GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER
PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO
ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
27
marzo 2006
n° 136
Lettera informativa della Delegazione Italiana
Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
BREVI DALL'EUROPA
L’INIZIATIVA
JEREMIE: ACCESSO AL CREDITO DELLE PMI
L’iniziativa,
denominata “Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises”
(JEREMIE) consentirà agli Stati membri e alle regioni europee
interessate di usare parte dei loro fondi strutturali per beneficiare di un set
di strumenti finanziari specificatamente concepiti per supportare le
microimprese e le PMI.
L’iniziativa
contribuirà alla crescita e all’occupazione in linea con gli obiettivi della
Strategia di Lisbona, così come rivista dagli Stati membri in occasione del
Consiglio europeo del marzo dell’anno scorso. La comunicazione della
Commissione europea "La politica di coesione a sostegno della crescita e dell’occupazione:
linee guida della strategia comunitaria per il periodo 2007-2013"
sottolinea, infatti, l’importanza di migliorare l’accesso al credito per lo
sviluppo delle PMI e, in particolare, enfatizza la necessità di favorire un più
competitivo supporto alle operazioni di start-up e alle microimprese,
segnatamente attraverso assistenza tecnica, sovvenzioni (grants), prestiti, partecipazioni azionarie (equity), venture capital e garanzie.
L’assegnazione
di fondi strutturali all’iniziativa JEREMIE non solo permetterà di rafforzare
il processo di crescita e di occupazione, ma consentirà anche di identificare
con maggiore precisione la tipologia d’investimento (ad esempio, nei campi
della ricerca e innovazione, del capitale umano, o ancora dei servizi alle
imprese) che meglio può assicurare un miglioramento della competitività
dell’economia europea, in linea con gli obiettivi di Lisbona.
L’iniziativa
JEREMIE dovrà quindi:
assicurare migliori condizioni per il finanziamento di nuove attività
imprenditoriali, mediante prestiti (ivi inclusi i microcrediti), venture
capital, partecipazioni azionarie e garanzie, con la relativa assistenza
tecnica e organizzativa;
contribuire al miglioramento del coordinamento nazionale e regionale in tale ambito,
così come ad una più efficace gestione delle risorse
pubbliche e ad un più appropriato trasferimento di buone prassi;
incentivare una migliore capacità di assorbimento dei fondi stanziati attraverso i
singoli programmi comunitari.
Generalmente i fondi strutturali offrono assistenza finanziaria sotto forma
di sovvenzioni a fondo perduto (grants).
Con JEREMIE sarà, invece, possibile trasformare parte delle sovvenzioni in
prodotti finanziari, in quanto le PMI una volta utilizzati i prodotti
finanziari che saranno messi in campo da JEREMIE dovranno poi rimborsare quanto
ottenuto. I fondi potranno quindi essere nuovamente utilizzati.
Ciò significa che JEREMIE potrebbe essere in grado di assicurare un effetto
moltiplicatore dei fondi stanziati, sia consentendo di fatto un incremento
delle risorse impiegate e rese disponibili, sia assicurando un potenziale
beneficio ad un numero maggiore di imprese rispetto a quelle interessate dal
sistema delle semplici sovvenzioni.
I prodotti finanziari di JEREMIE contribuiranno, conseguentemente, a
soddisfare la domanda finanziaria delle imprese e a migliorare al contempo
l’offerta degli strumenti finanziari, inducendo gli operatori ad incrementarne
la tipologia e l’efficacia.
I fondi resi disponibili attraverso lo strumento JEREMIE dovranno essere
utilizzati per finanziare investimenti delle PMI in capitale fisso e in
capitale umano nel medio e lungo periodo attraverso nuovi progetti,
modernizzazione o estensione di quelli esistenti nei settori manifatturiero,
agro-alimentare, ambiente, servizi, ITC, ecc. Non potranno essere considerate
eleggibili le imprese che svolgono attività nei seguenti settori: immobiliare,
bancario, assicurativo o intermediazione finanziario, produzione/fornitura o
commercio di armi o, ancora, altre attività escluse dalla BEI o dal FEI. Le PMI
ritenute eleggibili dovranno essere soggette a intero controllo privato o
dovranno essere entrate nella fase finale del processo di privatizzazione. Per maggiori informazioni su
JEREMIE visitare il sito
http://www.europa.eu.int/comm/regional_policy/events/ifi/documentation.cfm?deploy=0
PROGETTI APRE
APRE
(Agenzia per la promozione della ricerca europea), grazie alle competenze
acquisite nei precedenti programmi quadro, è oggi partner di diversi progetti
(SSA) trans-nazionali, co-finanziati dalla Commissione europea nell’ambito del
Programma Quadro.
EPISTEP
è un progetto co-finanziato dalla Commissione europea per aiutare le Piccole e
Medie Imprese dei settori nanoelettronica, embedded system e mobile
communication a partecipare a progetti di ricerca cofinanziati dalla
Commissione europea, del Sesto e Settimo Programma Quadro
Per
raggiungere tale obiettivo, EPISTEP si avvale della collaborazione di
Piattaforme Tecnologiche Europee (ETP) per poter indirizzare le PMI sui futuri
piani e obiettivi tecnologici nei seguenti settori:
Comunicazioni
Mobile (e-Mobillity) http://emobility.eu.org
Sistemi Embedded (Artemis) http://www.cordis.lu/ist/artemis/index.html
Nano-elettronica (ENIAC) http://www.cordis.lu/ist/eniac/
Le ETP
raggruppano i principali protagonisti del mondo della ricerca e sviluppo
tecnologico (industria, autorità pubbliche nazionali ed europee, comunità
accademiche, mondo finanziario, consumatori e utilizzatori finali) per
l’individuazione di priorità tematiche strategiche per l‘Europa in ambiti di
rilevanza industriale.
E’quindi
importante partecipare attivamente nelle ETP se si vogliono aumentare le proprie
chances nel futuro per accedere a
finanziamenti pubblici.
APRE,
quale partner del progetto EPISTEP, invita le imprese a registrarsi
gratuitamente nel database EPISTEP http://www.epistep.org/page_index=sme database
per
avere le possibilità di:
-
Rendere la propria azienda visibile a un vasto pubblico a livello europeo;
-
Identificare e contattare nuovi partner commerciali in Europa;
-
Ricevere informazioni sui nuovi fondi di finanziamento per la ricerca
sovvenzionati dalla Commissione europea;
-
Entrare in contatto con le Piattaforme Tecnologiche Europee e con le più
grandi aziende europee dei settori indicati, tra cui: Nokia, Siemens, Alcatel,
Ericsson, STMicroelectronics, Philips, Bosch, Thomson, Finmecanica, Infineon;
-
Partecipare a seminari generali sul 6° e 7° Programma Quadro e seminari
specifici sulle tematiche di interesse organizzati in Italia e in Europa;
-
Incontrare aziende e ricercatori italiani ed europei, nell’ambito di
“Brokerage evet”, per discutere, scambiare informazioni, creare partnenariati
europei allo scopo di preparare proposte progettuali nell’area IST;
-
Ricevere una newsletter trimestrale con notizie relative al programma
quadro, ai nuovi bandi e ai principali eventi di settore;
-
Ricevere assistenza nella preparazione delle proposte e nella ricerca dei
partner per la presentazione del progetto.
COLLEGAMENTO TRA
RICERCATORI E PMI
Il
progetto LINK (www.link-eu.org), del quale APRE è partner con
altri paesi europei, si rivolge alle Piccole e Medie Imprese dei settori della
plastica e dell’elettronica. Obiettivo è aumentare la partecipazione delle
imprese ai progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea nell’ambito del
VI Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo Tecnologico.
APRE è
impegnata attivamente nel proporre alle PMI un’integrazione nei progetti di
ricerca che possano rappresentare per l’azienda un arricchimento in termini di
professionalità, competitività ed esperienza ed al tempo stesso si preoccupa di
evidenziare il valore aggiunto che le Piccole e Medie Imprese apportano al
progetto.
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO - SESSIONE
13 - 16 MARZO 2006
RELAZIONI ESTERNE
IL PARLAMENTO RIVOLGE UN APPELLO PER LA PACE IN MEDIO
ORIENTE
Dichiarazione del
Presidente Josep Borrell sulla cancellazione della seduta solenne di Mahmoud
Abbas, Presidente dell'Autorità palestinese
15.3.2006
L'assalto dell'esercito israeliano alla prigione
di Gerico ha portato il Presidente dell'Autorità Palestinese Mamhoud Abbas ad
annullare il suo intervento in Aula e tornare in patria. Il Presidente del
Parlamento europeo e i leader dei gruppi politici, dispiaciuti per la
cancellazione della seduta solenne, hanno condannato l'iniziativa israeliana e
hanno rivolto un appello a favore della cessazione delle violenze in Medio
Oriente e della liberazione degli ostaggi.
Aprendo la seduta, il
Presidente JOSEP BORRELL ha
informato l'Aula che, nonostante fosse giunto a Strasburgo, il Presidente
dell'Autorità Nazionale Palestinese ha deciso nella vigilia di tornare in
patria a seguito dei fatti «tremendi e deplorevoli» di Gerico. La situazione,
ha aggiunto, diventa pericolosa e difficile. Per tale motivo il Presidente ha
affermato di capire le ragioni di Mahmoud Abbas che, a suo parere, rappresenta
la maggioranza dei palestinesi che appoggiano una soluzione negoziata al
conflitto con Israele. E' un uomo, ha proseguito, che ha operato per la pace
sin dagli anni settanta ed è per questo che il suo ritorno in Palestina deve
considerarsi come «un'occasione persa». E ciò a causa di un'operazione militare
«inutile e illecita» che difficilmente può contribuire alla sicurezza di
Israele e che, tra l'altro, imporrà all'Unione europea di finanziare la
costruzione di una nuova prigione. Dopo aver ricordato che Abbas aveva tentato
di bloccare l'operazione militare israeliana, il Presidente ha affermato che
alcuni europei sono stati presi in ostaggio e anche i militari che sorvegliano
la frontiera tra Gaza e l'Egitto hanno subito dei problemi di sicurezza.
Borrell ha poi rassicurato i colleghi che il Presidente dell'ANP cercherà di
tornare al più presto al Parlamento, forse già ad aprile.
HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE
si è detto molto preoccupato per gli eventi in
Medio Oriente e dispiaciuto dell'impossibilità per Abbas di intervenire in
Aula. Ha quindi confermato che i capigruppo hanno intenzione di accoglierlo al
più presto, in quanto egli rappresenta la pace e l'equilibrio. Il leader
popolare, pur sostenendo che non bisogna giungere a conclusioni affrettate, ha
tuttavia chiesto che sia condotta un'indagine su quanto avvenuto a Gerico per
sapere cosa è accaduto e avere, se possibile, risposte convincenti. Ha poi
ricordato che, sia lo Stato di Israele che quello palestinese, hanno il diritto
di esistere entro frontiere sicure ed i due popoli devono avere pari dignità.
Esortando a porre termine alla violenza e a liberare gli ostaggi, ha quindi
espresso l'augurio che l'Europa possa contribuire alla pace e che Abbas possa
presto rivolgersi al Parlamento.
L'Aula ha inoltre
approvato la seguente relazione:
-
Doc.
A6-0054/2006 - Risoluzione legislativa
del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica
il regolamento (CE, Euratom) n. 2728/94 del Consiglio che istituisce un fondo
di garanzia per le azioni esterne
VERTICE DI PRIMAVERA: IL PARLAMENTO ESPONE LE SUE
PRIORITÀ
Doc. B6-0162/2006
Risoluzione sul
contributo al Consiglio europeo di primavera 2006 in relazione alla strategia
di Lisbona
Procedura: Risoluzione - Dibattito: 15.3.2006 - Votazione: 15.3.2006
Sviluppare la ricerca e
l'innovazione, la competitività delle PMI e le reti di trasporto e di energia,
mantenendo finanze pubbliche sane. E' questa la ricetta del Parlamento per il
successo della Strategia di Lisbona. I deputati condannano anche le misure
difensive o protezionistiche prese dai governi a favore di industrie o società
nazionali. Chiedono poi misure a favore degli anziani e della natalità, dell'istruzione
e della formazione e politiche dell'immigrazione inclusive. Ogni studente
dovrebbe poter disporre di un computer entro il 2010. E' inoltre necessario
completare il mercato interno dell'energia, rispettare le sue regole e
sviluppare le energie rinnovabili. E' anche riconosciuto il ruolo della
tecnologia nucleare nella riduzione delle emissioni e della dipendenza
energetica.
A seguito di un dibattito in Aula tenutosi in vista del
Vertice di primavera del 23-24 marzo, in cui i capi di Stato e di governo
dibatteranno della Strategia di Lisbona e del problema dell'approvvigionamento
energetico in Europa, il Parlamento - con 431 voti favorevoli, 118 contrari e
55 astensioni - ha adottato una risoluzione promossa da PPE/DE, PSE e
ALDE/ADLE. I deputati, anzitutto, osservano con soddisfazione che la strategia
di Lisbona rivista si è tradotta nella presentazione da parte di tutti gli
Stati membri di piani d'azione nazionali incentrati sui settori prioritari.
Per i deputati ciò ha infatti comportato un chiarimento
delle responsabilità a livello europeo e nazionale, nonché «una migliore
comprensione e condivisione di questo complesso approccio strategico». Si
compiacciono, inoltre che, nei loro piani nazionali, molti Stati membri abbiano
fatto riferimento ad un partenariato pubblico-privato nella ricerca,
nell'istruzione superiore o in altri settori.
Tuttavia, la risoluzione rileva che è necessaria una
rapida ed efficace attuazione dei programmi di riforma nazionali e sottolinea
che la crescita economica richiede, tra l'altro, un quadro di sostegno
economico. Per tale ragione, gli Stati membri e l'Unione sono invitati a
valutare se i sistemi fiscali e le politiche di ricerca e industriale «abbiano
stabilito gli incentivi in modo corretto» e a concordare una strategia di
investimento europea coerente, incentrata sulle priorità proposte dalla Commissione.
In proposito, i deputati si dicono convinti che la
ricerca, l'innovazione, la promozione dello spirito imprenditoriale, il
miglioramento della competitività delle PMI e la garanzia di adeguate reti di
trasporto, energia e telecomunicazioni «siano concetti fondamentali per attuare
la strategia di Lisbona a livello di governance regionale e locale». Il
Parlamento, peraltro, «ribadisce vivamente» che gli impegni politici nei
confronti di questi settori prioritari «sono incompatibili con le prospettive finanziarie», visto che
«comporterebbero tagli sostanziali alle proposte di spesa relative ai programmi
di Lisbona e a linee di bilancio di primaria importanza».
D'altro lato, ritiene che la stabilità e la sostenibilità
a lungo termine delle finanze pubbliche
costituiscono «una condizione preliminare per raggiungere gli obiettivi della
strategia». Il Parlamento, infatti, reputa che esiste «un problema fondamentale
di solidarietà tra generazioni» in tutti gli Stati membri che finanziano le
spese pubbliche correnti attraverso gli strumenti di prestito. Pertanto,
insiste affinché il concetto di sviluppo sostenibile significhi «vietare di
imporre alle generazioni future uno spropositato onere del debito».
Sottolinea inoltre l'importanza di completare il mercato interno sfruttandone appieno i quattro
principi fondamentali e, in questo contesto, ritiene che l'adozione della
direttiva sui servizi «è indispensabile per aprire il vasto mercato dei servizi
dell'Unione europea e contribuire a una solida economia europea nonché alla
creazione di posti di lavoro a lungo termine in conformità con la strategia di
Lisbona rivista».
D'altra parte, chiedendo agli Stati membri di garantire
una rapida e fedele trasposizione della legislazione europea e una sua
semplificazione nonché l'efficace attuazione dei programmi nazionali di
riforma, il Parlamento reputa un errore porre l'accento unicamente sui temi
della competitività e della crescita in quanto tali poiché «il sostegno
pubblico alla strategia di Lisbona implica un'effettiva dimensione sociale».
Inoltre, adottando un emendamento presentato
dall'ALDE/ADLE, si dice fortemente preoccupato quanto alle azioni di un numero
crescente di governi nazionali che cercano di prendere o hanno già preso misure difensive o protezionistiche a
favore di industrie o società nazionali. Tali misure, per i deputati,
rappresentano un attacco nei confronti dei principi fondamentali del mercato
interno, in quanto creano ostacoli al diritto di stabilimento dei cittadini di
altri Stati membri come anche alla libera circolazione dei capitali nell'ambito
della Comunità. La Commissione è quindi invitata ad essere «ben più chiara ed
esplicita nel difendere il mercato interno, anche nei settori dell'energia e
dei servizi finanziari».
I deputati, inoltre, ritengono che un mercato interno
funzionante e un efficiente mercato del
lavoro all'interno dei 25 Stati membri, «che salvaguardi le norme sociali e
ambientali», siano essenziali per liberare il potenziale concorrenziale
dell'Europa, la crescita economica e la creazione di posti di lavoro. Gli Stati
membri sono quindi invitati a realizzare quanto prima la piena libertà di
circolazione dei cittadini e dei lavoratori nell'Unione europea parallelamente
a una decisa azione volta a promuovere la qualità del lavoro in tutti i suoi
aspetti. Occorre poi attribuire un'elevata importanza allo sviluppo di azioni
più incisive contro la povertà e alla promozione dell'inclusione sociale.
Il Parlamento ricorda inoltre che la realizzazione delle
RTE-T svolgerà un ruolo essenziale nel raggiungimento degli obiettivi fissati
nell'agenda di Lisbona. Al fine di sostenere questa crescita, l'Unione europea
ha quindi assoluta necessità di reti di
trasporto «efficaci, rispettose dell'ambiente e sostenibili», che coprano
il trasporto ferroviario, stradale, fluviale e marittimo, nonché di porti ed
aeroporti. Tutte le parti interessate sono pertanto invitate a garantire che la
realizzazione delle RTE-T «divenga una realtà». E' poi segnalato il potenziale
offerto dalle ecoinnovazioni e dalle tecnologie
ambientali per la promozione della crescita e dell'occupazione e per
produrre effetti positivi sull'occupazione «in vista di uno spostamento
dell'onere fiscale dal lavoro all'utilizzo delle risorse e al degrado
ambientale». Per i deputati occorre anche ridurre le sovvenzioni pericolose
sotto il profilo ambientale.
NIENTE AIUTI ALLE
IMPRESE CHE DELOCALIZZANO
Relazione sulle
delocalizzazioni nel contesto dello sviluppo regionale
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 13.3.2006 - Votazione: 14.3.2006
Il Parlamento chiede di sanzionare le imprese che,
entro sette anni dall'aver beneficiato di aiuti pubblici, delocalizzano le loro
attività. E' poi chiesto di non sostenere le pratiche che non concorrono alla
coesione e all'obiettivo strategico della piena occupazione. Sollecitando
maggiori fondi UE a favore dell'occupazione, della formazione e l'innovazione,
sono anche chieste misure per evitare la caccia alle sovvenzioni e la
definizione di una lista nera delle imprese che violano le norme.
