GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

24 febbraio 2006

n° 135

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

La Commissione rilancia sulla politica agricola

 

Il Commissario europeo per l’Agricoltura e le Politiche Agricole Mariann Fischer Boel ha  presentato il prossimo obiettivo: ridurre gli oneri amministrativi. Lo scopo è quello di garantire delle norme più trasparenti e comprensibili in materia di mercati agricoli.

Obiettivo è quello di un’unificazione degli Organismi Comuni di Mercato (OCM) in un’unica organizzazione.

Ha ricordato il Commissario: “(la riforma) consentirà di ridurre costi e adempimenti burocratici per agricoltori e amministrazioni, garantirà ai cittadini europei un migliore rapporto costi-benefici e permetterà agli agricoltori di concentrarsi su ciò che sanno fare meglio, l’agricoltura”.

La comunicazione della Commissione “Semplificazione e migliore regolazione per la politica agricola comune” COM (2005) 509, adottata lo scorso 19 ottobre, prospetta la possibilità di istituire un’unica OCM per tutte le misure di Mercato e invita a elaborare nel 2006 un piano d’azione che indichi le misure di mercato

A partire dagli anni ’90 la Commissione ha realizzato una serie di azioni di semplificazione della PAC. Questa comunicazione è parte integrante del contributo della PAC alla strategia globale della Commissione per il miglioramento della normativa e al conseguimento degli obiettivi della “Strategia di Lisbona” (il piano per la crescita e competitività dell’Unione).

Perché la Politica Agricola Comune (PAC) è così complessa? La PAC è complessa per sua natura, in quanto riflette la realtà eterogenea dell’agricoltura nella UE. Sul territorio della UE esiste non solo un’enorme varietà di habitat naturali ma anche una grande diversità tra le economie agricole e le tradizioni amministrative tra gli Stati membri. Il recente allargamento della UE non ha fatto che accrescere tale eterogeneità. Inoltre, analisi attente e decisioni politiche ben fondate possono sfociare in una legislazione giustificatamente complessa.

La semplificazione si articola in differenti aspetti:

Semplificazione tecnica: lasciando invariato il quadro politico, implica una revisione della disciplina giuridica, delle procedure amministrative dei meccanismi di gestione nel senso di uno snellimento e di una maggiore efficienza economica che consentano di realizzare gli obiettivi politici in modo più congruo ed efficace.

Semplificazione politica: tende a ridurre la complessità adeguando gli strumenti politici a sostegno dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. Può essere definita come “sviluppo della politica con effetti di semplificazione”. La valutazione d’impatto ha un ruolo particolare da svolgere in quest’ambito.

 

 

 

Il trasporto fluviale nel futuro d’Europa

 

Il trasporto fluviale, commenta la Commissione, possiede vari vantaggi ma deve far fronte a molti ostacoli. Con l’obiettivo quindi di sfruttare il potenziale commerciale della navigazione interna, la Commissione ha adottato, il 17 gennaio, una comunicazione relativa al programma denominato NAIDES (2006-2013) che vuole promuovere questo settore del trasporto.

Sono cinque i settori che la Commissione indica come strategici:

1.                   attivare nuovi mercati e promuovere l’iniziativa imprenditoriale (PMI) con incentivi fiscali

2.                   migliorare l’efficienza logistica e le performance in materia di ambiente e sicurezza

3.                   qualificazione della manodopera ed investimento nel capitale umano

4.                   promozione dell’immagine del settore

5.                   migliorare la rete multimodale

Il cammino aperto dalla Commissione lascia intravedere scenari di breve e medio periodo (come il coordinamento delle politiche con gli Stati e con gli operatori del trasporto) e scenari più ambiziosi (come la creazione di un’organizzazione paneuropea del trasporto fluviale.

 

 

 

Un quadro comparativo degli investimenti in R&S

 

La Commissione europea ha recentemente pubblicato un rapporto intitolato "2005 R&D Investment Scoreboard", che evidenzia le attività di finanziamento collegati alla Ricerca ed allo Sviluppo Tecnologico.

Il rapporto si struttura sulla comparazione tra 700 società dell’Unione e altrettante al di fuori,attive nell'ambiente globale della R&S. Secondo i dati dello studio comparativo, le società della UE hanno raggiunto un debole incremento (0.7%) degli investimenti in R&S. Tuttavia, comparando l'ammontare dei fondi spesi dalle società non europee, non costituisce un incremento significativo. Le imprese provenienti da fuori i confini della UE investono di più (6.9%) in comparazione con l'anno scorso continuando ad incrementarne il relativo divario con le imprese della UE. Lo "Scoreboard" mostra anche che le imprese UE non sono particolarmente attive nei settori avanzati di R&S quali la biotecnologica, le tecnologie della salute e dell'informazione ed investono molto nei settori a media intensità di R&S quali quello automobilistico.

Lo studio completo è consultabile al seguente sito: http://eu-iriscoreboard.jrc.es/index.htm

 

 

 

ADOTTA IL PATRIMONIO MEDITERRANEO

 

“Adotta il patrimonio mediterraneo” è una nuova iniziativa organizzata nell’ambito del programma comunitario EUROMED HERITAGE per facilitare l’incontro tra il patrimonio culturale mediterraneo, che necessita di attività di restauro, conservazione e valorizzazione, e i potenziali finanziatori internazionali di questi interventi. Gli investitori potranno essere soggetti privati, aziende, organizzazioni, istituzioni, banche, fondazioni, autorità nazionali o locali.

Potranno essere adottati monumenti, gruppi di edifici, siti archeologici, città storiche, paesaggi culturali, sculture, quadri, manoscritti, antichi strumenti musicali purché localizzati in uno dei Paesi del Mediterraneo. Dovranno inoltre necessitare di un’urgente opera di restauro ed essere rilevanti per lo sviluppo sociale e/o per l’interesse pubblico. Il patrimonio proposto verrà analizzato da un Comitato tecnico e la lista dei monumenti selezionati pubblicata nel sito dell’Euromed Heritage www.euromedheritage.net.

 

 

 

PREMIO DI GIORNALISMO EUROMED HERITAGE

 

Nell’ambito del programma comunitario EUROMED HERITAGE, che mira a contribuire ad aumentare la capacità dei Paesi mediterranei di gestire e sviluppare il proprio patrimonio culturale, la direzione EuropeAid ha lanciato la seconda edizione del premio giornalistico EUROMED HERITAGE che premierà i giornalisti interessati alla cultura del Mediterraneo che avranno provveduto ad inviare i loro articoli all’indirizzo e-mail: award@euromedheritage.net entro il 31 marzo 2006.

Il premio di giornalismo EUROMED HERITAGE è una competizione internazionale che mira a preservare e promuovere il patrimonio culturale. La competizione, organizzata dalla Commissione europea attraverso l’Unità Regionale di Supporto e Gestione (RMSU) del programma EUROMED HERITAGE e l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero Italiano per la Cultura, è aperta ai giornalisti dell’UE e dei Paesi mediterranei.

 

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  01 - 02 FEBBRAIO 2006

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

HAMAS RINUNCI ALLA VIOLENZA E RICONOSCA ISRAELE

Docc. B6-0086, 0087, 0088, 0089, 0090, 0091/2006

 

Risoluzione comune sull'esito delle elezioni palestinesi (e la situazione a Gerusalemme est)

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 1.2.2006 - Votazione: 2.2.2006

 

Nell'accettare l'esito delle elezioni in Palestina, il Parlamento chiede al nuovo governo di riconoscere Israele, di rinunciare a ogni forma di terrorismo e di mantenere gli impegni sul processo di pace. Altrimenti potrebbero aversi conseguenze sugli aiuti europei destinati allo sviluppo economico della Palestina. D'altra parte, deplorando la decisione di non diffondere il rapporto su Gerusalemme est, è chiesto di cessare la discriminazione dei palestinesi residenti in quella città.

 

Il Parlamento ha adottato una risoluzione comune - sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE e UEN - che accoglie con favore il modo in cui si è svolto il processo elettorale in Palestina e, in particolare, l'ampio tasso di partecipazione e il rispetto delle regole internazionali. I deputati, facendo propria la valutazione della missione di osservazione dell'Unione, ritengono inoltre che queste elezioni rappresentano un'altra importante tappa nella costruzione di istituzioni democratiche.

Pur affermando di rispettare l'esito delle elezioni, l'Assemblea esorta il nuovo Consiglio Legislativo palestinese e il futuro governo «a riconoscere il diritto di esistere allo Stato di Israele, a rinunciare ad ogni forma di terrorismo e di azione militare». Sono anche sollecitati ad impegnarsi sugli attuali risultati della Road map e sul principio di negoziazione pacifica in vista di una soluzione che contempli due Stati e a cooperare con il Quartetto. I deputati, in proposito, chiedono anche un'urgente iniziativa del Quartetto volta a promuovere il dialogo e i negoziati fra palestinesi e israeliani, ritenendo che la "Road map per la pace" continui a rappresentare una base costruttiva.

E' poi sottolineato che il risultato delle elezioni, «che ha profondamente modificato e radicalizzato il contesto politico in Palestina», è innanzitutto l'espressione del desiderio di riforme dei palestinesi e riflette le loro difficili condizioni di vita «sotto l'occupazione» nonché una «forte critica e rancore nei confronti del vecchio governo». Il Parlamento, peraltro, ribadisce che l'impegno dell'UE di rimanere il principale donatore dell'ANP e di continuare ad assistere lo sviluppo economico e il processo democratico della Palestina dipenderà «dalla disponibilità del nuovo governo a denunciare la violenza e riconoscere Israele». E' inoltre riaffermata la sua determinazione a lavorare per la pace e cooperare «con qualunque governo sia disposto a operare con mezzi pacifici».

Riguardo alla mancata diffusione della relazione su Gerusalemme est redatta da diplomatici europei che descrive la situazione della città, in particolare le conseguenze della costruzione del muro, e che presenta delle raccomandazioni concrete per affrontare la questione, i deputati si limitano a deplorare che il Parlamento non sia stato informato dei suoi contenuti. D'altra parte, chiedono la sospensione del trattamento discriminatorio nei confronti dei residenti palestinesi e la riapertura delle istituzioni palestinesi a Gerusalemme est.

 

Nel dibattito è intervenuto ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Europa deve avere un obiettivo fondamentale per la costruzione della pace in Medio Oriente e per colpire il terrorismo anche attraverso la politica: tale obiettivo è la garanzia dell'esistenza e della sicurezza per Israele e della contemporanea nascita di uno Stato palestinese. Negli ultimi tempi, grazie all'azione di Sharon e di Abu Mazen, sono stati compiuti importanti passi avanti in questa direzione.

Il successo elettorale di Hamas rischia di farci tornare indietro? Rischia di trasformare la Palestina in un nuovo regime teocratico e integralista? Certo, le parole di Mohammad Zahar, portavoce di Hamas, che preannuncia un nuovo governo palestinese senza laici, perché "sono portatori di AIDS e omosessualità", non ci fanno ben sperare. Né ci fanno ben sperare altre dichiarazioni a proposito di Israele.

L'Europa ha il dovere di fare ascoltare la sua voce, con iniziative politiche forti per spingere Hamas a seguire il percorso già intrapreso. L'Europa dovrà far capire al nuovo governo che, qualora pensasse di minacciare l'esistenza di Israele, perderebbe i fondi destinati alla Palestina. Se Hamas sceglierà la via dell'intolleranza, recherà un grave danno al suo popolo e condizionerà negativamente il risultato elettorale in Israele. Sosteniamo dunque Abu Mazen e ben venga una sua visita al Parlamento europeo. Difendiamo anche i diritti dei palestinesi cristiani: si tratta di una minoranza a rischio di estinzione in Medio Oriente, che rappresentano però un importante elemento di pace e di stabilità.

Lavoriamo con fiducia perché non prevalga il pensiero di Arwan Zaboun, secondo cui i negoziati con Israele sono haram, ovvero sono proibiti dalla religione. Il popolo palestinese, ne sono convinto, non la pensa così."

 

 

PESC: LE PRIORITÀ PER IL 2006

Doc. A6-0389/2005

 

Relazione sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo relativa agli aspetti principali e alle scelte di base della politica estera e di sicurezza comune (PESC), comprese le implicazioni finanziarie per il bilancio generale delle Comunità europee - 2004

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 1.2.2006 - Votazione: 2.2.2006

 

Il Parlamento rivendica un suo maggiore coinvolgimento nella PESC e paventa un ricorso alla Corte di giustizia contro il Consiglio affinché ciò avvenga. I deputati deplorano le riduzioni di spesa proposte dal Consiglio e chiedono una maggiore cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo. Sono anche trattati i temi della sicurezza degli approvvigionamenti energetici, delle migrazioni e della Corte penale internazionale, e illustrate le priorità nelle varie aree geografiche del mondo. 

 

Prendendo atto dell'esauriente relazione annuale presentata dal Consiglio, il Parlamento deplora che il Consiglio si limiti, finora, a presentare un elenco descrittivo delle attività PESC condotte l'anno precedente. Di conseguenza, è chiesto alla commissione giuridica di vagliare l'opportunità di adire la Corte di giustizia europea per imporre al Consiglio di consultare il Parlamento all'inizio dell'anno sugli aspetti principali e sulle scelte di base da compiere per quell'anno e di riferirgli in seguito se, e in caso affermativo, in quale modo è stato tenuto conto del suo contributo.

La relazione del presidente della commissione per gli affari esteri, esorta inoltre il Consiglio a promuovere una politica estera e di sicurezza comune «molto più aperta, trasparente e responsabile», impegnandosi a presentarsi dinanzi alla commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo per riferire su tutti i Consigli "Affari generali" e "Relazioni esterne" nonché su tutti i vertici ad alto livello con partner internazionali chiave.

 

Finanziamento della PESC

Il Parlamento ritiene che la posizione del Consiglio sulle Prospettive finanziarie 2007-2013 «non rifletta le ambizioni dell'UE come partner globale». Sono quindi deplorate le proposte riduzioni dei livelli di spesa per le azioni e politiche esterne, sia in termini assoluti che di percentuale sulla spesa globale.  Detti tagli, infatti, danno «segnali sbagliati circa le priorità programmatiche dell'UE e la sua disponibilità ad operare con risultati positivi nel campo della PESC». E' poi raccomandato che l'accordo interistituzionale riveduto preveda che le spese comuni per le operazioni militari nell'ambito della PESD siano finanziate dal bilancio comunitario, non ricorrendo quindi più ai bilanci suppletivi degli Stati membri.

 

Proposte specifiche su vari aspetti tematici per il 2006

I deputati chiedono che la strategia in materia di sicurezza dell'Unione europea venga aggiornata, mantenendone il duplice approccio civile/militare e i concetti fondamentali di impegno preventivo e multilateralismo efficace. La difesa interna, a loro parere, merita maggiore rilievo nel pensiero strategico europeo e la protezione delle frontiere esterne dell'Unione dovrebbe costituire un elemento importante. Inoltre, la gestione congiunta delle frontiere esterne dovrebbe diventare una parte essenziale della politica europea di vicinato e l'UE dovrebbe acquisire attrezzature comuni per la protezione delle sue frontiere esterne.

Pur considerando come grandi minacce per la sicurezza dell'Unione il cambiamento climatico e la diffusione della povertà nel mondo, il Parlamento ritiene tuttavia che la proliferazione delle armi di distruzione di massa debba essere vista come la più grave minaccia per la sicurezza internazionale. Occorre quindi continuare a promuovere un'attuazione coerente della strategia dell'UE a livello internazionale in questo campo. 

A tal fine dovranno prevedersi le risorse finanziarie necessarie, e porre maggiormente l'accento sulle iniziative per il disarmo nonché sulle questioni relative alla non proliferazione, rafforzando i trattati multilaterali alla base dei regimi di non proliferazione. In proposito, i deputati si rammaricano «per l'incapacità dei principali Stati e governi di raggiungere, nel quadro dell'ONU, un accordo sulla firma di un trattato di non proliferazione delle armi nucleari».

Il Parlamento sottolinea l'importanza del ruolo della NATO in relazione alla politica estera e di sicurezza europea ma anche l'interesse vitale per l'Unione europea di procedere ad un rafforzamento della governance globale, delle istituzioni internazionali e del valore del diritto internazionale. In tale contesto, i deputati ritengono che uno degli obiettivi chiave della PESC dovrebbe essere quello di coinvolgere la Cina, l'India e la Russia e pongono in luce «il ruolo insostituibile» che i partner transatlantici dovrebbero svolgere.

Nel condannare fermamente gli attentati terroristici che hanno colpito Londra, i deputati ribadiscono che la lotta contro il terrorismo deve essere considerata come una delle priorità dell'Unione e come una componente fondamentale delle sue azioni esterne. Allo stesso tempo, riaffermano l'importanza del rispetto dei diritti umani e delle libertà civili.  Sollecitando un rafforzamento della cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo, è chiesto poi al Consiglio di informare e consultare pienamente la commissione per gli affari esteri e la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sulla questione della lista delle organizzazioni terroristiche.

Nel riconoscere poi «l'importanza decisiva» delle azioni dell'Unione in materia di prevenzione dei conflitti e di consolidamento della pace, i deputati ribadiscono il loro impegno a lottare contro l'impunità per i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e altre gravi violazioni dei diritti umani, «anche rafforzando il ruolo della Corte penale internazionale». E' inoltre sottolineata l'urgente esigenza di bloccare la diffusione della povertà nel mondo, di lottare contro la stigmatizzazione e la discriminazione e di combattere le grandi malattie.

Per quanto riguarda gli aspetti relativi alle migrazioni, inclusa la questione dell'immigrazione illegale, il Parlamento ritiene che essi debbano costituire un elemento molto rilevante dell'azione esterna dell'Unione, nelle sue relazioni sia con i paesi d'origine sia con quelli di transito. A Consiglio e Commissione è quindi chiesto di essere informato regolarmente in materia.

L'Assemblea sottolinea l'importante dimensione di politica estera delle questioni di sicurezza energetica. Per tale motivo, raccomanda un aggiornamento delle politiche di sicurezza dell'Unione europea che presti un'attenzione particolare alla soluzione del problema della crescente dipendenza dell'Unione dall'energia e da altre forniture strategiche provenienti da paesi e regioni sempre più instabili. In tale contesto, dovranno essere posti in evidenza i possibili scenari futuri e andrà sottolineata la questione dell'accesso alle fonti alternative ed al loro sviluppo. Per i deputati, la recente interruzione e le riduzioni delle forniture di energia decise unilateralmente dalla Russia richiedono dall'UE «una risposta strategica». La Commissione è quindi invitata a presentare una Comunicazione che tratti gli aspetti di politica estera e di vicinato della politica in materia di energia. Dovrà poi tenersi conto delle preoccupazioni di taluni Stati membri per quanto concerne il loro approvvigionamento energetico, «dato che quest'ultimo può essere utilizzato come strumento politico».

