GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

26 giugno 2006

n° 139

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

il potenziale delle Università europee

 

La Commissione europea ha recentemente presentato in una comunicazione le sue idee sui mezzi per sfruttare al meglio l'immenso potenziale delle Università europee e superare gli ostacoli che impediscono la sinergia tra i vari istituti. In Europa vi sono 4000 università con 17 milioni di studenti, 1,5 milioni di professori e 1,5 milioni di ricercatori, cifre che rappresentano un potenziale enorme e che ne fanno degli attori chiave per il futuro dell’Europa e per la sua transizione verso una società e una economia basata sulla conoscenza.

Lo scopo della comunicazione non è di giungere ad una serie di proposte legislative, bensì al contrario di semplificare le procedure amministrative e la burocrazia che impediscono uno sviluppo armonioso delle università.

L’obiettivo primario deve essere di raggiungere l’eccellenza nelle funzioni di insegnamento e di ricerca delle università.

La proposta presentata dalla Commissione si articola nei seguenti punti:

-          Accrescere la proporzione di laureati che trascorrano almeno un semestre all’estero o nel mondo dell’industria.

-          Consentire agli studenti di avvalersi di prestiti e borse di studio nazionali indipendentemente dal paese dell’UE in cui decidono di studiare o fare ricerca.

-          Porre in linea le procedure per il riconoscimento delle qualifiche accademiche con quelle che valgono per le qualifiche professionali e far sì che le lauree rilasciate in Europa siano più agevolmente riconosciute fuori dall’Europa.

-          Introdurre una formazione nel campo della proprietà intellettuale, del management, della comunicazione, della costituzione di reti, dell’imprenditorialità e del lavoro di gruppo contestualmente a una carriera nel campo della ricerca.

-          Reimpostare i corsi in modo da consentire una maggiore partecipazione nelle fasi ulteriori del ciclo di vita, assicurando così le abilità necessarie alla forza lavoro europea e assicurando inoltre che le università siano in grado di adattarsi a una popolazione europea che invecchia.

-          Ripensare i sistemi nazionali di tasse e aiuti agli studenti per far sì che i migliori studenti possano partecipare all’istruzione superiore e intraprendere carriere nel campo della ricerca indipendentemente dal loro contesto di provenienza.

-          Ripensare i sistemi di finanziamento delle università affinché questi siano maggiormente orientati sui risultati e conferiscano maggiori responsabilità alle università per quanto concerne la loro sostenibilità finanziaria di lungo periodo, particolarmente nel campo della ricerca.

-          Conferire alle università maggiore autonomia e responsabilità affinché esse possano reagire celermente al cambiamento. In ciò dovrebbe rientrare una revisione dei curricoli per adattarli a nuovi sviluppi, la creazione di legami più stretti tra le varie discipline e una maggiore attenzione per grandi ambiti di ricerca (ad esempio le energie rinnovabili, le nanotecnologie) piuttosto che per singole discipline. Ciò potrebbe configurarsi anche quale maggiore autonomia a livello delle singole istituzioni nella scelta del personale docente e di ricerca.

La Commissione è pronta a sostenere la modernizzazione delle università dell’UE mediante un processo di identificazione e condivisione di buone pratiche e facendo leva sui suoi programmi per il finanziamento dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione: il Programma per l’apprendimento permanente, il Settimo Programma Quadro di ricerca e sviluppo, il Programma Competitività e innovazione e i Fondi strutturali e di coesione.

 

 

 

 

SOSTEGNO ALLA RICERCA E ALL'INNOVAZIONE

CHIAVE DELLA NUOVA POLITICA REGIONALE

 

Il Presidente della Commissione José Barroso e la Commissaria alla politica regionale, Danuta Hübner hanno aperto la conferenza “Le regioni, soggetti attivi del cambiamento economico - innovare grazie alla politica regionale dell’UE” organizzata a Bruxelles il 12 - 13 giugno 2006 dalla DG politica regionale, mettendo in evidenza l’importanza del sostegno del trasferimento delle conoscenze, l’innovazione ed i cluster, ponendo attenzione alla regioni europee meno sviluppate.

Si tratta della prima di un ciclo di tre conferenze sul tema “Le regioni, soggetti attivi del cambiamento economico” organizzato in vista del IV Forum sulla coesione del prossimo giugno del 2007. La prossima conferenza sarà focalizzato sulla “La sfida demografica”, che avrà luogo a Bruxelles l’11 e il 12 dicembre 2006, infine il terzo evento, sarà il Forum per favorire lo scambio di esperienze, che si svolgerà nel febbraio del 2007.

