GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER
PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO
ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
17
luglio 2006
n° 140
Lettera informativa della Delegazione Italiana
Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
BREVI DALL'EUROPA
ADOTTATA LA DIRETTIVA BASILEA II
L’Ecofin
del 7 giugno
MIGLIORARE
L'ACCESSO DELLE PMI AI FINANZIAMENTI
Nel
quadro dei lavori della tavola rotonda tra banchieri e rappresentanti delle PMI
europee, tenutasi a Vienna il 15 e 16 maggio u.s., l’Associazione delle Camere
di Commercio (Eurochambres) ha ribadito l’importanza dell’accesso ai
finanziamenti delle PMI, che rappresentano il 99% delle imprese UE. Per
agevolare tale accesso le imprese devono essere preparate, devono avere a loro
disposizione tutte le informazioni necessarie e, soprattutto, devono poter
contare su una diretta comunicazione con le banche. L’assenza soprattutto
dell’ultima condizione ostacola la crescita delle PMI e mette in pericolo la
ripresa economica dell’UE. L’evento è stato anche l’occasione per sottolineare
che una maggiore conoscenza, da parte delle aziende, dell’ambiente finanziario
e delle sue regole e una maggiore attenzione al rapporto tra capitali e fondi
propri non sono sufficienti: le imprese devono avere un ritorno dalle banche,
così come chiaramente indicato nella direttiva Basilea II.
IL NUOVO PROGRAMMA "ENERGIA
INTELIGENTE PER L'EUROPA"
In data
30 maggio u.s. si è tenuta la conferenza sul programma Energia Intelligente per
l’Europa (IEE) “Convertire la politica
in azione”, organizzata dalla Commissione europea, DG Energia e trasporti,
e dall’Agenzia esecutiva per l’energia intelligente.
L’Unione
europea sta, infatti, attuando diverse misure legislative al fine di favorire
l’utilizzo delle energie rinnovabili: energia a partire da risorse rinnovabili,
utilizzo dei biocarburanti nel settore dei trasporti, incremento della performance
energetica degli edifici e la produzione combinata di energia elettrica e
calore. Tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti al fine di ridurre le
emissioni dannose, si constata una crescita delle emissioni globali.
L’obiettivo perseguito attraverso il
programma IEE è, quindi, quello di produrre effettivi cambiamenti dello stile di vita dei cittadini europei. Il
programma energia intelligente cerca infatti di incrementare l’utilizzo di
energie rinnovabili e l’impiego efficiente dell’energia attraverso la
diffusione delle informazioni a tutti i soggetti competenti attivi nel settore
dell’energia. Oltre a voler accrescere la consapevolezza dei cittadini ed a
modificarne il comportamento, il programma IEE mira a cambiare la normativa esistente, a favorire gli investimenti e a trasformare il mercato.
Il
programma è suddiviso in 4 settori di applicazione:
Efficacia
energetica (SAVE);
Energie
rinnovabili (ALTENER);
Energia
e trasporti (STEER);
Cooperazione
con i paesi in via di sviluppo (COOPENER).
(http://ec.europa.eu/energy/intelligent/library/publications_en.htm);
UNA RIFORMA RADICALE DEL DEL VINO
La Commissione europea deve
adottare una comunicazione che comporta delle opzioni di riforma dell’organizzazione
comune del mercato (OCM) del vino.
Secondo una prima versione del
documento, che sarà corredato di un esame critico della situazione del settore,
il Commissario all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, raccomanda un regime molto
semplificato, senza la maggior parte dei suoi meccanismi attuali di gestione
del mercato (come la distillazione di crisi e lo stoccaggio privato).
Primo
scenario di una riforma radicale: la politica attuale in materia di diritti
alla piantatura sarebbe portata a termine nel 2010 come data ultima.
Secondo
scenario di una riforma radicale:
Principali
fattori di una riforma radicale:
Un
pacchetto finanziario sarebbe messo a disposizione di ciascun Stato membro
produttore per finanziare le misure ritenute necessarie. Questi crediti
potrebbero essere usati in particolare per applicare delle misure di gestione
di crisi (assicurazione contro le catastrofi naturali, copertura contro le
crisi di reddito, fondo mutualistico specifico al settore).
La
nozione europea di vini di qualità sarebbe confermata e promossa al livello
mondiale. Tuttavia, i produttori di vini sarebbero autorizzati a produrre e
commercializzare dei vini del tipo “nuovo mondo” per tener conto della
concorrenza straniera.
Riguardo
alle pratiche enologiche,
Il
bilancio comunitario previsto per il vino (circa 1,3 miliardi di € nel 2005)
non sarebbe ridotto, bensì speso in modo totalmente diverso, secondo le prime
analisi della Commissione.
CREARE UN ISTITUTO EUROPEO DELLA
TECNOLOGIA
Nel
documento
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO - SESSIONE
03 - 06 LUGLIO 2006
IL PARLAMENTO RENDE OMAGGIO A STACY
E NATHALIE
Appena entrato in Aula, il Presidente JOSEP BORRELL, in piedi, ricordando che sono passati solo 10 anni dal
caso Dutroux, ha voluto unirsi al dolore delle famiglie delle due bambine,
Stacy e Nathalie, uccise recentemente in Belgio. Il Presidente ha quindi affermato che questo
ulteriore caso di violenza nei confronti di bambini non rappresenta un caso
individuale di cronaca, ma è «un fatto di società» che non può lasciare
indifferenti poiché, con le bambine, si è ucciso lo stesso «concetto di
innocenza». La politica, ha aggiunto, deve essere utilizzata per prevenire
questi fatti, aiutare le famiglie e far sì che non si dimentichi. Dopo aver
anche ricordato le numerose vittime di un incidente ferroviario verificatesi a
Valencia, il Presidente ha chiesto all'Aula di osservare un minuto di silenzio.
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti
relazioni:
- Doc. A6-0236/2006 - Risoluzione legislativa sul progetto di
decisione del Consiglio che modifica la decisione 1999/468/CE recante modalità
per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione
-
Doc.
A6-0237/2006 - Decisione sulla
conclusione di un accordo interistituzionale sotto forma di dichiarazione
comune inerente alla proposta di decisione del Consiglio che modifica la
decisione 1999/468/CE recante modalità per l'esercizio delle competenze di
esecuzione conferite alla Commissione (nuova procedura di regolamentazione con
controllo)
PROGRAMMA DELLA PRESIDENZA FINLANDESE
Dichiarazione
del Consiglio - Presentazione del programma della Presidenza finlandese
Dibattito: 5.7.2006
Il Primo Ministro finlandese ha illustrato all'Aula le priorità della sua
Presidenza per i prossimi sei mesi: la legittimità dell'UE, la trasparenza e
l'efficienza dell'azione europea, la Costituzione, la competitività, il ruolo
di attore globale e le questioni legate allo Spazio di sicurezza e giustizia.
Intervento in nome del Consiglio
Matti Vanhanen
ha sostenuto che l'Europa deve iniziare a pensare al suo ruolo nel mondo
globalizzato poichè, per salvaguardare il futuro, occorrono azioni concrete sin
da ora. Nonostante le critiche, ha aggiunto, l'Unione ha dimostrato che è
capace di agire come nel caso delle prospettive finanziarie o con i progressi
realizzati sulla direttiva servizi. L'indebolimento della legittimità dell'UE, ha spiegato, è dovuto alla scarsa conoscenza
dei cittadini su cosa l'Europa fa per loro. Tuttavia, è anche necessario che
l'Unione migliori il suo modo di funzionare per offrire risultati che
influiscono sulla vita dei cittadini al fine di rafforzare la sua legittimità
ai loro occhi.
Il Primo Ministro ha quindi sottolineato
l'importanza di dotare l'azione dell'Unione di maggiore efficienza e trasparenza. Occorre quindi che
l'Europa agisca subito, sulla base degli attuali trattati, per dimostrare che è
in grado di ottenere risultati concreti sulla vita dei cittadini e non si
occupa solo di questioni istituzionali. Si tratta, più precisamente, di fornire
quel valore aggiunto che i singoli Stati non sono in grado di garantire. In
merito alla trasparenza, ha assicurato che la sua Presidenza darà piena
attuazione alla decisione del Consiglio europeo in merito all'apertura al
pubblico delle riunioni ministeriali. Ha poi riaffermato l'impegno riguardo al
miglioramento della legislazione UE, nel rispetto dei principi della
proporzionalità e della sussidiarietà ed ha quindi sostenuto la necessità di
nuove norme e l'attualizzazione di quelle esistenti.
In merito al futuro
dell'UE, il Presidente del Consiglio ha sostenuto l'approccio del doppio
binario che prevede l'avvio delle riforme in base ai trattati esistenti. Ma la
Finlandia avvierà anche delle consultazioni con gli Stati membri e le
Istituzioni sul futuro del Trattato che formeranno la base della relazione che
dovrà essere presentata nel corso della Presidenza tedesca. Si è quindi detto convinto
che l'Europa ampliata ha bisogno del trattato costituzionale e ha ricordato che
il suo Paese lo ratificherà in autunno. Riguardo all'allargamento, appunto, si
è detto felice che la "capacità di assorbimento" dell'UE non sia
stata elevata a criterio di adesione. L'allargamento, ha spiegato, è una storia
di successi, «la risposta strategica dell'Europa alle sfide mondiali» da cui
hanno tratto beneficio sia i vecchi sia i nuovi Stati membri. Ha poi notato che
è nel corso di questa Presidenza che sarà decisa la data di adesione di
Bulgaria e Romania, mentre continueranno i negoziati con Turchia e Croazia. Ma
la Finlandia sosterrà anche le aspirazioni dei Balcani Occidentali.
Per il Primo Ministro, la competitività dell'Europa è una questione fondamentale nel quadro
della globalizzazione. La Finlandia cercherà quindi di ottenere risultati sul
Settimo Programma quadro di ricerca, sulla legislazione riguardo ai prodotti
chimici (REACH), sulla direttiva servizi, sulla direttiva sull'orario di lavoro
e sulle tariffe del roaming. Sarà organizzato un Vertice dedicato
all'innovazione e dovranno essere continuati gli sforzi per completare il
mercato unico. Sulla questione energetica, ha ricordato che il Presidente Putin
sarà invitato a una cena di lavoro con i leader europei ed ha sostenuto la
necessità di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e di definire
linee guida comuni e una politica coerente sugli aspetti esterni della
questione energetica. Ma la competitività, ha precisato, non deve essere perseguita
a tutti i costi, vi deve essere un equilibrio tra le riforme, la sicurezza
sociale e la sostenibilità ambientale.
L'Unione deve diventare un attore globale. In tale contesto, la Presidenza intende rafforzare
il ruolo dell'UE e rendere le sue azioni maggiormente coerenti. Sarà poi
necessario sviluppare la gestione europea delle crisi e migliorare il
coordinamento civile e militare. Ha inoltre sottolineato l'importanza della
cooperazione con la Russia, non solo in campo energetico. In materia di Giustizia e Affari Interni, ha ribadito
che i cittadini si aspettano azioni concrete dell'Unione nella lotta contro il
crimine internazionale, il traffico di esseri umani e il terrorismo. In
proposito, ha sostenuto che l'azione europea potrà diventare più efficiente se
gli Stati membri si accorderanno per statuire in questo campo con il metodo
comunitario e votando a maggioranza qualificata. Il rafforzamento dei controlli
alle frontiere, ha spiegato, è solo parte della soluzione, poiché è anche
importante rafforzare la cooperazione con i paesi d'origine e di transito.
HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito
dichiarando che «il mondo sta vivendo
la febbre del calcio», sottolineando che «l'Europa ha già vinto» visto che «le
quattro migliori squadre vengono dall'Unione europea». I calciatori ci hanno
insegnato che la competizione corretta è una cosa bellissima, ha proseguito, e
in Europa e nel mondo «dovremmo avere questo fair play». Se questa è la base,
«noi avremo successo».
Il leader popolare ha poi riproposto l'idea di
costituire un gruppo di lavoro composto da rappresentanti del Consiglio, della
Commissione e del Parlamento che, sin da ora, prepari la dichiarazione
congiunta che sarà adottata in occasione del Vertice straordinario di Berlino
che commemorerà il 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma. In merito
alle relazioni con la Russia, ha invece sottolineato che occorre che tale Paese
rappresenti un partner dell'UE forte, «possibilmente democratico» e che
rispetti i diritti umani, poiché «la politica delle pacche sulle spalle non è
necessariamente la migliore».
Nel dibattito è
intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, latine loquimur in Europa. Parliamo latino in Europa. Come cittadino
romano e come cittadino europeo, ringrazio la Finlandia per aver deciso di
inaugurare questo semestre di presidenza dell'Unione anche in lingua latina.
Ma il mio non è solo un ringraziamento formale. La
scelta ha un profondo significato: la civiltà romana, erede di quella greca, ha
rappresentato il primo, fondamentale elemento di unificazione dell'Europa. La
lingua latina, le grandi infrastrutture, il diritto, l'immenso mercato interno
e, infine, la pax augusta sono
state le fondamenta nelle quali ha affondato le sue radici il cristianesimo,
vero ponte tra l'Europa dell'ovest e l'Europa dell'est.
Un importante archeologo e scrittore europeo,
Valerio Massimo Manfredi, ha scritto: "Roma era soprattutto un grande
ideale". Parafrasando quelle parole potremmo dire: "l'Europa è
soprattutto un grande ideale". Non possiamo rinunciare a far vivere questo
grande ideale, dando all'Europa una legge fondamentale che le permetta di dare
a 450 milioni di cittadini le risposte ai problemi che più li preoccupano:
l'immigrazione, la sicurezza, la competitività con i paesi emergenti, la
questione energetica, la determinazione dei confini, la creazione di posti di
lavoro.
Il Presidente avrà il nostro sostegno. La
Finlandia ha l'importante compito di preparare, proseguendo il lavoro svolto
dall'Austria, il prossimo semestre a guida tedesca, che sarà determinante per
dar vita finalmente al Trattato costituzionale di cui l'Europa ha bisogno per
stare più vicina ai cittadini.
PER IL PARLAMENTO, IN TALUNI CASI,
LA CIA È STATA «DIRETTAMENTE RESPONSABILE» DI ATTIVITÀ ILLEGALI IN EUROPA
Doc. A6-0213/2006
Progetto di relazione intermedia
sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la
detenzione illegali di persone
Procedura:
Iniziativa - Dibattito: 5.7.2006 - Votazione: 6.7.2006
La lotta contro il terrorismo non potrà essere vinta
«sacrificando gli stessi principi che il terrorismo tenta di distruggere» e «la
tutela dei diritti fondamentali non deve mai essere compromessa». E' quanto
afferma il Parlamento europeo nella relazione intermedia sul presunto utilizzo
di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali
di persone. I deputati sostengono inoltre che «il terrorismo va combattuto con
mezzi legali e deve essere sconfitto nel rispetto del diritto internazionale e
delle normative interne» e con «un atteggiamento responsabile da parte dei governi
e dell'opinione pubblica».
Nonostante l'assenza di qualsiasi potere investigativo
paragiudiziario e «dinanzi alla segretezza opposta dalle autorità nazionali
circa le presunte attività dei servizi di intelligence», la commissione
temporanea afferma di aver raccolto «informazioni attendibili stando alle quali
sul territorio europeo si sono svolte pratiche illegali che hanno interessato
cittadini e residenti europei». I lavori finora realizzati, d'altra parte,
dimostrano anche «la necessità di eseguire altre verifiche e di raccogliere
elementi complementari di informazione».
Attività della CIA in
Europa
Sulla base delle prove presentate alla commissione
temporanea, i deputati si dicono indotti a credere che, «in taluni casi», la
CIA o altri servizi degli Stati Uniti «sono stati direttamente responsabili
dell'arresto, dell'espulsione, del rapimento e della detenzione illegali di
persone sospettate di terrorismo nel territorio degli Stati membri e di paesi
in via di adesione e candidati all'adesione, nonché della consegna speciale di
persone, tra cui anche cittadini o residenti europei». Nel ribadire quindi che
tali atti «sono in contrasto con i principi del diritto internazionale e
configurano una grossolana violazione dei diritti umani fondamentali», esprimono
preoccupazione per il fatto che, dopo l'11 settembre 2001 e nel quadro
dell'indispensabile lotta contro il terrorismo, «i diritti umani fondamentali
sono stati oggetto, a varie riprese, di gravi e inammissibili violazioni».
