GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

25 maggio 2006

n° 138

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

cambiamentI nell’industria del tessile e dell’abbigliamento

 

In data 25 aprile u.s. si è tenuta la conferenza “Gestire il cambiamento nell’industria del tessile e dell’abbigliamento”, organizzata dalla Commissione europea, DG Imprese e con la quale si è voluto fare il punto sul futuro del settore e sulle principali sfide competitive che esso sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni.

All’iniziativa hanno partecipato rappresentanti della Commissione europea (su tutti il Commissario alle Imprese Günter Verheugen), ed esponenti del mondo istituzionale, imprenditoriale ed associativo attivi nel settore.

Proprio il Commissario Verheugen ha, per primo, ricordato come è necessario gestire il cambiamento nell’ottica della formulazione di una nuova politica industriale, che consenta al settore tessile non solo di sopravvivere, ma di ritrovare la sua competitività, essendo e dovendo rimanere, secondo Verheugen, un settore strategico dell’industria europea.

“Non possiamo prevenire il cambiamento, ma possiamo gestirlo” ha detto Verheugen, attuando un richiamo al mondo imprenditoriale e alla sua capacità di attuare le riforme necessarie per sviluppare nuovi mercati e nuove competenze.

Anche i policy-makers hanno, però, secondo Verheugen, la responsabilità di creare le condizioni che permettano al mondo imprenditoriale di attuare i cambiamenti strutturali che sono oggi richiesti.

Un nuovo approccio è, pertanto, necessario per avere nell’Unione europea una nuova base industriale, attraverso azioni finalizzate a:

-        migliorare il quadro normativo per le imprese (“better regulation”);

-        supportare gli sforzi delle imprese nel campo della RST e della competitività;

-        eliminare le barriere tecniche al commercio nell’ambito dell’Agenda di Sviluppo di Doha (Doha Development Agenda–DDA);

-        favorire l’accesso delle imprese ai mercati esterni.

Occorre, di conseguenza, una migliore integrazione tra le politiche europee, al fine di far fronte (e risolvere) le internalità e le esternalità che incidono sulla competitività delle imprese europee, ha concluso Verheugen.

I temi della conoscenza e, quindi, dell’anticipazione del cambiamento e della coerenza tra le differenti politiche comunitarie sono stati ripresi anche da altri relatori intervenuti alla conferenza. Soprattutto è stata sottolineata la necessità di una condivisione del cambiamento strutturale per la formulazione di risposte coordinate tra imprese, sindacati e istituzioni. In tale contesto, il concetto di partenariato gioca un ruolo essenziale proprio perché la collaborazione tra i soggetti pubblici e privati consente di attuare interventi adatti a produrre un cambiamento rapido ed efficace a tutti livelli, in risposta alle nuove sfide competitive.

Da ultimo, da più relatori è stato ricordato come sia determinante investire maggiormente sull’istruzione, la formazione, la RST, la tutela della proprietà intellettuale. Questo determina la necessità di avere risorse adeguate che possono essere ottenute attraverso sia i fondi strutturali, sia il futuro fondo di aggiustamento che sarà messo in atto con la finalità di attenuare gli effetti negativi dei processi di ristrutturazione e di delocalizzazione nelle regioni colpite. Lo sviluppo di una nuova politica industriale competitiva non può, in sintesi, prescindere da un’attenta analisi di territorio. Sotto questo profilo, si è ribadita l’utilità di prendere in considerazione i distretti produttivi, per sviluppare azioni finalizzate a favorire il cambiamento di lavoratori e imprese, cioè di internazionalizzazione e di innovazione.

Da ultimo, più relatori si sono soffermati sul tema del commercio internazionale, e della necessità di agire per ottenere adeguate condizioni di reciprocità negli scambi multilaterali. Vi è, infatti, un legame stretto tra la capacità d’innovazione e il rispetto di regole che favoriscono la competitività delle imprese.

Per un approfondimento sull’azione dell’Unione europea nel settore tessile, si veda il sito della Commissione europea, DG Imprese al seguente lnk:

http://europa.eu.int/comm/enterprise/textile/index_en.htm

 

NUOVA DIVISIONE DEGLI STANZIAMENTI PER I SINGOLI PROGRAMMI

 

Dopo l’ultimo Consiglio Competitività del 21 aprile a Graz sembra ormai possibile che un accordo sul bilancio del 7° Programma quadro possa avvenire durante il Consiglio competitività del 29 e 30 maggio. Da questo accordo e da quello che deve essere raggiunto sul programma e il suo budget al Parlamento europeo dipende la data di presentazione della proposta riveduta della Commissione. Le tre Istituzioni tenteranno di andare avanti in modo da raggiungere un accordo in prima lettura o, se non fosse possibile, in due letture molto ravvicinate per permettere un avvio del programma al 1° gennaio 2007.