La relazione
d'iniziativa approvata dal Parlamento sottolinea anzitutto «la gravità delle
delocalizzazioni di imprese in diversi paesi dell'Unione europea». Tale
fenomeno, secondo i deputati, può riguardare non soltanto le industrie
cosiddette tradizionali con elevata intensità di manodopera, ma anche industrie
con elevata intensità di capitale e il settore dei servizi.
D'altra parte, notando che la scelta di delocalizzare,
talune volte, non è affatto correlata a problemi di produttività, di efficienza
o di redditività economica, il Parlamento sollecita il rispetto e l'attuazione
degli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriali e degli obiettivi
strategici della piena occupazione. Chiede quindi che non siano sostenute
finanziariamente dall'UE le pratiche che non concorrono alla realizzazione di
tali obiettivi quali, appunto, le delocalizzazioni immotivate sotto il profilo della
redditività o che comportano notevoli soppressioni di posti di lavoro.
La Commissione e gli Stati membri devono invece
impegnarsi nell'adozione di provvedimenti volti a prevenire le potenziali
incidenze negative delle delocalizzazioni sullo sviluppo economico nonché «i
drammi sociali» riconducibili alle perdite occupazionali dirette o indirette da
esse causate nelle regioni dell'Unione europea che lamentano chiusure di
imprese e le cui capacità di riconversione siano modeste o inesistenti.
Il ruolo dei Fondi
strutturali e degli aiuti pubblici
Al contempo, i deputati ricordano l'importante ruolo che
possono svolgere i fondi strutturali e di coesione europei, a condizione che
questi promuovano la coesione e la solidarietà tra gli Stati membri e che «massimi
sforzi» siano compiuti prioritariamente nelle regioni che soffrono di ritardi
nello sviluppo economico. Ai loro occhi, inoltre, la Commissione deve adottare
tutti i provvedimenti necessari affinché la politica regionale europea non
costituisca un incentivo alla delocalizzazione di imprese.
Per tale ragione, riconoscono che la proposta,
contestuale alla riforma dei Fondi strutturali, tesa «a punire» le imprese che,
pur avendo usufruito di un aiuto finanziario dell'UE, delocalizzano le loro
attività in un arco di sette anni a decorrere dalla concessione dell'aiuto, sia
«una prima misura indispensabile per promuovere la coesione economica, sociale
e territoriale dell'UE».
Inoltre, chiedono che le imprese che si delocalizzano
all'interno dell'Unione dopo aver beneficiato di aiuti pubblici o quelle che
hanno licenziato il personale del loro stabilimento d'origine senza rispettare
le legislazioni nazionali ed internazionali, non possano usufruire degli aiuti
pubblici per il loro nuovo luogo di attività. Tali imprese dovrebbero anche
essere escluse in futuro dal beneficio dei Fondi strutturali o da quello degli
aiuti statali per un periodo di sette anni a decorrere dalla delocalizzazione.
La Commissione è poi invitata a subordinare la
concessione ed il mantenimento di aiuti pubblici, a carico del bilancio
dell'Unione o degli Stati membri, ad impegni precisi nel settore
dell'occupazione e dello sviluppo locale che vincolino sia i responsabili
dell'impresa sia le autorità locali, regionali e nazionali interessate.
I Fondi europei dovrebbero inoltre essere utilizzati in
modo efficiente e mirato, sostenendo la formazione professionale e la
riconversione dei lavoratori nelle regioni colpite dalle ristrutturazioni o
delocalizzazioni. Occorre anche un loro potenziamento volto a promuovere la
creazione di posti di lavoro, lo sviluppo economico sostenibile, l'insediamento
di nuove imprese creatrici di impieghi e il miglioramento della produttività.
Inoltre, l'utilizzo di fondi comunitari, e soprattutto i
finanziamenti all'industria e quelli contestuali al Fondo sociale europeo,
dovrebbero essere soggetti a regole specifiche riguardanti l'innovazione, lo
sviluppo locale, l'occupazione nonché l'impegno assunto dalle imprese
beneficiarie di tali fondi di produrre nel lungo periodo all'interno del
territorio dell'Unione europea.
Il Parlamento appoggia, peraltro, la proposta della
Commissione finalizzata alla creazione di un Fondo di adeguamento alla globalizzazione teso a prevenire ed
affrontare gli choc economici e sociali risultanti dalle ristrutturazioni e
delocalizzazioni. A loro parere, tale fondo, dovrà essere alimentato in modo
sufficiente per far fronte alle missioni che gli saranno conferite. Giova
ricordare che, lo scorso 1° marzo, l'Esecutivo ha proposto che il Fondo sia
dotato di 500 milioni di euro all'anno.
D'altra parte, il Parlamento si compiace che la
Commissione ha adottato disposizioni di adeguamento dei nuovi orientamenti sugli aiuti statali a
finalità regionale per integrare disposizioni che prevedono il rimborso degli
aiuti da parte delle imprese che non rispettano le condizioni correlate con
tali aiuti e che trasferiscano la loro sede di attività all'interno o,
soprattutto, all'esterno dell'UE. Rileva inoltre che, in detti orientamenti, è
stato inserito un sistema che consente di concedere aiuti pubblici, come misura
d'emergenza, nel caso di rilevanti perdite di posti di lavoro anche se la
regione o la località interessate non sarebbero normalmente ammissibili a tali
aiuti.
I deputati, inoltre, richiamano l'attenzione della
Commissione sull'importanza di corredare tali aiuti di solide garanzie in
materia di occupazione a lungo termine nonché di crescita regionale. E chiesto
poi di definire un codice di condotta
europeo onde evitare trasferimenti di imprese o delle loro unità di
produzione in un'altra regione o paese dell'UE nel solo intento di ottenere un
aiuto finanziario europeo.
L'Esecutivo e gli Stati membri, parallelamente,
dovrebbero predisporre un elenco delle
imprese che violano le norme in materia di aiuti pubblici o di fondi
comunitari procedendo a trasferimenti di attività all'interno o all'esterno
dell'UE, «in spregio dell'obbligo di perennità delle operazioni di cui nelle
pertinenti regolamentazioni».
Monitoraggio delle
delocalizzazioni
I deputati raccomandano alla Commissione di seguire
scrupolosamente gli attuali processi di chiusura e di delocalizzazione di
imprese e di esigere la restituzione degli aiuti concessi nei casi di uso
scorretto.
In mancanza di un migliore coordinamento dei sistemi
sociali nazionali, a loro parere, occorre il rapido varo di una strategia
europea globale di prevenzione, inquadramento e monitoraggio delle
delocalizzazioni di imprese all'interno ma anche all'esterno dell'Unione.
In tale contesto, il parlamento chiede che la Fondazione
europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di Dublino
sia incaricata di svolgere una missione di studio, valutazione (compresa la
determinazione del numero di posti di lavoro creati e perduti sotto il profilo qualitativo)
e monitoraggio del fenomeno delle delocalizzazioni «al fine di oggettivarne le
incidenze socioeconomiche sulla politica di coesione, sull'assetto territoriale
e sullo sviluppo regionale», nonché di esporre i risultati ed avanzare proposte
concrete al Parlamento sotto forma di relazioni periodiche.
Negoziati
internazionali e produzione su licenza
La Commissione è sollecitata ad attivarsi per inserire clausole sociali nei trattati
internazionali, sulla base delle cinque Convenzioni dell'OIL ritenute
prioritarie, vale a dire per quanto riguarda il diritto di organizzazione, la
libertà di assemblea, il divieto del lavoro minorile e coatto nonché il divieto
di discriminazione. All'applicazione di queste clausole, per i deputati,
andrebbero anche affiancate azioni positive ed incentivi a favore dei paesi e
delle imprese che le rispettano.
Queste tematiche, inoltre, dovrebbero urgentemente essere
reinserite nell'ordine del giorno della Conferenza interministeriale dell'OMC,
nell'ambito della quale, andrebbe insediata una commissione per il commercio e
i diritti dell'uomo che si occupi, in particolare, di questioni connesse con i
diritti umani nel mondo del lavoro.
Il Parlamento si dice poi convinto che una maggiore
trasparenza riguardante tutti i luoghi di produzione e le vigenti norme sul
lavoro «potrebbe contribuire ad influenzare gli acquirenti e i consumatori
nella loro scelta di consumo».
Nel dibattito è
intervenuto FRANCESCO MUSOTTO
(PPE/DE-I):
"Occorre
sempre ricordare gli obiettivi della politica di sviluppo regionale: coesione
economica, sociale e territoriale, piena occupazione e progresso sociale.
In seno all’Unione, la libera circolazione di
beni, capitali e persone è sancita dal trattato istitutivo della Comunità
europea e pertanto è difficile sostenere un divieto assoluto di scelta del
luogo di stabilimento della propria sede di attività, tanto più che un siffatto
divieto comporterebbe un immobilismo negativo per l’economia europea.
La politica di coesione economica e sociale è
essenziale per la salvaguardia del consenso e dell'attaccamento dei cittadini
all'UE. Essa si basa sullo sviluppo armonioso e solidale di tutte le regioni
d’Europa. Pertanto sarebbe in contrasto con tale obiettivo colmare il ritardo
di sviluppo economico e sociale di talune regioni promovendo metodi atti a
determinare un deficit di sviluppo in altre regioni d’Europa. Simili processi
di delocalizzazione non corrispondono ad un aumento complessivo degli
investimenti su scala europea, ma solo ad una loro riallocazione spiegata da un
vantaggio temporaneo di costo. Per questo le imprese con sede in un Paese
membro che decidono di delocalizzare le proprie attività in un altro Paese
membro non dovrebbero poter usufruire di contributi provenienti dai fondi
strutturali."
UN
ISTITUTO EUROPEO PER GARANTIRE LA PARITÀ UOMO-DONNA
Doc. A6-0043/2006
Relatrici AMALIA SARTORI (PPE/DE, IT) e LISSY
GRÖNER
Relazione sulla proposta
di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che costituisce un
Istituto europeo per l’uguaglianza di genere
Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 14.3.2006 - Votazione:
14.3.2006
Pur appoggiando caldamente la creazione di un Istituto
europeo per l'uguaglianza di genere, il Parlamento chiede di ampliarne le
competenze per assumere un ruolo più attivo. All'Istituto spetterà anzitutto
analizzare i dati disponibili e stimolare la ricerca di nuovi. Dovrà istituire
e coordinare una Rete europea per lo scambio di informazioni e sensibilizzare i
cittadini, ma anche diffondere buone prassi e fornire consulenze a enti
pubblici e privati nonché raccomandazioni alle istituzioni UE.
La proposta della
Commissione, elaborata dopo una lunga gestazione che ha consentito un esame
approfondito della questione, intende costituire un’agenzia operante come
centro di eccellenza a livello europeo, autonoma nell’adempimento dei propri
compiti e dotata delle competenze necessarie ad operare come sostegno tecnico
delle istituzioni della Comunità e degli Stati membri nella lotta contro le
discriminazioni fondate sul sesso.
Con 362 voti favorevoli, 263 contrari e 18 astensioni, il
Parlamento ha adottato, in prima lettura della procedura di codecisione, la
relazione di AMALIA SARTORI (PPE/DE,
IT) presentata congiuntamente a LISSY GRÖNER che suggerisce numerose modifiche
al testo della Commissione. Anzitutto, per quanto riguarda gli obiettivi
generali dell'Istituto, oltre al ruolo di assistenza nella lotta contro le
discriminazioni, sono aggiunti la «promozione dell’uguaglianza di genere» e la
sensibilizzazione dei cittadini dell'UE su queste tematiche.
L'Istituto, secondo i deputati, dovrebbe diventare
operativo «quanto prima» e comunque non oltre 12 mesi dall'entrata in vigore
del regolamento. A tale proposito, la Presidenza austriaca ha espresso
l'auspicio che si trovi presto un accordo sulla sede dell'Istituto affinché
possa cominciare la sua attività nel 2007. L'Istituto potrà contare su una
dotazione finanziaria di 52,5 milioni di euro per il periodo dal 2007 al 2013 e
impiegherà inizialmente 15 persone alle quali se ne aggiungeranno
progressivamente altrettante entro il 2013.
I compiti dell'Istituto
I compiti da affidare all'Istituto sono numerosi e di
diversa natura. I deputati completano e chiariscono alcuni di essi, ma ne
introducono anche di nuovi per conferirgli un ruolo più attivo nelle politiche
volte alla promozione dell'uguaglianza di genere. A loro parere, al fine di
creare uno specifico valore aggiunto, il principale compito dell'Istituto deve
essere quello di analizzare informazioni
obiettive, attendibili e comparabili relative all'uguaglianza di genere,
compresi i risultati delle ricerche e le migliori prassi.
Occorre inoltre che l'Istituto evidenzi i settori per i
quali si dispongono di poche informazioni e suggerisca iniziative per colmare
le lacune. Dovrà poi cooperare con Eurostat e con tutti gli organismi
statistici competenti al fine di sviluppare metodi per migliorare la
comparabilità, l'obiettività e l'attendibilità dei dati a livello europeo,
«definendo criteri atti a migliorare la coerenza delle informazioni, affinché
tali organismi tengano conto delle questioni di genere nella raccolta dei
dati».
L'Istituto, inoltre, dovrà apprestare, analizzare,
valutare, diffondere e promuovere l'uso di strumenti
metodologici a sostegno dell’integrazione dell’uguaglianza di genere in
tutte le politiche della Comunità e nelle risultanti politiche nazionali ma
dovrà anche sostenere l'integrazione della dimensione di genere in tutte le
istituzioni e gli organi comunitari. L'Istituto dovrà anche condurre indagini sulla situazione
dell'uguaglianza di genere in Europa.
Per i deputati, inoltre, dovrà istituire e coordinare una
Rete europea sull'uguaglianza di genere
finalizzata a sostenere e incoraggiare la ricerca, ottimizzare l'uso delle
risorse disponibili e promuovere lo scambio e la diffusione di informazioni.
Questa rete, è precisato, dovrà vedere la partecipazione di centri di ricerca,
organismi, organizzazioni, esperti che trattano delle problematiche
dell'uguaglianza di genere e dell'integrazione della dimensione di genere.
Oltre a questo scambio di informazioni
"telematico", potrà organizzare delle riunioni ad hoc di esperti, su argomenti specifici caratterizzati da una
carenza di conoscenze, a sostegno del suo lavoro di ricerca e per promuovere lo
scambio di informazioni tra i ricercatori e garantire che una prospettiva di
genere sia sempre inclusa nella loro ricerca. La costituzione di questa rete
porta il Parlamento a ridefinire il ruolo del Forum consultivo proposto dalla Commissione per integrare i nuovi
compiti dell'Istituto ed assicurare il controllo e il coordinamento della loro
attuazione.
Tra i suoi compiti appare anche l'organizzazione e la
promozione di conferenze, campagne e riunioni a livello europeo, dirette a sensibilizzare i cittadini dell'Unione
in materia di uguaglianza di genere. Per conseguire i suoi obiettivi,
l'Istituto dovrà anche diffondere informazioni «sulle conquiste delle donne in tutti i settori della società» e proporre
politiche ed iniziative «volte a pubblicizzare e valorizzare tali esempi di
successo». Oltre a ciò dovrà anche sviluppare il dialogo e la cooperazione con le organizzazioni non governative e
organizzazioni per le pari opportunità, università ed esperti, centri di
ricerca, parti sociali e enti affini attivi nel settore della parità a livello
nazionale ed europeo.
D'altra parte, l'Istituto dovrà fornire alle
organizzazioni pubbliche e private delle consulenze
sull'integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche, diffondere esempi di buone prassi e presentare raccomandazioni e orientamenti alle
Istituzioni comunitarie affinché queste possano integrare efficacemente la
dimensione di genere nella legislazione. A queste Istituzioni, inoltre, dovrà
fornire informazioni
sull'uguaglianza di genere e sull'integrazione della parità tra i sessi nei
paesi di prossima adesione e in quelli candidati.
Un Consiglio
d'amministrazione con un numero sufficiente di donne
I deputati propongono profonde modifiche all'approccio
della Commissione per la nomina dei membri del Consiglio d'amministrazione,
reclamando maggiori prerogative per il Parlamento e precisando che occorre una
presenza sufficiente di donne tra i suoi membri.
Più in particolare, il consiglio di amministrazione dovrà
comporsi di nove membri nominati dal Consiglio di concerto con il Parlamento
europeo, sulla base di un elenco stilato dalla Commissione, che comprende un
numero di candidati considerevolmente più elevato del numero di membri da
nominare, nonché di un rappresentante della Commissione.
L'elenco stilato dalla Commissione dovrà essere trasmesso
al Parlamento europeo che, entro tre mesi, ha la facoltà di invitare i
candidati a un'audizione al fine di poter sottoporre il suo punto di vista alla
valutazione del Consiglio, che poi procede alle nomine. La proposta originaria,
invece, prevedeva sei rappresentanti del Consiglio e sei della Commissione
nonché tre membri delle parti sociali senza, però, diritto di voto.
I deputati, inoltre, precisano che Commissione, Parlamento
europeo e Consiglio devono mirare a realizzare una pari rappresentanza di donne
e uomini. Pertanto, dovranno provvedere «affinché nessuno dei due sessi
rappresenti meno del 40% dei membri del consiglio di amministrazione». I membri
del consiglio di amministrazione dovranno in ogni modo essere selezionati in
maniera tale da garantire i massimi livelli di competenza e un’ampia serie di
capacità transdisciplinari in materia di uguaglianza di genere.
La relatrice AMALIA
SARTORI (PPE/DE-I) è così intervenuta:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi,
aggiungo la mia voce a quella della collega Lissy Gröner per sostenere un voto
a questa proposta della Commissione che risponde a un'esigenza sentita in tutti
i paesi europei, non solo dalle donne.
In realtà, come è già stato spiegato sia dal
Commissario sia dalla collega Gröner, della questione si parla da molto tempo:
l'idea di creare un istituto del genere risale a più di dieci anni fa,
sull'impulso dell'allora ministro svedese per le pari opportunità. Il lavoro è
continuato per cinque anni, il dibattito è stato approfondito, tanto che nel
2000 il Consiglio europeo di Nizza aveva riconosciuto la necessità di uno
strumento per stimolare lo scambio di esperienze e condividere assieme le
informazioni in materia di parità fra uomo e donna.
