GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER
PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO
ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
15
settembre 2006
n° 141
Lettera informativa della Delegazione Italiana
Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
BREVI DALL'EUROPA
IL CONSIGLIO HA ADOTTATO LA SUA POSIZIONE COMUNE SU
LIFE PLUS
I ministri dell’ambiente dell’Unione europea,
riuniti a Lussemburgo, hanno adottato senza sorprese e senza discussione la
posizione comune del Consiglio sullo strumento finanziario per l’ambiente Life
Plus, che contemplerà il periodo 2007-2013.
Questa adozione formale interviene a seguito
dell’accordo politico parziale del Consiglio, raggiunto nel dicembre scorso,
sugli obbiettivi di Life Plus e sulla ripartizione dei fondi tra
Life Plus semplifica, riunendoli in un unico
quadro, tutto un insieme di programmi e di strumenti esistenti, come Life, i
programmi Forest Focus e Urban, il programma di finanziamento della DG ambiente
per le ONG ambientali e il Fondo generale per lo sviluppo della politica ambientale
dell’Unione europea e per la sua attuazione.
Questo strumento finanziario comprende tre
parti: - Life Plus “Ambiente natura e biodiversità”, che si concentrerà
sull’applicazione delle direttive “Habitus” e “Uccelli selvatici”, nonché
sull’approfondimento delle conoscenze richieste per sviluppare, valutare e
controllare la politica e la legislazione dell’Unione europea riguardante la
protezione dell’ambiente naturale e la tutela della biodiversità; - Life Plus
“politica e gestione ambientale”, che coprirà le priorità del sesto programma
d’azione per l’ambiente naturale e la biodiversità (cambiamenti climatici,
salute e qualità della vita, risorse naturali e rifiuti) e i temi contemplati
dalle sette “strategie” tematiche.
ISTITUTO EUROPEO DI TECNOLOGIA
La
proposta per la creazione di un IET venne realizzata in un primo momento nel
corso della strategie di Lisbona e la comunicazione è il risultato di un
processo di consultazione avviato con addetti ai lavori e gli Stati membri fino
a giungere a un chiarimento della struttura e del funzionamento dell'Istituto.
Centro
della struttura sarà il comitato direttivo IET, che si servirà di una snella
struttura di supporto (amministrazione, servizio giuridico, ecc.). Tale
comitato identificherà le sfide strategiche e scientifiche in settori
interdisciplinari (ad esempio, energia verde o nanotecnologie).
Su base
competitiva, esso selezionerà e finanzierà una serie di "comunità delle
conoscenze" relativamente a lavori connessi alla ricerca, all'istruzione e
all'innovazione. Tali "comunità delle conoscenze" saranno formate da
partnership integrate, composte da squadre di membri di università,
organizzazioni di ricerca e settore industriale. A seguito delle consultazioni,
Quanto
alla struttura organizzativa, le comunità delle conoscenze dovranno poter
beneficiare della massima flessibilità.
L'Istituto
deve essere un'organizzazione veramente autonoma in grado di decidere il
proprio programma strategico. L'IET stesso deve assumere una forte identità ed
essere in grado di raccogliere e integrare le squadre più valide provenienti da
università e istituti di ricerca in tutta Europa.
Nella
comunicazione sono anche descritti approfonditamente i vantaggi offerti dalla
creazione dell'Istituto. I partner partecipanti avranno il vantaggio di una
maggiore visibilità, di una maggiore capacità in materia di R&S, di
migliori incentivi finanziari e di costi ridotti di assunzione dei rischi.
L'Istituto
è complementare ad altre azioni dell'UE volte a rafforzare l'innovazione in
Europa. Tra esse figurano il VII Programma Quadro, il Consiglio Europeo della
Ricerca, le Piattaforme Europee di Tecnologia e tutte le altre iniziative
comuni.
Nei
prossimi mesi,
La
comunicazione della Commissione si sommerà al dibattito sull'istituzione
dell'IET, ed entro l'anno si prevede la presentazione di una proposta formale
per la creazione dello stesso IET.
LA COMMISSIONE TRIPLICHERA'
L'INVESTIMENTO ANNUALE PER LA FASE DI AVVIO DELLE PMI EUROPEE
IL SETTORE VITIVINICOLO
E’ in
via di discussione la riforma del settore vitivinicolo. L’attuale regime dei
finanziamenti europei per il settore in oggetto richiede circa 1.3 miliardi di
euro all’anno, 500 milioni di euro circa dei quali sono utilizzati per
trasformare l’eccedenza di vino di qualità in alcol etilico o aceto. Per
combattere il calo nel livello dei consumi del vino europeo, la produzione in
eccesso e la competizione internazionale,
AIUTI
DI STATO: LA COMMISSIONE ADOTTA ORIENTAMENTI SUGLI AIUTI DI STATO A SOSTEGNO
DEGLI INVESTIMENTI IN CAPITALE DI RISCHIO NELLE PMI
La Commissione
europea ha adottato degli orientamenti per determinare quando gli aiuti di
Stato a sostegno degli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e
medie imprese (PMI) sono compatibili con le norme sugli aiuti di Stato previste
dal trattato CE (articolo 87).
Queste
disposizioni agevoleranno l’accesso ai finanziamenti da parte delle PMI nelle
fasi iniziali del loro sviluppo, in particolare in mancanza di mezzi
alternativi di finanziamento provenienti dai mercati finanziari (in presenza
dunque di un cosiddetto fallimento del mercato).
L’accesso migliore
al capitale stimolerà la crescita delle PMI e creerà maggiori posti di lavoro
nell’UE. Gli orientamenti si inseriscono nelle iniziative della Commissione,
annunciate nel piano d’azione nel settore degli aiuti di Stato, per
incoraggiare gli Stati membri a concentrare gli aiuti di Stato in modo da
migliorare la competitività dell’industria UE, in particolare attraverso
l’innovazione, e a creare posti di lavoro sostenibili, riducendo al minimo le
distorsioni della concorrenza. Gli orientamenti prevedono una soglia di
sicurezza di 1,5 milioni di EUR di investimenti per PMI destinataria su un
periodo di dodici mesi (sotto la quale si ritiene vi sia un fallimento del
mercato), una procedura di valutazione semplificata per casi chiaramente
definiti che soddisfano determinate condizioni e criteri di valutazione che
garantiscano che il finanziamento statale incoraggi gli investimenti privati,
ovvi ai fallimenti del mercato e sia proporzionato.
