GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
PARLAMENTO EUROPEO
(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI
Delegazione
Italiana FORZA ITALIA - P
Ufficio di Roma

EUROINFORMAZIONI
PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI
LOCALI
BREVI DALL’EUROPA
DAL PARLAMENTO EUROPEO
DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE
DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)
BANDI - INVITI - AVVISI
EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS
8 Novembre 2007
n° 154
Lettera informativa della
Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE
____________________________________________________________________________
GRUPPO
PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P
Ufficio
di Roma
“EUROINFORMAZIONI”
per la Piccola e Media Impresa- Industria -
Commmercio - Artigianato
Servizi - Enti Territoriali Locali
Con informazioni
ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee
*****************************************
Con questa "lettera" si
intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in
particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle
Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei
Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta
essere di vitale importanza.
Viste le gravi carenze esistenti
in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore
diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea”
è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni
attività sociale ed imprenditoriale.
EUROINFORMAZIONI
E’ ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org
*****************************************
Si ringraziano tutti coloro che
direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa
lettera informativa ed in particolare l'Eurosportello di Unioncamere del Veneto.
BREVI
DALL'EUROPA
UE E CINA: NUOVO
ACCORDO NEL SETTORE TESSILE
Questo sistema permetterà
di monitorare l’emissione di licenze necessarie per esportare dalla Cina ed
importare beni nell’Unione europea.
La decisione interviene
in un momento particolarmente delicato: alla fine del 2007 scadono gli accordi
concernenti le quote sulle esportazioni, decisi tra UE e Cina nel 2005.
I prodotti interessati
appartengono a otto delle dieci categorie ricomprese negli accordi del 2005.
Si tratta di: magliette,
maglioni, pantaloni da uomo, camice, vestiti, reggiseni, lenzuola e filati di
lino.
I controlli non
comporteranno limitazioni ai livelli di importazione ma consentiranno
all’Unione europea e ai suoi produttori nel settore tessile di monitorare
attentamente i flussi commerciali in modo da assicurare la prevedibilità degli
stessi.
I produttori europei fino
ad ora hanno potuto trarre vantaggio dal regime di quote sulle esportazioni
dalla Cina per investire sull’adeguamento ai nuovi livelli di competitività
mondiali.
Pertanto, questo accordo
continua ad assicurare che il passaggio alla liberalizzazione del mercato del
tessile avvenga in modo graduale.
L’accordo sarà formalmente
adottato dalla Commissione nei prossimi giorni. Spetterà poi agli uffici
nazionali preposti al rilascio delle licenze a gestire tale sistema di
monitoraggio.
FINANZIAMENTI
EUROSTARS PER LA RICERCA E INNOVAZIONE DELLE PMI
Eurostars, nuova iniziativa
adottata il 12 settembre dalla Commissione europea e lanciata il 2 ottobre u.s.
in collaborazione con il network Eureka, operativo dal 1985, è un programma
concepito per supportare le strategie di ricerca e innovazione delle Piccole e
Medie Imprese europee che hanno meno di 250 dipendenti e che sono già attive
nel settore R&S, al quale dedicano almeno il 10% del proprio fatturato. Le
PMI europee, rappresentando quasi il 99% del business comunitario, sono
considerate “il motore trainante dell’economia europea”, come ha affermato
Janez Potocnik, Commissario Europeo per la Scienza e la Ricerca. Proprio al
fine di aumentarne le potenzialità di innovazione, il progresso tecnologico e
quindi la competitività internazionale, obiettivi di fondo della nuova politica
di coesione europea, verrà messo a disposizione anche questo nuovo strumento di
supporto e finanziamento.
Eurostars, che sfrutta le
basi e le strutture consolidate dell’iniziativa Eureka (per maggiori informazioni, cfr. http://www.eureka.be/home.do), tanto che sarà proprio il Segretariato di Eureka, con sede a Bruxelles, a
gestire il nuovo programma, a valutarne i progetti e a selezionare i
beneficiari dei finanziamenti, trova spazio e senso nell’ambito della Strategia
di Lisbona e delle attività da svolgere all’interno dello Spazio Europeo della
Ricerca (SER), lanciato con il Libro Verde del 4 aprile 2007. Si tratta di
un’iniziativa accolta molto favorevolmente dalle PMI, che dalla voce di alcuni
loro rappresentanti lamentano però il fatto che la soglia del 10% sia troppo
elevata per coprire tutto il panorama imprenditoriale europeo. Per ciò che
concerne i finanziamenti erogabili attraverso Eurostars, essi provengono in
parte dalla Commissione, che ha previsto un budget di 100 milioni di euro, e in
parte da previsioni finanziarie di 22 Stati membri (Italia,
Francia, Germania, Spagna, Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria, Belgio,
Olanda, Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Romania,
Cipro, Repubblica Ceca, Ungheria, Irlanda e Grecia) e di altri 5 Stati
associati (Norvegia, Svizzera, Islanda, Turchia e
Israele) al Settimo Programma Quadro, che insieme mettono a disposizione
300 milioni di euro. Questo plafond di finanziamenti pubblici potrà dare vita
ad un volano di nuovi investimenti privati che è previsto raggiungano la cifra
di 400 milioni, per un totale a disposizione di Eurostars di 800 milioni di
euro complessivi, spalmati nel periodo 2007-2013.
Il “nuovo livello di
cooperazione ed integrazione tra i programmi di ricerca comunitari e
nazionali”, come lo ha definito il commissario Potocnik, oltre a svolgersi
parallelamente e in maniera complementare agli altri programmi di finanziamento
comunitari, prevede che le PMI interessate e rispondenti ai criteri imposti
formulino proposte e progetti individuali o “di cluster”, multipartner,
multinazionali e finalizzati all’incentivazione del settore R&S. Le varie
proposte dovranno essere inviate direttamente al Segretariato di Eureka, e precisamente
all’High Level Group Eurostars, che nell’arco di “tre mesi”, come hanno
garantito i relatori, procederà alla loro valutazione e selezione: ogni
proposta sarà seguita dalla definizione all’effettiva implementazione e la
forte semplificazione amministrativa del programma permetterà maggiore facilità
di accesso ai crediti, partecipazione da parte di un maggior numero di soggetti
e migliore organizzazione e sincronizzazione nella gestione dei fondi, rispetto
ai programmi comunitari normalmente rivolti alle PMI.
La prima scadenza per la
presentazione delle proposte è stta fissata a fine febbraio 2008.
UE PER UNA
"GIUSTA GLOBALIZZAZIONE"
Si è svolto il 31 ottobre
scorso, a Bruxelles, il Forum dell’ILO International Labour Organization per
una “giusta globalizzazione”. Il commissario europeo per l’occupazione e gli
affari sociali, Vladimir Spidla, ha confermato l’impegno dell’Unione europea
per la promozione di un “lavoro dignitoso” per tutti, che significherebbe un
maggior numero di posti di lavoro e di migliore qualità, con il rafforzamento
della protezione sociale, delle pari opportunità e del dialogo sociale.
“Il 50% delle persone nel mondo non ha protezione sociale e 1,2 milioni di
persone muoiono ogni anno per incidenti sul lavoro” ha detto il commissario che
ha ancora aggiunto “è necessario lavorare con organizzazioni come l’ILO per
promuovere una più giusta globalizzazione, tenendo conto della sua dimensione
sociale, ambientale ed economica. Un lavoro dignitoso per tutti aiuterebbe a
combattere la povertà e migliorare le condizioni di vita e di lavoro nei paesi
industrializzati ed in via di sviluppo”. Gli impegni della Commissione europea
in tal senso sono stati indicati nei seguenti punti: sostenere una più forte
cooperazione e politica coerente tra organismi internazionali come il WTO,
organizzazioni finanziarie internazionali, le Nazioni Unite e l’ILO;
intensificare il suo dialogo sull’occupazione e le politiche sociali con le
economie emergenti; incoraggiare gli Stati membri a ratificare una serie di
convenzioni aggiornate con l’ILO sul lavoro dignitoso.
97 MILIONI PER LA
COOPERAZIONE REGIONALE NEL MEDITERRANEO
La Commissione europea ha
assegnato oltre 97 milioni di euro al finanziamento di progetti regionali nel
Mediterraneo nell’ambito del budget 2007. Le azioni saranno incentrate su pace,
prevenzione dei disastri, promozione degli investimenti, supporto al settore
privato, dialogo interculturale, pari opportunità e informazione e
comunicazione. Ecco dunque le iniziative che saranno finanziate: la Partnership
per il programma di pace (5 milioni di euro) promuoverà la comunicazione e
reciproca comprensione nel processo di pace in Medio Oriente; il Programma
sulla prevenzione, riduzione e gestione dei disastri di origine naturale o
umana nella regione mediterranea (4,4 milioni di euro); il Programma per la
promozione degli investimenti (9 milioni di euro); il Programma per le pari
opportunità e la società civile (8 milioni di euro); il Programma per il
dialogo tra le culture ed il patrimonio culturale, Euromed Heritage (17 milioni
di euro); il Programma per l’informazione e la comunicazione (12 milioni di
euro); 10 milioni di euro saranno destinati a piccole azioni e progetti in cui
intervenire con rapidità e consentiranno alla Commissione un’azione flessibile.
32 milioni di euro andranno infine alla Euro-Mediterranean Investment and
Partenrship Facility per sostenere lo sviluppo del settore privato.
CARTA BLU UE PER GLI
IMMIGRATI PIÙ QUALIFICATI
La Commissione ha
adottato due proposte legislative nel settore della migrazione economica. La
prima è una proposta di direttiva quadro sull’ammissione di immigrati altamente
qualificati nell’Unione europea e mira a stabilire condizioni di ingresso e
soggiorno più vantaggiose per i cittadini di paesi terzi che intendono svolgere
lavori altamente qualificati negli Stati membri dell’UE, con l’introduzione di
una “Carta blu UE”. La proposta non dà luogo a un diritto di ammissione. Il
sistema è interamente fondato sulla domanda, rispetta pienamente il principio
della preferenza comunitaria e la competenza conferita agli Stati membri di
decidere il numero di persone ammesse. Poiché il fabbisogno dei mercati del
lavoro varia da uno Stato membro all’altro, il sistema comune proposto è
flessibile e centrato su alcuni punti chiave. Ad esempio, introduce una
procedura accelerata basata su criteri comuni. Quando un cittadino di un paese
terzo è ammesso in virtù di questo regime, riceve un permesso speciale di
soggiorno e di lavoro, chiamato “Carta blu UE”, che gli conferisce una serie di
diritti socio-economici e condizioni favorevoli per il ricongiungimento
familiare. Si prevede anche un accesso agevolato al mercato del lavoro. Nel
tentativo di risparmiare ai paesi in via di sviluppo, specialmente in Africa,
gli effetti negativi della fuga dei cervelli, la proposta invoca norme etiche
per limitare - se non addirittura impedire - che gli Stati membri promuovano
l’assunzione di lavoratori in paesi in via di sviluppo che soffrono già di
gravi fenomeni di fuga dei cervelli, e contiene misure di agevolazione per la
migrazione circolare.La seconda proposta è di natura orizzontale ed è destinata
a semplificare le procedure per tutti i potenziali immigrati che chiedono di
soggiornare e lavorare in uno Stato membro. Vuole inoltre garantire un insieme
comune di diritti, analoghi a quelli di cui beneficiano i cittadini dell’UE, a
tutti i lavoratori di paesi terzi che sono già stati ammessi in uno Stato
membro e vi lavorano legalmente. Non armonizza le condizioni di ammissione
applicabili agli immigrati per motivi di lavoro, che rimarranno disciplinate
dagli Stati membri. La proposta prevede un sistema a "sportello
unico" per tutti i richiedenti. Introduce una procedura unica di domanda,
più semplice e snella sia per il datore di lavoro che per gli immigrati, e che
istituisce alcune garanzie (accesso alle informazioni circa i documenti
necessari per la presentazione della domanda, obbligo di motivare i rifiuti e
obbligo di prendere una decisione in merito alla domanda entro 90 giorni). Una
volta ammesso, l’immigrato riceverà un “permesso unico”, grazie al quale potrà
soggiornare e lavorare per il periodo autorizzato: in pratica, le informazioni
sull’accesso al mercato del lavoro figureranno sul permesso di soggiorno.
Riconoscendo il contributo offerto dai lavoratori immigrati legali all’economia
dell’UE, e al fine di aiutarli a integrarsi in modo più efficace, la proposta
vuole garantire loro diritti socio-economici di base allo stesso livello di
quelli dei cittadini degli Stati membri, in particolare per quanto riguarda le
condizioni di lavoro e le retribuzioni, l’istruzione, i diritti sindacali e la
sicurezza sociale.
DAL
PARLAMENTO EUROPEO
Tutti i documenti approvati sono
disponibili
per n° di documento o per data di
approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT
STRASBURGO -
SESSIONE 22 - 25 OTTOBRE 2007
ISTITUZIONI
Il Presidente ha aperto la sessione sottolineando come il Vertice di
Lisbona sia stato un grande successo per il Parlamento, soprattutto perché
l'Assemblea aumenterà i suoi poteri legislativi. Ha poi evidenziato che il 12
dicembre, alla vigilia della firma ufficiale del nuovo Trattato, si terrà una
seduta solenne a Strasburgo in cui verrà proclamata la Carta dei diritti
fondamentali.
Dando inizio ai lavori, il Presidente HANS-GERT
PÖTTERING ha sottolineato che l'accordo raggiunto al Vertice di Lisbona tra
i capi di Stato e di governo è stato un grande successo per il Parlamento
europeo. In particolare perché, sulla base del nuovo trattato, il Parlamento
sarà su un piede di parità rispetto al Consiglio nell'ambito dell'attività
legislativa. Augurandosi che il processo di ratifica nei 27 Stati membri sia
coronato da successo, il Presidente ha ricordato che il nuovo trattato sarà
firmato il 13 dicembre a Lisbona.
Ha poi voluto sottolineare che il giorno precedente
la firma, a Strasburgo, si terrà una seduta solenne in cui - assieme alla
Presidenza e alla Commissione - verrà proclamata la Carta dei diritti
fondamentali.
Ha infine precisato che, con la nuova composizione
del Parlamento, il Presidente manterrà il diritto di voto, contrariamente a
talune voci in senso contrario che sono circolate in questi ultimi giorni.
IL PREMIO
LUX VA AL FILM "AUF DER ANDEREN SEITE"
Il Presidente Pöttering ha consegnato il primo Premio Lux all'attrice
tedesca Hanna Schygulla per il film "Auf der anderen Seite", una
coproduzione turco-tedesca diretta da Fatih Akin. Oltre al trofeo ispirato alla
torre di Babele, il vincitore riceverà un aiuto per la realizzazione dei
sottotitoli in tutte le lingue ufficiali dell'UE. Con il superamento delle
barriere linguistiche, il Premio intende promuovere la diffusione dei film
europei e le diversità culturali del Vecchio Continente.
Prima di aprire la busta sigillata contenente il
nome del vincitore della prima edizione del Premio LUX, il Presidente HANS GERT PÖTTERING ha sottolineato che,
a 50 anni dalla firma del Trattato di Roma, il Parlamento stava per
ricompensare un film in linea con l'attualità sociale che illumina in modo
particolare l'integrazione europea. Questo Premio, ha aggiunto, illustrerà
d'ora innanzi e ogni anno la ricchezza linguistica dell'UE e sosterrà la
creazione artistica nel settore cinematografico europeo. Il trofeo, ha
proseguito, ricorda la biblica torre di Babele «che è all'origine del
multilinguismo».
Proseguiamo così la nostra offensiva contro la
logica dell'efficienza economica, ha spiegato, che spesso penalizza le piccole
produzioni che non possono beneficiare di traduzioni. Il Presidente ha poi
aggiunto che il Premio intende mandare un messaggio forte affinché ogni
cittadino europeo possa guardare un film nella propria lingua. Infatti, il
vincitore non riceverà una somma in denaro, bensì un aiuto per realizzare i
sottotitoli nelle 23 lingue ufficiali dell'UE, oltre che alla registrazione su
pellicola di 35 mm. La versione originale sarà inoltre adattata per dei
sottotitoli destinati ai non udenti.
Dopo aver reso omaggio alle personalità del mondo
del cinema presenti in Aula, tra le quali Hanna Schygulla, Michel Piccoli e
Manoel de Oliveira, e descritto sommariamente i tre film in competizione, il
Presidente ha annunciato il vincitore: Auf der anderen Seite (The Edge of
Heaven), di Fatih Akin. Hanna Schygulla ha ritirato il Premio applaudita da
tutti i deputati.
L'attrice tedesca ha quindi preso la parola per
ringraziare del Premio, notando che «è molto bello poter parlare di cinema in
quest'Aula». Il nome LUX, ha inoltre osservato, «è magnifico, poiché senza la
luce non ci sarebbero film». Ha poi sottolineato che il film «lascia aperta la
porta alla speranza, senza chiudere gli occhi sulla brutalità e il cinismo».
PREMIO
SACHAROV ALL'AVVOCATO SUDANESE OSMAN
Il Presidente ha annunciato all'Aula che il vincitore del Premio Sacharov
2007 per la libertà di pensiero è stato attribuito a Salih Mahmoud Osman, un
avvocato che si batte contro la tortura e fornisce assistenza legale alle
vittime della guerra civile in Sudan. Dal 1988, il Premio è concesso dal
Parlamento europeo a persone o organizzazioni che si distinguono nella difesa
dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto. La cerimonia di
consegna si terrà a Strasburgo l'11 dicembre.
Il vincitore del Premio Sacharov 2007 è Salih
Mahmoud Osman, avvocato sudanese che lavora con l'organizzazione sudanese
contro la tortura e fornisce la sua assistenza legale alle vittime della guerra
civile in Sudan, nonché alle vittime degli abusi contro i diritti umani.
Lo ha annunciato all'Aula il Presidente HANS GERT Pöttering
sottolineando che Osman si batte da 25 anni per i diritti umani in Sudan.
«Senza democrazia, non c'è giustizia», ha detto il Presidente, sottolineando
che il Parlamento ha voluto riconoscere il lavoro coraggioso dell'avvocato
sudanese.
Gli altri due finalisti erano:
- Zeng Jinyan e Hu Jia, difensori dei diritti umani
in Cina. Zeng Jinyan una -"cyber-dissidente" che, quotidianamente,
nel suo blog denuncia gli abusi ai diritti umani perpetrati in Cina. Suo
marito, Hu Jia, è un attivista a favore della lotta contro l'AIDS e nel campo
ambientalista.
- Anna Politkovskaya (a titolo postumo),
giornalista russa e attivista dei diritti umani. Nota per la sua opposizione al
conflitto ceceno, è stata assassinata il 7 ottobre 2006.