Nel deplorare che gli accordi di intesa tra gli USA e i
paesi europei non siano stati messi a disposizione della commissione
temporanea, il Parlamento condanna la prassi delle consegne speciali che, spiegano i deputati, «fanno sì che i
sospetti non siano sottoposti a processo, bensì siano trasferiti verso paesi
terzi per esservi interrogati, eventualmente torturati e detenuti in strutture
controllate dagli Stati Uniti o dalle autorità locali». Inoltre, ritengono
«inammissibili» le prassi di taluni governi volte a limitare la proprie
responsabilità «chiedendo assicurazioni diplomatiche da paesi nei cui confronti
sussistono forti motivi per presumere che pratichino la tortura». Nella misura
in cui richiedono un’eccezione alla norma, secondo i deputati, tali
assicurazioni diplomatiche costituiscono «un tacito riconoscimento
dell'esistenza di pratiche di tortura in paesi terzi».
Il Parlamento esprime poi «profonda preoccupazione» per
il fatto che tutti i lavori finora svolti dalla commissione temporanea sembrano
indicare che lo spazio aereo e gli
aeroporti europei sono stati utilizzati per il trasferimento illegale di
persone sospettate di terrorismo sotto custodia della CIA e dell’esercito
statunitense o di altri paesi (tra cui l'Egitto, la Giordania, la Siria e
l'Afghanistan) «che usano sovente la tortura negli interrogatori, come
riconosciuto dallo stesso governo statunitense». D'altra parte, accoglie con
favore la reazione del Congresso statunitense, che ha applicato l'emendamento
McCain concepito per assicurare ai presunti terroristi una protezione migliore
da trattamenti illegali da parte di agenzie statali.
Per i deputati, «il numero elevato» di voli di aeromobili
posseduti o noleggiati dalla CIA utilizzando lo spazio aereo e gli aeroporti
europei costituisce una violazione della Convenzione di Chicago che impone
l'obbligo di ottenere un'autorizzazione in materia di voli di Stato. Deplorano
poi che nessun paese europeo abbia adottato procedure volte a verificare se gli
aeromobili civili «non servissero a fini incompatibili con le norme
internazionalmente riconosciute in materia di diritti umani». D'altra parte,
considerano assolutamente insufficiente la legislazione europea in materia di
cielo unico europeo, di utilizzazione, controllo e gestione degli spazi aerei
nazionali, di utilizzo degli aeroporti degli Stati membri e dei vettori europei
e sottolineano la necessità di fissare nuove regole nazionali, europee e
internazionali.
Facendo proprio un emendamento proposto dal PPE/DE,
inoltre, il Parlamento osserva che i lavori della commissione temporanea «non
hanno finora fornito prove che dimostrino l'esistenza di prigioni segrete nell'UE». Tuttavia, ritiene che nei mesi futuri i
lavori della commissione temporanea debbano concentrarsi maggiormente su tale
tema.
Il ruolo dei governi
europei, il caso Abu Omar
Sulla base delle testimonianze e dei documenti finora
raccolti, il Parlamento «ritiene inverosimile» che taluni governi europei «non
fossero a conoscenza delle attività legate alle consegne speciali svolte nel
proprio territorio». In particolare, i deputati ritengono «del tutto
inverosimile» che «diverse centinaia di voli» attraverso lo spazio aereo di
vari Stati membri e altrettanti movimenti in arrivo o in partenza da aeroporti
europei «possano essere stati effettuati senza che i servizi preposti alla
sicurezza né i servizi di intelligence ne abbiano avuto cognizione e senza che
i responsabili di tali servizi siano stati quanto meno interrogati sui rapporti
fra tali voli e la pratica delle consegne speciali». Questa considerazione, è
spiegato, sarebbe suffragata dal fatto che personalità di primo piano
dell’amministrazione USA «hanno sempre affermato di aver proceduto senza aver
violato la sovranità nazionale dei paesi europei». Adottando un emendamento
proposto dal PPE/DE, d'altra parte, il Parlamento prende atto dei
contributi del coordinatore UE per la lotta al terrorismo e dell'Alto
rappresentante per la PESC, «i quali hanno entrambi dichiarato di non essere a
conoscenza di violazioni del diritto nazionale, internazionale o europeo da
parte degli Stati membri che cooperano con la CIA, aggiungendo che, ai sensi
del diritto comunitario, non sono autorizzati a chiedere agli Stati membri
informazioni al riguardo».
La relazione ritiene ugualmente inverosimile, visto
quanto emerso dalle inchieste giudiziarie, dalle testimonianze e dalla
documentazione esaminata, che il rapimento del cittadino egiziano Abu Omar, avvenuto a Milano il 17
febbraio 2003 ad opera di agenti della CIA, trasportato prima ad Aviano e poi a
Ramstein, «possa essere stato organizzato ed eseguito senza alcuna
comunicazione previa alle autorità governative o ai servizi di sicurezza
italiani». Con 291 voti favorevoli, 283 contrari e 13 astensioni, inoltre, il
Parlamento ha adottato un emendamento proposto dalla GUE/NGL che invita il
governo italiano, ove si presumano modificate le condizioni che hanno
determinato la precedente decisione, a chiedere l'estradizione dei ventidue
agenti della CIA coinvolti nel rapimento di Abu Omar, «al fine di agevolare il
procedimento giudiziario in corso e contribuire all'accertamento della verità».
Nel condannare poi altri casi simili verificatesi in
Europa, il Parlamento evidenzia la necessità di un maggior controllo democratico e giudiziario delle misure
anti-terrorismo dell’UE. Chiede quindi che il gruppo di lavoro del
Consiglio sulla lotta al terrorismo tratti sistematicamente la questione della
protezione dei diritti umani durante le sue riunioni e pubblichi una relazione
annuale in materia e invitano la futura Agenzia per i diritti fondamentali a
prestare particolare attenzione ai casi che implicano l’estradizione di
presunti sospettati di terrorismo da Stati membri a paesi terzi.
Cooperazione tra i
servizi segreti
Il Parlamento deplora il fatto che le regole concernenti
le attività dei servizi segreti «siano apparentemente inadeguate» in diversi
Stati membri e ciò, per i deputati, «rende necessario istituire controlli
migliori, in particolare per quanto riguarda le attività dei servizi segreti
stranieri nel proprio territorio, comprese le basi militari straniere». A suo
parere, inoltre, occorre adottare norme in materia di cooperazione a livello
dell'Unione europea. In proposito, pur dicendosi consapevoli dell'importanza di
una stretta cooperazione fra i servizi di intelligence degli Stati membri e
quelli degli Stati alleati, sottolineano «che tale cooperazione non deve essere
confusa con l'abbandono della sovranità sul territorio e lo spazio aereo
europei».
Sottolineando poi la diversità di approccio fra i modelli
giuridici americano e europeo su tali tematiche, il Parlamento riconosce
tuttavia che il terrorismo internazionale rappresenta una delle minacce
principali per la sicurezza e la stabilità dell'UE, nonché per l'intera
comunità internazionale, e che essa può essere combattuta unicamente con mezzi
legali, in stretta cooperazione con gli Stati Uniti.
La difesa dei diritti
umani è un dovere
Il Parlamento rammenta agli Stati membri che hanno
l'obbligo di accertare formalmente se il proprio territorio o spazio aereo
siano stati utilizzati per violazioni
dei diritti umani commesse da essi stessi o da Stati terzi con la loro
necessaria cooperazione diretta o indiretta, e di adottare ogni misura
legislativa atta ad evitare che tali violazioni abbiano a ripetersi. Sottolinea
inoltre che la proibizione della tortura
e di un trattamento crudele, inumano e degradante «è assoluta e senza
eccezioni», indipendentemente dal fatto che si tratti di stato di guerra o di
minaccia di guerra, di instabilità politica interna o di altri stati di emergenza.
Ricorda poi che i casi di detenzioni segrete, di rapimenti e di consegne
speciali costituiscono violazioni dei diritti fondamentali in virtù del diritto
internazionale, soprattutto nella misura in cui tali atti sono sinonimo di
tortura o di trattamenti inumani e degradanti.
In proposito, i deputati sottolineano che le informazioni
o le confessioni estorte sotto tortura o mediante un trattamento crudele,
disumano e degradante, «non possono in nessun caso essere considerate prove
valide» e giudicano con grande scetticismo l'attendibilità delle confessioni
ottenute con la tortura e il loro presunto contribuito alla prevenzione e alla
repressione del terrorismo. Chiedono quindi fermamente agli Stati membri, ai
paesi in via di adesione e ai paesi candidati di rispettare rigorosamente la
convenzione dell'ONU contro la tortura, e segnatamente il principio del non
respingimento, secondo cui "Nessuno Stato Parte espelle, respinge né
estrada una persona verso un altro Stato qualora vi siano serie ragioni di
credere che in tale Stato essa rischia di essere sottoposta a tortura".
Inoltre, invitano gli Stati membri ad evitare ogni ricorso a garanzie
diplomatiche contro la tortura.
Il Parlamento, inoltre, rileva la necessità urgente di
pervenire a una interdizione chiara, in termini di diritto internazionale,
delle "consegne speciali" e chiede alle istituzioni europee di
adottare una posizione comune in materia e di affrontare la problematica con i
paesi terzi interessati. Invita poi gli Stati membri a prendere una posizione
più decisa in merito alla chiusura del centro di detenzione di Guantanamo Bay. Occorre anche assumere
un ruolo proattivo nel trovare una soluzione per i detenuti contro cui non sarà
intentato alcun procedimento giudiziario e che non possono tornare nel loro
paese d'origine o di residenza perché sono diventati apolidi o perché vi
sarebbero sottoposti a tortura o ad altri trattamenti crudeli, disumani o
degradanti. Infine, gli Stati membri sono esortati a fornire a tutti i
cittadini europei e a tutti coloro che hanno risieduto nell'UE e che sono
attualmente detenuti a Guantanamo «tutto il sostegno e l'assistenza necessari,
in particolare in campo legale».
Futuri lavori della
commissione temporanea
Il Parlamento rileva la necessità di proseguire i lavori
della commissione temporanea e approfondire la valutazione degli episodi
corrispondenti al fine di verificare l'esistenza di una violazione, da parte di
uno o più Stati membri, dell'articolo 6 del trattato sull'Unione europea che
impone il rispetto dei diritti umani. I deputati sottolineano inoltre
l'opportunità di estendere le indagini ad episodi e a paesi non citati
espressamente nella relazione e propongono che la commissione temporanea
prosegua i suoi lavori per la durata restante del mandato regolamentare di
dodici mesi, fatto salvo un eventuale prolungamento.
Per i deputati, infine, la commissione temporanea, al
termine dei propri lavori, dovrà suggerire anche i principi da adottare in
merito alla necessità di disposizioni di monitoraggio interno dell'UE per
garantire che gli Stati membri rispettino i loro obblighi in materia di diritti
umani. Ma anche riguardo a nuove norme sullo scambio di informazioni tra i
servizi di intelligence, agli accordi con paesi terzi e con organizzazioni
internazionali impegnate nella lotta al terrorismo e agli accordi conclusi con
i paesi terzi nel quadro della politica europea di vicinato.
Intervento in nome del Consiglio
Paula Lehtomäki
ha sottolineato l'importanza della relazione interinale, soprattutto in
considerazione del ruolo e del potere di iniziativa del Parlamento europeo. Il
rispetto dei diritti fondamentali e la lotta al terrorismo, ha aggiunto, non
possono essere in contraddizione e occorre conformarsi al diritto
internazionale. Ha poi precisato che il
Trattato non riconosce competenze all'UE in questo settore, tuttavia il
Consiglio non è rimasto passivo.
Al riguardo ha citato le diverse discussioni
tenutesi tra i ministri degli affari esteri dell'Unione e il dialogo con gli
USA, avviato già sotto Presidenza britannica e proseguito fino al Vertice di
Vienna. Al riguardo, il Ministro ha ricordato l'invito rivolto agli USA a
fornire le informazioni al Consiglio d'Europa e a chiudere Guantanamo. Ha
quindi concluso sostenendo che la Presidenza sarà artefice della difesa dei
diritti umani.
Intervento in nome della Commissione
Alla vigilia dell'anniversario dell'attacco
terroristico a Londra, ha esordito Franco
Frattini, la lotta al terrorismo
«deve restare l'obiettivo principale della strategia europea di sicurezza» e,
questa, «è la buona occasione per ricordarlo» affermando in modo chiaro «che il
rispetto dei diritti fondamentali di ciascun essere umano è l'altro elemento
che si deve inserire nella strategia europea di sicurezza». E' evidente, ha
aggiunto, che quando attentiamo o riduciamo le garanzie di libertà e i diritti
fondamentali delle persone, «rischiamo involontariamente di offrire un
argomento alla propaganda proprio dei terroristi che dobbiamo combattere». E'
quindi necessario ricercare la verità, che sia «una verità storica, una verità
giudiziaria e una ricerca di responsabilità».
Ha quindi ricordato che la Commissione europea ha
contribuito a questa ricerca con convinzione, aiutando e sostenendo con forza
dal primo giorno la richiesta della commissione temporanea di ottenere i dati
di Eurocontrol che, secondo quanto risulta dal rapporto, «sono stati uno degli
elementi più importanti per individuare alcuni fatti». Inoltre, sempre con
convinzione, il vicepresidente ha sostenuto le richieste della commissione
temporanea del Parlamento di avere accesso alle fotografie satellitari
dell'Agenzia europea e «per ben tre» volte ha ricordato ai ministri degli
interni dei paesi membri l'importanza di collaborare con la commissione
temporanea del Parlamento e di sviluppare delle indagini e degli accertamenti
nazionali nei paesi dove questo non era ancora accaduto.
Prendendo atto e condividendo l'idea che la
commissione temporanea del Parlamento non ritiene di essere una sorta di super
tribunale europeo, ha però sottolineato che gli elementi indicati nella
relazione sono «uno strumento utile e saranno valutati molto
approfonditamente». Alcuni, ha spigato, sono già stati valutati perché erano
già noti a molte autorità giudiziarie nazionali che stanno indagando ma, ha aggiunto,
queste stesse autorità nazionali, anche alla luce dei dati della
relazione, potranno e dovranno
provvedere a degli accertamenti «con ancora più forza». Lo dovranno fare, ha
precisato, garantendo il diritto a un processo. L'esito che tutti si augurano,
ha affermato, è «ottenere finalmente una verità piena e soddisfacente su queste
accuse» ed è quindi importante attendere con fiducia le decisioni che i giudici
dei paesi membri prenderanno.
In merito alle prospettive future, il
Vicepresidente ha affermato che una riforma dei servizi segreti appartiene alla
competenza nazionale ma ciò potrebbe essere oggetto di una riflessione più
ampia per vedere, ad esempio, se le regole di trasparenza possono essere
migliorate a livello di Stati nazionali, oppure se il coordinamento
dell'attività dei servizi in ciascuno Stato membro non debba vedere una
responsabilità più diretta dei capi dei governi dei rispettivi paesi. Ma anche
se non ci debba essere una sorta di controllo parlamentare nazionale sulle
risorse finanziarie dei servizi segreti, «perché tutti sanno che se si controllano
le risorse finanziarie c'è un modo importante di incidere sull'attività
funzionale». Infine, riguardo alla necessità rilevata dalla relazione di
definire nuove regole sull'aviazione civile non commerciale anche con aerei
civili, quella definizione di aereo di Stato o impiegato per attività di Stato,
il commissario ha anticipato che l'Esecutivo è pronto a sviluppare una
riflessione insieme alla commissione temporanea nel prossimo periodo di lavoro.
Nel dibattito è
intervenuto, a nome del Gruppo PPE-DE,
JAS GAWRONSKI (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, avevo sperato che l'onorevole Fava non
menzionasse il caso italiano di oggi, ma, visto che lo ha fatto, vorrei dirgli,
come membro italiano del Parlamento, e non come coordinatore del PPE, che,
oggi, Osama Bin Laden è felice perché, nel mio paese, invece di arrestare i
terroristi, ci si concentra sull'arrestare coloro che danno la caccia ai
terroristi.