 

 

 

ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE SUI TEMI DI RICERCA SOCIO-ECONOMICA DEL VII PROGRAMMA QUADRO PER LA RICERCA (2007-2013)

 

Collegandosi al sito web:

http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=SSHinFP7 è possibile leggere i temi proposti e rispondere al questionario on-line. E’ questa una occasione per promuovere i temi di ricerca di maggior interesse o per farli inserire nel dibattito.

Fra i temi attualmente proposti segnaliamo alcuni esempi:

- economia, flussi commerciali, finanza, investimenti

- indicatori socio-economici e scientifici

- studi di previsione

- cambiamenti sociali ed istituzionali

- coesione sociale ed economica (protezione e servizi sociali, politiche fiscali, relazioni etniche, istruzione,   esclusione sociale e salute), flussi migratori

- povertà, crimine, delinquenza e droghe

- cambiamenti demografici

- risoluzione di conflitti, terrorismo, politiche di sicurezza

- media e democrazia

- il ruolo della società civile, cittadinanza e diritti

- patrimonio culturale tangibile e non tangibile

 

 

 

COMPETITIVITÁ E INNOVAZIONE

 

Il Parlamento europeo ha adottato il Programma quadro per l'innovazione e la competitività. Tra il 2007 ed il 2013, circa 350.000 piccole e medie imprese riceveranno 3,6 miliardi di euro di fondi comunitari destinati a tutti i tipi d'investimento che favoriscano l'innovazione e la crescita.

Questo nuovo programma sosterrà azioni che permettano alle imprese ed all'industria di sviluppare la loro capacità d'innovazione. Favorirà anche il ricorso a fonti d'energia rinnovabili ed efficaci, l'adozione di tecnologie ambientali ed un migliore utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  31 MAGGIO - 01 GIUGNO 2006

 

 

FUTURO DELL'EUROPA/INTEGRAZIONE EUROPEA

 

 

L'AVVENIRE DELL'EUROPA

 

Discussione sull'avvenire dell'Europa, con la partecipazione del Primo ministro belga, membro del Consiglio europeo

Dibattito: 31.5.2006

 

Il Parlamento europeo continua a contribuire al dibattito sul futuro dell'Unione europea. A seguito dell'incontro dell'8 e del 9 maggio con i membri dei parlamenti nazionali, che sarà ripetuto a dicembre, gli eurodeputati hanno dato inizio a una serie di dibattiti con i capi di governo. Il primo di questi incontri è stato con il Primo Ministro belga Guy Verhofstadt che ha recentemente illustrato le proprie idee sul futuro dell'Europa in un libro intitolato "Gli Stati Uniti d'Europa".

 

Il Primo Ministro belga Guy Verhofstadt si è detto onorato di avviare un ciclo di dibattiti in seno al Parlamento europeo che testimonia del suo impegno e con il quale si assume nuovamente le sue responsabilità per tracciare il futuro dell'Europa. Il Premier ha poi voluto ricordare come una svolta nella storia dell'Europa la data del 1° maggio 2004, che ha sancito «la vera fine della Seconda Guerra mondiale». Ha quindi respinto le idee di chi afferma che l'UE si è ampliata troppo velocemente oppure che avrebbe raggiunto i suoi confini naturali e sorpassato le sue capacità di assorbimento. Ha respinto anche la posizione di chi pone in alternativa l'ampliamento e l'approfondimento dell'UE perchè il «corso della storia seguirà una sola direzione: l'Unione deve proseguire il suo ampliamento». Poiché ciò è la sola garanzia che, un domani, nell'insieme dei Balcani non riesploda la guerra. I due principi sono entrambi indispensabili e occorre porre fine al periodo di immobilità che ha colpito l'Europa che è in realtà iniziato prima dei no ai referendum francese e olandese.

Non bisogna nemmeno opporre l'Europa economica all'unione politica, ha aggiunto. Se l'Europa vuole ancora contare nel nuovo ordine mondiale sul piano economico, politico e militare, «l'unione politica è la sola via d'uscita», poiché nessuno Stato, da solo, «può illudersi di pesare sull'attualità mondiale». Non si tratta, ha spiegato, di sapere se l'Unione muterà in un'entità più federale e politica ma, piuttosto, di sapere «quando ciò accadrà o, meglio, se accadrà in tempo».

Lo «schiaffo» provocato dal no ai due referendum, ha aggiunto, ha seminato confusione in Europa portando a una situazione che, dopo un anno, non è ancora stata risolta. Il periodo di riflessione non ha portato a nessun risultato, mentre il futuro dell'Europa è stato circondato da «un silenzio assordante». Qualcuno ha parlato dell'Europa dei progetti, ha aggiunto, «quando è del contrario di cui abbiamo bisogno: un progetto per l'Europa». Per il Primo Ministro, anche l'intenzione di salvare parte della Costituzione potrebbe scontrarsi contro un nuovo no. Ricordando poi che il Consiglio europeo prolungherà il periodo di riflessione, ha criticato l'abitudine di attendere i risultati delle elezioni in qualche Stato membro o l'avvicendarsi delle Presidenze per iniziare i negoziati. Per il Primo Ministro occorre invece agire, anche tenuto conto delle difficoltà economiche e dell'indebolimento dell'influenza europea sullo scacchiere mondiale, mentre la potenza militare non è all'altezza.

