GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER
PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO
ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
15
settembre 2006
n° 141
Lettera informativa della Delegazione Italiana
Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
BREVI DALL'EUROPA
IL CONSIGLIO HA ADOTTATO LA SUA POSIZIONE COMUNE SU
LIFE PLUS
I ministri dell’ambiente dell’Unione europea,
riuniti a Lussemburgo, hanno adottato senza sorprese e senza discussione la
posizione comune del Consiglio sullo strumento finanziario per l’ambiente Life
Plus, che contemplerà il periodo 2007-2013.
Questa adozione formale interviene a seguito
dell’accordo politico parziale del Consiglio, raggiunto nel dicembre scorso,
sugli obbiettivi di Life Plus e sulla ripartizione dei fondi tra
Life Plus semplifica, riunendoli in un unico
quadro, tutto un insieme di programmi e di strumenti esistenti, come Life, i
programmi Forest Focus e Urban, il programma di finanziamento della DG ambiente
per le ONG ambientali e il Fondo generale per lo sviluppo della politica ambientale
dell’Unione europea e per la sua attuazione.
Questo strumento finanziario comprende tre
parti: - Life Plus “Ambiente natura e biodiversità”, che si concentrerà
sull’applicazione delle direttive “Habitus” e “Uccelli selvatici”, nonché
sull’approfondimento delle conoscenze richieste per sviluppare, valutare e
controllare la politica e la legislazione dell’Unione europea riguardante la
protezione dell’ambiente naturale e la tutela della biodiversità; - Life Plus
“politica e gestione ambientale”, che coprirà le priorità del sesto programma
d’azione per l’ambiente naturale e la biodiversità (cambiamenti climatici,
salute e qualità della vita, risorse naturali e rifiuti) e i temi contemplati
dalle sette “strategie” tematiche.
ISTITUTO EUROPEO DI TECNOLOGIA
La
proposta per la creazione di un IET venne realizzata in un primo momento nel
corso della strategie di Lisbona e la comunicazione è il risultato di un
processo di consultazione avviato con addetti ai lavori e gli Stati membri fino
a giungere a un chiarimento della struttura e del funzionamento dell'Istituto.
Centro
della struttura sarà il comitato direttivo IET, che si servirà di una snella
struttura di supporto (amministrazione, servizio giuridico, ecc.). Tale
comitato identificherà le sfide strategiche e scientifiche in settori
interdisciplinari (ad esempio, energia verde o nanotecnologie).
Su base
competitiva, esso selezionerà e finanzierà una serie di "comunità delle
conoscenze" relativamente a lavori connessi alla ricerca, all'istruzione e
all'innovazione. Tali "comunità delle conoscenze" saranno formate da
partnership integrate, composte da squadre di membri di università,
organizzazioni di ricerca e settore industriale. A seguito delle consultazioni,
Quanto
alla struttura organizzativa, le comunità delle conoscenze dovranno poter
beneficiare della massima flessibilità.
L'Istituto
deve essere un'organizzazione veramente autonoma in grado di decidere il
proprio programma strategico. L'IET stesso deve assumere una forte identità ed
essere in grado di raccogliere e integrare le squadre più valide provenienti da
università e istituti di ricerca in tutta Europa.
Nella
comunicazione sono anche descritti approfonditamente i vantaggi offerti dalla
creazione dell'Istituto. I partner partecipanti avranno il vantaggio di una
maggiore visibilità, di una maggiore capacità in materia di R&S, di
migliori incentivi finanziari e di costi ridotti di assunzione dei rischi.
L'Istituto
è complementare ad altre azioni dell'UE volte a rafforzare l'innovazione in
Europa. Tra esse figurano il VII Programma Quadro, il Consiglio Europeo della
Ricerca, le Piattaforme Europee di Tecnologia e tutte le altre iniziative
comuni.
Nei
prossimi mesi,
La
comunicazione della Commissione si sommerà al dibattito sull'istituzione
dell'IET, ed entro l'anno si prevede la presentazione di una proposta formale
per la creazione dello stesso IET.
LA COMMISSIONE TRIPLICHERA'
L'INVESTIMENTO ANNUALE PER LA FASE DI AVVIO DELLE PMI EUROPEE
IL SETTORE VITIVINICOLO
E’ in
via di discussione la riforma del settore vitivinicolo. L’attuale regime dei
finanziamenti europei per il settore in oggetto richiede circa 1.3 miliardi di
euro all’anno, 500 milioni di euro circa dei quali sono utilizzati per
trasformare l’eccedenza di vino di qualità in alcol etilico o aceto. Per
combattere il calo nel livello dei consumi del vino europeo, la produzione in
eccesso e la competizione internazionale,
AIUTI
DI STATO: LA COMMISSIONE ADOTTA ORIENTAMENTI SUGLI AIUTI DI STATO A SOSTEGNO
DEGLI INVESTIMENTI IN CAPITALE DI RISCHIO NELLE PMI
La Commissione
europea ha adottato degli orientamenti per determinare quando gli aiuti di
Stato a sostegno degli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e
medie imprese (PMI) sono compatibili con le norme sugli aiuti di Stato previste
dal trattato CE (articolo 87).
Queste
disposizioni agevoleranno l’accesso ai finanziamenti da parte delle PMI nelle
fasi iniziali del loro sviluppo, in particolare in mancanza di mezzi
alternativi di finanziamento provenienti dai mercati finanziari (in presenza
dunque di un cosiddetto fallimento del mercato).
L’accesso migliore
al capitale stimolerà la crescita delle PMI e creerà maggiori posti di lavoro
nell’UE. Gli orientamenti si inseriscono nelle iniziative della Commissione,
annunciate nel piano d’azione nel settore degli aiuti di Stato, per
incoraggiare gli Stati membri a concentrare gli aiuti di Stato in modo da
migliorare la competitività dell’industria UE, in particolare attraverso
l’innovazione, e a creare posti di lavoro sostenibili, riducendo al minimo le
distorsioni della concorrenza. Gli orientamenti prevedono una soglia di
sicurezza di 1,5 milioni di EUR di investimenti per PMI destinataria su un
periodo di dodici mesi (sotto la quale si ritiene vi sia un fallimento del
mercato), una procedura di valutazione semplificata per casi chiaramente
definiti che soddisfano determinate condizioni e criteri di valutazione che
garantiscano che il finanziamento statale incoraggi gli investimenti privati,
ovvi ai fallimenti del mercato e sia proporzionato.
Il Commissario
responsabile per
Gli orientamenti
si riferiscono a misure a favore del capitale di rischio per investimenti nelle
PMI nelle fasi iniziali di attività (le cosiddette fasi “seed”, “start-up” e di
espansione) con finanziamenti forniti congiuntamente dallo Stato e dagli
investitori privati. Gli orientamenti sostituiscono la comunicazione del 2001
sugli aiuti di Stato e il capitale di rischio. Stimoleranno l’accesso al
capitale di rischio, in particolare per le imprese innovative. Maggiori
investimenti possono determinare anche una produzione più rispettosa dell’ambiente,
ad esempio attraverso il risparmio energetico.
Un cambiamento
importante degli orientamenti è la soglia di investimento di 1,5 milioni di EUR
per PMI destinataria su un periodo di dodici mesi, che rappresenta un aumento
del 50% rispetto alla soglia precedente. Per tali casi,
È prevista una
valutazione semplificata per le misure che soddisfano tutte le condizioni
seguenti:
-
investimenti
inferiori a 1,5 milioni di euro per PMI beneficiaria su un periodo di dodici
mesi;
-
finanziamenti
fino alla fase di espansione per le piccole imprese e per le medie imprese
situate in zone assistite e fino alla fase di “start-up” per le medie imprese
situate in zone non assistite;
-
almeno il 70%
dello stanziamento deve essere utilizzato per fornire strumenti equity o
quasi-equity anziché strumenti di debito;
-
la partecipazione
degli investitori privati deve essere almeno del 50% nelle zone non assistite e
del 30% nelle zone assistite;
-
le decisioni
d’investimento devono essere orientate al profitto, il che comporta la
partecipazione dei privati, piani aziendali redditizi ed una strategia di
uscita chiara; la gestione del fondo deve seguire una logica commerciale: la
retribuzione dei gestori deve essere cioè collegata ai profitti del fondo, gli
investitori privati devono essere rappresentati e la gestione deve rispettare
standard regolamentari adeguati;
-
è possibile un
carattere settoriale per i fondi che investono in tecnologie o settori
innovativi.
Verrà effettuata
una valutazione dettagliata per le misure di aiuto che:
-
prevedono
investimenti superiori a 1,5 milioni di euro per PMI destinataria su un periodo
di dodici mesi;
-
forniscono
finanziamenti per la fase di espansione di medie imprese situate in zone non
assistite;
-
prevedono
investimenti di “follow-on” nelle PMI superiori a 1,5 milioni di euro e il
finanziamento della fase iniziale della crescita;
-
prevedono
investimenti con una partecipazione di investitori privati inferiore al 50%
nelle zone non assistite o al 30% nelle zone assistite;
-
si concentrano
sul capitale “seed” per piccole imprese con partecipazione privata limitata o
inesistente e/o investono soprattutto attraverso strumenti di debito;
-
prevedono veicoli
di investimento (ossia mercati alternativi);
-
coprono costi
connessi alla selezione delle imprese in vista della conclusione di
investimenti (i cosiddetti “costi di esplorazione” delle potenzialità del
mercato).
Gli orientamenti
tengono conto di una consultazione approfondita e di uno studio esterno sulla
mancanza di capitale proprio nell’UE, delle osservazioni sul piano di azione
nel settore degli aiuti di Stato e sulla comunicazione sugli aiuti di Stato
all’innovazione, nonché delle opinioni degli Stati membri e delle osservazioni
delle parti interessate.
Gli orientamenti
integrano altri strumenti di aiuto di Stato destinati alle PMI:
-
i nuovi
orientamenti sugli aiuti di Stati a finalità regionale 2007-2013 che prevedono
“aiuti all’impresa” per le fasi iniziali e di “start-up” delle piccole imprese
situate in zone assistite;
-
un’esenzione per
categoria generale della Commissione, attualmente in fase di preparazione,
grazie alla quale gli Stati membri non dovranno notificare determinate misure a
favore delle PMI;
-
prossime norme
sugli aiuti di Stato per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.
Gli orientamenti
sono disponibili al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/overview/sar.html.
CON L'ACCORDO SULLE STAMINALI NON SI
FRENA IL CAMMINO DEL VII PQ
Il
Consiglio Competitività durante il suo incontro straordinario del 24 luglio ha
raggiunto un accordo politico sul VII PQ. Il Consiglio emanerà ora una
posizione comune fondata sull'accordo raggiunto, ed il testo sarà poi oggetto
di discussione presso il Parlamento europeo in seconda lettura.
È stato
possibile raggiungere un accordo grazie a un testo di compromesso elaborato
dalla Commissione in cui si legge:
"
Come già
accadeva nel VI PQ certe aree non beneficeranno di alcun sostegno finanziario
dell'UE, e più precisamente l'attività di ricerca volta alla clonazione umana a
fini riproduttivi; l'attività di ricerca intesa a modificare il patrimonio
genetico degli esseri umani che potrebbe rendere ereditabili tali modifiche, e
l'attività di ricerca volta a creare embrioni umani esclusivamente a fini di
ricerca o per la produzione di cellule staminali.
Ogni
singola proposta di progetto sarà anche oggetto di una severa analisi etica, e
sarà obiettivo imprescindibile rispettare sempre le norme di ciascun paese
coinvolto in un progetto.
Il bilancio
del VII PQ sarà pari a 55,6 miliardi di euro.
Il
programma Cooperazione farà la parte del leone con un bilancio dell'ordine di
32,365 miliardi di euro. Per Idee il bilancio è di 7.460 miliardi di euro;
Persone ha 4.728 miliardi di euro e Capacità 4.217 miliardi.
AUMENTARE IL NUMERO DELLE DONNE
NELLA RICERCA
Nel
quadro del dibattito nell'ambito dell'ESOF2006 sui motivi per cui le donne non
raggiungono ancora le posizioni di più alto livello in ambito scientifico e
sulla promozione dell'uguaglianza di genere nella scienza da parte delle
politiche dell'UE, Johannes Klumpers, capo dell'unità Donne e scienza della
Commissione europea, ha dichiarato che "l'uguaglianza di genere migliora
l'eccellenza scientifica; ora stiamo attingendo a un insieme limitato di
risorse".
Il
progetto WOMENG (Women in Engineering), da poco ultimato, volto a individuare i
modi per attrarre più donne nel settore dell'ingegneria e, cosa non meno
importante, fare in modo che vi restino, ha presentato una serie di azioni
possibili.
L'ingegneria
continua a offrire un'immagine di sé molto "mascolina" e il fatto che
la maggior parte delle rappresentazioni di tale settore raramente raffigurino
donne non migliora la situazione. Inoltre, i programmi destinati ad attrarre un
maggior numero di studentesse nel settore dell'ingegneria sono generalmente
rivolti alle giovani di età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre alcune
ragazze hanno già abbandonato le scienze e la tecnologia intorno ai 13 anni. Il
progetto WOMENG propone di incoraggiare gli ingegneri donna a fare da modello e
di invitare le giovani ad assistere a giornate "porte aperte" in modo
che possano capire ciò che la professione di ingegnere realmente comporta. Il
progetto suggerisce inoltre di sensibilizzare professori e altro personale
sulle questioni di genere in modo da accrescerne la consapevolezza in materia.
Per
ulteriori informazioni sull'ESOF visitare: http://www.esof2006.org
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO - SESSIONE
04 - 07 SETTEMBRE 2006
Docc. B6-0469, 0472, 0477, 0481, 0486, 0487/2006
Risoluzione comune sul Medio Oriente
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
6.9.2006 - Votazione: 7.9.2006
Il Parlamento ha
adottato una risoluzione che, accogliendo con favore la risoluzione dell'ONU,
chiede di riportare il processo di pace in Medio Oriente fra le priorità
dell'agenda politica internazionale e di convocare una conferenza di pace. Nel
sostenere la missione UNIFIL e sottolineando il ruolo attivo dell'Italia,
sollecita anche un chiarimento del mandato e delle regole d'ingaggio. Auspica
inoltre l'avvio di un'indagine internazionale per valutare eventuali violazioni
dei diritti umani.
Il Parlamento europeo ha
adottato una risoluzione comune sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE,
GUE/NGL e UEN con la quale esprime «viva preoccupazione» per le dimensioni e
l'intensità del conflitto militare nel Libano meridionale. Inoltre, si
dice «profondamente turbato» dallo scoppio delle ostilità nel Libano
meridionale, dagli attacchi di Hezbollah e «dalla reazione sproporzionata
nell'uso della forza da parte dell'esercito israeliano», «che hanno
rappresentato una seria minaccia per la pace e la sicurezza internazionale». In
proposito, deplora profondamente le vittime fra la popolazione civile in Libano
e in Israele e tra i soldati e gli osservatori dell'ONU, così come la massiccia
distruzione delle infrastrutture. Ribadendo quindi «che non vi può essere
soluzione militare al conflitto mediorientale», sottolinea che «nessun cessate
il fuoco può essere duraturo senza la volontà politica delle parti coinvolte
direttamente o indirettamente di affrontare le cause alla radice della recente
crisi». Reitera pertanto l'appello alla liberazione immediata sia dei soldati
israeliani rapiti che dei membri del governo palestinese e del Consiglio
legislativo palestinese detenuti in carcere da Israele.
