GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

26 giugno 2006

n° 139

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

il potenziale delle Università europee

 

La Commissione europea ha recentemente presentato in una comunicazione le sue idee sui mezzi per sfruttare al meglio l'immenso potenziale delle Università europee e superare gli ostacoli che impediscono la sinergia tra i vari istituti. In Europa vi sono 4000 università con 17 milioni di studenti, 1,5 milioni di professori e 1,5 milioni di ricercatori, cifre che rappresentano un potenziale enorme e che ne fanno degli attori chiave per il futuro dell’Europa e per la sua transizione verso una società e una economia basata sulla conoscenza.

Lo scopo della comunicazione non è di giungere ad una serie di proposte legislative, bensì al contrario di semplificare le procedure amministrative e la burocrazia che impediscono uno sviluppo armonioso delle università.

L’obiettivo primario deve essere di raggiungere l’eccellenza nelle funzioni di insegnamento e di ricerca delle università.

La proposta presentata dalla Commissione si articola nei seguenti punti:

-          Accrescere la proporzione di laureati che trascorrano almeno un semestre all’estero o nel mondo dell’industria.

-          Consentire agli studenti di avvalersi di prestiti e borse di studio nazionali indipendentemente dal paese dell’UE in cui decidono di studiare o fare ricerca.

-          Porre in linea le procedure per il riconoscimento delle qualifiche accademiche con quelle che valgono per le qualifiche professionali e far sì che le lauree rilasciate in Europa siano più agevolmente riconosciute fuori dall’Europa.

-          Introdurre una formazione nel campo della proprietà intellettuale, del management, della comunicazione, della costituzione di reti, dell’imprenditorialità e del lavoro di gruppo contestualmente a una carriera nel campo della ricerca.

-          Reimpostare i corsi in modo da consentire una maggiore partecipazione nelle fasi ulteriori del ciclo di vita, assicurando così le abilità necessarie alla forza lavoro europea e assicurando inoltre che le università siano in grado di adattarsi a una popolazione europea che invecchia.

-          Ripensare i sistemi nazionali di tasse e aiuti agli studenti per far sì che i migliori studenti possano partecipare all’istruzione superiore e intraprendere carriere nel campo della ricerca indipendentemente dal loro contesto di provenienza.

-          Ripensare i sistemi di finanziamento delle università affinché questi siano maggiormente orientati sui risultati e conferiscano maggiori responsabilità alle università per quanto concerne la loro sostenibilità finanziaria di lungo periodo, particolarmente nel campo della ricerca.

-          Conferire alle università maggiore autonomia e responsabilità affinché esse possano reagire celermente al cambiamento. In ciò dovrebbe rientrare una revisione dei curricoli per adattarli a nuovi sviluppi, la creazione di legami più stretti tra le varie discipline e una maggiore attenzione per grandi ambiti di ricerca (ad esempio le energie rinnovabili, le nanotecnologie) piuttosto che per singole discipline. Ciò potrebbe configurarsi anche quale maggiore autonomia a livello delle singole istituzioni nella scelta del personale docente e di ricerca.

La Commissione è pronta a sostenere la modernizzazione delle università dell’UE mediante un processo di identificazione e condivisione di buone pratiche e facendo leva sui suoi programmi per il finanziamento dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione: il Programma per l’apprendimento permanente, il Settimo Programma Quadro di ricerca e sviluppo, il Programma Competitività e innovazione e i Fondi strutturali e di coesione.

 

 

 

 

SOSTEGNO ALLA RICERCA E ALL'INNOVAZIONE

CHIAVE DELLA NUOVA POLITICA REGIONALE

 

Il Presidente della Commissione José Barroso e la Commissaria alla politica regionale, Danuta Hübner hanno aperto la conferenza “Le regioni, soggetti attivi del cambiamento economico - innovare grazie alla politica regionale dell’UE” organizzata a Bruxelles il 12 - 13 giugno 2006 dalla DG politica regionale, mettendo in evidenza l’importanza del sostegno del trasferimento delle conoscenze, l’innovazione ed i cluster, ponendo attenzione alla regioni europee meno sviluppate.

Si tratta della prima di un ciclo di tre conferenze sul tema “Le regioni, soggetti attivi del cambiamento economico” organizzato in vista del IV Forum sulla coesione del prossimo giugno del 2007. La prossima conferenza sarà focalizzato sulla “La sfida demografica”, che avrà luogo a Bruxelles l’11 e il 12 dicembre 2006, infine il terzo evento, sarà il Forum per favorire lo scambio di esperienze, che si svolgerà nel febbraio del 2007.

 

 

 

ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE SUI TEMI DI RICERCA SOCIO-ECONOMICA DEL VII PROGRAMMA QUADRO PER LA RICERCA (2007-2013)

 

Collegandosi al sito web:

http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=SSHinFP7 è possibile leggere i temi proposti e rispondere al questionario on-line. E’ questa una occasione per promuovere i temi di ricerca di maggior interesse o per farli inserire nel dibattito.

Fra i temi attualmente proposti segnaliamo alcuni esempi:

- economia, flussi commerciali, finanza, investimenti

- indicatori socio-economici e scientifici

- studi di previsione

- cambiamenti sociali ed istituzionali

- coesione sociale ed economica (protezione e servizi sociali, politiche fiscali, relazioni etniche, istruzione,   esclusione sociale e salute), flussi migratori

- povertà, crimine, delinquenza e droghe

- cambiamenti demografici

- risoluzione di conflitti, terrorismo, politiche di sicurezza

- media e democrazia

- il ruolo della società civile, cittadinanza e diritti

- patrimonio culturale tangibile e non tangibile

 

 

 

COMPETITIVITÁ E INNOVAZIONE

 

Il Parlamento europeo ha adottato il Programma quadro per l'innovazione e la competitività. Tra il 2007 ed il 2013, circa 350.000 piccole e medie imprese riceveranno 3,6 miliardi di euro di fondi comunitari destinati a tutti i tipi d'investimento che favoriscano l'innovazione e la crescita.

Questo nuovo programma sosterrà azioni che permettano alle imprese ed all'industria di sviluppare la loro capacità d'innovazione. Favorirà anche il ricorso a fonti d'energia rinnovabili ed efficaci, l'adozione di tecnologie ambientali ed un migliore utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  31 MAGGIO - 01 GIUGNO 2006

 

 

FUTURO DELL'EUROPA/INTEGRAZIONE EUROPEA

 

 

L'AVVENIRE DELL'EUROPA

 

Discussione sull'avvenire dell'Europa, con la partecipazione del Primo ministro belga, membro del Consiglio europeo

Dibattito: 31.5.2006

 

Il Parlamento europeo continua a contribuire al dibattito sul futuro dell'Unione europea. A seguito dell'incontro dell'8 e del 9 maggio con i membri dei parlamenti nazionali, che sarà ripetuto a dicembre, gli eurodeputati hanno dato inizio a una serie di dibattiti con i capi di governo. Il primo di questi incontri è stato con il Primo Ministro belga Guy Verhofstadt che ha recentemente illustrato le proprie idee sul futuro dell'Europa in un libro intitolato "Gli Stati Uniti d'Europa".

 

Il Primo Ministro belga Guy Verhofstadt si è detto onorato di avviare un ciclo di dibattiti in seno al Parlamento europeo che testimonia del suo impegno e con il quale si assume nuovamente le sue responsabilità per tracciare il futuro dell'Europa. Il Premier ha poi voluto ricordare come una svolta nella storia dell'Europa la data del 1° maggio 2004, che ha sancito «la vera fine della Seconda Guerra mondiale». Ha quindi respinto le idee di chi afferma che l'UE si è ampliata troppo velocemente oppure che avrebbe raggiunto i suoi confini naturali e sorpassato le sue capacità di assorbimento. Ha respinto anche la posizione di chi pone in alternativa l'ampliamento e l'approfondimento dell'UE perchè il «corso della storia seguirà una sola direzione: l'Unione deve proseguire il suo ampliamento». Poiché ciò è la sola garanzia che, un domani, nell'insieme dei Balcani non riesploda la guerra. I due principi sono entrambi indispensabili e occorre porre fine al periodo di immobilità che ha colpito l'Europa che è in realtà iniziato prima dei no ai referendum francese e olandese.

Non bisogna nemmeno opporre l'Europa economica all'unione politica, ha aggiunto. Se l'Europa vuole ancora contare nel nuovo ordine mondiale sul piano economico, politico e militare, «l'unione politica è la sola via d'uscita», poiché nessuno Stato, da solo, «può illudersi di pesare sull'attualità mondiale». Non si tratta, ha spiegato, di sapere se l'Unione muterà in un'entità più federale e politica ma, piuttosto, di sapere «quando ciò accadrà o, meglio, se accadrà in tempo».

Lo «schiaffo» provocato dal no ai due referendum, ha aggiunto, ha seminato confusione in Europa portando a una situazione che, dopo un anno, non è ancora stata risolta. Il periodo di riflessione non ha portato a nessun risultato, mentre il futuro dell'Europa è stato circondato da «un silenzio assordante». Qualcuno ha parlato dell'Europa dei progetti, ha aggiunto, «quando è del contrario di cui abbiamo bisogno: un progetto per l'Europa». Per il Primo Ministro, anche l'intenzione di salvare parte della Costituzione potrebbe scontrarsi contro un nuovo no. Ricordando poi che il Consiglio europeo prolungherà il periodo di riflessione, ha criticato l'abitudine di attendere i risultati delle elezioni in qualche Stato membro o l'avvicendarsi delle Presidenze per iniziare i negoziati. Per il Primo Ministro occorre invece agire, anche tenuto conto delle difficoltà economiche e dell'indebolimento dell'influenza europea sullo scacchiere mondiale, mentre la potenza militare non è all'altezza.

Il Premier ha quindi affermato che tra le ragioni della disaffezione dei cittadini nei confronti del progetto europeo figura l'abitudine dei leader politici di attribuire all'UE la responsabilità delle difficoltà interne e di accaparrarsi i meriti dei successi. Ma anche di un'Europa che non reagisce alle critiche anche più grottesche, come quelle relative alla «burocrazia kafkiana» o all'elevato costo del bilancio comunitario. In proposito, ha ricordato che i 24.000 funzionari delle istituzioni rappresentano un numero ben inferiore agli addetti di una qualsiasi delle capitali europee, mentre il bilancio europeo - nettamente inferiore a quello degli USA - costa 5 euro a settimana per ogni cittadino «in cambio di 50 anni di pace e di prosperità». Ma la ragione principale di questo distacco dei cittadini, ha spiegato, è il sentimento che l'Europa non fornisca le risposte alle loro preoccupazioni, come la disoccupazione, la delocalizzazione delle imprese e la criminalità transfrontaliera. 

Così come è adesso, ha quindi aggiunto, l'Unione non è abbastanza forte per proporre risposte efficaci e univoche. «Finché l'Europa non si avvierà definitivamente verso una vera federazione, dove la regola dell'unanimità sarebbe abolita o limitata al minimo, sarà privata degli strumenti che le permettono di affrontare rapidamente ed energicamente le nuove sfide». A 50 anni dal lancio dell'Unione «è giunto il momento di fare scelte definitive: confederazione o federazione, approccio intergovernativo o comunitario, un direttorio di alcuni Stati membri o una democrazia europea rafforzata sostenuta da una Commissione attiva e un Parlamento degno di questo nome».

Per il Primo Ministro la sfida principale è la modernizzazione economica ed ha quindi paragonato alcuni dati economici europei con quelli di USA, Cina, India e Giappone, decisamente migliori. A tale proposito, pur condividendo gli obiettivi della Strategia di Lisbona, ha criticato il metodo adottato per conseguirli che «manca d'efficacia», visto il suo carattere intergovernativo e dato che confina il ruolo delle istituzioni europee «all'elaborazione di classifiche e tabelle». Intanto, quasi tutti gli Stati membri sono in recessione soprattutto a causa della mancanza di riforme comuni. Secondo il Premier, invece, occorre una politica socio-economica comune per l'Europa di cui l'Unione traccia le linee direttrici delle riforme necessarie». Queste riforme, ha spiegato, esigono interventi sul piano dell'industria, dell'innovazione, della ricerca, della fiscalità, ma anche del mercato del lavoro, del sistema pensionistico e della sicurezza sociale e sanitaria. Non si tratta, ha aggiunto, di procedere a «un'armonizzazione cieca», bensì di promuovere la convergenza entro limiti minimi che impediscano il dumping sociale e limiti massimi per dare impulso alle riforme. La Strategia di Lisbona va quindi rafforzata attraverso un metodo maggiormente vincolante ed «esplicitamente comunitario».

Un tale approccio, ha sostenuto il Primo Ministro, è ancora più indispensabile per l'Eurozona, in quanto la moneta unica e l'Unione monetaria non potranno sopravvivere se non sono sostenute da «un approccio comune alle sfide sociali ed economiche». In proposito ha quindi sottolineato la necessità di rafforzare l'UEM, intesa come gli Stati che hanno già l'euro ma anche quelli che sono chiamati a adottarlo, suggerendo alcune soluzioni: preparazione congiunta del Vertice di Primavera, redazione frequente di relazioni e raccomandazioni, fissazione di punti di partenza macroeconomici al momento della definizione dei bilanci nazionali, elaborazione di criteri di convergenza in materia sociale, fiscale e economica, convocazione di riunioni tra i ministri del lavoro, degli affari sociali e della politica scientifica e, infine, rappresentazione autonoma negli organismi finanziari internazionali.

Più in generale, il Premier ritiene che occorra più Europa nel campo della giustizia e della sicurezza per ottimizzare la lotta contro l'immigrazione illegale, la criminalità e il terrorismo, ma anche in materia di ricerca e sviluppo con l'adozione del brevetto europeo e, infine, nella politica estera sostenuta da una difesa europea. In proposito, ha precisato che solo quando si svilupperanno degli strumenti comuni, come un esercito e una diplomazia europei, l'Unione parlerà con una sola voce e sarà capace di reagire in tempo alle crisi internazionali. Anche perché la NATO diventerà sempre di più una rete di sicurezza internazionale nel quadro di una nuova cooperazione mondiale in cui la difesa europea dovrà essere integrata come pilastro autonomo. Per il Primo Ministro, poi, l'Europa «non può presentarsi come la coscienza morale del mondo intero senza disporre di un contrappeso militare» e non è nemmeno possibile che l'Unione si rivolga sempre agli USA non appena è confrontata a una crisi sul proprio continente, come in Bosnia e in Kossovo.

Passando poi alla Costituzione, il Primo Ministro ha scartato la possibilità di mantenere lo status quo, così come l'opzione del "pick and choose" e, a maggior ragione, quella del "roll back", ossia di limitare il progetto europeo a una zona di libero scambio. Da un punto di visto pratico e politico, ha quindi affermato, «si presenta una sola opzione: proseguire il processo di ratifica di questa Costituzione». A suo parere, infatti, non sarebbe democratico non tenere conto del fatto che, a fronte di due "no", sono quindici gli Stati membri che l'hanno ratificata. Quegli Stati membri che hanno sospeso la ratifica, ha insistito, hanno il dovere di riprendere il processo, rispettando così quanto convenuto con la dichiarazione 30 allegata al progetto di trattato.

Non è infatti utopico che 4/5 degli Stati membri procedano alla ratifica entro due anni dalla firma e, così facendo, «si aprirebbero nuove prospettive». Nel frattempo, ha precisato, «nessun ostacolo potrà impedire il proseguimento dell'integrazione». Occorre quindi aprire una seconda pista, parallela alla ratifica, che non impone una modifica dei trattati e che associ tutti quei paesi che desiderano intraprenderla. E' solo così, ha spiegato, che si potrà progredire «senza perdere tempo».

Il Primo Ministro belga ha quindi concluso ricordando che al momento del fallimento della Comunità europea di difesa i dirigenti europei di allora non hanno avuto bisogno di un periodo di riflessione, di consultazioni o di sondaggi: «hanno negoziato per due anni e poi sono andati a Roma a creare la Comunità economica europea». E' quindi «venuto il tempo di fare un grande passo avanti e rimettere l'Europa in carreggiata». Occorre il coraggio politico di cui hanno dato prova Jean Monnet, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Paul-Henri Spaak e Robert Schumann, «il coraggio di raddrizzarsi dopo una terribile disavventura, di rialzare la testa e di continuare ad avanzare».

 

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito sottolineando che nell'UE vivono 455 milioni di cittadini - «molti di più che negli USA» - che presto diventeranno 500 milioni. Ha quindi messo in risalto la molteplicità culturale dell'Europa, ma anche la difficoltà di governarla. Per il suo gruppo, ha proseguito, «Nizza non è la base per il futuro dei cittadini europei» e si è quindi augurato che alla fine del processo di riflessione l'Unione ne esca rafforzata. Pur ammettendo che il termine Costituzione è apparso ad alcuni troppo ambizioso, ha ribadito che i popolari vogliono andare oltre i trattati attuali.

