GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

25 maggio 2006

n° 138

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

cambiamentI nell’industria del tessile e dell’abbigliamento

 

In data 25 aprile u.s. si è tenuta la conferenza “Gestire il cambiamento nell’industria del tessile e dell’abbigliamento”, organizzata dalla Commissione europea, DG Imprese e con la quale si è voluto fare il punto sul futuro del settore e sulle principali sfide competitive che esso sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni.

All’iniziativa hanno partecipato rappresentanti della Commissione europea (su tutti il Commissario alle Imprese Günter Verheugen), ed esponenti del mondo istituzionale, imprenditoriale ed associativo attivi nel settore.

Proprio il Commissario Verheugen ha, per primo, ricordato come è necessario gestire il cambiamento nell’ottica della formulazione di una nuova politica industriale, che consenta al settore tessile non solo di sopravvivere, ma di ritrovare la sua competitività, essendo e dovendo rimanere, secondo Verheugen, un settore strategico dell’industria europea.

“Non possiamo prevenire il cambiamento, ma possiamo gestirlo” ha detto Verheugen, attuando un richiamo al mondo imprenditoriale e alla sua capacità di attuare le riforme necessarie per sviluppare nuovi mercati e nuove competenze.

Anche i policy-makers hanno, però, secondo Verheugen, la responsabilità di creare le condizioni che permettano al mondo imprenditoriale di attuare i cambiamenti strutturali che sono oggi richiesti.

Un nuovo approccio è, pertanto, necessario per avere nell’Unione europea una nuova base industriale, attraverso azioni finalizzate a:

-        migliorare il quadro normativo per le imprese (“better regulation”);

-        supportare gli sforzi delle imprese nel campo della RST e della competitività;

-        eliminare le barriere tecniche al commercio nell’ambito dell’Agenda di Sviluppo di Doha (Doha Development Agenda–DDA);

-        favorire l’accesso delle imprese ai mercati esterni.

Occorre, di conseguenza, una migliore integrazione tra le politiche europee, al fine di far fronte (e risolvere) le internalità e le esternalità che incidono sulla competitività delle imprese europee, ha concluso Verheugen.

I temi della conoscenza e, quindi, dell’anticipazione del cambiamento e della coerenza tra le differenti politiche comunitarie sono stati ripresi anche da altri relatori intervenuti alla conferenza. Soprattutto è stata sottolineata la necessità di una condivisione del cambiamento strutturale per la formulazione di risposte coordinate tra imprese, sindacati e istituzioni. In tale contesto, il concetto di partenariato gioca un ruolo essenziale proprio perché la collaborazione tra i soggetti pubblici e privati consente di attuare interventi adatti a produrre un cambiamento rapido ed efficace a tutti livelli, in risposta alle nuove sfide competitive.

Da ultimo, da più relatori è stato ricordato come sia determinante investire maggiormente sull’istruzione, la formazione, la RST, la tutela della proprietà intellettuale. Questo determina la necessità di avere risorse adeguate che possono essere ottenute attraverso sia i fondi strutturali, sia il futuro fondo di aggiustamento che sarà messo in atto con la finalità di attenuare gli effetti negativi dei processi di ristrutturazione e di delocalizzazione nelle regioni colpite. Lo sviluppo di una nuova politica industriale competitiva non può, in sintesi, prescindere da un’attenta analisi di territorio. Sotto questo profilo, si è ribadita l’utilità di prendere in considerazione i distretti produttivi, per sviluppare azioni finalizzate a favorire il cambiamento di lavoratori e imprese, cioè di internazionalizzazione e di innovazione.

Da ultimo, più relatori si sono soffermati sul tema del commercio internazionale, e della necessità di agire per ottenere adeguate condizioni di reciprocità negli scambi multilaterali. Vi è, infatti, un legame stretto tra la capacità d’innovazione e il rispetto di regole che favoriscono la competitività delle imprese.

Per un approfondimento sull’azione dell’Unione europea nel settore tessile, si veda il sito della Commissione europea, DG Imprese al seguente lnk:

http://europa.eu.int/comm/enterprise/textile/index_en.htm

 

NUOVA DIVISIONE DEGLI STANZIAMENTI PER I SINGOLI PROGRAMMI

 

Dopo l’ultimo Consiglio Competitività del 21 aprile a Graz sembra ormai possibile che un accordo sul bilancio del 7° Programma quadro possa avvenire durante il Consiglio competitività del 29 e 30 maggio. Da questo accordo e da quello che deve essere raggiunto sul programma e il suo budget al Parlamento europeo dipende la data di presentazione della proposta riveduta della Commissione. Le tre Istituzioni tenteranno di andare avanti in modo da raggiungere un accordo in prima lettura o, se non fosse possibile, in due letture molto ravvicinate per permettere un avvio del programma al 1° gennaio 2007.

Il bilancio definitivo del settimo PQ dovrebbe essere di 54,5 miliardi di euro, la Commissione propone una riduzione modulabile di tutti gli importi del programma. Dopo gli accordi raggiunti sulle prospettive finanziarie, il bilancio globale disponibile per la ricerca per il 2007/13 è inferiore del 30% a quello proposto nell'aprile 2005 dalla Commissione. Addizionando al PQ (50,183 miliardi in prezzi correnti), i 300 milioni di euro ulteriori in prezzi 2004 (340 milioni in prezzi correnti) avuti nel dialogo a tre il 4 aprile e che non sono stati suddivisi dalla Commissione e i 4,061 miliardi del programma Euratom per il 2007/13 (ha durata di 5 anni con 2,751 miliardi per tale periodo; gli stanziamenti per il 2012/13 sono indicativi) si ha un bilancio globale di 54,584 miliardi invece dei 77 miliardi nella proposta iniziale della Commissione. Dopo tale taglio la dotazione aumenta in media annua solo del 60% in prezzi correnti: la Commissione sperava in un raddoppio degli stanziamenti per la ricerca. Nella nuova divisione degli stanziamenti che è stata presentata ai ministri durante la riunione informale a Graz il 21 aprile, la Commissione non ha tenuto conto degli ulteriori 300 milioni di euro, lasciando così un margine nel negoziato con il PE. Gli importi e le riduzioni sono: del 28% per il programma Cooperazione che riunisce attività di ricerca tematica e che fa la parte del leone (rispetto alla proposta iniziale aumenta anche in termini relativi) e del 44% per il programma Capacità che riguarda infrastrutture e PMI. A metà strada il programma Idee, ricerca esplorativa pilotata dal futuro Consiglio europeo di ricerca, principale innovazione del VII PQ, ha un taglio del 37% circa, identico a quello del programma People che riguarda la mobilità dei ricercatori.

Il bilancio per il nucleare (-10%) e per il Centro comune di ricerca (-5%) non sono particolarmente penalizzati.

Ecco la nuova divisione degli stanziamenti (in milioni di euro) tra parentesi gli importi formulati nella proposta iniziale: 50.183 miliardi di euro(72.726) ripartiti tra:

(a) programma Cooperazione: 32.202 miliardi (44.432) così ripartito: società dell'informazione: 9.080 (12.670), pari al 18% del bilancio ricerca per il periodo 2007-2013; sanità: 5.984 (8.317); trasporti, compresa aeronautica e Galileo: 4.150 (5.940); nanotecnologie e materiali: 3.467 (4.832); spazio e sicurezza compreso GMES: 2.858 (3.960); energia: 2.235 (2.931); agroalimentare e biotecnologie: 1.935 (2.455) è l'unica voce che progredisce passando davanti all'ambiente; ambiente: 1.886 (2.535); scienze socio economiche e umane: 602 (792);

(b) programma Idee (ERC): 7.480 (11.862);

(c) programma People: 4.577 (7.129);

(d) programma Capacità: 4.193 (7.486) che si divide in tal modo:  infrastrutture di ricerca: 2.008 (3.961); ricerca per le PMI: 1.228 (1.901) scienza nella società (azioni di comunicazione): 329 (554); potenziale di ricerca (regioni e cofinanziamento fondi strutturali): 320 (554); cooperazione internazionale: 182 (358); regioni della conoscenza (sostegno alla cooperazione transfrontaliera tra università, centri ricerca, industria e autorità regionali): 126 (158);

(e) attività non nucleare del CCR: 1.751 (7.817);

EURATOM: 4.061 miliardi per il periodo 2007-2013, con un programma di 5 anni (2007-2011) corrispondente a 2.751 miliardi (3.092) ripartiti tra: - ricerca sulla fusione (ITER): 1.947 (2.159) ; - fissione nucleare e radioprotezione: 287 (394) ; - attività nucleari del CCR: 517 (539). Sul totale del periodo le cifre indicative permettono di arrivare a 2.900 miliardi d'euro per la fusione nucleare.

 

 

 

PROPOSTA DAZIO SULLE CALZATURE CINESI E VIETNAMITE

 

L’industria calzaturiera europea è un’industria costituita da un numero rilevante di piccole aziende (più di 11.000 nel 2005), spesso concentrate in regioni in cui sono i maggiori datori di lavoro: nel 2005, hanno prodotto 700 milioni di calzature, un decimo della produzione mondiale. E’ quanto ha affermato il socialista spagnolo Enrique Baron, durante la discussione sulla situazione in cui versa il settore europeo delle calzature, un anno dopo la liberalizzazione, e sulle misure proposte il 23 febbraio scorso dal Commissario europeo al commercio, Peter Mandelson, di fronte a prove di dumping nelle esportazioni di calzature cinesi e vietnamite in Europa. Il sistema di sorveglianza comunitario “ex ante” istituito dalla Commissione per controllare l’andamento delle importazioni provenienti dalla Cina ha messo in evidenza che queste esportazioni cinesi erano aumentate nel 2005 del 450% e, in alcuni casi, persino del 900%, ha ricordato Baron. In quanto Presidente della Commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo, insisto sul rispetto delle norme dell’OMC da parte di tutti i suoi membri, ha aggiunto Baron, constatando che la Cina dovrebbe ottenere prossimamente lo statuto di economia di mercato (non rispetta ancora i criteri, ha precisato Peter Mandelson nella sua risposta). Le misure proposte da Mandelson a seguito della denuncia presentata un anno fa dalla Confederazione calzaturiera europea sono un “buon passo iniziale”, ha ritenuto Baron, per il quale questo dibattito è “l’occasione di dimostrare che la Commissione fa tutto il possibile per far si che le regole commerciali siano rispettate da tutti, andando, se necessario, davanti all’Organo di risoluzione delle controversie dell’OMC”.

Sono "particolarmente impegnato a sviluppare una relazione reciproca di scambi e d’investimenti tra l’Europa e la Cina e con altri paesi asiatici, compreso il Vietnam", ha risposto Peter Mandelson, assicurando che le pratiche sleali saranno punite. A suo parere, tuttavia, “l’Europa deve rispettare i vantaggi naturali che hanno queste economie e adeguarvisi, spostando il nostro interesse verso settori e produzioni in cui le nostre capacità e tecnologie ci danno la superiorità”, perché “è così che il commercio si sviluppa”. Mandelson ha tenuto a precisare: “lasciatemi operare una distinzione tra questa nuova dura concorrenza e un commercio veramente sleale. Le misure di difesa europee sono rivolte contro il commercio sleale. Non possono proteggerci contro una forte concorrenza”. “In questa vicenda - ha ricordato - ho raccomandato alla Commissione (che deve ancora confermarlo) e agli Stati membri (con i quali bisogna discutere) di introdurre un dazio temporaneo, appunto perché l’indagine dei miei servizi ha permesso di constatare prove evidenti di seri interventi statali nel settore delle calzature di cuoio in Cina e nel Vietnam che portano al dumping, un dumping che genera gravi pregiudizi nell’UE. E questa vicenda, ha ripetuto, è diversa da quella dei tessili, che verteva su importazioni che sono aumentate notevolmente, ma che sono esportate “lealmente”.

 

 

 

IDEE COMUNI PER LA RIFORMA DEL SETTORE VITIVINICOLO

 

Francia, Italia, Spagna e Portogallo hanno redatto un Memorandum in cui presentano la loro visione della riforma del settore vitivinicolo; il loro punto di vista è che l’organizzazione comune del mercato (OCM) vitivinicola debba “evolvere” per favorire “una maggiore competitività” della catena viticola comunitaria e la sua adeguazione all’evoluzione del mercato mondiale. Questi paesi raccomandano il rafforzamento delle “misure strutturali” (strutturali, di gestione di mercato e regolamentari) volte a rendere più dinamico il settore.

La Commissione deve presentare in giugno una relazione sulle varie opzioni di riforma, prima di adottare, alla fine dell’anno, delle proposte legislative di modifica del regolamento del 17 maggio 1999 su questa OCM. I paesi firmatari ricordano che il settore vitivinicolo rappresenta una delle principali attività economiche della UE, in particolare per le esportazioni, e che l’UE costituisce il primo vigneto al mondo, ma questo settore deve far fronte ad un contesto di mercato in forte evoluzione, segnato in particolare dalla concorrenza sempre maggiore dei paesi terzi, mentre il consumo interno europeo è fermo. I principali paesi produttori, vale a dire Francia, Italia, Spagna e Portogallo chiedono che il bilancio annuale dell’OCM (1,5 miliardi di € nel 2006, di cui 501 milioni per la distillazione del vino e 450 milioni per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti) sia “consolidato”, tenuto conto dell’arrivo di nuovi Stati membri. Secondo loro, l’OCM è “poco onerosa” per il bilancio globale dell’UE, dato che impiega solo 3% del bilancio globale, per un settore che genera 7% dei proventi dell’agricoltura.

Il Memorandum annovera i quattro grandi principi che devono guidare la revisione di questo settore:

Controllare il potenziale di produzione. I quattro Stati membri produttori ritengono che per controllare il potenziale di produzione, bisogna prima migliorare la sua conoscenza, in particolare tramite l’ammodernamento dello schedario viticolo informatizzato. Sostengono inoltre che il divieto di piantare nuove viti deve restare una regola di principio come d’altronde il divieto di vinificazione e di mescolatura di mosti e/o di vini provenienti da paesi terzi (per non generare eccedenti). Inoltre, raccomandano il mantenimento del regime di sradicamento definitivo, ma corredato di un dispositivo di sradicamento temporaneo che permetterebbe di attribuire un sostegno finanziario a un viticoltore che decide di sopprimere viti; il diritto di piantarne nuove resta congelato per vari anni, al termine dei quali il viticoltore potrebbe ripiantare, cedere il diritto di piantatura a un terzo o chiedere la trasformazione in sradicamento definitivo.

Regolazione del mercato e strumenti di gestione di crisi. La consegna di sottoprodotti della vinificazione in distilleria deve restare la regola da seguire, perché consente di eliminare i volumi (circa 3,5% della produzione comunitaria), in maggior parte di cattiva qualità. I paesi chiedono inoltre il mantenimento del sostegno alla conclusione di contratti di stoccaggio a lungo termine per i mosti e i vini da tavola (per regolare la commercializzazione nel tempo) e che gli Stati membri che lo vogliono possano rendere obbligatorio sul loro territorio il meccanismo di distillazione di crisi (che permette di ridurre il volume di vini eccedentari). Il Memorandum sottolinea anche la necessità per gli Stati membri d’instaurare di propria iniziativa nuovi strumenti, complementari alle misure attuali, come ad esempio: la “vendemmia in verde” (strumento che permette di distruggere preventivamente una parte del raccolto, prima della vendemmia, per ridurre i volumi eccedentari che bisogna poi distillare); degli strumenti che permettono alle strutture professionali di adottare regole vincolanti per la limitazione dei volumi e la regolazione dell’immissione nel mercato; il sostegno alle strutture professionali per l’applicazione di casse di perequazione che permettono loro in particolare di attutire le fluttuazioni dei corsi per i produttori. Le casse sarebbero inizialmente finanziate da fondi pubblici nazionali e comunitari. In seguito, il loro funzionamento sarebbe principalmente a carico dei produttori (contributi quando i corsi dei prodotti sono elevati e pagamenti compensatori in periodo di crisi).