La Commissione europea ha elaborato uno studio di
fattibilità, lo ha poi presentato e un anno fa, l'8 marzo, è stata presa questa
decisione. Tale studio è già stato indicato come un lavoro congiunto e molto
importante della nostra commissione parlamentare, la quale è intervenuta
affinché l'istituto divenisse quello che tutti noi volevamo: uno strumento
tecnico molto agile, con il compito di raccordare fra di loro tutti i dati
forniti dagli istituti statistici e diffondere tali conoscenze per dare a tutti
gli operatori e a tutti coloro che sono chiamati a legiferare e a operare la
possibilità di poter fare scelte rispettose di un'ottica di genere.
Qualcuno si chiederà: ma un istituto di genere è
proprio necessario? Credo proprio di sì e ce lo confermano i dati che sono
sotto gli occhi di tutti. A titolo di esempio la direttiva europea
sull'uguaglianza di remunerazione è stata adottata trenta anni fa, nel 1975, ma
ancora oggi in Europa abbiamo una disuguaglianza media del 15%, che in alcuni
paesi sfiora il 30%.
Contano anche i dati relativi all'occupazione:
Lisbona sarà realizzata soltanto se sempre più donne avranno accesso al mercato
del lavoro. Per non parlare poi dei problemi della denatalità e della violenza.
A mio parere esiste un bisogno di questo istituto,
serve ancora un istituto di genere per le donne, rivolto alle donne. La
struttura sarà molto accorpata, ci saranno nove membri nel consiglio di
amministrazione, più un rappresentante della Commissione, e un rappresentante
per ogni paese nel consiglio consultivo.
Concludo dicendo che le posizioni contrarie sono
di due tipi: alcuni vogliono accorpare tutto nell'istituto per i diritti umani,
la cui istituzione è già prevista a Vienna. Se io volessi dare una mano al Commissario
Frattini direi di sì, ma credo che le donne non abbiano bisogno di questo.
Secondo altri costa troppo, ma allora dico che in Europa abbiamo quattro
istituti che si occupano di lavoro e costano sessantasei milioni di euro
all'anno; questo ne costerà invece solo otto."
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
-
Doc. B6-0160/2006 - Risoluzione sulla prostituzione coatta in
occasione di eventi sportivi internazionali
Il Parlamento chiede misure di sostegno e di prevenzione contro la tratta a
scopo sessuale degli esseri umani, in particolare di donne e bambini. Con una
risoluzione sulla prostituzione forzata in occasione di eventi sportivi
internazionali, come i Mondiali di calcio, adottata a larga maggioranza,
promuove inoltre l'avvio di campagne informative destinate alle possibili
vittime e a ridurre la domanda. I deputati chiedono anche l'istituzione di una
Giornata contro la tratta degli esseri umani.
IL CASO ENEL-SUEZ ELETTRIZZA IL PARLAMENTO
Dichiarazione della Commissione - Fusioni nel mercato interno
Dibattito: 15.3.2006
La Commissione agirà con fermezza contro le interferenze ingiustificate dei
governi nei processi di fusione. E' quanto ha dichiarato Neelie KROES all'Aula,
sostenendo che la concorrenza favorisce la competitività delle imprese, a
vantaggio dei cittadini e dei consumatori e garantendo l'occupazione. Molti
deputati italiani hanno stigmatizzato la mossa francese per impedire la fusione
tra Enel e Suez e invocato un intervento più deciso della Commissione per
garantire il rispetto delle norme UE.
Dichiarazione della Presidenza
Hanks WINKLER si
è detto convinto che la Commissione applicherà le regole comunitarie con grande
senso di responsabilità e gli studi settoriali rappresentano una base
essenziale. L'economia è dinamica, ha aggiunto, e le aziende devono prepararsi
al futuro per restare competitive. Il Segretario di Stato ha poi ricordato che
esistono 23 milioni di aziende in Europa, di cui il 90% sono piccole e medie
imprese che occupano l'80% dei lavoratori. La competitività ha quindi notevoli
effetti anche sull'occupazione. D'altra parte, la concorrenza non può essere
distorta, poiché sta alla base del successo economico dell'Unione.
Le riorganizzazioni sono nondimeno da accogliere
con favore se sono conformi alle regole della concorrenza e migliorano la
competitività delle aziende. Il dibattito, ha aggiunto, è legato a recenti
esempi nel settore energetico, ma ai cittadini interessa che i prezzi non siano
influenzati dall'assenza di concorrenza e che i posti di lavoro siano garantiti
dalla competitività delle imprese. Ha quindi ricordato che i trattati parlano
di concorrenza efficace nel mercato interno ed ha ribadito che è essenziale
contare sulla legalità e la prevedibilità delle decisioni.
Dichiarazione della Commissione
Neelie KROES ha
affermato che l'Unione europea fiorisce smantellando le barriere e non
costruendole, poiché il mercato interno è favorevole alla crescita e
all'occupazione. La Commissione, ha quindi aggiunto, esprime preoccupazione di
fronte a governi che, direttamente o indirettamente, interferiscono
indebitamente in processi di ristrutturazioni transfrontalieri ed ha ricordato
che il Trattato vieta impedimenti alla libera circolazione dei capitali e alla
libertà di stabilimento. Negare le fusioni per principio oppure non applicare
le norme UE per evitare la concorrenza, ha affermato, significa «restringere la
capacità delle imprese di adattarsi ai cambiamenti e alle sfide».
L'industria deve quindi poter agire a livello
transfrontaliero. Inoltre, le fusioni, che vanno esaminate caso per caso,
aumentano la competitività e vanno a beneficio dei consumatori che possono così
contare su prezzi inferiori. Ricordando la recente adozione del Libro Verde
sull'energia ha sottolineato che occorre un mercato interno dell'energia
competitivo a livello europeo «piuttosto che di campioni nazionali». Occorre
anche essere capaci di competere sul mercato globale e le interferenze dei
governi, secondo la commissaria, rischiano di danneggiare le prospettive
europee di trarre vantaggio dalla globalizzazione. La Commissione, ha concluso,
dispone di una serie di strumenti - tra i quali il Trattato e la direttiva
sulle fusioni - affinché siano rispettate le regole comunitarie ed è
determinata a garantire che le imprese beneficino dal mercato unico.
Nel dibattito è
intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, l'unificazione dei mercati è un obiettivo fondamentale
dell'Unione, ma è anche più di questo: il mercato è uno dei pilastri su cui si
è retto e si regge l'intero processo di integrazione europea.
Un vero mercato esige in primo luogo che i
capitali circolino liberamente e si collochino laddove sono meglio remunerati;
in secondo luogo che le imprese assumano una dimensione transfrontaliera e che
si stabiliscano dove ritengono sia più interessante per la loro competitività
attraverso fusioni e acquisizioni anche ostili. Il mercato poi non tollera
abusi di posizione dominante che impediscono una libera concorrenza. Un mercato
aperto e ben funzionante è determinante per la competitività dell'Europa sui
mercati internazionali.
Provoca effetti opposti il protezionismo, cui
abbiamo assistito in questi ultimi mesi. Con gli Stati che bloccano OPA,
fusioni o acquisizioni transfrontaliere per tutelare interessi strategici
nazionali. In realtà il protezionismo è destinato a difendere imprese deboli e
inefficienti, oppure a creare artificialmente campioni nazionali. I danni che
provoca sono rilevanti per gli utenti, che non possono disporre di beni e
servizi ai prezzi migliori, e sono gravi per la collettività, che deve
sopportare i costi di imprese non competitive. C'è da aggiungere che il
protezionismo per sua natura non è in grado di garantire ai lavoratori
prospettive certe e durature di occupazione. Con il protezionismo l'Europa
torna indietro.
Per funzionare bene il mercato deve essere
efficiente, non vi devono esistere asimmetrie. Tutti devono rispettare le regole:
non si può ammettere la concorrenza sleale di quegli Stati e di quelle imprese
che da un lato si proteggono e dall'altro sfruttano le aperture virtuose degli
altri.
Per questo chiediamo alla Commissione europea di
agire in maniera ferma al fine di garantire la libera circolazione di capitali
e la libera concorrenza. Giudichiamo perciò positivamente quanto detto dalla
sig.ra Kroes in quest'Aula. Avere il coraggio di fare queste scelte significa
essere europeisti sul serio: la competitività, la crescita, il benessere dei
cittadini che derivano da un mercato integrato, sono indispensabili per
preparare il terreno alla nascita della Costituzione europea."
IL PARLAMENTO CHIEDE
ETICHETTE PIÙ CHIARE PER DOP E IGP
Doc. A6-0034/2006
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla
protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei
prodotti agricoli e alimentari
Procedura: Consultazione
legislativa - Dibattito: 15.3.2006 - Votazione: 16.3.2006
Il Parlamento propone varie modifiche alla proposta di regolamento sulle
denominazioni d'origine e le indicazioni geografiche protette, che sta alla
base delle politica comunitaria a favore della qualità alimentare. I deputati
auspicano l'indicazione in etichetta del luogo di origine e di trasformazione
dei prodotti e norme più chiare sull'uso di tali menzioni per i prodotti
trasformati contenenti DOP e IGP. E' poi chiesto di poter registrare una gamma
più ampia di prodotti e di differenziare maggiormente i loghi comunitari.
Devono inoltre proseguire i negoziati tesi alla definizione di un registro
internazionale per le indicazioni geografiche.
Il Parlamento si è pronunciato
sulla revisione del regolamento che istituisce un regime volontario di
registrazione delle denominazioni dei prodotti agricoli e alimentari che si
riferiscono a un luogo geografico: le denominazioni d'origine protette (DOP) e
le indicazioni geografiche protette (IGP). Il regime, che sta alla base della
politica della qualità alimentare nell'Unione europea, riserva l'uso di tali
denominazioni unicamente ai produttori di un'area geografica circoscritta che
si attengono a precise metodologie di produzione definite in un disciplinare.
Questo sistema tende a valorizzare le produzioni locali tipiche al fine di
promuovere lo sviluppo rurale e garantire un quadro giuridico chiaro per
lottare contro le imitazioni e le usurpazioni.
La proposta della Commissione
nasce dalla necessità di adeguare la normativa europea alle conclusioni di un panel dell'Organizzazione Mondiale del
Commercio (OMC) chiamato in causa da Stati Uniti e Australia poiché si
ritenevano discriminati da talune disposizioni che, a loro dire, impediscono
l'accesso al registro da parte di paesi non comunitari. L'Esecutivo ha colto
l'occasione per proporre anche la semplificazione e la razionalizzazione delle
procedure di registrazione, per chiarire meglio la ripartizione delle
competenze fra gli Stati membri e la Commissione stessa e per rafforzare i
controlli.
Adottando la relazione, il Parlamento
afferma innanzitutto che il consolidamento della politica comunitaria sulle DOP
e IGP presuppone, oltre ai chiarimenti e alla semplificazione perseguiti con la
proposta, la negoziazione di un registro multilaterale nel quadro dell'OMC, al
fine di «garantire la durevolezza di tale politica».
I deputati, infatti, ritengono
essenziale ottenere l'ampliamento della protezione internazionale delle DOP e
IGP per un numero sempre maggiore di prodotti agricoli. Aprendo il registro a
denominazioni dei paesi terzi, poi, è chiesto alla Commissione di avviare
campagne di promozione dentro e fuori l'UE e di impegnarsi affinché i paesi
terzi riconoscano i prodotti comunitari con denominazione d'origine e
indicazione geografica.
Categorie di prodotti che possono essere registrati
In linea di massima, possono
essere registrati come DOP o IGP tutti i prodotti agricoli destinati
all'alimentazione umana, ad eccezione del vino che è trattato da un regolamento
specifico. Gli allegati del regolamento, inoltre, aggiungono la possibilità di
registrare altri prodotti non considerati agricoli in senso stretto (come le
birre o le paste alimentari) nonché alcuni prodotti non alimentari (come il
sughero, la lana o i fiori e le piante ornamentali). Tra i primi, i deputati
propongono di introdurre anche l'aceto di vino, l'aceto di uve di Corinto e il
vino di bacche o bevande fermentate a base di bacche, oltre al sidro e al sidro
di pere. Ma anche il sale, il sale marino tradizionale e il
fior di sale, i condimenti e le misture di erbe aromatiche. Tra i secondi, al
vimini in quanto tale, propongono di aggiungere anche gli oggetti fabbricati
con questo materiale.
Definizioni
I deputati colgono l'occasione
per suggerire talune modifiche alle definizioni di DOP e IGP.
La «denominazione d'origine», a loro parere, è il nome di una regione,
di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a
designare «e/o identificare» un prodotto agricolo o alimentare. Questo
prodotto, poi, deve essere originario di tale regione, di tale luogo
determinato o di tale paese e la sua qualità o le sue caratteristiche devono
discendere essenzialmente o esclusivamente all'ambiente geografico, comprensivo
dei fattori naturali ed umani. Inoltre, la produzione, la trasformazione,
l'elaborazione «e, se del caso, il condizionamento» del prodotto debbono
avvenire in un'area geografica delimitata.
Per i deputati, infatti, la
denominazione non deve solo "designare" ma eventualmente anche
"identificare" il prodotto. Infatti, se in alcuni casi il termine
geografico subentra di fatto al nome stesso del prodotto alimentare, questo
"designa" il prodotto (come nel caso del formaggio "Bra" o
dell'olio d'oliva "Umbria"), tuttavia può anche accadere che il
termine geografico si impiega solo accompagnato dal nome del prodotto
alimentare, e quindi esso "identifica" il prodotto (come nel caso
"fungo di Borgotaro" o dei "capperi di Pantelleria").
Inoltre, i deputati, prevedono
la possibilità di delimitare anche l'area in cui deve avvenire il
condizionamento del prodotto. Questa operazione, ai loro occhi, rappresenta una
fase produttiva con caratteristiche intrinseche e che esige un reale know how. Inoltre, costituisce un
elemento importante della produzione che, ove non effettuata correttamente, può
alterare il prodotto. Le operazioni di condizionamento nelle regioni di
produzione permettono inoltre di limitare i rischi di frode grazie al controllo
rigoroso dei prodotti condizionati. Tali controlli offrono ai consumatori le
migliori garanzie di qualità e di rintracciabilità del prodotto. Numerosissimi
prodotti italiani registrati come DOP prevedono quest'obbligo.
Il Parlamento, d'altra, parte
non accetta la modifica delle definizione di «indicazione geografica» proposta dalla Commissione per avvicinarla
a quella utilizzata nell'accordo sulle proprietà intellettuali (TRIPS) siglato
in ambito OMC. Ne propone, invece, un'altra molto più vicina a quella attuale.
Ossia: «un’indicazione o il nome di una regione, di un luogo determinato o di
un paese che serve a designare e/o ad identificare un prodotto agricolo o
alimentare». Questo prodotto, poi, deve essere originario di una regione, di un
luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese. E' a questa origine
geografica, inoltre, che deve essere attribuita una sua determinata qualità, la
sua reputazione o qualsiasi altra caratteristica. Infine, almeno una tra le
operazioni di produzione, trasformazione ed elaborazione, deve aver luogo
nell'area geografica determinata.
In deroga, alla citata definizione di DOP, il regolamento consente a
taluni prodotti di essere elaborati a partire di materie prime che provengono
da una zona geografica più ampia di quella di trasformazione o diversa da essa,
purché siano soddisfatte condizioni vincolanti. La zona di produzione della materia
prima, infatti, dev'essere delimitata e presentare condizioni particolari ed è
necessario che esista un adeguato sistema di controllo. I deputati, ampliano
questa possibilità anche alle IGP e prevedono, come ulteriore condizioni, che
il beneficiario della deroga indichi sull'etichetta o sull'imballaggio
l'origine delle materie prime.
Inoltre, facendo proprio un
emendamento proposto dai Verdi, il Parlamento chiede che, dopo un adeguato
periodo transitorio non più lungo di dieci anni, tutte le misure di produzione,
trasformazione e elaborazione debbano essere attuate nella zona geografica
delimitata. Inoltre, quando le materie prime provengono da una zona geografica
diversa oppure da una zona più ampia della zona di trasformazione, ciò può
essere autorizzato purché la zona di produzione della materia prima sia
delimitata, sussistano condizioni particolari per la produzione delle materie
prime ed esista un sistema di controllo adeguato.
Nomi generici, conflitti con varietà vegetali e razze animali, omonimia e
marchi
La proposta di regolamento,
come quello vigente, non consente la registrazione di indicazioni geografiche
divenute generiche, di nomi di varietà vegetali o di razze animali, nonché di
marchi esistenti. Tutte queste disposizioni sono state lasciate intatte dai
deputati.
Per «denominazione divenuta generica» si intende il nome che, pur
collegato col nome del luogo o della regione in cui un prodotto agricolo o
alimentare è stato inizialmente prodotto o commercializzato, è divenuto con il
tempo il nome comune che serve a qualificare un tipo di prodotto. La
Commissione, anni addietro, aveva proposto una lista di questi nomi generici,
ma il Consiglio non l'ha mai voluta adottare formalmente. In passato, ci sono
stati tentativi a livello internazionale (Codex Alimentarius) di far dichiarare
generico il Parmigiano Reggiano, nella sua accezione "parmesan".
Tentativi che, giustamente, sono falliti.
Per evitare di indurre i
consumatori in errore, non è possibile nemmeno registrare indicazioni geografiche
che corrispondono a nomi di varietà
vegetali o di razze animali. Il caso più noto, per quanto riguarda
l'Italia, è quello del basilico "genovese". Una multinazionale aveva
infatti registrato con questo nome una comune varietà di basilico che,
ovviamente, nulla aveva a che fare con la prestigiosa spezie ligure. La Regione
Liguria, dopo lunghi negoziati con la multinazionale, era riuscita a recuperare
il nome usurpatole, aprendo così la strada alla registrazione della DOP per il
suo famoso basilico.
Rispetto alle attuali
disposizioni, la Commissione propone l'introduzione di norme più chiare per
trattare i casi di omonimia o di
parziale omonimia. Infine, non è possibile registrare come DOP o IGP una
denominazione che, tenuto conto della fama di un marchio, della notorietà e della durata di utilizzazione dello
stesso, è tale da indurre il consumatore in errore quanto alla vera identità
del prodotto.
Disciplinari di produzione
Per beneficiare di una DOP o
di un'IGP, un prodotto agricolo o alimentare deve essere conforme ad un
disciplinare. La proposta di regolamento lascia pressoché immutati gli elementi
che devono figurare nel disciplinare (nome, descrizione del prodotto,
delimitazione della zona geografica, elementi che comprovano l'origine del
prodotto, descrizione del metodo di ottenimento, strutture di controllo e
etichettatura). E' però chiarito in cosa consistono gli elementi che debbono
giustificare il legame tra il prodotto e l'ambiente geografico da cui ha
origine.
