GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER
PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
26
giugno 2006
n° 139
Lettera informativa della Delegazione Italiana
Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
BREVI DALL'EUROPA
il potenziale delle Università europee
La
Commissione europea ha recentemente presentato in una comunicazione le sue idee
sui mezzi per sfruttare al meglio l'immenso potenziale delle Università europee
e superare gli ostacoli che impediscono la sinergia tra i vari istituti. In
Europa vi sono 4000 università con 17 milioni di studenti, 1,5 milioni di
professori e 1,5 milioni di ricercatori, cifre che rappresentano un potenziale
enorme e che ne fanno degli attori chiave per il futuro dell’Europa e per la
sua transizione verso una società e una economia basata sulla conoscenza.
Lo scopo
della comunicazione non è di giungere ad una serie di proposte legislative,
bensì al contrario di semplificare le procedure amministrative e la burocrazia
che impediscono uno sviluppo armonioso delle università.
L’obiettivo
primario deve essere di raggiungere l’eccellenza nelle funzioni di insegnamento
e di ricerca delle università.
La
proposta presentata dalla Commissione si articola nei seguenti punti:
-
Accrescere
la proporzione di laureati che trascorrano almeno un semestre all’estero o nel
mondo dell’industria.
-
Consentire
agli studenti di avvalersi di prestiti e borse di studio nazionali
indipendentemente dal paese dell’UE in cui decidono di studiare o fare ricerca.
-
Porre
in linea le procedure per il riconoscimento delle qualifiche accademiche con
quelle che valgono per le qualifiche professionali e far sì che le lauree
rilasciate in Europa siano più agevolmente riconosciute fuori dall’Europa.
-
Introdurre
una formazione nel campo della proprietà intellettuale, del management, della
comunicazione, della costituzione di reti, dell’imprenditorialità e del lavoro
di gruppo contestualmente a una carriera nel campo della ricerca.
-
Reimpostare
i corsi in modo da consentire una maggiore partecipazione nelle fasi ulteriori
del ciclo di vita, assicurando così le abilità necessarie alla forza lavoro
europea e assicurando inoltre che le università siano in grado di adattarsi a
una popolazione europea che invecchia.
-
Ripensare
i sistemi nazionali di tasse e aiuti agli studenti per far sì che i migliori
studenti possano partecipare all’istruzione superiore e intraprendere carriere
nel campo della ricerca indipendentemente dal loro contesto di provenienza.
-
Ripensare
i sistemi di finanziamento delle università affinché questi siano maggiormente
orientati sui risultati e conferiscano maggiori responsabilità alle università
per quanto concerne la loro sostenibilità finanziaria di lungo periodo,
particolarmente nel campo della ricerca.
-
Conferire
alle università maggiore autonomia e responsabilità affinché esse possano
reagire celermente al cambiamento. In ciò dovrebbe rientrare una revisione dei
curricoli per adattarli a nuovi sviluppi, la creazione di legami più stretti
tra le varie discipline e una maggiore attenzione per grandi ambiti di ricerca
(ad esempio le energie rinnovabili, le nanotecnologie) piuttosto che per
singole discipline. Ciò potrebbe configurarsi anche quale maggiore autonomia a
livello delle singole istituzioni nella scelta del personale docente e di ricerca.
La
Commissione è pronta a sostenere la modernizzazione delle università dell’UE
mediante un processo di identificazione e condivisione di buone pratiche e
facendo leva sui suoi programmi per il finanziamento dell’istruzione, della
ricerca e dell’innovazione: il Programma per l’apprendimento permanente, il
Settimo Programma Quadro di ricerca e sviluppo, il Programma Competitività e
innovazione e i Fondi strutturali e di coesione.
SOSTEGNO ALLA RICERCA E ALL'INNOVAZIONE
CHIAVE DELLA NUOVA POLITICA REGIONALE
Il Presidente
della Commissione José Barroso e la Commissaria alla politica regionale, Danuta
Hübner hanno aperto la conferenza “Le regioni, soggetti attivi del cambiamento
economico - innovare grazie alla politica regionale dell’UE” organizzata a
Bruxelles il 12 - 13 giugno 2006 dalla DG politica regionale, mettendo in
evidenza l’importanza del sostegno del trasferimento delle conoscenze,
l’innovazione ed i cluster, ponendo attenzione alla regioni europee meno
sviluppate.
Si tratta
della prima di un ciclo di tre conferenze sul tema “Le regioni, soggetti attivi
del cambiamento economico” organizzato in vista del IV Forum sulla coesione del
prossimo giugno del 2007. La prossima conferenza sarà focalizzato sulla “La
sfida demografica”, che avrà luogo a Bruxelles l’11 e il 12 dicembre 2006,
infine il terzo evento, sarà il Forum per favorire lo scambio di esperienze,
che si svolgerà nel febbraio del 2007.
ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE SUI
TEMI DI RICERCA SOCIO-ECONOMICA DEL VII PROGRAMMA QUADRO PER LA RICERCA
(2007-2013)
Collegandosi
al sito web:
http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=SSHinFP7 è possibile leggere i temi
proposti e rispondere al questionario on-line. E’ questa una occasione per
promuovere i temi di ricerca di maggior interesse o per farli inserire nel
dibattito.
Fra i
temi attualmente proposti segnaliamo alcuni esempi:
-
economia, flussi commerciali, finanza, investimenti
-
indicatori socio-economici e scientifici
- studi di previsione
-
cambiamenti sociali ed istituzionali
-
coesione sociale ed economica (protezione e servizi sociali, politiche fiscali,
relazioni etniche, istruzione, esclusione
sociale e salute), flussi migratori
-
povertà, crimine, delinquenza e droghe
-
cambiamenti demografici
-
risoluzione di conflitti, terrorismo, politiche di sicurezza
- media
e democrazia
- il
ruolo della società civile, cittadinanza e diritti
-
patrimonio culturale tangibile e non tangibile
COMPETITIVITÁ E INNOVAZIONE
Il
Parlamento europeo ha adottato il Programma quadro per l'innovazione e la
competitività. Tra il 2007 ed il 2013, circa 350.000 piccole e medie imprese
riceveranno 3,6 miliardi di euro di fondi comunitari destinati a tutti i tipi d'investimento
che favoriscano l'innovazione e la crescita.
Questo
nuovo programma sosterrà azioni che permettano alle imprese ed all'industria di
sviluppare la loro capacità d'innovazione. Favorirà anche il ricorso a fonti
d'energia rinnovabili ed efficaci, l'adozione di tecnologie ambientali ed un
migliore utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES - MINISESSIONE 31 MAGGIO - 01 GIUGNO 2006
FUTURO DELL'EUROPA/INTEGRAZIONE EUROPEA
L'AVVENIRE DELL'EUROPA
Discussione sull'avvenire
dell'Europa, con la partecipazione del Primo ministro belga, membro del
Consiglio europeo
Il Parlamento europeo continua a contribuire al dibattito sul futuro
dell'Unione europea. A seguito dell'incontro dell'8 e del 9 maggio con i membri
dei parlamenti nazionali, che sarà ripetuto a dicembre, gli eurodeputati hanno
dato inizio a una serie di dibattiti con i capi di governo. Il primo di questi
incontri è stato con il Primo Ministro belga Guy Verhofstadt che ha
recentemente illustrato le proprie idee sul futuro dell'Europa in un libro
intitolato "Gli Stati Uniti d'Europa".
Il Primo Ministro belga Guy Verhofstadt si è
detto onorato di avviare un ciclo di dibattiti in seno al Parlamento europeo
che testimonia del suo impegno e con il quale si assume nuovamente le sue
responsabilità per tracciare il futuro dell'Europa. Il Premier ha poi voluto
ricordare come una svolta nella storia dell'Europa la data del 1° maggio 2004,
che ha sancito «la vera fine della Seconda Guerra mondiale». Ha quindi respinto
le idee di chi afferma che l'UE si è ampliata troppo velocemente oppure che
avrebbe raggiunto i suoi confini naturali e sorpassato le sue capacità di
assorbimento. Ha respinto anche la posizione di chi pone in alternativa l'ampliamento e l'approfondimento
dell'UE perchè il «corso della storia seguirà una sola direzione: l'Unione deve
proseguire il suo ampliamento». Poiché ciò è la sola garanzia che, un domani,
nell'insieme dei Balcani non riesploda la guerra. I due principi sono entrambi
indispensabili e occorre porre fine al periodo di immobilità che ha colpito
l'Europa che è in realtà iniziato prima dei no ai referendum francese e
olandese.
Non bisogna nemmeno opporre l'Europa economica all'unione politica, ha aggiunto. Se l'Europa
vuole ancora contare nel nuovo ordine mondiale sul piano economico, politico e
militare, «l'unione politica è la sola via d'uscita», poiché nessuno Stato, da
solo, «può illudersi di pesare sull'attualità mondiale». Non si tratta, ha
spiegato, di sapere se l'Unione muterà in un'entità più federale e politica ma,
piuttosto, di sapere «quando ciò accadrà o, meglio, se accadrà in tempo».
Lo «schiaffo» provocato dal no ai due referendum, ha aggiunto, ha seminato confusione in Europa
portando a una situazione che, dopo un anno, non è ancora stata risolta. Il
periodo di riflessione non ha portato a nessun risultato, mentre il futuro
dell'Europa è stato circondato da «un silenzio assordante». Qualcuno ha parlato
dell'Europa dei progetti, ha aggiunto, «quando è del contrario di cui abbiamo
bisogno: un progetto per l'Europa». Per il Primo Ministro, anche l'intenzione
di salvare parte della Costituzione potrebbe scontrarsi contro un nuovo no.
