GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

15 ottobre 2006

n° 142

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

_____________________________________________________________________________


 

GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commmercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

*****************************************

 

 

 

Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

*****************************************

 

 

 

Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l’Eurosportello Veneto del Centro Estero delle Camere di Commercio del Veneto per la preziosa e diretta collaborazione.

 


 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

QUADRO EUROPEO DELLE QUALIFICHE

 

La Commissione europea ha adottato la raccomandazione volta a definire il quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (QEQ).

Destinato a favorire la trasparenza dei sistemi europei di educazione e di formazione e a renderli più accessibili al grande pubblico, il QEQ definirà dei riferimenti comuni che aiuteranno gli Stati membri, le imprese e i cittadini a confrontare le qualifiche rilasciate dai diversi sistemi europei. Trattandosi di uno dei risultati concreti del programma di lavoro “Educazione e formazione 2010” lanciato del Consiglio europeo di primavera del 2005 e del 2006 per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sociale ed economico fissati nel marzo del 2000 a Lisbona, il QEQ è costituito da otto livelli di riferimento, che comprendono l’insieme delle qualifiche rilasciate dalla fine della scuola dell’obbligo fino ai livelli più alti della formazione universitaria e professionale. Essi descrivono “i livelli di apprendimento” del diplomato (quanto conosce, quanto capisce e quanto è capace di fare), indipendentemente dal sistema nel quale le diverse qualifiche sono state emesse e dai mezzi messi in atto per acquisire le conoscenze (durata dell’apprendimento, tipo d’istituto), come invece prevedeva il sistema tradizionale. La Commissione ritiene che il fatto di privilegiare i risultati dell’apprendimento:

-          garantisce un migliore adeguamento dell’offerta educativa e della formazione alle esigenze del mercato del lavoro (in materia di conoscenza, attitudini e competenze);

-          facilita il riconoscimento dell’apprendimento non formale e informale;

-          facilita il trasferimento e l’utilizzo delle qualifiche nei diversi paesi e nei diversi sistemi d’educazione e di formazione.

In quanto strumento che favorisce l’apprendimento nel corso di tutta la vita, il QEQ comprende l’insegnamento generale e la formazione per adulti, l’insegnamento e la formazione professionale e l’insegnamento superiore. La raccomandazione propone agli Stati membri di definire delle corrispondenze fra i loro sistemi di certificazione nazionale e il QEQ entro il 2009. Il quadro potrà quindi funzionare come strumento di trasposizione in grado di chiarire le corrispondenze fra le qualifiche e i diversi sistemi.

 

 

 

LE INIZIATIVE UE NEL SETTORE DEL TESSILE

 

Le migliaia di piccole imprese del settore tessile si ritrovano alle prese con carenze di fondi, risorse umane, formazione e orientamento strategico che invece si rivelano necessari se si intende innovare in modo efficace. Molte aziende stanno però già tentando di far fronte al problema: secondo Walter Lutz di Euratex (Organismo di rappresentanza  della filiera del tessile/abbigliamento), “se, da un lato, le imprese hanno limiti economici sul fronte dell’investimento nell’innovazione, dall’altro molte si rendono conto dell’impossibilità di continuare sulla falsariga dei modelli del passato e sono attivamente alla ricerca di azioni innovative. Non si tratta solo di un obiettivo politico, ma di una volontà espressa dall’industria stessa”.

Il concetto della cosiddetta “fast fashion” (moda rapida), lanciato dalla spagnola Zara, snellisce tutte le fasi di produzione e distribuzione della catena di approvvigionamento, consentendo di rispondere in breve tempo alle esigenze dei clienti. “Se si riesce ad accelerare il processo in Europa”, spiega Lutz, “la maggior parte dei vantaggi in termini di costi offerti dalla produzione asiatica scomparirebbe”. Un altro esempio è costituito dall’utilizzo di scanner per la misurazione tridimensionale del corpo umano e del web per la comunicazione dei dati fra dettagliante e fabbricante al fine di produrre singoli indumenti realizzati su misura a prezzi paragonabili a quelli dei prodotti di massa. Si stanno facendo strada nuove tecnologie, tra cui il design virtuale, robot all’avanguardia, le fibre ottiche ed elettroniche e la cucitura sferica.

Allo scopo di definire gli obiettivi dell’innovazione e i temi di ricerca necessari a far fronte ai problemi del settore tessile in Europa, è stata istituita una piattaforma tecnologica europea per il futuro dei tessili e dell’abbigliamento che riunisce esperti del mondo dell’industria e della ricerca al fine di sviluppare obiettivi specifici di ricerca e innovazione in tre ambiti: nuove applicazioni tessili, transizione da una produzione di massa a una personalizzata e passaggio da prodotti base a prodotti specialistici.

Allo stesso tempo è stato adottato un numero cospicuo di ulteriori misure raccomandate dal Gruppo ad alto livello per il settore tessile e l’abbigliamento (GAL), arricchendo i progetti già esistenti attraverso nuove opportunità nell’ambito del Sesto Programma Quadro di ricerca in termini di cofinanziamento della ricerca, formazione e divulgazione dei risultati. Il Gruppo ad alto livello studierà ora la questione dell’accesso ai finanziamenti per l’innovazione da parte delle imprese, l’innovazione non tecnologica e la cooperazione industriale, mentre al momento sono in esame le proposte tese al miglioramento  della tutela della proprietà intellettuale.

La morale delle raccomandazioni del GAL riguardo al settore dell’innovazione è riassumibile nell’attuale necessità di segnare una vera e propria svolta nel campo della tecnologia dell’abbigliamento. L’alto impiego di manodopera necessario nel processo di produzione degli indumenti e i costi elevati che esso comporta,  uniti al livello insolitamente alto di prodotti difettosi  (fino al 20%, nonostante l’impiego di operatori qualificati), hanno provocato un calo della quota di spesa destinata ai capi d’abbigliamento rispetto ad altri beni di consumo. Il progetto Leapfrog costituisce forse il fiore all’occhiello tra i progetti di ricerca nel settore e mira a registrare sensibili miglioramenti sul piano dell’efficacia produttiva: un risparmio del 60% in termini di tempi di realizzazione grazie al design virtuale tridimensionale dei capi, una riduzione dell’80% dei tempi di lavorazione degli indumenti complessi e una diminuzione di difetti ed errori qualitativi dal 15-20% a zero.

