GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER
PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO
ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
15
ottobre 2006
n° 142
Lettera informativa della Delegazione Italiana
Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
GRUPPO PPE/DE -
Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma
“EUROINFORMAZIONI”
per la Piccola e Media Impresa- Industria -
Commmercio - Artigianato
Servizi - Enti Territoriali Locali
Con informazioni ricavate da
pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee
*****************************************
Con questa "lettera" si
intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in
particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle
Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei
Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta
essere di vitale importanza.
Viste le gravi carenze esistenti
in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore
diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea”
è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni
attività sociale ed imprenditoriale.
EUROINFORMAZIONI E’
ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org
*****************************************
Si ringraziano tutti coloro che
direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa
lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero
delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.
BREVI DALL'EUROPA
QUADRO EUROPEO DELLE QUALIFICHE
Destinato
a favorire la trasparenza dei sistemi europei di educazione e di formazione e a
renderli più accessibili al grande pubblico, il QEQ definirà dei riferimenti
comuni che aiuteranno gli Stati membri, le imprese e i cittadini a confrontare le
qualifiche rilasciate dai diversi sistemi europei. Trattandosi di uno dei
risultati concreti del programma di lavoro “Educazione e formazione
-
garantisce un migliore adeguamento dell’offerta
educativa e della formazione alle esigenze del mercato del lavoro (in materia
di conoscenza, attitudini e competenze);
-
facilita il riconoscimento dell’apprendimento
non formale e informale;
-
facilita il trasferimento e l’utilizzo delle
qualifiche nei diversi paesi e nei diversi sistemi d’educazione e di
formazione.
In
quanto strumento che favorisce l’apprendimento nel corso di tutta la vita, il
QEQ comprende l’insegnamento generale e la formazione per adulti,
l’insegnamento e la formazione professionale e l’insegnamento superiore. La
raccomandazione propone agli Stati membri di definire delle corrispondenze fra
i loro sistemi di certificazione nazionale e il QEQ entro il 2009. Il quadro
potrà quindi funzionare come strumento di trasposizione in grado di chiarire le
corrispondenze fra le qualifiche e i diversi sistemi.
LE INIZIATIVE UE NEL SETTORE DEL
TESSILE
Le migliaia di
piccole imprese del settore tessile si ritrovano alle prese con carenze di
fondi, risorse umane, formazione e orientamento strategico che invece si
rivelano necessari se si intende innovare in modo efficace. Molte aziende
stanno però già tentando di far fronte al problema: secondo Walter Lutz di
Euratex (Organismo di rappresentanza
della filiera del tessile/abbigliamento), “se, da un lato, le imprese
hanno limiti economici sul fronte dell’investimento nell’innovazione,
dall’altro molte si rendono conto dell’impossibilità di continuare sulla
falsariga dei modelli del passato e sono attivamente alla ricerca di azioni
innovative. Non si tratta solo di un obiettivo politico, ma di una volontà
espressa dall’industria stessa”.
Il concetto della
cosiddetta “fast fashion” (moda rapida), lanciato dalla spagnola Zara,
snellisce tutte le fasi di produzione e distribuzione della catena di
approvvigionamento, consentendo di rispondere in breve tempo alle esigenze dei
clienti. “Se si riesce ad accelerare il processo in Europa”, spiega Lutz, “la
maggior parte dei vantaggi in termini di costi offerti dalla produzione
asiatica scomparirebbe”. Un altro esempio è costituito dall’utilizzo di scanner
per la misurazione tridimensionale del corpo umano e del web per la
comunicazione dei dati fra dettagliante e fabbricante al fine di produrre
singoli indumenti realizzati su misura a prezzi paragonabili a quelli dei
prodotti di massa. Si stanno facendo strada nuove tecnologie, tra cui il design
virtuale, robot all’avanguardia, le fibre ottiche ed elettroniche e la cucitura
sferica.
Allo scopo di
definire gli obiettivi dell’innovazione e i temi di ricerca necessari a far
fronte ai problemi del settore tessile in Europa, è stata istituita una
piattaforma tecnologica europea per il futuro dei tessili e dell’abbigliamento
che riunisce esperti del mondo dell’industria e della ricerca al fine di
sviluppare obiettivi specifici di ricerca e innovazione in tre ambiti: nuove
applicazioni tessili, transizione da una produzione di massa a una
personalizzata e passaggio da prodotti base a prodotti specialistici.
Allo stesso tempo è
stato adottato un numero cospicuo di ulteriori misure raccomandate dal Gruppo
ad alto livello per il settore tessile e l’abbigliamento (GAL), arricchendo i
progetti già esistenti attraverso nuove opportunità nell’ambito del Sesto
Programma Quadro di ricerca in termini di cofinanziamento della ricerca,
formazione e divulgazione dei risultati. Il Gruppo ad alto livello studierà ora
la questione dell’accesso ai finanziamenti per l’innovazione da parte delle
imprese, l’innovazione non tecnologica e la cooperazione industriale, mentre al
momento sono in esame le proposte tese al miglioramento della tutela della proprietà intellettuale.
La morale delle
raccomandazioni del GAL riguardo al settore dell’innovazione è riassumibile
nell’attuale necessità di segnare una vera e propria svolta nel campo della
tecnologia dell’abbigliamento. L’alto impiego di manodopera necessario nel
processo di produzione degli indumenti e i costi elevati che esso
comporta, uniti al livello insolitamente
alto di prodotti difettosi (fino al 20%,
nonostante l’impiego di operatori qualificati), hanno provocato un calo della
quota di spesa destinata ai capi d’abbigliamento rispetto ad altri beni di
consumo. Il progetto Leapfrog costituisce forse il fiore all’occhiello tra i
progetti di ricerca nel settore e mira a registrare sensibili miglioramenti sul
piano dell’efficacia produttiva: un risparmio del 60% in termini di tempi di
realizzazione grazie al design virtuale tridimensionale dei capi, una riduzione
dell’80% dei tempi di lavorazione degli indumenti complessi e una diminuzione
di difetti ed errori qualitativi dal 15-20% a zero.
Per maggiori
informazioni: www.leapfrog-eu.org.
