GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

17 luglio 2006

n° 140

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

ADOTTATA LA DIRETTIVA BASILEA II

 

L’Ecofin del 7 giugno 2006 ha adottato formalmente all’unanimità la proposta di direttiva per adeguare i fondi propri di investimento delle imprese e degli istituti di credito, conosciuta come direttiva Basilea II. La direttiva si basa su tre pilastri: definizione dei requisiti minimi patrimoniali delle imprese e dei criteri per misurare l'esposizione delle banche alle tre categorie di rischio: di credito, di mercato e operativo; collaborazione attiva tra le banche e le Autorità di Vigilanza Nazionali chiamate a esprimere un giudizio sull'adeguatezza dei controlli interni degli istituti di credito; nuove regole per migliorare l’informazione e aumentare la trasparenza dell’attività bancaria nella gestione del rischio.

 

 

 

MIGLIORARE L'ACCESSO DELLE PMI AI FINANZIAMENTI

 

Nel quadro dei lavori della tavola rotonda tra banchieri e rappresentanti delle PMI europee, tenutasi a Vienna il 15 e 16 maggio u.s., l’Associazione delle Camere di Commercio (Eurochambres) ha ribadito l’importanza dell’accesso ai finanziamenti delle PMI, che rappresentano il 99% delle imprese UE. Per agevolare tale accesso le imprese devono essere preparate, devono avere a loro disposizione tutte le informazioni necessarie e, soprattutto, devono poter contare su una diretta comunicazione con le banche. L’assenza soprattutto dell’ultima condizione ostacola la crescita delle PMI e mette in pericolo la ripresa economica dell’UE. L’evento è stato anche l’occasione per sottolineare che una maggiore conoscenza, da parte delle aziende, dell’ambiente finanziario e delle sue regole e una maggiore attenzione al rapporto tra capitali e fondi propri non sono sufficienti: le imprese devono avere un ritorno dalle banche, così come chiaramente indicato nella direttiva Basilea II.

 

 

 

IL NUOVO PROGRAMMA "ENERGIA INTELIGENTE PER L'EUROPA"

 

In data 30 maggio u.s. si è tenuta la conferenza sul programma Energia Intelligente per l’Europa (IEE) “Convertire la politica in azione”, organizzata dalla Commissione europea, DG Energia e trasporti, e dall’Agenzia esecutiva per l’energia intelligente.

L’Unione europea sta, infatti, attuando diverse misure legislative al fine di favorire l’utilizzo delle energie rinnovabili: energia a partire da risorse rinnovabili, utilizzo dei biocarburanti nel settore dei trasporti, incremento della performance energetica degli edifici e la produzione combinata di energia elettrica e calore. Tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti al fine di ridurre le emissioni dannose, si constata una crescita delle emissioni globali.

L’obiettivo perseguito attraverso il programma IEE è, quindi, quello di produrre effettivi cambiamenti dello stile di vita dei cittadini europei. Il programma energia intelligente cerca infatti di incrementare l’utilizzo di energie rinnovabili e l’impiego efficiente dell’energia attraverso la diffusione delle informazioni a tutti i soggetti competenti attivi nel settore dell’energia. Oltre a voler accrescere la consapevolezza dei cittadini ed a modificarne il comportamento, il programma IEE mira a cambiare la normativa esistente, a favorire gli investimenti e a trasformare il mercato.

Il programma è suddiviso in 4 settori di applicazione:

Efficacia energetica (SAVE);

Energie rinnovabili (ALTENER);

Energia e trasporti (STEER);

Cooperazione con i paesi in via di sviluppo (COOPENER).

(http://ec.europa.eu/energy/intelligent/library/publications_en.htm);

UNA RIFORMA RADICALE DEL DEL VINO

 

La Commissione europea deve adottare una comunicazione che comporta delle opzioni di riforma dell’organizzazione comune del mercato (OCM) del vino.

Secondo una prima versione del documento, che sarà corredato di un esame critico della situazione del settore, il Commissario all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, raccomanda un regime molto semplificato, senza la maggior parte dei suoi meccanismi attuali di gestione del mercato (come la distillazione di crisi e lo stoccaggio privato).

La Commissione annovera una serie di cattivi funzionamenti dell'attuale OCM, che risale al 1999, e delle evoluzioni emerse dall'epoca sul mercato: - il consumo di vino diminuisce di 750.000 ettolitri (hl) l'anno; - l'eccedente strutturale nel settore del vino è stimato in 15 milioni di hl, vale a dire circa 8,4% della produzione dell'UE a 27; - ogni anno, 15% della produzione di vino deve essere ritirata dal mercato tramite il meccanismo di distillazione di crisi; - dal 1996, le importazioni europee di vini provenienti dai paesi cosiddetti del "nuovo mondo" (Argentina, Cile, Australia...) aumentano ogni anno del 10% e hanno raggiunto circa 11,8 milioni di hl nel 2005 mentre le quantità di vini dell'UE che sono esportate aumentano con difficoltà (13,2 milioni di hl nel 2005); - il successo della politica di nuove piantature di vigne è limitato dalla concessione di nuovi diritti alla piantatura; i diritti di piantare aumentano i costi di produzione e costituiscono un freno all'applicazione di strutture più razionali delle aziende, fattore che riduce la competitività delle imprese dell'UE; - il regime di ristrutturazione ha sicuramente permesso di migliorare la qualità del vino ma anche l'effetto di aumentare la produzione; - alcuni Stati membri non hanno ancora risolto i problemi dei vigneti piantati illegalmente (si tratta delle piantature anteriori al 1° settembre 1998); - le misure di gestione del mercato che permettono la distillazione non sono molto efficaci per preservare il redito degli agricoltori e sono diventate degli strumenti permanenti per smaltire gli eccedenti invendibili (a carico del bilancio comunitario); - la distillazione di crisi è diventata una misura strutturale (come lo stoccaggio privato) che concerne anche vini di qualità (mentre in principio doveva servire a smaltire dei vini di qualità media cosiddetti "da tavola"); - le regole comunitarie in materia di fabbricazione e di pratiche enologiche sono troppo rigide e complesse, fattore che può ancora ridurre la competitività del settore europeo; - le regole di etichettatura sono anch'esse da rivedere poiché inducono spesso in errore il consumatore.