Riguardo a quest'ultima, il Presidente ha informato
l'Aula che i leader dei gruppi politici hanno deciso di renderle omaggio con
delle modalità che saranno definite nel corso della loro prossima riunione.
Cos'è il Premio Sacharov
Istituito
nel 1988, il Premio è attribuito ogni anno dal Parlamento a personalità e
organizzazioni distintesi nella difesa dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali, in particolare del diritto alla libertà di espressione, nella
tutela dei diritti delle minoranze e nel rispetto del diritto internazionale.
Ogni anno i
gruppi politici del Parlamento europeo e gli eurodeputati nominano i candidati.
Da questa lista, in occasione di una riunione straordinaria, la Commissione per
gli affari esteri e quella per lo sviluppo individuano i "tre
finalisti". Successivamente, i presidenti dei gruppi politici
("Conferenza dei Presidenti") scelgono il vincitore. Il Premio è
formalmente consegnato dal Presidente del Parlamento europeo durante la
sessione plenaria di dicembre, generalmente attorno al 10, giorno della firma
nel 1948 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
Oltre alla
prestigiosa onorificenza, il vincitore del Premio riceverà una somma in denaro
di 50.000 euro a titolo di ricompensa concreta per il suo impegno in difesa dei
diritti umani.
VERTICE
DI LISBONA: L'EUROPA PUÒ GUARDARE AL FUTURO
Dichiarazione del Consiglio e della Commissione - Risultati del Vertice
informale dei capi di Stato e di governo (Lisbona, 18 e 19 ottobre 2007)
Dibattito: 23.10.2007
Il Primo Ministro portoghese ha presentato all'Aula i risultati del Vertice
sulla riforma dei trattati. Molti gruppi hanno salutato il successo della
riunione che permetterà all'UE di essere più democratica, più trasparente e più
efficiente. Ma non hanno nascosto che avrebbero auspicato maggiore ambizione.
Altri sono stati meno compiacenti o hanno chiesto di procedere a dei referendum
per l'approvazione del nuovo Trattato. Diversi i commenti sul seggio
supplementare attribuito all'Italia.
HANS-GERT PÖTTERING ha aperto il dibattito ringraziando la Presidenza portoghese per il grande
impegno e il successo ottenuto a Lisbona con l'approvazione del nuovo trattato.
Un grande successo «per tutti noi», ha precisato, che non sarebbe stato
possibile senza il contributo del Parlamento europeo, che ha sempre posto tale
argomento tra le sue priorità. E' per questo, ha insistito, che «siamo noi i
grandi vincitori». Ha poi ribadito «in maniera molto ufficiale» che il diritto
di voto del Presidente «non è stato discusso dal Consiglio europeo», pertanto
il Presidente del Parlamento europeo, durante il voto, eserciterà il suo
diritto. Nessuno, ha concluso, potrà privarlo di questo diritto e il Consiglio
europeo non lo ha fatto.
Dichiarazione della Presidenza
José Sócrates ha
sottolineato che si è trattato della più rapida CIG della storia europea, dal
23 luglio al 18 settembre. Ha quindi affermato che l'Europa «aveva bisogno di
un accordo rapido e l'ha avuto, aveva bisogno di un segnale di fiducia e l'ha
avuto, aveva bisogno di rivolgersi verso il futuro e vi è riuscita». Il segnale
che l'Europa è capace di decidere rapidamente, anche quando si tratta di
decisioni difficili. Ha quindi descritto come sono stati risolti i nodi che
persistevano all'inizio del Vertice: la clausola di Ioannina, il numero di
avvocati generali alla Corte di giustizia, la nomina dell'Alto Rappresentante
per la politica estera, la delimitazione delle competenze tra UE e Stati e
membri e la questione legata alla composizione del Parlamento europeo.
A questo proposito, ha spiegato che si è proceduto
a un emendamento dell'articolo 9A del Trattato UE prevedendo che il numero di
deputati non possa essere superiore a 750, «più il Presidente», mantenendo la
degressività proporzionale della sua rappresentazione. Questo emendamento, ha
aggiunto, è corredato da due dichiarazioni. Una precisa che il seggio
addizionale è attribuito all'Italia e l'altra garantisce che il Consiglio europeo
darà il proprio accordo sulla composizione del Parlamento europeo, in funzione
della proposta del Parlamento stesso. Il Consiglio, ha proseguito, ha così
accettato i criteri proposti dal Parlamento e ha proceduto a un adattamento
giudicato accettabile, «nell'ottica di adattare l'attuale quadro durante il
periodo 2009-2014».
Il trattato, ha poi affermato il Primo ministro,
risolve la crisi del passato e «permette all'Europa di guardare al futuro»:
ampliamento delle competenze legislative del Parlamento, ricorso alla
maggioranza qualificata, nuova base giuridica per lo sviluppo della politica
dell'immigrazione, migliore ripartizione delle competenze e rafforzamento del
ruolo di controllo dei parlamenti nazionali. Particolarmente importante, ha
sottolineato, è l'attribuzione di valenza giuridica vincolante alla Carta dei
diritti fondamentali, che sarà proclamata dalle tre istituzioni il 12 dicembre.
L'Europa uscita dal Vertice, ha proseguito, «è più forte» per affrontare le
sfide mondiali e svolgere un ruolo in ambito internazionale. Lancia inoltre «un
segnale di fiducia alla nostra economia e a tutti i cittadini».
Dichiarazione
della Commissione
JOSÉ MANUEL BARROSO,
sottolineando la cooperazione costruttiva del Presidente e dei rappresentanti
del Parlamento europeo con la Commissione, ha enfatizzato il fatto che si
tratta della prima volta in cui l'Europa, «non più divisa dalla cortina di
ferro totalitaria», si accorda su un nuovo trattato. Con il consenso ottenuto a
Lisbona, ha proseguito, «abbiamo sconfitto lo scetticismo e raggiunto gli
obiettivi». Barroso ha in particolare apprezzato che le due condizioni non
negoziabili poste dalla Commissione siano state rispettate: un progresso
rispetto alla situazione attuale e il mantenimento delle competenze dell'Esecutivo
comunitario e del metodo comunitario. Augurandosi un processo di ratificazione
coronato di successo, ha concluso affermando che l'Unione ha bisogno di un
nuovo trattato.
Nel dibattito è intervenuto JOSEPH
DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE che,
dopo aver espresso la soddisfazione del suo gruppo per i risultati ottenuti, ha
affermato che finalmente l'Europa si è dotata degli «strumenti indispensabili
per il suo funzionamento» e che l'accordo raggiunto a Lisbona «fornisce il
segnale di una nuova dinamica europea». Ha quindi sottolineato l'importanza che
questo trattato «sia la base di un progetto europeo fondato su una vera
adesione dei cittadini». Le Istituzioni e gli Stati membri devono quindi
impegnarsi «a dare corpo alle disposizioni del trattato che riguardano la via
democratica dell'Unione» e fornire ai cittadini informazioni sul contenuto
della Carta dei diritti fondamentali, che ne consacra i diritti essenziali.
Devono inoltre spiegare loro chi sono gli eletti
del Parlamento - che saranno 751 nel 2009 - e come lavorano. Ma anche cosa
significa il voto a maggioranza qualificata, che diventerà la regola e che
permetterà all'Europa di agire in nuovi campi quali la cooperazione giudiziaria
e di polizia, la protezione dell'ambiente, la politica economica o
l'immigrazione. A suo parere occorre poi spiegare ai partner internazionali che
dal 1° gennaio 2009 il «loro interlocutore principale» sarà l'Alto
rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e vicepresidente
della Commissione europea così come il Presidente del Consiglio, eletto per due
anni e mezzo, che faciliterà la coesione e il consenso in seno all'Unione
europea.
Plaudendo al nuovo trattato che permetterà
all'Europa di passare dai dibattiti all'azione, ha chiesto di impegnarsi in
riforme «profonde e necessarie» per lottare efficacemente contro la
criminalità, le minacce terroristiche ed i cambiamenti climatici ed ha infine
invitato i suoi colleghi ad essere all'altezza delle attese dei cittadini
europei.
ISTRUZIONE
TITOLI DI
STUDIO COMPARABILI PER PROMUOVERE LA MOBILITÀ PROFESSIONALE
Doc. A6-0245/2007
Relatore MARIO MANTOVANI (PPE-DE/IT)
Relazione sulla proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del
Consiglio sulla costituzione del Quadro europeo delle Qualifiche e dei Titoli
per l’apprendimento permanente
Procedura: Codecisione, prima
lettura - Dibattito: 23.10.2007 - Votazione: 24.10.2007
Il Parlamento, sulla base di un compromesso con il Consiglio, ha approvato
l'istituzione di un Quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento
permanente che mira a migliorare la trasparenza, la comparabilità e la
trasferibilità delle qualifiche nazionali. Ma intende anche consentire alle
organizzazioni settoriali internazionali di collegare i propri sistemi di
qualifica a un punto di riferimento comune europeo. Sarà così possibile
agevolare la mobilità professionale degli europei.
Lo sviluppo e il riconoscimento delle conoscenze,
abilità e competenze dei cittadini, secondo il Parlamento, sono fondamentali
per lo sviluppo individuale, la competitività, l'occupazione e la coesione
sociale della Comunità. Sotto tale profilo essi dovrebbero favorire la mobilità
transnazionale dei lavoratori e degli studenti e contribuire a far fronte alle
esigenze dell'offerta e della domanda sul mercato europeo del lavoro.
Con l'adozione di un maxi emendamento negoziato con
il Consiglio dal relatore MARIO MANTOVANI (PPE/DE, IT) e condiviso dai
principali gruppi politici, il Parlamento ha quindi approvato in via definitiva
una raccomandazione - che non ha carattere vincolante - sulla costituzione del
Quadro europeo delle Qualifiche e dei Titoli per l’apprendimento permanente
(European qualifications framework - EQF). La raccomandazione intende
contribuire ad ammodernare i sistemi dell'istruzione e della formazione, a
collegare istruzione, formazione e occupazione e a gettare un ponte fra
l'apprendimento formale, non formale e informale, conducendo anche alla
convalida di risultati dell'apprendimento ottenuti grazie all'esperienza.
L'obiettivo della raccomandazione è di istituire un
quadro di riferimento comune che funga da dispositivo di traduzione tra i
diversi sistemi delle qualifiche e i rispettivi livelli, sia per l’istruzione
generale e superiore che per l’istruzione e la formazione professionale. Ciò
consentirà di migliorare la trasparenza, la comparabilità e la trasferibilità
delle qualifiche dei cittadini rilasciate secondo le procedure vigenti nei vari
Stati membri. Ciascun livello di qualifica dovrebbe, in teoria, essere
raggiungibile tramite vari percorsi di istruzione e di carriera. L'EQF,
inoltre, dovrebbe consentire alle organizzazioni settoriali internazionali di
mettere in relazione i propri sistemi di qualifica con un punto di riferimento
comune europeo, mostrando così il rapporto delle qualifiche settoriali
internazionali con i sistemi nazionali di qualifica.
Più in particolare, è raccomandato agli Stati
membri di usare l'EQF come strumento di riferimento per confrontare i livelli
delle qualifiche dei diversi sistemi e per promuovere l'apprendimento
permanente, le pari opportunità e l'ulteriore integrazione del mercato del
lavoro europeo, «rispettando al contempo la ricca diversità dei sistemi
d'istruzione nazionali». I sistemi nazionali delle qualifiche, inoltre,
dovrebbero essere rapportati all'EQF entro il 2010. Se ritenuto opportuno,
andrebbero sviluppati anche Quadri nazionali delle qualifiche. Gli Stati membri
sono poi invitati a adottare misure affinché, entro il 2012, tutti i nuovi
certificati di qualifica, i diplomi e i documenti Europass rilasciati dalle
autorità competenti contengano un chiaro riferimento - in base ai sistemi
nazionali di qualifica - al livello corrispondente del quadro europeo delle
qualifiche.
In base alla raccomandazione, gli Stati membri
dovrebbero poi adottare un approccio basato sui risultati dell’apprendimento
nel definire e descrivere le qualifiche, nonché promuovere la validazione
dell’apprendimento non formale e informale, in base ai principi europei comuni
e prestando particolare attenzione ai cittadini più esposti alla disoccupazione
o a forme di occupazione precarie. Sono inoltre chiamati a promuovere e
applicare i principi di garanzia della qualità nell'istruzione e nella
formazione quando stabiliscono corrispondenze tra le qualifiche relative all'istruzione
superiore e alla formazione professionale previste nei sistemi nazionali di
qualifica e l'EQF. Dovrebbero inoltre designare dei punti nazionali di
coordinamento, che sostengano e orientino le corrispondenze tra il sistema
nazionale delle qualifiche e il quadro europeo.
E' poi approvata l'intenzione della Commissione di
sostenere gli Stati membri agevolando la cooperazione, lo scambio di buone
pratiche e la sperimentazione, varando azioni di informazione e consultazione
dei comitati di dialogo sociale e sviluppando materiale di supporto e di
orientamento. Così come l'idea di istituire, entro un anno, un gruppo
consultivo per il quadro europeo delle qualifiche incaricato di garantire la
coerenza complessiva e promuovere la trasparenza del processo volto a stabilire
corrispondenze tra i sistemi di qualifica e l'EQF. La Commissione ottiene
inoltre il sostegno all'idea di promuovere stretti collegamenti tra il quadro
europeo delle qualifiche e sistemi esistenti o futuri per il trasferimento e il
cumulo delle unità di credito nel contesto dell'istruzione superiore e della
formazione professionale. Ciò infatti potrà migliorare la mobilità dei
cittadini ed agevolare il riconoscimento dei risultati dell'apprendimento.
Per completezza, va notato che la raccomandazione
lascia impregiudicata la Direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle
qualifiche professionali, che conferisce diritti e doveri sia alla competente
autorità nazionale sia al migrante. Il riferimento ai livelli del quadro
europeo delle qualifiche non dovrebbe influire sull’accesso al mercato del
lavoro, se le qualifiche professionali sono state riconosciute conformemente
alla direttiva 2005/36/CE.
Data l'importanza del
tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione
della stessa pronunciato dal relatore
MARIO MANTOVANI (PPE/DE-I):
"Signor
Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ritengo che questa notte si
stia avviando la relazione di un grande progetto atteso da anni in Europa, in
ogni Stato membro, in ogni regione, in ogni città dell'Unione, un obiettivo
perseguito da anni e sollecitato da diversi attori del mondo della scuola, del
lavoro, del mercato e dell'economia, insomma richiesto dall'intera società.
Domani, con l'approvazione del quadro europeo
delle qualifiche, porremo le basi per un miglior futuro anche per le prossime
generazioni, che potranno avere a disposizione un punto di riferimento comune
per il loro impegno culturale, scolastico, formativo, professionale e
naturalmente di lavoro.
Infatti il quadro europeo delle qualifiche
rappresenta, nel rispetto della strategia di Lisbona, un filo diretto per
migliorare il rapporto fra scuola, università e lavoro, migliorare il rapporto
fra l'apprendimento formale, informale e non formale, lungo tutto l'arco della
vita, garantire la trasparenza nel riconoscimento dei titoli, delle
certificazioni, sia a livello nazionale che settoriale, sempre in rapporto al
quadro europeo, e rafforzare infine la cooperazione fra gli Stati membri in un
campo così delicato quale quello della comparazione tra sistemi differenti.
Questo è il leit
motiv che nel rispetto appunto della strategia di Lisbona ci ha spinto
ad assumere le debite responsabilità, con una scelta che, sono certo, favorirà
la crescita, lo sviluppo, la competitività, in un'Europa che non può
prescindere, nei suoi obiettivi, dalla coesione sociale.
È un progetto che parte da lontano e che trae le
sue origini dal processo di Bologna con il sistema di accumulazione e di
trasferimento dei crediti, passa poi per il Vertice di Barcellona, per un
sistema equivalente in materia di formazione professionale, trova il suo
potenziamento a Bergen nel 2004 e poi ancora nel Consiglio del 2005, nel quale
viene ribadita la necessità di adottare detto quadro. Un excursus storico in cui risulta
chiara la volontà dei decisori europei di creare questo nuovo strumento
considerato da molti rivoluzionario ma soprattutto necessario per quel processo
di integrazione europea che da molti anni si sta inseguendo.
Sono convinto, signor Presidente, cari colleghi,
che questo quadro favorirà non solo i transfrontalieri, ma sarà un volano per
la mobilità interna dell'Unione - pensiamo agli studenti, ai lavoratori, ai
ricercatori e ai volontari in generale, a tutti coloro che avranno necessità di
muoversi liberamente in Europa senza creare allarmismi o vane preoccupazioni.
Ricordate sicuramente la storia dell'idraulico polacco che spaventò la Francia:
fu forse uno degli elementi determinanti per cui il popolo francese nel
referendum votò contro la Costituzione europea.
Bene, il testo al quale siamo giunti è il
risultato di molti mesi di lavoro, di una fitta collaborazione con i
rappresentanti del Consiglio, sotto Presidenza portoghese, che ha percepito sin
da subito l'importanza di questo ambizioso progetto.
È la Commissione, nella figura del Commissario
Figeľ, che ha accompagnato questo percorso con estrema attenzione e
disponibilità, ed è in questo quadro di condivisione che abbiamo potuto
arricchire il testo, inserendo i concetti chiave cari alla commissione per
l'occupazione e gli affari sociali. Per questo sono molto grato ai colleghi, ai
relatori-ombra, vedo l'onorevole Castex, l'onorevole Kusstatscher, l'onorevole
dei liberali, ma anche l'onorevole Mann, l'onorevole Kasoulides, tutti coloro
che hanno dato un contributo in questa direzione, perché con impegno e
soprattutto con un generoso apporto, hanno appunto inserito questi concetti,
che sono: l'integrazione sociale, i bisogni del mercato del lavoro, la
formazione dell'individuo attraverso differenti percorsi formativi, la non
discriminazione con l'inclusione delle persone svantaggiate, le pari
opportunità, il rispetto del principio di sussidiarietà con la creazione dei
punti di coordinamento all'interno degli Stati membri.
Abbiamo anche ribadito il carattere non vincolante
della raccomandazione, che resta comunque di natura legislativa, non certo per
debolezza, ma piuttosto per senso di responsabilità e di realismo, al fine di
favorire e promuovere l'applicazione di detto strumento in quei paesi che necessitano
di un tempo più lungo. Insomma è certamente un lavoro perfettibile, ma, ahinoi,
in questa vita terrena tutto è perfettibile, ma sono convinto che siamo di
fronte a un testo con un'anima e una coscienza.
Credo che il lavoro del Parlamento europeo, che è
quello di legiferare per i reali interessi dei cittadini, questo l'abbiamo
fatto e l'approvazione del testo in prima lettura ne è la dimostrazione, grazie
anche alla commissione per la cultura e l'istruzione con l'onorevole Gaľa,
alla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, alla
commissione ITRE, che hanno dato giustamente il loro contributo."