LA CARTA EUROPEA DEI RICERCATORI: UNA
REALE CHIAVE DI SVOLTA PER L'ATTRATTIVITA' E LA COMPETITIVITA' EUROPEA
Si è svolta a Vienna,
Principale obiettivo
è stato quello di individuare condizioni e strumenti volti a rendere il Mercato
europeo della Ricerca un polo di attrazione per ricercatori qualificati
provenienti da ogni parte del Mondo.
L’Evento si è
pertanto rivelato una ottima occasione per fare il punto sui principali
strumenti sviluppati dalla Commissione europea negli ultimi anni, in particolare
Infatti, nonostante
gli impegni di Lisbona, lo scenario europeo, a distanza di sei anni, non appare
così confortante: anziché nuovi e più qualificati posti di lavoro, sempre
maggiore è la disoccupazione e la precarietà nell’attuale Mercato europeo del
lavoro. Secondo stime recenti, circa il 50% dei laureati è costretto ad
accettare lavori non pertinenti al proprio titolo di studio e, dunque, alle
proprie competenze, con conseguente crescente demotivazione e dispersione di
giovani risorse. Da ciò ne consegue, tra l’altro, un inutile dispendio
finanziario per sostenere una offerta formativa cui non corrisponde un
posizionamento adeguato nel mercato del lavoro.
Pur con delle
puntualizzazioni da parte di alcuni paesi, quali Regno Unito e Danimarca, circa
il carattere non vincolante della Carta Europea e circa il fatto che la sua
adozione non debba diventare un requisito per l’ottenimento di finanziamenti
europei, in modo unanime è stata ribadita la necessità che l’Europa si doti di
un framework comune per affrontare in modo univoco e condiviso le criticità che
oggi caratterizzano
Ciò è stato ben inteso, in particolare, dalla comunità scientifica
italiana: le nostre università, infatti, sono state le prime in Europa a
sottoscrivere, il 7 luglio 2005, i principi della Carta e del Codice, grazie
anche all’impegno della CRUI. Lo stesso hanno fatto i principali Enti di
ricerca italiani lo scorso 13 dicembre.
Infine, sempre in
Italia, è stato creato l’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della Carta
dei Ricercatori e del Codice di condotta (http://web.unicam.it/ateneo/organizzazione/osservatorio_ricercatori/index.asp).
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO - SESSIONE
25 - 28 SETTEMBRE 2006
ALLARGAMENTO
LA TURCHIA ACCELERI LE
RIFORME IN VISTA DELL'ADESIONE
Doc. A6-0269/2006
Relazione sui progressi compiuti dalla Turchia in vista dell'adesione
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 26.9.2006 - Votazione:
27.9.2006
Il Parlamento critica il rallentamento delle riforme in Turchia e chiede di
valutare la capacità di assorbimento dell'Unione. Particolare preoccupazione è
destata dalle restrizioni alla libertà di culto e di espressione e dalla
negazione dei diritti delle donne. I deputati si augurano che il viaggio del
Papa in Turchia contribuisca al dialogo interreligioso e interculturale.
Reputano anche indispensabile che la Turchia riconosca il genocidio armeno,
anche se non è una condizione per l'adesione.
Adottando con 429 voti favorevoli, 71 contrari e
125 astensioni la relazione, il Parlamento sottolinea anzitutto che il
rafforzamento dei legami tra la Turchia e l'Unione europea «è di fondamentale
importanza per l'UE, per la Turchia e per tutta la regione». Rammenta, d'altra
parte, che la capacità dell'UE di
integrare la Turchia mantenendo nel contempo l'impulso dell'integrazione «è
un aspetto importante», nell'interesse generale dell'UE e della Turchia.
Pertanto, i deputati giudicano della massima
rilevanza che l'Unione europea «fissi i presupposti istituzionali e finanziari
a tempo debito per l'adesione della Turchia». E, a tale riguardo, ribadiscono
che il Trattato di Nizza «non costituisce una base accettabile per ulteriori
decisioni sull'adesione di nuovi Stati membri». Insistono quindi affinché le
riforme necessarie «siano attuate nell'ambito del processo costituzionale».
Ricordano poi che l'impatto dell'adesione della Turchia sul bilancio può essere
pienamente valutato solo nel quadro delle prospettive finanziarie dal 2014 e
attendono «con impazienza» che la Commissione europea presenti la relazione
sulla capacità di assorbimento dell'Unione, prima del Consiglio europeo del dicembre
2006.
Per i deputati,
inoltre, l'apertura di negoziati
costituisce il punto di avvio di un processo duraturo, «che per sua stessa
natura è aperto e non porta automaticamente e a priori all'adesione». A
differenza dei precedenti negoziati, è anche precisato, «sarebbe necessario
informare l'opinione pubblica europea continuamente e diffusamente in merito ai
negoziati stessi e ai progressi della Turchia». Osservano peraltro che,
nonostante l'obiettivo dei negoziati sia l'adesione della Turchia all'UE, «la
realizzazione di tale ambizione dipenderà dagli sforzi di entrambe le parti».
In proposito, ricordano che, in caso di grave e persistente violazione dei
principi della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà
fondamentali, dello stato di diritto e dei principi del diritto internazionale,
la Commissione potrebbe raccomandare la sospensione dei negoziati al Consiglio.
D'altra parte, il Parlamento ritiene che, indipendentemente dall'esito dei
negoziati, le relazioni tra UE e Turchia «debbano garantire che la Turchia
resti saldamente inserita nell'ambito di strutture europee».
A tale riguardo, i deputati deplorano il
rallentamento del processo di riforma in
Turchia, evidenziato «da persistenti carenze e progressi insufficienti»
soprattutto nell'ambito della libertà di espressione, dei diritti religiosi e
delle minoranze, delle relazioni civili/militari, dell'applicazione della legge
in concreto, dei diritti delle donne, dei diritti culturali e della rapida e
corretta esecuzione delle decisioni in materia giudiziaria da parte dei servizi
statali. D'altra parte, accogliendo favorevolmente l'iniziativa del governo di
riprendere il processo di modifica legislativa, con la presentazione al
parlamento turco del nono pacchetto di riforme legislative, formulano una serie
di suggerimenti.
La Turchia è quindi invitata a garantire
l'uguaglianza dinanzi alla legge di tutti i cittadini turchi nel corso
dell'intero procedimento giudiziario,
compresa la fase investigativa, il processo, la sentenza e la detenzione,
«senza deroghe per i funzionari del governo, il personale militare o i membri
delle forze di sicurezza».