Per quanto riguarda la relazione, credo, signor
Presidente, che non basta che il relatore affermi di poter accettare alcuni dei
nostri emendamenti. Si tratta di una relazione estremamente tendenziosa, che
prende in considerazione solo punti di vista critici degli Stati Uniti. Due
esempi: fino ad oggi hanno rifiutato di inserire nella relazione due
dichiarazioni di Solana e di de Vries perché i due hanno detto cose non di loro
gradimento, che non soddisfano la Sinistra e hanno affermato di non essere
consapevoli di alcuna violazione della legge da parte degli Stati membri
dell'Europa nella cooperazione con la CIA. Adesso, come grande concessione,
sembra che vogliano accettarlo.
Essi rifiutano tuttavia di accettare anche
un'altra dichiarazione perché va contro quella cosiddetta verità che cercano di
imporci, si tratta della dichiarazione di un esperto di Human Rights Watch che, come si sa, non è certo
un'organizzazione favorevole all'Amministrazione Bush, che ha detto alla nostra
commissione: "noi abbiamo sospetti, ma non abbiamo prove". Sappiamo
tutti che gli americani hanno commesso degli errori, per i quali dobbiamo
criticarli e anche condannarli, ma, se hanno commesso degli errori, è perché
fanno qualche cosa.
Avrei gradito vedere in questa relazione un
riconoscimento del fatto che, se oggi siamo qui riuniti a parlare del problema
CIA, è grazie alla stampa americana, al Congresso americano e al popolo
americano, e non grazie a loro. Di ciò non vi è alcuna traccia nel rapporto.
Per tutte queste ragioni rimaniamo decisamente critici
di questa relazione e anche molto delusi."
Nel dibattito è
intervenuto, inoltre, ANTONIO TAJANI
Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, la relazione che stiamo discutendo ha
l'importante obiettivo di accertare responsabilità di singoli o di
organizzazioni per eventuali reati commessi in violazione dei diritti umani.
Tuttavia questa relazione non può e non deve
trasformarsi in un atto di accusa strumentale contro gli Stati Uniti ed altri
paesi impegnati in prima linea nella lotta contro il terrorismo. Il fine
politico non può mai distorcere la verità in spregio dei principi del diritto.
Per quanto riguarda le vicende che riguardano
l'Italia, mi preme sottolineare alcuni punti. In primo luogo, il governo
italiano e l'organizzazione dei servizi di sicurezza si sono sempre dichiarati,
in tutte le sedi parlamentari, totalmente estranei alle vicende che riguardano
la cattura di Abu Omar e nessuno fino ad oggi è stato in grado di dimostrare il
contrario. Desidero inoltre esprimere la mia solidarietà all'onorevole
Frattini, attaccato dall'onorevole Catania: eventuali responsabilità personali
non possono coinvolgere le Istituzioni.
In secondo luogo, lunedì scorso Abu Omar è stato arrestato
ancora una volta al Cairo perché pericoloso per la sicurezza dello Stato
egiziano.
In terzo luogo, la moschea milanese di viale
Jenner, nota anche fuori d'Italia perché coinvolta in inchieste sul terrorismo,
si è oggi compiaciuta per l'arresto dei due rappresentanti del servizio segreto
militare. Mi stupisce anche il garantismo a senso unico ostentato in questa
vicenda dal relatore, che confonde, in contraddizione con la cultura giuridica
europea, l'arresto con la condanna, confusione che non ha mai manifestato,
invece, nei confronti di Abu Omar.
In quarto luogo, il magistrato che ha arrestato i
due dirigenti del Sismi, ha contemporaneamente ordinato una perquisizione nella
sede di un quotidiano e nelle abitazioni di due giornalisti che si erano occupati
del caso Abu Omar. Si tratta di una palese violazione della libertà di stampa,
soprattutto perché l'azione è stata compiuta in direzione di un giornale
fortemente critico nei confronti del governo ed impegnato nella lotta contro il
terrorismo.
In conclusione, è bene ricordare che durante i
cinque anni di governo di centrodestra in Italia non ci sono stati attentati
terroristici, anzi, ne sono stati sventati molti. Grazie al sacrificio delle
forze dell'ordine, delle forze armate, dei servizi di sicurezza, sono state
salvate molte vite umane."
Replica della Commissione
Franco Frattini ha confermato che la
Commissione europea è pronta a proseguire il lavoro con la commissione
temporanea di questo Parlamento. In merito all'attuazione della normativa antiterrorismo
da parte degli Stati membri, ha quindi sottolineato che si tratta di un tema
centrale su cui si deve lavorare. In proposito ha ricordato che cinque Stati
membri dell'Unione europea non hanno ancora trasposto la decisione quadro
europea per la lotta al terrorismo e che solo sette Stati su venticinque hanno
concluso la ratifica dell'accordo Europa-Stati Uniti sull'estradizione. Un
accordo, ha spiegato, che se fosse in vigore «darebbe certamente una chiarezza
di quadro legale proprio nella materia del trasferimento dei prigionieri».
Il Vicepresidente ha poi accolto con favore la
proposta di un dialogo politico, strutturato con gli Stati Uniti d'America sul
tema della lotta al terrorismo e, insieme, della salvaguardia delle libertà. In
proposito, ha annunciato che sin dallo scorso mese di febbraio è cominciato un
dialogo a livello di esperti. Questo dialogo, ha aggiunto, potrà proseguire. Ha
poi affermato che, a suo parere, la sentenza della Corte suprema americana su
Guantanamo dimostra che il sistema di controllo legale delle garanzie dei
diritti nel sistema democratico americano funziona e che questo «sia una base
di conforto per il nostro lavoro comune». Si è poi detto disponibile a un
dialogo con il Parlamento sulle linee di ristrutturazione del sistema
dell'Intelligence, dei Servizi segreti, «compreso il controllo democratico e
parlamentare sui servizi». Ha inoltre affermato che sarà altrettanto utile
discutere dell'uso dello spazio aereo per l'aviazione non civile, confermando
che vi è una riflessione in corso sulla nozione di aereo di Stato e di volo per
missioni istituzionali e di Stato.
In conclusione, ha voluto rispondere ad un attacco
personale dell'onorevole Catania, «unico tra cinquantaquattro intervenuti», che
ha chiesto «per la quarta volta» un chiarimento sul suo ruolo di ex Ministro
degli esteri all'epoca del caso Abu Omar. Sottolineando di aver già risposto
varie volte a questa richiesta alla commissione per libertà pubbliche, e
notando che ciò forse «potrà forse far guadagnare all'onorevole Catania qualche
titolo sui giornali italiani», ha affermato di avere il dovere di ricordare che
il governo dell'epoca «ha smentito formalmente la conoscenza del caso Abu Omar
e lo ha fatto senza prova contraria». Inoltre, ha precisato che, secondo la
legge italiana, che il deputato conosce, il Ministro degli esteri «non solo non
può, ma non deve avere conoscenza sull'attività operativa dei Servizi segreti
italiani». Questa è un'informazione sulle leggi italiane che l'onorevole
Catania conosce ma che molti di voi non conoscono.
L'on. JAS GAWRONSKI (PPE/DE-I), dopo le votazioni in aula, è intervenuto
nello spazio riservato alle dichiarazioni di voto come segue:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, il rapporto Fava che oggi abbiamo votato, anche
se alcuni dei nostri emendamenti sono stati accettati, rimane tendenzioso,
fazioso e permeato di pregiudizi nonché teso a sostenere ipotesi non suffragate
da alcuna prova.
Si tratta di un testo di parte nei suoi contenuti
che differisce perfino dalle posizioni del governo italiano. E' stato lo stesso
presidente Romano Prodi, con un comunicato ufficiale a smentire l'on. Fava
sulla vicenda Abu Omar. Mentre Fava respingeva un mio emendamento che sosteneva
che non ci fossero prove sul coinvolgimento del governo e dell'intelligence italiana, Palazzo Chigi
ieri sera confermava la propria fiducia ai nostri servizi segreti.
L'atteggiamento di Fava dimostra quanta malafede
esista nella sinistra italiana che non vuole rinunciare a un obsoleto
antiamericanismo e all'uso delle Istituzioni europee per attaccare gli
avversari."
CASO SWIFT, FERMO NO A VIOLAZIONI DELLE PRIVACY IN
EUROPA
Docc. B6-0386, 0391, 0393, 0395/2006
Proposta di risoluzione comune sull'intercettazione da parte dei servizi
segreti americani dei dati concernenti i bonifici bancari effettuati attraverso
il sistema SWIFT
Procedura: Risoluzione comune
- Dibattito: 5.7.2006 - Votazione: 6.7.2006
Il Parlamento ribadisce la propria determinazione a combattere il
terrorismo, ma si oppone fermamente alle operazioni segrete nell'UE che si
ripercuotono sulla privacy dei cittadini europei. Chiede quindi a Commissione,
Consiglio e, soprattutto, alla BCE di spiegare in modo esaustivo in che misura
erano a conoscenza dell'accordo segreto tra la SWIFT e il governo USA. Occorre infine esaminare quali misure è opportuno adottare per evitare il
ripetersi di simili gravi violazioni della privacy.
Con 302 voti favorevoli, 219 contrari e 22
astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune con la quale
ribadisce la propria determinazione a combattere il terrorismo e si dice
convinto della necessità di trovare un giusto equilibrio tra le misure di
sicurezza e la tutela delle libertà civili e dei diritti fondamentali.
Nell'esprimere «una seria preoccupazione per l'attuale situazione di
deterioramento del rispetto della privacy e della protezione dei dati», si
oppone quindi fermamente «a qualsiasi tipo di operazione segreta sul territorio
dell'Unione europea che si ripercuota sulla privacy dei cittadini europei». Esorta
quindi gli Stati Uniti e i loro servizi di intelligence e di sicurezza «ad
agire in uno spirito di fattiva collaborazione» e a notificare ai loro alleati
le operazioni di sicurezza che intendono condurre sul territorio dell'Unione
europea.
Le informazioni registrate dalla SWIFT alle quali
le autorità statunitensi hanno avuto accesso, notano i deputati, riguardano
centinaia di migliaia di cittadini dell'Unione europea e le banche europee
ricorrono al suo sistema di messaggistica per i trasferimenti interbancari di
fondi a livello mondiale. Pongono poi l'accento sul fatto che l'accesso ai dati
gestiti da SWIFT permette non solo di individuare le transazioni connesse ad
attività illecite, bensì anche informazioni concernenti le attività economiche
delle persone e dei paesi interessati, «cosa che potrebbe tradursi in forme di
spionaggio economico ed industriale su vasta scala». Al riguardo, i deputati si
dicono profondamente preoccupati per il fatto che operazioni di questo tipo
avvengono senza che ne siano stati informati i cittadini europei e i loro
rappresentanti parlamentari.
Il Parlamento sottolinea infatti che nell'Unione
europea vale il principio della preminenza del diritto e che qualsiasi
trasferimento di dati personali verso paesi terzi è soggetto alla legislazione
nazionale e comunitaria sulla protezione dei dati. In forza a tali norme, ogni
trasferimento deve essere autorizzato da un'autorità giudiziaria e qualsiasi
deroga a tale principio deve essere proporzionata e fondata sulla legge o su un
accordo internazionale. Sollecita quindi la Commissione, il Consiglio e la
Banca centrale europea a spiegare in modo esaustivo «in che misura erano a
conoscenza dell'accordo segreto tra la SWIFT e il governo degli Stati Uniti».
La risoluzione chiede
alla sua commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,
unitamente alla commissione economica e monetaria, di organizzare quanto prima
una audizione comune con la partecipazione della Banca centrale europea, la
Commissione, il Consiglio, il Garante
europeo della protezione dei dati e altri organismi pubblici e privati che
siano stati coinvolti in questo caso «affinché possano rivelare eventuali
informazioni in loro possesso». A tale riguardo chiede anche di chiarire il
ruolo e il funzionamento della Banca centrale europea e invita il Garante
europeo della protezione dei dati a verificare quanto prima se la BCE era
tenuta a reagire a un'eventuale violazione della protezione dei dati di cui
fosse venuta a conoscenza. Il Parlamento invita inoltre gli Stati membri a
garantire e verificare che non vi sia alcuna lacuna giuridica a livello
nazionale e se la legislazione comunitaria sulla protezione dei dati copre
anche le banche centrali.
Il Consiglio è poi sollecitato ad esaminare con
urgenza e adottare la decisione quadro sulla protezione dei dati personali
trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia
penale, «al fine di garantire che i cittadini europei godano di un elevato e
uniforme livello di protezione dei dati sull'intero territorio dell'Unione
europea». D'altra parte, i deputati esprimono il loro disappunto per la
mancanza di volontà da parte del Consiglio di superare l'attuale situazione
legislativa, che vede l'applicazione di due diversi quadri procedurali per la
protezione dei diritti fondamentali, a seconda che si tratti del primo o del
terzo pilastro.
Al riguardo, ribadiscono pertanto la richiesta di
abolire questo duplice quadro mediante l'attivazione della "clausola
passerella" prevista dal Trattato UE. La Commissione, invece, dovrebbe
procedere a una valutazione di tutti gli atti legislativi adottati dall'Unione
europea in materia di lotta al terrorismo dal punto di vista dell'efficacia,
della necessità, della proporzionalità e del rispetto dei diritti fondamentali.
Commissione e Consiglio, infine, sono esortati a esaminare quali misure sia
opportuno adottare per evitare che si ripetano in futuro siffatte gravi
violazioni della privacy.
TRACCIARE I
TRASFERIMENTI DI FONDI
PER LOTTARE CONTRO IL
TERRORISMO
Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del
Consiglio riguardante i dati informativi relativi all’ordinante, da allegare ai
trasferimenti di fondi
Procedura: Codecisione, prima
lettura - Dibattito: 3.7.2006 - Votazione: 6.7.2006
Il Parlamento si è pronunciato su una proposta di regolamento tesa a
contribuire alla lotta contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo
attraverso un sistema che associa l'ordinante a ogni trasferimento di fondi. I
deputati approvano l'iniziativa, ma suggeriscono di limitare il controllo ai
movimenti di denaro superiori a 1.000 euro. Propongono inoltre norme più
restrittive riguardo ai bonifici a favore delle organizzazioni caritative.
Il progetto di regolamento ha
lo scopo di garantire la tracciabilità di pagamenti e regolamenti in modo da
impedire il finanziamento del terrorismo imponendo condizioni di
identificazione agli ordinanti e condizioni di verifica ai fornitori di servizi
di pagamento. È inteso ad integrare una direttiva recentemente adottata
relativa al riciclaggio dei capitali, attuando le raccomandazioni formulate
dalla Task Force "Azione finanziaria" dell'UE a seguito degli
attentati terroristici dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti. In attesa
della prima lettura del Parlamento, il Consiglio ha approvato un orientamento
generale su questa proposta legislativa.
Con 442 voti favorevoli, 130
contrari e 16 astensioni, il Parlamento ha adottato la relazione che,
nell'ambito della procedura di codecisione, approva la proposta della
Commissione, ma propone una serie di emendamenti. Sostiene infatti che la
solidità, l'integrità e la stabilità del sistema di trasferimento di fondi
nonché la fiducia nel sistema finanziario nel suo complesso, potrebbero essere
«gravemente compromesse» dagli sforzi compiuti dai criminali e dai loro
complici per mascherare l'origine dei proventi di attività criminose o per
trasferire fondi a scopo di finanziamento del terrorismo. Se non verranno
adottate misure di coordinamento a livello della Comunità, aggiungono, i
riciclatori di denaro e i finanziatori del terrorismo potrebbero cercare di
trarre vantaggio dalla libertà di circolazione dei capitali tipica di uno
spazio finanziario integrato. L’azione comunitaria, è quindi precisato, dovrà garantire
il recepimento uniforme in tutta l’UE della Raccomandazione speciale VII del
Gruppo d’azione finanziaria internazionale e, in particolare, «dovrà evitare
discriminazioni tra i pagamenti effettuati all’interno di uno Stato membro ed i
pagamenti transfrontalieri tra Stati membri».