Ricordando poi che il Consiglio europeo prolungherà il periodo di riflessione,
ha criticato l'abitudine di attendere i risultati delle elezioni in qualche
Stato membro o l'avvicendarsi delle Presidenze per iniziare i negoziati. Per il
Primo Ministro occorre invece agire, anche tenuto conto delle difficoltà
economiche e dell'indebolimento dell'influenza europea sullo scacchiere
mondiale, mentre la potenza militare non è all'altezza.
Il Premier ha quindi affermato che tra le ragioni
della disaffezione dei cittadini nei
confronti del progetto europeo figura l'abitudine dei leader politici di
attribuire all'UE la responsabilità delle difficoltà interne e di accaparrarsi
i meriti dei successi. Ma anche di un'Europa che non reagisce alle critiche
anche più grottesche, come quelle relative alla «burocrazia kafkiana» o
all'elevato costo del bilancio comunitario. In proposito, ha ricordato che i
24.000 funzionari delle istituzioni rappresentano un numero ben inferiore agli
addetti di una qualsiasi delle capitali europee, mentre il bilancio europeo -
nettamente inferiore a quello degli USA - costa 5 euro a settimana per ogni
cittadino «in cambio di 50 anni di pace e di prosperità». Ma la ragione
principale di questo distacco dei cittadini, ha spiegato, è il sentimento che
l'Europa non fornisca le risposte alle loro preoccupazioni, come la
disoccupazione, la delocalizzazione delle imprese e la criminalità
transfrontaliera.
Così come è adesso, ha quindi aggiunto, l'Unione
non è abbastanza forte per proporre risposte efficaci e univoche. «Finché
l'Europa non si avvierà definitivamente verso una vera federazione, dove la
regola dell'unanimità sarebbe abolita o limitata al minimo, sarà privata degli
strumenti che le permettono di affrontare rapidamente ed energicamente le nuove
sfide». A 50 anni dal lancio dell'Unione «è giunto il momento di fare scelte definitive: confederazione o
federazione, approccio intergovernativo o comunitario, un direttorio di alcuni
Stati membri o una democrazia europea rafforzata sostenuta da una Commissione
attiva e un Parlamento degno di questo nome».
Per il Primo Ministro la sfida principale è la modernizzazione economica ed ha quindi
paragonato alcuni dati economici europei con quelli di USA, Cina, India e
Giappone, decisamente migliori. A tale proposito, pur condividendo gli
obiettivi della Strategia di Lisbona, ha criticato il metodo adottato per
conseguirli che «manca d'efficacia», visto il suo carattere intergovernativo e
dato che confina il ruolo delle istituzioni europee «all'elaborazione di
classifiche e tabelle». Intanto, quasi tutti gli Stati membri sono in
recessione soprattutto a causa della mancanza di riforme comuni. Secondo il
Premier, invece, occorre una politica socio-economica comune per l'Europa di
cui l'Unione traccia le linee direttrici delle riforme necessarie». Queste riforme,
ha spiegato, esigono interventi sul piano dell'industria, dell'innovazione,
della ricerca, della fiscalità, ma anche del mercato del lavoro, del sistema
pensionistico e della sicurezza sociale e sanitaria. Non si tratta, ha
aggiunto, di procedere a «un'armonizzazione cieca», bensì di promuovere la
convergenza entro limiti minimi che impediscano il dumping sociale e limiti
massimi per dare impulso alle riforme. La Strategia di Lisbona va quindi
rafforzata attraverso un metodo maggiormente vincolante ed «esplicitamente
comunitario».
Un tale approccio, ha sostenuto il Primo Ministro,
è ancora più indispensabile per l'Eurozona,
in quanto la moneta unica e l'Unione monetaria non potranno sopravvivere se non
sono sostenute da «un approccio comune alle sfide sociali ed economiche». In
proposito ha quindi sottolineato la necessità di rafforzare l'UEM, intesa come
gli Stati che hanno già l'euro ma anche quelli che sono chiamati a adottarlo,
suggerendo alcune soluzioni: preparazione congiunta del Vertice di Primavera,
redazione frequente di relazioni e raccomandazioni, fissazione di punti di
partenza macroeconomici al momento della definizione dei bilanci nazionali,
elaborazione di criteri di convergenza in materia sociale, fiscale e economica,
convocazione di riunioni tra i ministri del lavoro, degli affari sociali e
della politica scientifica e, infine, rappresentazione autonoma negli organismi
finanziari internazionali.
Più in generale, il Premier ritiene che occorra più
Europa nel campo della giustizia e della sicurezza per ottimizzare la lotta
contro l'immigrazione illegale, la criminalità e il terrorismo, ma anche in
materia di ricerca e sviluppo con l'adozione del brevetto europeo e, infine,
nella politica estera sostenuta da una difesa
europea. In proposito, ha precisato che solo quando si svilupperanno degli
strumenti comuni, come un esercito e una diplomazia europei, l'Unione parlerà
con una sola voce e sarà capace di reagire in tempo alle crisi internazionali.