 

Priorità del Parlamento nelle varie aree geografiche per il 2006

Il Mediterraneo, il partenariato transatlantico, il Medio Oriente, i Balcani e l'Europa orientale nonché le situazioni di conflitto, la promozione della pace, la sicurezza in tutti i suoi aspetti, la prosecuzione della lotta contro il terrorismo, il disarmo e la non proliferazione delle armi di distruzione di massa, per i deputati, «devono restare al centro della PESC nel 2006». Inoltre, il Parlamento ritiene che gli allargamenti successivi dell'Unione e lo sviluppo di un'autentica politica europea di vicinato debbano rimanere tra le priorità dell'agenda politica dell'Unione nel 2006.

D'altra parte, è deplorato che spesso le risoluzioni e le relazioni del Parlamento riguardanti le varie aree geografiche di interesse per l'Unione non siano state prese in considerazione dal Consiglio e dalla Commissione. I deputati chiedono inoltre che la clausola dei diritti umani e della democrazia sia estesa a tutti i nuovi accordi tra l'Unione europea e i paesi terzi e ritengono necessaria una maggiore partecipazione del Parlamento alla redazione dei mandati di negoziato relativi a tali accordi.

La relazione sollecita il Consiglio a fare della prospettiva dell'UE per i Balcani una delle grandi priorità, in quanto la futura adesione dei paesi dei Balcani occidentali «rappresenterà un ulteriore passo verso la riunificazione dell'Europa». Per i deputati, poi, il Consiglio deve svolgere un ruolo attivo affinché si possa individuare una soluzione costruttiva, basata sul diritto internazionale e sulle pertinenti risoluzioni dell'ONU, per affrontare la questione del futuro status del Kosovo. Si tratterà, in particolare, di rispettarne l'integrità territoriale, definendo in modo adeguato i diritti delle minoranze, senza mettere a repentaglio tutta la politica dell'Unione nei confronti dei Balcani e contribuendo a consolidare la pace, la stabilità e la sicurezza nella regione. L'UE, inoltre, dovrebbe essere pronta ad assumere la responsabilità della missione di polizia nel Kosovo.

In merito alla missione EUFOR in Bosnia ed Erzegovina, il Parlamento ritiene che la cooperazione con le Nazioni Unite vada sostanzialmente rafforzata e che quella con la NATO debba essere resa più efficace sulla base dell'esperienza acquisita nel corso delle recenti operazioni civili e militari dell'UE.  Invita poi il Consiglio e la Commissione a svolgere un ruolo attivo nel processo di riforma costituzionale in atto nella Bosnia-Erzegovina. L'obiettivo dovrebbe essere di pervenire a un accordo fra le forze politiche e la pubblica opinione circa l'opportunità di andare oltre il quadro istituzionale previsto dagli accordi di Dayton, di snellire e razionalizzare l'attuale architettura istituzionale per creare uno Stato più efficiente e autosostenibile, anche nella prospettiva della futura integrazione europea, e di creare le condizioni per una democrazia rappresentativa che elimini le attuali divisioni etniche.

L'attuale partenariato con la Russia, per il Parlamento, «è più pragmatico che strategico», poiché «riflette interessi economici comuni senza realizzare progressi nel settore dei diritti umani e dello Stato di diritto». A tale proposito si attende risultati concreti dalle consultazioni bilaterali recentemente avviate sui diritti umani e ritiene che un partenariato autentico debba innescare un vero processo di pace in Cecenia. Anche con la Cina è necessario migliorare le relazioni, in modo tale da compiere progressi non solo nel settore commerciale ed economico, ma anche sulle questioni relative ai diritti umani e alla democrazia. Altrimenti, deve essere mantenuto l'embargo sulle armi. Inoltre, occorre cooperare più strettamente in ambito OMC per risolvere i gravi problemi commerciali bilaterali e ottenere che la Cina rispetti le norme internazionali di tale organizzazione.

Per quanto riguarda il Medio Oriente, la relazione chiede al Consiglio di rinnovare gli sforzi, nel contesto del Quartetto, per rilanciare i negoziati tra israeliani e palestinesi. I deputati, poi, accolgono con favore l'azione comune PESC relativa alla missione integrata dell'Unione europea sullo stato di diritto per l'Iraq e chiedono che ulteriori azioni siano finanziate a titolo del bilancio comunitario. Il Parlamento, inoltre, ribadisce l'invito all'Iran a adottare tutte le misure necessarie per riacquistare la fiducia della comunità internazionale, e «appoggia vigorosamente la posizione dell'AIEA». E' inoltre sottolineata la necessità che l'Unione e gli Stati Uniti collaborino strettamente in questo ambito e mantengano una politica coerente nei confronti dell'intera regione, incentrata sia sul popolo e sul regime iraniani sia sull'obiettivo finale, che è quello della democratizzazione del paese.

Nella politica comunitaria nei confronti dell'Afghanistan nei prossimi anni, per i deputati, deve continuare a svolgere un ruolo di primo piano la promozione della solidarietà nazionale, della stabilità, della pace, della democrazia e di uno sviluppo economico svincolato dalla produzione di oppio. Dicendosi favorevoli all'espansione dell'ISAF, sotto comando NATO, sottolineano anche che la priorità attuale è quella di combattere il terrorismo e di garantire la sicurezza delle frontiere. Insistono quindi che questa missione sia effettuata nel quadro di un chiaro mandato dell'ONU. L'operazione "Enduring Freedom" condotta dagli Stati Uniti, inoltre, non deve fondersi con la missione di ricostruzione ISAF.

Lo sviluppo dell'Africa, per il Parlamento, deve essere una priorità dell'azione esterna dell'Unione, la quale deve assumere un ruolo di guida nella promozione della pace, della stabilità, della prosperità, del buon governo (in particolar modo attraverso la lotta alla corruzione) e del rispetto dei diritti umani in tale regione. E' poi espressa profonda preoccupazione per il fatto che la comunità internazionale non sia in grado di reagire adeguatamente ai crimini di guerra e alle violazioni dei diritti umani su grande scala «che possono essere interpretati come un genocidio nel Darfur».

 

Periodo di riflessione e scelte di base della PESC per il 2006

Per il Parlamento il periodo di riflessione sul processo di ratifica del trattato costituzionale rappresenta «un'ottima occasione per individuare ed esaminare ulteriormente eventuali carenze nei settori PESC/PESD» e per trovare il modo di farvi fronte in maniera adeguata, innanzitutto sfruttando appieno i trattati in vigore e, in secondo luogo, applicando, a tempo debito, le nuove disposizioni costituzionali.

A tale riguardo, è deplorato l'atteggiamento di taluni Stati membri che, malgrado l'adozione della Costituzione da parte del Consiglio europeo, hanno fatto ricorso, per motivi interni, al diritto di veto su importanti questioni di politica estera. La PESC, per i deputati, non può essere ridotta a una semplice appendice delle politiche estere dei singoli Stati membri e, pertanto, tutti gli Stati membri dovrebbero agire in modo costruttivo in conformità dello spirito della Costituzione, per consentire all'UE di svolgere un ruolo efficace sulla scena mondiale.

L'Aula ha inoltre approvato la seguente relazione:

-        Docc. B6-0075, 0079, 0081, 0082/2006 - Risoluzione comune sulla posizione dell'UE nei confronti del governo cubano

Il Parlamento ha adottato una risoluzione comune che sollecita il rilascio immediato dei prigionieri politici e reclama il rispetto delle libertà fondamentali a Cuba. Commissione e Consiglio devono poi adoperarsi affinché sia posto termine all'accanimento contro l'opposizione politica sull'Isola. I deputati chiedono inoltre alle autorità cubane di consentire ai premi Sacharov 2002 e 2005 - Oswaldo Payá Sardiñas e le "Damas de blanco" - di potersi presentare dinanzi al Parlamento.

 

 

 

DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÀ

 

 

INTRANSIGENZA VERSO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Doc. A6-0404/2005

 

Relazione sulla situazione attuale nella lotta alla violenza contro le donne ed eventuali azioni future

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 1.2.2006 - Votazione: 2.2.2006

 

Il Parlamento chiede azioni concrete di prevenzione e un approccio intransigente nei confronti di tutte le forme di violenza contro le donne. Per i deputati, vanno adeguatamente puniti gli stupri coniugali, i delitti d'onore e i responsabili delle mutilazioni genitali, che siano parenti o medici. Occorre anche assicurare una protezione e un'assistenza migliori alle vittime della violenza di genere, nonché monitorare attentamente il traffico di esseri umani attraverso tutte le frontiere.

 

La violenza degli uomini contro le donne non costituisce solo un reato ma anche un grave problema per la società nonché una violazione dei diritti umani. E' quanto afferma la relazione d'iniziativa adottata dalla Plenaria con 545 voti favorevoli, 13 contrari e 56 astensioni - sottolineando che la violenza contro le donne è un fenomeno universale «collegato all'iniqua distribuzione del potere tra i generi che ancora caratterizza la nostra società».

La relazione ricorda inoltre che una dichiarazione dell'ONU definisce la violenza contro le donne come "ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o nel privato".

Oltre all'adozione di misure a favore delle vittime della violenza, affermano i deputati, sono necessarie strategie proattive e preventive indirizzate ai perpetratori degli atti di violenza e a quelli a rischio di divenirlo, unitamente a «sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive». Gli Stati membri sono quindi esortati ad assicurare alle vittime il diritto ad un accesso sicuro alla giustizia e alla sua effettiva applicazione, anche prevedendo indennizzi. Dovrebbero inoltre adottare misure adeguate per assicurare una protezione e un'assistenza migliore.

 

L'Aula ha inoltre approvato la seguente relazione:

-        Doc. A6-0401/2005 - Parità tra le donne e gli uomini nell'Unione europea

 

 

 

TRASPORTI

 

 

STRADE PIÙ SICURE CON LE NUOVE NORME SOCIALI PER GLI AUTOTRASPORTATORI

 

-        Doc. A6-0005/2006 - Relazione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle norme minime per l'applicazione dei regolamenti (CEE) n. 3820/85 e n. 3821/85 del Consiglio relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che abroga la direttiva 88/599/CEE

-        Doc. A6-0006/2006 - Relazione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e recante modificazione dei regolamenti (CEE) n. 3821/85 e (CE) n. 2135/98 del Consiglio e recante abrogazione del regolamento (CEE) n. 3820/85

Procedura: Codecisione, terza lettura - Dibattito: 2.2.2006 - Votazione: 2.2.2006

 

Nove ore di guida al giorno e cinquantasei settimanali, tachigrafi digitali obbligatori, ma anche pause e periodi di riposo regolari e controlli più frequenti. E' quanto prevede la nuova normativa in materia sociale nel settore dei trasporti, assieme a un elenco delle violazioni comuni, che si applicherà presto nell'UE. Il Parlamento ha infatti approvato l'accordo con il Consiglio che attualizza e semplifica le attuali norme per garantire parità di concorrenza e una migliore sicurezza stradale.

 

I provvedimenti adottati dal Parlamento hanno lo scopo di attualizzare e semplificare la normativa relativa all'armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada nonché di definire le norme minime per la loro applicazione. Lo scopo ultimo è di pareggiare le condizioni di concorrenza fra i diversi modi di trasporto terrestre, in particolare quello su strada, nonché di migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza stradale.

Facendo propri i suggerimenti del relatore, il Parlamento ha approvato quindi i testi comuni definiti a seguito dei negoziati con il Consiglio in sede di comitato di conciliazione. Sul regolamento, le principali divergenze riguardavano l'uso dei tachigrafi digitali, le pause e i periodi di riposo, la definizione del tempo di guida e il trasporto internazionale. In merito alla direttiva, i principali punti di discordia tra il Parlamento e il Consiglio erano l'armonizzazione delle sanzioni in caso di infrazione alla legislazione, la frequenza dei controlli e il riferimento alla direttiva sull'organizzazione dell'orario di lavoro.

 

Armonizzazione delle norme sociali

Il regolamento si applica al trasporto su strada di merci, effettuato da veicoli di massa massima ammissibile, compresi eventuali rimorchi o semirimorchi, superiore a 3,5 tonnellate, e a quello di passeggeri effettuato da veicoli che, in base al loro tipo di costruzione e alla loro attrezzatura, sono atti a trasportare più di nove persone compreso il conducente e destinati a tal fine. Sono però previste delle deroghe, ad esempio, per i veicoli di proprietà delle forze armate o per quelli usati in operazioni di emergenza e salvataggio oppure adibiti a usi medici.

 

"Periodo di guida", "tempo di guida" e "altre mansioni"

Il periodo di guida giornaliero non deve superare 9 ore, ma può essere esteso di un'ora non più di due volte nell'arco della settimana. Quello settimanale, poi, non deve superare 56 ore. Il periodo di guida complessivamente accumulato in un periodo di due settimane consecutive, inoltre, non potrà superare 90 ore. In ogni caso, la durata massima del lavoro settimanale, stabilita dalla direttiva 2002/15, non potrà superare il limite di 60 ore.

Il Parlamento ha convinto il Consiglio ad inserire una nuova definizione di "tempo di guida" che, associata a quella di "altre mansioni", tiene conto dell'affaticamento dei conducenti e contribuisce a favorire una maggiore sicurezza stradale. Infatti, contabilizza come "altre mansioni" il tempo speso da un conducente a guidare un veicolo che non rientra nel campo d'applicazione del regolamento (la sua vettura personale, per esempio) per recarsi, o per tornare, al veicolo che userà nell'ambito del suo lavoro.

 

Pause e periodi di riposo

La frequenza della pause sarà aumentata. Il compromesso raggiunto, prevede infatti che dopo ogni periodo di quattro ore e mezza il conducente dovrà osservare un'interruzione di almeno 45 minuti consecutivi, a meno che non inizi un periodo di riposo. Questa interruzione, tuttavia, può essere sostituita da un'interruzione di almeno 15 minuti, seguita da un'altra di almeno 30 minuti, intercalate sul periodo di guida in modo da assicurare l'osservanza della regola generale.

Un'intesa è stata poi trovata sulla definizione di "periodo di riposo giornaliero regolare": ogni periodo di riposo ininterrotto di almeno 11 ore. In alternativa, il riposo giornaliero regolare può essere preso in due periodi, il primo dei quali deve essere di almeno 3 ore senza interruzione e il secondo di almeno 9 ore senza interruzione. Al riguardo, il Parlamento era favorevole a fissarlo a 12 ore, ma ha accettato la posizione del Consiglio per agevolare il raggiungimento di un accordo globale. Altre disposizioni prendono in considerazione periodi di riferimento più lunghi che consentono, entro certi limiti, di rendere più flessibile l'applicazione della norma.

Il tempo impiegato dal conducente per rendersi sul luogo ove prende in consegna un veicolo, o per ritornarne se il veicolo non si trova nel luogo di residenza del conducente né presso la sede di attività del datore di lavoro da cui egli dipende, non è considerato come periodo di riposo o interruzione, a meno che il conducente si trovi su una nave traghetto o un convoglio ferroviario e disponga di una branda o di una cuccetta.

 

Tachigrafi digitali

L'accordo prevede che, entro 20 giorni dalla pubblicazione del regolamento, tutti i veicoli nuovi messi in circolazione per la prima volta dovranno essere equipaggiati di un tachigrafo digitale, di più difficile falsificazione. I conducenti, inoltre, dovranno possedere una carta intelligente (smart card). Visti i tempi tecnici, le nuove disposizioni dovrebbero entrare in vigore nel mese di maggio 2006.

 

Accordo AETR

Per quanto riguarda il campo d'applicazione territoriale del regolamento in relazione all'Accordo europeo rispetto alle prestazioni lavorative degli equipaggi dei veicoli addetti ai trasporti internazionali su strada (AETR), Consiglio e Parlamento hanno convenuto che i veicoli immatricolati in un paese terzo che non è parte dell'AETR dovranno conformarsi lo stesso alle sue disposizioni, e non a quelle del regolamento, quando si spostano all'interno dell'Unione.

Tuttavia, è stato anche deciso che le disposizioni dell'AETR dovranno essere allineate a quelle del regolamento, affinché quest'ultimo possa essere applicato a tali veicoli sui tragitti comunitari. In una dichiarazione, la Commissione e il Consiglio si sono impegnati a raggiungere questo obiettivo entro due anni dall'entrata in vigore del regolamento. Se ciò non fosse possibile, la Commissione proporrà misure idonee per affrontare la situazione.

 

Applicazione delle disposizioni in materia sociale

La direttiva chiede agli Stati membri di istituire un sistema di controlli «adeguati e regolari» dell'applicazione corretta e coerente delle disposizioni su descritte, sia su strada che nei locali delle imprese di tutte le categorie di trasporti.

Controlli minimi

Il Consiglio ha ceduto alle insistenze del Parlamento volte ad aumentare i controlli effettuati dagli Stati membri. Dal 2008 saranno quindi pari ad almeno il 2% dei giorni lavorativi dei conducenti e, del 2010, ad almeno il 3%. Il Consiglio proponeva il 2% nel 2009 e il 3% nel 2011. La Commissione, inoltre, sarà autorizzata ad elevare la percentuale fino al 4%, a partire dal 2012.

È stato altresì concordato che almeno il 15% dei giorni lavorativi oggetto di verifica saranno sottoposti a controlli stradali e almeno il 30% a controlli presso la sede delle imprese. A partire dal 2008 tali cifre saranno aumentate rispettivamente al 30% e al 50%. I controlli saranno pertanto eseguiti principalmente presso la sede delle imprese, dove è possibile compiere ispezioni più accurate di quelle stradali.

I controlli su strada, peraltro, saranno realizzati in luoghi diversi e a qualsiasi ora e dovranno coprire una rete stradale sufficientemente ampia per rendere più difficile evitarli. I giorni di lavoro, poi, saranno controllati con un sistema di rotazione casuale, per garantire il necessario equilibrio geografico.

 

Violazioni comuni ma senza armonizzazione delle sanzioni

Il Consiglio non ha accettato alcun riferimento all'armonizzazione delle sanzioni, sostenendo che queste ultime rientravano nella potestà degli Stati membri. Ciononostante, su insistenza del Parlamento, il Consiglio ha accettato di includere nell'allegato alla direttiva un elenco non esaustivo di violazioni comuni, che rispecchia gli elementi principali presenti nell'emendamento del Parlamento.