Il bilancio definitivo del settimo PQ dovrebbe essere di 54,5 miliardi di euro, la Commissione propone una riduzione modulabile di tutti gli importi del programma. Dopo gli accordi raggiunti sulle prospettive finanziarie, il bilancio globale disponibile per la ricerca per il 2007/13 è inferiore del 30% a quello proposto nell'aprile 2005 dalla Commissione. Addizionando al PQ (50,183 miliardi in prezzi correnti), i 300 milioni di euro ulteriori in prezzi 2004 (340 milioni in prezzi correnti) avuti nel dialogo a tre il 4 aprile e che non sono stati suddivisi dalla Commissione e i 4,061 miliardi del programma Euratom per il 2007/13 (ha durata di 5 anni con 2,751 miliardi per tale periodo; gli stanziamenti per il 2012/13 sono indicativi) si ha un bilancio globale di 54,584 miliardi invece dei 77 miliardi nella proposta iniziale della Commissione. Dopo tale taglio la dotazione aumenta in media annua solo del 60% in prezzi correnti: la Commissione sperava in un raddoppio degli stanziamenti per la ricerca. Nella nuova divisione degli stanziamenti che è stata presentata ai ministri durante la riunione informale a Graz il 21 aprile, la Commissione non ha tenuto conto degli ulteriori 300 milioni di euro, lasciando così un margine nel negoziato con il PE. Gli importi e le riduzioni sono: del 28% per il programma Cooperazione che riunisce attività di ricerca tematica e che fa la parte del leone (rispetto alla proposta iniziale aumenta anche in termini relativi) e del 44% per il programma Capacità che riguarda infrastrutture e PMI. A metà strada il programma Idee, ricerca esplorativa pilotata dal futuro Consiglio europeo di ricerca, principale innovazione del VII PQ, ha un taglio del 37% circa, identico a quello del programma People che riguarda la mobilità dei ricercatori.

Il bilancio per il nucleare (-10%) e per il Centro comune di ricerca (-5%) non sono particolarmente penalizzati.

Ecco la nuova divisione degli stanziamenti (in milioni di euro) tra parentesi gli importi formulati nella proposta iniziale: 50.183 miliardi di euro(72.726) ripartiti tra:

(a) programma Cooperazione: 32.202 miliardi (44.432) così ripartito: società dell'informazione: 9.080 (12.670), pari al 18% del bilancio ricerca per il periodo 2007-2013; sanità: 5.984 (8.317); trasporti, compresa aeronautica e Galileo: 4.150 (5.940); nanotecnologie e materiali: 3.467 (4.832); spazio e sicurezza compreso GMES: 2.858 (3.960); energia: 2.235 (2.931); agroalimentare e biotecnologie: 1.935 (2.455) è l'unica voce che progredisce passando davanti all'ambiente; ambiente: 1.886 (2.535); scienze socio economiche e umane: 602 (792);

(b) programma Idee (ERC): 7.480 (11.862);

(c) programma People: 4.577 (7.129);

(d) programma Capacità: 4.193 (7.486) che si divide in tal modo:  infrastrutture di ricerca: 2.008 (3.961); ricerca per le PMI: 1.228 (1.901) scienza nella società (azioni di comunicazione): 329 (554); potenziale di ricerca (regioni e cofinanziamento fondi strutturali): 320 (554); cooperazione internazionale: 182 (358); regioni della conoscenza (sostegno alla cooperazione transfrontaliera tra università, centri ricerca, industria e autorità regionali): 126 (158);

(e) attività non nucleare del CCR: 1.751 (7.817);

EURATOM: 4.061 miliardi per il periodo 2007-2013, con un programma di 5 anni (2007-2011) corrispondente a 2.751 miliardi (3.092) ripartiti tra: - ricerca sulla fusione (ITER): 1.947 (2.159) ; - fissione nucleare e radioprotezione: 287 (394) ; - attività nucleari del CCR: 517 (539). Sul totale del periodo le cifre indicative permettono di arrivare a 2.900 miliardi d'euro per la fusione nucleare.

 

 

 

PROPOSTA DAZIO SULLE CALZATURE CINESI E VIETNAMITE

 

L’industria calzaturiera europea è un’industria costituita da un numero rilevante di piccole aziende (più di 11.000 nel 2005), spesso concentrate in regioni in cui sono i maggiori datori di lavoro: nel 2005, hanno prodotto 700 milioni di calzature, un decimo della produzione mondiale. E’ quanto ha affermato il socialista spagnolo Enrique Baron, durante la discussione sulla situazione in cui versa il settore europeo delle calzature, un anno dopo la liberalizzazione, e sulle misure proposte il 23 febbraio scorso dal Commissario europeo al commercio, Peter Mandelson, di fronte a prove di dumping nelle esportazioni di calzature cinesi e vietnamite in Europa. Il sistema di sorveglianza comunitario “ex ante” istituito dalla Commissione per controllare l’andamento delle importazioni provenienti dalla Cina ha messo in evidenza che queste esportazioni cinesi erano aumentate nel 2005 del 450% e, in alcuni casi, persino del 900%, ha ricordato Baron. In quanto Presidente della Commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo, insisto sul rispetto delle norme dell’OMC da parte di tutti i suoi membri, ha aggiunto Baron, constatando che la Cina dovrebbe ottenere prossimamente lo statuto di economia di mercato (non rispetta ancora i criteri, ha precisato Peter Mandelson nella sua risposta). Le misure proposte da Mandelson a seguito della denuncia presentata un anno fa dalla Confederazione calzaturiera europea sono un “buon passo iniziale”, ha ritenuto Baron, per il quale questo dibattito è “l’occasione di dimostrare che la Commissione fa tutto il possibile per far si che le regole commerciali siano rispettate da tutti, andando, se necessario, davanti all’Organo di risoluzione delle controversie dell’OMC”.

