GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

15 settembre 2006

n° 141

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

IL CONSIGLIO HA ADOTTATO LA SUA POSIZIONE COMUNE SU LIFE PLUS

 

I ministri dell’ambiente dell’Unione europea, riuniti a Lussemburgo, hanno adottato senza sorprese e senza discussione la posizione comune del Consiglio sullo strumento finanziario per l’ambiente Life Plus, che contemplerà il periodo 2007-2013.

Questa adozione formale interviene a seguito dell’accordo politico parziale del Consiglio, raggiunto nel dicembre scorso, sugli obbiettivi di Life Plus e sulla ripartizione dei fondi tra la Commissione e gli Stati membri. Allora, i ministri aspettavano l’esito dei negoziati sul nuovo quadro finanziario dell’Unione europea. Dato che l’incertezza è stata eliminata ormai dal mese di aprile, la posizione comune del Consiglio prevede un bilancio di 2,1 miliardi di euro su sette anni, di cui il 40% per la componente “Ambiente naturale e tutela della biodiversità”, che i ministri dell’ambiente hanno aggiunto ai settori d’azione prioritari definiti dalla Commissione.

Life Plus semplifica, riunendoli in un unico quadro, tutto un insieme di programmi e di strumenti esistenti, come Life, i programmi Forest Focus e Urban, il programma di finanziamento della DG ambiente per le ONG ambientali e il Fondo generale per lo sviluppo della politica ambientale dell’Unione europea e per la sua attuazione.

Questo strumento finanziario comprende tre parti: - Life Plus “Ambiente natura e biodiversità”, che si concentrerà sull’applicazione delle direttive “Habitus” e “Uccelli selvatici”, nonché sull’approfondimento delle conoscenze richieste per sviluppare, valutare e controllare la politica e la legislazione dell’Unione europea riguardante la protezione dell’ambiente naturale e la tutela della biodiversità; - Life Plus “politica e gestione ambientale”, che coprirà le priorità del sesto programma d’azione per l’ambiente naturale e la biodiversità (cambiamenti climatici, salute e qualità della vita, risorse naturali e rifiuti) e i temi contemplati dalle sette “strategie” tematiche.

 

 

ISTITUTO EUROPEO DI TECNOLOGIA

 

La proposta per la creazione di un IET venne realizzata in un primo momento nel corso della strategie di Lisbona e la comunicazione è il risultato di un processo di consultazione avviato con addetti ai lavori e gli Stati membri fino a giungere a un chiarimento della struttura e del funzionamento dell'Istituto.

Centro della struttura sarà il comitato direttivo IET, che si servirà di una snella struttura di supporto (amministrazione, servizio giuridico, ecc.). Tale comitato identificherà le sfide strategiche e scientifiche in settori interdisciplinari (ad esempio, energia verde o nanotecnologie).

Su base competitiva, esso selezionerà e finanzierà una serie di "comunità delle conoscenze" relativamente a lavori connessi alla ricerca, all'istruzione e all'innovazione. Tali "comunità delle conoscenze" saranno formate da partnership integrate, composte da squadre di membri di università, organizzazioni di ricerca e settore industriale. A seguito delle consultazioni, la Commissione ha elaborato la strategia relativa alle risorse umane operanti presso l'IET: si dovrebbe poter ricorrere ad un'intera serie di opzioni (assunzione diretta, distaccamento, "duplice appartenenza" e anni sabbatici).

Quanto alla struttura organizzativa, le comunità delle conoscenze dovranno poter beneficiare della massima flessibilità.

L'Istituto deve essere un'organizzazione veramente autonoma in grado di decidere il proprio programma strategico. L'IET stesso deve assumere una forte identità ed essere in grado di raccogliere e integrare le squadre più valide provenienti da università e istituti di ricerca in tutta Europa.

Nella comunicazione sono anche descritti approfonditamente i vantaggi offerti dalla creazione dell'Istituto. I partner partecipanti avranno il vantaggio di una maggiore visibilità, di una maggiore capacità in materia di R&S, di migliori incentivi finanziari e di costi ridotti di assunzione dei rischi.

L'Istituto è complementare ad altre azioni dell'UE volte a rafforzare l'innovazione in Europa. Tra esse figurano il VII Programma Quadro, il Consiglio Europeo della Ricerca, le Piattaforme Europee di Tecnologia e tutte le altre iniziative comuni.

Nei prossimi mesi, la Commissione continuerà a consultare gli Stati membri e le parti interessate su tutti gli altri aspetti, quali le modalità di assegnazione di diplomi da parte dell'IET e le implicazioni finanziarie del progetto.

La comunicazione della Commissione si sommerà al dibattito sull'istituzione dell'IET, ed entro l'anno si prevede la presentazione di una proposta formale per la creazione dello stesso IET.

 

 

LA COMMISSIONE TRIPLICHERA' L'INVESTIMENTO ANNUALE PER LA FASE DI AVVIO DELLE PMI EUROPEE

 

La Commissione europea ha adottato recentemente una comunicazione dal titolo “Finanziare la crescita delle PMI - Promuovere il valore aggiunto europeo”, che propone un insieme di misure per facilitare l’accesso delle PMI al finanziamento esterno per favorire il loro avvio e successivo sviluppo.

La Commissione propone innanzitutto di aumentare il proprio contributo finanziario agli investimenti di avvio alle PMI innovatrici. Grazie al Fondo europeo per gli investimenti e ad altre istituzioni finanziarie internazionali (BEI, BERS, Banca per lo sviluppo del Consiglio d’Europa), circa 400.000 PMI beneficeranno di un aiuto comunitario all’investimento. La Commissione farà innanzitutto passare la sua dotazione d’investimento da circa 540 milioni di euro per il periodo 2000-2006 (140 milioni per il capitale di rischio, 340 milioni per le garanzia di prestito alle PMI e 60 per lo sviluppo delle capacità) agli oltre 1,1 miliardi di euro nel periodo 2007-2013 (500 milioni per il capitale di rischio, 500 milioni per le garanzie di prestito e 100 milioni per lo sviluppo delle capacità).

La Commissione intende inoltre eliminare, in cooperazione con gli Stati membri, gli ostacoli all’attività dei fondi di capitale di rischio nell’Unione europea, rivedendo la normativa in materia di aiuti di stato per il fondo di capitale di rischio, soprattutto a favore delle giovani imprese. Per rafforzare il finanziamento bancario tradizionale per l’innovazione, la Commissione intende organizzare una tavola rotonda tra i rappresentanti delle banche europee e delle PMI al fine di esaminare come migliorare la possibilità di relazioni bancarie a lungo termine, di utilizzare gli strumenti finanziari del CIP, di promuovere il microcredito e la finanza mezzanina (capitali propri e prestiti) e di valutare l’interesse dei sistemi di alleggerimento fiscali per le nuove e giovani imprese.

