GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

15 settembre 2006

n° 141

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

IL CONSIGLIO HA ADOTTATO LA SUA POSIZIONE COMUNE SU LIFE PLUS

 

I ministri dell’ambiente dell’Unione europea, riuniti a Lussemburgo, hanno adottato senza sorprese e senza discussione la posizione comune del Consiglio sullo strumento finanziario per l’ambiente Life Plus, che contemplerà il periodo 2007-2013.

Questa adozione formale interviene a seguito dell’accordo politico parziale del Consiglio, raggiunto nel dicembre scorso, sugli obbiettivi di Life Plus e sulla ripartizione dei fondi tra la Commissione e gli Stati membri. Allora, i ministri aspettavano l’esito dei negoziati sul nuovo quadro finanziario dell’Unione europea. Dato che l’incertezza è stata eliminata ormai dal mese di aprile, la posizione comune del Consiglio prevede un bilancio di 2,1 miliardi di euro su sette anni, di cui il 40% per la componente “Ambiente naturale e tutela della biodiversità”, che i ministri dell’ambiente hanno aggiunto ai settori d’azione prioritari definiti dalla Commissione.

Life Plus semplifica, riunendoli in un unico quadro, tutto un insieme di programmi e di strumenti esistenti, come Life, i programmi Forest Focus e Urban, il programma di finanziamento della DG ambiente per le ONG ambientali e il Fondo generale per lo sviluppo della politica ambientale dell’Unione europea e per la sua attuazione.

Questo strumento finanziario comprende tre parti: - Life Plus “Ambiente natura e biodiversità”, che si concentrerà sull’applicazione delle direttive “Habitus” e “Uccelli selvatici”, nonché sull’approfondimento delle conoscenze richieste per sviluppare, valutare e controllare la politica e la legislazione dell’Unione europea riguardante la protezione dell’ambiente naturale e la tutela della biodiversità; - Life Plus “politica e gestione ambientale”, che coprirà le priorità del sesto programma d’azione per l’ambiente naturale e la biodiversità (cambiamenti climatici, salute e qualità della vita, risorse naturali e rifiuti) e i temi contemplati dalle sette “strategie” tematiche.

 

 

ISTITUTO EUROPEO DI TECNOLOGIA

 

La proposta per la creazione di un IET venne realizzata in un primo momento nel corso della strategie di Lisbona e la comunicazione è il risultato di un processo di consultazione avviato con addetti ai lavori e gli Stati membri fino a giungere a un chiarimento della struttura e del funzionamento dell'Istituto.

Centro della struttura sarà il comitato direttivo IET, che si servirà di una snella struttura di supporto (amministrazione, servizio giuridico, ecc.). Tale comitato identificherà le sfide strategiche e scientifiche in settori interdisciplinari (ad esempio, energia verde o nanotecnologie).

Su base competitiva, esso selezionerà e finanzierà una serie di "comunità delle conoscenze" relativamente a lavori connessi alla ricerca, all'istruzione e all'innovazione. Tali "comunità delle conoscenze" saranno formate da partnership integrate, composte da squadre di membri di università, organizzazioni di ricerca e settore industriale. A seguito delle consultazioni, la Commissione ha elaborato la strategia relativa alle risorse umane operanti presso l'IET: si dovrebbe poter ricorrere ad un'intera serie di opzioni (assunzione diretta, distaccamento, "duplice appartenenza" e anni sabbatici).

Quanto alla struttura organizzativa, le comunità delle conoscenze dovranno poter beneficiare della massima flessibilità.

L'Istituto deve essere un'organizzazione veramente autonoma in grado di decidere il proprio programma strategico. L'IET stesso deve assumere una forte identità ed essere in grado di raccogliere e integrare le squadre più valide provenienti da università e istituti di ricerca in tutta Europa.

Nella comunicazione sono anche descritti approfonditamente i vantaggi offerti dalla creazione dell'Istituto. I partner partecipanti avranno il vantaggio di una maggiore visibilità, di una maggiore capacità in materia di R&S, di migliori incentivi finanziari e di costi ridotti di assunzione dei rischi.

L'Istituto è complementare ad altre azioni dell'UE volte a rafforzare l'innovazione in Europa. Tra esse figurano il VII Programma Quadro, il Consiglio Europeo della Ricerca, le Piattaforme Europee di Tecnologia e tutte le altre iniziative comuni.

Nei prossimi mesi, la Commissione continuerà a consultare gli Stati membri e le parti interessate su tutti gli altri aspetti, quali le modalità di assegnazione di diplomi da parte dell'IET e le implicazioni finanziarie del progetto.

La comunicazione della Commissione si sommerà al dibattito sull'istituzione dell'IET, ed entro l'anno si prevede la presentazione di una proposta formale per la creazione dello stesso IET.

 

 

LA COMMISSIONE TRIPLICHERA' L'INVESTIMENTO ANNUALE PER LA FASE DI AVVIO DELLE PMI EUROPEE

 

La Commissione europea ha adottato recentemente una comunicazione dal titolo “Finanziare la crescita delle PMI - Promuovere il valore aggiunto europeo”, che propone un insieme di misure per facilitare l’accesso delle PMI al finanziamento esterno per favorire il loro avvio e successivo sviluppo.

La Commissione propone innanzitutto di aumentare il proprio contributo finanziario agli investimenti di avvio alle PMI innovatrici. Grazie al Fondo europeo per gli investimenti e ad altre istituzioni finanziarie internazionali (BEI, BERS, Banca per lo sviluppo del Consiglio d’Europa), circa 400.000 PMI beneficeranno di un aiuto comunitario all’investimento. La Commissione farà innanzitutto passare la sua dotazione d’investimento da circa 540 milioni di euro per il periodo 2000-2006 (140 milioni per il capitale di rischio, 340 milioni per le garanzia di prestito alle PMI e 60 per lo sviluppo delle capacità) agli oltre 1,1 miliardi di euro nel periodo 2007-2013 (500 milioni per il capitale di rischio, 500 milioni per le garanzie di prestito e 100 milioni per lo sviluppo delle capacità).

La Commissione intende inoltre eliminare, in cooperazione con gli Stati membri, gli ostacoli all’attività dei fondi di capitale di rischio nell’Unione europea, rivedendo la normativa in materia di aiuti di stato per il fondo di capitale di rischio, soprattutto a favore delle giovani imprese. Per rafforzare il finanziamento bancario tradizionale per l’innovazione, la Commissione intende organizzare una tavola rotonda tra i rappresentanti delle banche europee e delle PMI al fine di esaminare come migliorare la possibilità di relazioni bancarie a lungo termine, di utilizzare gli strumenti finanziari del CIP, di promuovere il microcredito e la finanza mezzanina (capitali propri e prestiti) e di valutare l’interesse dei sistemi di alleggerimento fiscali per le nuove e giovani imprese.

 

 

IL SETTORE VITIVINICOLO

 

E’ in via di discussione la riforma del settore vitivinicolo. L’attuale regime dei finanziamenti europei per il settore in oggetto richiede circa 1.3 miliardi di euro all’anno, 500 milioni di euro circa dei quali sono utilizzati per trasformare l’eccedenza di vino di qualità in alcol etilico o aceto. Per combattere il calo nel livello dei consumi del vino europeo, la produzione in eccesso e la competizione internazionale, la Commissione per l’Agricoltura dell’Unione europea propone misure rigorose per stabilizzare il mercato europeo del vino e per migliorare la competitività: sradicare le vigne, abolire i sussidi alla distillazione del vino in eccedenza, semplificare il processo di etichettatura e aggiornare le pratiche di produzione del vino, rafforzare la fama del vino europeo per riconquistare quote di mercato.

 

 

AIUTI DI STATO: LA COMMISSIONE ADOTTA ORIENTAMENTI SUGLI AIUTI DI STATO A SOSTEGNO DEGLI INVESTIMENTI IN CAPITALE DI RISCHIO NELLE PMI

 

La Commissione europea ha adottato degli orientamenti per determinare quando gli aiuti di Stato a sostegno degli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e medie imprese (PMI) sono compatibili con le norme sugli aiuti di Stato previste dal trattato CE (articolo 87).

Queste disposizioni agevoleranno l’accesso ai finanziamenti da parte delle PMI nelle fasi iniziali del loro sviluppo, in particolare in mancanza di mezzi alternativi di finanziamento provenienti dai mercati finanziari (in presenza dunque di un cosiddetto fallimento del mercato).

L’accesso migliore al capitale stimolerà la crescita delle PMI e creerà maggiori posti di lavoro nell’UE. Gli orientamenti si inseriscono nelle iniziative della Commissione, annunciate nel piano d’azione nel settore degli aiuti di Stato, per incoraggiare gli Stati membri a concentrare gli aiuti di Stato in modo da migliorare la competitività dell’industria UE, in particolare attraverso l’innovazione, e a creare posti di lavoro sostenibili, riducendo al minimo le distorsioni della concorrenza. Gli orientamenti prevedono una soglia di sicurezza di 1,5 milioni di EUR di investimenti per PMI destinataria su un periodo di dodici mesi (sotto la quale si ritiene vi sia un fallimento del mercato), una procedura di valutazione semplificata per casi chiaramente definiti che soddisfano determinate condizioni e criteri di valutazione che garantiscano che il finanziamento statale incoraggi gli investimenti privati, ovvi ai fallimenti del mercato e sia proporzionato.

Il Commissario responsabile per la Concorrenza, Neelie Kroes, ha commentato: “I nuovi orientamenti sul capitale di rischio consentiranno agli Stati membri la flessibilità necessaria per promuovere l’accesso delle PMI al capitale di rischio, aprendo così la strada ad una maggiore competitività e alla creazione di nuovi posti di lavoro”.

Gli orientamenti si riferiscono a misure a favore del capitale di rischio per investimenti nelle PMI nelle fasi iniziali di attività (le cosiddette fasi “seed”, “start-up” e di espansione) con finanziamenti forniti congiuntamente dallo Stato e dagli investitori privati. Gli orientamenti sostituiscono la comunicazione del 2001 sugli aiuti di Stato e il capitale di rischio. Stimoleranno l’accesso al capitale di rischio, in particolare per le imprese innovative. Maggiori investimenti possono determinare anche una produzione più rispettosa dell’ambiente, ad esempio attraverso il risparmio energetico.

Un cambiamento importante degli orientamenti è la soglia di investimento di 1,5 milioni di EUR per PMI destinataria su un periodo di dodici mesi, che rappresenta un aumento del 50% rispetto alla soglia precedente. Per tali casi, la Commissione presupporrà la mancanza di mezzi alternativi di finanziamento provenienti dai mercati finanziari (cioè che vi sia un fallimento del mercato). Al di sopra di questa soglia, a causa delle maggiori potenzialità di distorsione della concorrenza, la Commissione effettuerà una valutazione dettagliata e gli Stati membri dovranno fornire le prove dell’esistenza di un fallimento del mercato. L’applicazione dei diversi tipi di valutazione sulla base dell’impatto economico è un cambiamento importante e realizza l’elaborato approccio economico del piano d’azione. Una valutazione dettagliata non implica necessariamente che la Commissione avvii il procedimento formale di indagine ai sensi dell’articolo 88 del trattato CE.

È prevista una valutazione semplificata per le misure che soddisfano tutte le condizioni seguenti:

-         investimenti inferiori a 1,5 milioni di euro per PMI beneficiaria su un periodo di dodici mesi;

-         finanziamenti fino alla fase di espansione per le piccole imprese e per le medie imprese situate in zone assistite e fino alla fase di “start-up” per le medie imprese situate in zone non assistite;

-         almeno il 70% dello stanziamento deve essere utilizzato per fornire strumenti equity o quasi-equity anziché strumenti di debito;

-         la partecipazione degli investitori privati deve essere almeno del 50% nelle zone non assistite e del 30% nelle zone assistite; 

-         le decisioni d’investimento devono essere orientate al profitto, il che comporta la partecipazione dei privati, piani aziendali redditizi ed una strategia di uscita chiara; la gestione del fondo deve seguire una logica commerciale: la retribuzione dei gestori deve essere cioè collegata ai profitti del fondo, gli investitori privati devono essere rappresentati e la gestione deve rispettare standard regolamentari adeguati;

-         è possibile un carattere settoriale per i fondi che investono in tecnologie o settori innovativi.

Verrà effettuata una valutazione dettagliata per le misure di aiuto che:

-         prevedono investimenti superiori a 1,5 milioni di euro per PMI destinataria su un periodo di dodici mesi; 

-         forniscono finanziamenti per la fase di espansione di medie imprese situate in zone non assistite;

-         prevedono investimenti di “follow-on” nelle PMI superiori a 1,5 milioni di euro e il finanziamento della fase iniziale della crescita;

-         prevedono investimenti con una partecipazione di investitori privati inferiore al 50% nelle zone non assistite o al 30% nelle zone assistite;

-         si concentrano sul capitale “seed” per piccole imprese con partecipazione privata limitata o inesistente e/o investono soprattutto attraverso strumenti di debito;

-         prevedono veicoli di investimento (ossia mercati alternativi);

-         coprono costi connessi alla selezione delle imprese in vista della conclusione di investimenti (i cosiddetti “costi di esplorazione” delle potenzialità del mercato).

Gli orientamenti tengono conto di una consultazione approfondita e di uno studio esterno sulla mancanza di capitale proprio nell’UE, delle osservazioni sul piano di azione nel settore degli aiuti di Stato e sulla comunicazione sugli aiuti di Stato all’innovazione, nonché delle opinioni degli Stati membri e delle osservazioni delle parti interessate.

Gli orientamenti integrano altri strumenti di aiuto di Stato destinati alle PMI:

-         i nuovi orientamenti sugli aiuti di Stati a finalità regionale 2007-2013 che prevedono “aiuti all’impresa” per le fasi iniziali e di “start-up” delle piccole imprese situate in zone assistite;

-         un’esenzione per categoria generale della Commissione, attualmente in fase di preparazione, grazie alla quale gli Stati membri non dovranno notificare determinate misure a favore delle PMI;

-         prossime norme sugli aiuti di Stato per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.

Gli orientamenti sono disponibili al seguente indirizzo:

http://ec.europa.eu/comm/competition/state_aid/overview/sar.html.

 

 

CON L'ACCORDO SULLE STAMINALI NON SI FRENA IL CAMMINO DEL VII PQ

 

Il Consiglio Competitività durante il suo incontro straordinario del 24 luglio ha raggiunto un accordo politico sul VII PQ. Il Consiglio emanerà ora una posizione comune fondata sull'accordo raggiunto, ed il testo sarà poi oggetto di discussione presso il Parlamento europeo in seconda lettura.

È stato possibile raggiungere un accordo grazie a un testo di compromesso elaborato dalla Commissione in cui si legge:

"La Commissione europea proseguirà l'attuale pratica e non presenterà al comitato di gestione alcuna proposta per progetti di ricerca che comportino la distruzione degli embrioni umani, tra cui la produzione di cellule staminali. L'esclusione di finanziamenti per questa fase della ricerca non impedirà il finanziamento comunitario nelle fasi successive che includono cellule staminali provenienti da embrioni umani".

Come già accadeva nel VI PQ certe aree non beneficeranno di alcun sostegno finanziario dell'UE, e più precisamente l'attività di ricerca volta alla clonazione umana a fini riproduttivi; l'attività di ricerca intesa a modificare il patrimonio genetico degli esseri umani che potrebbe rendere ereditabili tali modifiche, e l'attività di ricerca volta a creare embrioni umani esclusivamente a fini di ricerca o per la produzione di cellule staminali.

Ogni singola proposta di progetto sarà anche oggetto di una severa analisi etica, e sarà obiettivo imprescindibile rispettare sempre le norme di ciascun paese coinvolto in un progetto.

Il bilancio del VII PQ sarà pari a 55,6 miliardi di euro.