Sono "particolarmente impegnato a sviluppare una relazione reciproca di scambi e d’investimenti tra l’Europa e la Cina e con altri paesi asiatici, compreso il Vietnam", ha risposto Peter Mandelson, assicurando che le pratiche sleali saranno punite. A suo parere, tuttavia, “l’Europa deve rispettare i vantaggi naturali che hanno queste economie e adeguarvisi, spostando il nostro interesse verso settori e produzioni in cui le nostre capacità e tecnologie ci danno la superiorità”, perché “è così che il commercio si sviluppa”. Mandelson ha tenuto a precisare: “lasciatemi operare una distinzione tra questa nuova dura concorrenza e un commercio veramente sleale. Le misure di difesa europee sono rivolte contro il commercio sleale. Non possono proteggerci contro una forte concorrenza”. “In questa vicenda - ha ricordato - ho raccomandato alla Commissione (che deve ancora confermarlo) e agli Stati membri (con i quali bisogna discutere) di introdurre un dazio temporaneo, appunto perché l’indagine dei miei servizi ha permesso di constatare prove evidenti di seri interventi statali nel settore delle calzature di cuoio in Cina e nel Vietnam che portano al dumping, un dumping che genera gravi pregiudizi nell’UE. E questa vicenda, ha ripetuto, è diversa da quella dei tessili, che verteva su importazioni che sono aumentate notevolmente, ma che sono esportate “lealmente”.

 

 

 

IDEE COMUNI PER LA RIFORMA DEL SETTORE VITIVINICOLO

 

Francia, Italia, Spagna e Portogallo hanno redatto un Memorandum in cui presentano la loro visione della riforma del settore vitivinicolo; il loro punto di vista è che l’organizzazione comune del mercato (OCM) vitivinicola debba “evolvere” per favorire “una maggiore competitività” della catena viticola comunitaria e la sua adeguazione all’evoluzione del mercato mondiale. Questi paesi raccomandano il rafforzamento delle “misure strutturali” (strutturali, di gestione di mercato e regolamentari) volte a rendere più dinamico il settore.

La Commissione deve presentare in giugno una relazione sulle varie opzioni di riforma, prima di adottare, alla fine dell’anno, delle proposte legislative di modifica del regolamento del 17 maggio 1999 su questa OCM. I paesi firmatari ricordano che il settore vitivinicolo rappresenta una delle principali attività economiche della UE, in particolare per le esportazioni, e che l’UE costituisce il primo vigneto al mondo, ma questo settore deve far fronte ad un contesto di mercato in forte evoluzione, segnato in particolare dalla concorrenza sempre maggiore dei paesi terzi, mentre il consumo interno europeo è fermo. I principali paesi produttori, vale a dire Francia, Italia, Spagna e Portogallo chiedono che il bilancio annuale dell’OCM (1,5 miliardi di € nel 2006, di cui 501 milioni per la distillazione del vino e 450 milioni per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti) sia “consolidato”, tenuto conto dell’arrivo di nuovi Stati membri. Secondo loro, l’OCM è “poco onerosa” per il bilancio globale dell’UE, dato che impiega solo 3% del bilancio globale, per un settore che genera 7% dei proventi dell’agricoltura.

Il Memorandum annovera i quattro grandi principi che devono guidare la revisione di questo settore:

Controllare il potenziale di produzione. I quattro Stati membri produttori ritengono che per controllare il potenziale di produzione, bisogna prima migliorare la sua conoscenza, in particolare tramite l’ammodernamento dello schedario viticolo informatizzato. Sostengono inoltre che il divieto di piantare nuove viti deve restare una regola di principio come d’altronde il divieto di vinificazione e di mescolatura di mosti e/o di vini provenienti da paesi terzi (per non generare eccedenti). Inoltre, raccomandano il mantenimento del regime di sradicamento definitivo, ma corredato di un dispositivo di sradicamento temporaneo che permetterebbe di attribuire un sostegno finanziario a un viticoltore che decide di sopprimere viti; il diritto di piantarne nuove resta congelato per vari anni, al termine dei quali il viticoltore potrebbe ripiantare, cedere il diritto di piantatura a un terzo o chiedere la trasformazione in sradicamento definitivo.

Regolazione del mercato e strumenti di gestione di crisi. La consegna di sottoprodotti della vinificazione in distilleria deve restare la regola da seguire, perché consente di eliminare i volumi (circa 3,5% della produzione comunitaria), in maggior parte di cattiva qualità. I paesi chiedono inoltre il mantenimento del sostegno alla conclusione di contratti di stoccaggio a lungo termine per i mosti e i vini da tavola (per regolare la commercializzazione nel tempo) e che gli Stati membri che lo vogliono possano rendere obbligatorio sul loro territorio il meccanismo di distillazione di crisi (che permette di ridurre il volume di vini eccedentari). Il Memorandum sottolinea anche la necessità per gli Stati membri d’instaurare di propria iniziativa nuovi strumenti, complementari alle misure attuali, come ad esempio: la “vendemmia in verde” (strumento che permette di distruggere preventivamente una parte del raccolto, prima della vendemmia, per ridurre i volumi eccedentari che bisogna poi distillare); degli strumenti che permettono alle strutture professionali di adottare regole vincolanti per la limitazione dei volumi e la regolazione dell’immissione nel mercato; il sostegno alle strutture professionali per l’applicazione di casse di perequazione che permettono loro in particolare di attutire le fluttuazioni dei corsi per i produttori. Le casse sarebbero inizialmente finanziate da fondi pubblici nazionali e comunitari. In seguito, il loro funzionamento sarebbe principalmente a carico dei produttori (contributi quando i corsi dei prodotti sono elevati e pagamenti compensatori in periodo di crisi).