 

 

IL SETTORE VITIVINICOLO

 

E’ in via di discussione la riforma del settore vitivinicolo. L’attuale regime dei finanziamenti europei per il settore in oggetto richiede circa 1.3 miliardi di euro all’anno, 500 milioni di euro circa dei quali sono utilizzati per trasformare l’eccedenza di vino di qualità in alcol etilico o aceto. Per combattere il calo nel livello dei consumi del vino europeo, la produzione in eccesso e la competizione internazionale, la Commissione per l’Agricoltura dell’Unione europea propone misure rigorose per stabilizzare il mercato europeo del vino e per migliorare la competitività: sradicare le vigne, abolire i sussidi alla distillazione del vino in eccedenza, semplificare il processo di etichettatura e aggiornare le pratiche di produzione del vino, rafforzare la fama del vino europeo per riconquistare quote di mercato.

 

 

AIUTI DI STATO: LA COMMISSIONE ADOTTA ORIENTAMENTI SUGLI AIUTI DI STATO A SOSTEGNO DEGLI INVESTIMENTI IN CAPITALE DI RISCHIO NELLE PMI

 

La Commissione europea ha adottato degli orientamenti per determinare quando gli aiuti di Stato a sostegno degli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e medie imprese (PMI) sono compatibili con le norme sugli aiuti di Stato previste dal trattato CE (articolo 87).

Queste disposizioni agevoleranno l’accesso ai finanziamenti da parte delle PMI nelle fasi iniziali del loro sviluppo, in particolare in mancanza di mezzi alternativi di finanziamento provenienti dai mercati finanziari (in presenza dunque di un cosiddetto fallimento del mercato).

L’accesso migliore al capitale stimolerà la crescita delle PMI e creerà maggiori posti di lavoro nell’UE. Gli orientamenti si inseriscono nelle iniziative della Commissione, annunciate nel piano d’azione nel settore degli aiuti di Stato, per incoraggiare gli Stati membri a concentrare gli aiuti di Stato in modo da migliorare la competitività dell’industria UE, in particolare attraverso l’innovazione, e a creare posti di lavoro sostenibili, riducendo al minimo le distorsioni della concorrenza. Gli orientamenti prevedono una soglia di sicurezza di 1,5 milioni di EUR di investimenti per PMI destinataria su un periodo di dodici mesi (sotto la quale si ritiene vi sia un fallimento del mercato), una procedura di valutazione semplificata per casi chiaramente definiti che soddisfano determinate condizioni e criteri di valutazione che garantiscano che il finanziamento statale incoraggi gli investimenti privati, ovvi ai fallimenti del mercato e sia proporzionato.

Il Commissario responsabile per la Concorrenza, Neelie Kroes, ha commentato: “I nuovi orientamenti sul capitale di rischio consentiranno agli Stati membri la flessibilità necessaria per promuovere l’accesso delle PMI al capitale di rischio, aprendo così la strada ad una maggiore competitività e alla creazione di nuovi posti di lavoro”.

Gli orientamenti si riferiscono a misure a favore del capitale di rischio per investimenti nelle PMI nelle fasi iniziali di attività (le cosiddette fasi “seed”, “start-up” e di espansione) con finanziamenti forniti congiuntamente dallo Stato e dagli investitori privati. Gli orientamenti sostituiscono la comunicazione del 2001 sugli aiuti di Stato e il capitale di rischio. Stimoleranno l’accesso al capitale di rischio, in particolare per le imprese innovative. Maggiori investimenti possono determinare anche una produzione più rispettosa dell’ambiente, ad esempio attraverso il risparmio energetico.

Un cambiamento importante degli orientamenti è la soglia di investimento di 1,5 milioni di EUR per PMI destinataria su un periodo di dodici mesi, che rappresenta un aumento del 50% rispetto alla soglia precedente. Per tali casi, la Commissione presupporrà la mancanza di mezzi alternativi di finanziamento provenienti dai mercati finanziari (cioè che vi sia un fallimento del mercato). Al di sopra di questa soglia, a causa delle maggiori potenzialità di distorsione della concorrenza, la Commissione effettuerà una valutazione dettagliata e gli Stati membri dovranno fornire le prove dell’esistenza di un fallimento del mercato. L’applicazione dei diversi tipi di valutazione sulla base dell’impatto economico è un cambiamento importante e realizza l’elaborato approccio economico del piano d’azione. Una valutazione dettagliata non implica necessariamente che la Commissione avvii il procedimento formale di indagine ai sensi dell’articolo 88 del trattato CE.

È prevista una valutazione semplificata per le misure che soddisfano tutte le condizioni seguenti:

-         investimenti inferiori a 1,5 milioni di euro per PMI beneficiaria su un periodo di dodici mesi;

-         finanziamenti fino alla fase di espansione per le piccole imprese e per le medie imprese situate in zone assistite e fino alla fase di “start-up” per le medie imprese situate in zone non assistite;

-         almeno il 70% dello stanziamento deve essere utilizzato per fornire strumenti equity o quasi-equity anziché strumenti di debito;

-         la partecipazione degli investitori privati deve essere almeno del 50% nelle zone non assistite e del 30% nelle zone assistite; 

-         le decisioni d’investimento devono essere orientate al profitto, il che comporta la partecipazione dei privati, piani aziendali redditizi ed una strategia di uscita chiara; la gestione del fondo deve seguire una logica commerciale: la retribuzione dei gestori deve essere cioè collegata ai profitti del fondo, gli investitori privati devono essere rappresentati e la gestione deve rispettare standard regolamentari adeguati;

-         è possibile un carattere settoriale per i fondi che investono in tecnologie o settori innovativi.

Verrà effettuata una valutazione dettagliata per le misure di aiuto che:

-         prevedono investimenti superiori a 1,5 milioni di euro per PMI destinataria su un periodo di dodici mesi; 

-         forniscono finanziamenti per la fase di espansione di medie imprese situate in zone non assistite;

-         prevedono investimenti di “follow-on” nelle PMI superiori a 1,5 milioni di euro e il finanziamento della fase iniziale della crescita;

-         prevedono investimenti con una partecipazione di investitori privati inferiore al 50% nelle zone non assistite o al 30% nelle zone assistite;

-         si concentrano sul capitale “seed” per piccole imprese con partecipazione privata limitata o inesistente e/o investono soprattutto attraverso strumenti di debito;

-         prevedono veicoli di investimento (ossia mercati alternativi);

-         coprono costi connessi alla selezione delle imprese in vista della conclusione di investimenti (i cosiddetti “costi di esplorazione” delle potenzialità del mercato).