Il programma Cooperazione farà la parte del leone con un bilancio dell'ordine di 32,365 miliardi di euro. Per Idee il bilancio è di 7.460 miliardi di euro; Persone ha 4.728 miliardi di euro e Capacità 4.217 miliardi.

 

 

AUMENTARE IL NUMERO DELLE DONNE NELLA RICERCA

 

Nel quadro del dibattito nell'ambito dell'ESOF2006 sui motivi per cui le donne non raggiungono ancora le posizioni di più alto livello in ambito scientifico e sulla promozione dell'uguaglianza di genere nella scienza da parte delle politiche dell'UE, Johannes Klumpers, capo dell'unità Donne e scienza della Commissione europea, ha dichiarato che "l'uguaglianza di genere migliora l'eccellenza scientifica; ora stiamo attingendo a un insieme limitato di risorse".

Il progetto WOMENG (Women in Engineering), da poco ultimato, volto a individuare i modi per attrarre più donne nel settore dell'ingegneria e, cosa non meno importante, fare in modo che vi restino, ha presentato una serie di azioni possibili.

L'ingegneria continua a offrire un'immagine di sé molto "mascolina" e il fatto che la maggior parte delle rappresentazioni di tale settore raramente raffigurino donne non migliora la situazione. Inoltre, i programmi destinati ad attrarre un maggior numero di studentesse nel settore dell'ingegneria sono generalmente rivolti alle giovani di età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre alcune ragazze hanno già abbandonato le scienze e la tecnologia intorno ai 13 anni. Il progetto WOMENG propone di incoraggiare gli ingegneri donna a fare da modello e di invitare le giovani ad assistere a giornate "porte aperte" in modo che possano capire ciò che la professione di ingegnere realmente comporta. Il progetto suggerisce inoltre di sensibilizzare professori e altro personale sulle questioni di genere in modo da accrescerne la consapevolezza in materia.

Per ulteriori informazioni sull'ESOF visitare: http://www.esof2006.org


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  04 - 07 SETTEMBRE 2006

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

CONFLITTO MEDIORIENTALE

Docc. B6-0469, 0472, 0477, 0481, 0486, 0487/2006

 

Risoluzione comune sul Medio Oriente

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 6.9.2006 - Votazione: 7.9.2006

 

Il Parlamento ha adottato una risoluzione che, accogliendo con favore la risoluzione dell'ONU, chiede di riportare il processo di pace in Medio Oriente fra le priorità dell'agenda politica internazionale e di convocare una conferenza di pace. Nel sostenere la missione UNIFIL e sottolineando il ruolo attivo dell'Italia, sollecita anche un chiarimento del mandato e delle regole d'ingaggio. Auspica inoltre l'avvio di un'indagine internazionale per valutare eventuali violazioni dei diritti umani.

 

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione comune sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE, GUE/NGL e UEN con la quale esprime «viva preoccupazione» per le dimensioni e l'intensità del conflitto militare nel Libano meridionale.  Inoltre, si dice «profondamente turbato» dallo scoppio delle ostilità nel Libano meridionale, dagli attacchi di Hezbollah e «dalla reazione sproporzionata nell'uso della forza da parte dell'esercito israeliano», «che hanno rappresentato una seria minaccia per la pace e la sicurezza internazionale». In proposito, deplora profondamente le vittime fra la popolazione civile in Libano e in Israele e tra i soldati e gli osservatori dell'ONU, così come la massiccia distruzione delle infrastrutture. Ribadendo quindi «che non vi può essere soluzione militare al conflitto mediorientale», sottolinea che «nessun cessate il fuoco può essere duraturo senza la volontà politica delle parti coinvolte direttamente o indirettamente di affrontare le cause alla radice della recente crisi». Reitera pertanto l'appello alla liberazione immediata sia dei soldati israeliani rapiti che dei membri del governo palestinese e del Consiglio legislativo palestinese detenuti in carcere da Israele.

Nel plaudire poi all'adozione all'unanimità della risoluzione 1701 dell'ONU, il Parlamento si compiace che il governo libanese abbia deciso di dispiegare le sue forze nel Libano meridionale e che l'esercito israeliano abbia accettato di ritirarsi dietro la "Linea blu". Si compiace inoltre del forte sostegno espresso dal governo libanese ad un potenziamento del ruolo dell'UNIFIL. Al riguardo, ritiene che il mandato dell'UNIFIL dovrebbe costituire «un serio impegno a fornire un'assistenza adeguata al governo libanese nel porre in essere efficaci misure di controllo e di sicurezza». Accoglie anche con favore l'impegno assunto dagli Stati membri di mettere a disposizione circa 7.000 uomini per la forza UNIFIL. Sottolineando poi «il ruolo attivo assunto da Francia e Italia», i deputati appoggiano pienamente la decisione secondo la quale la Francia continuerà ad assicurare il comando dell'UNIFIL fino al febbraio 2007, dopodiché l'Italia assumerà il controllo terrestre. Sottolineano nondimeno che «occorre evitare una duplicazione delle strutture di comando» ed evidenziano «l'importanza di definire in modo chiaro ed adeguato il mandato, le regole d'ingaggio, la struttura e le competenze dell'UNIFIL».

Il Parlamento ritiene fondamentale che l'esercito libanese regolare «sia l'unico destinatario di qualsiasi importazione di armi in Libano» e invita il governo del paese a garantire, in cooperazione con l'UNIFIL, la piena attuazione della risoluzione ONU. Sottolinea al riguardo che questa soluzione «dovrebbe portare al disarmo di tutte le milizie, compresa quella di Hezbollah, unitamente a misure volte a impedire l'entrata di armi in Libano». Invita poi gli Stati membri ad attenersi rigorosamente al Codice di condotta sulle esportazioni di armi per tutte le forniture belliche alla regione.

Il Parlamento, inoltre, chiedendo di sostenere l'ulteriore democratizzazione del Libano, rivolge un urgente appello a Iran e Siria affinché svolgano un ruolo costruttivo. Quest'ultima, più in particolare, dovrebbe rafforzare i controlli sul proprio versante del confine con il Libano. Allo stesso tempo, invita il Consiglio e la Commissione a riannodare un vero dialogo con la Siria «per coinvolgere il paese negli sforzi di pace finalizzati a una soluzione globale del conflitto».

D'altra parte, i deputati chiedono all'Unione europea di impegnarsi a lavorare con tutte le parti interessate e rivolgono un appello a queste ultime a rispettare scrupolosamente i loro impegni in vista della piena applicazione della risoluzione 1701, «così da consentire l'accesso dell'aiuto umanitario d'urgenza e il ritorno delle persone sfollate nelle migliori condizioni di sicurezza possibili». D'altra parte, chiedono che venga condotta in Libano e Israele un'inchiesta internazionale approfondita di alto livello, sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite, «per far luce sulle notizie di gravi violazioni dei diritti umani, sulla drammatica situazione delle vittime e sulla violazione del diritto umanitario». Deplorando vivamente il deteriorarsi della situazione della popolazione e delle infrastrutture civili a Gaza e in Cisgiordania, chiedono a tutte le parti «di spezzare il circolo vizioso degli attacchi e contrattacchi, che ha provocato centinaia di morti e feriti e ha causato enormi danni alle infrastrutture civili».

Il Parlamento sottolinea poi la necessità di riportare il processo di pace nel Medio Oriente fra le priorità dell'agenda politica internazionale. Invitando quindi il Quartetto ad imprimere nuovo slancio all'applicazione della "tabella di marcia" in vista dell'Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite di settembre, ribadisce che la formula dei due Stati, con uno Stato israeliano e uno palestinese che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza, «è una condizione chiave per una soluzione pacifica e duratura in Medio Oriente». Consiglio e Commissione sono inoltre invitati a continuare a garantire, unitamente alla comunità internazionale, l'assistenza umanitaria fondamentale al popolo palestinese e, a tale proposito, i deputati chiedono che il Meccanismo internazionale temporaneo (MIT) «sia potenziato ed esteso».

I deputati chiedono poi al governo israeliano di riprendere con urgenza il trasferimento delle entrate tributarie e doganali palestinesi trattenute, di consentire la circolazione delle persone e di rispettare l'accordo in materia di circolazione e accesso a Rafah e in altri punti di attraversamento della frontiera a Gaza. Rinnovano, inoltre, il sostegno agli sforzi del Presidente dell'Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, volti a promuovere un dialogo nazionale tra i vari partiti palestinesi, nella prospettiva della costituzione di un nuovo governo palestinese. D'altra parte, ritengono che la presenza di una forza multinazionale in Libano «potrebbe essere considerata un esempio da seguire nel processo negoziale per la soluzione del conflitto israelo-palestinese».

Invitando, infine, il Consiglio ad adoperarsi con ogni mezzo per convocare una conferenza regionale di pace per pervenire a una soluzione complessiva, duratura e sostenibile ai problemi dell'area, il Parlamento ritiene essenziale coinvolgere la Lega araba e chiede all'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM) di assumersi le proprie responsabilità per facilitare la ripresa del dialogo e della cooperazione tra le parti interessate dalla situazione in Medio Oriente. A medio e a lungo termine, poi, dovranno essere create  istituzioni che raggruppino i paesi del bacino mediterraneo, come una Banca euromediterranea di sviluppo, poiché ritiene che ciò costituisca «la migliore garanzia di una pace duratura e dello sviluppo umano».

 

Dichiarazione del Consiglio

Erkki Tuomioja ha anzitutto sottolineato che l'ultima crisi in Medio Oriente è la prima in cui l'Unione europea ha assunto un importante ruolo internazionale, dimostrando, nel porre fine alle ostilità e nel mantenimento della pace, di «essere all'altezza delle aspettative». Ha poi ricordato che il Consiglio dei Ministri ha tenuto due riunioni straordinarie nel mese di agosto che hanno permesso di definire una posizione europea sul conflitto e la cui sostanza è stata ripresa dalla risoluzione ONU. Il Ministro, in particolare, ha posto l'accento sulla decisione di inviare truppe europee nell'ambito della forza UNIFIL al fine di garantire il rispetto della risoluzione. La forza UNIFIL - che dal mese di febbraio sarà sotto comando italiano - non rappresenta però un'operazione europea e, in proposito, il Ministro ha sottolineato l'importanza della partecipazione di altri paesi, anche islamici. Si tratterà quindi di garantire il ritiro delle truppe dal Libano del Sud e aiutare il governo libanese ad estendere la sua autorità in quell'area.

Mentre all'esercito libanese spetterà disarmare Hezbollah, ha aggiunto, la forza UNIFIL dovrà assicurare l'approvvigionamento degli aiuti e garantire il rispetto del cessato il fuoco. Al riguardo ha messo l'accento sul contributo finanziario significativo stanziato dall'Unione che permetterà l'inizio della ricostruzione e di alleviare la crisi umanitaria. Sottolineando come tutte le parti abbiano sottoscritto la risoluzione dell'ONU, il Ministro ha rilevato l'importanza che tutti i paesi della regione sostengano il progetto. Occorre quindi implicare la Siria che può svolgere un ruolo importante e che ha già dato segnali circa la propria disponibilità ad avere un atteggiamento costruttivo nel processo di pace.

Il Consiglio, ha proseguito, è convinto che non è possibile ottenere la pace nella regione se non si trova una soluzione alla questione israelo-palestinese sulla base della road map e con l'obiettivo di giungere alla costituzione di due Stati indipendenti e sovrani. Per proseguire il processo di pace, ha aggiunto, è quindi vitale che sia riconosciuto Israele e siano interrotte le attività terroristiche. D'altra parte, occorre, che Israele rilasci i membri del Consiglio palestinese arrestati e che siano liberati i soldati israeliani presi in ostaggio. Il Ministro ha poi sottolineato che l'Unione deve svolgere un ruolo attivo per il rilancio del processo di pace assieme agli altri partner del Quartetto, e in particolare con gli USA, e della Lega araba, spingendo le parti al tavolo del negoziato. Ha quindi concluso affermando che l'Unione potrebbe in futuro assumersi nuove responsabilità e, segnatamente, nella promozione di una Conferenza internazionale per la pace che potrà essere organizzata quando le condizioni necessarie saranno riunite.

 

Dichiarazione della Commissione

«La sicurezza e la stabilità non può essere imposta unilateralmente», ha affermato Benita Ferrero-Waldner sottolineando il ruolo svolto dall'UE nel corso della crisi nel Libano del Sud. In particolare il suo contributo nella definizione della risoluzione ONU e alla sua applicazione, nonché lo sforzo profuso per garantire gli aiuti umanitari e alla ricostruzione. Per la commissaria responsabile delle relazioni esterne vi è bisogno di un Libano indipendente, che sia «in grado di contribuire a questa fragile pace» e di eliminare la tensione attuale. Si è poi detta d'accordo con Kofi Annan riguardo alla necessità di eliminare il blocco navale e aereo imposto da Israele al Libano. Occorre anche, ha proseguito, creare le condizioni per una stabilità a lungo termine ed «eliminare le ambiguità sul disarmo di Hezbollah».

Facendo poi riferimento alla situazione in Palestina, la commissaria ha affermato che, per evitare una escalation della violenza, occorre che siano rilasciati gli ostaggi e che siano risolti i problemi di movimento e di accesso alle frontiere tra Israele e i territori palestinesi. Rilevando anche la necessità di ricostruire le istituzioni palestinesi e di lavorare con esse, ha poi rilevato che occorre trovare una soluzione tesa a sbloccare gli introiti doganali che spettano alla Palestina e che potrebbero garantire parte delle risorse finanziarie, anche per pagare gli stipendi dei funzionari palestinesi.

Il conflitto consumatosi questa estate, ha affermato la commissaria, «non ha avuto vincitori, ma solo vittime» e le soluzioni militari non funzionano. L'unica possibilità è quindi di rinnovare una prospettiva politica, riportando tutte le parti al tavolo dei negoziati. Per Israele e Libano, ha aggiunto, è venuto il momento del dialogo e la Siria deve fare la sua parte per garantire il rispetto della risoluzione ONU, mentre l'Unione dovrebbe diventare leader del processo di pace in Medio Oriente.

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito affermando che nessuna regione al modo ha patito per così tanto tempo tali sofferenze ed ha sottolineato il «circolo vizioso senza fine» innescato dal rapimento dei soldati israeliani che ha comportato anche il bombardamento di presunti obiettivi militari che hanno colpito i civili. Per il leader popolare, la soluzione militare in Medio Oriente non è percorribile e solo la politica può portare alla pace. Tuttavia, ha evidenziato che solo la presenza militare può contribuire a creare le condizioni necessarie al mantenimento della pace.

Ritenendo inaccettabili le interferenze di Siria e Iran in Libano, il deputato ha sottolineato che l'obiettivo dev'essere di garantire uno Stato libanese sovrano. A suo parere, inoltre, Hezbollah è sì un'organizzazione politica e una forza di governo ma è inaccettabile che le sue milizie, «uno Stato nello Stato», determinino l'azione di governo e vanno quindi disarmate. Ricordando poi le critiche rivolte a Israele circa l'uso sproporzionato della forza, e da lui a suo tempo condivise, il deputato ha voluto però rendere omaggio al processo democratico di autocritica che si è svolto in Israele circa l'intervento militare. Ha quindi auspicato che un tale processo abbia luogo anche in altri paesi.

Dopo aver sostenuto che i palestinesi hanno gli stessi diritti degli israeliani e degli europei, ha auspicato la costituzione di un governo palestinese di unità nazionale che contribuisca alla pace. Sottolineando quindi che alla base di ogni politica vi deve essere la dignità umana, ha rivolto un appello a non usare i giovani facendone dei martiri ma dando loro la possibilità di dare un contributo ai loro paesi, rispettando la dignità umana.

 

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Europa ha fatto finalmente ascoltare la sua voce ed è stata, sia pure con qualche ritardo e non poche difficoltà, capace di svolgere un ruolo attivo e da protagonista nella crisi mediorientale.