Campo d'applicazione
Un emendamento limita
l'oggetto del regolamento che deve quindi stabilire «norme riguardanti i dati
informativi da allegare ai trasferimenti di fondi, riguardanti i loro
ordinanti, nell’intento di prevenire, investigare e scoprire il riciclaggio di
denaro e il finanziamento del terrorismo». Non si tratterà, pertanto, anche di
«perseguire» tali fenomeni, come proposto dalla Commissione. E' poi chiesto il
regolamento non si applichi prima del 1° gennaio 2007.
Con riferimento al testo
proposto dal Parlamento, il regolamento si applica «ai trasferimenti di fondi
in qualsiasi valuta, inviati o ricevuti da un prestatore di servizi di
pagamento residente nella Comunità». Non si applica, invece, ai trasferimenti
di fondi effettuati utilizzando carte di credito o di debito, «purché il
beneficiario abbia concluso con il prestatore di servizi di pagamento un
accordo che consente il pagamento della fornitura di beni e servizi» e nemmeno
se ai trasferimenti di fondi è allegato un codice unico d'identificazione, che
consente di risalire all'ordinante.
Se uno Stato membro ha deciso
di autorizzare la deroga prevista dalla direttiva antiriciclaggio riguardo agli
obblighi di adeguata verifica della clientela, il regolamento non viene
applicato ai trasferimenti di fondi effettuati con moneta elettronica, tranne
nel caso in cui l'importo trattato sia superiore a 1.000 euro. Inoltre, non si
applica ai trasferimenti di fondi effettuati tramite telefono cellulare o altri
dispositivi digitali o telematici, qualora si tratti di trasferimenti prepagati
il cui importo non supera 150 euro e, a determinate condizioni, anche quando si
tratta di trasferimenti postpagati. E' anche precisato che il regolamento non
si applica ai trasferimenti di fondi per i quali l'ordinante ritira denaro
contante dal proprio conto, né a quelli realizzati tramite assegni troncati.
Non è nemmeno d'applicazione per i trasferimenti di fondi ad autorità pubbliche
a fronte del pagamento di imposte, ammende o altri prelievi né per quelli in
cui l'ordinante e il beneficiario sono prestatori di servizi di pagamento che
operano per proprio conto.
Informazioni da allegare ai trasferimenti e loro verifica
I dati informativi completi
relativi all’ordinante consistono nel nome e cognome, indirizzo e numero del
conto. L’indirizzo può essere sostituito dalla data e luogo di nascita
dell’ordinante, il suo numero d’identificazione come cliente o il suo numero
d’identità nazionale. In mancanza del numero di conto dell'ordinante, il
prestatore di servizi di pagamento per conto dell'ordinante sarà tenuto a
sostituirlo con un codice unico d'identificazione, tale da consentire di far
risalire l'operazione al suo ordinante. I prestatori di servizi di pagamento
devono provvedere ad allegare ai trasferimenti di fondi i dati informativi
completi relativi all’ordinante e conservarli per cinque anni.
Prima di trasferire i fondi,
il prestatore di servizi di pagamento che agisce per conto dell’ordinante dovrà
procedere alla loro verifica, in base a documenti, dati o informazioni
«ottenuti da una fonte affidabile e indipendente». Per evitare di ostacolare
prassi efficienti, in linea con gli orientamenti del Consiglio, i deputati
operano una distinzione fra i trasferimenti che sono basati su un conto e
quelli che non lo sono. Così, nel secondo caso, la verifica va effettuata
unicamente se i fondi trasferiti superano i 1.000 euro, oppure se si tratta di
operazioni che appaiono collegate tra loro e che superano tale importo. Nel
primo caso, invece, non viene imposto nessun obbligo di verifica ma a
condizione che siano rispettate le disposizioni della direttiva
antiriciclaggio.
Se i prestatori di servizi
dell'ordinante e del beneficiario risiedono entrambi nella Comunità, nel caso
di trasferimento di fondi tramite un conto, le informazioni che dovranno
esservi allegate possono riguardare soltanto il numero di conto dell'ordinante
o un codice unico di identificazione che consente di risalire ad esso.
Tuttavia, il prestatore di servizi di pagamento che agisce per conto
dell'ordinante deve mettere a disposizione di quello che agisce per conto del
beneficiario del pagamento, se questi glielo chiede, i dati informativi
completi sull'ordinante, entro tre giorni lavorativi dalla data alla quale ha
ricevuto tale richiesta. D'altra parte, se il prestatore dei servizi di
pagamento che agisce per conto del beneficiario risiede fuori della Comunità,
ai trasferimenti di fondi vanno allegati i dati informativi completi relativi
all'ordinante.
Obblighi del prestatore di servizi che agisce per conto del beneficiario
Il prestatore di servizi di
pagamento che agisce per conto del beneficiario dovrà predisporre delle
procedure efficaci per constatare l’eventuale mancanza dei dati informativi
relativi all’ordinante. Inoltre, se nel ricevere trasferimenti di fondi si
rende conto che i dati informativi relativi all'ordinante da allegare a norma
del regolamento mancano o sono incompleti, egli dovrà respingere il
trasferimento oppure chiedere i dati informativi completi relativi
all'ordinante.
D'altra parte, se
nell'effettuare trasferimenti di fondi un prestatore di servizi di pagamento
omette sistematicamente di allegare i prescritti dati informativi relativi
all'ordinante, il prestatore di servizi di pagamento che agisce per conto del
beneficiario del pagamento è tenuto a adottare diversi provvedimenti prima di
respingere qualsiasi futuro trasferimento di fondi provenienti da
quell'operatore o di decidere se o meno limitare o porre fine ai suoi rapporti
professionali con lui. In un primo momento, questi provvedimenti possono
includere l'emissione di avvisi e la fissazione di scadenze. Tale fatto dovrà
anche essere riferito alle autorità responsabili della lotta contro il
riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo.
Inoltre, il regolamento
prevede che quando le autorità responsabili nello Stato membro nel quale
risiedono i prestatori di servizi di pagamento rivolgono loro domande
riguardanti i dati informativi relativi all'ordinante allegati ai trasferimenti
di fondi e alle loro registrazioni, questi devono fornire «risposte esaurienti
e sollecite, in conformità delle regole procedurali previste nel diritto
nazionale del rispettivo Stato membro». Il Parlamento precisa, inoltre, che,
fatti salvi il diritto penale nazionale e la tutela dei diritti fondamentali,
le suddette autorità devono avvalersi di tali dati informativi «unicamente allo
scopo di prevenire, investigare e scoprire il riciclaggio di denaro o il
finanziamento del terrorismo».
Sanzioni e monitoraggio
Per il Parlamento, gli Stati
membri dovranno stabilire norme riguardanti le sanzioni da irrogare, partire
dal 15 dicembre 2007, in caso di violazione delle disposizioni del regolamento
e adottare tutti i provvedimenti necessari per assicurarne l’applicazione. Tali
sanzioni dovranno essere efficaci, proporzionate e dissuasive. Entro il 14
dicembre 2007 andranno quindi notificate alla Commissione le norme al riguardo,
indicando le autorità responsabili della loro applicazione. Un emendamento
impone poi agli Stati membri di esigere dalle autorità competenti un
monitoraggio efficace e l'adozione delle misure necessarie per garantire il
rispetto delle disposizioni del regolamento.
Deroghe
La Commissione può autorizzare
gli Stati membri a concludere con un paese o territorio non facente parte del
territorio della Comunità, in base a disposizioni nazionali, accordi che
permettano deroghe al regolamento, «allo scopo di consentire che i
trasferimenti di fondi tra quel paese o territorio e lo Stato membro
interessato siano considerati alla stessa stregua di trasferimenti di fondi
all'interno di quello Stato membro». Simili accordi, tuttavia, possono essere
autorizzati soltanto se il paese o il territorio in questione è membro di
un'unione monetaria con lo Stato membro interessato o rientra nella sua area
monetaria ovvero, aggiungono i deputati, «ha firmato una convenzione monetaria
con l'Unione europea, rappresentata da uno Stato membro». Inoltre, occorre che
i prestatori di servizi di pagamento nel paese o nel territorio interessato
partecipino direttamente o indirettamente ai sistemi di pagamento e di
regolamento in tale Stato membro. E' infine necessario che il paese o il
territorio in questione imponga ai prestatori di servizi di pagamento
sottoposti alla sua giurisdizione di applicare le medesime disposizioni
stabilite dal regolamento.
Trasferimenti a scopo caritativo
Gli Stati membri possono
esentare dall'obbligo di allegare i dati informativi i prestatori di servizi di
pagamento residenti nel loro territorio, nel caso di trasferimenti di fondi a
favore di organizzazioni che svolgono attività a scopo caritativo, religioso,
culturale, istruttivo, sociale, scientifico o solidale. I deputati, con un
emendamento, precisano che tali organizzazioni devono essere senza fini di
lucro. Per beneficiare di tale esenzione, queste organizzazioni, devono essere
tenute a riferire a una pubblica autorità o a un organismo di
autoregolamentazione riconosciuto dal diritto nazionale che operano su di essi
un audit esterno o una vigilanza.
Inoltre, i trasferimenti di fondi non devono superare 150 euro per ogni
versamento e devono essere effettuati esclusivamente all'interno del territorio
dello Stato membro in questione.
Gli Stati membri che ricorrono
a questa possibilità devono informare la Commissione dei provvedimenti da essi
adottati per esercitarla. Per i deputati, oltre a ciò, all'Esecutivo deve
essere fornito un elenco delle organizzazioni coperte dalla deroga, i nomi
delle persone fisiche che esercitano il controllo ultimo sulle organizzazioni e
una spiegazione delle modalità di aggiornamento di tale elenco. Tali
informazioni, inoltre, devono essere messe a disposizione anche delle autorità
responsabili della lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del
terrorismo. L'elenco aggiornato delle organizzazioni, aggiungono i deputati,
deve poi essere comunicato ai prestatori di servizi di pagamento operanti nello
Stato membro interessato.
Revisione del regolamento
Il Parlamento chiede che,
entro cinque anni dall'entrata in vigore del regolamento, la Commissione
presenti una relazione che fornisca «un'esauriente valutazione economica e
giuridica» del provvedimento, corredata, se del caso, di una proposta relativa
alla sua modifica o abrogazione. La relazione dovrà, più in particolare,
prendere in rassegna l'applicazione delle disposizioni relative al campo
d'applicazione del regolamento, alla luce delle ulteriori esperienze acquisite
circa gli abusi a fini di riciclaggio di denaro e di finanziamento del
terrorismo della moneta elettronica.
TRASPORTI
UNA TASSA SUL KEROSENE DEGLI AEREI PER GARANTIRE CIELI PULITI
Doc. A6-0201/2006
Relazione sulla riduzione dell'impatto del trasporto aereo sui cambiamenti
climatici
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 3.7.2006 - Votazione: 4.7.2006
L'aumento del traffico aereo rischia di annullare le riduzioni di emissioni
ottenute negli altri settori. Il Parlamento chiede quindi un pacchetto di
misure volte a promuovere un trasporto aereo più pulito, come la tassazione del
kerosene e la rimozione degli incentivi fiscali al settore. Occorre però tenere
conto della situazione delle regioni insulari senza trasporti alternativi.
Vanno poi promossi l'uso di biocarburanti e di tecnologie "verdi" e
un sistema specifico di scambio di emissioni.
Con 439 voti favorevoli, 74 contrari e 102
astensioni, il Parlamento ha adottato la relazione che, per affrontare tutti
gli effetti del trasporto aereo sul clima, sostiene la necessità di definire un
pacchetto completo di misure (comprendenti strumenti normativi, economici,
tecnologici e operativi), applicando il principio "chi inquina paga"
e garantendo la piena internalizzazione dei costi. I deputati sottolineano poi
che gli strumenti politici prescelti devono avere come obiettivo generale «una
riduzione efficace, in termini di costi, dell'impatto del trasporto aereo sui
cambiamenti climatici». La scelta di tali strumenti, inoltre, deve essere
intesa ad assicurare «la massima riduzione possibile delle emissioni di gas a
effetto serra», minimizzando nel contempo le distorsioni della concorrenza tra
i vettori aerei dell'UE e quelli extracomunitari e «riducendo la concorrenza
sleale tra il settore aereo e gli altri modi di trasporto in seno all'Unione».
A quest'ultimo proposito, il Parlamento sottolinea
che le esenzioni fiscali relative al
trasporto aereo e altri squilibri «fanno sì che la concorrenza fra il settore
aereo e gli altri modi di trasporto sia estremamente sleale». Questo stato di
cose «risulta particolarmente oneroso per il settore ferroviario», giacché
quest'ultimo è soggetto non solo a tassazione ma anche al sistema UE di scambio
delle quote di emissione (ETS), «il che fa lievitare nettamente il costo di
questo modo di trasporto ecologico». Nel sottolineare poi la necessità di
prendere in considerazione una soluzione equa dei problemi ambientali
imputabili al trasporto aereo, il Parlamento incoraggia l'introduzione di oneri
che abbiano un ruolo e una portata commisurati al sistema di scambio delle
quote d'emissione, «come un primo passo verso la piena internalizzazione dei
costi».
Questa distorsione della concorrenza tra i modi di
trasporto, aggiungono i deputati, ingenera anche distorsioni della concorrenza
tra le regioni turistiche, «a scapito di quelle che sono raggiungibili per lo
più in automobile, in pullman o in treno». Al riguardo, facendo proprio un
emendamento proposto dal PPE/DE, chiedono che venga accordata una speciale
attenzione alla situazione dei territori isolati che dipendono in modo
particolare dai servizi di trasporto aereo, nonché alle regioni insulari o ultraperiferiche, «in cui soluzioni alternative
sono limitate o del tutto assenti».
Il Parlamento, poi, afferma di condividere
«appieno» l'intento della Commissione di introdurre la tassazione del kerosene e la esorta a iniziare fin d'ora «imponendo
una tassa su tutti i voli nazionali e intracomunitari», (con la possibilità di
esentare tutti i vettori sulle rotte in cui operano compagnie di paesi terzi).
Invitando quindi la Commissione a proporre le modalità per introdurre una
siffatta tassa a livello mondiale, sottolinea l'urgenza di ottenere risultati
nell'ambito dell'attuale rinegoziazione degli accordi sul servizio aereo - in
particolare l'accordo con gli USA - «per consentire in maniera incondizionata e
paritaria la tassazione dei carburanti forniti ai vettori dell'UE e dei paesi
terzi».
Quale contributo alla riduzione dell'impatto sui
cambiamenti climatici, i deputati esortano la Commissione a promuovere
l'introduzione di biocarburanti per
il trasporto aereo e, allo stesso tempo, sottolineano che, anche nell'ambito
del Settimo programma quadro, occorre privilegiare la ricerca e lo sviluppo di
carburanti alternativi e di tecnologie relative a motori più puliti. Precisano
poi che occorre seguire un approccio integrato, che unisca agli scambi di quote
di emissione lo sviluppo di motori e carburanti puliti, al fine di ridurre
anche le emissioni di sostanze diverse dalla CO2 nel settore del trasporto
aereo. D'altra parte, ritengono necessario perseguire gli obiettivi scientifici
e tecnici intesi a migliorare l'efficienza energetica di aerei ed elicotteri.
I deputati, poi, sottolineano la necessità urgente
di un migliore sistema di gestione del
traffico aereo al fine di ridurre le emissioni di CO2 e contrastare la
formazione di scie di condensazione e cirri. Ritengono, infatti, che tale
misura «risulterebbe economicamente conveniente». Inoltre, invitano la
Commissione a adottare senza indugio iniziative volte a migliorare il controllo
e la gestione del traffico aereo nell'ambito del progetto SESAR (Single
European Sky ATM Research) e la legislazione sul cielo unico, al fine di
incrementare l'efficienza energetica dei voli e ridurre o eliminare le scie di
condensazione determinate dal vapore acqueo. I deputati, d'altra parte,
reputano che, oltre a considerare l'impatto del trasporto aereo sul clima, vada
prestata particolare attenzione anche all'inquinamento atmosferico e acustico
provocato dagli aeroplani nelle fasi di decollo e di atterraggio.
