GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER
PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO
ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
25
maggio 2006
n° 138
Lettera informativa della Delegazione Italiana
Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
BREVI DALL'EUROPA
cambiamentI nell’industria del tessile e dell’abbigliamento
In data
25 aprile u.s. si è tenuta la conferenza “Gestire il cambiamento nell’industria
del tessile e dell’abbigliamento”, organizzata dalla Commissione europea, DG
Imprese e con la quale si è voluto fare il punto sul futuro del settore e sulle
principali sfide competitive che esso sarà chiamato ad affrontare nei prossimi
anni.
All’iniziativa
hanno partecipato rappresentanti della Commissione europea (su tutti il
Commissario alle Imprese Günter Verheugen), ed esponenti del mondo
istituzionale, imprenditoriale ed associativo attivi nel settore.
Proprio
il Commissario Verheugen ha, per primo, ricordato come è necessario gestire il
cambiamento nell’ottica della formulazione di una nuova politica industriale,
che consenta al settore tessile non solo di sopravvivere, ma di ritrovare la
sua competitività, essendo e dovendo rimanere, secondo Verheugen, un settore
strategico dell’industria europea.
“Non
possiamo prevenire il cambiamento, ma possiamo gestirlo” ha detto Verheugen,
attuando un richiamo al mondo imprenditoriale e alla sua capacità di attuare le
riforme necessarie per sviluppare nuovi mercati e nuove competenze.
Anche i
policy-makers hanno, però, secondo Verheugen, la responsabilità di creare le
condizioni che permettano al mondo imprenditoriale di attuare i cambiamenti
strutturali che sono oggi richiesti.
Un nuovo
approccio è, pertanto, necessario per avere nell’Unione europea una nuova base
industriale, attraverso azioni finalizzate a:
-
migliorare il quadro normativo per le imprese (“better regulation”);
-
supportare gli sforzi delle imprese nel campo della RST e della
competitività;
-
eliminare le barriere tecniche al commercio nell’ambito dell’Agenda di
Sviluppo di Doha (Doha Development Agenda–DDA);
-
favorire l’accesso delle imprese ai mercati esterni.
Occorre,
di conseguenza, una migliore integrazione tra le politiche europee, al fine di
far fronte (e risolvere) le internalità e le esternalità che incidono sulla
competitività delle imprese europee, ha concluso Verheugen.
I temi
della conoscenza e, quindi, dell’anticipazione del cambiamento e della coerenza
tra le differenti politiche comunitarie sono stati ripresi anche da altri
relatori intervenuti alla conferenza. Soprattutto è stata sottolineata la
necessità di una condivisione del cambiamento strutturale per la formulazione
di risposte coordinate tra imprese, sindacati e istituzioni. In tale contesto,
il concetto di partenariato gioca un ruolo essenziale proprio perché la
collaborazione tra i soggetti pubblici e privati consente di attuare interventi
adatti a produrre un cambiamento rapido ed efficace a tutti livelli, in
risposta alle nuove sfide competitive.
Da
ultimo, da più relatori è stato ricordato come sia determinante investire
maggiormente sull’istruzione, la formazione,
Da
ultimo, più relatori si sono soffermati sul tema del commercio internazionale,
e della necessità di agire per ottenere adeguate condizioni di reciprocità
negli scambi multilaterali. Vi è, infatti, un legame stretto tra la capacità
d’innovazione e il rispetto di regole che favoriscono la competitività delle
imprese.
Per un
approfondimento sull’azione dell’Unione europea nel settore tessile, si veda il
sito della Commissione europea, DG Imprese al seguente lnk:
http://europa.eu.int/comm/enterprise/textile/index_en.htm
NUOVA
DIVISIONE DEGLI STANZIAMENTI PER I SINGOLI PROGRAMMI
Dopo l’ultimo
Consiglio Competitività del 21 aprile a Graz sembra ormai possibile che un
accordo sul bilancio del 7° Programma quadro possa avvenire durante il
Consiglio competitività del 29 e 30 maggio. Da questo accordo e da quello che
deve essere raggiunto sul programma e il suo budget al Parlamento europeo
dipende la data di presentazione della proposta riveduta della Commissione. Le tre
Istituzioni tenteranno di andare avanti in modo da raggiungere un accordo in
prima lettura o, se non fosse possibile, in due letture molto ravvicinate per
permettere un avvio del programma al 1° gennaio 2007.