Per maggiori informazioni: www.leapfrog-eu.org.

 

 

 

LA CARTA EUROPEA DEI RICERCATORI: UNA REALE CHIAVE DI SVOLTA PER L'ATTRATTIVITA' E LA COMPETITIVITA' EUROPEA

 

Si è svolta a Vienna, la Conferenza “A researchers’ labour Market: Europe - a pole of attraction?”(http://www.eracareersaustria.at/conference/index.htm)

Principale obiettivo è stato quello di individuare condizioni e strumenti volti a rendere il Mercato europeo della Ricerca un polo di attrazione per ricercatori qualificati provenienti da ogni parte del Mondo.

L’Evento si è pertanto rivelato una ottima occasione per fare il punto sui principali strumenti sviluppati dalla Commissione europea negli ultimi anni, in particolare la Carta Europea dei Ricercatori. Partendo, infatti, dalla consapevolezza che ricercatori e scienziati rappresentano i pilastri della Società della Conoscenza, la Conferenza ha teso ribadire fermamente che risultati eccellenti nella Ricerca sono il prodotto di migliori condizioni di lavoro e formazione dei ricercatori e, più in generale, di uno stimolante ambiente di ricerca. A tal fine, più volte è stata richiamata la necessità di uno sforzo congiunto tra istituzioni politiche europee, nazionali, regionali, enti di ricerca, università e, in particolare, imprese nel creare tali condizioni e nel puntare sulla professionalizzazione delle carriere di ricerca.

Infatti, nonostante gli impegni di Lisbona, lo scenario europeo, a distanza di sei anni, non appare così confortante: anziché nuovi e più qualificati posti di lavoro, sempre maggiore è la disoccupazione e la precarietà nell’attuale Mercato europeo del lavoro. Secondo stime recenti, circa il 50% dei laureati è costretto ad accettare lavori non pertinenti al proprio titolo di studio e, dunque, alle proprie competenze, con conseguente crescente demotivazione e dispersione di giovani risorse. Da ciò ne consegue, tra l’altro, un inutile dispendio finanziario per sostenere una offerta formativa cui non corrisponde un posizionamento adeguato nel mercato del lavoro.

Pur con delle puntualizzazioni da parte di alcuni paesi, quali Regno Unito e Danimarca, circa il carattere non vincolante della Carta Europea e circa il fatto che la sua adozione non debba diventare un requisito per l’ottenimento di finanziamenti europei, in modo unanime è stata ribadita la necessità che l’Europa si doti di un framework comune per affrontare in modo univoco e condiviso le criticità che oggi caratterizzano la Ricerca europea.

Ciò è stato ben inteso, in particolare, dalla comunità scientifica italiana: le nostre università, infatti, sono state le prime in Europa a sottoscrivere, il 7 luglio 2005, i principi della Carta e del Codice, grazie anche all’impegno della CRUI. Lo stesso hanno fatto i principali Enti di ricerca italiani lo scorso 13 dicembre.

Infine, sempre in Italia, è stato creato l’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della Carta dei Ricercatori e del Codice di condotta (http://web.unicam.it/ateneo/organizzazione/osservatorio_ricercatori/index.asp).

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  25 - 28 SETTEMBRE 2006

 

 

ALLARGAMENTO

 

 

LA TURCHIA ACCELERI LE RIFORME IN VISTA DELL'ADESIONE

Doc. A6-0269/2006

 

Relazione sui progressi compiuti dalla Turchia in vista dell'adesione

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 26.9.2006 - Votazione: 27.9.2006

 

Il Parlamento critica il rallentamento delle riforme in Turchia e chiede di valutare la capacità di assorbimento dell'Unione. Particolare preoccupazione è destata dalle restrizioni alla libertà di culto e di espressione e dalla negazione dei diritti delle donne. I deputati si augurano che il viaggio del Papa in Turchia contribuisca al dialogo interreligioso e interculturale. Reputano anche indispensabile che la Turchia riconosca il genocidio armeno, anche se non è una condizione per l'adesione.

 

Adottando con 429 voti favorevoli, 71 contrari e 125 astensioni la relazione, il Parlamento sottolinea anzitutto che il rafforzamento dei legami tra la Turchia e l'Unione europea «è di fondamentale importanza per l'UE, per la Turchia e per tutta la regione». Rammenta, d'altra parte, che la capacità dell'UE di integrare la Turchia mantenendo nel contempo l'impulso dell'integrazione «è un aspetto importante», nell'interesse generale dell'UE e della Turchia.

Pertanto, i deputati giudicano della massima rilevanza che l'Unione europea «fissi i presupposti istituzionali e finanziari a tempo debito per l'adesione della Turchia». E, a tale riguardo, ribadiscono che il Trattato di Nizza «non costituisce una base accettabile per ulteriori decisioni sull'adesione di nuovi Stati membri». Insistono quindi affinché le riforme necessarie «siano attuate nell'ambito del processo costituzionale». Ricordano poi che l'impatto dell'adesione della Turchia sul bilancio può essere pienamente valutato solo nel quadro delle prospettive finanziarie dal 2014 e attendono «con impazienza» che la Commissione europea presenti la relazione sulla capacità di assorbimento dell'Unione, prima del Consiglio europeo del dicembre 2006.

Per i deputati, inoltre, l'apertura di negoziati costituisce il punto di avvio di un processo duraturo, «che per sua stessa natura è aperto e non porta automaticamente e a priori all'adesione». A differenza dei precedenti negoziati, è anche precisato, «sarebbe necessario informare l'opinione pubblica europea continuamente e diffusamente in merito ai negoziati stessi e ai progressi della Turchia». Osservano peraltro che, nonostante l'obiettivo dei negoziati sia l'adesione della Turchia all'UE, «la realizzazione di tale ambizione dipenderà dagli sforzi di entrambe le parti». In proposito, ricordano che, in caso di grave e persistente violazione dei principi della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dello stato di diritto e dei principi del diritto internazionale, la Commissione potrebbe raccomandare la sospensione dei negoziati al Consiglio. D'altra parte, il Parlamento ritiene che, indipendentemente dall'esito dei negoziati, le relazioni tra UE e Turchia «debbano garantire che la Turchia resti saldamente inserita nell'ambito di strutture europee».