Il deputato ha poi stigmatizzato l'atteggiamento dei capi di governo che criticano continuamente l'Unione europea e si stupiscono poi che i cittadini boccino la Costituzione. In proposito, ha sottolineato la tendenza a vedere soprattutto gli aspetti negativi dell'UE, sminuendo quelli positivi. Come l'ampliamento del 2004 che ha riportato in Europa i paesi che hanno patito la dittatura comunista e l'introduzione dell'euro che ha permesso ai diversi Stati di far fronte alla globalizzazione senza svalutazioni competitive. Occorre poi affrontare problemi importanti, come quelli legati all'immigrazione e all'asilo, trovando delle soluzioni nel rispetto dei principi e della sostanza della Costituzione. Sostenendo poi che il processo di ratifica deve proseguire, il leader dei popolari ha sottolineato che il suo gruppo è favorevole alla solidarietà a tutti i livelli - comunale, regionale, nazionale ed europeo - riservando alle competenze comunitarie quei campi che non possono essere affrontati dai singoli Stati singolarmente.

 

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, signor Verhofstadt, l'Europa è un grande ideale, è la nostra storia, è il nostro futuro. L'Europa è la nostra cultura, i nostri valori, è la civiltà occidentale che crede nella libertà, nella tolleranza, nella centralità della persona e nella pace e che quindi non può rinunciare alle sue radici cristiane. Ecco perché non possiamo pensare che l'Unione sia soltanto burocrazia lontana dai cittadini ed un'istituzione preoccupata solo di dettare regole su tante piccole questioni. Per coinvolgere le coscienze dei popoli, è questo il problema, abbiamo bisogno di un'Europa che dia risposte alle esigenze più importanti dei cittadini, come prevede il testo del trattato costituzionale sottoscritto a Roma.

Per superare la crisi attuale l'Unione ha bisogno di un trattato che avvicini l'Europa alla gente. Riponiamo quindi grande fiducia nel semestre a guida tedesca per raggiungere una meta per la quale tutti lavoriamo. L'Europa ha bisogno di rafforzarsi in uno scenario di irrinunciabili rapporti transatlantici, ha bisogno di un'unità politica per affrontare alcune grandi sfide. Primo: la lotta al terrorismo per costruire la pace in Medio Oriente e nei Balcani; secondo: la crescita e lo sviluppo seguendo il processo di Lisbona ma senza violare alcune regole alle quali deve assoggettarsi anche la scienza e favorendo in fretta la liberalizzazione dei servizi; terzo: il confronto economico e commerciale con Cina e India, due grandi paesi emergenti che stanno però preparando un'alleanza fra loro; quarta sfida: la questione energetica, pensando anche al nucleare; quinta: l'immigrazione e l'emergenza Africa; sesta: l'allargamento dei confini a cominciare dall'adesione di Romania e Bulgaria e poi della Croazia senza chiudere le porte ad altri paesi candidati.

Vinceremo queste sfide soltanto se riusciremo a trasformare l'Europa, oggi troppo condizionata dalla burocrazia, nell'Europa dei cittadini, della politica e dei valori."

 

 

 

ENERGIA

 

 

LA SFIDA ENERGETICA SI VINCE CON L'EFFICIENZA

Doc. A6-0160/2006

 

Relazione sul Libro verde sull'efficienza energetica: fare di più con meno

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 31.5.2006 - Votazione: 1.6.2006

 

L'efficienza è la risposta «più grande, più rapida e più economica alle sfide della sicurezza energetica, al levitare e alla volatilità dei prezzi dell'energia e agli aspetti ambientali». Il Parlamento chiede quindi la rapida applicazione delle norme esistenti e l'integrazione dell'efficienza nelle politiche UE. Occorre poi liberalizzare i mercati, incentivare gli investimenti e agire nel settore dei trasporti e dell'edilizia. E' anche proposto un sistema di rottamazione degli elettrodomestici.

 

Con la relazione il Parlamento ricorda anzitutto che se gli Stati membri attuassero integralmente la normativa dell'UE esistente, l'obiettivo dell'Unione di risparmiare il 20% dell'energia entro il 2020 sarebbe già raggiunto in misura del 50%. Li esorta quindi a dare piena esecuzione alle direttive europee nel settore dell'efficienza energetica, in particolare quelle sul rendimento energetico nell'edilizia, sulla promozione della cogenerazione, sulla liberalizzazione dei mercati dell'energia e sull'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici. Parallelamente, propone di accelerare le procedure di infrazione «per dare più credibilità alle istituzioni nell'applicazione del diritto europeo».

Per i deputati, nel futuro piano d'azione europeo per l'efficienza energetica, la Commissione dovrebbe delineare vari scenari volti a chiarire le incidenze sui consumi energetici, sul mix energetico e sulla riduzione di CO2. Inoltre, tenuto conto dell'incremento del prezzo del petrolio verificatosi successivamente alla pubblicazione del Libro Verde, andrebbe aumentato l'obiettivo del risparmio energetico. Nel piano, inoltre, la Commissione dovrebbe proporre azioni concrete a livello sia europeo che nazionale, secondo un «approccio coerente» per tutelare l'approvvigionamento energetico, rafforzare l'efficienza energetica e promuovere le energie rinnovabili. Le varie politiche settoriali dovranno quindi integrarsi reciprocamente.

Il completamento della liberalizzazione dei mercati dell'energia è ritenuto dal Parlamento «essenziale» per migliorare la competitività, controllare il livello dei prezzi energetici e per incrementare la sicurezza dell'approvvigionamento e l'efficienza energetica. Al riguardo chiede alla Commissione di seguire e di promuovere con maggiore incisività l'attuazione del processo di liberalizzazione negli Stati membri ma, al contempo, sostiene l'istituzione di un quadro più bilanciato riguardante la promozione degli investimenti volti a migliorare l'innovazione e la concorrenza. In tale contesto, osserva inoltre che occorre migliorare le capacità regolamentari degli Stati membri e dell'UE.

Nel sottolineare che l'obiettivo concordato nell'ambito della direttiva sull'efficienza energetica, del 9% in nove anni, «può essere soltanto un obiettivo minimo», la relazione ravvisa la necessità di maggiori risparmi a fronte dei crescenti consumi energetici previsti. I deputati, inoltre, ritengono che il principio costi-benefici dovrebbe essere applicato a ciascuna iniziativa legislativa in materia, «tenuto conto dei costi economici del riscaldamento globale e dell'insicurezza energetica». La priorità dovrà essere concessa ai settori e alle misure che, se applicate, «avranno un risultato importante e immediato e saranno esempi positivi per gli Stati e i cittadini».

Tutte le misure proposte dovranno inoltre essere applicate in funzione delle loro incidenze sulle piccole e medie imprese (PMI) e sulla loro competitività. D'altra parte, essendo consapevoli che l'attuazione delle misure richieste dalla legislazione europea potrebbe risultare problematica per le PMI, i deputati invitano la Commissione a fornire loro l'opportuna assistenza, non solo mediante gli aiuti comunitari, ma promuovendo anche il loro accesso all'informazione e allo scambio sulle migliori tecnologie e prassi disponibili.

 

Incentivi economici e finanziari all'efficienza energetica

Il Parlamento reputa che l'adozione di incentivi economici e di strumenti finanziari sia di importanza decisiva per promuovere, come di dovere, i nuovi investimenti e i nuovi prodotti e servizi di efficienza energetica. Tuttavia, pur sostenendo la necessità di ricorrere a fondi pubblici, ritiene che il finanziamento pubblico «debba essere consentito soltanto laddove sia essenziale, in particolare nelle fasi iniziali delle azioni», per poi essere «ritirato e sostituito da meccanismi di mercato».

D'altra parte, stima che le misure fiscali «sarebbero più efficaci come incentivo che come deterrente» e dovrebbero quindi essere utilizzate come uno strumento per favorire e velocizzare l'introduzione di soluzioni di efficienza energetica.  Nel sottolineare che occorre tener conto del principio "chi inquina paga" anche nell'ambito dei sistemi tributari, i deputati ritengono necessario garantire che i sistemi fiscali nazionali degli Stati membri operino una discriminazione positiva nei confronti delle prassi che privilegiano l'efficienza energetica.

E' poi suggerito che le banche multilaterali e le istituzioni finanziarie pubbliche istituiscano un Fondo per l'efficienza energetica finalizzato al finanziamento di progetti. I deputati reputano poi che occorre proporre sistemi di finanziamento innovativi e strumenti contrattuali, come micro-crediti e joint venture fra società private e comuni, così da coinvolgere attivamente gli operatori e i poteri pubblici locali. Questi ultimi, peraltro, dovrebbero essere incoraggiati ad avviare azioni innovative volte ad assicurare un impiego efficiente delle risorse energetiche, compreso un aumento della produzione di energia da fonti alternative, ricorrendo a sgravi fiscali e ad un maggiore supporto finanziario da parte dell'UE.

E' anche necessario incentivare il miglioramento delle infrastrutture e delle interconnessioni, al fine di ridurre le perdite nella trasmissione e nella distribuzione, anche perché dal 10 a oltre il 20% dell'elettricità prodotta è perso in queste operazioni. Al riguardo, il Parlamento ritiene che i punti di generazione dovrebbero essere distribuiti in modo razionale all'interno dei territori nazionali per trovarsi «il più vicino possibile al luogo in cui è consumata l'elettricità». 

La relazione chiede poi alla Commissione di promuovere un ambiente legislativo che appoggi e incoraggi pienamente tutte le potenzialità offerte dagli impianti di cogenerazione ad alta efficienza, in particolare per gli usi industriali nonché la micro-cogenerazione per le PMI. Sollecita anche gli Stati membri ad applicare in toto la direttiva sulla cogenerazione e chiede un'iniziativa europea a completamento della direttiva così da garantire risultati chiari e visibili nei prossimi anni, facendo in modo che la promozione della cogenerazione sia inserita in tutti i settori politici comunitari collegati, come l'ambiente, la ricerca, l'istruzione, la concorrenza, l'industria, il commercio e la politica regionale.

 

Settore dell'edilizia

Nell'esortare gli Stati membri a dare rapidamente attuazione alla direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia, il Parlamento chiede alla Commissione di esaminare la possibilità di estendere in modo progressivo il suo campo di applicazione così da coprire tutti gli edifici. Si tratterebbe, in particolare, di assicurare che per gli edifici residenziali esistenti di superficie inferiore ai 1.000 mq sia previsto l'obbligo di adeguare gli standard di efficienza energetica delle varie parti (ad es. isolazione del tetto, finestre) a quelli vigenti per i nuovi edifici quando tale parte è sottoposta a ristrutturazione. Inoltre, in vista della prossima revisione della direttiva, è chiesto «vivamente» di promuovere maggiormente l'uso delle fonti di illuminazione, refrigerazione e riscaldamento passive o naturali e di prendere in considerazione l'estensione del campo di applicazione della direttiva alle infrastrutture e agli spazi urbani. E' poi sollecitata un'iniziativa europea per l'edilizia che coordini l'innalzamento degli standard di rendimento energetico per i nuovi edifici e crei incentivi per accelerare la trasformazione di quelli esistenti. Particolare attenzione, poi, va attribuita al riscaldamento e al raffreddamento passivo.

 

Settore dei trasporti

La relazione ricorda che circa il 59% del petrolio consumato nel 2004 in Europa è imputabile al settore dei trasporti, contro il 17% dell'edilizia, il 16% degli impieghi non energetici e l'8% dell'industria. Secondo le previsioni della Commissione, inoltre, da oggi al 2030 la domanda di energia nel settore dei trasporti aumenterà almeno del 30% aumentando così le emissioni e la dipendenza dalle importazioni di energia. I deputati reputano quindi necessario un approccio integrato nel settore dei trasporti e, al riguardo, sottolineano l'importanza di una direttiva quadro per l'efficienza energetica in tale settore.

Sollecitano quindi una strategia globale «volta a eliminare progressivamente l'utilizzo dei combustibili fossili» e a ridurre al minimo le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti, producendo e utilizzando in misura nettamente maggiore i biocarburanti più evoluti e prevedendo incentivi fiscali molto più consistenti a favore dei veicoli meno inquinanti. Gli Stati membri sono pertanto esortati ad utilizzare gli appalti pubblici e gli sgravi fiscali per promuovere modi di trasporto più efficienti, «così da contribuire allo sviluppo di mercati per veicoli e combustibili più puliti ed efficienti».

Commissione e Stati membri sono poi invitati a portare avanti iniziative nazionali sostenibili, incentrate sulla mobilità urbana, l'infrastruttura ferroviaria, le automobili efficienti da un punto di vista energetico e la sostituzione modale. In proposito, i deputati sostengono la necessità di nuove norme di efficienza per le automobili. E' poi ritenuto urgente che la Commissione presenti delle proposte legislative volte a raddoppiare il rendimento del carburante in automobili e furgoni, a trasferire il traffico stradale e aereo alle vie ferrate e navigabili e ad aumentare la quota del trasporto pubblico.

La relazione sollecita anche una rapida introduzione nel settore dei trasporti di un'etichetta con la dicitura "consumo di energia al chilometro", affinché il consumatore possa operare una scelta del mezzo di trasporto (treno, aereo e automobile) «nella piena consapevolezza delle conseguenze energetiche». Il sistema europeo di etichettatura delle automobili, inoltre, andrebbe rafforzato da misure volte a promuovere la commercializzazione di veicoli a bassa emissione di CO2 e/o alimentati a bioidrogeno. Più in generale è rilevata la necessità di misure tese, ad esempio, ad imporre più severamente il rispetto dei limiti di velocità, a migliorare le infrastrutture e i sistemi di gestione delle strade e del traffico e ad incoraggiare un miglioramento della condotta alla guida.

 

Rottamare gli elettrodomestici inefficienti dal punto di vista energetico

Il Parlamento nota che in Europa si aggirano attualmente circa 188 milioni gli elettrodomestici di età superiore a 10 anni e rilevano che, grazie ad una sostituzione di tali apparecchiature, «si potrebbe risparmiare circa il 50% dell'energia necessaria». Invita quindi la Commissione e gli Stati membri ad accelerare tale operazione grazie «a congrue misure economiche, come incentivi fiscali per i produttori di elettrodomestici o azioni su buoni d'acquisto».

Nel sottolineare l'importanza di una trasformazione del mercato europeo degli elettrodomestici, delle apparecchiature per gli uffici, degli apparecchi elettronici per i consumatori e le apparecchiature industriali, i deputati rilevano anche la possibilità di aumentare l'efficienza energetica attraverso l'introduzione di requisiti di minima più rigorosi, di programmi progressivi di appalti pubblici, di campagne d'informazione mirate e di una migliore etichettatura energetica.

La Commissione e gli Stati membri sono poi invitati a promuovere la diffusione di prodotti e tecnologie tali che consumano energia solo quando è veramente necessario (ad esempio, sistemi di illuminazione sensibili al movimento ed elettrodomestici senza la funzione di veglia). Occorre inoltre garantire che i sistemi di sorveglianza del mercato negli Stati membri siano rigorosi ed efficienti, in modo tale che gli elettrodomestici non conformi alle norme in vigore nell'UE, per quanto riguarda l'etichettatura, non vengano commercializzati.

 

Il ruolo della politica estera

Per i deputati è necessario che gli Stati membri e la Commissione promuovano la cooperazione internazionale nel campo dell'efficienza energetica, al fine di garantire che nuovi regolamenti e standard non comportino una frammentazione del mercato mondiale. Ritengono poi che la promozione dell'efficienza energetica a livello globale sarà almeno tanto importante quanto il dialogo con i paesi produttori di energia. Pertanto l'efficienza energetica dovrebbe essere integrata nella politica estera comunitaria, nella sua cooperazione allo sviluppo, nonché nel quadro dei dialoghi con i paesi produttori di energia e con le controparti nelle economie emergenti (compresa la Cina, l'India e il Brasile), nell'Europa dell'est, nei paesi dei Balcani e del Mediterraneo e nei paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico.

 

Diffondere i sistemi di etichettatura e informare i consumatori

Sulla scorta dell'esperienza positiva maturata nel settore degli elettrodomestici, i deputati reputano necessario prendere in considerazione la possibilità di estendere l'etichettatura dell'efficienza energetica, o altre modalità di informazione dei consumatori, anche ad altri prodotti. Più in generale, chiedono che si compiano maggiori sforzi per agevolare la trasmissione di informazioni ai cittadini e al settore privato sulla disponibilità di tecnologia efficace sotto il profilo dei costi e sulla crescente scarsità di risorse. La Commissione, inoltre, è invitata a sostenere, insieme alle competenti istituzioni nazionali, una campagna di informazione e di sensibilizzazione a livello comunitario sulla miglior prassi in materia di efficienza energetica e ad appoggiare le reti di eccellenza.