La Commissione presenta quattro opzioni ma ne scarta già tre: lo status quo, inapplicabile tenuto conto dei problemi emersi, il proseguimento della logica della riforma della Politica agraria comune (PAC) nel 2003 e la liberalizzazione completa del mercato del vino (che significherebbe la soppressione di tutti gli strumenti di gestione del potenziale di produzione e del mercato, e quindi degli aiuti dell'UE previsti finora, che ammontavano a 1,3 miliardi di € nel 2005). La Commissione prevede due varianti di una riforma "fondamentale" del settore, la prima in una fase (abolizione del sistema dei diritti di piantatura e soppressione dei sostegni ai sensi della distruzione dei vigneti) e la seconda in due fasi (distruzione dei vigneti, restrizioni ai diritti di piantatura).

Primo scenario di una riforma radicale: la politica attuale in materia di diritti alla piantatura sarebbe portata a termine nel 2010 come data ultima. La Commissione prevede anche la sua soppressione immediata. Gli aiuti attuali concessi ai viticoltori che distruggono vigneti sarebbero anch'essi soppressi e il regime di pagamento unico si applicherebbe agli ettari distrutti dal produttore. I crediti sarebbero ripartiti tra ciascun Stato membro produttore, all'interno di un pacchetto nazionale sottoposto a regole comuni. Ciascun paese avrebbe la scelta tra vari strumenti, in particolare un meccanismo di rete di sicurezza per compensare la soppressione della distillazione di crisi. Inoltre, varie misure a favore dei viticoltori (prepensionamento, misure agroambientali) sarebbero integrate ai programmi di sviluppo rurale degli Stati membri dell'UE.

Secondo scenario di una riforma radicale: la Commissione propone una versione un po' meno liberale della riforma, fortemente orientata sulla politica di distruzione per porre un termine alla sovrapproduzione. Ragion per cui il programma di distruzione sarebbe temporaneamente riattivato con l'obiettivo di ritirare 400.000 ettari della produzione in cinque anni, necessitando un aiuto di 2,4 miliardi di € in tutto per il periodo. II regime di pagamento unico (aiuto separato della produzione) si applicherebbe alle superfici mantenute in produzione. II sistema di restrizioni dei diritti di piantatura sarebbe prorogato fino al 2013. II pacchetto finanziario di ciascun Stato membro potrebbe essere completato con un supplemento in funzione del numero di ettari distrutti.

Principali fattori di una riforma radicale: la Commissione raccomanda delle misure simili per entrambe la varianti di una riforma radicale. Propone di porre fine al meccanismo di distillazione di crisi oppure di sostituirlo col sistema della rete di sicurezza. La Commissione propone di sopprimere le altre misure di gestione del mercato, ovvero la distillazione dei sottoprodotti, la distillazione in alcol da bere e dell'uva, lo stoccaggio privato e il sostegno a favore dei mosti.

Un pacchetto finanziario sarebbe messo a disposizione di ciascun Stato membro produttore per finanziare le misure ritenute necessarie. Questi crediti potrebbero essere usati in particolare per applicare delle misure di gestione di crisi (assicurazione contro le catastrofi naturali, copertura contro le crisi di reddito, fondo mutualistico specifico al settore). La Commissione propone inoltre di completare i programmi di sviluppo rurale per aiutare questo settore. Evoca in questo contesto, un aiuto al prepensionamento (fino a 18.000 euro l’anno e 180.000 euro per quindici anni) e delle misure agroambientali (900 euro per ettaro al massimo durante un periodo compreso tra cinque e sette anni).

La nozione europea di vini di qualità sarebbe confermata e promossa al livello mondiale. Tuttavia, i produttori di vini sarebbero autorizzati a produrre e commercializzare dei vini del tipo “nuovo mondo” per tener conto della concorrenza straniera. La Commissione prevede inoltre di rafforzare gli strumenti di controllo negli Stati membri, in particolare per la produzione di vini di vitigno.

Riguardo alle pratiche enologiche, la Commissione raccomanda, per i vini europei esportati in alcuni paesi terzi, di autorizzare nell’UE alcune tecniche accettate a livello internazionale. Prevede inoltre che l'UE ponga un termine al suo divieto della vinificazione di mosti importati e delle miscele di vini comunitari con vini dei paesi terzi. L’esigenza di rispettare un tasso di alcool naturale minimo del vino sarebbe abbandonata. Infine, la Commissione è favorevole all’applicazione di un quadro legislativo unico per l’etichettatura dei vini.

Il bilancio comunitario previsto per il vino (circa 1,3 miliardi di € nel 2005) non sarebbe ridotto, bensì speso in modo totalmente diverso, secondo le prime analisi della Commissione.

