GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER
PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
24
febbraio 2006
n° 135
Lettera informativa della Delegazione Italiana
Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
_____________________________________________________________________________
BREVI DALL'EUROPA
La
Commissione rilancia sulla politica agricola
Il
Commissario europeo per l’Agricoltura e le Politiche Agricole Mariann Fischer
Boel ha presentato il prossimo
obiettivo: ridurre gli oneri amministrativi. Lo scopo è quello di garantire
delle norme più trasparenti e comprensibili in materia di mercati agricoli.
Obiettivo
è quello di un’unificazione degli Organismi Comuni di Mercato (OCM) in un’unica
organizzazione.
Ha
ricordato il Commissario: “(la riforma) consentirà di ridurre costi e
adempimenti burocratici per agricoltori e amministrazioni, garantirà ai
cittadini europei un migliore rapporto costi-benefici e permetterà agli
agricoltori di concentrarsi su ciò che sanno fare meglio, l’agricoltura”.
La
comunicazione della Commissione “Semplificazione e migliore regolazione per la
politica agricola comune” COM (2005) 509, adottata lo scorso 19 ottobre,
prospetta la possibilità di istituire un’unica OCM per tutte le misure di
Mercato e invita a elaborare nel 2006 un piano d’azione che indichi le misure
di mercato
A
partire dagli anni ’90 la Commissione ha realizzato una serie di azioni di
semplificazione della PAC. Questa comunicazione è parte integrante del
contributo della PAC alla strategia globale della Commissione per il
miglioramento della normativa e al conseguimento degli obiettivi della
“Strategia di Lisbona” (il piano per la crescita e competitività dell’Unione).
Perché
la Politica Agricola Comune (PAC) è così complessa? La PAC è complessa per sua
natura, in quanto riflette la realtà eterogenea dell’agricoltura nella UE. Sul
territorio della UE esiste non solo un’enorme varietà di habitat naturali ma
anche una grande diversità tra le economie agricole e le tradizioni
amministrative tra gli Stati membri. Il recente allargamento della UE non ha
fatto che accrescere tale eterogeneità. Inoltre, analisi attente e decisioni
politiche ben fondate possono sfociare in una legislazione giustificatamente
complessa.
La
semplificazione si articola in differenti aspetti:
Semplificazione
tecnica:
lasciando invariato il quadro politico, implica una revisione della disciplina
giuridica, delle procedure amministrative dei meccanismi di gestione nel senso
di uno snellimento e di una maggiore efficienza economica che consentano di
realizzare gli obiettivi politici in modo più congruo ed efficace.
Semplificazione
politica: tende
a ridurre la complessità adeguando gli strumenti politici a sostegno
dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. Può essere definita come “sviluppo
della politica con effetti di semplificazione”. La valutazione d’impatto ha un
ruolo particolare da svolgere in quest’ambito.
Il
trasporto fluviale nel futuro d’Europa
Il
trasporto fluviale, commenta la Commissione, possiede vari vantaggi ma deve far
fronte a molti ostacoli. Con l’obiettivo quindi di sfruttare il potenziale
commerciale della navigazione interna, la Commissione ha adottato, il 17
gennaio, una comunicazione relativa al programma denominato NAIDES (2006-2013)
che vuole promuovere questo settore del trasporto.
Sono
cinque i settori che la Commissione indica come strategici:
1.
attivare
nuovi mercati e promuovere l’iniziativa imprenditoriale (PMI) con incentivi
fiscali
2.
migliorare
l’efficienza logistica e le performance in materia di ambiente e sicurezza
3.
qualificazione
della manodopera ed investimento nel capitale umano
4.
promozione
dell’immagine del settore
5.
migliorare la
rete multimodale
Il
cammino aperto dalla Commissione lascia intravedere scenari di breve e medio
periodo (come il coordinamento delle politiche con gli Stati e con gli
operatori del trasporto) e scenari più ambiziosi (come la creazione di
un’organizzazione paneuropea del trasporto fluviale.
Un
quadro comparativo degli investimenti in R&S
La Commissione europea ha
recentemente pubblicato un rapporto intitolato "2005 R&D Investment
Scoreboard", che evidenzia le attività di finanziamento collegati alla
Ricerca ed allo Sviluppo Tecnologico.
Il rapporto si struttura sulla
comparazione tra 700 società dell’Unione e altrettante al di fuori,attive
nell'ambiente globale della R&S. Secondo i dati dello studio comparativo,
le società della UE hanno raggiunto un debole incremento (0.7%) degli
investimenti in R&S. Tuttavia, comparando l'ammontare dei fondi spesi dalle
società non europee, non costituisce un incremento significativo. Le imprese
provenienti da fuori i confini della UE investono di più (6.9%) in comparazione
con l'anno scorso continuando ad incrementarne il relativo divario con le
imprese della UE. Lo "Scoreboard" mostra anche che le imprese UE non
sono particolarmente attive nei settori avanzati di R&S quali la
biotecnologica, le tecnologie della salute e dell'informazione ed investono
molto nei settori a media intensità di R&S quali quello automobilistico.
Lo studio completo è consultabile
al seguente sito: http://eu-iriscoreboard.jrc.es/index.htm
ADOTTA
IL PATRIMONIO MEDITERRANEO
“Adotta il patrimonio mediterraneo” è una nuova iniziativa organizzata
nell’ambito del programma comunitario EUROMED HERITAGE per facilitare
l’incontro tra il patrimonio culturale
mediterraneo, che necessita
di attività di restauro, conservazione e valorizzazione, e i potenziali finanziatori
internazionali di questi interventi. Gli investitori potranno essere
soggetti privati, aziende, organizzazioni, istituzioni, banche, fondazioni,
autorità nazionali o locali.
Potranno essere
adottati monumenti, gruppi di edifici, siti archeologici, città storiche,
paesaggi culturali, sculture, quadri, manoscritti, antichi strumenti musicali
purché localizzati in uno dei Paesi del Mediterraneo. Dovranno inoltre
necessitare di un’urgente opera di restauro ed essere rilevanti per lo sviluppo
sociale e/o per l’interesse pubblico. Il patrimonio proposto verrà analizzato
da un Comitato tecnico e la lista dei monumenti selezionati pubblicata nel sito
dell’Euromed Heritage www.euromedheritage.net.
PREMIO
DI GIORNALISMO EUROMED HERITAGE
Nell’ambito del programma comunitario EUROMED HERITAGE, che mira a
contribuire ad aumentare la capacità dei Paesi mediterranei di gestire e
sviluppare il proprio patrimonio culturale, la direzione EuropeAid ha lanciato
la seconda edizione del premio giornalistico EUROMED HERITAGE che premierà i
giornalisti interessati alla cultura del Mediterraneo che avranno provveduto ad
inviare i loro articoli all’indirizzo e-mail: award@euromedheritage.net entro il 31 marzo 2006.
Il premio di
giornalismo EUROMED HERITAGE è
una competizione internazionale che mira a preservare e promuovere il
patrimonio culturale. La competizione, organizzata dalla Commissione europea
attraverso l’Unità Regionale di Supporto e Gestione (RMSU) del programma
EUROMED HERITAGE e l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del
Ministero Italiano per la Cultura, è aperta ai giornalisti dell’UE e dei Paesi
mediterranei.
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti
approvati sono disponibili
per n° di documento
o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
BRUXELLES - MINISESSIONE 01 - 02 FEBBRAIO 2006
RELAZIONI ESTERNE
HAMAS RINUNCI ALLA VIOLENZA E RICONOSCA ISRAELE
Docc. B6-0086, 0087, 0088, 0089, 0090, 0091/2006
Risoluzione comune sull'esito
delle elezioni palestinesi (e la situazione a Gerusalemme est)
Procedura: Risoluzione comune
- Dibattito: 1.2.2006 - Votazione: 2.2.2006
Nell'accettare l'esito delle elezioni in Palestina, il Parlamento chiede al
nuovo governo di riconoscere Israele, di rinunciare a ogni forma di terrorismo
e di mantenere gli impegni sul processo di pace. Altrimenti potrebbero aversi
conseguenze sugli aiuti europei destinati allo sviluppo economico della
Palestina. D'altra parte, deplorando la decisione di non diffondere il rapporto
su Gerusalemme est, è chiesto di cessare la discriminazione dei palestinesi
residenti in quella città.
Il Parlamento ha adottato una
risoluzione comune - sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE e UEN - che
accoglie con favore il modo in cui si è svolto il processo elettorale in
Palestina e, in particolare, l'ampio tasso di partecipazione e il rispetto
delle regole internazionali. I deputati, facendo propria la valutazione della
missione di osservazione dell'Unione, ritengono inoltre che queste elezioni
rappresentano un'altra importante tappa nella costruzione di istituzioni
democratiche.
Pur affermando di rispettare
l'esito delle elezioni, l'Assemblea esorta il nuovo Consiglio Legislativo
palestinese e il futuro governo «a riconoscere il diritto di esistere allo
Stato di Israele, a rinunciare ad ogni forma di terrorismo e di azione
militare». Sono anche sollecitati ad impegnarsi sugli attuali risultati della
Road map e sul principio di negoziazione pacifica in vista di una soluzione che
contempli due Stati e a cooperare con il Quartetto. I deputati, in proposito,
chiedono anche un'urgente iniziativa del Quartetto volta a promuovere il
dialogo e i negoziati fra palestinesi e israeliani, ritenendo che la "Road
map per la pace" continui a rappresentare una base costruttiva.
E' poi sottolineato che il
risultato delle elezioni, «che ha profondamente modificato e radicalizzato il
contesto politico in Palestina», è innanzitutto l'espressione del desiderio di
riforme dei palestinesi e riflette le loro difficili condizioni di vita «sotto
l'occupazione» nonché una «forte critica e rancore nei confronti del vecchio
governo». Il Parlamento, peraltro, ribadisce che l'impegno dell'UE di rimanere
il principale donatore dell'ANP e di continuare ad assistere lo sviluppo
economico e il processo democratico della Palestina dipenderà «dalla
disponibilità del nuovo governo a denunciare la violenza e riconoscere
Israele». E' inoltre riaffermata la sua determinazione a lavorare per la pace e
cooperare «con qualunque governo sia disposto a operare con mezzi pacifici».
Riguardo alla mancata
diffusione della relazione su Gerusalemme est redatta da diplomatici europei
che descrive la situazione della città, in particolare le conseguenze della
costruzione del muro, e che presenta delle raccomandazioni concrete per
affrontare la questione, i deputati si limitano a deplorare che il Parlamento
non sia stato informato dei suoi contenuti. D'altra parte, chiedono la
sospensione del trattamento discriminatorio nei confronti dei residenti
palestinesi e la riapertura delle istituzioni palestinesi a Gerusalemme est.
Nel dibattito è
intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente
della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Europa deve
avere un obiettivo fondamentale per la costruzione della pace in Medio Oriente
e per colpire il terrorismo anche attraverso la politica: tale obiettivo è la
garanzia dell'esistenza e della sicurezza per Israele e della contemporanea
nascita di uno Stato palestinese. Negli ultimi tempi, grazie all'azione di
Sharon e di Abu Mazen, sono stati compiuti importanti passi avanti in questa
direzione.
Il successo elettorale di Hamas
rischia di farci tornare indietro? Rischia di trasformare la Palestina in un
nuovo regime teocratico e integralista? Certo, le parole di Mohammad Zahar,
portavoce di Hamas, che preannuncia un nuovo governo palestinese senza laici,
perché "sono portatori di AIDS e omosessualità", non ci fanno ben
sperare. Né ci fanno ben sperare altre dichiarazioni a proposito di Israele.
L'Europa ha il dovere di fare
ascoltare la sua voce, con iniziative politiche forti per spingere Hamas a
seguire il percorso già intrapreso. L'Europa dovrà far capire al nuovo governo
che, qualora pensasse di minacciare l'esistenza di Israele, perderebbe i fondi
destinati alla Palestina. Se Hamas sceglierà la via dell'intolleranza, recherà
un grave danno al suo popolo e condizionerà negativamente il risultato
elettorale in Israele. Sosteniamo dunque Abu Mazen e ben venga una sua visita
al Parlamento europeo. Difendiamo anche i diritti dei palestinesi cristiani: si
tratta di una minoranza a rischio di estinzione in Medio Oriente, che
rappresentano però un importante elemento di pace e di stabilità.
Lavoriamo con fiducia perché non
prevalga il pensiero di Arwan Zaboun, secondo cui i negoziati con Israele sono haram, ovvero sono proibiti dalla
religione. Il popolo palestinese, ne sono convinto, non la pensa così."
Doc. A6-0389/2005
Relazione sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo
relativa agli aspetti principali e alle scelte di base della politica estera e
di sicurezza comune (PESC), comprese le implicazioni finanziarie per il
bilancio generale delle Comunità europee - 2004
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 1.2.2006
- Votazione: 2.2.2006
Il Parlamento rivendica un suo
maggiore coinvolgimento nella PESC e paventa un ricorso alla Corte di giustizia
contro il Consiglio affinché ciò avvenga. I deputati deplorano le riduzioni di
spesa proposte dal Consiglio e chiedono una maggiore cooperazione
internazionale nella lotta al terrorismo. Sono anche trattati i temi della
sicurezza degli approvvigionamenti energetici, delle migrazioni e della Corte
penale internazionale, e illustrate le priorità nelle varie aree geografiche
del mondo.
Prendendo atto dell'esauriente
relazione annuale presentata dal Consiglio, il Parlamento deplora che il
Consiglio si limiti, finora, a presentare un elenco descrittivo delle attività
PESC condotte l'anno precedente. Di conseguenza, è chiesto alla commissione
giuridica di vagliare l'opportunità di adire la Corte di giustizia europea per
imporre al Consiglio di consultare il Parlamento all'inizio dell'anno sugli
aspetti principali e sulle scelte di base da compiere per quell'anno e di
riferirgli in seguito se, e in caso affermativo, in quale modo è stato tenuto
conto del suo contributo.
La relazione del presidente
della commissione per gli affari esteri, esorta inoltre il Consiglio a
promuovere una politica estera e di sicurezza comune «molto più aperta,
trasparente e responsabile», impegnandosi a presentarsi dinanzi alla
commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo per riferire su tutti
i Consigli "Affari generali" e "Relazioni esterne" nonché
su tutti i vertici ad alto livello con partner internazionali chiave.
Finanziamento della PESC
Il Parlamento ritiene che la
posizione del Consiglio sulle Prospettive finanziarie 2007-2013 «non rifletta
le ambizioni dell'UE come partner globale». Sono quindi deplorate le proposte
riduzioni dei livelli di spesa per le azioni e politiche esterne, sia in
termini assoluti che di percentuale sulla spesa globale. Detti tagli, infatti, danno «segnali
sbagliati circa le priorità programmatiche dell'UE e la sua disponibilità ad
operare con risultati positivi nel campo della PESC». E' poi raccomandato che
l'accordo interistituzionale riveduto preveda che le spese comuni per le
operazioni militari nell'ambito della PESD siano finanziate dal bilancio
comunitario, non ricorrendo quindi più ai bilanci suppletivi degli Stati
membri.
Proposte specifiche su vari aspetti tematici per il 2006
I deputati chiedono che la
strategia in materia di sicurezza dell'Unione europea venga aggiornata,
mantenendone il duplice approccio civile/militare e i concetti fondamentali di
impegno preventivo e multilateralismo efficace. La difesa interna, a loro
parere, merita maggiore rilievo nel pensiero strategico europeo e la protezione
delle frontiere esterne dell'Unione dovrebbe costituire un elemento importante.
Inoltre, la gestione congiunta delle frontiere esterne dovrebbe diventare una
parte essenziale della politica europea di vicinato e l'UE dovrebbe acquisire
attrezzature comuni per la protezione delle sue frontiere esterne.
Pur considerando come grandi
minacce per la sicurezza dell'Unione il cambiamento climatico e la diffusione
della povertà nel mondo, il Parlamento ritiene tuttavia che la proliferazione delle armi di distruzione di massa debba essere
vista come la più grave minaccia per la sicurezza internazionale. Occorre quindi continuare a promuovere un'attuazione coerente della strategia dell'UE a
livello internazionale in questo campo.
A tal fine dovranno prevedersi
le risorse finanziarie necessarie, e porre maggiormente l'accento sulle
iniziative per il disarmo nonché sulle questioni relative alla non
proliferazione, rafforzando i trattati multilaterali alla base dei regimi di
non proliferazione. In proposito, i deputati si rammaricano «per l'incapacità dei
principali Stati e governi di raggiungere, nel quadro dell'ONU, un accordo
sulla firma di un trattato di non proliferazione delle armi nucleari».
Il Parlamento sottolinea
l'importanza del ruolo della NATO in
relazione alla politica estera e di sicurezza europea ma anche l'interesse
vitale per l'Unione europea di procedere ad un rafforzamento della governance
globale, delle istituzioni internazionali e del valore del diritto
internazionale. In tale contesto, i deputati ritengono che uno degli obiettivi chiave
della PESC dovrebbe essere quello di coinvolgere la Cina, l'India e la Russia e
pongono in luce «il ruolo insostituibile» che i partner transatlantici
dovrebbero svolgere.
Nel condannare fermamente gli attentati terroristici che hanno
colpito Londra, i deputati ribadiscono che la lotta contro il terrorismo deve
essere considerata come una delle priorità dell'Unione e come una componente
fondamentale delle sue azioni esterne. Allo stesso tempo, riaffermano
l'importanza del rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Sollecitando un rafforzamento della
cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo, è chiesto poi al
Consiglio di informare e consultare pienamente la commissione per gli affari esteri
e la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sulla
questione della lista delle organizzazioni terroristiche.
Nel riconoscere poi
«l'importanza decisiva» delle azioni dell'Unione in materia di prevenzione dei
conflitti e di consolidamento della pace, i deputati ribadiscono il loro
impegno a lottare contro l'impunità per i crimini di guerra, i crimini contro
l'umanità e altre gravi violazioni dei diritti umani, «anche rafforzando il
ruolo della Corte penale internazionale».
E' inoltre sottolineata l'urgente esigenza di bloccare la diffusione della
povertà nel mondo, di lottare contro la stigmatizzazione e la discriminazione e
di combattere le grandi malattie.
Per quanto riguarda gli
aspetti relativi alle migrazioni,
inclusa la questione dell'immigrazione illegale, il Parlamento ritiene che essi
debbano costituire un elemento molto rilevante dell'azione esterna dell'Unione,
nelle sue relazioni sia con i paesi d'origine sia con quelli di transito. A
Consiglio e Commissione è quindi chiesto di essere informato regolarmente in
materia.
L'Assemblea sottolinea
l'importante dimensione di politica estera delle questioni di sicurezza energetica. Per tale motivo,
raccomanda un aggiornamento delle politiche di sicurezza dell'Unione europea
che presti un'attenzione particolare alla soluzione del problema della
crescente dipendenza dell'Unione dall'energia e da altre forniture strategiche
provenienti da paesi e regioni sempre più instabili. In tale contesto, dovranno
essere posti in evidenza i possibili scenari futuri e andrà sottolineata la
questione dell'accesso alle fonti alternative ed al loro sviluppo. Per i
deputati, la recente interruzione e le riduzioni delle forniture di energia
decise unilateralmente dalla Russia richiedono dall'UE «una risposta
strategica». La Commissione è quindi invitata a presentare una Comunicazione
che tratti gli aspetti di politica estera e di vicinato della politica in
materia di energia. Dovrà poi tenersi conto delle preoccupazioni di taluni
Stati membri per quanto concerne il loro approvvigionamento energetico, «dato
che quest'ultimo può essere utilizzato come strumento politico».