Favorire la commercializzazione. I paesi sono favorevoli al mantenimento del regime di ristrutturazione e di riconversione del vigneto e alla semplificazione delle sue condizioni d’applicazione. Chiedono inoltre il mantenimento di un aiuto all’elaborazione di succo d’uva e di un aiuto all’uso di mosti concentrati per facilitare l’uso di produzioni non vinificate. Si pronunciano inoltre per una modifica del dispositivo di “distillazione alcool da bere”, per permettere sia d’inviare verso la trasformazione in alcool da bere vari milioni di ettolitri di vino, sia di mantenere la competitività delle bevande tradizionali usando alcool di vino e di vegliare che l’accesso di tutti gli Stati membri sia equo.

Inoltre, è essenziale, secondo questi paesi, garantire meglio la protezione  delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine controllata nel quadro di negoziazioni multilaterali e degli accordi commerciali bilaterali.

Chiedono infine che le decisioni in materia di uso di strumenti di gestione (distillazione, misure strutturali, rendimenti …) siano prese al livello pertinente (comunitario, nazionale, bacino di produzione) per meglio prendere in conto la diversità delle strutture.

 

 

 

SPAGNA E PORTOGALLO PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI

 

Spagna e Portogallo hanno annunciato che non avrebbero prorogato le misure restrittive transitorie alla libera circolazione dei lavoratori provenienti dai dieci nuovi Stati membri, rispondendo così positivamente alle aspettative della Commissione. In una conferenza stampa congiunta, i ministri spagnolo Jesùs Caldera e portoghese José Antonio Da Silva, hanno precisato che si trattava di una decisione basata su un’analisi della situazione concreta del loro mercato del lavoro. Il ministro spagnolo ha aggiunto che d’ora in poi i lavoratori provenienti dai dieci nuovi Stati membri beneficeranno degli stessi diritti in materia di sicurezza sociale dei lavoratori dei “vecchi” Stati membri. Il ministro portoghese ha affermato che la decisione era “importante”  e “simbolica” per il proseguimento della Costituzione europea e che per il Portogallo si trattava di rivolgere un “segnale positivo” agli altri Stati membri, pur “capendo la posizione di ciascuno”. Mentre il Regno Unito, l’Irlanda e la Svezia non applicano alcuna limitazione d’accesso al loro mercato del lavoro, la Finlandia ha confermato che avrebbe prossimamente preso la stessa strada.

Secondo una fonte comunitaria dovrebbe essere seguita dai Paesi Bassi e la Grecia. Francia e Danimarca esitano ancora mentre l’Austria, la Germania e il Belgio hanno deciso di prorogare le misure transitorie. Il Commissario Vladimir Spidla si è rallegrato delle aperture dimostrate da alcuni Stati membri a favore di un mercato del lavoro più aperto. Ricordiamo che le misure transitorie scadono il prossimo 1° maggio e che gli Stati membri hanno la possibilità di prorogarle a condizione che prima notifichino la loro decisione alla Commissione.

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  15 - 18 MAGGIO 2006

 

 

ALLARGAMENTO

 

 

BULGARIA E ROMANIA NELL'UE NEL 2007, SE RISPETTANO I CRITERI

 

Dichiarazione della Commissione - Relazione di avanzamento verso l'adesione di Bulgaria e Romania

Dibattito: 16.5.2006

 

La Commissione ha illustrato all'Aula l'esito della valutazione dei progressi di Bulgaria e Romania verso l'adesione. La decisione definitiva è rinviata ad ottobre, con l'auspicio che per quella data i problemi pendenti potranno essere risolti. Molti deputati hanno approvato l'approccio della Commissione, altri hanno criticato il suo atteggiamento troppo duro. In molti sperano che l'adesione potrà avvenire il 1° gennaio 2007.

 

Dichiarazioni della Commissione

JOSÉ MANUEL BARROSO ha sottolineato che la valutazione dei progressi di Bulgaria e Romania sulla via dell'adesione sono il frutto di un esame lungo e complesso. Il punto di partenza dell'approccio della Commissione, ha spiegato, è che l'UE deve onorare gli impegni assunti ma, allo stesso tempo occorre essere rigorosi riguardo ai criteri che debbono essere rispettati dai paesi candidati.

La Commissione, ha proseguito il Presidente, «considera che la Bulgaria e la Romania dovrebbero essere pronte a aderire il 1° gennaio 2007» se, nei prossimi mesi, affrontano una serie di questioni in sospeso, relative alle riforme giudiziarie e alla lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. Entrambi i paesi hanno dimostrato determinazione, ha spiegato, ma occorre maggiore impegno. E' anche necessario che sia garantito il recepimento dell'acquis comunitario, in particolare per quanto attiene alla politica agricola, alla sicurezza alimentare e al sistema giudiziario. Ha quindi affermato di attendersi un cambiamento di rotta al più presto così da poter mantenere valido il 1° gennaio 2007 come data per l'adesione.