Il bilancio
definitivo del settimo PQ dovrebbe essere di 54,5 miliardi di euro,
Il bilancio per il
nucleare (-10%) e per il Centro comune di ricerca (-5%) non sono
particolarmente penalizzati.
Ecco la nuova
divisione degli stanziamenti (in milioni di euro) tra parentesi gli importi
formulati nella proposta iniziale: 50.183 miliardi di euro(72.726) ripartiti
tra:
(a) programma
Cooperazione: 32.202 miliardi (44.432) così ripartito: società
dell'informazione: 9.080 (12.670), pari al 18% del bilancio ricerca per il
periodo 2007-2013; sanità: 5.984 (8.317); trasporti, compresa
aeronautica e Galileo: 4.150 (5.940); nanotecnologie e materiali: 3.467
(4.832); spazio e sicurezza compreso GMES: 2.858 (3.960); energia: 2.235
(2.931); agroalimentare e biotecnologie: 1.935 (2.455) è l'unica voce
che progredisce passando davanti all'ambiente; ambiente: 1.886 (2.535); scienze
socio economiche e umane: 602 (792);
(b) programma Idee
(ERC): 7.480 (11.862);
(c) programma
People: 4.577 (7.129);
(d) programma
Capacità: 4.193 (7.486) che si divide in tal modo: infrastrutture di ricerca: 2.008
(3.961); ricerca per le PMI: 1.228 (1.901) scienza nella società (azioni
di comunicazione): 329 (554); potenziale di ricerca (regioni e
cofinanziamento fondi strutturali): 320 (554); cooperazione internazionale: 182
(358); regioni della conoscenza (sostegno alla cooperazione transfrontaliera
tra università, centri ricerca, industria e autorità regionali): 126 (158);
(e) attività non
nucleare del CCR: 1.751 (7.817);
EURATOM: 4.061 miliardi per il periodo 2007-2013, con un programma di 5
anni (2007-2011) corrispondente a 2.751 miliardi (3.092) ripartiti tra: -
ricerca sulla fusione (ITER): 1.947 (2.159) ; - fissione nucleare e
radioprotezione: 287 (394) ; - attività nucleari del CCR: 517 (539). Sul totale
del periodo le cifre indicative permettono di arrivare a 2.900 miliardi d'euro
per la fusione nucleare.
PROPOSTA DAZIO
SULLE CALZATURE CINESI E VIETNAMITE
L’industria
calzaturiera europea è un’industria costituita da un numero rilevante di
piccole aziende (più di 11.000 nel 2005), spesso concentrate in regioni in cui
sono i maggiori datori di lavoro: nel 2005, hanno prodotto 700 milioni di
calzature, un decimo della produzione mondiale. E’ quanto ha affermato il
socialista spagnolo Enrique Baron, durante la discussione sulla situazione in
cui versa il settore europeo delle calzature, un anno dopo la liberalizzazione,
e sulle misure proposte il 23 febbraio scorso dal Commissario europeo al
commercio, Peter Mandelson, di fronte a prove di dumping nelle esportazioni di
calzature cinesi e vietnamite in Europa. Il sistema di sorveglianza comunitario
“ex ante” istituito dalla Commissione per controllare l’andamento delle
importazioni provenienti dalla Cina ha messo in evidenza che queste
esportazioni cinesi erano aumentate nel 2005 del 450% e, in alcuni casi,
persino del 900%, ha ricordato Baron. In quanto Presidente della Commissione
per il commercio internazionale del Parlamento europeo, insisto sul rispetto
delle norme dell’OMC da parte di tutti i suoi membri, ha aggiunto Baron,
constatando che
Sono
"particolarmente impegnato a sviluppare una relazione reciproca di scambi
e d’investimenti tra l’Europa e
IDEE COMUNI PER
Francia,
Italia, Spagna e Portogallo hanno redatto un Memorandum in cui presentano la
loro visione della riforma del settore vitivinicolo; il loro punto di vista è
che l’organizzazione comune del mercato (OCM) vitivinicola debba “evolvere” per
favorire “una maggiore competitività” della catena viticola comunitaria e la
sua adeguazione all’evoluzione del mercato mondiale. Questi paesi raccomandano
il rafforzamento delle “misure strutturali” (strutturali, di gestione di
mercato e regolamentari) volte a rendere più dinamico il settore.