Si tratta però soltanto di un primo passo di una lunga marcia che deve portare l'Unione europea, con l'ONU, gli Stati Uniti e la Lega araba, alla stabilizzazione di un'area da dove nascono tutti i pericoli per la sicurezza del mondo. La missione Unifil è uno strumento, l'obiettivo finale deve essere la nascita di un Libano sovrano e libero da influenze straniere esercitate anche attraverso Hezbollah.

Al Consiglio e alla Commissione domandiamo: che punto è il disarmo della milizia armata che ha attaccato Israele? Va ricordato che questo Parlamento già lo scorso anno, nel sostenere che esistevano prove inconfutabili dell'azione terroristica degli Hezbollah, ha sollecitato con una fortissima maggioranza dei suoi componenti il Consiglio a prendere tutte le misure necessarie per porre fine all'attività del gruppo. Al riguardo la Siria è chiamata ad assumere senza tentennamenti un ruolo attivo, contribuendo al blocco del flusso delle armi destinate ai terroristi. Nel quadro della tutela dei diritti umani ai militari dell'Unifil, ai quali vanno la nostra solidarietà e il nostro sostegno, deve essere affidato anche il compito di tutelare la comunità cristiana libanese, senza colpa alcuna tra due parti in contrasto.

Accanto all'obiettivo libanese ci dobbiamo porre un obiettivo più ampio: la soluzione della crisi israelo-palestinese, "due popoli due Stati", questa è la soluzione destinata a tagliare l'erba sotto i piedi al terrorismo e al fondamentalismo islamico. Per raggiungere questo scopo serve un'Europa protagonista, ma come è possibile avere un'Unione portatrice di pace senza una costituzione che attribuisca poteri necessari a chi deve svolgere questa azione?

Di conseguenza il dibattito sulla costituzione ritorna prepotentemente al centro della nostra attenzione, non è un esercizio per giuristi, è la questione centrale, ossia la questione di come esportare il più importante risultato di 50 anni di Europa fuori dai nostri confini: la pace."

 

 

CINA, DIRITTI UMANI E LIBERTÀ RELIGIOSA

Doc. A6-0257/2006

 

Relazione sulle relazioni UE-Cina

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 6.9.2006 - Votazione: 7.9.2006

 

Se una maggiore cooperazione con la Cina è guardata con interesse dai deputati, in una relazione all’esame dell’Aula formulano severe critiche al Celeste Impero. Chiedono infatti un maggiore fair play in campo commerciale e condannano le numerose violazioni dei diritti umani, come la repressione delle comunità religiose, anche cristiane, il ricorso alla pena di morte, al commercio di organi umani, alle torture e ai campi di rieducazione. Altri temi riguardano le relazioni con Taiwan e l’Iran.

 

Con 351 voti favorevoli, 48 contrari e 160 astensioni (soprattutto da parte del PSE), il Parlamento ha adottato la relazione sulle relazioni dell'UE con la Cina. Guardando con interesse al partenariato strategico UE-Cina e alla maggiore cooperazione che ne deriverà in un gran numero di ambiti, il Parlamento sollecita però il Consiglio e la Commissione a formulare «una politica coerente e ben strutturata» nei confronti di tale Paese. Per i deputati, la Cina e l'Unione europea devono fondare il proprio partenariato e le proprie relazioni bilaterali «sull'apertura reciproca e sui capisaldi della credibilità, la stabilità, la responsabilità e la comprensione reciproca». Sono quindi sollecitate a migliorare su tali basi la propria cooperazione «in modo da svolgere un ruolo stabile, responsabile e credibile in seno alla comunità internazionale».

 

Relazioni economiche: apertura dei mercati e lotta alla contraffazione

Dopo l'allargamento, l'Unione europea è divenuta il primo partner commerciale della Cina superando il Giappone, mentre la Cina, è contemporaneamente divenuta il secondo partner commerciale dell'Unione dopo gli Stati Uniti. A questo incremento delle relazioni commerciali, tuttavia, i deputati lamentano che non siano corrisposti progressi sostanziali in materia di democrazia e diritti umani, «che sono componenti basilari del dialogo politico». Nel ritenere che le relazioni economiche e commerciali tra l'UE e la Cina dovrebbero basarsi, da parte europea, sulla messa a punto di una strategia a lungo termine, i deputati chiedono alla Cina di realizzare progressi in numerosi campi. Sollecitano, più precisamente, lo sviluppo di un clima favorevole agli investimenti, il miglioramento della certezza del diritto per le imprese straniere, l'apertura ulteriore dei mercati nel settore bancario, dei servizi finanziari e delle telecomunicazioni e, soprattutto, di osservare le regole commerciali leali ed eque e l'applicazione delle regole dell'OMC, in particolare per quanto riguarda la protezione dei diritti di proprietà intellettuale.

In materia commerciale, i deputati insistono molto sul problema della pirateria e della contraffazione dei prodotti e dei marchi europei da parte delle industrie cinesi. Notano infatti che il 70% di tutte le merci contraffatte sequestrate nel mercato europeo proviene dalla Cina e che, ogni anno, le autorità doganali sequestrano quasi cinque milioni di articoli e accessori di abbigliamento contraffatti. A loro parere ciò rappresenta «una grave violazione delle regole del commercio internazionale» e sollecitano quindi la Cina a rispettare le norme vigenti e a migliorare considerevolmente la protezione dei diritti di proprietà intellettuale e dei brevetti stranieri». La Commissione è anche invitata a sostenere le autorità cinesi in tal senso.

La relazione rileva poi che i problemi emersi di recente nel settore calzaturiero evidenziano l'urgente necessità che la Cina adotti una politica anti-dumping più adeguata e sottolinea la pressante necessità di una tale politica, data l'appartenenza della Cina all'OMC. A tale proposito, accogliendo un emendamento proposto dal PPE/DE, il Parlamento chiede all'Unione europea di far rispettare dalla Cina «le regole leali ed eque del commercio internazionale». Chiedendo poi il potenziamento della trasparenza della procedura antidumping, alla Commissione è rivolto l'invito a semplificare le procedure per «facilitare l'attivazione dei meccanismi antidumping da parte delle PMI». Inoltre, invita il Consiglio e la Commissione a riconoscere che le difficoltà riscontrate dal settore tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero «sono di tipo sistemico». Occorre quindi che l’Esecutivo corregga gli squilibri attuali ed anticipi le sfide future nel quadro della revisione della sua strategia commerciale ed economica nei confronti della Cina.

I deputati chiedono poi alla Commissione europea di esercitare pressioni politiche ed economiche per conferire flessibilità al tasso di cambio della moneta cinese che, in contrasto con la progressiva liberalizzazione del commercio mondiale, risulta «artificialmente basso». La Cina è inoltre invitata a ratificare le convenzioni dell'Organizzazione mondiale del lavoro e, in particolare, quella sulla libertà di associazione e la tutela del diritto di organizzarsi sindacalmente, così come quella sulla contrattazione collettiva. Dovrebbe anche garantire il diritto di sciopero e rispettare le norme sociali definite nel quadro dell'OIL in merito a misure efficaci per contrastare ogni forma di moderna schiavitù, di lavoro minorile e di sfruttamento, segnatamente delle lavoratrici donne, onde garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e scoraggiare il dumping sociale.

Il Parlamento, infine, riconosce che l'UE non dovrebbe revocare l'embargo fintanto che non sarà in vigore un codice di condotta giuridicamente vincolante sulle esportazioni di armi e non sarà stata affrontata adeguatamente la situazione dei diritti umani e delle libertà civili e politiche, inclusa la questione di Piazza Tienanmen.

 

Democrazia, diritti umani e libertà di religione

La relazione sottolinea che la rapida modernizzazione socio-economica della Repubblica Popolare Cinese dovrebbe essere accompagnata dal necessario pluralismo politico e dall'ammodernamento delle istituzioni. Secondo i deputati, inoltre, «fintanto che il partito comunista cinese non sarà soggetto alle regole di uno Stato costituzionale, esso rimarrà uno Stato dentro lo Stato», e sarà pertanto estremamente vulnerabile a gravi episodi di abuso di potere, «come la piaga nazionale della corruzione dei quadri dirigenti». In proposito, i deputati ritengono che la costituzione cinese dovrebbe anche includere il divieto di ingerenza da parte del PCC o del governo cinese nel funzionamento della giustizia.

Il Parlamento sollecita il governo cinese ad abolire la pena di morte e a dichiarare un'effettiva moratoria per le persone già condannate.  Al riguardo è anche espressa preoccupazione per il fatto che la Cina è di gran lunga il paese al mondo in cui viene eseguito il maggior numero di condanne a morte, stimate in 8.000 l'anno. Nell'invitare la Cina a rendere pubblici i dati ufficiali sulle esecuzioni nel periodo 2005/2006, i deputati appoggiano «risolutamente» la richiesta formulata da un giurista membro dell'Accademia cinese delle scienze sociali di «porre fine al commercio illegale di organi di persone giustiziate, imponendo disposizioni e controlli rigorosi».

I deputati si dichiarano inoltre estremamente preoccupati per le recenti informazioni riguardanti le continue e gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nella regione tibetana della Cina. Tra queste citano torture, arresti e detenzioni arbitrari, arresti domiciliari e altre forme di sorveglianza extragiudiziale di dissidenti, detenzioni senza processo pubblico, repressione della libertà religiosa e restrizioni arbitrarie della libertà di circolazione.

Nel prendere atto del fatto che la politica cinese "del figlio unico" ha portato a uno squilibrio nella distribuzione della popolazione, i deputati sollecitano la Cina a riconoscere che il futuro equilibrio tra fasce attive e non attive della popolazione avrà considerevoli effetti economici. Invitano quindi la Cina a riesaminare l'attuazione concreta di tale politica per affrontare gli inconvenienti economici e sociali ad essa inerenti. Inoltre, manifestano profonda preoccupazione per le numerose violazioni dei diritti delle donne e delle bambine conseguenti all'imposizione forzata della politica di pianificazione familiare del governo cinese, fra cui rientrano gli aborti selettivi, le sterilizzazioni forzate e il massiccio abbandono delle bambine.

Il Parlamento afferma la necessità di una legislazione dettagliata che risponda alle norme internazionali e garantisca un'effettiva libertà religiosa. In proposito è deplorata la contraddizione tra la libertà di fede, sancita dalla Costituzione e «le costanti ingerenze dello Stato» nella vita interna delle comunità religiose, «specialmente per quanto riguarda formazione, selezione, nomina e indottrinamento politico dei ministri del culto». Più in particolare, i deputati deplorano che lo Stato riconosca a solo cinque religioni il diritto a un'esistenza legale, per giunta sottoponendole al controllo delle rispettive associazioni religiose "patriottiche" cinesi.

La relazione chiede poi al Consiglio di informare il Parlamento circa la sorte di vari vescovi incarcerati nella Repubblica Popolare Cinese a motivo delle loro convinzioni religiose. Inoltre, le autorità cinesi sono invitate a liberare immediatamente tutti i membri della Chiesa cristiana «che sono ancora ingiustamente detenuti e perseguitati». I deputati, peraltro, osservano che attualmente, in Cina, i cristiani che praticano la propria fede in luoghi di culto "illegali" (all'interno di case-chiesa protestanti o presso gruppi cattolici "clandestini" fedeli al Vaticano) «sono più numerosi di quelli che frequentano i luoghi di culto "patriottici"». A loro parere, d'altra parte, entrambi i gruppi di credenti, «composti di cittadini rispettosi della legge», «non rappresentano alcuna minaccia per la sicurezza pubblica». Pertanto, invitano il governo cinese «a porre fine alle persecuzioni e alla detenzione di tali gruppi di cristiani» ed affermano il diritto per i cristiani che non si riconoscono nelle "Chiese patriottiche" di praticare liberamente la propria fede. Il Parlamento prende poi atto «con rammarico» della grave violazione della libertà religiosa provocata dalle recenti illecite ordinazioni episcopali «che sono in parte frutto delle forti pressioni e minacce esercitate sul clero cattolico fedele al Vaticano da parte di organismi esterni alla Chiesa». In proposito, i deputati sottolineano la necessità del rispetto della libertà della Chiesa e dell'autonomia delle sue istituzioni da qualsiasi ingerenza esterna.

La relazione esprime profonda preoccupazione per le dichiarazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, il quale afferma che la tortura continua ad essere prassi diffusa in Cina. Sottoscrive quindi le raccomandazioni preliminari indirizzate dal relatore speciale al governo cinese e riguardanti, ad esempio, una riforma del diritto penale che preveda l'aggiunta del reato di tortura, in linea con la definizione contenuta nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché l'introduzione di un meccanismo indipendente di ricorso per i detenuti vittime di torture e maltrattamenti.

I deputati invitano poi il governo cinese a rivedere le sentenze pronunciate contro i reati di "minaccia alla sicurezza pubblica", dal momento che «gli imputati non hanno fatto altro che esercitare coraggiosamente i propri diritti costituzionali fondamentali, criticando pubblicamente la politica del governo e del partito comunista cinese». D'altra parte, si rammaricano del fatto che non siano stati compiuti progressi di rilievo per quanto attiene alla liberazione dei prigionieri politici incarcerati per aver partecipato alle dimostrazioni di Piazza Tienanmen. In proposito, chiedono un riesame ufficiale degli incidenti di Piazza Tienanmen da parte delle autorità cinesi, la pubblicazione dell'elenco dei prigionieri politici e il loro rilascio incondizionato.

Il Parlamento sollecita inoltre il governo cinese ad abolire la "rieducazione attraverso il lavoro" e altre forme analoghe di rieducazione forzata dei carcerati, delle persone detenute in attesa di processo e di quelle internate in ospedali psichiatrici. Condanna in particolare l'esistenza, in tutto il paese, dei campi di lavoro laogai, in cui sono detenuti attivisti democratici, sindacali e membri delle minoranze, «privati di un giusto processo e costretti a lavorare in condizioni spaventose e senza cure mediche». Parallelamente, esprime preoccupazione quanto alla possibilità che gli Stati membri dell'Unione europea importino considerevoli quantità di prodotti fabbricati, in tutto o in parte, nei campi cinesi di lavoro forzato laogai. Invita pertanto la Cina ad attestare per iscritto che i prodotti esportati non sono stati fabbricati in un campo di lavoro forzato laogai e, in mancanza di una siffatta garanzia, insiste affinché la Commissione vieti l'importazione nell'Unione europea dei prodotti in questione.

Profonda preoccupazione è poi espressa per il giro di vite contro la libertà di espressione e il libero accesso ad Internet. Al riguardo, i deputati rinnovano la richiesta di astenersi dall'intimidire, reprimere o incarcerare i difensori della libertà di parola, «sia che si tratti di giornalisti e attivisti impegnati a favore dei diritti umani, sia che ciò si manifesti nel rendere impossibile l'utilizzo dell'informazione oscurando i siti web che non si adeguano alla censura di Stato». Condannano pertanto la legge relativa alla censura di Internet e chiedono in particolare che venga immediatamente riammesso in rete il sito AsiaNews.it (curato dal Pontificio Istituto Missioni Estere). Si dicono inoltre preoccupati dinanzi alle «politiche irresponsabili» di società Internet di primo piano come Yahoo e Google, «che hanno ceduto, direttamente o indirettamente, alle richieste di censura del governo cinese».

 

Politica estera, relazioni con i paesi vicini

Pur riconoscendo il ruolo chiave che potrebbe svolgere la Cina nella promozione della pace internazione, il Parlamento richiama l'attenzione sui timori del mondo esterno circa il fatto che, dalla metà degli anni Novanta, la spesa militare cinese registra ogni anno un tasso di aumento a due cifre. In linea con numerose risoluzioni del Parlamento europeo, i deputati raccomandano vivamente che l'embargo sulle armi imposto dall'Unione europea nei confronti della Cina «resti immutato fino a che non saranno stati compiuti maggiori progressi in materia di diritti umani».