 

 

 

CREARE UN ISTITUTO EUROPEO DELLA TECNOLOGIA

 

La Commissione europea ha adottato l’8 giugno una nuova comunicazione sulla creazione di un Istituto Europeo della Tecnologia (IET). In seguito alla comunicazione di febbraio e su richiesta del Consiglio europeo del marzo scorso, l'obiettivo è di dettagliare ulteriormente il piano della Commissione per la creazione dell'IET, di proporre possibili azioni e di indicare le prossime fasi. La comunicazione non contiene tuttavia alcuna indicazione né sul budget, né sulla sede del futuro Istituto.

Nel documento la Commissione presenta i risultati del processo di consultazione che ha permesso di chiarire vari punti. La struttura dell'IET dovrà essere "leggera, efficace e operativa" e dotata di una personalità giuridica per essere autonoma. L'Istituto comprenderebbe un Comitato direttivo con un numero ristretto di membri composto in parti eguali da rappresentanti del settore scientifico e delle imprese. Sarebbe incaricato di individuare le scelte scientifiche strategiche nei settori interdisciplinari (energie verdi, nanotecnologie), di selezionarle su una base competitiva e di sostenere le "comunità della conoscenza" che rappresentano il suo centro operativo. Queste "comunità" fungeranno da partner tra mondo universitario, economico e della ricerca, perseguendo un programma d'istruzione, di ricerca e d'innovazione a medio e lungo termine (da 10 a 15 anni). La prima comunità della conoscenza dovrebbe essere identificata entro il 2009. Varie soluzioni verranno adottate per reclutare il personale dell'IET (impiego diretto; distaccamento, doppia appartenenza, congedo sabbatico ). L 'IET avrà bisogno di "un importante finanziamento pubblico per la sua applicazione" per poi "attirare più capitali privati nel corso del suo sviluppo". La comunicazione incoraggia inoltre l'IET a creare una fondazione per attirare capitali privati.

La Commissione proseguirà le sue consultazioni su questioni come le modalità di attribuzione di diplomi dell'IET o le ripercussioni finanziarie del progetto. Ha intrapreso inoltre un'analisi dettagliata dell'incidenza della proposta e dovrebbe proporre uno strumento giuridico che istituirebbe l'IET in autunno.

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  03 - 06 LUGLIO 2006

 

 

 

 

IL PARLAMENTO RENDE OMAGGIO A STACY E NATHALIE

 

Appena entrato in Aula, il Presidente JOSEP BORRELL, in piedi, ricordando che sono passati solo 10 anni dal caso Dutroux, ha voluto unirsi al dolore delle famiglie delle due bambine, Stacy e Nathalie, uccise recentemente in Belgio.  Il Presidente ha quindi affermato che questo ulteriore caso di violenza nei confronti di bambini non rappresenta un caso individuale di cronaca, ma è «un fatto di società» che non può lasciare indifferenti poiché, con le bambine, si è ucciso lo stesso «concetto di innocenza». La politica, ha aggiunto, deve essere utilizzata per prevenire questi fatti, aiutare le famiglie e far sì che non si dimentichi. Dopo aver anche ricordato le numerose vittime di un incidente ferroviario verificatesi a Valencia, il Presidente ha chiesto all'Aula di osservare un minuto di silenzio.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0236/2006 - Risoluzione legislativa sul progetto di decisione del Consiglio che modifica la decisione 1999/468/CE recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione

-       Doc. A6-0237/2006 - Decisione sulla conclusione di un accordo interistituzionale sotto forma di dichiarazione comune inerente alla proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione 1999/468/CE recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (nuova procedura di regolamentazione con controllo)

 

 

 

 

 

PROGRAMMA DELLA PRESIDENZA FINLANDESE

 

Dichiarazione del Consiglio - Presentazione del programma della Presidenza finlandese

Dibattito: 5.7.2006

 

Il Primo Ministro finlandese ha illustrato all'Aula le priorità della sua Presidenza per i prossimi sei mesi: la legittimità dell'UE, la trasparenza e l'efficienza dell'azione europea, la Costituzione, la competitività, il ruolo di attore globale e le questioni legate allo Spazio di sicurezza e giustizia.

 

Intervento in nome del Consiglio

Matti Vanhanen ha sostenuto che l'Europa deve iniziare a pensare al suo ruolo nel mondo globalizzato poichè, per salvaguardare il futuro, occorrono azioni concrete sin da ora. Nonostante le critiche, ha aggiunto, l'Unione ha dimostrato che è capace di agire come nel caso delle prospettive finanziarie o con i progressi realizzati sulla direttiva servizi. L'indebolimento della legittimità dell'UE, ha spiegato, è dovuto alla scarsa conoscenza dei cittadini su cosa l'Europa fa per loro. Tuttavia, è anche necessario che l'Unione migliori il suo modo di funzionare per offrire risultati che influiscono sulla vita dei cittadini al fine di rafforzare la sua legittimità ai loro occhi.

Il Primo Ministro ha quindi sottolineato l'importanza di dotare l'azione dell'Unione di maggiore efficienza e trasparenza. Occorre quindi che l'Europa agisca subito, sulla base degli attuali trattati, per dimostrare che è in grado di ottenere risultati concreti sulla vita dei cittadini e non si occupa solo di questioni istituzionali. Si tratta, più precisamente, di fornire quel valore aggiunto che i singoli Stati non sono in grado di garantire. In merito alla trasparenza, ha assicurato che la sua Presidenza darà piena attuazione alla decisione del Consiglio europeo in merito all'apertura al pubblico delle riunioni ministeriali. Ha poi riaffermato l'impegno riguardo al miglioramento della legislazione UE, nel rispetto dei principi della proporzionalità e della sussidiarietà ed ha quindi sostenuto la necessità di nuove norme e l'attualizzazione di quelle esistenti.