Favorire la commercializzazione. I paesi sono favorevoli al mantenimento del regime di ristrutturazione e di riconversione del vigneto e alla semplificazione delle sue condizioni d’applicazione. Chiedono inoltre il mantenimento di un aiuto all’elaborazione di succo d’uva e di un aiuto all’uso di mosti concentrati per facilitare l’uso di produzioni non vinificate. Si pronunciano inoltre per una modifica del dispositivo di “distillazione alcool da bere”, per permettere sia d’inviare verso la trasformazione in alcool da bere vari milioni di ettolitri di vino, sia di mantenere la competitività delle bevande tradizionali usando alcool di vino e di vegliare che l’accesso di tutti gli Stati membri sia equo.

Inoltre, è essenziale, secondo questi paesi, garantire meglio la protezione  delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine controllata nel quadro di negoziazioni multilaterali e degli accordi commerciali bilaterali.

Chiedono infine che le decisioni in materia di uso di strumenti di gestione (distillazione, misure strutturali, rendimenti …) siano prese al livello pertinente (comunitario, nazionale, bacino di produzione) per meglio prendere in conto la diversità delle strutture.

 

 

 

SPAGNA E PORTOGALLO PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI

 

Spagna e Portogallo hanno annunciato che non avrebbero prorogato le misure restrittive transitorie alla libera circolazione dei lavoratori provenienti dai dieci nuovi Stati membri, rispondendo così positivamente alle aspettative della Commissione. In una conferenza stampa congiunta, i ministri spagnolo Jesùs Caldera e portoghese José Antonio Da Silva, hanno precisato che si trattava di una decisione basata su un’analisi della situazione concreta del loro mercato del lavoro. Il ministro spagnolo ha aggiunto che d’ora in poi i lavoratori provenienti dai dieci nuovi Stati membri beneficeranno degli stessi diritti in materia di sicurezza sociale dei lavoratori dei “vecchi” Stati membri. Il ministro portoghese ha affermato che la decisione era “importante”  e “simbolica” per il proseguimento della Costituzione europea e che per il Portogallo si trattava di rivolgere un “segnale positivo” agli altri Stati membri, pur “capendo la posizione di ciascuno”. Mentre il Regno Unito, l’Irlanda e la Svezia non applicano alcuna limitazione d’accesso al loro mercato del lavoro, la Finlandia ha confermato che avrebbe prossimamente preso la stessa strada.

Secondo una fonte comunitaria dovrebbe essere seguita dai Paesi Bassi e la Grecia. Francia e Danimarca esitano ancora mentre l’Austria, la Germania e il Belgio hanno deciso di prorogare le misure transitorie. Il Commissario Vladimir Spidla si è rallegrato delle aperture dimostrate da alcuni Stati membri a favore di un mercato del lavoro più aperto. Ricordiamo che le misure transitorie scadono il prossimo 1° maggio e che gli Stati membri hanno la possibilità di prorogarle a condizione che prima notifichino la loro decisione alla Commissione.

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  15 - 18 MAGGIO 2006

 

 

ALLARGAMENTO

 

 

BULGARIA E ROMANIA NELL'UE NEL 2007, SE RISPETTANO I CRITERI

 

Dichiarazione della Commissione - Relazione di avanzamento verso l'adesione di Bulgaria e Romania

Dibattito: 16.5.2006

 

La Commissione ha illustrato all'Aula l'esito della valutazione dei progressi di Bulgaria e Romania verso l'adesione. La decisione definitiva è rinviata ad ottobre, con l'auspicio che per quella data i problemi pendenti potranno essere risolti. Molti deputati hanno approvato l'approccio della Commissione, altri hanno criticato il suo atteggiamento troppo duro. In molti sperano che l'adesione potrà avvenire il 1° gennaio 2007.

 

Dichiarazioni della Commissione

JOSÉ MANUEL BARROSO ha sottolineato che la valutazione dei progressi di Bulgaria e Romania sulla via dell'adesione sono il frutto di un esame lungo e complesso. Il punto di partenza dell'approccio della Commissione, ha spiegato, è che l'UE deve onorare gli impegni assunti ma, allo stesso tempo occorre essere rigorosi riguardo ai criteri che debbono essere rispettati dai paesi candidati.

La Commissione, ha proseguito il Presidente, «considera che la Bulgaria e la Romania dovrebbero essere pronte a aderire il 1° gennaio 2007» se, nei prossimi mesi, affrontano una serie di questioni in sospeso, relative alle riforme giudiziarie e alla lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. Entrambi i paesi hanno dimostrato determinazione, ha spiegato, ma occorre maggiore impegno. E' anche necessario che sia garantito il recepimento dell'acquis comunitario, in particolare per quanto attiene alla politica agricola, alla sicurezza alimentare e al sistema giudiziario. Ha quindi affermato di attendersi un cambiamento di rotta al più presto così da poter mantenere valido il 1° gennaio 2007 come data per l'adesione.

Il Presidente ha anche notato la necessità che la Commissione mandi un segnale chiaro che intende mantenere quanto promesso ed ha sollecitato i parlamenti degli Stati membri che non lo hanno ancora fatto a ratificare i trattati di adesione con questi due paesi. Prima di concludere ha anche voluto sottolineare che l'ampliamento del 2004 è stato un successo. L'ampliamento è sempre stato una risposta alle sfide strategiche che ha conferito un ruolo maggiore all'UE nel mondo. Allo stato attuale, ha aggiunto, occorre mantenere lo spirito di apertura e l'ambizione che ha sempre spinto verso una maggiore integrazione.

Olli Rehn si è anzitutto detto soddisfatto e orgoglioso dell'ultimo ampliamento e ha notato i progressi realizzati negli ultimi due anni dai nuovi Stati membri. Ha quindi sottolineato che anche Bulgaria e Romania hanno fatto molti passi avanti ed è un dovere della Commissione valutarli per vedere se sono pronti all'adesione. In proposito, il commissario ha ribadito che la data del 1° gennaio 2007 resta valida ma occorre essere certi del rispetto dei criteri e risolvere i problemi in sospeso.

Per quanto riguarda i criteri economici il commissario ha soprattutto evidenziato i successi, ma molto resta ancora da fare nel campo dei criteri politici, dei diritti umani, in particolare per quanto riguarda le minoranze, e nel recepimento dell'acquis comunitario. Al riguardo ha precisato che i capitoli che suscitano preoccupazioni, sono scesi da 16 a 6 per la Bulgaria e da 14 a 4 per la Romania. Se permangono, ha però puntualizzato, potranno essere attivate le misure di salvaguardia e, in alcuni casi, potranno anche essere sospesi i pagamenti.

Anche il commissario, infine, ha affermato che questa decisione «molto equilibrata» dovrebbe permettere ai parlamenti nazionali che non lo hanno ancora fatto di ratificare i trattati di adesione.

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE si è innanzitutto rallegrato della presenza al dibattito del Presidente della Commissione e, viceversa, ha lamentato l'assenza di un rappresentante del Consiglio. Ha poi voluto sottolineare gli enormi progressi realizzati da Romania e Bulgaria, ponendo l'accento sul fatto che hanno dovuto recuperare in poco tempo 45 anni di dittatura. Rilevando poi la necessità di un'amministrazione responsabile di fronte ai cittadini, il leader popolare ha sostenuto che è positivo incoraggiare i due Paesi ed ha auspicato che siano in grado di rispettare i criteri entro il prossimo autunno.

Il deputato ha poi affermato che la decisione della Commissione è saggia, intelligente e incoraggiante ed ha sottolineato la necessità di  convincere i cittadini che l'allargamento del 2004 è stato un successo che ha portato in quei paesi lo Stato di diritto, la democrazia e l'economia sociale di mercato. Ha poi concluso mettendo l'accento sul fatto che non deve essere messo in dubbio che la grande maggioranza del Parlamento sostiene la Costituzione che, ha spiegato, consentirebbe all'UE di funzionare e la doterebbe di valori comuni.

 

Nel dibattito è intervenuto GUIDO PODESTA' (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi complimento con l'azione attenta che il Commissario Rehn sta portando avanti in relazione ai due paesi in oggetto e dalle parole del Commissario risultano evidenti i progressi compiuti da Romania e Bulgaria. Mi sembra che l'aver ridotto, in pochi mesi, i punti ancora irrisolti da sedici a sei e da quattordici a quattro, sia stato un risultato brillante.

Ebbene, credo che in quest'Aula sappiamo tutti che in occasione dell'adesione di dieci paesi all'Unione europea, il 1° maggio 2004, i dieci paesi in questione non erano completamente pronti all'ingresso nell'Unione. Sappiamo altresì che gli sforzi intrapresi da tali popoli si completano nel tempo. Ditemi voi se in alcuni di questi paesi non vi sono problemi di minoranze o se la lotta alla corruzione non interessa ognuno dei venticinque Stati membri dell'Unione? E allora, che cosa è cambiato rispetto al 1° maggio 2004? Perché allora è stata posta l'enfasi sulle foto e le bandiere mentre oggi si risconta una posizione molto più rigorosa e anche molto più formale?

Credo che dobbiamo riconoscere che, se è vero che vi sono effettivamente dei problemi nei due paesi che stanno per entrare nell'Unione, è probabile che i maggiori problemi sussistano all'interno dell'Unione stessa. E se ci chiediamo che cosa è cambiato rispetto ad allora, la risposta è che non abbiamo saputo portare a compimento quel Trattato costituzionale, che era elemento fondante di questo allargamento.

Attenzione, però, a non far pagare a questi paesi e a questi popoli - che hanno compiuto tanti sforzi per uscire dalla fase storica del comunismo - un prezzo che non compete loro. In conclusione, signor Commissario, credo che stiamo andando nella direzione giusta e mi aspetto che in autunno si confermi la data del 1° gennaio 2007 per l'adesione di Romania e Bulgaria."

 

 

 

BILANCIO

 

 

SÌ ALL'ACCORDO SULLE PROSPETTIVE FINANZIARIE 2007-2013

Docc. A6-0144, 0150/2006

 

Relazione sull'Accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria - Conclusione dell'accordo interistituzionale (AII) sulla disciplina di bilancio e su una buona gestione finanziaria

Procedura: Accordo interistituzionale - Dibattito: 17.5.2006 - Votazione: 17.5.2006

 

Il Parlamento ha approvato il bilancio comunitario per i prossimi sette anni. I deputati hanno tuttavia indicato talune lacune che intendono correggere nel corso della revisione del 2009. Pur accogliendo con favore i 4 miliardi di euro aggiuntivi destinati ai programmi considerati come prioritari, hanno anche ricordato che quanto proposto dal Parlamento nel 2005 avrebbe permesso un finanziamento migliore delle politiche UE. E' poi ribadito che ogni futuro quadro finanziario dovrà durare 5 anni.

 

Dopo l'adozione a larga maggioranza dell'accordo definito il 4 aprile scorso con il Consiglio sulle prospettive finanziarie 2007-2013, il Presidente del Consiglio Wolfgang Schüssel ha voluto ringraziare il Parlamento per il lavoro svolto. Ha anche sottolineato che la proposta della Presidenza lussemburghese non era tanto diversa dal quadro di bilancio siglato quest'oggi e, per tale ragione, ha voluto rendere omaggio a Jean-Claude Juncker che «avrebbe meritato di vivere questa giornata». Ha poi affermato che, comunque, la crisi sul bilancio è stata risolta dal Consiglio e dal Parlamento assieme e che ora l'UE, per i prossimi sette anni, si è dotata di maggiori risorse per attuare la Strategia di Lisbona e per l'adesione di Romania e Bulgaria.

Il Presidente JOSEP BORRELL ha dichiarato che quest'accordo riafferma il ruolo del Parlamento in quanto autorità di bilancio che ha voce in capitolo in merito alle prospettive finanziarie. Ha poi ricordato che l'accordo raggiunto rappresenta il massimo che il Parlamento poteva concedere ma anche il minimo per poter far funzionare l'UE. Rivolgendosi al Cancelliere austriaco, ha poi affermato che il Parlamento accoglie con favore l'iniziativa di rivedere il sistema delle risorse proprie dell'UE, anche perché le prossime prospettive finanziarie «non potranno certamente essere negoziate con il metodo finora utilizzato».

Assieme alla commissaria responsabile del bilancio, Dalia Grybauskaitė, i due Presidenti hanno quindi firmato l'accordo.

Adottata con 440 voti favorevoli, 190 contrari e 14 astensioni, la prima relazione riafferma anzitutto la determinazione del Parlamento a definire un quadro finanziario pluriennale sostenibile, «che preveda mezzi finanziari sufficienti per far fronte alle esigenze politiche negli anni a venire, nonché strumenti e riforme idonei al fine di migliorare l'esecuzione». Al riguardo, ricorda poi che il Parlamento europeo è stato l'unica istituzione che ha sviluppato una strategia globale e che - a differenza dell'approccio del Consiglio, «basato su massimali e percentuali» - ha effettuato un'analisi approfondita e completa dei fabbisogni al fine di individuare le priorità politiche.

E' poi rammentato che, per la prima volta dall'entrata in vigore delle prospettive finanziarie, il Parlamento ha deliberato per oltre otto mesi in seno a una commissione temporanea ad hoc e ha approvato una posizione negoziale globale basata su tre pilastri, intesa a conciliare priorità politiche ed esigenze finanziarie, ammodernare la struttura del bilancio e migliorare la qualità dell'esecuzione del bilancio dell'Unione europea.

Le conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2005, è anche precisato, sono state respinte poiché non permettevano all'Unione di dotarsi dei mezzi quantitativi e qualitativi necessari per far fronte alle sfide future. In proposito è anche sottolineato il disappunto sul modo in cui l'accordo era stato raggiunto in seno al Consiglio europeo, «dal momento che il punto centrale dei negoziati sono stati i singoli interessi nazionali, anziché gli obiettivi comuni europei».

Per i deputati, d'altra parte, l'accordo raggiunto dalle tre istituzioni il 4 aprile 2006, «ha rappresentato l'unico compromesso per un bilancio pluriennale che il Parlamento poteva raggiungere», al fine di assicurare la continuità della legislazione dell'Unione europea, di garantire una sana gestione finanziaria dei fondi comunitari e di conservare i propri poteri legislativi e di bilancio nel corso del prossimo periodo. Con l'accordo, infatti, si sono realizzati dei progressi nel quadro dei tre pilastri della posizione negoziale del Parlamento.

Tuttavia, il Parlamento sottolinea che alcuni problemi non sono stati risolti nell'ambito dei negoziati e dovranno quindi essere affrontati in occasione del riesame 2008-2009 e, se possibile, nel quadro delle procedure di bilancio annuali. Per i deputati, in particolare, è «urgentemente necessario» riformare il sistema delle risorse proprie e il versante della spesa, anche per evitare il ripetersi, in occasione delle prossime prospettive finanziarie, «della dolorosa esperienza di un mercanteggiamento all'insegna degli interessi nazionali». In ogni caso, rammenta che la posizione adottata dal Parlamento nel giugno 2005 «rimane l'obiettivo atto a garantire un livello ottimale di finanziamento e ulteriori riforme, al fine di realizzare le ambizioni dell'Unione europea».