ALLARGAMENTO
LA
TURCHIA TUTELI LA LIBERTÀ DI CULTO
Doc.
B6-0376/2007
Risoluzione sulle relazioni UE-Turchia
Dibattito: 24.10.2007 - Votazione: 24.10.2007
Il Parlamento vede con favore le annunciate riforme in Turchia, ma indica i
settori in cui vanno realizzati ulteriori progressi. Chiedendo il rispetto
delle minoranze religiose e condannando l'uccisione di Padre Santoro, sollecita
un controllo civile sui militari e il rispetto della libertà d'espressione. La
Turchia dovrebbe rispettare gli impegni su Cipro, non procedere ad azioni
militari sproporzionate in Iraq nella lotta al terrorismo curdo e agevolare la
riconciliazione con gli armeni.
Il Parlamento ha
adottato una risoluzione che, in vista della prossima pubblicazione della
relazione della Commissione sui progressi della Turchia verso l'adesione,
ricorda come l'apertura dei negoziati con tale paese costituisca un «punto di
partenza di un processo senza limiti di tempo». Ricorda inoltre che «la piena
osservanza di tutti i criteri di Copenaghen rimane la base per l'adesione
all'UE al pari della capacità di integrazione dell'Unione».
Accelerare le riforme
Congratulandosi con la Turchia per lo svolgimento
di elezioni «libere ed eque» e per l'elezione del nuovo Presidente come «segno
della robustezza della democrazia turca», il Parlamento invita il Presidente
Gül a promuovere «il pluralismo e l'unità del popolo turco nel quadro di uno
Stato laico». A tale proposito, auspica che il nuovo governo turco «acceleri il
processo di riforma al fine di ottemperare agli impegni definiti nel
partenariato per l'adesione» e pertanto si compiace dell'impegno assunto dal
nuovo governo di intensificare il processo di riforma nei prossimi mesi e anni.
Salutando il favorevole sviluppo economico
registrato dalla Turchia negli ultimi anni e gli sforzi compiuti per allinearsi
con l'acquis comunitario in materia
di energia, il Parlamento sottolinea l'importanza della Turchia «quale nodo di
transito ai fini della diversificazione delle forniture di gas all'UE». D'altra
parte, ricorda che sono necessarie riforme per migliorare il funzionamento
della magistratura e la lotta alla corruzione, il rispetto dei diritti e delle
libertà fondamentali della persona umana, la tutela dei diritti delle donne,
l'attuazione di una politica di tolleranza zero nei confronti della tortura,
nonché la protezione dei diritti delle minoranze e dei diritti culturali e
religiosi.
Tutelare le minoranze religiose
Il Parlamento rileva l'esigenza di istituire un
quadro giuridico chiaro che consenta alle minoranze religiose di praticare
liberamente la propria religione autorizzandole, tra l'altro, a possedere
proprietà immobiliari e a formare il proprio clero. Preoccupato della decisione
della Corte di cassazione turca sul Patriarcato ecumenico, esorta il nuovo
governo turco a conformare la propria condotta nei confronti delle minoranze
religiose ai principi della libertà
religiosa. Invita inoltre la Commissione a sollevare tali questioni con il
nuovo governo turco e ad indicare in quale modo lo Strumento di preadesione
«possa essere utilizzato per la tutela del patrimonio cristiano».
I deputati condannano poi vivamente l'assassinio di
Hrant Dink, l'omicidio del sacerdote cristiano Andrea Santoro, l'uccisione di tre cristiani a Malatya, l'attacco
terrorista ad Ankara e tutti gli altri atti di violenza di matrice politica o
religiosa. Auspicando piena luce su tali circostanze, rilevano quindi l'urgente
necessità di combattere efficacemente contro tutte le forme di estremismo e di
violenza e di vietarle a tutti i livelli della vita pubblica in Turchia.
Invitano inoltre il governo turco a rafforzare la protezione dei gruppi, delle
minoranze e dei singoli individui che si sentono esposti a minacce e
discriminazioni.
Controllo parlamentare sui militari, libertà
d'espressione e diritti delle donne
Preoccupato «per le ripetute ingerenze delle forze armate turche nel processo
politico», il Parlamento rileva la necessità di ulteriori sforzi per garantire
«un pieno ed efficace controllo civile sulle forze armate». Occorre quindi che
le autorità civili possano sorvegliare la definizione e l'attuazione della
strategia di sicurezza nazionale e che vi sia «un totale controllo
parlamentare» sulla politica militare e di difesa, nonché sui servizi segreti,
la gendarmeria e la polizia del paese.
Invitando la Commissione a fornire un sostegno
mirato alla società civile, il Parlamento esorta la Turchia ad abrogare tutte
le disposizioni del codice penale che consentono restrizioni arbitrarie
dell'espressione di opinioni non violente e a garantire quindi la libertà di espressione e la libertà di
stampa. In proposito, deplora la recente condanna di Saris Seropyan e Arat
Dink. Invita inoltre il nuovo governo turco a adottare misure concrete per
garantire il pieno rispetto dei diritti
sindacali e chiede alla Commissione di richiamare l'attenzione
sull'esigenza di potenziare le sue azioni volte ad eliminare la violenza e le
pratiche discriminatorie nei confronti delle donne. In proposito, i deputati deplorano che le violazioni dei
diritti delle donne, in particolare i cosiddetti "delitti d'onore",
«siano tuttora un problema gravemente preoccupante».
La questione cipriota
Nell'esortare il nuovo governo turco ad applicare
integralmente le disposizioni contenute nell'accordo di associazione e nel suo
protocollo aggiuntivo, il Parlamento ricorda che l'inadempimento da parte della
Turchia degli impegni assunti nel quadro del partenariato per l'adesione
«continuerà ad influenzare negativamente il processo negoziale». Rammaricandosi
che non vi sia stato «alcun progresso sostanziale verso una soluzione globale
della questione di Cipro», esorta ambedue le parti affinché adottino un
atteggiamento costruttivo per trovare, nel quadro dell'ONU, una soluzione globale «basata sui principi
su cui è fondata l'UE». In proposito, ricorda «che il ritiro delle forze turche
agevolerebbe la negoziazione di un accordo».
La
questione curda
Il Parlamento ritiene necessaria una strategia
globale per lo sviluppo socioeconomico della Turchia sud-orientale e invita la
Commissione ad indicare come sostenerlo con lo Strumento di preadesione. Esorta
poi il nuovo governo a favorire una soluzione
duratura della questione curda e ad impegnarsi per conseguire miglioramenti
significativi nell'ambito della vita sociale, economica e culturale. D'altra
parte, condanna fermamente le violenze
del PKK e di altri gruppi terroristi e reitera il suo appello al PKK affinché
dichiari e rispetti una tregua immediata e incondizionata.
Rileva poi la necessità di portare avanti la lotta
al terrorismo «in modo proporzionato alla minaccia» e nel pieno rispetto delle
norme internazionali. In proposito, il Parlamento si dice profondamente
preoccupato per le conseguenze di una possibile azione militare transfrontaliera
delle forze turche nell'Iraq settentrionale. Invita quindi la Turchia a non
realizzare azioni militari
sproporzionate che violino la sovranità territoriale dell'Iraq. Dovrebbe
inoltre intensificare la cooperazione militare e di polizia con l'Iraq allo
scopo di disinnescare la tensione esistente alla frontiera. Per i deputati,
peraltro, il governo regionale curdo in Iraq «deve assumersi la responsabilità
di impedire gli attacchi terroristici» dal Nord del Paese.
La questione armena
Il Parlamento ribadisce l'auspicio che la Turchia
«ponga fine ad ogni blocco economico o chiusura delle frontiere e si astenga da
minacce o attività militari tali da aumentare la tensione con i paesi
limitrofi». Chiede poi di intavolare un dibattito franco e aperto sugli eventi
passati e, in proposito, reitera l'appello ai governi turco e armeno «affinché
avviino un processo di riconciliazione concernente il presente e il passato».
La Commissione dovrebbe agevolare la riconciliazione turco-armena
avvantaggiandosi della cooperazione regionale realizzata nell'ambito della
Politica europea di vicinato e della Sinergia del Mar Nero. Il riferimento
esplicito al riconoscimento del genocidio armeno, proposto da emendamenti
dell'UEN, della GUE/NGL, dell'ITS e di un gruppo di deputati, è stato respinto
dall'Aula a grande maggioranza.
RELAZIONI ESTERNE
IL FUTURO
DELLA SERBIA È NELL'UNIONE EUROPEA
Doc. A6-0325/2007
Relazione recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo
destinata al Consiglio sulle relazioni tra l'Unione europea e la Serbia
Procedura: Iniziativa
Il Parlamento saluta i progressi realizzati dalla Serbia negli ultimi tempi
e, ribadendo la prospettiva europea di questo paese, ricorda che la piena
collaborazione con il Tribunale penale internazionale è condizione preliminare
alla firma dell'Accordo di associazione. Chiede inoltre una migliore protezione
delle minoranze, un quadro giuridico per gli sfollati del Kosovo, maggiore
impegno nella lotta alla corruzione e garanzie per la libertà di informazione e
espressione.
Approvando la relazione, il Parlamento sottolinea
anzitutto che «il futuro della Serbia è nell'Unione europea», notando come
questo paese costituisce «un importante fattore di stabilità e prosperità nella
regione», mentre la prospettiva di adesione all'UE rappresenta un forte
incentivo per le riforme. Ritiene poi che la Serbia «meriti un encomio
speciale» per la risoluzione pacifica di una serie di difficili sfide nel corso
dell'ultimo anno, tra cui la dissoluzione dell'Unione statale di Serbia e Montenegro,
le elezioni parlamentari eque e libere e la formazione di un nuovo governo
caratterizzato da un impegno pro-europeo.
Accoglie inoltre con soddisfazione il
completamento, dopo un'interruzione di 13 mesi, dei negoziati tecnici per un
accordo di stabilizzazione e associazione (ASA) tra il governo serbo e l'UE e,
in tale ambito, incoraggia le due parti a prendere tutte le misure necessarie
per evitare ogni possibile ritardo tecnico prima della firma dell'accordo
affinché questa possa avvenire entro la fine del 2007. Tale firma, precisano i
deputati, è «un passo importante sulla strada dell'adesione all'Unione
europea». D'altra parte, osservano come l'accordo raggiunto al Consiglio
europeo del giugno 2007 crei il quadro istituzionale necessario per gli
allargamenti futuri, «consentendo all'UE e alla Serbia di condurre in modo
dinamico il processo di adesione, sulla base dello sviluppo e dei meriti della
Serbia».
Compiacendosi del desiderio del governo serbo di cooperare con il Tribunale penale internazionale
per l'ex Iugoslavia (ICTY), «che apre la strada a un'ulteriore cooperazione
con l'Unione europea», il Parlamento insiste sulla necessità che essa porti
rapidamente a risultati supplementari. Ricorda inoltre alla Serbia che la firma
dell'ASA è subordinata alla piena collaborazione con l'ICTY, conducendo
all'arresto di tutti i rimanenti accusati. In proposito, rileva che i recenti
arresti «provano che le autorità serbe sono in grado di trovare e catturare
quanti sono accusati di crimini di guerra». In tale contesto, invita il
parlamento serbo a adottare una dichiarazione che denunci il genocidio di
Srebrenica. Una proroga del mandato dell'ICTY dovrebbe essere presa in
considerazione.
Il Parlamento plaude all'operato del Procuratore
serbo per i crimini di guerra, ma deplora la poca trasparenza dei processi per
crimini di guerra e la mancanza di volontà politica per «risalire dagli
esecutori immediati ai mandanti». A suo parere, inoltre, le sentenze del Tribunale serbo per i crimini di guerra
a carico di quattro membri del gruppo paramilitare "Scorpioni" per
l'esecuzione di sei musulmani di Srebrenica «non riflettano l'odiosa natura del
crimine». I cittadini della Serbia, è poi sottolineato, hanno il diritto di
conoscere la verità «sulle politiche di guerra e genocidio condotte in loro
nome» e l'identità dei criminali di guerra. Occorre quindi riaprire la
commissione sulla verità e la riconciliazione, anche per promuovere un clima
positivo nelle parti del paese che sono state maggiormente colpite dai conflitti
interetnici.
I deputati notano inoltre con soddisfazione che la
Serbia ha una nuova costituzione che include disposizioni positive nel campo
dei diritti umani, ma osservano che
il quadro giuridico per la protezione
delle minoranze «deve essere ulteriormente migliorato», in particolare
nella regione multietnica della Vojvodina. D'altra parte, si compiacciono dello
stanziamento di fondi a favore dell'integrazione dei rom, ma esprimono
preoccupazione per l'assenza di un approccio politico generale finalizzato a
migliorare la vita e le condizioni di vita dei rom e per le persistenti
discriminazioni nei confronti di questa comunità. Si attendono quindi
l'adozione di leggi che garantiscano un migliore quadro giuridico per la
protezione dei diritti delle minoranze e prevedano la loro integrazione nelle
strutture statali.
Si dicono poi convinti che un aspetto essenziale
inerente ai diritti dell'uomo consista nel trovare soluzioni durature per i profughi (dalla Croazia e in parte dalla
Bosnia-Erzegovina) e per gli sfollati
interni dal Kosovo. E, deplorando vivamente i pochi progressi compiuti,
chiedono al governo serbo l'adozione di un chiaro quadro giuridico che
disciplini il diritto al ritorno nel proprio luogo d'origine e al risarcimento
dei beni. Accogliendo con favore la recente cooperazione fra Belgrado e
Priština, il Parlamento invita l'UE ad assegnare sufficienti risorse
finanziarie alla Commissione internazionale per le persone scomparse, per
consentirle di completare il lavoro entro il 2010. Ritiene peraltro che la
definizione dello status del Kosovo consoliderà la stabilità nei Balcani
occidentali e faciliterà l'integrazione della regione nell'Unione europea.
Il Parlamento riconosce i progressi compiuti nella
lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione,
pur rilevando che quest'ultima «rimane un grave problema», in particolare in
seno alle forze di polizia e al sistema giudiziario. Valutando positivamente il
trasferimento di competenze dall'esercito alla polizia in materia di protezione
delle frontiere dello Stato, auspica «una riforma sostanziale» delle forze di polizia, dei servizi di
sicurezza e dell'esercito, «includendo misure che prevedano un maggiore
controllo civile delle forze militari». Sottolinea poi la necessità che la
riforma del sistema giudiziario
venga portata avanti, in particolare per quanto concerne i tempi processuali,
la protezione dei testimoni, la lotta contro la corruzione e l'indipendenza dei
giudici.
In materia di libertà
d'informazione e di espressione, i deputati chiedono la definizione di
regole «assolutamente democratiche» che disciplinino la concessione di licenze
per la trasmissione di programmi radiotelevisivi, prevedendo anche la
possibilità di ricorso. La relazione, inoltre, «lamenta profondamente» che non
vi siano stati progressi nella risoluzione di casi riguardanti assassini di
giornalisti e «mette in guardia contro la sempre maggiore frequenza, nei media
e in politica, di discorsi improntati all'odio di cui sono bersaglio attivisti,
giornalisti e politici impegnati nel campo dei diritti umani». Condanna anche
la denigrazione pubblica degli attori della società civile che criticano il
governo o richiamano l'attenzione su temi sensibili quali i crimini di guerra.
Il Parlamento rileva con soddisfazione che la
Serbia ha compiuto significativi progressi
economici dal 2000, con un tasso medio annuo di crescita del 5%. Tuttavia
nota che ciò non si è tradotto in una riduzione della povertà o dell'elevato
tasso di disoccupazione (superiore al 20%). Ritiene, invece, che la lotta
contro tali problemi rappresenta «una sfida fondamentale per il nuovo governo».
Le autorità serbe sono inoltre invitate a migliorare il clima economico per gli
investimenti esteri e la trasparenza nelle relazioni commerciali, a adottare
con urgenza leggi sulla restituzione delle proprietà in linea con quelle di
altri paesi e a portare avanti il ravvicinamento alle norme ambientali dell'UE.
I deputati accolgono con favore la firma, il 18
settembre 2007, degli accordi di facilitazione
del visto e di riammissione e sollecitano il Consiglio a garantirne
l'entrata in vigore entro fine 2007. Chiedono inoltre una tabella di marcia
concreta per una circolazione senza visti e misure di supporto intese ad
offrire maggiori opportunità di viaggiare. Invitano poi il Consiglio a
esaminare la possibilità di istituire un sistema comune di gestione delle
domande di visto per alleviare il carico di lavoro dei consolati e assicurare
tempi ragionevoli nel trattamento delle pratiche. Accolgono, infine, con favore
l'adozione di una strategia nazionale globale di lotta contro il traffico di
esseri umani ma, sollecitando maggiore rigore, chiedono di assicurare che i
trafficanti ricevano e scontino pene detentive corrispondenti alla natura del
reato.
Nel dibattito è
intervenuto MARCELLO VERNOLA
Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del
PPE/DE:
"Signor
Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'impegno delle autorità serbe a
collaborare con il procuratore Carla Del Ponte debba continuare con maggiore
decisione per poter assicurare la cattura dei criminali di guerra. È questa una
condizione condivisa di sicurezza per l'intera area balcanica e per l'intera
Unione europea, oltre che un obbligo giuridico e morale.
Bisogna anche garantire un rinnovo di impegno del
governo serbo per un clima di serena convivenza di tutte le etnie presenti sul
territorio. Il Ministero degli interni ha già intrapreso iniziative di
prevenzione e controllo degli incidenti interetnici in Vojvodina sin dal 2004,
ma occorre favorire la partecipazione delle minoranze alla vita sociale e la
loro adeguata rappresentazione nelle istituzioni.
Siamo tutti a favore di un'immediata risoluzione
dello status del Kosovo già a partire da dicembre, ma molti resteranno i
problemi irrisolti, a partire dalla necessaria repressione della criminalità
organizzata albanese che destabilizza tutta l'area geografica comprendente
anche l'area confinante della Macedonia e dell'Albania, quindi un pericolo
enorme per la sicurezza comune dell'intera area balcanica.
Non dobbiamo abbandonare il Kosovo a se stesso,
dobbiamo esigere che tutta l'area balcanica venga messa sotto sicurezza
attraverso una continua presenza dell'Unione europea. Da questo punto di vista
un'accelerazione dell'ingresso della Serbia nell'Unione europea garantirebbe la
stabilizzazione dell'area anche a fronte dei traffici illeciti in tutti i
settori possibili e immaginabili che imperversano in tutta l'area balcanica, a
partire dal settore ambientale.
Dobbiamo esigere che la Serbia affronti presto una
seria politica ambientale nel settore dell'energia, nel settore della
depurazione delle acque, nel settore del ciclo integrato dei rifiuti, per
evitare che la criminalità organizzata metta le mani anche su questo settore."