Nel plaudire poi
all'adozione all'unanimità della risoluzione 1701 dell'ONU, il Parlamento si
compiace che il governo libanese abbia deciso di dispiegare le sue forze nel
Libano meridionale e che l'esercito israeliano abbia accettato di ritirarsi
dietro la "Linea blu". Si compiace inoltre del forte sostegno
espresso dal governo libanese ad un potenziamento del ruolo dell'UNIFIL. Al
riguardo, ritiene che il mandato dell'UNIFIL dovrebbe costituire «un
serio impegno a fornire un'assistenza adeguata al governo libanese nel porre in
essere efficaci misure di controllo e di sicurezza». Accoglie anche con favore
l'impegno assunto dagli Stati membri di mettere a disposizione circa 7.000
uomini per la forza UNIFIL. Sottolineando poi «il ruolo attivo assunto da
Francia e Italia», i deputati appoggiano pienamente la decisione secondo la
quale la Francia continuerà ad assicurare il comando dell'UNIFIL fino al
febbraio 2007, dopodiché l'Italia assumerà il controllo terrestre. Sottolineano
nondimeno che «occorre evitare una duplicazione delle strutture di comando» ed
evidenziano «l'importanza di definire in modo chiaro ed adeguato il mandato, le
regole d'ingaggio, la struttura e le competenze dell'UNIFIL».
Il Parlamento ritiene
fondamentale che l'esercito libanese regolare «sia l'unico destinatario di
qualsiasi importazione di armi in Libano» e invita il governo del paese
a garantire, in cooperazione con l'UNIFIL, la piena attuazione della
risoluzione ONU. Sottolinea al riguardo che questa soluzione «dovrebbe portare
al disarmo di tutte le milizie, compresa quella di Hezbollah, unitamente a
misure volte a impedire l'entrata di armi in Libano». Invita poi gli Stati
membri ad attenersi rigorosamente al Codice di condotta sulle esportazioni di
armi per tutte le forniture belliche alla regione.
Il Parlamento, inoltre,
chiedendo di sostenere l'ulteriore democratizzazione del Libano, rivolge un
urgente appello a Iran e Siria affinché svolgano un ruolo costruttivo.
Quest'ultima, più in particolare, dovrebbe rafforzare i controlli sul proprio
versante del confine con il Libano. Allo stesso tempo, invita il Consiglio e la
Commissione a riannodare un vero dialogo con la Siria «per coinvolgere il paese
negli sforzi di pace finalizzati a una soluzione globale del conflitto».
D'altra parte, i deputati
chiedono all'Unione europea di impegnarsi a lavorare con tutte le parti
interessate e rivolgono un appello a queste ultime a rispettare scrupolosamente
i loro impegni in vista della piena applicazione della risoluzione 1701, «così
da consentire l'accesso dell'aiuto umanitario d'urgenza e il ritorno
delle persone sfollate nelle migliori condizioni di sicurezza possibili».
D'altra parte, chiedono che venga condotta in Libano e Israele un'inchiesta
internazionale approfondita di alto livello, sotto l'egida del Segretario
generale delle Nazioni Unite, «per far luce sulle notizie di gravi violazioni
dei diritti umani, sulla drammatica situazione delle vittime e sulla violazione
del diritto umanitario». Deplorando vivamente il deteriorarsi della situazione
della popolazione e delle infrastrutture civili a Gaza e in Cisgiordania,
chiedono a tutte le parti «di spezzare il circolo vizioso degli attacchi e
contrattacchi, che ha provocato centinaia di morti e feriti e ha causato enormi
danni alle infrastrutture civili».
Il Parlamento sottolinea
poi la necessità di riportare il processo di pace nel Medio Oriente fra
le priorità dell'agenda politica internazionale. Invitando quindi il Quartetto
ad imprimere nuovo slancio all'applicazione della "tabella di marcia"
in vista dell'Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite di settembre,
ribadisce che la formula dei due Stati, con uno Stato israeliano e uno
palestinese che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza, «è una condizione
chiave per una soluzione pacifica e duratura in Medio Oriente». Consiglio e
Commissione sono inoltre invitati a continuare a garantire, unitamente alla
comunità internazionale, l'assistenza umanitaria fondamentale al popolo
palestinese e, a tale proposito, i deputati chiedono che il Meccanismo
internazionale temporaneo (MIT) «sia potenziato ed esteso».
I deputati chiedono poi al
governo israeliano di riprendere con urgenza il trasferimento delle entrate
tributarie e doganali palestinesi trattenute, di consentire la circolazione
delle persone e di rispettare l'accordo in materia di circolazione e accesso a
Rafah e in altri punti di attraversamento della frontiera a Gaza. Rinnovano,
inoltre, il sostegno agli sforzi del Presidente dell'Autorità palestinese,
Mahmoud Abbas, volti a promuovere un dialogo nazionale tra i vari partiti
palestinesi, nella prospettiva della costituzione di un nuovo governo
palestinese. D'altra parte, ritengono che la presenza di una forza
multinazionale in Libano «potrebbe essere considerata un esempio da seguire nel
processo negoziale per la soluzione del conflitto israelo-palestinese».
Invitando, infine, il
Consiglio ad adoperarsi con ogni mezzo per convocare una conferenza
regionale di pace per pervenire a una soluzione complessiva, duratura e
sostenibile ai problemi dell'area, il Parlamento ritiene essenziale coinvolgere
la Lega araba e chiede all'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM) di
assumersi le proprie responsabilità per facilitare la ripresa del dialogo e
della cooperazione tra le parti interessate dalla situazione in Medio Oriente.
A medio e a lungo termine, poi, dovranno essere create istituzioni che
raggruppino i paesi del bacino mediterraneo, come una Banca euromediterranea di
sviluppo, poiché ritiene che ciò costituisca «la migliore garanzia di una pace
duratura e dello sviluppo umano».
Dichiarazione del
Consiglio
Erkki Tuomioja ha anzitutto sottolineato che l'ultima crisi in Medio
Oriente è la prima in cui l'Unione europea ha assunto un importante ruolo
internazionale, dimostrando, nel porre fine alle ostilità e nel mantenimento
della pace, di «essere all'altezza delle aspettative». Ha poi ricordato che il
Consiglio dei Ministri ha tenuto due riunioni straordinarie nel mese di agosto
che hanno permesso di definire una posizione europea sul conflitto e la cui
sostanza è stata ripresa dalla risoluzione ONU. Il Ministro, in particolare, ha
posto l'accento sulla decisione di inviare truppe europee nell'ambito della
forza UNIFIL al fine di garantire il rispetto della risoluzione. La forza
UNIFIL - che dal mese di febbraio sarà sotto comando italiano - non rappresenta
però un'operazione europea e, in proposito, il Ministro ha sottolineato
l'importanza della partecipazione di altri paesi, anche islamici. Si tratterà
quindi di garantire il ritiro delle truppe dal Libano del Sud e aiutare il
governo libanese ad estendere la sua autorità in quell'area.
Mentre all'esercito
libanese spetterà disarmare Hezbollah, ha aggiunto, la forza UNIFIL dovrà
assicurare l'approvvigionamento degli aiuti e garantire il rispetto del cessato
il fuoco. Al riguardo ha messo l'accento sul contributo finanziario significativo
stanziato dall'Unione che permetterà l'inizio della ricostruzione e di
alleviare la crisi umanitaria. Sottolineando come tutte le parti abbiano
sottoscritto la risoluzione dell'ONU, il Ministro ha rilevato l'importanza che
tutti i paesi della regione sostengano il progetto. Occorre quindi implicare la
Siria che può svolgere un ruolo importante e che ha già dato segnali circa la
propria disponibilità ad avere un atteggiamento costruttivo nel processo di
pace.
Il Consiglio, ha
proseguito, è convinto che non è possibile ottenere la pace nella regione se
non si trova una soluzione alla questione israelo-palestinese sulla base della
road map e con l'obiettivo di giungere alla costituzione di due Stati
indipendenti e sovrani. Per proseguire il processo di pace, ha aggiunto, è
quindi vitale che sia riconosciuto Israele e siano interrotte le attività
terroristiche. D'altra parte, occorre, che Israele rilasci i membri del
Consiglio palestinese arrestati e che siano liberati i soldati israeliani presi
in ostaggio. Il Ministro ha poi sottolineato che l'Unione deve svolgere un
ruolo attivo per il rilancio del processo di pace assieme agli altri partner
del Quartetto, e in particolare con gli USA, e della Lega araba, spingendo le
parti al tavolo del negoziato. Ha quindi concluso affermando che l'Unione
potrebbe in futuro assumersi nuove responsabilità e, segnatamente, nella
promozione di una Conferenza internazionale per la pace che potrà essere
organizzata quando le condizioni necessarie saranno riunite.
Dichiarazione della
Commissione
«La sicurezza e la
stabilità non può essere imposta unilateralmente», ha affermato Benita Ferrero-Waldner sottolineando il ruolo svolto dall'UE nel
corso della crisi nel Libano del Sud. In particolare il suo contributo nella
definizione della risoluzione ONU e alla sua applicazione, nonché lo sforzo
profuso per garantire gli aiuti umanitari e alla ricostruzione. Per la
commissaria responsabile delle relazioni esterne vi è bisogno di un Libano
indipendente, che sia «in grado di contribuire a questa fragile pace» e di
eliminare la tensione attuale. Si è poi detta d'accordo con Kofi Annan riguardo
alla necessità di eliminare il blocco navale e aereo imposto da Israele al
Libano. Occorre anche, ha proseguito, creare le condizioni per una stabilità a
lungo termine ed «eliminare le ambiguità sul disarmo di Hezbollah».
Facendo poi riferimento
alla situazione in Palestina, la commissaria ha affermato che, per evitare una
escalation della violenza, occorre che siano rilasciati gli ostaggi e che siano
risolti i problemi di movimento e di accesso alle frontiere tra Israele e i
territori palestinesi. Rilevando anche la necessità di ricostruire le
istituzioni palestinesi e di lavorare con esse, ha poi rilevato che occorre
trovare una soluzione tesa a sbloccare gli introiti doganali che spettano alla
Palestina e che potrebbero garantire parte delle risorse finanziarie, anche per
pagare gli stipendi dei funzionari palestinesi.
Il conflitto consumatosi
questa estate, ha affermato la commissaria, «non ha avuto vincitori, ma solo
vittime» e le soluzioni militari non funzionano. L'unica possibilità è quindi
di rinnovare una prospettiva politica, riportando tutte le parti al tavolo dei
negoziati. Per Israele e Libano, ha aggiunto, è venuto il momento del dialogo e
la Siria deve fare la sua parte per garantire il rispetto della risoluzione
ONU, mentre l'Unione dovrebbe diventare leader del processo di pace in Medio
Oriente.
HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito affermando che
nessuna regione al modo ha patito per così tanto
tempo tali sofferenze ed ha sottolineato il «circolo vizioso senza fine»
innescato dal rapimento dei soldati israeliani che ha comportato anche il
bombardamento di presunti obiettivi militari che hanno colpito i civili. Per il
leader popolare, la soluzione militare in Medio Oriente non è percorribile e
solo la politica può portare alla pace. Tuttavia, ha evidenziato che solo la
presenza militare può contribuire a creare le condizioni necessarie al mantenimento
della pace.
Ritenendo inaccettabili
le interferenze di Siria e Iran in Libano, il deputato ha sottolineato che
l'obiettivo dev'essere di garantire uno Stato libanese sovrano. A suo parere,
inoltre, Hezbollah è sì un'organizzazione politica e una forza di governo ma è
inaccettabile che le sue milizie, «uno Stato nello Stato», determinino l'azione
di governo e vanno quindi disarmate. Ricordando poi le critiche rivolte a
Israele circa l'uso sproporzionato della forza, e da lui a suo tempo condivise,
il deputato ha voluto però rendere omaggio al processo democratico di
autocritica che si è svolto in Israele circa l'intervento militare. Ha quindi
auspicato che un tale processo abbia luogo anche in altri paesi.
Dopo aver sostenuto che i
palestinesi hanno gli stessi diritti degli israeliani e degli europei, ha
auspicato la costituzione di un governo palestinese di unità nazionale che
contribuisca alla pace. Sottolineando quindi che alla base di ogni politica vi
deve essere la dignità umana, ha rivolto un appello a non usare i giovani
facendone dei martiri ma dando loro la possibilità di dare un contributo ai
loro paesi, rispettando la dignità umana.
Nel dibattito è
intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, l'Europa ha fatto finalmente ascoltare la sua
voce ed è stata, sia pure con qualche ritardo e non poche difficoltà, capace di
svolgere un ruolo attivo e da protagonista nella crisi mediorientale.
Si tratta però soltanto di un primo passo di una
lunga marcia che deve portare l'Unione europea, con l'ONU, gli Stati Uniti e la
Lega araba, alla stabilizzazione di un'area da dove nascono tutti i pericoli
per la sicurezza del mondo. La missione Unifil è uno strumento, l'obiettivo
finale deve essere la nascita di un Libano sovrano e libero da influenze
straniere esercitate anche attraverso Hezbollah.
Al Consiglio e alla Commissione domandiamo: che
punto è il disarmo della milizia armata che ha attaccato Israele? Va ricordato
che questo Parlamento già lo scorso anno, nel sostenere che esistevano prove
inconfutabili dell'azione terroristica degli Hezbollah, ha sollecitato con una
fortissima maggioranza dei suoi componenti il Consiglio a prendere tutte le
misure necessarie per porre fine all'attività del gruppo. Al riguardo la Siria
è chiamata ad assumere senza tentennamenti un ruolo attivo, contribuendo al
blocco del flusso delle armi destinate ai terroristi. Nel quadro della tutela
dei diritti umani ai militari dell'Unifil, ai quali vanno la nostra solidarietà
e il nostro sostegno, deve essere affidato anche il compito di tutelare la
comunità cristiana libanese, senza colpa alcuna tra due parti in contrasto.
Accanto all'obiettivo libanese ci dobbiamo porre
un obiettivo più ampio: la soluzione della crisi israelo-palestinese, "due
popoli due Stati", questa è la soluzione destinata a tagliare l'erba sotto
i piedi al terrorismo e al fondamentalismo islamico. Per raggiungere questo
scopo serve un'Europa protagonista, ma come è possibile avere un'Unione
portatrice di pace senza una costituzione che attribuisca poteri necessari a
chi deve svolgere questa azione?
Di conseguenza il dibattito sulla costituzione
ritorna prepotentemente al centro della nostra attenzione, non è un esercizio
per giuristi, è la questione centrale, ossia la questione di come esportare il
più importante risultato di 50 anni di Europa fuori dai nostri confini: la
pace."
CINA, DIRITTI UMANI E LIBERTÀ RELIGIOSA
Doc. A6-0257/2006
Relazione sulle relazioni UE-Cina
Procedura: Iniziativa - Dibattito:
6.9.2006 - Votazione: 7.9.2006
Se una maggiore
cooperazione con la Cina è guardata con interesse dai deputati, in una
relazione all’esame dell’Aula formulano severe critiche al Celeste Impero.
Chiedono infatti un maggiore fair play in campo commerciale e condannano
le numerose violazioni dei diritti umani, come la repressione delle comunità
religiose, anche cristiane, il ricorso alla pena di morte, al commercio di
organi umani, alle torture e ai campi di rieducazione. Altri temi riguardano le
relazioni con Taiwan e l’Iran.
Con 351 voti favorevoli,
48 contrari e 160 astensioni (soprattutto da parte del PSE), il Parlamento ha
adottato la relazione sulle relazioni dell'UE con la Cina. Guardando con
interesse al partenariato strategico UE-Cina e alla maggiore cooperazione che
ne deriverà in un gran numero di ambiti, il Parlamento sollecita però il
Consiglio e la Commissione a formulare «una politica coerente e ben
strutturata» nei confronti di tale Paese. Per i deputati, la Cina e l'Unione
europea devono fondare il proprio partenariato e le proprie relazioni
bilaterali «sull'apertura reciproca e sui capisaldi della credibilità, la
stabilità, la responsabilità e la comprensione reciproca». Sono quindi
sollecitate a migliorare su tali basi la propria cooperazione «in modo da
svolgere un ruolo stabile, responsabile e credibile in seno alla comunità
internazionale».