Anche perché la NATO diventerà sempre di più una rete di sicurezza
internazionale nel quadro di una nuova cooperazione mondiale in cui la difesa
europea dovrà essere integrata come pilastro autonomo. Per il Primo Ministro,
poi, l'Europa «non può presentarsi come la coscienza morale del mondo intero
senza disporre di un contrappeso militare» e non è nemmeno possibile che
l'Unione si rivolga sempre agli USA non appena è confrontata a una crisi sul
proprio continente, come in Bosnia e in Kossovo.
Passando poi alla Costituzione, il Primo Ministro ha scartato la possibilità di
mantenere lo status quo, così come l'opzione del "pick and choose" e,
a maggior ragione, quella del "roll back", ossia di limitare il
progetto europeo a una zona di libero scambio. Da un punto di visto pratico e
politico, ha quindi affermato, «si presenta una sola opzione: proseguire il
processo di ratifica di questa Costituzione». A suo parere, infatti, non
sarebbe democratico non tenere conto del fatto che, a fronte di due
"no", sono quindici gli Stati membri che l'hanno ratificata. Quegli
Stati membri che hanno sospeso la ratifica, ha insistito, hanno il dovere di
riprendere il processo, rispettando così quanto convenuto con la dichiarazione
30 allegata al progetto di trattato.
Non è infatti utopico che 4/5 degli Stati membri
procedano alla ratifica entro due anni dalla firma e, così facendo, «si
aprirebbero nuove prospettive». Nel frattempo, ha precisato, «nessun ostacolo
potrà impedire il proseguimento dell'integrazione». Occorre quindi aprire una
seconda pista, parallela alla ratifica, che non impone una modifica dei
trattati e che associ tutti quei paesi che desiderano intraprenderla. E' solo
così, ha spiegato, che si potrà progredire «senza perdere tempo».
Il Primo Ministro belga ha quindi concluso
ricordando che al momento del fallimento della Comunità europea di difesa i
dirigenti europei di allora non hanno avuto bisogno di un periodo di
riflessione, di consultazioni o di sondaggi: «hanno negoziato per due anni e
poi sono andati a Roma a creare la Comunità economica europea». E' quindi
«venuto il tempo di fare un grande passo avanti e rimettere l'Europa in
carreggiata». Occorre il coraggio politico di cui hanno dato prova Jean Monnet,
Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Paul-Henri Spaak e Robert Schumann, «il
coraggio di raddrizzarsi dopo una terribile disavventura, di rialzare la testa
e di continuare ad avanzare».
HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito
sottolineando che nell'UE vivono 455 milioni di cittadini - «molti di più
che negli USA» - che presto diventeranno 500 milioni. Ha quindi messo in
risalto la molteplicità culturale dell'Europa, ma anche la difficoltà di
governarla. Per il suo gruppo, ha proseguito, «Nizza non è la base per il
futuro dei cittadini europei» e si è quindi augurato che alla fine del processo
di riflessione l'Unione ne esca rafforzata. Pur ammettendo che il termine
Costituzione è apparso ad alcuni troppo ambizioso, ha ribadito che i popolari
vogliono andare oltre i trattati attuali.
Il deputato ha poi stigmatizzato l'atteggiamento
dei capi di governo che criticano continuamente l'Unione europea e si
stupiscono poi che i cittadini boccino la Costituzione. In proposito, ha
sottolineato la tendenza a vedere soprattutto gli aspetti negativi dell'UE,
sminuendo quelli positivi. Come l'ampliamento del 2004 che ha riportato in
Europa i paesi che hanno patito la dittatura comunista e l'introduzione
dell'euro che ha permesso ai diversi Stati di far fronte alla globalizzazione
senza svalutazioni competitive. Occorre poi affrontare problemi importanti,
come quelli legati all'immigrazione e all'asilo, trovando delle soluzioni nel
rispetto dei principi e della sostanza della Costituzione. Sostenendo poi che
il processo di ratifica deve proseguire, il leader dei popolari ha sottolineato
che il suo gruppo è favorevole alla solidarietà a tutti i livelli - comunale,
regionale, nazionale ed europeo - riservando alle competenze comunitarie quei
campi che non possono essere affrontati dai singoli Stati singolarmente.
Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della
Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, signor Verhofstadt, l'Europa è un grande ideale, è la nostra
storia, è il nostro futuro. L'Europa è la nostra cultura, i nostri valori, è la
civiltà occidentale che crede nella libertà, nella tolleranza, nella centralità
della persona e nella pace e che quindi non può rinunciare alle sue radici
cristiane. Ecco perché non possiamo pensare che l'Unione sia soltanto
burocrazia lontana dai cittadini ed un'istituzione preoccupata solo di dettare
regole su tante piccole questioni. Per coinvolgere le coscienze dei popoli, è
questo il problema, abbiamo bisogno di un'Europa che dia risposte alle esigenze
più importanti dei cittadini, come prevede il testo del trattato costituzionale
sottoscritto a Roma.