Gli orientamenti tengono conto di una consultazione approfondita e di uno studio esterno sulla mancanza di capitale proprio nell’UE, delle osservazioni sul piano di azione nel settore degli aiuti di Stato e sulla comunicazione sugli aiuti di Stato all’innovazione, nonché delle opinioni degli Stati membri e delle osservazioni delle parti interessate.

Gli orientamenti integrano altri strumenti di aiuto di Stato destinati alle PMI:

-         i nuovi orientamenti sugli aiuti di Stati a finalità regionale 2007-2013 che prevedono “aiuti all’impresa” per le fasi iniziali e di “start-up” delle piccole imprese situate in zone assistite;

-         un’esenzione per categoria generale della Commissione, attualmente in fase di preparazione, grazie alla quale gli Stati membri non dovranno notificare determinate misure a favore delle PMI;

-         prossime norme sugli aiuti di Stato per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.

Gli orientamenti sono disponibili al seguente indirizzo:

http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/overview/sar.html.

 

 

CON L'ACCORDO SULLE STAMINALI NON SI FRENA IL CAMMINO DEL VII PQ

 

Il Consiglio Competitività durante il suo incontro straordinario del 24 luglio ha raggiunto un accordo politico sul VII PQ. Il Consiglio emanerà ora una posizione comune fondata sull'accordo raggiunto, ed il testo sarà poi oggetto di discussione presso il Parlamento europeo in seconda lettura.

È stato possibile raggiungere un accordo grazie a un testo di compromesso elaborato dalla Commissione in cui si legge:

"La Commissione europea proseguirà l'attuale pratica e non presenterà al comitato di gestione alcuna proposta per progetti di ricerca che comportino la distruzione degli embrioni umani, tra cui la produzione di cellule staminali. L'esclusione di finanziamenti per questa fase della ricerca non impedirà il finanziamento comunitario nelle fasi successive che includono cellule staminali provenienti da embrioni umani".

Come già accadeva nel VI PQ certe aree non beneficeranno di alcun sostegno finanziario dell'UE, e più precisamente l'attività di ricerca volta alla clonazione umana a fini riproduttivi; l'attività di ricerca intesa a modificare il patrimonio genetico degli esseri umani che potrebbe rendere ereditabili tali modifiche, e l'attività di ricerca volta a creare embrioni umani esclusivamente a fini di ricerca o per la produzione di cellule staminali.

Ogni singola proposta di progetto sarà anche oggetto di una severa analisi etica, e sarà obiettivo imprescindibile rispettare sempre le norme di ciascun paese coinvolto in un progetto.

Il bilancio del VII PQ sarà pari a 55,6 miliardi di euro.

Il programma Cooperazione farà la parte del leone con un bilancio dell'ordine di 32,365 miliardi di euro. Per Idee il bilancio è di 7.460 miliardi di euro; Persone ha 4.728 miliardi di euro e Capacità 4.217 miliardi.

 

 

AUMENTARE IL NUMERO DELLE DONNE NELLA RICERCA

 

Nel quadro del dibattito nell'ambito dell'ESOF2006 sui motivi per cui le donne non raggiungono ancora le posizioni di più alto livello in ambito scientifico e sulla promozione dell'uguaglianza di genere nella scienza da parte delle politiche dell'UE, Johannes Klumpers, capo dell'unità Donne e scienza della Commissione europea, ha dichiarato che "l'uguaglianza di genere migliora l'eccellenza scientifica; ora stiamo attingendo a un insieme limitato di risorse".

Il progetto WOMENG (Women in Engineering), da poco ultimato, volto a individuare i modi per attrarre più donne nel settore dell'ingegneria e, cosa non meno importante, fare in modo che vi restino, ha presentato una serie di azioni possibili.

L'ingegneria continua a offrire un'immagine di sé molto "mascolina" e il fatto che la maggior parte delle rappresentazioni di tale settore raramente raffigurino donne non migliora la situazione. Inoltre, i programmi destinati ad attrarre un maggior numero di studentesse nel settore dell'ingegneria sono generalmente rivolti alle giovani di età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre alcune ragazze hanno già abbandonato le scienze e la tecnologia intorno ai 13 anni. Il progetto WOMENG propone di incoraggiare gli ingegneri donna a fare da modello e di invitare le giovani ad assistere a giornate "porte aperte" in modo che possano capire ciò che la professione di ingegnere realmente comporta. Il progetto suggerisce inoltre di sensibilizzare professori e altro personale sulle questioni di genere in modo da accrescerne la consapevolezza in materia.

Per ulteriori informazioni sull'ESOF visitare: http://www.esof2006.org


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  04 - 07 SETTEMBRE 2006

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

CONFLITTO MEDIORIENTALE

Docc. B6-0469, 0472, 0477, 0481, 0486, 0487/2006

 

Risoluzione comune sul Medio Oriente

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 6.9.2006 - Votazione: 7.9.2006

 

Il Parlamento ha adottato una risoluzione che, accogliendo con favore la risoluzione dell'ONU, chiede di riportare il processo di pace in Medio Oriente fra le priorità dell'agenda politica internazionale e di convocare una conferenza di pace. Nel sostenere la missione UNIFIL e sottolineando il ruolo attivo dell'Italia, sollecita anche un chiarimento del mandato e delle regole d'ingaggio. Auspica inoltre l'avvio di un'indagine internazionale per valutare eventuali violazioni dei diritti umani.

 

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione comune sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE, GUE/NGL e UEN con la quale esprime «viva preoccupazione» per le dimensioni e l'intensità del conflitto militare nel Libano meridionale.  Inoltre, si dice «profondamente turbato» dallo scoppio delle ostilità nel Libano meridionale, dagli attacchi di Hezbollah e «dalla reazione sproporzionata nell'uso della forza da parte dell'esercito israeliano», «che hanno rappresentato una seria minaccia per la pace e la sicurezza internazionale». In proposito, deplora profondamente le vittime fra la popolazione civile in Libano e in Israele e tra i soldati e gli osservatori dell'ONU, così come la massiccia distruzione delle infrastrutture. Ribadendo quindi «che non vi può essere soluzione militare al conflitto mediorientale», sottolinea che «nessun cessate il fuoco può essere duraturo senza la volontà politica delle parti coinvolte direttamente o indirettamente di affrontare le cause alla radice della recente crisi». Reitera pertanto l'appello alla liberazione immediata sia dei soldati israeliani rapiti che dei membri del governo palestinese e del Consiglio legislativo palestinese detenuti in carcere da Israele.