Tra le violazioni contenute nell'elenco figurano il superamento dei periodi massimi di guida giornalieri, settimanali o quindicinali, la mancata osservanza del periodo di riposo minimo giornaliero o settimanale, la mancata osservanza della pausa minima nonché la mancata ottemperanza, per quanto attiene al tachigrafo, dei requisiti stabiliti dalla normativa UE.

La Commissione si è inoltre impegnata in una dichiarazione a fornire, in futuro, un elenco maggiormente dettagliato, che integrerà le violazioni summenzionate con limiti di valore specifici, il cui superamento costituirà una violazione grave.

 

Direttiva 2002/15/CE sull'organizzazione dell'orario di lavoro per gli autotrasportatori

Questo aspetto ha costituito il principale ostacolo al raggiungimento di una soluzione negoziale. Il Consiglio ha continuato a difendere la propria posizione comune, rifiutando di inserire un collegamento alla direttiva sull'orario di lavoro 2002/15/CE che avrebbe permesso alle autorità di controllo degli Stati membri di eseguire ispezioni per verificare se i limiti all'orario di lavoro, fissati dalla direttiva, fossero stati rispettati, consentendo, ad esempio, di tenere conto dell'affaticamento dei conducenti provocato dalle operazioni di carico e scarico dei veicoli.

Tutte le proposte di compromesso avanzate dalla delegazione del Parlamento europeo sulla questione sono state respinte dal Consiglio. Alla fine le due istituzioni hanno concordato di porre l'accento, in un considerando della direttiva, sull'importanza della direttiva sull'orario di lavoro per la creazione di un mercato comune della sicurezza stradale e delle condizioni di lavoro. È stato inoltre aggiunto un nuovo considerando, il quale afferma che sarebbe opportuno affrontare, attraverso l'applicazione della direttiva sull'orario di lavoro, il problema dei rischi derivati dall'affaticamento dei conducenti.

 

Accordo AETR

In seguito all'accordo raggiunto con il Consiglio sull'ambito territoriale di applicazione del regolamento rispetto all'AETR, il Parlamento ha accettato di ritirare il proprio emendamento equivalente alla proposta di direttiva. Le controparti hanno inoltre concordato l'avvio di negoziati tra la Comunità e i paesi terzi interessati in merito all'applicazione di norme equivalenti a quelle stabilite nella direttiva. In attesa della conclusione di tali negoziati, gli Stati membri riporteranno nelle comunicazioni alla Commissione i dati relativi ai controlli eseguiti sui veicoli di paesi terzi.

La Commissione e gli Stati membri hanno inoltre ribadito in una dichiarazione congiunta l'intenzione di compiere ogni sforzo possibile per garantire che, entro 2 anni dall'entrata in vigore della direttiva, le disposizioni dell'AETR siano ravvicinate a quelle della direttiva. In caso contrario la Commissione proporrà azioni idonee a risolvere la questione.

 

 

SERVIZI POSTALI: LIBERALIZZAZIONE POSITIVA MA PIÙ ATTENZIONE ALL'OCCUPAZIONE

Doc. A6-0390/2005

 

Relazione sull'applicazione della direttiva postale (direttiva 97/67/CE, modificata dalla direttiva 2002/39/CE)

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 1.2.2006

 

Il Parlamento ha approvato una relazione sull'applicazione della direttiva postale. Per i deputati il suo recepimento ha avuto effetti sostanzialmente positivi, ma occorre verificare la possibilità di procedere all'ulteriore liberalizzazione entro il 2009, studiando anche l'impatto sulla copertura geografica del servizio. Particolare attenzione va posta sull'occupazione nel settore. E' chiesto poi di riesaminare la definizione di servizio universale e di chiarire il regime IVA dei servizi postali.

 

I deputati hanno sottolineato innanzi tutto che i servizi postali rivestono «una notevole rilevanza economica» e che, nel 2002, il settore ha conseguito entrate pari a circa 88 miliardi di euro, corrispondenti a circa lo 0,9% del PIL dell'Unione. Inoltre, citano delle stime secondo cui dal settore postale dipendono direttamente o sono ad esso legati oltre cinque milioni di posti di lavoro.

La relazione rileva che il recepimento della direttiva postale «ha conseguito progressi complessivamente positivi» negli ordinamenti legislativi nazionali ed accoglie con favore il fatto che il quadro di armonizzazione delineato «abbia consentito agli Stati membri di puntare a nuovi approcci e di procedere su vie differenti». Tuttavia, è sottolineato che gli effetti delle riforme in termini di qualità, efficienza e servizio mirato al cliente nel settore dei servizi postali «devono essere ancora analizzati in maniera più precisa» e che l'apertura dei servizi postali alla concorrenza «non sempre ha come risultato la conservazione di livelli occupazionali».

Per i deputati, anche gli sviluppi conseguiti nel mercato hanno portato a effetti positivi e, in proposito, segnalano che l'evoluzione della concorrenza «non può essere desunta unicamente dal grado di apertura del mercato oppure soltanto dalle quote di mercato». D'altra parte, paventano rischi di squilibri sul mercato postale europeo e di una potenziale penalizzazione dei nuovi operatori a causa del ritardo di alcuni Stati membri nell'applicazione della direttiva postale, in particolare per quanto concerne l'apertura del mercato.

A loro parere, inoltre, la futura politica postale dovrebbe considerare adeguatamente che i mercati postali si trovano in una fase di cambiamento profondo, «da ricondurre alla crescente concorrenza e agli sviluppi dei mercati contigui della comunicazione, della pubblicità e dei trasporti», ma indotti anche dai nuovi comportamenti nel campo delle comunicazioni. Visti tali sviluppi, in parte divergenti negli Stati membri per quanto riguarda gli obblighi del servizio universale, i deputati chiedono alla Commissione di valutare, nell'ambito dello studio analitico che dovrà elaborare, «se sia corretta e sufficiente la definizione di servizio universale». A loro parere, infatti, tale definizione andrebbe riesaminata «considerando i nuovi comportamenti nel campo delle comunicazioni».

In proposito, è poi sottolineato che i servizi universali «sono di elevato valore con forte intensità di manodopera e notevole rilevanza ai fini della tutela dei consumatori». Pertanto, è chiesto alla Commissione di inserire tali circostanze nello suo studio analitico promuovendo anche un'ampia consultazione degli utenti e degli operatori del settore. Agli Stati membri, invece, i deputati ribadiscono la richiesta di provvedere a un maggiore controllo dei prezzi, all'addebito distinto dei costi e alla verifica delle sovvenzioni trasversali. Simili interventi regolatori, tuttavia, devono essere adeguatamente motivati ove si estendano oltre la legislazione generale in materia di concorrenza.

L'Esecutivo è poi invitato a determinare se è possibile mantenere la scadenza del 2009 per il completamento del mercato interno dei servizi postali, o se è opportuno definire altre tappe alla luce delle conclusioni dello studio. Nei suoi studi analitici, peraltro, dovrà inoltre essere particolarmente attento all'impatto delle future fasi di apertura dei servizi postali alla concorrenza, in materia di copertura geografica e di evoluzione delle reti, per quanto concerne in particolare le condizioni di accesso delle popolazioni più sfavorite o più isolate del territorio europeo.

Nel prendere atto che i modelli finanziari finora applicati negli Stati membri per il servizio universale «sono risultati poco proficui» e che lo strumento collaudato per il finanziamento del servizio universale è stato finora il settore riservato, la relazione invita la Commissione a far valutare in modo approfondito in che misura l'evoluzione del servizio universale e una maggiore flessibilità del quadro normativo possano avere effetti positivi sul problema del finanziamento del servizio universale, il cui mantenimento «resta pertinente» sul piano economico e sociale. A tale riguardo, l'Esecutivo è esortato a esaminare l'ipotesi di una modulazione del settore riservato in funzione dei costi legati al finanziamento del servizio universale, «tenendo conto in particolare delle difficoltà geografiche e demografiche».

Infine, i deputati segnalano che la razionalizzazione dei posti di lavoro non va ricondotta soltanto alla riforma postale ed esprimono la riserva che nuovi modelli commerciali, nuovi prodotti e nuovi metodi operativi «abbiano a loro volta effetti sul numero di posti di lavoro nel settore postale tradizionale». Un'altra riserva è posta sui differenti regimi IVA nel mercato postale, pertanto la Commissione è invitata a presentare proposte su come conseguire la necessaria chiarezza giuridica e l'esclusione delle discriminazioni tra gli operatori.

 

 

 

PESCA

 

 

MISURE DI GESTIONE PER IL MAR MEDITERRANEO

Doc. B6-0083/2006

 

Risoluzione sull'adozione di misure di gestione applicabili alle risorse alieutiche del Mediterraneo

Procedura: Risoluzione - Dibattito: 1.2.2006 - Votazione: 2.2.2006

 

A seguito dell'interrogazione orale della commissione per la pesca al Consiglio e del relativo dibattito in Aula, il Parlamento ha adottato una risoluzione che sollecita l'adozione delle misure applicabili alle risorse di pesca del Mediterraneo. I deputati, infatti, deplorano vivamente l'atteggiamento passivo del Consiglio su questo argomento.

 

Il Parlamento ricorda di aver già da tempo adottato una relazione sulla proposta di regolamento relativa alle misure di gestione per lo sfruttamento delle risorse di pesca nel Mar Mediterraneo, frutto di un compromesso conseguito grazie a una stretta collaborazione con la Commissione. Ciononostante, il Consiglio non ha ancora adottato alcuna decisione in materia.

L'Assemblea, pertanto, esprime preoccupazione per «l'atteggiamento passivo» dei Ministri, che è interpretato come «una mancanza di interesse per il Mar Mediterraneo», il quale, invece, dal punto di vista della pesca, «è riconosciuto come una delle regioni più varie e complesse sotto il profilo sia biologico che ecologico, sociale ed economico». Inoltre, se non verrà adottata rapidamente alcuna decisione, ammoniscono i deputati, c'è il rischio che non vengano rispettati gli obblighi internazionali di gestione della pesca dell'UE, in particolare nel settore delle ORP per il Mediterraneo (CGPM e ICCAT).

Le sole misure di gestione applicabili attualmente alla pesca nel Mar Mediterraneo, è inoltre ricordato, risalgono al 1994, mentre per gli altri mari dell'Unione esistono misure che consentono una pesca responsabile. Per i deputati, ciò ha creato un'evidente discriminazione tra i pescatori europei, anche in considerazione dell'assenza di un regolamento specifico per il Mediterraneo. Di conseguenza, chiedono al Consiglio di provvedere affinché siano adottate «quanto prima» le misure di gestione applicabili alle risorse alieutiche del Mediterraneo.

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

CONSUMATORI

-        Doc. A6-0412/2005 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che reca disposizioni sulle quantità nominali dei prodotti preconfezionati, abroga le direttive 75/106/CEE e 80/232/CEE del Consiglio e modifica la direttiva 76/211/CEE del Consiglio

Sì alla deregolamentazione dei formati degli imballaggi ma per meno prodotti. E' quanto sostiene il Parlamento con l'adozione della relazione riguardo alla proposta di direttiva sulle quantità nominali dei prodotti preconfezionati. Oltre che per il vino, l'alcol, il caffè e lo zucchero, i deputati ritengono infatti preferibile mantenere una limitazione del numero dei formati per la pasta secca, il riso, il burro e il latte, al fine di tutelare meglio i consumatori, soprattutto i più sfavoriti.

 

CONTROLLO DEI BILANCI

-        Doc. B6-0074/2006 - Risoluzione sulle dichiarazioni nazionali di gestione

Il Parlamento ha adottato una risoluzione che chiede il miglioramento dei controlli sulla spesa comunitaria. Questo compito, per i deputati, spetta innanzitutto agli Stati membri che devono assumersi la piena responsabilità dei fondi messi loro a disposizione. In tale contesto, è sottolineata l'importanza delle dichiarazioni nazionali, la cui assenza compromette il raggiungimento di un accordo sulle nuove prospettive finanziarie.

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  13 - 16 FEBBRAIO 2006

 

 

LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI

 

 

LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI FA UN IMPORTANTE PASSO AVANTI

Doc. A6-0409/2005

 

Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 14.2.2006 - Votazione: 16.2.2006

 

Dopo due anni di lavoro, il Parlamento europeo ha adottato a larga maggioranza, in prima lettura, la sua relazione sulla direttiva relativa ai servizi nel mercato interno, uno dei testi di maggiore importanza per l'UE. Il progetto iniziale è stato rivisto in profondità, ma l'obiettivo non è cambiato: eliminare gli ostacoli alla libera circolazione dei servizi. I deputati però chiariscono che la direttiva non incide sui diritti sociali dei lavoratori previsti dalle legislazioni nazionali.

 

Combinando l'accordo raggiunto dai due maggiori gruppi parlamentari con i suggerimenti della commissione per il mercato interno, il Parlamento, ha praticamente riscritto la direttiva sui servizi nel mercato interno. La relatrice ha sottolineato che il Parlamento «ha ribaltato il senso della direttiva e l'ha riorientata in un'ottica sociale, a vantaggio dei cittadini». Si tratta, occorre precisare, di una prima lettura che deve ora essere vagliata da Commissione e Consiglio. L'Esecutivo, durante il dibattito, si era detto disponibile a valutare le proposte che avessero ottenuto un ampio consenso in seno all'Aula nella stesura della sua proposta che sarà presentata nel corso del mese di aprile.

Il testo di direttiva, così come emendato dal Parlamento dopo un turno di votazioni durato 118 minuti, ha raccolto 391 voti favorevoli, 213 contrari e 34 astensioni. La relativa risoluzione legislativa, d'altra parte, ha ottenuto 394 voti favorevoli, 215 contrari e 33 astensioni. Prima di procedere al voto dei 404 emendamenti, il Parlamento aveva respinto - con 153 voti favorevoli, 486 contrari e 1 astensione - la proposta di Verdi e Sinistra europea di respingere la direttiva.

Lo scopo della direttiva è di realizzare un vero mercato interno dei servizi stabilendo un quadro giuridico volto a eliminare, da un lato, gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori di servizi e, dall'altro, le barriere alla libera circolazione dei servizi tra Stati membri. I deputati precisano che è sì importante realizzare un mercato unico dei servizi ma, contemporaneamente, è anche necessario mantenere «un equilibrio tra apertura dei mercati, servizi pubblici, nonché diritti sociali e del consumatore».

 

 

OGGETTO DELLA DIRETTIVA

Adottando l'emendamento proposto dalla commissione per il mercato interno, l'Aula ha stabilito che la direttiva stabilisce le disposizioni generali che permettono di agevolare l'esercizio della libertà di stabilimento dei prestatori di servizi nonché la libera circolazione dei servizi, assicurando nel contempo un elevato livello di qualità dei servizi stessi. E' poi precisato che, fermo restando il campo d'applicazione definito, la direttiva non impone agli Stati membri di liberalizzare i servizi di interesse economico generale, né di privatizzare gli enti pubblici che prestano tali servizi». Essa, inoltre, non pregiudica le disposizioni comunitarie in materia di concorrenza e aiuti. Gli Stati membri, peraltro, restano liberi di definire, conformemente al diritto comunitario, quelli che essi considerano servizi d'interesse economico generale, né di determinare le modalità di organizzazione e di finanziamento di tali servizi e gli obblighi specifici cui essi devono sottostare.

La direttiva, poi, non pregiudica le misure adottate a livello comunitario o nazionale volte a tutelare o a promuovere la diversità culturale o linguistica o il pluralismo dei media, così come non incide sul diritto del lavoro e, in particolare, sulle disposizioni relative «ai rapporti tra le parti sociali, compresi il diritto di svolgere un'azione sindacale e il diritto a contratti collettivi».

L'Aula, inoltre, accogliendo un emendamento del compromesso cui sono giunti popolari e socialisti, precisa che la direttiva non riguarda l'abolizione dei monopoli esistenti che forniscono servizi (come ad esempio le lotterie o taluni servizi di distribuzione), né gli aiuti concessi dagli Stati membri in base alle norme europee sulla concorrenza.

Il provvedimento, è aggiunto, non incide nemmeno sulle norme penali degli Stati membri (che non devono essere oggetto di abuso per aggirare le disposizioni della direttiva), né sui servizi che perseguono un obiettivo nel settore dell'assistenza sociale, come quelli destinati alle famiglie e ai bambini nonché i servizi di istruzione e culturali che tipicamente perseguono obiettivi sociali oppure il sostegno per gli alloggi sociali. Parimenti, non sono messe in discussione le legislazioni in materia di sicurezza sociale degli Stati membri.

E' anche precisato che la direttiva non si applica e non pregiudica il diritto del lavoro e, in particolare, le disposizioni relative ai rapporti tra le parti sociali, compresi il diritto di svolgere un'azione sindacale e il diritto a contratti collettivi, né le disposizioni nazionali in materia di previdenza sociale vigenti negli Stati membri. In particolare, deve essere pienamente rispettato il diritto di negoziare, concludere, estendere e applicare i contratti collettivi, e il diritto di sciopero. La direttiva, inoltre, non riguarda i servizi pubblici sanitari e l'accesso al finanziamento pubblico da parte dei prestatori di cure sanitarie.

La direttiva, è infine specificato, non deve essere interpretata in modo tale da recare pregiudizio all'esercizio dei diritti fondamentali riconosciuti dagli Stati membri e della Carta europea.

 

campo d'applicazione

La definizione del campo d'applicazione della direttiva è stato un esercizio piuttosto complesso, con ben 61 proposte di emendamenti. Il risultato del voto, che modifica profondamente la proposta originale dell'Esecutivo, è un mix tra quanto proposto dalla commissione per il mercato interno e il compromesso tra popolari e socialisti, completato da ulteriori esenzioni proposte singolarmente dagli stessi o da altri gruppi politici. L'emendamento proposto dai socialisti volto a escludere sia servizi di interesse generale sia i servizi di interesse economico generale, non è stato accolto dall'Aula (269 voti favorevoli, 365 contrari e 3 astensioni).

La direttiva «si applica ai servizi forniti da prestatori stabiliti in uno Stato membro». E' inoltre precisato che la direttiva disciplina solo i servizi d'interesse economico generale, ovvero i servizi che corrispondono ad un'attività economica e sono aperti alla concorrenza. Non sarà quindi d’applicazione ai servizi d’interesse generale «quali definiti dagli Stati membri», a meno che, è spiegato, non si tratti di attività economiche «aperte alla concorrenza», ossia alla cui fornitura partecipano anche imprese private. Sono anche esclusi i servizi sociali come l'edilizia sociale, l'assistenza ai figli e i servizi alla famiglia. Considerando le attività sportive senza scopo di lucro di notevole importanza sociale, i deputati ritengono che esse non debbano essere considerate un'attività economica e, pertanto, non rientrano nel campo d'applicazione della direttiva.