Relazioni economiche:
apertura dei mercati e lotta alla contraffazione
Dopo l'allargamento,
l'Unione europea è divenuta il primo partner commerciale della Cina superando
il Giappone, mentre la Cina, è contemporaneamente divenuta il secondo partner
commerciale dell'Unione dopo gli Stati Uniti. A questo incremento delle
relazioni commerciali, tuttavia, i deputati lamentano che non siano corrisposti
progressi sostanziali in materia di democrazia e diritti umani, «che sono
componenti basilari del dialogo politico». Nel ritenere che le relazioni
economiche e commerciali tra l'UE e la Cina dovrebbero basarsi, da parte
europea, sulla messa a punto di una strategia a lungo termine, i deputati
chiedono alla Cina di realizzare progressi in numerosi campi. Sollecitano, più
precisamente, lo sviluppo di un clima favorevole agli investimenti, il
miglioramento della certezza del diritto per le imprese straniere, l'apertura
ulteriore dei mercati nel settore bancario, dei servizi finanziari e delle
telecomunicazioni e, soprattutto, di osservare le regole commerciali leali ed
eque e l'applicazione delle regole dell'OMC, in particolare per quanto riguarda
la protezione dei diritti di proprietà intellettuale.
In materia commerciale, i
deputati insistono molto sul problema della pirateria e della contraffazione
dei prodotti e dei marchi europei da parte delle industrie cinesi. Notano
infatti che il 70% di tutte le merci contraffatte sequestrate nel mercato
europeo proviene dalla Cina e che, ogni anno, le autorità doganali sequestrano
quasi cinque milioni di articoli e accessori di abbigliamento contraffatti. A
loro parere ciò rappresenta «una grave violazione delle regole del commercio
internazionale» e sollecitano quindi la Cina a rispettare le norme vigenti e a
migliorare considerevolmente la protezione dei diritti di proprietà
intellettuale e dei brevetti stranieri». La Commissione è anche invitata a
sostenere le autorità cinesi in tal senso.
La relazione rileva poi
che i problemi emersi di recente nel settore calzaturiero evidenziano
l'urgente necessità che la Cina adotti una politica anti-dumping più adeguata e
sottolinea la pressante necessità di una tale politica, data l'appartenenza
della Cina all'OMC. A tale proposito, accogliendo un emendamento proposto dal
PPE/DE, il Parlamento chiede all'Unione europea di far rispettare dalla Cina
«le regole leali ed eque del commercio internazionale». Chiedendo poi il
potenziamento della trasparenza della procedura antidumping, alla Commissione è
rivolto l'invito a semplificare le procedure per «facilitare l'attivazione dei
meccanismi antidumping da parte delle PMI». Inoltre, invita il Consiglio e la
Commissione a riconoscere che le difficoltà riscontrate dal settore tessile,
dell'abbigliamento e calzaturiero «sono di tipo sistemico». Occorre quindi che
l’Esecutivo corregga gli squilibri attuali ed anticipi le sfide future nel
quadro della revisione della sua strategia commerciale ed economica nei
confronti della Cina.
I deputati chiedono poi
alla Commissione europea di esercitare pressioni politiche ed economiche per
conferire flessibilità al tasso di cambio della moneta cinese che, in contrasto
con la progressiva liberalizzazione del commercio mondiale, risulta
«artificialmente basso». La Cina è inoltre invitata a ratificare le convenzioni
dell'Organizzazione mondiale del lavoro e, in particolare, quella sulla libertà
di associazione e la tutela del diritto di organizzarsi sindacalmente, così
come quella sulla contrattazione collettiva. Dovrebbe anche garantire il
diritto di sciopero e rispettare le norme
sociali definite nel quadro dell'OIL in merito a misure efficaci per
contrastare ogni forma di moderna schiavitù, di lavoro minorile e di
sfruttamento, segnatamente delle lavoratrici donne, onde garantire il rispetto
dei diritti fondamentali dei lavoratori e scoraggiare il dumping sociale.
Il Parlamento, infine,
riconosce che l'UE non dovrebbe revocare l'embargo fintanto che non sarà in
vigore un codice di condotta giuridicamente vincolante sulle esportazioni di
armi e non sarà stata affrontata adeguatamente la situazione dei diritti umani
e delle libertà civili e politiche, inclusa la questione di Piazza Tienanmen.
Democrazia, diritti
umani e libertà di religione
La relazione sottolinea
che la rapida modernizzazione socio-economica della Repubblica Popolare Cinese
dovrebbe essere accompagnata dal necessario pluralismo politico e dall'ammodernamento delle istituzioni.
Secondo i deputati, inoltre, «fintanto che il partito comunista cinese non sarà
soggetto alle regole di uno Stato costituzionale, esso rimarrà uno Stato dentro
lo Stato», e sarà pertanto estremamente vulnerabile a gravi episodi di abuso di
potere, «come la piaga nazionale della corruzione dei quadri dirigenti». In
proposito, i deputati ritengono che la costituzione cinese dovrebbe anche
includere il divieto di ingerenza da parte del PCC o del governo cinese nel
funzionamento della giustizia.
Il Parlamento sollecita
il governo cinese ad abolire la pena di
morte e a dichiarare un'effettiva moratoria per le persone già
condannate. Al riguardo è anche espressa
preoccupazione per il fatto che la Cina è di gran lunga il paese al mondo in
cui viene eseguito il maggior numero di condanne a morte, stimate in 8.000
l'anno. Nell'invitare la Cina a rendere pubblici i dati ufficiali sulle
esecuzioni nel periodo 2005/2006, i deputati appoggiano «risolutamente» la
richiesta formulata da un giurista membro dell'Accademia cinese delle scienze
sociali di «porre fine al commercio illegale di organi di persone giustiziate,
imponendo disposizioni e controlli rigorosi».
I deputati si dichiarano
inoltre estremamente preoccupati per le recenti informazioni riguardanti le
continue e gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nella regione tibetana della Cina. Tra queste
citano torture, arresti e detenzioni arbitrari, arresti domiciliari e altre
forme di sorveglianza extragiudiziale di dissidenti, detenzioni senza processo
pubblico, repressione della libertà religiosa e restrizioni arbitrarie della
libertà di circolazione.
Nel prendere atto del
fatto che la politica cinese "del
figlio unico" ha portato a uno squilibrio nella distribuzione della
popolazione, i deputati sollecitano la Cina a riconoscere che il futuro
equilibrio tra fasce attive e non attive della popolazione avrà considerevoli
effetti economici. Invitano quindi la Cina a riesaminare l'attuazione concreta
di tale politica per affrontare gli inconvenienti economici e sociali ad essa
inerenti. Inoltre, manifestano profonda preoccupazione per le numerose
violazioni dei diritti delle donne e delle bambine conseguenti all'imposizione
forzata della politica di pianificazione familiare del governo cinese, fra cui
rientrano gli aborti selettivi, le sterilizzazioni forzate e il massiccio
abbandono delle bambine.
Il Parlamento afferma la
necessità di una legislazione dettagliata che risponda alle norme
internazionali e garantisca un'effettiva libertà
religiosa. In proposito è deplorata la contraddizione tra la libertà di
fede, sancita dalla Costituzione e «le costanti ingerenze dello Stato» nella
vita interna delle comunità religiose, «specialmente per quanto riguarda
formazione, selezione, nomina e indottrinamento politico dei ministri del
culto». Più in particolare, i deputati deplorano che lo Stato riconosca a solo
cinque religioni il diritto a un'esistenza legale, per giunta sottoponendole al
controllo delle rispettive associazioni religiose "patriottiche"
cinesi.
La relazione chiede poi
al Consiglio di informare il Parlamento circa la sorte di vari vescovi
incarcerati nella Repubblica Popolare Cinese a motivo delle loro convinzioni
religiose. Inoltre, le autorità cinesi sono invitate a liberare immediatamente
tutti i membri della Chiesa cristiana
«che sono ancora ingiustamente detenuti e perseguitati». I deputati, peraltro,
osservano che attualmente, in Cina, i cristiani che praticano la propria fede
in luoghi di culto "illegali" (all'interno di case-chiesa protestanti
o presso gruppi cattolici "clandestini" fedeli al Vaticano) «sono più
numerosi di quelli che frequentano i luoghi di culto "patriottici"».
A loro parere, d'altra parte, entrambi i gruppi di credenti, «composti di cittadini
rispettosi della legge», «non rappresentano alcuna minaccia per la sicurezza
pubblica». Pertanto, invitano il governo cinese «a porre fine alle persecuzioni
e alla detenzione di tali gruppi di cristiani» ed affermano il diritto per i
cristiani che non si riconoscono nelle "Chiese patriottiche" di
praticare liberamente la propria fede. Il Parlamento prende poi atto «con
rammarico» della grave violazione della libertà religiosa provocata dalle
recenti illecite ordinazioni episcopali «che sono in parte frutto delle forti pressioni
e minacce esercitate sul clero cattolico fedele al Vaticano da parte di
organismi esterni alla Chiesa». In proposito, i deputati sottolineano la
necessità del rispetto della libertà della Chiesa e dell'autonomia delle sue
istituzioni da qualsiasi ingerenza esterna.
La relazione esprime
profonda preoccupazione per le dichiarazioni del relatore speciale delle
Nazioni Unite sulla tortura, il quale afferma che la tortura continua ad essere prassi diffusa in Cina. Sottoscrive
quindi le raccomandazioni preliminari indirizzate dal relatore speciale al
governo cinese e riguardanti, ad esempio, una riforma del diritto penale che
preveda l'aggiunta del reato di tortura, in linea con la definizione contenuta
nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché l'introduzione di un
meccanismo indipendente di ricorso per i detenuti vittime di torture e
maltrattamenti.
I deputati invitano poi
il governo cinese a rivedere le sentenze pronunciate contro i reati di "minaccia alla sicurezza
pubblica", dal momento che «gli imputati non hanno fatto altro che
esercitare coraggiosamente i propri diritti costituzionali fondamentali,
criticando pubblicamente la politica del governo e del partito comunista cinese».
D'altra parte, si rammaricano del fatto che non siano stati compiuti progressi
di rilievo per quanto attiene alla liberazione dei prigionieri politici
incarcerati per aver partecipato alle dimostrazioni di Piazza Tienanmen. In proposito, chiedono un riesame ufficiale degli
incidenti di Piazza Tienanmen da parte delle autorità cinesi, la pubblicazione
dell'elenco dei prigionieri politici e il loro rilascio incondizionato.
Il Parlamento sollecita
inoltre il governo cinese ad abolire la
"rieducazione attraverso il lavoro" e altre forme analoghe di
rieducazione forzata dei carcerati, delle persone detenute in attesa di
processo e di quelle internate in ospedali psichiatrici. Condanna in
particolare l'esistenza, in tutto il paese, dei campi di lavoro laogai, in cui
sono detenuti attivisti democratici, sindacali e membri delle minoranze,
«privati di un giusto processo e costretti a lavorare in condizioni spaventose
e senza cure mediche». Parallelamente, esprime preoccupazione quanto alla
possibilità che gli Stati membri dell'Unione europea importino considerevoli
quantità di prodotti fabbricati, in tutto o in parte, nei campi cinesi di
lavoro forzato laogai. Invita pertanto la Cina ad attestare per iscritto che i
prodotti esportati non sono stati fabbricati in un campo di lavoro forzato
laogai e, in mancanza di una siffatta garanzia, insiste affinché la Commissione
vieti l'importazione nell'Unione europea dei prodotti in questione.
Profonda preoccupazione è
poi espressa per il giro di vite contro la
libertà di espressione e il libero accesso ad Internet. Al riguardo, i
deputati rinnovano la richiesta di astenersi dall'intimidire, reprimere o
incarcerare i difensori della libertà di parola, «sia che si tratti di
giornalisti e attivisti impegnati a favore dei diritti umani, sia che ciò si
manifesti nel rendere impossibile l'utilizzo dell'informazione oscurando i siti
web che non si adeguano alla censura di Stato». Condannano pertanto la legge
relativa alla censura di Internet e chiedono in particolare che venga immediatamente
riammesso in rete il sito AsiaNews.it (curato dal Pontificio Istituto Missioni
Estere). Si dicono inoltre preoccupati dinanzi alle «politiche irresponsabili»
di società Internet di primo piano come Yahoo e Google, «che hanno ceduto,
direttamente o indirettamente, alle richieste di censura del governo cinese».
Politica estera,
relazioni con i paesi vicini
Pur riconoscendo il ruolo
chiave che potrebbe svolgere la Cina nella promozione della pace internazione,
il Parlamento richiama l'attenzione sui timori del mondo esterno circa il fatto
che, dalla metà degli anni Novanta, la spesa militare cinese registra ogni anno
un tasso di aumento a due cifre. In linea con numerose risoluzioni del
Parlamento europeo, i deputati raccomandano vivamente che l'embargo sulle armi imposto dall'Unione europea nei confronti
della Cina «resti immutato fino a che non saranno stati compiuti maggiori
progressi in materia di diritti umani».
In tale contesto,
ricordano la necessità di includere nei prossimi negoziati sulla politica
europea di vicinato e sugli accordi di partenariato e di cooperazione
l'adesione all'embargo sul commercio di armi decretato dall'Unione europea nei
confronti della Repubblica Popolare Cinese. D'altra parte, esprimono
preoccupazione per la vasta portata della cooperazione con la Cina nell'ambito
del programma Galileo e chiedono l'introduzione di maggiori salvaguardie per
assicurare che la Cina, o altri partner, non possano trasferire ad applicazioni
militari le tecnologie sensibili utilizzate nel quadro del programma.
Riguardo alle relazioni
con Taiwan, i deputati osservano che
la legge cinese antisecessione e l'attuale stazionamento di più di 800 missili
lungo la costa sud-orientale della Repubblica Popolare Cinese «smentiscono il
principio di una riunificazione pacifica». Invitano quindi la Cina e Taiwan a
creare le basi politiche necessarie per uno sviluppo pacifico e continuo delle
relazioni tra le due sponde dello Stretto, a riprendere il dialogo su tali
relazioni e a rafforzare gli scambi economici e la cooperazione. Per quanto
riguarda la possibilità di una riunificazione pacifica con la Cina
continentale, precisa però il Parlamento, occorrerà sicuramente considerare e
rispettare la volontà e il parere dei 23 milioni di cittadini taiwanesi, come
pure «la sovranità e l'integrità» dell'Isola.
I deputati si attendono
infine che la Repubblica Popolare Cinese dia concretamente seguito alla sua
dichiarata opposizione al terrorismo e alla proliferazione nucleare nelle
importanti relazioni che essa intrattiene con l'Iran. In proposito, sottolineano che una decisa posizione della
RPC sull'Iran «dimostrerebbe la volontà e la capacità della Cina di assumere
responsabilità internazionali».
ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione
italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE è intervenuto inizialmente al fine di evitare un
rinvio della relazione in commissione come proposto dal Gruppo PSE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, un lavoro completo, approvato a larga
maggioranza nella commissione per gli affari esteri, deve essere votato da
questa Assemblea. Mi rendo conto e mi faccio anche carico di alcune delle
osservazioni formulate dal gruppo socialista, dato che abbiamo presentato (come
ben sa il gruppo socialista) un emendamento per colmare un'eventuale carenza
nella relazione, cioè il riferimento alla one China policy (esclusione dell'indipendenza di Taiwan).
La scelta permette pertanto di trovare un accordo
complessivo, un segnale di distensione e di attenzione anche per le richieste
che vengono dal gruppo socialista. A mio parere la relazione è completa, può
essere esaminata ed è conforme anche alla volontà di diversi gruppi
parlamentari di esaminarla e di sostenerla; ritengo giusto affrontare il
dibattito questa sera e domani andare al voto."
ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE è intervenuto poi nel dibattito a nome del Gruppo PPE/DE come segue:
"Signor Presidente, signor Commissario,
onorevoli colleghi, noi sosteniamo con convinzione la relazione Belder, è una
relazione completa, affronta tutti i problemi attinenti alle relazioni tra
Unione europea e Cina e si basa sul dibattito importante svolto nella
commissione per gli affari esteri, per il quale ringrazio il presidente Brok, che
ha voluto approfondire in maniera consistente il tema.
