GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

17 luglio 2006

n° 140

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

ADOTTATA LA DIRETTIVA BASILEA II

 

L’Ecofin del 7 giugno 2006 ha adottato formalmente all’unanimità la proposta di direttiva per adeguare i fondi propri di investimento delle imprese e degli istituti di credito, conosciuta come direttiva Basilea II. La direttiva si basa su tre pilastri: definizione dei requisiti minimi patrimoniali delle imprese e dei criteri per misurare l'esposizione delle banche alle tre categorie di rischio: di credito, di mercato e operativo; collaborazione attiva tra le banche e le Autorità di Vigilanza Nazionali chiamate a esprimere un giudizio sull'adeguatezza dei controlli interni degli istituti di credito; nuove regole per migliorare l’informazione e aumentare la trasparenza dell’attività bancaria nella gestione del rischio.

 

 

 

MIGLIORARE L'ACCESSO DELLE PMI AI FINANZIAMENTI

 

Nel quadro dei lavori della tavola rotonda tra banchieri e rappresentanti delle PMI europee, tenutasi a Vienna il 15 e 16 maggio u.s., l’Associazione delle Camere di Commercio (Eurochambres) ha ribadito l’importanza dell’accesso ai finanziamenti delle PMI, che rappresentano il 99% delle imprese UE. Per agevolare tale accesso le imprese devono essere preparate, devono avere a loro disposizione tutte le informazioni necessarie e, soprattutto, devono poter contare su una diretta comunicazione con le banche. L’assenza soprattutto dell’ultima condizione ostacola la crescita delle PMI e mette in pericolo la ripresa economica dell’UE. L’evento è stato anche l’occasione per sottolineare che una maggiore conoscenza, da parte delle aziende, dell’ambiente finanziario e delle sue regole e una maggiore attenzione al rapporto tra capitali e fondi propri non sono sufficienti: le imprese devono avere un ritorno dalle banche, così come chiaramente indicato nella direttiva Basilea II.

 

 

 

IL NUOVO PROGRAMMA "ENERGIA INTELIGENTE PER L'EUROPA"

 

In data 30 maggio u.s. si è tenuta la conferenza sul programma Energia Intelligente per l’Europa (IEE) “Convertire la politica in azione”, organizzata dalla Commissione europea, DG Energia e trasporti, e dall’Agenzia esecutiva per l’energia intelligente.

L’Unione europea sta, infatti, attuando diverse misure legislative al fine di favorire l’utilizzo delle energie rinnovabili: energia a partire da risorse rinnovabili, utilizzo dei biocarburanti nel settore dei trasporti, incremento della performance energetica degli edifici e la produzione combinata di energia elettrica e calore. Tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti al fine di ridurre le emissioni dannose, si constata una crescita delle emissioni globali.

L’obiettivo perseguito attraverso il programma IEE è, quindi, quello di produrre effettivi cambiamenti dello stile di vita dei cittadini europei. Il programma energia intelligente cerca infatti di incrementare l’utilizzo di energie rinnovabili e l’impiego efficiente dell’energia attraverso la diffusione delle informazioni a tutti i soggetti competenti attivi nel settore dell’energia. Oltre a voler accrescere la consapevolezza dei cittadini ed a modificarne il comportamento, il programma IEE mira a cambiare la normativa esistente, a favorire gli investimenti e a trasformare il mercato.

Il programma è suddiviso in 4 settori di applicazione:

Efficacia energetica (SAVE);

Energie rinnovabili (ALTENER);

Energia e trasporti (STEER);

Cooperazione con i paesi in via di sviluppo (COOPENER).

(http://ec.europa.eu/energy/intelligent/library/publications_en.htm);

UNA RIFORMA RADICALE DEL DEL VINO

 

La Commissione europea deve adottare una comunicazione che comporta delle opzioni di riforma dell’organizzazione comune del mercato (OCM) del vino.

Secondo una prima versione del documento, che sarà corredato di un esame critico della situazione del settore, il Commissario all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, raccomanda un regime molto semplificato, senza la maggior parte dei suoi meccanismi attuali di gestione del mercato (come la distillazione di crisi e lo stoccaggio privato).

La Commissione annovera una serie di cattivi funzionamenti dell'attuale OCM, che risale al 1999, e delle evoluzioni emerse dall'epoca sul mercato: - il consumo di vino diminuisce di 750.000 ettolitri (hl) l'anno; - l'eccedente strutturale nel settore del vino è stimato in 15 milioni di hl, vale a dire circa 8,4% della produzione dell'UE a 27; - ogni anno, 15% della produzione di vino deve essere ritirata dal mercato tramite il meccanismo di distillazione di crisi; - dal 1996, le importazioni europee di vini provenienti dai paesi cosiddetti del "nuovo mondo" (Argentina, Cile, Australia...) aumentano ogni anno del 10% e hanno raggiunto circa 11,8 milioni di hl nel 2005 mentre le quantità di vini dell'UE che sono esportate aumentano con difficoltà (13,2 milioni di hl nel 2005); - il successo della politica di nuove piantature di vigne è limitato dalla concessione di nuovi diritti alla piantatura; i diritti di piantare aumentano i costi di produzione e costituiscono un freno all'applicazione di strutture più razionali delle aziende, fattore che riduce la competitività delle imprese dell'UE; - il regime di ristrutturazione ha sicuramente permesso di migliorare la qualità del vino ma anche l'effetto di aumentare la produzione; - alcuni Stati membri non hanno ancora risolto i problemi dei vigneti piantati illegalmente (si tratta delle piantature anteriori al 1° settembre 1998); - le misure di gestione del mercato che permettono la distillazione non sono molto efficaci per preservare il redito degli agricoltori e sono diventate degli strumenti permanenti per smaltire gli eccedenti invendibili (a carico del bilancio comunitario); - la distillazione di crisi è diventata una misura strutturale (come lo stoccaggio privato) che concerne anche vini di qualità (mentre in principio doveva servire a smaltire dei vini di qualità media cosiddetti "da tavola"); - le regole comunitarie in materia di fabbricazione e di pratiche enologiche sono troppo rigide e complesse, fattore che può ancora ridurre la competitività del settore europeo; - le regole di etichettatura sono anch'esse da rivedere poiché inducono spesso in errore il consumatore.

La Commissione presenta quattro opzioni ma ne scarta già tre: lo status quo, inapplicabile tenuto conto dei problemi emersi, il proseguimento della logica della riforma della Politica agraria comune (PAC) nel 2003 e la liberalizzazione completa del mercato del vino (che significherebbe la soppressione di tutti gli strumenti di gestione del potenziale di produzione e del mercato, e quindi degli aiuti dell'UE previsti finora, che ammontavano a 1,3 miliardi di € nel 2005). La Commissione prevede due varianti di una riforma "fondamentale" del settore, la prima in una fase (abolizione del sistema dei diritti di piantatura e soppressione dei sostegni ai sensi della distruzione dei vigneti) e la seconda in due fasi (distruzione dei vigneti, restrizioni ai diritti di piantatura).

Primo scenario di una riforma radicale: la politica attuale in materia di diritti alla piantatura sarebbe portata a termine nel 2010 come data ultima. La Commissione prevede anche la sua soppressione immediata. Gli aiuti attuali concessi ai viticoltori che distruggono vigneti sarebbero anch'essi soppressi e il regime di pagamento unico si applicherebbe agli ettari distrutti dal produttore. I crediti sarebbero ripartiti tra ciascun Stato membro produttore, all'interno di un pacchetto nazionale sottoposto a regole comuni. Ciascun paese avrebbe la scelta tra vari strumenti, in particolare un meccanismo di rete di sicurezza per compensare la soppressione della distillazione di crisi. Inoltre, varie misure a favore dei viticoltori (prepensionamento, misure agroambientali) sarebbero integrate ai programmi di sviluppo rurale degli Stati membri dell'UE.

Secondo scenario di una riforma radicale: la Commissione propone una versione un po' meno liberale della riforma, fortemente orientata sulla politica di distruzione per porre un termine alla sovrapproduzione. Ragion per cui il programma di distruzione sarebbe temporaneamente riattivato con l'obiettivo di ritirare 400.000 ettari della produzione in cinque anni, necessitando un aiuto di 2,4 miliardi di € in tutto per il periodo. II regime di pagamento unico (aiuto separato della produzione) si applicherebbe alle superfici mantenute in produzione. II sistema di restrizioni dei diritti di piantatura sarebbe prorogato fino al 2013. II pacchetto finanziario di ciascun Stato membro potrebbe essere completato con un supplemento in funzione del numero di ettari distrutti.

Principali fattori di una riforma radicale: la Commissione raccomanda delle misure simili per entrambe la varianti di una riforma radicale. Propone di porre fine al meccanismo di distillazione di crisi oppure di sostituirlo col sistema della rete di sicurezza. La Commissione propone di sopprimere le altre misure di gestione del mercato, ovvero la distillazione dei sottoprodotti, la distillazione in alcol da bere e dell'uva, lo stoccaggio privato e il sostegno a favore dei mosti.

Un pacchetto finanziario sarebbe messo a disposizione di ciascun Stato membro produttore per finanziare le misure ritenute necessarie. Questi crediti potrebbero essere usati in particolare per applicare delle misure di gestione di crisi (assicurazione contro le catastrofi naturali, copertura contro le crisi di reddito, fondo mutualistico specifico al settore). La Commissione propone inoltre di completare i programmi di sviluppo rurale per aiutare questo settore. Evoca in questo contesto, un aiuto al prepensionamento (fino a 18.000 euro l’anno e 180.000 euro per quindici anni) e delle misure agroambientali (900 euro per ettaro al massimo durante un periodo compreso tra cinque e sette anni).

La nozione europea di vini di qualità sarebbe confermata e promossa al livello mondiale. Tuttavia, i produttori di vini sarebbero autorizzati a produrre e commercializzare dei vini del tipo “nuovo mondo” per tener conto della concorrenza straniera. La Commissione prevede inoltre di rafforzare gli strumenti di controllo negli Stati membri, in particolare per la produzione di vini di vitigno.

Riguardo alle pratiche enologiche, la Commissione raccomanda, per i vini europei esportati in alcuni paesi terzi, di autorizzare nell’UE alcune tecniche accettate a livello internazionale. Prevede inoltre che l'UE ponga un termine al suo divieto della vinificazione di mosti importati e delle miscele di vini comunitari con vini dei paesi terzi. L’esigenza di rispettare un tasso di alcool naturale minimo del vino sarebbe abbandonata. Infine, la Commissione è favorevole all’applicazione di un quadro legislativo unico per l’etichettatura dei vini.

Il bilancio comunitario previsto per il vino (circa 1,3 miliardi di € nel 2005) non sarebbe ridotto, bensì speso in modo totalmente diverso, secondo le prime analisi della Commissione.

 

 

 

CREARE UN ISTITUTO EUROPEO DELLA TECNOLOGIA

 

La Commissione europea ha adottato l’8 giugno una nuova comunicazione sulla creazione di un Istituto Europeo della Tecnologia (IET). In seguito alla comunicazione di febbraio e su richiesta del Consiglio europeo del marzo scorso, l'obiettivo è di dettagliare ulteriormente il piano della Commissione per la creazione dell'IET, di proporre possibili azioni e di indicare le prossime fasi. La comunicazione non contiene tuttavia alcuna indicazione né sul budget, né sulla sede del futuro Istituto.

Nel documento la Commissione presenta i risultati del processo di consultazione che ha permesso di chiarire vari punti. La struttura dell'IET dovrà essere "leggera, efficace e operativa" e dotata di una personalità giuridica per essere autonoma. L'Istituto comprenderebbe un Comitato direttivo con un numero ristretto di membri composto in parti eguali da rappresentanti del settore scientifico e delle imprese. Sarebbe incaricato di individuare le scelte scientifiche strategiche nei settori interdisciplinari (energie verdi, nanotecnologie), di selezionarle su una base competitiva e di sostenere le "comunità della conoscenza" che rappresentano il suo centro operativo. Queste "comunità" fungeranno da partner tra mondo universitario, economico e della ricerca, perseguendo un programma d'istruzione, di ricerca e d'innovazione a medio e lungo termine (da 10 a 15 anni). La prima comunità della conoscenza dovrebbe essere identificata entro il 2009. Varie soluzioni verranno adottate per reclutare il personale dell'IET (impiego diretto; distaccamento, doppia appartenenza, congedo sabbatico ). L 'IET avrà bisogno di "un importante finanziamento pubblico per la sua applicazione" per poi "attirare più capitali privati nel corso del suo sviluppo". La comunicazione incoraggia inoltre l'IET a creare una fondazione per attirare capitali privati.

La Commissione proseguirà le sue consultazioni su questioni come le modalità di attribuzione di diplomi dell'IET o le ripercussioni finanziarie del progetto. Ha intrapreso inoltre un'analisi dettagliata dell'incidenza della proposta e dovrebbe proporre uno strumento giuridico che istituirebbe l'IET in autunno.

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  03 - 06 LUGLIO 2006

 

 

 

 

IL PARLAMENTO RENDE OMAGGIO A STACY E NATHALIE

 

Appena entrato in Aula, il Presidente JOSEP BORRELL, in piedi, ricordando che sono passati solo 10 anni dal caso Dutroux, ha voluto unirsi al dolore delle famiglie delle due bambine, Stacy e Nathalie, uccise recentemente in Belgio.  Il Presidente ha quindi affermato che questo ulteriore caso di violenza nei confronti di bambini non rappresenta un caso individuale di cronaca, ma è «un fatto di società» che non può lasciare indifferenti poiché, con le bambine, si è ucciso lo stesso «concetto di innocenza». La politica, ha aggiunto, deve essere utilizzata per prevenire questi fatti, aiutare le famiglie e far sì che non si dimentichi. Dopo aver anche ricordato le numerose vittime di un incidente ferroviario verificatesi a Valencia, il Presidente ha chiesto all'Aula di osservare un minuto di silenzio.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0236/2006 - Risoluzione legislativa sul progetto di decisione del Consiglio che modifica la decisione 1999/468/CE recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione

-       Doc. A6-0237/2006 - Decisione sulla conclusione di un accordo interistituzionale sotto forma di dichiarazione comune inerente alla proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione 1999/468/CE recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (nuova procedura di regolamentazione con controllo)

 

 

 

 

 

PROGRAMMA DELLA PRESIDENZA FINLANDESE

 

Dichiarazione del Consiglio - Presentazione del programma della Presidenza finlandese

Dibattito: 5.7.2006

 

Il Primo Ministro finlandese ha illustrato all'Aula le priorità della sua Presidenza per i prossimi sei mesi: la legittimità dell'UE, la trasparenza e l'efficienza dell'azione europea, la Costituzione, la competitività, il ruolo di attore globale e le questioni legate allo Spazio di sicurezza e giustizia.

 

Intervento in nome del Consiglio

Matti Vanhanen ha sostenuto che l'Europa deve iniziare a pensare al suo ruolo nel mondo globalizzato poichè, per salvaguardare il futuro, occorrono azioni concrete sin da ora. Nonostante le critiche, ha aggiunto, l'Unione ha dimostrato che è capace di agire come nel caso delle prospettive finanziarie o con i progressi realizzati sulla direttiva servizi. L'indebolimento della legittimità dell'UE, ha spiegato, è dovuto alla scarsa conoscenza dei cittadini su cosa l'Europa fa per loro. Tuttavia, è anche necessario che l'Unione migliori il suo modo di funzionare per offrire risultati che influiscono sulla vita dei cittadini al fine di rafforzare la sua legittimità ai loro occhi.

Il Primo Ministro ha quindi sottolineato l'importanza di dotare l'azione dell'Unione di maggiore efficienza e trasparenza. Occorre quindi che l'Europa agisca subito, sulla base degli attuali trattati, per dimostrare che è in grado di ottenere risultati concreti sulla vita dei cittadini e non si occupa solo di questioni istituzionali. Si tratta, più precisamente, di fornire quel valore aggiunto che i singoli Stati non sono in grado di garantire. In merito alla trasparenza, ha assicurato che la sua Presidenza darà piena attuazione alla decisione del Consiglio europeo in merito all'apertura al pubblico delle riunioni ministeriali. Ha poi riaffermato l'impegno riguardo al miglioramento della legislazione UE, nel rispetto dei principi della proporzionalità e della sussidiarietà ed ha quindi sostenuto la necessità di nuove norme e l'attualizzazione di quelle esistenti.

In merito al futuro dell'UE, il Presidente del Consiglio ha sostenuto l'approccio del doppio binario che prevede l'avvio delle riforme in base ai trattati esistenti. Ma la Finlandia avvierà anche delle consultazioni con gli Stati membri e le Istituzioni sul futuro del Trattato che formeranno la base della relazione che dovrà essere presentata nel corso della Presidenza tedesca. Si è quindi detto convinto che l'Europa ampliata ha bisogno del trattato costituzionale e ha ricordato che il suo Paese lo ratificherà in autunno. Riguardo all'allargamento, appunto, si è detto felice che la "capacità di assorbimento" dell'UE non sia stata elevata a criterio di adesione. L'allargamento, ha spiegato, è una storia di successi, «la risposta strategica dell'Europa alle sfide mondiali» da cui hanno tratto beneficio sia i vecchi sia i nuovi Stati membri. Ha poi notato che è nel corso di questa Presidenza che sarà decisa la data di adesione di Bulgaria e Romania, mentre continueranno i negoziati con Turchia e Croazia. Ma la Finlandia sosterrà anche le aspirazioni dei Balcani Occidentali.