La proposta dell’Esecutivo, invece, contemplava tutte le attività economiche d’interesse generale, prevedendo alcune deroghe, ad esempio, per i servizi postali e quelli relativi alla distribuzione di energia elettrica, gas e acqua.

In merito all'esclusione dei “servizi finanziari”, il Parlamento specifica che la direttiva non si applica ai «servizi di natura bancaria, creditizia, assicurativa» né ai «servizi pensionistici professionali o individuali, di investimento o di pagamento». E’ poi confermata l’esclusione dei servizi e delle reti di comunicazione elettronica. I deputati mantengono l’esclusione dei servizi di trasporto, compresi i trasporti urbani, portuali, i taxi e le ambulanze e, in un considerando precisano che sono invece inclusi nel campo d'applicazione della direttiva  il trasporto di fondi e di salme, «visto che in tale ambito sono stati identificati problemi di mercato interno».

L’elenco dei servizi esclusi è poi allungato con i servizi giuridici già disciplinati da altri strumenti comunitari e con i servizi medico-sanitari, prestati o meno nel quadro di una struttura sanitaria. Riguardo a questi ultimi, è inoltre precisato che comprendono anche quelli farmaceutici e che tali servizi devono essere forniti ai pazienti da professionisti qualora queste attività sono professioni regolamentate negli Stati membri in cui è prestato il servizio.

Nel ritenere che svolgono «un ruolo fondamentale in sede di formazione delle identità culturali e delle opinioni pubbliche europee», il Parlamento esclude esplicitamente i servizi audiovisivi, a prescindere dal modo di produzione, distribuzione e trasmissione, inclusi i servizi radiofonici e cinematografici. Per i deputati, infatti, la salvaguardia e la promozione della diversità e del pluralismo culturali «postulano misure particolari in grado di tener conto delle specifiche situazioni regionali e nazionali».

Non sono comprese nel campo d’applicazione nemmeno le attività di giochi d'azzardo, inclusi i giochi con poste in denaro, le lotterie, i casinò e le transazioni relative a scommesse. Tale esclusione è anche giustificata dai deputati dalla totale impossibilità di attuare una concorrenza transfrontaliera leale tra gli operatori europei senza trattare - in parallelo o preventivamente - le questioni di coerenza della fiscalità fra gli Stati membri.

Inoltre, sono escluse le professioni e le attività «associate permanentemente o temporaneamente all'esercizio dei poteri pubblici in uno Stato membro», in particolare la professione di notaio. I deputati, poi, escludono del tutto i servizi fiscali dal campo d'applicazione della direttiva, mentre la Commissione prevedeva una serie di eccezioni. Attingendo al compromesso tra popolari e socialisti, il Parlamento prevede anche l'esclusione delle agenzie di lavoro interinale, dei servizi di sicurezza e segnala quindi la necessità di armonizzare pienamente le norme sullo stabilimento per definire un quadro legale in merito all'attuazione del mercato interno in questi settori.

 

libertà di prestazione di servizi E PRINCIPIO DEL PAESE D'ORIGINE

A seguito di un complicato voto per appello nominale su quasi ogni singolo paragrafo dell'emendamento frutto del compromesso tra popolari e socialisti, il Parlamento ha confermato la cancellazione del principio del paese d'origine.

La nuova formulazione prevede che gli Stati membri devono «rispettare il diritto dei prestatori di servizi» di operare in uno Stato membro diverso da quello «in cui hanno sede», e devono assicurare il libero accesso a un'attività di servizio e il libero esercizio dell'attività di servizio sul proprio territorio. Inoltre, gli Stati membri non devono ostacolare la prestazione di servizi sul loro territorio imponendo requisiti discriminatori, ingiustificati e sproporzionati. La discriminazione, in particolare, non deve essere fondata sulla cittadinanza o sulla sede sociale. I requisiti, poi, sono ritenuti giustificati solamente per motivi di pubblica sicurezza, protezione dell'ambiente e della salute.

Il compromesso, inoltre, elenca una lunga serie di requisiti che sono considerati incompatibili con la libertà di prestazione dei servizi. Nell'elenco, ad esempio, figurano gli obblighi di stabilirsi sul territorio dove si presta il servizio o di ottenere un'autorizzazione, inclusa la registrazione in un albo professionale, fatti salvi però i casi previsti dalla stessa direttiva e da altre disposizioni comunitarie. E' anche vietato imporre al prestatore di aprire un ufficio o una sede sul proprio territorio oppure di possedere un documento d'identità emesso dalle autorità locali. Ad eccezione che per motivi sanitari e di sicurezza sul posto del lavoro, non è nemmeno possibile vietare al prestatore di ricorrere a materiali o attrezzature «che costituiscono parte integrante della prestazione del servizio».

D'altra parte, queste disposizioni non ostano a che gli Stati membri in cui è prestato un servizio impongano requisiti specifici giustificati con motivi di politica pubblica, di politica di sicurezza, di protezione dell'ambiente e di salute pubblica. Lo stesso vale per quanto riguarda le condizioni di assunzione, inclusi gli accordi collettivi. Sono quindi stati eliminati i riferimenti alla politica sociale e alla protezione dei consumatori che avevano suscitato del malumore tra alcuni esponenti del PPE.

E' stato infine confermata la richiesta rivolta alla Commissione di presentare, entro cinque anni dall'entrata in vigore della direttiva e previa consultazione degli Stati membri e delle parti sociali, una relazione sull'applicazione di queste disposizioni in cui dovrà essere esaminata la necessità di proporre misure di armonizzazione per le attività di servizio rientranti nel campo d'applicazione della direttiva.

 

Le deroghe

Nella sua proposta, la Commissione prevedeva 23 deroghe generali, tre transitorie e tre per casi individuali. I deputati, oltre a modificare quelle generali, propongono anche di sopprimere quelle transitorie. Queste ultime, infatti, decadono visto che i casi contemplati o sono stati inclusi con effetto immediato nel campo d’applicazione della direttiva (trasporto di fondi) o ne sono stati esclusi definitivamente (giochi d’azzardo) oppure sono diventati oggetto di una deroga permanente (recupero giudiziario dei crediti).

Adottando un emendamento del PPE/DE, il Parlamento precisa che le disposizioni previste dall'articolo relativo alla libertà di prestazione dei servizi non si applicano ai servizi di interesse economico generale forniti in un altro Stato membro, come ad esempio, ai servizi postali (coperti dalla direttiva 97/67/CE), ai servizi di trasmissione, distribuzione e fornitura di energia elettrica (direttiva 2003/54/CE ), ai servizi di trasmissione, distribuzione e di fornitura e stoccaggio di gas (direttiva 2003/55/CE), ai servizi di distribuzione e di fornitura idrica e ai servizi di gestione delle acque reflue e al trattamento dei rifiuti.

Una deroga generale vale anche per le materie disciplinate dalle direttive sul distacco dei lavoratori e per le disposizioni che determinano la legislazione applicabile in materia di lavoratori subordinati, per il controllo legale dei conti, per le spedizioni di rifiuti nonché, come accennato, per le attività di recupero giudiziario dei crediti.

La deroga, inoltre, sarebbe applicata alle disposizioni della direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali, compresi i requisiti fissati dagli Stati membri (dove il servizio è prestato) che riservano un’attività ad una particolare professione. In sostanza, gli Stati membri potranno continuare ad applicare le norme che riservano alcune attività a particolari professioni, come ad esempio le consulenze giuridiche agli avvocati e la sperimentazione animale ai veterinari. E’ valida anche per tutte le disposizioni di diritto internazionale privato, in particolare quelle relative al trattamento dei rapporti obbligatori contrattuali e extracontrattuali, compresa la forma dei contratti.

 

Controlli

A differenza di quanto proposto dalla Commissione, che contemplava l’esclusiva responsabilità dello «Stato membro d’origine» nel controllo dell’attività e dei servizi offerti del prestatore, i deputati conferiscono allo Stato membro di destinazione la facoltà di adottare delle misure di controllo al fine di garantire che il prestatore si conformi al proprio diritto nazionale per quanto riguarda l'esercizio della sua attività. Lo Stato membro può quindi procedere alle verifiche, ispezioni e indagini necessarie per controllare il servizio prestato, comprese quelle richieste dallo Stato membro di primo stabilimento Qualora lo Stato membro di destinazione constati che il prestatore di servizi non ha rispettato i propri obblighi, esso può obbligare il prestatore di servizi a depositare una cauzione oppure applicargli misure intermedie. La cauzione può essere utilizzata per l'esecuzione di decisioni e di sentenze di carattere amministrativo, civile e penale.

 

Restrizioni vietate

Gli Stati membri non possono imporre requisiti che limitano a un destinatario l'utilizzazione di un servizio fornito da un prestatore stabilito in un altro Stato membro. Non possono quindi imporre l'obbligo di ottenere un'autorizzazione dalle autorità competenti o di effettuare una dichiarazione presso di esse. Non è nemmeno possibile limitargli le possibilità di detrazione fiscale o la concessione di aiuti finanziari a causa del fatto che il prestatore è stabilito in un altro Stato membro o in funzione del luogo di esecuzione della prestazione. Infine, è vietato l’assoggettamento del destinatario ad imposte discriminatorie o sproporzionate sull'attrezzatura necessaria per ricevere un servizio a distanza proveniente da un altro Stato membro.

 

Relazione con le altre disposizioni del diritto comunitario

Il Parlamento, inoltre, precisa che, in caso di conflitto tra le disposizioni della direttiva e altre normative comunitarie che disciplinano aspetti specifici dell'accesso all'attività di un servizio e del suo esercizio in settori specifici o per professioni specifiche, «prevalgono e si applicano a tali settori o professioni specifiche» le pertinenti normative comunitarie. Quali, ad esempio, la direttiva relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi, il regolamento sull'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità, la direttiva in merito al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive e la direttiva relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. E' anche precisato che l'esclusione degli obblighi contrattuali ed extracontrattuali dal campo d'applicazione della presente direttiva significa che i consumatori beneficeranno in ogni caso della tutela riconosciuta loro dalla normativa in materia, nel proprio Stato membro.

 

Norme sociali per il distacco dei lavoratori

Il Parlamento, come proposto dalla commissione parlamentare, ha cancellato le disposizioni specifiche in materia di distacco dei lavoratori avanzate nel testo originario.  Con un nuovo considerando, puntualizza invece che la direttiva non concerne le condizioni di lavoro e di occupazione che si applicano ai lavoratori distaccati per prestare un servizio nel territorio di un altro Stato membro. In tali casi, è precisato, la direttiva 96/71/CE prevede che i prestatori dei servizi debbano conformarsi alle condizioni di occupazione applicabili, in alcuni settori elencati, nello Stato membro in cui viene prestato il servizio.

Tra tali condizioni figurano: periodi massimi di lavoro e minimi di riposo, durata minima delle ferie annuali retribuite, tariffe minime salariali, condizioni di cessione temporanea dei lavoratori, salute, sicurezza e igiene sul lavoro, provvedimenti di tutela riguardo alle condizioni di lavoro e di occupazione di gestanti, puerpere, bambini e giovani, parità di trattamento tra uomo e donna nonché altre disposizioni in materia di non discriminazione.

Inoltre, è aggiunto che ciò non riguarda solo le condizioni di occupazione stabilite per legge, ma anche quelle stabilite in contratti collettivi o sentenze arbitrali. La direttiva, infine, non dovrebbe impedire agli Stati membri di applicare condizioni di lavoro e condizioni di occupazione a questioni diverse da quelle elencate nella direttiva 96/71/CE per motivi di ordine pubblico. In relazione a queste precisazioni, i deputati della commissione per il mercato interno propongono di sopprimere gli articoli della proposta che prevedono disposizioni specifiche in materia di distacco dei lavoratori e quelle relative al distacco di cittadini di paesi terzi.

 

 

 

DEFINIZIONI

I deputati, d’altra parte, chiariscono, modificano o introducono nuove definizioni. Ad esempio, con “servizio” s’intende qualsiasi attività economica non salariata «fornita normalmente dietro retribuzione, la quale costituisce il corrispettivo economico della prestazione in questione ed è di norma convenuta tra prestatore e destinatario del servizio». In proposito, è anche precisato che la retribuzione è assente nelle attività svolte dallo Stato o da un’autorità regionale o locale, in campo sociale, culturale e giudiziario e, pertanto, non rientrano in tale definizione i corsi impartiti nell’ambito della pubblica istruzione da istituti pubblici e privati o la gestione dei regimi di previdenza sociale non impegnati in attività economiche.

I "servizi d'interesse economico generale", invece, sono quelli qualificati in quanto tali dallo Stato membro e che sono soggetti a specifici obblighi di servizio pubblico imposti al prestatore di servizi dallo Stato membro interessato al fine di rispondere a determinati obiettivi di interesse pubblico.

Il “prestatore” è qualsiasi persona fisica, avente la cittadinanza di uno Stato membro, o qualsiasi persona giuridica, stabilita in conformità con la legge di detto Stato membro, che offre o fornisce un servizio. Per evitare il ricorso a società di facciata, sono poi specificati i criteri per poter considerare un’impresa come “stabilita”: occorre esercitare effettivamente un'attività economica a tempo indeterminato mediante un’installazione stabile e con un'adeguata infrastruttura a partire dalla quale viene effettivamente offerto un servizio. Una semplice casella postale, quindi, «non costituisce uno stabilimento».

Con “Stato membro di destinazione”, infine, si intende il paese in cui un servizio è fornito ed eseguito «su base transfrontaliera in modo saltuario» da un prestatore di servizi stabilito in un altro Stato membro.

 

SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA E INFORMAZIONE

La direttiva prevede una serie di misure volte ad agevolare la prestazione di servizi transfrontalieri, eliminando regimi, procedure e formalità di autorizzazione eccessivamente onerosi «che ostacolano la libertà di stabilimento e la creazione di nuove società di servizi». I deputati condividono questa impostazione ma chiariscono diversi suoi aspetti.

Più in particolare, è chiesto agli Stati membri, d'intesa con la Commissione, di introdurre, se necessario e possibile, moduli europei armonizzati, equivalenti ai certificati, agli attestati e ad altri documenti in materia di stabilimento che sanciscono il rispetto di un requisito nello Stato membro di destinazione. D’altra parte, gli Stati membri che chiedono ad un prestatore o ad un destinatario di fornire un qualsiasi documento attestante il rispetto di un particolare requisito, dovranno accettare i documenti rilasciati da un altro Stato membro che abbiano valore equivalente o dai quali risulti che il requisito in questione è rispettato. Di norma, inoltre, non potranno imporre la presentazione di documenti rilasciati da un altro Stato membro sotto forma di originale, di copia conforme o di traduzione autenticata.

Tre anni dopo l'entrata in vigore della direttiva, gli Stati membri dovranno istituire un punto di contatto denominato “sportello unico” che, secondo i deputati, dovranno essere coordinati dalla Commissione attraverso uno sportello europeo. In queste strutture, ogni prestatore di servizi potrà espletare una serie di procedure e formalità necessarie per poter svolgere le attività di servizio di sua competenza - come dichiarazioni, notifiche o domande di autorizzazione presso le autorità competenti, comprese le domande di iscrizione in registri, ruoli, banche dati, o ordini professionali - oppure inoltrare le domande di autorizzazione necessarie all'esercizio delle attività di servizio di sua competenza.

Attraverso gli sportelli unici, inoltre, gli Stati membri dovranno garantire ai prestatori e ai destinatari di prendere agevolmente conoscenza di una serie di informazioni relative alle procedure e alle formalità, alle coordinate delle autorità competenti, alle condizioni di accesso ai registri e alle banche dati pubblici, nonché alle informazioni concernenti le possibilità di ricorso disponibili e gli estremi delle associazioni presso le quali possono ricevere assistenza. Dopo tre anni dall’entrata in vigore della direttiva - e non entro il 31 dicembre 2008 come proposto dalla Commissione - tutte le procedure e le formalità dovranno poter essere espletate anche a distanza e per via elettronica.

 

LIBERTA’ DI STABILIMENTO

La direttiva prevede anche una semplificazione delle procedure di autorizzazione per l'accesso alle attività di servizi e il loro esercizio. Gli Stati membri possono prevedere un regime di autorizzazione, se ciò non comporta una discriminazione nei confronti del prestatore, se l’obiettivo perseguito non può essere conseguito tramite una misura meno restrittiva e se la sua necessità è giustificata da «motivi imperativi di interesse generale». Con quest’ultima nozione i deputati intendono, tra gli altri, la protezione della politica pubblica, l'ordine pubblico, la sicurezza pubblica e la sanità pubblica. Ma anche il mantenimento dell'equilibrio finanziario del sistema di sicurezza sociale, «compreso il mantenimento di servizi medici equilibrati e accessibili a tutti», la tutela dei consumatori, dei destinatari di servizi e dei lavoratori, l'equità delle transazioni commerciali e la lotta alla frode. E ancora la tutela dell'ambiente, incluso l'ambiente urbano, la salute degli animali, la proprietà intellettuale, la conservazione del patrimonio nazionale storico ed artistico od obiettivi di politica sociale e di politica culturale.

I regimi di autorizzazione, d’altra parte, devono basarsi su criteri che inquadrino l'esercizio del potere di valutazione da parte delle autorità competenti «affinché non sia utilizzato in modo arbitrario o discrezionale». Più in particolare, i criteri devono essere non discriminatori, giustificati da un motivo imperativo di interesse generale e ad esso commisurati, precisi e inequivocabili, oggettivi, resi pubblici in precedenza e, hanno aggiunto i deputati, trasparenti e accessibili. L'autorizzazione che, in principio, ha durata illimitata, deve permettere al prestatore di accedere all’attività di servizio o di esercitarla su tutto il territorio nazionale, anche mediante l’apertura di agenzie, di succursali, di filiali o di uffici. Ciò non vale nei casi in cui un motivo imperativo di interesse generale giustifichi la necessità di un’autorizzazione specifica per ogni installazione o di un'autorizzazione limitata ad una specifica parte del territorio nazionale.

Gli Stati membri, inoltre, non potranno subordinare l'accesso ad un'attività di servizi e il suo esercizio sul loro territorio al rispetto di una serie di requisiti fondati, ad esempio, sulla nazionalità del prestatore o del suo personale o sulla sede della società. Non si potrà neanche ricorrere al divieto di essere stabilito in diversi Stati membri o di essere iscritto nei registri o nell'albo professionale di diversi Stati membri. Oppure, non si potrà imporre l'obbligo di presentare una garanzia finanziaria o di sottoscrivere un'assicurazione presso un prestatore o presso un organismo stabilito sul territorio degli Stati membri in questione, né quello di essere già stato iscritto per un determinato periodo nei registri degli Stati membri in questione o di aver esercitato in precedenza l'attività sul loro territorio per un determinato periodo.