 

Inoltre, con la seconda relazione - adottata con 418 voti favorevoli, 187 contrari e 15 astensioni - i deputati accolgono con favore la decisione di procedere a una revisione ampia e completa di tutti gli aspetti delle spese e delle risorse dell'UE. In proposito, ribadiscono che il Parlamento intende partecipare a questa revisione allo scopo di raggiungere un accordo su un nuovo sistema finanziario globale «che sia equo, generoso, progressivo e trasparente» e che fornisca all'Unione «la capacità di equilibrare le sue aspirazioni con le risorse proprie piuttosto che con i contributi da parte degli Stati membri».  E' infine confermata l'idea che ogni futuro quadro finanziario sia fissato per un periodo di cinque anni, compatibilmente con i mandati del Parlamento e della Commissione.

 

Degli emendamenti volti a respingere l'accordo sono stati bocciati a larga maggioranza dall'Aula.

 

Nel dibattito è intervenuto MARIO MAURO (PPE/DE-I) Vicepresidente del Parlamento Europeo:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi dei colleghi mettono in evidenza che ben difficilmente riusciamo a uscire dalla logica del "bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto".

Molti colleghi hanno visto il bicchiere "mezzo pieno", molti altri lo hanno visto mezzo vuoto. Ma qual è il fatto politico rilevante, al di là dei risultati parziali su ogni capitolo di bilancio, che ci fa capire che questo è un buon risultato? Credo si tratti di un risultato politico, nel senso che il Parlamento si è mostrato attivo, in grado di rilanciare e di trasformare una decisione intergovernativa in una decisione con una prospettiva europea. Di questo dobbiamo essere grati sia a Reimer Böge e al team di negoziazione, sia a tutti coloro che hanno dimostrato di preoccuparsi in maniera proficua per il futuro di una generazione.

Mi permetto, in questo senso, di mettere in evidenza che il risultato positivo di questa iniziativa politica è rappresentato anche dal complesso di regole che accompagna il risultato di bilancio e che consentirà l'accesso ai programmi comunitari in modo da assicurare una solida gestione finanziaria.

In qualità di relatore per le reti transeuropee, inoltre, mi preme sottolineare che tali reti rappresentano uno dei fattori decisivi per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo economico e occupazionale dell'Unione europea, individuati nell'Agenda di Lisbona. Pertanto insisto sulla necessità che le risorse comunitarie vengano utilizzate in via prioritaria sulle tratte transfrontaliere ad alto valore aggiunto europeo, chiedendo successivamente agli Stati membri di impegnarsi sulle tratte nazionali delle reti."

 

 

Nel dibattito è anche intervenuto FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-I):

 

"Il voto di oggi è particolarmente importante per tutta l'Unione europea, perché segna la fine di due anni di complessi negoziati che hanno visto gli eurodeputati impegnati per difendere un futuro bilancio basato su una visione globale, su una prospettiva europea e non nazionale, con grande senso di responsabilità e prospettiva politica. Si tratta di negoziati che ho avuto la possibilità di seguire da vicino in quanto componente della prima commissione temporanea istituita ad hoc per elaborare la proposta del Parlamento europeo atta a rafforzare la politica di coesione e a garantire un livello ottimale di finanziamento per le riforme necessarie a realizzare le ambizioni dell' Unione europea e dei suoi cittadini, di cui noi siamo i rappresentanti.

Il Parlamento europeo è riuscito ad approvare un bilancio che concilia priorità politiche ed esigenze finanziarie, ammodernandone la struttura e migliorandone l'esecuzione. Dal voto di oggi scaturiscono prospettive finanziarie in cui emergono elementi di novità che sono stati fortemente voluti, quali l’aumento delle possibilità di spesa, la maggiore flessibilità nella gestione, le priorità relative alle reti transeuropee, ai programmi per il rafforzamento degli scambi giovanili, per la politica estera e di sicurezza comune e per la politica di vicinato."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-        Doc. A6-0154/2006 - Risoluzione sul bilancio 2007: relazione della Commissione sulla Strategia politica annuale (SPA)

-        Doc. A6-0181/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sul progetto di bilancio rettificativo n. 2/2006 dell'Unione europea per l'esercizio finanziario 2006, Sezione III - Commissione

 

 

 

ISTITUZIONI

 

 

MENO NORME MA PIÙ CONTROLLI SULLA LORO APPLICAZIONE

 

-        Doc. A6-0089/2006 - Relazione sulla 21a e 22a relazione annuale della Commissione (2003 e 2004) sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario

-        Doc. A6-0080/2006 - Relatore Giuseppe GARGANI (PPE/DE-IT) - Relazione su una strategia per la semplificazione del contesto normativo

-        Doc. A6-0082/2006 - Relazione su "Legiferare meglio 2004" – applicazione del principio di sussidiarietà (dodicesima relazione annuale)

-        Doc. A6-0083/2006 - Relazione sull'attuazione, le conseguenze e l'impatto della legislazione vigente nel settore del Mercato interno

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 4.4.2006 - Votazione: 16.5.2006

 

Il Parlamento ha approvato un pacchetto di relazioni sull'iniziativa "legiferare meglio". I deputati chiedono maggiore severità e celerità da parte della Commissione nel verificare la corretta applicazione delle norme comunitarie nonché maggiori diritti per i cittadini. E' poi sostenuta la semplificazione della legislazione e l'abrogazione delle norme obsolete, se contribuiscono allo sviluppo economico e sociale e vedono protagonista anche il Parlamento.

 

Con la prima relazione (Doc. A6-0089/2006) sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario, i deputati si dicono persuasi della reale necessità che tutte le Istituzioni europee analizzino «in modo serio e visibile» e privilegino «con maggiore convinzione» la questione del controllo dell'applicazione. E ciò soprattutto alla luce dell'urgenza di ridurre il volume della legislazione UE e delle iniziative legislative. Al riguardo, inoltre, insistono sul fatto che ogni riduzione sulla quantità di legislazione prodotta «deve trovare riscontro in una maggiore enfasi sull'attuazione».

Il Parlamento nota in seguito che i principali problemi della procedura di infrazione (articoli 226 e 228 TCE) sono costituiti dalle lungaggini (in media occorrono 54 mesi fra la registrazione della denuncia e il deferimento alla Corte) e dal limitato uso fatto dell'articolo 228, che permette il ricorso alla Corte di giustizia e la definizione di penalità in caso di non esecuzione delle sue sentenze. D'altra parte, nota l'insufficiente livello di cooperazione da parte dei tribunali della maggior parte degli Stati membri, «che mostrano tuttora una certa riluttanza ad applicare il principio del primato del diritto comunitario».

I deputati invitano quindi la Commissione a «riconsiderare seriamente il suo atteggiamento di indulgenza» nei confronti degli Stati membri per quanto riguarda i termini di trasmissione delle informazioni richieste dalla Commissione, l'adozione e la notifica dei provvedimenti nazionali di attuazione e la corretta applicazione della legislazione comunitaria a livello nazionale, regionale e locale.

Sottolineano poi che l’enfasi posta sulle questioni organizzative e sui flussi di comunicazione non deve dissimulare il fatto che molti casi di attuazione non corretta derivano dalla cattiva qualità della legislazione e «riflettono il tentativo deliberato da parte degli Stati membri di vanificare la legislazione comunitaria per motivi politici ed economici». Pertanto, sollecitano la Commissione a richiedere agli Stati membri di garantire un’applicazione retroattiva della regola comunitaria al fine di sanare tutti gli effetti della violazione.

Il Parlamento, inoltre, nota che l’attuale procedura non dà ai cittadini altro diritto se non quello di presentare una denuncia, mentre la Commissione, nella sua veste di custode dei Trattati, ha larga discrezionalità decisionale quanto all’opportunità di registrare la denuncia e di avviare un procedimento. Ritenendo che niente vieti di attribuire, con appositi strumenti normativi, ulteriori diritti ai denuncianti, i deputati chiedono quindi alla Commissione di adoperarsi per adottare tali strumenti.

A loro parere, infatti, a tale importante ed esclusiva prerogativa deve corrispondere un dovere di trasparenza e rendicontabilità quanto ai motivi che hanno giustificato le decisioni, in particolare quelle di non dar seguito alle denunce. Andrebbe poi esaminata la possibilità di creare mezzi extragiudiziari di impugnazione più efficaci per i cittadini europei, come corollario del diritto di petizione.

Il Parlamento, infine, ritiene essenziale che le disposizioni legislative vengano formulate in modo tale da renderne più agevole l'applicazione. Altrettanto importante è migliorare la comprensione del diritto UE da parte dei cittadini e, di conseguenza, propone che un compendio del cittadino sia incluso, sotto forma di motivazione non legalistica, in tutti gli atti legislativi.

 

Adottando la relazione di GIUSEPPE GARGANI (PPE/DE-IT) (Doc. A6-0080/2006) con 546 voti favorevoli, 10 contrari e 21 astensioni, i deputati sostengono «con fermezza» il processo di semplificazione del contesto normativo dell'Unione europea, come pure l'obiettivo di assicurare un contesto normativo «necessario, semplice ed efficace».

Tuttavia, sottolineano che tale processo deve fondarsi sulla piena partecipazione del Parlamento europeo al dibattito interistituzionale, sulla consultazione ampia e trasparente di tutte le parti interessate (Stati membri, imprese e organizzazioni non governative) e sul miglioramento della generale trasparenza del processo normativo, in particolare aprendo al pubblico le discussioni del Consiglio quando esso esercita la funzione legislativa.

Il Parlamento incoraggia quindi la Commissione ad adottare, nel quadro dell'Accordo interistituzionale "Legiferare meglio", una normativa mirata e accuratamente studiata il cui impatto sia prevedibile. Dovrà inoltre contribuire all'instaurazione di condizioni favorevoli al potenziamento della crescita e dell'occupazione, riducendo le spese e le procedure amministrative superflue, sopprimendo gli ostacoli all'adattabilità e all'innovazione e garantendo la certezza del diritto.

A tale proposito, peraltro, i deputati si compiacciono dell'intenzione della Commissione di ridurre gli oneri inutili per le PMI e di rafforzare l'uso delle tecnologie dell'informazione. Ritengono infatti che la semplificazione del contesto normativo dell'Unione europea dovrebbe mirare, tra l'altro, a rendere la legislazione più semplice e più efficace e pertanto maggiormente «orientata all'utente». La priorità, è precisato, andrebbe attribuita alla semplificazione dei regolamenti, mentre le direttive dovrebbero essere semplificate «solo in casi eccezionali e debitamente motivati» quando non disciplinano materie estremamente delicate o non sono il risultato di un difficile compromesso, «come nel caso della legislazione comunitaria sulle società».

Pur riconoscendo che l'abrogazione degli atti irrilevanti ed obsoleti «sia un'esigenza prioritaria» che deve essere attuata dalla Commissione senza indugio, i deputati chiedono tuttavia che sia accompagnata da un atto giuridico comunitario, «impedendo agli Stati membri di disciplinare le materie che siano state deregolamentate a livello comunitario». In proposito, infatti, sottolineano che l'eccesso di regolamentazione in taluni settori è dovuto in gran parte all'attività legislativa degli Stati membri e che, di conseguenza, «all'abrogazione di norme comunitarie deve seguire un'abrogazione delle corrispondenti disposizioni nazionali». E' quindi proposto alla Commissione di realizzare un monitoraggio costante delle normative nazionali che dovessero restare in vigore dopo l'abrogazione della normativa comunitaria originaria.

Per i deputati, infine, la codificazione e la rifusione «sono gli strumenti più importanti di semplificazione dell'acquis comunitario» e incoraggiano quindi un più esteso ricorso a tali strumenti. Si dicono però scettici sulla totale rifusione dell'acquis comunitario poiché «potrebbe generare interpretazioni divergenti nell'ambito delle istituzioni europee». Il Parlamento, inoltre, avverte che la semplificazione «non deve portare alla riscrittura dell'acquis al di fuori del controllo democratico».

E' poi espresso l'auspicio che le diverse proposte di rifusione e di revisione della Commissione contribuiranno a migliorare il livello di sviluppo economico e sociale nell'Unione nel contesto della politica di sviluppo sostenibile, nonché il livello di protezione della salute dei consumatori e della qualità del loro ambiente. Ritiene altresì che le Istituzioni debbono valutare l’opportunità di stabilire una terza categoria di interventi tale da prevedere le facilitazioni più opportune per la semplificazione degli atti giuridici comunitari.

Pur sostenendo le pratiche di coregolamentazione e di autoregolamentazione, infine, il Parlamento sottolinea che gli strumenti legislativi tradizionali devono continuare ad essere utilizzati per raggiungere gli obiettivi fissati dal trattato. Anche perché, escludendo dal processo decisionale i rappresentanti eletti, il ricorso alla standardizzazione «comporta il rischio di minore trasparenza e responsabilità». Questa pratica deve quindi essere circoscritta rigorosamente alle misure di armonizzazione di tipo meramente tecnico.

 

 

 

 

 

ABBAS AL PARLAMENTO: UN PARTNER PALESTINESE PER LA PACE

 

Seduta solenne - Allocuzione di Mahmoud Abbas, Presidente dell'Autorità palestinese

Dibattito: 16.5.2006

 

Il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese è stato accolto in seduta solenne dal Parlamento europeo. Nel suo intervento ha sottolineato l'impegno per una soluzione pacifica al conflitto e rivolto dure critiche alla politica israeliana nei territori palestinesi che mette a repentaglio il processo di pace. Abbas ha chiesto all'Europa di continuare a sostenere la causa palestinese fino alla costituzione di uno Stato indipendente a fianco di Israele.

 

Il Presidente JOSEP BORRELL ha accolto Mahmud Abbas dicendosi onorato della sua presenza e ringraziandolo di essere tornato così presto a Strasburgo dopo l'interruzione della sua precedente visita. Da allora, ha proseguito, il Presidente dell'ANP è stato «nell'occhio del ciclone» poiché in Medio Oriente «il ciclone è sempre vivo» e i prossimi mesi «saranno decisivi per il futuro della popolazione palestinese e israeliana», ma avranno anche un importante impatto per tutta la regione e anche per l'Unione europea. Tutti noi, ha aggiunto, chiediamo un processo di pace sostenibile e siamo perfettamente coscienti che «se non si agisce correttamente, si corre il rischio di vedere il mondo avviarsi verso un periodo di guerre di religioni, anticipate dall'elezione di partiti potenzialmente aggressivi».

Dopo aver ricordato che Mahmud Abbas si è sempre battuto per la ricerca di una soluzione al conflitto attraverso il dialogo con l'avversario, il Presidente ha sostenuto che nessuno può mettere in dubbio il suo impegno a favore della pace e del rispetto degli accordi già sottoscritti. Sottolineando la legittimità democratica del Presidente dell'ANP, ha poi affermato che il risultato delle elezioni di gennaio - «che l'Europa rispetta e riconosce pienamente» - ha suscitato serie preoccupazioni nella comunità internazionale. La stessa comunità internazionale, ha aggiunto, si è resa conto del pericolo che rappresenta la sospensione degli aiuti al popolo palestinese ed è giunta ad un accordo su un meccanismo di finanziamento degli aiuti per i servizi essenziali. In conclusione, il Presidente ha affermato che Mahmud Abbas «è l'unico attore capace di parlare con tutte le parti in causa» e rappresenta «il cordone ombelicale che può portare una soluzione pacifica al conflitto».

Il Presidente Mahmud Abbas ha anzitutto espresso la sua gratitudine per l'invito da parte di un'assemblea che incorpora la storia di successo per le nazioni del Continente europeo, che può servire da lezione per tante altre nazioni. Sottolineando poi i buoni rapporti di vicinato tra la Palestina e l'Europa e la necessità di rafforzarli ancora, ha osservato come molti deputati in Aula siano stati testimoni dei problemi della Palestina nel corso delle loro visite. Ha poi ricordato che il 15 maggio è stato celebrato il 58° anniversario della Nakba palestinese, «che significa catastrofe» e rappresenta «un'ingiustizia storica che ha portato all'espulsione dei palestinesi dalle loro terre, alla distruzione della nostra società e alla negazione dei nostri diritti».