AFGHANISTAN:
OPPIO PER LA PRODUZIONE DI ANALGESICI
Doc.
A6-0341/2007
Osservando un aumento impressionante della produzione di oppio in
Afghanistan, il Parlamento raccomanda al Consiglio la definizione di una
strategia globale di controllo della produzione che preveda anche progetti
pilota per la coltivazione in piccola scala di oppio a fini terapeutici,
fondata su un sistema di licenze. Allo stesso tempo, occorre procedere
all'estirpazione selettiva dei papaveri, agire contro i principali trafficanti
locali e lottare contro la corruzione.
Approvando con 368 voti favorevoli, 49 contrari e
25 astensioni la relazione, il Parlamento osserva anzitutto che la produzione
di oppio in Afghanistan, raddoppiata rispetto a due anni fa, «raggiunge
attualmente un livello impressionante», coprendo il 93% del mercato globale
degli oppiacei. Rileva inoltre che circa il 40% del PIL dell'Afghanistan è
imputabile all'oppio, mentre il settore del papavero impiega 3,3 milioni di
persone (su una popolazione di più di 31 milioni di persone). Notano, peraltro,
che diverse fonti identificano il traffico di stupefacenti illegali come la
principale fonte di finanziamento degli insorti, dei signori della guerra, dei
talebani e dei gruppi terroristici.
Il Parlamento pertanto raccomanda al Consiglio di elaborare
e sottoporre al governo afgano, nel quadro di programmi di riduzione
dell'offerta illecita patrocinati dall'Unione europea, un piano e una strategia
globali intesi a controllare la produzione di stupefacenti in Afghanistan,
migliorando la governance e lottando contro la corruzione ai livelli più alti
dell'amministrazione afgana (in particolare al ministero degli Interni),
avvalendosi degli strumenti giuridici internazionali esistenti. Ma anche
dirigendo l'azione contro i principali trafficanti sul posto.
Per i deputati occorre inoltre migliorare lo
sviluppo rurale nel suo insieme, soprattutto nelle regioni più povere e in
quelle non ancora dedite alla produzione di oppio su ampia scala. Inoltre, è
necessario impegnarsi, «in modo attento e selettivo», nell'estirpazione manuale dei papaveri da oppio. Al riguardo,
raccomandano al Consiglio di opporsi, nel quadro di programmi di sviluppo
integrato, al ricorso alle suffumigazioni come metodo di estirpazione del
papavero in Afghanistan.
Per il Parlamento, il Consiglio dovrebbe inoltre
«esaminare la possibilità» di prevedere progetti pilota per la conversione, su
piccola scala, di una parte delle attuali colture illegali di papavero in campi
per la produzione legale di analgesici a
base di oppio. In tale contesto, precisa un emendamento del PPE/DE
approvato dall'Aula, occorre sottoporre la relativa produzione a una «rigorosa
vigilanza» di un organismo internazionale, come l'UNDCP. A questo andrebbe
affidata la supervisione e l'intervento «per evitare che la produzione sia
dirottata in altri mercati illegali come quello dell'eroina».
Il Consiglio dovrebbe inoltre offrire la sua
assistenza «nell'esame della possibilità e della fattibilità» di un progetto
pilota scientifico "Il papavero per la medicina", inteso ad indagare
in che modo la concessione di licenze «può contribuire ad alleviare la povertà,
a diversificare l'economia rurale, a promuovere lo sviluppo generale e ad
aumentare la sicurezza, nonché il modo in cui può diventare un elemento
positivo degli sforzi multilaterali compiuti a favore dell'Afghanistan». Al
contempo si dovrà assicurare che venga istituito un meccanismo per escludere le
regioni «in cui i recenti progressi nell'affermazione della legalità e la
conseguente eliminazione o riduzione delle colture possono essere facilmente
compromessi».
Nel dibattito è
intervenuto CARLO FATUZZO (PPE/DE-I):
"Signora Presidente, onorevoli colleghi, non ho il
minimo dubbio che l'onorevole Cappato, al quale mi lega amicizia da lungo
tempo, stia cercando disperatamente di dare un contributo alla lotta contro la
droga nel mondo e all'aiuto agli sfortunati giovani o anziani che si trovano a
soffrire vicini alla morte e possono essere aiutati anche dalle droghe, ma
purtroppo non posso trovarmi sulla sua linea.
Non sono purtroppo, lo ripeto, del tuo pensiero,
perché credo che il problema nasce proprio dal fatto che la tua proposta
coinvolge l'Afghanistan, uno Stato nel quale più insicurezza non ce ne potrebbe
essere. Sì, c'è l'Iraq che forse è più insicuro, ma credo che l'Afghanistan non
sia certo il luogo dove si possa iniziare un tentativo di convincere i
contadini ad abbandonare la coltivazione per loro molto lucrosa del papavero e
passare a coltivazioni molto più giuste e molto più da Antico Testamento e
anche da civiltà contadina che tutti quanti noi conosciamo.
Proprio dalla tua relazione si evince chiaramente
che la più grande quantità di droga nel mondo, all'incirca la metà, proviene
proprio dall'Afghanistan e in Afghanistan la coltivazione dell'oppio è illegale.
Eppure, pur essendo illegale, da loro arriva la metà della materia prima
necessaria per uccidere i nostri giovani o per renderli vittime dei trafficanti
di droghe che li invitano come sappiamo a questa nefasta, per loro e per tutta
la società, pratica della droga.
Credo che l'unica arma per lottare contro tutti i
trafficanti di droga, a partire dai contadini dell'Afghanistan, che a mio
parere sono i primi trafficanti di droga superati dall'incapacità del governo
afgano, non per colpa sua in questo momento, ma dall'incapacità di controllarli
e di vigilare che rende impossibile lottare contro la droga se non con la
prevenzione e quindi contribuendo a ridurre al massimo la coltivazione
dell'oppio.
Per questo motivo il gruppo del Partito popolare
europeo è contrario a questa parte della relazione dell'onorevole Cappato e
credo che debba questo che sto dichiarando essere chiaro a tutti al di là del
risultato di domani."
AMBIENTE
RIDURRE
LE EMISSIONI DI CO2 DALLE AUTO IN EUROPA
Doc. A6- 0343-/2007
Relazione sulla strategia comunitaria per ridurre le
emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 22.10.2007 -. Votazione:
24.10.2007
Il Parlamento chiede di ridurre fino a 125 g/km le emissioni di CO2 delle
auto entro il 2015, ottenendo tale obiettivo con il solo ricorso a
miglioramenti tecnici dei veicoli. Sollecitando obiettivi a lungo termine più
ambiziosi, auspica l'istituzione di un sistema di penali e una migliore
pubblicità delle prestazioni ecologiche delle auto, nonché incentivi fiscali e
sistemi di rottamazione per rinnovare il parco macchine. Occorre poi agire su
stile di guida, biocarburanti e viabilità.
Approvando la relazione il Parlamento nota
anzitutto che circa il 19% delle emissioni di CO2 (biossido di carbonio o
anidride carbonica) dell'Unione europea è prodotto da autovetture e veicoli
utilitari leggeri, «con volumi assoluti in continua crescita» dovuti
soprattutto all'aumento del parco auto e alla crescente potenza delle nuove auto.
Accoglie quindi con favore il progetto della Commissione di presentare un
quadro giuridico UE per giungere all'obiettivo di ridurre le emissioni medie di
CO2.
Il Parlamento, tuttavia, riconosce che l'industria
automobilistica ha bisogno di un periodo tra i 5 e i 7 anni per modificare la
progettazione dei veicoli nel modo più economico e che occorrono anche
"misure supplementari" (come l'uso di biocarburanti) per permettere
la riduzione delle emissioni. Pertanto, propone che siano stabiliti obiettivi
annuali vincolanti a partire dal 2011 allo scopo di promuovere miglioramenti tecnici ai veicoli al
fine di garantire che, «solo con questi strumenti», le emissioni medie di tutte
le autovetture immesse sul mercato UE nel 2015 non superino i 125 g di CO2/km.
D'altra parte, invita la Commissione a presentare proposte legislative e misure
tali da garantire, tramite azioni
complementari nel contesto dell'approccio integrato, riduzioni delle
emissioni di ulteriori 10 g di CO2/km.
Inoltre, i deputati insistono sulla necessità che,
a partire dal 1° gennaio 2020, le
emissioni medie non superino i 95 g di CO2/km. A tal fine, ritengono che l'UE
dovrebbe fornire sostegno alla necessaria promozione dell'innovazione
attraverso il Settimo programma quadro di ricerca e sottolineano la necessità
di una promozione più intensa della ricerca e dello sviluppo di veicoli ad
emissioni zero, come i veicoli elettrici o a idrogeno. Ma già entro il 2016,
secondo i deputati, dovrebbero essere definiti obiettivi a più lungo termine da
parte della Commissione, dopo una dettagliata valutazione dell'impatto
costi/benefici. Al riguardo, prevedono che questi obiettivi «richiederanno
forse ulteriori riduzioni delle emissioni a 70 g di CO2/km o ancor meno entro
il 2025».
D'altra parte, il Parlamento propone l'introduzione
al 1° gennaio 2012 di un nuovo meccanismo di mercato chiuso, il sistema di
riduzione delle quote di carbonio (CARS), in base al quale i costruttori e gli
importatori saranno soggetti a penali
in proporzione a eventuali superamenti dei limiti di emissione per autovettura
venduta. Tali penali, è precisato, dovrebbero essere fissate in modo
prevedibile e rigoroso, con la possibilità di essere compensate mediante
crediti riscattabili concessi alle autovetture nuove dello stesso produttore
con emissioni inferiori ai valori limite. Il gettito delle penali, suggeriscono
i deputati, potrebbe essere utilizzato per finanziare la ricerca volta a
ridurre le emissioni di CO2 e per fornire aiuti al trasporto pubblico locale.
Allo stesso tempo, il Parlamento invita la
Commissione a tenere conto della
fattibilità tecnica, dell'efficacia sotto il profilo dei costi,
dell'impatto ambientale e dell'acquistabilità delle nuove automobili nell'arco
del loro ciclo di vita all'atto dell'adozione di misure legislative vincolanti
che potrebbero influenzare il ritmo del rinnovo del parco auto. Anche perché
rileva che le norme comunitarie disciplinano un mercato di 17-18 milioni di
veicoli l'anno e, pertanto, si attende che un'ambiziosa politica UE di
riduzione delle emissioni di gas a effetto serra «stimoli una crescita
economica basata sulla conoscenza e la creazione di posti di lavoro
nell'industria dell'indotto automobilistico».
Nel sottolineare l'importanza di permettere a
veicoli particolari di superare i limiti di emissione per evitare distorsioni
eccessive del mercato automobilistico, il Parlamento si dice favorevole a
fornire forti incentivi per conseguire
riduzioni delle emissioni. Ritiene tuttavia che il futuro regime «non
dovrebbe ricompensare ... i costruttori di veicoli storicamente più inquinanti»
che, invece, dovrebbero «contribuire in misura maggiore alla riduzione di CO2».
Andrebbero piuttosto premiate le tecnologie più avanzate e i combustibili
alternativi che limitano i gas ad effetto serra (ibridi, idrogeno, veicoli
elettrici o altri combustibili alternativi). La Commissione dovrebbe quindi
presentare proposte che tengano conto delle differenze tra dimensioni delle
auto e costi tecnologici connessi al conseguimento della riduzione delle
emissioni e della possibilità economica che diversi tipi di clienti acquistino
nuove autovetture, «assicurando sia la diversità che l'equità sociale».
Il Parlamento incoraggia la Commissione a
introdurre nuove misurazioni e standard che possano consentire la definizione
di un valore fisso che associ la riduzione della CO2 a utili miglioramenti nelle specifiche delle
automobili il cui uso dipenderà dal comportamento del singolo conducente.
Cita, ad esempio, gli indicatori del cambio di velocità, l'uso di econometri,
una climatizzazione altamente efficiente, migliori lubrificanti, i sistemi di
avviamento/spegnimento a regime minimo, i pneumatici a bassa resistenza
all'avanzamento e sistemi di controllo della pressione dei pneumatici.
«Non avendo alcuna fiducia nella possibile
efficacia della proposta di accordo volontario sulla pubblicità delle
autovetture nuove», il Parlamento invita la Commissione a presentare una
proposta volta a introdurre obblighi
giuridici in materia di etichettatura, pubblicità e commercializzazione
delle autovetture nuove nel mercato interno, in modo da fornire informazioni
esaurienti e comprensibili ai consumatori. Andrebbero quindi fissati requisiti
minimi obbligatori e uniformi per la visualizzazione di informazioni sui
risparmi di carburante e sulle emissioni di CO2 delle nuove auto, sugli
autoveicoli stessi, nella pubblicità, nella letteratura commerciale e
promozionale e negli autosaloni. Come nel caso dei pacchetti di sigarette,
raccomanda in particolare, di dedicare almeno il 20% dello spazio dedicato alla
promozione di nuove auto a informazioni sui risparmi di carburante e sulle
emissioni di CO2. Propone inoltre l'introduzione di un codice vincolante per la
pubblicità che vieti le indicazioni ecologiche false e di un sistema di
valutazione delle prestazioni ambientali "stella verde".
I deputati, d'altra parte, chiedono agli Stati
membri di incoraggiare la domanda di autovetture con minori emissioni
ricorrendo, in particolare, a misure fiscali. Invitano pertanto la Commissione
e gli Stati membri ad introdurre incentivi
economici per il ritiro dalla circolazione delle vecchie auto e a garantire
che una parte delle tasse sugli autoveicoli sia modulata in base alle emissioni
di CO2 e di altre sostanze inquinanti. Appoggiano, inoltre, una tassazione
delle autovetture e dei carburanti alternativi basata sulle emissioni di CO2,
in modo da stabilire gli incentivi adeguati per i consumatori e per
l'industria.
Il Parlamento preme anche per l'adozione di misure supplementari che riguardano il comportamento dei conducenti e le
infrastrutture, «che pure hanno un elevato potenziale in termini di prevenzione
delle emissioni di CO2». Occorre quindi promuovere uno stile di guida attento
ai consumi, i biocarburanti e il miglioramento dei sistemi di gestione del
traffico. D'altra parte, temendo che il maggior uso di biocarburanti aumenti il
prezzo degli alimenti e una più rapida distruzione delle foreste, sollecita
norme di certificazione rigorose per i biocarburanti d'importazione. Chiede poi
di valutare le potenzialità dei combustibili gassosi alternativi (come il gas
naturale) e il lancio di una campagna europea sulla guida eco-compatibile. In
proposito, ritiene che la patente di guida debba essere rilasciata unicamente a
chi ha completato un corso di guida eco-compatibile.
La Commissione dovrebbe presentare entro la fine
dell'anno una proposta legislativa riguardo alle emissioni di CO2 da parte
delle auto, sulla quale il Parlamento dovrà pronunciarsi nell'ambito della
procedura di codecisione.
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti
relazioni:
- Doc. A6-0291/2007 - Relazione sulla proposta di
direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per
l’azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi
- Doc. A6-359/2007 - Relazione sulla
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla
commercializzazione dei prodotti fitosanitari
Il Parlamento ha approvato due relazioni riguardanti il pacchetto
legislativo sull'utilizzo sostenibile dei pesticidi e sulla commercializzazione
dei prodotti sanitari. In generale, chiede norme più rigorose sull'uso dei
pesticidi, soprattutto per tutelare le persone più vulnerabili, come gestanti e
bambini. Chiede il bando dell'irrorazione aerea dei pesticidi, salvo deroghe
ben definite, e zone cuscinetto nei pressi dei corsi d'acqua, nonché il divieto
d'uso nei parchi e nei terreni da gioco.
CONSUMATORI
CARO
PREZZI: AUMENTARE LE QUOTE LATTE
Docc. B6-0400, 0401, 0402, 0403, 0404, 0405/2007
Risoluzione sull'aumento dei prezzi dei mangimi e dei
prodotti alimentari
Procedura: Risoluzione comune- Dibattito:
23.10.2007 - Votazione: 25.10.2007
Sottolineando le difficoltà incontrate da allevatori e consumatori per
l'aumento dei prezzi, il Parlamento chiede un aumento temporaneo delle quote
latte. Nel sostenere che tali aumenti non si ripercuotono sui redditi degli
agricoltori, sollecita un'indagine sugli effetti della concentrazione nel
commercio al dettaglio. Ritiene che la promozione dei biocarburanti non deve
penalizzare la produzione alimentare e, scettico sulla sospensione dei dazi,
respinge l'idea di contingenti all'esportazione.
Approvando con 464 voti favorevoli, 30 contrari e
44 astensioni una risoluzione comune sostenuta dalla maggioranza dei gruppi
politici (eccetto GUE/NGL, IND/DEM e ITS), il Parlamento accoglie positivamente
la recente decisione dei ministri dell'Agricoltura dell'UE di sospendere, per
il 2008, gli obblighi in materia di ritiro
dalla produzione. Al riguardo, prende atto delle stime secondo cui ciò
consentirà di liberare circa 2,9 milioni di ettari per la produzione
cerealicola e di aumentare il raccolto del prossimo anno di circa 10 milioni di
tonnellate. D'altra parte, deplora che il Consiglio non abbia fatto propria la
proposta del Parlamento di sospendere anche per il 2009 il regime di ritiro
dalla produzione e si attende che la questione «venga affrontata nel quadro
dell'imminente revisione generale della PAC».
Prendendo atto delle osservazioni del commissario
Fischer Boel secondo cui, a causa dell'aumento
dei costi dei mangimi, i prezzi della carne e dei prodotti a base di carne
potrebbero registrare nel 2008 un aumento fino al 30%, constata con
preoccupazione che, rispetto a un anno fa, gli avicoltori europei si trovano a
dover pagare il 40-60% in più per i mangimi. Sottolinea peraltro che i mangimi
rappresentano il 60% circa dei loro costi totali. Il Parlamento nota inoltre
che l'aumento dei prezzi del latte nel 2007 rappresenta per i produttori
lattieri un aumento di reddito modesto, ma urgentemente necessario. Esso
inoltre risulta problematico per i consumatori e rende più difficile
l'approvvigionamento di prodotti lattiero-caseari da parte di scuole e
ospedali. Invita, pertanto, la Commissione a proporre con urgenza e a titolo
provvisorio un aumento delle quote lattiere per stabilizzare i prezzi del
mercato interno.
