GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER
PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
24
febbraio 2006
n° 135
Lettera informativa della Delegazione Italiana
Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
BREVI DALL'EUROPA
La
Commissione rilancia sulla politica agricola
Il
Commissario europeo per l’Agricoltura e le Politiche Agricole Mariann Fischer
Boel ha presentato il prossimo
obiettivo: ridurre gli oneri amministrativi. Lo scopo è quello di garantire
delle norme più trasparenti e comprensibili in materia di mercati agricoli.
Obiettivo
è quello di un’unificazione degli Organismi Comuni di Mercato (OCM) in un’unica
organizzazione.
Ha
ricordato il Commissario: “(la riforma) consentirà di ridurre costi e
adempimenti burocratici per agricoltori e amministrazioni, garantirà ai
cittadini europei un migliore rapporto costi-benefici e permetterà agli
agricoltori di concentrarsi su ciò che sanno fare meglio, l’agricoltura”.
La
comunicazione della Commissione “Semplificazione e migliore regolazione per la
politica agricola comune” COM (2005) 509, adottata lo scorso 19 ottobre,
prospetta la possibilità di istituire un’unica OCM per tutte le misure di
Mercato e invita a elaborare nel 2006 un piano d’azione che indichi le misure
di mercato
A
partire dagli anni ’90 la Commissione ha realizzato una serie di azioni di
semplificazione della PAC. Questa comunicazione è parte integrante del
contributo della PAC alla strategia globale della Commissione per il
miglioramento della normativa e al conseguimento degli obiettivi della
“Strategia di Lisbona” (il piano per la crescita e competitività dell’Unione).
Perché
la Politica Agricola Comune (PAC) è così complessa? La PAC è complessa per sua
natura, in quanto riflette la realtà eterogenea dell’agricoltura nella UE. Sul
territorio della UE esiste non solo un’enorme varietà di habitat naturali ma
anche una grande diversità tra le economie agricole e le tradizioni
amministrative tra gli Stati membri. Il recente allargamento della UE non ha
fatto che accrescere tale eterogeneità. Inoltre, analisi attente e decisioni
politiche ben fondate possono sfociare in una legislazione giustificatamente
complessa.
La
semplificazione si articola in differenti aspetti:
Semplificazione
tecnica:
lasciando invariato il quadro politico, implica una revisione della disciplina
giuridica, delle procedure amministrative dei meccanismi di gestione nel senso
di uno snellimento e di una maggiore efficienza economica che consentano di
realizzare gli obiettivi politici in modo più congruo ed efficace.
Semplificazione
politica: tende
a ridurre la complessità adeguando gli strumenti politici a sostegno
dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. Può essere definita come “sviluppo
della politica con effetti di semplificazione”. La valutazione d’impatto ha un
ruolo particolare da svolgere in quest’ambito.
Il
trasporto fluviale nel futuro d’Europa
Il
trasporto fluviale, commenta la Commissione, possiede vari vantaggi ma deve far
fronte a molti ostacoli. Con l’obiettivo quindi di sfruttare il potenziale
commerciale della navigazione interna, la Commissione ha adottato, il 17
gennaio, una comunicazione relativa al programma denominato NAIDES (2006-2013)
che vuole promuovere questo settore del trasporto.
Sono
cinque i settori che la Commissione indica come strategici:
1.
attivare
nuovi mercati e promuovere l’iniziativa imprenditoriale (PMI) con incentivi
fiscali
2.
migliorare
l’efficienza logistica e le performance in materia di ambiente e sicurezza
3.
qualificazione
della manodopera ed investimento nel capitale umano
4.
promozione
dell’immagine del settore
5.
migliorare la
rete multimodale
Il
cammino aperto dalla Commissione lascia intravedere scenari di breve e medio
periodo (come il coordinamento delle politiche con gli Stati e con gli
operatori del trasporto) e scenari più ambiziosi (come la creazione di
un’organizzazione paneuropea del trasporto fluviale.
Un
quadro comparativo degli investimenti in R&S
La Commissione europea ha
recentemente pubblicato un rapporto intitolato "2005 R&D Investment
Scoreboard", che evidenzia le attività di finanziamento collegati alla
Ricerca ed allo Sviluppo Tecnologico.