Con l'OLP, ha proseguito, è iniziata una lotta politica che ha portato all'istituzione dell'Autorità Nazionale Palestinese nel 1994 che attribuisce all'UE un ruolo molto importante. Il popolo palestinese, ha spiegato, «non ha scordato il sostegno dimostrato da molti paesi europei sin dagli anni '70 «a favore dei loro diritti e del loro movimento di liberazione». Non ha nemmeno dimenticato il loro sostegno politico, economico e tecnico per l'avviamento delle istituzioni palestinesi e per far fronte «all'assedio israeliano». In questo momento difficile che apre la porta a numerosi pericoli, ha aggiunto, «ci attendiamo un ruolo di leadership dell'Europa». Il Presidente ha quindi ricordato che, nonostante le ingiustizie storiche, «la ricerca della pace è stata continua e siamo in grado di formulare politiche realistiche per restituire il diritto del nostro popolo all'autodeterminazione».

Il Presidente ha poi voluto ricordare il ruolo importante del leader storico Yasser Arafat che, «con una decisione difficile e molto coraggiosa», accettò uno Stato palestinese che rappresenta solo il 22% della Palestina storica. Il nocciolo del processo di pace, ha aggiunto, è stato sempre fondato sul principio della partnership volta a risolvere i problemi e porre nuove basi per le relazioni tra Palestina e Israele. Tuttavia, ha insistito, «Israele ha respinto questo approccio, insistendo con politiche distruttive, con la confisca delle terre e con la costruzione di muri che hanno portato pregiudizio ai negoziati». Israele, ha proseguito, «non ha rispettato gli impegni contratti con la comunità internazionale ed ha fatto vacillare e tolto slancio al processo di pace». La politica sviluppata negli ultimi anni era tesa «a distruggere completamente l'ANP, le sue istituzioni e le sue infrastrutture», alla cui realizzazione hanno partecipato i paesi europei.

Nonostante le frustrazioni, ha proseguito, «abbiamo fatto attenzione a che la causa palestinese non fosse deviata e fosse conforme al diritto internazionale». Abbiamo respinto e condannato tutti gli attacchi contro i civili e ogni forma di terrorismo, enfatizzando la cultura della pace e la natura pacifica e popolare della resistenza all'occupazione». Il Presidente ha poi sottolineato come l'impegno per la pace sia proseguito dopo le elezioni presidenziali ma, ciò nonostante, la controparte israeliana abbia continuato con la costruzione del muro che suddivide i territori in un mosaico di zone isolate e abbia proseguito con «gli assassini, gli arresti e le incursioni militari» e respingendo gli accordi presi. Ha quindi affermato di aver cercato di assicurare il ritiro israeliano dalla striscia di Gaza senza problemi e garantire la sicurezza alla frontiera con l'Egitto, anche grazie al supporto dell'UE. Ma Israele «non ha accettato la nostra disponibilità», ha «aggravato il deterioramento delle condizioni economiche» e ostacolato il movimento all'interno dei territori».

Per il Presidente la frustrazione generata dall'occupazione israeliana e l'assenza di prospettiva per il processo di pace, sono state sullo sfondo delle elezioni di gennaio. Tutto il mondo, ha aggiunto, ha però constatato come il passaggio dei poteri sia avvenuto in modo armonico e democratico, «ma la democrazia viene svilita se non vi è la libertà del popolo». Abbas ha però precisato che non condivide la piattaforma programmatica di Hamas e molti sforzi sono in atto affinché sia modificata per conformarsi agli impegni internazionali. A tal fine è anche necessario il sostegno della comunità internazionale, dando la possibilità al nuovo governo di adattarsi ai requisiti fondamentali. La sospensione degli aiuti, invece, «esaspera il deterioramento delle condizioni economiche e sociali» e indebolisce le capacità amministrative. Per tale ragione, il Presidente ha voluto ringraziare il Quartetto per la decisione di aiutare il popolo palestinese con un meccanismo che sarà sviluppato dall'UE. In proposito ha anche chiesto a Israele di svincolare immediatamente i proventi dei dazi doganali che spettano all'ANP.

Il Presidente ha poi sottolineato che Israele è tornato al «vecchio slogan» secondo cui non vi è un partner palestinese e si detto preoccupato dall'idea israeliana di tracciare le frontiere definitive all'interno del territorio palestinese. Questo progetto, ha quindi spiegato, comprometterebbe la soluzione dei due Stati, annettendo importanti porzioni del territorio palestinese occupato e rendendo il resto un mosaico di isolette, senza continuità geografica e senza le risorse idriche vitali. Lo slogan non ha fondamenta, ha insistito, e resta valido l'impegno a tornare al tavolo del negoziato. Reiterando poi l'invito alla comunità internazionale ad aiutare la regione, ha quindi sottolineato i valori comuni della libertà, della democrazia, della tolleranza e del dialogo. Rivolgendosi ai deputati, ha poi concluso dicendosi convinto che continueranno a fornire il loro sostegno alla «giusta causa palestinese», fino a che «non otterrà la libertà in uno Stato indipendente in Terra Santa all'interno delle frontiere del 1967 e a fianco dello Stato di Israele».

 

 

SEDUTA SOLENNE

 

Allocuzione del Presidente della Repubblica della Bolivia Evo Morales Ayma

Riforme strutturali e sociali dando priorità a salute e istruzione, nazionalizzazione delle risorse naturali e loro redistribuzione per avviare un'industrializzazione che freni l'emigrazione dei boliviani, lotta al narcotraffico ma non alla foglia di coca. Sono questi alcuni dei concetti esposti all'Aula dal neo Presidente boliviano che ha anche condannato il modello economico occidentale, sollecitato politiche che rispettino «madre terra» e chiesto il sostegno dell'UE.

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-        Doc. A6-0107/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al finanziamento della normazione europea

-        Doc. A6-0143/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sull'esito dello screening delle proposte legislative pendenti dinanzi al legislatore

 

 

 

DIRITTI UMANI

 

 

FARE DI PIÙ PER I DIRITTI UMANI NEL MONDO

Doc. A6-0158/2006

 

Relazione sulla relazione annuale sui diritti dell'uomo nel mondo 2005 e sulla politica dell'UE in materia

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 17.5.2006 - Votazione: 18.5.2006

 

L'Unione è paladina dei diritti umani nel mondo. In una risoluzione che valuta il rapporto sull'attività dell'UE nel 2005 in questo campo, i deputati sostengono però che la sua azione possa essere migliorata e resa più efficiente. Il Parlamento chiede  maggiore impegno per la ratifica dello Statuto della Corte Penale Internazionale. Forti critiche sono espresse nei confronti della Cina e dell'Iran. Ma anche gli USA e la Russia non sono esenti da biasimi.

 

Adottata con 522 voti favorevoli, 32 contrari e 15 astensioni, la relazione si rallegra anzitutto del fatto che l'UE «svolga un ruolo sempre più attivo sulla scena mondiale al fine di migliorare la situazione globale dei diritti umani». Tuttavia, i deputati ritengono che l'Unione europea non riesca ad affrontare in modo sistematico e continuo le questioni dei diritti umani riguardanti i paesi terzi e ad integrare la politica dei diritti umani nella sua politica commerciale, di sviluppo e nelle altre sue politiche esterne nei confronti di tali paesi. In proposito, mettono quindi in risalto la necessità di una politica comune, coerente e trasparente attuata da tutti gli Stati membri dell'UE nelle loro relazioni bilaterali con paesi terzi.

 

La relazione annuale del Consiglio

I deputati sottolineano l'importanza della "relazione annuale dell'UE sui diritti dell'uomo" ai fini della visibilità dei problemi dei diritti umani in generale. Chiedono tuttavia al Consiglio di focalizzare ulteriormente l'attenzione sulla valutazione degli strumenti e delle iniziative dell'UE nei paesi terzi, di occuparsi dei risultati conseguiti in tale contesto e di inserire studi d'impatto delle attività oggetto della relazione. Rivendicano inoltre un ruolo maggiore del Parlamento nell'elaborazione delle relazioni.

D'altra parte, invitano il Consiglio a valutare l'opportunità di individuare ogni anno nel contesto della sua relazione annuale un elenco dei "paesi che destano particolare preoccupazione" per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani. Ciò consentirebbe, a loro parere, di prestare maggiore attenzione ai diritti dell'uomo nell'attuazione di tutte le politiche dell'UE nei confronti dei paesi inseriti nell'elenco, «compresa l'imposizione di sanzioni commerciali e sugli aiuti se tali violazioni persistono». In proposito, ritengono che criteri quali l'indipendenza del potere giudiziario e dei mezzi di comunicazione nonché lo statuto delle organizzazioni della società civile «siano essenziali per valutare la situazione dei diritti umani».

 

 

Le attività dell'Unione europea durante le due Presidenze

Tra le molte altre cose, il Parlamento apprezza in particolare l'impostazione seguita dalla Presidenza del Regno Unito riguardo alla pena di morte, intraprendendo iniziative nei paesi in cui o vi è il rischio che la moratoria sulla pena di morte venga sospesa di diritto o di fatto o, al contrario, si stanno prendendo in considerazione provvedimenti interni per l'introduzione di una moratoria. Chiede quindi a tutte le Presidenze future di seguire tale esempio compiendo regolarmente passi presso i paesi che si trovino in tali situazioni.

Inoltre, approva il fatto che si sia data priorità al rispetto degli obblighi in materia di diritti umani nell'ambito dell'apertura dei negoziati di adesione con la Turchia e la Croazia, per la concessione dello status di paese candidato all'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e per l'apertura dei negoziati relativi agli accordi di stabilizzazione e associazione con la Serbia e Montenegro e con la Bosnia-Erzegovina. In proposito, i deputati chiedono alla Commissione di assicurare che i paesi candidati compiano reali progressi nel campo dei diritti umani, in particolare per quanto riguarda la protezione delle minoranze, la libertà religiosa e la libertà di espressione, le popolazioni sfollate e rifugiate, le persone con problemi di salute mentale e/o disabilità intellettuali e la cooperazione con la giustizia internazionale.

Prendendo poi atto con soddisfazione del fatto che la lotta contro il traffico di esseri umani è considerata una priorità delle Presidenze del Consiglio, il Parlamento plaude alla scelta della libertà di espressione come uno dei temi principali in materia di diritti umani durante la Presidenza del Regno Unito.

Al riguardo, si dicono preoccupati per l'alto numero di giornalisti condannati in tutto il mondo, in particolare in Cina, in Bielorussia, a Cuba e nella Corea del Nord, per presunta diffamazione di pubblici ufficiali o politici. Pertanto chiedono al Consiglio di promuovere una moratoria mondiale di questi arresti di giornalisti. D'altra parte, sottolinea che la libertà di espressione «non esclude il rispetto e la comprensione reciproci tra civiltà diverse».

Il Parlamento plaude all'impegno della Presidenza austriaca di continuare la prassi delle iniziative nei confronti di tutti i partner internazionali dell'UE riguardo alla ratifica delle convenzioni internazionali che vietano l'uso della tortura. Al riguardo, chiede anche al Consiglio e alla Commissione di prendere in esame «modi nuovi e innovativi per attuare gli orientamenti sulla tortura».

I deputati, inoltre, raccomandano alle prossime presidenze UE di condurre iniziative sulla tortura in tutti i paesi che sono firmatari delle pertinenti convenzioni «ma che non sembrano cooperare» e si dicono preoccupati per le accuse di rilocalizzazione e di esternalizzazione della tortura in paesi terzi. Invitano quindi l'UE a considerare la lotta contro la tortura come un aspetto della massima priorità della sua politica dei diritti dell'uomo.

 

Risultati delle attività del Consiglio e della Commissione nelle sedi internazionali

I deputati si rallegrano dell'attiva partecipazione dell'UE e dei suoi Stati membri sulle questioni dei diritti umani, nel 2005, in varie sedi internazionali, tra cui la Commissione dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Consiglio ministeriale dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), il Consiglio d'Europa e la Conferenza ministeriale dell'OMC.

In particolare, si compiacciono del ruolo fondamentale svolto dall'UE nell'assicurare l'adozione di risoluzioni critiche e costruttive sui diritti umani nella Repubblica democratica del Congo, in Nepal, nella Corea del Nord, in Sudan, in Uzbekistan e in Turkmenistan, nonché sui diritti umani e la lotta al terrorismo. D'altra parte, si rammaricano del rifiuto dell'UE di patrocinare risoluzioni sulle violazioni dei diritti umani in Cina, Zimbabwe e Cecenia.

Inoltre, si congratulano con il Consiglio e con la Commissione per il «ragguardevole successo» diplomatico raggiunto col deferimento del caso del Darfur (Sudan) alla Corte penale internazionale (CPI) da parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, come chiedeva una risoluzione del Parlamento europeo del 16 settembre 2004.

A tale proposito il Parlamento invita il Consiglio e la Commissione a continuare ad «adoperarsi energicamente per promuovere la ratifica universale dello statuto di Roma e l'adozione della legislazione di attuazione della Corte penale internazionale» (CPI). In particolare, sollecita Consiglio e Commissione «a raddoppiare i loro sforzi ..... nelle loro iniziative presso gli Stati Uniti», che considera un «partner essenziale dell'UE, soprattutto nella guerra al terrorismo».

Nel chiedere quindi al governo e al Congresso degli Stati Uniti di ratificare senza ulteriori ritardi lo "Statuto di Roma", ricordano tuttavia che «nessuna eccezione giuridica deve essere accordata agli Stati Uniti su questo capitolo». A tale proposito, condanna la sottoscrizione di "accordi bilaterali" con l'amministrazione americana da parte di alcuni paesi, compresi alcuni Stati membri dell'UE, che accordano "de facto" l'impunità ai soldati USA.

 

Consultazioni e dialoghi politici con i paesi terzi

Il Parlamento prende atto della valutazione contenuta nella relazione annuale del Consiglio sul dialogo in materia di diritti umani con la Cina,  «caratterizzato da continue notizie in merito ad una lunga serie di violazioni». Tra queste cita «continue notizie di arresti per motivi politici soprattutto di membri delle minoranze, presunte torture, diffuso ricorso al lavoro forzato, frequente uso della pena di morte e repressione sistematica della libertà di religione, della libertà di parola e di espressione (anche nel contesto del trattamento imposto al popolo del Tibet) e della libertà dei media, compreso Internet». I deputati, inoltre, sottolineano che la possibilità di relazioni commerciali sempre più positive «dev'essere subordinata alle riforme nel campo dei diritti umani».

Condannando l'appello del Presidente iraniano a "cancellare Israele dalla Carta geografica", i deputati esprimono preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Iran e il rammarico riguardo al bilancio negativo in materia di diritti umani in Iran durante i primi sei mesi del mandato del Presidente Ahmedinejad.

Preoccupazione è anche espressa per le gravi violazioni dei diritti umani in Iraq, «comprese quelle nelle prigioni del paese». Ciononostante, i deputati approvano il sostegno dato dall'UE al nuovo governo in Iraq e chiedono un maggiore impegno dell'Unione per portare la stabilità nel paese.  D'altra parte, esortano il Consiglio e la Commissione a invitare il governo USA a chiudere immediatamente il centro di detenzione di Guantanamo, e insistono «affinché a tutti i prigionieri venga accordato un trattamento compatibile con il diritto umanitario e affinché essi vengano processati senza indugio in un pubblico ed equo processo dinanzi a un tribunale competente, indipendente e imparziale».