I deputati, d'altra parte, per
quanto riguarda l'etichettatura, chiedono che siano precisate anche le
condizioni di utilizzazione dei termini geografici protetti sulle etichette di
prodotti elaborati, per designare i prodotti DOP o IGP utilizzati come
ingredienti. A loro parere, infatti, è necessario prevenire un riferimento
abusivo all'ingrediente IGP o DOP in
una denominazione di vendita, conferendo ai titolari di un'indicazione
geografica un diritto di controllo sull'utilizzazione di tale nome. I titolari
devono quindi poter esigere che l'utilizzazione del nome dell'IGP o della DOP
si limiti a una menzione nell'elenco degli ingredienti. Inoltre, se del caso,
il disciplinare dovrà segnalare la decisione del titolare del diritto di
procedere a talune operazioni di condizionamento unicamente nella zona di
produzione onde garantire gli elementi che giustificano il legame del prodotto
con il territorio.
Domande di registrazione
La proposta della Commissione
ha apportato diverse modifiche a questo capitolo al fine di delimitare meglio
le competenze proprie e degli Stati membri e chiarire gli elementi che devono
essere indicati nella domanda. Con l'esperienza è infatti emerso che il
trattamento di domande incomplete e la richiesta di informazioni supplementari
e integrative rendeva farraginoso tutto il sistema.
La domanda presentata alle
autorità nazionali, oltre al disciplinare di produzione, dovrà includere un
documento unico che sintetizza una serie di elementi essenziali. Per evitare
problemi nel corso dell'esame della domanda a livello comunitario, la proposta
introduce una nuova disposizione che impone a ogni Stato membro, nel corso
dell'esame preliminare, di concedere la possibilità alle parti legittimamente
interessate di opporsi entro un termine ragionevole. I deputati chiedono di
limitare questa possibilità a un periodo di sei mesi dopo la pubblicazione
della domanda.
Alla fine della procedura, le
denominazioni potranno godere di una protezione nazionale transitoria che,
terminato l'esame da parte dei servizi della Commissione, sarà poi sostituita
da quella comunitaria. Il Parlamento, in proposito, reintroduce il termine
massimo di sei mesi entro il quale l'Esecutivo deve esaminare la domanda e
precisa che, in questa fase, i servizi della Commissione dovranno disporre
anch'essi del disciplinare di produzione e non solo della scheda sintetica. Al
termine dell'esame, la Commissione dovrà pubblicare la domanda corredata dalla
scheda sintetica.
Per conformarsi alle decisioni
del panel OMC, la proposta integra e
modifica le disposizioni relative alle domande provenienti da paesi terzi.
Anzitutto è stata soppressa la condizione volta a limitare questa possibilità
unicamente ai Paesi in cui vigono regimi di tutela equivalenti che, tra le
altre cose, prevede una protezione analoga per i prodotti UE comunitari.
Inoltre, contrariamente al passato, il richiedente del paese terzo potrà
presentare la sua domanda di registrazione anche direttamente alla Commissione
invece di trasmetterla obbligatoriamente attraverso le proprie autorità
nazionali. La domanda, tradotta in una lingua ufficiale dell'UE, dovrà
includere gli stessi elementi richiesti per le domande comunitarie e la prova
che la denominazione è protetta nel suo paese d'origine. I deputati, aggiungono
però che qualora taluni elementi si rivelassero insufficienti, la Commissione
ha il diritto di esigere dal richiedente tutte le informazioni complementari
pertinenti, compresa la copia del disciplinare.
Registrazione e opposizione
La proposta della Commissione
riduce da 6 a 4 mesi il periodo concesso agli Stati membri o terzi e alle
persone fisiche o giuridiche legittimamente interessate per opporsi a una
domanda di registrazione. Tuttavia, mentre i cittadini comunitari dovranno
inoltrare questa opposizione attraverso le autorità nazionali, quelli dei paesi
terzi potranno anche farlo direttamente alla Commissione. Il Parlamento,
respingendo questa proposta, riporta a 6 mesi questo termine.
Se non giungono opposizioni o
se un'eventuale opposizione non è ritenuta motivata oppure se si trova un
compromesso, la Commissione procede alla registrazione della denominazione e la
pubblica sulla Gazzetta Ufficiale. Per i deputati, la registrazione (corredata
dal disciplinare, se si tratta di une denominazione di un paese terzo) ed il
registro stesso dovranno essere anche pubblicati su Internet e aggiornati
periodicamente.
Etichettatura e simboli distintivi
La proposta della Commissione
rende obbligatoria, e non più facoltativa, l'indicazione sull'etichetta dei
prodotti agricoli e alimentari originari della Comunità delle diciture
“denominazione d’origine protetta” e “indicazione geografica protetta” o le
loro rispettive abbreviazioni (“DOP” e “IGP”), nonché i simboli comunitari che
sono loro associati. I deputati concordano con questa impostazione, ma chiedono
che i simboli siano distinti da codici di colori diversi. Ad oggi, infatti,
l'unico elemento di differenziazione è rappresentato dalla dicitura che, tenuto
conto delle dimensioni del simbolo, è spesso illeggibile.
Per quanto riguarda i prodotti
dei paesi terzi, il Parlamento accoglie la possibilità offerta loro di indicare
in etichetta le denominazioni ma preclude l'utilizzo dei relativi simboli
comunitari. Inoltre, chiede che siano
chiaramente e visibilmente indicati nell'etichettatura il luogo di origine e di
trasformazione di ogni prodotto agricolo o alimentare commercializzato con una
denominazione registrata.
Controlli
Per poter funzionare, il
sistema delle DOP e IGP deve poter contare su un regime di controlli affidabile
in grado di garantire, soprattutto ai consumatori, che i prodotti acquistati
rispettano le disposizioni dei disciplinari di produzione. La proposta della
Commissione intende rafforzare questo aspetto del regolamento che, in passato,
ha creato alcuni problemi.
A tal fine, pone l'obbligo
generale a carico degli Stati membri di garantire anche per le DOP e le IGP un
piano di controlli pluriennale come definito dal regolamento (882/2004) sui
controlli ufficiali in agricoltura. Inoltre, attribuisce un potere
sanzionatorio agli organismi pubblici e privati incaricati di verificare il
rispetto del disciplinare. La proposta, poi, chiarisce alcune disposizioni
relative all'annullamento della registrazione in caso di infrazione alle norme
del disciplinare.
I deputati precisano che gli
Stati membri dovrebbero istituire un organismo ufficiale incaricato del
controllo e della sorveglianza del rispetto della regolamentazione comunitaria
in materia di indicazioni geografiche. Ai titolari, inoltre, danno la
possibilità di presentare ricorsi all'organismo di controllo nazionale
interessato al fine di chiedergli di intervenire per proteggere la loro
denominazione registrata. L'idea sarebbe, in sostanza, di istituire una rete di
organismi di controllo che assicuri il rispetto della regolamentazione comunitaria
per garantire la coerenza e l'efficacia del sistema di protezione delle
indicazioni geografiche in tutto il territorio dell'UE.
La proposta, prevede che i costi dei controlli siano a carico
degli operatori interessati. Tuttavia, il Parlamento, notando che gli organismi
di controllo possono essere di vario tipo nei diversi Stati membri, ritengono
che la modalità per il loro finanziamento non devono essere trattati dal
regolamento, lasciando ai singoli Stati membri la facoltà di decidere che
regime attuare.
In merito all'annullamento della registrazione, per i
deputati, la domanda di annullamento deve essere oggetto di una consultazione
delle parti interessate nello Stato membro in questione. Inoltre, per un
periodo di cinque anni dall'annullamento, la denominazione protetta non può
essere registrata in quanto marchio comunitario o nazionale.
Protezione
Il regolamento prevede una
tutela molto estesa delle indicazioni geografiche per evitare usurpazioni,
imitazioni o anche evocazioni che possano ingannare i consumatori. I deputati,
d'altra parte, propongono di rafforzare questa tutela per contrastare il
ricorso abusivo a queste denominazioni nei prodotti trasformati. Propongono
quindi che, sulle etichette di questi ultimi potrà essere menzionata la dicitura
del prodotto registrato unicamente se l'associazione che ha ottenuto il
riconoscimento lo autorizza.
Nel dibattito è
intervenuto GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE/DE-I)
a nome del Gruppo PPE/DE:
"Signor
Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il tema delle indicazioni
geografiche e delle specialità tradizionali per dei prodotti agricoli
alimentari rappresenta un importante strumento per lo sviluppo e la
sostenibilità dei prodotti di qualità.
In complesso ritengo assai positivo il lavoro
svolto dalla Commissione: dato che erano stati previsti due momenti di analisi
della domanda, uno nazionale e uno comunitario, era assolutamente necessario
garantirne il coordinamento.
Sono convinto che le maggiori responsabilità
affidate dagli Stati membri, i termini precisi che scandiscono la procedura e
il nuovo regime delle opposizioni rispondono a tale esigenza: un riconoscimento
più celere e più efficiente, un esame rapido, ma allo stesso tempo dotato della
caratteristica principale della completezza.
La possibilità di accedere al sistema europeo di
protezione dei prodotti agricoli per i paesi terzi rende necessario proteggere
il consumatore da un'erronea associazione tra i simboli comunitari e la
provenienza effettiva del prodotto. L'indicazione dell'origine del prodotto in
etichetta insieme alla diversificazione del colore dei loghi comunitari e
l'autorizzazione per l'uso della dicitura dei prodotti trasformati, sono tutte
novità che rispondono ad una maggiore tutela dei consumatori. D'altra parte
ritengo che queste misure incentiveranno i produttori a sfruttare meglio e di
più le diciture d'eccellenza proseguendo sulla linea di politica di qualità
agroalimentare di cui l'Unione europea è promotrice.
Infine sostengo gli emendamenti 48 e 50 volti a
consentire la collaborazione delle autorità regionali nella fase di verifica
nazionale ed una più forte tutela delle DOP e IGP rispetto ad altre formule di
tutela come i marchi. Spero che i colleghi condivideranno domani il mio punto
di vista approvando questi due emendamenti.
Infine rivolgo un apprezzamento alla Commissione,
che ha inteso inviare all'esame del Parlamento, al riguardo mi ricollego anche
a quanto detto prima dal collega, per queste procedure e il riconoscimento
delle produzioni di qualità, rispondendo così ad un'esigenza diffusa di
celerità, ma anche e soprattutto alla tutela dell'eccellenza delle aree rurali
europee."
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente
relazione:
-
Doc. A6-0033/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
regolamento del Consiglio relativo alle specialità tradizionali garantite dei
prodotti agricoli e alimentari
VERSO UNA PROTEZIONE CIVILE EUROPEA
Doc.: A6-0027/2006
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce uno
strumento di risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi
Procedura Consultazione legislativa - Dibattito:
13.3.2006 - Votazione 14.3.2006
Il Parlamento ha approvato la relazione sulla proposta di regolamento che
istituisce uno strumento di risposta rapida e di preparazione alle emergenze
gravi. I deputati chiedono che tale strumento sia anche rivolto alla prevenzione
delle catastrofi e che si proceda a una catalogazione delle fonti di
rischio. Sollecitano, inoltre,
particolare attenzione per le zone remote o insulari della Comunità e
l'applicazione dello strumento anche al di fuori dell'UE. E' poi sottolineato
il contributo dei volontari.
Terremoti, inondazioni,
uragani e incendi, ma anche incidenti industriali e atti terroristici hanno
conseguenze effettive o potenziali sulle persone, sui beni e sull’ambiente. Gli
Stati membri, per ragioni tecniche o finanziarie, sono spesso impreparati ad
affrontare gli scenari peggiori, ma la solidarietà comunitaria può colmare
queste lacune. La Commissione ha quindi presentato una proposta finalizzata a
istituire uno strumento di risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi
- valido per il periodo 2007-2013 - che dovrebbe servire a predisporre e
mettere in atto misure comunitarie di protezione civile.
La relazione suggerisce
numerose modifiche alla proposta originale. Innanzi tutto, è chiesto che il
regolamento sia adottato con la procedura
di codecisione e non con una mera consultazione del Parlamento. Per i
deputati, infatti, l'obiettivo principale del provvedimento è la protezione
della salute pubblica e dell'ambiente e, pertanto, la base giuridica cui
ricorrere dovrebbe essere l'articolo 175 del Trattato che, in materia
ambientale, prevede pari poteri legislativi tra il Parlamento e il Consiglio.
D'altra parte, sopprimono il riferimento al Trattato Euratom poiché ritengono
che gli incidenti nucleari dovrebbero essere oggetto di uno strumento
legislativo distinto.
Prevenzione, inventario dei rischi, sostegno tecnico e finanziario
Lo strumento è destinato a
sostenere e integrare le attività degli Stati membri finalizzate alla
protezione delle persone, dell'ambiente e dei beni in caso di emergenza grave.
Per i deputati, a questi obiettivi, va aggiunta la prevenzione. Ai loro occhi, tale questione è infatti essenziale,
poiché una gestione integrata delle emergenze comprende anche misure
preventive, oltre alla preparazione e alla risposta rapida. Tant'è che
propongono anche una modifica del titolo del regolamento per integrare questo
concetto.
Questi obiettivi, sono poi
completati dai deputati con la protezione della sanità e della sicurezza
pubblica e del patrimonio culturale. Inoltre, l'aiuto previsto dal regolamento
non deve essere solo finanziario, come proposto dalla Commissione, ma anche
tecnico. E' poi suggerito di prevedere anche un esame e una catalogazione
completi delle fonti di rischio nonché i mezzi che potrebbero essere mobilitati
per affrontare i vari tipi di emergenza grave, come pure misure volte ad
agevolare lo scambio di informazioni tra gli Stati membri.
Attenzione alle zone periferiche dell'UE e solidarietà internazionale
La relazione propone poi
l'introduzione di un articolo volto a precisare che il regolamento deve fornire
un'assistenza adeguata e equa a tutte le regioni, garantendo ai cittadini che
vivono nelle regioni periferiche,
isolate, insulari o remote non facilmente accessibili di godere di un
livello di sicurezza simile a quello di altre regioni dell'UE. Squadre per
interventi specializzati, è aggiunto, devono essere disponibili per tali
regioni.
I deputati, d'altra parte,
estendono la sua applicazione alle emergenze che si verificano anche all'esterno dell'Unione europea in
quanto reputano che la Comunità deve essere in grado di dimostrare la propria
solidarietà anche ai paesi terzi. Per questo motivo, chiedono che la dotazione
finanziaria dello strumento, per i sette anni, sia aumentata di 105 milioni di
euro per raggiungere un totale di 278 milioni. Gli interventi al di fuori
dell'Unione, è inoltre precisato, vanno coordinati con le Nazioni Unite.
Azioni ammissibili
La proposta della Commissione
prevede 14 tipi di azioni ammissibili che i deputati modificano parzialmente e
integrano con delle nuove. Tra queste figurano studi, indagini, modelli e
sviluppo di scenari di interventi di soccorso della protezione civile e stesura
di piani di emergenza. E' poi possibile finanziare azioni di assistenza allo
sviluppo di capacità e di coordinamento delle azioni, così come altre misure
volte a promuovere partenariati, a trasferire e condividere conoscenze,
tecnologie ed esperienze nonché ad armonizzare gli approcci. A questo
proposito, i deputati, pongono l'accento sul ruolo che deve svolgere la
Commissione nel contribuire alla cooperazione tra gli Stati membri.
Ma anche azioni di formazione
ed esercitazioni, progetti e programmi di dimostrazione e attività di
sensibilizzazione e divulgazione, così come misure di comunicazione per
promuovere la visibilità della risposta europea. Inoltre, l'intervento europeo
può includere il trasporto di personale esperto e di squadre di intervento e la
fornitura di mezzi e attrezzature adeguate nonché la promozione dell'attuazione
di programmi di valutazione dei rischi a livello locale e di preparazione a
catastrofi nelle scuole.
Il sostegno finanziario può
essere concesso a persone fisiche o giuridiche, di diritto pubblico o privato
in base alle potenzialità che le relative azioni hanno di apportare un
contributo tangibile e tempestivo alla realizzazione di una serie di obiettivi
definiti dal regolamento stesso. I deputati, d'altra parte, sottolineano l'importanza del volontariato e, a questo
proposito, puntualizzano che il contributo dei volontari deve sempre essere
fornito sotto il controllo e la supervisione delle autorità. Inoltre, i
volontari devono ricevere una formazione specifica «che potenzi le loro
capacità di individuare, rispondere e reagire ad una grave emergenza o ad una
catastrofe».
Valutazione
Le azioni finanziate dal
presente strumento dovranno essere oggetto di un monitoraggio periodico, al
fine di seguirne l’attuazione. In tale contesto, la Commissione dovrà
presentare, entro il 31 dicembre 2010, una relazione intermedia di valutazione
sui risultati ottenuti e sugli aspetti qualitativi e quantitativi connessi
all’applicazione del regolamento. Tale relazione, precisano i deputati, dovrà
contenere in particolare informazioni relative alle richieste presentate, alle
decisioni di sostegno adottate e alla liquidazione dell'assistenza finanziaria
concessa.
Inoltre, entro il 31 dicembre
2011, la Commissione presenterà una comunicazione sull’opportunità di
proseguire l’applicazione del regolamento e, entro il 31 marzo 2015, una
relazione di valutazione a posteriori.
Nel dibattito è
intervenuto MARCELLO VERNOLA
Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del
PPE/DE a nome del gruppo PPE-DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, a quanto ha detto il collega Papadimoulis
rispetto alle integrazioni che la commissione per l'ambiente ha fatto alla
proposta della Commissione con il principio dell'estensione del campo di
applicazione del regolamento all'inquinamento marino, vorrei aggiungere che non
oggi esistono altri specifici strumenti destinati alla gestione delle
conseguenze derivanti dai disastri marini.
Condividendo il lavoro fatto da Papadimoulis,
sostanzialmente all'unanimità, la commissione per l'ambiente ha approvato altri
specifici emendamenti da me proposti, fra cui la centralità dei problemi
ambientali nella gestione delle calamità; è stato chiesto alla Commissione di
garantire, nell'ambito dei diversi meccanismi e strumenti comunitari nel campo
della protezione civile, maggiore attenzione a favore delle regioni isolate e
più periferiche per peculiarità geografiche, territoriali e socio-economiche,
nonché di integrare nei moduli di insegnamento e nelle campagne di
comunicazione e di informazione le misure di protezione civile per aumentare la
consapevolezza della necessità di prevenzione, preparazione e risposta rapida
ai gravi incidenti e per garantire la partecipazione della società civile
all'azione preventiva e di risposta. In altre parole, occorre puntare sui
giovani, sull'educazione nelle scuole.