Il
Memorandum annovera i quattro grandi principi che devono guidare la revisione
di questo settore:
Controllare il potenziale di
produzione. I
quattro Stati membri produttori ritengono che per controllare il potenziale di
produzione, bisogna prima migliorare la sua conoscenza, in particolare tramite
l’ammodernamento dello schedario viticolo informatizzato. Sostengono inoltre
che il divieto di piantare nuove viti deve restare una regola di principio come
d’altronde il divieto di vinificazione e di mescolatura di mosti e/o di vini
provenienti da paesi terzi (per non generare eccedenti). Inoltre, raccomandano
il mantenimento del regime di sradicamento definitivo, ma corredato di un
dispositivo di sradicamento temporaneo che permetterebbe di attribuire un
sostegno finanziario a un viticoltore che decide di sopprimere viti; il diritto
di piantarne nuove resta congelato per vari anni, al termine dei quali il
viticoltore potrebbe ripiantare, cedere il diritto di piantatura a un terzo o chiedere
la trasformazione in sradicamento definitivo.
Regolazione del mercato e
strumenti di gestione di crisi. La consegna di sottoprodotti della vinificazione in
distilleria deve restare la regola da seguire, perché consente di eliminare i
volumi (circa 3,5% della produzione comunitaria), in maggior parte di cattiva
qualità. I paesi chiedono inoltre il mantenimento del sostegno alla conclusione
di contratti di stoccaggio a lungo termine per i mosti e i vini da tavola (per
regolare la commercializzazione nel tempo) e che gli Stati membri che lo
vogliono possano rendere obbligatorio sul loro territorio il meccanismo di
distillazione di crisi (che permette di ridurre il volume di vini eccedentari).
Il Memorandum sottolinea anche la necessità per gli Stati membri d’instaurare
di propria iniziativa nuovi strumenti, complementari alle misure attuali, come
ad esempio: la “vendemmia in verde” (strumento che permette di distruggere
preventivamente una parte del raccolto, prima della vendemmia, per ridurre i
volumi eccedentari che bisogna poi distillare); degli strumenti che permettono
alle strutture professionali di adottare regole vincolanti per la limitazione
dei volumi e la regolazione dell’immissione nel mercato; il sostegno alle
strutture professionali per l’applicazione di casse di perequazione che
permettono loro in particolare di attutire le fluttuazioni dei corsi per i
produttori. Le casse sarebbero inizialmente finanziate da fondi pubblici
nazionali e comunitari. In seguito, il loro funzionamento sarebbe principalmente
a carico dei produttori (contributi quando i corsi dei prodotti sono elevati e
pagamenti compensatori in periodo di crisi).
Favorire la commercializzazione. I paesi sono favorevoli al
mantenimento del regime di ristrutturazione e di riconversione del vigneto e
alla semplificazione delle sue condizioni d’applicazione. Chiedono inoltre il
mantenimento di un aiuto all’elaborazione di succo d’uva e di un aiuto all’uso
di mosti concentrati per facilitare l’uso di produzioni non vinificate. Si pronunciano
inoltre per una modifica del dispositivo di “distillazione alcool da bere”, per
permettere sia d’inviare verso la trasformazione in alcool da bere vari milioni
di ettolitri di vino, sia di mantenere la competitività delle bevande
tradizionali usando alcool di vino e di vegliare che l’accesso di tutti gli
Stati membri sia equo.
Inoltre,
è essenziale, secondo questi paesi, garantire meglio la protezione delle indicazioni geografiche e delle
denominazioni d’origine controllata nel quadro di negoziazioni multilaterali e
degli accordi commerciali bilaterali.
Chiedono
infine che le decisioni in materia di uso di strumenti di gestione
(distillazione, misure strutturali, rendimenti …) siano prese al livello
pertinente (comunitario, nazionale, bacino di produzione) per meglio prendere
in conto la diversità delle strutture.