Dovrebbe inoltre abrogare o modificare, in tempi
brevi, le disposizioni del codice penale
che consentono interpretazioni arbitrarie da parte dei giudici e dei pubblici
ministeri e conducono a sentenze contrarie alla libertà di espressione e alla
libertà di stampa, «rappresentando pertanto una minaccia per il rispetto dei
diritti umani e delle libertà, con ripercussioni negative sul progresso della
democrazia».
Nel prendere atto dei miglioramenti apportati alla
legislazione grazie agli sforzi compiuti dal governo turco, a partire dal 2002,
con la politica di tolleranza zero nei confronti della tortura e della diminuzione dei casi di maltrattamento, i deputati
sottolineano che occorrono misure attuative più efficaci, come evidenziato dal
perdurare delle segnalazioni di torture e maltrattamenti commessi da funzionari
di polizia e dall'impunità di cui spesso tali funzionari godono. Nutrendo
«gravi preoccupazioni» in merito alla prosecuzione, «per non dire la
rinascita», del ruolo dell'esercito nella
società turca, sottolineano poi che la separazione costituzionale, netta e
chiara, dei ruoli politici ed istituzionali tra civili e militari in Turchia «è
una condizione necessaria per poter parlare in modo serio di adesione turca
all'UE».
Il Parlamento rileva anche i progressi realizzati
in materia di diritti delle donne,
in seguito all'entrata in vigore del nuovo codice penale. Tuttavia, nota che il
mancato rispetto dei diritti delle donne in Turchia «resta una questione molto
preoccupante» e ribadisce la necessità di sforzi ulteriori «per sradicare le
pratiche discriminatorie e la violenza contro le donne». La Turchia è quindi
invitata a intensificare gli sforzi per garantire alle donne l'esercizio del
diritto all'istruzione e alle opportunità di lavoro. I deputati, inoltre,
prendendo atto di alcuni progressi nella lotta contro il crimine di onore,
esprimono però la loro preoccupazione sul rapido aumento dei presunti suicidi
di donne nel sud-est della Turchia. Nel prendere poi atto del dibattito sul
velo in Turchia, e sottolineando che non esistono norme europee in materia, la
relazione auspica che si trovi un compromesso sul foulard indossato sui capelli
dalle studentesse nelle università.
I deputati deplorano anche l'assenza di progressi
in materia di libertà di culto e
rinnovavano l'invito rivolto alle autorità turche a compiere passi concreti per
eliminare gli ostacoli che le minoranze religiose affrontano, segnatamente per
quanto attiene al loro status giuridico, alla formazione del clero e ai diritti
di proprietà. Nel condannare poi con forza l'assassinio del sacerdote e
missionario italiano don Andrea Santoro,
la relazione sollecita la tutela dei diritti fondamentali di tutte le minoranze
e comunità cristiane in Turchia (ad esempio i greci di Istanbul, Imvros e
Tenedos). D'altra parte, facendo proprio un emendamento proposto dal PPE/DE, il
Parlamento esprime l'auspicio che la prossima visita del Papa in Turchia «contribuisca a rafforzare il dialogo
interreligioso e interculturale fra il mondo cristiano e quello musulmano».
Inoltre chiede che l'educazione religiosa sia volontaria per tutti e che ciò
non riguardi soltanto la religione sunnita, e che a coloro i quali non
intendono avvalersi dell'educazione religiosa sia offerto un insegnamento
alternativo che affronti i valori, le norme e le questioni etiche.
Il Parlamento esprime profonda preoccupazione per
le tensioni nel sud-est del paese
ritenendole una grave minaccia per la pace e la stabilità della regione.
Sottolinea quindi l'importanza di compiere ulteriori progressi al fine di
assicurare che le riforme siano sostenibili e credibili. Condanna inoltre con
fermezza la recrudescenza degli atti di terrorismo commessi dal PKK, al quale
chiede di decretare e rispettare un cessate il fuoco immediato. D'altra parte i
deputati, evidenziano l'esistenza di «numerosissimi processi» ancor oggi in
corso ai quali sono sottoposti esponenti della società civile, nonché le
pratiche quotidiane di intimidazione verso costoro, come ad esempio nei
confronti di Mehdi Zana, marito del Premio Sacharov del Parlamento europeo,
Leyla Zana.
Il Parlamento ribadisce il convincimento che una
Turchia moderna, democratica e secolare, pur allineandosi progressivamente alle
politiche degli Stati membri dell'UE, «potrebbe svolgere un ruolo costruttivo e
stabilizzatore nel promuovere la comprensione tra civiltà e tra l'Unione
europea e i paesi della regione circostante la Turchia», particolarmente il
Medio Oriente. E, in tale contesto, si compiace della decisione del governo
turco di partecipare ai corpi della pace ONU in Libano.
Accogliendo con 320 voti favorevoli, 283 contrari e
40 astensioni, un emendamento avanzato dal PSE e dall'ALDE/ADLE, il Parlamento
ha soppresso il paragrafo in cui era chiesto alla Turchia di riconoscere il genocidio armeno, ergendo tale atto a
«condizione preliminare» della sua adesione all'Unione europea. Tuttavia,
sottolinea che, sebbene il riconoscimento del genocidio armeno in quanto tale
non costituisca uno dei criteri di Copenaghen, «è indispensabile che un paese
che si avvia all'adesione accetti e riconosca il proprio passato». Prendendo
quindi atto della proposta della Turchia di istituire una commissione di esperti
per superare la tragica esperienza, chiedono alle autorità turche di facilitare
il lavoro dei ricercatori, degli intellettuali e degli studiosi che lavorano su
tale questione, garantendo loro l'accesso agli archivi storici e fornendo tutti
i documenti utili. La Turchia è inoltre
sollecitata a compiere, «senza condizioni preliminari», i passi necessari a
stabilire relazioni diplomatiche e di buon vicinato con l'Armenia, a ritirare
il blocco economico e ad aprire la frontiera terrestre quanto prima.
Esortandola a impegnarsi a favore di buone
relazioni di vicinato, la relazione ricorda alla Turchia che deve astenersi da
qualsiasi minaccia contro i paesi vicini nonché da attività militari che
favoriscono la tensione e «potrebbero influenzare negativamente il processo di
adesione». A tale proposito, i deputati citano la minaccia di "casus
belli" nei confronti della Grecia
in merito al suo diritto di determinare i limiti delle proprie acque
territoriali e le continue violazioni dello spazio aereo nazionale greco.