In tale contesto, ricordano la necessità di includere nei prossimi negoziati sulla politica europea di vicinato e sugli accordi di partenariato e di cooperazione l'adesione all'embargo sul commercio di armi decretato dall'Unione europea nei confronti della Repubblica Popolare Cinese. D'altra parte, esprimono preoccupazione per la vasta portata della cooperazione con la Cina nell'ambito del programma Galileo e chiedono l'introduzione di maggiori salvaguardie per assicurare che la Cina, o altri partner, non possano trasferire ad applicazioni militari le tecnologie sensibili utilizzate nel quadro del programma.

Riguardo alle relazioni con Taiwan, i deputati osservano che la legge cinese antisecessione e l'attuale stazionamento di più di 800 missili lungo la costa sud-orientale della Repubblica Popolare Cinese «smentiscono il principio di una riunificazione pacifica». Invitano quindi la Cina e Taiwan a creare le basi politiche necessarie per uno sviluppo pacifico e continuo delle relazioni tra le due sponde dello Stretto, a riprendere il dialogo su tali relazioni e a rafforzare gli scambi economici e la cooperazione. Per quanto riguarda la possibilità di una riunificazione pacifica con la Cina continentale, precisa però il Parlamento, occorrerà sicuramente considerare e rispettare la volontà e il parere dei 23 milioni di cittadini taiwanesi, come pure «la sovranità e l'integrità» dell'Isola.

I deputati si attendono infine che la Repubblica Popolare Cinese dia concretamente seguito alla sua dichiarata opposizione al terrorismo e alla proliferazione nucleare nelle importanti relazioni che essa intrattiene con l'Iran. In proposito, sottolineano che una decisa posizione della RPC sull'Iran «dimostrerebbe la volontà e la capacità della Cina di assumere responsabilità internazionali».

 

ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE è intervenuto inizialmente al fine di evitare un rinvio della relazione in commissione come proposto dal Gruppo PSE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, un lavoro completo, approvato a larga maggioranza nella commissione per gli affari esteri, deve essere votato da questa Assemblea. Mi rendo conto e mi faccio anche carico di alcune delle osservazioni formulate dal gruppo socialista, dato che abbiamo presentato (come ben sa il gruppo socialista) un emendamento per colmare un'eventuale carenza nella relazione, cioè il riferimento alla one China policy (esclusione dell'indipendenza di Taiwan).

La scelta permette pertanto di trovare un accordo complessivo, un segnale di distensione e di attenzione anche per le richieste che vengono dal gruppo socialista. A mio parere la relazione è completa, può essere esaminata ed è conforme anche alla volontà di diversi gruppi parlamentari di esaminarla e di sostenerla; ritengo giusto affrontare il dibattito questa sera e domani andare al voto."

 

 

ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE è intervenuto poi nel dibattito a nome del Gruppo PPE/DE come segue:

 

"Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, noi sosteniamo con convinzione la relazione Belder, è una relazione completa, affronta tutti i problemi attinenti alle relazioni tra Unione europea e Cina e si basa sul dibattito importante svolto nella commissione per gli affari esteri, per il quale ringrazio il presidente Brok, che ha voluto approfondire in maniera consistente il tema.

Noi auspichiamo un'ampia convergenza su questa relazione, invitiamo pertanto il gruppo socialista a votare a favore, anche perché ci impegniamo a sostenere la politica di una sola Cina, che è alla base del rispetto di una soluzione pacifica della questione Taiwan attraverso un dialogo costruttivo.

Nella relazione certamente la Cina non è vista come un nemico dell'Europa, anzi al contrario, è un partner importantissimo nei settori del commercio e dell'industria, molte imprese europee trovano in Cina un'ospitalità che permette loro di scoprire nuovi mercati. Ma per migliorare i rapporti tra Unione europea e Pechino e per procedere con reciproco vantaggio occorre fissare regole certe, che devono essere rispettate, come ci sono dei valori fondamentali che riguardano la persona che, quando sono violati, possono rendere meno positiva la collaborazione tra Unione europea e Cina.

Siamo preoccupati per le scelte poco democratiche del partito comunista cinese, per la violazione dei diritti umani e dei diritti sindacali, per la libertà delle minoranze, per la libertà di informazione, per la questione del Tibet. Il gruppo parlamentare, che segue con attenzione questo problema, presentando e facendo approvare diversi emendamenti ha sottolineato la questione della libertà religiosa: ci preoccupa la nomina dei vescovi da parte del partito comunista, è come se il Vaticano nominasse generali dell'armata cinese, è incomprensibile, si conculca la libertà di tanti cittadini cinesi.

Inoltre esiste la questione delle regole nei rapporti economici e commerciali, chiediamo al Consiglio e alla Commissione un impegno per tutelare le imprese europee e di altri paesi vicini all'Europa, soprattutto nei settori del tessile e delle calzature. Qualche segnale è arrivato dal Commissario Mandelson, si deve tuttavia procedere con coraggio, anche la Presidenza finlandese, mi rammarico che non sia presente qui, per quanto riguarda la tutela dei diritti umani. Per tutti questi motivi voteremo a favore della relazione Belder sostenendo alcuni emendamenti che riguardano anche le questioni ambientali."

 

 

ACCORDO CON LA REPUBBLICA D'ALBANIA

 

-       Doc. B6-0458/2006 - Raccomandazione sulla proposta di decisione del Consiglio e della Commissione concernente la conclusione di un accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Albania, dall'altra

Procedura: Raccomandazione - Dibattito: 6.9.2006 - Votazione: 6.9.2006

-       Doc. A6-0246/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio e della Commissione concernente la conclusione di un accordo di stabilizzazione e associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Albania, dall'altra

Procedura: Risoluzione - Dibattito: 6.9.2006 - Votazione: 6.9.2006

 

Il Parlamento ha dato il via libera alla conclusione di un accordo di associazione con l'Albania. In una risoluzione, tuttavia, ribadendo la prospettiva europea di tale Paese, i deputati chiedono ulteriori progressi nel campo della lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata e nella lotta contro il traffico di esseri umani e di stupefacenti. Miglioramenti sono anche richiesti nel Codice di famiglia, nel trattamento dei detenuti e nella tutela delle minoranze.

 

L'accordo di stabilizzazione e di associazione con l'Albania, che sostituirà l’attuale accordo sugli scambi e sulla cooperazione commerciale siglato nel 1992, verte principalmente sul dialogo politico, prevede disposizioni relative al potenziamento della cooperazione regionale e mette in prospettiva la creazione di una zona di libero scambio tra la Comunità e l’Albania entro dieci anni dall’entrata in vigore dell’accordo. Comprende anche disposizioni volte a disciplinare la circolazione dei lavoratori, la libertà di stabilimento, la prestazione di servizi, i pagamenti correnti e i movimenti di capitali e prevede l'impegno da parte dell’Albania ad avvicinare la legislazione a quella della Comunità, in particolare in settori chiave del mercato interno. Per l'entrata in vigore dell'accordo è necessaria la ratifica da parte di tutti gli Stati membri.

Dopo aver espresso il proprio parere conforme alla conclusione dell'accordo, il Parlamento ha adottato una risoluzione con la quale afferma che tale accordo aprirà prospettive per relazioni contrattuali «strette e di considerevole entità tra l'UE e l'Albania». Relazioni, è precisato, «che contribuiranno ad instaurare stabilità politica, economica ed istituzionale nel paese, nonché nell'insieme della regione, e a promuovere la transizione dell'Albania verso una democrazia pluralistica, rispettosa dello Stato di diritto, con un'economia di mercato funzionante». Il Parlamento ribadisce quindi il suo pieno sostegno alla prospettiva europea dell'Albania e alla futura integrazione nella famiglia europea.

Nel ricordare poi i benefici a lungo termine dell'accordo sia per il popolo albanese che per l'Unione europea, i deputati rilevano che i principali vantaggi dell'accordo «risiedono nella realizzazione dell'obiettivo di una zona di libero scambio a pieno titolo» e nell'assunzione di un chiaro impegno giuridico alla cooperazione nei settori di interesse comune nonché nella promozione di un ambiente giuridico più stabile per gli investitori. Raccomandano inoltre all'Albania di concentrarsi maggiormente sullo sviluppo delle sue potenzialità economiche, anche attraverso l'ampliamento delle infrastrutture di trasporto e lo sviluppo di un turismo «sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale». In proposito, invitano la Commissione a prevedere «congrue risorse» a tal fine, in particolare, per lo sviluppo dei trasporti pubblici.

Prendendo atto delle riforme avviate dall'Albania, il Parlamento sottolinea, tuttavia, che l'Albania «deve ampliare tali riforme e mostrare risultati più tangibili» e realizzare un buon livello di attuazione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione «al fine di passare ad un'ulteriore fase dell'integrazione europea». Al riguardo, particolare preoccupazione è espressa per la mancanza di progressi sostanziali quanto alla piena applicazione delle leggi adottate. I deputati ritengono inoltre fondamentale rafforzare considerevolmente la capacità amministrativa, riformare il sistema giudiziario e promuoverne l'indipendenza, tutelare i diritti delle donne, combattere la criminalità organizzata e promuovere la libertà dei media. Questi ultimi, peraltro, «dovrebbero mirare alla trasparenza».

Pur rilevando che il governo si è impegnato a colpire la criminalità organizzata, «anche con la decisione di vietare l'uso di natanti veloci in modo da combattere la tratta di esseri umani e il contrabbando di stupefacenti», il Parlamento chiede all'Albania di compiere ulteriori e sostanziali progressi in questo campo, ritenendo ciò «un requisito indispensabile per una cooperazione approfondita con l'Unione». Al riguardo, particolare attenzione va attribuita alla tratta di donne e di bambini a fini di sfruttamento sessuale ed allo sfruttamento sul lavoro o accattonaggio.

Inoltre, osservando che la corruzione è uno dei principali ostacoli allo sviluppo economico e sociale dell'Albania, il Parlamento si aspetta pertanto che la campagna del governo continui a dare risultati tangibili.

Ma il Parlamento sottolinea anche che si verificano ancora gravi violazioni dei diritti umani in Albania e chiede quindi al governo albanese di realizzare le riforme necessarie per garantire l'accesso dei detenuti alla difesa nei procedimenti giudiziari e per combattere la tortura, i maltrattamenti o i trattamenti disumani o degradanti. Sollecita, inoltre, riforme legislative per attuare pienamente il Codice di famiglia del 2003, in particolare per considerare reato penale la violenza domestica.

Infine, i deputati invitano l'Albania ad adoperarsi ulteriormente per tutelare i diritti delle minoranze, compresi quelli della minoranza greca in Albania, e a completare ed applicare la sua legislazione relativa alle minoranze in modo che sostenga l'applicazione delle attinenti convenzioni internazionali ratificate dall'Albania. Sono poi necessari ulteriori sforzi, in particolare per quanto riguarda l'aumento dell'uso delle lingue delle minoranze nei rapporti dei cittadini con le autorità e il ricorso ai toponimi tradizionali nelle affissioni, il miglioramento dell'accesso ai media per gli appartenenti alle minoranze e l'aumento dell'istruzione nelle lingue minoritarie.

 

 

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

 

NO ALLA RACCOLTA SISTEMATICA DI DATI SUI PASSEGGERI

Doc. A6-0252/2006

 

Relazione recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sui negoziati in vista di un accordo con gli Stati Uniti d'America sull'impiego dei dati di identificazione delle pratiche passeggeri (PNR) per prevenire e combattere il terrorismo e la criminalità transnazionale, compresa la criminalità organizzata

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 7.9.2006 - Votazione: 7.9.2006

 

La lotta al terrorismo non deve portare a violazioni della privacy. E' quanto afferma il Parlamento suggerendo al Consiglio le linee guida per un nuovo accordo con gli USA in materia di trasferimento dei dati dei passeggeri aerei. I deputati chiedono di essere pienamente coinvolti nella definizione di ogni nuovo accordo e premono per un quadro giuridico coerente sulla protezione dei dati nell'UE. Per il commissario Frattini, la sentenza della Corte di giustizia è «una sconfitta per l'Europa».

 

Approvando la relazione, il Parlamento formula una raccomandazione al Consiglio relativa ai negoziati con gli Stati Uniti sull'impiego dei dati di identificazione delle pratiche passeggeri (PNR) per prevenire e combattere il terrorismo e la criminalità transnazionale. I deputati, innanzitutto, esortano il Consiglio a evitare un vuoto giuridico a livello europeo, a partire dal 1° ottobre 2006, per il trasferimento dei dati sui passeggeri e chiedono che i diritti e le libertà dei passeggeri siano protetti «in misura ancor maggiore» rispetto a quanto avviene attualmente. Auspicano, inoltre, che ogni accordo in questo settore sia fondato sui principi europei in materia di protezione dei dati.

Il Parlamento propone quindi di negoziare, a breve termine, un nuovo accordo internazionale per il periodo compreso tra il 1° ottobre 2006 e novembre 2007 (periodo originariamente coperto dall'accordo USA/CE, annullato dalla Corte). Per il medio-lungo termine, invece, sottolinea la necessità di un approccio più coerente a livello dell'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO) sullo scambio di dati sui passeggeri, «per garantire sia la sicurezza del traffico aereo che il rispetto dei diritti umani a livello globale».

Rammaricandosi che il Consiglio abbia omesso di coinvolgere il Parlamento negli attuali negoziati, i deputati chiedono di conferire il mandato alla Presidenza, assistita dalla Commissione, di informare il Parlamento in merito ai negoziati sull'accordo e implicare, in qualità di osservatori, rappresentanti della commissione competente nel dialogo con l'amministrazione statunitense.

 

Contenuti dell'accordo a breve termine

Il nuovo accordo, per i deputati, deve superare le carenze delineate nella prima analisi congiunta UE/USA dell'accordo e tener conto delle raccomandazioni del Garante europeo per la protezione dei dati. Il contenuto della "dichiarazione d'impegno" dovrà poi essere inserito nel corpo dell'accordo di modo che possa diventare giuridicamente vincolante. Di conseguenza, sarà necessario che le parti predispongano o modifichino la legislazione vigente e che la magistratura protegga le persone alle quali l'accordo si applica.

«A dimostrazione della buona fede da parte dell'amministrazione statunitense», il Parlamento suggerisce che nel nuovo accordo siano inseriti immediatamente i seguenti impegni:

 

-                      la rigida limitazione dei fini, nel senso che i dati relativi al comportamento non possono essere usati per verificare reati a carattere finanziario o per prevenire l'influenza aviaria; la limitazione dovrebbe applicarsi anche all'ulteriore trasferimento di tali dati;

-                      il passaggio al sistema PUSH con il quale le autorità USA chiedono dati concreti e necessari caso per caso, invece di avere accesso illimitato alle banche dati;

-                      l'informazione dei passeggeri in merito alle norme sul PNR e l'introduzione di opportune procedure per l'azione legale;

-                      l'esigenza di garantire istruzioni e formazione adeguate al personale che gestisce i dati e di rendere sicuri i sistemi IT;

-                      l'analisi congiunta annuale dovrebbe essere svolta in cooperazione con le autorità nazionali preposte alla protezione dei dati ed essere pubblicata integralmente; essa deve inoltre valutare non solo l’attuazione degli impegni ma anche i risultati dell'accordo in termini di eliminazione del terrorismo e della criminalità.

 

Contenuti dell'accordo a medio termine

Il Parlamento chiede di dotare l'UE di un quadro giuridico chiaro, segnatamente adottando con urgenza il progetto di decisione quadro sulla protezione dei dati. Sottolinea poi la necessità di evitare la divisione artificiale tra i "pilastri", attraverso la creazione di un quadro coerente per la protezione dei dati nell'Unione europea (che colleghi tra loro i pilastri tramite la clausola "passerella"), al fine di garantire che il nuovo accordo sia concluso associando il Parlamento europeo e sia soggetto alla verifica della Corte di giustizia. I deputati, inoltre, chiedono di limitare il volume e le categorie di dati che possono essere richiesti e di filtrare alla fonte i dati di natura delicata.