Il Presidente ha anche notato la necessità che la Commissione mandi un segnale chiaro che intende mantenere quanto promesso ed ha sollecitato i parlamenti degli Stati membri che non lo hanno ancora fatto a ratificare i trattati di adesione con questi due paesi. Prima di concludere ha anche voluto sottolineare che l'ampliamento del 2004 è stato un successo. L'ampliamento è sempre stato una risposta alle sfide strategiche che ha conferito un ruolo maggiore all'UE nel mondo. Allo stato attuale, ha aggiunto, occorre mantenere lo spirito di apertura e l'ambizione che ha sempre spinto verso una maggiore integrazione.

Olli Rehn si è anzitutto detto soddisfatto e orgoglioso dell'ultimo ampliamento e ha notato i progressi realizzati negli ultimi due anni dai nuovi Stati membri. Ha quindi sottolineato che anche Bulgaria e Romania hanno fatto molti passi avanti ed è un dovere della Commissione valutarli per vedere se sono pronti all'adesione. In proposito, il commissario ha ribadito che la data del 1° gennaio 2007 resta valida ma occorre essere certi del rispetto dei criteri e risolvere i problemi in sospeso.

Per quanto riguarda i criteri economici il commissario ha soprattutto evidenziato i successi, ma molto resta ancora da fare nel campo dei criteri politici, dei diritti umani, in particolare per quanto riguarda le minoranze, e nel recepimento dell'acquis comunitario. Al riguardo ha precisato che i capitoli che suscitano preoccupazioni, sono scesi da 16 a 6 per la Bulgaria e da 14 a 4 per la Romania. Se permangono, ha però puntualizzato, potranno essere attivate le misure di salvaguardia e, in alcuni casi, potranno anche essere sospesi i pagamenti.

Anche il commissario, infine, ha affermato che questa decisione «molto equilibrata» dovrebbe permettere ai parlamenti nazionali che non lo hanno ancora fatto di ratificare i trattati di adesione.

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE si è innanzitutto rallegrato della presenza al dibattito del Presidente della Commissione e, viceversa, ha lamentato l'assenza di un rappresentante del Consiglio. Ha poi voluto sottolineare gli enormi progressi realizzati da Romania e Bulgaria, ponendo l'accento sul fatto che hanno dovuto recuperare in poco tempo 45 anni di dittatura. Rilevando poi la necessità di un'amministrazione responsabile di fronte ai cittadini, il leader popolare ha sostenuto che è positivo incoraggiare i due Paesi ed ha auspicato che siano in grado di rispettare i criteri entro il prossimo autunno.

Il deputato ha poi affermato che la decisione della Commissione è saggia, intelligente e incoraggiante ed ha sottolineato la necessità di  convincere i cittadini che l'allargamento del 2004 è stato un successo che ha portato in quei paesi lo Stato di diritto, la democrazia e l'economia sociale di mercato. Ha poi concluso mettendo l'accento sul fatto che non deve essere messo in dubbio che la grande maggioranza del Parlamento sostiene la Costituzione che, ha spiegato, consentirebbe all'UE di funzionare e la doterebbe di valori comuni.

 

Nel dibattito è intervenuto GUIDO PODESTA' (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi complimento con l'azione attenta che il Commissario Rehn sta portando avanti in relazione ai due paesi in oggetto e dalle parole del Commissario risultano evidenti i progressi compiuti da Romania e Bulgaria. Mi sembra che l'aver ridotto, in pochi mesi, i punti ancora irrisolti da sedici a sei e da quattordici a quattro, sia stato un risultato brillante.

Ebbene, credo che in quest'Aula sappiamo tutti che in occasione dell'adesione di dieci paesi all'Unione europea, il 1° maggio 2004, i dieci paesi in questione non erano completamente pronti all'ingresso nell'Unione. Sappiamo altresì che gli sforzi intrapresi da tali popoli si completano nel tempo. Ditemi voi se in alcuni di questi paesi non vi sono problemi di minoranze o se la lotta alla corruzione non interessa ognuno dei venticinque Stati membri dell'Unione? E allora, che cosa è cambiato rispetto al 1° maggio 2004? Perché allora è stata posta l'enfasi sulle foto e le bandiere mentre oggi si risconta una posizione molto più rigorosa e anche molto più formale?

Credo che dobbiamo riconoscere che, se è vero che vi sono effettivamente dei problemi nei due paesi che stanno per entrare nell'Unione, è probabile che i maggiori problemi sussistano all'interno dell'Unione stessa. E se ci chiediamo che cosa è cambiato rispetto ad allora, la risposta è che non abbiamo saputo portare a compimento quel Trattato costituzionale, che era elemento fondante di questo allargamento.

Attenzione, però, a non far pagare a questi paesi e a questi popoli - che hanno compiuto tanti sforzi per uscire dalla fase storica del comunismo - un prezzo che non compete loro. In conclusione, signor Commissario, credo che stiamo andando nella direzione giusta e mi aspetto che in autunno si confermi la data del 1° gennaio 2007 per l'adesione di Romania e Bulgaria."