Il Premier ha quindi affermato che tra le ragioni della disaffezione dei cittadini nei confronti del progetto europeo figura l'abitudine dei leader politici di attribuire all'UE la responsabilità delle difficoltà interne e di accaparrarsi i meriti dei successi. Ma anche di un'Europa che non reagisce alle critiche anche più grottesche, come quelle relative alla «burocrazia kafkiana» o all'elevato costo del bilancio comunitario. In proposito, ha ricordato che i 24.000 funzionari delle istituzioni rappresentano un numero ben inferiore agli addetti di una qualsiasi delle capitali europee, mentre il bilancio europeo - nettamente inferiore a quello degli USA - costa 5 euro a settimana per ogni cittadino «in cambio di 50 anni di pace e di prosperità». Ma la ragione principale di questo distacco dei cittadini, ha spiegato, è il sentimento che l'Europa non fornisca le risposte alle loro preoccupazioni, come la disoccupazione, la delocalizzazione delle imprese e la criminalità transfrontaliera. 

Così come è adesso, ha quindi aggiunto, l'Unione non è abbastanza forte per proporre risposte efficaci e univoche. «Finché l'Europa non si avvierà definitivamente verso una vera federazione, dove la regola dell'unanimità sarebbe abolita o limitata al minimo, sarà privata degli strumenti che le permettono di affrontare rapidamente ed energicamente le nuove sfide». A 50 anni dal lancio dell'Unione «è giunto il momento di fare scelte definitive: confederazione o federazione, approccio intergovernativo o comunitario, un direttorio di alcuni Stati membri o una democrazia europea rafforzata sostenuta da una Commissione attiva e un Parlamento degno di questo nome».

Per il Primo Ministro la sfida principale è la modernizzazione economica ed ha quindi paragonato alcuni dati economici europei con quelli di USA, Cina, India e Giappone, decisamente migliori. A tale proposito, pur condividendo gli obiettivi della Strategia di Lisbona, ha criticato il metodo adottato per conseguirli che «manca d'efficacia», visto il suo carattere intergovernativo e dato che confina il ruolo delle istituzioni europee «all'elaborazione di classifiche e tabelle». Intanto, quasi tutti gli Stati membri sono in recessione soprattutto a causa della mancanza di riforme comuni. Secondo il Premier, invece, occorre una politica socio-economica comune per l'Europa di cui l'Unione traccia le linee direttrici delle riforme necessarie». Queste riforme, ha spiegato, esigono interventi sul piano dell'industria, dell'innovazione, della ricerca, della fiscalità, ma anche del mercato del lavoro, del sistema pensionistico e della sicurezza sociale e sanitaria. Non si tratta, ha aggiunto, di procedere a «un'armonizzazione cieca», bensì di promuovere la convergenza entro limiti minimi che impediscano il dumping sociale e limiti massimi per dare impulso alle riforme. La Strategia di Lisbona va quindi rafforzata attraverso un metodo maggiormente vincolante ed «esplicitamente comunitario».

Un tale approccio, ha sostenuto il Primo Ministro, è ancora più indispensabile per l'Eurozona, in quanto la moneta unica e l'Unione monetaria non potranno sopravvivere se non sono sostenute da «un approccio comune alle sfide sociali ed economiche». In proposito ha quindi sottolineato la necessità di rafforzare l'UEM, intesa come gli Stati che hanno già l'euro ma anche quelli che sono chiamati a adottarlo, suggerendo alcune soluzioni: preparazione congiunta del Vertice di Primavera, redazione frequente di relazioni e raccomandazioni, fissazione di punti di partenza macroeconomici al momento della definizione dei bilanci nazionali, elaborazione di criteri di convergenza in materia sociale, fiscale e economica, convocazione di riunioni tra i ministri del lavoro, degli affari sociali e della politica scientifica e, infine, rappresentazione autonoma negli organismi finanziari internazionali.