Noi auspichiamo un'ampia convergenza su questa
relazione, invitiamo pertanto il gruppo socialista a votare a favore, anche
perché ci impegniamo a sostenere la politica di una sola Cina, che è alla base
del rispetto di una soluzione pacifica della questione Taiwan attraverso un
dialogo costruttivo.
Nella relazione certamente la Cina non è vista
come un nemico dell'Europa, anzi al contrario, è un partner importantissimo nei settori del commercio e dell'industria,
molte imprese europee trovano in Cina un'ospitalità che permette loro di
scoprire nuovi mercati. Ma per migliorare i rapporti tra Unione europea e
Pechino e per procedere con reciproco vantaggio occorre fissare regole certe,
che devono essere rispettate, come ci sono dei valori fondamentali che
riguardano la persona che, quando sono violati, possono rendere meno positiva
la collaborazione tra Unione europea e Cina.
Siamo preoccupati per le scelte poco democratiche
del partito comunista cinese, per la violazione dei diritti umani e dei diritti
sindacali, per la libertà delle minoranze, per la libertà di informazione, per
la questione del Tibet. Il gruppo parlamentare, che segue con attenzione questo
problema, presentando e facendo approvare diversi emendamenti ha sottolineato
la questione della libertà religiosa: ci preoccupa la nomina dei vescovi da
parte del partito comunista, è come se il Vaticano nominasse generali
dell'armata cinese, è incomprensibile, si conculca la libertà di tanti cittadini
cinesi.
Inoltre esiste la questione delle regole nei
rapporti economici e commerciali, chiediamo al Consiglio e alla Commissione un
impegno per tutelare le imprese europee e di altri paesi vicini all'Europa,
soprattutto nei settori del tessile e delle calzature. Qualche segnale è
arrivato dal Commissario Mandelson, si deve tuttavia procedere con coraggio,
anche la Presidenza finlandese, mi rammarico che non sia presente qui, per
quanto riguarda la tutela dei diritti umani. Per tutti questi motivi voteremo a
favore della relazione Belder sostenendo alcuni emendamenti che riguardano
anche le questioni ambientali."
ACCORDO CON LA REPUBBLICA D'ALBANIA
- Doc. B6-0458/2006 - Raccomandazione
sulla proposta di decisione del Consiglio e della Commissione concernente la
conclusione di un accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità
europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Albania,
dall'altra
Procedura: Raccomandazione -
Dibattito: 6.9.2006 - Votazione: 6.9.2006
- Doc. A6-0246/2006 - Risoluzione
legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio e della Commissione
concernente la conclusione di un accordo di stabilizzazione e associazione tra
le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di
Albania, dall'altra
Procedura: Risoluzione -
Dibattito: 6.9.2006 - Votazione: 6.9.2006
Il Parlamento ha dato
il via libera alla conclusione di un accordo di associazione con l'Albania. In
una risoluzione, tuttavia, ribadendo la prospettiva europea di tale Paese, i deputati
chiedono ulteriori progressi nel campo della lotta contro la corruzione e la
criminalità organizzata e nella lotta contro il traffico di esseri umani e di
stupefacenti. Miglioramenti sono anche richiesti nel Codice di famiglia, nel
trattamento dei detenuti e nella tutela delle minoranze.
L'accordo di stabilizzazione e di associazione con
l'Albania, che sostituirà l’attuale accordo sugli scambi e sulla cooperazione
commerciale siglato nel 1992, verte principalmente sul dialogo politico,
prevede disposizioni relative al potenziamento della cooperazione regionale e
mette in prospettiva la creazione di una zona di libero scambio tra la Comunità
e l’Albania entro dieci anni dall’entrata in vigore dell’accordo. Comprende
anche disposizioni volte a disciplinare la circolazione dei lavoratori, la
libertà di stabilimento, la prestazione di servizi, i pagamenti correnti e i
movimenti di capitali e prevede l'impegno da parte dell’Albania ad avvicinare
la legislazione a quella della Comunità, in particolare in settori chiave del
mercato interno. Per l'entrata in vigore dell'accordo è necessaria la ratifica
da parte di tutti gli Stati membri.
Dopo aver espresso il proprio parere conforme alla
conclusione dell'accordo, il Parlamento ha adottato una risoluzione con la
quale afferma che tale accordo aprirà prospettive per relazioni contrattuali
«strette e di considerevole entità tra l'UE e l'Albania». Relazioni, è
precisato, «che contribuiranno ad instaurare stabilità politica, economica ed
istituzionale nel paese, nonché nell'insieme della regione, e a promuovere la
transizione dell'Albania verso una democrazia pluralistica, rispettosa dello
Stato di diritto, con un'economia di mercato funzionante». Il Parlamento
ribadisce quindi il suo pieno sostegno alla prospettiva europea dell'Albania e alla futura integrazione nella
famiglia europea.
Nel ricordare poi i
benefici a lungo termine dell'accordo sia per il popolo albanese che per
l'Unione europea, i deputati rilevano che i principali vantaggi dell'accordo
«risiedono nella realizzazione dell'obiettivo di una zona di libero scambio a
pieno titolo» e nell'assunzione di un chiaro impegno giuridico alla
cooperazione nei settori di interesse comune nonché nella promozione di un
ambiente giuridico più stabile per gli investitori. Raccomandano inoltre
all'Albania di concentrarsi maggiormente sullo sviluppo delle sue potenzialità
economiche, anche attraverso l'ampliamento delle infrastrutture di trasporto e
lo sviluppo di un turismo «sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale».
In proposito, invitano la Commissione a prevedere «congrue risorse» a tal fine,
in particolare, per lo sviluppo dei trasporti pubblici.
Prendendo atto delle riforme
avviate dall'Albania, il Parlamento sottolinea, tuttavia, che l'Albania «deve
ampliare tali riforme e mostrare risultati più tangibili» e realizzare un buon
livello di attuazione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione «al
fine di passare ad un'ulteriore fase dell'integrazione europea». Al riguardo,
particolare preoccupazione è espressa per la mancanza di progressi sostanziali
quanto alla piena applicazione delle leggi adottate. I deputati ritengono
inoltre fondamentale rafforzare considerevolmente la capacità amministrativa,
riformare il sistema giudiziario e promuoverne l'indipendenza, tutelare i
diritti delle donne, combattere la criminalità organizzata e promuovere la
libertà dei media. Questi ultimi, peraltro, «dovrebbero mirare alla
trasparenza».
Pur rilevando che il governo si è impegnato a colpire la criminalità organizzata, «anche con la
decisione di vietare l'uso di natanti veloci in modo da combattere la tratta di
esseri umani e il contrabbando di stupefacenti», il Parlamento chiede
all'Albania di compiere ulteriori e sostanziali progressi in questo campo,
ritenendo ciò «un requisito indispensabile per una cooperazione approfondita
con l'Unione». Al riguardo, particolare attenzione va attribuita alla tratta di
donne e di bambini a fini di sfruttamento sessuale ed allo sfruttamento sul
lavoro o accattonaggio.
Inoltre, osservando che la corruzione è uno dei principali ostacoli allo sviluppo economico e
sociale dell'Albania, il Parlamento si aspetta pertanto che la campagna del
governo continui a dare risultati tangibili.
Ma il Parlamento sottolinea anche che si verificano ancora
gravi violazioni dei diritti umani in Albania e chiede quindi al governo
albanese di realizzare le riforme necessarie per garantire l'accesso dei detenuti alla difesa nei
procedimenti giudiziari e per combattere la tortura, i maltrattamenti o i trattamenti
disumani o degradanti. Sollecita, inoltre, riforme legislative per attuare
pienamente il Codice di famiglia del 2003, in particolare per considerare reato
penale la violenza domestica.
Infine, i deputati invitano l'Albania ad adoperarsi
ulteriormente per tutelare i diritti
delle minoranze, compresi quelli della minoranza greca in Albania, e a
completare ed applicare la sua legislazione relativa alle minoranze in modo che
sostenga l'applicazione delle attinenti convenzioni internazionali ratificate dall'Albania.
Sono poi necessari ulteriori sforzi, in particolare per quanto riguarda
l'aumento dell'uso delle lingue delle minoranze nei rapporti dei cittadini con
le autorità e il ricorso ai toponimi tradizionali nelle affissioni, il
miglioramento dell'accesso ai media per gli appartenenti alle minoranze e
l'aumento dell'istruzione nelle lingue minoritarie.
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
NO ALLA RACCOLTA SISTEMATICA DI DATI SUI PASSEGGERI
Doc. A6-0252/2006
Relazione recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo
destinata al Consiglio sui negoziati in vista di un accordo con gli Stati Uniti
d'America sull'impiego dei dati di identificazione delle pratiche passeggeri
(PNR) per prevenire e combattere il terrorismo e la criminalità transnazionale,
compresa la criminalità organizzata
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 7.9.2006 - Votazione: 7.9.2006
La lotta al terrorismo non deve portare a violazioni della privacy. E'
quanto afferma il Parlamento suggerendo al Consiglio le linee guida per un nuovo
accordo con gli USA in materia di trasferimento dei dati dei passeggeri aerei.
I deputati chiedono di essere pienamente coinvolti nella definizione di ogni
nuovo accordo e premono per un quadro giuridico coerente sulla protezione dei
dati nell'UE. Per il commissario Frattini, la sentenza della Corte di giustizia
è «una sconfitta per l'Europa».
Approvando la relazione, il Parlamento formula una
raccomandazione al Consiglio relativa ai negoziati con gli Stati Uniti
sull'impiego dei dati di identificazione delle pratiche passeggeri (PNR) per
prevenire e combattere il terrorismo e la criminalità transnazionale. I
deputati, innanzitutto, esortano il Consiglio a evitare un vuoto giuridico a
livello europeo, a partire dal 1° ottobre 2006, per il trasferimento dei dati
sui passeggeri e chiedono che i diritti e le libertà dei passeggeri siano
protetti «in misura ancor maggiore» rispetto a quanto avviene attualmente.
Auspicano, inoltre, che ogni accordo in questo settore sia fondato sui principi
europei in materia di protezione dei dati.
Il Parlamento propone quindi di negoziare, a breve
termine, un nuovo accordo internazionale per il periodo compreso tra il 1°
ottobre 2006 e novembre 2007 (periodo originariamente coperto dall'accordo
USA/CE, annullato dalla Corte). Per il medio-lungo termine, invece, sottolinea
la necessità di un approccio più coerente a livello dell'Organizzazione
internazionale dell'aviazione civile (ICAO) sullo scambio di dati sui
passeggeri, «per garantire sia la sicurezza del traffico aereo che il rispetto
dei diritti umani a livello globale».
Rammaricandosi che il Consiglio abbia omesso di
coinvolgere il Parlamento negli attuali negoziati, i deputati chiedono di
conferire il mandato alla Presidenza, assistita dalla Commissione, di informare
il Parlamento in merito ai negoziati sull'accordo e implicare, in qualità di
osservatori, rappresentanti della commissione competente nel dialogo con
l'amministrazione statunitense.
Contenuti dell'accordo a breve termine
Il nuovo accordo, per i deputati, deve superare le
carenze delineate nella prima analisi congiunta UE/USA dell'accordo e tener
conto delle raccomandazioni del Garante europeo per la protezione dei dati. Il
contenuto della "dichiarazione d'impegno" dovrà poi essere inserito
nel corpo dell'accordo di modo che possa diventare giuridicamente vincolante.
Di conseguenza, sarà necessario che le parti predispongano o modifichino la
legislazione vigente e che la magistratura protegga le persone alle quali
l'accordo si applica.
«A dimostrazione della buona fede da parte
dell'amministrazione statunitense», il Parlamento suggerisce che nel nuovo
accordo siano inseriti immediatamente i seguenti impegni:
-
la rigida limitazione dei
fini, nel senso che i dati relativi al comportamento non possono essere usati
per verificare reati a carattere finanziario o per prevenire l'influenza
aviaria; la limitazione dovrebbe applicarsi anche all'ulteriore trasferimento
di tali dati;
-
il passaggio al sistema PUSH
con il quale le autorità USA chiedono dati concreti e necessari caso per caso,
invece di avere accesso illimitato alle banche dati;
-
l'informazione dei passeggeri
in merito alle norme sul PNR e l'introduzione di opportune procedure per
l'azione legale;
-
l'esigenza di garantire
istruzioni e formazione adeguate al personale che gestisce i dati e di rendere
sicuri i sistemi IT;
-
l'analisi congiunta annuale
dovrebbe essere svolta in cooperazione con le autorità nazionali preposte alla
protezione dei dati ed essere pubblicata integralmente; essa deve inoltre
valutare non solo l’attuazione degli impegni ma anche i risultati dell'accordo
in termini di eliminazione del terrorismo e della criminalità.
Contenuti dell'accordo a medio termine
Il Parlamento chiede di dotare l'UE di un quadro
giuridico chiaro, segnatamente adottando con urgenza il progetto di decisione
quadro sulla protezione dei dati. Sottolinea poi la necessità di evitare la
divisione artificiale tra i "pilastri", attraverso la creazione di un
quadro coerente per la protezione dei dati nell'Unione europea (che colleghi
tra loro i pilastri tramite la clausola "passerella"), al fine di
garantire che il nuovo accordo sia concluso associando il Parlamento europeo e
sia soggetto alla verifica della Corte di giustizia. I deputati, inoltre,
chiedono di limitare il volume e le categorie di dati che possono essere
richiesti e di filtrare alla fonte i dati di natura delicata.
Nel ribadire poi la richiesta del Parlamento che il
nuovo accordo assicuri ai passeggeri europei «lo stesso livello di protezione
dei dati di cui godono i cittadini statunitensi», i deputati sottolineano che
l'Unione «dovrebbe evitare la creazione indiretta di un sistema PNR europeo»
attraverso il trasferimento dei dati pertinenti da parte dell'Ufficio doganale
USA alle autorità giudiziarie e di polizia degli Stati membri. A loro parere,
infatti, la raccolta sistematica dei dati di normali cittadini fuori
dall'ambito di un procedimento giudiziario o di un'indagine di polizia deve
rimanere vietata e i dati dovrebbero essere scambiati quando risulti necessario.
TRASPORTI
BOLLO MENO CARO PER LE AUTO MENO INQUINANTI
Doc. A6-0240/2006
Relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio in materia di tasse
relative alle autovetture
Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito:
4.9.2006 - Votazione: 5.9.2006
Il Parlamento ha approvato la proposta di direttiva volta a definire una
struttura comune a tutta l’UE per le tasse sulle auto, senza però armonizzare
le aliquote fiscali. I deputati accolgono con favore il sistema di calcolo
basato sul livello di emissioni nocive e la progressiva abolizione della tassa
di immatricolazione. Ma suggeriscono alcuni emendamenti tesi a tutelare di più
l'ambiente e i consumatori e precisano che nulla vieta di esentare le auto
storiche dalla tassa di circolazione.
Lo scopo della proposta è di migliorare il
funzionamento del mercato interno, sopprimendo gli ostacoli fiscali esistenti
per il trasferimento delle autovetture da uno Stato membro all’altro. Mira
inoltre a promuovere la sostenibilità attraverso una ristrutturazione della
base imponibile - sia della tassa di immatricolazione sia della tassa annuale
di circolazione - che introduce elementi direttamente connessi alle emissioni
di biossido di carbonio da parte delle autovetture. Più in particolare, la
proposta prevede la soppressione della tassa di immatricolazione nell’arco di
un periodo transitorio, durante il quale si applicherà un sistema di rimborso
parziale della tassa in caso di esportazione o trasferimento permanente di
un'automobile da uno Stato membro ad un altro. Inoltre, sarebbe introdotto un
elemento CO2 nella base imponibile sia della tassa annuale di circolazione sia
della tassa di immatricolazione. L’intenzione è unicamente di adottare una
struttura comune a tutta l’UE per quanto riguarda le tasse sulle autovetture e
non di armonizzare le aliquote fiscali o obbligare gli Stati membri a
introdurre nuove tasse.