Ma la Commissione è anche invitata a proporre altri
strumenti strategici volti a fronteggiare gli effetti del trasporto aereo sul
clima che non sono correlati alla CO2. Ove sussistano incertezze in merito a
tali effetti, precisano i deputati, «le scelte strategiche andrebbero basate
sul principio di precauzione». L'Esecutivo dovrebbe anche promuovere programmi
di ricerca volti a migliorare le conoscenze scientifiche sulle ripercussioni
del settore aereo che non sono correlate alle emissioni di CO2 e sostenere
l'azione dell'ICAO nella definizione di norme in materia di NOx.
AMBIENTE
Doc. A6-0231/2006
Relazione sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione,
concernente una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a
pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e che abroga la
direttiva 91/157/CEE
Procedura: Codecisione, terza lettura - Dibattito:
3.7.2006 - Votazione: 4.7.2006
Dopo due anni di negoziati, il Parlamento ha approvato una direttiva volta
a garantire, entro il 2008, l'attuazione in tutta Europa di sistemi per la
raccolta di batterie e accumulatori che, ad oggi, sono applicati solamente in
sei Stati membri. Le pile raccolte
dovranno essere riciclate. Sono stati anche fissati rigorosi limiti al
contenuto in cadmio e mercurio per tutelare meglio la salute. Occorrerà poi
sviluppare nuove tecnologie meno inquinanti e informare meglio i consumatori.
Ogni anno, circa 800.000 tonnellate di batterie per
auto, 190.000 tonnellate di batterie industriali e 160.000 tonnellate di pile
portatili (di cui 30% ricaricabili) vengono immesse sul mercato nella UE. Se durante l'utilizzo, non sono
particolarmente nocive per l'ambiente o la salute umana, quando le pile si
esauriscono il loro contenuto in mercurio, piombo e cadmio comporta dei rischi.
Attualmente, la raccolta, il trattamento e il riciclaggio delle pile usate in
Europa sono frammentari, mentre quasi la metà di tutte le batterie vendute
negli Stati membri della UE a 15 nel 2002 è stata smaltita in inceneritori o in
discariche. Solo Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svezia
dispongono di un sistema nazionale di raccolta di tutti i tipi di batterie
usate destinate al riciclaggio.
Nel novembre 2003, la Commissione ha quindi
presentato una proposta di direttiva volta ad abrogare e sostituire la
normativa comunitaria sulle pile. La proposta contiene una serie di norme
relative alla commercializzazione di pile e accumulatori, nonché alla raccolta,
al trattamento e al riciclaggio di pile ed accumulatori usati. Le principali
disposizioni in essa contenute prevedono obiettivi per la raccolta di pile
portatili, divieto di smaltimento delle batterie industriali e automobilistiche
in discariche o inceneritori, requisiti minimi di riciclaggio per tutte le
batterie raccolte, requisiti minimi per i piani nazionali di raccolta e
riciclaggio e assunzione di responsabilità da parte dei produttori per la
gestione di tutte le pile una volta allo stato di rifiuti.
POLITICA REGIONALE
VIA LIBERA A 308
MILIARDI DI EURO PER I NUOVI FONDI STRUTTURALI
-
Doc. A6-0224/2006 - Raccomandazione sulla proposta di
regolamento del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di
sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che
abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999
- Doc. A6-0226/2006 - Raccomandazione
relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale
europeo e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1784/1999
Procedura: Parere conforme - Dibattito:
4.7.2006 - Votazione: 4.7.2006
- A6-0220/2006 - Raccomandazione per
la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista
dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo
al Fondo sociale europeo e recante abrogazione del regolamento (CE) n.
1784/1999
- Doc. A6-0225/2006 - Raccomandazione
per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista
dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
concernente il Fondo europeo di sviluppo regionale e che abroga il regolamento
(CE) n. 1783/1999
- Doc. A6-0227/2006 - Raccomandazione
per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista
dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio
concernente un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT)
Procedura: Codecisione,
seconda lettura - Dibattito: 4.7.2006 - Votazione: 4.7.2006
Il Parlamento ha approvato il pacchetto relativo ai Fondi strutturali per
il periodo 2007-2013 che, dal prossimo gennaio, stanzierà 308 miliardi di euro
per contribuire alla convergenza degli Stati membri e delle regioni in ritardo
di sviluppo, per sostenere la coesione sociale e per promuovere la cooperazione
territoriale. Le cinque relazioni adottate dall'Aula definiscono gli obiettivi
dei fondi, le loro risorse e i criteri per la loro assegnazione.
Frutto di un accordo con il Consiglio e la
Commissione, i cinque provvedimenti (tre in codecisione e due pareri conformi)
definiscono gli obiettivi dei fondi strutturali e di coesione, i criteri cui
devono attenersi gli Stati membri e le regioni per essere ammissibili al sostegno
comunitario, le risorse finanziarie disponibili e i loro criteri di
attribuzione in seno all'Unione ampliata. I Fondi saranno operativi sin dal 1°
gennaio 2007. Prima che gli stanziamenti siano attribuiti agli Stati membri è
però necessario che la Commissione negozi i Programmi operativi nazionali.
Disposizioni generali
Adottata dal Parlamento con 533 voti favorevoli, 41
contrari e 53 astensioni, la prima
relazione (Doc. A6-0224/2006) concede il parere conforme al regolamento
sulle disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), sul
Fondo sociale europeo (FSE) e sul Fondo di coesione che include numerose
richieste avanzate dai deputati nel corso dei negoziati. Più in particolare,
prevede un rafforzamento dell'aspetto ambientale e dello sviluppo sostenibile
nella gestione dei fondi strutturali e di coesione, attraverso l'introduzione
di un nuovo articolo che garantisce la presa in considerazione di tale aspetto
nell'attuazione dei fondi.
Inoltre, il Parlamento ha ottenuto una menzione
specifica riguardo al fatto che i fondi strutturali e di coesione debbano
sostenere il miglioramento e la promozione dell'accessibilità dei disabili. E'
poi stato rafforzato il principio del partenariato, ossia della partecipazione
ai negoziati sui fondi strutturali di tutti gli organi rappresentativi della
società civile, i partner ambientali, le organizzazioni non governative e gli
organi responsabili della promozione della parità di genere. Il Consiglio ha
tuttavia respinto l'idea di una dichiarazione comune del Consiglio, della
Commissione e del Parlamento su una riserva di risultato comunitaria che
avrebbe avuto l'obiettivo di riutilizzare le risorse non utilizzate dei fondi
strutturali invece di riassegnarle al bilancio UE.
Il regolamento definisce tre obiettivi. L’obiettivo
"Convergenza" - cui contribuiscono FESR, FSE e Fondo di coesione - è
volto ad accelerare la convergenza degli Stati membri e regioni in ritardo di
sviluppo. Ciò andrà realizzato migliorando le condizioni per la crescita e l'occupazione
tramite l’aumento e il miglioramento della qualità degli investimenti in
capitale fisico e umano, lo sviluppo dell’innovazione e della società della
conoscenza, dell’adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, la tutela e
il miglioramento della qualità dell’ambiente e l’efficienza amministrativa. Le
regioni italiane rientranti in tale obiettivo potranno contare su un contributo
massimo UE del 75%.
L’obiettivo "Competitività regionale e
occupazione" - finanziato da FESR e FSE - punta, al di fuori delle regioni
in ritardo di sviluppo, a rafforzare la competitività e le attrattive delle
regioni e l’occupazione. Si tratterà di anticipare i cambiamenti economici e
sociali, inclusi quelli connessi all’apertura degli scambi, mediante
l'incremento e il miglioramento della qualità degli investimenti nel capitale
umano, l'innovazione e la promozione della società della conoscenza e
l’imprenditorialità. Ma anche con la tutela e il miglioramento dell’ambiente e
il miglioramento dell’accessibilità, dell’adattabilità dei lavoratori e delle
imprese e lo sviluppo di mercati del lavoro inclusivi. Le regioni italiane
rientranti in questo obiettivo potranno beneficiare di un contributo massimo
dei fondi comunitari del 50%.
L'obiettivo "Cooperazione territoriale europea"
- finanziato dal FESR - è inteso a rafforzare la cooperazione transfrontaliera
mediante iniziative congiunte locali e regionali, a rafforzare la cooperazione
transnazionale mediante azioni volte allo sviluppo territoriale integrato
connesse alle priorità comunitarie e a rafforzare la cooperazione
interregionale e lo scambio di esperienze al livello territoriale adeguato.
Le risorse disponibili, espresse in prezzi 2004, da
impegnare a titolo dei Fondi per il periodo 2007-2013 ammontano a 308,041 miliardi
di euro, ossia il 35,7% del bilancio comunitario. All’obiettivo
"Convergenza" è destinato l'81,54% delle risorse dei Fondi (ossia
circa 252,2 miliardi di euro), all’obiettivo "Competitività regionale e
occupazione" è attribuito invece il 15,95% del totale (poco più di 49
miliardi) e l’obiettivo "Cooperazione territoriale europea" potrà
contare sul 2,52% delle risorse globali (7,75 miliardi di euro).
Fondo europeo di sviluppo regionale
Nell'ambito dei tre obiettivi di sviluppo, il FESR
partecipa al finanziamento di investimenti produttivi che contribuiscono alla
creazione e al mantenimento di posti di lavoro stabili, in primo luogo
attraverso aiuti diretti agli investimenti principalmente nelle piccole e medie
imprese (PMI), di investimenti in infrastrutture e dello sviluppo di potenziale
endogeno attraverso misure che sostengano lo sviluppo regionale e locale. Tali
attività includono il sostegno e i servizi alle imprese, in particolare alle
PMI, la creazione e lo sviluppo di strumenti finanziari quali il capitale di
rischio, i fondi per mutui e fondi di garanzia, i fondi di sviluppo locale, gli
abbuoni di interesse, la messa in rete, la cooperazione e gli scambi di
esperienze tra regioni, città e operatori sociali, economici e ambientali
interessati.
Con la seconda
relazione (Doc. A6-0226/2006), il Parlamento approva la posizione comune
del Consiglio sul regolamento relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale,
in quanto reputa che le principali preoccupazioni espresse dai deputati durante
l'esame della proposta siano state prese in considerazione. Più in particolare,
per quanto riguarda l'IVA, la Commissione aveva proposto di rendere ammissibile
l'IVA non recuperabile soltanto nel caso del FES. Il Consiglio europeo aveva
concluso che l'IVA non recuperabile doveva essere ammissibile secondo le regole
del FESR, del FES e anche del Fondo di coesione solo per gli Stati membri il
cui PIL non supera l'85% della media del PIL dell'UE. Il Parlamento europeo,
invece, aveva chiesto che tali modalità fossero estese a tutti gli Stati membri
e il Consiglio ha deciso di accettare questa richiesta.
In merito alle preoccupazioni espresse
sull'edilizia abitativa, la Commissione aveva proposto di rendere l'edilizia
abitativa non ammissibile e il Consiglio europeo ne chiedeva l'ammissibilità
nel regolamento FESR per gli Stati membri il cui PIL non supera l'85% della
media del PIL dell'UE. Il Consiglio ha quindi introdotto nella sua posizione
comune una disposizione specifica che tiene conto degli emendamenti proposti dal
Parlamento nella sua prima lettura, rendendo ammissibile la spesa per
l'edilizia abitativa per i costi di ristrutturazione degli alloggi sociali che
mirano a garantire il risparmio energetico e a proteggere l'ambiente.
Fondo sociale europeo
Il Fondo contribuisce a realizzare le priorità
della Comunità riguardo al rafforzamento della coesione economica e sociale
migliorando le possibilità di occupazione e di impiego, favorendo un alto
livello di occupazione e nuovi e migliori posti di lavoro. A tal fine esso
sostiene le politiche degli Stati membri intese a conseguire la piena
occupazione nonché la qualità e la produttività sul lavoro, a promuovere
l'inclusione sociale, compreso l'accesso all'occupazione delle persone
svantaggiate, e a ridurre le disparità occupazionali a livello nazionale,
regionale e locale. In particolare, il Fondo fornisce sostegno alle azioni in
linea con le misure prese dagli Stati membri sulla base degli orientamenti
adottati nell'ambito della Strategia europea per l'occupazione.
La terza relazione
(Doc. A6-0220/2006), fatta propria dall'Aula, approva la posizione comune del
Consiglio in quanto include numerosi emendamenti proposti dal Parlamento in
prima lettura. Questi tendevano, in particolare, a rafforzare gli aspetti
relativi alla lotta contro l'esclusione sociale, alle discriminazioni e alla
parità dei generi e all'integrazione delle persone inattive e dei disabili.
Fondo di coesione
Il Fondo di coesione integra gli altri strumenti
comunitari di sviluppo regionale, in materia di ambiente e di infrastrutture di
trasporto di interesse comune per promuovere la coesione economica e sociale e
la solidarietà fra gli Stati membri. Dall'allargamento dell'UE, il 1° maggio
2004, il Fondo di coesione si applica ai dieci nuovi Stati membri unitamente ai
tre Stati membri beneficiari dell'UE a 15 (Spagna, Portogallo, Grecia) per la
fine del periodo 2000-2006. Dal gennaio 2004, l'Irlanda non è più beneficiaria
e, a decorrere dal gennaio 2007, anche la Spagna non ottempererà più ai criteri
di ammissibilità al finanziamento del Fondo di coesione.
Con la quarta
relazione (Doc. A6-0225/2006) - adottata con 567 voti favorevoli, 29
contrari e 36 astensioni - il Parlamento esprime parere conforme alla proposta
di regolamento per sostenere l'aumento della dotazione del fondo di coesione
fino a 61,59 miliardi di euro. La novità introdotta dal regolamento consiste
nel potenziamento del contributo del Fondo di coesione allo sviluppo
sostenibile. Pertanto esso è in grado ormai di finanziare, oltre alle reti transeuropee,
i progetti nel settore dei trasporti ferroviari, per vie navigabili fluviali e
marittime, i programmi multimodali di trasporto, il trasporto urbano
sostenibile ed i progetti nei settori che promuovono lo sviluppo sostenibile, a
dimensione ambientale, quali i settori chiave dell'efficienza energetica e
delle fonti energetiche rinnovabili.
Cooperazione territoriale
Per intensificare e promuovere la cooperazione
transfrontaliera, transnazionale e interregionale allo scopo di realizzare
l'obiettivo della coesione sociale, economica e territoriale, la Commissione
aveva avanzato una proposta di regolamento che dà la facoltà di creare gruppi
cooperativi, dotati di personalità giuridica.
Facendo propria la quinta relazione (Doc.
A6-0227/2006), il Parlamento approva la posizione comune del Consiglio. Il nome
dello strumento, come richiesto dai deputati, è stato modificato si chiamerà
Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) e non più Gruppo europeo di
cooperazione transfrontaliera. Un GECT può essere composto da membri - situati
nel territorio di almeno due Stati membri - che appartengono a una o più delle
seguenti categorie: Stati membri, autorità regionali, autorità locali e altri
organismi di diritto pubblico. Le associazioni composte di organismi che
appartengono ad una o più di tali categorie possono parimenti essere membri.
Nel dibattito è
intervenuto FRANCESCO MUSOTTO
(PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, con la decisione odierna, l'Europa ha deciso di
investire in una politica di coesione ricca di prospettive, destinando 308
miliardi di euro agli obiettivi di convergenza, di coesione sociale e di
promozione della coesione territoriale.
Nell'Unione europea a venticinque, 123 milioni di persone,
pari al 27 per cento della popolazione totale, vivono in regioni con un PIL
pro-capite inferiore al 75 per cento della media comunitaria; di questi, due
quinti vivono in regioni appartenenti ai vecchi Stati membri. La politica di
coesione contribuisce a ripartire i benefici dello sviluppo economico europeo,
anticipando il cambiamento e aiutando le aree in difficoltà, spesso per cause
strutturali o geografiche. Tale politica di coesione concorre a limitare gli
effetti negativi della globalizzazione.
Non si può che condividere la recente riforma dei
fondi strutturali, strumenti essenziali della politica di coesione, che
introduce maggiore efficienza, trasparenza e responsabilità. E' stato
semplificato il sistema di gestione introducendo differenziazione e
proporzionalità nel contesto di una sana gestione finanziaria, adeguandosi alle
richieste di semplificazione provenienti dai principali attori della politica
di coesione: gli Stati membri.
La nuova riforma è fondata sulle priorità di
Lisbona e Göteborg: occupazione e ricerca, innovazione e sviluppo sostenibile.