Rallegrandosi dell'avvio delle consultazioni dell'UE con la Russia in materia di diritti umani, i deputati temono che la nuova legislazione russa sulle ONG impedisca alle organizzazioni per i diritti umani di svolgere adeguatamente le loro attività ogni volta che è in gioco il rispetto dei diritti dell'uomo, o addirittura impedisca loro tout-court di funzionare. Al riguardo, chiedono alla Commissione e al Consiglio di sollevare costantemente tale questione con la Russia, anche nelle sedi internazionali, assieme alla questione delle esecuzioni extragiudiziali, delle scomparse di persone e delle torture di detenuti in Cecenia.

Più in generale, i deputati sostengono fermamente che tutti gli strumenti, documenti e relazioni in materia di diritti umani, compresa la relazione annuale, devono affrontare esplicitamente i problemi della discriminazione. Tra questi, enunciano quelle relative alle minoranze etniche, alle libertà religiose comprese le pratiche discriminatorie nei confronti delle religioni minoritarie, ai diritti umani delle donne, dei bambini, dei popoli indigeni, dei disabili e a quelli delle persone di ogni orientamento sessuale.

 

I programmi di assistenza esterna della Commissione

La relazione invita la Commissione «a prendere seriamente in considerazione» la posizione del Parlamento europeo in merito ad uno strumento specifico per i diritti umani per il periodo 2007-2013. E, in proposito, sottolinea l'importanza dell'iniziativa europea per la democrazia e i diritti dell'uomo (EIDHR), che è uno dei principali strumenti che l'UE ha a sua disposizione. 

Nell'esprimere poi soddisfazione per il fatto che nel 2005 la Commissione ha potuto contrarre impegni per oltre 125 milioni di euro, i deputati prendono atto del fatto che i fondi EIDHR utilizzati per le missioni UE di osservazione elettorale nel 2005 sono stati pari ad oltre un quinto del totale. Tali missioni, è ricordato, si sono svolte in 12 paesi fra cui l'Afghanistan, l'Etiopia, il Libano, la Liberia, il Venezuela e la Palestina. A tale riguardo, lodano la crescente efficacia delle attività di osservazione elettorale dell'UE, ma ritengono che tale risultato non debba essere raggiunto a spese dell'ammontare degli impegni di bilancio per progetti relativi ai diritti umani da attuare a livello di base nei paesi di tutto il mondo.

 

Esame dell'attuazione delle clausole sui diritti umani e la democrazia

I deputati concordano con la posizione espressa nella relazione 2005 secondo la quale la clausola sui diritti umani «costituisce una base per un impegno positivo sulle questioni dei diritti umani e della democrazia nelle relazioni con i paesi terzi». Sottolineano tuttavia che tale posizione non può far escludere la possibilità della sospensione temporanea della cooperazione a causa di una violazione della clausola. In proposito, rinnovano la richiesta di definire una scala progressiva di misure e un chiaro sistema di sanzioni da applicare per le violazioni della clausola sui diritti umani da parte dei paesi terzi.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-        Docc. B6-0284, 0285/2006 - Risoluzione su Taiwan

-        Docc. B6-0281, 0283, 0286, 0290, 0293/2006 - Risoluzione sullo Sri Lanka

-        Docc. B6-0282, 0287, 0288, 0289, 0292, 0294/2006 - Risoluzione sul Nepal

 

 

 

SICUREZZA ALIMENTARE

 

 

ETICHETTE CHIARE E VERITIERE PER I PRODOTTI ALIMENTARI

Doc. A6-0122/2006

 

Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari

Procedura: Codecisione, seconda lettura - Dibattito: 15.5.2006 - Votazione: 16.5.2006

 

Senza calorie, zucchero o grassi, oppure ricco di fibre o vitamine. Queste indicazioni, sempre più presenti sulle etichette, possono influenzare le nostre scelte d'acquisto degli alimenti. Ma ci possiamo fidare? Il Parlamento ha adottato in via definitiva un nuovo testo legislativo che intende disciplinare tale questione per garantire una migliore tutela dei consumatori e assicurare la libera circolazione delle merci nell'UE.

 

Tenuto conto della proliferazione nel numero e nel tipo di indicazioni figuranti sulle etichette dei prodotti alimentari e in assenza di disposizioni specifiche a livello europeo, la Commissione ha presentato nel 2003 una proposta di regolamento volto ad armonizzare le norme relative alle indicazioni presentate sui prodotti alimentari. Precisando le condizioni di impiego delle informazioni nutrizionali e sanitarie sulle etichette dei prodotti alimentari, lo scopo era di garantire un elevato livello di tutela della salute dei consumatori e migliorare la libera circolazione delle merci nell'Unione. Era infatti rilevata la necessità di evitare che i consumatori fossero fuorviati nelle loro scelte d'acquisto nonché di sanare le discrepanze e i diversi approcci tra le legislazioni nazionali che potevano rivelarsi ostacoli al corretto funzionamento del mercato interno.

Il Parlamento ha approvato a larghissima maggioranza gli emendamenti di compromesso negoziati con il Consiglio dei Ministri sul nuovo regolamento relativo alle indicazioni nutrizionali e sanitarie fornite sui prodotti alimentari. La procedura potrà quindi chiudersi in seconda lettura e il provvedimento potrebbe entrare in vigore già entro la fine del 2006.

I deputati, anzitutto, premettono che «una dieta sana, varia ed equilibrata costituisce un presupposto per una buona salute» e che i prodotti presi separatamente «hanno un'importanza relativa rispetto all'insieme dell'alimentazione». Inoltre, per garantire un elevato livello di tutela dei consumatori e facilitare le loro scelte, i prodotti commercializzati «devono essere sicuri e adeguatamente etichettati». D'altra parte, sottolineano che la dieta è uno dei tanti fattori che influenzano l'insorgere di determinate malattie. Per tale ragione, l'apposizione di indicazioni riguardanti la riduzione di un rischio di malattia deve essere sottoposta a condizioni specifiche.

Per "indicazione" si intende qualunque messaggio (o rappresentazione) non obbligatorio in base alla legislazione comunitaria o nazionale, comprese le rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche in qualsiasi forma, «che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari caratteristiche». Con "indicazione nutrizionale", si fa riferimento a qualunque indicazione «che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari proprietà nutrizionali benefiche», dovute all'energia (valore calorico) che apporta, apporta a tasso ridotto o accresciuto o, non apporta, e/o alle sostanze nutritive o di altro tipo che contiene, contiene in proporzioni ridotte o accresciute, o non contiene. Un allegato del regolamento enumera tutte le indicazioni consentite e il loro significato. Infine, è considerata "indicazione sulla salute" qualunque indicazione «che affermi, suggerisca o sottintenda l'esistenza di un rapporto tra una categoria di alimenti, un alimento o uno dei suoi componenti e la salute».

In linea generale, l'impiego delle indicazioni nutrizionali e sulla salute non può essere falso, ambiguo o fuorviante, oppure dare adito a dubbi sulla sicurezza e/o sull'adeguatezza nutrizionale di altri alimenti o ancora incoraggiare o tollerare il consumo eccessivo di un elemento. Non può nemmeno affermare, suggerire o sottintendere che una dieta equilibrata e varia non possa in generale fornire quantità adeguate di tutte le sostanze nutritive, né fare riferimento a cambiamenti delle funzioni corporee che potrebbero suscitare o sfruttare timori nel consumatore, sia mediante il testo scritto sia mediante rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche.

Per quanto riguarda il campo d'applicazione del regolamento, il compromesso precisa che si estende alle indicazioni nutrizionali e sulla salute figuranti in comunicazioni commerciali, sia nell'etichettatura sia nella presentazione o nella pubblicità dei prodotti alimentari forniti al consumatore finale. Si applicherà, inoltre, ai prodotti alimentari destinati a ristoranti, ospedali, scuole, mense e servizi analoghi di ristorazione collettiva. Le disposizioni sulle indicazioni nutrizionali e talune norme sulle indicazioni sanitarie non si applicheranno nel caso di prodotti non imballati (come i prodotti freschi quali frutta, verdure e pane) venduti direttamente al consumatore finale oppure che sono imballati al punto di vendita su richiesta dell'acquirente. A tali prodotti si applicheranno le disposizioni nazionali finché non saranno adottate misure comunitarie.

Inoltre, i marchi e le denominazioni commerciali o di fantasia riportati in etichetta, nella presentazione o nella pubblicità di un prodotto alimentare che possono essere interpretati come indicazioni nutrizionali o sanitarie, possono essere utilizzati senza essere soggetti alle procedure di autorizzazione previste dal regolamento. Occorre però che l'etichettatura, la presentazione o la pubblicità rechino anche una corrispondente indicazione nutrizionale o sanitaria che sia conforme alle disposizioni del regolamento.

D'altra parte, su richiesta delle imprese interessate, possono derogare a questa disposizione le denominazioni generiche tradizionalmente impiegate per indicare una proprietà di una categoria di alimenti o bevande che può comportare effetti sulla salute umana, come ad esempio "digestivo" o "pastiglie per la tosse". La Commissione dovrà predisporre le norme cui attenersi per la presentazione di tali domande. I prodotti immessi in commercio prima del 2005 sui quali però figurano indicazioni in contrasto con il regolamento potranno continuare ad essere venduti per altri 15 anni dopo la sua entrata in vigore (contro i dieci previsti dalla posizione comune).

Nel corso dei negoziati, uno dei punti più controversi del regolamento era l'opportunità o meno di imporre alle imprese di indicare il "profilo nutrizionale" del prodotto (tenore in grassi, zuccheri e sali), se intendono sfruttare il livello di uno di questi componenti come argomento di vendita. Alla fine si è optato per la soluzione che ne prevede l'obbligo. Spetterà quindi alla Commissione stabilire i profili nutrizionali specifici, comprese le esenzioni, che devono essere rispettati dagli alimenti (o da talune loro categorie) per poter recare indicazioni nutrizionali o sulla salute nonché le condizioni per il loro uso riguardo ai profili nutrizionali.

Questi dovranno essere stabiliti tenendo conto, in particolare, delle quantità di determinate sostanze nutritive e di altro tipo contenute nel prodotto alimentare (quali grassi, acidi grassi saturi, acidi grassi trans, zuccheri e sale/sodio). Ma dovranno anche prendere in considerazione il ruolo e l'importanza dell'alimento (o delle categorie di alimenti) e il loro contributo alla dieta della popolazione in genere o, se del caso, di certi gruppi a rischio come i bambini. Infine, dovranno tenere conto della composizione nutrizionale globale dell'alimento nonché della presenza di sostanze nutritive il cui effetto sulla salute sia stato scientificamente riconosciuto.

I profili nutrizionali devono essere basati sulle conoscenze scientifiche in materia di dieta, nutrizione e sul rapporto di queste ultime con la salute. Nel fissare i profili nutrizionali, la Commissione dovrà chiedere all'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) di fornire, entro 12 mesi, un pertinente parere scientifico riguardante la necessità di stabilire profili per gli alimenti in generale e/o per le loro categorie, la scelta e il dosaggio delle sostanze nutritive da prendere in considerazione, la scelta di quantitativi/basi di riferimento per i profili, il metodo di calcolo dei profili e, infine, la fattibilità e la prova del sistema proposto. Nel definire o aggiornare i profili nutrizionali, la Commissione dovrà consultare gli operatori del settore interessato e le associazioni di consumatori.

Il compromesso prevede inoltre che, in deroga alla regola generale, le indicazioni nutrizionali relative alla riduzione di grassi, grassi saturi, acidi grassi trans, zuccheri e sale/sodio siano consentite, senza fare riferimento a un profilo per una o più sostanze nutritive per cui viene data l'indicazione, purché risultino conformi alle condizioni del regolamento. Le indicazioni nutrizionali sono anche autorizzate qualora una singola sostanza nutritiva sia superiore al profilo nutrizionale, a condizione però che nelle immediate prossimità dell'indicazione figuri un'avvertenza di pari visibilità che informi il superamento della soglia specifica fissata nel profilo nutrizionale con la dicitura "Elevato contenuto di ....". Ad esempio, se in etichetta si indica che un alimento è povero in grassi, non potrà omettersi di specificare che, rispetto a quanto stabilito dal profilo nutrizionale, è però ad alto contenuto di zuccheri.

Le bevande alcoliche contenenti più dell'1,2% in volume di alcol non possono recare indicazioni sulla salute. Per quanto riguarda le indicazioni nutrizionali, invece, sono ammesse unicamente quelle che si riferiscono a bassi tenori in alcol, alla riduzione del contenuto alcolico e energetico. Inoltre è precisato che, in mancanza di norme comunitarie specifiche sulle indicazioni nutrizionali riguardanti un basso tenore alcolico o la riduzione o l'assenza di contenuto alcolico o energetico in bevande che di norma contengono alcool, possono essere applicate norme nazionali pertinenti ai sensi delle disposizioni del trattato.

Le indicazioni sulla salute debbono essere inserite in un elenco comunitario (e tutte le condizioni necessarie per il loro impiego) stilato dalla Commissione in base a una dettagliata procedura di autorizzazione che vede anche il coinvolgimento delle autorità nazionali, e dell'EFSA. Dando seguito a quanto richiesto dai deputati, il compromesso prevede che ogni inserimento nell'elenco di indicazioni basate su dati scientifici recenti e/o che includono una richiesta di protezione di dati riservati è adottato secondo una procedura accelerata che ha l'obiettivo di lasciare tutto il tempo alla valutazione scientifica dell'EFSA.

Per i deputati, questo è l'unico modo per garantire al consumatore che la qualità della valutazione non ne risenta e assicurare all'industria tempi certi e brevi per l'approvazione. E' però precisato che non è possibile ricorrere a tale procedura per le indicazioni che si riferiscono allo sviluppo e alla salute dei bambini. L'idea dei deputati, infatti, è che in questi casi occorre procedere con la massima attenzione. La procedura "normale" è stata comunque abbreviata.

Inoltre, accogliendo un'altra richiesta dei deputati, il compromesso prevede che la Commissione, in collaborazione con l'EFSA, elabori delle linee guida tecniche e degli strumenti per assistere le imprese, in particolare le PMI, nella preparazione delle loro domande.

La Commissione dovrà anche istituire e tenere aggiornato un registro comunitario delle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari. Il registro, accessibile al pubblico, presenterà anche un elenco delle indicazioni sulla salute respinte e il motivo del rigetto. Le indicazioni sulla salute autorizzate in base a dati protetti da proprietà industriale sono registrate in un allegato separato del registro.

Riguardo agli aspetti legati alla protezione dei dati, il compromesso prevede che i dati scientifici e le altre informazioni contenuti nella domanda, di norma, non possono essere usati a beneficio di un richiedente successivo per un periodo di cinque anni (al posto dei sette della posizione comune) dalla data dell'autorizzazione. Inoltre, fino al termine del periodo di cinque anni, nessun richiedente successivo ha il diritto di far riferimento ai dati designati come protetti da proprietà industriale dal richiedente precedente.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-        Doc. A6-0078/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'aggiunta di vitamine e minerali e di talune altre sostanze agli alimenti

 

 

 

POLITICA REGIONALE

 

 

PIÙ IMPEGNO CONTRO INCENDI, INONDAZIONI E SICCITÀ

 

-        Doc. A6-0152/2006 - Relazione sulle catastrofi naturali (incendi, siccità e inondazioni) - aspetti attinenti all'agricoltura

-        Doc. A6-0147/2006 - Relazione sulle catastrofi naturali (incendi, siccità e inondazioni) - Aspetti dello sviluppo regionale

-        Doc. A6-0149/2006 - Relazione sulle catastrofi naturali (incendi, siccità e inondazioni) - Aspetti ambientali

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 18.5.2006 - Votazione: 18.5.2006

 

Migliorare il coordinamento a livello europeo per fronteggiare le catastrofi naturali e individuare le zone a rischio. E' quanto chiedono tre relazioni adottate dal Parlamento per prevenire e reagire a incendi e alluvioni che devastano l'Europa. Vanno anche intensificate e migliorate le azioni a tutela delle foreste e occorre garantire un uso efficiente dell'acqua. I deputati chiedono poi un sistema di assicurazione per le crisi di mercato nel settore agricolo.