A tale riguardo, i deputati deplorano il rallentamento del processo di riforma in Turchia, evidenziato «da persistenti carenze e progressi insufficienti» soprattutto nell'ambito della libertà di espressione, dei diritti religiosi e delle minoranze, delle relazioni civili/militari, dell'applicazione della legge in concreto, dei diritti delle donne, dei diritti culturali e della rapida e corretta esecuzione delle decisioni in materia giudiziaria da parte dei servizi statali. D'altra parte, accogliendo favorevolmente l'iniziativa del governo di riprendere il processo di modifica legislativa, con la presentazione al parlamento turco del nono pacchetto di riforme legislative, formulano una serie di suggerimenti.

La Turchia è quindi invitata a garantire l'uguaglianza dinanzi alla legge di tutti i cittadini turchi nel corso dell'intero procedimento giudiziario, compresa la fase investigativa, il processo, la sentenza e la detenzione, «senza deroghe per i funzionari del governo, il personale militare o i membri delle forze di sicurezza».

Dovrebbe inoltre abrogare o modificare, in tempi brevi, le disposizioni del codice penale che consentono interpretazioni arbitrarie da parte dei giudici e dei pubblici ministeri e conducono a sentenze contrarie alla libertà di espressione e alla libertà di stampa, «rappresentando pertanto una minaccia per il rispetto dei diritti umani e delle libertà, con ripercussioni negative sul progresso della democrazia».

Nel prendere atto dei miglioramenti apportati alla legislazione grazie agli sforzi compiuti dal governo turco, a partire dal 2002, con la politica di tolleranza zero nei confronti della tortura e della diminuzione dei casi di maltrattamento, i deputati sottolineano che occorrono misure attuative più efficaci, come evidenziato dal perdurare delle segnalazioni di torture e maltrattamenti commessi da funzionari di polizia e dall'impunità di cui spesso tali funzionari godono. Nutrendo «gravi preoccupazioni» in merito alla prosecuzione, «per non dire la rinascita», del ruolo dell'esercito nella società turca, sottolineano poi che la separazione costituzionale, netta e chiara, dei ruoli politici ed istituzionali tra civili e militari in Turchia «è una condizione necessaria per poter parlare in modo serio di adesione turca all'UE».

Il Parlamento rileva anche i progressi realizzati in materia di diritti delle donne, in seguito all'entrata in vigore del nuovo codice penale. Tuttavia, nota che il mancato rispetto dei diritti delle donne in Turchia «resta una questione molto preoccupante» e ribadisce la necessità di sforzi ulteriori «per sradicare le pratiche discriminatorie e la violenza contro le donne». La Turchia è quindi invitata a intensificare gli sforzi per garantire alle donne l'esercizio del diritto all'istruzione e alle opportunità di lavoro. I deputati, inoltre, prendendo atto di alcuni progressi nella lotta contro il crimine di onore, esprimono però la loro preoccupazione sul rapido aumento dei presunti suicidi di donne nel sud-est della Turchia. Nel prendere poi atto del dibattito sul velo in Turchia, e sottolineando che non esistono norme europee in materia, la relazione auspica che si trovi un compromesso sul foulard indossato sui capelli dalle studentesse nelle università.

I deputati deplorano anche l'assenza di progressi in materia di libertà di culto e rinnovavano l'invito rivolto alle autorità turche a compiere passi concreti per eliminare gli ostacoli che le minoranze religiose affrontano, segnatamente per quanto attiene al loro status giuridico, alla formazione del clero e ai diritti di proprietà. Nel condannare poi con forza l'assassinio del sacerdote e missionario italiano don Andrea Santoro, la relazione sollecita la tutela dei diritti fondamentali di tutte le minoranze e comunità cristiane in Turchia (ad esempio i greci di Istanbul, Imvros e Tenedos). D'altra parte, facendo proprio un emendamento proposto dal PPE/DE, il Parlamento esprime l'auspicio che la prossima visita del Papa in Turchia «contribuisca a rafforzare il dialogo interreligioso e interculturale fra il mondo cristiano e quello musulmano». Inoltre chiede che l'educazione religiosa sia volontaria per tutti e che ciò non riguardi soltanto la religione sunnita, e che a coloro i quali non intendono avvalersi dell'educazione religiosa sia offerto un insegnamento alternativo che affronti i valori, le norme e le questioni etiche.

Il Parlamento esprime profonda preoccupazione per le tensioni nel sud-est del paese ritenendole una grave minaccia per la pace e la stabilità della regione. Sottolinea quindi l'importanza di compiere ulteriori progressi al fine di assicurare che le riforme siano sostenibili e credibili. Condanna inoltre con fermezza la recrudescenza degli atti di terrorismo commessi dal PKK, al quale chiede di decretare e rispettare un cessate il fuoco immediato. D'altra parte i deputati, evidenziano l'esistenza di «numerosissimi processi» ancor oggi in corso ai quali sono sottoposti esponenti della società civile, nonché le pratiche quotidiane di intimidazione verso costoro, come ad esempio nei confronti di Mehdi Zana, marito del Premio Sacharov del Parlamento europeo, Leyla Zana.

Il Parlamento ribadisce il convincimento che una Turchia moderna, democratica e secolare, pur allineandosi progressivamente alle politiche degli Stati membri dell'UE, «potrebbe svolgere un ruolo costruttivo e stabilizzatore nel promuovere la comprensione tra civiltà e tra l'Unione europea e i paesi della regione circostante la Turchia», particolarmente il Medio Oriente. E, in tale contesto, si compiace della decisione del governo turco di partecipare ai corpi della pace ONU in Libano.

Accogliendo con 320 voti favorevoli, 283 contrari e 40 astensioni, un emendamento avanzato dal PSE e dall'ALDE/ADLE, il Parlamento ha soppresso il paragrafo in cui era chiesto alla Turchia di riconoscere il genocidio armeno, ergendo tale atto a «condizione preliminare» della sua adesione all'Unione europea. Tuttavia, sottolinea che, sebbene il riconoscimento del genocidio armeno in quanto tale non costituisca uno dei criteri di Copenaghen, «è indispensabile che un paese che si avvia all'adesione accetti e riconosca il proprio passato». Prendendo quindi atto della proposta della Turchia di istituire una commissione di esperti per superare la tragica esperienza, chiedono alle autorità turche di facilitare il lavoro dei ricercatori, degli intellettuali e degli studiosi che lavorano su tale questione, garantendo loro l'accesso agli archivi storici e fornendo tutti i documenti utili.  La Turchia è inoltre sollecitata a compiere, «senza condizioni preliminari», i passi necessari a stabilire relazioni diplomatiche e di buon vicinato con l'Armenia, a ritirare il blocco economico e ad aprire la frontiera terrestre quanto prima.