In merito al futuro dell'UE, il Presidente del Consiglio ha sostenuto l'approccio del doppio binario che prevede l'avvio delle riforme in base ai trattati esistenti. Ma la Finlandia avvierà anche delle consultazioni con gli Stati membri e le Istituzioni sul futuro del Trattato che formeranno la base della relazione che dovrà essere presentata nel corso della Presidenza tedesca. Si è quindi detto convinto che l'Europa ampliata ha bisogno del trattato costituzionale e ha ricordato che il suo Paese lo ratificherà in autunno. Riguardo all'allargamento, appunto, si è detto felice che la "capacità di assorbimento" dell'UE non sia stata elevata a criterio di adesione. L'allargamento, ha spiegato, è una storia di successi, «la risposta strategica dell'Europa alle sfide mondiali» da cui hanno tratto beneficio sia i vecchi sia i nuovi Stati membri. Ha poi notato che è nel corso di questa Presidenza che sarà decisa la data di adesione di Bulgaria e Romania, mentre continueranno i negoziati con Turchia e Croazia. Ma la Finlandia sosterrà anche le aspirazioni dei Balcani Occidentali.

Per il Primo Ministro, la competitività dell'Europa è una questione fondamentale nel quadro della globalizzazione. La Finlandia cercherà quindi di ottenere risultati sul Settimo Programma quadro di ricerca, sulla legislazione riguardo ai prodotti chimici (REACH), sulla direttiva servizi, sulla direttiva sull'orario di lavoro e sulle tariffe del roaming. Sarà organizzato un Vertice dedicato all'innovazione e dovranno essere continuati gli sforzi per completare il mercato unico. Sulla questione energetica, ha ricordato che il Presidente Putin sarà invitato a una cena di lavoro con i leader europei ed ha sostenuto la necessità di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e di definire linee guida comuni e una politica coerente sugli aspetti esterni della questione energetica. Ma la competitività, ha precisato, non deve essere perseguita a tutti i costi, vi deve essere un equilibrio tra le riforme, la sicurezza sociale e la sostenibilità ambientale.

L'Unione deve diventare un attore globale. In tale contesto, la Presidenza intende rafforzare il ruolo dell'UE e rendere le sue azioni maggiormente coerenti. Sarà poi necessario sviluppare la gestione europea delle crisi e migliorare il coordinamento civile e militare. Ha inoltre sottolineato l'importanza della cooperazione con la Russia, non solo in campo energetico. In materia di Giustizia e Affari Interni, ha ribadito che i cittadini si aspettano azioni concrete dell'Unione nella lotta contro il crimine internazionale, il traffico di esseri umani e il terrorismo. In proposito, ha sostenuto che l'azione europea potrà diventare più efficiente se gli Stati membri si accorderanno per statuire in questo campo con il metodo comunitario e votando a maggioranza qualificata. Il rafforzamento dei controlli alle frontiere, ha spiegato, è solo parte della soluzione, poiché è anche importante rafforzare la cooperazione con i paesi d'origine e di transito.

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito dichiarando che «il mondo sta vivendo la febbre del calcio», sottolineando che «l'Europa ha già vinto» visto che «le quattro migliori squadre vengono dall'Unione europea». I calciatori ci hanno insegnato che la competizione corretta è una cosa bellissima, ha proseguito, e in Europa e nel mondo «dovremmo avere questo fair play». Se questa è la base, «noi avremo successo».

Il leader popolare ha poi riproposto l'idea di costituire un gruppo di lavoro composto da rappresentanti del Consiglio, della Commissione e del Parlamento che, sin da ora, prepari la dichiarazione congiunta che sarà adottata in occasione del Vertice straordinario di Berlino che commemorerà il 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma. In merito alle relazioni con la Russia, ha invece sottolineato che occorre che tale Paese rappresenti un partner dell'UE forte, «possibilmente democratico» e che rispetti i diritti umani, poiché «la politica delle pacche sulle spalle non è necessariamente la migliore».

 

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, latine loquimur in Europa. Parliamo latino in Europa. Come cittadino romano e come cittadino europeo, ringrazio la Finlandia per aver deciso di inaugurare questo semestre di presidenza dell'Unione anche in lingua latina.

Ma il mio non è solo un ringraziamento formale. La scelta ha un profondo significato: la civiltà romana, erede di quella greca, ha rappresentato il primo, fondamentale elemento di unificazione dell'Europa. La lingua latina, le grandi infrastrutture, il diritto, l'immenso mercato interno e, infine, la pax augusta sono state le fondamenta nelle quali ha affondato le sue radici il cristianesimo, vero ponte tra l'Europa dell'ovest e l'Europa dell'est.

Un importante archeologo e scrittore europeo, Valerio Massimo Manfredi, ha scritto: "Roma era soprattutto un grande ideale". Parafrasando quelle parole potremmo dire: "l'Europa è soprattutto un grande ideale". Non possiamo rinunciare a far vivere questo grande ideale, dando all'Europa una legge fondamentale che le permetta di dare a 450 milioni di cittadini le risposte ai problemi che più li preoccupano: l'immigrazione, la sicurezza, la competitività con i paesi emergenti, la questione energetica, la determinazione dei confini, la creazione di posti di lavoro.