Il rapporto si struttura sulla
comparazione tra 700 società dell’Unione e altrettante al di fuori,attive
nell'ambiente globale della R&S. Secondo i dati dello studio comparativo,
le società della UE hanno raggiunto un debole incremento (0.7%) degli
investimenti in R&S. Tuttavia, comparando l'ammontare dei fondi spesi dalle
società non europee, non costituisce un incremento significativo. Le imprese
provenienti da fuori i confini della UE investono di più (6.9%) in comparazione
con l'anno scorso continuando ad incrementarne il relativo divario con le
imprese della UE. Lo "Scoreboard" mostra anche che le imprese UE non
sono particolarmente attive nei settori avanzati di R&S quali la
biotecnologica, le tecnologie della salute e dell'informazione ed investono
molto nei settori a media intensità di R&S quali quello automobilistico.
Lo studio completo è consultabile
al seguente sito: http://eu-iriscoreboard.jrc.es/index.htm
ADOTTA
IL PATRIMONIO MEDITERRANEO
“Adotta il patrimonio mediterraneo” è una nuova iniziativa organizzata
nell’ambito del programma comunitario EUROMED HERITAGE per facilitare
l’incontro tra il patrimonio culturale
mediterraneo, che necessita
di attività di restauro, conservazione e valorizzazione, e i potenziali finanziatori
internazionali di questi interventi. Gli investitori potranno essere
soggetti privati, aziende, organizzazioni, istituzioni, banche, fondazioni,
autorità nazionali o locali.
Potranno essere
adottati monumenti, gruppi di edifici, siti archeologici, città storiche,
paesaggi culturali, sculture, quadri, manoscritti, antichi strumenti musicali
purché localizzati in uno dei Paesi del Mediterraneo. Dovranno inoltre
necessitare di un’urgente opera di restauro ed essere rilevanti per lo sviluppo
sociale e/o per l’interesse pubblico. Il patrimonio proposto verrà analizzato
da un Comitato tecnico e la lista dei monumenti selezionati pubblicata nel sito
dell’Euromed Heritage www.euromedheritage.net.
PREMIO
DI GIORNALISMO EUROMED HERITAGE
Nell’ambito del programma comunitario EUROMED HERITAGE, che mira a
contribuire ad aumentare la capacità dei Paesi mediterranei di gestire e
sviluppare il proprio patrimonio culturale, la direzione EuropeAid ha lanciato
la seconda edizione del premio giornalistico EUROMED HERITAGE che premierà i
giornalisti interessati alla cultura del Mediterraneo che avranno provveduto ad
inviare i loro articoli all’indirizzo e-mail: award@euromedheritage.net entro il 31 marzo 2006.
Il premio di
giornalismo EUROMED HERITAGE è
una competizione internazionale che mira a preservare e promuovere il
patrimonio culturale. La competizione, organizzata dalla Commissione europea
attraverso l’Unità Regionale di Supporto e Gestione (RMSU) del programma
EUROMED HERITAGE e l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del
Ministero Italiano per la Cultura, è aperta ai giornalisti dell’UE e dei Paesi
mediterranei.
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti
approvati sono disponibili
per n° di documento
o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES - MINISESSIONE 01 - 02 FEBBRAIO 2006
RELAZIONI ESTERNE
HAMAS RINUNCI ALLA VIOLENZA E RICONOSCA ISRAELE
Docc. B6-0086, 0087, 0088, 0089, 0090, 0091/2006
Risoluzione comune sull'esito
delle elezioni palestinesi (e la situazione a Gerusalemme est)
Procedura: Risoluzione comune
- Dibattito: 1.2.2006 - Votazione: 2.2.2006
Nell'accettare l'esito delle elezioni in Palestina, il Parlamento chiede al
nuovo governo di riconoscere Israele, di rinunciare a ogni forma di terrorismo
e di mantenere gli impegni sul processo di pace. Altrimenti potrebbero aversi
conseguenze sugli aiuti europei destinati allo sviluppo economico della
Palestina. D'altra parte, deplorando la decisione di non diffondere il rapporto
su Gerusalemme est, è chiesto di cessare la discriminazione dei palestinesi
residenti in quella città.
Il Parlamento ha adottato una
risoluzione comune - sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE e UEN - che
accoglie con favore il modo in cui si è svolto il processo elettorale in
Palestina e, in particolare, l'ampio tasso di partecipazione e il rispetto
delle regole internazionali. I deputati, facendo propria la valutazione della
missione di osservazione dell'Unione, ritengono inoltre che queste elezioni
rappresentano un'altra importante tappa nella costruzione di istituzioni
democratiche.