Priorità del Parlamento nelle varie aree geografiche per il 2006
Il Mediterraneo, il
partenariato transatlantico, il Medio Oriente, i Balcani e l'Europa orientale
nonché le situazioni di conflitto, la promozione della pace, la sicurezza in
tutti i suoi aspetti, la prosecuzione della lotta contro il terrorismo, il
disarmo e la non proliferazione delle armi di distruzione di massa, per i
deputati, «devono restare al centro della PESC nel 2006». Inoltre, il
Parlamento ritiene che gli allargamenti successivi dell'Unione e lo sviluppo di
un'autentica politica europea di vicinato debbano rimanere tra le priorità
dell'agenda politica dell'Unione nel 2006.
D'altra parte, è deplorato che
spesso le risoluzioni e le relazioni del Parlamento riguardanti le varie aree
geografiche di interesse per l'Unione non siano state prese in considerazione
dal Consiglio e dalla Commissione. I deputati chiedono inoltre che la clausola dei diritti umani e della
democrazia sia estesa a tutti i nuovi accordi tra l'Unione europea e i paesi
terzi e ritengono necessaria una maggiore partecipazione del Parlamento alla
redazione dei mandati di negoziato relativi a tali accordi.
La relazione sollecita il Consiglio
a fare della prospettiva dell'UE per i
Balcani una delle grandi priorità, in quanto la futura adesione dei paesi
dei Balcani occidentali «rappresenterà un ulteriore passo verso la
riunificazione dell'Europa». Per i deputati, poi, il Consiglio deve svolgere un
ruolo attivo affinché si possa individuare una soluzione costruttiva, basata
sul diritto internazionale e sulle pertinenti risoluzioni dell'ONU, per
affrontare la questione del futuro status del Kosovo. Si tratterà, in particolare, di rispettarne l'integrità
territoriale, definendo in modo adeguato i diritti delle minoranze, senza
mettere a repentaglio tutta la politica dell'Unione nei confronti dei Balcani e
contribuendo a consolidare la pace, la stabilità e la sicurezza nella regione.
L'UE, inoltre, dovrebbe essere pronta ad assumere la responsabilità della
missione di polizia nel Kosovo.
In merito alla missione EUFOR
in Bosnia ed Erzegovina, il
Parlamento ritiene che la cooperazione con le Nazioni Unite vada
sostanzialmente rafforzata e che quella con la NATO debba essere resa più
efficace sulla base dell'esperienza acquisita nel corso delle recenti
operazioni civili e militari dell'UE.
Invita poi il Consiglio e la Commissione a svolgere un ruolo attivo nel
processo di riforma costituzionale in atto nella Bosnia-Erzegovina. L'obiettivo
dovrebbe essere di pervenire a un accordo fra le forze politiche e la pubblica
opinione circa l'opportunità di andare oltre il quadro istituzionale previsto
dagli accordi di Dayton, di snellire e razionalizzare l'attuale architettura
istituzionale per creare uno Stato più efficiente e autosostenibile, anche
nella prospettiva della futura integrazione europea, e di creare le condizioni
per una democrazia rappresentativa che elimini le attuali divisioni etniche.
L'attuale partenariato con la Russia, per il Parlamento, «è più
pragmatico che strategico», poiché «riflette interessi economici comuni senza
realizzare progressi nel settore dei diritti umani e dello Stato di diritto». A
tale proposito si attende risultati concreti dalle consultazioni bilaterali
recentemente avviate sui diritti umani e ritiene che un partenariato autentico
debba innescare un vero processo di pace in Cecenia. Anche con la Cina è necessario migliorare le
relazioni, in modo tale da compiere progressi non solo nel settore commerciale
ed economico, ma anche sulle questioni relative ai diritti umani e alla
democrazia. Altrimenti, deve essere mantenuto l'embargo sulle armi. Inoltre,
occorre cooperare più strettamente in ambito OMC per risolvere i gravi problemi
commerciali bilaterali e ottenere che la Cina rispetti le norme internazionali
di tale organizzazione.
Per quanto riguarda il Medio Oriente, la relazione chiede al
Consiglio di rinnovare gli sforzi, nel contesto del Quartetto, per rilanciare i
negoziati tra israeliani e palestinesi. I deputati, poi, accolgono con favore
l'azione comune PESC relativa alla missione integrata dell'Unione europea sullo
stato di diritto per l'Iraq e
chiedono che ulteriori azioni siano finanziate a titolo del bilancio
comunitario. Il Parlamento, inoltre, ribadisce l'invito all'Iran a adottare tutte le misure
necessarie per riacquistare la fiducia della comunità internazionale, e
«appoggia vigorosamente la posizione dell'AIEA». E' inoltre sottolineata la
necessità che l'Unione e gli Stati Uniti collaborino strettamente in questo
ambito e mantengano una politica coerente nei confronti dell'intera regione,
incentrata sia sul popolo e sul regime iraniani sia sull'obiettivo finale, che
è quello della democratizzazione del paese.
Nella politica comunitaria nei
confronti dell'Afghanistan nei
prossimi anni, per i deputati, deve continuare a svolgere un ruolo di primo
piano la promozione della solidarietà nazionale, della stabilità, della pace,
della democrazia e di uno sviluppo economico svincolato dalla produzione di
oppio. Dicendosi favorevoli all'espansione dell'ISAF, sotto comando NATO,
sottolineano anche che la priorità attuale è quella di combattere il terrorismo
e di garantire la sicurezza delle frontiere. Insistono quindi che questa
missione sia effettuata nel quadro di un chiaro mandato dell'ONU. L'operazione
"Enduring Freedom" condotta dagli Stati Uniti, inoltre, non deve
fondersi con la missione di ricostruzione ISAF.
Lo sviluppo dell'Africa, per il Parlamento, deve essere
una priorità dell'azione esterna dell'Unione, la quale deve assumere un ruolo
di guida nella promozione della pace, della stabilità, della prosperità, del
buon governo (in particolar modo attraverso la lotta alla corruzione) e del
rispetto dei diritti umani in tale regione. E' poi espressa profonda
preoccupazione per il fatto che la comunità internazionale non sia in grado di
reagire adeguatamente ai crimini di guerra e alle violazioni dei diritti umani
su grande scala «che possono essere interpretati come un genocidio nel Darfur».
Periodo di riflessione e scelte di base della PESC per il 2006
Per il Parlamento il periodo
di riflessione sul processo di ratifica del trattato costituzionale rappresenta
«un'ottima occasione per individuare ed esaminare ulteriormente eventuali
carenze nei settori PESC/PESD» e per trovare il modo di farvi fronte in maniera
adeguata, innanzitutto sfruttando appieno i trattati in vigore e, in secondo
luogo, applicando, a tempo debito, le nuove disposizioni costituzionali.
A tale riguardo, è deplorato
l'atteggiamento di taluni Stati membri che, malgrado l'adozione della
Costituzione da parte del Consiglio europeo, hanno fatto ricorso, per motivi
interni, al diritto di veto su importanti questioni di politica estera. La
PESC, per i deputati, non può essere ridotta a una semplice appendice delle
politiche estere dei singoli Stati membri e, pertanto, tutti gli Stati membri
dovrebbero agire in modo costruttivo in conformità dello spirito della
Costituzione, per consentire all'UE di svolgere un ruolo efficace sulla scena
mondiale.
L'Aula ha inoltre approvato la seguente relazione:
-
Docc. B6-0075, 0079, 0081, 0082/2006 - Risoluzione comune sulla posizione dell'UE
nei confronti del governo cubano
Il Parlamento ha adottato una risoluzione comune che sollecita il rilascio
immediato dei prigionieri politici e reclama il rispetto delle libertà
fondamentali a Cuba. Commissione e Consiglio devono poi adoperarsi affinché sia
posto termine all'accanimento contro l'opposizione politica sull'Isola. I
deputati chiedono inoltre alle autorità cubane di consentire ai premi Sacharov
2002 e 2005 - Oswaldo Payá Sardiñas e le "Damas de blanco" - di
potersi presentare dinanzi al Parlamento.
INTRANSIGENZA VERSO LA
VIOLENZA SULLE DONNE
Doc. A6-0404/2005
Relazione sulla situazione attuale nella lotta alla violenza contro le
donne ed eventuali azioni future
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 1.2.2006 - Votazione: 2.2.2006
Il Parlamento chiede azioni
concrete di prevenzione e un approccio intransigente nei confronti di tutte le
forme di violenza contro le donne. Per i deputati, vanno adeguatamente puniti
gli stupri coniugali, i delitti d'onore e i responsabili delle mutilazioni
genitali, che siano parenti o medici. Occorre anche assicurare una protezione e
un'assistenza migliori alle vittime della violenza di genere, nonché monitorare
attentamente il traffico di esseri umani attraverso tutte le frontiere.
La violenza degli uomini
contro le donne non costituisce solo un reato ma anche un grave problema per la
società nonché una violazione dei diritti umani. E' quanto afferma la relazione
d'iniziativa adottata dalla Plenaria con 545 voti favorevoli, 13 contrari e 56
astensioni - sottolineando che la violenza contro le donne è un fenomeno
universale «collegato all'iniqua distribuzione del potere tra i generi che
ancora caratterizza la nostra società».
La relazione ricorda inoltre
che una dichiarazione dell'ONU definisce la violenza contro le donne come
"ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che
possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica,
sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la
coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita
pubblica o nel privato".
Oltre all'adozione di misure a
favore delle vittime della violenza, affermano i deputati, sono necessarie
strategie proattive e preventive indirizzate ai perpetratori degli atti di
violenza e a quelli a rischio di divenirlo, unitamente a «sanzioni penali
efficaci, proporzionate e dissuasive». Gli Stati membri sono quindi esortati ad
assicurare alle vittime il diritto ad un accesso sicuro alla giustizia e alla
sua effettiva applicazione, anche prevedendo indennizzi. Dovrebbero inoltre
adottare misure adeguate per assicurare una protezione e un'assistenza
migliore.
L'Aula ha inoltre approvato la
seguente relazione:
-
Doc. A6-0401/2005 - Parità tra le donne e gli uomini nell'Unione europea
STRADE PIÙ SICURE CON LE NUOVE NORME SOCIALI PER GLI
AUTOTRASPORTATORI
-
Doc. A6-0005/2006 - Relazione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione,
di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle norme minime per
l'applicazione dei regolamenti (CEE) n. 3820/85 e n. 3821/85 del Consiglio
relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada
e che abroga la direttiva 88/599/CEE
-
Doc. A6-0006/2006 - Relazione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione,
di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo
all’armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei
trasporti su strada e recante modificazione dei regolamenti (CEE) n. 3821/85 e
(CE) n. 2135/98 del Consiglio e recante abrogazione del regolamento (CEE) n.
3820/85
Procedura: Codecisione, terza lettura - Dibattito:
2.2.2006 - Votazione: 2.2.2006
Nove ore di guida al giorno e
cinquantasei settimanali, tachigrafi digitali obbligatori, ma anche pause e
periodi di riposo regolari e controlli più frequenti. E' quanto prevede la
nuova normativa in materia sociale nel settore dei trasporti, assieme a un
elenco delle violazioni comuni, che si applicherà presto nell'UE. Il Parlamento
ha infatti approvato l'accordo con il Consiglio che attualizza e semplifica le
attuali norme per garantire parità di concorrenza e una migliore sicurezza
stradale.
I provvedimenti adottati dal
Parlamento hanno lo scopo di attualizzare e semplificare la normativa relativa
all'armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei
trasporti su strada nonché di definire le norme minime per la loro
applicazione. Lo scopo ultimo è di pareggiare le condizioni di concorrenza fra
i diversi modi di trasporto terrestre, in particolare quello su strada, nonché
di migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza stradale.
Facendo propri i suggerimenti
del relatore, il Parlamento ha approvato quindi i testi comuni definiti a
seguito dei negoziati con il Consiglio in sede di comitato di conciliazione.
Sul regolamento, le principali divergenze riguardavano l'uso dei tachigrafi
digitali, le pause e i periodi di riposo, la definizione del tempo di guida e
il trasporto internazionale. In merito alla direttiva, i principali punti di
discordia tra il Parlamento e il Consiglio erano l'armonizzazione delle
sanzioni in caso di infrazione alla legislazione, la frequenza dei controlli e
il riferimento alla direttiva sull'organizzazione dell'orario di lavoro.
Armonizzazione delle norme sociali
Il regolamento si applica al
trasporto su strada di merci, effettuato da veicoli di massa massima
ammissibile, compresi eventuali rimorchi o semirimorchi, superiore a 3,5
tonnellate, e a quello di passeggeri effettuato da veicoli che, in base al loro
tipo di costruzione e alla loro attrezzatura, sono atti a trasportare più di
nove persone compreso il conducente e destinati a tal fine. Sono però previste
delle deroghe, ad esempio, per i veicoli di proprietà delle forze armate o per
quelli usati in operazioni di emergenza e salvataggio oppure adibiti a usi
medici.
"Periodo di guida",
"tempo di guida" e "altre mansioni"
Il periodo di guida
giornaliero non deve superare 9 ore, ma può essere esteso di un'ora non più di
due volte nell'arco della settimana. Quello settimanale, poi, non deve superare
56 ore. Il periodo di guida complessivamente accumulato in un periodo di due
settimane consecutive, inoltre, non potrà superare 90 ore. In ogni caso, la
durata massima del lavoro settimanale, stabilita dalla direttiva 2002/15, non
potrà superare il limite di 60 ore.
Il Parlamento ha convinto il
Consiglio ad inserire una nuova definizione di "tempo di guida" che,
associata a quella di "altre mansioni", tiene conto
dell'affaticamento dei conducenti e contribuisce a favorire una maggiore sicurezza
stradale. Infatti, contabilizza come "altre mansioni" il tempo speso
da un conducente a guidare un veicolo che non rientra nel campo d'applicazione
del regolamento (la sua vettura personale, per esempio) per recarsi, o per
tornare, al veicolo che userà nell'ambito del suo lavoro.
Pause e periodi di riposo
La frequenza della pause sarà
aumentata. Il compromesso raggiunto, prevede infatti che dopo ogni periodo di
quattro ore e mezza il conducente dovrà osservare un'interruzione di almeno 45
minuti consecutivi, a meno che non inizi un periodo di riposo. Questa
interruzione, tuttavia, può essere sostituita da un'interruzione di almeno 15
minuti, seguita da un'altra di almeno 30 minuti, intercalate sul periodo di
guida in modo da assicurare l'osservanza della regola generale.
Un'intesa è stata poi trovata
sulla definizione di "periodo di riposo giornaliero regolare": ogni
periodo di riposo ininterrotto di almeno 11 ore. In alternativa, il riposo
giornaliero regolare può essere preso in due periodi, il primo dei quali deve
essere di almeno 3 ore senza interruzione e il secondo di almeno 9 ore senza
interruzione. Al riguardo, il Parlamento era favorevole a fissarlo a 12 ore, ma
ha accettato la posizione del Consiglio per agevolare il raggiungimento di un accordo
globale. Altre disposizioni prendono in considerazione periodi di riferimento
più lunghi che consentono, entro certi limiti, di rendere più flessibile
l'applicazione della norma.
Il tempo impiegato dal
conducente per rendersi sul luogo ove prende in consegna un veicolo, o per
ritornarne se il veicolo non si trova nel luogo di residenza del conducente né
presso la sede di attività del datore di lavoro da cui egli dipende, non è
considerato come periodo di riposo o interruzione, a meno che il conducente si
trovi su una nave traghetto o un convoglio ferroviario e disponga di una branda
o di una cuccetta.
Tachigrafi digitali
L'accordo prevede che, entro
20 giorni dalla pubblicazione del regolamento, tutti i veicoli nuovi messi in
circolazione per la prima volta dovranno essere equipaggiati di un tachigrafo
digitale, di più difficile falsificazione. I conducenti, inoltre, dovranno
possedere una carta intelligente (smart card). Visti i tempi tecnici, le nuove
disposizioni dovrebbero entrare in vigore nel mese di maggio 2006.
Accordo AETR
Per quanto riguarda il campo
d'applicazione territoriale del regolamento in relazione all'Accordo europeo
rispetto alle prestazioni lavorative degli equipaggi dei veicoli addetti ai
trasporti internazionali su strada (AETR), Consiglio e Parlamento hanno
convenuto che i veicoli immatricolati in un paese terzo che non è parte
dell'AETR dovranno conformarsi lo stesso alle sue disposizioni, e non a quelle
del regolamento, quando si spostano all'interno dell'Unione.
Tuttavia, è stato anche deciso
che le disposizioni dell'AETR dovranno essere allineate a quelle del
regolamento, affinché quest'ultimo possa essere applicato a tali veicoli sui
tragitti comunitari. In una dichiarazione, la Commissione e il Consiglio si
sono impegnati a raggiungere questo obiettivo entro due anni dall'entrata in
vigore del regolamento. Se ciò non fosse possibile, la Commissione proporrà
misure idonee per affrontare la situazione.
Applicazione delle disposizioni in materia sociale
La direttiva chiede agli Stati
membri di istituire un sistema di controlli «adeguati e regolari»
dell'applicazione corretta e coerente delle disposizioni su descritte, sia su
strada che nei locali delle imprese di tutte le categorie di trasporti.
Controlli minimi
Il Consiglio ha ceduto alle
insistenze del Parlamento volte ad aumentare i controlli effettuati dagli Stati
membri. Dal 2008 saranno quindi pari ad almeno il 2% dei giorni lavorativi dei
conducenti e, del 2010, ad almeno il 3%. Il Consiglio proponeva il 2% nel 2009
e il 3% nel 2011. La Commissione, inoltre, sarà autorizzata ad elevare la
percentuale fino al 4%, a partire dal 2012.
È stato altresì concordato che
almeno il 15% dei giorni lavorativi oggetto di verifica saranno sottoposti a
controlli stradali e almeno il 30% a controlli presso la sede delle imprese. A
partire dal 2008 tali cifre saranno aumentate rispettivamente al 30% e al 50%.
I controlli saranno pertanto eseguiti principalmente presso la sede delle
imprese, dove è possibile compiere ispezioni più accurate di quelle stradali.
I controlli su strada,
peraltro, saranno realizzati in luoghi diversi e a qualsiasi ora e dovranno
coprire una rete stradale sufficientemente ampia per rendere più difficile
evitarli. I giorni di lavoro, poi, saranno controllati con un sistema di
rotazione casuale, per garantire il necessario equilibrio geografico.
Violazioni comuni ma senza
armonizzazione delle sanzioni
Il Consiglio non ha accettato
alcun riferimento all'armonizzazione delle sanzioni, sostenendo che queste
ultime rientravano nella potestà degli Stati membri. Ciononostante, su
insistenza del Parlamento, il Consiglio ha accettato di includere nell'allegato
alla direttiva un elenco non esaustivo di violazioni comuni, che rispecchia gli
elementi principali presenti nell'emendamento del Parlamento.