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito affermando di accogliere con favore la manifestazione dei sindacati «in quanto dimostra che il Parlamento è forte», ha però espresso dubbi sui contenuti delle rivendicazioni. Nel sostenere che la liberalizzazione dei servizi era prevista sin dal 1958, il deputato ha notato che da allora è stata la Corte di giustizia a definirne la portata. La direttiva, invece, cambierà questa situazione. Si tratta, ha aggiunto, di una decisione politica e costituisce la prova del fuoco per verificare quanto sono presi sul serio gli obiettivi di Lisbona.

Stigmatizzando poi i tentativi di bloccare la direttiva, il leader popolare ha ricordato che il suo gruppo ha proposto numerosi emendamenti volti a migliorare la proposta, praticamente riscrivendola interamente. Il deputato si è detto disponibile a trovare un compromesso, «ma non ad ogni costo» ed ha affermato di essere contrario a un'attuazione puntuale dettata dalla Corte di giustizia. Infatti, ha spiegato, occorre certezza del diritto, semplificazione e trasparenza per un vero mercato interno che vada a vantaggio dei prestatori di servizi e dei consumatori, sfruttando al massimo la potenzialità di crescita. Il deputato ha quindi concluso sostenendo che le preoccupazioni dei cittadini debbono essere prese sul serio se si vuole dare un futuro al progetto europeo.

 

Nel dibattito è intervenuto STEFANO ZAPPALA' (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Libertà pubbliche, giustizia ed Affari interni:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta affrontiamo un tema importante per la vera realizzazione del mercato interno.

Sono stato relatore sulla direttiva relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, sulla quale sono stati presentati circa ottocento emendamenti, nonché sulla direttiva relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, sulla quale sono stati presentati circa seicento emendamenti. In entrambe le circostanze ho lavorato con i colleghi Harbour e Gebhardt, come pure con tanti altri. I risultati ottenuti sono stati condivisi al punto che lo scorso maggio il voto è stato favorevole all'unanimità sia in Parlamento che in Consiglio, con la sola astensione di due Stati membri. Desidero nuovamente ringraziare entrambi i colleghi.

I principi delle due direttive sono analoghi ai principi che devono animare la direttiva sui servizi e le finalità sono le stesse. Purtroppo, la proposta della Commissione Prodi non ha colto né i motivi né i contenuti per i quali questo Parlamento ha dovuto riscrivere le due direttive, così come oggi siamo stati costretti a riscrivere anche la direttiva in esame.

Noi tutti vogliamo l'apertura dei mercati anche al lavoro, oltre che alle merci e al denaro, ma riteniamo che ciò vada fatto ancora una volta armonizzando tra loro i sistemi nazionali e non stravolgendo tutto. La clausola di revisione a non oltre cinque anni consente passaggi graduali.

Noi vogliamo questa direttiva senza traumi e scontri ideologici, per cui auspichiamo un approccio cauto con soluzioni di buon senso politico. La commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori ha già espresso una posizione che io condivido e, per l'esperienza personale acquisita in questa materia, non apprezzo chi, anziché cercare un compromesso, vuole bocciare l'ipotesi negando in tal modo i Trattati. Apprezzo invece i compromessi raggiunti e spero che anche questa direttiva goda di una larga maggioranza. Infine, desidero ringraziare ancora una volta la collega Gebhardt per il lavoro svolto."

 

 

Nel dibattito è intervenuta anche AMALIA SARTORI (PPE/DE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io intervengo per spiegare i motivi per i quali, unitamente alla mia delegazione, voterò a favore di questa direttiva. Siamo infatti convinti che essa rappresenti l'inizio di un cammino e un passo avanti nel rafforzamento dell'idea di realizzare il completamento del mercato interno.

Da questo punto di vista si tratta di un voto convinto. Tuttavia, vorrei fare una considerazione su quanto è avvenuto nell'ultimo anno e mezzo, e soprattutto nelle ultime settimane, in seno ai gruppi politici, nonché oggi pomeriggio e questa sera all'interno di quest'Aula. Ciò dimostra - e vorrei che fosse molto chiaro - che esiste effettivamente una differenza all'interno dei 25 Stati membri. Si tratta della differenza tra coloro i quali ritengono che si possano ottenere crescita e sviluppo scommettendo e rischiando sul nuovo, sull'innovazione, sulla flessibilità, sulla possibilità di lavorare in un mercato più libero e più aperto e, soprattutto, in un mercato di quasi 500 milioni di cittadini, e coloro i quali ritengono invece che le conquiste realizzate finora si possano meglio difendere richiudendosi al proprio interno.

E' stato questo il vero scontro. Per tale motivo auspico che, con la conclusione di questo dibattito, finisca anche il ragionamento basato sulla divisione fra vecchi e nuovi paesi, perché questa divisione non c'è stata. C'è stata invece un'altra divisione, che ha portato a una direttiva che, a mio parere, rappresenta soltanto un primo passo. Ciononostante la voterò con convinzione, poiché ritengo che anche un piccolo passo avanti sia comunque importante."

 

 

Nel dibattito è inoltre intervenuto RICCARDO VENTRE (PPE/DE-I) Vicepresidente Commissione Affari Costituzionali:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, dire che l'adozione di questa direttiva rappresenta un momento politico di grande importanza è probabilmente un'ovvietà.

Tuttavia, se il Parlamento adotterà la direttiva a larga maggioranza, il segnale politico inviato sarà ancora più importante, in quanto verrebbe ribadito ancora una volta il ruolo di mediatori che svolgiamo nel processo legislativo tra la burocrazia europea e le individualità dei singoli Stati. In qualità di mediatori, abbiamo l'obbligo di contemperare le esigenze di liberalizzazione del mercato con i diritti delle fasce sociali più deboli.

Ritengo che il compromesso del partito popolare europeo e del partito socialista europeo sia valido in direzione della liberalizzazione di un settore che riguarda una grandissima parte della nostra economia, un settore che il Trattato definisce come una libertà fondamentale. Sicuramente avremmo potuto fare di più sulla strada della liberalizzazione, ma non si può avere tutto e subito.

La clausola di revisione di cinque anni permetterà di migliorare il testo e di continuare il processo di liberalizzazione. Per quanto riguarda l'aspetto economico, ci siamo posti obiettivi ambiziosi in termini di crescita e di occupazione.

Vorrei fare qualche considerazione su alcuni emendamenti presentati, soprattutto gli emendamenti 13, 72, 73 e 86 che, non solo escludono i servizi di interesse generale, ma lasciano alla discrezionalità del singolo Stato membro definire le nozioni e gli obblighi di servizio pubblico ai quali essi sono sottoposti.

L'emendamento 13, inoltre, esclude l'obbligo per gli Stati membri di liberalizzare tali servizi o di privatizzare gli enti pubblici e i monopoli esistenti, come ad esempio le lotterie. Anche gli emendamenti 17 e 80 ripropongono l'esclusione dei giochi d'azzardo. Credo che nel dibattito generale dovremmo soffermarci su questi emendamenti."

 

 

 

DIRITTI FONDAMENTALI

 

 

RISPETTO DELLA LIBERTÀ D'ESPRESSIONE E DELLE FEDI RELIGIOSE

Docc. B6-0136, 0138, 0139, 0141/2006

 

Risoluzione comune su sul diritto alla libertà di espressione e il rispetto delle convinzioni religiose

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 15.2.2006 - Votazione: 16.2.2006

 

La libertà d'espressione è un diritto fondamentale che va difeso, ma non se ne deve abusare incitando all'odio religioso e alla xenofobia. E' quanto afferma una risoluzione del Parlamento che condanna le violenze e critica la condotta di gruppi estremistici e paesi spesso non democratici che, con il pretesto delle caricature di Maometto, le fomentano. L'Aula deplora la ripresa della propaganda antisemitica, condanna l'omicidio di padre Santoro e sollecita il dialogo interreligioso.

Adottando la risoluzione comune - sostenuta da PPE/DE, PSE, Verdi/ALE, ALDE/ADLE e UEN - il Parlamento difende la libertà di espressione «in quanto valore fondamentale dell'UE», tuttavia essa deve essere esercitata nei limiti consentiti dalla legge e dovrebbe coesistere con la responsabilità personale ed essere basata sul rispetto dei diritti e delle sensibilità altrui. Pertanto, i deputati chiedono a tutti coloro che godono della libertà di espressione di impegnarsi a sostenere i valori fondamentali dell'UE - democrazia, pluralismo, tolleranza - e di non abusare di tale libertà «incitando all'odio religioso o divulgando dichiarazioni xenofobe e razziste volte a emarginare le persone, qualunque siano la loro origine o convinzioni religiose».

Il Parlamento, inoltre, precisa che la libertà di espressione dovrebbe sempre essere esercitata nei limiti consentiti dalla legge e dovrebbe coesistere con la responsabilità e con il rispetto dei diritti umani, dei sentimenti e delle convinzioni religiose, «indipendentemente dal fatto che riguardino la religione islamica, cristiana, giudaica o qualsiasi altra religione».

Per i deputati, d'altra parte, la libertà di espressione e l'indipendenza della stampa, in quanto diritti universali, non possono essere pregiudicate da un singolo o da un gruppo che si ritenga offeso da parole o scritti. Il Parlamento, pertanto, esprime allo stesso tempo la sua considerazione nei confronti di coloro che si sono sentiti offesi dalle caricature del profeta Maometto, «ma sottolinea che nel quadro dell'attuale legislazione europea e nazionale può essere intentata un'azione giudiziaria contro qualsiasi tipo di condotta offensiva».

Inoltre, condanna «nel modo più categorico possibile» il fatto che siano state completamente incendiate le ambasciate di alcuni Stati membri dell'UE, nonché le minacce contro gli individui. Al contempo deplora il fatto che alcuni governi non siano stati capaci di impedire la violenza e che altri governi abbiano tollerato attacchi violenti. In proposito, invita quindi i paesi in cui tali incidenti sono avvenuti «a mostrare chiaramente e nella pratica che tali incidenti in futuro non verranno accettati».

I deputati, inoltre, sottolineano che molti dei paesi in cui le violenze e le manifestazioni contro le caricature hanno avuto luogo sono paesi nei quali la libertà di espressione, la libertà di parola e la libertà di riunione «sono regolarmente violate». La risoluzione sottolinea inoltre che un boicottaggio contro uno Stato membro «contraddice il fatto che gli accordi commerciali sono sempre stipulati con l'UE nel suo complesso» e, ricordando la clausola di solidarietà del Trattato, esprime tutto il suo sostegno e la sua solidarietà alla Danimarca e ai paesi e alle persone interessati, confrontati con questa situazione «inaudita e difficile».

D'altro lato, i deputati accolgono con favore le dichiarazioni e gli sforzi dei leader delle comunità musulmane europee e nel mondo arabo che hanno condannato con fermezza i violenti attacchi perpetrati contro le ambasciate e l'incendio delle bandiere. Nell'esprimere, poi, la sua solidarietà ai giornalisti in Giordania, Egitto e Algeria che «hanno avuto il coraggio» di ripubblicare e di commentare in modo pertinente le vignette, il Parlamento condanna vigorosamente il loro arresto ed esorta i rispettivi governi ad assolverli da tutte le accuse.

Inoltre, afferma di sostenere tutte le forze democratiche - i politici, i media e la società civile - che si trovano di fronte a regimi religiosi autoritari o oppressivi e che lottano contro di essi e condanna l'assassinio di padre Santoro da parte di un fanatico religioso in Turchia e anche le morti di tutte le altre vittime della recente violenza.

Il Parlamento, poi, pur riconoscendo che le caricature che hanno generato le proteste non favoriscono il dialogo, si rammarica profondamente del fatto che esistano gruppi estremisti organizzati, sia in Europa che nel mondo musulmano, che «hanno un interesse nell'inasprimento delle tensioni attuali» e che «usano le caricature come pretesto per incitare alla violenza e alla discriminazione». In proposito, sottolinea che la maggior parte della popolazione in tutti i paesi interessati ha un'opinione diversa e lotta per la pace, la stabilità e gli scambi economici e culturali. Inoltre, deplora la ripresa, «in forma ancor più accentuata», della propaganda antisemitica e anti-israeliana in alcuni paesi arabi e in Iran e sottolinea che in tali paesi sono regolarmente pubblicate caricature degradanti e umilianti degli ebrei, il che dimostra che «evidentemente essi non applicano le stesse regole a tutte le comunità religiose».

I deputati, pertanto, sollecitano il ritorno a un clima di dialogo costruttivo e pacifico e chiedono l'impegno dei responsabili locali, politici e religiosi per porre fine agli atti di violenza. La promozione del dialogo interculturale e interreligioso e l'avanzamento della comprensione e del rispetto reciproco, a loro parere, rappresentano «una sfida permanente per il mondo globalizzato». Secondo il Parlamento, per lo sviluppo di queste misure occorrerà utilizzare in modo completo il contesto di cooperazione e di dialogo con i paesi partner del Mediterraneo e dell'Asia. In proposito, rammenta che l'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM) costituisce il forum ideale per cooperare a favore di una società democratica, pluralista, tollerante e fondata sui valori dei diritti dell'uomo.

 

HANS-GERT POETTERING Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito affermando che vi deve essere un punto fermo: la libertà di stampa va difesa, come anche i sentimenti dei credenti e i diritti umani. Ciò, a parere del deputato, può essere fatto solo in maniera moderata e, per questo motivo, ha esortato alcuni media islamici a contenere il confronto in atto. I limiti alla libertà di espressione, ha poi aggiunto, «sono definiti dalla libertà e della dignità dell'altro» e la violenza è inaccettabile in ogni situazione. Tra l'altro, ha precisato, le violenze non erano spontanee, ma sono state organizzate - a scoppio ritardato - da regimi che opprimono i loro popoli. Contro la violenza nei confronti di beni e persone, va quindi espressa una condanna inappellabile.

Per il leader popolare, d'altra parte, occorre essere concreti, in quanto gli appelli al dialogo non bastano. Ha quindi proposto di sensibilizzare i giovani e istituire una commissione internazionale per esaminare a quali valori ricorrono i libri di testo per descrivere «l'altro». In proposito ha sottolineato come esistono anche molte caricature che attaccano la nostra fede religiosa e i nostri valori. E' necessario poi che l'Assemblea euromediterranea diventi un forum permanente che definisca degli orientamenti per il dialogo tra le culture. Il deputato, ricordando che un leader religioso saudita gli aveva chiesto rassicurazioni su come venivano trattati i musulmani in Europa, ha sottolineato che, in Arabia Saudita, chi intende convertirsi al cristianesimo è punito con la pena di morte. La tolleranza, ha quindi affermato, «non può andare a senso unico». Dicendosi infine solidale con la Danimarca, ha rivolto un appello alla tolleranza, per consentire un futuro migliore basato sul dialogo.

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

L'IRAN SMETTA DI SOSTENERE I TERRORISTI

E SOSPENDA LE ATTIVITÀ NUCLEARI

Docc. B6-0096, 0099, 0102, 0103/2006

 

Risoluzione comune sul confronto tra l'Iran e la comunità internazionale

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 15.2.2006 - Votazione: 15.2.2006

 

Il Parlamento ha adottato una risoluzione comune con la quale condanna le dichiarazioni del Presidente iraniano contro Israele e esige dall'Iran che cessi di fornire sostegno a gruppi terroristici.  I deputati, appoggiando le risoluzioni dell'AIEA e l'iniziativa UE-3, chiedono anche la sospensione di tutte le attività nucleari e la ratifica del trattato di non proliferazione ed auspicano anche l'instaurazione di una zona senza armi nucleari nel Medio Oriente. L'Aula ha respinto degli emendamenti che si opponevano al ricorso ad azioni militari in Iran.

 

La risoluzione - sostenuta dal PPE/DE, dal PSE, dall'ALDE/ADLE e dall'UEN - ribadisce innanzi tutto la sua condanna alle «dichiarazioni minacciose» del Presidente Ahmedinejad contro Israele, «che non alimentano la fiducia nelle intenzioni del governo iraniano di assumere un ruolo pacifico e costruttivo in Medio Oriente». Nel criticare il recente incontro del Presidente Ahmedinejad con rappresentanti della Jihad islamica palestinese nel corso del suo viaggio in Siria, i deputati esigono che l'Iran «cessi immediatamente e totalmente di fornire sostegno a gruppi terroristici».

D'altra parte, l'Assemblea esprime «profonda preoccupazione» in merito all'attuale atteggiamento delle autorità iraniane nei confronti del programma nucleare, in particolare la rimozione dei sigilli da numerosi impianti nucleari e la decisione di riprendere le attività relative all'arricchimento. In tale contesto, i deputati appoggiano la risoluzione del Consiglio dei governatori dell'AIEA, in cui si critica l'Iran per il non rispetto della raccomandazione dell'AIEA e si sottolinea la mancanza di fiducia rispetto al fatto che il programma nucleare iraniano sia destinato esclusivamente ad obiettivi pacifici. E' anche sostenuta la sua decisione di chiedere al Direttore generale dell'AIEA di riferire al Consiglio di sicurezza dell'ONU.

E' quindi necessario che l'Iran ripristini «una piena e durevole» sospensione di tutte le attività di arricchimento e rigenerazione, riconsideri la costruzione di un reattore di ricerca moderato ad acqua pesante, ratifichi velocemente e riprenda l'applicazione integrale del Protocollo addizionale e, in termini generali, metta in atto le misure di trasparenza richieste dal Direttore generale dell'AIEA.

Peraltro, pur riconoscendo il diritto dell'Iran di sviluppare un programma nucleare in conformità al Trattato di non proliferazione, il Parlamento ribadisce la sua richiesta al governo iraniano di astenersi da ogni minaccia nei confronti di qualsiasi Stato e di agire nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite. Il coinvolgimento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per i deputati, costituisce un passo necessario per valutare l'attuale situazione ed è chiesto un potenziamento del ruolo dell'AIEA.

La questione, per il Parlamento, va risolta in conformità delle norme del diritto internazionale e, a tal fine, è necessario un approccio improntato alla cooperazione e alla trasparenza nei confronti dell'AIEA da parte del governo iraniano. In tale ambito sostiene l'impegno dell'UE-3 volto a prevenire la proliferazione di armi nucleari e invita tutte le parti interessate a fare il possibile per giungere ad una soluzione negoziata della controversia nucleare prima del 6 marzo 2006, quando sarà presentata la prossima relazione del Direttore generale dell'AIEA.