 

Nel dibattito è intervenuto FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-I):

 

"La recente crisi della distribuzione delle forniture di gas naturale russo ha messo in evidenza la dipendenza dell'Europa dalle fonti energetiche importate, che si stima vada crescendo sensibilmente nei prossimi anni. Il contenimento della domanda energetica dell'UE potrebbe rivelarsi una componente importante della risoluzione del problema. Grazie ad essa si potrà ottenere una maggiore efficienza economica, generare un trend positivo sull'occupazione e contribuire ad elevare la competitività dell'industria europea, fattori in sintonia con gli obiettivi della strategia di Lisbona.

Oltre a stabilire nuovi obiettivi, dobbiamo considerare la normativa già esistente: se gli Stati membri la dovessero adottare integralmente, l'obiettivo dell'Unione di risparmiare il 20% dell'energia entro il 2010 sarebbe oggi già stato raggiunto in misura del 50%.

La relazione propone che gli obiettivi di efficienza energetica siano integrati in altre politiche settoriali, come la politica fiscale, quella dei trasporti o la politica di coesione. Credo che i fondi destinati alla politica regionale dell'Ue debbano essere utilizzati anche per finanziare progetti interregionali e trasfrontalieri che consentano un trasferimento di know-how tra Stati membri e le regioni che sono prive di un patrimonio tecnologico adeguato per attuare una maggiore efficienza energetica."

 

 

 

DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÀ

 

 

LA SITUAZIONE DELLE DONNE IN EUROPA E NEL MONDO

PREOCCUPA I DEPUTATI

 

-         Doc. A6-0165/2006 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego

Procedura: Codecisione, seconda lettura

-         Doc. A6-0148/2006 - Relazione sulla situazione delle donne Rom nell'Unione europea

Procedura: Iniziativa

-         Doc. A6-0159/2006 - Relazione sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo quanto alla ricostruzione e al processo democratico nei paesi in situazione di post-conflitto

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 1.6.2006 - Votazione: 1.6.2006

 

Il Parlamento ha adottato definitivamente una direttiva sull'attuazione del principio di pari opportunità e della parità di trattamento in materia di occupazione e impiego. Ma ha anche affrontato un ampio dibattito sulle discriminazioni nei confronti delle donne rom e sul ruolo delle donne nei conflitti armati, come vittime e strumenti di guerra ma anche come vettori di pace.

 

Pari opportunità e parità di trattamento in materia di occupazione e impiego

L'Aula ha inoltre adottato, senza modifiche, la raccomandazione sulla direttiva in merito all’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (Doc. A6-0165/2006). Si tratta di un testo organico che raccoglie, chiarisce, semplifica e attualizza la vigente normativa UE dispersa in sette direttive. Porterà all'abrogazione di norme e contratti che violano il principio di non discriminazione e all'adozione di disposizioni che consentono ai lavoratori di tutelarsi.

Essendo frutto di un compromesso con il Consiglio, la direttiva potrà presto entrare in vigore e gli Stati membri dovranno darvi attuazione entro due anni. La direttiva pone un divieto generale di discriminazione fondata sul genere per quanto attiene al livello delle retribuzioni per un medesimo lavoro, ai regimi professionali di sicurezza sociale, all'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e alle condizioni di lavoro. Agli Stati membri è quindi imposto di abrogare tutte le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative contrarie al principio della parità di trattamento, mentre potranno essere dichiarate nulle e prive di effetto quelle contenute in contratti individuali e collettivi o nei regolamenti delle aziende.

Gli Stati membri dovranno anche dotarsi delle norme atte a permettere a chi si ritiene leso di tutelarsi e di prevedere un sistema di risarcimento o riparazione del danno. Sono anche chiamati a stabilire norme relative alle sanzioni da infliggere in caso di violazione. Dovranno anche designare uno o più organismi per la promozione, l'analisi, il controllo e il sostegno della parità di trattamento e incoraggiare il dialogo tra le parti sociali, gli accordi collettivi e le prassi nazionali e, infine, stimolare i datori di lavoro e i responsabili della formazione a prendere misure efficaci per prevenire tutte le forme di discriminazione sessuale, in particolare le molestie e le molestie sessuali.

 

Nel dibattito è intervenuta AMALIA SARTORI (PPE/DE-I) a nome del gruppo PPE-DE:

"Signor Presidente, innanzitutto mi congratulo con la collega Niebler per lo straordinario lavoro svolto sia in commissione sia per il negoziato con la Presidenza, la Commissione e i relatori ombra in Parlamento. Sono veramente orgogliosa nella mia qualità di coordinatrice del gruppo della commissione per le donne.

Sono felice anche che si arrivi alla conclusione di questa direttiva, perché contiene una serie di cose, che deve rendere oggi il Parlamento felice di approvarla. Mi soffermo su tre punti: il primo è che dà un argomento a tutti noi per rispondere a chi ci chiede cosa faccia l'Europa per Lisbona, dopo averne tanto propagandato i contenuti. Qualche mese fa io avevo delle difficoltà perché mi parlavano soprattutto di bilancio e mi chiedevano quante risorse diamo agli obiettivi indicati in quei documenti. Oggi però rispondo per esempio con questa direttiva, cioè dicendo che dal momento stesso in cui noi con Lisbona chiediamo che ci sia un'entrata in forza delle donne nel mondo del lavoro, consideriamo questo un elemento fondamentale per riuscire a mantenere in Europa lo stato sociale che tutti vogliamo difendere, essendo contemporaneamente consapevoli che nel momento in cui chiediamo alle donne queste cose dobbiamo anche dare loro ulteriori garanzie: questo è il primo motivo di orgoglio e di soddisfazione.

Il secondo punto è che con questa direttiva noi proseguiamo in quel cammino di buona amministrazione riducendo da sette a una le direttive che riguardano questo tema e quindi la better regulation noi la dimostriamo anche con questa direttiva.

Il terzo punto riguarda i contenuti, ovviamente l'aspetto più importante, che sono già stati riassunti e presentati dalla collega Niebler e dalla Commissione. Io aggiungo soltanto poche cose: in tutti i paesi dell'Unione, anche in quelli che vengono considerati i più avanzati storicamente per quanto riguarda le politiche al femminile, in questi mesi sono stati presentati i problemi legati soprattutto alla discriminazione nel settore del salario, dell'accesso, della formazione, e anche delle discriminazioni indirette.

Io credo che con questa direttiva rispondiamo a questi problemi che ci sono stati posti: parità di salario, parità di trattamento in regimi professionali di sicurezza sociale, parità di trattamento nell'accesso al lavoro, alla formazione, alla promozione professionale e quindi esprimo soddisfazione e ancora una volta ringrazio per il lavoro svolto."

Discriminazione delle donne rom

Le donne rom sono discriminate in Europa e, pertanto, i deputati chiedono agli Stati membri di adottare misure volte a superare la loro "segregazione razziale" negli ospedali e nelle scuole, a migliorarne le condizioni abitative e a favorirne l'occupazione e l'inclusione sociale. Sono poi sollecitati interventi, anche finanziari, a favore dell'imprenditoria delle donne rom. La loro situazione deve costituire un criterio chiave in vista delle future adesioni all'UE.

Adottata dall'Aula con 412 voti favorevoli, 21 contrari e 48 astensioni, la relazione (Doc. A6-0148/2006) esorta i poteri pubblici dell'Unione ad effettuare rapide indagini in merito alle accuse di gravi abusi dei diritti dell'uomo nei confronti delle donne Rom, a punire rapidamente i colpevoli e a fornire un adeguato indennizzo alle vittime. In tale contesto, invita gli Stati membri a inserire tra le loro «priorità principali» le misure intese a fornire una migliore protezione per la salute riproduttiva e sessuale delle donne, a prevenire e vietare la sterilizzazione forzata e a promuovere la pianificazione familiare, le soluzioni alternative ai matrimoni in giovane età e l'educazione sessuale. Ma anche a prendere misure proattive per debellare «la segregazione razziale nei reparti maternità», a garantire l'elaborazione di programmi destinati a fornire servizi alle vittime Rom di atti di violenza domestica, e ad essere particolarmente vigilanti per quanto riguarda il traffico di donne Rom.

Gli Stati membri, inoltre, dovrebbero elaborare una serie di misure volte a garantire che le donne e le ragazze abbiano accesso, a condizioni di parità, ad una istruzione di qualità, «anche approvando leggi positive che esigano la fine della segregazione nelle scuole e definiscano i dettagli di progetti destinati a porre fine all'istruzione distinta e di seconda classe destinata ai bambini Rom». Dovrebbero anche migliorare le condizioni abitative dei Rom prevedendo il riconoscimento, da parte della legislazione nazionale, del diritto ad un alloggio decente, adottando progetti generali per finanziare il miglioramento delle condizioni di vita e di alloggio nei quartieri con una considerevole popolazione Rom e «ordinando ai poteri locali di garantire rapidamente l'approvvigionamento in acqua potabile ed elettricità, lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti pubblici e le strade». Gli Stati membri sono anche invitati a mettere a disposizione campi per i Rom nomadi «affinché essi possano disporre di un livello di confort e di igiene soddisfacente».

Per il Parlamento, gli Stati membri dovrebbero anche garantire l'accesso di tutte le donne Rom alle cure sanitarie di base, di urgenza e preventive nonché la parità di trattamento e le pari opportunità nelle politiche in materia di occupazione e inclusione sociale. A quest’ultimo proposito, si tratterebbe di affrontare il problema dei tassi di disoccupazione molto elevati tra le donne Rom e, in particolare, di lottare contro i grandi ostacoli determinati dalla discriminazione diretta in fase di assunzione. La relazione chiede inoltre l'adozione del principio di "obbligo positivo", in virtù del quale gli enti statali e non statali sono tenuti per legge a garantire una rappresentanza di donne Rom proporzionata alla loro presenza in seno alla popolazione locale.

I governi sono esortati ad esaminare gli ostacoli all'attività indipendente delle donne Rom, a definire programmi destinati a permettere una registrazione agevole, rapida e poco onerosa delle donne Rom imprenditrici e che esercitano un'attività indipendente, a favorire l'accesso al credito, compreso il microcredito, per il finanziamento di imprese da parte di donne Rom. Il Parlamento, poi, raccomanda agli Stati membri e alla Commissione di promuovere modelli d'imprenditorialità sociale, appositamente rivolti alle donne Rom. All’Esecutivo, inoltre, è chiesto di appoggiare, «mediante i suoi numerosi meccanismi finanziari», le attività destinate in particolare alle donne Rom e di riesaminare le norme per l'attribuzione di tutti tipi di finanziamento «al fine di garantire disposizioni particolari volte ad includere le donne Rom».

I deputati, d’altra parte, invitano le istituzioni della UE a considerare la situazione delle donne Rom nei paesi candidati «un criterio chiave per valutare il livello di preparazione di detti paesi all'ingresso nell'Unione europea», compresa la situazione delle donne Rom nei paesi candidati non tradizionalmente o immediatamente associati alle questioni dei Rom. Nel chiedere poi alle istituzioni comunitarie di incitare i governi a raccogliere e a pubblicare dati sulla situazione degli uomini e delle donne Rom, il Parlamento invita l'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia ad avviare una serie di studi sul ruolo dei media nel promuovere l'antinomadismo e, in particolare, sulla promozione di stereotipi negativi sulle donne Rom.

 

Situazione delle donne nei conflitti armati

Le donne sono, allo stesso tempo, vittime e strumenti di guerra, ma anche vettori di pace. La relazione (Doc. A6-0159/2006) - adottata dal Parlamento con 315 voti favorevoli, 23 contrari e 67 astensioni - sottolinea l’importanza dell’accesso ai servizi di salute riproduttiva e chiede giustizia per le vittime degli stupri. Chiede poi di rafforzare il ruolo delle donne nei processi decisionali postbellici.

La relazione mette in luce la «responsabilità degli Stati» di porre fine all’impunità e di perseguire i responsabili di genocidi, crimini contro l'umanità e di guerra, comprese le violenze sessuali, lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata e la sterilizzazione forzata perpetrate ai danni di donne e bambine. Inoltre, i deputati chiedono «tolleranza zero» allo sfruttamento sessuale dei bambini, delle bambine e delle donne nei conflitti armati e nei campi profughi. E, in proposito, esigono «sanzioni severe sul piano amministrativo e penale nei confronti del personale umanitario, dei rappresentanti delle istituzioni internazionali, delle forze di mantenimento della pace e dei diplomatici che vi facessero ricorso».

Per i deputati, le donne hanno una «particolare propensione al dialogo e alla non violenza» e ciò potrebbe quindi contribuire «in modo molto efficace» a prevenire e a gestire pacificamente i conflitti, ma possono avere un ruolo positivo anche nella ricostruzione postbellica. Il Parlamento sottolinea quindi la necessità di rafforzare il ruolo delle donne nei processi decisionali politici nell'ambito della ricostruzione di un paese, nonché la loro presenza politica al tavolo dei negoziati. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero quindi assicurare un'adeguata assistenza tecnica e finanziaria a sostegno dei programmi che consentano alle donne di partecipare pienamente alla condotta di negoziati di pace e che conferiscano alle donne potere nella società civile nel suo complesso nonché ai programmi di disarmo, smobilitazione e reinserimento. Da notare che - con 242 voti favorevoli, 187 contrari e 8 astensioni - è stato cancellato il riferimento alla necessità di ricorrere a un sistema di quote per garantire la presenza femminile.

D'altra parte, il Parlamento condanna l'apologia del martirio che oggi coinvolge i giovani e le giovani e rileva che il suicidio offensivo (kamikaze) «semina confusione tra fervore religioso e resistenza disperata a un'occupazione o a un'ingiustizia. Tale fenomeno, precisano però i deputati, «non è conseguenza dell'Islam, ma del ruolo tradizionale e dei valori delle donne, in particolare la loro verginità» che, peraltro, è un «elemento presente anche nelle società non islamiche». Parallelamente, si compiacciono del fatto che tale fenomeno, la sua estensione e la sua manipolazione mediatica «vengano oggi denunciati da talune autorità islamiche in nome stesso del Corano, che promuove il rispetto della vita».

 

Nel relativo dibattito è intervenuta AMALIA SARTORI (PPE/DE-I):

"Signor Presidente, anch'io intervengo su questo tema estremamente delicato che è stato affrontato con grande intelligenza e con grande attenzione dalla nostra collega. Anch'io mi soffermo su tre punti fondamentali che sono stati messi in luce dalla relazione e che desidero qui sottolineare.

Il primo riguarda i mali antichi della violenza in occasione delle guerre: credo che la modernità della risposta rispetto a questi mali antichi che tutti conosciamo e che non ricorderò neanche, può essere una sola, in una parola tolleranza zero da parte di tutto il mondo che si riconosce nella democrazia, quale il nostro.

Il secondo punto: tolleranza zero vuol dire tante cose, vuol dire durezza anche, nel perseguire questi reati e inaccettabilità di giustificazioni di qualsiasi tipo. Il secondo punto è invece più nuovo ed è quello che vede la donna stessa esercitare delle violenze. Questo può avvenire ancora una volta in parte come vittima, come nel caso delle donne kamikaze che spesso così sono ancora una volta usate, ma bisogna riconoscere che ci sono casi in cui le donne in nome del principio dell'uguaglianza hanno esercitato violenza come gli altri. In questo caso anche qui nessuna tolleranza, chiamiamola così, di genere.

C'è un terzo fatto che mi preme di più e che vorrei sottolineare con maggiore enfasi: quello di un ruolo tanto importante da arrivare addirittura a parlare di quote delle donne in tutta la vita politica, amministrativa, legata alle questioni di guerra. Vorrei vederle sedute a tutti i tavoli in cui si parla di pace e di ricostruzione. Io credo che la presenza delle donne in questo settore sia l'offerta di modernità e di democrazia che il nostro mondo può dare, la vera nuova offerta di novità."

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

-       Doc. A6-0068/2006 - Relazione sull'iniziativa del Regno del Belgio ai fini dell'adozione, da parte del Consiglio, di una decisione quadro relativa al riconoscimento e all'esecuzione nell'Unione europea dei divieti risultanti da condanne per reati sessuali ai danni di bambini

Il Parlamento sostiene l'iniziativa del Belgio volta a rafforzare la cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri nei casi di sfruttamento sessuale dei bambini e di pedopornografia. Lo scopo è di rendere esecutivi in tutta l’UE i divieti di svolgimento di attività in contatto con i bambini imposti a persone condannate in uno qualsiasi degli Stati membri. Ma i deputati suggeriscono taluni emendamenti volti a garantire una più elevata sicurezza ai minorenni.

 

CULTURA

-       Doc. A6-0168/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'Anno europeo del dialogo interculturale (2008)

Il Parlamento accoglie la proposta di proclamare il 2008 Anno del dialogo interculturale e pone la religione al centro delle iniziative da sviluppare in quell'occasione. I deputati chiedono l'istituzione di un premio per il dialogo interculturale da attribuire ad un progetto giovanile nel contesto dei programmi comunitari e propongono di concludere l'Anno con un Foro che riunisca società civile e rappresentanti politici e religiosi.