Il Presidente avrà il nostro sostegno. La Finlandia ha l'importante compito di preparare, proseguendo il lavoro svolto dall'Austria, il prossimo semestre a guida tedesca, che sarà determinante per dar vita finalmente al Trattato costituzionale di cui l'Europa ha bisogno per stare più vicina ai cittadini.

A Roma celebreremo il cinquantesimo anniversario dei Trattati. Facciamo in modo che, come coloro che, nell'antichità, divenendo cittadini romani si sentivano orgogliosi e sicuri delle garanzie che ottenevano dalle Istituzioni, anche domani chi sarà cittadino europeo, da qualunque parte del mondo arrivi, si senta sicuro e orgoglioso di vivere in uno spazio dove sono garantiti e difesi i diritti della persona, la pace, la sicurezza e la libertà. Soltanto allora avremo vinto la nostra sfida e il grande ideale sarà divenuto realtà."

 

 

 

 

 

 

 

 

PER IL PARLAMENTO, IN TALUNI CASI, LA CIA È STATA «DIRETTAMENTE RESPONSABILE» DI ATTIVITÀ ILLEGALI IN EUROPA

Doc. A6-0213/2006

 

Progetto di relazione intermedia sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 5.7.2006 - Votazione: 6.7.2006

 

La CIA, in taluni casi, è stata direttamente responsabile «dell'arresto, dell'espulsione, del rapimento e della detenzione illegali di persone sospettate di terrorismo» in Europa. E' quanto sostiene una relazione intermedia approvata dal Parlamento che critica anche il coinvolgimento e la complicità di alcuni Stati membri. I deputati hanno dato il via libera al prolungamento di sei mesi dei lavori della commissione. La relazione ha ottenuto 389 voti favorevoli, 137 contrari e 55 astensioni.

 

La lotta contro il terrorismo non potrà essere vinta «sacrificando gli stessi principi che il terrorismo tenta di distruggere» e «la tutela dei diritti fondamentali non deve mai essere compromessa». E' quanto afferma il Parlamento europeo nella relazione intermedia sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone. I deputati sostengono inoltre che «il terrorismo va combattuto con mezzi legali e deve essere sconfitto nel rispetto del diritto internazionale e delle normative interne» e con «un atteggiamento responsabile da parte dei governi e dell'opinione pubblica».

Nonostante l'assenza di qualsiasi potere investigativo paragiudiziario e «dinanzi alla segretezza opposta dalle autorità nazionali circa le presunte attività dei servizi di intelligence», la commissione temporanea afferma di aver raccolto «informazioni attendibili stando alle quali sul territorio europeo si sono svolte pratiche illegali che hanno interessato cittadini e residenti europei». I lavori finora realizzati, d'altra parte, dimostrano anche «la necessità di eseguire altre verifiche e di raccogliere elementi complementari di informazione».

 

Attività della CIA in Europa

Sulla base delle prove presentate alla commissione temporanea, i deputati si dicono indotti a credere che, «in taluni casi», la CIA o altri servizi degli Stati Uniti «sono stati direttamente responsabili dell'arresto, dell'espulsione, del rapimento e della detenzione illegali di persone sospettate di terrorismo nel territorio degli Stati membri e di paesi in via di adesione e candidati all'adesione, nonché della consegna speciale di persone, tra cui anche cittadini o residenti europei». Nel ribadire quindi che tali atti «sono in contrasto con i principi del diritto internazionale e configurano una grossolana violazione dei diritti umani fondamentali», esprimono preoccupazione per il fatto che, dopo l'11 settembre 2001 e nel quadro dell'indispensabile lotta contro il terrorismo, «i diritti umani fondamentali sono stati oggetto, a varie riprese, di gravi e inammissibili violazioni».

Nel deplorare che gli accordi di intesa tra gli USA e i paesi europei non siano stati messi a disposizione della commissione temporanea, il Parlamento condanna la prassi delle consegne speciali che, spiegano i deputati, «fanno sì che i sospetti non siano sottoposti a processo, bensì siano trasferiti verso paesi terzi per esservi interrogati, eventualmente torturati e detenuti in strutture controllate dagli Stati Uniti o dalle autorità locali». Inoltre, ritengono «inammissibili» le prassi di taluni governi volte a limitare la proprie responsabilità «chiedendo assicurazioni diplomatiche da paesi nei cui confronti sussistono forti motivi per presumere che pratichino la tortura». Nella misura in cui richiedono un’eccezione alla norma, secondo i deputati, tali assicurazioni diplomatiche costituiscono «un tacito riconoscimento dell'esistenza di pratiche di tortura in paesi terzi». 

Il Parlamento esprime poi «profonda preoccupazione» per il fatto che tutti i lavori finora svolti dalla commissione temporanea sembrano indicare che lo spazio aereo e gli aeroporti europei sono stati utilizzati per il trasferimento illegale di persone sospettate di terrorismo sotto custodia della CIA e dell’esercito statunitense o di altri paesi (tra cui l'Egitto, la Giordania, la Siria e l'Afghanistan) «che usano sovente la tortura negli interrogatori, come riconosciuto dallo stesso governo statunitense». D'altra parte, accoglie con favore la reazione del Congresso statunitense, che ha applicato l'emendamento McCain concepito per assicurare ai presunti terroristi una protezione migliore da trattamenti illegali da parte di agenzie statali.