Esortandola a impegnarsi a favore di buone relazioni di vicinato, la relazione ricorda alla Turchia che deve astenersi da qualsiasi minaccia contro i paesi vicini nonché da attività militari che favoriscono la tensione e «potrebbero influenzare negativamente il processo di adesione». A tale proposito, i deputati citano la minaccia di "casus belli" nei confronti della Grecia in merito al suo diritto di determinare i limiti delle proprie acque territoriali e le continue violazioni dello spazio aereo nazionale greco.

I deputati, infine, ricordano alla Turchia che il riconoscimento di tutti gli Stati membri, compresa la Repubblica di Cipro, «è un elemento necessario del processo di adesione». Pertanto chiedono alla Turchia di prendere misure concrete per normalizzare quanto prima le relazioni bilaterali con Cipro, di dare piena attuazione alle disposizioni contenute nell'accordo di associazione e nel suo protocollo aggiuntivo nonché alle priorità derivanti dal partenariato per l'adesione. Particolare delusione è infatti espressa per il mantenimento dei divieti imposti a navi e aerei ciprioti in Turchia nonché del veto alla partecipazione della Repubblica di Cipro alle organizzazioni internazionali e agli accordi multilaterali. I deputati invitano quindi le autorità turche a mantenere un atteggiamento costruttivo per ricercare una soluzione globale della questione di Cipro nel quadro delle Nazioni Unite, accettabile sia per i greco-ciprioti che per i turco-ciprioti.

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei soffermarmi soprattutto su un aspetto della relazione dell'onorevole Eurlings, ovvero il dialogo interreligioso. Si tratta di un tema che in questi giorni si trova sotto i riflettori di tutto il mondo per quello che è accaduto, per le polemiche che ci sono state, per l'attenzione che è stata rivolta alle parole pronunciate da Benedetto XVI in Germania e per le reazioni del mondo islamico.

Ieri c'è stato un incontro molto importante che ha dimostrato quanto sia importante per tutti noi il dialogo costruttivo e positivo tra i rappresentanti di religioni diverse, ovvero tra cristiani e musulmani. L'incontro si è basato sul principio di reciprocità, secondo cui è diritto di ogni parte sostenere la propria tesi, difendere i propri valori, poter manifestare il proprio credo, per i musulmani dove sono in maggioranza i cristiani, e per i cristiani dove sono in maggioranza i musulmani.

Ieri a Castel Gandolfo per il confronto con il Santo Padre era presente anche l'Ambasciatore turco. Si è parlato a lungo di questi temi e credo, quindi, che sia di fondamentale importanza il viaggio che Benedetto XVI svolgerà in Turchia. Sarà un viaggio importante perché, a nostro giudizio, favorirà il dialogo tra cristiani e musulmani, tra una maggioranza musulmana e una minoranza cristiana, sia essa cattolica, protestante od ortodossa, che vive in Turchia.

Ecco perché abbiamo presentato un emendamento con il relatore Eurlings e con l'onorevole Tannock che sottoponiamo all'attenzione di tutta l'Assemblea, comprese le altre forze politiche, affinché, attraverso anche un messaggio forte del Parlamento, si possa incentivare il dialogo tra cristiani e musulmani, tra cristianesimo e islam, lasciamo fuori l'estremismo, isoliamo i fondamentalisti e dialoghiamo tra chi veramente vuole costruire la pace in Medio Oriente e in Africa.

In conclusione aiutare le riforme e favorire il dialogo tra cristiani e musulmani è interesse della stessa Turchia. I progressi di questo paese nel cammino verso l'Unione europea si misurano soprattutto dai risultati ottenuti nel dialogo interreligioso, nel rispetto dei diritti delle minoranze e nel rispetto dei diritti civili di tutti coloro che vivono in Turchia."

 

 

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

 

UNA POLITICA EUROPEA COERENTE PER L'IMMIGRAZIONE

Docc. B6-0508, 0510, 0516, 0518, 0520/2006

 

Risoluzione comune sulla politica comune dell'Unione europea in materia di immigrazione

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 27.9.2006 - Votazione: 28.9.2006

 

Il Parlamento chiede che l'UE si doti di una politica trasversale che, garantendo la sicurezza delle frontiere, contempli anche l'apertura di canali di immigrazione legale, l'integrazione dei migranti e l'aiuto ai paesi d'origine. Scettico sull'utilità a lungo termine delle regolarizzazioni di massa, sollecita maggiore assistenza per gli Stati confrontati ai flussi migratori e l'adozione della direttiva sui rimpatri. Vanno modificati i principi sullo Stato responsabile delle domande d'asilo.

 

Con 295 voti favorevoli, 271 contrari e 14 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune - sostenuta da PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE e GUE/NGL - che nota anzitutto la mancanza di una politica europea coerente in materia di immigrazione. Ritiene quindi che l'Unione europea debba adottare un approccio trasversale per una politica dell'immigrazione che comprenda il partenariato con i paesi terzi, la sicurezza delle frontiere esterne per lottare contro il traffico degli esseri umani e una politica equa in materia di rimpatri. Tale politica, inoltre, deve anche contemplare l'apertura di canali di immigrazione legale, incoraggiare l'integrazione dei migranti nella società di accoglienza e consentire il co-sviluppo dei paesi d'origine al fine di rispondere alle cause profonde dell'immigrazione.

Facendo proprio un emendamento proposto dai Verdi, il Parlamento afferma che ritiene che la massiccia immigrazione «sia la conseguenza di economie mal funzionanti, impoverimento della popolazione, violazione dei diritti umani, degrado ambientale, divario crescente fra paesi ricchi e paesi poveri, guerre civili, guerre per il controllo delle risorse naturali, persecuzioni politiche, instabilità politica, corruzione e dittatura in molti dei paesi d'origine».