Il Commissario
responsabile per
Gli orientamenti
si riferiscono a misure a favore del capitale di rischio per investimenti nelle
PMI nelle fasi iniziali di attività (le cosiddette fasi “seed”, “start-up” e di
espansione) con finanziamenti forniti congiuntamente dallo Stato e dagli
investitori privati. Gli orientamenti sostituiscono la comunicazione del 2001
sugli aiuti di Stato e il capitale di rischio. Stimoleranno l’accesso al
capitale di rischio, in particolare per le imprese innovative. Maggiori
investimenti possono determinare anche una produzione più rispettosa dell’ambiente,
ad esempio attraverso il risparmio energetico.
Un cambiamento
importante degli orientamenti è la soglia di investimento di 1,5 milioni di EUR
per PMI destinataria su un periodo di dodici mesi, che rappresenta un aumento
del 50% rispetto alla soglia precedente. Per tali casi,
È prevista una
valutazione semplificata per le misure che soddisfano tutte le condizioni
seguenti:
-
investimenti
inferiori a 1,5 milioni di euro per PMI beneficiaria su un periodo di dodici
mesi;
-
finanziamenti
fino alla fase di espansione per le piccole imprese e per le medie imprese
situate in zone assistite e fino alla fase di “start-up” per le medie imprese
situate in zone non assistite;
-
almeno il 70%
dello stanziamento deve essere utilizzato per fornire strumenti equity o
quasi-equity anziché strumenti di debito;
-
la partecipazione
degli investitori privati deve essere almeno del 50% nelle zone non assistite e
del 30% nelle zone assistite;
-
le decisioni
d’investimento devono essere orientate al profitto, il che comporta la
partecipazione dei privati, piani aziendali redditizi ed una strategia di
uscita chiara; la gestione del fondo deve seguire una logica commerciale: la
retribuzione dei gestori deve essere cioè collegata ai profitti del fondo, gli
investitori privati devono essere rappresentati e la gestione deve rispettare
standard regolamentari adeguati;
-
è possibile un
carattere settoriale per i fondi che investono in tecnologie o settori
innovativi.
Verrà effettuata
una valutazione dettagliata per le misure di aiuto che:
-
prevedono
investimenti superiori a 1,5 milioni di euro per PMI destinataria su un periodo
di dodici mesi;
-
forniscono
finanziamenti per la fase di espansione di medie imprese situate in zone non
assistite;
-
prevedono
investimenti di “follow-on” nelle PMI superiori a 1,5 milioni di euro e il
finanziamento della fase iniziale della crescita;
-
prevedono
investimenti con una partecipazione di investitori privati inferiore al 50%
nelle zone non assistite o al 30% nelle zone assistite;
-
si concentrano
sul capitale “seed” per piccole imprese con partecipazione privata limitata o
inesistente e/o investono soprattutto attraverso strumenti di debito;
-
prevedono veicoli
di investimento (ossia mercati alternativi);
-
coprono costi
connessi alla selezione delle imprese in vista della conclusione di
investimenti (i cosiddetti “costi di esplorazione” delle potenzialità del
mercato).
Gli orientamenti
tengono conto di una consultazione approfondita e di uno studio esterno sulla
mancanza di capitale proprio nell’UE, delle osservazioni sul piano di azione
nel settore degli aiuti di Stato e sulla comunicazione sugli aiuti di Stato
all’innovazione, nonché delle opinioni degli Stati membri e delle osservazioni
delle parti interessate.
Gli orientamenti
integrano altri strumenti di aiuto di Stato destinati alle PMI:
-
i nuovi
orientamenti sugli aiuti di Stati a finalità regionale 2007-2013 che prevedono
“aiuti all’impresa” per le fasi iniziali e di “start-up” delle piccole imprese
situate in zone assistite;
-
un’esenzione per
categoria generale della Commissione, attualmente in fase di preparazione,
grazie alla quale gli Stati membri non dovranno notificare determinate misure a
favore delle PMI;
-
prossime norme
sugli aiuti di Stato per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.
Gli orientamenti
sono disponibili al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/overview/sar.html.
CON L'ACCORDO SULLE STAMINALI NON SI
FRENA IL CAMMINO DEL VII PQ
Il
Consiglio Competitività durante il suo incontro straordinario del 24 luglio ha
raggiunto un accordo politico sul VII PQ. Il Consiglio emanerà ora una
posizione comune fondata sull'accordo raggiunto, ed il testo sarà poi oggetto
di discussione presso il Parlamento europeo in seconda lettura.
È stato
possibile raggiungere un accordo grazie a un testo di compromesso elaborato
dalla Commissione in cui si legge:
"
Come già
accadeva nel VI PQ certe aree non beneficeranno di alcun sostegno finanziario
dell'UE, e più precisamente l'attività di ricerca volta alla clonazione umana a
fini riproduttivi; l'attività di ricerca intesa a modificare il patrimonio
genetico degli esseri umani che potrebbe rendere ereditabili tali modifiche, e
l'attività di ricerca volta a creare embrioni umani esclusivamente a fini di
ricerca o per la produzione di cellule staminali.
Ogni
singola proposta di progetto sarà anche oggetto di una severa analisi etica, e
sarà obiettivo imprescindibile rispettare sempre le norme di ciascun paese
coinvolto in un progetto.
Il bilancio
del VII PQ sarà pari a 55,6 miliardi di euro.
Il
programma Cooperazione farà la parte del leone con un bilancio dell'ordine di
32,365 miliardi di euro. Per Idee il bilancio è di 7.460 miliardi di euro;
Persone ha 4.728 miliardi di euro e Capacità 4.217 miliardi.
AUMENTARE IL NUMERO DELLE DONNE
NELLA RICERCA
Nel
quadro del dibattito nell'ambito dell'ESOF2006 sui motivi per cui le donne non
raggiungono ancora le posizioni di più alto livello in ambito scientifico e
sulla promozione dell'uguaglianza di genere nella scienza da parte delle
politiche dell'UE, Johannes Klumpers, capo dell'unità Donne e scienza della
Commissione europea, ha dichiarato che "l'uguaglianza di genere migliora
l'eccellenza scientifica; ora stiamo attingendo a un insieme limitato di
risorse".