Tra le violazioni contenute
nell'elenco figurano il superamento dei periodi massimi di guida giornalieri,
settimanali o quindicinali, la mancata osservanza del periodo di riposo minimo
giornaliero o settimanale, la mancata osservanza della pausa minima nonché la
mancata ottemperanza, per quanto attiene al tachigrafo, dei requisiti stabiliti
dalla normativa UE.
La Commissione si è inoltre
impegnata in una dichiarazione a fornire, in futuro, un elenco maggiormente
dettagliato, che integrerà le violazioni summenzionate con limiti di valore
specifici, il cui superamento costituirà una violazione grave.
Direttiva 2002/15/CE
sull'organizzazione dell'orario di lavoro per gli autotrasportatori
Questo aspetto ha costituito
il principale ostacolo al raggiungimento di una soluzione negoziale. Il
Consiglio ha continuato a difendere la propria posizione comune, rifiutando di
inserire un collegamento alla direttiva sull'orario di lavoro 2002/15/CE che
avrebbe permesso alle autorità di controllo degli Stati membri di eseguire
ispezioni per verificare se i limiti all'orario di lavoro, fissati dalla
direttiva, fossero stati rispettati, consentendo, ad esempio, di tenere conto
dell'affaticamento dei conducenti provocato dalle operazioni di carico e
scarico dei veicoli.
Tutte le proposte di
compromesso avanzate dalla delegazione del Parlamento europeo sulla questione
sono state respinte dal Consiglio. Alla fine le due istituzioni hanno
concordato di porre l'accento, in un considerando della direttiva,
sull'importanza della direttiva sull'orario di lavoro per la creazione di un
mercato comune della sicurezza stradale e delle condizioni di lavoro. È stato
inoltre aggiunto un nuovo considerando, il quale afferma che sarebbe opportuno
affrontare, attraverso l'applicazione della direttiva sull'orario di lavoro, il
problema dei rischi derivati dall'affaticamento dei conducenti.
Accordo AETR
In seguito all'accordo
raggiunto con il Consiglio sull'ambito territoriale di applicazione del
regolamento rispetto all'AETR, il Parlamento ha accettato di ritirare il
proprio emendamento equivalente alla proposta di direttiva. Le controparti
hanno inoltre concordato l'avvio di negoziati tra la Comunità e i paesi terzi
interessati in merito all'applicazione di norme equivalenti a quelle stabilite
nella direttiva. In attesa della conclusione di tali negoziati, gli Stati
membri riporteranno nelle comunicazioni alla Commissione i dati relativi ai
controlli eseguiti sui veicoli di paesi terzi.
La Commissione e gli Stati membri
hanno inoltre ribadito in una dichiarazione congiunta l'intenzione di compiere
ogni sforzo possibile per garantire che, entro 2 anni dall'entrata in vigore
della direttiva, le disposizioni dell'AETR siano ravvicinate a quelle della
direttiva. In caso contrario la Commissione proporrà azioni idonee a risolvere
la questione.
SERVIZI POSTALI:
LIBERALIZZAZIONE POSITIVA MA PIÙ ATTENZIONE ALL'OCCUPAZIONE
Doc. A6-0390/2005
Relazione sull'applicazione della direttiva postale (direttiva 97/67/CE,
modificata dalla direttiva 2002/39/CE)
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 1.2.2006
Il Parlamento ha approvato una relazione sull'applicazione della direttiva
postale. Per i deputati il suo recepimento ha avuto effetti sostanzialmente
positivi, ma occorre verificare la possibilità di procedere all'ulteriore
liberalizzazione entro il 2009, studiando anche l'impatto sulla copertura
geografica del servizio. Particolare attenzione va posta sull'occupazione nel
settore. E' chiesto poi di riesaminare la definizione di servizio universale e
di chiarire il regime IVA dei servizi postali.
I deputati hanno sottolineato innanzi tutto che i
servizi postali rivestono «una notevole rilevanza economica» e che, nel 2002,
il settore ha conseguito entrate pari a circa 88 miliardi di euro,
corrispondenti a circa lo 0,9% del PIL dell'Unione. Inoltre, citano delle stime
secondo cui dal settore postale dipendono direttamente o sono ad esso legati
oltre cinque milioni di posti di lavoro.
La relazione rileva che il recepimento della
direttiva postale «ha conseguito progressi complessivamente positivi» negli
ordinamenti legislativi nazionali ed accoglie con favore il fatto che il quadro
di armonizzazione delineato «abbia consentito agli Stati membri di puntare a
nuovi approcci e di procedere su vie differenti». Tuttavia, è sottolineato che
gli effetti delle riforme in termini di qualità, efficienza e servizio mirato
al cliente nel settore dei servizi postali «devono essere ancora analizzati in
maniera più precisa» e che l'apertura dei servizi postali alla concorrenza «non
sempre ha come risultato la conservazione di livelli occupazionali».
Per i deputati, anche gli sviluppi conseguiti nel
mercato hanno portato a effetti positivi e, in proposito, segnalano che
l'evoluzione della concorrenza «non può essere desunta unicamente dal grado di
apertura del mercato oppure soltanto dalle quote di mercato». D'altra parte,
paventano rischi di squilibri sul mercato postale europeo e di una potenziale
penalizzazione dei nuovi operatori a causa del ritardo di alcuni Stati membri
nell'applicazione della direttiva postale, in particolare per quanto concerne
l'apertura del mercato.
A loro parere, inoltre, la futura politica postale
dovrebbe considerare adeguatamente che i mercati postali si trovano in una fase
di cambiamento profondo, «da ricondurre alla crescente concorrenza e agli
sviluppi dei mercati contigui della comunicazione, della pubblicità e dei
trasporti», ma indotti anche dai nuovi comportamenti nel campo delle
comunicazioni. Visti tali sviluppi, in parte divergenti negli Stati membri per
quanto riguarda gli obblighi del servizio universale, i deputati chiedono alla
Commissione di valutare, nell'ambito dello studio analitico che dovrà
elaborare, «se sia corretta e sufficiente la definizione di servizio universale».
A loro parere, infatti, tale definizione andrebbe riesaminata «considerando i
nuovi comportamenti nel campo delle comunicazioni».
In proposito, è poi sottolineato che i servizi
universali «sono di elevato valore con forte intensità di manodopera e notevole
rilevanza ai fini della tutela dei consumatori». Pertanto, è chiesto alla
Commissione di inserire tali circostanze nello suo studio analitico promuovendo
anche un'ampia consultazione degli utenti e degli operatori del settore. Agli
Stati membri, invece, i deputati ribadiscono la richiesta di provvedere a un
maggiore controllo dei prezzi, all'addebito distinto dei costi e alla verifica
delle sovvenzioni trasversali. Simili interventi regolatori, tuttavia, devono
essere adeguatamente motivati ove si estendano oltre la legislazione generale
in materia di concorrenza.
L'Esecutivo è poi invitato a determinare se è
possibile mantenere la scadenza del 2009 per il completamento del mercato
interno dei servizi postali, o se è opportuno definire altre tappe alla luce
delle conclusioni dello studio. Nei suoi studi analitici, peraltro, dovrà
inoltre essere particolarmente attento all'impatto delle future fasi di
apertura dei servizi postali alla concorrenza, in materia di copertura
geografica e di evoluzione delle reti, per quanto concerne in particolare le
condizioni di accesso delle popolazioni più sfavorite o più isolate del
territorio europeo.
Nel prendere atto che i modelli finanziari finora
applicati negli Stati membri per il servizio universale «sono risultati poco
proficui» e che lo strumento collaudato per il finanziamento del servizio
universale è stato finora il settore riservato, la relazione invita la
Commissione a far valutare in modo approfondito in che misura l'evoluzione del
servizio universale e una maggiore flessibilità del quadro normativo possano
avere effetti positivi sul problema del finanziamento del servizio universale,
il cui mantenimento «resta pertinente» sul piano economico e sociale. A tale
riguardo, l'Esecutivo è esortato a esaminare l'ipotesi di una modulazione del
settore riservato in funzione dei costi legati al finanziamento del servizio
universale, «tenendo conto in particolare delle difficoltà geografiche e
demografiche».
Infine, i deputati segnalano che la
razionalizzazione dei posti di lavoro non va ricondotta soltanto alla riforma
postale ed esprimono la riserva che nuovi modelli commerciali, nuovi prodotti e
nuovi metodi operativi «abbiano a loro volta effetti sul numero di posti di
lavoro nel settore postale tradizionale». Un'altra riserva è posta sui
differenti regimi IVA nel mercato postale, pertanto la Commissione è invitata a
presentare proposte su come conseguire la necessaria chiarezza giuridica e
l'esclusione delle discriminazioni tra gli operatori.
MISURE DI GESTIONE PER IL MAR MEDITERRANEO
Risoluzione sull'adozione di misure di gestione applicabili alle risorse
alieutiche del Mediterraneo
Procedura: Risoluzione - Dibattito: 1.2.2006 - Votazione: 2.2.2006
A seguito dell'interrogazione orale della commissione per la pesca al
Consiglio e del relativo dibattito in Aula, il Parlamento ha adottato una
risoluzione che sollecita l'adozione delle misure applicabili alle risorse di
pesca del Mediterraneo. I deputati, infatti, deplorano vivamente l'atteggiamento
passivo del Consiglio su questo argomento.
Il Parlamento ricorda di aver
già da tempo adottato una relazione sulla proposta di regolamento relativa alle
misure di gestione per lo sfruttamento delle risorse di pesca nel Mar
Mediterraneo, frutto di un compromesso conseguito grazie a una stretta
collaborazione con la Commissione. Ciononostante, il Consiglio non ha ancora
adottato alcuna decisione in materia.
L'Assemblea, pertanto, esprime
preoccupazione per «l'atteggiamento passivo» dei Ministri, che è interpretato
come «una mancanza di interesse per il Mar Mediterraneo», il quale, invece, dal
punto di vista della pesca, «è riconosciuto come una delle regioni più varie e
complesse sotto il profilo sia biologico che ecologico, sociale ed economico».
Inoltre, se non verrà adottata rapidamente alcuna decisione, ammoniscono i
deputati, c'è il rischio che non vengano rispettati gli obblighi internazionali
di gestione della pesca dell'UE, in particolare nel settore delle ORP per il
Mediterraneo (CGPM e ICCAT).
Le sole misure di gestione
applicabili attualmente alla pesca nel Mar Mediterraneo, è inoltre ricordato,
risalgono al 1994, mentre per gli altri mari dell'Unione esistono misure che
consentono una pesca responsabile. Per i deputati, ciò ha creato un'evidente
discriminazione tra i pescatori europei, anche in considerazione dell'assenza
di un regolamento specifico per il Mediterraneo. Di conseguenza, chiedono al
Consiglio di provvedere affinché siano adottate «quanto prima» le misure di
gestione applicabili alle risorse alieutiche del Mediterraneo.
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
-
Doc. A6-0412/2005 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del
Consiglio che reca disposizioni sulle quantità nominali dei prodotti preconfezionati,
abroga le direttive 75/106/CEE e 80/232/CEE del Consiglio e modifica la
direttiva 76/211/CEE del Consiglio
Sì alla deregolamentazione dei formati degli imballaggi
ma per meno prodotti. E' quanto sostiene il Parlamento con l'adozione della
relazione riguardo alla proposta di direttiva sulle quantità nominali dei
prodotti preconfezionati. Oltre che per il vino, l'alcol, il caffè e lo
zucchero, i deputati ritengono infatti preferibile mantenere una limitazione
del numero dei formati per la pasta secca, il riso, il burro e il latte, al
fine di tutelare meglio i consumatori, soprattutto i più sfavoriti.
CONTROLLO
DEI BILANCI
-
Doc. B6-0074/2006 - Risoluzione sulle dichiarazioni nazionali di gestione
Il Parlamento ha adottato una risoluzione che chiede il
miglioramento dei controlli sulla spesa comunitaria. Questo compito, per i
deputati, spetta innanzitutto agli Stati membri che devono assumersi la piena
responsabilità dei fondi messi loro a disposizione. In tale contesto, è
sottolineata l'importanza delle dichiarazioni nazionali, la cui assenza
compromette il raggiungimento di un accordo sulle nuove prospettive
finanziarie.
DAL PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti
approvati sono disponibili
per n° di documento
o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO - SESSIONE
13 - 16 FEBBRAIO 2006
LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI FA UN
IMPORTANTE PASSO AVANTI
Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del
Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno
Procedura: Codecisione, prima
lettura - Dibattito: 14.2.2006 - Votazione: 16.2.2006
Combinando
l'accordo raggiunto dai due maggiori gruppi parlamentari con i suggerimenti
della commissione per il mercato interno, il Parlamento, ha praticamente
riscritto la direttiva sui servizi nel mercato interno. La relatrice ha sottolineato che il Parlamento «ha
ribaltato il senso della direttiva e l'ha riorientata in un'ottica sociale, a
vantaggio dei cittadini». Si tratta, occorre precisare, di una prima lettura
che deve ora essere vagliata da Commissione e Consiglio. L'Esecutivo, durante
il dibattito, si era detto disponibile a valutare le proposte che avessero
ottenuto un ampio consenso in seno all'Aula nella stesura della sua proposta
che sarà presentata nel corso del mese di aprile.
Il testo di direttiva,
così come emendato dal Parlamento dopo un turno di votazioni durato 118 minuti,
ha raccolto 391 voti favorevoli, 213 contrari e 34 astensioni. La relativa
risoluzione legislativa, d'altra parte, ha ottenuto 394 voti favorevoli, 215
contrari e 33 astensioni. Prima di procedere al voto dei 404 emendamenti, il
Parlamento aveva respinto - con 153 voti favorevoli, 486 contrari e 1
astensione - la proposta di Verdi e Sinistra europea di respingere la
direttiva.
Lo scopo della direttiva
è di realizzare un vero mercato interno dei servizi stabilendo un quadro
giuridico volto a eliminare, da un lato, gli ostacoli alla libertà di
stabilimento dei prestatori di servizi e, dall'altro, le barriere alla libera
circolazione dei servizi tra Stati membri. I deputati precisano che è sì
importante realizzare un mercato unico dei servizi ma, contemporaneamente, è
anche necessario mantenere «un equilibrio tra apertura dei mercati, servizi
pubblici, nonché diritti sociali e del consumatore».
OGGETTO DELLA DIRETTIVA
Adottando
l'emendamento proposto dalla commissione per il mercato interno, l'Aula ha
stabilito che la direttiva stabilisce le disposizioni generali che permettono
di agevolare l'esercizio della libertà di stabilimento dei prestatori di
servizi nonché la libera circolazione dei servizi, assicurando nel contempo un
elevato livello di qualità dei servizi stessi. E' poi precisato che, fermo
restando il campo d'applicazione definito, la direttiva non impone agli Stati membri di liberalizzare i servizi di interesse economico generale,
né di privatizzare gli enti pubblici
che prestano tali servizi». Essa, inoltre, non pregiudica le disposizioni
comunitarie in materia di concorrenza e
aiuti. Gli Stati membri, peraltro, restano liberi di definire,
conformemente al diritto comunitario, quelli che essi considerano servizi d'interesse
economico generale, né di determinare le modalità di organizzazione e di
finanziamento di tali servizi e gli obblighi specifici cui essi devono
sottostare.
La direttiva, poi, non pregiudica le misure
adottate a livello comunitario o nazionale volte a tutelare o a promuovere la diversità culturale o linguistica o il
pluralismo dei media, così come non incide sul diritto del lavoro e, in particolare, sulle disposizioni relative
«ai rapporti tra le parti sociali, compresi il diritto di svolgere un'azione
sindacale e il diritto a contratti collettivi».
L'Aula, inoltre, accogliendo un emendamento del
compromesso cui sono giunti popolari e socialisti, precisa che la direttiva non
riguarda l'abolizione dei monopoli
esistenti che forniscono servizi (come ad esempio le lotterie o taluni servizi
di distribuzione), né gli aiuti concessi dagli Stati membri in base alle norme
europee sulla concorrenza.
Il provvedimento, è aggiunto, non incide nemmeno
sulle norme penali degli Stati
membri (che non devono essere oggetto di abuso per aggirare le disposizioni
della direttiva), né sui servizi che perseguono un obiettivo nel settore dell'assistenza sociale, come quelli
destinati alle famiglie e ai bambini nonché i servizi di istruzione e culturali
che tipicamente perseguono obiettivi sociali oppure il sostegno per gli alloggi
sociali. Parimenti, non sono messe in discussione le legislazioni in materia di
sicurezza sociale degli Stati
membri.
E' anche precisato che la direttiva non si applica
e non pregiudica il diritto del lavoro
e, in particolare, le disposizioni relative ai rapporti tra le parti sociali,
compresi il diritto di svolgere un'azione sindacale e il diritto a contratti
collettivi, né le disposizioni nazionali in materia di previdenza sociale
vigenti negli Stati membri. In particolare, deve essere pienamente rispettato
il diritto di negoziare, concludere, estendere e applicare i contratti
collettivi, e il diritto di sciopero. La direttiva, inoltre, non riguarda i servizi pubblici sanitari e l'accesso
al finanziamento pubblico da parte dei prestatori di cure sanitarie.
La direttiva, è infine specificato, non deve
essere interpretata in modo tale da recare pregiudizio all'esercizio dei diritti fondamentali riconosciuti dagli
Stati membri e della Carta europea.
campo d'applicazione
La
definizione del campo d'applicazione della direttiva è stato un esercizio
piuttosto complesso, con ben 61 proposte di emendamenti. Il risultato del voto,
che modifica profondamente la proposta originale dell'Esecutivo, è un mix tra
quanto proposto dalla commissione per il mercato interno e il compromesso tra
popolari e socialisti, completato da ulteriori esenzioni proposte singolarmente
dagli stessi o da altri gruppi politici. L'emendamento proposto dai socialisti
volto a escludere sia servizi di interesse generale sia i servizi di interesse
economico generale, non è stato accolto dall'Aula (269 voti favorevoli, 365
contrari e 3 astensioni).
La direttiva «si applica ai servizi forniti da
prestatori stabiliti in uno Stato membro». E' inoltre precisato che la
direttiva disciplina solo i servizi d'interesse economico generale, ovvero i
servizi che corrispondono ad un'attività economica e sono aperti alla
concorrenza. Non sarà quindi d’applicazione ai servizi d’interesse generale
«quali definiti dagli Stati membri», a meno che, è spiegato, non si tratti di
attività economiche «aperte alla concorrenza», ossia alla cui fornitura
partecipano anche imprese private. Sono
anche esclusi i servizi sociali come
l'edilizia sociale, l'assistenza ai figli e i servizi alla famiglia.
Considerando le attività sportive senza
scopo di lucro di notevole importanza sociale, i deputati ritengono che
esse non debbano essere considerate un'attività economica e, pertanto, non
rientrano nel campo d'applicazione della direttiva.
La proposta
dell’Esecutivo, invece, contemplava tutte le attività economiche d’interesse
generale, prevedendo alcune deroghe, ad esempio, per i servizi postali e quelli
relativi alla distribuzione di energia elettrica, gas e acqua.
