autentico carattere storico e culturale.
· Per un progetto concernente la protezione/la conservazione/il rafforzamento esemplari di una collezione privata o pubblica attinente a un patrimonio artistico accessibile al pubblico generale.
· Per un progetto concernente la protezione/la conservazione/il rafforzamento esemplari di un sito archeologico accessibile al pubblico generale.
· Per un progetto concernente uno studio esemplare per la conservazione e/o il rafforzamento dell'eredità culturale (ad es. edificio unico o insieme di edifici situati in comunità rurali o urbane, paesaggio culturale, sito archeologico) accessibile al pubblico generale.
· Per un singolo cittadino o gruppo di cittadini, che possono essere composti da autorità pubbliche locali o centrali oppure organizzazioni non governative, come riconoscimento del loro profondo e lodevole sforzo di lunga durata volto a conservare la protezione/la conservazione e il rafforzamento del patrimonio culturale europeo.
Il premio può essere assegnato a un singolo cittadino europeo (specialista della conservazione/del restauro da un punto di vista scientifico, tecnico o artigianale) o a un gruppo che potrà essere composto da specialisti della conservazione/del restauro, proprietari, autorità pubbliche locali e centrali o organizzazioni non governative. Il premio consisterà in un assegno di 15 000 EUR e in un Diploma con il logo del programma Unione europea Cultura (obbligatorio) e dell'organizzazione (facoltativo) responsabile per l'organizzazione del premio.
La decisione relativa all'attribuzione del premio si baserà sulle raccomandazioni di un collegio di esperti indipendenti europei in rappresentanza di uno spettro possibilmente ampio di settori attinenti al patrimonio culturale. I candidati sono invitati a spiegare nella loro domanda il modo in cui intendono gestire l'assegnazione del premio (scelta e lavoro della giuria).
Il premio dovrà assicurare la maggior visibilità e il più grande impatto possibili dal punto di vista europeo; per tale motivo è essenziale la presenza delle istituzioni dell'Unione europea, in particolare della Commissione, durante la cerimonia di assegnazione dei premi. I progetti vincitori e tutti i progetti presentati (o i migliori fra di essi) dovranno essere pubblicizzati in modo ottimale, ad esempio attraverso pubblicazioni, stampa, radio e televisione, esposizioni itineranti ecc.
I candidati ammessi sono: organizzazioni pubbliche o private dotate di status giuridico e di ampia esperienza nel campo della conservazione e/o del rafforzamento del patrimonio culturale.
La durata del periodo di ammissibilità di ciascun accordo di sovvenzione UE sarà di 15 mesi.
Per l'organizzazione del premio UE nel 2007, l'azione da finanziare deve iniziare imperativamente entro il 15 novembre 2007 e terminare per il 14 febbraio 2009. La data di inizio per l'ammissibilità della spesa non può assolutamente essere antecedente al 1° maggio 2007. La sovvenzione comunitaria viene accordata salvo buon fine delle procedure amministrative e finanziarie.
L'azione viene attuata annualmente e per la durata del programma Cultura (2007-2013). L'entità organizzatrice prescelta sarà incaricata dell'organizzazione e dell'applicazione del premio europeo annuale in materia di protezione/preservazione/valorizzazione del patrimonio culturale a partire dal 2007 fino al 2013 (incluso), cioè fino alla fine del programma Cultura (2007-2013). L'organismo candidato prescelto assicurerà l'organizzazione della prima edizione del premio europeo (2007) e potrà assumersene l'organizzazione tutti gli anni fino al 2013 unicamente con l'approvazione specifica della Commissione.
Termine ultimo per la presentazione delle candidature entro il 28 febbraio 2007.
Il testo integrale dell'invito a presentare questa proposta condizionata e i moduli di domanda sono disponibili sul seguente sito web: http://europa.eu.int/comm/culture/eac/index_fr.html.
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS
Azienda croata specializzata nello stampaggio ad iniezione, assemblaggio di vari prodotti e soffiaggio cerca partner italiani per formare una società mista utilizzando finanziamenti europei.
Azienda lituana produttrice di finestre, porte e serramenti di vario tipo in alluminio e PVC cerca intermediari commerciali per vendere i propri prodotti in Italia.
Azienda inglese specializzata nella creazione di reti locali di computer è interessato ad avviare cooperazioni commerciali, tecniche e produttive.
Azienda polacca specializzata nella produzione di alimenti surgelati (carne, verdure) è interessata ad avviare accordi di distribuzione reciproca.
Azienda della Repubblica Ceca produttrice di macchine per miniare, per trasporti su binari, per il sollevamento di pesi ed altro, è interessata a contattare possibili clienti, distributori, rivenditori.
Azienda agricola moldava, specializzata nella coltivazione di patate e nocciole, cerca possibili investitori interessati ad affittare terreni.
RICERCA PARTNERS
SVEZIA - Il Comune di Vasternorrland cerca aziende produttrici di film e professionisti del settore per collaborare nello sviluppo di aziende esperte in tecniche digitali, incentivare la produzione di film, promuovere la crescita e lo sviluppo dei media.
SCADE: data non precisata.
ROMANIA - P 164 - La società di ricerca East West Expertise cerca enti pubblici e privati che sviluppino politiche d’innovazione sull’utilizzo dell’energia per promuovere l’uso di pannelli solari e fotovoltaici, effettuare una politica di innovazione e sviluppo regionale, creare progetti di energia rinnovabile, con l’obbiettivo di favorire la promozione di materiali e processi che evitino le dispersioni e gli sprechi di energia, individuare nuovi metodi per creare energia nel rispetto dell’ambiente e delle materie prime rinnovabili.
SCADE: data non precisata.
SPAGNA - P 166 - Il Centro nazionale di formazione professionale di Cartagena cerca aziende operanti nel campo dei processi chimici, del controllo di qualità, della ricerca e sviluppo o laboratori e centri di ricerca disposti a ospitare degli studenti, che abbiano completato un corso di studi sull’analisi chimica di laboratorio o sugli strumenti tecnici di analisi, allo scopo di fargli mettere in pratica gli studi effettuati.
SCADE: 15 gennaio 2007.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
· Eurodeputati del Gruppo PPE/DE
Delegazione italiana FORZA ITALIA - P
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06
· Parlamento Europeo
Rue Wiertz B - 1047 Bruxelles - Tel.: 0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it
· Commissione delle Comunità Europee
Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 - http://europa.eu.int/comm
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it
· Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int
· Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int
· Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int
· Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int
· Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S (Bandi): http://ted.publications.eu.int
· Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html
Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 4140 - http://www.epp-eu.org/
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