 

Le relazioni adottate dal Parlamento chiedono un miglior coordinamento dei diversi strumenti finanziari e operativi comunitari volti a prevenire, gestire e reagire alle catastrofi naturali. Inoltre, sollecitano la realizzazione di mappe delle zone a rischio d'incendio, di alluvioni e di siccità accompagnate da piani di gestione. Particolare attenzione è rivolta alle foreste, per le quali i deputati chiedono un programma d'azione comunitario di protezione contro gli incendi e una direttiva sulla prevenzione e sulla gestione degli incendi. Ma è sollecitato il rafforzamento del finanziamento delle misure, in ambito comunitario e nazionale, volte a promuovere uno sfruttamento sostenibile delle sue risorse e il rimboschimento.

I deputati rilevano anche la necessità di adottare misure volte a garantire un uso più sostenibile, razionale ed efficiente dell'acqua. E, in proposito, è sostenuta l'applicazione dei principi "chi utilizza paga" e "chi inquina paga". E' poi raccomandata l'istituzione di un Osservatorio europeo sulla siccità, la desertificazione e le alluvioni.

 

Adottata con 498 voti favorevoli, 35 contrari e 20 astensioni, la seconda relazione (Doc. A6-0147/2006) sugli aspetti regionali chiede al Consiglio di adottare rapidamente la decisione che istituisce un meccanismo comunitario di protezione civile, esaminando la possibilità di rafforzarlo al fine di «ottimizzare le poche risorse disponibili».

Al riguardo, i deputati ricordano anche la loro richiesta di istituire una Forza europea di protezione civile al cui funzionamento dovrebbe contribuire ogni Stato membro, fornendo attrezzature, mezzi e personale. Agli Stati membri e alle autorità regionali è anche chiesto di sopprimere le barriere amministrative e territoriali alla protezione civile e di sostenere una maggiore flessibilità e operatività delle squadre di soccorso nelle regioni limitrofe. La Commissione è infine sollecitata ad «elaborare immediatamente» una comunicazione sulla prevenzione, la gestione e la valutazione dei rischi sismici.

 

La terza relazione (Doc. A6-0149/2006) sugli aspetti ambientali - adottata con 450 voti favorevoli, 38 contrari e 13 astensioni - chiede invece l'inasprimento delle sanzioni per i crimini contro l'ambiente e sottolinea il ruolo fondamentale delle nuove tecnologie nell'individuazione e nella prevenzione delle catastrofi naturali.

 

La prima relazione (Doc. A6-0152/2006) sugli aspetti agricoli - adottata con 397 voti favorevoli, 70 contrari e 26 astensioni - sottolinea che le gravi crisi di mercato rappresentano eventi imprevisti ed eccezionali che comportano per le aziende agricole rischi «che possono essere altrettanto gravi di quelli provocati dalle catastrofi naturali». I deputati, esprimono pertanto il convincimento che resti necessario un sostegno specifico da parte dell'Unione.

 

Sollecitano, inoltre, la Commissione a istituire un'assicurazione pubblica finanziata congiuntamente dagli agricoltori, dagli Stati membri e dall'Unione europea nonché a istituire un sistema di assicurazione coerente e accessibile per tutti gli Stati membri nel quadro della PAC.

 

 

VIA LIBERA AL FONDO DI SOLIDARIETÀ, ANCHE IN CASO DI ATTENTATI

Doc. A6-0123/2006

 

Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 18.5.2006 - Votazione: 18.5.2006

 

Il Parlamento sostiene il rafforzamento del Fondo di solidarietà che dovrà fornire aiuto e sostegno finanziario alle regioni e agli Stati membri colpiti da catastrofi naturali di grandi dimensioni, da incidenti industriali e tecnologici, da emergenze sanitarie e da attentati terroristici. L'istituzione del Fondo, avvertono i deputati, non elimina la necessità di perseguire i veri responsabili delle catastrofi, in base al principio "chi inquina paga".

 

Dopo le devastanti inondazioni avvenute nell’estate del 2002, la Comunità ha creato un nuovo strumento, il Fondo di solidarietà, per fornire aiuto e sostegno finanziario alle regioni e agli Stati membri colpiti da catastrofi naturali di grandi dimensioni. La proposta di regolamento all'esame del Parlamento si colloca nel processo di revisione della normativa esistente volto ad apportare quei miglioramenti la cui necessità è emersa con l'esperienza acquisita negli ultimi anni. Si tratta, più in particolare, di ottimizzare l'esecuzione finanziaria, adeguare l’ambito di applicazione alle nuove sfide ed evitare richieste indebite. Con la relazione i deputati condividono l'approccio della Commissione ma, nell'ambito della procedura di codecisione, propongono una serie di emendamenti.

Basandosi sul Fondo di solidarietà attuale, che si occupa esclusivamente di catastrofi naturali, la Commissione suggerisce un ampliamento degli ambiti d’applicazione, includendo le catastrofi industriali e tecnologiche, le emergenze sanitarie e gli attentati terroristici. Inoltre, propone di abbassare le soglie in base alle quali una catastrofe viene ritenuta grave. Il valore dei danni diretti provocati dall'evento scende quindi da un importo di 3 miliardi a 1 miliardo di euro, oppure dallo 0,6% allo 0,5% del reddito nazionale lordo dello Stato interessato. In casi eccezionali e debitamente motivati, tuttavia, il Fondo può essere attivato anche se non si realizzano tali criteri quantitativi.

Il Parlamento accetta queste modifiche, ma precisa che per catastrofe «si intende un grande evento distruttivo che costituisca un grave danno per la popolazione e l'ambiente, come le inondazioni, gli incendi e la siccità». Inoltre, chiede che una particolare attenzione sia rivolta alle regioni remote o isolate, «come le regioni insulari e ultraperiferiche». D'altra parte, sostiene che, in caso di attentato terroristico, la Comunità dovrebbe reagire agli eventi quando le conseguenze sono tanto gravi «da rendere inderogabile la solidarietà comunitaria», anche se il danno materiale non soddisfa il criterio quantitativo stabilito.

L’ambito di applicazione geografico del Fondo di solidarietà (Stati membri o Stati candidati all’ingresso nell’Unione europea tramite negoziati di adesione già in corso) si amplia de facto grazie all’avvio dei negoziati di adesione con due nuovi Stati (Turchia e Croazia).

L'assistenza comunitaria può essere fornita ad una serie di operazioni eseguite dalle autorità pubbliche dello Stato interessato o da organismi che agiscono nel pubblico interesse. I deputati, accolgono quanto proposto dalla Commissione, apportando comunque qualche modifica. Di conseguenza, le operazioni finanziabili dovrebbero ricadere tra le seguenti categorie:

-        operazioni di emergenza essenziali necessarie per l’immediato ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti, allestimento di infrastrutture d'emergenza e per garantire il sollecito approvvigionamento della popolazione nei settori dell’energia, dell’acqua potabile, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione per sopperire alle esigenze della popolazione;

-        assistenza medica immediata e misure volte a tutelare la popolazione in caso di grave crisi nel settore della salute pubblica;

-        fornitura di strutture ricettive provvisorie e finanziamento dei servizi di soccorso per far fronte alle esigenze immediate della popolazione colpita;

-        operazioni di sollecita lotta contro le calamità naturali e/o le loro immediate conseguenze nonché per garantire tempestivamente le infrastrutture di prevenzione;

-        misure per la tutela immediata del patrimonio culturale e naturale;

-        operazioni essenziali di emergenza per l’immediato ripristino delle aree colpite dalla catastrofe;

-        operazioni di emergenza nel settore dell'assistenza medica alle vittime dirette di disastri di rilevante entità e di attentati terroristici nonché assistenza psicologica e sociale alle vittime e ai loro familiari.

 

Gli Stati membri devono garantire che le operazioni finanziate, integralmente o in parte, dal Fondo non beneficino di finanziamenti a valere su altri strumenti comunitari o internazionali. Il Parlamento, introduce poi un emendamento volto a garantire che il Fondo di solidarietà non serva a cancellare la responsabilità di chi ha provocato una catastrofe. Chiarisce quindi che, in particolare nel caso di disastri industriali e tecnologici, dovrà essere applicato il principio "chi inquina paga" e gli Stati beneficiari dovranno fornire la prova che cercano di ottenere ogni possibile indennizzo da terzi.

D'altra parte, specifica che laddove, a seguito di un precedente grave disastro, uno Stato beneficiario abbia omesso di adottare misure preventive atte a ridurre o evitare il danno causato da tale disastro, la Commissione deve chiedere allo Stato beneficiario di rimborsare integralmente o in parte l'aiuto finanziario ricevuto.

Facendo proprio un emendamento depositato dei Verdi, il Parlamento chiede che lo Stato beneficiario informi la popolazione direttamente interessata e il grande pubblico, «in modo chiaramente intelligibile», circa gli aiuti ricevuti dal Fondo.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-        Doc. A6-0109/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione economica e allo sviluppo

 

 

 

TRASPORTI

 

 

"MARCO POLO II" PER RIDURRE IL TRAFFICO STRADALE DI MERCI

Doc. A6-0408/2005

 

Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il secondo programma “Marco Polo” relativo alla concessione di contributi finanziari comunitari per migliorare le prestazioni ambientali del sistema di trasporto merci (Marco Polo II)

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 16.5.2006 - Votazione: 17.5.2006

 

Il Parlamento ha approvato il nuovo programma "Marco Polo II" che mira a trasferire il trasporto stradale di merci verso modalità più ecologiche come le vie ferrate e marittime. Senza un'azione risoluta, i deputati reputano infatti che la crescita del traffico arrechi conseguenze negative in termini di costi di infrastrutture stradali supplementari, incidenti, congestione del traffico, affidabilità della catena di approvvigionamento e di danni ambientali. Sarà dotato di 400 milioni di euro. 

 

Con questa relazione il Parlamento ha approvato il nuovo Programma Marco Polo II integrandolo con una serie di emendamenti concordati con il Consiglio che permettono, quindi, di chiudere la procedura in prima lettura. In base alle nuove prospettive finanziarie appena approvate dal Parlamento, il programma sarà dotato di 400 milioni di euro.

In base al compromesso, il regolamento istituisce uno strumento «volto a ridurre la congestione stradale, a migliorare le prestazioni ambientali del sistema di trasporto e a potenziare il trasporto intermodale, contribuendo in tal modo ad un sistema di trasporti efficiente e sostenibile che dia valore aggiunto all'UE, senza conseguenze negative per la coesione economica, sociale o territoriale». Il programma ha durata dal 1º gennaio 2007 al 31 dicembre 2013, e la sua finalità è il trasferimento «di una parte sostanziale del previsto aumento aggregato annuo del traffico merci internazionale su strada .... verso il trasporto marittimo a corto raggio, il trasporto ferroviario e le vie navigabili interne o una combinazione di modi di trasporto in cui i percorsi stradali sono i più brevi possibili».

In assenza di «un’azione risoluta», notano infatti i deputati, il trasporto di merci complessivo su strada in Europa dovrebbe crescere di oltre il 60% entro il 2013. L’effetto sarebbe un aumento previsto del trasporto internazionale di merci su strada durante il periodo 2007-2013 di 20,5 miliardi di tonnellate/km l’anno per i venticinque Stati membri dell’Unione europea. Ciò, a loro parere, avrebbe «conseguenze negative in termini di costi di infrastrutture stradali supplementari, incidenti, congestione del traffico, inquinamento locale e globale, affidabilità della catena di approvvigionamento, della logistica e di danni ambientali».

Il programma Marco Polo II si applica ad azioni che riguardano il territorio di almeno due Stati membri o che riguardano il territorio di almeno uno Stato membro e quello di un paese terzo vicino. Il programma, d'altra parte, è aperto alla partecipazione dei paesi candidati all’adesione, dei paesi dell'EFTA e del SEE, come pure dei paesi confinanti ad est (Russia, Bielorussia, Moravia e Ucraina), dei paesi dei Balcani e della regione mediterranea.

In caso di adesione all'Unione europea di Romania e Bulgaria, si sposteranno nuovamente le frontiere dell'Unione con i paesi limitrofi e dovranno essere presi in considerazione nuovi paesi. Con la relazione, inoltre, i deputati chiedono che possa applicarsi anche alle azioni che riguardano il territorio di un solo Stato membro a condizione che, per almeno il 50%, interessino il traffico transfrontaliero.

I progetti devono essere presentati da un consorzio composto da due o più imprese stabilite in almeno due diversi Stati membri o in uno Stato membro e un paese terzo vicino o, nel caso di un collegamento di trasporto con un paese terzo vicino, e in via eccezionale, da un'impresa di uno Stato membro.

Il programma potrà finanziare le seguenti azioni:

-        azioni catalizzatrici, con specifico riferimento a quelle volte a migliorare le sinergie nei settori ferroviario, delle vie navigabili interne e del trasporto marittimo a corto raggio (comprese le autostrade del mare) mediante un miglior utilizzo delle infrastrutture esistenti;

-        azioni per le autostrade del mare che, all'interno dell'UE dovrebbero utilizzare le reti transeuropee

-        azioni di trasferimento fra modi;

-        azioni per la riduzione del traffico;

-        azioni comuni di apprendimento.

Il Parlamento precisa inoltre che è opportuno non scoraggiare progetti accettabili, in particolare quelli che tengono conto delle esigenze delle PMI, introducendo una definizione eccessivamente restrittiva delle azioni ammissibili. D'altra parte, le azioni non devono provocare distorsione di concorrenza, in particolare tra i modi di trasporto diversi da quello stradale o nell'ambito di ciascun modo alternativo.

I deputati, inoltre, chiedono che l'assistenza finanziaria si basi su contratti negoziati fra la Commissione e il beneficiario, i cui termini e le cui condizioni devono mantenere, nella misura del possibile, i costi finanziari e amministrativi al minimo allo scopo di assicurare la massima efficienza e flessibilità amministrativa. A loro parere, inoltre, è opportuno che i risultati di tutte le azioni del programma siano adeguatamente divulgati, per garantirne la pubblicità e la trasparenza e per favorire lo scambio di esperienze.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-        Doc. A6-0125/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e il Regno del Marocco su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei

-        Doc. A6-0127/206 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e la Repubblica di Moldova su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei

-        Doc. A6-0128/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e la Romania su taluni aspetti relativi ai servizi aerei

-        Doc. A6-0130/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e la ex Repubblica Iugoslava di Macedonia su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei

-        Doc. A6-0126/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e Serbia e Montenegro su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei

 

 

 

AFFARI ECONOMICI E MONETARI

 

 

FINANZE PUBBLICHE PIÙ SANE, CON MENO ESPEDIENTI

Doc. A6-0162/2006

 

Relazione sulle finanze pubbliche nell’Unione economica e monetaria (UEM)

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 16.5.2006 - Votazione: 17.5.2006

 

Le politiche economiche sono una questione di interesse comune. Per tale ragione, il Parlamento critica lo scarso impegno e gli espedienti degli Stati membri per non rispettare i vincoli imposti nella gestione delle finanze pubbliche. Preoccupati per la situazione economica generale, chiedono di promuovere gli investimenti, di riorientare la spesa pubblica, di attuare riforme strutturali e fiscali, e di coordinare maggiormente le politiche nella zona euro. 