Adottando la relazione, il Parlamento approva
l'approccio generale della Commissione e precisa che la ristrutturazione delle
tasse sulle autovetture deve essere «in linea con il principio della neutralità
di bilancio». Accogliendo con 398 voti favorevoli, 197 contrari e 50 astensioni
un emendamento proposto dal PPE/DE, precisa poi che - «ai fini della salvaguardia dei veicoli classici e d'epoca»
- nulla nella direttiva «pregiudica il diritto degli Stati membri di esentare
dalle tasse di circolazione i veicoli vecchi di almeno 20 anni».
Per il 31 dicembre 2008 il gettito totale fornito dall'elemento delle tasse annuali di
circolazione basato sul biossido di carbonio dovrà rappresentare almeno il 25%
del gettito totale di tali tasse. Il Parlamento, tuttavia, chiede che entro il
31 dicembre 2006, la Commissione presenti uno studio sulla ponderazione da
attribuire ad altri eventuali fattori per la determinazione della base
imponibile delle tasse sulle autovetture. Al 31 dicembre 2010, quindi, il
gettito totale calcolato sulle emissioni di biossido di carbonio, il consumo di
carburante e le emissioni inquinanti, dovrà salire ad almeno il 50% del gettito
totale.
La proposta della Commissione prevede che, a
decorrere dal 1° gennaio 2016, gli Stati membri non potranno mantenere in
vigore nessuna tassa di immatricolazione.
I deputati accolgono con favore questa proposta, poiché ritengono che tale
abolizione possa avere effetti positivi sulla sicurezza stradale e
sull'ambiente in quanto comporta un rinnovo più rapido del parco automobili. La
riduzione dei costi di acquisto, inoltre, rappresenta un incentivo a sostituire
i veicoli vecchi con veicoli più sicuri e meno inquinanti che consumano meno
carburante.
Fino al 31 dicembre 2015, se in uno Stato sono
state pagate tasse di immatricolazione per un'autovettura che successivamente
viene esportata fuori dal territorio comunitario o trasferita per essere usata
a titolo permanente nel territorio di un altro Stato membro, il primo dovrà
rimborsare l'importo residuale delle tasse, sulla base di calcoli definiti dal
progetto di direttiva stesso. Al riguardo i deputati esortano gli Stati membri
ad evitare di imporre una doppia tassazione per quanto riguarda la tassa
d'immatricolazione di autovetture, e ad attribuire una particolare attenzione
ai casi di cittadini dell'UE che rientrano nel proprio paese dopo aver passato
più di due anni in un altro Stato membro.
Fino al 31 dicembre 2015, qualora le tasse di
immatricolazione siano state mantenute in vigore, si dovrà applicare, «in
misura progressiva e graduale», una differenziazione sulle singole autovetture.
Il Parlamento chiede che tale differenziazione non sia realizzata unicamente
sulla base delle emissioni di biossido di carbonio ma anche tenendo conto di
altre sostanze inquinanti e del consumo di carburante. Per i deputati, inoltre,
il costo delle operazioni connesse al versamento della tassa di
immatricolazione andrebbe ridotto grazie alla messa a punto di soluzioni
on-line a sportello unico per il calcolo, il rimborso e il versamento delle
tasse di immatricolazione, in caso di trasferimento in un altro Stato membro.
Analogamente a quanto previsto per la TAC, è
definito il gettito minimo della tassazione differenziata. Pertanto, per il 31
dicembre 2008, il gettito totale fornito dall'elemento delle tasse di
immatricolazione dovrà rappresentare almeno il 25% del gettito totale di tali
tasse. Tale obiettivo andrà poi aumentato al 50% entro il 31 dicembre 2010.
Il Parlamento, infine, ritiene che gli Stati membri
dovrebbero essere incoraggiati ad applicare incentivi fiscali coordinati per le auto, al fine di accelerare la
commercializzazione di autovetture e di attrezzature che rispondano alle
esigenze di efficienza e risparmio sul piano energetico, utilizzando i
combustibili fossili, quali benzina, diesel o gpl, o sfruttando i carburanti
alternativi, quali biocarburanti, gas naturale o idrogeno, o impiegando
l'energia elettrica, anche con motori ibridi.
POLITICA SOCIALE
VERSO UN NUOVO MODELLO SOCIALE EUROPEO
Doc. A6-0238/2006
Relazione sul modello sociale europeo del futuro
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 5.9.2006 - Votazione: 6.9.2006
Il modello sociale europeo ha dato i suoi frutti,
ma le nuove sfide globali richiedono una sua urgente riforma. E’ quanto afferma
una relazione adottata dal Parlamento sottolineando che, pur senza rimettere in
questione i valori europei, tale processo dev'essere accompagnato dal completamento
del mercato interno e incentivare lo spirito d'iniziativa. Occorre anche
riformare la fiscalità e assicurare la sostenibilità dei sistemi sociali,
garantendo però i diritti acquisiti. I deputati reputano anche urgente
incoraggiare i lavoratori più anziani a restare nel mercato del lavoro e
garantire una maggiore flessibilità nella scelta dei sistemi pensionistici.
Il modello sociale europeo «riflette una comune serie di
valori basati sul mantenimento della pace, della giustizia sociale,
l'eguaglianza, la solidarietà, la promozione della libertà e della democrazia
nonché il rispetto dei diritti umani». Adottando con 507 voti favorevoli, 113
contrari e 42 astensioni la relazione, il Parlamento sottolinea inoltre che,
negli ultimi 60 anni, questa serie di valori comuni ha consentito all'Europa
«di realizzare fortunatamente una zona di maggiore prosperità economica e di
giustizia sociale».
Riforma del modello sociale europeo
Tuttavia, nel
sottolineare che occorre preservare e potenziare i valori connessi con il
modello sociale europeo e gli elevati livelli sociali già raggiunti, i deputati
ritengono che vi sia «una evidente necessità di modernizzare e di riformare il
modello sociale europeo». A loro parere, infatti, «non vi è alternativa alla
riforma urgente dei sistemi economici e sociali», «laddove non rispondano
sufficientemente ai criteri di efficacia e di sviluppo sostenibile» e siano
inadeguati ad affrontare le sfide del cambiamento demografico, della
globalizzazione e della rivoluzione tecnologica. Così, inoltre, sarà possibile
realizzare una migliore inclusione sociale e giustizia sociale e sradicare la
povertà. D'altra parte, la relazione invita la Commissione a «rispettare
l'economia sociale» ed a presentare una comunicazione su questa «pietra miliare
del modello sociale europeo» nonché - su richiesta del PSE - «ad istituire uno
statuto della mutua e dell'associazione europea».
Esprimendo poi profonda
delusione quanto alla crescita economica che si registra attualmente nell'UE,
il Parlamento ritiene necessario creare un ambito economico e sociale più forte
per consentire agli Stati membri di attuare le riforme necessarie a livello
nazionale in base alla propria situazione economica, sociale e politica. Chiede
quindi alla Commissione di adottare ulteriori iniziative per la piena
realizzazione del mercato interno che, se completata, «creerà crescita
economica e competitività». Tuttavia, sottolinea che deve restare ferma la
necessità di garantire che non vi sia «una corsa al ribasso degli standard
sociali, del consumatore o ambientali».
Alla Commissione è
anche chiesto di continuare a adoperarsi per incentivare lo spirito
d'iniziativa, creando condizioni che consentano la creazione e il successo
di imprese europee. In tale ambito andrà rivolta particolare attenzione alle
PMI che, per i deputati, «costituiscono la vera e propria colonna vertebrale
dell'economica europea e danno lavoro alla grande maggioranza degli occupati
nel settore privato». Gli Stati membri, d’altra parte, sono invitati a realizzare
completamente la road map della
strategia di Lisbona per aumentare la competitività e creare posti di
lavoro in maggior numero e di migliore qualità. Più in particolare dovranno
raggiungere gli obiettivi specifici fissati per l'occupazione, gli investimenti
in materia di R&S, l'assistenza all'infanzia e la formazione permanente.
Finanziare la riforma, la leva fiscale
Consapevoli che, in
alcuni Stati membri, gli attuali contributi al sistema sociale «possono essere
inadeguati a soddisfare le aspettative dei cittadini», i deputati ritengono che
gli Stati membri dovrebbero riflettere sulle possibili alternative «per
finanziare quei sistemi che promuoverebbero riforme dinamiche senza incidere
sulle retribuzioni». A titolo di esempio, citano il ricorso al valore aggiunto
prodotto dalle società e - accogliendo un emendamento promosso dall'ALDE/ADLE -
la promozione del «principio di sussidiarietà verticale e orizzontale tra le
istituzioni e la popolazione».
Il Parlamento chiede un
miglior coordinamento delle politiche
fiscali degli Stati membri allo scopo di evitare una dannosa concorrenza
fiscale, assicurare un finanziamento sostenibile della protezione sociale e
rendere la politica fiscale più favorevole all'occupazione. In proposito rileva
che, negli ultimi 30 anni, le imposte sul capitale e il consumo siano rimaste
stabili mentre, nello stesso periodo, l'imputazione fiscale effettiva del
lavoro sia aumentata. Raccomanda quindi agli Stati membri di riflettere in modo
coordinato sulle possibilità di migliorare
gli attuali sistemi fiscali dell'UE, «tanto più che le riforme fiscali
influenzerebbero la sostenibilità finanziaria dei sistemi sociali nazionali».
Invitando poi gli Stati
membri a utilizzare i fondi UE, come i fondi strutturali europei, in
modo più efficace per cofinanziare le riforme nazionali, il Parlamento
sottolinea che qualsiasi riforma deve essere considerata nell'ambito del
contesto del margine di manovra di bilancio degli Stati membri ma nota anche
che il patto di stabilità e di crescita riformato «offra opportunità di
investimento sociale precedentemente inesistenti». Gli Stati membri sono poi
invitati a intraprendere riforme al fine di garantire la sostenibilità
finanziaria dei sistemi sociali nazionali ma «senza pregiudicare i diritti
acquisiti, il reciproco sostegno e la solidarietà fra generazioni».
A quest’ultimo
proposito, il Parlamento chiede un ampio dibattito concernente il diritto di
tutti a una pensione di livello accettabile e riconosce il timore che le riforme
pensionistiche avviate in molti Stati membri «possano accrescere il numero
di pensionati che già vivono in povertà». D’altra parte, evidenzia l'urgenza di
un'azione positiva per incoraggiare e consentire ai lavoratori più anziani di
restare o di rientrare nel mercato del lavoro nonché la necessità di un equo
accesso e una maggiore flessibilità nella scelta dei sistemi pensionistici. Su
questo tema, con 311 voti favorevoli, 341 contrari e 10 astensioni, l'Aula ha
respinto un emendamento proposto dal PSE volto a sottolineare che «nessuna riforma
pensionistica dovrebbe obbligare ... i lavoratori a lavorare oltre l'età legale
della pensione, né essere utilizzata per penalizzarli finanziariamente se
decidono di andare in pensione all'età legalmente consentita».
I deputati, peraltro,
riconoscono i vantaggi del sistema di "flessisicurezza" che
gli Stati membri dovrebbero adottare per tutelare la capacità dei lavoratori di
mantenere o trovare un'occupazione grazie alla mobilità e/o al miglioramento
delle competenze professionali. Tali vantaggi, a loro parere, sono un mezzo per
favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro e i concetti di ciclo di
vita e di lavoro.
Servizi d’interesse
generale e dialogo sociale
Il Parlamento considera
i servizi d’interesse generale «un elemento essenziale del modello sociale
europeo» reputandoli «fondamentali per l'erogazione universale di servizi
sanitari, di istruzione, di trasporto pubblico, di fornitura di acqua e di
energia ai cittadini». Ritiene inoltre indispensabile che nella riforma dei
sistemi sociali dell'UE siano rispettati i SIG e i SIEG «visto il loro ruolo
chiave non soltanto nel dare una migliore qualità di vita ai cittadini ma anche
nel potenziare l'efficienza delle imprese e il loro accesso ad una manodopera
di qualità». I deputati, d'altra parte, hanno accolto un emendamento promosso
dal PPE/DE che sopprime l'invito rivolto alla Commissione di presentare «con la
massima urgenza» una proposta per una direttiva quadro su questi servizi.
Sottolinea inoltre la necessità di «fare
adeguatamente fronte alle nuove realtà familiari» e di ampliare la portata dei
servizi sociali come l'assistenza all'infanzia a prezzi accessibili,
l'assistenza alle persone con particolari necessità e ai disabili nonché
l'assistenza a lungo termine per persone anziane. La relazione, infine, ricorda
che il dialogo sociale nelle sue varie forme è un elemento essenziale nelle
tradizioni degli Stati membri e che, sulla base delle abitudini e delle
pratiche nazionali, qualsiasi riforma di successo dei sistemi sociali deve coinvolgere
tutte le parti in causa, in particolare i partner sociali.
DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÀ
DAPHNE III CONTRO LA VIOLENZA SU DONNE E BAMBINI
Doc. A6-0193/2006
Relazione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del
Consiglio che istituisce il programma specifico "Lotta contro la violenza
(Daphne) e prevenzione e informazione in materia di droga per il periodo
2007-2013" come parte del Programma generale "Diritti fondamentali e
giustizia"
Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito:
5.9.2006 - Votazione: 5.9.2006
Il Parlamento ha approvato la proposta della Commissione relativa a un
nuovo programma comunitario sulla lotta alla violenza. I deputati, tuttavia,
chiedono un aumento degli stanziamenti e propongono una serie di emendamenti
volti soprattutto a chiarirne le finalità e la portata. Rivolgendo una
particolare attenzione ai bambini, suggeriscono anche di dare priorità alla
lotta contro la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili e di
sviluppare azioni a favore delle minoranze etniche.
Nell’ambito del programma quadro “Diritti
fondamentali e giustizia”, la Commissione ha proposto un programma specifico -
Daphne - sulla lotta alla violenza, in particolare contro i bambini e le donne.
Originariamente “Daphne” figurava all’interno di un unico programma comune
assieme a quello relativo alla “Prevenzione e informazione in materia di
droga”. Su richiesta del Parlamento i due temi sono poi stati scissi in due
nuove proposte mantenendo però inalterati i contenuti e adeguando la dotazione
finanziaria all'accordo raggiunto nel frattempo sulle prospettive finanziarie
2007-2013.
Con 552 voti favorevoli, 51 contrari e 64
astensioni, il Parlamento ha adottato in prima lettura della procedura di
codecisione la relazione che anzitutto chiede di aumentare la dotazione del
programma da 116,85 a 125 milioni di euro. Precisa
poi come l'obiettivo generale dell'Unione europea contro la violenza sia «la
prevenzione e la lotta contro tutte le forme di violenza» al fine di «eliminare
completamente questo reato e le violazioni dei diritti umani». Afferma,
inoltre, che per raggiungere questo scopo occorrono obiettivi «chiari e
ragionevoli».
Ma il Parlamento propone anche una serie di
emendamenti volti, in particolare, a chiarire le finalità e la portata del programma specifico. Per sottolinearne
la continuità con quelli realizzati in precedenza, il programma è ribattezzato
Daphne III, mentre è anche puntualizzato che esso potrà essere ulteriormente
prorogato. Più in particolare, il programma dovrà contribuire al mantenimento e
allo sviluppo dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia nella Comunità
europea, «combattendo e prevenendo la violenza nei confronti dei bambini, dei
giovani e delle donne e garantendo la protezione delle vittime e dei gruppi a
rischio».
Violenza sui bambini
Per precisare la portata del programma, un
emendamento stabilisce che il termine "bambini" o
"fanciulli" comprende le fasce di età dai neonati ai 18 anni,
conformemente agli strumenti internazionali relativi ai diritti del bambino.
Tuttavia i progetti che comportano azioni concepite specificamente per gruppi
di destinatari quali ad esempio "adolescenti" (13-18 anni) o persone
di età compresa tra i 12 e 25 anni, sono considerati azioni destinate ai
soggetti indicati come "giovani".
