GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO                                            PARLAMENTO EUROPEO

(DEMOCRATICI-CRISTIANI) E DEMOCRATICI EUROPEI

Delegazione Italiana  FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

  

                                                                                                                                

 

 

 

EUROINFORMAZIONI

 

 

 

PER PICCOLA E MEDIA IMPRESA - INDUSTRIA - COMMERCIO  ARTIGIANATO - SERVIZI - ENTI TERRITORIALI LOCALI

 

 

 

 

BREVI DALL’EUROPA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

RECEPIMENTO LEGISLAZIONE UE

DALLA GAZZETTA UFFICIALE (GUCE)

BANDI - INVITI - AVVISI

EUROCOOPERAZIONI - RICERCA PARTNERS

 

 

8 Novembre 2007

n° 154

 

Lettera informativa della Delegazione Italiana Forza Italia - P del Gruppo PPE/DE

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GRUPPO PPE/DE - Delegazione Italiana di FORZA ITALIA - P

Ufficio di Roma

 

 

 

 

“EUROINFORMAZIONI”

per la Piccola e Media Impresa- Industria - Commmercio - Artigianato

Servizi - Enti Territoriali Locali

 

Con informazioni ricavate da pubblicazioni ufficiali delle Istituzioni Europee

 

 

 

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Con questa "lettera" si intende fornire un servizio informativo rivolto a tutti i cittadini ed in particolare a chi riveste cariche istituzionali, a chi lavora nel settore delle Piccole e Medie Imprese, dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, dei Servizi e degli Enti Territoriali Locali in cui l’informazione “Europa” risulta essere di vitale importanza.

Viste le gravi carenze esistenti in Italia nel settore, si autorizza e si auspica la riproduzione e l’ulteriore diffusione di queste note informative. Operare nella nuova “dimensione europea” è oggi infatti una necessità per la sopravvivenza e la crescita di ogni attività sociale ed imprenditoriale.

 

 

 

 

EUROINFORMAZIONI E’ ANCHE SU INTERNET:

 

http://www.euroinformazioni.org

 

 

 

 

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Si ringraziano tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono alla realizzazione di questa lettera informativa ed in particolare l'Eurosportello di Unioncamere del Veneto.

 

 

 

 

BREVI DALL'EUROPA

 

 

 

 

UE E CINA: NUOVO ACCORDO NEL SETTORE TESSILE

 

La Commissione europea e il Ministro cinese per il Commercio estero hanno deciso di porre in essere un sistema di sorveglianza congiunto, cosiddetto di “doppio controllo”, per controllare i flussi commerciali nel corso del 2008. 

Questo sistema permetterà di monitorare l’emissione di licenze necessarie per esportare dalla Cina ed importare beni nell’Unione europea.

La decisione interviene in un momento particolarmente delicato: alla fine del 2007 scadono gli accordi concernenti le quote sulle esportazioni, decisi tra UE e Cina nel 2005.

I prodotti interessati appartengono a otto delle dieci categorie ricomprese negli accordi del 2005.

Si tratta di: magliette, maglioni, pantaloni da uomo, camice, vestiti, reggiseni, lenzuola e filati di lino.

I controlli non comporteranno limitazioni ai livelli di importazione ma consentiranno all’Unione europea e ai suoi produttori nel settore tessile di monitorare attentamente i flussi commerciali in modo da assicurare la prevedibilità degli stessi.

I produttori europei fino ad ora hanno potuto trarre vantaggio dal regime di quote sulle esportazioni dalla Cina per investire sull’adeguamento ai nuovi livelli di competitività mondiali.

Pertanto, questo accordo continua ad assicurare che il passaggio alla liberalizzazione del mercato del tessile avvenga in modo graduale.

L’accordo sarà formalmente adottato dalla Commissione nei prossimi giorni. Spetterà poi agli uffici nazionali preposti al rilascio delle licenze a gestire tale sistema di monitoraggio.

 

 

 

FINANZIAMENTI EUROSTARS PER LA RICERCA E INNOVAZIONE DELLE PMI

 

Eurostars, nuova iniziativa adottata il 12 settembre dalla Commissione europea e lanciata il 2 ottobre u.s. in collaborazione con il network Eureka, operativo dal 1985, è un programma concepito per supportare le strategie di ricerca e innovazione delle Piccole e Medie Imprese europee che hanno meno di 250 dipendenti e che sono già attive nel settore R&S, al quale dedicano almeno il 10% del proprio fatturato. Le PMI europee, rappresentando quasi il 99% del business comunitario, sono considerate “il motore trainante dell’economia europea”, come ha affermato Janez Potocnik, Commissario Europeo per la Scienza e la Ricerca. Proprio al fine di aumentarne le potenzialità di innovazione, il progresso tecnologico e quindi la competitività internazionale, obiettivi di fondo della nuova politica di coesione europea, verrà messo a disposizione anche questo nuovo strumento di supporto e finanziamento.

Eurostars, che sfrutta le basi e le strutture consolidate dell’iniziativa Eureka (per maggiori informazioni, cfr. http://www.eureka.be/home.do), tanto che sarà proprio il Segretariato di Eureka, con sede a Bruxelles, a gestire il nuovo programma, a valutarne i progetti e a selezionare i beneficiari dei finanziamenti, trova spazio e senso nell’ambito della Strategia di Lisbona e delle attività da svolgere all’interno dello Spazio Europeo della Ricerca (SER), lanciato con il Libro Verde del 4 aprile 2007. Si tratta di un’iniziativa accolta molto favorevolmente dalle PMI, che dalla voce di alcuni loro rappresentanti lamentano però il fatto che la soglia del 10% sia troppo elevata per coprire tutto il panorama imprenditoriale europeo. Per ciò che concerne i finanziamenti erogabili attraverso Eurostars, essi provengono in parte dalla Commissione, che ha previsto un budget di 100 milioni di euro, e in parte da previsioni finanziarie di 22 Stati membri (Italia, Francia, Germania, Spagna, Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria, Belgio, Olanda, Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Romania, Cipro, Repubblica Ceca, Ungheria, Irlanda e Grecia) e di altri 5 Stati associati (Norvegia, Svizzera, Islanda, Turchia e Israele) al Settimo Programma Quadro, che insieme mettono a disposizione 300 milioni di euro. Questo plafond di finanziamenti pubblici potrà dare vita ad un volano di nuovi investimenti privati che è previsto raggiungano la cifra di 400 milioni, per un totale a disposizione di Eurostars di 800 milioni di euro complessivi, spalmati nel periodo 2007-2013.

Il “nuovo livello di cooperazione ed integrazione tra i programmi di ricerca comunitari e nazionali”, come lo ha definito il commissario Potocnik, oltre a svolgersi parallelamente e in maniera complementare agli altri programmi di finanziamento comunitari, prevede che le PMI interessate e rispondenti ai criteri imposti formulino proposte e progetti individuali o “di cluster”, multipartner, multinazionali e finalizzati all’incentivazione del settore R&S. Le varie proposte dovranno essere inviate direttamente al Segretariato di Eureka, e precisamente all’High Level Group Eurostars, che nell’arco di “tre mesi”, come hanno garantito i relatori, procederà alla loro valutazione e selezione: ogni proposta sarà seguita dalla definizione all’effettiva implementazione e la forte semplificazione amministrativa del programma permetterà maggiore facilità di accesso ai crediti, partecipazione da parte di un maggior numero di soggetti e migliore organizzazione e sincronizzazione nella gestione dei fondi, rispetto ai programmi comunitari normalmente rivolti alle PMI.

La prima scadenza per la presentazione delle proposte è stta fissata a fine febbraio 2008.

 

 

 

UE PER UNA "GIUSTA GLOBALIZZAZIONE"

 

Si è svolto il 31 ottobre scorso, a Bruxelles, il Forum dell’ILO International Labour Organization per una “giusta globalizzazione”. Il commissario europeo per l’occupazione e gli affari sociali, Vladimir Spidla, ha confermato l’impegno dell’Unione europea per la promozione di un “lavoro dignitoso” per tutti, che significherebbe un maggior numero di posti di lavoro e di migliore qualità, con il rafforzamento della  protezione sociale, delle pari opportunità e del dialogo sociale. “Il 50% delle persone nel mondo non ha protezione sociale e 1,2 milioni di persone muoiono ogni anno per incidenti sul lavoro” ha detto il commissario che ha ancora aggiunto “è necessario lavorare con organizzazioni come l’ILO per promuovere una più giusta globalizzazione, tenendo conto della sua dimensione sociale, ambientale ed economica. Un lavoro dignitoso per tutti aiuterebbe a combattere la povertà e migliorare le condizioni di vita e di lavoro nei paesi industrializzati ed in via di sviluppo”. Gli impegni della Commissione europea in tal senso sono stati indicati nei seguenti punti: sostenere una più forte cooperazione e politica coerente tra organismi internazionali come il WTO, organizzazioni finanziarie internazionali, le Nazioni Unite e l’ILO; intensificare il suo dialogo sull’occupazione e le politiche sociali con le economie emergenti; incoraggiare gli Stati membri a ratificare una serie di convenzioni aggiornate con l’ILO sul lavoro dignitoso.

 

 

 

97 MILIONI PER LA COOPERAZIONE REGIONALE NEL MEDITERRANEO

 

La Commissione europea ha assegnato oltre 97 milioni di euro al finanziamento di progetti regionali nel Mediterraneo nell’ambito del budget 2007. Le azioni saranno incentrate su pace, prevenzione dei disastri, promozione degli investimenti, supporto al settore privato, dialogo interculturale, pari opportunità e informazione e comunicazione. Ecco dunque le iniziative che saranno finanziate: la Partnership per il programma di pace (5 milioni di euro) promuoverà la comunicazione e reciproca comprensione nel processo di pace in Medio Oriente; il Programma sulla prevenzione, riduzione e gestione dei disastri di origine naturale o umana nella regione mediterranea (4,4 milioni di euro); il Programma per la promozione degli investimenti (9 milioni di euro); il Programma per le pari opportunità e la società civile (8 milioni di euro); il Programma per il dialogo tra le culture ed il patrimonio culturale, Euromed Heritage (17 milioni di euro); il Programma per l’informazione e la comunicazione (12 milioni di euro); 10 milioni di euro saranno destinati a piccole azioni e progetti in cui intervenire con rapidità e consentiranno alla Commissione un’azione flessibile. 32 milioni di euro andranno infine alla Euro-Mediterranean Investment and Partenrship Facility per sostenere lo sviluppo del settore privato.

 

 

 

CARTA BLU UE PER GLI IMMIGRATI PIÙ QUALIFICATI

 

La Commissione ha adottato due proposte legislative nel settore della migrazione economica. La prima è una proposta di direttiva quadro sull’ammissione di immigrati altamente qualificati nell’Unione europea e mira a stabilire condizioni di ingresso e soggiorno più vantaggiose per i cittadini di paesi terzi che intendono svolgere lavori altamente qualificati negli Stati membri dell’UE, con l’introduzione di una “Carta blu UE”. La proposta non dà luogo a un diritto di ammissione. Il sistema è interamente fondato sulla domanda, rispetta pienamente il principio della preferenza comunitaria e la competenza conferita agli Stati membri di decidere il numero di persone ammesse. Poiché il fabbisogno dei mercati del lavoro varia da uno Stato membro all’altro, il sistema comune proposto è flessibile e centrato su alcuni punti chiave. Ad esempio, introduce una procedura accelerata basata su criteri comuni. Quando un cittadino di un paese terzo è ammesso in virtù di questo regime, riceve un permesso speciale di soggiorno e di lavoro, chiamato “Carta blu UE”, che gli conferisce una serie di diritti socio-economici e condizioni favorevoli per il ricongiungimento familiare. Si prevede anche un accesso agevolato al mercato del lavoro. Nel tentativo di risparmiare ai paesi in via di sviluppo, specialmente in Africa, gli effetti negativi della fuga dei cervelli, la proposta invoca norme etiche per limitare - se non addirittura impedire - che gli Stati membri promuovano l’assunzione di lavoratori in paesi in via di sviluppo che soffrono già di gravi fenomeni di fuga dei cervelli, e contiene misure di agevolazione per la migrazione circolare.La seconda proposta è di natura orizzontale ed è destinata a semplificare le procedure per tutti i potenziali immigrati che chiedono di soggiornare e lavorare in uno Stato membro. Vuole inoltre garantire un insieme comune di diritti, analoghi a quelli di cui beneficiano i cittadini dell’UE, a tutti i lavoratori di paesi terzi che sono già stati ammessi in uno Stato membro e vi lavorano legalmente. Non armonizza le condizioni di ammissione applicabili agli immigrati per motivi di lavoro, che rimarranno disciplinate dagli Stati membri. La proposta prevede un sistema a "sportello unico" per tutti i richiedenti. Introduce una procedura unica di domanda, più semplice e snella sia per il datore di lavoro che per gli immigrati, e che istituisce alcune garanzie (accesso alle informazioni circa i documenti necessari per la presentazione della domanda, obbligo di motivare i rifiuti e obbligo di prendere una decisione in merito alla domanda entro 90 giorni). Una volta ammesso, l’immigrato riceverà un “permesso unico”, grazie al quale potrà soggiornare e lavorare per il periodo autorizzato: in pratica, le informazioni sull’accesso al mercato del lavoro figureranno sul permesso di soggiorno. Riconoscendo il contributo offerto dai lavoratori immigrati legali all’economia dell’UE, e al fine di aiutarli a integrarsi in modo più efficace, la proposta vuole garantire loro diritti socio-economici di base allo stesso livello di quelli dei cittadini degli Stati membri, in particolare per quanto riguarda le condizioni di lavoro e le retribuzioni, l’istruzione, i diritti sindacali e la sicurezza sociale.

 

 

 

 

 

 


 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili

per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  22 - 25 OTTOBRE 2007

 

 

ISTITUZIONI

 

 

APERTURA DELLA SESSIONE

 

Il Presidente ha aperto la sessione sottolineando come il Vertice di Lisbona sia stato un grande successo per il Parlamento, soprattutto perché l'Assemblea aumenterà i suoi poteri legislativi. Ha poi evidenziato che il 12 dicembre, alla vigilia della firma ufficiale del nuovo Trattato, si terrà una seduta solenne a Strasburgo in cui verrà proclamata la Carta dei diritti fondamentali.

 

Dando inizio ai lavori, il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha sottolineato che l'accordo raggiunto al Vertice di Lisbona tra i capi di Stato e di governo è stato un grande successo per il Parlamento europeo. In particolare perché, sulla base del nuovo trattato, il Parlamento sarà su un piede di parità rispetto al Consiglio nell'ambito dell'attività legislativa. Augurandosi che il processo di ratifica nei 27 Stati membri sia coronato da successo, il Presidente ha ricordato che il nuovo trattato sarà firmato il 13 dicembre a Lisbona.

Ha poi voluto sottolineare che il giorno precedente la firma, a Strasburgo, si terrà una seduta solenne in cui - assieme alla Presidenza e alla Commissione - verrà proclamata la Carta dei diritti fondamentali.

Ha infine precisato che, con la nuova composizione del Parlamento, il Presidente manterrà il diritto di voto, contrariamente a talune voci in senso contrario che sono circolate in questi ultimi giorni.

 

 

IL PREMIO LUX VA AL FILM "AUF DER ANDEREN SEITE"

 

Il Presidente Pöttering ha consegnato il primo Premio Lux all'attrice tedesca Hanna Schygulla per il film "Auf der anderen Seite", una coproduzione turco-tedesca diretta da Fatih Akin. Oltre al trofeo ispirato alla torre di Babele, il vincitore riceverà un aiuto per la realizzazione dei sottotitoli in tutte le lingue ufficiali dell'UE. Con il superamento delle barriere linguistiche, il Premio intende promuovere la diffusione dei film europei e le diversità culturali del Vecchio Continente.

 

Prima di aprire la busta sigillata contenente il nome del vincitore della prima edizione del Premio LUX, il Presidente HANS GERT PÖTTERING ha sottolineato che, a 50 anni dalla firma del Trattato di Roma, il Parlamento stava per ricompensare un film in linea con l'attualità sociale che illumina in modo particolare l'integrazione europea. Questo Premio, ha aggiunto, illustrerà d'ora innanzi e ogni anno la ricchezza linguistica dell'UE e sosterrà la creazione artistica nel settore cinematografico europeo. Il trofeo, ha proseguito, ricorda la biblica torre di Babele «che è all'origine del multilinguismo».

Proseguiamo così la nostra offensiva contro la logica dell'efficienza economica, ha spiegato, che spesso penalizza le piccole produzioni che non possono beneficiare di traduzioni. Il Presidente ha poi aggiunto che il Premio intende mandare un messaggio forte affinché ogni cittadino europeo possa guardare un film nella propria lingua. Infatti, il vincitore non riceverà una somma in denaro, bensì un aiuto per realizzare i sottotitoli nelle 23 lingue ufficiali dell'UE, oltre che alla registrazione su pellicola di 35 mm. La versione originale sarà inoltre adattata per dei sottotitoli destinati ai non udenti.

Dopo aver reso omaggio alle personalità del mondo del cinema presenti in Aula, tra le quali Hanna Schygulla, Michel Piccoli e Manoel de Oliveira, e descritto sommariamente i tre film in competizione, il Presidente ha annunciato il vincitore: Auf der anderen Seite (The Edge of Heaven), di Fatih Akin. Hanna Schygulla ha ritirato il Premio applaudita da tutti i deputati.

L'attrice tedesca ha quindi preso la parola per ringraziare del Premio, notando che «è molto bello poter parlare di cinema in quest'Aula». Il nome LUX, ha inoltre osservato, «è magnifico, poiché senza la luce non ci sarebbero film». Ha poi sottolineato che il film «lascia aperta la porta alla speranza, senza chiudere gli occhi sulla brutalità e il cinismo».

 

 

PREMIO SACHAROV ALL'AVVOCATO SUDANESE OSMAN

 

Il Presidente ha annunciato all'Aula che il vincitore del Premio Sacharov 2007 per la libertà di pensiero è stato attribuito a Salih Mahmoud Osman, un avvocato che si batte contro la tortura e fornisce assistenza legale alle vittime della guerra civile in Sudan. Dal 1988, il Premio è concesso dal Parlamento europeo a persone o organizzazioni che si distinguono nella difesa dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto. La cerimonia di consegna si terrà a Strasburgo l'11 dicembre.

 

Il vincitore del Premio Sacharov 2007 è Salih Mahmoud Osman, avvocato sudanese che lavora con l'organizzazione sudanese contro la tortura e fornisce la sua assistenza legale alle vittime della guerra civile in Sudan, nonché alle vittime degli abusi contro i diritti umani.