SPAGNA E PORTOGALLO
PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI
Spagna e
Portogallo hanno annunciato che non avrebbero prorogato le misure restrittive
transitorie alla libera circolazione dei lavoratori provenienti dai dieci nuovi
Stati membri, rispondendo così positivamente alle aspettative della
Commissione. In una conferenza stampa congiunta, i ministri spagnolo Jesùs
Caldera e portoghese José Antonio Da Silva, hanno precisato che si trattava di
una decisione basata su un’analisi della situazione concreta del loro mercato
del lavoro. Il ministro spagnolo ha aggiunto che d’ora in poi i lavoratori
provenienti dai dieci nuovi Stati membri beneficeranno degli stessi diritti in
materia di sicurezza sociale dei lavoratori dei “vecchi” Stati membri. Il
ministro portoghese ha affermato che la decisione era “importante” e “simbolica” per il proseguimento della
Costituzione europea e che per il Portogallo si trattava di rivolgere un
“segnale positivo” agli altri Stati membri, pur “capendo la posizione di
ciascuno”. Mentre il Regno Unito, l’Irlanda e
Secondo
una fonte comunitaria dovrebbe essere seguita dai Paesi Bassi e
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO - SESSIONE
15 - 18 MAGGIO 2006
ALLARGAMENTO
BULGARIA E ROMANIA NELL'UE NEL 2007, SE RISPETTANO
I CRITERI
Dichiarazione della Commissione - Relazione di avanzamento verso l'adesione
di Bulgaria e Romania
Dichiarazioni della Commissione
JOSÉ MANUEL BARROSO ha sottolineato che la
valutazione dei progressi di Bulgaria e Romania sulla via dell'adesione sono il
frutto di un esame lungo e complesso. Il punto di partenza dell'approccio della
Commissione, ha spiegato, è che l'UE deve onorare gli impegni assunti ma, allo
stesso tempo occorre essere rigorosi riguardo ai criteri che debbono essere
rispettati dai paesi candidati.
Olli Rehn si è anzitutto detto soddisfatto e orgoglioso dell'ultimo ampliamento e ha
notato i progressi realizzati negli ultimi due anni dai nuovi Stati membri. Ha
quindi sottolineato che anche Bulgaria e Romania hanno fatto molti passi avanti
ed è un dovere della Commissione valutarli per vedere se sono pronti
all'adesione. In proposito, il commissario ha ribadito che la data del 1°
gennaio 2007 resta valida ma occorre essere certi del rispetto dei criteri e
risolvere i problemi in sospeso.
Nel dibattito è
intervenuto GUIDO PODESTA' (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, mi complimento con l'azione attenta che il
Commissario Rehn sta portando avanti in relazione ai due paesi in oggetto e
dalle parole del Commissario risultano evidenti i progressi compiuti da Romania
e Bulgaria. Mi sembra che l'aver ridotto, in pochi mesi, i punti ancora
irrisolti da sedici a sei e da quattordici a quattro, sia stato un risultato
brillante.
Ebbene, credo che in quest'Aula sappiamo tutti che
in occasione dell'adesione di dieci paesi all'Unione europea, il 1° maggio
2004, i dieci paesi in questione non erano completamente pronti all'ingresso
nell'Unione. Sappiamo altresì che gli sforzi intrapresi da tali popoli si
completano nel tempo. Ditemi voi se in alcuni di questi paesi non vi sono
problemi di minoranze o se la lotta alla corruzione non interessa ognuno dei
venticinque Stati membri dell'Unione? E allora, che cosa è cambiato rispetto al
1° maggio 2004? Perché allora è stata posta l'enfasi sulle foto e le bandiere
mentre oggi si risconta una posizione molto più rigorosa e anche molto più
formale?
Credo che dobbiamo riconoscere che, se è vero che
vi sono effettivamente dei problemi nei due paesi che stanno per entrare
nell'Unione, è probabile che i maggiori problemi sussistano all'interno
dell'Unione stessa. E se ci chiediamo che cosa è cambiato rispetto ad allora,
la risposta è che non abbiamo saputo portare a compimento quel Trattato
costituzionale, che era elemento fondante di questo allargamento.