 

RICERCA E INNOVAZIONE

-       Doc. A6-0180/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma quadro per la competitività e l’innovazione (2007-2013)

A seguito di un accordo con il Consiglio, il Parlamento ha adottato definitivamente il Programma CIP che ha lo scopo di promuovere la competitività e l'innovazione. A partire dal 1° gennaio 2007, con una dotazione superiore a 3 miliardi di euro, sosterrà misure volte a migliorare la produttività, la capacità di innovazione e la crescita sostenibile, con un particolare occhio di riguardo per le PMI.

 

UNIONE ECONOMICA E MONETARIA

-         Doc. A6-0191/2006 - Relazione sull'allargamento della zona euro

L’ampliamento dell’eurozona deve essere realizzato valutando la sua stabilità a lungo termine. E’ quanto afferma il Parlamento chiedendo il pieno rispetto dei criteri di Maastricht. I nuovi membri dovrebbero poi stilare dei piani di transizione e stabilire procedure efficaci per tutelare i consumatori da aumenti ingiustificati dei prezzi nella fase transitoria. Agli attuali membri dell'UEM è chiesto di realizzare maggiori sforzi per coordinare le loro politiche economiche e monetarie.

 

RELAZIONI ESTERNE

-         Doc. A6-0173/2006 - Relazione sullo sviluppo delle relazioni fra l'Unione europea e gli Stati Uniti nel quadro di un accordo di partenariato transatlantico

-         Doc. A6-0131/2006 - Relazione sulle relazioni economiche transatlantiche UE-USA

In vista del Vertice UE/USA di giugno, il Parlamento ha adottato due ampie relazioni sul partenariato transatlantico. Nonostante le divergenze politiche e le battaglie commerciali, i deputati chiedono un rafforzamento della cooperazione fino a istituire una "comunità d'azione" che agisca a livello mondiale e regionale. E' anche sollecitata la creazione di un mercato senza barriere tra le due sponde dell'Atlantico. Moniti sono rivolti agli USA sul rispetto dei diritti umani e la tutela ambientale.

-         Docc. B6-0301, 0302, 0303, 0304, 0305, 0306/2006 - Risoluzione comune sulla crisi umanitaria nei Territori palestinesi e sul ruolo dell'Unione europea

Preoccupato per il deterioramento della situazione umanitaria in Palestina, il Parlamento sollecita l'UE a garantire il flusso di aiuti diretti alla popolazione. Rinnovando la fiducia al Presidente Abbas, i deputati chiedono a Israele di riprendere il trasferimento delle entrate fiscali e condannano l'espansione delle colonie e la costruzione del muro. Il nuovo governo palestinese, d'altra parte, deve denunciare la violenza, riconoscere Israele e rispettare gli impegni assunti dall'ANP.

 

SANITA' PUBBLICA

-         Doc. A6-0171/2006 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente i medicinali per uso pediatrico e che modifica il regolamento (CEE) n. 1768/92, la direttiva 2001/20/CE, la direttiva 2001/83/CE e il regolamento (CE) n. 726/2004

Le industrie farmaceutiche potranno sviluppare prodotti specifici per i bambini evitando così di dover somministrare ai minorenni dosi ridotte di medicinali concepiti per gli adulti che rischiano di essere dannosi. Le industrie che svolgeranno ricerche su medicine ad uso pediatrico disporranno infatti di un estensione di sei mesi della protezione dei loro brevetti. Solo se rispetteranno rigorosi standard saranno autorizzate a commercializzare questo tipo di prodotti.

 

VARIE

-         Doc. A6-0179/2006 - Risoluzione su commercio e povertà: definire politiche commerciali per massimizzare il contributo del commercio alla riduzione della povertà

-         Doc. A6-0188/2006 - Risoluzione sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2007

-         Doc. A6-0135/2006 - Risoluzione sul progetto di regolamento (CE, Euratom) della Commissione che modifica il regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002, recante modalità d'esecuzione del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee

-         Doc. A6-0151/2006 - Risoluzione sulle piccole e medie imprese nei paesi in via di sviluppo

-         Doc. A6-0177/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro comune per i registri di imprese utilizzati a fini statistici e abroga il regolamento (CEE) n. 2186/93 del Consiglio

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  12 - 15 GIUGNO 2006

 

 

CONSIGLIO EUROPEO

 

 

BULGARIA E ROMANIA NELL'UE IL 1° GENNAIO 2007, SE SONO PRONTE

Docc. B6-0343, 0344, 0345, 0346, 0347, 0348/2006

 

Risoluzione comune sull'adesione della Bulgaria e della Romania

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 14.6.2006 - Votazione: 14.6.2006

 

Nel sottolineare i progressi compiuti dalla Bulgaria e dalla Romania, il Parlamento conferma l'auspicio che i due paesi aderiscano all'UE sin dal 1° gennaio 2007. Chiedono quindi che siano sfruttati i prossimi mesi per colmare le lacune individuate dalla Commissione, soprattutto in materia di giustizia e di lotta alla corruzione e alla criminalità. L'Esecutivo dovrebbe guidare i due paesi verso miglioramenti tangibili concentrando le risorse UE sui settori che presentano maggiori problemi.  

 

Il Parlamento ha adottato una risoluzione comune - sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, GUE/NGL e UEN - con la quale rileva con soddisfazione che la Commissione intende mantenere la scadenza del 1º gennaio 2007 per l'adesione dei due paesi all'Unione europea, a condizione che siano prese le misure necessarie per risolvere i problemi tuttora pendenti. In proposito accoglie anche le raccomandazioni fatte dalla Commissione in ordine agli ulteriori adempimenti procedurali per decidere in via definitiva la data di adesione della Bulgaria e della Romania.

Invita pertanto il Consiglio europeo, che si riunirà il 15 e il 16 giugno, a confermare il suo impegno nei confronti dell'adesione della Bulgaria e della Romania all'UE a partire dal 1° gennaio 2007, «ove questi due paesi siano pronti». Al riguardo, i deputati chiedono a entrambi i governi di «sfruttare pienamente» i mesi restanti producendo risultati concreti che soddisfino le condizioni previste per una piena adesione alla data prevista. D'altra parte, consapevole che sull'adesione di ciascuno dei due paesi si deciderà tenendo conto dei loro meriti e dei loro risultati, il Parlamento «sarebbe lieto» se la Bulgaria e la Romania potessero entrare a far parte dell'Unione europea «congiuntamente e alla stessa data».

In proposito, il Parlamento, rileva con soddisfazione «il grande impegno» mostrato dalla Romania e dalla Bulgaria e «i progressi considerevoli» compiuti negli ultimi mesi per soddisfare i criteri politici ed economici dell'UE e adottare e applicare gradualmente l'acquis comunitario. Sottolinea quindi la necessità che entrambi i paesi continuino a consolidare l'attuale riforma della giustizia, promuovendo ulteriormente la trasparenza, l'efficienza e l'imparzialità del settore giudiziario nonché a conseguire ulteriori risultati nella lotta contro la corruzione, con un'enfasi particolare sulla lotta contro il crimine organizzato nel caso della Bulgaria. I deputati, mettono anche in luce «l'enorme importanza» di prendere tutte le misure necessarie per lottare contro la tratta di esseri umani e per migliorare seriamente l'inclusione sociale delle comunità Rom, soprattutto per quanto riguarda l'alloggio, le cure sanitarie, l'istruzione e la disoccupazione.

In tale contesto, la Commissione è invitata urgentemente ad indicare quanto più chiaramente possibile alla Bulgaria e alla Romania i risultati necessari per neutralizzare le sue preoccupazioni, a garantire che su tali settori «sia convogliato il massimo delle risorse comunitarie onde contribuire a realizzare miglioramenti tangibili». Inoltre, dovrebbe definire la natura e le modalità di ogni possibile misura di controllo post-adesione e le circostanze nell'ambito delle quali potrebbero essere necessarie. Il Parlamento sollecita inoltre un potenziamento dell'assistenza specialistica fornita dagli Stati membri. Tutte le forze politiche in Bulgaria e Romania sono poi esortate a concentrare le loro attività, onde soddisfare tutti i requisiti per l'adesione al 1º gennaio 2007 e «a mantenere il necessario impegno politico per conseguire tale obiettivo».

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0197/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio recante adattamento dell'allegato VIII dell'atto di adesione della Bulgaria e della Romania

-       Doc. A6-0198/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio recante adattamento dell'atto di adesione della Bulgaria e della Romania per quanto riguarda lo sviluppo rurale

 

 

 

FUTURO DELL'EUROPA/INTEGRAZIONE EUROPEA

 

 

UNA COSTITUZIONE ENTRO IL 2009

Doc. B6-0327/2006

 

Risoluzione sulle prossime iniziative per il periodo di riflessione e analisi sul futuro dell'Europa

Procedura: Risoluzione - Dibattito: 14.6.2006 - Votazione: 14.6.2006

 

In vista del Vertice europeo del 15-16 giugno, il Parlamento ribadisce il suo sostegno al Trattato costituzionale e chiede che una soluzione sia trovata prima delle prossime elezioni europee del 2009. I deputati, pertanto, sollecitano il Consiglio europeo a passare dal periodo di riflessione a un periodo di analisi volto a raggiungere una proposta chiara su come procedere entro la seconda metà del 2007. Occorre poi adeguare il Piano D e proseguire sulla via del dialogo interparlamentare.

 

Con 347 voti favorevoli, 212 contrari e 70 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione con la quale conferma il proprio impegno a raggiungere senza indebiti ritardi una soluzione costituzionale per l'Unione europea, nonché il proprio sostegno al trattato che adotta una Costituzione per l'Europa. A tale proposito, mette in guardia da eventuali tentativi di smantellare il compromesso globale raggiunto nel trattato, «poiché ciò comprometterebbe seriamente il progetto politico europeo, rischiando di indebolire e dividere l'Unione».

Nel ribadire poi il proprio obiettivo secondo cui la necessaria soluzione costituzionale dovrebbe essere raggiunta prima delle elezioni europee del 2009, il Parlamento si oppone all'attuazione frammentaria di parti del pacchetto costituzionale e all'immediata istituzione di gruppi ristretti di Stati membri, in quanto considera che ciò «è un modo di eludere il processo costituzionale dell'Unione nella sua integralità». D'altra parte, sostiene i miglioramenti democratici su cui possa esserci accordo nel quadro degli attuali trattati UE. Al riguardo cita come esempi il miglioramento della trasparenza in seno al Consiglio dei ministri, la revisione dell'accordo sulla comitatologia, il ricorso alla "passerella" per consentire la votazione a maggioranza qualificata e la codecisione nel campo della giustizia e degli affari interni, il miglioramento del controllo parlamentare nazionale e l'introduzione di una forma di iniziativa dei cittadini.     

Il Parlamento chiede quindi al Consiglio europeo di passare dal periodo di riflessione a un periodo di analisi, «al fine di raggiungere una proposta chiara su come procedere per quanto riguarda il trattato costituzionale entro la seconda metà del 2007». Il Consiglio, inoltre, dovrebbe chiedere impegni chiari ad ogni Stato membro sulle modalità e i mezzi con i quali propone di creare e condurre un dibattito pubblico aperto e strutturato a livello di Unione, incentrato sulle questioni fondamentali del futuro dell'Europa durante il periodo di riflessione prolungato. Dovrebbe anche invitare gli Stati membri che non hanno ancora completato le procedure di ratifica ad elaborare entro la fine del periodo di riflessione «scenari credibili su come intendono far avanzare il processo».

D'altra parte, il Parlamento propone che il Consiglio europeo elabori un quadro adeguato per rendere possibile un dialogo specifico con i rappresentanti dei paesi in cui il referendum sul trattato costituzionale ha avuto esito negativo, «al fine di verificare se e a quali condizioni sarebbe possibile la ripresa delle procedure di ratifica da parte di tali paesi». In tal contesto, chiede alla Commissione europea di sostenere questo approccio e di presentare al Consiglio europeo una "road-map" per la sua attuazione.

Nel chiedere poi alla Commissione di adeguare il suo Piano D alla seconda fase del periodo di riflessione e di fornire fondi sufficienti per le attività previste, il Parlamento ricorda «che un ordinamento costituzionale è indispensabile per rendere giuridicamente vincolante la Carta dei diritti fondamentali, fondare una democrazia europea e rendere l'Unione più capace di azione e più sociale». La Commissione dovrebbe inoltre elaborare uno studio sui costi risultanti dal fatto che il trattato costituzionale non entrerà in vigore, come originariamente sperato, il 1° novembre 2006.

La risoluzione, infine, elenca le conclusioni che il Parlamento ha tratto dal dibattito con i deputati dei parlamenti nazionali degli Stati membri dell'Unione, svoltosi in data 8-9 maggio a Bruxelles. Tra queste, ritiene che sia stata confermata la necessità di portare avanti il processo costituzionale dell'Unione europea e che sia generalmente riconosciuto che il trattato costituzionale fornirebbe all'Unione europea un quadro adeguato per affrontare le importanti sfide politiche dell'Europa. Per i deputati, inoltre, il dialogo interparlamentare sul processo costituzionale cui partecipano il Parlamento europeo e i parlamenti degli Stati membri «è essenziale e deve essere portato avanti»

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli deputati, Presidente Barroso, mi rivolgo a lei perché ho apprezzato il suo intervento di questa mattina in cui ha pronunciato parole che rilanciano il grande progetto dell'Europa.

Finalmente in quest'Aula abbiamo ascoltato la voce della Commissione alzarsi forte per rilanciare la politica, per far conquistare all'Unione il ruolo che le spetta sul palcoscenico internazionale. E' questa la Commissione che noi vogliamo e che vogliono anche i cittadini. E' una Commissione che si scrolla di dosso il fardello del burocraticismo, principale responsabile dell'allontanamento degli europei dalle istituzioni.

Presidente Barroso, io sono d'accordo con lei. Se ci arrendiamo di fronte alle difficoltà e se ci facciamo invadere dal pessimismo, non raggiungeremo alcun obiettivo. La politica non può perdere la grande sfida di costruire un'Europa consapevole del ruolo che deve svolgere sul palcoscenico internazionale, ovvero un'Europa esportatrice di pace, un'Europa capace di essere protagonista nel Mediterraneo, nel Medio Oriente, nei Balcani, nella lotta contro il terrorismo e contro la contraffazione, un'Europa dai forti rapporti transatlantici.

Ecco perché serve concludere il processo costituzionale. I primi sei mesi del prossimo anno rivestono un'importanza fondamentale. Sosteniamo la Presidenza tedesca nel preparare - come ha già ben fatto la Presidenza austriaca e sono sicuro farà anche la Finlandia - per il 2007 una serie di iniziative politiche che coinvolgano i 450 milioni di europei troppo spesso dimenticati. Il Parlamento dovrà, e sono sicuro che lo farà, giocare la sua parte da protagonista.

Dicevano i latini nihil difficile volenti, nulla è difficile per chi lo vuole. Noi vogliamo l'Europa politica, l'Europa dei valori, l'Europa dei cittadini, l'Europa della sussidiarietà, l'Europa della solidarietà e l'Europa della libertà. Signor Presidente, non possiamo permetterci di perdere questa sfida."

 

 

 

INDUSTRIA

 

 

50 MILIARDI DI EURO PER IL PROGRAMMA DI RICERCA 2007-2013

 

-       Doc. A6-0202/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il Settimo programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013)

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 13.6.2006 - Votazione: 15.6.2006

-       Doc. A6-0203/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente il settimo programma quadro della Comunità europea dell'energia atomica (Euratom) per le attività di ricerca e formazione nel settore nucleare (2007-2001)

Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito: 13.6.2006 - Votazione: 15.6.2006

 

Con il prossimo Programma quadro, l'UE spenderà per la ricerca una quota maggiore del suo bilancio. Anche se i deputati avrebbero preferito un aumento ancora più sostanziale, il Parlamento ha approvato un importo di circa 50 miliardi di euro per il periodo 2007-2013, che corrisponde a un raddoppio della spesa annuale rispetto al precedente Programma. Sono state anche fissate delle norme sul finanziamento della ricerca sulle cellule staminali.

 

L'Aula ha adottato la relazione sulla proposta di decisione relativa al Settimo programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione per il periodo 2007-2013. Alla luce dell'accordo raggiunto con il Consiglio, il Parlamento ha allineato la dotazione del Programma alle nuove prospettive finanziarie che coprono lo stesso periodo. L'importo globale, escluse le spese per il programma Euratom, sarà quindi di 50,524 miliardi di euro, contro i 72,726 miliardi proposti inizialmente dalla Commissione. Va però considerato che la dotazione del programma per il periodo precedente ammontava a 16,279 miliardi per cinque anni e, pertanto, gli stanziamenti annuali sarebbero più che raddoppiati. I deputati propongono una ripartizione della dotazione globale che privilegi la cooperazione tra industrie e università. Precisano poi che non si possono finanziare attività di ricerca volte alla clonazione umana o che siano intese a produrre modificazioni ereditabili del genoma umano o a creare embrioni umani per l'approvvigionamento di cellule staminali.