Per il Primo Ministro, la competitività dell'Europa è una questione fondamentale nel quadro della globalizzazione. La Finlandia cercherà quindi di ottenere risultati sul Settimo Programma quadro di ricerca, sulla legislazione riguardo ai prodotti chimici (REACH), sulla direttiva servizi, sulla direttiva sull'orario di lavoro e sulle tariffe del roaming. Sarà organizzato un Vertice dedicato all'innovazione e dovranno essere continuati gli sforzi per completare il mercato unico. Sulla questione energetica, ha ricordato che il Presidente Putin sarà invitato a una cena di lavoro con i leader europei ed ha sostenuto la necessità di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e di definire linee guida comuni e una politica coerente sugli aspetti esterni della questione energetica. Ma la competitività, ha precisato, non deve essere perseguita a tutti i costi, vi deve essere un equilibrio tra le riforme, la sicurezza sociale e la sostenibilità ambientale.

L'Unione deve diventare un attore globale. In tale contesto, la Presidenza intende rafforzare il ruolo dell'UE e rendere le sue azioni maggiormente coerenti. Sarà poi necessario sviluppare la gestione europea delle crisi e migliorare il coordinamento civile e militare. Ha inoltre sottolineato l'importanza della cooperazione con la Russia, non solo in campo energetico. In materia di Giustizia e Affari Interni, ha ribadito che i cittadini si aspettano azioni concrete dell'Unione nella lotta contro il crimine internazionale, il traffico di esseri umani e il terrorismo. In proposito, ha sostenuto che l'azione europea potrà diventare più efficiente se gli Stati membri si accorderanno per statuire in questo campo con il metodo comunitario e votando a maggioranza qualificata. Il rafforzamento dei controlli alle frontiere, ha spiegato, è solo parte della soluzione, poiché è anche importante rafforzare la cooperazione con i paesi d'origine e di transito.

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito dichiarando che «il mondo sta vivendo la febbre del calcio», sottolineando che «l'Europa ha già vinto» visto che «le quattro migliori squadre vengono dall'Unione europea». I calciatori ci hanno insegnato che la competizione corretta è una cosa bellissima, ha proseguito, e in Europa e nel mondo «dovremmo avere questo fair play». Se questa è la base, «noi avremo successo».

Il leader popolare ha poi riproposto l'idea di costituire un gruppo di lavoro composto da rappresentanti del Consiglio, della Commissione e del Parlamento che, sin da ora, prepari la dichiarazione congiunta che sarà adottata in occasione del Vertice straordinario di Berlino che commemorerà il 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma. In merito alle relazioni con la Russia, ha invece sottolineato che occorre che tale Paese rappresenti un partner dell'UE forte, «possibilmente democratico» e che rispetti i diritti umani, poiché «la politica delle pacche sulle spalle non è necessariamente la migliore».

 

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, latine loquimur in Europa. Parliamo latino in Europa. Come cittadino romano e come cittadino europeo, ringrazio la Finlandia per aver deciso di inaugurare questo semestre di presidenza dell'Unione anche in lingua latina.

Ma il mio non è solo un ringraziamento formale. La scelta ha un profondo significato: la civiltà romana, erede di quella greca, ha rappresentato il primo, fondamentale elemento di unificazione dell'Europa. La lingua latina, le grandi infrastrutture, il diritto, l'immenso mercato interno e, infine, la pax augusta sono state le fondamenta nelle quali ha affondato le sue radici il cristianesimo, vero ponte tra l'Europa dell'ovest e l'Europa dell'est.

Un importante archeologo e scrittore europeo, Valerio Massimo Manfredi, ha scritto: "Roma era soprattutto un grande ideale". Parafrasando quelle parole potremmo dire: "l'Europa è soprattutto un grande ideale". Non possiamo rinunciare a far vivere questo grande ideale, dando all'Europa una legge fondamentale che le permetta di dare a 450 milioni di cittadini le risposte ai problemi che più li preoccupano: l'immigrazione, la sicurezza, la competitività con i paesi emergenti, la questione energetica, la determinazione dei confini, la creazione di posti di lavoro.

Il Presidente avrà il nostro sostegno. La Finlandia ha l'importante compito di preparare, proseguendo il lavoro svolto dall'Austria, il prossimo semestre a guida tedesca, che sarà determinante per dar vita finalmente al Trattato costituzionale di cui l'Europa ha bisogno per stare più vicina ai cittadini.

A Roma celebreremo il cinquantesimo anniversario dei Trattati. Facciamo in modo che, come coloro che, nell'antichità, divenendo cittadini romani si sentivano orgogliosi e sicuri delle garanzie che ottenevano dalle Istituzioni, anche domani chi sarà cittadino europeo, da qualunque parte del mondo arrivi, si senta sicuro e orgoglioso di vivere in uno spazio dove sono garantiti e difesi i diritti della persona, la pace, la sicurezza e la libertà. Soltanto allora avremo vinto la nostra sfida e il grande ideale sarà divenuto realtà."

 

 

 

 

 

 

 

 

PER IL PARLAMENTO, IN TALUNI CASI, LA CIA È STATA «DIRETTAMENTE RESPONSABILE» DI ATTIVITÀ ILLEGALI IN EUROPA

Doc. A6-0213/2006

 

Progetto di relazione intermedia sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 5.7.2006 - Votazione: 6.7.2006

 

La CIA, in taluni casi, è stata direttamente responsabile «dell'arresto, dell'espulsione, del rapimento e della detenzione illegali di persone sospettate di terrorismo» in Europa. E' quanto sostiene una relazione intermedia approvata dal Parlamento che critica anche il coinvolgimento e la complicità di alcuni Stati membri. I deputati hanno dato il via libera al prolungamento di sei mesi dei lavori della commissione. La relazione ha ottenuto 389 voti favorevoli, 137 contrari e 55 astensioni.

 

La lotta contro il terrorismo non potrà essere vinta «sacrificando gli stessi principi che il terrorismo tenta di distruggere» e «la tutela dei diritti fondamentali non deve mai essere compromessa». E' quanto afferma il Parlamento europeo nella relazione intermedia sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone. I deputati sostengono inoltre che «il terrorismo va combattuto con mezzi legali e deve essere sconfitto nel rispetto del diritto internazionale e delle normative interne» e con «un atteggiamento responsabile da parte dei governi e dell'opinione pubblica».

Nonostante l'assenza di qualsiasi potere investigativo paragiudiziario e «dinanzi alla segretezza opposta dalle autorità nazionali circa le presunte attività dei servizi di intelligence», la commissione temporanea afferma di aver raccolto «informazioni attendibili stando alle quali sul territorio europeo si sono svolte pratiche illegali che hanno interessato cittadini e residenti europei». I lavori finora realizzati, d'altra parte, dimostrano anche «la necessità di eseguire altre verifiche e di raccogliere elementi complementari di informazione».

 

Attività della CIA in Europa

Sulla base delle prove presentate alla commissione temporanea, i deputati si dicono indotti a credere che, «in taluni casi», la CIA o altri servizi degli Stati Uniti «sono stati direttamente responsabili dell'arresto, dell'espulsione, del rapimento e della detenzione illegali di persone sospettate di terrorismo nel territorio degli Stati membri e di paesi in via di adesione e candidati all'adesione, nonché della consegna speciale di persone, tra cui anche cittadini o residenti europei». Nel ribadire quindi che tali atti «sono in contrasto con i principi del diritto internazionale e configurano una grossolana violazione dei diritti umani fondamentali», esprimono preoccupazione per il fatto che, dopo l'11 settembre 2001 e nel quadro dell'indispensabile lotta contro il terrorismo, «i diritti umani fondamentali sono stati oggetto, a varie riprese, di gravi e inammissibili violazioni».

Nel deplorare che gli accordi di intesa tra gli USA e i paesi europei non siano stati messi a disposizione della commissione temporanea, il Parlamento condanna la prassi delle consegne speciali che, spiegano i deputati, «fanno sì che i sospetti non siano sottoposti a processo, bensì siano trasferiti verso paesi terzi per esservi interrogati, eventualmente torturati e detenuti in strutture controllate dagli Stati Uniti o dalle autorità locali». Inoltre, ritengono «inammissibili» le prassi di taluni governi volte a limitare la proprie responsabilità «chiedendo assicurazioni diplomatiche da paesi nei cui confronti sussistono forti motivi per presumere che pratichino la tortura». Nella misura in cui richiedono un’eccezione alla norma, secondo i deputati, tali assicurazioni diplomatiche costituiscono «un tacito riconoscimento dell'esistenza di pratiche di tortura in paesi terzi». 

Il Parlamento esprime poi «profonda preoccupazione» per il fatto che tutti i lavori finora svolti dalla commissione temporanea sembrano indicare che lo spazio aereo e gli aeroporti europei sono stati utilizzati per il trasferimento illegale di persone sospettate di terrorismo sotto custodia della CIA e dell’esercito statunitense o di altri paesi (tra cui l'Egitto, la Giordania, la Siria e l'Afghanistan) «che usano sovente la tortura negli interrogatori, come riconosciuto dallo stesso governo statunitense». D'altra parte, accoglie con favore la reazione del Congresso statunitense, che ha applicato l'emendamento McCain concepito per assicurare ai presunti terroristi una protezione migliore da trattamenti illegali da parte di agenzie statali.

Per i deputati, «il numero elevato» di voli di aeromobili posseduti o noleggiati dalla CIA utilizzando lo spazio aereo e gli aeroporti europei costituisce una violazione della Convenzione di Chicago che impone l'obbligo di ottenere un'autorizzazione in materia di voli di Stato. Deplorano poi che nessun paese europeo abbia adottato procedure volte a verificare se gli aeromobili civili «non servissero a fini incompatibili con le norme internazionalmente riconosciute in materia di diritti umani». D'altra parte, considerano assolutamente insufficiente la legislazione europea in materia di cielo unico europeo, di utilizzazione, controllo e gestione degli spazi aerei nazionali, di utilizzo degli aeroporti degli Stati membri e dei vettori europei e sottolineano la necessità di fissare nuove regole nazionali, europee e internazionali.

Facendo proprio un emendamento proposto dal PPE/DE, inoltre, il Parlamento osserva che i lavori della commissione temporanea «non hanno finora fornito prove che dimostrino l'esistenza di prigioni segrete nell'UE». Tuttavia, ritiene che nei mesi futuri i lavori della commissione temporanea debbano concentrarsi maggiormente su tale tema.

 

Il ruolo dei governi europei, il caso Abu Omar

Sulla base delle testimonianze e dei documenti finora raccolti, il Parlamento «ritiene inverosimile» che taluni governi europei «non fossero a conoscenza delle attività legate alle consegne speciali svolte nel proprio territorio». In particolare, i deputati ritengono «del tutto inverosimile» che «diverse centinaia di voli» attraverso lo spazio aereo di vari Stati membri e altrettanti movimenti in arrivo o in partenza da aeroporti europei «possano essere stati effettuati senza che i servizi preposti alla sicurezza né i servizi di intelligence ne abbiano avuto cognizione e senza che i responsabili di tali servizi siano stati quanto meno interrogati sui rapporti fra tali voli e la pratica delle consegne speciali». Questa considerazione, è spiegato, sarebbe suffragata dal fatto che personalità di primo piano dell’amministrazione USA «hanno sempre affermato di aver proceduto senza aver violato la sovranità nazionale dei paesi europei». Adottando un emendamento proposto dal PPE/DE, d'altra parte, il Parlamento prende atto dei contributi del coordinatore UE per la lotta al terrorismo e dell'Alto rappresentante per la PESC, «i quali hanno entrambi dichiarato di non essere a conoscenza di violazioni del diritto nazionale, internazionale o europeo da parte degli Stati membri che cooperano con la CIA, aggiungendo che, ai sensi del diritto comunitario, non sono autorizzati a chiedere agli Stati membri informazioni al riguardo».

La relazione ritiene ugualmente inverosimile, visto quanto emerso dalle inchieste giudiziarie, dalle testimonianze e dalla documentazione esaminata, che il rapimento del cittadino egiziano Abu Omar, avvenuto a Milano il 17 febbraio 2003 ad opera di agenti della CIA, trasportato prima ad Aviano e poi a Ramstein, «possa essere stato organizzato ed eseguito senza alcuna comunicazione previa alle autorità governative o ai servizi di sicurezza italiani». Con 291 voti favorevoli, 283 contrari e 13 astensioni, inoltre, il Parlamento ha adottato un emendamento proposto dalla GUE/NGL che invita il governo italiano, ove si presumano modificate le condizioni che hanno determinato la precedente decisione, a chiedere l'estradizione dei ventidue agenti della CIA coinvolti nel rapimento di Abu Omar, «al fine di agevolare il procedimento giudiziario in corso e contribuire all'accertamento della verità».

Nel condannare poi altri casi simili verificatesi in Europa, il Parlamento evidenzia la necessità di un maggior controllo democratico e giudiziario delle misure anti-terrorismo dell’UE. Chiede quindi che il gruppo di lavoro del Consiglio sulla lotta al terrorismo tratti sistematicamente la questione della protezione dei diritti umani durante le sue riunioni e pubblichi una relazione annuale in materia e invitano la futura Agenzia per i diritti fondamentali a prestare particolare attenzione ai casi che implicano l’estradizione di presunti sospettati di terrorismo da Stati membri a paesi terzi.

 

Cooperazione tra i servizi segreti

Il Parlamento deplora il fatto che le regole concernenti le attività dei servizi segreti «siano apparentemente inadeguate» in diversi Stati membri e ciò, per i deputati, «rende necessario istituire controlli migliori, in particolare per quanto riguarda le attività dei servizi segreti stranieri nel proprio territorio, comprese le basi militari straniere». A suo parere, inoltre, occorre adottare norme in materia di cooperazione a livello dell'Unione europea. In proposito, pur dicendosi consapevoli dell'importanza di una stretta cooperazione fra i servizi di intelligence degli Stati membri e quelli degli Stati alleati, sottolineano «che tale cooperazione non deve essere confusa con l'abbandono della sovranità sul territorio e lo spazio aereo europei».

Sottolineando poi la diversità di approccio fra i modelli giuridici americano e europeo su tali tematiche, il Parlamento riconosce tuttavia che il terrorismo internazionale rappresenta una delle minacce principali per la sicurezza e la stabilità dell'UE, nonché per l'intera comunità internazionale, e che essa può essere combattuta unicamente con mezzi legali, in stretta cooperazione con gli Stati Uniti.

 

La difesa dei diritti umani è un dovere

Il Parlamento rammenta agli Stati membri che hanno l'obbligo di accertare formalmente se il proprio territorio o spazio aereo siano stati utilizzati per violazioni dei diritti umani commesse da essi stessi o da Stati terzi con la loro necessaria cooperazione diretta o indiretta, e di adottare ogni misura legislativa atta ad evitare che tali violazioni abbiano a ripetersi. Sottolinea inoltre che la proibizione della tortura e di un trattamento crudele, inumano e degradante «è assoluta e senza eccezioni», indipendentemente dal fatto che si tratti di stato di guerra o di minaccia di guerra, di instabilità politica interna o di altri stati di emergenza. Ricorda poi che i casi di detenzioni segrete, di rapimenti e di consegne speciali costituiscono violazioni dei diritti fondamentali in virtù del diritto internazionale, soprattutto nella misura in cui tali atti sono sinonimo di tortura o di trattamenti inumani e degradanti.

In proposito, i deputati sottolineano che le informazioni o le confessioni estorte sotto tortura o mediante un trattamento crudele, disumano e degradante, «non possono in nessun caso essere considerate prove valide» e giudicano con grande scetticismo l'attendibilità delle confessioni ottenute con la tortura e il loro presunto contribuito alla prevenzione e alla repressione del terrorismo. Chiedono quindi fermamente agli Stati membri, ai paesi in via di adesione e ai paesi candidati di rispettare rigorosamente la convenzione dell'ONU contro la tortura, e segnatamente il principio del non respingimento, secondo cui "Nessuno Stato Parte espelle, respinge né estrada una persona verso un altro Stato qualora vi siano serie ragioni di credere che in tale Stato essa rischia di essere sottoposta a tortura". Inoltre, invitano gli Stati membri ad evitare ogni ricorso a garanzie diplomatiche contro la tortura.

Il Parlamento, inoltre, rileva la necessità urgente di pervenire a una interdizione chiara, in termini di diritto internazionale, delle "consegne speciali" e chiede alle istituzioni europee di adottare una posizione comune in materia e di affrontare la problematica con i paesi terzi interessati. Invita poi gli Stati membri a prendere una posizione più decisa in merito alla chiusura del centro di detenzione di Guantanamo Bay. Occorre anche assumere un ruolo proattivo nel trovare una soluzione per i detenuti contro cui non sarà intentato alcun procedimento giudiziario e che non possono tornare nel loro paese d'origine o di residenza perché sono diventati apolidi o perché vi sarebbero sottoposti a tortura o ad altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti. Infine, gli Stati membri sono esortati a fornire a tutti i cittadini europei e a tutti coloro che hanno risieduto nell'UE e che sono attualmente detenuti a Guantanamo «tutto il sostegno e l'assistenza necessari, in particolare in campo legale».

 

Futuri lavori della commissione temporanea

Il Parlamento rileva la necessità di proseguire i lavori della commissione temporanea e approfondire la valutazione degli episodi corrispondenti al fine di verificare l'esistenza di una violazione, da parte di uno o più Stati membri, dell'articolo 6 del trattato sull'Unione europea che impone il rispetto dei diritti umani. I deputati sottolineano inoltre l'opportunità di estendere le indagini ad episodi e a paesi non citati espressamente nella relazione e propongono che la commissione temporanea prosegua i suoi lavori per la durata restante del mandato regolamentare di dodici mesi, fatto salvo un eventuale prolungamento.