Per superare la crisi attuale l'Unione ha bisogno
di un trattato che avvicini l'Europa alla gente. Riponiamo quindi grande
fiducia nel semestre a guida tedesca per raggiungere una meta per la quale
tutti lavoriamo. L'Europa ha bisogno di rafforzarsi in uno scenario di
irrinunciabili rapporti transatlantici, ha bisogno di un'unità politica per
affrontare alcune grandi sfide. Primo: la lotta al terrorismo per costruire la
pace in Medio Oriente e nei Balcani; secondo: la crescita e lo sviluppo
seguendo il processo di Lisbona ma senza violare alcune regole alle quali deve
assoggettarsi anche la scienza e favorendo in fretta la liberalizzazione dei
servizi; terzo: il confronto economico e commerciale con Cina e India, due
grandi paesi emergenti che stanno però preparando un'alleanza fra loro; quarta
sfida: la questione energetica, pensando anche al nucleare; quinta:
l'immigrazione e l'emergenza Africa; sesta: l'allargamento dei confini a
cominciare dall'adesione di Romania e Bulgaria e poi della Croazia senza
chiudere le porte ad altri paesi candidati.
Vinceremo queste sfide soltanto se riusciremo a
trasformare l'Europa, oggi troppo condizionata dalla burocrazia, nell'Europa
dei cittadini, della politica e dei valori."
LA SFIDA ENERGETICA SI VINCE CON L'EFFICIENZA
Doc. A6-0160/2006
Relazione sul Libro verde sull'efficienza energetica: fare di più con meno
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 31.5.2006 - Votazione:
1.6.2006
L'efficienza è la risposta «più grande, più rapida e più economica alle
sfide della sicurezza energetica, al levitare e alla volatilità dei prezzi
dell'energia e agli aspetti ambientali». Il Parlamento chiede quindi la rapida
applicazione delle norme esistenti e l'integrazione dell'efficienza nelle
politiche UE. Occorre poi liberalizzare i mercati, incentivare gli investimenti
e agire nel settore dei trasporti e dell'edilizia. E' anche proposto un sistema
di rottamazione degli elettrodomestici.
Con la relazione il Parlamento
ricorda anzitutto che se gli Stati membri attuassero integralmente la normativa
dell'UE esistente, l'obiettivo dell'Unione di risparmiare il 20% dell'energia
entro il 2020 sarebbe già raggiunto in misura del 50%. Li esorta quindi a dare
piena esecuzione alle direttive europee nel settore dell'efficienza energetica,
in particolare quelle sul rendimento energetico nell'edilizia, sulla promozione
della cogenerazione, sulla liberalizzazione dei mercati dell'energia e
sull'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici.
Parallelamente, propone di accelerare le procedure di infrazione «per dare più
credibilità alle istituzioni nell'applicazione del diritto europeo».
Per i deputati, nel futuro piano d'azione europeo per l'efficienza
energetica, la Commissione dovrebbe delineare vari scenari volti a chiarire
le incidenze sui consumi energetici, sul mix energetico e sulla riduzione di
CO2. Inoltre, tenuto conto dell'incremento del prezzo del petrolio verificatosi
successivamente alla pubblicazione del Libro Verde, andrebbe aumentato
l'obiettivo del risparmio energetico. Nel piano, inoltre, la Commissione
dovrebbe proporre azioni concrete a livello sia europeo che nazionale, secondo
un «approccio coerente» per tutelare l'approvvigionamento energetico,
rafforzare l'efficienza energetica e promuovere le energie rinnovabili. Le
varie politiche settoriali dovranno quindi integrarsi reciprocamente.
Il completamento della liberalizzazione dei mercati dell'energia
è ritenuto dal Parlamento «essenziale» per migliorare la competitività,
controllare il livello dei prezzi energetici e per incrementare la sicurezza
dell'approvvigionamento e l'efficienza energetica. Al riguardo chiede alla
Commissione di seguire e di promuovere con maggiore incisività l'attuazione del
processo di liberalizzazione negli Stati membri ma, al contempo, sostiene
l'istituzione di un quadro più bilanciato riguardante la promozione degli
investimenti volti a migliorare l'innovazione e la concorrenza. In tale
contesto, osserva inoltre che occorre migliorare le capacità regolamentari
degli Stati membri e dell'UE.