 

Il programma quadro si articolerà in quattro programmi specifici:

 

-       Il programma Cooperazione, che promuoverà la collaborazione tra l’industria e la ricerca accademica in tutta Europa per conseguire la leadership nei settori chiave della tecnologia. E' suddiviso nei seguenti temi prioritari: Salute, Prodotti alimentari, agricoltura e biotecnologie; Tecnologie dell'informazione e della comunicazione; Nanoscienze e nanotecnologie; Energia, Ambiente, Trasporti, Scienze socioeconomiche, Sicurezza e spazio.

-       Il programma Idee, da realizzare sotto la guida del Consiglio europeo per la ricerca, che sosterrà la ricerca di frontiera tenendo conto unicamente del criterio dell’eccellenza scientifica.

 

-       Il programma Persone, che offrirà un sostegno significativo alla mobilità e allo sviluppo di carriera dei ricercatori sia in Europa sia su scala mondiale.

 

-       Il programma Capacità, destinato a contribuire allo sviluppo delle capacità di cui l’Europa ha bisogno per essere una fiorente economia fondata sulla conoscenza, e che per la prima volta sosterrà infrastrutture di ricerca su larga scala a livello europeo. E' così suddiviso: Infrastrutture di ricerca; Ricerca a favore delle PMI, Regioni della conoscenza; Potenziale di ricerca, Scienza e società; Attività di cooperazione internazionale.

 

Alcuni emendamenti avanzati dai deputati, prevedono anche una ridistribuzione dei fondi tra le diverse componenti del Programma, sia tra i quattro programmi specifici sia al loro interno. Così, rispetto a quanto proposto dalla Commissione, i deputati assegnano una quota maggiore di fondi al programma Cooperazione e la riducono agli altri. Inoltre, contrariamente alla proposta iniziale, destinano più fondi al programma Persone che a quello Capacità.

Più in particolare, per il programma Cooperazione prevedono il 64% degli stanziamenti (32,492 miliardi di euro), a Idee è assegnato il 15% (7,560 miliardi), a Persone il 9,5% (4,777 miliardi) ed a Capacità il 7,8% (3,944 miliardi). Alle azioni non nucleari del Centro comune di ricerca, invece, destinano il 3,5% delle risorse (1,751 miliardi), ossia una proporzione più elevata rispetto alla proposta della Commissione (2,5%). All'interno del programma Cooperazione, i deputati hanno poi privilegiato, in proporzione, i temi dell'energia e delle scienze economiche. Più in particolare, un emendamento chiede che «circa due terzi della dotazione» devono essere destinati alla ricerca in merito all'energia rinnovabile nonché all'efficienza e ai risparmi energetici. Nel programma Capacità, invece, sono stati sacrificati campi delle infrastrutture di ricerca e delle attività internazionali a favore di tutti gli altri.

Occorre anche precisare che numerosi emendamenti riguardano i nove temi prioritari individuati dalla Commissione nel programma Cooperazione. Pur accogliendo con favore questa selezione, i deputati ne ampliano e chiariscono le definizioni. Inoltre, auspicano che ad essi siano aggiunte una serie di attività che, ai loro occhi, meritano il sostegno dell'UE. Propongono, peraltro, la scissione del tema Sicurezza e Spazio in due rubriche distinte, dotate di pari finanziamento. I temi diverrebbero quindi dieci.

 

Questioni etiche - clonazione e cellule staminali

Le questioni etiche sono state al centro del dibattito tenutosi in Aula. I deputati sostengono che il 7PQ non debba finanziare le attività di ricerca «volte alla clonazione umana a fini riproduttivi» né quelle intese a modificare il patrimonio genetico degli esseri umani che potrebbe rendere ereditabili tali modifiche. Con 284 voti favorevoli, 249 contrari e 32 astensioni, il Parlamento ha accolto l'emendamento proposto dalla commissione per l'industria e la ricerca sulle cellule staminali che vieta il ricorso a fondi comunitari per finanziare la ricerca volta «a creare embrioni umani esclusivamente a fini di ricerca o per l'approvvigionamento di cellule staminali, anche mediante il trasferimento di nuclei di cellule somatiche».

D'altra parte, la ricerca sull'utilizzo delle cellule staminali umane, adulte o embrionali, può essere finanziata nell'ambito del programma quadro, «in funzione sia dei contenuti della proposta scientifica che del contesto giuridico esistente nello Stato membro/negli Stati membri interessati». Tuttavia, il Parlamento precisa che un'eventuale richiesta di finanziamento in tale campo «deve comprendere i particolari delle misure adottate in materia di licenza e di controllo da parte delle autorità competenti degli Stati membri». E, per quanto concerne l'uso di cellule staminali embrionali umane, le istituzioni, gli organismi e i ricercatori «devono essere soggetti a un regime rigoroso in materia di licenze e di controllo conformemente al quadro giuridico dello Stato membro/degli Stati membri interessati». Riguardo alle questioni etiche, i deputati ritengono poi che i campi di ricerca dovrebbero essere riesaminati in occasione della seconda fase del Programma, in funzione dei progressi scientifici.

 

Sostegno alle PMI, ai giovani e alle donne

I deputati propongono di rafforzare l'implicazione delle PMI nel Settimo Programma Quadro (7PQ) e di incoraggiare la partecipazione dei giovani ricercatori e delle donne nel mondo scientifico. In proposito, adottando a larghissima maggioranza un emendamento proposto dai Verdi con il sostegno di deputati di altri gruppi, il Parlamento chiede «particolare attenzione» all'esigenza di garantire la partecipazione adeguata delle piccole e medie imprese, «mirando a destinare alle PMI almeno il 15% della dotazione del programma Cooperazione». Al fine di conseguire tale obiettivo, è precisato, la loro partecipazione sarà agevolata «attraverso progetti strategici o cluster collegati a temi particolari o a progetti che fanno capo alla piattaforma tecnologica europea».

Le PMI dovrebbero inoltre beneficiare di un migliore accesso al prefinanziamento. Se gli strumenti destinati specificatamente alle PMI dovessero venire a mancare, i deputati reclamano che il finanziamento di altri programmi sia rivisto al fine di stornare i fondi verso quegli strumenti che hanno esaurito le risorse. Per sostenere la diffusione delle conoscenze, poi, propongono l'applicazione di un sistema di "buoni di conoscenza" per le PMI, finanziato a livello degli Stati membri con il sostegno del 7PQ. Questi "buoni" offrirebbero gratuitamente alle PMI conoscenze e know how suscettibili di essere trasformati direttamente in prodotti commerciali innovativi.

 

Una vera autonomia per il Consiglio europeo della ricerca

I deputati accolgono con favore l'idea di creare un Consiglio europeo della ricerca (CER), un nuovo strumento teso a sostenere la ricerca di punta, ma chiedono che sia dotato di una vera autonomia. In un primo tempo, il CER dovrebbe avere la forma di un'agenzia esecutiva che, dopo un breve periodo di transizione, diverrebbe una struttura indipendente. La Commissione europea dovrebbe quindi presentare una proposta in questo senso al Parlamento e al Consiglio, da esaminare con la procedura di codecisione. Per evitare un'amministrazione pesante, i deputati hanno adottato un emendamento che stabilisce che il CER dovrebbe sostenere un costo di amministrazione e personale non superiore al 3% della sua dotazione.

 

Revisione

I deputati chiedono che il Programma sia oggetto di una revisione continua e sistematica. A loro parere, infatti, la Commissione non dovrebbe limitarsi ad una sola valutazione di metà percorso nel 2010, bensì a due revisioni intermedie nel 2009 e nel 2011.

Altri emendamenti tendono a incoraggiare i giovani ricercatori e a offrire loro un sostegno finanziario all'inizio della loro carriera scientifica. Sono poi introdotte misure volte a ridurre la "fuga di cervelli" attraverso contributi per la reintegrazione. I deputati auspicano anche maggiori sforzi per favorire la partecipazione ai programmi di un numero superiore di donne. Infine, una serie di emendamenti introducono tra i temi del programma Cooperazione quello della "Pesca e sfruttamento sostenibile degli oceani e le attività "Ricerca urbana".

 

Programma EURATOM

Il Parlamento ha anche adottato a larga maggioranza la relazione relativa al settimo programma quadro della Comunità europea dell'energia atomica (EURATOM) per le attività di ricerca e formazione nel settore nucleare che sarà dotato di un budget complessivo di 2,751 miliardi di euro.

 

 

 

 

Nel dibattito è intervenuto RENATO BRUNETTA (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Industria, ricerca ed energia:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, il settimo programma quadro è figlio di un'Europa purtroppo al ribasso, nonostante la sua dotazione di 50,524 miliardi in sette anni. Fatto un piccolo calcolo, tale importo corrisponde e 7,217 miliardi in media all'anno, che nel mio paese si traduce in mezzo punto di prodotto interno lordo, in Francia in una percentuale ancora inferiore, in Gran Bretagna in una percentuale ancora inferiore e in Germania in un quarto di punto di prodotto interno lordo.

L'Europa è debole. L'unico compromesso che è stato possibile raggiungere sulle prospettive finanziarie 2007-2013 è insufficiente per il Parlamento europeo, per la Commissione europea e anche per la ricerca europea.

Lasciatoci in eredità da un'Europa ancora disorientata dalla mancata ratifica del Trattato costituzionale, l'accordo di bilancio pluriennale è lo specchio delle difficoltà di un ciclo economico non esaltante e pertanto non ha permesso il raddoppio degli impegni finanziari per l'immediato futuro della ricerca europea come si era auspicato, con buona pace dell'agenda di Lisbona.

Questo programma quadro, che è il primo dell'Europa a Venticinque, si presenta come una scelta di sostanziale continuità con il precedente. Di quest'ultimo riconosce l'importanza della cooperazione della ricerca, che è il carattere di un'Europa a somma positiva, ha un occhio di riguardo verso le piccole e medie imprese, per le quali agevola il trasferimento dei contenuti dalla ricerca attraverso piattaforme tecnologiche, ed è attento nel bilanciare i costi burocratici.

Il programma intende però anche innovare con l'istituzione del Consiglio europeo della ricerca, un nuovo strumento che dovrà distinguersi per la capacità di aggregare la ricerca europea fungendo da terminale per le eccellenze. Non pochi, e tanto meno trascurabili, sono i dubbi sorti quanto alla necessità di creare questo nuovo organo. Tali dubbi permangono alla luce del dibattito sulla sua indipendenza e autonomia, ma potranno sparire di fronte ai comportamenti e ai risultati che il Consiglio europeo della ricerca saprà tenere e produrre.

Per questo auguro a tutti buon lavoro. Noi vigileremo con la massima attenzione affinché il Consiglio europeo della ricerca non diventi l'ennesimo baraccone burocratico europeo. I nostri figli non ce lo perdonerebbero.

E' rimasta aperta una sola questione, quella che più di altre tocca la nostra coscienza con sensibilità diverse, vale a dire la questione dell'etica. Non è scritto che l'Unione europea vuole finanziare la clonazione umana. Si lascia invece la libertà di finanziare progetti che superano una valutazione doppia sui contenuti del singolo progetto e sulla base delle normative nazionali vigenti. Mi sembra un buon compromesso accettabile per tutti."

 

 

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

 

STOP ALLE AGGRESSIONI RAZZISTE E OMOFOBE

Docc. B6-0330, 0331, 0332, 0333/2006

 

Risoluzione comune sull'intensificarsi della violenza razzista e omofoba in Europa

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 14.6.2006 - Votazione: 15.6.2006

 

L'Aula ha adottato una risoluzione che condanna fermamente tutte le aggressioni di stampo razzista e omofobo e chiede di punire i colpevoli. Preme quindi affinché sia presto adottata la decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia e che siano rafforzate le misure antidiscriminazione. Nel deplorare l'espandersi del consenso a partiti che propagano idee razziste e omofobe, sollecita campagne di sensibilizzazione. L'attenzione va anche rivolta ai tifosi neonazisti negli stadi.

 

Con 301 voti favorevoli, 161 contrari e 102 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune - sostenuta da PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE e GUE/NGL - che condanna energicamente tutte le aggressioni razziste, chiede alle autorità nazionali di fare tutto il possibile per punire i responsabili e di combattere il clima di impunità riguardo a questi attacchi ed esprime solidarietà nei confronti di tutte le vittime e le loro famiglie. La risoluzione, in proposito, elenca dettagliatamente una serie di episodi di violenza e/omicidi determinati dal razzismo e dall'odio xenofobo, antisemita e omofobo avvenuti in Belgio, Francia, Germania, Polonia e Spagna. Condanna anche «fermamente» la decisione delle autorità russe per aver vietato lo svolgimento del "gay pride" di Mosca lo scorso mese di maggio.

Per i deputati il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo e l'omofobia «sono fenomeni dalle motivazioni irrazionali, a volte legati all'emarginazione, all'esclusione sociale e alla disoccupazione, nonché derivanti dal rifiuto di concepire la diversità presente nelle nostre società come una fonte di ricchezza». Per tale motivo, invitano gli Stati membri a lanciare campagne d'informazione nei media e nelle scuole, «al fine di promuovere la diversità culturale come forma di ricchezza e di dinamismo economico, la parità di genere, la lotta contro la discriminazione, la tolleranza, il dialogo e l'integrazione».

Nel deplorare poi che in diversi Stati membri si stia espandendo il sostegno a favore di partiti e gruppi estremisti con palesi programmi xenofobi, razzisti, antisemiti e omofobi, e citando più volte il caso della Lega delle famiglie che recentemente è entrate a far parte del governo in Polonia, i deputati rilevano la necessità di combattere questo fenomeno alle radici, «ovvero affrontando i problemi dell'emarginazione ed esclusione sociale e della disoccupazione». A tale riguardo, peraltro, chiedono insistentemente a tutti gli Stati membri di prevedere almeno la possibilità di ritirare i finanziamenti pubblici ai partiti politici che non rispettano i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto.

Per quanto riguarda le misure che debbono essere prese a livello europeo, la proposta di risoluzione deplora il fatto che il Consiglio non sia stato in grado di approvare la decisione quadro proposta nel 2001 sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia. Pertanto, sollecita la futura Presidenza finlandese del Consiglio a riprendere i lavori su tale testo e incoraggia il Consiglio a raggiungere un accordo che estenda esplicitamente l'applicabilità della decisione a tipologie di reato a sfondo omofobo, antisemita, islamofobo e ad altri reati motivati da fobia o odio fondati sull'appartenenza etnica, la razza, l'orientamento sessuale, la religione o «altri motivi di natura irrazionale».

Gli Stati membri, inoltre, sono invitati a rafforzare le misure di diritto penale finalizzate al ravvicinamento delle pene contemplate per tali reati nei vari Stati dell'UE e sono sollecitati ad  applicare efficacemente le direttive anti-discriminazione. Parallelamente, i deputati esortano la Commissione a citare davanti alla Corte di giustizia gli Stati membri inadempienti e a proporre entro metà 2007 nuovi strumenti legislativi che contemplino tutti i motivi di discriminazione elencati dal Trattato CE.

Ma l'Esecutivo è anche sollecitato a promuovere lo sviluppo di una politica di anti-discriminazione, accanto alla nascente politica in materia di integrazione. I deputati, infatti, considerano che, per raggiungere la parità, occorre rivolgere la debita attenzione all'integrazione e ad altri interventi non legislativi. Visto l'aumento del numero di «aggressioni, urla e slogan razzisti» negli stadi «da parte di tifosi di ideologia neonazista», è infine sottolineata la necessità di sostenere iniziative antirazziste e antixenofobe in relazione al Campionato del mondo attualmente in corso in Germania e chiede alle autorità di sorvegliare strettamente, perseguire e condannare i responsabili di atti di razzismo.

 

 

 

UN OSSERVATORIO SULLE DROGHE PIÙ FORTE

Doc. A6-0124/2006

 

Relazione sulla sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'istituzione di un Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 13.6.2006 - Votazione: 14.6.2006

 

Il Parlamento si è pronunciato sulla proposta di regolamento che intende rafforzare il ruolo dell'Osservatorio sulle droghe e le tossicodipendenze. I deputati condividono il nuovo approccio della Commissione, ma insistono sulla necessità di un più efficace scambio di informazioni sulle migliori pratiche tra gli Stati membri e propugnano una più intensa collaborazione tra l'Osservatorio e Europol. Avanzano infine una serie di emendamenti volti ad attribuire un ruolo più ampio al Parlamento europeo.