Lo ha annunciato all'Aula il Presidente HANS GERT Pöttering sottolineando che Osman si batte da 25 anni per i diritti umani in Sudan. «Senza democrazia, non c'è giustizia», ha detto il Presidente, sottolineando che il Parlamento ha voluto riconoscere il lavoro coraggioso dell'avvocato sudanese.

Gli altri due finalisti erano:

- Zeng Jinyan e Hu Jia, difensori dei diritti umani in Cina. Zeng Jinyan una -"cyber-dissidente" che, quotidianamente, nel suo blog denuncia gli abusi ai diritti umani perpetrati in Cina. Suo marito, Hu Jia, è un attivista a favore della lotta contro l'AIDS e nel campo ambientalista. 

- Anna Politkovskaya (a titolo postumo), giornalista russa e attivista dei diritti umani. Nota per la sua opposizione al conflitto ceceno, è stata assassinata il 7 ottobre 2006.

Riguardo a quest'ultima, il Presidente ha informato l'Aula che i leader dei gruppi politici hanno deciso di renderle omaggio con delle modalità che saranno definite nel corso della loro prossima riunione.

 

Cos'è il Premio Sacharov

 Istituito nel 1988, il Premio è attribuito ogni anno dal Parlamento a personalità e organizzazioni distintesi nella difesa dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, in particolare del diritto alla libertà di espressione, nella tutela dei diritti delle minoranze e nel rispetto del diritto internazionale.

 Ogni anno i gruppi politici del Parlamento europeo e gli eurodeputati nominano i candidati. Da questa lista, in occasione di una riunione straordinaria, la Commissione per gli affari esteri e quella per lo sviluppo individuano i "tre finalisti". Successivamente, i presidenti dei gruppi politici ("Conferenza dei Presidenti") scelgono il vincitore. Il Premio è formalmente consegnato dal Presidente del Parlamento europeo durante la sessione plenaria di dicembre, generalmente attorno al 10, giorno della firma nel 1948 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

 Oltre alla prestigiosa onorificenza, il vincitore del Premio riceverà una somma in denaro di 50.000 euro a titolo di ricompensa concreta per il suo impegno in difesa dei diritti umani.

 

 

VERTICE DI LISBONA: L'EUROPA PUÒ GUARDARE AL FUTURO

 

Dichiarazione del Consiglio e della Commissione - Risultati del Vertice informale dei capi di Stato e di governo (Lisbona, 18 e 19 ottobre 2007)

Dibattito: 23.10.2007

 

Il Primo Ministro portoghese ha presentato all'Aula i risultati del Vertice sulla riforma dei trattati. Molti gruppi hanno salutato il successo della riunione che permetterà all'UE di essere più democratica, più trasparente e più efficiente. Ma non hanno nascosto che avrebbero auspicato maggiore ambizione. Altri sono stati meno compiacenti o hanno chiesto di procedere a dei referendum per l'approvazione del nuovo Trattato. Diversi i commenti sul seggio supplementare attribuito all'Italia.

 

HANS-GERT PÖTTERING ha aperto il dibattito ringraziando la Presidenza portoghese per il grande impegno e il successo ottenuto a Lisbona con l'approvazione del nuovo trattato. Un grande successo «per tutti noi», ha precisato, che non sarebbe stato possibile senza il contributo del Parlamento europeo, che ha sempre posto tale argomento tra le sue priorità. E' per questo, ha insistito, che «siamo noi i grandi vincitori». Ha poi ribadito «in maniera molto ufficiale» che il diritto di voto del Presidente «non è stato discusso dal Consiglio europeo», pertanto il Presidente del Parlamento europeo, durante il voto, eserciterà il suo diritto. Nessuno, ha concluso, potrà privarlo di questo diritto e il Consiglio europeo non lo ha fatto.

 

Dichiarazione della Presidenza

José Sócrates ha sottolineato che si è trattato della più rapida CIG della storia europea, dal 23 luglio al 18 settembre. Ha quindi affermato che l'Europa «aveva bisogno di un accordo rapido e l'ha avuto, aveva bisogno di un segnale di fiducia e l'ha avuto, aveva bisogno di rivolgersi verso il futuro e vi è riuscita». Il segnale che l'Europa è capace di decidere rapidamente, anche quando si tratta di decisioni difficili. Ha quindi descritto come sono stati risolti i nodi che persistevano all'inizio del Vertice: la clausola di Ioannina, il numero di avvocati generali alla Corte di giustizia, la nomina dell'Alto Rappresentante per la politica estera, la delimitazione delle competenze tra UE e Stati e membri e la questione legata alla composizione del Parlamento europeo.

A questo proposito, ha spiegato che si è proceduto a un emendamento dell'articolo 9A del Trattato UE prevedendo che il numero di deputati non possa essere superiore a 750, «più il Presidente», mantenendo la degressività proporzionale della sua rappresentazione. Questo emendamento, ha aggiunto, è corredato da due dichiarazioni. Una precisa che il seggio addizionale è attribuito all'Italia e l'altra garantisce che il Consiglio europeo darà il proprio accordo sulla composizione del Parlamento europeo, in funzione della proposta del Parlamento stesso. Il Consiglio, ha proseguito, ha così accettato i criteri proposti dal Parlamento e ha proceduto a un adattamento giudicato accettabile, «nell'ottica di adattare l'attuale quadro durante il periodo 2009-2014».

Il trattato, ha poi affermato il Primo ministro, risolve la crisi del passato e «permette all'Europa di guardare al futuro»: ampliamento delle competenze legislative del Parlamento, ricorso alla maggioranza qualificata, nuova base giuridica per lo sviluppo della politica dell'immigrazione, migliore ripartizione delle competenze e rafforzamento del ruolo di controllo dei parlamenti nazionali. Particolarmente importante, ha sottolineato, è l'attribuzione di valenza giuridica vincolante alla Carta dei diritti fondamentali, che sarà proclamata dalle tre istituzioni il 12 dicembre. L'Europa uscita dal Vertice, ha proseguito, «è più forte» per affrontare le sfide mondiali e svolgere un ruolo in ambito internazionale. Lancia inoltre «un segnale di fiducia alla nostra economia e a tutti i cittadini».

 

Dichiarazione della Commissione

JOSÉ MANUEL BARROSO, sottolineando la cooperazione costruttiva del Presidente e dei rappresentanti del Parlamento europeo con la Commissione, ha enfatizzato il fatto che si tratta della prima volta in cui l'Europa, «non più divisa dalla cortina di ferro totalitaria», si accorda su un nuovo trattato. Con il consenso ottenuto a Lisbona, ha proseguito, «abbiamo sconfitto lo scetticismo e raggiunto gli obiettivi». Barroso ha in particolare apprezzato che le due condizioni non negoziabili poste dalla Commissione siano state rispettate: un progresso rispetto alla situazione attuale e il mantenimento delle competenze dell'Esecutivo comunitario e del metodo comunitario. Augurandosi un processo di ratificazione coronato di successo, ha concluso affermando che l'Unione ha bisogno di un nuovo trattato.

 

 

Nel dibattito è intervenuto JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE che, dopo aver espresso la soddisfazione del suo gruppo per i risultati ottenuti, ha affermato che finalmente l'Europa si è dotata degli «strumenti indispensabili per il suo funzionamento» e che l'accordo raggiunto a Lisbona «fornisce il segnale di una nuova dinamica europea». Ha quindi sottolineato l'importanza che questo trattato «sia la base di un progetto europeo fondato su una vera adesione dei cittadini». Le Istituzioni e gli Stati membri devono quindi impegnarsi «a dare corpo alle disposizioni del trattato che riguardano la via democratica dell'Unione» e fornire ai cittadini informazioni sul contenuto della Carta dei diritti fondamentali, che ne consacra i diritti essenziali.

Devono inoltre spiegare loro chi sono gli eletti del Parlamento - che saranno 751 nel 2009 - e come lavorano. Ma anche cosa significa il voto a maggioranza qualificata, che diventerà la regola e che permetterà all'Europa di agire in nuovi campi quali la cooperazione giudiziaria e di polizia, la protezione dell'ambiente, la politica economica o l'immigrazione. A suo parere occorre poi spiegare ai partner internazionali che dal 1° gennaio 2009 il «loro interlocutore principale» sarà l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e vicepresidente della Commissione europea così come il Presidente del Consiglio, eletto per due anni e mezzo, che faciliterà la coesione e il consenso in seno all'Unione europea.

Plaudendo al nuovo trattato che permetterà all'Europa di passare dai dibattiti all'azione, ha chiesto di impegnarsi in riforme «profonde e necessarie» per lottare efficacemente contro la criminalità, le minacce terroristiche ed i cambiamenti climatici ed ha infine invitato i suoi colleghi ad essere all'altezza delle attese dei cittadini europei.

 

 

 

ISTRUZIONE

 

 

TITOLI DI STUDIO COMPARABILI PER PROMUOVERE LA MOBILITÀ PROFESSIONALE

Doc. A6-0245/2007

Relatore MARIO MANTOVANI (PPE-DE/IT)

 

Relazione sulla proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla costituzione del Quadro europeo delle Qualifiche e dei Titoli per l’apprendimento permanente

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 23.10.2007 - Votazione: 24.10.2007

Il Parlamento, sulla base di un compromesso con il Consiglio, ha approvato l'istituzione di un Quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente che mira a migliorare la trasparenza, la comparabilità e la trasferibilità delle qualifiche nazionali. Ma intende anche consentire alle organizzazioni settoriali internazionali di collegare i propri sistemi di qualifica a un punto di riferimento comune europeo. Sarà così possibile agevolare la mobilità professionale degli europei.

 

Lo sviluppo e il riconoscimento delle conoscenze, abilità e competenze dei cittadini, secondo il Parlamento, sono fondamentali per lo sviluppo individuale, la competitività, l'occupazione e la coesione sociale della Comunità. Sotto tale profilo essi dovrebbero favorire la mobilità transnazionale dei lavoratori e degli studenti e contribuire a far fronte alle esigenze dell'offerta e della domanda sul mercato europeo del lavoro.

Con l'adozione di un maxi emendamento negoziato con il Consiglio dal relatore MARIO MANTOVANI (PPE/DE, IT) e condiviso dai principali gruppi politici, il Parlamento ha quindi approvato in via definitiva una raccomandazione - che non ha carattere vincolante - sulla costituzione del Quadro europeo delle Qualifiche e dei Titoli per l’apprendimento permanente (European qualifications framework - EQF). La raccomandazione intende contribuire ad ammodernare i sistemi dell'istruzione e della formazione, a collegare istruzione, formazione e occupazione e a gettare un ponte fra l'apprendimento formale, non formale e informale, conducendo anche alla convalida di risultati dell'apprendimento ottenuti grazie all'esperienza.

L'obiettivo della raccomandazione è di istituire un quadro di riferimento comune che funga da dispositivo di traduzione tra i diversi sistemi delle qualifiche e i rispettivi livelli, sia per l’istruzione generale e superiore che per l’istruzione e la formazione professionale. Ciò consentirà di migliorare la trasparenza, la comparabilità e la trasferibilità delle qualifiche dei cittadini rilasciate secondo le procedure vigenti nei vari Stati membri. Ciascun livello di qualifica dovrebbe, in teoria, essere raggiungibile tramite vari percorsi di istruzione e di carriera. L'EQF, inoltre, dovrebbe consentire alle organizzazioni settoriali internazionali di mettere in relazione i propri sistemi di qualifica con un punto di riferimento comune europeo, mostrando così il rapporto delle qualifiche settoriali internazionali con i sistemi nazionali di qualifica.

Più in particolare, è raccomandato agli Stati membri di usare l'EQF come strumento di riferimento per confrontare i livelli delle qualifiche dei diversi sistemi e per promuovere l'apprendimento permanente, le pari opportunità e l'ulteriore integrazione del mercato del lavoro europeo, «rispettando al contempo la ricca diversità dei sistemi d'istruzione nazionali». I sistemi nazionali delle qualifiche, inoltre, dovrebbero essere rapportati all'EQF entro il 2010. Se ritenuto opportuno, andrebbero sviluppati anche Quadri nazionali delle qualifiche. Gli Stati membri sono poi invitati a adottare misure affinché, entro il 2012, tutti i nuovi certificati di qualifica, i diplomi e i documenti Europass rilasciati dalle autorità competenti contengano un chiaro riferimento - in base ai sistemi nazionali di qualifica - al livello corrispondente del quadro europeo delle qualifiche.

In base alla raccomandazione, gli Stati membri dovrebbero poi adottare un approccio basato sui risultati dell’apprendimento nel definire e descrivere le qualifiche, nonché promuovere la validazione dell’apprendimento non formale e informale, in base ai principi europei comuni e prestando particolare attenzione ai cittadini più esposti alla disoccupazione o a forme di occupazione precarie. Sono inoltre chiamati a promuovere e applicare i principi di garanzia della qualità nell'istruzione e nella formazione quando stabiliscono corrispondenze tra le qualifiche relative all'istruzione superiore e alla formazione professionale previste nei sistemi nazionali di qualifica e l'EQF. Dovrebbero inoltre designare dei punti nazionali di coordinamento, che sostengano e orientino le corrispondenze tra il sistema nazionale delle qualifiche e il quadro europeo.

E' poi approvata l'intenzione della Commissione di sostenere gli Stati membri agevolando la cooperazione, lo scambio di buone pratiche e la sperimentazione, varando azioni di informazione e consultazione dei comitati di dialogo sociale e sviluppando materiale di supporto e di orientamento. Così come l'idea di istituire, entro un anno, un gruppo consultivo per il quadro europeo delle qualifiche incaricato di garantire la coerenza complessiva e promuovere la trasparenza del processo volto a stabilire corrispondenze tra i sistemi di qualifica e l'EQF. La Commissione ottiene inoltre il sostegno all'idea di promuovere stretti collegamenti tra il quadro europeo delle qualifiche e sistemi esistenti o futuri per il trasferimento e il cumulo delle unità di credito nel contesto dell'istruzione superiore e della formazione professionale. Ciò infatti potrà migliorare la mobilità dei cittadini ed agevolare il riconoscimento dei risultati dell'apprendimento.

Per completezza, va notato che la raccomandazione lascia impregiudicata la Direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, che conferisce diritti e doveri sia alla competente autorità nazionale sia al migrante. Il riferimento ai livelli del quadro europeo delle qualifiche non dovrebbe influire sull’accesso al mercato del lavoro, se le qualifiche professionali sono state riconosciute conformemente alla direttiva 2005/36/CE.

 

Data l'importanza del tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato dal relatore MARIO MANTOVANI (PPE/DE-I):

 

"Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ritengo che questa notte si stia avviando la relazione di un grande progetto atteso da anni in Europa, in ogni Stato membro, in ogni regione, in ogni città dell'Unione, un obiettivo perseguito da anni e sollecitato da diversi attori del mondo della scuola, del lavoro, del mercato e dell'economia, insomma richiesto dall'intera società.

Domani, con l'approvazione del quadro europeo delle qualifiche, porremo le basi per un miglior futuro anche per le prossime generazioni, che potranno avere a disposizione un punto di riferimento comune per il loro impegno culturale, scolastico, formativo, professionale e naturalmente di lavoro.

Infatti il quadro europeo delle qualifiche rappresenta, nel rispetto della strategia di Lisbona, un filo diretto per migliorare il rapporto fra scuola, università e lavoro, migliorare il rapporto fra l'apprendimento formale, informale e non formale, lungo tutto l'arco della vita, garantire la trasparenza nel riconoscimento dei titoli, delle certificazioni, sia a livello nazionale che settoriale, sempre in rapporto al quadro europeo, e rafforzare infine la cooperazione fra gli Stati membri in un campo così delicato quale quello della comparazione tra sistemi differenti.

Questo è il leit motiv che nel rispetto appunto della strategia di Lisbona ci ha spinto ad assumere le debite responsabilità, con una scelta che, sono certo, favorirà la crescita, lo sviluppo, la competitività, in un'Europa che non può prescindere, nei suoi obiettivi, dalla coesione sociale.

È un progetto che parte da lontano e che trae le sue origini dal processo di Bologna con il sistema di accumulazione e di trasferimento dei crediti, passa poi per il Vertice di Barcellona, per un sistema equivalente in materia di formazione professionale, trova il suo potenziamento a Bergen nel 2004 e poi ancora nel Consiglio del 2005, nel quale viene ribadita la necessità di adottare detto quadro. Un excursus storico in cui risulta chiara la volontà dei decisori europei di creare questo nuovo strumento considerato da molti rivoluzionario ma soprattutto necessario per quel processo di integrazione europea che da molti anni si sta inseguendo.

Sono convinto, signor Presidente, cari colleghi, che questo quadro favorirà non solo i transfrontalieri, ma sarà un volano per la mobilità interna dell'Unione - pensiamo agli studenti, ai lavoratori, ai ricercatori e ai volontari in generale, a tutti coloro che avranno necessità di muoversi liberamente in Europa senza creare allarmismi o vane preoccupazioni. Ricordate sicuramente la storia dell'idraulico polacco che spaventò la Francia: fu forse uno degli elementi determinanti per cui il popolo francese nel referendum votò contro la Costituzione europea.

Bene, il testo al quale siamo giunti è il risultato di molti mesi di lavoro, di una fitta collaborazione con i rappresentanti del Consiglio, sotto Presidenza portoghese, che ha percepito sin da subito l'importanza di questo ambizioso progetto.

È la Commissione, nella figura del Commissario Figeľ, che ha accompagnato questo percorso con estrema attenzione e disponibilità, ed è in questo quadro di condivisione che abbiamo potuto arricchire il testo, inserendo i concetti chiave cari alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali. Per questo sono molto grato ai colleghi, ai relatori-ombra, vedo l'onorevole Castex, l'onorevole Kusstatscher, l'onorevole dei liberali, ma anche l'onorevole Mann, l'onorevole Kasoulides, tutti coloro che hanno dato un contributo in questa direzione, perché con impegno e soprattutto con un generoso apporto, hanno appunto inserito questi concetti, che sono: l'integrazione sociale, i bisogni del mercato del lavoro, la formazione dell'individuo attraverso differenti percorsi formativi, la non discriminazione con l'inclusione delle persone svantaggiate, le pari opportunità, il rispetto del principio di sussidiarietà con la creazione dei punti di coordinamento all'interno degli Stati membri.