I deputati tengono poi a evidenziare che il costo
delle materie prime «è una componente relativamente secondaria del costo totale
di numerosi prodotti alimentari». E, in proposito, osservano che, anche dopo i
recenti aumenti dei prezzi del frumento, il costo del frumento rappresenta meno
del 10% del prezzo al dettaglio di un pane nel Regno Unito e meno del 5% del
prezzo al dettaglio di una "baguette" in Francia. La Commissione e
gli Stati membri sono quindi invitati ad analizzare il divario tra prezzi agricoli alla produzione e prezzi praticati dai
grandi dettaglianti. In particolare, occorre indagare sulle conseguenze
della concentrazione nel settore del commercio al dettaglio che, per i
deputati, «ricadono principalmente sui piccoli produttori, le piccole imprese e
i consumatori». La Commissione, inoltre, dovrebbe ricorrere a tutti gli
strumenti giuridici disponibili «qualora dovessero essere individuati abusi
legati al potere di mercato».
Sottolineando che solo una percentuale molto
modesta della produzione cerealicola dell'UE è utilizzata attualmente per la produzione di biocarburanti, il
Parlamento osserva che, dal 2004, la superficie riservata a colture energetiche
nell'UE è decuplicata, arrivando a 2,84 milioni di ettari. D'altra parte, per i
deputati, i biocarburanti «costituiscono attualmente l'unica possibilità di
sostituzione dei carburanti fossili disponibile su vasta scala sul mercato» e,
a differenza di questi ultimi, «sono rinnovabili e possono produrre importanti
riduzioni delle emissioni di gas ad effetto serra». Osservano peraltro che di
una tonnellata di cereali per la produzione di bioetanolo, fino al 40% ritorna
al settore dell'alimentazione animale in forma di sottoprodotti.
Commissione e Stati membri sono quindi invitati a
promuovere l'uso e la produzione della bioenergia di seconda generazione, che
comporta la trasformazione di effluenti di allevamento e di residui agricoli,
anziché di prodotti agricoli primari. Occorre anche realizzare una valutazione
di impatto ambientale e in materia di sicurezza
alimentare che tenga conto dell'attuale concorrenza per la conquista di
terre e risorse tra la produzione di derrate alimentari e quella di
combustibili vegetali, includendovi l'impatto del cambiamento climatico e
possibili misure atte ad evitare un'ulteriore riduzione delle risorse
disponibili per la produzione alimentare.
L'Aula ha respinto cinque emendamenti avanzati dal
PPE/DE relativi al contributo degli Organismi
geneticamente modificati (OGM) nella soluzione del problema della crescita
dei prezzi. Uno di questi osservava con preoccupazione che il fatto di impedire
l'approvazione di prodotti GM «provoca un aumento dei prezzi di altre materie
prime per mangimi», danneggiando la competitività degli allevatori UE e
determinando «una situazione paradossale in cui i consumatori dell'UE
acquistano carne e prodotti d'origine animale provenienti da paesi terzi che
impiegano mangimi geneticamente modificati». Un altro si rammaricava del
divieto di fatto di importazione di sottoprodotti del granturco dagli Stati
Uniti «per la mancanza di autorizzazione per i prodotti geneticamente
modificati».
Il Parlamento constata poi con grande
preoccupazione che il costo degli alimenti composti è aumentato di 75 euro la
tonnellata e continua ad aumentare a causa di una grave penuria di cereali
foraggeri. Ciò, sottolineano i deputati, rappresenta un costo supplementare di
10 miliardi di euro per il settore dell'allevamento dell'UE. Tuttavia,
sottolineano che l'intenzione del Consiglio di sospendere, per il 2008, i dazi all'importazione sui cereali,
rischia di indebolire la posizione negoziale dell'UE sull'accesso al mercato
nel quadro dei negoziati OMC. Questa decisione, ammoniscono inoltre i deputati,
«non dovrebbe servire da precedente per altri settori, come quello del riso».
Allo stesso tempo, respingono qualsiasi iniziativa intesa ad imporre contingenti all'esportazione e dazi
sulla produzione agricola dell'UE e chiedono che gli operatori dei paesi terzi
«siano sottoposti agli stessi rigorosi controlli cui sono soggetti i produttori
dell'UE».
Consapevole che la riduzione delle scorte
alimentari mondiali ha ripercussioni particolarmente gravi sui paesi a basso reddito con deficit alimentare
nel mondo in via di sviluppo, constata che, nell'insieme, i PVS spenderanno
quest'anno «la cifra record di 52 miliardi di dollari per le importazioni di
cereali». La Commissione dovrebbe quindi presentare misure e strumenti atti ad
evitare perturbazioni nell'approvvigionamento alimentare e gli effetti
inflazionistici di ulteriori aumenti dei prezzi. Ma anche procedere ad
un'analisi approfondita delle tendenze del mercato mondiale nella prospettiva
di prendere in considerazione, nell'ambito della revisione generale della PAC,
la creazione di meccanismi permanenti che garantiscano un adeguato
approvvigionamento del mercato in futuro.
MADE IN: SUBITO
IL REGOLAMENTO SULL'INDICAZIONE DELL'ORIGINE
Il Parlamento ha approvato una dichiarazione scritta con la quale chiede
agli Stati membri di adottare senza indugio la proposta di regolamento volta a
introdurre l'indicazione obbligatoria del paese di origine di alcuni prodotti
importati da paesi terzi nell'UE. I deputati sottolineano che ciò è
nell'interesse dei consumatori, dell'industria e della competitività
nell'Unione europea.
Il Presidente ha annunciato all'Aula che la
maggioranza dei deputati del Parlamento europeo ha sottoscritto la
dichiarazione scritta sul Made in
che, pertanto, sarà iscritta al processo verbale e pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale diventando così posizione ufficiale dell'Assemblea.
Con essa, il Parlamento invita gli Stati membri a
adottare «senza indugio» la proposta di regolamento volta a introdurre
l'indicazione obbligatoria del paese di origine di alcuni prodotti importati da
paesi terzi nell'UE, «nell'interesse dei consumatori, dell'industria e della
competitività nell'Unione europea».
Sottolinea infatti che l'Unione europea accorda la
massima importanza alla trasparenza per i consumatori e nota che, a tal fine,
«l'informazione sull'origine delle merci è un elemento fondamentale». Anche
perché sta aumentando il numero di casi di «indicazioni fuorvianti e
fraudolente» dell'origine delle merci importate nell'Unione europea, compromettendo
potenzialmente la sicurezza dei consumatori. Il Parlamento osserva inoltre che
alcuni dei principali partner commerciali dell'Unione europea, come gli Stati
Uniti, il Giappone e il Canada, hanno già introdotto requisiti obbligatori in
materia di marchio di origine.
L'Assemblea ha inoltre
approvato la seguente relazione:
-
Doc. A6-0352/2007 - Risoluzione sulla raccomandazione di decisione del
Consiglio relativa all'adesione della Bulgaria e della Romania alla convenzione
del 18 dicembre 1997 stabilita in base all'articolo K.3 del trattato
sull'Unione europea relativa alla mutua assistenza e alla cooperazione tra
amministrazioni doganali
SANITÁ PUBBLICA
SIGARETTE
SPENTE NEI LOCALI CHIUSI E IN PRESENZA DI
MINORI
Doc. A6- 0336-/2007
Relazione sul Libro verde "Verso l'Europa senza
fumo: opzioni per un'iniziativa dell'Unione europea"
Il Parlamento chiede nuove norme volte a abolire in tutta l'UE la
possibilità di fumare in locali chiusi e nei parchi giochi pubblici e a imporre
sui produttori la responsabilità per i danni alla salute, nonché ulteriori
misure per proteggere i minorenni. Per i deputati occorre anche rendere di
forte impatto le avvertenze sui pacchetti di sigarette, bandire gli additivi
nocivi e agire sul fronte fiscale. Sono poi necessarie misure di sostegno alla
disintossicazione e campagne d'informazione.
Approvando con 561 voti favorevoli, 63 contrari e
36 astensioni la relazione, il Parlamento si compiace anzitutto per il Libro
verde della Commissione, «che getta le basi di una politica europea
responsabile della tutela dei cittadini dai gravi danni che il fumo comporta
per la salute», nonché per l'azione di quegli Stati membri che hanno già
adottato misure efficaci per la protezione dal fumo passivo. Anche perché i
deputati notano che, nell'Unione europea, si registrano ogni anno 650.000
vittime per le conseguenze del fumo e 80.000 vittime del fumo passivo. I
fumatori, d'altra parte, sono una minoranza: rappresentano infatti il 30% dei
cittadini europei.
Fumo bandito da tutti i luoghi chiusi
Il Parlamento chiede alla Commissione di proporre
una modifica della direttiva quadro sulla sicurezza e la salute sul posto di
lavoro (89/391/CEE) che richieda a tutti i datori di lavoro di garantire un
luogo di lavoro senza fumo. Agli Stati membri, invece, suggerisce di
presentare, entro due anni, una proposta che preveda «un divieto totale di fumo
in tutti i luoghi di lavoro chiusi, incluso il settore della ristorazione,
nonché in tutte le istituzioni pubbliche e sui mezzi di trasporto pubblici all'interno
dell'Unione europea». Invita inoltre la
Commissione a presentare entro il 2011 una proposta legislativa volta a
tutelare i non fumatori nell'ambito della normativa sulla sicurezza e la salute
sul lavoro, «riconoscendo in tale contesto le disposizioni nazionali già
vigenti negli Stati membri».
A tale proposito, invita gli Stati membri che hanno
introdotto un divieto totale del fumo nei luoghi pubblici, nei bar e nei
ristoranti, a mettere a punto e sottoscrivere una carta volontaria per una
"zona europea senza fumo", «creando così un gruppo di punta di Stati
membri che hanno già adottato un divieto totale del fumo sulla base di un
accordo volontario». Chiede inoltre ai paesi firmatari della carta di
considerare la possibilità di conferire a tale carta volontaria carattere
legislativo attraverso la procedura di cooperazione rafforzata.
Nuovi divieti per tutelare i minorenni
Il Parlamento chiede agli Stati membri di
impegnarsi a dimezzare il fumo fra i giovani entro il 2025. Invita poi la
Commissione a valutare ulteriori misure da adottare a livello dell'Unione
europea a sostegno di una strategia globale di controllo del tabacco e di
disassuefazione dal fumo. Propone, ad
esempio, di vietare in tutta l'UE l'uso di tabacco in presenza di minorenni nel
trasporto privato e la vendita dei prodotti del tabacco ai giovani di età
inferiore ai 18 anni. Invita inoltre gli Stati membri a vietare il fumo nei
parchi giochi pubblici entro due anni. Chiedono poi di subordinare
l'installazione di distributori automatici di sigarette alla loro
inaccessibilità da parte dei minori, nonché l'eliminazione dei prodotti del
tabacco dagli espositori self-service nel commercio al dettaglio, il divieto
della commercializzazione a distanza (ad esempio via Internet) dei prodotti del
tabacco ai giovani di età inferiore ai 18 anni e il bando della pubblicità su
Internet. Vanno poi promosse misure preventive e campagne contro il fumo
destinate ai giovani.
Pacchetti di sigarette più dissuasivi
Il Parlamento invita la Commissione a presentare
proposte per emendare la direttiva sulla produzione di tabacco in modo da
eliminare il requisito di indicare la percentuale di catrame, nicotina e
monossido di carbonio sulle confezioni di sigarette, poiché «fornisce ai
consumatori un raffronto ingannevole». Ma non solo, dovrebbe anche includere un
rinnovato catalogo di avvertenze visive «di dimensioni più grandi e di forte
impatto» da apporre obbligatoriamente su tutti i prodotti del tabacco venduti
nell'Unione europea. In proposito, raccomanda di includere un'avvertenza
relativa al rapporto tra fumo e cecità (degenerazione maculare senile),
corredate di adeguate immagini a sostegno del messaggio. Tali avvertenze,
precisano i deputati, dovrebbero figurare su entrambi i lati dei pacchetti e
indicare chiaramente i riferimenti a strutture di contatto che possono aiutare
i fumatori a smettere di fumare.
Bando degli additivi nocivi
La modifica della direttiva sul tabacco dovrebbe
inoltre prevedere l'obbligo per i produttori di mettere a disposizione del
pubblico tutti i dati tossicologici esistenti per gli additivi e le sostanze
contenute nel fumo di tabacco. Occorre poi prevedere il divieto immediato di
tutti gli additivi che inducono l'assuefazione e di quelli cancerogeni,
mutageni o tossici per la riproduzione, nonché l'introduzione di una procedura
dettagliata di registrazione, valutazione e autorizzazione degli additivi del
tabacco, e un'etichettatura completa di tutti gli additivi del tabacco. Così
come l'elaborazione di un elenco esaustivo degli additivi del tabacco e delle
sostanze presenti nel fumo nonché informazioni specifiche per i consumatori.
Produttori di sigarette responsabili per i danni alla
salute
Il Parlamento invita la Commissione a presentare,
possibilmente entro il 2008, una proposta di modifica della "direttiva
sulla produzione di tabacco" (2001/37/CE), che preveda perlomeno
l'applicazione della responsabilità del prodotto ai produttori e l'istituzione
della responsabilità del produttore per il finanziamento di tutte le spese sanitarie
imputabili al consumo di tabacco. Chiede inoltre la realizzazione di un sistema
di finanziamento che imponga ai produttori di prodotti a base di tabacco «di
sostenere tutti i costi relativi alla creazione e al mantenimento delle
strutture di valutazione e monitoraggio (laboratori indipendenti, personale,
indagini scientifiche)».
Una tassazione minima europea e lotta al contrabbando
I deputati, inoltre, chiedono alla Commissione di
invitare gli Stati membri a introdurre «una tassazione indicizzata su tutti i
prodotti del tabacco» e suggeriscono l'introduzione di un livello minimo di
tassazione in tutta l'UE per tutti i prodotti a base di tabacco. Sollecitano
poi maggiori controlli contro il contrabbando di tabacco e, in proposito,
plaudono alla decisione dell'Italia di vietare tutti i trasporti di sigarette
non etichettate come metodo per combattere il contrabbando e facilitare la
determinazione d'origine. Chiedono agli Stati membri di sospendere la
promozione dell'acquisto di prodotti del tabacco mantenendo al minimo le
imposte nei rispettivi paesi.
Sostegno alla disintossicazione e campagne informative
La relazione invita gli Stati membri a adottare le
misure di supporto per facilitare i fumatori che intendono smettere di fumare.
Propone così di garantire un maggiore accesso alle terapie di disassuefazione
attraverso il rimborso e gli interventi di operatori sanitari e una maggiore
accessibilità ai prodotti che coadiuvano la disassuefazione dal tabacco
(prodotti sostitutivi della nicotina) attraverso un'aliquota IVA ridotta.
Dovrebbero inoltre integrare nei sistemi sanitari nazionali le consulenze
destinate a porre termine alla dipendenza da nicotina.
I deputati, infine, invitano gli Stati membri e la
Commissione a svolgere campagne educative e di sensibilizzazione concernenti
sani stili di vita adatti a tutte le fasce di età e a tutti i gruppi sociali
«in modo da consentire alle persone di assumere le proprie responsabilità nei
confronti di se stesse e, se del caso, dei propri figli». Queste campagne dovrebbero
godere del finanziamento UE, anche dopo la scadenza del fondo comunitario del
tabacco.
L'Assemblea ha approvato
inoltre la seguente relazione:
- Doc. A6- 0336-/2007 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2006/66/CE
relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori, per quanto
riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione
ENERGIA
ENERGIA NUCLEARE CONTRO I GAS A
EFFETTO SERRA
Doc. A6-0348/2007
Relazione sulle fonti energetiche convenzionali e le tecnologie energetiche
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 22.10.2007 - Votazione:
24.10.2007
Il Parlamento riconosce che la scelta nucleare spetta ai singoli Stati
membri, ma ne sottolinea i vantaggi per la diversificazione delle fonti e la
lotta ai cambiamenti climatici. Chiede quindi di sviluppare reattori di IV
generazione, mantenere nell'UE un elevato livello di competenze e stimolare il
dialogo pubblico. Ma le fonti energetiche fossili sono ancora necessarie:
privilegiando il gas naturale e le tecnologie per la cattura del carbonio e
sviluppando la ricerca su nuove tecnologie.
Approvando con 509 voti favorevoli, 153 contrari e
30 astensioni la relazione, il Parlamento accoglie con favore le comunicazioni
della Commissione sulla produzione sostenibile di energia elettrica da
combustibili fossili, sul piano strategico europeo per le tecnologie
energetiche nonché sul programma indicativo per il settore nucleare. Sottolinea
poi che il mercato interno dell'energia continuerà a essere soggetto a
distorsioni fintanto che non verrà applicato alla politica energetica il
principio "chi inquina paga" sancito dal trattato CE e, pertanto,
sollecita gli Stati membri «a internalizzare
tutti i costi esterni nel prezzo dell'energia, inclusi tutti i costi
ambientali e accessori».
Riaprire la discussione sull'energia nucleare, senza
preconcetti
Nel considerare importante la diversificazione
delle fonti energetiche a causa della crescente scarsità di risorse, il Parlamento
segnala la rilevanza della fissione e della (futura) fusione nucleare ai fini
della sicurezza dell'approvvigionamento. Sostiene quindi la proposta formulata
nel marzo 2007 dal Consiglio europeo di realizzare una discussione «senza
preconcetti» sulle opportunità e sui rischi dell'energia nucleare. Anche perché
osserva che questa fonte energetica «è un elemento rilevante» della produzione
di energia elettrica in 15 dei 27 Stati membri e, quindi, nell'intera Unione
europea, «dato che fornisce un terzo degli approvvigionamenti elettrici
dell'UE». D'altra parte, riconoscendo che la scelta di ciascuno Stato membro a
favore o contro l'energia nucleare «continua ad essere di sua competenza esclusiva», sottolinea che
essa «può avere ripercussioni sull'evoluzione dei prezzi dell'elettricità in
altri Stati membri».
Il Parlamento rileva peraltro che l'energia
nucleare «è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in
Europa», e ne sottolinea anche il «ruolo potenziale ai fini della protezione del clima», visto che si
tratta della maggiore fonte energetica dell'UE a basso tenore di carbonio.
Segnala inoltre che decisioni a breve e medio termine sull'uso dell'energia
nucleare «avranno effetti diretti anche sugli obiettivi climatici che l'UE
potrebbe realisticamente fissare». Mentre «in caso di uscita dall'energia
nucleare non si potranno conseguire gli obiettivi in materia di riduzione dei
gas a effetto serra e di lotta contro il cambiamento climatico».
I deputati evidenziano poi che le riserve mondiali
di uranio hanno una durata stimata di oltre 200 anni e che esse «rendono
possibile disporre in futuro di alternative al fine di diversificare i rischi politici concernenti la sicurezza delle
forniture». La produzione di energia nucleare, inoltre, «beneficia di una
notevole indipendenza rispetto alle possibili fluttuazioni dei prezzi
dell'uranio», visto che il costo del combustibile ha un impatto solo limitato
sul prezzo dell'elettricità».