Il Parlamento chiede inoltre di sostenere la
promozione e la creazione di un "telefono
amico" a livello europeo per l'assistenza ai minori, che dovrebbe
diventare un numero telefonico unico gratuito per i bambini. Si dovrà poi fornire
una sovvenzione di funzionamento per cofinanziare le spese connesse con il
programma di lavoro permanente della Federazione europea per i bambini scomparsi e sfruttati a scopo
sessuale, la rete di difensori civici dei bambini (ENOC) e altre
organizzazioni che lottano contro il rapimento di bambini e la pedofilia che
perseguono uno scopo di interesse generale europeo nel settore dei diritti e
della protezione dei bambini.
Per i deputati, poi, il programma dovrà prestare
particolare attenzione alla situazione dei bambini di strada che «non soltanto
sono vittime di trafficanti di droga e di esseri umani, ma soffrono anche di
violenze e di abusi sessuali». A loro parere, per reintegrare questi bambini
nella società, è necessario un programma «che fornisca risposte ai problemi
sociali e familiari». Un altro emendamento precisa inoltre che, ai sensi del
programma, vanno considerati vittime della violenza non soltanto i bambini che
vi sono esposti in maniera diretta, ma anche quelli «che vedono le loro madri aggredite».
Violenza sulle donne
I deputati ritengono che è necessario riconoscere
che alcuni gruppi - in particolare le donne appartenenti a gruppi minoritari,
le profughe, le donne migranti, le donne che vivono in stato di povertà in
comunità rurali o periferiche, le donne che vivono in istituti o in prigione,
le bambine, le lesbiche, le portatrici di handicap e le anziane - «sono
particolarmente vulnerabili alla violenza». Chiedono pertanto che il programma
promuova l'anno europeo contro la
violenza nei confronti delle donne
e sostenga le attività connesse a tale evento.
Tra le priorità del programma, inoltre, il
Parlamento ritiene che debba figurare anche la lotta contro la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili. E, in
proposito, ricorda che le tradizioni e le prassi culturali che si ricollegano
all'esercizio della violenza fisica a danno delle donne, come appunto le
mutilazioni genitali e i delitti d'onore, «costituiscono una forma particolare
attraverso cui si manifesta la violenza nei confronti delle donne, con
ripercussioni negative a breve e a medio termine per la loro salute, e le cui
vittime principali sono gli appartenenti a comunità minoritarie».
Al riguardo, tra le azioni che dovranno essere
realizzate nell'ambito del programma, i deputati ritengono necessario
focalizzare il sostegno soprattutto nella lotta contro le violazioni dei
diritti umani perpetrate nei confronti delle migranti e intraprendere azioni rivolte alle donne che fanno parte
di comunità con peculiarità culturali o minoranze
etniche, e riguardanti le particolari forme di violenza subite da queste
donne.
Assistenza alle ONG e azioni di sensibilizzazione
Il Parlamento sottolinea l'importanza dell'assistenza alle ONG attive tanto a
livello nazionale ed europeo quanto nei paesi terzi, in particolare per
aiutarle ad elaborare progetti e ad entrare in contatto con altri partner. Il
Programma dovrà inoltre promuovere azioni transnazionali volte, ad esempio, a
costituire reti multidisciplinari
per aiutare le vittime della violenza nei confronti dei bambini, dei giovani e
delle donne e le vittime della tratta di esseri umani. Dovranno inoltre essere
sviluppate azioni di sensibilizzazione e
di formazione destinate a gruppi professionali particolari che possono
venire in contatto con vittime di violenze, come i poliziotti, il personale
giudiziario, i medici, gli insegnanti e gli assistenti sociali. Occorrerà anche
realizzare azioni per il reinserimento
delle vittime della violenza nel mercato del lavoro e nella vita sociale.
Il Parlamento lascia immutate le tipologie di intervento proposte dalla
Commissione. Il finanziamento comunitario potrà quindi assumere la forma di
sovvenzioni o di contratti di appalto pubblico. Le sovvenzioni comunitarie - al
funzionamento o alle azioni - sono concesse in seguito a inviti a presentare
proposte, salvo in casi di urgenza eccezionali e debitamente giustificati o
qualora le caratteristiche del beneficiario non lascino altra scelta per una
determinata azione.
Il tasso massimo di cofinanziamento sarà
specificato nei programmi di lavoro annuali. Sono inoltre previste spese per
misure di accompagnamento, tramite contratti di appalto pubblico. In tal caso i
fondi comunitari finanzieranno l'acquisto di beni e servizi. In particolare
saranno finanziate le spese di informazione e comunicazione, preparazione,
attuazione, monitoraggio, controllo e valutazione dei progetti, delle
politiche, dei programmi e della legislazione.
Per quanto riguarda la partecipazione, i deputati
chiedono che il programma sia esteso ad una gamma più ampia di paesi e, pertanto, anche a quelli che non sono
membri dell'UE o che non sono candidati, come quelli dell'Asia centrale e del
Mediterraneo e i paesi ACP.
Spetta ora al Consiglio valutare i suggerimenti del
Parlamento e, qualora i Ministri volessero discostarsi da quanto proposto dai
deputati, si dovrà procedere ad una seconda lettura. Ciò vale, in particolare,
per la dotazione finanziaria.
Nel dibattito è
intervenuta AMALIA SARTORI (PPE/DE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi,
anch'io esprimo la mia soddisfazione per questo provvedimento. Proprio alla
luce del dibattito che questa mattina ho ascoltato in Aula, ho sentito con
piacere come molte hanno espresso un'esigenza che condivido fino in fondo:
tendere ad una direttiva dell'Unione europea sulla violenza.
E' arrivato il momento di armonizzare le
legislazioni su questo tema e in attesa che ciò avvenga, la Commissione, con
gli strumenti che a quanto ci dicono stanno elaborando, deve già da ora
definire una posizione molto chiara e molto rigorosa sulle politiche che
l'Unione e i suoi Stati membri devono applicare, con cui vogliamo distinguerci
chiaramente rispetto a questi temi.
E' vero che in questi anni è stato fatto molto sul
tema della parità, i singoli Stati dell'Unione europea hanno legiferato in
tante materie, però sono rimasti dei buchi neri, che riguardano proprio questo
tema. Al riguardo dobbiamo operare con politiche chiare e definite perché,
anche se tutte noi ci troviamo d'accordo nel proporre la tolleranza zero verso
la violenza, non tutte ci troviamo d'accordo sugli strumenti da utilizzare per
raggiungere questo obiettivo. Allora, proprio per ovviare a questa politica
tanto rischiosa, i programmi che saranno finanziati con Daphne debbono
rispondere a politiche chiare e rigorose definite dall'Unione."
CULTURA
TUTELARE E PROMUOVERE IL PATRIMONIO CULTURALE EUROPEO
Doc. A6-0260/2006
Relazione sulla tutela del patrimonio naturale, architettonico e culturale
europeo nelle zone rurali e nelle
regioni insulari
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 7.9.2006 - Votazione: 7.9.2006
Il patrimonio naturale, architettonico e culturale
dell’UE costituisce un elemento importante dell’identità europea. Per tale
ragione, il Parlamento chiede che sia adeguatamente protetto e valorizzato, in
particolare nelle zone rurali e nelle piccole isole, anche con il concorso di
tutti i fondi comunitari. Per i deputati occorre poi sostenere le professioni,
le arti e le tecniche indispensabili alla conservazione del patrimonio e prevedere
incentivi alla demolizione degli “ecomostri”.
Nel considerare il patrimonio culturale un elemento
importante dell'identità e dello sviluppo storico dei popoli d'Europa, la
relazione d’iniziativa invita il Consiglio a riconoscere ufficialmente il
contributo dato dal patrimonio culturale all'integrazione dell'Europa per
quanto riguarda «l'identità e la nazionalità europea, lo sviluppo
socio-economico sostenibile, il dialogo tra le culture e la diversità
culturale». Per i deputati, inoltre, in sede di elaborazione delle sue proposte
legislative, la Commissione dovrebbe procedere a un esame esauriente degli
effetti della legislazione proposta sulla cultura e sul patrimonio culturale,
di modo che «in ogni politica dell'Unione possano essere incluse azioni in grado
di favorire il patrimonio culturale».
Il Parlamento sollecita poi l'Unione europea, gli
Stati membri, gli enti locali e le organizzazioni non governative operanti nel
settore della cultura ad adoperarsi per conservare e valorizzare il patrimonio
culturale dell'Europa, nonché per sensibilizzare i cittadini alla sua
importanza. Accoglie quindi con favore la recente proposta di creare un
inventario europeo del patrimonio culturale e auspica l'istituzione di un
"Anno europeo del patrimonio culturale" al fine di sensibilizzare i
cittadini europei all'importanza della valorizzazione del loro patrimonio
culturale prevedendo le opportune azioni.
Nel notare l’importanza del patrimonio culturale
presente nelle zone rurali - «afflitte dall'esodo, dalla recessione
demografica e dal marasma economico» - e nelle regioni insulari dell'Europa,
soprattutto nelle piccole isole, il Parlamento chiede di garantire
«un'attenzione particolare» alle zone rurali e di annettere una «particolare
cura» alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio naturale, architettonico
e culturale delle zone insulari dell'Europa. Rileva quindi la necessità di
realizzare uno studio sistematico del patrimonio delle zone rurali e di
elaborare un adeguato quadro normativo per la tutela di tale patrimonio.
Questo, precisano i deputati, dovrebbe includere
incentivi per la conservazione di edifici e complessi edilizi tradizionali e
misure intese a garantire la compatibilità delle nuove attività edilizie con
l'ambiente edificato di carattere storico e i modelli architettonici locali.
Occorre poi garantire la conservazione del know-how locale e delle professioni
tradizionali. Per valorizzare il patrimonio di queste aree, il Parlamento
suggerisce lo sviluppo di forme alternative di turismo, come quello culturale,
pedestre, ecologico e marittimo.
Gli Stati membri, in cooperazione con la
Commissione, dovrebbero inoltre promuovere la tutela e la conservazione del
proprio patrimonio culturale anche attraverso i fondi strutturali e le
iniziative comunitarie esistenti quali LEADER +, URBAN II, INTERREG III.
Andrebbe poi sviluppato il turismo alternativo sostenibile attribuendo priorità
ai piccoli habitat tradizionali, grazie al sostegno di strumenti di
finanziamento comunitario come il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo
europeo agricolo di sviluppo rurale, il Fondo europeo per la pesca, ecc. Il
Parlamento precisa però che le strategie di incentivi finanziari dovrebbero
essere coordinate con le autorità centrali e locali e altri enti e istituzioni
a livello locale, «senza dimenticare che la parte più significativa del
patrimonio classificato è di origine religiosa».
Nel contesto dei programmi comunitari esistenti
quali il Programma quadro per la competitività e l'innovazione, la Commissione
dovrebbe inoltre promuovere iniziative volte a sostenere l'artigianato, le arti applicate e le attività professionali,
in particolare quelle che rischiano di scomparire e che sono indispensabili per
un adeguato restauro e conservazione del patrimonio architettonico. Va quindi
sostenuta la formazione di professionisti specializzati nell'uso e nella
gestione dello spazio, in architettura, nella ricostruzione e nel restauro di
edifici e nelle attività correlate, di modo che le peculiarità del patrimonio
culturale siano conservate e nel contempo adattate alle esigenze contemporanee.
Per i deputati anche il Settimo programma quadro di ricerca, sviluppo
tecnologico e dimostrazione (2007-2013), può dare il suo contributo e la
Commissione dovrebbe quindi promuovere azioni intese ad individuare strumenti,
tecniche e metodi nuovi per la conservazione del patrimonio culturale.
D’altra parte, gli Stati membri e gli enti
regionali e locali sono invitati a prevedere, se del caso, incentivi per la demolizione
parziale o integrale, nonché per la ricostruzione di strutture
incompatibili con le caratteristiche architettoniche specifiche di un
insediamento o della regione in cui si trovano o con l'ambiente naturale e il
tessuto edilizio esistente. Inoltre, il Parlamento chiede alla Commissione e
agli Stati membri di vigilare affinché non vengano concesse risorse comunitarie
ad opere che comportino la distruzione di elementi importanti del patrimonio culturale.
Il Parlamento auspica che, in futuro, venga
intrapresa un'azione a favore dei piccoli insediamenti tradizionali,
analoga a quella relativa all'istituzione delle capitali culturali. Invita
quindi la Commissione a offrire la possibilità - nell'ambito dei progetti
pluriennali di cooperazione previsti dal programma Cultura (2007-2013) - di
realizzare progetti pluriennali volti a promuovere gli habitat tradizionali
integralmente restaurati, anche se con una popolazione inferiore ai mille
abitanti. Ritenendo, infine, che il "premio dell'UE per il patrimonio
culturale" gestito da Europa Nostra costituisca un'azione importante che
va proseguita in futuro, i deputati chiedono che, nell'ambito di tale premio,
sia istituita una nuova categoria di premi da assegnare al miglior recupero
globale di un insediamento tradizionale.
Nel dibattito è intervenuto
GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, con il trattato di
Maastricht l'Unione europea è diventata l'Unione dei popoli, si è dotata di una
propria identità culturale nel rispetto delle differenze regionali e locali
che, in contrapposizione ad una globalizzazione culturale sempre crescente,
costituiscono la vera ricchezza di base di un patrimonio comune. Di questo
patrimonio le zone insulari e rurali rappresentano la culla, con le loro
tradizioni, la loro architettura, l'artigianato locale, le bellezze naturali e
paesaggistiche.
E' dunque prioritario proteggere questo enorme
patrimonio, elaborare un progetto di sviluppo locale che miri ad attivare ed
incentivare la valorizzazione della cultura e delle risorse ambientali, per
farne strumento di crescita di un'economia oggi in difficoltà. Ciò significa in
primo luogo una valorizzazione globale del territorio, nella quale - accanto al
recupero e alla conservazione dell'architettura intesa sia dal punto di vista
monumentale che paesaggistico - occorre anche considerare le persone che vivono
e condividono la realtà dei piccoli borghi rurali.
Ciò vuol dire combattere l'esodo rurale,
incentivare la formazione dei giovani, recuperare l'artigianato locale e le
pratiche agricole tradizionali, dare nuovo slancio a mestieri antichi e a nuove
professionalità, anche finanziando la ricerca e l'uso di nuove tecnologie,
nonché garantire il mantenimento del paesaggio inteso non solo come
conservazione degli spazi verdi, ma soprattutto come utilizzazione delle
essenze e delle specie autoctone per non alterare la cultura dei luoghi.
Bisogna dare alle popolazioni che abitano questi
territori tutti gli strumenti necessari per poter portare avanti le loro
tradizioni nei loro borghi, villaggi o isole. Occorre rafforzare e potenziare i
programmi appositamente dedicati. E' necessario che la strategia globale per il
patrimonio culturale dell'Unione europea diventi realmente un elemento
trasversale alle altre politiche, al pari della sostenibilità ambientale, tutte
le politiche devono al riguardo integrarsi tra loro.
Sono convinto che uno sfruttamento equilibrato,
razionale e coerente e coordinato e soprattutto più efficace delle risorse
anche sul piano finanziario consisterà di vincere questa doppia sfida.
Salvaguardare il patrimonio culturale locale e regionale significa consentire
uno sviluppo socioeconomico equilibrato del mondo rurale."
TRASPORTI
INQUINAMENTO CAUSATO DALLE NAVI
Doc. A6-0184/2006
Risoluzione legislativa sulla proposta di
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul finanziamento
pluriennale dell'azione dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima in
materia di intervento contro l'inquinamento causato dalle navi e recante
modifica del regolamento (CE) n. 1406/2002
Procedura: Codecisione -
Dibattito: 4.9.2006 - Votazione: 5.9.2006
Approvando la relazione, il
Parlamento europeo intende finanziare il nolo di navi anti-inquinamento e la
creazione di un centro per la raccolta di immagini via satellite sulle sostanze
inquinanti scaricate in modo illecito in mare.