Attenzione, però, a non far pagare a questi paesi
e a questi popoli - che hanno compiuto tanti sforzi per uscire dalla fase
storica del comunismo - un prezzo che non compete loro. In conclusione, signor
Commissario, credo che stiamo andando nella direzione giusta e mi aspetto che
in autunno si confermi la data del 1° gennaio 2007 per l'adesione di Romania e
Bulgaria."
SÌ ALL'ACCORDO SULLE
PROSPETTIVE FINANZIARIE 2007-2013
Relazione sull'Accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e la
sana gestione finanziaria - Conclusione dell'accordo
interistituzionale (AII) sulla disciplina di bilancio e su una buona gestione
finanziaria
Procedura: Accordo
interistituzionale - Dibattito: 17.5.2006 - Votazione: 17.5.2006
Il Parlamento ha approvato il
bilancio comunitario per i prossimi sette anni. I deputati hanno tuttavia
indicato talune lacune che intendono correggere nel corso della revisione del
2009. Pur accogliendo con favore i 4 miliardi di euro aggiuntivi destinati ai
programmi considerati come prioritari, hanno anche ricordato che quanto
proposto dal Parlamento nel 2005 avrebbe permesso un finanziamento migliore
delle politiche UE. E' poi ribadito che ogni futuro quadro finanziario dovrà
durare 5 anni.
Dopo l'adozione a larga maggioranza dell'accordo
definito il 4 aprile scorso con il Consiglio sulle prospettive finanziarie
2007-2013, il Presidente del Consiglio Wolfgang
Schüssel ha voluto ringraziare il
Parlamento per il lavoro svolto. Ha anche sottolineato che la proposta della
Presidenza lussemburghese non era tanto diversa dal quadro di bilancio siglato
quest'oggi e, per tale ragione, ha voluto rendere omaggio a Jean-Claude Juncker
che «avrebbe meritato di vivere questa giornata». Ha poi affermato che,
comunque, la crisi sul bilancio è stata risolta dal Consiglio e dal Parlamento
assieme e che ora l'UE, per i prossimi sette anni, si è dotata di maggiori
risorse per attuare la Strategia di Lisbona e per l'adesione di Romania e
Bulgaria.
Il Presidente JOSEP
BORRELL ha dichiarato che
quest'accordo riafferma il ruolo del Parlamento in quanto autorità di bilancio
che ha voce in capitolo in merito alle prospettive finanziarie. Ha poi ricordato
che l'accordo raggiunto rappresenta il massimo che il Parlamento poteva
concedere ma anche il minimo per poter far funzionare l'UE. Rivolgendosi al
Cancelliere austriaco, ha poi affermato che il Parlamento accoglie con favore
l'iniziativa di rivedere il sistema delle risorse proprie dell'UE, anche perché
le prossime prospettive finanziarie «non potranno certamente essere negoziate
con il metodo finora utilizzato».
Assieme alla commissaria responsabile del bilancio,
Dalia Grybauskaitė, i due
Presidenti hanno quindi firmato l'accordo.
Adottata con 440 voti favorevoli, 190 contrari e 14
astensioni, la prima relazione riafferma anzitutto la determinazione del
Parlamento a definire un quadro finanziario pluriennale sostenibile, «che
preveda mezzi finanziari sufficienti per far fronte alle esigenze politiche
negli anni a venire, nonché strumenti e riforme idonei al fine di migliorare
l'esecuzione». Al riguardo, ricorda poi che il Parlamento europeo è stato
l'unica istituzione che ha sviluppato una strategia globale e che - a
differenza dell'approccio del Consiglio, «basato su massimali e percentuali» -
ha effettuato un'analisi approfondita e completa dei fabbisogni al fine di
individuare le priorità politiche.
E' poi rammentato che, per la prima volta
dall'entrata in vigore delle prospettive finanziarie, il Parlamento ha
deliberato per oltre otto mesi in seno a una commissione temporanea ad hoc e ha
approvato una posizione negoziale
globale basata su tre pilastri, intesa a conciliare priorità politiche ed
esigenze finanziarie, ammodernare la struttura del bilancio e migliorare la
qualità dell'esecuzione del bilancio dell'Unione europea.