Il
progetto WOMENG (Women in Engineering), da poco ultimato, volto a individuare i
modi per attrarre più donne nel settore dell'ingegneria e, cosa non meno
importante, fare in modo che vi restino, ha presentato una serie di azioni
possibili.
L'ingegneria
continua a offrire un'immagine di sé molto "mascolina" e il fatto che
la maggior parte delle rappresentazioni di tale settore raramente raffigurino
donne non migliora la situazione. Inoltre, i programmi destinati ad attrarre un
maggior numero di studentesse nel settore dell'ingegneria sono generalmente
rivolti alle giovani di età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre alcune
ragazze hanno già abbandonato le scienze e la tecnologia intorno ai 13 anni. Il
progetto WOMENG propone di incoraggiare gli ingegneri donna a fare da modello e
di invitare le giovani ad assistere a giornate "porte aperte" in modo
che possano capire ciò che la professione di ingegnere realmente comporta. Il
progetto suggerisce inoltre di sensibilizzare professori e altro personale
sulle questioni di genere in modo da accrescerne la consapevolezza in materia.
Per
ulteriori informazioni sull'ESOF visitare: http://www.esof2006.org
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO - SESSIONE
04 - 07 SETTEMBRE 2006
Docc. B6-0469, 0472, 0477, 0481, 0486, 0487/2006
Risoluzione comune sul Medio Oriente
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
6.9.2006 - Votazione: 7.9.2006
Il Parlamento ha
adottato una risoluzione che, accogliendo con favore la risoluzione dell'ONU,
chiede di riportare il processo di pace in Medio Oriente fra le priorità
dell'agenda politica internazionale e di convocare una conferenza di pace. Nel
sostenere la missione UNIFIL e sottolineando il ruolo attivo dell'Italia,
sollecita anche un chiarimento del mandato e delle regole d'ingaggio. Auspica
inoltre l'avvio di un'indagine internazionale per valutare eventuali violazioni
dei diritti umani.
Il Parlamento europeo ha
adottato una risoluzione comune sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE,
GUE/NGL e UEN con la quale esprime «viva preoccupazione» per le dimensioni e
l'intensità del conflitto militare nel Libano meridionale. Inoltre, si
dice «profondamente turbato» dallo scoppio delle ostilità nel Libano
meridionale, dagli attacchi di Hezbollah e «dalla reazione sproporzionata
nell'uso della forza da parte dell'esercito israeliano», «che hanno
rappresentato una seria minaccia per la pace e la sicurezza internazionale». In
proposito, deplora profondamente le vittime fra la popolazione civile in Libano
e in Israele e tra i soldati e gli osservatori dell'ONU, così come la massiccia
distruzione delle infrastrutture. Ribadendo quindi «che non vi può essere
soluzione militare al conflitto mediorientale», sottolinea che «nessun cessate
il fuoco può essere duraturo senza la volontà politica delle parti coinvolte
direttamente o indirettamente di affrontare le cause alla radice della recente
crisi». Reitera pertanto l'appello alla liberazione immediata sia dei soldati
israeliani rapiti che dei membri del governo palestinese e del Consiglio
legislativo palestinese detenuti in carcere da Israele.
Nel plaudire poi
all'adozione all'unanimità della risoluzione 1701 dell'ONU, il Parlamento si
compiace che il governo libanese abbia deciso di dispiegare le sue forze nel
Libano meridionale e che l'esercito israeliano abbia accettato di ritirarsi
dietro la "Linea blu". Si compiace inoltre del forte sostegno
espresso dal governo libanese ad un potenziamento del ruolo dell'UNIFIL. Al
riguardo, ritiene che il mandato dell'UNIFIL dovrebbe costituire «un
serio impegno a fornire un'assistenza adeguata al governo libanese nel porre in
essere efficaci misure di controllo e di sicurezza». Accoglie anche con favore
l'impegno assunto dagli Stati membri di mettere a disposizione circa 7.000
uomini per la forza UNIFIL. Sottolineando poi «il ruolo attivo assunto da
Francia e Italia», i deputati appoggiano pienamente la decisione secondo la
quale la Francia continuerà ad assicurare il comando dell'UNIFIL fino al
febbraio 2007, dopodiché l'Italia assumerà il controllo terrestre. Sottolineano
nondimeno che «occorre evitare una duplicazione delle strutture di comando» ed
evidenziano «l'importanza di definire in modo chiaro ed adeguato il mandato, le
regole d'ingaggio, la struttura e le competenze dell'UNIFIL».
Il Parlamento ritiene
fondamentale che l'esercito libanese regolare «sia l'unico destinatario di
qualsiasi importazione di armi in Libano» e invita il governo del paese
a garantire, in cooperazione con l'UNIFIL, la piena attuazione della
risoluzione ONU. Sottolinea al riguardo che questa soluzione «dovrebbe portare
al disarmo di tutte le milizie, compresa quella di Hezbollah, unitamente a
misure volte a impedire l'entrata di armi in Libano». Invita poi gli Stati
membri ad attenersi rigorosamente al Codice di condotta sulle esportazioni di
armi per tutte le forniture belliche alla regione.
Il Parlamento, inoltre,
chiedendo di sostenere l'ulteriore democratizzazione del Libano, rivolge un
urgente appello a Iran e Siria affinché svolgano un ruolo costruttivo.
Quest'ultima, più in particolare, dovrebbe rafforzare i controlli sul proprio
versante del confine con il Libano. Allo stesso tempo, invita il Consiglio e la
Commissione a riannodare un vero dialogo con la Siria «per coinvolgere il paese
negli sforzi di pace finalizzati a una soluzione globale del conflitto».
D'altra parte, i deputati
chiedono all'Unione europea di impegnarsi a lavorare con tutte le parti
interessate e rivolgono un appello a queste ultime a rispettare scrupolosamente
i loro impegni in vista della piena applicazione della risoluzione 1701, «così
da consentire l'accesso dell'aiuto umanitario d'urgenza e il ritorno
delle persone sfollate nelle migliori condizioni di sicurezza possibili».
D'altra parte, chiedono che venga condotta in Libano e Israele un'inchiesta
internazionale approfondita di alto livello, sotto l'egida del Segretario
generale delle Nazioni Unite, «per far luce sulle notizie di gravi violazioni
dei diritti umani, sulla drammatica situazione delle vittime e sulla violazione
del diritto umanitario». Deplorando vivamente il deteriorarsi della situazione
della popolazione e delle infrastrutture civili a Gaza e in Cisgiordania,
chiedono a tutte le parti «di spezzare il circolo vizioso degli attacchi e
contrattacchi, che ha provocato centinaia di morti e feriti e ha causato enormi
danni alle infrastrutture civili».