I deputati, infine, ricordano alla Turchia che il
riconoscimento di tutti gli Stati membri, compresa la Repubblica di Cipro, «è un elemento necessario del processo di
adesione». Pertanto chiedono alla Turchia di prendere misure concrete per
normalizzare quanto prima le relazioni bilaterali con Cipro, di dare piena
attuazione alle disposizioni contenute nell'accordo di associazione e nel suo
protocollo aggiuntivo nonché alle priorità derivanti dal partenariato per
l'adesione. Particolare delusione è infatti espressa per il mantenimento dei
divieti imposti a navi e aerei ciprioti in Turchia nonché del veto alla
partecipazione della Repubblica di Cipro alle organizzazioni internazionali e
agli accordi multilaterali. I deputati invitano quindi le autorità turche a
mantenere un atteggiamento costruttivo per ricercare una soluzione globale
della questione di Cipro nel quadro delle Nazioni Unite, accettabile sia per i
greco-ciprioti che per i turco-ciprioti.
Nel dibattito è
intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, vorrei soffermarmi soprattutto su un aspetto
della relazione dell'onorevole Eurlings, ovvero il dialogo interreligioso. Si
tratta di un tema che in questi giorni si trova sotto i riflettori di tutto il
mondo per quello che è accaduto, per le polemiche che ci sono state, per
l'attenzione che è stata rivolta alle parole pronunciate da Benedetto XVI in
Germania e per le reazioni del mondo islamico.
Ieri c'è stato un incontro molto importante che ha
dimostrato quanto sia importante per tutti noi il dialogo costruttivo e
positivo tra i rappresentanti di religioni diverse, ovvero tra cristiani e
musulmani. L'incontro si è basato sul principio di reciprocità, secondo cui è
diritto di ogni parte sostenere la propria tesi, difendere i propri valori,
poter manifestare il proprio credo, per i musulmani dove sono in maggioranza i
cristiani, e per i cristiani dove sono in maggioranza i musulmani.
Ieri a Castel Gandolfo per il confronto con il
Santo Padre era presente anche l'Ambasciatore turco. Si è parlato a lungo di
questi temi e credo, quindi, che sia di fondamentale importanza il viaggio che
Benedetto XVI svolgerà in Turchia. Sarà un viaggio importante perché, a nostro
giudizio, favorirà il dialogo tra cristiani e musulmani, tra una maggioranza
musulmana e una minoranza cristiana, sia essa cattolica, protestante od
ortodossa, che vive in Turchia.
Ecco perché abbiamo presentato un emendamento con
il relatore Eurlings e con l'onorevole Tannock che sottoponiamo all'attenzione
di tutta l'Assemblea, comprese le altre forze politiche, affinché, attraverso
anche un messaggio forte del Parlamento, si possa incentivare il dialogo tra
cristiani e musulmani, tra cristianesimo e islam, lasciamo fuori l'estremismo,
isoliamo i fondamentalisti e dialoghiamo tra chi veramente vuole costruire la
pace in Medio Oriente e in Africa.
In conclusione aiutare le riforme e favorire il
dialogo tra cristiani e musulmani è interesse della stessa Turchia. I progressi
di questo paese nel cammino verso l'Unione europea si misurano soprattutto dai
risultati ottenuti nel dialogo interreligioso, nel rispetto dei diritti delle
minoranze e nel rispetto dei diritti civili di tutti coloro che vivono in
Turchia."
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
UNA POLITICA EUROPEA COERENTE PER L'IMMIGRAZIONE
Docc. B6-0508, 0510, 0516, 0518, 0520/2006
Risoluzione comune sulla politica comune dell'Unione europea in materia di
immigrazione
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
27.9.2006 - Votazione: 28.9.2006
Il Parlamento chiede che l'UE si doti di una politica trasversale che,
garantendo la sicurezza delle frontiere, contempli anche l'apertura di canali
di immigrazione legale, l'integrazione dei migranti e l'aiuto ai paesi
d'origine. Scettico sull'utilità a lungo termine delle regolarizzazioni di
massa, sollecita maggiore assistenza per gli Stati confrontati ai flussi
migratori e l'adozione della direttiva sui rimpatri. Vanno modificati i
principi sullo Stato responsabile delle domande d'asilo.
Con 295 voti favorevoli, 271 contrari e 14
astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune - sostenuta da
PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE e GUE/NGL - che nota anzitutto la mancanza di una
politica europea coerente in materia di immigrazione. Ritiene quindi che
l'Unione europea debba adottare un approccio trasversale per una politica
dell'immigrazione che comprenda il partenariato con i paesi terzi, la sicurezza
delle frontiere esterne per lottare contro il traffico degli esseri umani e una
politica equa in materia di rimpatri. Tale politica, inoltre, deve anche
contemplare l'apertura di canali di immigrazione legale, incoraggiare
l'integrazione dei migranti nella società di accoglienza e consentire il
co-sviluppo dei paesi d'origine al fine di rispondere alle cause profonde dell'immigrazione.
Facendo proprio un emendamento proposto dai Verdi,
il Parlamento afferma che ritiene che la massiccia immigrazione «sia la
conseguenza di economie mal funzionanti, impoverimento della popolazione,
violazione dei diritti umani, degrado ambientale, divario crescente fra paesi
ricchi e paesi poveri, guerre civili, guerre per il controllo delle risorse
naturali, persecuzioni politiche, instabilità politica, corruzione e dittatura
in molti dei paesi d'origine».
Visti l'emergenza umanitaria in vari Stati membri
situati alle frontiere meridionali dell'Unione europea, «dove migliaia di
migranti sono morti nelle acque del Mediterraneo», e il massiccio afflusso di
immigrati, il Parlamento riconosce i drammi umani e le difficoltà che alcuni
Stati membri si sono trovati ad affrontare nella gestione dei massicci flussi
migratori degli ultimi anni e deplora «gli elevatissimi costi umanitari».
Ritiene quindi che la ripartizione delle
responsabilità e degli oneri finanziari tra gli Stati membri debba
costituire «parte integrante» della politica dell'Unione europea in materia di
immigrazione e del regime comune europeo in materia di asilo.