Un ultimo emendamento importante è stato approvato
dalla commissione per l'ambiente, ossia quello volto a valorizzare il
volontariato sia organizzato in gruppo che il singolo cittadino, in quanto
possono fornire servizi vitali in assenza di operatori d'emergenza il cui
arrivo può essere ritardato a seguito d'una grande catastrofe. Credo che con
queste proposte il regolamento assuma una visione estremamente più ampia nella
gestione delle emergenze gravi."
SATELLITI CONTRO I PESCHERECCI FANTASMA
Doc.: A6-0019/2006
Relazione su metodi di pesca più rispettosi dell'ambiente
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 14.3.2006 -
Votazione 15.3.2006
Per i deputati è essenziale raggiungere un equilibrio tra le esigenze socioeconomiche e la sostenibilità
ambientale. Pertanto, pur reputando importanti le considerazioni ecologiche
e la promozione di metodi di pesca rispettosi dell'ambiente, chiedono che le
future politiche di gestione delle attività di pesca non siano utilizzate per
penalizzare ulteriormente operazioni di pesca vitali sotto il profilo economico
e sociale. A tale proposito, inoltre, sottolineano l'opportunità di attivare un
meccanismo di sussidio o di compensazione a favore dei pescatori colpiti dagli
effetti negativi della pesca rispettosa dell'ambiente, in particolare quelli
attivi nelle aree meno sviluppate.
Al contempo occorre garantire una riproduzione soddisfacente consentendo ai
pesci di riprodursi e svilupparsi per un periodo specifico minimo. E' necessario
inoltre limitare ogni significativo impatto negativo della pesca sulla biodiversità marina, mediante la
creazione di riserve marine, la chiusura di zone in tempo reale ed altre misure
di gestione adeguate ed equilibrate, da applicare rigorosamente almeno fin
quando gli habitat marini non ritorneranno a livelli biologici sicuri.
I deputati, poi, esprimono particolare preoccupazione per il problema della
pesca fantasma e sollecitano la
Commissione ad adottare ogni misura idonea, a breve e a lungo termine, per
combattere il problema. In tale contesto, a loro parere, è assolutamente
essenziale sviluppare e applicare la tecnologia satellitare necessaria per
individuare la presenza di pescherecci non autorizzati in zone chiuse e nelle
zone marittime protette, al fine di garantire un'efficace protezione dei pesci,
del loro habitat critico e di altra biodiversità.
I deputati, inoltre, insistono affinché tutte le misure tecniche volte alla
protezione dell'ambiente marino e alla ricostituzione degli stock ittici si
basino sulla ricerca scientifica in materia di pesca. In tale ambito,
sottolineando la necessità di ridurre i
rigetti «che provocano effetti biologici dannosi ed hanno un impatto
economico negativo», sollecitano l'adozione di opportune misure tecniche, come
periodi e zone di divieto e regolamenti sulle dimensioni delle maglie, «tenendo
conto delle particolari caratteristiche di ciascuna zona marina in cui sono
attuate le misure tecniche di conservazione».
La Commissione è quindi invitata a presentare «senza ulteriori indugi»
proposte per progetti pilota intesi alla riduzione dei rigetti ed è esortata a
considerare l'opzione di vietarli, prevedendo però opportuni incentivi per i
pescatori. La Commissione dovrebbe anche promuovere attivamente l'adozione di
un piano d'azione internazionale FAO sulla riduzione delle catture accessorie.
La relazione coglie poi l'occasione per invitare la Commissione a evitare
obiettivi contrastanti e regolamenti superflui e ad avvalersi dell'opportunità
per semplificare il sistema
regolamentare globale. Per i deputati, d'altra parte, è necessario
sostenere le azioni intraprese nel quadro della PCP riformata al fine di
perseguire gli obiettivi della comunicazione della Commissione.
Più in particolare, occorre adottare un approccio decentralizzato che tenga
conto della specificità di particolari specie ittiche, sviluppare un processo
decisionale volto a definire requisiti specifici e misure adeguate a livello
locale e incrementare il sostegno tecnico e finanziario attraverso gli aiuti
pubblici ai consigli consultivi regionali. Infine, va sviluppata una ricerca
scientifica e tecnica condivisa a livello comunitario e occorre integrare norme
di pesca rispettose dell'ambiente nella gestione a lungo termine.
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti
relazioni:
-
Doc. A6-0037/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
regolamento del Consiglio recante abrogazione del regolamento (CE) n. 3690/93
che istituisce un regime comunitario che stabilisce le norme relative alle
informazioni minime che devono figurare nelle licenze di pesca
-
Doc. A6-0035/2006 - Risoluzione legislativa sulla proposta di
regolamento del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo di
partenariato tra la Comunità europea e gli Stati federati di Micronesia sulla
pesca negli Stati Federati di Micronesia
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
DIRITTI UMANI
-
Docc. B6-0150, 0151, 0154,
0169, 0187/2006 - Risoluzione
comune sul risultato dei negoziati relativi al Consiglio per i diritti umani e
sulla 62a sessione dell'UNCHR
Il Parlamento si compiace dell'istituzione del Consiglio
per i diritti umani delle Nazioni Unite, tuttavia sottolinea che la capacità
del CDU di proteggere i diritti dell'uomo dipenderà dalla volontà politica di
tutte le parti di farne un organismo forte ed efficace. Inoltre, invita tutti
gli Stati membri delle Nazioni Unite ad adoperarsi al fine di eleggere in
quest'organo i paesi candidati che presentano gli standard più elevati in
materia di diritti umani.
-
Docc. B6-0171, 0172, 0176,
0179, 0182, 0185/2006 - Risoluzione
sull'impunità in Africa e, in particolare, sul caso di Hissène Habré
-
Docc. B6-0167, 0173, 0175,
0177, 0181, 0184/2006 - Risoluzione sul
Kazakistan
-
Docc. B6-0168, 0174, 0178,
0180, 0183, 0186/2006 - Risoluzione sui
diritti umani in Moldova ed in particolare in Transnistria
-
Doc. B6-0148/2006 - Risoluzione sulla situazione dei diritti
dell'uomo nel Ciad
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente dichiarazione scritta:
ALLARGAMENTO
-
Doc. A6-0025/2006 - Relazione sul documento 2005 di strategia
per l'allargamento della Commissione
Turchia, Croazia, Macedonia e Balcani Occidentali hanno chiaramente una
prospettiva europea. E' quanto ribadisce il Parlamento in merito alla strategia
di allargamento, sottolineando tuttavia che ciò andrà realizzato solo se la
capacità di assorbimento dell'UE sarà soddisfatta e se questi paesi compiono
ulteriori progressi nei campi dei diritti umani e della pacifica convivenza tra
le etnie. Alle autorità croate è chiesto di permettere l'accesso al mercato
immobiliare a tutti i cittadini UE, senza alcuna discriminazione.
-
Doc. A6-0031/2006 - Relazione sulle ristrutturazioni e
l'occupazione
Le
ristrutturazioni aziendali possono creare ricchezza, ma vi si deve ricorrere
per salvare i posti di lavoro o migliorare la competitività delle imprese. E'
quanto afferma il Parlamento in una relazione che sollecita l'UE a stanziare le
risorse necessarie per meglio anticipare e accompagnare le ristrutturazioni ed
i loro effetti sociali. Per i deputati, la partecipazione dei dipendenti al
capitale della loro impresa può costituire un adeguato strumento per
coinvolgerli maggiormente nelle decisioni preliminari alle ristrutturazioni.
Chiedono poi un corretto uso dei fondi comunitari per evitare il "turismo
delle sovvenzioni" e una riforma degli aiuti di Stato. E’ anche necessario
investire di più nella ricerca e agevolare la mobilità dei lavoratori.
-
Doc.
A6-0028/2006 - Risoluzione sulla
protezione sociale e sull'inclusione sociale
-
Doc. A6-0036/2006
- Risoluzione su un modello europeo di
società dell'informazione per la crescita e l'occupazione
SANITA' PUBBLICA
-
Doc. A6-0030/2006 - Relazione sulla proposta di decisione che
istituisce un programma d'azione comunitaria in materia di salute e tutela dei
consumatori (2007-2013) - Aspetti sanitari
Il Parlamento, in prima lettura della procedura di codecisione, ha adottato
una relazione sulla proposta di decisione che istituisce un programma d'azione
in materia di salute e tutela dei consumatori. I deputati propongono di
scindere il programma, e di aumentarne la dotazione fino a 1,5 miliardi di
euro, per sette anni, al fine di tenere conto delle nuove azioni e misure che
chiedono di introdurre.
AMBIENTE
-
Doc. B6-0170/2006 - Risoluzione sui preparativi delle riunioni
COP-MOP sulla diversità biologica e sulla biosicurezza a Curitiba, Brasile
Il Parlamento è preoccupato per la continua perdita della biodiversità e
chiede quindi a Commissione e Stati membri di agire con più determinazione per
arginare questo fenomeno. Auspica anche l'adozione di un regime in grado di
accertare la legalità di organismi vivi modificati importati e di vigilare
affinché non sia indebolita la moratoria sulle tecnologie
"terminator". Per proteggere la biodiversità marina, i deputati
chiedono anche di esaminare la possibilità di vietare la pesca a strascico.
-
Docc.
B6-0149, 0153, 0155, 0163, 0164, 0165/2006 - Risoluzione sul quarto Forum mondiale dell'acqua (Città del Messico,
16-22 marzo 2006)
-
Doc.
A6-0044/2006 - Risoluzione sulla
strategia comunitaria sul mercurio
BILANCIO
-
Doc.
A6-0058/2006 - Risoluzione sugli
orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2007 - Sez. I, II, IV, V, VI,
VII, VIII(A) e VIII(B) e sul progetto preliminare di stato di previsione del
Parlamento europeo (Sez. I) per la procedura di bilancio 2007
-
Doc.
A6-0057/2006 - Proposta di regolamento
del Consiglio recante modifica del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002, che
stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità
europee
GIURIDICA
-
Doc.
A6-0049/2006 - Raccomandazione destinata
al Consiglio sulla valutazione del mandato d'arresto europeo
-
Doc.
A6-0050/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica
la direttiva 77/91/CEE per quanto riguarda la costituzione delle società per
azioni e la salvaguardia e le modificazioni del loro capitale sociale
VARI
-
Doc.
A6-0022/2006 - Risoluzione sulla
revisione strategica del Fondo monetario internazionale
-
Doc. A6-0029/2006
- Risoluzione legislativa sulla proposta
di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la
Comunità europea e l'Ucraina su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES - MINISESSIONE
22 - 23 MARZO 2006
ENERGIA
VERSO UNA POLITICA
ENERGETICA COMUNE
Docc. B6-0189, 0192, 0198, 0202/2006
Risoluzione comune sulla sicurezza dell'approvvigionamento di energia
nell'Unione europea
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
22.3.2006 - Votazione: 23.3.2006
Il Parlamento chiede una politica energetica europea più ambiziosa e
comune, che preveda anche la solidarietà tra gli Stati membri in materia di
approvvigionamenti. Allarmati del patriottismo economico nazionale, i deputati
chiedono lo sviluppo delle reti transeuropee, delle fonti rinnovabili e della
ricerca e il miglioramento dell'efficienza energetica. Sollecitando una più
intensa cooperazione internazionale, temono che dall'intesa tra Russia e
Algeria emerga un nuovo cartello del gas.
Il Parlamento accoglie con favore il nuovo Libro verde della Commissione su una
politica energetica sicura, competitiva e sostenibile per l'Europa. Tuttavia,
rileva che il Libro verde «non propone nuovi obiettivi e non avanza proposte
concrete che rispondano ai recenti appelli in vista di una politica energetica
comune». Sollecita quindi la Commissione e il Consiglio ad assicurare un
processo politico rapido, al fine di pervenire quanto prima ad una politica energetica europea «più ambiziosa»,
che comprenda un piano d’azione concreto che veda anche la partecipazione del
Parlamento europeo.
Per i deputati, d'altra parte, il Libro verde «non
tratta di settori fondamentali che dipendono in ampia misura da fonti di
energia importate», in particolare i trasporti e l'aviazione e chiede alla
Commissione di reagire ai recenti inviti riguardanti una politica energetica comune. Gli Stati membri sono comunque invitati
ad elaborare un piano energetico di prospettiva basato su previsioni di medio e
lungo termine riguardanti la gestione delle forniture e della domanda. In tale
ambito dovrebbero anche dichiarare quali mezzi intendono usare per soddisfare
la domanda energetica, in termini sia di produzione nazionale che di
importazioni, precisando gli effetti di questo equilibrio per quanto riguarda
le emissioni di gas ad effetto serra.
Solidarietà nell'Unione
Il Parlamento sottolinea che «un elemento
essenziale» della politica energetica comune dovrebbe consistere in una «solidarietà rafforzata tra gli Stati membri
in caso di difficoltà correlate alla sicurezza fisica delle infrastrutture e
alla sicurezza dell’approvvigionamento». Al riguardo chiede inoltre che, nel
porre in atto la politica energetica a livello nazionale, si segua un approccio
«basato sull'equità e sulla responsabilità condivisa». Occorre pertanto che, al
momento dell'adozione delle decisioni strategiche, vengano consultati anche
quei partner fra gli Stati membri dell'UE che potrebbero essere interessati
dalle decisioni stesse.
I deputati si dicono poi favorevoli ad un
rafforzamento della politica europea di
vicinato, in particolare per quanto riguarda la cooperazione con i paesi
vicini nel settore dell'energia, includendo le infrastrutture di trasporto, cui
andrebbe accordata una particolare assistenza finanziaria. La cooperazione in
materia di politica energetica dovrebbe anche essere integrata nei piani
d'azione elaborati nel quadro della politica europea di vicinato.
Un mercato interno ben funzionante
Il Parlamento si dice «fermamente convinto» che un
ruolo essenziale per mantenere la sicurezza degli approvvigionamenti è
sostenuto dalla rapida trasposizione delle attuali disposizioni UE da parte di
tutti gli Stati membri per giungere ad un mercato interno pienamente
funzionante nel settore dell'elettricità e del gas «in modo da promuovere la
competitività, la trasparenza e l'efficienza energetica». Esprime quindi
profonda preoccupazione per la distorsione
del mercato interno causata da misure
protezionistiche a sostegno di aziende leader a livello nazionale e
sollecita la Commissione ad assicurare la piena attuazione delle disposizioni
relative al mercato interno, al fine di assicurare una concorrenza equa e non
discriminatoria ed evitare la formazione di mercati dell’energia
oligopolistici.
Facendo proprio un emendamento proposto dai Verdi,
il Parlamento invita inoltre la Commissione «a reagire con forza al dominio del
mercato e alle imperfezioni del mercato» sottoponendo anche una serie di azioni
e strumenti concreti. Oltre a ciò, chiede una cooperazione più stretta tra le
autorità europee e nazionali garanti della concorrenza «al fine di fornire una
risposta coordinata e veramente europea all’emergere del patriottismo economico
nazionale».
Per eludere strozzature, aumentare la sicurezza
dell’approvvigionamento e completare il mercato interno, i deputati chiedono al
Consiglio di accettare la posizione del Parlamento sulle priorità delle reti transeuropee. Inoltre, sollecitano
gli Stati membri a creare un mercato interno dell’energia giungendo ad un equilibrio tra fonti di approvvigionamento
interne ed esterne, assicurando l’interoperabilità delle reti energetiche
nazionali e creando un ambiente competitivo per l’energia, disaggregando le
funzioni di fornitura da quelle di distribuzione e garantendo al contempo la
concorrenza tra i distributori.
Il Parlamento riconosce poi la crescente importanza del gas, visto l’aumento
della sua quota sull'energia totale, e la necessità di ricorrere a strategie
differenti per assicurare la sicurezza dell'approvvigionamento di gas, «quali
lo sviluppo di terminal e di strutture di immagazzinamento di GNL oltre che di
nuovi oleodotti». D'altra parte considera che l'intesa tra Russia e Algeria
«potrebbe essere il primo passo verso la costituzione di una OPEC del gas» con
importanti conseguenze a medio e lungo termine sia sul prezzo del gas sia sulla
sicurezza dell'approvvigionamento.
In merito all'energia
nucleare, approdata nel dibattito politico europeo sul mix energetico, i
deputati ritengono che, se la produzione di energia nucleare continuerà a
svolgere un ruolo in taluni Stati membri, «le decisioni a tale proposito
potranno essere prese solo a livello degli Stati membri nel quadro della
sussidiarietà». Al riguardo, approvando un emendamento proposto dal PPE/DE, il Parlamento
riconosce il ruolo che l'energia nucleare svolge attualmente in alcuni Stati
membri «per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di elettricità nel
quadro del mix energetico e come strumento per evitare le emissioni di CO2».
Efficienza energetica
Per i deputati, la Commissione dovrebbe proporre
«misure concrete» in materia di energia e ad investire «con urgenza e in modo
massiccio» in un’economia veramente efficiente dal punto di vista energetico
«per diminuire drasticamente la nostra dipendenza dai combustibili fossili e
divenire entro il 2020 l'economia più efficiente del mondo dal punto di vista
energetico». Sarebbe inoltre opportuno che la Commissione insistesse sempre
«sul ruolo chiave svolto dalla conservazione e dall’efficienza energetiche
nella riduzione della dipendenza energetica».
La prima priorità d’azione, per il Parlamento,
dovrebbe essere nel campo delle misure
di gestione della domanda al
fine di migliorare l’efficienza dell’utilizzo energetico e ridurre il consumo
mediante la conservazione. A tale riguardo, però, «deplora profondamente» il
ritardo nella presentazione di proposte per il settore dei trasporti. I
deputati, rilevano inoltre il potenziale economico rappresentato dal risparmio
almeno del 20% dell’energia consumata e segnalano che tale potenziale crescerà
con l’aumento dei prezzi dell’energia, i miglioramenti tecnologici e le
economie di scala.
Osservando poi che il settore edilizio,
responsabile di oltre il 40% di tutto il consumo energetico nell’UE-25,
costituisce il singolo maggiore consumatore di energia e l'aumento dei prezzi
dell'energia colpisce soprattutto le fasce socialmente svantaggiate, i deputati
incoraggiano la Commissione e gli Stati membri ad elaborare un'iniziativa
europea coordinata per migliorare il parco
immobiliare europeo, «che proponga soluzioni finanziarie innovative in
stretta collaborazione con la Banca europea per gli investimenti».
Fonti di energia sostenibili
Sottolineando «l’importanza eccezionale» delle
fonti di energia rinnovabile e dell’efficienza energetica, il Parlamento chiede
quindi alla Commissione e al Consiglio di proporre nuovi obiettivi e azioni ambiziosi in tale ambito per il periodo
successivo al 2010, al fine di garantire uno sviluppo più rapido in ciascuno
Stato membro. Nel ribadire poi il suo fermo sostegno alle FER, il Parlamento
invita gli Stati membri a raddoppiare gli sforzi intesi a portare la quota delle energie rinnovabili nel
consumo globale di energia al 12% e nella produzione di elettricità al 22,1%
entro il 2010. Accoglie quindi favorevolmente l'adozione della direttiva
sull'elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili, le nuove iniziative
avviate dalla Commissione nel suo piano d'azione sulla biomassa e la proposta
sui biocarburanti.