Per i deputati, «il numero elevato» di voli di aeromobili posseduti o noleggiati dalla CIA utilizzando lo spazio aereo e gli aeroporti europei costituisce una violazione della Convenzione di Chicago che impone l'obbligo di ottenere un'autorizzazione in materia di voli di Stato. Deplorano poi che nessun paese europeo abbia adottato procedure volte a verificare se gli aeromobili civili «non servissero a fini incompatibili con le norme internazionalmente riconosciute in materia di diritti umani». D'altra parte, considerano assolutamente insufficiente la legislazione europea in materia di cielo unico europeo, di utilizzazione, controllo e gestione degli spazi aerei nazionali, di utilizzo degli aeroporti degli Stati membri e dei vettori europei e sottolineano la necessità di fissare nuove regole nazionali, europee e internazionali.

Facendo proprio un emendamento proposto dal PPE/DE, inoltre, il Parlamento osserva che i lavori della commissione temporanea «non hanno finora fornito prove che dimostrino l'esistenza di prigioni segrete nell'UE». Tuttavia, ritiene che nei mesi futuri i lavori della commissione temporanea debbano concentrarsi maggiormente su tale tema.

 

Il ruolo dei governi europei, il caso Abu Omar

Sulla base delle testimonianze e dei documenti finora raccolti, il Parlamento «ritiene inverosimile» che taluni governi europei «non fossero a conoscenza delle attività legate alle consegne speciali svolte nel proprio territorio». In particolare, i deputati ritengono «del tutto inverosimile» che «diverse centinaia di voli» attraverso lo spazio aereo di vari Stati membri e altrettanti movimenti in arrivo o in partenza da aeroporti europei «possano essere stati effettuati senza che i servizi preposti alla sicurezza né i servizi di intelligence ne abbiano avuto cognizione e senza che i responsabili di tali servizi siano stati quanto meno interrogati sui rapporti fra tali voli e la pratica delle consegne speciali». Questa considerazione, è spiegato, sarebbe suffragata dal fatto che personalità di primo piano dell’amministrazione USA «hanno sempre affermato di aver proceduto senza aver violato la sovranità nazionale dei paesi europei». Adottando un emendamento proposto dal PPE/DE, d'altra parte, il Parlamento prende atto dei contributi del coordinatore UE per la lotta al terrorismo e dell'Alto rappresentante per la PESC, «i quali hanno entrambi dichiarato di non essere a conoscenza di violazioni del diritto nazionale, internazionale o europeo da parte degli Stati membri che cooperano con la CIA, aggiungendo che, ai sensi del diritto comunitario, non sono autorizzati a chiedere agli Stati membri informazioni al riguardo».

La relazione ritiene ugualmente inverosimile, visto quanto emerso dalle inchieste giudiziarie, dalle testimonianze e dalla documentazione esaminata, che il rapimento del cittadino egiziano Abu Omar, avvenuto a Milano il 17 febbraio 2003 ad opera di agenti della CIA, trasportato prima ad Aviano e poi a Ramstein, «possa essere stato organizzato ed eseguito senza alcuna comunicazione previa alle autorità governative o ai servizi di sicurezza italiani». Con 291 voti favorevoli, 283 contrari e 13 astensioni, inoltre, il Parlamento ha adottato un emendamento proposto dalla GUE/NGL che invita il governo italiano, ove si presumano modificate le condizioni che hanno determinato la precedente decisione, a chiedere l'estradizione dei ventidue agenti della CIA coinvolti nel rapimento di Abu Omar, «al fine di agevolare il procedimento giudiziario in corso e contribuire all'accertamento della verità».

Nel condannare poi altri casi simili verificatesi in Europa, il Parlamento evidenzia la necessità di un maggior controllo democratico e giudiziario delle misure anti-terrorismo dell’UE. Chiede quindi che il gruppo di lavoro del Consiglio sulla lotta al terrorismo tratti sistematicamente la questione della protezione dei diritti umani durante le sue riunioni e pubblichi una relazione annuale in materia e invitano la futura Agenzia per i diritti fondamentali a prestare particolare attenzione ai casi che implicano l’estradizione di presunti sospettati di terrorismo da Stati membri a paesi terzi.

 

Cooperazione tra i servizi segreti

Il Parlamento deplora il fatto che le regole concernenti le attività dei servizi segreti «siano apparentemente inadeguate» in diversi Stati membri e ciò, per i deputati, «rende necessario istituire controlli migliori, in particolare per quanto riguarda le attività dei servizi segreti stranieri nel proprio territorio, comprese le basi militari straniere». A suo parere, inoltre, occorre adottare norme in materia di cooperazione a livello dell'Unione europea. In proposito, pur dicendosi consapevoli dell'importanza di una stretta cooperazione fra i servizi di intelligence degli Stati membri e quelli degli Stati alleati, sottolineano «che tale cooperazione non deve essere confusa con l'abbandono della sovranità sul territorio e lo spazio aereo europei».

Sottolineando poi la diversità di approccio fra i modelli giuridici americano e europeo su tali tematiche, il Parlamento riconosce tuttavia che il terrorismo internazionale rappresenta una delle minacce principali per la sicurezza e la stabilità dell'UE, nonché per l'intera comunità internazionale, e che essa può essere combattuta unicamente con mezzi legali, in stretta cooperazione con gli Stati Uniti.

 

La difesa dei diritti umani è un dovere

Il Parlamento rammenta agli Stati membri che hanno l'obbligo di accertare formalmente se il proprio territorio o spazio aereo siano stati utilizzati per violazioni dei diritti umani commesse da essi stessi o da Stati terzi con la loro necessaria cooperazione diretta o indiretta, e di adottare ogni misura legislativa atta ad evitare che tali violazioni abbiano a ripetersi. Sottolinea inoltre che la proibizione della tortura e di un trattamento crudele, inumano e degradante «è assoluta e senza eccezioni», indipendentemente dal fatto che si tratti di stato di guerra o di minaccia di guerra, di instabilità politica interna o di altri stati di emergenza. Ricorda poi che i casi di detenzioni segrete, di rapimenti e di consegne speciali costituiscono violazioni dei diritti fondamentali in virtù del diritto internazionale, soprattutto nella misura in cui tali atti sono sinonimo di tortura o di trattamenti inumani e degradanti.