In merito all'esclusione
dei “servizi finanziari”, il Parlamento specifica che la direttiva non
si applica ai «servizi di natura bancaria, creditizia, assicurativa» né ai
«servizi pensionistici professionali o individuali, di investimento o di
pagamento». E’ poi confermata l’esclusione dei servizi e delle reti di comunicazione elettronica. I
deputati mantengono l’esclusione dei servizi di trasporto, compresi i
trasporti urbani, portuali, i taxi e le ambulanze e, in un considerando
precisano che sono invece inclusi nel campo d'applicazione della direttiva il trasporto di fondi e di salme, «visto che
in tale ambito sono stati identificati problemi di mercato interno».
L’elenco dei servizi
esclusi è poi allungato con i servizi giuridici già disciplinati da altri strumenti comunitari e
con i servizi medico-sanitari, prestati o meno
nel quadro di una struttura sanitaria. Riguardo a questi ultimi, è
inoltre precisato che comprendono anche quelli farmaceutici e che tali servizi
devono essere forniti ai pazienti da professionisti qualora queste attività
sono professioni regolamentate negli Stati membri in cui è prestato il
servizio.
Nel ritenere che svolgono «un ruolo fondamentale in
sede di formazione delle identità culturali e delle opinioni pubbliche
europee», il Parlamento esclude esplicitamente i servizi
audiovisivi, a prescindere dal modo di produzione,
distribuzione e trasmissione, inclusi i servizi radiofonici e cinematografici.
Per i deputati, infatti, la salvaguardia e la promozione della diversità e del
pluralismo culturali «postulano misure particolari in grado di tener conto
delle specifiche situazioni regionali e nazionali».
Non sono comprese nel campo d’applicazione nemmeno le attività di giochi d'azzardo, inclusi i
giochi con poste in denaro, le lotterie, i casinò e le transazioni relative a
scommesse. Tale esclusione è anche giustificata dai deputati dalla totale
impossibilità di attuare una concorrenza transfrontaliera leale tra gli
operatori europei senza trattare - in parallelo o preventivamente - le questioni
di coerenza della fiscalità fra gli Stati membri.
Inoltre, sono escluse le professioni
e le attività «associate permanentemente o temporaneamente all'esercizio
dei poteri pubblici in uno Stato membro», in particolare la professione di
notaio. I deputati, poi, escludono del tutto i servizi fiscali dal campo d'applicazione della direttiva,
mentre la Commissione prevedeva una serie di eccezioni. Attingendo al
compromesso tra popolari e socialisti, il
Parlamento prevede anche l'esclusione delle agenzie di lavoro interinale, dei servizi di sicurezza e segnala quindi la necessità di armonizzare
pienamente le norme sullo stabilimento per definire un quadro legale in merito
all'attuazione del mercato interno in questi settori.
libertà di prestazione di
servizi E PRINCIPIO DEL PAESE D'ORIGINE
A seguito di un
complicato voto per appello nominale su quasi ogni singolo paragrafo
dell'emendamento frutto del compromesso tra popolari e socialisti, il
Parlamento ha confermato la cancellazione del principio del paese d'origine.
La nuova formulazione
prevede che gli Stati membri devono «rispettare il diritto dei prestatori di
servizi» di operare in uno Stato membro diverso da quello «in cui hanno sede»,
e devono assicurare il libero accesso a un'attività di servizio e il libero
esercizio dell'attività di servizio sul proprio territorio. Inoltre, gli Stati membri non devono ostacolare la
prestazione di servizi sul loro territorio imponendo requisiti discriminatori,
ingiustificati e sproporzionati. La discriminazione, in particolare, non
deve essere fondata sulla cittadinanza o sulla sede sociale. I requisiti, poi,
sono ritenuti giustificati solamente per motivi di pubblica sicurezza,
protezione dell'ambiente e della salute.
Il compromesso, inoltre,
elenca una lunga serie di requisiti
che sono considerati incompatibili
con la libertà di prestazione dei servizi. Nell'elenco, ad esempio, figurano
gli obblighi di stabilirsi sul territorio dove si presta il servizio o di
ottenere un'autorizzazione, inclusa la registrazione in un albo professionale,
fatti salvi però i casi previsti dalla stessa direttiva e da altre disposizioni
comunitarie. E' anche vietato imporre al prestatore di aprire un ufficio o una
sede sul proprio territorio oppure di possedere un documento d'identità emesso
dalle autorità locali. Ad eccezione che per motivi sanitari e di sicurezza sul
posto del lavoro, non è nemmeno possibile vietare al prestatore di ricorrere a
materiali o attrezzature «che costituiscono parte integrante della prestazione
del servizio».
D'altra parte, queste
disposizioni non ostano a che gli Stati membri in cui è prestato un servizio
impongano requisiti specifici
giustificati con motivi di politica pubblica, di politica di sicurezza, di
protezione dell'ambiente e di salute pubblica. Lo stesso vale per quanto
riguarda le condizioni di assunzione, inclusi gli accordi collettivi. Sono
quindi stati eliminati i riferimenti alla politica sociale e alla protezione
dei consumatori che avevano suscitato del malumore tra alcuni esponenti del PPE.
E' stato infine
confermata la richiesta rivolta alla Commissione di presentare, entro cinque
anni dall'entrata in vigore della direttiva e previa consultazione degli Stati
membri e delle parti sociali, una relazione sull'applicazione di queste
disposizioni in cui dovrà essere esaminata la necessità di proporre misure di
armonizzazione per le attività di servizio rientranti nel campo d'applicazione
della direttiva.
Le deroghe
Nella sua proposta, la
Commissione prevedeva 23 deroghe generali, tre transitorie e tre per casi
individuali. I deputati, oltre a modificare quelle generali, propongono anche
di sopprimere quelle transitorie. Queste ultime, infatti, decadono visto che i
casi contemplati o sono stati inclusi con effetto immediato nel campo
d’applicazione della direttiva (trasporto di fondi) o ne sono stati esclusi
definitivamente (giochi d’azzardo) oppure sono diventati oggetto di una deroga
permanente (recupero giudiziario dei crediti).
Adottando un emendamento
del PPE/DE, il Parlamento precisa che le disposizioni previste dall'articolo
relativo alla libertà di prestazione dei servizi non si applicano ai servizi
di interesse economico generale forniti
in un altro Stato membro, come ad esempio, ai servizi postali (coperti
dalla direttiva 97/67/CE), ai servizi di trasmissione, distribuzione e
fornitura di energia elettrica (direttiva 2003/54/CE ), ai servizi di
trasmissione, distribuzione e di fornitura e stoccaggio di gas (direttiva
2003/55/CE), ai servizi di distribuzione e di fornitura idrica e ai servizi di
gestione delle acque reflue e al trattamento dei rifiuti.
Una deroga generale vale
anche per le materie disciplinate dalle direttive sul distacco dei
lavoratori e per le disposizioni che determinano la legislazione
applicabile in materia di lavoratori subordinati, per il controllo legale dei conti, per le spedizioni di rifiuti nonché, come accennato, per le attività di recupero giudiziario dei crediti.
La deroga, inoltre,
sarebbe applicata alle disposizioni della direttiva
sul riconoscimento delle qualifiche professionali, compresi i requisiti
fissati dagli Stati membri (dove il servizio è prestato) che riservano
un’attività ad una particolare professione. In sostanza, gli Stati membri
potranno continuare ad applicare le norme che riservano alcune attività a
particolari professioni, come ad esempio le consulenze giuridiche agli avvocati
e la sperimentazione animale ai veterinari. E’ valida anche per tutte le
disposizioni di diritto internazionale
privato, in particolare quelle relative al trattamento dei rapporti
obbligatori contrattuali e extracontrattuali, compresa la forma dei contratti.
Controlli
A differenza di quanto
proposto dalla Commissione, che contemplava l’esclusiva responsabilità dello
«Stato membro d’origine» nel controllo dell’attività e dei servizi offerti del
prestatore, i deputati conferiscono allo Stato membro di destinazione la
facoltà di adottare delle misure di controllo al fine di garantire che il
prestatore si conformi al proprio diritto nazionale per quanto riguarda
l'esercizio della sua attività. Lo Stato membro può quindi procedere alle
verifiche, ispezioni e indagini necessarie per controllare il servizio
prestato, comprese quelle richieste dallo Stato membro di primo stabilimento
Qualora lo Stato membro di destinazione constati che il prestatore di servizi
non ha rispettato i propri obblighi, esso può obbligare il prestatore di
servizi a depositare una cauzione oppure applicargli misure intermedie. La
cauzione può essere utilizzata per l'esecuzione di decisioni e di sentenze di
carattere amministrativo, civile e penale.
Restrizioni vietate
Gli Stati membri non
possono imporre requisiti che limitano a un destinatario l'utilizzazione di un
servizio fornito da un prestatore stabilito in un altro Stato membro. Non
possono quindi imporre l'obbligo di ottenere un'autorizzazione dalle autorità
competenti o di effettuare una dichiarazione presso di esse. Non è nemmeno
possibile limitargli le possibilità di detrazione fiscale o la concessione di
aiuti finanziari a causa del fatto che il prestatore è stabilito in un altro
Stato membro o in funzione del luogo di esecuzione della prestazione. Infine, è
vietato l’assoggettamento del destinatario ad imposte discriminatorie o
sproporzionate sull'attrezzatura necessaria per ricevere un servizio a distanza
proveniente da un altro Stato membro.
Relazione con le altre
disposizioni del diritto comunitario
Il Parlamento, inoltre,
precisa che, in caso di conflitto tra le disposizioni della direttiva e
altre normative comunitarie che disciplinano aspetti specifici dell'accesso
all'attività di un servizio e del suo esercizio in settori specifici o per
professioni specifiche, «prevalgono e si applicano a tali settori o professioni
specifiche» le pertinenti normative comunitarie. Quali, ad esempio, la direttiva
relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi,
il regolamento sull'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori
subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità, la
direttiva in merito al coordinamento di determinate disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle
attività televisive e la direttiva relativa al riconoscimento delle qualifiche
professionali. E' anche precisato che l'esclusione degli obblighi contrattuali
ed extracontrattuali dal campo d'applicazione della presente direttiva
significa che i consumatori beneficeranno in ogni caso della tutela
riconosciuta loro dalla normativa in materia, nel proprio Stato membro.
Norme sociali per il distacco dei lavoratori
Il Parlamento, come
proposto dalla commissione parlamentare, ha cancellato le disposizioni
specifiche in materia di distacco dei lavoratori avanzate nel testo
originario. Con un nuovo considerando,
puntualizza invece che la direttiva non concerne le condizioni di lavoro e di occupazione che si applicano ai
lavoratori distaccati per prestare un servizio nel territorio di un altro Stato
membro. In tali casi, è precisato, la direttiva 96/71/CE prevede che i prestatori
dei servizi debbano conformarsi alle condizioni di occupazione applicabili, in
alcuni settori elencati, nello Stato membro in cui viene prestato il servizio.
Tra tali condizioni
figurano: periodi massimi di lavoro e minimi di riposo, durata minima delle
ferie annuali retribuite, tariffe minime salariali, condizioni di cessione
temporanea dei lavoratori, salute, sicurezza e igiene sul lavoro, provvedimenti
di tutela riguardo alle condizioni di lavoro e di occupazione di gestanti,
puerpere, bambini e giovani, parità di trattamento tra uomo e donna nonché
altre disposizioni in materia di non discriminazione.
Inoltre, è aggiunto che
ciò non riguarda solo le condizioni di occupazione stabilite per legge, ma
anche quelle stabilite in contratti collettivi o sentenze arbitrali. La
direttiva, infine, non dovrebbe impedire agli Stati membri di applicare
condizioni di lavoro e condizioni di occupazione a questioni diverse da quelle
elencate nella direttiva 96/71/CE per motivi di ordine pubblico. In relazione a
queste precisazioni, i deputati della commissione per il mercato interno
propongono di sopprimere gli articoli della proposta che prevedono disposizioni
specifiche in materia di distacco dei lavoratori e quelle relative al distacco
di cittadini di paesi terzi.
DEFINIZIONI
I deputati, d’altra
parte, chiariscono, modificano o introducono nuove definizioni. Ad esempio, con
“servizio” s’intende qualsiasi attività economica non salariata «fornita
normalmente dietro retribuzione, la quale costituisce il corrispettivo
economico della prestazione in questione ed è di norma convenuta tra prestatore
e destinatario del servizio». In proposito, è anche precisato che la
retribuzione è assente nelle attività svolte dallo Stato o da un’autorità
regionale o locale, in campo sociale, culturale e giudiziario e, pertanto, non
rientrano in tale definizione i corsi impartiti nell’ambito della pubblica
istruzione da istituti pubblici e privati o la gestione dei regimi di
previdenza sociale non impegnati in attività economiche.
I "servizi
d'interesse economico generale", invece, sono quelli qualificati in
quanto tali dallo Stato membro e che sono soggetti a specifici obblighi di
servizio pubblico imposti al prestatore di servizi dallo Stato membro
interessato al fine di rispondere a determinati obiettivi di interesse
pubblico.
Il “prestatore” è
qualsiasi persona fisica, avente la cittadinanza di uno Stato membro, o
qualsiasi persona giuridica, stabilita in conformità con la legge di detto
Stato membro, che offre o fornisce un servizio. Per evitare il ricorso a
società di facciata, sono poi specificati i criteri per poter considerare
un’impresa come “stabilita”: occorre esercitare effettivamente un'attività
economica a tempo indeterminato mediante un’installazione stabile e con un'adeguata
infrastruttura a partire dalla quale viene effettivamente offerto un servizio.
Una semplice casella postale, quindi, «non costituisce uno stabilimento».
Con “Stato membro di
destinazione”, infine, si intende il paese in cui un servizio è fornito ed
eseguito «su base transfrontaliera in modo saltuario» da un prestatore di
servizi stabilito in un altro Stato membro.
SEMPLIFICAZIONE
AMMINISTRATIVA E INFORMAZIONE
La direttiva prevede una
serie di misure volte ad agevolare la prestazione di servizi transfrontalieri,
eliminando regimi, procedure e formalità di autorizzazione eccessivamente
onerosi «che ostacolano la libertà di stabilimento e la creazione di nuove
società di servizi». I deputati condividono questa impostazione ma chiariscono
diversi suoi aspetti.
Più in particolare, è
chiesto agli Stati membri, d'intesa con la Commissione, di introdurre, se
necessario e possibile, moduli europei armonizzati, equivalenti ai certificati,
agli attestati e ad altri documenti in materia di stabilimento che sanciscono
il rispetto di un requisito nello Stato membro di destinazione. D’altra parte,
gli Stati membri che chiedono ad un prestatore o ad un destinatario di fornire
un qualsiasi documento attestante il rispetto di un particolare requisito,
dovranno accettare i documenti rilasciati da un altro Stato membro che abbiano
valore equivalente o dai quali risulti che il requisito in questione è
rispettato. Di norma, inoltre, non potranno imporre la presentazione di
documenti rilasciati da un altro Stato membro sotto forma di originale, di
copia conforme o di traduzione autenticata.
Tre anni dopo l'entrata
in vigore della direttiva, gli Stati membri dovranno istituire un punto di
contatto denominato “sportello unico” che, secondo i deputati, dovranno
essere coordinati dalla Commissione attraverso uno sportello europeo. In queste
strutture, ogni prestatore di servizi potrà espletare una serie di procedure e
formalità necessarie per poter svolgere le attività di servizio di sua
competenza - come dichiarazioni, notifiche o domande di autorizzazione presso
le autorità competenti, comprese le domande di iscrizione in registri, ruoli,
banche dati, o ordini professionali - oppure inoltrare le domande di
autorizzazione necessarie all'esercizio delle attività di servizio di sua
competenza.
Attraverso gli sportelli
unici, inoltre, gli Stati membri dovranno garantire ai prestatori e ai
destinatari di prendere agevolmente conoscenza di una serie di informazioni
relative alle procedure e alle formalità, alle coordinate delle autorità
competenti, alle condizioni di accesso ai registri e alle banche dati pubblici,
nonché alle informazioni concernenti le possibilità di ricorso disponibili e
gli estremi delle associazioni presso le quali possono ricevere assistenza.
Dopo tre anni dall’entrata in vigore della direttiva - e non entro il 31
dicembre 2008 come proposto dalla Commissione - tutte le procedure e le
formalità dovranno poter essere espletate anche a distanza e per via
elettronica.
LIBERTA’ DI
STABILIMENTO
La direttiva prevede
anche una semplificazione delle procedure di autorizzazione per l'accesso alle
attività di servizi e il loro esercizio. Gli Stati membri possono prevedere un regime
di autorizzazione, se ciò non comporta una discriminazione nei confronti
del prestatore, se l’obiettivo perseguito non può essere conseguito tramite una
misura meno restrittiva e se la sua necessità è giustificata da «motivi
imperativi di interesse generale». Con quest’ultima nozione i deputati
intendono, tra gli altri, la protezione della politica pubblica, l'ordine
pubblico, la sicurezza pubblica e la sanità pubblica. Ma anche il mantenimento
dell'equilibrio finanziario del sistema di sicurezza sociale, «compreso il
mantenimento di servizi medici equilibrati e accessibili a tutti», la tutela dei
consumatori, dei destinatari di servizi e dei lavoratori, l'equità delle
transazioni commerciali e la lotta alla frode. E ancora la tutela
dell'ambiente, incluso l'ambiente urbano, la salute degli animali, la proprietà
intellettuale, la conservazione del patrimonio nazionale storico ed artistico
od obiettivi di politica sociale e di politica culturale.
I regimi di
autorizzazione, d’altra parte, devono basarsi su criteri che inquadrino
l'esercizio del potere di valutazione da parte delle autorità competenti
«affinché non sia utilizzato in modo arbitrario o discrezionale». Più in
particolare, i criteri devono essere non discriminatori, giustificati da un
motivo imperativo di interesse generale e ad esso commisurati, precisi e
inequivocabili, oggettivi, resi pubblici in precedenza e, hanno aggiunto i
deputati, trasparenti e accessibili. L'autorizzazione che, in principio,
ha durata illimitata, deve permettere al prestatore di accedere all’attività di
servizio o di esercitarla su tutto il territorio nazionale, anche mediante
l’apertura di agenzie, di succursali, di filiali o di uffici. Ciò non vale nei
casi in cui un motivo imperativo di interesse generale giustifichi la necessità
di un’autorizzazione specifica per ogni installazione o di un'autorizzazione limitata
ad una specifica parte del territorio nazionale.
Gli Stati membri,
inoltre, non potranno subordinare l'accesso ad un'attività di servizi e
il suo esercizio sul loro territorio al rispetto di una serie di requisiti
fondati, ad esempio, sulla nazionalità del prestatore o del suo personale o
sulla sede della società. Non si potrà neanche ricorrere al divieto di essere
stabilito in diversi Stati membri o di essere iscritto nei registri o nell'albo
professionale di diversi Stati membri. Oppure, non si potrà imporre l'obbligo
di presentare una garanzia finanziaria o di sottoscrivere un'assicurazione
presso un prestatore o presso un organismo stabilito sul territorio degli Stati
membri in questione, né quello di essere già stato iscritto per un determinato periodo
nei registri degli Stati membri in questione o di aver esercitato in precedenza
l'attività sul loro territorio per un determinato periodo.
HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito
affermando di accogliere con favore la manifestazione dei sindacati «in
quanto dimostra che il Parlamento è forte», ha però espresso dubbi sui
contenuti delle rivendicazioni. Nel sostenere che la liberalizzazione dei
servizi era prevista sin dal 1958, il deputato ha notato che da allora è stata
la Corte di giustizia a definirne la portata. La direttiva, invece, cambierà
questa situazione. Si tratta, ha aggiunto, di una decisione politica e
costituisce la prova del fuoco per verificare quanto sono presi sul serio gli
obiettivi di Lisbona.
Stigmatizzando poi i tentativi di bloccare la
direttiva, il leader popolare ha ricordato che il suo gruppo ha proposto
numerosi emendamenti volti a migliorare la proposta, praticamente riscrivendola
interamente. Il deputato si è detto disponibile a trovare un compromesso, «ma
non ad ogni costo» ed ha affermato di essere contrario a un'attuazione puntuale
dettata dalla Corte di giustizia. Infatti, ha spiegato, occorre certezza del
diritto, semplificazione e trasparenza per un vero mercato interno che vada a vantaggio
dei prestatori di servizi e dei consumatori, sfruttando al massimo la
potenzialità di crescita. Il deputato ha quindi concluso sostenendo che le
preoccupazioni dei cittadini debbono essere prese sul serio se si vuole dare un
futuro al progetto europeo.
Nel dibattito è
intervenuto STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I)
Vicepresidente Commissione Libertà pubbliche, giustizia ed Affari interni:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta affrontiamo un tema importante
per la vera realizzazione del mercato interno.
Sono stato relatore sulla direttiva relativa al
coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di
lavori, di forniture e di servizi, sulla quale sono stati presentati circa
ottocento emendamenti, nonché sulla direttiva relativa al riconoscimento delle
qualifiche professionali, sulla quale sono stati presentati circa seicento
emendamenti. In entrambe le circostanze ho lavorato con i colleghi Harbour e
Gebhardt, come pure con tanti altri. I risultati ottenuti sono stati condivisi
al punto che lo scorso maggio il voto è stato favorevole all'unanimità sia in
Parlamento che in Consiglio, con la sola astensione di due Stati membri.
Desidero nuovamente ringraziare entrambi i colleghi.
I principi delle due direttive sono analoghi ai
principi che devono animare la direttiva sui servizi e le finalità sono le
stesse. Purtroppo, la proposta della Commissione Prodi non ha colto né i motivi
né i contenuti per i quali questo Parlamento ha dovuto riscrivere le due
direttive, così come oggi siamo stati costretti a riscrivere anche la direttiva
in esame.
Noi tutti vogliamo l'apertura dei mercati anche al
lavoro, oltre che alle merci e al denaro, ma riteniamo che ciò vada fatto
ancora una volta armonizzando tra loro i sistemi nazionali e non stravolgendo
tutto. La clausola di revisione a non oltre cinque anni consente passaggi
graduali.
Noi vogliamo questa direttiva senza traumi e
scontri ideologici, per cui auspichiamo un approccio cauto con soluzioni di
buon senso politico. La commissione per il mercato interno e la protezione dei
consumatori ha già espresso una posizione che io condivido e, per l'esperienza
personale acquisita in questa materia, non apprezzo chi, anziché cercare un
compromesso, vuole bocciare l'ipotesi negando in tal modo i Trattati. Apprezzo
invece i compromessi raggiunti e spero che anche questa direttiva goda di una
larga maggioranza. Infine, desidero ringraziare ancora una volta la collega
Gebhardt per il lavoro svolto."
Nel dibattito è
intervenuta anche AMALIA SARTORI
(PPE/DE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi,
anch'io intervengo per spiegare i motivi per i quali, unitamente alla mia
delegazione, voterò a favore di questa direttiva. Siamo infatti convinti che
essa rappresenti l'inizio di un cammino e un passo avanti nel rafforzamento
dell'idea di realizzare il completamento del mercato interno.
Da questo punto di vista si tratta di un voto
convinto. Tuttavia, vorrei fare una considerazione su quanto è avvenuto
nell'ultimo anno e mezzo, e soprattutto nelle ultime settimane, in seno ai
gruppi politici, nonché oggi pomeriggio e questa sera all'interno di
quest'Aula. Ciò dimostra - e vorrei che fosse molto chiaro - che esiste
effettivamente una differenza all'interno dei 25 Stati membri. Si tratta della
differenza tra coloro i quali ritengono che si possano ottenere crescita e
sviluppo scommettendo e rischiando sul nuovo, sull'innovazione, sulla
flessibilità, sulla possibilità di lavorare in un mercato più libero e più
aperto e, soprattutto, in un mercato di quasi 500 milioni di cittadini, e
coloro i quali ritengono invece che le conquiste realizzate finora si possano
meglio difendere richiudendosi al proprio interno.
E' stato questo il vero scontro. Per tale motivo
auspico che, con la conclusione di questo dibattito, finisca anche il
ragionamento basato sulla divisione fra vecchi e nuovi paesi, perché questa
divisione non c'è stata. C'è stata invece un'altra divisione, che ha portato a
una direttiva che, a mio parere, rappresenta soltanto un primo passo. Ciononostante
la voterò con convinzione, poiché ritengo che anche un piccolo passo avanti sia
comunque importante."
Nel dibattito è inoltre
intervenuto RICCARDO VENTRE (PPE/DE-I)
Vicepresidente Commissione Affari
Costituzionali:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, dire che l'adozione di questa direttiva
rappresenta un momento politico di grande importanza è probabilmente
un'ovvietà.
Tuttavia, se il Parlamento adotterà la direttiva a
larga maggioranza, il segnale politico inviato sarà ancora più importante, in
quanto verrebbe ribadito ancora una volta il ruolo di mediatori che svolgiamo
nel processo legislativo tra la burocrazia europea e le individualità dei
singoli Stati. In qualità di mediatori, abbiamo l'obbligo di contemperare le
esigenze di liberalizzazione del mercato con i diritti delle fasce sociali più
deboli.
Ritengo che il compromesso del partito popolare
europeo e del partito socialista europeo sia valido in direzione della
liberalizzazione di un settore che riguarda una grandissima parte della nostra
economia, un settore che il Trattato definisce come una libertà fondamentale.
Sicuramente avremmo potuto fare di più sulla strada della liberalizzazione, ma
non si può avere tutto e subito.
La clausola di revisione di cinque anni permetterà
di migliorare il testo e di continuare il processo di liberalizzazione. Per
quanto riguarda l'aspetto economico, ci siamo posti obiettivi ambiziosi in
termini di crescita e di occupazione.
Vorrei fare qualche considerazione su alcuni
emendamenti presentati, soprattutto gli emendamenti 13, 72, 73 e 86 che, non
solo escludono i servizi di interesse generale, ma lasciano alla
discrezionalità del singolo Stato membro definire le nozioni e gli obblighi di
servizio pubblico ai quali essi sono sottoposti.
L'emendamento 13, inoltre, esclude l'obbligo per
gli Stati membri di liberalizzare tali servizi o di privatizzare gli enti
pubblici e i monopoli esistenti, come ad esempio le lotterie. Anche gli
emendamenti 17 e 80 ripropongono l'esclusione dei giochi d'azzardo. Credo che
nel dibattito generale dovremmo soffermarci su questi emendamenti."
DIRITTI FONDAMENTALI
RISPETTO DELLA LIBERTÀ D'ESPRESSIONE E DELLE FEDI
RELIGIOSE
Docc. B6-0136, 0138, 0139, 0141/2006
Risoluzione comune su sul diritto alla libertà di espressione e il rispetto delle convinzioni
religiose
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
15.2.2006 - Votazione: 16.2.2006
La libertà d'espressione è un diritto fondamentale che va difeso, ma non se
ne deve abusare incitando all'odio religioso e alla xenofobia. E' quanto
afferma una risoluzione del Parlamento che condanna le violenze e critica la
condotta di gruppi estremistici e paesi spesso non democratici che, con il
pretesto delle caricature di Maometto, le fomentano. L'Aula deplora la ripresa
della propaganda antisemitica, condanna l'omicidio di padre Santoro e sollecita
il dialogo interreligioso.
Adottando la risoluzione comune - sostenuta da
PPE/DE, PSE, Verdi/ALE, ALDE/ADLE e UEN - il Parlamento difende la libertà di
espressione «in quanto valore fondamentale dell'UE», tuttavia essa deve essere
esercitata nei limiti consentiti dalla legge e dovrebbe coesistere con la
responsabilità personale ed essere basata sul rispetto dei diritti e delle
sensibilità altrui. Pertanto, i deputati chiedono a tutti coloro che godono
della libertà di espressione di impegnarsi a sostenere i valori fondamentali
dell'UE - democrazia, pluralismo, tolleranza - e di non abusare di tale libertà
«incitando all'odio religioso o divulgando dichiarazioni xenofobe e razziste volte
a emarginare le persone, qualunque siano la loro origine o convinzioni
religiose».
Il Parlamento, inoltre, precisa che la libertà di
espressione dovrebbe sempre essere esercitata nei limiti consentiti dalla legge
e dovrebbe coesistere con la responsabilità e con il rispetto dei diritti
umani, dei sentimenti e delle convinzioni religiose, «indipendentemente dal
fatto che riguardino la religione islamica, cristiana, giudaica o qualsiasi
altra religione».
Per i deputati, d'altra parte, la libertà di espressione
e l'indipendenza della stampa, in quanto diritti universali, non possono essere
pregiudicate da un singolo o da un gruppo che si ritenga offeso da parole o
scritti. Il Parlamento, pertanto, esprime allo stesso tempo la sua
considerazione nei confronti di coloro che si sono sentiti offesi dalle
caricature del profeta Maometto, «ma sottolinea che nel quadro dell'attuale
legislazione europea e nazionale può essere intentata un'azione giudiziaria
contro qualsiasi tipo di condotta offensiva».
Inoltre, condanna «nel modo più categorico
possibile» il fatto che siano state completamente incendiate le ambasciate di
alcuni Stati membri dell'UE, nonché le minacce contro gli individui. Al
contempo deplora il fatto che alcuni governi non siano stati capaci di impedire
la violenza e che altri governi abbiano tollerato attacchi violenti. In
proposito, invita quindi i paesi in cui tali incidenti sono avvenuti «a
mostrare chiaramente e nella pratica che tali incidenti in futuro non verranno
accettati».
I deputati, inoltre, sottolineano che molti dei
paesi in cui le violenze e le manifestazioni contro le caricature hanno avuto
luogo sono paesi nei quali la libertà di espressione, la libertà di parola e la
libertà di riunione «sono regolarmente violate». La risoluzione sottolinea
inoltre che un boicottaggio contro uno Stato membro «contraddice il fatto che
gli accordi commerciali sono sempre stipulati con l'UE nel suo complesso» e,
ricordando la clausola di solidarietà del Trattato, esprime tutto il suo
sostegno e la sua solidarietà alla Danimarca e ai paesi e alle persone
interessati, confrontati con questa situazione «inaudita e difficile».
D'altro lato, i deputati accolgono con favore le
dichiarazioni e gli sforzi dei leader delle comunità musulmane europee e nel
mondo arabo che hanno condannato con fermezza i violenti attacchi perpetrati
contro le ambasciate e l'incendio delle bandiere. Nell'esprimere, poi, la sua
solidarietà ai giornalisti in Giordania, Egitto e Algeria che «hanno avuto il
coraggio» di ripubblicare e di commentare in modo pertinente le vignette, il
Parlamento condanna vigorosamente il loro arresto ed esorta i rispettivi
governi ad assolverli da tutte le accuse.
Inoltre, afferma di sostenere tutte le forze
democratiche - i politici, i media e la società civile - che si trovano di
fronte a regimi religiosi autoritari o oppressivi e che lottano contro di essi
e condanna l'assassinio di padre Santoro da parte di un fanatico religioso in
Turchia e anche le morti di tutte le altre vittime della recente violenza.
Il Parlamento, poi, pur riconoscendo che le
caricature che hanno generato le proteste non favoriscono il dialogo, si
rammarica profondamente del fatto che esistano gruppi estremisti organizzati,
sia in Europa che nel mondo musulmano, che «hanno un interesse
nell'inasprimento delle tensioni attuali» e che «usano le caricature come
pretesto per incitare alla violenza e alla discriminazione». In proposito,
sottolinea che la maggior parte della popolazione in tutti i paesi interessati
ha un'opinione diversa e lotta per la pace, la stabilità e gli scambi economici
e culturali. Inoltre, deplora la ripresa, «in forma ancor più accentuata»,
della propaganda antisemitica e anti-israeliana in alcuni paesi arabi e in Iran
e sottolinea che in tali paesi sono regolarmente pubblicate caricature
degradanti e umilianti degli ebrei, il che dimostra che «evidentemente essi non
applicano le stesse regole a tutte le comunità religiose».
I deputati, pertanto, sollecitano il ritorno a un
clima di dialogo costruttivo e pacifico e chiedono l'impegno dei responsabili
locali, politici e religiosi per porre fine agli atti di violenza. La
promozione del dialogo interculturale e interreligioso e l'avanzamento della
comprensione e del rispetto reciproco, a loro parere, rappresentano «una sfida
permanente per il mondo globalizzato». Secondo il Parlamento, per lo sviluppo
di queste misure occorrerà utilizzare in modo completo il contesto di
cooperazione e di dialogo con i paesi partner del Mediterraneo e dell'Asia. In
proposito, rammenta che l'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM)
costituisce il forum ideale per cooperare a favore di una società democratica,
pluralista, tollerante e fondata sui valori dei diritti dell'uomo.
HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito
affermando che vi deve essere un punto fermo: la libertà di stampa va
difesa, come anche i sentimenti dei credenti e i diritti umani. Ciò, a parere
del deputato, può essere fatto solo in maniera moderata e, per questo motivo,
ha esortato alcuni media islamici a contenere il confronto in atto. I limiti
alla libertà di espressione, ha poi aggiunto, «sono definiti dalla libertà e
della dignità dell'altro» e la violenza è inaccettabile in ogni situazione. Tra
l'altro, ha precisato, le violenze non erano spontanee, ma sono state
organizzate - a scoppio ritardato - da regimi che opprimono i loro popoli.
Contro la violenza nei confronti di beni e persone, va quindi espressa una
condanna inappellabile.
Per il leader popolare, d'altra parte, occorre
essere concreti, in quanto gli appelli al dialogo non bastano. Ha quindi
proposto di sensibilizzare i giovani e istituire una commissione internazionale
per esaminare a quali valori ricorrono i libri di testo per descrivere
«l'altro». In proposito ha sottolineato come esistono anche molte caricature
che attaccano la nostra fede religiosa e i nostri valori. E' necessario poi che
l'Assemblea euromediterranea diventi un forum permanente che definisca degli
orientamenti per il dialogo tra le culture. Il deputato, ricordando che un
leader religioso saudita gli aveva chiesto rassicurazioni su come venivano
trattati i musulmani in Europa, ha sottolineato che, in Arabia Saudita, chi
intende convertirsi al cristianesimo è punito con la pena di morte. La tolleranza,
ha quindi affermato, «non può andare a senso unico». Dicendosi infine solidale
con la Danimarca, ha rivolto un appello alla tolleranza, per consentire un
futuro migliore basato sul dialogo.
L'IRAN SMETTA DI
SOSTENERE I TERRORISTI
E SOSPENDA LE ATTIVITÀ
NUCLEARI
Docc. B6-0096, 0099, 0102, 0103/2006
Risoluzione comune sul confronto tra l'Iran e la comunità internazionale
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito:
15.2.2006 - Votazione: 15.2.2006
La risoluzione - sostenuta dal PPE/DE, dal PSE, dall'ALDE/ADLE e dall'UEN -
ribadisce innanzi tutto la sua condanna alle «dichiarazioni minacciose» del
Presidente Ahmedinejad contro Israele, «che non alimentano la fiducia nelle
intenzioni del governo iraniano di assumere un ruolo pacifico e costruttivo in
Medio Oriente». Nel criticare il recente incontro del Presidente Ahmedinejad
con rappresentanti della Jihad islamica palestinese nel corso del suo viaggio
in Siria, i deputati esigono che l'Iran «cessi immediatamente e totalmente di
fornire sostegno a gruppi terroristici».
D'altra parte, l'Assemblea esprime «profonda preoccupazione» in merito
all'attuale atteggiamento delle autorità iraniane nei confronti del programma
nucleare, in particolare la rimozione dei sigilli da numerosi impianti nucleari
e la decisione di riprendere le attività relative all'arricchimento. In tale
contesto, i deputati appoggiano la risoluzione del Consiglio dei governatori
dell'AIEA, in cui si critica l'Iran per il non rispetto della raccomandazione
dell'AIEA e si sottolinea la mancanza di fiducia rispetto al fatto che il
programma nucleare iraniano sia destinato esclusivamente ad obiettivi pacifici.
E' anche sostenuta la sua decisione di chiedere al Direttore generale dell'AIEA
di riferire al Consiglio di sicurezza dell'ONU.
E' quindi necessario che l'Iran ripristini «una piena e durevole»
sospensione di tutte le attività di arricchimento e rigenerazione, riconsideri
la costruzione di un reattore di ricerca moderato ad acqua pesante, ratifichi
velocemente e riprenda l'applicazione integrale del Protocollo addizionale e,
in termini generali, metta in atto le misure di trasparenza richieste dal
Direttore generale dell'AIEA.
Peraltro, pur riconoscendo il diritto dell'Iran di sviluppare un programma
nucleare in conformità al Trattato di non proliferazione, il Parlamento
ribadisce la sua richiesta al governo iraniano di astenersi da ogni minaccia
nei confronti di qualsiasi Stato e di agire nel rispetto dei principi della Carta
delle Nazioni Unite. Il coinvolgimento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite, per i deputati, costituisce un passo necessario per valutare l'attuale
situazione ed è chiesto un potenziamento del ruolo dell'AIEA.
La questione, per il Parlamento, va risolta in conformità delle norme del
diritto internazionale e, a tal fine, è necessario un approccio improntato alla
cooperazione e alla trasparenza nei confronti dell'AIEA da parte del governo
iraniano. In tale ambito sostiene l'impegno dell'UE-3 volto a prevenire la
proliferazione di armi nucleari e invita tutte le parti interessate a fare il
possibile per giungere ad una soluzione negoziata della controversia nucleare
prima del 6 marzo 2006, quando sarà presentata la prossima relazione del
Direttore generale dell'AIEA.
L'Aula inoltre sottolinea l'importanza della collaborazione con gli USA, la
Russia, la Cina e i paesi non allineati al fine di esaminare concetti
complementari volti al conseguimento di un accordo globale con l'Iran sulle sue
strutture nucleari e il loro uso, «che tenga conto delle preoccupazioni
iraniane in materia di sicurezza».
L'Iran è pertanto invitato «ad esaminare seriamente» la proposta russa -
condivisa dall'UE-3 - relativa al processo di arricchimento dell'uranio, «che
offrirebbe al paese la possibilità di avanzare nel proprio programma nucleare
in un quadro multilaterale». D'altra parte, il Parlamento considera che
l'instaurazione di una zona senza armi nucleari nel Medio Oriente potrebbe
costituire un importante passo avanti per rispondere alle preoccupazioni in
materia di sicurezza dei paesi della regione.