Più in generale, il Premier ritiene che occorra più Europa nel campo della giustizia e della sicurezza per ottimizzare la lotta contro l'immigrazione illegale, la criminalità e il terrorismo, ma anche in materia di ricerca e sviluppo con l'adozione del brevetto europeo e, infine, nella politica estera sostenuta da una difesa europea. In proposito, ha precisato che solo quando si svilupperanno degli strumenti comuni, come un esercito e una diplomazia europei, l'Unione parlerà con una sola voce e sarà capace di reagire in tempo alle crisi internazionali. Anche perché la NATO diventerà sempre di più una rete di sicurezza internazionale nel quadro di una nuova cooperazione mondiale in cui la difesa europea dovrà essere integrata come pilastro autonomo. Per il Primo Ministro, poi, l'Europa «non può presentarsi come la coscienza morale del mondo intero senza disporre di un contrappeso militare» e non è nemmeno possibile che l'Unione si rivolga sempre agli USA non appena è confrontata a una crisi sul proprio continente, come in Bosnia e in Kossovo.

Passando poi alla Costituzione, il Primo Ministro ha scartato la possibilità di mantenere lo status quo, così come l'opzione del "pick and choose" e, a maggior ragione, quella del "roll back", ossia di limitare il progetto europeo a una zona di libero scambio. Da un punto di visto pratico e politico, ha quindi affermato, «si presenta una sola opzione: proseguire il processo di ratifica di questa Costituzione». A suo parere, infatti, non sarebbe democratico non tenere conto del fatto che, a fronte di due "no", sono quindici gli Stati membri che l'hanno ratificata. Quegli Stati membri che hanno sospeso la ratifica, ha insistito, hanno il dovere di riprendere il processo, rispettando così quanto convenuto con la dichiarazione 30 allegata al progetto di trattato.

Non è infatti utopico che 4/5 degli Stati membri procedano alla ratifica entro due anni dalla firma e, così facendo, «si aprirebbero nuove prospettive». Nel frattempo, ha precisato, «nessun ostacolo potrà impedire il proseguimento dell'integrazione». Occorre quindi aprire una seconda pista, parallela alla ratifica, che non impone una modifica dei trattati e che associ tutti quei paesi che desiderano intraprenderla. E' solo così, ha spiegato, che si potrà progredire «senza perdere tempo».

Il Primo Ministro belga ha quindi concluso ricordando che al momento del fallimento della Comunità europea di difesa i dirigenti europei di allora non hanno avuto bisogno di un periodo di riflessione, di consultazioni o di sondaggi: «hanno negoziato per due anni e poi sono andati a Roma a creare la Comunità economica europea». E' quindi «venuto il tempo di fare un grande passo avanti e rimettere l'Europa in carreggiata». Occorre il coraggio politico di cui hanno dato prova Jean Monnet, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Paul-Henri Spaak e Robert Schumann, «il coraggio di raddrizzarsi dopo una terribile disavventura, di rialzare la testa e di continuare ad avanzare».

 

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito sottolineando che nell'UE vivono 455 milioni di cittadini - «molti di più che negli USA» - che presto diventeranno 500 milioni. Ha quindi messo in risalto la molteplicità culturale dell'Europa, ma anche la difficoltà di governarla. Per il suo gruppo, ha proseguito, «Nizza non è la base per il futuro dei cittadini europei» e si è quindi augurato che alla fine del processo di riflessione l'Unione ne esca rafforzata. Pur ammettendo che il termine Costituzione è apparso ad alcuni troppo ambizioso, ha ribadito che i popolari vogliono andare oltre i trattati attuali.

Il deputato ha poi stigmatizzato l'atteggiamento dei capi di governo che criticano continuamente l'Unione europea e si stupiscono poi che i cittadini boccino la Costituzione. In proposito, ha sottolineato la tendenza a vedere soprattutto gli aspetti negativi dell'UE, sminuendo quelli positivi. Come l'ampliamento del 2004 che ha riportato in Europa i paesi che hanno patito la dittatura comunista e l'introduzione dell'euro che ha permesso ai diversi Stati di far fronte alla globalizzazione senza svalutazioni competitive. Occorre poi affrontare problemi importanti, come quelli legati all'immigrazione e all'asilo, trovando delle soluzioni nel rispetto dei principi e della sostanza della Costituzione. Sostenendo poi che il processo di ratifica deve proseguire, il leader dei popolari ha sottolineato che il suo gruppo è favorevole alla solidarietà a tutti i livelli - comunale, regionale, nazionale ed europeo - riservando alle competenze comunitarie quei campi che non possono essere affrontati dai singoli Stati singolarmente.

 

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, signor Verhofstadt, l'Europa è un grande ideale, è la nostra storia, è il nostro futuro. L'Europa è la nostra cultura, i nostri valori, è la civiltà occidentale che crede nella libertà, nella tolleranza, nella centralità della persona e nella pace e che quindi non può rinunciare alle sue radici cristiane. Ecco perché non possiamo pensare che l'Unione sia soltanto burocrazia lontana dai cittadini ed un'istituzione preoccupata solo di dettare regole su tante piccole questioni. Per coinvolgere le coscienze dei popoli, è questo il problema, abbiamo bisogno di un'Europa che dia risposte alle esigenze più importanti dei cittadini, come prevede il testo del trattato costituzionale sottoscritto a Roma.