Si è voluto investire nel capitale umano, nell'innovazione e nella promozione
della società della conoscenza, nell'imprenditorialità, nella protezione
dell'ambiente, e non solo. Numerose sono infatti le novità, quale la creazione
di tre nuovi obiettivi: riduzione del numero dei fondi strutturali,
rafforzamento del partenariato, maggiori risorse finanziarie per le isole e le
regioni con handicap geografici
e tutela delle regioni in phasing out
che presto non saranno più eleggibili all'obiettivo di convergenza."
AFFARI ECONOMICI E MONETARI
L'EVASIONE DELL'IVA È
UN PROBLEMA EUROPEO
Doc. A6-0209/2006
Relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della
direttiva 77/388/CEE per quanto riguarda talune misure aventi lo scopo di
semplificare la riscossione dell'imposta sul valore aggiunto e di contribuire a
contrastare l'evasione e l'elusione e recante abrogazione di talune decisioni
che autorizzano misure derogatorie
Procedura: Consultazione
legislativa - Votazione: 6.7.2006
Il Parlamento approva la proposta di modifica della sesta direttiva IVA che
ha lo scopo di definire un quadro comune che consente l'adozione rapida di
misure contro l’elusione e l’evasione in alcuni settori. I deputati, tuttavia,
rilevano la necessità di una più ampia riforma del regime IVA dell'UE e notano
che la direttiva non deve ledere la sovranità tributaria degli Stati membri. I
deputati sollecitano anche gli Stati membri a collaborare con l'OLAF nella
lotta alle frodi transfrontaliere.
La proposta di direttiva ha lo
scopo di semplificare la riscossione dell'imposta sul valore aggiunto e di
contribuire a contrastare l'evasione e l'elusione. Intende anche abrogare
talune decisioni che autorizzano misure derogatorie concesse dal Consiglio agli
Stati membri al fine di raggiungere gli obiettivi citati.
Con la relazione, il
Parlamento approva la proposta della Commissione, ma sottolinea che la
direttiva «non dovrebbe ledere la sovranità tributaria degli Stati membri».
Inoltre, nell'interesse di un'efficace lotta all'evasione e all'elusione
fiscale, i deputati ritengono che la semplificazione delle deroghe «dovrebbe
essere soltanto un elemento limitato di un ampio programma di riforma del
regime IVA dell'UE» e, pertanto, andrebbero avviate ulteriori riforme di tale
regime, «finalizzate fra l'altro alla lotta contro la frode fiscale», per
ammodernare e semplificare, ad esempio, i servizi finanziari, i servizi
elettronici, le situazioni di doppia imposizione fiscale e i servizi pubblici.
Il Parlamento precisa poi che
i criteri per prendere in esame eventuali cambiamenti del sistema di
riscossione dell'imposta sul valore aggiunto dovrebbero essere «l'efficacia
della riscossione delle imposte, la giustizia fiscale e la praticabilità per le
imprese». Inoltre, al fine di accertare quale regolamentazione a lungo termine
disciplini meglio la riscossione dell'imposta sul valore aggiunto per l'Unione
europea, chiede alla Commissione di elaborare un ampio quadro sinottico «che
valuti le riflessioni svolte a livello nazionale su tale questione ed illustri
in dettaglio le molte e varie conseguenze di un cambio di sistema nel modello
dell'inversione dell'onere (reverse charge) nonché i vantaggi e svantaggi per
gli Stati membri dell'UE e le imprese che operano nell'Unione europea».
Un emendamento, infine, chiede
agli Stati membri di invitare le autorità competenti a «cooperare strettamente»
con l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) al fine di contrastare le
frodi transfrontaliere relative all'imposta sul valore aggiunto, che ledono gli
interessi finanziari della Comunità, e in particolare la cosiddetta "frode
carosello".
AGEVOLARE LE FUSIONI
BANCARIE TRANSEUROPEE
Relazione sull'ulteriore consolidamento dell'industria dei servizi
finanziari
Procedura: Iniziativa - Dibattito:
3.7.2006 - Votazione: 4.7.2006
Il Parlamento sollecita la rimozione degli ostacoli ingiustificabili di
natura finanziaria, fiscale e procedurale che intralciano le fusioni transeuropee
di istituti finanziari. D'altra parte, i deputati chiedono che la
concentrazione dei mercati e delle istituzioni finanziarie «sia scrupolosamente
esaminata» dalla Commissione. Sottolineano poi l'importanza della cooperazione
e della fiducia reciproca tra le autorità di vigilanza in caso di gravi crisi.
La relazione ritiene che il
consolidamento dei mercati finanziari «sia un'importante tendenza di mercato
... che risponde alla crescente concorrenza a livello UE e mondiale». I
deputati, inoltre, osservano che le fusioni e le acquisizioni rimangono la più
frequente strategia di crescita per le istituzioni finanziarie. Ricordano,
tuttavia, che il consolidamento «non dovrebbe costituire un obiettivo politico
di per sé», ma dovrebbe comportare «chiari benefici per l'economia», in
particolare, stimolando la crescita, incoraggiando l'innovazione, garantendo la
competitività e migliorando l'accesso ai finanziamenti. Ma anche consentendo
alle istituzioni finanziarie «di sfruttare le sinergie e l'efficienza dei
costi» ed offrendo al consumatore una scelta più ampia e una migliore qualità e
assicurando, nel contempo, un livello adeguato di tutela dei consumatori.
D'altra parte, nel rilevare
che le attività di fusione e acquisizione e di ristrutturazione, che possono
avere effetti positivi sulla competitività, «sono spesso accompagnate da una
percezione negativa legata al timore di perdere posti di lavoro», i deputati
sottolineano che gli effetti del consolidamento possono essere conseguiti anche
in diversi modi. Ad esempio, tramite alleanze commerciali tra istituzioni,
outsourcing o in-sourcing di operazioni di back-office, cooperazione di
back-office e creazione di infrastrutture comuni con i concorrenti (p.e.
sistemi di pagamento e compensazione). In proposito, chiedono di concentrare
l’attenzione sugli effetti in termini di occupazione del consolidamento nel
settore finanziario mediante la ristrutturazione della proprietà e delle
attività e, in particolare, mediante le attività di outsourcing. Il settore, inoltre,
è invitato ad assumersi la propria responsabilità sociale e a definire misure
di accompagnamento volte alla formazione e alla riqualifica del personale. Per
i deputati, poi, gli operatori del mercato «dovrebbero tenere conto della loro
responsabilità sociale durante le attività di fusione e acquisizione e di
ristrutturazione».
Ritenendo poi che dovrebbe
essere mantenuta la diversità delle istituzioni finanziarie - «che meglio
riflette la varietà dei bisogni finanziari delle società, delle PMI e dei consumatori»
- i deputati sostengono che la legislazione comunitaria «non dovrebbe favorire
un unico tipo di modello aziendale o di struttura societaria né un unico tipo
di prodotto rispetto ad altri». L’architettura dei servizi finanziari a livello
dell’Unione dovrebbe inoltre garantire la coesistenza di strutture e dimensioni
diverse «in modo da disporre di soggetti efficienti e competitivi sia sul piano
internazionale sia nelle reti di prossimità». Parimenti, occorre garantire la
diversità dei prodotti finanziari «per far fronte ai bisogni diversi e mutevoli
dei consumatori». In proposito, non è stato accolto dall'Aula un emendamento
proposto dal PSE che chiedeva un'iniziativa volta a proporre uno statuto di
banca cooperativa europea. L'emendamento sottolineava come le banche
cooperative costituiscono un elemento di diversità «essenziale nel panorama
delle istituzioni finanziarie» e chiedeva la loro protezione e promozione.
Ostacoli al consolidamento transfrontaliero
Per i deputati, in seno al
mercato interno, le sinergie economiche e l'efficienza dei costi derivanti dal
consolidamento «dovrebbero essere realizzabili e non dovrebbero essere impedite
da ostacoli ingiustificabili», quali barriere fiscali e diversi sistemi di
vigilanza. Anche perché, nel settore finanziario e in particolare in quello
bancario, tali ostacoli hanno portato a un livello di consolidamento inferiore
rispetto ad altri settori. Appoggiando quindi l'intenzione della Commissione di
porvi rimedio, i deputati prendono atto delle difficoltà cui devono far fronte
le istituzioni finanziarie che intendono conseguire l’efficienza in termini di
costi ed economie di scala, vendendo gli stessi prodotti o prodotti identici in
diversi paesi e chiedono alla Commissione di esaminare ulteriormente tali
difficoltà.
Più in particolare, la
relazione deplora che vari ostacoli
finanziari, in particolare l'IVA intragruppo e la mancanza di neutralità e
di certezza giuridica nel trattamento IVA dei servizi finanziari, «diminuiscano
e spesso impediscano sinergie ed efficienza dei costi». Pertanto, la
Commissione è esortata a formulare proposte su come superare tali ostacoli.
Inoltre, i deputati rilevano che, attualmente, costi IVA considerevoli non
recuperabili, oltre agli oneri intersocietari, «limitano in ampia misura
possibili risparmi derivanti dal consolidamento transfrontaliero», mentre
l’attuale trattamento fiscale dei dividendi in taluni Stati membri «favorisce
il pagamento dei dividendi nazionali rispetto a quelli comunitari».
I deputati si dicono poi preoccupati
per il fatto che le istituzioni finanziarie che mirano a sviluppare le loro
strategie a livello UE «devono spesso fare i conti con pratiche normative e di
vigilanza costose e che richiedono molto tempo come pure con diversi requisiti
in materia di informazione». D'altra parte, nel riconoscere «il ruolo
importante» dei supervisori nazionali nell'attuazione della vigilanza prudenziale e nella tutela
della solidità delle istituzioni e dei mercati finanziari nazionali, la
relazione rileva che pratiche e norme nazionali divergenti in materia di
vigilanza «potrebbero ridurre l'efficienza dei mercati, aumentare i costi
operativi delle istituzioni finanziarie attive a livello transfrontaliero e
ridurre di conseguenza i benefici del mercato unico finanziario e, in
definitiva, comportarne la frammentazione». In proposito, ritengono che
l'ulteriore convergenza delle pratiche e delle norme di vigilanza potrebbe
ridurre taluni effetti negativi e migliorare l'efficienza del mercato.
Concentrazione del mercato
La relazione rileva che i
livelli di concentrazione del mercato in alcuni Stati membri sono fonte di
preoccupazione per quanto riguarda la struttura del mercato, la gestione e il
comportamento delle banche europee e di altre istituzioni finanziarie. I deputati,
pertanto, chiedono che la concentrazione dei mercati e delle istituzioni
finanziarie «sia scrupolosamente esaminata» dalla Commissione e dalle autorità
nazionali preposte alla concorrenza. L'Esecutivo, inoltre, è esortato ad
assicurare che la normativa pertinente sia applicata in modo coerente dagli
Stati membri e dovrebbe analizzare le implicazioni del consolidamento nei
principali centri finanziari regionali per quanto riguarda il finanziamento
delle piccole regioni e delle PMI.
Vigilanza
La relazione accoglie con
favore le misure UE recentemente adottate riguardanti la vigilanza prudenziale.
In particolare, la proposta di una direttiva sui requisiti patrimoniali che
favorisce il principio di controllo del paese d'origine e modifica considerevolmente
l'attuale quadro di vigilanza che ora comprende nuove disposizioni sulla
cooperazione tra le autorità nazionali competenti, requisiti di informazione
delle autorità di vigilanza e poteri rafforzati per il supervisore per quanto
riguarda la convalida dei modelli di misurazione del rischio. Per i deputati,
nell'attuale legislazione, tale approccio dovrebbe essere accompagnato da «una
chiara definizione e da un'equilibrata attribuzione dei poteri e delle
responsabilità ai supervisori del paese d'origine e del paese ospitante».
La Commissione è poi invitata
a tenere debitamente conto nelle sue proposte delle difficoltà incontrate da
alcuni regolatori nazionali nell’intervenire «su mercati caratterizzati da una
presenza molto forte di capitali stranieri». Inoltre, ritenendo che le attuali
reti di supervisori nazionali, le disposizioni di vigilanza e i memorandum
d'intesa non giuridicamente vincolanti potrebbero non essere sufficienti per
far fronte a una grave crisi causata da fallimenti di mercati o di importanti
gruppi finanziari transnazionali, i deputati sottolineano come sia fondamentale
la cooperazione e la fiducia reciproca tra le autorità di vigilanza. Invitano
inoltre la Commissione e le autorità nazionali competenti a elaborare
congiuntamente proposte adeguate per una gestione efficace delle crisi.
Infine, la relazione sollecita
la costituzione prima della fine del 2006 di un comitato di saggi per studiare
e riferire, entro sei mesi, in merito alle implicazioni del consolidamento dei
mercati e delle istituzioni finanziarie, la vigilanza prudenziale, la stabilità
finanziaria e la gestione delle crisi. Il comitato dovrà proporre idee concrete
concernenti la semplificazione dei molteplici requisiti di informazione, il
miglioramento delle attuali strutture e, infine, dovrà esaminare i bisogni e le
strutture dei supervisori finanziari europei.
IMMIGRAZIONE
FARE DI PIÙ PER
L’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI
- Doc. A6-0190/2006 - Relazione sulle
strategie e i mezzi per l'integrazione degli immigrati nell'Unione europea
Procedura: Iniziativa
- Doc. A6-0186/2006 - Relazione sulla
proposta di decisione del Consiglio che introduce una procedura di informazione
reciproca sulle misure degli Stati membri nei settori dell’asilo e
dell’immigrazione
Procedura:
Consultazione legislativa
Dibattito: 5.7.2006 - Votazione: 6.7.2006
Il Parlamento ha adottato una relazione che pone l'accento sulle misure
volte ad agevolare l'integrazione dei migranti nell'UE sollecitando, ad esempio, corsi di lingua e procedure rapide per la loro
naturalizzazione. Un'altra relazione approvata dai deputati, pur avanzando
emendamenti, approva la proposta volta a instaurare una procedura di scambio di
informazioni sulle misure nazionali nel settore dell'asilo e dell'immigrazione.
Scambio delle migliori
pratiche, dialogo interculturale e corsi di lingua. E’ quanto chiede la prima
relazione (Doc. A6-0190/2006) adottata dal Parlamento con
296 voti favorevoli, 242 contrari e 4 astensioni. all’esame della Plenaria per promuovere l’integrazione degli immigrati,
sollecitando anche procedure rapide e trasparenti per la loro naturalizzazione
e l’effettiva attuazione delle direttive europee in questo campo. I deputati
accolgono con favore la proposta relativa al Fondo europeo per l'integrazione
dei cittadini di paesi terzi e chiedono una direttiva quadro sulla migrazione
legale.
La relazione rileva che il numero di immigrati
nell'Unione è stimato a 40 milioni, «a cui si aggiungono diversi milioni di
loro discendenti». Nota, inoltre, che questa popolazione «in crescita» è
«straordinariamente eterogenea» ma è «afflitta da problemi simili». Ad esempio,
il tasso di partecipazione degli immigrati alla forza lavoro è notevolmente
inferiore alla media e la percentuale di riuscita scolastica registra un
notevole ritardo. Sono poi sottorappresentati politicamente ad ogni livello di
governo, «compreso nei partiti politici degli Stati membri e nelle istituzioni
europee».
Nell’accogliere positivamente la proposta della
Commissione di promuovere un forum annuale dell'integrazione per agevolare lo scambio
di pratiche migliori, il Parlamento la invita anche a creare un gruppo di
contatto permanente di rappresentanti degli immigrati, esperti, ONG e altri
soggetti, per fornirle consulenze in merito a tutte le politiche attinenti
all'integrazione. L’Esecutivo e gli Stati membri, inoltre, sono invitati a
varare campagne di informazione e di sensibilizzazione «per una migliore
comprensione delle migrazioni e del contributo economico e sociale degli
immigrati in una società».
Il Parlamento chiede poi agli Stati membri e alle
autorità locali e regionali di «stimolare l'interazione tra immigrati e la loro
società ospitante» promuovendo, tra l'altro, assisi comuni, il dialogo
interculturale, seminari, esposizioni e attività culturali e sportive.