Visti l'emergenza umanitaria in vari Stati membri situati alle frontiere meridionali dell'Unione europea, «dove migliaia di migranti sono morti nelle acque del Mediterraneo», e il massiccio afflusso di immigrati, il Parlamento riconosce i drammi umani e le difficoltà che alcuni Stati membri si sono trovati ad affrontare nella gestione dei massicci flussi migratori degli ultimi anni e deplora «gli elevatissimi costi umanitari». Ritiene quindi che la ripartizione delle responsabilità e degli oneri finanziari tra gli Stati membri debba costituire «parte integrante» della politica dell'Unione europea in materia di immigrazione e del regime comune europeo in materia di asilo.

L'Unione europea dovrebbe quindi assumersi un ruolo più ampio nella gestione delle emergenze umanitarie connesse ai flussi migratori e ai richiedenti asilo. Pertanto i paesi interessati devono usufruire dell'accesso all'assistenza tecnica e ai finanziamenti previsti dai fondi e dai programmi comunitari (come ARGO, il Fondo europeo per i rifugiati, il Fondo europeo per le frontiere esterne, il Fondo europeo per l'integrazione e il Fondo europeo per i rimpatri per il periodo 2007-2013).

La Commissione, inoltre, deve proporre al più presto la creazione di un fondo d'emergenza per finanziare "team di esperti di sostegno" che forniscano un'assistenza concreta al momento dell'accoglienza alle frontiere e nell'affrontare le crisi umanitarie negli Stati membri. Dovrebbe poi integrare nei nuovi fondi per il periodo 2007-2013 un meccanismo d'emergenza che consenta di fornire assistenza finanziaria nelle situazioni d'urgenza. Per i deputati, d'altra parte, occorre poi mettere a disposizione maggiori risorse per le ONG che operano sul campo,

Il Parlamento sottolinea, inoltre, che qualsiasi approccio globale all'immigrazione deve offrire possibilità concrete di immigrazione legale nell'Unione europea e predisporre piani precisi per lo sviluppo e gli investimenti nei paesi di origine e transito, compresa l'elaborazione di politiche commerciali e agricole che promuovano opportunità economiche, anche per evitare «una massiccia fuga di cervelli».

Ricorda, in proposito, che la politica europea deve anche essere accompagnata da una politica di integrazione che preveda, fra l'altro, un'integrazione regolare nel mercato del lavoro, il diritto all'istruzione e alla formazione, l'accesso ai servizi sociali e sanitari nonché la partecipazione degli immigrati alla vita sociale, culturale e politica. E, al riguardo, ritiene che nell'Unione europea sia inammissibile che delle persone vengano sfruttate in un contesto di lavoro forzato e che, pertanto, gli Stati membri debbano garantire che pratiche del genere non possano esistere.

D'altra parte, pur rendendosi conto che, in assenza di una politica comune dell'Unione europea in materia di immigrazione, gli Stati membri possono adottare approcci differenti «al problema della presenza di centinaia di migliaia di immigrati clandestini che lavorano illegalmente e senza alcuna protezione sociale», ritiene tuttavia «che la regolarizzazione in massa degli immigrati illegali non costituisca una soluzione nel lungo termine, dal momento che tali misure non risolvono i veri problemi di fondo». Facendo proprio un emendamento avanzato dal PPE/DE, inoltre, il Parlamento ribadisce che qualsiasi decisione di allentare le norme in materia di immigrazione presa in uno Stato membro «esercita ripercussioni sulla situazione negli altri Stati membri». Pertanto, gli Stati membri «hanno l'obbligo di consultare e informare, in uno spirito di cooperazione leale, gli altri Stati membri in merito a misure che potrebbero avere un impatto sulla situazione dell'immigrazione».

Invitando poi gli Stati membri ad intensificare la cooperazione nel quadro di Frontex e a definire meglio la missione di tale agenzia, il Parlamento ritiene tuttavia che i controlli alle frontiere e le azioni volte a combattere l'immigrazione illegale rappresentano solamente un aspetto della politica dell'Unione europea verso i paesi terzi. Chiede quindi l'adozione di un approccio improntato al partenariato con i paesi di origine e transito al fine di assicurarsi il loro attivo contributo nella gestione dei flussi migratori, nel contenimento dell'immigrazione illegale e nell'organizzazione di campagne d'informazione efficaci sulle condizioni nei paesi di accoglienza dell'UE, inclusi i criteri per l'ottenimento dell'asilo.

D'altra parte, i deputati sottolineano che tutte le misure volte a combattere l'immigrazione illegale e a intensificare i controlli alle frontiere esterne, anche se in cooperazione con paesi terzi, «devono essere compatibili con le garanzie e con i diritti fondamentali dell'individuo». Mettono quindi in guardia contro i pericoli dell'esternalizzazione della gestione delle frontiere esterne dell'Unione europea. Il Parlamento, peraltro, riconosce la necessità di adottare una direttiva sui rimpatri «improntata all'equità» e invita il Consiglio a intensificare gli sforzi per assicurarne l'adozione.

Si dice inoltre consapevole del fatto che, in assenza di canali di migrazione legale, i sistemi di asilo sono sottoposti a una sempre maggiore pressione in quanto modalità di insediamento legale. Chiede quindi agli Stati membri di rispettare gli obblighi loro incombenti in tale materia, affinché garantiscano l'accesso alla procedura di asilo e applichino le disposizioni della direttiva sull'accoglienza «in modo armonizzato e coerente» e affinché le domande di asilo «siano trattate in modo rapido ed efficace». Sollecita poi la Commissione a rimettere in causa, nel pertinente regolamento, il principio secondo il quale lo Stato membro responsabile dell'esame di una richiesta d'asilo è il primo paese d'accesso. Per i deputati, infatti, ciò «rappresenta un onere insopportabile per i paesi del Sud e dell'Est dell'Unione europea»,

Infine, il Parlamento osserva che, a sette anni dal Vertice europeo di Tampere e malgrado le reiterate richieste del Parlamento, oltre a non aver definito una politica comune in materia di immigrazione, il Consiglio ha invece mantenuto il voto all'unanimità e la procedura di consultazione per tutte le questioni attinenti all'immigrazione legale. Ma - con 249 voti favorevoli, 302 contrari e 3 astensioi - è stato soppresso il paragrafo che lo esortava a mettere in atto con urgenza le disposizioni, come le clausole passerella, che autorizzano il passaggio alla procedura di codecisione e al voto a maggioranza qualificata.