Per i deputati, infine, la commissione temporanea, al termine dei propri lavori, dovrà suggerire anche i principi da adottare in merito alla necessità di disposizioni di monitoraggio interno dell'UE per garantire che gli Stati membri rispettino i loro obblighi in materia di diritti umani. Ma anche riguardo a nuove norme sullo scambio di informazioni tra i servizi di intelligence, agli accordi con paesi terzi e con organizzazioni internazionali impegnate nella lotta al terrorismo e agli accordi conclusi con i paesi terzi nel quadro della politica europea di vicinato.

 

Intervento in nome del Consiglio

Paula Lehtomäki ha sottolineato l'importanza della relazione interinale, soprattutto in considerazione del ruolo e del potere di iniziativa del Parlamento europeo. Il rispetto dei diritti fondamentali e la lotta al terrorismo, ha aggiunto, non possono essere in contraddizione e occorre conformarsi al diritto internazionale.  Ha poi precisato che il Trattato non riconosce competenze all'UE in questo settore, tuttavia il Consiglio non è rimasto passivo.

Al riguardo ha citato le diverse discussioni tenutesi tra i ministri degli affari esteri dell'Unione e il dialogo con gli USA, avviato già sotto Presidenza britannica e proseguito fino al Vertice di Vienna. Al riguardo, il Ministro ha ricordato l'invito rivolto agli USA a fornire le informazioni al Consiglio d'Europa e a chiudere Guantanamo. Ha quindi concluso sostenendo che la Presidenza sarà artefice della difesa dei diritti umani.

 

Intervento in nome della Commissione

Alla vigilia dell'anniversario dell'attacco terroristico a Londra, ha esordito Franco Frattini, la lotta al terrorismo «deve restare l'obiettivo principale della strategia europea di sicurezza» e, questa, «è la buona occasione per ricordarlo» affermando in modo chiaro «che il rispetto dei diritti fondamentali di ciascun essere umano è l'altro elemento che si deve inserire nella strategia europea di sicurezza». E' evidente, ha aggiunto, che quando attentiamo o riduciamo le garanzie di libertà e i diritti fondamentali delle persone, «rischiamo involontariamente di offrire un argomento alla propaganda proprio dei terroristi che dobbiamo combattere». E' quindi necessario ricercare la verità, che sia «una verità storica, una verità giudiziaria e una ricerca di responsabilità».

Ha quindi ricordato che la Commissione europea ha contribuito a questa ricerca con convinzione, aiutando e sostenendo con forza dal primo giorno la richiesta della commissione temporanea di ottenere i dati di Eurocontrol che, secondo quanto risulta dal rapporto, «sono stati uno degli elementi più importanti per individuare alcuni fatti». Inoltre, sempre con convinzione, il vicepresidente ha sostenuto le richieste della commissione temporanea del Parlamento di avere accesso alle fotografie satellitari dell'Agenzia europea e «per ben tre» volte ha ricordato ai ministri degli interni dei paesi membri l'importanza di collaborare con la commissione temporanea del Parlamento e di sviluppare delle indagini e degli accertamenti nazionali nei paesi dove questo non era ancora accaduto.

Prendendo atto e condividendo l'idea che la commissione temporanea del Parlamento non ritiene di essere una sorta di super tribunale europeo, ha però sottolineato che gli elementi indicati nella relazione sono «uno strumento utile e saranno valutati molto approfonditamente». Alcuni, ha spigato, sono già stati valutati perché erano già noti a molte autorità giudiziarie nazionali che stanno indagando ma, ha aggiunto, queste stesse autorità nazionali, anche alla luce dei dati della relazione,  potranno e dovranno provvedere a degli accertamenti «con ancora più forza». Lo dovranno fare, ha precisato, garantendo il diritto a un processo. L'esito che tutti si augurano, ha affermato, è «ottenere finalmente una verità piena e soddisfacente su queste accuse» ed è quindi importante attendere con fiducia le decisioni che i giudici dei paesi membri prenderanno.

In merito alle prospettive future, il Vicepresidente ha affermato che una riforma dei servizi segreti appartiene alla competenza nazionale ma ciò potrebbe essere oggetto di una riflessione più ampia per vedere, ad esempio, se le regole di trasparenza possono essere migliorate a livello di Stati nazionali, oppure se il coordinamento dell'attività dei servizi in ciascuno Stato membro non debba vedere una responsabilità più diretta dei capi dei governi dei rispettivi paesi. Ma anche se non ci debba essere una sorta di controllo parlamentare nazionale sulle risorse finanziarie dei servizi segreti, «perché tutti sanno che se si controllano le risorse finanziarie c'è un modo importante di incidere sull'attività funzionale». Infine, riguardo alla necessità rilevata dalla relazione di definire nuove regole sull'aviazione civile non commerciale anche con aerei civili, quella definizione di aereo di Stato o impiegato per attività di Stato, il commissario ha anticipato che l'Esecutivo è pronto a sviluppare una riflessione insieme alla commissione temporanea nel prossimo periodo di lavoro.

 

Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo PPE-DE, JAS GAWRONSKI (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo sperato che l'onorevole Fava non menzionasse il caso italiano di oggi, ma, visto che lo ha fatto, vorrei dirgli, come membro italiano del Parlamento, e non come coordinatore del PPE, che, oggi, Osama Bin Laden è felice perché, nel mio paese, invece di arrestare i terroristi, ci si concentra sull'arrestare coloro che danno la caccia ai terroristi.

Per quanto riguarda la relazione, credo, signor Presidente, che non basta che il relatore affermi di poter accettare alcuni dei nostri emendamenti. Si tratta di una relazione estremamente tendenziosa, che prende in considerazione solo punti di vista critici degli Stati Uniti. Due esempi: fino ad oggi hanno rifiutato di inserire nella relazione due dichiarazioni di Solana e di de Vries perché i due hanno detto cose non di loro gradimento, che non soddisfano la Sinistra e hanno affermato di non essere consapevoli di alcuna violazione della legge da parte degli Stati membri dell'Europa nella cooperazione con la CIA. Adesso, come grande concessione, sembra che vogliano accettarlo.

Essi rifiutano tuttavia di accettare anche un'altra dichiarazione perché va contro quella cosiddetta verità che cercano di imporci, si tratta della dichiarazione di un esperto di Human Rights Watch che, come si sa, non è certo un'organizzazione favorevole all'Amministrazione Bush, che ha detto alla nostra commissione: "noi abbiamo sospetti, ma non abbiamo prove". Sappiamo tutti che gli americani hanno commesso degli errori, per i quali dobbiamo criticarli e anche condannarli, ma, se hanno commesso degli errori, è perché fanno qualche cosa.

Avrei gradito vedere in questa relazione un riconoscimento del fatto che, se oggi siamo qui riuniti a parlare del problema CIA, è grazie alla stampa americana, al Congresso americano e al popolo americano, e non grazie a loro. Di ciò non vi è alcuna traccia nel rapporto.

Per tutte queste ragioni rimaniamo decisamente critici di questa relazione e anche molto delusi."

 

Nel dibattito è intervenuto, inoltre, ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione che stiamo discutendo ha l'importante obiettivo di accertare responsabilità di singoli o di organizzazioni per eventuali reati commessi in violazione dei diritti umani.

Tuttavia questa relazione non può e non deve trasformarsi in un atto di accusa strumentale contro gli Stati Uniti ed altri paesi impegnati in prima linea nella lotta contro il terrorismo. Il fine politico non può mai distorcere la verità in spregio dei principi del diritto.

Per quanto riguarda le vicende che riguardano l'Italia, mi preme sottolineare alcuni punti. In primo luogo, il governo italiano e l'organizzazione dei servizi di sicurezza si sono sempre dichiarati, in tutte le sedi parlamentari, totalmente estranei alle vicende che riguardano la cattura di Abu Omar e nessuno fino ad oggi è stato in grado di dimostrare il contrario. Desidero inoltre esprimere la mia solidarietà all'onorevole Frattini, attaccato dall'onorevole Catania: eventuali responsabilità personali non possono coinvolgere le Istituzioni.

In secondo luogo, lunedì scorso Abu Omar è stato arrestato ancora una volta al Cairo perché pericoloso per la sicurezza dello Stato egiziano.

In terzo luogo, la moschea milanese di viale Jenner, nota anche fuori d'Italia perché coinvolta in inchieste sul terrorismo, si è oggi compiaciuta per l'arresto dei due rappresentanti del servizio segreto militare. Mi stupisce anche il garantismo a senso unico ostentato in questa vicenda dal relatore, che confonde, in contraddizione con la cultura giuridica europea, l'arresto con la condanna, confusione che non ha mai manifestato, invece, nei confronti di Abu Omar.

In quarto luogo, il magistrato che ha arrestato i due dirigenti del Sismi, ha contemporaneamente ordinato una perquisizione nella sede di un quotidiano e nelle abitazioni di due giornalisti che si erano occupati del caso Abu Omar. Si tratta di una palese violazione della libertà di stampa, soprattutto perché l'azione è stata compiuta in direzione di un giornale fortemente critico nei confronti del governo ed impegnato nella lotta contro il terrorismo.

In conclusione, è bene ricordare che durante i cinque anni di governo di centrodestra in Italia non ci sono stati attentati terroristici, anzi, ne sono stati sventati molti. Grazie al sacrificio delle forze dell'ordine, delle forze armate, dei servizi di sicurezza, sono state salvate molte vite umane."

 

Replica della Commissione

Franco Frattini ha confermato che la Commissione europea è pronta a proseguire il lavoro con la commissione temporanea di questo Parlamento. In merito all'attuazione della normativa antiterrorismo da parte degli Stati membri, ha quindi sottolineato che si tratta di un tema centrale su cui si deve lavorare. In proposito ha ricordato che cinque Stati membri dell'Unione europea non hanno ancora trasposto la decisione quadro europea per la lotta al terrorismo e che solo sette Stati su venticinque hanno concluso la ratifica dell'accordo Europa-Stati Uniti sull'estradizione. Un accordo, ha spiegato, che se fosse in vigore «darebbe certamente una chiarezza di quadro legale proprio nella materia del trasferimento dei prigionieri».

Il Vicepresidente ha poi accolto con favore la proposta di un dialogo politico, strutturato con gli Stati Uniti d'America sul tema della lotta al terrorismo e, insieme, della salvaguardia delle libertà. In proposito, ha annunciato che sin dallo scorso mese di febbraio è cominciato un dialogo a livello di esperti. Questo dialogo, ha aggiunto, potrà proseguire. Ha poi affermato che, a suo parere, la sentenza della Corte suprema americana su Guantanamo dimostra che il sistema di controllo legale delle garanzie dei diritti nel sistema democratico americano funziona e che questo «sia una base di conforto per il nostro lavoro comune». Si è poi detto disponibile a un dialogo con il Parlamento sulle linee di ristrutturazione del sistema dell'Intelligence, dei Servizi segreti, «compreso il controllo democratico e parlamentare sui servizi». Ha inoltre affermato che sarà altrettanto utile discutere dell'uso dello spazio aereo per l'aviazione non civile, confermando che vi è una riflessione in corso sulla nozione di aereo di Stato e di volo per missioni istituzionali e di Stato.

In conclusione, ha voluto rispondere ad un attacco personale dell'onorevole Catania, «unico tra cinquantaquattro intervenuti», che ha chiesto «per la quarta volta» un chiarimento sul suo ruolo di ex Ministro degli esteri all'epoca del caso Abu Omar. Sottolineando di aver già risposto varie volte a questa richiesta alla commissione per libertà pubbliche, e notando che ciò forse «potrà forse far guadagnare all'onorevole Catania qualche titolo sui giornali italiani», ha affermato di avere il dovere di ricordare che il governo dell'epoca «ha smentito formalmente la conoscenza del caso Abu Omar e lo ha fatto senza prova contraria». Inoltre, ha precisato che, secondo la legge italiana, che il deputato conosce, il Ministro degli esteri «non solo non può, ma non deve avere conoscenza sull'attività operativa dei Servizi segreti italiani». Questa è un'informazione sulle leggi italiane che l'onorevole Catania conosce ma che molti di voi non conoscono.

 

L'on. JAS GAWRONSKI (PPE/DE-I), dopo le votazioni in aula, è intervenuto nello spazio riservato alle dichiarazioni di voto come segue:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, il rapporto Fava che oggi abbiamo votato, anche se alcuni dei nostri emendamenti sono stati accettati, rimane tendenzioso, fazioso e permeato di pregiudizi nonché teso a sostenere ipotesi non suffragate da alcuna prova.

Si tratta di un testo di parte nei suoi contenuti che differisce perfino dalle posizioni del governo italiano. E' stato lo stesso presidente Romano Prodi, con un comunicato ufficiale a smentire l'on. Fava sulla vicenda Abu Omar. Mentre Fava respingeva un mio emendamento che sosteneva che non ci fossero prove sul coinvolgimento del governo e dell'intelligence italiana, Palazzo Chigi ieri sera confermava la propria fiducia ai nostri servizi segreti.

L'atteggiamento di Fava dimostra quanta malafede esista nella sinistra italiana che non vuole rinunciare a un obsoleto antiamericanismo e all'uso delle Istituzioni europee per attaccare gli avversari."

 

 

CASO SWIFT, FERMO NO A VIOLAZIONI DELLE PRIVACY IN EUROPA

Docc. B6-0386, 0391, 0393, 0395/2006

 

Proposta di risoluzione comune sull'intercettazione da parte dei servizi segreti americani dei dati concernenti i bonifici bancari effettuati attraverso il sistema SWIFT

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 5.7.2006 - Votazione: 6.7.2006

 

Il Parlamento ribadisce la propria determinazione a combattere il terrorismo, ma si oppone fermamente alle operazioni segrete nell'UE che si ripercuotono sulla privacy dei cittadini europei. Chiede quindi a Commissione, Consiglio e, soprattutto, alla BCE di spiegare in modo esaustivo in che misura erano a conoscenza dell'accordo segreto tra la SWIFT e il governo USA. Occorre infine esaminare quali misure è opportuno adottare per evitare il ripetersi di simili gravi violazioni della privacy.

 

Con 302 voti favorevoli, 219 contrari e 22 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune con la quale ribadisce la propria determinazione a combattere il terrorismo e si dice convinto della necessità di trovare un giusto equilibrio tra le misure di sicurezza e la tutela delle libertà civili e dei diritti fondamentali. Nell'esprimere «una seria preoccupazione per l'attuale situazione di deterioramento del rispetto della privacy e della protezione dei dati», si oppone quindi fermamente «a qualsiasi tipo di operazione segreta sul territorio dell'Unione europea che si ripercuota sulla privacy dei cittadini europei». Esorta quindi gli Stati Uniti e i loro servizi di intelligence e di sicurezza «ad agire in uno spirito di fattiva collaborazione» e a notificare ai loro alleati le operazioni di sicurezza che intendono condurre sul territorio dell'Unione europea.

Le informazioni registrate dalla SWIFT alle quali le autorità statunitensi hanno avuto accesso, notano i deputati, riguardano centinaia di migliaia di cittadini dell'Unione europea e le banche europee ricorrono al suo sistema di messaggistica per i trasferimenti interbancari di fondi a livello mondiale. Pongono poi l'accento sul fatto che l'accesso ai dati gestiti da SWIFT permette non solo di individuare le transazioni connesse ad attività illecite, bensì anche informazioni concernenti le attività economiche delle persone e dei paesi interessati, «cosa che potrebbe tradursi in forme di spionaggio economico ed industriale su vasta scala». Al riguardo, i deputati si dicono profondamente preoccupati per il fatto che operazioni di questo tipo avvengono senza che ne siano stati informati i cittadini europei e i loro rappresentanti parlamentari.

Il Parlamento sottolinea infatti che nell'Unione europea vale il principio della preminenza del diritto e che qualsiasi trasferimento di dati personali verso paesi terzi è soggetto alla legislazione nazionale e comunitaria sulla protezione dei dati. In forza a tali norme, ogni trasferimento deve essere autorizzato da un'autorità giudiziaria e qualsiasi deroga a tale principio deve essere proporzionata e fondata sulla legge o su un accordo internazionale. Sollecita quindi la Commissione, il Consiglio e la Banca centrale europea a spiegare in modo esaustivo «in che misura erano a conoscenza dell'accordo segreto tra la SWIFT e il governo degli Stati Uniti».

La risoluzione   chiede alla sua commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, unitamente alla commissione economica e monetaria, di organizzare quanto prima una audizione comune con la partecipazione della Banca centrale europea, la Commissione, il Consiglio, il Garante europeo della protezione dei dati e altri organismi pubblici e privati che siano stati coinvolti in questo caso «affinché possano rivelare eventuali informazioni in loro possesso». A tale riguardo chiede anche di chiarire il ruolo e il funzionamento della Banca centrale europea e invita il Garante europeo della protezione dei dati a verificare quanto prima se la BCE era tenuta a reagire a un'eventuale violazione della protezione dei dati di cui fosse venuta a conoscenza. Il Parlamento invita inoltre gli Stati membri a garantire e verificare che non vi sia alcuna lacuna giuridica a livello nazionale e se la legislazione comunitaria sulla protezione dei dati copre anche le banche centrali.

Il Consiglio è poi sollecitato ad esaminare con urgenza e adottare la decisione quadro sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, «al fine di garantire che i cittadini europei godano di un elevato e uniforme livello di protezione dei dati sull'intero territorio dell'Unione europea». D'altra parte, i deputati esprimono il loro disappunto per la mancanza di volontà da parte del Consiglio di superare l'attuale situazione legislativa, che vede l'applicazione di due diversi quadri procedurali per la protezione dei diritti fondamentali, a seconda che si tratti del primo o del terzo pilastro.