Nel sottolineare che
l'obiettivo concordato nell'ambito della direttiva sull'efficienza energetica,
del 9% in nove anni, «può essere soltanto un obiettivo minimo», la relazione
ravvisa la necessità di maggiori risparmi a fronte dei crescenti consumi
energetici previsti. I deputati, inoltre, ritengono che il principio
costi-benefici dovrebbe essere applicato a ciascuna iniziativa legislativa in materia, «tenuto conto dei costi economici
del riscaldamento globale e dell'insicurezza energetica». La priorità dovrà
essere concessa ai settori e alle misure che, se applicate, «avranno un
risultato importante e immediato e saranno esempi positivi per gli Stati e i
cittadini».
Tutte le misure proposte
dovranno inoltre essere applicate in funzione delle loro incidenze sulle piccole e medie imprese (PMI) e sulla
loro competitività. D'altra parte, essendo consapevoli che l'attuazione delle
misure richieste dalla legislazione europea potrebbe risultare problematica per
le PMI, i deputati invitano la Commissione a fornire loro l'opportuna
assistenza, non solo mediante gli aiuti comunitari, ma promuovendo anche il
loro accesso all'informazione e allo scambio sulle migliori tecnologie e prassi
disponibili.
Incentivi economici e finanziari all'efficienza energetica
Il Parlamento reputa che
l'adozione di incentivi economici e di strumenti finanziari sia di importanza
decisiva per promuovere, come di dovere, i nuovi investimenti e i nuovi
prodotti e servizi di efficienza energetica. Tuttavia, pur sostenendo la
necessità di ricorrere a fondi pubblici,
ritiene che il finanziamento pubblico «debba essere consentito soltanto laddove
sia essenziale, in particolare nelle fasi iniziali delle azioni», per poi essere
«ritirato e sostituito da meccanismi di mercato».
D'altra parte, stima che le misure fiscali «sarebbero più efficaci
come incentivo che come deterrente» e dovrebbero quindi essere utilizzate come
uno strumento per favorire e velocizzare l'introduzione di soluzioni di
efficienza energetica. Nel sottolineare
che occorre tener conto del principio "chi inquina paga" anche
nell'ambito dei sistemi tributari, i deputati ritengono necessario garantire
che i sistemi fiscali nazionali degli Stati membri operino una discriminazione
positiva nei confronti delle prassi che privilegiano l'efficienza energetica.
E' poi suggerito che le banche
multilaterali e le istituzioni finanziarie pubbliche istituiscano un Fondo per l'efficienza energetica
finalizzato al finanziamento di progetti. I deputati reputano poi che occorre
proporre sistemi di finanziamento innovativi e strumenti contrattuali, come
micro-crediti e joint venture fra
società private e comuni, così da coinvolgere attivamente gli operatori e i
poteri pubblici locali. Questi ultimi, peraltro, dovrebbero essere incoraggiati
ad avviare azioni innovative volte ad assicurare un impiego efficiente delle
risorse energetiche, compreso un aumento della produzione di energia da fonti
alternative, ricorrendo a sgravi fiscali e ad un maggiore supporto finanziario
da parte dell'UE.
E' anche necessario
incentivare il miglioramento delle
infrastrutture e delle interconnessioni, al fine di ridurre le perdite
nella trasmissione e nella distribuzione, anche perché dal 10 a oltre il 20%
dell'elettricità prodotta è perso in queste operazioni. Al riguardo, il
Parlamento ritiene che i punti di generazione dovrebbero essere distribuiti in
modo razionale all'interno dei territori nazionali per trovarsi «il più vicino
possibile al luogo in cui è consumata l'elettricità».
La relazione chiede poi alla
Commissione di promuovere un ambiente legislativo che appoggi e incoraggi
pienamente tutte le potenzialità offerte dagli impianti di cogenerazione ad alta efficienza, in particolare per gli usi
industriali nonché la micro-cogenerazione per le PMI. Sollecita anche gli Stati
membri ad applicare in toto la direttiva sulla cogenerazione e chiede
un'iniziativa europea a completamento della direttiva così da garantire
risultati chiari e visibili nei prossimi anni, facendo in modo che la
promozione della cogenerazione sia inserita in tutti i settori politici
comunitari collegati, come l'ambiente, la ricerca, l'istruzione, la
concorrenza, l'industria, il commercio e la politica regionale.
Settore dell'edilizia
Nell'esortare gli Stati membri
a dare rapidamente attuazione alla direttiva sul rendimento energetico
nell'edilizia, il Parlamento chiede alla Commissione di esaminare la
possibilità di estendere in modo progressivo il suo campo di applicazione così
da coprire tutti gli edifici. Si tratterebbe, in particolare, di assicurare che
per gli edifici residenziali esistenti di superficie inferiore ai 1.000 mq sia
previsto l'obbligo di adeguare gli standard di efficienza energetica delle
varie parti (ad es. isolazione del tetto, finestre) a quelli vigenti per i
nuovi edifici quando tale parte è sottoposta a ristrutturazione. Inoltre, in
vista della prossima revisione della direttiva, è chiesto «vivamente» di
promuovere maggiormente l'uso delle fonti di illuminazione, refrigerazione e
riscaldamento passive o naturali e di prendere in considerazione l'estensione
del campo di applicazione della direttiva alle infrastrutture e agli spazi
urbani. E' poi sollecitata un'iniziativa europea per l'edilizia che coordini
l'innalzamento degli standard di rendimento energetico per i nuovi edifici e
crei incentivi per accelerare la trasformazione di quelli esistenti.