L'Unione europea dovrebbe quindi assumersi un ruolo
più ampio nella gestione delle emergenze umanitarie connesse ai flussi
migratori e ai richiedenti asilo. Pertanto i paesi interessati devono usufruire
dell'accesso all'assistenza tecnica e ai finanziamenti previsti dai fondi e dai
programmi comunitari (come ARGO, il Fondo europeo per i rifugiati, il Fondo
europeo per le frontiere esterne, il Fondo europeo per l'integrazione e il
Fondo europeo per i rimpatri per il periodo 2007-2013).
La Commissione, inoltre, deve proporre al più
presto la creazione di un fondo d'emergenza per finanziare "team di
esperti di sostegno" che forniscano un'assistenza concreta al momento
dell'accoglienza alle frontiere e nell'affrontare le crisi umanitarie negli
Stati membri. Dovrebbe poi integrare nei nuovi fondi per il periodo 2007-2013
un meccanismo d'emergenza che consenta di fornire assistenza finanziaria nelle
situazioni d'urgenza. Per i deputati, d'altra parte, occorre poi mettere a
disposizione maggiori risorse per le ONG che operano sul campo,
Il Parlamento sottolinea, inoltre, che qualsiasi
approccio globale all'immigrazione deve offrire possibilità concrete di immigrazione legale nell'Unione europea
e predisporre piani precisi per lo sviluppo e gli investimenti nei paesi di
origine e transito, compresa l'elaborazione di politiche commerciali e agricole
che promuovano opportunità economiche, anche per evitare «una massiccia fuga di
cervelli».
Ricorda, in proposito, che la politica europea deve
anche essere accompagnata da una politica
di integrazione che preveda, fra l'altro, un'integrazione regolare nel
mercato del lavoro, il diritto all'istruzione e alla formazione, l'accesso ai
servizi sociali e sanitari nonché la partecipazione degli immigrati alla vita
sociale, culturale e politica. E, al riguardo, ritiene che nell'Unione europea
sia inammissibile che delle persone vengano sfruttate in un contesto di lavoro
forzato e che, pertanto, gli Stati membri debbano garantire che pratiche del
genere non possano esistere.
D'altra parte, pur rendendosi conto che, in assenza
di una politica comune dell'Unione europea in materia di immigrazione, gli
Stati membri possono adottare approcci differenti «al problema della presenza
di centinaia di migliaia di immigrati clandestini che lavorano illegalmente e
senza alcuna protezione sociale», ritiene tuttavia «che la regolarizzazione in massa degli immigrati illegali non costituisca
una soluzione nel lungo termine, dal momento che tali misure non risolvono i
veri problemi di fondo». Facendo proprio un emendamento avanzato dal PPE/DE,
inoltre, il Parlamento ribadisce che qualsiasi decisione di allentare le norme
in materia di immigrazione presa in uno Stato membro «esercita ripercussioni
sulla situazione negli altri Stati membri». Pertanto, gli Stati membri «hanno
l'obbligo di consultare e informare, in uno spirito di cooperazione leale, gli
altri Stati membri in merito a misure che potrebbero avere un impatto sulla
situazione dell'immigrazione».
Invitando poi gli Stati membri ad intensificare la
cooperazione nel quadro di Frontex e a definire meglio la missione di tale
agenzia, il Parlamento ritiene tuttavia che i controlli alle frontiere e le
azioni volte a combattere l'immigrazione illegale rappresentano solamente un
aspetto della politica dell'Unione europea verso i paesi terzi. Chiede quindi
l'adozione di un approccio improntato al partenariato
con i paesi di origine e transito al fine di assicurarsi il loro attivo
contributo nella gestione dei flussi migratori, nel contenimento
dell'immigrazione illegale e nell'organizzazione di campagne d'informazione
efficaci sulle condizioni nei paesi di accoglienza dell'UE, inclusi i criteri
per l'ottenimento dell'asilo.
D'altra parte, i deputati sottolineano che tutte le
misure volte a combattere l'immigrazione illegale e a intensificare i controlli
alle frontiere esterne, anche se in cooperazione con paesi terzi, «devono
essere compatibili con le garanzie e con i diritti fondamentali
dell'individuo». Mettono quindi in guardia contro i pericoli
dell'esternalizzazione della gestione delle frontiere esterne dell'Unione
europea. Il Parlamento, peraltro, riconosce la necessità di adottare una direttiva sui rimpatri «improntata
all'equità» e invita il Consiglio a intensificare gli sforzi per assicurarne
l'adozione.
Si dice inoltre consapevole del fatto che, in
assenza di canali di migrazione legale, i
sistemi di asilo sono sottoposti a una sempre maggiore pressione in quanto
modalità di insediamento legale. Chiede quindi agli Stati membri di rispettare
gli obblighi loro incombenti in tale materia, affinché garantiscano l'accesso
alla procedura di asilo e applichino le disposizioni della direttiva
sull'accoglienza «in modo armonizzato e coerente» e affinché le domande di
asilo «siano trattate in modo rapido ed efficace». Sollecita poi la Commissione
a rimettere in causa, nel pertinente regolamento, il principio secondo il quale
lo Stato membro responsabile dell'esame di una richiesta d'asilo è il primo
paese d'accesso. Per i deputati, infatti, ciò «rappresenta un onere
insopportabile per i paesi del Sud e dell'Est dell'Unione europea»,
Infine, il Parlamento osserva che, a sette anni dal
Vertice europeo di Tampere e malgrado le reiterate richieste del Parlamento,
oltre a non aver definito una politica comune in materia di immigrazione, il
Consiglio ha invece mantenuto il voto all'unanimità e la procedura di
consultazione per tutte le questioni attinenti all'immigrazione legale. Ma -
con 249 voti favorevoli, 302 contrari e 3 astensioi - è stato soppresso il
paragrafo che lo esortava a mettere in atto con urgenza le disposizioni, come
le clausole passerella, che
autorizzano il passaggio alla procedura di codecisione e al voto a maggioranza
qualificata.
Nel dibattito è
intervenuto JAS GAWRONSKI (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, molti avvenimenti nuovi minacciano la nostra
sicurezza e la nostra libertà, l'immigrazione incontrollata è certamente uno di
questi.