In proposito, i deputati sottolineano che le informazioni o le confessioni estorte sotto tortura o mediante un trattamento crudele, disumano e degradante, «non possono in nessun caso essere considerate prove valide» e giudicano con grande scetticismo l'attendibilità delle confessioni ottenute con la tortura e il loro presunto contribuito alla prevenzione e alla repressione del terrorismo. Chiedono quindi fermamente agli Stati membri, ai paesi in via di adesione e ai paesi candidati di rispettare rigorosamente la convenzione dell'ONU contro la tortura, e segnatamente il principio del non respingimento, secondo cui "Nessuno Stato Parte espelle, respinge né estrada una persona verso un altro Stato qualora vi siano serie ragioni di credere che in tale Stato essa rischia di essere sottoposta a tortura". Inoltre, invitano gli Stati membri ad evitare ogni ricorso a garanzie diplomatiche contro la tortura.

Il Parlamento, inoltre, rileva la necessità urgente di pervenire a una interdizione chiara, in termini di diritto internazionale, delle "consegne speciali" e chiede alle istituzioni europee di adottare una posizione comune in materia e di affrontare la problematica con i paesi terzi interessati. Invita poi gli Stati membri a prendere una posizione più decisa in merito alla chiusura del centro di detenzione di Guantanamo Bay. Occorre anche assumere un ruolo proattivo nel trovare una soluzione per i detenuti contro cui non sarà intentato alcun procedimento giudiziario e che non possono tornare nel loro paese d'origine o di residenza perché sono diventati apolidi o perché vi sarebbero sottoposti a tortura o ad altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti. Infine, gli Stati membri sono esortati a fornire a tutti i cittadini europei e a tutti coloro che hanno risieduto nell'UE e che sono attualmente detenuti a Guantanamo «tutto il sostegno e l'assistenza necessari, in particolare in campo legale».

 

Futuri lavori della commissione temporanea

Il Parlamento rileva la necessità di proseguire i lavori della commissione temporanea e approfondire la valutazione degli episodi corrispondenti al fine di verificare l'esistenza di una violazione, da parte di uno o più Stati membri, dell'articolo 6 del trattato sull'Unione europea che impone il rispetto dei diritti umani. I deputati sottolineano inoltre l'opportunità di estendere le indagini ad episodi e a paesi non citati espressamente nella relazione e propongono che la commissione temporanea prosegua i suoi lavori per la durata restante del mandato regolamentare di dodici mesi, fatto salvo un eventuale prolungamento.

Per i deputati, infine, la commissione temporanea, al termine dei propri lavori, dovrà suggerire anche i principi da adottare in merito alla necessità di disposizioni di monitoraggio interno dell'UE per garantire che gli Stati membri rispettino i loro obblighi in materia di diritti umani. Ma anche riguardo a nuove norme sullo scambio di informazioni tra i servizi di intelligence, agli accordi con paesi terzi e con organizzazioni internazionali impegnate nella lotta al terrorismo e agli accordi conclusi con i paesi terzi nel quadro della politica europea di vicinato.

 

Intervento in nome del Consiglio

Paula Lehtomäki ha sottolineato l'importanza della relazione interinale, soprattutto in considerazione del ruolo e del potere di iniziativa del Parlamento europeo. Il rispetto dei diritti fondamentali e la lotta al terrorismo, ha aggiunto, non possono essere in contraddizione e occorre conformarsi al diritto internazionale.  Ha poi precisato che il Trattato non riconosce competenze all'UE in questo settore, tuttavia il Consiglio non è rimasto passivo.

Al riguardo ha citato le diverse discussioni tenutesi tra i ministri degli affari esteri dell'Unione e il dialogo con gli USA, avviato già sotto Presidenza britannica e proseguito fino al Vertice di Vienna. Al riguardo, il Ministro ha ricordato l'invito rivolto agli USA a fornire le informazioni al Consiglio d'Europa e a chiudere Guantanamo. Ha quindi concluso sostenendo che la Presidenza sarà artefice della difesa dei diritti umani.

 

Intervento in nome della Commissione

Alla vigilia dell'anniversario dell'attacco terroristico a Londra, ha esordito Franco Frattini, la lotta al terrorismo «deve restare l'obiettivo principale della strategia europea di sicurezza» e, questa, «è la buona occasione per ricordarlo» affermando in modo chiaro «che il rispetto dei diritti fondamentali di ciascun essere umano è l'altro elemento che si deve inserire nella strategia europea di sicurezza». E' evidente, ha aggiunto, che quando attentiamo o riduciamo le garanzie di libertà e i diritti fondamentali delle persone, «rischiamo involontariamente di offrire un argomento alla propaganda proprio dei terroristi che dobbiamo combattere». E' quindi necessario ricercare la verità, che sia «una verità storica, una verità giudiziaria e una ricerca di responsabilità».