Nel ribadire poi la richiesta del Parlamento che il nuovo accordo assicuri ai passeggeri europei «lo stesso livello di protezione dei dati di cui godono i cittadini statunitensi», i deputati sottolineano che l'Unione «dovrebbe evitare la creazione indiretta di un sistema PNR europeo» attraverso il trasferimento dei dati pertinenti da parte dell'Ufficio doganale USA alle autorità giudiziarie e di polizia degli Stati membri. A loro parere, infatti, la raccolta sistematica dei dati di normali cittadini fuori dall'ambito di un procedimento giudiziario o di un'indagine di polizia deve rimanere vietata e i dati dovrebbero essere scambiati quando risulti necessario.

 

 

 

 

TRASPORTI

 

 

BOLLO MENO CARO PER LE AUTO MENO INQUINANTI

Doc. A6-0240/2006

 

Relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio in materia di tasse relative alle autovetture

Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito: 4.9.2006 - Votazione: 5.9.2006

 

Il Parlamento ha approvato la proposta di direttiva volta a definire una struttura comune a tutta l’UE per le tasse sulle auto, senza però armonizzare le aliquote fiscali. I deputati accolgono con favore il sistema di calcolo basato sul livello di emissioni nocive e la progressiva abolizione della tassa di immatricolazione. Ma suggeriscono alcuni emendamenti tesi a tutelare di più l'ambiente e i consumatori e precisano che nulla vieta di esentare le auto storiche dalla tassa di circolazione.

 

Lo scopo della proposta è di migliorare il funzionamento del mercato interno, sopprimendo gli ostacoli fiscali esistenti per il trasferimento delle autovetture da uno Stato membro all’altro. Mira inoltre a promuovere la sostenibilità attraverso una ristrutturazione della base imponibile - sia della tassa di immatricolazione sia della tassa annuale di circolazione - che introduce elementi direttamente connessi alle emissioni di biossido di carbonio da parte delle autovetture. Più in particolare, la proposta prevede la soppressione della tassa di immatricolazione nell’arco di un periodo transitorio, durante il quale si applicherà un sistema di rimborso parziale della tassa in caso di esportazione o trasferimento permanente di un'automobile da uno Stato membro ad un altro. Inoltre, sarebbe introdotto un elemento CO2 nella base imponibile sia della tassa annuale di circolazione sia della tassa di immatricolazione. L’intenzione è unicamente di adottare una struttura comune a tutta l’UE per quanto riguarda le tasse sulle autovetture e non di armonizzare le aliquote fiscali o obbligare gli Stati membri a introdurre nuove tasse.

Adottando la relazione, il Parlamento approva l'approccio generale della Commissione e precisa che la ristrutturazione delle tasse sulle autovetture deve essere «in linea con il principio della neutralità di bilancio». Accogliendo con 398 voti favorevoli, 197 contrari e 50 astensioni un emendamento proposto dal PPE/DE, precisa poi che - «ai fini della salvaguardia dei veicoli classici e d'epoca» - nulla nella direttiva «pregiudica il diritto degli Stati membri di esentare dalle tasse di circolazione i veicoli vecchi di almeno 20 anni».

Per il 31 dicembre 2008 il gettito totale fornito dall'elemento delle tasse annuali di circolazione basato sul biossido di carbonio dovrà rappresentare almeno il 25% del gettito totale di tali tasse. Il Parlamento, tuttavia, chiede che entro il 31 dicembre 2006, la Commissione presenti uno studio sulla ponderazione da attribuire ad altri eventuali fattori per la determinazione della base imponibile delle tasse sulle autovetture. Al 31 dicembre 2010, quindi, il gettito totale calcolato sulle emissioni di biossido di carbonio, il consumo di carburante e le emissioni inquinanti, dovrà salire ad almeno il 50% del gettito totale.

La proposta della Commissione prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2016, gli Stati membri non potranno mantenere in vigore nessuna tassa di immatricolazione. I deputati accolgono con favore questa proposta, poiché ritengono che tale abolizione possa avere effetti positivi sulla sicurezza stradale e sull'ambiente in quanto comporta un rinnovo più rapido del parco automobili. La riduzione dei costi di acquisto, inoltre, rappresenta un incentivo a sostituire i veicoli vecchi con veicoli più sicuri e meno inquinanti che consumano meno carburante.

Fino al 31 dicembre 2015, se in uno Stato sono state pagate tasse di immatricolazione per un'autovettura che successivamente viene esportata fuori dal territorio comunitario o trasferita per essere usata a titolo permanente nel territorio di un altro Stato membro, il primo dovrà rimborsare l'importo residuale delle tasse, sulla base di calcoli definiti dal progetto di direttiva stesso. Al riguardo i deputati esortano gli Stati membri ad evitare di imporre una doppia tassazione per quanto riguarda la tassa d'immatricolazione di autovetture, e ad attribuire una particolare attenzione ai casi di cittadini dell'UE che rientrano nel proprio paese dopo aver passato più di due anni in un altro Stato membro.

Fino al 31 dicembre 2015, qualora le tasse di immatricolazione siano state mantenute in vigore, si dovrà applicare, «in misura progressiva e graduale», una differenziazione sulle singole autovetture. Il Parlamento chiede che tale differenziazione non sia realizzata unicamente sulla base delle emissioni di biossido di carbonio ma anche tenendo conto di altre sostanze inquinanti e del consumo di carburante. Per i deputati, inoltre, il costo delle operazioni connesse al versamento della tassa di immatricolazione andrebbe ridotto grazie alla messa a punto di soluzioni on-line a sportello unico per il calcolo, il rimborso e il versamento delle tasse di immatricolazione, in caso di trasferimento in un altro Stato membro.

Analogamente a quanto previsto per la TAC, è definito il gettito minimo della tassazione differenziata. Pertanto, per il 31 dicembre 2008, il gettito totale fornito dall'elemento delle tasse di immatricolazione dovrà rappresentare almeno il 25% del gettito totale di tali tasse. Tale obiettivo andrà poi aumentato al 50% entro il 31 dicembre 2010.

Il Parlamento, infine, ritiene che gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati ad applicare incentivi fiscali coordinati per le auto, al fine di accelerare la commercializzazione di autovetture e di attrezzature che rispondano alle esigenze di efficienza e risparmio sul piano energetico, utilizzando i combustibili fossili, quali benzina, diesel o gpl, o sfruttando i carburanti alternativi, quali biocarburanti, gas naturale o idrogeno, o impiegando l'energia elettrica, anche con motori ibridi.

 

 

 

POLITICA SOCIALE

 

 

VERSO UN NUOVO MODELLO SOCIALE EUROPEO

Doc. A6-0238/2006

 

Relazione sul modello sociale europeo del futuro

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 5.9.2006 - Votazione: 6.9.2006

 

Il modello sociale europeo ha dato i suoi frutti, ma le nuove sfide globali richiedono una sua urgente riforma. E’ quanto afferma una relazione adottata dal Parlamento sottolineando che, pur senza rimettere in questione i valori europei, tale processo dev'essere accompagnato dal completamento del mercato interno e incentivare lo spirito d'iniziativa. Occorre anche riformare la fiscalità e assicurare la sostenibilità dei sistemi sociali, garantendo però i diritti acquisiti. I deputati reputano anche urgente incoraggiare i lavoratori più anziani a restare nel mercato del lavoro e garantire una maggiore flessibilità nella scelta dei sistemi pensionistici.

 

Il modello sociale europeo «riflette una comune serie di valori basati sul mantenimento della pace, della giustizia sociale, l'eguaglianza, la solidarietà, la promozione della libertà e della democrazia nonché il rispetto dei diritti umani». Adottando con 507 voti favorevoli, 113 contrari e 42 astensioni la relazione, il Parlamento sottolinea inoltre che, negli ultimi 60 anni, questa serie di valori comuni ha consentito all'Europa «di realizzare fortunatamente una zona di maggiore prosperità economica e di giustizia sociale».

 

Riforma del modello sociale europeo

Tuttavia, nel sottolineare che occorre preservare e potenziare i valori connessi con il modello sociale europeo e gli elevati livelli sociali già raggiunti, i deputati ritengono che vi sia «una evidente necessità di modernizzare e di riformare il modello sociale europeo». A loro parere, infatti, «non vi è alternativa alla riforma urgente dei sistemi economici e sociali», «laddove non rispondano sufficientemente ai criteri di efficacia e di sviluppo sostenibile» e siano inadeguati ad affrontare le sfide del cambiamento demografico, della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica. Così, inoltre, sarà possibile realizzare una migliore inclusione sociale e giustizia sociale e sradicare la povertà. D'altra parte, la relazione invita la Commissione a «rispettare l'economia sociale» ed a presentare una comunicazione su questa «pietra miliare del modello sociale europeo» nonché - su richiesta del PSE - «ad istituire uno statuto della mutua e dell'associazione europea».

Esprimendo poi profonda delusione quanto alla crescita economica che si registra attualmente nell'UE, il Parlamento ritiene necessario creare un ambito economico e sociale più forte per consentire agli Stati membri di attuare le riforme necessarie a livello nazionale in base alla propria situazione economica, sociale e politica. Chiede quindi alla Commissione di adottare ulteriori iniziative per la piena realizzazione del mercato interno che, se completata, «creerà crescita economica e competitività». Tuttavia, sottolinea che deve restare ferma la necessità di garantire che non vi sia «una corsa al ribasso degli standard sociali, del consumatore o ambientali».

Alla Commissione è anche chiesto di continuare a adoperarsi per incentivare lo spirito d'iniziativa, creando condizioni che consentano la creazione e il successo di imprese europee. In tale ambito andrà rivolta particolare attenzione alle PMI che, per i deputati, «costituiscono la vera e propria colonna vertebrale dell'economica europea e danno lavoro alla grande maggioranza degli occupati nel settore privato». Gli Stati membri, d’altra parte, sono invitati a realizzare completamente la road map della strategia di Lisbona per aumentare la competitività e creare posti di lavoro in maggior numero e di migliore qualità. Più in particolare dovranno raggiungere gli obiettivi specifici fissati per l'occupazione, gli investimenti in materia di R&S, l'assistenza all'infanzia e la formazione permanente.

 

Finanziare la riforma, la leva fiscale

Consapevoli che, in alcuni Stati membri, gli attuali contributi al sistema sociale «possono essere inadeguati a soddisfare le aspettative dei cittadini», i deputati ritengono che gli Stati membri dovrebbero riflettere sulle possibili alternative «per finanziare quei sistemi che promuoverebbero riforme dinamiche senza incidere sulle retribuzioni». A titolo di esempio, citano il ricorso al valore aggiunto prodotto dalle società e - accogliendo un emendamento promosso dall'ALDE/ADLE - la promozione del «principio di sussidiarietà verticale e orizzontale tra le istituzioni e la popolazione».

Il Parlamento chiede un miglior coordinamento delle politiche fiscali degli Stati membri allo scopo di evitare una dannosa concorrenza fiscale, assicurare un finanziamento sostenibile della protezione sociale e rendere la politica fiscale più favorevole all'occupazione. In proposito rileva che, negli ultimi 30 anni, le imposte sul capitale e il consumo siano rimaste stabili mentre, nello stesso periodo, l'imputazione fiscale effettiva del lavoro sia aumentata. Raccomanda quindi agli Stati membri di riflettere in modo coordinato sulle possibilità di migliorare gli attuali sistemi fiscali dell'UE, «tanto più che le riforme fiscali influenzerebbero la sostenibilità finanziaria dei sistemi sociali nazionali».

Invitando poi gli Stati membri a utilizzare i fondi UE, come i fondi strutturali europei, in modo più efficace per cofinanziare le riforme nazionali, il Parlamento sottolinea che qualsiasi riforma deve essere considerata nell'ambito del contesto del margine di manovra di bilancio degli Stati membri ma nota anche che il patto di stabilità e di crescita riformato «offra opportunità di investimento sociale precedentemente inesistenti». Gli Stati membri sono poi invitati a intraprendere riforme al fine di garantire la sostenibilità finanziaria dei sistemi sociali nazionali ma «senza pregiudicare i diritti acquisiti, il reciproco sostegno e la solidarietà fra generazioni».

A quest’ultimo proposito, il Parlamento chiede un ampio dibattito concernente il diritto di tutti a una pensione di livello accettabile e riconosce il timore che le riforme pensionistiche avviate in molti Stati membri «possano accrescere il numero di pensionati che già vivono in povertà». D’altra parte, evidenzia l'urgenza di un'azione positiva per incoraggiare e consentire ai lavoratori più anziani di restare o di rientrare nel mercato del lavoro nonché la necessità di un equo accesso e una maggiore flessibilità nella scelta dei sistemi pensionistici. Su questo tema, con 311 voti favorevoli, 341 contrari e 10 astensioni, l'Aula ha respinto un emendamento proposto dal PSE volto a sottolineare che «nessuna riforma pensionistica dovrebbe obbligare ... i lavoratori a lavorare oltre l'età legale della pensione, né essere utilizzata per penalizzarli finanziariamente se decidono di andare in pensione all'età legalmente consentita».

I deputati, peraltro, riconoscono i vantaggi del sistema di "flessisicurezza" che gli Stati membri dovrebbero adottare per tutelare la capacità dei lavoratori di mantenere o trovare un'occupazione grazie alla mobilità e/o al miglioramento delle competenze professionali. Tali vantaggi, a loro parere, sono un mezzo per favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro e i concetti di ciclo di vita e di lavoro.

 

Servizi d’interesse generale e dialogo sociale

Il Parlamento considera i servizi d’interesse generale «un elemento essenziale del modello sociale europeo» reputandoli «fondamentali per l'erogazione universale di servizi sanitari, di istruzione, di trasporto pubblico, di fornitura di acqua e di energia ai cittadini». Ritiene inoltre indispensabile che nella riforma dei sistemi sociali dell'UE siano rispettati i SIG e i SIEG «visto il loro ruolo chiave non soltanto nel dare una migliore qualità di vita ai cittadini ma anche nel potenziare l'efficienza delle imprese e il loro accesso ad una manodopera di qualità». I deputati, d'altra parte, hanno accolto un emendamento promosso dal PPE/DE che sopprime l'invito rivolto alla Commissione di presentare «con la massima urgenza» una proposta per una direttiva quadro su questi servizi.

Sottolinea inoltre la necessità di «fare adeguatamente fronte alle nuove realtà familiari» e di ampliare la portata dei servizi sociali come l'assistenza all'infanzia a prezzi accessibili, l'assistenza alle persone con particolari necessità e ai disabili nonché l'assistenza a lungo termine per persone anziane. La relazione, infine, ricorda che il dialogo sociale nelle sue varie forme è un elemento essenziale nelle tradizioni degli Stati membri e che, sulla base delle abitudini e delle pratiche nazionali, qualsiasi riforma di successo dei sistemi sociali deve coinvolgere tutte le parti in causa, in particolare i partner sociali.

 

 

 

DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÀ

 

 

DAPHNE III CONTRO LA VIOLENZA SU DONNE E BAMBINI

Doc. A6-0193/2006

 

Relazione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma specifico "Lotta contro la violenza (Daphne) e prevenzione e informazione in materia di droga per il periodo 2007-2013" come parte del Programma generale "Diritti fondamentali e giustizia"

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 5.9.2006 - Votazione: 5.9.2006

 

Il Parlamento ha approvato la proposta della Commissione relativa a un nuovo programma comunitario sulla lotta alla violenza. I deputati, tuttavia, chiedono un aumento degli stanziamenti e propongono una serie di emendamenti volti soprattutto a chiarirne le finalità e la portata. Rivolgendo una particolare attenzione ai bambini, suggeriscono anche di dare priorità alla lotta contro la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili e di sviluppare azioni a favore delle minoranze etniche.