 

La proposta all'esame della Plenaria rappresenta una rifusione dell'attuale regolamento che istituisce l'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze ma incorpora anche una serie di modifiche volte, in particolare, a rafforzare il suo ruolo ed a adeguare il metodo di funzionamento dei suoi organi. Talune modifiche, inoltre, intendono rendere il regolamento compatibile con il progetto di inquadramento delle agenzie europee di regolazione ed eliminare un certo numero di incertezze emerse nel corso dell'applicazione del regolamento iniziale. La relazione accoglie con favore la proposta dell'Esecutivo, ma non si sottrae dal proporre taluni emendamenti.

L'obiettivo dell'Osservatorio consiste nel fornire alla Comunità e agli Stati membri informazioni obiettive, affidabili e comparabili a livello europeo sul fenomeno delle droghe e delle tossicodipendenze, nonché sulle loro conseguenze. I deputati precisano inoltre che queste informazioni devono essere «concrete». Le informazioni trattate o prodotte, di carattere statistico, documentario e tecnico, hanno lo scopo di contribuire a fornire alla Comunità e agli Stati membri una visione globale del fenomeno delle droghe e delle tossicodipendenze allorquando, nei settori delle rispettive competenze, essi prendono misure o definiscono azioni.

D'altra parte, l'Osservatorio non può raccogliere dati che permettono l'identificazione delle persone o di piccoli gruppi di persone e si deve quindi astenere da qualsiasi attività di informazione relativa a casi concreti e nominativi. In proposito, i deputati chiariscono però che tali disposizioni valgono «tranne in presenza di reati». Ritengono infatti inaccettabile che informazioni decisive per delucidare un reato siano rese disponibili ma non possano essere divulgate.

Per raggiungere i propri obiettivi, l'Osservatorio raccoglie e analizza i dati esistenti, migliora la metodologia per il loro confronto, li diffonde e li mette a disposizione della Comunità, degli Stati membri e delle organizzazioni competenti e, infine, coopera con enti ed organizzazioni europei e internazionali e con paesi terzi. La proposta introduce una nuova disposizione, condivisa dai deputati, secondo cui l'attività di raccolta, di registrazione e di analisi deve anche riguardare i dati relativi alle tendenze emergenti in materia di policonsumo.

D'altra parte, la relazione parlamentare insiste sulla necessità che l'Osservatorio fornisca informazioni sulle migliori pratiche negli Stati membri e ne agevoli lo scambio. Inoltre, i deputati sottolineano che l'Osservatorio deve cooperare attivamente con Europol «per ottenere la massima efficacia nel controllo del problema droga». Dovrà tenere conto dei dati dell'OMC e dell'ONU.

La proposta di regolamento riformula inoltre le disposizioni relative alla rete europea di informazione sulle droghe e le tossicodipendenze, «Reitox», formata da un «punto focale» per Stato membro e per paese. Ogni punto focale dovrà concentrare e analizzare a livello nazionale tutte le informazioni pertinenti relative alle droghe e alle tossicodipendenze, nonché alle politiche e alle soluzioni applicate. Potrà inoltre comunicare all'Osservatorio informazioni relative alle nuove tendenze per quanto concerne il consumo di sostanze psicoattive esistenti e/o di nuove combinazioni di sostanze psicoattive in grado di costituire un pericolo per la salute pubblica, nonché informazioni relative alle misure di sanità pubblica che potrebbero essere adottate.

Per quanto riguarda il ruolo del Parlamento, la relazione propone che il programma di lavoro triennale del consiglio di amministrazione dell'Osservatorio sia sottoposto al parere dei deputati prima di essere adottato.  Inoltre, è chiesto che il direttore venga nominato dal consiglio di amministrazione, su proposta della Commissione e «previa approvazione del Parlamento europeo». Il candidato direttore, prima della sua nomina definitiva, dovrà presentarsi «senza indugio» al Parlamento per un'audizione. Infine, la relazione aggiunge alla proposta la possibilità per il Parlamento di chiedere l'audizione del presidente del consiglio d'amministrazione, oltre che del direttore, «in merito a questione connesse alle attività dell'Osservatorio» per poter trarre beneficio dalla sua competenza e dalla sua esperienza.

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor vicepresidente della Commissione, non posso che rallegrarmi per il suo intervento, perché ha puntualmente sottolineato la gravità dell'emergenza droga nell'Unione europea.

Sono in sintonia con quanto detto dagli onorevoli Coelho e Pirker, perché la lotta al consumo e al traffico di droga deve essere sempre più una priorità dell'Unione. E' infatti impossibile affrontare un'emergenza crescente, che ha implicazioni planetarie, senza un coinvolgimento di tutte le istituzioni sovranazionali e senza un costante aggiornamento di una situazione in continua evoluzione.

Accolgo pertanto con favore la proposta della relatrice di rinforzare l'azione dell'Osservatorio europeo, puntando su un sempre più efficace scambio di informazioni sulle azioni avviate dai vari Stati e su una più forte collaborazione con Europol.

Il consumo di droghe e di sostanze che creano dipendenza varia in continuazione. Se ieri era l'eroina a destare il massimo allarme, oggi è la cocaina a creare maggiore preoccupazione per la sua crescente diffusione fra i giovani, assieme ai micidiali mix con l'alcool che vengono usati nelle discoteche. Capire cosa cambia per prevenire e lottare meglio contro la droga è un precetto che dobbiamo darci nel valorizzare il ruolo dell'Osservatorio.

Tuttavia, nell'azione contro gli stupefacenti abbiamo il dovere di non cedere a permissivismi che hanno fino ad oggi provocato soltanto l'incremento della dipendenza. Ad esempio, è inaccettabile quanto proposto da un rappresentante di un governo italiano, il quale si è dichiarato favorevole alla possibilità di un uso controllato di droga attraverso quelle che si chiamano "stanze del buco". Scelte del genere non hanno mai restituito la libertà ai giovani. A tale proposito, faccio mie le parole di don Gelmini, un sacerdote protagonista internazionale della lotta per il recupero dei tossicodipendenti, il quale ha affermato che combattere la droga con la droga è un'aberrazione, è come riaprire i manicomi per i curare i malati di mente."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0185/2006 - Risoluzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità e la lotta contro la frode - Relazione annuale 2004 (2005/2184(INI))

-       Doc. A6-0172/2006 - Risoluzione sulle conseguenze della sentenza della Corte del 13 settembre 2005 (C-176/03 Commissione/Consiglio)

-       Doc. A6-0192/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione quadro del Consiglio sulla protezione dei dati personali trattati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale

-       Doc. A6-0187/2006 - Risoluzione legislativa sull'iniziativa della Repubblica d'Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia ai fini dell'adozione di una decisione quadro del Consiglio relativa all'ordine di esecuzione europeo e al trasferimento delle persone condannate tra gli Stati membri dell'UE

 

PESCA

 

 

PESCA COSTIERA

Doc. A6-0141/2006

 

Risoluzione sulla pesca costiera e i problemi cui sono confrontate le comunità dei pescatori che la praticano

Dibattito: 14.6.2006 - Votazione: 15.6.2006

 

Il Parlamento europeo ha adottato un rapporto che solleva l'attenzione della situazione rischiosa di pesca costiera nell'Unione. Il rapporto "sottolinea che le industrie della pesca costiera danno un contributo vitale non soltanto alle economie locali ma anche al mantenimento del tessuto sociale delle Comunità litoranee." Per questo motivo, richiede "criteri minimi che devono essere accettati da tutti" per essere indicati come via per una definizione comune di pesca costiera nell'Unione. Il Parlamento inoltre richiede un finanziamento comunitario per le misure di ammodernamento dei pescherecci, così come per "specifici programmi di formazione ed educazione" per incoraggiare l'entrata di nuovi adepti nel settore. Il PE "ritiene che sia essenziale per i pescatori costieri e le Comunità dipendenti essere più direttamente partecipi all'elaborazione delle decisioni ed al commercio," e che "ogni nuova la legislazione sulla pesca costiera debba prestare un'attenzione speciale alla necessità di stabilire ed effettuare una cultura di sicurezza" che è tradizionalmente molto povera in questo settore. I membri del Parlamento europeo inoltre portano l'attenzione alla situazione difficile delle donne coinvolte nella pesca costiera, per la loro continua esperienza in condizioni di lavoro molto difficili, senza uno status legale del lavoro e le protezioni necessarie.

 

Nel dibattito è intervenuto FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-I):

 

"La crisi economica e sociale in cui si trova il settore della pesca in Italia, colpito da costi di gestione che superano il 40% e da perdite di reddito che si aggirano intorno al 25% nell'ultimo triennio, tocca soprattutto i segmenti meno competitivi della flotta, in particolare quello della pesca costiera, settore su cui influisce in misura maggiore l'alta instabilità del costo del carburante e l'aumento dei costi variabili.

Oltre alle difficoltà di natura economica, il settore della pesca costiera si trova ad affrontare la mancanza di un quadro normativo specifico. L'Unione europea deve adottare un atteggiamento realistico e consentire l'adozione di definizioni non eccessivamente rigide. Nel futuro regolamento per il Mediterraneo, ad esempio, sarà opportuno prevedere la possibilità di proporre aggiustamenti a livello nazionale.

La Commissione deve riconoscere la specificità della piccola pesca costiera e della pesca artigianale all'interno della politica comune della pesca, tenendo conto del fatto che determinate zone costiere, in particolare di regioni insulari o ultraperiferiche, sono fortemente dipendenti dalla pesca e dalle industrie generate dall'indotto. Essa deve analizzare fino a che punto gli attuali strumenti siano adeguati a rispondere alle necessità di settore, coinvolgendo maggiormente i rappresentanti di categoria nel processo decisionale."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0169/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla trasmissione di dati sugli sbarchi di prodotti della pesca negli Stati membri

 

 

AGRICOLTURA

 

 

NO AI TRUCIOLI DI LEGNO NEL VINO

Doc. B6-0309/2006

 

In base a un'interrogazione orale alla Commissione si è svolto un dibattito in Aula sulla proposta di consentire l'invecchiamento del vino ricorrendo a trucioli di legno. Serie riserve sono espresse su tale possibilità, evidenziando il rischio di mettere a repentaglio gli sforzi dei produttori tesi al miglioramento della qualità del vino. I deputati chiedono il divieto di tali pratiche per i vini di qualità, mentre sulle etichette degli altri deve essere indicato il ricorso a questo metodo.

Dibattito: 15.06.2006

 

L'interrogazione orale alla Commissione ricorda che l'UE ritiene prioritarie le politiche di tutela dei consumatori, di trasparenza delle etichette dei prodotti alimentari e di valorizzazione della qualità dei prodotti agricoli. Tuttavia, in sede di Comitato di gestione vino, sarebbe stata raggiunta una intesa di massima fra la maggioranza dei delegati nazionali che include tra le pratiche enologiche di invecchiamento  anche il ricorso all'utilizzo di trucioli. D'altra parte, è sottolineato che i consumatori europei si stanno sempre più orientando verso i vini di qualità, «anche in virtù dell’affidamento a pratiche tradizionali e sicure di produzione con forte radicamento territoriale», e che la competitività del settore vitivinicolo europeo «si fonda principalmente su prodotti di qualità certificata, che incontrano sempre più il favore dei consumatori del mercato internazionale».

Pertanto, alla luce degli orientamenti comunitari in materia di qualità e trasparenza delle etichette, è chiesto alla Commissione come valuta la proposta all'esame del Comitato Vini e se, al riguardo, non ritiene che detta pratica enologica potrebbe essere lesiva dei principi di trasparenza «simulando impropriamente le caratteristiche dei vini che si ottengono normalmente attraverso un invecchiamento tradizionale in barrique». Inoltre, la Commissione è invitata ad esprimere la sua opinione sulla necessità, sottolineata dall'interrogazione, di non autorizzare tali pratiche per i vini DOC, DOCG, IGT e, per gli altri vini, di imporre l’obbligo di citare in etichetta la pratica di utilizzo di truciolato di legno.

D'altra parte, è chiesto all'Esecutivo se non ritiene che l’autorizzazione di detta pratica possa provocare un abbandono da parte dei produttori europei dei metodi tradizionali di invecchiamento, «a causa dei costi superiori di dette pratiche rispetto alla eventuale nuova» e se ha valutato gli impatti di questa proposta, in particolare quelli dei riflessi sulla competitività del mercato europeo dei vini di qualità.

 

Background

La questione dei trucioli di legno come metodo di produzione in cantina del vino era stata già sollevata con molte polemiche all'epoca dell'Accordo siglato tra l'UE e gli Stati Uniti sul commercio vitivinicolo che, tra le altre cose, riconosceva questa pratica enologica.

Secondo dati elaborati dall'organizzazione degli imprenditori agricoli Coldiretti - che ha peraltro condannato la proposta all'esame del comitato vini - nell'ultimo quarto di secolo il consumo di vini di qualità classificati in Europa come VQPRD (DOC e DOCG per l'Italia) è aumentato del 54,6% in Italia, del 51,4% in Francia e dell'82,4% in Spagna, mentre contemporaneamente in questi stessi Paesi si è praticamente dimezzato il consumo di vini da tavola. L’Italia, inoltre, che rappresenta circa il 25 per cento delle esportazioni mondiali, ha recentemente conquistato negli Usa il primato delle vendite. Nel 2005 la produzione di vino in Italia era pari a 48,1 milioni di ettolitri, con un fatturato di 9 miliardi di euro e un valore delle esportazioni di 3 miliardi di euro realizzati grazie anche a 460 vini DOC, DOCG e IGT. Il nostro Paese, infine, conta 147 strade del vino e dei sapori e 540 città del vino, che delimitano territori e aziende aperti ai visitatori.

Nel dibattito è intervenuto GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, ci troviamo in un momento storico della nostra viticoltura europea. La liberalizzazione dei mercati agricoli mondiali e la sempre maggiore concorrenza internazionale hanno messo in discussione gli schemi di produzione e di commercializzazione dei nostri vini e hanno imposto una maggiore flessibilità ai nostri produttori.

L'uso in molti paesi terzi di pratiche enologiche per così dire "moderne" e il minor rigore internazionale della regola dell'"interamente ottenuto" stanno escludendo i nostri prodotti dal nostro stesso mercato, un mercato che da solo rappresenta i due terzi del commercio mondiale di vino. Se è dunque davvero indispensabile rivedere la rigidità delle nostre regole e se questa sfida internazionale ci impone veramente di essere maggiormente flessibili, allora diventa fondamentale stabilire i limiti e le condizioni per utilizzare queste nuove pratiche enologiche. Diventa fondamentale bilanciare questa maggiore flessibilità con le esigenze della tradizione, della qualità e della tutela del consumatore. Questa apertura deve servire per preservare e rafforzare i punti di forza della nostra viticoltura e per darle nuovo slancio, non certamente per comprimere produzioni di prestigio a vantaggio di vini organoletticamente costruiti.

La Commissione pretende di giustificare la proposta oggi in discussione con la necessità di evitare il rischio di confusione del consumatore e una distorsione della concorrenza tra i produttori. Signor Commissario, se è veramente questo lo scopo voluto e se è davvero questo il fine che si intende perseguire, allora mi dispiace dover constatare che siamo davanti a un grande fallimento.

Una reale tutela del consumatore e una reale volontà di evitare ogni distorsione della concorrenza avrebbero dovuto indurre a una scelta obbligata, vale a dire prevedere l'obbligo di indicare sull'etichetta l'uso di truciolato di legno. Ogni altra e diversa previsione è e resterà del tutto inutile per tutelare il consumatore e ancor più inutile per evitare distorsioni della concorrenza.

Solo un'etichetta chiara che corrisponde al contenuto del prodotto assicura la trasparenza dell'informazione. Solo in tal modo il consumatore è messo nella posizione di conoscere esattamente cosa sta comprando. Solo così è tutelata la sua libertà di scelta ed è assicurata la libertà di scelta anche del viticoltore.

Non prevedere una tale indicazione sull'etichetta significa annientare tra breve parte della viticoltura europea, un settore fondato sulla tradizione, sulla diversificazione e la caratterizzazione regionale, su una vera e propria cultura del vino espressione dei nostri territori.

I viticoltori europei non avranno scelta. Prima o poi saranno costretti ad abbandonare le pratiche tradizionali perché il loro prodotto risulterà, senza apparente motivo, troppo caro agli occhi di un consumatore non correttamente e chiaramente informato.

Signor Commissario, è questa la politica comunitaria della tutela del consumatore? E' questa la politica comunitaria della trasparenza e dell'etichettatura? E' questa quella valorizzazione della qualità dei prodotti agricoli di cui tanto parliamo? La ringrazio per le risposte urgenti che vorrà dare al Parlamento."