Il Parlamento, infine, invitando l'Iran a sfruttare le sue enormi riserve
energetiche e le competenze tecnologiche esistenti nel paese per investire
nello sviluppo delle energie rinnovabili e nell'uso moderno e razionale delle
energie fossili, chiede alla Commissione di attuare ogni misura necessaria nel
quadro dell'Iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani. Si
tratterebbe, più in particolare, di intensificare i contatti e la cooperazione
con la società civile iraniana, i mezzi di informazione indipendenti e
l'opposizione democratica, e di sostenere la democrazia e il rispetto per i
diritti umani in Iran.
Va infine notato che il Parlamento non ha accolto un emendamento della
GUE/NGL, né un'altro simile sostenuto da verdi e socialisti, che affermava
l'opposizione ad ogni azione militare, anche preventiva, o minaccia di ricorso alla forza.
Nel dibattito è
intervenuto MARCELLO VERNOLA
Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del
PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, bisogna fermare l'attività di arricchimento
dell'uranio, sulla quale non c'è sufficiente trasparenza.
Il comportamento della dirigenza iraniana nei
confronti dell'Agenzia atomica internazionale non ha permesso di costruire la
necessaria base di fiducia fra l'Iran e la comunità internazionale. Rimangono
tuttora forti dubbi sulle asserzioni iraniane di voler sviluppare l'energia
nucleare esclusivamente per scopi pacifici.
Le recenti azioni di Teheran, la rottura dei
sigilli apposti da parte dell'Agenzia atomica e la sospensione
dell'applicazione volontaria del protocollo addizionale sulle salvaguardie sono
di segno opposto rispetto alle dichiarazioni di intenti del governo del paese e
ai nostri tentativi di trovare una soluzione negoziale.
Da tutto ciò desumiamo che l'Iran si sta
proponendo sul piano internazionale come l'autorità guida della rivolta
islamica contro l'Occidente e intende quindi affermare la propria superiorità
militare rispetto alle altre nazioni musulmane. Per questo motivo diventa
strategico l'attacco a Israele e la sua demonizzazione. L'Iran si sente
invincibile e inattaccabile sul piano economico, industriale, finanziario ed
energetico, e temiamo quindi che qualsiasi negoziazione sia destinata a
fallire.
Come delegazione di Forza Italia proponiamo
pertanto di invitare il Ministro degli affari esteri iraniano a Bruxelles per
un incontro con la nostra delegazione parlamentare UE-Iran. Abbiamo bisogno di
spiegare che non è possibile costruire un dialogo fra il nostro Parlamento e il
governo iraniano se il governo iraniano non istituisce una corrispondente
delegazione parlamentare.
Occorre quindi sollecitare un confronto costante
con tutte le forze politiche iraniane di maggioranza e di opposizione ed
esprimere solidarietà verso Israele per i continui attacchi subiti, impegnando
l'Unione europea a garantire la sicurezza nell'area mediorientale. Invitiamo
quindi a votare contro il punto 13 della proposta congiunta di risoluzione che,
nella sua equivocità, potrebbe essere interpretato come un attacco ad
Israele"..
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
-
Docc. B6-0095, 0097, 0098, 0100, 0101/2006 - Risoluzione comune sulle prospettive della
Bosnia Erzegovina
Il Parlamento ha adottato una risoluzione che, pur
riconoscendo i notevoli progressi compiuti dalla Bosnia Erzegovina, raccomanda
profonde riforme istituzionali per poter garantire la prospettiva europea del
Paese. Nel sollecitare la piena cooperazione con il Tribunale penale
internazionale, i deputati chiedono anche il superamento delle divisioni
etniche e misure che agevolino il rimpatrio dei profughi. Occorre poi riformare
la pubblica amministrazione e lottare contro la corruzione.
-
Docc. B6-0109, 0113,
0120, 0122, 0123, 0125/2006 - Risoluzione
del Parlamento europeo sulla situazione in Bielorussia in vista delle elezioni
presidenziali del 19 marzo
PROTEZIONE DEI POLLI ALLEVATI PER LA PRODUZIONE DI CARNE
Doc. A6-0017/2006
Relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio che stabilisce norme
minime per la protezione dei polli allevati per la produzione di carne
Procedura: Consultazione
legislativa - Dibattito: 13.2.2006 - Votazione: 14.2.2006
Consultato sulla proposta di direttiva che stabilisce norme minime per la
protezione dei polli, il Parlamento chiede norme più severe a tutela dei
volatili e auspica etichette armonizzate e più complete delle carni, per
consentire scelte consapevoli ai consumatori. I deputati, inoltre, incoraggiano
i sistemi di etichettatura volontari. E' poi sollecitato il divieto di
importare polli allevati in paesi terzi senza rispettare disposizioni sul
benessere analoghe a quelle europee.
La proposta della Commissione intende migliorare il
benessere degli animali nell’allevamento intensivo di polli mediante norme
tecniche e di gestione per gli stabilimenti, compresi un potenziamento della
sorveglianza sugli allevamenti e un maggiore flusso d’informazioni tra
produttore, autorità competenti e macello sulla base di un monitoraggio
riguardante specificamente l’aspetto del benessere. Al settore, fino ad oggi,
si applicano solo le norme generali della direttiva 98/58/CE riguardante la
protezione degli animali negli allevamenti.
TRADIZIONE
E INNOVAZIONE PER
FAVORIRE LO SVILUPPO RURALE
Doc. A6-0023/2006
Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa ad
orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale (Periodo di
programmazione 2007-2013)
Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito:
15.2.2006 - Votazione: 16.2.2006
Prodotti tradizionali di qualità e colture energetiche, folklore e
tecnologie dell’informazione, servizi e rinnovo generazionale. Sono questi gli
ingredienti della ricetta suggerita dal Parlamento al fine di promuovere lo
sviluppo rurale e migliorare l'ambiente e la qualità della vita in campagna. I
deputati chiedono anche sistemi di controllo della qualità e il miglioramento
della riconoscibilità dei prodotti agricoli. Più in generale è chiesto di
lasciare un più ampio margine di manovra agli Stati membri per adattare le
priorità europee alle loro situazioni particolari.
Gli orientamenti strategici
per il periodo di programmazione che va dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013
individuano i settori di interesse per la realizzazione delle priorità
comunitarie, in particolare in relazione agli obiettivi di sostenibilità
fissati dal Consiglio europeo di Göteborg e alla luce della strategia di
Lisbona rinnovata per la crescita e l’occupazione. Sulla base degli orientamenti
strategici, ciascuno Stato membro dovrebbe elaborare la propria strategia
nazionale di sviluppo rurale, che costituirà il quadro di riferimento per la
preparazione dei programmi di sviluppo rurale.
Più in particolare, gli
orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale serviranno a:
-
individuare e definire di comune accordo i settori
in cui l’erogazione del sostegno comunitario a favore dello sviluppo rurale
crea il maggior valore aggiunto a livello comunitario;
-
correlarsi alle principali priorità dell’Unione e
dar loro un’attuazione concreta nella politica dello sviluppo rurale;
-
garantire la coerenza con le altre politiche
dell’Unione, in particolare con le politiche della coesione e dell’ambiente;
-
accompagnare l’attuazione della nuova politica
agricola comune orientata al mercato e la necessaria ristrutturazione sia nei
nuovi che nei vecchi Stati membri.
La relazione - approvata dal
Parlamento con 455 favorevoli, 16 contrari, 10
astensioni - aggiunge che dovrà anche tenersi conto delle aspettative
dei consumatori «in termini di sanità, sicurezza e qualità». Ma per i deputati
gli orientamenti dovranno inoltre garantire la continuità tra gli attuali
programmi di sviluppo rurale e quelli che prenderanno il via nel 2007.
A loro parere, poi, in sede di
elaborazione dei programmi nazionali di sviluppo rurale, gli Stati membri
devono disporre «della flessibilità necessaria» per adeguare le priorità
comunitarie e adattarle alle particolari condizioni esistenti nel loro
territorio.
Miglioramento della
competitività dei settori agricolo e forestale
Al fine di migliorare la
competitività del settore, le azioni chiave dovranno tendere a agevolare
l’innovazione e l’accesso alla ricerca e sviluppo, incoraggiare l’adozione e la
diffusione delle TIC, stimolare un’imprenditorialità dinamica e migliorare le
prestazioni ambientali dell’agricoltura e della silvicoltura. Si tratterà anche
di adeguare l’offerta alla domanda e migliorare l’integrazione della catena
alimentare e di sviluppare nuovi sbocchi per i prodotti agricoli e silvicoli.
I deputati ritengono che
questo obiettivo può essere conseguito soprattutto attraverso sistemi di
controllo della qualità, lo sviluppo e l'applicazione di protocolli comuni,
l'informazione dei consumatori e il miglioramento della riconoscibilità dei
prodotti agricoli. Le azioni in parola, a loro parere, contribuiranno anche a
migliorare l'immagine dei prodotti europei oltre i confini dell'Europa. In
particolare, precisano, dovrebbero essere promossi i prodotti locali e regionali.
Inoltre, tra i nuovi sbocchi, i deputati reputano necessario promuovere, oltre
ai biocarburanti, anche i prodotti con caratteristiche specifiche, come quelli
di qualità e di origine controllata.
Per quanto riguarda la
sostenibilità ambientale, poi, ritengono necessario potenziare la produzione
biologica e la produzione di specialità regionali secondo metodi tradizionali
sostenibili. Ma i deputati ritengono anche che occorre sostenere le iniziative
locali, come i mercati agricoli locali e i programmi di approvvigionamento
locale di alimenti di qualità, che la Commissione non aveva considerato.
Altrettanto importante, poi, è migliorare il rinnovo generazionale.
Migliorare l’ambiente e le
zone di campagna
In questo campo, gli Stati
membri sono invitati a considerare prioritari la promozione dei servizi
ambientali e le pratiche agricole rispettose della biodiversità e dell’ambiente
nonché la conservazione del paesaggio naturale e agricolo e il consolidamento
del contributo dell’agricoltura biologica. I deputati, inoltre, pongono
l’accento sulla promozione del settore forestale e sulla prevenzione dei
disastri naturali. Ma anche sulla promozione delle energie rinnovabili e della
ricerca sulle colture energetiche.
Migliorare la qualità della
vita nelle zone rurali e promuovere la diversificazione dell'economia rurale
Le azioni chiave che
andrebbero promosse dovrebbero mirare a incrementare i tassi di attività e di
occupazione, incoraggiare l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro,
sviluppare le microimprese e l'artigianato, incoraggiare lo sviluppo del
turismo, sviluppare l’offerta e l’uso innovativo di fonti di energie
rinnovabili e incoraggiare l’adozione e la diffusione delle TIC.
I deputati, oltre a ciò,
insistono sulla necessità di salvaguardare e sviluppare i servizi per
trattenere la popolazione e accogliere nuovi abitanti, e reputano opportuno
incoraggiare il rinnovo e lo sviluppo dei centri rurali con la diversificazione
dell’attività economica. A loro parere occorre poi mettere l’accento sulle
competenze rurali e sulle iniziative in materia di qualità, come i protocolli e
le etichette, formando i giovani a tal fine. Infine, è necessario preservare la
cultura rurale, riscoprendo e tutelando l’artigianato, la gastronomia, le
specialità agricole, il folklore e l’architettura rurale.
Nel dibattito è
intervenuto GIUSEPPE CASTIGLIONE
(PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, vorrei innanzitutto
ringraziare la collega McGuinness per l'ottimo lavoro svolto nella sua relazione.
Nella nuova Unione è importante garantire un
approccio strategico delle politiche d'intervento, da tradurre in obiettivi
chiari, in azioni incisive e in interventi adeguati, i cui risultati siano
obiettivamente valutabili.
L'individuazione delle azioni prioritarie da
intraprendere non deve tuttavia tradursi in una rigidità della programmazione e
in una limitazione per gli Stati membri. Al contrario, è importante garantire
una certa flessibilità agli Stati membri, che consenta loro di orientare le scelte
d'intervento in funzione della specifica realtà nazionale, regionale e locale.
Ai fini dello sviluppo rurale è di fondamentale
importanza ridare slancio e competitività alle produzioni agricole rispetto a
quelle degli altri paesi, dove i costi di produzione sono sensibilmente più
bassi e, in tale contesto, è importante incentivare azioni di accompagnamento
che agevolino l'innovazione, la ricerca e lo sviluppo.
L'accento posto sulle tematiche dell'eccellenza e
della qualità dei prodotti agricoli, in particolare dei prodotti locali e
regionali, è coerente con la strategia globale della Comunità. La qualità va
intesa come sicurezza dei prodotti e tutela dei consumatori, ma anche come
valore aggiunto alla competitività delle imprese e come espressione delle tradizioni
locali e del patrimonio culturale delle comunità rurali. Basti pensare
all'artigianato locale, alla tutela dell'ambiente, alle specialità agricole e
alle relative tecniche di produzione tradizionale.
Questi obiettivi vanno naturalmente coordinati con
la necessità di promuovere l'accesso dei giovani agricoltori e delle donne alle
professioni rurali, trasferendo loro le conoscenze e le abilità tradizionali,
nonché migliorando la qualità della vita nell'ambiente rurale attraverso
l'incentivazione dei servizi e delle infrastrutture.
Infine, va accolto con favore il tratto
fondamentale di portare l'esperienza leader
al sistema di governance locale,
valorizzando le best practices
delle precedenti programmazioni."
LINEE
GUIDA PER UNA STRATEGIA FORESTALE EUROPEA
Doc. A6-0015/2006
Relazione sull'attuazione di una strategia forestale per l'Unione europea
Procedura: Iniziativa -
Dibattito: 15.2.2006 - Votazione: 16.2.2006
Il Parlamento propone undici elementi strategici su cui fondare la politica
forestale europea. Tra questi, figurano misure volte a promuovere la gestione
sostenibile delle foreste ed a incoraggiare l'utilizzo di risorse rinnovabili
nonché azioni più efficaci per lottare contro gli incendi. E' posto poi
l'accento sull'importanza del rimboschimento e la necessità di incentivi
fiscali per compensare le attività rispettose dell'ambiente.
La relazione - approvata dal
Parlamento con 356 voti favorevoli, 47 contrari e 18 astensioni - nota che sulle foreste è costantemente
aumentato l'influsso delle più diverse politiche comunitarie, nonostante non
esista una base giuridica per la politica forestale comune. La Commissione e il
Consiglio dovrebbero quindi esaminare in modo oggettivo la possibilità di
creare una base giuridica distinta per il bosco nei trattati dell'UE o in un
progetto di futuro trattato. Inoltre, sostengono l'iniziativa della Commissione
di elaborare un piano d'azione dell'UE per la gestione forestale sostenibile,
da realizzare nell'arco di cinque anni. Nel sottolineare l'importanza di
ecosistemi forestali intatti per la preservazione della biodiversità
conformemente agli impegni assunti nell'ambito di accordi internazionali, è poi
messo l'accento sulla necessità dell'UE di perseguire un approccio coordinato e
coerente nella politica internazionale e comunitaria in materia ambientale.
Proteggere le foreste
Il Parlamento sostiene che le
misure di prevenzione degli incendi previste dalla politica per lo sviluppo
rurale stanno risultando insufficienti per far fronte a tale fenomeno, che è la
principale causa di deterioramento dei boschi nell'UE. A tale riguardo, invita
la Commissione e gli Stati membri a prevedere nel piano d'azione dell'UE delle
misure per prevenire i rischi e per affrontare le catastrofi di particolare
gravità (incendi, tempeste, insetti e siccità). Chiede, inoltre, in vista del
prossimo periodo di programmazione finanziaria, che gli Stati membri e le
regioni europee rivedano le loro azioni di lotta e prevenzione contro gli
incendi al fine di rendere più dinamiche le misure in vigore, la cui gestione,
in numerosi casi, risulta scadente.
Più in particolare, agli Stati membri è suggerito di adottare un'impostazione integrata per la
protezione dei boschi contro gli incendi, con misure come la raccolta e lo
sfruttamento della biomassa forestale residua, il divieto temporaneo di
cambiamento della destinazione del suolo incendiato per evitare le speculazioni
in seguito agli incendi e la creazione di procure speciali competenti per
perseguire i reati ambientali. E' poi sottolineato che il rimboschimento è uno
strumento fondamentale nella lotta contro la desertificazione. Ricorrere al
rimboschimento con specie native, inoltre, contribuisce al mantenimento della
biodiversità, diminuisce il rischio di incendi e può contribuire alla tutela
delle aree limitrofe dei siti della rete Natura 2000.
Cambiamento climatico e energie sostenibili
Considerando che le foreste
contribuiscono ad attenuare il riscaldamento globale e l'effetto serra, e
quindi a rispettare gli obbiettivi ambientali dell'UE, è ritenuto essenziale
riconoscere la loro importanza al fine di attenuare il cambiamento climatico.
L'Unione europea, inoltre, dovrebbe sviluppare le attività di ricerca, di
promozione dell'immagine del legno e di scambio di informazioni in tale campo.
L'UE è poi sollecitata a
promuovere l'utilizzazione del legname come risorsa rinnovabile e a utilizzare
i prodotti dell'industria forestale. La biomassa, specialmente a base di legno,
dovrebbe inoltre essere inserita nelle misure politiche per lo sviluppo di
fonti energetiche rinnovabili (cogenerazione di elettricità e calore,
carburanti biologici) e, in tale contesto, gli Stati membri sono invitati a
prendere in esame quali siano le possibilità per agevolare a livello fiscale la
produzione di calore a partire dal legno. D'altra parte, è ricordato che il
potenziamento del ricorso alle energie rinnovabili basate sui prodotti
forestali contribuirà ad attenuare il deficit energetico dell'UE.
Competitività del settore forestale
Vista la necessità di promuovere
la competitività del settore forestale, il Parlamento accoglie con favore il
fatto che siano stati previsti incentivi per promuovere le fusioni volontarie
di piccole imprese forestali. Inoltre, segnala che il rafforzamento delle
organizzazioni dell'economia forestale privata aiuterebbe i proprietari privati
di boschi a mettere a punto la propria strategia forestale sostenibile. È poi
richiamata l'attenzione sulle fonti di reddito derivanti dai prodotti delle
foreste diversi dal legno come il sughero, i funghi e le bacche o la fornitura
di servizi come l'agriturismo e la caccia, fonti che vengono finora utilizzate
solo parzialmente.
Inoltre è chiesto che vengano
realizzati degli studi sull'opportunità di introdurre misure fiscali tese ad
esercitare una differenziazione positiva a livello tributario a favore dei
produttori le cui incidenze negative sull'ambiente siano minori. I deputati,
infatti ritengono che l'attività di prevenzione degli incendi e della
desertificazione, il rimboschimento con specie native, la promozione della
biodiversità, la gestione sostenibile dei boschi naturali e la promozione di
servizi ambientali, come la tutela del sistema idrologico e la lotta
all'erosione, «costituiscano esternalità positive che tali produttori
forniscono alla società e che vanno pertanto debitamente compensate».
Promuovere le attività di ricerca e sviluppo
I deputati chiedono il potenziamento delle attività di
ricerca e sviluppo legate al settore forestale nonché al ruolo multifunzionale
di quest'ultimo, specie per lo sviluppo sostenibile della biodiversità,
inserendo i progetti centrali di ricerca in materia nel VII programma quadro di
ricerca dell'Unione europea ovvero nei corrispondenti programmi degli Stati
membri, nonché il sostegno alla piattaforma tecnologica bosco-legname-carta già
in atto.