Nel plaudire poi all'adozione all'unanimità della risoluzione 1701 dell'ONU, il Parlamento si compiace che il governo libanese abbia deciso di dispiegare le sue forze nel Libano meridionale e che l'esercito israeliano abbia accettato di ritirarsi dietro la "Linea blu". Si compiace inoltre del forte sostegno espresso dal governo libanese ad un potenziamento del ruolo dell'UNIFIL. Al riguardo, ritiene che il mandato dell'UNIFIL dovrebbe costituire «un serio impegno a fornire un'assistenza adeguata al governo libanese nel porre in essere efficaci misure di controllo e di sicurezza». Accoglie anche con favore l'impegno assunto dagli Stati membri di mettere a disposizione circa 7.000 uomini per la forza UNIFIL. Sottolineando poi «il ruolo attivo assunto da Francia e Italia», i deputati appoggiano pienamente la decisione secondo la quale la Francia continuerà ad assicurare il comando dell'UNIFIL fino al febbraio 2007, dopodiché l'Italia assumerà il controllo terrestre. Sottolineano nondimeno che «occorre evitare una duplicazione delle strutture di comando» ed evidenziano «l'importanza di definire in modo chiaro ed adeguato il mandato, le regole d'ingaggio, la struttura e le competenze dell'UNIFIL».

Il Parlamento ritiene fondamentale che l'esercito libanese regolare «sia l'unico destinatario di qualsiasi importazione di armi in Libano» e invita il governo del paese a garantire, in cooperazione con l'UNIFIL, la piena attuazione della risoluzione ONU. Sottolinea al riguardo che questa soluzione «dovrebbe portare al disarmo di tutte le milizie, compresa quella di Hezbollah, unitamente a misure volte a impedire l'entrata di armi in Libano». Invita poi gli Stati membri ad attenersi rigorosamente al Codice di condotta sulle esportazioni di armi per tutte le forniture belliche alla regione.

Il Parlamento, inoltre, chiedendo di sostenere l'ulteriore democratizzazione del Libano, rivolge un urgente appello a Iran e Siria affinché svolgano un ruolo costruttivo. Quest'ultima, più in particolare, dovrebbe rafforzare i controlli sul proprio versante del confine con il Libano. Allo stesso tempo, invita il Consiglio e la Commissione a riannodare un vero dialogo con la Siria «per coinvolgere il paese negli sforzi di pace finalizzati a una soluzione globale del conflitto».

D'altra parte, i deputati chiedono all'Unione europea di impegnarsi a lavorare con tutte le parti interessate e rivolgono un appello a queste ultime a rispettare scrupolosamente i loro impegni in vista della piena applicazione della risoluzione 1701, «così da consentire l'accesso dell'aiuto umanitario d'urgenza e il ritorno delle persone sfollate nelle migliori condizioni di sicurezza possibili». D'altra parte, chiedono che venga condotta in Libano e Israele un'inchiesta internazionale approfondita di alto livello, sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite, «per far luce sulle notizie di gravi violazioni dei diritti umani, sulla drammatica situazione delle vittime e sulla violazione del diritto umanitario». Deplorando vivamente il deteriorarsi della situazione della popolazione e delle infrastrutture civili a Gaza e in Cisgiordania, chiedono a tutte le parti «di spezzare il circolo vizioso degli attacchi e contrattacchi, che ha provocato centinaia di morti e feriti e ha causato enormi danni alle infrastrutture civili».

Il Parlamento sottolinea poi la necessità di riportare il processo di pace nel Medio Oriente fra le priorità dell'agenda politica internazionale. Invitando quindi il Quartetto ad imprimere nuovo slancio all'applicazione della "tabella di marcia" in vista dell'Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite di settembre, ribadisce che la formula dei due Stati, con uno Stato israeliano e uno palestinese che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza, «è una condizione chiave per una soluzione pacifica e duratura in Medio Oriente». Consiglio e Commissione sono inoltre invitati a continuare a garantire, unitamente alla comunità internazionale, l'assistenza umanitaria fondamentale al popolo palestinese e, a tale proposito, i deputati chiedono che il Meccanismo internazionale temporaneo (MIT) «sia potenziato ed esteso».

I deputati chiedono poi al governo israeliano di riprendere con urgenza il trasferimento delle entrate tributarie e doganali palestinesi trattenute, di consentire la circolazione delle persone e di rispettare l'accordo in materia di circolazione e accesso a Rafah e in altri punti di attraversamento della frontiera a Gaza. Rinnovano, inoltre, il sostegno agli sforzi del Presidente dell'Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, volti a promuovere un dialogo nazionale tra i vari partiti palestinesi, nella prospettiva della costituzione di un nuovo governo palestinese. D'altra parte, ritengono che la presenza di una forza multinazionale in Libano «potrebbe essere considerata un esempio da seguire nel processo negoziale per la soluzione del conflitto israelo-palestinese».

Invitando, infine, il Consiglio ad adoperarsi con ogni mezzo per convocare una conferenza regionale di pace per pervenire a una soluzione complessiva, duratura e sostenibile ai problemi dell'area, il Parlamento ritiene essenziale coinvolgere la Lega araba e chiede all'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM) di assumersi le proprie responsabilità per facilitare la ripresa del dialogo e della cooperazione tra le parti interessate dalla situazione in Medio Oriente. A medio e a lungo termine, poi, dovranno essere create  istituzioni che raggruppino i paesi del bacino mediterraneo, come una Banca euromediterranea di sviluppo, poiché ritiene che ciò costituisca «la migliore garanzia di una pace duratura e dello sviluppo umano».

 

Dichiarazione del Consiglio

Erkki Tuomioja ha anzitutto sottolineato che l'ultima crisi in Medio Oriente è la prima in cui l'Unione europea ha assunto un importante ruolo internazionale, dimostrando, nel porre fine alle ostilità e nel mantenimento della pace, di «essere all'altezza delle aspettative». Ha poi ricordato che il Consiglio dei Ministri ha tenuto due riunioni straordinarie nel mese di agosto che hanno permesso di definire una posizione europea sul conflitto e la cui sostanza è stata ripresa dalla risoluzione ONU. Il Ministro, in particolare, ha posto l'accento sulla decisione di inviare truppe europee nell'ambito della forza UNIFIL al fine di garantire il rispetto della risoluzione. La forza UNIFIL - che dal mese di febbraio sarà sotto comando italiano - non rappresenta però un'operazione europea e, in proposito, il Ministro ha sottolineato l'importanza della partecipazione di altri paesi, anche islamici. Si tratterà quindi di garantire il ritiro delle truppe dal Libano del Sud e aiutare il governo libanese ad estendere la sua autorità in quell'area.