Il Parlamento sottolinea
poi la necessità di riportare il processo di pace nel Medio Oriente fra
le priorità dell'agenda politica internazionale. Invitando quindi il Quartetto
ad imprimere nuovo slancio all'applicazione della "tabella di marcia"
in vista dell'Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite di settembre,
ribadisce che la formula dei due Stati, con uno Stato israeliano e uno
palestinese che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza, «è una condizione
chiave per una soluzione pacifica e duratura in Medio Oriente». Consiglio e
Commissione sono inoltre invitati a continuare a garantire, unitamente alla
comunità internazionale, l'assistenza umanitaria fondamentale al popolo
palestinese e, a tale proposito, i deputati chiedono che il Meccanismo
internazionale temporaneo (MIT) «sia potenziato ed esteso».
I deputati chiedono poi al
governo israeliano di riprendere con urgenza il trasferimento delle entrate
tributarie e doganali palestinesi trattenute, di consentire la circolazione
delle persone e di rispettare l'accordo in materia di circolazione e accesso a
Rafah e in altri punti di attraversamento della frontiera a Gaza. Rinnovano,
inoltre, il sostegno agli sforzi del Presidente dell'Autorità palestinese,
Mahmoud Abbas, volti a promuovere un dialogo nazionale tra i vari partiti
palestinesi, nella prospettiva della costituzione di un nuovo governo
palestinese. D'altra parte, ritengono che la presenza di una forza
multinazionale in Libano «potrebbe essere considerata un esempio da seguire nel
processo negoziale per la soluzione del conflitto israelo-palestinese».
Invitando, infine, il
Consiglio ad adoperarsi con ogni mezzo per convocare una conferenza
regionale di pace per pervenire a una soluzione complessiva, duratura e
sostenibile ai problemi dell'area, il Parlamento ritiene essenziale coinvolgere
la Lega araba e chiede all'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM) di
assumersi le proprie responsabilità per facilitare la ripresa del dialogo e
della cooperazione tra le parti interessate dalla situazione in Medio Oriente.
A medio e a lungo termine, poi, dovranno essere create istituzioni che
raggruppino i paesi del bacino mediterraneo, come una Banca euromediterranea di
sviluppo, poiché ritiene che ciò costituisca «la migliore garanzia di una pace
duratura e dello sviluppo umano».
Dichiarazione del
Consiglio
Erkki Tuomioja ha anzitutto sottolineato che l'ultima crisi in Medio
Oriente è la prima in cui l'Unione europea ha assunto un importante ruolo
internazionale, dimostrando, nel porre fine alle ostilità e nel mantenimento
della pace, di «essere all'altezza delle aspettative». Ha poi ricordato che il
Consiglio dei Ministri ha tenuto due riunioni straordinarie nel mese di agosto
che hanno permesso di definire una posizione europea sul conflitto e la cui
sostanza è stata ripresa dalla risoluzione ONU. Il Ministro, in particolare, ha
posto l'accento sulla decisione di inviare truppe europee nell'ambito della
forza UNIFIL al fine di garantire il rispetto della risoluzione. La forza
UNIFIL - che dal mese di febbraio sarà sotto comando italiano - non rappresenta
però un'operazione europea e, in proposito, il Ministro ha sottolineato
l'importanza della partecipazione di altri paesi, anche islamici. Si tratterà
quindi di garantire il ritiro delle truppe dal Libano del Sud e aiutare il
governo libanese ad estendere la sua autorità in quell'area.
Mentre all'esercito
libanese spetterà disarmare Hezbollah, ha aggiunto, la forza UNIFIL dovrà
assicurare l'approvvigionamento degli aiuti e garantire il rispetto del cessato
il fuoco. Al riguardo ha messo l'accento sul contributo finanziario significativo
stanziato dall'Unione che permetterà l'inizio della ricostruzione e di
alleviare la crisi umanitaria. Sottolineando come tutte le parti abbiano
sottoscritto la risoluzione dell'ONU, il Ministro ha rilevato l'importanza che
tutti i paesi della regione sostengano il progetto. Occorre quindi implicare la
Siria che può svolgere un ruolo importante e che ha già dato segnali circa la
propria disponibilità ad avere un atteggiamento costruttivo nel processo di
pace.
Il Consiglio, ha
proseguito, è convinto che non è possibile ottenere la pace nella regione se
non si trova una soluzione alla questione israelo-palestinese sulla base della
road map e con l'obiettivo di giungere alla costituzione di due Stati
indipendenti e sovrani. Per proseguire il processo di pace, ha aggiunto, è
quindi vitale che sia riconosciuto Israele e siano interrotte le attività
terroristiche. D'altra parte, occorre, che Israele rilasci i membri del
Consiglio palestinese arrestati e che siano liberati i soldati israeliani presi
in ostaggio. Il Ministro ha poi sottolineato che l'Unione deve svolgere un
ruolo attivo per il rilancio del processo di pace assieme agli altri partner
del Quartetto, e in particolare con gli USA, e della Lega araba, spingendo le
parti al tavolo del negoziato. Ha quindi concluso affermando che l'Unione
potrebbe in futuro assumersi nuove responsabilità e, segnatamente, nella
promozione di una Conferenza internazionale per la pace che potrà essere
organizzata quando le condizioni necessarie saranno riunite.
Dichiarazione della
Commissione
«La sicurezza e la
stabilità non può essere imposta unilateralmente», ha affermato Benita Ferrero-Waldner sottolineando il ruolo svolto dall'UE nel
corso della crisi nel Libano del Sud. In particolare il suo contributo nella
definizione della risoluzione ONU e alla sua applicazione, nonché lo sforzo
profuso per garantire gli aiuti umanitari e alla ricostruzione. Per la
commissaria responsabile delle relazioni esterne vi è bisogno di un Libano
indipendente, che sia «in grado di contribuire a questa fragile pace» e di
eliminare la tensione attuale. Si è poi detta d'accordo con Kofi Annan riguardo
alla necessità di eliminare il blocco navale e aereo imposto da Israele al
Libano. Occorre anche, ha proseguito, creare le condizioni per una stabilità a
lungo termine ed «eliminare le ambiguità sul disarmo di Hezbollah».