Pur affermando di rispettare
l'esito delle elezioni, l'Assemblea esorta il nuovo Consiglio Legislativo
palestinese e il futuro governo «a riconoscere il diritto di esistere allo
Stato di Israele, a rinunciare ad ogni forma di terrorismo e di azione
militare». Sono anche sollecitati ad impegnarsi sugli attuali risultati della
Road map e sul principio di negoziazione pacifica in vista di una soluzione che
contempli due Stati e a cooperare con il Quartetto. I deputati, in proposito,
chiedono anche un'urgente iniziativa del Quartetto volta a promuovere il
dialogo e i negoziati fra palestinesi e israeliani, ritenendo che la "Road
map per la pace" continui a rappresentare una base costruttiva.
E' poi sottolineato che il
risultato delle elezioni, «che ha profondamente modificato e radicalizzato il
contesto politico in Palestina», è innanzitutto l'espressione del desiderio di
riforme dei palestinesi e riflette le loro difficili condizioni di vita «sotto
l'occupazione» nonché una «forte critica e rancore nei confronti del vecchio
governo». Il Parlamento, peraltro, ribadisce che l'impegno dell'UE di rimanere
il principale donatore dell'ANP e di continuare ad assistere lo sviluppo
economico e il processo democratico della Palestina dipenderà «dalla
disponibilità del nuovo governo a denunciare la violenza e riconoscere
Israele». E' inoltre riaffermata la sua determinazione a lavorare per la pace e
cooperare «con qualunque governo sia disposto a operare con mezzi pacifici».
Riguardo alla mancata
diffusione della relazione su Gerusalemme est redatta da diplomatici europei
che descrive la situazione della città, in particolare le conseguenze della
costruzione del muro, e che presenta delle raccomandazioni concrete per
affrontare la questione, i deputati si limitano a deplorare che il Parlamento
non sia stato informato dei suoi contenuti. D'altra parte, chiedono la
sospensione del trattamento discriminatorio nei confronti dei residenti
palestinesi e la riapertura delle istituzioni palestinesi a Gerusalemme est.
Nel dibattito è
intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Europa deve
avere un obiettivo fondamentale per la costruzione della pace in Medio Oriente
e per colpire il terrorismo anche attraverso la politica: tale obiettivo è la
garanzia dell'esistenza e della sicurezza per Israele e della contemporanea
nascita di uno Stato palestinese. Negli ultimi tempi, grazie all'azione di
Sharon e di Abu Mazen, sono stati compiuti importanti passi avanti in questa
direzione.
Il successo elettorale di Hamas
rischia di farci tornare indietro? Rischia di trasformare la Palestina in un
nuovo regime teocratico e integralista? Certo, le parole di Mohammad Zahar,
portavoce di Hamas, che preannuncia un nuovo governo palestinese senza laici,
perché "sono portatori di AIDS e omosessualità", non ci fanno ben
sperare. Né ci fanno ben sperare altre dichiarazioni a proposito di Israele.
L'Europa ha il dovere di fare
ascoltare la sua voce, con iniziative politiche forti per spingere Hamas a
seguire il percorso già intrapreso. L'Europa dovrà far capire al nuovo governo
che, qualora pensasse di minacciare l'esistenza di Israele, perderebbe i fondi
destinati alla Palestina. Se Hamas sceglierà la via dell'intolleranza, recherà
un grave danno al suo popolo e condizionerà negativamente il risultato
elettorale in Israele. Sosteniamo dunque Abu Mazen e ben venga una sua visita
al Parlamento europeo. Difendiamo anche i diritti dei palestinesi cristiani: si
tratta di una minoranza a rischio di estinzione in Medio Oriente, che
rappresentano però un importante elemento di pace e di stabilità.
Lavoriamo con fiducia perché non
prevalga il pensiero di Arwan Zaboun, secondo cui i negoziati con Israele sono haram, ovvero sono proibiti dalla
religione. Il popolo palestinese, ne sono convinto, non la pensa così."
Doc. A6-0389/2005
Relazione sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo
relativa agli aspetti principali e alle scelte di base della politica estera e
di sicurezza comune (PESC), comprese le implicazioni finanziarie per il
bilancio generale delle Comunità europee - 2004
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 1.2.2006
- Votazione: 2.2.2006
Il Parlamento rivendica un suo
maggiore coinvolgimento nella PESC e paventa un ricorso alla Corte di giustizia
contro il Consiglio affinché ciò avvenga. I deputati deplorano le riduzioni di
spesa proposte dal Consiglio e chiedono una maggiore cooperazione
internazionale nella lotta al terrorismo. Sono anche trattati i temi della
sicurezza degli approvvigionamenti energetici, delle migrazioni e della Corte
penale internazionale, e illustrate le priorità nelle varie aree geografiche
del mondo.