Abbiamo anche ribadito il carattere non vincolante della raccomandazione, che resta comunque di natura legislativa, non certo per debolezza, ma piuttosto per senso di responsabilità e di realismo, al fine di favorire e promuovere l'applicazione di detto strumento in quei paesi che necessitano di un tempo più lungo. Insomma è certamente un lavoro perfettibile, ma, ahinoi, in questa vita terrena tutto è perfettibile, ma sono convinto che siamo di fronte a un testo con un'anima e una coscienza.

Credo che il lavoro del Parlamento europeo, che è quello di legiferare per i reali interessi dei cittadini, questo l'abbiamo fatto e l'approvazione del testo in prima lettura ne è la dimostrazione, grazie anche alla commissione per la cultura e l'istruzione con l'onorevole Gaľa, alla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, alla commissione ITRE, che hanno dato giustamente il loro contributo."

 

 

 

ALLARGAMENTO

 

 

LA TURCHIA TUTELI LA LIBERTÀ DI CULTO

Doc. B6-0376/2007

 

Risoluzione sulle relazioni UE-Turchia

Dibattito: 24.10.2007 - Votazione: 24.10.2007

 

Il Parlamento vede con favore le annunciate riforme in Turchia, ma indica i settori in cui vanno realizzati ulteriori progressi. Chiedendo il rispetto delle minoranze religiose e condannando l'uccisione di Padre Santoro, sollecita un controllo civile sui militari e il rispetto della libertà d'espressione. La Turchia dovrebbe rispettare gli impegni su Cipro, non procedere ad azioni militari sproporzionate in Iraq nella lotta al terrorismo curdo e agevolare la riconciliazione con gli armeni.

 

Il Parlamento ha adottato una risoluzione che, in vista della prossima pubblicazione della relazione della Commissione sui progressi della Turchia verso l'adesione, ricorda come l'apertura dei negoziati con tale paese costituisca un «punto di partenza di un processo senza limiti di tempo». Ricorda inoltre che «la piena osservanza di tutti i criteri di Copenaghen rimane la base per l'adesione all'UE al pari della capacità di integrazione dell'Unione».

 

Accelerare le riforme

Congratulandosi con la Turchia per lo svolgimento di elezioni «libere ed eque» e per l'elezione del nuovo Presidente come «segno della robustezza della democrazia turca», il Parlamento invita il Presidente Gül a promuovere «il pluralismo e l'unità del popolo turco nel quadro di uno Stato laico». A tale proposito, auspica che il nuovo governo turco «acceleri il processo di riforma al fine di ottemperare agli impegni definiti nel partenariato per l'adesione» e pertanto si compiace dell'impegno assunto dal nuovo governo di intensificare il processo di riforma nei prossimi mesi e anni.

Salutando il favorevole sviluppo economico registrato dalla Turchia negli ultimi anni e gli sforzi compiuti per allinearsi con l'acquis comunitario in materia di energia, il Parlamento sottolinea l'importanza della Turchia «quale nodo di transito ai fini della diversificazione delle forniture di gas all'UE». D'altra parte, ricorda che sono necessarie riforme per migliorare il funzionamento della magistratura e la lotta alla corruzione, il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali della persona umana, la tutela dei diritti delle donne, l'attuazione di una politica di tolleranza zero nei confronti della tortura, nonché la protezione dei diritti delle minoranze e dei diritti culturali e religiosi.

 

Tutelare le minoranze religiose

Il Parlamento rileva l'esigenza di istituire un quadro giuridico chiaro che consenta alle minoranze religiose di praticare liberamente la propria religione autorizzandole, tra l'altro, a possedere proprietà immobiliari e a formare il proprio clero. Preoccupato della decisione della Corte di cassazione turca sul Patriarcato ecumenico, esorta il nuovo governo turco a conformare la propria condotta nei confronti delle minoranze religiose ai principi della libertà religiosa. Invita inoltre la Commissione a sollevare tali questioni con il nuovo governo turco e ad indicare in quale modo lo Strumento di preadesione «possa essere utilizzato per la tutela del patrimonio cristiano». 

I deputati condannano poi vivamente l'assassinio di Hrant Dink, l'omicidio del sacerdote cristiano Andrea Santoro, l'uccisione di tre cristiani a Malatya, l'attacco terrorista ad Ankara e tutti gli altri atti di violenza di matrice politica o religiosa. Auspicando piena luce su tali circostanze, rilevano quindi l'urgente necessità di combattere efficacemente contro tutte le forme di estremismo e di violenza e di vietarle a tutti i livelli della vita pubblica in Turchia. Invitano inoltre il governo turco a rafforzare la protezione dei gruppi, delle minoranze e dei singoli individui che si sentono esposti a minacce e discriminazioni.

 

Controllo parlamentare sui militari, libertà d'espressione e diritti delle donne

Preoccupato «per le ripetute ingerenze delle forze armate turche nel processo politico», il Parlamento rileva la necessità di ulteriori sforzi per garantire «un pieno ed efficace controllo civile sulle forze armate». Occorre quindi che le autorità civili possano sorvegliare la definizione e l'attuazione della strategia di sicurezza nazionale e che vi sia «un totale controllo parlamentare» sulla politica militare e di difesa, nonché sui servizi segreti, la gendarmeria e la polizia del paese.

Invitando la Commissione a fornire un sostegno mirato alla società civile, il Parlamento esorta la Turchia ad abrogare tutte le disposizioni del codice penale che consentono restrizioni arbitrarie dell'espressione di opinioni non violente e a garantire quindi la libertà di espressione e la libertà di stampa. In proposito, deplora la recente condanna di Saris Seropyan e Arat Dink. Invita inoltre il nuovo governo turco a adottare misure concrete per garantire il pieno rispetto dei diritti sindacali e chiede alla Commissione di richiamare l'attenzione sull'esigenza di potenziare le sue azioni volte ad eliminare la violenza e le pratiche discriminatorie nei confronti delle donne. In proposito, i deputati deplorano che le violazioni dei diritti delle donne, in particolare i cosiddetti "delitti d'onore", «siano tuttora un problema gravemente preoccupante».

 

La questione cipriota

Nell'esortare il nuovo governo turco ad applicare integralmente le disposizioni contenute nell'accordo di associazione e nel suo protocollo aggiuntivo, il Parlamento ricorda che l'inadempimento da parte della Turchia degli impegni assunti nel quadro del partenariato per l'adesione «continuerà ad influenzare negativamente il processo negoziale». Rammaricandosi che non vi sia stato «alcun progresso sostanziale verso una soluzione globale della questione di Cipro», esorta ambedue le parti affinché adottino un atteggiamento costruttivo per trovare, nel quadro dell'ONU, una soluzione globale «basata sui principi su cui è fondata l'UE». In proposito, ricorda «che il ritiro delle forze turche agevolerebbe la negoziazione di un accordo».

 

 

 

La questione curda

Il Parlamento ritiene necessaria una strategia globale per lo sviluppo socioeconomico della Turchia sud-orientale e invita la Commissione ad indicare come sostenerlo con lo Strumento di preadesione. Esorta poi il nuovo governo a favorire una soluzione duratura della questione curda e ad impegnarsi per conseguire miglioramenti significativi nell'ambito della vita sociale, economica e culturale. D'altra parte, condanna fermamente le violenze del PKK e di altri gruppi terroristi e reitera il suo appello al PKK affinché dichiari e rispetti una tregua immediata e incondizionata.

Rileva poi la necessità di portare avanti la lotta al terrorismo «in modo proporzionato alla minaccia» e nel pieno rispetto delle norme internazionali. In proposito, il Parlamento si dice profondamente preoccupato per le conseguenze di una possibile azione militare transfrontaliera delle forze turche nell'Iraq settentrionale. Invita quindi la Turchia a non realizzare azioni militari sproporzionate che violino la sovranità territoriale dell'Iraq. Dovrebbe inoltre intensificare la cooperazione militare e di polizia con l'Iraq allo scopo di disinnescare la tensione esistente alla frontiera. Per i deputati, peraltro, il governo regionale curdo in Iraq «deve assumersi la responsabilità di impedire gli attacchi terroristici» dal Nord del Paese.

 

La questione armena

Il Parlamento ribadisce l'auspicio che la Turchia «ponga fine ad ogni blocco economico o chiusura delle frontiere e si astenga da minacce o attività militari tali da aumentare la tensione con i paesi limitrofi». Chiede poi di intavolare un dibattito franco e aperto sugli eventi passati e, in proposito, reitera l'appello ai governi turco e armeno «affinché avviino un processo di riconciliazione concernente il presente e il passato». La Commissione dovrebbe agevolare la riconciliazione turco-armena avvantaggiandosi della cooperazione regionale realizzata nell'ambito della Politica europea di vicinato e della Sinergia del Mar Nero. Il riferimento esplicito al riconoscimento del genocidio armeno, proposto da emendamenti dell'UEN, della GUE/NGL, dell'ITS e di un gruppo di deputati, è stato respinto dall'Aula a grande maggioranza.

 

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

 

IL FUTURO DELLA SERBIA È NELL'UNIONE EUROPEA

Doc. A6-0325/2007

 

Relazione recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sulle relazioni tra l'Unione europea e la Serbia

Procedura: Iniziativa

 

Il Parlamento saluta i progressi realizzati dalla Serbia negli ultimi tempi e, ribadendo la prospettiva europea di questo paese, ricorda che la piena collaborazione con il Tribunale penale internazionale è condizione preliminare alla firma dell'Accordo di associazione. Chiede inoltre una migliore protezione delle minoranze, un quadro giuridico per gli sfollati del Kosovo, maggiore impegno nella lotta alla corruzione e garanzie per la libertà di informazione e espressione.

 

Approvando la relazione, il Parlamento sottolinea anzitutto che «il futuro della Serbia è nell'Unione europea», notando come questo paese costituisce «un importante fattore di stabilità e prosperità nella regione», mentre la prospettiva di adesione all'UE rappresenta un forte incentivo per le riforme. Ritiene poi che la Serbia «meriti un encomio speciale» per la risoluzione pacifica di una serie di difficili sfide nel corso dell'ultimo anno, tra cui la dissoluzione dell'Unione statale di Serbia e Montenegro, le elezioni parlamentari eque e libere e la formazione di un nuovo governo caratterizzato da un impegno pro-europeo.

Accoglie inoltre con soddisfazione il completamento, dopo un'interruzione di 13 mesi, dei negoziati tecnici per un accordo di stabilizzazione e associazione (ASA) tra il governo serbo e l'UE e, in tale ambito, incoraggia le due parti a prendere tutte le misure necessarie per evitare ogni possibile ritardo tecnico prima della firma dell'accordo affinché questa possa avvenire entro la fine del 2007. Tale firma, precisano i deputati, è «un passo importante sulla strada dell'adesione all'Unione europea». D'altra parte, osservano come l'accordo raggiunto al Consiglio europeo del giugno 2007 crei il quadro istituzionale necessario per gli allargamenti futuri, «consentendo all'UE e alla Serbia di condurre in modo dinamico il processo di adesione, sulla base dello sviluppo e dei meriti della Serbia».

Compiacendosi del desiderio del governo serbo di cooperare con il Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (ICTY), «che apre la strada a un'ulteriore cooperazione con l'Unione europea», il Parlamento insiste sulla necessità che essa porti rapidamente a risultati supplementari. Ricorda inoltre alla Serbia che la firma dell'ASA è subordinata alla piena collaborazione con l'ICTY, conducendo all'arresto di tutti i rimanenti accusati. In proposito, rileva che i recenti arresti «provano che le autorità serbe sono in grado di trovare e catturare quanti sono accusati di crimini di guerra». In tale contesto, invita il parlamento serbo a adottare una dichiarazione che denunci il genocidio di Srebrenica. Una proroga del mandato dell'ICTY dovrebbe essere presa in considerazione.

Il Parlamento plaude all'operato del Procuratore serbo per i crimini di guerra, ma deplora la poca trasparenza dei processi per crimini di guerra e la mancanza di volontà politica per «risalire dagli esecutori immediati ai mandanti». A suo parere, inoltre, le sentenze del Tribunale serbo per i crimini di guerra a carico di quattro membri del gruppo paramilitare "Scorpioni" per l'esecuzione di sei musulmani di Srebrenica «non riflettano l'odiosa natura del crimine». I cittadini della Serbia, è poi sottolineato, hanno il diritto di conoscere la verità «sulle politiche di guerra e genocidio condotte in loro nome» e l'identità dei criminali di guerra. Occorre quindi riaprire la commissione sulla verità e la riconciliazione, anche per promuovere un clima positivo nelle parti del paese che sono state maggiormente colpite dai conflitti interetnici.

I deputati notano inoltre con soddisfazione che la Serbia ha una nuova costituzione che include disposizioni positive nel campo dei diritti umani, ma osservano che il quadro giuridico per la protezione delle minoranze «deve essere ulteriormente migliorato», in particolare nella regione multietnica della Vojvodina. D'altra parte, si compiacciono dello stanziamento di fondi a favore dell'integrazione dei rom, ma esprimono preoccupazione per l'assenza di un approccio politico generale finalizzato a migliorare la vita e le condizioni di vita dei rom e per le persistenti discriminazioni nei confronti di questa comunità. Si attendono quindi l'adozione di leggi che garantiscano un migliore quadro giuridico per la protezione dei diritti delle minoranze e prevedano la loro integrazione nelle strutture statali.

Si dicono poi convinti che un aspetto essenziale inerente ai diritti dell'uomo consista nel trovare soluzioni durature per i profughi (dalla Croazia e in parte dalla Bosnia-Erzegovina) e per gli sfollati interni dal Kosovo. E, deplorando vivamente i pochi progressi compiuti, chiedono al governo serbo l'adozione di un chiaro quadro giuridico che disciplini il diritto al ritorno nel proprio luogo d'origine e al risarcimento dei beni. Accogliendo con favore la recente cooperazione fra Belgrado e Priština, il Parlamento invita l'UE ad assegnare sufficienti risorse finanziarie alla Commissione internazionale per le persone scomparse, per consentirle di completare il lavoro entro il 2010. Ritiene peraltro che la definizione dello status del Kosovo consoliderà la stabilità nei Balcani occidentali e faciliterà l'integrazione della regione nell'Unione europea.

Il Parlamento riconosce i progressi compiuti nella lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, pur rilevando che quest'ultima «rimane un grave problema», in particolare in seno alle forze di polizia e al sistema giudiziario. Valutando positivamente il trasferimento di competenze dall'esercito alla polizia in materia di protezione delle frontiere dello Stato, auspica «una riforma sostanziale» delle forze di polizia, dei servizi di sicurezza e dell'esercito, «includendo misure che prevedano un maggiore controllo civile delle forze militari». Sottolinea poi la necessità che la riforma del sistema giudiziario venga portata avanti, in particolare per quanto concerne i tempi processuali, la protezione dei testimoni, la lotta contro la corruzione e l'indipendenza dei giudici.

In materia di libertà d'informazione e di espressione, i deputati chiedono la definizione di regole «assolutamente democratiche» che disciplinino la concessione di licenze per la trasmissione di programmi radiotelevisivi, prevedendo anche la possibilità di ricorso. La relazione, inoltre, «lamenta profondamente» che non vi siano stati progressi nella risoluzione di casi riguardanti assassini di giornalisti e «mette in guardia contro la sempre maggiore frequenza, nei media e in politica, di discorsi improntati all'odio di cui sono bersaglio attivisti, giornalisti e politici impegnati nel campo dei diritti umani». Condanna anche la denigrazione pubblica degli attori della società civile che criticano il governo o richiamano l'attenzione su temi sensibili quali i crimini di guerra.

Il Parlamento rileva con soddisfazione che la Serbia ha compiuto significativi progressi economici dal 2000, con un tasso medio annuo di crescita del 5%. Tuttavia nota che ciò non si è tradotto in una riduzione della povertà o dell'elevato tasso di disoccupazione (superiore al 20%). Ritiene, invece, che la lotta contro tali problemi rappresenta «una sfida fondamentale per il nuovo governo». Le autorità serbe sono inoltre invitate a migliorare il clima economico per gli investimenti esteri e la trasparenza nelle relazioni commerciali, a adottare con urgenza leggi sulla restituzione delle proprietà in linea con quelle di altri paesi e a portare avanti il ravvicinamento alle norme ambientali dell'UE.

I deputati accolgono con favore la firma, il 18 settembre 2007, degli accordi di facilitazione del visto e di riammissione e sollecitano il Consiglio a garantirne l'entrata in vigore entro fine 2007. Chiedono inoltre una tabella di marcia concreta per una circolazione senza visti e misure di supporto intese ad offrire maggiori opportunità di viaggiare. Invitano poi il Consiglio a esaminare la possibilità di istituire un sistema comune di gestione delle domande di visto per alleviare il carico di lavoro dei consolati e assicurare tempi ragionevoli nel trattamento delle pratiche. Accolgono, infine, con favore l'adozione di una strategia nazionale globale di lotta contro il traffico di esseri umani ma, sollecitando maggiore rigore, chiedono di assicurare che i trafficanti ricevano e scontino pene detentive corrispondenti alla natura del reato.

 

Nel dibattito è intervenuto MARCELLO VERNOLA Vicepresidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'impegno delle autorità serbe a collaborare con il procuratore Carla Del Ponte debba continuare con maggiore decisione per poter assicurare la cattura dei criminali di guerra. È questa una condizione condivisa di sicurezza per l'intera area balcanica e per l'intera Unione europea, oltre che un obbligo giuridico e morale.

Bisogna anche garantire un rinnovo di impegno del governo serbo per un clima di serena convivenza di tutte le etnie presenti sul territorio. Il Ministero degli interni ha già intrapreso iniziative di prevenzione e controllo degli incidenti interetnici in Vojvodina sin dal 2004, ma occorre favorire la partecipazione delle minoranze alla vita sociale e la loro adeguata rappresentazione nelle istituzioni.

Siamo tutti a favore di un'immediata risoluzione dello status del Kosovo già a partire da dicembre, ma molti resteranno i problemi irrisolti, a partire dalla necessaria repressione della criminalità organizzata albanese che destabilizza tutta l'area geografica comprendente anche l'area confinante della Macedonia e dell'Albania, quindi un pericolo enorme per la sicurezza comune dell'intera area balcanica.

Non dobbiamo abbandonare il Kosovo a se stesso, dobbiamo esigere che tutta l'area balcanica venga messa sotto sicurezza attraverso una continua presenza dell'Unione europea. Da questo punto di vista un'accelerazione dell'ingresso della Serbia nell'Unione europea garantirebbe la stabilizzazione dell'area anche a fronte dei traffici illeciti in tutti i settori possibili e immaginabili che imperversano in tutta l'area balcanica, a partire dal settore ambientale.