Facendo poi riferimento
alla situazione in Palestina, la commissaria ha affermato che, per evitare una
escalation della violenza, occorre che siano rilasciati gli ostaggi e che siano
risolti i problemi di movimento e di accesso alle frontiere tra Israele e i
territori palestinesi. Rilevando anche la necessità di ricostruire le
istituzioni palestinesi e di lavorare con esse, ha poi rilevato che occorre
trovare una soluzione tesa a sbloccare gli introiti doganali che spettano alla
Palestina e che potrebbero garantire parte delle risorse finanziarie, anche per
pagare gli stipendi dei funzionari palestinesi.
Il conflitto consumatosi
questa estate, ha affermato la commissaria, «non ha avuto vincitori, ma solo
vittime» e le soluzioni militari non funzionano. L'unica possibilità è quindi
di rinnovare una prospettiva politica, riportando tutte le parti al tavolo dei
negoziati. Per Israele e Libano, ha aggiunto, è venuto il momento del dialogo e
la Siria deve fare la sua parte per garantire il rispetto della risoluzione
ONU, mentre l'Unione dovrebbe diventare leader del processo di pace in Medio
Oriente.
HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito affermando che
nessuna regione al modo ha patito per così tanto
tempo tali sofferenze ed ha sottolineato il «circolo vizioso senza fine»
innescato dal rapimento dei soldati israeliani che ha comportato anche il
bombardamento di presunti obiettivi militari che hanno colpito i civili. Per il
leader popolare, la soluzione militare in Medio Oriente non è percorribile e
solo la politica può portare alla pace. Tuttavia, ha evidenziato che solo la
presenza militare può contribuire a creare le condizioni necessarie al mantenimento
della pace.
Ritenendo inaccettabili
le interferenze di Siria e Iran in Libano, il deputato ha sottolineato che
l'obiettivo dev'essere di garantire uno Stato libanese sovrano. A suo parere,
inoltre, Hezbollah è sì un'organizzazione politica e una forza di governo ma è
inaccettabile che le sue milizie, «uno Stato nello Stato», determinino l'azione
di governo e vanno quindi disarmate. Ricordando poi le critiche rivolte a
Israele circa l'uso sproporzionato della forza, e da lui a suo tempo condivise,
il deputato ha voluto però rendere omaggio al processo democratico di
autocritica che si è svolto in Israele circa l'intervento militare. Ha quindi
auspicato che un tale processo abbia luogo anche in altri paesi.
Dopo aver sostenuto che i
palestinesi hanno gli stessi diritti degli israeliani e degli europei, ha
auspicato la costituzione di un governo palestinese di unità nazionale che
contribuisca alla pace. Sottolineando quindi che alla base di ogni politica vi
deve essere la dignità umana, ha rivolto un appello a non usare i giovani
facendone dei martiri ma dando loro la possibilità di dare un contributo ai
loro paesi, rispettando la dignità umana.
Nel dibattito è
intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, l'Europa ha fatto finalmente ascoltare la sua
voce ed è stata, sia pure con qualche ritardo e non poche difficoltà, capace di
svolgere un ruolo attivo e da protagonista nella crisi mediorientale.
Si tratta però soltanto di un primo passo di una
lunga marcia che deve portare l'Unione europea, con l'ONU, gli Stati Uniti e la
Lega araba, alla stabilizzazione di un'area da dove nascono tutti i pericoli
per la sicurezza del mondo. La missione Unifil è uno strumento, l'obiettivo
finale deve essere la nascita di un Libano sovrano e libero da influenze
straniere esercitate anche attraverso Hezbollah.
Al Consiglio e alla Commissione domandiamo: che
punto è il disarmo della milizia armata che ha attaccato Israele? Va ricordato
che questo Parlamento già lo scorso anno, nel sostenere che esistevano prove
inconfutabili dell'azione terroristica degli Hezbollah, ha sollecitato con una
fortissima maggioranza dei suoi componenti il Consiglio a prendere tutte le
misure necessarie per porre fine all'attività del gruppo. Al riguardo la Siria
è chiamata ad assumere senza tentennamenti un ruolo attivo, contribuendo al
blocco del flusso delle armi destinate ai terroristi. Nel quadro della tutela
dei diritti umani ai militari dell'Unifil, ai quali vanno la nostra solidarietà
e il nostro sostegno, deve essere affidato anche il compito di tutelare la
comunità cristiana libanese, senza colpa alcuna tra due parti in contrasto.
Accanto all'obiettivo libanese ci dobbiamo porre
un obiettivo più ampio: la soluzione della crisi israelo-palestinese, "due
popoli due Stati", questa è la soluzione destinata a tagliare l'erba sotto
i piedi al terrorismo e al fondamentalismo islamico. Per raggiungere questo
scopo serve un'Europa protagonista, ma come è possibile avere un'Unione
portatrice di pace senza una costituzione che attribuisca poteri necessari a
chi deve svolgere questa azione?
Di conseguenza il dibattito sulla costituzione
ritorna prepotentemente al centro della nostra attenzione, non è un esercizio
per giuristi, è la questione centrale, ossia la questione di come esportare il
più importante risultato di 50 anni di Europa fuori dai nostri confini: la
pace."
CINA, DIRITTI UMANI E LIBERTÀ RELIGIOSA
Doc. A6-0257/2006
Relazione sulle relazioni UE-Cina
Procedura: Iniziativa - Dibattito:
6.9.2006 - Votazione: 7.9.2006
Se una maggiore
cooperazione con la Cina è guardata con interesse dai deputati, in una
relazione all’esame dell’Aula formulano severe critiche al Celeste Impero.
Chiedono infatti un maggiore fair play in campo commerciale e condannano
le numerose violazioni dei diritti umani, come la repressione delle comunità
religiose, anche cristiane, il ricorso alla pena di morte, al commercio di
organi umani, alle torture e ai campi di rieducazione. Altri temi riguardano le
relazioni con Taiwan e l’Iran.