Mentre all'esercito libanese spetterà disarmare Hezbollah, ha aggiunto, la forza UNIFIL dovrà assicurare l'approvvigionamento degli aiuti e garantire il rispetto del cessato il fuoco. Al riguardo ha messo l'accento sul contributo finanziario significativo stanziato dall'Unione che permetterà l'inizio della ricostruzione e di alleviare la crisi umanitaria. Sottolineando come tutte le parti abbiano sottoscritto la risoluzione dell'ONU, il Ministro ha rilevato l'importanza che tutti i paesi della regione sostengano il progetto. Occorre quindi implicare la Siria che può svolgere un ruolo importante e che ha già dato segnali circa la propria disponibilità ad avere un atteggiamento costruttivo nel processo di pace.

Il Consiglio, ha proseguito, è convinto che non è possibile ottenere la pace nella regione se non si trova una soluzione alla questione israelo-palestinese sulla base della road map e con l'obiettivo di giungere alla costituzione di due Stati indipendenti e sovrani. Per proseguire il processo di pace, ha aggiunto, è quindi vitale che sia riconosciuto Israele e siano interrotte le attività terroristiche. D'altra parte, occorre, che Israele rilasci i membri del Consiglio palestinese arrestati e che siano liberati i soldati israeliani presi in ostaggio. Il Ministro ha poi sottolineato che l'Unione deve svolgere un ruolo attivo per il rilancio del processo di pace assieme agli altri partner del Quartetto, e in particolare con gli USA, e della Lega araba, spingendo le parti al tavolo del negoziato. Ha quindi concluso affermando che l'Unione potrebbe in futuro assumersi nuove responsabilità e, segnatamente, nella promozione di una Conferenza internazionale per la pace che potrà essere organizzata quando le condizioni necessarie saranno riunite.

 

Dichiarazione della Commissione

«La sicurezza e la stabilità non può essere imposta unilateralmente», ha affermato Benita Ferrero-Waldner sottolineando il ruolo svolto dall'UE nel corso della crisi nel Libano del Sud. In particolare il suo contributo nella definizione della risoluzione ONU e alla sua applicazione, nonché lo sforzo profuso per garantire gli aiuti umanitari e alla ricostruzione. Per la commissaria responsabile delle relazioni esterne vi è bisogno di un Libano indipendente, che sia «in grado di contribuire a questa fragile pace» e di eliminare la tensione attuale. Si è poi detta d'accordo con Kofi Annan riguardo alla necessità di eliminare il blocco navale e aereo imposto da Israele al Libano. Occorre anche, ha proseguito, creare le condizioni per una stabilità a lungo termine ed «eliminare le ambiguità sul disarmo di Hezbollah».

Facendo poi riferimento alla situazione in Palestina, la commissaria ha affermato che, per evitare una escalation della violenza, occorre che siano rilasciati gli ostaggi e che siano risolti i problemi di movimento e di accesso alle frontiere tra Israele e i territori palestinesi. Rilevando anche la necessità di ricostruire le istituzioni palestinesi e di lavorare con esse, ha poi rilevato che occorre trovare una soluzione tesa a sbloccare gli introiti doganali che spettano alla Palestina e che potrebbero garantire parte delle risorse finanziarie, anche per pagare gli stipendi dei funzionari palestinesi.

Il conflitto consumatosi questa estate, ha affermato la commissaria, «non ha avuto vincitori, ma solo vittime» e le soluzioni militari non funzionano. L'unica possibilità è quindi di rinnovare una prospettiva politica, riportando tutte le parti al tavolo dei negoziati. Per Israele e Libano, ha aggiunto, è venuto il momento del dialogo e la Siria deve fare la sua parte per garantire il rispetto della risoluzione ONU, mentre l'Unione dovrebbe diventare leader del processo di pace in Medio Oriente.

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito affermando che nessuna regione al modo ha patito per così tanto tempo tali sofferenze ed ha sottolineato il «circolo vizioso senza fine» innescato dal rapimento dei soldati israeliani che ha comportato anche il bombardamento di presunti obiettivi militari che hanno colpito i civili. Per il leader popolare, la soluzione militare in Medio Oriente non è percorribile e solo la politica può portare alla pace. Tuttavia, ha evidenziato che solo la presenza militare può contribuire a creare le condizioni necessarie al mantenimento della pace.

Ritenendo inaccettabili le interferenze di Siria e Iran in Libano, il deputato ha sottolineato che l'obiettivo dev'essere di garantire uno Stato libanese sovrano. A suo parere, inoltre, Hezbollah è sì un'organizzazione politica e una forza di governo ma è inaccettabile che le sue milizie, «uno Stato nello Stato», determinino l'azione di governo e vanno quindi disarmate. Ricordando poi le critiche rivolte a Israele circa l'uso sproporzionato della forza, e da lui a suo tempo condivise, il deputato ha voluto però rendere omaggio al processo democratico di autocritica che si è svolto in Israele circa l'intervento militare. Ha quindi auspicato che un tale processo abbia luogo anche in altri paesi.

Dopo aver sostenuto che i palestinesi hanno gli stessi diritti degli israeliani e degli europei, ha auspicato la costituzione di un governo palestinese di unità nazionale che contribuisca alla pace. Sottolineando quindi che alla base di ogni politica vi deve essere la dignità umana, ha rivolto un appello a non usare i giovani facendone dei martiri ma dando loro la possibilità di dare un contributo ai loro paesi, rispettando la dignità umana.

 

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Europa ha fatto finalmente ascoltare la sua voce ed è stata, sia pure con qualche ritardo e non poche difficoltà, capace di svolgere un ruolo attivo e da protagonista nella crisi mediorientale.

Si tratta però soltanto di un primo passo di una lunga marcia che deve portare l'Unione europea, con l'ONU, gli Stati Uniti e la Lega araba, alla stabilizzazione di un'area da dove nascono tutti i pericoli per la sicurezza del mondo. La missione Unifil è uno strumento, l'obiettivo finale deve essere la nascita di un Libano sovrano e libero da influenze straniere esercitate anche attraverso Hezbollah.

Al Consiglio e alla Commissione domandiamo: che punto è il disarmo della milizia armata che ha attaccato Israele? Va ricordato che questo Parlamento già lo scorso anno, nel sostenere che esistevano prove inconfutabili dell'azione terroristica degli Hezbollah, ha sollecitato con una fortissima maggioranza dei suoi componenti il Consiglio a prendere tutte le misure necessarie per porre fine all'attività del gruppo. Al riguardo la Siria è chiamata ad assumere senza tentennamenti un ruolo attivo, contribuendo al blocco del flusso delle armi destinate ai terroristi. Nel quadro della tutela dei diritti umani ai militari dell'Unifil, ai quali vanno la nostra solidarietà e il nostro sostegno, deve essere affidato anche il compito di tutelare la comunità cristiana libanese, senza colpa alcuna tra due parti in contrasto.