Dobbiamo esigere che la Serbia affronti presto una seria politica ambientale nel settore dell'energia, nel settore della depurazione delle acque, nel settore del ciclo integrato dei rifiuti, per evitare che la criminalità organizzata metta le mani anche su questo settore."

 

 

AFGHANISTAN: OPPIO PER LA PRODUZIONE DI ANALGESICI

Doc. A6-0341/2007

 

Osservando un aumento impressionante della produzione di oppio in Afghanistan, il Parlamento raccomanda al Consiglio la definizione di una strategia globale di controllo della produzione che preveda anche progetti pilota per la coltivazione in piccola scala di oppio a fini terapeutici, fondata su un sistema di licenze. Allo stesso tempo, occorre procedere all'estirpazione selettiva dei papaveri, agire contro i principali trafficanti locali e lottare contro la corruzione.

 

Approvando con 368 voti favorevoli, 49 contrari e 25 astensioni la relazione, il Parlamento osserva anzitutto che la produzione di oppio in Afghanistan, raddoppiata rispetto a due anni fa, «raggiunge attualmente un livello impressionante», coprendo il 93% del mercato globale degli oppiacei. Rileva inoltre che circa il 40% del PIL dell'Afghanistan è imputabile all'oppio, mentre il settore del papavero impiega 3,3 milioni di persone (su una popolazione di più di 31 milioni di persone). Notano, peraltro, che diverse fonti identificano il traffico di stupefacenti illegali come la principale fonte di finanziamento degli insorti, dei signori della guerra, dei talebani e dei gruppi terroristici.

 

Il Parlamento pertanto raccomanda al Consiglio di elaborare e sottoporre al governo afgano, nel quadro di programmi di riduzione dell'offerta illecita patrocinati dall'Unione europea, un piano e una strategia globali intesi a controllare la produzione di stupefacenti in Afghanistan, migliorando la governance e lottando contro la corruzione ai livelli più alti dell'amministrazione afgana (in particolare al ministero degli Interni), avvalendosi degli strumenti giuridici internazionali esistenti. Ma anche dirigendo l'azione contro i principali trafficanti sul posto.

 

Per i deputati occorre inoltre migliorare lo sviluppo rurale nel suo insieme, soprattutto nelle regioni più povere e in quelle non ancora dedite alla produzione di oppio su ampia scala. Inoltre, è necessario impegnarsi, «in modo attento e selettivo», nell'estirpazione manuale dei papaveri da oppio. Al riguardo, raccomandano al Consiglio di opporsi, nel quadro di programmi di sviluppo integrato, al ricorso alle suffumigazioni come metodo di estirpazione del papavero in Afghanistan.

Per il Parlamento, il Consiglio dovrebbe inoltre «esaminare la possibilità» di prevedere progetti pilota per la conversione, su piccola scala, di una parte delle attuali colture illegali di papavero in campi per la produzione legale di analgesici a base di oppio. In tale contesto, precisa un emendamento del PPE/DE approvato dall'Aula, occorre sottoporre la relativa produzione a una «rigorosa vigilanza» di un organismo internazionale, come l'UNDCP. A questo andrebbe affidata la supervisione e l'intervento «per evitare che la produzione sia dirottata in altri mercati illegali come quello dell'eroina».

 

Il Consiglio dovrebbe inoltre offrire la sua assistenza «nell'esame della possibilità e della fattibilità» di un progetto pilota scientifico "Il papavero per la medicina", inteso ad indagare in che modo la concessione di licenze «può contribuire ad alleviare la povertà, a diversificare l'economia rurale, a promuovere lo sviluppo generale e ad aumentare la sicurezza, nonché il modo in cui può diventare un elemento positivo degli sforzi multilaterali compiuti a favore dell'Afghanistan». Al contempo si dovrà assicurare che venga istituito un meccanismo per escludere le regioni «in cui i recenti progressi nell'affermazione della legalità e la conseguente eliminazione o riduzione delle colture possono essere facilmente compromessi».

 

Nel dibattito è intervenuto CARLO FATUZZO (PPE/DE-I):

 

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, non ho il minimo dubbio che l'onorevole Cappato, al quale mi lega amicizia da lungo tempo, stia cercando disperatamente di dare un contributo alla lotta contro la droga nel mondo e all'aiuto agli sfortunati giovani o anziani che si trovano a soffrire vicini alla morte e possono essere aiutati anche dalle droghe, ma purtroppo non posso trovarmi sulla sua linea.

Non sono purtroppo, lo ripeto, del tuo pensiero, perché credo che il problema nasce proprio dal fatto che la tua proposta coinvolge l'Afghanistan, uno Stato nel quale più insicurezza non ce ne potrebbe essere. Sì, c'è l'Iraq che forse è più insicuro, ma credo che l'Afghanistan non sia certo il luogo dove si possa iniziare un tentativo di convincere i contadini ad abbandonare la coltivazione per loro molto lucrosa del papavero e passare a coltivazioni molto più giuste e molto più da Antico Testamento e anche da civiltà contadina che tutti quanti noi conosciamo.

Proprio dalla tua relazione si evince chiaramente che la più grande quantità di droga nel mondo, all'incirca la metà, proviene proprio dall'Afghanistan e in Afghanistan la coltivazione dell'oppio è illegale. Eppure, pur essendo illegale, da loro arriva la metà della materia prima necessaria per uccidere i nostri giovani o per renderli vittime dei trafficanti di droghe che li invitano come sappiamo a questa nefasta, per loro e per tutta la società, pratica della droga.

Credo che l'unica arma per lottare contro tutti i trafficanti di droga, a partire dai contadini dell'Afghanistan, che a mio parere sono i primi trafficanti di droga superati dall'incapacità del governo afgano, non per colpa sua in questo momento, ma dall'incapacità di controllarli e di vigilare che rende impossibile lottare contro la droga se non con la prevenzione e quindi contribuendo a ridurre al massimo la coltivazione dell'oppio.

Per questo motivo il gruppo del Partito popolare europeo è contrario a questa parte della relazione dell'onorevole Cappato e credo che debba questo che sto dichiarando essere chiaro a tutti al di là del risultato di domani."

 

 

 

AMBIENTE

 

 

RIDURRE LE EMISSIONI DI CO2 DALLE AUTO IN EUROPA

Doc. A6- 0343-/2007

 

Relazione sulla strategia comunitaria per ridurre le emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 22.10.2007 -. Votazione: 24.10.2007

 

Il Parlamento chiede di ridurre fino a 125 g/km le emissioni di CO2 delle auto entro il 2015, ottenendo tale obiettivo con il solo ricorso a miglioramenti tecnici dei veicoli. Sollecitando obiettivi a lungo termine più ambiziosi, auspica l'istituzione di un sistema di penali e una migliore pubblicità delle prestazioni ecologiche delle auto, nonché incentivi fiscali e sistemi di rottamazione per rinnovare il parco macchine. Occorre poi agire su stile di guida, biocarburanti e viabilità.

 

Approvando la relazione il Parlamento nota anzitutto che circa il 19% delle emissioni di CO2 (biossido di carbonio o anidride carbonica) dell'Unione europea è prodotto da autovetture e veicoli utilitari leggeri, «con volumi assoluti in continua crescita» dovuti soprattutto all'aumento del parco auto e alla crescente potenza delle nuove auto. Accoglie quindi con favore il progetto della Commissione di presentare un quadro giuridico UE per giungere all'obiettivo di ridurre le emissioni medie di CO2.

Il Parlamento, tuttavia, riconosce che l'industria automobilistica ha bisogno di un periodo tra i 5 e i 7 anni per modificare la progettazione dei veicoli nel modo più economico e che occorrono anche "misure supplementari" (come l'uso di biocarburanti) per permettere la riduzione delle emissioni. Pertanto, propone che siano stabiliti obiettivi annuali vincolanti a partire dal 2011 allo scopo di promuovere miglioramenti tecnici ai veicoli al fine di garantire che, «solo con questi strumenti», le emissioni medie di tutte le autovetture immesse sul mercato UE nel 2015 non superino i 125 g di CO2/km. D'altra parte, invita la Commissione a presentare proposte legislative e misure tali da garantire, tramite azioni complementari nel contesto dell'approccio integrato, riduzioni delle emissioni di ulteriori 10 g di CO2/km.

Inoltre, i deputati insistono sulla necessità che, a partire dal 1° gennaio 2020, le emissioni medie non superino i 95 g di CO2/km. A tal fine, ritengono che l'UE dovrebbe fornire sostegno alla necessaria promozione dell'innovazione attraverso il Settimo programma quadro di ricerca e sottolineano la necessità di una promozione più intensa della ricerca e dello sviluppo di veicoli ad emissioni zero, come i veicoli elettrici o a idrogeno. Ma già entro il 2016, secondo i deputati, dovrebbero essere definiti obiettivi a più lungo termine da parte della Commissione, dopo una dettagliata valutazione dell'impatto costi/benefici. Al riguardo, prevedono che questi obiettivi «richiederanno forse ulteriori riduzioni delle emissioni a 70 g di CO2/km o ancor meno entro il 2025».

D'altra parte, il Parlamento propone l'introduzione al 1° gennaio 2012 di un nuovo meccanismo di mercato chiuso, il sistema di riduzione delle quote di carbonio (CARS), in base al quale i costruttori e gli importatori saranno soggetti a penali in proporzione a eventuali superamenti dei limiti di emissione per autovettura venduta. Tali penali, è precisato, dovrebbero essere fissate in modo prevedibile e rigoroso, con la possibilità di essere compensate mediante crediti riscattabili concessi alle autovetture nuove dello stesso produttore con emissioni inferiori ai valori limite. Il gettito delle penali, suggeriscono i deputati, potrebbe essere utilizzato per finanziare la ricerca volta a ridurre le emissioni di CO2 e per fornire aiuti al trasporto pubblico locale.

Allo stesso tempo, il Parlamento invita la Commissione a tenere conto della fattibilità tecnica, dell'efficacia sotto il profilo dei costi, dell'impatto ambientale e dell'acquistabilità delle nuove automobili nell'arco del loro ciclo di vita all'atto dell'adozione di misure legislative vincolanti che potrebbero influenzare il ritmo del rinnovo del parco auto. Anche perché rileva che le norme comunitarie disciplinano un mercato di 17-18 milioni di veicoli l'anno e, pertanto, si attende che un'ambiziosa politica UE di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra «stimoli una crescita economica basata sulla conoscenza e la creazione di posti di lavoro nell'industria dell'indotto automobilistico».

Nel sottolineare l'importanza di permettere a veicoli particolari di superare i limiti di emissione per evitare distorsioni eccessive del mercato automobilistico, il Parlamento si dice favorevole a fornire forti incentivi per conseguire riduzioni delle emissioni. Ritiene tuttavia che il futuro regime «non dovrebbe ricompensare ... i costruttori di veicoli storicamente più inquinanti» che, invece, dovrebbero «contribuire in misura maggiore alla riduzione di CO2». Andrebbero piuttosto premiate le tecnologie più avanzate e i combustibili alternativi che limitano i gas ad effetto serra (ibridi, idrogeno, veicoli elettrici o altri combustibili alternativi). La Commissione dovrebbe quindi presentare proposte che tengano conto delle differenze tra dimensioni delle auto e costi tecnologici connessi al conseguimento della riduzione delle emissioni e della possibilità economica che diversi tipi di clienti acquistino nuove autovetture, «assicurando sia la diversità che l'equità sociale».

Il Parlamento incoraggia la Commissione a introdurre nuove misurazioni e standard che possano consentire la definizione di un valore fisso che associ la riduzione della CO2 a utili miglioramenti nelle specifiche delle automobili il cui uso dipenderà dal comportamento del singolo conducente. Cita, ad esempio, gli indicatori del cambio di velocità, l'uso di econometri, una climatizzazione altamente efficiente, migliori lubrificanti, i sistemi di avviamento/spegnimento a regime minimo, i pneumatici a bassa resistenza all'avanzamento e sistemi di controllo della pressione dei pneumatici.

«Non avendo alcuna fiducia nella possibile efficacia della proposta di accordo volontario sulla pubblicità delle autovetture nuove», il Parlamento invita la Commissione a presentare una proposta volta a introdurre obblighi giuridici in materia di etichettatura, pubblicità e commercializzazione delle autovetture nuove nel mercato interno, in modo da fornire informazioni esaurienti e comprensibili ai consumatori. Andrebbero quindi fissati requisiti minimi obbligatori e uniformi per la visualizzazione di informazioni sui risparmi di carburante e sulle emissioni di CO2 delle nuove auto, sugli autoveicoli stessi, nella pubblicità, nella letteratura commerciale e promozionale e negli autosaloni. Come nel caso dei pacchetti di sigarette, raccomanda in particolare, di dedicare almeno il 20% dello spazio dedicato alla promozione di nuove auto a informazioni sui risparmi di carburante e sulle emissioni di CO2. Propone inoltre l'introduzione di un codice vincolante per la pubblicità che vieti le indicazioni ecologiche false e di un sistema di valutazione delle prestazioni ambientali "stella verde".

 

I deputati, d'altra parte, chiedono agli Stati membri di incoraggiare la domanda di autovetture con minori emissioni ricorrendo, in particolare, a misure fiscali. Invitano pertanto la Commissione e gli Stati membri ad introdurre incentivi economici per il ritiro dalla circolazione delle vecchie auto e a garantire che una parte delle tasse sugli autoveicoli sia modulata in base alle emissioni di CO2 e di altre sostanze inquinanti. Appoggiano, inoltre, una tassazione delle autovetture e dei carburanti alternativi basata sulle emissioni di CO2, in modo da stabilire gli incentivi adeguati per i consumatori e per l'industria.

 

Il Parlamento preme anche per l'adozione di misure supplementari che riguardano il comportamento dei conducenti e le infrastrutture, «che pure hanno un elevato potenziale in termini di prevenzione delle emissioni di CO2». Occorre quindi promuovere uno stile di guida attento ai consumi, i biocarburanti e il miglioramento dei sistemi di gestione del traffico. D'altra parte, temendo che il maggior uso di biocarburanti aumenti il prezzo degli alimenti e una più rapida distruzione delle foreste, sollecita norme di certificazione rigorose per i biocarburanti d'importazione. Chiede poi di valutare le potenzialità dei combustibili gassosi alternativi (come il gas naturale) e il lancio di una campagna europea sulla guida eco-compatibile. In proposito, ritiene che la patente di guida debba essere rilasciata unicamente a chi ha completato un corso di guida eco-compatibile.

 

La Commissione dovrebbe presentare entro la fine dell'anno una proposta legislativa riguardo alle emissioni di CO2 da parte delle auto, sulla quale il Parlamento dovrà pronunciarsi nell'ambito della procedura di codecisione. 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0291/2007 - Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi

-       Doc. A6-359/2007 - Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla commercializzazione dei prodotti fitosanitari

Il Parlamento ha approvato due relazioni riguardanti il pacchetto legislativo sull'utilizzo sostenibile dei pesticidi e sulla commercializzazione dei prodotti sanitari. In generale, chiede norme più rigorose sull'uso dei pesticidi, soprattutto per tutelare le persone più vulnerabili, come gestanti e bambini. Chiede il bando dell'irrorazione aerea dei pesticidi, salvo deroghe ben definite, e zone cuscinetto nei pressi dei corsi d'acqua, nonché il divieto d'uso nei parchi e nei terreni da gioco.

 

 

 

 

CONSUMATORI

 

 

CARO PREZZI: AUMENTARE LE QUOTE LATTE

Docc. B6-0400, 0401, 0402, 0403, 0404, 0405/2007

 

Risoluzione sull'aumento dei prezzi dei mangimi e dei prodotti alimentari

Procedura: Risoluzione comune- Dibattito: 23.10.2007 - Votazione: 25.10.2007

 

Sottolineando le difficoltà incontrate da allevatori e consumatori per l'aumento dei prezzi, il Parlamento chiede un aumento temporaneo delle quote latte. Nel sostenere che tali aumenti non si ripercuotono sui redditi degli agricoltori, sollecita un'indagine sugli effetti della concentrazione nel commercio al dettaglio. Ritiene che la promozione dei biocarburanti non deve penalizzare la produzione alimentare e, scettico sulla sospensione dei dazi, respinge l'idea di contingenti all'esportazione.

 

Approvando con 464 voti favorevoli, 30 contrari e 44 astensioni una risoluzione comune sostenuta dalla maggioranza dei gruppi politici (eccetto GUE/NGL, IND/DEM e ITS), il Parlamento accoglie positivamente la recente decisione dei ministri dell'Agricoltura dell'UE di sospendere, per il 2008, gli obblighi in materia di ritiro dalla produzione. Al riguardo, prende atto delle stime secondo cui ciò consentirà di liberare circa 2,9 milioni di ettari per la produzione cerealicola e di aumentare il raccolto del prossimo anno di circa 10 milioni di tonnellate. D'altra parte, deplora che il Consiglio non abbia fatto propria la proposta del Parlamento di sospendere anche per il 2009 il regime di ritiro dalla produzione e si attende che la questione «venga affrontata nel quadro dell'imminente revisione generale della PAC».

Prendendo atto delle osservazioni del commissario Fischer Boel secondo cui, a causa dell'aumento dei costi dei mangimi, i prezzi della carne e dei prodotti a base di carne potrebbero registrare nel 2008 un aumento fino al 30%, constata con preoccupazione che, rispetto a un anno fa, gli avicoltori europei si trovano a dover pagare il 40-60% in più per i mangimi. Sottolinea peraltro che i mangimi rappresentano il 60% circa dei loro costi totali. Il Parlamento nota inoltre che l'aumento dei prezzi del latte nel 2007 rappresenta per i produttori lattieri un aumento di reddito modesto, ma urgentemente necessario. Esso inoltre risulta problematico per i consumatori e rende più difficile l'approvvigionamento di prodotti lattiero-caseari da parte di scuole e ospedali. Invita, pertanto, la Commissione a proporre con urgenza e a titolo provvisorio un aumento delle quote lattiere per stabilizzare i prezzi del mercato interno.

I deputati tengono poi a evidenziare che il costo delle materie prime «è una componente relativamente secondaria del costo totale di numerosi prodotti alimentari». E, in proposito, osservano che, anche dopo i recenti aumenti dei prezzi del frumento, il costo del frumento rappresenta meno del 10% del prezzo al dettaglio di un pane nel Regno Unito e meno del 5% del prezzo al dettaglio di una "baguette" in Francia. La Commissione e gli Stati membri sono quindi invitati ad analizzare il divario tra prezzi agricoli alla produzione e prezzi praticati dai grandi dettaglianti. In particolare, occorre indagare sulle conseguenze della concentrazione nel settore del commercio al dettaglio che, per i deputati, «ricadono principalmente sui piccoli produttori, le piccole imprese e i consumatori». La Commissione, inoltre, dovrebbe ricorrere a tutti gli strumenti giuridici disponibili «qualora dovessero essere individuati abusi legati al potere di mercato».