Particolare attenzione, poi, va attribuita al riscaldamento e al raffreddamento
passivo.
Settore dei trasporti
La relazione ricorda che circa
il 59% del petrolio consumato nel 2004 in Europa è imputabile al settore dei
trasporti, contro il 17% dell'edilizia, il 16% degli impieghi non energetici e
l'8% dell'industria. Secondo le previsioni della Commissione, inoltre, da oggi
al 2030 la domanda di energia nel settore dei trasporti aumenterà almeno del
30% aumentando così le emissioni e la dipendenza dalle importazioni di energia.
I deputati reputano quindi necessario un approccio integrato nel settore dei
trasporti e, al riguardo, sottolineano l'importanza di una direttiva quadro per
l'efficienza energetica in tale settore.
Sollecitano quindi una
strategia globale «volta a eliminare progressivamente l'utilizzo dei
combustibili fossili» e a ridurre al minimo le emissioni di CO2 nel settore dei
trasporti, producendo e utilizzando in misura nettamente maggiore i
biocarburanti più evoluti e prevedendo incentivi fiscali molto più consistenti
a favore dei veicoli meno inquinanti. Gli Stati membri sono pertanto esortati ad
utilizzare gli appalti pubblici e gli sgravi fiscali per promuovere modi di
trasporto più efficienti, «così da contribuire allo sviluppo di mercati per
veicoli e combustibili più puliti ed efficienti».
Commissione e Stati membri
sono poi invitati a portare avanti iniziative nazionali sostenibili, incentrate
sulla mobilità urbana, l'infrastruttura ferroviaria, le automobili efficienti
da un punto di vista energetico e la sostituzione modale. In proposito, i
deputati sostengono la necessità di nuove norme di efficienza per le
automobili. E' poi ritenuto urgente che la Commissione presenti delle proposte
legislative volte a raddoppiare il rendimento del carburante in automobili e
furgoni, a trasferire il traffico stradale e aereo alle vie ferrate e navigabili
e ad aumentare la quota del trasporto pubblico.
La relazione sollecita anche
una rapida introduzione nel settore dei trasporti di un'etichetta con la
dicitura "consumo di energia al chilometro", affinché il consumatore
possa operare una scelta del mezzo di trasporto (treno, aereo e automobile)
«nella piena consapevolezza delle conseguenze energetiche». Il sistema europeo
di etichettatura delle automobili, inoltre, andrebbe rafforzato da misure volte
a promuovere la commercializzazione di veicoli a bassa emissione di CO2 e/o
alimentati a bioidrogeno. Più in generale è rilevata la necessità di misure
tese, ad esempio, ad imporre più severamente il rispetto dei limiti di
velocità, a migliorare le infrastrutture e i sistemi di gestione delle strade e
del traffico e ad incoraggiare un miglioramento della condotta alla guida.
Rottamare gli elettrodomestici inefficienti dal punto di vista energetico
Il Parlamento nota che in
Europa si aggirano attualmente circa 188 milioni gli elettrodomestici di età
superiore a 10 anni e rilevano che, grazie ad una sostituzione di tali
apparecchiature, «si potrebbe risparmiare circa il 50% dell'energia
necessaria». Invita quindi la Commissione e gli Stati membri ad accelerare tale
operazione grazie «a congrue misure economiche, come incentivi fiscali per i
produttori di elettrodomestici o azioni su buoni d'acquisto».
Nel sottolineare l'importanza
di una trasformazione del mercato europeo degli elettrodomestici, delle
apparecchiature per gli uffici, degli apparecchi elettronici per i consumatori
e le apparecchiature industriali, i deputati rilevano anche la possibilità di
aumentare l'efficienza energetica attraverso l'introduzione di requisiti di
minima più rigorosi, di programmi progressivi di appalti pubblici, di campagne
d'informazione mirate e di una migliore etichettatura energetica.
La Commissione e gli Stati
membri sono poi invitati a promuovere la diffusione di prodotti e tecnologie
tali che consumano energia solo quando è veramente necessario (ad esempio,
sistemi di illuminazione sensibili al movimento ed elettrodomestici senza la
funzione di veglia). Occorre inoltre garantire che i sistemi di sorveglianza
del mercato negli Stati membri siano rigorosi ed efficienti, in modo tale che
gli elettrodomestici non conformi alle norme in vigore nell'UE, per quanto
riguarda l'etichettatura, non vengano commercializzati.