D'altra parte, i deputati ritengono che la
Commissione dovrebbe presentare «urgentemente» delle proposte volte ad
accelerare il ricorso alle pile a
idrogeno e a combustibile e rilevano che la biomassa in genere può contribuire a far fronte al fabbisogno
energetico dell'Unione mediante la combustione convenzionale. Visti i vantaggi
che il reddito aggiuntivo apporta ai settori agricolo e silvicolo, la
Commissione è quindi invitata ad attuare un programma accelerato per
organizzare, nel più breve tempo possibile, la produzione, la raccolta di
residui agricoli e silvicoli, la pirolisi e l'uso del gas prodotto. E' poi
sottolineata la necessità di una direttiva concernente il riscaldamento e il raffreddamento mediante fonti di energia
rinnovabile per assicurare una maggiore penetrazione nel mercato delle fonti
rinnovabili nel settore del riscaldamento.
Ricerca e sviluppo
La risoluzione riconosce
l'importanza di aumentare gli investimenti nella R&S, di trarre vantaggio
dalle tecnologie esistenti e di promuoverne nuove per mantenere ai primi posti
la competitività dell'Europa e di creare nuovi posti di lavoro di lungo termine
e sostenibili. Per i deputati vi è un considerevole margine di miglioramento
per le fonti di energia rinnovabili
e per un mercato mondiale di apparecchiature e sistemi basati su tali fonti,
pertanto invitano l'Unione europea a prevedere nel suo settimo programma quadro
di ricerca, tecnologie di energia rinnovabile dotate di risorse sufficienti,
nonché ad assistere le PMI in questo settore.
Chiedono inoltre che nel Settimo programma quadro
vengano svolte ricerche sulla biomassa, su tutte le fonti energetiche
rinnovabili (inclusa l'energia marina e l'immagazzinamento dell'energia) e
sulla tecnologia per la gasificazione del carbone, «per ridurre le emissioni
inquinanti e creare un mercato globale in tale settore».
Dicendosi poi favorevole a promuovere la ricerca e
lo sviluppo per quanto concerne l'efficienza delle centrali elettriche convenzionali che continueranno ad incidere
fortemente nella produzione di elettricità, i deputati ritengono che la
conoscenza della tecnologia in materia di fusione
nucleare e la sua applicazione «abbiano valore strategico e debbano
pertanto essere sviluppate ulteriormente nell'UE». Infine, rilevano che gli
accordi volontari sarebbero altresì utili per potenziare gli sforzi di ricerca
e sviluppo da parte delle società operanti nel settore del petrolio e del gas,
«come parte delle loro responsabilità sociali d’impresa», ai fini della messa a
punto di nuove tecnologie in campo energetico.
Garantire gli approvvigionamenti
Le recenti controversie fra la Russia e i suoi
vicini sui prezzi del gas, nonché il recente aumento del prezzo del petrolio
greggio, secondo il Parlamento hanno messo in evidenza la vulnerabilità delle
forniture e della distribuzione di energia. In proposito, rileva che la
politica energetica in senso stretto va collegata alla politica estera e di
sicurezza e invita l'UE a prendere l'iniziativa di avviare un'ampia cooperazione con tutti i paesi grandi
consumatori di petrolio e di gas – come Stati Uniti, Giappone India e Cina
– al fine di elaborare una strategia globale completa per organizzare la
domanda e «combinare gli sforzi intesi a contrastare l'oligopolio della
produzione».
Il Parlamento, inoltre, insiste sul fatto che
questa strategia dovrebbe anche promuovere le migliori tecnologie in vista del
risparmio e dell'efficienza energetici, nonché l'uso di fonti di energia
alternative. Per i deputati occorre poi integrare nella nuova diplomazia
energetica dell'UE un dialogo costruttivo con tutti i principali consumatori di
energia sull'efficienza energetica e la conservazione dell'energia. Si
tratterebbe di fissare norme minime di
efficienza, da armonizzare progressivamente, per prodotti di interesse
globale quali le automobili, le apparecchiature, l'elettronica di consumo e le
attrezzature per ufficio, e di promuovere a livello mondiale l'integrazione
delle considerazioni ambientali nelle decisioni in materia di trasporti e di
energia.
Accogliendo un emendamento del PSE, il Parlamento
ribadisce che andrebbero sviluppate nuove strategie, atte a ridurre la
possibilità di utilizzo dell’uranio e delle scorie nucleari per la produzione e
la proliferazione di armi nucleari.
Sollecita pertanto la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a dare il
loro pieno appoggio alle proposte dell’AIEA volte a multilateralizzare la
fornitura di materiale fissile per la produzione di energia nucleare.
Nel riconoscere, poi, l'importanza di mantenere buone relazioni politiche con i paesi partner
che sono i principali fornitori di energia dell'UE, i deputati ritengono
che una visione comune su una strategia in materia di sicurezza
dell'approvvigionamento dovrebbe rispettare le differenze geografiche,
economiche, regionali, climatiche e strutturali degli Stati membri. Ma
sottolineano anche che una politica attiva a sostegno di riforme democratiche,
lo sviluppo della società civile e il progresso sociale nei paesi produttori di
energia e in quelli con strutture di transito «contribuiranno in modo sostanziale
alla stabilità politica di lungo termine, necessaria per la sicurezza
dell'approvvigionamento e della distribuzione di energia».
Commissione e Consiglio sono poi invitati a
proporre un sistema di mediazione riconosciuto a livello internazionale per i
casi di conflitti e dispute concernenti la fornitura e la distribuzione di
energia e a mettere a punto un approccio modello alla gestione internazionale
della distribuzione di energia.
Nel dibattito è
intervenuto RENATO
BRUNETTA (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Industria, ricerca ed energia:
"Signor
Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, per costituire una politica
d'energia comune la Commissione deve innanzitutto portare a termine la
liberalizzazione del mercato del gas e dell'elettricità. Basta con le
asimmetrie, basta con i furbi. La Commissione deve contrastare tutte le misure
intese a bloccare la libera circolazione dei capitali, evitando tutte le forme
di distorsione della concorrenza causate dal supporto protezionistico dei
governi ai campioni nazionali,
ne va della sua stessa credibilità, signor Commissario.
L'energia, come si sa, è al tempo stesso una
fattore di produzione e un bene di consumo, entrambi essenziali per lo sviluppo
della nostra economia e per mantenere standard di vita elevati. La politica
energetica comune, assieme ad una politica estera comune, sono gli strumenti
per perseguire questi obiettivi nell'Europa allargata. Questo è il punto
politico, ne saremo capaci?
L'Europa è divisa su due fronti: chi ha fiducia
nella Russia e chi è ipercritico nei suoi confronti, anche se dipende quasi
esclusivamente dalle sue risorse energetiche. Nel mercato energetico europeo la
Russia è un fornitore inevitabile, al quale non si può tuttavia restare troppo
legati. La diversificazione dell'approvvigionamento energetico è, dunque,
essenziale ed è fondamentale trovare soluzioni europee nel campo
dell'approvvigionamento. Insomma, dobbiamo parlare con una voce sola, ne saremo
capaci?
Diversificare le risorse dell'approvvigionamento
sembra una risposta obbligata, così come migliorare le reti di trasporti di
energia, i gasdotti e i porti. E' importante sviluppare una dimensione energia
nella strategia e sicurezza dell'Unione europea e incrementare gli investimenti
pubblici e privati nelle risorse alternative e in quelle rinnovabili. Ne saremo
capaci?
Insomma una politica dell'energia come
costituzione materiale della nuova Europa, è questo il messaggio da dare ai
nostri cittadini, ne saremo capaci?"
SFIDE DEMOGRAFICHE: FAVORIRE LE FAMIGLIE E LA
NATALITÀ
Relazione sulle sfide demografiche e la solidarietà tra generazioni
Procedura: Iniziativa - Dibattito:
23.3.2006 - Votazione: 23.3.2006
Il Parlamento ha
adottato una relazione sui cambiamenti demografici e sulle sfide che essi
comportano. I deputati chiedono che siano soppressi gli ostacoli alla
protezione della famiglia, anche per favorire un aumento della natalità.
Occorre poi prolungare la vita lavorativa, sviluppando al contempo adeguati regimi
pensionistici integrativi e promuovendo orari di lavoro flessibili e part-time. E’ infine necessario attuare una
politica dell’immigrazione equilibrata.
A fronte dei cambiamenti demografici e
dell'invecchiamento della popolazione europea, il Parlamento ha adottato - con
448 voti favorevoli, 70 contrari e 22 astensioni - la relazione che sottolinea
come il cambiamento demografico e le sue conseguenze sulla società rivestano
un'importanza fondamentale per il futuro degli Stati membri e dell'Unione. La
Commissione è quindi invitata a tenerne adeguatamente conto in tutte le
attività dell'Unione, anche perché i mutamenti demografici in corso, associati
a una ridotta crescita economica e al persistere di un alto tasso di
disoccupazione, aumenteranno la portata di tali sfide «in modo esponenziale».
La crescita deve pertanto essere incrementata e l'elevato tasso di
disoccupazione ridotto, così da contrastare le conseguenze negative del
mutamento demografico.
Per i deputati, in presenza di un diffuso calo della
natalità, la crescita economica può essere garantita attraverso misure
finalizzate all'innalzamento del tasso di occupazione, all'innovazione e al
miglioramento della produttività, nonché attraverso la modernizzazione dei
sistemi di protezione sociale. Inoltre, date le differenze fra i vari Stati
membri, il Parlamento propone al riguardo un approccio diversificato a seconda
delle regioni e subregioni di ciascun paese.
Il Parlamento, peraltro, deplora che il Libro Verde «non
ponga in risalto l'importanza della salute riproduttiva e sessuale
contestualmente ai cambiamenti demografici» e sottolinea che l'infertilità crescente, soprattutto nelle zone
fortemente industrializzate, interessa fino al 15% delle coppie in alcuni paesi
europei. Esprime poi disappunto sul fatto che il Libro verde non abbia tenuto
conto del numero crescente di
famiglie monoparentali, dirette per l'85% da donne e soggette a un più
elevato rischio di povertà e, quindi, bisognose di sostegno specifico.
E' inoltre sottolineato che, tenuto conto delle sfide
sociali ed economiche derivanti dal decremento del tasso di natalità, è «nell'interesse di tutta la
società» creare le condizioni favorevoli affinché le coppie abbiano il numero
di bambini che desiderano, così come la necessità di agire per sostenere la maternità e la paternità.
Il Parlamento ritiene, infatti, che la decisione di limitare il numero di figli
o di rinviarne la nascita non corrisponde ad una scelta bensì ad una preferenza
forzata, «imposta dalla difficoltà di conciliare lavoro e vita privata
familiare».
Il Parlamento richiede quindi agli Stati membri di
impegnarsi per sopprimere gli ostacoli alla protezione delle famiglie,
in particolare migliorando la compatibilità degli orari lavorativi con quelli
scolastici, promuovendo al tempo stesso la flessibilità dell'orario di lavoro e
«combattendo la cultura dell'orario prolungato». Dovrebbero inoltre promuovere
provvedimenti fiscali atti a incentivare l'aumento della natalità e altre
politiche fiscali più favorevoli alla famiglia nonché incoraggiare la creazione
e l'attivazione di scuole locali più prospere e di strutture di assistenza di
elevata qualità e prezzi accessibili per bambini e altre persone dipendenti.
E' anche richiamata l'attenzione sulla necessità di
garantire alle donne, dopo il parto, tutela e sostegno specifici, «specie alle
madri nubili». Gli Stati membri dovrebbero inoltre continuare a promuovere
l'uguaglianza sul posto di lavoro e rinnovare gli sforzi per promuovere
l'uguaglianza nell'ambiente domestico. E' infine necessario migliorare
l'accesso al mercato degli alloggi, ad esempio agevolando l'accesso ai prestiti
ipotecari, e accrescere la disponibilità di abitazioni dignitose, in
collegamento con lo sviluppo e la pianificazione urbani e rurali.
In tale contesto, osservano tuttavia i deputati, emerge
il forte rischio che gli impegni finanziari dei governi si rivelino
insostenibili a lungo termine. A loro parere è dunque necessario attuare una
riforma nel campo della sicurezza sociale ed andare oltre il concetto di Stato
sociale, orientandosi piuttosto verso una "società del welfare",
«in cui tutte le parti sociali riconoscano la necessità di sostenersi l'un
l'altra al fine di un reciproco rafforzamento».
Il Parlamento ritiene inoltre che le imprese private
europee abbiano un ruolo cruciale da svolgere per la promozione e l'attuazione
attiva delle pari opportunità. Dovrebbero pertanto farsi carico della loro
responsabilità sociale ed affrontare le sfide poste dall'invecchiamento della
popolazione con iniziative quali la promozione
di orari di lavoro flessibili,
lavoro a tempo parziale, in particolare per quanto riguarda i genitori, i
futuri genitori ed i lavoratori più anziani. Gli Stati membri dovrebbero
inoltre incoraggiare le imprese a sviluppare il telelavoro ed è necessario poi
che le parti sociali garantiscano un mercato del lavoro «accogliente», dove si
possano creare più posti di lavoro flessibili.
Per quanto riguarda i lavoratori più anziani, i deputati
incoraggiano gli Stati membri ad abolire qualsiasi disincentivo a prolungare la vita lavorativa, e ad
esaminare diverse possibilità di convincere i lavoratori in età pensionabile a
rinunciare ad una quota della pensione, continuando nel frattempo a fruire di
una retribuzione lavorativa. In proposito, gli Stati membri e le aziende
private sono incoraggiate ad «abolire il sistema automatico in base al quale ad
una maggiore età corrisponde un livello più elevato di retribuzione». Il Parlamento ritiene infatti che alcuni lavoratori
vicini al pensionamento, pur apprezzando una certa retribuzione, «potrebbero
non avere bisogno della medesima retribuzione o dello stesso orario dei primi
anni». E' quindi sottolineata l'importanza di «configurazioni lavorative più
flessibili», come ad esempio il lavoro part-time, quale potenziale soluzione
per gli ultimi anni di lavoro.
Pur nella consapevolezza che i sistemi pensionistici
rientrano nelle competenze degli Stati membri, i deputati ritengono che, in
merito all'ammissibilità delle pensioni, i lavoratori del settore pubblico e
privato dovrebbero essere trattati nello stesso modo ed i paesi europei
dovrebbero attribuire maggiore importanza ed investire più energie nello
sviluppo di adeguati regimi pensionistici integrativi e nell'incentivare
il risparmio privato. A loro parere, inoltre, tenuto conto dell'aumento della
vita media e del miglioramento generale delle condizioni di salute, è dunque
possibile, «dal momento che si vive più a lungo, lavorare anche più a lungo». I
governi dovrebbero quindi prendere in considerazione l'eventualità di adottare
incentivi finanziari per incoraggiare le persone in questo senso.
Nell'attuale situazione di calo demografico e
contemporaneo invecchiamento della popolazione, le politiche
dell’immigrazione intese a promuovere l’integrazione economica, sociale e
giuridica degli immigrati rivestono un’importanza vitale per realizzare un
equilibrio fra i diritti e le responsabilità rispettive di immigrati e società
di accoglienza. Condizioni essenziali di tale processo di integrazione sono
quindi il trattamento paritario attraverso l’eliminazione di tutte le
discriminazioni contro gli immigrati e i loro figli ed uno stretto allineamento
con le politiche in materia di occupazione e di affari sociali.
Inoltre, nelle regioni dell'Europa orientale esiste un
massiccio movimento migratorio di giovani donne, pertanto tali regioni
richiedono una politica economica ed occupazionale responsabile, grazie anche
ad un impiego mirato dei Fondi strutturali. Pur riconoscendo che la gestione
dell'immigrazione rientra nelle competenze degli Stati membri, i deputati
ritengono che vadano compiuti maggiori sforzi in materia di istruzione e
sviluppo di competenze per gli immigrati e le comunità etniche.
Infine, il Parlamento sottolinea che le politiche volte a
privilegiare l'immigrazione di manodopera specializzata onde rafforzare le
economie dell'UE sono anche responsabili dell'effetto diametralmente opposto di
indebolire le economie dei paesi d'origine. E' quindi necessario che gli Stati
membri riconoscano le proprie responsabilità al riguardo.
Nel dibattito è
intervenuta AMALIA SARTORI (PPE/DE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi,
ringrazio anch'io il relatore per questo ottimo lavoro svolto. Per quanto mi
riguarda, le questioni che voglio mettere in evidenza sono le due grandi sfide
di fronte alle quali noi ci troviamo: la prima, quella di un mondo che
invecchia e al quale vogliamo garantire una vecchiaia la migliore possibile e
dignitosa, e nel contempo la mancanza di nascite; vogliamo che nel nostro
continente si riprenda una giusta corrispondenza con le aspettative delle donne
e dei nostri paesi.
Per affrontare la prima sfida è necessario seguire
due politiche: una è abolire qualsiasi disincentivo a prolungare la vita
lavorativa, da un lato, e quindi consentire tutte le politiche volte a
permettere alle persone anziane di rimanere il più a lungo possibile coinvolte
direttamente nel mondo del lavoro e l'altra politica è offrire agli anziani la
possibilità di rimanere il più lungo possibile all'interno della loro comunità.
Tutte le politiche sociali vanno rivolte a questo obiettivo: rimanere
nell'ambito familiare, nell'ambito della propria casa e, solo come estrema ratio,
l'istituzionalizzazione.
Per quanto riguarda la politica della natalità,
credo che come sempre nella vita aiutino i fatti concreti. Va osservato come in
questi ultimi anni, un esempio interessante è la Francia, proprio i paesi che
hanno fatto di una nuova fiscalità una politica intelligente, hanno poi
ottenuto buoni risultati. Quindi nuova fiscalità, grandi possibilità di lavoro
per le donne, la possibilità di entrare nel mondo del lavoro e sicuramente una
nuova e diversa qualità di servizi."
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
VERSO UN
CODICE CIVILE EUROPEO?
Doc. A6-0055/2006
Relazione sul diritto
contrattuale europeo e la revisione dell'acquis: prospettive per il futuro
Procedura:
Iniziativa - Dibattito: 22.3.2006 - Votazione:
23.3.2006
Il Parlamento ha
adottato una relazione d'iniziativa sul diritto contrattuale europeo e la
revisione dell'acquis. Sottolineando l'importanza dell'iniziativa, i deputati
auspicano che il futuro quadro normativo sia applicabile ai contratti tra le
imprese ma anche alle operazioni tra queste ultime e i consumatori. Chiedono
poi che siano rispettati le tradizioni e gli ordinamenti giuridici diversi e
lanciano un monito sui rischi che comportano disposizioni giuridiche troppo
dettagliate.