Sottolineano peraltro che l'energia nucleare ha «un
futuro a lungo termine», in quanto dipende largamente dall'utilizzazione di
risorse che permettono di estendere le sue potenzialità per «migliaia di anni»,
riducendo «in modo estremamente significativo il volume e l'attività dei
rifiuti prodotti». A questo proposito, la Commissione e gli Stati membri sono
invitati a definire e applicare piani di smaltimento definitivo per ridurre al
minimo l'immagazzinamento intermedio dei rifiuti.
E' poi ricordato che i reattori di quarta generazione «dovrebbero migliorare lo
sfruttamento efficace dei combustibili e ridurre la quantità di rifiuti».
In tale contesto, il Parlamento segnala
espressamente il ruolo dei prestiti Euratom e invita gli Stati membri a rendere
possibile anche in futuro «tale importante strumento». Allo stesso tempo,
sottolinea che, visti i lunghi periodi di investimento, sono necessarie
«condizioni quadro stabili in campo giuridico e politico». Evidenzia però
l'importanza di un dialogo pubblico
aperto sull'energia nucleare in ogni Stato membro al fine di stimolare la
consapevolezza dell'opinione pubblica in merito alla conseguenze positive e
negative dell'energia nucleare prima di prendere eventuali decisioni politiche.
I deputati, d'altra parte, ritengono essenziali
ulteriori miglioramenti delle norme di
sicurezza per le centrali nucleari, il rapido sviluppo della tecnologia
della fusione nucleare e corrispondenti incrementi degli investimenti nella
ricerca. Notando come i fondi destinati alla ricerca nel settore dell'energia nucleare siano essenzialmente destinati
alla tecnologia della sicurezza, sottolineano che negli ultimi 40 anni la
produzione di energia nucleare nell'UE ha avuto uno sviluppo industriale su
vasta scala «in condizioni sempre migliori di affidabilità e sicurezza». Nel
compiacersi poi della richiesta della Commissione di predisporre livelli di
riferimento comuni per la sicurezza nucleare, chiedono che questi siano
«fissati ai più elevati standard di sicurezza possibili».
La Commissione è poi invitata a proporre iniziative
per mantenere nell'UE l'elevato livello
di competenze necessario «affinché l'opzione di ricorrere a tale fonte di
energia continui ad essere praticabile». Il Parlamento accoglie quindi con
favore l'insediamento di un gruppo di alto livello "sicurezza nucleare e
smaltimento dei rifiuti" e sottolinea l'importanza della piattaforma
tecnologica dell'energia nucleare sostenibile, avviata nel settembre 2007, «ai
fini della messa a punto di un'agenda europea in materia di ricerca strategica
sulla fissione nucleare». Gli sforzi, inoltre, dovrebbero essere combinati con
la ricerca volta a sviluppare una nuova generazione di tecnologia nucleare
sostenibile. Rileva inoltre le possibili sinergie con le energie rinnovabili,
ad esempio «offrendo metodi originali per la produzione efficace ed economica
di idrogeno o di biocarburanti».
Le fonti energetiche fossili sono ancora necessarie
Nell'evidenziare che i combustibili fossili
«continueranno ad essere della massima importanza ai fini della sicurezza
dell'approvvigionamento energetico dell'UE», il Parlamento pone l'accento sul valore del gas naturale in quanto
combustibile fossile con il minor tenore di carbonio. In proposito, mette in
guardia riguardo alla dipendenza unilaterale da determinati fornitori o vie di
trasporto del gas e sottolineano l'importanza del gas naturale liquefatto ai
fini della diversificazione delle importazioni di gas.
La Commissione è poi sollecitata ad effettuare
ricerche geologiche a più ampio raggio al fine di reperire nuovi giacimenti di combustibili fossili nell'UE. I deputati,
peraltro, deplorano che la Commissione non abbia discusso con maggiori dettagli
la sicurezza dell'approvvigionamento di petrolio nel contesto del pacchetto
energetico. Notano inoltre che i combustibili fossili potrebbero costituire la
base per la produzione su vasta scala di idrogeno, da utilizzare
contemporaneamente come vettore energetico e combustibile.
Per i deputati, in termini di sicurezza
dell'approvvigionamento e di efficienza dei costi, è «poco ragionevole
ostacolare con falsi incentivi di mercato la costruzione di centrali elettriche a carbone più
moderne ed efficienti». La Commissione dovrebbe quindi garantire che il sistema
di scambio delle quote di emissione non ostacoli la sostituzione degli impianti
esistenti con altri più moderni aventi «un minore impatto sul clima». Le
attuali centrali elettriche a combustibili fossili dovrebbero anche «migliorare
l'efficienza energetica e le prestazioni ambientali». Allo stesso tempo è
importante informare gli abitanti delle zone in cui sono situate centrali
elettriche alimentate a carbone in merito ai pericoli che ne derivano.
Il Parlamento raccomanda poi che la prossima
generazione di impianti energetici sia equipaggiata con la tecnologia per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS) ove tecnologicamente
possibile. Ma i deputati ritengono che la tecnologia CCS «sia solo uno dei
potenziali strumenti per affrontare il problema del cambiamento climatico».
Tale tecnologia, inoltre, «non è necessariamente una soluzione fattibile per le
piccole centrali elettriche». Occorre peraltro che venga commissionata una
mappatura geologica dettagliata per identificare il potenziale per lo
stoccaggio sicuro del CO2 e i siti più idonei per esso.
Sviluppare nuove tecnologie energetiche
Il Parlamento sottolinea che si potrà garantire
all'UE un approvvigionamento energetico sostenibile «soltanto con un notevole sforzo di ricerca». Esorta,
pertanto, a sfruttare le possibilità offerte dalla politica di coesione e ad
investire in nuove tecnologie energetiche, in particolare su quelle relative
alle energie rinnovabili e ai combustibili fossili sostenibili. Ritiene
pertanto «vitale» che il Piano strategico europeo per la tecnologia energetica
tenga pienamente conto della tendenza a lungo termine verso l'utilizzazione
della tecnologia delle energie rinnovabili e verso il miglioramento delle
prestazioni energetiche in tutti i settori dell'economia. Suggerisce infine di
«investire massicciamente capitali nell'innovazione, nella ricerca applicata»
per quanto riguarda le reti energetiche intelligenti e le tecnologie Grid,
anche perché gli investimenti realizzati al di fuori dell'UE «potrebbero
mettere a rischio a medio termine la posizione all'avanguardia dell'Europa in
tali tecnologie».
BILANCIO
BILANCIO 2008: PIÙ
FONDI A GALILEO E ALL'IET
- Doc. A6-0397/2007 - Relazione sul progetto di bilancio generale dell'Unione
europea per l'esercizio 2008 (Sezione III)
- Doc. A6-0394/2007 - Relazione sul
progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008 (Sezioni
I, II, IV, V, VI, VII, VIII, IX)
Procedura: Bilancio -
Dibattito: 24.10.2007 - Votazione: 25.10.2007
Il Parlamento ha completato la prima lettura del Bilancio 2008. Rispetto
alle proposte del Consiglio, i deputati chiedono un netto aumento degli
stanziamenti per il programma Galileo e per l'Istituto europeo di tecnologia.
Aumentano poi i finanziamenti per aiutare Kosovo e Palestina e, pur
criticandone l'operato, propongono un rialzo della dotazione di Frontex.
Riguardo alle proprie spese, il Parlamento dà la priorità alla politica di
informazione in vista delle elezioni 2009.
Per il Bilancio 2008, il
Parlamento europeo chiede un importo complessivo dei crediti di pagamento pari
a 124.194.465.143 euro (lo 0,99% del reddito nazionale lordo dell'Unione) e un importo
totale dei crediti d'impegno pari a 129.679.886.518, superiori quindi a quelli
proposti sia dalla Commissione sia dal Consiglio. Il progetto preliminare di
Bilancio, infatti, prevedeva 121.533.058.612 euro in crediti di pagamento
(0,97% dell'RNL dell'UE) e 129.118.196.987 in crediti d'impegno, mentre la
proposta del Consiglio chiedeva, rispettivamente, 119.140.254.634 euro (0,95%)
e 128.401.211.009 euro. Il Bilancio 2007, d'altra parte, contava
115.497.218.623 euro in crediti di pagamento e 126.575.468.349 in crediti
d'impegno.
Il Parlamento propone infatti
di ristabilire il livello delle spese suggerite dalla Commissione e di
attingere pienamente ai margini previsti dalle prospettive finanziarie
2007-2013. Chiede infatti di aumentare sostanzialmente il finanziamento di
Galileo, di rafforzare il sostegno a Palestina e Kosovo e, soprattutto, di
ristabilire gli stanziamenti per le linee di bilancio relative a competitività,
crescita e occupazione e quelli a favore della coesione che erano stati tagliati
dal Consiglio. Quello del 2008 è il primo Bilancio della storia comunitaria che
prevede stanziamenti a favore della crescita e dell'occupazione superiori a
quelli dedicati all'agricoltura e alle risorse naturali.
Crescita sostenibile e occupazione (sottorubriche 1a e
1b)
Per la sottorubrica 1a
(competitività), il Parlamento chiede 9.993.390.100 euro in crediti di
pagamento. Per la sottorubrica 1b (coesione), chiede invece 42.447.382.507
euro. I deputati hanno adottato una serie di emendamenti relativi alle vecchie
linee di bilancio dei fondi strutturali ora inserite nelle rubriche 1a e 1b.
Hanno così ripristinato l'importo di oltre un miliardo di euro tagliato dal
Consiglio alle sottorubriche su competitività e coesione per programmi
identificati come essenziali nell'ambito della Strategia di Lisbona.
In tale contesto, il
Parlamento ha attribuito particolare importanza al sistema di navigazione
satellitare europeo Galileo e all'Istituto europeo di tecnologia (IET). I
deputati chiedono infatti un aumento di
739 milioni di euro per il progetto Galileo e l'IET fino a raggiungere un
totale di 890 milioni di euro in crediti d'impegno (400 milioni in crediti di
pagamento).
Ritengono infatti che Galileo dev'essere finanziato
interamente dal bilancio UE e pertanto sostengono la proposta della Commissione
di rivedere le prospettive finanziarie 2007-2013 per garantire stanziamenti
sufficienti. Giudicano infatti totalmente inadeguati i crediti di pagamento
proposti dal Consiglio (151 milioni di euro). La Commissione, peraltro, aveva
presentato in settembre un nuovo piano di finanziamento per Galileo. Si
tratterà di trovare un consenso con il Consiglio in merito al superamento delle
soglie di spesa stabilite dalle prospettive finanziarie 2007-2013. Se ciò non
fosse possibile, propongono di trasferire l'importo previsto per Galileo a
programmi come quello per l'apprendimento permanente o per le reti
transeuropee, per evitare di perdere questo finanziamento.
Lo stesso vale per l'Istituto europeo di tecnologia (IET):
i deputati propongono di finanziare il comitato direttivo con 2,9 milioni di
euro (in crediti d'impegno e di pagamento) e di creare una nuova linea di
bilancio per il finanziamento delle "Comunità delle conoscenze e
dell'innovazione" (CCI). Come per le altre agenzie comunitarie, la
dotazione finanziaria attribuita all'amministrazione sarebbe distinta da quella
relativa al funzionamento. Le spese operative dell'IET, inoltre, dovrebbero
essere trasferite dalla rubrica "istruzione e cultura" a quella per
la "ricerca e innovazione".
Conservazione e gestione della risorse naturali (rubrica
2)
Il Parlamento propone di
destinare 54.888.048.603 euro alla rubrica relativa alle risorse naturali e
all'agricoltura. I deputati si oppongono fermamente «alle riduzioni indiscriminate
proposte dal Consiglio per numerose linee» e chiedono il ripristino degli
importi proposti dalla Commissione per molte di queste linee. Pur osservando
che il Consiglio avrà l'ultima parola sulle spese obbligatorie. Esprimono poi
preoccupazione per la lentezza dell'adozione dei programmi operativi del
pilastro "sviluppo rurale" della PAC, che ritengono una priorità,
attendendosi quindi «rapidi miglioramenti al riguardo».
Libertà, sicurezza e giustizia (sottorubrica 3a)
Tenuto conto dell'urgenza
rappresentata dalle questioni legate all'immigrazione, il Parlamento,
respingendo le riduzioni proposte dal Consiglio alle dotazioni delle agenzie
comunitarie, propone di portare a 70 milioni (+30 milioni) la dotazione di Frontex. I deputati tuttavia non rinunciano
a criticare i risultati ottenuti finora dall'Agenzia e propongono pertanto di
mettere in riserva il 30% degli stanziamenti per l'amministrazione. La riserva
sarà tolta, quando il direttore dell'Agenzia giustificherà i fallimenti occorsi
e presenterà un piano per aumentare l'efficacia operativa di Frontex. Il
Parlamento, inoltre, invita Frontex a presentare regolarmente un quadro della
situazione e delle future operazioni previste. All'intera sottorubrica
attribuisce 533.196.000 euro.
Cittadinanza (sottorubrica 3b)
Proponendo un importo di
708.253.006 euro per questa rubrica, il Parlamento ripristina gli importi
proposti dalla Commissione per i programmi Cultura 2007, Media 2007 e Gioventù
in azione. Chiede inoltre di destinare fondi a una serie di progetti pilota e
di azioni preparatorie nuove e in corso in questo settore. Nell'ambito dello
strumento finanziario per la protezione civile, appoggia la messa a
disposizione di risorse aggiuntive consistenti di una forza in stato di allerta
pronta a far fronte a catastrofi naturali o provocate dall'uomo nonché ad
attacchi terroristici o a incidenti ambientali.
L'UE quale partner globale (rubrica 4)
Per l'azione esterna dell'UE,
il Parlamento prevede di stanziare 8.132.663.400 euro. Propone di decurtare del
20% i fondi per la PESC per riportarli ai livelli 2007 e di utilizzare i 40
milioni di euro così ottenuti per finanziare altre priorità. I deputati,
infatti, approvano gli aumenti proposti dalla Commissione, in particolare per
il Kosovo e la Palestina (lettera rettificativa del settembre 2007) e
propongono un importo aggiuntivo di 10 milioni da destinare alle due regioni.
Chiedono inoltre di ricorrere allo strumento di flessibilità per un importo
totale di 87 milioni di euro al fine di coprire le spese PESC e altre priorità.
Di questi, 40 milioni sarebbero destinati a finanziare le missioni in Kosovo e
Palestina. Alla fin dei conti, la PESC potrà contare come previsto su 200
milioni di euro, poiché il ricorso allo strumento di flessibilità coprirebbe la
riduzione del 20% proposta.
Le spese del Parlamento europeo
Approvando con 499 voti
favorevoli, 24 contrari e 42 astensioni la seconda relazione, i deputati
rammentano che il 2008 è il primo esercizio finanziario completo - e l'ultimo
della corrente legislatura - prima dell'entrata in vigore del nuovo Statuto dei deputati. Ritengono
pertanto che si debba tenere conto di tale circostanza in vista delle prossime
necessità di copertura finanziaria.
Esprimono poi preoccupazione
per l'incidenza futura degli incrementi delle spese immobiliari al di là del tasso di inflazione, chiedendo che,
nella prospettiva dell'entrata in vigore dello statuto dei deputati nel 2009,
«sia presentato all'autorità di bilancio entro il 31 marzo 2008 un piano di
investimenti immobiliari per i prossimi tre anni, comprendente i costi di
rinnovo». Chiedono poi di valutare, a livello interistituzionale, la maniera in
cui potrebbero essere migliorate le condizioni relative agli appalti pubblici
per l'acquisto e la locazione degli immobili da parte delle istituzioni UE.
Ritengono, inoltre che occorre
tener conto dell'opinione dei cittadini UE in merito alla dispersione geografica del Parlamento fra le tre sedi di lavoro con
tutte le conseguenze che ne derivano sul piano finanziario e ambientale. Ma
l'Aula ha soppresso un paragrafo che invitava le presidenze del Parlamento e
del Consiglio a negoziare, «salvaguardando il valore simbolico di Strasburgo
con la proposta di tenervi sedute plenarie due volte l'anno».
La relazione approvata chiede
anche «un Parlamento ecologico».
Pertanto sollecita un piano d'azione volto ad abbassare e a compensare le
emissioni di CO2 causate dalle attività del Parlamento, soprattutto in
relazione alle trasferte e agli edifici, e a ridurre l'utilizzo di acqua, carta
e altre risorse. Dovrebbe anche essere valutato l'eventuale utilizzo di
pannelli fotovoltaici o solari per generare energia, da installare sui tetti e
sulle facciate degli edifici del Parlamento.
Ribadendo la volontà di
perseguire una solida politica dell'informazione,
«che coinvolga i gruppi politici e sia vicina ai cittadini», il Parlamento
ritiene che tale risultato possa essere raggiunto grazie al rafforzamento dei
mezzi d'informazione locali e regionali, la sollecita apertura del Centro
visitatori di Bruxelles e un'accresciuta flessibilità del sistema previsto per
i gruppi di visitatori. Invita poi l'Ufficio di Presidenza a adottare un
programma per la prossima campagna elettorale che tenga conto della necessità
di stretti contatti fra i deputati e i cittadini UE. E al riguardo sottolinea
l'importanza di accrescere il grado di informazione dei cittadini europei sulle
attività del Parlamento attraverso i propri uffici di informazione e di
intensificare le azioni a favore dei media locali e regionali coinvolgendo i
deputati.
Il Parlamento chiede di
mettere in riserva (su una nuova linea di bilancio) una dotazione di 5 milioni
di euro - in attesa dell'approvazione della base giuridica - destinata al
finanziamento delle fondazioni politiche
europee. Allo stesso tempo, prende atto della proposta formulata
dall'Ufficio di presidenza di stanziare un importo di 100.000 euro per la
Fondazione Sacharov, a titolo di sovvenzione per le attività nel campo dei
diritti umani. Ma intende verificare se la concessione di questa sovvenzione è
conforme al regolamento finanziario.
In merito all'assistenza
parlamentare, il Parlamento invita l'amministrazione a rafforzare il sistema di
controllo interno, «affinché l'assunzione degli assistenti dei deputati avvenga
all'insegna della chiarezza e della trasparenza, e con la garanzia del rispetto
delle disposizioni fiscali e sociali (diritti in materia di retribuzione,
diritti previdenziali, ecc.)». Invita inoltre la Commissione a presentare una
nuova proposta di statuto degli assistenti
che assicuri ai deputati la necessaria flessibilità e libertà di scelta per
quanto riguarda la durata dei contratti e gli stipendi degli assistenti, ma che
al contempo «garantisca a questi ultimi uniformità e sicurezza in materia di
regime fiscale e previdenziale e di assistenza sanitaria».