Al riguardo, ribadiscono pertanto la richiesta di abolire questo duplice quadro mediante l'attivazione della "clausola passerella" prevista dal Trattato UE. La Commissione, invece, dovrebbe procedere a una valutazione di tutti gli atti legislativi adottati dall'Unione europea in materia di lotta al terrorismo dal punto di vista dell'efficacia, della necessità, della proporzionalità e del rispetto dei diritti fondamentali. Commissione e Consiglio, infine, sono esortati a esaminare quali misure sia opportuno adottare per evitare che si ripetano in futuro siffatte gravi violazioni della privacy.

 

 

TRACCIARE I TRASFERIMENTI DI FONDI

PER LOTTARE CONTRO IL TERRORISMO

Doc. A6-0196/2006

 

Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante i dati informativi relativi all’ordinante, da allegare ai trasferimenti di fondi

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 3.7.2006 - Votazione: 6.7.2006

 

Il Parlamento si è pronunciato su una proposta di regolamento tesa a contribuire alla lotta contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo attraverso un sistema che associa l'ordinante a ogni trasferimento di fondi. I deputati approvano l'iniziativa, ma suggeriscono di limitare il controllo ai movimenti di denaro superiori a 1.000 euro. Propongono inoltre norme più restrittive riguardo ai bonifici a favore delle organizzazioni caritative.

 

Il progetto di regolamento ha lo scopo di garantire la tracciabilità di pagamenti e regolamenti in modo da impedire il finanziamento del terrorismo imponendo condizioni di identificazione agli ordinanti e condizioni di verifica ai fornitori di servizi di pagamento. È inteso ad integrare una direttiva recentemente adottata relativa al riciclaggio dei capitali, attuando le raccomandazioni formulate dalla Task Force "Azione finanziaria" dell'UE a seguito degli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti. In attesa della prima lettura del Parlamento, il Consiglio ha approvato un orientamento generale su questa proposta legislativa.

Con 442 voti favorevoli, 130 contrari e 16 astensioni, il Parlamento ha adottato la relazione che, nell'ambito della procedura di codecisione, approva la proposta della Commissione, ma propone una serie di emendamenti. Sostiene infatti che la solidità, l'integrità e la stabilità del sistema di trasferimento di fondi nonché la fiducia nel sistema finanziario nel suo complesso, potrebbero essere «gravemente compromesse» dagli sforzi compiuti dai criminali e dai loro complici per mascherare l'origine dei proventi di attività criminose o per trasferire fondi a scopo di finanziamento del terrorismo. Se non verranno adottate misure di coordinamento a livello della Comunità, aggiungono, i riciclatori di denaro e i finanziatori del terrorismo potrebbero cercare di trarre vantaggio dalla libertà di circolazione dei capitali tipica di uno spazio finanziario integrato. L’azione comunitaria, è quindi precisato, dovrà garantire il recepimento uniforme in tutta l’UE della Raccomandazione speciale VII del Gruppo d’azione finanziaria internazionale e, in particolare, «dovrà evitare discriminazioni tra i pagamenti effettuati all’interno di uno Stato membro ed i pagamenti transfrontalieri tra Stati membri». 

 

Campo d'applicazione

Un emendamento limita l'oggetto del regolamento che deve quindi stabilire «norme riguardanti i dati informativi da allegare ai trasferimenti di fondi, riguardanti i loro ordinanti, nell’intento di prevenire, investigare e scoprire il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo». Non si tratterà, pertanto, anche di «perseguire» tali fenomeni, come proposto dalla Commissione. E' poi chiesto il regolamento non si applichi prima del 1° gennaio 2007.

Con riferimento al testo proposto dal Parlamento, il regolamento si applica «ai trasferimenti di fondi in qualsiasi valuta, inviati o ricevuti da un prestatore di servizi di pagamento residente nella Comunità». Non si applica, invece, ai trasferimenti di fondi effettuati utilizzando carte di credito o di debito, «purché il beneficiario abbia concluso con il prestatore di servizi di pagamento un accordo che consente il pagamento della fornitura di beni e servizi» e nemmeno se ai trasferimenti di fondi è allegato un codice unico d'identificazione, che consente di risalire all'ordinante.

Se uno Stato membro ha deciso di autorizzare la deroga prevista dalla direttiva antiriciclaggio riguardo agli obblighi di adeguata verifica della clientela, il regolamento non viene applicato ai trasferimenti di fondi effettuati con moneta elettronica, tranne nel caso in cui l'importo trattato sia superiore a 1.000 euro. Inoltre, non si applica ai trasferimenti di fondi effettuati tramite telefono cellulare o altri dispositivi digitali o telematici, qualora si tratti di trasferimenti prepagati il cui importo non supera 150 euro e, a determinate condizioni, anche quando si tratta di trasferimenti postpagati. E' anche precisato che il regolamento non si applica ai trasferimenti di fondi per i quali l'ordinante ritira denaro contante dal proprio conto, né a quelli realizzati tramite assegni troncati. Non è nemmeno d'applicazione per i trasferimenti di fondi ad autorità pubbliche a fronte del pagamento di imposte, ammende o altri prelievi né per quelli in cui l'ordinante e il beneficiario sono prestatori di servizi di pagamento che operano per proprio conto.

 

Informazioni da allegare ai trasferimenti e loro verifica

I dati informativi completi relativi all’ordinante consistono nel nome e cognome, indirizzo e numero del conto. L’indirizzo può essere sostituito dalla data e luogo di nascita dell’ordinante, il suo numero d’identificazione come cliente o il suo numero d’identità nazionale. In mancanza del numero di conto dell'ordinante, il prestatore di servizi di pagamento per conto dell'ordinante sarà tenuto a sostituirlo con un codice unico d'identificazione, tale da consentire di far risalire l'operazione al suo ordinante. I prestatori di servizi di pagamento devono provvedere ad allegare ai trasferimenti di fondi i dati informativi completi relativi all’ordinante e conservarli per cinque anni.

Prima di trasferire i fondi, il prestatore di servizi di pagamento che agisce per conto dell’ordinante dovrà procedere alla loro verifica, in base a documenti, dati o informazioni «ottenuti da una fonte affidabile e indipendente». Per evitare di ostacolare prassi efficienti, in linea con gli orientamenti del Consiglio, i deputati operano una distinzione fra i trasferimenti che sono basati su un conto e quelli che non lo sono. Così, nel secondo caso, la verifica va effettuata unicamente se i fondi trasferiti superano i 1.000 euro, oppure se si tratta di operazioni che appaiono collegate tra loro e che superano tale importo. Nel primo caso, invece, non viene imposto nessun obbligo di verifica ma a condizione che siano rispettate le disposizioni della direttiva antiriciclaggio.

Se i prestatori di servizi dell'ordinante e del beneficiario risiedono entrambi nella Comunità, nel caso di trasferimento di fondi tramite un conto, le informazioni che dovranno esservi allegate possono riguardare soltanto il numero di conto dell'ordinante o un codice unico di identificazione che consente di risalire ad esso. Tuttavia, il prestatore di servizi di pagamento che agisce per conto dell'ordinante deve mettere a disposizione di quello che agisce per conto del beneficiario del pagamento, se questi glielo chiede, i dati informativi completi sull'ordinante, entro tre giorni lavorativi dalla data alla quale ha ricevuto tale richiesta. D'altra parte, se il prestatore dei servizi di pagamento che agisce per conto del beneficiario risiede fuori della Comunità, ai trasferimenti di fondi vanno allegati i dati informativi completi relativi all'ordinante.

 

Obblighi del prestatore di servizi che agisce per conto del beneficiario

Il prestatore di servizi di pagamento che agisce per conto del beneficiario dovrà predisporre delle procedure efficaci per constatare l’eventuale mancanza dei dati informativi relativi all’ordinante. Inoltre, se nel ricevere trasferimenti di fondi si rende conto che i dati informativi relativi all'ordinante da allegare a norma del regolamento mancano o sono incompleti, egli dovrà respingere il trasferimento oppure chiedere i dati informativi completi relativi all'ordinante.

D'altra parte, se nell'effettuare trasferimenti di fondi un prestatore di servizi di pagamento omette sistematicamente di allegare i prescritti dati informativi relativi all'ordinante, il prestatore di servizi di pagamento che agisce per conto del beneficiario del pagamento è tenuto a adottare diversi provvedimenti prima di respingere qualsiasi futuro trasferimento di fondi provenienti da quell'operatore o di decidere se o meno limitare o porre fine ai suoi rapporti professionali con lui. In un primo momento, questi provvedimenti possono includere l'emissione di avvisi e la fissazione di scadenze. Tale fatto dovrà anche essere riferito alle autorità responsabili della lotta contro il riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo.

Inoltre, il regolamento prevede che quando le autorità responsabili nello Stato membro nel quale risiedono i prestatori di servizi di pagamento rivolgono loro domande riguardanti i dati informativi relativi all'ordinante allegati ai trasferimenti di fondi e alle loro registrazioni, questi devono fornire «risposte esaurienti e sollecite, in conformità delle regole procedurali previste nel diritto nazionale del rispettivo Stato membro». Il Parlamento precisa, inoltre, che, fatti salvi il diritto penale nazionale e la tutela dei diritti fondamentali, le suddette autorità devono avvalersi di tali dati informativi «unicamente allo scopo di prevenire, investigare e scoprire il riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo».

 

Sanzioni e monitoraggio

Per il Parlamento, gli Stati membri dovranno stabilire norme riguardanti le sanzioni da irrogare, partire dal 15 dicembre 2007, in caso di violazione delle disposizioni del regolamento e adottare tutti i provvedimenti necessari per assicurarne l’applicazione. Tali sanzioni dovranno essere efficaci, proporzionate e dissuasive. Entro il 14 dicembre 2007 andranno quindi notificate alla Commissione le norme al riguardo, indicando le autorità responsabili della loro applicazione. Un emendamento impone poi agli Stati membri di esigere dalle autorità competenti un monitoraggio efficace e l'adozione delle misure necessarie per garantire il rispetto delle disposizioni del regolamento.

 

Deroghe

La Commissione può autorizzare gli Stati membri a concludere con un paese o territorio non facente parte del territorio della Comunità, in base a disposizioni nazionali, accordi che permettano deroghe al regolamento, «allo scopo di consentire che i trasferimenti di fondi tra quel paese o territorio e lo Stato membro interessato siano considerati alla stessa stregua di trasferimenti di fondi all'interno di quello Stato membro». Simili accordi, tuttavia, possono essere autorizzati soltanto se il paese o il territorio in questione è membro di un'unione monetaria con lo Stato membro interessato o rientra nella sua area monetaria ovvero, aggiungono i deputati, «ha firmato una convenzione monetaria con l'Unione europea, rappresentata da uno Stato membro». Inoltre, occorre che i prestatori di servizi di pagamento nel paese o nel territorio interessato partecipino direttamente o indirettamente ai sistemi di pagamento e di regolamento in tale Stato membro. E' infine necessario che il paese o il territorio in questione imponga ai prestatori di servizi di pagamento sottoposti alla sua giurisdizione di applicare le medesime disposizioni stabilite dal regolamento.

 

Trasferimenti a scopo caritativo

Gli Stati membri possono esentare dall'obbligo di allegare i dati informativi i prestatori di servizi di pagamento residenti nel loro territorio, nel caso di trasferimenti di fondi a favore di organizzazioni che svolgono attività a scopo caritativo, religioso, culturale, istruttivo, sociale, scientifico o solidale. I deputati, con un emendamento, precisano che tali organizzazioni devono essere senza fini di lucro. Per beneficiare di tale esenzione, queste organizzazioni, devono essere tenute a riferire a una pubblica autorità o a un organismo di autoregolamentazione riconosciuto dal diritto nazionale che operano su di essi un audit esterno o una vigilanza.  Inoltre, i trasferimenti di fondi non devono superare 150 euro per ogni versamento e devono essere effettuati esclusivamente all'interno del territorio dello Stato membro in questione.

Gli Stati membri che ricorrono a questa possibilità devono informare la Commissione dei provvedimenti da essi adottati per esercitarla. Per i deputati, oltre a ciò, all'Esecutivo deve essere fornito un elenco delle organizzazioni coperte dalla deroga, i nomi delle persone fisiche che esercitano il controllo ultimo sulle organizzazioni e una spiegazione delle modalità di aggiornamento di tale elenco. Tali informazioni, inoltre, devono essere messe a disposizione anche delle autorità responsabili della lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. L'elenco aggiornato delle organizzazioni, aggiungono i deputati, deve poi essere comunicato ai prestatori di servizi di pagamento operanti nello Stato membro interessato.

 

Revisione del regolamento

Il Parlamento chiede che, entro cinque anni dall'entrata in vigore del regolamento, la Commissione presenti una relazione che fornisca «un'esauriente valutazione economica e giuridica» del provvedimento, corredata, se del caso, di una proposta relativa alla sua modifica o abrogazione. La relazione dovrà, più in particolare, prendere in rassegna l'applicazione delle disposizioni relative al campo d'applicazione del regolamento, alla luce delle ulteriori esperienze acquisite circa gli abusi a fini di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo della moneta elettronica.

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. B6-0275/2006 - Risoluzione sulla modifica del Protocollo sui privilegi e sulle immunità

-       Doc. A6-0222/2006 - Risoluzione legislativa europeo sull'iniziativa del Regno dei Paesi Bassi in vista dell'adozione della decisione del Consiglio concernente il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera di polizia in occasione di eventi che richiamano un gran numero di persone provenienti da vari Stati membri e nell'ambito dei quali l'azione di polizia è principalmente diretta al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica e alla prevenzione e repressione dei reati

 

TRASPORTI

 

 

UNA TASSA SUL KEROSENE DEGLI AEREI PER GARANTIRE CIELI PULITI

Doc. A6-0201/2006

 

Relazione sulla riduzione dell'impatto del trasporto aereo sui cambiamenti climatici

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 3.7.2006 - Votazione: 4.7.2006

 

L'aumento del traffico aereo rischia di annullare le riduzioni di emissioni ottenute negli altri settori. Il Parlamento chiede quindi un pacchetto di misure volte a promuovere un trasporto aereo più pulito, come la tassazione del kerosene e la rimozione degli incentivi fiscali al settore. Occorre però tenere conto della situazione delle regioni insulari senza trasporti alternativi. Vanno poi promossi l'uso di biocarburanti e di tecnologie "verdi" e un sistema specifico di scambio di emissioni.

 

Con 439 voti favorevoli, 74 contrari e 102 astensioni, il Parlamento ha adottato la relazione che, per affrontare tutti gli effetti del trasporto aereo sul clima, sostiene la necessità di definire un pacchetto completo di misure (comprendenti strumenti normativi, economici, tecnologici e operativi), applicando il principio "chi inquina paga" e garantendo la piena internalizzazione dei costi. I deputati sottolineano poi che gli strumenti politici prescelti devono avere come obiettivo generale «una riduzione efficace, in termini di costi, dell'impatto del trasporto aereo sui cambiamenti climatici». La scelta di tali strumenti, inoltre, deve essere intesa ad assicurare «la massima riduzione possibile delle emissioni di gas a effetto serra», minimizzando nel contempo le distorsioni della concorrenza tra i vettori aerei dell'UE e quelli extracomunitari e «riducendo la concorrenza sleale tra il settore aereo e gli altri modi di trasporto in seno all'Unione».

A quest'ultimo proposito, il Parlamento sottolinea che le esenzioni fiscali relative al trasporto aereo e altri squilibri «fanno sì che la concorrenza fra il settore aereo e gli altri modi di trasporto sia estremamente sleale». Questo stato di cose «risulta particolarmente oneroso per il settore ferroviario», giacché quest'ultimo è soggetto non solo a tassazione ma anche al sistema UE di scambio delle quote di emissione (ETS), «il che fa lievitare nettamente il costo di questo modo di trasporto ecologico». Nel sottolineare poi la necessità di prendere in considerazione una soluzione equa dei problemi ambientali imputabili al trasporto aereo, il Parlamento incoraggia l'introduzione di oneri che abbiano un ruolo e una portata commisurati al sistema di scambio delle quote d'emissione, «come un primo passo verso la piena internalizzazione dei costi».

Questa distorsione della concorrenza tra i modi di trasporto, aggiungono i deputati, ingenera anche distorsioni della concorrenza tra le regioni turistiche, «a scapito di quelle che sono raggiungibili per lo più in automobile, in pullman o in treno». Al riguardo, facendo proprio un emendamento proposto dal PPE/DE, chiedono che venga accordata una speciale attenzione alla situazione dei territori isolati che dipendono in modo particolare dai servizi di trasporto aereo, nonché alle regioni insulari o ultraperiferiche, «in cui soluzioni alternative sono limitate o del tutto assenti».

Il Parlamento, poi, afferma di condividere «appieno» l'intento della Commissione di introdurre la tassazione del kerosene e la esorta a iniziare fin d'ora «imponendo una tassa su tutti i voli nazionali e intracomunitari», (con la possibilità di esentare tutti i vettori sulle rotte in cui operano compagnie di paesi terzi). Invitando quindi la Commissione a proporre le modalità per introdurre una siffatta tassa a livello mondiale, sottolinea l'urgenza di ottenere risultati nell'ambito dell'attuale rinegoziazione degli accordi sul servizio aereo - in particolare l'accordo con gli USA - «per consentire in maniera incondizionata e paritaria la tassazione dei carburanti forniti ai vettori dell'UE e dei paesi terzi».