Si è deciso di assegnare
all'Agenzia europea per la sicurezza marittima nuovi compiti per soddisfare
queste esigenze; di conseguenza è stato approvato il regolamento 724/2004, che
modifica l'articolo 2 del regolamento 1406/2002.
La proposta di
regolamento nasce dalla ferma decisione della Commissione di rendere l'Agenzia
europea per la sicurezza marittima uno strumento utile con una missione
permanente. Poiché l'intervento in caso di inquinamento causato dalle navi e la
prevenzione dello stesso sono responsabilità di lungo periodo, la proposta
intende concedere all'Agenzia l'adeguata garanzia finanziaria basata su uno
stanziamento pluriennale che dovrebbe coprire l'intero periodo 2007-2013 in
linea con le nuove prospettive finanziarie.
La proposta stabilisce
pertanto le procedure e il contributo della Comunità per il finanziamento dei
nuovi compiti dell'Agenzia, sulla base di uno stanziamento pluriennale che sarà
ripartito su un periodo di sette anni.
Nel dibattito è
intervenuto FRANCESCO MUSOTTO
(PPE/DE-I):
"L’Europa,
costante promotrice di un'evoluzione del diritto internazionale marittimo a
tutela dell'ambiente, ha già ottenuto il ritiro progressivo delle petroliere a
scafo unico su scala mondiale e l’aumento dei risarcimenti per le vittime di
inquinamento da idrocarburi, ha integrato le norme internazionali esistenti
introducendo ispezioni più severe nei porti comunitari, controlli più efficaci
delle società di classificazione e un monitoraggio più capillare del traffico
marittimo.
L’applicazione rigorosa ed efficace delle norme
internazionali da parte di un grande blocco commerciale come l’Unione europea,
prima area al mondo nell’interscambio merci, che rappresenta il 24% della
flotta mondiale, aiuta a rafforzare la credibilità delle norme anche nei
confronti delle navi battenti bandiera di un paese terzo. Per questo non si può
che condividere la proposta di dotare l’Agenzia europea di sicurezza marittima
di ulteriori strumenti che possano supportare gli Stati membri in questa lotta
senza frontiere."
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
PESCA
-
Doc.
A6-0219/2006 - Risoluzione sull'avvio di
un dibattito concernente un approccio comunitario in materia di marchio di
qualità ecologica per i prodotti della pesca
-
Doc.
A6-0228/2006 - Risoluzione sul piano
d'azione 2006-2008 per la semplificazione e il miglioramento della politica
comune della pesca
-
Doc.
A6-0241/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un
accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la
Repubblica delle Seicelle
-
Doc.
0242/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un
accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e
l'Unione delle Comore
SANITÀ PUBBLICA
-
Doc.
A6-0249/2006 - Relazione sul miglioramento della salute mentale della popolazione. Verso una strategia sulla salute mentale per
l'Unione europea
Il Parlamento accoglie con favore il Libro Verde della
Commissione sulla salute mentale nell'UE. Tuttavia, i deputati chiedono che la
strategia europea ponga maggiormente l'accento sui problemi specifici delle
donne e dei giovani. Ritengono inoltre che occorre dare priorità alla lotta
contro la discriminazione subita dalle persone affette da patologie mentali e
chiedono una riforma dei servizi della salute mentale affinché poggino su
un'assistenza di qualità, in famiglia o in centri protetti.
-
Docc.
B6-0467, 0476, 0482, 0483, 0485, 0505/2006 - Risoluzione sulla contraffazione dei medicinali
CONTROLLO BILANCI
-
Doc.
A6-0261/2006 - Relazione sulla Relazione speciale della Corte dei conti europea n. 5/2005:
Spese per l'interpretazione sostenute dal Parlamento, dalla Commissione e dal
Consiglio
I costi d’interpretazione
sostenuti per i lavori delle Istituzioni europee sono più che giustificati, ma
è anche possibile realizzare dei risparmi. E’ quanto sostiene una relazione
approvata dal Parlamento europeo, sottolineando che la garanzia del
multilinguismo assicura la legittimità e la diversità dell’Unione e permette ai
cittadini di esercitare il diritto di controllo democratico.
-
Doc.
B6-0457/2006 - Risoluzione sulla
proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE,
Euratom) n. 1605/2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al
bilancio generale delle Comunità europee
AMBIENTE
-
Docc.
B6-0460, 0466, 0473, 0474, 0475, 0478/2006 - Risoluzione comune sugli incendi forestali e le
inondazioni
A seguito dei gravi incendi e delle inondazioni che hanno
colpito numerosi paesi europei, il Parlamento ha adottato una risoluzione che
sottolinea come questi fenomeni abbiano una dimensione europea. Chiede pertanto
la definizione di una strategia di prevenzione su scala continentale, un
meccanismo comunitario di protezione civile e il rafforzamento della politica
forestale europea. Occorre poi reintrodurre gli aiuti agli agricoltori per le
fasce tagliafuoco e favorire il rimboschimento.
COMMERCIO
ESTERO/INTERNAZIONALE
-
Docc.
B6-0465, 0468, 0470, 0480, 0484/2006 - Risoluzione comune sulla sospensione dei negoziati
sull'agenda di Doha per lo sviluppo (DDA)
Preoccupato dallo stallo dei negoziati OMC, il Parlamento
ha adottato una risoluzione comune che chiede di rinnovare gli impegni volti a
trovare un accordo. I deputati temono infatti che, in caso contrario, i Paesi
in Via di Sviluppo sarebbero le principali vittime. Sottolineando poi la
necessità di una riforma in senso più democratico dell'OMC, chiedono un
maggiore coinvolgimento del Parlamento nei negoziati.
-
Doc.
A6-0239/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome
della Comunità europea, della Convenzione di Rotterdam sulla procedura di
previo assenso informato per taluni prodotti chimici e pesticidi pericolosi nel
commercio internazionale
DIRITTI UMANI
-
Docc.
B6-0495, 0497, 0499, 0500, 0502/2006 - Risoluzione
sulla situazione in Zibabwe
-
Docc.
B6-0489, 0494, 0496, 0498, 0501/2006 - Risoluzione
sui richiedenti asilo nordcoreani, soprattutto in Tailandia
-
Docc.
B6-0471, 0492, 0493, 0503/2006 - Risoluzione
sullo Sri Lanka
AFFARI GIURIDICI
-
Doc.
B6-0459/2006 - Risoluzione sulla
partecipazione del Parlamento europeo ai lavori della Conferenza dell'Aia, a
seguito dell'adesione della Comunità
-
Doc.
B6-0464/2006 - Risoluzione sul diritto
contrattuale europeo
-
Doc.
A6-0250/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di decisione del Consiglio sull'adesione della Comunità europea
alla conferenza dell'Aia di diritto internazionale privato
-
Doc.
A6-0258/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa alle franchigie fiscali
applicabili all'importazione di merci oggetto di piccole spedizioni a carattere
non commerciale provenienti dai paesi terzi (versione codificata)
-
Doc.
A6-0259/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo a misure speciali in
favore della bachicoltura (versione codificata)
AGRICOLTURA
-
Doc.
A6-0245/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento
(CE) n. 1788/2003 che stabilisce un prelievo nel settore del latte e dei
prodotti lattiero-caseari
-
Doc.
A6-0244/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di regolamento del Consiglio recante misure specifiche nel
settore agricolo a favore delle isole minori del Mar Egeo e che modifica il
regolamento CE) n. 1782/2003
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE
RELAZIONI ESTERNE
·
Comune
lotta UE e USA contro la contraffazione (http://consilium.europa.eu)
·
Cooperazione
UE e USA nell'istruzione superiore e la formazione professionale
(http://ec.europa.eu.education/programmes/eu-usa/index_en.html)
POLITICA SOCIALE
·
Istituto
europeo per l'uguaglianza di genere (http://consilium.europa.eu)
·
Programma
per l'occupazione e la solidarietà sociale - Progress
(http://ue.eu.int)
·
Orientamenti
per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione
(http://ue.eu.int)
AGRICOLTURA / PESCA
·
Riforma
del settore del vino (http://consilium.europa.eu)
·
Fondo
europeo per la pesca (http://consilium.europa.eu)
AMBIENTE
·
Strumento
finanziario per l'ambiente "Life +"
(http://consilium.europa.eu)
·
Accordo
informale sull'aria pulita in Europa (http://consilium.europa.eu)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Internet
per tutti (http://consilium.europa.eu)
POLITICA REGIONALE
·
Sostegno
comunitario allo sviluppo rurale per il periodo 2007-2013
(http://consilium.europa.eu)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
Lotta
contro la frode fiscale (http://consilium.europa.eu)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Direttiva
sugli additivi alimentari (http://consilium.europa.eu)
TRASPORTI
·
Sicurezza
stradale
(http://consilium.europa.eu/uedocs.cms_data/docs/pressdata/en/trans/89954.pdf)
ENERGIA
·
Trattato
della Comunità dell'energia (http://consilium.europa.eu)
DALLA COMMISSIONE EUROPEA
RELAZIONI ESTERNE
·
"L'Europa
nel mondo: proposte pratiche per una maggiore coerenza, efficacia e
visibilità"
(http://ec.europa.eu/comm/external_relations/index.htm)
·
"Valutazione
degli strumenti comunitari di difesa commerciale"
(http://ec.europa.eu/comm/trade/iss
ues/respectrules/sageguard/legis/index_en.htm)
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Relazione
del 2006 sulle finanze pubbliche nell'UEM
(http://europa.eu.int/comm/economy_finance/pu
blications/publifinance_en.htm)
·
Euro:
Stato dell'arte per i nuovi Stati membri
(http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/euro
related_en.htm)
CONCORRENZA
·
Rapporto
sulla politica di concorrenza (2005)
(http://ec.europa.eu/comm/competition/annual_reports/)
POLITICA SOCIALE
·
2007:
Anno europeo delle pari opportunità per tutti
(http://ec.europa.eu/employment_social/equality2
007/index_fr.htm)
CULTURA
·
Istituto
europeo di tecnologia
(http://ec.europa.eu/education/policies/educ/eit/index_en.html)
AMBIENTE
·
Rapporto
annuale sulle acque di balneazione
(http://ec.europa.eu/water/water-bathing/index_en.html)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Task
force sulle tecnologie d'informazione e di comunicazione (TIC)
(http://ec.europa.eu/enterprise/i
ct/taskforce.htm)
·
RFID - Radio Frequency Identification
(http://ec.europa.eu)
POLITICA REGIONALE
·
Relazione
sulla politica di coesione (2005)
(http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docoffic/officia
l/reports/interim4_en.htm)
TRASPORTI
·
Politica
marittima dell'UE (http://ec.europa.eu)
·
"Mantenere
l'Europa in movimento: una politica dei trasporti per una mobilità
sostenibile"
(http://ec.europa.eu/transport/transport_policy_review/doc/2006_transport_policy_review_en.pdf)
·
"La
logistica delle merci in Europa, chiave della mobilità sostenibile" (COM
2006/336)
VARIE
·
Nuovi
passaporti biometrici nell'Unione europea (http://ec.europa.eu)
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
·
"La
Corte si pronuncia per la prima volta sulla nozione di «handicap» ai sensi
della direttiva riguardante la parità di trattamento in materia di occupazione
e di condizioni di lavoro"
Sentenza della Corte nella
Causa C-13/05
Essa precisa le modalità della tutela dei disabili in materia di
licenziamento.
·
"La
Corte constata che la Sig.ra Edith Cresson ha violato i suoi obblighi di
Commissario europeo"
Sentenza della Corte nella
Causa C-432/04
Considerate le circostanze del caso, la Corte dichiara che la constatazione
della violazione costituisce di per sé una sanzione adeguata.
·
"Un'intesa
che viola la normativa nazionale in materia di concorrenza può violare nel
contempo il diritto comunitario"
Sentenza della Corte nelle
Cause riunite da C-295/04 a C-298/04
Chiunque può far valere il diritto comunitario per chiedere il risarcimento
del danno subito secondo le norme stabilite dagli Stati membri.
·
"Le
autorità di regolamentazione nazionali possono fissare ex ante l'importo
massimo dei prezzi per il trasferimento di un numero di telefono mobile da un
operatore ad un altro"
Sentenza della Corte nella
Causa C-438/04
Le tariffe devono essere orientate ai costi in modo tale da non dissuadere
i consumatori dall'uso della portabilità.
·
"La
libertà di circolazione e di soggiorno non osta all'imposizione della
condizione della residenza per il mantenimento del diritto all'indennità di
disoccupazione"
Sentenza della Corte nella
Causa C-406/04
Tale condizione risponde all'esigenza di controllare la situazione dei
disoccupati.
·
"Per
la seconda volta, la Corte condanna l'Italia per non aver riconosciuto i
diritti quesiti agli ex lettori di lingua straniera"
Sentenza della Corte nella
Causa C-119/04
Alla luce del fatto che l'inadempimento non persiste più alla data
dell'esame dei fatti, la Corte non condanna l'Italia al pagamento di una
penalità.
·
"La
regolamentazione antidoping del Comitato Olimpico Internazionale rientra
nell'ambito di applicazione del diritto comunitario della concorrenza"
Sentenza della Corte nella
Causa C-519/04 P
Tuttavia non contrasta quest'ultimo dato che non va al di là di quanto
necessario ad assicurare il corretto svolgimento delle competizioni sportive.
Per ulteriori informazioni: Corte di
giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad
Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet:
http://www.curia.eu.int/it/index.htm
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
Decreto ministeriale del 19
aprile 2006: recepimento
della direttiva 2005/70/CE della Commissione, del 20 ottobre 2005, relativa ai limiti massimi di residui di alcuni
antiparassitari sui e nei cereali nonché su e in alcuni prodotti di origine
animale e di origine vegetale.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 162
del 14 luglio 2006.
Decreto ministeriale n. 267 del 4
maggio 2006:
recepimento della direttiva 2004/19/CE della Commissione, del 10 marzo 2004,
relativa ai materiali e agli oggetti di
materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 159
dell'11 luglio 2006.
Decreto ministeriale n. 229
dell'8 maggio 2006: recepimento della direttiva 2003/114/CE del Parlamento e del Consiglio, del
22 dicembre 2003, relativa agli additivi
alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 160
del 12 luglio 2006.
Decreto ministeriale del 12
aprile 2006:
recepimento della direttiva 2002/89/CE del Consiglio, del 28 novembre 2002,
relativa alle misure di protezione
contro l'introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai
prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 153
del 4 luglio 2006.
Decreto ministeriale del 18
aprile 2006:
recepimento della direttiva 2005/10/CE della Commissione, del 4 febbraio 2005,
relativa alla definizione dei metodi di
campionamento e di analisi per il controllo ufficiale del tenore di
benzo(a)pirene nelle derrate alimentari.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 180
del 4 agosto 2006.
Decreto ministeriale del 20
aprile 2006: recepimento
della direttiva 2005/5/CE della Commissione, del 26 gennaio 2005, relativa ai metodi di prelievo di campioni e di analisi
per il controllo ufficiale dei tenori di ocratossina A in taluni prodotti
alimentari.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 181
del 5 agosto 2006.
Decreto del Presidente della
Repubblica n. 246 del 2 maggio 2006: recepimento della direttiva 2003/103/CE del Parlamento e
del Consiglio, del 17 novembre 2003, relativa ai requisiti minimi di formazione per la gente di mare.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 185
del 10 agosto 2006.
Decreto legislativo n. 251 del 16
agosto 2006:
recepimento della direttiva 1979/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979,
relativa alla conservazione degli
uccelli selvatici.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 191
del 18 agosto 2006.