Sottolineando che solo una percentuale molto modesta della produzione cerealicola dell'UE è utilizzata attualmente per la produzione di biocarburanti, il Parlamento osserva che, dal 2004, la superficie riservata a colture energetiche nell'UE è decuplicata, arrivando a 2,84 milioni di ettari. D'altra parte, per i deputati, i biocarburanti «costituiscono attualmente l'unica possibilità di sostituzione dei carburanti fossili disponibile su vasta scala sul mercato» e, a differenza di questi ultimi, «sono rinnovabili e possono produrre importanti riduzioni delle emissioni di gas ad effetto serra». Osservano peraltro che di una tonnellata di cereali per la produzione di bioetanolo, fino al 40% ritorna al settore dell'alimentazione animale in forma di sottoprodotti.

Commissione e Stati membri sono quindi invitati a promuovere l'uso e la produzione della bioenergia di seconda generazione, che comporta la trasformazione di effluenti di allevamento e di residui agricoli, anziché di prodotti agricoli primari. Occorre anche realizzare una valutazione di impatto ambientale e in materia di sicurezza alimentare che tenga conto dell'attuale concorrenza per la conquista di terre e risorse tra la produzione di derrate alimentari e quella di combustibili vegetali, includendovi l'impatto del cambiamento climatico e possibili misure atte ad evitare un'ulteriore riduzione delle risorse disponibili per la produzione alimentare.

L'Aula ha respinto cinque emendamenti avanzati dal PPE/DE relativi al contributo degli Organismi geneticamente modificati (OGM) nella soluzione del problema della crescita dei prezzi. Uno di questi osservava con preoccupazione che il fatto di impedire l'approvazione di prodotti GM «provoca un aumento dei prezzi di altre materie prime per mangimi», danneggiando la competitività degli allevatori UE e determinando «una situazione paradossale in cui i consumatori dell'UE acquistano carne e prodotti d'origine animale provenienti da paesi terzi che impiegano mangimi geneticamente modificati». Un altro si rammaricava del divieto di fatto di importazione di sottoprodotti del granturco dagli Stati Uniti «per la mancanza di autorizzazione per i prodotti geneticamente modificati».

Il Parlamento constata poi con grande preoccupazione che il costo degli alimenti composti è aumentato di 75 euro la tonnellata e continua ad aumentare a causa di una grave penuria di cereali foraggeri. Ciò, sottolineano i deputati, rappresenta un costo supplementare di 10 miliardi di euro per il settore dell'allevamento dell'UE. Tuttavia, sottolineano che l'intenzione del Consiglio di sospendere, per il 2008, i dazi all'importazione sui cereali, rischia di indebolire la posizione negoziale dell'UE sull'accesso al mercato nel quadro dei negoziati OMC. Questa decisione, ammoniscono inoltre i deputati, «non dovrebbe servire da precedente per altri settori, come quello del riso». Allo stesso tempo, respingono qualsiasi iniziativa intesa ad imporre contingenti all'esportazione e dazi sulla produzione agricola dell'UE e chiedono che gli operatori dei paesi terzi «siano sottoposti agli stessi rigorosi controlli cui sono soggetti i produttori dell'UE».

Consapevole che la riduzione delle scorte alimentari mondiali ha ripercussioni particolarmente gravi sui paesi a basso reddito con deficit alimentare nel mondo in via di sviluppo, constata che, nell'insieme, i PVS spenderanno quest'anno «la cifra record di 52 miliardi di dollari per le importazioni di cereali». La Commissione dovrebbe quindi presentare misure e strumenti atti ad evitare perturbazioni nell'approvvigionamento alimentare e gli effetti inflazionistici di ulteriori aumenti dei prezzi. Ma anche procedere ad un'analisi approfondita delle tendenze del mercato mondiale nella prospettiva di prendere in considerazione, nell'ambito della revisione generale della PAC, la creazione di meccanismi permanenti che garantiscano un adeguato approvvigionamento del mercato in futuro.

 

 

MADE IN: SUBITO IL REGOLAMENTO SULL'INDICAZIONE DELL'ORIGINE

 

Il Parlamento ha approvato una dichiarazione scritta con la quale chiede agli Stati membri di adottare senza indugio la proposta di regolamento volta a introdurre l'indicazione obbligatoria del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi nell'UE. I deputati sottolineano che ciò è nell'interesse dei consumatori, dell'industria e della competitività nell'Unione europea.

 

Il Presidente ha annunciato all'Aula che la maggioranza dei deputati del Parlamento europeo ha sottoscritto la dichiarazione scritta sul Made in che, pertanto, sarà iscritta al processo verbale e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale diventando così posizione ufficiale dell'Assemblea.

Con essa, il Parlamento invita gli Stati membri a adottare «senza indugio» la proposta di regolamento volta a introdurre l'indicazione obbligatoria del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi nell'UE, «nell'interesse dei consumatori, dell'industria e della competitività nell'Unione europea».

Sottolinea infatti che l'Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e nota che, a tal fine, «l'informazione sull'origine delle merci è un elemento fondamentale». Anche perché sta aumentando il numero di casi di «indicazioni fuorvianti e fraudolente» dell'origine delle merci importate nell'Unione europea, compromettendo potenzialmente la sicurezza dei consumatori. Il Parlamento osserva inoltre che alcuni dei principali partner commerciali dell'Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno già introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

-       Doc. A6-0352/2007 - Risoluzione sulla raccomandazione di decisione del Consiglio relativa all'adesione della Bulgaria e della Romania alla convenzione del 18 dicembre 1997 stabilita in base all'articolo K.3 del trattato sull'Unione europea relativa alla mutua assistenza e alla cooperazione tra amministrazioni doganali

 

 

 

SANITÁ PUBBLICA

 

 

SIGARETTE SPENTE NEI LOCALI CHIUSI E IN PRESENZA DI MINORI

Doc. A6- 0336-/2007

 

Relazione sul Libro verde "Verso l'Europa senza fumo: opzioni per un'iniziativa dell'Unione europea"

 

Il Parlamento chiede nuove norme volte a abolire in tutta l'UE la possibilità di fumare in locali chiusi e nei parchi giochi pubblici e a imporre sui produttori la responsabilità per i danni alla salute, nonché ulteriori misure per proteggere i minorenni. Per i deputati occorre anche rendere di forte impatto le avvertenze sui pacchetti di sigarette, bandire gli additivi nocivi e agire sul fronte fiscale. Sono poi necessarie misure di sostegno alla disintossicazione e campagne d'informazione.

 

Approvando con 561 voti favorevoli, 63 contrari e 36 astensioni la relazione, il Parlamento si compiace anzitutto per il Libro verde della Commissione, «che getta le basi di una politica europea responsabile della tutela dei cittadini dai gravi danni che il fumo comporta per la salute», nonché per l'azione di quegli Stati membri che hanno già adottato misure efficaci per la protezione dal fumo passivo. Anche perché i deputati notano che, nell'Unione europea, si registrano ogni anno 650.000 vittime per le conseguenze del fumo e 80.000 vittime del fumo passivo. I fumatori, d'altra parte, sono una minoranza: rappresentano infatti il 30% dei cittadini europei.

 

Fumo bandito da tutti i luoghi chiusi

Il Parlamento chiede alla Commissione di proporre una modifica della direttiva quadro sulla sicurezza e la salute sul posto di lavoro (89/391/CEE) che richieda a tutti i datori di lavoro di garantire un luogo di lavoro senza fumo. Agli Stati membri, invece, suggerisce di presentare, entro due anni, una proposta che preveda «un divieto totale di fumo in tutti i luoghi di lavoro chiusi, incluso il settore della ristorazione, nonché in tutte le istituzioni pubbliche e sui mezzi di trasporto pubblici all'interno dell'Unione europea». Invita inoltre la Commissione a presentare entro il 2011 una proposta legislativa volta a tutelare i non fumatori nell'ambito della normativa sulla sicurezza e la salute sul lavoro, «riconoscendo in tale contesto le disposizioni nazionali già vigenti negli Stati membri».

A tale proposito, invita gli Stati membri che hanno introdotto un divieto totale del fumo nei luoghi pubblici, nei bar e nei ristoranti, a mettere a punto e sottoscrivere una carta volontaria per una "zona europea senza fumo", «creando così un gruppo di punta di Stati membri che hanno già adottato un divieto totale del fumo sulla base di un accordo volontario». Chiede inoltre ai paesi firmatari della carta di considerare la possibilità di conferire a tale carta volontaria carattere legislativo attraverso la procedura di cooperazione rafforzata.

 

Nuovi divieti per tutelare i minorenni

Il Parlamento chiede agli Stati membri di impegnarsi a dimezzare il fumo fra i giovani entro il 2025. Invita poi la Commissione a valutare ulteriori misure da adottare a livello dell'Unione europea a sostegno di una strategia globale di controllo del tabacco e di disassuefazione dal fumo.  Propone, ad esempio, di vietare in tutta l'UE l'uso di tabacco in presenza di minorenni nel trasporto privato e la vendita dei prodotti del tabacco ai giovani di età inferiore ai 18 anni. Invita inoltre gli Stati membri a vietare il fumo nei parchi giochi pubblici entro due anni. Chiedono poi di subordinare l'installazione di distributori automatici di sigarette alla loro inaccessibilità da parte dei minori, nonché l'eliminazione dei prodotti del tabacco dagli espositori self-service nel commercio al dettaglio, il divieto della commercializzazione a distanza (ad esempio via Internet) dei prodotti del tabacco ai giovani di età inferiore ai 18 anni e il bando della pubblicità su Internet. Vanno poi promosse misure preventive e campagne contro il fumo destinate ai giovani.

 

Pacchetti di sigarette più dissuasivi

Il Parlamento invita la Commissione a presentare proposte per emendare la direttiva sulla produzione di tabacco in modo da eliminare il requisito di indicare la percentuale di catrame, nicotina e monossido di carbonio sulle confezioni di sigarette, poiché «fornisce ai consumatori un raffronto ingannevole». Ma non solo, dovrebbe anche includere un rinnovato catalogo di avvertenze visive «di dimensioni più grandi e di forte impatto» da apporre obbligatoriamente su tutti i prodotti del tabacco venduti nell'Unione europea. In proposito, raccomanda di includere un'avvertenza relativa al rapporto tra fumo e cecità (degenerazione maculare senile), corredate di adeguate immagini a sostegno del messaggio. Tali avvertenze, precisano i deputati, dovrebbero figurare su entrambi i lati dei pacchetti e indicare chiaramente i riferimenti a strutture di contatto che possono aiutare i fumatori a smettere di fumare.

 

Bando degli additivi nocivi

La modifica della direttiva sul tabacco dovrebbe inoltre prevedere l'obbligo per i produttori di mettere a disposizione del pubblico tutti i dati tossicologici esistenti per gli additivi e le sostanze contenute nel fumo di tabacco. Occorre poi prevedere il divieto immediato di tutti gli additivi che inducono l'assuefazione e di quelli cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione, nonché l'introduzione di una procedura dettagliata di registrazione, valutazione e autorizzazione degli additivi del tabacco, e un'etichettatura completa di tutti gli additivi del tabacco. Così come l'elaborazione di un elenco esaustivo degli additivi del tabacco e delle sostanze presenti nel fumo nonché informazioni specifiche per i consumatori.

 

Produttori di sigarette responsabili per i danni alla salute

Il Parlamento invita la Commissione a presentare, possibilmente entro il 2008, una proposta di modifica della "direttiva sulla produzione di tabacco" (2001/37/CE), che preveda perlomeno l'applicazione della responsabilità del prodotto ai produttori e l'istituzione della responsabilità del produttore per il finanziamento di tutte le spese sanitarie imputabili al consumo di tabacco. Chiede inoltre la realizzazione di un sistema di finanziamento che imponga ai produttori di prodotti a base di tabacco «di sostenere tutti i costi relativi alla creazione e al mantenimento delle strutture di valutazione e monitoraggio (laboratori indipendenti, personale, indagini scientifiche)».

 

 

Una tassazione minima europea e lotta al contrabbando

I deputati, inoltre, chiedono alla Commissione di invitare gli Stati membri a introdurre «una tassazione indicizzata su tutti i prodotti del tabacco» e suggeriscono l'introduzione di un livello minimo di tassazione in tutta l'UE per tutti i prodotti a base di tabacco. Sollecitano poi maggiori controlli contro il contrabbando di tabacco e, in proposito, plaudono alla decisione dell'Italia di vietare tutti i trasporti di sigarette non etichettate come metodo per combattere il contrabbando e facilitare la determinazione d'origine. Chiedono agli Stati membri di sospendere la promozione dell'acquisto di prodotti del tabacco mantenendo al minimo le imposte nei rispettivi paesi.

 

Sostegno alla disintossicazione e campagne informative

La relazione invita gli Stati membri a adottare le misure di supporto per facilitare i fumatori che intendono smettere di fumare. Propone così di garantire un maggiore accesso alle terapie di disassuefazione attraverso il rimborso e gli interventi di operatori sanitari e una maggiore accessibilità ai prodotti che coadiuvano la disassuefazione dal tabacco (prodotti sostitutivi della nicotina) attraverso un'aliquota IVA ridotta. Dovrebbero inoltre integrare nei sistemi sanitari nazionali le consulenze destinate a porre termine alla dipendenza da nicotina.

I deputati, infine, invitano gli Stati membri e la Commissione a svolgere campagne educative e di sensibilizzazione concernenti sani stili di vita adatti a tutte le fasce di età e a tutti i gruppi sociali «in modo da consentire alle persone di assumere le proprie responsabilità nei confronti di se stesse e, se del caso, dei propri figli». Queste campagne dovrebbero godere del finanziamento UE, anche dopo la scadenza del fondo comunitario del tabacco.

 

L'Assemblea ha approvato inoltre la seguente relazione:

-       Doc. A6- 0336-/2007 - Risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori, per quanto riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione

 

 

 

ENERGIA

 

 

ENERGIA NUCLEARE CONTRO I GAS A EFFETTO SERRA

Doc. A6-0348/2007

 

Relazione sulle fonti energetiche convenzionali e le tecnologie energetiche

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 22.10.2007 - Votazione: 24.10.2007

 

Il Parlamento riconosce che la scelta nucleare spetta ai singoli Stati membri, ma ne sottolinea i vantaggi per la diversificazione delle fonti e la lotta ai cambiamenti climatici. Chiede quindi di sviluppare reattori di IV generazione, mantenere nell'UE un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo pubblico. Ma le fonti energetiche fossili sono ancora necessarie: privilegiando il gas naturale e le tecnologie per la cattura del carbonio e sviluppando la ricerca su nuove tecnologie.

 

Approvando con 509 voti favorevoli, 153 contrari e 30 astensioni la relazione, il Parlamento accoglie con favore le comunicazioni della Commissione sulla produzione sostenibile di energia elettrica da combustibili fossili, sul piano strategico europeo per le tecnologie energetiche nonché sul programma indicativo per il settore nucleare. Sottolinea poi che il mercato interno dell'energia continuerà a essere soggetto a distorsioni fintanto che non verrà applicato alla politica energetica il principio "chi inquina paga" sancito dal trattato CE e, pertanto, sollecita gli Stati membri «a internalizzare tutti i costi esterni nel prezzo dell'energia, inclusi tutti i costi ambientali e accessori».

 

Riaprire la discussione sull'energia nucleare, senza preconcetti

Nel considerare importante la diversificazione delle fonti energetiche a causa della crescente scarsità di risorse, il Parlamento segnala la rilevanza della fissione e della (futura) fusione nucleare ai fini della sicurezza dell'approvvigionamento. Sostiene quindi la proposta formulata nel marzo 2007 dal Consiglio europeo di realizzare una discussione «senza preconcetti» sulle opportunità e sui rischi dell'energia nucleare. Anche perché osserva che questa fonte energetica «è un elemento rilevante» della produzione di energia elettrica in 15 dei 27 Stati membri e, quindi, nell'intera Unione europea, «dato che fornisce un terzo degli approvvigionamenti elettrici dell'UE». D'altra parte, riconoscendo che la scelta di ciascuno Stato membro a favore o contro l'energia nucleare «continua ad essere di sua competenza esclusiva», sottolinea che essa «può avere ripercussioni sull'evoluzione dei prezzi dell'elettricità in altri Stati membri».

Il Parlamento rileva peraltro che l'energia nucleare «è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa», e ne sottolinea anche il «ruolo potenziale ai fini della protezione del clima», visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell'UE a basso tenore di carbonio. Segnala inoltre che decisioni a breve e medio termine sull'uso dell'energia nucleare «avranno effetti diretti anche sugli obiettivi climatici che l'UE potrebbe realisticamente fissare». Mentre «in caso di uscita dall'energia nucleare non si potranno conseguire gli obiettivi in materia di riduzione dei gas a effetto serra e di lotta contro il cambiamento climatico».

I deputati evidenziano poi che le riserve mondiali di uranio hanno una durata stimata di oltre 200 anni e che esse «rendono possibile disporre in futuro di alternative al fine di diversificare i rischi politici concernenti la sicurezza delle forniture». La produzione di energia nucleare, inoltre, «beneficia di una notevole indipendenza rispetto alle possibili fluttuazioni dei prezzi dell'uranio», visto che il costo del combustibile ha un impatto solo limitato sul prezzo dell'elettricità».

Sottolineano peraltro che l'energia nucleare ha «un futuro a lungo termine», in quanto dipende largamente dall'utilizzazione di risorse che permettono di estendere le sue potenzialità per «migliaia di anni», riducendo «in modo estremamente significativo il volume e l'attività dei rifiuti prodotti». A questo proposito, la Commissione e gli Stati membri sono invitati a definire e applicare piani di smaltimento definitivo per ridurre al minimo l'immagazzinamento intermedio dei rifiuti. E' poi ricordato che i reattori di quarta generazione «dovrebbero migliorare lo sfruttamento efficace dei combustibili e ridurre la quantità di rifiuti».