Quale contributo alla riduzione dell'impatto sui cambiamenti climatici, i deputati esortano la Commissione a promuovere l'introduzione di biocarburanti per il trasporto aereo e, allo stesso tempo, sottolineano che, anche nell'ambito del Settimo programma quadro, occorre privilegiare la ricerca e lo sviluppo di carburanti alternativi e di tecnologie relative a motori più puliti. Precisano poi che occorre seguire un approccio integrato, che unisca agli scambi di quote di emissione lo sviluppo di motori e carburanti puliti, al fine di ridurre anche le emissioni di sostanze diverse dalla CO2 nel settore del trasporto aereo. D'altra parte, ritengono necessario perseguire gli obiettivi scientifici e tecnici intesi a migliorare l'efficienza energetica di aerei ed elicotteri.

I deputati, poi, sottolineano la necessità urgente di un migliore sistema di gestione del traffico aereo al fine di ridurre le emissioni di CO2 e contrastare la formazione di scie di condensazione e cirri. Ritengono, infatti, che tale misura «risulterebbe economicamente conveniente». Inoltre, invitano la Commissione a adottare senza indugio iniziative volte a migliorare il controllo e la gestione del traffico aereo nell'ambito del progetto SESAR (Single European Sky ATM Research) e la legislazione sul cielo unico, al fine di incrementare l'efficienza energetica dei voli e ridurre o eliminare le scie di condensazione determinate dal vapore acqueo. I deputati, d'altra parte, reputano che, oltre a considerare l'impatto del trasporto aereo sul clima, vada prestata particolare attenzione anche all'inquinamento atmosferico e acustico provocato dagli aeroplani nelle fasi di decollo e di atterraggio.

Ma la Commissione è anche invitata a proporre altri strumenti strategici volti a fronteggiare gli effetti del trasporto aereo sul clima che non sono correlati alla CO2. Ove sussistano incertezze in merito a tali effetti, precisano i deputati, «le scelte strategiche andrebbero basate sul principio di precauzione». L'Esecutivo dovrebbe anche promuovere programmi di ricerca volti a migliorare le conoscenze scientifiche sulle ripercussioni del settore aereo che non sono correlate alle emissioni di CO2 e sostenere l'azione dell'ICAO nella definizione di norme in materia di NOx.

Per quanto riguarda l'inclusione del trasporto aereo nel sistema europeo ETS, il Parlamento sottolinea che, per essere efficace sotto il profilo ambientale, un sistema di scambio delle emissioni dovrebbe avere ambito geografico di applicazione sufficientemente ampio, imporre limiti rigorosi, prevedere la messa all'asta integrale delle quote inizialmente assegnate, prendere in considerazione, in sede di assegnazione, il livello tecnologico e dei provvedimenti adottati a uno stadio precoce e prevedere un esame dell'impatto sul clima nel suo insieme. D'altra parte propone di introdurre un sistema specifico separato per le emissioni del settore aereo. Qualora, invece, il settore aereo fosse integrato nell'ETS generale, ritiene che sia opportuno prevedere l'applicazione di condizioni speciali volte a garantire che ciò non determini distorsioni di mercato a svantaggio dei settori meno protetti.

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0212/2006 - Risoluzione legislativa relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 3922/91 del Consiglio, concernente l'armonizzazione di regole tecniche e di procedure amministrative nel settore dell'aviazione civile

-       Doc. A6-0208/2006 - Risoluzione legislativa relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che fissa i requisiti tecnici per le navi della navigazione interna e che abroga la direttiva 82/714/CEE del Consiglio

-       Doc. A6-0217/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Consiglio che abroga il regolamento (CEE) n. 4056/86, che determina le modalità di applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato ai trasporti marittimi, e che modifica il regolamento (CE) n. 1/2003 estendendone il campo di applicazione al cabotaggio e ai servizi di trasporto con navi da carico non regolari

 

 

 

 

AMBIENTE

 

 

RICICLARE LE PILE PER TUTELARE L'AMBIENTE

Doc. A6-0231/2006

 

Relazione sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione, concernente una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e che abroga la direttiva 91/157/CEE

Procedura: Codecisione, terza lettura - Dibattito: 3.7.2006 - Votazione: 4.7.2006

 

Dopo due anni di negoziati, il Parlamento ha approvato una direttiva volta a garantire, entro il 2008, l'attuazione in tutta Europa di sistemi per la raccolta di batterie e accumulatori che, ad oggi, sono applicati solamente in sei Stati membri.  Le pile raccolte dovranno essere riciclate. Sono stati anche fissati rigorosi limiti al contenuto in cadmio e mercurio per tutelare meglio la salute. Occorrerà poi sviluppare nuove tecnologie meno inquinanti e informare meglio i consumatori.

 

Ogni anno, circa 800.000 tonnellate di batterie per auto, 190.000 tonnellate di batterie industriali e 160.000 tonnellate di pile portatili (di cui 30% ricaricabili) vengono immesse sul mercato nella UE.  Se durante l'utilizzo, non sono particolarmente nocive per l'ambiente o la salute umana, quando le pile si esauriscono il loro contenuto in mercurio, piombo e cadmio comporta dei rischi. Attualmente, la raccolta, il trattamento e il riciclaggio delle pile usate in Europa sono frammentari, mentre quasi la metà di tutte le batterie vendute negli Stati membri della UE a 15 nel 2002 è stata smaltita in inceneritori o in discariche. Solo Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svezia dispongono di un sistema nazionale di raccolta di tutti i tipi di batterie usate destinate al riciclaggio.

Nel novembre 2003, la Commissione ha quindi presentato una proposta di direttiva volta ad abrogare e sostituire la normativa comunitaria sulle pile. La proposta contiene una serie di norme relative alla commercializzazione di pile e accumulatori, nonché alla raccolta, al trattamento e al riciclaggio di pile ed accumulatori usati. Le principali disposizioni in essa contenute prevedono obiettivi per la raccolta di pile portatili, divieto di smaltimento delle batterie industriali e automobilistiche in discariche o inceneritori, requisiti minimi di riciclaggio per tutte le batterie raccolte, requisiti minimi per i piani nazionali di raccolta e riciclaggio e assunzione di responsabilità da parte dei produttori per la gestione di tutte le pile una volta allo stato di rifiuti. 

Nonostante diversi compromessi fossero stati trovati con il Consiglio nel corso della procedura legislativa, dopo la seconda lettura del Parlamento sussistevano delle divergenze che hanno portato alla conciliazione, conclusasi poi positivamente nel maggio 2006. Adottando la relazione il Parlamento approva il progetto comune definito in quella sede e pone fine alla procedura. Gli Stati membri saranno tenuti a trasporre la direttiva nel diritto nazionale entro due anni.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Docc. B6-0375, 0377, 0378, 0379, 0380 - Risoluzione sull'HIV/AIDS, tempo di agire

-       Doc. A6-0218/2006 - Risoluzione recante raccomandazioni alla Commissione sulla protezione dei lavoratori sanitari europei da infezioni trasmissibili per via ematica a seguito di ferite provocate da aghi

 

 

 

 

POLITICA REGIONALE

 

 

VIA LIBERA A 308 MILIARDI DI EURO PER I NUOVI FONDI STRUTTURALI

 

-       Doc. A6-0224/2006 - Raccomandazione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999

-       Doc. A6-0226/2006 - Raccomandazione relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1784/1999

Procedura: Parere conforme - Dibattito: 4.7.2006 - Votazione: 4.7.2006

-       A6-0220/2006 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1784/1999

-       Doc. A6-0225/2006 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il Fondo europeo di sviluppo regionale e che abroga il regolamento (CE) n. 1783/1999

-       Doc. A6-0227/2006 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT)

Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito: 4.7.2006 - Votazione: 4.7.2006

 

Il Parlamento ha approvato il pacchetto relativo ai Fondi strutturali per il periodo 2007-2013 che, dal prossimo gennaio, stanzierà 308 miliardi di euro per contribuire alla convergenza degli Stati membri e delle regioni in ritardo di sviluppo, per sostenere la coesione sociale e per promuovere la cooperazione territoriale. Le cinque relazioni adottate dall'Aula definiscono gli obiettivi dei fondi, le loro risorse e i criteri per la loro assegnazione.

 

Frutto di un accordo con il Consiglio e la Commissione, i cinque provvedimenti (tre in codecisione e due pareri conformi) definiscono gli obiettivi dei fondi strutturali e di coesione, i criteri cui devono attenersi gli Stati membri e le regioni per essere ammissibili al sostegno comunitario, le risorse finanziarie disponibili e i loro criteri di attribuzione in seno all'Unione ampliata. I Fondi saranno operativi sin dal 1° gennaio 2007. Prima che gli stanziamenti siano attribuiti agli Stati membri è però necessario che la Commissione negozi i Programmi operativi nazionali.

 

Disposizioni generali

 

Adottata dal Parlamento con 533 voti favorevoli, 41 contrari e 53 astensioni, la prima relazione (Doc. A6-0224/2006) concede il parere conforme al regolamento sulle disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), sul Fondo sociale europeo (FSE) e sul Fondo di coesione che include numerose richieste avanzate dai deputati nel corso dei negoziati. Più in particolare, prevede un rafforzamento dell'aspetto ambientale e dello sviluppo sostenibile nella gestione dei fondi strutturali e di coesione, attraverso l'introduzione di un nuovo articolo che garantisce la presa in considerazione di tale aspetto nell'attuazione dei fondi.

Inoltre, il Parlamento ha ottenuto una menzione specifica riguardo al fatto che i fondi strutturali e di coesione debbano sostenere il miglioramento e la promozione dell'accessibilità dei disabili. E' poi stato rafforzato il principio del partenariato, ossia della partecipazione ai negoziati sui fondi strutturali di tutti gli organi rappresentativi della società civile, i partner ambientali, le organizzazioni non governative e gli organi responsabili della promozione della parità di genere. Il Consiglio ha tuttavia respinto l'idea di una dichiarazione comune del Consiglio, della Commissione e del Parlamento su una riserva di risultato comunitaria che avrebbe avuto l'obiettivo di riutilizzare le risorse non utilizzate dei fondi strutturali invece di riassegnarle al bilancio UE.

Il regolamento definisce tre obiettivi. L’obiettivo "Convergenza" - cui contribuiscono FESR, FSE e Fondo di coesione - è volto ad accelerare la convergenza degli Stati membri e regioni in ritardo di sviluppo. Ciò andrà realizzato migliorando le condizioni per la crescita e l'occupazione tramite l’aumento e il miglioramento della qualità degli investimenti in capitale fisico e umano, lo sviluppo dell’innovazione e della società della conoscenza, dell’adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, la tutela e il miglioramento della qualità dell’ambiente e l’efficienza amministrativa. Le regioni italiane rientranti in tale obiettivo potranno contare su un contributo massimo UE del 75%.

L’obiettivo "Competitività regionale e occupazione" - finanziato da FESR e FSE - punta, al di fuori delle regioni in ritardo di sviluppo, a rafforzare la competitività e le attrattive delle regioni e l’occupazione. Si tratterà di anticipare i cambiamenti economici e sociali, inclusi quelli connessi all’apertura degli scambi, mediante l'incremento e il miglioramento della qualità degli investimenti nel capitale umano, l'innovazione e la promozione della società della conoscenza e l’imprenditorialità. Ma anche con la tutela e il miglioramento dell’ambiente e il miglioramento dell’accessibilità, dell’adattabilità dei lavoratori e delle imprese e lo sviluppo di mercati del lavoro inclusivi. Le regioni italiane rientranti in questo obiettivo potranno beneficiare di un contributo massimo dei fondi comunitari del 50%.

L'obiettivo "Cooperazione territoriale europea" - finanziato dal FESR - è inteso a rafforzare la cooperazione transfrontaliera mediante iniziative congiunte locali e regionali, a rafforzare la cooperazione transnazionale mediante azioni volte allo sviluppo territoriale integrato connesse alle priorità comunitarie e a rafforzare la cooperazione interregionale e lo scambio di esperienze al livello territoriale adeguato.

Le risorse disponibili, espresse in prezzi 2004, da impegnare a titolo dei Fondi per il periodo 2007-2013 ammontano a 308,041 miliardi di euro, ossia il 35,7% del bilancio comunitario. All’obiettivo "Convergenza" è destinato l'81,54% delle risorse dei Fondi (ossia circa 252,2 miliardi di euro), all’obiettivo "Competitività regionale e occupazione" è attribuito invece il 15,95% del totale (poco più di 49 miliardi) e l’obiettivo "Cooperazione territoriale europea" potrà contare sul 2,52% delle risorse globali (7,75 miliardi di euro).

 

Fondo europeo di sviluppo regionale

 

Nell'ambito dei tre obiettivi di sviluppo, il FESR partecipa al finanziamento di investimenti produttivi che contribuiscono alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro stabili, in primo luogo attraverso aiuti diretti agli investimenti principalmente nelle piccole e medie imprese (PMI), di investimenti in infrastrutture e dello sviluppo di potenziale endogeno attraverso misure che sostengano lo sviluppo regionale e locale. Tali attività includono il sostegno e i servizi alle imprese, in particolare alle PMI, la creazione e lo sviluppo di strumenti finanziari quali il capitale di rischio, i fondi per mutui e fondi di garanzia, i fondi di sviluppo locale, gli abbuoni di interesse, la messa in rete, la cooperazione e gli scambi di esperienze tra regioni, città e operatori sociali, economici e ambientali interessati.

Con la seconda relazione (Doc. A6-0226/2006), il Parlamento approva la posizione comune del Consiglio sul regolamento relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale, in quanto reputa che le principali preoccupazioni espresse dai deputati durante l'esame della proposta siano state prese in considerazione. Più in particolare, per quanto riguarda l'IVA, la Commissione aveva proposto di rendere ammissibile l'IVA non recuperabile soltanto nel caso del FES. Il Consiglio europeo aveva concluso che l'IVA non recuperabile doveva essere ammissibile secondo le regole del FESR, del FES e anche del Fondo di coesione solo per gli Stati membri il cui PIL non supera l'85% della media del PIL dell'UE. Il Parlamento europeo, invece, aveva chiesto che tali modalità fossero estese a tutti gli Stati membri e il Consiglio ha deciso di accettare questa richiesta.

In merito alle preoccupazioni espresse sull'edilizia abitativa, la Commissione aveva proposto di rendere l'edilizia abitativa non ammissibile e il Consiglio europeo ne chiedeva l'ammissibilità nel regolamento FESR per gli Stati membri il cui PIL non supera l'85% della media del PIL dell'UE. Il Consiglio ha quindi introdotto nella sua posizione comune una disposizione specifica che tiene conto degli emendamenti proposti dal Parlamento nella sua prima lettura, rendendo ammissibile la spesa per l'edilizia abitativa per i costi di ristrutturazione degli alloggi sociali che mirano a garantire il risparmio energetico e a proteggere l'ambiente.

 

Fondo sociale europeo

 

Il Fondo contribuisce a realizzare le priorità della Comunità riguardo al rafforzamento della coesione economica e sociale migliorando le possibilità di occupazione e di impiego, favorendo un alto livello di occupazione e nuovi e migliori posti di lavoro. A tal fine esso sostiene le politiche degli Stati membri intese a conseguire la piena occupazione nonché la qualità e la produttività sul lavoro, a promuovere l'inclusione sociale, compreso l'accesso all'occupazione delle persone svantaggiate, e a ridurre le disparità occupazionali a livello nazionale, regionale e locale. In particolare, il Fondo fornisce sostegno alle azioni in linea con le misure prese dagli Stati membri sulla base degli orientamenti adottati nell'ambito della Strategia europea per l'occupazione.

La terza relazione (Doc. A6-0220/2006), fatta propria dall'Aula, approva la posizione comune del Consiglio in quanto include numerosi emendamenti proposti dal Parlamento in prima lettura. Questi tendevano, in particolare, a rafforzare gli aspetti relativi alla lotta contro l'esclusione sociale, alle discriminazioni e alla parità dei generi e all'integrazione delle persone inattive e dei disabili.

 

Fondo di coesione

 

Il Fondo di coesione integra gli altri strumenti comunitari di sviluppo regionale, in materia di ambiente e di infrastrutture di trasporto di interesse comune per promuovere la coesione economica e sociale e la solidarietà fra gli Stati membri. Dall'allargamento dell'UE, il 1° maggio 2004, il Fondo di coesione si applica ai dieci nuovi Stati membri unitamente ai tre Stati membri beneficiari dell'UE a 15 (Spagna, Portogallo, Grecia) per la fine del periodo 2000-2006. Dal gennaio 2004, l'Irlanda non è più beneficiaria e, a decorrere dal gennaio 2007, anche la Spagna non ottempererà più ai criteri di ammissibilità al finanziamento del Fondo di coesione.

Con la quarta relazione (Doc. A6-0225/2006) - adottata con 567 voti favorevoli, 29 contrari e 36 astensioni - il Parlamento esprime parere conforme alla proposta di regolamento per sostenere l'aumento della dotazione del fondo di coesione fino a 61,59 miliardi di euro. La novità introdotta dal regolamento consiste nel potenziamento del contributo del Fondo di coesione allo sviluppo sostenibile. Pertanto esso è in grado ormai di finanziare, oltre alle reti transeuropee, i progetti nel settore dei trasporti ferroviari, per vie navigabili fluviali e marittime, i programmi multimodali di trasporto, il trasporto urbano sostenibile ed i progetti nei settori che promuovono lo sviluppo sostenibile, a dimensione ambientale, quali i settori chiave dell'efficienza energetica e delle fonti energetiche rinnovabili.