Gestione sostenibile delle foreste
Tenendo presente che, a
livello comunitario, la politica di sviluppo dello spazio rurale è lo strumento
principale per l'attuazione della strategia forestale, il Parlamento invita la
Commissione e gli Stati membri a tener maggiormente conto degli obbiettivi e
delle misure previsti dalla strategia forestale dell'UE per una gestione
sostenibile delle foreste al momento di elaborare i programmi di sviluppo
rurale.
In tale contesto, i deputati
pongono l'accento sull'importanza delle azioni di formazione e qualificazione
degli operatori forestali e chiedono che i programmi comunitari siano
maggiormente utilizzati nel settore forestale.
I boschi in Italia
Nel nostro Paese vi sono poco
meno di 7 milioni di ettari quadrati di foreste, di cui 4 milioni in zone
montane. Circa 4 milioni di ettari appartengono a privati, mentre il resto è
detenuto, in ordine decrescente, dai comuni, dallo Stato e dalle Regioni e,
infine, da altri enti.
Nel 2000 il volume dei
prelievi legnosi, in bosco e fuori foresta, ha complessivamente raggiunto i 9,2
milioni di metri cubi. Il legname da opera rappresenta il 40,9% delle
utilizzazioni totali, dentro e fuori foresta, ma è la legna da ardere che
rappresenta la maggiore destinazione dei prelievi totali (59,1%).
Nel 2000 la perdita di boschi
dovuta ad incendi ha interessato complessivamente una superficie pari a 59.956
ettari, mentre nel 1999 per lo stesso fenomeno sono andati perduti 28.136
ettari (+113,%). Il numero degli eventi accertati nel 2000 è stato pari 8.527
contro i 4.058 del 1999 (+110,1%). Il 77,1% delle superfici percorse dal fuoco
nel 2000 risulta localizzato nel Mezzogiorno con un’incidenza sul patrimonio
forestale del 2,2%, contro lo 0,3% registrato nelle aree del Nord- Centro.
Il 58,1% degli eventi
registrati nel 2000 ha natura dolosa ed ha interessato il 77,8% delle superfici
complessivamente colpite. Infatti solo per cause volontarie sono andati
bruciati nel 2000 ben 46.622 ettari di bosco localizzati in gran parte (77,8%)
nelle regioni meridionali. L’incidenza delle cause naturali è invece del tutto
marginale, sia in termini di numero di eventi (0,8%) che di superficie
coinvolta (0,5%). D'altra parte, a cause involontarie va attribuita la perdita
dell’8% delle superfici incendiate ed un altro 13,8%ad altre cause non
classificabili.
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
-
Doc. A6-0014/2006 - Relazione sulla gestione dei rischi e delle crisi nel settore agricolo
Il
Parlamento ha adottato una relazione d'iniziativa sulla gestione dei rischi in
agricoltura che chiede più attenzione ai rischi derivanti dalla
liberalizzazione degli scambi e alle crisi causate dalle restrizioni imposte
dai paesi terzi alle esportazioni di prodotti UE. Sono poi difesi gli strumenti
di intervento nei settori dell’ortofrutta e del vino. Nel chiedere aiuti per
l’acquisto di combustibili, è accettato il principio del cofinanziamento delle
misure anticrisi, ma non con l’1% della modulazione.
-
Doc. A6-0008/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo
sulla proposta di regolamento del Consiglio recante rettifica del regolamento
(CE) n. 1786/2003 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore
dei foraggi essiccati
-
Doc. A6-0016/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla
revisione di determinate restrizioni di accesso nell'ambito della politica
comune della pesca (Shetland Box e Plaice Box)
-
Doc. A6-0018/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento
europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione
dell'accordo di partenariato tra la Comunità europea e le Isole Salomone sulla
pesca al largo delle Isole Salomone
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
DIRITTI UMANI
-
Doc. A6-0004/2006 - Relazione sulla clausola relativa ai diritti dell'uomo e alla
democrazia negli accordi dell'Unione europea
L’Aula
ha adottato una relazione che chiede il rafforzamento e l’inclusione della
clausola sui diritti dell’uomo in tutti gli accordi siglati dall’UE, al fine di
promuovere più efficacemente i diritti umani e la democrazia nel mondo. I
deputati avvertono che, se così non fosse, il Parlamento non darà il proprio
parere conferme ai nuovi accordi. E’ poi rivendicata una maggiore implicazione
del Parlamento nella definizione dei mandati negoziali e nelle procedure di
sospensione degli accordi.
-
Docc. B6-0112, 0117,
0118, 0127, 0135/2006 - Risoluzione del
Parlamento europeo su Guantánamo
RICERCA E INNOVAZIONE
-
Doc. A6-0021/2006 - Relazione su sugli effetti della globalizzazione sul mercato interno
Il completamento del mercato unico, anche dei servizi, è fondamentale per
accrescere la competitività dell'UE. A tal fine, il Parlamento chiede lo
sviluppo di una vera politica industriale europea e di strategie per la ricerca
e l'innovazione. Ma anche linee d'azione specifiche per attutire gli effetti
negativi della globalizzazione e contribuire a trarre vantaggio dai suoi
effetti positivi. Occorrono poi sistemi efficaci per proteggere le proprietà
intellettuali e le denominazioni d'origine.
POLITICA SOCIALE
-
Relazione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di
direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, concernente le prescrizioni
minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai
rischi derivanti dagli agenti fisici (radiazioni ottiche) (diciannovesima
direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva
89/391/CEE)
Il Parlamento ha approvato la
direttiva volta a proteggere i lavoratori dai rischi derivanti dalle radiazioni
ottiche. Il testo, frutto di un compromesso tra Consiglio e Parlamento esclude
dalla normativa le radiazioni naturali come quelle del sole. I datori di
lavoro, inoltre, dovranno valutare i rischi e prendere le contromisure, mentre
i dipendenti dovranno essere debitamente informati e, in caso di esposizione,
avranno diritto a visite mediche.
TRASPORTI
Facendo propria la posizione del Consiglio, l'Aula ha
adottato la proposta di direttiva volta ad armonizzare le disposizioni in
materia di formazione e rilascio delle licenze dei controllori del traffico
aereo, nonché ad agevolare il riconoscimento reciproco delle licenze nazionali.
L'obiettivo ultimo è di aumentare i livelli di sicurezza nei cieli e negli
aeroporti europei. Per ottenere la licenza, i controllori di volo dovranno
comprendere e parlare l’inglese a un livello soddisfacente.
ENERGIA
-
Doc. A6-0020/2006 - Relazione recante raccomandazioni alla Commissione sullo sfruttamento
di fonti energetiche rinnovabili a fini di riscaldamento e raffreddamento
Adottando la relazione, il Parlamento chiede alla Commissione di
presentare, entro il 31 luglio 2006, una proposta legislativa tesa a
raddoppiare entro il 2020 il ricorso alle energie rinnovabili utilizzate a fini
di riscaldamento e di raffreddamento. A tal fine, i deputati propongono una
serie di misure e di incentivi, anche fiscali, cui potrebbero ricorrere gli
Stati membri. L'obiettivo è garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, tutelando
l'ambiente.
AFFARI ECONOMICI E
MONETARI
-
Doc. A6-0009/2006 - Relazione sulla riforma degli aiuti di Stato 2005-2009
I deputati vedono con favore
una riforma dell'attuale normativa sugli aiuti di Stato, giudicata troppo
burocratica e poco trasparente. Pur riconoscendone l'utilità, chiedono tuttavia
che gli aiuti statali siano ridotti e usati meglio. D'altra parte, occorre
sostenere le PMI innovative e gli investimenti nelle infrastrutture, tutelando
l'ambiente. E' poi necessario rivedere le riduzioni subite dalle regioni che
hanno patito l'effetto statistico e dare maggiore importanza ai criteri
territoriali.
-
Doc. A6-0010/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento
europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che abroga il regolamento
(CEE) n. 3181/78 del Consiglio e il regolamento (CEE) n. 1736/79 del Consiglio
nel settore della politica monetaria
VARIE
-
Docc. B6-0111, 0115,
0126, 0129, 0130, 0134/2006 - Risoluzione
del Parlamento europeo sul patrimonio culturale in Azerbaigian
-
Docc. B6-0119, 0121,
0124, 0142, 0143/2006 - Risoluzione del
Parlamento europeo sui nuovi meccanismi di finanziamento dello sviluppo nel
quadro degli Obiettivi di sviluppo del Millennio
-
Doc. A6-0394/2005 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla
confisca di automobili da parte delle autorità greche
-
Doc. A6-A6-0406/2005 - Risoluzione legislativa del Parlamento
europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio
che stabilisce norme sul traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri
esterne degli Stati membri e che modifica la convenzione Schengen e
l'Istruzione consolare comune
-
Doc. A6-0011/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento
europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'adesione della
Comunità al regolamento n. 55 della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni
Unite recante disposizioni uniformi concernenti l'omologazione di componenti di
attacco meccanico di insiemi di veicoli
-
Doc. A6-0012/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento
europeo sulla proposta di decisione del Consiglio che modifica le decisioni
2001/507/CE e 2001/509/CE per rendere obbligatori i regolamenti n. 108 e n. 109
della commissione economica per l'europa delle Nazioni Unite relativi ai
pneumatici ricostruiti
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE
RELAZIONI ESTERNE
·
Turchia
- Partenariato per l'adesione (http://ue.eu.int)
·
Croazia
- Partenariato per l'adesione (http://ue.eu.int)
POLITICA SOCIALE
·
Programma
per l'occupazione e la solidarietà sociale - PROGRESS
(http://ue.eu.int)
AMBIENTE
·
Normativa
sulle sostanze chimiche: il sistema REACH (http://ue.eu.int)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
Aliquota
IVA ridotta su taluni servizi ad alta intensità di lavoro
(http://ue.eu.int)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
Informazioni
ai passeggeri del trasporto aereo sull'identità del vettore effettivo
(http://ue.eu.int)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Aggiunta
di vitamine e minerali agli alimenti (http://ue.eu.int)
·
Indicazioni
nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari
(http://ue.eu.int)
VARIE
·
Ordine
delle presidenze del Consiglio dell'UE (http://ue.eu.int)
DAL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
POLITICA SOCIALE
·
Anno
europeo delle pari opportunità per tutti (http://esc.eu.int)
RICERCA E SVILUPPO
·
Le
enrgie rinnovabili (http://esc.eu.int)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Norme
di igiene ed imprese artigianali di trasformazione
(http://esc.eu.int)
TRASPORTI
·
Sicurezza
dei modi di trasporto (http://esc.eu.int)
VARIE
·
Un
piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito
(http://esc.eu.int)
·
Programma
dell'Aia - Libertà, sicurezza e giustizia (http://esc.eu.int)
DALLA COMMISSIONE EUROPEA
RELAZIONI ESTERNE
·
Strategia
per l'America latina
(http://europa.eu.int/comm/external_relations/la/news/ip05_1555.htm)
·
Etichettatura
EU per l'importazione di alcuni prodotti dai Paesi terzi (COM
2005/661)
·
Sistema
preferenze generalizzate
(http://europa.eu.int/comm/trade/issues/global/gsp/pr211205_en.htm)
CONCORRENZA
·
Nuovi
orientamenti 2007-2013 per gli aiuti a finalità regionale
(http://europa.eu.int/comm)
POLITICA SOCIALE
·
Sito
internet, Anno europeo della mobilità dei lavoratori
(http://europa.eu.int/comm/employment_soc
ial/workersmobility2006/index_fr.htm)
AGRICOLTURA / PESCA
·
Alimenti
biologici (http://europa.eu.int/comm)
·
Bevande
spiritose (http://europa.eu.int/comm)
CULTURA
·
TV
senza frontiere (http://europa.eu.int/comm)
AMBIENTE
·
Strategia
europea per l'uso sostenibile delle risorse naturali
(http://europa.eu.int/comm)
·
Strategia
sui rifiuti (http://europa.eu.int/comm)
·
Veicoli
puliti (http://europa.eu.int/comm)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
".eu"
il nuovo indirizzo internet per l'Europa (http://europa.eu.int/comm)
MERCATO INTERNO
·
Uno
spazio unico per i documenti (COM 2005/653)
POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ
·
Accise
sulle bevande alcoliche (http://europa.eu.int/comm)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
ISO - International Organization for Standardization (http://europa.eu.int/comm)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Regolamento
sui criteri microbiologici (GUCE L 338 del 22/12/2005)
TRASPORTI
·
RTE-vicinato
(http://europa.eu.int/comm/transport/external_dimension/doc/2005_12_07_ten_t_final_re
port_en.pdf)
·
Trasporto passeggeri
(http://europa.eu.int/comm/transport/maritime/rights/doc/2006_03_30_consultatio
n_en.pdf)
·
Conferenze
marittime
(http://europa.eu.int/comm/competition/antitrust/legislation/maritime)
VARIE
·
Completamento
dello spazio europeo di giustizia (http://europa.eu.int/comm)
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
·
"Il
regolamento della compensazione e l'assistenza dei passeggeri è valido"
Sentenza della Corte nella
Causa C-344/04
Le misure previste d al
regolamento per realizzare l'obiettivo di accrescere la tutela dei passeggeri
vittime di cancellazioni o di ritardi prolungati dei voli sono compatibili con
la Convenzione di Montreal e non violano il principio di proporzionalità.
·
"Il
regime del visto applicato dalla Germania ai cittadini di Stati terzi
distaccati da prestatori di servizi stabiliti in altri Stati membri è contrario
alla libertà di prestazione di servizi"
Sentenza della Corte nella
Causa C-244/04
Una semplice dichiarazione preliminare dell'impresa che intende procedere
al distacco di lavoratori cittadini di Stati terzi costituirebbe una misura
meno restrittiva rispetto al requisito di un previo periodo di occupazione di
almeno un anno in seno a detta impresa. Essa consentirebbe di prevenire abusi e
sviamenti della libertà di prestazione di servizi.
·
"L'Avvocato
generale Poiares Maduro propone di comminare all'Italia un'ammenda giornaliera
di EUR 265.500 per la mancata esecuzione di una sentenza del 2001"
Conclusioni dell'Avvocato
generale nella Causa C-119/04
A suo parere, l'Italia non ha sufficientemente spiegato le disparità di
trattamento, in termini di retribuzione arretrata e diritti pensionistici
acquisiti, tra gli ex lettori di lingua straniera e i ricercatori confermati
nelle università italiane.
·
"Il
regime tedesco di esenzione fiscale degli accantonamenti finanziari costituiti
dalle centrali nucleari non rappresenta un aiuto di Stato"
Sentenza del Tribunale di primo
grado nella Causa T-92/02
La valutazione di questo regime fiscale, da parte della Commissione, non è
quindi errata.
·
"La
Corte precisa, per la prima volta, i legami tra la Convenzione di applicazione
dell'accordo di Schengen e la libera circolazione delle persone"
Sentenza della Corte nella
Causa C-503/03
Nel caso di cittadini di uno Stato terzo, coniugi di cittadini di uno Stato
membro, segnalati nel sistema d'informazione Schengen ai fini della non
ammissione, uno Stato membro, prima di rifiutare loro l'ingresso nello spazio
Schengen, deve verificare se la presenza di tali persone costituisca una
minaccia effettiva, attuale e abbastanza grave per un interesse fondamentale
della collettività.
·
"L'avvocato
generale Poiares Maduro sostiene che la determinazione di onorari minimi per
gli avvocati restringe la libera prestazione dei servizi"
Conclusioni dell'Avvocato
generale nelle Cause C-94/04 e C-202/94
La disciplina italiana non è giustificata da esigenze inderogabili di
interesse pubblico.
Per ulteriori informazioni: Corte di
giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad
Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet:
http://www.curia.eu.int/it/index.htm
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
Decreto ministeriale del 18
ottobre 2005: recepimento
della direttiva 2004/98/CE della Commissione, del 30 settembre 2004, relativa
alle restrizioni in materia di
immissione sul mercato e di uso dell'etere pentabromodifenile nei sistemi di
evacuazione d'emergenza dei mezzi aerei.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 20
del 25 gennaio 2006.
Decreto legislativo n. 294 del 15
dicembre 2005:
recepimento della direttiva 2003/92/CE del Consiglio, del 7 ottobre 2003,
relativa alle norme sul luogo di
cessione di gas e di energia elettrica.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 22
del 27 gennaio 2006.
Decreto ministeriale del 15
novembre 2005:
recepimento della direttiva 2005/48/CE della Commissione, del 23 agosto 2005,
relativa alle quantità massime di
residui di alcuni parassitari sui e nei cereali nonché su e in alcuni prodotti
di origine animale e di origine vegetale.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 28
del 3 febbraio 2006.
Decereto ministeriale del 15
novembre 2005:
recepimento della direttiva 2005/46/CE della Commissione, dell'8 luglio 2005,
relativa alle quantità massime di
residui di amitraz.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 28
del 3 febbraio 2006.
Decreto ministeriale del 15
novembre 2005:
recepimento della direttiva 2005/37/CE della Commissione, del 3 giugno 2005,
relativa alle quantità massime di
residui di alcuni parassitari sui e nei cereali nonché su e in alcuni prodotti
di origine animale e di origine vegetale.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 28
del 3 febbraio 2006.
Decreto ministeriale del 22
novembre 2005:
recepimento della direttiva 2005/30/CE della Commissione, del 22 aprile 2005,
relativa all'omologazione dei veicoli a
motore a due o tre ruote per adeguarle al progresso tecnico.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 31
del 7 febbraio 2006.
Decreto legislativo n. 36 del 24
gennaio 2006:
recepimento della direttiva 2003/98/CE del Parlamento e del Consiglio, del 17
novembre 2003, relativa al riutilizzo
dell'informazione del settore pubblico.
Il
decreto è pubblicato nella GURI n. 37
del 14 febbraio 2006
DALLA GAZZETTA UFFICIALE
RELAZIONI ESTERNE
·
Regolamento (CE) n.
2174/2005 del Consiglio, del 21 dicembre 2005, relativo all’attuazione
dell’accordo concluso tra la Comunità
europea ed il Giappone ai sensi dell’articolo XXIV, paragrafo 6, e
dell’articolo XXVIII dell’accordo
generale sulle tariffe doganali e sul commercio in forma di scambio di
lettere (GATT) 1994 GUCE L 347/2005
·
Regolamento (CE) n.
110/2006 della Commissione, del 23 gennaio 2006, recante misure transitorie
relative ai titoli di esportazione concernenti le esportazioni di olio d’oliva comunitario verso i paesi terzi
GUCE L 19/2006
·
Decisione del Consiglio,
del 14 novembre 2005, relativa alla conclusione di un accordo in forma di
scambio di lettere tra la Comunità
europea e gli Stati Uniti d’America su questioni riguardanti il commercio del vino GUCE
L 301/2005
POLITICA SOCIALE
·
Libro Verde Relativo al futuro della Rete europea sulle
migrazioni COM (2005) 606
definitivo
·
Relazione della
Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e
sociale e al Comitato delle Regioni sull’attuazione della direttiva 98/49/CE
del Consiglio del 29 giugno 1998 relativa alla salvaguardia dei diritti a pensione complementare dei
lavoratori subordinati e dei lavoratori autonomi che si spostano all’interno
della Comunità europea COM (2006) 22
definitivo
AGRICOLTURA
·
Regolamento (CE) n. 87/2006
della Commissione, del 19 gennaio 2006, relativo all’apertura di una gara
permanente per la rivendita sul mercato interno di risone detenute dall’organismo d’intervento greco GUCE L 15/2006
·
Regolamento (CE) n. 88/2006
della Commissione, del 19 gennaio 2006, relativo all’apertura di una gara
permanente per la rivendita sul mercato interno di risone detenuto dall’organismo d’intervento spagnolo GUCE L 15/2006
·
Regolamento (CE) n. 89/2006
della Commissione, del 19 gennaio 2006, che modifica il regolamento (CE) n.