In tale contesto, il Parlamento segnala espressamente il ruolo dei prestiti Euratom e invita gli Stati membri a rendere possibile anche in futuro «tale importante strumento». Allo stesso tempo, sottolinea che, visti i lunghi periodi di investimento, sono necessarie «condizioni quadro stabili in campo giuridico e politico». Evidenzia però l'importanza di un dialogo pubblico aperto sull'energia nucleare in ogni Stato membro al fine di stimolare la consapevolezza dell'opinione pubblica in merito alla conseguenze positive e negative dell'energia nucleare prima di prendere eventuali decisioni politiche.

I deputati, d'altra parte, ritengono essenziali ulteriori miglioramenti delle norme di sicurezza per le centrali nucleari, il rapido sviluppo della tecnologia della fusione nucleare e corrispondenti incrementi degli investimenti nella ricerca. Notando come i fondi destinati alla ricerca nel settore dell'energia nucleare siano essenzialmente destinati alla tecnologia della sicurezza, sottolineano che negli ultimi 40 anni la produzione di energia nucleare nell'UE ha avuto uno sviluppo industriale su vasta scala «in condizioni sempre migliori di affidabilità e sicurezza». Nel compiacersi poi della richiesta della Commissione di predisporre livelli di riferimento comuni per la sicurezza nucleare, chiedono che questi siano «fissati ai più elevati standard di sicurezza possibili».

La Commissione è poi invitata a proporre iniziative per mantenere nell'UE l'elevato livello di competenze necessario «affinché l'opzione di ricorrere a tale fonte di energia continui ad essere praticabile». Il Parlamento accoglie quindi con favore l'insediamento di un gruppo di alto livello "sicurezza nucleare e smaltimento dei rifiuti" e sottolinea l'importanza della piattaforma tecnologica dell'energia nucleare sostenibile, avviata nel settembre 2007, «ai fini della messa a punto di un'agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare». Gli sforzi, inoltre, dovrebbero essere combinati con la ricerca volta a sviluppare una nuova generazione di tecnologia nucleare sostenibile. Rileva inoltre le possibili sinergie con le energie rinnovabili, ad esempio «offrendo metodi originali per la produzione efficace ed economica di idrogeno o di biocarburanti».

 

Le fonti energetiche fossili sono ancora necessarie

Nell'evidenziare che i combustibili fossili «continueranno ad essere della massima importanza ai fini della sicurezza dell'approvvigionamento energetico dell'UE», il Parlamento pone l'accento sul valore del gas naturale in quanto combustibile fossile con il minor tenore di carbonio. In proposito, mette in guardia riguardo alla dipendenza unilaterale da determinati fornitori o vie di trasporto del gas e sottolineano l'importanza del gas naturale liquefatto ai fini della diversificazione delle importazioni di gas.

 

La Commissione è poi sollecitata ad effettuare ricerche geologiche a più ampio raggio al fine di reperire nuovi giacimenti di combustibili fossili nell'UE. I deputati, peraltro, deplorano che la Commissione non abbia discusso con maggiori dettagli la sicurezza dell'approvvigionamento di petrolio nel contesto del pacchetto energetico. Notano inoltre che i combustibili fossili potrebbero costituire la base per la produzione su vasta scala di idrogeno, da utilizzare contemporaneamente come vettore energetico e combustibile.

 

Per i deputati, in termini di sicurezza dell'approvvigionamento e di efficienza dei costi, è «poco ragionevole ostacolare con falsi incentivi di mercato la costruzione di centrali elettriche a carbone più moderne ed efficienti». La Commissione dovrebbe quindi garantire che il sistema di scambio delle quote di emissione non ostacoli la sostituzione degli impianti esistenti con altri più moderni aventi «un minore impatto sul clima». Le attuali centrali elettriche a combustibili fossili dovrebbero anche «migliorare l'efficienza energetica e le prestazioni ambientali». Allo stesso tempo è importante informare gli abitanti delle zone in cui sono situate centrali elettriche alimentate a carbone in merito ai pericoli che ne derivano.

Il Parlamento raccomanda poi che la prossima generazione di impianti energetici sia equipaggiata con la tecnologia per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS) ove tecnologicamente possibile. Ma i deputati ritengono che la tecnologia CCS «sia solo uno dei potenziali strumenti per affrontare il problema del cambiamento climatico». Tale tecnologia, inoltre, «non è necessariamente una soluzione fattibile per le piccole centrali elettriche». Occorre peraltro che venga commissionata una mappatura geologica dettagliata per identificare il potenziale per lo stoccaggio sicuro del CO2 e i siti più idonei per esso.

 

Sviluppare nuove tecnologie energetiche

Il Parlamento sottolinea che si potrà garantire all'UE un approvvigionamento energetico sostenibile «soltanto con un notevole sforzo di ricerca». Esorta, pertanto, a sfruttare le possibilità offerte dalla politica di coesione e ad investire in nuove tecnologie energetiche, in particolare su quelle relative alle energie rinnovabili e ai combustibili fossili sostenibili. Ritiene pertanto «vitale» che il Piano strategico europeo per la tecnologia energetica tenga pienamente conto della tendenza a lungo termine verso l'utilizzazione della tecnologia delle energie rinnovabili e verso il miglioramento delle prestazioni energetiche in tutti i settori dell'economia. Suggerisce infine di «investire massicciamente capitali nell'innovazione, nella ricerca applicata» per quanto riguarda le reti energetiche intelligenti e le tecnologie Grid, anche perché gli investimenti realizzati al di fuori dell'UE «potrebbero mettere a rischio a medio termine la posizione all'avanguardia dell'Europa in tali tecnologie».

 

 

 

BILANCIO

 

BILANCIO 2008: PIÙ FONDI A GALILEO E ALL'IET

 

-       Doc. A6-0397/2007 - Relazione sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008 (Sezione III)

-       Doc. A6-0394/2007 - Relazione sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008 (Sezioni I, II, IV, V, VI, VII, VIII, IX)

Procedura: Bilancio - Dibattito: 24.10.2007 - Votazione: 25.10.2007

 

Il Parlamento ha completato la prima lettura del Bilancio 2008. Rispetto alle proposte del Consiglio, i deputati chiedono un netto aumento degli stanziamenti per il programma Galileo e per l'Istituto europeo di tecnologia. Aumentano poi i finanziamenti per aiutare Kosovo e Palestina e, pur criticandone l'operato, propongono un rialzo della dotazione di Frontex. Riguardo alle proprie spese, il Parlamento dà la priorità alla politica di informazione in vista delle elezioni 2009.

 

Per il Bilancio 2008, il Parlamento europeo chiede un importo complessivo dei crediti di pagamento pari a 124.194.465.143 euro (lo 0,99% del reddito nazionale lordo dell'Unione) e un importo totale dei crediti d'impegno pari a 129.679.886.518, superiori quindi a quelli proposti sia dalla Commissione sia dal Consiglio. Il progetto preliminare di Bilancio, infatti, prevedeva 121.533.058.612 euro in crediti di pagamento (0,97% dell'RNL dell'UE) e 129.118.196.987 in crediti d'impegno, mentre la proposta del Consiglio chiedeva, rispettivamente, 119.140.254.634 euro (0,95%) e 128.401.211.009 euro. Il Bilancio 2007, d'altra parte, contava 115.497.218.623 euro in crediti di pagamento e 126.575.468.349 in crediti d'impegno.

Il Parlamento propone infatti di ristabilire il livello delle spese suggerite dalla Commissione e di attingere pienamente ai margini previsti dalle prospettive finanziarie 2007-2013. Chiede infatti di aumentare sostanzialmente il finanziamento di Galileo, di rafforzare il sostegno a Palestina e Kosovo e, soprattutto, di ristabilire gli stanziamenti per le linee di bilancio relative a competitività, crescita e occupazione e quelli a favore della coesione che erano stati tagliati dal Consiglio. Quello del 2008 è il primo Bilancio della storia comunitaria che prevede stanziamenti a favore della crescita e dell'occupazione superiori a quelli dedicati all'agricoltura e alle risorse naturali.

 

Crescita sostenibile e occupazione (sottorubriche 1a e 1b)

Per la sottorubrica 1a (competitività), il Parlamento chiede 9.993.390.100 euro in crediti di pagamento. Per la sottorubrica 1b (coesione), chiede invece 42.447.382.507 euro. I deputati hanno adottato una serie di emendamenti relativi alle vecchie linee di bilancio dei fondi strutturali ora inserite nelle rubriche 1a e 1b. Hanno così ripristinato l'importo di oltre un miliardo di euro tagliato dal Consiglio alle sottorubriche su competitività e coesione per programmi identificati come essenziali nell'ambito della Strategia di Lisbona.

In tale contesto, il Parlamento ha attribuito particolare importanza al sistema di navigazione satellitare europeo Galileo e all'Istituto europeo di tecnologia (IET). I deputati chiedono infatti  un aumento di 739 milioni di euro per il progetto Galileo e l'IET fino a raggiungere un totale di 890 milioni di euro in crediti d'impegno (400 milioni in crediti di pagamento).

Ritengono infatti che Galileo dev'essere finanziato interamente dal bilancio UE e pertanto sostengono la proposta della Commissione di rivedere le prospettive finanziarie 2007-2013 per garantire stanziamenti sufficienti. Giudicano infatti totalmente inadeguati i crediti di pagamento proposti dal Consiglio (151 milioni di euro). La Commissione, peraltro, aveva presentato in settembre un nuovo piano di finanziamento per Galileo. Si tratterà di trovare un consenso con il Consiglio in merito al superamento delle soglie di spesa stabilite dalle prospettive finanziarie 2007-2013. Se ciò non fosse possibile, propongono di trasferire l'importo previsto per Galileo a programmi come quello per l'apprendimento permanente o per le reti transeuropee, per evitare di perdere questo finanziamento.

Lo stesso vale per l'Istituto europeo di tecnologia (IET): i deputati propongono di finanziare il comitato direttivo con 2,9 milioni di euro (in crediti d'impegno e di pagamento) e di creare una nuova linea di bilancio per il finanziamento delle "Comunità delle conoscenze e dell'innovazione" (CCI). Come per le altre agenzie comunitarie, la dotazione finanziaria attribuita all'amministrazione sarebbe distinta da quella relativa al funzionamento. Le spese operative dell'IET, inoltre, dovrebbero essere trasferite dalla rubrica "istruzione e cultura" a quella per la "ricerca e innovazione".

 

Conservazione e gestione della risorse naturali (rubrica 2)

Il Parlamento propone di destinare 54.888.048.603 euro alla rubrica relativa alle risorse naturali e all'agricoltura. I deputati si oppongono fermamente «alle riduzioni indiscriminate proposte dal Consiglio per numerose linee» e chiedono il ripristino degli importi proposti dalla Commissione per molte di queste linee. Pur osservando che il Consiglio avrà l'ultima parola sulle spese obbligatorie. Esprimono poi preoccupazione per la lentezza dell'adozione dei programmi operativi del pilastro "sviluppo rurale" della PAC, che ritengono una priorità, attendendosi quindi «rapidi miglioramenti al riguardo».

 

Libertà, sicurezza e giustizia (sottorubrica 3a)

Tenuto conto dell'urgenza rappresentata dalle questioni legate all'immigrazione, il Parlamento, respingendo le riduzioni proposte dal Consiglio alle dotazioni delle agenzie comunitarie, propone di portare a 70 milioni (+30 milioni) la dotazione di Frontex. I deputati tuttavia non rinunciano a criticare i risultati ottenuti finora dall'Agenzia e propongono pertanto di mettere in riserva il 30% degli stanziamenti per l'amministrazione. La riserva sarà tolta, quando il direttore dell'Agenzia giustificherà i fallimenti occorsi e presenterà un piano per aumentare l'efficacia operativa di Frontex. Il Parlamento, inoltre, invita Frontex a presentare regolarmente un quadro della situazione e delle future operazioni previste. All'intera sottorubrica attribuisce 533.196.000 euro.

 

Cittadinanza (sottorubrica 3b)

Proponendo un importo di 708.253.006 euro per questa rubrica, il Parlamento ripristina gli importi proposti dalla Commissione per i programmi Cultura 2007, Media 2007 e Gioventù in azione. Chiede inoltre di destinare fondi a una serie di progetti pilota e di azioni preparatorie nuove e in corso in questo settore. Nell'ambito dello strumento finanziario per la protezione civile, appoggia la messa a disposizione di risorse aggiuntive consistenti di una forza in stato di allerta pronta a far fronte a catastrofi naturali o provocate dall'uomo nonché ad attacchi terroristici o a incidenti ambientali.

 

L'UE quale partner globale (rubrica 4)

Per l'azione esterna dell'UE, il Parlamento prevede di stanziare 8.132.663.400 euro. Propone di decurtare del 20% i fondi per la PESC per riportarli ai livelli 2007 e di utilizzare i 40 milioni di euro così ottenuti per finanziare altre priorità. I deputati, infatti, approvano gli aumenti proposti dalla Commissione, in particolare per il Kosovo e la Palestina (lettera rettificativa del settembre 2007) e propongono un importo aggiuntivo di 10 milioni da destinare alle due regioni. Chiedono inoltre di ricorrere allo strumento di flessibilità per un importo totale di 87 milioni di euro al fine di coprire le spese PESC e altre priorità. Di questi, 40 milioni sarebbero destinati a finanziare le missioni in Kosovo e Palestina. Alla fin dei conti, la PESC potrà contare come previsto su 200 milioni di euro, poiché il ricorso allo strumento di flessibilità coprirebbe la riduzione del 20% proposta.

 

Le spese del Parlamento europeo

Approvando con 499 voti favorevoli, 24 contrari e 42 astensioni la seconda relazione, i deputati rammentano che il 2008 è il primo esercizio finanziario completo - e l'ultimo della corrente legislatura - prima dell'entrata in vigore del nuovo Statuto dei deputati. Ritengono pertanto che si debba tenere conto di tale circostanza in vista delle prossime necessità di copertura finanziaria.

Esprimono poi preoccupazione per l'incidenza futura degli incrementi delle spese immobiliari al di là del tasso di inflazione, chiedendo che, nella prospettiva dell'entrata in vigore dello statuto dei deputati nel 2009, «sia presentato all'autorità di bilancio entro il 31 marzo 2008 un piano di investimenti immobiliari per i prossimi tre anni, comprendente i costi di rinnovo». Chiedono poi di valutare, a livello interistituzionale, la maniera in cui potrebbero essere migliorate le condizioni relative agli appalti pubblici per l'acquisto e la locazione degli immobili da parte delle istituzioni UE.

Ritengono, inoltre che occorre tener conto dell'opinione dei cittadini UE in merito alla dispersione geografica del Parlamento fra le tre sedi di lavoro con tutte le conseguenze che ne derivano sul piano finanziario e ambientale. Ma l'Aula ha soppresso un paragrafo che invitava le presidenze del Parlamento e del Consiglio a negoziare, «salvaguardando il valore simbolico di Strasburgo con la proposta di tenervi sedute plenarie due volte l'anno». 

La relazione approvata chiede anche «un Parlamento ecologico». Pertanto sollecita un piano d'azione volto ad abbassare e a compensare le emissioni di CO2 causate dalle attività del Parlamento, soprattutto in relazione alle trasferte e agli edifici, e a ridurre l'utilizzo di acqua, carta e altre risorse. Dovrebbe anche essere valutato l'eventuale utilizzo di pannelli fotovoltaici o solari per generare energia, da installare sui tetti e sulle facciate degli edifici del Parlamento.

Ribadendo la volontà di perseguire una solida politica dell'informazione, «che coinvolga i gruppi politici e sia vicina ai cittadini», il Parlamento ritiene che tale risultato possa essere raggiunto grazie al rafforzamento dei mezzi d'informazione locali e regionali, la sollecita apertura del Centro visitatori di Bruxelles e un'accresciuta flessibilità del sistema previsto per i gruppi di visitatori. Invita poi l'Ufficio di Presidenza a adottare un programma per la prossima campagna elettorale che tenga conto della necessità di stretti contatti fra i deputati e i cittadini UE. E al riguardo sottolinea l'importanza di accrescere il grado di informazione dei cittadini europei sulle attività del Parlamento attraverso i propri uffici di informazione e di intensificare le azioni a favore dei media locali e regionali coinvolgendo i deputati.

Il Parlamento chiede di mettere in riserva (su una nuova linea di bilancio) una dotazione di 5 milioni di euro - in attesa dell'approvazione della base giuridica - destinata al finanziamento delle fondazioni politiche europee. Allo stesso tempo, prende atto della proposta formulata dall'Ufficio di presidenza di stanziare un importo di 100.000 euro per la Fondazione Sacharov, a titolo di sovvenzione per le attività nel campo dei diritti umani. Ma intende verificare se la concessione di questa sovvenzione è conforme al regolamento finanziario.

In merito all'assistenza parlamentare, il Parlamento invita l'amministrazione a rafforzare il sistema di controllo interno, «affinché l'assunzione degli assistenti dei deputati avvenga all'insegna della chiarezza e della trasparenza, e con la garanzia del rispetto delle disposizioni fiscali e sociali (diritti in materia di retribuzione, diritti previdenziali, ecc.)». Invita inoltre la Commissione a presentare una nuova proposta di statuto degli assistenti che assicuri ai deputati la necessaria flessibilità e libertà di scelta per quanto riguarda la durata dei contratti e gli stipendi degli assistenti, ma che al contempo «garantisca a questi ultimi uniformità e sicurezza in materia di regime fiscale e previdenziale e di assistenza sanitaria».

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0401/2007 - Risoluzione sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2007 dell'Unione europea per l'esercizio 2007, Sezione III - Commissione

-       Doc. A6-0393/2007 - Risoluzione sulla proposta decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea in conformità del punto 26 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria

 

 

AFFARI ECONOMICI E MONETARI

 

 

MENO TASSE PER FAVORIRE CRESCITA E OCCUPAZIONE

Doc. A6-0391/2007

 

Relazione sul contributo delle politiche fiscali e doganali alla strategia di Lisbona

Procedura: Iniziativa - Dibattito: 22.10.2007 - Votazione: 24.10.2007

 

Lamentando l'eccessiva pressione fiscale nell'UE, il Parlamento chiede un quadro fiscale coordinato per le imposte che favorisca le imprese e la promozione di una sana concorrenza fiscale. Privilegia poi l'ampliamento della base imponibile rispetto al rialzo delle tasse, delle aliquote IVA e degli oneri sociali. Occorre poi incentivare fiscalmente le imprese per favorire gli investimenti e la ricerca, e creare una base imponibile comune per le società. Ma anche coordinare la lotta all'evasione.