 

Nell’ambito del programma quadro “Diritti fondamentali e giustizia”, la Commissione ha proposto un programma specifico - Daphne - sulla lotta alla violenza, in particolare contro i bambini e le donne. Originariamente “Daphne” figurava all’interno di un unico programma comune assieme a quello relativo alla “Prevenzione e informazione in materia di droga”. Su richiesta del Parlamento i due temi sono poi stati scissi in due nuove proposte mantenendo però inalterati i contenuti e adeguando la dotazione finanziaria all'accordo raggiunto nel frattempo sulle prospettive finanziarie 2007-2013.

Con 552 voti favorevoli, 51 contrari e 64 astensioni, il Parlamento ha adottato in prima lettura della procedura di codecisione la relazione che anzitutto chiede di aumentare la dotazione del programma da 116,85 a 125 milioni di euro. Precisa poi come l'obiettivo generale dell'Unione europea contro la violenza sia «la prevenzione e la lotta contro tutte le forme di violenza» al fine di «eliminare completamente questo reato e le violazioni dei diritti umani». Afferma, inoltre, che per raggiungere questo scopo occorrono obiettivi «chiari e ragionevoli».

Ma il Parlamento propone anche una serie di emendamenti volti, in particolare, a chiarire le finalità e la portata del programma specifico. Per sottolinearne la continuità con quelli realizzati in precedenza, il programma è ribattezzato Daphne III, mentre è anche puntualizzato che esso potrà essere ulteriormente prorogato. Più in particolare, il programma dovrà contribuire al mantenimento e allo sviluppo dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia nella Comunità europea, «combattendo e prevenendo la violenza nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne e garantendo la protezione delle vittime e dei gruppi a rischio».

 

Violenza sui bambini

Per precisare la portata del programma, un emendamento stabilisce che il termine "bambini" o "fanciulli" comprende le fasce di età dai neonati ai 18 anni, conformemente agli strumenti internazionali relativi ai diritti del bambino. Tuttavia i progetti che comportano azioni concepite specificamente per gruppi di destinatari quali ad esempio "adolescenti" (13-18 anni) o persone di età compresa tra i 12 e 25 anni, sono considerati azioni destinate ai soggetti indicati come "giovani".

Il Parlamento chiede inoltre di sostenere la promozione e la creazione di un "telefono amico" a livello europeo per l'assistenza ai minori, che dovrebbe diventare un numero telefonico unico gratuito per i bambini. Si dovrà poi fornire una sovvenzione di funzionamento per cofinanziare le spese connesse con il programma di lavoro permanente della Federazione europea per i bambini scomparsi e sfruttati a scopo sessuale, la rete di difensori civici dei bambini (ENOC) e altre organizzazioni che lottano contro il rapimento di bambini e la pedofilia che perseguono uno scopo di interesse generale europeo nel settore dei diritti e della protezione dei bambini.

Per i deputati, poi, il programma dovrà prestare particolare attenzione alla situazione dei bambini di strada che «non soltanto sono vittime di trafficanti di droga e di esseri umani, ma soffrono anche di violenze e di abusi sessuali». A loro parere, per reintegrare questi bambini nella società, è necessario un programma «che fornisca risposte ai problemi sociali e familiari». Un altro emendamento precisa inoltre che, ai sensi del programma, vanno considerati vittime della violenza non soltanto i bambini che vi sono esposti in maniera diretta, ma anche quelli «che vedono le loro madri aggredite».

 

Violenza sulle donne

I deputati ritengono che è necessario riconoscere che alcuni gruppi - in particolare le donne appartenenti a gruppi minoritari, le profughe, le donne migranti, le donne che vivono in stato di povertà in comunità rurali o periferiche, le donne che vivono in istituti o in prigione, le bambine, le lesbiche, le portatrici di handicap e le anziane - «sono particolarmente vulnerabili alla violenza». Chiedono pertanto che il programma promuova l'anno europeo contro la violenza nei confronti delle donne e sostenga le attività connesse a tale evento.

Tra le priorità del programma, inoltre, il Parlamento ritiene che debba figurare anche la lotta contro la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili. E, in proposito, ricorda che le tradizioni e le prassi culturali che si ricollegano all'esercizio della violenza fisica a danno delle donne, come appunto le mutilazioni genitali e i delitti d'onore, «costituiscono una forma particolare attraverso cui si manifesta la violenza nei confronti delle donne, con ripercussioni negative a breve e a medio termine per la loro salute, e le cui vittime principali sono gli appartenenti a comunità minoritarie».

Al riguardo, tra le azioni che dovranno essere realizzate nell'ambito del programma, i deputati ritengono necessario focalizzare il sostegno soprattutto nella lotta contro le violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti delle migranti e intraprendere azioni rivolte alle donne che fanno parte di comunità con peculiarità culturali o minoranze etniche, e riguardanti le particolari forme di violenza subite da queste donne.

 

Assistenza alle ONG e azioni di sensibilizzazione

Il Parlamento sottolinea l'importanza dell'assistenza alle ONG attive tanto a livello nazionale ed europeo quanto nei paesi terzi, in particolare per aiutarle ad elaborare progetti e ad entrare in contatto con altri partner. Il Programma dovrà inoltre promuovere azioni transnazionali volte, ad esempio, a costituire reti multidisciplinari per aiutare le vittime della violenza nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne e le vittime della tratta di esseri umani. Dovranno inoltre essere sviluppate azioni di sensibilizzazione e di formazione destinate a gruppi professionali particolari che possono venire in contatto con vittime di violenze, come i poliziotti, il personale giudiziario, i medici, gli insegnanti e gli assistenti sociali. Occorrerà anche realizzare azioni per il reinserimento delle vittime della violenza nel mercato del lavoro e nella vita sociale.

Il Parlamento lascia immutate le tipologie di intervento proposte dalla Commissione. Il finanziamento comunitario potrà quindi assumere la forma di sovvenzioni o di contratti di appalto pubblico. Le sovvenzioni comunitarie - al funzionamento o alle azioni - sono concesse in seguito a inviti a presentare proposte, salvo in casi di urgenza eccezionali e debitamente giustificati o qualora le caratteristiche del beneficiario non lascino altra scelta per una determinata azione.

Il tasso massimo di cofinanziamento sarà specificato nei programmi di lavoro annuali. Sono inoltre previste spese per misure di accompagnamento, tramite contratti di appalto pubblico. In tal caso i fondi comunitari finanzieranno l'acquisto di beni e servizi. In particolare saranno finanziate le spese di informazione e comunicazione, preparazione, attuazione, monitoraggio, controllo e valutazione dei progetti, delle politiche, dei programmi e della legislazione.

Per quanto riguarda la partecipazione, i deputati chiedono che il programma sia esteso ad una gamma più ampia di paesi e, pertanto, anche a quelli che non sono membri dell'UE o che non sono candidati, come quelli dell'Asia centrale e del Mediterraneo e i paesi ACP.

Spetta ora al Consiglio valutare i suggerimenti del Parlamento e, qualora i Ministri volessero discostarsi da quanto proposto dai deputati, si dovrà procedere ad una seconda lettura. Ciò vale, in particolare, per la dotazione finanziaria.

 

 

Nel dibattito è intervenuta AMALIA SARTORI (PPE/DE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io esprimo la mia soddisfazione per questo provvedimento. Proprio alla luce del dibattito che questa mattina ho ascoltato in Aula, ho sentito con piacere come molte hanno espresso un'esigenza che condivido fino in fondo: tendere ad una direttiva dell'Unione europea sulla violenza.

E' arrivato il momento di armonizzare le legislazioni su questo tema e in attesa che ciò avvenga, la Commissione, con gli strumenti che a quanto ci dicono stanno elaborando, deve già da ora definire una posizione molto chiara e molto rigorosa sulle politiche che l'Unione e i suoi Stati membri devono applicare, con cui vogliamo distinguerci chiaramente rispetto a questi temi.

E' vero che in questi anni è stato fatto molto sul tema della parità, i singoli Stati dell'Unione europea hanno legiferato in tante materie, però sono rimasti dei buchi neri, che riguardano proprio questo tema. Al riguardo dobbiamo operare con politiche chiare e definite perché, anche se tutte noi ci troviamo d'accordo nel proporre la tolleranza zero verso la violenza, non tutte ci troviamo d'accordo sugli strumenti da utilizzare per raggiungere questo obiettivo. Allora, proprio per ovviare a questa politica tanto rischiosa, i programmi che saranno finanziati con Daphne debbono rispondere a politiche chiare e rigorose definite dall'Unione."

 

 

 

CULTURA

 

 

TUTELARE E PROMUOVERE IL PATRIMONIO CULTURALE EUROPEO

Doc. A6-0260/2006

 

Relazione sulla tutela del patrimonio naturale, architettonico e culturale europeo  nelle zone rurali e nelle regioni insulari

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 7.9.2006 - Votazione: 7.9.2006

 

Il patrimonio naturale, architettonico e culturale dell’UE costituisce un elemento importante dell’identità europea. Per tale ragione, il Parlamento chiede che sia adeguatamente protetto e valorizzato, in particolare nelle zone rurali e nelle piccole isole, anche con il concorso di tutti i fondi comunitari. Per i deputati occorre poi sostenere le professioni, le arti e le tecniche indispensabili alla conservazione del patrimonio e prevedere incentivi alla demolizione degli “ecomostri”.

 

Nel considerare il patrimonio culturale un elemento importante dell'identità e dello sviluppo storico dei popoli d'Europa, la relazione d’iniziativa invita il Consiglio a riconoscere ufficialmente il contributo dato dal patrimonio culturale all'integrazione dell'Europa per quanto riguarda «l'identità e la nazionalità europea, lo sviluppo socio-economico sostenibile, il dialogo tra le culture e la diversità culturale». Per i deputati, inoltre, in sede di elaborazione delle sue proposte legislative, la Commissione dovrebbe procedere a un esame esauriente degli effetti della legislazione proposta sulla cultura e sul patrimonio culturale, di modo che «in ogni politica dell'Unione possano essere incluse azioni in grado di favorire il patrimonio culturale».

Il Parlamento sollecita poi l'Unione europea, gli Stati membri, gli enti locali e le organizzazioni non governative operanti nel settore della cultura ad adoperarsi per conservare e valorizzare il patrimonio culturale dell'Europa, nonché per sensibilizzare i cittadini alla sua importanza. Accoglie quindi con favore la recente proposta di creare un inventario europeo del patrimonio culturale e auspica l'istituzione di un "Anno europeo del patrimonio culturale" al fine di sensibilizzare i cittadini europei all'importanza della valorizzazione del loro patrimonio culturale prevedendo le opportune azioni.

Nel notare l’importanza del patrimonio culturale presente nelle zone rurali - «afflitte dall'esodo, dalla recessione demografica e dal marasma economico» - e nelle regioni insulari dell'Europa, soprattutto nelle piccole isole, il Parlamento chiede di garantire «un'attenzione particolare» alle zone rurali e di annettere una «particolare cura» alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio naturale, architettonico e culturale delle zone insulari dell'Europa. Rileva quindi la necessità di realizzare uno studio sistematico del patrimonio delle zone rurali e di elaborare un adeguato quadro normativo per la tutela di tale patrimonio.

Questo, precisano i deputati, dovrebbe includere incentivi per la conservazione di edifici e complessi edilizi tradizionali e misure intese a garantire la compatibilità delle nuove attività edilizie con l'ambiente edificato di carattere storico e i modelli architettonici locali. Occorre poi garantire la conservazione del know-how locale e delle professioni tradizionali. Per valorizzare il patrimonio di queste aree, il Parlamento suggerisce lo sviluppo di forme alternative di turismo, come quello culturale, pedestre, ecologico e marittimo.

Gli Stati membri, in cooperazione con la Commissione, dovrebbero inoltre promuovere la tutela e la conservazione del proprio patrimonio culturale anche attraverso i fondi strutturali e le iniziative comunitarie esistenti quali LEADER +, URBAN II, INTERREG III. Andrebbe poi sviluppato il turismo alternativo sostenibile attribuendo priorità ai piccoli habitat tradizionali, grazie al sostegno di strumenti di finanziamento comunitario come il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale, il Fondo europeo per la pesca, ecc. Il Parlamento precisa però che le strategie di incentivi finanziari dovrebbero essere coordinate con le autorità centrali e locali e altri enti e istituzioni a livello locale, «senza dimenticare che la parte più significativa del patrimonio classificato è di origine religiosa».

Nel contesto dei programmi comunitari esistenti quali il Programma quadro per la competitività e l'innovazione, la Commissione dovrebbe inoltre promuovere iniziative volte a sostenere l'artigianato, le arti applicate e le attività professionali, in particolare quelle che rischiano di scomparire e che sono indispensabili per un adeguato restauro e conservazione del patrimonio architettonico. Va quindi sostenuta la formazione di professionisti specializzati nell'uso e nella gestione dello spazio, in architettura, nella ricostruzione e nel restauro di edifici e nelle attività correlate, di modo che le peculiarità del patrimonio culturale siano conservate e nel contempo adattate alle esigenze contemporanee. Per i deputati anche il Settimo programma quadro di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013), può dare il suo contributo e la Commissione dovrebbe quindi promuovere azioni intese ad individuare strumenti, tecniche e metodi nuovi per la conservazione del patrimonio culturale.

D’altra parte, gli Stati membri e gli enti regionali e locali sono invitati a prevedere, se del caso, incentivi per la demolizione parziale o integrale, nonché per la ricostruzione di strutture incompatibili con le caratteristiche architettoniche specifiche di un insediamento o della regione in cui si trovano o con l'ambiente naturale e il tessuto edilizio esistente. Inoltre, il Parlamento chiede alla Commissione e agli Stati membri di vigilare affinché non vengano concesse risorse comunitarie ad opere che comportino la distruzione di elementi importanti del  patrimonio culturale.

Il Parlamento auspica che, in futuro, venga intrapresa un'azione a favore dei piccoli insediamenti tradizionali, analoga a quella relativa all'istituzione delle capitali culturali. Invita quindi la Commissione a offrire la possibilità - nell'ambito dei progetti pluriennali di cooperazione previsti dal programma Cultura (2007-2013) - di realizzare progetti pluriennali volti a promuovere gli habitat tradizionali integralmente restaurati, anche se con una popolazione inferiore ai mille abitanti. Ritenendo, infine, che il "premio dell'UE per il patrimonio culturale" gestito da Europa Nostra costituisca un'azione importante che va proseguita in futuro, i deputati chiedono che, nell'ambito di tale premio, sia istituita una nuova categoria di premi da assegnare al miglior recupero globale di un insediamento tradizionale.

 

 

Nel dibattito è intervenuto GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, con il trattato di Maastricht l'Unione europea è diventata l'Unione dei popoli, si è dotata di una propria identità culturale nel rispetto delle differenze regionali e locali che, in contrapposizione ad una globalizzazione culturale sempre crescente, costituiscono la vera ricchezza di base di un patrimonio comune. Di questo patrimonio le zone insulari e rurali rappresentano la culla, con le loro tradizioni, la loro architettura, l'artigianato locale, le bellezze naturali e paesaggistiche.

E' dunque prioritario proteggere questo enorme patrimonio, elaborare un progetto di sviluppo locale che miri ad attivare ed incentivare la valorizzazione della cultura e delle risorse ambientali, per farne strumento di crescita di un'economia oggi in difficoltà. Ciò significa in primo luogo una valorizzazione globale del territorio, nella quale - accanto al recupero e alla conservazione dell'architettura intesa sia dal punto di vista monumentale che paesaggistico - occorre anche considerare le persone che vivono e condividono la realtà dei piccoli borghi rurali.