 

Cooperazione territoriale

 

Per intensificare e promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale allo scopo di realizzare l'obiettivo della coesione sociale, economica e territoriale, la Commissione aveva avanzato una proposta di regolamento che dà la facoltà di creare gruppi cooperativi, dotati di personalità giuridica.

Facendo propria la quinta relazione (Doc. A6-0227/2006), il Parlamento approva la posizione comune del Consiglio. Il nome dello strumento, come richiesto dai deputati, è stato modificato si chiamerà Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) e non più Gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera. Un GECT può essere composto da membri - situati nel territorio di almeno due Stati membri - che appartengono a una o più delle seguenti categorie: Stati membri, autorità regionali, autorità locali e altri organismi di diritto pubblico. Le associazioni composte di organismi che appartengono ad una o più di tali categorie possono parimenti essere membri.

A seguito dell'accordo sulle prospettive finanziarie, i deputati hanno ottenuto 300 milioni di euro supplementari per la coesione territoriale. I deputati auspicavano che 200 milioni fossero destinati alle regioni transfrontaliere e i restanti 100 milioni alla cooperazione interregionale.

 

Nel dibattito è intervenuto FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, con la decisione odierna, l'Europa ha deciso di investire in una politica di coesione ricca di prospettive, destinando 308 miliardi di euro agli obiettivi di convergenza, di coesione sociale e di promozione della coesione territoriale.

Nell'Unione europea a venticinque, 123 milioni di persone, pari al 27 per cento della popolazione totale, vivono in regioni con un PIL pro-capite inferiore al 75 per cento della media comunitaria; di questi, due quinti vivono in regioni appartenenti ai vecchi Stati membri. La politica di coesione contribuisce a ripartire i benefici dello sviluppo economico europeo, anticipando il cambiamento e aiutando le aree in difficoltà, spesso per cause strutturali o geografiche. Tale politica di coesione concorre a limitare gli effetti negativi della globalizzazione.

Non si può che condividere la recente riforma dei fondi strutturali, strumenti essenziali della politica di coesione, che introduce maggiore efficienza, trasparenza e responsabilità. E' stato semplificato il sistema di gestione introducendo differenziazione e proporzionalità nel contesto di una sana gestione finanziaria, adeguandosi alle richieste di semplificazione provenienti dai principali attori della politica di coesione: gli Stati membri.

La nuova riforma è fondata sulle priorità di Lisbona e Göteborg: occupazione e ricerca, innovazione e sviluppo sostenibile. Si è voluto investire nel capitale umano, nell'innovazione e nella promozione della società della conoscenza, nell'imprenditorialità, nella protezione dell'ambiente, e non solo. Numerose sono infatti le novità, quale la creazione di tre nuovi obiettivi: riduzione del numero dei fondi strutturali, rafforzamento del partenariato, maggiori risorse finanziarie per le isole e le regioni con handicap geografici e tutela delle regioni in phasing out che presto non saranno più eleggibili all'obiettivo di convergenza."

 

 

 

AFFARI ECONOMICI E MONETARI

 

 

L'EVASIONE DELL'IVA È UN PROBLEMA EUROPEO

Doc. A6-0209/2006

 

Relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 77/388/CEE per quanto riguarda talune misure aventi lo scopo di semplificare la riscossione dell'imposta sul valore aggiunto e di contribuire a contrastare l'evasione e l'elusione e recante abrogazione di talune decisioni che autorizzano misure derogatorie

Procedura: Consultazione legislativa - Votazione: 6.7.2006

 

Il Parlamento approva la proposta di modifica della sesta direttiva IVA che ha lo scopo di definire un quadro comune che consente l'adozione rapida di misure contro l’elusione e l’evasione in alcuni settori. I deputati, tuttavia, rilevano la necessità di una più ampia riforma del regime IVA dell'UE e notano che la direttiva non deve ledere la sovranità tributaria degli Stati membri. I deputati sollecitano anche gli Stati membri a collaborare con l'OLAF nella lotta alle frodi transfrontaliere.

 

La proposta di direttiva ha lo scopo di semplificare la riscossione dell'imposta sul valore aggiunto e di contribuire a contrastare l'evasione e l'elusione. Intende anche abrogare talune decisioni che autorizzano misure derogatorie concesse dal Consiglio agli Stati membri al fine di raggiungere gli obiettivi citati. 

Con la relazione, il Parlamento approva la proposta della Commissione, ma sottolinea che la direttiva «non dovrebbe ledere la sovranità tributaria degli Stati membri». Inoltre, nell'interesse di un'efficace lotta all'evasione e all'elusione fiscale, i deputati ritengono che la semplificazione delle deroghe «dovrebbe essere soltanto un elemento limitato di un ampio programma di riforma del regime IVA dell'UE» e, pertanto, andrebbero avviate ulteriori riforme di tale regime, «finalizzate fra l'altro alla lotta contro la frode fiscale», per ammodernare e semplificare, ad esempio, i servizi finanziari, i servizi elettronici, le situazioni di doppia imposizione fiscale e i servizi pubblici.

Il Parlamento precisa poi che i criteri per prendere in esame eventuali cambiamenti del sistema di riscossione dell'imposta sul valore aggiunto dovrebbero essere «l'efficacia della riscossione delle imposte, la giustizia fiscale e la praticabilità per le imprese». Inoltre, al fine di accertare quale regolamentazione a lungo termine disciplini meglio la riscossione dell'imposta sul valore aggiunto per l'Unione europea, chiede alla Commissione di elaborare un ampio quadro sinottico «che valuti le riflessioni svolte a livello nazionale su tale questione ed illustri in dettaglio le molte e varie conseguenze di un cambio di sistema nel modello dell'inversione dell'onere (reverse charge) nonché i vantaggi e svantaggi per gli Stati membri dell'UE e le imprese che operano nell'Unione europea».

Un emendamento, infine, chiede agli Stati membri di invitare le autorità competenti a «cooperare strettamente» con l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) al fine di contrastare le frodi transfrontaliere relative all'imposta sul valore aggiunto, che ledono gli interessi finanziari della Comunità, e in particolare la cosiddetta "frode carosello".

 

 

AGEVOLARE LE FUSIONI BANCARIE TRANSEUROPEE

Doc. A6-0170/2006

 

Relazione sull'ulteriore consolidamento dell'industria dei servizi finanziari

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 3.7.2006 - Votazione: 4.7.2006

 

Il Parlamento sollecita la rimozione degli ostacoli ingiustificabili di natura finanziaria, fiscale e procedurale che intralciano le fusioni transeuropee di istituti finanziari. D'altra parte, i deputati chiedono che la concentrazione dei mercati e delle istituzioni finanziarie «sia scrupolosamente esaminata» dalla Commissione. Sottolineano poi l'importanza della cooperazione e della fiducia reciproca tra le autorità di vigilanza in caso di gravi crisi.

 

La relazione ritiene che il consolidamento dei mercati finanziari «sia un'importante tendenza di mercato ... che risponde alla crescente concorrenza a livello UE e mondiale». I deputati, inoltre, osservano che le fusioni e le acquisizioni rimangono la più frequente strategia di crescita per le istituzioni finanziarie. Ricordano, tuttavia, che il consolidamento «non dovrebbe costituire un obiettivo politico di per sé», ma dovrebbe comportare «chiari benefici per l'economia», in particolare, stimolando la crescita, incoraggiando l'innovazione, garantendo la competitività e migliorando l'accesso ai finanziamenti. Ma anche consentendo alle istituzioni finanziarie «di sfruttare le sinergie e l'efficienza dei costi» ed offrendo al consumatore una scelta più ampia e una migliore qualità e assicurando, nel contempo, un livello adeguato di tutela dei consumatori.

D'altra parte, nel rilevare che le attività di fusione e acquisizione e di ristrutturazione, che possono avere effetti positivi sulla competitività, «sono spesso accompagnate da una percezione negativa legata al timore di perdere posti di lavoro», i deputati sottolineano che gli effetti del consolidamento possono essere conseguiti anche in diversi modi. Ad esempio, tramite alleanze commerciali tra istituzioni, outsourcing o in-sourcing di operazioni di back-office, cooperazione di back-office e creazione di infrastrutture comuni con i concorrenti (p.e. sistemi di pagamento e compensazione). In proposito, chiedono di concentrare l’attenzione sugli effetti in termini di occupazione del consolidamento nel settore finanziario mediante la ristrutturazione della proprietà e delle attività e, in particolare, mediante le attività di outsourcing. Il settore, inoltre, è invitato ad assumersi la propria responsabilità sociale e a definire misure di accompagnamento volte alla formazione e alla riqualifica del personale. Per i deputati, poi, gli operatori del mercato «dovrebbero tenere conto della loro responsabilità sociale durante le attività di fusione e acquisizione e di ristrutturazione».

Ritenendo poi che dovrebbe essere mantenuta la diversità delle istituzioni finanziarie - «che meglio riflette la varietà dei bisogni finanziari delle società, delle PMI e dei consumatori» - i deputati sostengono che la legislazione comunitaria «non dovrebbe favorire un unico tipo di modello aziendale o di struttura societaria né un unico tipo di prodotto rispetto ad altri». L’architettura dei servizi finanziari a livello dell’Unione dovrebbe inoltre garantire la coesistenza di strutture e dimensioni diverse «in modo da disporre di soggetti efficienti e competitivi sia sul piano internazionale sia nelle reti di prossimità». Parimenti, occorre garantire la diversità dei prodotti finanziari «per far fronte ai bisogni diversi e mutevoli dei consumatori». In proposito, non è stato accolto dall'Aula un emendamento proposto dal PSE che chiedeva un'iniziativa volta a proporre uno statuto di banca cooperativa europea. L'emendamento sottolineava come le banche cooperative costituiscono un elemento di diversità «essenziale nel panorama delle istituzioni finanziarie» e chiedeva la loro protezione e promozione.

 

Ostacoli al consolidamento transfrontaliero

 

Per i deputati, in seno al mercato interno, le sinergie economiche e l'efficienza dei costi derivanti dal consolidamento «dovrebbero essere realizzabili e non dovrebbero essere impedite da ostacoli ingiustificabili», quali barriere fiscali e diversi sistemi di vigilanza. Anche perché, nel settore finanziario e in particolare in quello bancario, tali ostacoli hanno portato a un livello di consolidamento inferiore rispetto ad altri settori. Appoggiando quindi l'intenzione della Commissione di porvi rimedio, i deputati prendono atto delle difficoltà cui devono far fronte le istituzioni finanziarie che intendono conseguire l’efficienza in termini di costi ed economie di scala, vendendo gli stessi prodotti o prodotti identici in diversi paesi e chiedono alla Commissione di esaminare ulteriormente tali difficoltà.

Più in particolare, la relazione deplora che vari ostacoli finanziari, in particolare l'IVA intragruppo e la mancanza di neutralità e di certezza giuridica nel trattamento IVA dei servizi finanziari, «diminuiscano e spesso impediscano sinergie ed efficienza dei costi». Pertanto, la Commissione è esortata a formulare proposte su come superare tali ostacoli. Inoltre, i deputati rilevano che, attualmente, costi IVA considerevoli non recuperabili, oltre agli oneri intersocietari, «limitano in ampia misura possibili risparmi derivanti dal consolidamento transfrontaliero», mentre l’attuale trattamento fiscale dei dividendi in taluni Stati membri «favorisce il pagamento dei dividendi nazionali rispetto a quelli comunitari».

I deputati si dicono poi preoccupati per il fatto che le istituzioni finanziarie che mirano a sviluppare le loro strategie a livello UE «devono spesso fare i conti con pratiche normative e di vigilanza costose e che richiedono molto tempo come pure con diversi requisiti in materia di informazione». D'altra parte, nel riconoscere «il ruolo importante» dei supervisori nazionali nell'attuazione della vigilanza prudenziale e nella tutela della solidità delle istituzioni e dei mercati finanziari nazionali, la relazione rileva che pratiche e norme nazionali divergenti in materia di vigilanza «potrebbero ridurre l'efficienza dei mercati, aumentare i costi operativi delle istituzioni finanziarie attive a livello transfrontaliero e ridurre di conseguenza i benefici del mercato unico finanziario e, in definitiva, comportarne la frammentazione». In proposito, ritengono che l'ulteriore convergenza delle pratiche e delle norme di vigilanza potrebbe ridurre taluni effetti negativi e migliorare l'efficienza del mercato.

 

Concentrazione del mercato

 

La relazione rileva che i livelli di concentrazione del mercato in alcuni Stati membri sono fonte di preoccupazione per quanto riguarda la struttura del mercato, la gestione e il comportamento delle banche europee e di altre istituzioni finanziarie. I deputati, pertanto, chiedono che la concentrazione dei mercati e delle istituzioni finanziarie «sia scrupolosamente esaminata» dalla Commissione e dalle autorità nazionali preposte alla concorrenza. L'Esecutivo, inoltre, è esortato ad assicurare che la normativa pertinente sia applicata in modo coerente dagli Stati membri e dovrebbe analizzare le implicazioni del consolidamento nei principali centri finanziari regionali per quanto riguarda il finanziamento delle piccole regioni e delle PMI.

 

Vigilanza

 

La relazione accoglie con favore le misure UE recentemente adottate riguardanti la vigilanza prudenziale. In particolare, la proposta di una direttiva sui requisiti patrimoniali che favorisce il principio di controllo del paese d'origine e modifica considerevolmente l'attuale quadro di vigilanza che ora comprende nuove disposizioni sulla cooperazione tra le autorità nazionali competenti, requisiti di informazione delle autorità di vigilanza e poteri rafforzati per il supervisore per quanto riguarda la convalida dei modelli di misurazione del rischio. Per i deputati, nell'attuale legislazione, tale approccio dovrebbe essere accompagnato da «una chiara definizione e da un'equilibrata attribuzione dei poteri e delle responsabilità ai supervisori del paese d'origine e del paese ospitante».

La Commissione è poi invitata a tenere debitamente conto nelle sue proposte delle difficoltà incontrate da alcuni regolatori nazionali nell’intervenire «su mercati caratterizzati da una presenza molto forte di capitali stranieri». Inoltre, ritenendo che le attuali reti di supervisori nazionali, le disposizioni di vigilanza e i memorandum d'intesa non giuridicamente vincolanti potrebbero non essere sufficienti per far fronte a una grave crisi causata da fallimenti di mercati o di importanti gruppi finanziari transnazionali, i deputati sottolineano come sia fondamentale la cooperazione e la fiducia reciproca tra le autorità di vigilanza. Invitano inoltre la Commissione e le autorità nazionali competenti a elaborare congiuntamente proposte adeguate per una gestione efficace delle crisi.

Infine, la relazione sollecita la costituzione prima della fine del 2006 di un comitato di saggi per studiare e riferire, entro sei mesi, in merito alle implicazioni del consolidamento dei mercati e delle istituzioni finanziarie, la vigilanza prudenziale, la stabilità finanziaria e la gestione delle crisi. Il comitato dovrà proporre idee concrete concernenti la semplificazione dei molteplici requisiti di informazione, il miglioramento delle attuali strutture e, infine, dovrà esaminare i bisogni e le strutture dei supervisori finanziari europei.

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Docc. B6-0387, 0388, 0389/2006 - Risoluzione sulle conseguenze economiche e sociali della ristrutturazione di imprese in Europa

-       Doc. A6-0221/2006 - Risoluzione sulla crisi finanziaria della Equitable Life Assurance Society

 

 

 

 

IMMIGRAZIONE

 

 

FARE DI PIÙ PER L’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI

 

-       Doc. A6-0190/2006 - Relazione sulle strategie e i mezzi per l'integrazione degli immigrati nell'Unione europea

Procedura: Iniziativa

-       Doc. A6-0186/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio che introduce una procedura di informazione reciproca sulle misure degli Stati membri nei settori dell’asilo e dell’immigrazione

Procedura: Consultazione legislativa

Dibattito: 5.7.2006 - Votazione: 6.7.2006

 

Il Parlamento ha adottato una relazione che pone l'accento sulle misure volte ad agevolare l'integrazione dei migranti nell'UE sollecitando, ad esempio, corsi di lingua e procedure rapide per la loro naturalizzazione. Un'altra relazione approvata dai deputati, pur avanzando emendamenti, approva la proposta volta a instaurare una procedura di scambio di informazioni sulle misure nazionali nel settore dell'asilo e dell'immigrazione.

 

Scambio delle migliori pratiche, dialogo interculturale e corsi di lingua. E’ quanto chiede la prima relazione (Doc. A6-0190/2006) adottata dal Parlamento con 296 voti favorevoli, 242 contrari e 4 astensioni. all’esame della Plenaria per promuovere l’integrazione degli immigrati, sollecitando anche procedure rapide e trasparenti per la loro naturalizzazione e l’effettiva attuazione delle direttive europee in questo campo. I deputati accolgono con favore la proposta relativa al Fondo europeo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi e chiedono una direttiva quadro sulla migrazione legale.

La relazione rileva che il numero di immigrati nell'Unione è stimato a 40 milioni, «a cui si aggiungono diversi milioni di loro discendenti». Nota, inoltre, che questa popolazione «in crescita» è «straordinariamente eterogenea» ma è «afflitta da problemi simili». Ad esempio, il tasso di partecipazione degli immigrati alla forza lavoro è notevolmente inferiore alla media e la percentuale di riuscita scolastica registra un notevole ritardo. Sono poi sottorappresentati politicamente ad ogni livello di governo, «compreso nei partiti politici degli Stati membri e nelle istituzioni europee».