Per superare la crisi attuale l'Unione ha bisogno di un trattato che avvicini l'Europa alla gente. Riponiamo quindi grande fiducia nel semestre a guida tedesca per raggiungere una meta per la quale tutti lavoriamo. L'Europa ha bisogno di rafforzarsi in uno scenario di irrinunciabili rapporti transatlantici, ha bisogno di un'unità politica per affrontare alcune grandi sfide. Primo: la lotta al terrorismo per costruire la pace in Medio Oriente e nei Balcani; secondo: la crescita e lo sviluppo seguendo il processo di Lisbona ma senza violare alcune regole alle quali deve assoggettarsi anche la scienza e favorendo in fretta la liberalizzazione dei servizi; terzo: il confronto economico e commerciale con Cina e India, due grandi paesi emergenti che stanno però preparando un'alleanza fra loro; quarta sfida: la questione energetica, pensando anche al nucleare; quinta: l'immigrazione e l'emergenza Africa; sesta: l'allargamento dei confini a cominciare dall'adesione di Romania e Bulgaria e poi della Croazia senza chiudere le porte ad altri paesi candidati.

Vinceremo queste sfide soltanto se riusciremo a trasformare l'Europa, oggi troppo condizionata dalla burocrazia, nell'Europa dei cittadini, della politica e dei valori."

 

 

 

ENERGIA

 

 

LA SFIDA ENERGETICA SI VINCE CON L'EFFICIENZA

Doc. A6-0160/2006

 

Relazione sul Libro verde sull'efficienza energetica: fare di più con meno

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 31.5.2006 - Votazione: 1.6.2006

 

L'efficienza è la risposta «più grande, più rapida e più economica alle sfide della sicurezza energetica, al levitare e alla volatilità dei prezzi dell'energia e agli aspetti ambientali». Il Parlamento chiede quindi la rapida applicazione delle norme esistenti e l'integrazione dell'efficienza nelle politiche UE. Occorre poi liberalizzare i mercati, incentivare gli investimenti e agire nel settore dei trasporti e dell'edilizia. E' anche proposto un sistema di rottamazione degli elettrodomestici.

 

Con la relazione il Parlamento ricorda anzitutto che se gli Stati membri attuassero integralmente la normativa dell'UE esistente, l'obiettivo dell'Unione di risparmiare il 20% dell'energia entro il 2020 sarebbe già raggiunto in misura del 50%. Li esorta quindi a dare piena esecuzione alle direttive europee nel settore dell'efficienza energetica, in particolare quelle sul rendimento energetico nell'edilizia, sulla promozione della cogenerazione, sulla liberalizzazione dei mercati dell'energia e sull'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici. Parallelamente, propone di accelerare le procedure di infrazione «per dare più credibilità alle istituzioni nell'applicazione del diritto europeo».

Per i deputati, nel futuro piano d'azione europeo per l'efficienza energetica, la Commissione dovrebbe delineare vari scenari volti a chiarire le incidenze sui consumi energetici, sul mix energetico e sulla riduzione di CO2. Inoltre, tenuto conto dell'incremento del prezzo del petrolio verificatosi successivamente alla pubblicazione del Libro Verde, andrebbe aumentato l'obiettivo del risparmio energetico. Nel piano, inoltre, la Commissione dovrebbe proporre azioni concrete a livello sia europeo che nazionale, secondo un «approccio coerente» per tutelare l'approvvigionamento energetico, rafforzare l'efficienza energetica e promuovere le energie rinnovabili. Le varie politiche settoriali dovranno quindi integrarsi reciprocamente.

Il completamento della liberalizzazione dei mercati dell'energia è ritenuto dal Parlamento «essenziale» per migliorare la competitività, controllare il livello dei prezzi energetici e per incrementare la sicurezza dell'approvvigionamento e l'efficienza energetica. Al riguardo chiede alla Commissione di seguire e di promuovere con maggiore incisività l'attuazione del processo di liberalizzazione negli Stati membri ma, al contempo, sostiene l'istituzione di un quadro più bilanciato riguardante la promozione degli investimenti volti a migliorare l'innovazione e la concorrenza. In tale contesto, osserva inoltre che occorre migliorare le capacità regolamentari degli Stati membri e dell'UE.