Ciò vuol dire combattere l'esodo rurale, incentivare la formazione dei giovani, recuperare l'artigianato locale e le pratiche agricole tradizionali, dare nuovo slancio a mestieri antichi e a nuove professionalità, anche finanziando la ricerca e l'uso di nuove tecnologie, nonché garantire il mantenimento del paesaggio inteso non solo come conservazione degli spazi verdi, ma soprattutto come utilizzazione delle essenze e delle specie autoctone per non alterare la cultura dei luoghi.

Bisogna dare alle popolazioni che abitano questi territori tutti gli strumenti necessari per poter portare avanti le loro tradizioni nei loro borghi, villaggi o isole. Occorre rafforzare e potenziare i programmi appositamente dedicati. E' necessario che la strategia globale per il patrimonio culturale dell'Unione europea diventi realmente un elemento trasversale alle altre politiche, al pari della sostenibilità ambientale, tutte le politiche devono al riguardo integrarsi tra loro.

Sono convinto che uno sfruttamento equilibrato, razionale e coerente e coordinato e soprattutto più efficace delle risorse anche sul piano finanziario consisterà di vincere questa doppia sfida. Salvaguardare il patrimonio culturale locale e regionale significa consentire uno sviluppo socioeconomico equilibrato del mondo rurale."

 

 

 

TRASPORTI

 

 

INQUINAMENTO CAUSATO DALLE NAVI

Doc. A6-0184/2006

 

Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul finanziamento pluriennale dell'azione dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima in materia di intervento contro l'inquinamento causato dalle navi e recante modifica del regolamento (CE) n. 1406/2002

Procedura: Codecisione - Dibattito: 4.9.2006 - Votazione: 5.9.2006

 

Approvando la relazione, il Parlamento europeo intende finanziare il nolo di navi anti-inquinamento e la creazione di un centro per la raccolta di immagini via satellite sulle sostanze inquinanti scaricate in modo illecito in mare.

Si è deciso di assegnare all'Agenzia europea per la sicurezza marittima nuovi compiti per soddisfare queste esigenze; di conseguenza è stato approvato il regolamento 724/2004, che modifica l'articolo 2 del regolamento 1406/2002.

La proposta di regolamento nasce dalla ferma decisione della Commissione di rendere l'Agenzia europea per la sicurezza marittima uno strumento utile con una missione permanente. Poiché l'intervento in caso di inquinamento causato dalle navi e la prevenzione dello stesso sono responsabilità di lungo periodo, la proposta intende concedere all'Agenzia l'adeguata garanzia finanziaria basata su uno stanziamento pluriennale che dovrebbe coprire l'intero periodo 2007-2013 in linea con le nuove prospettive finanziarie.

La proposta stabilisce pertanto le procedure e il contributo della Comunità per il finanziamento dei nuovi compiti dell'Agenzia, sulla base di uno stanziamento pluriennale che sarà ripartito su un periodo di sette anni.

 

Nel dibattito è intervenuto FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-I):

 

"L’Europa, costante promotrice di un'evoluzione del diritto internazionale marittimo a tutela dell'ambiente, ha già ottenuto il ritiro progressivo delle petroliere a scafo unico su scala mondiale e l’aumento dei risarcimenti per le vittime di inquinamento da idrocarburi, ha integrato le norme internazionali esistenti introducendo ispezioni più severe nei porti comunitari, controlli più efficaci delle società di classificazione e un monitoraggio più capillare del traffico marittimo.

L’applicazione rigorosa ed efficace delle norme internazionali da parte di un grande blocco commerciale come l’Unione europea, prima area al mondo nell’interscambio merci, che rappresenta il 24% della flotta mondiale, aiuta a rafforzare la credibilità delle norme anche nei confronti delle navi battenti bandiera di un paese terzo. Per questo non si può che condividere la proposta di dotare l’Agenzia europea di sicurezza marittima di ulteriori strumenti che possano supportare gli Stati membri in questa lotta senza frontiere."

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

PESCA

-       Doc. A6-0219/2006 - Risoluzione sull'avvio di un dibattito concernente un approccio comunitario in materia di marchio di qualità ecologica per i prodotti della pesca

-       Doc. A6-0228/2006 - Risoluzione sul piano d'azione 2006-2008 per la semplificazione e il miglioramento della politica comune della pesca

-       Doc. A6-0241/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica delle Seicelle

-       Doc. 0242/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e l'Unione delle Comore

SANITÀ PUBBLICA

-       Doc. A6-0249/2006 - Relazione sul miglioramento della salute mentale della popolazione. Verso una strategia sulla salute mentale per l'Unione europea

Il Parlamento accoglie con favore il Libro Verde della Commissione sulla salute mentale nell'UE. Tuttavia, i deputati chiedono che la strategia europea ponga maggiormente l'accento sui problemi specifici delle donne e dei giovani. Ritengono inoltre che occorre dare priorità alla lotta contro la discriminazione subita dalle persone affette da patologie mentali e chiedono una riforma dei servizi della salute mentale affinché poggino su un'assistenza di qualità, in famiglia o in centri protetti.

-       Docc. B6-0467, 0476, 0482, 0483, 0485, 0505/2006 - Risoluzione sulla contraffazione dei medicinali

CONTROLLO BILANCI

-       Doc. A6-0261/2006 - Relazione sulla Relazione speciale della Corte dei conti europea n. 5/2005: Spese per l'interpretazione sostenute dal Parlamento, dalla Commissione e dal Consiglio

I costi d’interpretazione sostenuti per i lavori delle Istituzioni europee sono più che giustificati, ma è anche possibile realizzare dei risparmi. E’ quanto sostiene una relazione approvata dal Parlamento europeo, sottolineando che la garanzia del multilinguismo assicura la legittimità e la diversità dell’Unione e permette ai cittadini di esercitare il diritto di controllo democratico.

-       Doc. B6-0457/2006 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee

AMBIENTE

-       Docc. B6-0460, 0466, 0473, 0474, 0475, 0478/2006 - Risoluzione comune sugli incendi forestali e le inondazioni

A seguito dei gravi incendi e delle inondazioni che hanno colpito numerosi paesi europei, il Parlamento ha adottato una risoluzione che sottolinea come questi fenomeni abbiano una dimensione europea. Chiede pertanto la definizione di una strategia di prevenzione su scala continentale, un meccanismo comunitario di protezione civile e il rafforzamento della politica forestale europea. Occorre poi reintrodurre gli aiuti agli agricoltori per le fasce tagliafuoco e favorire il rimboschimento.

COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE

-       Docc. B6-0465, 0468, 0470, 0480, 0484/2006 - Risoluzione comune sulla sospensione dei negoziati sull'agenda di Doha per lo sviluppo (DDA)

Preoccupato dallo stallo dei negoziati OMC, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune che chiede di rinnovare gli impegni volti a trovare un accordo. I deputati temono infatti che, in caso contrario, i Paesi in Via di Sviluppo sarebbero le principali vittime. Sottolineando poi la necessità di una riforma in senso più democratico dell'OMC, chiedono un maggiore coinvolgimento del Parlamento nei negoziati.

-       Doc. A6-0239/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della Convenzione di Rotterdam sulla procedura di previo assenso informato per taluni prodotti chimici e pesticidi pericolosi nel commercio internazionale

DIRITTI UMANI

-       Docc. B6-0495, 0497, 0499, 0500, 0502/2006 - Risoluzione sulla situazione in Zibabwe

-       Docc. B6-0489, 0494, 0496, 0498, 0501/2006 - Risoluzione sui richiedenti asilo nordcoreani, soprattutto in Tailandia

-       Docc. B6-0471, 0492, 0493, 0503/2006 - Risoluzione sullo Sri Lanka

AFFARI GIURIDICI

-       Doc. B6-0459/2006 - Risoluzione sulla partecipazione del Parlamento europeo ai lavori della Conferenza dell'Aia, a seguito dell'adesione della Comunità

-       Doc. B6-0464/2006 - Risoluzione sul diritto contrattuale europeo

-       Doc. A6-0250/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio sull'adesione della Comunità europea alla conferenza dell'Aia di diritto internazionale privato

-       Doc. A6-0258/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa alle franchigie fiscali applicabili all'importazione di merci oggetto di piccole spedizioni a carattere non commerciale provenienti dai paesi terzi (versione codificata)

-       Doc. A6-0259/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo a misure speciali in favore della bachicoltura (versione codificata)

AGRICOLTURA

-       Doc. A6-0245/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1788/2003 che stabilisce un prelievo nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari

-       Doc. A6-0244/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Consiglio recante misure specifiche nel settore agricolo a favore delle isole minori del Mar Egeo e che modifica il regolamento CE) n. 1782/2003


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Comune lotta UE e USA contro la contraffazione (http://consilium.europa.eu)

·         Cooperazione UE e USA nell'istruzione superiore e la formazione professionale (http://ec.europa.eu.education/programmes/eu-usa/index_en.html)

 

POLITICA SOCIALE

·         Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (http://consilium.europa.eu)

·         Programma per l'occupazione e la solidarietà sociale - Progress (http://ue.eu.int)

·         Orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (http://ue.eu.int)

 

AGRICOLTURA / PESCA

·         Riforma del settore del vino (http://consilium.europa.eu)

·         Fondo europeo per la pesca (http://consilium.europa.eu)

 

AMBIENTE

·         Strumento finanziario per l'ambiente "Life +" (http://consilium.europa.eu)

·         Accordo informale sull'aria pulita in Europa (http://consilium.europa.eu)

 

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Internet per tutti (http://consilium.europa.eu)

 

POLITICA REGIONALE

·         Sostegno comunitario allo sviluppo rurale per il periodo 2007-2013 (http://consilium.europa.eu)

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Lotta contro la frode fiscale (http://consilium.europa.eu)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Direttiva sugli additivi alimentari (http://consilium.europa.eu)

 

TRASPORTI

·         Sicurezza stradale (http://consilium.europa.eu/uedocs.cms_data/docs/pressdata/en/trans/89954.pdf)

 

ENERGIA

·         Trattato della Comunità dell'energia (http://consilium.europa.eu)

 

 

 

 

 

 

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

 

RELAZIONI ESTERNE

·         "L'Europa nel mondo: proposte pratiche per una maggiore coerenza, efficacia e visibilità" (http://ec.europa.eu/comm/external_relations/index.htm)

·         "Valutazione degli strumenti comunitari di difesa commerciale" (http://ec.europa.eu/comm/trade/iss

ues/respectrules/sageguard/legis/index_en.htm)

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Relazione del 2006 sulle finanze pubbliche nell'UEM (http://europa.eu.int/comm/economy_finance/pu

blications/publifinance_en.htm)

·         Euro: Stato dell'arte per i nuovi Stati membri (http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/euro

related_en.htm)

 

CONCORRENZA

·         Rapporto sulla politica di concorrenza (2005) (http://ec.europa.eu/comm/competition/annual_reports/)

 

POLITICA SOCIALE

·         2007: Anno europeo delle pari opportunità per tutti (http://ec.europa.eu/employment_social/equality2

007/index_fr.htm)

 

CULTURA

·         Istituto europeo di tecnologia (http://ec.europa.eu/education/policies/educ/eit/index_en.html)

 

AMBIENTE

·         Rapporto annuale sulle acque di balneazione (http://ec.europa.eu/water/water-bathing/index_en.html)

 

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Task force sulle tecnologie d'informazione e di comunicazione (TIC) (http://ec.europa.eu/enterprise/i

ct/taskforce.htm)

·         RFID - Radio Frequency Identification (http://ec.europa.eu)

 

POLITICA REGIONALE

·         Relazione sulla politica di coesione (2005) (http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docoffic/officia

l/reports/interim4_en.htm)

 

TRASPORTI

·         Politica marittima dell'UE (http://ec.europa.eu)

·         "Mantenere l'Europa in movimento: una politica dei trasporti per una mobilità sostenibile" (http://ec.europa.eu/transport/transport_policy_review/doc/2006_transport_policy_review_en.pdf)

·         "La logistica delle merci in Europa, chiave della mobilità sostenibile" (COM 2006/336)

 

VARIE

·         Nuovi passaporti biometrici nell'Unione europea (http://ec.europa.eu)

 


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·         "La Corte si pronuncia per la prima volta sulla nozione di «handicap» ai sensi della direttiva riguardante la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro"

Sentenza della Corte nella Causa C-13/05

 

Essa precisa le modalità della tutela dei disabili in materia di licenziamento.

 

·         "La Corte constata che la Sig.ra Edith Cresson ha violato i suoi obblighi di Commissario europeo"

Sentenza della Corte nella Causa C-432/04

 

Considerate le circostanze del caso, la Corte dichiara che la constatazione della violazione costituisce di per sé una sanzione adeguata.

 

·         "Un'intesa che viola la normativa nazionale in materia di concorrenza può violare nel contempo il diritto comunitario"

Sentenza della Corte nelle Cause riunite da C-295/04 a C-298/04

 

Chiunque può far valere il diritto comunitario per chiedere il risarcimento del danno subito secondo le norme stabilite dagli Stati membri.

 

·         "Le autorità di regolamentazione nazionali possono fissare ex ante l'importo massimo dei prezzi per il trasferimento di un numero di telefono mobile da un operatore ad un altro"

Sentenza della Corte nella Causa C-438/04

 

Le tariffe devono essere orientate ai costi in modo tale da non dissuadere i consumatori dall'uso della portabilità.

 

·         "La libertà di circolazione e di soggiorno non osta all'imposizione della condizione della residenza per il mantenimento del diritto all'indennità di disoccupazione"

Sentenza della Corte nella Causa C-406/04

 

Tale condizione risponde all'esigenza di controllare la situazione dei disoccupati.

 

·         "Per la seconda volta, la Corte condanna l'Italia per non aver riconosciuto i diritti quesiti agli ex lettori di lingua straniera"

Sentenza della Corte nella Causa C-119/04

 

Alla luce del fatto che l'inadempimento non persiste più alla data dell'esame dei fatti, la Corte non condanna l'Italia al pagamento di una penalità.

 

·         "La regolamentazione antidoping del Comitato Olimpico Internazionale rientra nell'ambito di applicazione del diritto comunitario della concorrenza"

Sentenza della Corte nella Causa C-519/04 P

 

Tuttavia non contrasta quest'ultimo dato che non va al di là di quanto necessario ad assicurare il corretto svolgimento delle competizioni sportive.

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm


 

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

 

 

 

 

Decreto ministeriale del 19 aprile 2006: recepimento della direttiva 2005/70/CE della Commissione, del 20 ottobre 2005, relativa ai limiti massimi di residui di alcuni antiparassitari sui e nei cereali nonché su e in alcuni prodotti di origine animale e di origine vegetale.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 162 del 14 luglio 2006.

 

Decreto ministeriale n. 267 del 4 maggio 2006: recepimento della direttiva 2004/19/CE della Commissione, del 10 marzo 2004, relativa ai materiali e agli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 159 dell'11 luglio 2006.

 

Decreto ministeriale n. 229 dell'8 maggio 2006: recepimento della direttiva 2003/114/CE del Parlamento e del Consiglio, del 22 dicembre 2003, relativa agli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 160 del 12 luglio 2006.

 

Decreto ministeriale del 12 aprile 2006: recepimento della direttiva 2002/89/CE del Consiglio, del 28 novembre 2002, relativa alle misure di protezione contro l'introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 153 del 4 luglio 2006.

 

Decreto ministeriale del 18 aprile 2006: recepimento della direttiva 2005/10/CE della Commissione, del 4 febbraio 2005, relativa alla definizione dei metodi di campionamento e di analisi per il controllo ufficiale del tenore di benzo(a)pirene nelle derrate alimentari.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 180 del 4 agosto 2006.

 

Decreto ministeriale del 20 aprile 2006: recepimento della direttiva 2005/5/CE della Commissione, del 26 gennaio 2005, relativa ai metodi di prelievo di campioni e di analisi per il controllo ufficiale dei tenori di ocratossina A in taluni prodotti alimentari.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 181 del 5 agosto 2006.