Ma il pericolo maggiore e più recente, e ne ha
parlato prima il vicepresidente Frattini, viene dal terrorismo; come
coordinatore del mio gruppo nella commissione temporanea sulla CIA ho
affrontato con i colleghi il problema, abbiamo cercato tutti insieme delle
soluzioni. Personalmente sono giunto alla conclusione che possiamo fare molto
poco e purtroppo abbiamo fatto molto poco per scoprire nuove verità, nuove
responsabilità, nuovi colpevoli. E' necessario allora concentrarci sul futuro,
sui mezzi e sugli strumenti per evitare che si ripetano situazioni di
illegalità che espongono a maggiori rischi la nostra libertà e la nostra
sicurezza.
Cosa possiamo fare? Un elemento lo trovo
nell'interrogazione al Consiglio all'origine del dibattito di questa mattina,
ovvero quando si parla di iniziative per rimediare alla mancanza di fiducia fra
Stati membri. Questo è un punto importante, essenziale! Ci vuole un maggiore
scambio di informazioni per combattere il terrorismo all'interno dell'Unione,
anche con i nostri principali alleati, primi fra questi gli Stati Uniti con i
quali di recente abbiamo avuto qualche problema. Uno scambio su un piano di
parità e di reciproca fiducia.
Ci vuole anche un maggiore controllo sulle
attività dei servizi segreti di un paese nel territorio di un altro. I servizi
segreti debbono rimanere segreti per operare con efficacia, ma entro un certo
limite. La nostra commissione CIA non ha poteri d'inchiesta e allora dobbiamo
insistere affinché siano i parlamenti nazionali, che in molti paesi dispongono
degli strumenti appropriati, a investigare su eventuali violazioni dei diritti
umani, sulle minacce alla nostra sicurezza e libertà.
Spetterà poi a noi il compito di coordinare le
ricerche per giungere a soluzioni compatibili sul piano europeo."
Nel dibattito è
intervenuto, inoltre, STEFANO ZAPPALA'
(PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Libertà pubbliche, giustizia ed Affari
interni:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, anche quest'estate abbiamo assistito ogni
giorno a sbarchi e naufragi che hanno causato e causano centinaia di morti
nelle acque europee.
Il flusso di imbarcazioni che tentano di
raggiungere le coste dell'Unione non accenna a diminuire, anzi aumenta. La
situazione è ormai di obiettiva e vera emergenza, da affrontare in modo serio.
Ancora oggi, sono tre o quattro i paesi membri che si trovano a dover
fronteggiare da soli questi sbarchi. Lo abbiamo sentito e detto tante volte in
quest'Aula: Malta, Italia e Spagna mettono a disposizione di tutta l'Unione le
proprie forze soffrendo in totale solitudine.
E' l'Unione europea intera composta da 25 paesi -
fra poco 27 - che insieme deve una volta per tutte misurarsi con l'estrema
gravità della situazione. Vanno abbandonati gli egoismi nazionali! E' ora di
iniziare a considerare l'emergenza immigrazione come un problema dei 25 Stati
membri e non solo di quelli che per la loro posizione geografica si trovano
quotidianamente a dover recuperare cadaveri in mare.
La Commissione - attraverso il Commissario
Frattini, al quale obiettivamente, non solo perché è un amico, va il nostro
plauso - sta predisponendo proposte concrete d'azione e sta cercando di
implementare i programmi già in essere. Ma è al Consiglio che spetta la
decisione di affrontare quella che già da tempo è diventata una tragedia umana.
Invece, caro ministro, il Consiglio continua a prendere in giro l'Europa. E' il
Consiglio che deve assumersi la responsabilità di dare un segnale forte ed
efficace per rendere comunitario il problema!
A tal proposito, signor Ministro colgo occasione
per rinnovare ancora una volta la richiesta che sia convocato un Consiglio
straordinario "Affari interni" da svolgersi sull'isola di Malta, ovvero
uno dei paesi maggiormente esposti e più in difficoltà per le sue dimensioni.
Rinnovo inoltre, ancora una volta, la richiesta di discutere l'accordo di
Dublino 2.
Signor Ministro, bando alle chiacchiere! L'Unione
europea attraverso il Consiglio, deve dimostrare di esistere concretamente!"
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
-
Doc. A6-0192/2006 - Relazione sulla proposta di decisione
quadro del Consiglio sulla protezione dei dati personali trattati nell’ambito
della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale
Il Parlamento ha adottato una
relazione sulla protezione dei dati personali nel quadro della cooperazione
giudiziaria e di polizia. Per tutelare i diritti fondamentali dei cittadini,
chiede di limitare il ricorso e l'accesso ai dati ai soli casi in cui ciò è
strettamente necessario e quando vi è un reale pericolo per la sicurezza
pubblica. I deputati sollecitano anche
sanzioni penali per le infrazioni commesse da privati nella raccolta e
nell'elaborazione di dati a carattere personale.
-
Doc.
A6-0268/2006 - Risoluzione
sulla proposta di decisione quadro del Consiglio relativa alla considerazione
delle decisioni di condanna tra Stati membri dell'Unione europea in occasione
dell'apertura di un nuovo procedimento penale
-
Doc.
A6-0273/2006 - Risoluzione sulla
richiesta di difesa dei privilegi e dell'immunità di Jannis Sakellariou
ISTRUZIONE
DIMENSIONE EUROPEA NELL'ISTRUZIONE E QUADRO COMUNE DELLE QUALIFICHE PROFESSIONALI
-
Doc. A6-0267/2006 - Relazione sulle iniziative destinate ad
integrare i programmi scolastici nazionali con misure di sostegno idonee ad
includere la dimensione europea
-
Doc. A6-0248/2006 - Relazione sulla creazione di un Quadro
europeo delle qualifiche
Procedura:
Iniziativa - Dibattito: 25.9.2006 - Votazione:
26.9.2006
Il Parlamento chiede di
promuovere l'accesso alle informazioni sulle istituzioni e sulle iniziative
dell'UE nonché la conoscenza della storia e della cultura europei ed insiste
sull'insegnamento precoce di due lingue straniere. Inoltre saluta con favore la definizione di un Quadro europeo
delle qualifiche professionali, ritenendolo di «importanza cruciale» per la
mobilità dei lavoratori. Ma chiede lo sviluppo di principi europei per la
convalida dei processi di apprendimento informali.