Con 351 voti favorevoli,
48 contrari e 160 astensioni (soprattutto da parte del PSE), il Parlamento ha
adottato la relazione sulle relazioni dell'UE con la Cina. Guardando con
interesse al partenariato strategico UE-Cina e alla maggiore cooperazione che
ne deriverà in un gran numero di ambiti, il Parlamento sollecita però il
Consiglio e la Commissione a formulare «una politica coerente e ben
strutturata» nei confronti di tale Paese. Per i deputati, la Cina e l'Unione
europea devono fondare il proprio partenariato e le proprie relazioni
bilaterali «sull'apertura reciproca e sui capisaldi della credibilità, la
stabilità, la responsabilità e la comprensione reciproca». Sono quindi
sollecitate a migliorare su tali basi la propria cooperazione «in modo da
svolgere un ruolo stabile, responsabile e credibile in seno alla comunità
internazionale».
Relazioni economiche:
apertura dei mercati e lotta alla contraffazione
Dopo l'allargamento,
l'Unione europea è divenuta il primo partner commerciale della Cina superando
il Giappone, mentre la Cina, è contemporaneamente divenuta il secondo partner
commerciale dell'Unione dopo gli Stati Uniti. A questo incremento delle
relazioni commerciali, tuttavia, i deputati lamentano che non siano corrisposti
progressi sostanziali in materia di democrazia e diritti umani, «che sono
componenti basilari del dialogo politico». Nel ritenere che le relazioni
economiche e commerciali tra l'UE e la Cina dovrebbero basarsi, da parte
europea, sulla messa a punto di una strategia a lungo termine, i deputati
chiedono alla Cina di realizzare progressi in numerosi campi. Sollecitano, più
precisamente, lo sviluppo di un clima favorevole agli investimenti, il
miglioramento della certezza del diritto per le imprese straniere, l'apertura
ulteriore dei mercati nel settore bancario, dei servizi finanziari e delle
telecomunicazioni e, soprattutto, di osservare le regole commerciali leali ed
eque e l'applicazione delle regole dell'OMC, in particolare per quanto riguarda
la protezione dei diritti di proprietà intellettuale.
In materia commerciale, i
deputati insistono molto sul problema della pirateria e della contraffazione
dei prodotti e dei marchi europei da parte delle industrie cinesi. Notano
infatti che il 70% di tutte le merci contraffatte sequestrate nel mercato
europeo proviene dalla Cina e che, ogni anno, le autorità doganali sequestrano
quasi cinque milioni di articoli e accessori di abbigliamento contraffatti. A
loro parere ciò rappresenta «una grave violazione delle regole del commercio
internazionale» e sollecitano quindi la Cina a rispettare le norme vigenti e a
migliorare considerevolmente la protezione dei diritti di proprietà
intellettuale e dei brevetti stranieri». La Commissione è anche invitata a
sostenere le autorità cinesi in tal senso.
La relazione rileva poi
che i problemi emersi di recente nel settore calzaturiero evidenziano
l'urgente necessità che la Cina adotti una politica anti-dumping più adeguata e
sottolinea la pressante necessità di una tale politica, data l'appartenenza
della Cina all'OMC. A tale proposito, accogliendo un emendamento proposto dal
PPE/DE, il Parlamento chiede all'Unione europea di far rispettare dalla Cina
«le regole leali ed eque del commercio internazionale». Chiedendo poi il
potenziamento della trasparenza della procedura antidumping, alla Commissione è
rivolto l'invito a semplificare le procedure per «facilitare l'attivazione dei
meccanismi antidumping da parte delle PMI». Inoltre, invita il Consiglio e la
Commissione a riconoscere che le difficoltà riscontrate dal settore tessile,
dell'abbigliamento e calzaturiero «sono di tipo sistemico». Occorre quindi che
l’Esecutivo corregga gli squilibri attuali ed anticipi le sfide future nel
quadro della revisione della sua strategia commerciale ed economica nei
confronti della Cina.
I deputati chiedono poi
alla Commissione europea di esercitare pressioni politiche ed economiche per
conferire flessibilità al tasso di cambio della moneta cinese che, in contrasto
con la progressiva liberalizzazione del commercio mondiale, risulta
«artificialmente basso». La Cina è inoltre invitata a ratificare le convenzioni
dell'Organizzazione mondiale del lavoro e, in particolare, quella sulla libertà
di associazione e la tutela del diritto di organizzarsi sindacalmente, così
come quella sulla contrattazione collettiva. Dovrebbe anche garantire il
diritto di sciopero e rispettare le norme
sociali definite nel quadro dell'OIL in merito a misure efficaci per
contrastare ogni forma di moderna schiavitù, di lavoro minorile e di
sfruttamento, segnatamente delle lavoratrici donne, onde garantire il rispetto
dei diritti fondamentali dei lavoratori e scoraggiare il dumping sociale.
Il Parlamento, infine,
riconosce che l'UE non dovrebbe revocare l'embargo fintanto che non sarà in
vigore un codice di condotta giuridicamente vincolante sulle esportazioni di
armi e non sarà stata affrontata adeguatamente la situazione dei diritti umani
e delle libertà civili e politiche, inclusa la questione di Piazza Tienanmen.
Democrazia, diritti
umani e libertà di religione
La relazione sottolinea
che la rapida modernizzazione socio-economica della Repubblica Popolare Cinese
dovrebbe essere accompagnata dal necessario pluralismo politico e dall'ammodernamento delle istituzioni.
Secondo i deputati, inoltre, «fintanto che il partito comunista cinese non sarà
soggetto alle regole di uno Stato costituzionale, esso rimarrà uno Stato dentro
lo Stato», e sarà pertanto estremamente vulnerabile a gravi episodi di abuso di
potere, «come la piaga nazionale della corruzione dei quadri dirigenti». In
proposito, i deputati ritengono che la costituzione cinese dovrebbe anche
includere il divieto di ingerenza da parte del PCC o del governo cinese nel
funzionamento della giustizia.
Il Parlamento sollecita
il governo cinese ad abolire la pena di
morte e a dichiarare un'effettiva moratoria per le persone già
condannate. Al riguardo è anche espressa
preoccupazione per il fatto che la Cina è di gran lunga il paese al mondo in
cui viene eseguito il maggior numero di condanne a morte, stimate in 8.000
l'anno. Nell'invitare la Cina a rendere pubblici i dati ufficiali sulle
esecuzioni nel periodo 2005/2006, i deputati appoggiano «risolutamente» la
richiesta formulata da un giurista membro dell'Accademia cinese delle scienze
sociali di «porre fine al commercio illegale di organi di persone giustiziate,
imponendo disposizioni e controlli rigorosi».