 

 

Nel dibattito è intervenuto JAS GAWRONSKI (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, molti avvenimenti nuovi minacciano la nostra sicurezza e la nostra libertà, l'immigrazione incontrollata è certamente uno di questi.

Ma il pericolo maggiore e più recente, e ne ha parlato prima il vicepresidente Frattini, viene dal terrorismo; come coordinatore del mio gruppo nella commissione temporanea sulla CIA ho affrontato con i colleghi il problema, abbiamo cercato tutti insieme delle soluzioni. Personalmente sono giunto alla conclusione che possiamo fare molto poco e purtroppo abbiamo fatto molto poco per scoprire nuove verità, nuove responsabilità, nuovi colpevoli. E' necessario allora concentrarci sul futuro, sui mezzi e sugli strumenti per evitare che si ripetano situazioni di illegalità che espongono a maggiori rischi la nostra libertà e la nostra sicurezza.

Cosa possiamo fare? Un elemento lo trovo nell'interrogazione al Consiglio all'origine del dibattito di questa mattina, ovvero quando si parla di iniziative per rimediare alla mancanza di fiducia fra Stati membri. Questo è un punto importante, essenziale! Ci vuole un maggiore scambio di informazioni per combattere il terrorismo all'interno dell'Unione, anche con i nostri principali alleati, primi fra questi gli Stati Uniti con i quali di recente abbiamo avuto qualche problema. Uno scambio su un piano di parità e di reciproca fiducia.

Ci vuole anche un maggiore controllo sulle attività dei servizi segreti di un paese nel territorio di un altro. I servizi segreti debbono rimanere segreti per operare con efficacia, ma entro un certo limite. La nostra commissione CIA non ha poteri d'inchiesta e allora dobbiamo insistere affinché siano i parlamenti nazionali, che in molti paesi dispongono degli strumenti appropriati, a investigare su eventuali violazioni dei diritti umani, sulle minacce alla nostra sicurezza e libertà.

Spetterà poi a noi il compito di coordinare le ricerche per giungere a soluzioni compatibili sul piano europeo."

 

 

 

 

 

 

 

Nel dibattito è intervenuto, inoltre, STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Libertà pubbliche, giustizia ed Affari interni:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche quest'estate abbiamo assistito ogni giorno a sbarchi e naufragi che hanno causato e causano centinaia di morti nelle acque europee.

Il flusso di imbarcazioni che tentano di raggiungere le coste dell'Unione non accenna a diminuire, anzi aumenta. La situazione è ormai di obiettiva e vera emergenza, da affrontare in modo serio. Ancora oggi, sono tre o quattro i paesi membri che si trovano a dover fronteggiare da soli questi sbarchi. Lo abbiamo sentito e detto tante volte in quest'Aula: Malta, Italia e Spagna mettono a disposizione di tutta l'Unione le proprie forze soffrendo in totale solitudine.

E' l'Unione europea intera composta da 25 paesi - fra poco 27 - che insieme deve una volta per tutte misurarsi con l'estrema gravità della situazione. Vanno abbandonati gli egoismi nazionali! E' ora di iniziare a considerare l'emergenza immigrazione come un problema dei 25 Stati membri e non solo di quelli che per la loro posizione geografica si trovano quotidianamente a dover recuperare cadaveri in mare.

La Commissione - attraverso il Commissario Frattini, al quale obiettivamente, non solo perché è un amico, va il nostro plauso - sta predisponendo proposte concrete d'azione e sta cercando di implementare i programmi già in essere. Ma è al Consiglio che spetta la decisione di affrontare quella che già da tempo è diventata una tragedia umana. Invece, caro ministro, il Consiglio continua a prendere in giro l'Europa. E' il Consiglio che deve assumersi la responsabilità di dare un segnale forte ed efficace per rendere comunitario il problema!

A tal proposito, signor Ministro colgo occasione per rinnovare ancora una volta la richiesta che sia convocato un Consiglio straordinario "Affari interni" da svolgersi sull'isola di Malta, ovvero uno dei paesi maggiormente esposti e più in difficoltà per le sue dimensioni. Rinnovo inoltre, ancora una volta, la richiesta di discutere l'accordo di Dublino 2.

Signor Ministro, bando alle chiacchiere! L'Unione europea attraverso il Consiglio, deve dimostrare di esistere concretamente!"

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

-        Doc. A6-0192/2006 - Relazione sulla proposta di decisione quadro del Consiglio sulla protezione dei dati personali trattati nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale

Il Parlamento ha adottato una relazione sulla protezione dei dati personali nel quadro della cooperazione giudiziaria e di polizia. Per tutelare i diritti fondamentali dei cittadini, chiede di limitare il ricorso e l'accesso ai dati ai soli casi in cui ciò è strettamente necessario e quando vi è un reale pericolo per la sicurezza pubblica.  I deputati sollecitano anche sanzioni penali per le infrazioni commesse da privati nella raccolta e nell'elaborazione di dati a carattere personale.

 

-        Doc. A6-0268/2006 - Risoluzione sulla proposta di decisione quadro del Consiglio relativa alla considerazione delle decisioni di condanna tra Stati membri dell'Unione europea in occasione dell'apertura di un nuovo procedimento penale

 

-        Doc. A6-0273/2006 - Risoluzione sulla richiesta di difesa dei privilegi e dell'immunità di Jannis Sakellariou

 

 

 

ISTRUZIONE

 

 

DIMENSIONE EUROPEA NELL'ISTRUZIONE E QUADRO COMUNE DELLE QUALIFICHE PROFESSIONALI

 

-        Doc. A6-0267/2006 - Relazione sulle iniziative destinate ad integrare i programmi scolastici nazionali con misure di sostegno idonee ad includere la dimensione europea

-        Doc. A6-0248/2006 - Relazione sulla creazione di un Quadro europeo delle qualifiche

Procedura: Iniziativa  - Dibattito: 25.9.2006 - Votazione: 26.9.2006

 

Il Parlamento chiede di promuovere l'accesso alle informazioni sulle istituzioni e sulle iniziative dell'UE nonché la conoscenza della storia e della cultura europei ed insiste sull'insegnamento precoce di due lingue straniere. Inoltre saluta con favore la definizione di un Quadro europeo delle qualifiche professionali, ritenendolo di «importanza cruciale» per la mobilità dei lavoratori. Ma chiede lo sviluppo di principi europei per la convalida dei processi di apprendimento informali. 