Ha quindi ricordato che la Commissione europea ha contribuito a questa ricerca con convinzione, aiutando e sostenendo con forza dal primo giorno la richiesta della commissione temporanea di ottenere i dati di Eurocontrol che, secondo quanto risulta dal rapporto, «sono stati uno degli elementi più importanti per individuare alcuni fatti». Inoltre, sempre con convinzione, il vicepresidente ha sostenuto le richieste della commissione temporanea del Parlamento di avere accesso alle fotografie satellitari dell'Agenzia europea e «per ben tre» volte ha ricordato ai ministri degli interni dei paesi membri l'importanza di collaborare con la commissione temporanea del Parlamento e di sviluppare delle indagini e degli accertamenti nazionali nei paesi dove questo non era ancora accaduto.

Prendendo atto e condividendo l'idea che la commissione temporanea del Parlamento non ritiene di essere una sorta di super tribunale europeo, ha però sottolineato che gli elementi indicati nella relazione sono «uno strumento utile e saranno valutati molto approfonditamente». Alcuni, ha spigato, sono già stati valutati perché erano già noti a molte autorità giudiziarie nazionali che stanno indagando ma, ha aggiunto, queste stesse autorità nazionali, anche alla luce dei dati della relazione,  potranno e dovranno provvedere a degli accertamenti «con ancora più forza». Lo dovranno fare, ha precisato, garantendo il diritto a un processo. L'esito che tutti si augurano, ha affermato, è «ottenere finalmente una verità piena e soddisfacente su queste accuse» ed è quindi importante attendere con fiducia le decisioni che i giudici dei paesi membri prenderanno.

In merito alle prospettive future, il Vicepresidente ha affermato che una riforma dei servizi segreti appartiene alla competenza nazionale ma ciò potrebbe essere oggetto di una riflessione più ampia per vedere, ad esempio, se le regole di trasparenza possono essere migliorate a livello di Stati nazionali, oppure se il coordinamento dell'attività dei servizi in ciascuno Stato membro non debba vedere una responsabilità più diretta dei capi dei governi dei rispettivi paesi. Ma anche se non ci debba essere una sorta di controllo parlamentare nazionale sulle risorse finanziarie dei servizi segreti, «perché tutti sanno che se si controllano le risorse finanziarie c'è un modo importante di incidere sull'attività funzionale». Infine, riguardo alla necessità rilevata dalla relazione di definire nuove regole sull'aviazione civile non commerciale anche con aerei civili, quella definizione di aereo di Stato o impiegato per attività di Stato, il commissario ha anticipato che l'Esecutivo è pronto a sviluppare una riflessione insieme alla commissione temporanea nel prossimo periodo di lavoro.

 

Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo PPE-DE, JAS GAWRONSKI (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo sperato che l'onorevole Fava non menzionasse il caso italiano di oggi, ma, visto che lo ha fatto, vorrei dirgli, come membro italiano del Parlamento, e non come coordinatore del PPE, che, oggi, Osama Bin Laden è felice perché, nel mio paese, invece di arrestare i terroristi, ci si concentra sull'arrestare coloro che danno la caccia ai terroristi.

Per quanto riguarda la relazione, credo, signor Presidente, che non basta che il relatore affermi di poter accettare alcuni dei nostri emendamenti. Si tratta di una relazione estremamente tendenziosa, che prende in considerazione solo punti di vista critici degli Stati Uniti. Due esempi: fino ad oggi hanno rifiutato di inserire nella relazione due dichiarazioni di Solana e di de Vries perché i due hanno detto cose non di loro gradimento, che non soddisfano la Sinistra e hanno affermato di non essere consapevoli di alcuna violazione della legge da parte degli Stati membri dell'Europa nella cooperazione con la CIA. Adesso, come grande concessione, sembra che vogliano accettarlo.

Essi rifiutano tuttavia di accettare anche un'altra dichiarazione perché va contro quella cosiddetta verità che cercano di imporci, si tratta della dichiarazione di un esperto di Human Rights Watch che, come si sa, non è certo un'organizzazione favorevole all'Amministrazione Bush, che ha detto alla nostra commissione: "noi abbiamo sospetti, ma non abbiamo prove". Sappiamo tutti che gli americani hanno commesso degli errori, per i quali dobbiamo criticarli e anche condannarli, ma, se hanno commesso degli errori, è perché fanno qualche cosa.

Avrei gradito vedere in questa relazione un riconoscimento del fatto che, se oggi siamo qui riuniti a parlare del problema CIA, è grazie alla stampa americana, al Congresso americano e al popolo americano, e non grazie a loro. Di ciò non vi è alcuna traccia nel rapporto.

Per tutte queste ragioni rimaniamo decisamente critici di questa relazione e anche molto delusi."

 

Nel dibattito è intervenuto, inoltre, ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione che stiamo discutendo ha l'importante obiettivo di accertare responsabilità di singoli o di organizzazioni per eventuali reati commessi in violazione dei diritti umani.

Tuttavia questa relazione non può e non deve trasformarsi in un atto di accusa strumentale contro gli Stati Uniti ed altri paesi impegnati in prima linea nella lotta contro il terrorismo. Il fine politico non può mai distorcere la verità in spregio dei principi del diritto.

Per quanto riguarda le vicende che riguardano l'Italia, mi preme sottolineare alcuni punti. In primo luogo, il governo italiano e l'organizzazione dei servizi di sicurezza si sono sempre dichiarati, in tutte le sedi parlamentari, totalmente estranei alle vicende che riguardano la cattura di Abu Omar e nessuno fino ad oggi è stato in grado di dimostrare il contrario. Desidero inoltre esprimere la mia solidarietà all'onorevole Frattini, attaccato dall'onorevole Catania: eventuali responsabilità personali non possono coinvolgere le Istituzioni.

In secondo luogo, lunedì scorso Abu Omar è stato ar