Nell’accogliere positivamente la proposta della Commissione di promuovere un forum annuale dell'integrazione per agevolare lo scambio di pratiche migliori, il Parlamento la invita anche a creare un gruppo di contatto permanente di rappresentanti degli immigrati, esperti, ONG e altri soggetti, per fornirle consulenze in merito a tutte le politiche attinenti all'integrazione. L’Esecutivo e gli Stati membri, inoltre, sono invitati a varare campagne di informazione e di sensibilizzazione «per una migliore comprensione delle migrazioni e del contributo economico e sociale degli immigrati in una società».

Il Parlamento chiede poi agli Stati membri e alle autorità locali e regionali di «stimolare l'interazione tra immigrati e la loro società ospitante» promuovendo, tra l'altro, assisi comuni, il dialogo interculturale, seminari, esposizioni e attività culturali e sportive. Sollecita, inoltre, la creazione di nuove strutture di assistenza agli immigrati e, al contempo, il sostegno alle organizzazioni di immigrati nei loro territori. Incoraggia anche l’adozione di misure finalizzate all'integrazione dei rifugiati nel corso della fase di accoglienza, quali corsi di lingua o attività di lavoro volontario, «tenendo presente che il processo di integrazione dei profughi inizia nella fase di accoglienza». Ma chiede pure di utilizzare le delegazioni della Commissione e delle autorità consolari in tutto il mondo per contribuire all'integrazione dei potenziali immigrati, «facendo loro acquisire dimestichezza con l'UE e la cultura, la storia, la lingua e i diritti e le responsabilità civili degli Stati membri».

I deputati chiedono poi agli Stati membri di incoraggiare la partecipazione politica degli immigrati e, a tale riguardo, invitano la Commissione a effettuare una revisione delle attuali disposizioni in materia di cittadinanza europea nei vari Stati membri e delle prassi nazionali sul diritto di voto degli immigrati residenti da lunga data alle elezioni locali e comunali. In proposito, gli Stati membri sono invitati a stabilire procedure trasparenti, umane, rapide e ragionevoli, che garantiscano lo status di soggiornanti di lungo periodo, il ricongiungimento familiare e la successiva naturalizzazione degli immigranti e dei loro figli, «soprattutto tenendo presente il fatto che molti di tali figli sono nati nel territorio di uno Stato membro».

D’altra parte, il Parlamento richiama l'attenzione degli Stati membri sullo stato giuridico di dipendenza delle donne che raggiungono il coniuge nell'ambito del ricongiungimento familiare. Al riguardo, chiede agli Stati membri di rivedere la propria legislazione in modo da garantire che alle consorti e ai figli sia accordato quanto prima uno status individuale e un permesso di lavoro che sia indipendente da quello del principale detentore dello status giuridico, «al fine di garantire e tutelare appieno i loro diritti e facilitare la loro integrazione sociale». Per evitare possibili maltrattamenti delle donne immigrate, occorre poi fornire loro informazioni facilmente accessibili circa la legislazione dello Stato ospitante sulla parità di genere e sui diritti e la tutela che tale legislazione comporta, compreso l'accesso a vie legali e amministrative.

I deputati chiedono alla Commissione di garantire l’effettiva attuazione delle direttive europee in materia di integrazione e di controllare con maggiore rigore l'efficacia delle prassi amministrative che danno attuazione alla legislazione in materia nella vita quotidiana degli immigrati. Il Consiglio, inoltre, dovrebbe predisporre una direttiva quadro «completa e lungimirante» sulla migrazione legale, tenendo debitamente conto della necessità di integrazione. Notando poi che l'Unione «ha impiegato ben poche risorse per cercare di vincere la sfida dell'integrazione», i deputati sostengono che, al contrario, gli sforzi «dovrebbero essere pari agli impegni dell'UE per l'integrazione dei paesi in via di adesione».

Per tale motivo accolgono positivamente la proposta della Commissione di istituire il Fondo europeo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi per il periodo 2007-2013 ed esortano a ricorrervi attenendosi a sei principi concreti. Tra questi, figura la necessità di concentrare gli interventi in determinati campi prioritari e di sostenere le iniziative con maggiori potenzialità di essere diffusamente applicate in tutta l'Unione. Per i deputati, poi, occorre dare priorità all'integrazione dei nuovi arrivati, pur provvedendo a che siano erogati fondi anche a favore dei programmi destinati ai discendenti degli immigrati di seconda o terza generazione. E’ anche sottolineata la necessità di azioni volte a promuovere la complementarietà tra il nuovo Fondo per l'integrazione e il Fondo sociale europeo.

Infine, il Parlamento sollecita il Consiglio ad avvalersi della clausola di "passerella" per attribuire al Parlamento poteri di codecisione in materia di integrazione e migrazione legale e consentire il voto a maggioranza qualificata al Consiglio. E’ infatti, giudicato importante che i deputati al Parlamento europeo abbiano un potere di codecisione in materia di politica di integrazione, «dato che essi rappresentano la voce politica dell'UE» e, rappresentando pertanto le opinioni degli immigrati e dei cittadini, «dovrebbero condividere la responsabilità di formulare la politica di integrazione nel processo legislativo dell'UE».

Il Parlamento, con la procedura di consultazione, ha anche approvato la proposta di decisione che introduce una procedura di informazione reciproca, attraverso Internet, sulle misure degli Stati membri nei settori dell'asilo e dell'immigrazione. La seconda relazione (Doc. A6-0186/2006) suggerisce tuttavia una serie di emendamenti. Anzitutto, i deputati precisano che tale procedura deve permettere di preparare degli scambi di vedute regolari, a livello amministrativo e politico, sulle misure che potrebbero avere un impatto significativo su vari Stati membri o a livello della Comunità in generale. E' poi specificato che gli Stati membri dovranno comunicare alla Commissione le misure che intendono adottare in materia di immigrazione legale ma anche quelle riguardanti la lotta contro l'immigrazione clandestina. Reputano, infatti, che misure quali le espulsioni di massa possono avere un impatto sugli altri Stati membri.

Per consentire agli Stati membri di controllare reciprocamente che lo scambio di informazioni avviene in modo obiettivo, volontario ed efficace, i deputati introducono la facoltà per ogni Stato membro e per la Commissione di richiedere informazioni sulle misure non preventivamente comunicate da un altro Stato membro, «se a loro parere le misure in questioni potrebbero avere un impatto sia sui flussi migratori dello Stato membro che chiede le informazioni sia sull'Unione in generale». La relazione parlamentare chiede poi che le misure, le decisioni e le valutazioni trasmesse alla rete siano disponibili «in una delle tre lingue ufficiali più frequentemente utilizzate diversa dalla propria/dalle proprie».

Infine, ritenendo che gli scambi di informazioni tra Stati membri e Commissione concernenti le misure o i testi che non sono ancora stati approvati a livello nazionale debbano essere riservati, il Parlamento ha bocciato a schiacciante maggioranza un emendamento che chiedeva di rendere la rete accessibile al pubblico. Tuttavia, un altro emendamento chiede che i testi legislativi già approvati nei singoli Stati membri e disponibili in rete, nonché le decisioni di giustizia a carattere definitivo delle giurisdizioni nazionali e internazionali, devono essere accessibili al pubblico.

 

Nel dibattito è intervenuto STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Libertà pubbliche, giustizia ed Affari interni:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sono Maltese, però, nel prendere atto che la commissione per le libertà pubbliche sta facendo un magnifico lavoro, mi rammarico che non sia presente la Presidenza finlandese, che ha cominciato oggi il suo turno di lavoro e, forse per la partita, forse per l'orario o forse per disattenzione (visto che tra i temi della Presidenza finlandese c'è l'immigrazione), non è presente. Non posso quindi che rivolgermi al Commissario Frattini, il quale è certamente l'espressione più importante di questa Unione europea che si sta interessando a questo problema.

Ho avuto il piacere e l'onore di guidare alcune visite in vari paesi. Questa sera vorrei dare al Commissario Frattini un messaggio in maniera che lo trasmetta, e spero anche che qualche funzionario del Consiglio ne prenda nota e lo riferisca alla Presidenza finlandese. Non vorrei fare un discorso di tipo programmatico o di tipo politico: "capisco tutto, mi rendo conto di tutto".

Malta, Commissario Frattini, non è quella che si dice, perché qui giustamente i colleghi maltesi fanno i confronti con la Germania, l'Italia, la Spagna ecc., mentre lì ci sono persone detenute ingiustamente. Oggi in quest'Aula abbiamo parlato di tante cose, questa grande Unione europea valuta i diritti di tutti, anche degli attentatori, tranne quelli di migliaia di persone che sono detenute a Malta. Su queste persone ho tante di quelle lettere e SMS che potrei scrivere un romanzo.

Commissario Frattini, se questo Consiglio europeo, questa Unione europea, non vuole essere veramente ipocrita per quanto riguarda Malta, deve portare via quella gente detenuta lì, da mesi, da anni.

Malta non è nelle condizioni di poter risolvere il problema. L'Unione europea, i paesi grandi, si facciano carico di portare via quei 2-3000 individui che stanno vendendo Malta e ne stanno facendo un paese xenofobo, che, tra l'altro, si sta pentendo di essere entrato nell'Unione europea. Evitiamo questo problema. Faccia in maniera che quei detenuti siano trasferiti da Malta ad altri paesi molto più grandi dell'Unione europea."

 

 

 

 

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE

-       Docc. B6-0384, 0390, 0392, 0394, 0396, 0397/2006 - Risoluzione comune sul marchio d'origine

-       Doc. A6-0207/2006 - Risoluzione sul commercio equo e solidale e lo sviluppo

 

DIRITTI UMANI

-       Docc. B6-0401, 0402, 0404, 0408, 0411, 0414/2006 - Risoluzione sulla libertà di espressione su Internet

-       Docc. B6-0399, 0403, 0407, 0409, 0413, 0416/2006 - Risoluzione sulla Mauritania

-       Docc. B6-0400, 0405, 0406, 0410, 0412, 0415/2006 - Risoluzione sulla Somalia

 

BILANCIO

-       Doc. A6-0057/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee

-       Doc. A6-0223/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee

 

RELAZIONI ESTERNE

-       Doc. A6-0155/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce uno Strumento di assistenza di preadesione (IPA)

-       Doc. A6-0157/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento per la stabilità

-       Doc. A6-0164/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni generali che istituiscono uno strumento europeo di vicinato e partenariato

-       Doc. A6-0211/2006 - Risoluzione sul partenariato UE–Caraibi per la crescita, la stabilità e lo sviluppo

 

INDUSTRIA

-       Doc. A6-0206/2006 - Risoluzione su un quadro politico per rafforzare l'industria manifatturiera dell'UE - verso un'impostazione più integrata della politica industriale

-       Doc. A6-0204/2006 - Risoluzione sull'attuazione del programma comunitario di Lisbona: Potenziare la ricerca e l'innovazione - Investire per la crescita e l'occupazione: una strategia comune

-       Doc. A6-0174/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito

 

VARIE

-       Doc. A6-0210/2006 - Risoluzione su sviluppo e migrazione

-       Doc. A6-0229/2006 - Risoluzione sui recenti sviluppi e le prospettive in materia di diritto societario

-       Doc. A6-0024/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1348/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

 

POLITICA SOCIALE

·        Orario di lavoro (http://ue.eu.int)

·        Ridurre la differenza nelle retribuzioni tra uomo e donna (http://ue.eu.int)

 

CULTURA

·        Programma "Cultura 2007" (http://ue.eu.int)

·        2008: Anno europeo del dialogo interculturale (http://ue.eu.int)

·        Programma "Cittadini per l'Europa" 2007-2013 (http://ue.eu.int)

·        Programma "Media" 2007-2013 (http://ue.eu.int)

 

RICERCA E SVILUPPO

·        Settimo programma quadro Ricerca, Sviluppo tecnologico 2007-2013 (http://ue.eu.int)

 

MERCATO INTERNO

Accordo politico sulla direttiva sui servizi (http://ue.eu.int)

 

 

 

DAL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE

 

 

POLITICA SOCIALE

·        Orientamenti per l'occupazione (http://esc.eu.int)

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·        Luogo di prestazioni (e di tassazione) dei servizi (http://esc.eu.int)

 

ENERGIA

·        Obiettivo strategico di diversificazione del mix energetico (http://esc.eu.int)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

RELAZIONI ESTERNE

·         L'allargamento a due anni di distanza: un successo economico (http://europa.eu.int/comm/economy_

finance/publications/occasionalpapers_en.htm)

·         Relazione di verifica del grado di preparazione della Bulgaria e della Romania in vista dell'adesione all'UE (http://europa.eu.int/comm/enlargement/index.htm)

·         Cooperazione in materia di politica regionale tra Commissione europea e Cina (http://europa.eu.int/comm/regional_policy/index_fr.htm)

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Previsioni economiche di primavera 2006-2007 (http://europa.eu.int/comm/economy_finance/publicati

ons/european_economy/forecasts_en.htm)

 

POLITICA SOCIALE

·         Alleanza europea per la responsabilità sociale delle imprese (COM 2006/136)

·         Promuovere un lavoro decente per tutti (http://europa.eu.int/comm)

 

CULTURA

·         Edizione 2006 del rapporto annuale sui progressi verso gli obiettivi di Lisbona nell'istruzione e la formazione (http://ec.europa.eu/education/policies/2010/objectives_en.html#measuring)

·         Modernizzare le università (http://europa.eu.int/comm/education/policies/2010/lisbon_en.html)

 

AMBIENTE

·         "Il cambiamento climatico:potete controllarlo" (http://www.climatechange.eu.com)

·         Lotta contro il bracconaggio e il commercio illecito di caviale (COM 2006/1749)

 

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Relazione annuale sui progressi compiuti nell'ambito dell'iniziativa i2010 (http://europa.eu.int/infor

mation_society/eeurope/i2010/index_en.htm)

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Programma "Dogane 2013" (http://ec.europa.eu/taxation_customs/resources/documents/customs2013_

ap_en.pdf)

·         Programma "Fiscalis 2013" (http://ec.europa.eu/taxation_customs/resources/documents/fiscalis2013_a

p_en.pdf)

·         Lotta alle frodi fiscali (COM 2006/254)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Portale europeo sulla salute (http://ec.europa.eu/health-eu/about_en.htm)

·         Guida ai pericoli causati dal fumo (http://europa.eu.int/comm/health/ph_determinants/life_style/tobacc

o/keydo_tobacco_en.htm)

 

TRASPORTI

·         Trasporto ferroviario (http://ec.europa.eu/transport/rail/overview/doc/report_en.pdf)

 

VARIE

·         Fondo europeo per i rifugiati (http://europa.eu.int/comm)

Libro verde per la trasparenza (http://europa.eu.int/comm/eti/index.htm)

 


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

·         "La Corte respinge il ricorso contro la direttiva sul diritto al ricongiungimento familiare dei cittadini dei paesi terzi"

Sentenza della Corte nella Causa C-540/03

 

Il legislatore comunitario non ha oltrepassato i limiti imposti dai diritti fondamentali laddove ha consentito agli Stati membri che disponevano o intendevano adottare una specifica normativa in materia di modulare taluni aspetti del diritto al ricongiungimento.

 

·         "Il Tribunale di primo grado conferma la decisione della Commissione relativa all'operazione di concentrazione tra l'Air France e la KLM"

Sentenza del Tribunale di primo grado nella Causa T-177/04

 

A suo avviso i motivi dedotti dalla easyJet non dimostrano che la Commissione delle Comunità europee ha commesso manifesti errori di valutazione nel dichiarare compatibile con il mercato comune l'operazione di concentrazione.

 

·         "La Corte di giustizia interpreta l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato consolidando la tutela dei lavoratori"

Sentenza della Corte nella Causa C-212/04

 

L'utilizzazione di contratti di lavoro a tempo determinato successivi, anche nel settore pubblico, deve rispettare alcune rigide condizioni.

 

·         "La Corte annulla la decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo tra la Comunità europea e gli Stati Uniti d'America sul trattamento e trasferimento di dati personali e la decisione della Commissione relativa al livello di protezione adeguato di tali dati"

Sentenza della Corte nelle Cause riunite C-317/04 e C-318/04

 

Né la decisione della Commissione che constata l'adeguatezza della protezione accordata dagli Stati Uniti ai dati personali né la decisione del Consiglio che approva la conclusione di un accordo sul loro trasferimento verso tale paese sono fondate su una base giuridica appropriata.

 

·         "L'Avvocato generale Philippe Léger propone di respingere il ricorso della Germania contro la direttiva sulla pubblicità del tabacco"

Conclusioni dell'Avvocato generale nella Causa C-380/03

 

Secondo l'Avvocato generale Léger, il fondamento giuridico prescelto per la direttiva è appropriato per porre fine all'evoluzione divergente delle normative nazionali in materia, che contribuiva in maniera significativa alla frammentazione del mercato interno.

 

·         "La Corte conferma che uno Stato membro è responsabile dei danni causati ad un singolo da una violazione manifesta del diritto comunitario imputabile ad un giudice supremo"

Sentenza della Corte nella Causa C-173/03

 

Tale responsabilità non può essere limitata ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice, ove una tale limitazione conducesse ad escludere la sussistenza di tale responsabilità nel caso in cui sia stata commessa una violazione manifesta del diritto comunitario. Essa può anche sorgere laddove la violazione manifesta del diritto comunitario risulti da un'interpretazione delle norme di diritto o da una valutazione dei fatti e delle prove.