 

Adottata con 470 voti favorevoli, 55 contrari e 24 astensioni, la prima relazione sottolinea anzitutto l'esigenza che tutti i sistemi di istruzione garantiscano che, al termine del ciclo di studi secondari, gli allievi possiedano le conoscenze e le competenze necessarie ad «assumere il ruolo di cittadini e membri dell'Unione europea». Osservando quindi che le informazioni sull'Europa fornite agli alunni, agli insegnanti e agli studenti variano notevolmente da paese a paese, i deputati ritengono che occorre fare il possibile per accordarsi «su una visione comune della storia e su una comune definizione dei valori europei».

Nel sottolineare pertanto l'importanza che i vari Stati membri elaborino una definizione più chiara e uniforme del significato, dell'essenza e dell'ambito della "dimensione europea", il Parlamento sollecita il Consiglio europeo e i ministri dell'Istruzione a promuovere la dimensione europea nell'istruzione. A tale proposito, peraltro, precisa che essa «è un complemento del contenuto nazionale ma non lo sostituisce né lo surroga». Al Consiglio, inoltre, è chiesto di riconoscere i due diversi aspetti della dimensione europea. In primo luogo, l'accesso alle informazioni che riguardano l'UE, ossia le istituzioni, i metodi, le prassi e le iniziative. In secondo luogo, la conoscenza della storia comune e del patrimonio culturale dell'Europa, lo sviluppo delle competenze linguistiche e la comprensione degli eventi di attualità a livello europeo, ossia «tutti aspetti che possono integrare i programmi scolastici nazionali».

I deputati, d'altra parte, considerano che l'aspetto linguistico appaia essenziale per il rafforzamento della dimensione europea, «poiché la conoscenza delle lingue straniere è parte integrante dell'insieme delle competenze di base di un cittadino europeo tipo, che vive, studia, lavora e si sposta nell'Unione europea». Insistono quindi sulla necessità di un miglioramento continuo nell'insegnamento linguistico impartito, ad esempio, nell'ambito della sezione del programma COMENIUS relativo all'apprendimento permanente. Il Parlamento, pertanto, sollecita gli Stati membri a promuovere la diffusione del multilinguismo mediante una politica che preveda l'insegnamento di un maggior numero di lingue rispetto ai programmi attuali e «l'insegnamento in età precoce di almeno due lingue straniere nei loro programmi scolastici».

A tale proposito, peraltro, rilevano la difficoltà in alcuni Stati membri, in particolare delle persone di madrelingua inglese «a mantenere un interesse e una motivazione sufficienti per apprendere altre lingue europee e rafforzare in tal modo la comprensione reciproca e l'empatia in tutta Europa». Nel raccomandare poi lo scambio delle migliori prassi tra tutti gli Stati membri in materia di insegnamento delle lingue e l'inclusione di contenuti europei nei programmi scolastici, i deputati invitano il Consiglio a valutare se risorse utili e pertinenti come la "rete delle scuole europee", la cooperazione e l'innovazione nell'ambito dell'apprendimento e strumenti quali "L'Europa a scuola" abbiano bisogno del sostegno di risorse aggiuntive.

Occorre anche valutare se gli insegnanti abbiano ricevuto idonee direttive su come accedere alle informazioni pertinenti al fine di ampliare la dimensione europea nel contesto dell'insegnamento. E, a tale proposito, i deputati suggeriscono la promozione di corsi di formazione per insegnanti «atti ad assicurare ai tirocinanti la necessaria comprensione delle questioni europee e a porli in grado di integrare la dimensione europea nell'attività didattica volta a impartire la conoscenza della realtà nazionale e locale».

Adottando con 535 voti favorevoli, 18 contrari e 10 astensioni la seconda relazione, il Parlamento sottolinea la necessità di costruire un sistema europeo di riconoscimento delle qualifiche e delle competenze, nel rispetto delle ricchezze e delle specificità territoriali. Nel salutare con favore la creazione del Quadro europeo delle qualifiche (EQF), i deputati sostengono che il suo sviluppo «riveste un’importanza cruciale» per favorire l’occupabilità e la mobilità geografica della forza lavoro dell’UE, ma anche per promuovere la competitività e la coesione sociale. Sono poi del parere che l'EQF deve contribuire ad una maggiore trasparenza nel campo del riconoscimento delle qualifiche acquisite e dell'equivalenza di quelle da acquisire, e promuovere il miglioramento dei sistemi di istruzione generali e professionali onde accrescere anche in tal modo le opportunità occupazionali.

Il Quadro europeo delle qualifiche (EQF) mira a collegare i quadri di riferimento a livello nazionale e settoriale, ad assicurare il riconoscimento, la comparabilità e il trasferimento delle qualifiche relative all’istruzione e alla formazione professionale e ad incrementare la trasparenza, la permeabilità e la mobilità. L’EQF è costituito da otto livelli verticali (livelli di riferimento) connessi a tre ambiti orizzontali (conoscenze, abilità e competenze conseguite sul piano personale e professionale), in modo da poter meglio classificare gli individui in base ai risultati d’apprendimento.

Il Parlamento osserva che, in linea di principio, l'EQF sarà inizialmente attuato su base volontaria e senza comportare obblighi giuridici. Inoltre, ritiene che l'organizzazione e la convalida della formazione lungo tutto l'arco della vita sia di competenza degli Stati membri, e che «l'EQF può difficilmente intervenire sulla questione». Tuttavia, a suo parere, esso rappresenta uno «stimolo al cambiamento» e «uno strumento di supporto per le riforme ai pertinenti livelli» nonché «un fattore atto a favorire la trasparenza e la corrispondenza fra le certificazioni rilasciate a livello nazionale e settoriale».