La comunicazione della
Commissione sulla revisione del diritto contrattuale europeo presenta il
seguito che intende dare al piano d'azione del 2003 alla luce delle reazioni
espresse dalle istituzioni dell'UE, dagli Stati membri e dalle parti
interessate. Essa delinea come verrà sviluppato il "quadro comune di
riferimento" (QCR) per migliorare la coerenza dell'acquis attuale e futuro
e definisce programmi specifici per quelle parti dell'acquis che attengono alla
tutela dei consumatori. La comunicazione descrive inoltre le iniziative in
programma per la promozione di condizioni contrattuali standard applicabili in
tutta l'Unione europea e si propone di proseguire la riflessione
sull'opportunità di uno strumento opzionale.
Nel ribadire che un mercato interno omogeneo non può
essere pienamente funzionale «se non si compiono ulteriori passi verso
l'armonizzazione del diritto civile», la relazione afferma, tuttavia, che «non
è assolutamente chiaro» dove l'iniziativa della Commissione «porterà in termini
di risultati pratici e se darà luogo a uno o più strumenti vincolanti e su
quale base giuridica».
In proposito, il Parlamento sottolinea anche l'opinione
diffusa che, probabilmente, il risultato a lungo termine sarà la redazione di
un codice di doveri «o perfino di un vero e proprio codice civile europeo» e
che, in ogni caso, «il progetto è di gran lunga la più importante iniziativa
intrapresa nel campo del diritto civile». Invita quindi la Commissione ad
avvalersi «senza indugio» dell'attività dei gruppi di ricerca in materia di
definizione del diritto contrattuale europeo e della rete per un quadro comune
di riferimento, al fine di utilizzarne i risultati per la revisione dell'acquis
nel settore del diritto civile e, successivamente, «per lo sviluppo di un
diritto civile comune».
Per quanto riguarda le questioni giuridiche sostanziali,
il Parlamento chiede che il quadro comune di riferimento proposto e il futuro
diritto contrattuale «non siano destinati a favorire unilateralmente un gruppo
ristretto di partecipanti agli atti giuridici» e rileva che il diritto in fase
di elaborazione deve essere applicabile non solo alle operazioni contrattuali
tra imprese (business-to-business) ma anche a quelle tra imprese e consumatori.
Le disposizioni giuridiche applicabili a queste due tipologie, peraltro, vanno
tenute ben distinte. Occorre poi tenere conto del principio fondamentale della
libertà di concludere un contratto e prendere in considerazione il modello
sociale europeo nell'armonizzazione del diritto contrattuale.
Chiedendo, poi, che siano rispettati le tradizioni e gli
ordinamenti giuridici diversi, i deputati invitano la Commissione a definire,
in modo adeguato e preciso nelle sue future proposte, le modalità di
interazione delle stesse con le norme comunitarie in materia di conflitti di
legislazioni e con gli ordinamenti giuridici nazionali. In proposito, rilevano
che disposizioni giuridiche troppo dettagliate su singoli aspetti del diritto
contrattuale «comportano il rischio di non saper reagire in modo flessibile
alle mutate circostanze giuridiche». Si dicono quindi favorevoli all'adozione
di norme generali, compresi i concetti giuridici che non sono definiti con
precisione, «assicurando ai tribunali la necessaria discrezionalità nei
giudizi».
Riguardo alle questioni procedurali, il Parlamento
accoglie con favore la prima relazione annuale della Commissione sullo stato di
avanzamento e ne approva l'approccio «riflettuto e moderato» alla revisione
dell'acquis in materia di protezione dei consumatori. La Commissione è poi
invitata a presentare senza indugio un piano legislativo chiaro contenente i
futuri strumenti giuridici mediante i quali intende utilizzare negli atti
giuridici i risultati dell'attività dei gruppi di ricerca e della rete QCR.
Alla luce della relazione finale dei ricercatori, la
Commissione dovrebbe poi presentare le diverse opzioni giuridiche possibili. In
proposito, è ricordato che il QCR potrà essere approvato definitivamente «solo
dopo la convalida politica da parte del Parlamento europeo e del Consiglio».
Nel dibattito è
intervenuto GIUSEPPE GARGANI (PPE/DE-I)
Presidente della Commissione Giuridica a nome del
gruppo PPE-DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, come il Commissario ha detto poco fa, a
settembre del 2005 la Commissione ha presentato una prima relazione annuale
sullo stato di avanzamento del diritto contrattuale europeo e sulla revisione
dell'acquis comunitario. Una delle
misure previste è la creazione, come ha ricordato il relatore, di un quadro
comune di riferimento per il diritto contrattuale comunitario.
La Commissione ritiene che il campo di azione del
quadro comune di riferimento possa comprendere la possibilità che i legislatori
nazionali utilizzino proprio questo anche in settori non disciplinati dal
diritto comunitario. Il Corpus
giuridico vigente, che riguarda prevalentemente la protezione dei
consumatori, va migliorato e ad esso si deve aggiungere un complesso di
principi comuni che rappresenti un punto di riferimento certo ma flessibile per
i cittadini e gli operatori del diritto.
Il relatore, l'onorevole Lehne, che ha svolto un
lavoro prezioso e importante nella commissione, che stasera ha per l'appunto
esposto le sue osservazioni su un provvedimento che riveste un'importanza
storica, ha finalizzato la sua relazione a tracciare una prospettiva strategica
per l'attività futura della Commissione, coinvolgendo naturalmente e chiedendo
fortemente di coinvolgere il Parlamento europeo.
E' stato avviato, e vorrei dirlo proprio per
sottolineare il lavoro che il relatore ha fatto, come presidente della
commissione giuridica, un grande processo di armonizzazione e addirittura di
codifica per settori del diritto contrattuale europeo. E' un evento storico,
anche al di là dei risultati che si possono ottenere, perché fino ad oggi
l'armonizzazione comunitaria era fatta da ambiti ristretti o più estesi delle
direttive in materia: il contratto dei consumatori al quale si aggiungono le
direttive sull'applicazione delle tecnologie elettroniche e informatiche.
Da oggi i compiti non si limitano più al
coordinamento del diritto vigente, saranno proiettati al futuro, a definizioni
uniformi dei termini indicati nelle direttive, all'individuazione di principi
comuni in materia di contratto che potrà ridurre le notevoli divergenze. E' un
processo di regolazione e di conoscenza che potrà andare al di là del diritto
vigente per formare un codice moderno: si era pensato addirittura ad un codice
uniforme di diritto contrattuale cui pure arriveremo, formulato per principi.
Si parte dall'esame delle direttive in contraddizione con i dispositivi di
attuazione dei paesi membri e si provvede alla definizione di una sorta di base
comune del diritto contrattuale comunitario.
Concludo dicendo che il processo di convergenza
del diritto privato, e in particolare del diritto del contratto europeo, è una
realtà sospinta sia dal diritto comunitario che dall'approfondimento di studi
di analisi comparata. Sostengo il ruolo primario del diritto civile: il diritto
civile e il diritto contrattuale non fanno che potenziare la cittadinanza
europea e gli scambi economici e civili in Europa."
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
-
Doc. B6-0203/2006 - Risoluzione sulle professioni legali e
l'interesse generale nel funzionamento dei sistemi giuridici
Il Parlamento ha adottato una risoluzione sulle
professioni legali e l'interesse generale nel funzionamento dei sistemi
giuridici. Sottolineando il ruolo cruciale di tali professioni, i deputati
ritengono che le riforme in questo campo vadano realizzate a livello nazionale
e che l'UE non debba applicare le norme della concorrenza in materia di
onorari. Gli organismi professionali sono poi invitati a definire un codice di
condotta europeo.
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
AGRICOLTURA
-
Doc. A6-0040/2006 - Relazione sulla promozione delle colture
per scopi non alimentari
L’agricoltura può fornire materie prime utili
alla produzione di carburanti e combustibili, plastiche, lubrificanti,
isolanti, fibre, farmaci e cosmetici. Lo sviluppo di queste colture può quindi
contribuire a ridurre la dipendenza energetica e l’inquinamento, creando al
contempo nuove opportunità per le imprese agricole e le zone rurali. Il Parlamento
esorta pertanto l’UE e gli Stati membri a promuovere queste colture per
realizzare i propri obiettivi energetici, ambientali e socioeconomici.
ISTITUZIONI
-
Doc. A6-0042/2006 - Relazione sui partiti politici europei
Il Parlamento chiede la
definizione di un vero e proprio statuto dei partiti politici europei e invita
la sua commissione per gli affari costituzionali ad elaborare delle proposte
concrete. I deputati, inoltre, nel ritenere opportuno aumentare il
finanziamento ai partiti europei, sollecitano un nuovo sistema di sovvenzioni
che dia una maggiore certezza finanziaria a lungo termine e che sia
sufficientemente flessibile per adeguarsi al mutare delle priorità.
SVILUPPO E COOPERAZIONE
-
Docc. B6-0191, 0193, 0194,
0196, 0199, 0200/2006 - Risoluzione
comune sulla revisione dell'Accordo di Cotonou e la fissazione della dotazione
del 10° FES
Il Parlamento ha adottato una
risoluzione comune con la quale deplora la riduzione del 10° FES decisa dal
Consiglio europeo. Secondo i deputati, ciò viola gli impegni presi dall'Unione
e rischia di portare a una rinazionalizzazione della politica di sviluppo.
Sollecitando un sostanziale aumento della dotazione del FES, ritengono
legittimo interrogarsi sulla necessità di procedere a una riforma del Fondo.
-
Doc. A6-0053/2006
- Relazione sull'impatto sullo sviluppo
degli accordi di partenariato economico (APE)
CONSUMATORI
-
Doc. A6-0032/2006 - Relazione sulla proposta di decisione del
Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d’azione comunitaria in materia di salute e tutela
dei consumatori (2007-2013)- aspetti dei consumatori
L'Aula ha adottato, in prima lettura della procedura di codecisione, una
relazione sulla proposta di decisione che istituisce un programma d'azione in
materia di salute e tutela dei consumatori. I deputati propongono di scindere
il programma, attribuendo 233 milioni di euro al programma sui consumatori.
Suggeriscono inoltre di potenziare il sostegno alle associazioni di consumatori
e introducono nuove azioni che possono beneficiare del finanziamento
comunitario.
AFFARI ESTERI
-
Doc.
B6-0190/2006 - Risoluzione
sui criteri per le operazioni dell'Unione europea di imposizione della pace
nella Repubblica democratica del Congo
-
Doc.
A6-0059/2006 - Risoluzione
legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione
di un protocollo all'accordo euromediterraneo di associazione tra le Comunità
europee e i loro Stati membri, da una parte, e lo Stato di Israele, dall'altra,
per tener conto dell'adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di
Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della
Repubblica di Lituania, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia,
della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca all'Unione europea
GIURIDICA
-
Doc.
A6-0039/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione
dell'accordo tra la Comunità europea e il Regno di Danimarca che estende alla
Danimarca le disposizioni del regolamento (CE) n. 1348/2000 del Consiglio
relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed
extragiudiziali in materia civile e commerciale
-
Doc.
A6-0038/2006 - Risoluzione
legislativa sulla proposta di decisione del Consiglio relativo alla conclusione
di un accordo tra la Comunità europea e il Regno di Danimarca che estende alla
Danimarca le disposizioni del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio
concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione
delle decisioni in materia civile e commerciale
TRASPORTI
-
Doc.
A6-0045/2006 - Risoluzione legislativa
sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione della
Comunità europea sul progetto di regolamento della Commissione economica per
l'Europa delle Nazioni Unite concernente l'omologazione di sistemi di fari
direzionali anteriori (AFS) per autoveicoli
-
Doc.
A6-0046/2006 - Risoluzione
legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio
relativa alla posizione della Comunità europea sul progetto di regolamento
della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite concernente le
ruote degli autoveicoli e dei loro rimorchi
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE
RELAZIONI ESTERNE
·
Turchia:
Partenariato per l'adesione (http://ue.eu.int)
·
Politica
di vicinato dell'UE (http://ue.eu.int)
POLITICA SOCIALE
·
Consiglio
informale di Villach sulla politica dell'occupazione e gli affari sociali (http://ue.eu.int)
AGRICOLTURA / PESCA
·
Contributo
finanziario per misure di eradicazione dell'influenza aviaria (http://ue.eu.int)
AMBIENTE
·
Infrastruttura
per l'informazione territoriale nella Comunità (http://ue.eu.int)
·
Protezione
delle acque sotterranee dall'inquinamento (http://ue.eu.int)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
IVA
ridotta (http://ue.eu.int/uedocs/cms_Data/docs/pressdata/en/misc/88394.pdf)
·
Semplificazioni
delle formalità negli scambi di merci (http://ue.eu.int)
TRASPORTI
·
Trasporti:
priorità della presidenza austriaca (http://ue.eu.int)
DAL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
AMBIENTE
·
Lo
sviluppo sostenibile e le sfide del cambiamento climatico
(http://esc.eu.int)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Conservazione
dei dati elettronici (http://esc.eu.int)
VARIE
·
Diritti
fondamentali e giustizia (http://esc.eu.int)
DALLA COMMISSIONE EUROPEA
RELAZIONI ESTERNE
·
I
Balcani occidentali sulla via dell'UE: rafforzare la stabilità e la prosperità (COM
2006/27)
POLITICA SOCIALE
·
Finanziamento
sostenibile delle politiche sociali (SEC 2005/1774)
·
Libera
circolazione dei lavoratori dopo l'ampliamento del 2004
(http://europa.eu.int/comm/employm
ent_social/emplweb/news/news_en.cfm?id=119)
AGRICOLTURA / PESCA
·
Pesca
sostenibile nella regione mediterranea (http://europa.eu.int/comm)
·
Bollettino
sul rispetto delle norme della politica comune della pesca (PCP) (http://europa.eu.int/com
m/fisheries/scoreboard/index_en.htm)
AMBIENTE
·
Strategia
per migliorare l'ambiente nelle città europee (http://europa.eu.int/comm/environment/urban
/home_en.htm)
MERCATO INTERNO
·
Servizi
finanziari: rapporto (http://europa.eu.int/comm)
·
Governo
societario (http://europa.eu.int/comm)
POLITICA REGIONALE
·
I fondi
strutturali e il fondo di coesione nel 2005 (http://europa.eu.int/comm/regional_policy/sources/d
ocoffic/2007/osc/index_en.htm)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
·
Accise:
richiesta di input sulla revisione della legislazione in vigore (http://europa.eu.int/comm)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
Relazione
(2006) degli Stati membri di attuazione della carta europea delle PMI (http://europa.eu.int/comm)
·
Relazione
(2006) sull'attuazione della carta europea delle PMI della Moldova e dei paesi
dei Balcani occidentali (http://europa.eu.int/comm/enterprise/enterprise_policy/charter/charter-2006_balkan
.htm)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Preparazione
e benessere degli animali 2006-2010 (http://europa.eu.int/comm/food/animal/welfare/ind
ex_en.htm)
TRASPORTI
·
Gruppi
di alto livello (http://europa.eu.int/comm)
VARIE
·
Libro
bianco sulla politica europea di comunicazione (http://europa.eu.int/comm/communication_whi
te_paper/index_en.htm)
·
Prospettive
finanziarie 2007-2013: la via da seguire per assicurare l'operatività dei
programmi europei sin dal 1° gennaio 2007 (http://europa.eu.int/comm)
·
ICONET,
rete web sicura per il coordinamento e lo scambio di informazioni
sull'immigrazione irregolare (http://europa.eu.int/comm)
·
Reciprocità
dell'esenzione dal visto con alcuni paesi terzi (COM
2006/3)
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
·
"Prima sentenza della Corte
sulla possibilità di escludere da un appalto pubblico di servizi prestatori che
non sono in regola con il pagamento dei contributi previdenziali e delle
imposte"
Sentenza della Corte nelle Cause C-226/04 e 228/04
La Corte definisce
le condizioni per una regolarizzazione a posteriori.
·
"La sesta direttiva IVA osta
al diritto del soggetto passivo di detrarre tale imposta, versata a monte,
qualora le operazioni su cui il diritto si fonda configurino una pratica
abusiva"
Sentenze della Corte nelle Cause C-255/02, C-419/02 e C-223/03
Inoltre, nel caso
di versamento di un acconto, affinché l'IVA possa divenire esigibile senza che
la cessione o la prestazione sia stata effettuata, occorre, in particolare, che
i beni o i servizi siano designati con precisione.
·
"Al familiare di un
lavoratore frontaliero, che risiede insieme a quest'ultimo, non può essere
negato un assegno di assistenza concesso dalle autorità del luogo in cui il
lavoratore è impiegato"
Sentenza della Corte nella Causa C-286/03
·
"Secondo l'Avvocato generale
Geelhoed, la Commissione accusa giustamente la Sig.ra Cresson di favoritismo
per avere violato i suoi obblighi di Commissario"
Conclusioni dell'Avvocato generale nella Causa C-432/04
Egli ritiene che i
suoi comportamenti meritino una sanzione pecunaria e propone quindi alla Corte
di privare la Sig.ra Cresson del 50% dei suoi diritti a pensione.
·
"L'Avvocato generale
Stix-Hackl conclude che la sesta direttiva IVA vieta un'imposta come l'italiana
«IRAP»"
Conclusioni dell'Avvocato generale nella Causa C-475/03
Tuttavia, essa
propone che la sentenza della Corte produca i suoi effetti solo a partire dalla
fine dell'esercizio tributario durante il quale essa sarà pronunciata, fatta
eccezione per coloro i quali abbiano promosso azioni legali anteriormente ad
una certa data.
·
"Di norma, un giudice
nazionale non è tenuto a riesaminare e annullare una decisione giurisdizionale
divenuta definitiva, anche qualora risulti che questa viola il diritto
comunitario"
Sentenza della Corte nella Causa C-234/04
È importante che le
decisioni giurisdizionali divenute definitive non possano più essere rimesse in
discussione.
·
"Il pagamento delle ferie
annuali incluso nella paga oraria o giornaliera (rolled-up holiday pay) è
contrario alla direttiva sull'orario di lavoro"
Sentenza della Corte nella Cause C-131/04 e C-257/04
Un sistema di
questo tipo rischia di generare situazioni in cui il periodo minimo di ferie
annuali retribuite è sostituito da un'indennità finanziaria.