Prendendo atto dell'esauriente
relazione annuale presentata dal Consiglio, il Parlamento deplora che il
Consiglio si limiti, finora, a presentare un elenco descrittivo delle attività
PESC condotte l'anno precedente. Di conseguenza, è chiesto alla commissione
giuridica di vagliare l'opportunità di adire la Corte di giustizia europea per
imporre al Consiglio di consultare il Parlamento all'inizio dell'anno sugli
aspetti principali e sulle scelte di base da compiere per quell'anno e di
riferirgli in seguito se, e in caso affermativo, in quale modo è stato tenuto
conto del suo contributo.
La relazione del presidente
della commissione per gli affari esteri, esorta inoltre il Consiglio a
promuovere una politica estera e di sicurezza comune «molto più aperta,
trasparente e responsabile», impegnandosi a presentarsi dinanzi alla
commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo per riferire su tutti
i Consigli "Affari generali" e "Relazioni esterne" nonché
su tutti i vertici ad alto livello con partner internazionali chiave.
Finanziamento della PESC
Il Parlamento ritiene che la
posizione del Consiglio sulle Prospettive finanziarie 2007-2013 «non rifletta
le ambizioni dell'UE come partner globale». Sono quindi deplorate le proposte
riduzioni dei livelli di spesa per le azioni e politiche esterne, sia in
termini assoluti che di percentuale sulla spesa globale. Detti tagli, infatti, danno «segnali
sbagliati circa le priorità programmatiche dell'UE e la sua disponibilità ad
operare con risultati positivi nel campo della PESC». E' poi raccomandato che
l'accordo interistituzionale riveduto preveda che le spese comuni per le
operazioni militari nell'ambito della PESD siano finanziate dal bilancio
comunitario, non ricorrendo quindi più ai bilanci suppletivi degli Stati
membri.
Proposte specifiche su vari aspetti tematici per il 2006
I deputati chiedono che la
strategia in materia di sicurezza dell'Unione europea venga aggiornata,
mantenendone il duplice approccio civile/militare e i concetti fondamentali di
impegno preventivo e multilateralismo efficace. La difesa interna, a loro
parere, merita maggiore rilievo nel pensiero strategico europeo e la protezione
delle frontiere esterne dell'Unione dovrebbe costituire un elemento importante.
Inoltre, la gestione congiunta delle frontiere esterne dovrebbe diventare una
parte essenziale della politica europea di vicinato e l'UE dovrebbe acquisire
attrezzature comuni per la protezione delle sue frontiere esterne.
Pur considerando come grandi
minacce per la sicurezza dell'Unione il cambiamento climatico e la diffusione
della povertà nel mondo, il Parlamento ritiene tuttavia che la proliferazione delle armi di distruzione di massa debba essere
vista come la più grave minaccia per la sicurezza internazionale. Occorre quindi continuare a promuovere un'attuazione coerente della strategia dell'UE a
livello internazionale in questo campo.
A tal fine dovranno prevedersi
le risorse finanziarie necessarie, e porre maggiormente l'accento sulle
iniziative per il disarmo nonché sulle questioni relative alla non
proliferazione, rafforzando i trattati multilaterali alla base dei regimi di
non proliferazione. In proposito, i deputati si rammaricano «per l'incapacità dei
principali Stati e governi di raggiungere, nel quadro dell'ONU, un accordo
sulla firma di un trattato di non proliferazione delle armi nucleari».
Il Parlamento sottolinea
l'importanza del ruolo della NATO in
relazione alla politica estera e di sicurezza europea ma anche l'interesse
vitale per l'Unione europea di procedere ad un rafforzamento della governance
globale, delle istituzioni internazionali e del valore del diritto
internazionale. In tale contesto, i deputati ritengono che uno degli obiettivi chiave
della PESC dovrebbe essere quello di coinvolgere la Cina, l'India e la Russia e
pongono in luce «il ruolo insostituibile» che i partner transatlantici
dovrebbero svolgere.
Nel condannare fermamente gli attentati terroristici che hanno
colpito Londra, i deputati ribadiscono che la lotta contro il terrorismo deve
essere considerata come una delle priorità dell'Unione e come una componente
fondamentale delle sue azioni esterne. Allo stesso tempo, riaffermano
l'importanza del rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Sollecitando un rafforzamento della
cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo, è chiesto poi al
Consiglio di informare e consultare pienamente la commissione per gli affari esteri
e la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sulla
questione della lista delle organizzazioni terroristiche.
Nel riconoscere poi
«l'importanza decisiva» delle azioni dell'Unione in materia di prevenzione dei
conflitti e di consolidamento della pace, i deputati ribadiscono il loro
impegno a lottare contro l'impunità per i crimini di guerra, i crimini contro
l'umanità e altre gravi violazioni dei diritti umani, «anche rafforzando il
ruolo della Corte penale internazionale».