I deputati si dichiarano
inoltre estremamente preoccupati per le recenti informazioni riguardanti le
continue e gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nella regione tibetana della Cina. Tra queste
citano torture, arresti e detenzioni arbitrari, arresti domiciliari e altre
forme di sorveglianza extragiudiziale di dissidenti, detenzioni senza processo
pubblico, repressione della libertà religiosa e restrizioni arbitrarie della
libertà di circolazione.
Nel prendere atto del
fatto che la politica cinese "del
figlio unico" ha portato a uno squilibrio nella distribuzione della
popolazione, i deputati sollecitano la Cina a riconoscere che il futuro
equilibrio tra fasce attive e non attive della popolazione avrà considerevoli
effetti economici. Invitano quindi la Cina a riesaminare l'attuazione concreta
di tale politica per affrontare gli inconvenienti economici e sociali ad essa
inerenti. Inoltre, manifestano profonda preoccupazione per le numerose
violazioni dei diritti delle donne e delle bambine conseguenti all'imposizione
forzata della politica di pianificazione familiare del governo cinese, fra cui
rientrano gli aborti selettivi, le sterilizzazioni forzate e il massiccio
abbandono delle bambine.
Il Parlamento afferma la
necessità di una legislazione dettagliata che risponda alle norme
internazionali e garantisca un'effettiva libertà
religiosa. In proposito è deplorata la contraddizione tra la libertà di
fede, sancita dalla Costituzione e «le costanti ingerenze dello Stato» nella
vita interna delle comunità religiose, «specialmente per quanto riguarda
formazione, selezione, nomina e indottrinamento politico dei ministri del
culto». Più in particolare, i deputati deplorano che lo Stato riconosca a solo
cinque religioni il diritto a un'esistenza legale, per giunta sottoponendole al
controllo delle rispettive associazioni religiose "patriottiche"
cinesi.
La relazione chiede poi
al Consiglio di informare il Parlamento circa la sorte di vari vescovi
incarcerati nella Repubblica Popolare Cinese a motivo delle loro convinzioni
religiose. Inoltre, le autorità cinesi sono invitate a liberare immediatamente
tutti i membri della Chiesa cristiana
«che sono ancora ingiustamente detenuti e perseguitati». I deputati, peraltro,
osservano che attualmente, in Cina, i cristiani che praticano la propria fede
in luoghi di culto "illegali" (all'interno di case-chiesa protestanti
o presso gruppi cattolici "clandestini" fedeli al Vaticano) «sono più
numerosi di quelli che frequentano i luoghi di culto "patriottici"».
A loro parere, d'altra parte, entrambi i gruppi di credenti, «composti di cittadini
rispettosi della legge», «non rappresentano alcuna minaccia per la sicurezza
pubblica». Pertanto, invitano il governo cinese «a porre fine alle persecuzioni
e alla detenzione di tali gruppi di cristiani» ed affermano il diritto per i
cristiani che non si riconoscono nelle "Chiese patriottiche" di
praticare liberamente la propria fede. Il Parlamento prende poi atto «con
rammarico» della grave violazione della libertà religiosa provocata dalle
recenti illecite ordinazioni episcopali «che sono in parte frutto delle forti pressioni
e minacce esercitate sul clero cattolico fedele al Vaticano da parte di
organismi esterni alla Chiesa». In proposito, i deputati sottolineano la
necessità del rispetto della libertà della Chiesa e dell'autonomia delle sue
istituzioni da qualsiasi ingerenza esterna.
La relazione esprime
profonda preoccupazione per le dichiarazioni del relatore speciale delle
Nazioni Unite sulla tortura, il quale afferma che la tortura continua ad essere prassi diffusa in Cina. Sottoscrive
quindi le raccomandazioni preliminari indirizzate dal relatore speciale al
governo cinese e riguardanti, ad esempio, una riforma del diritto penale che
preveda l'aggiunta del reato di tortura, in linea con la definizione contenuta
nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché l'introduzione di un
meccanismo indipendente di ricorso per i detenuti vittime di torture e
maltrattamenti.
I deputati invitano poi
il governo cinese a rivedere le sentenze pronunciate contro i reati di "minaccia alla sicurezza
pubblica", dal momento che «gli imputati non hanno fatto altro che
esercitare coraggiosamente i propri diritti costituzionali fondamentali,
criticando pubblicamente la politica del governo e del partito comunista cinese».
D'altra parte, si rammaricano del fatto che non siano stati compiuti progressi
di rilievo per quanto attiene alla liberazione dei prigionieri politici
incarcerati per aver partecipato alle dimostrazioni di Piazza Tienanmen. In proposito, chiedono un riesame ufficiale degli
incidenti di Piazza Tienanmen da parte delle autorità cinesi, la pubblicazione
dell'elenco dei prigionieri politici e il loro rilascio incondizionato.
Il Parlamento sollecita
inoltre il governo cinese ad abolire la
"rieducazione attraverso il lavoro" e altre forme analoghe di
rieducazione forzata dei carcerati, delle persone detenute in attesa di
processo e di quelle internate in ospedali psichiatrici. Condanna in
particolare l'esistenza, in tutto il paese, dei campi di lavoro laogai, in cui
sono detenuti attivisti democratici, sindacali e membri delle minoranze,
«privati di un giusto processo e costretti a lavorare in condizioni spaventose
e senza cure mediche». Parallelamente, esprime preoccupazione quanto alla
possibilità che gli Stati membri dell'Unione europea importino considerevoli
quantità di prodotti fabbricati, in tutto o in parte, nei campi cinesi di
lavoro forzato laogai. Invita pertanto la Cina ad attestare per iscritto che i
prodotti esportati non sono stati fabbricati in un campo di lavoro forzato
laogai e, in mancanza di una siffatta garanzia, insiste affinché la Commissione
vieti l'importazione nell'Unione europea dei prodotti in questione.
Profonda preoccupazione è
poi espressa per il giro di vite contro la
libertà di espressione e il libero accesso ad Internet. Al riguardo, i
deputati rinnovano la richiesta di astenersi dall'intimidire, reprimere o
incarcerare i difensori della libertà di parola, «sia che si tratti di
giornalisti e attivisti impegnati a favore dei diritti umani, sia che ciò si
manifesti nel rendere impossibile l'utilizzo dell'informazione oscurando i siti
web che non si adeguano alla censura di Stato». Condannano pertanto la legge
relativa alla censura di Internet e chiedono in particolare che venga immediatamente
riammesso in rete il sito AsiaNews.it (curato dal Pontificio Istituto Missioni
Estere). Si dicono inoltre preoccupati dinanzi alle «politiche irresponsabili»
di società Internet di primo piano come Yahoo e Google, «che hanno ceduto,
direttamente o indirettamente, alle richieste di censura del governo cinese».