Il ruolo della politica estera
Per i deputati è necessario
che gli Stati membri e la Commissione promuovano la cooperazione internazionale
nel campo dell'efficienza energetica, al fine di garantire che nuovi
regolamenti e standard non comportino una frammentazione del mercato mondiale.
Ritengono poi che la promozione dell'efficienza energetica a livello globale
sarà almeno tanto importante quanto il dialogo con i paesi produttori di
energia. Pertanto l'efficienza energetica dovrebbe essere integrata nella
politica estera comunitaria, nella sua cooperazione allo sviluppo, nonché nel
quadro dei dialoghi con i paesi produttori di energia e con le controparti
nelle economie emergenti (compresa la Cina, l'India e il Brasile), nell'Europa
dell'est, nei paesi dei Balcani e del Mediterraneo e nei paesi dell'Africa, dei
Caraibi e del Pacifico.
Diffondere i sistemi di etichettatura e informare i consumatori
Sulla scorta dell'esperienza
positiva maturata nel settore degli elettrodomestici, i deputati reputano
necessario prendere in considerazione la possibilità di estendere
l'etichettatura dell'efficienza energetica, o altre modalità di informazione
dei consumatori, anche ad altri prodotti. Più in generale, chiedono che si
compiano maggiori sforzi per agevolare la trasmissione di informazioni ai
cittadini e al settore privato sulla disponibilità di tecnologia efficace sotto
il profilo dei costi e sulla crescente scarsità di risorse. La Commissione,
inoltre, è invitata a sostenere, insieme alle competenti istituzioni nazionali,
una campagna di informazione e di sensibilizzazione a livello comunitario sulla
miglior prassi in materia di efficienza energetica e ad appoggiare le reti di eccellenza.
Nel
dibattito è intervenuto FRANCESCO
MUSOTTO (PPE/DE-I):
"La
recente crisi della distribuzione delle forniture di gas naturale russo ha
messo in evidenza la dipendenza dell'Europa dalle fonti energetiche importate,
che si stima vada crescendo sensibilmente nei prossimi anni. Il contenimento
della domanda energetica dell'UE potrebbe rivelarsi una componente importante
della risoluzione del problema. Grazie ad essa si potrà ottenere una maggiore
efficienza economica, generare un trend positivo sull'occupazione e contribuire
ad elevare la competitività dell'industria europea, fattori in sintonia con gli
obiettivi della strategia di Lisbona.
Oltre a stabilire nuovi obiettivi, dobbiamo
considerare la normativa già esistente: se gli Stati membri la dovessero
adottare integralmente, l'obiettivo dell'Unione di risparmiare il 20%
dell'energia entro il 2010 sarebbe oggi già stato raggiunto in misura del 50%.
La relazione propone che gli obiettivi di
efficienza energetica siano integrati in altre politiche settoriali, come la
politica fiscale, quella dei trasporti o la politica di coesione. Credo che i
fondi destinati alla politica regionale dell'Ue debbano essere utilizzati anche
per finanziare progetti interregionali e trasfrontalieri che consentano un trasferimento
di know-how tra Stati membri e le regioni che sono prive di un patrimonio
tecnologico adeguato per attuare una maggiore efficienza energetica."
LA SITUAZIONE DELLE
DONNE IN EUROPA E NEL MONDO
PREOCCUPA I DEPUTATI
-
Doc. A6-0165/2006 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune
del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e
del Consiglio riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e
della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e
impiego
Procedura: Codecisione,
seconda lettura
-
Doc. A6-0148/2006 - Relazione sulla situazione delle donne Rom nell'Unione europea
Procedura: Iniziativa
-
Doc. A6-0159/2006 - Relazione sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro
ruolo quanto alla ricostruzione e al processo democratico nei paesi in
situazione di post-conflitto
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 1.6.2006 - Votazione: 1.6.2006
Il Parlamento ha adottato definitivamente una direttiva sull'attuazione del
principio di pari opportunità e della parità di trattamento in materia di
occupazione e impiego. Ma ha anche affrontato un ampio dibattito sulle
discriminazioni nei confronti delle donne rom e sul ruolo delle donne nei
conflitti armati, come vittime e strumenti di guerra ma anche come vettori di
pace.
Pari opportunità e parità di trattamento in materia di occupazione e
impiego
L'Aula ha inoltre adottato,
senza modifiche, la raccomandazione sulla direttiva in merito all’attuazione
del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e
donne in materia di occupazione e impiego (Doc. A6-0165/2006). Si tratta di un
testo organico che raccoglie, chiarisce, semplifica e attualizza la vigente
normativa UE dispersa in sette direttive. Porterà all'abrogazione di norme e
contratti che violano il principio di non discriminazione e all'adozione di
disposizioni che consentono ai lavoratori di tutelarsi.
Essendo frutto di un compromesso con il Consiglio, la direttiva potrà presto entrare in vigore e gli Stati membri dovranno darvi attuazione entro due anni. La