 

La relazione esprime anzitutto preoccupazione per la crescita persistentemente lenta in Europa dal 2002, per il tasso di disoccupazione che continua ad essere elevato e per il divario tra prodotto effettivo e potenziale (output gap). Ma altrettanta preoccupazione è manifestata per la debolezza dei consumi privati, che «è dipesa dal clima di incertezza prevalente per quanto riguarda l'occupazione e le pensioni, dal persistente alto livello di disoccupazione e dalla lenta crescita dei salari reali». A quest'ultimo proposito è ricordato l'impegno di promuovere i salari nominali e uno sviluppo del costo del lavoro «in linea con la stabilità dei prezzi e la tendenza alla produttività nel medio termine».

Pur accogliendo con favore il rialzo del ritmo degli investimenti dovuto anche alla ripresa di fiducia degli imprenditori, i deputati ritengono che sia ancora possibile e necessaria un’ulteriore accelerazione dell’attività di investimento e chiedono quindi riforme strutturali e misure aggiuntive che migliorino e stimolino gli investimenti. Appoggiano poi il riorientamento delle politiche e della spesa pubbliche «verso l'innovazione, le energie rinnovabili, l’istruzione e la formazione, la ricerca, le tecnologie dell’informazione, le reti di telecomunicazione e trasporto». D'altra parte, deplorano che le prospettive finanziarie dell’UE per il periodo 2007-2013 «non riflettano sufficientemente la priorità attribuita alle spese relative agli obiettivi della strategia di Lisbona».

I deputati osservano che la salute delle finanze pubbliche «non è un obiettivo in sé ma un mezzo a disposizione degli Stati membri per ottemperare ai loro adempimenti pubblici» e sottolineano l’importanza di posizioni fiscali più sane per la crescita qualitativa, la creazione di posti di lavoro e la strategia di Lisbona. Tuttavia, rilevano che, «a causa dell'applicazione non corretta del Patto di stabilità», non è stato registrato nessun miglioramento delle posizioni fiscali degli Stati membri.

In proposito, notano che la maggior parte degli Stati membri non ha ancora conseguito gli obiettivi di medio termine riguardanti la bilancia dei pagamenti. Inoltre, rimarcano che undici Stati membri hanno disavanzi superiori al 3% del PIL e che, tra questi, figurano «le quattro più grandi economie dell’UE, vale a dire Francia, Germania, Italia e Regno Unito». Ma precisano che, dall’estate 2004, sono dieci gli Stati membri sottoposti a procedura di disavanzo eccessivo.

Il Parlamento sottolinea poi l'importanza di misure volte ad alleviare le persistenti pressioni fiscali. Tuttavia, pur valutando positivamente l'articolazione delle politiche e degli adempimenti pubblici da parte delle autorità degli Stati membri per ridurre i disavanzi pubblici, esprime preoccupazione per le prospettive di sostenibilità di bilancio a lungo termine. E in proposito nota pure che l’aumento dell’indice di indebitamento pubblico dell’UE è «dovuto alla crescita debole del PIL, a politiche a breve termine di controllo del deficit e alla mancanza di sforzi risoluti volti a ridurre gli squilibri di bilancio mediante riforme strutturali».

Ritenendo «deludente» l'evoluzione delle finanze pubbliche, il Parlamento osserva inoltre che i governi «utilizzano il pretesto della bassa crescita» per giustificare i loro disavanzi. Per tale ragione, chiede per il 2006 «una riduzione dei disavanzi pubblici molto più ambiziosa del mero aggiustamento economico in previsione della maggiore crescita europea». Rammenta poi la richiesta di «evitare politiche procicliche» ed evidenzia l’importanza di intraprendere, al momento opportuno, riforme strutturali e fiscali.

I deputati sottolineano in seguito che «la mancanza di volontà politica per il contenimento della spesa pubblica, il ricorso a proiezioni di entrate eccessivamente ottimistiche, alla contabilità creativa e al consolidamento fiscale basato principalmente su provvedimenti una tantum, hanno ampiamente contribuito allo scostamento di bilancio e alla debolezza del quadro fiscale».

Il Parlamento infine, raccomanda che venga esaminata la possibilità di istituire un calendario uniforme per le procedure di bilancio nell'UE e chiede che si provveda ad una valutazione e determinazione uniforme a livello UE delle principali grandezze economiche come l'andamento del prezzo del petrolio o dei tassi di cambio.

Inoltre, deplorando la mancanza di un coordinamento politico nella zona euro, richiama l'attenzione sulle discrepanze delle politiche fiscali degli Stati membri della zona euro e si dice preoccupato per gli eventuali effetti antagonistici di tale mancanza di coordinamento. Gli Stati membri dovrebbero quindi mostrarsi più sensibili rispetto all’impatto delle politiche economiche nazionali a livello dell’UE e all’obbligo di considerare le loro politiche economiche «una questione di interesse comune» e di coordinarle.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-        Doc. A6-0136/2006 - Relazione sulla raccomandazione del Consiglio relativa alla nomina di un membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea

Il Parlamento si è pronunciato a favore della nomina di Jürgen Stark a membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea.

-        Doc. A6-0153/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta modificata di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 77/388/CEE per quanto riguarda il luogo delle prestazioni di servizi

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

AMBIENTE

-        Doc. A6-0161/2006 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 999/2001 recante disposizioni per la prevenzione, il controllo e l'eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili

Il Parlamento ha sottoscritto un pacchetto di emendamenti di compromesso negoziati con il Consiglio in merito al regolamento sulla prevenzione, il controllo e l'eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili. Scopo della proposta è di adattarsi alle recenti norme adottate a livello internazionale. Nel chiedere una sorveglianza accurata, l'Aula conferma il divieto di somministrare farine di carne ai ruminanti, ma apre alla possibilità di alimentarli con farine di pesce.

 

 

 

VARIE

-        Doc. A6-0134/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione da parte della Comunità europea del trattato che istituisce la Comunità dell'energia

-        Doc. B6-0279/2006 - Risoluzione sulla conclusione, da parte della Comunità europea, del trattato che istituisce la Comunità dell'energia

-        Doc. A6-0175/2006 - Risoluzione sulla preparazione della procedura del parere conforme in merito alle linee guida della strategia comunitaria per il periodo 2007-2013 (la politica di coesione a sostegno della crescita e dell'occupazione)

-        Doc. A6-0166/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio recante approvazione dell'adesione della Comunità europea all'Atto di Ginevra dell'accordo dell'Aja concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali, adottato a Ginevra il 2 luglio 1999

-        Doc. A6-0167/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica i regolamenti (CE) n. 6/2002 e (CE) n. 40/94 allo scopo di rendere operativa l'adesione della Comunità europea all'Atto di Ginevra dell'accordo dell'Aja concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali

-        Doc. A6-0156/2006 - Decisione del Parlamento europeo sulla richiesta di revoca dell'immunità dell'on. Tobias Pflüger

 

PESCA

-        Doc. A6-0140/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce misure per la ricostituzione dello stock di anguilla europea

-        Doc. A6-0163/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e il Regno del Marocco

-        Doc.A6-0133/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che denuncia l'accordo tra la Comunità economica europea e il governo della Repubblica popolare dell'Angola sulla pesca al largo dell'Angola e deroga al regolamento (CE) n. 2792/1999

-        Doc. A6-0132/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio concernente la stipula dell'accordo in forma di scambio di lettere relativo alla proroga del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo tra la Comunità economica europea e il governo della Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe sulla pesca al largo di São Tomé e Príncipe per il periodo dal 1° giugno 2005 al 31 maggio 2006

 

 


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Quinta Conferenza Euromed sul commercio (http://ue.eu.int)

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Italia: procedura per disavanzo pubblico (http://ue.eu.int)

 

POLITICA SOCIALE

·         Attuazione del principio della parità di trattamento tra uomini e donne (http://ue.eu.int)

·         Occupazione, protezione sociale e inclusione sociale (http://ue.eu.int)

·         Comitato per la protezione sociale e comitato di politica economica (http://ue.eu.int)

 

AGRICOLTURA / PESCA

·         Etichette più chiare per DOP e IGP (http://ue.eu.int)

·         Accordo sul vino tra UE e USA (http://ue.eu.int)

·         Riduzione della produzione di zucchero (http://ue.eu.int)

 

MERCATO INTERNO

·         Servizi nel mercato interno (http://ue.eu.int)

 

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Programma quadro per la competitività e l'innovazione (http://ue.eu.int)

·         Turismo, fattore chiave per la crescita e l'occupazione in Europa (http://ue.eu.int)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Sicurezza degli animali (http://ue.eu.int)

 

TRASPORTI

·         Patenti di guida (http://ue.eu.int)

·         Eurovignette (http://ue.eu.int)

 

 

 

DAL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Il ruolo della società civile nelle relazioni UE-Cina (http://esc.eu.int)

 

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         JEREMIE (http://esc.eu.int)

·         Turismo e cultura (http://esc.eu.int)

 

 

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Proposta di un nuovo partenariato tra UE e Caraibi (http://europa.eu.int/comm)

·         Barriere commerciali e agli investimenti negli USA (http://europa.eu.int/comm)

 

CONCORRENZA

·         Modifica della "De minimis" (http://europa.eu.int/comm/competition/state_aid/others/action_plan/dm_

it.pdf)

·         Tabella di marcia degli aiuti di Stato (http://europa.eu.int/comm/competition/state_aid/scoreboard/inde

x_fr.html)

 

POLITICA SOCIALE

·         Regime di reddito minimo (COM 2006/44)

·         Tabella di marcia per le parità tra donne e uomini per il periodo 2006-2010 (http://europa.eu.int/comm)

 

AGRICOLTURA / PESCA

·         Colture GM e agricoltura convenzionale e biologica (http://europa.eu.int/comm)

·         Influenza aviaria (http://europa.eu.int/comm)

·         Redditività delle flotte pescherecce europee (http://europa.eu.int/comm)

 

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Firme elettroniche (http://europa.eu.int/information_society/eeurope/i2010/a_single_infor_space/index

_en.htm

·         Roaming mobile internazionale (http://europa.eu.int/information_society/roaming)

·         "Banda larga per tutti" (http://europa.eu.int/information_society/industry/comms/broadband/index_en.

htm)

 

RICERCA E SVILUPPO

·         Libro verde per un'energia sostenibile, competitiva e sicura (http://europa.eu.int/comm/energy/grenn

-paper-energy/doc/2006_03_08_gp_document_it.pdf)

 

MERCATO INTERNO

·         Servizi nel mercato interno (COM 2006/160)

 

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Alleanza europea per la responsabilità sociale delle imprese (http://europa.eu.int/comm/enterprise/csr

/policy.htm)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Sicurezza dei prodotti (http://europa.eu.int/comm/dgs/health_consumer/dyna/rapex/rapex_en.cfm)

 

TRASPORTI

·         Cieli più sicuri (http://europa.eu.int/comm/transport/air/safety/doc/flywell/2006_03_22_flywell_list_en.

pdf

·         Cabotaggio stradale (http://europa.eu.int/comm/transport/road/policy/marketaccess/doc/2006_03_13_ro

ad_cabotage_study_en.pdf)

 

VARIE

·         Lotta contro la criminalità organizzata (http://europa.eu.int/comm/enterprise/regulation/inst_sp/dir914

77_en.htm)

·         Foro internet di dibattiti a 20 lingue sul futuro dell'Europa (http://europa.eu.int/debateeurope/)

·         Programma 2007 della Commissione europea (http://europa.eu.int/comm)


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·         "Un Comune può attribuire direttamente un appalto pubblico a un'impresa da esso detenuta se l'attività di quest'ultima è principalmente destinata a tale ente"

Sentenza della Corte nella Causa C-340/04

 

Si deve tener conto di tutte le attività realizzate da tale impresa sulla base di un affidamento effettuato dall'amministrazione aggiudicatrice, indipendentemente da chi remunera tale attività e dal luogo in cui quest'ultima è esercitata.

 

·         "L'obbligo di farsi carico delle cure ospedaliere erogate in un altro Stato membro si applica parimenti ad un servizio sanitario nazionale che le dispensa gratuitamente"

Sentenza della Corte nella Causa C-372/04

 

Per poter rifiutare ad un paziente l'autorizzazione a farsi curare all'estero a causa del tempo di attesa per un trattamento ospedaliero nello Stato di residenza, il NHS (National Health Service britannico) deve stabilire che tale tempo di attesa non ecceda il tempo accettabile sotto il profilo medico tenuto conto dello stato di salute e dei bisogni clinici dell'interessato.

 

·         "Il diritto dei centri di assistenza fiscale italiani  di compilare la dichiarazione dei redditi dei lavoratori è incompatibile con il diritto comunitario"

Sentenza della Corte nella Causa C-451/03

 

Un tale diritto esclusivo costituisce una restrizione ingiustificata alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione di servizi.

 

·         "Il diritto comunitario non consente che il periodo minimo di ferie annuali retribuite sia sostituito da un'indennità finanziaria in caso di riporto delle ferie ad un anno successivo"

Sentenza della Corte nella Causa C-124/05

 

Una compensazione finanziaria delle ferie annuali minime riportate spingerebbe i lavoratori a rinunciare al periodo di riposo. Sotto questo profilo non importa che tale compensazione finanziaria poggi o meno su un accordo contrattuale.

 

·         "L'Avvocato generale Antonio Tizzano conclude in due cause relative al diritto di voto per il Parlamento europeo"

Conclusioni dell'Avvocato generale nelle Cause C-14/04 e 300/04

 

·         "Il rifiuto di concedere una pensione alla stessa età di una donna ad una transessuale passata dal sesso maschile al sesso femminile viola il diritto comunitario"

Sentenza della Corte nella Causa C-423/04

 

Un siffatto rifiuto costituisce una discriminazione che viola una direttiva comunitaria sulla parità di trattamento in materia di sicurezza sociale.

 

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm


 

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

 

 

 

 

Decreto legislativo n. 161 del 27 marzo 2006: recepimento della direttiva 2004/42/CE del Parlamento e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa alla limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute all'uso di solventi organici in talune pitture e vernici e in taluni prodotti per carrozzeria.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 100 del 2 maggio 2006.

 

Decreto ministeriale del 28 febbraio 2006: recepimento della direttiva 2004/45/CE della Commissione, del 16 aprile 2004, che stabilisce i requisiti di purezza specifici per gli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 101 del 3 maggio 2006.

 

Decreto legislativo n. 163 del 12 aprile 2006: recepimento della direttiva 2004/17/CE del Parlamento e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 100 del 2 maggio 2006 SO n. 107.

 

Decreto legislativo n. 163 del 12 aprile 2006: recepimento della direttiva 2004/18/CE del Parlamento e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 100 del 2 maggio 2006 SO n. 107.

 

Decreto legislativo n. 140 del 16 marzo 2006: recepimento della direttiva 2004/48/CE del Parlamento e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al rispetto dei diritti di proprietà intellettuale.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 82 del 7 aprile 2006.

 

Decreto ministeriale del 28 febbraio 2006: recepimento della direttiva 2004/74/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa alla possibilità che alcuni Stati membri applichino ai prodotti energetici e all'elettricità esenzioni o riduzioni temporanee dei livelli di tassazione.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 92 del 20 aprile 2006 SO n. 100.

 

Decreto legislativo n. 150 del 13 marzo 2006: recepimento della direttiva 2003/20/CE del Parlamento e del Consiglio, dell'8 aprile 2003, relativa all'uso obbligatorio delle cinture di sicurezza sugli autoveicoli di peso inferiore a 3,5 tonnellate.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 87 del 13 aprile 2006.