Accanto all'obiettivo libanese ci dobbiamo porre un obiettivo più ampio: la soluzione della crisi israelo-palestinese, "due popoli due Stati", questa è la soluzione destinata a tagliare l'erba sotto i piedi al terrorismo e al fondamentalismo islamico. Per raggiungere questo scopo serve un'Europa protagonista, ma come è possibile avere un'Unione portatrice di pace senza una costituzione che attribuisca poteri necessari a chi deve svolgere questa azione?

Di conseguenza il dibattito sulla costituzione ritorna prepotentemente al centro della nostra attenzione, non è un esercizio per giuristi, è la questione centrale, ossia la questione di come esportare il più importante risultato di 50 anni di Europa fuori dai nostri confini: la pace."

 

 

CINA, DIRITTI UMANI E LIBERTÀ RELIGIOSA

Doc. A6-0257/2006

 

Relazione sulle relazioni UE-Cina

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 6.9.2006 - Votazione: 7.9.2006

 

Se una maggiore cooperazione con la Cina è guardata con interesse dai deputati, in una relazione all’esame dell’Aula formulano severe critiche al Celeste Impero. Chiedono infatti un maggiore fair play in campo commerciale e condannano le numerose violazioni dei diritti umani, come la repressione delle comunità religiose, anche cristiane, il ricorso alla pena di morte, al commercio di organi umani, alle torture e ai campi di rieducazione. Altri temi riguardano le relazioni con Taiwan e l’Iran.

 

Con 351 voti favorevoli, 48 contrari e 160 astensioni (soprattutto da parte del PSE), il Parlamento ha adottato la relazione sulle relazioni dell'UE con la Cina. Guardando con interesse al partenariato strategico UE-Cina e alla maggiore cooperazione che ne deriverà in un gran numero di ambiti, il Parlamento sollecita però il Consiglio e la Commissione a formulare «una politica coerente e ben strutturata» nei confronti di tale Paese. Per i deputati, la Cina e l'Unione europea devono fondare il proprio partenariato e le proprie relazioni bilaterali «sull'apertura reciproca e sui capisaldi della credibilità, la stabilità, la responsabilità e la comprensione reciproca». Sono quindi sollecitate a migliorare su tali basi la propria cooperazione «in modo da svolgere un ruolo stabile, responsabile e credibile in seno alla comunità internazionale».

 

Relazioni economiche: apertura dei mercati e lotta alla contraffazione

Dopo l'allargamento, l'Unione europea è divenuta il primo partner commerciale della Cina superando il Giappone, mentre la Cina, è contemporaneamente divenuta il secondo partner commerciale dell'Unione dopo gli Stati Uniti. A questo incremento delle relazioni commerciali, tuttavia, i deputati lamentano che non siano corrisposti progressi sostanziali in materia di democrazia e diritti umani, «che sono componenti basilari del dialogo politico». Nel ritenere che le relazioni economiche e commerciali tra l'UE e la Cina dovrebbero basarsi, da parte europea, sulla messa a punto di una strategia a lungo termine, i deputati chiedono alla Cina di realizzare progressi in numerosi campi. Sollecitano, più precisamente, lo sviluppo di un clima favorevole agli investimenti, il miglioramento della certezza del diritto per le imprese straniere, l'apertura ulteriore dei mercati nel settore bancario, dei servizi finanziari e delle telecomunicazioni e, soprattutto, di osservare le regole commerciali leali ed eque e l'applicazione delle regole dell'OMC, in particolare per quanto riguarda la protezione dei diritti di proprietà intellettuale.

In materia commerciale, i deputati insistono molto sul problema della pirateria e della contraffazione dei prodotti e dei marchi europei da parte delle industrie cinesi. Notano infatti che il 70% di tutte le merci contraffatte sequestrate nel mercato europeo proviene dalla Cina e che, ogni anno, le autorità doganali sequestrano quasi cinque milioni di articoli e accessori di abbigliamento contraffatti. A loro parere ciò rappresenta «una grave violazione delle regole del commercio internazionale» e sollecitano quindi la Cina a rispettare le norme vigenti e a migliorare considerevolmente la protezione dei diritti di proprietà intellettuale e dei brevetti stranieri». La Commissione è anche invitata a sostenere le autorità cinesi in tal senso.

La relazione rileva poi che i problemi emersi di recente nel settore calzaturiero evidenziano l'urgente necessità che la Cina adotti una politica anti-dumping più adeguata e sottolinea la pressante necessità di una tale politica, data l'appartenenza della Cina all'OMC. A tale proposito, accogliendo un emendamento proposto dal PPE/DE, il Parlamento chiede all'Unione europea di far rispettare dalla Cina «le regole leali ed eque del commercio internazionale». Chiedendo poi il potenziamento della trasparenza della procedura antidumping, alla Commissione è rivolto l'invito a semplificare le procedure per «facilitare l'attivazione dei meccanismi antidumping da parte delle PMI». Inoltre, invita il Consiglio e la Commissione a riconoscere che le difficoltà riscontrate dal settore tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero «sono di tipo sistemico». Occorre quindi che l’Esecutivo corregga gli squilibri attuali ed anticipi le sfide future nel quadro della revisione della sua strategia commerciale ed economica nei confronti della Cina.

I deputati chiedono poi alla Commissione europea di esercitare pressioni politiche ed economiche per conferire flessibilità al tasso di cambio della moneta cinese che, in contrasto con la progressiva liberalizzazione del commercio mondiale, risulta «artificialmente basso». La Cina è inoltre invitata a ratificare le convenzioni dell'Organizzazione mondiale del lavoro e, in particolare, quella sulla libertà di associazione e la tutela del diritto di organizzarsi sindacalmente, così come quella sulla contrattazione collettiva. Dovrebbe anche garantire il diritto di sciopero e rispettare le norme sociali definite nel quadro dell'OIL in merito a misure efficaci per contrastare ogni forma di moderna schiavitù, di lavoro minorile e di sfruttamento, segnatamente delle lavoratrici donne, onde garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e scoraggiare il dumping sociale.

Il Parlamento, infine, riconosce che l'UE non dovrebbe revocare l'embargo fintanto che non sarà in vigore un codice di condotta giuridicamente vincolante sulle esportazioni di armi e non sarà stata affrontata adeguatamente la situazione dei diritti umani e delle libertà civili e politiche, inclusa la questione di Piazza Tienanmen.

 

Democrazia, diritti umani e libertà di religione

La relazione sottolinea che la rapida modernizzazione socio-economica della Repubblica Popolare Cinese dovrebbe essere accompagnata dal necessario pluralismo politico e dall'ammodernamento delle istituzioni. Secondo i deputati, inoltre, «fintanto che il partito comunista cinese non sarà soggetto alle regole di uno Stato costituzionale, esso rimarrà uno Stato dentro lo Stato», e sarà pertanto estremamente vulnerabile a gravi episodi di abuso di potere, «come la piaga nazionale della corruzione dei quadri dirigenti». In proposito, i deputati ritengono che la costituzione cinese dovrebbe anche includere il divieto di ingerenza da parte del PCC o del governo cinese nel funzionamento della giustizia.