Adottata con 470 voti favorevoli, 55 contrari e 24 astensioni, la prima relazione
sottolinea anzitutto l'esigenza che tutti i sistemi di istruzione garantiscano
che, al termine del ciclo di studi secondari, gli allievi possiedano le
conoscenze e le competenze necessarie ad «assumere il ruolo di cittadini e
membri dell'Unione europea». Osservando quindi che le informazioni sull'Europa
fornite agli alunni, agli insegnanti e agli studenti variano notevolmente da
paese a paese, i deputati ritengono che occorre fare il possibile per
accordarsi «su una visione comune della storia e su una comune definizione dei
valori europei».
Nel sottolineare pertanto l'importanza che i vari Stati membri elaborino
una definizione più chiara e uniforme del significato, dell'essenza e
dell'ambito della "dimensione europea", il Parlamento sollecita il
Consiglio europeo e i ministri dell'Istruzione a promuovere la dimensione
europea nell'istruzione. A tale proposito, peraltro, precisa che essa «è un
complemento del contenuto nazionale ma non lo sostituisce né lo surroga». Al
Consiglio, inoltre, è chiesto di riconoscere i due diversi aspetti della
dimensione europea. In primo luogo, l'accesso
alle informazioni che riguardano l'UE, ossia le istituzioni, i metodi, le
prassi e le iniziative. In secondo luogo, la conoscenza della storia comune e del patrimonio
culturale dell'Europa, lo sviluppo delle competenze linguistiche e la
comprensione degli eventi di attualità a livello europeo, ossia «tutti aspetti
che possono integrare i programmi scolastici nazionali».
I deputati, d'altra parte, considerano che l'aspetto linguistico appaia essenziale per il rafforzamento della
dimensione europea, «poiché la conoscenza delle lingue straniere è parte
integrante dell'insieme delle competenze di base di un cittadino europeo tipo,
che vive, studia, lavora e si sposta nell'Unione europea». Insistono quindi
sulla necessità di un miglioramento continuo nell'insegnamento linguistico
impartito, ad esempio, nell'ambito della sezione del programma COMENIUS relativo
all'apprendimento permanente. Il Parlamento, pertanto, sollecita gli Stati
membri a promuovere la diffusione del multilinguismo mediante una politica che
preveda l'insegnamento di un maggior numero di lingue rispetto ai programmi
attuali e «l'insegnamento in età precoce di almeno due lingue straniere nei
loro programmi scolastici».
A tale proposito, peraltro, rilevano la difficoltà in alcuni Stati membri,
in particolare delle persone di madrelingua inglese «a mantenere un interesse e
una motivazione sufficienti per apprendere altre lingue europee e rafforzare in
tal modo la comprensione reciproca e l'empatia in tutta Europa». Nel
raccomandare poi lo scambio delle migliori prassi tra tutti gli Stati membri in
materia di insegnamento delle lingue e l'inclusione di contenuti europei nei
programmi scolastici, i deputati invitano il Consiglio a valutare se risorse
utili e pertinenti come la "rete delle scuole europee", la
cooperazione e l'innovazione nell'ambito dell'apprendimento e strumenti quali
"L'Europa a scuola" abbiano bisogno del sostegno di risorse
aggiuntive.
Occorre anche valutare se gli insegnanti abbiano ricevuto idonee direttive
su come accedere alle informazioni pertinenti al fine di ampliare la dimensione
europea nel contesto dell'insegnamento. E, a tale proposito, i deputati
suggeriscono la promozione di corsi di
formazione per insegnanti «atti ad assicurare ai tirocinanti la necessaria
comprensione delle questioni europee e a porli in grado di integrare la
dimensione europea nell'attività didattica volta a impartire la conoscenza
della realtà nazionale e locale».
Adottando con 535 voti favorevoli, 18 contrari e 10
astensioni la seconda relazione, il Parlamento sottolinea la necessità di
costruire un sistema europeo di riconoscimento delle qualifiche e delle
competenze, nel rispetto delle ricchezze e delle specificità territoriali. Nel
salutare con favore la creazione del Quadro europeo delle qualifiche (EQF), i
deputati sostengono che il suo sviluppo «riveste un’importanza cruciale» per
favorire l’occupabilità e la mobilità geografica della forza lavoro dell’UE, ma
anche per promuovere la competitività e la coesione sociale. Sono poi del
parere che l'EQF deve contribuire ad una maggiore trasparenza nel campo del
riconoscimento delle qualifiche acquisite e dell'equivalenza di quelle da
acquisire, e promuovere il miglioramento dei sistemi di istruzione generali e
professionali onde accrescere anche in tal modo le opportunità occupazionali.
Il Quadro europeo delle qualifiche (EQF) mira a
collegare i quadri di riferimento a livello nazionale e settoriale, ad
assicurare il riconoscimento, la comparabilità e il trasferimento delle
qualifiche relative all’istruzione e alla formazione professionale e ad
incrementare la trasparenza, la permeabilità e la mobilità. L’EQF è costituito
da otto livelli verticali (livelli di riferimento) connessi a tre ambiti
orizzontali (conoscenze, abilità e competenze conseguite sul piano personale e
professionale), in modo da poter meglio classificare gli individui in base ai risultati
d’apprendimento.
Il Parlamento osserva che, in linea di principio,
l'EQF sarà inizialmente attuato su base volontaria e senza comportare obblighi
giuridici. Inoltre, ritiene che l'organizzazione e la convalida della
formazione lungo tutto l'arco della vita sia di competenza degli Stati membri,
e che «l'EQF può difficilmente intervenire sulla questione». Tuttavia, a suo
parere, esso rappresenta uno «stimolo al cambiamento» e «uno strumento di supporto
per le riforme ai pertinenti livelli» nonché «un fattore atto a favorire la
trasparenza e la corrispondenza fra le certificazioni rilasciate a livello
nazionale e settoriale».
Per i deputati, inoltre, l’EQF costituisce uno
strumento utile per migliorare e consolidare la fiducia reciproca tra i diversi
sistemi e, pertanto, ne sostengono pienamente gli obiettivi. D’altra parte, pur
condividendo, l’impianto del sistema, invitano la Commissione a precisare
meglio il rapporto tra i livelli di qualificazione, la direttiva sul
riconoscimento delle qualifiche professionali e i dispositivi di validazione
dell’apprendimento non formale e informale già esistenti o in fase di
attuazione a livello nazionale e regionale. Ritengono inoltre che gli otto
livelli di riferimento EQF proposti debbano essere «riveduti e migliorati»,
mentre i descrittori devono essere formulati in modo più conciso e più
facilmente comprensibile. E’ anche necessario porre l'accento sulla chiara
distinguibilità dei vari livelli di riferimento, per consentire un chiaro
inquadramento delle qualifiche.