 

Approvando con 323 voti favorevoli, 214 contrari e 120 astensioni la relazione sul contributo delle politiche fiscali e doganali alla strategia di Lisbona, il Parlamento chiede la definizione di un quadro fiscale coordinato, anche per quanto concerne le imposte societarie, «che sia favorevole alle imprese, in particolare alle PMI, e orientato a rinnovare la crescita e la creazione di posti di lavoro».

Ritiene inoltre necessario creare un contesto di politica finanziaria pubblica favorevole alla crescita e all'occupazione, nonché promuovere una sana concorrenza fiscale nell'Unione, in modo che la pressione fiscale «sia ampiamente ripartita tra i lavoratori dipendenti e i consumatori, le imprese e i titolari di reddito da capitale». La concorrenza fiscale, a suo parere, determina infatti benefici economici offrendo un contesto imprenditoriale dinamico. In proposito, ribadisce la necessità di continuare a ridurre le tasse che gravano sull'occupazione, come importante contributo all'obiettivo di giungere a un tasso di occupazione del 70%.

Pur constatando una tendenza alla diminuzione delle aliquote di imposta sulle imprese nell'Unione europea, i deputati rilevano tuttavia che il livello generale di imposizione fiscale in Europa «resta più elevato rispetto ad altri paesi OCSE». Notano, d'altra parte, che, nell'insieme, le entrate pubbliche «sono aumentate nonostante la diminuzione delle aliquote fiscali effettive sulle imprese». Sottolineano poi che, in generale, «i sistemi fiscali degli Stati membri sono andati troppo in là nell’applicazione di aliquote relativamente elevate alle fasce basse di reddito, il che disincentiva l’assunzione di rischi e la costituzione di nuove imprese».

Il Parlamento ritiene invece possibile disporre di sistemi fiscali competitivi senza compromettere la capacità di finanziamento dello Stato. E ciò è dimostrato dai paesi europei che nell'ultimo decennio «sono riusciti ad aumentare il proprio gettito fiscale mediante riduzioni delle imposte accompagnate da un allargamento degli imponibili fiscali, controllando nel contempo la spesa e riducendo in tal modo il proprio disavanzo».

Ricorda quindi che le decisioni connesse alla politica fiscale, quali la concessione di incentivi fiscali alle imprese, «costituiscono il principale strumento di potenziamento e sviluppo dell'occupazione». Sottolinea peraltro che, affinché la politica fiscale contribuisca in modo sostanziale alla strategia di Lisbona, «occorre un monitoraggio costante delle modalità di ridistribuzione delle risorse supplementari» generate dagli sgravi fiscali per le imprese, per assicurare che «siano effettivamente impiegate per stimolare investimenti nell'innovazione e in tecnologie più efficienti». Riconoscendo poi le difficoltà cui fanno fronte le PMI dell'Unione europea e in altri paesi OCSE per finanziare i propri progetti, il Parlamento approva quindi la concessione di incentivi fiscali atti a incoraggiare le PMI a ricorrere maggiormente a meccanismi di finanziamento intermediari, quali i capitali sociali imprenditoriali, le reti di investitori provvidenziali (“business angels”), ecc.. 

Nel criticare la tendenza all'innalzamento delle aliquote IVA nell'Unione europea, sottolinea poi che l'esperienza di alcuni Stati membri ha dimostrato «che si ottengono entrate maggiori quando la base imponibile viene ampliata, quando la crescita dell'occupazione porta ad un aumento dei consumi e quando si creano le condizioni per far emergere l'economia sommersa». Un aumento delle aliquote, invece, comprometterebbe questo processo poiché implica «effetti regressivi e comprime la domanda». Il Parlamento invita inoltre gli Stati membri «a cercare di garantire una maggiore equità nella distribuzione della pressione fiscale» e sottolinea la necessità di riesaminare la tassazione delle transazioni e dei servizi finanziari (innovativi o meno) «per assicurare una maggiore trasparenza», contribuendo ad aumentare le risorse disponibili.

I deputati reputano necessario mantenere il regime IVA agevolato per le aziende pubbliche o semipubbliche di interesse generale. Suggeriscono poi di introdurre uno "sportello unico" per le imprese affinché queste possano adempiere agli obblighi in materia di IVA a livello dell'Unione europea. Ribadiscono inoltre il sostegno alla sperimentazione di aliquote IVA ridotte per i servizi ad alta intensità di manodopera, lasciando agli Stati membri una flessibilità per quanto riguarda l'applicazione di tali aliquote ai settori dei servizi di prossimità, «che sono principalmente locali e non distorcono la concorrenza transfrontaliera».

I deputati osservano che è necessario un approccio «totalmente nuovo» per quanto riguarda la politica in materia di accise. E in proposito sottolineano che, invece di fissare un'aliquota fiscale minima a livello comunitario, andrebbe adottato un codice di condotta generale volto a incoraggiare gli Stati membri a ravvicinare maggiormente le loro aliquote di accisa, attualmente molto divergenti.

D'altra parte, il Parlamento richiama l'attenzione sulla perdita di entrate pubbliche provocata dalla frode fiscale nell'Unione europea e sollecita Commissione e Stati membri a adottare ulteriori misure per contrastarla. In proposito, ritiene che occorra cambiare radicalmente il modo in cui funzionano i servizi fiscali, basandoli su principi moderni di organizzazione e di sana amministrazione. La Commissione dovrebbe prendere iniziative di rilievo per sostenere il coordinamento a livello comunitario in tale settore.

Sostiene poi gli sforzi della Commissione per creare, a livello europeo, una base imponibile consolidata comune per le società (CCCTB), osservando che tale politica può essere gestita nell'ambito della cooperazione rafforzata. Ritiene infatti che ciò condurrà a una maggior trasparenza, consentendo alle imprese di operare in base alle medesime regole sia sul mercato nazionale che all'estero, incrementerà gli scambi e gli investimenti transfrontalieri e ridurrà significativamente i costi amministrativi e la possibilità di evasione e frode fiscale. Precisa peraltro che ciò «non lede in alcun modo la libertà degli Stati membri di continuare a fissare le proprie aliquote fiscali». Occorre d'altra parte mettere a punto un meccanismo che consenta di ripartire le entrate fra gli Stati membri interessati.

I deputati sottolineano che la tassazione ecologica «è uno strumento politico flessibile per conseguire un determinato obiettivo in materia di inquinamento, per fornire incentivi all'innovazione tecnologica e ridurre ulteriormente le emissioni di sostanze inquinanti». Appoggiano quindi gli sforzi della Commissione volti a impostare la politica fiscale in funzione di obiettivi ambientali più ambiziosi, evitando però un aumento del carico fiscale sui meno abbienti. Sostengono inoltre che la politica fiscale dovrebbe in generale contribuire a sollecitare l'industria ad internalizzare i costi esterni, ma reputano opportuno mantenere o introdurre incentivi fiscali e di altro tipo per promuovere fonti energetiche alternative pulite non fossili. Un aumento delle tasse sul carburante, aggiungono, «produrrebbe un effetto positivo sull'ambiente qualora siano disponibili trasporti pubblici economici e funzionali».

Analogamente, i deputati ritengono che gli incentivi fiscali per la promozione delle attività di R&S rivestano notevole importanza per conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona, ma rilevano che tali incentivi fiscali non dovrebbero essere utilizzati come sussidi indiretti a favore di imprese nazionali. Si dicono poi convinti che la politica fiscale debba essere concepita in modo da stimolare una crescita indotta dalla produttività in tutti i settori dell’economia, «consentendo al contribuente di chiedere una detrazione o un ammortamento fiscale per le spese di R&S».

Il Parlamento incoraggia poi la Commissione ad occuparsi delle questioni inerenti al consolidamento dei conti, alla tassazione e all'amministrazione fiscale dei grandi gruppi che operano a livello transfrontaliero. La sollecita, inoltre, a adottare una strategia più proattiva in relazione ai centri finanziari off-shore.

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

-       Doc. A6-0353/2007 - Risoluzione relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro comune per i registri di imprese utilizzati a fini statistici e abroga il regolamento (CEE) n. 2186/93 del Consiglio

-       Doc. A6-0328/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un comitato consultivo europeo della politica dell'informazione statistica comunitaria

-       Doc. A6-0327/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Comitato consultivo europeo per la governance statistica

 

 

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

 

NOTIFICAZIONE PIÙ RAPIDA DEGLI ATTI GIUDIZIARI

Doc. A6- 0366/2007

 

Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale ("notificazione o comunicazione degli atti") e che abroga il regolamento (CE) n. 1348/2000 del Consiglio

Procedura: Codecisione, seconda lettura- Dibattito: 24.10.2007 - Votazione: 24.10.2007

 

Il Parlamento ha approvato la posizione comune del Consiglio sul regolamento che intende accelerare la notificazione e la comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile e commerciale. La nuova normativa inizierà ad applicarsi tra un anno.

 

Il buon funzionamento del mercato interno presuppone che fra gli Stati membri sia migliorata ed accelerata la trasmissione, a fini di notificazione e di comunicazione, degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale. L'efficacia e la rapidità dei procedimenti giudiziari in materia civile esigono infatti che la trasmissione degli atti giudiziari ed extragiudiziali avvenga in modo diretto e con mezzi rapidi tra gli organi locali designati dagli Stati membri.

Adottando la relazione, il Parlamento ha approvato la posizione comune del Consiglio sul regolamento relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale, poiché recepisce gli emendamenti proposti dal Parlamento in prima lettura. Entrerà quindi in vigore venti giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e si applicherà a partire dall'anno successivo alla sua adozione.

Il regolamento si applica, in materia civile e commerciale, quando un atto giudiziario o extragiudiziale deve essere trasmesso in un altro Stato membro (esclusa la Danimarca) per essere notificato o comunicato al suo destinatario. Esso non concerne, in particolare, la materia fiscale, doganale o amministrativa, né la responsabilità dello Stato per atti od omissioni nell'esercizio di pubblici poteri ("acta jure imperii"). Non si applica nemmeno quando non è noto il recapito della persona alla quale deve essere notificato o comunicato l'atto.

Il regolamento fissa le modalità e le procedure da rispettare per la trasmissione di tali atti.  E' anche precisato che le informazioni, in particolare i dati personali, «possono essere utilizzate dall'organo ricevente soltanto per lo scopo per il quale sono state trasmesse». Gli organi riceventi devono quindi assicurare la riservatezza di tali informazioni secondo la legge dello Stato membro richiesto. Ciò tuttavia, non pregiudica le norme nazionali che attribuiscono agli interessati il diritto di essere informati sull'uso delle informazioni trasmesse ai sensi del regolamento.

Entro il 1º giugno 2011, e successivamente ogni cinque anni, la Commissione dovrà presentare al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull'applicazione del regolamento. Tale relazione dovrà essere eventualmente corredata di proposte intese ad adeguare il regolamento all'evolversi dei sistemi di notificazione.

 

 

 

SICUREZZA E DIFESA

 

BANDO GLOBALE DELLE MUNIZIONI A GRAPPOLO

Doc. B6- 0429/2007

 

Risoluzione su "Verso un trattato internazionale per la messa al bando delle munizioni a grappolo"

Procedura: Risoluzione comune - Dibattito 24.10.2007 - Votazione: 25.10.2007

 

Il Parlamento chiede la rapida messa al bando mondiale, nell'ambito di un trattato internazionale vincolante, dell'uso, della produzione, del trasferimento e dello stoccaggio di munizioni a grappolo. Nel frattempo, sollecitando una moratoria immediata, invita gli Stati UE a vietare la produzione, lo stoccaggio e l'esportazione di tali armi e a fornire assistenza per le operazioni di bonifica. Le truppe UE, infine, devono astenersi dall'utilizzo di siffatte armi.

 

Approvando una risoluzione sostenuta dalla maggioranza dei gruppi (eccetto IND/DEM e ITS), il Parlamento ribadisce la necessità di rafforzare il diritto umanitario internazionale applicabile alle munizioni a grappolo e di adottare rapidamente a livello internazionale una messa al bando globale dell'uso, della produzione, del trasferimento e dello stoccaggio di munizioni a grappolo. Sostiene pertanto con forza il processo di Oslo avviato nel febbraio 2007. Fino a quando non sarà negoziato un trattato internazionale vincolante che vieti la produzione, lo stoccaggio, l'esportazione e l'uso di tali armi, il Parlamento chiede una moratoria immediata sull'uso, gli investimenti, lo stoccaggio, la produzione, il trasferimento o l'esportazione di munizioni a grappolo, comprese le munizioni e le submunizioni a grappolo lanciate da missili, razzi e proiettili d'artiglieria.

Chiede inoltre al Consiglio di ottenere un mandato negoziale forte in seno alla Convenzione ONU sulla proibizione o la limitazione di alcune armi convenzionali (CCW) e di sostenere attivamente il processo di Oslo. Sottolinea peraltro che affinché uno strumento internazionale possa essere efficace, esso deve includere, come minimo, il divieto dell'uso, della produzione, del finanziamento, del trasferimento e dello stoccaggio di munizioni a grappolo, nonché di prestare assistenza per la produzione, il trasferimento o la creazione di stock di munizioni a grappolo. Dovrebbe inoltre prevedere l'obbligo di distruggere gli stock di munizioni a grappolo entro un determinato e breve periodo di tempo e di delimitare, recintare e bonificare le aree contaminate prima possibile, nonché di prestare assistenza alle vittime.

Il Parlamento invita poi tutti gli Stati membri dell'Unione europea a adottare misure nazionali che vietino completamente l'uso, la produzione, l'esportazione e lo stoccaggio di munizioni a grappolo. Quegli Stati membri che hanno utilizzato munizioni a grappolo e armi simili in grado di produrre ordigni inesplosi, sono inoltre chiamati «ad assumersi la responsabilità della successiva bonifica». Più in particolare, dovrebbero registrare le zone in cui tali munizioni sono state utilizzate al fine di favorire le operazioni di rimozione post-belliche e rendere tali registri utili a segnalare chiaramente le zone pericolose alle popolazioni locali e agli operatori umanitari.

Per i deputati, inoltre, le truppe dell'Unione europea debbono astenersi, «in ogni circostanza o condizione», dal ricorso a qualunque tipo di munizioni a grappolo, «fino a quando non sarà negoziato un accordo internazionale che disciplini, limiti o vieti l'uso di tali ordigni». Invitano poi la Commissione a rafforzare urgentemente l'assistenza finanziaria a favore delle popolazioni e delle persone colpite da munizioni a grappolo inesplose, ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili.

 

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

 

COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE

-       Doc. A6-0403/2007 - Raccomandazione sulla proposta di decisione del Consiglio recante accettazione, a nome della Comunità europea, del protocollo che modifica l'Accordo TRIPS, fatto a Ginevra il 6 dicembre 2005

Il Parlamento ha approvato la proposta di modifica all'accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS) volta a consentire a qualsiasi membro dell’OMC di esportare prodotti farmaceutici fabbricati in virtù della licenza obbligatoria. Il suo scopo è di approvvigionare i paesi terzi le cui capacità di produzione nel settore farmaceutico sono insufficienti.

 

PETIZIONI

-       Doc. A6- 0301/2007 - Relazione sulla relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2006

Nell'approvare il rapporto annuale del Mediatore, il Parlamento lo incoraggia a proseguire il suo lavoro per accreditarsi sempre di più come il custode della sana amministrazione nelle istituzioni UE. Appoggiando l'applicazione di un unico codice di condotta valido per tutto il personale delle istituzioni, chiede maggiore trasparenza all'Ufficio di selezione del personale e l'applicazione di norme coerenti ai regimi linguistici utilizzati dalle Presidenze del Consiglio.

 

GIURIDICA

-       Doc. B6- 0399/2007 - Risoluzione sulla società privata europea e sulla quattordicesima direttiva in materia di diritto societario a proposito del trasferimento della sede societaria

-       Doc. A6-0371/2007 - Risoluzione sul Libro verde "Migliorare l'efficienza nell'esecuzione delle decisioni nell'Unione europea: il sequestro conservativo di depositi bancari"

-       Doc. A6-0367/2007 - Decisione sulla richiesta di consultazione sui privilegi e le immunità dell'on. Gian Paolo Gobbo

 

DIRITTI UMANI

-       Docc. B6- 0408, 0411, 0413, 0415, 0416, 0421/2007 - Risoluzione 2007 sul Sudan

-       Docc. B6-0409, 0414, 0417, 0420/2007 - Risoluzione sul Pakistan

-       Docc. B6-0406, 0407, 0410, 0412, 0418, 04019/2007- Risoluzione sull'Iran

-       Doc. B6-0422/2007 - Risoluzione sul progetto di decisione della Commissione che istituisce una Misura speciale per l'Iraq per il 2007

 

SVILUPPO

-       Doc. A6-0375/2007 - Risoluzione sulla situazione attuale delle relazioni UE-Africa

 

 

PESCA

-       Doc. A6-0405/2007 - Risoluzione sulla proposta modificata di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un Accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Madagascar

-       Doc. A6-0404/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un Accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Mozambico

 

LIBERTÁ

-       Doc. A6-0362/2007 - Risoluzione sul progetto di decisione quadro del Consiglio relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell'Unione europea

-       Doc- A6-0356/2007 - Risoluzione sull'iniziativa della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese in vista dell'adozione di una decisione quadro del Consiglio relativa al riconoscimento e alla sorveglianza della sospensione condizionale della pena, delle sanzioni sostitutive e delle condanne condizionali

-       Doc. A6-0358/2007 - Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio sull'installazione, sul funzionamento e sulla gestione di una infrastruttura di comunicazione per l'ambiente del sistema di informazione Schengen

-       Doc. A6-0382 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di facilitazione del rilascio dei visti per soggiorni di breve durata tra la Comunità europea e la Repubblica d'Albania

-       Doc. A6-0383/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di facilitazione del rilascio dei visti per soggiorni di breve durata tra la Comunità europea e la ex Repubblica iugoslava di Macedonia

-       Doc. A6-0381/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di riammissione fra la Comunità europea e la ex Repubblica iugoslava di Macedonia

-       Doc. A6-0379/2007 - Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di facilitazione del rilascio dei visti per soggiorni di breve durata tra la Comunità europea e la Repubblica del Montenegro

 

AFFARI COSTITUZIONALI

-       Doc. A6-0354/2007 - Decisione sulla modifica dell'articolo 173 del regolamento del Parlamento europeo l'inserimento dell'articolo 173 bisnel regolamento del Parlamento europeo

 

 


 

DALLE ALTRE ISTITUZIONI DELL'UE

 

 

 

 

DAL CONSIGLIO DELL'UNIONE

 

RICERCA E SVILUPPO

·         Programma di ricerca sulla qualità della vita degli anziani (http://consilium.europa.eu)