Il Parlamento sollecita il governo cinese ad abolire la pena di morte e a dichiarare un'effettiva moratoria per le persone già condannate.  Al riguardo è anche espressa preoccupazione per il fatto che la Cina è di gran lunga il paese al mondo in cui viene eseguito il maggior numero di condanne a morte, stimate in 8.000 l'anno. Nell'invitare la Cina a rendere pubblici i dati ufficiali sulle esecuzioni nel periodo 2005/2006, i deputati appoggiano «risolutamente» la richiesta formulata da un giurista membro dell'Accademia cinese delle scienze sociali di «porre fine al commercio illegale di organi di persone giustiziate, imponendo disposizioni e controlli rigorosi».

I deputati si dichiarano inoltre estremamente preoccupati per le recenti informazioni riguardanti le continue e gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nella regione tibetana della Cina. Tra queste citano torture, arresti e detenzioni arbitrari, arresti domiciliari e altre forme di sorveglianza extragiudiziale di dissidenti, detenzioni senza processo pubblico, repressione della libertà religiosa e restrizioni arbitrarie della libertà di circolazione.

Nel prendere atto del fatto che la politica cinese "del figlio unico" ha portato a uno squilibrio nella distribuzione della popolazione, i deputati sollecitano la Cina a riconoscere che il futuro equilibrio tra fasce attive e non attive della popolazione avrà considerevoli effetti economici. Invitano quindi la Cina a riesaminare l'attuazione concreta di tale politica per affrontare gli inconvenienti economici e sociali ad essa inerenti. Inoltre, manifestano profonda preoccupazione per le numerose violazioni dei diritti delle donne e delle bambine conseguenti all'imposizione forzata della politica di pianificazione familiare del governo cinese, fra cui rientrano gli aborti selettivi, le sterilizzazioni forzate e il massiccio abbandono delle bambine.

Il Parlamento afferma la necessità di una legislazione dettagliata che risponda alle norme internazionali e garantisca un'effettiva libertà religiosa. In proposito è deplorata la contraddizione tra la libertà di fede, sancita dalla Costituzione e «le costanti ingerenze dello Stato» nella vita interna delle comunità religiose, «specialmente per quanto riguarda formazione, selezione, nomina e indottrinamento politico dei ministri del culto». Più in particolare, i deputati deplorano che lo Stato riconosca a solo cinque religioni il diritto a un'esistenza legale, per giunta sottoponendole al controllo delle rispettive associazioni religiose "patriottiche" cinesi.

La relazione chiede poi al Consiglio di informare il Parlamento circa la sorte di vari vescovi incarcerati nella Repubblica Popolare Cinese a motivo delle loro convinzioni religiose. Inoltre, le autorità cinesi sono invitate a liberare immediatamente tutti i membri della Chiesa cristiana «che sono ancora ingiustamente detenuti e perseguitati». I deputati, peraltro, osservano che attualmente, in Cina, i cristiani che praticano la propria fede in luoghi di culto "illegali" (all'interno di case-chiesa protestanti o presso gruppi cattolici "clandestini" fedeli al Vaticano) «sono più numerosi di quelli che frequentano i luoghi di culto "patriottici"». A loro parere, d'altra parte, entrambi i gruppi di credenti, «composti di cittadini rispettosi della legge», «non rappresentano alcuna minaccia per la sicurezza pubblica». Pertanto, invitano il governo cinese «a porre fine alle persecuzioni e alla detenzione di tali gruppi di cristiani» ed affermano il diritto per i cristiani che non si riconoscono nelle "Chiese patriottiche" di praticare liberamente la propria fede. Il Parlamento prende poi atto «con rammarico» della grave violazione della libertà religiosa provocata dalle recenti illecite ordinazioni episcopali «che sono in parte frutto delle forti pressioni e minacce esercitate sul clero cattolico fedele al Vaticano da parte di organismi esterni alla Chiesa». In proposito, i deputati sottolineano la necessità del rispetto della libertà della Chiesa e dell'autonomia delle sue istituzioni da qualsiasi ingerenza esterna.

La relazione esprime profonda preoccupazione per le dichiarazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, il quale afferma che la tortura continua ad essere prassi diffusa in Cina. Sottoscrive quindi le raccomandazioni preliminari indirizzate dal relatore speciale al governo cinese e riguardanti, ad esempio, una riforma del diritto penale che preveda l'aggiunta del reato di tortura, in linea con la definizione contenuta nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché l'introduzione di un meccanismo indipendente di ricorso per i detenuti vittime di torture e maltrattamenti.

I deputati invitano poi il governo cinese a rivedere le sentenze pronunciate contro i reati di "minaccia alla sicurezza pubblica", dal momento che «gli imputati non hanno fatto altro che esercitare coraggiosamente i propri diritti costituzionali fondamentali, criticando pubblicamente la politica del governo e del partito comunista cinese». D'altra parte, si rammaricano del fatto che non siano stati compiuti progressi di rilievo per quanto attiene alla liberazione dei prigionieri politici incarcerati per aver partecipato alle dimostrazioni di Piazza Tienanmen. In proposito, chiedono un riesame ufficiale degli incidenti di Piazza Tienanmen da parte delle autorità cinesi, la pubblicazione dell'elenco dei prigionieri politici e il loro rilascio incondizionato.

Il Parlamento sollecita inoltre il governo cinese ad abolire la "rieducazione attraverso il lavoro" e altre forme analoghe di rieducazione forzata dei carcerati, delle persone detenute in attesa di processo e di quelle internate in ospedali psichiatrici. Condanna in particolare l'esistenza, in tutto il paese, dei campi di lavoro laogai, in cui sono detenuti attivisti democratici, sindacali e membri delle minoranze, «privati di un giusto processo e costretti a lavorare in condizioni spaventose e senza cure mediche». Parallelamente, esprime preoccupazione quanto alla possibilità che gli Stati membri dell'Unione europea importino considerevoli quantità di prodotti fabbricati, in tutto o in parte, nei campi cinesi di lavoro forzato laogai. Invita pertanto la Cina ad attestare per iscritto che i prodotti esportati non sono stati fabbricati in un campo di lavoro forzato laogai e, in mancanza di una siffatta garanzia, insiste affinché la Commissione vieti l'importazione nell'Unione europea dei prodotti in questione.