 

 

 

BILANCIO

 

 

SÌ ALL'ACCORDO SULLE PROSPETTIVE FINANZIARIE 2007-2013

Docc. A6-0144, 0150/2006

 

Relazione sull'Accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria - Conclusione dell'accordo interistituzionale (AII) sulla disciplina di bilancio e su una buona gestione finanziaria

Procedura: Accordo interistituzionale - Dibattito: 17.5.2006 - Votazione: 17.5.2006

 

Il Parlamento ha approvato il bilancio comunitario per i prossimi sette anni. I deputati hanno tuttavia indicato talune lacune che intendono correggere nel corso della revisione del 2009. Pur accogliendo con favore i 4 miliardi di euro aggiuntivi destinati ai programmi considerati come prioritari, hanno anche ricordato che quanto proposto dal Parlamento nel 2005 avrebbe permesso un finanziamento migliore delle politiche UE. E' poi ribadito che ogni futuro quadro finanziario dovrà durare 5 anni.

 

Dopo l'adozione a larga maggioranza dell'accordo definito il 4 aprile scorso con il Consiglio sulle prospettive finanziarie 2007-2013, il Presidente del Consiglio Wolfgang Schüssel ha voluto ringraziare il Parlamento per il lavoro svolto. Ha anche sottolineato che la proposta della Presidenza lussemburghese non era tanto diversa dal quadro di bilancio siglato quest'oggi e, per tale ragione, ha voluto rendere omaggio a Jean-Claude Juncker che «avrebbe meritato di vivere questa giornata». Ha poi affermato che, comunque, la crisi sul bilancio è stata risolta dal Consiglio e dal Parlamento assieme e che ora l'UE, per i prossimi sette anni, si è dotata di maggiori risorse per attuare la Strategia di Lisbona e per l'adesione di Romania e Bulgaria.

Il Presidente JOSEP BORRELL ha dichiarato che quest'accordo riafferma il ruolo del Parlamento in quanto autorità di bilancio che ha voce in capitolo in merito alle prospettive finanziarie. Ha poi ricordato che l'accordo raggiunto rappresenta il massimo che il Parlamento poteva concedere ma anche il minimo per poter far funzionare l'UE. Rivolgendosi al Cancelliere austriaco, ha poi affermato che il Parlamento accoglie con favore l'iniziativa di rivedere il sistema delle risorse proprie dell'UE, anche perché le prossime prospettive finanziarie «non potranno certamente essere negoziate con il metodo finora utilizzato».

Assieme alla commissaria responsabile del bilancio, Dalia Grybauskaitė, i due Presidenti hanno quindi firmato l'accordo.

Adottata con 440 voti favorevoli, 190 contrari e 14 astensioni, la prima relazione riafferma anzitutto la determinazione del Parlamento a definire un quadro finanziario pluriennale sostenibile, «che preveda mezzi finanziari sufficienti per far fronte alle esigenze politiche negli anni a venire, nonché strumenti e riforme idonei al fine di migliorare l'esecuzione». Al riguardo, ricorda poi che il Parlamento europeo è stato l'unica istituzione che ha sviluppato una strategia globale e che - a differenza dell'approccio del Consiglio, «basato su massimali e percentuali» - ha effettuato un'analisi approfondita e completa dei fabbisogni al fine di individuare le priorità politiche.

E' poi rammentato che, per la prima volta dall'entrata in vigore delle prospettive finanziarie, il Parlamento ha deliberato per oltre otto mesi in seno a una commissione temporanea ad hoc e ha approvato una posizione negoziale globale basata su tre pilastri, intesa a conciliare priorità politiche ed esigenze finanziarie, ammodernare la struttura del bilancio e migliorare la qualità dell'esecuzione del bilancio dell'Unione europea.

Le conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2005, è anche precisato, sono state respinte poiché non permettevano all'Unione di dotarsi dei mezzi quantitativi e qualitativi necessari per far fronte alle sfide future. In proposito è anche sottolineato il disappunto sul modo in cui l'accordo era stato raggiunto in seno al Consiglio europeo, «dal momento che il punto centrale dei negoziati sono stati i singoli interessi nazionali, anziché gli obiettivi comuni europei».

Per i deputati, d'altra parte, l'accordo raggiunto dalle tre istituzioni il 4 aprile 2006, «ha rappresentato l'unico compromesso per un bilancio pluriennale che il Parlamento poteva raggiungere», al fine di assicurare la continuità della legislazione dell'Unione europea, di garantire una sana gestione finanziaria dei fondi comunitari e di conservare i propri poteri legislativi e di bilancio nel corso del prossimo periodo. Con l'accordo, infatti, si sono realizzati dei progressi nel quadro dei tre pilastri della posizione negoziale del Parlamento.

Tuttavia, il Parlamento sottolinea che alcuni problemi non sono stati risolti nell'ambito dei negoziati e dovranno quindi essere affrontati in occasione del riesame 2008-2009 e, se possibile, nel quadro delle procedure di bilancio annuali. Per i deputati, in particolare, è «urgentemente necessario» riformare il sistema delle risorse proprie e il versante della spesa, anche per evitare il ripetersi, in occasione delle prossime prospettive finanziarie, «della dolorosa esperienza di un mercanteggiamento all'insegna degli interessi nazionali». In ogni caso, rammenta che la posizione adottata dal Parlamento nel giugno 2005 «rimane l'obiettivo atto a garantire un livello ottimale di finanziamento e ulteriori riforme, al fine di realizzare le ambizioni dell'Unione europea».