 

 

L'Assemblea ha approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0199/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio sulla conclusione, a nome della Comunità europea, del protocollo della convenzione alpina sull'agricoltura di montagna

 

 

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

RELAZIONI ESTERNE

-       Docc. B6-0295, 0296, 0298, 0299, 0300/2006 - Risoluzione comune sulla situazione dei detenuti a Guantanamo

Il Parlamento ha adottato una risoluzione comune che sollecita la chiusura del centro di detenzione di Guantanamo, condanna ogni forma di tortura e chiede che siano garantiti i diritti umani nella lotta al terrorismo. Prendendo atto dei progressi sin qui compiuti per assicurare condizioni migliori ai prigionieri, i deputati propongono di inviare a Guantanamo una delegazione parlamentare ad hoc.

-       Docc. B6-0338, 0339, 0349, 0354, 0356, 0357/2006 - Risoluzione sui risultati del diciassettesimo Vertice UE-Russia, tenuto a Sochi il 25 maggio 2006

-       Docc. B6-0340,0351,0353,0355,0358 - Risoluzione sulla Tunisia

 

TRASPORTI

-       Doc. A6-0194/2006 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile

Il Parlamento chiede norme di sicurezza aerea più severe e sollecita più rigore sul trasporto di armi a bordo e sulla presenza in cabina di "sceriffi del cielo". E' quanto emerge dalla relazione adottata dall'Aula sulla proposta volta a rinnovare le vigenti norme sulla sicurezza degli aeroporti e dei voli, adottate poco dopo gli attentati alle Torre gemelle. Per i deputati, che affrontano anche il nodo del finanziamento, occorrono misure specifiche per non ostacolare il trasporto di posta.

-       Doc. A6-0183/2006 - Risoluzione sulla realizzazione del sistema europeo di segnalamento ferroviario ERTMS/ETCS

-       Doc. A6-0195/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e la Bosnia-Erzegovina su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei

 

AMBIENTE

-       Doc. A6-0146/2006 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento

Quelle sotterranee sono le riserve d'acqua dolce più delicate dell'UE. E' quanto afferma il Parlamento in merito alla proposta di direttiva sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento. L'Aula insiste sull'aspetto preventivo della normativa e chiede più attenzione per le terme e le fonti di acque medicinali. Le norme di qualità non sono armonizzate e gli Stati potranno mantenere standard più rigorosi, ma andrà valutato se ciò porterà a livelli diversi di protezione ambientale.

-       Doc. A6-0182/2006 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla valutazione e alla gestione delle alluvioni

Tenuto conto del fatto che circa l'80% dei fiumi scorre attraverso le frontiere e che le coste sono condivise, il Parlamento chiede agli Stati membri dell'UE di coordinare la valutazione e la gestione del rischio di alluvioni. L'attenzione va rivolta più ai rischi che alle alluvioni e, per tale ragione, andranno realizzate apposite mappe. Per i deputati, le disposizioni relative alla gestione del rischio di alluvione devono essere integrate in tutte le politiche degli Stati membri e dell'Unione.

-       Doc. B6-0335/2006 - Risoluzione sulla strategia riveduta per lo sviluppo sostenibile

 

SANITÀ PUBBLICA

-       Doc. A6-0176/2006 - Relazione sulla pianificazione della preparazione e dell'intervento della Comunità europea in caso di influenza pandemica

Il Parlamento ha adottato una relazione d'iniziativa sulla politica europea di preparazione all’influenza aviaria. I deputati chiedono che l'UE sia capace di reagire entro 24 ore dall'emergere di una crisi, sollecitano la costituzione di sufficienti scorte di vaccini e il potenziamento della ricerca. Occorre anche migliorare la trasmissione delle informazioni tra i soggetti interessati, definire un’opportuna strategia di comunicazione per i cittadini e sviluppare la cooperazione internazionale.

 

PETIZIONI

-       Doc. A6-0178/2006 - Relazione sulle deliberazioni della commissione per le petizioni nel corso dell'anno parlamentare marzo 2004 - dicembre 2005

A fronte delle 1.609 denunce ricevute in 18 mesi, il Parlamento sollecita i raddoppio dei membri della commissione per le petizioni al fine di rispondere meglio alle attese dei cittadini. Affinché la sua azione sia più efficace, i deputati ritengono anche necessario abbreviare e razionalizzare le procedure e garantire un migliore coordinamento con le altre istituzioni implicate. Chiedono poi più fermezza nei confronti degli Stati membri che non rispettano il diritto comunitario.

 

DIRITTI UMANI

-       Docc. B6-0341, 0361, 0363, 0366, 0368, 0369/2006 - Risoluzione sulla Corea del Nord

-       Docc. B6-0342, 0350, 0360, 0365, 0370, 0372/2006 - Risoluzione sulla Siria

-       Docc. B6-0337, 0362, 0364, 0367/2006 - Risoluzione su Timor Orientale

 

VARIE

-       Doc. B6-0334/2006 - Risoluzione sulle armi leggere e di piccolo calibro, nella prospettiva della Conferenza 2006 per la revisione del programma d'azione delle Nazioni Unite volto a prevenire, combattere ed eradicare il commercio illegale di armi leggere e di piccolo calibro in tutti i suoi aspetti, e verso l'adozione di un trattato internazionale sul commercio di armi

-       Doc. B6-0371/2006 - Risoluzione sul progetto di misure di attuazione dei mercati degli strumenti finanziari

-       Doc. A6-0200/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio in applicazione dell'articolo 122, paragrafo 2, del trattato CE relativa all'adozione della moneta unica da parte della Slovenia il 1° gennaio 2007

-       Doc. A6-0189/2006 - Risoluzione su una strategia quadro per la non discriminazione e le pari opportunità per tutti

-       A6-0081/2006 - Risoluzione legislativa relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un'infrastruttura per l'informazione territoriale nella Comunità europea (INSPIRE)

-       Doc. A6-0205/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio sulla ratifica, a nome della Comunità europea, del Protocollo "Difesa del suolo", del Protocollo "Energia" e del Protocollo "Turismo" della Convenzione alpina


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  SESSIONE STRAORDINARIA  20 GIUGNO 2006

 

 

CONSIGLIO EUROPEO

 

 

VERTICE EUROPEO: BENE LA TRASPARENZA MA ULTERIORI PROGRESSI SULLA COSTITUZIONE

 

Discussione congiunta - Consiglio europeo/Presidenza austriaca

Dibattito: 20.06.2006

 

I gruppi politici si sono congratulati con la Presidenza austriaca per l'apertura al pubblico delle riunioni del Consiglio e molti oratori erano lieti di sentire che nessuno Stato membro ha rimesso in questione la sostanza della proposta di Costituzione europea. Diversi deputati avrebbero però auspicato conclusioni più chiare su come procedere a seguito dell'anno di riflessione e un maggior coinvolgimento dei cittadini. 

 

Dichiarazione della Presidenza

Wolfgang Schüssel ha ricordato che il motto del Vertice era "from reflection to action" (dalla riflessione all'azione) e, in tale ambito, i Capi di Stato e di governo hanno dato avvio a una serie di iniziative volte a realizzare trenta progetti concreti entro il 2010.  Dopo aver elencato le decisioni prese in occasione del Consiglio europeo, il Cancelliere si è soffermato sul dibattito in merito al futuro dell'Europa.

A tale proposito, ha affermato che la pausa di riflessione è stata utile per il sondare il terreno, ma ha anche sottolineato che occorrono azioni e scadenze chiare. Ha quindi sostenuto che è «poco immaginabile» che la Costituzione sia approvata nella sua versione attuale, precisando tuttavia che «nessuno al Consiglio europeo ha messo in forse il suo contenuto». Ha quindi evidenziato che la Presidenza tedesca riferirà sulla situazione costituzionale e sui suoi sviluppi per poi proporre come continuare, ed ha espresso l'auspicio che sarà presa una decisione con la Presidenza francese. In occasione del cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma, ha proseguito, sarà organizzata un Vertice straordinario a Berlino che dovrà definire il modello europeo e che dovrà avere la stessa valenza della dichiarazione di Messina del 1955.

In merito all'allargamento dell'UE, ha ribadito l'auspicio che Bulgaria e Romania potranno aderire nel 2007 e ha ricordato che il Vertice ha definito una prospettiva europea per i Paesi dei Balcani. D'altra parte, ha sottolineato che la Commissione dovrà presentare in autunno una relazione sulla capacità di assorbimento dell'Unione che, ha precisato, deve essere associata a criteri verificabili. Il Cancelliere ha poi definito come «un passo determinante» la decisione di aprire al pubblico le riunioni del Consiglio quando delibera in codecisione, di implicare maggiormente il Parlamento nel processo decisionale svolto nell'ambito dei comitati tecnici e di coinvolgere maggiormente i parlamenti nazionali nel rispetto del principio di sussidiarietà. Il Cancelliere, si è quindi rallegrato che, rispetto all'anno precedente, il numero di occupati nell'UE è aumentato di 2 milioni di unità e, in proposito, ha affermato che evidentemente la nuova strategia di Lisbona sta dando i suoi frutti. Ha poi accennato ad alcuni risultati ottenuti durante la Presidenza - ricerca, patente europea, tunnel del Brennero, prospettive finanziarie e direttiva servizi - dicendo "adieu tristesse" ha concluso esortando a procedere con maggiore gioia nella costruzione europea.

 

Dichiarazione della Commissione

JOSÉ MANUEL BARROSO, sostenendo che il Vertice ha confermato che è possibile realizzare progressi e che non è quindi vero che si vive una paralisi, ha posto l'accento sull'Europa dei risultati e sulla necessità di trovare soluzioni ai problemi concreti. Per il Presidente della Commissione occorre poi «apprendere dal passato e andare avanti nel processo costituzionale» ed ha sottolineato che occorre «più codecisione» e maggiore impegno sull'Agenda sociale. Ha poi accennato alla decisione di stilare una relazione sugli ostacoli che tuttora permangono alla realizzazione del mercato interno.

Ha quindi sottolineato i miglioramenti da realizzare verso una maggiore trasparenza, una migliore regolamentazione e la sussidiarietà, essendo questi «aspetti cruciali per dimostrare che l'Europa non è un mostro burocratico». Per il Presidente della Commissione, la questione istituzionale è «essenziale», «ancora attuale» e «urgente» e «l'unico modo per costruire l'Europa è la democrazia». Ha quindi sottolineato che i Capi di Stato e di Governo hanno riaffermato che Nizza non è sufficiente e, pertanto, occorre una soluzione istituzionale per l'Unione allargata che, con un approccio graduale, si concluda nel 2008. Non si tratta, ha spiegato, di cambiare solo le regole ma anche di «confermare i nostri valori» e, per tale ragione, con la dichiarazione di Berlino del marzo 2007 si dovranno assumere nuovi impegni che dovranno essere sottoscritti da tutte le istituzioni per dimostrare una volontà comune.

Ponendo poi l'accento sulla necessità di trovare soluzioni creative alla questione istituzionale e di continuare il dialogo con i cittadini, il Presidente ha concluso sostenendo che occorre «allontanarsi dal pessimismo e dal grigiore» e «avere maggiore fiducia», altrimenti non sarà possibile andare avanti.

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito sottolineando che la fiducia è un aspetto molto importante, perché altrimenti «non c'è futuro per il Continente», mentre il compito dei politici è di ascoltare, capire e agire in comune. Dopo aver sottolineato i successi del Parlamento sulle prospettive finanziarie e sulla direttiva servizi, ha sostenuto che la Costituzione non è morta, ma rappresenta un punto di partenza verso una soluzione definitiva alla quale tutti devono dare il loro contributo. Ribadendo la volontà del suo gruppo di raggiungere un risultato concreto per il 2009, il leader dei popolari ha quindi proposto di costituire un gruppo di lavoro politico composto da rappresentanti di tutte le istituzioni al fine di preparare il Vertice straordinario di Berlino.

In vista del vertice UE/USA del 21 giugno, il deputato ha poi esortato il Cancelliere ad affrontare le questioni del processo di pace in Medio oriente e di Guantanamo. Ha poi sottolineato la necessità di sostenere il processo democratico in Bielorussia, che rimane l'unica dittatura sul Continente europeo. In conclusione, ha voluto ricordare la grande fiducia che ha sempre avuto nell'Austria anche quando, nel 2000, era stata posta sotto osservazione da parte dell'UE ed ha concluso affermando che, oggi, occorre avere l'onestà di ringraziare il Cancelliere e il governo austriaco per la loro condotta.

 

 

 

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, signor Cancelliere, onorevoli colleghi, il bilancio del semestre a guida austriaca è positivo soprattutto per il risultato politico raggiunto. Si è conclusa la fase del pessimismo europeista, di quel sentimento negativo che i latini chiamavano cupio dissolvi. Oggi la politica europea guarda avanti e, malgrado le resistenze di qualche paese emerse in occasione del Consiglio della scorsa settimana, si ricomincia a parlare di progetto operativo per dar vita finalmente alla Costituzione europea. Al riguardo, credo che la proposta del presidente Poettering debba essere accolta da Consiglio e Commissione.

Sebbene il testo firmato a Roma vada modificato per arrivare all'approvazione finale, sono d'accordo con lei: la sostanza di quella che deve essere la Grundnorm europea non dovrà essere cambiata. Senza trattato non esisterà l'Europa dei cittadini né un'Unione europea capace di svolgere il suo ruolo. Ma quale dovrà essere il ruolo dell'Unione? Quello basato sul principio di sussidiarietà, dando cioè soddisfazione alle domande dei cittadini che non possono trovare risposte adeguate dagli Stati nazionali e dagli enti locali.

Nell'era della globalizzazione, gli Stati membri, da soli, non possono risolvere le grandi questioni dell'immigrazione, della lotta al terrorismo, della politica energetica, della liberalizzazione del mercato e del bilancio. L'Europa serve pertanto ad affrontare questi temi che casualmente sono quelli esaminati e, in alcuni casi, risolti dalla Sua presidenza, che considero realmente anticipatrice delle prossime Presidenze chiamate a dar vita alla Costituzione, grazie anche al sostegno attivo del Parlamento europeo.

Signor Cancelliere, in conclusione, vorrei rivolgerle un appello in qualità di Cancelliere austriaco: per quanto riguarda la ricerca sulle cellule staminali, continui a difendere il principio di sussidiarietà e i valori etici, patrimonio della cultura europea!"

 

 

 

 


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Accordo sulle prospettive finanziarie 2007-2013 (http://ue.eu.int)

POLITICA SOCIALE

·         2007: Anno europeo delle pari opportunità per tutti (http://ue.eu.int)

VARIE

·         Regolamento sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali - "Roma II" (http://ue.eu.int)

 

 

DAL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE

 

VARIE

·         "Premio per la società civile" (http://esc.eu.int)

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Cooperazione territoriale europea (http://europa.eu.int/comm)

CONCORRENZA

·         Studio sull'applicazione delle regole sugli aiuti di Stato (http://europa.eu.int/comm/competition/state_

aid/others/action_plan/_rdi_frame_it.pdf)

·         Orientamenti comunitari su aiuti di Stato e capitale di rischio per le piccole e medie imprese (http://europa.eu.int/comm/competition/state_aid/others/action_plan/draft_community_guidelines_it.pdf)

POLITICA SOCIALE

·         Servizi sociali di interesse generale (http://europa.eu.int/comm/employment_social/emplweb/news/new

s_en.cfm?id=153)

·         Distaccamento dei lavoratori (http://europa.eu.int/comm/employment_social/labour_law/postingofwor

kers_fr.htm)

AGRICOLTURA / PESCA

·         Acquacoltura: proteggere meglio la biodiversità (http://europa.eu.int/comm)

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Dominio ".eu" aperto a tutti (http://europa.eu.int/information_society/policy/doteu/index_en.htm)

·         Roaming mobile internazionale (http://europa.eu.int/information_society/activities/roaming/docs/com

ments/public_consultation_2nd_phase.pdf)

·         E-government (http://europa.eu.int/information_society/activities/egovernment_research/index_en.htm)

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Fiscalità delle imprese (http://europa.eu.int/comm/taxation_customs/taxation/company_tax/common_ta

      x_base/index_fr.htm)

TRASPORTI

·         Politica urbana (http://europa.eu.int/comm)

·         Trasporti terrestri: lotta al terrorismo (COM 2006/79)

VARIE

·         Libro verde sulla presunzione di non colpevolezza (COM 2006/174)


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·         "La Corte annulla la decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo tra la Comunità europea e gli Stati Uniti d'America sul trattamento e trasferimento di dati personali e la decisione della Commissione relativa al livello di protezione adeguato di tali dati"

Sentenza della Corte nelle Cause riunite C-317/04 e C-318/04

 

Né la decisione della Commissione che constata l'adeguatezza della protezione accordata dagli Stati Uniti ai dati personali né la decisione del Consiglio che approva la conclusione di un accordo sul loro trasferimento verso tale paese sono fondate su una base giuridica appropriata.