Per i deputati, inoltre, l’EQF costituisce uno strumento utile per migliorare e consolidare la fiducia reciproca tra i diversi sistemi e, pertanto, ne sostengono pienamente gli obiettivi. D’altra parte, pur condividendo, l’impianto del sistema, invitano la Commissione a precisare meglio il rapporto tra i livelli di qualificazione, la direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali e i dispositivi di validazione dell’apprendimento non formale e informale già esistenti o in fase di attuazione a livello nazionale e regionale. Ritengono inoltre che gli otto livelli di riferimento EQF proposti debbano essere «riveduti e migliorati», mentre i descrittori devono essere formulati in modo più conciso e più facilmente comprensibile. E’ anche necessario porre l'accento sulla chiara distinguibilità dei vari livelli di riferimento, per consentire un chiaro inquadramento delle qualifiche.

E’ poi rilevato che uno dei compiti principali dell'EQF deve consistere nell'agevolare e nel promuovere il trasferimento delle qualifiche tra i vari sistemi di istruzione e formazione, per rendere possibile la mobilità professionale da uno Stato all'altro e rispondere più efficacemente alle caratteristiche della domanda/offerta del mercato del lavoro europeo. Facendo proprio un emendamento proposto dai Verdi, i deputati si compiacciono inoltre del fatto che, attraverso la Strategia di Lisbona, si ponga un forte accento sulla formazione permanente sul luogo del lavoro e, pertanto, anche sul riconoscimento di qualifiche che si acquisiscono nel luogo di lavoro.

Il Parlamento chiede poi che siano maggiormente promossi e sostenuti i principi comuni europei per l'identificazione e la convalida dei processi di apprendimento non formali ed informali nel quadro dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita (principalmente per le materie tecnologico-scientifiche), «tenendo conto delle peculiarità dei vari settori professionali, delle regioni e degli Stati». I deputati sono infatti dell’avviso che l’obbligo di rispettare una serie di principi comuni «sia un importante elemento» affinché la cooperazione fra gli attori operanti a diversi livelli «abbia successo».

 

 

Nel dibattito è intervenuto, in qualità di relatore per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Libertà pubbliche, giustizia ed Affari interni:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, la strategia di Lisbona si propone di accelerare il processo di modernizzazione dei sistemi europei di istruzione e di formazione per poter fare dell'economia europea l'economia più competitiva del mondo entro il 2010.

Una maggiore mobilità del mercato del lavoro e un efficace sistema di apprendimento permanente ne costituiscono le condizioni fondamentali ed irrinunciabili. La mancanza di comunicazione e di cooperazione tra le autorità nazionali e tra i sistemi formativi a vari livelli ostacolano un uso efficiente delle competenze e delle conoscenze già acquisite. Occorre per questo favorire una certa permeabilità fra i sistemi di istruzione e di qualifica dei diversi Stati membri.

Come ha accennato il Commissario, per certi aspetti, tramite la direttiva 36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali, di cui io sono stato relatore, è già stato avviato un lavoro il quale trova nella creazione di un quadro europeo delle qualifiche la sua naturale integrazione e continuazione. Tale lavoro costituirà lo strumento per migliorare e consolidare la fiducia reciproca tra i diversi sistemi, favorendo la mobilità e la formazione lungo tutto l'arco della vita. Esso dovrà offrire una struttura flessibile e facilmente integrabile con le corrispondenti strutture nazionali, rispettando nel contempo le diverse specificità. Dovrà assicurare il riconoscimento, la compatibilità e il trasferimento delle qualifiche relative all'istruzione e alla formazione professionale, come giustamente sostiene l'onorevole Mann.

Questo significherà incrementare e migliorare lo scambio di informazioni in termini di titoli, qualifiche, certificazione ed esperienze professionali riconosciute nei paesi membri.

Allo stato attuale però, così come è concepito nella proposta della Commissione, il quadro europeo delle qualifiche non risulta del tutto chiaro, occorre renderlo più comprensibile rivedendo alcuni aspetti che ora appaiono slegati. Suggeriamo dunque alla Commissione di rivedere e riformulare la proposta, mantenendone tuttavia gli obiettivi."

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

-        Doc. A6-0255/2006 - Relazione sulla proposta di raccomandazione relativa alla mobilità transnazionale nella Comunità a fini di istruzione e formazione: La Carta europea di qualità per la mobilità

 

-        Doc. A6-0262/2006 - Relazione sulla proposta di raccomandazione relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente

Il Parlamento sostiene la "Carta europea di qualità per la mobilità", ma insiste sulla necessità di migliorare l'informazione dei cittadini in merito alle opportunità offerte e sottolinea l'importanza delle competenze linguistiche. L'Aula raccomanda di collegare i sistemi di istruzione e formazione alle politiche occupazionali e sociali e chiede che sia attribuita particolare attenzione ai gruppi che - per motivi personali, sociali, culturali e economici - patiscono un deficit di competenze.

 

 

 

 

POLITICA REGIONALE

 

 

VIA LIBERA AGLI ORIENTAMENTI STRATEGICI SULLA COESIONE

Doc. A6-0281/2006

 

Raccomandazione sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti strategici comunitari in materia di coesione

Procedura: Parere conforme - Dibattito: 26.9.2006 - Votazione: 27.9.2006

 

A larga maggioranza, il Parlamento ha concesso il proprio parere conforme sulla proposta di decisione del Consiglio che stabilisce gli orientamenti strategici per la coesione economica, sociale e territoriale.

 

Lo scopo di questi orientamenti è di definire un contesto indicativo per l’intervento del Fondo europeo di sviluppo regionale, del Fondo sociale europeo e del Fondo di coesione, tenendo conto delle altre politiche comunitarie pertinenti, al fine di promuovere uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile della Comunità. Adottando con 575 voti favorevoli, 40 contrari e 37 astensioni la raccomandazione, il Parlamento ha concesso il parere conforme.

Un primo orientamento mira a rendere l'Europa e le sue regioni più attraenti per gli investimenti e l'occupazione. Si tratterà quindi di potenziare le infrastrutture di trasporto, rafforzare le sinergie tra tutela dell'ambiente e crescita e affrontare l'uso intensivo delle fonti energetiche tradizionali.

Riguardo all'obiettivo di promuovere la conoscenza e l'innovazione a favore della crescita, l'accento è posto sull'aumento e sul miglior utilizzo degli investimenti nella ricerca, sulla promozione dell'imprenditorialità, s