L'Aula inoltre sottolinea l'importanza della collaborazione con gli USA, la Russia, la Cina e i paesi non allineati al fine di esaminare concetti complementari volti al conseguimento di un accordo globale con l'Iran sulle sue strutture nucleari e il loro uso, «che tenga conto delle preoccupazioni iraniane in materia di sicurezza».

L'Iran è pertanto invitato «ad esaminare seriamente» la proposta russa - condivisa dall'UE-3 - relativa al processo di arricchimento dell'uranio, «che offrirebbe al paese la possibilità di avanzare nel proprio programma nucleare in un quadro multilaterale». D'altra parte, il Parlamento considera che l'instaurazione di una zona senza armi nucleari nel Medio Oriente potrebbe costituire un importante passo avanti per rispondere alle preoccupazioni in materia di sicurezza dei paesi della regione.

Il Parlamento, infine, invitando l'Iran a sfruttare le sue enormi riserve energetiche e le competenze tecnologiche esistenti nel paese per investire nello sviluppo delle energie rinnovabili e nell'uso moderno e razionale delle energie fossili, chiede alla Commissione di attuare ogni misura necessaria nel quadro dell'Iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani. Si tratterebbe, più in particolare, di intensificare i contatti e la cooperazione con la società civile iraniana, i mezzi di informazione indipendenti e l'opposizione democratica, e di sostenere la democrazia e il rispetto per i diritti umani in Iran.

Va infine notato che il Parlamento non ha accolto un emendamento della GUE/NGL, né un'altro simile sostenuto da verdi e socialisti, che affermava l'opposizione ad ogni azione militare, anche preventiva, o  minaccia di ricorso alla forza.

 

Nel dibattito è intervenuto MARCELLO VERNOLA Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, bisogna fermare l'attività di arricchimento dell'uranio, sulla quale non c'è sufficiente trasparenza.

Il comportamento della dirigenza iraniana nei confronti dell'Agenzia atomica internazionale non ha permesso di costruire la necessaria base di fiducia fra l'Iran e la comunità internazionale. Rimangono tuttora forti dubbi sulle asserzioni iraniane di voler sviluppare l'energia nucleare esclusivamente per scopi pacifici.

Le recenti azioni di Teheran, la rottura dei sigilli apposti da parte dell'Agenzia atomica e la sospensione dell'applicazione volontaria del protocollo addizionale sulle salvaguardie sono di segno opposto rispetto alle dichiarazioni di intenti del governo del paese e ai nostri tentativi di trovare una soluzione negoziale.

Da tutto ciò desumiamo che l'Iran si sta proponendo sul piano internazionale come l'autorità guida della rivolta islamica contro l'Occidente e intende quindi affermare la propria superiorità militare rispetto alle altre nazioni musulmane. Per questo motivo diventa strategico l'attacco a Israele e la sua demonizzazione. L'Iran si sente invincibile e inattaccabile sul piano economico, industriale, finanziario ed energetico, e temiamo quindi che qualsiasi negoziazione sia destinata a fallire.

Come delegazione di Forza Italia proponiamo pertanto di invitare il Ministro degli affari esteri iraniano a Bruxelles per un incontro con la nostra delegazione parlamentare UE-Iran. Abbiamo bisogno di spiegare che non è possibile costruire un dialogo fra il nostro Parlamento e il governo iraniano se il governo iraniano non istituisce una corrispondente delegazione parlamentare.

Occorre quindi sollecitare un confronto costante con tutte le forze politiche iraniane di maggioranza e di opposizione ed esprimere solidarietà verso Israele per i continui attacchi subiti, impegnando l'Unione europea a garantire la sicurezza nell'area mediorientale. Invitiamo quindi a votare contro il punto 13 della proposta congiunta di risoluzione che, nella sua equivocità, potrebbe essere interpretato come un attacco ad Israele"..

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-        Docc. B6-0095, 0097, 0098, 0100, 0101/2006 - Risoluzione comune sulle prospettive della Bosnia Erzegovina

Il Parlamento ha adottato una risoluzione che, pur riconoscendo i notevoli progressi compiuti dalla Bosnia Erzegovina, raccomanda profonde riforme istituzionali per poter garantire la prospettiva europea del Paese. Nel sollecitare la piena cooperazione con il Tribunale penale internazionale, i deputati chiedono anche il superamento delle divisioni etniche e misure che agevolino il rimpatrio dei profughi. Occorre poi riformare la pubblica amministrazione e lottare contro la corruzione.

 

-        Docc. B6-0109, 0113, 0120, 0122, 0123, 0125/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Bielorussia in vista delle elezioni presidenziali del 19 marzo

 

 


AGRICOLTURA

 

 

PROTEZIONE DEI POLLI ALLEVATI PER LA PRODUZIONE DI CARNE

Doc. A6-0017/2006

 

Relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio che stabilisce norme minime per la protezione dei polli allevati per la produzione di carne

Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito: 13.2.2006 - Votazione: 14.2.2006

 

Consultato sulla proposta di direttiva che stabilisce norme minime per la protezione dei polli, il Parlamento chiede norme più severe a tutela dei volatili e auspica etichette armonizzate e più complete delle carni, per consentire scelte consapevoli ai consumatori. I deputati, inoltre, incoraggiano i sistemi di etichettatura volontari. E' poi sollecitato il divieto di importare polli allevati in paesi terzi senza rispettare disposizioni sul benessere analoghe a quelle europee.

 

La proposta della Commissione intende migliorare il benessere degli animali nell’allevamento intensivo di polli mediante norme tecniche e di gestione per gli stabilimenti, compresi un potenziamento della sorveglianza sugli allevamenti e un maggiore flusso d’informazioni tra produttore, autorità competenti e macello sulla base di un monitoraggio riguardante specificamente l’aspetto del benessere. Al settore, fino ad oggi, si applicano solo le norme generali della direttiva 98/58/CE riguardante la protezione degli animali negli allevamenti.

 

 

TRADIZIONE E INNOVAZIONE PER FAVORIRE LO SVILUPPO RURALE

Doc. A6-0023/2006

 

Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa ad orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale (Periodo di programmazione 2007-2013)

Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito: 15.2.2006 - Votazione: 16.2.2006

 

Prodotti tradizionali di qualità e colture energetiche, folklore e tecnologie dell’informazione, servizi e rinnovo generazionale. Sono questi gli ingredienti della ricetta suggerita dal Parlamento al fine di promuovere lo sviluppo rurale e migliorare l'ambiente e la qualità della vita in campagna. I deputati chiedono anche sistemi di controllo della qualità e il miglioramento della riconoscibilità dei prodotti agricoli. Più in generale è chiesto di lasciare un più ampio margine di manovra agli Stati membri per adattare le priorità europee alle loro situazioni particolari.

 

Gli orientamenti strategici per il periodo di programmazione che va dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013 individuano i settori di interesse per la realizzazione delle priorità comunitarie, in particolare in relazione agli obiettivi di sostenibilità fissati dal Consiglio europeo di Göteborg e alla luce della strategia di Lisbona rinnovata per la crescita e l’occupazione. Sulla base degli orientamenti strategici, ciascuno Stato membro dovrebbe elaborare la propria strategia nazionale di sviluppo rurale, che costituirà il quadro di riferimento per la preparazione dei programmi di sviluppo rurale.

Più in particolare, gli orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale serviranno a:

-        individuare e definire di comune accordo i settori in cui l’erogazione del sostegno comunitario a favore dello sviluppo rurale crea il maggior valore aggiunto a livello comunitario;

-        correlarsi alle principali priorità dell’Unione e dar loro un’attuazione concreta nella politica dello sviluppo rurale;

-        garantire la coerenza con le altre politiche dell’Unione, in particolare con le politiche della coesione e dell’ambiente;

-        accompagnare l’attuazione della nuova politica agricola comune orientata al mercato e la necessaria ristrutturazione sia nei nuovi che nei vecchi Stati membri.

 

La relazione - approvata dal Parlamento con 455 favorevoli, 16 contrari, 10 astensioni - aggiunge che dovrà anche tenersi conto delle aspettative dei consumatori «in termini di sanità, sicurezza e qualità». Ma per i deputati gli orientamenti dovranno inoltre garantire la continuità tra gli attuali programmi di sviluppo rurale e quelli che prenderanno il via nel 2007.

A loro parere, poi, in sede di elaborazione dei programmi nazionali di sviluppo rurale, gli Stati membri devono disporre «della flessibilità necessaria» per adeguare le priorità comunitarie e adattarle alle particolari condizioni esistenti nel loro territorio.

 

Miglioramento della competitività dei settori agricolo e forestale

Al fine di migliorare la competitività del settore, le azioni chiave dovranno tendere a agevolare l’innovazione e l’accesso alla ricerca e sviluppo, incoraggiare l’adozione e la diffusione delle TIC, stimolare un’imprenditorialità dinamica e migliorare le prestazioni ambientali dell’agricoltura e della silvicoltura. Si tratterà anche di adeguare l’offerta alla domanda e migliorare l’integrazione della catena alimentare e di sviluppare nuovi sbocchi per i prodotti agricoli e silvicoli.

I deputati ritengono che questo obiettivo può essere conseguito soprattutto attraverso sistemi di controllo della qualità, lo sviluppo e l'applicazione di protocolli comuni, l'informazione dei consumatori e il miglioramento della riconoscibilità dei prodotti agricoli. Le azioni in parola, a loro parere, contribuiranno anche a migliorare l'immagine dei prodotti europei oltre i confini dell'Europa. In particolare, precisano, dovrebbero essere promossi i prodotti locali e regionali. Inoltre, tra i nuovi sbocchi, i deputati reputano necessario promuovere, oltre ai biocarburanti, anche i prodotti con caratteristiche specifiche, come quelli di qualità e di origine controllata.

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, poi, ritengono necessario potenziare la produzione biologica e la produzione di specialità regionali secondo metodi tradizionali sostenibili. Ma i deputati ritengono anche che occorre sostenere le iniziative locali, come i mercati agricoli locali e i programmi di approvvigionamento locale di alimenti di qualità, che la Commissione non aveva considerato. Altrettanto importante, poi, è migliorare il rinnovo generazionale.

 

Migliorare l’ambiente e le zone di campagna

In questo campo, gli Stati membri sono invitati a considerare prioritari la promozione dei servizi ambientali e le pratiche agricole rispettose della biodiversità e dell’ambiente nonché la conservazione del paesaggio naturale e agricolo e il consolidamento del contributo dell’agricoltura biologica. I deputati, inoltre, pongono l’accento sulla promozione del settore forestale e sulla prevenzione dei disastri naturali. Ma anche sulla promozione delle energie rinnovabili e della ricerca sulle colture energetiche.

 

Migliorare la qualità della vita nelle zone rurali e promuovere la diversificazione dell'economia rurale

Le azioni chiave che andrebbero promosse dovrebbero mirare a incrementare i tassi di attività e di occupazione, incoraggiare l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, sviluppare le microimprese e l'artigianato, incoraggiare lo sviluppo del turismo, sviluppare l’offerta e l’uso innovativo di fonti di energie rinnovabili e incoraggiare l’adozione e la diffusione delle TIC.

I deputati, oltre a ciò, insistono sulla necessità di salvaguardare e sviluppare i servizi per trattenere la popolazione e accogliere nuovi abitanti, e reputano opportuno incoraggiare il rinnovo e lo sviluppo dei centri rurali con la diversificazione dell’attività economica. A loro parere occorre poi mettere l’accento sulle competenze rurali e sulle iniziative in materia di qualità, come i protocolli e le etichette, formando i giovani a tal fine. Infine, è necessario preservare la cultura rurale, riscoprendo e tutelando l’artigianato, la gastronomia, le specialità agricole, il folklore e l’architettura rurale.

 

Nel dibattito è intervenuto GIUSEPPE CASTIGLIONE (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, vorrei innanzitutto ringraziare la collega McGuinness per l'ottimo lavoro svolto nella sua relazione.

Nella nuova Unione è importante garantire un approccio strategico delle politiche d'intervento, da tradurre in obiettivi chiari, in azioni incisive e in interventi adeguati, i cui risultati siano obiettivamente valutabili.

L'individuazione delle azioni prioritarie da intraprendere non deve tuttavia tradursi in una rigidità della programmazione e in una limitazione per gli Stati membri. Al contrario, è importante garantire una certa flessibilità agli Stati membri, che consenta loro di orientare le scelte d'intervento in funzione della specifica realtà nazionale, regionale e locale.

Ai fini dello sviluppo rurale è di fondamentale importanza ridare slancio e competitività alle produzioni agricole rispetto a quelle degli altri paesi, dove i costi di produzione sono sensibilmente più bassi e, in tale contesto, è importante incentivare azioni di accompagnamento che agevolino l'innovazione, la ricerca e lo sviluppo.

L'accento posto sulle tematiche dell'eccellenza e della qualità dei prodotti agricoli, in particolare dei prodotti locali e regionali, è coerente con la strategia globale della Comunità. La qualità va intesa come sicurezza dei prodotti e tutela dei consumatori, ma anche come valore aggiunto alla competitività delle imprese e come espressione delle tradizioni locali e del patrimonio culturale delle comunità rurali. Basti pensare all'artigianato locale, alla tutela dell'ambiente, alle specialità agricole e alle relative tecniche di produzione tradizionale.

Questi obiettivi vanno naturalmente coordinati con la necessità di promuovere l'accesso dei giovani agricoltori e delle donne alle professioni rurali, trasferendo loro le conoscenze e le abilità tradizionali, nonché migliorando la qualità della vita nell'ambiente rurale attraverso l'incentivazione dei servizi e delle infrastrutture.

Infine, va accolto con favore il tratto fondamentale di portare l'esperienza leader al sistema di governance locale, valorizzando le best practices delle precedenti programmazioni."

 

 

LINEE GUIDA PER UNA STRATEGIA FORESTALE EUROPEA

Doc. A6-0015/2006

 

Relazione sull'attuazione di una strategia forestale per l'Unione europea

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 15.2.2006 - Votazione: 16.2.2006

 

Il Parlamento propone undici elementi strategici su cui fondare la politica forestale europea. Tra questi, figurano misure volte a promuovere la gestione sostenibile delle foreste ed a incoraggiare l'utilizzo di risorse rinnovabili nonché azioni più efficaci per lottare contro gli incendi. E' posto poi l'accento sull'importanza del rimboschimento e la necessità di incentivi fiscali per compensare le attività rispettose dell'ambiente.

 

La relazione - approvata dal Parlamento con 356 voti favorevoli, 47 contrari e 18 astensioni - nota che sulle foreste è costantemente aumentato l'influsso delle più diverse politiche comunitarie, nonostante non esista una base giuridica per la politica forestale comune. La Commissione e il Consiglio dovrebbero quindi esaminare in modo oggettivo la possibilità di creare una base giuridica distinta per il bosco nei trattati dell'UE o in un progetto di futuro trattato. Inoltre, sostengono l'iniziativa della Commissione di elaborare un piano d'azione dell'UE per la gestione forestale sostenibile, da realizzare nell'arco di cinque anni. Nel sottolineare l'importanza di ecosistemi forestali intatti per la preservazione della biodiversità conformemente agli impegni assunti nell'ambito di accordi internazionali, è poi messo l'accento sulla necessità dell'UE di perseguire un approccio coordinato e coerente nella politica internazionale e comunitaria in materia ambientale.

 

Proteggere le foreste

Il Parlamento sostiene che le misure di prevenzione degli incendi previste dalla politica per lo sviluppo rurale stanno risultando insufficienti per far fronte a tale fenomeno, che è la principale causa di deterioramento dei boschi nell'UE. A tale riguardo, invita la Commissione e gli Stati membri a prevedere nel piano d'azione dell'UE delle misure per prevenire i rischi e per affrontare le catastrofi di particolare gravità (incendi, tempeste, insetti e siccità). Chiede, inoltre, in vista del prossimo periodo di programmazione finanziaria, che gli Stati membri e le regioni europee rivedano le loro azioni di lotta e prevenzione contro gli incendi al fine di rendere più dinamiche le misure in vigore, la cui gestione, in numerosi casi, risulta scadente.

Più in particolare, agli Stati membri è suggerito di adottare un'impostazione integrata per la protezione dei boschi contro gli incendi, con misure come la raccolta e lo sfruttamento della biomassa forestale residua, il divieto temporaneo di cambiamento della destinazione del suolo incendiato per evitare le speculazioni in seguito agli incendi e la creazione di procure speciali competenti per perseguire i reati ambientali. E' poi sottolineato che il rimboschimento è uno strumento fondamentale nella lotta contro la desertificazione. Ricorrere al rimboschimento con specie native, inoltre, contribuisce al mantenimento della biodiversità, diminuisce il rischio di incendi e può contribuire alla tutela delle aree limitrofe dei siti della rete Natura 2000.

 

Cambiamento climatico e energie sostenibili

Considerando che le foreste contribuiscono ad attenuare il riscaldamento globale e l'effetto serra, e quindi a rispettare gli obbiettivi ambientali dell'UE, è ritenuto essenziale riconoscere la loro importanza al fine di attenuare il cambiamento climatico. L'Unione europea, inoltre, dovrebbe sviluppare le attività di ricerca, di promozione dell'immagine del legno e di scambio di informazioni in tale campo.

L'UE è poi sollecitata a promuovere l'utilizzazione del legname come risorsa rinnovabile e a utilizzare i prodotti dell'industria forestale. La biomassa, specialmente a base di legno, dovrebbe inoltre essere inserita nelle misure politiche per lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili (cogenerazione di elettricità e calore, carburanti biologici) e, in tale contesto, gli Stati membri sono invitati a prendere in esame quali siano le possibilità per agevolare a livello fiscale la produzione di calore a partire dal legno. D'altra parte, è ricordato che il potenziamento del ricorso alle energie rinnovabili basate sui prodotti forestali contribuirà ad attenuare il deficit energetico dell'UE.

 

Competitività del settore forestale

Vista la necessità di promuovere la competitività del settore forestale, il Parlamento accoglie con favore il fatto che siano stati previsti incentivi per promuovere le fusioni volontarie di piccole imprese forestali. Inoltre, segnala che il rafforzamento delle organizzazioni dell'economia forestale privata aiuterebbe i proprietari privati di boschi a mettere a punto la propria strategia forestale sostenibile. È poi richiamata l'attenzione sulle fonti di reddito derivanti dai prodotti delle foreste diversi dal legno come il sughero, i funghi e le bacche o la fornitura di servizi come l'agriturismo e la caccia, fonti che vengono finora utilizzate solo parzialmente. 