Sollecita, inoltre, la creazione di nuove strutture di assistenza agli
immigrati e, al contempo, il sostegno alle organizzazioni di immigrati nei loro
territori. Incoraggia anche l’adozione di misure finalizzate all'integrazione
dei rifugiati nel corso della fase di accoglienza, quali corsi di lingua o
attività di lavoro volontario, «tenendo presente che il processo di
integrazione dei profughi inizia nella fase di accoglienza». Ma chiede pure di
utilizzare le delegazioni della Commissione e delle autorità consolari in tutto
il mondo per contribuire all'integrazione dei potenziali immigrati, «facendo
loro acquisire dimestichezza con l'UE e la cultura, la storia, la lingua e i
diritti e le responsabilità civili degli Stati membri».
I deputati chiedono poi agli Stati membri di
incoraggiare la partecipazione politica degli immigrati e, a tale riguardo,
invitano la Commissione a effettuare una revisione delle attuali disposizioni
in materia di cittadinanza europea nei vari Stati membri e delle prassi
nazionali sul diritto di voto degli immigrati residenti da lunga data alle
elezioni locali e comunali. In proposito, gli Stati membri sono invitati a
stabilire procedure trasparenti, umane, rapide e ragionevoli, che garantiscano
lo status di soggiornanti di lungo periodo, il ricongiungimento familiare e la
successiva naturalizzazione degli immigranti e dei loro figli, «soprattutto
tenendo presente il fatto che molti di tali figli sono nati nel territorio di
uno Stato membro».
D’altra parte, il Parlamento richiama l'attenzione
degli Stati membri sullo stato giuridico di dipendenza delle donne che
raggiungono il coniuge nell'ambito del ricongiungimento familiare. Al riguardo,
chiede agli Stati membri di rivedere la propria legislazione in modo da
garantire che alle consorti e ai figli sia accordato quanto prima uno status
individuale e un permesso di lavoro che sia indipendente da quello del
principale detentore dello status giuridico, «al fine di garantire e tutelare
appieno i loro diritti e facilitare la loro integrazione sociale». Per evitare
possibili maltrattamenti delle donne immigrate, occorre poi fornire loro
informazioni facilmente accessibili circa la legislazione dello Stato ospitante
sulla parità di genere e sui diritti e la tutela che tale legislazione
comporta, compreso l'accesso a vie legali e amministrative.
I deputati chiedono alla Commissione di garantire
l’effettiva attuazione delle direttive europee in materia di
integrazione e di controllare con maggiore rigore l'efficacia delle prassi
amministrative che danno attuazione alla legislazione in materia nella vita
quotidiana degli immigrati. Il Consiglio, inoltre, dovrebbe predisporre una
direttiva quadro «completa e lungimirante» sulla migrazione legale, tenendo
debitamente conto della necessità di integrazione. Notando poi che l'Unione «ha
impiegato ben poche risorse per cercare di vincere la sfida dell'integrazione»,
i deputati sostengono che, al contrario, gli sforzi «dovrebbero essere pari
agli impegni dell'UE per l'integrazione dei paesi in via di adesione».
Per tale motivo accolgono positivamente la proposta
della Commissione di istituire il Fondo europeo per l'integrazione dei
cittadini di paesi terzi per il periodo 2007-2013 ed esortano a ricorrervi
attenendosi a sei principi concreti. Tra questi, figura la necessità di
concentrare gli interventi in determinati campi prioritari e di sostenere le
iniziative con maggiori potenzialità di essere diffusamente applicate in tutta
l'Unione. Per i deputati, poi, occorre dare priorità all'integrazione dei nuovi
arrivati, pur provvedendo a che siano erogati fondi anche a favore dei
programmi destinati ai discendenti degli immigrati di seconda o terza
generazione. E’ anche sottolineata la necessità di azioni volte a promuovere la
complementarietà tra il nuovo Fondo per l'integrazione e il Fondo sociale
europeo.
Infine, il Parlamento sollecita il Consiglio ad
avvalersi della clausola di "passerella" per attribuire al Parlamento
poteri di codecisione in materia di integrazione e migrazione legale e
consentire il voto a maggioranza qualificata al Consiglio. E’ infatti,
giudicato importante che i deputati al Parlamento europeo abbiano un potere di
codecisione in materia di politica di integrazione, «dato che essi
rappresentano la voce politica dell'UE» e, rappresentando pertanto le opinioni
degli immigrati e dei cittadini, «dovrebbero condividere la responsabilità di
formulare la politica di integrazione nel processo legislativo dell'UE».
Il Parlamento, con la
procedura di consultazione, ha anche approvato la proposta di decisione che
introduce una procedura di informazione reciproca, attraverso Internet, sulle
misure degli Stati membri nei settori dell'asilo e dell'immigrazione. La seconda
relazione (Doc. A6-0186/2006) suggerisce tuttavia una serie di emendamenti.
Anzitutto, i deputati precisano che tale procedura deve permettere di preparare
degli scambi di vedute regolari, a livello amministrativo e politico, sulle
misure che potrebbero avere un impatto significativo su vari Stati membri o a
livello della Comunità in generale. E' poi specificato che gli Stati membri
dovranno comunicare alla Commissione le misure che intendono adottare in
materia di immigrazione legale ma anche quelle riguardanti la lotta contro
l'immigrazione clandestina. Reputano, infatti, che misure quali le espulsioni
di massa possono avere un impatto sugli altri Stati membri.
Per consentire agli Stati
membri di controllare reciprocamente che lo scambio di informazioni avviene in
modo obiettivo, volontario ed efficace, i deputati introducono la facoltà per
ogni Stato membro e per la Commissione di richiedere informazioni sulle misure
non preventivamente comunicate da un altro Stato membro, «se a loro parere le
misure in questioni potrebbero avere un impatto sia sui flussi migratori dello
Stato membro che chiede le informazioni sia sull'Unione in generale». La
relazione parlamentare chiede poi che le misure, le decisioni e le valutazioni
trasmesse alla rete siano disponibili «in una delle tre lingue ufficiali più
frequentemente utilizzate diversa dalla propria/dalle proprie».
Nel dibattito è
intervenuto STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I)
Vicepresidente Commissione Libertà pubbliche, giustizia ed Affari interni:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, non sono Maltese, però, nel prendere atto che
la commissione per le libertà pubbliche sta facendo un magnifico lavoro, mi
rammarico che non sia presente la Presidenza finlandese, che ha cominciato oggi
il suo turno di lavoro e, forse per la partita, forse per l'orario o forse per
disattenzione (visto che tra i temi della Presidenza finlandese c'è
l'immigrazione), non è presente. Non posso quindi che rivolgermi al Commissario
Frattini, il quale è certamente l'espressione più importante di questa Unione
europea che si sta interessando a questo problema.
Ho avuto il piacere e l'onore di guidare alcune
visite in vari paesi. Questa sera vorrei dare al Commissario Frattini un
messaggio in maniera che lo trasmetta, e spero anche che qualche funzionario
del Consiglio ne prenda nota e lo riferisca alla Presidenza finlandese. Non
vorrei fare un discorso di tipo programmatico o di tipo politico: "capisco
tutto, mi rendo conto di tutto".
Malta, Commissario Frattini, non è quella che si
dice, perché qui giustamente i colleghi maltesi fanno i confronti con la
Germania, l'Italia, la Spagna ecc., mentre lì ci sono persone detenute
ingiustamente. Oggi in quest'Aula abbiamo parlato di tante cose, questa grande
Unione europea valuta i diritti di tutti, anche degli attentatori, tranne
quelli di migliaia di persone che sono detenute a Malta. Su queste persone ho
tante di quelle lettere e SMS che potrei scrivere un romanzo.
Commissario Frattini, se questo Consiglio europeo,
questa Unione europea, non vuole essere veramente ipocrita per quanto riguarda
Malta, deve portare via quella gente detenuta lì, da mesi, da anni.
Malta non è nelle condizioni di poter risolvere il
problema. L'Unione europea, i paesi grandi, si facciano carico di portare via
quei 2-3000 individui che stanno vendendo Malta e ne stanno facendo un paese
xenofobo, che, tra l'altro, si sta pentendo di essere entrato nell'Unione
europea. Evitiamo questo problema. Faccia in maniera che quei detenuti siano
trasferiti da Malta ad altri paesi molto più grandi dell'Unione europea."
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE
POLITICA SOCIALE
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Orario di lavoro (http://ue.eu.int)
·
Ridurre la differenza nelle retribuzioni tra uomo
e donna (http://ue.eu.int)
CULTURA
·
Programma "Cultura 2007" (http://ue.eu.int)
·
2008: Anno europeo del dialogo interculturale (http://ue.eu.int)
·
Programma "Cittadini per l'Europa"
2007-2013 (http://ue.eu.int)
·
Programma "Media" 2007-2013 (http://ue.eu.int)
RICERCA E
SVILUPPO
·
Settimo programma quadro Ricerca, Sviluppo
tecnologico 2007-2013
(http://ue.eu.int)
MERCATO INTERNO
Accordo politico sulla direttiva sui servizi (http://ue.eu.int)
DAL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
POLITICA SOCIALE
·
Orientamenti per l'occupazione (http://esc.eu.int)
POLITICA
DOGANALE E FISCALITÀ
·
Luogo di prestazioni (e di tassazione) dei servizi (http://esc.eu.int)
ENERGIA
·
Obiettivo strategico di diversificazione del mix
energetico (http://esc.eu.int)
DALLA COMMISSIONE EUROPEA
RELAZIONI ESTERNE
·
L'allargamento
a due anni di distanza: un successo economico
(http://europa.eu.int/comm/economy_
finance/publications/occasionalpapers_en.htm)
·
Relazione
di verifica del grado di preparazione della Bulgaria e della Romania in vista
dell'adesione all'UE (http://europa.eu.int/comm/enlargement/index.htm)
·
Cooperazione
in materia di politica regionale tra Commissione europea e Cina
(http://europa.eu.int/comm/regional_policy/index_fr.htm)
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Previsioni
economiche di primavera 2006-2007
(http://europa.eu.int/comm/economy_finance/publicati
ons/european_economy/forecasts_en.htm)
POLITICA SOCIALE
·
Alleanza
europea per la responsabilità sociale delle imprese (COM
2006/136)
·
Promuovere
un lavoro decente per tutti (http://europa.eu.int/comm)
CULTURA
·
Edizione
2006 del rapporto annuale sui progressi verso gli obiettivi di Lisbona
nell'istruzione e la formazione
(http://ec.europa.eu/education/policies/2010/objectives_en.html#measuring)
·
Modernizzare
le università
(http://europa.eu.int/comm/education/policies/2010/lisbon_en.html)
AMBIENTE
·
"Il
cambiamento climatico:potete controllarlo"
(http://www.climatechange.eu.com)
·
Lotta
contro il bracconaggio e il commercio illecito di caviale (COM
2006/1749)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Relazione
annuale sui progressi compiuti nell'ambito dell'iniziativa i2010
(http://europa.eu.int/infor
mation_society/eeurope/i2010/index_en.htm)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
Programma
"Dogane 2013"
(http://ec.europa.eu/taxation_customs/resources/documents/customs2013_
ap_en.pdf)
·
Programma
"Fiscalis 2013" (http://ec.europa.eu/taxation_customs/resources/documents/fiscalis2013_a
p_en.pdf)
·
Lotta
alle frodi fiscali (COM 2006/254)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Portale
europeo sulla salute (http://ec.europa.eu/health-eu/about_en.htm)
·
Guida
ai pericoli causati dal fumo
(http://europa.eu.int/comm/health/ph_determinants/life_style/tobacc
o/keydo_tobacco_en.htm)
TRASPORTI
·
Trasporto
ferroviario
(http://ec.europa.eu/transport/rail/overview/doc/report_en.pdf)
VARIE
·
Fondo
europeo per i rifugiati (http://europa.eu.int/comm)
Libro
verde per la trasparenza (http://europa.eu.int/comm/eti/index.htm)
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
·
"La
Corte respinge il ricorso contro la direttiva sul diritto al ricongiungimento
familiare dei cittadini dei paesi terzi"
Sentenza della Corte nella
Causa C-540/03
Il legislatore comunitario non ha oltrepassato i limiti imposti dai diritti
fondamentali laddove ha consentito agli Stati membri che disponevano o
intendevano adottare una specifica normativa in materia di modulare taluni
aspetti del diritto al ricongiungimento.
·
"Il
Tribunale di primo grado conferma la decisione della Commissione relativa
all'operazione di concentrazione tra l'Air France e la KLM"
Sentenza del Tribunale di primo
grado nella Causa T-177/04
A suo avviso i motivi dedotti dalla easyJet non dimostrano che la
Commissione delle Comunità europee ha commesso manifesti errori di valutazione
nel dichiarare compatibile con il mercato comune l'operazione di
concentrazione.
·
"La
Corte di giustizia interpreta l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato
consolidando la tutela dei lavoratori"
Sentenza della Corte nella
Causa C-212/04
L'utilizzazione di contratti di lavoro a tempo determinato successivi,
anche nel settore pubblico, deve rispettare alcune rigide condizioni.
·
"La
Corte annulla la decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un
accordo tra la Comunità europea e gli Stati Uniti d'America sul trattamento e
trasferimento di dati personali e la decisione della Commissione relativa al
livello di protezione adeguato di tali dati"
Sentenza
della Corte nelle Cause riunite C-317/04
e C-318/04
Né la decisione della Commissione che constata
l'adeguatezza della protezione accordata dagli Stati Uniti ai dati personali né
la decisione del Consiglio che approva la conclusione di un accordo sul loro
trasferimento verso tale paese sono fondate su una base giuridica appropriata.
·
"L'Avvocato
generale Philippe Léger propone di respingere il ricorso della Germania contro
la direttiva sulla pubblicità del tabacco"
Conclusioni
dell'Avvocato generale nella Causa C-380/03
Secondo l'Avvocato generale Léger, il fondamento
giuridico prescelto per la direttiva è appropriato per porre fine
all'evoluzione divergente delle normative nazionali in materia, che contribuiva
in maniera significativa alla frammentazione del mercato interno.
·
"La
Corte conferma che uno Stato membro è responsabile dei danni causati ad un
singolo da una violazione manifesta del diritto comunitario imputabile ad un
giudice supremo"
Sentenza
della Corte nella Causa C-173/03
Tale responsabilità non può essere limitata ai
soli casi di dolo o colpa grave del giudice, ove una tale limitazione
conducesse ad escludere la sussistenza di tale responsabilità nel caso in cui
sia stata commessa una violazione manifesta del diritto comunitario. Essa può
anche sorgere laddove la violazione manifesta del diritto comunitario risulti
da un'interpretazione delle norme di diritto o da una valutazione dei fatti e
delle prove.
Per ulteriori informazioni: Corte di
giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad
Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet:
http://www.curia.eu.int/it/index.htm
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
Decreto ministeriale del 18
aprile 2006:
recepimento della direttiva 2005/10/CE della Commissione, del 4 febbraio 2005,
relativa alla definizione dei metodi di
campionamento e di analisi per il controllo ufficiale del tenore di
benzo(a)pirene nelle derrate alimentari.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 147
del 27 giugno 2006.
Decreto ministeriale del 20
aprile 2006:
recepimento della direttiva 2005/5/CE della Commissione, del 26 gennaio 2005,
relativa ai metodi di prelievo di
campioni e di analisi per il controllo ufficiale dei tenori di ocratossina A in
taluni prodotti alimentari.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 147
del 27 giugno 2006.
Decreto ministeriale del 18
aprile 2006:
recepimento della direttiva 2005/4/CE della Commissione, del 19 gennaio 2005,
relativa ai metodi per il prelievo di
campioni e ai metodi di analisi per il controllo ufficiale dei tenori massimi
di piombo, cadmio, mercurio e 3-MCPD nei prodotti alimentari.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 147
del 27 giugno 2006.
Decreto legislativo n. 216 del 4
aprile 2006: recepimento
della direttiva 2004/101/CE del Parlamento e del Consiglio, del 27 ottobre
2004, relativa a un sistema per lo
scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità, riguardo
ai meccanismi di progetto del Protocollo di Kyoto.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 140
del 19 giugno 2006 SO n. 150.
Decreto legislativo n. 216 del 4
aprile 2006: recepimento
della direttiva 2003/87/CE del Parlamento e del Consiglio, del 13 ottobre 2003,
relativa a un sistema per lo scambio di
quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 140
del 19 giugno 2006 SO n. 150.