Per ulteriori informazioni: Corte di
giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad
Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet:
http://www.curia.eu.int/it/index.htm
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
Decreto
ministeriale del 13 dicembre 2005: recepimento della direttiva
2005/25/CE del Consiglio, del 14 marzo 2005, relativa ai prodotti fitosanitari contenenti microrganismi.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 52 del 3 marzo 2006.
Decreto
ministeriale del 18 novembre 2005: recepimento della direttiva
2004/52/CE del Parlamento e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa all'interoperabilità dei sistemi di
telepedaggio stradale nella Comunità.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 60 del 13 marzo 2006.
Legge
n. 78 del 22 febbraio 2006: recepimento della direttiva 1998/44/CE del
Parlamento e del Consiglio, del 6 luglio 1998, relativa alla protezione giuridica delle invenzioni
biotecnologiche.
Il decreto è pubblicato nella GURI n. 58 del 10 marzo 2006.
Decreto ministeriale del 18
ottobre 2005: recepimento
della direttiva 2004/98/CE della Commissione, del 30 settembre 2004, relativa
alle restrizioni in materia di
immissione sul mercato e di uso dell'etere pentabromodifenile nei sistemi di
evacuazione d'emergenza dei mezzi aerei.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 20
del 25 gennaio 2006.
Decreto legislativo n. 294 del 15
dicembre 2005:
recepimento della direttiva 2003/92/CE del Consiglio, del 7 ottobre 2003,
relativa alle norme sul luogo di
cessione di gas e di energia elettrica.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 22
del 27 gennaio 2006.
Decreto ministeriale del 15
novembre 2005:
recepimento della direttiva 2005/48/CE della Commissione, del 23 agosto 2005,
relativa alle quantità massime di
residui di alcuni parassitari sui e nei cereali nonché su e in alcuni prodotti
di origine animale e di origine vegetale.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 28
del 3 febbraio 2006.
Decereto ministeriale del 15
novembre 2005:
recepimento della direttiva 2005/46/CE della Commissione, dell'8 luglio 2005,
relativa alle quantità massime di
residui di amitraz.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 28
del 3 febbraio 2006.
Decreto ministeriale del 15
novembre 2005:
recepimento della direttiva 2005/37/CE della Commissione, del 3 giugno 2005,
relativa alle quantità massime di
residui di alcuni parassitari sui e nei cereali nonché su e in alcuni prodotti
di origine animale e di origine vegetale.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 28
del 3 febbraio 2006.
Decreto ministeriale del 22
novembre 2005:
recepimento della direttiva 2005/30/CE della Commissione, del 22 aprile 2005,
relativa all'omologazione dei veicoli a
motore a due o tre ruote per adeguarle al progresso tecnico.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 31
del 7 febbraio 2006.
Decreto legislativo n. 36 del 24
gennaio 2006:
recepimento della direttiva 2003/98/CE del Parlamento e del Consiglio, del 17
novembre 2003, relativa al riutilizzo
dell'informazione del settore pubblico.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 37
del 14 febbraio 2006
DALLA GAZZETTA UFFICIALE
RELAZION
ESTERNE
·
Regolamento del
Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1531/2002 del Consiglio che
istituisce un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di apparecchi riceventi per la
televisione a colori originarie, fra l’altro, della Repubblica popolare cinese COM (2006) 101 definitivo
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Indirizzo della Banca centrale europea,
del 3 febbraio 2006, che modifica l’indirizzo BCE/2005/5 relativo agli obblighi
di segnalazione statistica della Banca centrale europea e alle procedure di
scambio di informazioni statistiche all’interno del Sistema europeo di banche centrali
in materia di statistiche sulla
finanza pubblica GUCE L 40/2006
POLITICA SOCIALE
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio e
al Parlamento europeo sul rafforzamento della cooperazione pratica nuove
strutture, nuovi approcci: migliorare la qualità del processo decisionale del
regime europeo comune in materia di
asilo COM (2006) 67 definitivo
AGRICOLTURA
·
Regolamento (CE) n. 179/2006 della
Commissione, del 1° febbraio 2006, recante istituzione di un regime di titoli
di importazione per le mele importate
da pesi terzi GUCE L 29/2006
·
Regolamento (CE) n. 181/2006 della
Commissione, del 1° febbraio 2006, che applica il regolamento (CE) n. 1774/2002
per quanto riguarda i concimi
organici e i fertilizzanti diversi dallo stallico e che modifica tale
regolamento GUCE L 29/2006
·
Regolamento (CE) n. 228/2006 della
Commissione, del 9 febbraio 2006, recante modifica del regolamento (CE) n.
2257/94 che stabilisce norme di
qualità per le banane GUCE L
39/2006
·
Regolamento (CE)
n. 319/2006 del Consiglio, del 20 febbraio 2006, recante modifica del
regolamento (CE) n. 1782/2003 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di
sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune e istituisce taluni
regimi di sostegno a favore degli
agricoltori GUCE L 58/2006
·
Regolamento (CE)
n. 320/2006 del Consiglio, del 20 febbraio 2006, relativo a un regime
temporaneo per la ristrutturazione
dell’industria dello zucchero nella Comunità e che modifica il
regolamento (CE) n. 1290/2005 relativo al funzionamento della politica agricola
comune GUCE L 58/2006
CULTURA
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio,
al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato
delle Regioni. Attuazione del programma comunitario di Lisbona: stimolare lo spirito imprenditoriale
attraverso l’istruzione e l’apprendimento COM (2006) 33 definitivo
·
Regolamento (CE) n. 198/2006 della
Commissione, del 3 febbraio 2006, recante modalità di applicazione del
regolamento (CE) n. 1552/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo
alle statistiche sulla formazione
professionale nelle imprese GUCE
L 32/2006
AMBIENTE
·
Regolamento (CE) n. 166/2006 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 18 gennaio 2006, relativo all’istituzione di un
registro europeo delle emissioni e
dei trasferimenti di sostanze inquinanti e che modifica le direttive
91/689/CEE e 96/61/CE del Consiglio GUCE
L 33/2006
RICERCA E SVILUPPO
·
Parere della Commissione ai sensi
dell’articolo 251, paragrafo 2, terzo comma, lettera c), del trattato CE sugli
emendamenti del Parlamento europeo alla posizione comune del Consiglio
riguardante la proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle macchine e che
modifica la direttiva 95/16/CE COM (2006) 58 definitivo
·
Direttiva 2005/89/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 18 gennaio 2006, concernente misure per la sicurezza dell’approvvigionamento di
elettricità e per gli investimenti nelle infrastrutture GUCE L 33/2006
POLITICA
DOGANALE E FISCALITÀ
·
Regolamento (CE)
n. 318/2006 del Consiglio, del 20 febbraio 2006, relativo all’organizzazione
comune dei mercati nel settore dello
zucchero
·
Relazione della Commissione al Consiglio e
al Parlamento europeo sull’applicazione delle disposizioni relative all’assistenza reciproca in materia di
recupero dei crediti risultanti da taluni contributi, dazi, imposte ed
altre misure COM (2006) 43 definitivo
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Relazione della Commissione. Seconda
relazione della Commissione fondata sull’articolo 14 della decisione-quadro 28
maggio 2001 del Consiglio, relativa alla lotta
contro le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti COM (2006) 65 definitivo
·
Decisione della Commissione, del 10
febbraio 2006, che adotta il programma di lavoro per il 2006 relativo
all’attuazione del programma d’azione
comunitaria nel campo della sanità pubblica (2003-2008), compreso il programma di lavoro annuale in materia
di sovvenzioni GUCE L 42/2006
TRASPORTI
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio
relativa al progetto di realizzazione del sistema europeo di nuova generazione
per la gestione del traffico aereo (SESAR) ed alla costituzione dell’impresa
comune SESAR. Proposta di Regolamento del Consiglio relativo alla costituzione
di un’impresa comune per la realizzazione del sistema europeo di nuova generazione per la gestione del traffico
aereo (SESAR) COM(2005) 602
definitivo
VARIE
·
Decisione del Consiglio, del 30 gennaio
2006, che modifica e proroga la decisione 2001/923/CE che istituisce un
programma di azione in materia di scambi, assistenza e formazione per la protezione dell’euro contro la
contraffazione monetaria (programma Pericle)
BANDI - INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C:
www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.publications.eu.int
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI
PROGETTI ED ATTIVITÀ DI SUPPORTO (PASR-2006) NEL CAMPO DELL’AZIONE PREPARATORIA
PER IL “RINFORZO DEL POTENZIALE INDUSTRIALE EUROPEO IN MATERIA DI RICERCA NEL
CAMPO DELLA SICUREZZA” (GUCE 2006/C 34/09).
In
seguito all’adozione il 9 febbraio 2006 della Decisione C (2006) 331
concernente il programma di lavoro per l’implementazione dell’azione
preparatoria per il rinforzo del potenziale industriale europeo in materia di
ricerca nel campo della sicurezza, verso un programma di promozione della
sicurezza europea mediante ricerca e tecnologia, la commissione delle Comunità
Europee lancerà un invito a presentare proposte per progetti ed attività di
supporto
Codice
identificativo dell’invito: PASR-2006
Bilancio
indicativo totale: 15 milioni EUR
Informazioni
supplementari: Commissione Europea
Information
Desk dell’"Azione Preparatoria in materia di Ricerca per la
sicurezza"
Email: entr-pasr@cec.eu.int - Web: http://www.cordis.lu/security
Il
termine ultimo per la presentazione delle proposte è il 10 maggio 2006.
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE -
ETEN 2006/1 (GUCE 2006/C 40/09).
eTEN è
il programma comunitario destinato a contribuire all’introduzione di servizi di
telecomunicazione basati sulle reti (e servizi) di interesse comune,
caratterizzati da una dimensione transeuropea. Le informazioni sul programma
eTEN sono reperibili nel sito internet del programma eTEN
Conformemente
al programma di lavoro eTEN 2006, con il presente invito, la Commissione
sollecita i consorzi a presentare proposte di azioni del tipo specificato nel
bando, riguardanti uno o più dei temi seguenti: introduzione iniziale; convalida
sul mercato.
Il
termine ultimo per la presentazione delle proposte è il 19 maggio 2006.
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - DG
EAC - N. EAC/70/05 PER L’ATTUAZIONE DELL’AZIONE 1, DELL’AZIONE 2 E DELL’AZIONE
3 NELL’ANNO ACCADEMICO 2007/2008 E DELL’AZIONE 4 NEL 2006 NELL’AMBITO DI
ERASMUS MUNDOS. IL PROGRAMMA D’AZIONE COMUNITARIA PER IL MIGLIORAMENTO DELLA
QUALITÀ NELL’ISTRUZIONE SUPERIORE E LA PROMOZIONE DELLA COMPRENSIONE INTERCULTURALE
MEDIANTE LA COOPERAZIONE CON I PAESI TERZI (GUCE 2006/C 38/07).
Lo scopo
complessivo del programma Erasmus Mundus è quello di migliorare la qualità
dell’istruzione superiore europea stimolando la cooperazione con i paesi terzi
al fine di potenziare lo sviluppo delle risorse umane e promuovere il dialogo e
la comprensione tra i popoli e le culture.
L’invito
a presentare proposte riguarda quattro attività e quattro azioni:
-
Selezione di master integrati di alta qualità offerti da un consorzio di almeno
tre istituti d’istruzione superiore di almeno tre paesi partecipanti;
-
Assegnazione di borse di studio per consentire a laureati e docenti e
studiosi molto competenti provenienti da paesi terzi di seguire i master
selezionati o di parteciparvi;
-
Selezione di partenariati di alta qualità tra i master selezionati e
istituiti d’istruzione superiore di paesi terzi;
-
Selezione di progetti di almeno tre istituti di almeno tre paesi
partecipanti diretti a migliorare l’accessibilità, il profilo e la visibilità
dell’istruzione superiore nell’Unione europea
Le
scadenze sono:
Azione
1: 30 aprile 2006
Azione
4: 31 maggio 2006
Azione
3: 30 novembre 2006
Azione
2: 28 febbraio 2007
AVVISO DI POSTO VACANTE Vicedirettore 2006/C 46 A/01.
L’Europol
ritiene che un’equilibrata rappresentanza di donne e uomini è importante quanto
un’adeguata rappresentanza di cittadini di tutti gli Stati membri, che tenga in
conto una distribuzione geografica equilibrata e delle lingue ufficiali
dell’Unione europea. Pertanto, l’Europol incoraggia in modo particolare la
presentazione di candidature al presente posto vacante da parte di donne di
tutti gli Stati membri.
FUNZIONE
DELL’EUROPOL
L’Europol
è l’organizzazzione dell’Unione europea incaricata di far osservare le leggi
che fornisce sostegno alle autorità degli Stati membri incaricate
dell’applicazione della legge. Io suo obiettivo è il miglioramento
dell’efficacia e della cooperazione delle autorità competenti negli Stati
membri nella prevenzione e nella lotta contro tutte le forme di criminalità
internazionale. La finalità dell’Europol è di dare un contributo significativo
alle attività delle forze di polizia nell’Unione europea contro la criminalità
organizzata, concentrandosi in particolare sulle organizzazioni criminali. Tale
compito è svolto in un ambiente prevalentemente anglofono.
Il
termine ultimo per la presentazione delle domande è il 25 aprile 2006.
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - DG
EAC N. 11/06 - AZIONI A FAVORE DELLA PRESERVAZIONE E COMMEMORAZIONE DEI
PRINCIPALI SITI E ARCHIVI CONNESSI CON LE DEPORTAZIONI (2006/C 52/09).
L’allegato
I - parte 3 della decisione 792/2004/CE stabilisce un programma comunitario per
sostenere azioni a favore della preservazione e commemorazione dei principali
siti e archivi connessi con le deportazioni, di cui sono simbolo i memoriali
eretti nei siti dei campi di concentramento e in altri luoghi di martirio e
sterminio di massa di civili, nonché della preservazione del ricordo delle
vittime nei siti stessi.
Possono
essere assegnate sovvenzioni ad organismi a scopo non lucrativo e organismi non
governativi, dotati di uno statuto giuridico, che operano a favore della
cultura europea e che perseguono un obiettivo d’interesse generale.
Il
termine ultimo per la presentazione delle domande è il 21 aprile 2006.
INVITO A FORMULARE PROPOSTE
EAC/12/06 “CONCESSIONE DI SOVVENZIONI PER ATTIVITÀ DI DIFFUSIONE E DI
SFRUTTAMENTO (CONFERENZE/SEMINARI) DEI RISULTATI DI PROGETTI SOCRATES” - AVVISO
DI PUBBLICAZIONE DI UN INVITO A FORMULARE PROPOSTE SU INTERNET - PROGRAMMA
SOCRATES SECONDA FASE (2000-2006) (2006/C 56/11).
Scopo
dell’invito a formulare propose è concedere sovvenzioni per attività per che
promuovono la diffusione e lo sfruttamento dei risultati di progetti Socrates.
L’azione consiste nelle tre fasi che seguono. Saranno considerate solo le
proposte conformi alle condizioni di tutte e tre le fasi:
Fase
preparatoria: individuare e porre a confronto le necessità degli utenti con i
risultati dei progetti selezionati. Analizzate le necessità accertate degli
utenti, individuare e scegliere, per promuoverli e sfruttarli, i prodotti e i
risultati di almeno 3 diversi progetti Socrates di 3 paesi diversi.
Organizzare
un evento. Organizzare una conferenza/seminario/”sedute di incontro”
interattive per porre a contatto domanda e offerta. Gli scambi interattivi tra
coordinatori dei progetti e utenti facilitano il trasferimento e lo
sfruttamento dei risultati in modo da soddisfare le esigenze di nuovi utenti
Fase
finale: attività di verifica. Proporre azioni di verifica per agevolare il
trasferimento e comprendenti lo sviluppo di indicatori per misurare l’impatto
dell’evento.
Il
termine ultimo per la presentazione delle domande è il 28 aprile 2006.
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS
Società di consulenza, specializzata in progettazione europea d’investimenti
in territorio polacco, è interessata ad offrire i propri servizi a ditte
italiane.
Azienda polacca, specializzata nella produzione di resina di poliestere
per la realizzazione di componenti in plastica, è interessata a
commercializzare i propri prodotti in Italia.
Azienda greca è interessata ad avviare
rapporti commerciali con produttori di materiali
per la copertura di frigoriferi.
Azienda greca, specializzata nella
realizzazione di profilati e articoli finiti in vari materiali per l’arredamento domestico e da ufficio,
cerca agenti in Italia.
Azienda lituana produttrice di porte da interno in legno è
interessata ad avviare rapporti commerciali in Italia.
Azienda portoghese specializzata nella vendita di bikini è interessata
ad entrare nel mercato italiano.
Operatore bulgaro è interessato ad avviare
rapporti d’affari con produttori di pompe
per l’irrigazione.
Azienda lettone cerca operatori che confezionino
abbigliamento per donna e teenager,
interessati ad esportare i propri prodotti in Lettonia.
Azienda del Regno Unito specializzata in prodotti naturali alternativi per la
salute, cerca distributori in Italia.
Azienda tedesca specializzata nella produzione
di attrezzature per fiere,
esposizioni, rappresentazioni, cerca operatori interessati a distribuire tali
prodotti.
Azienda greca è interessata ad importare macchine per l’imballaggio di confezioni.
Azienda greca produttrice di mobili da cucina vuole
collaborare con aziende italiane dello stesso settore, che siano interessate ad
avere la rappresentanza esclusiva in Grecia.
RICERCA PARTNER
GERUSALEMME - La società GeronTech cerca
aziende di grandi dimensioni del settore elettronico, della telecomunicazione e
dell’informatica, che dispongano di risorse per la progettazione e la
realizzazione di prototipi, allo scopo di creare ambulatori prostetici per
l’ambiente.
SCADE:
25 aprile 2006.
POLONIA - La società di consulenza
COMARCH S.A. cerca università, istituti di ricerca, aziende ed esperti in
tecnologie di comunicazione, per creare un sistema che renda più tutelati gli
anziani che vivono soli, favorendone i collegamenti con il mondo esterno.
SCADE:
25 aprile 2006.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
·
Eurodeputati
Delegazione italiana FORZA ITALIA - P
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma
- Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles -
Tel. +32 2 284.25.96 -
Fax +32 2 284.69.06
·
Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B - 1047 Bruxelles - Tel.:
0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it
·
Commissione delle Comunità Europee
Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 - http://europa.eu.int/comm
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it
·
Consiglio
dell'Unione Europea - Rue de la
Loi, 175 B - 1048 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int
·
Corte
di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int
·
Comitato
economico e sociale - Rue
Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int
·
Comitato
delle regioni - Rue Montoyer,
92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int
·
Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S
(Bandi): http://ted.publications.eu.int
·
Euro
Info Centres (informano e forniscono
consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative,
appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società
dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html
Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67
1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 4159
- http://www.epp-eu.org/
EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org