Inoltre è chiesto che vengano realizzati degli studi sull'opportunità di introdurre misure fiscali tese ad esercitare una differenziazione positiva a livello tributario a favore dei produttori le cui incidenze negative sull'ambiente siano minori. I deputati, infatti ritengono che l'attività di prevenzione degli incendi e della desertificazione, il rimboschimento con specie native, la promozione della biodiversità, la gestione sostenibile dei boschi naturali e la promozione di servizi ambientali, come la tutela del sistema idrologico e la lotta all'erosione, «costituiscano esternalità positive che tali produttori forniscono alla società e che vanno pertanto debitamente compensate».

 

Promuovere le attività di ricerca e sviluppo

I deputati chiedono il potenziamento delle attività di ricerca e sviluppo legate al settore forestale nonché al ruolo multifunzionale di quest'ultimo, specie per lo sviluppo sostenibile della biodiversità, inserendo i progetti centrali di ricerca in materia nel VII programma quadro di ricerca dell'Unione europea ovvero nei corrispondenti programmi degli Stati membri, nonché il sostegno alla piattaforma tecnologica bosco-legname-carta già in atto.

 

Gestione sostenibile delle foreste

Tenendo presente che, a livello comunitario, la politica di sviluppo dello spazio rurale è lo strumento principale per l'attuazione della strategia forestale, il Parlamento invita la Commissione e gli Stati membri a tener maggiormente conto degli obbiettivi e delle misure previsti dalla strategia forestale dell'UE per una gestione sostenibile delle foreste al momento di elaborare i programmi di sviluppo rurale. 

In tale contesto, i deputati pongono l'accento sull'importanza delle azioni di formazione e qualificazione degli operatori forestali e chiedono che i programmi comunitari siano maggiormente utilizzati nel settore forestale.

 

I boschi in Italia

Nel nostro Paese vi sono poco meno di 7 milioni di ettari quadrati di foreste, di cui 4 milioni in zone montane. Circa 4 milioni di ettari appartengono a privati, mentre il resto è detenuto, in ordine decrescente, dai comuni, dallo Stato e dalle Regioni e, infine, da altri enti.

Nel 2000 il volume dei prelievi legnosi, in bosco e fuori foresta, ha complessivamente raggiunto i 9,2 milioni di metri cubi. Il legname da opera rappresenta il 40,9% delle utilizzazioni totali, dentro e fuori foresta, ma è la legna da ardere che rappresenta la maggiore destinazione dei prelievi totali (59,1%).

Nel 2000 la perdita di boschi dovuta ad incendi ha interessato complessivamente una superficie pari a 59.956 ettari, mentre nel 1999 per lo stesso fenomeno sono andati perduti 28.136 ettari (+113,%). Il numero degli eventi accertati nel 2000 è stato pari 8.527 contro i 4.058 del 1999 (+110,1%). Il 77,1% delle superfici percorse dal fuoco nel 2000 risulta localizzato nel Mezzogiorno con un’incidenza sul patrimonio forestale del 2,2%, contro lo 0,3% registrato nelle aree del Nord- Centro.

Il 58,1% degli eventi registrati nel 2000 ha natura dolosa ed ha interessato il 77,8% delle superfici complessivamente colpite. Infatti solo per cause volontarie sono andati bruciati nel 2000 ben 46.622 ettari di bosco localizzati in gran parte (77,8%) nelle regioni meridionali. L’incidenza delle cause naturali è invece del tutto marginale, sia in termini di numero di eventi (0,8%) che di superficie coinvolta (0,5%). D'altra parte, a cause involontarie va attribuita la perdita dell’8% delle superfici incendiate ed un altro 13,8%ad altre cause non classificabili.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-        Doc. A6-0014/2006 - Relazione sulla gestione dei rischi e delle crisi nel settore agricolo

Il Parlamento ha adottato una relazione d'iniziativa sulla gestione dei rischi in agricoltura che chiede più attenzione ai rischi derivanti dalla liberalizzazione degli scambi e alle crisi causate dalle restrizioni imposte dai paesi terzi alle esportazioni di prodotti UE. Sono poi difesi gli strumenti di intervento nei settori dell’ortofrutta e del vino. Nel chiedere aiuti per l’acquisto di combustibili, è accettato il principio del cofinanziamento delle misure anticrisi, ma non con l’1% della modulazione.

-        Doc. A6-0008/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio recante rettifica del regolamento (CE) n. 1786/2003 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei foraggi essiccati

-        Doc. A6-0016/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla revisione di determinate restrizioni di accesso nell'ambito della politica comune della pesca (Shetland Box e Plaice Box)

-        Doc. A6-0018/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione dell'accordo di partenariato tra la Comunità europea e le Isole Salomone sulla pesca al largo delle Isole Salomone

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

DIRITTI UMANI

-        Doc. A6-0004/2006 - Relazione sulla clausola relativa ai diritti dell'uomo e alla democrazia negli accordi dell'Unione europea

L’Aula ha adottato una relazione che chiede il rafforzamento e l’inclusione della clausola sui diritti dell’uomo in tutti gli accordi siglati dall’UE, al fine di promuovere più efficacemente i diritti umani e la democrazia nel mondo. I deputati avvertono che, se così non fosse, il Parlamento non darà il proprio parere conferme ai nuovi accordi. E’ poi rivendicata una maggiore implicazione del Parlamento nella definizione dei mandati negoziali e nelle procedure di sospensione degli accordi.

-        Docc. B6-0112, 0117, 0118, 0127, 0135/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo su Guantánamo

 

RICERCA E INNOVAZIONE

-        Doc. A6-0021/2006 - Relazione su sugli effetti della globalizzazione sul mercato interno

Il completamento del mercato unico, anche dei servizi, è fondamentale per accrescere la competitività dell'UE. A tal fine, il Parlamento chiede lo sviluppo di una vera politica industriale europea e di strategie per la ricerca e l'innovazione. Ma anche linee d'azione specifiche per attutire gli effetti negativi della globalizzazione e contribuire a trarre vantaggio dai suoi effetti positivi. Occorrono poi sistemi efficaci per proteggere le proprietà intellettuali e le denominazioni d'origine.

 

POLITICA SOCIALE

-        Relazione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (radiazioni ottiche) (diciannovesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE)

Il Parlamento ha approvato la direttiva volta a proteggere i lavoratori dai rischi derivanti dalle radiazioni ottiche. Il testo, frutto di un compromesso tra Consiglio e Parlamento esclude dalla normativa le radiazioni naturali come quelle del sole. I datori di lavoro, inoltre, dovranno valutare i rischi e prendere le contromisure, mentre i dipendenti dovranno essere debitamente informati e, in caso di esposizione, avranno diritto a visite mediche.

 

TRASPORTI

-        Doc. A6-0007/2006 - Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la licenza comunitaria dei controllori del traffico aereo

Facendo propria la posizione del Consiglio, l'Aula ha adottato la proposta di direttiva volta ad armonizzare le disposizioni in materia di formazione e rilascio delle licenze dei controllori del traffico aereo, nonché ad agevolare il riconoscimento reciproco delle licenze nazionali. L'obiettivo ultimo è di aumentare i livelli di sicurezza nei cieli e negli aeroporti europei. Per ottenere la licenza, i controllori di volo dovranno comprendere e parlare l’inglese a un livello soddisfacente.

 

ENERGIA

-        Doc. A6-0020/2006 - Relazione recante raccomandazioni alla Commissione sullo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili a fini di riscaldamento e raffreddamento

Adottando la relazione, il Parlamento chiede alla Commissione di presentare, entro il 31 luglio 2006, una proposta legislativa tesa a raddoppiare entro il 2020 il ricorso alle energie rinnovabili utilizzate a fini di riscaldamento e di raffreddamento. A tal fine, i deputati propongono una serie di misure e di incentivi, anche fiscali, cui potrebbero ricorrere gli Stati membri. L'obiettivo è garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, tutelando l'ambiente.

 

AFFARI ECONOMICI E MONETARI

-        Doc. A6-0009/2006 - Relazione sulla riforma degli aiuti di Stato 2005-2009

I deputati vedono con favore una riforma dell'attuale normativa sugli aiuti di Stato, giudicata troppo burocratica e poco trasparente. Pur riconoscendone l'utilità, chiedono tuttavia che gli aiuti statali siano ridotti e usati meglio. D'altra parte, occorre sostenere le PMI innovative e gli investimenti nelle infrastrutture, tutelando l'ambiente. E' poi necessario rivedere le riduzioni subite dalle regioni che hanno patito l'effetto statistico e dare maggiore importanza ai criteri territoriali.

-        Doc. A6-0010/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che abroga il regolamento (CEE) n. 3181/78 del Consiglio e il regolamento (CEE) n. 1736/79 del Consiglio nel settore della politica monetaria

 

VARIE

-        Docc. B6-0111, 0115, 0126, 0129, 0130, 0134/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sul patrimonio culturale in Azerbaigian

-        Docc. B6-0119, 0121, 0124, 0142, 0143/2006 - Risoluzione del Parlamento europeo sui nuovi meccanismi di finanziamento dello sviluppo nel quadro degli Obiettivi di sviluppo del Millennio

-        Doc. A6-0394/2005 - Risoluzione del Parlamento europeo sulla confisca di automobili da parte delle autorità greche

-        Doc. A6-A6-0406/2005 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme sul traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne degli Stati membri e che modifica la convenzione Schengen e l'Istruzione consolare comune

-        Doc. A6-0011/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'adesione della Comunità al regolamento n. 55 della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite recante disposizioni uniformi concernenti l'omologazione di componenti di attacco meccanico di insiemi di veicoli

-        Doc. A6-0012/2006 - Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio che modifica le decisioni 2001/507/CE e 2001/509/CE per rendere obbligatori i regolamenti n. 108 e n. 109 della commissione economica per l'europa delle Nazioni Unite relativi ai pneumatici ricostruiti

 


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Turchia - Partenariato per l'adesione (http://ue.eu.int)

·         Croazia - Partenariato per l'adesione (http://ue.eu.int)

 

POLITICA SOCIALE

·         Programma per l'occupazione e la solidarietà sociale - PROGRESS (http://ue.eu.int)

 

AMBIENTE

·         Normativa sulle sostanze chimiche: il sistema REACH (http://ue.eu.int)

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Aliquota IVA ridotta su taluni servizi ad alta intensità di lavoro (http://ue.eu.int)

 

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Informazioni ai passeggeri del trasporto aereo sull'identità del vettore effettivo (http://ue.eu.int)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Aggiunta di vitamine e minerali agli alimenti (http://ue.eu.int)

·         Indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari (http://ue.eu.int)

 

VARIE

·         Ordine delle presidenze del Consiglio dell'UE (http://ue.eu.int)

 

 

 

DAL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE

 

POLITICA SOCIALE

·         Anno europeo delle pari opportunità per tutti (http://esc.eu.int)

 

RICERCA E SVILUPPO

·         Le enrgie rinnovabili (http://esc.eu.int)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Norme di igiene ed imprese artigianali di trasformazione (http://esc.eu.int)

 

TRASPORTI

·         Sicurezza dei modi di trasporto (http://esc.eu.int)

 

VARIE

·         Un piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito (http://esc.eu.int)

·         Programma dell'Aia - Libertà, sicurezza e giustizia (http://esc.eu.int)

 

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Strategia per l'America latina (http://europa.eu.int/comm/external_relations/la/news/ip05_1555.htm)

·         Etichettatura EU per l'importazione di alcuni prodotti dai Paesi terzi (COM 2005/661)

·         Sistema preferenze generalizzate (http://europa.eu.int/comm/trade/issues/global/gsp/pr211205_en.htm)

 

CONCORRENZA

·         Nuovi orientamenti 2007-2013 per gli aiuti a finalità regionale (http://europa.eu.int/comm)

 

POLITICA SOCIALE

·         Sito internet, Anno europeo della mobilità dei lavoratori (http://europa.eu.int/comm/employment_soc

      ial/workersmobility2006/index_fr.htm)

 

AGRICOLTURA / PESCA

·         Alimenti biologici (http://europa.eu.int/comm)

·         Bevande spiritose (http://europa.eu.int/comm)

 

CULTURA

·         TV senza frontiere (http://europa.eu.int/comm)

 

AMBIENTE

·         Strategia europea per l'uso sostenibile delle risorse naturali (http://europa.eu.int/comm)

·         Strategia sui rifiuti (http://europa.eu.int/comm)

·         Veicoli puliti (http://europa.eu.int/comm)

 

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         ".eu" il nuovo indirizzo internet per l'Europa (http://europa.eu.int/comm)

 

MERCATO INTERNO

·         Uno spazio unico per i documenti (COM 2005/653)

 

POLITICA DOGANALE E FISCALITÀ

·         Accise sulle bevande alcoliche (http://europa.eu.int/comm)

 

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         ISO - International Organization for Standardization (http://europa.eu.int/comm)

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Regolamento sui criteri microbiologici (GUCE L 338 del 22/12/2005)

 

TRASPORTI

·         RTE-vicinato (http://europa.eu.int/comm/transport/external_dimension/doc/2005_12_07_ten_t_final_re

      port_en.pdf)

·        Trasporto passeggeri (http://europa.eu.int/comm/transport/maritime/rights/doc/2006_03_30_consultatio

      n_en.pdf)

·       Conferenze marittime (http://europa.eu.int/comm/competition/antitrust/legislation/maritime)

 

VARIE

·         Completamento dello spazio europeo di giustizia (http://europa.eu.int/comm)

 

 


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·         "Il regolamento della compensazione e l'assistenza dei passeggeri è valido"

Sentenza della Corte nella Causa C-344/04

 

Le misure previste d           al regolamento per realizzare l'obiettivo di accrescere la tutela dei passeggeri vittime di cancellazioni o di ritardi prolungati dei voli sono compatibili con la Convenzione di Montreal e non violano il principio di proporzionalità.

 

·         "Il regime del visto applicato dalla Germania ai cittadini di Stati terzi distaccati da prestatori di servizi stabiliti in altri Stati membri è contrario alla libertà di prestazione di servizi"

Sentenza della Corte nella Causa C-244/04

 

Una semplice dichiarazione preliminare dell'impresa che intende procedere al distacco di lavoratori cittadini di Stati terzi costituirebbe una misura meno restrittiva rispetto al requisito di un previo periodo di occupazione di almeno un anno in seno a detta impresa. Essa consentirebbe di prevenire abusi e sviamenti della libertà di prestazione di servizi.

 

·         "L'Avvocato generale Poiares Maduro propone di comminare all'Italia un'ammenda giornaliera di EUR 265.500 per la mancata esecuzione di una sentenza del 2001"

Conclusioni dell'Avvocato generale nella Causa C-119/04

 

A suo parere, l'Italia non ha sufficientemente spiegato le disparità di trattamento, in termini di retribuzione arretrata e diritti pensionistici acquisiti, tra gli ex lettori di lingua straniera e i ricercatori confermati nelle università italiane.

 

·         "Il regime tedesco di esenzione fiscale degli accantonamenti finanziari costituiti dalle centrali nucleari non rappresenta un aiuto di Stato"

Sentenza del Tribunale di primo grado nella Causa T-92/02

 

La valutazione di questo regime fiscale, da parte della Commissione, non è quindi errata.

 

·         "La Corte precisa, per la prima volta, i legami tra la Convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen e la libera circolazione delle persone"

Sentenza della Corte nella Causa C-503/03

 

Nel caso di cittadini di uno Stato terzo, coniugi di cittadini di uno Stato membro, segnalati nel sistema d'informazione Schengen ai fini della non ammissione, uno Stato membro, prima di rifiutare loro l'ingresso nello spazio Schengen, deve verificare se la presenza di tali persone costituisca una minaccia effettiva, attuale e abbastanza grave per un interesse fondamentale della collettività.

 

·         "L'avvocato generale Poiares Maduro sostiene che la determinazione di onorari minimi per gli avvocati restringe la libera prestazione dei servizi"

Conclusioni dell'Avvocato generale nelle Cause C-94/04 e C-202/94

 

La disciplina italiana non è giustificata da esigenze inderogabili di interesse pubblico.

 

 

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm


 

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

 

 

 

 

Decreto ministeriale del 18 ottobre 2005: recepimento della direttiva 2004/98/CE della Commissione, del 30 settembre 2004, relativa alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso dell'etere pentabromodifenile nei sistemi di evacuazione d'emergenza dei mezzi aerei.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 20 del 25 gennaio 2006.

 

Decreto legislativo n. 294 del 15 dicembre 2005: recepimento della direttiva 2003/92/CE del Consiglio, del 7 ottobre 2003, relativa alle norme sul luogo di cessione di gas e di energia elettrica.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 22 del 27 gennaio 2006.

 

Decreto ministeriale del 15 novembre 2005: recepimento della direttiva 2005/48/CE della Commissione, del 23 agosto 2005, relativa alle quantità massime di residui di alcuni parassitari sui e nei cereali nonché su e in alcuni prodotti di origine animale e di origine vegetale.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 28 del 3 febbraio 2006.

 

Decereto ministeriale del 15 novembre 2005: recepimento della direttiva 2005/46/CE della Commissione, dell'8 luglio 2005, relativa alle quantità massime di residui di amitraz.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 28 del 3 febbraio 2006.

 

Decreto ministeriale del 15 novembre 2005: recepimento della direttiva 2005/37/CE della Commissione, del 3 giugno 2005, relativa alle quantità massime di residui di alcuni parassitari sui e nei cereali nonché su e in alcuni prodotti di origine animale e di origine vegetale.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 28 del 3 febbraio 2006.

 

Decreto ministeriale del 22 novembre 2005: recepimento della direttiva 2005/30/CE della Commissione, del 22 aprile 2005, relativa all'omologazione dei veicoli a motore a due o tre ruote per adeguarle al progresso tecnico.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 31 del 7 febbraio 2006.

 

Decreto legislativo n. 36 del 24 gennaio 2006: recepimento della direttiva 2003/98/CE del Parlamento e del Consiglio, del 17 novembre 2003, relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico.