Decreto legislativo n. 219 del 24
aprile 2006:
recepimento della direttiva 2003/94/CE della Commissione, dell'8 ottobre 2003,
relativa ai principi e linee direttrici
delle buone prassi di fabbricazione relative ai medicinali per uso umano e ai
medicinali per uso umano in fase di sperimentazione.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 142
del 21 giugno 2006 SO n. 153.
Decreto legislativo n. 213 del 2
maggio 2006:
recepimento della direttiva 2003/42/CE del Parlamento e del Consiglio, del 13
giugno 2006, relativa alla segnalazione
di taluni eventi nel settore dell'aviazione civile.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 137
del 15 giugno 2006.
Decreto legislativo n. 219 del 24
aprile 2006:
recepimento della direttiva 2001/83/CE del Parlamento e della Commissione, del
6 novembre 2001, relativa al codice
comunitario relativo ai medicinali per uso umano.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 142
del 21 giugno 2006 SO n. 153.
DALLA GAZZETTA UFFICIALE
RELAZIONE ESTERNE
·
Decisione del
Consiglio, del 14 febbraio 2006, relativa alla conclusione dell’accordo euromediterraneo che istituisce un’associazione tra
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Direttiva 2006/43/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle revisioni legali
dei conti annuali e dei conti consolidati, che modifica le
direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio e abroga la direttiva
84/253/CEE del Consiglio (GUCE L 157/2006)
CONCORRENZA
·
Regolamento (CE) n. 797/2006 del Consiglio, del 22 maggio 2006, che modifica il
regolamento (CE) n. 1785/2003 per quanto riguarda il regime di importazione del riso (GUCE L 144/2006)
·
Regolamento (CE) n. 830/2006 della Commissione, del 2 giugno 2006, che modifica
il regolamento (CE) n. 1342/2003 per quanto riguarda le importazioni di cereali e di riso (GUCE L 150/2006)
POLITICA SOCIALE
·
Decisione
n. 771/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio
2006, che istituisce l’anno europeo delle pari
opportunità per tutti (2007) - Verso una società giusta (GUCE
L 146/2006)
AGRICOLTURA / PESCA
·
Direttiva 2006/55/CE
della Commissione, del 12 giugno 2006, che modifica l’allegato III della
direttiva 66/402/CEE del Consiglio per quanto riguarda il peso massimo di lotti di sementi (GUCE L 159/2006)
·
Regolamento (CE) n. 840/2006 della Commissione, del 7 giugno 2006, che
determina, per la campagna 2006/2007, l’aiuto per le pesche destinate alla
trasformazione nell’ambito
del regolamento (CE) n. 2201/96 del Consiglio (GUCE L 154/2006)
·
Regolamento (CE) n. 861/2006 del Consiglio, del 22 maggio 2006, che istituisce
un’azione finanziaria della Comunità per l’attuazione della politica comune
della pesca e in materia di diritto del mare (GUCE L 160/2006)
AMBIENTE
·
Direttiva 2006/40/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle emissioni
degli impianti di condizionamento d'aria dei veicoli a motore, che modifica
la direttiva 70/156/CEE del Consiglio (GUCE
L 161/2006)
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo un piano d’azione
dell’UE per le foreste {SEC(2006) 748} COM(2006) 302 definitivo
RICERCA
E SVILUPPO
·
Regolamento (CE) n. 776/2006 della Commissione, del 23 maggio 2006, che modifica
l’allegato VII del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e
del Consiglio per quanto riguarda i laboratori comunitari di
riferimento (GUCE L 136/2006)
·
Regolamento (CE) n. 777/2006 della Commissione, del 23 maggio 2006, recante
modifica dell’allegato I del regolamento (CE) n. 304/2003 del Parlamento
europeo e del Consiglio sull’esportazione ed importazione di prodotti chimici pericolosi (GUCE L 136/2006)
·
Direttiva 2006/47/CE
della Commissione, del 23 maggio 2006, che fissa le condizioni particolari
sulla presenza di Avena fatua nelle sementi di cereali (Versione codificata) (GUCE L 136/2006)
·
Regolamento (CE) n. 780/2006 della Commissione, del 24 maggio 2006, recante
modifica dell’allegato VI del regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio
relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate
alimentari (GUCE L 137/2006)
·
Regolamento (CE) n. 816/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio
2006, concernente la concessione di licenze obbligatorie per brevetti relativi
alla fabbricazione di prodotti farmaceutici destinati all'esportazione verso paesi con problemi di salute pubblica (GUCE L 157/2006)
·
Direttiva 2006/42/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE (rifusione) (GUCE L 157/2006)
MERCATO INTERNO
·
Regolamento (CE) n. 781/2006 della Commissione, del 24 maggio 2006, relativo alla
classificazione di talune merci nella nomenclatura combinata (GUCE L 137/2006)
POLITICA REGIONALE
·
Regolamento (CE) n. 659/2006
della Commissione, del 27 aprile 2006, recante modifica del regolamento (CE) n.
796/2004 recante modalità di applicazione della condizionalità, della
modulazione e del sistema integrato di gestione e di controllo di cui al
regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio che stabilisce norme comuni
relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica
agricola comune e istituisce taluni regimi di
sostegno a favore degli agricoltori (GUCE
L 116/2006)
POLITICA DOGANALE E
FISCALITÀ
·
Direttiva 2006/38/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, che modifica
la direttiva 1999/62/CE relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al
trasporto di merci su strada per
l'uso di alcune infrastrutture (GUCE L 157/2006)
·
Regolamento (CE) n. 847/2006 della Commissione, dell’8 giugno 2006, recante
apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari comunitari per
determinate preparazioni e conserve di pesci (GUCE L 156/2006)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Direttiva 2006/53/CE
della Commissione, del 7 giugno 2006, recante modifica della direttiva
90/642/CEE per quanto concerne le quantità massime di residui di fenbutatin ossido, fenexamid, ciazofamid, linuron,
triadimefon/triadimenol, pimetrozina e pyraclostrobin (GUCE L 154/2006)
·
Direttiva 2006/50/CE
della Commissione, del 29 maggio 2006, che modifica gli allegati IV A e IV B
della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’immissione sul mercato dei
biocidi (GUCE L 142/2006)
·
Direttiva 2006/39/CE
della Commissione, del 12 aprile 2006, che modifica la direttiva 91/414/CEE del
Consiglio con l'iscrizione del clodinafop, del pirimicarb, del rimsulfuron, del
tolclofos-metile e del triticonazolo come sostanze attive (GUCE L 104/2006)
VARIE
·
Regolamento (CE) n. 765/2006 del Consiglio, del 18 maggio 2006, relativo a misure restrittive nei confronti
del presidente Lukashenko e di determinati funzionari della Bielorussia (GUCE L 134/2006)
BANDI - INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni bandi
- inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono
consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.publications.eu.int
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DG
EAC/22/06 NELL'AMBITO DELLA SECONDA FASE DEL PROGRAMMA LEONARDO DA VINCI
CONCESSIONE DI SOVVENZIONI A FAVORE DI AZIONI MIRANTI A SVILUPPARE E A
SPERIMENTARE IL QUADRO EUROPEO DELLE QUALIFICHE (EQF), INCLUSI I QUADRI
NAZIONALI E SETTORIALI DELLE QUALIFICHE (GUCE 2006/C 149/12)
Il presente invito a presentare
proposte si prefigge di concedere sovvenzioni a circa dieci proposte,
presentate da candidati provenienti dal maggior numero possibile di Stati, per
l'organizzazione di azioni a sostegno di compartecipazioni:
-
per sviluppare e sperimentare i principi e i meccanismi del futuro Quadro
europeo delle qualifiche
-
per lo scambio di esperienze nella costituzione dei quadri nazionali e
settoriali e per sperimentare i principi e i meccanismi di tali quadri,
utilizzando come punto di riferimento comune l'EQF
La presentazione di candidature
per sovvenzioni nell'ambito del presente invito è aperta in special modo alle
compartecipazioni di organizzazioni europee, nazionali, regionali e settoriali
tra cui, ad esempio, ministeri, autorità di qualifica, associazioni settoriali,
parti sociali ed altri importanti operatori interessati e operanti nell'ambito
dei sistemi di qualifica. Le richieste di finanziamento possono essere
presentate unicamente da compartecipazioni di organizzazioni provenienti da
cinque o più paesi.
I candidati debbono risiedere in
uno dei paesi seguenti:
-
i 25
paesi dell'Unione europea,
-
i paesi EFTA e SEE: Islanda, Liechtenstein, Norvegia,
-
i paesi candidati: Bulgaria, Romania, Turchia.
Le attività debbono iniziare
entro
Termine ultimo per la
presentazione delle candidature: 18
agosto 2006 (fa fede il timbro postale).
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE SUB 02-2006 ( GUCE 2006/C
145/06)
La Commissione prevede di erogare
contributi per un importo complessivo indicativo di 13 950 000 EUR finalizzati
alla promozione degli obiettivi della politica dei trasporti. Le priorità
politiche sono state stabilite nel programma di lavoro 2006 adottato dalla
Commissione.
I principali temi selezionati
riguardano la sicurezza stradale nonché gli aspetti relativi alla logistica dei
trasporti e all'ottimizzazione dell'utilizzo delle infrastrutture destinate
agli operatori del settore aereo, ferroviario e marittimo.
Le informazioni relative a questo
invito a presentare proposte sono disponibili sul sito della Direzione generale
dell'energia e dei trasporti al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/dgs/energy_transport/grants/proposal_fr.htm
Termine ultimo per la
presentazione delle proposte: 16 agosto
2006.
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE SUB
01-2006 (GUCE 2006/C 147/07)
Gli argomenti specifici
selezionati per il 2006 sono i seguenti:
-
sicurezza
nell'energia e nei trasporti
-
evoluzione dei mercati dei trasporti (tendenze, concorrenza, vincoli,
aspetti economici).
Le informazioni relative a questo
invito a presentare proposte sono disponibili sul sito della Direzione generale
dell'Energia e dei trasporti al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/dgs/energy_transport/grants/proposal_fr.htm
Termine ultimo per la
presentazione delle proposte: 16 agosto
2006.
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE
PIL-2006 (GUCE 2006/C 147/08)
Come annunciato nel programma di
lavoro 2006 della DG TREN,
Informazioni al riguardo sono
disponibili al seguente indirizzo Internet:
http://ec.europa.eu/dgs/energy_transport/grants/proposal_en.htm
Termine
ultimo per la presentazione delle proposte: 8 settembre 2006.
SAFER INTERNET PLUS: PUBBLICATA
LA BOZZA DEL BANDO 2006
La bozza dell’invito è
disponibile all’indirizzo:
http://europa.eu.int/information_society/activities/sip/docs/call_2006/draft_call_text_2006_sip.pdf.
La bozza del programma di lavoro
è invece accessibile da:
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DG
EAC N. 32/06 - CONCESSIONE DI SOVVENZIONI PER LO SVILUPPO E IL COORDINAMENTO DI
PROGETTI PRATICI PER LA PROMOZIONE - DEL QUADRO COMUNE DI GARANZIA DELLA
QUALITÀ (CQAF) IN VET (GUCE 2006/C 144/13)
Il principale obiettivo del
presente invito è quello di promuovere l'impiego di CQAF insieme
all'istituzione di solide partnership transnazionali e sostenibili all'interno
di e tra paesi. A tali partnership devono partecipare organismi interessati con
competenze istituzionali ed una capacità di sviluppo di politiche e di
attuazione pratica di iniziative nel campo della garanzia della qualità in VET.
Tali partnership dovranno eseguire progetti pratici specifici che interessano
una serie di applicazioni sperimentali a diversi livelli e trattano almeno una
delle seguenti tematiche:
-
strumenti per garantire e sviluppare la qualità di fornitori VET
-
strumenti che consentano una corrispondenza maggiore tra domanda di
qualificazione e offerta di formazione: approcci per settore
-
rendere operativo l'insieme di riferimento di indicatori della qualità
Le proposte si baseranno sui
risultati raggiunti in precedenza con la cooperazione europea sulla garanzia della
qualità in VET (1).
Le partnership possono includere,
ad esempio:
-
organismi/autorità pubbliche nazionali, regionali, locali responsabili dei
sistemi di garanzia della qualità in VET
-
organismi privati /semiprivati con una capacità riconosciuta nel settore di
garanzia della qualità (ad esempio organismi settoriali)
-
organi di ispezione, approvazione, valutazione e accreditamento
-
organizzazioni delle parti sociali
-
organizzazioni dei fornitori di formazione
-
istituti/organismi/centri di ricerca
La durata massima del progetto è
di 12 mesi. Le attività devono iniziare tra il 1 novembre 2006 e il 1 marzo
2007.
Le domande vanno inviate alla
Commissione entro il 16 agosto 2006.
Il testo integrale dell'invito a
presentare proposte e i moduli di domanda sono disponibili sul seguente sito web:
http://ec.europa.eu/education/programmes/calls/3206/index_en.html.
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS
Azienda lituana cerca produttori di piastrelle in ceramica fatte a mano.
Società belga cerca aziende specializzate
nella lavorazione a maglia
sulla base di modelli.
Società svedese specializzata nell’import/export
di generi alimentari, cerca
macelli e/o distributori di carne d’asino.
Società spagnola produttrice di scarponi per arrampicate, cerca
fornitori di gomma (preferibilmente ottenuta dal riciclaggio dei pneumatici)
per la produzione delle suole.
Azienda lettone, specializzata nella lavorazione del metallo, cerca
aziende fornitrici di metallo in lamine.
Azienda spagnola cerca operatori interessati ad
importare e distribuire carne
biologica in Italia.
Società spagnola specializzata nella progettazione e realizzazione di programmi
internet, è interessata a cooperare con agenzie italiane di
comunicazione.
Azienda svedese cerca produttori di occhiali da sole e da vista, in
grado di fornire prodotti a basso prezzo.
Azienda olandese, specializzata nella produzione
di articoli di cosmetica
professionali su base naturale, cerca operatori interessati ad
importare e distribuire questo tipo di prodotti.
Azienda del Regno Unito produttrice di bendaggi e altri articoli per medicazioni cerca
distributori o agenti.
COOPERAZIONI CON AMERICA, ASIA E PAESI DEL
MEDITERRANEO
Azienda tunisina specializzata nel settore agroalimentare, in grado
di produrre una tonnellata al giorno di legumi, frutta e semi conservati
destinati al mercato locale, cerca partner interessati all’avvio di accordi di
trasferimento di know-how e tecnologia.
Azienda tunisina specializzata nella
fabbricazione di articoli da giardino
(sedie, dondoli, altalene, etc.) cerca partner per l’avvio di accordi
commerciali e sub-fornitura.
Azienda tunisina in via di costituzione per la
lavorazione di materie plastiche per
i settori elettrico, automobilistico e del condizionamento cerca
partner per lo sviluppo di accordi commerciali, di sub-fornitura e
trasferimento di tecnologia per lo sviluppo e l’allargamento della gamma di prodotti
da realizzare.
RICERCA
PARTNER
SPAGNA - Il Museo Interattivo di Musica
di Malaga cerca istituti ed enti con esperienza nell’organizzazione di attività
culturali ed esposizioni sia in ambito nazionale che all’estero, allo scopo di
realizzare attività didattiche e workshop interattivi, per sensibilizzare i
cittadini dell’UE alla musica.
SCADE:
data non precisata.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
·
Eurodeputati
Delegazione italiana FORZA ITALIA - P
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma
- Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles -
Tel. +32 2 284.25.96 -
Fax +32 2 284.69.06
·
Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B - 1047 Bruxelles - Tel.:
0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it
·
Commissione delle Comunità Europee
Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 - http://europa.eu.int/comm
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it
·
Consiglio
dell'Unione Europea - Rue de la
Loi, 175 B - 1048 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int
·
Corte
di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int
·
Comitato
economico e sociale - Rue
Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int
·
Comitato
delle regioni - Rue Montoyer,
92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int
·
Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S
(Bandi): http://ted.publications.eu.int
·
Euro
Info Centres (informano e
forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee:
normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza,
concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html
Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67
1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 4159
- http://www.epp-eu.org/
EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org