E' inoltre sottolineata l'urgente esigenza di bloccare la diffusione della
povertà nel mondo, di lottare contro la stigmatizzazione e la discriminazione e
di combattere le grandi malattie.
Per quanto riguarda gli
aspetti relativi alle migrazioni,
inclusa la questione dell'immigrazione illegale, il Parlamento ritiene che essi
debbano costituire un elemento molto rilevante dell'azione esterna dell'Unione,
nelle sue relazioni sia con i paesi d'origine sia con quelli di transito. A
Consiglio e Commissione è quindi chiesto di essere informato regolarmente in
materia.
L'Assemblea sottolinea
l'importante dimensione di politica estera delle questioni di sicurezza energetica. Per tale motivo,
raccomanda un aggiornamento delle politiche di sicurezza dell'Unione europea
che presti un'attenzione particolare alla soluzione del problema della
crescente dipendenza dell'Unione dall'energia e da altre forniture strategiche
provenienti da paesi e regioni sempre più instabili. In tale contesto, dovranno
essere posti in evidenza i possibili scenari futuri e andrà sottolineata la
questione dell'accesso alle fonti alternative ed al loro sviluppo. Per i
deputati, la recente interruzione e le riduzioni delle forniture di energia
decise unilateralmente dalla Russia richiedono dall'UE «una risposta
strategica». La Commissione è quindi invitata a presentare una Comunicazione
che tratti gli aspetti di politica estera e di vicinato della politica in
materia di energia. Dovrà poi tenersi conto delle preoccupazioni di taluni
Stati membri per quanto concerne il loro approvvigionamento energetico, «dato
che quest'ultimo può essere utilizzato come strumento politico».
Priorità del Parlamento nelle varie aree geografiche per il 2006
Il Mediterraneo, il
partenariato transatlantico, il Medio Oriente, i Balcani e l'Europa orientale
nonché le situazioni di conflitto, la promozione della pace, la sicurezza in
tutti i suoi aspetti, la prosecuzione della lotta contro il terrorismo, il
disarmo e la non proliferazione delle armi di distruzione di massa, per i
deputati, «devono restare al centro della PESC nel 2006». Inoltre, il
Parlamento ritiene che gli allargamenti successivi dell'Unione e lo sviluppo di
un'autentica politica europea di vicinato debbano rimanere tra le priorità
dell'agenda politica dell'Unione nel 2006.
D'altra parte, è deplorato che
spesso le risoluzioni e le relazioni del Parlamento riguardanti le varie aree
geografiche di interesse per l'Unione non siano state prese in considerazione
dal Consiglio e dalla Commissione. I deputati chiedono inoltre che la clausola dei diritti umani e della
democrazia sia estesa a tutti i nuovi accordi tra l'Unione europea e i paesi
terzi e ritengono necessaria una maggiore partecipazione del Parlamento alla
redazione dei mandati di negoziato relativi a tali accordi.
La relazione sollecita il Consiglio
a fare della prospettiva dell'UE per i
Balcani una delle grandi priorità, in quanto la futura adesione dei paesi
dei Balcani occidentali «rappresenterà un ulteriore passo verso la
riunificazione dell'Europa». Per i deputati, poi, il Consiglio deve svolgere un
ruolo attivo affinché si possa individuare una soluzione costruttiva, basata
sul diritto internazionale e sulle pertinenti risoluzioni dell'ONU, per
affrontare la questione del futuro status del Kosovo. Si tratterà, in particolare, di rispettarne l'integrità
territoriale, definendo in modo adeguato i diritti delle minoranze, senza
mettere a repentaglio tutta la politica dell'Unione nei confronti dei Balcani e
contribuendo a consolidare la pace, la stabilità e la sicurezza nella regione.
L'UE, inoltre, dovrebbe essere pronta ad assumere la responsabilità della
missione di polizia nel Kosovo.
In merito alla missione EUFOR
in Bosnia ed Erzegovina, il
Parlamento ritiene che la cooperazione con le Nazioni Unite vada
sostanzialmente rafforzata e che quella con la NATO debba essere resa più
efficace sulla base dell'esperienza acquisita nel corso delle recenti
operazioni civili e militari dell'UE.