Il decreto è pubblicato nella GURI n. 37 del 14 febbraio 2006

 


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

·         Regolamento (CE) n. 2174/2005 del Consiglio, del 21 dicembre 2005, relativo all’attuazione dell’accordo concluso tra la Comunità europea ed il Giappone ai sensi dell’articolo XXIV, paragrafo 6, e dell’articolo XXVIII dell’accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio in forma di scambio di lettere (GATT) 1994 GUCE L 347/2005

·         Regolamento (CE) n. 110/2006 della Commissione, del 23 gennaio 2006, recante misure transitorie relative ai titoli di esportazione concernenti le esportazioni di olio d’oliva comunitario verso i paesi terzi GUCE L 19/2006

·         Decisione del Consiglio, del 14 novembre 2005, relativa alla conclusione di un accordo in forma di scambio di lettere tra la Comunità europea e gli Stati Uniti d’America su questioni riguardanti il commercio del vino GUCE  L 301/2005

 

POLITICA SOCIALE

·         Libro Verde Relativo al futuro della Rete europea sulle migrazioni COM (2005) 606 definitivo

·         Relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni sull’attuazione della direttiva 98/49/CE del Consiglio del 29 giugno 1998 relativa alla salvaguardia dei diritti a pensione complementare dei lavoratori subordinati e dei lavoratori autonomi che si spostano all’interno della Comunità europea COM (2006) 22 definitivo

 

AGRICOLTURA

·         Regolamento (CE) n. 87/2006 della Commissione, del 19 gennaio 2006, relativo all’apertura di una gara permanente per la rivendita sul mercato interno di risone detenute dall’organismo d’intervento greco GUCE L 15/2006

·         Regolamento (CE) n. 88/2006 della Commissione, del 19 gennaio 2006, relativo all’apertura di una gara permanente per la rivendita sul mercato interno di risone detenuto dall’organismo d’intervento spagnolo GUCE L 15/2006

·         Regolamento (CE) n. 89/2006 della Commissione, del 19 gennaio 2006, che modifica il regolamento (CE) n. 2295/2003 per quanto riguarda le denominazioni che possono essere utilizzate per la commercializzazione delle uova in caso di restrizioni all’uscita delle galline all’aperto GUCE L 15/2006

 

POLITICA REGIONALE

·         Relazione annuale della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sugli sforzi compiuti dagli Stati membri nel 2004 per il raggiungimento di un equilibrio sostenibile tra la capacità e le possibilità di pesca  COM (2005) 691/ definitivo

·         Regolamento (CE) n. 1607/2005 della Commissione, del 30 settembre 2005, recante modifica del regolamento (CE) n. 296/96, relativo ai dati che devono essere forniti dagli Stati membri ed alla contabilizzazione mensile delle spese finanziate dalla sezione garanzia del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEOGA) GUCE L 256/2005

 

POLITICA DOGNALE

·         Regolamento (CE) N. 78/2006 della Commissione, del 18 gennaio 2006, recante modifica del regolamento (CE) n. 1065/2005 in ordine al quantitativo oggetto della gara permanente per l’esportazione di orzo detenuto dall’organismo d’interevento tedesco GUCE L 14/2006

·         Regolamento (CE) n. 79/2006 della Commissione, del 18 gennaio 2006, che modifica il regolamento (CE) n. 1062/2005 in ordine al quantitativo oggetto della gara  permanente per l’esportazione di frumento tenero detenuto dall’organismo d’intervento austriaco  GUCE L 14/2006

·         Regolamento (CE) n. 80/2006 della Commissione, del 18 gennaio 2006, recante apertura di una gara permanente per la rivendita sul mercato comunitario di segala detenuta dall’organismo d’intervento tedesco GUCE L 14/2006

·         Regolamento (CE) n. 85/2006 del Consiglio, del 17 gennaio 2006, che istituisce un dazio antidumping definitivo e riscuote definitivamente il dazio provvisorio istituito sulle importazioni di salmone d’allevamento originarie della Norvegia GUCE L 15/2006

 

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Direttiva 2006/5/CE della Commissione, del 17 gennaio 2006, che modifica la direttiva 91/414/CEE del Consiglio per iscrivere il warfarin come sostanza attiva GUCE L 12/2006

·         Direttiva 2006//5/CE della Commissione, del 17 gennaio 2006, che modifica la direttiva 91/414/CEE del Consiglio per iscrivere il tolilfluanide come sostanza attiva GUCE L 12/2006

·         Direttiva 2005/62/CE della Commissione, del 30 settembre 2005, recante applicazione della direttiva 2002/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme e le specifiche comunitarie relative ad un sistema di qualità per i servizi trasfusionali GUCE L 256/2005

 

TRASPORTI

·         Comunicazione  della Commissione al Consiglio relativa al progetto di realizzazione del sistema europeo di nuova generazione per la gestione del traffico aereo (SESAR) ed alla costituzione dell’impresa comune SESAR. Proposta di Regolamento del Consiglio relativo alla costituzione di un’impresa comune per la realizzazione del sistema europeo di nuova generazione per la gestione del traffico aereo (SESAR) COM (2005) 602 definitivo

 

VARIE

·         Direttiva 2005/94/CE DEL Consiglio, del 20 dicembre 2005, relativa a misure comunitarie di lotta contro l’influenza aviaria e che abroga la direttiva 92/40/CEE

·         Regolamento (CE) N. 2173/2005 DEL Consiglio, del 20 dicembre 2005, relativo all’istituzione di un sistema di licenze FLEGT per le importazioni di legname nella Comunità europea GUCE L 347/2005

·         Raccomandazione della Commissione, del 15 dicembre 2005, relativa alle linee direttrici per l’attuazione del regolamento (Euratom) n. 302/2005 concernente l’applicazione delle disposizioni sul controllo di sicurezza dell’Euratom GUCE L 28/2005

·         Direttiva 2005/61/CE della Commissione, del 30 settembre 2005, che applica la direttiva 2002/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le prescrizioni in tema di rintracciabilità e la notifica di effetti indesiderati ed incidenti gravi GUCE L 256/2005

 

 


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.publications.eu.int

 

 

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - DG INFSO - MEDIA 14/2005 MEDIA PLUS SOSTEGNO ALLA DISTRIBUZIONE TRANSNAZIONALE DI FILM E OPERE AUDIOVISIVE EUROPEE SU SUPPORTO VIDEO (VHS E DVD) (GUCE 2005/C 329/12).

Il presente invito a presentare proposte si basa sulla decisione 2000/821/CE del Consiglio relativa all’attuazione di un programma di incentivazione dello sviluppo, della distruzione e della promozione delle opere audiovisive europee (Media Plus) - Sviluppo, distribuzione e promozione 2001-2206, adottato dal Consiglio in data 20 dicembre 2000 e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee il 17 gennaio 2001 (GU L 13, pagine 34-43).

La proposta di proroga del programma Media fino al 31 dicembre 2006 è stata approvata dal Consiglio dei Ministri il 26 aprile 2004.

Nel settore della distribuzione l’obiettivo del programma consiste nel potenziare la distribuzione delle opere europee su supporto video per uso privato, incoraggiando gli editori ad investire. Il presente avviso si rivolge agli editori europei di video e DVD le cui attività contribuiscono a raggiungere i suddetti obiettivi, in particolare gli editori di opere di supporto video per uso privato.

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE DI AZIONI INDIRETTE DI RST NELL’AMBITO DEL PROGRAMMA SPECIFICO DI RICERCA, SVILUPPO TECNOLOGICO E DIMOSTRAZIONE STRUTTURERE LO SPAZIO EUROPEO DELLA RICERCA (GUCE 2006/C 12/09).

Conformemente alla decisione n. 1513/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2002, relativa al Sesto programma quadro di azioni comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione volto a contribuire alla realizzazione dello Spazio Europeo della Ricerca e all’innovazione (2002-2006), il Consiglio ha adottato in data 30 settembre 2002 il programma specifico di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione “Strutturare lo Spazio europeo della Ricerca” (2002-2006). Informazioni concernenti l’invito a presentare proposte per le conferenze e i corsi di formazione Marie Curie.

Programma specifico: Strutturare lo Spazio europeo della ricerca

Settore: Attività “Risorse umane e mobilità”

Denominazione dell’invito: Invito a presentare proposte per le conferenze e i corsi di formazione Marie Curie

Codice identificativo dell’invito: FP6-2006-Mobility-4

Data di scadenza: 17 maggio 2006 alle ore 17.00 (ora di Bruxelles).

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE PER IL 2006 NELL’AMBITO DELLA STRATEGIA COMUNITARIA IN MATERIA DI PARITÀ TRA DONNE E UOMINI.

Gli obiettivi specifici del programma sono:

a) promuovere e diffondere i valori e le pratiche sui quali si basa la parità tra uomini e donne;

b) migliorare la comprensione delle questioni connesse alla parità tra gli uomini e le donne;

c) sviluppare la capacità dei soggetti di promuovere efficacemente la parità tra le donne e gli uomini, in particolare attraverso il sostegno allo scambio di informazioni e buone pratiche e al lavoro in rete a livello comunitario.

La priorità fissata per l’invito a presentare proposte del 2006 è la promozione della parità tra uomini e donne, in particolare nello sviluppo locale. Particolare attenzione verrà dedicata a incoraggiare una partecipazione bilanciata di uomini e donne nei vari aspetti dello sviluppo locale, sia economico che sociale, e a incoraggiare le politiche realizzate a livello locale per la  promozione della parità di genere.

In particolare, saranno finanziate attività che prevedono:

·         l’analisi e la comparazione delle situazioni e dell’efficacia di processi, metodi e strumenti utilizzati per promuovere le pari opportunità, in particolare nello sviluppo locale;

·         lo scambio di buone prassi o l’adattamento di buone prassi a contesti differenti;

·         lo sviluppo congiunto di prodotti, strategie e metodi;

·         l’organizzazioni di seminari e di attività di sensibilizzazione;

·         la diffusione dei risultati;

·         la produzione di materiali destinati a rafforzare la visibilità.

Possono presentare progetti nell’ambito di questo invito ONG, parti sociali, reti, partnership o consorzi transnazionali di enti regionali o locali, reti transnazionali di organizzazioni attive per la promozione della parità di genere.

Il testo del bando è reperibili al seguente link:

http://europa.eu.int/comm/employment_social/calls/2005/vp_2005_020/call_en.pdf

Le domande dovranno essere presentate entro il 28 aprile 2006.

 

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE - DG EAC N. 62/05 PER PROGETTI INNOVATIVI DI COOPERAZIONE FORMAZIONE E INFORMAZIONE AZIONE 5 - MISURE DI ACCOMPAGNAMENTO (GUCE 2006/C 27/08).

Nel quadro del presente bando per la presentazione di progetti innovativi nell’Ambito dell’Azione 5, la Commissione europea intende sostenere progetti innovativi di cooperazione, formazione e informazione nel settore dell’istruzione non formale. Tutte le candidature devono riguardare una delle tematiche/aree prioritarie definite qui di seguito:

·         Diversità culturale e tolleranza

·         Regioni svantaggiate

·         Europa dell’Est - Caucaso - Europa sud-orientale

·         Innovazione in attività di educazione alla cittadinanza europea

·         Cooperazione tra enti locali o regionali e organizzazioni non governative (ONG) che operano nel settore giovanile.

E’essenziale che i promotori di progetto specifichino nelle candidature gli elementi innovativi che intendono introdurre. I progetti devono avere una spiccata dimensione europea transnazionale e contribuire allo sviluppo della cooperazione europea sulle questioni giovanili. In termini più specifici, tali progetti devono portare alla creazione e/o al consolidamento di forti partenariati tra le organizzazioni giovanili o tra dette organizzazioni e gli enti pubblici.

Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 1° luglio 2006.

 

AGENZIA EUROPEA PER I MEDICINALI - ASSUNZIONI PER L’AGENZIA EUROPEA PER I MEDICINALI (LONDRA) (GUCE 2006/C 27 A/01).

L’Agenzia ha la responsabilità di coordinare la valutazione e la vigilanza dei medicinali per uso umano e veterinario in tutto il territorio dell’Unione europea. L’EMEA è stata istituita nel gennaio 1995 e lavora a stretto contatto con la Commissione europea, i 25 Stati membri dell’Unione europea, i paesi SEE-EFTA e molti altri gruppi del settore pubblico e privato.

Ulteriori informazioni sull’IMEA e le sue attività sono disponibili direttamente su Internet, al seguente indirizzo web: http://www.emea.eu.int

L’Agenzia europea per i medicinali indice una serie di procedure di selezione al fine di costituire un elenco di idonei per il seguente posto:

EMEA/A/222: Dirigente medico responsabile (Senior Medical Officer) (A*12). I candidati prescelti saranno iscritti in un elenco di idonei e, a seconda delle disponibilità di bilancio, potranno ricevere un’offerta di contratto quinquennale rinnovabile alle condizioni di impiego degli altri agenti delle Comunità europee (GU L 56 del 4 marzo 1968). La sede di lavoro è Londra.

I candidati devono essere cittadini di uno degli Stati membri delle Comunità europee oppure dell’Islanda, della Norvegia o del Liechtenstein, e godere dei diritti politici.

Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 17 marzo 2006.

 


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

 

Società francese di consulenza per la sicurezza nel trasporto di merce pericolosa su strada cerca aziende simili per stipulare un accordo di subfornitura per la stesura di un report annuale in materia di sicurezza.

 

Azienda spagnola produttrice di articoli tessili per neonati cerca distributori al fine di espandere l’area di vendita.

 

Azienda polacca produttrice di giocattoli in legno cerca partner commerciali nell’Unione europea.

 

Azienda greca produttrice di vestiti e accessori da donna cerca partner per espandere la propria attività.

 

Azienda polacca specializzata nella produzione di materiale scolastico (quaderni, diari, copertine, colori per disegni, ecc.) è interessata ad avviare accordi di reciproca distribuzione.

 

Società francese produttrice di attrezzature e macchinari per la refrigerazione, è interessata ad espandere l’attività all’estero tramite l’acquisizione parziale o totale di un’azienda dello stesso settore o di uno complementare.

 

Azienda bulgara produttrice di articoli di maglieria in lana e poliacrilico è interessata ad offrire subfornitura ad altre aziende.

 

Impresa del Montenegro cerca aziende produttrici e/o distributrici di attrezzature per la realizzazione di articoli di erboristeria (macchinari per l’essiccazione, la distillazione, il filtraggio, l’imballaggio e l’imbottigliamento), per avviare accordi produttivi.

 

Società svedese, specializzata nella produzione e distribuzione di sistemi avanzati per ambulanze e ospedali per il controllo dei pazienti cerca agenti e distributori.

 

Azienda svedese, specializzata nella produzione di sistemi di copertura per barche, è interessata ad avviare cooperazioni produttive con fornitori di coperture in PVC.

 

Azienda artigianale spagnola, produttrice di gioielli e bigiotteria originali e di qualità, è interessata a distribuire i propri prodotti in Italia.

 

Società greca operante nel settore dei servizi alle imprese e, nello specifico, della consulenza contabile, delle traduzioni professionali da/a italiano/greco e del supporto di segreteria a distanza, è interessata a fornire i propri servizi alle ditte italiane che intrattengono relazioni commerciali con la Grecia.

 

Società croata impegnata nella realizzazione di un centro per il trattamento e l’eliminazione di rifiuti industriali non pericolosi, cerca partner interessati a partecipare allo sfruttamento commerciale del centro.

 

Azienda serba è interessata ad acquistare attrezzature per l’essicazione del malto (maceri, impianti di riempimento e scaricamento, ecc.) prodotte in Italia.

 

Azienda danese che macella cavalli è interessata a cooperare con aziende italiane specializzate nel taglio della carne. 

 

 

 

COOPERAZIONI CON AMERICA, ASIA E PAESI DEL MEDITERRANEO

 

Impresa argentina operante nel settore della produzione di frutta fresca, secca e di vini pregiati cerca partner interessati alla creazione di reti di esportazione diretta o indiretta per i seguenti prodotti: prugne, pere Williams e vino pregiato.

 

Impresa brasiliana produttrice di pannelli in legno compensato per la realizzazione di mobili desidera contattare aziende di arredamento interessate ad avviare accordi di collaborazione commerciale.

 

Impresa brasiliana attiva nella produzione di attrezzature di protezione e sicurezza individuale (antinfortunistica) cerca aziende di prodotti similari interessate ad essere rappresentate in Brasile.

 

Impresa turca specializzata nella produzione di funghi surgelati cerca partner italiano interessato ad avviare accordi di varia natura.

 

Impresa turca produttrice di oggetti decorativi e articoli da regalo in vetro e ceramica cerca promotori e distributori.

 

Impresa canadese importatrice di generi alimentari (olio, aceto, caffé, pasta integrale, biscotti, farro, crostate, snacks, orzo, riso, legumi sott’olio e sotto aceto, etc.) cerca aziende italiane interessate ad esportare i loro prodotti in Canada.

 

Promotore tunisino cerca partner (partecipazione di capitale, assistenza tecnica, accordi di distribuzione) per la realizzazione di una unità produttiva e di assemblaggio di pezzi in materiale plastico (tecniche di iniezione plastica, rilievo, decorazione, serigrafia, marchiatura a caldo, saldatura, etc.).

 

Impresa turca del settore alimentare, specializzata nella lavorazione e conservazione di frutta secca, ricerca partner commerciali per avvio di accordi di varia natura.

 

Impresa brasiliana desidera contattare industrie italiane produttrici di raccordi forgiati e tubolari, flange, valvole, guarnizioni e materiali forgiati in acciaio inossidabile, certificate ISO ed interessate ad avviare accordi di rappresentanza in Brasile.

 

Azienda turca specializzata nella produzione di macchine tessili cerca aziende italiane interessate all’avvio di accordi commerciali e di trasferimento di know-how e tecnologia.

 

 

RICERCA PARTNER

 

FRANCIA - Il Centro di informazione e documentazione per le donne e le famiglie cerca partner per organizzare  workshops e svolgere azioni educative dirette agli adolescenti, allo scopo di per creare un gruppo di sostegno per le donne che sono vittime di violenza domestica, in particolare nelle aree rurali.

SCADE: data non precisata.

 

IRLANDA - l’Autorità Regionale Centro-Occidentale  in Irlanda desidera partecipare come partner a progetti che mirano allo sviluppo turistico dei corsi d’acqua navigabili dell’entroterra europeo, allo scopo di sviluppare il potenziale turistico di laghi e altri corsi d’acqua dell’entroterra europeo.

SCADE: data non precisata.

 

POLONIA - Il comune di Wielkopolski desidera effettuare un gemellaggio con una città delle sue stesse dimensioni e con caratteristiche socio-economiche simili, al fine di cooperare in progetti europei e realizzare iniziative congiunte.

Wielkopolski ha circa 74.000 abitanti. I settori economici in cui è particolarmente sviluppata sono il commercio, l’industria alimentare e chimica. Dal punto di vista dell’educazione il comune offre una buona gamma di servizi, disponendo, fra l’altro, di cinque scuole superiori. Conta inoltre più di 60 club sportivi.

SCADE: data non precisata.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana FORZA ITALIA - P

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: 0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -  http://europa.eu.int/comm

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it

 

·        Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int

 

·        Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int

 

·        Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int

 

·        Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int

 

·        Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S (Bandi): http://ted.publications.eu.int

 

·        Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67  1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 4159 - http://www.epp-eu.org/

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org