Le conclusioni del Consiglio europeo del dicembre
2005, è anche precisato, sono state respinte poiché non permettevano all'Unione
di dotarsi dei mezzi quantitativi e qualitativi necessari per far fronte alle
sfide future. In proposito è anche sottolineato il disappunto sul modo in cui
l'accordo era stato raggiunto in seno al Consiglio europeo, «dal momento che il
punto centrale dei negoziati sono stati i singoli interessi nazionali, anziché
gli obiettivi comuni europei».
Per i deputati, d'altra parte, l'accordo raggiunto dalle tre istituzioni il 4 aprile 2006, «ha
rappresentato l'unico compromesso per un bilancio pluriennale che il Parlamento
poteva raggiungere», al fine di assicurare la continuità della legislazione
dell'Unione europea, di garantire una sana gestione finanziaria dei fondi
comunitari e di conservare i propri poteri legislativi e di bilancio nel corso
del prossimo periodo. Con l'accordo, infatti, si sono realizzati dei progressi
nel quadro dei tre pilastri della posizione negoziale del Parlamento.
Tuttavia, il Parlamento sottolinea che alcuni problemi non sono stati risolti
nell'ambito dei negoziati e dovranno quindi essere affrontati in occasione del
riesame 2008-2009 e, se possibile, nel quadro delle procedure di bilancio
annuali. Per i deputati, in particolare, è «urgentemente necessario» riformare il sistema delle risorse proprie
e il versante della spesa, anche per evitare il ripetersi, in occasione delle
prossime prospettive finanziarie, «della dolorosa esperienza di un
mercanteggiamento all'insegna degli interessi nazionali». In ogni caso,
rammenta che la posizione adottata dal Parlamento nel giugno 2005 «rimane
l'obiettivo atto a garantire un livello ottimale di finanziamento e ulteriori
riforme, al fine di realizzare le ambizioni dell'Unione europea».
Inoltre, con la seconda relazione - adottata con
418 voti favorevoli, 187 contrari e 15 astensioni - i deputati accolgono con
favore la decisione di procedere a una revisione ampia e completa di tutti gli
aspetti delle spese e delle risorse dell'UE. In proposito, ribadiscono che il
Parlamento intende partecipare a questa revisione allo scopo di raggiungere un
accordo su un nuovo sistema finanziario globale «che sia equo, generoso,
progressivo e trasparente» e che fornisca all'Unione «la capacità di
equilibrare le sue aspirazioni con le risorse proprie piuttosto che con i
contributi da parte degli Stati membri».
E' infine confermata l'idea che ogni futuro quadro finanziario sia
fissato per un periodo di cinque anni,
compatibilmente con i mandati del Parlamento e della Commissione.
Degli emendamenti volti a respingere l'accordo sono
stati bocciati a larga maggioranza dall'Aula.
Nel dibattito è
intervenuto MARIO MAURO (PPE/DE-I)
Vicepresidente del Parlamento Europeo:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi dei colleghi mettono in evidenza
che ben difficilmente riusciamo a uscire dalla logica del "bicchiere mezzo
pieno e mezzo vuoto".
Molti colleghi hanno visto il bicchiere
"mezzo pieno", molti altri lo hanno visto mezzo vuoto. Ma qual è il
fatto politico rilevante, al di là dei risultati parziali su ogni capitolo di
bilancio, che ci fa capire che questo è un buon risultato? Credo si tratti di
un risultato politico, nel senso che il Parlamento si è mostrato attivo, in
grado di rilanciare e di trasformare una decisione intergovernativa in una
decisione con una prospettiva europea. Di questo dobbiamo essere grati sia a
Reimer Böge e al team di
negoziazione, sia a tutti coloro che hanno dimostrato di preoccuparsi in
maniera proficua per il futuro di una generazione.
Mi permetto, in questo senso, di mettere in
evidenza che il risultato positivo di questa iniziativa politica è
rappresentato anche dal complesso di regole che accompagna il risultato di
bilancio e che consentirà l'accesso ai programmi comunitari in modo da
assicurare una solida gestione finanziaria.
In qualità di relatore per le reti transeuropee,
inoltre, mi preme sottolineare che tali reti rappresentano uno dei fattori
decisivi per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo economico e
occupazionale dell'Unione europea, individuati nell'Agenda di Lisbona. Pertanto
insisto sulla necessità che le risorse comunitarie vengano utilizzate in via
prioritaria sulle tratte transfrontaliere ad alto valore aggiunto europeo,
chiedendo successivamente agli Stati membri di impegnarsi sulle tratte
nazionali delle reti."