 

Inoltre, con la seconda relazione - adottata con 418 voti favorevoli, 187 contrari e 15 astensioni - i deputati accolgono con favore la decisione di procedere a una revisione ampia e completa di tutti gli aspetti delle spese e delle risorse dell'UE. In proposito, ribadiscono che il Parlamento intende partecipare a questa revisione allo scopo di raggiungere un accordo su un nuovo sistema finanziario globale «che sia equo, generoso, progressivo e trasparente» e che fornisca all'Unione «la capacità di equilibrare le sue aspirazioni con le risorse proprie piuttosto che con i contributi da parte degli Stati membri».  E' infine confermata l'idea che ogni futuro quadro finanziario sia fissato per un periodo di cinque anni, compatibilmente con i mandati del Parlamento e della Commissione.

 

Degli emendamenti volti a respingere l'accordo sono stati bocciati a larga maggioranza dall'Aula.

 

Nel dibattito è intervenuto MARIO MAURO (PPE/DE-I) Vicepresidente del Parlamento Europeo:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi dei colleghi mettono in evidenza che ben difficilmente riusciamo a uscire dalla logica del "bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto".

Molti colleghi hanno visto il bicchiere "mezzo pieno", molti altri lo hanno visto mezzo vuoto. Ma qual è il fatto politico rilevante, al di là dei risultati parziali su ogni capitolo di bilancio, che ci fa capire che questo è un buon risultato? Credo si tratti di un risultato politico, nel senso che il Parlamento si è mostrato attivo, in grado di rilanciare e di trasformare una decisione intergovernativa in una decisione con una prospettiva europea. Di questo dobbiamo essere grati sia a Reimer Böge e al team di negoziazione, sia a tutti coloro che hanno dimostrato di preoccuparsi in maniera proficua per il futuro di una generazione.

Mi permetto, in questo senso, di mettere in evidenza che il risultato positivo di questa iniziativa politica è rappresentato anche dal complesso di regole che accompagna il risultato di bilancio e che consentirà l'accesso ai programmi comunitari in modo da assicurare una solida gestione finanziaria.

In qualità di relatore per le reti transeuropee, inoltre, mi preme sottolineare che tali reti rappresentano uno dei fattori decisivi per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo economico e occupazionale dell'Unione europea, individuati nell'Agenda di Lisbona. Pertanto insisto sulla necessità che le risorse comunitarie vengano utilizzate in via prioritaria sulle tratte transfrontaliere ad alto valore aggiunto europeo, chiedendo successivamente agli Stati membri di impegnarsi sulle tratte nazionali delle reti."

 

 

Nel dibattito è anche intervenuto FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-I):

 

"Il voto di oggi è particolarmente importante per tutta l'Unione europea, perché segna la fine di due anni di complessi negoziati che hanno visto gli eurodeputati impegnati per difendere un futuro bilancio basato su una visione globale, su una prospettiva europea e non nazionale, con grande senso di responsabilità e prospettiva politica. Si tratta di negoziati che ho avuto la possibilità di seguire da vicino in quanto componente della prima commissione temporanea istituita ad hoc per elaborare la proposta del Parlamento europeo atta a rafforzare la politica di coesione e a garantire un livello ottimale di finanziamento per le riforme necessarie a realizzare le ambizioni dell' Unione europea e dei suoi cittadini, di cui noi siamo i rappresentanti.

Il Parlamento europeo è riuscito ad approvare un bilancio che concilia priorità politiche ed esigenze finanziarie, ammodernandone la struttura e migliorandone l'esecuzione. Dal voto di oggi scaturiscono prospettive finanziarie in cui emergono elementi di novità che sono stati fortemente voluti, quali l’aumento delle possibilità di spesa, la maggiore flessibilità nella gestione, le priorità relative alle reti transeuropee, ai programmi per il rafforzamento degli scambi giovanili, per la politica estera e di sicurezza comune e per la politica di vicinato."

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-        Doc. A6-0154/2006 - Risoluzione sul bilancio 2007: relazione della Commissione sulla Strategia politica annuale (SPA)

-        Doc. A6-0181/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sul progetto di bilancio rettificativo n. 2/2006 dell'Unione europea per l'esercizio finanziario 2006, Sezione III - Commissione

 

 

 

ISTITUZIONI

 

 

MENO NORME MA PIÙ CONTROLLI SULLA LORO APPLICAZIONE

 

-        Doc. A6-0089/2006 - Relazione sulla 21a e 22a relazione annuale della Commissione (2003 e 2004) sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario

-        Doc. A6-0080/2006 - Relatore Giuseppe GARGANI (PPE/DE-IT) - Relazione su una strategia per la semplificazione del contesto normativo

-        Doc. A6-0082/2006 - Relazione su "Legiferare meglio 2004" – applicazione del principio di sussidiarietà (dodicesima relazione annuale)

-        Doc. A6-0083/2006 - Relazione sull'attuazione, le conseguenze e l'impatto della legislazione vigente nel settore del Mercato interno

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 4.4.2006 - Votazione: 16.5.2006

 

Il Parlamento ha approvato un pacchetto di relazioni sull'iniziativa "legiferare meglio". I deputati chiedono maggiore severità e celerità da parte della Commissione nel verificare la corretta applicazione delle norme comunitarie nonché maggiori diritti per i cittadini. E' poi sostenuta la semplificazione della legislazione e l'abrogazione delle norme obsolete, se contribuiscono allo sviluppo economico e sociale e vedono protagonista anche il Parlamento.