E’ poi rilevato che uno dei compiti principali
dell'EQF deve consistere nell'agevolare e nel promuovere il trasferimento delle
qualifiche tra i vari sistemi di istruzione e formazione, per rendere possibile
la mobilità professionale da uno Stato all'altro e rispondere più efficacemente
alle caratteristiche della domanda/offerta del mercato del lavoro europeo.
Facendo proprio un emendamento proposto dai Verdi, i deputati si compiacciono
inoltre del fatto che, attraverso la Strategia di Lisbona, si ponga un forte
accento sulla formazione permanente sul luogo del lavoro e, pertanto, anche sul
riconoscimento di qualifiche che si acquisiscono nel luogo di lavoro.
Il Parlamento chiede poi che siano maggiormente
promossi e sostenuti i principi comuni europei per l'identificazione e la
convalida dei processi di apprendimento non formali ed informali nel quadro
dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita (principalmente per le materie
tecnologico-scientifiche), «tenendo conto delle peculiarità dei vari settori
professionali, delle regioni e degli Stati». I deputati sono infatti
dell’avviso che l’obbligo di rispettare una serie di principi comuni «sia un
importante elemento» affinché la cooperazione fra gli attori operanti a diversi
livelli «abbia successo».
Nel dibattito è
intervenuto, in qualità di relatore per parere della commissione per il mercato
interno e la protezione dei consumatori,
STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Libertà pubbliche,
giustizia ed Affari interni:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, la strategia di Lisbona si propone di
accelerare il processo di modernizzazione dei sistemi europei di istruzione e
di formazione per poter fare dell'economia europea l'economia più competitiva
del mondo entro il 2010.
Una maggiore mobilità del mercato del lavoro e un
efficace sistema di apprendimento permanente ne costituiscono le condizioni
fondamentali ed irrinunciabili. La mancanza di comunicazione e di cooperazione
tra le autorità nazionali e tra i sistemi formativi a vari livelli ostacolano
un uso efficiente delle competenze e delle conoscenze già acquisite. Occorre
per questo favorire una certa permeabilità fra i sistemi di istruzione e di
qualifica dei diversi Stati membri.
Come ha accennato il Commissario, per certi aspetti,
tramite la direttiva 36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali, di
cui io sono stato relatore, è già stato avviato un lavoro il quale trova nella
creazione di un quadro europeo delle qualifiche la sua naturale integrazione e
continuazione. Tale lavoro costituirà lo strumento per migliorare e consolidare
la fiducia reciproca tra i diversi sistemi, favorendo la mobilità e la
formazione lungo tutto l'arco della vita. Esso dovrà offrire una struttura
flessibile e facilmente integrabile con le corrispondenti strutture nazionali,
rispettando nel contempo le diverse specificità. Dovrà assicurare il
riconoscimento, la compatibilità e il trasferimento delle qualifiche relative
all'istruzione e alla formazione professionale, come giustamente sostiene l'onorevole
Mann.
Questo significherà incrementare e migliorare lo
scambio di informazioni in termini di titoli, qualifiche, certificazione ed
esperienze professionali riconosciute nei paesi membri.
Allo stato attuale però, così come è concepito
nella proposta della Commissione, il quadro europeo delle qualifiche non
risulta del tutto chiaro, occorre renderlo più comprensibile rivedendo alcuni
aspetti che ora appaiono slegati. Suggeriamo dunque alla Commissione di
rivedere e riformulare la proposta, mantenendone tuttavia gli obiettivi."
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
-
Doc. A6-0255/2006 - Relazione sulla proposta di raccomandazione
relativa alla mobilità transnazionale nella Comunità a fini di istruzione e
formazione: La Carta europea di qualità per la mobilità
-
Doc. A6-0262/2006 - Relazione sulla proposta di raccomandazione
relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente
Il Parlamento sostiene la "Carta europea di qualità per la
mobilità", ma insiste sulla necessità di migliorare l'informazione dei
cittadini in merito alle opportunità offerte e sottolinea l'importanza delle
competenze linguistiche. L'Aula raccomanda di collegare i sistemi di istruzione
e formazione alle politiche occupazionali e sociali e chiede che sia attribuita
particolare attenzione ai gruppi che - per motivi personali, sociali, culturali
e economici - patiscono un deficit di competenze.
POLITICA REGIONALE
VIA LIBERA AGLI
ORIENTAMENTI STRATEGICI SULLA COESIONE
Doc. A6-0281/2006
Raccomandazione sulla proposta di decisione del Consiglio sugli
orientamenti strategici comunitari in materia di coesione
Procedura: Parere conforme - Dibattito: 26.9.2006 -
Votazione: 27.9.2006
A larga maggioranza, il Parlamento ha concesso il proprio parere conforme
sulla proposta di decisione del Consiglio che stabilisce gli orientamenti
strategici per la coesione economica, sociale e territoriale.
Lo scopo di questi orientamenti è di definire un
contesto indicativo per l’intervento del Fondo europeo di sviluppo regionale,
del Fondo sociale europeo e del Fondo di coesione, tenendo conto delle altre
politiche comunitarie pertinenti, al fine di promuovere uno sviluppo armonioso,
equilibrato e sostenibile della Comunità. Adottando con 575 voti favorevoli, 40
contrari e 37 astensioni la raccomandazione, il Parlamento ha concesso il
parere conforme.
Un primo orientamento mira a rendere l'Europa e le sue regioni più attraenti per gli investimenti e
l'occupazione. Si tratterà quindi di potenziare le infrastrutture di
trasporto, rafforzare le sinergie tra tutela dell'ambiente e crescita e
affrontare l'uso intensivo delle fonti energetiche tradizionali.
Riguardo all'obiettivo di promuovere la conoscenza e l'innovazione a favore della crescita, l'accento è posto sull'aumento e sul miglior utilizzo degli investimenti nella ricerca, sulla promozione dell'imprenditorialità, s