Nel sottolineare che l'obiettivo concordato nell'ambito della direttiva sull'efficienza energetica, del 9% in nove anni, «può essere soltanto un obiettivo minimo», la relazione ravvisa la necessità di maggiori risparmi a fronte dei crescenti consumi energetici previsti. I deputati, inoltre, ritengono che il principio costi-benefici dovrebbe essere applicato a ciascuna iniziativa legislativa in materia, «tenuto conto dei costi economici del riscaldamento globale e dell'insicurezza energetica». La priorità dovrà essere concessa ai settori e alle misure che, se applicate, «avranno un risultato importante e immediato e saranno esempi positivi per gli Stati e i cittadini».

Tutte le misure proposte dovranno inoltre essere applicate in funzione delle loro incidenze sulle piccole e medie imprese (PMI) e sulla loro competitività. D'altra parte, essendo consapevoli che l'attuazione delle misure richieste dalla legislazione europea potrebbe risultare problematica per le PMI, i deputati invitano la Commissione a fornire loro l'opportuna assistenza, non solo mediante gli aiuti comunitari, ma promuovendo anche il loro accesso all'informazione e allo scambio sulle migliori tecnologie e prassi disponibili.

 

Incentivi economici e finanziari all'efficienza energetica

Il Parlamento reputa che l'adozione di incentivi economici e di strumenti finanziari sia di importanza decisiva per promuovere, come di dovere, i nuovi investimenti e i nuovi prodotti e servizi di efficienza energetica. Tuttavia, pur sostenendo la necessità di ricorrere a fondi pubblici, ritiene che il finanziamento pubblico «debba essere consentito soltanto laddove sia essenziale, in particolare nelle fasi iniziali delle azioni», per poi essere «ritirato e sostituito da meccanismi di mercato».

D'altra parte, stima che le misure fiscali «sarebbero più efficaci come incentivo che come deterrente» e dovrebbero quindi essere utilizzate come uno strumento per favorire e velocizzare l'introduzione di soluzioni di efficienza energetica.  Nel sottolineare che occorre tener conto del principio "chi inquina paga" anche nell'ambito dei sistemi tributari, i deputati ritengono necessario garantire che i sistemi fiscali nazionali degli Stati membri operino una discriminazione positiva nei confronti delle prassi che privilegiano l'efficienza energetica.

E' poi suggerito che le banche multilaterali e le istituzioni finanziarie pubbliche istituiscano un Fondo per l'efficienza energetica finalizzato al finanziamento di progetti. I deputati reputano poi che occorre proporre sistemi di finanziamento innovativi e strumenti contrattuali, come micro-crediti e joint venture fra società private e comuni, così da coinvolgere attivamente gli operatori e i poteri pubblici locali. Questi ultimi, peraltro, dovrebbero essere incoraggiati ad avviare azioni innovative volte ad assicurare un impiego efficiente delle risorse energetiche, compreso un aumento della produzione di energia da fonti alternative, ricorrendo a sgravi fiscali e ad un maggiore supporto finanziario da parte dell'UE.

E' anche necessario incentivare il miglioramento delle infrastrutture e delle interconnessioni, al fine di ridurre le perdite nella trasmissione e nella distribuzione, anche perché dal 10 a oltre il 20% dell'elettricità prodotta è perso in queste operazioni. Al riguardo, il Parlamento ritiene che i punti di generazione dovrebbero essere distribuiti in modo razionale all'interno dei territori nazionali per trovarsi «il più vicino possibile al luogo in cui è consumata l'elettricità». 

La relazione chiede poi alla Commissione di promuovere un ambiente legislativo che appoggi e incoraggi pienamente tutte le potenzialità offerte dagli impianti di cogenerazione ad alta efficienza, in particolare per gli usi industriali nonché la micro-cogenerazione per le PMI. Sollecita anche gli Stati membri ad applicare in toto la direttiva sulla cogenerazione e chiede un'iniziativa europea a completamento della direttiva così da garantire risultati chiari e visibili nei prossimi anni, facendo in modo che la promozione della cogenerazione sia inserita in tutti i settori politici comunitari collegati, come l'ambiente, la ricerca, l'istruzione, la concorrenza, l'industria, il commercio e la politica regionale.

 

Settore dell'edilizia

Nell'esortare gli Stati membri a dare rapidamente attuazione alla direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia, il Parlamento chiede alla Commissione di esaminare la possibilità di estendere in modo progressivo il suo campo di applicazione così da coprire tutti gli edifici. Si tratterebbe, in particolare, di assicurare che per gli edifici residenziali esistenti di superficie inferiore ai 1.000 mq sia previsto l'obbligo di adeguare gli standard di efficienza energetica delle varie parti (ad es. isolazione del tetto, finestre) a quelli vigenti per i nuovi edifici quando tale parte è sottoposta a ristrutturazione. Inoltre, in vista della prossima revisione della direttiva, è chiesto «vivamente» di promuovere maggiormente l'uso delle fonti di illuminazione, refrigerazione e riscaldamento passive o naturali e di prendere in considerazione l'estensione del campo di applicazione della direttiva alle infrastrutture e agli spazi urbani. E' poi sollecitata un'iniziativa europea per l'edilizia che coordini l'innalzamento degli standard di rendimento energetico per i nuovi edifici e crei incentivi per accelerare la trasformazione di quelli esistenti. Particolare attenzione, poi, va attribuita al riscaldamento e al raffreddamento passivo.