 

Con la prima relazione (Doc. A6-0089/2006) sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario, i deputati si dicono persuasi della reale necessità che tutte le Istituzioni europee analizzino «in modo serio e visibile» e privilegino «con maggiore convinzione» la questione del controllo dell'applicazione. E ciò soprattutto alla luce dell'urgenza di ridurre il volume della legislazione UE e delle iniziative legislative. Al riguardo, inoltre, insistono sul fatto che ogni riduzione sulla quantità di legislazione prodotta «deve trovare riscontro in una maggiore enfasi sull'attuazione».

Il Parlamento nota in seguito che i principali problemi della procedura di infrazione (articoli 226 e 228 TCE) sono costituiti dalle lungaggini (in media occorrono 54 mesi fra la registrazione della denuncia e il deferimento alla Corte) e dal limitato uso fatto dell'articolo 228, che permette il ricorso alla Corte di giustizia e la definizione di penalità in caso di non esecuzione delle sue sentenze. D'altra parte, nota l'insufficiente livello di cooperazione da parte dei tribunali della maggior parte degli Stati membri, «che mostrano tuttora una certa riluttanza ad applicare il principio del primato del diritto comunitario».

I deputati invitano quindi la Commissione a «riconsiderare seriamente il suo atteggiamento di indulgenza» nei confronti degli Stati membri per quanto riguarda i termini di trasmissione delle informazioni richieste dalla Commissione, l'adozione e la notifica dei provvedimenti nazionali di attuazione e la corretta applicazione della legislazione comunitaria a livello nazionale, regionale e locale.

Sottolineano poi che l’enfasi posta sulle questioni organizzative e sui flussi di comunicazione non deve dissimulare il fatto che molti casi di attuazione non corretta derivano dalla cattiva qualità della legislazione e «riflettono il tentativo deliberato da parte degli Stati membri di vanificare la legislazione comunitaria per motivi politici ed economici». Pertanto, sollecitano la Commissione a richiedere agli Stati membri di garantire un’applicazione retroattiva della regola comunitaria al fine di sanare tutti gli effetti della violazione.

Il Parlamento, inoltre, nota che l’attuale procedura non dà ai cittadini altro diritto se non quello di presentare una denuncia, mentre la Commissione, nella sua veste di custode dei Trattati, ha larga discrezionalità decisionale quanto all’opportunità di registrare la denuncia e di avviare un procedimento. Ritenendo che niente vieti di attribuire, con appositi strumenti normativi, ulteriori diritti ai denuncianti, i deputati chiedono quindi alla Commissione di adoperarsi per adottare tali strumenti.

A loro parere, infatti, a tale importante ed esclusiva prerogativa deve corrispondere un dovere di trasparenza e rendicontabilità quanto ai motivi che hanno giustificato le decisioni, in particolare quelle di non dar seguito alle denunce. Andrebbe poi esaminata la possibilità di creare mezzi extragiudiziari di impugnazione più efficaci per i cittadini europei, come corollario del diritto di petizione.

Il Parlamento, infine, ritiene essenziale che le disposizioni legislative vengano formulate in modo tale da renderne più agevole l'applicazione. Altrettanto importante è migliorare la comprensione del diritto UE da parte dei cittadini e, di conseguenza, propone che un compendio del cittadino sia incluso, sotto forma di motivazione non legalistica, in tutti gli atti legislativi.

 

Adottando la relazione di GIUSEPPE GARGANI (PPE/DE-IT) (Doc. A6-0080/2006) con 546 voti favorevoli, 10 contrari e 21 astensioni, i deputati sostengono «con fermezza» il processo di semplificazione del contesto normativo dell'Unione europea, come pure l'obiettivo di assicurare un contesto normativo «necessario, semplice ed efficace».

Tuttavia, sottolineano che tale processo deve fondarsi sulla piena partecipazione del Parlamento europeo al dibattito interistituzionale, sulla consultazione ampia e trasparente di tutte le parti interessate (Stati membri, imprese e organizzazioni non governative) e sul miglioramento della generale trasparenza del processo normativo, in particolare aprendo al pubblico le discussioni del Consiglio quando esso esercita la funzione legislativa.

Il Parlamento incoraggia quindi la Commissione ad adottare, nel quadro dell'Accordo interistituzionale "Legiferare meglio", una normativa mirata e accuratamente studiata il cui impatto sia prevedibile. Dovrà inoltre contribuire all'instaurazione di condizioni favorevoli al potenziamento della crescita e dell'occupazione, riducendo le spese e le procedure amministrative superflue, sopprimendo gli ostacoli all'adattabilità e all'innovazione e garantendo la certezza del diritto.

A tale proposito, peraltro, i deputati si compiacciono dell'intenzione della Commissione di ridurre gli oneri inutili per le PMI e di rafforzare l'uso delle tecnologie dell'informazione. Ritengono infatti che la semplificazione del contesto normativo dell'Unione europea dovrebbe mirare, tra l'altro, a rendere la legislazione più semplice e più efficace e pertanto maggiormente «orientata all'uten