Nel dibattito è anche
intervenuto FRANCESCO MUSOTTO
(PPE/DE-I):
"Il
voto di oggi è particolarmente importante per tutta l'Unione europea, perché
segna la fine di due anni di complessi negoziati che hanno visto gli
eurodeputati impegnati per difendere un futuro bilancio basato su una visione
globale, su una prospettiva europea e non nazionale, con grande senso di
responsabilità e prospettiva politica. Si tratta di negoziati che ho avuto la
possibilità di seguire da vicino in quanto componente della prima commissione
temporanea istituita ad hoc per elaborare la proposta del Parlamento europeo
atta a rafforzare la politica di coesione e a garantire un livello ottimale di
finanziamento per le riforme necessarie a realizzare le ambizioni dell' Unione
europea e dei suoi cittadini, di cui noi siamo i rappresentanti.
Il Parlamento europeo è riuscito ad approvare un
bilancio che concilia priorità politiche ed esigenze finanziarie,
ammodernandone la struttura e migliorandone l'esecuzione. Dal voto di oggi
scaturiscono prospettive finanziarie in cui emergono elementi di novità che
sono stati fortemente voluti, quali l’aumento delle possibilità di spesa, la
maggiore flessibilità nella gestione, le priorità relative alle reti
transeuropee, ai programmi per il rafforzamento degli scambi giovanili, per la
politica estera e di sicurezza comune e per la politica di vicinato."
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
-
Doc.
A6-0154/2006 - Risoluzione sul bilancio
2007: relazione della Commissione sulla Strategia politica annuale (SPA)
-
Doc.
A6-0181/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sul progetto di bilancio rettificativo
n. 2/2006 dell'Unione europea per l'esercizio finanziario 2006, Sezione III -
Commissione
MENO NORME MA PIÙ CONTROLLI SULLA LORO APPLICAZIONE
-
Doc. A6-0089/2006 - Relazione sulla 21a e 22a relazione annuale
della Commissione (2003 e 2004) sul controllo dell'applicazione del diritto
comunitario
-
Doc. A6-0080/2006 - Relatore Giuseppe GARGANI (PPE/DE-IT) - Relazione su una strategia per
la semplificazione del contesto normativo
-
Doc. A6-0082/2006 - Relazione su "Legiferare meglio
2004" – applicazione del principio di sussidiarietà (dodicesima relazione
annuale)
-
Doc. A6-0083/2006 - Relazione sull'attuazione, le conseguenze e
l'impatto della legislazione vigente nel settore del Mercato interno
Procedura: Iniziativa - Dibattito:
4.4.2006 - Votazione: 16.5.2006
Il Parlamento ha approvato un pacchetto di relazioni sull'iniziativa
"legiferare meglio". I deputati chiedono maggiore severità e celerità
da parte della Commissione nel verificare la corretta applicazione delle norme
comunitarie nonché maggiori diritti per i cittadini. E' poi sostenuta la
semplificazione della legislazione e l'abrogazione delle norme obsolete, se
contribuiscono allo sviluppo economico e sociale e vedono protagonista anche il
Parlamento.
Con la prima relazione (Doc. A6-0089/2006) sul controllo dell'applicazione
del diritto comunitario, i deputati si dicono persuasi della reale necessità
che tutte le Istituzioni europee analizzino «in modo serio e visibile» e
privilegino «con maggiore convinzione» la questione del controllo
dell'applicazione. E ciò soprattutto alla luce dell'urgenza di ridurre il
volume della legislazione UE e delle iniziative legislative. Al riguardo, inoltre,
insistono sul fatto che ogni riduzione sulla quantità di legislazione prodotta
«deve trovare riscontro in una maggiore enfasi sull'attuazione».
Il Parlamento nota in seguito
che i principali problemi della procedura di infrazione (articoli 226 e 228
TCE) sono costituiti dalle lungaggini
(in media occorrono 54 mesi fra la registrazione della denuncia e il
deferimento alla Corte) e dal limitato uso fatto dell'articolo 228, che
permette il ricorso alla Corte di giustizia e la definizione di penalità in caso
di non esecuzione delle sue sentenze. D'altra parte, nota l'insufficiente
livello di cooperazione da parte dei tribunali della maggior parte degli Stati
membri, «che mostrano tuttora una certa riluttanza ad applicare il principio
del primato del diritto comunitario».