Profonda preoccupazione è poi espressa per il giro di vite contro la libertà di espressione e il libero accesso ad Internet. Al riguardo, i deputati rinnovano la richiesta di astenersi dall'intimidire, reprimere o incarcerare i difensori della libertà di parola, «sia che si tratti di giornalisti e attivisti impegnati a favore dei diritti umani, sia che ciò si manifesti nel rendere impossibile l'utilizzo dell'informazione oscurando i siti web che non si adeguano alla censura di Stato». Condannano pertanto la legge relativa alla censura di Internet e chiedono in particolare che venga immediatamente riammesso in rete il sito AsiaNews.it (curato dal Pontificio Istituto Missioni Estere). Si dicono inoltre preoccupati dinanzi alle «politiche irresponsabili» di società Internet di primo piano come Yahoo e Google, «che hanno ceduto, direttamente o indirettamente, alle richieste di censura del governo cinese».

 

Politica estera, relazioni con i paesi vicini

Pur riconoscendo il ruolo chiave che potrebbe svolgere la Cina nella promozione della pace internazione, il Parlamento richiama l'attenzione sui timori del mondo esterno circa il fatto che, dalla metà degli anni Novanta, la spesa militare cinese registra ogni anno un tasso di aumento a due cifre. In linea con numerose risoluzioni del Parlamento europeo, i deputati raccomandano vivamente che l'embargo sulle armi imposto dall'Unione europea nei confronti della Cina «resti immutato fino a che non saranno stati compiuti maggiori progressi in materia di diritti umani».

In tale contesto, ricordano la necessità di includere nei prossimi negoziati sulla politica europea di vicinato e sugli accordi di partenariato e di cooperazione l'adesione all'embargo sul commercio di armi decretato dall'Unione europea nei confronti della Repubblica Popolare Cinese. D'altra parte, esprimono preoccupazione per la vasta portata della cooperazione con la Cina nell'ambito del programma Galileo e chiedono l'introduzione di maggiori salvaguardie per assicurare che la Cina, o altri partner, non possano trasferire ad applicazioni militari le tecnologie sensibili utilizzate nel quadro del programma.

Riguardo alle relazioni con Taiwan, i deputati osservano che la legge cinese antisecessione e l'attuale stazionamento di più di 800 missili lungo la costa sud-orientale della Repubblica Popolare Cinese «smentiscono il principio di una riunificazione pacifica». Invitano quindi la Cina e Taiwan a creare le basi politiche necessarie per uno sviluppo pacifico e continuo delle relazioni tra le due sponde dello Stretto, a riprendere il dialogo su tali relazioni e a rafforzare gli scambi economici e la cooperazione. Per quanto riguarda la possibilità di una riunificazione pacifica con la Cina continentale, precisa però il Parlamento, occorrerà sicuramente considerare e rispettare la volontà e il parere dei 23 milioni di cittadini taiwanesi, come pure «la sovranità e l'integrità» dell'Isola.

I deputati si attendono infine che la Repubblica Popolare Cinese dia concretamente seguito alla sua dichiarata opposizione al terrorismo e alla proliferazione nucleare nelle importanti relazioni che essa intrattiene con l'Iran. In proposito, sottolineano che una decisa posizione della RPC sull'Iran «dimostrerebbe la volontà e la capacità della Cina di assumere responsabilità internazionali».

 

ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE è intervenuto inizialmente al fine di evitare un rinvio della relazione in commissione come proposto dal Gruppo PSE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, un lavoro completo, approvato a larga maggioranza nella commissione per gli affari esteri, deve essere votato da questa Assemblea. Mi rendo conto e mi faccio anche carico di alcune delle osservazioni formulate dal gruppo socialista, dato che abbiamo presentato (come ben sa il gruppo socialista) un emendamento per colmare un'eventuale carenza nella relazione, cioè il riferimento alla one China policy (esclusione dell'indipendenza di Taiwan).

La scelta permette pertanto di trovare un accordo complessivo, un segnale di distensione e di attenzione anche per le richieste che vengono dal gruppo socialista. A mio parere la relazione è completa, può essere esaminata ed è conforme anche alla volontà di diversi gruppi parlamentari di esaminarla e di sostenerla; ritengo giusto affrontare il dibattito questa sera e domani andare al voto."

 

 

ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE è intervenuto poi nel dibattito a nome del Gruppo PPE/DE come segue:

 

"Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, noi sosteniamo con convinzione la relazione Belder, è una relazione completa, affronta tutti i problemi attinenti alle relazioni tra Unione europea e Cina e si basa sul dibattito importante svolto nella commissione per gli affari esteri, per il quale ringrazio il presidente Brok, che ha voluto approfondire in maniera consistente il tema.

Noi auspichiamo un'ampia convergenza su questa relazione, invitiamo pertanto il gruppo socialista a votare a favore, anche perché ci impegniamo a sostenere la politica di una sola Cina, che è alla base del rispetto di una soluzione pacifica della questione Taiwan attraverso un dialogo costruttivo.

Nella relazione certamente la Cina non è vista come un nemico dell'Europa, anzi al contrario, è un partner importantissimo nei settori del commercio e dell'industria, molte imprese europee trovano in Cina un'ospitalità che permette loro di scoprire nuovi mercati. Ma per migliorare i rapporti tra Unione europea e Pechino e per procedere con reciproco vantaggio occorre fissare regole certe, che devono essere rispettate, come ci sono dei valori fondamentali che riguardano la persona che, quando sono violati, possono rendere meno positiva la collaborazione tra Unione europea e Cina.

Siamo preoccupati per le scelte poco democratiche del partito comunista cinese, per la violazione dei diritti umani e dei diritti sindacali, per la libertà delle minoranze, per la libertà di informazione, per la questione del Tibet. Il gruppo parlamentare, che segue con attenzione questo problema, presentando e facendo approvare diversi emendamenti ha sottolineato la questione della libertà religiosa: ci preoccupa la nomina dei vescovi da parte del partito comunista, è come se il Vaticano nominasse generali dell'armata cinese, è incomprensibile, si conculca la libertà di tanti cittadini cinesi.

Inoltre esiste la questione delle regole nei rapporti economici e commerciali, chiediamo al Consiglio e alla Commissione un impegno per tutelare le imprese europee e di altri paesi vicini all'Europa, soprattutto nei settori del tessile e delle calzature. Qualche segnale è arrivato dal Commissario Mandelson, si deve tuttavia procedere con coraggio, anche la Presidenza finlandese, mi rammarico che non sia presente qui, per quanto riguarda la tutela dei diritti umani. Per tutti questi motivi voteremo a favore della relazione Belder sostenendo alcuni emendamenti che riguardano anche le questioni ambientali."

 

 

ACCORDO CON LA REPUBBLICA D'ALBANIA