2295/2003 per quanto riguarda le denominazioni che possono essere utilizzate
per la commercializzazione delle uova
in caso di restrizioni all’uscita delle galline all’aperto GUCE L 15/2006
POLITICA REGIONALE
·
Relazione annuale della Commissione al
Consiglio e al Parlamento europeo sugli sforzi compiuti dagli Stati membri nel
2004 per il raggiungimento di un equilibrio
sostenibile tra la capacità e le possibilità di pesca COM
(2005) 691/ definitivo
·
Regolamento (CE) n. 1607/2005 della Commissione,
del 30 settembre 2005, recante modifica del regolamento (CE) n. 296/96,
relativo ai dati che devono essere forniti dagli Stati membri ed alla
contabilizzazione mensile delle spese
finanziate dalla sezione garanzia del Fondo europeo agricolo di orientamento e
di garanzia (FEOGA) GUCE L
256/2005
POLITICA DOGNALE
·
Regolamento (CE) N.
78/2006 della Commissione, del 18 gennaio 2006, recante modifica del
regolamento (CE) n. 1065/2005 in ordine al quantitativo oggetto della gara
permanente per l’esportazione di orzo
detenuto dall’organismo d’interevento tedesco GUCE L 14/2006
·
Regolamento (CE) n.
79/2006 della Commissione, del 18 gennaio 2006, che modifica il regolamento
(CE) n. 1062/2005 in ordine al quantitativo oggetto della gara permanente per l’esportazione di frumento tenero detenuto dall’organismo
d’intervento austriaco GUCE L 14/2006
·
Regolamento (CE) n. 80/2006
della Commissione, del 18 gennaio 2006, recante apertura di una gara permanente
per la rivendita sul mercato comunitario di segala detenuta dall’organismo d’intervento tedesco GUCE L 14/2006
·
Regolamento (CE) n.
85/2006 del Consiglio, del 17 gennaio 2006, che istituisce un dazio antidumping
definitivo e riscuote definitivamente il dazio provvisorio istituito sulle importazioni di salmone d’allevamento
originarie della Norvegia GUCE L 15/2006
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Direttiva 2006/5/CE della
Commissione, del 17 gennaio 2006, che modifica la direttiva 91/414/CEE del
Consiglio per iscrivere il warfarin
come sostanza attiva GUCE L
12/2006
·
Direttiva 2006//5/CE della Commissione,
del 17 gennaio 2006, che modifica la direttiva 91/414/CEE del Consiglio per
iscrivere il tolilfluanide come
sostanza attiva GUCE L 12/2006
·
Direttiva 2005/62/CE della Commissione,
del 30 settembre 2005, recante applicazione della direttiva 2002/98/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme e le specifiche
comunitarie relative ad un sistema di
qualità per i servizi trasfusionali GUCE L 256/2005
TRASPORTI
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio relativa al
progetto di realizzazione del sistema europeo di nuova generazione per la
gestione del traffico aereo (SESAR) ed alla costituzione dell’impresa comune
SESAR. Proposta di Regolamento del Consiglio relativo alla costituzione di
un’impresa comune per la realizzazione del sistema europeo di nuova generazione
per la gestione del traffico aereo
(SESAR) COM (2005) 602 definitivo
VARIE
·
Direttiva 2005/94/CE DEL Consiglio, del 20
dicembre 2005, relativa a misure comunitarie di lotta contro l’influenza aviaria e che abroga
la direttiva 92/40/CEE
·
Regolamento (CE) N.
2173/2005 DEL Consiglio, del 20 dicembre 2005, relativo all’istituzione di un
sistema di licenze FLEGT per le importazioni
di legname nella Comunità europea GUCE
L 347/2005
·
Raccomandazione della Commissione, del 15
dicembre 2005, relativa alle linee direttrici per l’attuazione del regolamento
(Euratom) n. 302/2005 concernente l’applicazione delle disposizioni sul controllo di sicurezza dell’Euratom
GUCE L 28/2005
·
Direttiva 2005/61/CE della Commissione,
del 30 settembre 2005, che applica la direttiva 2002/98/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio per quanto riguarda le prescrizioni in tema di rintracciabilità e la notifica di
effetti indesiderati ed incidenti gravi GUCE
L 256/2005
BANDI - INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C:
www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.publications.eu.int
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - DG
INFSO - MEDIA 14/2005 MEDIA PLUS SOSTEGNO ALLA DISTRIBUZIONE TRANSNAZIONALE DI
FILM E OPERE AUDIOVISIVE EUROPEE SU SUPPORTO VIDEO (VHS E DVD) (GUCE 2005/C 329/12).
Il
presente invito a presentare proposte si basa sulla decisione 2000/821/CE del
Consiglio relativa all’attuazione di un programma di incentivazione dello
sviluppo, della distruzione e della promozione delle opere audiovisive europee
(Media Plus) - Sviluppo, distribuzione e promozione 2001-2206, adottato dal
Consiglio in data 20 dicembre 2000 e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle
Comunità europee il 17 gennaio 2001 (GU L 13, pagine 34-43).
La
proposta di proroga del programma Media fino al 31 dicembre 2006 è stata approvata dal Consiglio dei Ministri il 26
aprile 2004.
Nel
settore della distribuzione l’obiettivo del programma consiste nel potenziare
la distribuzione delle opere europee su supporto video per uso privato,
incoraggiando gli editori ad investire. Il presente avviso si rivolge agli editori
europei di video e DVD le cui attività contribuiscono a raggiungere i suddetti
obiettivi, in particolare gli editori di opere di supporto video per uso
privato.
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI AZIONI INDIRETTE DI RST NELL’AMBITO DEL
PROGRAMMA SPECIFICO DI RICERCA, SVILUPPO TECNOLOGICO E DIMOSTRAZIONE
STRUTTURERE LO SPAZIO EUROPEO DELLA RICERCA (GUCE 2006/C 12/09).
Conformemente
alla decisione n. 1513/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27
giugno 2002, relativa al Sesto programma quadro di azioni comunitarie di
ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione volto a contribuire alla
realizzazione dello Spazio Europeo della Ricerca e all’innovazione (2002-2006),
il Consiglio ha adottato in data 30 settembre 2002 il programma specifico di ricerca,
sviluppo tecnologico e dimostrazione “Strutturare lo Spazio europeo della
Ricerca” (2002-2006). Informazioni concernenti l’invito a presentare proposte
per le conferenze e i corsi di formazione Marie Curie.
Programma
specifico: Strutturare lo Spazio europeo della ricerca
Settore:
Attività “Risorse umane e mobilità”
Denominazione
dell’invito: Invito a presentare proposte per le conferenze e i corsi di
formazione Marie Curie
Codice
identificativo dell’invito: FP6-2006-Mobility-4
Data di
scadenza: 17 maggio 2006 alle ore
17.00 (ora di Bruxelles).
INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER
IL 2006 NELL’AMBITO DELLA STRATEGIA COMUNITARIA IN MATERIA DI PARITÀ TRA DONNE
E UOMINI.
Gli
obiettivi specifici del programma sono:
a)
promuovere e diffondere i valori e le pratiche sui quali si basa la parità tra
uomini e donne;
b)
migliorare la comprensione delle questioni connesse alla parità tra gli uomini
e le donne;
c)
sviluppare la capacità dei soggetti di promuovere efficacemente la parità tra
le donne e gli uomini, in particolare attraverso il sostegno allo scambio di
informazioni e buone pratiche e al lavoro in rete a livello comunitario.
La priorità fissata per l’invito
a presentare proposte del 2006 è la promozione della parità tra uomini e
donne, in particolare nello sviluppo locale. Particolare attenzione verrà
dedicata a incoraggiare una partecipazione bilanciata di uomini e donne nei
vari aspetti dello sviluppo locale, sia economico che sociale, e a incoraggiare
le politiche realizzate a livello locale per la promozione della parità di genere.
In particolare, saranno
finanziate attività che prevedono:
·
l’analisi
e la comparazione delle situazioni e dell’efficacia di processi, metodi e
strumenti utilizzati per promuovere le pari opportunità, in particolare nello
sviluppo locale;
·
lo
scambio di buone prassi o l’adattamento di buone prassi a contesti differenti;
·
lo
sviluppo congiunto di prodotti, strategie e metodi;
·
l’organizzazioni
di seminari e di attività di sensibilizzazione;
·
la diffusione
dei risultati;
·
la
produzione di materiali destinati a rafforzare la visibilità.
Possono presentare progetti
nell’ambito di questo invito ONG, parti sociali, reti, partnership o consorzi
transnazionali di enti regionali o locali, reti transnazionali di
organizzazioni attive per la promozione della parità di genere.
Il testo del bando è reperibili
al seguente link:
http://europa.eu.int/comm/employment_social/calls/2005/vp_2005_020/call_en.pdf
Le domande dovranno essere
presentate entro il 28 aprile 2006.
INVITO
A PRESENTARE PROPOSTE - DG EAC N. 62/05 PER PROGETTI INNOVATIVI DI COOPERAZIONE
FORMAZIONE E INFORMAZIONE AZIONE 5 - MISURE DI ACCOMPAGNAMENTO (GUCE 2006/C
27/08).
Nel quadro del presente bando per la presentazione
di progetti innovativi nell’Ambito dell’Azione 5, la Commissione europea
intende sostenere progetti innovativi di cooperazione, formazione e
informazione nel settore dell’istruzione non formale. Tutte le candidature devono
riguardare una delle tematiche/aree prioritarie definite qui di seguito:
·
Diversità culturale e tolleranza
·
Regioni svantaggiate
·
Europa dell’Est - Caucaso - Europa sud-orientale
·
Innovazione in attività di educazione alla
cittadinanza europea
·
Cooperazione tra enti locali o regionali e
organizzazioni non governative (ONG) che operano nel settore giovanile.
E’essenziale che i promotori di progetto
specifichino nelle candidature gli elementi innovativi che intendono
introdurre. I progetti devono avere una spiccata dimensione europea
transnazionale e contribuire allo sviluppo della cooperazione europea sulle
questioni giovanili. In termini più specifici, tali progetti devono portare
alla creazione e/o al consolidamento di forti partenariati tra le organizzazioni
giovanili o tra dette organizzazioni e gli enti pubblici.
Il termine ultimo per la presentazione delle domande
è il 1° luglio 2006.
AGENZIA EUROPEA PER I MEDICINALI - ASSUNZIONI PER L’AGENZIA EUROPEA PER I
MEDICINALI (LONDRA) (GUCE 2006/C 27 A/01).
L’Agenzia
ha la responsabilità di coordinare la valutazione e la vigilanza dei medicinali
per uso umano e veterinario in tutto il territorio dell’Unione europea. L’EMEA
è stata istituita nel gennaio 1995 e lavora a stretto contatto con la
Commissione europea, i 25 Stati membri dell’Unione europea, i paesi SEE-EFTA e
molti altri gruppi del settore pubblico e privato.
Ulteriori
informazioni sull’IMEA e le sue attività sono disponibili direttamente su
Internet, al seguente indirizzo web: http://www.emea.eu.int
L’Agenzia
europea per i medicinali indice una serie di procedure di selezione al fine di
costituire un elenco di idonei per il seguente posto:
EMEA/A/222:
Dirigente medico responsabile (Senior Medical Officer) (A*12). I candidati
prescelti saranno iscritti in un elenco di idonei e, a seconda delle
disponibilità di bilancio, potranno ricevere un’offerta di contratto
quinquennale rinnovabile alle condizioni di impiego degli altri agenti delle
Comunità europee (GU L 56 del 4 marzo 1968). La sede di lavoro è Londra.
I
candidati devono essere cittadini di uno degli Stati membri delle Comunità
europee oppure dell’Islanda, della Norvegia o del Liechtenstein, e godere dei
diritti politici.
Il
termine ultimo per la presentazione delle domande è il 17 marzo 2006.
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS
Società francese di consulenza per la sicurezza nel trasporto di merce
pericolosa su strada cerca aziende simili per stipulare un accordo di
subfornitura per la stesura di un report annuale in materia di sicurezza.
Azienda spagnola produttrice di articoli tessili per neonati
cerca distributori al fine di espandere l’area di vendita.
Azienda polacca produttrice di giocattoli in legno cerca
partner commerciali nell’Unione europea.
Azienda greca produttrice di vestiti e accessori da donna
cerca partner per espandere la propria attività.
Azienda polacca specializzata nella produzione
di materiale scolastico
(quaderni, diari, copertine, colori per disegni, ecc.) è interessata ad avviare
accordi di reciproca distribuzione.
Società francese produttrice di attrezzature e macchinari per la
refrigerazione, è interessata ad espandere l’attività all’estero
tramite l’acquisizione parziale o totale di un’azienda dello stesso settore o
di uno complementare.
Azienda bulgara produttrice di articoli di maglieria in lana e poliacrilico
è interessata ad offrire subfornitura ad altre aziende.
Impresa del Montenegro cerca aziende produttrici e/o
distributrici di attrezzature per la realizzazione di articoli di erboristeria (macchinari per l’essiccazione, la
distillazione, il filtraggio, l’imballaggio e l’imbottigliamento), per avviare
accordi produttivi.
Società svedese, specializzata nella produzione
e distribuzione di sistemi avanzati
per ambulanze e ospedali per il controllo dei pazienti cerca agenti e
distributori.
Azienda svedese, specializzata nella produzione di sistemi di copertura per barche, è
interessata ad avviare cooperazioni produttive con fornitori di coperture in
PVC.
Azienda artigianale spagnola, produttrice di gioielli e bigiotteria originali
e di qualità, è interessata a distribuire i propri prodotti in Italia.
Società greca operante nel settore dei servizi alle imprese e, nello
specifico, della consulenza contabile, delle traduzioni professionali da/a
italiano/greco e del supporto di segreteria a distanza, è interessata a fornire
i propri servizi alle ditte italiane che intrattengono relazioni commerciali
con la Grecia.
Società croata impegnata nella realizzazione di
un centro per il trattamento e
l’eliminazione di rifiuti industriali non pericolosi, cerca partner
interessati a partecipare allo sfruttamento commerciale del centro.
Azienda serba è interessata ad acquistare
attrezzature per l’essicazione del
malto (maceri, impianti di riempimento e scaricamento, ecc.) prodotte
in Italia.
Azienda danese che macella cavalli è interessata a cooperare con aziende
italiane specializzate nel taglio della carne.
COOPERAZIONI CON AMERICA, ASIA E PAESI DEL
MEDITERRANEO
Impresa argentina operante nel settore della produzione di frutta fresca, secca e di
vini pregiati cerca partner interessati alla creazione di reti di
esportazione diretta o indiretta per i seguenti prodotti: prugne, pere Williams
e vino pregiato.
Impresa brasiliana produttrice di pannelli in legno compensato per
la realizzazione di mobili desidera contattare aziende di arredamento
interessate ad avviare accordi di collaborazione commerciale.
Impresa brasiliana attiva nella produzione di attrezzature di protezione e sicurezza
individuale (antinfortunistica) cerca aziende di prodotti similari interessate
ad essere rappresentate in Brasile.
Impresa turca specializzata nella produzione
di funghi surgelati cerca
partner italiano interessato ad avviare accordi di varia natura.
Impresa turca produttrice di oggetti decorativi e articoli da
regalo in vetro e ceramica cerca promotori e distributori.
Impresa canadese importatrice di generi alimentari (olio, aceto,
caffé, pasta integrale, biscotti, farro, crostate, snacks, orzo, riso, legumi
sott’olio e sotto aceto, etc.) cerca aziende italiane interessate ad esportare
i loro prodotti in Canada.
Promotore tunisino cerca partner (partecipazione di
capitale, assistenza tecnica, accordi di distribuzione) per la realizzazione di
una unità produttiva e di assemblaggio
di pezzi in materiale plastico (tecniche di iniezione plastica,
rilievo, decorazione, serigrafia, marchiatura a caldo, saldatura, etc.).
Impresa turca del settore alimentare,
specializzata nella lavorazione e
conservazione di frutta secca, ricerca partner commerciali per avvio di
accordi di varia natura.
Impresa brasiliana desidera contattare industrie
italiane produttrici di raccordi
forgiati e tubolari, flange, valvole, guarnizioni e materiali forgiati
in acciaio inossidabile, certificate ISO ed interessate ad avviare accordi di
rappresentanza in Brasile.
Azienda turca specializzata nella produzione
di macchine tessili cerca
aziende italiane interessate all’avvio di accordi commerciali e di
trasferimento di know-how e tecnologia.
RICERCA PARTNER
FRANCIA - Il Centro di informazione e
documentazione per le donne e le famiglie cerca partner per organizzare workshops e svolgere azioni educative
dirette agli adolescenti, allo scopo di per creare un gruppo di sostegno per le
donne che sono vittime di violenza domestica, in particolare nelle aree rurali.
SCADE: data non
precisata.
IRLANDA - l’Autorità Regionale
Centro-Occidentale in Irlanda desidera
partecipare come partner a progetti che mirano allo sviluppo turistico dei
corsi d’acqua navigabili dell’entroterra europeo, allo scopo di sviluppare il
potenziale turistico di laghi e altri corsi d’acqua dell’entroterra europeo.
SCADE:
data non precisata.
POLONIA - Il comune di Wielkopolski
desidera effettuare un gemellaggio con una città delle sue stesse dimensioni e
con caratteristiche socio-economiche simili, al fine di cooperare in progetti
europei e realizzare iniziative congiunte.
Wielkopolski
ha circa 74.000 abitanti. I settori economici in cui è particolarmente sviluppata
sono il commercio, l’industria alimentare e chimica. Dal punto di vista
dell’educazione il comune offre una buona gamma di servizi, disponendo, fra
l’altro, di cinque scuole superiori. Conta inoltre più di 60 club sportivi.
SCADE:
data non precisata.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
·
Eurodeputati del Gruppo PPE/DE
Delegazione italiana FORZA ITALIA - P
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma
- Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles -
Tel. +32 2 284.25.96 -
Fax +32 2 284.69.06
·
Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B - 1047 Bruxelles - Tel.:
0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it
·
Commissione delle Comunità Europee
Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 - http://europa.eu.int/comm
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it
·
Consiglio
dell'Unione Europea - Rue de la
Loi, 175 B - 1048 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int
·
Corte
di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int
·
Comitato
economico e sociale - Rue
Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int
·
Comitato
delle regioni - Rue Montoyer,
92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int
·
Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S
(Bandi): http://ted.publications.eu.int
·
Euro
Info Centres (informano e
forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee:
normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza,
concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html
Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 4159
- http://www.epp-eu.org/
EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org