 

Decreto legislativo n. 149 del 23 febbraio 2006: recepimento della direttiva 2000/53/CE del Parlamento e del Consiglio, del 18 settembre 2000, relativa ai veicoli fuori uso.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 86 del 12 aprile 2006.

 

Decreto ministeriale del 13 marzo 2006: recepimento della direttiva 1990/396/CEE del Consiglio, del 29 giugno 1990, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri in materia di apparecchi a gas.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 83 dell'8 aprile 2006 SO n. 88.

 

 

 

 


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Direttiva 2006/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, che modifica la direttiva 2004/39/CE relativa ai mercati degli strumenti finanziari per quanto riguarda talune scadenze (GUCE L114/2006)

 

CONCORRENZA

·         Rettifica del regolamento (CE) n. 171/2005 del Consiglio, del 31 gennaio 2005, che modifica e sospende l’applicazione del regolamento (CE) n. 2193/2003 che istituisce dazi doganali supplementari sulle importazioni di determinati prodotti originari degli Stati Uniti d’America (GU L 28 dell’1.2.2005) (GUCE L 120/2006)

 

POLITICA SOCIALE

·         Regolamento (CE) n. 635/2006 della Commissione, del 25 aprile 2006, che abroga il regolamento (CEE) n. 1251/70 relativo al diritto dei lavoratori di rimanere sul territorio di uno Stato membro dopo aver occupato un impiego (GUCE L112/2006)

 

AGRICOLTURA

·         Decisione della Commissione, del 20 aprile 2006, che conferisce ad agenzie esecutive la gestione degli aiuti per le misure di preadesione a favore dell’agricoltura e dello sviluppo rurale da attuare in Romania nel periodo precedente l’adesione (GUCE L109/2006)

 

AMBIENTE

·         Direttiva 2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa ai rifiuti (GUCE L114/2006)

·         Direttiva 2006/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive e che modifica la direttiva 2004/35/CE  (GUCE L102/2006)

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Regolamento (CE) n. 552/2006 della Commissione, del 23 marzo 2006, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di calzature con tomaie di cuoio originarie dalla Repubblica popolare cinese e del Vietnam (GUCE L98/2006)

·         Regolamento (CE) n. 679/2006 del Consiglio, del 25 aprile 2006, che modifica i regolamenti (CEE) n. 2771/75 e (CEE) n. 2777/75 per quanto riguarda l’applicazione di provvedimenti eccezionali di sostegno del mercato (GUCE L 119/2006)

·         Regolamento (CE) n. 681/2006 della Commissione, del 2 maggio 2006, che fissa i valori unitari per la determinazione del valore in dogana di talune merci deperibili (GUCE L 119/2006)

·         Regolamento (CE) n. 705/2006 della Commissione, del 8 maggio 2006, che modifica il regolamento (CE) n. 22/2006 relativo all’apertura di una gara permanente per la rivendita sul mercato comunitario di zucchero detenuto dagli organismi d’intervento belga, ceco, francese, irlandese, italiano, polacco, slovacco, spagnolo, svedese e ungherese (GUCE L 122/2006)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Regolamento (CE) n. 701/2006 del Consiglio, del 25 aprile 2006, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 2494/95 per quanto riguarda la copertura temporale della rilevazione dei prezzi nell’indice dei prezzi al consumo armonizzato (GUCE L 122/2006)

 

 

 

TRASPORTI

·         Direttiva 2006/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, sulle norme minime per l’applicazione dei regolamenti (CEE) n. 3820/85 e (CEE) n. 3821/85 del Consiglio relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che abroga la direttiva 88/599/CEE del Consiglio (GUCE L102/2006)

·         Regolamento (CE) n. 561/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, relativo all’armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che modifica i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 3821/85 e (CE) n. 2135/98 e abroga il regolamento (CEE) n. 3820/85 del Consiglio (GUCE L102/2006)

 

ENERGIA

·         Direttiva 2006/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e recante abrogazione della direttiva 93/76/CEE del Consiglio (GUCE L114/2006)

 

VARIE

·         Direttiva 2006/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, concernente la licenza comunitaria dei controlli del traffico aereo (GUCE L114/2006)

·         Direttiva 2006/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (radiazioni ottiche artificiali) (diciannovesima direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE) (GUCE L114/2006)

·         Rettifica della comunicazione della Commissione nell’ambito dell’applicazione della direttiva 90/396/CEE del Consiglio, del 29 giugno 1990, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di apparecchi a gas (GU C 49 del 28.2.2006) (GUCE C97/2006)

·         Regolamento (CE) n. 643/2006 della Commissione, del 27 aprile 2006, recante modifica del regolamento (CE) n. 1622/2000, che fissa talune modalità d’applicazione del regolamento (CE) n. 1493/1999 relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo e che istituisce un codice comunitario delle pratiche e dei trattamenti enologici, e del regolamento (CE) n. 884/2001, che stabilisce modalità di applicazione relative ai documenti che scortano il trasporto dei prodotti vitivinicoli e alla tenuta dei registri nel settore vitivinicolo (GUCE L115/2006)

 

 

 

 

 

 


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.publications.eu.int

 

 

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE EACEA/02/06 - SOSTEGNO ALL’ATTUAZIONE DI PROGETTI PILOTA - MEDIA PLUS (2001-2005) - ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA DI SOSTEGNO ALLO SVILUPPO, ALLA DISTRIBUZIONE E ALLA PROMOZIONE DI OPERE AUDIOVISIVE EUROPEE (GUCE 2006/C 100/05)

Il presente invito a presentare proposte si basa sulla decisione 2000/821/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2000, riguardante l’attuazione di un programma di sostegno allo sviluppo, alla distribuzione e alla promozione di opere audiovisive europee.

Le proposte devono vertere su una delle seguenti attività:

1.      Distribuzione: creazione di nuovi meccanismi per la distribuzione e promozione di contenuto europeo attraverso servizi personalizzati.

2.      Basi dati collegate in rete per ampliare e rafforzare l’accesso ad archivi e cataloghi e il loro utilizzo.

3.      Progetti finanziati in precedenza: progetti finanziati nel quadro del precedente invito a presentare proposte per progetti pilota MEDIA Plus.

Il termine ultimo per la presentazione delle proposte è il 17 luglio 2006.

 

 

INVITO APERTO DELLA COST A PRESENTARE PROPOSTE VOLTE A SOSTENERE LA COOPERAZIONE EUROPEA NEL SETTORE DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNICA (GUCE 2006/C 93/01)

La COST riunisce gruppi di ricerca in vari paesi che lavorano su materie specifiche. Essa finanzia la messa in rete di attività svolte con fondi nazionali sostenendo riunioni, conferenze, scambi scientifici a breve termine e azioni a largo raggio. La COST pertanto Non finanzia la ricerca in quanto tale. Lo sviluppo di legami più forti tra gli scienziati europei è essenziale per la creazione dello Spazio europeo della ricerca (SER). L'obiettivo principale della COST è stimolare in Europa reti scientifiche nuove, innovative, interdisciplinari e di ampio respiro. La COST invita a presentare proposte per azioni che contribuiscano allo sviluppo scientifico, economico, culturale e sociale dell'Europa. Le proposte che svolgono un ruolo di precursore per altri programmi europei e/o che implicano le idee di gruppi di giovani sono particolarmente gradite.

La COST è strutturata in nove settori scientifici e tecnici (biomedicina e scienze biologiche molecolari; chimica e scienze e tecnologie molecolari; scienza del sistema terrestre e gestione dell'ambiente; prodotti alimentari e agricoltura, foreste e relativi prodotti e servizi; persone, società, cultura e salute; tecnologie dell'informazione e della comunicazione; materiali, fisica e nanoscienze; trasporti e sviluppo urbano).

Gli interessati sono invitati ad indicare la loro preferenza per un settore. Le proposte che non corrispondessero a tale ampia struttura disciplinare sono parimenti gradite e saranno valutate separatamente.

Le proposte dovrebbero includere ricercatori provenienti da almeno cinque Stati membri della COST e dovrebbero mettere in rete attività di ricerca finanziate a livello nazionale. Il relativo piano di lavoro dovrebbe comprendere non più di quattro gruppi di lavoro mirati e comprendere attività quali riunioni, missioni scientifiche a breve termine, laboratori, conferenze e attività di ampio raggio.

Per valutare le proposte si seguirà un iter in due fasi. Le proposte preliminari (al massimo 1500 parole/3 pagine), inviate elettronicamente all'indirizzo www.cost.esf.org/open call, dovrebbero fornire una sintesi della proposta e del suo impatto. Le proposte saranno vagliate ai fini dell'ammissibilità. Le proposte non conformi ai criteri di ammissibilità della COST (per es. contenenti richieste di finanziamenti per la ricerca) saranno escluse. Un lavoro di preselezione stabilirà l'elenco delle proposte preliminari rimaste in gara, per circa 75 delle quali, per data di raccolta, sarà formulato l'invito a presentare una proposta completa. Le proposte complete saranno oggetto di una valutazione reciproca effettuata in base ai criteri che si possono reperire all'indirizzo www.cost.esf.org/open_call. La decisione sarà di norma presa entro sei mesi dalla data di raccolta indicata in appresso e le azioni dovrebbero iniziare sei settimane dopo.

Le proposte complete saranno richieste entro il 30 giugno 2006 e dovranno essere presentate entro il 15 settembre 2006.

La successiva data di raccolta prevista è il 30 marzo 2007.

 

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI AZIONI INDIRETTE DI RST NELL’AMBITO DEL PROGRAMMA SPECIFICO DI RICERCA, SVILUPPO TECNOLOGICO E DIMOSTRAZIONE: STRUTTURARE LO SPAZIO EUROPEO DELLA RICERCA - TITOLO DELL’INVITO: PRO INNO EUROPE - CODICE IDENTIFICATIVO DELL’INVITO: FP6-2006-INNOV-10-(SETTORI 2-4) (2006/C 75/12)

Programmi specifici: Strutturare lo Spazio europeo della ricerca

Attività: ricerca e innovazione

Titolo dell’invito: PRO INNO Europe

Settori oggetto dell’invito, strumenti e bilancio indicativo per settore:

- settore 2: INNO-Policy Watch - azioni di sostegno specifico - 4,5 mio EUR

- settore 3: INNO-Views - azioni di sostegno specifico - 0,75 mio EUR

- settore 4: INNO-Valutazione - azioni di sostegno specifico - 0,5 mio EUR

Numero minimo di partecipanti: un soggetto giuridico di uno Stato membro dell’UE o di uno Stato associato.

Il termine ultimo per la presentazione delle proposte è il 28 giugno 2006 ore 17 (ora di Bruxelles).

 

SCUOLE ESTIVE MARIE CURIE

La Commissione europea nell’ambito delle azioni Marie Curie, finanzia due iniziative che permettono la partecipazione di ricercatori europei agli inizi della carriera, coprendo le proprie spese di viaggio e partecipazione (parzialmente) rimborsate.

1.      Scuola estiva sulla sicurezza dell’idrogeno, 15-24 agosto 2006, University of Ulster, Belfast.

Per informazioni:

http://www.engj.ulst.ac.uk/tacg/index.php, oppure tramite e-mail chiedendo al Prof. Molkov (v.molkov@ulster.ac.uk)o al Dr. Dahoe (ae.dahoe@ulster.ac.uk).

2.      Scuola estiva sulla microtecnologia (Metodi generali per la microtecnologia e Sistemi globali di navigazione satellitare), 3-14 luglio 2006, Neuchatel, Svizzera.

Per informazioni http://www.highlights-microtech.org/

Per usufruire del contributo comunitario è necessario registrarsi entro il 20 giugno 2006.

 

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - DG EAC N. 47/05 - SCAMBIO DI BUONE PRATICHE NEL SETTORE DELL'ANIMAZIONE GIOVANILE FRA EUROPA E AREA ACP (AFRICA, CARAIBI, PACIFICO), ASIA, AMERICA LATINA - AZIONE 5.1.2 DEL PROGRAMMA GIOVENTÙ - MISURE DI SOSTEGNO CON I PAESI PARTNER  (GUCE2005/C 320/08)

Obiettivi e descrizione

Nell'ambito del presente invito saranno sostenuti progetti volti a promuovere lo scambio di esperienze e di buone pratiche nel settore giovanile fra l'Unione europea, i paesi candidati, i paesi del SEE/AELS nonché i paesi dell'area ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), Asia e America Latina.

I progetti dovranno avere come obiettivo generale quello di contribuire allo sviluppo delle politiche per la gioventù, dell'animazione giovanile e del volontariato, nonché allo sviluppo di competenze e capacità di leadership per le strutture/organizzazioni giovanili nei paesi interessati.

Gli obiettivi specifici dei progetti dovranno essere incentrati sui bisogni dei partner dell'area ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), dell'Asia e dell'America latina.

Ulteriori informazioni

La versione integrale dell'invito a presentare proposte e i moduli di candidatura sono reperibili sul seguente sito Internet: http://europa.eu.int/comm/youth/call/index_en.html.

Termini per la presentazione delle domande

Le candidature devono essere inviate alla Commissione entro e non oltre il 30 giugno 2006.


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

 

Azienda spagnola cerca operatori interessati ad importare e distribuire carne biologica in Italia.

 

Società spagnola specializzata nella progettazione e realizzazione di programmi internet, è interessata a cooperare con agenzie italiane di comunicazione.

 

Azienda svedese cerca produttori di occhiali da sole e da vista, in grado di fornire prodotti a basso prezzo.

 

Azienda olandese, specializzata nella produzione di articoli di cosmetica professionali su base naturale, cerca operatori interessati ad importare e distribuire questo tipo di prodotti.

 

Azienda croata è interessata ad importare scarpe dall’Italia per poi distribuirle.

 

Azienda del Regno Unito produttrice di bendaggi e altri articoli per medicazioni cerca distributori o agenti.

 

Azienda del Regno Unito specializzata nella produzione di piastrelle per pavimenti, superfici da cucina, pietre da decorazione per pareti interne ed esterne cerca distributori.

 

Società francese creatrice di accessori per lingerie distribuita in boutique e esclusiva in tutto il mondo, cerca agenti e distributori. 

 

 

 

RICERCA PARTNER

 

REGNO UNITO - Il Comune di Lancashire cerca partner per un progetto che ha l’obiettivo di sensibilizzare i giovani di culture diverse, tramite incontri, scambi di esperienze e workshop, sulla situazione di aree soggette a conflitti.

SCADE: data non precisata.

 

REGNO UNITO - La società Goodwin cerca partner per un progetto da realizzare nel quadro del programma europeo della gioventù, allo scopo di incoraggiare e sostenere la diversità culturale, la cooperazione tra le autorità regionali sui temi dell’istruzione non formale e lo sviluppo economico delle regioni più svantaggiate.

SCADE: 1 luglio 2006.

 

FRANCIA - La Regione Midi-Pyrénées cerca partner per creare un’agenzia locale per l’ambiente nel quadro del prossimo bando europeo sull’energia intelligente.

SCADE: data non indicata.

 

SPAGNA - Il Centro dell’Andalusia per la ricerca sul tabacco cerca partner per effettuare degli studi nell’ambito di un progetto per la diminuzione del consumo di tabacco tra la popolazione.

SCADE: 30 giugno 2006.


PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana FORZA ITALIA - P

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: 0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -  http://europa.eu.int/comm

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it

 

·        Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int

 

·        Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int

 

·        Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int

 

·        Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int

 

·        Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S (Bandi): http://ted.publications.eu.int

 

·        Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67  1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 4159 - http://www.epp-eu.org/

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org