 

Settore dei trasporti

La relazione ricorda che circa il 59% del petrolio consumato nel 2004 in Europa è imputabile al settore dei trasporti, contro il 17% dell'edilizia, il 16% degli impieghi non energetici e l'8% dell'industria. Secondo le previsioni della Commissione, inoltre, da oggi al 2030 la domanda di energia nel settore dei trasporti aumenterà almeno del 30% aumentando così le emissioni e la dipendenza dalle importazioni di energia. I deputati reputano quindi necessario un approccio integrato nel settore dei trasporti e, al riguardo, sottolineano l'importanza di una direttiva quadro per l'efficienza energetica in tale settore.

Sollecitano quindi una strategia globale «volta a eliminare progressivamente l'utilizzo dei combustibili fossili» e a ridurre al minimo le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti, producendo e utilizzando in misura nettamente maggiore i biocarburanti più evoluti e prevedendo incentivi fiscali molto più consistenti a favore dei veicoli meno inquinanti. Gli Stati membri sono pertanto esortati ad utilizzare gli appalti pubblici e gli sgravi fiscali per promuovere modi di trasporto più efficienti, «così da contribuire allo sviluppo di mercati per veicoli e combustibili più puliti ed efficienti».

Commissione e Stati membri sono poi invitati a portare avanti iniziative nazionali sostenibili, incentrate sulla mobilità urbana, l'infrastruttura ferroviaria, le automobili efficienti da un punto di vista energetico e la sostituzione modale. In proposito, i deputati sostengono la necessità di nuove norme di efficienza per le automobili. E' poi ritenuto urgente che la Commissione presenti delle proposte legislative volte a raddoppiare il rendimento del carburante in automobili e furgoni, a trasferire il traffico stradale e aereo alle vie ferrate e navigabili e ad aumentare la quota del trasporto pubblico.

La relazione sollecita anche una rapida introduzione nel settore dei trasporti di un'etichetta con la dicitura "consumo di energia al chilometro", affinché il consumatore possa operare una scelta del mezzo di trasporto (treno, aereo e automobile) «nella piena consapevolezza delle conseguenze energetiche». Il sistema europeo di etichettatura delle automobili, inoltre, andrebbe rafforzato da misure volte a promuovere la commercializzazione di veicoli a bassa emissione di CO2 e/o alimentati a bioidrogeno. Più in generale è rilevata la necessità di misure tese, ad esempio, ad imporre più severamente il rispetto dei limiti di velocità, a migliorare le infrastrutture e i sistemi di gestione delle strade e del traffico e ad incoraggiare un miglioramento della condotta alla guida.

 

Rottamare gli elettrodomestici inefficienti dal punto di vista energetico

Il Parlamento nota che in Europa si aggirano attualmente circa 188 milioni gli elettrodomestici di età superiore a 10 anni e rilevano che, grazie ad una sostituzione di tali apparecchiature, «si potrebbe risparmiare circa il 50% dell'energia necessaria». Invita quindi la Commissione e gli Stati membri ad accelerare tale operazione grazie «a congrue misure economiche, come incentivi fiscali per i produttori di elettrodomestici o azioni su buoni d'acquisto».

Nel sottolineare l'importanza di una trasformazione del mercato europeo degli elettrodomestici, delle apparecchiature per gli uffici, degli apparecchi elettronici per i consumatori e le apparecchiature industriali, i deputati rilevano anche la possibilità di aumentare l'efficienza energetica attraverso l'introduzione di requisiti di minima più rigorosi, di programmi progressivi di appalti pubblici, di campagne d'informazione mirate e di una migliore etichettatura energetica.

La Commissione e gli Stati membri sono poi invitati a promuovere la diffusione di prodotti e tecnologie tali che consumano energia solo quando è veramente necessario (ad esempio, sistemi di illuminazione sensibili al movimento ed elettrodomestici senza la funzione di veglia). Occorre inoltre garantire che i sistemi di sorveglianza del mercato negli Stati membri siano rigorosi ed efficienti, in modo tale che gli elettrodomestici non conformi alle norme in vigore nell'UE, per quanto riguarda l'etichettatura, non vengano commercializzati.