Invita poi il Consiglio e la Commissione a svolgere un ruolo attivo nel
processo di riforma costituzionale in atto nella Bosnia-Erzegovina. L'obiettivo
dovrebbe essere di pervenire a un accordo fra le forze politiche e la pubblica
opinione circa l'opportunità di andare oltre il quadro istituzionale previsto
dagli accordi di Dayton, di snellire e razionalizzare l'attuale architettura
istituzionale per creare uno Stato più efficiente e autosostenibile, anche
nella prospettiva della futura integrazione europea, e di creare le condizioni
per una democrazia rappresentativa che elimini le attuali divisioni etniche.
L'attuale partenariato con la Russia, per il Parlamento, «è più
pragmatico che strategico», poiché «riflette interessi economici comuni senza
realizzare progressi nel settore dei diritti umani e dello Stato di diritto». A
tale proposito si attende risultati concreti dalle consultazioni bilaterali
recentemente avviate sui diritti umani e ritiene che un partenariato autentico
debba innescare un vero processo di pace in Cecenia. Anche con la Cina è necessario migliorare le
relazioni, in modo tale da compiere progressi non solo nel settore commerciale
ed economico, ma anche sulle questioni relative ai diritti umani e alla
democrazia. Altrimenti, deve essere mantenuto l'embargo sulle armi. Inoltre,
occorre cooperare più strettamente in ambito OMC per risolvere i gravi problemi
commerciali bilaterali e ottenere che la Cina rispetti le norme internazionali
di tale organizzazione.
Per quanto riguarda il Medio Oriente, la relazione chiede al
Consiglio di rinnovare gli sforzi, nel contesto del Quartetto, per rilanciare i
negoziati tra israeliani e palestinesi. I deputati, poi, accolgono con favore
l'azione comune PESC relativa alla missione integrata dell'Unione europea sullo
stato di diritto per l'Iraq e
chiedono che ulteriori azioni siano finanziate a titolo del bilancio
comunitario. Il Parlamento, inoltre, ribadisce l'invito all'Iran a adottare tutte le misure
necessarie per riacquistare la fiducia della comunità internazionale, e
«appoggia vigorosamente la posizione dell'AIEA». E' inoltre sottolineata la
necessità che l'Unione e gli Stati Uniti collaborino strettamente in questo
ambito e mantengano una politica coerente nei confronti dell'intera regione,
incentrata sia sul popolo e sul regime iraniani sia sull'obiettivo finale, che
è quello della democratizzazione del paese.
Nella politica comunitaria nei
confronti dell'Afghanistan nei
prossimi anni, per i deputati, deve continuare a svolgere un ruolo di primo
piano la promozione della solidarietà nazionale, della stabilità, della pace,
della democrazia e di uno sviluppo economico svincolato dalla produzione di
oppio. Dicendosi favorevoli all'espansione dell'ISAF, sotto comando NATO,
sottolineano anche che la priorità attuale è quella di combattere il terrorismo
e di garantire la sicurezza delle frontiere. Insistono quindi che questa
missione sia effettuata nel quadro di un chiaro mandato dell'ONU. L'operazione
"Enduring Freedom" condotta dagli Stati Uniti, inoltre, non deve
fondersi con la missione di ricostruzione ISAF.
Lo sviluppo dell'Africa, per il Parlamento, deve essere
una priorità dell'azione esterna dell'Unione, la quale deve assumere un ruolo
di guida nella promozione della pace, della stabilità, della prosperità, del
buon governo (in particolar modo attraverso la lotta alla corruzione) e del
rispetto dei diritti umani in tale regione. E' poi espressa profonda
preoccupazione per il fatto che la comunità internazionale non sia in grado di
reagire adeguatamente ai crimini di guerra e alle violazioni dei diritti umani
su grande scala «che possono essere interpretati come un genocidio nel Darfur».
Periodo di riflessione e scelte di base della PESC per il 2006
Per il Parlamento il periodo
di riflessione sul processo di ratifica del trattato costituzionale rappresenta
«un'ottima occasione per individuare ed esaminare ulteriormente eventuali
carenze nei settori PESC/PESD» e per trovare il modo di farvi fronte in maniera
adeguata, innanzitutto sfruttando appieno i trattati in vigore e, in secondo
luogo, applicando, a tempo debito, le nuove disposizioni costituzionali.
A tale riguardo, è deplorato
l'atteggiamento di taluni Stati membri che, malgrado l'adozione della
Costituzione da parte del Consiglio europeo, hanno fatto ricorso, per motivi
interni, al diritto di veto su importanti questioni di politica estera. La
PESC, per i deputati, non può essere ridotta a una semplice appendice delle
politiche estere dei singoli Stati membri e, pertanto, tutti gli Stati membri
dovrebbero agire in modo costruttivo in conformità dello spirito della
Costituzione, per consentire all'UE di svolgere un ruolo efficace sulla scena
mondiale.