Politica estera,
relazioni con i paesi vicini
Pur riconoscendo il ruolo
chiave che potrebbe svolgere la Cina nella promozione della pace internazione,
il Parlamento richiama l'attenzione sui timori del mondo esterno circa il fatto
che, dalla metà degli anni Novanta, la spesa militare cinese registra ogni anno
un tasso di aumento a due cifre. In linea con numerose risoluzioni del
Parlamento europeo, i deputati raccomandano vivamente che l'embargo sulle armi imposto dall'Unione europea nei confronti
della Cina «resti immutato fino a che non saranno stati compiuti maggiori
progressi in materia di diritti umani».
In tale contesto,
ricordano la necessità di includere nei prossimi negoziati sulla politica
europea di vicinato e sugli accordi di partenariato e di cooperazione
l'adesione all'embargo sul commercio di armi decretato dall'Unione europea nei
confronti della Repubblica Popolare Cinese. D'altra parte, esprimono
preoccupazione per la vasta portata della cooperazione con la Cina nell'ambito
del programma Galileo e chiedono l'introduzione di maggiori salvaguardie per
assicurare che la Cina, o altri partner, non possano trasferire ad applicazioni
militari le tecnologie sensibili utilizzate nel quadro del programma.
Riguardo alle relazioni
con Taiwan, i deputati osservano che
la legge cinese antisecessione e l'attuale stazionamento di più di 800 missili
lungo la costa sud-orientale della Repubblica Popolare Cinese «smentiscono il
principio di una riunificazione pacifica». Invitano quindi la Cina e Taiwan a
creare le basi politiche necessarie per uno sviluppo pacifico e continuo delle
relazioni tra le due sponde dello Stretto, a riprendere il dialogo su tali
relazioni e a rafforzare gli scambi economici e la cooperazione. Per quanto
riguarda la possibilità di una riunificazione pacifica con la Cina
continentale, precisa però il Parlamento, occorrerà sicuramente considerare e
rispettare la volontà e il parere dei 23 milioni di cittadini taiwanesi, come
pure «la sovranità e l'integrità» dell'Isola.
I deputati si attendono
infine che la Repubblica Popolare Cinese dia concretamente seguito alla sua
dichiarata opposizione al terrorismo e alla proliferazione nucleare nelle
importanti relazioni che essa intrattiene con l'Iran. In proposito, sottolineano che una decisa posizione della
RPC sull'Iran «dimostrerebbe la volontà e la capacità della Cina di assumere
responsabilità internazionali».
ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione
italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE è intervenuto inizialmente al fine di evitare un
rinvio della relazione in commissione come proposto dal Gruppo PSE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, un lavoro completo, approvato a larga
maggioranza nella commissione per gli affari esteri, deve essere votato da
questa Assemblea. Mi rendo conto e mi faccio anche carico di alcune delle
osservazioni formulate dal gruppo socialista, dato che abbiamo presentato (come
ben sa il gruppo socialista) un emendamento per colmare un'eventuale carenza
nella relazione, cioè il riferimento alla one China policy (esclusione dell'indipendenza di Taiwan).
La scelta permette pertanto di trovare un accordo
complessivo, un segnale di distensione e di attenzione anche per le richieste
che vengono dal gruppo socialista. A mio parere la relazione è completa, può
essere esaminata ed è conforme anche alla volontà di diversi gruppi
parlamentari di esaminarla e di sostenerla; ritengo giusto affrontare il
dibattito questa sera e domani andare al voto."
ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE è intervenuto poi nel dibattito a nome del Gruppo PPE/DE come segue:
"Signor Presidente, signor Commissario,
onorevoli colleghi, noi sosteniamo con convinzione la relazione Belder, è una
relazione completa, affronta tutti i problemi attinenti alle relazioni tra
Unione europea e Cina e si basa sul dibattito importante svolto nella
commissione per gli affari esteri, per il quale ringrazio il presidente Brok, che
ha voluto approfondire in maniera consistente il tema.
Noi auspichiamo un'ampia convergenza su questa
relazione, invitiamo pertanto il gruppo socialista a votare a favore, anche
perché ci impegniamo a sostenere la politica di una sola Cina, che è alla base
del rispetto di una soluzione pacifica della questione Taiwan attraverso un
dialogo costruttivo.
Nella relazione certamente la Cina non è vista
come un nemico dell'Europa, anzi al contrario, è un partner importantissimo nei settori del commercio e dell'industria,
molte imprese europee trovano in Cina un'ospitalità che permette loro di
scoprire nuovi mercati. Ma per migliorare i rapporti tra Unione europea e
Pechino e per procedere con reciproco vantaggio occorre fissare regole certe,
che devono essere rispettate, come ci sono dei valori fondamentali che
riguardano la persona che, quando sono violati, possono rendere meno positiva
la collaborazione tra Unione europea e Cina.
Siamo preoccupati per le scelte poco democratiche
del partito comunista cinese, per la violazione dei diritti umani e dei diritti
sindacali, per la libertà delle minoranze, per la libertà di informazione, per
la questione del Tibet. Il gruppo parlamentare, che segue con attenzione questo
problema, presentando e facendo approvare diversi emendamenti ha sottolineato
la questione della libertà religiosa: ci preoccupa la nomina dei vescovi da
parte del partito comunista, è come se il Vaticano nominasse generali
dell'armata cinese, è incomprensibile, si conculca la libertà di tanti cittadini
cinesi.
Inoltre esiste la questione delle regole nei
rapporti economici e commerciali, chiediamo al Consiglio e alla Commissione un
impegno per tutelare le imprese europee e di altri paesi vicini all'Europa,
soprattutto nei settori del tessile e delle calzature. Qualche segnale è
arrivato dal Commissario Mandelson, si deve tuttavia procedere con coraggio,
anche la Presidenza finlandese, mi rammarico che non sia presente qui, per
quanto riguarda la tutela dei diritti umani. Per tutti questi motivi voteremo a
favore della relazione Belder sostenendo alcuni emendamenti che riguardano
anche le questioni ambientali."