 

Il ruolo della politica estera

Per i deputati è necessario che gli Stati membri e la Commissione promuovano la cooperazione internazionale nel campo dell'efficienza energetica, al fine di garantire che nuovi regolamenti e standard non comportino una frammentazione del mercato mondiale. Ritengono poi che la promozione dell'efficienza energetica a livello globale sarà almeno tanto importante quanto il dialogo con i paesi produttori di energia. Pertanto l'efficienza energetica dovrebbe essere integrata nella politica estera comunitaria, nella sua cooperazione allo sviluppo, nonché nel quadro dei dialoghi con i paesi produttori di energia e con le controparti nelle economie emergenti (compresa la Cina, l'India e il Brasile), nell'Europa dell'est, nei paesi dei Balcani e del Mediterraneo e nei paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico.

 

Diffondere i sistemi di etichettatura e informare i consumatori

Sulla scorta dell'esperienza positiva maturata nel settore degli elettrodomestici, i deputati reputano necessario prendere in considerazione la possibilità di estendere l'etichettatura dell'efficienza energetica, o altre modalità di informazione dei consumatori, anche ad altri prodotti. Più in generale, chiedono che si compiano maggiori sforzi per agevolare la trasmissione di informazioni ai cittadini e al settore privato sulla disponibilità di tecnologia efficace sotto il profilo dei costi e sulla crescente scarsità di risorse. La Commissione, inoltre, è invitata a sostenere, insieme alle competenti istituzioni nazionali, una campagna di informazione e di sensibilizzazione a livello comunitario sulla miglior prassi in materia di efficienza energetica e ad appoggiare le reti di eccellenza.

 

Nel dibattito è intervenuto FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-I):

 

"La recente crisi della distribuzione delle forniture di gas naturale russo ha messo in evidenza la dipendenza dell'Europa dalle fonti energetiche importate, che si stima vada crescendo sensibilmente nei prossimi anni. Il contenimento della domanda energetica dell'UE potrebbe rivelarsi una componente importante della risoluzione del problema. Grazie ad essa si potrà ottenere una maggiore efficienza economica, generare un trend positivo sull'occupazione e contribuire ad elevare la competitività dell'industria europea, fattori in sintonia con gli obiettivi della strategia di Lisbona.

Oltre a stabilire nuovi obiettivi, dobbiamo considerare la normativa già esistente: se gli Stati membri la dovessero adottare integralmente, l'obiettivo dell'Unione di risparmiare il 20% dell'energia entro il 2010 sarebbe oggi già stato raggiunto in misura del 50%.

La relazione propone che gli obiettivi di efficienza energetica siano integrati in altre politiche settoriali, come la politica fiscale, quella dei trasporti o la politica di coesione. Credo che i fondi destinati alla politica regionale dell'Ue debbano essere utilizzati anche per finanziare progetti interregionali e trasfrontalieri che consentano un trasferimento di know-how tra Stati membri e le regioni che sono prive di un patrimonio tecnologico adeguato per attuare una maggiore efficienza energetica."

 

 

 

DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÀ

 

 

LA SITUAZIONE DELLE DONNE IN EUROPA E NEL MONDO

PREOCCUPA I DEPUTATI

 

-         Doc. A6-0165/2006 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego

Procedura: Codecisione, seconda lettura

-         Doc. A6-0148/2006 - Relazione sulla situazione delle donne Rom nell'Unione europea

Procedura: Iniziativa

-         Doc. A6-0159/2006 - Relazione sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo quanto alla ricostruzione e al processo democratico nei paesi in situazione di post-conflitto

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 1.6.2006 - Votazione: 1.6.2006

 

Il Parlamento ha adottato definitivamente una direttiva sull'attuazione del principio di pari opportunità e della parità di trattamento in materia di occupazione e impiego. Ma ha anche affrontato un ampio dibattito sulle discriminazioni nei confronti delle donne rom e sul ruolo delle donne nei conflitti armati, come vittime e strumenti di guerra ma anche come vettori di pace.

 

Pari opportunità e parità di trattamento in materia di occupazione e impiego

L'Aula ha inoltre adottato, senza modifiche, la raccomandazione sulla direttiva in merito all’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (Doc. A6-0165/2006). Si tratta di un testo organico che raccoglie, chiarisce, semplifica e attualizza la vigente normativa UE dispersa in sette direttive. Porterà all'abrogazione di norme e contratti che violano il principio di non discriminazione e all'adozione di disposizioni che consentono ai lavoratori di tutelarsi.

Essendo frutto di un compromesso con il Consiglio, la direttiva potrà presto entrare in vigore e gli Stati membri dovranno darvi attuazione entro due anni. La