 

·         "L'Avvocato generale Philippe Léger propone di respingere il ricorso della Germania contro la direttiva sulla pubblicità del tabacco"

Conclusioni dell'Avvocato generale nella Causa C-380/03

 

Secondo l'Avvocato generale Léger, il fondamento giuridico prescelto per la direttiva è appropriato per porre fine all'evoluzione divergente delle normative nazionali in materia, che contribuiva in maniera significativa alla frammentazione del mercato interno.

 

·         "La Corte conferma che uno Stato membro è responsabile dei danni causati ad un singolo da una violazione manifesta del diritto comunitario imputabile ad un giudice supremo"

Sentenza della Corte nella Causa C-173/03

 

Tale responsabilità non può essere limitata ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice, ove una tale limitazione conducesse ad escludere la sussistenza di tale responsabilità nel caso in cui sia stata commessa una violazione manifesta del diritto comunitario. Essa può anche sorgere laddove la violazione manifesta del diritto comunitario risulti da un'interpretazione delle norme di diritto o da una valutazione dei fatti e delle prove.

 

·         "Un Comune può attribuire direttamente un appalto pubblico a un'impresa da esso detenuta se l'attività di quest'ultima è principalmente destinata a tale ente"

Sentenza della Corte nella Causa C-340/04

 

Si deve tener conto di tutte le attività realizzate da tale impresa sulla base di un affidamento effettuato dall'amministrazione aggiudicatrice, indipendentemente da chi remunera tale attività e dal luogo in cui quest'ultima è esercitata.

 

·         "L'obbligo di farsi carico delle cure ospedaliere erogate in un altro Stato membro si applica parimenti ad un servizio sanitario nazionale che le dispensa gratuitamente"

Sentenza della Corte nella Causa C-372/04

 

Per poter rifiutare ad un paziente l'autorizzazione a farsi curare all'estero a causa del tempo di attesa per un trattamento ospedaliero nello Stato di residenza, il NHS (National Health Service britannico) deve stabilire che tale tempo di attesa non ecceda il tempo accettabile sotto il profilo medico tenuto conto dello stato di salute e dei bisogni clinici dell'interessato.

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm


 

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

 

 

 

 

Decreto ministeriale del 28 febbraio 2006: recepimento della direttiva 2004/73/CE della Commissione, del 29 aprile 2004, relativa alla classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze pericolose.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 111 del 15 maggio 2006.

 

Decreto legislativo n. 193 del 6 aprile 2006: recepimento della direttiva 2004/28/CE del Parlamento e del Consiglio, del 31 marzo 2004, recante un codice comunitario relativo ai medicinali veterinari.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 121 del 26 maggio 2006 SO n. 127.

 

Decreto legislativo n. 191 del 4 aprile 2006: recepimento della direttiva 2003/99/CE del Parlamento e del Consiglio, del 17 novembre 2003, relativa alle misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti zoonotici.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 119 del 24 maggio 2006.

 

Decreto legislativo n. 175 del 7 aprile 2006: recepimento della direttiva 2003/43/CE del Consiglio, del 26 maggio 2003, relativa alle esigenze di polizia sanitaria applicabili agli scambi intracomunitari e alle importazioni di sperma di animali della specie bovina.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 111 del 15 maggio 2006.

 

Decreto legislativo n. 195 del 10 aprile 2006: recepimento della direttiva 2003/10/CE del Parlamento e del Consiglio, del 6 febbraio 2003, relativa alle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 124 del 30 maggio 2006.

 

Decreto ministeriale del 20 aprile 2006: recepimento della direttiva 2002/4/CE della Commissione, del 30 gennaio 2002, relativa alla registrazione degli stabilimenti di allevamento di galline ovaiole.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 111 del 15 maggio 2006.

 

Decreto ministeriale del 20 aprile 2006: recepimento della direttiva 1999/74/CE del Consiglio, dell'1 gennaio 2002, relativa alle norme minime per la protezione delle galline ovaiole.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 111 del 15 maggio 2006.

 

Decreto legislativo n. 192 del 4 aprile 2006: recepimento della direttiva 1999/22/CE del Consiglio, del 29 marzo 1999, relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 121 del 26 maggio 2006.

 

 

 


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Regolamento (CE) n. 803/2006 della Commissione, del 30 maggio 2006, recante deroga al regolamento (CEE) n. 1915/83 relativo a talune modalità di applicazione per la tenuta delle contabilità ai fini della constatazione dei redditi delle aziende agricole (GUCE L 144/2006)

·         Informazione relativa all’entrata in vigore dell’accordo sulla partecipazione della Repubblica Ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica Slovacca allo Spazio economico europeo e di quattro accordi connessi (GUCE L 149/2006)

·         Decisioni della Commissione, del 16 maggio 2006, relativa alla costituzione di un gruppo di esperti sulla mobilità dei clienti in materia di conti bancari (GUCE L 132/2006)

 

POLITICA SOCIALE

·         Decisione n. 205, del 17 ottobre 2005, relativa alla portata della nozione di disoccupazione parziale applicata ai lavoratori frontalieri (GUCE L 130/2006)

·         Regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) (GUCE L 105/2006)

 

AGRICOLTURA / PESCA

·         Regolamento (CE) n. 793/2006 della Commissione, del 12 aprile 2006, recante talune modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 247/2006 del Consiglio recante misure specifiche nel settore dell’agricoltura a favore delle regioni ultraperiferiche dell’Unione (GUCE L 145/2006)

·         Regolamento (CE) n. 742/2006 della Commissione, del 17 maggio 2006, recante adeguamento di alcuni contingenti di pesca per il 2006 a norma del regolamento (CE) n. 847/96 del Consiglio che introduce condizioni complementari per la gestione annuale dei TAC e dei contingenti (GUCE L 130/2006)

·         Regolamento (CE) n. 764/2006 del Consiglio, del 22 maggio 2006, relativo alla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e il Regno del Marocco (GUCE L 160/2006)

·         Regolamento (CE) n. 861/2006 del Consiglio, del 22 maggio 2006, che istituisce un’azione finanziaria della Comunità per l’attuazione della politica comune della pesca e in materia di diritto del mare (GUCE L 160/2006)

 

AMBIENTE

·         Rettifica della direttiva 2005/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del settembre 2005, relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni per violazioni (GU L 255 del 30.09.2005) (GUCE L 105/2006)

 

SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE

·         Direttiva 2006/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, riguardante la conservazione di dati generati o trattati nell’ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione che modifica la direttiva 2002/58/CE (GUCE L 105/2006)

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Regolamento (CE) n.  739/2006 della Commissione, del 17 maggio 2006, relativo alla classificazione di talune merci nella nomenclatura combinata (GUCE L 130/2006)


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.publications.eu.int

 

 

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER IL FINANZIAMENTO DI ATTIVITÀ DI ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE - 2007 - PROGRAMMA QUADRO PER LA COOPERAZIONE GIUDIZIARIA IN MATERIA CIVILE (GUCE 2006/C 112/09)

È stato lanciato un invito a presentare proposte relativo al programma quadro per la cooperazione giudiziaria in materia civile. Le priorità, il testo integrale dell'invito, i moduli per la domanda e gli orientamenti possono essere consultati sul seguente sito Web:

http://europa.eu.int/comm/justice_home/funding/civil_cooperation/funding_civil_cooperation_en.htm.

Termine ultimo per la presentazione delle domande: 31 luglio 2006.

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE EAC/21/06 «CONCESSIONE DI SOVVENZIONI PER PROMUOVERE L'UTILIZZO, MEDIANTE ATTIVITÀ DI VALORIZZAZIONE (CONFERENZE/SEMINARI), DEI RISULTATI DEI PROGETTI LEONARDO DA VINCI» AVVISO DI PUBBLICAZIONE DI UN INVITO A PRESENTARE PROPOSTE SU INTERNET - PROGRAMMA LEONARDO DA VINCI SECONDA FASE (2000-2006) - (GUCE 2006/C 133/07).

Il presente invito a presentare proposte ha lo scopo di sostenere attività di diffusione e di valorizzazione (in particolare conferenze e seminari) per incoraggiare il trasferimento e l'utilizzazione dei risultati ottenuti con il Programma Leonardo da Vinci, oltre che per stimolare gli incontri tra l'offerta e la domanda su 2-3 soggetti.

L'iniziativa deve seguire le tre fasi seguenti:

1)             Fase preparatoria - identificazione e adeguamento delle esigenze degli utenti e dei risultati dei progetti selezionati. In base ad un'analisi delle esigenze identificate dagli utenti, vanno definiti e selezionati per la promozione e l'utilizzo i prodotti e i risultati di almeno 5 progetti Leonardo da Vinci, di almeno 3 paesi diversi.

2)             Organizzazione dell'attività principale (manifestazione) - organizzazione di una conferenza, di un seminario, di un'esposizione, di un gruppo di lavoro o di sessioni interattive per l'istituzione di un partenariato allo scopo di mettere a confronto l'offerta e la domanda. Vanno effettuati scambi interattivi tra i promotori dei progetti e gli utenti per facilitare il trasferimento e l'utilizzazione dei risultati dei progetti, al fine di rispondere alle esigenze dei nuovi utenti.

3)             Fase finale - diverse attività di monitoraggio. Proposte di azioni di monitoraggio che facilitano il trasferimento dei risultati e l'elaborazione d'indicatori per misurare l'impatto della manifestazione.

Il presente invito a presentare proposte è aperto ad imprese o organizzazioni europee, nazionali, regionali, locali e settoriali, comprese le reti europee, che soddisfano i criteri di ammissione, lavorano nel campo dell'istruzione e della formazione professionale e desiderano organizzare una manifestazione di valorizzazione nei settori specifici coperti da questo invito. I candidati devono essere giuridicamente costituiti da almeno 3 anni ed essere situati in uno dei seguenti paesi:

-        i 25 Stati membri dell'Unione europea;

-        i paesi dell'EFTA/SEE (Islanda, Liechtenstein, Norvegia);

-        uno dei paesi candidati (Bulgaria, Romania, Turchia).

L'invito è destinato a strutture che possono dimostrare il loro potenziale «moltiplicatore» (organizzazioni attive nel settore dell'istruzione e della formazione professionale (IFP), agenzie nazionali, ecc.) allo scopo di migliorare i sistemi e le pratiche dell'IFP.

Termine ultimo per la presentazione delle proposte: 10 luglio 2006.

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - EACEA 03/06 - I2I AUDIOVISIVO ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA DI INCENTIVAZIONE DELLO SVILUPPO, DELLA DISTRIBUZIONE E DELLA PROMOZIONE DELLE OPERE AUDIOVISIVE EUROPEE - MEDIA PLUS (2001-2006) (GUCE 2006/C 126/15)

Il presente invito a presentare proposte si basa sulla decisione del Consiglio 2000/821/CE relativa all'attuazione di un programma di incentivazione dello sviluppo, della distribuzione e della promozione delle opere audiovisive europee (MEDIA PLUS - Sviluppo, distribuzione e promozione 2001-2005), adottata dal Consiglio il 20 dicembre 2000 e pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 13 del 17 gennaio 2001, pag. 35, e modificata dalla decisione 846/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 (GU L 157 del 30.4.2004), rettificata dalla GU L 195 del 2.6.2004, pag. 2.

Lo sviluppo di progetti di produzione rientra tra le misure oggetto della decisione. L'obiettivo del sostegno in questo campo è di agevolare l'accesso ai finanziamenti, i quali possono essere erogati da istituti di credito e finanziari alle imprese di produzione europee indipendenti, contribuendo alla copertura di una parte delle spese inerenti:

-        le assicurazioni per le produzioni audiovisive (Modulo 1 - Intervento relativo alla voce «assicurazioni» del bilancio di produzione);

-        la garanzia di buona esecuzione per la realizzazione di un'opera audiovisiva (Modulo 2 - Intervento relativo alla voce «Garanzia di buona esecuzione» del bilancio di produzione);

-        il credito bancario ottenuto per la realizzazione di un'opera (Modulo 3 - Intervento relativo alla voce «Oneri finanziari» del bilancio di produzione).

Il presente invito a presentare proposte è rivolto alle imprese di produzione europee indipendenti registrate:

-        nei 25 Stati membri dell'Unione europea;

-        in Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Bulgaria e Svizzera.

Il presente invito a presentare proposte è valido per progetti aventi inizio tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2006. La durata massima dei progetti è di 30 mesi.

Termine ultimo per la presentazione delle candidature: 10 luglio 2006.

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DG EAC/36/2006 - COOPERAZIONE UE-SU NEI SETTORI DELL'ISTRUZIONE TERZIARIA E DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE PROGRAMMA ATLANTIS - AVVISO DI PUBBLICAZIONE DI UN INVITO A FORMULARE PROPOSTE SU INTERNET (GUCE 2006/C 128/12)

L'obiettivo generale del presente invito consiste nel promuovere e migliorare la comprensione e l'interazione fra i cittadini degli Stati membri dell'UE e degli Stati Uniti, anche attraverso una conoscenza più ampia delle rispettive lingue, culture e istituzioni, nonché nel migliorare la qualità dell'istruzione terziaria e dell'istruzione e formazione professionale nell'UE e negli Stati Uniti.

Nell'ambito del presente invito rientrano due tipi di attività:

-        Progetti di consorzi riguardanti le lauree transatlantiche, attività consistente nel sostenere consorzi di istituti d'istruzione terziaria dell'UE e degli Stati Uniti (denominati qui di seguito «consorzi») che attuano programmi di corsi di laurea doppi o comuni, denominati nel presente documento «lauree transatlantiche» Il sostegno può essere concesso anche in forma di sussidi alla mobilità degli studenti e del personale docente accademico.

-        Misure relative alle politiche, tale attività intende sostenere i progetti e le iniziative multilaterali UE -Stati Uniti, volti a migliorare la collaborazione nel settore dell'istruzione terziaria e dell'istruzione e formazione professionale.

Possono presentare richieste di sussidi a titolo del presente invito gli istituti d'istruzione terziaria e gli organismi di istruzione e formazione professionale. Per le misure relative alle politiche l'invito è aperto anche ad altre organizzazioni quali agenzie di accreditamento, agenzie o organizzazioni di istruzione, ditte private, gruppi industriali e aziendali, organizzazioni non governative, istituti di ricerca ed organismi professionali.

I candidati devono essere stabiliti in uno dei 25 paesi membri dell'Unione europea.

Le attività progettuali dovrebbero iniziare nel novembre 2006. La durata dei progetti di consorzi per le lauree transatlantiche comprende 48 mesi e le misure relative alle politiche avranno una durata di 24 mesi.

Termine ultimo per la presentazione delle candidature: 7 luglio 2006.

 


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

 

Azienda slovacca è interessata ad avviare accordi di cooperazione tecnica e produttiva nell’assemblaggio completo di componenti.

 

Azienda ceca è interessata ad avviare cooperazioni commerciali con produttori di nuovi articoli, al fine di importarli in Repubblica ceca.

 

Azienda della Bosnia Herzegovina, specializzata nella produzione, lavorazione, imballaggio e commercio di prodotti alimentari, è interessata a cooperazioni finanziarie, tecniche e commerciali.

 

Operatore greco specializzato nel campo dei dolciumi, come frutta candita, gomme da masticare e prodotti in cioccolata, cerca aziende dello stesso settore interessate ad offrire accordi di rappresentanza.

 

Azienda della Lettonia impegnata nella ricerca sulle cellule staminali cerca operatori italiani attivi nello stesso campo per cooperare.

 

Azienda polacca disegnatrice e produttrice di poltrone di alta qualità, principalmente per congressi  conferenze, cinema e teatri, cerca agenti di commercio, distributori e potenziali acquirenti.

 

Azienda spagnola vorrebbe contattare grossisti e importatori di abbigliamento da donna per accordi di distribuzione.

 

Azienda svedese cerca operatori interessati ad importare legna da ardere a basso costo.

 

 

 

 

RICERCA PARTNER

 

REGNO UNITO - Il distretto amministrativo di Brent, Londra, cerca enti amministrativi di altre città europee per realizzare un progetto con lo scopo di migliorare la qualità ed allungare le aspettative di vita dei cittadini, eliminare le disuguaglianze nel trattamento sanitario, promuovere l’alimentazione sana e l’attività fisica, ridurre le lesioni e l’uso di droghe e di alcool.

SCADE: data non precisata.

 

GRAN BRETAGNA - L’Oldham Metropolitan Borough Council cerca autorità locali e/o regionali o associazioni di consumatori residenti in Stati membri o Paesi candidati per svolgere attività in sostegno della politica per i consumatori, con l’obbiettivo di affrontare casi di frode a livello internazionale tramite cooperazione e condivisione di informazioni.

SCADE: data non precisata.


PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana FORZA ITALIA - P

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: 0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -  http://europa.eu.int/comm

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it

 

·        Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int

 

·        Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int

 

·        Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int

 

·        Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int

 

·        Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S (Bandi): http://ted.publications.eu.int

 

·        Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67  1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 4159 - http://www.epp-eu.org/

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org