L'Aula ha inoltre approvato la seguente relazione:
-
Docc. B6-0075, 0079, 0081, 0082/2006 - Risoluzione comune sulla posizione dell'UE
nei confronti del governo cubano
Il Parlamento ha adottato una risoluzione comune che sollecita il rilascio
immediato dei prigionieri politici e reclama il rispetto delle libertà
fondamentali a Cuba. Commissione e Consiglio devono poi adoperarsi affinché sia
posto termine all'accanimento contro l'opposizione politica sull'Isola. I
deputati chiedono inoltre alle autorità cubane di consentire ai premi Sacharov
2002 e 2005 - Oswaldo Payá Sardiñas e le "Damas de blanco" - di
potersi presentare dinanzi al Parlamento.
INTRANSIGENZA VERSO LA
VIOLENZA SULLE DONNE
Doc. A6-0404/2005
Relazione sulla situazione attuale nella lotta alla violenza contro le
donne ed eventuali azioni future
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 1.2.2006 - Votazione: 2.2.2006
Il Parlamento chiede azioni
concrete di prevenzione e un approccio intransigente nei confronti di tutte le
forme di violenza contro le donne. Per i deputati, vanno adeguatamente puniti
gli stupri coniugali, i delitti d'onore e i responsabili delle mutilazioni
genitali, che siano parenti o medici. Occorre anche assicurare una protezione e
un'assistenza migliori alle vittime della violenza di genere, nonché monitorare
attentamente il traffico di esseri umani attraverso tutte le frontiere.
La violenza degli uomini
contro le donne non costituisce solo un reato ma anche un grave problema per la
società nonché una violazione dei diritti umani. E' quanto afferma la relazione
d'iniziativa adottata dalla Plenaria con 545 voti favorevoli, 13 contrari e 56
astensioni - sottolineando che la violenza contro le donne è un fenomeno
universale «collegato all'iniqua distribuzione del potere tra i generi che
ancora caratterizza la nostra società».
La relazione ricorda inoltre
che una dichiarazione dell'ONU definisce la violenza contro le donne come
"ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che
possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica,
sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la
coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita
pubblica o nel privato".
Oltre all'adozione di misure a
favore delle vittime della violenza, affermano i deputati, sono necessarie
strategie proattive e preventive indirizzate ai perpetratori degli atti di
violenza e a quelli a rischio di divenirlo, unitamente a «sanzioni penali
efficaci, proporzionate e dissuasive». Gli Stati membri sono quindi esortati ad
assicurare alle vittime il diritto ad un accesso sicuro alla giustizia e alla
sua effettiva applicazione, anche prevedendo indennizzi. Dovrebbero inoltre
adottare misure adeguate per assicurare una protezione e un'assistenza
migliore.
L'Aula ha inoltre approvato la
seguente relazione:
-
Doc. A6-0401/2005 - Parità tra le donne e gli uomini nell'Unione europea
STRADE PIÙ SICURE CON LE NUOVE NORME SOCIALI PER GLI
AUTOTRASPORTATORI
-
Doc. A6-0005/2006 - Relazione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione,
di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle norme minime per
l'applicazione dei regolamenti (CEE) n. 3820/85 e n. 3821/85 del Consiglio
relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada
e che abroga la direttiva 88/599/CEE
-
Doc. A6-0006/2006 - Relazione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione,
di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo
all’armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei
trasporti su strada e recante modificazione dei regolamenti (CEE) n. 3821/85 e
(CE) n. 2135/98 del Consiglio e recante abrogazione del regolamento (CEE) n.
3820/85
Procedura: Codecisione, terza lettura - Dibattito:
2.2.2006 - Votazione: 2.2.2006
Nove ore di guida al giorno e
cinquantasei settimanali, tachigrafi digitali obbligatori, ma anche pause e
periodi di riposo regolari e controlli più frequenti. E' quanto prevede la
nuova normativa in materia sociale nel settore dei trasporti, assieme a un
elenco delle violazioni comuni, che si applicherà presto nell'UE. Il Parlamento
ha infatti approvato l'accordo con il Consiglio che attualizza e semplifica le
attuali norme per garantire parità di concorrenza e una migliore sicurezza
stradale.
I provvedimenti adottati dal
Parlamento hanno lo scopo di attualizzare e semplificare la normativa relativa
all'armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei
trasporti su strada nonché di definire le norme minime per la loro
applicazione. Lo scopo ultimo è di pareggiare le condizioni di concorrenza fra
i diversi modi di trasporto terrestre, in particolare quello su strada, nonché
di migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza stradale.