L'Assemblea ha inoltre
approvato le seguenti relazioni:
- Doc. A6-0401/2007 - Risoluzione sul progetto di bilancio
rettificativo n. 6/2007 dell'Unione europea per l'esercizio 2007, Sezione
III - Commissione
- Doc. A6-0393/2007 - Risoluzione sulla proposta decisione del
Parlamento europeo e del Consiglio sulla mobilizzazione del Fondo di
solidarietà dell'Unione europea in conformità del punto 26 dell'accordo
interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e
la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria
AFFARI ECONOMICI E MONETARI
MENO TASSE PER FAVORIRE CRESCITA E OCCUPAZIONE
Doc. A6-0391/2007
Relazione sul contributo delle politiche fiscali e doganali alla strategia
di Lisbona
Procedura: Iniziativa - Dibattito:
22.10.2007 - Votazione: 24.10.2007
Lamentando l'eccessiva pressione fiscale nell'UE, il Parlamento chiede un
quadro fiscale coordinato per le imposte che favorisca le imprese e la
promozione di una sana concorrenza fiscale. Privilegia poi l'ampliamento della
base imponibile rispetto al rialzo delle tasse, delle aliquote IVA e degli
oneri sociali. Occorre poi incentivare fiscalmente le imprese per favorire gli
investimenti e la ricerca, e creare una base imponibile comune per le società.
Ma anche coordinare la lotta all'evasione.
Approvando con 323 voti
favorevoli, 214 contrari e 120 astensioni la relazione sul contributo delle
politiche fiscali e doganali alla strategia di Lisbona, il Parlamento chiede la
definizione di un quadro fiscale
coordinato, anche per quanto concerne le imposte societarie, «che sia
favorevole alle imprese, in particolare alle PMI, e orientato a rinnovare la
crescita e la creazione di posti di lavoro».
Ritiene inoltre necessario creare
un contesto di politica finanziaria pubblica favorevole alla crescita e
all'occupazione, nonché promuovere una
sana concorrenza fiscale nell'Unione, in modo che la pressione fiscale «sia
ampiamente ripartita tra i lavoratori dipendenti e i consumatori, le imprese e
i titolari di reddito da capitale». La concorrenza fiscale, a suo parere,
determina infatti benefici economici offrendo un contesto imprenditoriale
dinamico. In proposito, ribadisce la necessità di continuare a ridurre le tasse
che gravano sull'occupazione, come importante contributo all'obiettivo di
giungere a un tasso di occupazione del 70%.
Pur constatando una tendenza
alla diminuzione delle aliquote di imposta sulle imprese nell'Unione europea, i
deputati rilevano tuttavia che il
livello generale di imposizione fiscale in Europa «resta più elevato
rispetto ad altri paesi OCSE». Notano, d'altra parte, che, nell'insieme, le
entrate pubbliche «sono aumentate nonostante la diminuzione delle aliquote
fiscali effettive sulle imprese». Sottolineano poi che, in generale, «i sistemi
fiscali degli Stati membri sono andati troppo in là nell’applicazione di
aliquote relativamente elevate alle fasce basse di reddito, il che disincentiva
l’assunzione di rischi e la costituzione di nuove imprese».
Il Parlamento ritiene invece
possibile disporre di sistemi fiscali competitivi senza compromettere la
capacità di finanziamento dello Stato. E ciò è dimostrato dai paesi europei che
nell'ultimo decennio «sono riusciti ad aumentare il proprio gettito fiscale mediante
riduzioni delle imposte accompagnate
da un allargamento degli imponibili fiscali, controllando nel contempo la spesa
e riducendo in tal modo il proprio disavanzo».
Ricorda quindi che le
decisioni connesse alla politica fiscale, quali la concessione di incentivi fiscali alle imprese,
«costituiscono il principale strumento di potenziamento e sviluppo
dell'occupazione». Sottolinea peraltro che, affinché la politica fiscale
contribuisca in modo sostanziale alla strategia di Lisbona, «occorre un
monitoraggio costante delle modalità di ridistribuzione delle risorse
supplementari» generate dagli sgravi fiscali per le imprese, per assicurare che
«siano effettivamente impiegate per stimolare investimenti nell'innovazione e
in tecnologie più efficienti». Riconoscendo poi le difficoltà cui fanno fronte
le PMI dell'Unione europea e in altri paesi OCSE per finanziare i propri
progetti, il Parlamento approva quindi la concessione di incentivi fiscali atti
a incoraggiare le PMI a ricorrere maggiormente a meccanismi di finanziamento
intermediari, quali i capitali sociali imprenditoriali, le reti di investitori
provvidenziali (“business angels”), ecc..
Nel criticare la tendenza
all'innalzamento delle aliquote IVA
nell'Unione europea, sottolinea poi che l'esperienza di alcuni Stati membri ha
dimostrato «che si ottengono entrate maggiori quando la base imponibile viene
ampliata, quando la crescita dell'occupazione porta ad un aumento dei consumi e
quando si creano le condizioni per far emergere l'economia sommersa». Un aumento
delle aliquote, invece, comprometterebbe questo processo poiché implica
«effetti regressivi e comprime la domanda». Il Parlamento invita inoltre gli
Stati membri «a cercare di garantire una maggiore equità nella distribuzione
della pressione fiscale» e sottolinea la necessità di riesaminare la tassazione
delle transazioni e dei servizi finanziari (innovativi o meno) «per assicurare
una maggiore trasparenza», contribuendo ad aumentare le risorse disponibili.
I deputati reputano necessario
mantenere il regime IVA agevolato per
le aziende pubbliche o semipubbliche di interesse generale. Suggeriscono poi di
introdurre uno "sportello unico" per le imprese affinché queste
possano adempiere agli obblighi in materia di IVA a livello dell'Unione
europea. Ribadiscono inoltre il sostegno alla sperimentazione di aliquote IVA
ridotte per i servizi ad alta intensità di manodopera, lasciando agli Stati
membri una flessibilità per quanto riguarda l'applicazione di tali aliquote ai
settori dei servizi di prossimità, «che sono principalmente locali e non
distorcono la concorrenza transfrontaliera».
I deputati osservano che è
necessario un approccio «totalmente nuovo» per quanto riguarda la politica in materia di accise. E in proposito sottolineano
che, invece di fissare un'aliquota fiscale minima a livello comunitario,
andrebbe adottato un codice di condotta generale volto a incoraggiare gli Stati
membri a ravvicinare maggiormente le loro aliquote di accisa, attualmente molto
divergenti.
D'altra parte, il Parlamento
richiama l'attenzione sulla perdita di entrate pubbliche provocata dalla frode fiscale nell'Unione europea e
sollecita Commissione e Stati membri a adottare ulteriori misure per
contrastarla. In proposito, ritiene che occorra cambiare radicalmente il modo
in cui funzionano i servizi fiscali, basandoli su principi moderni di
organizzazione e di sana amministrazione. La Commissione dovrebbe prendere
iniziative di rilievo per sostenere il coordinamento a livello comunitario in
tale settore.
Sostiene poi gli sforzi della
Commissione per creare, a livello europeo, una base imponibile consolidata comune per le società (CCCTB),
osservando che tale politica può essere gestita nell'ambito della cooperazione
rafforzata. Ritiene infatti che ciò condurrà a una maggior trasparenza,
consentendo alle imprese di operare in base alle medesime regole sia sul
mercato nazionale che all'estero, incrementerà gli scambi e gli investimenti
transfrontalieri e ridurrà significativamente i costi amministrativi e la
possibilità di evasione e frode fiscale. Precisa peraltro che ciò «non lede in
alcun modo la libertà degli Stati membri di continuare a fissare le proprie
aliquote fiscali». Occorre d'altra parte mettere a punto un meccanismo che
consenta di ripartire le entrate fra gli Stati membri interessati.
I deputati sottolineano che la
tassazione ecologica «è uno strumento politico flessibile per conseguire un
determinato obiettivo in materia di inquinamento, per fornire incentivi
all'innovazione tecnologica e ridurre ulteriormente le emissioni di sostanze
inquinanti». Appoggiano quindi gli sforzi della Commissione volti a impostare
la politica fiscale in funzione di obiettivi
ambientali più ambiziosi, evitando però un aumento del carico fiscale sui
meno abbienti. Sostengono inoltre che la politica fiscale dovrebbe in generale
contribuire a sollecitare l'industria ad internalizzare i costi esterni, ma
reputano opportuno mantenere o introdurre incentivi fiscali e di altro tipo per
promuovere fonti energetiche alternative pulite non fossili. Un aumento delle
tasse sul carburante, aggiungono, «produrrebbe un effetto positivo
sull'ambiente qualora siano disponibili trasporti pubblici economici e
funzionali».
Analogamente, i deputati
ritengono che gli incentivi fiscali per la promozione
delle attività di R&S rivestano notevole importanza per conseguire gli
obiettivi della strategia di Lisbona, ma rilevano che tali incentivi fiscali
non dovrebbero essere utilizzati come sussidi indiretti a favore di imprese
nazionali. Si dicono poi convinti che la politica fiscale debba essere
concepita in modo da stimolare una crescita indotta dalla produttività in tutti
i settori dell’economia, «consentendo al contribuente di chiedere una
detrazione o un ammortamento fiscale per le spese di R&S».
Il Parlamento incoraggia poi
la Commissione ad occuparsi delle questioni inerenti al consolidamento dei
conti, alla tassazione e all'amministrazione fiscale dei grandi gruppi che
operano a livello transfrontaliero. La sollecita, inoltre, a adottare una
strategia più proattiva in relazione ai centri
finanziari off-shore.
L'Assemblea
ha inoltre approvato le seguenti relazioni:
- Doc. A6-0353/2007 - Risoluzione relativa alla posizione comune
del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e
del Consiglio che istituisce un quadro comune per i registri di imprese
utilizzati a fini statistici e abroga il regolamento (CEE) n. 2186/93 del
Consiglio
- Doc. A6-0328/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un comitato consultivo
europeo della politica dell'informazione statistica comunitaria
- Doc. A6-0327/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del
Consiglio che istituisce il Comitato consultivo europeo per la governance statistica
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
NOTIFICAZIONE PIÙ RAPIDA DEGLI ATTI
GIUDIZIARI
Doc. A6- 0366/2007
Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del
Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del
Consiglio relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri
degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale
("notificazione o comunicazione degli atti") e che abroga il
regolamento (CE) n. 1348/2000 del Consiglio
Procedura: Codecisione, seconda lettura- Dibattito:
24.10.2007 - Votazione: 24.10.2007
Il Parlamento ha approvato la posizione comune del Consiglio sul
regolamento che intende accelerare la notificazione e la comunicazione negli
Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile e
commerciale. La nuova normativa inizierà ad applicarsi tra un anno.
Il buon funzionamento del mercato interno
presuppone che fra gli Stati membri sia migliorata ed accelerata la
trasmissione, a fini di notificazione e di comunicazione, degli atti giudiziari
ed extragiudiziali in materia civile o commerciale. L'efficacia e la rapidità
dei procedimenti giudiziari in materia civile esigono infatti che la
trasmissione degli atti giudiziari ed extragiudiziali avvenga in modo diretto e
con mezzi rapidi tra gli organi locali designati dagli Stati membri.
Adottando la relazione, il Parlamento ha approvato
la posizione comune del Consiglio sul regolamento relativo alla notificazione e
alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali
in materia civile o commerciale, poiché recepisce gli emendamenti proposti dal
Parlamento in prima lettura. Entrerà quindi in vigore venti giorni dopo la sua
pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e si applicherà a partire dall'anno
successivo alla sua adozione.
Il regolamento si applica, in materia civile e
commerciale, quando un atto giudiziario o extragiudiziale deve essere trasmesso
in un altro Stato membro (esclusa la Danimarca) per essere notificato o comunicato
al suo destinatario. Esso non concerne, in particolare, la materia fiscale,
doganale o amministrativa, né la responsabilità dello Stato per atti od
omissioni nell'esercizio di pubblici poteri ("acta jure imperii").
Non si applica nemmeno quando non è noto il recapito della persona alla quale
deve essere notificato o comunicato l'atto.
Il regolamento fissa le modalità e le procedure da
rispettare per la trasmissione di tali atti.
E' anche precisato che le informazioni, in particolare i dati personali,
«possono essere utilizzate dall'organo ricevente soltanto per lo scopo per il
quale sono state trasmesse». Gli organi riceventi devono quindi assicurare la
riservatezza di tali informazioni secondo la legge dello Stato membro
richiesto. Ciò tuttavia, non pregiudica le norme nazionali che attribuiscono
agli interessati il diritto di essere informati sull'uso delle informazioni
trasmesse ai sensi del regolamento.
Entro il 1º giugno 2011, e successivamente ogni
cinque anni, la Commissione dovrà presentare al Parlamento europeo, al
Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione
sull'applicazione del regolamento. Tale relazione dovrà essere eventualmente
corredata di proposte intese ad adeguare il regolamento all'evolversi dei
sistemi di notificazione.
SICUREZZA E DIFESA
BANDO
GLOBALE DELLE MUNIZIONI A GRAPPOLO
Doc. B6- 0429/2007
Risoluzione su "Verso un trattato internazionale per
la messa al bando delle munizioni a grappolo"
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito
24.10.2007 - Votazione: 25.10.2007
Il Parlamento chiede la rapida messa al bando mondiale, nell'ambito di un
trattato internazionale vincolante, dell'uso, della produzione, del
trasferimento e dello stoccaggio di munizioni a grappolo. Nel frattempo,
sollecitando una moratoria immediata, invita gli Stati UE a vietare la
produzione, lo stoccaggio e l'esportazione di tali armi e a fornire assistenza
per le operazioni di bonifica. Le truppe UE, infine, devono astenersi
dall'utilizzo di siffatte armi.
Approvando una risoluzione sostenuta dalla
maggioranza dei gruppi (eccetto IND/DEM e ITS), il Parlamento ribadisce la
necessità di rafforzare il diritto umanitario internazionale applicabile alle
munizioni a grappolo e di adottare rapidamente a livello internazionale una
messa al bando globale dell'uso,
della produzione, del trasferimento e dello stoccaggio di munizioni a grappolo.
Sostiene pertanto con forza il processo di Oslo avviato nel febbraio 2007. Fino
a quando non sarà negoziato un trattato internazionale vincolante che vieti la
produzione, lo stoccaggio, l'esportazione e l'uso di tali armi, il Parlamento
chiede una moratoria immediata
sull'uso, gli investimenti, lo stoccaggio, la produzione, il trasferimento o
l'esportazione di munizioni a grappolo, comprese le munizioni e le submunizioni
a grappolo lanciate da missili, razzi e proiettili d'artiglieria.
Chiede inoltre al Consiglio di ottenere un mandato
negoziale forte in seno alla Convenzione ONU sulla proibizione o la limitazione
di alcune armi convenzionali (CCW) e di sostenere attivamente il processo di
Oslo. Sottolinea peraltro che affinché uno strumento
internazionale possa essere efficace, esso deve includere, come minimo, il
divieto dell'uso, della produzione, del finanziamento, del trasferimento e
dello stoccaggio di munizioni a grappolo, nonché di prestare assistenza per la
produzione, il trasferimento o la creazione di stock di munizioni a grappolo.
Dovrebbe inoltre prevedere l'obbligo di distruggere gli stock di munizioni a
grappolo entro un determinato e breve periodo di tempo e di delimitare,
recintare e bonificare le aree contaminate prima possibile, nonché di prestare
assistenza alle vittime.
Il Parlamento invita poi tutti gli Stati membri
dell'Unione europea a adottare misure
nazionali che vietino completamente l'uso, la produzione, l'esportazione e
lo stoccaggio di munizioni a grappolo. Quegli Stati membri che hanno utilizzato
munizioni a grappolo e armi simili in grado di produrre ordigni inesplosi, sono
inoltre chiamati «ad assumersi la responsabilità della successiva bonifica».
Più in particolare, dovrebbero registrare le zone in cui tali munizioni sono
state utilizzate al fine di favorire le operazioni di rimozione post-belliche e
rendere tali registri utili a segnalare chiaramente le zone pericolose alle popolazioni
locali e agli operatori umanitari.
Per i deputati, inoltre, le truppe dell'Unione
europea debbono astenersi, «in ogni circostanza o condizione», dal ricorso a
qualunque tipo di munizioni a grappolo, «fino a quando non sarà negoziato un
accordo internazionale che disciplini, limiti o vieti l'uso di tali ordigni».
Invitano poi la Commissione a rafforzare urgentemente l'assistenza finanziaria
a favore delle popolazioni e delle persone colpite da munizioni a grappolo
inesplose, ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili.
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI
COMMERCIO
ESTERO/INTERNAZIONALE
- Doc. A6-0403/2007 - Raccomandazione
sulla proposta di decisione del Consiglio recante accettazione, a nome della
Comunità europea, del protocollo che modifica l'Accordo TRIPS, fatto a Ginevra
il 6 dicembre 2005
Il Parlamento ha approvato la proposta di modifica
all'accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al
commercio (TRIPS) volta a consentire a qualsiasi membro dell’OMC di esportare
prodotti farmaceutici fabbricati in virtù della licenza obbligatoria. Il suo
scopo è di approvvigionare i paesi terzi le cui capacità di produzione nel
settore farmaceutico sono insufficienti.
PETIZIONI
- Doc. A6- 0301/2007 - Relazione sulla
relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2006
Nell'approvare il rapporto annuale del Mediatore, il
Parlamento lo incoraggia a proseguire il suo lavoro per accreditarsi sempre di
più come il custode della sana amministrazione nelle istituzioni UE. Appoggiando
l'applicazione di un unico codice di condotta valido per tutto il personale
delle istituzioni, chiede maggiore trasparenza all'Ufficio di selezione del
personale e l'applicazione di norme coerenti ai regimi linguistici utilizzati
dalle Presidenze del Consiglio.