MERCATO INTERNO

·         Trasparenza dei mercati finanziari (http://consilium.europa.eu)

 

 

 

DALLA COMMISSIONE EUROPEA

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·         Previsioni economiche intermedie dell'UE (http://ec.europa.eu/economy_finance/about/activities/activi

ties_keyindicatorsforecasts_en.htm)

CULTURA

·         "Promuovere la motivazione per l'apprendimento delle lingue" (http://ec.europa.eu/education/polici

es/lang/doc/multireport_en.pdf)

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

·         Pacchetto legislativo di riforma sulle telecomunicazioni (http://ec.europa.eu)

·         Roaming: in vigore le nuove eurotariffe (http://ec.europa.eu)

RICERCA E SVILUPPO

·         Ricerca a livello regionale (COM 2007/474)

·         Ricerca e sicurezza (http://ec.europa.eu)

MERCATO INTERNO

·         Servizi: linee guida (http://ec.europa.eu/internal_market/services/docs/services-dir/guides/handbook_en.

pdf)

·        Applicazione del diritto comunitario (http://ec.europa.eu/community_law/eulaw/index_en.htm)

·        Misure contro la falsificazione di banconote e monete in euro (http://ec.europa.eu)

·        Informazione ed intermediazione nelle banche al dettaglio (http://ec.europa.eu)

POLITICA REGIONALE

·         Bilancio della politica di coesione (http://ec.europa.eu)

POLITICA DELL'IMPRESA E DEL TURISMO

·         Gruppo di alto livello per gli oneri amministrativi (GUUE L 253 del 28/09/2007)

·         Legiferare meglio: sito web per denunciare gli oneri amministrativi eccessivi (http://ec.europa.eu/ent

erprise/admin-burdens-reduction/index_it.htm)

·         Competenze informatiche (eSkills) per il XXI° secolo (COM 2007/496)

·         Lista nera delle compagnie aeree (http://ec.europa.eu/transport/air-ban/list_it.htm)

POLITICA DEI CONSUMATORI

·         Sicurezza animale 2007-2013 (http://ec.europa.eu/food/animal/diseases/strategy/index_en.htm)

TRASPORTI

·         Terzo pacchetto legislativo sul mercato interno del gas e dell'energia elettrica (http://ec.europa.eu/en

ergy/electricity/package_2007/index_en.htm)

 

 

 

 

 


DALLA CORTE DI GIUSTIZIA

 

 

 

·        "Il Tribunale chiarisce le regole per l'accesso ai documenti delle istituzioni relativi alle cause dinanzi ai giudici comunitari"

Sentenza del Tribunale di primo grado nella causa T-36/04

 

·        "Una vendita immobiliare non deve essere eseguita se il diritto comunitario ha nel frattempo imposto il congelamento delle risoirse finanziarie dell'acquirente"

Sentenza della Corte nella Causa C-117/06

 

La trascrizione definitiva del trasferimento della proprietà nel registro fonfiario, condizione necessaria per l'acquisto della proprietà di un bene immobile in Germania, è vietata se l'acquirente figura nell'elenco delle persone legate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani.

 

·        "La Corte precisa le condizioni che consentono agli Stati membri di stabilire una disparità di trattamento basata sull'età"

Sentenza della Corte nella Causa C-411/05

 

La finalità, risultante dal contesto generale di una normativa nazionale, di promuovere l'accesso all'impiego per mezzo di una migliore distribuzione di quest'ultimo sotto il profilo intergenerazionale può, in via di principio, essere ritenuta tale da giustificare «oggettivamente e ragionevolmente», «nell'ambito del diritto nazionale», una disparità di trattamento in ragione dell'età stabilita dagli Stati membri.

 

·        "La legge Volkswagen limita la libera circolazione dei capitali"

Sentenza della Corte nella Causa C-112/05

 

Mantenendo in vigore le disposizioni della legge Volkswagen relative al limite massimo ai diritti di voto pari al 20% e alla fissazione della minoranza di blocco al 20%, nonché al diritto, per lo Stato federale e il Land della Bassa Sassonia, di designare ciascuno due rappresentanti nell'ambito del consiglio di sorveglianza, la Repubblica federale di Germania è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti.

 

·        "La Corte respinge il ricorso proposto dalla Polonia contro l'estensione del meccanismo di introduzione graduale dei pagamenti diretti agli agricoltori dei nuovi Stati membri"

Sentenza della Corte nella Causa C-273/04

 

La decisione impugnata costituisce un adattamento necessario dell'Atto di decisione in seguito alla riforma della politica agricola comune e non viola i principi di parità di trattamento e di buona fede.

 

·        "La Comunità europea è competente ad obbligare gli Stati membri a prevedere sanzioni penali comuni al fine di lottare contro l'inquinamento provocato dalle navi"

Sentenza della Corte nella Causa C-440/05

 

La Corte di giustizia annulla la decisione quadro del Consiglio intesa a rafforzare la cornice penale per la repressione dell'inquinamento provocato dalle navi a causa della sua adozione al di fuori dell'ambito normativo comunitario"

 

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni: Corte di giustizia della Comunità europea - Lussemburgo L-2925 - Boulevard Konrad Adenauer - Tel. (00352) 43032600 - Sito internet: http://www.curia.eu.int/it/index.htm

 


 

DALLA GAZZETTA UFFICIALE

 

 

 

 

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

·        Proposta di decisione del Consiglio che adotta i contributi finanziari che devono versare gli Stati membri che contribuiscono al Fondo europeo di sviluppo (prima quota 2008) (presentata dalla Commissione) COM(2007) 582 definitivo

·        Proposta di decisione del Consiglio che adotta i contributi finanziari che devono versare gli Stati membri che contribuiscono al Fondo europeo di sviluppo (terza quota 2007) (presentata dalla Commissione) COM(2007)583 definitivo

 

PESCA

·        Proposta di regolamento del Consiglio recante modifica dei regolamenti (CE) n. 2015/2006 e (CE) n. 41/2007 per quanto riguarda le possibilità di pesca e le condizioni ad esse associate per determinati stock ittici (presentata dalla Commissione) COM(2007) 570 definitivo

·        Proposta di regolamento del Consiglio che autorizza la Commissione ad approvare modifiche ai protocolli degli accordi di partenariato conclusi tra la Comunità europea e i paesi terzi nel settore della pesca (presentata dalla Commissione) COM(2007) 595 definitivo

 

MERCATO INTERNO

·        Regolamento (CE) n. 1200/2007 della Commissione, del 15 ottobre 2007, recante approvazione delle modifiche non secondarie del disciplinare di una denominazione registrata nel registro delle denominazioni d’origine protette e delle indicazioni geografiche protette [Asiago (DOP)] (GUUE L 271/2007)

·        Regolamento (CE) n. 1216/2007 della Commissione del 18 ottobre 2007 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 509/2006 del Consiglio relativo alle specialità tradizionali garantite dei prodotti agricoli e alimentari (GUUE L 275/2007)

 

POLITICA REGIONALE

·      Decisione della Commissione del 3 ottobre 2007 che esclude dal finanziamento comunitario alcune spese effettuate dagli Stati membri a titolo del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG), sezione «garanzia» [notificata con il numero C(2007) 4477] (GUUE L 126/2007)

·        Proposta di decisione dei Rappresentanti dei Governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, recante modifica della decisione 2005/446/CE, del 30 maggio 2005, che fissa la scadenza per l’impegno dei fondi del 9° Fondo europeo di sviluppo (FES) (presentata dalla Commissione) COM(2007) 590 definitivo

 

VARIE

·        Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Ammodernare la protezione sociale per un rafforzamento della giustizia sociale e della coesione economica: portare avanti il coinvolgimento attivo delle persone più lontane dal mercato del lavoro COM(2007) 620 definitivo

·        Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Verso una risposta dell'Unione alle situazioni di fragilità: l'intervento in circostanze difficili per lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la pace {SEC(2007) 1417} COM(2007) 643 definitivo

·        Decisione 2007/643/PESC del Consiglio del 18 settembre 2007 sulle norme finanziarie dell'Agenzia europea per la difesa nonché sulle norme di aggiudicazione degli appalti e norme relative a contributi finanziari a titolo del bilancio operativo dell'Agenzia europea per la difesa (GUUE L 269/2007)

 

 

 


 

BANDI - INVITI - AVVISI

 

Di seguito si presentano alcuni bandi - inviti - avvisi

Tutti i bandi dell'UE sono consultabili nelle Gazzette Ufficiali

attraverso i seguenti siti:

serie C: www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S: http://ted.europa.eu

sito EuropeAid: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/cgi/frame12.pl

 

 

ESPERTI NAZIONALI DISTACCATI

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI PER ATTIVITÀ DI ANALISI DELLE POLITICHE INDIRIZZATE ALL'EURO.

 

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE AFFARI SOCIALI PER PARTECIPARE AGLI AUDIT DEI SISTEMI DI GESTIONE E CONTROLLO ISTITUITI DAGLI STATI MEMBRI PER IL FSE.

 

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE ALLARGAMENTO PER ATTIVITÀ DI DOCUMENTAZIONE E MONITORAGGIO DEL PROCESSO DI NEGOZIAZIONE DELL'UE CON LA TURCHIA.

 

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE AMBIENTE PER CONTRIBUIRE AL SOSTEGNO DELLA POLITICA DELL'AMBIENTE SUI TRASPORTI.

 

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE AMBIENTE PER ATTIVITÀ INERENTI AL PIANO D'AZIONE DELLE TECNOLOGIE PER L'AMBIENTE E DEL PROGRAMMA CIP (2007-2013).

 

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE COMMERCIO PER ATTIVITÀ DI GESTIONE E COORDINAMENTO DEGLI ORIENTAMENTI POLITICI DELLA DG.

 

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE CONCORRENZA PER ATTIVITÀ DI PREPARAZIONE DELLA COMMISSIONE NEI CASI DI ANTITRUST CHE COINVOLGONO IL SETTORE ENERGETICO E AMBIENTALE.

 

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE CONCORRENZA PER ATTIVITÀ DI ANALISI GIURIDICA ED ECONOMICA DELL'IMPATTO DELLE CONCENTRAZIONI SULLA STRUTTURA DI CONCORRENZA.

 

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE CONCORRENZA PER ATTIVITÀ DI VALUTAZIONE ECONOMICA E LEGALE DEI CASI DI AIUTI DI STATO INDIVIDUALI DI IMPRESE OPERANTI NEL SETTORE MANIFATTURIERO, NAVALE E DELL'ACCIAIO.

 

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO (END) PRESSO LA DIREZIONE GENERALE CONCORRENZA PER ATTIVITÀ DI GESTIONE DEI RECLAMI E DI ESECUZIONE DELLE PROCEDURE D'UFFICIO SULLA BASE DELLE REGOLE ANTITRUST.

 

COMMISSIONE EUROPEA - OFFERTA POSTO VACANTE PER ESPERTO NAZIONALE DISTACCATO PRESSO LA DIREZIONE GENERALE SVILUPPO PER ATTIVITA' DI GESTIONE DEI PROGRAMMI DI COOPERAZIONE E SVILUPPO LANCIATI DALLA COMMISSIONE EUROPEA.

 

SCADENZA: 6/3/2008

 

ESPERTI E ASSUNZIONI

 

CONCORSO GENERALE PER AMMINISTRATORI (AD5) NEL SETTORE EDILE: SETTORE 1. ACQUISIZIONE E GESTIONE DI IMMOBILI; SETTORE 2. GENIO CIVILE, TECNICHE SPECIALI O ARCHITETTURA; SETTORE 3. GESTIONE TECNICO-AMBIENTALE DEGLI EDIFICI; IN GUUE C 248/12 DEL 23/10/07.

CODICE: EPSO/AD/99/07

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_248/c_

SCADENZA: 27/11/2007

 

CONCORSO GENERALE PER AMMINISTRATORI (AD5) DI LINGUA INGLESE PER IL SETTORE DELLA TRADUZIONE IN GUUE C 250 A DEL 25/10/2007.

CODICE: EPSO/AD/100/07

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_250/c_

SCADENZA: 28/11/2007

 

PARLAMENTO EUROPEO: PROCEDURA DI SELEZIONE PER AGENTE TEMPORANEO - ASSISTENTE (AST 4) SVILUPPATORE INFORMATICO, IN GUUE 258 A DEL 31/10/2007.

CODICE: PE/96/S

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/en/oj/2007/ca258/ca

SCADENZA: 6/12/2007

 

NUOVI PAESI MEMBRI

BULGARIA - PROGRAMMA OPERATIVO CAPACITÀ AMMINISTRATIVA SVILUPPARE LE STRUTTURE DELLA SOCIETÀ CIVILE, L'EFFICIENZA E LA PROFESSIONALITÀ PER INSTAURARE UNA PARTNERSHIP CON L'AMMINISTRAZIONE ED IL SISTEMA GIUDIZIARIO.

SCADENZA: 20/11/2007

 

UNGHERIA - SOSTEGNO ALLA PRODUZIONE DI ENERGIA TERMICA E/O ELETTRICA DA FONTI DI ENERGIA RINNOVABILI (KEOP-2007-4.1.)

SCADENZA: 3/11/2008

 

RICERCA E SVILUPPO TECNOLOGICO

INVITO A PRESENTARE PROPOSTE NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA DI LAVORO «CAPACITÀ» DEL 7° PROGRAMMA QUADRO CE DI AZIONI COMUNITARIE DI RICERCA, SVILUPPO TECNOLOGICO E DIMOSTRAZIONE IN GUUE C 245/20 DEL 19/10/07.

CODICE: FP7-COH-2007-2-2-OMC-NET

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/c_245/c_

SCADENZA: 6/3/2008

 

 

 


 

EUROCOOPERAZIONI-RICERCA PARTNERS

 

 

 

Azienda ittica argentina sta cercando di stipulare contratti di joint-venture in Italia per la lavorazione e la distribuzione del prodotto finito. AR 598

 

Azienda bulgara produttrice di prugne secche sta cercando partner commerciali in Italia. BG 605

 

Azienda rumena sta cercando importatori e produttori di scarti di ferro. RO 606

 

Azienda svedese specializzata nella progettazione e produzione di gioielli sta cercando produttori e distributori di collane in argento di alta qualità in Italia. SE 607

 

Azienda israeliana specializzata nel trattamento biologico delle acque di scarico sta cercando partner commerciali. L’aziende possiede una tecnologia biologica proprietaria adatta alla depurazione delle acque sia per il settore civile che industriale. IL 604

 

Azienda israeliana specializzata nella gestione della firma elettronica e nella sicurezza dei dati sta cercando intermediari commerciali e offre contratti di franchising e sub-contratti. IL 609

 

Azienda israeliana specializzata nella produzione di materiale isolante per l’industria sta cercando distributori o di stipulare sub-contratti di produzione. IL 610

 

Azienda israeliana produttrice di materiale plastico sta cercando di stipulare contratti di joint-venture e di instaurare accordi di reciproca produzione. IL 611

 

Azienda moldava sta cercando partner europei per partecipare a un progetto di sviluppo di una pianta per la produzione di bio-carburante (bioetanolo, biodiesel). L’azienda sta cercando investimenti, equipaggiamento, tecnologia ed esperienza manageriale. L’azienda oltre ad avere un business plan ben elaborato possiede un’area coltivabile molto estesa, un manodopera molto qualificata e una materia prima di qualità. MD 612

 

Azienda estone produttrice di bibite sta cercando distributori in Italia. EE 614

 

Azienda portoghese produttrice di prodotti in pelle cerca importatori dei propri prodotti. PT 613

 

Azienda spagnola specializzata nella produzione di materiale per l’illuminazione sta cercando agenti e distributori. ES 608

 

Azienda spagnola specializzata nella produzione di parti meccaniche per gru e nella saldatura automatica sta cercando partner per diversificare la propria produzione nel campo dell’energia solare. ES 615

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni ed eventuali contatti diretti rivolgersi a: Eurosportello Veneto tel. 041.0999411 - fax: 041.0999401 - e-mail: europa@eurosportelloveneto.it

 

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

ED APPROFONDIMENTI RIVOLGERSI A:

 

·        Eurodeputati del Gruppo PPE/DE

Delegazione italiana FORZA ITALIA - P

Via IV Novembre, 149 - 00187 Roma - Tel. +39 06 699.00.95 - Fax +39 06 699.50.200

Rue Wiertz B-1047 Bruxelles - Tel. +32 2 284.25.96 - Fax +32 2 284.69.06

 

·        Parlamento Europeo

Rue Wiertz  B - 1047 Bruxelles - Tel.: 0032 2 284 2111 - www.europarl.eu.int

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699501 - www.europarl.it

 

·        Commissione delle Comunità Europee

Rue de la Loi, 200 B - 1049 Bruxelles - Tel.: 0032 2 2991111 -  http://europa.eu.int/comm

Via IV Novembre, 149  00187 Roma - Tel.: 06/699991 - http://europa.eu.int/italia/

Corso Magenta, 59  20123 Milano - Tel.: 02/48012505 - www.uemilano.it

 

·         Consiglio dell'Unione Europea - Rue de la Loi, 175 B - 1048 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 6111 - http://ue.eu.int

 

·         Corte di giustizia delle Comunità europee - Boulevard Konrad Adenauer 

L - 2925 Lussemburgo - Tel.: 0035 2 43031 - http://curia.eu.int

 

·         Comitato economico e sociale - Rue Ravenstein, 2  B - 1000 Bruxelles

Tel.: 0032 2 546 9011 - http://www.esc.eu.int

 

·         Comitato delle regioni - Rue Montoyer, 92-102  B - 1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 282 2211 - http://www.cor.eu.int

 

·         Gazzette Ufficiali delle Comunità Europee

serie L (Legislazione) e C (Comunicazioni e bandi): www.europa.eu.int/eur-lex/it/index.html

serie S (Bandi): http://ted.publications.eu.int

 

·         Euro Info Centres (informano e forniscono consulenza e assistenze alle imprese su tutte le questioni europee: normative, appalti, ricerca e sviluppo, ambiente, sanità e sicurezza, concorrenza, società dell'informazione internazionalizzazione...)

Per conoscere i recapiti degli Euro Info Centres:

www.europa.eu.int/comm/enterprise/networks/eic/eic_italy.html

 

 

Partito Popolare Europeo - Rue d'Arlon, 67  1040 Bruxelles

Tel.: 0032 2 285 4140 - http://www.epp-eu.org/

 

 

EUROINFORMAZIONI E' ANCHE SU INTERNET:

http://www.euroinformazioni.org