Facendo propri i suggerimenti
del relatore, il Parlamento ha approvato quindi i testi comuni definiti a
seguito dei negoziati con il Consiglio in sede di comitato di conciliazione.
Sul regolamento, le principali divergenze riguardavano l'uso dei tachigrafi
digitali, le pause e i periodi di riposo, la definizione del tempo di guida e
il trasporto internazionale. In merito alla direttiva, i principali punti di
discordia tra il Parlamento e il Consiglio erano l'armonizzazione delle
sanzioni in caso di infrazione alla legislazione, la frequenza dei controlli e
il riferimento alla direttiva sull'organizzazione dell'orario di lavoro.
Armonizzazione delle norme sociali
Il regolamento si applica al
trasporto su strada di merci, effettuato da veicoli di massa massima
ammissibile, compresi eventuali rimorchi o semirimorchi, superiore a 3,5
tonnellate, e a quello di passeggeri effettuato da veicoli che, in base al loro
tipo di costruzione e alla loro attrezzatura, sono atti a trasportare più di
nove persone compreso il conducente e destinati a tal fine. Sono però previste
delle deroghe, ad esempio, per i veicoli di proprietà delle forze armate o per
quelli usati in operazioni di emergenza e salvataggio oppure adibiti a usi
medici.
"Periodo di guida",
"tempo di guida" e "altre mansioni"
Il periodo di guida
giornaliero non deve superare 9 ore, ma può essere esteso di un'ora non più di
due volte nell'arco della settimana. Quello settimanale, poi, non deve superare
56 ore. Il periodo di guida complessivamente accumulato in un periodo di due
settimane consecutive, inoltre, non potrà superare 90 ore. In ogni caso, la
durata massima del lavoro settimanale, stabilita dalla direttiva 2002/15, non
potrà superare il limite di 60 ore.
Il Parlamento ha convinto il
Consiglio ad inserire una nuova definizione di "tempo di guida" che,
associata a quella di "altre mansioni", tiene conto
dell'affaticamento dei conducenti e contribuisce a favorire una maggiore sicurezza
stradale. Infatti, contabilizza come "altre mansioni" il tempo speso
da un conducente a guidare un veicolo che non rientra nel campo d'applicazione
del regolamento (la sua vettura personale, per esempio) per recarsi, o per
tornare, al veicolo che userà nell'ambito del suo lavoro.
Pause e periodi di riposo
La frequenza della pause sarà
aumentata. Il compromesso raggiunto, prevede infatti che dopo ogni periodo di
quattro ore e mezza il conducente dovrà osservare un'interruzione di almeno 45
minuti consecutivi, a meno che non inizi un periodo di riposo. Questa
interruzione, tuttavia, può essere sostituita da un'interruzione di almeno 15
minuti, seguita da un'altra di almeno 30 minuti, intercalate sul periodo di
guida in modo da assicurare l'osservanza della regola generale.
Un'intesa è stata poi trovata
sulla definizione di "periodo di riposo giornaliero regolare": ogni
periodo di riposo ininterrotto di almeno 11 ore. In alternativa, il riposo
giornaliero regolare può essere preso in due periodi, il primo dei quali deve
essere di almeno 3 ore senza interruzione e il secondo di almeno 9 ore senza
interruzione. Al riguardo, il Parlamento era favorevole a fissarlo a 12 ore, ma
ha accettato la posizione del Consiglio per agevolare il raggiungimento di un accordo
globale. Altre disposizioni prendono in considerazione periodi di riferimento
più lunghi che consentono, entro certi limiti, di rendere più flessibile
l'applicazione della norma.
Il tempo impiegato dal
conducente per rendersi sul luogo ove prende in consegna un veicolo, o per
ritornarne se il veicolo non si trova nel luogo di residenza del conducente né
presso la sede di attività del datore di lavoro da cui egli dipende, non è
considerato come periodo di riposo o interruzione, a meno che il conducente si
trovi su una nave traghetto o un convoglio ferroviario e disponga di una branda
o di una cuccetta.
Tachigrafi digitali
L'accordo prevede che, entro
20 giorni dalla pubblicazione del regolamento, tutti i veicoli nuovi messi in
circolazione per la prima volta dovranno essere equipaggiati di un tachigrafo
digitale, di più difficile falsificazione. I conducenti, inoltre, dovranno
possedere una carta intelligente (smart card). Visti i tempi tecnici, le nuove
disposizioni dovrebbero entrare in vigore nel mese di maggio 2006.
Accordo AETR<