GIURIDICA
- Doc. B6- 0399/2007 - Risoluzione sulla società privata
europea e sulla quattordicesima direttiva in materia di diritto societario a
proposito del trasferimento della sede societaria
- Doc. A6-0371/2007 - Risoluzione sul Libro verde "Migliorare
l'efficienza nell'esecuzione delle decisioni nell'Unione europea: il sequestro
conservativo di depositi bancari"
- Doc. A6-0367/2007 - Decisione sulla richiesta di consultazione
sui privilegi e le immunità dell'on. Gian Paolo Gobbo
DIRITTI UMANI
- Docc. B6- 0408, 0411, 0413, 0415, 0416, 0421/2007 - Risoluzione 2007 sul Sudan
- Docc. B6-0409, 0414, 0417, 0420/2007 -
Risoluzione sul Pakistan
- Docc. B6-0406, 0407, 0410, 0412, 0418,
04019/2007- Risoluzione sull'Iran
- Doc. B6-0422/2007 - Risoluzione sul progetto di decisione della
Commissione che istituisce una Misura speciale per l'Iraq per il 2007
SVILUPPO
- Doc. A6-0375/2007 - Risoluzione sulla situazione attuale delle
relazioni UE-Africa
PESCA
- Doc. A6-0405/2007 - Risoluzione sulla proposta modificata di regolamento
del Consiglio relativo alla conclusione di un Accordo di partenariato nel
settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Madagascar
- Doc. A6-0404/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento
del Consiglio relativo alla conclusione di un Accordo di partenariato nel
settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Mozambico
LIBERTÁ
- Doc. A6-0362/2007 - Risoluzione sul progetto di decisione
quadro del Consiglio relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento
alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della
libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell'Unione europea
- Doc- A6-0356/2007 - Risoluzione sull'iniziativa della
Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese in vista
dell'adozione di una decisione quadro del Consiglio relativa al riconoscimento
e alla sorveglianza della sospensione condizionale della pena, delle sanzioni
sostitutive e delle condanne condizionali
- Doc. A6-0358/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento
del Consiglio sull'installazione, sul funzionamento e sulla gestione di una
infrastruttura di comunicazione per l'ambiente del sistema di informazione
Schengen
- Doc. A6-0382 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla
conclusione dell'accordo di facilitazione del rilascio dei visti per soggiorni
di breve durata tra la Comunità europea e la Repubblica d'Albania
- Doc. A6-0383/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di facilitazione del rilascio
dei visti per soggiorni di breve durata tra la Comunità europea e la ex
Repubblica iugoslava di Macedonia
- Doc. A6-0381/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di riammissione fra la
Comunità europea e la ex Repubblica iugoslava di Macedonia
- Doc. A6-0379/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del
Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di facilitazione del rilascio
dei visti per soggiorni di breve durata tra la Comunità europea e la Repubblica
del Montenegro
AFFARI COSTITUZIONALI
- Doc. A6-0354/2007 - Decisione sulla modifica dell'articolo 173
del regolamento del Parlamento europeo l'inserimento dell'articolo 173 bisnel
regolamento del Parlamento europeo
DALLE
ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE
DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE
RICERCA E SVILUPPO
·
Programma
di ricerca sulla qualità della vita degli anziani (http://consilium.europa.eu)
MERCATO INTERNO
·
Trasparenza
dei mercati finanziari (http://consilium.europa.eu)
DALLA COMMISSIONE EUROPEA
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Previsioni
economiche intermedie dell'UE (http://ec.europa.eu/economy_finance/about/activities/activi
ties_keyindicatorsforecasts_en.htm)
CULTURA
·
"Promuovere
la motivazione per l'apprendimento delle lingue" (http://ec.europa.eu/education/polici
es/lang/doc/multireport_en.pdf)
SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
·
Pacchetto
legislativo di riforma sulle telecomunicazioni (http://ec.europa.eu)
·
Roaming:
in vigore le nuove eurotariffe (http://ec.europa.eu)
RICERCA E SVILUPPO
·
Ricerca
a livello regionale (COM 2007/474)
·
Ricerca
e sicurezza (http://ec.europa.eu)
MERCATO INTERNO
·
Servizi:
linee guida (http://ec.europa.eu/internal_market/services/docs/services-dir/guides/handbook_en.
pdf)
·
Applicazione
del diritto comunitario (http://ec.europa.eu/community_law/eulaw/index_en.htm)
·
Misure
contro la falsificazione di banconote e monete in euro (http://ec.europa.eu)
·
Informazione
ed intermediazione nelle banche al dettaglio (http://ec.europa.eu)
POLITICA REGIONALE
·
Bilancio
della politica di coesione (http://ec.europa.eu)
POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO
·
Gruppo
di alto livello per gli oneri amministrativi (GUUE L 253 del 28/09/2007)
·
Legiferare
meglio: sito web per denunciare gli oneri amministrativi eccessivi (http://ec.europa.eu/ent
erprise/admin-burdens-reduction/index_it.htm)
·
Competenze
informatiche (eSkills) per il XXI° secolo (COM 2007/496)
·
Lista
nera delle compagnie aeree (http://ec.europa.eu/transport/air-ban/list_it.htm)
POLITICA DEI CONSUMATORI
·
Sicurezza
animale 2007-2013 (http://ec.europa.eu/food/animal/diseases/strategy/index_en.htm)
TRASPORTI
·
Terzo
pacchetto legislativo sul mercato interno del gas e dell'energia elettrica (http://ec.europa.eu/en
ergy/electricity/package_2007/index_en.htm)
DALLA CORTE DI GIUSTIZIA
·
"Il
Tribunale chiarisce le regole per l'accesso ai documenti delle istituzioni
relativi alle cause dinanzi ai giudici comunitari"
Sentenza del Tribunale di primo
grado nella causa T-36/04
·
"Una vendita immobiliare non
deve essere eseguita se il diritto comunitario ha nel frattempo imposto il
congelamento delle risoirse finanziarie dell'acquirente"
Sentenza della Corte nella Causa C-117/06
La trascrizione
definitiva del trasferimento della proprietà nel registro fonfiario, condizione
necessaria per l'acquisto della proprietà di un bene immobile in Germania, è
vietata se l'acquirente figura nell'elenco delle persone legate a Osama bin
Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani.
·
"La
Corte precisa le condizioni che consentono agli Stati membri di stabilire una
disparità di trattamento basata sull'età"
Sentenza della Corte nella
Causa C-411/05
La finalità, risultante dal contesto generale di una normativa nazionale,
di promuovere l'accesso all'impiego per mezzo di una migliore distribuzione di
quest'ultimo sotto il profilo intergenerazionale può, in via di principio,
essere ritenuta tale da giustificare «oggettivamente e ragionevolmente»,
«nell'ambito del diritto nazionale», una disparità di trattamento in ragione
dell'età stabilita dagli Stati membri.
·
"La
legge Volkswagen limita la libera circolazione dei capitali"
Sentenza della Corte nella
Causa C-112/05
Mantenendo in vigore le disposizioni della legge Volkswagen relative al
limite massimo ai diritti di voto pari al 20% e alla fissazione della minoranza
di blocco al 20%, nonché al diritto, per lo Stato federale e il Land della
Bassa Sassonia, di designare ciascuno due rappresentanti nell'ambito del
consiglio di sorveglianza, la Repubblica federale di Germania è venuta meno
agli obblighi ad essa incombenti.
·
"La
Corte respinge il ricorso proposto dalla Polonia contro l'estensione del
meccanismo di introduzione graduale dei pagamenti diretti agli agricoltori dei
nuovi Stati membri"
Sentenza della Corte nella
Causa C-273/04
La decisione impugnata costituisce un adattamento necessario dell'Atto di
decisione in seguito alla riforma della politica agricola comune e non viola i
principi di parità di trattamento e di buona fede.
·
"La
Comunità europea è competente ad obbligare gli Stati membri a prevedere
sanzioni penali comuni al fine di lottare contro l'inquinamento provocato dalle
navi"
Sentenza della Corte nella
Causa C-440/05
La Corte di giustizia annulla la decisione quadro del Consiglio intesa a
rafforzare la cornice penale per la repressione dell'inquinamento provocato
dalle navi a causa della sua adozione al di fuori dell'ambito normativo
comunitario"
Per ulteriori
informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 -
Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600
- Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm
DALLA
GAZZETTA UFFICIALE
AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI
·
Proposta di decisione del Consiglio che adotta i contributi finanziari
che devono versare gli Stati membri che contribuiscono al Fondo europeo di
sviluppo (prima quota 2008) (presentata dalla Commissione) COM(2007) 582 definitivo
·
Proposta di decisione del Consiglio che adotta i contributi finanziari
che devono versare gli Stati membri che contribuiscono al Fondo europeo di
sviluppo (terza quota 2007) (presentata dalla Commissione) COM(2007)583 definitivo
PESCA
·
Proposta di regolamento del Consiglio recante modifica dei regolamenti (CE) n.
2015/2006 e (CE) n. 41/2007 per quanto riguarda le possibilità di pesca
e le condizioni ad esse associate per determinati stock ittici (presentata
dalla Commissione) COM(2007) 570 definitivo
·
Proposta di regolamento del Consiglio che autorizza la Commissione ad approvare
modifiche ai protocolli degli accordi di partenariato conclusi
tra la Comunità europea e i paesi terzi nel settore della pesca (presentata
dalla Commissione) COM(2007) 595 definitivo
MERCATO INTERNO
·
Regolamento (CE) n. 1200/2007 della Commissione, del 15 ottobre 2007, recante
approvazione delle modifiche non secondarie del disciplinare di una
denominazione registrata nel registro delle denominazioni d’origine protette
e delle indicazioni geografiche protette [Asiago (DOP)] (GUUE L 271/2007)
·
Regolamento (CE) n. 1216/2007 della Commissione del 18 ottobre
2007 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 509/2006 del
Consiglio relativo alle specialità tradizionali garantite dei prodotti
agricoli e alimentari (GUUE L 275/2007)
POLITICA REGIONALE
·
Decisione della Commissione
del 3 ottobre 2007 che esclude dal finanziamento comunitario alcune spese
effettuate dagli Stati membri a titolo del Fondo
europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG), sezione
«garanzia» [notificata con il numero C(2007) 4477] (GUUE
L 126/2007)
·
Proposta di decisione dei Rappresentanti
dei Governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, recante modifica
della decisione 2005/446/CE, del 30 maggio 2005, che fissa la scadenza per
l’impegno dei fondi del 9° Fondo
europeo di sviluppo (FES) (presentata dalla Commissione) COM(2007) 590 definitivo
VARIE
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Ammodernare
la protezione sociale per un rafforzamento della giustizia sociale e
della coesione economica: portare avanti il coinvolgimento attivo delle persone
più lontane dal mercato del lavoro COM(2007) 620 definitivo
·
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Verso
una risposta dell'Unione alle situazioni di fragilità: l'intervento in
circostanze difficili per lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la pace {SEC(2007) 1417} COM(2007) 643 definitivo
·
Decisione 2007/643/PESC del Consiglio del 18 settembre 2007
sulle norme finanziarie dell'Agenzia europea per la difesa nonché
sulle norme di aggiudicazione degli appalti e norme relative a contributi
finanziari a titolo del bilancio operativo dell'Agenzia europea per la difesa (GUUE L 269/2007)
BANDI
- INVITI - AVVISI
Di seguito si presentano alcuni
bandi - inviti - avvisi
Tutti i bandi dell'UE sono
consultabili nelle Gazzette Ufficiali
attraverso i seguenti siti:
serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S: http://ted.europa.eu
sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl
ESPERTI NAZIONALI DISTACCATI
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO
LA DIREZIONE GENERALE AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI PER ATTIVITÀ DI ANALISI DELLE
POLITICHE INDIRIZZATE ALL'EURO.
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE
DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE AFFARI SOCIALI PER PARTECIPARE
AGLI AUDIT DEI SISTEMI DI GESTIONE E CONTROLLO ISTITUITI DAGLI STATI
MEMBRI PER IL FSE.
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE
DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE ALLARGAMENTO PER ATTIVITÀ
DI DOCUMENTAZIONE E MONITORAGGIO DEL PROCESSO DI NEGOZIAZIONE DELL'UE CON LA
TURCHIA.
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE
DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE AMBIENTE PER CONTRIBUIRE
AL SOSTEGNO DELLA POLITICA DELL'AMBIENTE SUI TRASPORTI.
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE
DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE AMBIENTE PER ATTIVITÀ
INERENTI AL PIANO D'AZIONE DELLE TECNOLOGIE PER L'AMBIENTE E DEL PROGRAMMA CIP
(2007-2013).
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE
DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE COMMERCIO PER ATTIVITÀ DI
GESTIONE E COORDINAMENTO DEGLI ORIENTAMENTI POLITICI DELLA DG.
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE
DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE CONCORRENZA PER ATTIVITÀ
DI PREPARAZIONE DELLA COMMISSIONE NEI CASI DI ANTITRUST CHE COINVOLGONO IL
SETTORE ENERGETICO E AMBIENTALE.
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE
DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE CONCORRENZA PER ATTIVITÀ
DI ANALISI GIURIDICA ED ECONOMICA DELL'IMPATTO DELLE CONCENTRAZIONI SULLA
STRUTTURA DI CONCORRENZA.
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE
DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE CONCORRENZA PER ATTIVITÀ
DI VALUTAZIONE ECONOMICA E LEGALE DEI CASI DI AIUTI DI STATO INDIVIDUALI DI
IMPRESE OPERANTI NEL SETTORE MANIFATTURIERO, NAVALE E DELL'ACCIAIO.
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE
DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE CONCORRENZA PER ATTIVITÀ
DI GESTIONE DEI RECLAMI E DI ESECUZIONE DELLE PROCEDURE D'UFFICIO SULLA BASE
DELLE REGOLE ANTITRUST.
COMMISSIONE
EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE
DISTACCATO PRESSO LA DIREZIONE GENERALE SVILUPPO PER ATTIVITA' DI GESTIONE
DEI PROGRAMMI DI COOPERAZIONE E SVILUPPO LANCIATI DALLA COMMISSIONE EUROPEA.
SCADENZA: 6/3/2008
ESPERTI E
ASSUNZIONI
CONCORSO GENERALE PER AMMINISTRATORI (AD5) NEL SETTORE
EDILE: SETTORE 1. ACQUISIZIONE
E GESTIONE DI IMMOBILI; SETTORE 2. GENIO CIVILE, TECNICHE SPECIALI O ARCHITETTURA; SETTORE 3. GESTIONE
TECNICO-AMBIENTALE DEGLI EDIFICI; IN GUUE C 248/12 DEL 23/10/07.
CODICE:
EPSO/AD/99/07
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_248/c_
SCADENZA:
27/11/2007
CONCORSO GENERALE PER AMMINISTRATORI (AD5) DI LINGUA
INGLESE PER IL SETTORE DELLA TRADUZIONE IN GUUE C 250 A DEL 25/10/2007.
CODICE:
EPSO/AD/100/07
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_250/c_
SCADENZA:
28/11/2007
PARLAMENTO EUROPEO: PROCEDURA DI SELEZIONE PER AGENTE
TEMPORANEO - ASSISTENTE (AST 4) SVILUPPATORE INFORMATICO, IN GUUE 258 A DEL
31/10/2007.
CODICE:
PE/96/S
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/en/oj/2007/ca258/ca
SCADENZA:
6/12/2007
NUOVI PAESI MEMBRI
BULGARIA
- PROGRAMMA OPERATIVO CAPACITÀ AMMINISTRATIVA
SVILUPPARE LE STRUTTURE DELLA SOCIETÀ CIVILE, L'EFFICIENZA E LA PROFESSIONALITÀ
PER INSTAURARE UNA PARTNERSHIP CON L'AMMINISTRAZIONE ED IL SISTEMA
GIUDIZIARIO.
SCADENZA:
20/11/2007
UNGHERIA - SOSTEGNO ALLA PRODUZIONE DI ENERGIA TERMICA
E/O ELETTRICA DA
FONTI DI ENERGIA RINNOVABILI (KEOP-2007-4.1.)
SCADENZA:
3/11/2008
RICERCA E SVILUPPO
TECNOLOGICO
INVITO
A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA DI LAVORO «CAPACITÀ» DEL 7° PROGRAMMA QUADRO CE DI AZIONI
COMUNITARIE DI RICERCA, SVILUPPO TECNOLOGICO E DIMOSTRAZIONE IN GUUE C
245/20 DEL 19/10/07.
CODICE:
FP7-COH-2007-2-2-OMC-NET
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_245/c_
SCADENZA: 6/3/2008
EUROCOOPERAZIONI-RICERCA
PARTNERS
Azienda ittica argentina sta cercando di stipulare contratti di joint-venture in Italia
per la lavorazione e la distribuzione del prodotto finito. AR 598
Azienda bulgara produttrice di prugne secche sta
cercando partner commerciali in Italia. BG 605
Azienda rumena sta cercando importatori e produttori di scarti di
ferro. RO 606
Azienda svedese specializzata nella progettazione e produzione di
gioielli
sta cercando produttori e distributori di collane in argento di alta qualità in
Italia. SE 607
Azienda israeliana specializzata nel trattamento biologico delle acque di
scarico sta cercando partner commerciali. L’aziende possiede una
tecnologia biologica proprietaria adatta alla depurazione delle acque sia per
il settore civile che industriale. IL 604
Azienda israeliana specializzata nella gestione della firma elettronica e nella
sicurezza dei dati sta cercando intermediari commerciali e offre
contratti di franchising e sub-contratti. IL 609
Azienda israeliana specializzata nella produzione di materiale
isolante per l’industria sta cercando distributori o di
stipulare sub-contratti di produzione. IL 610
Azienda israeliana produttrice di materiale plastico sta
cercando di stipulare contratti di joint-venture e di instaurare accordi di
reciproca produzione. IL 611
Azienda moldava sta cercando partner europei per partecipare a un
progetto di sviluppo di una pianta per la produzione di bio-carburante (bioetanolo, biodiesel).
L’azienda sta cercando investimenti, equipaggiamento, tecnologia ed esperienza
manageriale. L’azienda oltre ad avere un business plan ben elaborato possiede
un’area coltivabile molto estesa, un manodopera molto qualificata e una materia
prima di qualità. MD 612
Azienda estone produttrice di bibite sta cercando
distributori in Italia. EE 614
Azienda portoghese produttrice di prodotti in pelle cerca
importatori dei propri prodotti. PT 613
Azienda spagnola specializzata nella produzione di materiale
per l’illuminazione sta cercando agenti e distributori. ES 608
Azienda spagnola specializzata nella produzione di parti
meccaniche per gru e nella saldatura automatica sta cercando
partner per diversificare la propria produzione nel campo dell’energia solare. ES 615
Per ulteriori informazioni
ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto tel.
041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:
·
Eurodeputati
Delegazione italiana FORZA ITALIA - P
Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma
- Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200
Rue Wiertz B-1047 Bruxelles -
Tel. +32 2 284.25.96 -
Fax +32 2 284.69.06
·
Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B - 1047 Bruxelles - Tel.:
0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it
·
Commissione delle Comunità Europee
Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -
http://europa.eu.int/comm
Via IV Novembre, 149 00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/
Corso Magenta, 59 20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it
·
Consiglio
dell'Unione Europea - Rue de la
Loi, 175 B - 1048 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int
·
Corte
di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer
L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int
·
Comitato
economico e sociale - Rue
Ravenstein, 2 B - 1000 Bruxelles
Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int
·
Comitato
delle regioni - Rue Montoyer,
92-102 B - 1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int
·
Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee
serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html
serie S
(Bandi): http://ted.publications.eu.int
·
Euro
Info Centres (informano e
forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee:
normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza,
concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)
Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:
www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html
Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67
1040 Bruxelles
Tel.: 0032 2 285 4140
- http://www.epp-eu.org/
EUROINFORMAZIONI
E' ANCHE SU INTERNET:
http://www.euroinformazioni.org