 

Decreto del Presidente della Repubblica n. 246 del 2 maggio 2006: recepimento della direttiva 2003/103/CE del Parlamento e del Consiglio, del 17 novembre 2003, relativa ai requisiti minimi di formazione per la gente di mare.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 185 del 10 agosto 2006.

 

Decreto legislativo n. 251 del 16 agosto 2006: recepimento della direttiva 1979/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, relativa alla conservazione degli uccelli selvatici.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 191 del 18 agosto 2006.

 


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Informazione relativa all'entrata in vigore dell'accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica libanese, dall'altra (GUCE L 180/2006)

·         Decisione n. 1/2006 del Consiglio di associazione UE-Giordania, del 15 giugno 2006, che modifica il protocollo n. 3 dell'accordo euromediterraneo, relativo alla definizione della nozione di prodotti originari e ai metodi di cooperazione amministrativa (GUCE L 209/2006)

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Direttiva 2006/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativa all'accesso all'attività degli enti creditizi ed al suo esercizio (rifusione) (GUCE L 177/2006)

·         Direttiva 2006/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativa all'adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi (rifusione) (GUCE L 177/2006)

·         Regolamento (CE) n. 1291/2006 della Commissione, del 30 agosto 2006, che modifica il regolamento (CE) n. 795/2004 recante modalità di applicazione del regime di pagamento unico di cui al regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio (GUCE L 236/2006)

 

POLITICA SOCIALE

·         Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione) (GUCE L 204/2006)

 

AGRICOLTURA / PESCA

·         Elenco degli organismi e dei laboratori designati dai paesi terzi per la compilazione dei documenti che devono accompagnare ogni importazione di vino nella Comunità [articolo 29 del regolamento (CE) n. 883/2001 della Commissione] (2006/C 160/06)

·         Direttiva 2006/56/CE della Commissione, del 12 giugno 2006, che modifica gli allegati della direttiva 93/85/CEE del Consiglio concernente la lotta contro il marciume anulare della patata (GUCE L 182/2006)

·         Regolamento (CE) n. 1022/2006 della Commissione, del 5 luglio 2006, recante modifica del regolamento (CE) n. 1071/2005 recante modalità d’applicazione del regolamento (CE) n. 2826/2000 del Consiglio relativo ad azioni d’informazione e di promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno (GUCE L 184/2006)

·         Regolamento (CE) n. 1042/2006 della Commissione, del 7 luglio 2006, recante modalità di applicazione dell’articolo 28, paragrafi 3 e 4, del regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell’ambito della politica comune della pesca (GUCE L 187/2006)

·         Rettifica della direttiva 79/923/CEE del Consiglio, del 30 ottobre 1979, relativa ai requisiti di qualità delle acque destinate alla molluschicoltura (GUCE L 190/2006)

 

CULTURA

·         Raccomandazione della Commissione, del 24 agosto 2006, sulla digitalizzazione e l'accessibilità on line del materiale culturale e sulla conservazione digitale (GUCE L 166/2006)

 

 

 

 

AMBIENTE

·         Regolamento (CE) n. 865/2006 della Commissione, del 4 maggio 2006, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio (GUCE L 166/2006)

 

POLITICA REGIONALE

·         Regolamento (CE) n. 1080/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1783/1999 (GUCE L 209/2006)

·         Regolamento (CE) n. 1081/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, relativo al Fondo sociale europeo e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1784/1999 (GUCE L 209/2006)

·         Regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) (GUCE L 209/2006)

·         Regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999 (GUCE L 209/2006)

·         Regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, che istituisce un Fondo di coesione e abroga il regolamento (CE) n. 1164/94 (GUCE L 209/2006)

·         Regolamento (CE) n. 1085/2006 del Consiglio, del 17 luglio 2006, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA) (GUCE L 209/2006)

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Avviso di apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di perossolfati originari degli Stati Uniti d’America, della Repubblica popolare cinese e di Taiwan (2006/C 162/05)

·         Regolamento (CE) n. 996/2006 della Commissione, del 29 giugno 2006, recante modifica dell'allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio relativo alla nomenclatura tariffaria e statistica ed alla tariffa doganale comune (GUCE L179/2006)

·         Regolamento (CE) n. 1138/2006 della Commissione, del 26 luglio 2006, recante modifica del regolamento (CE) n. 990/2006 per quanto concerne i quantitativi oggetto delle gare permanenti per l’esportazione di cereali detenuti dagli organismi di intervento degli Stati membri (GUCE L 205/2006)

 

VARIE

·         Direttiva 2006/41/CE della Commissione, del 7 luglio 2006, che modifica la direttiva 91/414/CEE del Consiglio con l'iscrizione delle sostanze attive clothianidin e petoxamide (GUCE L 187/2006)

·         Direttiva 2006/60/CE della Commissione, del 7 luglio 2006, che modifica gli allegati della direttiva 90/642/CEE del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui di trifloxystrobin, tiabendazolo, abamectina, benomil, carbendazim, tiofanato metile, miclobutanil, glifosato, trimethylsulfonium, fenpropimorf e clormequat (GUCE L 206/2006)

·         Direttiva 2006/61/CE della Commissione, del 7 luglio 2006, che modifica gli allegati delle direttive 86/362/CEE, 86/363/CEE e 90/642/CEE del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui di atrazina, azinfos-etile, ciflutrin, etefon, fention, metamidofos, metomil, paraquat e triazofos (GUCE L 206/2006)

·         Direttiva 2006/62/CE della Commissione, del 12 luglio 2006, che modifica gli allegati delle direttive 76/895/CEE, 86/362/CEE, 86/363/CEE e 90/642/CEE del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui di desmedifam, fenmedifam e clorfenvinfos  (GUCE L 206/2006)

·         Direttiva 2006/63/CE della Commissione, del 14 luglio 2006, che modifica gli allegati da II a VII della direttiva 98/57/CE del Consiglio concernente la lotta contro Ralstonia solanacearum (Smith) Yabuuchi et al. (GUCE L 206/2006)

·         Direttiva 2006/64/CE della Commissione, del 18 luglio 2006, che modifica la direttiva 91/414/CEE del Consiglio per l'iscrizione delle sostanze attive clopiralid, ciprodinil, fosetil e trinexapac (GUCE L 206/2006)

·        Direttiva 2006/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, che modifica la direttiva 95/2/CE relativa agli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti e la direttiva 94/35/CE sugli edulcoranti destinati ad essere utilizzati nei prodotti alimentari (GUCE L 204/2006)


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.publications.eu.int

 

 

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE (N. VIII-2007/01) LINEA DI BILANCIO 4020 «FINANZIAMENTO DEI PARTITI POLITICI EUROPEI» (GUCE 2006/C 150/10)

Conformemente all'articolo 2 della regolamentazione dell'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo del 29 marzo 2004 che fissa le modalità d'applicazione del regolamento (CE) n. 2004/2003 (2), «il Parlamento europeo pubblica ogni anno, prima della fine del primo semestre, un invito a presentare proposte ai fini della concessione della sovvenzione per il finanziamento dei partiti politici a livello europeo.» Il presente invito a presentare proposte riguarda le richieste di sovvenzione relative all'esercizio di bilancio 2007 per il periodo d'attività compreso tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2007.

Altre informazioni relative al presente invito possono essere scaricati dal sito internet:

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/c_150/c_15020060628it00600062.pdf

Termine ultimo per la trasmissione delle domande: 15 novembre 2006.

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER AZIONI INDIRETTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA COMUNITARIO PLURIENNALE INTESO A RENDERE I CONTENUTI DIGITALI EUROPEI PIÙ ACCESSIBILI, UTILIZZABILI E SFRUTTABILI (PROGRAMMA ECONTENTPLUS) (GUCE 2006/C 172/09)

La Commissione europea ha adottato un programma di lavoro e un invito a presentare proposte finalizzati all'attuazione del programma eContentplus.

Il presente invito riguarda proposte di azioni indirette per i settori e le attività che seguono:

Informazioni geografiche:       Progetti mirati per le informazioni geografiche,

Una rete tematica sulle reti geografiche

Contenuti educativi:                Progetti mirati per i contenuti educativi

Una rete tematica per i contenuti educativi

Biblioteche digitali (contenuti

culturali e scientifici/accademici):Progetti mirati per le biblioteche digitali

Una rete tematica per i contenuti culturali

Rafforzare la cooperazione tra i

soggetti interessati ai contenuti digitali: Una rete tematica sul public-domain e le questioni correlate

La partecipazione al programma eContentplus è aperta ai soggetti giuridici con sede nei 25 Stati membri.

La partecipazione è altresì aperta ai soggetti giuridici con sede in Bulgaria, Croazia, Romania, Turchia e nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, se è stato stipulato un accordo bilaterale in tal senso con il paese interessato. Possono partecipare al programma anche i soggetti giuridici con sede negli Stati dell'EFTA contraenti dell'accordo SEE (Islanda, Liechtenstein, Norvegia), conformemente alle disposizioni di tale accordo.

La partecipazione di soggetti giuridici con sede in paesi terzi e di organismi internazionali è prevista, ma senza il sostegno finanziario della Comunità.

Il termine ultimo per il ricevimento delle proposte da parte della Commissione: 19 ottobre 2006 alle ore 17 (ora di Lussemburgo).

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - ePARTECIPAZIONE 2006/1 (GUCE 2006/C 176/14)

ePartecipazione è un'azione preparatoria volta a sfruttare i vantaggi offerti dall'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per migliorare il processo legislativo e la legislazione a tutti i livelli del processo decisionale governativo e per assicurare una più ampia partecipazione pubblica a tali processi.

Conformemente al programma di lavoro ePartecipazione 2006, con il presente invito la Commissione sollecita i consorzi a presentare proposte.

L'invito è aperto alle proposte provenienti da soggetti giuridici dei 25 Stati membri dell'UE.

Ad ogni proposta devono partecipare almeno due soggetti giuridici indipendenti registrati.

Il finanziamento comunitario non supera il 75 % dei costi ammissibili sostenuti da ciascun partner. In ogni caso, il finanziamento comunitario non deve creare profitti per i beneficiari.

Termine ultimo per la presentazione delle proposte: 4 ottobre 2006 alle ore 17 (ora di Bruxelles).

Ulteriori informazioni sulle modalità di preparazione e presentazione delle proposte sono contenute nella Guida del proponente ePartecipazione 2006. Il presente documento, il programma di lavoro ePartecipazione 2006 e altre informazioni relative al presente invito e alla procedura di valutazione possono essere scaricati dal sito internet:

http://europa.eu.int/information_society/activities/egovernment_research/eparticipation/index_en.htm .

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - DG INFSO - MEDIA 10/2005 MEDIA PLUS - SOSTEGNO ALLA DIFFUSIONE TELEVISIVA DI OPERE AUDIOVISIVE EUROPEE (GUCE 2005/C 329/09)

1.      Obiettivi e descrizione

Il presente invito a presentare proposte è basato sulla decisione del Consiglio relativa all'attuazione di un programma d'incentivazione dello sviluppo, della distribuzione e della promozione delle opere audiovisive europee (MEDIA Plus Sviluppo, distribuzione e promozione, 2001-2005) adottata dal Consiglio il 20 dicembre 2000 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee del 17 gennaio 2001 (GU L 13, pagine 34-43).

L'obiettivo di questo programma è di promuovere la circolazione, all'interno e all'esterno dell'Unione europea, di programmi televisivi europei prodotti da imprese indipendenti, incentivando la cooperazione tra emittenti, da un lato, e distributori e produttori indipendenti dall'altro.

2.      Candidati ammissibili

Il presente invito a presentare proposte è destinato alle società europee le cui attività contribuiscono alla realizzazione degli obiettivi suddetti, in particolare alle società di produzione audiovisiva europee indipendenti.

I richiedenti devono essere residenti in uno dei paesi seguenti:

- i 25 paesi dell'Unione europea

- i paesi dell'EFTA

- il paese candidato: Bulgaria

3.      Bilancio e durata dei progetti

Il bilancio totale stanziato per i progetti cofinanziati ammonta a 12 milioni di euro.

Il contributo finanziario è assegnato sotto forma di sovvenzione. L'importo massimo del contributo finanziario concesso ammonta a euro 500 000 per opera. Esso non potrà superare in alcun caso il 12,5% del bilancio di produzione presentato dal produttore per i film di finzione o d'animazione e il 20% del bilancio di produzione per i documentari.

La durata massima dei progetti è di 37 o di 49 mesi (per le serie e/o i progetti d'animazione).

4.      Scadenza

Le domande devono essere inviate alla Commissione entro il 3.11.2006.

5.      Informazioni complete

Il testo completo dell'invito a presentare proposte e i moduli di candidatura si trovano all'indirizzo seguente:

http://europa.eu.int/comm/avpolicy/media/distr_en.html.

Le domande devono rispettare rigorosamente le prescrizioni del testo completo e vanno inoltrate utilizzando l'apposito modulo.

 

 


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

 

Società polacca operante nel campo della grafica e della stampa è interessata ad avviare accordi di cooperazione finanziaria, produttiva e di subfornitura.

 

Azienda polacca specializzata nella produzione di tappezzeria, rivestimenti per l’industria, per cuscini ed altri elementi di rivestimento, è interessata ad accordi di cooperazione produttiva e subfornitura.

 

Azienda francese specializzata nella produzione di sanitari, cerca importatori e/o distributori.

 

Azienda croata, specializzata nella commercializzazione di tutti gli accessori per l’arredobagno e di una linea completa di materiale per il settore idraulico, cerca operatori interessati ad acquistare in parte l’attività.

 

Azienda del regno Unito cerca produttori e fornitori di melograni.

 

Azienda svedese specializzata nella produzione di articoli tessili per la casa e di altri prodotti come le cornici per occhiali da sole, è interessata a nuovi prodotti da importare in Svezia.

 

Azienda svedese cerca grossisti, negozi operanti in località di mare e magazzini interessati ad acquistare prodotti da spiaggia, quali creme da sole, occhiali da sole, materassini, bikini e d altro.

 

Azienda polacca, specializzata nella produzione di abbigliamento da donna di alta qualità a buon prezzo, è interessata a contattare importatori, distributori e venditori di abiti all’ingrosso.

 

Azienda irlandese è interessata ad importare legno di frassino in tronchi o in tavole.

 

Azienda lituana è interessata ad avviare accordi di distribuzione di pallet in legno di seconda mano.

 

Azienda bulgara è interessata a contattare produttori di macchinari per piegare ed incollare cartone per la realizzazione di scatoloni.

 

Azienda spagnola cerca grossisti e/o distributori di abiti da sposi per avviare accordi di distribuzione.

 

Azienda macedone cerca produttori di tegole in ceramica per tetti.

 

 

COOPERAZIONI CON AMERICA, ASIA E PAESI DEL MEDITERRANEO

 

Azienda tunisina specializzata nell’assemblaggio e saldatura di fogli elettronici destinati all’esportazione cerca partner interessati all’avvio di accordi commerciali.

 

Azienda tunisina specializzata nel riciclaggio di rottami e ferraglie cerca partner operanti nel settore del riciclaggio di pneumatici al fine di diversificare le proprie attività.

 

Azienda turca specializzata nella produzione di adattatori con funzionalità di risparmio energetico (fino al 30%) per refrigeratori, condizionatori e motori ad induzione monofase cerca partner per realizzare accordi finanziari, commerciali e di assistenza tecnica.

 


PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana FORZA ITALIA - P

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: 0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -  http://europa.eu.int/comm

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it

 

·        Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int

 

·        Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int

 

·        Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int

 

·        Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int

 

·        Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S (Bandi): http://ted.publications.eu.int

 

·        Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67  1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 4159 - http://www.epp-eu.org/

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org