DALLA GAZZETTA UFFICIALE
RELAZIONI ESTERNE
·
Informazione relativa all'entrata in vigore dell'accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra
·
Decisione n. 1/2006
del Consiglio di associazione UE-Giordania, del 15 giugno 2006, che modifica il
protocollo n. 3 dell'accordo euromediterraneo, relativo alla definizione della nozione di prodotti originari e ai metodi di cooperazione amministrativa (GUCE L 209/2006)
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Direttiva 2006/48/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativa all'accesso
all'attività degli enti creditizi ed al suo esercizio (rifusione) (GUCE
L 177/2006)
·
Direttiva 2006/49/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativa all'adeguatezza
patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi (rifusione) (GUCE
L 177/2006)
·
Regolamento (CE) n. 1291/2006 della Commissione, del 30 agosto 2006, che modifica il
regolamento (CE) n. 795/2004 recante modalità di applicazione del regime di pagamento unico di cui al regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio (GUCE L 236/2006)
POLITICA
SOCIALE
·
Direttiva
2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006,
riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di
occupazione e impiego (rifusione) (GUCE L 204/2006)
AGRICOLTURA / PESCA
·
Elenco degli organismi e dei
laboratori designati dai paesi terzi per la compilazione dei documenti che
devono accompagnare ogni importazione di vino nella Comunità [articolo 29 del
regolamento (CE) n. 883/2001 della Commissione] (2006/C 160/06)
·
Direttiva 2006/56/CE della
Commissione, del 12 giugno 2006, che modifica gli allegati della direttiva
93/85/CEE del Consiglio concernente la lotta contro il marciume
anulare della patata (GUCE L 182/2006)
·
Regolamento (CE) n. 1022/2006 della
Commissione, del 5 luglio 2006, recante modifica del regolamento (CE) n. 1071/2005
recante modalità d’applicazione del regolamento (CE) n. 2826/2000 del Consiglio
relativo ad azioni d’informazione e di promozione dei prodotti
agricoli sul mercato interno (GUCE L 184/2006)
·
Regolamento (CE) n. 1042/2006 della
Commissione, del 7 luglio 2006, recante modalità di applicazione dell’articolo
28, paragrafi 3 e 4, del regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio relativo
alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse
della pesca nell’ambito della politica comune della pesca (GUCE L 187/2006)
·
Rettifica della direttiva
79/923/CEE del Consiglio, del 30 ottobre 1979, relativa ai requisiti di qualità
delle acque destinate alla molluschicoltura (GUCE L 190/2006)
CULTURA
·
Raccomandazione della Commissione, del 24 agosto 2006, sulla digitalizzazione e l'accessibilità on line del
materiale culturale e sulla
conservazione digitale (GUCE L 166/2006)
AMBIENTE
·
Regolamento (CE) n. 865/2006 della Commissione, del 4 maggio 2006, recante modalità
di applicazione del regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio relativo alla
protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio (GUCE L 166/2006)
POLITICA
REGIONALE
·
Regolamento (CE) n. 1080/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio
2006, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1783/1999 (GUCE L 209/2006)
·
Regolamento (CE) n. 1081/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio
2006, relativo al Fondo sociale europeo e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1784/1999 (GUCE L 209/2006)
·
Regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio
2006, relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) (GUCE L 209/2006)
·
Regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, recante
disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo
sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999 (GUCE L 209/2006)
·
Regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, che istituisce un Fondo di coesione e abroga il regolamento (CE) n. 1164/94 (GUCE L 209/2006)
·
Regolamento (CE) n. 1085/2006 del Consiglio, del 17 luglio 2006, che istituisce uno
strumento di assistenza preadesione (IPA) (GUCE L 209/2006)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
Avviso di apertura di un
procedimento antidumping relativo alle importazioni di perossolfati originari degli Stati
Uniti d’America, della Repubblica popolare cinese e di Taiwan (2006/C
162/05)
·
Regolamento (CE) n. 996/2006 della Commissione, del 29 giugno 2006, recante modifica
dell'allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio relativo alla nomenclatura tariffaria e
statistica ed alla tariffa doganale comune (GUCE L179/2006)
·
Regolamento (CE) n. 1138/2006 della Commissione, del 26 luglio 2006, recante modifica
del regolamento (CE) n. 990/2006 per quanto concerne i quantitativi oggetto
delle gare permanenti per l’esportazione di cereali detenuti dagli organismi di intervento degli Stati membri (GUCE L 205/2006)
VARIE
·
Direttiva 2006/41/CE della
Commissione, del 7 luglio 2006, che modifica la direttiva 91/414/CEE del
Consiglio con l'iscrizione delle sostanze attive clothianidin e petoxamide (GUCE
L 187/2006)
·
Direttiva 2006/60/CE della Commissione, del
7 luglio 2006, che modifica gli allegati della direttiva 90/642/CEE del Consiglio
per quanto riguarda i livelli massimi di residui
di trifloxystrobin, tiabendazolo, abamectina, benomil, carbendazim, tiofanato
metile, miclobutanil, glifosato, trimethylsulfonium, fenpropimorf
e clormequat (GUCE
L 206/2006)
·
Direttiva
2006/61/CE della Commissione, del 7 luglio 2006, che modifica gli allegati
delle direttive 86/362/CEE, 86/363/CEE e 90/642/CEE del Consiglio per quanto
riguarda i livelli
massimi di residui di atrazina,
azinfos-etile, ciflutrin, etefon, fention, metamidofos, metomil, paraquat e
triazofos (GUCE
L 206/2006)
·
Direttiva
2006/62/CE della Commissione, del 12 luglio
2006, che modifica gli allegati delle direttive 76/895/CEE, 86/362/CEE,
86/363/CEE e 90/642/CEE del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui
di desmedifam, fenmedifam e clorfenvinfos (GUCE L 206/2006)
·
Direttiva
2006/63/CE della Commissione, del 14 luglio 2006, che modifica gli
allegati da II a VII della direttiva 98/57/CE del Consiglio concernente la lotta contro Ralstonia
solanacearum (Smith) Yabuuchi et al. (GUCE L 206/2006)
·
Direttiva
2006/64/CE della Commissione, del 18 luglio 2006, che modifica la direttiva
91/414/CEE del Consiglio per l'iscrizione delle sostanze attive clopiralid, ciprodinil, fosetil e trinexapac (GUCE L 206/2006)
·
Direttiva 2006/52/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, che modifica la
direttiva 95/2/CE relativa agli additivi alimentari diversi dai
coloranti e dagli edulcoranti e la direttiva 94/35/CE sugli edulcoranti destinati ad essere utilizzati
nei prodotti alimentari (GUCE L 204/2006)
BANDI - INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni
bandi - inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono
consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.publications.eu.int
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE (N.
VIII-2007/01) LINEA DI BILANCIO 4020 «FINANZIAMENTO DEI PARTITI POLITICI
EUROPEI» (GUCE 2006/C 150/10)
Conformemente all'articolo 2
della regolamentazione dell'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo del 29
marzo 2004 che fissa le modalità d'applicazione del regolamento (CE) n.
2004/2003 (2), «il Parlamento europeo pubblica ogni anno, prima della fine
del primo semestre, un invito a presentare proposte ai fini della concessione
della sovvenzione per il finanziamento dei partiti politici a livello europeo.»
Il presente invito a presentare proposte riguarda le richieste di
sovvenzione relative all'esercizio di bilancio 2007 per il periodo d'attività
compreso tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2007.
Altre informazioni relative al
presente invito possono essere scaricati dal sito internet:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/c_150/c_15020060628it00600062.pdf
Termine ultimo per la
trasmissione delle domande: 15 novembre 2006.
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER
AZIONI INDIRETTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA COMUNITARIO PLURIENNALE INTESO A
RENDERE I CONTENUTI DIGITALI EUROPEI PIÙ ACCESSIBILI, UTILIZZABILI E
SFRUTTABILI (PROGRAMMA ECONTENTPLUS) (GUCE 2006/C 172/09)
Il presente invito riguarda
proposte di azioni indirette per i settori e le attività che seguono:
Informazioni geografiche: Progetti mirati per le informazioni geografiche,
Una
rete tematica sulle reti geografiche
Contenuti educativi: Progetti mirati per i contenuti
educativi
Una
rete tematica per i contenuti educativi
Biblioteche digitali (contenuti
culturali e
scientifici/accademici):Progetti mirati per le biblioteche digitali
Una
rete tematica per i contenuti culturali
Rafforzare la cooperazione tra i
soggetti interessati ai contenuti
digitali: Una
rete tematica sul public-domain e le questioni correlate
La partecipazione al programma
eContentplus è aperta ai soggetti giuridici con sede nei 25 Stati membri.
La partecipazione è altresì
aperta ai soggetti giuridici con sede in Bulgaria, Croazia, Romania, Turchia e
nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, se è stato stipulato un accordo
bilaterale in tal senso con il paese interessato. Possono partecipare al
programma anche i soggetti giuridici con sede negli Stati dell'EFTA contraenti
dell'accordo SEE (Islanda, Liechtenstein, Norvegia), conformemente alle disposizioni
di tale accordo.
La partecipazione di soggetti
giuridici con sede in paesi terzi e di organismi internazionali è prevista, ma
senza il sostegno finanziario della Comunità.
Il termine ultimo per il
ricevimento delle proposte da parte della Commissione: 19 ottobre 2006 alle
ore 17 (ora di Lussemburgo).
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE -
ePARTECIPAZIONE 2006/1 (GUCE 2006/C 176/14)
ePartecipazione è un'azione
preparatoria volta a sfruttare i vantaggi offerti dall'uso delle tecnologie
dell'informazione e della comunicazione per migliorare il processo legislativo
e la legislazione a tutti i livelli del processo decisionale governativo e per
assicurare una più ampia partecipazione pubblica a tali processi.
Conformemente al programma di
lavoro ePartecipazione 2006, con il presente invito
L'invito è aperto alle proposte
provenienti da soggetti giuridici dei 25 Stati membri dell'UE.
Ad ogni proposta devono
partecipare almeno due soggetti giuridici indipendenti registrati.
Il finanziamento comunitario non
supera il 75 % dei costi ammissibili sostenuti da ciascun partner. In ogni
caso, il finanziamento comunitario non deve creare profitti per i beneficiari.
Termine
ultimo per la presentazione delle proposte: 4 ottobre 2006 alle ore 17
(ora di Bruxelles).
Ulteriori informazioni sulle
modalità di preparazione e presentazione delle proposte sono contenute nella
Guida del proponente ePartecipazione 2006. Il presente documento, il programma
di lavoro ePartecipazione 2006 e altre informazioni relative al presente invito
e alla procedura di valutazione possono essere scaricati dal sito internet:
http://europa.eu.int/information_society/activities/egovernment_research/eparticipation/index_en.htm .
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - DG
INFSO - MEDIA 10/2005 MEDIA PLUS - SOSTEGNO ALLA DIFFUSIONE TELEVISIVA DI OPERE
AUDIOVISIVE EUROPEE (GUCE 2005/C 329/09)
1.
Obiettivi e descrizione
Il
presente invito a presentare proposte è basato sulla decisione del Consiglio
relativa all'attuazione di un programma d'incentivazione dello sviluppo, della
distribuzione e della promozione delle opere audiovisive europee (MEDIA Plus Sviluppo,
distribuzione e promozione, 2001-2005) adottata dal Consiglio il 20 dicembre
2000 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee del 17
gennaio 2001 (GU L 13, pagine 34-43).
L'obiettivo
di questo programma è di promuovere la circolazione, all'interno e all'esterno
dell'Unione europea, di programmi televisivi europei prodotti da imprese
indipendenti, incentivando la cooperazione tra emittenti, da un lato, e
distributori e produttori indipendenti dall'altro.
2. Candidati ammissibili
Il
presente invito a presentare proposte è destinato alle società europee le cui
attività contribuiscono alla realizzazione degli obiettivi suddetti, in
particolare alle società di produzione audiovisiva europee indipendenti.
I
richiedenti devono essere residenti in uno dei paesi seguenti:
- i 25
paesi dell'Unione europea
- i
paesi dell'EFTA
- il
paese candidato: Bulgaria
3. Bilancio e durata dei progetti
Il
bilancio totale stanziato per i progetti cofinanziati ammonta a 12 milioni di
euro.
Il
contributo finanziario è assegnato sotto forma di sovvenzione. L'importo
massimo del contributo finanziario concesso ammonta a euro 500 000 per opera.
Esso non potrà superare in alcun caso il 12,5% del bilancio di produzione presentato
dal produttore per i film di finzione o d'animazione e il 20% del bilancio di
produzione per i documentari.
La
durata massima dei progetti è di 37 o di 49 mesi (per le serie e/o i progetti
d'animazione).
4. Scadenza
Le
domande devono essere inviate alla Commissione entro il 3.11.2006.
5. Informazioni complete
Il testo
completo dell'invito a presentare proposte e i moduli di candidatura si trovano
all'indirizzo seguente:
http://europa.eu.int/comm/avpolicy/media/distr_en.html.
Le
domande devono rispettare rigorosamente le prescrizioni del testo completo e
vanno inoltrate utilizzando l'apposito modulo.
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS
Società polacca operante nel campo della grafica
e della stampa è interessata ad avviare accordi
di cooperazione finanziaria, produttiva e di subfornitura.
Azienda polacca specializzata nella produzione di tappezzeria,
rivestimenti per l’industria, per cuscini ed altri elementi di rivestimento, è
interessata ad accordi di cooperazione produttiva e subfornitura.
Azienda francese specializzata nella produzione di sanitari, cerca
importatori e/o distributori.
Azienda croata, specializzata nella
commercializzazione di tutti gli accessori
per l’arredobagno e di una linea completa di materiale per il settore
idraulico, cerca operatori interessati ad acquistare in parte l’attività.
Azienda del regno Unito cerca produttori e fornitori di melograni.
Azienda svedese specializzata nella produzione
di articoli tessili per la casa
e di altri prodotti come le cornici per occhiali da sole, è interessata a nuovi
prodotti da importare in Svezia.
Azienda svedese cerca grossisti, negozi operanti
in località di mare e magazzini interessati ad acquistare prodotti da spiaggia, quali creme da sole, occhiali da sole,
materassini, bikini e d altro.
Azienda polacca, specializzata nella produzione
di abbigliamento da donna di
alta qualità a buon prezzo, è interessata a contattare importatori,
distributori e venditori di abiti all’ingrosso.
Azienda irlandese è interessata ad importare legno di frassino in tronchi o
in tavole.
Azienda lituana è interessata ad avviare accordi
di distribuzione di pallet in legno
di seconda mano.
Azienda bulgara è interessata a contattare
produttori di macchinari per piegare
ed incollare cartone per la realizzazione di scatoloni.
Azienda spagnola cerca grossisti e/o distributori
di abiti da sposi per avviare
accordi di distribuzione.
Azienda macedone cerca produttori di tegole in ceramica per tetti.
COOPERAZIONI CON AMERICA, ASIA E PAESI DEL
MEDITERRANEO
Azienda tunisina specializzata nell’assemblaggio e saldatura di fogli
elettronici destinati all’esportazione cerca partner interessati
all’avvio di accordi commerciali.
Azienda tunisina specializzata nel riciclaggio di rottami e ferraglie
cerca partner operanti nel settore del riciclaggio di pneumatici al fine di
diversificare le proprie attività.
Azienda turca specializzata nella produzione di adattatori con
funzionalità di risparmio energetico (fino al 30%) per refrigeratori,
condizionatori e motori ad induzione monofase cerca partner per realizzare accordi
finanziari, commerciali e di assistenza tecnica.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
·
Eurodeputati
Delegazione italiana FORZA ITALIA - P
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma
- Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles -
Tel. +32 2 284.25.96 -
Fax +32 2 284.69.06
·
Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B - 1047 Bruxelles - Tel.:
0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it
·
Commissione delle Comunità Europee
Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 - http://europa.eu.int/comm
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it
·
Consiglio
dell'Unione Europea - Rue de la Loi,
175 B - 1048 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int
·
Corte
di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int
·
Comitato
economico e sociale - Rue
Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int
·
Comitato
delle regioni - Rue Montoyer,
92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int
·
Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S
(Bandi): http://ted.publications.eu.int
·
Euro
Info Centres (informano e
forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee:
normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza,
concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html
Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67
1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 4159
- http://www.epp-eu.org/
EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org