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm


 

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

 

 

 

 

Decreto ministeriale del 18 aprile 2006: recepimento della direttiva 2005/10/CE della Commissione, del 4 febbraio 2005, relativa alla definizione dei metodi di campionamento e di analisi per il controllo ufficiale del tenore di benzo(a)pirene nelle derrate alimentari.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 147 del 27 giugno 2006.

 

Decreto ministeriale del 20 aprile 2006: recepimento della direttiva 2005/5/CE della Commissione, del 26 gennaio 2005, relativa ai metodi di prelievo di campioni e di analisi per il controllo ufficiale dei tenori di ocratossina A in taluni prodotti alimentari.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 147 del 27 giugno 2006.

 

Decreto ministeriale del 18 aprile 2006: recepimento della direttiva 2005/4/CE della Commissione, del 19 gennaio 2005, relativa ai metodi per il prelievo di campioni e ai metodi di analisi per il controllo ufficiale dei tenori massimi di piombo, cadmio, mercurio e 3-MCPD nei prodotti alimentari.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 147 del 27 giugno 2006.

 

Decreto legislativo n. 216 del 4 aprile 2006: recepimento della direttiva 2004/101/CE del Parlamento e del Consiglio, del 27 ottobre 2004, relativa a un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità, riguardo ai meccanismi di progetto del Protocollo di Kyoto.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 140 del 19 giugno 2006 SO n. 150.

 

Decreto legislativo n. 216 del 4 aprile 2006: recepimento della direttiva 2003/87/CE del Parlamento e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, relativa a un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 140 del 19 giugno 2006 SO n. 150.

 

Decreto legislativo n. 219 del 24 aprile 2006: recepimento della direttiva 2003/94/CE della Commissione, dell'8 ottobre 2003, relativa ai principi e linee direttrici delle buone prassi di fabbricazione relative ai medicinali per uso umano e ai medicinali per uso umano in fase di sperimentazione.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 142 del 21 giugno 2006 SO n. 153.

 

Decreto legislativo n. 213 del 2 maggio 2006: recepimento della direttiva 2003/42/CE del Parlamento e del Consiglio, del 13 giugno 2006, relativa alla segnalazione di taluni eventi nel settore dell'aviazione civile.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 137 del 15 giugno 2006.

 

Decreto legislativo n. 219 del 24 aprile 2006: recepimento della direttiva 2001/83/CE del Parlamento e della Commissione, del 6 novembre 2001, relativa al codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 142 del 21 giugno 2006 SO n. 153.

 

 


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

 

RELAZIONE ESTERNE

·         Decisione del Consiglio, del 14 febbraio 2006, relativa alla conclusione dell’accordo euromediterraneo che istituisce un’associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica libanese, dall’altra (GUCE L 143/2006)

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio e abroga la direttiva 84/253/CEE del Consiglio (GUCE L 157/2006)

 

CONCORRENZA

·         Regolamento (CE) n. 797/2006 del Consiglio, del 22 maggio 2006, che modifica il regolamento (CE) n. 1785/2003 per quanto riguarda il regime di importazione del riso (GUCE L 144/2006)

·         Regolamento (CE) n. 830/2006 della Commissione, del 2 giugno 2006, che modifica il regolamento (CE) n. 1342/2003 per quanto riguarda le importazioni di cereali e di riso (GUCE L 150/2006)

 

POLITICA SOCIALE

·         Decisione n. 771/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, che istituisce l’anno europeo delle pari opportunità per tutti (2007) - Verso una società giusta (GUCE L 146/2006)

 

AGRICOLTURA / PESCA

·         Direttiva 2006/55/CE della Commissione, del 12 giugno 2006, che modifica l’allegato III della direttiva 66/402/CEE del Consiglio per quanto riguarda il peso massimo di lotti di sementi (GUCE L 159/2006)

·         Regolamento (CE) n. 840/2006 della Commissione, del 7 giugno 2006, che determina, per la campagna 2006/2007, l’aiuto per le pesche destinate alla trasformazione nell’ambito del regolamento (CE) n. 2201/96 del Consiglio (GUCE L 154/2006)

·         Regolamento (CE) n. 861/2006 del Consiglio, del 22 maggio 2006, che istituisce un’azione finanziaria della Comunità per l’attuazione della politica comune della pesca e in materia di diritto del mare (GUCE L 160/2006)

 

AMBIENTE

·         Direttiva 2006/40/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle emissioni degli impianti di condizionamento d'aria dei veicoli a motore, che modifica la direttiva 70/156/CEE del Consiglio (GUCE L 161/2006)

·         Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo un piano d’azione dell’UE per le foreste {SEC(2006) 748} COM(2006) 302 definitivo

 

RICERCA E SVILUPPO

·         Regolamento (CE) n. 776/2006 della Commissione, del 23 maggio 2006, che modifica l’allegato VII del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i laboratori comunitari di riferimento (GUCE L 136/2006)

·         Regolamento (CE) n. 777/2006 della Commissione, del 23 maggio 2006, recante modifica dell’allegato I del regolamento (CE) n. 304/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio sull’esportazione ed importazione di prodotti chimici pericolosi (GUCE L 136/2006)

·         Direttiva 2006/47/CE della Commissione, del 23 maggio 2006, che fissa le condizioni particolari sulla presenza di Avena fatua nelle sementi di cereali (Versione codificata) (GUCE L 136/2006)

·         Regolamento (CE) n. 780/2006 della Commissione, del 24 maggio 2006, recante modifica dell’allegato VI del regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari (GUCE L 137/2006)

·         Regolamento (CE) n. 816/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, concernente la concessione di licenze obbligatorie per brevetti relativi alla fabbricazione di prodotti farmaceutici destinati all'esportazione verso paesi con problemi di salute pubblica (GUCE L 157/2006)

·         Direttiva 2006/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE (rifusione) (GUCE L 157/2006)

 

MERCATO INTERNO

·         Regolamento (CE) n. 781/2006 della Commissione, del 24 maggio 2006, relativo alla classificazione di talune merci nella nomenclatura combinata (GUCE L 137/2006)

 

POLITICA REGIONALE

·         Regolamento (CE) n. 659/2006 della Commissione, del 27 aprile 2006, recante modifica del regolamento (CE) n. 796/2004 recante modalità di applicazione della condizionalità, della modulazione e del sistema integrato di gestione e di controllo di cui al regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori (GUCE L 116/2006)

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Direttiva 2006/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, che modifica la direttiva 1999/62/CE relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di alcune infrastrutture (GUCE L 157/2006)

·         Regolamento (CE) n. 847/2006 della Commissione, dell’8 giugno 2006, recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari comunitari per determinate preparazioni e conserve di pesci (GUCE L 156/2006)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Direttiva 2006/53/CE della Commissione, del 7 giugno 2006, recante modifica della direttiva 90/642/CEE per quanto concerne le quantità massime di residui di fenbutatin ossido, fenexamid, ciazofamid, linuron, triadimefon/triadimenol, pimetrozina e pyraclostrobin (GUCE L 154/2006)

·         Direttiva 2006/50/CE della Commissione, del 29 maggio 2006, che modifica gli allegati IV A e IV B della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’immissione sul mercato dei biocidi (GUCE L 142/2006)

·         Direttiva 2006/39/CE della Commissione, del 12 aprile 2006, che modifica la direttiva 91/414/CEE del Consiglio con l'iscrizione del clodinafop, del pirimicarb, del rimsulfuron, del tolclofos-metile e del triticonazolo come sostanze attive (GUCE L 104/2006)

 

VARIE

·         Regolamento (CE) n. 765/2006 del Consiglio, del 18 maggio 2006, relativo a misure restrittive nei confronti del presidente Lukashenko e di determinati funzionari della Bielorussia (GUCE L 134/2006)

 


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.publications.eu.int

 

 

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DG EAC/22/06 NELL'AMBITO DELLA SECONDA FASE DEL PROGRAMMA LEONARDO DA VINCI CONCESSIONE DI SOVVENZIONI A FAVORE DI AZIONI MIRANTI A SVILUPPARE E A SPERIMENTARE IL QUADRO EUROPEO DELLE QUALIFICHE (EQF), INCLUSI I QUADRI NAZIONALI E SETTORIALI DELLE QUALIFICHE (GUCE 2006/C 149/12)

Il presente invito a presentare proposte si prefigge di concedere sovvenzioni a circa dieci proposte, presentate da candidati provenienti dal maggior numero possibile di Stati, per l'organizzazione di azioni a sostegno di compartecipazioni:

-        per sviluppare e sperimentare i principi e i meccanismi del futuro Quadro europeo delle qualifiche

-        per lo scambio di esperienze nella costituzione dei quadri nazionali e settoriali e per sperimentare i principi e i meccanismi di tali quadri, utilizzando come punto di riferimento comune l'EQF

La presentazione di candidature per sovvenzioni nell'ambito del presente invito è aperta in special modo alle compartecipazioni di organizzazioni europee, nazionali, regionali e settoriali tra cui, ad esempio, ministeri, autorità di qualifica, associazioni settoriali, parti sociali ed altri importanti operatori interessati e operanti nell'ambito dei sistemi di qualifica. Le richieste di finanziamento possono essere presentate unicamente da compartecipazioni di organizzazioni provenienti da cinque o più paesi.

I candidati debbono risiedere in uno dei paesi seguenti:

-        i 25 paesi dell'Unione europea,

-        i paesi EFTA e SEE: Islanda, Liechtenstein, Norvegia,

-        i paesi candidati: Bulgaria, Romania, Turchia.

Le attività debbono iniziare entro il 1° gennaio 2007. La durata massima del progetto è di 24 mesi.

Termine ultimo per la presentazione delle candidature: 18 agosto 2006 (fa fede il timbro postale).

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE SUB 02-2006 ( GUCE 2006/C 145/06)

La Commissione prevede di erogare contributi per un importo complessivo indicativo di 13 950 000 EUR finalizzati alla promozione degli obiettivi della politica dei trasporti. Le priorità politiche sono state stabilite nel programma di lavoro 2006 adottato dalla Commissione.

I principali temi selezionati riguardano la sicurezza stradale nonché gli aspetti relativi alla logistica dei trasporti e all'ottimizzazione dell'utilizzo delle infrastrutture destinate agli operatori del settore aereo, ferroviario e marittimo.

Le informazioni relative a questo invito a presentare proposte sono disponibili sul sito della Direzione generale dell'energia e dei trasporti al seguente indirizzo:

http://ec.europa.eu/dgs/energy_transport/grants/proposal_fr.htm

Termine ultimo per la presentazione delle proposte: 16 agosto 2006.

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE SUB 01-2006 (GUCE 2006/C 147/07)

La Commissione prevede di erogare contributi per un importo complessivo di 250 000 EUR per l'organizzazione di varie conferenze finalizzate alla promozione della politica dell'energia e dei trasporti e, in particolare, delle priorità strategiche stabilite nel programma di lavoro 2006.

Gli argomenti specifici selezionati per il 2006 sono i seguenti:

-        sicurezza nell'energia e nei trasporti

-        evoluzione dei mercati dei trasporti (tendenze, concorrenza, vincoli, aspetti economici).

Le informazioni relative a questo invito a presentare proposte sono disponibili sul sito della Direzione generale dell'Energia e dei trasporti al seguente indirizzo:

http://ec.europa.eu/dgs/energy_transport/grants/proposal_fr.htm

Termine ultimo per la presentazione delle proposte: 16 agosto 2006.

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PIL-2006 (GUCE 2006/C 147/08)

Come annunciato nel programma di lavoro 2006 della DG TREN, la Commissione intende erogare sovvenzioni per promuovere progetti pilota finalizzati alla creazione di aree di servizio sicure lungo le reti stradali transeuropee.

Informazioni al riguardo sono disponibili al seguente indirizzo Internet:

http://ec.europa.eu/dgs/energy_transport/grants/proposal_en.htm

Termine ultimo per la presentazione delle proposte: 8 settembre 2006.

 

SAFER INTERNET PLUS: PUBBLICATA LA BOZZA DEL BANDO 2006

La Commissione europea ha pubblicato on-line la bozza del programma di lavoro e dell’invito a presentare proposte per il 2006, relativi al programma “Safer Internet Plus”, il cui scopo è promuovere e diffondere un utilizzo sicuro di internet e delle tecnologie on-line in genere. In particolare il bando sosterrà le seguenti azioni: lotta ai contenuti illegali di internet; bloccare i contenuti non voluti e dannosi; promuovere un ambiente sicuro; aumentare la conoscenza. La pubblicazione del testo definitivo del bando è prevista per luglio, con scadenza 29 settembre 2006.

La bozza dell’invito è disponibile all’indirizzo:

http://europa.eu.int/information_society/activities/sip/docs/call_2006/draft_call_text_2006_sip.pdf.

La bozza del programma di lavoro è invece accessibile da:

http://europa.eu.int/information_society/activities/sip/docs/call_2006/draft_work_programme_2006_sip.pdf.

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DG EAC N. 32/06 - CONCESSIONE DI SOVVENZIONI PER LO SVILUPPO E IL COORDINAMENTO DI PROGETTI PRATICI PER LA PROMOZIONE - DEL QUADRO COMUNE DI GARANZIA DELLA QUALITÀ (CQAF) IN VET (GUCE 2006/C 144/13)

Il principale obiettivo del presente invito è quello di promuovere l'impiego di CQAF insieme all'istituzione di solide partnership transnazionali e sostenibili all'interno di e tra paesi. A tali partnership devono partecipare organismi interessati con competenze istituzionali ed una capacità di sviluppo di politiche e di attuazione pratica di iniziative nel campo della garanzia della qualità in VET. Tali partnership dovranno eseguire progetti pratici specifici che interessano una serie di applicazioni sperimentali a diversi livelli e trattano almeno una delle seguenti tematiche:

-        strumenti per garantire e sviluppare la qualità di fornitori VET

-        strumenti che consentano una corrispondenza maggiore tra domanda di qualificazione e offerta di formazione: approcci per settore

-        rendere operativo l'insieme di riferimento di indicatori della qualità

Le proposte si baseranno sui risultati raggiunti in precedenza con la cooperazione europea sulla garanzia della qualità in VET (1).

Le partnership possono includere, ad esempio:

-        organismi/autorità pubbliche nazionali, regionali, locali responsabili dei sistemi di garanzia della qualità in VET

-        organismi privati /semiprivati con una capacità riconosciuta nel settore di garanzia della qualità (ad esempio organismi settoriali)

-        organi di ispezione, approvazione, valutazione e accreditamento

-        organizzazioni delle parti sociali

-        organizzazioni dei fornitori di formazione

-        istituti/organismi/centri di ricerca

La durata massima del progetto è di 12 mesi. Le attività devono iniziare tra il 1 novembre 2006 e il 1 marzo 2007.

Le domande vanno inviate alla Commissione entro il 16 agosto 2006.

Il testo integrale dell'invito a presentare proposte e i moduli di domanda sono disponibili sul seguente sito web: http://ec.europa.eu/education/programmes/calls/3206/index_en.html.


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

 

Azienda lituana cerca produttori di piastrelle in ceramica fatte a mano.

 

Società belga cerca aziende specializzate nella lavorazione a maglia sulla base di modelli.

 

Società svedese specializzata nell’import/export di generi alimentari, cerca macelli e/o distributori di carne d’asino.

 

Società spagnola produttrice di scarponi per arrampicate, cerca fornitori di gomma (preferibilmente ottenuta dal riciclaggio dei pneumatici) per la produzione delle suole.

 

Azienda lettone, specializzata nella lavorazione del metallo, cerca aziende fornitrici di metallo in lamine.

 

Azienda spagnola cerca operatori interessati ad importare e distribuire carne biologica in Italia.

 

Società spagnola specializzata nella progettazione e realizzazione di programmi internet, è interessata a cooperare con agenzie italiane di comunicazione.

 

Azienda svedese cerca produttori di occhiali da sole e da vista, in grado di fornire prodotti a basso prezzo.

 

Azienda olandese, specializzata nella produzione di articoli di cosmetica professionali su base naturale, cerca operatori interessati ad importare e distribuire questo tipo di prodotti.

 

Azienda del Regno Unito produttrice di bendaggi e altri articoli per medicazioni cerca distributori o agenti.

 

 

COOPERAZIONI CON AMERICA, ASIA E PAESI DEL MEDITERRANEO

 

Azienda tunisina specializzata nel settore agroalimentare, in grado di produrre una tonnellata al giorno di legumi, frutta e semi conservati destinati al mercato locale, cerca partner interessati all’avvio di accordi di trasferimento di know-how e tecnologia.

 

Azienda tunisina specializzata nella fabbricazione di articoli da giardino (sedie, dondoli, altalene, etc.) cerca partner per l’avvio di accordi commerciali e sub-fornitura.

 

Azienda tunisina in via di costituzione per la lavorazione di materie plastiche per i settori elettrico, automobilistico e del condizionamento cerca partner per lo sviluppo di accordi commerciali, di sub-fornitura e trasferimento di tecnologia per lo sviluppo e l’allargamento della gamma di prodotti da realizzare.

 

 

RICERCA PARTNER

 

SPAGNA - Il Museo Interattivo di Musica di Malaga cerca istituti ed enti con esperienza nell’organizzazione di attività culturali ed esposizioni sia in ambito nazionale che all’estero, allo scopo di realizzare attività didattiche e workshop interattivi, per sensibilizzare i cittadini dell’UE alla musica.

SCADE: data non precisata.

 


PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana FORZA ITALIA - P

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: 0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -  http://europa.eu.int/comm

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it

 

·        Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int

 

·        Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int

 

·        Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int

 

·        Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int

 

·        Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S (Bandi): http://ted.publications.eu.int

 

·        Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67  1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 4159 - http://www.epp-eu.org/

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org