I deputati invitano quindi la
Commissione a «riconsiderare seriamente
il suo atteggiamento di indulgenza» nei confronti degli Stati membri per
quanto riguarda i termini di trasmissione delle informazioni richieste dalla
Commissione, l'adozione e la notifica dei provvedimenti nazionali di attuazione
e la corretta applicazione della legislazione comunitaria a livello nazionale,
regionale e locale.
Sottolineano poi che l’enfasi
posta sulle questioni organizzative e sui flussi di comunicazione non deve
dissimulare il fatto che molti casi di attuazione non corretta derivano dalla
cattiva qualità della legislazione e «riflettono il tentativo deliberato da
parte degli Stati membri di vanificare la legislazione comunitaria per motivi
politici ed economici». Pertanto, sollecitano la Commissione a richiedere agli
Stati membri di garantire un’applicazione retroattiva della regola comunitaria
al fine di sanare tutti gli effetti della violazione.
Il Parlamento, inoltre, nota
che l’attuale procedura non dà ai cittadini altro diritto se non quello di
presentare una denuncia, mentre la Commissione, nella sua veste di custode dei
Trattati, ha larga discrezionalità decisionale quanto all’opportunità di
registrare la denuncia e di avviare un procedimento. Ritenendo che niente vieti
di attribuire, con appositi strumenti normativi, ulteriori diritti ai denuncianti, i deputati chiedono quindi alla Commissione
di adoperarsi per adottare tali strumenti.
A loro parere, infatti, a tale
importante ed esclusiva prerogativa deve corrispondere un dovere di trasparenza
e rendicontabilità quanto ai motivi che hanno giustificato le decisioni, in
particolare quelle di non dar seguito alle denunce. Andrebbe poi esaminata la
possibilità di creare mezzi extragiudiziari di impugnazione più efficaci per i
cittadini europei, come corollario del diritto di petizione.
Il Parlamento, infine, ritiene
essenziale che le disposizioni legislative vengano formulate in modo tale da
renderne più agevole l'applicazione. Altrettanto importante è migliorare la
comprensione del diritto UE da parte dei cittadini e, di conseguenza, propone
che un compendio del cittadino sia
incluso, sotto forma di motivazione non legalistica, in tutti gli atti
legislativi.
Adottando la relazione di GIUSEPPE GARGANI (PPE/DE-IT) (Doc. A6-0080/2006) con 546 voti favorevoli, 10
contrari e 21 astensioni, i deputati sostengono «con fermezza» il processo di
semplificazione del contesto normativo dell'Unione europea, come pure
l'obiettivo di assicurare un contesto normativo «necessario, semplice ed
efficace».
Tuttavia, sottolineano che
tale processo deve fondarsi sulla piena partecipazione del Parlamento europeo
al dibattito interistituzionale, sulla consultazione ampia e trasparente di
tutte le parti interessate (Stati membri, imprese e organizzazioni non
governative) e sul miglioramento della generale trasparenza del processo
normativo, in particolare aprendo al pubblico le discussioni del Consiglio
quando esso esercita la funzione legislativa.
Il Parlamento incoraggia quindi
la Commissione ad adottare, nel quadro dell'Accordo interistituzionale
"Legiferare meglio", una normativa mirata e accuratamente studiata il
cui impatto sia prevedibile. Dovrà inoltre contribuire all'instaurazione di
condizioni favorevoli al potenziamento
della crescita e dell'occupazione, riducendo le spese e le procedure
amministrative superflue, sopprimendo gli ostacoli all'adattabilità e
all'innovazione e garantendo la certezza del diritto.
A tale proposito, peraltro, i deputati si compiacciono dell'intenzione della Commissione di ridurre gli oneri inutili per le PMI e di rafforzare l'uso delle tecnologie dell'informazione. Ritengono infatti che la semplificazione del contesto normativo dell'Unione europea dovrebbe mirare, tra l'altro, a rendere la legislazione più semplice e più efficace e pertanto maggiormente «orientata all'uten